TECNOLOGIE E SISTEMI
AVANZATI PER LA NAUTICA
Strumentazione e sistemi informativi di bordo
Luigi Ferrigno
A.A.2010/2011
Gruppo Misure Elettriche ed Elettroniche
Facoltà di Ingegneria, DAEIMI.
Università degli Studi di Cassino
[email protected]
INTRODUZIONE
Negli ultimi anni si è avuta una grossa diffusione di dispositivi
elettronici di notevoli prestazioni con cui ognuno interagisce nella vita
di tutti i giorni.
Nel mondo della strumentazione elettronica di misura esistono oggi
strumenti capaci di effettuare misure anche complesse in tempi
sempre minori, di accumulare quantità di informazioni sempre
crescenti, e di trasmettere in qualsiasi posto del mondo e sempre più
sicuramente e velocemente le informazioni immagazzinate ed
elaborate.
 In questo ambito la presenza di un operatore umano (misure
manali) rappresenta un notevole costo sia temporale che economico.
 Grossa ricerca nello sviluppo di sistemi in grado di sostituirsi
all'operatore per svolgere compiti di misura complessi dal punto di
vista esecutivo (algoritmi di misura complicati) e/o ripetitivi o
maggiormente affidabili (metrologia legale)
Computer-Based Instruments
Strumento standard vs strumento
virtuale Strumento basato su PC
DISPLAY
AND
CONTROL
• Register-mapped I/O
• Limitate capacità di
espansione
• Funzionalità fisse
• Interfaccia esterna
Definito dal Costruttore!
•
•
•
•
•
•
Memory mapped I/O
Processamento Dati Veloce
Connessione Internet/intranet
Online data logging/trending
Online report generation
Memoria Espandibile
Definito dall’Utente!!!
Lo Strumento nel PC
L’utilizzatore può scegliere il computer
L’utilizzatore acquista solo le funzionalità che utilizza
L’utilizzatore ha il controllo TOTALE del sistema
L’utilizzatore si avvantaggia delle nuove tecnologie
Gli strumenti nel PC sono il REALE vantaggio per l’ utente,
permettendo di fruire appieno della rivoluzione tecnologica
dei personal computer
Costi minori vs prestazioni migliori
Sistemi di Misura e Controllo
Software Applicativo
Hardware & Driver Software
GPIB
Serial
DAQ
VXI
Image
Acquisition
Motion
Control
Unita’ sotto test
PXI
I Sistemi Automatici di Misura
Definizione: Un sistema automatico di misura è un
apparato che consente di eseguire una procedura di
misura complessa senza l’intervento di un operatore
umano.
Si parla quindi di sistemi automatici di misura quando la
presenza di una unità di controllo consente di sollevare
l’operatore da una o più delle attività a lui normalmente
demandate.
I sistemi automatici di misura trovano il loro impiego nelle più
svariate applicazioni, contribuendo in maniera notevole sia alla
semplificazione dei processi di misura sia all'incremento
dell'affidabilità e della precisione del risultato di misura stesso.
grandezza
fisica
A
B
SENSORE
SISTEMA DI
CONDIZIONAMENTO
C
SISTEMA DI
CONVERSIONE
D
SISTEMA DI
CONTROLLO
Componenti della Misura
SegnalI
Sensori
Condiziona
mento
Digitalizzazione
Computer
Termocoppie
RTD
Termistore
Strain Gauge
Pressioni
Carichi
Tensioni
Correnti
Digitali
Amplificazione
Attenuazione
Isolamento
Filtraggio
Multiplexing
Eccitazione
SSH
F-to-V
Bridge Comp.
Frequenza
Risoluzione
Analisi
Presentazione
Distribuzione
ARCHITTETTURE DI SISTEMI AUTOMATICI DI
MISURA.
Parti costituenti un generico sistema automatico di misura
SENSORE
Funzione: provvede a estrarre l'informazione d'interesse dalla grandezza fisica a cui è collegato
ed a trasferirla, sotto forma di segnale (di definite caratteristiche), al sistema successivo;
SENSORE
Elemento
Sensibile
Trasforma la grandezza da
misurare in una grandezza
misurabile
Trasduttore
Trasforma la grandezza
misurabile in una grandezza
elettrica
Sensori e Trasduttori
Il sensore è il primo elemento della catena di misura.
Ha il compito di convertire la grandezza fisica da misurare
(misurando) in un’altra più facilmente trattabile.
Il trasduttore è un dispositivo che fornisce un segnale
elettrico misurabile in risposta ad uno specifico misurando.
Un trasduttore è un sensore ma un sensore non è
necessariamente un trasduttore
Sensori e Trasduttori
Se il sensore non è un trasduttore può essere chiamato
corpo di prova e richiedere in cascata un trasduttore
misurando
Sensore
misurando
primario
(corpo di prova)
secondari
o
Trasduttore
segnale
elettrico
12
Trasduttori attivi e passivi
Un trasduttore può essere attivo o passivo:
Attivo se l’effetto fisico su cui è basato assicura la trasformazione in
energia elettrica dell’energia propria del misurando (termica,
meccanica, d’irraggiamento, …).
Esempi: Termoelettrico (termocoppia), Piroelettrico (cristalli la cui
polarizzazione dipende dalla temperatura), …
Passivo se l’effetto del misurando si traduce in una
variazione
d’impedenza dell’elemento sensibile.
Esempi: estensimetri, magnetici, …
13
Classificazione dei trasduttori
Attivi / passivi
In base alla grandezza misurata: sensori di temperatura,
umidità, illuminamento, velocità, …
In base alla grandezza che forniscono in uscita: trasduttori
resistivi, induttivi, capacitivi, in tensione, in corrente, …
Analogici / digitali
14
Le interazioni nei sensori
Sistema
ambiente
x(t)
Sistema
misurato
y(t)
Sensore
trasduttore
Grandezze di influenza:
• Sistema misurato
• Sistema utilizzatore
• Sistema ausiliario
• Ambiente
• Tempo
Sistema
ausiliario
Sistema
utilizzatore
Descrizione di un trasduttore
Misurando: grandezza da misurare.
Principio di trasduzione: principio fisico su cui si basa la
generazione del segnale elettrico.
Proprietà significative: tipo di elemento sensibile, tipo di
costruzione, circuiteria interna, …
Range: limite superiore ed inferiore di variazione del
misurando.
16
Caratteristiche di un trasduttore
Di progetto (specificano come il trasduttore è o
dovrebbe essere)
Prestazioni (caratteristiche metrologiche)
Affidabilità (caratteristiche ambientali e d’uso
che influenzano la vita utile del trasduttore).
17
Caratteristiche relative all’ingresso
Specie: grandezza fisica in ingresso.
Campo di misura (input range): intervallo di valori del
misurando entro il quale il sensore funziona secondo le
specifiche. Il suo limite superiore è la portata.
Campo di sicurezza del misurando: intervallo di valori
del misurando al di fuori del quale il sensore resta
danneggiato permanentemente. I suoi valori estremi
sono detti di overload o overrange.
18
Caratteristiche relative all’uscita
• Specie: natura della grandezza in uscita.
• Campo di normale funzionamento (output range):
intervallo di valori dell’uscita quando l’ingresso varia
nell’input range.
• Potenza erogabile: valore limite della potenza che il
sensore può fornire al sistema utilizzatore a valle. Se
l’uscita è in corrente, si precisa l’impedenza di carico.
• Impedenza di uscita
19
Caratteristiche relative all’uscita (2)
• Incertezza
di
uscita:
larghezza
della
fascia
comprendente tutti i valori che potrebbero essere
assunti,
con
una
certa
probabilità
(livello
di
confidenza) a rappresentare il valore della uscita
corrispondente
ad
una
certa
condizione
di
funzionamento.
• Alimentazione
ausiliaria
(power
supply):
viene
precisato il valore di tensione o corrente da fornire con
una sorgente esterna.
20
Caratteristiche statiche (1)
Funzione di conversione: funzione che permette di
ricavare dall’ingresso il valore della uscita.
Funzione di taratura: relazione che permette di ricavare
da ogni valore della grandezza in uscita il valore
dell’ingresso e la corrispondente fascia di incertezza.
Curva di taratura: valore uscita => valore centrale
ingresso;
Costante di taratura: pendenza della curva di
taratura, se è lineare;
Incertezza di taratura: ampiezza della fascia di valori.
21
Caratteristiche statiche (2)
• Sensibilità (sensitivity): pendenza della curva di
conversione in un certo punto:
dy
S
dx
Corrisponde all’inverso della pendenza della curva di
taratura.
• Stabilità: capacità di conservare inalterate le
caratteristiche di funzionamento per un intervallo di
tempo relativamente lungo.
22
Caratteristiche statiche (3)
• Linearità: indica di quanto la curva
di
taratura
si
discosta
dall’andamento rettilineo. E’ il
massimo scostamento rispetto ad
una retta che può essere calcolata
in modi diversi:
• Retta che rende minimo il
massimo scostamento.
• Retta ai minimi quadrati.
• Retta congiungente gli estremi.
y
x
23
Caratteristiche statiche (4)
• Risoluzione: variazione del valore del misurando che
provoca una variazione apprezzabile del valore della
grandezza in uscita.
 Se il sensore lavora vicino allo zero, si parla di
soglia.
• Ripetibilità: attitudine dello strumento a fornire valori
della grandezza di uscita poco differenti fra loro,
quando è applicato all’ingresso lo stesso misurando,
nelle stesse condizioni operative. Si esprime in modo
simile all’incertezza di taratura.
24
Caratteristiche statiche (5)
• Isteresi: massima differenza tra i valori della uscita
corrispondenti al medesimo misurando, quando si
considerano tutti i valori del campo di misura, ed ogni
valore viene raggiunto con misurando prima crescente
e poi decrescente.
y
x
25
Condizioni di riferimento
(Reference operating conditions) Insieme delle fasce
dei valori delle grandezze di influenza in
corrispondenza delle quali sono valide le specifiche
metrologiche indicate dal contruttore.
• Funzioni di influenza (operating influence):
informazione su come una grandezza di influenza
agisce su una delle caratteristiche metrologiche. Può
essere espressa attraverso la sensibilità della
grandezza metrologica alla grandezza di influenza.
26
Caratteristiche dinamiche (1)
Nel dominio della frequenza:
• Risposta in frequenza: curve del modulo e
della fase rispetto alla frequenza (Diagrammi di
Bode).
• Campo di frequenza: intervallo di frequenze
nel quale la curva di risposta in modulo non
esce da una fascia di tolleranza prefissata.
• Eventuale frequenza di risonanza.
27
Caratteristiche dinamiche (2)
Nel dominio del tempo:
• Tempo morto
• Tempo di salita
• Tempo di risposta
• Costante di tempo
• Tempo di assestamento
• Sovraelongazione
• Frequenza
delle
assestamento
oscillazioni
di
• Fattore di smorzamento
28
Caratteristiche dinamiche (3)
•Limite di velocità: massima velocità di variazione
del misurando oltre la quale l’uscita non varia
corrispondentemente.
•Tempo di recupero (recovery time): intervallo di
tempo richiesto dopo un evento specificato (ad es. un
sovraccarico)
affinché
il
sensore
riprenda
a
funzionare secondo le caratteristiche specificate.
29
Varietà dei sensori
Physical principle
Resistive
The variation if the sensing element electric
resistance depends on the measurand.
Typical application
Measurand
Output
Thermistor or resistance thermometer
Potentiometer
Hot-wire anemometer
Resistive hygrometer
Chemioresistor
Temperature
Displacement, force, pressure
Flow
Humidity
Presence of gas
Parallel-plate capacitor sensor
Rotary-plate capacitor sensor
Differential capacitor
Capacitance manometer
Humidity sensor
Capacitive diaphragm
Displacement, force, liquid level, pressure
Displacement, force, angular position, torque
Small displacement
Very low pressure
Moisture
Pressure
Capacitance or change in
capacitance
Inductive
The sensing element inductance depends on
the measurand.
Linear variable differential transformer
Self inductance sensor
Eddy current sensor
Displacement, torque
Displacement, torque, liquid level
Position, conductivity, thickness, cracks in
materials
Inductance or change in
inductance
Reluctive
The variation in the reluctance path between
two or more coil depends on the measurand.
Linear variable differential transformer
Rotary variable differential transformer
Microsyn
Resolver
Syncro
Reluctive diaphragm
Linear displacement
Angular rotation
Angular displacement
Position
Position, torque
Pressure
Voltage
Voltage
Voltage
Voltage
Voltage
Change in reluctance
Electromagnetic
In any circuit capturing a magnetic flux,
whenever the flux changes an electromotive
force is inducted. (Faraday law)
Linear velocity sensor
Flowmeter
Tachometer generator
Torque sensor
Linear velocity
Flow
Angular speed
Torque
Piezoresistive effect
Resistance of the sensing element depends
on the strain.
Strain gauge
Stress, strain, Fluid pressure, displacement,
force
Change in resistance
Hall effect
If the sensing element, carrying current, is put
in a magnetic field a differential in electric
potential among its sides is generated.
Gaussmeter
Wattmeter
Magnetic field, displacement
Power
Voltage
Capacitive
The sensing element capacitance depends
on the measurand.
Change in resistance
Voltage
30
Varietà dei sensori
Magnetoresistive effect
Resistance of the sensing element depends
on the strain.
Change in resistance
Magnetoresistor
Magnetic field, linear and angular displacement,
proximity, position
Piezoelectric effect
Subjecting the sensing element to stress
there is a generation of electric charge.
Vibration cables
Active and passive force sensor
Piezoelectric microphone
Piezoelectric temperature sensor
Vibration
Force
Ultrasonic waves
Temperature
Voltage or charge
Pyroelectric effect
The sensing element generates an electric
charge in response to a heat flow.
Heat flowmeter
Pyroelectric sensor
Change in the temperature
Voltage
Thermoelectric effect
When there is a difference in temperature
between two junctions of different metals, a
difference of electric potential is generated.
Thermocouples, thermopiles, infrared
pyrometer
Difference of temperature
Voltage
Ionization effect
The sensing element when exposed to the
measurand becomes ionized.
Electrolytic sensor
Vacuum gages
Chemical ionizer
Electrical conductivity, pH
Pressure
Atomic radiation
Current
Photoresistive
The electric resistance of the sensing
element is caused by the incidence of optical
radiation.
Photoresistor, photodiode,
phototransistor, photofet
Light, position, motion, sound flow, force
Change in resistance
Photovoltaic effect
When the sensing element is subject to a
radiation it generates an electric potential
Flame photometer
Light detector
Pyrometers
Light intensity
Light, position, motion, sound flow, force
Temperature
Voltage
Acoustooptic effect
The interaction of an optical wave with an
acoustic wave produces a new optical wave
Acoustic optic deflection, Bragg cell
Physical vibration
Phase modulated voltage
signal
Remote sensor of linear velocity,
Doppler radar, laser Doppler
velocimeter
Relative velocity
Pyrometer
Temperature
Doppler effect
The apparent frequency of a wave train
changes in dependence of the relative motion
between the source of the train and the
observer.
Thermal radiation
An object emanes thermal radiation, which
intensity is related to its temperature
Frequency
Voltage
31
Sensori Resistivi
•
•
La variazione della grandezza in ingresso è legata alla variazione della
resistenza esibita dal sensore ai suoi capi.
Molto comuni, perché sono numerose le grandezze fisiche in grado di
alterare la resistenza elettrica di un materiale. Sensori per la misura di
temperature si usano anche per compensare facilmente sistemi che
misurano altre grandezze.
32
Sensori Resistivi
• Sensori a grande variazione di resistenza:
– Potenziometri
• Sensori a piccola variazione di resistenza:
– estensimetri (piezoresistenze)
– Termoresistenze (RTD) e termistori
33
Potenziometro per misure di posizione
(displacement)
R
x

A
L  x 
L
R
Il più semplice sensore di posizione e il potenziometro: esso converte una
variazione di distanza (lineare od angolare) in una variazione di resistenza. Tale
variazione non è di per se direttamente misurabile, ma impone l’uso di un
circuito di condizionamento.
I dispositivi potenziometrici soffrono di problemi legati all’attrito meccanico,
limitata risoluzione, e grande rumore termico.
34
Estensimetri
• Presentano una variazione di resistenza
legata alla deformazione meccanica cui
sono sottoposti.
• La grandezza
dl

l
rappresenta la variazione
percentuale
della deformazione ed è detta strain
(deformazione).
• Sebbene sia adimensionale spesso si
estprime in με (“microstrain”, μm/m).
35
Estensimetri: principio fisico
Principio: variazione di resistenza di un conduttore (o di
un semiconduttore) quando è sottoposto a
deformazione meccanica.
Sotto l’azione di uno stress longitudinale tutte e tre le
grandezze variano:
l
R
A
dR
dl d dA



R
l

A
36
Estensimetri: caratteristica
La relazione che lega la variazione di resistenza esibita alla
deformazione subita, per estensimetri metallici ha la forma
(lineare):
dR
dl
G
R
l
La costante G è detta gage factor, e vale circa 2 (tranne che
R  R0 1  x 
per il platino, per il quale vale circa 6). Risulta, quindi:
Per gli estensimetri a semiconduttore la caratteristica non è
lineare.
37
Estensimetri
Vantaggi:
Svantaggi:
• Dimensioni ridotte • Ancoraggio meccanico: la forza deve
essere trasmessa tutta all’estensimetro.
• Elevata linearità
• Dipendenza dalla temperatura (~50 με /〬
• Bassa impedenza C). Si risolve con montaggi differenziali.
• Forza termoelettrica che appare ai capi di
giunzioni bimetalliche. Si risolve con una
doppia misura a polarità invertita.
38
Resistive Temperature Detector
(RTD)
Se sono realizzati in platino sono
chiamati anche PRT, Platinum
Resistence Thermometer.
Nei metalli, un aumento di
temperatura fa diminuire la velocità
media degli elettroni, ed aumenta R.
=> Coefficiente di temperatura
positivo.
Relazione generale:
A seconda del metallo, esiste un
range di linearità, in cui:

R  R0 1  1T   2T 2  ...   N T N
R  R0 1  T 
39

Resistive Temperature Detector
(RTD)
Tipicamente si usano:
Platino (-200°C, +850 ° C)
Rame (-200 °C,+260 °C)
Nichel (-80 °C,+320 °C)
Disponibili con diversi output range (100 Ω – 2000 Ω).
Grazie a valori di resistenza elevati:
 Minore influenza delle resistenze dei collegamenti
 Cavi più lunghi.
40
Resistive Temperature Detector (RTD)
Vantaggi:
• Elevata sensibilità (10 volte maggiore rispetto
alle termocoppie)
• Elevate prestazioni in termini di incertezza
• Ripetitività
• Basso costo (Rame e Nichel)
Svantaggi:
• Autoriscaldamento
Altre applicazioni:
• Misura della velocità di fluidi (hot wire
anemometer)
41
Termistori (Thermally Sensistive Resistor)
Realizzati con semiconduttori.
NTC: coefficiente di temperatura negativo.
PTC : coefficiente di temperatura positivo.
t
°
Principio di funzionamento:
Aumento del numero di portatori con T (coeff. negativo);
Con opportuni droganti si ottiene un coefficiente positivo.
42
Termistori (Thermally Sensistive Resistor)
Per gli NTC:
 1
1 

