1
2
OBIETTIVO DELL’INCONTRO
E’ quello di sviluppare i temi legati
all’evacuazione ed ai criteri generali che la
governano ponendo tutti gli interessati nelle
condizioni di apprendere la terminologia ed
i concetti di base e poter quindi meglio
memorizzare le azioni da sviluppare.
3
Conoscere in particolare :
i livelli decisionali e di responsabilità,
la “catena di comando”,
le procedure di evacuazione:
dei dipendenti in assenza di degenti
di degenti con disabilità:
visive,
uditive,
motorie,
psichiche,
altre disabilità.
4
Destinatari del corso
il corso è diretto a tutti i dipendenti. Forse non
tutti dovranno fare qualche cosa ma tutti
dovrebbero sapere quali ruoli ed azioni sono
attribuiti agli altri.
Se in una situazione di emergenza sono
coinvolte contemporaneamente persone
preparate ed altre impreparate si possono
creare situazioni delicate se non critiche.
5
Destinatari del corso
Qualcuno potrebbe seguire modelli di
comportamento non compatibili con quelli degli
altri e in buona fede potrebbero ostacolare od
impedire ad altri l’attuazione del modello di
comportamento corretto.
Ognuno deve saper cosa fare e come;
maggiore è il numero delle persone coinvolte,
maggiori saranno le probabilità di esito
positivo.
6
Destinatari del corso
Il piano di emergenza ed evacuazione è
caratterizzato da una base comune in cui sono
coinvolti tutti i dipendenti in senso orizzontale e
una fase di addestramento specializzato riservato
alle persone cui sono attribuite specifiche
responsabilità (addetti alle squadre di emergenza).
Anche se non tutti saranno addestrati è comunque
indispensabile che il quadro generale della
situazione sia noto al maggior numero possibile di
persone.
7
Definizioni
Con il termine evacuazione si può
intendere l’allontanamento dallo stabile ma
anche il raggiungimento di un luogo sicuro
sullo stesso piano o su un piano
adiacente.
Questa è la situazione più frequente nelle
strutture sanitarie.
8
Definizioni
Luogo sicuro: spazio scoperto o compartimento
antincendio cioè separato da altri compartimenti
tramite spazio scoperto o filtri a prova di fumo
con caratteristiche idonee a ricevere e
contenere un certo numero di persone oppure
a consentirne il movimento ordinato. In ogni
caso si tratta di un’area che ha un accesso
diretto ad un’uscita di emergenza dove le
persone possono fermarsi in sicurezza
attendendo ulteriori istruzioni o assistenza per
portare a termine l’abbandono dell’edificio. 9
Introduzione
La creazione di una struttura organizzativa
per l’emergenza rappresenta l’aspetto
fondamentale dell’attuazione del piano di
emergenza che altrimenti rischia di restare
solo un pezzo di carta.
10
In questo modo vengono individuati gli
enti, le persone coinvolte e le azioni che
essi dovranno compiere, in particolare la
“catena di comando”.
11
La catena di comando
La catena di comando definisce le aree di
competenza più che i singoli responsabili.
Per far fronte alla normale rotazione del
personale essa deve essere composta da
almeno tre o quattro persone in modo da
ampliare la gamma di reperibilità di un
responsabile cui affidare la gestione della
relativa area.
12
Si deve ricordare che durante
un’emergenza una persona ed una sola
ha la responsabilità della gestione
complessiva della situazione.
13
Quindi anche se tutti possono e devono offrire
consigli e suggerimenti, tutti devono essere
pronti ad eseguire gli ordini impartiti dal
coordinatore o dai suoi delegati in quanto
un’azione coordinata è sempre più efficace
rispetto ad azioni anche eroiche ma svolte da
individui che operano in modo autonomo.
14
Il coordinatore dell’emergenza
15
Il coordinatore dell’emergenza
Responsabilità
Valuta l’opportunità di attivare il piano di
emergenza e lo dichiara operativo quando lo
ritiene necessario.
Dirige e coordina tutte le attività che si
svolgono durante le condizioni di emergenza.
Ha la conoscenza in tempo reale della
situazione attivando altri servizi (pronto
soccorso, tecnico, informatico, ecc.).
Dichiara la fine dello stato di emergenza. 16
Il coordinatore dell’emergenza
Catena di comando
Il direttore della struttura, il vice direttore,
personale delegato (nel nostro caso dirigenti
del pronto soccorso), il responsabile del
servizio tecnico, il responsabile della
sicurezza.
17
Il coordinatore dell’emergenza
Azioni
Valuta l’evento e dichiara l’attivazione del piano;
deve essere informato di qualsiasi situazione di
pericolo, anche se non immediato ma che
potrebbe evolversi in un’emergenza.
