Analisi Economica della Corruzione
nella Pubblica Amministrazione: Cause
ed Effetti
Nadia Fiorino
Università degli Studi - L’Aquila
Ministero dell’Economia e delle Finanze
Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze
Roma, 28 Novembre 2013
Indice
• Definizione della corruzione nella P.A.
• Misurazione del fenomeno:
tipologie di indicatori
illustrazione
delle
diverse
• Confronti internazionali
• Breve rassegna della letteratura economica sulle cause e sugli
effetti della corruzione
• Alcune analisi empiriche per le Regioni italiane
La corruzione
• Per la World Bank la corruzione è il maggiore
ostacolo allo sviluppo economico e sociale dei paesi
• In una survey recente (World Bank, 2010) si stima che
la corruzione riduce il tasso di crescita di 0,5-1,0
punti percentuali per anno
• Inoltre, nel mondo verrebbero pagati un numero di
tangenti all’anno pari al 3 per cento del PIL
mondiale (World Bank, 2008). Se si applica questa
percentuale all’Italia, l’onere sui bilanci pubblici per il
2008 ammonta a circa 50-60 miliardi di euro (SAeT,
2010)
La corruzione in Italia - 1
• La corruzione non è un fenomeno “nuovo” in Italia. Fin
dalla fondazione dello Stato unitario nel 1861 il sistema
politico italiano è stato caratterizzato da interazioni tra
politici, burocrati e gruppi portatori di interessi specifici
finalizzate al raggiungimento di benefici particolari
ottenuti o attraverso nomine politiche o attraverso leggi
speciali (il cosiddetto clientelismo)
• E’ solo negli anni Ottanta che la pratica sempre più
crescente di tangenti a politici e burocrati associata alla
crisi della finanza pubblica ha iniziato a modificare
l’attitudine generale verso la corruzione e a generare una
forte intolleranza verso pratiche corrotte nell’opinione
pubblica
La corruzione e i problemi che il
fenomeno pone all’economista
La corruzione è un fenomeno complesso da studiare. La complessità è
strettamente connessa alla necessità per l’economista di quantificare il
fenomeno. D’altra parte, l’analisi quantitativa del fenomeno (misurazione del
fenomeno) è il punto di partenza per l’elaborazione di modelli di analisi
qualitative (indicazioni di policy)
La quantificazione è difficoltosa:
• per il convergente interesse al silenzio del corrotto e del corruttore
• per la scarsa visibilità del reato (il denaro della tangente non è facilmente
rintracciabile, specialmente in un paese come l’Italia con una forte economia
sommersa)
• perché per sapere cosa conteggiare come corruzione è necessario anzitutto
definire cosa si include nel fenomeno “corruzione”
Definizione del fenomeno - 1
• La letteratura economica (Rose-Ackerman, 1975; Glaeser e Saks, 2006)
definisce la corruzione come “reati commessi dal pubblico ufficiale per
conseguire guadagni personali”
• Non esiste, tuttavia, un accordo autorevole a livello internazionale su cosa
definire come corruzione e conteggiare come reati di corruzione. Ciò
costituisce un ostacolo alla misurazione del fenomeno
• La corruzione richiede sicuramente l’esistenza di tre elementi (Aidt, 2003):
1) il potere discrezionale nelle mani di qualcuno, ossia il potere di definire
le regole e/o il potere di applicarle
2) la rendita economica associata col potere discrezionale
3) la disutilità legata all’atto di corruzione, ovvero la probabilità di
scoperta del fatto corruttivo e dell’applicazione della pena
Principali indicatori – Il CPI-1
•
Corruption Perception Index (CPI) - Indice di Percezione della Corruzione
elaborato da Transparency International
Il CPI si concentra sulla corruzione del settore pubblico e definisce la corruzione
come “abuso di pubblico ufficio per fini privati”
Il CPI è un indice che determina la percezione della corruzione nel settore pubblico
e nella politica in numerosi Paesi nel mondo, attribuendo a ciascun Paese un
punteggio che varia da 0 (massima corruzione) a 10 (assenza di corruzione).
Si tratta di un indice composito, ottenuto sulla base di varie interviste/ricerche
somministrate ad esperti del mondo degli affari e analisti, sia del paese che si sta
considerando sia di altri Paesi, relative all’abuso di potere per benefici privati con
particolare attenzione alle tangenti corrisposte ai funzionari pubblici nell’esercizio
delle loro funzioni
La metodologia viene modificata ogni anno al fine di riuscire a dare uno spaccato
sempre più attendibile delle realtà locali. Le ricerche vengono svolte da Università
o Centri di Studio, su incarico di Transparency International
Principali indicatori: Il CPI - 2
• Le indagini e le valutazioni che vengono considerate per la creazione
dell’indice sono relative quindi alla corruzione dei pubblici ufficiali, alle
tangenti che si versano per ottenere appalti pubblici e all’appropriazione
indebita dei fondi pubblici
• Per ogni paese incluso nell’indagine devono esserci almeno tredici
(quattordici) fonti; quindi l’inclusione o meno nel CPI dipende
esclusivamente dalla disponibilità a reperire le informazioni
• Vengono usate le “percezioni” per il fatto che la corruzione è un’attività
ovviamente condotta il più possibile di nascosto ed è quindi di difficile
misurazione sia nella frequenza sia nell’entità
Principali indicatori: Il CPI- 3
• Tutte le fonti misurano la portata della
corruzione (frequenza ed entità) nel settore
pubblico e nella politica e stilano una classifica
• Le valutazioni sull’estensione del fenomeno
corruzione all’interno dei paesi, vengono
compiute da due gruppi: esperti del paese
(residenti e non residenti) e da “business
leaders”
Principali indicatori: Il CPI- 4
• La metodologia di calcolo consiste di tre steps:
• 1) Il primo step consiste nello standardizzare i dati che
provengono dalle fonti individuali (cioè trasferire questi dati in
una scala comune)
• 2) Il secondo step consiste nell’effettuare una betatrasformazione su questi dati standardizzati. Questa procedura
consente di accrescere la deviazione standard tra tutti i paesi
inclusi nel CPI e di differenziare in modo preciso paesi che
sembrano avere lo stesso indice (occupare la stessa posizione)
• 3) Il terzo step consiste nel calcolare una media dei valori
standardizzati per ciascun paese; tale media individua
l’indicatore finale
Principali indicatori: Il CPI- 5
• Data la metodologia non è uno strumento
adatto per analizzare i “trend” o per monitorare
i cambiamenti nei livelli di percezione della
corruzione per tutti i paesi
Principali indicatori: Il CPI- 6
• IL Corruption Percepition Index del 2010 è stato calcolato
utilizzando i dati raccolti da 13 fonti di cui 10 sono istituzioni
indipendenti
• Tali organizzazioni per il 2010 sono: Asian Development
Bank, African Development Bank, Bertelsmann Foundation,
Economist Intelligence Unit, Nations in Transit by Freedom
House, IHS Global Insight, Institute for Management
Development, Political and Economic Risk Consultancy,
Country Policy and Institutional Assessment by the World
Bank, Global Competitiveness Report by the World Economic
Forum
Principali indicatori: Il CCI – 1
• Control of Corruption Index (CCI) – Indice di controllo della corruzione
elaborato da World Bank nell’ambito del più ampio progetto Worldwide
Governance Indicators
• Il CCI e definisce la corruzione come “potere esercitato per fini privati come
“cattura” degli stati da parte di élites e interessi privati”
• Esso misura la corruzione percepita a partire da interviste/ricerche multiple
somministrate ad esperti del mondo degli affari e analisti e copre un insieme
di Paesi simile al CPI
• Diversamente dal CPI, piuttosto che standardizzare semplicemente i dato
delle interviste, pesa le interviste sulla base della loro presunta affidabilità. La
procedura di attribuzione dei pesi è basata sulla premessa che le interviste i
cui valori sono correlati con quelli delle altre per lo stesso stato sono di
qualità più elevata
Principali indicatori: Il BPI - 1
• Bribe Payers Index (BPI) - 1
- Indice di Propensione alla Corruzione,
anch’esso elaborato da Transparency International
Il BPI evidenzia la graduatoria dei paesi corruttori tra le principali nazioni
industrializzate che pur avendo adottato leggi che considerano reato il
pagamento di tangenti ai funzionari pubblici non hanno eliminato il ricorso
alla corruzione per ottenere commesse. Tale indice fornisce informazioni
dettagliate sulla propensione delle aziende esportatrici a corrompere e sui
settori più contaminati dalla corruzione; sul grado di consapevolezza dei
dirigenti delle più grandi società circa l’extraterritorialità della Convezione
OCSE contro la corruzione che ha reso illegale il pagamento di tangenti a
pubblici ufficiali stranieri; sul livello di attuazione dell’osservanza della
Convenzione da parte delle imprese; sulla percezione delle pratiche
commerciali scorrette, oltre al pagamento delle tangenti, usate per ottenere
contratti
Il BPI è calcolato per i paesi emergenti maggiormente coinvolti in
investimenti stranieri o importazioni (21 paesi)
Principali indicatori: Il BPI - 2
Le interviste sono condotte su un campione di dirigenti
senior di aziende nazionali e multinazionali, dirigenti e
responsabili finanziari, Camere di Commercio, banche
commerciali nazionali e straniere e studi legali
commerciali
I risultati riflettono le opinioni di esperti leaders del
commercio internazionale, che si trovano nella migliore
posizione per valutare l’ampiezza della corruzione e
delle tangenti ai pubblici ufficiali dei paesi in via di
sviluppo
BPI 2008
Posizione
Paese
BPI 2008
Dati raccolti
S.D.
