Omero nel Baltico
Ricerca sulla geografia omerica
di
Felice Vinci
(Rev. 2)
Perché la geografia omerica?
Già gli antichi Greci si erano accorti che la geografia omerica
presentava molte singolari anomalie (il Peloponneso
pianeggiante, la posizione di Itaca, isole e popoli introvabili o
fuori posto, clima freddo e perturbato, ecc.).
In tempi più recenti, dopo che negli anni ’50 l’architetto inglese
Michael Ventris riuscì a decrittare la scrittura delle tavolette
micenee (la cosiddetta “lineare B”), il problema si è riproposto,
allargandosi alla ricerca dei rapporti del mondo omerico con la
civiltà micenea.
I problematici rapporti tra Omero e la civiltà micenea
Le perplessità degli studiosi riguardo ai rapporti tra il
mondo omerico e quello miceneo sono sintetizzate da
Moses Finley, il quale sottolinea “quanto poco oggi
rimanga di Omero come testimone per il mondo in cui,
secondo l’opinione tradizionale, la guerra di Troia
sarebbe avvenuta. Sarebbe quasi sufficiente confrontare
la lista lunga e relativamente ottimistica di parallelismi
omerico-micenei che si trova nel libro di Helda Lorimer,
Homer and the Monuments, pubblicato nel 1950, con la
misera mezza dozzina, più o meno, che sopravviveva
quando apparve il libro di Kirk, The songs of Homer, nel
1962. Da allora il palazzo omerico e il carro da guerra
omerico sono stati gettati in mare, insieme al loro
equipaggiamento. E infine il colpo più duro di tutti: la
resa dell’ultimo bastione, la ‘geografia micenea’ di
Chadwick”.
(Finley, Il mondo di Odisseo)
Geografia micenea e geografia omerica
Si riscontra “la completa mancanza di contatto tra la
geografia micenea come ora la conosciamo dalle
tavolette e dall'archeologia, da una parte, ed i racconti
omerici dall'altra”
(Finley, Il mondo di Odisseo)
“A proposito delle coincidenze fra la geografia omerica e
quella micenea sono state fatte molte marce indietro,
fino a sottolineare piuttosto le divergenze”
(Montanari, Introduzione a Omero)
L’indicazione di Plutarco
“Un'isola, Ogigia, giace lontana nel mare (...) a cinque giorni
di navigazione dalla Britannia”; più oltre si trovano altre
isole, abitate da Greci, e successivamente s’incontra “il
grande continente che circonda l'oceano”.
Qui d’estate il sole “su un arco di trenta giorni scompare alla
vista per meno di un'ora per notte”.
(Plutarco, De facie quae in orbe lunae apparet, cap. XXVI)
L’Atlantico settentrionale e le isole Färöer
Färöer
Le isole Färöer: Ogigia e il monte Høgoyggj
La traversata da Ogigia alla Scheria
“Gli aveva ordinato Calipso, dea luminosa,
di tenere a sinistra [l’Orsa] nel traversare il mare.
Per diciassette giorni navigò traversando l'abisso,
al diciottesimo apparvero i monti ombrosi
della terra feacia: era già vicinissima,
sembrava come uno scudo, là nel mare nebbioso”
(Od. V, 276-281)
La traversata in direzione est
Ogigia
“sembrava come uno scudo, là nel mare nebbioso”
Il vento del nord spinge Ulisse verso la terra dei Feaci
Qui si scatena una violenta tempesta, ma la dea Atena
interviene in aiuto di Ulisse:
“Ella degli altri venti incatenò le vie
ordinò a tutti di fermarsi e dormire;
destò solo il rapido Borea, e l'onde gli ruppe davanti,
sicché tra i Feaci amanti del remo arrivasse”
(Od. V, 383-386)
Verso la Scheria, seguendo la costa da nord a sud
Ogigia
Scheria
La Scheria, terra dei Feaci
Nell’antica lingua nordica, “skerja” significava “scoglio”
(skjær nel norvegese attuale).
