La gestione
dell’informazione sul web
(giornali, tv sul web e blog)
tv sul web
Ma perché si deve "spegnere" la televisione
analogica?

La prima ragione è semplicissima: nello spazio di un solo
canale analogico si possono collocare diversi canali digitali
(da quattro a sei). Siccome la banda radio disponibile per il
segnale televisivo terrestre è limitata e già da tempo satura,
è necessario disporre di canali liberi per le emissioni in
tecnica digitale.
Tuttavia la disponibilità di un maggior numero di canali
non è il solo motivo che giustifica la trasformazione: la
DTT offre altri vantaggi,

il primo dei quali è l'interattività, che trasforma l'utente da
"passivo" in "attivo": il cosiddetto "canale di ritorno" (via linea
telefonica) permette la comunicazione bidirezionale, che
costituisce la più interessante evoluzione del sistema
televisivo.
tv sul web
Oggi abbiamo:
1. La televisione terrestre tradizionale (alla fine
del ciclo);
2. La televisione terrestre digitale (in partenza);
3. Lo streaming sull'internet (bassa qualità, ma
facile da sfruttare);
4. La televisione via internet (IPTV, anch'essa
in partenza);
5. la televisione "mobile" (destinata ai telefoni
cellulari).
tv sul web
L'internet è il mezzo che può "contenere" tutti gli altri, realizzando quella
che dai primi anni '90 viene chiamata "convergenza digitale".
L'internet costa meno,
ha una consolidata diffusione a livello mondiale e standard comuni.
Si serve di una rete globale che raggiunge ogni angolo del mondo, anche con diversi supporti
trasmissivi (cavi, radiofrequenze terrestri, satelliti).
E' possibile che, nel giro di pochi anni, le tecnologie del digitale terrestre che vengono adottate
oggi siano obsolete e già oggi sono meno flessibili da quelle dell'internet
Sul piano tecnologico, la televisione digitale terrestre probabilmente non
è il "medium del futuro“, però con ogni probabilità sarà il digitale
terrestre il motore di una sorta di "digitalizzazione di massa", perché
ha dalla sua parte un vantaggio importantissimo:
è il naturale sviluppo della televisione attuale, universalmente diffusa presso ogni strato della
popolazione (un'indagine Piepoli-CNIPA indica nel 96% il tasso di penetrazione della televisione
attuale, con accesso più diffuso da parte delle persone meno giovani e meno istruite, che
hanno notevoli difficoltà a sfruttare le nuove tecnologie).
nel momento in cui si verificherà lo switch-off, se il passaggio sarà stato governato nei modi e
nei tempi giusti, non ci sarà una "rivoluzione", ma una assai meno dolorosa "evoluzione". Che
porterà naturalmente a un più esteso accesso alle tecnologie "nuove", che esistono e che si
svilupperanno intorno all'internet.
tv sul web
In sintesi, oggi i contenuti televisivi
dispongono di tre principali
piattaforme di distribuzione:
il satellite,
il digitale terrestre
l'internet non trascurabile vantaggio che non serve un
decoder
ciascuno con caratteristiche peculiari,
ma con ampie zone di sovrapposizione
tv sul web
L'apparente svantaggio (rispetto al satellite) della limitata
copertura territoriale può essere invece una carta vincente,
perché il DTT sembra fatto su misura per l'emittenza locale:
copertura del solo territorio che interessa, con in più
l'interattività, che può trasformare le TV locali in un mezzo
simile alle "reti civiche" dell'internet, ma fruibile, allo stato
attuale, da una fascia di popolazione molto più ampia. In
sostanza, consente contenuti "mirati" su un territorio ben
definito.
E' la disponibilità di contenuti che determina l'esistenza
stessa dei diversi media e delle diverse "piattaforme": la
tecnologia di per sé non serve a nulla, sono le applicazioni
che ne giustificano l'esistenza.
Si era puntato su due categorie di contenuti: lo sport a
pagamento e i servizi della pubblica amministrazione. Oltre,
naturalmente, alla "migrazione" dei canali esistenti
dall'analogico al digitale.
tv sul web
Da quanto risulta dall’indagine svolta per il CNIPA dall'Istituto
Piepoli: nel periodo compreso tra il 22 e il 27 aprile 2006, ben il
70 per cento dei non utilizzatori del digitale terrestre non aveva
intenzione di acquistare un ricevitore nei successivi tre mesi.
Un dato che probabilmente si giustifica in buona parte con la
scarsità di informazione, ma rivela nel pubblico una diffusa
mancanza di interesse verso la novità.
