Infatti, da cause simili hanno tratto origine quelle nozioni che
chiamano universali, come uomo, cavallo, cane ecc.; ossia, perché nel
corpo umano si formano simultaneamente tante immagini, ad esempio
di uomini, che superano la potenza di immaginare, non certo del tutto,
ma fino al punto che la mente non possa immaginare le piccole
differenze dei singoli (cioè il colore, la grandezza, ecc, di ciascuno) e il
loro numero determinato, e immagini distintamente soltanto ciò in cui
tutti convengono, in quanto, il corpo è affetto da essi. Da questo, infatti,
e cioè da ciascun singolo, il corpo è stato massimamente affetto, e
questo esprime con il nome di uomo, e questo predica di un numero
infinito di singoli uomini. Infatti, come abbiamo detto, non può
immaginare il numero determinato degli uomini singoli.
E. II, prop. XL, schol. I, ed a cura di F. Mignini cit., p. 876.
Tuttavia, per non omettere nulla di ciò che è necessario sapere,
aggiungerò brevemente le cause dalle quali hanno tratto la propria
origine i termini detti trascendentali, come ente, cosa, qualcosa. Questi
termini traggono origine da ciò, che il corpo umano, essendo limitato, è
capace di formare in sé distintamente soltanto un certo numero di
immagini (ho spiegato cosa sia l’immagine in (2P17 S); se questo
numero viene superato, tali immagini cominciano a confondersi; e se
questo numero di immagini, che il corpo è capace di formare in sé
distintamente, viene superato di molto, si confonderanno tutte
completamente tra loro.
E. II, prop XL, schol 1, Mignini, p. 875
Per realtà e perfezione intendo la
stessa cosa.
E. II, def. VI, Ivi, p. 836.
Intendo per attributo ciò che
l’intelletto percepisce della sostanza
come costituente la sua essenza.
E. I, def. IV, Ivi, p. 788.
La distinzione in Spinoza è formale, modale,
qualitativa.
Per Dio intendo l’ente assolutamente infinito,
ossia la sostanza che consta di infiniti attributi,
ciascuno dei quali esprime un’essenza eterna e
infinita.
E. I, def. VI, Ivi, p. 787
Il pensiero è un attributo di Dio,
ovvero Dio è cosa pensante.
E. II, prop. I, Ivi, p. 837.
L’estensione è un attributo di Dio,
ovvero Dio è cosa estesa.
E. II, prop. II, Ivi, p. 837.
Per modo intendo le affezioni di una
sostanza, ossia ciò che esiste in altro,
per mezzo del quale è anche concepito.
E.I, def. V, Ivi, p. 787.
Dalla necessità della natura divina devono seguire
infinite cose in infiniti modi (cioè tutte le cose che
possono cadere sotto un intelletto infinito).
E. I, prop. XVI, Ivi, p. 805.
Dio agisce per le sole leggi della sua natura e non costretto da nessuno.
E. I, prop. XVII, Ivi, p. 806.
Dio è causa immanente di tutte le cose, e non transitiva»
E. I, prop. XVIII, Ivi, p. 809.
«In natura non si dà nulla di contingente, ma tutto è determinato dalla
necessità della natura divina a esistere e a operare in un certo modo»
E. I, prop. XXIX, Ivi, p. 817.
Dio è causa efficiente non soltanto dell’esistenza,
ma anche dell’essenza delle cose.
E. I, prop XXV, Ivi, p. 815.
L’essenza delle cose prodotte da Dio non implica
l’esistenza.
E. I, prop. XXIV, Ivi, p. 813.
Qualsiasi cosa singolare, ossia qualsivoglia cosa finita e avente
un’esistenza determinata, non può esistere né essere determinata a
operare se non è determinata a esistere e a operare da un’altra causa,
che è anch’essa finita e ha un’esistenza determinata; e di nuovo anche
questa causa non può esistere né essere determinata a operare se non è
determinata a esistere e a operare da un’altra causa che è anch’essa
finita e ha un’esistenza determinata, e così all’infinito.
E. I, prop. XXVIII, Ivi, p. 816.
I modo di ciascun attributo hanno come causa Dio
in quanto è considerato soltanto sotto l’attributo
di cui sono modi e non sotto un altro attributo.
