Anno Paolino
In occasione del bimillenario
della nascita di San Paolo
Carisma e
Istituzione
L’ecclesiologia
paolina
Il pensiero di Paolo
Nella visione paolina della salvezza, la natura e
la funzione della Chiesa riveste importanza di
tutto rilievo: è la modalità che Cristo ha scelto
per proseguire, dopo Pentecoste, la sua opera
di redentore nel tempo e nello spazio; è
l‘organismo vitale in cui lo Spirito inserisce e fa
crescere l‘uomo nuovo; di norma, è la vita della
Chiesa, la testimonianza dei credenti, a
suscitare l‘interesse o almeno l‘interrogativo su
Gesù, per accoglierlo o rifiutarlo.
Il pensiero di Paolo
Nella esperienza personale di Paolo, il tema
della Chiesa è posto addirittura a partire dalla
sua conversione, quando la voce del Risorto
identifica con se stesso i cristiani che Saulo va a
perseguitare a Damasco (cfr. At 9,4s); e a quella
comunità ecclesiale rimanda, perché sia iniziato
alla nuova vita ricolmata dallo Spirito (cfr. At
9,10-19; 22,10-16). Paolo si era convertito nel
contempo a Cristo e alla Chiesa. Per questo il
suo comportamento persecutorio nel confronto
dei cristiani sarà da lui giudicato come il peggior
crimine (cfr. 1Cor 15,9; Gal 1,13; Fil 3,6).
Conversione
sulla via di Damasco
Caravaggio
Cappella Cerasi
Il pensiero di Paolo
Tutto l‘insegnamento seguente confermerà
la persuasione di come sia impossibile
ormai separare Cristo Risorto dalla sua
Chiesa, dove è presente e continua ad
agire «l‘uomo Cristo Gesù, il solo
mediatore tra Dio e gli uomini» (1Tm 2,5);
costituendo con Lui quella comunione
vitale nello Spirito, che s. Agostino
chiamerà il “Cristo totale” (Tract. in Joh.
21,8).
Pietro da Cortona, "Battesimo di San Paolo da parte di Anania"
Il pensiero di Paolo
Circa
l'ecclesiologia,
cioè
la
riflessione su struttura, vita e scopo
della Chiesa, si notano nella vita e
nelle lettere di Paolo le due tendenze
che
segneranno
la
riflessione
teologica successiva:
Il pensiero di Paolo
ecclesiologia gerarchica o verticale. In
questa accezione la Chiesa è una struttura
verticale rigidamente gerarchica con ruoli
prestabiliti. Secondo i testi biblici, Paolo è
stato chiamato da Gesù sulla via di
Damasco, è stato scelto con Barnaba
tramite l'imposizione delle mani per il
primo viaggio missionario (At 13,1-3), a
sua volta durante le visite nelle sue
comunità ha istituito guide delle chiese
locali (vescovi = controllori e presbiteri =
anziani).
Il pensiero di Paolo
Questo modello, ripreso e sviluppato in
particolare da Ignazio di Antiochia, dai teologi
contemporanei viene detto "istituzionale" o
"monarchico", ossia con un solo principio, il
vescovo (anche se nelle comunità paoline la
distinzione tra vescovo e presbitero non appare
netta), che nella sua comunità dirige-comanda i
fedeli i quali hanno il dovere di servirlo. La
successiva tradizione cristiana ha organizzato
una propria gerarchia sull'esempio di quella
presente nelle prime comunità paoline.
Santo Padre
Cardinali
Vescovi
Presbiteri
Diaconi
Laici
Il pensiero di Paolo
ecclesiologia carismatica o orizzontale.
In questa accezione la Chiesa è una
comunità paritaria (orizzontale) di fedeli in
Cristo, ognuno dei quali è caratterizzato
da compiti, propensioni, caratteristiche
proprie utili alla vita ecclesiastica. Nelle
primitive comunità cristiane, secondo i
testi biblici, erano numerosi i "carismi" (=
doni) di natura soprannaturale, infusi dallo
Spirito Santo sui credenti: sapienza,
miracoli, guarigioni, profezia, parlare in
lingue.
Carismi
Operazioni
Santo Padre
Ministeri
Funzioni
Il pensiero di Paolo
Nelle “Grandi Lettere” (Galati, Corinzi,
Romani), le due immagini principali
preferite da Paolo per illustrare «questo
mistero grande, in riferimento a Cristo e
alla sua Chiesa» (Ef 5,31) sono quella del
corpo e quella della sposa, mai
adeguatamente distinti, essendo anch‘essi
«non più due, ma una sola carne» (Gn
2,24).
