For.te Avviso 02/06 Piano Formativo pr95_pf215_av02_06 "Coro: Competenze e Risultati Organizzativi" La Comunicazione assertiva: una risorsa strategica per superare I conflitti edizione n.1 La comunicazione assertiva Comunicazione Assiomi pragmatici della comunicazione 1. E' impossibile non comunicare 2. Ogni comunicazione ha aspetti verbali, paraverbali e non verbali 3. La comunicazione e’ un processo circolare 4. In ogni comunicazione c’è un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione 5. Gli scambi di comunicazione sono simmetrici (uguaglianza) o complementari (differenza) 1) Non si può non comunicare • Qualsiasi comportamento e' comunicazione • Il non parlarsi o il non prestarsi attenzione reciproca non costituisce eccezione 2) Ogni comunicazione ha un aspetto verbale e uno non verbale • Il linguaggio verbale usa le parole, ha una sintassi e una semantica • Il linguaggio analogico è il modo principale per esprimere sensazioni ed emozioni, aiuta a interpretare il messaggio, evidenzia la natura della relazione • Comunichiamo con le parole e con ciò che è intorno alle parole La comunicazione analogica NON VERBALE: posizione reciproca e distanza; sguardo; posizione e orientamento del corpo; movimenti e gesti PARAVERBALE: tono; timbro; velocità e pause; volume • Aspetti verbali e non verbali si rinforzano reciprocamente se sono coerenti • Le incoerenze generano messaggi contraddittori • Nel caso di incoerenza fra comunicazione verbale e non verbale prevale il messaggio non verbale Gli elementi della comunicazione MESSAGGIO VERBALE COSA COMUNICO 60% 10% LINGUAGGIO DEL CORPO COME COMUNICO 30% TONO DI VOCE COME COMUNICO 3) Ogni comunicazione è stimolo risposta e rinforzo • Ogni messaggio è influenzato dal messaggio che lo precede e condiziona quello che lo segue: la comunicazione e' un processo circolare nel quale solo arbitrariamente possiamo indicare un inizio e una fine 4) In ogni comunicazione c’è un aspetto di contenuto e uno di relazione •Chi comunica definisce se stesso e il suo interlocutore come membri di una relazione •Il messaggio comunicato indica il tipo di relazione che si vuole instaurare Contenuto e relazione accordo Contenuto come pretesto Comunicazione fluida Sfiducia sui risultati Contenuto Tensione e malessere Scontro Rottura Confronto sulle idee disaccordo accordo disaccordo Relazione 5) Le relazioni sono simmetriche o complementari •Le relazioni simmetriche sono basate sulla parità e gli attori imitano o ripetono il comportamento dell'altro • Le relazioni complementari sono basate sulle differenza e gli attori assumono comportamenti diversi. Un attore ha la posizione complementare di superiorità (up) e l'altro quella di inferiorità (down) • La dinamica fisiologica della relazione vede una alternanza continua nelle tre posizioni, up, parità, down, fra gli interlocutori La perdita di informazioni nella comunicazione CIO’ CHE VOGLIAMO SIGNIFICARE CIO’ CHE REALMENTE DICIAMO CIO’ CHE L’ALTRO SENTE CIO’ CHE L’ALTRO RITIENE DI AVER CAPITO Comunicazione