La Rivoluzione Americana
Bacchiega Alberto
Morin Niccolò
Introduzione
 La guerra di indipendenza americana,
chiamata anche rivoluzione americana, fu un
conflitto combattuto tra il 1775 e il 1783 tra le
tredici colonie nordamericane, diventate
successivamente gli Stati Uniti d'America, e
la loro madrepatria, il Regno di Gran
Bretagna.
 Nel corso della guerra le potenze europee si
schierarono (la Francia, la Spagna e le
Province Unite con i ribelli mentre l'Assia e
l'Hannover con gli inglesi) portando il
conflitto anche nelle Antille, in India e in
Europa.
Data: 1775 – 1783
Luogo: Stati Uniti d'America,
Oceano Atlantico
Esito:Vittoria decisiva americana
Casus belli: Boston Tea Party del
1773
Modifiche territoriali: Creazione
degli Stati Uniti d'America
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Le cause della rivoluzione
 Londra esigeva che i sudditi americani
contribuissero al pagamento delle spese del
vasto "impero" nord-americano.
 Dopo la guerra dei sette anni infatti,
l'Inghilterra si trovava in serie difficoltà
economiche (crisi finanziaria), alle quali
tentò di porre rimedio con due fondamentali
provvedimenti:
 lo Sugar Act (che imponeva alti dazi sui
prodotti di importazione dalla madrepatria
alle colonie)
 lo Stamp Act (che imponeva tasse sui
documenti ufficiali e sui giornali)
 Inoltre la madre patria ribadiva il proprio
monopolio industriale vietando di fatto lo
sviluppo autonomo delle colonie
preoccupandosi, non tanto dei loro
particolari interessi, quanto degli interessi
globali dell'impero.
 Né da una parte né dall'altra esisteva una
aperta volontà di scontro di fatto e le colonie
servivano come pura fonte di materie prime
utili allo sviluppo inglese.
 Fin dal 1743, Benjamin Franklin aveva
proposto d'inventariare le risorse agricole,
minerali, industriali che la scienza avrebbe
permesso di mettere a buon frutto.

George Washington, per quanto
appartenente a una famiglia di ricchi
proprietari di piantagioni della Virginia,
aveva esperienza sufficiente per ragionare
non nei termini provinciali del profondo Sud,
ma secondo prospettive globali di sviluppo.
La fine della guerra
dei sette anni
 La guerra dei sette anni aveva posto fine alla
dominazione francese sui territori americani,
cosicché i coloni non avevano più quella
necessità di protezione che era stato uno dei
principali motivi di attaccamento alla patria
di origine.
 D'altro canto, la Corona inglese pretendeva
una partecipazione alle spese sostenute per
la loro protezione.
 A ciò si aggiunsero molteplici iniziative del
Parlamento intese, a imporre anche ai coloni
l'obbligo di contribuire alle spese
dell'impero.
 Si trattava di imposte indirette su generi che
avevano per gli Americani un'importanza non
trascurabile: le tasse doganali percepite dal
governo inglese non erano sufficienti a
pagare le spese dei corpi militari e dei
funzionari stanziati in America.
 La conclusione della guerra fu per i coloni
un'amara delusione: essi si aspettavano che
la Louisiana fosse aperta alla loro libera
espansione, mentre una disposizione regia
precluse immediatamente questa possibilità
dichiarando che le terre di recente conquista
appartenevano all'impero, molte furono
assegnate a nobili o compagnie commerciali
affinché le sviluppassero per conto del re.
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Le imposte
 D'altra parte i coloni erano abituati a pagare
soltanto le imposte locali.
 Nel 1765 il governo inglese volle estendere
alle colonie una tassa del bollo, già in vigore
nella madrepatria, per la quale ogni uso
della carta, nei giornali, nei documenti
commerciali, negli atti legali, eccetera, era
sottoposto a un tributo, che veniva pagato
mediante l'apposizione di un bollo ("Stamp
Act").
 Di fronte alla protesta dei coloni, la legge sul
bollo fu abrogata ma fu sostituita con una
serie di imposte indirette su alcune merci
(carta, vernici, piombo, tè), che le colonie
importavano dall'Inghilterra.

La portata economica di questi
provvedimenti era molto limitata, ma con
essi il Parlamento intendeva porre una
questione di principio, facendo valere
concretamente il suo diritto di tassare tutti i
sudditi dell'impero.

I coloni non accettarono l'impostazione del
Parlamento, la questione di principio rimase
irrisolta e nel 1770 le imposte indirette
furono tutte abolite, salvo quella sul tè.
La Compagnia delle Indie
orientali
 Nel 1773 la Compagnia delle Indie
Orientali ottenne dal Parlamento il diritto
di vendere in esclusiva e mediante i suoi
stessi agenti il tè ch'essa importava dalla
Cina, tagliando fuori gli intermediari
americani che avevano fino ad allora
goduto di un ampio e fruttuoso giro di
affari.
 I commercianti americani di tè, sostenuti
dall'opinione pubblica e dalle
organizzazioni popolari dei Figli della
libertà, organizzarono di rimando il
boicottaggio delle merci inglesi: un
boicottaggio che culminò in un episodio
particolarmente clamoroso quando alcuni
Figli della libertà, travestiti da Indiani,
assalirono le navi della Compagnia alla
fonda nel porto di Boston e gettarono a
mare il carico di tè (episodio noto come
Boston Tea Party, del dicembre 1773).
 Il governo di Londra bloccò il porto dì
Boston e tentò di privare il
Massachusetts di ogni autonomia
amministrativa inviando sul posto un
gruppo di funzionari inglesi, nominati dal
re.
 In tale situazione, già molto tesa,
subentrò una nuova decisiva ragione di
conflitto quando, nel 1774, il Parlamento
approvò le famose «Quattro leggi
intollerabili (Intolerable Acts)»
 La prima legge, promulgata il 31 marzo
1774 (Boston Port Act), stabiliva che il
porto di Boston dovesse rimanere chiuso
al traffico fintanto che la città di Boston
non avesse rifuso la East India Company
del danno subito con il Boston Tea Party.
 La seconda e la terza legge furono
promulgate simultaneamente il 20 maggio
e contenevano una serie di norme fra le
quali quella che stabiliva per la provincia
del Massachusetts la nomina del
Consiglio provinciale anziché l'elezione
conferiva al solo Governatore il potere di
dimettere i giudici di livello inferiore, gli
sceriffi ed altri ufficiali di livello più
basso, gli conferiva il potere di limitare il
diritto di riunione nella città e quello di
interferire sulle giurie.
 La quarta legge, firmata dal re il 2 giugno,
cercò di sistemare una vecchia
controversia attribuendo al Governatore il
potere di posizionare le truppe
governative dove riteneva più opportuno.
L’espansione Territoriale
 L'ulteriore limitazione della libera
espansione territoriale dei coloni, che
l'Inghilterra voleva in sostanza confinare a
oriente dei monti Appalachi, in favore degli
indigeni che abitavano il resto del territorio,
furono percepite come un atto di dispotismo
e di inaccettabile limitazione della libertà dei
coloni, che pretendevano di essere .
 L'Inghilterra sembrava privilegiare gli
interessi dei selvaggi (e in seguito quelli
degli schiavi) rispetto a quelli dei bianchi,
limitando la libertà di quest'ultimi di fare dei
primi e della loro terra quello che volevano.
 Era dunque necessario eliminare il distante
governo dispotico inglese, contrario agli
interessi delle colonie.
 Le «Leggi intollerabili» ed il Quebec Act,
accelerarono il processo di ribellione ormai
in corso. Nelle colonie meridionali i grandi
proprietari terrieri, i mercanti, i ricchi
professionisti, consideravano il governo
inglese come garante della conservazione
sociale ma, specie nel Nord, i lavoratori, il
popolo minuto, i piccoli agricoltori e gli
uomini di frontiera abbracciarono la tesi
dell'indipendenza.
La guerra sul continente
 Quando la guerra scoppiò i coloni
disponevano solamente di milizie
volontarie, i minutemen, al contrario degli
inglesi che si appoggiavano su un esercito
ben addestrato ed equipaggiato, l'Esercito
Britannico.
 Anche con la creazione dell'Esercito
Continentale e l'inquadramento dei
miliziani in truppe regolari la situazione
non cambiò.