Dunque la “Scheria” potrebbe essere la “terra degli
scogli”, come in effetti appare dalle descrizioni omeriche:
“Non v'eran porti rifugio di navi, non baie,
eran punte sporgenti, scogli e roccioni”
(Od. V, 404-405)
Il “miracolo” dell’approdo alla Scheria
“Alla foce di un fiume bella corrente
giunse nuotando, e qui gli parve il luogo migliore
privo di rocce (…)
(il fiume) subito fermò la corrente, trattenne l'ondata,
gli fece bonaccia davanti e in salvo l'accolse
dentro la foce”
(Od. V, 441-443, 451-453)
Testimonianze archeologiche nell’area del Figgjo
L’area del fiume Figgjo è tra le più ricche di resti
archeologici dell’età del bronzo di tutta la Norvegia
(vi sono tumuli e graffiti rupestri, soprattutto di navi)
La foce del Figgjo, il fiume di Nausicaa
Lo scoglio a forma di nave davanti al porto
L’arcipelago di Itaca
“Abito Itaca aprica: un monte c'è in essa,
il Nerito sussurro di fronde, bellissimo: intorno
s'affollano isole molte, vicine una all'altra,
Dulichio, Same e la selvosa Zacinto.
Ma essa è bassa, l'ultima là, in fondo al mare,
verso la notte: l'altre più avanti, verso l'aurora e il sole”
(Od. IX, 21-26)
Le Isole Ionie
L’Itaca greca non è
affatto la più occidentale
delle Isole Ionie.
Inoltre Same (chiamata
Samo nell’Iliade) lì non
c’è e, riguardo a
Dulichio, l’isola “lunga”
spesso menzionata in
entrambi i poemi
omerici, è del tutto
introvabile.
L’arcipelago di Itaca secondo Omero
• Esso comprende tre isole principali: Dulichio, Same e
Zacinto;
• Itaca è l’ultima isola verso occidente;
• Same è contigua ad Itaca;
• nello “stretto fra Itaca e Same” vi è un’isoletta;
• Dulichio è un’isola “lunga” (“δουλιχος”) affacciata verso il
Peloponneso;
• il Peloponneso omerico è pianeggiante.
In cerca di Itaca e dell’isola “lunga”
Scheria
due isole
“lunghe”
Le isole danesi: Langeland e il Sud Fionia
Langeland
L’arcipelago del Sud Fionia è l’unico al mondo che
corrisponde esattamente alle indicazioni omeriche
Pilo
Peloponneso
Elide
Epiro
Itaca
Asterìde
Zacinto
Dulichio
Same
Echinadi
La corrispondenza fra il Baltico e l’Egeo
La pianeggiante “isola di Pelope” a est di Itaca
Pilo
Peloponneso
Elide
Dulichio
Zacinto
Same
Itaca
La topografia dell’Itaca ionia
“Si può dimostrare che persino i particolari topografici
dell'isola di Itaca sono un guazzabuglio; in diversi punti
essenziali vanno bene per la vicina isola di Leucade, ma
per Itaca sono affatto impossibili”
(Finley, Il mondo di Odisseo)
“In quanto alle identificazioni con le località descritte nei
poemi omerici, se lasciano perplessi quelle tentate per
Thiaki, non sono più convincenti quelle addotte per
Leucade”
(Enciclopedia Italiana Treccani, voce “Itaca”)
L’Itaca danese: Lyø
“La pietra del corvo” presso la capanna del porcaro Eumeo
Paesaggio di Lyø
Itaca “sempre la bagna la pioggia e guazza abbondante”
Il “Kong Lauses Høj”
Tåsinge - Zacinto
Langeland, l’isola “lunga” (“Dulichio”)
Il biondo Ulisse
• “i biondi capelli (ξανθάς τρίχας) ti farò sparire dal capo”
(Od. XIII, 399)
• Pindaro menziona i “biondi Danai”
(IX ode Nemea )
Un’indicazione di Tacito
“Ceterum et Ulixen
quidam opinantur longo
illo et fabuloso errore in
hunc Oceanum delatum
adisse Germaniae
terras”
(Tacito, Germania, 3, 2)
“Alcuni credono che
anche Ulisse in quel suo
lungo e leggendario
peregrinare sia giunto in
questo Oceano e sia
approdato alle terre della
Germania”
Le avventure di Ulisse
Sono localizzabili sulle isole
e lungo le coste atlantiche
della Norvegia, lambite dalla
Corrente del Golfo, il “fiume
Oceano” della mitologia. Il
ciclope Polifemo è un “troll”,
l’isola di Eolo è nelle
Shetland, Circe è una
sciamana artica delle isole
Lofoten (dove vi sono le
“danze dell’alba” e il sole di
mezzanotte), il “canto delle
Sirene” è una tipica metafora
nordica (kenning), Cariddi è il
gorgo del Maelstrom,
delimitato a sud da un’isola
tricuspide (la “Trinachia”).
