Discernere per comprendere
qualcosa di ciò che è ai confini dell’umano
A cura del prof. Renato Pilutti,
Teologo, Vicepresidente di Phronesis – Associazione nazionale
per la Consulenza filosofica
Rivignano, 11 Aprile 2014
Spirito e materia
 Parlare di angeli o di altre entità spirituali, è trattare di uno
dei temi che hanno interessato l’uomo fin da quando ha
iniziato a costruire i miti arcaici e a descriverli nelle
letterature antiche, i poemi omerici o mesopotamici, i libri
egizi, la Bibbia stessa, il Corano (i dijnn).
 In qualche modo anche gli dei, i semidei e i superuomini di
quelle mitologie, da quelle orientali dell’induismo e delle
altre religioni indo-cinesi, a quelle mediterranee, sono dati
come entità spirituali che a volte si manifestano
all’uomo sotto forme diverse, talora animalesche, talaltra
antropomorfiche, qualcuno dice perfino extraterrestri, o
come visitatori celesti… (basta guardare programmi come
Focus o Voyager, che non vi raccomando).
Sensibile e intelligibile
 Si pone dunque immediatamente il tema di ciò che sia
concettualmente il termine “spirituale” rispetto a ciò che è
concreto, visibile, accessibile ai sensi, cioè percepibile, o
sensibile, come tutto ciò che ci circonda, e noi stessi, e ciò
che invece non lo è, e dunque appartiene alla sfera
dell’immaginazione, del pensiero, del mondo ideale, cioè
di tutto ciò che si dice l’intelligibile, ma anche
l’extrasensoriale, il paranormale, il preternaturale.
 Questo tema ha appassionato i pensatori e filosofi di tutti i tempi, che spesso si
sono divisi, detto schematicamente, tra spiritualisti/ idealisti e materialisti/
empiristi: per questi ultimi, ad esempio, il tema della spiritualità era
comunque sempre riconducibile alla concretezza della vita biologica e delle
cose fisiche, materiali, dai tempi dei greci Democrito ed Epicuro ai sensisti e
illuministi del ‘700, come Condillac, il barone d’Olbach, Morelly, Lamarck,
Helvétius, tra molti altri, e fino ai nostri giorni.
Il certo e il vero
 Siamo abituati a dare credito a ciò che cade sotto i nostri sensi,
per cui crediamo a ciò che vediamo, tocchiamo, gustiamo,
ascoltiamo, annusiamo. Ma possiamo anche sbagliarci, eccome!
Infatti, basta essere daltonici per sbagliare il colore che vediamo.
Oppure: la destra e la sinistra, per Wittgenstein, di per sé non
esistono! Che significa?
 Crediamo dunque all’evidenza delle cose così come ci appaiono,
appunto, come ci appaiono! Ma possono, sia apparire all’essere,
oppure anche solo apparire! Pensiamo a tutte le falsificazioni della
società dell’immagine! Agli spot, agli stereotipi…
 La certezza personale può non coincidere con la verità!
 Oppure crediamo per “comunicazione di notizia” da persone
fededegne… io non sono mai stato in Australia, ma so che l’Australia
esiste per il viaggio del capitano Cook e ciò che è seguito nei tre secoli
successivi.
L’invisibile
 E dunque, per quale ragione crediamo pacificamente
anche a realtà che restano opinabili, e non
ammettiamo, a volte, per razionalismo un po’
arrogante, (per intenderci) quello del professor
Odifreddi, di Piero Angela e figlio, di Augias, che
possano esserci “cose”, realtà che non cadono
direttamente sotto i nostri sensi, eppure “sono”?
Anche se impercettibili e invisibili?
 Poi vi è anche l’eccesso opposto, quello della credulità
ingenua, per cui qualsiasi racconto di visioni di esseri
strani o fantasmatici ci colpiscono, come nella letteratura e
nel cinema gotico o fantasy.
 Ma…
Il sacro, il religioso, il teologale
 …è indubbio, checché potesse pensare la simpatica agnostica-
atea Margherita Hack, che le dimensioni del sacro, del religioso
e del teologale sono reali, realissime:
 a) il senso del sacro come separato, straordinario,
numinoso, mistero tremendo e affascinante (cf. R. Otto e M.
