ISM – Milano 17 Marzo 2012 – Pietro Stefano Beretta
1
Parte I
Introduzione
2
La Gaza Freedom Flotilla («Palestine Our Route, Humanitarian Aid
Our Load») è una flottiglia di aiuti umanitari destinati alla Striscia di
Gaza, nata dalla collaborazione di diverse fondazioni internazionali.
Gli obiettivi:

Richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale
sulla situazione nella Striscia di Gaza e sugli effetti del blocco

aprire una breccia nel blocco

portare beni e assistenza umanitaria a Gaza
3
The Foundation for Human
Rights and Freedoms and
Humanitarian Relief
Internazionale (Turchia)
The Free Gaza Movement
Internazionale (Palestina-USA)
The Free Gaza Movement
Internazionale (Cipro)
The Swedish Ship to Gaza
Svezia
The Greek Ship to Gaza
Grecia
The European Campaign to
End the Siege on Gaza
Europa (Inghilterra)
4

Una delle più estese e importanti fondazioni umanitarie
internazionali

Opera in campo sociale, sanitario, scolastico e culturale in
circa 120 Paesi

Specializzata in soccorso in caso di calamità conduce anche
progetti di sviluppo a lungo termine (abitazione, lavoro,
istruzione, sostegno economico ecc.)

Consulente speciale del Consiglio per gli affari economici e
sociali delle Nazioni Unite

Membro del Forum umanitario e del Forum umanitario della
Conferenza delle organizzazioni islamiche (UNIW)

Di dichiarata ispirazione islamica

Inserita da Israele tra le organizzazioni terroristiche, non è
considerata tale nel resto del mondo, nonostante pressioni in
tal senso in USA e Unione Europea (petizione PDL)
5

Coalizione di scopo di numerose organizzazioni e individui
accomunati dall’impegno per l’affermazione dei diritti dei
palestinesi e la fine del blocco su Gaza e dell’0ccupazione
israeliana

Missione: rompere l’assedio di Gaza e sensibilizzare
l’opinione pubblica sulle violazioni dei diritti umani nei TOP

Dichiaratamente priva di filiazioni politiche e religiose

Adesione ai principi della non-violenza

Tra i membri, Desmond Tutu, Noam Chomsky, Jeff Halper,
Hedy Epstein e numerose organizzazioni cristiane, islamiche
ed ebraiche

Sede legale a Cipro ma consiglio direttivo internazionale

Accusata da politici e giornalisti di destra di legami con il
terrorismo islamico, ma non è inserita in alcuna black list
6

8 navi partite da Turchia, Grecia, Malta, Irlanda

Oltre 700 passeggeri di 36 nazionalità diverse

10 mila tonnellate di carichi umanitari (cibo, medicine,
cemento, attrezzature sanitarie, vestiario ecc.)

