Il
Giardino
All’ italiana
Ludovico Pozzoserrato, Villa con giardino, fine XVI secolo
Giardini all’italiana
Reggia di Caserta
Reggia di Colorno – Parma
Reggia di Venaria – Torino
Incisioni
Villa d’Este - Tivoli
Giardini Vaticani - Roma
Villa Pia - Roma
Orti Farnesiani - Roma
Villa Lante - Bagnaia
Giardini del Quirinale - Roma
L’acqua e le grotte
Fontana - padiglione
Fontana della Ninfa –
Villa di Petraia, Firenze
Giardino di Boboli - Firenze
Fontana
del
cortile e
Grotta
Villa d’Este - Tivoli
Il richiamo all’antico
Fontana del Putto del
Verrocchio
San Vigilio Lago di
Garda
Il giardino delle statue di Palazzo Capranica - Roma
Ars topiaria
Il labirinto
Labirinto, da Gli artifiziosi et intricati quattro libri di labirinti di Lelio Pittoni Veneziano,
aquarello, Firenze
In Italia…
Villa Lante
Giardini di Boboli
Giardini di Bomarzo
Villa d’Este
Boboli
Pianta dei giardini
Giardino di Boboli
Il Giardino di Boboli è parco storico della città di Firenze. Nato come giardino granducale
di Palazzo Pitti, è connesso anche al Forte di Belvedere, avamposto militare per la sicurezza
del sovrano e la sua famiglia. Il giardino è uno dei più importanti esempi di giardino all’italiana
al mondo ed è un vero e proprio museo all'aperto, per l'impostazione architettonico - paesaggistica
e per la collezione di sculture, che vanno dalle antichità romane al diciannovesimo secolo.
I giardini dietro Palazzo Pitti, residenza dapprima dei Medici, poi dei Lorena e
dei Savoia, furono costruiti tra il quindicesimo e il diciannovesimo secolo e occupano un'area di
45.000 mq.
Alla prima impostazione di stile rinascimentale, visibile nel nucleo più vicino al palazzo, si
aggiunsero negli anni nuove porzioni con differenti impostazioni: lungo l'asse parallelo al
palazzo nacquero l'asse prospettico del Viottolone, dal quale si dipanano vialetti ricoperti di
ghiaia che portano a laghetti, fontane, ninfei, tempietti e grotte. Notevole è l'importanza che
nel giardino assumono le statue e gli edifici, come la settecentesca Kaffeehaus (raro esempio di
gusto roccocò), che permette di godere del panorama sulla città, o la Limonaia, ancora
nell'originario color verde Lorena.
Storia
Il giardino di Boboli nasce come ideale proseguimento del cortile di Palazzo
Pitti, acquistato nel 1549 da Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo de‘
Medici, quando il suo primo proprietario, il banchiere Luca Pitti, aveva
dichiarato fallimento.
Davanti al palazzo c’era uno spazio verde, l’Orto de’ Pitti, che tuttavia
Eleonora desiderava ampliare trasformandolo in un giardino che fosse degna
cornice della reggia che Cosimo intendeva realizzare nel palazzo.
Il progetto fu affidato a Niccolò Pericoli, detto il Tribolo, artista prediletto dal
Duca e autore dell’altro giardino di Cosimo, quello di Villa del Castello. Alla
morte del Tribolo i lavori proseguirono sotto la direzione di Bartolomeo
Ammannati (1511-1592) e successivamente di Bernardo Buontalenti
(1568-1635), ma venne rispettato l’impianto da questi originariamente
concepito.
I giardini hanno nel complesso una configurazione vagamente a triangolo allungato, con forti pendenze e due assi quasi perpendicolari
Architettura e paesaggio
I giardini hanno nel complesso una configurazione
vagamente a triangolo allungato, con forti pendenze e due
assi quasi perpendicolari che si incrociano vicino
alla Fontana del Nettuno che si staglia sul panorama.
A partire dai percorsi centrali degli assi poi si sviluppano
una serie di terrazze, viali e vialetti, vedute prospettiche con
statue, sentieri, radure, giardini recintati e costruzioni, in
un'inesauribile fonte di ambienti curiosi e scenografici.