Eliade), è presente da sempre in tutte le culture del mondo: il
grande, l’immenso, il potente, il silenzioso…
 Il sentimento religioso, come manifestazione storica di
culti religiosi, altrettanto;
 Il teologale, cioè il dato di una “fede nel divino” è presente in
molti, anche di questi tempi secolarizzati, oppure anche
assente, ma presente come tema: ad esempio i su citati atei
parlano sempre di Dio a volte cercando di mostrare che non
si può dare o credere in un’entità di cui si dovrebbe saper
dire qualcosa, che è Dio stesso: contraddizione intrinseca?
Gli angeli
 Non è però questa la sede per poter approfondire questo
immenso tema, per cui qui ci limiteremo a trattare di
quelle entità spirituali, che la nostra tradizione,
specialmente cristiana, intende come “angeli”.
 Trattiamo dunque solo di una parte del tema
dell’invisibile, dello spirituale, del misterioso…
 Se possiamo parlarne o immaginare gli angeli:





Che cosa sono?
Che cosa fanno?
Che cosa pensano?
Come operano?
…
Che cosa sono
 Innanzitutto gli angeli sono “messaggeri”, dal greco
“ànghelos” (ά̉γγελος), oppure sostanze separate, come le
chiamava Platone nei dialoghi Fedone e Fedro; sostanze
semplici diverse dall’uomo, capaci di intuizioni immediate e
di conoscenza superiore; essi sono anche spiriti, o dèmoni
nella tradizione mediterranea (egizia, mesopotamica,
greca, latina,…), e anche in quella orientale delle religioni
indo-cinesi.
Gli angeli sono presenti nelle storie e nei racconti della nostra
infanzia: vi è infatti l’Angelo custode, nella nostra
tradizione cattolica conosciamo la preghiera all’angelo di
Dio… (chi la ricorda?)
La tradizione cristiana I
 Secondo la tradizione cristiana, di origine ebraica, gli angeli
sono organizzati in differenti ordini, detti cori angelici.
 Lo Pseudo-Dionigi Areopagita (V-VI sec. ca., da non
confondersi con il Dionigi l’Areopagita incontrato da
Paolo ad Atene), nel libro De caelesti hierarchia, indica
alcuni passaggi del Nuovo Testamento, nello specifico
la Lettera agli Efesini [6, 12] e la Lettera ai Colossesi [1, 16],
sulla cui base costruisce uno schema di tre gerarchie,
sfere o triadi di angeli, nella quale ogni gerarchia
contiene tre ordini o cori.
La tradizione cristiana II
 prima gerarchia: serafini, cherubini, troni;
 seconda gerarchia: dominazioni, potestà, virtù;
 terza gerarchia: principati, arcangeli, angeli.
 Durante il Medioevo, molti altri schemi furono
proposti, alcuni illustrando o espandendo quello di
Dionigi, altri suggerendo classificazioni
completamente differenti.
I Serafini I (prima sfera)
 I Serafini (da Seraph) sono il più alto ordine di Angeli,
coloro che stanno più vicini a Dio; quattro di loro
circondano il Suo trono con il ruolo di guardiani o
ministranti, cioè servitori prossimi di Dio stesso.
 I Serafini sono angeli dotati di sei ali: due per volare,
due per coprirsi il volto e due per coprirsi i piedi.
Cantano continuamente le lodi di Dio: «Santo, Santo,
Santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena
della sua gloria»[Isaia, 6.3].
I Serafini II
 Nella Bibbia si dice che cantano la musica delle sfere,
regolando il movimento del cielo, così come loro comandato,
e che ardendo di amore e zelo per Dio, emanano una luce così
potente e brillante che nessuno, se non occhi divini, possa
guardarli.
 San Francesco d'Assisi viene anche appellato "Serafico" perché, al
momento di ricevere le stigmate, il Signore gli apparve in una
visione in cui si mostrava Crocefisso e velato da sei ali come un
Serafino; e dalle Sue mani, piedi e costato partirono i raggi che
segnarono il corpo di Francesco rendendolo simile a Lui. Gesù
esaudiva così la preghiera di Francesco: "Fa' o Signore che io
possa soffrire per te tanto quanto lo può una creatura umana e
amarti quanto lo può un cuore umano".
 I serafini vengono più volte menzionati nella Bibbia.