Coinvolge i vari responsabili in base alla specifica
catena di comando.
Individua il luogo che durante lo stato di
emergenza funzionerà come centro di controllo e
di smistamento di tutte le comunicazioni in arrivo
ed in partenza.
18
Il coordinatore dell’emergenza
Azioni
Riceve e valuta tutti i messaggi che
pervengono da parte dei collaboratori.
Mantiene i collegamenti con eventuali altri enti
interessati (Prefettura, Comune, Carabinieri,
Regione, ecc,).
Si interessa dell’assistenza alle persone
evacuate in particolare bambini, persone
anziane, disabili.
19
Il coordinatore dell’emergenza
Azioni
Si assicura della presenza di farmaci e presidi
medico-chirurgici e parasanitari (barelle,
carrozzine, ecc.) necessari, nei luoghi di
evacuazione.
Dichiara la fine della situazione di emergenza.
Riferisce l’accaduto alle società assicuratrici.
20
Il responsabile delle risorse umane
21
Il responsabile delle risorse umane
Responsabilità
E’ responsabile della chiamata in causa e
dell’utilizzo efficiente di tutte le risorse
umane disponibili, attivate su richiesta del
coordinatore.
22
Il responsabile delle risorse umane
Catena di comando
Responsabile del servizio risorse umane,
suo vice, altra persona a ciò delegata
presso ogni struttura ospedaliera.
23
Il responsabile delle risorse umane
Azioni
Compila un elenco delle persone disponibili sul
posto ed attiva, su richiesta del coordinatore,
eventuali altri dipendenti non presenti al
momento.
Tiene sotto controllo l’impiego dei dipendenti e
comunica al coordinatore la disponibilità di
risorse sopraggiunte o liberate da precedenti
incarichi.
24
Il responsabile delle risorse umane
Azioni
Cura l’assistenza non sanitaria nei posti di
raccolta delle persone evacuate.
Tramite delegati vigila sui luoghi di ricovero
delle persone evacuate, compilando un elenco
nominativo delle persone presenti e delle loro
condizioni (feriti, decessi).
Si assicura che nei luoghi di ricovero delle
persone evacuate siano disponibili generi di
conforto.
25
Il responsabile impiantistico
26
Il responsabile impiantistico
Responsabilità
Coordina tutti gli interventi miranti a limitare i
danni ed a ripristinare la funzionalità degli
impianti tecnici, in particolare l’energia elettrica.
Collabora con le forze esterne (Vigili del fuoco,
tecnici dei servizi di fornitura di acqua, gas,
energia elettrica).
27
Il responsabile impiantistico
Responsabilità
Si assicura dell’agibilità dei luoghi di
evacuazione.
Verifica l’integrità strutturale dell’edificio e
coordina la logistica di supporto.
Si preoccupa di riattivare quanto prima i servizi
essenziali e l’agibilità dei luoghi colpiti.
28
Il responsabile impiantistico
Catena di comando
Responsabile Servizio Tecnico, suo vice,
altro addetto al Servizio tecnico,
responsabile della ditta che cura la
manutenzione degli impianti.
29
Il responsabile impiantistico
Azioni
Verifica i danni subiti dagli impianti tecnologici,
valutando se essi hanno contribuito
all’emergenza (es. fuga di gas).
Mette a disposizione gli schemi tecnici degli
impianti tecnologici.
Attiva, in accordo con il coordinatore
dell’emergenza, le squadre di pronto intervento
degli enti erogatori di gas, acqua, energia
elettrica.
30
Il responsabile impiantistico
Azioni
Tiene sotto controllo l’evoluzione tecnologica
dell’emergenza per predisporre piani di
contenimento del danno.
Aggiorna il coordinatore dell’emergenza sullo
stato dell’agibilità dei locali/strutture
interessate.
Si preoccupa di ripristinare al più presto
l’erogazione dei servizi vitali (es. l’energia
elettrica).
31
Il responsabile impiantistico
Azioni
Tiene i collegamenti con i fornitori che possono
mettere a disposizione apparecchiature di
pronto intervento (generatori elettrici, telefoni,
pompe sommerse, tende, ecc.).
Fa intervenire mezzi tecnici esterni (ruspe, carri
gru, ecc.) per rendere nuovamente agibili
percorsi e luoghi coinvolti nell’emergenza.
32
Il responsabile del sistema informatico
33
Il responsabile del sistema informatico
Responsabilità
E’ responsabile della tutela delle macchine e
dei dati del sistema informativo, in modo da
minimizzare i danni e facilitare una pronta
ripresa delle attività.
Attiva e controlla direttamente la procedura di
power down.
