PERCORSO DI FORMAZIONE
CONGIUNTA ZONALE IN OTTICA
6 ANNI
0-
Unione dei Comuni Montani del Casentino,
Comune di Bibbiena, Comune di Pratovecchio
Stia
Regione Toscana
Poppi, 13 dicembre 2014
LO STUDIO DELLE RELAZIONI
DI ATTACCAMENTO TRA
GENITORI E BAMBINI
Un approfondimento della genitorialità in una
prospettiva 0-6 anni
Dr.ssa Manuela Fili
Psicologa dell’età evolutiva, psicoterapeuta,
psicopedagogista
PROGRAMMA DELLA
GIORNATA
Registrazione partecipanti
 Introduzione ai lavori
 Illustrazione parte teorica sull’attaccamento
madre-bambino e la sua attinenza nei
contesti educativi
 Lavoro in gruppi
 Pausa (13:00-14:00)
 Lavoro in gruppi
 Conclusioni
 Valutazione del percorso formativo

NON
ESISTE
MAI UN
BAMBINO
SOLO, MA
IL
BAMBINO
ESISTE
SOLO IN
RELAZION
E AD UN
ADULTO
CHE SI
PRENDE
CURA DI
LUI.
L’ATTACCAMENTO
La conoscenza della teoria dell’attaccamento e degli
stili di attaccamento del bambino è necessaria
all’educatore per la realizzazione di un percorso
individualizzato di ambientamento al nido e
può essere importante anche per i docenti delle
Scuole dell’infanzia per comprendere meglio le
capacità relazionali di ciascun bambino, con un
focus necessariamente differente.
L’ATTACCAMENTO
Approfondire l’osservazione delle relazioni di
attaccamento tra mamme e bambini aiuterà l’èquipe
educativa a relazionarsi in modo specifico con
le differenti realtà, indagando le emozioni che si
possono osservare nella diade mamma-bambino, ma
anche quelle che sono suscitate negli stessi
educatori.
L’ATTACCAMENTO
Attaccamento: s. m. viva inclinazione affettiva per
una persona, un ambiente, un modo di vita,
un’attività, un’affezione.
(Da Vocabolario della Lingua Italiana, Devoto-Oli,
2013).
L’ATTACCAMENTO
Attaccamento: s. m. atto, effetto dell’attaccare, v.
tr. ‘unire strettamente mediante adesivi, cuciture, etc
(1294)’, ‘affetto’.
Rispetto alla parola ‘attacco’, vari sono i significati
collegati: unione, giunzione. Azione offensiva contro
il nemico. Accesso di una malattia. Insieme di bestie
da tiro necessario per un veicolo. Momento in cui si
dà inizio ad un suono o ad un’esecuzione musicale.
Organo atto all’inserzione di apparecchi elettrici
sulle linee di distribuzione di energia elettrica’ .
(da DELI, Dizionario Etimologico della Lingua
Italiana, 1999)
L’ATTACCAMENTO
Attaccamento: forte legame affettivo verso una
persona, una cosa, un ambiente, un modo di vita che
presenta talvolta tratti di dipendenza leggibili a
partire dal modello originario che è l’attaccamento
del bambino alla figura materna.
(da Dizionario di Psicologia, Le Garzantine, 1999).
L’ATTACCAMENTO
Alla luce della teoria
dell’attaccamento
elaborata da John Bowlby
(1988) si cercherà di
considerare come il
bambino attraverso la
costruzione e lo
sviluppo del primo
legame emotivo con la
madre, o un suo sostituto,
possa sviluppare i suoi
rapporti sociali,
integrandosi in ambienti
diversi da quello più
familiare.
L’ATTACCAMENTO
L’ambientamento
del
bambino
al
Nido
può
rappresentare proprio una situazione insolita a cui
dovrà riferirsi in maniera professionale l’educatore e il
Gruppo educativo, organizzando un progetto di
ambientamento individualizzato per ogni bambino
con l’obiettivo di aiutare sia il bambino che la madre a
separarsi, in modo che ognuno di loro possa percepire e
vivere il benessere derivante da questa nuova
esperienza. Infatti, la figura di riferimento oggetto
dell’attaccamento, costituendo l’altro elemento della
diade, funziona per il bambino come base sicura e
pertanto gli consente di riferirsi a lei quando vuole
esplorare il mondo oppure quando è preoccupato di
fronte ad una situazione insolita.
L’ATTACCAMENTO
Il concetto di attaccamento
fu introdotto da Bowlby
per indicare il legame
biologico ed emotivo che
caratterizza le relazioni
tra madre e bambino nei
primi tempi di vita di
quest’ultimo.
L’autore
inglese lo definisce come
un intenso legame che
un essere umano o
animale
vive
precocemente
e
reciprocamente con un
altro essere, in modo
specifico e durevole, e a
scopo adattivo.
Gustav Klimt, Three ages of a woman
L’ATTACCAMENTO
Tale modalità ha consentito, nel
corso della storia evolutiva della
specie, di proteggere i piccoli
dall’attacco dei predatori.
L’attaccamento viene concepito
come una predisposizione
dell’organismo che si
esprime attraverso
comportamenti di ricerca di
contatto fisico (aggrapparsi,
seguire ecc.) o in segnali atti a
suscitare questo contatto
(pianto, sorriso, sguardo,
richiamo ecc.).
LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO

Studia la propensione a stringere relazioni
emotive intime con particolari individui come
una componente di base della natura umana,
già presente in forma germinale nel neonato e che
permane durante la vita adulta e la vecchiaia
(Ainsworth, 1971; Bowlby, 1958; Main, 1977; Sroufe, 1985, 1986; Stern,
1977, 1985).
Nella prima e seconda infanzia, i legami sono con i
genitori (o loro figure sostitutive), che vengono
ricercati perché diano protezione, conforto e
sostegno.
 La
comunicazione trasmessa tramite le
emozioni rimane la caratteristica principale delle
relazioni intime, per tutto il corso della vita.

LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO

La capacità di stringere legami emotivi
intimi con altre persone, talvolta nel ruolo di chi
richiede le cure e talvolta nel ruolo di chi le
fornisce, è considerata una delle caratteristiche
principali di un funzionamento efficace della
personalità e della salute mentale.
LA RELAZIONE DI
ATTACCAMENTO
Come si definisce una relazione di attaccamento?
 Per la presenza di tre caratteristiche chiave:
 1) Ricerca di vicinanza ad una figura
preferita
 2) L’effetto di una base sicura
 3) Protesta o fatica per la separazione
IL COMPORTAMENTO DI
ATTACCAMENTO
Il comportamento di attaccamento è quella forma
di comportamento che si manifesta in una persona
che consegue o mantiene una prossimità nei
confronti di un’altra persona, chiaramente
identificata, ritenuta in grado di affrontare il
mondo in modo adeguato.
 Questo comportamento diventa evidente ogni
volta che la persona è spaventata, affaticata o
malata e si attenua quando si ricevono conforto e
cure.

IL COMPORTAMENTO DI
ATTACCAMENTO
Per una persona, il fatto di sapere che una figura
di attaccamento è disponibile e pronta a
rispondere è un fatto che fornisce un forte e
pervasivo senso di sicurezza, incoraggia a
dare valore alla relazione e a continuarla.
 Il comportamento di attaccamento è evidente
soprattutto nella prima infanzia, ma può essere
osservato nell’ambito dell’intero ciclo di vita,
specialmente nei momenti di emergenza.

STRANGE SITUATION
PROCEDURE

La Strange Situation Procedure (Ainsworth, 1969) è
una situazione sperimentale per determinare il tipo di
attaccamento tra madre e figlio. E’ una procedura
standardizzata che ha l’obiettivo di attivare e
intensificare i comportamenti di attaccamento
del bambino nei confronti del genitore,
sottoponendolo a una situazione di stress moderato,
ma crescente nel tempo. La procedura si svolge in un
contesto
non
familiare
al
bambino
(strange=“insolito”), prevede la presenza di una
persona adulta sconosciuta al piccolo (definita
l’estraneo), e una serie di due separazioni e
ricongiungimenti con la madre o il padre.
STRANGE SITUATION
PROCEDURE

E’ applicata a partire dai 12 mesi di vita del
bambino e può essere somministrata nuovamente
dopo 6 mesi. L’intervallo di sei mesi tra una
somministrazione e l’altra permette al bambino di
dimenticare la procedura e fare in modo che la
procedura rappresenti per il piccolo una
condizione di stress tale da attivare i
comportamenti di attaccamento.
STRANGE SITUATION
PROCEDURE

La SSP è suddivisa in otto brevi episodi che, eccetto
il primo, hanno una durata di circa tre minuti
ciascuno, che si succedono secondo un ordine fisso e
con una consegna esplicita.
STRANGE SITUATION
PROCEDURE

1º episodio.

2º episodio.

3º episodio.