Per quanto riguarda lo sport (che dalla stessa indagine appare
un fattore trainante) c'è l'ampia offerta via satellite. Sempre
secondo l'indagine, i servizi della pubblica amministrazione nel
periodo esaminato erano sfruttati solo dall'uno per cento del
campione. E questo nonostante gli sforzi (e i soldi) profusi dal
CNIPA. La scelta non è facile, anche perché l'esperienza
inglese dimostra che solo l'offerta "free" può determinare il
successo della piattaforma, ma le produzioni costano ed è
necessario che da qualche parte i soldi rientrino.
tv sul web
E' abbastanza evidente che soprattutto i fornitori di
maggiori dimensioni sceglieranno (anzi, hanno già scelto)
la strada della multimedialità.
Ma questo non significa che un contenuto possa "passare"
così com'è sui diversi media.


Un grande film non può essere visto sullo schermo del telefonino o
nel riquadro di 320x240 pixel dello streaming via internet.
Media diversi richiedono linguaggi diversi. Lo abbiamo capito fin
dagli albori della televisione, quando si è visto che i "campi lunghi" e
i dettagli della scenografia di un film non "passano" sulla TV; di
conseguenza questa impone per la fiction un linguaggio visivo
diverso da quello del cinema. E non parliamo dei telefonini, dove
l'intera immagine si riduce a pochi elementi essenziali. Dunque un
contenuto deve presentare un formato specifico per ogni mezzo
attraverso il quale viene trasmesso, anche in considerazione dei
diversi livelli di interattività dei diversi mezzi.
tv sul web
Come per il satellitare, ci sono tre modalità di
emissione del digitale terrestre:



1) emissioni in chiaro ricevibili da chiunque;
2) emissioni criptate (o "ad accesso condizionato"),
che possono essere ricevute solo da chi, pagando,
si munisce di una smart card che permette la
decodifica del segnale;
3) emissioni interattive, con le quali l'utente può in
qualche modo interagire col sistema attraverso il
cosiddetto "canale di ritorno". Questo canale è
realizzato con un modem incorporato nel ricevitore,
da collegare alla linea telefonica.
tv sul web
Nel soggiorno c'è un grande televisore a cristalli liquidi al centro di uno
scaffale che comprende:
- un DVD recorder con hard disk; masterizzatore DVD
- un videoregistratore VHS ("con più di cento cassette che prima o poi
dovremo trasferire su DVD...");
- un ricevitore satellitare "gold box";
- un ricevitore satellitare Sky;
- un ricevitore digitale terrestre;
- una vecchia console da videogiochi;
- un trasmettitore wireless per mandare il segnale in altre stanze
- un PC portatile;
- un modem ADSL.
Il tutto vicino a un vecchio sistema Hi-Fi di alto livello, un tempo orgoglio del
pater familias ("ho ancora tutti i miei dischi in vinile, ma chi ha più il tempo di
sentirli?").
E' comprensibile che, a parte il costo di tutta questa roba, la presenza di
tanti apparecchi, altrettanti telecomandi, intrecci inestricabili di cavi,
"ciabatte" di alimentazione, pile di CD e DVD e manuali di istruzioni, la vita
familiare diventi difficile.
tv sul web
Il problema non è tecnologico, ma di "diritti", di
controllo di particolari settori del mercato dei contenuti
e, in ultima analisi, di "volontà politica", perché
l'abbattimento di certe barriere tecnico-legali non
potrebbe che fare bene al mercato.
Costruire un ricevitore doppio (satellitare e terrestre) è
facile e infatti alcuni modelli si possono acquistare. Ma
in Italia non "vedono" tutti i canali satellitari disponibili,
perché alcuni di essi sono monopolio di Sky Italia e
codificati con un sistema "proprietario" la cui licenza è
rilasciata solo a qualche costruttore "di fiducia".
tv sul web
Produttori dei contenuti (Autori)
Editori
Diritti
Trasportatori
Fatturazione
Utenti finali (ricevono e pagano)
Il sistema va esaminato da due opposti punti di vista:

quello degli autori, che devono disporre di una catena che porti i contenuti fino
agli utenti finali, assicurando il ritorno economico (diritto d'autore);

quello degli utenti, che devono avere la più ampia scelta possibile di contenuti
e non solo a pagamento.
Si riassumono in questo modo i due aspetti di base del "diritto di accesso":


quello che possiamo definire "attivo", cioè il diritto degli autori di disporre di canali di
distribuzione,
quello "passivo", vale a dire il diritto degli utenti di accedere a qualsiasi contenuto. i
contenuti che passano dagli autori agli utenti sono selezionati a due livelli: dagli editori e
dai trasportatori
tv sul web
gli autori subiscono il "filtro" degli editori e gli utenti subiscono i
limiti della "piattaforma" usata per accedere ai contenuti. Ed è
facile intuire, purtroppo, che queste limitazioni non sono solo di
natura economica, perché le scelte degli editori e dei carrier
possono essere anche determinate da convenienze di tipo
politico o culturale.