Cura il salvataggio dei dati, il loro trasferimento
in luogo sicuro ed il recupero dei dati di back
up (programmi e dati operativi).
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Il responsabile del sistema informatico
Catena di comando
Responsabile del SIL, suo vice,
responsabile locale.
35
Il responsabile del sistema informatico
Azioni
Attiva le procedure di power down.
Provvede a recuperare i dati di back up ed a
trasportarli in un luogo sicuro.
Richiede l’intervento di operatori non presenti al
momento.
Coordina l’intervento di collaboratori esterni o ditte
specializzate.
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Il responsabile del sistema informatico
Azioni
Predispone soluzioni elaborative alternative,
definendo modalità di trasferimento dei dati,
programmi ed addetti.
Coordina i contatti con l’ente telefonico.
37
Il responsabile delle relazioni esterne
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Il responsabile delle relazioni esterne
Responsabilità
Tiene sotto controllo tutte le comunicazioni
con i mezzi di informazione e con gli enti
esterni non coinvolti con l’emergenza.
Raccoglie tutte le informazioni relative
all’emergenza per comunicati stampa e
pubbliche dichiarazioni.
39
Il responsabile delle relazioni esterne
Responsabilità
Funge da intermediario con le famiglie dei
pazienti e dei dipendenti.
Gestisce tutte le comunicazioni telefoniche
con l’esterno su istruzione del coordinatore
dell’emergenza.
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Il responsabile delle relazioni esterne
Catena di comando
Vice direttore della struttura, addetto alle
pubbliche relazioni (ufficio relazioni con il
pubblico), responsabile del servizio risorse
umane.
41
Il responsabile delle relazioni esterne
Azioni
Stabilisce una base operativa in un luogo vicino al
centro di controllo.
Attiva un centro di comunicazione e comunica
queste informazioni a tutti i responsabili coinvolti
con i relativi numeri di telefono.
42
Il responsabile delle relazioni esterne
Azioni
Richiama in servizio su richiesta del coordinatore
dell’emergenza e del responsabile del servizio
risorse umane i dipendenti e collaboratori ritenuti
necessari.
Riceve e gestisce tutte le richieste di informazioni
che provengono dall’esterno (stampa, TV, familiari,
ecc.).
43
Gli addetti alle squadre di emergenza
Nel 90% dei casi sono i primi ad intervenire.
Devono essere addestrati in modo formale e
sostanziale.
Devono saper valutare le azioni da
intraprendere e le loro priorità.
Sono riferimenti primari in caso di emergenza.
44
Gli addetti alle squadre di emergenza
In particolare sono informati su:
utilizzo di estintori,
pronto soccorso sanitario,
rapida ispezione dei locali in caso di
segnalazione di pericolo,
esplorazione fisica delle zone affidate in caso
di evacuazione per accertarsi che nessuno sia
rimasto sul posto,
45
Gli addetti alle squadre di emergenza
assistenza ai disabili,
guida di pazienti, visitatori ed altri
dipendenti verso le vie di fuga ed i punti di
raccolta,
intercettazione di valvole critiche (gas,
acqua, gas medicali, energia elettrica,
ecc.).
46
Tutti i dipendenti
Ricordarsi che la più efficace misura di
prevenzione di ogni incendio è data dalla
continua attenzione di tutti.
47
Tutti i dipendenti
a) incendio in locali di pertinenza
Tutti in caso di incendio sono tenuti a:
rimanere calmi,
informare immediatamente la portineria ed il
superiore presente,
non chiamare i vigili del fuoco,
allontanare eventuali sostanze combustibili e
staccare l’alimentazione degli apparecchi elettrici
riducendo così il rischio di propagazione
dell’incendio,
48
Tutti i dipendenti
tentare di spegnere un incendio nel caso
esso sia modesto e si ritiene di essere in
grado di poterlo fare eventualmente con
un estintore,
non mettere in alcun modo a rischio la
propria incolumità,
evitare che il fuoco si intrometta sulla via di
fuga,
49
Tutti i dipendenti
se non si ritiene di essere in grado di
controllare l’incendio e non ci sono
pazienti o visitatori, allontanarsi dall’area,
chiudere porte e finestre e raggiungere il
posto di raccolta designato (indicato nelle
planimetrie affisse).
