L’erba del riso sardonico
Bruno Casula –Ascunas-
Maschera grottesca in terracotta del
secolo a.C rinvenuta a Tharros ( OR )
BrunoVI
Casula
Il riso sardonico
Gli antichi scrittori
greci
e latini ,
conoscevano molto bene la leggenda del riso
sardonico .
Nei loro scritti parlano di un'erba che
nasceva in Sardegna , simile al sedano , che
aveva il potere di uccidere gli uomini col
sorriso sulle labbra.
“ Venenum quoque non nascitur et nisi
herba per scriptores plurimos et poetas
memorata , apiastro similis, quae hominibus
rictus contrahit et quasi ridentes interimit “ (
Isidoro 40 ).
Bruno Casula
Rito sacrificale
Timeo scriveva che questo riso traeva origine dall'usanza che
vi era in Sardegna presso i nuragici di sacrificare a Kronos ( il
dio Crono ) i vecchi padri settantenni ,sofferenti di gravi
malattie , gettandoli nei diruppi ,dopo avergli fatto bere l'erba
sardonica.
La pozione era destinata a schiavi anziani o comunque inabili a
lavoro . Gli antichi popoli sia Nuragici ma anche i Punici e
Romani erano convinti che la morte fosse l’inizio di una nuova
vita da salutare con una espressione di gioia.
Questa usanza era infatti frequente nel mondo antico, la praticavano
anche gli antichi Romani sui vecchi sessantenni buttandoli dal ponte
Sublicio nel Tevere e la praticavano gli Esquimesi fino a qualche
decennio fa facendo morire i vecchi di assideramento dentro gli “iglo’”
( fonte :prof Pittau )
Demone , uno scrittore attico coetaneo di Timeo , replicava
che il “riso sardonico non si spiegava col riso dei vecchi genitori
sardi sacrificati dai figli , ma con quello dei prigionieri
cartaginesi dimoranti in Sardegna , che venivano sacrificati al dio
Kronos facendogli bere l'erba sardonica.
Bruno Casula
“Is becius a sa babaieca”
Ancora oggi si conserva qualche traccia del rito: a Gairo, in Ogliastra, si
usa la frase " i vecchi alla babaieca " (is beccius a sa babaieca), dove
babaieca significa "roccia a picco", appena ad un Km da Gairo.
Ad Orotelli si racconta della antica tradizione di vecchi fatti precipitare da
un dirupo, chiamato Iskerbicadorzu o Impercadorzu de Sos Betzos,
Scervellatoio o Dirupo dei vecchi.
Ad Urzulei, un picco di montagna che domina uno strapiombo di almeno
300 m., è chiamato Su Pigiu de su Becciu, cioè Il Picco del Vecchio.
Ancora a Baunei vi è traccia dell’antica usanza di uccidere i vecchi
nell’allocuzione "leare su’ ecciu a tumba o a ispéntuma", cioè "portare il
vecchio alla tomba o alla grotta ovvero al dirupo".
Le espressioni :
“S’arrisu de is crabittus o de is angionis de pasca” “ il riso dei capretti e
degli agnelli di pasqua”.
“ S’arrisu de s’arrenara , arruta a terra e squartarara”, “il riso della
melagrana , che si sfascia come cade per terra “
Alludono chiaramente al Riso Sardonico
Bruno Casula
Erba sardonia
Secondo M. Pittau la danza
carnevalesca
dei
mammuthones alluderebbe a tale rito sacrificale ( La
Nuova Sardegna 12/02/1979 ).
La morte col riso sardonico veniva attribuita alla pianta
chiamata sardonia o erba sardonia ,erba scellerata , apio
riso , erba del riso, apiastrum, batrachion, etc. e che deve
essere identificata con l'Oenanthe crocata. L. secondo il
linguista Paulis ed il botanico Atzei o con l’Oenanthe
fistulosa L. secondo il botanico Ballero ,piante simili nella
foglia e nell'infiorescenza al sedano selvatico.
Solo Dioscoride la identificava , erroneamente , col
Ranunculus scleratus, che in Sardegna e’ pianta rara o non
esistente secondo Atzei e Paulis.
