ECONOMIA DELLA
SARDEGNA
13° RAPPORTO 2006
Analisi strutturale e tendenze
FONDAZIONE BANCO DI
SARDEGNA
Autori e Collaboratori
Autori:
Gianfranco Atzeni, Bianca Biagi, M. A. Busia, Massimo Carboni,
Fabio Cerina, Annalisa Cocco, Andrea Corsale, Massimo Del
Gatto, Domenica Dettori, Adriana Di Liberto, Monica Iorio,
Emanuela Marrocu, Margherita Meloni, Marcello Pagnini, Anna M.
Pinna, Manuela Pulina, Giovanni Sistu, Giovanni Sulis e Stefania
Vacca.
Collaboratori:
Giovanna Circosta, Matteo Bellinzas, Marta Foddi, Stefano
Renoldi, Barbara Dettori e Antonella Mudadu.
Struttura della Presentazione
1. Analisi del sistema economico della Sardegna
2. I fattori di competitività
3. Il mercato del lavoro
4. Il sistema turistico sardo
5. Previsioni
La sintesi del Rapporto è disponibile sul sito
CRENoS www.crenos.it
CRENOS
Centro Ricerche Economiche Nord Sud
•E’ coordinato dalle Università di Cagliari e
Sassari
•Ha il compito: di far conoscere il divario fra
le diverse Aree Economiche ,di analizzare il
progresso economico e il rapporto fra
salvaguardia ambientale e i processi di
sviluppo all’interno della Regione Sardegna
IL SISTEMA ECONOMICO
• Viene analizzato attraverso i principali aggregati
macroeconomici: PIL pro capite, Produttività,
Valore aggiunto settoriale
• Il PIL italiano è in affanno, l’Italia sta affrontando
una fase di grande difficoltà e di perdita di
competitività nei confronti delle altre economie
industrializzate (Europa, America, Cina, India).
• Viene analizzato il PIL sardo paragonandolo con
i dati relativi al PIL nazionale e al PIL di vari
paesi Europei
• La Sardegna comunque cresce anche a
livelli molto bassi (1%), contrariamente a
regioni come la Lombardia che presenta
trend Negativi.
• Importante è il fatto che regioni dell’ Obiettivo 1
appartenenti a paesi Europei Sviluppati hanno avuto
crescita 0 (vedi regioni della Germania)
• Le PERFORMANCES dei paesi baltici (Lituania, Estonia,
Lettonia) hanno invece avuto risultati positivi (7-8%)
• Ciò è dovuto non alle politiche della Comunità Europea
ma dipende dalla struttura economica e istituzionale dei
paesi considerati e dai processi di convergenza dovuti a
fattori di mercato
• Si può evidenziare una migliore performance dei paesi
periferici (solitamente meno ricchi dei paesi centrali).
Può essere analizzato come un elemento a favore del
processo di convergenza economica in atto.
PIL E CONSUMI
•
L’analisi è centrata sul PIL pro capite
•
I dati analizzano un periodo che va dal ’70 al 2004
•
I dati relativi alle due tabelle possono essere letti secondo due
ottiche,una di lungo periodo e una di breve periodo:
1. Nel lungo periodo: perdita di competitività perché è aumentato il
divario con il centro-nord e con il mezzogiorno (la crescita della
Sardegna è stata inferiore di un punto circa rispetto alla media
nazionale)
2. Nel breve periodo: (2002-2004) la Performance sarda si è rivelata la
migliore in assoluto, ciò è dovuto alla performance negativa del
centro-nord
PIL PER OCCUPATO
• Nel ’70 la Regione era particolarmente
produttiva, in linea con il trend nazionale con
dati poco distanti rispetto al nord italia.