Voi siete
Corpo di Cristo
La Chiesa Corpo
1Cor 12,1-31
Corpus Christi
1Riguardo
ai doni dello Spirito, fratelli, non
voglio che restiate nell'ignoranza. 2Voi
sapete infatti che, quando eravate pagani,
vi lasciavate trascinare verso gli idoli muti
secondo l'impulso del momento. 3Ebbene,
io vi dichiaro: come nessuno che parli
sotto l'azione dello Spirito di Dio può dire
«Gesù è anàtema», così nessuno può dire
«Gesù è Signore» se non sotto l'azione
dello Spirito Santo.
Corpus Christi
Le parole adoperate per caratterizzare lo stato
pagano, ne dipingono la degradante inferiorità.
Non si riflette, non si ragiona, si segue la
corrente, si è sospinti, come la foglia dal vento,
da una forza occulta che trascina le cieche
moltitudini a prostrarsi dinanzi ad idoli muti, i
quali, come non parlano, così non sentono, non
intendono, nè possono fare cosa alcuna. Chi
mena le moltitudini pagane sono, senza dubbio,
le caste sacerdotali che si avvantaggiano dei
bisogni religiosi; sono la forza della tradizione, la
natural pigrizia dell'uomo, ma dietro a tutti gli
agenti secondari, vi è la potenza satanica
nemica di Dio.
Corpus Christi
Proclamare Gesù «Signore» è un riconoscer la
sua risurrezione, la sua esaltazione alla destra
del Padre ove esercita la sovranità universale; è
insomma un adorarlo, di cuore, come Dio. (cfr.
Gv 20,28, ove Tommaso esclama: «Mio Signore
e mio Dio»). A questo non arriva l'uomo se non
mercè la illuminazione dello Spirito di Dio. Lo
stesso criterio per discernere la vera ispirazione
dalla falsa vien dato da Giovanni: «Da questo
conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito che
confessa Gesù Cristo venuto in carne è da Dio;
ed ogni spirito che non confessa Gesù non è da
Dio»
Corpus Christi
4Vi
sono poi diversità di carismi, ma uno
solo è lo Spirito; 5vi sono diversità di
ministeri, ma uno solo è il Signore; 6vi
sono diversità di operazioni, ma uno solo è
Dio, che opera tutto in tutti. 7E a ciascuno
è data una manifestazione particolare
dello Spirito per l'utilità comune: 8a uno
viene concesso dallo Spirito il linguaggio
della sapienza; a un altro invece, per
mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di
scienza;
Corpus Christi
I doni sono tra loro diversi; ma procedono tutti dal
medesimo Spirito che li distribuisce ai singoli
credenti; il ricordare questa verità ai Corinzi
doveva contribuire a tenere nell'umiltà chi
possedeva I doni più cospicui, acquetando gli altri
nel pensiero della sovrana sapienza del
Distributore dei doni. Diversità è al plurale per
meglio indicare la grande varietà dei «Carismi»,
ossia dei doni speciali conferiti dalla grazia di Dio.
Di solito, però, il carisma consisteva in
un'attitudine naturale santificata, sublimata,
elevata ad una potenza superiore dallo Spirito.
Carismi e grazia sono dati gratuitamente da Dio.
Ma mentre la grazia è data per la salvazione di
quelli stessi che la ricevono, i carismi sono dati per
l'utile e la salvezza degli altri.
Corpus Christi
La parola di sapienza suppone la conoscenza
profonda della verità nel suo insieme 1Cor 2,6;
ma una conoscenza derivante, non dalla sola
speculazione intellettuale, bensì da un'intima
esperienza religiosa 1Cor 8,3. Perciò essa ha
qualcosa di più maturo, di più pratico, di più
persuasivo che la «parola di conoscenza» o di
scienza. In quest'ultima, predomina l'intuizione
della mente; ma se questa è guidata dalla luce
dello Spirito alla contemplazione della verità, la
parola di scienza avrà pure la sua utilità. Lo
scoglio da evitare è qui il razionalismo. I due
doni posti in capo all'elenco costituiscono un
primo paio il cui carattere comune è l'intuizione
delle cose divine.
Corpus Christi
9a
uno la fede per mezzo dello stesso
Spirito; a un altro il dono di far guarigioni
per mezzo dell'unico Spirito; 10a uno il
potere dei miracoli; a un altro il dono della
profezia; a un altro il dono di distinguere
gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue;
a un altro infine l'interpretazione delle
lingue. 11Ma tutte queste cose è l'unico e il
medesimo
Spirito
che
le
opera,
distribuendole a ciascuno come vuole.