RT  R25C exp    
  T T25C 
β è la temperatura caratteristica del materiale (~4000K).
Anche β ha una (leggera) dipendenza dalla temperatura.
I valori di R25°C possono andare da ~1Ω a ~100MΩ (tipici da ~100Ω
a ~100kΩ).
Gli NTC tipicamente hanno range limitati (~50°C) in 100°C,+450°C
Costanti di tempo dipendenti dal package (da ~1ms a ~10s).
43
Condizionamento di trasduttori passivi
(in particolare resistivi)
• Il metodo voltamperometrico è inadeguato per piccole
resistenze
• Il metodo della caduta di potenziale richiede 2 misurazioni
ed un resistore campione: difficilmente applicabile a sensori.
Si impiegano:
Metodi potenziometrici.
Metodi di ponte.
Oscillatori.
44
Principio
Alimentare il trasduttore passivo con una sorgente ES ed almeno un’altra
impedenza Zk, in modo da produrre una variazione ΔVm di un parametro elettrico
del circuito che sia funzione di una variazione Δm del misurando.
45
Qualità del condizionatore
Z C
S
m
Vm
SC 
Z C
Sa 
m
Vm
m
SENSORE
Sensibilità del sensore
Sensibilità del condizionatore
Sensibilità del montaggio
Zc
CONDIZ.
Vm
Nel caso di sensore non lineare, si può ottenere una maggiore
linearità del montaggio, se si usa un condizionatore con una nonlinearità opportuna:
m
Zc
Vm
46
Metodo potenziometrico
RS
R1
Dispositivo di misura
Se Rm  RC :
ES
Vm
RC
Rm
RC
Vm  ES
RC  Rs  R1
La relazione Vm= f ( RC ) non è lineare
La sensibilità del condizionatore SC non è
costante
47
Applicazione ai termistori
t
°
ES
Vm
 1
1
RT  R0 exp    
  T T25C
RT
R

  R0 f (T )

ES
R
Vm  ES

R  RT 1  RT
R
Si pone :
Es
 Vm 
 Es  Fs (T )
1  s  f (T )
Scegliendo R ed R0, si sceglie
la s che dà la linearità
desiderata:
RT R0

f (T )  s  f (T )
R
R
Fs(T)
s
T
48
Linearità con i montaggi
potenziometrici
Si ottiene una sensibilità del condizionatore costante in
tre casi:
• Piccoli segnali
• Alimentazione in corrente
• Montaggio push-pull
49
Montaggio potenziometrico: piccoli segnali
RS
R1
ES
Vm
RC
RC  RCO  RC
Vmo  ES
RCO
RCO
 Rs  R1
RCO  RC
RCO  RC
RCO  Rs  R1
Vmo  Vm  ES
 ES


RCO  RC  Rs  R1
RCO  Rs  R1 RCO  RC  Rs  R1
RCO  RC
 ES

RCO  Rs  R1 1 
1
RC
RCO  Rs  R1
50
Montaggio potenziometrico: piccoli segnali
(2)
RCO  RC
Vmo  Vm  ES

RCO  Rs  R1 1 
Se R C  R CO  R s  R1 
1
RC
RCO  Rs  R1

R s  R1 R C
Vm  ES
R CO  R s  R1 2
Poiché si ottiene la massima sensibilità per
RS+R1=RCO:
RC
Vm  ES
4 RCO
51
Vmo  E S
Montaggio potenziometrico: piccoli segnali
(dettagli)
R
CO
R CO  R D
Vm  Vmo  Vm  E S
R CO  R
R CO  R  R D
Sia R D  R1  R S
 R CO  R
R CO 
Vm  Vm  Vmo  E S 


R


R

R
R

R
D
CO
D
 CO
 R CO  R R CO  R D   R CO R CO  R  R D  
Vm  E S 




R


R

R
R

R
CO
D
CO
D


2
2
 R CO
 R CO R D  R CO R  R D R  R CO
 R CO R  R CO R D 
Vm  E S 




R


R

R
R

R
CO
D
CO
D




R D R
Se R C  R CO
Vm  E S 

 R CO  R  R D R CO  R D 

R CO  R D 
R D R
Vm  E S 





R

R
R

R
R


R

R
D
CO
D
CO
D
 CO
R1  R S R
R D R
1
R D R
Vm  E S


E

E
S
R CO  R D 2 1  R
R CO  R D 2 S R CO  R 1  R S 2
R CO  R D
 R s  R1
52
Alimentazione stabilizzata in corrente
Se IS è costante:
R1
dVm

dRC
costante
Dunque, la relazione tra Vm
IS
Vm
RC
ed RC è lineare
53
Montaggio push-pull
R2
RS
ES
Vm
Si sostituisce al componente fisso un
secondo sensore uguale al primo, ma
le cui variazioni sono di segno
contrario:
R1
R1  RCO  RC
R2  RCO  RC
RCO  RC
Vmo  Vm  ES
RCO  RC  Rs  RCO  RC
RC
Vm  ES
2 RCO  Rs
• Legge lineare
• Sensibilità costante
Esempio: coppia di
estensimetri
R2  RCO  RC
R1  RCO  RC
54
Montaggio potenziometrico: svantaggi
• Eccessiva
sensibilità
ai
parametri
parassiti
• Eccessiva sensibilità alla deriva della
sorgente di alimentazione
55
I ponti
R3
R1
RS
Vm
A
B
ES
R2
R4
Si
possono
considerare
potenziometri
doppi,
che
consentono
una
misura
differenziale di Vm.
Il valore misurato è meno
dipendente
dalla
deriva
dell’alimentazione e dai parametri
parassiti.
Ipotesi: Rs si può ritenere nulla.
Per trasduttori resistivi si usa il
ponte di Wheatstone.
Siamo interessati alla tensione di squilibrio:
 R2 R3  R1R4 
R2
R4
Vm  VA  VB  Es
 Es
 Es 

R1  R2
R3  R4
 R1  R2 R3  R4 
56
Ponte con un solo elemento variabile
Vm
A
B
ES
RC
RC  RO  RC
R3
R1
R4
R1  R3  R4  RO
 RC R3  R1R4 
Vm  Es 

 R1  RC R3  R4 
 RO  RC RO  RO2 
RO RC
Vm  Es 

  Es
2
4 RO  2 RO RC
 2 RO  RC  2 RO 
Es
RC
Es RC
1





4 R  RC
4 RO  RC 
1 

O
2
2 RO 

57
Ponte con un solo elemento variabile (2)
Es RC
1
Vm 


4 RO  RC
1 
2 RO




La relazione è non lineare, a meno che non RC  2 RO
sia:
Vm
Ipotesi di piccoli segnali
RO = 1k Ω
ES = 1V
ΔRC [Ω]
Es RC
 Vm 

4 RO
58
Ponte con un solo elemento variabile:
altri casi
• Se la resistenza della sorgente non è trascurabile, la
sensibilità del ponte si riduce.
• Se il ponte è alimentato in corrente la linearità è
maggiore:
Is
1
Vm   RC 
4
 RC
1 
4 RO




59
Compensazione delle grandezze di
influenza
Si utilizzano due trasduttori identici:
• Il primo sottoposto al misurando m
ed alla grandezza di influenza g.
• Il secondo (di compensazione)
sottoposto alla sola grandezza di
influenza g.
R2  RO  R2 ,
con R2  S g g  Sm
R1  RO  R1 ,
con R1  S g g
R3
R1
Vm
A
B
ES
R2
R4
R3  R4  RO
Si ottiene l’indipendenza della Vm
da g.
continua …
60
Compensazione delle grandezze di
influenza
 Vm R1 Vm R2 
dVm  

 dg  0
 R1 g R2 g 
Vm R1 Vm R2
se

0
R1 g R2 g
R3
R1
Si ha :
Vm
A
B
ES
R2
R4
 R1 R2
 g  g  sensori identici
cioè se 
Vm
Vm


 vera se R1  R2
 R1
R2
61
Ponti: montaggio push-pull a mezzo
ponte
R3
R1
Vm
A
Sono presenti due elementi stesso
lato che presentano variazioni
opposte:
B
R1  RO  RA
R2  RO  RA
ES
R2
R4
Risulta:
Esempio: coppia di estensimetri
R2  RO  RA
R
Vm  ES
2R0
R2  RO  RA
62
Ponti: montaggio push-pull a ponte
intero
R3
R1
R1  RO  RA
Vm
A
Elementi sullo stesso lato presentano
variazioni opposte:
B
R2  RO  RA
R3  RO  RB
ES
R2
R4
Se, inoltre, ΔRA= ΔRB:
R4  RO  RB
R
Vm  ES
R0
La sensibilità è raddoppiata rispetto al mezzo ponte.
63
Ponti: compensazione della deriva
dell’alimentazione
R1
R3
B
A
ES
R2
R4
VREF
-
Vm
G
+
ADC
2 Nbit
R 2 Nbit
X  G Vm 
 G  ES
VREF
RO ES
La tensione di riferimento dell’ADC varia come la ES.
Si impiega l’ADC come divisore (ratiometric
measurement).
64
Azzeramento del ponte
R1
• Le
4
resistenze
che
compongono il ponte non sono
mai perfettamente uguali:
R3
 Valore
A
Vm
Rd
B
RE
ES
R2
 Coefficiente termico
R4
• La resistenza Rd si sceglie con
coefficiente termico opportuno
per compensare la dipendenza
di Vm dalla temperatura.
• La RE si regola in modo da
azzerare il ponte per la
condizione iniziale, in modo da
avere la massima sensibilità.
65
Sensori induttivi e capacitivi
• Rispetto
ai sensori resistivi, spesso introducono minori
effetti di consumo
• Intrinsecamente
differenziali
non
lineari,
richiedono
montaggi
• Richiedono alimentazione ac
• Limite in frequenza (fmisurando < falimentazione )
• Diffusi come sensori di posizione, spostamento,
prossimità, livello, …
66
Sensori di livello
Misura della variazione di impedenza
tra due elettrodi immersi in un liquido.
Misura del livello di liquidi
elettroconduttivi attraverso una
variazione di induttanza.
67
La capacità come sensore
A
C   0
d
Variazione di induttanza
L   0 n
2 A

68
Sensori capacitivi di spostamento lineare
A
C 
d
Principio fisico: variazione di C rispetto
ad una delle tre grandezze ε, A, d.
69
Induzione elettromagnetica (Faraday 1791-1867)
- E’ possibile risalire a spostamenti, deformazioni, forze,
pressioni, velocità (v)
e  nBv
eMN  B  v
eMN proporzionale a vm
eu  k v
Condotta non metallica
Fluido conduttore
e AB  k 
70
Trasduttore a trasformatore
L2
V2
L2’
V2’
•
La variazione della posizione del
nucleo ferromagnetico (misurando)
provoca una variazione della
mutua
induttanza
tra
gli
avvolgimenti.
•
Alimentato in tensione alternata,
lega la ampiezza della tensione in
uscita allo spostamento.
•
Noto come LVDT (Linear Variable
Differential Transformer), consente
misure di tipo differenziale (pushpull).
71
Problemi con i sensori di tipo reattivo
•
E’ necessario alimentare con tensione o corrente alternata:
 A valle del circuito di condizionamento si ha una grandezza
alternata.
 Estrazione del valore efficace o del valore di picco.
•
Le variazioni di impedenza da misurare sono in genere molto
piccole, spesso confrontabili con capacità parassite.
•
La frequenza della alimentazione deve essere scelta in modo da
rendere massima la variazione di impedenza. In genere si devono
impiegare valori di frequenza elevati:
 Aumento dei fenomeni parassiti.
72
Condizionamento per sensori induttivi e
capacitivi
Montaggi
potenziometrici.
Montaggi
galvanometrici.
Metodi di ponte.
Oscillatori.
73
Montaggio potenziometrico: caso Z1=R1
Z C  Z CO  Z
R1
ES
Vm
ZC
Vm  ES
R1Z
1

Z CO  R1 2 1  Z
Z CO  R1
Se R1  Z CO :
ES
Vm  Z  I S Z
R1
L’impedenza ZC è alimentata a corrente costante.
Dunque, si può ottenere uno schema equivalente con un
generatore di corrente.
74
Montaggio potenziometrico: caso Z1=R1
(dettagli)
Vmo  ES
Z CO
Z CO  R1
R1
Z CO  Z
Vm  Vmo  Vm  ES
Z CO  Z  R1
Vm  Vm  Vmo
 Z CO  Z
Z CO 
 ES 


Z


Z

R
Z

R
1
CO
1
 CO
 Z  Z Z CO  R1   Z CO Z CO  Z  R1  
Vm  ES  CO




Z


Z

R
Z

R
CO
1
CO
1


2
2
 Z CO
 Z CO R1  Z CO Z  R1Z  Z CO
 Z CO Z  Z CO R1 
Vm  ES 




Z


Z

R
Z

R
CO
1
CO
1


Vm
ES
ZC


R1Z
Vm  ES 




Z


Z

R
Z

R
1
CO
1 
 CO

Z CO  R1 
R1Z
Vm  ES 





Z

R
Z

R
Z


Z

R
1
CO
1
CO
1
 CO
Vm  ES
R1Z

Z CO  R1 2 1 
1
Z
Z CO  R1
75
Montaggio potenziometrico: due sensori
Possibilità:
Z1
ES
Vm
Z2
• Compensazione delle
grandezze di influenza
• Miglioramento della linearità,
con il montaggio push-pull
76
Montaggio potenziometrico: push-pull
Z2
Z1
Z1
Vm
ES
ES
Vm
Z2
Con i sensori di tipo reattivo si preferiscono le misure di tipo differenziale:
Z1=Z0+ΔZ;
Z2=Z0-ΔZ
77
Montaggio potenziometrico: capacità parassite
Z1
Cp1
Cp2
ES
Cp3
Z2
ΔVm
•
Cp1 è in parallelo
all’alimentazione e non dà
problemi
•
Cp2 e Cp3 sono in parallelo a Z2:
la variazione di Vm dovuta a
Cp2, dunque Cp3 risulta
indistinguibile da quella dovuta
alla Z2
78
Montaggio galvanometrico
Cc
E
Cp1
Cp3
Im
IC
Cp2
I1
E
C1
•
•
Cp1 e Cp3 in parallelo
all’alimentazione
Cp2 e Cp4 sono quasi
cortocircuitate se la resistenza
interna del galvanometro è
molto piccola
Cp4
E
IC 
 E  jCC
1
jC C
I1  E  jC1
I m  I C  I1  E  jCC  C1 
Se CC  CCO  C e C1  C CO :
I m  E  jC
=> Lineare
79
Montaggio galvanometrico push-pull
C1 
A
Dd
C 2  C0
 C0
1
1
E
d
D
1
1
d
D
Poiché , se  2 1  (1   ) n  1  n ,
D-d
C2
D+d
-E
2
d
allora , se    1 :
 D
d
d
 d
C1  C2  C0 1   1    2C0
D
D
 D
d
I m  Ej C1  C2   2  Ej  C0
D
C1
=> Lineare
80
Esempio di ponte per sensori capacitivi:
ponte di Nernst
R0
ES
RE
Vm
A
CE
B
CC
R0
Sotto le ipotesi
consuete:
Vm 
RC
E S Z
1
4 Z CO 1  Z
2 Z CO
Per piccoli segnali il montaggio è lineare.
81
Sensori attivi
Effetto termoelettrico
Una f.e.m. funzione della temperatura appare ai capi di giunzioni tra metalli diversi.
Effetto piezoelettrico
Una polarizzazione elettrica proporzionale ad una sollecitazione meccanica appare in particolari
materiali.
Effetto piroelettrico
Una polarizzazione elettrica proporzionale alla temperatura appare in particolari materiali.
Effetto fotovoltaico
Insorgere di una tensione proporzionale alla radiazione e.m. incidente
…
82
Effetti termoelettrici (Seebeck 1826, Peltier 1834)
• Un conduttore, con una estremità posta ad una
temperatura T1 e con l’ altra ad una temperatura T2,
diventa sede di un passaggio di energia dalla parte calda
alla parte fredda
• il gradiente termico genera un campo elettrico che si
manifesta con un incremento di tensione
dVa  a dT
83
Usando due materiali differenti A e B si
ha
AB = A - B
dVAB= AB dT
Per ottenere la migliore sensibilità
si scelgono materiali con coefficienti di segno opposto
• Effetto Peltier: Consiste nel manifestarsi di una
certa quantità di calore, assorbita o ceduta da una
termocoppia quando questa è attraversata da
corrente elettrica
• esempio: frigoriferi termoelettrici di piccole
dimensioni e limitato assorbimento di potenza
84
Termocoppie
Tipo
Materiale bimetallo
Campo T°C
Vu [mV]
Caratteristiche
J
Ferro-Costantana
-200…780
30 con
T=500°C
Economica
T
Rame-Costantana
-200…400
15 con
T=320°C
Sens.:45V/°C
Piccole
dimensioni
E
Cromel-Costantana
-200…1250
>70 con
T=1000°C
Elevata f.e.m.
S
Pt-Pt90%, Rd10%
0…1760
10 con
T=1000°C
Robusta,
affidabile,
costosa, poco
sensibile
C
TungstenoTungsteno,Iridio
0…2400
Dipende dalla %
della lega
Alta
temperatura
85
Termocoppie: l’effetto Seebeck
Ai capi di una giunzione tra due metalli diversi A e B
appare una f.e.m. che dipende dalla natura dei metalli e
dalla temperatura TX
V
B
Tx
A
86
Termocoppie: effetto Peltier ed effetto
Thomson
Si può dimostrare che l’effetto Seebeck è una
conseguenza dei seguenti:
Effetto Peltier: una giunzione di due metalli diversi si
riscalda o raffredda se è attraversata da una corrente.
Effetto
Thomson:
un
conduttore
di
composizione
omogenea, ma con temperatura non omogenea, cede o
assorbe calore se attraversato da corrente.
87
Problemi di misura
a
b
Cu
Fe
Tx
Con
Cu
Fe
Tx
V
Cu
Se si collega un voltmetro per
la misura di Vab=f (TX), si
realizzano inevitabilmente altre
due giunzioni a temperatura
incognita.
Con
=
Fe
Tx
V
Cu
Con
88
Soluzione “classica”
Fe
Cu
Tx
•
Si aggiunge una seconda
termocoppia di riferimento
(“giunto freddo”), posta ad una
temperatura fissa
•
Se le altre due giunzioni (Cu-Fe,
nell’esempio) sono mantenute ad
una identica temperatura, allora i
loro effetti si cancellano e la V
misurata dipende solo da TX
•
Le termocoppie sono corredate di
tabelle V – TX per una TREF a 0ºC
(ghiaccio fondente).
•
Si tratta di una soluzione accurata
89
ma poco pratica.
Con
V
Tref
Fe
Cu
Blocco
isotermico
Cu
Fe
Tx
V
Con
Cu
Fe
Tref
=
0°C
Compensazione del giunto freddo
Cu
Fe
Tx
V
Con
Tref
Cu
Fe
Cu
Fe
Tx
V
Tref
2
Con
Invece di forzare la giunzione di
riferimento ad una data temperatura
TREF:
1. Si misura TREF (RTD, termistore,…)
2. Si compensa matematicamente: è
sufficiente conoscere le tabelle V – TX
per una TREF a 0ºC per le due
termocoppie.
E’ possibile, inoltre, eliminare la
termocoppia di riferimento, usando una
delle due giunzioni di misura come
riferimento.
Cu
1
90
Linearizzazione
V
Le termocoppie sono sensori non
lineari, e richiedono polinomi di
grado relativamente elevato
rappresentare la loro caratteristica.
0 o Tref
Tx
T
• Polinomiale: T = a0+a1V+a2V2+a3V3 +.... anVn
• “Nested” (più veloce): T = a0+V (a1+V (a2+V
(a3+.......)))))))))
• Per tratti (più veloce): T = T0 +bV+cV2
• Lookup table: Molto veloce, impegna memoria
• Combinazioni dei precedenti
91
Tipi di termocoppie
Codice ANSI
Composizione
Range ºC
mV @ full range
B
Pt / Rhodium
38 – 1800
3.6
C
W / rhenium
0 – 2300
37.0
E
Chromel / Constantan
J
Iron / Constantan
0 – 760
43.0
K
Chromel / Alumel
-184 – 1260
56.0
N
Nicrosil (Ni/Cr/Si) / Nisil (Ni/Si/Mg)
R
Pt / Rhodium
0 – 1593
18.7
S
Pt / Rhodium
0 – 1538
16.0
T
Cu / Constantan
0 – 982
75.0
-270 – 1300
-184 – 400
51.8
26.0
92
Tipi di termocoppie
Platinum T/Cs
mV
E
Base Metal T/Cs
60
J
K
N
40
20
R
T
S
deg C
0
500
1000
2000
93
Sistema di acquisizione dati per termocoppie
• Un termistore,
più canali T/C
• La CPU opera
la linearizzazione
OHMs
Conv.
Isolators
HI
uP
LO
Integrating
A/D
Floating Circuitry
uP
I/O
(HP-IB,
RS-232)
ROM
Lookup
To
Computer
Grounded Circuitry
94
Effetto piezoelettrico (Curie, 1880)
• Esiste in cristalli naturali (quarzo) e in ceramiche e
polimeri artificiali opportunamente polarizzati (anisotropia
del quarzo)
• Consiste nella generazione di carica elettrica da parte di
un materiale cristallino sottoposto ad una sollecitazione
meccanica
• E’ un effetto reversibile:
energia meccanica
energia elettrica
e u  kF
e u  f .e.m. ai morsetti A e B
F  Forza applicata
95
Effetto piroelettrico
• Tra i cristalli piezoelettrici ve ne sono alcuni (in 10 delle
32 classi cristalline) che presentano un’unica direzione
privilegiata per l’orientamento dei momenti elettrici.
• Consiste nella generazione di carica elettrica per effetto di
un flusso di calore (cariche indotte termicamente).
• Il materiale non necessita di eccitazione esterna
• contrariamente ai termoelettrici (es. termocoppie), le
cariche vengono generate in risposta ad una variazione di
temperatura
96
Effetto piezoresistivo (Strain-gauge, Strain-gage)
E’ l’effetto di variazione della resistività di un opportuno
materiale quando è soggetto ad una deformazione dovuta ad
uno sforzo ad esso applicato (ridotto nei materiali metallici, più
consistente nei semiconduttori).
F
d
 E
a