• Anni ’80 si ha un periodo di crisi (la crescita è
molto inferiore ai tassi nazionali)
• Dopo il 2002 si può vedere qualche segnale di
ripresa dell’economia sarda anche se sono
presenti tassi di crescita non proprio elevati. La
crescita si presente comunque molto più rapida
rispetto al mezzogiorno…
CONSUMI PRO CAPITE
• Si vuole diminuire il divario con il nord attraverso
politiche di sostegno alle aree meno ricche all’interno del
paese
• Negli anni ’80 si ha una performance inferiore ma con
tassi di crescita elevati. Ciò è dovuto agli incentivi statali
in periodi di forte crisi
• Nel 2004 si rileva un trend in crescita come per gli altri
indici considerati
• Potrebbe essere dovuto alla scarsità di esportazioni
della Regione e quindi non risente della perdita di
competitività a livello dei mercati internazionali
• La Sardegna comunque continua a crescere anche se a
livelli non troppo sostenuti
LA STRUTTURA PRODUTTIVA
•
I tre settori che caratterizzano la Sardegna sono: i servizi (in
crescita), l’agricoltura e l’industria (entrambi in calo)
•
Negli anni ’80 l’industria conosce un periodo di crisi. Da capofila
delle Regioni del Mezzogiorno ha ridotto, nel giro di trent’anni, la
sua competitività anche rispetto al Sud Italia
•
Nel 2002 si può vedere una fase di crescita della produttività sarda
nel settore agricolo
•
Si possono analizzare i dati rispetto alle due solite visuali, breve e
lungo periodo:
1. Breve periodo: tendenza negativa
2. Lungo periodo: (dopo il 2002) tendenza positiva rispetto a tutti i
settori
PRODUTTIVITA’ PER SETTORI
TRADIZIONALI
• I dati servono a spiegare la situazione attuale
• Le raffinerie, la chimica e la farmaceutica, rappresentano il settore
trainante dell’economia sarda, più alto rispetto alla media italiana
• Nell’ ultimo periodo questo settore è in calo (divario da 50 a 10 %)
• Il settore alberghiero e quello dei servizi presentano un divario dalle
medie nazionali del 5%, altri settori presentano un divario medio del
15%
• A questi settori è dovuta la performance positiva sarda
• Non si può capire in questo momento se il segnale di ripresa sia
dovuto a fluttuazioni di mercato o a fattori strutturali
I MERCATI ESTERI
• Le esportazioni possono influenzare
tantissimo l’economia di un paese in modo
particolare in un periodo di grande
globalizzazione come quello odierno
• Globalizzazione: -maggiore concorrenza
dei compratori
- maggiore concorrenza a danno
dei produttori locali
LA SARDEGNA
• Fino al 2002 le esportazioni erano al di sotto della metà della media
nazionale (5.8 su 14.2 %)
• Dopo il 2002 si ha una fase di recupero
• Le esportazioni sono basate su prodotti petrolchimici (70%)
• Le altre esportazioni sono limitate, l’industria agroalimentare ha un
potenziale poco sfruttato e ha ampi margini di miglioramento in
termini di penetrazione nei mercati internazionali
• Le esportazioni sarde rappresentano l’1% del totale delle
esportazioni della nazione
•
il settore petrolifero con il 27% e il settore minerario con il 6% si
discostano dalla media nazionale
ESPORTAZIONI SARDE
•
•
•
•
84% è dato da :
prodotti chimici (in ribasso )
metallurgia (in ribasso)
prodotti petroliferi (in rialzo)
• il restante 16% viene spartito in parti inferiori
all’unità percentuale nei restanti settori
• Fra questi l’unica eccezione è data dal settore
agricolo (4,7 delle esportazioni totali )
• I prodotti derivanti dai saperi locali fanno
fatica a imporsi nei mercati esteri
• Tale freno è legato al fatto che le piccole
imprese hanno poca efficienza produttiva
• Si potrebbero fare dei consorzi fra piccole
imprese per facilitare l’accesso ai mercati
esteri
ANALISI SOCIO-ECONOMICA
• La regione Sarda si presenta divisa in 8
province: Cagliari, Carbonia-Iglesias, Medio
campidano, Oristano, Nuoro, Ogliastra, Sassari,
Olbia-Tempio
• Il territorio può essere suddiviso in tre categorie:
i vecchi centri, i nuovi centri che rivendicano
autonomia economica e sociale, e i paesi che si
spostano da un centro di appartenenza ad un
altro per poterne trarre vantaggio
• Cagliari si presenta come la più estesa, con
maggior numero di abitanti (33%) e alta densità
abitativa; la popolazione è sempre in crescita.