In una stanza apposita vengono fatti entrare, e
successivamente lasciati soli, la madre con il figlio.
Nella stanza sono presenti dei giocattoli in un angolo, il
bambino ha così la possibilità di esplorare l'ambiente ed, eventualmente,
giocare con la madre.
Entra un estraneo che siede prima in silenzio, poi parla
con la madre e successivamente coinvolge il piccolo in qualche gioco.
4º episodio. La madre esce lasciando il bambino con l'estraneo.
5º episodio. Successivamente rientra la madre nella stanza ed esce
lo sconosciuto.

6º episodio.

7º episodio.
In questo episodio la madre lascia di nuovo il bambino;
è da notare che questa volta lo lascia solo.
Entra l'estraneo e, se necessario, cerca di consolare il
bambino.

8º episodio. La madre rientra nella stanza.
STRANGE SITUATION
PROCEDURE
Nella strange situation i principali
comportamento attivati sono:
 il comportamento esplorativo;
 il comportamento prudente o timoroso;
 il comportamento di attaccamento;
 il comportamento socievole;
 il comportamento arrabbiato/resistente.
stili
di
STRANGE SITUATION
PROCEDURE
Sulla base del comportamenti manifestati dai
bambini nella Strange Situation nei confronti
della figura di attaccamento, Ainsworth e coll.
(1978) hanno individuato tre tipologie di
attaccamento:
 SICURO;
 INSICURO-EVITANTE;
 INSICURO-AMBIVALENTE ;
 INSICURO-DISORGANIZZATO.

