Università degli Studi di Genova
Facoltà di Scienze Politiche
“Donne, politica e istituzioni.
Percorsi formativi per la promozione delle pari opportunità
nei centri decisionali della politica”
Donne e cittadinanza in Europa.
Politiche di coesione, d’integrazione, di parità
Federica Di Sarcina
Università degli Studi di Siena
Centro di Ricerca sull’Integrazione Europea
Alle origini della
politica di pari opportunità della CEE/UE
Trattato di Roma (27 marzo 1957):
nascita del Mercato Comune Europeo
Articolo 119 del Trattato di Roma:
“Ciascuno Stato membro assicura durante la prima
tappa, e in seguito mantiene, l’applicazione del
principio della parità delle retribuzioni tra lavoratori
di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno
stesso lavoro”
Perché l’articolo 119 nel Trattato di Roma?
Contrastare il dumping sociale
all’interno del Mercato comune
Dumping sociale
Il dumping sociale è una pericolosa forma di concorrenza
sleale che, violando i diritti dei lavoratori, immette nel
mercato prodotti particolarmente concorrenziali
La sottoretribuzione delle donne rappresenta una delle
principali forme di dumping sociale attraverso la quale il
datore di lavoro riduce i propri costi, e dunque il prezzo
finale del prodotto, rendendolo concorrenziale a danno
della manodopera femminile
Quali fattori storici hanno portato alla fissazione del salario delle donne ad un
tasso più basso rispetto a quello degli uomini?
“Per decenni … è stato come se il mercato del lavoro fosse destinato a seguire
i comandi della Bibbia”
(Paul Weiler, The Wages of Sex: The Uses and Limits of Comparable Worth)
“La tua stima sarà: per un maschio dai venti ai sessant’anni, cinquanta sicli
d’argento, secondo il siclo del santuario, invece per una donna la tua stima
sarà di trenta sicli”
(Levitico 27: 3-4)
La lotta al dumping sociale ha origini lontane
La clausola del “salaire égal pour un travail de
valeur égal” compare per la prima volta nel
Trattato di pace firmato a Versailles del 19
giugno 1919
L’azione della CEE si inserisce nell’azione
perseguita da tempo in ambito internazionale
1) dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro
(OIL)
2) dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU)
3) dal Consiglio d’Europa
L’azione dell’OIL
Le basi per la creazione dell’Organizzazione Internazionale del
Lavoro, vennero poste nel Trattato di Versailles del 1919.
L’OIL è un organismo a carattere tripartito, con una
rappresentanza di governi, lavoratori e datori di lavoro, che avrà un
ruolo sempre crescente nella formazione delle Convenzioni
internazionali in materia di diritto del lavoro
Nel 1951, l’OIL approverà la Convenzione n. 100 sulla parità
salariale tra uomini e donne per un lavoro di valore uguale
Il principio sancito dalla Convenzione n. 100 è più avanzato
rispetto all’articolo 119 del Trattato di Roma
Articolo 119 del Trattato di
Roma: sancisce la parità
salariale tra uomini e donne per i
lavori eguali
Il lavoro eguale si riferisce al
modo in cui viene svolto un
lavoro, alle quantità che vengono
prodotte, al luogo e alla durata
del lavoro stesso. Quindi, due
lavori sono uguali se considerati
pienamente interscambiabili. In
tal senso, vengono escluse dal
principio della parità salariale le
occupazioni tipicamente
femminili che possono trovare
un equivalente in un lavoro
maschile e che costituiscono la
maggioranza degli impieghi
delle donne
Convenzione n. 100 dell’OIL:
riconosce l’uguaglianza retributiva
tra i sessi per i lavori di valore
eguale
Il termine lavoro di valore eguale è
più generale, in quanto comprende
anche il confronto tra i valori delle
varie attività lavorative. Si può dire
che due lavori, anche se
apparentemente molto diversi tra
loro, possono avere lo stesso valore
agli occhi di un’impresa perché
richiedono delle qualifiche uguali,
perché hanno lo stesso valore di
mercato, lo stesso prestigio sociale
o lo stesso livello alla luce di
qualsiasi altro parametro
socialmente accettato
L’azione dell’ONU
A partire dal secondo dopoguerra, anche nell’ambito
dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) il
principio della parità retributiva tra i sessi verrà consacrata
nella maggior parte dei testi fondamentali e riconosciuto
quale parte integrante dei diritti umani
Già la Carta delle Nazioni Unite, firmata a San Francisco il
25 giugno 1945, sancì l’intento della nascente
Organizzazione di “riaffermare la fede nei diritti
fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della
persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e
delle donne…”.