Solo dopo l'inverno del 1778, quando von
Steuben iniziò ad addestrare gli
statunitensi a Valley Forge (Pennsylvania)
le truppe dei "patrioti" ebbero un
miglioramento significativo arrivando alla
fine della guerra, grazie anche
all'intervento francese, a poter effettuare
un assedio campale, quello di Yorktown.
 La differenza principale che emerse tra la
tattica adottata da George Washington e i
comandanti inglesi fu quella della mobilità
delle truppe.
 Mentre i generali d'oltreoceano
utilizzavano le classiche tattiche della
guerra settecentesca, che prevedevano lo
spostamento di truppe pesantemente
equipaggiate seguite dai carriaggi,
l'avvicinamento al nemico e la carica a
seguito di alcune raffiche, gli statunitensi
preferivano utilizzare tecniche da
guerriglia, con imboscate e ritirate
strategiche.
 Nonostante gli inglesi inflissero un numero
maggiore di sconfitte agli statunitensi
rispetto alle vittorie ottenute da
quest'ultimi, non riuscirono mai a cogliere
un successo decisivo, come inveci quelli
americani a Yorktown o Saratoga.
Le battaglie di Lexington
e Concord
 Il primo scontro tra le truppe inglesi e i
minutemen avvenne nell'aprile del 1775
nelle cittadine di Lexington e Concord,
nella contea di Middlesex. Concord era
all'epoca una cittadina di mille abitanti
situata sull'omonimo fiume a venticinque
chilometri a nord-ovest di Boston; qui John
Hancock e Samuel Adams avevano stabilito
l'arsenale, i depositi e i centri
d'addestramento delle milizia.
 Quando l'esercito inglese giunse nella
cittadina ordinò ai coloni di disperdersi ma,
mentre veniva compiuta l'operazione,
qualcuno esplose un colpo (ancora oggi
non si sa se il colpo partì dalle truppe reali
o dai coloni); gli americani reagirono e i
britannici fecero altrettanto. La
scaramuccia durò circa venti minuti e alla
fine i minutemen fuggirono lasciando sul
campo otto morti e dieci feriti a dispetto di
un unico ferito tra le file nemiche.
 Raggiunta Concord i britannici bruciarono i
pochi depositi rimasti pieni e presero la via
del ritorno per Boston.
 Mentre attraversavano il North Bridge, il
ponte sul fiume Concord situato all'esterno
della città, furono però attaccati da circa 450
americani. La mischia fu furibonda e più
volte gli inglesi furono sul punto di cedere;
riuscirono infine a passare ma erano stanchi,
demoralizzati e a Lexington decisero di
rientrare senza finire di colpire i coloni.
 Questi li inseguirono invece con reparti di
cavalleria e li colpirono con varie imboscate.
Quando rientrarono, il 19 aprile 1775, i
soldati avevano perso tutti i carriaggi, un
centinaio di fucili e 247 uomini (73 morti e
174 feriti). Le milizie avevano invece
totalizzato 147 perdite, con 49 morti e 98
feriti.
 Questa scaramuccia, di modeste dimensioni,
segnò l'inizio della guerra. Il 10 maggio 1775
gli uomini comandati da Ethan Allen
conquistarono il forte Ticonderoga mentre il
12 maggio quelli del colonnello Joseph
Warren presero il forte Crown Point.

La creazione ufficiale dell'Esercito
Continentale avvenne il 31 maggio mentre il
15 giugno, su consiglio di John Adams, il
comando venne affidato a George
Washington.
La battaglia di Bunker Hill
 I miliziani americani, dopo la creazione
dell'esercito e la conquista dei forti, si erano
attestati nei pressi di Boston con l'intento di
cingerla d'assedio.
 Tuttavia erano riusciti solo ad occupare le
due colline che dominavano la citta, Bunker
Hill e Breeds Hill, il 15 giugno 1775.
 Il generale Thomas Gage, poco preoccupato
dei "ribelli", decise di rompere
l'accerchiamento e assegnò 2.500 uomini a
Sir William Howe con l'ordine di attaccare il
17 giugno.
 Howe sottovalutò gli americani e,
soprattutto, credette di trovarsi di fronte a
delle linee poco fortificate; invece nella notte
i ribelli, prevedendo un attacco avversario,
avevano sguarnito Bunker Hill, poco
difendibile, trasferendo le truppe a Breeds
Hill, più alta, lavorando durante la notte per
migliorare le fortificazioni.
 Verso le nove del mattino del 17 giugno, al
termine di un breve cannoneggiamento, gli
inglesi cominciarono l'attacco.
 Giunti sulla collina gli attaccanti subirono
un pesante fuoco di sbarramento e furono
respinti nel corpo a corpo. Anche al
secondo attacco furono respinti e, solo al
terzo tentativo e grazie all'esaurimento delle
munizioni dei difensori, presero le due
colline.
 Le perdite inglesi erano 1.050 (304 morti, 741
feriti e 5 dispersi) mentre quelle americane
solo 445 (172 morti e 273 feriti).
 Sul piano militare la vittoria fu degli inglesi
ma questa era stata pagata a caro prezzo.
Moralmente il successo era invece degli
americani che avevano resistito ad un
nemico in superiorità numerica dimostrando
di poter resistere all'esercito reale.

Lo stesso Washington si disse contento
dell'esito della battaglia tanto che Israel
Putnam, principale comandante, assieme a
John Stark, degli americani, fu nominato
generale.
La campagna canadese
 Un altro dei problemi dell'Esercito Continentale
era l'assenza di ufficiali con reale preparazione
tattica che sceglievano spesso di lanciare,
senza nemmeno attendere gli ordini di
Washington, degli attacchi controproducenti
distogliendo uomini e mezzi da altre operazioni
militari.
 Il generale tollerò tuttavia queste operazioni
per non aprire fratture col Congresso e diede il
suo assenso anche alla campagna canadese,
uno dei maggiori disastri patiti dai coloni
durante la guerra.
 L'idea dominante in alcuni reparti dell'Esercito
Continentale era che il pericolo maggiore per i
coloni venisse dal Canada. I sostenitori di
questa ipotesi sostenevano che dalle basi nel
paese gli inglesi avrebbero potuto portare
offensive via terra stando vicino a queste senza
dover ricorrere a dispendiosi e rischiosi
sbarchi.
 L'idea di conquistare le città canadesi fu in
particolar modo appoggiata dal colonnello
Benedict Arnold e dal generale Richard
Montgomery, convinti di poter riuscire
nell'attacco per due motivi principali:
 Le forze inglesi nella regione ammontavano
solo a mille uomini e, secondariamente, era
diffusa la convinzione che gli anglo-canadesi
avrebbero aiutato i ribelli. Questi furono i motivi
che indussero il Congresso ad approvare l'idea
nel giugno del 1775.
 Il corpo di spedizione venne allestito e fu
pronto alla fine di settembre partendo il 2
ottobre verso la frontiera. Era composto da
8.000 uomini divisi in due colonne;
 una, guidata da Arnold, puntava su Québec
attraverso il Maine

una sotto il comando di Montgomery, era
diretta verso Montréal risalendo dal lago
Champlain.
 La colonna di Montgomery fu bloccata presso
il forte Saint John, sul fiume Richelieu, per
cinque settimane. Riuscì infine ad aprirsi la
strada ed il 13 novembre occupò Montréal. I
due rami riuscirono a riunirsi presso Québec
solamente in pieno inverno.
 Il comando della città era stato assunto dal
governatore inglese del Canada, Sir Guy Carleton:
gli erano rimasti pochi uomini ma disponeva di
molti viveri e di cinquanta cannoni, contro i cinque
degli assedianti. Inoltre erano stati completati i
lavori di ampliamento delle fortificazioni, che
rendevano difficile un attacco alla città.
 La notte del 30 dicembre decise di attaccare
muovendo in formazioni serrate. La neve ed il
vento confusero molti soldati che si trovarono
sottoposti al fuoco dei cannoni dei difensori che
sparavano a mitraglia. Il risultato fu un massacro:
morirono circa 500 soldati sul campo, compreso
Montgomery, mentre 200 perirono nei giorni
successivi a causa delle ferite riportate.
Il Generale Montgomery colpito a morte.
 Washington era disperato e le sorti della guerra
sembravano in mano inglese. Un aiuto al
generale venne però da un cartolaio e
farmacista di Boston: Henry Knox.