Sforzo:
dove E = modulo di Young del materiale
F = forza applicata
d
a = sezione interessata
È chiamato tensione (deformazione normalizzata)

97
Effetto piezoresistivo (2)
Il conduttore cilindrico che subisce una elongazione
d
(supponendo che il volume V rimanga costante) possiede
una resistenza pari a:
 2
R 
V
da cui si ricava la sensibilità:
dR

2
d
V
che è tanto migliore quanto più lungo e stretto è il
cilindro e quanto maggiore è la resistività del materiale.
Si puo’ esprimere come:
dR
 Se 
R
Se = Sensibilità (gauge factor) [2-6 per metalli, 40200 per semiconduttori]
• applicazioni: accelerometri, microfoni.
98
Effetto piezoresistivo (3)
• E’ formato da un resistore saldato su un substrato
portante elastico, che viene fissato sull’ oggetto che si
deforma
• il resistore è in tal modo isolato elettricamente dall’
oggetto
• il coefficiente di espansione termica del substrato deve
essere coincidente con quello del materiale di cui è fatto il
resistore
• la resistenza varia in genere da 100 a migliaia di ohm.
• Per avere una buona sensibilità il sensore deve avere
lunghi segmenti longitudinali e corti segmenti trasversali,
così la sensibilità trasversale è solo di pochi percento di
quella longitudinale
99
Effetto Hall
(E.Hall 1879)
In un materiale conduttore sottoposto ad un campo di
induzione magnetica Bz normale al flusso di una corrente
elettrica di intensità Ix, si manifesta una d.d.p. Vy in
direzione perpendicolare alle direzioni sia di Bz sia di Ix.
Il fenomeno è dovuto al fatto che le cariche elettriche, in
movimento per la presenza della corrente, si accumulano
su di una faccia del materiale per effetto del campo
magnetico, finchè non si determina un campo elettrico
agente sugli elettroni tale da opporsi e compensare la forza
dovuta al campo magnetico.
Sensori Hall sono usati per rilevare campi magnetici,
posizione e spostamento di oggetti
100
•
•
•
•
La tensione di Hall può essere
prelevata con opportuni elettrodi.
(Bassa nei conduttori e negli isolanti,
buona nei semiconduttori)
non sono molto lineari rispetto all’
intensità del campo B e quindi
richiedono una calibrazione per
misure di precisione
per misure di posizione e di
spostamento devono essere forniti
con una sorgente di campo
magnetico ed una interfaccia
elettronica
Un dispositivo commerciale che
utilizza arseniuro di indio ha una
corrente di controllo di 0.1 A e
presenta una tensione di Hall pari a
0.15 V per un campo di induzione
magnetica di 1 Wb/m2 (T)
101
Effetto fotoconduttivo
(Sensori passivi)
• Determina un passaggio di corrente elettrica in materiali
investiti da radiazioni di varia lunghezza d’onda.
• Dovuto alla variazione della conduttività di materiali isolanti e
semiconduttori.
• La radiazione incidente consente il passaggio di elettroni da
uno stato di legame ad uno libero, questi non hanno energia
sufficiente per uscire dal materiale (fotoemissione) ma
contibuiscono alla conduzione facendo diminuire la resistività.
• E’ necessario collegare il sensore ad un generatore di tensione
per avere un flusso di corrente elettrica variabile con la
radiazione incidente.
102
Effetto fotovoltaico
(Sensori attivi)
• Conseguente alla conversione dell’energia radiante in energia
elettrica che consente la realizzazione di celle solari.
• Si presenta nelle giunzioni p-n dei semiconduttori, sottoposte a
radiazioni che danno luogo alla comparsa di una f.e.m.
• Illuminando la giunzione si producono coppie elettroni-buche.
• Materiali tipici sono selenio-ferro e rame-(ossido di rame)
• Fotodiodi o fototransitor sono elementi fotovoltaici usati come
interruttori nei quali piccole quantità di luce sono in grado di
produrre la commutazione del circuito dalla condizione di
minima corrente a quella di corrente elevata
103
Sistemi ad ultrasuoni (Effetto Doppler, 1842)
• Consiste nella variazione di frequenza delle onde acustiche,
ottiche , radio dovuta al moto relativo tra sorgente e ricevitore
delle onde.
f1  f 2  k v
f1 = Frequenza dell’onda incidente
f2 = Frequenza dell’onda riflessa
v = Velocità media del fluido
104
Sistemi ad ultrasuoni (tempo di volo)
• Misura della velocità di un fluido all’interno di un
condotto
• Controlli non distruttivi: misura delle inclusioni in pezzi
metallici
• Trasmettitore e ricevitore sono sensori piezoelettrici che
funzionano ad impulso o ad onda continua.
d
t 
;
cv
2fd
 
cv
105
Sensori digitali: gli encoder
incrementali
• Misure di posizione lineare ed angolare.
• Il rilevamento dei settori può essere magnetico,
elettrico oppure ottico.
• La misura è incrementale (problemi).
106
Encoder assoluti
10011111
Le regioni sono univocamente contraddistinte da una proprietà: ad es. un
codice binario.
107
Riferimenti Bibliografici





