III domenica di
Avvento
Rallegratevi nel
Signore
Signore Gesù,
la tua venuta è ormai prossima,
grande è la nostra gioia se sapremo riconoscere la
grandezza del tuo dono, la possibilità di incontrarti,
tu sei nostra salvezza eterna, grazia increata.
Non ci è lecito attendere senza donare,
ascoltare senza proclamare, ricevere senza servire.
Il Battista ci annuncia ed indica la strada per riconoscerti
nella vita di tutti i giorni.
Fa’, o Signore, che abbattiamo ogni compromesso,
che sciogliamo ogni legame iniquo
per poter fare nostro il dono dello Spirito
che vive e opera in noi.
Levaci, Signore, la nostalgia delle cose da abbandonare
per seguire le tue vie. Donaci la forza di rispondere con
radicalità all’invito di salvezza che la tua Parola ci propone,
e di impegnarci con fedeltà ai progetti del tuo amore.
Sii tu, oggi e sempre, l’Emmanuele, il Dio-con-noi. Amen!
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 6-8. 19-28)
In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di
Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e
levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò:
«Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu
Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli
dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che
ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce
di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come
disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai
farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi,
se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io
battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui
che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del
sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove
Giovanni stava battezzando.
!
Momento
di silenzio orante
Perché la Parola di Dio possa
entrare in noi ed illuminare la
nostra vita
Note sul Vangelo di Giovanni
• Autore: Giovanni figlio di Zebedeo o opera di una scuola
giovannea nata intorno alla figura storica e alla diretta
testimonianza del discepolo «che Gesù amava»?
• Scritto in Asia Minore (Efeso?) tra l’80 ed il 110
• presentazione del Messia come incarnazione di Dio e come
rivelatore del Padre
• Un leitmotiv che accompagna lo svelamento
dell’identità di Gesù al mondo: scontro tra la luce
della rivelazione di Gesù e le tenebre del rifiuto.
Il contesto di Gv 1, 6-8. 19-28
Prologo (1,1-5; 9-18): Inno al Verbo (Logos)
Figura del Battista (1,6-9)
Testimonianza di Giovanni Battista (1,19-28)
Testimonianza dei primi discepoli (1, 35-51
Giovanni Battista, il testimone
Divisione del
testo
- Gv,1,6-18: il posto di Giovanni nel
piano di Dio: rendere
testimonianza alla luce
- Gv 1,19-21: testimonianza
negativa: non è quello che gli altri
pensano di lui
- Gv 1,22-24: testimonianza
positiva: prepara la via al Signore
- Gv. 1,25-28: il senso del
battesimo di Giovanni: preparare
la venuta di uno più grande che
verrà dopo
L’importanza del Battista
Oltre il Verbo, l’unico a essere ricordato
nel prologo è Giovanni. Questo denota la
sua importanza. Nessun uomo è posto
così vicino a Dio come Giovanni.
Egli prepara tutti a credere in Gesù: la
sua testimonianza non ha come scopo la
‘conversione’ ma la ‘fede’: è inviato
perché il popolo possa credere nella luce
Il messaggero di Dio
“Giovanni Battista era una voce, ma in
principio il Signore era il Verbo.
Giovanni fu una voce per un certo
tempo, ma Cristo, che in principio era il
Verbo, è il Verbo per l’eternità”
(Sant’Agostino)
tappe della missione di
Giovanni
Giovanni il Battista non era la luce
doveva rendere testimonianza alla luce (=
Gesù);
per mezzo di lui tutti gli uomini avrebbero
dovuto raggiungere la luce = credere
la missione di Giovanni è “testimonianza”.
Giovanni non è la luce ma solo un testimone della luce:
non è in lui che si deve credere, ma attraverso di lui
non è il Cristo, ma solo una voce che invita a
preparargli la strada
battezza, perché attraverso il suo battesimo sia rivelato
colui che sta in mezzo a Israele come non conosciuto.
Si presentano due gruppi: uno di sacerdoti e leviti,
inviati dai giudei di Gerusalemme, un altro di farisei:
I primi incarnano le strutture guida del popolo di
Dio, i secondi impersonano il modo più serio di vivere
la fede di Israele.
Gli uni e gli altri vanno alla ricerca di una verifica.
l’anno di misericordia
del Signore
giubileo
 Quello che Giovanni testimonia come presente, il profeta Isaia
l’aveva annunciato come consacrato di Dio (cioè messia) unto di
Spirito Santo, vebuto a promulgare l’anno di misericordia del
Signore.
 Un anno di misericordia corrispondente all’anno del giubileo,
quell’anno cinquantesimo in cui venivano condonati i debiti.
 Il giubileo ricostituisce la condizione originaria d’integrità delle
persone cancellando tutto quello che aveva potuto guastarla.