Int, di confidenza
Min
Max
1
Belgio
8,8
252
2
8,5
9
1
Canada
8,8
264
1,8
8,5
9
3
Paesi Bassi
8,7
255
1,98
8,4
8,9
3
Svizzera
8,7
256
1,98
8,4
8,9
5
Germania
8,6
513
2,14
8,4
8,8
5
Regno Unito
8,6
506
2,1
8,4
8,7
5
Giappone
8,6
316
2,11
8,3
8,8
8
Australia
8,5
240
2,23
8,2
8,7
9
Francia
8,1
462
2,48
7,9
8,3
9
Singapore
8,1
243
2,6
7,8
8,4
9
Stati Uniti
8,1
718
2,43
7,9
8,3
12
Spagna
7,9
355
2,49
7,6
8,1
13
Hong Kong
7,6
288
2,67
7,3
7,9
14
Sud Africa
7,5
177
2,78
7,1
8
14
Sud Corea
7,5
231
2,79
7,1
7,8
14
Taiwan
7,5
287
2,76
7,1
7,8
17
ITALIA
7,4
421
2,89
7,1
7,7
17
Brasile
7,4
225
2,78
7
7,7
19
India
6,8
257
3,31
6,4
7,3
20
Messico
6,6
123
2,97
6,1
7,2
21
Cina
6,5
634
3,35
6,2
6,8
Principali indicatori: Il BPI - 3
• Il BPI del 2008 classifica 22 tra i paesi più ricchi ed
economicamente influenti a seconda della probabilità con cui le
loro aziende si trovino implicate in episodi di corruzione all’estero
• E’ basato su due domande poste a 2.742 alti dirigenti d’azienda di
26 diverse nazioni
• Per valutare quale sia la richiesta di tangenti internazionali, viene
chiesto agli alti dirigenti d’azienda quale è la probabilità che
aziende straniere con cui sono in affari prendano parte ad episodi
di corruzione mentre operano nel loro paese
• In breve, gli alti dirigenti d’azienda forniscono la loro percezione
sulle origini della corruzione dall’estero e questi punti di vista
formano la base del BPI
Principali indicatori: Il BPI - 4
• Il punteggio varia da 0 a 10, indicando la probabilità che
aziende di questi paesi diano tangenti mentre operano
all’estero. Più alto è il punteggio di una nazione, più
bassa è la propensione delle aziende di quella nazione a
corrompere quando operano all’estero
• Gli intervalli di confidenza mostrano il range dei valori
minimi e massimi tra i quali, con il 95% di sicurezza, si
situa il punteggio reale
• Per offrire una rappresentazione più dettagliata di come la
corruzione colpisce il settore privato, Transparency
International ha utilizzato i dati provenienti dal suo Bribe
Payers Survey per creare due graduatorie per settori
industriali
Principali indicatori: Il BPI - 5
• La Tabella successiva classifica i settori
industriali secondo il livello di probabilità
con cui le aziende di un determinato
settore corrompono pubblici ufficiali. Più è
alto il voto, più è bassa la propensione
delle compagnie operanti nel settore a
corrompere pubblici ufficiali
Corruzione di pubblici ufficiali per settore - Bribe Payers Survey
Settore industriale
Dati raccolti
Punteggio
Lavori pubblici
477
5,2
Petrolio e gas
305
5,9
Industria pesante
333
6,0
Estrazione
117
6,0
Industria farmaceutica
376
6,2
Servizi
639
6,3
Telecomunicazione
836
6,6
Trasporti
941
6,6
99
6,7
Settore turistico
446
6,7
Agricoltura
348
6,9
1325
7,1
Armi e difesa
Banca e finanza
Principali indicatori: il Barometro
• Barometro di Percezione della Corruzione
Il Barometro di Percezione della corruzione, ideato nel 2003 da
Transparency International in collaborazione con Gallup
International, è un sondaggio che si rivolge direttamente ai
cittadini, indagando sulla loro percezione della diffusione della
corruzione nei vari settori (es. politica, magistratura, settore
privato, Istituzioni pubbliche, informazione, etc.)
Nel 2009 nel mondo e in particolare nel nostro Paese, il
binomio politica-tangenti appare sempre più solido. In una scala
che va da zero (assenza di corruzione) a cinque (estremamente
corrotto), i partiti arrivano a 4,1; il privato a 3,2, i media a 3,4 e
la magistratura a 3,5
Principali indicatori: Il PII
•
Il Public Integrity Index (PII) è un indice basato sulle opinioni di esperti e misura:
a) L’esistenza di meccanismi di integrità, incluse leggi e istituzioni che
promuovono la responsabilizzazione del settore pubblico e limiti alla corruzione
b) L’efficacia di questi meccanismi
c) L’accesso che i cittadini hanno all’informazione pubblica al fine di
responsabilizzare i loro governi
Il PII raggruppa i Paesi in 5 livelli basandosi sui sistemi di integrità che il paese
prevede. I livelli sono: Molto forte; Forte, Moderato; Debole e Molto debole. Gli
Indicatori di integrità sono classificati da esperti in ciascun Paese
Il PII è costruito da esperti che valutano all’interno del Paese l’esistenza e l’efficacia
di meccanismi che prevengono gli abusi di potere e promuovono l’integrità pubblica.
Diversamente, il CPI è un indice composito un “poll of polls” (il voto di un voto) che
classifica i Paesi basandosi sul grado di corruzione che è percepita esistere tra
pubblici ufficiali e politici
Il PII è limitato a soli 25 paesi
Vantaggi del CPI e degli indicatori “survey
based”
Lo scopo fondamentale del CPI e degli altri indicatori survey
based
• animare il dibattito internazionale
• far crescere il livello di consapevolezza a livello globale sul
fenomeno della corruzione
• stimolare un movimento di opinione per sostenere le riforme e
le ‘politiche anticorruzione’.
Resta fermo, tuttavia, che si tratta di indici fondati sulla
percezione e non sull’esperienza diretta della corruzione; ne
consegue, quindi, un problema di affidabilità dei dati
Limiti del CPI
e degli indici “survey based”- 1
•
Difficoltà di misurare il fenomeno della corruzione a causa di difficoltà definitorie
•
Gli indici sono fondati sulla percezione e non sull’esperienza diretta di prima mano della
corruzione → problema di affidabilità dei dati.
TI ha tentato di correggere il problema di affidabilità aggregando informazioni di interviste e
opinioni provenienti da fonti multiple (14 surveys, in genere) per ciascun Paese. Questo,
tuttavia, è possibile proprio nei Paesi più sviluppati che sono poi quelli, in genere, meno
corrotti → Il CPI (e indici simili) sono probabilmente più affidabili proprio nei Paesi in cui il
fenomeno corruttivo è meno prevalente.
•
L’affidabilità degli indici potrebbe deteriorarsi nel tempo: la pubblicità data all’indice
potrebbe influenzare le risposte dei soggetti che rispondono alle interviste nell’anno
successivo. Questo fa parte di un più generale problema per cui gli intervistati non rispondono
in base all’esperienza che essi hanno del fenomeno, ma rispondono in base a quello che
riportano i media o altri reports.
In altri termini, l’indice potrebbe diventare auto-referenziale e le misure relative endogene
all’indice stesso
Limiti del CPI
e degli indici “survey based”- 2
• I dati possono variare in maniera considerevole a seconda della
percezione soggettiva del fenomeno in ciascun Paese, della
completezza delle interviste e del campione, della metodologia
usata → il significato di corruzione è soggettivo e può variare
sostanzialmente da un Paese ad un altro e da un anno all’altro;
i dati non possono essere comparati da un anno all’altro perché
la metodologia e i campioni utilizzati cambiano → è difficile
valutare i risultati delle politiche
• I tipi di attività di corruzione potrebbero essere
sostanzialmente differenti in ciascun Paese rendendo le analisi
comparative particolarmente complesse
• Il CPI è calcolato su base nazionale
Limiti delle indagini basate sulla percezione e possibili soluzioni
Limiti
Soluzioni possibili
Le percezioni possono cambiare
rapidamente senza alcun fondamento
oggettivo a causa di scandali politici che
possono condizionare la percezione, ma che
non riflettono il livello reale di corruzione
Si può utilizzare una media triennale degli indici
per ridurre la sensibilità della misurazione a
scandali mediatici momentanei
Le percezioni possono essere condizionate
da impostazioni culturali e concezioni
diverse di quale sia effettivamente un reato
di corruzione, per cui la stessa domanda può
essere interpretata in modo sostanzialmente
diverso
Si possono escludere dall’analisi i residenti nel
paese per il quale si calcola il valore dell’indice
Le risposte degli intervistati possono essere
influenzate dalla qualità e dalla coerenza
nella formulazione delle domande
Si possono scegliere domande aperte, più lunghe
ed elaborate, che contengono riferimenti alla
frequenza o meno di determinati comportamenti
passibili di essere considerati corrotti e che
favoriscano anche il ricordo di eventi del
passato
E’ possibile che alcuni intervistati non
abbiano l’esperienza e le conoscenze
necessarie per esprimere una percezione
affidabile della corruzione
Si escludono dalle interviste i cittadini comuni
in quanto mancano dell’esperienza e delle
conoscenze necessarie per esprimere una
percezione affidabile della corruzione
E’ possibile che alcuni intervistati
volutamente sottostimino i pagamenti di
tangenti per timore, imbarazzo o perché ne
beneficiano, mentre altri strategicamente li
sovrastimino per favorirne la prevenzione o
la condanna
Risulta necessario identificare correttamente e
tener conto di ogni elemento distorsivo legato
alla desiderabilità sociale o al timore di rivelare
pubblicamente alcune informazioni
Fonte: nostra elaborazione di Lambsdorff (2001); Sequeira (2012)
Alcune misure alternative - 1
• Di Tella e Schargrodsky (2003) → i prezzi
approvvigionamento di beni forniti dal settore pubblico
di
• Adsera et al. (2003) Glaeser and Saks (2003) → dati sulle
condanne per reati di corruzione