Ridere sardonicamente
Un antico testo greco diceva: “ Vicino alle Colonne
di Ercole c'e' l'Isola di Sardegna dove cresce una
pianta simile al sedano: molti dicono che quanti
l'assaggiano vengono colpiti da uno spasmo che li
fa ridere involontariamente e cosi' muoiono.”
Alcuni autori come Virgilio e Solino, in realazione
all'espressione
“ridere
sardonicamente”,
menzionano “l'herba sardonia”,
alla quale
attribuirono un potere venefico, pertanto chi la
mangiava moriva simulando la maschera facciale
di chi ride.
Bruno Casula
Odissea :libro ventesimo
Il piu’ antico uso dell'aggettivo "sardonico” lo
troviamo , per la prima volta, nel libro
ventesimo dell'Odissea , databile all'VIII sec.
a.C.
Nel libro dell'Odissea, viene narrata la storia
di Ulisse,che , a seguito dell'offesa subita da
parte di Clesippo, uno dei pretendenti di
Penelope, ride nel suo animo in modo
sardonico, consapevole del destino di morte
che si sarebbe verificato per Clesippo e i suoi
rivali.
Bruno Casula
Sardònios gèlos ( Riso sardonico )
“ C'era tra i Proci un uomo grossolano e malvagio : Clesippo si
chiamava ,aveva le case in Same.
Costui, sentendosi sicuro per le sue ricchezze infinite , aspirava
vivamente ad avere la sposa di Odisseo ( Ulisse) che da lungo tempo
era lontano dalla patria .
Cosi' allora egli parlava tra i Proci prepotenti: “Ascoltatemi o Proci ,
voglio dire una cosa. Il forestiero ( cioe Ulisse travestito da mendicante )
ha gia' la sua parte da un pezzo com'e' giusto e ragionevole : una
parte uguale alla nostra . Non e' bello credete , e non sta bene
privare di qualcosa gli ospiti di Telemaco ( figlio di Ulisse ), chiunque
arriva a questo palazzo . E anch'io gli voglio dare un dono ospitale ,
perche' pure lui ne faccia un regalo a chi gli versa l'acqua per il
bagno o a qualche altro dei servi, che sono qui nella casa di
Odisseo .
Cosi' parlava e scaglio' una zampa di bue con mano gagliarda
prendendola da un canestro. La schivo' Odisseo (Ulisse )
piegando un poco la testa da un lato e rise in segreto
di un suo riso sardonico (Sardònios gélos). La zampa di
bue colpi' la parete .”
Bruno Casula
Dall’Odissea
“E tra i Proci allora Pallade Atena suscito' un ridere
inestinguibile : stravolse loro la mente. Essi oramai ridevano
con mascelle che non erano piu' le loro: lorde di sangue
mangiavano le carni, gli occhi gli si riempivano di lacrime ,
dentro di se non pensavano che a piangere.
Li guardava torvo Odisseo e disse :<Cani , voi pensavate che io
non tornassi piu' a casa dal paese dei Troiani: E cosi' mi
consumavate il patrimonio e andavate a letto di prepotenza
con le mie ancelle , e cercavate in segreto di sedurre mia
moglie quando io ero ancora in vita , senza temere ne gli dei
che abitano l'ampio cielo ne che ci sarebbe stato in avvenire
un giusto sdegno degli uomini. Ora per tutti voi stanno
annodati i lacci della morte>.
Cio' che Odisseo ( Ulisse ) deve compiere e' una nemesi , una
vendetta sacra , una pena che non puo' essere commutata.
Cio' che il riso sardonico di Odisseo prepara e pregusta
contro i nemici e' una nemesi ed e' collegato col furore della
morte imminente . “
Bruno Casula
Eta’ del bronzo
L'età del bronzo indica il periodo caratterizzato dall'utilizzo sistematico ed esteso della
metallurgia del bronzo che, per quanto riguarda l'Europa, si estende dal 1900 aC. al
1200 ( secondo altri studiosi dal 2000 aC all’850 aC. Circa).
Tale utilizzo era basato sulla fusione locale di rame e stagno estratti dai minerali.