efficace: presupposti… Finalizzata Si basa sul riconoscimento/affidabilità da parte dell'interlocutore ed è collegata ad un obiettivo Credibile Pragmatica Ha un impatto sull'esperienza (passata/presente/futura) dell'interlocutore Utile Comprensibile Trasparente Si integra facilmente negli schemi mentali dell'interlocutore Supportiva Non mette in crisi l'identità dell'interlocutore Confermante … condizioni… Essere accettati Essere ascoltati Essere capiti Comunicazione…. Essere ricordati …efficiente… Indurre azioni e comportamenti …efficace! … e regole • Ascolto attivo • Assertività • Feedback • Obiettivi La percezione UN INTERO MONDO ENTRA IN NOI ATTRAVERSO I SENSI LA PERCEZIONE E’ UN’INTEGRAZIONE DEI DATI DEI SENSI SU UNA BASE SOGGETTIVA Percezione . .. .. . . necessità Stimoli Recettori sensoriali Desideri Stimoli Esperienze Recettori sensoriali Percezione e motivazioni INQUILINO PADRONA DI CASA L’AFFITTO E’ GIA’ FIN TROPPO ALTO CON LE ALTRE SPESE CHE AUMENTANO, NON MI POSSO PERMETTERE DI PAGARE DI PIU’ PER L’AFFITTO L’AFFITTO NON E’ STATO AUMENTATO DA MOLTO TEMPO CON LE ALTRE SPESE CHE AUMENTANO, HO BISOGNO DI PRENDERE DI PIU’ DALL’AFFITTO LA CASA HA BISOGNO DI UN’IMBIANCATURA HA RIDOTTO QUELLA CASA DA FAR PIETA’ SO DI GENTE CHE PAGA DI MENO PER UN APPARTAMENTO ANALOGO SO DI GENTE CHE PAGA DI PIU’ PER UN APPARTAMENTO ANALOGO I GIOVANI COME ME NON POSSONO PAGARE AFFITTI ALTI I GIOVANI COME LUI FANNO RUMORE E TRATTANO MALE LA CASA L’AFFITTO DOVREBBE ESSERE BASSO PERCHE’ IL QUARTIERE E’ IN DEGRADO SONO UN INQUILINO DESIDERABILE, SENZA CANI NE’ GATTI NOI PROPRIETARI DI CASE DOVREMMO AUMENTARE GLI AFFITTI IN MODO DA RISOLLEVARE IL QUARTIERE IL SUO HI-FI MI FA DIVENTARE MATTA PAGO SEMPRE L’AFFITTO, TUTTE LE VOLTE CHE ME LO CHIEDE NON PAGA MAI L’AFFITTO FINCHE’ NON GLIELO CHIEDO LEI E’ FREDDA E DISTANTE; NON MI CHIEDE MAI COME VA SONO UNA PERSONA DISCRETA CHE NON SI INSERISCE MAI NELLA PRIVACY DI UN INQUILINO LA PERCEZIONE E’ IL PROBLEMA !! Percezione e contesto sociale IL CONTESTO SOCIALE, IL GRUPPO DI APPARTENENZA, INFLUENZANO I PROCESSI PERCETTIVI ciò che è percepito percezione reciproca LE NORME (esplicite o implicite) DEL GRUPPO INFLUISCONO SULLA PERCEZIONE • LA PERCEZIONE INDIVIDUALE E' SIGNIFICATIVAMENTE DIVERSA DA QUELLA DI INDIVIDUI RIUNITI IN GRUPPO Percezione e personalità LE CARATTERISTICHE DI PERSONALITA' "STABILI" INFLUENZANO FORTEMENTE I PROCESSI PERCETTIVI Soggetto Aggressivo "Vede" con maggiore facilità situazioni aggressive Soggetto Persecutorio Percepisce "nemici" ovunque Soggetto Ansioso Percepisce più frequentemente atti o fatti ansiogeni • TANTO PIU' LO STIMOLO E' INDEFINITO E PRIVO DI SIGNIFICATO IN SE', TANTO MAGGIORE E' L'INFLUENZA DI CONTENUTI INTERNI NEL DETERMINARE LA PERCEZIONE • «MECCANISMO DI PROIEZIONE» Il comportamento assertivo • • Il comportamento assertivo è un tipo di comportamento sociale in grado di facilitare il raggiungimento degli obiettivi prefissati mediante l’utilizzo di un elevato livello di abilità sociale Si esprime nella capacità di