Circe
Sirene
Cariddi
Lestrigoni
(1)
Eolia
Scheria
(1) Il ramo norvegese della
Corrente del Golfo
Ciclopi
Iperea
Calipso e il mondo celtico
Una meta tipica dei racconti celtici sono le isole
paradisiache situate in mezzo all'oceano, nell'estremo
occidente, dove vivono donne divine che rifocillano ed
amano gli eroi colà giunti, e possono anche conceder
loro l'immortalità e l'eterna giovinezza. Ecco come la
regina di una di queste favolose isole si rivolge all’eroe
colà approdato: “Rimani qui, e la vecchiaia ti starà
lontana. Sarai sempre giovane come sei e vivrai
sempre”. Così pure Calipso, regina dell’isola Ogigia,
promette ad Ulisse "di farlo immortale e senza vecchiaia
("αθανατον και αγηρον") per sempre" (Od. V, 136).
L’origine nordica della civiltà micenea
Secondo Bertrand Russell, la civiltà micenea ha tratto
origine dai “biondi invasori nordici che portavano con
loro la lingua greca”
(Russell, Storia della filosofia occidentale)
Il disco di Nebra
…e lo scudo di Achille
“Vi fece la terra, il cielo e il mare,
l'infaticabile sole e la luna piena,
e tutti quanti i segni che incorona[no il cielo
le Pleiadi, l’Iadi, la forza d'Orione”
(Il. XVIII, 483-486)
Le spade “micenee” di Nebra
Omero, i Micenei e il nord
“La nobiltà degli esametri non dovrebbe trarci in inganno
inducendoci a pensare che l’Iliade e l’Odissea siano
qualcosa di diverso dai poemi di un’Europa in gran parte
barbarica dell’Età del Bronzo o della prima Età del Ferro:
non c'è sangue minoico o asiatico nelle vene delle muse
greche (...) Esse si collocano lontano dal mondo cretesemiceneo e a contatto con gli elementi europei di cultura
e di lingua greche. Alle spalle della Grecia micenea si
stende l'Europa”
(Piggott, Europa Antica)
L’architettura micenea
“A causa di parecchie di queste caratteristiche (tetto a
doppia falda, dimora chiusa, focolare fisso) il palazzo
miceneo evoca i paesi nordici, freddi e umidi, da cui
senza dubbio proviene (...) Esso si oppone in modo
radicale alla concezione architettonica, specificatamente
mediterranea, del palazzo cretese”
(Lévêque, La civiltà greca)
L’origine nordica dei Micenei
“Una scoperta molto importante è stata fatta in una
tomba a camera a Dendra. Sono state trovate due lastre
di pietra ricoperte con piccole cavità poco profonde. La
loro somiglianza con i menhir, conosciuti dall'età del
bronzo dell'Europa centrale, è impressionante (...) Se è
così, è una conferma assai impressionante dell'origine
nordica dei Micenei”.
Il megaron, il salone principale dei palazzi micenei, “era
molto appropriato per un capo attorniato da vassalli e
compagni di tavola, ed è identico alla sala degli antichi re
scandinavi”.
(Nilsson, Homer and Mycenae)
Il mondo omerico è più primitivo di quello miceneo
“La decifrazione dei testi in Lineare B ha dimostrato che
fra la società micenea e quella iliadica vi fosse
un’assoluta differenza di estensione e di qualità: quella
ha grandi ricchezze, un apparato politico, amministrativo
e militare complesso, una popolazione suddivisa fra
molte dozzine di attività professionali diverse, mentre
nell’Iliade la divisione sociale del lavoro comincia
appena a delinearsi”
(Codino, prefazione all’Iliade)
Il problema di Dioniso
Nel mondo greco Dioniso è una divinità di primaria
importanza, a partire dalla civiltà micenea fino al mondo
classico. Invece in Omero viene quasi ignorato, il che è
difficilmente spiegabile se si suppone che il mondo
omerico sia posteriore alla civiltà micenea. Se, invece, si
retrodata Omero ad un’epoca precedente, tutto va al suo
posto: evidentemente Dioniso è diventato importante
dopo la discesa nel Mediterraneo, e tale è rimasto fino
all’età classica.