L’ATTACCAMENTO SICURO
Il bambino che mostra un attaccamento sicuro:
 esplora
attivamente l’ambiente sia in
presenza che in assenza della madre;
 mantiene una certa vicinanza con la madre e
protesta se lei si allontana;
 ha
fiducia in lei e se ne separa
momentaneamente sapendo che non la
perderà.
Il bambino sicuro ha genitori sicuri, affettuosi,
sensibili ai suoi segnali, disponibili e pronti a
dargli protezione nel momento in cui lo richiede.
L’ATTACCAMENTO SICURO
Il bambino sicuro, in presenza del caregiver
mostra un chiaro desiderio di contatto fisico,
di vicinanza o di interazione nei confronti della
figura di attaccamento.
Quando il caregiver è presente, il bambino può
apparire
relativamente
autonomo
nell’esplorazione dell’ambiente, ma di solito
tende a cercare in modo attivo la
partecipazione dell’adulto e durante le
separazioni mostra segni di ricerca dell’adulto.
avverte la figura di attaccamento come sicura ed
accettante, cui può accedere liberamente, per cui
può alternare la vicinanza con allontanamenti
esplorativi.
L’ATTACCAMENTO SICURO
Il bambino sicuro accoglie la madre negli
episodi di ricongiungimento, cercando
attivamente il contatto fisico e la vicinanza. Se il
disagio è elevato il solo ritorno del caregiver dà
protezione e conforto al bambino che è in
grado di riprendere la sua esplorazione.
Durante la seconda riunione, il bambino sicuro è
subito placato dal contatto fisico che cerca
con il caregiver e di solito è necessario poco
tempo affinché gradualmente il bambino
riprenda la sua esplorazione.
L’ATTACCAMENTO SICURO
Il bambino adulto, diventato adulto ha dentro di
sé una valutazione positiva delle emozioni
legate all’attaccamento ed uno stile di
conoscenza aperto, in grado di utilizzare sia
autonomi meccanismi creativi che imitativi.
L’ATTACCAMENTO INSICUROEVITANTE
L’attaccamento può essere definito insicuroevitante quando il bambino non mostra un
coinvolgimento emotivo verso la madre, ma ne è
indifferente e al momento della riunione la
evita. Le origini di questo comportamento
sembrano legarsi ad un attaccamento con una
madre distante, evitante rispetto alle richieste
del bambino, incapace di soddisfarne i bisogni
emotivi, rifiutando o scoraggiando il contatto
fisico quando il bambino lo richiede.
L’ATTACCAMENTO INSICUROEVITANTE
I bambini con attaccamento insicuroevitante mostrano un evitamento del genitore,
in particolare negli episodi di riunione.
La strategia di regolazione affettiva che
adottano si basa sul distanziamento dal
caregiver e sull’inibizione dell’espressione
affettiva di disagio nelle situazioni di
pericolo. A livello comportamentale sono
bambini
che
appaiono
particolarmente
autonomi e indipendenti, maggiormente
focalizzati sull’esplorazione dell’ambiente e dei
giocattoli che sulla presenza del caregiver.
L’ATTACCAMENTO INSICUROEVITANTE
Durante le separazioni mostrano minimi segni
di disagio e di ricerca del caregiver e una
prevalenza
di
comportamenti
di
autoconsolazione: vi è un apparente basso
livello d’ansia e scarsi comportamenti di
ricerca
del
genitore.
Le manifestazioni di disagio sono per lo più da
attribuire al fatto di essere lasciati soli e non
tanto all’assenza della madre.
L’ATTACCAMENTO INSICUROEVITANTE
Si costruisce nel tempo un modello operativo
interno in cui, al di là della superficiale
idealizzazione, la figura di attaccamento è
rifiutante ed inaccessibile, anzi non
manifestarle il bisogno che ha di lei appare il
miglior modo di non farla allontanare e di
mantenere una certa vicinanza. Spesso, per la
capacità di cavarsela autonomamente, vi è un
modello di sé positivo, ma in aree diverse da
quella della relazione interpersonale, che resta
caratterizzata da una valutazione negativa
delle emozioni relative all’attaccamento e
da una non-interazione con gli altri per
quanto riguarda la conoscenza.
L’ATTACCAMENTO INSICUROAMBIVALENTE
Per quanto riguarda l’attaccamento insicuroambivalente, lo si rileva quando il bambino, sia in
presenza che in assenza della madre, mostra scarsa
capacità di esplorazione, piange molto in sua
assenza e quando lei ritorna mostra un
comportamento ambivalente di ricerca di
contatto e resistenza ad esso. Le madri di questi
bambini nei primi tre mesi di vita si sono mostrate
imprevedibili nelle risposte, più sintonizzate con
i loro bisogni che su quelli del figlio.
L’ATTACCAMENTO INSICUROAMBIVALENTE
Col sedimentarsi dei vissuti,
si costruisce un
modello
operativo
interno
caratterizzato
dall’incertezza sulla disponibilità della figura
di attaccamento, che appare imprevedibile, né
sicura né impossibile, talvolta lontana e
inarrivabile, altre volte invece capace di protezione
e
vicinanza.
Per contrastare tale imprevedibilità il bambino si
attribuisce il merito o la colpa di conquistare o
perdere la vicinanza: l’esito del rapporto dipende dal
sé, avvertito come poco amabile, per cui il soggetto
cerca di meritare
l’amore dell’altro attraverso
buone
prestazioni.
L’ATTACCAMENTO INSICUROAMBIVALENTE
L’insicurezza derivante dall’ ambivalenza della
figura di attaccamento porta il soggetto a cercare
una vicinanza serrata, ma allo stesso tempo,
l’insicurezza dovuta alla propria nonamabilità lo porta ad avere paura dell’intimità che
potrebbe svelare all’altro quanto non è amabile.
Anche lo stile cognitivo è segnato dall’evitamento,
inteso come progressivo restringimento o rinuncia
all’esplorazione.
L’ATTACCAMENTO
DISORGANIZZATO
Infine l’attaccamento disorganizzato/disorientato
riguarda bambini con una vasta gamma di
comportamenti
contraddittori,
incerti,
confusi. Il bambino mette in atto dei
comportamenti
stereotipici,
ed
è
sorpreso/stupefatto quando la madre si allontana.
Gli adulti di questi bambini mostrano un’assoluta
imprevedibilità e incoerenza nei messaggi
inviati ai loro figli ed un’incapacità a saper entrare
in sintonia con le esigenze emotive del piccolo.
L’ATTACCAMENTO
DISORGANIZZATO
Ciò che i bambini con attaccamento disorganizzato
hanno in comune è la manifestazione, alla Strange
Situation, di comportamenti disorientati ed
apertamente conflittuali, in presenza del genitore.
Questi bambini piangono mentre cercano di
raggiungere
la
madre,
per
poi
tacere
improvvisamente e rimanere “congelati” ed
immobili per diversi secondi; oppure all’arrivo
dell’estraneo sembrano spaventati ma al contempo
si allontanano dal genitore; o, ancora, al momento
della separazione chiamano attraverso la porta il
genitore per poi allontanarsene alla riunione.
L’ATTACCAMENTO
DISORGANIZZATO
Ha avuto ripetute esperienze di rapporto con
una
figura
di
attaccamento,
triste,
preoccupata o assorta in sé per questioni
personali gravissime (lutto recente o non risolto,
depressione grave, abusi subiti nell’infanzia, ecc.),
poco
responsiva
verso
il
bambino.
Il piccolo interpreta l’espressione triste e spaventata
della madre come una minaccia, cui non può fuggire
ma allo stesso tempo non può avvicinarsi per essere
rassicurato.
Questa situazione è particolarmente opprimente per
il bambino poiché egli non può identificare cosa
impaurisce
il
genitore.
L’ATTACCAMENTO
DISORGANIZZATO
L’allarme nel bambino è ulteriormente accresciuto
dal fatto che il genitore, mentre rivela con la mimica
la
presenza
di
un
pericolo,
mostra
contemporaneamente di non volere la vicinanza del
bambino.
Nell’attaccamento
disorganizzato
il
modello
operativo interno è costituito da una figura di
attaccamento sentita come minacciosa, per cui
non è più cercata la vicinanza, ma il mantenimento
della
distanza
e
il
controllo
sull’altro.
Il soggetto non si pone il problema dell’amabilità,
bensì quello della forza (per fronteggiare il pericolo),
avvertendo se stesso e l’altro secondo la dicotomia
forte/debole.
L’ATTACCAMENTO
DISORGANIZZATO
Si parla di bambini che, talvolta, mentre sono di
buon umore, colpiscono con forza il viso del genitore
con un’espressione simile alla trance; o si avvicinano
il genitore con la testa voltata dall’altra parte, come
se non potessero organizzare il loro
comportamento nel senso dell’avvicinamento
né in quello dell’ evitamento e quindi
mescolassero le due tendenze in un’azione
inevitabilmente caotica, goffa, incoerente.
Questi
atteggiamenti
appaiono
simili
ai
comportamenti definiti “conflittuali” dagli etologi,
vale a dire comportamenti che derivano
dall’attivazione simultanea di sistemi incompatibili.
L’ATTACCAMENTO
DISORGANIZZATO
Sembra proprio che il bambino sperimenti
contemporaneamente le tendenze contraddittorie di
fuggire e di avvicinarsi alla figura di attaccamento e
ciò lo porta ad un collasso delle strategie
comportamentali, manifestando perciò movimenti
ed espressioni incoerenti ed incomplete.
Il bambino non può disporre delle due fondamentali
strategie innate connesse all’emozione di paura,
l’attacco e la fuga; deve allora far ricorso alla terza
strategia innata per gestire la paura, quella
dell’immobilizzazione (freezing), che in effetti è
talora osservabile alla Strange Situation di bambini
con
attaccamento
disorganizzato.
L’ATTACCAMENTO
DISORGANIZZATO
E’ stato sporadicamente osservato che quando la
mimica e la postura assunte dalla madre mostrano
che in quel momento la madre è immersa in un
doloroso mondo interiore e personale,
assorbita da qualche esperienza dolorosa del
passato, difficilmente condivisibile da altri adulti e
tanto meno dal bambino, immediatamente dopo, il
comportamento del bambino comincia a dare intensi
segni
di
disorganizzazione.
Main e Hesse sostengono che all’origine
dell’attaccamento disorganizzato vi sia una figura di
attaccamento
spaventata/spaventante
(“frightened/frightening”) [Main e Hesse, 1992] .
L’ATTACCAMENTO
DISORGANIZZATO
Il comportamento spaventante (involontario e
incosciente) del genitore pone il bambino in una
situazione di conflitto irrisolvibile, poiché in tal
caso il genitore rappresenta, nel contempo, la sua
fonte di conforto e la sua fonte di paura.
Come nel caso in cui il genitore stesso costituisce il
pericolo, si crea nel bambino un conflitto insolubile
fra due sistemi motivazionali innati: il sistema
dell’attaccamento, che lo obbliga a cercare la
vicinanza protettiva del genitore ogni volta che si
trova in pericolo, e il sistema difensivo più arcaico,
che lo obbliga a fuggire di fronte ad uno stimolo che
gli
incuta
paura.
L’ATTACCAMENTO
DISORGANIZZATO
Tale conflitto si esprime nel bambino attraverso
quei comportamenti contraddittori nei confronti
del
caregiver,
tipici
dell’attaccamento
disorganizzato.
Numerosi studi hanno confermato la correlazione
tra disorganizzazione dell’attaccamento nei bambini
e traumi non risolti nella figura di attaccamento.
L’ATTACCAMENTO
DISORGANIZZATO
Laddove il genitore abbia una condizione mentale di
dissociazione in rapporto a esperienze traumatiche
passate, vissute senza sperimentare conforto e
lenimento, o esperienze di perdita non elaborate,
può manifestare una specifica difficoltà a
prestare un’attenzione flessibile agli stati
affettivi dolorosi del figlio, in quanto
l’espressione di dolore e di paura del figlio potrebbe
evocare nel genitore stati affettivi dolorosi e
irrisolti, tanto da indurlo a limitare l’attenzione nei
confronti di questi sentimenti espressi dal figlio
L’ATTACCAMENTO
DISORGANIZZATO
Liotti (1992) ha ipotizzato che "l'attaccamento
disorganizzato sia il primo gradino in un percorso di
sviluppo che porta, probabilmente attraverso una
lunga
sequenza
di
interazioni
familiari
drammatiche o violente, dall'infanzia in poi, alla
dissociazione patologica della vita adulta".
I MODELLI OPERATIVI
INTERNI (MOI)
Il bambino in fase di sviluppo costruisce nella
propria mente modelli di sé stesso e degli altri,
basati sulla ripetizione delle esperienze vissute con
la
figura
di
riferimento
più
importante.
Queste rappresentazioni delle interazioni, una volta
generalizzate, formano modelli mentali stabili su
cui il bambino basa le sue previsioni relative al
comportamento degli altri e quindi il suo
comportamento
sociale.
La relazione di attaccamento costituisce perciò la
matrice su cui si forma la rappresentazione mentale
di
se
stesso
e
degli
altri.
I MODELLI OPERATIVI
INTERNI (MOI)
Questi
modelli
rappresentazionali,
chiamati Internal Working Model (IWM) o modelli
operativi interni (MOI), diventano ben presto
inconsapevoli e tendono ad essere stabili nel tempo.
La capacità di anticipare gli eventi, propria dei
modelli operativi interni originati sulla base
dell’attaccamento, è tale da influenzare fortemente
le successive relazioni affettive, che, in un modo o
nell’altro tenderanno a ripetere la primitiva
relazione tra il piccolo e la figura di attaccamento.
I MODELLI OPERATIVI
INTERNI (MOI)
Il soggetto si è costruito uno schema mentale (per
lo più inconscio) di come è l’altro e di come lo
tratterà e finisce facilmente per selezionare proprio
le persone che hanno quelle caratteristiche; il suo
comportamento sarà complementare e finirà per
rinforzare quello dell’altro, in una sorta di circolo
vizioso.
Ad esempio, è estremamente facile che una persona,
già maltrattata da un padre violento e aggressivo,
qualora non abbia messo in discussione a fondo il
problema, abbia la tendenza a trovare un partner
violento, nonostante sogni una persona dolce e
accudente.
LAVORO DI GRUPPO MISTO
1- BAMBINO SICURO
Immaginate di essere a contatto:
a) Con un bambino sicuro