I coloni avevano trovato al forte Ticonderoga
cinquanta cannoni, più di quanti ne avesse
l'intero Esercito Continentale, ma erano da
fortezza e nessuno sapeva come trasportarli.
Knox ci riuscì e, costruendo ponti di fortuna,
massiciate e sfruttando tronchi d'albero come
rotaia fece arrivare quarantatre cannoni a
Washington, che li dispose subito all'esterno di
Boston, pronto per attaccare la città.
La riconquista di Boston
 Nei primi mesi del 1776 la situazione che si presentava
agli occhi di Washington era questa:
 Nonostante i fatti dell'estate del 1775 avessero dato
ragione a Gage gli inglesi decisero in ottobre, dopo
l'inizio della campagna canadese, di sostituirlo con
William Howe.


l'Esercito Continentale rimaneva un miscuglio di uomini
provenienti da svariati ceti sociali, molti dei quali alla
loro prima esperienza militare, che iniziava tuttavia ad
avere sia disciplina sia organizzazione, seppur minime.
 Dopo la sua nomina Washington aveva subito creato
uno Stato Maggiore formato dai suoi più stretti
collaboratori: Horatio Gates e Charles Lee, ex ufficiali
inglesi, Artemas Ward, originario di Boston, Philip
Schuyler, un ricco possidente, e Israel Putnam, distintosi
nella battaglia di Bunker Hill.
 Con questi aveva iniziato a lavorare mirando a tre
principali obiettivi: dare un minimo di disciplina ai
soldati, dotarli di un uniforme per riconoscersi in
battaglia e organizzare le officine artigianali della
Pennsylvania e del Massachusetts per la produzione
bellica. Ottenuti questi risultati e grazie anche all'arrivo
dei cannoni trasportati da Knox le truppe che
assediavano Boston, pur rimanendo lontane
dall'efficienza dell'esercito inglese, avevano una
consistenza differente dai combattenti di Lexington.
 Anche gli inglesi avevano operato dei cambiamenti. Nel
maggio del 1775 il generale Gage aveva ricevuto alcuni
rinforzi che avevano portato a 6.500 uomini il
contingente di Boston. La situazione era tuttavia critica e
le truppe stesse erano poco attrezzate per combattere
contro guerriglieri, poiché addestrate per affrontare i
tipici eserciti settecenteschi. Come conseguenza il
governatore aveva deciso di tenere saldo il controllo di
Boston, aspettando che a Londra sciegliessero la via
diplomatica o quella militare.
Questi aveva provato ad organizzare i lealisti di Boston
ed era riuscito a raccogliere 1.600 uomini. Furono
mandati ad occupare la Carolina del Nord ma, il 27
febbraio 1776, vennero annientati nella battaglia di
Moore's Creek Bridge, nei pressi dell'odierna Wilmington.
Da quel momento Howe decise di abbandonare Boston e
di trasferirsi in una città più "lealista" e difendibile.
 Washington aveva nel frattempo disposto i quarantatre
cannoni di Knox sulle colline dei Dorcester Heights, dopo
averle occupate senza subire perdite; da qui teneva sotto
tiro il porto
 . Il generale ordinò di farli sparare ma Howe, che aveva
già deciso di abbandonare la città, caricò su
centosettanta velieri tutti gli uomini, compresi pochi
lealisti locali, e le armi.
 Avendo visto che il nemico si ritirava Washington ordinò
di interrompere l'attacco e non riprese per le successive
due settimane, necessarie agli inglesi per imbarcarsi.

Il 17 marzo 1776 gli ultimi soldati inglesi lasciarono
Boston ed il generale entrò nella città accolto come un
trionfatore.

Era una data molto importante: per la prima volta i coloni
erano veramente padroni di un territorio senza inglesi in
armi.
 Il successo fu anche psicologico poiché il clima di
risveglio patriottico era ormai radicato e avrebbe portato,
di li a poco, alla Dichiarazione d'indipendenza degli Stati
Uniti.
La firma della Dichiarazione
d'Indipendenza
 Le truppe inglesi, per cercare di riportare sotto il
proprio controllo le colonie, erano sbarcate nei
primi giorni di aprile ad Halifax, in Canada.
 Durante il mese di giugno le truppe dei coloni
erano state costrette ad abbandonare Montréal
ed il Canada riportando perdite per circa 4.000
uomini (2.000 erano i caduti ed altrettanti i
disertori).
 Le truppe guidate da Henry Clinton, partendo
dalla stessa Halifax, tentarono una sortita su
Charleston dove furono respinte dai cannoni dei
forti.
 Il 7 giugno iniziarono le consultazioni sulla
proposta d'indipendenza avanzata dal deputato
Richard Henry Lee; per scongiurare il pericolo
della possibile indipendenza il trenta dello
stesso mese un contingente inglese ed assiano
di 22.000 uomini guidato dal generale William
Howe e dall'ammiraglio Richard Howe, suo
fratello, aveva gettato l'ancora a Staten Island,
davanti a New York.
 Washington, che aveva previsto questa mossa,
schierò i suoi uomini a Long Island, sulle alture
di Brooklyn.

Dietro di esse vi era una seconda linea
impostata su due forti: Fort Lee e Fort
Washington.
 Nel frattempo il generale John Burgoyne era
partito dal Canada al comando di 10.000 uomini
con l'intenzione di discendere il lago Champlain
e il fiume Hudson per prendere New York tra due
fuochi.
 Il 4 luglio, a Philadelphia, fu pronto un
documento redatto da Thomas Jefferson, John
Adams e Benjamin Franklin che venne firmato
dai delegati delle Tredici colonie che andarono a
costituire una nuova nazione, gli Stati Uniti
d'America.
 Tuttavia, se l'estate del 1776 era stata dura per
gli americani, l'autunno lo sarebbe stato ancor
di più e George Washington l'aveva capito.
 Considerando la perdita di New York una cosa
inevitabile preferì concentrarsi nel cercare di
impedire la riunione delle forze di Howe e
Burgoyne inviando alcune migliaia di uomini tra
la città di Ticonderoga ed Albany. Intanto
Benjamin Franklin, avendo capito che in Europa
stavano cambiando gli atteggiamenti dei
governi, era partito per Parigi per convincere il
Regno di Francia ad allearsi con gli Stati Uniti.
L'assedio di New
York
 Il 22 agosto del 1776 15.000 anglo-tedeschi
vennero sbarcati a Long Island protetti dal
fuoco di 500 cannoni navali, così iniziò la
battaglia: il comando delle difese americane
era affidato ad Israel Putnam ma né il morale
né gli avversari erano quelli di Bunker Hill.

I difensori cominciarono a vacillare il 26
agosto quando persero numerosi avamposti
lasciando al nemico un centinaio di
prigionieri.

 Gli assediati avevano perso 1.996 uomini
(553 morti, 822 feriti e 621 prigionieri) mentre
gli attaccanti contavano 660 perdite (214
morti e 446 feriti).
 Quando gli inglesi entrarono a Manhattan il
15 settembre, a causa della loro lentenzza e
dell'eccessiva prudenza di molti comandanti,
gli americani avevano avuto tutto il tempo
per fortificare le alture di Harlem.


Gli americani erano allo stremo ma Howe,
convinto di avere la vittoria ormai sicura,
ritardò l'attacco di un giorno.