• Golden e Picci (2005) → ammontare di stock di capitale
pubblico potenzialmente esistente, misurato col PIM, e lo
stock di capitale pubblico fisicamente esistente
• Fiorino e Galli (2010) → dati sulle denunce per reati di
corruzione
Alcune misure alternative - 2
• Golden e Picci (2005) → focalizzano l’attenzione sulle infrastrutture come
locus per eccellenza dell’attività illegale dei pubblici ufficiali. RoseAckerman (1999) evidenzia che ‘‘Corruption in contracting occurs in
every country’’ e come risultato ‘‘high levels of corruption are associated
with higher levels of public investment as a share of GDP’’ → quindi
legami tra corruzione, dimensione della spesa pubblica e dei bilanci
pubblici
• L’indicatore usa due differenti misure:
1) l’ammontare di stock di capitale pubblico esistente, misurato sui dati di
spesa attraverso il metodo dell’inventario permanente (e, quindi, come
ammontare cumulato della spesa pubblica in conto capitale)
2) l’ammontare di stock di capitale pubblico fisicamente esistente
(controllato per le variazioni locali del costo di costruzione: salari e materie
prime, altitudine, sismicità e densità di popolazione)
Alcune misure alternative - 3
• La logica dell’indice è che il valore degli appalti pubblici, a parità di
capitale fisico prodotto, cresce al crescere della tangente pagata e del livello
di corruzione di una regione. In altri termini, l’informazione insita nel
divario esistente tra i due capitali, quindi la differenza tra quanto è stato
speso e quanto è stato realizzato, misura l’esistenza di fenomeni di rentseeking, di frodi e malversazioni e quindi per estensione il grado di
corruzione osservabile nelle regioni
• Problema: Questa differenza potrebbe essere attribuita all’inefficienza
→ l’indicatore a priori non distinguerebbe tra inefficienza e attività
illegale. L’indicatore suggerirebbe solo che c’è un tasso di ritorno della
spesa pubblica che gli autori possono attribuire alla presenza di attività
illegali solo sulla base di altre informazioni (letteratura e cronache
giornalistiche e sociologiche sulle investigazioni degli anni ’90)
• Limiti dell’indicatore G-P: esso è costruito per 95 province e 20 regioni per
il solo anno 1997
Alcune misure alternative - 4
Mappa della misura di corruzione Golden Picci per le Regioni
Italiane (anno 1997)
Alcune misure alternative - 5
• Fiorino e Galli (2010): misurano il fenomeno
della corruzione nelle regioni italiane per il
periodo 1980-2004 sulla base di dati annuali
Istat relativi ai reati di corruzione contro la
P.A. per i quali l’A.G ha iniziato l’azione
penale rapportati alla popolazione residente
Misure di corruzione: il CPI -1
• Generalmente gli studi cross-countries
utilizzano misure di corruzione quali il
Corruption Perceptions Index (CPI) realizzato
da Transparency International e il CCI
elaborato dalla World Bank
Misure di Corruzione: il CPI -2
• La classificazione del CPI indica il livello
percepito di corruzione del settore pubblico in
un paese/territorio
• L’intervallo di confidenza indica l’affidabilità
della classificazione CPI e suggerisce che, con
un margine di errore, è possibile al 90%
considerare che “il valore vero” della
classificazione del paese cade all’interno
dell’intervallo
Table 1 a. Transparency International Corruption
Perceptions Index 2008: Graduatoria dei paesi
Ordine
graduatoria
1
1
Paese
Valore Indice
Danimarca
Sweden
Denmark
Paese
Valore Indice
9,3
9.3 9.3
Ordine
graduatoria
36
36
Puerto Rico
Malta
5,8
5,8
1
2
New Zealand
Singapore
9,3
9.2
39
40
Taiwan
South Korea
5,7
5,6
5
Finland
9,0
41
Mauritius
5,5
5
7
Switzerland
Iceland
9,0
8,9
41
43
Oman
Macao
5,5
5,4
7
9
9
11
12
Netherlands
Australia
Canada
Luxembourg
Austria
8,9
8,7
8,7
8,3
8.1
43
45
45
47
47
Bahrain
Bhutan
Czech Republic
Malaysia
Costa Rica
5,4
5,2
5,2
5,1
5,1
Hong Kong
Germany
Norway
Ireland
United Kingdom
USA
Japan
Belgium
Saint Lucia
Barbados
France
Chile
Uruguay
Slovenia
Estonia
Spain
Saint Vincent e
Grenadines
Qatar
Cyprus
Portugal
Israel
Repubblica
Domenicana
United Arab
Emirates
8,1
7,9
7,9
7,7
7,7
7,3
7,3
7,3
7,1
7,0
6,9
6,9
6,9
6,7
6,6
6,5
6,5
47
47
47
52
52
54
55
Hungary
Jordan
Cape Verde
Slovakia
Latvia
South Africa
Seychelles
5,1
5,1
5,1
5,0
5,0
4,9
4,8
55
Italy
4,8
Greece
Turkey
Lithuania
Poland
Namibia
Samoa
Croatia
Tunisia
Kuwait
4,7
4,6
4,6
4,6
4,5
4,4
4,4
4,4
4,3
Cuba
Ghana
Georgia
El Salvador
Romania
4,3
3,9
3,9
3,9
3,8
5,9
70
Colombia
3,8
Botswana
5,9
72
Bulgaria
12
14
14
16
16
18
18
18
21
22
23
23
23
26
27
28
28
28
31
32
33
34
35
36
6,5
6,4
6,1
6,0
6,0
57
58
58
58
61
62
62
62
65
the Grenadines
65
67
67
67
70
Table 1 b. Transparency International Corruption Perceptions Index 2005
Unione Europea a 25 paesi e Islanda, Norvegia e Svizzera
Media Regionale: 6.67; Media Globale: 4.11
CPI 2005 e la posizione relativa dell’Italia
1. Rispetto ai valori del 2004 la posizione dell’Italia nel 2005
migliora leggermente
2. Il Paese rimane ancora al di sotto del valore 6 che è lontano
dai valori su cui si collocano i principali Paesi dell’UE
3. L’intervallo di confidenza è 4.6-5.4, rivelando che la
corruzione si distribuisce in modo più omogeneo sul
territorio rispetto al 2003 anno in cui l’intervallo di
confidenza è 3.3-7.3
Tabella 2.a.CPI: Confronto tra l'Italia e
principali paesi
1980-85
1988-1992
1996
2002
2003
2008
2010
2011
2012
Spain
6,82
5,06
4,31
7,1
6,9
6,5
6,1
6,2
6,5
France
8,41
7,45
6,96
6,3
6,9
6,9
6,8
7
7,1
Germany
8,14
8,13
8,27
7,3
7,7
7,9
7,9
8
7,9
Italy
4,86
4,3
3,42
5,2
5,3
4,8
3,9
3,9
4,2
Belgium
8,28
7,4
6,54
7,1
7,6
7,3
7,1
7,5
7,5
UK
8,01
8,26
8,44
8,7
8,7
7,7
7,6
7,8
7,4
Source: Transparency International
Tabella 2.b. CPI: Confronto tra l'Italia e
principali paesi
1996
2002
2003
2008
2010
Danimarca
9,3
9,5
9,5
9,3
9,3
Svezia
9,1
9,0
9.3
9,3
9,2
Norvegia
8,9
8.6
8.5
7,9
8,6
Gran Bretagna
8,4
8,7
8,7
7,7
7,6
Germania
8,3
7,3
7,7
7,9
7,9
USA
7,7
7,7
7,5
7,3
7,1
Francia
7,0
6,3
6,9
6,9
6,8
Belgio
6,8
7,1
7,6
7,3
7,1
Portogallo
6,5
6,3
6,6
6,1
6,0
Grecia
5,1
4,2
4,3
4,7
3,5
Spagna
4,3
7,1
6,9
6,5
6,1
Italia
3,4
5,2
5,3
4,8
3,9
Source: Transparency International
Tabella 2.c. CPI: Confronto tra l’Italia e i principali paesi OCSE
(valori medi 1995-2010)
Valori medi CPI
Austria
7,9
Belgio
6,74
Danimarca
9,54
Finlandia
9,48
Francia
6,9
Germania
7,92
Grecia
4,46
Irlanda
7,74
Italia
4,63
Lussemburgo
8,57
Paesi Bassi
8,85
Portogallo
6,35
Spagna
6,34
Svezia
9,24
Regno Unito
8,38
Fonte: Transparency International.
Tabelle 2.b e 2.c: Alcune considerazioni - 1
• I paesi europei analizzati presentano valori del CPI
poco omogenei: l’Italia presenta il valore di 43 nel
2013
• In particolare, i paesi del nord dell'Europa
appartenenti
all’EU-15
(Danimarca,
Svezia,
Finlandia) sono caratterizzati da valori molto elevati,
tra i più alti al mondo, e occupano costantemente le
prime posizioni della classifica del Transparency
International
Tabelle 2.b e 2.c: Alcune considerazioni - 2
• I paesi dell’Europa settentrionale (Gran Bretagna,
Irlanda, Belgio, Olanda e Lussemburgo) raggiungono
valori di sufficienza (con l'eccezione del Belgio negli
anni 1997-1999); in particolare, il Regno Unito, il
Lussemburgo e i Paesi Bassi si attestano su valori
medi superiori a 8
Tabelle 2.b e 2.c: Alcune considerazioni - 3
• I paesi appartenenti all’Europa meridionale (Italia,
Grecia, Spagna e Portogallo) sono caratterizzati da
valori del CPI sempre inferiori a 7, con valori minimi
pari a 3 per l’Italia del 1995 e a 3,5 per la Grecia del
2010
• Risulta inoltre interessante il confronto tra la Spagna
e l’Italia: entrambi i paesi, negli anni 1995-2001,
presentano valori del CPI piuttosto bassi, ma mentre
la Spagna, già dal 1998, si attesta su livelli del CPI
almeno sufficienti (CPI pari a 6,1 nel 1998), l’Italia
mantiene valori ben al di sotto della sufficienza
Tabelle 2.b e 2.c: Alcune considerazioni - 4
• I paesi appartenenti all’Europa continentale
(Austria, Germania e Francia) hanno
andamenti simili e mostrano valori compresi in
un intervallo che va da un minimo di 6,3 (CPI
della Francia nel 2002) ad un massimo di 8,7
(CPI dell’Austria nel 2005)
Tabelle 2.b e 2.c: Alcune considerazioni - 5
• Generalmente la letteratura economica sulla
corruzione suggerisce che Paesi caratterizzati da
istituzioni politiche e politiche economiche simili
presentano livelli di corruzioni analoghi → non è
questo il caso dell’Italia rispetto ai principali Paesi
europei
• Sembrerebbe che differenze sostanziali nella cultura
legale e nel grado di civismo abbiano un’influenza
rilevante sul fenomeno della corruzione (Putnam,
1993)
1970
1971
1972
1973
1974
1975
1976
1977
1978
1979
1980
1981
1982
1983
1984
1985
1986
1987
1988
1989
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
Fig. 1. Reati per corruzione pro-capite 1970-2009 (valori
percentuali per 100.000 abitanti)
45
40
35
30
25
20
15
10
5
0
Fonte: ISTAT
Fig. 1 Alcune Considerazioni - 1
• I reati che consideriamo sono quelli inclusi nel Libro
II, titolo II (reati contro la P.A.) del Codice Penale e
riportati negli Annali delle Statistiche Giudiziarie
dell’ISTAT – corruzione propria e impropria,
concussione, in altri termini, i reati di cui agli artt.