I Cherubini I
 I Cherubini risiedono oltre il trono di Dio; sono i
guardiani della luce e delle stelle. Si crede che, anche
se sono stati rimossi dal piano reale e materiale degli
uomini, la luce divina che essi filtrano giù dal cielo
possa ancora toccare le vite umane.
 Hanno quattro ali e quattro facce, ovvero una umana,
una di bue, una di leone ed infine una di aquila ( i
simboli dei quattro Evangelisti!). I Cherubini sono
considerati angeli dediti alla protezione. Essi
stanno a guardia dell‘Eden e del trono di Dio.
I Cherubini II
 Il loro grado tra gli angeli non è certo, ma vengono
comunque posti nella prima sfera. Alcuni li credono
essere un ordine di angeli; altri li credono una classe al
di sopra di ogni altro ordine. I cherubini hanno una
perfetta conoscenza di Dio, superata soltanto
dall'amore di Dio dei serafini.
 Secondo la Bibbia, le sculture di due cherubini
contrapposti erano rappresentate sul coperchio
dell'Arca dell'Alleanza.
I Troni
 I Troni o ophanim sono esseri angelici dalla forma
mutevole e dagli infiniti colori. Il loro compito è quello
di portare il trono di Dio per il Paradiso in suo nome.
 Inoltre, sono descritti come ruote intersecate ad altre
ruote, delle quali se una si muove avanti e indietro, l'altra si
muove da un lato all'altro. Queste ruote sono dotate di
innumerevoli occhi: questa immagine si trova nel libro di
Ezechiele, dove il profeta Ezechiele descrive la visione dei
cieli; il profeta non descrive esplicitamente queste ruote
come angeli, ma come oggetti o "creature viventi" che
possiedono uno spirito. Paolo usa il termine "troni" nella
lettera ai Colossesi[1, 16].
Le Dominazioni (seconda sfera)
 Le Dominazioni, o hashmallim, hanno il compito di regolare
i compiti degli angeli inferiori. Ricevono i loro ordini dai
serafini, cherubini o direttamente da Dio e devono
assicurarsi che il cosmo sia sempre in ordine. È
estremamente raro che le dominazioni assumano forma fisica
per mostrarsi ai mortali. Invece, si interessano tranquillamente
dei particolari dell'esistenza.
 Sono gli angeli ai quali Dio affida la forza del dominare. Essi
compongono l'esercito dell'Apocalisse e da loro dipendono
l'ordine universale e la disciplina ferrea alla quale gli angeli si
rivolgono per mantenerlo.
 Il termine "dominazioni" è usato da san Paolo nella lettera ai
Colossesi [1, 16].
Le Potestà
 Le Potestà sono esseri angelici dai molti colori, come vapori
nebbiosi. Sono gli elementi portanti della coscienza e i
custodi della storia. Gli angeli della nascita e della morte
sono potestà. Sono interessati all'ideologia, filosofia,
teologia, religione e ai documenti che appartengono a
questi studi. Le potestà sono le menti: sono un gruppo di
esperti, che servono da consiglieri e pianificatori della
politica. Il loro compito è quello di sorvegliare la
distribuzione di poteri all'umanità, in loro nome. Nella
credenza popolare essi sono gli Angeli che accompagnano le
decisioni dei padri e li consigliano nella cura della famiglia.
 Paolo usa il termine potestà nelle citate lettere ai Colossesi e agli
Efesini.
Le Virtù
 Se le Potestà sviluppano le ideologie, le Virtù scrivono i
documenti e le dottrine.
 Entrambe sono coinvolte nella formulazione delle
ideologie. Tuttavia, le potestà comprendono tutto, laddove
le virtù si focalizzano su specifiche linee di conoscenza.
 Paolo usa i termini potenza e autorità come potenze nella
lettera agli Efesini [1, 21].
 Le Virtù, anche chiamate "fortezze", si trovano oltre il
trono di Dio e sono uguali ai principati. Il loro dovere è
quello di osservare i gruppi di persone. La loro forma
è simile a lampi di luce, che ispirano nell'umanità
molte cose, come l'arte o la scienza.
I Principati (terza sfera)
 I Principati sono esseri angelici dalla forma simile a
raggi di luce. Si trovano oltre il gruppo degli arcangeli.