I.Gorini “Le misurazioni tramite trasduttori con uscita
elettrica” in: E.Arri S.Sartori “Le misure delle grandezze
fisiche”, Paravia Editore, Torino 1984.
M.Savino “Fondamenti di scienza delle misure”, La Nuova
Italia Scientifica, Roma 1992.
H.K.P. Neubert “Instrument transducers”, Clarendon
Press, Oxford, 1976.
J.Fraden “Handbook of modern sensors”, AIP Press, New
York, 1995.
H.Sheingold “Transducer interfacing handbook”,, Analog
devices, Norwood, 1980.
108
ARCHITTETTURE DI SISTEMI AUTOMATICI DI
MISURA.
Parti costituenti un generico sistema automatico di misura
SIST.
CONDIZIONAMENTO
Funzione: provvede a modificare le caratteristiche dei segnale elettrici provenienti dal sensore in
modo che siano ottimizzate per l’utilizzo nei sistemi successivi
SIST. CONDIZIONAMENTO
Attenuatori
Amp
FILTRI
LP HP BP
Convertitori
(V/T;V/F)
Circuiti di condizionamento
Un trasduttore è
condizionamento.
completato
dal
circuito
di
Trasduttore passivo: il circuito di condizionamento è
indispensabile per la generazione del segnale elettrico
(montaggio).
Trasduttore attivo: il circuito di condizionamento ha il
compito di adattare i parametri dell’energia elettrica,
generata dal trasduttore, alle caratteristiche d’ingresso
del sistema di misura (condizionamento del segnale).
Tipi di condizionamento
ARCHITTETTURE DI SISTEMI AUTOMATICI DI
MISURA.
Parti costituenti un generico sistema automatico di misura
SIST.
CONVERSIONE
Funzione: provvede a trasformare la natura dell'informazione da analogica a numerica, in modo
che possa essere opportunamente elaborata.
SIST. CONVERSIONE
S/H
A/D
I Sample and Hold
S/H: trasforma il segnale tempo-continuo analogico di ingresso in un segnale tempocontinuo analogico “a tratti”
Motivazioni dell’impiego di un S/H: un circuito di conversione analogico-digitale “vede” un
segnale costante durante l’intervallo di conversione [nT,nT+T]
La conversione A/D
Segnali analogici
Un segnale analogico può essere
rappresentato mediante una funzione del
tempo
che
gode
delle
seguenti
caratteristiche:
1) la funzione è definita per ogni valore
del tempo (è cioè continua nel dominio)
2) la funzione è continua.
Segnali digitali
A differenza del segnale analogico quello
digitale è rappresentato da una funzione
"tempo
discreta"
e
"quantizzata".
Tale
funzione
risulta
pertanto:
1) definita solamente in un insieme
numerabile di istanti "equispaziati"
2) dotata di un codominio costituito da un
insieme discreto di valori.
La conversione A/D
Uno dei parametri più importanti di un sistema di conversione A/D è la velocità
a cui il dispositivo ADC campiona un segnale in arrivo.
La frequenza di campionamento determina ogni quanto ha luogo una
conversione analogico-digitale (A/D). Un’elevata frequenza di campionamento
acquisisce più punti in un dato intervallo di tempo e può fornire una
rappresentazione migliore del segnale originale rispetto ad una bassa
frequenza di campionamento.
Campionare troppo lentamente può causare una rappresentazione incompleta
del segnale analogico.
L’effetto
di
un
sottocampionamento è che il
.
segnale appare
come se
avesse
una
frequenza
differente da quella effettiva.
Tale fenomeno prende il nome
di ALIASING
Prevenire l’ aliasing
Incrementare la frequenza di campionamento
Inserire un filtro passa-basso anti alias
Filtri Anti-Aliasing
• E’ un filtro analogico passa basso
• Taglia fuori le componenti a frequenze
superiori che potenzialmente possono dare
alias
La conversione A/D
Pregi del segnale digitale
I segnali digitali hanno una maggiore reiezione ai disturbi rispetto ai segnali analogici.
I segnali analogici sono costituiti da funzioni continue pertanto possono assumere infiniti valori: il
rumore che inevitabilmente si sovrappone al segnale ha pertanto la possibilità di determinare una
variazione del valore del segnale composto (segnale utile + rumore) qualunque sia la ampiezza e
la
potenza
del
rumore.
I segnali digitali, invece, presentano solamente un numero finito di valori separati da una fascia
"proibita". Se il rumore non ha ampiezza (e potenza) tale da determinare un superamento della
fascia proibita che separa due valori contigui non si riscontra alcuna alterazione del valore.
I segnali digitali possono essere elaborati più facilmente dei segnali analogici
Per elaborare matematicamente i segnali analogici si deve ricorrere agli amplificatori operazionali
mediante i quale è possibile realizzare (in modo a volte molto approssimato) semplici operazioni
(somma, sottrazione, logaritmo ed esponenziale, integrale e derivata rispetto al tempo, ecc.). La
realizzazione di funzioni più "elaborate" può richiedere una complessità circuitale eccessiva e tale
da introdurre una incertezza non accettabile per gli scopi prefissati.
La conversione A/D
Pregi del segnale digitale
I segnali numerici possono invece essere elaborati mediante microprocessori
i quali possono permettere la esecuzione di operazioni ed elaborazioni senza richiedere
appesantimenti dell'hardware circuitale. Anche in questo caso, però, le operazioni non sono
esenti da incertezza: i troncamenti e le approssimazioni introdotte dalla codifica utilizzata dal
microprocessore per il trattamento dei dati sono infatti fonte di incertezza, ma si può ricorrere a
codifiche (intero, reale a singola o doppia precisione, ecc.) tali da ridurre le incertezze introdotte
in modo da renderle compatibili con gli scopi prefissati.
I segnali digitali possono essere registrati in maniera più fedele e stabile dei segnali
analogici
Per registrare un segnale analogico si può fare uso di nastri magnetici entro cui il segnale viene
registrato: le prestazioni delle tecniche di registrazione meno sofisticate vengono penalizzate dal
fenomeno della smagnetizzazione del nastro registrato. Ricorrendo all'uso di memorie RAM
oppure di dispositivi di memoria di massa a supporto magnetico (hard e floppy-disk) è possibile
invece registrare i segnali digitali con estrema facilità. In questo caso, poi, la codifica usata è
quella binaria e la presenza di una ampia fascia di separazione fra il livello considerato 0 e quello
considerato 1 permette di garantire una stabilità del dato nel tempo e la sua reiezione pressoché
totale ai disturbi.
ARCHITTETTURE DI SISTEMI AUTOMATICI DI
MISURA
Parti costituenti un generico sistema automatico di misura
SIST.
CONTROLLO
Funzione: provvede a memorizzare od elaborare l'informazione numerica ottenuta dal sistema
precedente secondo una prefissata sequenza di operazioni registrata in un opportuno
programma; tale sistema di controllo può essere, inoltre, a sua volta collegato con un sistema di
attuatori.
SIST. CONTROLLO
PC
PLC
DSP
C
I SISTEMI DI CONTROLLO
SISTEMA DI MISURA PER LA MISURA DI
UN’UNICA GRANDEZZA FISICA
grandezza
fisica
A
B
SENSORE
SISTEMA DI
CONDIZIONAMENTO
C
SISTEMA DI
CONVERSIONE
D
SISTEMA DI
CONTROLLO
COLLEGAMENTI
Il collegamento fra la grandezza fisica ed il sensore è di tipo generalmente connesso
alla natura della grandezza fisica d'interesse e di lunghezza praticamente nulla: la
grandezza fisica agisce direttamente sul sensore.
B,C. sono generalmente di natura analogica. Per il collegamento B, il canale di trasmissione
è generalmente di natura elettrica e consiste, materialmente, in conduttori stesi fra il
sensore ed il sistema di condizionamento. In casi particolari, quali sistemi di misura
impiegati in ambienti con particolari requisiti di sicurezza o in ambienti con stringenti
requisiti di immunità ai disturbi di natura elettromagnetica (EMC), il collegamento B può
essere realizzato con canali di trasmissione di natura ottica (fibre ottiche) o
pneumatica, con l'interposizione di opportuni dispositivi (interfacce) atti a trasformare il
segnale proveniente dal sensore rispettivamente in un fascio di luce modulata o in una
variazione di pressione di un gas, e viceversa. Il collegamento C, invece, è
generalmente di natura elettrica (cavi direttamente collegati fra il sistema di
condizionamento ed il sistema di conversione) o di natura elettromagnetica (onde
convogliate che sfruttano il supporto della rete di alimentazione elettrica, sistemi di
trasmissione basati su linee telefoniche, collegamenti realizzati mediante trasmissione
di segnali radio).
D. è di tipo digitale. Generalmente tale collegamento non crea problemi riguardo le
A.
L’ACQUISIZIONE DEI DATI
I SISTEMI DI ACQUISIZIONE DATI
SISTEMI DI ACQUISIZIONE DATI PER LA
MISURA DI PIU’ GRANDEZZE FISICHE
Soluzione 1:Sistema ad N pre-amplificatori ed 1 sistema di conversione
SISTEMI DI ACQUISIZIONE DATI PER LA
MISURA DI PIU’ GRANDEZZE FISICHE
Soluzione 1: Sistema ad N preamplificatori ed 1 sistema di
conversione
VANTAGGI
SVANTAGGI
Sistema di conversione unico
N attenuatori – pre-amplificatori
Ogni canale è adattato al relativo
sensore
Multiplexer: campionamento non
contemporaneo
Acquisizione con Multiplexers
Interchannel Delay
 Ogni segnale è ruotato sul mux
 Ritardo di acquisizione tra canali differenti
 Il ritardo di fase è trascurabile per molte applicazioni
Phase Shift
Campionamento Simultaneo
T/H
T/H
No Phase Shift
 Il segnale di controllo del convertitore congela i campioni dei segnali analogici
 Dopo ciò, I segnali sono ruotati sul mux
 Infine I T/H “rilasciano” il valore analogico
SISTEMI DI ACQUISIZIONE DATI PER LA
MISURA DI PIU’ GRANDEZZE FISICHE
Soluzione 2: Sistema ad 1 amplificatore controllato ed 1 sistema di
conversione
SISTEMI DI ACQUISIZIONE DATI PER LA
MISURA DI PIU’ GRANDEZZE FISICHE
Soluzione
2:
Sistema
ad
1
amplificatore controllato ed 1 sistema
di conversione
VANTAGGI
SVANTAGGI
 Sistema di conversione unico
 N attenuatori
 Un unico amplificatore controllato
 Multiplexer: campionamento non
contemporaneo
 Maggiore costo del sistema di controllo
(deve anche selezionare il guadagno)
SISTEMI DI ACQUISIZIONE DATI PER LA
MISURA DI PIU’ GRANDEZZE FISICHE
Soluzione 3: Sistema ad N converitori e multiplexer digitale
SISTEMI DI ACQUISIZIONE DATI PER LA
MISURA DI PIU’ GRANDEZZE FISICHE
Soluzione
3:
Sistema
ad
convertitori e multiplexer digitale
VANTAGGI
SVANTAGGI
 Sistema di condizionamento
e conversione adattato per ogni
canale
 Campionamento
sincronizzato
N
 N attenuatori-amplificatori
 N converitori
 Maggiore costo del sistema di controllo
(Mux digitale)
SISTEMI DI ACQUISIZIONE DATI PER LA
MISURA DI PIU’ GRANDEZZE FISICHE
CONVERSIONE V/F
Nei sistemi precedenti, il sistema di conversione adotta tecniche di conversione
analogico/numerica che presuppongono un campionamento del segnale proveniente dal sensore
ed una sua successiva quantizzazione (discretizzazione nelle ampiezze) in livelli corrispondenti
alla codifica numerica adottata.
s(n)
Una soluzione alternativa, che
utilizza un diverso principio di
conversione A/N, è quella
n
basata sulla trasformazione
tensione/frequenza. In tale
soluzione,
l'informazione
10
d'interesse non è legata
8
all'ampiezza
(tensione
o
6
corrente) del segnale in uscita
4
dal sensore, ma alla frequenza
2
di un apposito segnale.
0
1.5
1
0.5
0
-0.5
-1
0
20
40
60
80
100
-1.5
0
50
100
150
200
250
300
I sistemi a conversione V/F superano le difficoltà legate all'influenza dei disturbi. Il segnale in
uscita dall'oscillatore, infatti, è generalmente prodotto con un'ampiezza relativamente elevata
(tipicamente dell'ordine dei Volt) ed inoltre il minimo valore della frequenza dell'oscillatore può
essere scelto di molto superiore alle frequenze caratteristiche dei disturbi che possono essere
raccolti lungo i cavi di collegamento, in modo da rendere molto efficace l'eliminazione dei disturbi
stessi mediante operazioni di filtraggio.
SISTEMI DI ACQUISIZIONE DATI PER LA
MISURA DI PIU’ GRANDEZZE FISICHE
Soluzione 4: Sistema con convertitori V/F
SISTEMI DI ACQUISIZIONE DATI PER LA
MISURA DI PIU’ GRANDEZZE FISICHE
Soluzione
3:
Sistema
ad
convertitori e multiplexer digitale
VANTAGGI
 Massima riduzione dei
disturbi
 Campionamento non
sincronizzato
N
SVANTAGGI
 N oscillatori
 maggiore costo sistema di conversione
(temp campione)
 Maggiore costo del sistema di controllo
(Mux temporizzato)
 Maggiore costo del sistema di
condizionamento (VCO)
Problematiche Interfacciamento
MODI DI INTERCONNESSIONE NEI SISTEMI
AUTOMATICI DI MISURA
Un notevole numero di sistemi automatici di misura si basa sul collegamento di uno o
più strumenti diversi all’unità di controllo. La tecnica di collegamento più comune fa uso
di un bus.
Cosa è un BUS?
è un insieme di conduttori elettrici che
consentono il trasferimento delle
informazioni tra i diversi dispositivi.
All’interno del bus vi sono linee che
trasmettono dati, altre che trasmettono
indirizzi,
altre
che
trasmettono
sincronizzazioni, altre interrupt, altre
riferimenti elettrici (potenza e terre),
ecc. Per potersi connettere al bus è
necessario che ogni dispositivo sia
dotato di una opportuna interfaccia
MODI DI INTERCONNESSIONE NEI SISTEMI
AUTOMATICI DI MISURA
Cosa è una INTERFACCIA?
Si può definire l’interfacciamento come il collegamento che si realizza tra due sistemi
mediante l’uso di dispositivi, circuiti o architetture dedicate, per garantire una corretta
comunicazione. Ai dispositivi fisici che realizzano questa funzione viene dato il nome di
interfacce. Interfacciare dispositivi o sistemi significa realizzare collegamenti tali da garantire
la compatibilità delle caratteristiche elettriche, logiche, meccaniche e funzionali di ognuno
degli elementi collegati.
Compatibilità elettrica: tensioni e correnti in
uscita ad un dispositivo abbiano caratteristiche
ammissibili per l’altro che le vede come ingressi.
Compatibilità logica: le informazioni siano
riconosciute come valide da tutti i dispositivi
collegato tra loro.
Compatibilità meccanica: la circuiteria ed in
particolare i connettori siano dello stesso tipo o di
tipi equivalenti.
Compatibilità funzionale: tutti i dispositivi
connessi al bus condividono le medesime
modalità operative.
In generale l’interfacciamento può
avvenire tra dispositivi, schede,
macchine o sistemi multischeda
MODI DI INTERCONNESSIONE NEI SISTEMI
AUTOMATICI DI MISURA
LE MODALITÀ DI COLLEGAMENTO
I requisiti di cui bisogna tenere conto per la scelta della topologia più idonea per un bus di
collegamento sono: il tipo di informazione da trasferire, la velocità della trasmissione richiesta ed
il numero di periferiche da collegare tramite il bus.
Le topologie fondamentali sono tre:
Ad Anello (daisy-chain bus)
A Stella (star bus)
Parallelo (party-line bus)
MODI DI INTERCONNESSIONE NEI SISTEMI
AUTOMATICI DI MISURA
DAISY CHAIN BUS (bus a petalo di margherita) od AD ANELLO
Controllore
Periferica 1
Periferica 2
Periferica 5
Periferica 4
Periferica 3
DAISY CHAIN BUS (bus a petalo di margherita) od AD ANELLO
La struttura ad anello, o ring, permette di collegare in serie e
successivamente tutti i nodi della rete.
Tipicamente tra un nodo ed il successivo la comunicazione è
unidirezionale.
Il nodo successivo si occupa di ripetere il segnale ricevuto, estraendone
nel contempo le parti che lo riguardano ed immettendo al momento
appropriato le informazioni che vuole inviare.
Questa struttura presenta due vantaggi principali: innanzitutto il segnale è
rigenerato in ogni nodo, per cui ogni nodo gioca anche il ruolo di repeater e
permette quindi di coprire senza costi aggiuntivi delle distanze notevoli.
I due svantaggi principali di questa topologia non sono tuttavia trascurabili:
dapprima si deve sottolineare la difficoltà di estendere la rete. Non è infatti
possibile aggiungere un nuovo nodo senza interrompere anche solo
momentaneamente la comunicazione, in quanto è indispensabile aprire
l’anello per inserirvi il nuovo venuto.
D’altra parte se un componente del circuito non funziona più o un segmento di
rete è danneggiato, tutta la rete non funziona più!
MODI DI INTERCONNESSIONE NEI SISTEMI
AUTOMATICI DI MISURA
DAISY CHAIN BUS (bus a
petalo di margherita)
VANTAGGI
Segnale rigenerato
Alte distanze
Periferica 1
Periferica 2
Periferica 5
Periferica 4
Periferica 3
SVANTAGGI
 Elevato numero di periferiche
collegabili
 basso costo
Controllore
 sensibile al cattivo funzionamento di un
singolo elemento della struttura
 Ogni periferica aggiunge un ritardo nella
propagazione del messaggio lungo il bus.
Difficoltà ad estendere la rete
MODI DI INTERCONNESSIONE NEI SISTEMI
AUTOMATICI DI MISURA
STAR BUS (bus a stella)
Periferica 1
Periferica 2
Periferica 3
Controllore
Periferica 6
Periferica 5
Periferica 4
STAR BUS (bus a stella)
La struttura a stella presenta delle caratteristiche diametralmente opposte a quelle della struttura
ad anello.
La struttura a stella si basa su di un punto centrale della rete dove si situa generalmente un nodo
avente delle funzioni speciali (quali il ruolo di master o di server della rete) dal quale partono un
numero di collegamenti bidirezionali pari al numero di nodi decentralizzati che la rete conta.
Questa configurazione permette quindi facilmente e senza dover interrompere la comunicazione
di aggiungere un nuovo nodo alla rete, ammesso che il nodo centrale disponga ancora di
connessioni libere. Inoltre, in caso di guasto di un componente, gli altri nodi possono proseguire
senza interruzione, dato che la comunicazione con gli altri nodi non viene perturbata, ammesso
che il nodo guasto non sia proprio quello centrale.
Tuttavia una centralizzazione dei cablaggi richiede una quantità notevole di cavi e non permette
di coprire grandi distanze.
MODI DI INTERCONNESSIONE NEI SISTEMI
AUTOMATICI DI MISURA
STAR BUS (bus a stella)
Periferica 1
Questa
struttura
trova
applicazione
soprattutto nei sistemi in cui è richiesta un'alta
velocità di trasmissione.
Collegamenti
periferica
Periferica 5
Periferica 4
SVANTAGGI
 connessione uno ad
velocità di trasmissione)
 insensibilità
periferica
Periferica 3
Controllore
Periferica 6
VANTAGGI
Periferica 2
al
ad
guasto
hoc
uno
(alta
di
una
per
ogni
 Aumento dei costi
 Numero di interfacce collegabili al
controllore limitato
MODI DI INTERCONNESSIONE NEI SISTEMI
AUTOMATICI DI MISURA
PARTY LINE BUS (bus parallelo)
Periferica 1 Periferica 2
Periferica 3
Controllore
Periferica 6 Periferica 5
Periferica 4
MODI DI INTERCONNESSIONE NEI SISTEMI
AUTOMATICI DI MISURA
PARTY LINE BUS (bus parallelo)
Questo tipo di bus viene utilizzato principalmente
per comunicazioni veloci di brevi messaggi e
presenta un modesto sviluppo geometrico.
Periferica 1 Periferica 2
Controllore
Periferica 6 Periferica 5
VANTAGGI
Periferica 4
SVANTAGGI
 Buona velocità architetturale
 Tutti “vedono” tutti
Periferica 3
 Circuiteria di interfaccia delle periferiche
alquanto complessa
 Limitato numero delle periferiche
collegabili (problemi di carico)
 Accurata gestione dell’accesso al bus
(INDIRIZZAMENTO)
PRINCIPALI STANDARDS DI INTERFACCIAMENTO
Bus
Livello di
collegamento
Tipologia
Linee dati
Linee
indirizzi
Velocità di
comunic.
Lunghezza
massima (m)
IEEE488
Intra
instrument
Parallelo
asincrono
multiplexato
8
8
1MB/s
20
VME
intra-board
intra-cabinet
Parallelo
asincrono
non
multiplexato
16,32
29-37
48MB/s
0,5
VXI
Intrainstrument
intra-cabinet
Parallelo
asincrono
non
multiplexato
32
8
20MB/s
0,5
USB
controller to
terminal
seriale
asincrono
2
--
11MB/s
20
RS 232C
controller to
terminal
seriale
asincrono
2
--
25kB/s
15
INTERFACCIAMENTO SERIALE E PARALLELO
TRASMISSIONE BYTE SERIALE BIT SERIALE
I bit del carattere sono trasmessi uno
dopo l'altro lungo la linea.
Si usa per lunghe distanze e velocità
relativamente basse
N.B.:
Il
destinatario
deve
“impacchettare” in caratteri il flusso
dei bit in arrivo.
11101010
00001101
2 carattere
1 carattere
Sorgente
Destinatario
La trasmissione seriale richiede il
sincronismo dei bit e quello dei caratteri.
TRASMISSIONE BYTE SERIALE BIT PARALLELO
I bit del carattere codificato sono trasmessi
simultaneamente su linee distinte.
Il termine trasmissione parallela si riferisce
al fatto che i bit del carattere sono
trasmessi in parallelo, mentre i caratteri
sono trasmessi serialmente.
Si usa per trasmissioni a breve distanza,
soprattutto a causa del costo di un sistema
trasmissivo a canali paralleli.
0
1
0
Sorgente
0
1
1
0
1
2° carattere
1° carattere
1
0
1
1
0
0
1
0
Destinatario
PROBLEMI LEGATI AL SINCRONISMO DEI BIT E
DEI CARATTERI.
Problema: durante una trasmissione il destinatario deve essere in grado di interpretare
correttamente i bit ricevuti e quindi deve sapere quando campionare la linea per prelevare il
bit. Se il campionamento avvenisse durante la transizione di livello il risultato sarebbe
indeterminato. Il punto di campionamento ideale è al centro del bit stesso.
Trasmissione Asincrona
Il dispositivo ricevente ha un orologio (clock) che è sincronizzato sull'impulso di partenza
(start) all'inizio di ogni carattere. Essendo noto il numero di bit per ogni carattere, non è difficile
mantenere il passo con i bit in arrivo per tutta la durata della trasmissione del carattere.
Trasmissione Sincrona
i blocchi di dati possono essere molto lunghi e piccole differenze di velocità tra i due orologi
di trasmissione e di ricezione possono dar luogo ad errori.
segnale di
In ricezione è necessario
avere un segnale di
sincronismo (clock) atto a
distinguere un bit dal
successivo
sincronismo
sequenza di bit
1
0
0
1
PROBLEMI LEGATI AL SINCRONISMO DEI BIT E
DEI CARATTERI.
PROBLEMA: Oltre al sincronismo dei bit, bisogna effettuare il sincronismo dei
caratteri, cioè riconoscere il gruppo di bit che individua il carattere nella sequenza di
quelli ricevuti. Due sono i metodi più usati per determinare quale sia il primo bit del
carattere.
TRASMISSIONE SINCRONA:
la durata di ogni bit è la stessa e tutti i caratteri sono contigui. Il destinatario
deve individuare solo il primo bit del primo carattere e quindi, conoscendo la
dimensione del carattere e la velocità di trasmissione, può contare i gruppi di bit ed
impacchettare correttamente i caratteri in arrivo. Per identificare il primo bit si fa
precedere ogni blocco di dati da una sequenza tipica di sincronizzazione ricorrendo ad
un carattere speciale di controllo della trasmissione.
TRASMISSIONE ASINCRONA:
non c'è nessuna relazione temporale tra un carattere ed il successivo, anche
se possono essere al limite in sequenza come nella trasmissione sincrona. Il
destinatario deve ristabilire la sincronizzazione per ogni carattere e quindi essere in
grado di riconoscerne il primo bit. Per far ciò si fa precedere ogni carattere da un
impulso di inizio (bit di start) che informa il destinatario dell'inizio della trasmissione. Il
destinatario riconosce la transizione 1-0, aspetta per la durata di mezzo bit e poi ad
intervalli di un bit campiona la linea e ricostruisce il carattere in arrivo. Alla fine del
carattere viene trasmesso un bit di stop (1) per permettere al destinatario di
stabilizzarsi prima che venga trasmesso un altro carattere.
Il controllo e la correzione degli errori
Il controllo e la correzione degli errori sono funzioni indispensabili, per la presenza del rumore in
ogni canale di comunicazione che può alterare i dati trasmessi.
Le tecniche di controllo più diffuse sono:

CONTROLLO DI RIDONDANZA ORIZZONTALE (parità). Si usa
principalmente nella trasmissione di caratteri singoli. Consiste
nell'aggiungere agli n bit di ogni carattere un ulteriore bit (P) detto di
parità, in modo da portare il numero di bit di valore 1 ad un valore
dispari (parità dispari) o pari (parità pari). Se ad es. il numero dei bit
ad 1 è 4, il bit di parità sarà 1 se la parità è dispari e 0 altrimenti.
1
1
0
0
0
1
0
1
Parità PARI
Parita DISPARI
1
1
0
0
0
1
0
0
 Questa tecnica non consente di riconoscere se ci sono nello
stesso carattere due bit errati (o meglio un numero pari di bit errati).
Il controllo e la correzione degli errori
 CONTROLLO DI RIDONDANZA VERTICALE.
Si usa principalmente nella trasmissione di pacchetti di
caratteri. È realizzato calcolando, in una sequenza di
caratteri, l'OR esclusivo su tutti i bit che stanno nella
stessa posizione all'interno di ciascun carattere (BCC). In
tal caso il campo di ridondanza è costituito da un
carattere inviato alla fine della sequenza cui si riferisce.
Spesso viene usata congiuntamente con la parità
orizzontale consentendo un maggiore margine di
rilevamento.
Il controllo e la correzione degli errori
CONTROLLO CICLICO DI RIDONDANZA (CRC).
Permette la rilevazione di errori multipli. Si considera il flusso di dati come una stringa di bit del
tipo:
D(x) = anxn+an-1xn-1+ ... + a1 x + a0
in cui il coefficiente dell'i-esima potenza di x rappresenta la i-esima cifra binaria della stringa a
partire da a0.
Tale polinomio viene diviso algebricamente per un polinomio generatore G(x): D(x) = Q(x) * G(x)
+R(x)
dove Q(x) ed R(x) sono i polinomi quoziente e resto. Il CRC è costituito dal resto R(x). Se il
polinomio G(x) è del sedicesimo grado, R(x) è al più del quindicesimo, cosicché il campo di
ridondanza è costituito da 2 bytes che vengono trasmessi in coda al pacchetto dati.
CODIFICA DEI DATI
Durante una comunicazione il messaggio deve essere codificato in modo
tale da poter essere trasmesso facilmente sulla linea e tale che possa
essere capito da tutti gli strumenti che sono presenti sulla linea stessa.
La maggior parte dei codici di comunicazione dei dati sono basati su
sistemi binari che prevedono la presenza di due stati : lo stato zero o OFF
(0) e lo stato uno o ON (1).
Alcuni dei codici più usati sono:

ASCII (American Standard Code for Information Interchange). È un
codice standard ad 8 bit di cui solitamente 7 sono destinati all'informazione
ed uno per il controllo della parità;

