Il duca Franchino di Mantova per rispettare il testamento del Marchese Alfonso deve vivere in castità per il resto dei suoi giorni e lo mandarano nel castello di challant. Per sorvegliare il duca furono inviati al castello di Challant, dodici abati da un monastero vicino,però nel castello iniziano a accadere strane morti come se una maledizione fosse caduta su questo. Il primo a morire fu l’abate Umidio che per l’età soffriva già di malori e cosi fu trovato morto. Poi toccò all’abate Nevoso che morì precipitando giù da un burrone con una slitta donatagli da Venafro il quale l’aveva comprata da un inventore genovese venuto a far visita al castello. Poi morì l’abate Torchiato dopo aver bevuto un po’ troppo vino. Al castello arrivò un filosofo che venuto a conoscenza dei fatti accaduti, così affermò che nel castello regnavano demoni. Dimostrò questo in seguito alla morte di abate Celorio il quale era sempre seduto vicino al camino poiché soffriva il freddo e un giorno una pentola gli cadde sulla testa. Il filosofo attribuì la colpa a dei piccoli diavoli che abitavano nel fuoco e fra i servi iniziò una paura generale tanto che nessuno voleva più avvicinarsi al camino. Così la marchesa decise di chiamare una pretessa famosa per le sue doti da esorcista. Lei riuscì scacciare i demoni e per ricompensa chiese alla marchesa di ospitare Goffredo da Salerno affinché continuasse i suoi studi di medicina. E per questo fece due regali alla marchesa: uno era una scacchiera bellissima di legno pregiato e l’altro era un bambino di nome Cicco e di circa due anni. Madonna Maravì s’innamorò di Goffredo però l’amore non era ricambiato e infuriata per questo scaraventò un pezzo della scacchiera contro Goffredo però sbagliando mira colpì l’abate Foscolo che morì. Poi fu la volta dell’abate Ipocondrio che inciampò dopo essersi arrampicato sulla cinta più alta delle mura per catturare Cicco e rubargli il flauto, morì inciampando e precipitò morendo al suolo. Un giorno arrivò al castello un trovatore che s’innamorò della marchesa, ma fu cacciato dal duca Franchino geloso della Marchesa; lo stesso giorno l’abate Mistral anch’egli innamorato della Marchesa se ne andò avendo saputo l’amore che c’era i due. Poi fu la volta dell’abate Leonzio che morì a causa di un paio di occhiali donatigli dalla marchesa . L’abate Prudenzio morì a causa di una sua stessa invenzione che aveva lo scopo di isolarlo dal castello ma ne rimase schiacciato. Arrivò al castello un astrologo che dopo avere predetto alla marchesa che il castello sarebbe caduto in mano ai Savoia, disse all’abate Santoro di seguire una stella che avrebbe risposto a tutte le sue domande. Santoro intento con il binocolo a cercare la stella precipitò. In seguito l’abate Malburno si ammalò ai lombi e la medicina del tempo che diceva che ad ogni malessere fisico ne corrispondeva uno morale gli consigliò di fare attività sessuale,ma Malburno abusò di ciò e mori nel suo letto. Infine rimase solo l’abate Ildebrando che convinto che il castello fosse infestato dal demonio lo incendiò ma rimasero anche lui e la marchesa nell’incendio, Cicco e Venafro chiesero asilo alla pretessa finché non avessero costruito una nuova casa. -- La marchesa Isabella d’Aquitania: bellissima e spregiudicata segue le sue passioni fino ad oltrepassare i limiti imposti dall’amor cortese. In Passato si innamora di S. Bernardo che ottenne la canonizzazione essendo riuscito a sfuggire alle attenzione della nobile donna. Ha un ruolo fondamentale all’interno del castello perche fa parte della vita di corte, essa viene idealizzata dagli uomini perché irraggiungibile. Però non ha i caratteri per essere una donna angelo; è bruna e non bionda e inoltre non dimostra un atteggiamento “raffinato” poiché spesso si concede ai suoi amanti creando un intreccio di gelosie. La marchesa tiene in poca considerazione gli ammonimenti degli abati e si dimostra sempre molto coraggiosa. Al termine della vicenda viene identificata dal più intransigente degli abati come la causa delle stragi avvenute nel castello. In questo modo viene identificata come una serva del demonio - Il duca Franchino di Mantova: biondo, esile, con gli occhi azzurri, sarebbe stato un perfetto menestrello e forse l’avrebbe anche voluto, ma la sorte lo ha condannato a ben altra vita. Pur non sapendo amare, il duca è perennemente innamorato, quasi fosse un sua necessità. Dopo la morte della moglie, si compiace della sua condizione di vedovo, perché il nero del lutto gli dona e lo rende attraente agli occhi delle donne. Però egli firmò l’accettazione del testamento, cioè non potrà più passare del tempo con una donna e, per evitare questo, gli vengono affiancati dodici abati con il compito di sorvegliarlo e, se è il caso, di ricondurlo sulla ”diritta via”. - Venafro: Il libro inizia proprio con la descrizione di questo personaggio che cavalca verso il castello di Challant. I suoi capelli sono neri e corti, ha baffi o occhi neri. Nessuno sa niente di lui, se non che dovesse essere lontanamente imparentato con la bellissima Isabella d’Aquitania. Venafro si dimostra sempre estremamente fedele alla marchesa con la quale condivide l’interesse per la cultura. La sera si ritira sempre nella sua stanza, in cima alla torre, per compilare il suo erbario. - L’Abate Umidio: a causa dell’età e delle fredde mura del castello soffre di numerosi acciacchi, e, tentando di curarsi grazie a delle erbe, ne assume una quantità eccessiva e non sopravvive. - L’Abate Nevoso: è piuttosto giovane d’anni e assai robusto e corpulento. È assai pigro e amante delle comodità. In seguito, imprudente, decide di provare a tutti i costi una slitta donatagli da Venafro non molto sicura, e, cadendo violentemente, perde la vita. - Enrico di Morrazzone: inventore,è un uomo alto e magro, vestito di una palandrana verde che gli scende dritta dalle spalle alle caviglie. - L’Abate Torchiato, verboso e zoppicante, non perde occasione per ammonire la marchesa sui suoi facili costumi. Morirà durante una festa al castello, per aver troppo mangiato e bevuto. - Il Filosofo: Laureato alla Sorbona di Parigi, viene scacciato dalla città accusato d’eresia, poiché con il suo pensiero e con le basi d’Abelardo, filosofo eretico anch’esso, aveva, in un certo modo, provato la possibilità che esistesse più di una corretta dottrina e che quindi anche quella di Maometto sarebbe potuta essere sensata. - Il mercante di Venezia: un uomo colto, di buone maniere, capace di vendere con astuzia la propria merce, ritrae bene il ruolo che avevano i mercanti dell’epoca, importanti all’interno della società per le loro capacità professionali ovvero la conoscenza delle lingue e del diritto commerciale. - L’Abate Cleorio: un vecchietto malato di freddo, perennemente alla ricerca del calore di un po’ di fuoco, muore schiacciato dalla grande padella per le frittelle che si trova appesa ad un robusto gancio vicino al camino della cucina. La sua misteriosa morte darà luogo a diverse paure tanto che la marchesa dovrà far esorcizzare il camino solo per tranquillizzare i servi, terrorizzati dalla possibile presenza del demonio. - La saggia pretessa, vestiva con una lunga cappa intessuta di piume, che dal capo, con una specie di cappuccio, scende sino ai piedi. Di lei non si dice tanto se non che ha i capelli fulvi e crespi. Viene chiamata dalla marchesa per esorcizzare il camino della cucina. - Cicco: é un dono della pretessa alla marchesa. È un bambino, non si sa bene da dove