Parrocchia
Santa Maria della Consolazione
Atti degli Apostoli
don Alfonso Capuano
Mons. Vittorio Fusco
 Mons. Vittorio Fusco è nato il 24.4.1939 a
Campobasso da Antonio Fusco e Rosina Sassi,
originari di San Martino in Pensilis nel basso Molise,
entrambi terziari francescani e devoti di Padre Pio da
Pietrelcina, dal quale si recarono anche nel viaggio di
nozze, dopo aver celebrato il loro matrimonio ad
Assisi presso la tomba di San Francesco. Il
matrimonio fu allietato da quattro figli: Vittorio,
Maria Giuseppina, Francesco (morto a sedici anni per
un malore mentre nuotava), Paolo (anche lui morto
prematuramente nel 1986).
Mons. Vittorio Fusco
 La vocazione maturò durante gli anni del Liceo,
attraverso l’esperienza nell’Azione Cattolica, sotto la
guida di don Giovanni Battista e la direzione
spirituale di don Pasquale Pizzardi, con un gruppo del
Movimento Studenti che aveva dato vita al periodico
“Noi Studenti”. Dopo la maturità classica al liceo
“Mario Pagano” di Campobasso, entrò per gli studi
teologici al Seminario “Pio XI” di Benevento (19571962), Pontificio Seminario Regionale per l’allora
regione ecclesiastica del Sannio.
Mons. Vittorio Fusco
 Ordinato il 15/07/1962 da Mons. Alberto
Carinci, conseguì, dapprima, presso la
Pontificia Università Gregoriana, la Licenza in
Teologia il 20/07/1967, poi presso il Pontificio
Istituto Biblico la Licenza in Sacra Scrittura il
21/06/1969. Da allora ininterrottamente ha
insegnato Esegesi Neotestamentaria presso la
Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia
meridionale, sezione San Luigi (Napoli), dove
nel 1986 fu promosso professore ordinario.
Mons. Vittorio Fusco
 E’ stato membro del Consiglio di Facoltà e dal 199394 direttore del Settore Biblico; membro del comitato
di redazione della collana Aloisiana, di cui fu anche
direttore dal 1982 al 1986. E’ stato membro della Snts
(Studiorum Novi testamenti Societas) di Cambridge e
dell’ABI (Associazione Biblica Italiana), e suo
direttore dal 1993 al 1994; dal 1989 membro del
direttivo del gruppo neotestamentaristi italiani. Nel
1994 fu cooptato nel comitato scientifico di Biblia,
associazione di cultura biblica con sede a Firenze, cui
partecipano anche protestanti, ebrei e non credenti.
Ha tenuto relazioni in vari incontri di studio nazionali
e internazionali.
Mons. Vittorio Fusco
 La sua bibliografia in campo biblico annovera più di settanta
titoli, prevalentemente sui Sinottici e gli Atti degli Apostoli, fra
cui una decina in altre lingue; vanno ricordati particolarmente
vari articoli per il Nuovo dizionario di teologia biblica, ed.
Paoline, Torino 1988; i volumi Oltre la parabola. Introduzione
alle parabole di Gesù, Borla, Roma 1983; Povertà e sequela.
La pericope sinottica della chiamata del ricco (Mc 10, 17-31
parr.), Paideia, Brescia 1991; La casa sulla roccia. Temi
spirituali di Matteo, Ed. Qiqajon, Comunità di Bose, Magnano
1994; e la Introduzione generale ai sinottici, in M. Laconi
(ed.), Vangeli sinottici e Atti degli Apostoli (Logos. Corso di
studi biblici, 5) LDC, Torino-Leumann 1994, pp. 33-132. Il
volume Le prime tradizioni cristiane, presso le Edizioni
Paoline e altri volumi ancora in corso di pubblicazione.
Mons. Vittorio Fusco
 Al lavoro di ricerca ha aggiunto anche scritti di taglio
più divulgativo e spirituale su vari periodici (Parole
di vita, Parola Spirito e vita, Presbyteri, Rivista del
clero italiano), sussidi omiletici in Temi di
predicazione e in Servizio della Parola, corsi di
esercizi spirituali, conferenze e lezioni di
aggiornamento in tutta Italia. Il 12 settembre 1995 è
stato nominato vescovo di Nardò-Gallipoli. Ordinato
il 7 ottobre 1995 nel Santuario di Castelpetroso dal
vescovo Ettore Di Filippo, ha compiuto il suo
ingresso in diocesi il 28 ottobre. E’ stato membro
della Pontificia Commissione Biblica diretta dal Card.
Joseph Ratzinger e ha ricoperto l’incarico di
Moderatore degli studi per l’Istituto Teologico
Pugliese in Molfetta.
