CENTRO E PERIFERIE
18/12/2015
Il "sistema dell’economia" mondiale ha, al suo
"centro", una limitata serie di Stati, che gode
di un alto livello di sviluppo.
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Quello che è rappresentato in questo
planisfero tematico non è la divisione
geografica tra nord e sud del mondo, ma
una divisione economica.
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Nel "sistema dell’economia" mondiale, vi è
poi una "periferia" composta da Stati più
deboli, i quali forniscono a quelli del centro
le risorse materiali e la manodopera a
basso prezzo.
Si tratta di Stati che vengono sfruttati da
quelli del centro.
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La Terra è ricca di risorse varie ed abbondanti,
ma non sono distribuite in modo equo fra tutti i
paesi del mondo.
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RISORSE DISEGUALI = CONSUMI DISEGUALI
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Anche in passato il sistema economico era
rappresentato da un centro ed una
periferia.
I Paesi sottomessi erano considerati
territori di conquista sottoposti al
pagamento di tributi e allo sfruttamento
economico.
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IMPERIALISMO
Il termine è di uso recente e designa la
politica d’espansione (territoriale,
economica o politica) degli Stati,
generalmente quelli industrialmente più
avanzati; esso è stato attribuito anche
ad alcune fasi della storia antica, in
particolare esso è stato attribuito allo
Stato romano per indicare la sua
continua espansione e il suo
atteggiamento nei confronti
dei popoli assoggettati.
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ROMA FA CADERE LA MASCHERA E SI VOTA
ALL’IMPERIALISMO
Alla fine del III secolo a.C. e nei primi
decenni del II secolo a.C., la sua politica
espansionistica, quella che l’aveva
indotta prima ad uscire dai ristretti
confini del Lazio, poi a estendere la
propria egemonia sulla penisola, la
portò a diventare padrona di tutte le
terre del bacino del Mediterraneo.
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Roma e il suo impero
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A PROPOSITO DELLA SOTTOMISSIONE DEI
POPOLI A ROMA…
Cartagine, era lo sbocco principale dei
prodotti africani; il suo porto era affollato
di navi, i suoi frutteti, i vigneti, i campi
erano tra i più lussureggianti del mondo.
Pur adempiendo scrupolosamente agli
obblighi impostile dal trattato di pace con
Roma, sollevava sospetti e timori.
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Un giorno Catone capitò in Senato con un
cesto di bellissimi fichi freschi. Invece di
cominciare, secondo il suo solito, a dire:
“Cartagine deve essere distrutta!”, si volse
ai senatori e offrì quei frutti.
I senatori accettarono e mangiarono.
Quando il cestino restò vuoto Catone, col
suo miglior sorriso, domandò: “Erano
buoni?”
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Fra i Romani che maggiormente temevano
il rifiorire di Cartagine c’era Catone il
Censore. Costui diceva a tutti coloro con i
quali parlava: “Cartagine deve essere
distrutta”, ma i senatori non davano peso
alle sue parole: pensavano infatti che
Cartagine era lontana e non poteva dar
noia.
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Tutti risposero di sì: erano così freschi!
Nella polpa rossa brillava persino una
goccia zuccherina…
“Ebbene” dice Catone, facendosi
improvvisamente serio, “ieri mattina
pendevano ancora dall’albero, in un
frutteto di Cartagine…”
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I senatori si fecero pensosi: davvero
Cartagine non è molto lontana da Roma… Se
rialzasse la testa, sarebbe un guaio…
E ricordarono con angoscia Annibale quando
scorrazzava per l’Italia.
Ricordarono con sgomento che, dopo Canne,
accorsero sotto le armi anche giovinetti di
tredici, quattordici anni, perchè gli uomini
erano in gran parte morti.
Catone vide quei capi chini, quelle fronti
corrucciate, e sorrise: finalmente aveva
raggiunto il suo scopo; li aveva convinti.
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L’occasione del conflitto fu offerta da
Cartagine stessa, che stanca di subire le
soverchierie di Massinissa, re della
confinante Numidia, a un nuovo strappo di
territorio gli mosse guerra, violando così le
condizioni di pace dell’anno 201. I Romani
allora sbarcarono in Africa, per punirla.
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Sbigottiti, i Cartaginesi tentarono di
placare il potente nemico, accettando
tutte le sue condizioni: consegna di ostaggi
e di tutte le armi e le navi da guerra. Ma,
ottenuto ciò, i consoli intimarono ai
Cartaginesi di sgomberare la città, la quale
doveva essere distrutta; essi potevano
costruirne un’altra, purchè non fortificata
e distante dal mare almeno quindici miglia.
