UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PAVIA FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA, SCIENZE POLITICHE, GIURISPRUDENZA, INGEGNERIA, ECONOMIA CORSO DI LAUREA INTERFACOLTÀ IN COMUNICAZIONE INTERCULTURALE E MULTIMEDIALE La comunicazione turistica: tra turismo totale e turismo sostenibile. Il caso Oltrepo' Relatore: Chiar.ma Prof.sa Federica DA MILANO Correlatore: Chiar.ma Prof.sa Silvia LURAGHI Tesi di laurea di: Filippo Fabio Maria SCHIAVI Anno Accademico 2010 - 2011 Premessa: • Il turismo fa parte delle attività economiche • Appartiene alla categoria dei servizi pur sembrando un’esperienza disinteressata, che ognuno realizza da sé per il proprio piacere. • Il turista va dove gli viene offerto qualcosa che nella vita quotidiana non ha: riposo, gioco, conoscenza, viaggio, clima, mari, monti, arte, comodità e benessere, gastronomia ecc… • I luoghi turistici sono luoghi in concorrenza fra di loro. • Per vincere la concorrenza bisogna produrre un’offerta all’altezza delle aspettative e bisogna comunicarla. • La comunicazione turistica ha lo scopo di informare, ma ha soprattutto lo scopo di convicere. • L’informazione turistica confina con la pubblicità. • La comunicazione opera all’interno di un contesto. • Il contesto del turismo è complesso in quanto riproduce le variabili presenti nella società: disponibilità economiche, cultura, età, ecc… • La comunicazione ha il compito di produrre l’effetto desiderato e per far ciò deve misurarsi con la realtà specifica da comunicare e con il target che gli corrisponde, che deve essere individuato. • Ogni attività ha la tendenza a svilupparsi fino a coprire tutto il proprio orizzonte. • Nel turismo ciò si registra nei casi di turismo totale come nei villaggi o nelle aree ad altissima specializzazione. • L’analisi che cercherò di fare relativamente a un’area “bella e qualunque” L’OLTREPò PAVESE ha lo scopo di individuare sia i limiti che le potenzialità del sistema turistico e della sua comunicazione. Capitolo 1: Quando l’esperienza non si chiamava turismo. Viaggio e vacanza nell’antichità. • Nell’antichità si registrano molti fattori che troviamo nel turismo moderno: viaggio, curiosità, avventura, ecc… • Tutto ciò non produce tutta via la figura del turista e tanto meno un sistema turistico; ciò che sembra turismo ha sempre una motivazione che non è turistica. Il turismo non è un mestiere. • Le forme di esperienza che sembrano assimilabili all’esperienza turistica hanno come caratteristica principale il viaggio. • Il viaggio ha motivazioni diverse: Capitolo 2: Senza un vero perché: la specializzazione del piacere e la nascita del turismo moderno • Il turismo moderno nasce con lo sviluppo industriale nel corso del XIX secolo. • Lo sviluppo industriale ha innescato un processo in grado di modificare la vita sociale, dando vita a: nascita di grandi città, concentrazione del lavoro nelle fabbriche, primo inurbamento della popolazione agricola, incremento demografico, riduzione della mortalità infantile, prolungamento della vita media, sviluppo dei trasporti, miglioramento delle disponibilità economiche, riconoscimento graduale dei diritti fondamentali. • La popolazione urbana comincia a esprimere le aspirazioni verso gli spazi naturali che ha dovuto abbandonare ( mare, montagna, ecc…), i quali diventano una riscoperta e una specie di pellegrinaggio nei periodi di tempo libero (vacanza, ferie…). • Lo stesso concetto di tempo libero si forma all’interno del sistema lavorativo della fabbrica che prevede tempi obbligati e una regolamentazione collettiva. • La pratica del turismo nasce all’interno delle classi privilegiate (la vecchia classe nobiliare, la nuova borghesia industriale e commerciale, l’alta burocrazia , le nuove professionalità dei paesi in grande sviluppo (avvocati, notai, tecnici, ecc…)). • Lo sviluppo del turismo è sostenuto da nuove concezioni salutistiche e da nuove visioni culturali: benefici dei bagni di mare e delle cure termali, funzioni salutari dell’aria di montagna, nascita di un rapporto rinnovato con la natura, sviluppo del viaggio culturale e di formazione nei luoghi della classicità (grand tour). • Il fenomeno turistico si manifesta con il viaggio dalla città verso gli spazi naturali, favorito dalla viabilità e dai trasporti (ferrovia, prime automobili). Il turismo comincia a prendere la forma di un rito sociale per le classi abbienti. Si sviluppano i sistemi professionali dell’accoglienza e dei servizi (alberghi, ristorazione, allestimento delle spiagge, percorsi protetti in montagna, ecc…). New York: Plaza Hotel, esempio di lusso e professionalità nell’erogazione del servizio turistico • Lo sviluppo del turismo moderno registra tre principali momenti evolutivi: A. Il turismo della prima ora e dell’età romantica, circoscritto alle classi abbienti, economicamente e culturalmente evolute. Questo periodo va dall’inizio ottocento alla “belle époque”. E’ caratterizzato dallo sviluppo degli stabilimenti termali, dalle prime spiagge attrezzate ecc… . B. Il turismo tra le due guerre mondiali che vede una progressiva partecipazione delle classi medie. Il turismo comincia a essere considerato una specifica attività economica. Si registrano le prime forme di territori specializzati turisticamente ( Costa Azzurra, Liguria, Rimini, Versilia, Capri, ecc…). C. Il turismo del dopoguerra che vede l’esplosione del turismo di massa. Il pubblico