Stesso discorso vale per Olbia-Tempio che
inoltre risultano avere una popolazione molto
giovane
• Tutte le altre province presentano tassi di
crescita negativi
• Olbia- Tempio, Sassari, Cagliari presentano
comparti produttivi strutturali in crescita
• Nuoro occupa una posizione intermedia
DISOCCUPAZIONE
Abbiamo due gruppi diversi:
• Cagliari, Nuoro, Oristano, Olbia-Tempio
generano occupazione
• Carbonia-Iglesias, Medio campidano,
Ogliastra e Sassari presentano alti tassi di
disoccupazione
SETTORI SPECIFICI
• Agricoltura: Oristano, Ogliastra, Nuoro,
Medio-Campidano (produzione di nicchia
legati alla tradizione)
• Industria: Carbonia- Iglesias
• Servizi: Cagliari, Olbia-Tempio
La programmazione negoziata
• La Sardegna è nella fase di PHASING OUT (uscita dall’obiettivo1)
• Siamo in una fase di transizione in cui le istituzioni devono essere
competitive in fase di progettazione a livello locale
• Esistono una molteplicità di strumenti
• In generale si riduce il potere centrale a favore dei governi locali
• Lo scopo è quello di accelerare lo sviluppo e creare nuova
occupazione
i vari strumenti sono stati utilizzati in modo diverso a
seconda delle province:
•
•
•
•
•
•
•
POR 45%( Piano Operativo Regionale)
CA 8% ( Contratto d’Area)
CP 10% ( Contratti di Programma)
PIA 24% (Piani integrati d’Area)
PIT 7% (Progetti integrati territoriali)
PSL 0.4% (Piano Sviluppo Locale LEADER)
PT 7% (Patti Territoriali)
Interessano comunque le filiere del turismo,artigianato, agroalimentare.
IL SISTEMA CREDITIZIO
• Si presenta in linea con quello nazionale (a
struttura stabile) cioè non vi sono incrementi nel
numero di sportelli e di banche
• Nelle banche sarde la capacità di generare
impieghi rispetto alle raccolte è inferiore alle
banche del Centro Nord
• La rischiosità è minore anche se si presenta in
linea con la media nazionale
Il recupero del credito presenta dati
divergenti:
• Minore esposizione all’insolvenza
• Maggiore rischio di perdita in caso di
insolvenza
LE PREVISIONI DEL PIL
• Le previsioni 2005-2007 sono EX-ANTE, devono
essere considerate con grande cautela poiché si
basano su dati incerti e non sempre rilevati con
tempestività
• Basti pensare che possono variare di un punto
% pari al possibile tasso di crescita di un paese
• L’Italia resta l’economia più debole nell’area
Euro
• Le previsioni indicano però un momento di
ripresa per l’Italia anche se modesta
sostenuta dalle esportazioni e dalla
domanda interna
• Previsioni per la Sardegna: si basa sul PIL
Italiano e si basa su tre scenari:
ottimistico, base, pessimistico.
• Il divario italia-sardegna potrebbe crescere
I fattori di competitività
• I fattori di competitività di una regione,o di un paese,è la
capacità delle sue imprese di “competere”con successo
nei mercati internazionali. Tale capacità risulta dall’
azione congiunta di circostanze complesse;tra
cui,sempre più unanime è il riconoscimento della
centralità del ruolo esercitato dalla dotazione
infrastrutturale quale fattore chiave dello sviluppo
economico:possiamo distinguere infrastrutture
materiali(trasporti,telecomunicazioni)ed infrastrutture
immateriali(imprenditorialità,competenza)
Infrastrutture immateriali
• Livelli di istruzione:gli obiettivi di Lisbona
• Tra gli obiettivi generali fissati dalla Comunità Europea
per il 2010 troviamo diverse indicazioni relative alla lotta
alla dispersione scolastica,la produttività quantitativa e
qualitativa del sistema dell’istruzione,l’apprendimento
permanente e gli studi tecnico-scientifici.
• In questo rapporto riportiamo l’andamento degli indicatori
per i quali sono stati stabiliti dei benchmark quantitativi
precisi da raggiungere entro il 2010. Il dato sardo viene
messo a confronto con la media italiana,UE(25) e con il
benchmark e con quello del centro-nord e del
mezzogiorno.
Livelli d’istruzione:altri indicatori
La formazione professionale per
l’espletamento dell’obbligo
formativo.
• All’interno della strategia europea
dell’occupazione, la formazione professionale è
riconosciuta come uno dei fattori fondamentali
per accrescere le qualità delle forze di lavoro.
• Questo settore è suddiviso in tre grandi aree di
attività: formazione di base per l’assolvimento
dell’obbligo formativo che si inquadra nel
principio del diritto-dovere all’istruzione fino al
conseguimento di una qualifica professionale; la
formazione professionale in apprendistato; la
formazione continua.
Offerta
• Dal lato dell’offerta, l’aumento delle forze
di lavoro laureate nel mercato del lavoro
isolano e le ridotte alternative di impiego
dei giovani laureati ha sostanzialmente
generato una riserva di risorse umane per
il settore della formazione
• Esistono due sistemi in Italia per quanto
attiene l’implementazione dell’obbligo
formativo: il primo prevede l’individuazione
di un gruppo di coordinamento che
coinvolge la regione, il secondo prevede
un organo di coordinamento a livello
regionale ma sostanzialmente tutte le
funzioni sono state delegate alle provincia.