Il 28 agosto scoppiò un forte uragano;
questo era troppo forte per permettere agli
americani di riorganizzarsi ma, dato che
l'onore era salvo, Washington poté
organizzare la ritirata per la notte del 29
facendo evacuare tutti gli uomini a
Manhattan.
Il 28 agosto scoppiò un forte uragano;
questo era troppo forte per permettere agli
americani di riorganizzarsi ma, dato che
l'onore era salvo, Washington poté
organizzare la ritirata per la notte del 29
facendo evacuare tutti gli uomini a
Manhattan.
Il 16 settembre le truppe assediate
compirono una sortita guidate da Thomas
Knowlton in cui inflissero 270 perdite al
nemico a fronte delle 80 subite.
 Tuttavia Washington ordinò la ritirata verso
nord ritardandola con sortite e imboscate
contro gli anglo-tedeschi che impiegarono
quaranta giorni a conquistare Harlem.

Il 25 ottobre le truppe ripiegarono su White
Plains, che abbandonarono il 28.
 Gli statunitensi riuscirono a dirigersi verso il
New Jersey, esclusi i difensori di Fort
Washington, caduto il 16 novembre, e di Fort
Lee, caduto il 28 novembre.
La fine del 1776
 Mentre Howe stava conquistando
New York il governatore canadese
Guy Carleton ed il suo aiutante
John Burgoyne attaccarono il forte
Ticonderoga con l'intento di
dividere gli Stati Uniti in due e di
conquistare la zona settentrionale.
 Le truppe inglesi erano state
divise in due colonne: Carleton
era al comando di quella navale,
composta da duecento barconi e
venti cannoniere, che avrebbe
attaccato attraverso il lago
Champlain mentre Burgoyne
aveva il comando degli uomini a
terra.
 Benedict Arnold, responsabile della difesa del
forte, era riuscito ad armare sedici navi con cui
impegnò due volte la flotta nemica
costringendo Carleton a rinunciare all'attacco e
a ripiegare il 4 novembre, a causa dell'arrivo
dell'inverno, verso il Canada; anche Howe,
reduce dalla conquista di White Plains, non
poté continuare la sua avanzata verso il forte a
causa dell'inizio della stagione fredda.

In questo modo la vittoria ottenuta da Arnold e
lo stop di Howe avevano fatto fallire il piano
inglese di tagliare in due gli Stati Uniti.
 Dall'Europa cominciò ad arrivare un centinaio
di volontari, per lo più francesi e polacchi, in
aiuto delle forze statunitensi.
 Questi, pur essendo presenti in poche unità,
combattevano meglio rispetto alle forze locali e
Washington l'aveva capito.

Nei mesi successivi il flusso arrivò a toccare le
migliaia di uomini e, in particolare, si distinsero
tre comandanti: Tadeusz Kościuszko, nobile a
capo dei polacchi, Friedrich Wilhelm von
Steuben, barone prussiano che diede il
necessario addestramento all'Esercito
Continentale e Gilbert du Motier de La Fayette,
un marchese francese.
La battaglia di Trenton
 Dopo la ritirata dal New Jersey verso la
Pennsylvania si crearono due gravi
problemi per Washington.
 Nello schieramento inglese il generale Howe
aveva trattenuto il grosso delle forze a New York
lasciando ottomila uomini, al comando del
generale Cornwallis, nella città di Princeton e
duemilacinquecento tedeschi, comandati da
Johann Rall, negli avamposti di Trenton e
Bordentown, località vicine al fiume Delaware e
agli accampamenti invernali americani.

 In primo luogo il Congresso lo
accusava per le sconfitte subite
nonostante il generale fosse riuscito ad
organizzare le proprie forze in modo da
salvare la maggior parte degli uomini e
dei mezzi.
 Secondariamente era arrivato sul suolo
americano un nuovo esercito nemico,
quello assiano che, come aveva
dimostrato ad Harlem ed a Long Island,
era meglio organizzato e più temibile
anche dell'Esercito Britannico.
 In aiuto del generale statunitense quasi
novemila tedeschi, provenienti non solo
dall'Assia ma anche dall'Hannover,
disertarono o entrarono nelle file
dell'Esercito Continentale, contribuendo
a migliorarlo.
Se Washington avesse colto di sorpresa queste
forze avrebbe risolto entrambi i suoi problemi:
avrebbe infatti aumentato notevolmente il
proprio prestigio e il morale delle truppe
diminuendo contemporaneamente quello del
contingente assiano.
 Il generale scelse di attaccare il giorno di Natale;
egli sapeva infatti che i costumi tedeschi
prevedevano, a differenza di quelli americani, di
celebrare la festività con grandi pranzi e bevute e
che avrebbe perciò trovato gran parte dei
difensori ubriachi o addormentati.

Duemila uomini e diciotto cannoni si misero in
marcia divisi in due colonne la sera del 24
dicembre 1776.

Nonostante la bassa temperatura e il vento forte
che rendeva difficile trasportare le artiglierie le
truppe giunsero al Delaware, dove erano state
predisposte numerose barche e zattere, durante
la mattinata.
 All'alba del 25 dicembre i soldati
erano sull'altra sponda del fiume
e, dopo un breve riposo, due
distaccamenti si diressero verso
la città.
 Alle 8:00 del 26 dicembre gli
uomini raggiunsero Trenton
mentre la guarnigione di
milleseicento uomini
(millequattrocento tedeschi e
duecento inglesi) si trovava
ancora nel sonno, comprese le
sentinelle.
 L'attacco fu immediato e molti
soldati furono catturati mentre
dormivano; il colonnello Rall
tentò di organizzare le difese ma
venne ucciso e le sue forze si
dispersero.
 Le forze americane contavano
solamente due morti e quattro
feriti mentre le perdite angloassiane ammontavano a 1.086
uomini (venti morti, ottantaquattro
feriti e 982 prigionieri).
 Circa quattrocento uomini
riuscirono invece a rompere
l'accerchiamento e a riparare su
Bordentown.
 Washington decise di ripiegare
oltre il Delaware con i prigionieri e
il bottino senza attaccare
Bordentown perché era ormai
venuto meno l'effetto sorpresa.
 Dopo l'8 dicembre 1777 il
generale avviò anche una
campagna di reclutamento che
portò nuovamente il numero di
soldati dell'Esercito Continentale
a 10.000.
La battaglia di Princeton
 Quando Howe venne a conoscenza della sortita
americana a Trenton ordinò l'immediato contrattacco
al generale Cornwallis.
 Le truppe statunitensi avevano nel frattempo, tra il I e il
2 gennaio 1777, riattraversato il fiume Delaware con
cinquemila uomini attestandosi in una posizione poco
difendibile.
 Giunto davanti allo schieramento Cornwallis si accorse
della posizione sconveniente del nemico e concesse ai
propri soldati una giornata di riposo; questo era invece
quello che Washington aveva previsto e su cui aveva
di conseguenza basato la sua tattica.
 Durante la notte il generale statunitense ordinò invece
di accendere tutte le lanterne e i fuochi del campo e
successivamente aggirò le postazioni inglesi mentre i
soldati di Cornwallis dormivano.