L’azione dell’ONU
Allo scopo di ribadire maggiormente i principi ispiratori
della Carta delle Nazioni Unite, l’Assemblea Generale
dell’ONU approvò, il 10 dicembre 1948, la Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo.
L’articolo 23 della Dichiarazione Universale dei Diritti
dell’Uomo afferma che “Ogni individuo ha diritto, senza
discriminazione, ad eguale retribuzione per eguale lavoro”
L’azione dell’ONU
Nel 1966, in attuazione della Dichiarazione Universale dei Diritti
dell’Uomo, vennero formulati due Patti, uno sui diritti civili e politici,
l’altro sui diritti economici, sociali e culturali
Il patto sui diritti economici, sociali e culturali ribadisce il principio
della parità di retribuzione per un lavoro di valore uguale. In particolare
devono essere garantite alle donne condizioni di lavoro non inferiori a
quelle godute dagli uomini, con una eguale remunerazione per un
eguale lavoro (articolo 7)
Inoltre, una protezione speciale deve essere accordata alle madri per un
periodo di tempo ragionevole prima e dopo il parto. Le lavoratrici
madri dovranno beneficiare, durante tale periodo, di un congedo
retribuito o di un congedo accompagnato da adeguate prestazioni di
sicurezza sociale (articolo 10)
L’azione del Consiglio d’Europa
Il Consiglio d’Europa è stato creato a Londra il 5 maggio 1949 da
Belgio, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Italia,
Lussemburgo, Norvegia, Olanda e Svezia. Oggi è composto da 46 Stati
membri che rappresentano 800 milioni di europei
Si tratta di un organo consultivo il cui scopo è di “conseguire una più
stretta unione tra i suoi membri” da raggiungere “con la discussione di
questioni di comune interesse, con accordi e mediante un’azione
comune nei campi economico-sociale-culturale-scientifico”
Fin dalle sue origini il Consiglio d’Europa ha rivolto il proprio impegno
verso la tutela dei diritti umani ed in tal senso la prima Convenzione
firmata sotto la sua egida sarà la Convenzione europea per la
salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Roma, 4
novembre 1950)
Nel 1961 il Consiglio d’Europa approva la Carta sociale europea
secondo la quale gli Stati firmatari s’impegnano «à reconnaître le droit
des travailleurs masculins et féminins à une rémunération égale pour
un travail de valeur égale»
Gli Anni Settanta: l’avvio della
politica di pari opportunità della CEE/UE
1)
2)
3)
Il Vertice dell’Aja del 1° e 2 dicembre 1969
Il Vertice di Parigi del 1972
Nel 1973 la Commissione europea definì il primo
programma d’azione sociale (approvato dal Consiglio dei
Ministri con la Risoluzione del 21 gennaio 1974):
piena occupazione
miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro
maggior coinvolgimento delle parti sociali alle decisioni
economiche della Comunità e dei lavoratori alla vita delle
imprese
Gli Anni Settanta: l’avvio della
politica di pari opportunità della CEE/UE
Grazie al Primo programma d’azione sociale, nell’ambito
dell’occupazione femminile vennero approvate tre Direttive
1)
2)
3)
Direttiva 75/117/CEE per il riavvicinamento delle legislazioni degli
Stati membri in materia di applicazione del principio di parità delle
retribuzioni tra i lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso
femminile
Direttiva 76/207/CEE relativa all’attuazione del principio della
parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda
l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e
le condizioni di lavoro
Direttiva 79/7/CEE relativa alla graduale attuazione del principio
della parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di
sicurezza sociale
Gli Anni Settanta: l’avvio della
politica di pari opportunità della CEE/UE
In questo periodo è necessario ricordare il contributo della
Corte di Giustizia delle Comunità Europee che nel 1976 con
la sentenza Defrenne contro Sabena stabilì l’effetto diretto
dell’articolo 119 provocando uno shok tra i governi e gli
imprenditori dei Nove paesi della CEE
Infatti, a partire da quel momento l’articolo 119 avrebbe
potuto essere invocato dai singoli di fronte ai giudici del