Dunque a questo punto possiamo ridisegnare lo schema
iniziale introducendo le due barriere:
Produttori dei contenuti (Autori)
Barriere di accesso alla distribuzione
Editori
Diritti
Trasportatori
Fatturazione
Limitazioni della piattaforma di accesso
Utenti finali (ricevono e pagano)
tv sul web
Internet è la piattaforma che assicura il più ampio diritto di accesso,
attivo e passivo. In effetti, la disponibilità di contenuti in rete è
virtualmente illimitata, potendo comprendere anche la televisione e la
radio.
L'internet ha però due limiti:


il primo, dalla parte degli autori, è la difficoltà di riscuotere i diritti sulle
opere, quando non sono diffuse attraverso una forte catena distributiva.
E' vero che i micropagamenti on line non sono più un problema, ma è
vero anche che l'utente dell'internet non mostra molta disponibilità ad
accedere a contenuti a pagamento, anche di qualità elevata. In questo
modo si rischia di tagliare fuori, anche dalla Rete, i contenuti di qualità,
oppure ci si rassegna a diffonderli gratis.
la più importante opportunità offerta dal digitale terrestre: combinando il
maggior numero di canali con la diffusione universale della piattaforma
televisiva, si ottengono le più ampie possibilità di accesso ai contenuti.
Almeno in teoria. se solo il 30 per cento degli italiani si serve di internet,
significa che oltre i due terzi della popolazione italiana sono tagliati fuori
dalle opportunità offerte dalla Rete. Con un'immagine che non è
esagerata come può sembrare a prima vista, si può dire che per due
terzi degli italiani il mondo dell'informazione è fermo al secolo scorso. E'
un problema serio, alla cui soluzione il digitale terrestre può dare un
contributo, data la diffusione del mezzo televisivo.
tv sul web
E a forza di sentir parlare della
televisione via Internet rischiamo di
credere che sia lì dietro l’angolo.
I problemi aperti sul campo: La
tecnologia, quel che serve per
diffondere i contenuti, quel che serve
per una tv on demand
Franco Carlini gennaio 2007
tv sul web
Tecnologia da adottare per diffondere i contenuti.
Già adesso molti programmi tv nascono fatti di bit, anziché di
immagini analogiche, ma vengono distribuiti secondo il modello
classico dell’economia industriale dei media: pochi operatori,
dotati di apparati molto costosi (gli studi e le reti di
distribuzione), realizzano pochi prodotti di grande successo che
mandano in maniera indifferenziata a una massa di spettatori,
finanziandosi con il canone e la pubblicità. È il
broadcasting.
Gli stessi prodotti ovviamente possono viaggiare nell’etere, nel
cavo di rame, nella fibra ottica, e a «pacchetti di bit», come le
pagine web. In questo caso per lo spettatore non cambia quasi
nulla: il palinsesto è quello di sempre: mattina, pomeriggio,
sera, notte. Per lui la rete di trasporto è indifferente: nemmeno
la vede e non è tenuto a sapere quale essa sia.
tv sul web
Tecnologia da adottare per diffondere i contenuti.
Le cose si fanno più complicate quando si voglia offrire la possibilità allo spettatore di
farsi da soli il proprio palinsesto, su richiesta, on demand: egli apre il computertelevisione e sceglie da un menù di programmi quello che vuole vedere proprio in
quel momento. E’ quanto comincia a succedere anche via Internet per esempio con
Raiclick della Rai o con Alice di Telecom Italia.
Ma quelle cose si vedono solo sul computer e con formati a bassa risoluzione,
all’interno di insoddisfacenti e primordiali finestrelle. E si riesce a vederle solo perché
il numero di utenti contemporanei è basso. Per esempio il sito di Radio Rai accetta
un numero limitato di utenti contemporanei e gli altri li respinge. Se invece alcuni
milioni di persone al mondo volessero vedere, un certo film a alta definizione chi
iniziando alle 21.00, chi alle 21.17, chi in qualsiasi altro momento, non c’è rete
Internet, né server delle tv che oggi sia capace di servirli tutti nello stesso momento e
con buona qualità delle immagini.
Certamente mandare pagine web a milioni di utenti in momenti diversi è possibile, sia
pure avendo computer potenti e molta banda a disposizione del proprio sito, ma per
fare lo stesso con delle immagini in movimento occorrerebbero investimenti
mostruosi che per ora nessuno dei protagonisti di questo mercato si può permettere,
anche perché nessuno sa se questo mercato, a pagamento o pubblicitario, sarà
sostenibile.
In altre parole l’idea di fare l’IpTV a streaming (flusso di bit) è costosissima e forse
persino fallimentare.
tv sul web
I networks proprio a questo stanno lavorando .
 questo modello permetterebbe loro di mantenere la
centralità che hanno avuto negli ultimi 50 anni: il loro
sogno è di fare irruzione in questa cosa minacciosa
che è l’Internet per riportarla indietro, al vecchio e
«sano» broadcasting.