Nata e sviluppatasi in Sardegna, la civiltà nuragica abbraccia un periodo di tempo che
va dalla piena età del Bronzo (dal 1700 a.C.) al II secolo a.C., ormai in piena epoca
romana.
La National Gallery of Art statunitense definisce l'età del bronzo cinese come il
«...periodo approssimativamente compreso tra il 2000 e il 771 a.C.», un arco di tempo
che inizia con la cultura di Erlitou e termina bruscamente con la disintegrazione del
regno della dinastia Zhou.
Civiltà minoica è il nome dato alla cultura cretese dell'età del bronzo che prende il
nome da Minosse ( con probabile riferimento ai Re che dominarono Creta in quel
periodo storico ), fiorita approssimativamente dal 2700 al 1450 a.C. (successivamente,
la cultura micenea greca divenne dominante nei siti minoici dell'isola di Creta.
Talos : “l’uomo di bronzo”
Bruno Casula
Talo “l’uomo di bronzo”
Robert Graves : I Miti Greci - Tomo I- Paragrafo 92 : Dedalo e Talo
Talo era anche il nome del servo di bronzo , dalla testa di toro,
che Zeus aveva donato a Minosse come custode di Creta . Taluni
dicono che fu forgiato da Efesto( dio dei fabbri e del fuoco) in
Sardegna , aveva un' unica vena che gli correva dal collo ai
talloni dove era tappata da un chiodo di bronzo . Era suo
compito correre tre volte al giorno tutt'attorno all'isola e gettare
massi contro le navi straniere , e anche di recarsi tre volte all'anno
, con maggiore calma , nei villaggi di Creta , mostrando le leggi di
Minosse incise su tavole di bronzo.
Quando i Sardi tentarono di invadere l'isola , Talo fece
arroventare il suo corpo sul fuoco e poi distrusse i nemici in
un abbraccio infuocato , ridendo malvagiamente; ecco come
nacque l'espressione “ risata sardonica “. Infine Medea uccise
Talo strappandogli il chiodo dal tallone e facendo defluire il
sangue dalla sua unica vena ; ma altri dicono che Peante
l'Argonauta lo colpi' alla caviglia con una freccia avvelenata.
(-Da : Suida sub voce Risus Sardonicus ; Apollonio Rodio ,
Argonautiche 1639 e sgg; Apollodoro , I 9 26; Platone Minosse
Bruno Casula
320 C . )
Simonide poeta lirico
“ Il paremiografo greco Zenobio ( II secolo d. C
) riferisce che Simonide raccontava ( in un
componimento andato perduto ) come Talo ,
prima di giungere a Creta , risiedesse in
Sardegna e che uccidesse molti di coloro che
vi abitavano : le vittime nel morire ,
mostravano i denti, nell'atto del seserenai; da
cio' l'espressione “ riso sardonico “.
Paremiografo= raccoglitore di proverbi
Talos
Apollonio Rodio , vissuto nel III secolo a.C., nelle Argonautiche narra che gli Eroi della nave Argo,
giunti presso le coste di Creta , non poterono ormeggiare poiche “....Talos, l'uomo di bronzo,
scagliando pietre da una solida roccia , impedi' di gettare a terra le gomene, quando giunsero al porto
Ditteo . Era questi ( Talos ) il solo rimasto dei semidei della razza di bronzo , che era nata dai frassini,
e Zeus l'aveva dato ad Europa come guardiano dell'isola di Creta , che percorreva tre volte coi piedi di
bronzo. Il suo corpo e le membra erano di bronzo , ma sulla caviglia , al di sotto del tendine , aveva una
vena ricoperta da una sottile membrana che era per lui vita e morte . Talos , pur essendo di bronzo,
cedette al potere di Medea , signora dei filtri . Mentre sollevava rocce pesanti per bloccare l'approdo
delle navi, urto' la caviglia su uno spuntone di pietra e gli colo' un liquido simile a piombo fuso. Cosi'
non fu piu' capace di reggersi in piedi sullo scoglio sporgente e resto' barcollante finche' crollo' per
terra senza forze, con un immenso frastuono” Episodio questo magnificamente rappresentato su un
famoso cratere attico a figure rosse del V secolo a.C.
