Corso di
Economia dello Sviluppo Internazionale
Lezioni 11-12
LA CRISI ATTUALE E LE PROSPETTIVE DELLO SVILUPPO (2):
DEBITO PUBBLICO E CRESCITA
Pier Giorgio Ardeni
Dipartimento di Scienze Economiche
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto





Nello schema macroeconomico più semplice vi sono 3 soggetti
– famiglie, imprese e governo/stato – la cui domanda si
definisce come consumi (C), investimenti (I) e spesa pubblica (G)
In equilibrio, la domanda aggregata (C+I+G) è pari all'offerta,
che è il prodotto nazionale (Y).
Se escludiamo import ed export, il prodotto – ciò che tutte le
attività di imprese, famiglie e governo producono, cioè vendono
– è anche pari al loro ricavo, ed è quindi il loro reddito
Il reddito nazionale (ciò che famiglie, imprese e governo
guadagnano) può essere utilizzato per il consumo – cioè speso
immediatamente – o per il risparmio – cioè non speso, “messo
da parte”, ovvero investito – .
Il governo è un soggetto particolare: non ha propriamente un
“reddito” (se non quando “si comporta come” impresa)
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto




Le banche sono imprese che formano il sistema bancario, il
quale fa da tramite nel circuito macroeconomico: conserva i
risparmi di famiglie e imprese e li rimette in circolo come
crediti che concede a famiglie e imprese (“moltiplica” moneta)
Gli investimenti sono composti dai risparmi delle imprese
(capitali) più i crediti che essere ricevono i quali vengono spesi
per permettere l'attività economica (acquisto di macchinari,
beni intermedi, servizi, salari e stipendi, etc.)
Le “entrate” del governo sono di 3 tipi: provenienti dalle tasse
(prelievo fiscale); provenienti dai prestiti fatti dai cittadini
(debito pubblico, cioè del governo); provenienti dalla creazione
di moneta (stampandola)
Le “uscite” del governo sono quanto esso spende: stipendi,
opere pubbliche, azione di governo, restituzione dei prestiti,etc
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto



Tipicamente, il governo non riesce a finanziare tutte le sue
spese solo tramite la creazione di moneta o le tasse, e ha
quindi bisogno di indebitarsi con i cittadini. L'indebitamento
avviene mediante lo scambio di un titolo obbligazionario con il
quale lo stato si impegna (è obbligato) a restituire la somma
ricevuta ad una certa scadenza con un interesse (misurato in
percentuale)
I titoli di stato entrano quindi in competizione con il sistema
bancario e i mercati finanziari e devono offrire un tasso di
interesse che sia almeno pari al tasso di rendimento del
capitale o al tasso di interesse bancario di riferimento
Un investitore (ovvero chi ha fondi risparmiati da “investire”)
può potenziare l'attività economica (investimento reale) ovvero
“metterli in banca” o “prestarli allo stato”
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto




Ogni anno il bilancio dello stato contabilizza entrate e uscite: se
le entrate superano le uscite si ha un deficit.
Il debito dello stato si accumula se alla scadenza di un titolo lo
stato salda il debito indebitandosi nuovamente. Il debito dello
stato si misura convenzionalmente in percentuale del PIL solo
per “dare un'idea” di quanto un paese sia in grado di restituire
il debito contratto dal suo governo
Nella valutazione del debito dello stato è importante non solo
l'ammontare ma anche la sua struttura, ovvero le quote di
debito secondo le varie scadenze
I titoli di stato hanno un loro “mercato” e vengono scambiati:
ad es. un titolo a scadenza 12 mesi con tasso 5% può essere venduto dopo 6
mesi perché un altro titolo finanziario rende di più – per poter essere
venduto, però, il suo rendimento dovrà salire sopra il 5% (il suo prezzo
dovrà calare)
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto




In ragione di ciò, il “valore” del debito cambia costantemente,
perché cambiano i tassi di rendimento (e quindi quanto lo stato
deve restituire) – tanto più gli investitori vendono i titoli in loro
possesso, tanto più il loro prezzo cala (il rendimento aumenta),
tanto più aumenta quindi il valore del debito
I mercati finanziari agiscono in base ai rendimenti attesi (sui
quali agiscono componenti di “moda” e di “fiducia” che sono
importantissime)
Lo stato italiano (Ministero del Tesoro) emette i titoli: Buoni
ordinati del Tesoro (BOT); Buoni del Tesoro Poliennali (BTP),
Certificati di Credito del Tesoro (CCT) e altri.
Lo spread (differenza) cui si ci riferisce recentemente non è che
la differenza tra il rendimento dei BTP italiani con scadenza a
10 anni e l'equivalente titolo del Tesoro della Germania
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto




