Corso di Formazione in Sicurezza
e Mitigazione del Rischio
Anno Accademico 2008-2009
IL MUTAMENTO CULTURALE
Docente: dott.ssa Silvia Zoboli
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… gli andamenti demografici …
Tutte le società, per durare nel tempo, hanno bisogno di
assicurare il ricambio generazionale, per mantenere
l’equilibrio del saldo demografico. Il modo in cui avviene
questo ricambio influenza il funzionamento della società nel
suo complesso.
In Italia la dinamica demografica è cambiata profondamente:
- Riduzione del saldo naturale (rapporto nati/morti), che
negli anni ’90 è diventato negativo
- Inversione dei flussi migratori (da Paese di emigrazione a
Paese di immigrazione) che hanno compensato il calo
demografico
… gli andamenti demografici …
In sintesi, questi sono stati i principali cambiamenti
demografici del nostro Paese:
- Crescita della popolazione residente: da 47.516.000 unità
nel 1951 a 57.680.000 nel 2000.
- Contrazione del tasso medio di crescita annuo: dal 6,7
per mille negli anni ’60, fino dal tasso negativo registrato a
partire dal 1991.
- Caduta del tasso di natalità: il maggior numero di nati si
è avuto nel 1964 (baby boom); a partire dalla seconda
metà degli anni ’80 il numero delle nascite si è dimezzato,
scendendo molto al di sotto della soglia di sostituzione.
… gli andamenti demografici …
In sintesi, questi sono stati i principali cambiamenti
demografici del nostro Paese:
- Declino dei tassi di nuzialità, collegato, con ogni
probabilità, alla crescente partecipazione femminile ad un
mercato del lavoro dominato dalla richiesta di prestazioni
rigide e a tempo pieno, difficilmente conciliabili con le
esigenze di gestione domestica, ancora appannaggio
femminile.
- Miglioramento delle condizioni di salute: la speranza di
vita alla nascita dal 1950 al 2000 è aumentata di 12 anni
per gli uomini e di 15 per le donne; la mortalità infantile si
è ridotta di 8 volte dal 1950 al 1990; l’altezza media è
cresciuta di 6 cm.
… gli andamenti demografici …
In sintesi, questi sono stati i principali cambiamenti
demografici del nostro Paese:
- Invecchiamento progressivo della popolazione e
conseguente ribilanciamento del rapporto fra giovani e
anziani. Nel 1951 la popolazione di età superiore ai 60 anni
era pari al 12,2%; nel 1999 sale al 20,5% e gli
ultraottantenni sono triplicati. In particolare si tratta di
donne sole. I giovani passano dal 34,8% al 23,9%.
- La piramide della popolazione di è innalzata
(allungamento durata della vita), la base si è ristretta e il
vertice è più largo (inversione del rapporto giovani/anziani)
… gli andamenti demografici …
Sono cambiati profondamente anche i percorsi migratori che
hanno interessato il nostro Paese:
- A partire dalla fine del XIX secolo l’Italia ha vissuto
fenomeni di emigrazione verso l’estero. L’apice fu
raggiunto nel 1913. Molte migrazioni erano senza ritorno,
perché transoceaniche.
- Le grandi migrazioni verso l’estero riprendono alla fine
della II Guerra Mondiale, in corrispondenza con il rilancio
economico di molti Paesi europei.
- A partire dagli anni ’50 e poi negli anni ’60 il movimento
migratorio diventa interno verso le aree del miracolo
economico: prima dalle province povere del Nord e poi
dalle regioni meridionali.
… gli andamenti demografici …
Sono cambiati profondamente anche i percorsi migratori che
hanno interessato il nostro Paese:
- Negli anni ’80 i movimenti migratori interni hanno visto
una sostanziale stasi, grazie anche al miglioramento delle
condizioni di vita nelle regioni meridionali.
- Sempre negli anni ’80 inizia invece il fenomeno dell’
immigrazione dall’estero. I primi immigrati provenivano dal
Nord Africa ed erano impiegati come lavoratori stagionali
nella pesca e nell’agricoltura, oppure erano donne assunte
come collaboratrici familiari.
- A partire dagli anni ’90 i cambiamenti politici (pacifici o
violenti) portano in Italia cittadini provenienti dai Paesi
dell’Est europeo e dai Balcani.
… gli andamenti demografici …
Nonostante il fenomeno dell’immigrazione straniera in Italia
sia relativamente recente e non abbia raggiunto le dimensioni
che assume in altri Paesi occidentali, tuttavia, risultano
sempre più diffuse le scelte di stabilizzazione permanente da
parte della popolazione immigrata: i ricongiungimenti
familiari, le nascite, i matrimoni, la presenza di ragazzi nelle
scuole italiane.
Questo fa sì che l’equilibrio demografico del nostro Paese,
compromesso dagli andamenti del saldo naturale, sia
mantenuto pressoché stabile dal saldo migratorio.
… la riproduzione sociale …
In tutte le società la riproduzione sociale (ossia i
meccanismi di cui la società stessa si serve per sostituire nel
tempo i propri membri e per trasmettere la propria cultura ai
nuovi membri) viene garantita da due istituzioni
fondamentali:
a) La famiglia
b) La scuola
Entrambe queste istituzioni hanno subito percorsi di
trasformazione tipici della modernizzazione.