Mons. Vittorio Fusco
 Dopo soli quattro anni di breve ma intenso episcopato, si
spegne all’alba dell’11 luglio 1999, festa di San Benedetto
abate, patrono d’Europa. Le sue spoglie riposano nella
Concattedrale di Gallipoli. Il suo ministero episcopale è stato
descritto con la triade “ascolto-annuncio-avvento”. “Ascolto”
perché dava attenzione alle persone, volendo sempre capire le
loro situazioni, i problemi dei singoli, delle parrocchie, del
clero e dei seminaristi, decidendo di vivere di fatto nel
Seminario Minore con i sacerdoti e i seminaristi. “Annuncio”
perché il cuore del suo ministero episcopale è stato
l’evangelizzazione da approfondire e da rinnovare
costantemente, in particolare nelle omelie e nella lectio
divina. “Avvento” perché è stato un vescovo “pellegrino”,
vivendo in continua ricerca della Parola di Dio e accogliendo
la malattia come incontro con la “Parola della croce” rivolta a
lui.
L’opera lucana
VANGELO
 Poiché molti han posto mano a
stendere un racconto degli
avvenimenti successi tra di
noi, come ce li hanno trasmessi
coloro che ne furono testimoni
fin da principio e divennero
ministri della parola, così ho
deciso anch'io di fare ricerche
accurate su ogni circostanza
fin dagli inizi e di scriverne
per te un resoconto ordinato,
illustre Teòfilo, perché ti
possa rendere conto della
solidità degli insegnamenti che
hai ricevuto.
ATTI
Nel mio primo libro ho
già trattato, o Teòfilo,
di tutto quello che
Gesù fece e insegnò
dal principio fino al
giorno in cui, dopo
aver dato istruzioni
agli apostoli che si era
scelti nello Spirito
Santo, egli fu assunto
in cielo.
L’opera lucana
 Il libro degli Atti si presenta come la continuazione di
un’unica opera (Vangelo e Atti) dedicata alla stessa
persona, l’«egregio Teofilo», la cui identità rimane a noi
sconosciuta. Nella prima parte (Vangelo) Luca narra la
storia di Gesù e la sua attività cominciando dalla Galilea
fino all’ascesa al cielo in Gerusalemme. Nella seconda
(Atti degli Apostoli), presenta l’origine e la diffusione
della Chiesa da Gerusalemme fino a Roma, svelando così
un disegno non soltanto geografico ma storico e
teologico, che presenta il cammino della fede della
Chiesa primitiva, che parte dal popolo d’Israele e
raggiunge tutti i confini della terra.
L’opera lucana
 L’unanime tradizione cristiana a partire dalla metà
del II secolo attribuisce l’opera a Luca, compagno
di viaggio di Paolo, menzionato nell’epistolario
paolino come «medico carissimo» (Col 4,14; cfr.
Fm 24; 2Tm 4,11). Per questo la maggior parte
degli studiosi è sempre stata incline a ravvisare in
Luca quel misterioso personaggio che in alcune
pagine degli Atti appare come testimone oculare
degli avvenimenti che narra in prima persona
(sono le cosiddette «sezioni noi»: At 16,10-17;
20,5-21; 27,1 - 28,16).
Simone Martini: San Luca,
Paul Getty Museum, Los Angeles
L’opera lucana
 Lo «scriba mansuetudinis Christi», come lo chiama
Dante, era nato ad Antiochia da famiglia pagana, ed
esercitava la professione di medico. Ad Antiochia, Luca
aveva conosciuto Paolo di Tarso, qui condotto da
Barnaba per formare alla fede la nuova comunità
composta da ebrei e pagani convertiti al cristianesimo.
Luca diventa discepolo degli apostoli e Paolo lo cita in
alcune sue lettere, chiamandolo "compagno di lavoro"
(nella lettera a Filemone) e indicandolo nella Lettera ai
Colossesi 4,14 come "caro medico". Mentre in un duro
carcere attende il supplizio, Paolo scrive a Timoteo che
ormai tutti lo hanno abbandonato, meno uno: "solo Luca
è con me" (4,11). E questa è l’ultima notizia certa
dell’evangelista.
L’opera lucana
 Luca possiede una buona cultura; lo si vede dal suo greco
fluente ed elegante, dalla sua perfetta conoscenza della
Bibbia scritta in greco, detta "dei Settanta", ed infine dal
come, di tanto in tanto, affiorano punti di contatto con il
modo di scrivere degli storici greci del suo tempo. Il suo
Vangelo è dedicato a Teofilo che doveva essere un
cristiano eminente, seguendo l’uso degli scrittori classici,
che appunto erano soliti dedicare le loro opere a
personaggi illustri.
 Luca sente parlare per la prima volta di Gesù nel 37 d.C.,
quindi non ha mai conosciuto Gesù se non tramite i
racconti degli apostoli e di altri testimoni. E' possibile
però, e verosimile, che alcune notizie del suo Vangelo le
abbia ricevute personalmente dalla Madre di Gesù.
