Beethoven
Il giovane Beethoven a Bonn
Quando Ludwig van Beethoven nacque a Bonn, intorno al 15 dicembre 1770, il principe
elettore era Max Friedrich e il nonno era maestro di cappella. Il padre Johann, era rimasto
nel ruolo di cantante e non sarebbe mai riuscito a fare carriera. Johann vide nella precocità
del figlio maggiore con la musica l’occasione di elevarsi di rango. Fece di tutto per fare del
figlio un nuovo Mozart e gli diede una discreta educazione musicale. La sua entrata in
società non suscitò clamore. Maggiori promesse offrì quando nel 1783 pubblicò una raccolta
di tre Sonate per pianoforte dedicate all’elettore Friedrich. Nella lettera di dedica, dalla
quale risulta che il giovane talento ha solo undici anni (in realtà ne ha quasi quattordici), il
primo approccio alla composizione è descritto in termini molto fantasiosi ed è forse dovuto
alla penna del maestro Neefe. Nel 1784 sale al potere l’arcivescovo Franz, appassionato di
musica, che voleva migliorare la Cappella Musicale di Bonn, che era già tra le migliori della
Germania. Per questo poteva contare su ottimi collaboratori come il compositore Neefe.
Neefe era un uomo di buon cultura critico e scrittore di musica vede nell’arte dei suoni un
mezzo per nobilitare l’uomo. Crede che la musica sia un linguaggio che può diventare uno
strumento per risvegliare negli uomini l’amore per la verità, l’aspirazione all’uguaglianza e
alla libertà. Trasmesse queste idee a Beethoven che era suo allievo. Guidato da Neefe
Beethoven riuscì presto a far salire il suo ruolo a corte. Beethoven sostituì presto Neefe
come organista e suonava anche in orchestra come clavicembalista. Dal 1784 ebbe l’incarico
ufficiale e regolarmente retribuito di vice organista. Un incarico assai opportuno perché
nello stesso anno il registro dei componenti della cappella afferma che il padre Johann ha
quasi perduto la voce. In realtà Johann è divenuto alcolizzato e una parte del suo stipendio
verrà versato a Beethoven per il mantenimento dei fratelli minori Karl e Johann. In seguito
gli fu finanziato e retribuito dall’arcivescovo Franz un viaggio a Vienna per completare la
sua istruzione. Beethoven però fu costretto a tornare dopo pochi mesi a causa della
malattia della madre che in seguito morì.
Una famiglia amica: i
Breuning
Le amicizie di Beethoven saranno sempre a senso unico, in
cui lui chiederà sempre molto dando in cambio ben poco.
Il primo amico di Beethoven è Franz Gerhard Wegeler di
cinque anni più anziano, giovane e brillante destinato a
diventare un ottimo medico. Fu proprio lui a introdurre
Beethoven nella famiglia di Helene, vedova del consigliere
Breuning, con l’incarico di dare lezioni di pianoforte
all’unica figlia Eleonore e al minore dei figli maschi Lorenz.
In questa famiglia colta e comprensiva Beethoven trovò la
calma spirituale. Forse tra lui e Eleonore nacque un
sentimento d’amore ma nel 1792 Beethoven si trasferì a
Vienna tra i due nacque un litigio di cui non si sa il motivo e
un anno dopo il musicista riuscì a scriverla una lettera d
scuse e le dedicò delle musiche, in realtà di poca
importanza. Più tardi però la ragazza sposò Wegeler ma
l’amicizia tra lei e Beethoven continuò.
Viaggio a Vienna
Dopo il primo viaggio a Vienna Beethoven soggiornerà a Bonn per altri cinque anni prima di
ripartire. Mentre Beethoven si prepara a partire i suoi amici gli organizzano una festa di
addio tra cui tutti quelli che lavoravano a corte, Eleonore e l’amico Waldstein. Dopo questo
addio lascerà per sempre Bonn portando con se i suoi manoscritti. Appena arrivato a Vienna
incomincia subito le lezioni con Haydn che però non è un buon insegnante. Haydn infatti non
ha voglia a sessant’anni glorioso come nessun altro di trasformarsi in pedante e paziente
didatta. Per di più non prova nemmeno simpatia per quel giovane caparbio e scontroso che
chiede alla musica e alla vita cose che lui nella sua lunga carriera di maestro di cappella non
ha mai preteso. Nel frattempo l’elettore Franz continuava a versare sussidi per gli studi di
Beethoven e Haydn spedì una lettere a l’elettore per digli che era un ottimo studioso e c’era
bisogno di un altro sussidio per continuare. Evidentemente Haydn voleva solo denaro per il
lavoro che aveva svolto con Beethoven. Nella lettera c’è anche un messaggio da parte di
Beethoven dove dice che per l’anno seguente si impegnerà al massimo per fornirgli delle
opere migliori di quelle che gli spediva il suo maestro da parte sua. L’elettore però si sentiva
preso in giro e gli rispose che in quell’ anno di studio gli aveva inviato solamente cinque
manoscritti e quattro erano stati scritti a Bonn e non a Vienna e che oltre lo stipendio gli
aveva pagato un sostanzioso sussidio e visto che non aveva notato nessun miglioramento era
meglio che sarebbe tornato a Bonn per riprendere il suo lavoro in cappella. La seguente
polemica però rimase senza seguito perché l’elettore era occupato con l’arrivo delle truppe
francesi, Haydn partì per Londra e Beethoven decise di rimanere a Vienna. Si trovò un nuovo
maestro Albrechtsberger che adorava perché era precisissimo e esigente. Beethoven
esigeva moltissimo dai suoi insegnanti ma ancora di più da se stesso. Fin dai primi mesi del
soggiorno viennese le esecuzioni pianistiche di Beethoven gli procuravano molti ammiratori.