La formazione continua
• L’impulso principale verso un sistema di
formazione permanente delle forze di
lavoro viene dall’Unione Europea con il
Consiglio di Lisbona del marzo 2000.
• Il life-long-learning viene definito come
l’attività volta all’apprendimento di capacità
e competenze.
• Solo un quinto dei lavoratori italiani
partecipa ad attività formative rispetto ad
una media europea del 40%, solo un
quarto delle imprese realizza attività di
formazione, rispetto ed una media
europea del 60%
La Sardegna ha visto un incremento della
partecipazione alla formazione degli
occupati e dei non occupati
Ricerca e sviluppo
• La tabella riporta la distribuzione
territoriale della spesa per R&S per ogni
regione
Infrastrutture materiali
• Come può essere giudicato il livello di dotazione
infrastrutturale della Sardegna rispetto all’Italia?
• Due sono le misure di infrastrutturazione alle quali si fa
qui riferimento
• La prima: lo stock di capitale pubblico in termini monetari
si basa su un recente studio effettuato da Marrocu,Paci
e Pigliaru (2005)
• La seconda misura è la dotazione fisica di infrastrutture,
calcolata dall’istituto G.Tagliacarne.
• Il confronto tra le due grandezze è indicativo del livello di
efficacia della spesa pubblica nel dotare il territorio
regionale di quel livello di dotazione infrastrutturale che
giustifica la spesa stessa.
• Infrastrutture economiche: si intendono le
infrastrutture più immediatamente collegate al
processo produttivo (reti stradali, ferrovie etc.)
• Infrastrutture sociali: trattasi di infrastrutture
materiali la cui influenza sull’attività economica e
più indiretta, trattandosi di servizi diretti sia alle
famiglie che all’impresa (strutture culturali,
sanitarie).
La Sardegna si inserisce
abbastanza bene nel contesto
nazionale
Evidenti disparità tra Nord e Sud
>1:efficacia spesa pubblica
<1:bassa efficacia della spesa pubblica
Efficacia delle infrastrutture in
Sardegna
• La si può notare nel grado di utilizzo delle
infrastrutture.
• Dotazione maggiore della domanda
(rapporto inferiore a 1)
• Dotazione inferiore alla domanda
(rapporto superiore a 1)
Produttività delle imprese sarde
• Tranne alcune eccezioni (Nuoro nel
settore meccanico, Oristano nel settore
abbigliamento, Cagliari nel settore dei
prodotti petroliferi raffinati) le imprese
sarde mostrano un grave deficit in termini
di produzione
Conclusioni
• È soprattutto sulle imprese che sembra
ripercuotersi la carenza di infrastrutture.
Questa caratteristica può essere letta alla
luce:1.del ritardo della Regione del dotarsi
di una forza lavoro opportunamente
formata; 2.della carenza di investimenti in
ricerca e sviluppo; 3.del notevole gap
infrastrutturale di cui la Regione soffre a
causa di una spesa pubblica poco
efficiente.
Il mercato del lavoro in
Sardegna
In questo capitolo…
• Nuovo metodo di rilevazione continua delle forze di
lavoro adottato dal 2004: con questo metodo è stata
fatta anche una revisione ai dati dal 1992 al 2004 e si è
arrivati a constatare un aumento delle forze di lavoro e
delle persone occupate mentre il numero delle persone
in cerca di occupazione ha subito una revisione in
diminuzione. Il nuovo metodo di stima rende più puntuali
le rilevazioni in modo tale da migliorare la qualità dei dati
prodotti e da eliminare gli effetti della stagionalità.
• CRENOS: ha provveduto alla ricostruzione della serie
per la Sardegna.
•Negli ultimi anni si è assistito ad una vera e
propria “anomalia macroeconomica”, ovvero
al fenomeno dell’incremento
dell’occupazione senza crescita economica.
Anche in Sardegna malgrado il periodo di
stagnazione economica tra il 2004 e il 2005
si osserva:
1. diminuzione del tasso di disoccupazione
dell’1%
2. aumento del tasso di occupazione di un
punto percentuale.
Tasso di attività e tasso di
occupazione
53.0
52.0
51.0
50.0
49.0
48.0
47.0
46.0
45.0
44.0
43.0
1993
1994
1995
1996
1997
1998
Tasso di Attività
1999
2000
2001
2002
Tasso di Occupazione
2003
2004
2005
Struttura dell’occupazione
• Tra gli anni 1994 e 2004 si evidenzia un processo di
terziarizzazione in atto sia nell’economia italiana che in
Sardegna: 65% in Italia, 69% nel Mezzogiorno e in
Sardegna.