Allo stesso modo si possono spiegare anche altri
problemi, quali le differenze tra il pantheon di Omero e
quello di Esiodo, che sono difficilmente spiegabili con le
attuali cronologie, secondo cui i due poeti sarebbero
quasi contemporanei.
Analogie tra achei e vichinghi
Vi sono significative analogie tra il mondo degli achei
omerici e quello dei vichinghi, sia nel campo delle
rispettive mitologie, sia tra i sistemi di relazioni sociali, gli
interessi e gli stili di vita.
Ad esempio il dio marino omerico chiamato Aigaion, che
ha dato il nome al mar Egeo, corrisponde ad Aegir, il
signore del mare nordico; a loro volta le Valchirie, che
trasportano nel Valhalla le anime dei guerrieri caduti in
battaglia, si ritrovano nelle Chere omeriche:
“La Chera funesta (…)
afferrava ora un vivo ferito, ora un illeso
o un morto tirava per i piedi in mezzo alla mischia.
Veste vestiva sopra le spalle, rossa di sangue umano”
(Il. XVIII, 535-538)
“Drakkar” vichinghi e navi achee
Vi sono rimarchevoli convergenze fra
le caratteristiche tecniche delle navi
vichinghe e di quelle achee : la chiglia
piatta, la doppia prua e, in particolare,
l’albero smontabile.
L’arte dei metalli nell’Europa centro-settentrionale
“La ricchezza delle forme degli
oggetti di bronzo germanici era
stupefacente: c'erano spade
preziose, ornamenti pregiati,
dischi cultuali incrostati d'oro,
fermagli, fibule, elmi, scudi,
collari, e persino completi
nécessaires con rasoi e
attrezzi (...) Già 1500 anni
prima dell'arrivo dei Romani,
nelle terre del nord vi erano
condizioni di vita e di civiltà tali
da poter essere paragonate
soltanto alla civiltà greca dello
stesso periodo"
(Fischer-Fabian, I Germani)
Le asce
La civiltà nordica "aiutata
dall'accrescersi del commercio, si
sviluppò fino ad un'altezza mirabile,
la quale supera indiscutibilmente
per i suoi prodotti, per la nobiltà
della forma e il gusto
dell'ornamentazione degli oggetti
bronzei, la corrispondente civiltà del
bronzo della Germania meridionale
e occidentale, e attesta l'alto tenore
di vita dei suoi rappresentanti (…)
L'arte della fusione raggiunse una
perfezione tale che solo le più
squisite opere della civiltà egeomicenea possono reggere al
confronto“
(Enc. Treccani, voce “Nordiche, civiltà”)
Scudi, lance e spade
“braccialetti ricurvi, monili e collane" (Il. XVIII, 401)
Particolare di un gioiello
Il “carro solare” di Trundholm
Il grande tumulo di Kivik in Svezia (75 m di diametro)
Le lastre graffite di Kivik
Kivik: il graffito del carro
L’optimum climatico nel Nord Europa
L’“optimum climatico” fu “l’epoca climatologicamente
migliore che i paesi scandinavi abbiano mai conosciuto e
che giustifica il quadro di elevata cultura allora raggiunto
dalla Scandinavia; siamo attorno al 2500 a.C. (…) È
nell'ambito di questo lungo e favorevolissimo periodo
climatico che si sviluppa l'ascesa della cultura nordica
con l'affermazione in linea progressiva delle civiltà di
Maglemose, di Ertebölle, dei dolmen, delle tombe a
corridoio e infine le ricche manifestazioni culturali dell'età
del bronzo. Poi, quasi improvvisamente, la temperatura
precipita (...) Entriamo nel clima freddo del postglaciale,
il quale, coincidendo nella fase massima con l'età del
ferro, arginerà e condannerà all'abbandono tutte le più
promettenti energie della cultura nordica. Il FimbulWinter della leggenda spande allora col gelo la miseria e
la morte, consigliando e imponendo le migrazioni”
(Laviosa Zambotti, Le più antiche civiltà nordiche)
Sir Colin Renfrew
“Le date al radiocarbonio devono essere “calibrate”, cioè
corrette (…) e vengono retrocesse di diversi secoli;
intorno al 3000 a.C. la mutazione richiesta è addirittura
di 800 anni (...) Si verifica tutta una serie di allarmanti
rovesciamenti nelle relazioni cronologiche. Le tombe
megalitiche dell’Europa occidentale diventano ora più
antiche delle piramidi o delle tombe circolari di Creta,
ritenute loro antecedenti; le culture arcaiche che già
utilizzavano il metallo nei Balcani precedono Troia e l’età
del Bronzo Antico nell’Egeo, da cui si presumeva che
derivassero, e, in Inghilterra, la struttura definitiva di
Stonehenge, che si riteneva fosse stata ispirata da
maestranze micenee, fu completata molto prima
dell’inizio della civiltà micenea”
(Renfrew, L’Europa della preistoria)
Ma Troia non era stata trovata da Schliemann sulla collina
di Hissarlik, in Anatolia?