E. II, prop. VI, Ivi, p. 840.
L’ordine e la connessione delle idee sono identici
all’ordine e alla connessione delle cose
E. II, prop. VII, Ibidem
Per corpo intendo il modo che esprime in maniera
certa e determinata l’essenza di Dio in quanto è
considerato come cosa estesa; vedi 1P25 C.
E. II, def. 1, Ivi, p. 835
Per idea intendo un concetto della mente che la
mente forma perché è cosa pensante.
E. II, def. 3, Ivi, p. 835.
La prima realtà che costituisce l’essere attuale
della mente umana non è altro che l’idea di una
cosa singola esistente in atto.
E. II, prop. XI, Ivi, p. 846
Vedi anche Corollario a questa proposizione.
L’oggetto dell’idea che costituisce la mente
umana è il corpo, ossia un certo modo
dell’estensione esistente in atto, e nient’altro.
E. II, prop. XIII, Ivi, p. 849.
Tutti i corpi o si muovono o sono in quiete»
E. II, prop. XIII, assioma I, Ivi, p. 850.
I corpi si distinguono rispettivamente in ragione
del movimento e della quiete, della velocità e della
lentezza; e non in ragione della sostanza.
E. II, prop. XIII, lem. I, Ivi, p. 850.
Definizione di individuo
Se alcuni corpi di uguale o diversa grandezza sono premuti
dai restanti corpi in modo tale da aderire l’uno all’altro,
oppure se si muovono con lo stesso o con diversi gradi di
velocità in modo da comunicarsi reciprocamente i propri
movimenti secondo un certo rapporto, diremo che quei corpi
sono uniti tra loro e che tutti insieme compongono un solo
corpo o individuo, che si distingue dagli altri per questa
unione di corpi.
E. II, prop. XIII, def., Ivi, p.852
Se le parti che compongono un individuo diventano
maggiori o minori, ma in una proporzione tale da
conservare tutte, come prima, lo stesso reciproco rapporto
di movimento e di quiete, l’individuo conserverà parimenti
la sua natura come prima, senza alcun mutamento di
forma.
E. II, prop. XI, Lemma V, Ivi, p. 853
Ciascuna cosa, per quanto è ad essa possibile,
è spinta a perseverare nel suo essere.
E. III, prop. VI, Ivi, p. 905.
Non si dà cosa in natura, della quale non se ne dia
un’altra più potente e più forte; ma qualunque sia
data, se ne dà un’altra più potente dalla quale
quella può essere distrutta.
E. IV, ax., Ivi, p. 976
Tutto ciò che accade nell’oggetto dell’idea
costituente la mente umana deve essere percepito
dalla mente umana, ossia se ne darà
necessariamente un’idea nella mente: se l’oggetto
dell’idea che costituisce la mente umana è il
corpo, nulla potrà accadere in quel corpo che non
sia percepito dalla mente.
E. II, prop. XII, Ivi, p. 847.
La mente umana non conosce lo stesso corpo
umano né sa che esiste, se non mediante le idee
delle affezioni dalle quali il corpo è affetto.
E.II, prop. XIX, Ivi, p.861.
«L’idea di qualsiasi modo in cui il corpo umano è
affetto dai corpi esterni deve implicare la natura
del corpo umano e, simultaneamente, la natura
del corpo esterno».
E. II, prop. XVI, Ivi, p. 856
«Ne segue anzitutto che la mente umana percepisce la natura
di moltissimi corpi insieme alla natura del suo corpo».
E. II, prop. XVI, coroll I, Ivi, p. 857.
«Segue in secondo luogo che le idee che abbiamo dei corpi
esterni indicano più la costituzione del nostro corpo che la
natura dei corpi esterni; cosa che ho spiegato con molti
esempio nell’Appendice della Prima parte».
E. II, prop. XVI, Corollario II, Ibidem
Se il corpo umano è stato affetto una volta da due
o più corpi simultaneamente, quando la mente in
seguito ne immaginerà uno, subito si ricorderà
anche degli altri.