 Le tv tradizionali preferiscono lo streaming perchè si
illudono che in questo modo sia più facile impedire
agli spettatori di registrare i programmi sui loro
computer, magari passandoli agli amici. Questa in
realtà è una bella illusione: i software per intercettare
gli stream e «salvarli» sul disco fisso già esistono e
altri ne arriveranno, perfetti e implacabili, alla faccia di
Rai come di Sky. Arriveranno non già per colpa dei
pirati, ma perché è nell’interesse di altre aziende del
software e dell’informatica produrli e venderli
tv sul web Franco Carlini gennaio 2007
Perché nonostante gli sconti, le offerte e i videofonini quasi regalati, il popolo
consumatore non li compra e poco li usa per vedere la televisione sul
cellulare? operatori cellulari tutti ugualmente ossessionati dall’ansia di avere
anche loro quello che la concorrenza offre, anche quando non ne sono
affatto convinti. la fruizione degli spettacoli televisivi e l’uso del cellulare
restano, almeno per ora, due cose abissalmente diverse.

Nel primo caso ci si mette in poltrona, ci si rilassa, e ci si lascia piacevolmente
«invadere» da quello che dal centro viene convogliato verso di noi. Proprio per
questo gli schermi si fanno sempre più piatti, sempre più grandi e con definizione
sempre migliore. Passivizzazione e istupidimento? O invece gustiamo immagini
e suoni da altri prodotti, lasciandoci prendere per mano dalle emozioni e dal filo
del programma, per come gli autori lo hanno pensato? Non sentiamo nessun
particolare bisogno di interagire né di modificare, allo stesso modo che un
romanzo lo leggiamo per lasciarci condurre per mano dalla magia delle parole
dello scrittore; i tentativi di creare romanzi a trama multipla o racconti televisivi da
indirizzare secondo preferenza non hanno mai avuto molto successo. Moderno
caminetto, la tv si presta anche a una visione di gruppo, familiare o amicale
Ai fini della chiarezza delle immagini, quelli attuali, cellulari di terza
generazione (Umts) siano adeguate a servire molti utenti televisivi; facciamo
anche l’ipotesi che i costi della tv sul cellulare siano bassi, insomma che non
ci siano troppe barriere al suo utilizzo, anche così resta una differenza
profonda perché il telefonino è ed è vissuto come un oggetto assolutamente
personale, cui si affeziona persino feticisticamente. Esso non è caminetto
ma utensile individuale, quasi una protesi permanente
tv sul web
Cellulare: strumento ormai essenziale per stare in contatto
con altri umani cui teniamo, per amicizia come per affari.
Dunque insieme individualistico, ma per fini di
socializzazione a due vie: ascoltare e essere ascoltati,
raggiungere ed essere raggiunti. Per molti che
conducono una vita di lavoro affannata e scarsa di
contatti umani gradevoli, il cellulare per strada o alla
fermata d’autobus offre paradossalmente la possibilità di
contatti amicali e genuini, senza fini di lucro né di affari.
Un’antropologa inglese ha paragonato questa fitta attività di
pettegolezzi e parole in libertà al grooming praticato da
molte scimmie: si toccano, si spulciano, si sfregano e
non lo fanno solo per motivi igienici, perché questa è
divenuto comportamento, attività sociale con cui si
costruiscono e rafforzano legami di gruppo. Se c’è, se
funziona bene, se non costa troppo, la si può anche
usare per vedere l’arrivo di una Formula Uno o qualche
goal. Ma anche in questa collocazione psicologicamente
secondaria, la tv nel cellulare esce sconfitta dalla radio
incorporata o dal riproduttore di musica i quali possono
essere usati facendo dell’altro.
tv sul web
INFORMAZIONE
E’ questione di grande rilevanza per lo sviluppo della società,
perché la linea rossa del digital divide non costituisce
semplicemente un confine tra chi ha e chi non ha accesso a certe
fonti di informazione, ma determina un divario crescente del livello
di conoscenza tra gli have e gli have-not. In sostanza, quelli che
hanno accesso a più fonti hanno sempre più informazione,
capacità comunicative, contatti sociali; gli altri restano al palo. E' la
materia della "Teoria dello scarto di conoscenza" (knowledge gap),
che dovrebbero studiare i politici e i tecnici che programmano gli
sviluppi del sistema dei media, se mai fossero interessati alle
conseguenze sociali delle loro decisioni.
dagli anni '50 la televisione ha svolto un ruolo fondamentale nella
crescita socio-culturale degli italiani, al punto che qualcuno dice
che ha "unificato" il Paese. Ora i nuovi media possono determinare
una più avanzata fase di sviluppo, contribuendo a diminuire gli
scarti di conoscenza tra zone geografiche e condizioni socioeconomiche.