Corpus Christi
il carisma della fede è il primo in questo secondo gruppo
che ha per caratteristica la potenza esercitata nella
guarigione dei malati, o più generalmente nell'operar
miracoli di ogni specie. Il dono di profezia non consiste
unicamente e neppure principalmente nell'antivedere il
futuro; ma nel parlare sotto l'impulso e l'ispirazione dello
Spirito che rivela all'uomo il consiglio di Dio e lo fa
capace di parlarne con efficacia. Esso è riputato da
Paolo il più utile fra i carismi per l'edificazione della
chiesa e per l'evangelizzazione: il solo fatto che uno si
dice ispirato, non è sufficiente garanzia della genuinità
della sua ispirazione. Ci sono stati anticamente e ci
saranno anche in avvenire dei falsi profeti per cui è
necessario il «provare gli spiriti per saper se son da
Dio». Tutti i credenti hanno, in qualche misura, questo
discernimento spirituale.
Corpus Christi
Un quarto ed ultimo gruppo di carismi si riferisce alle
lingue. Era il più ammirato a Corinto; ma Paolo lo colloca
all'ultimo posto, avuto riguardo alla sua minore utilità.
Lingua ha, nel N.T., tre sensi. Significa:
a) il membro che adoperiamo nell'articolazione dei suoni;
b) la favella, il linguaggio, ossia quel sistema di suoni
che serve ad un dato popolo per esprimere il pensiero;
e) in Ap 5,9; 10,11, significa la nazione che parla una
data lingua. interpretazione dicesi la traduzione, la
spiegazione in lingua conosciuta, volgare, di parole o
frasi non intese.
I doni tutti, per quanto diversi, procedono da un'unica
sorgente; lo Spirito, e sono dallo Spirito distribuiti ai
singoli individui con sovrana libertà che deve impor
silenzio all'invidia ed allo scontento. Dio non fa nulla
senza che i motivi ed i fini suoi sieno degni di Lui.
Corpus Christi
12Come
infatti il corpo, pur essendo uno,
ha molte membra e tutte le membra, pur
essendo molte, sono un corpo solo, così
anche Cristo. 13E in realtà noi tutti siamo
stati battezzati in un solo Spirito per
formare un solo corpo, Giudei o Greci,
schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati
a un solo Spirito. 14Ora il corpo non risulta
di un membro solo, ma di molte membra.
Corpus Christi
15Se
il piede dicesse: «Poiché io non sono
mano, non appartengo al corpo», non per
questo non farebbe più parte del corpo.
16E se l'orecchio dicesse: «Poiché io non
sono occhio, non appartengo al corpo»,
non per questo non farebbe più parte del
corpo. 17Se il corpo fosse tutto occhio,
dove sarebbe l'udito? Se fosse tutto udito,
dove l'odorato? 18Ora, invece, Dio ha
disposto le membra in modo distinto nel
corpo, come egli ha voluto.
Corpus Christi
19Se
poi tutto fosse un membro solo, dove
sarebbe il corpo? 20Invece molte sono le
membra, ma uno solo è il corpo. 21Non può
l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»;
né la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi».
22Anzi quelle membra del corpo che sembrano
più deboli sono più necessarie; 23e quelle parti
del corpo che riteniamo meno onorevoli le
circondiamo di maggior rispetto, e quelle
indecorose sono trattate con maggior decenza,
24mentre quelle decenti non ne hanno bisogno.
Corpus Christi
Ma Dio ha composto il corpo, conferendo
maggior onore a ciò che ne mancava,
25perché non vi fosse disunione nel corpo,
ma anzi le varie membra avessero cura le
une delle altre. 26Quindi se un membro
soffre, tutte le membra soffrono insieme; e
se un membro è onorato, tutte le membra
gioiscono con lui. 27Ora voi siete corpo di
Cristo e sue membra, ciascuno per la sua
parte.
Corpus Christi
28Alcuni
perciò Dio li ha posti nella Chiesa
in primo luogo come apostoli, in secondo
luogo come profeti, in terzo luogo come
maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni
di far guarigioni, i doni di assistenza, di
governare, delle lingue. 29Sono forse tutti
apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti
operatori di miracoli? 30Tutti possiedono
doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue?
Tutti le interpretano? 31Aspirate ai carismi
più grandi! E io vi mostrerò una via
migliore di tutte.
Corpus Christi
Nella sua identità più profonda, la Chiesa è il
“nuovo” Corpo di Cristo, suo Capo (cfr. 1Cor
6,15-17; 10,16s; 12,12-27; Rm 12,4s; Ef 1,1823; 4,12; 5,23-28; Col 1,15-18.24; 3,11, ecc).
Nessun altro autore cristiano del 1° secolo
definirà la Chiesa come “corpo di Cristo”.
La rilevanza e la frequenza dell‘immagine del
corpo alla quale Paolo ricorre per presentare il
mistero ecclesiale non consente di considerarla
marginale. Anche se nel magistero paolino non
sempre è distinguibile ciò che è proprio del
corpo di Gesù Crocifisso, del corpo Eucaristico e
del corpo ecclesiale: organici e vitali i nessi
reciproci,
anche
se
non
totalmente
sovrapponibili.