Strabone e la geologia
“Strabone riferisce che la pianura di Hissarlik era
un’insenatura marina al tempo della guerra di Troia, in
seguito riempita dal limo portato giù dal fiume.
Schliemann era ansioso di smentire questa affermazione
perché era uno dei principali argomenti contrari alla
teoria Troia-Hissarlik. Se il mare a quel tempo lambiva le
mura di Troia, come potevano i greci e i troiani
scorrazzare avanti e indietro nella pianura fra la città e il
mare stesso, come dice Omero? (...) Grazie ad una serie
di carotaggi eseguiti nel 1977, ora sappiamo che in
epoca preistorica la pianura era ricoperta da un vasto
braccio di mare, che arrivava fino a Hissarlik (…)
Strabone aveva quindi ragione e le conclusioni di
Schliemann erano errate”
(Traill, La verità perduta di Troia)
Il sito di Hissarlik durante l’età del bronzo (Kraft)
Ecco la baia che, sulla
base di recenti
rilevamenti geologici, in
tempi antichi arrivava
fino ai piedi della
collina di Hissarlik.
Va anche notato che
Omero menziona il
punto “dove
confondono l’acque
Simoenta e
Scamandro” (Il. V, 774):
ma qui ciò non è
possibile, perché i due
fiumi scorrono ad
almeno due chilometri
l’uno dall’altro.
Moses Finley su Hissarlik
Nulla, non un solo frammento, connette la distruzione di
Troia VIIa con la Grecia micenea o con un'invasione di
altra provenienza. E tra quanto sappiamo dalla
archeologia della Grecia e dell'Asia Minore, e dalle
tavolette in lineare B, nessun dato si accorda col
racconto omerico di una grande coalizione salpata dalla
Grecia contro Troia (...). Né è nominata una guerra di
Troia (...) Più interessante della scomparsa della città è
la totale scomparsa degli stessi Troiani (...) A Troia non si
è scoperto un solo frammento che si riferisca ad
Agamennone o a qualsiasi re conquistatore, o a una
coalizione micenea o comunque a una guerra (…) Se
questa cittadella non fu conquistata non abbiamo più
una ragione tassativa per continuare a chiamarla Troia”
(Finley, Il mondo di Odisseo)
Dieter Hertel
“Fra i tanti strati che testimoniano le diverse ricostruzioni
di Troia dopo ogni distruzione avvenuta nei secoli, le fasi
Troia VI (1700-1300 a.C.) e Troia VII (XIII secolo) non
furono il teatro di famose imprese militari”.
“Non è possibile parlare di una spedizione di greci
micenei contro la città”.
“Lo studio delle fasi Troia I-VII (…) ci ha rivelato i
contorni di una lunga epoca storica, dai caratteri del tutto
diversi da quelli del mondo e degli eventi descritti da
Omero”.
(Hertel, Troia)
La Wilusa ittita non è la Ilio omerica
“Comunque si giri la questione, né l’identificazione di
Wilusa con Troia/Filios né quella dei personaggi storici
della Troade di età ittita con gli eroi omerici possono
reggere (…) Troia/Filios non era Wilusa”.
Quanto all’identificazione di Wilusa con il toponimo luvio
Taruisa, da qualcuno accostato al nome di Troia, “sono
due entità (stati, regioni o città che fossero) distinte e
non due definizioni diverse di una medesima realtà”.