In ragione di ciò, il “valore” del debito cambia costantemente,
perché cambiano i tassi di rendimento (e quindi quanto lo stato
deve restituire) – tanto più gli investitori vendono i titoli in loro
possesso, tanto più il loro prezzo cala (il rendimento aumenta),
tanto più aumenta quindi il valore del debito
I mercati finanziari agiscono in base ai rendimenti attesi (sui
quali agiscono componenti di “moda” e di “fiducia” che sono
importantissime) – il loro comportamento è però conformista
Lo stato italiano (Ministero del Tesoro) emette i titoli: Buoni
ordinati del Tesoro (BOT); Buoni del Tesoro Poliennali (BTP),
Certificati di Credito del Tesoro (CCT) e altri.
Lo spread (differenza) cui si ci riferisce recentemente non è che
la differenza tra il rendimento dei BTP italiani con scadenza a
10 anni e l'equivalente titolo del Tesoro della Germania
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto


Per analizzare la relazione tra debito e reddito o prodotto
dobbiamo guardare a come funziona lo schema
macroeconomico (questo non è un modello, cioè
un'interpretazione, ma solo una descrizione contabile)
Supponiamo che il governo decida di costruire un'autostrada per il costo di
1 mld, finanziandola indebitandosi. La spesa andrà ad aumentare la
domanda aggregata di 1 mld. Questa maggiore domanda aumenterà
l'offerta, cioè il prodotto, delle imprese per 1 mld (per la costruzione). Il
ricavo di quelle imprese sarà suddiviso in salari e profitti, che verranno in
parte spesi in maggiori consumi. Se in media il 75% del reddito viene speso
in consumi, il primo effetto di una spesa del governo di 1 mld sarà di un
maggiore reddito di 1,75 mld. Questa maggiore spesa diverrà reddito, a
sua volta, con un effetto sui consumi del 75%, e via dicendo. Il
moltiplicatore finale potrebbe essere, diciamo, pari a 3: per ogni miliardo
speso dal governo ci sarà un maggior reddito di 3 miliardi
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto



Questo è però l'effetto “lordo”, perché dobbiamo considerare l'effetto
iniziale dell'indebitamento. Supponiamo che per ottenere 1 mld sui
mercati finanziari, l'emissione di titoli provochi un minore investimento
reale pari al 50% (cioè, 500 mln che prima erano destinati a investimenti
vanno all'acquisto di titoli di stato). Supponiamo che gli altri 500 mln il
governo li ottenga vendendo titoli a semplici risparmiatori (con nessun
effetto, quindi, sugli investimenti reali)
Dobbiamo quindi quantificare una diminuzione della domanda aggregata
di 0,5 mld di investimenti e quindi modificare il moltiplicatore. L'effetto
finale sarà comunque maggiore di 1, perché la quota di consumo sul
reddito è comunque maggiore di 1 (in Italia è tra il 60% e l'80%)
Tutto questo, come si vede, non dipende da quanto grande sia il debito
pregresso dello stato: 1 mld potrebbe essere molto o molto poco, ma il
debito totale pregresso non incide in alcun modo sugli effetti aggregati e
moltiplicativi della spesa
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto



Qual'è la relazione tra debito totale e prodotto? Nessuna, in
apparenza. Se il debito è alto, lo stato può avere difficoltà a
collocare i suoi titoli se vuole indebitarsi di più, ma in realtà
non vi è una “regola”
Vi sono stati, così come vi sono debitori, che ispirano “fiducia”
comunque e a loro i creditori sono disposti a concedere credito
più che ad altri. Il debito di uno stato è poi contratto non solo
nei confronti dei cittadini di quel paese, ma anche verso
l'esterno. Ciò che importa, in definitiva, è quanto uno stato
appaia in grado di restituire sempre e comunque il debito
contratto: tanto più esso appare inaffidabile, tanto più esso
dovrà offrire rendimenti alti per poter collocare i suoi titoli
I fattori in gioco sono molti e sono politici ed economici.
Un'azione di governo può essere modesta dal punto di vista
economico ma molto efficace da quello organizzativo/politico
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto



È per questo che l'azione degli investitori è fondamentale, non
perché siano infallibili, ma perché il loro effetto (anche se
guidato da percezioni erronee) può essere determinante
I moltiplicatori, poi, variano anch'essi molto: quanto tempo è
necessario perché 1 euro speso oggi faccia aumentare Y di 2
euro? Quanto di questo viene “perso” per strada? Quanto
“costa” in termini di maggiori rendimenti, maggior debito,
peggiore reputazione seguire quella strada? È meglio
indebitarsi o aumentare le tasse se un governo vuole svolgere
un'azione espansiva, ovvero agire sulla domanda aggregata?
Queste sono le domande cui deve far fronte un governo
Certo tagliare la spesa – sperando di tagliare il debito – è una
strada recessiva, non espansiva, sempre. Diminuire la
domanda aggregata e tagliare servizi e sussidi a fasce di
popolazione ad alta propensione al consumo è recessivo.
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto



Perché aumentare la spesa non porta necessariamente ad
aumentare il debito? Per 1 € di spesa oggi, lo stato può avere
bisogno di 50c di debito (il resto viene dalle tasse). In una
situazione di tassi calanti, com'è stata quella degli ultimi anni in
Europa (e USA), restituire 1 € di debito quest'anno può avere
fatto diminuire il debito per via dei tassi minori dell'anno
scorso. Se a questo aggiungo che 50c di maggior debito
quest'anno mi porteranno a 1 € di maggior reddito domani (e
pertanto maggiori entrate via tasse domani, i due effetti si
compenseranno. Il moltiplicatore, poi, è sempre maggiore di 1.
Allo stesso modo, tagliare la spesa non porta necessariamente
a tagliare il debito.
Privatizzare i beni dello stato porta ad una diminuzione del
debito? E perché mai se lo stato vende un palazzo o una quota
di capitale il suo debito dovrebbe diminuire?
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto



In realtà, dietro a molte di queste affermazioni, c'è l'idea neoliberista che se c'è “meno stato” nell'economia, questa
funziona meglio, gli operatori sono più liberi, i mercati sono più
efficienti, perché in molti casi dove operava lo stato in modo
inefficiente ora c'è spazio per operatori privati che agiscono in
modo più efficiente
Lo stato, però, lo chiedono anche i neo-liberisti, deve agire da
controllore, regolamentare quel minimo sufficiente per evitare
soprusi e monopoli e stabilire regole uguali per tutti, limitare la
corruzione e la burocrazia, il costo “nascosto” delle attività
Uno stato meno indebitato, secondo i neo-liberisti, è uno stato
che promette meno interferenze, che “dà quanto chiede”,
affidabile, mentre uno stato indebitato è un pachiderma
inefficiente... ma il Giappone, gli USA, sono stati molto molto
indebitati! E quindi?
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto
Il dibattito accademico recente si è concentrato sulla relazione
tra consolidamento fiscale (= riduzione della spesa e del
prelievo) e crescita del reddito o del prodotto – Il
consolidamento fiscale favorisce la crescita secondo:
- A. Alesina and S. Ardagna (2009) [AA], "Large Changes in Fiscal
Policy: Taxes Versus Spending", NBER WP No. 15438
- C. Reinhart and K. Rogoff (2010) [RR], ‘Growth in a Time of
Debt’, NBER WP No. 15639
- A. Alesina, C. Favero, and F. Giavazzi [AFG], "The Output Effect
of Fiscal Consolidations", NBER WP No. 18336
- C. Reinhart, V. Reinhart, K. Rogoff (2012) [RRR], "Debt
Overhangs: Past and Present", NBER WP No. 18015
- A. Alesina and S. Ardagna (2013) [AA], "The design of fiscal
adjustments", NBER WP No. 18423

Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto




AA (2009): una contrazione della spesa pubblica può influire
positivamente sulla crescita del PIL
RR (2010): esiste una relazione causale tra debito pubblico
troppo alto e bassa crescita (evidenza statistica)
AFG (2012): l'effetto dei consolidamenti fiscali dipende dal loro
disegno: quando sono basati su tagli della spesa hanno un
effetto meno recessivo di quando sono basati su prelievo
fiscale: i.e. meglio tagliare la spesa
RRR (2012): un alto debito pubblico induce di per sé una
crescita minore (di almeno l'1%) di quello che potrebbe essere
se non vi fosse (e non solo via di alti tassi di interesse)
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto


AA (2013): si conferma che, in linea con la letteratura, gli
aggiustamenti fiscali basati su tagli della spesa sono più
duraturi, più efficaci di quelli basati su prelievo fiscale e che in
certi casi tagli della spesa inducono crescita e non recessione
(expansionary fiscal adjustments are possible)
Questi sono i contributi alla base dell'idea della austerità
espansiva (sembra un ossimoro, no?) - in realtà, non c'è
nessuna teoria a giustificare queste affermazioni, solo
“evidenza statistica” (che si dimostrerà, in alcuni casi,
addirittura fallace)
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto
In effetti, è stato poi dimostrato che:
- l’impatto delle politiche restrittive era stato calcolato usando
un moltiplicatore sbagliato e dunque tutte le previsioni
sull’andamento del PIL erano state sovrastimate;
- l’impianto teorico fornito dai vari articoli che rifiutavano il
ruolo attivo della spesa pubblica e tutto il contributo
keynesiano alla macroeconomia si rivelava clamorosamente
fallato;
- un errore nei foglio di calcolo excel nell’articolo di Reinhart e
Rogoff ha mostrato che le loro conclusioni erano errate;
- altri problemi di fondo sono emersi: dati inseriti e/o esclusi ad
arte, pesi dei dati quantomeno dubbiosi, relazioni di causalità
invertite.
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto
Nei casi di AA e RR si è trattato di evidenza empirica scadente
spacciata come incontrovertibile, ed usata poi politicamente
per giustificare certe politiche pubbliche.
La maggior parte delle critiche a quegli articoli si è sviluppata
su profili squisitamente tecnici e scientifici. Altre critiche si
sono invece spinte oltre. In particolare Krugman ha
fondamentalmente accusato gli economisti pro-austerity di
disonestà intellettuale (vedi ad es. 1, 2). Niall Ferguson,
storico di Harvard, ha poi accusato Krugman di essere
eccessivamente maleducato (tra le altre cose...)
Dopo gli errori, se così possiamo chiamarli, di AA e RR, si sono
aggiunte marchiane imprecisioni dello stesso Ferguson nei
suoi articoli sul Wall Street Journal incapace di distinguere
tra PIL ed entrate fiscali.
Sulla relazione tra debito (pubblico) e
reddito o prodotto
Rogoff è tornato alla carica dichiarando il successo della politica
di austerity britannica – con l’economia tornata ad una timida
crescita dopo tre anni di recessione – in base ad un bizzarro
sillogismo secondo cui avendo il Regno Unito fatto default
negli anni 30 (ed avendo richiesto l’aiuto del FMI per due
volte nel secondo dopo guerra), i mercati non riponevano
abbastanza fiducia nel debito inglese. L’austerity avrebbe
dunque ristabilito la fiducia dei mercati ed evitato una deriva
greca.
Come guardare alla relazione tra debito
(pubblico) e crescita
Come guardare alla relazione tra debito
(pubblico) e crescita
Come guardare alla relazione tra debito
(pubblico) e crescita
Questo è il modo accurato di guardare alla relazione.
Tra i G-7, dopo la guerra mondiale, la correlazione (negativa) tra
alto debito e bassa crescita è in realtà "viziata" da:
 L'esperienza recente di Italia e Giappone dove la bassa crescita
è preceduta da alto debito;
 L'alto debito della UK dopo la guerra, quando la crescita della
UK non aumentò al diminuire del debito;
 il basso debito dei paesi ex fascisti dopo la guerra, sono
rapidamente cresciuti nei primi venti anni
La relazione apparente è quindi spuria.
Come guardare alla relazione tra debito
(pubblico) e crescita
Come guardare alla relazione tra debito
(pubblico) e crescita
Questo, invece, è il modo non accurato (grafico di Owen Zidar):
 paesi con un rapporto debito-PIL sopra il 90% hanno crescita
più bassa dei paesi con rapporto minore, ma non è vero che vi
sia un "baratro" al 90% oltre il quale si cade (questo non è il
messaggio da dare ai policy makers)
 guardiamolo così: vi sembra che ci sia una "soglia", un livello
del baratro (90%) oltre il quale si cade?
Come guardare alla relazione tra debito
(pubblico) e crescita
Come guardare alla relazione tra debito
(pubblico) e crescita


RRR presentano una correlazione non causale e in una
regressione statisticamente spuria, con variabili che
presentano multicollinearità e endogeneità) – la correlazione
c'è, ma in quale direzione va la causalità? Non viene detto
Facciamo ora un po' di conti (e vedremo quanto piccola quella
correlazione è). Consideriamo un moltiplicatore di 1.5 e un prelievo
fiscale marginale di 1/3. Supponiamo anche che ci sia un effetto
depressivo che dura 10 anni e che questa sia tutto dovuto ad alto
debito. Supponiamo ora di aumentare la spesa di 2% del PIL. Il PIL
aumenta del 3% (moltiplicatore). Il debito aumenta del 1% (tenendo
conto anche maggiori tasse). Questo maggiore debito ridurrà il PIL
di … 0.006% all'anno e, dopo 10 anni, di 0.06%. Un PIL più alto del
3% quest'anno e una crescita rallentata del 0.06% in 10 anni: questo
dovrebbe essere un argomento contro politiche fiscali espansive?!?
Come guardare alla relazione tra debito
(pubblico) e crescita
Come guardare alla relazione tra debito
(pubblico) e crescita
E questi furono i commenti dei funzionari, politici e ministri,
ben contenti che qualche economista fornisse loro munizioni
per le loro armi:
 “It is widely acknowledged, based on serious research, that
when public debt levels rise about 90% they tend to have a
negative economic dynamism, which translates into low
growth for many years.” — European Commissioner Olli Rehn,
riferendosi a RR
 “It’s an excellent study, although in some ways what you’ve
summarized understates the risks.”— Former US Treasury
Secretary Tim Geithner.
Naturalmente, dopo che vennero mostrate le falle dello studio,
nessuno di loro si premurò di ammettere di aver sbagliato...
Scarica

Lezione 11-12 slides