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Il crudele comando provocò la disperata
resistenza dei Cartaginesi, che difesero
eroicamente, per due anni, la loro patria.
Alla fine furono costretti ad arrendersi e
Cartagine venne rasa al suolo. Sulle rovine
della città i Romani sparsero del sale: ciò
significava che essa non doveva più
risorgere… e mai più risorse.
La luce di una grande civiltà si spegneva
così nel Mediterraneo e si affermava
sempre più quella di Roma.
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•
Sallustio, uno storico romano, nelle
Historiae, aveva scritto che "i romani
fanno la guerra a tutti, ma sopratutto a
quelli la cui disfatta promette spoglie
opime: osando, ingannando, passando
da una guerra all'altra si sono
ingranditi".
Tuttavia, pur sembrando condividere il
punto di vista del nemico, non intende
porre in discussione l'imperialismo
romano, in quanto ritiene che l'ordine
di Roma (la "pax romana") sia l'unica
garanzia di sopravvivenza per tutti.
•
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Tacito, un grande storico di Roma,
nell’Agricola, parla di Càlagaco, un capo
che riuscì a riunire sotto il suo comando
tutte le tribù della Caledonia (l’attuale
Scozia). Qust’ultimo, prima di combattere,
per infondere coraggio ai suoi uomini
pronuncia un discorso in cui propone due
alternative: la libertà o la morte. I romani,
infatti, sono visti come insaziabili
dominatori.
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Significativa è la frase che Tacito fa
pronunciare al capo caledone a proposito
della pax romana: "là dove fanno il deserto
gli danno il nome di pace". Questa frase è
utilizzata anche oggi per definire la politica
imperialista delle grandi potenze.
La pax romana era una pace imposta con la
forza e volta al dominio e alla
sottomissione di un popolo conquistato.
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Le diverse interpretazioni
dell’imperialismo romano
La storiografia ha dato letture diverse
dell’imperialismo romano, proprio per
la complessità del fenomeno e per la
sua unicità nel mondo antico. Alcuni
storici, fra i quali T. Mommsen, hanno
sostenuto la tesi dell’imperialismo
difensivo, come “un risultato che
s’impose al governo romano senza, e
forse anche contro la sua volontà”, a
sottolineare che le azioni belliche
furono il risultato di molti fattori e non
di una scelta politica aggressiva.
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Altri, soprattutto nell’Ottocento, hanno
sostenuto la
tesi opposta, ovvero hanno considerato
l’imperialismo
come il risultato di una politica volutamente
aggressiva e depredatoria.
Altri ancora, fra cui G. De Sanctis e J.
Carcopino,
ritengono che i Romani si votarono
all’imperialismo
solo dopo aver già attuato diverse conquiste,
per motivi economici o politici o militari.
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Recentemente alcuni studiosi, fra i quali F.
De Martino
e F. Càssola, hanno posto l’accento
sull’importanza dei fattori economici e
hanno ritenuto che furono i gruppi
finanziari e i loro sostenitori, numerosi
anche nell’aristocrazia senatoria a premere
per una politica espansionistica a Roma ,
considerando la guerra come primario
strumento di ricchezza e sfruttamento.
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I Romani furono capaci di creare un
dominio così vasto anche per merito di
alcune loro caratteristiche e peculiarità
che gli altri popoli non avevano, prima fra
tutte la capacità di annettere nuovi popoli
in modo che essi si sentissero
“giustamente” vincolati a Roma. Solo così
Roma non creò soltanto schiavi e oppressi,
ma sudditi che si identificavano in chi
deteneva il potere
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La loro organizzazione territoriale è un
capolavoro di
equilibrio, di dare e avere, di soluzioni
diverse con i popoli vinti, di autonomia e
dipendenza. Tale diversità di condizioni fu
utilizzata in parte dai Romani come
strumento di dominio, che si esplicitò nella
nota massima divide et impera (dividi e
comanda).
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E ORA…

Nel sistema dell’economia mondiale,
che cosa si intende per centro e
periferia?

Quali sono i paesi che fanno parte del
centro e quali quelli della periferia?

Che cosa significa il termine
“Imperialismo” riferito ai Romani?
Quali conseguenze ebbe la politica
imperialistica messa in atto da Roma?

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Quale significato ha il discorso che
Catone tiene di fronte ai senatori
romani?
Che cosa pensano Tacito e Sallustio a
proposito della politica espansionistica
di Roma?
Qual è la tesi di Mommsen
sull’imperialismo romano?
Secondo alcuni studiosi, l’imperialismo
romano fu dovuto a fattori economici.
Che cosa significa?
Quale strategia seguirono i Romani
nell’annettere nuovi popoli?
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