usare in ogni contesto relazionale quelle modalità di comunicazione e quelle azioni specifiche che rendono probabili retroazioni positive dall’interlocutore Quattro atteggiamenti nella relazione Centrato sugli altri FUGA/PASSIVITA’ ASSERTIVITA’ Io non sono ok tu sei ok Io sono ok tu sei ok Dissimulazione Franchezza MANIPOLAZIONE AGGRESSIVITA’ Io non sono ok tu non sei ok Io sono ok tu non sei ok Centrato su sè Stile passivo Cosa comporta per chi lo adotta: Si esprime con frasi del tipo: “scusa se...” “sono d’accordo...” “non posso dire di no” “vedremo quello che accadrà” •ansia •frustrazione •inibizione •mortificazione della propria dignità •senso di colpa L’obiettivo di chi adotta questo stile: guadagnarsi la benevolenza degli altri ed evitare conflitti Perché ci si comporta così: • sottovalutazione di sé • si confonde una ferma asserzione con l’aggressività • si confonde l’inibizione con la gentilezza • ansia per le possibili conseguenze negative Stile aggressivo Si esprime con frasi del tipo: “ho il diritto di” “esigo che si faccia in questo modo” Cosa comporta per chi lo adotta: “non sei capace, lascia fare, ci penso io” “sbagli sempre” “non hai capito” L’obiettivo di chi adotta questo stile: acquistare potere personale e sociale •umiliazione e disprezzo per gli altri •collera •ostilità •difesa personale •mortificazione della dignità altrui Perché ci si comporta così: •impotenza e senso di minaccia •passate esperienze emotive negative •percezione di mancanza di risorse •scarsa stima delle altrui capacità Stile manipolativo Cosa comporta per chi lo adotta: Si esprime con frasi del tipo: “se proprio ci tieni cercherò di ….” “verrò con te altrimenti poi ti dispiace” • ostilità e perdita di fiducia dell’interlocutore nel caso in cui si accorga della manipolazione • scarsa fiducia nelle capacità degli altri L’obiettivo di chi adotta questo stile: Perché ci si comporta così: trasmettere solo i messaggi che • fiducia nelle proprie capacità retoriche permettono di raggiungere i propri scopi, • scarsa considerazione delle esigenze degli altri utilizzando sensibilità e debolezze dell’interlocutore. Stile assertivo Si esprime con frasi del tipo: “se ho capito bene” “mi puoi dare ulteriori informazioni?” “come possiamo risolvere questo problema?” “cosa ne pensi” Cosa comporta per chi lo adotta: indipendenza benessere per sé e per gli altri dignità propria ed altrui attenta considerazione degli altri gratificazione L’obiettivo di chi adotta questo stile: Perché ci si comporta così: affrontare pragmaticamente le situazioni • fiducia nelle proprie ed altrui capacità ed i problemi, esprimendo con sincerità • esperienze precedenti positivamente affrontate il proprio punto di vista, e manifestando • stima e sicurezza di sé fiducia nelle capacità proprie ed altrui Le componenti dell’assertività • • • • • • • Avere stima di sé Saper ascoltare Saper assumere un rischio Saper dire di no Saper ammettere un errore Saper criticare in modo costruttivo Avere chiarezza di obiettivi I principali