• L’isola presenta una % più alta degli occupati nel settore
primario rispetto al dato nazionale, mentre il settore
industriale ha nella regione un peso inferiore rispetto a
quello registrato nel resto del Paese
• Mentre rispetto al Mezzogiorno in Sardegna si registra
nel 2004 un peso minore del settore primario, per quanto
riguarda il settore dei servizi la Sardegna conferma il
forte peso di quest’ultimo nella capacità di assorbimento
della forza lavoro
STRUTTURA PER SESSO
DELL’OCCUPAZIONE
• La componente maschile è scesa: Italia
dal 64 al 61%, Mezzogiorno dal 69 al 67
%,Isola dal 69 al 63%.
• La componente femminile è invece
aumentata: Italia dal 36 al
39%,Mezzogiorno dal 31 al 33%,
Sardegna dal 31 al 37%.
•
L’Italia presenta un gap impressionante tra uomini e
donne per quanto riguarda l’occupazione: gli uomini
sono più del doppio delle donne. La Sardegna sembra
aver fatto passi avanti considerevoli rispetto al resto del
Mezzogiorno.
• Nel settore agricolo e industriale l’occupazione femminile
è diminuita mentre nel terziario la presenza femminile è
diventata massiccia. Per quanto riguarda la Sardegna i
dati mostrano come il processo di terziarizzazione abbia
favorito l’inserimento nel mercato del lavoro delle donne.
• Dunque in un’economia come quella isolana in cui
l’agricoltura si presenta ancora fortemente statica e
l’industria sia in declino la crescita del terziario
rappresenta un fatto estremamente positivo in primo
luogo per le donne (occupate nel terziario 90% nel
2004).
• Nel terziario: Cagliari 73%, Sassari 69.6%
• Nel primario: Oristano 14.2%, Nuoro 10.8%
• Il 2005 conferma: i lavoratori autonomi nel
primario costituiscono il 60.6% degli occupati
contro il 38.4% dei dipendenti.
• A livello provinciale Nuoro registra la % più alta
di lavoratori autonomi (32.8%), Oristano segue
con il 31.1%. Questo è dovuto alla presenza
nelle due province di aziende manifatturiere di
piccola dimensione.
• Nel settore dei servizi in tutte le province
prevalgono i lavoratori dipendenti, oltre il 70%.
NEL 2005….
• Terziario: principale settore per quanto attiene la
capacità di assorbimento della forza lavoro;
• Il suo peso è cresciuto costantemente dal 1994 al 2005;
• La percentuale più alta degli occupati donne viene
assorbita dal terziario;
• La percentuale degli occupati uomini nel terziario ha
ormai superato quella del settore industriale;
• La Sardegna mostra un buon livello di imprenditori ne
settore primario mentre nel settore industriale e nel
terziario prevale la tipologia del lavoro alle dipendenze.
Dati provinciali sulle forze di lavoro
(ISTAT)
• Nel 2005 le persone occupate nell’isola
erano 397mila, 4mila in più del 2004.
• Cagliari 63% occupati maschi, Oristano
68.1%;
• Cagliari % di componente femminile fra gli
occupati bassa (37%) e Oristano 31.9%.
• Tra il 2004 e il 2005 tutte le province
vedono ridursi la quota di occupati per
sesso femminile.
Struttura della disoccupazione
• 1993-2004: il tasso di disoccupazione (TD) complessivo
in Italia è diminuito (secondo dati ISTAT)
• Tasso di disoccupazione femminile più alto di quello
maschile ma in diminuzione soprattutto nel Mezzogiorno.
• 2004-2005: diminuzione della disoccupazione nazionale
dall’8 al 7.7%
• La Sardegna nonostante un TD di 3 punti percentuali
superiore a quello nazionale è comunque il diminuzione
oltre che inferiore a quello del Mezzogiorno.
• ISTAT: il TD giovanile dal 1995 al 2004 in Italia è
diminuito dal 30.3% al 23.5%. La Sardegna passa dal
40% nel 1995 al 35.5% del 2004 (dato ancora molto
preoccupante)
Analisi disoccupazione in Sardegna
(livello provinciale) per il biennio
2004-2005.
• Cagliari: diminuzione dal 15.8 al 12%
• Oristano: diminuzione dall’11.4 al 10.2%
• Sassari: si registra un dato anomalo
(incremento sostanziale dei disoccupati)
• Nuoro: TD con variazione di 0.1 punto
percentuale in negativo.
• In conclusione il TD complessivo in
Sardegna nell’ultimo biennio è diminuito
dal 13.9 al 12.9%, ma anche le forze di
lavoro maschili e femminili sono diminuite.