Veduta di Palazzo Pitti e Boboli nella lunetta di Giusto Utens del 1599 (Museo di Firenze com’era, Firenze)
Il primo asse
A sinistra del primo asse
A destra del primo asse
Il secondo asse
Il fianco destro
L‘Anfiteatro
L'asse principale, centrato sulla facciata posteriore del palazzo, sale
sul colle di Boboli, attraverso un profondo anfiteatro a forma di
ferro di cavallo. L'anfiteatro segna il punto dove la collina di
Boboli venne scavata per prelevare la pietraforte usata per
costruire Palazzo Pitti, e l'idea di sistemarlo in una grande
spazio che disegna la forma di una campana, risale al Tribolo.
La struttura venne inaugurata nel 1637 in occasione
dell'incoronazione di Vittoria della Rovere, moglie
di Ferdinando de’ Medici, a granduchessa di Toscana.
L'Anfiteatro concepito forse come architettura verde,
già nel 1599 fu arricchito dalle gradonate ancora
esistenti, sormontate da edicole con nicchie che racchiudono
statue in marmo ed urne in terracotta.
La vasca in granito proveniente dalle terme di Caracalla ed un obelisco portato a Roma nel 30 a.C.
dall'Egitto che Pietro Leopoldo fece trasferire a Boboli nel 1790 facendogli fare da Gaspero Paoletti
(1727-1813) un basamento con tartarughe in bronzo furono collocati al centro dell'anfiteatro nel
1840. Il centro dell'anfiteatro venne abbellito nel 1790 dall’obelisco egiziano, l'unico della Toscana,
nonché uno dei monumenti più antichi di tutta la regione: risale infatti al 1500 a.C. (molto tempo prima
della fioritura della civiltà etrusca) e proviene dal Heliopolis in Egitto. Fu portato a Roma all'epoca
di Domiziano e eretto nel Tempio di Iside al Campo Marzio; dopo essere stato dissotterrato a fine del
Cinquecento, finì nel giardino di Villa Medici a Roma. Venne trasportato a Firenze nel 1788 per la
volontà del Granduca Pietro Leopoldo, quando radunò tutte le collezioni medicee in città per abbellire i suoi
palazzi. Nel 1840 venne accoppiato con la grande vasca in granito grigio scolpita in un unico blocco e
proveniente forse dalle Terme di Caracalla di Roma.
Il Bacino di Nettuno
Più in alto, oltre l'anfiteatro, si incontra il bacino del Nettuno, attraverso una doppia
rampa ornata da tre statue di epoca romana:
un Settimio Severo a sinistra,
un Magistrato romano a destra (ciascuna su un cippo funerario),
ed al centro una Demetra su una base romana.
Il bacino del Nettuno fu creato nel 1777-1778 al posto
di un vivaio. Qui vengono raccolte le acque che irrigano tutto
il giardino e che hanno la sorgente più a monte, sotto il
Giardino del Cavaliere.
Al centro del bacino si erge la Fontana del Nettuno, con la
statua del Dio del mare emergente da uno sperone roccioso sul
quale si trovano anche naiadi e tritoni. La statua principale è
opera del 1571 dello scultore Stoldo Lorenzi.
Alla sommità di questa zona si trova la statua
dell'Abbondanza (1636) di Pietro Tacca (con la
collaborazione di Sebastiano Salvini), già iniziata
dal Giambologna nel 1608. È un'opera in marmo
bianco con il covone di grano in bronzo dorato. La figura ha
le sembianze di Giovanna d'Austria, moglie di Francesco
I de' Medici. In questa zona superiore il giardino è
caratterizzato dalle muraglie difensive che si prolungano dal
vicino Forte Belvedere, che si staglia sulla sinistra.