Giunti nella città di Princeton all'alba gli americani si
scontrarono con tre reggimenti di fanteria che stavano
accorrendo in rinforzo delle truppe sul Delaware.
La battaglia fu breve e non riportò molte perdite
(quindici americani e novanta inglesi) anche se le
truppe inglesi sbandarono e si diedero alla fuga
disordinata nelle campagne.
 Washington li lasciò fuggire e puntò contro la città di
Morristown, distante circa cinquanta chilometri.
 Nel frattempo Cornwallis, ingannato dai fuochi
accesi, aveva mandato i suoi uomini all'attacco delle
postazioni americane completamente svuotate.
 Quando lo informarono dei fatti di Princeton ritornò
verso la città portandosi però con se i carriaggi e le
vettovaglie, che lo rallentarono.
 Giunto a destinazione perse ulteriore tempo a
recuperare e ripristinare i reggimenti sbandati;
quando terminò, Washington aveva ventiquattr'ore
di vantaggio ed era impossibile raggiungerlo prima
che entrasse a Morristown, ben fortificata e
difendibile.
 Il generale entrò in città il 5 gennaio del 1777 dando
immediatamente l'ordine di completare le
fortificazioni.
 Successivamente stabilì qui il quartier generale
dell'Esercito Continentale e informò il Congresso
(spostatosi nel frattempo da Philadelphia a
Baltimora) dei risultati ottenuti: gli americani non
solo avevano riottenuto il controllo del New Jersey
ma distavano solo quarantotto chilometri da New
York.
 Nel frattempo a Parigi accadeva un evento
fondamentale per gli americani:
 il ministro francese della guerra, Claude Louis conte
di Saint-Germain, aveva incontrato il barone
prussiano Friedrich Wilhelm von Steuben e gli aveva
proposto, raccogliendo il consenso del nobile
tedesco, di riorganizzare l'Esercito Continentale.
 L'addestramento che egli fornì agli statunitensi
contribuì di molto alla vittoria finale.
La caduta di Philadelphia
 La fine dell'inverno e l'inizio della primavera non
registrarono battaglie tra i belligeranti anche se
fervevano i preparativi, soprattutto da parte
inglese.
 Dopo il fallimento dell'attacco al forte
Ticonderoga, avvenuto alla fine del 1776, il
generale Burgoyne era rientrato a Londra
accusando dell'insuccesso il governatore del
Canada, Guy Carleton, e la sua "colpevole
inerzia"; Lord Germain diede ragione a
Burgoyne e preparò con lui un piano per
dividere in due il fronte ribelle.
 Per facilitargli il compito, raccolto il consenso
necessario del War Office, lo nominò
comandante unico e lo inviò in Canada al
comando di 6.000 anglo-assiani.
 Il generale decise di mobilitare anche i nativi e i
lealisti canadesi, arrivando a contare circa
10.000 uomini.
 Il suo piano prevedeva di discendere il lago
Champlain, prendere il forte Ticonderoga e
quindi marciare verso la valle dell'Hudson.
 Nel frattempo il generale Howe avrebbe dovuto
risalire il fiume con gli uomini imbarcati per
ricongiungersi con Burgoyne.
 Una terza colonna, composta da 3.000 uomini al
comando del colonnello St. Leger, sarebbe
partita da Montréal diretta verso Oswego da cui
avrebbe sferrato un attacco lungo la valle del
Mohawk.
 Il risultato previsto era quello di chiudere le
forze dell'Esercito Continentale fra tre fuochi e
conquistare così l'intero New England.
 Le forze, 7.000 anglo-assiani e 3.500 volontari, furono
pronte alla fine di maggio del 1777 ma Burgoyne,
ricalcando la mentalità tipica dei comandanti
dell'epoca, decise di partire portandosi tutti i carriaggi
e le provviste rallentando così i propri uomini.

Il 30 giugno il generale raggiunse il forte
Ticonderoga, conquistato il 3 luglio.

Il 30 luglio 1777 venne espugnato anche il forte
Edward, situato a sud-est. Le premesse per la riuscita
del piano sembravano esserci ma, a causa di
un'iniziativa personale di William Howe, questo si
risolse invece in un fallimento.
 Egli lasciò a New York 2.000 uomini al comando del
generale Henry Clinton e inviò una lettera a Burgoyne,
mai giunta a destinazione, in cui lo informava di non
potere risalire l'Hudson.

Quindi imbarcò circa 18.000 uomini facendo credere
di voler veleggiare verso la Carolina del Sud; in realtà
tenne le navi in rada fino alla fine di agosto
muovendosi poi verso la baia del Delaware, dove si
trova Philadelphia.

La sua intenzione era quindi quella di risolvere la
guerra con un importante successo morale.
 Dall'altra parte Washington si trovava a capo di 11.000
uomini male armati ed addestrati; la situazione era
simile a quella di New York e il generale scelse di
seguire lo stesso metodo per la difesa: combattere
solo lo stretto necessario a salvare l'onore senza
impegnare le truppe in uno scontro a campo aperto.

Inoltre Washington aveva deciso di affiancare al
comando un volontario straniero, il marchese de La
Fayette.
 Le forze inglesi sbarcarono la prima settimana
di settembre.



L'11 dello stesso mese l'Esercito Continentale
cercò di bloccarne l'avanzata presso il fiume
Brandywine, nei pressi dell'odierna cittadina di
Chadds Ford.
L'attacco inglese per rompere il blocco fu
portato su due colonne comandante dai generali
von Knyphausen e Cornwallis; le forze al
comando del tedesco si lanciarono contro il
centro dello schieramento statunitense
cercando di spezzarlo mentre quelle del
britannico le circondavano utilizzando per la
prima volta i fucili "Ferguson" a retrocarica,
migliori di quelli americani.
Washington e il generale Greene riuscirono a
rompere l'accerchiamento mentre una piccola
retroguardia comandata da La Fayette,
promosso quel giorno generale a soli vent'anni,
si occupò di coprire la ritirata. Le perdite
americane erano, tra morti e feriti, di circa 700
uomini contro i 500 inglesi, quasi tutti feriti.
 Il 22 settembre 1777 Philadelphia cadde in mano
inglese.
 Il contraccolpo psicologico fu notevole e
George Washington dovette organizzare il
contrattacco per il 4 ottobre.
 Egli elaborò però un piano che si rivelò troppo
difficile da attuare per l'Esercito Continentale:
quattro colonne avrebbero infatti dovuto
marciare verso la città per poi fuggire, riunirsi
nel villaggio di Germantown (oggi parte
dell'area urbana) e attaccare poi Philadelphia
lasciata sguarnita.

Sarebbe stato fondamentale il tempismo tra le
colonne ma la prima si attardò, la seconda
sbagliò strada incrociando la terza che,
scambiatola per il nemico, la bersagliò.

Solo la quarta, guidata personalmente da
Washington e dal generale Sullivan, rispettò la
tabella di marcia ma, giunta vicino a
Germantown, si scontrò per ore con le truppe
inglesi appostate nella fattoria Chew House,
difesa grazie ai muri degli edifici.
 Nel
frattempo
Cornwallis,
accortosi
dell'accaduto, radunò i suoi uomini e iniziò ad
inseguire la quarta colonna.

Washington non riuscì, anche a causa della
nebbia, ad abbandonare il campo prima
dell'attacco e subì una pesante sconfitta (gli
americani persero 670 uomini contro 535
inglesi).

Il vantaggio avuto a Trenton ed a Princeton era
stato vanificato e solo il successo di Gates a
Saratoga salvò gli statunitensi dalla sconfitta.
La battaglia di Saratoga
 Mentre a sud gli statunitensi erano stati
sconfitti, sul fronte settentrionale,
dov'erano comandati da Benedict Arnold,
le cose per loro andavano un po' meglio.

Burgoyne aveva infatti commesso
l'errore, dopo la conquista di forte
Edward, di dirigersi nella valle
dell'Hudson attraverso la wilderness, una
landa desolata conosciuta bene solo dai
volontari indiani che avevano ormai
abbandonato il generale inglese; gli
uomini, appesantiti da quarantadue
cannoni e dai carriaggi, avanzavano nella
wilderness con molta fatica coprendo
solo cinque o sei chilometri al giorno,
perdendo molti carri e allontanandosi
dalle basi canadesi.
 Gli americani conoscevano meglio la
zona e decisero di impegnare gli inglesi
con la tattica della guerriglia.
 Il generale Arnold decise di affidarsi alle
truppe di cacciatori facendo attaccare le
retrovie e i fianchi inglesi da sentieri
poco noti; nel frattempo l'Esercito
Continentale erigeva piccoli fortini sulla
strada per impegnare le avanguardie di
Burgoyne.
 Intanto era giunto da West Point il polacco
Tadeusz Kościuszko, incaricato di allestire un
solido sistema difensivo sulla cresta di Bennis
Heights, vicino al villaggio di Saratoga.

Nel frattempo 7.000 uomini al comando di Horatio
Gates erano stati mandati, per ordine di
Washington, dal New Jersey verso le Bennis
Heights.

A causa di questa tattica Burgoyne aveva perso,
1.000 uomini che, aggiungendosi alle diserzioni,
riducevano le truppe inglesi a un totale di 7.000
uomini.
 Al generale inglese non rimanevano che due
possibilità:
 ritirarsi riattraversando la wilderness con l'inverno
alle porte e con la guerriglia americana oppure
proseguire sperando di ricongiungersi con i
rinforzi di Howe e St. Leger.
 Scelse di avanzare e mandò avanti il colonnello
Baum e ottocento uomini nel Vermont con l'ordine
di rastrellare i viveri dalle fattorie mentre preparava
la partenza.
 Baum e i suoi soldati vennero però attaccati a
Bennington sia dai regolari di John Stark sia dai
Green Mountain Boys, il reggimento di fanteria che
raggruppava i soldati del Vermont, di Seth Warner.
 I britannici dovettero così ritornare dal generale
con solo duecento effettivi e senza viveri.