In questa prospettiva va compresa la missione di Gesù, venuto per
liberare l’uomo da ogni malattia e infermità e per riportarlo
all’integrità della sua condizione iniziale, nel suo essere immagine
e somiglianza di Dio.
6 Venne
(lett.: ci fu) un uomo
mandato da Dio
 Il Verbo era, Giovanni invece fu fatto per mezzo del
Verbo: era una creatura. Quando fu concepito nel seno
materno, egli ricevette la sua missione
 Giovanni ha coscienza che Dio lo ha inviato:
«Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con
acqua» (1,33)
«Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a
Lui» (3,28).
 Il Verbo, che lo ha plasmato, è la luce che lo illumina e gli
comunica la vita perché sia testimone.
 Nell'Evangelo di Luca si dice che la parola di Dio fu su
Giovanni, figlio di Zaccaria nel deserto (3,2).
 Il Verbo di Dio, come fu sui profeti, fu pure su Giovanni e
si rivelò a lui come già presente in mezzo al suo popolo.
6 il
suo nome era Giovanni
Questo nome è stato scelto da Dio.
Nel nome è rivelata la missione:
«Dio fa grazia»
Giovanni è un uomo definito da Gesù “il più grande tra
i nati di donna”, mandato da Dio. Solo Dio poteva
darci e inviarci un uomo come lui.
Egli è il segno che “il Signore fa grazia”,
un “testimone” (mártys), anzi il primo testimone di
Gesù in quel processo che ha subito dalla nascita alla
morte, da parte del “mondo” e dell’umanità
malvagia, violenta
7 Egli venne come testimone (lett.: per
la testimonianza) per dare testimonianza
alla luce, perché tutti credessero per
mezzo di lui.
 Giovanni, lampada che arde e risplende, prepara gli
uomini ad accogliere la luce vera, anche se gli occhi,
che sono abituati alle tenebre, non possono cogliere
l'improvviso apparire della luce.
 Giovanni è l'ultimo dei profeti ma la sua testimonianza
risuona dalle pagine evangeliche. Tutta la profezia in lui
confluisce nell'Evangelo come testimonianza resa a
Cristo.
 Essendo più che profeta e messaggero, conferma quanto
hanno testimoniato i profeti precedenti
8 Non
era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla
luce.
 Giovanni e tutti i profeti danno
testimonianza alla luce
 Vi è tanta luce in Giovanni da confonderlo
con la luce stessa.
 Tutti dobbiamo passare attraverso
Giovanni per accogliere l'Evangelo.
19 E questa è la testimonianza
di Giovanni, quando i Giudei gli
inviarono da Gerusalemme
sacerdoti e leviti a
interrogarlo: «Tu, chi sei?».
 I Giudei si oppongono al Cristo e i sacerdoti e i
leviti lo immoleranno come vittima sacrificale,
anche se provengono da Gerusalemme, nella
quale il Cristo darà la sua testimonianza.
 I sacerdoti e i leviti devono interrogarlo: Tu
chi sei?
 Qualificando se stesso, Giovanni dà
testimonianza.
20 Egli
confessò e non negò. Confessò: Io
non sono il Cristo».
una testimonianza che diventa
confessione davanti a Dio
 La prima confessione di Giovanni consiste nel negare
di avere una missione messianica: «Io non sono il
Cristo».
 La parola “io non sono” è la dichiarazione del proprio
nulla di fronte a Gesù che si professa: "Io sono»
 Giovanni, come ultima voce dell'A.T., confessa di non
essere il Cristo, di non avere le caratteristiche del
Messia che si riveleranno in Gesù
 Anche i discepoli dovranno fare un cammino che li
porterà a confessare che Gesù è il Cristo, il Figlio di
Dio
Interrogativi sulla missione di Giovanni
21 Allora
gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu
Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?».
«No», rispose.
 Gli chiedono se sia Elia, se si senta investito della
missione di Elia. Giovanni nega di esserlo: «Non lo
sono».
 Gli chiedono ancora: «Sei tu il profeta?». Giovanni
risponde: «No». Il riferimento è a Dt 18,15: Il Signore
tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi
fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto
 Negando di essere il profeta, il Battista profetizza.
 Se avesse affermato di esserlo, avrebbe avvalorato il
modo che tutti avevano di attendere il Cristo; negando
di esserlo purifica le loro attese e li pone di fronte al
Cristo come egli stesso si pone, con il proprio nulla.
22 Gli
dissero allora (lett.: dunque): «Chi sei?
Perché possiamo dare una risposta a coloro che
ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?».
 I sacerdoti e i leviti, mandati da Gerusalemme,
desiderano giungere a una conclusione: (dunque),
«Chi sei?».
 tentativo d'isolare Giovanni dal Cristo; ma egli parla
del Cristo. La risposta che gli inviati ricevono è che
il Cristo è presente in mezzo a loro. Anche la stessa
domanda serve a dare la stessa risposta: «Che cosa
dici di te stesso?».