proprio paese, i quali avrebbero disposto di forme di tutela
adeguate proprio come se si trattasse di norme emanate dal
legislatore statale
Gli Anni Settanta: l’avvio della
politica di pari opportunità della CEE/UE
Parallelamente agli sviluppi normativi atti a riconoscere la
parità di trattamento in ambito lavorativo, nel corso degli
anni Settanta assistiamo all’avvio di una politica di
comunicazione rivolta alle donne
Lo scopo era di sensibilizzare l’opinione pubblica
femminile al processo di costruzione europea
1) Nascita del servizio “Informazione delle organizzazioni e
della stampa femminili” all’interno della DGX
2) Nascita del Bollettino “Donne d’Europa” su iniziativa di
Fausta Deshormes La Valle
Le azioni positive
La prima metà degli anni Ottanta rappresenta un periodo particolarmente
delicato del processo integrativo
Nonostante ciò, nel 1982 la Commissione europea prosegue nel suo
impegno verso l’uguaglianza tra i sessi ed approva il primo Piano d’azione
sulle pari opportunità il quale fa proprio il modello delle azioni positive
Un’azione positiva intende integrare la legislazione relativa alla parità di
trattamento ed include tutti i provvedimenti atti ad eliminare le disparità di
fatto
Tra il 1982 e il 2000 si sono succeduti 4 Piani d’azione sulle pari opportunità
La nascita delle RETI
Numerosi sono stati i risultati ottenuti grazie ai programmi d’azione sulle
pari opportunità
Uno dei più importanti è stato senza dubbio la nascita delle RETI
La prima rete, “Donne nell’occupazione”, venne istituita nel 1983 dalla
Commissione ed era composta da economisti, demografi e sociologi con il
compito di esaminare l’evoluzione della situazione delle donne nel mercato
del lavoro
Sono seguite a questa la rete sulla “Diversificazione delle scelte
professionali” e la rete “Azione positiva nel settore privato”, il “Gruppo di
lavoro sull’alta funzione pubblica” ed il “Comitato direttivo per la parità
delle opportunità alla radio e alla televisione”
Nel 1988 veniva messa a punto la rete “IRIS” sulla formazione
professionale”
In seguito venne creata la rete concernente i diversi modi per la “custodia
dei bambini” la quale ha permesso di richiamare l’attenzione
sull’importanza rivestita dalle strutture per l’infanzia di elevata qualità
Approfondimento normativo tra gli Anni Ottanta e Novanta
Direttiva relativa all’attuazione della parità di trattamento tra gli
uomini e le donne nel settore dei regimi professionali di sicurezza
sociale (1986)
Direttiva relativa all’applicazione del principio della parità di
trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un’attività
economica, ivi comprese le attività nel settore agricolo, e relativa
altresì alla tutela della maternità (1986)
Direttiva sul miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul
lavoro per lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo d’allattamento
(1992)
Direttiva del Consiglio concernente il congedo parentale (1996)
Direttiva riguardante l’onere della prova nei casi di discriminazione
basata sul sesso (1997)
Il gender mainstreaming
Trattato di Maastricht (1992)
Quarta Conferenza mondiale sulle donne (Pechino, settembre 1995)
Entrata della Svezia e della Finlandia nell’UE (1995)
Comunicazione della Commissione “Integrare la parità di opportunità
tra le donne e gli uomini nel complesso delle azioni e delle politiche
comunitarie” COM (96) 67
Trattato di Amsterdam (1997)
L’allargamento dell’UE ai
Paesi dell’Europa Centrale e Orientale (PECO):
quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE?
1)
2)
3)
4)
5)
6)
Nata su iniziativa di sei Stati membri (Francia, RFT,
Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo), la CEE/UE si è
progressivamente ampliata ed attualmente è composta da
25 Stati
Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca (1973)
Grecia (1981)
Spagna e Portogallo (1986)
Austria, Svezia e Finlandia (1995)
8 PECO, Malta e Cipro (2004)
Bulgaria e Romania entreranno il 1° gennaio 2007 dando
vita all’UE27
L’allargamento dell’UE ai
Paesi dell’Europa Centrale e Orientale:
quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE?