Sono gli angeli guardiani delle nazioni e delle
contee, e di tutto quello che concerne i loro
problemi ed eventi, inclusa la politica, i problemi
militari, il commercio e lo scambio. Uno dei loro
compiti è quello di scegliere chi tra l'umanità può
dominare.
 Paolo usa il termine "principati" nelle lettere ai
Colossesi [1, 16] e agli Efesini [1, 21. 3, 10].
Gli Arcangeli I
 Gli Arcangeli sono usualmente considerati il secondo
ordine (più basso) della terza sfera; questi angeli
continuamente curano il consiglio e la cura: sono
i più grandi consiglieri e amministratori inviati
dal Cielo.
 Un arcangelo ha normalmente un ruolo di grande
importanza nei riguardi dell'uomo. Secondo
l'angelologia dello Pseudo-Dionigi, tuttavia, gli
arcangeli stanno appena sopra l'ordine angelico, quello
degli angeli comuni.
Gli Arcangeli II
 La parola "arcangelo" è usata solamente due volte nelle scritture
(ma diverse volte nella Septuaginta)[con riferimento sia a Gabriele sia a
Michele] Alcuni insistono sul punto che gli arcangeli non sono
divisi in separati ordini, ma nella tradizione cattolica gli
arcangeli (Michele, Raffaele, Gabriele, e in alcuni casi Uriel),
sono cherubini o serafini, oltre che essere arcangeli.
 Tuttavia, in ogni caso, essere arcangelo implica chiaramente
l'appartenenza alla prima sfera degli angeli.
 Talvolta Lucifero viene inoltre considerato essere un arcangelo,
prima della sua caduta. Essendo il "secondo in comando" a Dio,
ciò implica che non fosse comunque al di sotto dei serafini.
Gli Angeli
 Gli Angeli appartengono all'ordine più basso nella gerarchia
degli angeli e sono i più familiari agli uomini, poiché
sovraintendono a tutte le loro occupazioni. All'interno della
categoria degli angeli, ci sono differenze di molti tipi.
 Gli angeli vengono sovente inviati come messaggeri agli uomini.
La parola "angelo“, come abbiamo visto, proviene dal greco
“ànghelos", cioè "messaggero".
 Tutte le gerarchie angeliche sono lodate dall'umanità grazie alla
corona angelica, una corona simile ad un rosario, con la quale si
pregano gli angeli di ogni gerarchia, e si chiede loro di
intercedere presso Dio per l'ottenimento di grazie.
 Essa è in grado secondo la dottrina cattolica di ottenere in
particolari giorni anche delle indulgenze, se opportunamente
benedetta da un sacerdote.
Gli Angeli nell’ebraismo I
 Mosè Maimonide, nel suo Mishneh Torah: Yesodei ha-
Torah, conta dieci ranghi di angeli nella gerarchia angelica
ebraica, iniziando dal più alto:
 Rango
 Angelo
 Citazione
1. Chayot, Ha Kodesh
2. Ophanim
3. Erelim, Vedi Libro di Isaia 33,7
4. Hashmallim, Vedi Libro di Ezechiele 1,4
5. Seraphim, Vedi Libro di Isaia, 6
Gli Angeli nell’ebraismo II
6. Malakhim, Messaggeri, angeli
7. Elohim, "Esseri divini"
8. Bene Elohim, "Figli di esseri divini"
9. Cherubini, Vedi Talmud Hagigah 13b
10. Ishim "esseri antropomorfi", vedi Libro di Daniele 10,5
Gli Angeli nella kabbala I
 Secondo la kabbala, esistono dieci arcangeli, ognuno
che comanda uno coro di angeli e che corrisponde ad
uno dei sephirot. È simile alla gerarchia ebraica degli
angeli.
 Rango, Coro di Angeli, Traduzione, Arcangelo,
Sephirah
1. Hayot, Ha Kodesh, Animali Santi
2. Metatron, Keter, Ophanim,Raziel, Chokmah
Gli Angeli nella kabbala II
3, Erelim, Tzaphkiel, Binah
4. Hashmallim, Troni
5. Gli Elettrici, Tzadkiel, Chesed, Seraphim, gli Ardenti,
Khamael, Gevurah
6. Malakhim, Messaggeri, angeli, Raffaele, Tipheret
7. Elohim, Dei, Haniel, Netzach
8. Bene Elohim, Figli divini, Michele, Hod
9. Cherubini, i Forti, Gabriele, Yesod
10. Ishim, Persone, Sandalphon, Malkuth
L’angelo
 La Chiesa cristiana primitiva ereditò il concetto di "angelo" dal
mondo ebraico, in cui l'esistenza di un anello intermedio fra Dio
e l'uomo era garante della trascendenza divina e la presenza di
una "corte" di angeli attorno a Dio era una necessaria
conseguenza della sua maestà regale.
