Chi educa sa che deve seminare per il futuro.
Come il contadino: semina oggi, non vede più il seme che
sparisce sotto terra, ma sa che dovrà germogliare quel seme,
se avrà la pazienza di attendere, di prendersi cura del seme
che non vede più e del germoglio che non vede ancora. E
tuttavia semina con generosità, senza temere di perdere il
seme che affida alla terra, perché ha fiducia nella forza di
esso, e anche nella fecondità del terreno. E dopo aver
seminato, sa pazientare, accompagnare l’attesa del
germoglio con la passione, che è amore, che è fiducia, che è la
forza di non lasciarsi intimorire dal tempo che passa.
I Sacramenti
Un settore essenziale della liturgia è la celebrazione dei sette
sacramenti. Proprio in questo ambito la teologia negli ultimi decenni
ha messo in luce nuovi aspetti e posto accenti nuovi.
La parola latina sacramentum è in primo luogo la traduzione del
termine greco-biblico mysterion, che nel NT indica non solo mistero,
ma è da intendere specialmente dell’insondabile opera di salvezza di
Dio in Cristo (cfr. Ef 1,9 s.), e più precisamente di Cristo stesso, il
«mistero della pietà» (1Tm 3,16). Infine, i teologi dei primi secoli
cristiani designano come misteri anche le parole e le azioni di Gesù,
in quanto furono dette e compiute per la nostra salvezza. Oltre a ciò
in seguito sono detti mysteria = sacramenta anche la chiesa, la sua
dottrina, la sua liturgia, le sue preghiere, benedizioni e riti.
Solo nel sec. XII si sviluppa il concetto di sacramento oggi abituale, in
quanto la prima Scolastica distingue tra i sacramenta maiora e i
sacramenta minora (= sacramenti grandi e piccoli). Tra i primi essa
conta battesimo, confermazione, eucaristia, penitenza, unzione degli
infermi, ordine e matrimonio; invece i ‘”sacramenti minori” ricevono la
comune denominazione di sacramentali.
... Come agire di Cristo
L’accesso più immediato alla comprensione dei sacramenti è costituito da
Gesù Cristo. La sua persona, la sua missione, la sua attività sono il
fondamento su cui poggia la fede cristiana e la fonte della quale è
alimentata dall’attività mediatrice di salvezza della chiesa. Il NT e la fede
della chiesa ispirata dallo Spirito santo fanno su di lui le seguenti
affermazioni essenziali:
a) Egli è vero uomo e Figlio di Dio esistente dall’eternità: cioè egli
è uomo-Dio.
b) Egli sa di essere chiamato dal Padre a portare agli uomini una
nuova buona novella e a dare a essi liberazione e salvezza (cfr. Lc
4,16-19).
c) Egli promette alla comunità dei suoi discepoli, la chiesa, lo
Spirito Santo e, in lui, la sua presenza permanente (Mt 18,20;
28,20).
d) Egli dà ai suoi discepoli l’incarico e il potere di continuare il suo
ministero di salvezza con l’annuncio della parola e la celebrazione
dei sacramenti. In ciò egli si unisce e solidarizza con essi l’accesso
più immediato alla comprensione dei sacramenti. In ciò egli si
unisce e solidarizza con essi così strettamente da riferire a se
stesso l’accoglienza o il rifiuto fatto ai suoi discepoli (ad es. Lc
10,16).
Nel suo farsi uomo l’eterno figlio di Dio si dona e si rende
presente all’umanità e assume la nostra natura umana. Così in Gesù
Cristo ci vengono incontro Dio e l’uomo, l’onnipotenza e
l’impotenza, la ricchezza divina e la povertà umana, il trionfo di
Dio e la sofferenza e morte dell’uomo. Se noi nel senso della
teologia tradizionale intendiamo il sacramento nel suo significato
generale come segno visibile di una grazia invisibile, allora
possiamo giustamente designare Cristo con il sacramento
primordiale. Questo sacramento primordiale che è Cristo è
divenuto centro dinamico di una attività salvifica, la quale
attraverso la chiesa e la sua liturgia vuole raggiungere e
trasformare l’intera umanità.
