La disabilità intellettiva
Claudia Nicoletti
Di che cosa parliamo?
Necessita una definizione
precisa dell’argomento
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Definizione
 Il
ritardo mentale è una disabilità
caratterizzata da limitazioni
significative sia nel funzionamento
intellettivo che nel comportamento
adattivo, che si manifestano nelle
abilità adattive e concettuali, sociali e
pratiche.
 Tale disabilità insorge prima dei 18
anni (AAMR, 2002).
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Il disturbo non si limita alle
componenti cognitive, ma produce
un’azione di distorsione complessiva
più o meno massiccia della personalità
e delle sue possibilità di adattamento.
Maggiore incidenza di disturbi
psichiatrici in soggetti con ID
(Bregman, 1991).
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
Le conoscenze di cui disponiamo oggi
consentono una visione dinamica della
condizione di disabilità intellettiva (ritardo
mentale), che non è semplicemente l’esito di
una o più patologie, ma uno stato funzionale.

Il modello teorico di riferimento
multidimensionale consente un approccio
integrato e multiprofessionale alla valutazione e
agli interventi.
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Criteri diagnostici DSM IV (APA,
1994)
 Quoziente
intellettivo inferiore a 75
 Capacità di adattamento scadenti in
almeno due aree su dieci
 Insorgenza prima dei 18 anni di età
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Aree dell’adattamento
 Comunicazione,
cura di sé, gestione
della vita domestica, abilità sociali,
gestione del tempo libero, controllo e
salvaguardia della propria salute e
sicurezza, capacità di
autorganizzazione, conoscenza del
funzionamento delle cose, utilizzo dei
servizi offerti dalla società, capacità di
svolgere un lavoro.
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Il ritardo mentale non indica una entità
clinica ben definita, ma solo il sintomo
predominante e comune a varie situazioni
patologiche che differiscono tra loro per
eziologia, caratteristiche e gravità.
 L’elemento determinante riguarda il deficit
nello sviluppo intellettivo, che generalmente
ha connotazioni globali e relativamente
stabili nel tempo, anche se suscettibili di
evoluzione sulla base di influenze
ambientali ed educative.
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 Le
classificazioni che si sono
succedute nel corso degli anni
storicamente, hanno visto il passaggio
da una concezione del deficit centrata
esclusivamente sul livello intellettivo
ad una concezione comprendente i
fattori eziologici e infine l’adattamento
sociale.
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DIMENSIONI DI VALUTAZIONE
 Dimensione
I: capacità intellettive
 Dimensione II: comportamento
adattivo
 Dimensione III: partecipazione,
interazioni, ruoli sociali
 Dimensione IV: salute
 Dimensione V: contesto
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Classificazione della disabilità
intellettiva per fasce di gravità:
 ID
di grado lieve: 70 < QI > 55
 ID
di grado medio: 55 < QI > 40
 ID
di grado grave: 40 < QI > 25
 ID
di grado gravissimo: QI < 25
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Classificazione per intensità dei
livelli di supporto:




Intermittente
Limitata
Estensiva
Continua
Il modello funzionale basato sull’intervento giudica
l’intensità dei bisogni di assistenza più adatta ad
esprimere in modo chiaro le limitazioni funzionali
del soggetto e risulta operativamente più utile.
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Dati epidemiologici sulla ID

Non ci sono dati epidemiologici univoci

Nella popolazione italiana (Benassi e coll.,
1990) la prevalenza della ID grave è 4,2 0/00
nei maschi e 2,5 0/00 nelle femmine, per un
totale di 3,4 0/00.

L’incidenza del disturbo è massima in età
scolare e si riduce in età prescolare ed adulta.
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In sintesi per la definizione
diagnostica:

La valutazione del QI deve essere effettuata da
persone esperte

È importante un’accurata valutazione delle
competenze adattive

È utile un’attenta valutazione dell’anamnesi

È importante una valutazione longitudinale
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Patogenesi della disabilità
intellettiva
 Nel
50% dei casi di RM lieve la causa è
sconosciuta
 Nel 80% dei casi di RM medio è
rintracciabile l’origine organica
 Nel 100% dei casi di RM grave e
gravissimo è rintracciabile l’origine
organica
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Eziologia
 30-40%
cause sconosciute
 5% fattori genetici
 30% embrio – fetopatie
 10% patologie perinatali
 5% patologie postnatali
 15-20% fattori psico-sociali e
psichiatrici
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Importanza del profilo
I
soggetti con ID differiscono pressochè in
tutte misure di singole funzioni indagate,
ma difficilmente il grado di
compromissione nelle diverse aree è
omogeneo
 Occorre un modello interpretativo che
spieghi la natura del coinvolgimento
globale e le differenze individuali
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Importanza del comportamento
adattivo
Il comportamento adattivo esprime
l’interazione dell’individuo con il proprio
ambiente.
 Esso riguarda le attività che un soggetto deve
compiere quotidianamente per essere
sufficientemente autonomo e per svolgere in
modo adeguato i compiti conseguenti al
proprio ruolo sociale.

Costrutto multidimensionale
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Il comportamento adattivo è:
 Età-specifico
 Contesto-specifico
 Legato
ad una performance tipica
 Distinto,
ma in relazione con
l’intelligenza
(McGrew, Bruininks e Johnson, 1996)
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Scale di valutazione del
comportamento adattivo

-
Le aree di abilità adattive codificate
dall’AAIDD nel 1999 sono:
Abilità espressive;
Abilità scol. lettura/scrittura;
Abilità sociali
Cura di sé
Sicurezza
Abilità lavorative
-
Abilità recettive
Abilità scol. di calcolo
Gestione del tempo libero
Cura della propria salute
Abilità domestiche
Uso dei servizi della
comunità
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Vineland Adaptive Behavior Scales
Le scale Vineland (adattam. italiano a cura di
G.Balboni e L.Pedrabissi, 2003) permettono la
rilevazione di quattro dimensioni del
comportamento adattivo sulle quali vi è
maggior accordo nella comunità scientifica:
 Comunicazione
 Abilità quotidiane
 Socializzazione
 Abilità motorie

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