BCD (Binary Coded Decimal). E’ un codice a 4 bit per ogni cifra
decimale.
CODIFICA DEI DATI
Il concetto di comunicazione è strettamente legato
all’idea di "codifica".
Per poter trasmettere un’informazione, infatti, questa deve essere
codificata in modo opportuno.
La codifica è l’operazione che consiste nel trasformare delle informazioni
da un certo repertorio di segni verso un altro. La codifica e la relativa
decodifica sono operazioni che modificano la forma dei segnali, ma non il
contenuto.
CODIFICA DEI DATI
Proprio per ridurre il numero di transizioni si è quindi immaginato un altro
sistema di codifica, chiamato NRZI (Non Return to Zero Inverted). L’NRZI è
un metodo di codifica dei dati e della cadenza di trasmissione ideale per la
trasmissione di trame lunghe di dati. Esso specifica infatti che il livello di
tensione presente sulla linea non viene modificato se si trasmette un ‘1’,
mentre cambia alla trasmissione di uno zero. In tal modo il numero di
transizioni è limitato, mentre che se si desidera inviare una sequenza
prolungata di ‘1’ viene adottato anche qui il metodo di bit stuffing, dove però
si inserisce automaticamente uno zero.
Con questo metodo si ha nel peggiore dei casi una transizione ogni bit,
dunque una frequenza pari alla metà della cadenza dei bit. In media,
comunque, si ha un numero di transizioni pari alla metà dei bit trasmessi
(ammettendo una probabilità del 50% di trasmissione di ‘1’ e zeri), quindi
una frequenza pari ad un quarto della cadenza dei dati.
CODIFICA DEI DATI
Vi sono diversi modi di codificare una sequenza seriale dei bit: la più
semplice è la codifica denominata NRZ (Non Return to Zero).
Nel codice binario NRZ i singoli bit sono allineati successivamente e non
sono separati da alcun segnale. L’aspetto della sequenza ricalca
fedelmente il contenuto stesso, in quanto i bit a ‘1’ sono effettivamente
rappresentati da un segnale di una certa ampiezza, rispettivamente i bit a
‘0’ vengono rappresentati da una tensione diversa.
La cadenza di trasmissione prestabilita permette di individuare i singoli bit
in base al tempo trascorso. Il problema principale si presenta quando una
serie prolungata di bit dello stesso tipo viene trasmessa: non avendo più
nessun fianco positivo o negativo, diventa difficile risincronizzare i tempi,
per cui si può incappare in un conteggio errato dei bit. ( Succesivamente si vedrà
come la RS232 risolve questo inconveniente)
CODIFICA DEI DATI
Il codice RZ (Return to Zero) garantisce un ritorno a zero per ogni bit. I bit
‘0’ non subiscono modifiche, mentre che i bit ‘1’ vengono accorciati nel
tempo, in modo da garantire un ritorno a zero del segnale ad ogni bit.
Tuttavia un’emissione di una sequenza prolungata di zeri pone lo stesso
problema visto sopra. A questo scopo, quando si utilizza questo tipo di
codifica, si dispone di un dispositivo automatico che, all’emissione,
inserisce automaticamente un bit a ‘1’, quando un certo numero prestabilito
di zeri si sono susseguiti. Alla ricezione il corrispondente automatismo
elimina automaticamente il bit a ‘1’ quando ha contato lo stesso numero di
bit a zero. Questo modo di inserzione automatica è conosciuto sotto il
nome di bit stuffing (inserzione di bit).
Lo svantaggio della codifica RZ è quello di causare un numero di transizioni
elevato pari, nel caso di una trasmissione di soli ‘1’, al doppio dei bit inviati.
I BUS DI COMUNICAZIONE
SERIALI
Alcune definizioni ...
- Comunicazione seriale
- Comunicazione parallela
•Bit trasmessi su più linee
•Più veloce e costosa
• Bit trasmessi in sequenza
• Basta una sola linea
• Più lenta ed economica
- Comunicazione asincrona
- Comunicazione sincrona
Ogni sequenza di bit
trasporta informazioni
sufficienti alla sua decodifica
(start,stop,...)
Sono previste linee per la
trasmissione di un segnale di
temporizzazione
- Collegamento puntoSimplex
punto
A
A
B
B
- Collegamento multipunto
half duplex
A
B
full duplex
A
B
Necessità di adottare degli standard
(ANSI EIA IEEE CCITT ISO)
Tipi di Trasmissione seriale
Trasmissione single ended
Trasmissione double ended
Vantaggi
: connessioni minime; Vantaggi: alta immunità ai rumori
basso costo per piccole distanze; di modo comune; lunghe distanze
richiede un solo filo per il segnale; (fino a 1.2 km)
semplice da implementare;
Svantaggi: bassa immunità al
Svantaggi: costi più elevati;
rumore di modo comune; alta
probabilità di degradazione del
segnale poiché vi è una sola massa;
possibilità di cross-talk sulle linee
per accoppiamenti induttivi e
capacitivi; possibilità di irradiare; il
costo aumenta per grandi distanze
poiché bisogna utilizzare cavi
schermati per tenere il valore di
capacità>2500pF;
necessità di trasmettere utilizzando
doppini e non cavi singoli; necessità
di una corretta terminazione della
linea;
RS232
RS422
RS485
Gestione del rumore per trasmissione Single Ended
TX
RX
Disturbo sul Canale
Gestione del rumore per trasmissione Differenziale
TX
Disturbo sul Canale
RX
Standard RS 232
Definito dalla Electronic Industries Association (EIA) nel 1969
Nasce per l'interconnessione di un calcolatore (DTE, Data Terminal
Equipment) ed un modem (DCE, Data Communication Equipment)
*
Consente:
• Trasmissione
seriale
• Trasmissione
sincrona
asincrona
e
• Trasmissione
punto-punto
Controllo della strumentazione
Comunicazione seriale (RS232)
RS-232 Instrument
Serial Port
RS-232 Cable
•
Non richiede hardware aggiuntivo
•
Usa una singola linea
•
Collegamento PC-PC o PC-Strumento
Specifiche Tecniche
D
T
E
M
o
d
e
m
M
o
d
e
m
D
T
E
Tipo di trasmissione
Non bilanciata
Tipo di Logica
Negata
Massima velocità di Trasmissione
115200 bps
Tensione di uscita
 5 15V valore logico 0
 -5 -15V valore logico 1
Livello di ricezione
 >3V valore logico 0
 < -3V valore logico 1
Slew rate
30 V/uS max
Capacità di carico
2500 pF max
equivalenti a circa 20m
Tipo di comunicazione
Full duplex
Massimo numero di drivers
1
Massimo numero di ricevitori
1
Connettori
I dispositivi che dispongono di porte
RS232 si distinguono in due categorie:
•
- DTE: PC, terminali
- DCE: modem, stampanti, ...
Esistono connettori a 9 pin (DB-9) ed a
25 pin (DB-25)
•
•I
PC Macintosh seguono uno standard leggermente diverso
(RS422) con trasmissione differenziale un esempio si vedrà in
seguito
Il connettore femmina dovrebbe, di norma, essere associato a DCE (Data Communication
Equipment), cioè la periferica, il connettore maschio a DTE (Data Terminal Equipment), il
computer.
C
o
n
n
e
t
t
o
r
i
Significato dei Connettori
Protective Ground: normalmente collegato alla struttura esterna di uno dei dispositivi, il
DCE o il DTE, e opportunamente collegato a terra. L’unico scopo di tale connessione è
di proteggere il sistema da shock elettrici accidentali. È considerato opzionale.
Transmit Data: linea di trasmissione dei bit di informazione dal DTE (periferica) a DCE
(computer). Il DTE mantiene tale linea al valore logico 1 quando non ci sono dati da
trasmettere; la trasmissione del dato su questa linea è possibile solo se i segnali
Request To Send, Clear To Send, Data Set Ready e Data Terminal Ready, quando
presenti, assumono valore logico 0.
Receive Data: linea di trasmissione dei bit di informazione dal DCE (computer) a DTE
(periferica).Il dato (bit) primario viene inviato su questa linea dal DCE al DTE. Questo
segnale vienemantenuto ad un valore logico 1 quando DCE non trasmette dati e viene
portato a 0 per un breve intervallo di tempo dopo una transizione della linea Request To
Send da 1 a 0, per consentire il completamento della trasmissione.
Request To Send: abilita i circuiti di trasmissione. DTE utilizza questo segnale quando
intende trasmettere dati a DCE. Questo segnale, in combinazione con Clear To Send,
coordina il trasferimento dati da DTE a DCE. Un valore logico 0 su questa linea
mantiene DCE in modalità di trasmissione; DCE riceverà i dati da DTE e li trasmetterà
attraverso il canale di comunicazione. Una transizione da 1 a 0 su questa linea segnala
a DCE di completare la trasmissione dati in corso e di portarsi nella modalità di
ricezione.
Significato dei Connettori
Clear To Send: segnale di risposta a DTE. Quando attivo, indica a DTE che la
trasmissione può iniziare (sulla linea Transmit Data). Se CTS è attivo
contemporaneamente ai segnali Request To Send, Data Set Ready e Data Terminal
Ready i dati provenienti da DTE vengono inviati lungo il canale di trasmissione. La non
attività del segnale CTS viene interpretata da DTE come non disponibilità di DCE a
ricevere dati (DTE, quindi, attende ad inviare dati).
Data Set Ready: con questa linea DCE avvisa DTE che il canale di comunicazione è
disponibile, cioè che DCE è pronto a trasmettere o a ricevere.
Signal Ground: riferimento di tensione per tutti gli altri segnali.
Receive Line Signal Detect (or Data Carrier Detect): DCE utilizza questa linea per
segnalare a DTE che sta ricevendo un “buon segnale”, cioè una portante analogica in
grado di assicurare una demodulazione dei dati ricevuti priva di errori.
Transmission Signal Element Timing:Segnale di clock inviato da DCE a DTE, in modo
che DTE sia in grado di sincronizzare il proprio circuito di output che pilota la linea
Transmitted Data. La frequenza del segnale di clock dipende dal bit- rate associato alla
linea Transmitted Data. La transizione da 1 a 0 denota il punto centrale del tratto di
segnale corrispondente ad un bit sulla Transmitted Data.
Receiver Signal Element Timing: Segnale di clock inviato da DCE a DTE in modo che
DTE sia in grado di sincronizzare il proprio circuito di ricezione che pilota la linea
Received Data. La frequenza del segnale di clock dipende dal bit-rate della
trasmissione sulla linea Received Data. La transizione da 1 a 0 indica il punto centrale
del tratto di segnale corrispondente ad un bit sulla Received Data.
Significato dei Connettori
Data Terminal Ready:Se questo segnale è a livello logico 1, DCE viene informato che
DTE è pronto per la ricezione. Il segnale DTR deve essere attivo prima che DCE attivi il
segnale Data Set Ready, indicando così di essere connesso al canale di
comunicazione. Se il segnale DTR
assume il valore logico 0, DCE interrompe la trasmissione in corso.
Signal Quality Detector: Linea usata da DCE per indicare se c’è o meno una elevata
probabilità che si verifichi un errore nella ricezione dei dati. Viene posta ad un valore
logico 0 se la probabilità di errore è elevata.
Ring Indicator: Linea usata da DCE per segnalare a DTE che sta per giungere una
richiesta di collegamento. Il segnale Ring Indicator viene mantenuto sempre a livello
logico 0, tranne
quando DCE riceve un segnale di chiamata in arrivo.
Data Signal Rate Selector: Linea utilizzata per selezionare il bit-rate di trasmissione del
DCE. In caso di connessione sincrona il bit-rate può assumere uno tra due valori
possibili; se la trasmissione è di tipo asincrono, il bit-rate può assumere un valore
compreso all’interno di due intervalli specificati dallo standard.
Transmitter Signal Element Timing: Linea usata da DTE per inviare a DCE un segnale di
clock. La transizione da 1 a 0 indica il punto centrale del tratto di segnale
corrispondente ad un bit sul Transmitted Data.
Parametri di una comunicazione
RS232
•
Numero della porta (0 per COM1:, 1 per COM2:, ... )
•
Baud rate: velocità di comunicazione in bit/s (compresi i bit di start, stop e parità).
Valori tipici: 1200, 2400, 4800, 9600
•
Data bits: scelta tra 7 o 8 bit dati
•
Stop bits: scelta tra 1, 1.5 e 2 bit di stop
•
Parity: pari (“even”), dispari (“odd”) o nessuna
•
Flow control: controllo della comunicazione.
–
Handshake hardware: si usano ulteriori linee (RST e CTS) per fissare inizio e fine
di una sequenza di dati
–
Handshake software: si racchiude il messaggio trasmesso tra due caratteri di
controllo XON e XOFF
Il frame RS232
La tensione di riposo (IDLE) della linea è negativa (= MARK)
•
1 bit di START: segna l'inizio del frame con la transizione MARK > SPACE
7 o 8 bit di dati: codifica binaria con MARK=1 e SPACE=0, bit meno
significativo (LSD) trasmesso per primo
•
•
1 bit di parità: per il controllo degli errori di trasmissione
• Parità pari: vale 0 se il numero di 1 nei bit dati è pari, 1 viceversa
• Parità dispari: vale 0 se il numero di 1 nei bit dati è dispari, 1 viceversa
• Nessuna parità: bit di parità assente
•
1, 1.5 o 2 bit di stop: riportano la tensione della linea a IDLE
Tensioni: MARK tra -12V e -3V e SPACE tra +3V e +12V
7 bit dati
Bit
parità
Start
bit
Space
2 bit
di stop
Mark
Collegamento DTE – DCE
Rx
Rx
Linea
PC
(DTE)
Tx
Com
Tx
Com
Modem
(DCE)
Nota: Per un DCE
•
Il connettore Rx è di output
•
Il connettore Tx è di input
telefonica
Collegamento DTE – DTE (Null
modem)
PC
(DTE)
Rx
Rx
Tx
Tx
Com
Com
PC
(DTE)
Il cavo deve essere di tipo “null-modem”
Alcuni strumenti, come il Fluke 45, richiedono questo tipo di collegamento
(cioè sono dei DTE)
Protocollo Collegamento Asincrono con modem
DTR
DSR
RTS
DCD
CTS
I BUS DI COMUNICAZIONE
PARALLELI
Standard IEEE 488
Interfaccia standard per il controllo della
strumentazione
•
Nasce da una proposta Hewlett-Packard del 1965
•
Pubblicato come standard IEEE 488 (poi 488.1) nel 1975
•
Equivalente agli standard IEC 621-1 e 621-2, e ANSI MC
1.1
•
Sinonimi: HPIB (Hewlett-Packard Interface Bus) e GPIB
(General Purpose Interface Bus)
•
Successiva estensione: ANSI / IEEE 488.2 del 1987
•
Specifiche SCPI (Standard Commands for
Programmable Intruments) nel 1990
Interface
Interface
Interface
Device
Device
Device
BUS
Device
Interface
Struttura di un sistema automatico di misura su
standard IEEE 488
Struttura di un sistema automatico di misura su
standard IEEE 488 (2)
• Periferiche (Devices): strumenti autonomi (dotati di alimentazione, pannello,
display, ingressi e uscite propri, in grado di funzionare senza bus 488). Almeno
una periferica deve essere in grado di operare come controller del bus.
• Interfacce (Interfaces): circuiti in grado di collegare le periferiche al bus.
• Bus: mezzo fisico di comunicazione, che collega le diverse interfacce. E' costituito
da 24 linee.
Su un bus 488 possono essere presenti fino a 15 periferiche.
Il bus
•
8 linee dati:
trasmissione parallela di 1 byte
DI01, DI02, ..., DI08
•
3 linee per il Data Byte Transfer Control:
gestione della comunicazione asincrona di
un byte sulle linee dati (handshake)
DAV, NRFD, NDAC
• 7 linee di massa per i segnali
(twisted pair con altre linee)
• 1 linea di massa per la
schermatura dell'intero bus
cable
•
5 linee di General Interface Management:
trasferimento di particolari messaggi
da/verso le interfacce
ATN, IFC, SRQ, REN, EOI
Connettore e livelli di tensione
• Ogni estremità di uno spezzone di cavo
488 è dotata di un connettore dotato di
doppio attacco, per il collegamento di più
spezzoni alla stessa interfaccia
• Non è consigliabile collegare più di 4
spezzoni alla stessa interfaccia
• Le linee del bus funzionano in logica
negata: tensione bassa (0.5V) indica 1 o
“vero”, e alta (2.4V) indica 0 o “falso”
(livelli Low-power Schottky TTL).
Configurazione del bus
•Al massimo 15 dispositivi connessi
• Lunghezza massima del cavo: 20 m, e non superiore a 2m per dispositivo
• Le interfacce sono connesse alle linee mediante circuiti detti bus driver
La funzione di controller
• Il componente che opera come controller presiede al funzionamento di tutto il sistema
automatico di misura
• Stabilisce, mediante l'invio di comandi a tutte le periferiche collegate al bus, la
sequenza di azioni da compiersi
• Usualmente è un calcolatore dotato di scheda di interfaccia 488, e la sequenza delle
operazioni è stabilita da un programma (ad es. scritto in LabView o C)
• Un controller può cedere la funzione di controller in charge (CIC) ad un altra
interfaccia
• Una sola interfaccia ha la funzione di system controller, in grado di rilevare
autonomamente la funzione di CIC.
Indirizzamento delle periferiche
• Circuitalmente, tutte le periferiche sono collegate in parallelo sul bus
• E', quindi, necessaria una procedura di indirizzamento che garantisca il corretto
instradamento dei dati
• Ogni interfaccia collegata al bus 488 è identificata da un numero a 5 bit (da 0 a 30,
il valore 31 è riservato)
• E' il controller che seleziona, mediante l'invio di appositi comandi di
indirizzamento, il talker ed i listener tra i quali deve avvenire una trasmissione di
dati
• Sono previsti comandi per la deselezione del talker e dei listener
Dati e comandi
Le linee del bus 488 possono essere usate in due modalità diverse:
• Modo comandi: fase durante la quale il controller configura le interfacce connesse al
bus, inviando comandi sul bus.
• Modo dati: solo il talker ed i listener selezionati partecipano alla comunicazione, con
la quale il talker invia dati ai listener. Tali dati sono messaggi di device, e possono
essere di natura molto diversa: query, risultati di misura, configurazione di strumenti di
misura,...
Per passare da una modalità all'altra, il controller agisce sullo stato della linea ATN
(“attention”)
Modo Comandi
Trasmessi con ATN = true
I comandi sono messaggi trasmessi dalla interfaccia correntemente configurata come
Controller In Charge (CIC) alle altre interfacce. Si dividono in:
Universali: inviati a tutte le interfacce
Unilinea: il controller agisce su una particolare linea del bus (ATN, REN, IFC).
Non richiedono handshake.
Multilinea: il comando è codificato sulle 8 linee dati. Tutte le interfacce
partecipano alla handshake. Sono comandi di questo tipo anche i comandi di
indirizzamento e di deselezione.
Indirizzati: (sempre multilinea) inviati alle interfacce precedentemente indirizzate.
Comandi universali unilinea
• REN (Remote Enable): quando il controller porta REN a 1, le periferiche si
predispongono a ricevere messaggi dal bus.
• ATN (Attention): abilita/disabilita il modo comandi del bus.
• IFC (Inteface Clear): Se asserita, interrompe ogni attività delle interfacce, che si
portano in una condizione di attesa. Inoltre, il System Controller riprende le funzioni
di Controller in Charge. Solo il System Controller può agire su questa linea.
Comandi universali multilinea
• DCL (Device Clear): Ogni periferica assume uno stato predeterminato (non stabilito
dallo standard 488.1) riportato sul suo manuale.
• LLO (Local Lockout): Impedisce che le periferiche possano essere programmate dal loro
pannello frontale (impedendo che vadano da “remote” a “local”).
• SPE (Serial Poll Enable), SPD(Serial Poll Disable) e PPU (Parallel Poll Unconfigure) si
riferiscono alla gestione di particolari modalità diagnostiche (Serial Poll e Parallel Poll).
• TADx (Talk Address): Configura la interfaccia di indirizzo x come talker
• LADx (Listen Address): Configura la interfaccia di indirizzo x come listener
• UNL (Unlisten) e UNT (Untalk): disabilitano rispettivamente tutti i listener ed il talker
precedentemente selezionati. Nota: UNT è facoltativo.
Comandi multilinea indirizzati
Devono essere preceduti da un comando LADx per ogni destinatario (tranne TCT che
richiede un TADx).
• GET (Group Execute Trigger): Richiede alle periferiche precedentemente configurate in
modo opportuno l'esecuzione (contemopranea) della funzione di misura richiesta.
• GTL (Go To Local): Riporta la periferica nel modo “local” (è come REN=0, ma solo per le
periferiche indirizzate).
• SDC (Selected Device Clear): come DCL, ma solo per le periferiche selezionate.
• TCT (Take Control): la interfaccia controller in charge cede il proprio ruolo ad un altra
interfaccia in grado di operare come controller.
Nota: questo comando deve essere
preceduto dal comando TADx, cioè l'interfaccia destinatario del comando deve essere
indirizzata come talker.
• PPC (Parallel Poll Configure): Predispone la periferica per la funzione diagnostica di
Parallel Poll.
IL LINGUAGGIO SCPI
(Standard Command for Programmable Instruments)
Nasce con l’avvento dello standard IEEE 488.2
(1987,Hewlett Packard) per introdurre uno standard
comune anche nelle istruzioni da inviare sul bus GPIB
Il linguaggio è “signal oriented”
Non è più necessario avere una conoscenza
approfondita dell’HW dello strumento
Ad esempio il comando MEAS:VOLT:AC si applica
indifferentemente ad un multimetro, ad un oscilloscopio
digitale,ad un voltmetro RMS
I vantaggi del linguaggio SCPI
Il medesimo SW può essere utilizzato per il controllo di
strumenti di differenti produttori (garantendone la
rimpiazzabilità)
Non è necessario possedere una conoscenza specifica
dell’ HW che realizza il processo di misura (medesima
modalità di quando si utilizza lo strumento stand alone)
Maggiore rapidità nello sviluppo delle applicazione di test
e misura
Struttura dei comandi e delle queries
del linguaggio SCPI
Header
Comma
SAVe:WAVEform CH1,REFA
Mnemonics
Arguments
Space
Comandi e queries
ACQuire:MODe {ON|OFF|<VALUE>}
(Modalità Comando)
ACQuire:MODe?
(Modalità Query, restituisce tipicamente una
stringa ASCII)
Comandi e queries concatenati
È possibile la concatenazione di comandi e queries
con headers differenti:
TRIGger:MODe NORMal;:ACQuire:NUMAVg 16
CH1:COUPling;BANdwidth?
Comandi e queries concatenati
Non è possibile la concatenazione di comandi
che iniziano con il prefisso*
ACQuire:MODe AVErage;*TRG
La operazione di trigger non verrà eseguita,
mentre verrà eseguito il comando precedente
senza generare una condizione di errore
Struttura dei device message
• Mentre la struttura degli interface command (modo comandi) è rigidamente fissata, lo
standard 488.1 non codificava il formato dei messaggi scambiati in modo dati tra i
dispositivi (device message o device command).
• Lo standard 488.1 consigliava ai costruttori l'uso del codice ASCII (stringhe) anche per
i dati di tipo numerico.
• Riconoscendo alcune tipologie generali di messaggi, i costruttori hanno iniziato ad
uniformarne le strutture.
• Lo standard 488.2 ha introdotto alcuni device message standard.