 Nello stesso ambiente precristiano era anche comune assegnare
agli angeli il controllo dei fenomeni naturali (ad esempio nel
Libro di Enoch il gelo, la neve e altri fenomeni) e in particolare
identificare gli angeli con le stelle fisse e gli arcangeli con i sette
astri mobili (cinque pianeti più il sole e la luna).
 Il culto degli angeli aveva spesso eccessi, contro i quali la Chiesa
lottò sin dall'inizio (cfr. San Paolo in Colossesi 2, 18). L'opera di
riflessione dei Padri della Chiesa trovò un primo tentativo di
sistematizzazione dell'angelologia nel De caelesti hierarchia
dello Pseudo-Dionigi l'Areopagita, come abbiamo visto.
Nella Scrittura
 Fra i compiti degli angeli ben documentati nell'Antico
Testamento vi era quello di guidare e proteggere l'uomo (ad
esempio nel Libro di Tobia). Altro ruolo degli angeli
descritto nella Bibbia è quello di essere messaggeri di Dio
per l'uomo.
 L'idea, però, che ogni singolo uomo fosse affidato a uno
specifico angelo, benché esplicitamente accennata (ad
esempio in Matteo 18, 10), era molto meno diffusa. Essa si
impose solo gradualmente nel Cristianesimo primitivo e
una delle prime esplicite affermazioni è quella sostenuta da
San Basilio Magno: « Ogni fedele ha al proprio fianco
un angelo come protettore e pastore per condurlo alla
vita »(Adversus Eunomium, 3, 1, p. 29, 656b)
Il custode
La dottrina cattolica e ortodossa
 La santa Gemma Galgani (1878-1903) affermava di essere in contatto
con il suo angelo custode. La credenza nell'affidamento di ogni uomo al
suo angelo custode è in accordo con due principi generali:
- Dio ama ogni uomo in modo individualizzato, in quanto persona
irripetibile e inconfondibile;
- la santità degli angeli e dei Santi comporta la loro partecipazione a
questo amore divino. La santità è frontalmente opposta alla
convinzione di Caino che un uomo non debba essere "il custode di
suo fratello" (Genesi 4, 9).
- La convinzione dell'affidamento non esclusivo di ogni uomo a un
angelo è in accordo con questi principi anche se non deriva
strettamente da essi. I suoi fondamenti, infatti, sono
nell'interpretazione di alcuni passi scritturali, fra cui Matteo 18, 1-5.10,
Luca 16, 22, Sal 34,8, Sal 91,10-13, Giobbe 33,23-24, Zc 1,12, Tb 12,12 e
Esodo 23,20-23.
La dottrina
 La dottrina dell'Angelo Custode estende a ogni comunità e a ogni
singola persona la promessa biblica: "io mando un angelo
davanti a te per custodirti..." (Es 23,20), che si è realizzata per
il popolo eletto.
 La fede negli angeli custodi è ribadita nel Catechismo della
Chiesa Cattolica all'art. 380.
 Nel pensiero cattolico, quindi, ogni uomo è aiutato a vivere il
pieno compimento del piano divino, nel proprio giusto cammino
esistenziale, oltre che dalla grazia, dall'intelletto e dalla libera
volontà nell'agire, anche dal proprio angelo custode.
 Tra i Santi che hanno avuto una spiccata e notoria relazione con
il proprio angelo custode ricordiamo san Pietro, san Tommaso
d'Aquino, san Francesco di Sales, san Francesco d'Assisi,
santa Gemma Galgani, santa Francesca Romana e San Pio
da Pietrelcina.
Le credenze attuali
 Il Centro Studi sulle Nuove Religioni (CESNUR) offre un
dato statistico interessante: da una ricerca svolta nel 2010 in
Italia risulta che il 67,36% delle persone crede negli
angeli; i giovani sono addirittura il 71,07%.