50
Tutti i dipendenti
Se si riceve il segnale di evacuazione
eseguire le seguenti istruzioni:
aprire le porte con estrema cautela,
prima di aprire una porta toccarla in alto per
sentire se è calda, se è calda o esce fumo
cercare un’altra via di fuga,
se non ci sono alternative agire con cautela
e ripararsi dalla fiamma ponendosi come
nelle figure a seconda del senso di apertura
delle porte,
51
52
Tutti i dipendenti
spostarsi con estrema prudenza
saggiando pavimento, scale, pianerottoli
prima di impegnarli appoggiandovi prima il
piede che non sopporta il peso del corpo e
avanzando in un secondo momento,
spostarsi rasente i muri anche scendendo
le scale, sono le aree strutturalmente più
robuste,
53
Tutti i dipendenti
non trasferire il vostro peso su un gradino
se non prima di esservi accertati che sia in
grado di sostenervi,
controllare la presenza di crepe, quelle
orizzontali sono più pericolose di quelle
verticali perché indicano che le mura sono
sollecitate verso l’esterno,
54
Tutti i dipendenti
non usare gli ascensori,
non cercare di portar fuori oggetti
personali rischiando di rallentare
l’evacuazione o di rimanere intrappolati,
non entrare nella zona evacuata sino a
quando non verrà autorizzato dal
coordinatore dell’emergenza.
55
Tutti i dipendenti
b) incendio che divampa in locali adiacenti non di
pertinenza
L’evento è riconoscibile per l’aumento di
temperatura delle pareti, presenza di fumi,
rumori di combustione e di dilatazione
termica.
Informare immediatamente la portineria e il
superiore,
non avvisare i vigili del fuoco,
56
Tutti i dipendenti
allontanare le sostanze combustibili e
staccare l’alimentazione delle
apparecchiature elettriche, si riduce così il
rischio di creare focolai supplementari,
allontanarsi dalle pareti da cui proviene il
maggior calore, non evacuare l’area a
meno che non si sia ricevuto l’ordine di
farlo.
57
Scopo di un’evacuazione
58
L’obiettivo principale è quello della
salvaguardia dell’incolumità delle persone
che potrebbero rimanere coinvolte
dall’emergenza.
I tempi di sfollamento devono ovviamente
essere inferiori al tempo che l’incendio
impiega per esplicare i suoi effetti dannosi,
effetti che spesso non sono legati al fuoco
ma all’effetto nocivo dei prodotti della
combustione.
59
Per esempio un’esposizione a
concentrazioni di monossido di carbonio
(CO) pari a 10.000 ppm per un solo minuto
può già essere mortale.
Ricordiamo che questo gas non è
percepibile.
60
Altro problema è dato dalla presenza di
anidride carbonica (CO2). Questa infatti
stimola il ritmo della respirazione e quindi
facilità l’inalazione di altri prodotti tossici
presenti nell’aria ed inoltre fa percepire
alle persone la carenza di ossigeno
nell’ambiente inducendole ad allontanarsi
rapidamente creando una patologia
psicologica detta “falso allarme da
soffocamento” che a sua volta ingenera il
panico.
61
Procedure di evacuazione per i dipendenti
- in assenza di degenti o visitatori -
Restare calmi,
porre fine immediatamente a qualsiasi
operazione rischiosa (esempio
spegnere una fiamma, tappare un
recipiente di sostanze chimiche,
staccare la corrente elettrica),
allontanarsi rapidamente,
62
la persona di più alto livello o chi per lui deve
accertarsi che tutti i suoi dipendenti o
lavoratori abbiano abbandonato i locali. A tal
fine è utile avere sempre disponibile un
elenco del personale presente in servizio.
Ogni dipendente deve in ogni caso accertarsi
che tutti i colleghi stiano abbandonando il
locali,
allontanandosi controllare rapidamente
ripostigli e servizi igienici per accertarsi che al
loro interno non ci siano persone,
63
aiutare eventuali colleghi disabili ed eventuali
persone estranee ai luoghi di lavoro che si
incontrano lungo il percorso,
non prendere oggetti pesanti od ingombranti
limitandovi alle chiavi di casa e dell’auto e
solo se immediatamente disponibili,
chiudere dietro a voi tutte le porte in questo
modo si può rallentare la propagazione
dell’incendio e del fumo,
64
dirigersi al luogo sicuro o al punto esterno
di raccolta senza correre e senza
spingere,
tenersi saldamente alla ringhiera delle
scale per evitare di cadere se qualcuno
spinge da dietro.
65
Evacuazione dei pazienti
- momento decisionale -
Fatto salvo per tutti l’obbligo in caso di
emergenza di allontanarsi e di allontanare
dal pericolo altre persone, senza aspettare
ordini superiori, la decisione di evacuare i
pazienti viene presa dal coordinatore
dell’emergenza.
66
Momento decisionale
La decisione di evacuare i pazienti è
sempre molto difficile da prendere per
una sola persona che quindi spesso si
consulta con i VV.FF. La decisione delle
autorità è determinante e può superare
il parere contrario del coordinatore
dell’emergenza.