• Nel biennio 2004-2005 in Sardegna sono
diminuite le persone in cerca di
occupazione, come pure la forza lavoro
(questo giustifica la diminuzione della
disoccupazione);
• Il TD femminile in Sardegna risulta essere
quasi il doppio rispetto a quello maschile.
Il dato desta forte preoccupazione in
quanto sembra determinare dei fenomeni
di scoraggiamento della forza lavoro che
non partecipa al mercato del lavoro
interrompendo l’attività di ricerca).
Inoltre….
Insieme alla diminuzione del tasso
disoccupazione ed aumento di quello di
occupazione in Sardegna e in Itali si osserva:
• Diminuzione del tasso di attività (47,8% nel
2005)
• Diminuzione delle forze di lavoro (da 689mila a
685mila)
La contemporanea diminuzione della
disoccupazione accompagnata da una
diminuzione delle forze di lavoro potrebbe
essere la risultante dell’uscita dal mercato del
lavoro di persone “scoraggiate”.
Esiti delle riforme
• In Sardegna e nel Mezzogiorno la % degli
occupati part-time aumenta considerevolmente,
infatti il divario tra la Sardegna e il resto
dell’Italia è evidente: Italia 10%, Mezzogiorno
20% e in Sardegna i valori sono superiori del
15% nel biennio 2003/04
• I lavoratori part-time sono in Italia il 9.9%, in
Sardegna 9.1% e nel Mezzogiorno il 7.2%
• Riforma del mercato del lavoro: semplificazione delle
condizioni per il ricorso da parte delle imprese a forme di
lavoro “atipico”(anni 90), liberalizzazione delle forme
contrattuali atipiche nel mercato del lavoro, legge
451/1994 e legge 608/1996 che hanno modificato la
disciplina che regola l’utilizzo dei contratti a causa mista
per facilitare l’accesso a questa forma contrattuale.
• Legge Treu (196/1996) che ha portato alla
liberalizzazione del lavoro provvisorio, ha ridotto le
misure sanzionarie delle irregolarità nei contratti di
lavoro a tempo determinato, ha incentivato l’utilizzo dei
contratti a tempo parziale, ha prorogato le agevolazioni
sui contratti formazione-lavoro e riformato l’istituto
dell’apprendistato85
E ancora…
• Legge Biagi (30/2003): con lo scopo di
realizzare un sistema di strumenti tesi a
garantire trasparenza ed efficacia nel
mercato del lavoro e di migliorare le
capacità di inserimento nel mercato del
lavoro di disoccupati e persone in cerca di
prima occupazione.
• Immigrati e calcolo delle statistiche sul
mercato del lavoro
Perché si accetta un contratto parttime?
• Mezzogiorno: si opta per il part-time in
alternativa al fatto di non aver trovato un
lavoro a tempo pieno;
• Nel Nord e nel Centro optano per il parttime per motivazioni familiari;
• In Sardegna il part-time è un alternativa
obbligata dall’assenza del lavoro a tampo
pieno.
• Le forme contrattuali atipiche hanno incidenza
superiore nel Mezzogiorno piuttosto che nel
Centro e nel Nord. Il TD in Sardegna è diminuito
in concomitanza con il ricorso sempre maggiore
ai contratti di lavoro atipici.
• Emerge che il contratto part-time nasce per
consentire alle persone di conciliare impegni di
studio o familiari con quelli lavorativi, ma è
anche una scelta di ripiego per non aver trovato
un impiego full-time.
• La tabella 4.15 riporta l’evoluzione
dell’occupazione nelle diverse tipologie di
lavoro. Si evidenzia come soprattutto in
Sardegna e nelle altre regioni del Mezzogiorno
le % degli occupati a tempo parziale (part-time)
ed a tempo determinato stiano aumentando
considerevolmente. In particolare dal 1998 al
2003 i lavoratori a tempo determinato
raggiungono il 15% degli occupati dipendenti
totali.
• La maggior incidenza dei contratti a tempo
determinato nell’isola emerge in modo
chiaro dal grafico 4.4, che riporta
l’andamento degli occupati a tempo
determinato. Il divario tra Sardegna e resto
dell’Italia è evidente.