Burgoyne si mosse nell'errata convinzione di
ricongiungersi con le truppe provenienti da New York
e Oswego; in realtà il generale non sapeva che le
truppe di Howe non avevano lasciato New York per
Saratoga bensì per Philadelphia mentre quelle di St.
Leger erano state sconfitte.
Il colonnello aveva infatti lasciato Oswego
rapidamente ed era avanzato per circa cento chilometri
arrivando al forte Schuyler, difeso da meno di
duecento americani, lasciando una parte delle truppe
ad assediarlo; con le altre raggiunse il 6 luglio 1777
Oriskany, un villaggio sull'omonimo fiume.
Qui le truppe di Herkimer prima e di Arnold poi lo
attaccarono di sorpresa costringendolo alla ritirata.
Durante il ripiegamento raggiunse ancora forte
Schuyler e decise di mantenere l'assedio; le truppe
indiane e lealiste scelsero tuttavia di abbandonarlo e,
alla ripresa degli attacchi statunitensi, ritornò alla
base.
 Quando a Londra il governo seppe della decisione di
Howe di attaccare Philadelphia ordinò subito al
generale Clinton, rimasto a New York con 2.000
uomini, di risalire l'Hudson.

Il generale eseguì solo in parte l'ordine e, dopo averlo
risalito per qualche chilometro, ritornò in città
avvertendo Burgoyne di non poter andare in suo aiuto.

Il 13 settembre Burgoyne superò Saratoga e marciò
verso le Bennis Heights, dove Arnold aveva
concentrato 8.000 uomini.
 Il 19 settembre gli inglesi attaccarono costringendo gli
americani a ripiegare senza poter però infliggere un
colpo decisivo.

Il generale inglese, avvedutosi dell'arrivo dei rinforzi
statunitensi comandati da Horatio Gates, si spostò
dalle Bennis Heights e concentrò le sue difese sulla
fattoria Freeman, una grande tenuta con molti edifici
facili da difendere.
 Il 7 ottobre, poiché i viveri cominciavano a
scarseggiare, Burgoyne decise di attaccare
nuovamente le Bennis Heights.

La risposta americana fu però molto efficace: i
generali Morgan e Poor lo attaccarono sui fianchi
metre Arnold riuscì a sfondare il centro dello
schieramento nemico.

Burgoyne riuscì a sottrarsi alla mossa a tenaglia ed a
dirigersi verso Saratoga dove però vi erano le truppe di
Gates che lo attaccarono.
 Le posizioni inglesi caddero una dopo l'altra fino al 17
ottobre quando Burgoyne si arrese con soli 5.000
uomini a sua disposizione. Gli statunitensi erano a
capo invece di 16.000 o, secondo altre fonti, 18.000
uomini.
 Tutti gli uomini che si erano arresi, compreso il
generale inglese, furono rilasciati e imbarcati su navi
dirette in patria.

La battaglia di Saratoga o le battaglie, secondo la
storiografia americana che separa gli scontri del 19
settembre da quelli del 7-17 ottobre, ebbe un effetto
notevole.

Gli statunitensi avevano infatti riunito per la prima
volta un numero consistente di uomini e avevano
sconfitto gli inglesi in campo aperto.

Inoltre caddero a Parigi le ultime resistenze contro
l'alleanza franco-americana che venne ratificata il 6
febbraio 1778.
 Nel gennaio del 1778 William Howe lasciò, da vincitore,
il comando dell'Esercito Britannico negli Stati Uniti e
ritornò in patria, come già aveva fatto John Burgoyne,
seppur da sconfitto.
La Francia entra in guerra
 La notizia della vittoria di Saratoga giunse
in Francia ai primi di dicembre del 1777.
 Il 12 dicembre il ministro degli esteri
francese, Charles Gravier conte di
Vergennes, convocò segretamente
Franklin e gli altri diplomatici statunitensi
per iniziare a discutere dell'alleanza,
perfezionata nei mesi seguenti.
 I negoziati terminarono il 6 febbraio 1778
quando fu firmato il "Trattato di amicizia e
di alleanza" tra la Repubblica degli Stati
Uniti d'America ed il Regno di Francia; nel
testo i francesi garantivano «pieno
appoggio per mare e per terra» mentre gli
americani si impegnavano a «non
concludere una pace separata con la Gran
Bretagna».
 Come risposta il governo inglese varò lo
stesso giorno il cosidetto "Piano di
riconciliazione" per cui le colonie
avrebbero ottenuto la massima autorità
governativa a patto di riconoscere il re
d'Inghilterra come proprio sovrano.
 La proposta venne tuttavia declinata in
quanto gli Stati Uniti godevano ormai
dell'appoggio di un potente alleato e
potevano quindi opporsi alla madrepatria
senza correre il rischio della capitolazione.
 Ratificata l'alleanza si mobilitò
subito un corpo di spedizione,
furono aumentati i rifornimenti
all'Esercito Continentale,
iniziarono i colloqui per estendere
l'alleanza al Regno di Spagna e
alla Repubblica delle Sette
Province Unite (gli odierni Paesi
Bassi) e fu ordinato a Charles
Hector conte d'Estaing di scortare
negli Stati Uniti il primo
ambasciatore francese.

Nel frattempo gli inglesi dovettero
invece far fronte alle dimissioni di
William Howe, sostituito da Henry
Clinton.
La fine del 1778
 Il 18 giugno, le truppe di Clinton
lasciarono Philadelphia dirigendosi
verso New York;
 Washington cercò di sfruttare la
lentezza inglese e, nonostante le sue
truppe fossero in Pennsylvania,
sapeva che avrebbero potuto
raggiungere Clinton se avessero
attraversato a tappe forzate il New
Jersey
 La manovra fu effettuata senza
problemi utilizzando anche vari
contrattacchi per coprire le forze che
si stavano ritirando e alla fine gli
statunitensi lasciarono sul campo
360 uomini contro i 415 inglesi senza
però ostacolare Clinton.
 Il 7 luglio giunse a Philadelphia il
conte d'Estaing, salpato il 18 aprile
da Tolone, e con lui l'ambasciatore e
i rifornimenti francesi.
 Con l'arrivo del conte gli Stati Uniti
si trovavano ad avere per la prima
volta una flotta competitiva da
opporre a quella inglese.
 L'arrivo francese non migliorò al momento la
situazione e nel novembre del 1778 Clinton
sbarcò in Georgia 6.000 uomini che
conquistarono subito la città di Savannah.