turistico è rappresentato da tutte le categorie sociali che hanno accesso al “boom economico”. Si registra uno sviluppo urbanistico abnorme delle località di mare. Nascono i villaggi turistici. Nascono nuove offerte (pacchetti turistici). La vacanza si consolida come grande rito sociale. I nuovi mezzi di comunicazione contribuiscono alla amplificazione del fenomeno. • Al momento attuale, a partire dall’ultimo decennio del 1900, si notano processi di riequilibrio del fenomeno turistico che infatti propone temi innovativi: turismo sostenibile, turismo solidale, integrazione turistica, vacanze intelligenti, ecc… Capitolo 3: L’Oltrepò: tra un po’di turismo e il turismo totale. • La parola Oltrepò lascia intendere che si tratta di un luogo visto dalla riva sinistra del fiume Po. Sulla riva sinistra ci sono le grandi città della pianura : Milano, Pavia, ecc… Si tratta di un territorio che si trova oltre un confine naturale (il fiume Po) e oltre un confine culturale ( il mondo della grande città, della produzione industriale, della pianura infrastrutturata…). L’Oltrepò si presenta come l’inizio di un territorio in rilievo (la collina) fino agli sviluppi montani dell’Appennino. • L’Oltrepò in senso stretto si identifica con l’Oltrepò Pavese, coincidendo con i confini della Lombardia. In realtà questo territorio fa parte di un sistema geografico oltre che culturale molto più esteso, storicamente connesso da relazioni e scambi frutto di una cultura omogenea ( il mondo dell’altura rispetto al mondo della pianura). Tale realtà è documentata da tratti riconoscibili negli stili di vita, nella vocazione agricola, nelle eredità culturali. • In seguito a tale appartenenza riconosciuta è stata promossa una visione sovraregionale che porta il nome di “Territorio delle Quattro Province” (Pavia, Alessandria, Genova, Piacenza). Tale territorio si è candidato a progetti di sviluppo comune nell’ambito dei Programmi UE con il logo “Terre Alte”. • Dal punto di vista della comunicazione e della promozione turistica l’”Oltrepò delle quattro Province” sembra offrire una maggiore potenzialità di identificazione, considerando che acquisisce due versanti di grande impatto: il versante padano e il versante del Mar Ligure. • L’Oltrepò ha grandi rivali nei territori adiacenti, soprattutto la Langa e il Monferrato, i quali hanno sviluppato sistemi identitari di portata europea, fondati sulle eccellenze agroalimentari, sulla perfezione paesistica, sulla storia culturale. • L’Oltrepò è considerato da molti come una creatura della città di Milano, ricavando da ciò sia la propria fortuna (un bacino commerciale sicuro, la funzione di giardino/campagna per la grande città, ecc…) sia la propria sfortuna ( un minore incentivo a qualificarsi in proprio, una identità di riflesso e pertanto soggetta agli umori del cliente unico o prevalente). • L’obiettivo turistico dell’Oltrepò sembra oscillare tra un programma che tende a uno sviluppo indefinito e un programma di composizione moderata e virtuosa tra turismo, attività produttive, cura del paesaggio storico, mantenimento della qualità della vita dei residenti. • I referenti del sistema turistico (enti pubblici, sistemi turistici locali, associazioni di categoria, ecc…) sembrano afflitti da una insoddisfazione derivata non soltanto da uno sviluppo che non è “al massimo”, ma anche da una prospettiva di sviluppo intensivo che viene sentito come innaturale o non sostenibile. Questo stato di perplessità si registra anche nella comunicazione turistica che segue modalità molto tradizionali e che non esprime campagne di informazione durevoli attraverso i media. • Una ricognizione sulla presenza dell’Oltrepò sui mezzi stampa, radiofonici e televisivi fa registrare uno stato di latenza, soprattutto nell’ambito della “comunicazione indiretta”, vale a dire nella citazione del territorio in contesti utili (culturali, enogastronomici, paesistici, ecc…). Il territorio dell’Oltrepò esprime, in ogni caso, un ricco catalogo di offerte, le quali sono rappresentate dai seguenti tematismi principali: • l’enogastronomia (vini di prestigio, i salumi di Varzi, le specialità culinarie); • i percorsi naturalistici e storici (Vie del Mare, Vie del Sale, Strade tematiche); • i percorsi culturali ( guide ai borghi storici, sistemi museali non ancora in rete: musei della civiltà contadina, museo dei cavatappi, museo delle api, ecc…); • il termalismo (Terme di Salice); • gli eventi (fiere, sagre, feste e raduni con le musiche tradizionali da piffero, ecc…). • Come conclusione (che vuole essere provvisoria e semplicemente indicativa) sembra emergere, nella comunicazione dell’Oltrepò, una contraddizione tipica del linguaggio preso tra due poli (o tra due fuochi): il polo della realtà così com’è (= l’identità del territorio con se stesso) e il polo del destinatario (= il target che esige la traduzione del territorio in linguaggio e in forme organizzate). • Questa ambiguità o indecisione sembra , da una parte, costituire un limite (documentato da una presenza medio/bassa nel sistema della comunicazione), ma dall’altra sembra costituire una “riserva di senso”, un filone non ancora sfruttato intensivamente e con ciò, forse, capace di essere un modello interessante oltre che sincero per un turismo veramente sostenibile. Si pensa che proprio questa moderazione potrebbe essere il grande tema da comunicare, come la straordinarietà di un territorio ordinario.