Platone afferma che Talos “ tre volte l'anno ispezionava i borghi, vegliando in questi all'osservanza
delle leggi e portando con se' le leggi incise su tavole di bronzo, donde il suo appellativo di bronzeo “ .(
Minos XV )
Gli intrusi che per loro sfortuna riuscivano a sbarcare nell'isola (prima di Sardegna e poi di Creta),
venivano raggiunti da Talo che saltava sul fuoco, portava la sua “corazza” metallica
all'incandescenza e stringendo fortemente al petto i malcapitati li ustionava gravemente e cosi
morivano contorcendo la bocca per le sofferenze . Secondo questa tradizione quindi Talo “l'uomo
di bronzo “ provocava il cosidetto “ riso sardonico “, cioe' una contrazione forzata delle labbra con
apertura della bocca
e chiara espressione di dolore. L'antichissima espressione omerica “
sardonios gelos “ ( riso sardonico ) cosi' si giustificherebbe col nome dell'isola Sardegna.
Commento di Graves
“L'unica vena di Talo si ricollega al mistero dell'antico metodo di fusione del
bronzo detto della cera perduta . Dapprima il fabbro faceva un modello di
cera che ricopriva con uno strato di creta e lo metteva al forno : non
appena la creta era ben cotta , estraeva la forma , praticava un foro tra il
tallone e la caviglia per farne uscire la cera fusa e vi versava del bronzo
pure fuso. Quando il metallo si era raffreddato , il fabbro rompeva la creta
a colpi di martello liberando la statua di bronzo che aveva la stessa forma
di quella di cera . I Cretesi portarono in Sardegna questo metodo della cera
perduta assieme al culto di Dedalo.
I compassi , che fanno parte del mistero della lavorazione del bronzo,
erano indispensabili per tracciare cerchi perfetti quando si trattava di
forgiare vasi , elmi o maschere. Ecco perche' Talo era anche detto Circino
“circolare “ , un appellativo che si riferisce sia al corso del sole sia all'uso del
compasso”
Da “Thalos e gli Argoanuti”- Jatta museo-Ruvo ( Puglia )-IV sec. A.C.
La morte di Talo
Bruno Casula
considerazioni
Talos , l’uomo di bronzo, rappresenta probabilmente “l’arte di fondere il bronzo con la cera persa “che
secondo gli storici “ i Cretesi “ introdussero in Sardegna .
Comunque Simonide racconta che Talos prima di giungere a Creta risiedesse in Sardegna.
L’arte del bronzo era molta sviluppata tra i Nuragici che erano forse gli unici nel mondo antico a
conoscere bene la tecnica della fusione del bronzo con la cera perduta ( “Talo aveva il corpo e le
membra di bronzo, ma sulla caviglia sotto il tendine , aveva una vena coperta da una membrana.. urto’
la caviglia su di uno spuntone di pietra e gli colo’ un liquido simile a piombo fuso “ ).
Oltre 600 bronzetti del periodo Nuragico sono stati realizzati con la tecnica della cera perduta , molti
oggetti di uso quotidiano, vasi , navicelle, monete e numerose spade e frecce in bronzo sono
staterovate all’interno dei Nuraghi e siti archeologici censiti. I bronzetti trafugati da irresponsabili
tombaroli non sì sa quanti siano.
Talos da “ Zeus era stato donato a Minosse come custode di Creta” , dopo che era vissuto in Sardegna,
per cui traduco in questo modo : l’arte di fondere il bronzo con la cera persa e’ sta portata dai Sardi
Nuragici a Creta.
Ora e’ in quel periodo storico che si ha il massimo splendore della civilta ‘ Nuragica ,perche chi sapeva
forgiare le armi e le spade sicuramente poteva vincere i nemici. Il metallo piu’ pregiato allora era il
bronzo e le spade erano fatte col bronzo , ed i Nuragici erano molto abili nel forgiare il bronzo ed i
Shardana ad usarle e combattere.
Il rito sacrificale con l’erba sardonica risale a quel periodo ed il fatto che il riso sardonico viene anche
identificano con Talos e’ perche quest’ultimo ne rappresenta quella civilta’ e quel modo mirabile di
forgiare il bronzo che solo i Nuragici sapevano fare.