La televisione digitale terrestre, pur con i suoi limiti, può costituire
uno strumento fondamentale di questa evoluzione perché per la
grande maggioranza della popolazione è un mezzo più
"amichevole" dell'internet e più economico e di facile ingresso della
TV satellitare.
Naturalmente tutto dipende anche dalla disponibilità e dalla qualità
dei contenuti, sui quali si gioca la sfida finale.
BLOG
Definizione di Blog
Cenni storici
Strutturazione e funzionamento
Differenza tra Blog e Forum
Situazione
Riflessioni sui blog
Tipologie di blog
Come creare un blog
Curiosità ed altre informazioni
http://www.blogo.it/post/sondaggio pdf
BLOG
Nel gergo di Internet, un blog è un diario
in rete.
Il termine blog è la contrazione di web log,
ovvero "traccia su rete". Il fenomeno
nasce dal 1997 in America; nel 2001 si
consolida anche in Italia, con la nascita dei
primi servizi gratuiti dedicati alla gestione
di blog.
BLOG
“Log” in inglese è un pezzo di legno e un tronchetto veniva legato a una
fune dotata di nodi equidistanti per misurare la velocità delle navi: si
butta il ciocco in mare e si contano i nodi che scorrono nell’unità di
tempo: 7 nodi all’ora, 20 nodi, eccetera.
Quelle rilevazioni vengono riportate sul libro di bordo il quale viene
chiamato “journal”, ma anche, per estensione, “log”. Con un ulteriore
passaggio, anche nei computer venne chiamato log quel file creato
automaticamente che contiene in ordine cronologico la registrazione di
tutte le operazioni effettuate; serve a controllare le prestazioni del
sistema, ma anche, se del caso, a rilevare eventuali anomalie, per
esempio degli accessi abusivi.
Un diario dunque, e cioè una sequenza di annotazioni in ordine
cronologico. Venne abbastanza naturale perciò chiamare web log, e in
seguito Blog, per contrazione, i diari personali tenuti sul web.
Il fenomeno non è nuovo, dato che i siti personali eventualmente aperti
alle interazioni ci sono fin dall’inizio del web, alla metà degli anni ’90,
ma la esplosione del fenomeno blog è dovuta alla reazione di software
particolarmente facili con cui realizzare e nutrire (feed) giorno per
giorno il proprio blog, senza bisogno di conoscere il linguaggio Html,
né il Php, né l’Asp, né dover caricare le pagine sul proprio sito via Ftp).
Cenni storici
BLOG
Il termine weblog è stato creato da Jorn Barger nel
dicembre del 1997. La versione tronca blog è stata
creata da Peter Merholz che nel 1999 ha usato la frase
"we blog" nel suo sito, dando origine al verbo "to blog"
(ovvero: bloggare, scrivere un blog).
Attraverso i blog la possibilità di pubblicare documenti su
Internet si è evoluta da privilegio di pochi (università e
centri di ricerca) a diritto di tutti (i blogger, appunto).
I blog hanno anche alcune somiglianze con i wiki, nel
modo in cui vengono gestiti gli aggiornamenti, favoriti i
commenti dei lettori e stimolate le nascite di community.
Strutturazione e funzionamento
La struttura è costituita, solitamente, da un programma di
pubblicazione guidata che consente di creare automaticamente una
pagina web, anche senza conoscere necessariamente il linguaggio
HTML; questa struttura può essere personalizzata con vesti grafiche
dette templates (ne esistono diverse centinaia).
Il blog permette a chiunque sia in possesso di una connessione
internet di creare facilmente un sito in cui pubblicare storie,
informazioni e opinioni in completa autonomia. Ogni articolo è
generalmente legato ad un thread, in cui i lettori possono scrivere i
loro commenti e lasciare messaggi all'autore.
In questo luogo cibernetico si possono pubblicare notizie, informazioni
e storie di ogni genere, aggiungendo, se si vuole, anche dei link a siti
di proprio interesse: la sezione che contiene links ad altri blog è
definita blogroll. Un blogger è colui che scrive e gestisce un blog,
mentre l'insieme di tutti i blog viene detto blogsfera o blogosfera (in
inglese, blogsphere). All'interno del blog ogni articolo viene numerato
e può essere indicato univocamente attraverso un permalink, ovvero
un link che punta direttamente a quell'articolo.
Differenza tra Blog e Forum
Il blog è essenzialmente un diario personale, in cui la comunicazione è uno>molti (blogger-> visitatori)
Il Forum è una piazza virtuale in cui le persone discutono di qualcosa con
un rapporto del tipo molti->molti (membri->membri)
Blog ->L'autore decide di cosa parlare, l'argomento è il soggetto, la
partecipazione attiva dei lettori è facoltativa. Eventuali commenti sono
subordinati al soggetto deciso dall'autore, e comunque sono secondari al
"post" principale.
Forum ->Tutti inseriscono nuovi argomenti di cui parlare, tutti possono
partecipare inserendo nuovi argomenti e commenti di discussione allo
stesso livello del primo inserito.