67
Evacuazione per ordine delle autorità
Certi eventi critici che non investono la
struttura possono richiedere l’abbandono
dei locali (esempio fughe di gas
nell’ambiente, pericolo di allagamento,
rischio e scoppio di ordigni bellici); in
questi casi oltre alle normali procedure è
necessario precisare a degenti, visitatori e
dipendenti che la causa dell’evacuazione
non si origina dall’interno dei locali ma da
eventi esterni e viene fatta in via
prudenziale.
68
Tipi di evacuazione
Sono identificabili quattro diverse
circostanze e quattro tipologie di
evacuazione a seconda del momento in
cui di verifica l’emergenza e la durata
dell’allontanamento delle persone indicate
nella seguente tabella.
69
Momento
Durata breve
dell’evacuazione
Prima del sinistro 1 – di tipo preventivo
Dopo il sinistro
3 – soccorso
d’urgenza
Durata lunga
2 – di tipo protettivo
4 – in funzione del
tempo necessario al
recupero dell’agibilità
Il tempo considerato utile per l’evacuazione di
una persona abile è pari a 30 metri in 60 secondi.
70
Tipi di evacuazione
I casi più frequenti in ambito sanitario sono
quelli di tipo 1 e 3
71
Ogni evacuazione a sua volta può essere
di tipo:
Orizzontale (cioè avvenire nello stesso
piano/livello).
Verticale (cioè comportare uno
spostamento su piani/livelli diversi o
all’esterno dell’edificio.
72
Evacuazione orizzontale
L’evacuazione orizzontale prevede lo
spostamento dei pazienti in un
compartimento adiacente a quello
interessato dal fuoco.
Bisogna ulteriormente distinguere tra
esodo orizzontale a livello terreno ed
esodo orizzontale ai piani superiori.
73
Nel primo caso le persone possono essere
spostate all’esterno dell’edificio e raccolte
in un luogo idoneo dove possono essere
raggiunte dai mezzi di soccorso.
Nel secondo caso le persone verranno
trasferite nel più vicino “luogo sicuro”
derivante dalla compartimentazione
antincendio della struttura.
Ricordarsi che anche l’evacuazione
orizzontale può risultare difficoltosa o
impossibile per le persone disabili.
74
Evacuazione verticale
Anche in questo caso si tratta di
raggiungere un posto di raccolta situato
all’esterno o su un piano diverso da quello
dove ci si trova.
E’ intuitivo che il buon esito di questo tipo
di evacuazione dipende dalla realizzazione
secondo norma di scale e corridoi.
75
Evacuazione dei pazienti
- fase operativa -
76
Il Responsabile dell’unità operativa o
personale da lui delegato deve
accertarsi che al momento dello
sfollamento sia disponibile una lista
con il nominativo dei degenti.
Raggiunto il luogo sicuro si procederà
immediatamente all’appello.
77
Le maggiori difficoltà ovviamente si
riscontrano nel movimentare persone
disabili verso luoghi sicuri. I pazienti
allettati, in carrozzella, altri con evidenti
disabilità nel movimento vengono subito in
mente ma vi sono molte altre persone che
non sembrano soffrire di disabilità ma che
invece anno bisogno di particolare
assistenza.
78
Delle patologie permanenti (esempio artrosi) o
temporanee (arto ingessato) possono limitare
le capacità di movimento.
Ancora affezioni cardiache, enfisema, asma,
gravidanza possono ridurre l’energia di una
persona fino al punto di aver bisogno di
assistenza anche per scendere solo tre o
quattro piani di scale. Uno dei problemi più
importanti è l’identificazione degli individui che
hanno bisogno di assistenza.
79
Tipologie di persone da evacuare
Ai fini evacuativi le persone presenti in un
ospedale possono distinguersi nelle seguenti
categorie:
persone dotate di capacità motorie autonome
(visitatori, personale, malati non gravi),
persone che pur dotate di capacità motorie
proprie debbono essere accompagnate in
quanto portatrici di disabilità fisiche, psichiche
o sensoriali (neonati, bambini piccoli,
handicappati non allettati o su sedie a rotelle,
disabili visivi, uditivi, malati psichici),
80
persone che debbono essere evacuate su
sedie a rotelle,
persone che debbono essere evacuate su
lettighe,
persone collegate a macchinari di
sopravvivenza (rianimazione, intervento
operatorio in atto),
persone che pur non rientrando in una delle
precedenti categorie debbono tuttavia
essere essere evacuate verso unità/ambienti
ben specifici (es. malati infettivi),
81
persone convalescenti (dopo un intervento
chirurgico, un trauma, ecc…)
individui con particolari condizioni
patologiche (esempio affezioni
respiratorie, gravidanza)
individui con disabilità mentali che
possono entrare in confusione in situazioni
non comuni quale un’emergenza (ad es.
perdendo il senso della direzione) o che
abbiano bisogno di istruzioni anche visive
impartite in modo particolare,
82
altre persone come visitatori con bambini
piccoli che richiedono un tempo più
elevato del normale per scendere le scale.