Riguardo poi all’ipotizzata corrispondenza tra il re
Alaksandus di Wilusa e Paride Alessandro, il figlio di
Priamo, “Per somma disgrazia, il padre del sovrano
storico Alaksandus (…) non si chiamava Priamo ma
Kukunni” (inoltre Paride non fu mai re di Troia).
(Hertel, Troia)
Il clima rigido di Troia e di tutto il mondo omerico
“La notte era scesa cattiva, ché Borea soffiava,
e gelata. Poi sopraggiunse la neve, come una brina spessa,
gelida: intorno agli scudi s'incrostava il ghiaccio”
(Od. XIV, 475-477)
L’abbigliamento pesante degli eroi
Telemaco e Pisistrato dopo il bagno “indossarono tuniche e
folti mantelli/ e su troni sedettero” (Od. IV, 50-51)
Ulisse alla corte di Alcinoo: “Gli misero addosso un manto di
lana e una tunica/ e, uscito dal bagno, tra i principi già uniti/ a
bere andava” (Od. VIII, 455-457)
In altre occasioni, Ulisse indossa un "manto purpureo, velloso,
doppio" (Od. XIX, 225)
Il mantello di Nestore a Troia è “doppio, grande; di sopra lana
folta s'addensa” (Il. X, 134)
Achille parte per la guerra di Troia con un baule, preparato
dalla madre, "pieno di tuniche,/ di mantelli per ripararsi dal
vento e di morbide coperte" (Il. XVI, 223-224)
Tuniche e mantelli dell’età del bronzo nordica
La nebbia sul campo di battaglia
“(…) E non avresti saputo
se esistessero ancora il sole e la luna:
eran coperti di nebbia nella battaglia tutti i più forti"
(Il. XVII, 366-368)
"Ma non riesco a vedere un uomo adatto fra i Danai,
di nebbia son tutti coperti essi e i cavalli.
Zeus padre, libera tu dalla nebbia i figli degli Achei,
sereno fa' il cielo, da’ che vediamo con gli occhi!”
(Il. XVII, 643-646)
Lo “sconfinato” Ellesponto omerico
Il territorio di Troia era adiacente ad un vasto mare,
chiamato “Ellesponto”:
“Quanto paese di sopra limita Lesbo, la sede di Macaro,
e di sotto la Frigia e l'Ellesponto sconfinato” (“απειρον”)
(Il. XXIV, 544-545).
In altre occasioni l'Iliade ricorre all'aggettivo “πλατυς”,
“largo” (Il. VII, 86; XVII, 432).
Sono aggettivi che è ben difficile attribuire all’angusto
Ellesponto mediterraneo, che, non a caso, adesso viene
chiamato “Stretto dei Dardanelli”.
L’Ellesponto nordico di Saxo Grammaticus
“(…) Dopo questi avvenimenti Regnero, che stava
preparando una spedizione contro gli Ellespontini,
convocò l'assemblea dei Danesi (...) quindi con una
serie di ripetuti assalti fiaccò e sottomise l'Ellesponto ed
il suo monarca, Dian”
(Saxo Grammaticus, Gesta Danorum)
È pertanto ragionevole ritenere che nell’Europa
settentrionale vi fosse un altro “Ellesponto”, quello
“largo” menzionato da Omero, poi trasposto nel
Mediterraneo con le stesse modalità già viste per il
Peloponneso.
Corrispondenza tra l’Ellesponto egeo e quello baltico
La posizione di Troia rispetto al mare
“(…) di Zefiro e di candido Noto
spingerò una violenta tempesta dal mare”
(Il. XXI, 334-335)
“Zefiro” è il vento dell'ovest, “Noto” quello del sud: la loro
provenienza “dal mare” indica che quest’ultimo si trovava
a sud-ovest rispetto alla città: pertanto la Troia omerica
potrebbe trovarsi in un’area, a nord-est del mare,
affacciata sul Golfo di Finlandia.
L’area tra Helsinki e Turku nel contesto baltico
Toponimi “omerici” nella Finlandia meridionale
Altri toponimi: Toija
Veduta di Toija
La “spiaggia” (“aigialos”) di Troia
"Molto lontano dalla
battaglia erano in secco le
navi/ sopra la ghiaia del
mare; fino alla piana le
prime/ avevano tratto, e
alzato il muro davanti alle
poppe:/ ché, pur essendo
larga, non tutte poteva/ la
spiaggia (“aigialos") tenere
le navi, erano fitti i soldati./
Perciò le avevano tratte in
file folte e tutta quanta era
piena/ la gran bocca del
lido, che i promontori
chiudevano"
(Il. XIV, 30-36)
Il sollevamento del suolo finlandese
Il suolo della Finlandia
meridionale si solleva di ben 40
cm/secolo, ricacciando indietro il
mare. Ecco perché adesso
Aijala non sta più sulla costa ma
nell’entroterra.