Il bacino del nettuno
La fontana del nettuno
Il Giardino del Cavaliere
Al culmine di questo asse, con le mura cittadine a segnarne il confine, sorge Giardino del Cavaliere, uno dei giardini
recintati di Boboli, che si trova sopra un bastione facente parte delle fortificazioni realizzate
da Michelangelo nel 1529 prima dell'assedio cittadino dell'anno successivo. Per accedervi si sale su una scala a
tenaglia, cioè a rampe curve e incrociate con un terrazzino costruito sopra una piccola stanza circolare; questa scalinata fu
progettata da Zanobi del Rosso tra il 1790 e il 1793.
Le due statue che decorano al scala raffigurano Flora e di Giove giovane entrambe di Giovanni Caccini. La
fontana centrale è chiamata fontana delle Scimmie per via delle tre scimmiette in bronzo alla base della fontana stessa;
al centro della vasca l'acqua zampilla da un putto marmoreo.
Qui vi si trova il casino del Cavaliere, una palazzina costruita verso il 1700 su commissione di Cosimo Terzo, dove
il cardinale Leopoldo de' Medici teneva le conversazioni artistiche e letterarie, e dove Gian Gastone aveva il
suo ritiro.
La Kaffeehaus
Ridiscendendo la collina verso nord-est, all'altezza più o meno della statua dell'Abbondanza, si
raggiunge la Kaffeehaus, un padiglione in stile rococò coperto da un'esotica cupola finestrata e segnata da
terrazze marcapiano opera di Zanobi del Rosso (1776), alla cui base, circondata da una scala
doppia tenaglia si trova una grotticina. La costruzione, che oggi ospita un bar in un punto altamente
panoramico, rappresenta anche il punto visivo di fuga del Viottolone, il grande viale che rappresenta il
secondo asse dell'ampliamento del giardino, che idealmente portava alla Villa Medicea di Poggio
Imperiale.
Il Prato di Ganimede
Davanti alla Kaffeehaus si trova il prato digradante con al centro la Fontana di Ganimede,
del diciassettesimo secolo (al posto del gruppo marmoreo oggi è presente un calco).
Il Giardino di Madama
Sempre su questo lato si incontra più a sinistra la Grotticina della Madama o delle Capre,
costruita da Davide Fortini su progetto del Tribolo. Decorata con spugne, stalattiti e una vasca
marmorea sormontata da quattro statue di capre che un tempo buttavano acqua. La grotta si trova a
un'estremità del cosiddetto Giardino di Madama, con alcune aiuole geometriche fiorite, realizzato
attorno al 1570 per Giovanna d'Austria. Il giardino davanti alla grotta, caratterizzato da
alcune aiuole bordate da siepi, è detto Giardino di Madama.
Grotta di Madama - soffitto
Grotta di Madama - interno
L’Orto di Giove
Poco più in basso segue l’Orto di Giove, dalla statua
di Giove seduto, di Baccio Bandinelli(1556),
mentre vicino a questo giardino si trovano le due grandi
statue dei Prigionieri daci, sculture antiche del II
secolo, già a Villa Medici; i due barbari sottomessi con
le mani legate e le vesti in granito rosso provengono
probabilmente dal Foro di Traiano: sono molto simili
a quelli reimpiegati nell'Arco di Costantino; le due
basi con rilievi di Vittorie, Dioscuri e barbari
vinti invece provengono dal tempio del Sole sulla via
Lata fatto costruire da Aureliano o, meno
probabilmente, dal vicino Arcus Novus.
Scendendo al livello del palazzo...
Scendendo al livello del palazzo attraverso un viale serpentino usato dalle carrozze, si arriva ad una zona
coperta di ghiaia, dove un tempo stazionavano le vetture con cavalli.
Vicino all'uscita su piazza Pitti si trova la Fontana del Bacchino, esemplare dello stile grottesco tanto
in voga nei giardini del periodo tra Cinque e Seicento. È infatti costituita dalla figura dell'obeso nano
Morgante, il più popolare dei nani di corte di Cosimo primo, ritratto da Valerio Cioli nudo e a
cavalcioni di una tartaruga (1560). La statua è oggi sostituita da una copia.