A tutte queste persone bisogna saper
prestare aiuto senza aggravare una
condizione patologica preesistente e
senza recare danno a se stessi.
83
Procedure per l’evacuazione di persone
con particolari disabilità
84
Disabilità della vista
Nell’assistere una persona con disabilità
della vista vi sono alcune regole base da
seguire per essere più efficaci ed efficienti:
annunciare la vostra presenza e parlare
con voce ben distinta e comprensibile
quando si entra nell’ambiente che ospita il
disabile,
85
Disabilità della vista
parlare naturalmente e direttamente alle
persone e non attraverso terzi, non urlare,
non aver timore ad usare parole quali:
vedere, guardare, cieco,
offrire assistenza ma lasciare che la
persona spieghi di cosa ha bisogno,
descrivere in anticipo le azioni che si
stanno per intraprendere,
86
Disabilità della vista
lasciare che il disabile afferri leggermente
il braccio e la spalla per farsi guidare, egli
camminerà leggermente arretrato per
valutare le reazioni del corpo
dell’accompagnatore agli ostacoli,
annunciare ad alta voce la presenza di
scale, rampe, passaggi stretti, ecc.
87
Disabilità della vista
nel guidare un disabile visivo verso un
sedile mettere la sua mano sullo schienale
del sedile,
se si guidano contemporaneamente
parecchie persone con disabilità visiva
accertarsi che ognuno tenga la mano di un
altro,
88
Disabilità della vista
accertarsi che dopo l’abbandono del luogo
pericoloso i disabili visivi non vengano
abbandonati a loro stessi; un dipendente
resti con loro fino alla fine dell’emergenza.
89
Disabilità dell’udito
Quando si ha a che fare con questo tipo di
persone bisogna tener presente i seguenti
aspetti:
accendere e spegnere la luce quando si entra
in un locale o area ove sono presenti disabili
uditivi per richiamare la loro attenzione,
stabilire un contatto visivo con gli occhi della
persona anche se è presente un interprete,
90
Disabilità dell’udito
mettersi con la faccia alla luce, non coprire
inavvertitamente il volto, non girare la faccia
e non masticare gomma americana,
usare espressioni facciali e gesti manuali per
sottolineare quel che si sta dicendo,
controllare di essere stati ben capiti ed
eventualmente ripetere se necessario,
91
Disabilità dell’udito
offrire carta e penna, scrivere lentamente
lasciando che la persona legga mentre si
scrive, lasciare che il disabile scriva se non ci
si capisce in altro modo,
non permettere che altri vi interrompano o
peggio ancora si mettano a scherzare
quando si stanno trasferendo informazioni di
emergenza,
92
Disabilità dell’udito
cercare di essere pazienti perché la
persona in questione può avere difficoltà
nel comprendere l’urgenza del messaggio,
consegnare una torcia portatile alla
persona perché possa segnalare la sua
ubicazione nel caso si separi dalla
squadra di soccorso e per facilitare la
lettura labiale nel buio.
93
Disabilità dell’apprendimento
Queste persone possono avere difficoltà nel
riconoscere il pericolo o nell’essere motivate
ad agire, nell’eseguire istruzioni complesse
e/o che coinvolgano più di una breve
sequenza di semplici azioni.
94
Disabilità dell’apprendimento
In particolare:
la loro percezione visiva di istruzioni scritte o
di pannelli può essere confusa,
il loro senso di direzione può essere limitato
e potrebbero aver bisogno di un
accompagnatore,
95
Disabilità dell’apprendimento
le istruzioni e le informazioni devono essere
suddivise in frasi brevi e semplici, è necessaria
molta pazienza,
usare semplici segnali semplici e/o simboli
immediatamente comprensibili,
non parlare loro con sufficienza, e non trattarli
come bambini,
96
Disabilità dell’apprendimento
ogni individuo deve essere trattato come un
adulto che ha un problema di apprendimento,
non parlare mai con terze persone di un
disabile in sua presenza, c’è la possibilità di
ferirlo psicologicamente: spesso il livello di
comprensione è molto superiore a quello che
può sembrare.
97
Disabilità del movimento
Una persona che debba utilizzare un
bastone o una stampella può essere
capace di scendere le scale da sola: con
una mano tiene il corrimano e con l’altra
manovra la stampella, è meglio non
interferire con le persone che si stanno
spostando autonomamente.