E. II, Prop. XVIII, Ivi, p. 860.
«Da qui intendiamo con chiarezza che cosa sia la
memoria: non è altro che una certa
concatenazione di idee che implicano la natura
delle cose che sono fuori del corpo umano,
concatenazione che nella mente avviene secondo
l’ordine e la concatenazione che nella mente
avviene secondo l’ordine e la concatenazione delle
affezioni del corpo umano».
E. II, prop. XVIII, Scol., Ivi, p. 860.
La nostra mente agisce in certe cose, patisce in
altre; in quanto ha idee adeguate, necessariamente
agisce in certe cose e, in quanto ha idee
inadeguate, necessariamente patisce certe cose.
E. III, Prop. I, Ivi, pp. 897-898.
Siamo passivi in quanto siamo una parte della
natura che non po’ essere concepita per sé senza
le altre.
E. IV, prop. II, Ivi, p. 977.
La forza per la quale l’uomo persevera
nell’esistenza è limitata ed è superata
infinitamente dalla potenza delle cause esterne.
E. IV, prop. III, Ivi, p. 978.
E’ impossibile che l’uomo non sia parte della
natura, e che non subisca mutamenti diversi da
quelli conoscibili mediante la sua sola natura e dei
quali è causa adeguata.
E. IV, prop. IV, Ivi, p. 978.
Per gioia d’ora in poi intenderò la passione per la
quale la mente passa a una perfezione maggiore. Per
tristezza, invece, la passione per la quale la stessa
passa a una perfezione minore.
E. III, schol. prop. XI. Spinoza, Ivi, p. 908.
L’amore non è altro che una gioia accompagnata
dall’idea di una causa esterna; l’odio nient’altro che
una tristezza accompagnata dall’idea di una causa
esterna. Vediamo inoltre che chi ama è spinto di
necessità ad aver presente e a conservare la cosa che
ama; al contrario, chi odia è spinto ad allontanare e
distruggere la cosa che odia.
E. III, prop. XIII,schol., ivi, p. 911.
Dunque, la natura di ciascuna passione si deve necessariamente
esplicare in modo che sia espressa la natura dell’oggetto dal quale
siamo affetti. […] Così anche un affetto di tristezza, che nasce da
un oggetto, è diverso per natura dalla tristezza, che nasce da
un’altra causa; questo si deve anche intendere dell’amore, dell’odio,
della speranza, della paura, della fluttuazione d’animo ecc. Perciò
si danno necessariamente tante specie di gioia, tristezza, amore,
odio, ecc, quante sono le specie degli oggetti dai quali siamo affetti.
E. III, prop. LVI, dem., ivi, p. 949.
I. Chiamo causa adeguata quella il cui effetto può
essere percepito chiaramente e distintamente per
mezzo di essa. Inadeguata, invece, o parziale,
chiamo quella causa il cui effetto non può essere
inteso per mezzo di essa soltanto.
E. III, def., I ,Ivi, p. 896-897.
II. Dico che agiamo quando in noi o fuori di noi avviene
qualcosa di cui siamo causa adeguata, cioè (per la precedente
definizione) quando dalla nostra natura segue in noi o fuori di
noi qualcosa che può essere compreso chiaramente e
distintamente per mezzo di essa soltanto. Al contrario, dio che
siamo passivi quando in noi accade qualcosa, o dalla nostra
natura segue qualcosa di cui non siamo se non una causa
parziale.
E. III, def. II, Ivi, p. 897.
IV. Per idea adeguata intendo l’idea che, in quanto venga
considerata in sé senza relazione all’oggetto, ha tutte le
proprietà o denominazione intrinseche dell’idea vera.
Spiegazione
Dico intrinseca per escludere quella che è estrinsecamente,
ossia la convenienza dell’idea con l’ideato.
E. II, def. IV, Ivi, pp. 835-836.
La mente umana, sia in quanto ha idee chiare e
distinte sia in quanto ha idee confuse, è spinta a
perseverare nel suo essere per una certa durata
indefinita ed è consapevole di questa sua pulsione.
E. III, prop. IX, Ivi, p. 906.
L’idea di tutto ciò che accresce o diminuisce,
favorisce o inibisce la potenza di agire del nostro
corpo accresce o diminuisce, favorisce o inibisce la
potenza di pensare della nostra mente.