Blog ->In genere i commenti sono "free", cioè chiunque, senza
registrazione, può aggiungere il suo. Da poco stanno prendendo piede
sistemi di autenticazione dei commentatori (es. www.typekey.com)
Forum ->In genere tutti i partecipanti sono utenti registrati e identificabili.
Blog ->Il blog rimane comunque un sito di carattere personale, in cui "gli
altri" sono ospiti. Affezionati, simpatici, graditi, ma pur sempre ospiti.
Forum ->Il forum è molto più simile a un luogo pubblico in cui non si è autori
e lettori, ma tutti sullo stesso piano. Eventualmente vi sono sottocomunità
per temi o sottocomunità di moderatori.
Blog -> Il blog è personale, il soggetto protagonista è l'autore.
Forum -> Il forum è di tutti, il soggetto è la comunità.
Differenza tra Blog e Forum
Netiquette vorrebbe che i commenti in un blog fossero
relativamente succinti, sempre in tema e relativi al post principale, e
comunque in stile con il blog in cui si è comunque ospiti e non
autori. In taluni casi si verifica una "forumizzazione" del blog, cioè
discussioni molto accese nei commenti, (es:
http://www.macchianera.net/archives/2004/07/commentatori_ch.html
), discussioni fuori tema, litigi, etc. cioè quelle dinamiche abbastanza
comuni in un forum (dinamiche gestite dalla comunità del forum).
A qualche blogger la cosa non dispiace.
Ovviamente i commenti sono anche strumento di "fidelizzazione" dei
visitatori, che aumentando il livello di partecipazione sono anche
fidelizzati dal blog. E' quindi "controproducente" in linea teorica in
termini di visitatori non avere i commenti (N.B: ho detto teorica:
Witgenstein, uno dei blog più famosi d'Italia nonchè uno dei primi,
non ha e non ha mai avuto commenti).
Situazione
FRANCO CARLINI
settembre 2005
Il convegno è in pieno svolgimento. Gli oratori si alternano sul palco
per le proprie presentazioni. In platea molti prendono appunti, non
già sulla carta, ma sui loro notebook ultraleggeri. Uno del pubblico è
anche il titolare di un blog e, grazie a un collegamento internet
senza fili (la sala è tutta coperta in WiFi), riversa direttamente il suo
resoconto nel proprio diario online. Altri, sempre dal pubblico, ne
approfittano per leggerlo: alcuni sono d’accordo con i commenti
appena immessi in rete, altri invece trovano le critiche troppo severe
e intervengono, sempre sul blog, per mitigarle e correggerle. Anche
il portavoce dell’oratore si accorge di quanto sta succedendo sul
blog e con un bigliettino avverte l’oratore il quale ne approfitta per
correggere il tiro. Dunque un flusso di idee,una conversazione si
instaura su molteplici e paralleli canali:sonora e gerarchica dal
palco alla platea, orizzontale tra il pubblico, di nuovo verticale dal
pubblico al palco. Di parole orali e di bit scritti.
Riflessioni sui blog
Le caratteristiche più evidenti del fenomeno blog:
(i) l’ immediatezza istantanea e la conseguente rapidità con cui un tema si
propaga in rete;
(ii) il carattere di conversazione sociale;
(iii) il fatto che nei blog più seguiti non conta soltanto il contenuto, ma anche il
tono di voce, la passione dell’autore e dei suoi interlocutori.
Non è un fenomeno passeggero e di moda, ma si tratta di un qualcosa di
solido, consolidato e in crescita, se si considera che ogni giorno, secondo
alcuni ricercatori, vengono aperti 10-20 mila nuovi blog e che il loro numero
nei soli Stati Uniti è ormai dell’ordine dei 50 milioni.
Un fatto tecnologico ma soprattutto relazionale, nato underground e in
nicchia, ha dimostrato tali e tante possibilità generali da attrarre
l’interesse delle grandi organizzazioni e delle imprese; queste dunque lo
adottano, eventualmente riplasmandolo alle proprie necessità e così
facendo lo legittimano
Riflessioni sui blog
Da Edelman - concettualmente, i blog non sono una novità assoluta dato che la
pratica di aprire e gestire dei siti web personali, dove depositare le proprie idee,
ricerche e opinioni, mettendole a disposizione di altri, si sviluppò fin dai primi
anni di vita del world wide web, ovvero nella seconda metà degli anni ’90 del
secolo scorso.
Dove sta allora la novità dei blog? Nel fatto che la loro apertura, alimentazione (to
feed) e gestione sono stati resi facili e persino gratuiti, mentre in passato chi
voleva aprire un proprio sito personale doveva dotarsi di un indirizzo web (domain
name), di un server remoto che lo ospitasse (hosting), imparare a costruire e
modificare le pagine usando l’apposito linguaggio Html, essere in grado di
aggiornare tali pagine, trasferendo le nuove dal proprio computer al server remoto
con il protocollo FTP (File Transfer Protocol).