98
Disabilità del movimento
Si può essere utili (ad es. portando la
seconda stampella) oppure usando il proprio
corpo come schermo per impedire che chi
scende di corsa possa mettere in difficoltà il
disabile.
99
Disabilità del movimento
Le persone che utilizzano carrozzelle
spesso sono addestrate alle tecniche
necessarie per trasferirsi da una
carrozzella ad un’altra, esse possono
svolgere da sole una parte della
operazioni.
Quando si assiste una persona in
carrozzella si deve cercare di evitare di
sottoporre a pressione gli arti della
persona ed il suo torace. Questa
pressione può causare spasmi dolorosi e
rendere difficoltosa la respirazione.
100
Tecniche di trasporto di persone
101
Tecniche di trasporto
da parte di una sola persona
Il sollevamento in braccio è il metodo
preferito da usare quando si debba
trasportare un’altra persona priva di forze
agli arti inferiori. Questo trasporto è più
sicuro se la persona trasportata pesa
meno di chi la trasporta. Chiedere al
trasportato di collaborare facendogli porre
un braccio attorno al collo in modo da
alleggerire il peso sopportato dalle braccia.
102
Tecniche di trasporto
trasporto da parte di una sola persona
103
Tecniche di trasporto
da parte di due persone
Per usare questa tecnica, detta del
seggiolino:
mettersi ai lati del disabile,
afferrarne le braccia ed avvolgerle attorno
alle spalle,
afferrare l’avambraccio del partner,
unire le braccia sotto le ginocchia del
disabile ed afferrare il polso del partner.
104
Tecniche di trasporto
da parte di due persone
Entrambe le persone devono piegarsi
verso l’interno, vicino al disabile e
sollevare contando fino al tre (per
coordinarsi),
mentre ci si muove continuare a premere
leggermente sul corpo del disabile per
scaricarne in parte il peso del corpo.
105
Tecniche di trasporto
da parte di due persone
Il vantaggio di questa tecnica di trasporto è
che i due partner possono agevolmente
sollevare e trasportare se coordinati una
persona il cui peso è lo stesso od anche
superiore a quello di un singolo
trasportatore.
Lo svantaggio è dato da una certa maggior
difficoltà nello spostamento e nella discesa
delle scale, per la necessità di spostare in
sincronia due persone. Inoltre certe volte
tre persone affiancate possono superare la
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larghezza minima della scala.
Tecniche di trasporto
trasporto da parte di due persone
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Tecniche di trasporto
trasporto da parte di due persone
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Tecniche di trasporto
la seggiola a tre mani
Il vantaggio di questo sistema di trasporto
è che tre mani fungono da sedile ed un
braccio funge da spalliera che impedisce
movimenti bruschi o cadute al disabile. E’
l’unico sistema da usare quando la
persona non è in grado di abbracciare le
spalle dei trasportatori. La persona più
robusta deve intrecciare le due mani per
formare il sedile mentre la persona meno
robusta contribuisce al sollevamento con
una mano ed usa il braccio come spalliera.
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Tecniche di trasporto
la seggiola a tre mani
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Tecniche di trasporto
trasporto a due in percorsi stretti
Talvolta il passaggio da attraversare è
talmente stretto che due persone
affiancate non possono passare. In questo
caso si raccomanda la tecnica illustrata
nella figura seguente. Si deve fare
attenzione perché la posizione a capo
reclino può creare difficoltà respiratorie per
la parziale occlusione delle vie aeree. E’
bene che questo tipo di trasporto sia
limitato ai soli passaggi critici.
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Tecniche di trasporto
trasporto a due in percorsi stretti
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Tecniche di trasporto
trasporto a strisciamento
Se il disabile deve essere trasportato da
una sola persona e possiede forze residue
si può adottare il trasporto per
strisciamento che permette di scaricare sul
pavimento gran parte del peso. Un
vantaggio di questo tipo di trasporto sta
nel poter attraversare anche passaggi
molto stretti.
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Tecniche di trasporto
trasporto a strisciamento
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Tecniche di trasporto
discesa di scale con carrozzella
Porsi a valle della carrozzella, con la
schiena nel verso della discesa, afferrare
con forza le due impugnature, piegare le
carrozzella all’indietro fino a bilanciarla,
stare un gradino avanti alla seggiola
tenendo basso il centro di gravità e
lasciando scendere le ruote posteriori
gradualmente da un gradino all’altro.
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Se possibile farsi aiutare da un’altra persona
che trattiene il telaio della carrozzella, non
sollevare la sedia perché questa azione
scarica troppo peso sulla persona che sta
più in basso.