Come vi sentite con il bambino/mamma?
Come vi sentite con la mamma?
Quali sono le criticità che pensate di poter
incontrare/che avete incontrato?
Quali possono essere le strategie educative per
accogliere questa diade madre e bambino?
LAVORO DI GRUPPO MISTO
1 – BAMBINO SICURO
Il bambino che mostra un attaccamento sicuro:
-
esplora attivamente l’ambiente sia in presenza che in assenza della madre;
mantiene una certa vicinanza con la madre e protesta se lei si allontana;
ha fiducia in lei e se ne separa momentaneamente sapendo che non la perderà.
Quando il caregiver è presente, il bambino può apparire relativamente autonomo nell’esplorazione
dell’ambiente, ma di solito tende a cercare in modo attivo la partecipazione dell’adulto e durante le
separazioni mostra segni di ricerca dell’adulto.
Accoglie la madre negli episodi di ricongiungimento, cercando attivamente il contatto fisico e la vicinanza.
Il bambino sicuro ha genitori sicuri, affettuosi, sensibili ai suoi segnali, disponibili e pronti a dargli
protezione nel momento in cui lo richiede.
LAVORO DI GRUPPO MISTO
2- BAMBINO INSICURO-EVITANTE
Immaginate di essere a contatto:
a) Con un bambino insicuro evitante