1)
2)
3)
Nel 1989, con il crollo del Muro di Berlino, prende avvio quel “ritorno
all’Europa” dei Paesi dell’Europa Centrale ed Orientale che per circa
quarant’anni avevano fatto parte del blocco sovietico
Nel 1993, il Consiglio europeo di Copenaghen ha stabilito i criteri che
ogni Stato desideroso di entrare a far parte dell’UE dovrà rispettare
all’interno del proprio ordinamento
Una stabilità istituzionale che garantisca la democrazia, il principio di
legalità, i diritti umani, il rispetto e la protezione delle minoranze
L’esistenza di una economia di mercato funzionante nonché la
capacità di rispondere alle pressioni concorrenziali e alle forze di
mercato all’interno dell’Unione
La capacità di assumersi gli obblighi di tale appartenenza, inclusa
l’adesione agli obiettivi di un’unione politica, economica e monetaria
L’allargamento dell’UE ai
Paesi dell’Europa Centrale e Orientale:
quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE?
Il Consiglio europeo di Lussemburgo del 1997 approvò le decisioni
della Commissione secondo la quale la Repubblica Ceca, la Polonia,
l’Estonia, Cipro, la Slovenia e l’Ungheria costituivano i paesi più
vicini al soddisfacimento dei criteri e dunque erano pronti ad
iniziare i negoziati di adesione
In occasione del Consiglio europeo di Helsinki del 1999, sono stati
ammessi ai negoziati di adesione la Bulgaria, la Lettonia, la
Lituania, Malta, la Romania e la Slovacchia
La Repubblica Ceca, la Polonia, la Lettonia, l’Estonia, la Lituania, la
Slovenia, l’Ungheria e la Slovacchia sono entrate a far parte dell’UE
il 1° maggio 2004
L’allargamento dell’UE ai
Paesi dell’Europa Centrale e Orientale:
quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE?
Quali riflessioni ha suscitato e suscita tutt’ora il binomio
allargamento dell’UE ad est/uguaglianza di genere?
1)
2)
Le tematiche legate all’uguaglianza di genere non hanno
ricevuto un’adeguata considerazione nel corso del processo
di allargamento nonostante le numerose dichiarazioni da
parte delle istituzioni comunitarie
Un’attenzione maggiore avrebbe dovuto essere posta sul
difficile status che aveva segnato le donne dei PECO
durante il regime socialista nonché sulla lacerazione che
questo subirà con l’avvento della transizione politica ed
economica
L’allargamento dell’UE ai
Paesi dell’Europa Centrale e Orientale:
quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE?
1)
2)
3)
Spesso ignorata ad ovest della cortina di ferro, la condizione
femminile nei regimi socialisti è stata caratterizzata da
marcate contraddizioni
se da un lato si affermarono avanzate disposizioni di politica
sociale allo scopo di aiutare le donne a conciliare il loro
duplice ruolo di madri e lavoratrici
dall’altro le donne erano vittime di una forte segregazione
professionale nei settori economici con salari bassi e poche
responsabilità.
Analogamente, la presenza delle donne nelle istituzioni
politiche, assicurata da un sistema di quote, si concentrava a
livello locale ma era inesistente nei rami più elevati, come la
direzione del partito.
L’allargamento dell’UE ai
Paesi dell’Europa Centrale e Orientale:
quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE?
Con il crollo del comunismo, si assiste ad un totale rifiuto dei modelli
imposti dal regime nonché all’emergere di un forte nazionalismo che
condurrà, non a caso, all’affermazione di un sistema patriarcale,
estremamente discriminatorio verso le donne.
Nella fase iniziale della transizione sono le donne stesse a sostenere
questo ritorno ai valori tradizionali, rallegrandosi di potersi finalmente
dedicare al focolare domestico, situazione percepita da sempre come
un lusso riservato alle donne occidentali .
Tutto ciò non può destare sorpresa in quanto in questi paesi il
“linguaggio della parità” era stato profondamente macchiato,
discreditato dalla sua associazione con i provvedimenti degli stati
socialisti e solo in seguito al continuo deterioramento della condizione
femminile, le donne prenderanno coscienza della necessità di
contrastare le discriminazioni esistenti nei loro confronti.
L’allargamento dell’UE ai
Paesi dell’Europa Centrale e Orientale:
quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE?