Corpus Christi
Il significato del rapporto Cristo-Chiesa,
secondo Paolo, risulterà più chiaro
tenendo presente la funzione che la
cultura semita e greca attribuivano al
corpo nei confronti dell‘io vivente
dell‘essere umano: il corpo è la
componente che lo situa in un luogo e in
tempo preciso, gli dona visibilità
riconoscibile e gli consente di esprimersi,
di comunicare e di operare incisivamente
nella realtà che lo circonda.
Corpus Christi
Paolo utilizza l‘apologo classico che paragonava
la società ad un corpo solidale, nonostante le
sue membra siano distinte (cfr. 1Cor 12,12-27).
Ma natura e caratteristiche del Corpo “mistico” di
Cristo non sono semplicemente riducibili ad una
metafora di Paolo; appartengono invece alla sua
visione di fede, che - con realismo accentuato
nelle lettere della cattività - identifica sempre più
il mistero del Corpo di Cristo con lo stesso
mistero della Chiesa (cfr. Ef 1,22s; 3,20s; 5,23;
Col 1,18-24).
Corpus Christi
Lo Spirito ci rende “con-corporali” a Cristo
(cfr. Ef 3,6) Nei corpi dei cristiani abita lo stesso
Spirito che ha risuscitato il corpo di Cristo (cfr.
Rm 1,4; 8,9-11); a cominciare dal battesimo,
ricevuto «in un solo Spirito per formare un solo
corpo» (1Cor 12,13; cfr. Rm 6,3s). La radice più
profonda di tale sorprendente designazione è il
Sacramento del suo Corpo, l‘Eucaristia, dove
Cristo ci dà il suo Corpo e ci fa il suo Corpo:
«Poiché c‘è un solo pane, noi, pur essendo
molti, siamo un solo corpo» (1Cor 10,17);
mangiare la cena del Signore è mettersi «in
comunione con il corpo e il sangue di Cristo»
(cfr. 1Cor 10,16s).
Cristo Pantocrator - Monte Athos
Cristo Pantocrator - Monte Athos
Corpus Christi
I nostri stessi corpi non vanno profanati,
perché «i vostri corpi sono membra di
Cristo» (cfr. 1Cor 6,15s). Sempre «in un
solo corpo», quello di Cristo morto e
risorto, avviene anche la riconciliazione con Dio e tra di loro - tra il popolo d‘Israele
e quello pagano (cfr. Ef 2,11-18; Col 1,22).
Corpus Christi
Di questo Corpo del Risorto, personificato nella
Chiesa, Cristo è il Capo, fonte e garanzia
di unità e maturazione dei suoi membri, «al fine
di edificare il corpo di Cristo» (Ef 4,12),
«cercando di crescere in ogni cosa verso di Lui,
che è il capo, Cristo» (v. 15). Egli, infatti, è
«costituito in tutte le cose a capo della Chiesa, la
quale è il suo corpo, la pienezza di Colui che si
realizza interamente in tutte le cose» (Ef 1,22s;
cfr. Col 1,18-20; 2,19). Ed è proprio come Capo
della Chiesa, che Cristo Signore va realizzando
la sua Signoria anche su tutto l‘universo (cfr. Ef
1,23; Col 1,19s).
Corpus Christi
La comunione di vita con il Capo del
Corpo della Chiesa non è quindi un fatto
che si realizza solo a solo con Lui (come
Plotino concepiva l‘unione dell‘uomo con
Dio), ma è comunione con tutti coloro che
la fede e il battesimo hanno, in virtù del
suo Spirito, incorporato a Cristo: «Noi tutti
siamo un solo corpo in Cristo, siamo
membri gli uni degli altri» (Rm 12,5, cfr. Ef
4,25).
Corpus Christi
Perciò nella esperienza di Chiesa già si attua il
passaggio,
dalla
dispersione
e
dalla
frammentazione, all‘unità e all‘armonia tra genti
provenienti da disparate culture e religioni, di
ceti sociali in conflitto, connotata da sessi
diversi: «Non c‘è più né giudeo né greco; non
c‘è più né schiavo né libero; non c‘è più né
maschio né femmina: tutti voi siete uno in Cristo
Gesù» (Gal 3,28; cfr. Rm 10,12; 1Cor 12,13; Col
3,11). È, più che un‘appartenenza della Chiesa a
Cristo, una forma di immedesimazione e di
equiparazione, quasi una estensione della
personale presenza di Cristo nel mondo.
Corpus Christi
Non è unità di tipo soltanto psicologico ma
- diremmo noi - ontologica; è realtà
sociale del tutto inedita e inclassificabile.