9 passeggeri uccisi (tutti di nazionalità turca) e oltre 50 feriti

3 militari israeliani feriti in modo lieve

4 navi da battaglia, 3 elicotteri, 2 sottomarini e 30
gommoni d’assalto utilizzati dall’IDF nell’abbordaggio
7
Fonte: IHH Turchia.
8
La Mavi Marmara
9
Fonte: IHH Turchia.
10
Fonte: IHH Turchia.
11
Fonte: IHH Turchia.
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EVENTI PRECEDENTI L’ASSALTO
22 maggio 2010
La prima nave (Gazze I) parte alla volta di Gaza.
25 maggio
La Mavi Marmara parte alla volta di Gaza.
30 maggio
Le prime sei navi si riuniscono nel punto di incontro a sud di Cipro (la Challenger II non potrà
proseguire per guasti tecnici, la Rachel Corrie arriverà nei giorni successivi).
30 maggio ore 15:54
La flottiglia inizia il suo viaggio verso Gaza, da una posizione a circa 65 miglia nautiche a ovest della
costa libanese.
30 maggio ore 22:30
Primi contatti via radio con le autorità israeliane, tentativi di far cambiare rotta alla flottiglia.
31 maggio ore 02:00
Le autorità israeliane offuscano le comunicazioni radio sulle navi della flottiglia.
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GLI ASSALTI
31 maggio poco prima delle ore 04:30
Acque internazionali (61 miglia dal confine territoriale). Primo tentativo di abbordaggio da parte dei
gommoni israeliani alla Mavi Marmara, con lancio di granate stordenti, fumogeni ecc. Assalto respinto.
31 maggio poco dopo le ore 04:30
Primo tentativo fallito di calare i soldati israeliani dagli elicotteri sul tetto della Mavi Marmara. Secondo
tentativo avvenuto con successo.
31 maggio ore 04:45 – 05:17
Sparatoria sul tetto e sui ponti della Mavi Marmara. Nove passeggeri uccisi e 24 feriti in modo grave. Tre
soldati israeliani disarmati e sequestrati dai passeggeri. Operazione conclusa con l’assunzione del
controllo israeliano sulla nave e la detenzione dei passeggeri.
31 maggio dalle ore 05:17
Perquisizione, detenzione e maltrattamento dei passeggeri. Cura dei feriti gravi e loro evacuazione in
elicottero (conclusa alle 12.30).
31 maggio ore 04:30 – 05:30
Abbordaggio e presa, nell’ordine, di Eleftheri Mesogios, Sfendoni, Challenger I, Gazze I e Defne Y, senza
incidenti ma con maltrattamenti dei passeggeri e in alcuni casi (Sfendoni, Challenger) uso di armi da fuoco.
5 giugno ore 11:00
Presa della Rachel Corrie.
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DETENZIONE IN ISRAELE
31 maggio ore 11:00 – 18:00
Arrivo delle navi nel porto israeliano di Ashdod.
31 maggio – 1 giugno
Identificazione, sbarco e smistamento dei passeggeri (fino a 12 ore).
31 maggio – 6 giugno
- Detenzione dei passeggeri nel carcere di Ella
- Detenzione dei passeggeri feriti in vari ospedali israeliani
1 giugno – 6 giugno
Deportazione stragiudiziaria dei passeggeri (prima i giordani via terra, poi gli stranieri via aerea).
3 giugno
Incidenti all’aeroporto Ben Gurion. Pestaggi e maltrattamenti di attivisti prima della deportazione.
5 giugno – 7 giugno
Stesse dinamiche per i passeggeri della Rachel Corrie.
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Furkan Dogan, 19 anni Cengiz Akyuz, 41 anni Necdet Yildirim, 32 anni Cevdet Kiliclar, 38 anni
Studente
Ali Haydar Bengi, 39 anni
Insegnante
Sposato con 4 figli
Sposato con 3 figli
Operatore umanitario
Sposato con una figlia
Fahri Yaldiz, 43 anni
Operatore umanitario
Sposato con due figli
Vigile del fuoco
Sposato con 4 figli
Ibrahim Bilgen, 61 anni Cetin Topcuoglu, 54 anni Cengiz Songur, 47 anni
Ingegnere
Sposato con 6 figli
Allenatore
Sposato con un figlio
Sposato con 7 figli
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Parte II
Analisi legali
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Legalità del blocco su Gaza (diritto della Flotilla di sbarcare a Gaza)
Legalità dell’abbordaggio in acque internazionali
- Uso della forza
- Autodifesa dei passeggeri
Modalità dell’abbordaggio:
- Uccisioni, ferimenti
- Maltrattamenti a bordo
Legalità del sequestro e traduzione dei detenuti in Israele
Trattamento dei detenuti:
- Sbarco e smistamento
- Detenzione in carcere e in ospedale
- Violenze all’aeroporto Ben Gurion
Legalità della deportazione stragiudiziale
Sottrazione di proprietà privata
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Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite
Rapporto HRC
27 settembre 2010
Report of the international fact-finding mission to investigate violations of international law, including international humanitarian and
human rights law, resulting from the Israeli attacks on the flotilla of ships carrying humanitarian assistance
Commissione Turkel (stato di Israele)
Rapporto Turkel
23 gennaio 2011
Governo della Turchia
Rapporto Turchia
Febbraio 2011
The Public CommissionTo Examine the Maritime Incident of 31 May
2010
Report on the Israeli attack on the humanitarian aid convoy to Gaza on
31 May 2010
Segreteria generale delle Nazioni Unite
Rapporto Palmer
Settembre 2011
Report of the Secretary-General’s Panel of Inquiry on the 31 May 2010
Flotilla Incident
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Consiglio dei diritti umani ONU

Organo consultivo delle Nazioni Unite in tema di diritti umani
con sede a Ginevra

Missione di inchiesta sulla Flotilla costituita nel giugno 2010

Mandato: «indagare sulle violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani - prodotte dagli attacchi israeliani contro
la flottiglia di navi che trasportavano assistenza umanitaria» a Gaza

Metodologia: indagine pre-giudiziaria con raccolta e analisi di
testimonianze, prove indiziarie ecc. Rimessa delle conclusioni agli
Stati competenti per avvio di procedimenti giudiziari
Julian-Karl Hudson-Philips