• Lo standard SCPI (indipendentemente dal 488) fissa tutti i possibili device command:
ogni possibile funzione si richiede sempre con la stessa stringa, indipendentemente
dal tipo di strumento.
Terminazione dei device message
I listener devono essere in grado di riconoscere la
condizione di fine messaggio.
Il talker può essere configurato in diversi modi:
• Alla fine del messaggio, asserisce la linea EOI
• Aggiunge al messaggio uno o più caratteri
terminatori (EOS, end of string).
Nota: l’uso dell’EOS è possibile solo se il messaggio non è codificato in binario,
ma, ad es., in ASCII.
Device message con LabView
mode specifica la condizione di fine lettura quando non si raggiunge byte
count:
0: Nessun carattere EOS (End of String). Solo linea EOI o byte count.
1: L’EOS è CR. La lettura termina con EOI, byte count, o CR.
2: L’EOS è LF. La lettura termina con EOI, byte count, o LF.
x: Indica il codice (decimale) del carattere EOS desiderato.
Nota: l’indirizzo sul bus 488 è specificato con una stringa (ad es. “3”).
Esempio di query
Richiesta di un dato di
misura ad un Fluke 45 di
indirizzo 3
Lo standard 488.2
Regolamenta aspetti che erano indeterminati nel precedente standard:
•
Lo stato in cui viene a trovarsi un dispositivo
•
Standardizzazione nei formati dei dati: ASCII 7-bit
•
Set minimo di funzionalità per listener/talker e per controller
•
Codifica il formato dello status byte
•
Include integralmente la norma 488.1
•
Introduce dei comandi di device standard
•
Obbliga alla documentazione delle funzionalità
Device message standard 488.2
L’estensione 488.2 obbliga i costruttori di strumenti l’implementazione della risposta ad
alcuni messaggi:
*IDN?
Identification query
*RST
Reset command
*TST?
Self-test query
*CLS
Clear status
…
Consultare il manuale dello strumento per conoscere dettagliatamente il
comportamento in risposta ai comandi.
Funzioni LabView 488.2 per i device
message
• Le funzioni 488.2 richiedono che l’indirizzo sia specificato come intero
• E’ possibile specificare il bus (se vi sono più schede di interfaccia 488 sul PC)
Invio di device message a più destinatari
La funzione accetta un array di indirizzi dei destinatari,
ai quali inviare la data string.
Invio di interface command: GET
Inviano il comando di interfaccia Group Execute Trigger al dispositivo o ai dispositivi
specificati.
Consentono di effettuare delle operazioni (ad esempio misurazioni) contemporanee
su più dispositivi.
In LabView, l’invio di comandi di interfaccia avviene tramite funzioni simili.
Altre funzioni per la gestione delle interfacce
Abilitano/disabilitano il funzionamento da remoto attraverso il bus 488 (implementate
combinando Remote Enable (REN) e GoToLocal (GTL)
Impedisce l’uso del pannello frontale dello strumento, inviando LocalLockOut (LLO)
Inizializzazione generale del bus
• Inizializza tutte le interfacce (con Remote Enable + Interface Clear)
• Inizializza i dispositivi (con Device Clear) ai dispositivi specificati
• Inizializza le funzioni dei dispositivi specificati (con il device command standard 488.2
“*RST”)
La procedura di interrogazione seriale
(Serial Poll)
Sul bus 488 è presente una linea, la SRQ, asserendo la quale un dispositivo può
richiedere l’attenzione del controller.
- Per segnalare condizioni di errore
- Per migliorare l’efficienza del sistema: ad es. liberando il controller dalla necessità di
attendere il risultato di una lunga operazione di misura (lo avviserà quando avrà finito).
La procedura di interrogazione seriale
(Serial Poll)
Quando il controller rileva la presenza di una richiesta di servizio (leggendo lo stato
della linea) deve individuare il dispositivo che l’ha generata:
- Richiedendo a tutti i dispositivi l’invio del loro status byte
- Cercando il dispositivo nel cui status byte è settato il bit 6 (che è il settimo da destra,
vale 2^6=64 ed è chiamato RQS bit)
Il bit 6 pari a 1 indica, già nello standard 488.1, che il dispositivo ha effettuato una
richiesta di interruzione
Lo status byte
E’ possibile ottenere informazioni sullo stato di uno strumento mediante la
lettura del suo status byte
Lo standard 488.1 fissa il significato del solo bit 6
Lo standard 488.2 fissa il significato degli altri bit:
7
6
5
4
3
2
1
0
Power On
RQS
Command Error
Execution Error
Device Error
Query Error
Non usato
Operation Complete
Il significato dei singoli bit
DEVE essere riportato sul
manuale di ogni strumento “.2”
Funzioni per la Serial Poll
WaitSRQ sospende l’esecuzione
fino a quando un dispositivo effettua
una richiesta di servizio
TestSRQ legge lo stato corrente
della linea SRQ. Non sospende
l’esecuzione.
ReadStatus legge lo status
byte di un singolo dispositivo di
indirizzo specificato
L’uscita status si riferisce allo stato della interfaccia del controller dopo
l’operazione
Funzioni per la Serial Poll (2)
AllSpoll restituisce l’array degli
status byte dei dispositivi specificati
FindRQS individua l’elenco dei
dispositivi che hanno effettuato una
richiesta di servizio tra quelli
specificati
Soluzioni per la Serial Poll
Possono essere
effettuate altre
operazioni in
parallelo
IL BUS DI
COMUNICAZIONE
SERIALE
USB
Il sistema USB
L’Universal Serial Bus (USB) è un particolare tipo di
bus sviluppato nel 1995 (nel 1998 per Personal
Computer) da un insieme d’aziende (Compaq, Digital,
IBM, Intel, Microsoft, NEC e Northern Telecom) allo
scopo di utilizzare un’unica interfaccia per collegare
periferiche accessorie, sostituendo le porte parallele
e seriali e altri ingressi e uscite esistenti sui computer.
Il sistema USB
Generalità
Le tre lettere USB sono le iniziali d’Universal Serial Bus,
che indicano come la comunicazione dei dati avviene in
modo seriale o in altre parole un bit alla volta. Questa
soluzione porta vantaggi concreti rispetto agli standard
paralleli preferiti in passato, soprattutto perché facilita la
produzione dei chip necessari alla gestione con velocità
elevatissime e consumi minimi, mentre è ancora molto
difficile ottenere una schiera di circuiti perfettamente
identici tra loro. Ciò rende difficile e costoso il
collegamento parallelo, dove un intero gruppo di bit
deve viaggiare lungo il cavo alla stessa velocità.
Il sistema USB
La versione 1.0 (96) non aveva previsto adeguate
protezioni contro gli inconvenienti accidentali che
possono verificarsi nella realtà, come i picchi
d’assorbimento causati dall’inserzione del cavo di una
periferica nel connettore. Per raggiungere un vero
successo, l’interfaccia ha dovuto attendere il rilascio delle
specifiche USB 1.1 (98), che ancora oggi rappresentano
il riferimento tecnico adottato dalla quasi totalità delle
periferiche e delle schede madri.
La versione 2.0 dello standard, pubblicata nell’Aprile del
2000 rappresenta un notevole passo in avanti che
aumenta di 40 volte la velocità di trasferimento dei dati
rispetto alla connessione USB 1.1, arrivando ad una
cadenza di 480 Mbit/s senza però cambiare il protocollo
di trasferimento dei dati.
Il sistema USB
Allo stato attuale è
possibile connettere
al PC attraverso la
porta USB fino a 127
dispositivi, contro un
numero
massimo
pari a poche unità
degli altri bus. I
dispositivi
sono
collegati al PC in una
struttura a “radice”
con un massimo di 6
livelli di profondità, in
cui
il
vertice
principale è occupato
dal PC detto anche
host.
Il sistema USB
La topologia del bus è a stella: i dispositivi periferici non
possono comunicare tra loro, ma rispondono unicamente
ai comandi e alle direttive dell’Host. Non è possibile
servirsi di cavi e commutatori ordinari per collegare
simultaneamente lo stesso dispositivo a più computer: il
protocollo di comunicazione funziona solo se l’Host è
unico.
Confrontato con gli altri bus l’USB risulta molto più
flessibile.
Per esempio: Consente la modalità“Hot Plug & Play”
È permesso connettere e disconnettere periferiche al PC
senza riavviarlo. Con gli altri tipi di interfacce la
connessione di una periferica col PC acceso spesso
comporta il blocco del sistema operativo o addirittura in
casi estremi il danneggiamento dell’hardware.
Il sistema USB
Per esempio: Permette di alimentare le periferiche.
Il connettore dell’USB dispone di quattro terminali: due
per il trasferimento dei dati vero e proprio, e altri due
dedicati all’alimentazione (5V), che possono essere
sfruttati dalle periferiche per prelevare l’energia di cui
necessitano. Questa possibilità comporta l’assenza di
alimentatori esterni, riducendo notevolmente il volume
delle connessioni esterne al PC.
In realtà da questo punto di vista esistono due categorie
di periferiche USB: Self Powered e Bus Powered.
Solo le periferiche Bus Powered vengono alimentate dal
bus, rientrano in questa categoria le periferiche che
richiedono una potenza inferiore a 2.5 W.
Il sistema USB
Nella pratica il bus USB può quindi alimentare dispositivi
come modem, scanner, webcam senza problemi, mentre
ancora non è in grado di farlo per periferiche come
stampanti o monitor, che allo stato attuale richiedono
molta potenza.
L’aumento di flessibilità comporta però una maggiore
complicazioni a livello di protocollo di trasmissione,
ossia tutte le regole che periferica e PC devono rispettare
affinché il trasferimento dei dati avvenga in modo corretto
.
Il sistema USB
Lo Standard USB 1.1 prevede due tipi di dispositivi:
High-Speed Devices: i dispositivi high-speed sfruttano un
funzionamento completo (full-speed), cioè mirato a
raggiungere la massima velocità di trasferimento, potendo
così inviare e ricevere dati ad una velocità massima di
12Mbit/s.
Low-Speed Devices: i dispositivi low-speed sono limitati ad
una velocità massima di 1.5Mbit/s; ad essi sono indirizzati
pacchetti informativi preceduti da un pacchetto “premessa”
(Preamble Packet), per avvisare che la transazione che
seguirà è destinata ad un dispositivo low-speed. Le porte
low-speed vengono disabilitate durante trasferimenti fullspeed, impegnando così i soli cavi full-speed per il flusso di
comunicazione.
Il sistema USB
La richiesta sempre maggiore di banda passante per
applicazioni dati multimediali ha portato all’aggiornamento
dello standard ed al rilascio di un nuovo protocollo
USB2.0.
La sua caratteristica innovativa principale è appunto la
massima velocità raggiungibile 480 Mbit/s sostenibile solo
dalle periferiche e dagli Host che gestiscono il protocollo
USB2.0, certificato dalla presenza dell'apposito logo blu e
rosso "Usb Hi-Speed" mostrato in figura.
Il sistema USB
Tipologia di periferiche
1. Host è il controller del bus e sovraintende
a tutte le transizioni indirizzando e
interrogando i device.
2. Device USB o function aggiunge capacità
all’host può essere low speed o full speed
è caratterizzato da un indirizzo e dai suoi
endpoints
3. Hub USB è un replicatore di porte che
rigenera i segnali
Il sistema USB
Host
La composizione logica del host include quanto segue:
 Controllore USB Host
 Sistema Software globale dell’USB (driver del USB,
driver del controllore host e software host).
Client
Oltre che la relativa posizione fisica speciale, l'host ha
responsabilità specifiche riguardo al USB ed ai relativi
dispositivi fissi. L'host controlla tutti gli accessi al bus
USB. Un dispositivo del bus USB accede al bus
soltanto dopo l’assegnazione da parte del host.
Il sistema USB
Host
L'host è inoltre responsabile del controllo e
monitoraggio della topologia del dispositivo USB
collegato al bus.
Tali mansioni richiedono risorse Hw, quali memoria per i
descrittori e capacità di calcolo, considerevoli per
questo motivo l’host è solitamente un PC.
Il sistema USB
I canali di comunicazione
1. Control
2. Isochronou
s
3. Interrupt
4. Bulk
 Pipes: canali attraverso i quali fluiscono dati tra Host e
device
 Endpoint: terminatori lato device del canale
Il sistema USB
Tutte le trasmissioni devono essere
incapsulate in una frame di durata
1ms
IL BUS DI
COMUNICAZIONE
SERIALE VELOCE
FireWire o Ilink
(IEEE 1394)
GENERALITA’
In principio introdotto come “Firewire” dalla Apple Computer verso la
fine del 1980, successivamente approvato come standard IEEE
1394 – 1995, fu sviluppato per supportare i requisiti di elevata
larghezza di banda di dispositivi come apparati digitali video e
memorie di massa ad alte prestazioni. Dopo il primo standard, un
successivo ne viene approvato nel Marzo 2000, è lo standard IEEE
1394a – 2000. Quest’ultimo descrive un bus seriale che supporta
velocità di 100 Mbytes per secondo, 200 Mbps fino ai 400 Mbps con
notevoli miglioramenti nel controllo del traffico e nella
configurazione della gestione della potenza .
Tale bus supporta l’hot swapping ed il plug and play per rendere
semplice l’uso di prodotti che supportano la IEEE 1394. Inoltre si è
in attesa dello standard 1394b che dovrebbe portarci a lavorare con
velocità di 1600 Mbps fino a 3200 Mbps. Uno dei vantaggi della
scelta di una interfaccia seriale su una parallela è la taglia ridotta
dei connettori richiesti e dei cavi e questo è un fattore importante
nei prodotti portatili dove l’IEEE 1394 si è fatto per prima strada.
GENERALITA’
La specifica 1394 definisce due tipi di connettori: a quattro e a sei
pin; il primo ha due coppie differenziali per il segnale ed ha
dimensioni vantaggiose: 5 mm x 3 mm. Il secondo oltre alla doppia
coppia differenziale ha anche due cavetti interni per l’alimentazione
(potenza e massa) .
Il connettore a 4 pin è più piccolo dell’USB. Quello a 6 pin avendo
in sé l’alimentazione è stato facilmente accettato dai produttori di
dispositivi portatili ed inoltre molte periferiche di PC come camere
per conferenze o drive per dischi portatili hanno tratto vantaggio da
un bus autoalimentato; così infatti i costruttori possono produrre
periferiche a costi considerevolmente ridotti rispetto ai modelli
portatili alimentati a batteria delle stesse periferiche.
GENERALITA’
Quindi quando le dimensioni ridotte non sono il principale
requisito, il connettore a 6 pin è ambito per le sue qualità.
In aggiunta esse hanno un basso costo alta velocità e una
grande quantità di spazio indirizzi memory-mapped.
Per le applicazioni multimediali la IEEE 1394 supporta sia la
comunicazione asincrona che quella isocrona.
Il trasporto asincrono ci assicura consegna di dati libera da
errori, ma il suo protocollo ci controllo degli errori introduce un
tempo di ritardo che è non idoneo per le applicazioni
multimediali; per contro esso è un passaggio fondamentale in
altri compiti come la scrittura su disco.
Il trasferimento di dati isocrono garantisce il throughput ad un
predeterminato tasso cosa che è necessaria per la
trasmissione di dati multimediali in tempo critico dove alcuni
errori sono tollerati.
Nodi
L’architettura del bus seriale è definita in termini di nodi.
Un nodo è un’entità indirizzabile. Un modulo, che è definito
come un dispositivo sostituibile, contiene uno o più nodi e ogni
nodo contiene una o più unità come: un processore, un dispositivo
di I/O, o una unità di memoria. Ogni nodo ha una o più porte, che
sono connesse o ai cavi o ai backplane e provvedono ad una
connessione fisica con un altro nodo.
La topologia dei cavi permette due tipi di
configurazioni: o quella ad albero o la daisy chain.
Gestione ad albero: Il bus seriale limita il numero di nodi a 63,
usando la gestione ad albero possiamo produrre un sistema di bus
multipli con la possibilità di indirizzare fino a circa 216 nodi. Un
ponte (bridge) del bus è una unità che provvede ad una
connessione fisica tra due bus nella gerarchia dei bus. Cioè
l’interfaccia del bus seriale 1394 può essere usata per collegare
insieme altri bus 1394, o bus con architetture differenti.
Confronto FireWire vs. USB
CARATTERISTICHE
FIREWIRE
USB
Velocità di trasferimento dati
400 Mbps
12 Mbps
Numero di dispositivi
63
127
Plug and play
Si
Si
Hot pluggable
Si
Si
Dispositivi isocroni
Si
Si
Bus power
Si
Si
Tipo di bus
Seriale
Seriale
Bus termination required
No
No
Tipo di cavi
Doppino intrecciato schermato a
6 fili (1 coppia per
l’alimentazione e 2 coppie
per lo scambio dati)
Doppino schermato intrecciato a
4 fili (1 coppia per
l’alimentazione, 1 coppia per
lo scambio dati)
Networkable
Si
Si
Topologia della rete
Daisy chain
Hub
Confronto FireWire vs. USB
Eccetto che per le velocità i due bus sono alquanto simili e proprio
questo ha fatto la differenza:
Firewire oggi ricopre il campo audio/video dove era attesa l’alta
velocità per consentire trasmissioni real-time
USB ricopre tutte quelle applicazioni dove l’alta velocità non è
fondamentale e si preferisce avere un costo più basso
Comunque sia la Firewire ha notevoli risorse in quanto lo standard
successivo ovvero l’IEEE 1394b ha portato la velocità a 1600 Mbps e
si pensa di poter arrivare a 3200 Mbps
USB è host based, significa che i dispositivi devono connettersi ad un
computer per comunicare, mentre la Firewire è peer-to-peer, cioè i
dispositivi Firewire possono parlare tra loro senza dover passare
attraverso il computer, forse è proprio questo il motivo che ha spinto
molti costruttori a realizzare stampanti, scanner e hard disk con bus
seriali Firewire.
Le reti
informatiche
Le reti informatiche
Una rete informatica è un insieme di PC e di altri
dispositivi che sono collegati tra loro tramite
cavi.
Il sistema consente a questi dispositivi di
comunicare tra loro e di condividere informazioni
e
risorse.
Le reti possono avere dimensioni differenti ed è
possibile ospitarle in una sede singola oppure
dislocarle in tutto il mondo.
Le reti informatiche
Le reti informatiche
Una rete che è collegata su
un'area limitata si chiama
"Rete Locale" oppure LAN
(Local Area Network).
Spesso la LAN è localizzata in una sola sede.
Per WAN (Wide Area Network) si intende un
gruppo di dispositivi o di LAN collegate nell'ambito
di una vasta area geografica, spesso mediante
linea telefonica o altro tipo di cablaggio (ad es.
linea dedicata, fibre ottiche, collegamento
satellitare, ecc..). Uno dei più grandi esempi di
WAN è l'Internet stessa.
Le reti informatiche
WAN, Wide Area Network
– Altre reti, di dimensioni maggiori, definite reti
geografiche, sono in grado di connettere sistemi di
elaborazione e terminali, utilizzando le normali linee
telefoniche.
– Le LAN si estendono all'interno di una singola azienda
o di un sito di una azienda, mentre le WAN permettono
la comunicazione tra siti diversi della stessa azienda ma
anche tra aziende diverse, fornendo un supporto ai
sistemi informativi aziendali esterni.
Le reti informatiche
E
S
E
M
P
I
O
D
I
W
A
N
Le reti informatiche
Quali sono i vantaggi di avere una Rete?
In una rete LAN (Local Area Network), le informazioni e le
risorse
possono
essere
condivise.
Questa possibilità offre diversi vantaggi:
•E' possibile condividere periferiche costose, come le
stampanti. In una rete, tutti i computer possono accedere
alla
stessa
stampante.
•E' possibile inoltrare dati tra utenti senza l'uso di floppy
disk. Trasferendo file attraverso la rete, non si perde
tempo nel copiare i file su un dischetto o su un altro PC.
Inoltre vi sono meno limitazioni sulle dimensioni del file
che
può
essere
trasferito
attraverso
una
rete.
Le reti informatiche
Quali sono i vantaggi di avere una Rete?
E'
possibile
centralizzare
programmi
informatici
essenziali, come gli applicativi finanziari e contabili.
Spesso gli utenti devono poter accedere allo stesso
programma
in
modo
che
possano
lavorarvi
simultaneamente. Un esempio di ciò potrebbe essere un
sistema di prenotazione di biglietti in cui è importante
evitare di vendere due volte lo stesso biglietto.
•E' possibile istituire sistemi di backup automatico dei
file. E' possibile usare un programma informatico per fare
il backup automatico di file essenziali, risparmiando
tempo e proteggendo l'integrità del proprio lavoro.
Le reti informatiche
In una rete WAN (Wide Area Network), le informazioni e le
risorse sono condivise in un'area geografica più ampia.
Questa possibilità offre diversi vantaggi:
•E' possibile inviare e ricevere messaggi in tutto il mondo,
comunicare messaggi e avviso a molte persone, in molti
luoghi diversi, in modo più rapido ed economico.
•E' possibile scambiare i file con i colleghi situati in altri
luoghi o accedere da casa alla rete aziendale.
Le reti informatiche
E' possibile accedere alla vaste risorse dell'Internet e di
World Wide Web.
Grazie alla WAN, è possibile condividere le risorse e le
informazioni all'interno di una vasta area geografica (ad es.
consultare il web, trasferire file e messaggi mediante email, ecc..).
Per accedere ad una WAN, è necessario un modem o un
router. Per accedere ad Internet, occorre avere inoltre un
account con un provider di servizi Internet (ISP).
Le reti informatiche
Due categorie di LAN
– quelle paritetiche Peer To Peer
• Relativamente facili da realizzare
• Critiche dal punto di vista dell’affidabilità e della
sicurezza
– quelle client/server
• gestione più complessa ma centralizzata
• conferisce un alto grado di sicurezza alla rete
• adatta alle aziende di una certa dimensione dove
occorre un livello di sicurezza più elevato
• il server ha il compito di far condividere a più utenti
archivi o risorse
Le reti informatiche
Le reti informatiche
Topologia a Stella
I computer sono connessi ad un
componente centrale chiamato
Hub. I dati sono inviati dal
computer trasmittente attraverso
l’Hub a tutti i computer della
rete.
Questa tipologia richiede un’elevata quantità di cavi in una rete di
grandi
dimensioni.
In caso di interruzione di uno dei cavi di connessione di un computer
all’Hub, solo quel computer verrà isolato dalla rete.
Le reti informatiche
Topologia a Stella
In caso di mancato funzionamento
dell’Hub, saranno interrotte tutte le
attività di rete. Tra i vantaggi
dell’Hub ci sono l’espandibilità
(basta collegare un altro Hub
all’Hub
iniziale),
controllo
centralizzato del traffico sulla rete
in base a led luminosi che
permettono di diagnosticare se