veicoli della comunicazione non verbale Postura Abbigliamento Gestualità Sguardo Voce Prossemica Mimica facciale Le pause La postura LA POSTURA E’ IL MODO IN CUI UNA PERSONA SI SIEDE O RESTA IN PIEDI LA POSTURA SEDUTA E’ PIU’ RASSICURANTE, MA LIMITA L’ESPRESSIVITA’ CORPOREA. LA POSTURA IN PIEDI E’ PIU’ ASIOGENA, MA PRODUCE NELL’AUDIENCE PERCEZIONI DI MAGGIOR AUTOREVOLEZZA DELL’ORATORE. I gesti e i movimenti del corpo CON IL TERMINE “GESTI” SI INDICANO LE AZIONI COMPIUTE VOLONTARIAMENTE CON LE MANI, LA TESTA E ALTRE PARTI DEL CORPO. PERTANTO, LE ESPRESSIONI EMOZIONALI, PER ESEMPIO QUELLE DELL’ANSIA, SONO SEGNALI E NON GESTI INTENZIONALI. . . . i gesti e i movimenti del corpo I GESTI SONO LA DIRETTA MANIFESTAZIONE DEI PROCESSI DI PENSIERO DELL’ORATORE. LO SI PUO’ OSSERVARE NELLA COMUNICAZIONE SPONTANEA, OVE SONO PERFETTAMENTE SINCRONIZZATI CON LE ARGOMENTAZIONI VERBALI SECONDO I SEMIOLOGI, QUELLO DEI GESTI E’ L’UNICO VERO LINGUAGGIO UNIVERSALE. Il comportamento spaziale PARLARE IN PUBBLICO E’ COME AGIRE IN UNA SCENA. IL COMPORTAMENTO SPAZIALE SI ESPRIME IN TERMINI DI VICINANZA E ORIENTAZIONE LA VICINANZA FISICA ALL’INTERLOCUTORE, RIDOTTISSIMA NEL CASO DI RELAZIONI AFFETTIVE O INTIME, DIVENTA DISTANZA SOCIALE NELLA COMUNICAZIONE IN PUBBLICO. . . . il comportamento spaziale L’ORIENTAZIONE E’ L’ANGOLAZIONE SECONDO CUI L’ORATORE SI SITUA NELLO SPAZIO RISPETTO AL PUBBLICO. MUOVERSI NELLO SPAZIO SCENICO E’ IL MODO PIU’ SICURO PER NON TRASCURARE, NELLA ORIENTAZIONE, UNA PARTE DEL PUBBLICO (GENERALMENTE, QUELLA ALLA SINISTRA DELL’ORATORE). L’espressione facciale L’ESPRESSIONE DEL VISO COMUNICA, ANZITUTTO, EMOZIONI. E’, PERTANTO, IL VEICOLO PIU’ IMPORTANTE DELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE. SE CONGRUE AI CONTENUTI DEL DISCORSO, LE ESPRESSIONI DEL VOLTO TRASMETTONO MESSAGGI QUASI AUTOMATICI DI SOTTOLINEATURA. L’espressione facciale . . . l’espressione facciale IL CONNOTATO PIU’ IMPORTANTE DELL’ESPRESSIONE FACCIALE E’ IL SORRISO, CHE PUO’ ESSERE AUTENTICO O SIMULATO. E’ PIUTTOSTO FACILE PER QUALSIASI INTERLOCUTORE ACCORGERSI DI UN SORRISO SIMULATO. La mimica facciale DOLORE RABBIA ESPRESSA SGOMENTO PERPLESSITA’ RABBIA REPRESSA DEPRESSIONE PAURA SUPPONENZA Lo sguardo GLI OCCHI STABILISCONO IL PRIMO CONTATTO CON L’AUDIENCE. L’ORATORE EFFICACE DEVE ESORDIRE GUARDANDO IL SUO PUBBLICO. DURANTE IL DISCORSO, DEVE “PARLARE CON GLI OCCHI”, DISTRIBUENDO IL CONTATTO VISIVO IN TUTTE LE DIREZIONI. . . . lo sguardo LA DISTRIBUZIONE EQUILIBRATA DELLO SGUARDO AL CENTRO, A SINISTRA E A DESTRA, SI CHIAMA SCANNING. LO SCANNING NON E’ FACILE A PRATICARSI, PERCHE’, COME NEL COMPORTAMENTO SPAZIALE, SI TENDE A TRASCURARE UNA PARTE DELL’UDITORIO, PRIVILEGIANDO, GENERALMENTE, QUELLA DI DESTRA. Modulare la voce E’ IMPORTANTE SAPER MODULARE LA VOCE, CIOE’ VARIARNE IL TONO AL FINE DI PRODURRE EFFETTI PARTICOLARI SU CHI CI ASCOLTA (AD ESEMPIO, MAGGIOR GRADEVOLEZZA). DISPORRE DI UNA VOCE GRADEVOLE COSTITUISCE UN VANTAGGIO NATURALE. CHIUNQUE, PERO’, PUO’ MIGLIORARNE L’IMPOSTAZIONE CON OPPORTUNI