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Tecniche di trasporto
discesa di scale con carrozzella
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Tecniche di trasporto
Esistono in commercio speciali seggioline
per il trasporto di emergenza di disabili
motori lungo le scale.
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Altre difficoltà
La gravidanza anche se non è una
disabilità può ridurre notevolmente
l’energia di una persona specialmente
quando deve scendere le scale. In questi
casi bisogna accompagnare la donna fino
all’uscita aiutandola da un punto di vista
fisico ed emotivo rimanendo con lei finchè
non ha raggiunto l’area sicura.
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Altre difficoltà
Problemi respiratori come asma ed
enfisema possono essere aggravati dallo
stress, dall’affaticamento e da piccole
quantità di fumo o polvere; rimanere con
l’individuo in questione aiutandolo ad
utilizzare eventuali prodotti inalanti.
Ricordare alle persone con affezioni
cardiache di portare con se i farmaci
indispensabili, cercare di aiutarle mentre
camminano perché possono avere
energie, ridotte e necessitare di frequenti
momenti di riposo.
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Nozioni di comportamento della folla
La risposta umana all’emergenza ed in
particolare alla dichiarazione di evacuazione
può essere assai difficile da controllare ed è
necessario conoscere i principali modelli di
comportamento della folla. Non è detto che le
persone reagiscano all’emergenza a sangue
caldo come si pensa che lo farebbero a sangue
freddo.
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Ad esempio le persone tendono in genere a
minimizzare un’emergenza in atto ritenendo
che la situazione non sia così grave come la si
vuole far credere.
Sono frequenti i casi di persone che prima di
allontanarsi compiono una serie di operazioni
inutili rallentando di molto il tempo di
abbandono dei locali. Molte persone vogliono
verificare di persona la gravità della situazione
prima di abbandonare i locali o esitano per
timore della perdita di effetti personali.
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La mancata percezione della gravità e
dell’urgenza della situazione costituisce quasi
sempre una costante.
Le persone più portate a credere alla realtà
dell’emergenza se l’ordine di evacuazione è ripetuto più
volte e viene impartito da una fonte credibile.
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Può invece verificarsi l’evento opposto: il
panico. Se un’evacuazione fatta a malincuore
può essere rischiosa l’evacuazione di persone
in preda al panico è tragica. Una folla impazzita
non è direttamente controllabile, lo è solo per
via indiretta, le persone in prima fila possono
vedere il pericolo, cercare di fermarsi o di
dirigersi altrove ma quelle che sopravvengono
non si rendono conto di quello che c’è davanti e
continuano a spingere.
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I fatto che chi è dietro non reagisce in modo
coordinato con chi sta davanti è una delle
principali ragioni di comportamento anomalo della
folla.
Chi deve cercare di guidare la folla verso una direzione
sicura non deve porsi davanti ai perché finirebbe per
essere travolto. Si deve invece correre davanti alla folla
tenendo le mani in alto ed agitandole in modo che chi
segue ed ha una visione limitata possa percepire il
messaggio e cogliere questi segnali.
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Un ultimo aspetto da tener presente quando si ha
a che fare con la folla è il cosiddetto effetto arco
che si crea quando un certo numero di persone
tenta di attraversare contemporaneamente
un’uscita (fig.1).
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Se l’apertura è inferiore ai 75 cm si ha l’effetto
arco; un’apertura di 90 cm consente la rottura
dell’arco ma non evita la formazione di un
nuovo arco.
Se l’apertura è di 120 cm normalmente non si
ha formazione dell’arco se questo si forma si
rompe facilmente senza riformarsi (fig.2).
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Messa in sicurezza dello stabile
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Messa in sicurezza dello stabile
Uno dei motivi che maggiormente ritardano
l’evacuazione è il timore che scompaiano gli
oggetti personali lasciati sul posto. Gli
occupanti sono normalmente restii ad
abbandonare i luoghi se non vengono fornite
assicurazioni sulla sicurezza di quanto
lasciatovi. Per questo motivo un aspetto
essenziale del piano di evacuazione consiste
nel predisporre misure di sicurezza per la
salvaguardia di oggetti, valori, documentazioni
riservate abbandonati nello stabile.
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Messa in sicurezza dello stabile
Uno dei compiti del coordinatore per
l’emergenza è quello di accertarsi che dopo
l’abbandono dei locali nessuno vi possa
rientrare se non in condizioni controllate. Un
possibile strumento di intervento è ad esempio
la stipula di un accordo con un istituto di
vigilanza privata che possa inviare con urgenza
sul posto delle guardie giurate per tenere sotto
controllo gli accessi principali.
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Ma se qualcuno
ha qualche idea
o suggerimento
da proporre….
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….allora
continuiamo
sapendo che non
possiamo che
migliorare….
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