La Grotta del Buontalenti
La Grotta Grande, o del Buontalenti, è uno degli elementi più pregevoli del parco. La
sua costruzione si deve soprattutto a Bernardo Buontalenti, che la creò tra il 1583 e
il 1593 su incarico di Francesco I de' Medici, una delle architetture più bizzarre e
sorprendenti di Firenze. Questa si compone di tre camere comunicanti: la prima, decorata
a stucchi e spugne è caratterizzata da scene pastorali eseguite da Bernardino Poccetti
(1542-1612); la seconda ospita il gruppo marmoreo di Paride che Rapisce Elena,
opera di Vincenzo Rossi da Fiesole (1525-1587) e la terza affrescata dal
Poccianti, ospita una bella fontana del Giambologna (1529-1608) raffigurante
Venere che esce dal bagno.
entrata della grotta
Interno della grotta del Buontalenti
A destra del primo asse
Di nuovo in alto, dal giardino del Cavaliere, se discendendo si prende invece verso sud, prima di
giungere al Prato dell'Uccellare, punto di imbocco prospettico del secondo asse del giardino
(il Viottolone), si incontra una seconda scalinata fiancheggiata da siepi e decorata da due statue
di Muse sedute.
Poco dopo si trova il gruppo marmoreo della Lavacapo (1595-1597), opera di Valerio
Cioli per Ferdinando primo.
Da qui si accede a un prato che costeggia dall'alto il bacino di Nettuno, dove si trovano alcuni fabbricati
che anticamente fungevano da abitazioni per i giardinieri, depositi di attrezzi e di piante durante l'inverno.
Qui si trovano anche le ragnaie, cioè quei fitti boschetti dove venivano tese reti per catturare i piccoli volatili.
Nei vialetti ombrosi che occupano lo spazio tra l'anfiteatro e il Prato del Pegaso, cinti da alberi ad alto
fusto, si trovano due curiose architetture coperte da cupole e parzialmente interrate: si tratta delle due
ghiacciaie di Boboli, antesignane dei frigoriferi. Qui, grazie al ghiaccio che veniva giornalmente
trasportato dall'Abetone e grazie all'ambiente che ricreava le condizioni climatiche delle grotte, venivano
conservate le vivande destinate alle cucine granducali.
Il Prato dell’Uccellare
L'imbocco ideale del secondo asse è il
cosiddetto prato dell'Uccellare ("uccellare"
significa cacciare i piccoli volatili, infatti venivano così
chiamate le radure in una macchia boscosa), situato
in posizione rialzata e attraversato dal Viottolone .
Questo ampio prato è circondato
da lecci e cipressi secolari e segna il confine con la
parte occidentale del giardino. Al centro è decorato
da una colonna spezzata, mentre su un lato vi si
trova una delle poche opere contemporanee del
giardino: una monumentale testa bronzea di Igor
Mitoraj, rimasta nel giardino dopo la mostra
sull'artista polacco del 2002.
Il Prato del Pegaso
Al di sotto del Prato dell'Uccellare,
attraversato da sentieri a zig-zag, si distende il
cosiddetto Prato del Pegaso, un declivio
collinare che riporta al livello del palazzo, in
particolare davanti al piazzale coperto a ghiaia
della palazzina della Meridiana.
Questa zona deve il suo nome alla scultura
marmorea di Pegaso, opera di Aristodemo
Costoli del 1865, usata come simbolo dalla
Regione Toscana. Vi si trovano altre statue
ed una grande vasca di granito grigio. I
grandi alberi che vi si ergono isolati e
asimmetrici ricordano il gusto del giardino
all'inglese.
Il Viottolone
Il Viottolone è un ampio viale in ripida discesa, affiancato da due filari di cipressi piantati
nel 1637 e decorato da numerose statue, che segna l'asse secondario (quello sei settecentesco in direzione sud-ovest) del giardino. Le statue, poste simmetricamente nei
pressi degli incroci con i tre viali trasversali, sono sia antiche (romane), sia di fattura
moderna, prevalentemente settecentesca.
La zona a sinistra del viottolone, già un tempo occupata dal labirinto, ha oggi il viale
serpentino per il rondò delle carrozze. In questa zona resta la vasca centrale del labirinto,
oggi circondata da un'aiuola ellittica.