Appartiene al mistero della novità
cristiana, che è data e cresce nello
Spirito. Per Paolo la comunità cristiana è
la lettera di Cristo, scritta da Lui, «non con
inchiostro, ma con lo Spirito del Dio
vivente; non su tavole di pietra, ma sulle
tavole di carne dei vostri cuori» (2Cor
3,2s).
Corpus Christi
La comunità - che trova in lui il padre «che
vi ho generato in Cristo Gesù mediante il
Vangelo» (1Cor 4,15) - supera l‘alleanza
scritta sulle tavole mosaiche (cfr. Es
24,12) e realizza quella promessa con
Ezechiele (cfr. 31,12) e a Geremia (cfr.
31,37). Essa costituisce il germe, profezia
e sacramento del Regno, che alla fine
dei tempi si manifesterà in tutto il suo
splendore e definitività.
Corpus Christi
Non è unità esclusiva ed escludente,
perché tutte le genti possono accedere al
nuovo popolo di Dio (cfr. Ef 3,6-9); e non è
uniformante, perché lo stesso Spirito del
Padre e del Figlio, con libertà e fantasia,
ha distribuito a ciascuno diversi carismi,
ministeri, funzioni e operazioni, nei quali
l‘unico Spirito «opera tutto in tutti» e «per
l‘utilità comune» (1Cor 12,4-11; Ef 4,4-6).
È importante che i carismi non diventino
motivo di lacerazione: «È forse diviso il
Cristo?» (1Cor 1,13).
Corpus Christi
Paolo insegna che è necessario «conservare
l‘unità dello spirito per mezzo del vincolo della
pace: un solo corpo, un solo spirito, come una
sola è la speranza alla quale siete stati
chiamati» (Ef 4,3s). È questa una unità che non
appiattisce la vita ecclesiale in un unico modo di
operare, ma concede spazio al dinamismo
imprevedibile delle manifestazioni carismatiche,
fonte di energie vitali sempre nuove: «Non
spegnete lo Spirito!» (1Tes 5,19). Ma «tutto si
faccia per l‘edificazione» (1Cor 14,26), senza
ristagni, senza fughe e senza strappi nel tessuto
ecclesiale.
Questo mistero
è grande
La Chiesa sposa
Ef 5,21-33
Sponsa Christi
21Siate
sottomessi gli uni agli altri nel
timore di Cristo. 22Le mogli siano
sottomesse ai mariti come al Signore; 23il
marito infatti è capo della moglie, come
anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è
il salvatore del suo corpo. 24E come la
Chiesa sta sottomessa a Cristo, così
anche le mogli siano soggette ai loro mariti
in tutto.
Sponsa Christi
Il dativo ¢ll»loij (= gli uni agli altri)
qualifica
l’“essere
sottomessi”
in
maniera molto significativa. L’“essere
sottomessi” si basa normalmente su
una condizione unilaterale: l’uno è il
capo, l’altro è sottomesso. L’essere
“sottomessi gli uni agli altri”, da un
punto di vista sociologico - profano, è
proprio un non senso ed è possibile
solo “nel timore di Cristo”.
Sponsa Christi
25E
voi, mariti, amate le vostre mogli,
come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato
se stesso per lei, 26per renderla santa,
purificandola per mezzo del lavacro
dell'acqua accompagnato dalla parola, 27al
fine di farsi comparire davanti la sua
Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né
ruga o alcunché di simile, ma santa e
immacolata. 28Così anche i mariti hanno il
dovere di amare le mogli come il proprio
corpo, perché chi ama la propria moglie
ama se stesso.
Cristo Crocifisso - Velasquez
Sponsa Christi
29Nessuno
mai infatti ha preso in odio la
propria carne; al contrario la nutre e la
cura, come fa Cristo con la Chiesa,
30poiché siamo membra del suo corpo.
31Per questo l'uomo lascerà suo padre e
sua madre e si unirà alla sua donna e i
due formeranno una carne sola. 32Questo
mistero è grande; lo dico in riferimento a
Cristo e alla Chiesa! 33Quindi anche voi,
ciascuno da parte sua, ami la propria
moglie come se stesso, e la donna sia
rispettosa verso il marito.
Sponsa Christi
L’altra immagine, privilegiata da Paolo per
descrivere il mistero di Cristo ormai
inseparabile dalla sua Chiesa, è quella
nuziale: la Chiesa è la sposa bella e
fedele di Cristo sposo, che per lei dà
continuamente tutto se stesso. Il tema
dell’alleanza nuziale per esprimere il
rapporto tra Dio e il popolo che Egli si è
scelto ricorre in tutto il Primo Testamento
(cfr. Os 1-3; Is 54 e 62; Ger 2 e 3; Ez 16 e
23; Mal 2,13-17; Rut, Tobia, Cantico).