La scomparsa della civilta’ cretese ed il declino di quella nuragica coincide con la scomparsa della
“dell’eta’ bronzo “ ed il sopravvento dell’eta del ferro ( dal 1200 aC all’850 aC ).
Bruno Casula
Le maschere “ghignanti”
Sono state ritrovate in Sardegna due maschere
ghignanti a Tharros ed un'altra a San Sperate.
Altre sono state trovate a Cartagine
e nel santuariuo
spartano di Artemide a Mothia in Grecia .
Le maschere sono state trovate sia di fronte all'ingresso
della camera funeraria che all'ingresso del santuario.
Qualche archeologo sostiene che queste maschere
sarebbero di origine fenicia e che fossero dei
talismani, con la funzione di guardiano del sepolcro o
del tempio , in quanto, col loro aspetto orripilante,
spaventavano gli spiriti maligni, che così non potevano
nuocere.
Bruno Casula
Maschera ghignante trovata a Tharros
Volto contratto della maschera ghignante
Bruno Casula
Maschera ghignante trovata a san Sperate
Le maschere ghignanti sono la piu' nitida ed inequivocabile
rappresentazione del “ riso sardonico “
Oenanthe crocata L.
( Umbelliferae )
nomi in italiano: Enante crocata- Erba sardonica ,
-Finocchio acquatico con foglie di prezzemolo-
nomi in sardo: Appiu areste- Appiu burdu ( Barbagia )
Lau guaddinu, Lau de arriu (Campidano ), Trigusa ( Orani )
Lau addini (Ogliastra ), Turgusone ( Sarule ), Issapiu ( Bitti )
Criscioni ( Telti )
Bruno Casula
Distribuzione in Italia: e’ presente solo in Sardegna,
prevalentemente nel Centro- Nord Sardegna
Nel resto dell’Europa e’ presente in Francia compresa la Corsica,
Casula
SpagnaBruno
, Inghilterra
I fiori sono bianchi e portati da ombrelle emisferiche di 8-40 raggi,
con ombrellule di 10-30 fiori circa
Bruno Casula
Giulio Paulis : I nomi popolari delle
piante in Sardegna
– par. 43 – L’erba del riso sardonico : le notizie degli antichi alla luce della
tradizione dialettale sarda
“E' una pianta erbacea perenne ,alta fino ad 1,5 m, ramificata con fusti
angoloso -striati di color verde scuro. Le foglie sono composte simili a quelle
del prezzemolo, con numerosi segmenti da ovati a lineari. I fiori bianchi ,
sono disposti in ombrelle terminali di 10-40 raggi. La radice si presenta in
forma di tuberi oblungo-fusiformi. Cresce nei luoghi umidi , soprattutto
presso corsi di acqua.
Di tutte le specie di Oenanthe , la Oenanthe crocata e' la piu' velenosa .
Provoca intossicazioni mortali, caratterizzati da fenomeni di violenta
infiammazione gastro-entereica , accompagnati da brividi ,sudore freddo,
midriasi, angoscia respiratoria, convulsioni ,delirio e successivamente
contrazione dei muscoli facciali col tipico atteggiamento del riso
sardonico….
I suoi nomi coincidono largamente con quelli del sedano selvatico e della
sedanina d’acqua : Appiu areste ( Logudoro ), Appiu burdu, Appiu burdu de
arriu, Lau guaddinu, Lau de arriu ( Campidano), Turgusone ( Sarule),Trigusa (
Orani ), Isappiu ( Bitti ).”
Bruno Casula
Contiene un alcaloide mortale la enantotossina
Bruno Casula
Nome del genere:Oinos=vino/ Anthos=fiore
Bruno Casula
Enante crocata da crocus : giallo – il il liquido di colore giallo che
fuoriesce dallo stelo e radici quando vengono recise.
Bruno Casula
Domenico Atzei: le piante nella tradizione popolare della
Sardegna
Oenanthe crocata L.- Erba sardonica, Enante crocata o zafferanata , finocchio selvatico con
fiore di prezzemolo.
