Martedì 3 Febbraio 2015
Narrare la Bibbia ai Ragazzi
IL VANGELO COME RACCONTO
La costruzione del lettore
Variazioni del punto di vista
Per iniziare…
La nozione di “costruzione del lettore” è desunta da quella specifica metodologia di studio dei
testi letterari che passa sotto il nome di analisi narrativa.
Si tratta di un approccio nato nell’ambito degli studi sulla letteratura moderna ma che può essere
applicato, con qualche accorgimento, anche allo studio dei testi antichi.
L’analisi narrativa “funziona” particolarmente bene con i vangeli, data la loro natura di racconti.
Gli studiosi di narrativa concordano nel distinguere l’history dalla story, noi diremmo la cronaca
(l’enunciazione dei fatti bruti, il cosa) dal racconto (la concatenazione degli eventi narrati da uno o
più punti di vista, il come).
Quando parliamo di racconto, intendiamo riferirci al discorso che enuncia dei fatti articolati tra
loro mediante connettori spazio-temporali e causali (nessi logici), a partire da un punto di vista
ben preciso  ecco perché abbiamo quattro vangeli diversi: quattro racconti su Gesù a partire dal
punto di vista di quattro diversi autori che si rivolgono ad un certo uditorio).
Detto in altre parole, quando si ha un racconto si ha una trama.
Paul Ricoeur definisce la trama come «l’insieme delle combinazioni mediante le quali certi eventi
vengono trasformati in storia o, correlativamente, una storia è ricavata da eventi».
La trama, dunque, fa il racconto. Grazie ad essa il lettore percepisce, nella serie di azioni riferite,
qualcosa di diverso da un cumulo di fatti allineati disordinatamente. La trama è il principio
unificatore del racconto, il suo filo conduttore; essa permette di organizzare in uno scenario
coerente le tappe della storia narrata.
L’organizzazione della trama risponde ad una logica che è possibile descrivere in una grammatica
narrativa. Aristotele ne aveva già posto le basi quando definiva la trama (in greco: mythos) come
«composizione sistematica di fatti».
Pertanto ci chiediamo: quale “grammatica” governa il sistema del vangelo di Marco?
In termini più semplici: dove vuole andare a “parare” Marco con il suo vangelo? Verso quali
obiettivi vuole condurre il suo lettore?
L’analisi della trama del macro-racconto (= il vangelo) di Marco ci aiuterà a trovare una risposta.
Premessa di carattere teo-logico
Prima di procedere con una presentazione sommaria della struttura di Marco, penso
sia utile affrontare un’altra questione fondamentale:
perché dare così importanza allo studio del racconto?
La domanda sembra banale, ma non lo è, perché attiene alla modalità con la quale Dio
ha deciso di rivelarsi all’umanità.
Se gli autori biblici hanno scelto principalmente di raccontare Dio, invece di dissertare
su di lui, ciò è avvenuto fondamentalmente perché Dio si fa conoscere nella storia
(questa constatazione vale sia per l’Antico che per il Nuovo Testamento).
Ma se, per raccontare la storia che si è stretta tra Dio e il suo popolo, gli autori biblici
hanno narrato delle storie, ciò è avvenuto in virtù dei poteri del racconto.
Quali sono dunque questi poteri?
 Il racconto, per mezzo della sua trama, dà senso e ordine al disordine del reale. La
leggibilità della trama implica una leggibilità del mondo. Il racconto biblico postula che
la vita abbia un senso e afferma che la gestione di questo senso vada cercata in Dio.
Il racconto non disserta sull’essenza di Dio – i vangeli non sono manuali di teologia
sistematica. Il racconto non espone un Dio che sarebbe definibile, contenuto in un
nome, in un concetto (anzi, in Marco il Gesù raccontato sembra sfuggire sempre a
qualsiasi tentativo di com-prenderlo, stimolando così il processo della lettura e della
sequela). Il Dio del racconto avviene nella storia e tramite la storia. Egli è storico,
dunque raccontabile  leggere significa essere indotti a narrare Dio raccontandolo, a
fare storia a propria volta.