Sponsa Christi
Di questo patto Paolo rimarcherà la fedeltà
assoluta di Dio: «Anche se noi manchiamo di
fedeltà, egli però rimane fedele» (2Tm 2,13):
«Senza pentimenti sono i doni e la chiamata di
Dio» (Rm 11,29; 1,9). Altrettanto presente, nelle
Scritture del Secondo Testamento, il tema di
Cristo sposo, soprattutto nelle parabole del
Regno (cfr. Mt 22,2; 25,1; Lc 12,38). Nessuna
meraviglia, dunque, che anche Paolo ricorra
all’immagine sponsale per illustrare il rapporto
tra Cristo e la comunità cristiana: «Provo per voi
una specie di gelosia divina, avendovi promessi
a un unico sposo, per presentarvi quale vergine
casta a Cristo» (2Cor 11,2).
Sponsa Christi
Su questo tema, il testo più citato è quello
di Ef 5,21-33. L’apostolo sta dando agli
sposi consigli di reciproca sottomissione,
indicando come esempio l’amore che
Cristo ha per la Chiesa e viceversa. Il
«mistero» che la famiglia vive in modo
peculiare e «sacramentale» tra le mura
domestiche, è lo stesso che è vissuto in
tutta la realtà ecclesiale: «Questo mistero
è grande; lo dico in riferimento a Cristo e
alla Chiesa» (v. 32).
Sponsa Christi
E l’amore sponsale tra Cristo e la Chiesa è
riconoscibile da ciò che l’Uno compie per
l’Altra. Cristo dona tutto se stesso per lei sua carne -, purificandola e santificandola
con il lavacro battesimale e la Parola,
amandola come il proprio corpo, da lui
nutrito (Eucaristia, banchetto nuziale) e
curata (sotto la guida del Buon Pastore).
La Chiesa - resa tutta gloriosa e senza
macchia - lo riama con la sottomissione
libera e grata, come le membra di un
corpo rispetto la loro testa.
Sponsa Christi
Un mistero, quello ecclesiale, che Paolo vede
significativamente già adombrato nel rapporto
uomo-donna, Adamo-Eva, figure di Cristo nuovo
Adamo e della Chiesa nuova Eva, «che
formeranno una carne sola» (Gn 2,24). Le
immagini del corpo e della sposa mettono in
gioco il mistero del rapporto di comunione:
quello verticale, tra Gesù Cristo e tutti noi; ma
anche quello orizzontale, tra tutti coloro che si
distinguono nel mondo per il fatto di «invocare il
nome del Signore nostro Gesù Cristo» (1Cor
1,2).
Correre invano
La Chiesa gerarchica
1Tm 3,1-10; 4,17-22
1^ lettera a Timoteo
Timoteo fu un compagno di Paolo di Tarso
durante i suoi viaggi missionari. Paolo lo
avrebbe costituito vescovo di Efeso. È
venerato come santo dalla Chiesa
cattolica che ne celebra la memoria il 26
gennaio e dalla Chiesa ortodossa che lo
ricorda il 22 gennaio.
Paolo scrive due lettere a Timoteo che
fanno parte delle lettere presenti nel
Nuovo Testamento.
1^ lettera a Timoteo
La maggior parte delle notizie che lo riguardano
si ricavano dalla Bibbia, Luca negli Atti lo
nomina sei volte, mentre Paolo nelle sue lettere
fa riferimento a lui ben diciotto volte, oltre alle
due lettere a lui indirizzate.
Timoteo, che Paolo chiama "suo vero figlio nella
fede" (cfr. 2Tm 1,2), è nato in Asia Minore a
Listra da un padre greco e da una madre
giudea. Noti sono il nome della madre e della
nonna, rispettivamente Eunice e Loide (cfr. 2Tm
1,5).
1^ lettera a Timoteo
Convertito durante il primo viaggio di Paolo, fu
da lui scelto come compagno di viaggio all'inizio
del suo secondo viaggio e fu fatto circoncidere
per rispetto dei giudei e dei giudeo-cristiani di
quelle zone (cfr. At 16,3). Insieme con Paolo e
Sila, Timoteo attraversò tutta l'Asia Minore fino
alla Troade, e giunse da qui in Macedonia.
Inoltre sappiamo che quando a Filippi, Paolo e
Sila furono imprigionati per essersi opposti allo
sfruttamento di una giovane ragazza come
indovina da parte di alcuni individui senza
scrupoli (cfr. At 16,16-40), Timoteo non fu
arrestato.