317, 318, 319 c.p.
• In questo senso, la dimensione quantitativa del
fenomeno comprende:
• Corruzione registrata
• Corruzione nascosta o “cifra nera”
• Corruzione reale
Fig. 1: Alcune considerazioni - 2
• La Figura mostra il numero dei reati pro-capite per
corruzione in Italia. L’indicatore non è una misura dei
crimini realmente accertati, ma di quelli per i quali
l’Autorità Giudiziaria ha iniziato l’azione penale
(Fonte: ISTAT)
• I reati per corruzione 1) aumentano tra la seconda
metà degli anni ‘70 e la prima metà degli anni ‘90 e
2) diminuiscono a partire dal 1995
Fig. 1: Alcune considerazioni - 3
Alcune spiegazioni di questo andamento:
•
Fattori culturali
Abbassamento delle virtù civiche: nascita di una classe dirigente con pochi ideali
rispetto a quella che aveva costruito la Repubblica Italiana dopo la seconda guerra
mondiale. Ciò sia nel partito socialista, sia nel partito democristiano (Golden, 2000)
•
Fattori istituzionali
La nascita delle regioni nel 1972 e il passaggio nel 1985 di importanti funzioni
amministrative alle regioni
Nessuna alternanza di governo (Golden 2000)
Il processo Mani pulite
•
Fattori economici
Crescente intervento dello stato nell’economia
Fig. 1: Alcune considerazioni - 4
Dopo il 1995 la corruzione diminuisce → Possibili spiegazioni legate a
cambiamenti istituzionali:
1. Nel 1993 ha inizio una importante campagna anti-corruzione con il
processo Mani Pulite. Per l’economia italiana il costo della corruzione
diventa progressivamente più elevato, anche in termini di finanza pubblica
(deficit) → i cittadini e gli imprenditori sostengono la magistratura nelle
investigazioni su casi di corruzione politica
2. Il passaggio dal sistema elettorale proporzionale puro ad un sistema
proporzionale misto nel 1993 con il conseguente smantellamento dei partiti
(minore frammentazione nelle coalizioni di governo)
3. Processo di federalismo (?)
Confronto tra indicatori - 1
• In che misura i dati disponibili sono attendibili
e ci permettono di dare una giusta lettura della
corruzione in Italia?
• Analisi dei diversi indicatori attraverso la
costruzione di indici di correlazione
Figura 2. Confronto tra CPI (1995-2009) e reati per corruzione (1980-2004)
90
6
80
5,5
70
5
60
50
40
30
4,5
4
3,5
20
3
10
2,5
0
2
cr/pop Italia
Italia CPI
Fig. 2: Alcune considerazioni
• La Figura confronta il CPI con l’indice di
corruzione pro-capite elaborato su dati ISTAT
relativi al numero di reati per corruzione per i
quali l’A.G. ha iniziato l’azione penale
• La dinamica delle due serie temporali è simile
nel periodo 1995–2004; entrambi gli indici
mostrano una diminuzione della corruzione tra
il 1997 e il 1999
Confronto tra indicatori - 2
• Correlazione tra CCI e CPI. Segno atteso:
correlazione positiva che viene disattesa e che
si attesta attorno allo 0
• → E’ evidente la problematicità della
misurazione del fenomeno corruttivo
Figura 3. Confronto tra CPI e CCI (1996-2008)
6,0
5,5
5,0
4,5
4,0
3,5
3,0
2,5
2,0
1
0,9
0,8
0,7
0,6
0,5
0,4
0,3
0,2
0,1
0
Italia CPI
Italia CCI
Confronto tra indicatori -3
• Correlazione tra indicatore Golden e Picci e dati
denunce per l’anno 1997. Segno atteso:
correlazione negativa che viene soddisfatta (0,44)
Figura 4. Confronto tra l’indicatore di Golden e Picci e reati per corruzione (1997)
180
160
140
120
100
80
60
40
20
0
2
1,8
1,6
1,4
1,2
1
0,8
0,6
0,4
0,2
0
cr/pop
indice G-Golden-Picci
Fig 5. Denunce e condanne per concussione e corruzione e CPI
Confronto tra indicatori: Alcune considerazioni
conclusive - 1
•
L’analisi del caso italiano conferma che la corruzione
è molto difficile la misurare
•
La misurazione deve confrontarsi con problemi legati
1) alla percezione e alla mancanza di dati oggettivi,
2) alla misura degli errori, sia endogeni sia esogeni
alla corruzione (Francisco, 2007)
•
Questi problemi si traducono in una maggiore
difficoltà di costruire efficaci ponti tra misura del
problema e politiche anti-corruzione
Confronto tra indicatori: Alcune considerazioni
conclusive - 2
• Il problema legati alla percezione. La percezione della
corruzione conta, tuttavia, non è sufficiente, anche se la
disponibilità dei dati reali sulla corruzione effettiva è scarsa o
inesistente. Questa situazione ha portato troppo spesso a leggere
indici di percezione come "reali" livelli di corruzione. Recenti
ricerche hanno mostrato che il divario tra percezione della
corruzione e corruzione reale può essere anche maggiore del
previsto "... il che implica che utilizzare indici di percezione della
corruzione come una misura di esperienza della corruzione può
essere più problematico rispetto a quanto suggerito dalla
letteratura esistente" (Donchev e Ujhelyi, 2007)
Confronto tra indicatori: Alcune considerazioni
conclusive - 3
• Il problema legati all’errore. Insito in qualsiasi studio
statistico, nel caso della corruzione è ulteriormente accentuato
dalla problematicità della raccolta dei dati
I principali indici di corruzione includono sistemi diversi per
gestire l’errore. Il più importante errore di misura è relativo al
concetto specifico che si prevede di misurare (Kaufmann e
Kraay, 2007)
Inoltre, errori e fonti sono strettamente correlati: 1) le
percezioni sono spesso influenzate da crisi, tendenze a lungo
termine, o altri fattori; 2) l’interpretazione delle domande nelle
indagini è specifica per ogni contesto e cultura e questo
dimostra come l’indipendenza delle fonti è molto più piccola
del previsto (Arndt e Oman, 2006)
Le Regioni italiane e la corruzione - 1
• Un problema centrale nell’analisi della
corruzione di un paese riguarda la sua
distribuzione geografica all’interno del
territorio
• In altri termini, è di notevole interesse,
soprattutto in un paese duale come l’Italia,
chiedersi se la corruzione presenti una
distribuzione territoriale omogenea
Figura 4.a. Le Regioni italiane: Reati per corruzione pro-capite in Italia 1980-2004 (dati
medi annuali per 100.000 abitanti, ISTAT)
140
120
100
cr/pop italia
80
cr/pop nord
cr/pop centro
60
40
20
19
80
19
81
19
82
19
83
19
84
19
85
19
86
19
87
19
88
19
89
19
90
19
91
19
92
19
93
19
94
19
95
19
96
19
97
19
98
19
99
20
00
20
01
20
02
20
03
20
04
0
cr/pop sud
Figura 4.b. Le Regioni italiane: Reati per corruzione pro-capite in Italia 1980-2004 Lazio
escluso (dati medi annuali per 100.000 abitanti, ISTAT)
100
90
80
70
60
cr/pop italia
50
40
cr/pop nord
cr/pop centro
cr/pop sud
30
20
10
19
80
19
81
19
82
19
83
19
84
19
85
19
86
19
87
19
88
19
89
19
90
19
91
19
92
19
93
19
94
19
95
19
96
19
97
19
98
19
99
20
00
20
01
20
02
20
03
20
04
0
Le Regioni italiane e la corruzione - 2
•
Il primo problema consiste nella costruzione di una misura di
corruzione → per le Regioni non è possibile utilizzare il CPI
e simili
•
Utilizzo dei dati annuali ISTAT sui reati di corruzione per i
quali l’Autorità Giudiziaria ha iniziato l’azione penale
disaggregati per Regione e rapportati alla popolazione
residente per il periodo 1980-2002 (Fiorino – Galli, 2009)
•
L’uso dei dati ISTAT è preferibile rispetto a quelli forniti dal
Casellario Giudiziale sulle condanne in quanto catturano
parte della corruzione nascosta e insabbiata da giudici corrotti
Tabella 3a – Classificazione delle Regioni rispetto ai reati per corruzione (1980-2004)
regione
Media pro-capite dei reati di corruzione per 100.000 abitanti
Emilia Romagna
35
Veneto
37
Lombardia
38
Marche
39
Piemonte
43
Umbria
46
Trentino Alto Adige
46
Basilicata
49
Toscana
49
Puglia
48
Campania
56
Abruzzo
60
Friuli Venezia Giulia
61
Sardegna
62
Sicilia
62
Calabria
70
Liguria
77
Valle d‘Aosta
79
Molise
90
Lazio
97
Tabella 3b – Classificazione delle Regioni rispetto ai reati per corruzione (1970-2004)
regione
Media pro-capite dei reati di corruzione per
100.000 abitanti
Valle d’Aosta
4
Molise
13
Umbria
16
Basilicata
16
Trentino Alto-Adige
18
Marche
23
Friuli Venezia Giulia
28
Abruzzo
33
Sardegna
48
Emilia Romagna
54
Liguria
55
Toscana
68
Puglia
73
Calabria
75
Veneto
84
Piemonte
96
Campania
110
Sicilia
142
Lombardia
153
Lazio
161
Tabella 3a: Alcune considerazioni
•
La tabella mostra una differenza tra le Regioni del Nord e quelle del Sud: la
corruzione risulta più elevata nelle Regioni del Sud e del Centro
•
Problema: esistenza di un fenomeno di corruzione ‘nascosta’ perchè non
denunciata o emersa in altre forme di reato → per evitare il bias potenziale tra le
statistiche ufficiali e i valori ‘veri’, è possibile considerare il legame esistente tra la
corruzione e i reati associativi (reati ex art. 416 e 416 bis del Codice Penale)
•
Ciò implica che, come i processi di Mani Pulite hanno evidenziato, la corruzione
emerge non solo nella forma dei reati per corruzione, ma anche nella forma dei reati
associativi nelle Regioni ‘percepite’ come tra le più corrotte
•
→ Elaborazione di un indice composito calcolato su base annuale per ciascuna
Regione moltiplicando il numero dei reati per i quali l’AG ha iniziato l’azione
penale e il numero dei reati associativi, rapportati alla popolazione (Fiorino – Galli,
2009; Tabella 3b)
Tabella 3c – Classificazione delle Regioni rispetto ai reati per corruzione e associativi (1980-2004)
Media pro capite dei reati di corruzione e associativi per 100.000 abitanti
Emilia Romagna
35
Veneto
37
Lombardia
38
Marche
39
Piemonte
43
Umbria
46
Trentino Alto Adige
46
Toscana
49
Abruzzo
60
Friuli Venezia Giulia
61
Sardegna
62
Valle d‘Aosta
79
Molise
90
Lazio
97
Puglia
97
Basilicata
99
Liguria
154
Campania
168
Calabria
209
Sicilia
250
Figura 6 Reati per corruzione e associativi pro-capite in Italia periodo 1980-2004 (dati
medi annuali per 100.000 abitanti, ISTAT)
350
300
250
200
cr*ras italia
150
cr*ras nord
100
50
0
cr*ras centro
cr*ras sud
Le Regioni italiane e la corruzione - 3
• Per gli anni compresi tra il 2004 e il 2010 sono disponibili i dati
rielaborati dal SAeT a partire dalle denunce
• La rilevazione statistica del SAeT nella generica voce di “reati
contro la pubblica amministrazione” fa rientrare sia i delitti
commessi dai pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio
contro la PA (tra cui corruzione, concussione, abuso d’ufficio,
peculato), sia i delitti commessi dai privati contro la PA o il suo
patrimonio (indebita percezione di erogazioni a danno dello