Blocco illegale
Assalto illegale
Abusi illegali
Membri: Karl T. Hudson-Phillips (presidente, ex magistrato C.P.I.),
Desmond de Silva (magistrato, corte speciale Sierra Leone), Mary
Shanthi Airiam (Women’s Rights Action Watch Asia Pacific)

Rifiuto di Israele di collaborare all’inchiesta
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Segretariato generale ONU

Principale organo di coordinamento delle Nazioni Unite con
sede a New York

“Panel” di inchiesta sulla Flotilla costituito nell’agosto 2010

Mandato: «esaminare i fatti e […] formulare raccomandazioni per
evitare simili incidenti in futuro». Esplicitamente, ricucire lo strappo
diplomatico Turchia-Israele

Metodologia: analisi dei rapporti prodotti di Israele e Turchia,
confronto con personale diplomatico (“Contact Points”). No indagini

Membri: Geoffrey Palmer (politico, ex premier Nuova Zelanda),
Alvaro Uribe (politico, ex presidente Colombia)

Collaborazione di Israele e Turchia attraverso i canali diplomatici
Geoffrey Palmer
Blocco navale legale
Assalto illegale nei modi
Abusi illegali
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Commissione Turkel - Israele

Commissione istituita dal governo di Israele nel giugno 2010

Espediente extra-giudiziario (HRW chiedeva processi)

Mandato: esaminare la legalità del blocco ed eventuali condotte
illegali da parte delle autorità israeliane nell’attacco e sequestro
della Flotilla

Metodologia: raccolta di testimonianze e analisi legale. Poteri limitati:
divieto di ascoltare membri dell’esercito (!)

Membri: Jacob Turkel (magistrato Alta corte israeliana), Shabtai
Rosenne (docente israeliano di diritto internazionale, 93 anni, morto
tre mesi dopo), Amos Horev (militare israeliano)

Osservatori internazionali: David Trimble (politico, ex leader
Jacob Turkel
Blocco legale
Assalto legale
Trattamento legale
unionisti irlandesi), Ken Watkin (ex procuratore militare Canada)

