Entriamo in un istituto
archivistico….
Metodologia della ricerca archivistica
Linda Giuva
Triennio, Modulo A
2010-2011
• La disposizione dei fondi archivistici (archivi
storici) all’interno di un istituto di
conservazione avviene sulla base del soggetto
produttore.
• Pertanto, la prima (e principale) chiave di
ricerca che il ricercatore ha a disposizione è
l’individuazione dell’ente produttore di archivi
che potenzialmente possono contenere i
documenti che interessano alla ricerca
• Alla base di tale scelta, c’è l’applicazione di un
principio teorico: il principio di provenienza:
“gli atti prodotti da una stessa registratura non
possono affatto essere smembrati” (Brenneke)
• traduzione, in termini metodologici e
organizzativi, dell’insopprimibilità del nesso
(vincolo) che unisce il complesso archivistico
al soggetto produttore
• “Entrando in un grande Archivio, l'uomo che già
sa non tutto quello che v'è, ma quanto può
esservi, comincia a ricercare non le materie, ma le
istituzioni... “ (Bonaini)
• Regio decreto n.2552 del 1875 prima legge
organica sugli archivi: “gli atti di ciascuna sezione
sono disposti separatamente per
amministrazione, dicastero, corporazione, notaio,
famiglia o persona secondo l’ordine storico degli
affari e degli atti” (art. 7)
Ordinamento degli archivi storici
individuazione e rispetto del vincolo archivistico
- con il soggetto produttore
- tra i documenti (i criteri adottati dai soggetti
produttori per l’organizzazione delle proprie carte
nella fase di formazione e di uso corrente
dell’archivio)
CARATTERISTICHE
DEL VINCOLO ARCHIVISTICO
•
originarietà
– in senso soggettivo: le scritture hanno una medesima
origine
– in senso oggettivo: il legame sussiste fin dall’origine
•
necessarietà
– l’archivio è frutto necessario e spontaneo dell’attività
del produttore
•
determinatezza
– il vincolo è determinato dalla natura e dalle
competenze del produttore (> invariabile, definitivo)
Vincolo archivistico: l΄ordine originario
• “Dal pensare come gli archivi si sono venuti formando e accrescendo
nel corso dei secoli, emerge il più sicuro criterio per il loro
ordinamento. [...] La testimonianza dei fatti, la successione delle
vicende rimane nei documenti; i quali, più o meno bene, ebbero un
ordine, una denominazione. Prima regola dunque: rispettare il fatto;
seconda: ristabilirlo, ove si trovasse alterato. [...]” (Bonaini)
• L’archivio nella sua originarietà deve essere conservato per
garantire la valutazione critica degli storici
• E’ quindi necessario conservarlo rispettando la struttura originaria
di aggregazione dei documenti che testimonia il modo di lavorare e
di documentarsi del soggetto produttore e la sua organizzazione.
• La struttura originaria deve essere individuata, rispettata o
ricostruita e comunicata da parte dell’archivista
Prima del metodo storico: il
metodo per materia
• Il problema di elaborare un metodo per ordinare/riordinare i
fondi archivistici storici nasce quando gli archivi non sono più
utilizzati per fini pratici da parte del soggetto produttore, si
conservano in luoghi diversi da quelli di produzione, si
rivolgono ad utenti diversi.
Il metodo per materia
• Con la rivoluzione francese si verifica la soppressione di
numerose istituzioni i cui archivi perdono la valenza praticoamministrativa e diventano testimonianze del passato. Con la
creazione di istituti dove si concentrano grandi masse di
documenti storici fu necessario individuare criteri per
riorganizzare la documentazione e renderla disponibile ad un
pubblico più vasto che la interrogava da punti di vista che
potevano essere differenti da quelli dell’ ente produttore
• Il metodo per materia ha i suoi presupposti culturali
nell’illuminismo settecentesco e nella filosofia classificatoria
che produce l’Enciclopedie; si diffonde anche nei paesi
raggiunti dall’influenza francese attraverso il dominio di
Napoleone.
Il metodo per materia
• A partire dal secolo XVIII si introducono metodi classificatori:
l’ordinamento per materie riorganizzava le carte in base al
contenuto cercando di venire incontro alle domande degli
utenti in nome di un sapere enciclopedico avulso dalla
dimensione storica
• L’accorpamento dei documenti in base all’oggetto ed alla
materia portava a distruggere il legame di provenienza e
irreparabilmente l’assetto originario dei fondi archivistici
Diffusione del metodo per materia
• Diffusione nei paesi raggiunti dall’influenza francese
attraverso il dominio di Napoleone
• In Italia, ha particolare successo a Milano dove
l’archivista Luca Peroni riordina secondo il metodo
per materia le carte dei Visconti e degli Sforza,
seguendo le direttive che il principe di Kaunitz aveva
dettato per tutti gli Stati asburgici (metodo
peroniano).