Stato, truffa, turbata libertà degli incanti. Questa distinzione, pure
rilevante sotto il profilo giuridico, non lo è sotto il profilo
economico, considerato che si tratta comunque di reati connessi
ad una perdita a carico del bilancio pubblico
Fig. 5 Le Regioni italiane: reati per corruzione pro-capite 2004-2010 (valori percentuali
medi per 100.000 abitanti, SAeT)
Determinanti della corruzione: Breve rassegna
della letteratura
•
La teoria economica della corruzione si fonda sulla teoria economica del
crimine (Becker, 1968): il criminale potenziale (il pubblico ufficiale) valuta
i benefici ed i costi del crimine
•
Caratteristiche nazionali o regionali (sistema politico, modelli culturali,
intervento nello stato nell’economia) possono influenzare il livello di
corruzione dal momento che alterano l’analisi costi-benefici del crimine
•
Le varie teorie economiche sulle cause della corruzione seguono la logica
del calcolo costi-benefici del potenziale criminale
•
Gli scienziati politici e gli economisti hanno identificato una serie di fattori
economici, sociali, politici ed istituzionali che potrebbero influenzare i costi,
i benefici o entrambi
Determinanti della corruzione: L’ ipotesi di
Lipset 1
• Il costo più rilevante deriva dal rischio di essere ‘catturato’ e
punito. Questo dipende dal grado di efficacia del sistema
giuridico di un Paese e dal grado di protezione che esso
riconosce agli individui danneggiati da pratiche corrotte di
pubblici ufficiali
• Il rischio di essere catturati è più elevato nei Paesi democratici
dove il grado di concorrenza tra i politici/pubblici ufficiali e il
controllo da parte dei cittadini è maggiore → incentivo a
denunciare e pubblicizzare l’abuso di potere pubblico in
periodi elettorali
• Questa ipotesi si fonda su una estesa letteratura che ha avuto
origine dal contributo di Lipset (1960)
Determinanti della corruzione: L’ ipotesi di
Lipset 2
• L’ipotesi di Lipset (1960) prevede che Paesi
con livelli più elevati di reddito e istruzione
siano meno corrotti → gli elettori con
redditi più elevati e più istruiti sono più
propensi a monitorare i pubblici ufficiali in
quanto dispongono di maggiori strumenti
di denuncia di pratiche corrotte oltre che di
maggiori risorse economiche per contrastare
la corruzione
Determinanti della corruzione: L’ ipotesi di
Lipset 3
• L’evidenza cross-country conferma questa duplice relazione.
Tuttavia, non è sempre possibile individuare il rapporto di causalità
tra PIL, istruzione e corruzione (PROBLEMI DI
ENDOGENEITA’): → infatti, se è la povertà che genera fenomeni
di corruzione – come l’ipotesi di Lipset (1960) suggerisce – è anche
vero che la corruzione crea arretratezza economica in un paese.
Inoltre, se un minore livello di istruzione favorisce la corruzione, è
altrettanto vero che i paesi più corrotti investono poco in istruzione
(categoria funzionale di spesa a basso potenziale di rendita politica)
• Inoltre, l’evidenza empirica dell’ipotesi di Lipset è emersa in lavori
cross-country che includono realtà economiche, politiche e
istituzionali diverse (si veda, tra gli altri, Glaeser et al., 2004;
Dijankov et al., 2003). Non è da escludere, pertanto, che
considerando un paese singolo, questa relazione non venga
verificata pienamente e riveli piuttosto delle sue specificità (Fiorino
e Galli, 2010)
Determinanti della corruzione: L’ ipotesi di
Lipset 4
• La teoria della modernizzazione (ipotesi di Lipset) ipotizza anche un
legame tra democrazia e benessere economico. Questa ipotesi interpretativa
della democrazia (e di fenomeni di malgoverno, tra cui la corruzione) è
legata ad una fase storica di transizione da sistemi autocratici a sistemi
democratici. In un contesto internazionale di democrazie più mature e
consolidate l’ipotesi di Lipset (1960) va reinterpretata
• Le democrazie mature sono realtà più complesse in cui diventano
rilevanti, ai fini della difesa e del mantenimento delle istituzioni che le
caratterizzano, fattori politico-istituzionali, primo tra tutti l’architettura dei
meccanismi di checks and balances, fattori strutturali come la longevità
degli stessi istituti democratici, fattori socio-culturali, tra cui la struttura
del capitale sociale
•
→ non è tanto il livello del reddito di per sé che incoraggia la
democratizzazione (o il mantenimento di essa), quanto piuttosto i
cambiamenti nella struttura socio-economica che accompagnano lo sviluppo
della ricchezza
Determinanti della corruzione: Dimensione del settore
pubblico - 1
• Una fonte ulteriore di benefici per il potenziale criminale è la dimensione
dell’intervento pubblico, sia nella forma dell’entità della spesa pubblica
che della regolamentazione (produzione di leggi e regolamenti)
• Il settore pubblico, e la discrezionalità che lo caratterizza, può dare origine a
processi di ricerca ed acquisizione di una rendita economica ottenuta
attraverso la manipolazione e lo sfruttamento del bilancio pubblico. Il
processo si configura come uno scambio tra un gruppo (o individuo)
portatore di un interesse, da un lato e un politico o amministratore pubblico,
dall’altro.
• Risultato: crescita esponenziale della spesa pubblica che ha rappresentato
una possibilità per politici e amministratori di realizzare forme di
redistribuzione distorsive perché finalizzate a soddisfare il beneficio di
pochi in cambio di rendite ottenute come compenso per la mediazione
politica o amministrativa nella forma della tangente e/o del sostegno
elettorale (Gupta, Davoodi, Tjongson, 2002; Glaeser e Shleifer, 2003;
Adsera et al., 2003)
Determinanti della corruzione: Dimensione del
settore pubblico - 2
• Un sistema di regole eccessivamente complesso, articolato e
inaccessibile ai cittadini può contribuire a rendere opaca
l’azione pubblica e diventare lo strumento attraverso il quale le
istituzioni si sottraggono all’obbligo di rendere conto del
proprio operato al fine di estrarre rendite illegali (De Soto,
1989)
• La corruzione viene favorita ulteriormente da norme confuse
e/o contraddittorie. L’incertezza generata dalla formulazione
poco chiara della norma aumenta, infatti, le asimmetrie
informative esistenti nel rapporto tra cittadini e burocrati e
contribuisce a creare margini per interpretazioni arbitrarie o
poco rigorose che favoriscono la realizzazione di rendite
parassitarie (Manion, 1996)
Determinanti della corruzione: Istituzioni
politiche -1
• Il rischio del criminale di essere scoperto e punito è più elevato nei paesi
democratici dove maggiore è sia il grado di competitività del sistema
politico, il controllo esercitato dai cittadini attraverso il canale elettorale e la
diffusione dell’informazione indipendente (Belsley, Burgess e Prat, 2002)
• L'evidenza empirica mostra che il consolidamento e la longevità delle
istituzioni democratiche inibisce la corruzione in un paese (Treisman,
2000), mentre una esposizione “moderata” alla democrazia non la riduce
(Montinola e Jackman, 2002; Sung, 2004)
• Inoltre, i sistemi presidenziali tendono ad essere meno corrotti di quelli
parlamentari (Persson, Tabellini e Trebbi, 2003; Gerring e Thacker, 2004;
Kunicova e Rose-Ackerman, 2005). Nei regimi presidenziali il governo
non dipende da una maggioranza parlamentare stabile e la separazione dei
poteri è più marcata. Nei regimi parlamentari a) la collusione tra esecutivo
e parlamento e b) la tendenza della maggioranza parlamentare a varare
programmi di spesa i cui benefici sono indirizzati a specifici gruppi di
elettori favorisce incrementi di spesa pubblica e corruzione politica
Determinanti della corruzione: Istituzioni
politiche -2
• Persson, Tabellini e Trebbi (2003) evidenziano
l’esistenza di un legame sistematico tra corruzione e
regole elettorali → i sistemi maggioritari sono più
efficaci nel contenere l’estrazione di rendite dal
bilancio pubblico perchè più ‘responsabili’ → gli
elettori danno il loro consenso a individui piuttosto
che ai partiti (o a coalizioni di partiti) → pertanto un
più elevato grado di frammentazione politica
determina una maggiore corruzione
Determinanti della corruzione: Istituzioni
politiche -3
• Le regole elettorali sono state esaminate riguardo sia alla formula elettorale
sia alla dimensione del collegio. Più precisamente:
• 1) distretti elettorali di piccole dimensioni (tipici dei sistemi maggioritari
plurality) e soglie di rappresentanza elevate richiedono ai candidati o ai
partiti sforzi di adattamento alle pressioni dell’elettorato e ostacolano
l’ingresso di nuovi candidati
• 2) il voto per un singolo candidato (tipico del sistema maggioritario
plurality) crea un legame diretto tra la performance del candidato e la
possibilità di essere rieletto, e potenzialmente riduce la corruzione. Nei
sistemi elettorali proporzionali, invece, gli elettori devono scegliere i
candidati nelle liste di partito e la possibilità per un politico di essere eletto
o rieletto dipende principalmente dalla posizione nella lista
• Persson, Tabellini e Trebbi (2003) mostrano che l’effetto del voto di lista
sulla corruzione sembra essere maggiore di quello esercitato dalla
dimensione del collegio elettorale, indicando complessivamente che i
sistemi elettorali maggioritari accrescono la capacità degli elettori di
monitorare ed eventualmente sanzionare i politici corrotti più di quelli
proporzionali
Determinanti della corruzione: Istituzioni
politiche -4
• Manow (2005) → l’impatto negativo del voto alla lista di
partito sulla corruzione diminuisce drasticamente se si
restringe il campione dei paesi analizzati alle democrazie più
mature perché l’orizzonte temporale di un partito politico è
tipicamente più lungo di quello di un candidato. La cattiva
condotta di un membro del partito può causare gravi danni alla
reputazione del partito stesso che ha quindi interesse a
monitorarne il comportamento
Determinanti della corruzione: Istituzioni
politiche -5
• I sistemi decentralizzati:
• 1) possono favorire la formazione di governi più onesti ed
efficienti grazie alla concorrenza orizzontale tra giurisdizioni
(Weingast, 1995; Breton, 1996) → Il decentramento migliora
il rapporto di agenzia esistente tra elettori ed eletti.