Il passaggio dal mondo del racconto al mondo del lettore è un lavoro di
interpretazione. Nel suo ultimo stadio, la lettura conduce i lettori dinanzi a un mondo
da plasmare, dinanzi a delle trame da costruire intorno a loro, dinanzi a delle persone
da scoprire, all’impronta di Dio da percepire. La lettura, come corpo a corpo del lettore
con il testo, diventa il luogo in cui dal testo si leva una Parola.
Un esempio sui poteri del racconto proviene dalla Bibbia stessa. Nel secondo libro di
Samuele ci imbattiamo in un episodio ben noto della vita del re Davide: il suo peccato
di adulterio con Betsabea e la trama da lui ordita per far morire il marito della donna,
Urìa l’Ittita. Davide si illude che le sue trame rimangano nascoste, ma non è così…
1
Il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse:
"Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l'altro povero. 2Il ricco
aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, 3mentre il povero non
aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato.
Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo
pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come
una figlia. 4Un viandante arrivò dall'uomo ricco e questi, evitando di
prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al
viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell'uomo povero e
la servì all'uomo che era venuto da lui".
5Davide
si adirò contro quell'uomo e disse a Natan: "Per la vita del
Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. 6Pagherà quattro volte il
valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata".
7Allora Natan disse a Davide: "Tu sei quell'uomo! Così dice il Signore, Dio
d'Israele: "Io ti ho unto re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, 8ti
ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del
tuo padrone, ti ho dato la casa d'Israele e di Giuda e, se questo fosse
troppo poco, io vi aggiungerei anche altro. 9Perché dunque hai disprezzato
la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito
di spada Uria l'Ittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con
la spada degli Ammoniti. 10Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla
tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di
Uria l'Ittita". (2Sam 12,1-10)
La parabola di Natan e il suo effetto su Davide sono una bella metafora della lettura.
Lungi dal voler fare una predica a Davide sul suo delitto, Natan fa uso della
comunicazione indiretta del racconto per plasmare dinanzi al re un tipo di morale: la
punizione per l’usurpazione dei diritti del debole.
Giudicando sdegnato questo delitto, Davide si vede rimandato al proprio mondo, per
constatare che la trama del racconto corrisponde sciaguratamente alla trama della sua
vita.
Ecco perché interpretare non è soltanto capire, nel senso di un’indagine intellettuale
condotta metodicamente, ma anche un atto artistico come si dice del musicista che
interpreta una partitura o dell’attore che interpreta un ruolo, un personaggio.
Se per il lettore interpretare significa raffigurare il proprio mondo a partire dal mondo
del testo, si può comprendere qui il senso profondo del termine “interpretare”: la
narrazione gli propone di interpretare la trama del testo nella trama della propria
esistenza, allo stesso modo in cui il musicista interpreta una partitura.
In questo incontro tra la trama del racconto e quella della propria vita il testo offre al
lettore una possibilità di modificare la propria trama personale; in una parola, gli offre
di diventare un altro.
Il vangelo ha un termine per descrivere questo movimento: CONVERSIONE.
La struttura del vangelo di Marco
secondo la proposta di B. van Iersel
Nel commento al vangelo di Marco (“Marco. La lettura e la risposta”), van Iersel propone di
strutturare il macro-racconto per linee e per cerchi.
Per linee: «il libro contiene almeno uno e, probabilmente, due intrecci con
riconoscibili linee narrative. Il primo si colloca a livello degli eventi pubblici narrati
e riguarda gli avversari, la cui decisa e sempre più netta opposizione a Gesù
conduce alla fine alla sua morte. Il secondo si colloca a livello della
comprensione e riguarda i discepoli, i quali non comprendono l’uomo di cui si
son messi alla sequela e che quando le cose giungono a un punto critico lo
abbandonano o addirittura contribuiscono alla sua rovina. In un certo senso alla
fine le due linee narrative convergono nella voce che annuncia la risurrezione di
Gesù e che dice ai discepoli che egli li precederà in Galilea (16,7)».