Come vi sentite con il bambino/mamma?
Come vi sentite con la mamma?
Quali sono le criticità che pensate di poter
incontrare/che avete incontrato?
Quali possono essere le strategie educative per
accogliere questa diade madre e bambino?
LAVORO DI GRUPPO MISTO
2 – BAMBINO INSICURO-EVITANTE
L’attaccamento può essere definito insicuro-evitante quando:
- il bambino non mostra un coinvolgimento emotivo verso la madre, ma ne è indifferente e al momento
della riunione la evita.
A livello comportamentale sono bambini che appaiono particolarmente autonomi e indipendenti,
maggiormente focalizzati sull’esplorazione dell’ambiente e dei giocattoli che sulla presenza del caregiver.
Durante le separazioni mostrano minimi segni di disagio e di ricerca del caregiver e una prevalenza di
comportamenti di autoconsolazione: vi è un apparente basso livello d’ansia e scarsi comportamenti di
ricerca
del
genitore.
Le origini di questo comportamento sembrano legarsi ad un attaccamento con una madre distante,
evitante rispetto alle richieste del bambino, incapace di soddisfarne i bisogni emotivi, rifiutando o
scoraggiando il contatto fisico quando il bambino lo richiede.
LAVORO DI GRUPPO MISTO
3- BAMBINO INSICURO-AMBIVALENTE
Immaginate di essere a contatto:
a) Con un bambino insicuro ambivalente