In breve divenne il nuovo idolo dei nobili e dell’elevata borghesia.
Il dramma della sordità
Beethoven nei suoi primi anni viennesi vive felicemente e ha molte soddisfazioni. I primi
guadagni danno un’euforica soddisfazione a Beethoven che inizia a fare sfoggio di eleganza
e prende lezioni di ballo. Tutto ciò ebbe breve durata a causa di una grave malattia: la
sordità che arriva nell’età dei ventotto anni. Beethoven scrive al suo amico Wegeler della
sua malattia dicendo che è un demone invidioso e che le ha messo i bastoni tra le ruote,
sembra che la causa prima di questo malanno però stia nelle condizioni del suo addome
tormentato di problemi intestinali che lo hanno debilitato, dice anche che ha provato molte
cure si per i suoi problemi addominale che per quelli uditivi molti sono stati inutili ma dopo
molto tempo è riuscito a trovare sollievo con delle pillole per la pancia e un infusione per
l’orecchio. Sul finire del 1801 le condizioni di Beethoven migliorano un po’ e dopo una lunga
depressione riesce a trovare la felicità forse dovuta all’innamoramento della contessa
Giulietta Guicciardi allieva di pianoforte di Beethoven, ma Giulietta sposerà un conte e
Beethoven deluso si rinchiuderà nuovamente in se stesso. Arriverà al punto di tentare il
suicidio e lascerà un testamento in cui parlerà di tutti i suoi problemi:”Uomini che mi
definite astioso o scontroso, come mi fate torto! Voi no conoscete la causa segreta di ciò
che mi fa apparire a voi così. Il mio cuore e il mio animo fin dall’infanzia erano inclini al
delicato sentimento della benevolenza e sono stato sempre disposto a compiere azioni
generose. Considerate che da sei anni mi ha colpito un grave malanno peggiorato per colpa
di medici incompetenti. Di anno in anno le mie speranze di guarire sono state gradualmente
frustate, ed alla fine sono stato costretto ad accettare la prospettiva di una malattia
cronica. E se talvolta ho deciso di non dare peso alla mia infermità, con quanta crudeltà
sono stato allora ricacciato indietro dalla triste, rinnovata esperienza della debolezza del
mio udito. Tuttavia non mi riusciva di dire alla gente: Parlate più forte, gridate: perché
sono sordo. Come potevo confessare la debolezza di un senso”. Da questo testamento si può
capire tutto lo stato d’animo di Beethoven e l’enorme peso che l’affligge.
La morte di
Beethoven
Tutti i problemi di salute di Beethoven lo
debiliteranno tantissimo.
Il 2 dicembre del 1826 su un carro scoperto e in una
notte di pioggia, Beethoven contrasse una polmonite
doppia da cui non si risollevò più. gli ultimi quattro
mesi della sua vita furono segnati da un segnati da un
terribile logoramento fisico.
Morì il 26 Marzo del 1827 otto giorni dopo che aveva
ricevuto un anticipo per un concerto da tenere in suo
beneficio che in fine venne usato per pagare il
funerale .
Ai suoi funerali parteciparono più di ventimila persone
tra cui molti musicisti e il poeta Grillparzer venne
incaricato di scrivere un discorso che letto da un
attore dove si dice “ Rammentate quest’ora, e
pensate eravamo presenti quando egli fu sepolto
quando egli morì, abbiamo pianto”.
La Nona Sinfonia: l’Inno alla
Gioiasecondo me, di Beethoven è
La composizione più importante,
l’Inno alla Gioia che è diventato anche l’inno di Europa.
Beethoven, attraverso le parole di quest’inno scritte dal
poeta Schiller, vuole lasciare un messaggio all’intera umanità:
solo restando uniti gli uomini possono vincere le difficoltà
della vita ed essere felici. La nona sinfonia è soprannominata
la corale perché nel quarto tempo Beethoven ha inserito il
coro, dando il via ad una grande innovazione. L’Inno alla Gioia
fa parte del quarto movimento della nona sinfonia.
Beethoven però aveva questa sinfonia nel suo inconscio fin
da giovane. Infatti quando il giovane musicista lesse per la
prima volta l’Inno alla Gioia ne rimase incantato e aveva
avuto il forte desiderio di musicarlo.
La Nona Sinfonia venne composta pezzi, cioè una parte alla
volta e ci vorranno molti anni prima di essere riunita e
finalmente terminata. Spesso dovrà rinunciare a comporla
per gli impegni di studio o i concerti che doveva orchestrare
o suonare. Beethoven rifletteva a un finale tutto e solo
strumentale.
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