Per cerchi: era tipico, nell’antichità, strutturare i racconti in maniera “concentrica”. Questo modo di
comporre un testo non corrispondeva necessariamente ad un espediente letterario, ma scaturiva
dalla necessità di dividere un testo in segmenti coerenti. Gli antichi manoscritti non avevano quasi
nessuna delle indicazioni visibili costituite, ad esempio, da nuove pagine, da differenti tipi di lettere
(maiuscole e minuscole), titoli, righe bianche, punteggiatura… simili a quelle che noi oggi
adoperiamo per dividere un testo in parti, capitoli, paragrafi e proposizioni.
Perciò nell’antichità c’era bisogno di qualche altro mezzo per guidare i lettori attraverso il testo.
Inoltre, poiché la lettura era fatta ad alta voce e poiché si leggeva quasi sempre davanti a un
pubblico, c’era forse bisogno di questo sussidio più di quanto ne abbiamo bisogno noi oggi. E’
perciò probabile che le strutture concentriche riscontrate in molta parte della letteratura antica
fossero originariamente uno strumento strutturante e mnemonico, che aveva la funzione di aiutare
i recitatori a strutturare il testo per i loro ascoltatori.
Le varie forme di composizione concentrica hanno tutte quante una caratteristica comune: la
ripetizione incrociata di uno o più elementi, di solito collocati attorno a un elemento centrale.
Quale struttura concentrica possiamo ravvisare nel vangelo di Marco?
Nel deserto (1,1-13)
cerniera: Il Battista esce di scena, entra in campo Gesù (1,14-15)
Sulle due rive del mare di Galilea (1,16-8,21)
Guarigione del cieco (8,22-26)
Lungo il cammino (8,27-10,45)
Guarigione del cieco (10,46-52)
Tra il monte e il tempio di Gerusalemme (11,1-15,39)
cerniera: Le donne che hanno accompagnato Gesù lungo il cammino (15,40-41)
Al sepolcro (15,42-16,8)
L’enigma delle due finali di Marco
Mc 16,1-8 – finale “originale”
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre
di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per
andare a ungerlo. 2Di buon mattino, il primo giorno
della settimana, vennero al sepolcro al levare del
sole. 3Dicevano tra loro: "Chi ci farà rotolare via la
pietra dall'ingresso del sepolcro?". 4Alzando lo
sguardo, osservarono che la pietra era già stata
fatta rotolare, benché fosse molto grande. 5Entrate
nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla
destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero
paura. 6Ma egli disse loro: "Non abbiate paura! Voi
cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non
è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. 7Ma
andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi
precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha
detto"". 8Esse uscirono e fuggirono via dal
sepolcro, perché erano piene di spavento e di
stupore. E non dissero niente a nessuno, perché
erano impaurite.
Mc 16,9-20 – finale aggiunta
9Risorto
al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù
apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva
scacciato sette demòni. 10Questa andò ad annunciarlo a
quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. 11Ma
essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non
credettero.
12Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro,
mentre erano in cammino verso la campagna. 13Anch'essi
ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero
neppure a loro.
14Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola,
e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore,
perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto
risorto. 15E disse loro: "Andate in tutto il mondo e proclamate
il Vangelo a ogni creatura. 16Chi crederà e sarà battezzato
sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17Questi
saranno i segni che accompagneranno quelli che credono:
nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove,
18prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche
veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati
e questi guariranno".
19Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in
cielo e sedette alla destra di Dio.
20Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il
Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i
segni che la accompagnavano.
Chi è il neaniskos?