La parte di destra era invece dedicata alla caccia e vi si trova anche l'orto murato.
Ai due fianchi del viottolone corrono due gallerie rettilinee circondate dalla
vegetazione.
L'imbocco del Viottolone dal Prato dell'Uccellare è segnato da due statue dette dei
Tirannicidi greci. Queste due statue hanno solo i torsi antichi, ed è particolarmente
pregevole quello di sinistra, copia dell' Aristigitone del gruppo bronzeo del447 a.C..
Il Viottolone è quindi tagliato da tre viali laterali che creano sei scomparti del
giardino.
Il primo viale trasversale
Esculapio
Il primo viale trasversale è costituito da un pergolato di lecci che formano due gallerie con
sedili bassi in pietra sui lati.
Prima di giungere all'incrocio principale un vialetto è segnalato da due statue; in
prospettiva sulla sinistra si nota una vasca circondata da un'aiuola ellittica, che era il
centro di uno dei labirinti di questa parte del giardino.
Nel punto di incontro con il Viottolone sono state poste quattro statue su ciascun cantone,
tutte opera di Giovanni Caccini: la Prudenza, 'Esculapio e Ippolito morente
(da Policleto), l'Autunno e l'Higea.
In fondo, sulla destra si trova la Fontana dell'Oceano, omonima di quella più famosa
al centro dell'Isolotto di Boboli, opera del Giambologna. Questa fontana più piccola
raffigura un giovane ai cui piedi sta un delfino che versa acqua.
Prudenza
Autunno
Higea
Il secondo viale trasversale
Busto di Giove olimpico
Fontana del Mostaccini
Il secondo viale trasversale si taglia sul Viottolone a un incrocio
con tre statue romane, un Senatore, un Bacco e un Filosofo
calvo, mentre una quarta statua con Andromeda è settecentesca.
In fondo al ramo del viale trasversale sinistro, presso le mura
cittadine, domina la veduta prospettica il busto colossale di Giove
olimpico, attribuito al Giambologna(1560 circa), su una base
in arenaria. Accanto alla statua si trova anche la curiosa fontana
dei Mostaccini di Romolo del Tadda(1619-1621),
costituita da una serie di piccole vasche su vari gradoni collegate da
canaletti e con mascheroni che versano l'acqua da un livello a
quello inferiore. Oltre alla valenza estetica questa fontana aveva
anche una funzione pratica: le piccole vasche dovevano attirare i
piccoli volatili che venivano poi catturati con le ragne, reti appese tra
i rami del vicino boschetto (detto appunto ragnaia della Pace).
Senatore
Filosofo calvo
Bacco
Andromeda
Il terzo viale trasversale
Il terzo viale trasversale è quello più a sud-ovest e dall'incrocio con il Viottolone vi partono
numerosi percorsi complicatamene intrecciati che conducono al segmento finale del giardino.
All'incrocio tra i viali le siepi di bosso disegnano quattro esedre nelle quali sono collocate
altrettante statue: Esculapio, Andromeda, Ninfa e la Modestia.
A queste vanno aggiunti i vicini gruppi dei giocatori, di fattura settecentesca secondo il gusto
per i temi campagnoli e popolani: i Giocatori alla pentolaccia di Giovan Battista
Capezzuoli e i Giocatori del saccomazzone (1780) di Orazio Mochi su disegni
di Romolo del Tadda (il "saccomazzone" era un gioco dove due giocatori bendati, sempre
tenendo tenere una mano su una roccia, cercavano di scacciare l'avversario colpendolo con
un lungo straccio annodato).
Andromeda
Esculapio
La Modestia
Ninfa
L’Isolotto
Fontana dei Putti
Fontana delle Arpie
Al termine del viottolone l'arredo botanico cambia repentinamente, scompaiono i cipressi e le siepi e si
arriva alle morbide forme della Vasca dell'Isola, chiamata anche Isolotto e ideata da Alfonso e Giulio
Parigi dal 1618. Al centro del piazzale fa da protagonista la grande vasca circolare, con l'isola al
centro collegata alla terraferma da due passerelle. I grandi cancelli delle passerelle sono sostenuti da
due colonne, su ciascuna delle quali si trova la statua di un capricorno, animale simbolo del potere del
Granducato. Ai lati delle colonne sono presenti delle fantasiose fontane a forma di "arpie" maschili, che
versano l'acqua in vasche a forma di conchiglia, con un complessa decorazione grottesca di esseri marini.
