BE MIDBAR (2 parte)
DAL CAP.11 AL CAP. 21,9
ISRAELE DEVE RIFLETTERE SULLA
PROPRIA STORIA
Il deserto è la chiave di lettura della storia di Israele
e del suo rapporto con Dio:
Io SONO Adonai, che ti ha tratto fuori dall’Egitto
Tu sei il mio popolo, la mia porzione scelta (santa)
tra tutti i popoli
Nel cammino verso la terra promessa
a)Dio sta davanti (la nube) e sta al centro
dell’accampamento
b)Israele segue (cioè obbedisce) e si incontra con il
suo Signore (culto)
I PECCATI DI ISRAELE
C’è una costante dentro le narrazioni dei peccati
del deserto: il rimpianto dell’Egitto
1. I lamenti:
- Tabera (incendio)
- Kibrot-Taavà (le quaglie)
2. Contestazione di Aronne e Miriam contro
Mosè (invidia)
3. Gli esploratori della “Terra di Canaan” (capp.1213) (la paura)
4. Rivolta di Datan Core e Abiron: “la santità non
appartiene a Mosè, ma a tutti”
5. Meribà:
- Incredulità del popolo
- Peccato di Mosè e Aronne e castigo
6. I serpenti “brucianti” e il serpente di bronzo
7. Baalam e Baal –Peor (idolatria)*
* (Lezione successiva)
Caratteristiche dei peccati
LAMENTO: alla lettera è trovare dei pretesti
a) È scoppiato un incendio (Tabera)
b) La noia di mangiare sempre e solo la manna
(Kibrot – Taavà). Dio dona le quaglie
INVIDIA (12,1-16)
Maria e Aronne contro Mosè
ESPLORAZIONE DELLA TERRA (capp.13-14)
Mancanza di fiducia a cui è connessa “mettere
alla prova Dio” (Tentare Dio)
AUTORITA’ DI MOSE’: rivolta di Core, Datan
Abiron.
La santità appartiene a tutta la comunità
L’esercizio del sacerdozio è per i figli di Aronne
LITIGIO CON MOSE’ E CON DIO a MERIBA
Anche Mosè e Aronne cadono nello stesso
peccato di mancanza di fiducia
SERPENTE DI BRONZO: il popolo non sopporta
più la fatica del viaggio
DIO SI RIVELA AL SUO POPOLO
Dio che guida è al centro del suo popolo e nel
momento in cui si scontra con il popolo si
rivela anche.
1. “Il fuoco” è il segno della sua “santità” ma
anche della sua gelosia (11,10)
2. L’intimità che ha con Mosè con il quale parla
“bocca a bocca” e punisce con la lebbra
Maria
3. nell’esplorazione della terra, dove il popolo
manca di fiducia, egli si dimostra come il Dio che
compie grande prodigi
4. Il sacrificio per un voto, sale al cielo come
profumo davanti a Dio con la triplice distinzione
dei gesti:
- Elevazione
- Agitazione
- Espiazione
5. Con i riti di purificazione si rivela la santitò di
Dio
6. Nel serpente di bronzo la potenza della sua
parola
MOSE’
a) E’ colui che intercede per il popolo (11,2)
b) Egli ne sente tutto il peso e la responsabilità
c) Egli è l’uomo di fiducia nella casa di Dio (Ebr. 3,15)
d) Nell’episodio dell’esplorazione intercede
difendendo l’onore stesso di Dio
e) Il peccato di Mosè: la solidarietà don il popolo
f) Nel serpente di bronzo si pone al servizio di una
parola potente: “quello che è strumento di
morte diventa principio della vita”
Numeri 21,4-9
4Gli
Israeliti si mossero dal monte Or per la via del Mar Rosso, per
aggirare il territorio di Edom. Ma il popolo non sopportò il viaggio.
5Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto
salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non
c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».
6Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali
mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. 7Il popolo
venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato
contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da
noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. 8Il Signore disse a
Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà
stato morso e lo guarderà, resterà in vita». 9Mosè allora fece un
serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva
morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in
vita.
STRUTTURA DEL TESTO
A) v.4-5: il popolo viene meno nell’animo a motivo
del cammino/strada (lamento contro Dio e
Mosè)
A’) v. 7: Riconoscimento del peccato contro Dio e
Mosè (pentimento)
B) v. 6: Dio manda i serpenti brucianti (castigo)
B’) v.8-9: Dio ordina di farsi un serpente e metterlo
sopra l’asta (il castigo è fonte di vita)
C) v.9 chi guarda resta in vita
Bisogna considerare due testi dell’AT
2 Re 18,1-4:18
1Nell’anno terzo di Osea, figlio di Ela, re d’Israele, divenne re
Ezechia, figlio di Acaz, re di Giuda. 2Quando egli divenne re,
aveva venticinque anni; regnò ventinove anni a
Gerusalemme. Sua madre si chiamava Abì, figlia di Zaccaria.
3Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come aveva
fatto Davide, suo padre. 4Egli eliminò le alture e frantumò le
stele, tagliò il palo sacro e fece a pezzi il serpente di bronzo,
che aveva fatto Mosè; difatti fino a quel tempo gli Israeliti
gli bruciavano incenso e lo chiamavano Necustàn. 5Egli
confidò nel Signore, Dio d’Israele.
Sap.16,5s
5Quando infatti li assalì il terribile furore delle bestie e venivano distrutti per i
morsi di serpenti sinuosi, la tua collera non durò sino alla fine. 6Per
correzione furono turbati per breve tempo, ed ebbero un segno di salvezza
a ricordo del precetto della tua legge. 7Infatti chi si volgeva a guardarlo era
salvato non per mezzo dell’oggetto che vedeva, ma da te, salvatore di tutti.
8Anche in tal modo hai persuaso i nostri nemici che sei tu colui che libera
da ogni male. 9Essi infatti furono uccisi dai morsi di cavallette e mosconi,
né si trovò un rimedio per la loro vita, meritando di essere puniti con tali
mezzi. 10Invece contro i tuoi figli neppure i denti di serpenti velenosi
prevalsero, perché la tua misericordia venne loro incontro e li guarì.
11Perché ricordassero le tue parole, venivano feriti ed erano subito guariti,
per timore che, caduti in un profondo oblio, fossero esclusi dai tuoi
benefici. 12Non li guarì né un’erba né un unguento, ma la tua parola, o
Signore, che tutto risana. 13Tu infatti hai potere sulla vita e sulla morte,
conduci alle porte del regno dei morti e fai risalire.
Giovanni 3,14s.
14E
come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così
bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, 15perché
chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
16Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio
unigenito, perché chiunque crede in lui non vada
perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha
mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo,
ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18Chi
crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già
stato condannato, perché non ha creduto nel nome
dell’unigenito Figlio di Dio.
Scarica

numeri 2 - Epiclesi

ppt

ppt