L’area di Toija e Aijala
L’area di Toija vista dall’aereo
Un’altra immagine aerea del sito
Troia (?)
La collina vista dal basso
“La piana era tutta allagata” (Il. XXI, 300)
Troia
Batiea
Scamandro
Pianura allagata
“aigialos”
Simoenta
Reperti archeologici nell’area di Toija
Tumuli omerici e nordici
Ettore s’impegna a restituire il corpo di un nemico
“perché lo seppelliscano gli Achei dai lunghi capelli,
gli versino il tumulo sopra, vicino al largo Ellesponto
e dica un giorno qualcuno tra gli uomini futuri
navigando con nave ricca di remi il livido mare:
ecco tomba di eroe che morì anticamente”
(Il. VII, 85-89)
La tomba di Beowulf è
“un chiaro tumulo sul promontorio a mare:
dovrà svettare alto sul Capo della Balena,
perché i navigatori lo chiamino poi
il Tumulo di Beowulf, quando sospingeranno
da lontano le navi di là delle nebbie del mare”
(Beowulf, 2803-2807)
Uno dei tumuli dell’età del bronzo nell’area di Toija
Omero e l’Europa barbarica dell’età del bronzo
“Il mondo dell’Europa barbarica del secondo millennio fu
il mondo dell’Iliade e dell’Odissea. Gli eroi dei racconti,
nonostante tutta l’arte del poeta, appartengono sempre
ad un mondo estraneo, primitivo e barbarico. Forse non
si presta sufficiente attenzione ai caratteri che il mondo
omerico condivide con quello degli eroi irlandesi, di
Beowulf o delle saghe, e che devono essere stati comuni
alla letteratura orale di tutta l’antica Europa barbarica”
(Piggott, Europa Antica)
Un altro tumulo in alto sul mare
L’anomalia della battaglia notturna
Nella più lunga battaglia dell’Iliade, Omero segnala per
due volte l'ora del mezzogiorno, ma ciò presuppone una
notte interposta, che in effetti viene registrata dal poeta:
"Zeus una notte funesta stese sulla mischia violenta
perché intorno al suo figlio fosse funesta la lotta"
(Il. XVI, 567-568).
L'anomalia sta nel fatto che il sopraggiungere della notte
non interrompe i combattimenti, i quali invece
proseguono senza un attimo di pausa fino alla sera
successiva.
La notte chiara
Nella zona di Toija, a oltre 60° di latitudine, nel mese di
giugno le notti sono abbastanza chiare da lasciare una certa
visibilità.
Secondo Plutarco, l’identico fenomeno si verifica nell'area di
Ogigia (la latitudine delle Färöer è simile a quella della
Finlandia meridionale).
l’Iliade gli dà un nome particolare: “amphilyke nyx”:
“Non era ancora l'aurora, ma notte chiara (“αμφιλύκη νύξ”)
quando s'accolse eletta schiera d'Achei attorno alla pira"
(Il. VII, 433-434).
Il termine amphilyke, rarissimo nella letteratura greca, si
ritrova in un passo di Apollonio Rodio che cita l’Apollo
Iperboreo (Argonautiche II, 671).
La notte chiara di Tenala (Tenedo)
Omero stesso conferma che la battaglia durò due giorni
“Lottarono per tutto il giorno (“παν δ’ημαρ”) presso le porte Scee
e certo quel giorno distruggevano la rocca
se Apollo non uccideva il forte figlio di Menezio
che molti mali faceva”
(Il. XVIII, 453-456)
La concomitanza con la piena dei fiumi
Subito dopo la battaglia della notte chiara vi è la
tracimazione dei fiumi di Troia: effettivamente, le piene
stagionali dei fiumi nordici avvengono tra maggio e
giugno, ossia in concomitanza con le notti bianche, a
causa del ritardo nel disgelo rispetto alle nostre latitudini.