Sull'asse perpendicolare al Viottolone si trovano quattro fontane a livello della balaustra esterna, due per
lato: le fontane delle Arpie e quelle dei Putti, decorate da delfini intrecciati, animali marini, mascheroni
fantastici e statue a tutto tondo sulla sommità.
Vicino a queste fontane, dall'acqua della vasca emergono alcuni gruppi marmorei della scuola
del Giambologna (1637): il Perseo a cavallo e Andromeda con le caviglie incatenate nella
roccia ; in particolare il Perseo è collocato come se stessa saltando fuori dall'acqua, un effetto che veniva
sottolineato dagli zampilli d'acqua.
Nel mezzo del bacino l'isola è circondata da una ringhiera in pietra, nelle cavità della quale sono
alloggiati gli orci di terracotta che nei mesi estivi contengono la collezione di agrumi ed altre piante
decorative; agrumi si trovano allineati anche sulle passerelle.
Il centro dell'isola è decorato dalla Fontana dell'Oceano del Giambologna, composta da una
basamento con bassorilievi (Il ratto di Europa, il Trionfo di Nettuno e Il bagno di Diana) che
sorregge una vascone circolare in granito dell'Isola d'Elba, sopra il quale si innalza il gruppo
scultoreo del Nettuno, circondato da divinità fluviali sdraiate , il Nilo, il Gange e l'Eufrate, che
versano simbolicamente le loro acque nella vasca grande, l'Oceano. La fontana dell'Oceano è più
antica rispetto a questa parte del giardino e un tempo si trovava al centro dell'Anfiteatro di Boboli: fu
scolpita per Francesco Primo nel 1576 ed ha fatto da prototipo per tutte le sculture di questo soggetto;
l'originale dell'Oceano oggi si trova al Bargello.
Perseo
Verso Porta Romana
La punta estrema del giardino, è occupata da un rondò con siepi geometriche, dove sono
collocate numerose statue in pietra come le tre figure grottesche di Romolo del Tadda,
raffiguranti Venere, Amore e la personificazione dell'Architettura. Interessante è anche
la fontana della Botticella, costituita dalla statua di un contadino che vuota un barile
(di Giovanni Fancelli, 1560) in una vasca realizzata con un sarcofago romano. Simile
è anche l' Uomo che vanga di Valerio Cioli e di Giovanni Simone Cioli.
Davanti all'ingresso di Porta Romana si trova un notevole Perseo di Vincenzo Danti,
già alla villa medicea di Pratolino, circondato da un'esedra in bosso dove si trova anche un
sarcofago romano con le fatiche di Ercole.
Risalendo sul lato che costeggia via Romana, si incontrano alcune statue come l'Uomo che scarica il
secchio in un tino di Valerio Cioli e di Giovanni Simone Cioli, fino a raggiungere la grande limonaia.
La Limonaia
I Medici furono tra i primi a diffondere la moda degli agrumi nei loro giardini. Gli agrumi sono delle
piante che non crescono normalmente in Toscana, quindi erano considerate di fatto alla stregua di piante
esotiche. Il loro grande valore ornamentale spinse a un collezionismo di queste piante, che durante l'inverno
dovevano trovare rifugio al coperto, in edifici appositi chiamati appunto limonaie.
La limonaia di Boboli si trova a metà strada tra il Palazzo e l'estremità del giardino. Frutto della
trasformazione di una precedente fabbrica di mosaici, spugne e statue, fu edificata verso il 1778 su progetto
di Zanobi del Rosso. La facciata della limonaia è costruita dalla ripetizione regolare di quattro campate
con quattro finestroni più quattro finestre superiori, separate da lesene; nella parte superiore è presente un
cartiglio con festoni con frutta e un frontone leggermente aggettante; le specchiature intorno alle finestre
presentano un intonaco colore "Verde Lorena" usato anche nella Kaffeehaus. Un lungo cornicione
leggermente aggettante sopra i portoni conclude l'elegante facciata. Le sculture sulla facciata rappresentano
le Muse, mentre nelle aiuole antistanti si trovano due Muse e il gruppo della Fortuna con cornucopia, opere
romane copiate da sculture ellenistiche, oltre al Suonatore di cornamusa di Giovanni Battista Caccini.