Previsioni per il mercato del lavoro
2006-07
• Sia le unità di lavoro che gli occupati
cresceranno a tassi molto moderati;
• Il TD si attesterà al 13% nel 2006 ed al
12.9% al 2007;
Considerazioni conclusive
L’analisi evidenzia che il mercato del lavoro in Sardegna
attraversa una fase di difficoltà. Alcuni sono problemi
strutturali la cui soluzione è possibile nel lungo periodo e
nell’ambito di politiche economiche mirate, mentre altri
sono fenomeni congiunturali che possono essere
determinati dalle fasi del ciclo economico. Fenomeno
preoccupante la persistenza della differenza di genere
negli esiti nel mercato del lavoro. Sono infatti le donne
che mostrano una netta riduzione in termini di forza
lavoro. Stesso discorso per i giovani con TD elevati dato
sconfortante alla luce del fatto che i giovani dovrebbero
essere i lavoratori più istruiti. Nel complesso l’analisi
relativa al mercato del lavoro evidenzia dunque come la
Sardegna soffra tutt’ora di forti ritardi. Emergono anche
degli aspetti positivi soprattutto nel confronto con altre
realtà meridionali.
Turismo
• Bene turistico, bene di largo consumo
• La globalizzazione ha trasformato il settore turistico in un
mercato sempre più competitivo
• È cambiato il modo di fare vacanza: vacanze più brevi e
più frequenti, diversificazione del consumo lungo tutto
l’anno, utilizzo sempre più diffuso di internet
• Passaggio da una concezione tradizionale di viaggio a
una concezione prossima alla dimensione del turismo
sostenibile
• Nasce la necessità di investire nei sistemi di protezione
onde evitare che le risorse da cui i flussi turistici sono
attivati divengano vittime del turismo
offerta turistica in Sardegna
• Nel 2004 1731 esercizi ricettivi, equamente divisi tra settore
alberghiero e settore extra alberghiero
• 166000 posti letto, il 4% del totale nazionale
• In Sardegna 114 posti letto per esercizio, media italiana 60, media
mezzogiorno 85
• Sovradimensionamento delle strutture alberghiere dovuto a
vocazione costiera degli investimenti
• Nord Sardegna 48% dei posti letto totale
• Il 96% del prodotto turistico concentrato in zona costiera
• Fenomeno in crescita dei B&B che hanno determinato un aumento
del 4% dei posti letto nel biennio 2003/04
• Grande rilevanza del sommerso nelle seconde case e nei B&B a
fronte di 665 strutture presenti nelle statistiche ufficiali si riscontra un
totale effettivo di 745
• Presenza di cinque alberghi diffusi
Domanda ricettiva
• Distinzione tra arrivi e presenze
• ISTAT 2004 in Italia presenze +0.3%, di cui +1.1% stranieri e -0.2%
italiani, -3.8% esercizi extra alberghieri. Arrivi +3.9%
• Sardegna presenze 2004 10300000, di cui 7300000presenze
alberghiere 3000000presenze extra alberghiere, -0.8% rispetto al
2003
• In Sardegna si ha un calo delle presenze italiane -2.9%, un aumento
del 5%degli straniere una calo dell’8 % del settore extra alberghiero.
• Gli arrivi turistici sono stati 2 mil, +2.3%, presenze straniere +9%,
esercizi alberghieri +4.4% . La permanenza media è di 5 giorni negli
esercizi alberghieri. L’indice di utilizzazione lorda delle strutture
alberghiere è del 23%, media italiana 32%
Altri dati
• ISTAT 2005. le località del mezzogiorno sono preferite
prevalentemente nel periodo estivo
• Nelle graduatorie delle vacanze la Sardegna compare tra le prime
regioni esclusivamente nel caso di vacanze lunghe e nel periodo
estivo.
• Indagini ISNART nel 2005 la Sardegna continua ad essere la meta
maggiormente desiderata dai turisti italiani e all’ottavo posto tra le
principali vacanze effettuate
• Dal 2001 i pernottamenti in Sardegna decrescono fino a
raggiungere un valore negativo nel 2004. infatti nel 2002 l’effetto 11
settembre ha determinato un aumento dei pernottamenti degli
italiani (+3.3%) e una diminuzione di quelli stranieri. Dal 2004 si
inverte la tendenza a causa del rafforzamento delle linee low cost e
della crisi economica in Italia
Situazione provinciale
• Nel 2004il 52% delle presenze nella provincia di
Sassari, 25% Cagliari, 20% Nuoro, 3% Oristano.