Oggi invece basta collegarsi a uno dei servizi che li offrono gratuitamente,
assegnargli un nome, scegliere alcune caratteristiche grafiche e cominciare a
usarlo. Alternativamente chi voglia essere più raffinato potrà scaricare sul proprio
computer uno dei molti software gratuiti disponibili per la creazione-gestione dei
blog, e attivarlo su di un server proprio; eventualmente si può collegare
esplicitamente ad altri blog che trattino gli stessi argomenti. La fatica e l’impegno
staranno soprattutto nel farlo conoscere e nell’alimentarlo frequentemente, dato
che un blog fermo appare inevitabilmente poco interessante.
Riflessioni sui blog
L’essere di parte di molti blog (specialmente in quelli impegnati nell’agone politico
statunitense) è quasi sempre autoevidente o esplicitamente dichiarato e va
apprezzato come dichiarazione di intenti e di posizionamento, rispetto ai media
che si proclamano obbiettivi e tali non sono.
Diversi blog si sono assegnati il ruolo di osservatori critici e di cani da guardia
riguardo alle testi e alle informazioni dei commentatori e delle testate avversarie.
Così facendo i media e i singoli giornalisti vengono tenuti sotto pressione costante
e stimolati a dare il meglio della loro professionalità. Dunque, anche quando di
parte, è una funzione di Ombudsman (sorta di difensore civico) collettivo e di rete
certamente utile e democratica. Lo stesso vale per i siti e i blog esplicitamente
dedicati, in maniera militante, al controllo e alle polemiche contro singole aziende:
CocaCola, Nike, Gap per citarne solo alcune tra le più note che sono divenuti
bersagli di campagne di rete. L’effetto positivo è stato di costringere queste
aziende a rendere conto anche a tale pubblico dei propri comportamenti, regole e
policy, che si tratti dei temi dell’inquinamento come della tutela e rispetto dei
lavoratori. Le stesse aziende-bersaglio peraltro, frequentando la Blogosfera,
hanno la possibilità di accorgersi tempestivamente delle questioni calde emergenti
che le riguardano o che le potrebbero riguardare.
Sembra ormai accertato che i blog, nelle esperienze più mature come quella nord
americana, hanno oramai un potere significativo di influenza sull’agenda
dell’opinione pubblica: i giornalisti e le testate più importanti li frequentano
regolarmente e da essi sovente traggono ispirazione; le campagne condotte, per
la loro velocità di diffusione e pervasività, interessano e spesso preoccupano i
politici, come e ben più intensamente di quanto avveniva con l’invio massiccio e
organizzato di e-mail ai propri rappresentanti. Questo ruolo di agenda setting non
può più essere trascurato da alcun comunicatore.
Tipologie di blog
blog personale - è la categoria più diffusa. L'autore vi scrive le sue
esperienze di ogni giorno, poesie, racconti, desideri (più o meno proibiti),
disagi e proteste. Il contributo dei lettori nei commenti è in genere molto
apprezzato e dà vita a discussioni molto personali, ma anche a flame
(dall'inglese per "fiamma") è un messaggio deliberatamente ostile e
provocatorio inviato da un utente alla comunità o a un altro individuo
specifico; flaming è l'atto di inviare tali messaggi, flamer chi li invia, e flame
war ("guerra di fiamme") è lo scambio di insulti che spesso ne consegue,
paragonabile a una "rissa virtuale". Il flaming è contrario alla netiquette, ed è
uno degli strumenti utilizzati per attirare l'attenzione su di sé e disturbare
l'interazione del gruppo). Questo tipo di blog è usato spesso da studenti di
scuola superiore o universitari, con un gran numero di collegamenti
incrociati tra un blog e l'altro.
blog di attualità - Molti giornalisti utilizzano i blog per dare voce alle proprie
opinioni su argomenti d'attualità o fatti di cronaca, o più semplicemente per
esprimere la propria opinione su questioni che non trovano quotidianamente
spazio fra le pagine dei giornali per i quali scrivono. Altre persone utilizzano
il blog per commentare notizie lette su giornali o siti internet.
blog tematico - Ogni essere umano ha un hobby o una passione. Spesso
questo tipo di blog diventa un punto d'incontro per persone con interessi in
comune.
Tipologie di blog
blog directory - Una delle caratteristiche peculiari dei blog è
la gran quantità di link. Alcuni blog si specializzano nella
raccolta di link su un argomento particolare. Anche alcuni siti
di news possono rientrare in questa categoria.
photoblog - Sono blog su cui vengono pubblicate foto
invece che testi.
blog vetrina - Alcuni blog fungono da "vetrina" per le opere
degli autori, come vignette, fumetti, video amatoriali o altri
temi particolari.
blog politico - Vista l'estrema facilità con la quale è
possibile pubblicare contenuti attraverso un blog, diversi
politici lo stanno utilizzando come interfaccia di
comunicazione con i cittadini, per esporre i problemi e
condividere le soluzioni, principalmente a livello locale.