1^ lettera a Timoteo
In seguito raggiunse Paolo ad Atene da dove
venne mandato alla giovane Chiesa di
Tessalonica sia per avere notizie e che per
riconfermarla nella fede (cfr. 1Ts 3,1-2). Timoteo
ritrovò Paolo a Corinto, gli riferì i risultati della
sua missione a Tessalonica e collaborò con lui
all’evangelizzazione di quella città (cfr. 2Cor
1,19). Altre notizie di Timoteo si riferiscono al
terzo viaggio di Paolo, li troviamo insieme ad
Efeso, infatti Timoteo è tra i mittenti delle lettere
a Filemone e ai Filippesi (cfr. Fm 1,1 e Fil 1,1)
che secondo alcuni studiosi furono scritte da
Efeso.
1^ lettera a Timoteo
Da Efeso Paolo lo inviò in Macedonia
insieme a un certo Erasto (cfr. At 19,22) e
poi anche a Corinto con una lettera, nella
quale raccomandava ai Corinzi di fargli
buona accoglienza (cfr. 1Cor 4,17 e 16,1011). È ancora come co-mittente della
Seconda Lettera ai Corinzi, mentre
quando da Corinto Paolo scrive la Lettera
ai Romani nei saluti finali aggiunge anche
quelli di Timoteo (cfr. Rm 16,21).
1^ lettera a Timoteo
Secondo il racconto degli Atti degli
Apostoli Timoteo ripartì da Corinto per
raggiungere Troade sulla sponda asiatica
del Mar Egeo e là aspettare Paolo di
ritorno dal suo terzo viaggio missionario
(cfr. At 20,4-5). Le ultime notizie di Timoteo
che si hanno dalla Bibbia sono alcune
parole della lettera agli Ebrei dalle quali si
può pensare ad un periodo di prigionia.
1^ lettera a Timoteo
«Sappiate che il nostro fratello Timoteo è
stato messo in libertà; se arriva presto, vi
vedrò insieme con lui» (Eb 13,23). Altre
notizie su Timoteo le fornisce Eusebio che
nella sua Storia ecclesiastica lo indica
come primo vescovo di Efeso dove
sarebbe morto.
Nella Cattedrale di Termoli si trovano dal
1239 le reliquie del corpo del Santo
provenienti da Costantinopoli.
1^ lettera a Timoteo
Il corpo di Timoteo venne ritrovato,
durante dei lavori di restauro all'interno
della Cattedrale termolese, nel 1945 in un
loculo coperto da una lapide in marmo che
riportava quest'iscrizione latina: "Nel nome
di Cristo. Amen. Nell'anno del Signore
1239. Qui riposa il corpo del Beato
Timoteo discepolo del beato Apostolo,
nascosto dal venerabile Vescovo Stefano
insieme col Capitolo di Termoli".
Reliquiario con il teschio di S. Timoteo
Cripta, lapide a copertura del loculo di S. Timoteo
Reliquiario di San Timoteo: medaglione centrale
1^ lettera a Timoteo
Paolo scrive la prima lettera a Timoteo
dopo la sua prima prigionia. Egli aveva
lasciato Timoteo ad Efeso con l'intenzione
di tornarci più tardi (cfr. 1Tm 3,14). Ma
temendo di arrivare troppo tardi, gli scrive
forse dalla Macedonia (cfr. 1Tm 1,3) per
dargli dei consigli e degli incoraggiamenti
circa i suoi doveri. Il primo capitolo
contiene i saluti di Paolo e le sue istruzioni
circa le speculazioni insensate che si
insinuano nella Chiesa: cfr. 1Tm 1,6-7.
1^ lettera a Timoteo
Il secondo ed il terzo capitolo offrono delle
istruzioni sul culto pubblico e sulla
condotta morale dei responsabili della
Chiesa. I capitoli quarto e quinto
contengono una descrizione dell'apostasia
che si verificherà prima della fine del
mondo e le raccomandazioni circa le
modalità con cui Timoteo deve trattare il
gregge dei cristiani a lui affidato. Il sesto
ed ultimo capitolo Paolo esorta Timoteo a
mantenersi fedele e ad evitare le
ricchezze profane.
Chiesa gerarchica
1È
degno di fede quanto vi dico: se uno
aspira all'episcopato, desidera un nobile
lavoro. 2Ma bisogna che il vescovo sia
irreprensibile, non sposato che una sola
volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale,
capace di insegnare, 3non dedito al vino,
non violento ma benevolo, non litigioso,
non attaccato al denaro. 4Sappia dirigere
bene la propria famiglia e abbia figli
sottomessi con ogni dignità, 5perché se
uno non sa dirigere la propria famiglia,
come potrà aver cura della Chiesa di Dio?