Dalla pertinenza (materia) alla
provenienza
•
superamento dell’ordinamento per materia
nella metà Ottocento
– difficoltà pratica ad inquadrare rigidamente i
documenti in griglie definite a posteriori
– nuovo clima filosofico e culturale: il
romanticismo e lo sviluppo della cultura storica
• Francia
– 1841: Istruzioni per ordinare e classificare gli
archivi
• respect des fonds: rispettare la provenienza, non
smembrare e mantenere la struttura originaria negli
istituti di concentrazione anche se i fondi sono
raggruppati in settori per grandi materie
– nel 1857 in una circolare per gli archivi comunali si
introduce anche il rispetto dell’ordinamento
originario
Metodo storico
• Italia
– metodo storico con Bonaini, soprintendente per gli archivi
toscani, 1852: quando si entra in un archivio si devono
cercare le istituzioni e non delle materie
– ordinamento secondo il principio dell’ordine originario:
bisogna conservare il materiale nello stesso ordine definito
nella fase di formazione dei documenti da parte del
soggetto produttore; ciascun documento deve rimanere o
essere ricondotto al “posto” assegnatogli quando è stato
prodotto o ricevuto e usato nel corso degli affari da parte
del soggetto produttore
•
Germania
– provenienzprinzip = principio di provenienza:
– 1881 all’Archivio segreto di Stato di Berlino e poi
nel 1896 esteso a tutti gli archivi di Stato della
Prussia: in questi regolamenti erano indicate la
separazione dei documenti a seconda della
registratura ma anche la conservazione della
disposizione originaria delle carte
Il metodo storico è da preferire perché
•
•
•
•
•
•
Il metodo per materia si presentò rigido rispetto alla polisemanticità del
documento e alla difficoltà di inserirlo in schemi rigidi e precostituiti
Il metodo storico si chiama così perché si basa sulla storia dell’ente
Conservando la struttura originaria e le relazioni, permette di
recuperare la funzione dell’archivio come tecnica ordinatrice della
memoria di chi lo ha prodotto e conservato e quindi come
testimonianza della funzione di autodocumentazione del produttore
Il metodo storico valorizza e rende significative le scelte messe in atto
dall’ente produttore relativamente all’ordinamento che inteso dare alla
propria memoria archivistica
importanza per la ricerca storica e per l’interpretazione dei documenti,
della conservazione del contesto di produzione degli stessi
Il rispetto dell’ordine originario garantisce una forma di neutralità verso
il contenuto e quindi una maggiore indipendenza verso le mode
storiografiche del momento: questo permette di servire qualunque tipo
di ricerca in qualunque tempo, senza privilegiarne alcuno .
Comunicare gli archivi
• Una volta entrato in un istituto archivistico, l’utente
prende conoscenza di ciò che è conservato attraverso
strumenti che sono elaborati dagli archivisti al fine di
comunicare all’esterno il contenuto degli archivi
stessi
• Comunicare gli archivi significa
– informare gli utenti – pubblico variegato portatore di
domande e di interessi diversi e spesso non dotato di
specifica preparazione – su ciò che si trova all’interno degli
archivi
– usare linguaggi e tecniche di rappresentazione,
convenzioni formali
Principi generali
• Cosa si comunica? Non solo i contenuti ma anche la struttura
vale a dire le relazioni tra i documenti
• I principi e le finalità della comunicazione archivistica si
definiscono sulla base della natura e delle caratteristiche
dell’oggetto che va comunicato: l’archivio
• Nell’archivio le relazioni tra il complesso documentario e il
soggetto produttore, le relazioni tra i documenti (vincoli)
nonché i riferimenti ai contesti storico-istituzionali sono molto
importanti. Bisogna pertanto trovare le modalità di restituire
tale elementi strutturali all’utente che consulta gli strumenti
di ricerca attraverso forme e linguaggi adeguati di
rappresentazione.