Nota . Ai giorni di oggi non vi e’ dubbio che sia questa la famosa “ pianta del riso
sardonico “ o “erba sardonia o sardonica “ che procura la morte provocando una
contrazione dei muscoli mimici facciali da far apparire il morente come se ridesse. E’
certamente da escludere infatti Ranunculus scleratus L. ipotizzato da molti antichi, come
gia’ osservavano Moris e Gennari molto raro in Sardegna .
Oenanthe crocata L. invece cresce presso le sponde dei fiumi e ruscelli e vicino alle
sorgenti di acqua di tutta la Sardegna.
E' stata anche rinvenuta sporadicamente in Sicilia. Non e' presente nelle altre regioni
d'Italia. Si trova anche in Francia ( in modo particolare in Corsica ) , in Irlanda, in alcune
zone dell'Inghilterra, in Spagna.
In Sardegna ancora oggi viene confusa con la Cicuta virosa o Cicuta d'acqua,( che invece
non esiste in Sardegna ) e per questo chiamata impropriamente “cikuta”.
La foglia dell'Oenanthe crocata , puo' essere confusa con quella del sedano selvatico (
come evidenziano i fitonimi sardi appiu areste “ - “appiu burdu” ) da cui i casi di
avvelenamento accidentale per raccolta della pianta come verdura selvatica ,
confondendola appunto col sedano selvatico.
La parte piu' tossica e' la radice col rizoma che provoca la morte entro 2/4 ore
dall'ingestione coi sintomi del riso sardonico.
Bruno Casula
Bruno Casula
Avvelenamenti
La documentazione dei casi di avvelenamento mortale in Sardegna di cui siamo a conoscenza sono i
seguenti ( dal libro di Atzei : Le piante nella tradizione popolare della Sardegna ) : nel XVI secolo il
Fara documenta due persone di Nulvi morte per l'ingestione della pianta del Riso sardonico ;nel
secolo XIX il P. Gennari ,descrive la storia di 2 ragazzi di Pula , che intorno al 1870 , morirono per aver
scambiato Oenanthe crocata con sedano selvatico; nel secolo XX , nel 1942 viene descritto a
Macomer la morte di alcuni soldati e nel 1947 a Budduso' la morte di un ragazzo con contrazioni
mimiche del viso , altri due si salvarono per aver ingerito piccole quantita' della pianta ,inizialmente
identificata per cicuta, e per essergli stato provocato il vomito ; il medico legale G. Marras nel 1965
riporta un caso , il signor M. E. ,di anni 35 , deceduto nel 1963 entro le due ore dall'ingestione di
radice di Oenanthe crocata , identificata da frammenti del contenuto gastrico prelevati durante
l'autopsia effettuata a Sassari ; di un carabiniere continentale morto a Villagrande Strisaili all'incirca
nel 1989 per aver mangiato “ lau addini” ; il prof Camarda nel 1990 descrive a Dorgali un caso di
morte per Oenanthe crocata e quello di un'altra persona rimasta in stato comatoso per due giorni e
poi guarita. Il 7 gennaio del 1991 si verifico' una grave intossicazione a Venezia a carico di due coniugi
che avevano consumato risotto con la radice di una pianta raccolta qualche giorno prima al rio
Parapinta di Luras e da essi portata a Venezia : si salvarono soltanto inseguito ad intubazione ed alla
completa trasfusione del sangue. Inizialmente la pianta fu attribuita alla cicuta , Conium maculatum L.
successivamente all'Oenanthe crocata, confrontando il materiale gastrico con un reperto di Oenanthe
crocata raccolto a Sassari dal prof Atzei A. Domenico e fornito ad una botanica di Padova. Per la
Corsica viene riferita una strage tra soldati francesi.
L'erba sardonica e' una di quelle piante impiegate , per la sua tossicita' , nella pesca di frodo nelle
acque dolci per narcotizzare i pesci ( trote , anguille , carpe , tinche ) e farli venire a galla e catturarli.