Avendo scosso le politiche sociali, la transizione ha eliminato, in primo luogo,
quei provvedimenti basilari dell’emancipazione e dell’indipendenza delle
donne, ponendole ai margini della vita lavorativa
La fine dello “Stato- provvidenza” ha condotto alla eliminazione di quei
sistemi di protezione e di aiuti sociali alle donne e alle famiglie che, divenuti
preoccupazione delle imprese private, sono stati sacrificati in nome della
massima riduzione dei costi
Il contesto nel quale si colloca il cammino dei Paesi dell’Europa Centrale ed
Orientale (PECO) verso l’Unione europea si presenta, dunque,
particolarmente deteriorato per quanto concerne il rispetto dell’uguaglianza
di genere, tematica che costituisce nondimeno parte integrante dei criteri di
Copenhagen
L’allargamento dell’UE ai
Paesi dell’Europa Centrale e Orientale:
quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE?
Il successo dell’allargamento in questo settore è stato invece limitato al
corretto recepimento delle direttive comunitarie in materia di pari
opportunità
In tal senso, l’esecutivo comunitario aveva messo in luce , fin dalle
prime fasi del processo, come la corretta trasposizione dell’ acquis
communautaire negli ordinamenti nazionali dei PECO rappresentasse
una conditio sine qua non per l’adesione
Il successo dell’allargamento è stato dunque legato soprattutto al
riconoscimento negli ordinamenti giuridici dei PECO di quei principi
consacrati nelle direttive ma che, com’è noto, non ne assicura il
concreto rispetto. Infatti anche nei paesi più “virtuosi” – ovvero quelli
che hanno recepito l’acquis con tempi e modalità lodevoli – le donne
continuano ad essere vittime di forti discriminazioni
L’approvazione di una norma si differenzia ampiamente dalla sua reale
applicazione che non rappresenta un fattore esclusivamente giuridico
ma attiene piuttosto al continuo sviluppo di una cultura della parità
nelle istituzioni e nella società
L’allargamento dell’UE ai
Paesi dell’Europa Centrale e Orientale:
quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE?
Entrare a far parte dell’UE non significa solo accettare le sue
politiche ma significa soprattutto condividere i valori sui quali
queste si fondano, nella prospettiva di un continuo
approfondimento
In tal senso, proprio nell’ambito delle pari opportunità,
l’atteggiamento del GOVERNO POLACCO ha alimentato non
pochi interrogativi circa il futuro di questa politica, mettendo in
luce come, lungo l’iter di preadesione, un’azione più globale e
più incisiva degli attori comunitari avrebbe forse contribuito ad
accrescere una maggiore consapevolezza di genere in quei paesi
dove l’affermazione dei diritti di uguaglianza si presentava
particolarmente difficile
1)
2)
3)
4)
5)
In Polonia, in seguito alle elezioni del 1997, il nuovo governo
Eliminerà il Piano d’Azione Nazionale sulle donne che recepiva
gli impegni presi dalla Polonia alla Conferenza di Pechino
Abolirà le questioni di genere dal mandato del Plenipotenziario
per le donne e la famiglia
Attuerà un forte disimpegno nei confronti del programma sulla
violenza domestica finanziato dalle Nazioni Unite
Chiuderà il Forum consultivo delle ONG che aveva il compito di
valutare le implicazioni di genere in tutte le politiche del governo
In occasione della sessione straordinaria dell’Assemblea Generale
delle Nazioni Unite “Femmes 2000: l’égalité des genres,
développement et paix pour le XXIème siècle” (New-York, 2000),
la Polonia si è unita ad altri paesi cattolici e musulmani contro il
dibattito su diritti “sessuali” delle donne, in particolare quelli
concernenti la contraccezione, l’aborto, l’omosessualità e
l’educazione sessuale delle ragazze, seguendo un atteggiamento
del tutto inconciliabile con la politica seguita dalle NU e dalla
UE in questo settore
Conclusioni
Il processo di costruzione europea ha senza dubbio
contribuito all’affermazione dei diritti delle donne
L’allargamento dell’UE ai PECO pone non pochi
interrogativi circa il futuro della politica di pari opportunità.
Nonostante ciò, l’ingresso dei nuovi paesi nell’Unione
europea, con il loro bagaglio di esperienze e di tradizioni,
potrebbe arricchire anche i “vecchi” Stati membri ed è
auspicabile, dunque, che questo processo di reciproca
amalgama tra i risultati raggiunti nei diversi paesi possa
condurre ad una nuova focalizzazione del problema in
Europa e imprimere un fresco e promettente slancio verso
una società che rifiuti qualsiasi forma di discriminazione e di
esclusione sociale.
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Università degli Studi di Genova Facoltà di Scienze Politiche