Dopo aver occupato la città le truppe si
mossero verso ovest e verso nord e, aiutate
da Clinton giunto in città con 3.000 soldati di
rinforzo, iniziarono a minacciare la Carolina
del Sud.
 Washington, pur essendo a conoscenza
della delicata situazione del meridione, non
poteva inviare rinforzi sia per le eccessive
distanze sia perché gli uomini che aveva a
disposizione erano sufficienti solo a
fronteggiare gli inglesi di New York e
Newport, posta nel frattempo sotto assedio,
e a sorvegliare la frontiera canadese.
 Il generale decise allora di ritornare agli
accampamenti invernali dove continuava il
lavoro di von Steuben aspettando che anche
il Regno di Spagna firmasse l'alleanza antiinglese.
L'assedio di New York e il
teatro meridionale
 Dopo la battaglia di Monmouth,
Washington schierò le sue truppe
attorno a New York.
 L'autunno del 1779 non portò a
scontri importanti ma in dicembre,
mentre Washington stava
ritirandosi nei quartieri invernali,
Clinton attaccò.
 Il 26 dicembre 16.000 angloassiani mossero da Savannah
con 2.000 carri e 500 cannoni.
 Il 10 marzo 1780 le avanguardie
avvistarono Charleston, posta
sotto assedio il 20 marzo.
 L'assedio durò circa due mesi
senza che Washington potesse
inviare aiuti dal nord e, in maggio,
il forte dovette capitolare; il 23
maggio, giorno successivo alla
resa del forte, la bandiera inglese
fu issata in città.
 La conquista della città aprì ai
britannici le porte dell'intera
Carolina del Sud e, in
prospettiva, anche della
Carolina del Nord.
 In caso di manovra tempestiva
da parte di Clinton l'Esercito
Continentale sarebbe stato
schiacciato tra le forze della
Carolina e quelle di New York
ma il generale preferì lasciare il
comando a Lord Cornwallis
ritornando sul teatro
settentrionale.
 Il 12 giugno Rochambeau
sbarcò alle foci del Delaware
con 5.000 soldati regolari pronti
per essere impiegati a fianco
dell'Esercito Continentale; le
forze del francese, accorpate a
quelle di La Fayette, erano
numericamente inferiori ma
qualitativamente superiori a
quelle locali.
Il tradimento di
Arnold
 Al termine del 1780 un altro problema colpì
gli statunitensi: Benedict Arnold, uno dei
generali dell'Esercito Continentale, passò al
nemico.
 Egli si era arruolato nel 1775, agli inizi della
guerra, nominandosi colonnello; secondo i
suoi contemporanei non aveva affatto
preparazione militare ma era coraggioso e
dotato di "un naturale talento tattico".
 Washington intuì che sarebbe stato utile
per la guerriglia e lo schierò a nord dove si
mise in luce contrò Burgoyne.
 Tuttavia egli non era veramente interessato
all'indipendenza degli Stati Uniti ma
puntava soprattutto all'arricchimento.
 Washington, capite le vere intenzioni
dell'uomo, lo intralciò nella promozione a
generale: dopo la battaglia di Saratoga,
dove Arnold aveva avuto un ruolo di
primaria importanza, il comandante in capo
americano attribuì tutto il merito della
vittoria a Gates e, solo dopo le violente
proteste di Arnold nel 1778 gli concesse di
divenire il governatore di Philadelphia.
 A causa dei furti probabilmente perpetrati
da Arnold in città Washington fu obbligato a
trasferirlo, nel 1779, a West Point, uno dei
capisaldi dell'accerchiamento di New York,
provocando però il rancore dell'uomo che
considerava la carica poco importante.
 Verso la fine del 1780 alcuni soldati
statunitensi fermarono un uomo in
borghese che stava cercando di
ritornare nella città di New York,
occupata dagli inglesi.

Questi, interrogato, ammise di
essere il maggiore John André e di
essersi accordato con Arnold
affinché West Point fosse venduta
per 20.000 sterline.
 Washington decise di punire
entrambi gli implicati nella vicenda
ma, mentre André fu catturato e
condannato all'impiccagione, Arnold
riuscì a riparare in città e ottenne da
Clinton la nomina a maggior
generale, cosa che gli permise di
comandare un reparto composto da
lealisti.
 Il morale dell'Esercito Continentale crollò.

Nel gennaio del 1781, in Pennsylvania, si
verificò la ribellione di alcuni reparti che non
ricevevano i viveri e le paghe.

Washington riuscì, in parte grazie al suo
carisma e alla promessa dei pagamenti, in
parte grazie alla durezza con cui reprimette il
sollevamento, a calmare le acque.

In febbraio cadde però la Carolina del Nord,
completamente occupata da Cornwallis, e
iniziò a subire l'invasione anche la Virginia.

La nomina di Greene portò comunque i primi
risultati positivi per gli statunitensi sul fronte
meridionale: i suoi attacchi, supportati dalle
sortite dei generali Sumter e Marion,
provocarono molte vittime nelle file inglesi.

La vittoria più importante degli americani in
questo periodo fu quella di Kings Mountain
in cui vennero uccisi o catturati circa 1.000
britannici, tra i quali Patrick Ferguson,
l'inventore del primo fucile a retrocarica.

Nonostante le perdite Cornwallis rimaneva a
capo di 8.000 uomini contro i circa 4.000 di
Greene.
 Charles Cornwallis scrisse a Clinton delle
lettere in cui chiedeva ingenti rinforzi in modo
da rendere facile la riconquista inglese tramite
un'avanzata da sud.

Il comandante in capo, nonostante avesse a
New York una superiorità numerica
schiacciante gli inviò solo due reparti di
lealisti: 2.400 comandati dal generale Phillips
e 1.600 da Arnold nel marzo del 1781.

Il primo a sbarcare, nel nord della Virginia, fu
l'ex generale americano che cercò subito di
ricongiungersi con Cornwallis conquistando
ciò che trovava sul suo cammino.

Cornwallis, deluso dai rinforzi che non gli
garantivano il controllo di tutta la Carolina del
Nord, iniziò a pensare alla ritirata in una
piazzaforte, possibilmente situata sulla costa.
 Nello schieramento franco-americano vi era
una discussione tra Washington e
Rochambeau: lo statunitense sosteneva che
prima bisognava liberare New York e poi
attaccare Cornwallis mentre il francese era
favorevole ad un attacco diretto contro
quest'ultimo.

Nel frattempo, il 22 marzo, l'ammiraglio de
Grasse partì per le Antille dove avrebbe
recuperato 3.000 regolari francesi.
La battaglia di Yorktown
 Clinton, preoccupato per lo stato d'assedio di
New York, ordinò a Cornwallis, l'11 giugno del
1781, di mandare in città 3.000 uomini.
 Sconfitto per la seconda volta La Fayette il
generale obbedì inviandone 2.800, arrivati in
città il 19 agosto, ma rimanendo con appena
9.000 uomini in Virginia.

Sapendo di non essere in condizione né di
attaccare né di potersi difendere Cornwallis
ordinò di ritirarsi a Yorktown, nella
Chesapeake Bay, alla metà di luglio.
 In agosto giunsero i rinforzi francesi, in tutto
3.200 uomini, rcuperati da de Grasse nelle
Antille; grazie al loro arrivo le forze francoamericane constavano di 26.000 uomini, 9.000
francesi e 17.000 statunitensi (di questi 2.000
erano miliziani e 15.000 regolari addestrati da
von Steuben).
 Nel frattempo Washington e Rochambeau si
riunirono il 28 settembre a Williamsburg
muovendosi poi per accerchiare Yorktown con
16.645 uomini (8.845 statunitensi e 7.800
francesi).
 Il 9 ottobre cominciò il primo cannoneggiamento,
portato avanti dagli americani. Il giorno
successivo l'artiglieria francese si sostituì a quella
statunitense continuando l'attacco.

 Il 13 ottobre caddero i due fortini che Cornwallis
aveva scelto come avamposti e, il 14, 400 uomini
inviati dal generale inglese per contrattaccare
vennero respinti subendo circa centoventi perdite.

Nella notte Cornwallis cercò di riparare a
Gloucester ma sia la presenza della flotta di de
Grasse sia una tempesta bloccarono la traversata
del fiume York.

Il 17 ottobre Cornwallis si arrese anche se
formalmente la dichiarazione di resa venne
firmata solo il 19.

Washington decise di mantenere 3.000
uomini a New York e di spostare in segreto gli
altri, a cominciare dalla metà di agosto, verso
il teatro meridionale.
 Nel frattempo l'ammiraglio de Grasse
sconfisse il collega inglese Graves nella
Chesapeake Bay assicurandosi la supremazia
marittima per l'assedio di Yorktown.
Grazie alla copertura gli assedianti riuscirono ad
erigere una nuova linea a soli trecento metri dalle
difese portando Cornwallis a ritirarsi nel ridotto
centrale, troppo piccolo per difendere tutti i soldati
inglesi.
 Le truppe franco-americane ebbero 75 morti e
199 feriti contro i 156 morti, 326 feriti e 8.077
prigionieri inglesi. Anche se ci furono ancora
battaglie successive a Yorktown il successo
segnò di fatto la vittoria americana della guerra.
La fine delle ostilità
 Dopo la battaglia di Yorktown la
situazione vedeva avvantaggiati gli
inglesi a nord e ad ovest mentre gli
statunitensi erano in vantaggio a sud.
 New York era protetta da 20.000
uomini ai comandi di Clinton,
appoggiati da venti navi di linea,
mentre la frontiera canadese contava
5.000 difensori protetti da un sistema
di fortificazioni.
 Il fianco occidentale vedeva gli inglesi
e i lealisti occupare l'Illinois
controllando Detroit e Vincennes con
4.000 uomini, appoggiati dai nativi.
 A sud invece il generale Greene, dopo
aver riunito 7.000 uomini, aveva
sconfitto l'8 settembre a Eutaw
Springs (Carolina del Sud) i britannici
proseguendo la riconquista della
Carolina del Nord, della Carolina del
Sud e della Georgia.
 Nelle mani inglesi rimasero solo le
città fortificate di Charleston e
Savannah.
 Tatticamente la guerra poteva essere
rimessa in discussione da parte inglese
ma il fronte interno del paese cedette.