Come vi sentite con il bambino/mamma?
Come vi sentite con la mamma?
Quali sono le criticità che pensate di poter
incontrare/che avete incontrato?
Quali possono essere le strategie educative per
accogliere questa diade madre e bambino?
LAVORO DI GRUPPO MISTO
3- BAMBINO INSICURO-AMBIVALENTE
Per quanto riguarda l’attaccamento insicuro- ambivalente,lo si rileva quando il bambino, sia in presenza
che in assenza della madre, mostra:
- scarsa capacità di esplorazione,
- piange molto in sua assenza
- quando lei ritorna mostra un comportamento ambivalente di ricerca di contatto e resistenza ad esso.
L’insicurezza derivante dall’ ambivalenza della figura di attaccamento porta il soggetto a cercare una
vicinanza serrata, ma allo stesso tempo, l’insicurezza dovuta alla propria non-amabilità lo porta ad avere
paura dell’intimità che potrebbe svelare all’altro quanto non è amabile.
Le madri di questi bambini nei primi tre mesi di vita si sono mostrate imprevedibili nelle risposte, più
sintonizzate con i loro bisogni che su quelli del figlio.
LAVORO DI GRUPPO MISTO
4- BAMBINO INSICURO-DISORGANIZZATO
Immaginate di essere a contatto:
a) Con un bambino insicuro disorganizzato

Come vi sentite con il bambino/mamma?
Come vi sentite con la mamma?
Quali sono le criticità che pensate di poter
incontrare/che avete incontrato?
Quali possono essere le strategie educative per
accogliere questa diade madre e bambino?
LAVORO DI GRUPPO MISTO
4- BAMBINO INSICURO-DISORGANIZZATO
L’attaccamento disorganizzato/disorientato riguarda bambini:
-con una vasta gamma di comportamenti contraddittori, incerti, confusi, stereotpici;
- che possono essere sorpresi/stupefatti quando la madre si allontana;
- sembrano manifestare comportamenti disorientati ed apertamente conflittuali, in presenza del genitore;
- piangono mentre cercano di raggiungere la madre, per poi tacere improvvisamente e rimanere
“congelati” ed immobili per diversi secondi;
- all’arrivo dell’estraneo sembrano spaventati ma al contempo si allontanano dal genitore; o, ancora, al
momento della separazione chiamano attraverso la porta il genitore per poi allontanarsene alla riunione
- che si comportano nella relazione con la figura di attaccamento come se non potessero organizzare il loro
comportamento nel senso dell’avvicinamento né in quello dell’evitamento e quindi mescolassero le due
tendenze in un’azione inevitabilmente caotica, goffa, incoerente.
Gli adulti di questi bambini mostrano un’assoluta imprevedibilità e incoerenza nei messaggi inviati ai loro
figli ed un’incapacità a saper entrare in sintonia con le esigenze emotive del piccolo: spesso la figura di
attaccamento si rivela al contatto con il bambino, triste, preoccupata o assorta in sé per questioni personali
gravissime (lutto recente o non risolto, depressione grave, abusi subiti nell’infanzia, ecc.), poco responsiva
verso il bambino.
CONCLUDENDO
Il lavoro con i genitori nelle istituzioni educative è
carico di complessità e di emozioni intense che
provengono dai genitori, dai bambini (dalla
relazione di attaccamento osservata e percepita), ma
anche dalle emozioni che appartengono agli
operatori dei servizi.
CONCLUDENDO
Il lavoro educativo con i
genitori è:
 un’esperienza di
gruppo
 un viaggio pieno di
scoperta
 Possono esserci
pericoli e rischi
 Richiede
responsabilità
 A volte è molto
faticoso
CONCLUDENDO
Il lavoro educativo con i
genitori è:
 Un viaggio in
solitaria
 Pieno di fascino
 L’obiettivo fissato è
difficile e complesso
 Richiede fatica e
responsabilità
CONCLUDENDO
Il lavoro educativo con i
genitori è:
 Molto affettivo
 Fa sentire una grossa
responsabilità
 Fa sentire di dover
tenere e sostenere
sia i bambini che le
famiglie
 A volte non si riesce
a fare tutto…
CONCLUDENDO
Il lavoro educativo con i
genitori comporta:
 Il fare spazio dentro
di sé ai bambini ed
alle famiglie;
 Un lavoro di
interprete e di
traduttore delle
emozioni altrui e
delle proprie
 Attenzione e
responsabilità
CONCLUDENDO
Il lavoro educativo con i
genitori è:
 Un percorso
 Uno scambio
 Un accogliere con
fiducia tutta la
famiglia, aprendo le
braccia ed il proprio
spazio affettivo e
mentale
L’EQUIPAGGIAMENTO
DEGLI OPERATORI
Ascolto e condivisione
 Sincerità
 Sicurezza
 Non trasmettere ansia
e paure
 Sapere attendere
 Essere chiari
 Disponibilità