E. III, Prop. XI, Ivi, p. 908.
In Dio si dà anche un’idea o conoscenza della mente
umana, che segue in Dio e si riferisce a Dio come l’idea
o conoscenza del corpo umano.
E. II, prop. XX, Ivi, p. 862.
Questa idea della mente è unita alla mente come la
stessa mente è unita al corpo.
E. II, prop. XXI, Ibidem.
Le cose che sono comuni a tutti (i corpi) e che sono in modo
uguale nella parte e nel tutto non possono essere concepite se
non adeguatamente.
E. II, Prop, XXXVIII, Ivi, p. 873.
Nella mente sarà adeguata anche l’idea di ciò che è comune e
proprio al corpo umano e a certi corpi esterno dai quali il
corpo umano suole essere affetto, e che dà ugualmente nella
parte e nel tutto di ciascuno di questi.
E. II, prop. XXXIX, Ivi, p. 874
Le azioni della mente hanno origine dalle sole
idee adeguate; le passioni invece dipendono dalle
sole idee inadeguate.
E. III, prop. III, ivi, p. 903.
Quante più cose la mente intende mediante il
secondo e il terzo genere di conoscenza, tanto
meno patisce gli affetti che sono cattivi e tanto
meno teme la morte.
E V, prop. XXVIII, ivi, p. 1081.
L’affetto – passione cessa di essere passione
appena ne formiamo un’idea chiara e distinte.
E. V, prop. III, Ivi, p. 1056.
Non c’è alcuna affezione del corpo della quale non
possiamo formare un concetto chiaro e distinto.
E. V, prop. IV, Ivi, p. 1056.
Per virtù e potenza intendo la stessa cosa. Cioè
(3P7) la virtù, riferita all’uomo, è la stessa essenza
o natura dell’uomo, in quanto ha il potere di fare
certe cose che si possono intendere mediante le
sole leggi della sua natura.
E IV, def. VII, ivi, p. 976.
Nessuna cosa può essere cattiva per ciò che ha in
comune con la nostra natura; ma in quanto è per
noi cattiva, in tanto ci è contraria.
E. IV, prop. XXX, ivi, p. 997.
E’ proprio della natura della ragione contemplare
le cose non come contingenti, ma come
necessarie.
E. II, prop. XLIV, Ivi, p. 880.
La cupidità che nasce dalla ragione non può avere
eccesso.
E. IV, prop. LXI, Ivi, p. 1028
La mente, in quanto concepisce le cose secondo il
dettame della ragione, viene affetta allo stesso
modo sia che l’idea concerna una cosa futura o
passata, sia una cosa presente.
E. IV, prop. LXII, Ivi, p. 1029
La mente umana ha una conoscenza
adeguata dell’essenza eterna ed
infinita di Dio.
E. II, prop. XLVII, Ivi, p. 884.
La nostra mente, in quanto conosce sé
e il corpo sotto l’aspetto dell’eternità,
ha necessariamente la conoscenza di
Dio, e sa di essere in Dio e di concepire
per mezzo di Dio.
E. V, prop. XXX, Ivi, p. 1075.
Quanto più conosciamo le cose singole,
tanto più conosciamo Dio.
E. V, prop. XXIV, Ivi, p. 1072.
Intendere le cose mediante il terzo genere di
conosce costituisce la suprema pulsione della
mente e la sua prima virtù.
E. V, prop. XXV, Ivi, p. 1072.
La nostra mente, in quanto conosce sé e il corpo
sotto l’aspetto dell’eternità, ha necessariamente la
conoscenza di Dio, sa di essere in Dio e di essere
concepita per mezzo di Dio.
E. V, prop. XXX, Ivi, p. 1075.
Da questo terzo genere di conoscenza nasce il
supremo acquietamento possibile della mente.
E. V, prop. XXVII, Ivi, p. 1073.
L’amore intellettuale della mente verso Dio è lo stesso
amore di Dio, con il quale Dio ama sé stesso, non in
quanto è infinito, ma in quanto può essere esplicato
mediante l’essenza della mente umana considerata sotto
l’aspetto dell’eternità; cioè, l’amore intellettuale della
mente verso Dio è parte dell’amore infinito con il quale
Dio ama se stesso.
E. V, prop. XXXVI, Ivi, p. 1079
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