… la riproduzione sociale …
a) La famiglia
Permangono numerosi elementi di continuità funzionale:
meccanismo di solidarietà interpersonale (mutuo sostegno
fra i componenti del nucleo familiare); fonte di identità
sociale e di senso di appartenenza; ruolo di consumo, ma
anche produttivo (piccola impresa).
Ciononostante, la struttura della famiglia ha subito profonde
trasformazioni:
- Contrazione dei componenti del nucleo familiare
- Da famiglia patriarcale, a famiglia nucleare con figli a
famiglia nucleare senza figli
- Da convivenze con altri parenti, a famiglia nucleare, a
famiglie ricostituite
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a) La famiglia
- Aumento delle separazioni e dei divorzi (benché la
frequenza si mantenga molto più bassa rispetto a quella
degli altri Paesi europei) e delle richieste avviate dalle
donne
- Aumento del numero di figli nati fuori dal matrimonio,
anche grazie alla legislazione che li tutela come quelli
“legittimi”
- Diffusione dei metodi anticoncezionali e pianificazione
delle nascite
- Mutato rapporto fra le generazioni: il minor numero di
figli favorisce la permanenza all’interno della famiglia per
un tempo più lungo
… la riproduzione sociale …
a) La famiglia
- Riduzione delle differenze di genere nei modelli di
organizzazione del tempo quotidiano (anche per
diffusione delle tecnologie domestiche), benché la
gestione del nucleo familiare gravi ancora sulle donne,
che hanno a disposizione meno tempo libero
La centralità della famiglia rimane comunque una
specificità italiana e dei Paesi mediterranei, come
dimostrano le scelte di legislazione sociale:
- centralità della famiglia nel sistema di welfare
- meccanismi di redistribuzione delle risorse a favore
della famiglia, in modo da permetterle di risolvere i
problemi al suo interno, in luogo della fornitura di servizi
cui i cittadini possano accedere individualmente
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b) Il sistema di istruzione
Le trasformazioni del sistema
fondamentalmente in due direzioni:
educativo
vanno
- espansione quantitativa (innalzamento dell’obbligo
scolastico, accesso all’istruzione di fasce più ampie di
popolazione, crescita dei livelli di istruzione superiore)
- cambiamento nella struttura del sistema educativo e
delle funzioni da esso svolte (da un sistema selettivo
sulla base dell’origine sociale ad un sistema inclusivo ed
universalistico)
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b) Il sistema di istruzione
Fino agli anni ’60 l’obbligo scolastico era limitato a
cinque anni (con fortissima evasione).
Seguivano due canali: uno di avviamento al lavoro
manuale, l’altro che dava accesso ai diplomi per
l’esercizio delle professioni non manuali.
L’accesso all’università era regolato dal tipo di diploma
acquisito: solo la maturità classica dava accesso a tutte
le facoltà.
Si trattava di un sistema che certificava le disuguaglianze
sociali e di fatto scoraggiava la crescita dei livelli di
istruzione (in un contesto di analfabetismo diffuso)
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b) Il sistema di istruzione
L’innalzamento dell’obbligo scolastico a otto anni e
l’introduzione della scuola media unificata unificò i
metodi pedagogici e i contenuti dei corsi.
La scuola superiore, al contrario, non è stata modificata
in corrispondente e dunque, per certi aspetti, la riforma
scolastica rimane incompiuta.
L’università,
al
contrario,
ha
subito
profondi
cambiamenti, a partire dagli anni ’70, con la
liberalizzazione degli accessi, e il passaggio da
un’università d’élite ad un’università di massa, (benché
permangano alcune criticità)
… la riproduzione sociale …
b) Il sistema di istruzione
In ogni caso, l’espansione del sistema educativo ha
permesso di ridurre le situazioni di marginalità e ha
arricchito il capitale umano.
Permangono tuttavia disuguaglianze nelle opportunità di
mobilità sociale tra i giovani provenienti dalle diverse
classi sociali: l’innalzamento dell’obbligo scolastico,
infatti, assicura a tutti le stesse possibilità iniziali, ma di
fatto pospone al livello superiore i meccanismi di
selezione sociale.
L’unica forma di disuguaglianza sociale che il sistema
scolastico è riuscito a combattere è quella di genere.
Tuttavia le disuguaglianze fra uomini e donne si
ripropongono sul mercato del lavoro, con la
segregazione occupazionale e i differenziali salariali.
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b) Il sistema di istruzione
Rimangono inoltre due problemi fondamentali:
- l’inflazione delle credenziali educative, ossia il
fenomeno in base al quale per accedere alla stesa
posizione professionale occorrono livelli di istruzione
crescenti nel tempo (conseguenza della crescita
generalizzata dei livelli di istruzione in una struttura
occupazionale che rimane stratificata)
- gli esiti della formazione in termini di capacità
linguistiche, che in Italia sconta l’innalzamento tardivo
dell’obbligo scolastico. I nostri livelli di competenza sono
piuttosto bassi, soprattutto per le cattive performance
della componente più anziana
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La riproduzione sociale_Lezioni terza settimana 2008 2009