Calo del 10 % di Cagliari +8%di Nuoro
• A ora non si riscontrano variazioni di rilievo ma
un calo nel settore alberghiero compensato in
parte da un aumento del settore extra
alberghiero
• La diminuzione regionale dei soggiorni extra
alberghieri sembra quindi dovuta
esclusivamente a Ca e Ss, mentre l’aumento del
settore alberghiero è imputabile a Ss e Nu
Turismo sostenibile e A21L
• Settore turistico responsabile del peggioramento delle condizioni
ambientali
• Dichiarazione di Manila dell’80:”lo sviluppo turistico sostenibile si ha
quando la domanda espressa da un numero crescente di turisti può
essere soddisfatta in modo tale da poter continuare ad attrarre
flussi turistici nel tempo e da rispettare l’esigenze della popolazione
locale, salvaguardando la sua natura e la sua cultura”
• La A21L è il piano d’azione delle nazioni unite per lo sviluppo
sostenibile e persegue la strada del decentramento decisionale,
dove il coinvolgimento delle diverse entità amministrative conduce a
una assunzione condivisa di responsabilità. Ciascun soggetto
istituzionale e la comunità che lo esprime devono essere posti nella
condizione di acquisire una propria etica del territorio
• La strategia del turismo sostenibile deve
individuare, elaborare e realizzare azioni
specifiche e buone pratiche sia nel settore
pubblico che nel settore privato
• L’importanza delle A21L è soprattutto
legata al fatto di avere la consapevolezza
di poter essere parte attiva del processo
decisionale
• In Sardegna 22 A21L
Difficoltà delle A21L
• I risultati si vedranno a lungo termine
• Non sempre le decisioni dei forum delle
A21L sono coordinati con gli strumenti
della pianificazione urbanistica economia
e ambientale
• Mancanza di spirito comunitario (capitale
sociale)
• Necessità di coinvolgimento delle
popolazione e non solo delle imprese
Previsioni 2005/06
• Dati ISNART: orientamento del turista
nazionale alla presentazione on-line
• Per il 2006 gli esperti confermano il trend
positivo, in particolare si prevede un
aumento totale delle presenze del 2.2%
agriturismo
• Sviluppo dell’agriturismo per: ricerca di forme di
imprenditorialità alternativa degli operatori agricoli,
ricerche della ristorazione di qualità, impulso delle leggi
regionali
• Nel 2005 572 operatori agrituristici
• Oltre la metà svolge attività di alloggio e ristorazione in
azienda
• Il 23% delle attività agrituristiche è iscritta ad
associazioni che permettono di creare economie di scala
svolgendo congiuntamente alcune attività
• Tra le motivazioni che spingono alla cooperazione si
rileva lo scambio della clientela e la differenziazione
dell’offerta
• La valorizzazione del territorio in termini
ambientali sociali ed economici è un
elemento imprescindibile per la
realizzazione di un sistema di offerta di
qualità. Le caratteristiche del contesto
territoriale in termini di infrastrutture,
fruibilità dei servizi e cura del territorio
consentono di definire la vocazionalità
agrituristica di una determinata area.
• Emerge che gli operatori sono soddisfatti della
qualità dei servizi primari offerti dalla qualità
dell’operatore pubblico
• In termini economici il settore agrituristico è
importante in quanto riesce ad offrire una media
di 0.7 addetti, a fronte di una media di 0.2 del
settore prettamente agricolo e quindi si deduce
che l’attività agrituristica è capace di attivare
effetti moltiplicatori.
Conclusioni
• La presenza di fenomeni economici complessi di difficile
interpretazione segnala che l’economia italiana e, con essa,
l’economia regionale stanno attraversando una fase di profonda
trasformazione.
• Emerge quindi con evidenza anche quest’anno la necessità che la
Sardegna continui a realizzare un percorso di riforme profonde che le
consenta di rispondere alle sfide che provengono dai mercati esterni
che stanno oramai investendo tutti i settori della sua economia.
• Molti degli obiettivi relativi alle politiche dello sviluppo, che la strategia
europea di Lisbona incentra sull’innovazione, liberalizzazione dei
mercati, sviluppo sostenibile e coesione sociale, riguardano
naturalmente riforme che devono essere avviate dal governo
nazionale.
Conclusioni
• Tuttavia, anche in questi settori è ampia la sfera di intervento
della politica regionale. Per centrare questi obiettivi bisogna
quindi sollecitare le riforme necessarie a livello nazionale ed è
necessario che i diversi attori (istituzioni pubbliche, imprese,
sindacati) si impegnino a delineare in modo più competitivo gli
interventi di politica economica per esser capaci anche a livello
regionale di affrontare questioni strutturali adottando politiche i
cui effetti positivi si realizzano necessariamente nel mediolungo periodo.
• Con l’avvicinarsi ormai per la Sardegna del momento del
phasing-out, ossia l’uscita dal gruppo delle regioni
dell’Obiettivo 1, questo appare l’unico modo credibile per
garantire alla Sardegna quel processo di sviluppo sostenuto,
sostenibile e duraturo che potenzialmente potrebbe avere.
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XIII Rapporto CRENOS