quel ramo della rete è funzionante.
Le reti informatiche
Topologia a Bus
E' il metodo più semplice di connettere in rete dei
computer. Consiste di un singolo cavo (chiamato dorsale o
segmento) che connette in modo lineare tutti i computer.
I dati sono inviati a tutti i computer come segnali
elettronici e vengono accettati solo dal computer il cui
indirizzo è contenuto nel segnale di origine.
Le reti informatiche
Topologia a Bus
Poiché un solo computer alla volta può inviare dati,
maggiore è il numero di computer connessi alla rete, più
saranno i computer in attesa di trasmettere dati,
rallentando le prestazioni dell’intera rete.
Quella a bus è una tipologia di rete passiva: i computer
ascoltano i dati trasmessi sulla rete, ma non intervengono
nello spostamento di dati da un computer a quello
successivo.
Le reti informatiche
Topologia a
Bus
I dati trasmessi da un computer, se non vengono interrotti, viaggiano da
un capo all’altro del cavo, rimbalzano e tornano indietro impedendo ad
altri computer di inviare segnali. A ciascuna estremità del cavo viene
applicato un componente chiamato terminatore che assorbe i dati liberi
rendendo disponibile il cavo per l’invio di altri dati
Se un cavo viene tagliato o se uno dei capi viene scollegato, e quindi uno
o più capi sono privi di terminatore, i dati rimbalzeranno interrompendo
l’attività su tutta la rete (rete inattiva).
Le reti informatiche
Topologia ad Anello
I computer sono connessi tramite un unico cavo circolare privo di
terminatori.
I segnali sono inviati in senso orario lungo il circuito chiuso passando
attraverso ciascun computer che funge da ripetitore e ritrasmette il
segnale potenziato al computer successivo: si tratta quindi di una
tipologia attiva, a differenza di quella a bus.
Le reti informatiche
Topologia ad Anello
Uno dei metodi usati per la trasmissione dei dati lungo
l’anello è detto Token Passing, e si parla infatti di reti Token
Ring.
Il token (gettone) viene trasferito da un computer al
successivo finché non raggiunge quello su cui sono
disponibili dati da trasmettere. Il token viene modificato dal
computer trasmittente che aggiunge al dato l’indirizzo del
destinatario e quello del mittente e lo rinvia lungo l’anello.
Le reti informatiche
Topologia ad Anello
Nelle reti Token Ring, a differenza di altre, un
computer malfunzionante viene automaticamente
escluso dall’anello consentendo agli altri di
continuare a funzionare regolarmente in rete.
In altri tipi di reti ad anello, un computer che non
funziona può provocare la caduta di tutta la rete.
Le reti informatiche
Topologia a Bus a Stella
E'
una
combinazione
della topologia a
Bus e a Stella.
In caso di mancato funzionamento di un hub,
tutti i computer connessi a quell’HUB saranno
esclusi
dalla
rete.
Se l’HUB a sua volta è collegato ad altri HUB,
anche queste connessioni saranno interrotte
Le reti informatiche
Topologia ad Anello a Stella
E' una combinazione della rete a Stella ed ad
Anello
Le reti informatiche
I componenti di una Rete
Le schede di Rete (o NIC)
Tutti I PC, per poterli utilizzare in rete, devono essere dotati di schede di
rete
Alcuni PC sono dotati di NIC preinstallate. Nello scegliere una NIC per un PC,
considerare quanto segue:
•La velocità dell' hub, dello switch o del server di stampa - Ethernet (10Mbps) o Fast
Ethernet (100Mbps);
•Il tipo di collegamento necessario -RJ-45 per doppino o BNC per cavo coassiale;
•Il tipo di connettore NIC disponibile all'interno del PC-ISA o PCI
Le reti informatiche
I componenti di una Rete
Gli Hub e gli Switch
Con il termine "hub"
ci si riferisce a volte
ad un componente
dell'apparecchiatura
di rete che collega
assieme i PC, ma che
in effetti funge da
ripetitore. E questo è
perché trasmette o
ripete
tutte
le
informazioni
che
riceve, a tutte le
porte.
Le reti informatiche
I componenti di una Rete
Gli Hub e gli Switch
Gli hub possono essere usati per estendere
una rete. Tuttavia ciò può produrre una
grande quantità di traffico superfluo, poiché
le stesse informazioni vengono inviate a
tutti i dispositivi di una rete.
Gli hub sono adatti alle piccole reti; per le rete con elevato livello di
traffico si consiglia un'apparecchiatura supplementare di networking
(ad es. uno switch che riduce il traffico non necessario).
Le reti informatiche
I componenti di una Rete
Gli Hub e gli Switch
Lo switch riduce la quantità
di traffico non necessario,
dato che le informazioni
ricevute
nella
porta
vengono trasmesse solo al
dispositivo con il giusto
indirizzo di destinazione, e
non come negli hub, a
tutte le porte
Gli switch e gli hub vengono spesso utilizzati nella stessa rete. Gli hub
ampliano la rete fornendo un numero maggiore di porte, mentre gli
switch dividono la rete in sezioni più piccole e meno congestionate.
Le reti informatiche
I componenti di una Rete
I Modem e i Router
Il modem è un dispositivo che va collegato direttamente al
computer e che si avvale della linea telefonica per
chiamare le sedi (ad es. un servizio online o un ISP
(Internet Service Provider)
Il compito essenziale di un modem è di convertire i dati
digitali necessari al computer in segnali analogici per la
trasmissione attraverso la linea telefonica, e viceversa.
Le reti informatiche
I componenti di una Rete
I Modem e i Router
La velocità di connessione del modem è misurata in kilobit
al secondo (Kbps). Gran parte dei modem si collegano,
oggigiorno, ad una velocità che va da 28.8Kbps a 56Kbps
Il modem LAN eguaglia il modem stand-alone, dato che si
avvale della linea telefonica per collegarsi alle sedi
remote.
Il modem LAN, ad esempio, è sostanzialmente un ISDN o
router analogico con hub Ethernet incorporato, grazie al
quale gli utenti condividono le linee telefoniche e le
connessioni
modem.
Il modem LAN si collega direttamente a ciascuna porta di
rete Ethernet del computer: ne risulta una maggiore
rapidità di trasferimento rispetto ai modem stand-alone.
Le reti informatiche
I componenti di una Rete
Il Firewall
Nodo configurato come barriera per impedire
l'attraversamento del traffico da un segmento
all'altro. I firewall migliorano inoltre la sicurezza
della rete e possono fungere da barriera tra le
rete
pubbliche
e
private
collegate.
Possono essere implementati in un router o
configurati a tal scopo come dispositivi di rete.
Impiegando un firewall è possibile impedire gli
accessi indesiderati, monitorare le sedi alle quali si
accede più di frequente ed analizzare la quantità di
larghezza di banda che la connessione Internet
sta utilizzando.
Le reti informatiche
I componenti di una Rete
I sistemi operativi di Rete
Il computer è dotato di un sistema operativo di
rete (NOS) e può quindi garantisce servizi ad altri
utenti mediante rete.
Esistono diversi tipi di sistema operativo di rete.
Ad esempio, Microsoft ha prodotto diversi sistemi
operativi tra cui Windows 98, Windows NT e, più
recentemente, il sistema operativo Windows
2000. Questi sistemi operativi comunicano con
altri dispositivi della rete utilizzando una serie di
norme. Tali norme sono dette "protocolli".
Le reti informatiche
IP - Internet Protocol
I protocolli di Rete
Responsabile del trasporto di pacchetti di dati da una
sorgente (identificata da un indirizzo IP) ad una
destinazione (identificata da un altro indirizzo IP). Se
necessario questo livello del protocollo si occupa di
spezzettare i pacchetti troppo grandi in pacchetti di
dimensione adatta alla rete da utilizzare.
UDP - User Datagram Protocol
Questo protocollo si trova ad un livello superiore rispetto ad
IP, ed aggiunge alla semplice funzionalità di trasporto di IP
la possibilità di "smistare" i pacchetti nella macchina di
destinazione sulla base di un numero di porta aggiunto
all'indirizzo. Viene controllata l'integrità dei dati attraverso
una checksum, ma i pacchetti corrotti vengono
semplicemente buttati via.
Le reti informatiche
Le reti informatiche
Le reti informatiche
Le reti informatiche
I protocolli di Rete
TCP - Transmission Control Protocol
Questo è il protocollo di livello superiore ad IP che
viene utilizzato più di frequente. La sua
caratteristica è quella di stabilire una connessione
fra due applicazioni identificate, come in UDP, da
un numero di porta, e di garantire la trasmissione
senza errori di un flusso di dati. Se vengono
ricevuti pacchetti corrotti, il protocollo richiede la
ritrasmissione dei dati a partire dal primo pacchetto
corrotto identificato. TCP implementa anche un
timeout per la chiusura delle connessioni interrotte
o non stabilite
Le reti informatiche
Cablaggio di Rete
Cavo THINNET Coassiale
Diametro: 1/4 di pollice
Massima lunghezza (prima dell'attenuazione): 185 metri.
Tipo: Famiglia degli RG-58
Impendenza: 50 ohm
Esiste più di un tipo di Thinnet:
Le reti informatiche
Cablaggio di Rete
Cavo THICKNET Coassiale Diametro: 1/2 di
pollice
Massima lunghezza (prima dell'attenuazione): 500
metri.
UTP (Unshielded Twisted Pair)
Tipo di cavo che può trasmettere fino a 100 metri.
E' unshielded, cioè non protetto dalle interferenze
elettro-magnetiche.
STP (Shielded Twisted Pair)
Ha le stesse caratteristiche dell'UTP con la sola
differenza che l'STP è protetto (shielded) da
interferenze elettro-magnetiche.
Le reti informatiche
Cablaggio di Rete
La tabella seguente mostra le velocità dei cavi UTP / STP
Le reti informatiche
Cablaggio di Rete
Fibra-Ottica
E' formato da una coppia di “cavi”, uno trasmette
e l'altro riceve. Il tutto attraverso segnali
luminosi al suo interno. La sua velocità varia tra i
100Mbps ai 200.000Mbps. Attualmente è il cavo
di connessione più veloce.
Le reti informatiche
Velocità delle linee dati
Le reti informatiche
Ethernet
Ethernet è apparsa nel 1970 ed è la tecnologia di
rete più diffusa per le reti locali (LAN).
Le reti informatiche
Le reti informatiche
La rete delle reti
– Il termine internet indica (o indicava!)
l’interconnessione di reti diverse tra loro
– Oggi Internet Internet è la più grande internet
internet
Nasce nel 1969 Nasce nel 1969 !!!
• La storia
– Progetto del DoD (Department of Defense)
americano (ARPANET)
– Nata per essere in grado di funzionare anche\durante
un attacco nucleare (fault-tolerance\elevata)
Le reti informatiche
Le reti informatiche
Le reti informatiche
Le reti informatiche
Le reti informatiche
Le reti informatiche
Le reti informatiche
Le reti informatiche
Il modello ISO/OSI della
comunicazione
Il modello ISO/OSI (International Standard
Organization/Open System Interconnection) è un
modello concettuale.
Permette di definire una architettura gerarchica dei
sistemi di comunicazione
I singoli livelli gerarchici possono essere oggetto di
standardizzazione
Il modello ISO/OSI della comunicazione
Application
Application
Presentatio
n
Presentatio
n
Session
Session
Transport
Transport
Network
Network
Data link
Data link
Physical
Physical
Lo strato Application
Application
E’ lo strato più astratto
E’ l’ unico in cui i dati vengono
considerati per il significato
che hanno
In pratica è l’ ultimo pezzo del
programma applicativo che
utilizza i dati e si preoccupa
solo di “decidere” di inviare o
richiedere i dati
Lo strato Presentation
Presentatio
n
Organizza i dati “logici” dell’
Application in forma adeguata
ad essere trasmessi
Analogamente, organizza i dati
ricevuti dalla trasmissione in
forma tale da essere
comprensibili dall’ Application
Lo strato Session
Session
Gestisce il collegamento
“logico” con la controparte:
avvia la sessione di
comunicazione, definisce
particolari quali le priorità, ecc.
Lo strato Transport
Transport
Verifica la correttezza e la
sicurezza del trasporto, visto
ancora nell’ ottica del trasporto
dei dati “logici”. Assicura cioè
che tutti i pacchetti fisici siano
spediti/arrivati, li combina e
controlla se ci sono errori,
eventualmente li corregge o
rifà/richiede la trasmissione.
Lo strato Network
E’ il primo stato che gestisce
aspetti fisici e non logici della
trasmissione.
Definisce e comunica il
percorso fisico di ogni
pacchetto di dati, cosa fare in
caso di indisponibilità del
percorso, ecc.
Network
Lo strato Data Link
Gestisce logicamente il singolo
pacchetto (protocollo,
assegnazione della linea,
CSMA/CD, CSMA/CA, Token,
satrt e stop bit, ecc.)
E’ lo strato che opera
concretamente la gestione del
canale di comunicazione
Data link
Lo strato Physical
E’ lo strato fisico (l’
“hardware”)
Traduce i bit in segnali elettrici
(o ottici, se è il caso), pilota la
linea, ecc.
Physical
Un esempio/topologia
Supervisore stabilimento 2
Internet
CED di fabbrica 2
Modem
CED di fabbrica 1
Linea telefonica
PLC
PLC
Modem
Bus
Supervisore stabilimento 1
Sensor
i
Attuatori
Sensor
i
Un esempio/la trasmissione
Application
Presentatio
n
Session
Transport
Network
Data link
Physical
Il software applicativo attiva un segnale del processo
remoto. Il comando viene inoltrato allo strato
inferiore
Viene aggiornata la tabella degli stati dei segnali
che viene periodicamente inviata. La tabella viene
passata allo strato inferiore
La trasmissione è la prima da un certo tempo. Ai
dati viene aggiunto un messaggio di avvio
comunicazione ed una richiesta di conferma, e il
tutto va allo strato inferiore.
Aggiunge ai dati un codice di controllo, e li passa
allo strato inferiore
Aggiunge ai dati gli indirizzi del percorso
(comunicazione attraverso la linea telefonica), li
divide in pacchetti, li numera, li invia uno alla volta
allo strato inferiore
Per ogni pacchetto accede al modem, verifica la
presenza della portante, eventualmente fa il numero,
aspetta il segnale di libero, invia i bit allo strato
inferiore
Traduce ogni bit in un segnale di tensione, verifica
che non ci siano corti circuiti, sovraccarichi, ecc.
Un esempio/la ricezione
Riceve il comando di variazione di stato. Lo passa al
software di supervisione, che lo esegue
Acquisisce la tabella di stato dei segnali; rileva la
variazione, e la comunica allo strato superiore
Rileva da parte dei dati che il messaggio gli arriva
dal trasmittente; attiva un processo specifico per
gestirlo (sessione)
Verifica che il messaggio sia giunto integro,
eventualmente ne chiede la ritrasmissione
Riconosce i pacchetti che costituiscono lo stesso
messaggio, li ordina e li accoda. Li passa allo strato
superiore
Si accorge che arriva un messaggio; distingue i bit
di dati dai bit di controllo. Passa i bit di dati allo
strato superiore
Traduce i segnali elettrici in bit. Verifica l’ integrità
dell’ hardware. Passa i bit allo strato superiore
Application
Presentatio
n
Session
Transport
Network
Data link
Physical
Strato fisico - I mezzi trasmissivi
Cavo telefonico: molto economico, con modem distanze anche
molto lunghe, ma velocità basse: pochi kBbyte/s
Doppino twistato e schermato: molto economico, ok fino a
decine/centinaia di metri e pochi Mbyte/s
Cavo coassiale: più costoso, sia per l’ acquisto che per la
posa/connessione, fino a centinaia/migliaia di metri e fino a
decine/centinaia di Mbyte/s
Fibra ottica: molto costosa (un po’ meno in plastica, di più in vetro),
induce costi anche nell’ elettronica, assolutamente immune al
disturbo, ok per migliaia di metri e per centinaia di Mbyte/s fino a
Gigabyte/s
Radio/infrarosso: mediamente economico (il costo delle
apparecchiature è compensato dalla poca posa), brevi distanze
e basse velocità
Il sistema GSM
Il GSM (Global System for Mobile
Communications), è lo standard europeo per le
reti digitali della telefonia mobile
Consente un bit rate massimo di 9,6 Kbps.
E’ un sistema molto diffuso
Non è molto costoso
E’ una tecnologia “2G”
Il sistema GSM
Una rete GSM é composta di numerose entità
funzionali che possono essere raggruppate in
quattro sottosistemi:
1) La Stazione Mobile: é il terminale mobile usato dall'abbonato.
2) La Stazione Base (BTS): controlla la trasmissione radio con il terminale.
3) Il Sottosistema di rete, la cui parte principale é il Centro di Commutazione
realizza la connessione tra l'utente della rete mobile e gli utenti delle altre reti,
fisse o mobili.
4) Il Sottosistema di esercizio e manutenzione che sovrintende al corretto
funzionamento e settaggio della rete.
!! Un operatore GSM è sempre in grado di conoscere la posizione di ciascun
suo abbonato.
Il sistema GSM
•banda 890-915 MHz per la comunicazione tra MS e BTS (Uplink);
•banda 935-960 MHz per la comunicazione tra BTS e MS (Downlink);
Il sistema GSM
1)
La mobile station (MS) rappresenta la stazione mobile con la quale un
utente può usufruire dei servizi offerti dal GSM. Consiste di un terminale
mobile (Mobile Equipment, ME) e di una smart-card intelligente, detta
SIM Card (Subscriber Identity Module), che permette ad un utente di
caratterizzare come proprio un qualsiasi terminale mobile GSM.
2)
Il sottosistema BSS (Base Station Subsystem) si occupa della parte
radio del sistema e di conseguenza comprende le unità funzionali che
consentono di fornire la copertura radio di un'area costituita da una o più
celle.
La stazione base é composta di due unità: una Base Transceiver Station
(BTS) e una Base Station Controller (BSC).
Il sistema GSM
3) Il sottosistema di rete, identificato a volte come Intelligent Network (IN),
fornisce diversi servizi. Il sistema radiomobile GSM costituisce una rete pubblica
di telecomunicazioni, esso deve quindi comprendere delle centrali di
commutazioni che si occupino dell'instradamento delle chiamate (MSC)
4) Una rete GSM è composta di molte entità funzionali di tipo diverso, le quali
richiedono delle appropriate attività di Esercizio, Amministrazione e
Manutenzione che devono essere opportunamente coordinate per evitare
discrepanze tra i parametri di rete
Il GPRS
E’ una tecnologia “2.5G”
Il sistema GPRS (General Radio Packet System) lavora sulla già
esistente struttura GSM
Connettività always on (sempre aperta)
Possibilità di accesso ai servizi internet tariffazione costi per
quantità dati e non rispetto al tempo come nel GSM
La velocità massima teorica è di 171,2 Kbps usando tutti ed otto i
timeslots contemporaneamente, ciò consente una maggior
efficienza nella trasmissione delle informazioni attraverso la rete
di telefonia mobile (TM)
Il GPRS facilita le connessioni istantanee perchè l'informazione
può essere mandata o ricevuta immediatamente appena se ne
ha bisogno, i terminali gprs vengono identificati come sempre on
line.
Il GPRS
Le possibili applicazioni del GPRS
Trasferimento di files, immagini, foto
Download di dati attraverso il network mobile
Ricezione e invio di e-mail
Comunicazione audio video
Videoconferenza
Condivisione documenti
L’UMTS
Universal Mobile Telecomunications System (UMTS) indica
una tecnologia avanzata per la mobil comunication “3G” (
terza generazione)
Una rivoluzione nella comunicazione wireless, con nuovi
servizi legati alla convergenza tra i vari sistemi
quali: internet, IP (internet protocol), TD (trasmissione dati),
CM (comunicazione mobile)
L'UMTS consente di arrivare fino a 2Mbit/s per utenze a
bassa mobilità, fino a 384 Kbit/s su micro e macro celle con
una limitata mobilità
L'Umts offre un data rate (velocità trasmissione dati) on
demand (su richiesta) e le frequenze di trasmissione
utilizzate sono comprese fra 1,9GHz ed i 2,2GHz
L’UMTS
Le possibili applicazioni dell’UMTS
L'UMTS nasce come uno standard di sistema multimediale mobile,
consentendo ai nuovi terminali di visualizzare immagini a colori, filmati,
trasmissione televisive,video telefonate, video conferenze, musica, mcommerce ..., consentendo di fornire servizi sia in banda stretta che larga (
bandwith on demand), con Qos (Quality of Service, qualità di un servizio nella
telefonia mobile) costante su qualsiasi ambiente.
IL MONDO DI BT
BT opera nella banda ISM1 (2.4 GHz), con una baud rate di 1
Ms/s.
trasmissione basata su canali a divisione di tempo (625 µs x
intervallo).
Le informazioni sul canale sono scambiate attraverso pacchetti.
Architettura Master Slave
La trasmissione può essere half duplex o full duplex.
BT
supporta
connessioni
“punto a punto” nelle quali solo
due moduli sono coinvolti, o
connessioni
“multipunto”,
laddove in quest’ultimo caso
diversi moduli BT condividono lo
stesso canale fisico (Piconet)
In ogni piconet vi è un solo
modulo master, e diversi moduli
slave: vi possono essere fino a
sette slave attivi per volta.
Slave2
Slave4
Master
Slave5
max10m
Slave1
Esempio di Piconet
Slave3
IL MONDO DI BT: La Scatternet
se
più
piconet,
LAN
ognuna con il
proprio
Access Point
master ed il
proprio ciclo
di
hop,
FFT
ricoprono la Analyzer
stessa area,
lo
stesso
modulo
BT
può
operarecome
master in una
VXI
piconet
e
come slave
nelle altre che
si vengono a
formare.
L’insieme
master
slave
Oscilloscopio
master/slave
PC
PC
stampante
Scatternet
dei comandi necessari per gestire una
connessione tra dispositivi BT è racchiuso in un
protocollo denominato Host Controller Interface
(HCI).
Composizione
di un
dispositivo BT
IL MONDO DI BT
Modulo
radio
Bluetooth
(2.4 GHz)
Unità
di controllo
collegamento
BT
Standby
Terminali
di uscita
Connesso
Active
Default
Basso Consumo
Nessuna interazione
con la Piconet
Unità di
Supporto
gestione
collegamento
BT ed I/O
Condivisione Clock
Master e Slave
scambiano pacchetti
mediante
channel hopping
Hold Sniff Park
Condivisione Clock
Basso Consumo
ESEMPI DI COLLEGAMENTO
ESEMPI DI COLLEGAMENTO
Principali Caratteristiche
•
BUS a STELLA: ogni comando di periferica inviato o ricevuto
dagli strumenti è sempre letto o scritto dal controller.
•
Fino a 64 periferiche presenti sul bus (moduli BT di tipo slave)
utilizzando le modalità hold, sniff e park, e fino a 7 slave
contemporaneamente attivi.
•
Possibilità di creare più bus di misura (scatternet):
(a) Possibilità di interazione tra diversi bus, (b) aumento del raggio
coperto dal bus wireless.
TECNOLOGIE WIRELESS PER APPLICAZIONI
DI MISURA
Contesto: Applicazioni a medio e corto raggio con
basso data rate e bassi consumi
Radiofrequenza
RF
Infrarossi
IR
Tecnologie
Wireless