• Tuttavia, questo sistema opera in modo virtuoso solo quando i
governi locali finanziano la spesa pubblica prevalentemente
con tributi propri e compartecipazioni piuttosto che con
trasferimenti del governo centrale → il trasferimento rende
opaca l’azione del politico locale che può assumere decisioni
di spesa senza dover tassare e sopportare costi in termini
elettorali (Fiorino, Galli e Padovano, 2013)
Determinanti della corruzione: Istituzioni
politiche -6
• 2) Concorrenza verticale: due posizioni: → a) Quando i pubblici ufficiali
competono per offrire benefici identici o sostituibili ai privati il ‘prezzo’ di
tali servigi è pari a zero (Besley e Case, 1995; Di Giacchino e Franzini, 2008)
• b) La moltiplicazione dei livelli di governo rispetto ai quali il cittadino deve
essere informato può peggiorare il rapporto di agenzia tra elettori ed eletti e
creare ulteriore spazio per assenza di coordinamento, duplicazioni e
inefficienza (Shleifer e Vishny, 1993; Franzese, 2001)
• c) I sistemi decentralizzati possono generare livelli di corruzione più elevati
in quanto a) la relazione tra i cittadini e i pubblici ufficiali è più vicina e
frequente (clientelismo) e b) il potenziale tangentista influenza solo un
segmento limitato del governo (Tanzi, 1995)
Determinanti della corruzione: Istituzioni
economiche -1
• Il regime di concorrenza fra imprese può contribuire ad attenuare il
fenomeno corruttivo: se il numero delle imprese è elevato, sarà più difficile
trovare un accordo con l’amministratore pubblico per raggiungere posizioni
privilegiate (di monopolio) a meno che naturalmente non ci sia collusione tra
le imprese stesse
• I dati confermano questa intuizione (Paldam, 2002; Treisman, 2000;
Lambsdorff, 2006). Tuttavia, la direzione di causalità non è così netta:
mercati chiusi e opachi determinano maggiore corruzione, ma regimi molto
corrotti hanno un interesse ad avere mercati ristretti e poco trasparenti
• L’evidenza empirica mostra che:
• a) le restrizioni sul commercio, tariffarie e non tariffarie, possono essere
fonte di rendita e generare corruzione (Herzfeld e Weiss, 2003; Treisman,
2000)
• b) un maggior grado di apertura agli scambi internazionali è
significativamente associato ad una minore corruzione
• c) l’esportazione da parte di un paese di risorse naturali quali petrolio,
minerali e oro, aumenta la probabilità di guadagni illeciti da parte di chi
alloca i diritti ad utilizzare quelle risorse (Ades e Di Tella, 1999)
Determinanti della corruzione: Istituzioni
giuridiche e socio-culturali -1
• La corruzione può essere notevolmente influenzata dall’efficacia
del sistema giuridico e dal grado di protezione che un paese
riconosce agli individui danneggiati dalle attività corruttive
• Gli incentivi alla corruzione si riducono all’aumentare delle pene
(Becker, 1968), ma l’effetto di deterrenza può essere affievolito o
aggirato, dall’aumento del valore della tangente. Il maggiore rischio
causato dall'inasprimento della sanzione, infatti, potrebbe
determinare un aumento del ‘prezzo’ della pratica corrotta, piuttosto
che una riduzione del livello di corruzione
• Anche l’attività di controllo dell’operato dei funzionari pubblici,
benché costosa in termini di spesa pubblica, costituisce uno
strumento di deterrenza rilevante. Manion (1996), per esempio, si
concentra sull’efficacia degli organismi interni di monitoraggio
della pubblica amministrazione
Determinanti della corruzione: Istituzioni
giuridiche e socio-culturali -2
• La letteratura economica considera che l’efficacia del sistema
giuridico sia radicata non solo nella formulazione della legge
ma anche nella ‘cultura legale’, ossia nelle aspettative e
pratiche che informano il modo in cui le leggi sono applicate
• Diverse concezioni del ruolo sociale della legge possono
implicare percezioni differenti della gravità della corruzione
→ oltre alla perdita dell’ufficio, i funzionari corrotti devono
fronteggiare lo stigma sociale che dipende dalle norme morali
prevalenti e dalle aspettative ‘culturali’
• Maggiore è la dissonanza tra la legge e le norme morali minore
sarà il grado di legittimazione del sistema giuridico e maggiore
la corruzione (Treisman, 2000)
Determinanti della corruzione: Istituzioni
giuridiche e socio-culturali -3
• In altri termini, Treismann (2000) pone l’accento su un gruppo di variabili
esogene per catturare la “cultura legale” di un paese/area: 1) tradizione
coloniale; 2) civil law/common law tradition, 3) affiliazione religiosa, 4)
divisione etno-linguistica
“In Britain and some of its former colonies, scholars have noted an almost
obsessive focus on the procedural aspects of law. In Eckstein’s words, “The
British … behave like ideologists in regard to rules and like pragmatists in
regard to policies. Procedures, to them, are not merely procedures, but
sacred rituals” (Treismann, 2000)
• Le verifiche empiriche mostrano che l’eredità britannica, la tradizione
protestante, l’ininterrotta democrazia, oltre che il GDP per capita e l’apertura
alle importazioni, spiegano più dell’89% della variazione di corruzione tra le
nazioni
• → Il risultato più interessante del lavoro di Treisman (2000) è che le variabili
economiche danno una spiegazione del grado di corruzione molto più basso
rispetto a quello offerto dalle variabili culturali e istituzionali
Determinanti della corruzione: Istituzioni
giuridiche e socio-culturali -4
• Andvig e Moene (1990) considerano la corruzione un caso di
frequency-dependent equilibrium (in cui la persistenza del
fenomeno corruttivo dipende dalla sua stessa frequenza (→
dalla sua storia): se l’incidenza dei reati per corruzione (o la
percezione della corruzione) aumenta, le aspettative e le
pratiche che informano il modo in cui le leggi sono applicate si
modificano e il costo morale della corruzione si abbassa. In un
contesto di questo tipo, l’individuo trova minore convenienza a
rimanere onesto
• → Cattive istituzioni favoriscono la trasmissione di cattivi
valori individuali e cattive norme sociali, ma valori
individuali e norme sociali distorti indeboliscono a loro
volta le istituzioni politiche
• → la corruzione diventa fenomeno persistente e duraturo
Determinanti della corruzione: Istituzioni
giuridiche e socio-culturali -5
• Ruolo del capitale sociale, inteso come fiducia nelle istituzioni
e nel corpo politico (verticale), fiducia nelle relazioni sociali
interpersonali (orizzontale), coesione della comunità di
appartenenza, rispetto diffuso delle norme formali e informali,
informazione e partecipazione politica (tra gli altri, Anderson e
Tverdova, 2003)
• Le relazioni tra individui si sviluppano in contesti di
informazione incompleta o imperfetta e non sono tutelate,
conseguentemente, da contratti completi e perfetti in grado di
garantire le controparti da comportamenti opportunistici ex ante
(selezione avversa) o ex post (azzardo morale), questo tipo di
dotazione collettiva determina quel clima di affidabilità e di
lealtà degli attori che è il presupposto ad un sano sviluppo delle
transazioni economiche e delle relazioni tra cittadini e istituzioni
(Collier, 1998)
Determinanti della corruzione: Istituzioni
giuridiche e socio-culturali - 6
• La ricerca empirica ha evidenziato che paesi caratterizzati
da un più elevato capitale sociale :
•
garantiscono un rendimento delle istituzioni superiore
(Putnam, 1993)
• hanno disavanzi di bilancio più contenuti (Coffé e Geys,
2005)
• sono più efficienti ed efficaci nella fornitura di beni e
servizi pubblici (Tavits, 2006)
• sono caratterizzati da minori disuguaglianze (Jordhal, 2007)
Determinanti della corruzione: Istituzioni
giuridiche e socio-culturali - 7
• Frammentazione etnica e/o disuguaglianza dei redditi
(Mauro, 1995; Fearon and Laitin, 1996; Alesina et al., 2002)
→ Se un’area territoriale è caratterizzata da divisioni etniche e
i leader politici tendono ad allocare risorse verso il gruppo
etnico di cui fanno parte, i membri del gruppo potrebbero
continuare a sostenere il leader del proprio gruppo anche se
corrotto
• Altre forme di divisioni quali le disuguaglianze di reddito
possono limitare la propensione degli elettori ad opporsi alla
corruzione → gli elettori si concentrano maggiormente sulle
politiche redistributive piuttosto che sull’onesta dei pubblici
ufficiali (Mauro, 1995 and Alesina et al., 2002) → un aumento
della disuguaglianza dei redditi genera un aumento del grado
di corruzione
Determinanti della corruzione: Istituzioni
giuridiche e socio-culturali - 8
•
Nell’ambito del discorso più generale della “disuguaglianza” e della tutela della
diversità si inserisce la relazione tra corruzione e genere
La letteratura evidenzia un’importante relazione tra le due grandezze. Tuttavia,
essa è ancora insufficiente per rispondere alla domanda circa la direzione della
causalità tra le due variabili in questione
•
Una linea di indagine si è concentrata sul quesito della maggiore o minore
corruttibilità delle donne e sulla opportunità di dare maggiore spazio a queste
ultime nella vita pubblica, politica e amministrativa. I risultati:
Le donne hanno comportamenti pro-sociali (più fedeli e meno propense alla
corruzione). Una maggiore presenza di donne nella vita pubblica di un paese è
associata ad un minor livello di corruzione (Dollar, Fisman e Gatti, 2001;
Swamy et al. 2001)
1.