In certo senso Gesù comunica questa costituzione umano-divina
anche alla sua chiesa, in quanto egli stesso si dona e si rende
presente a lei e ne fa il suo corpo mistico. Così la chiesa ha una
parte visibile, umana, essa è«chiesa di peccatori», alla quale non è
sconosciuto il misero fallimento umano, e che sente di essere
chiamata alla conversione e alla penitenza.
Essa però come corpo di Cristo è anche portatrice di una realtà
divina ed è chiamata nello Spirito e nella forza di Cristo a
cooperare per la salvezza del mondo. Così essa diventa segno
visibile di salvezza tra i popoli, e acquista struttura e funzione
sacramentale.
Essa si colloca tra il sacramento primordiale, Cristo, e i singoli
sacramenti, che celebra per incarico di lui. Il Vaticano II la
chiama il sacramento universale di salvezza istituito dallo Spirito
di Cristo. Alcuni teologi parlano di «sacramento di Cristo», di
«sacramento fondamentale e radicale», di «sacramento principale
o totale».
Dietro l’evento “sacramenti” c’è l’onnipotente volontà salvifica di
Dio, il quale per mezzo di Cristo e del suo Spirito si comunica agli
uomini e opera la nuova creazione dell’alleanza neotestamentaria.
Il sommo sacerdote Cristo, che vuole la nostra salvezza, si china
sull’uomo e lo eleva verso il Padre.
Cristo come sacramento primordiale realizza la sua volontà
di salvezza attraverso la chiesa, sacramento universale.
Essa deve render presente e applicare la sua opera di salvezza ad
ogni generazione. A questo scopo è sufficiente che egli abbia
stabilito e chiarito la finalità delle azioni salvifiche sacramentali.
Compito della chiesa però è di dare alla volontà salvifica di Gesù
chiaramente orientata la forma concreta del segno e della parola,
e quindi di determinare il rito concreto del sacramento.
Diventa così comprensibile che la storia della chiesa conosca una
certa diversità nella forma dei sacramenti in Oriente e in
Occidente, e che anche nell’ambito della chiesa occidentale si
siano avuti cambiamenti del rito nel segno e nelle parole, nella
materia e nella forma.
... come incontro con Cristo
I sacramenti si fondano sulla efficace volontà salvifica di Dio in
Cristo, e in essi Cristo come salvatore del mondo e sommo
sacerdote della nuova alleanza si avvicina all’uomo bisognoso
di salvezza, servendosi in ciò, quale sacramento primordiale,
della chiesa, sacramento universale. Se designiamo tale evento
sacramentale di salvezza come un incontro con Cristo, e in lui e
attraverso lui con il Padre, questo concetto comporta
un’importante constatazione: un incontro tra partner dotati di
spirito richiede franchezza reciproca e un avvicinarsi l’uno
all’altro.
Poiché Cristo prende sul serio l’uomo nella sua libertà, egli non
intende imporre a nessuno l’offerta della sua grazia e tanto
meno costringere ad accettarla. Egli vuole l’incontro personale,
di partecipazione. La “parte” che l’uomo deve portare in esso è
la fede in Gesù, quale Signore glorificato e salvatore del mondo,
e nel Padre, che lo ha inviato per la santificazione degli uomini,
«Il sacramento è in certo qual modo il prolungamento di quel
dono infinito che il Padre ha fatto al mondo bisognoso di
redenzione nel suo Figlio prediletto, il quale ha voluto offrire se
stesso per noi sulla croce.
La parola divina di dono si rivolge però all’uomo libero. Per
divenire partecipe del dono della salvezza, l’uomo deve credere:
deve aprirsi al messaggio della salvezza con umiltà e
riconoscenza e rimettersi con fede al Dio che dona».
Così la fede di colui che riceve il sacramento, con la volontà di
salvezza e la disponibilità in essa contenute, è la premessa
indispensabile per l’agire sacramentale di Cristo e per una
ricezione fruttuosa del sacramento. Inoltre ogni sacramento,
quale ferma promessa di salvezza da parte di Dio e parola di
salvezza concretizzata, è come un seme, che viene piantato
nell’uomo e non si sviluppa senza la fede e l’amore di chi lo
riceve. In questo senso ogni sacramento è un inizio donato da
Dio, che ha bisogno di esser portato avanti fino al compimento.