Scandalo in Israele: non c’erano donne nella commissione!
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Rapporto HRC
Il diritto al servizio dei
diritti umani
Rapporto Palmer
Il diritto al servizio del
compromesso politico
Rapporto Turkel
Il “diritto” al
servizio di Israele
Il rapporto Turchia riprende le analisi e le conclusioni del rapporto HRC.
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I fatti
A partire dal 3 gennaio 2009 «l’area marittima di Gaza è chiusa a tutto il traffico marittimo ed è sottoposta a blocco da parte della marina
israeliana fino a diverso avviso». Provvedimento motivato dai ripetuti tentativi del Free Gaza Movement di raggiungere Gaza via mare (v.
G. Ashkenazi a Turkel) e altri «motivi di sicurezza».
Rapporto HRC
• Il blocco infligge un danno sproporzionato alla popolazione di Gaza (diritto bellico in mare, Manuale di San Remo)
• il blocco costituisce una pena collettiva in violazione degli obblighi di Israele derivanti dal diritto internazionale umanitario (art. 33
Quarta Convenzione di Ginevra). Posizione condivisa da ICRC, OCHA, Goldstone e altre agenzie UN.
• «La Missione ritiene che l’imposizione di un blocco illegale costituisca non solo una violazione delle leggi di guerra, ma anche del
diritto della neutralità, dando luogo a una responsabilità di Stato» (HRC par. 61).
• Il blocco è parte di una più ampia politica di chiusura sproporzionata rispetto all’obiettivo militare atteso.
• Perdurante status di Gaza come territorio occupato (applicazione delle relative norme umanitarie) (HRC, par. 64).
Rapporto Palmer
• Il blocco marittimo deve essere considerato separatamente dal blocco degli accessi via terra (è stato istituito successivamente ed è
una misura legale a sé stante)
• «Evidente obiettivo militare» di Israele. Il blocco marittimo è gustificato dall’esigenza di Israele di interdire la fornitura di armi ad
Hamas (si citano «precedenti», in realtà uno e incerto)
• Mentre il blocco via terra è illegale (impatto sproporzionato sulla popolazione civile), il blocco marittimo è legale perché, in ogni
caso, non vi sono «infrastrutture portuali significative a Gaza» e pertanto l’impatto del blocco navale è «minimo sulla situazione
umanitaria generale»
• HRC sarebbe giunto a conclusioni diverse in quanto «non ha ricevuto informazioni da Israele» e non ne ha letto il rapporto (?)
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I fatti
Nella notte del 31 maggio 2010 l’esercito israeliano ha intercettato, abbordato e sequestrato le navi della Flotilla in acque internazionali,
a oltre 50 miglia dal limite di imposizione del blocco.
Rapporto HRC
• «in assenza di un blocco legittimo, la sola base legale per intercettare il natante poteva risiedere nel ragionevole sospetto che esso
stesse fornendo un contributo effettivo allo sforzo bellico della parte avversa […] o stesse costituendo una minaccia imminente e
preponderante per Israele» (HRC, par. 56)
• «Alla luce della testimonianza resa alla Commissione Turkel [Nethanyau su flottiglie, Ashkenazi su IHH] è evidente che non vi era
alcun ragionevole sospetto circa il fatto che la flottiglia costituisse in sé un pericolo militare» (HRC,par. 58)
• «la Missione è convinta non solo che la flottiglia non costituisse alcuna minaccia imminente, ma anche che l’intercettazione sia
stata motivata dal timore di una vittoria propagandistica» (HRC, par. 57). «La Missione conclude pertanto che l’intercettazione era
illegale» (HRC, par. 58).
Rapporto Palmer
• «Vi sono seri dubbi sulla condotta, la vera natura e gli obiettivi degli organizzatori della flotilla, in particolare dell’IHH. Le azioni
della flotilla hanno inutilmente innescato il potenziale per un’escalation» (Palmer, par. 95)
• Il fatto che vi fossero «così tante persone a bordo» e che la maggior parte del carico era «ad uso dei naviganti» (!!!) solleva altri dubbi
• Non c’erano armi a bordo ma «si dice» che a bordo vi fosse un «gruppo hardcore» di attivisti IHH con «mansioni di sicurezza» (!)
• Il governo della Turchia non avrebbe fatto abbastanza per impedire la partenza delle navi [lezione imparata per Flotilla 2, n.d.r.]
26
I fatti
Nel corso dell’abbordaggio sono state utilizzate armi da fuoco: sacchetti di sabbia, elettroshock, fumogeni, proeittili. Nove civili uccisi e
oltre 50 feriti sulla Mavi Marmara.
Rapporto HRC
• «Mezzi meno drastici avrebbero potuto essere utilizzati in pressoché tutti gli episodi dell’operazione israeliana, dal momento che
non vi era alcuna minaccia immediata per i soldati» (HRC, par. 168)
• «Sulla Mavi Marmara, le forze israeliane hanno condotto esecuzioni extra-giudiziarie, arbitrarie e sommarie, espressamente
proibite dal diritto internazionale umanitario all’art. 6 del Patto internazionale sui diritti civili e politici» (HRC, par. 170)
• «La Missione è convinta che gran parte della forza impiegata dai soldati israeliani a bordo della Mavi Marmara e dagli elicotteri sia
stata non necessaria, sproporzionata, eccessiva e inappropriata, e abbia causato morte e ferimenti pienamente evitabili in un