Gli effetti della guerra sull'economia
erano stati disastrosi e l'opinione
pubblica, cui erano state promesse facili
vittorie, dovette scontrarsi con la realtà
che faceva registrare pesanti sconfitte.

Molti politici iniziarono a credere che,
poiché l'Esercito Continentale era ormai
appoggiato dalla maggior parte della
popolazione, sarebbe stato impossibile
mantenere il controllo degli Stati Uniti
con la forza.

Inoltre l'intervento della Spagna e del
Regno di Francia avrebbe potuto togliere
il controllo dei mari al Regno Unito.

Gli scontri sul continente così
terminarono mentre continuarono quelli
sul mare, dove vinsero gli inglesi.

Nell'estate del 1782 cessarono de facto
le ostilità anche se si dovette attendere il
3 settembre 1783 per la firma del trattato
di Parigi.
La guerra per mare
 Quando scoppiò la guerra la
marina francese aveva ottanta
navi di linea e la Spagna circa
sessanta a cui la Royal Navy ne
poteva opporre circa
centocinquanta di linea e 228
totali.
 La marina britannica era quindi
la più potente del globo, non
tanto per numero di navi ma per
la preparazione tecnica degli
equipaggi e dei comandanti, a
tutti i livelli.
 Fino all'intervento della Francia
nel 1778 i coloni furono costretti
ad operare solo con la guerra di
corsa cercando di molestare il
traffico mercantile britannico
senza essere in grado di arrecare
danno alla marina militare.
 Con l'intervento francese le cose
cambiarono radicalmente poiché
la flotta francese, potente quanto
quella inglese, poteva impegnare
anche la Royal Navy su tutti i
fronti.
 L'impegno francese, al quale
successivamente si aggiunse
quello spagnolo, costrinse la
flotta britannica sulla difensiva in
Europa ed in India mentre la flotta
francese, in alcune occasioni,
ebbe la possibilità di ottenere la
superiorità marittima su quella
avversaria nelle Indie Occidentali.
 Fondamentale fu l'appoggio della
flotta per la caduta di Yorktown,
che segnò il giro di boa della
guerra.
Il trattato di Parigi
 Clinton fu richiamato in patria nella
primavera del 1782, ufficialmente per le
sue responsabilità nella sconfitta di
Yorktown.
 In realtà gli inglesi volevano lanciare un
chiaro segnale agli statunitensi che
cominciarono le trattative di pace in estate.
 Il 30 novembre del 1782 Regno Unito e
Stati Uniti d'America giunsero alla pace
separata, firmata dal primo ministro
britannico William Petty, marchese di
Lansdowne e da Benjamin Franklin; il
trattato stabiliva il cessate il fuoco tra i due
stati e il riconoscimento inglese degli Stati
Uniti ma rimandava alla pace definitiva
tutte le questioni militari e territoriali.
 Anche il Regno di Francia si avviava ormai
ad iniziare dei colloqui di pace e i primi
contatti ufficiali avvennero nel gennaio del
1783 a Versailles.
 Il 3 settembre 1783 venne infine firmato il
trattato di Parigi che concludeva la guerra
anche de iure.
 Le truppe inglesi lasciarono New York il 25
ottobre mentre il 10 dicembre Washington
si congedò dall'Esercito Continentale.
 Il trattato stabilì l'acquisizione della
sovranità da parte degli Stati Uniti per i
territori ad est del Mississippi (non erano
compresi però la Florida, territorio
spagnolo, e parte dell'attuale Louisiana) e
la possibilità di continuare l'espansione
verso ovest.
 Il Regno Unito, nonostante la sconfitta,
rimase la più grande potenza marittima
dell'epoca.
 La Spagna riuscì solo a riconquistare
Minorca e a mantenere la Florida
generando però una grave crisi politica
che portò alla disgregazione del suo
impero coloniale.
 Infine il Regno di Francia, pur
conquistando il Senegal e Trinidad e
Tobago ponendo inoltre le basi per la
conquista dell'Indocina francese, perdette
moltissime risorse per finanziare la
guerra; la crisi derivante spianò la strada
al successo della Rivoluzione francese.
Cronologia


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
1775
–
18 aprile - A Lexington e Concord vi sono i primi
scontri tra americani e inglesi.
–
31 maggio - Il Congresso costituisce l'Esercito
Continentale.
–
17 giugno - Battaglia di Bunker Hill; vittoria tattica
inglese ma subita a prezzo di ingenti perdite.
–
13 novembre - Conquista americana di Montréal.
–
31 dicembre - Sconfitta americana a Québec.
1776
–
17 marzo - Gli inglesi si ritirano da Boston.
–
30 giugno - Sbarco inglese a New York.
–
giugno/agosto - Burgoyne e Carleton sono respinti a
nord.
–
4 luglio - Viene approvata la Dichiarazione
d'Indipendenza degli Stati Uniti.
–
22-29 agosto - Battaglia di Long Island; vittoria inglese.
–
25 ottobre - Battaglia delle Harlem Heights; vittoria
inglese.
–
16-28 novembre - Cadono Fort Lee e Fort Washington;
gli statunitensi lasciano New York.
–
26 dicembre - Battaglia di Trenton; vittoria statunitense.
1777
–
3 gennaio - Battaglia di Princeton; gli americani
riconquistano il New Jersey.
–
28 agosto - Sbarco inglese a Philadelphia.
–
11 settembre - Battaglia di Brandywine; gli statunitensi
abbandonano Philadelphia.
–
4 ottobre - Battaglia di Germantown; vittoria inglese.
–
7-17 ottobre - Battaglia di Saratoga; vittoria
statunitense.
1778
–
6 febbraio - Il Regno di Francia entra in guerra.
–
11 giugno - Gli inglesi lasciano Philadelphia.
–
28 giugno - Battaglia di Monmouth; vittoria inglese.
–
dicembre - Gli inglesi occupano Savannah.
1779
–
9 maggio - Il Regno di Spagna entra in guerra.
–
3 luglio - I francesi occupano Grenada.

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
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1779
–
9 maggio - Il Regno di Spagna entra in guerra.
–
3 luglio - I francesi occupano Grenada.
1780
–
23 maggio - Gli inglesi occupano Charleston.
–
luglio - Gli inglesi occupano la Carolina del Nord e
sconfinano in Virginia.
–
16 agosto - Battaglia di Camden; vittoria inglese.
–
7 ottobre - Battaglia di Kings Mountain; vittoria
americana.
1781
–
15 marzo - La Fayette è sconfitto in Virginia e ripiega su
Richmond.
–
5 settembre - Battaglia navale della Chesappeake Bay; i
francesi tagliano le vie di rifornimento inglesi in Virginia.
–
28 settembre/18 ottobre - Battaglia di Yorktown; le forze
inglesi impegnate nel teatro meridionale si arrendono.
1782
–
10 aprile - Le forze navali di de Grasse sono annientate
da quelle di Rodney.
–
30 novembre - Stati Uniti d'America e Regno Unito
firmano l'armistizio.
1783
–
3 settembre - Trattato di pace definitivo. Gli inglesi
lasciano gli Stati Uniti.
–
10 dicembre - Washington si congeda dall'Esercito
Continentale.
Di Alberto Bacchiega e Morin Niccolò
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