Così il dono del sacramento diventa impegno e obbligo, che non
è realizzabile senza la fede perseverante del ricevente.
... Come attività della chiesa
Se designiamo i sacramenti come incontro personale e di
partecipazione dell’uomo con Cristo, potrebbe trarne incremento
l’idea che in essi è solo questione di un processo attinente la
sfera privata di un uomo, il quale cerca e trova il suo Dio e la sua
salvezza.
A questa visione riduttiva si oppone già il Vaticano II con il
linguaggio che gli è proprio: «Le azioni liturgiche non sono
azioni private, ma celebrazioni della chiesa che è “sacramento di
unità”, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei
vescovi. Perciò tali azioni appartengono all’intero corpo della
chiesa, lo manifestano e lo implicano; i singoli membri poi vi
sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli
stati, degli uffici e dell’attuale partecipazione» (SC 26).
Questo aspetto ecclesiologico dei sacramenti appare innanzitutto nel
fatto che essi sono celebrati nella e da parte della chiesa. Essa è anzi,
come abbiamo visto, il sacramento universale, che per incarico del
sacramento primordiale, Cristo, realizza la volontà salvifica divina. Essa è
lo strumento nella mano di Cristo, la sua longa manus visibile a tutti gli
uomini, il segno permanente della sua vicinanza e del suo amore
soccorrevole.
La celebrazione dei sacramenti non è certo l’unico incarico dato
da Dio alla chiesa, ma è uno dei compiti essenziali e importanti.
Essa appartiene alle sue attività fondamentali e alle sue
autorealizzazioni ed è paragonabile all’altra attività di
annunciare la parola di Dio. Come la chiesa deve custodire
quale preziosa eredità la parola di Dio e, opportunamente o
importunamente. deve in ogni tempo tradurla e proclamarla,
edificando se stessa, così è anche con i sacramenti. Essi sono
in fondo la presenza del mistero pasquale del suo Signore e il
dono di Cristo agli uomini bisognosi di salvezza.
Ogni sacramento celebrato e ricevuto, serve all’edificazione del
corpo mistico di Cristo, gli dà vita e lo amplia. Poiché i
sacramenti, ognuno secondo il proprio fine e il proprio dono di
grazia, aggiungono nuovi membri alla comunità della chiesa o
danno inizio a nuovi vivaci rapporti con essa e con il suo Capo.
Questo significato di sacramento che riguarda l’intera chiesa, tende
chiaro che la sua celebrazione non può essere di natura puramente
privata, ma deve avere il carattere di una celebrazione liturgica e deve
essere messa in opera in modo corrispondente. Perciò non c’è né una
“messa privata” né un battesimo privato in senso proprio. A partire di qui
devono essere compresi gli sforzi del Vaticano II perché tutte le
celebrazioni liturgiche siano possibilmente compiute con la presenza e la
partecipazione attiva di una sia pur piccola assemblea.
Efficacia dei sacramenti
Da quanto detto finora è ormai chiaro che l’effetto salvifico del
sacramento si fonda alla fine su Cristo. Egli è il vero celebrante;
le persone incaricate dalla chiesa sono per così dire uno
strumento nella sua mano.
Ora già nell’antichità cristiana, in connessione con la cosiddetta
controversia circa il battesimo degli eretici, sorge la questione
se i sacramenti producano il loro effetto anche quando il
ministro umano è indegno, ad es. come eretico o come uno che
si è reso responsabile di una grave colpa e così ha perduto la
grazia.
La teologia ha sempre ritenuto che l’attività salvifica di Cristo si
ha in ogni luogo dove il ministro umano compie il rito
essenziale con l’intenzione di fare ciò che la chiesa intende fare
col sacramento, anche se egli personalmente è indegno.
Per quanto riguarda colui che riceve un sacramento, l’effetto
sacramentale è sempre dono, mai merito. Ciò che viene
richiesto da lui è di aprirsi al Signore - che si avvicina a lui
nel sacramento - nella fede e nel dono interiore di sé. In
colui tuttavia che a questa operazione di grazia da parte di
Cristo oppone un ostacolo (latino: obex) con una cosciente
mancanza di fede e con un interiore rifiuto, il sacramento
non può produrre alcun effetto. Egli se ne va a mani vuote,
anzi si rende colpevole, come si diceva una volta di un
sacrilegio. Lo stesso Paolo ha ammonito insistentemente dal
ricevere indegnamente il corpo e il sangue di Cristo (Cor
11,27-29).