Chiesa gerarchica
6Inoltre
non sia un neofita, perché non gli
accada di montare in superbia e di cadere nella
stessa condanna del diavolo. 7È necessario che
egli goda buona reputazione presso quelli di
fuori, per non cadere in discredito e in qualche
laccio del diavolo. 8Allo stesso modo i diaconi
siano dignitosi, non doppi nel parlare, non dediti
al molto vino né avidi di guadagno disonesto, 9e
conservino il mistero della fede in una coscienza
pura. 10Perciò siano prima sottoposti a una
prova e poi, se trovati irreprensibili, siano
ammessi al loro servizio.
Chiesa gerarchica
17I
presbiteri che esercitano bene la
presidenza siano trattati con doppio onore,
soprattutto quelli che si affaticano nella
predicazione e nell'insegnamento. 18Dice
infatti la Scrittura: Non metterai la
museruola al bue che trebbia e: Il
lavoratore ha diritto al suo salario. 19Non
accettare accuse contro un presbitero
senza la deposizione di due o tre
testimoni.
Chiesa gerarchica
20Quelli
poi che risultino colpevoli riprendili
alla presenza di tutti, perché anche gli altri
ne abbiano timore. 21Ti scongiuro davanti
a Dio, a Cristo Gesù e agli angeli eletti, di
osservare queste norme con imparzialità e
di non far mai nulla per favoritismo. 22Non
aver fretta di imporre le mani ad alcuno,
per non farti complice dei peccati altrui.
Conservati puro!
Chiesa gerarchica
Già ai tempi di Paolo, l‘unica Chiesa vive
nelle Chiese locali, anche in quelle da lui
stesso fondate, in regioni tra loro lontane e
con caratteristiche diverse. Al loro interno
emergono già i primi elementi di
organicità: con gli “apostoli” collaborano i
“vescovi” (chiamati anche “presbiteri,
anziani”), incaricati di vigilare e assistere
le comunità dei “santi, battezzati” (cfr. Fil
1,1; Tt 1,5), assistiti dai “diaconi” (cfr. Fil
1,1; 1Tm 3,1-13).
Chiesa gerarchica
A questo proposito, alle immagini del
corpo si aggiungono quelle del tempio e
della costruzione: la pietra angolare è
Cristo, a fondamento i profeti e gli apostoli;
è sempre Cristo-Capo a garantire
consistenza
e
crescita
coerente,
nutrimento, articolazioni e legamenti (cfr.
1Cor 3,16; Ef 2,20; 4,11; Col 2,19).
Chiesa gerarchica
Per quanto riguarda la già emergente
funzione autoritativa di Pietro nella
Chiesa apostolica, anche l‘autorevolissimo
Paolo gli riconosce una posizione
speciale: a tre anni dalla conversione, va
«a Gerusalemme da coloro che erano
apostoli prima di me» (Gal 1,17); e dopo
tre anni ci ritorna, «per consultare Cefa e
rimasi presso di lui quindici giorni» (v. 18).
Chiesa gerarchica
Nella Chiesa madre, Giacomo fratello di
Gesù e Giovanni figlio di Zebedeo,
costituiscono con Pietro le «colonne», una
specie
di
troika
di
«persone
ragguardevoli». Con loro, dopo 14 anni
(attorno al 49), Paolo concorda la
decisione che riconosce la sua missione ai
pagani non circoncisi, «per non correre il
rischio di correre o di avere corso invano»
(cfr. Gal 2,1-10).
Chiesa gerarchica
Esponendo ai Corinti il credo predicato da
lui, riconosce a Pietro il privilegio di essere
stato il primo dei Dodici ad aver visto il
Risorto (cfr. 1Cor 15,3-5). Tutto ciò non
impedirà a Paolo di «opporsi a viso aperto,
perché (Pietro) era evidentemente nel
torto» (Gal 2,11) nella fiera disputa di
Antiochia circa la condivisione della
mensa
fra
cristiani
provenienti
dall‘ebraismo e dal paganesimo (cfr. Gal
2,11-14).
Chiesa gerarchica
Il comportamento ambiguo di Pietro,
infatti, poteva trascinare, proprio per la sua
riconosciuta autorità, altri leaders cristiani,
Barnaba compreso. L‘obbedienza e la
comunione, nell‘unità della verità di fede,
sono dunque compatibili con la critica a
comportamenti non edificanti dei singoli,
anche se preminenti nelle Chiese.
Chiesa gerarchica
Del resto, Paolo – apostolo per vocazione
– non mancherà di ritenersi uguale agli
altri apostoli (cfr. 1Cor 9,5; Gal 2,6-9), ai
quali ricorderà di non dovere a loro il suo
vangelo (cfr. Gal 1,1.17.19); anche a lui «l‘infimo degli apostoli» (1Cor 15,9) - è
stata infatti affidata la missione di essere
testimone del Risorto (cfr. At 26,16).
Conversione
sulla via di
Damasco
Il Caravaggio
Odescalchi
Scarica

Ecclesiologia