gran numero di passeggeri civili» (HRC, par. 172)
• «La forza usata dai soldati israeliani nell’intercettazione della Challenger I, della Sfendoni e della Eleftheri Mesogios è stata non
necessaria, sproporzionata, eccessiva e inappropriata, e ha prodotto violazioni al diritto all’integrità fisica, come sancito dall’art. 7
del Patto internazionale sui diritti civili e politici» (HRC, par. 173)
• Prove prima facie di violazioni gravi del diritto internazionale umanitario (Ginevra IV, art. 147): omicidio volontario, tortura o
trattamento inumano, […] cagionare intenzionalmente grandi sofferenze o danneggiare gravemente l’intergrità fisica» (par. 182)
Rapporto Palmer
• «La decisione di Israele di abbordare le navi con tale violenza e a grande distanza dalla zona del blocco […] è stata eccessiva e
irragionevole» (Palmer, par. 117)
• «La perdita di vite umane e i ferimenti causati dall’uso della forza da parte delle autorità israeliane durante la presa della Mavi
Marmara sono inaccettabili […] Israele non ha fornito al Comitato alcuna spiegazione soddisfacente circa i nove decessi registrati»
(Palmer, par. 134)
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I fatti
Maltrattamento dei detenuti a bordo della Mavi Marmara e altre imbarcazioni: percosse, minacce di morte, costrizione a stare
inginocchiati sul ponte, manette di plastica ai polsi, impedimento a fruire dei servizi igienici, mangiare, bere, assumere farmaci,
inadeguatezza del primo soccorso, riprese video, sottrazione di effetti personali.
Rapporto HRC
• «Poiché la Missione considera l’intercettazione israeliana della flottiglia illegale, anche la detenzione dei passeggeri a bordo di
ciascuna nave è prima facie illegale (HRC, par. 174)
• «La detenzione in massa di più di 700 passeggeri e membri dell’equipaggio a bordo delle sei navi non aveva alcuna base di diritto, era
di natura arbitraria e viola l’art. 9 del Patto internazionale sui diritti civili» (HRC, par. 176)
• «Il trattamento inflitto ai passeggeri […] da parte delle forze armate israeliane costituisce trattamento crudele, inumano e
degradante e, in quanto ulteriormente applicato come forma di punizione, tortura» (HRC, par. 181)
Rapporto Palmer
• «Vi sono stati significativi maltrattamenti da parte delle autorità israeliane ai danni dei passeggeri dopo la presa delle imbarcazioni
[…]. Tra questi, maltrattamenti fisici, molestie e intimidazioni, confisca ingiustificata di beni personali e diniego di una tempestiva
assistenza consolare» (Palmer, 145)
• Il rapporto Turkel e il personale diplomatico israeliano non hanno preso in considerazione queste condotte e non hanno fornito
spiegazioni
Il Rapporto Palmer affronta gli eventi e le violazioni occorsi durante la detenzione dei passeggeri (sia sulle navi sia in
Israele, fino alla deportazione) molto sinteticamente, senza formulare pareri di legalità (parr. 135-145).
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I fatti
Sbarco in Israele: Arrivo della navi al porto di Ashdod, passegeri ripresi dalle TV e derisi dalla folla (tra cui anche bambini). Procedure di
smistamento lunghe e con perquisizioni umilianti. Insulti, scherno e percosse. Costrizione a firmare documenti di autodenuncia in
ebraico. Mancanza di cure ai feriti. Divieto di incontrare avvocati o rappresentanti consolari.
Detenzione in carcere: Divieto di incontrare avvocati o rappresentanti consolari. Perquisizioni corporali inutilmente ripetute.
Impossibilità di usare telefoni. Interrogatori con percosse. Nessun processo né udienza processuale.
Detenzione in ospedale: Trattamento disumano dei feriti incatenati ai letti.
Deportazione all’aeroporto: Maltrattamenti, pestaggi, insulti, lesioni fisiche gravi.
Rapporto HRC
• «I passeggeri si sono ritrovati in Israele a causa di un atto illegale dello Stato di Israele […] la protratta detenzione dei passeggeri ad
Ashdod, a Beershiva e all’aeroporto [ha] costituito un prolungamento della loro detenzione illegale» (HRC, parr. 215-216)
• Durante lo sbarco, «tutti i passeggeri avrebbero dovuto essere protetti dalla pubblica curiosita» (viol. art. 13 Ginevra III) (221)
• «Nella fase di detenzione [sono] stati commessi atti di tortura da parte dei funzionari israeliani ai danni dei passeggeri, in violazione
dell’art. 1 della Convenzione contro la tortura e degli artt. 7 e 10 del Patto internazionale sui diritti civili e politici» (219)
• «I gravi incidenti di violenza fisica perpetrati da militari e/o poliziotti israeliani contro i passeggeri all’aeroporto internazionale Ben
Gurion costituiscono chiare violazioni della tutela che deve essere riconosciuta ai detenuti […] Poiché il trattamento riservato ai
passeggeri nell’aeroporto è stato inflitto da soldati e poliziotti […] può anche essere considerato tortura» (222)
• Violazione dei diritti dei detenuti: diritto di «essere trattato con umanità e col rispetto della dignità inerente alla persona umana», di