Gerarchia dei sacramenti
La teologia e la prassi della chiesa hanno portato in Occidente al
numero settenario dei sacramenti, sebbene nel primo millennio
si siano designati con questa espressione anche altri mysteria
della chiesa, come la dedicazione di una chiesa, la professione
di un monaco e i riti delle esequie - talvolta si contarono più di
30 sacramenti. Per la serie limitata dei sette sacramenti, a partire
dalla Scolastica è stato elaborato un seguito ben determinato, a
partire principalmente dal momento in cui i sacramenti sono
ricevuti.
Battesimo, confermazione ed eucaristia rappresentano fin dai
tempi antichi i sacramenti delI’iniziazione, del divenire
cristiano, ed erano celebrati, dopo una preparazione di anni
(catecumenato), per lo più nella notte pasquale. Il sacramento
della riconciliazione, in quanto «tavola di salvezza dopo il
naufragio del peccato (grave)» originariamente era celebrato
solo di rado, talvolta solo una volta in vita.
L’unzione degli infermi doveva servire a sollevare il malato
nel corpo e nello spirito nella situazione grave di una malattia
seria.
I due sacramenti elencati per ultimi dell’ordine e del
matrimonio, detti anche «sacramenti di stato» hanno
una
particolare
funzione
sociale-ecclesiologica;
l’ordine come conferimento di un ministero per
assicurare l’attuazione della salvezza attraverso la
testimonianza della fede, la liturgia e l’amore fattivo
(Martyria, Leiturgìa, Diakonia); il matrimonio per la
fondazione e la santificazione della famiglia, per la
costruzione della «piccola chiesa» o «chiesa
domestica», come la famiglia è stata chiamata.
Quanto all’ordine gerarchico dei sacramenti tra di loro,
l’eucaristia, come memoriale e ripresentazione del mistero
pasquale, forma il punto centrale e culminante dell’evento
sacramentale, al quale gli altri sacramenti sono più o meno
ordinati e dal quale essi traggono la loro forza. Ciò vale anche
per l’ampia serie dei sacramentali, delle consacrazioni e
benedizioni, e di tutte le altre forme di liturgia cristiana.
La chiesa insegna che tre sacramenti conferiscono a chi li
riceve una particolare impronta, il carattere sacramentale (la
parola greca carattere significa originariamente stampo, conio),
che è incancellabile e perciò impedisce anche di ricevere
nuovamente questi sacramenti.
Si tratta del battesimo, della confermazione e dell’ordine
Secondo Agostino questa impronta significa una consacrazione
permanente (consecratio), che rende il ricevente proprietà
inalienabile di Cristo . Tommaso d’Aquino vede in esso la
partecipazione al sacerdozio di Cristo e una deputatio ad cultum
divinum, cioè ogni credente viene deputato a ricevere o a dare
agli altri ciò che attiene al culto di Dio.
Ebraico
Greco
Latino
Italiano
musthrion sacramentu sacrament
m
o
symbolum
zikkaròn
simbolo,
segno
memoriale
Decidersi per Cristo è seguire la propria vocazione.
Preghiamo insieme con le parole di don Tonino Bello…
Vocazione.
È la parola che dovresti amare di più, perché è il segno di
quanto sei importante agli occhi di Dio. È l’indice di
gradimento presso di Lui, della tua fragile vita. Sì, perché se ti
chiama vuol dire che ti ama.
Gli stai a cuore non c’è dubbio. In una turba sterminata di
gente, risuona un nome: il tuo. Stupore generale! A te non ci
aveva pensato nessuno. Lui sì! Davanti ai microfoni della
storia, ti affida un compito su misura… per Lui! Sì, per Lui,
non per te. Più che una “missione” sembra una “scommessa”.
Ha scritto “ti amo”, sulla roccia non sulla sabbia, come nelle
vecchie canzoni. E accanto ci ha messo il tuo nome. Forse l’ha
sognato di notte, nella tua notte.
Alleluia! Puoi dire a tutti: non si è vergognato di me!
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I Sacramenti