 Giovanni non dice nulla di sé se non quello che già
è scritto. La sua missione, pur non esprimendosi in
quella di Elia o del profeta, è espressa nella divina
Scrittura
23 Rispose:
«Io sono voce di uno che grida nel
deserto: Rendete diritta la via del Signore,
come disse il profeta Isaia».
 Battista si definisce: Ia voce di uno che grida nel
deserto. E’ la voce
Colui che viene dopo è la Parola
(il Verbo).
 In questo ultimo giorno risuona la voce, il giorno dopo
apparirà il Verbo.
 Giovanni è tutto voce di uno che grida nel deserto,
ultima mediazione prima che appaia la Parola
 Giovanni grida nel deserto: è qui si ode la voce e non in
Gerusalemme. Il Messia viene da oriente per salire a
Gerusalemme, viene dal deserto. Qui Giovanni si fa
voce:
Rendete diritta la via del Signore.
Bisogna fare largo al Signore che
viene, rendere diritta in se stessi la
sua via, come ha detto Isaia, il
profeta.
«Ora
la via appianata per accogliere il
Signore è la via della giustizia, come dice
Isaia (26,7): Il sentiero del giusto è diritto
... Ed è diritto il cammino del giusto, quando
l'uomo per intero è sottomesso a Dio.
Quando la sua intelligenza è assoggettata a
Dio con la fede, la volontà è a lui sottoposta
con l'amore e le opere con l'obbedienza» (S.
Tommaso).
24 Quelli
che erano stati
inviati venivano dai
farisei.
 farisei, sacerdoti e leviti, inviati dai Giudei, hanno
chiesto a Giovanni di dare una definizione di se stesso,
ed ora, come farisei, chiedono la motivazione del suo
battesimo.
 avevano un forte potere spirituale fondato sulla stretta
osservanza della Legge e sull'insegnamento dei loro
maestri.
 Presumevano essere gli unici depositari della rivelazione
contenuta sia nella Scrittura che nella Tradizione orale
 autorizzati a controllare e verificare tutto quello che si
manifestava
25 Essi
lo interrogarono e gli dissero: «Perché
dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né
il profeta?».
 Appare la convinzione che Giovanni battezzi di sua iniziativa
senza essere inviato da Dio
 I sacerdoti e i leviti, come pure i farisei, non hanno colto
nelle parole del Battista una testimonianza sul Signore,
pensando che proponga riti di purificazione alternativi a
quelli della Legge e del Tempio.
 Vogliono sapere con quale autorità battezza
 formano una roccaforte che non ammette alcuna possibilità di
rivelazione divina al di fuori di loro.
 Il potere che si attribuiscono e il rapporto privilegiato che
pensano di avere con Dio impediscono di accogliere
l'intervento divino che esuli dalla loro cerchia.
 Se la missione di Giovanni non entra in una delle tre categorie
non è vera e quindi di nessun valore è la sua testimonianza
26 Giovanni
rispose loro: «Io
battezzo nell’acqua. In mezzo a voi
sta uno che voi non conoscete».
Giovanni credeva nell’esistenza di un’impurità
conseguente al peccato eliminabile solo grazie ad un
rito di purificazione
Battezza con acqua in rapporto al Cristo e prepara il
primo segno della manifestazione del Cristo: il
battesimo
La via della metanoia è la via obbligata per giungere
ad incontrare Dio che si fa presente nel Figlio suo
venuto al mondo
27 colui
che viene dopo di me: a lui
io non sono degno di slegare il
laccio del sandalo».
Gesù sta in mezzo ai Giudei senza essere conosciuto.
Essi possono conoscerlo solo dopo che Egli si è rivelato
i farisei non hanno il potere di stabilire se Egli è il
Cristo, ma, come tutti, devono rapportarsi a Lui con la
fede. Senza questa non possono conoscerlo.
Credere significa accogliere il segno che Giovanni
compie: chi non accoglie il segno posto da Giovanni, non
può accogliere nemmeno il Cristo.
In rapporto a chi viene dopo di lui, Giovanni non si
reputa degno neppure del più umile servizio.
E cosa fa, come si
atteggia un vero
testimone di Gesù
Cristo?
meditatio
l’identikit del testimone
Nella testimonianza del Battista abbiamo
l’identikit del testimone: colui che non propone
se stesso, ma conduce oltre, verso un Altro
Testimone è colui che percorre le vie della
propria storia per indicare con la propria
esistenza il Cristo, per poi ritirarsi
Ogni cristiano nel momento in cui non si
appropria della Scrittura ma in rapporto ad essa si
annulla e afferma il Cristo, viene da questi
associato a se stesso e dal Padre è glorificato.
Cosa significa oggi rallegrarsi nel Signore?
