La funzione cognitiva delle
emozioni
Il modello protomentale
Il funzionamento neurale alla base
delle funzione psichica
Le odierne neuroscienze concepiscono il
cervello come un sistema informatico, in
continua evoluzione e costruzione, capace
di automodificarsi sia nelle sue funzioni
che nella sua stessa morfologia.
(non ci sono impronte come sulle pellicole,
ma solo codici, come nei calcolatori.)
Il sistema neurale come predisposizione a
sviluppare certe funzioni
• Il sistema neurale non è un recettore passivo
delle esperienze, bensì una predisposizione
che, a seconda delle interazioni con i primi
imput, svilupperà certe funzioni piuttosto che
altre;
• ognuna di queste funzioni, progressivamente
condizionerà il tipo di processazione che
subiranno i successivi input che si struttureranno
in conseguenti tipi di funzioni
• caratterizzando, progressivamente, tutti i sistemi
funzionali di quel singolo individuo.
Lo sviluppo neurale
La posizione delle attuali neuroscienze è
che lo sviluppo neurale e quindi quello
psichico procede secondo apprendimenti:
apprendimenti di funzioni che si verificano
in epoca neonatale.
Apprendimento
• L’Apprendimento,da questa prospettiva,
non è inteso in relazioni a contenuti, né
viene inteso come una recezione passiva,
bensì come apprendimento di funzioni.
• Queste determineranno il tipo di
elaborazione attiva che avverrà per ogni
successiva esperienza.
Apprendimento funzionale
• Da cui:
• Ogni apprendimento funzionale
condizionerà il tipo di processazione che
avrà luogo nei successivi apprendimenti
cioè la “qualità” dei successivi
apprendimenti, ovvero il modo in cui
questi utilizzeranno l’esperienza.
Apprendimento come mutamento
• L’apprendimento, in quanto mutamento
delle modalità di funzionamento psichico,
• è un’acquisizione relativa ad una
elaborazione attiva,
• è inconcepibile senza il riferimento alla
formazione di un traccia mnestica.
Traccia mnestica
• La formazione di tracce mnestiche si
origina già nel periodo della gestazione
attraverso la comunicazione gestante/feto
Genesi delle strutture di base
della funzione psichica (la mente)
Di conseguenza, gli studi più recenti
e la ricerca in campo psicologico e
pedagogico, mettono in evidenza
come le caratteristiche determinanti
la futura struttura psichica siano da
ricercare nei primi due anni di vita.
Accanto all’ereditarietà genetico-biologica,
oggi si è imposta la considerazione che
• i caratteri psichici siano in qualche modo
“appresi”
• le condizioni socio-educative abbiano
effetti determinanti nel modellare i caratteri
psichici
Modello protomentale
L'originaria esperienza e il suo
configurarsi come tale, è il punto di
partenza per una rappresentazione
del mondo, e al tempo stesso è
l'elemento che consente di parlare di
psicoanalisi come teoria
dell'apprendimento
Gli affetti come processi di tipo
cognitivo
• Lo studio di Imbasciati, dunque, è
finalizzato ad individuare le modalità con
cui, attraverso meccanismi di introiezione
e proiezione - concetti kleiniani - si possa
giungere alla formazione di strutture
cognitive (= strutture psichiche) secondo
l'impostazione bioniana (= apprendere
dall’esperienza)
• A partire da Bion, e anche grazie allo sviluppo delle
neuroscienze e alla crisi di una visione deterministica dei
problemi in questione, l'inconscio si è andato sempre
più delineando come un insieme di rappresentazioni
(inconscio rappresentazionale lo denomina Imbasciati di
contro all'inconscio pulsionale di Freud),
rappresentazioni che si vanno configurando in
relazione alla primaria esperienza di origine
sensoriale, rappresentazioni che trasformano gli
elementi sensibili in elementi psichici a costituire il
mondo interno (= l'inconscio), condizione indispensabile
al collegamento/corrispondenza con il mondo esterno di
cui la conoscenza consiste
Il modello mentale teorizzato da Imbasciati, cioè, a partire da una concezione rappresentazionale,
anzicchè dinamica, dell'inconscio - permette di
configurare la rappresentazione, all'origine del
processo psichico, come rappresentazione di
affetto (quest'ultimo non è una spinta interna un endos innato di derivazione biologica) e,
dunque, l'affetto come la forma primitiva della
cognizione, in quanto condizione indispensabile
al riconoscimento percettivo
• L'inconscio rappresentazionale - come insieme
di schemi funzionali, ovvero di potenziali
rappresentazioni dell'esperienza esterna (così
come si configura nella visione bioniana che
sottende l'intera analisi di Imbasciati) - permette
di passare senza soluzione di continuità da
processi interiori descrivibili in termini di affetti a
processi descrivibili in termini cognitivi, dove ripeto - la cognizione di una realtà esterna è
imprescindibile da una cognizione della realtà
interna medesima
Rappresentazione di affetto
• Ripensare l'affetto in termini di rappresentazione, - cioè
come elaborazione di esperienze originarie relative ad
afferenze sensoriali e non più come forza interna
all'organismo (secondo la classica visione freudiana),
implica da parte di Imbasciati un attento riesame del
Freud teorico, che a differenza del Freud clinico - di
vivace attualità - risulta per molti versi superato; non
solo, ma comporta una serie di passaggi che vanno dal
superamento della teoria energetico-pulsionale della
personalità, alla crisi della rappresentazione come
immagine simil-percettiva.