 Anche in altre nazioni, compresi gli Stati Uniti d’America si
constatano dati analoghi
 Il dato è significativo, anche perché sembra quasi prevalere
su quello dei “credenti in Dio”!
 Che cosa può significare ciò? Che gli angeli sono creature
più familiari? Che l’immagine di Dio è molto imponente e
quindi…? Che altro?
…qualcuno li ha visti?
 Molti hanno come un sentore di “averli visti”, ma come?
Una prima certissima asserzione è questa: gli uomini e gli
angeli vivono in dimensioni totalmente diverse, tali da
non permettere una condivisione di condizioni fisicamente
percepibili, nella norma dell’esistenza quotidiana.
 La storia delle religioni ci presenta narrazioni importanti di
incontri con gli angeli: le storie di Giacobbe, Ezechiele,
Daniele, Tobia, Giuseppe di Nazareth, etc.., molti
sapienti gnostici e sufi musulmani.
 Possiamo dire che anche la mentalità oggi prevalente, che è
di tipo scientista-pragmatista, non aiuta, anzi allontana da
tematiche come queste.
Il sogno e la veglia
 L’incontro con una situazione trascendente e comunque non
ordinariamente “umana”, insegna ad esempio Agostino, è
possibile solo se c’ è la disponibilità di abbandono al sentimento,
a ciò che suggerisce il “cuore”: “Credo ut intelligam, intelligo
ut credam”, in una circolarità tra atto di fede e uso della ragione.
 Spesso gli angeli parlano (sempre se ci crediamo) attraverso i
sogni, soprattutto nella fase REM, durante il quale quello che
viene detto “corpo astrale” si stacca e si rende disponibile a una
conoscenza più sottile; Freud stesso affermava che il sogno è il
“tentato appagamento di un desiderio”, e dunque…
 Gli antichi egizi, così come alcuni Midrash ebraici ritenevano
che il sogno debba essere interpretato per comprendere la strada
indicata dal “Dio”.
Una complessità da interpretare
 Le nostre vite, e il mondo stesso sono interconnessi, per cui
ogni cosa che accade necessariamente ha a che fare
come causa e come effetto su qualcosa d’altro.
 Può darsi dunque che anche i vari piani della realtà si
possano toccare, sfiorare, avvicinare al punto da farsi
percepire: noi umani abbiamo i cinque sensi, che
utilizziamo in modo molto diverso: può darsi dunque che
alcuni possano entrare in contatto con qualcuno di questi
sensi, anche con quel mondo lì, quello degli angeli.
 Il pensiero stesso, diceva Platone, è un “dialogo
dell’anima con se stessa”; può darsi che a volte vi siano al
tavolo della discussione anche altri ospiti discreti, chi lo
sa…
L’angelo di Dio
 Claudel ha scritto “L’uomo esiste per conoscere e
l’angelo conosce per esistere”…
 e Origene, dell’angelo, “(…) gli angeli si radunano
intorno a colui che prega Dio per unirsi a alla sua
preghiera”, e anche “Egli sale, portando le preghiere
degli uomini, e poi scende nuovamente portando a
ciascuno,secondo il suo merito, alcune delle cose delle
quali hanno ricevuto da Dio il mandato di essere
ministri presso quanti sono l’oggetto della loro
benevolenza”.
 Conosciamo la preghiera all’angelo di Dio? Forse lo
incontriamo…
L’iconografia angelica
 Gli angeli hanno costituito il soggetto di moltissimi
pittori e scultori di ogni tempo.
 Uno dei maggiori pittori italiani è stato il Beato
Angelico (Giovanni da Fiesole, al secolo Pietro di
Vicchio, 1395-1455), frate domenicano. Egli immaginò e
ritrasse in diverse sue opere (l’Annunciazione su tutte –
Museo del Prado di Madrid) figure angeliche.
 Giotto, Leonardo, Raffaello, Mantegna li
rappresentarono spesso, così come Donatello, Jacopo
della Quercia e la scuola dei Della Robbia li
rappresentarono nella scultura.
…e infine, una preghiera
alle voci del mistero,
che resta e ci affascina e ci accompagna nel silenzio e
nella contemplazione
della bellezza delle cose e della vita,
e per questo ringraziamo Dio Onnipotente.
Amen
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Gli Angeli - Renato Pilutti