«essere informati circa le ragioni del loro arresto e detenzione», di potere accedere all’assistenza legale e/o ai servizi consolari, di
poter comunicare con le loro famiglie (225-231)
• «In alcuni casi i passeggeri feriti, compresi quelli feriti negli assalti condotti dai funzionari israeliani, non hanno ricevuto un’assistenza
medica immediata» (viol.inter alia art. 6 Codice di condotta funzionari addetti all’applicazione della legge) (233)
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I fatti
Confisca di beni dei passeggeri: Sulle navi e nel porto di Ashdod. Ad es. passaporti, carte di identità, patenti di
guida, telefoni cellulari, computer portatili, dispositivi per la riproduzione audio (ad es. lettori MP3), fotografici e per
le riprese audiovisive, carte di credito, documenti, libri e vestiti. Beni restituiti solo in parte o danneggiati. Utilizzo di
carte di credito sottratte, computer rivenduti.
Confisca delle navi: Trattenute in Israele fino a due mesi. La Mavi Marmara è stata restituita distrutta.
Rapporto HRC
• «La Missione ritiene che gli atti commessi dalle autorità israeliane nel confiscare, trattenere e, in alcuni casi,
distruggere la proprietà privata di diverse centinaia di passeggeri a bordo delle navi della flottiglia rappresentino
una violazione sia del diritto di proprietà sia della libertà di espressione» (HRC, par. 245)
• «È evidente che non vi era nessuna necessità militare a giustificazione della confisca e dell’appropriazione
protratta dei beni di proprietà dei passeggeri della flottiglia» (248)
• Per quanto riguarda la confisca delle registrazioni audio e video, «La Missione è convinta che ciò rappresenti un
tentativo deliberato delle autorità israeliane di sopprimere o distruggere le prove e altre informazioni relative
agli eventi» (241)
• Violazioni all’art. 17 della Dichiarazione universale dei diritti umani (tutela della porprietà personale), all’art. 97
della Quarta Convenzione di Ginevra (confisca dei beni dei detenuti), all’art. 19, par. 2, del Patto internazionale sui
diritti civili e politici (libertà di espressione)
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Rapporto HRC
 «Il blocco è illegale e non può essere legalmente sostenuto. Ciò a prescindere dai motivi addotti da
chi cerca di giustificare la legalità del blocco» (261)
 «Lo Stato di Israele ha il diritto alla pace e alla sicurezza […] ma tutte le azioni in risposta che
costituiscano una pena collettiva inflitta alla popolazione civile di Gaza sono illegali in ogni
circostanza» (263)
 «L’azione militare dell’IDF nell’intercettazione della Mavi Marmara in alto mare, nelle circostanze e
per i motivi indicati, è stata chiaramente illegale» (HRC, 262)
 «La condotta dell’esercito e di altri funzionari di Israele […] non può essere giustificata o
condonata sulla base di ragioni di sicurezza o altro. Essa costituisce una grave violazione del
diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario» (264)
 «Vi sono […] prove evidenti per sostenere la persecuzione dei seguenti crimini nei termini dell’art.
147 della Quarta Convenzione di Ginevra: omicidio volontario; tortura o trattamento inumano; il
fatto di cagionare intenzionalmente grandi sofferenze o di danneggiare gravemente l’integrità
corporale o la salute» (265)
31
«Se ieri un gruppo armato di pirati somali avesse
abbordato sei navi in alto mare, uccidendo almeno dieci
passeggeri e ferendone molti altri, oggi una task force della
NATO avrebbe fatto rotta verso le coste somale. Ma ciò che
è accaduto ieri nelle acque internazionali al largo di Gaza
è stata opera dei commando israeliani, non di pirati, e la
NATO non manderà le sue navi da guerra in Israele. Forse
dovrebbe farlo».
(The Guardian, Editoriale, 1 giugno 2010)
32
Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite
Report of the international fact-finding mission to investigate violations of international law,
including international humanitarian and human rights law, resulting from the Israeli attacks on
the flotilla of ships carrying humanitarian assistance
Inglese: http://www.unhcr.org/refworld/country,,UNGA,,ISR,,4cd3a8e32,0.html
Italiano (trad. non ufficiale): http://rapportogoldstone.org/files/Flottiglia_PB7.pdf
Segreteria generale delle Nazioni Unite
Report of the Secretary-General’s Panel of Inquiry on the 31 May 2010 Flotilla Incident
Inglese: http://www.un.org/News/dh/infocus/middle_east/Gaza_Flotilla_Panel_Report.pdf
Governo di Israele
The Public Commission to Examine the Maritime Incident of 31 May 2010 (Turkel Commission)
Inglese: http://www.turkel-committee.gov.il/files/wordocs//8707200211english.pdf
Governo della Turchia
Report on the Israeli attack on the humanitarian aid convoy to Gaza on 31 May 2010
Inglese: http://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/Full_Report_1621.pdf
33
turkelreport.com
[Analisi legale del rapporto della Commissione Turkel e raffronto dei rapporti OHCHR e Turchia]
Inglese e turco: http://www.turkelreport.com
34
Scarica

L`incidente della Flotilla1 Analisi istituzionali a confronto di Pietro