ESERCIZI. PER CONSEGUIRE TALE MIGLIORAMENTO, IL CONTROLLO DELL’ANSIA, IL RILASSAMENTO, LA CORRETTA RESPIRAZIONE, UNA POSTURA NON PENALIZZANTE SONO ALTRETTANTO IMPORTANTI DI ALCUNE FONDAMENTALI REGOLE DI DIZIONE. La pausa LA PAUSA E’ IL PIU’ EFFICACE FRA GLI ELEMENTI PROSODICI, CIOE’ CHE SI RIFERISCONO AL RITMO, DEL DISCORSO. GRAZIE ALL’USO DELLE PAUSE, IL MANAGER ORATORE PUO’ RINFORZARE INTENSITA’ E FORZA DELLE SUE ARGOMENTAZIONI, ALLO STESSO MODO IN CUI, NELLA SCRITTURA, SI USA LA PUNTEGGIATURA O SI SOTTOLINEA. LA PAUSA E’ LEGATA AL CORPO E AL RESPIRO. SERVE, ANZITUTTO, AD AMMINISTRARE IL FIATO, ESSENDO IL PUNTO DI EQUILIBRIO FRA RESPIRAZIONE E FONAZIONE. Uso strategico delle pause NON E’ AFFATTO PARADOSSALE LA RACCOMANDAZIONE DI COMINCIARE IL DISCORSO CON UNA . . . PAUSA. LA PAUSA INIZIALE, ASSOCIATA ALLO SCANNING E AL SORRISO, COSTITUISCE UN EFFICACE MESSAGGIO NON VERBALE DI CAPTATIO BENEVOLENTIAE, IN QUANTO STABILISCE IL CONTATTO FISICO CON L’AUDIENCE. . . . uso strategico delle pause UNA PAUSA PRIMA DI UNA FRASE IMPORTANTE SOTTOLINEA E RAFFORZA L’IMPATTO EMOZIONALE. ASSOCIATA ALLA MODULAZIONE DELLA VOCE, CONSENTE UNA VASTISSIMA GAMMA DI “COLORITURE” DEL DISCORSO. UNA PAUSA NON DEVE MAI DURARE PIU’ DI 4 O 5 SECONDI. QUELLA INIZIALE PUO’ DURARE IL DOPPIO. L’abbigliamento ANCHE L’ABBIGLIAMENTO E’ UNA COMPONENTE IN GRADO DI PRODURRE EFFETTI NELLA SITUAZIONE COMUNICATIVA. L’ABITO CHE INDOSSIAMO QUANDO DOBBIAMO PARLARE IN PUBBLICO E’ UN FILTRO SEMIOTICO CHE TRASMETTE INFORMAZIONI IMMEDIATE SUL NOSTRO CONTO (PERSONALITA’, RUOLO E STATUS SOCIALE). UN ABBIGLIAMENTO ADATTO ALLA SITUAZIONE AIUTA A SENTIRSI A PROPRIO AGIO. CIO’ FACILITA LA CAPTATIO BENEVOLENTIAE NON VERBALE E FA DIMINUIRE L’ANSIA. . . . l’abbigliamento POICHE’ LA PRIMA RELAZIONE COMUNICATIVA CHE SI INSTAURA CON UN PUBBLICO E’ IL CONTATTO VISIVO, E’ CONSIGLIABILE VESTIRSI IN MODO ADEGUATO ALLA SITUAZIONE. CIO’ “AMMORBIDISCE” L’IMPATTO INIZIALE, FAVORISCE L’ACCETTAZIONE DELL’ORATORE, GENERA SIMPATIA, PUO’ AVVIARE POSITIVI MECCANISMI DI IDENTIFICAZIONE. VALE LA PENA DI RICORDARE LA MASSIMA DI OSCAR WILDE: “SOLO LE PERSONE SUPERFICIALI NON GIUDICANO GLI ALTRI DALL’ASPETTO ESTERIORE. IL VISIBILE, NON L’INVISIBILE, COSTITUISCE IL VERO ENIGMA DEL MONDO”. L’ascolto • • • • L’ascolto è la capacità di comprendere una prospettiva diversa dalla propria, di considerare le caratteristiche dell’altro e i suoi attributi di ruolo, di tenerne presente la prospettiva durante l’interazione Ascoltare comporta un processo mentale più sofisticato che sentire Si tratta di apprendere informazioni non evidenti, alcune delle quali non inizialmente chiare neppure al nostro interlocutore E’ una competenza da sviluppare che richiede energia e disciplina Le quattro fasi dell’ascolto Praticare l’ascolto attivo Il primo pilastro Il secondo pilastro il silenzio le domande aperte Il terzo pilastro la riformulazione Il quarto pilastro le domande di precisione Il quinto pilastro l’incoraggiamento Il sesto pilastro il riassunto su quello su cui si è