Papa Francesco in Evangelii Gaudium, n. 1-8
Con Gesù Cristo sempre nasce e
rinasce la gioia
La gioia del Vangelo riempie il cuore
e la vita intera di coloro che si
incontrano con Gesù.
Coloro che si lasciano salvare da Lui sono
liberati dal peccato, dalla tristezza, dal
vuoto interiore, dall’isolamento
Gioia che si rinnova e si comunica
Il grande rischio del mondo attuale
la tristezza individualista scaturisce dal cuore
comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri
superficiali, dalla coscienza isolata.
Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più
spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la
voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non
palpita l’entusiasmo di fare il bene.
Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente.
Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente,
senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo
non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito
che sgorga dal cuore di Cristo risorto.
nessuno è escluso dalla gioia portata dal
Signore
 rinnovare oggi stesso l’incontro personale con Gesù Cristo o,
almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di
cercarlo ogni giorno senza sosta
 Chi rischia, il Signore non lo delude, e quando qualcuno fa un
piccolo passo verso Gesù, scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a
braccia aperte
 Ci fa tanto bene tornare a Lui quando ci siamo perduti! Insisto
ancora una volta: Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che
ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia. Colui che ci ha
invitato a perdonare « settanta volte sette» (Mt 18,22) ci dà
l’esempio: Egli perdona settanta volte sette. Torna a caricarci sulle
sue spalle una volta dopo l’altra.
 Nessuno potrà toglierci la dignità che ci conferisce questo amore
infinito e incrollabile
 Questo è il momento per dire a Gesù Cristo
«Signore,
mi sono lasciato ingannare, in
mille maniere sono fuggito dal tuo
amore, però sono qui un’altra volta per
rinnovare la mia alleanza con te. Ho
bisogno di te. Riscattami di nuovo
Signore, accettami ancora una volta fra
le tue braccia redentrici».
Ci sono cristiani che sembrano
avere uno stile di Quaresima
senza Pasqua
riconosco che la gioia non si vive allo stesso modo in
tutte la tappe e circostanze della vita, a volte molto
dure. Si adatta e si trasforma, e sempre rimane
almeno come uno spiraglio di luce che nasce dalla
certezza personale di essere infinitamente amato, al
di là di tutto.
Capisco le persone che inclinano alla tristezza per le
gravi difficoltà che devono patire, però poco alla volta
bisogna permettere che la gioia della fede cominci a
destarsi, come una segreta ma ferma fiducia, anche in
mezzo alle peggiori angustie
Posso dire che le gioie più belle e spontanee
che ho visto nel corso della mia vita sono
quelle di persone molto povere che hanno
poco a cui aggrapparsi.
Ricordo anche la gioia genuina di coloro che,
anche in mezzo a grandi impegni
professionali, hanno saputo conservare un
cuore credente, generoso e semplice.
In varie maniere, queste gioie attingono alla
fonte dell’amore sempre più grande di Dio
che si è manifestato in Gesù Cristo.
Solo grazie all’incontro – o reincontro – con
l’amore di Dio, che si tramuta in felice amicizia,
siamo riscattati dalla nostra coscienza isolata e
dall’autoreferenzialità
«la
società tecnologica ha potuto moltiplicare
le occasioni di piacere, ma essa difficilmente
riesce a procurare la gioia »
Giovanni Battista apra il nostro
cuore e il cuore degli uomini di
tutti i tempi ad accogliere il
Signore che viene,
nel giorno della sua
manifestazione gloriosa
possiamo essere trovati
«irreprensibili»
e fin d’ora ripetere
l’invocazione della fede piena
di amore:
«Amen, vieni, Signore Gesù!»
(Ap 22,20).
«Come sposo dal talamo egli viene a salvarci»
Non sei un liberatore qualsiasi:
Egli prende su di sé la carne della nostra povertà e fa di noi,
nell’amore, un unico corpo.
Sgorga spontaneo il canto nuovo della gioia e del giubilo:
Io gioisco pienamente nel Signore,
nel suo amore ha guardato la povertà del suo popolo,
ha abbracciato la nostra bassezza,
ci ha innalzato alla gloria del Padre.
Risuona l’annuncio gioioso
l’incontenibile grido del tuo cuore di Amante
che cerca l’amata,
che viene a vestirla di un manto di grazia,
a porle sul capo un diadema di gloria,
a fare di lei la sposa adornata,
pronta all’incontro nuziale col Re della pace.
E tu, Maria, vergine sposa, umile ancella e madre del Cristo
che tutto hai portato il mistero di luce
nel grembo accogliente del tuo libero «si»,
insegnaci ad essere puri di cuore, poveri in spirito, lieti e fedeli,
cantori estasiati dell’onnipotente che fa grandi cose sei suoi umili servi.
Amen.
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testimone - Diocesi di Locri