venga, né quanti anni abbia, ma viene accudito dalla marchesa proprio come un figlio. Il piccolo presto fa amicizia con il gatto Mirò e diventa “compagno di giochi” di Venafro, il quale gli insegnerà anche a suonare il flauto. Cicco con il suo flauto, contribuirà ad allietare le giornate agli abitanti e agli ospiti del castello. Solo l’abate Ipocondrio odia che Cicco suoni il flauto considerando la musica come uno strumento del demonio. - Goffredo da Salerno: è un uomo di mezza età, dal volto bello, ricoperto in parte da una folta barba e lisci capelli castani gli ricoprono la fronte. È uno studioso di medicina e, accusato d’eresia per i suoi esperimenti sul trapianto di organi e per le sue ricerche sulla dissezione dei cadaveri, si rifugia nel castello di Challant per continuare in tranquillità il suo lavoro. - Madonna Maravì, proviene dalla corte angioina di Napoli. Ha riccioli ramati ed è una giovane di bell’apparenza. Innamorata di Goffredo da Salerno, decide, per sedurlo, di vestirsi con un abito di raso rosso piuttosto leggero, forse inadatto a quella stagione così fredda. Infatti ciò che ottiene è solo un forte raffreddore con sintomi simili alla così detta “malattia dell’amore”. Impulsiva nelle reazioni, persa ormai la battaglia per messer Goffredo, scaglia fuori dalla finestra uno dei gradi scacchi della marchesa, ma sbaglia bersaglio, e invece di centrare Goffredo, colpisce ed uccide l’abate Foscolo. - L’Abate Mistral, innamorato della bella marchesa, ma vista l’impossibilità della loro relazione, parte in cerca di ventura, ma con la speranza nel cuore di poter tornare, un giorno, da lei. Maggior parte dei fatti si svolge all’interno del castello di Challant, escluse alcune scene svolte nel giardino o nello spazio immediatamente esterno. Solo raramente lo spazio chiuso è visto come oppressivo; di solito appare come luogo di festa, di passioni, desideri e conflitti. Il romanzo si svolge nell’arco di un anno; da ottobre all’ottobre dell’anno successivo, ovvero fino alla distruzione del castello; una sorta di cerchio che poi si conclude definitivamente. Durante l’anno si susseguono i mesi e le stagioni, accuratamente descritte con le loro caratteristiche. Manca invece la descrizione dei mesi estivi. Inoltre mancati riferimenti a poeti importanti come Dante o gli altri stilnovisti fa supporre che il romanzo sia ambientato in un tempo precedente al 1300. Il punto di vista è quasi sempre quello del narratore che conosce i pensieri di tutti i personaggi così da poterne descrivere a pieno le sensazioni e spiegare al lettore il perché dei loro comportamenti. Il narratore è esterno, e per questo tende quasi a identificarsi con l’autore stesso. Egli commenta la vicenda con aspetto critico e moderno, senza mancare di ironia. Narratori interni alla vicenda sono invece i vari personaggi che si soffermano a narrare la loro storia in prima persona, con un discorso diretto. Nel romanzo il tempo è generalmente lineare, ma non mancano alcune eccezioni. Sono presenti delle rare o anticipazioni quando si preannuncia il futuro avvenire di “fatti misteriosi e strani”. Più frequente è invece l’uso di flashback. Nel romanzo si possono inoltre notare delle elissi. Ad esempio, mente la marchesa discute con la pretessa il narratore si sofferma a descrivere il comportamento del gatto Mirò alla vista del grosso gatto che la pretessa ha portato con sé, per poi riprendere il discorso delle due donne. Abbastanza frequenti sono anche le descrizioni piuttosto dettagliate e ricche di particolari. Il ritmo del racconto è piuttosto incalzante e scorrevole. I discorsi diretti aiutano la comprensione delle scene e permettono un andamento lineare. Le descrizioni rallentano un po’ il ritmo della narrazione.