d’accordo su ciò su cui non si è d’accordo su ciò che resta da discutere Le domande come strumento di comunicazione e ascolto • Avviano la comunicazione • Permettono di mantenere il controllo della comunicazione • Aprono i “rubinetti” dell’informazione • Aiutano le persone a trovare da sole le soluzioni “Perché sei “Vuoi spiegarmi Mi vuoi dire “Avete litigato così teso?” cosa è successo cosa esattamente ieri mattina?” con Carlo?” ti rende difficile lavorare con lui?” Domande chiuse Domande aperte APERTA APERTA, APERTA, FOCALIZZATA CHIUSA FOCALIZZATA Tipologia di domande Le barriere all’ascolto DIETROLOGIA Non si ascolta nulla o quasi se si pensa “cosa ha realmente in mente questa CONFRONTO persona?” Quando ci si sofferma sul confronto con l’interlocutore, spesso non si coglie il messaggio FILTRO Alcuni lo chiamano ascolto selettivo, vale a dire, si ascolta solo ciò che si vuole sentire DEVIAZIONE Cambiare argomento troppo rapidamente e’ indice di disinteresse per ciò che ha da dire l’interlocutore Le barriere all’ascolto FARE LE PROVE Pensare “cosa dirò dopo?” Non permette di concentrarsi su ciò che sta dicendo l’interlocutore TESTA FRA LE NUVOLE Pensare ad altro durante una conversazione può essere causa di imbarazzanti “cosa ha detto?” O “potrebbe ripetere per favore?” DENIGRAZIONE Ascoltare quanto viene detto ma subito accantonarlo perché ritenuto di poca importanza e quindi “snobbarlo” ACCONDISCENDENZA Mostrare accordo con ogni cosa che viene detta solo per apparire simpatici o per evitare il conflitto non significa essere dei bravi ascoltatori IDENTIFICAZIONE Riferire tutto ciò che si ascolta alla propria esperienza non permette di cogliere tutto quello che viene detto durante la conversazione Per farsi ascoltare… Per aprire i canali di ricezione del destinatario del messaggio chi parla può ricorrere ad alcune mosse preliminari inviando messaggi anticipatori • Precedere il messaggio primario inquadrandolo in una cornice interpretativa (“Sto per dirti una cosa importante”) • Dare una visione d’insieme di quanto si sta per dire (“Ti dico esattamente cosa è successo ...”) • Porre delle clausole su come si intende trattare l’argomento (“Non sono esperto ma ...”) • Attribuire un ruolo all’ascoltatore (“Tu, che conosci bene ...”) • Esplicitare come si desidera essere ascoltati (“Ho bisogno di parlare per chiarirmi ...”) • Negoziare il tipo di ascolto per chiarire disponibilità e aspettative (“Ti va di ascoltare senza darmi consigli ...”) … e per mantenere l’attenzione Chi comunica si deve assicurare che i suoi messaggi siano recepiti. I fattori da governare sono : • Ambientali Rumori, luminosità, temperatura dell’ambiente, sistemazione fisica degli ascoltatori • Contenutistici Essenzialità, efficacia, incisività, concisione, vaghezza, novità, piacevolezza • Relazionali Attenzione, interesse nei confronti degli ascoltatori, osservazione e feedback • Espositivi Espressioni vocali e gestuali, proprietà di linguaggio, scorrevolezza dell’eloquio, competenza e flessibilità linguistica • Il tempo degli interventi Parlare quando l’altro è ricettivo. Accorgersi tempestivamente quando è il momento di tacere, di cambiare argomento, di passare il turno Origine e funzione del conflitto • Il conflitto nasce da aspettative, convinzioni, problemi contrastanti e presentati in modo conflittuale • Il conflitto serve a comprendere meglio i contenuti e a chiarire la relazione tra i partecipanti I motivi del conflitto • Pluralità di obiettivi • Pluralità di appartenenza • • Scarsità di risorse: economiche, professionali, di tempo Confini dei ruoli e ambiti di responsabilità non sempre chiari Cooperazione e gestione del conflitto Cooperazione Il conflitto e’ visto come problema comune Interessi e obiettivi simili Forte interdipendenza Contrapposizione CONFLITTO COME SCONTRO DI INTERESSI DIVERSI MA RECIPROCAMENTE DIPENDENTI Scontro di potere Vincere o perdere Noi o loro Se nascono conflitti, occorre: • Riassumere il disaccordo • Confermare la comprensione • Stabilire punti di accordo • Esplorare punti di accordo • Generare una soluzione possibile e realizzarla Risolvere il conflitto • Riassumere il disaccordo - Focalizzarsi su problemi specifici, non su dispute personali, evitare etichettature e generalizzazioni. Utilizzare messaggi • Confermare la comprensione - Chiedere all’interlocutore la conferma o la correzione. A volte il conflitto nasce tra persone che dicono la stessa cosa in maniera diversa. Il conflitto può essere risolto a questo punto. Risolvere il conflitto • Stabilire punti di accordo - Definire obiettivi comuni sui quali ciascuno concorda. Tornare indietro nel tempo e trovare l’ultimo punto di accordo. • Esplorare punti di accordo -Dare a ciascuna persona o sottogruppo l’opportunità di esprimere il proprio punto di vista. Utilizzare le capacità di ascolto attivo per chiarire. Assicurarsi che ciascuno sia soddisfatto di come è stato ascoltato e capito. Risolvere il conflitto • • Il sintomo di un conflitto non risolto può essere subdolo: interruzioni frequenti, sarcasmo, irritabilità e disimpegno possono indicare disaccordo. È necessaria una considerevole maturità per affrontare e risolvere il conflitto. Tecniche di intervento • • • • • Raccogliere le informazioni mancanti, porre domande di precisione Analizzare la veridicità dei dati e la plausibilità delle ipotesi Rimanere centrati sui contenuti, sull’argomento oggetto del conflitto Proporre aggiustamenti, rimedi, soluzioni Rimandare l’incontro a un momento più favorevole Il buon negoziatore • Pianifica molte alternative di accordo • Identifica un punto di accordo variabile (minimo-massimo) • Non pianifica le mosse e gli obiettivi parziali • Evita comportamenti irritanti (auto-elogio, offesa, polemica, valutazione, ecc.) • Evita la spirale attacco/difesa • Consolida i punti di accordo attraverso il riassunto e la riformulazione • Utilizza poche argomentazioni a supporto di una tesi • Non teme di manifestare le proprie sensazioni • Argomenta su punti forti E SOPRATTUTTO USA ABILMENTE LA TECNICA DELLE DOMANDE