Tipologie di blog
urban blog - Blog riferiti ad una entità territoriale definita (una
città, un paese, un quartiere) e che utilizzano la tecnica del
passaparola digitale per compiti di socializzazione diretta e
indiretta anche con l'utilizzo di immagini e video riferiti alla
comunità. Interessante l'utilizzo di mappe e di sistemi di social
bookmarking per aumentare il livello di condivisione e di
collaborazione.
watch blog - Blog in cui vengono criticati quelli che l'autore
considera errori in notiziari on-line, siti web o altri blog.
m-blog - Blog utilizzati per pubblicizzare le proprie scoperte
musicali e renderne gli altri partecipi attraverso la pubblicazione di
mp3 (da qui il prefisso) o file audio dei più disparati formati.
vlog o video blog - Si tratta di un blog che utilizza filmati come
contenuto principale, spesso accompagnato da testi e immagini. Il
vlog è una forma di distribuzione di contenuti audiovideo. I vlog
sono utilizzati da blogger, artisti e registi.
Tipologie di blog
Audio Blog e podcasting - Si tratta di blog audio pubblicati attraverso il
Podcasting. La peculiarità di questo tipo di blog è la possibilità di scaricare
automaticamente sia sul proprio computer che sui lettori mp3 portatili come l'iPod
gli aggiornamenti attraverso i feed RSS con gli audio incapsulati. (Qualche
definizione:

Broadcast indica una trasmissione radio/tv tradizionale, ascoltabile ad una
determinata ora decisa dall'emittente. Quindi sincrona e on-line

Streaming indica una risorsa audio/video fruibile in qualsiasi momento tramite
un collegamento internet al sito dell'emittente e un dispositivo per la
riproduzione del flusso audio/video digitale. Si possono avere le due modalità
di streaming in memoria (video/audio on demand), che è asincrona e on-line, e
di streaming dal vivo simile alla trasmissione radio/tv tradizionale, che è
sincrona e on-line

Podcasting indica una risorsa audio/video fruibile in qualsiasi momento,
scaricata automaticamente in formato mp3 (o altro) dal sito dell'emittente e
salvata nella memoria di un dispositivo per la riproduzione. È quindi: asincrona,
off-line e nomadica
nanopublishing - blog monotematico, dal contenuto leggero e scritto a più mani.
moblog - blog che si appoggia alla tecnologia "mobile", ovvero dei telefoni cellulari.
I contenuti sono spesso immagini (inviate via MMS) o video (in alcuni casi registrati
direttamente in video chiamata).
Come creare un blog
Dal 2001 ad oggi sono nati molti servizi in italiano che
permettono di gestire un blog gratuitamente. Tra i più
utilizzati citiamo: Blogger.com, Splinder, Clarence,
Blogsome, Tiscali, Il Cannocchiale, Iobloggo, Bloggerbash,
Bloggers, Tuoblog.org, Libero, MSN, MySpace. Esistono
poi alcuni network autogestiti.
Chi invece vuole creare un blog da gestire in totale
autonomia, può utilizzare una delle numerose piattaforme
di gestione blog; le più diffuse sono: Wordpress,
MovableType, TypePad, dBlog CMS Open Source,
Nucleus, Pivot, Dotclear. Queste piattaforme possono
essere utilizzate su un dominio proprio (anche con hosting
a pagamento), per generare un servizio maggiormente
personalizzato.
Curiosità ed altre informazioni
Un blog è personale e pubblico allo stesso tempo: personale perchè è gestito
dal proprietario come meglio crede, pubblico nel senso che possono leggerlo
tutti.
Su un blog si può pubblicare quello che pare.
Un blog è facile da usare, non necessita di competenze tecniche particolari.
Tutte le pubblicazioni, chiamate post, vengono etichettate con la data e l'orario
di inserimento e visualizzate in ordine cronologico inverso cioè dal più nuovo al
più vecchio.
Un blog mantiene l'archivio storico facilmente accessibile di tutto quello che
viene pubblicato.
Chi legge può lasciare commenti a quello che è stato scritto, in alcuni casi solo
dopo essersi registrato.
Aprire un blog è gratuito.
Un blog permette di avere un'identità alternativa.
È possibile aggiornare il blog da qualsiasi parte del mondo, è sufficiente avere
a disposizione un accesso ad internet.
Alcune piattaforme di blogging (ad esempio WordPress) permettono di
pubblicare post via e-mail.
Esistono blog, denominati moblog, che sono accessibili o utilizzabili con un
telefono cellulare. In casi come questi, si tratta quasi sempre di servizi a
pagamento.
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