D'altra parte la pianta non avvelena le acque perche' il principio tossico la oenanthotossina non e'
solubile in acqua
Bruno Casula
Bruno Casula
L’intera pianta si rassomiglia al sedano
Bruno Casula
Le foglie si rassomigliano a quelle del prezzemolo
Bruno Casula
Bruno Casula
La pianta e’ ittiotossica
L’erba sardonica e’ una di quelle piante utilizzate , per la
sua tossicita’, e narcotizzare i pesci appunto nella pesca
di frodo nelle acque dolci e farli venire a galla.
La pianta non avvelena le acque provocando la morte col
riso sardonico ma solo narcotizzando i pesci ,perche’, il
principio tossico, l’oenatotossina non e’ solubile in
acqua.
L’uso e’ esteso alla Sardegna in generale utilizzando la
radice o la pianta intera ridotta in poltiglia.
Bruno Casula
Il fusto e’ vuoto e scanalato
Bruno Casula
Le radici sono a fittone come corte carote
Bruno Casula
Oenanthe fistulosa :distribuzione in Italia.
In Sardegna e’ presente prevalentemente nel Sud
16.05.2009-L’unione sarda : svelato il segreto del riso
sardonico
Scoperta dall'équipe del dipartimento di Botanica l'origine
neurotossica del fenomeno .A causare la manifestazione mimica è il
“sedano d'acqua” .Da sei anni l'équipe di Botanica diretta da Mauro
Ballero è impegnata in questa ricerca e studia le cause del riso
sardonico. Dietro quel “riso sardonico” non c'era proprio nulla da
ridere. Gli scienziati sardi che studiano da tempo quell'espressione
facciale ridente che incuriosì molto anche gli antichi greci e latini,
sono giunti a una loro conclusione: non di sorriso si trattava, ma di
una contrazione dei muscoli del viso che conferiva al volto dei
condannati a morte nel periodo prenuragico le sembianze di chi ride.
In realtà non c'era nulla da ridere, se è vero quanto i ricercatori
hanno scoperto: a causare questa manifestazione mimica è un
gruppo di sostanze acetileniche contenute in una pianta presente
solo in Sardegna (da qui l'aggettivo sardonico), la “oenanthe
fistulosa”, più nota col nome di “sedano d'acqua”, proprio perché la
foglia, l'odore e il sapore è uguale a quello del sedano impiegato in
Prof Mauro Ballero
A scoprire l'origine neurotossica del riso sardonico è stata l'équipe
del Dipartimento di Botanica dell'Università di Cagliari, guidata dal
professore Mauro Ballero. «Si conferma - spiega il direttore di
Botanica - quel che dicevano gli scrittori classici: le sostanze
contenute in questa pianta provocano quelle maschere ridenti
ritrovate in alcune colonie fenicie, nonché a Tharros, testimonianza
del terrore vissuto da coloro che, non abili alla fatica e ai lavori,
venivano ubriacati e intossicati con questo veleno vegetale, da cui
deriva il termine di riso sardonico». L'originalità della scoperta non
sta solo nel fatto di avere individuato esattamente la pianta ma
anche le molecole responsabili dell'intossicazione. «Si può partire
da questa molecola - spiega Ballero - per capire se potrà essere
utilizzata per creare un nuovo farmaco dall'industria farmaceutica,
attratta dalle sue potenzialità
Prof Mauro Ballero
A scoprire l'origine neurotossica del riso sardonico è stata l'équipe
del Dipartimento di Botanica dell'Università di Cagliari, guidata dal
professore Mauro Ballero. «Si conferma - spiega il direttore di
Botanica - quel che dicevano gli scrittori classici: le sostanze
contenute in questa pianta provocano quelle maschere ridenti
ritrovate in alcune colonie fenicie, nonché a Tharros, testimonianza
del terrore vissuto da coloro che, non abili alla fatica e ai lavori,
venivano ubriacati e intossicati con questo veleno vegetale, da cui
deriva il termine di riso sardonico».
L'originalità della scoperta non sta solo nel fatto di avere
individuato esattamente la pianta ma anche le molecole
responsabili dell'intossicazione. «Si può partire da questa
molecola - spiega Ballero - per capire se potrà essere
utilizzata per creare un nuovo farmaco dall'industria
farmaceutica, attratta dalle sue potenzialità”.
Scarica

scarica materiale didattico