Rappresentazione in accezione
neurologica
• Quando Freud parla di come la realtà mediata dai nostri
sensi sia conservata in tracce mnestiche, dice
Imbasciati, usa il termine rappresentazione in una
accezione neurologica caratteristica del suo tempo: nel
cervello - concepito come riproduttore fedele di un
impigment sensoriale si pensava si imprimessero le
immagini della realtà esterna: i fatti percepiti
rappresentati in memoria diventavano così cognizione.
Si pensava cioè - nella concezione macchinistica degli
apparati neurosensoriali - che gli oggetti fossero
percepiti in un certo modo perché così essi erano nella
realtà .
Rappresentazione come
corrispondenza operativa
Oggi - ci avverte Imbasciati - la rappresentazione
non è più assimilabile all'immagine riproduttiva
isomorfìca di oggetti reali estemi: ma è
assimilabile ad uno schema che ci dice delle
corrispondenze operative tra elementi della
realtà esterna e simboli interni, usati dal sistema
mente per operare.
I sensi, infatti, sottolinea Imbasciati, con i loro
apparati recettori periferici, non danno
affatto una percezione: questa è frutto di una
integrazione cognitiva
Percezione come attività di lettura degli input
sensoriali
• La percezione non è un processo automatico in
senso biologico, ma corrisponde ad una serie di
operazioni mentali le quali organizzano le
afferenze in insiemi di molteplici e
contemporanee sensorialità
• Questi insiemi possono essere letti, cioè
possono avere un significato,sempre che
vengano trattenuti in memoria.
Il concetto di percezione
• Il concetto di percezione presuppone una
qualche rappresentazione,ovvero una
traccia mnestica (engramma) quale
significante indispensabile per il
riconoscimento di qualunque significato:
dunque per una possibile lettura
• Lettura che, specie nella fase neonatale,
non comporta necessariamente una
percezione adeguata al reale.
Riconoscimento percettivo
• Un tale processo di lettura (riconoscimento
percettivo) - effetto della processazione di input
sensoriali - non si applica solo ad input che
provengono dall’esterno (mondo ambiente) ma
anche ad input che provengono dall’interno
(realtà interiore = affettività)
• Percezioni di realtà esterne e percezioni di stati
interiori possono essere in parte sovrapposte
• Solo se l’integrazione tra i due ordini di
processazioni avviene con sufficiente capacità di
distinzione, il soggetto distinguerà la realtà
esterna dalla realtà interiore.
Affetti in termini di apprendimenti
• Le processazioni che “mescolano” la
lettura di input esterni con quella di
prodotti interni possono costituire la chiave
per comprendere gli affetti in termini di
apprendimenti
• Apprendimenti che si costituiscono come
strutture (modi) per i successivi
apprendimenti dall’esperienza.
Operazioni protomentali
• Questa costruzione di progressive
strutture funzionali operative può essere
descritta come progressione di “operazioni
protomentali”
Condizione di possibilità della
percezione
• Quanto alla lettura degli input esterni, è
ormai scientificamente dimostrato che si
costruisce originariamente sulla base
dell’interazione con altri esseri umani,
ovvero attraverso l’esperienza relazionale
primaria
La modulazione materna
• La madre(il care-giver) modula fin dai
primi giorni di vita un linguaggio(veicolato
dai media fisici del neonato) che permette
al neonato di costruire determinate
strutture funzionali primarie: quelle sulle
quali costruirà la sua singola modalità di
strutturarsi e di funzionare.
funzionamento affettivo come base
della cognizione
Le funzioni della relazione primaria, studiate
dalla psicoanalisi, possono essere
descritte come
• funzioni di decodifica ,da parte del
sistema mente materno, dei significanti
espressi dal neonato
• di comprensione dei relativi significati
• di restituzione di risposte “adeguate”
Risposte leggibili dal sistema mente
La restituzione di risposte adeguate significa
“leggibili”dal sistema mente del bambino e
dunque “apprese” come nuovi significanti
che,
ritenuti in memoria,
costituiranno la base per i futuri progressivi
apprendimenti in termini di significati.
La strutturazione di tali funzioni
La strutturazione di tali funzioni è mentale
perché neurologica:
sappiamo infatti che ogni acquisizione
poggerà su corrispondenti strutture
neurobiologiche,che vengono a costruirsi
nel sistema nervoso centrale (il
moltiplicarsi delle sinapsi ) ad ogni
apprendimento.
La struttura morfologica neurale
La struttura morfologica neurale è
conseguente al tipo di apprendimento: lo
sviluppo, dal punto di vista neurologico e
dunque psichico,non è determinato
soltanto dal codice genetico,ma ,assai
più,dalla particolare elaborazione
dell’esperienza.
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