Wi-Fi (IEEE 802.11b)

Bluetooth (IEEE 802.15.1)

Ultra Wide Band UWB (IEEE 802.15.3)

ZigBee (IEEE 802.15.4)

IrDA
TECNOLOGIE WIRELESS PER APPLICAZIONI
DI MISURA
Standard
IrDA
Wi-Fi™
802.11b
Applicazioni
Comunicaz
.Seriale a
basso
Data Rate
Networkin
g Video
Dimensioni
Stack
-
Nodi
1
Data Rate (kb/s)
Raggio di
copertura
(Metri)
Consumo
Bluetooth™
802.15.1
UWB™
802.15.3
ZigBee™
802.15.4
Audio e
dati
Video,
dati,
tracking
Sensori,
Monitoraggi
o&
Controllo
1MB+
250KB+
-
32KB
32
7
-
255
5.500+
723.2
(Dir)
57.6
(Rev)
100.000
+
20 - 250
1-2
1 - 100
100+ (Cl.
1)
10 (Cl. 2)
1 (Cl. 3)
-
1 - 100+
Medio
Medio/Alt
o
Basso
Basso
4.000
Medio
PERCHÉ ZIGBEE?
• Perché consente bassissimi consumi in
virtù di
un duty-cycle anche <1%
• Perché ha un basso costo
• Perché consente di ottenere un’alta
densità di nodi
per rete
…. potrebbe essere una buona soluzione per
applicazioni di misura
LA TECNOLOGIA ZIGBEE
• La tecnologia ZigBee si basa sullo standard IEEE
802.15.4 che ne definisce le direttive a livello fisico
e del controllo degli accessi al canale
Application
API
Security
Network
MAC
PHY
• ZigBee identifica
l’alleanza industriale che
mira a promuoverne lo
sviluppo e la diffusione
Alleanza
ZigBee
IEEE
802.15.4
LA TECNOLOGIA ZIGBEE
Esistono due tipologie di dispositivi:
FFD”: Dispositivi sempre connessi alla rete che
possono funzionare sia come coordinatore della
rete (PAN Coordinator) che come un dispositivo
qualunque. Possono dialogare con qualsiasi altro
dispositivo (FFD/RFD)
• “RFD”: Dispositivi non sempre connessi alla rete
che possono funzionare solo come un dispositivo
qualunque. Possono dialogare solo con dispositivi
“FFD”
LA TECNOLOGIA ZIGBEE
Topologie di reti
Due topologie di reti: “Star” e “Peer-to-Peer”
“Star”: Ogni dispositivo può comunicare solo col
coordinatore della rete (PAN Coordinator)
• “Peer-to-Peer”: Tutti i dispositivi possono
comunicare tra di loro
LA TECNOLOGIA ZIGBEE
Livello Fisico (PHY)
Lo standard prevede tre bande di
frequenza per la comunicazione, ognuna
delle quali offre un diverso numero di
canali e una differente velocità per i dati
Adotta un sistema di modulazione del tipo
Direct Sequence Spread Spectrum (DSSS)
MODULAZIONE
UTILIZZO
DATA RATE
CANALI
2.4 GHz
O-QPSK
Ovunque
250 kbps
16
915 MHz
BPSK
Americhe
40 kbps
10
868 MHz
BPSK
Europa
20 kbps
1
LA TECNOLOGIA ZIGBEE
Sottolivello Medium Access Control (MAC)
Lo standard prevede due modalità di accesso al canale:
• “Senza Beacon”: La trasmissione può avvenire in
qualsiasi momento, non vi è sincronizzazione tra i
dispositivi
• “Con Beacon”: La trasmissione è originata dal
coordinatore attraverso un pacchetto detto “Beacon
Frame”, vi è quindi sincronizzazione tra i dispositivi,
una migliore organizzazione della rete ed una
notevole riduzione dei consumi
LA TECNOLOGIA ZIGBEE
Sottolivello Medium Access Control (MAC)
La modalità di accesso al canale “Con Beacon” prevede una
“Struttura Superframe”: ogni coordinatore trasmette “Beacon
Frame” ad intervalli. Tra ogni coppia di “Beacon Frame” vi
sono 16 minislot temporali uguali per l’accesso al canale, di
cui alcuni (GTS, fino a 7) possono essere riservati per
applicazioni a bassa latenza o che richiedono una larghezza
di banda specifica.
GTS
LA TECNOLOGIA ZIGBEE
Tipi di pacchetti
Lo standard definisce 4 strutture diverse di pacchetti:
• “Beacon Frame”: usati per la sincronizzazione tra
i dispositivi
• “Data Frame”: usati per i dati da trasferire
• “Acknowledgement Frame”: usati per confermare
l’avvenuta ricezione di un pacchetto
• “MAC Command Frame”: usati per il controllo
dei trasferimenti
CONFRONTO ZIGBEE-BLUETOOTH: PERCHÉ?
Lo standard ZigBee può essere idoneo ad
applicazioni di misura (reti di sensori,
connessione tra sistemi di misura)
Per caratteristiche generali lo standard
Bluetooth si propone come antagonista dello
standard ZigBee
È necessario fare un confronto tra queste
due tecnologie
LA TECNOLOGIA BLUETOOTH
Caratteristiche principali
• La tecnologia Bluetooth, che si basa sullo standard IEEE
802.15.1, fu fondata nel ’98 e sviluppata dai membri del
Bluetooth SIG (Ericsson, Intel, Toshiba,Nokia & IBM)
• Le reti wireless Bluetooth, dette
“Piconet”, possono comprendere
fino a 8 dispositivi (1 master e 7
slave). Più “Piconet” danno
luogo a delle “Scatternet”
Piconet
• La banda su cui avviene la comunicazione è la solita ISM a
2.4 GHz, con 79 possibili canali spaziati di 1 MHz l’uno
dall’altro (Data Rate 723 kbps)
Scatternet
LA TECNOLOGIA BLUETOOTH
Caratteristiche principali
• La tecnologia Bluetooth adotta il Frequency
Hopping Spread Spectrum (FHSS) compiendo
1600 hop/s (salti di frequenza al secondo) tra i 79
possibili canali
• La modulazione utilizzata è la Gaussian Frequency
Shift Keying (GFSK)
• Bluetooth utilizza la tecnica del Time Division
Duplex (TTD) per permettere una trasmissione in
entrambe le direzioni
LA TECNOLOGIA BLUETOOTH
Caratteristiche principali
Ogni dispositivo è classificato in una delle tre classi di
potenza:
• Classe 1: dispositivi con ampia portata (fino a 100
metri) con una potenza massima di trasmissione di
20 dBm (100 mW)
• Classe 2: dispositivi per distanza ordinarie (10 metri)
con potenza massima di trasmissione di 4 dBm
(2,5 mW)
• Classe 3: dispositivi a corto raggio (10 cm) con
potenza di trasmissione di 0 dBm (1 mW)
CONFRONTO ZIGBEE-BLUETOOTH
Ecco le principali differenze:
• Bluetooth supporta la sola topologia “Star” mentre
ZigBee supporta sia la topologia “Star” che
quella
“Peer-to-Peer”
• Ogni rete ZigBee può comprendere fino a 255
dispositivi (Bluetooth fino a 7)
• Lo stack protocollare ZigBee può arrivare ad
occupare soli 32 KB (in Bluetooth fino a 250KB)
CONFRONTO ZIGBEE-BLUETOOTH
• ZigBee può raggiungere un Data Rate di
250 kbps,assai più basso dei 723 kbps di
Bluetooth
• Negli stati a basso consumo ZigBee
consente di ottenere consumi molto bassi
(Sleep Mode ~ 1uA) rispetto a Bluetooth
(Park, Hold e Sniff Mode ~ 15mA)
ZIGBEE RISPETTO ALLE ALTRE TECNOLOGIE
WIRELESS
L’interferenza elettromagentica
Nella maggior parte dei casi,
qualsiasi
sistema
è
localizzato in un ambiente
elettromagnetico ostile che
può
influenzare
il
suo
normale funzionamento
Ogni
altra
attrezzatura
elettrica e/o elettronica
posta nelle vicinanze di un
sistema
produce
interferenze condotte e
radiate
che
possono
giungere
fino
ad
esso
attraverso molti percorsi di
accoppiamento
L’interferenza elettromagentica
L’inquinamento elettromagnetico outdoor
Bassa frequenza (0-10kHz)
ELETTRODOTTO (50Hz)
Alta frequenza (10kHz-300GHz)
STAZIONE RADIO
BASE (GSM)
TRASMETTITORI
RADIO E TV
Obiettivo di QUALITA’ (DPCM 2003) : B=3µT (a 50Hz)
L’interferenza elettromagentica
L’inquinamento elettromagnetico indoor
A: Spina non allacciata; solo campo
elettrico generato dalla presa sotto
tensione
A
B: Spina collegata ma interruttore
spento; il campo elettrico si estende
fino alla lampada
B
C: Interruttore acceso; il passaggio
di corrente necessario per
l’accensione della lampadina genera
il campo magnetico
C
VALORI INDICATIVI DI CAMPI MAGNETICI GENERATI DA
ELETTRODOMESTICI
Distanze
A ridosso
10 cm
20 cm
30 cm
40 ÷ 100 µT
40 µT
5 µT
1.5 µT
Aspiratore
2 ÷ 235 µT
20 µT
7 µT
3 µT
Frullatore
50 ÷ 230 µT
14 µT
3.5 µT
1.5 µT
30 ÷ 50 µT
2.9 µT
0.4 µT
0.15 µT
60 µT
3.8 µT
0.85 µT
0.27 µT
50 ÷ 1300 µT
1.5 µT
1 µT
0.25 µT
Asciugacapelli
Ventilatore
Lampada ad
incandescenza
Rasoio
In ambiente indoor
(domestico o lavorativo)
sono presenti delle
sorgenti che generano
campi magnetici non
trascurabili rispetto a
quelli causati da
sorgenti esterne e quindi
si possono avere
interferenze non
trascurabili
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