Differenza con la descrizione
bibliografica
• La descrizione bibliografica è essenzialmente
basata sul trattamento unità prive di relazioni
non solo fra di loro, ma soprattutto rispetto a
più generali contesti
Gli strumenti di ricerca
• Esistono diversi tipi: guide, inventari, elenchi
che si distinguono sulla base
– della quantità di informazione contenute
– delle modalità di rappresentazione e di
restituzione delle informazioni
– del rapporto con l’oggetto (archivio) rappresentato
Le guide archivistiche
• Strumento che descrive sommariamente
– la documentazione conservata in un istituto
– i fondi conservati in più istituti
– La documentazione conservata in uno o più istituti relativi
ad un tema
• Ha il compito di orientare la ricerca
• Può descrivere fondi ordinati o non ordinati
• Per elaborare una guida c’è bisogno di un lavoro
qualificante di ricerca e di un progetto scientifico
coerente e rigoroso nelle regole
Tipi di guide
Tipi di guida
• Guide generali: descrivono sistematicamente
l’insieme dei fondi archivistici conservati in una rete
di istituti che hanno la stessa natura istituzionale o
all΄interno di un singolo istituto
• Esempi
Guida agli archivi degli istituti storici della Resistenza
Guida agli archivi della Fondazione Istituto Gramsci
Tipi di guide
• Guide settoriali: descrivono tutti i fondi esistenti per la
medesima tipologia degli enti produttori, spesso circoscritti ad
un ambito territoriale e come conseguenza di un’attività di
censimento (es. Gli archivi comunali dell’Emilia Romagna; Le
istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza dell’Umbria)
• Guide tematiche: descrivono una pluralità di fondi (o parti:
serie o gruppi di unità) , conservati in uno o più istituti, che si
riferiscono a un determinato settore o tema di ricerca (es. La
Guida alle fonti per la storia dei movimenti in Italia 19661978)
La Guida generale degli Archivi di Stato
• Il progetto parte nel 1966
• Pubblicati 4 volumi (1981 al 1994)
• obiettivo è stato quello di identificare e
descrivere tutti i fondi conservati negli Archivi
di Stato italiani (ca. 30.000 fondi, 1000 km di
documentazione, 1 milione di pergamene) con
lo scopo di fornire ad archivisti e studiosi una
fotografia della situazione dei fondi
Scelte effettuate
• Il fondo archivistico come principale livello di
descrizione
• La denominazione del fondo corrisponde nella
maggior parte dei casi, al nome del soggetto
produttore
– si è cercato di ricondurre le carte al soggetto produttore
anche se si trovano in versamenti diversi, pur tenendo
conto del fatto che i fondi archivistici degli Stati degli
antichi regimi hanno subito rimaneggiamento tali che
hanno finito per consolidare una sedimentazione delle
carte non originaria.
Lo sforzo di normalizzazione della
Guida
• Rendendo il soggetto produttore la principale chiave
di organizzazione e di descrizione è stato possibile
raggruppare i diversi fondi conservati negli AS in base
a un criterio di periodizzazione che riguarda gli
archivi degli enti statali centrali e periferici
– Preunitario
• Antichi regimi
• Periodo napoleonico
• Restaurazione
– Postunitario
• Inoltre esiste una terza parte dove sono
raggruppati gli archivi che non sono organi
statali
– feudi; comuni; province; archivi fascisti; comitati di liberazione
nazionale; archivi notarili; catasti; atti demaniali; stato civile;
università, arti, collegi e ordini professionali; camere di commercio;
opere pie; istituzioni di assistenza e beneficenza, ospedali; enti
ecclesiastici; corporazioni religiose, archivi di famiglie e di persone;
archivi diversi; raccolte e miscellanee; ma anche archivi fotografici;
archivi in fotocopia e microfilm,; archivi audiovisivi; archivi signorili;
archivi delle case regnanti; ordini cavallereschi, musei
Lo sforzo di normalizzazione della
Guida
• La descrizione archivistica restituisce l’articolazione gerarchica dei diversi
livelli (fondo, serie …) che vengono rappresentati secondo modalità
grafiche specifiche, applicate rigorosamente e in maniera uniforme
• Modalità di trattamento delle disarticolazioni e degli accorpamenti (rinvii,
richiami, gestione storica delle denominazioni, ecc.)
• Normalizzazione della denominazione dei soggetti produttori e dei fondi e
delle serie
Inventario
• è uno strumento che descrive l’archivio secondo la
struttura e le articolazioni interne
• La descrizione che si realizza in un inventario segue
l’ordinamento
• E’ caratterizzato da un approccio imparziale e
oggettivo valido per ricerche di qualunque natura
• È uno strumento complesso che si realizza al
momento conclusivo di un lungo lavoro sulle carte
L’elenco archivistico
• descrizione di unità non necessariamente
ordinate
• può essere più o meno dettagliato
• fotografa il materiale senza fare indagini
culturali rilevanti
• spesso è predisposto per ragioni di gestione
ma può svolgere una funzione di primo
orientamento alla ricerca
Livelli di analiticità dei mezzi di
corredo
• L’archivista è responsabile nel decidere
“l’intervento più congruo al fine di fornire
strumenti che consentano ai ricercatori non
solo di reperire le unità archivistiche utili alle
loro indagini, ma anche e soprattutto di
poterne fare un uso critico, di poterle cioè
valutare nel contesto del processo di
formazione” (P. Carucci, Catalogo, p. 10)
Livelli di analiticità dei mezzi di
corredo
• La decisione va presa in relazione
–
–
–
–
–
–
alla natura dell’archivio,
allo stato di ordinamento
programmazione dei lavori in un istituto
interesse storiografico: domanda degli utenti
risorse umane e finanziarie disponibili
al mezzo tecnologico
• La scelta quindi dipende da fattori di natura
strumentale, di opportunità/convenienza piuttosto
che necessità scientifiche
Qualche conclusione
• La descrizione archivistica è un processo
dinamico
• La dinamicità è dovuta alla possibilità di
approfondire nel tempo la conoscenza del
contenuto e del contesto di produzione dei
materiali documentari e, quindi, alla capacità
di predisporre strumenti informativi sempre
più raffinati e precisi.
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Entriamo in un istituto archivistico….