I primi passi nella preghiera
spontaneità e/o metodo?
Che cos’è un “metodo di preghiera”?
•
•
•
•
avere la pazienza di stare in un’esperienza
è un criterio per orientare l’esperienza religiosa,
per favorire l’espressione di essa,
per offrire un linguaggio condiviso che permetta una
vera comunicazione spirituale, per poter verificare se
sta avvenendo qualcosa e dove questo sta portando,
• è fatto per essere abbandonato, è uno schema per
liberarsi dagli schemi..
1. Entro in preghiera
•
I discepoli di Emmaus vivono una
situazione interiore ben
determinata, concreta (sfiducia,
scoraggiamento …).
La prima cosa che Gesù fa
avvicinandosi, è proprio aiutarli a
capire dove sono, in quale
situazione esistenziale si trovano,
anche se si stanno indirizzando
verso Emmaus, non sanno dove
vanno perché non sanno dove
sono.
•
Primo passaggio: Quanto sono
consapevole di ciò che sto vivendo,
mettendomi a pregare? Sono “presente a
me stesso” o con un pezzo di me qui e uno
lì? Rispondendo a questa domanda mi
rendo conto di dove sono, ad esempio che
ci sono mille cose che mi distraggono e
che mi opprimono, ma ora voglio dedicare
questo tempo al Signore. Un esercizio di
rilassamento e/o concentrazione può
aiutare molto in questo momento.
•
Secondo passaggio : al contrario dei due
di Emmaus, io voglio essere anche
consapevole di essere alla presenza del
Signore , farò un atto di reverenza o
guarderò a me stesso come Dio mi guarda
… metterò nelle sue mani le ansie o i
rancori che mi impediscono di avere il
cuore e la mente liberi … come il
pellegrino misterioso, Gesù si vuol
caricare di tutto questo!
2. M’immergo nella scena
• Il Signore chiede ai due
“che cosa è
successo?”, noi
sappiamo che lui non
ha certo bisogno di
queste informazioni, ma
le domanda perché i
discepoli possano
identificarsi con ciò che
è accaduto e si sentano
in modo profondo parte
di questi eventi che
ancora non capiscono.
• Nel tempo di preghiera è
molto utile mettersi davanti
al brano che voglio pregare
per immaginare la scena
che voglio pregare, senza
fare una “messa in scena” o
un film hollywoodiano, ma
immergendomi nella scena
per sentirmi parte di essa. È
un ulteriore passo per
favorire la concentrazione e
la partecipazione a ciò che
sto vivendo.
3. Chiedo ciò che voglio e desidero
• Nel nostro episodio è
Gesù stesso che fa
questo per i discepoli,
mettendo al centro del
rimprovero la grande
questione: “non
bisognava che il Cristo
patisse per entrare nella
sua gloria?”
detto in altri termini: ma tu
cosa cerchi quando vai al
Signore?
• Qual è il tuo desiderio
profondo quando ti metti
davanti a lui? Davvero vuoi
capire il significato profondo
delle Scritture, vuoi che ti apre
il cuore all’intelligenza del
mistero di Dio? Se è così
chiedilo esplicitamente,
domanda questo dono o un
dono che abbia a che fare con
il brano che stai meditando e
che sia espressione del tuo
desiderio profondo e il più
possibile purificato.
4. Medito il brano
• È Gesù stesso che legge e
interpreta le Scritture per i
discepoli, spiega, fa capire
come tutta la Bibbia parli di
lui e permette ai discepoli
di ricordare con la memoria
ciò che hanno vissuto con
lui, di comprendere con
l’intelligenza ciò che finora
sembrava senza senso e di
coinvolgersi con la volontà
in questa storia
affascinante e bellissima.
• La persona che prega non ha
accanto a sé Gesù in carne e ossa,
ma ha il suo Spirito e con lui
ricorda, comprende, si sente
mosso interiormente dalla Parola
che sta meditando.
• Un’osservazione, quante cose
ricordano i discepoli di ciò che
Gesù ha detto loro? Non lo
sappiamo, ma sappiamo che ciò
che li muoverà a tornare verso
Gerusalemme è il “cuore
ardente” nel petto, è un sentire
interiore suscitato dalla Parola.
Questo ricordano dell’esperienza
fatta e questo - di fatto concretamente li muove a partire.
5. Esco dalla preghiera
• Ad un certo punto di
discepoli non stanno più
con il Signore e sono
spinti dalla forza di ciò
che hanno vissuto ad
uscire e andare verso gli
altri.
• Così dopo essermi
fermato sul testo per il
tempo che avevo stabilito
prima, concludo la
preghiera con un
momento di
ringraziamento se ho
ottenuto la grazia che
avevo chiesto oppure con
una richiesta di perdono
o di un rinnovato
impegno nella preghiera.
• Notiamo anche che il Signore ha aspettato un
bel po’ prima di spiegare la Parola ai due, ci
sono stati alcuni stadi necessari di
“riscaldamento” prima di approcciare la
Scrittura, così in questo metodo i primi tre
passi sono importanti per preparare il cuore,
soprattutto quando si è all’inizio del cammino
spirituale.
Rilettura della preghiera
• Quando l’esperienza è finita, cosa fanno i due discepoli?
• Rileggono spiritualmente ciò che è accaduto loro e si
rendo conto di ciò che hanno vissuto e ciò che hanno
vissuto diventa il criterio delle scelte successive: tornano
indietro di notte, ecc.
• Così alla fine del tempo di preghiera, uscito dal momento
dell’incontro, faccio una rilettura di come è andata, per
rendermi conto se ci sono state delle “mozioni interiori”, se
ho sentito il cuore non dico ardere, ma almeno scaldarsi
oppure no. Se ho capito qualcosa del mistero di Dio o se
sono ancora refrattario.
• Questa rilettura è l’oggetto dell’incontro successivo con chi
mi accompagna.
Le questioni del 23/11
• l’iperstimolazione che
impedisce il
discernimento (tra mille
opzioni non so più cosa
scegliere!)
• la difficoltà alla
continuità
• l’invito è a fermarsi su
ciò che mi dà gusto e
senso spirituale, senza
cercare di mangiare
tutto
• si mettono le premesse
per un lavoro continuo
poiché un metodo di
quest’impegno non può
essere seguito per breve
tempo
Le questioni del 23/11
• la fatica a dirsi e ad
ascoltare/si
• rischio di una religiosità
“à la carte” –
• vengono offerti strumenti
per potersi raccontare con
una certa veridicità e
sensatezza
• si offre un criterio che aiuta
ad evitare di andare un po’
qua un po’ là; infatti si
lavora molto sul desiderio e
sulla sua coscientizzazione e
purificazione: ma tu cosa
vuoi veramente
dall’incontro con il Signore?
Le questioni del 23/11
(don Guglielmo)
• forte marca emotiva
(dell’esperienza religiosa) che non
ha seguito e che fa fatica a
introdursi in processi istituzionali.
Slanci di grande partecipazione e
momenti di latitanza e
dimenticanza
• l’abecedario e i sentimenti da
utilizzare con Dio venivano offerti
in casa, con i primi affetti e si
radicavano profondamente nelle
persone
• l’insieme del metodo rispetta la
forza prevalente del sentire, ma lo
rende accessibile alla ragione e
quindi organizzabile in un
percorso che può diventare un
processo di crescita
• si offrono modi espressivi che
coinvolgono tutta la persona
(testa e cuore, corpo e spirito,
spontaneità e metodo) in modo
che si possa comunicare con il
Signore consapevolmente e poi
raccontare questa comunicazione
con una buona approssimazione.
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