Inoltre è l'unico evangelista non ebreo.
San Luca dipinge la Vergine
Giovanni Francesco Barbieri
detto il Guercino
L’opera lucana
 Un'altra tradizione cristiana dice che Luca sia il primo
iconografo, e che dipinse quadri della Madonna e di
Pietro e Paolo. Sono molte le immagini bizantine a lui
attribuite. Alcune icone che gli sono attribuite sono:
 A) La Madonna Costantinopolitana che si trova nella
Basilica di santa Giustina a Padova, gelosamente
custodita perché molto rovinata. Si racconta che il prete
Urio, custode della basilica dei Dodici Apostoli di
Costantinopoli, tra l’VIII e il IX secolo l'avrebbe portata
a Padova, a santa Giustina, insieme al corpo di Luca e
alle reliquie di san Mattia per sottrarli alla furia
iconoclasta.
La ricostruzione
dell'icona costantinopolitana
realizzata dalla
SCUOLA DI ICONOGRAFIA
BIZANTINA
“SAN LUCA” DI PADOVA
L’opera lucana
 B) Una antica immagine della Vergine, detta
Salus Populi romani, conservata nella Basilica di
Santa Maria Maggiore, nella Cappella della
Madonna, detta anche Borghese o Paolina, a
sinistra dell’altare centrale. L’icona della
Madonna è collocata sull’altare in una cornice di
angeli che la recano in gloria, splendendo sul
fondo turchino di un cielo di lapislazzuli. Le
lettere greche che campeggiano ai lati della
Vergine sono l’abbreviazione del suo titolo di
Madre di Dio, affermazione rovesciata e identica
della divinità di Gesù.
L’opera lucana
C) Famosa icona attribuita a San Luca
è l'icona di Maria Avvocata detta di S.
Sisto, conservata nella Chiesa di Santa
Maria in Campo Marzio a Roma. Ha
entrambe le mani dorate ed il tipo è
quello di Maria come "avvocata"; di
questa Madonna si dice impallidisse
nei giorni della Passione. La doratura
è solitamente legata ad un miracolo
avvenuto: si doravano in oro le mani
(segno di soccorso) o la bocca (segno
di una risposta).
L’opera lucana
 Per quanto riguarda il tempo e il luogo di
composizione dell’opera lucana non è possibile
dire nulla di preciso, è certo soltanto che Atti fu
scritto non molto tempo dopo il vangelo.
L’opinione più seguita colloca la data di
composizione degli Atti intorno all’anno 80.
 Il racconto copre un trentennio delle origini
cristiane, dal 30 d.C. anno in cui si colloca
verosimilmente l’Ascensione, fin verso il 60 d.C.
data probabile dell’arrivo di Paolo a Roma.
L’opera lucana
 Il cristiano comune, oggi come in passato, è
spontaneamente portato ad annoverare Luca-Atti
fra le parti "facili" della Bibbia, le meno
"teologiche", quelle che più si prestano ad un
fruttuoso accostamento da parte di tutti senza
esigere troppi presupposti: in sostanza una
semplice narrazione di eventi storici, anche se
eventi tali da racchiudere molteplici ricchezze
teologiche e spirituali.
L’opera lucana
 E tuttavia la valenza più propriamente
teologica dell'opera, forse proprio perché
meno avvertita, è stata più forte di quanto
non si pensi; ed in qualche momento storico
si è manifestata più chiaramente.
 Luca ha fornito “l’arco di volta” del canone
neotestamentario,
intorno
al
quale
raccogliere unitariamente i vangeli accanto
al corpus paulinum e agli altri scritti.
VANGELI
ATTI
CORPUS PAULINUM
ed Altri Scritti
L’opera lucana
 L'opera lucana diede un efficace aiuto anche a
salvaguardare l'unità dei due Testamenti allorché
essa venne negata dagli gnostici (Cf. per esempio
Ireneo, Adv. Haer. III,10,1-5; 12,1-14; 14,1-4):
non a caso Marcione, che pure aveva optato per il
Vangelo lucano per la sua insistenza sulla
misericordia del Padre, dovette mutilarlo in più
punti, a suo dire interpolati da cristiani troppo
favorevoli al giudaismo e respingere in blocco gli
Atti, nei quali la forte insistenza sull'identità tra il
Dio di Gesù Cristo e il Dio d'Israele avrebbe
compromesso, a suo avviso, la novità cristiana.
L’opera lucana
 Di un Luca "teologo" non si sospettava; il
problema della specifica finalità dell'opera veniva
appena sfiorato, in termini alquanto generici, per
esempio quando si notava l'improprietà del titolo
"Atti degli Apostoli", dal momento che in realtà
vi si parla solo di Pietro e di Paolo e che, a ben
vedere, il vero protagonista è lo Spirito Santo
(Crisostomo, PG 60,21).