L’EQUIPAGGIAMENTO
DEGLI OPERATORI
Creare relazioni di
fiducia
 Comunicare in modo
efficace con le famiglie
 Lavorare sul
riconoscimento del
ruolo educativo
 Ascolto
 Sostegno
 Ansia, paure, fatica

L’EQUIPAGGIAMENTO DEGLI
OPERATORI
Collaborazione
 Comprensione e
dialogo
 Rispetto
 Senso di
inadeguatezza
 Empatia
 Gioia
 Creare momenti
formali ed informali di
confronto

L’EQUIPAGGIAMENTO DEGLI
OPERATORI
Essere da stimolo
 Presenza
 Equilibrio
 Prendersi cura
 Sorridere
 Abbracciare
 Concretezza
 Non invadere
 Entusiasmo

L’EQUIPAGGIAMENTO DEGLI
OPERATORI
Supporto
 Soddisfazione del
lavoro svolto
 Paura di non entrare
in sintonia
 Paura di attivare il
proprio vissuto di
figlia/madre
 Paura di
coinvolgimento
 Apertura

LAVORO DI GRUPPO MISTO
In gruppo avviare una discussione guidata in
cui condividere le proposte di partecipazione
rivolte ai genitori che sono presenti nei nidi e
Scuole dell’Infanzia di appartenenza.
 Inventare un nuovo modo formale od informale
per coinvolgere maggiormente i genitori nella vita
quotidiana di un servizio a scelta (Nido o Scuola
dell’Infanzia):
 Sul cartellone rappresentare graficamente l’avviso
per i genitori per l’attività pensata
 Indicare il nome dell’attività, la cadenza, gli
obiettivi e le modalità di partecipazione.

BIBLIOGRAFIA
CONSIGLIATA
•
•
•
•
•
Ainsworth M., Bowlby J., (1965). Child Care and
the Growth of Love. London, Penguin Books;
Ainsworth M., Blehar M., Waters E., Wall S.,
(1978). Patterns of Attachment. Hillsdale,
Erlbaum, New York;
John Bowlby, Attaccamento e perdita 1, Bollati
Boringhieri, Torino 1999;
John Bowlby, Attaccamento e perdita 2, Bollati
Boringhieri, Torino 2000;
Bowlby J., (1989) Una base sicura. Applicazioni
cliniche della teoria dell’attaccamento, Cortina,
Milano;
BIBLIOGRAFIA
CONSIGLIATA
Mary D. Ainsworth, Modelli di attaccamento e
sviluppo della personalità, Raffaello Cortina,
Milano 2006
• Angela Balzotti, Attaccamento e biologia. La
regolazione
affettiva
in
una
prospettiva
psicobiologica, Franco Angeli, Milano 2010
 Giorgio Caviglia, Teoria della mente attaccamento
disorganizzato psicopatologia, Carocci, Firenze
2005
• Blaise
Pierrehumbert, L'Attaccamento. Dalla
teoria alla pratica, Edizioni Magi, Roma 2007
•
BIBLIOGRAFIA
CONSIGLIATA
•
•
•
•
•
Peter Fonagy, Mary Target, Attaccamento e
funzione riflessiva, Raffaello Cortina, Milano 2001
Peter
Fonagy,
Psicoanalisi
e
teoria
dell'attaccamento, Raffaello Cortina, Milano 2002
Jeremy Holmes, La teoria dell'attaccamento, John
Bowlby e la sua scuola, Raffaello Cortina, Milano
2004
Niels Peter Rygaard, Il bambino abbandonato.
Guida
al
trattamento
dei
disturbi
dell'attaccamento, Giovanni Fioriti, Roma 2007
Jude Cassidy, Phillip R. Shaver, "Manuale
dell'attaccamento. Teoria, ricerca e applicazioni
cliniche", Giovanni Fioriti Editore,Roma 2010
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Formazione Genitorialità dicembre 2014