2.
Tuttavia, le relazioni di genere possono effettivamente limitare le opportunità
delle donne ad operare in contesti potenzialmente corruttibili (Goetz, 2007). La
corruzione potrebbe agire tramite canali dai quali le donne sono generalmente
escluse, non ne vengono a contatto e non ne conoscono le regole → uomini e
donne possono fare esperienza di tipologie differenti di corruzione
Determinanti della corruzione: Istituzioni
giuridiche e socio-culturali - 9
Secondo altri studiosi (Sung, 2003; Esarey e Chirillo, 2012) la relazione
tra il genere e la corruzione è, invece, almeno parzialmente spuria:
• La relazione tra partecipazione delle donne alla vita politica e più bassi
livelli di corruzione dipende da un sistema politico liberal-democratico e
quindi da un “fairer system”
→ il legame non si giustifica sulla base di considerazioni di genere e sulla
attitudine delle donne o degli uomini alla corruzione, dipende bensì dai
meccanismi di controllo che caratterizzano il sistema politico (qualità del
sistema scolastico, organizzazione familiare e leggi che non discriminano e
non impediscono alle donne l’accesso alla vita politica)
→ paesi democratici hanno elettori più istruiti che scelgono i propri
rappresentanti in modo libero da discriminazioni di genere
Determinanti della corruzione: Struttura degli
incentivi - 1
• L’aumento del salario dell’agente (salario di
efficienza) al di sopra di quanto può ottenere in altri
settori produttivi può ridurre la corruzione
• Vantaggi:
• Consente di controllare due problemi, l’azzardo morale
(impossibilità della PA di controllare comportamenti
opportunistici post-contrattuali del funzionario
pubblico e i costi di monitoraggio relativi) e la
selezione avversa (difficoltà ex ante di distinguere tra
un funzionario onesto ed uno disonesto) legati alle
asimmetrie informative che caratterizzano la relazione
tra l’amministrazione pubblica e il suo dipendente
Determinanti della corruzione: Struttura degli
incentivi - 2
• Tuttavia, occorre considerare che:
1) coloro che corrompono possono aumentare il livello della tangente, →
l’ammontare della corruzione in termini di valore delle tangenti può
crescere piuttosto che diminuire
2) il maggiore costo di pagare salari di efficienza potrebbe non essere
compensato dal minore danno per l’erario della diminuita attività di
corruzione. In caso, per esempio di corruzione diffusa e scarso numero di
imprese che pagano le imposte può convenire remunerare poco l’agente
→ la relazione tra salari di efficienza e corruzione è da verificare
empiricamente
•
Molti lavori empirici confermano che vi è meno corruzione dove
funzionari pubblici sono pagati meglio, a parità di qualifica, di quelli che
lavorano nel settore privato (Van Rijckeghem e Weden, 1997)
Le cause della corruzione in Italia: alcune
evidenze - 1
• La qualità e l’efficienza dei principali servizi
pubblici offerti in Italia a livello centrale (istruzione
e giustizia), regionale (sanità) e locale (trasporti
pubblici locali, rifiuti, acqua, distribuzione del gas e
asili nido) mostrano un notevole ritardo del paese
rispetto ai partner europei e ampi divari territoriali, a
fronte di una quantità di risorse spese a livello locale
relativamente uniforme (Bripi, Carmignani e
Giordano, 2011)
Le cause della corruzione in Italia: alcune
evidenze -2
• Dagli indicatori elaborati dalla Banca Mondiale emerge che nel
2010 il tempo necessario per risolvere una controversia
commerciale in Italia è di 1.210 giorni contro una media dei
paesi OCSE di 510 e dell’Unione Europea di 549
• Il problema non sembra essere legato al volume della spesa dal
momento che secondo la Commissione Europea per
l’Efficienza della Giustizia (CEPEJ, 2011-2013) è in linea con
quella della media dei paesi europei
• I dati territoriali, inoltre, mostrano un ampio divario nella
durata dei procedimenti giudiziari (Carmignani e Giacomelli,
2009): i tempi di risoluzione delle controversie commerciali al
Sud (2.226,6 giorni) sono più lunghi rispetto a quelli del NordOvest (1.826 giorni) (Bianco e Bripi; 2010)
Le cause della corruzione in Italia: alcune
evidenze -3
• Esiste un gap di performance nell’istruzione rispetto ai
principali concorrenti europei non addebitabile all’ammontare
della spesa (l’Italia non spende meno della media dei paesi
OCSE) o ad altri indicatori ad essa correlati quali, ad esempio,
il rapporto tra numero di docenti e studenti
• L’Italia ha una bassa dotazione di capitale sociale rispetto ai
paesi europei concorrenti. Inoltre, la distribuzione di capitale
sociale tra aree del paese appare disomogenea; nel
Mezzogiorno la dotazione di questo importante fattore è
sensibilmente inferiore a quella del resto del paese. Questo
divario è persistente nel tempo e sostanzialmente immutato da
quasi un secolo (Barone e de Blasio, 2010)
Fig. Strategia di Lisbona: Youth education attainment level (percentuale dei
20-24enni che hanno completato almeno la scuola secondaria superiore)
50
45
2009
2000
50
Target EU 2020 (40%)
45
40
40
35
35
30
30
25
25
20
20
15
15
10
10
5
5
0
0
Italia
EU27
Germania
Spagna
Francia
Regno Unito
Tab. Efficacia ed efficienza del sistema giudiziario
2000*
2010*
Austria
6,1
5,8
Belgio
5,8
5,5
Danimarca
4,8
5,5
6
5,7
Francia
5,7
5,4
Germania
5,9
5,5
Grecia
4,1
3,5
Irlanda
6,5
6,1
Italia
3,6
3,5
Lussemburgo
6,2
5,8
Paesi Bassi
6,1
5,8
Portogallo
4,8
4,5
Spagna
5
4,4
Svezia
5,6
5,6
6
5,8
5,7
5,1
Finalndia
Regno Unito
Stati Uniti
Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati World Economic Forum, World Bank
*L’indicatore è compreso tra 1 e 7 dove 7 rappresenta il punteggio massimo
Tab. Efficienza dell’output pubblico
2000
2010
Austria
5,7
Austria
5,5
Lussemburgo
5,5
Danimarca
5,5
Germania
5,5
Germania
5,5
Francia
5,4
Olanda
5,3
Danimarca
5,3
Francia
5,3
Belgio
5,2
Belgio
5,2
Olanda
5,1
Lussemburgo
5
Stati Uniti
4,9
Regno Unito
5
Spagna
4,6
Stati Uniti
4,8
Regno Unito
4,5
Portogallo
4,8
Irlanda
4,4
Irlanda
4,8
Portogallo
3,9
Spagna
4,7
Italia
3,9
Grecia
4,5
Grecia
3,7
Italia
4,1
Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati World Economic Forum, World Bank
*L’indicatore è compreso tra 1 e 7 (dove 7 rappresenta il punteggio massimo).