L’opera lucana
 In ambito esegetico moderno possiamo
così schematizzare:
 Luca essenzialmente storico.
 Luca teologo: ripercussioni negative!
 Luca teologo: quale teologia?
L’opera lucana
 Luca essenzialmente storico
 Non è venuta mai meno, infatti, soprattutto nell'area
anglo-americana, la posizione più tradizionale, che
attribuisce a Luca-Atti una finalità essenzialmente
storiografica (e oltretutto effettivamente raggiunta con
buoni risultati, almeno in rapporto ai livelli di
quell'epoca); fino ad ignorare, spesso, il problema
dello scopo di Luca-Atti, o nel migliore dei casi
limitandosi ad aggiungere alla finalità storiografica
anche una qualche ulteriore finalità religiosa, di tipo
più pratico che teologico.
L’opera lucana
 Luca teologo: ripercussioni negative!
 In una parte del protestantesimo contemporaneo
questo apporto teologico lucano veniva visto come
un'involuzione più che un'evoluzione, e suscitava
valutazioni assai severe, culminanti nella qualifica di
“(proto) cattolicesimo”.
 Per altri, anche cattolici, c’è in Luca il pericolo di un
eccessivo ottimismo, di una lettura unilaterale e
deformante, che sembra riaffiorare oggi in certe
tendenze orizzontalistiche o in certe punte di
moralismo o di trionfalismo in campo ecclesiologico,
da cui non è stata esente la predicazione e la teologia
cattolica.
L’opera lucana
 Luca teologo: quale teologia?
 Il problema del ritardo della parusia?
 Il rapporto Israele-Chiesa-Pagani?
 Cercheremo la risposta analizzando il testo di
Atti a partire dalla sua struttura.
La struttura di Atti
 La struttura degli Atti è indicata - però
solo nelle grandi linee - dalla ripartizione
geografica, che ricalca le parole
programmatiche: «Mi sarete testimoni
in Gerusalemme / in tutta la Giudea e
la Samaria / e fino all'estremità della
terra» (1,8).
Samaria
e Giudea
Gerusalemme
Ai confini
del mondo
At 13-28
At 1-7
At 8-12
La struttura di Atti
 È scandita inoltre dai cosiddetti
"ritornelli"
che
sottolineano
continuamente il diffondersi della
"parola", l'accrescersi della comunità
(alcuni di essi sembrano assumere
maggiore importanza strutturale in quanto
collocati a conclusione di tutta una fase
dell'evangelizzazione; 5,42 e 6,7; 8,4;
9,31; 12,24; 15,35 e 16,5; 19,20; 28,30s).
La struttura di Atti
 Ma soprattutto la struttura è indicata dal
progressivo intrecciarsi di vari fili narrativi
inizialmente separati (cf. 8,4 con 11,19; 9,30
con 11,25s; 10,1-11,18 con 15,7-11). Il
"nodo" in cui essi vengono ad intrecciarsi
tutti è il concilio di Gerusalemme (15,1-35),
che segna il punto d'arrivo di tutta la prima
parte del racconto ed il punto di partenza
della seconda.
Enea
Tabità
Pietro
SION
Stefano
Saulo
Dispersi
Cornelio
Giudea e
Samaria
?
Antiochia
1° viaggio
La struttura di Atti
 Il racconto continua ancora, e per un'estensione
non inferiore alla precedente. Solo una piccola
parte di esso è dedicata a completare il quadro
dell'attività missionaria di Paolo. Il terzo viaggio
non si chiude, come i precedenti, col ritorno ad
Antiochia ma viene enunziato solennemente un
nuovo programma: Paolo vuole concluderlo con
un gesto di comunione fra le giovani chiese e
Gerusalemme recandovisi lui stesso a recapitare
personalmente la colletta, e poi è necessario per
lui raggiungere Roma.
La struttura di Atti
 A questo nuovo programma corrispondono le
tre rimanenti sezioni: il congedo di Paolo dalle
sue comunità (19,21-20,38); l'arrivo a
Gerusalemme, l'arresto e le lunghe vicende
processuali (cc. 21-26); infine, in seguito
all'appello
a
Cesare,
l'avventuroso
trasferimento via mare, col naufragio, e l'arrivo
a Roma (cc. 27-28). È importante fare
attenzione soprattutto alle parti conclusive e
culminanti delle tre sezioni.
2° viaggio
Concilio
di
Gerusalemme
Paolo
3° viaggio
ROMA
Israele è
accecato: la
predicazione
cristiana si
volgerà ai
pagani.
Processo
Difesa
teologica.
dall’accusa
di apostasia
dalla fede
d'Israele
Congedo
Testamento
di Paolo:
l'evangelo
continui ad
essere
annunziato
con fedeltà
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Atti degli Apostoli 1