L’“erboso Scamandro” di Omero
Un’altra veduta dello “Scamandro” nei pressi di Toija
L’altro fiume di Toija (il “Simoenta”)
Le alture alle spalle di Toija (l’Ida omerico)
L’Enajärvi, il “lago di Enone”
Il destino di Troia dopo la guerra
“Ora la forza d'Enea regnerà sui Troiani,
e i figli dei figli e quelli che dopo verranno”
(Il. XX, 307-308)
È singolare l’assonanza tra il nome di Enea (in greco
Aineìas, in latino Aeneas) e quello dell’Aeningia, il nome
della Finlandia al tempo dei Romani (Plinio, Storia
Naturale IV, 96)
La rotta degli Achei da Aulide a Lemno e Troia
Mar Tracio
Tracia
Samotracia
Troia
Lemno
Beozia
Aulide
Ellesponto
Ellade
Tebe
Chio
Cipro
Focide
L’inizio della baia di Norrtälje-Aulide
La baia di Norrtälje verso lo sbocco
Gli “skjæren” lungo la rotta degli Achei
Lemland - Lemno
Una veduta delle isole Ǻland (Lemno e Samotracia)
Un sito fortificato dell’età del bronzo ad Ǻland
La costa della “Troade” finlandese
Il ritorno degli Achei e il “catalogo delle navi”
Tracia
Mar Tracio
Troia
Lemno
Aulide
Ellesponto Ellade
Beozia
Kos
Chio
(1)
Focide
Ftia
Cipro
Faro
Libi
Locride
Cureti
Eubea
(2)
Atene
Sunio
Pelop.
Naxos
Itaca
Rodi
Malea
Etolia
Creta
(1) La rotta del ritorno da Tenedo
all’Eubea, passando al largo di Chio
Egitto (2) Faro è davanti al fiume Egitto,
ad un giorno di navigazione
Fårö - Faro, l’isola delle foche
Il mondo di Omero ricostruito nell’Europa settentrionale
Etiopi
Eea
Colchide
Olimpo
Cariddi
Tartaro
Pieria
Lestrigoni
Lapiti
Centauri
Emazia
Ciclopi
Iperea
Iolco
Ogigia
Tracia
Eolia
Mar
Tracio
Aulide
Beozia Tebe
Scheria
Troia
Ellesponto
Ellade
Kos
Chio
Cipro
Faro
Focide
Locride
Eubea
Atene
Sirìa
Itaca
Helike
Ortigia
Temese
Pelop.
Etolia
Naxos
Creta
Cureti
Rodi
Egitto
Libi
Ftia
La ricostruzione del “Peloponneso” omerico
Argolide
Micene
Arcadia
Pilo
(1)
Epiro
Itaca
Same
Elide
Dulichio
Zacinto
Echinadi
(1) Il percorso di Telemaco da Pilo a Sparta
attraverso “una pianura ferace di grano”
Lacedemone
Sparta
Cranae
Un antico tumulo nel Sjaelland occidentale
L’aspetto “arcadico” di un paesaggio di Sjaelland
Il fiume Suså (il mitico Alfeo)
L’altura più elevata di Sjaelland (il monte Cillene)
Le alte scogliere dell’isola Møn (l’isola Cranae, dove Elena
e Paride in fuga da Sparta sostarono in luna di miele)
L’Atene omerica, descritta nel dialogo “Crizia” di Platone
L’isola Eubea (Öland)
Il monte Høgoyggj: l’indicazione di Plutarco su Ogigia è
stata il punto di partenza per ritrovare il mondo omerico
La migrazione dal Baltico all’Egeo: la via del Dnepr
La sintesi della teoria
Il reale scenario dell'Iliade e dell'Odissea è
identificabile non nel mar Mediterraneo, ma
nell'Europa settentrionale, dove nel II
millennio a.C. fioriva una splendida età del
bronzo e dove sono tuttora identificabili
molti luoghi omerici, fra cui Troia e Itaca. Le
saghe che diedero origine ai due poemi
furono portate in Grecia dai navigatori
achei che nel XVI secolo a.C. fondarono la
civiltà micenea. Costoro ricostruirono nel
Mediterraneo il loro mondo originario, in cui
si erano svolte la guerra di Troia e le altre
vicende della mitologia greca, e trasmisero
alle epoche successive il ricordo dei tempi
eroici e delle gesta compiute dai loro
antenati nella patria perduta.