Fig. Diffusione dei quotidiani (valori medi pro-capite)
0.16
0.14
0.12
0.1
0.08
0.06
0.04
0.02
0
LIG
EMI TOS
LAZ LOM VEN PIE UMB MAR ABR CAL CAM PUG BAS MOL
mean econ
Fonte: Petrarca, 2012
mean non econ
Le cause della corruzione in Italia: alcune
evidenze - 4
• Fattori economici: spesa pubblica. che passa dal 41,5 per cento del PIL nel
1980 al 49 per cento circa nel 1990 per aumentare ancora fino al 1993. Ciò è
risultato di una politica di redistribuzione delle risorse pubbliche volta a
soddisfare gli interessi dei gruppi che sostengono i partiti politici (Del
Monte, Papagni, 2007)
• Fattori istituzionali: passaggio da un modello istituzionale fortemente
centralizzato ad uno decentralizzato che, fino al 2000, si configura solo come
decentramento delle funzioni di spesa cui non si accompagna ad un
decentramento adeguato delle funzioni di entrata (Del Monte e Papagni,
2007; Fiorino e Galli, 2010)
• Fattori culturali: deterioramento della morale della classe politica (anche
locale) che ha prodotto risultati disastrosi in termini di (in)efficienza della
spesa pubblica, abbassato il costo morale della corruzione e reso il fenomeno
più pervasivo, erodendo a sua volta quel capitale sociale che è alla base della
governabilità delle società complesse (Golden, 2000)
Alcune spiegazioni delle differenze osservate
tra le Regioni del Nord e del Sud - 1
• Da alcune verifiche empiriche emerge una conferma
della cosiddetta “ipotesi di Lipset” le Regioni più
ricche (le Regioni del Nord) sono meno corrotte
rispetto a quelle più povere (Regioni del Sud)
• Le differenze tra Nord e Sud sono attribuibili a
ragioni socio-culturali: la distribuzione delle virtù
civiche non è uniforme nelle Regioni
Alcune spiegazioni delle differenze osservate
tra le Regioni del Nord e del Sud - 2
• Una ulteriore spiegazione delle differenza nella corruzione tra le
Regioni italiane potrebbe essere legata alla dimensione
dell’intervento pubblico nel Sud. In Italia l’intervento pubblico è
stato abbastanza elevato ed è andato via via aumentando fino alla
fine degli anni ‘80. Dalla fine degli anni ’80 e negli anni ’90 si è
assistito alla riduzione del peso dello Stato nell’economia
• Il processo di privatizzazione ha creato nuove opportunità per la
corruzione nelle Regioni del Sud proprio perché meno sviluppate. I
consumi pubblici rispetto al Pil sono stati maggiori per le Regioni
del Sud che per le Regioni del Nord, e fino alla fine degli anni ’90,
le Regioni del Sud hanno ricevuto un più elevato livello di
investimenti pro-capite a fronte di una minore dotazione finale di
infrastrutture → la spesa pubblica ha influenzato la corruzione nel
Mezzogiorno
Corruzione e crescita economica
• Anche l’impatto della corruzione della P.A. sul livello dello
sviluppo economico di diversi Paesi è stato oggetto di dibattito
teorico ed empirico negli ultimi decenni
• I canali potenziali attraverso cui la corruzione agisce sulla
crescita coincidono con i canali che trasmettono la crescita
(progresso tecnico e istruzione/innovazione, capitale umano e
capacità imprenditoriali, propensione a investire e disponibilità
di risorse finanziarie, capitale sociale, grado di apertura agli
scambi, spesa pubblica, grado di democrazia, sistema giuridico
e garanzia dei diritti di proprietà). Alcuni di questi canali hanno
effetti diretti (investimenti, spesa pubblica), altri hanno effetti
indiretti
(regolamentazione,
istituzioni
politiche)
Corruzione sabbia o olio negli ingranaggi?
• Buona parte degli economisti considera la corruzione come il maggiore
ostacolo allo sviluppo (Murphy, Shleifer e Vishny 1993; Mauro, 1995)
• Altri studiosi (Leff, 1964; Huntington, 1968; Lui, 1985) hanno
evidenziato come la corruzione consentendo di eludere o evadere
complesse regolamentazioni burocratiche, risulterebbe vantaggiosa per la
crescita. Il pagamento di una tangente, infatti, faciliterebbe transazioni
che diversamente potrebbero non avere luogo o essere ritardate
•
→ la corruzione consente di correggere alcune forme di
inefficienza burocratica e di stimolare la crescita → è una risposta
razionale alla domanda di efficienza nella distribuzione dei beni e delle
risorse pubbliche operando come “olio negli ingranaggi”
• Nei lavori di Huntington (1968) e Leff (1964) la corruzione svolge un
ruolo “positivo” specialmente nei sistemi economici in transizione o in
via di sviluppo e cioè in quei sistemi politico-istituzionali in cui in cui
le istituzioni sono deficitarie → gli effetti della corruzione sulla crescita
sono condizionali all’ambiente istituzionale in cui essa si sviluppa
Corruzione, crescita e struttura degli incentivi
• I paesi caratterizzati da un eccesso di regolamentazione, da
ampia discrezionalità dell’amministratore pubblico e da
corruzione presentano una percentuale piuttosto elevata di
economia sommersa (Johnson, Kaufmann e Zoido-Lobatòn,
1998)
• La corruzione ha inoltre effetti distorsivi sulla produttività
delle imprese e sull’offerta di lavoro. Essa, infatti, può
favorire il reclutamento di risorse umane non idonee o
l’allocazione inefficiente dei talenti verso settori caratterizzati
da rendite di posizione (Gupta, Davoodi e Tjongson; 2002). Se
le risorse umane migliori diventano rent-seekers, il livello
degli imprenditori si abbassa e con esso il tasso di progresso
tecnologico e di crescita (Murphy, Shleifer e Vishny, 1993;
Acemoglu e Verdier, 1998)
Corruzione, crescita e investimenti esteri
• Sono controversi gli effetti che la corruzione ha sugli
investimenti esteri. Alcuni studiosi (Egger e Winner, 2005)
hanno riscontrato che la corruzione stimola gli investimenti
esteri, confermando pertanto l’ipotesi della corruzione come
correttivo delle inefficienze dell’azione di regolazione svolta dal
settore pubblico
• Secondo altri (Hines, 1995), invece, non esiste alcuna relazione
significativa tra gli investimenti diretti esteri e la corruzione
• Infine, alcuni lavori hanno rilevato un consistente effetto
negativo della corruzione sulle capacità del paese di attrarre
investimenti esteri: essa agirebbe alla stregua di una tassa
(effetto grabbing hand), riducendo la convenienza da parte degli
stranieri a investire nel paese che ne sia particolarmente gravato
(Wei, 2000)
Corruzione, crescita e spesa pubblica
• La corruzione infine distorce l’allocazione efficiente della spesa
pubblica verso spese meno produttive
• L’evidenza empirica mostra che la corruzione è
negativamente correlata con la spesa per l’istruzione perché
fornisce ai burocrati limitate opportunità di estrarre rendite
rispetto ad altre tipologie di spesa pubblica (Mauro, 1998; Tanzi
e Davoodi, 2002) ed è associata ad un aumento della spesa
pubblica per infrastrutture e per la difesa (Gupta, de Mello e
Sharan, 2001; Gupta, Davoodi e Alonso-Terme, 2002)
• La corruzione tende, inoltre, a scoraggiare gli investimenti nella
manutenzione delle infrastrutture già esistenti, favorendo il
crollo drastico del rendimento del capitale, e a incentivare
piuttosto la costruzione di nuove opere che creano ulteriori
opportunità di corruzione (Tanzi e Davoodi, 1997)
Corruzione, crescita e istituzioni politiche
• Forme di governo autoritarie o democratiche, regole
elettorali differenti creano diversi livelli di opportunità e di
incentivi per le attività di ricerca della rendita messe in atto
dai politici. Quindi, la qualità (bassa o elevata) delle
istituzioni, potrebbe favorire o scoraggiare gli investimenti e,
quindi, la crescita
• La letteratura non converge su una sola spiegazione:
a) Méndez e Sepulveda (2006), ad esempio, riscontrano che nei
paesi in cui la qualità delle istituzioni è elevata, a bassi livelli
di incidenza la corruzione ha un impatto positivo sulla crescita;
diventa negativa ad elevati livelli di incidenza (ipotesi di non
linearità)
b) Mèon e Sekkat (2005) invece rilevano che gli effetti della
corruzione sulla crescita sono sempre negativi, anche in
presenza di istituzioni politiche deficitarie
Corruzione e crescita in Italia
Fig. Crescita del Pil e reati per corruzione pro-capite (valori medi annuali)
Fonte: Fiorino, Galli e Petrarca (2012)
Gli effetti della corruzione in Italia: alcune
evidenze 1
• L'analisi si è concentrata in particolare sull’impatto della corruzione
sull’efficienza della spesa pubblica e della spesa in infrastrutture. E'
opinione prevalente in letteratura che un’adeguata dotazione di
infrastrutture sia condizione necessaria per garantire stabili prospettive di
crescita nel lungo periodo
• L’Italia presenta un ampio divario rispetto ai principali paesi europei
nella dotazione fisica delle infrastrutture anche se l’entità della spesa per
investimenti, negli ultimi tre decenni la spesa delle amministrazioni
pubbliche italiane è stata in linea con quella media dei principali paesi
europei (2,4 per cento del PIL, appena inferiore alla media dei paesi
dell’area dell’euro pari a 2,5 per cento)
• La spesa in infrastrutture ha avuto, inoltre, un impatto diversificato sul
territorio. Il divario territoriale tra le Regioni povere (del Sud) e alcune
Regioni a statuto speciale del Nord (Valle d’Aosta, Trentino Alto-Adige e
Friuli Venezia Giulia), e quelle ricche (del Nord) non è stato eliminato
nonostante i programmi di spesa che dal secondo dopoguerra hanno
avvantaggiato le prime (Acconcia e Del Monte, 2000)
Gli effetti della corruzione in Italia: alcune
evidenze 2
• Le Regioni meridionali presentano una dotazione
infrastrutturale inferiore a quella delle Regioni
centro-settentrionali e questo ritardo non sembrerebbe
riconducibile
all’inadeguatezza
delle
risorse
finanziarie
• Nel passaggio dall’impegno finanziario all’inventario
delle infrastrutture realizzate (i chilometri di strade, le
ferrovie, ecc.) emerge che buona parte della spesa
pubblica in investimenti nel Mezzogiorno non si è
trasformata in infrastrutture (Golden e Picci, 2005)
Gli effetti della corruzione in Italia: alcune
evidenze 3
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Del Monte e Papagni (2001) si concentrano sul nesso tra corruzione e crescita nelle
Regioni per il periodo 1963-1991 e verificano attraverso un panel dinamico sulle 20
regioni italiane che:
a) la corruzione ha un impatto negativo sulla crescita attraverso due canali distinti:
1) scoraggia gli investimenti privati creando un clima sfavorevole alle attività
imprenditoriali
2) riduce l’impatto positivo che gli investimenti pubblici hanno sul tasso di crescita.
Inoltre,
b) l’impatto dell’investimento pubblico sulla crescita è minore nelle Regioni in cui
la corruzione è più elevata (Regioni meridionali e anche in alcune regioni non
meridionali caratterizzate da un forte intervento dello stato: Valle d’Aosta e il
Molise) (Del Monte e Papagni, 2001)
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Questi risultati confermati da Fiorino, Galli e Petrarca (2012) su dati più recenti
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Analisi Economica della Corruzione nella Pubblica Amministrazione