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre
di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per
andare a ungerlo. 2Di buon mattino, il primo giorno
della settimana, vennero al sepolcro al levare del
sole. 3Dicevano tra loro: "Chi ci farà rotolare via la
pietra dall'ingresso del sepolcro?". 4Alzando lo
sguardo, osservarono che la pietra era già stata
fatta rotolare, benché fosse molto grande. 5Entrate
nel sepolcro, videro un giovane (neaniskos), seduto
sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero
paura. 6Ma egli disse loro: "Non abbiate paura! Voi
cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non
è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. 7Ma
andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi
precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha
detto"". 8Esse uscirono e fuggirono via dal
sepolcro, perché erano piene di spavento e di
stupore. E non dissero niente a nessuno, perché
erano impaurite.
43E
subito, mentre ancora egli parlava, arrivò
Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con
spade e bastoni, mandata dai capi dei
sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. 44Il
traditore aveva dato loro un segno convenuto,
dicendo: "Quello che bacerò, è lui; arrestatelo
e conducetelo via sotto buona scorta".
45Appena giunto, gli si avvicinò e disse:
"Rabbì" e lo baciò. 46Quelli gli misero le mani
addosso e lo arrestarono. 47Uno dei presenti
estrasse la spada, percosse il servo del
sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio.
48Allora Gesù disse loro: "Come se fossi un
ladro siete venuti a prendermi con spade e
bastoni. 49Ogni giorno ero in mezzo a voi nel
tempio a insegnare, e non mi avete arrestato.
Si compiano dunque le Scritture!".
50Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono.
51Lo seguiva però un ragazzo (neaniskos),
che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo
afferrarono. 52Ma egli, lasciato cadere il
lenzuolo, fuggì via nudo. (Mc 14,43-52)
Il vangelo di Marco si chiudeva in origine con un dilemma: chi porta avanti l’annuncio? Chi
dà ascolto alla promessa che Gesù precede i suoi in Galilea e lì si farà vedere?
La soluzione migliore che si può dare alla brusca conclusione di Marco si apre in
prospettiva di ricezione estetica: è il lettore ad essere interpellato.
Il lettore può “vedere” Gesù leggendo di nuovo il testo del vangelo, percorrendo le sette
settimane dietro a Gesù e lasciandosi aprire da lui gli occhi sulla vera sequela lungo il
cammino.
Per concludere…
Le nostre vite sono incessantemente intrecciate alle narrazioni, alle storie che raccontiamo o che ci
vengono raccontate, a quelle che sogniamo o immaginiamo o vorremmo poter narrare; e tutte
vengono rielaborate nella storia della nostra vita, che noi raccontiamo a noi stessi in un lungo
monologo – episodico, spesso inconsapevole, ma virtualmente ininterrotto. Noi viviamo immersi
nelle narrazioni, ripensando e soppesando il senso delle nostre azioni passate, anticipando i risultati
di quelle progettate per il futuro, e collocandoci nel punto di intersezione di varie vicende non
ancora completate. L’istinto narrativo è antico in noi quanto la più remota delle forme letterarie: il
mito e la favola risultano alla fin fine altrettante storie che ci raccontiamo per spiegare e capire
quanto altrimenti ci resterebbe incomprensibile. Il desiderio e la capacità di raccontare risalgono a
uno stadio embrionale dello sviluppo dell’individuo, corrispondente all’incirca all’età di tre anni,
quando il bambino comincia a mostrare la competenza necessaria a mettere insieme un racconto in
modo coerente e ancor più a saperlo riconoscere, a valutarne la riuscita o meno. Ben presto ogni
bambino si trasforma in un piccolo aristotelico, e insiste sul rispetto di una serie di regole da parte di
chiunque racconti: ci vogliono un principio, un centro e soprattutto dei finali. Saper raccontare può
essere un talento speciale, un tipo di competenza da apprendere a suo tempo, un settore del codice
generale del linguaggio che una volta ben padroneggiato ci consente di riassumere e di ritrasmettere
racconti in altre parole e in altre lingue, o di trasferirli ad altri media, per restando fedeli alla
struttura e al messaggio originari. (P. Brooks, Trame. Intenzionalità e progetto nel discorso narrativo,
Einaudi 2004, p. 3)
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Vangelo come racconto (don A. Gennari)