La zona di Annalena
Proseguendo lungo il vialetto parallelo a via Romana si arriva
all'ingresso su questa stessa via detto di Annalena (dal nome
dell'antico convento di Annalena che qui si trovava), con un
cancello vigilato da due leoni assopiti in pietra.
La prospettiva di questo ingresso è abbellita dalla Grotta di
Adamo ed Eva (1817), costruita come una piccola esedra
preceduta da due colonne che sostengono un architrave.
L'interno è decorato da concrezioni spugnose e mosaici in
ciottoli policromi, mentre il nome deriva dal gruppo scultoreo
di Adamo ed Eva di Michelangelo
Naccherino (1616 circa).
Sempre sullo stesso lato di via Romana, risalendo verso
Palazzo Pitti, si incontra la Palazzina di Annalena, una
piccola costruzione in stile neoclassico dell'architetto Cacialli.
La palazzina della Meridiana
la Palazzina della Meridiana, opera in stile neoclassico iniziata da Gaspare Maria
Paoletti sotto il Granduca Pietro Leopoldo nel 1778 e terminata da Pasquale
Poccianti nel 1822-1840, prende il nome dalla meridiana che la attraversava
all'interno.
Vi si accede da Palazzo Pitti e conserva gli affreschi con Episodi dei Promessi Sposi del
pittore ottocentesco Nicola Cianfanelli. Attualmente ospita la Galleria del Costume, ma
alcuni anni fa ha ospitato anche la Collezione Contini-Bonacossi.
Il Giardino del Conte
Giardino del conte
Adiacente alla Palazzina della Meridiana c'è
il cosiddetto Giardino del Conte, chiuso da una
cancellata e schermato da una siepe di leccio e
d'alloro.
Da qui si vede bene anche l'ex osservatorio
del Museo della Specola.
Tribuna di Galileo vista dal Giardino
Giardino di Boboli, la vasca dell'isolotto con la fontana dell'Oceano di Alfonso Parigi
Villa d’Este
Jean Honoré Fragonard, Villa d’Este (1762)
Villa d’Este, a Tivoli, in provincia di Roma, è uno dei maggiori rappresentanti
dell’arte dei giardini italiana nel periodo barocco e per questo inserita nella lista
UNESCO del patrimonio mondiale.
Storia:
Villa d’Este, ideata da Ligorio, fu fatta costruire dal cardinale Ippolito d’Este,
governatore di Tivoli nel 1549.
Giardino:
Si sviluppa intorno ad un asse principale longitudinale e cinque assi trasversali ed è
suddiviso in due parti distinte: quella inferiore, pianeggiante, e quella che ricopre la
collina a terrazze.
La pianta
Fontana dell’organo;
Fontana di Nettuno
Fontana del
Bicchierone
Fontana di
Pegaso;
Fontana
dell’Ovato
Vialone
Cento
fontane
La
Rometta
Il vialone
Il Vialone è il viale più grande del
giardino
La fontana dell’Organo
La fontana dell’organo ha un dispositivo
ad
acqua che riproduce il suono dell’organo
La fontana di Nettuno
La fontana di Nettuno è la più
imponente e scenografica della villa
La fontana del Bicchierone
La fontana del bicchierone ha la forma
di un calice che poggia su una conchiglia
La fontana di Pegaso
La fontana di Pegaso riprende il mito
in cui il cavallo fa sgorgare la fonte
Ippocrene
La fontana dell’Ovato
La fontana dell’Ovato è la più
barocca, per la particolare
elaborazione di rocce ornamentali
Le cento fontane
Le cento fontane sono formate da
tre corsi d’acqua paralleli ad
altezze diverse
La Rometta
La Rometta rappresenta la
restaurazione della Città eterna
Bomarzo
Il Parco dei mostri
“Voi che pel mondo
gite errando vaghi di veder
meraviglie alte et stupende venite qua dove son
faccie horrende elefanti leoni orsi orche et draghi”
“Chi con ciglia incarnate
et labbra strette non va per
questo loco manco ammira
le famose del mondo moli
sette”
“Se Rodi altier fu già del suo colosso
pur di questo il mio bosco anco si gloria
ed per più non poter fo quanto posso”
Tartaruga, Donna Balena
Proteo-Glauco
Pegaso
Mausoleo
“Animus fit
quiescendo
prudentior ergo”
Elefante
Il drago
“Ogni pensiero vola”
Il tempietto
Villa Lante
Fontana dei Mori
Palazzine Gemelle
Fontana dei Lumini
Fontana della Tavola
Fontana dei Giganti
Fontana della Catena
Fontana dei Delfini
Fontana del Diluvio con
le logge delle Muse
La fontana dei Mori
E’ uno specchio d’acqua che eleganti balaustre
suddividono in quattro bacini su cui galleggia
una barca con un putto zampillante e al centro
un triplice cerchio di vasche culminanti nel
gruppo dei quattro mori che reggono lo stemma
di Papa Sisto Quinto.
Palazzine Gemelle
Fontana del Lumini
Una fontana circolare a
gradini; sul ballatoio di ciascun
gradone, da fontane più piccole
a forma di lucerne ad olio
sgorgano piccoli zampilli
d'acqua.
Tavola del Cardinale
Posta ai piedi della Fontana
dei Giganti, era utilizzata per i
convitti estivi all'aperto. Al
centro scorreva l'acqua che
serviva da rinfrescatolo, mentre
sui bordi venivano posate le
vivande.
Fontana dei Giganti
E' alimentata dalla sovrastante catena d'acqua ed il nome le deriva dalla presenza delle due grandi statue
in peperino che rappresentano appunto i due giganti, il Tevere e l'Arno, a voler rappresentare l'amicizia
tra Firenze, ovvero la famiglia dei Medici, e Roma, ossia il papato. Alcuni attribuiscono la
realizzazione di questa fontana al Giambologna.
Fontana della Catena
Defluente dalla Fontana dei Delfini per caduta
naturale, l'acqua sgorga dalle fauci di un gambero in
peperino, emblema del cardinale Gambara e percorre
il dislivello racchiuso da volute con una lunga serie di
salti, apparendo proprio come una catena d'acqua
Fontana dei Delfini
Di forma ottagonale, si eleva su
un ripiano circondata da sedili e
spalliere che ne esaltano
l'elegante disegno. E' formata
da vasche degradanti collegate da
elementi scultorei in peperino.
Sedici delfini sono disposti in
coppia agli angoli dell'ottagono,
mentre vasi, mascheroni e rilievi
vari mostrano l'acqua nelle
forme più varie.
Fontana del Diluvio
E' il punto d'inizio della cascata d'acqua che, lungo un sol asse, conduce alla grande fontana
quadrata posta al centro del bellissimo giardino all'italiana. Si tratta di una fontana a grotte che si
trova fra le due Logge delle Muse sullo sfondo di un piccolo piazzale , una specie di teatrino
all'aperto, motivo ricorrente delle ville italiane del Rinascimento. Accoglie il visitatore un'erma
con quattro teste posta al centro della scena.
La Loggia delle Muse
Sono due
deliziose
palazzine
poste ai lati
della
Fontana del
Diluvio.
Erano
luoghi di
riposo e di
diletto; dai
cornicioni
laterali
uscivano getti
di acqua per
fare scherzi
bagnati agli
ospiti. Su
entrambe le
facciate
campeggia il
gambero
araldico della
famiglia
Gambara.
Giardino Segreto
Si trova di lato alla Loggia delle Muse. E' un recinto quadrato delimitato da colonne, dove si
coltivavano fiori e frutti.
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Giardino di Madama - Liceo Scientifico Aselli