MATERIE PRIME IMPIEGATE NELLA
ALIMENTAZIONE AVICOLA
LORO ORIGINE E PROBLEMATICHE
QUALITATIVE CONNESSE
Bruno Tempesta
1
Definizione di “Materia Prima”
Materia prima o mangime semplice:
I diversi prodotti di origine vegetale od animale,
allo stato naturale, freschi o conservati,
nonché i derivati della loro trasformazione
industriale, come pure le sostanze organiche
ed inorganiche, comprendenti o no additivi,
destinati come tali all’alimentazione degli
animali per via orale, o ad essere impiegati
come materie prime per la preparazione di
mangimi composti o come supporto degli
integratori.

Bruno Tempesta
2
Riassunto Presentazione







Categorie principali di materie prime
Origine geografica delle stesse
Breve singola descrizione delle tecniche
produttive (storia ed attualità)
Breve descrizione delle tecniche di conservazione
Breve singola descrizione delle tecniche di
trasformazione
Contratti tipo di acquisto (parametri considerati)
Problematiche qualitative
Bruno Tempesta
3
Categorie di materie prime






Cereali, loro prodotti e sottoprodotti
Semi oleosi, frutti oleosi, loro prodotti e
sottoprodotti
Semi di leguminose, loro prodotti e
sottoprodotti
Tuberi e radici, loro prodotti e sottoprodotti
Altri semi e frutti, loro prodotti e sottoprodotti
Foraggi, compresi i foraggi grossolani
Bruno Tempesta
4
Categorie di materie prime






Altri vegetali, loro prodotti e sottoprodotti
Prodotti lattiero caseari
Prodotti di animali terrestri
Pesci, altri animali marini, loro prodotti e
sottoprodotti
Minerali
Vari
Bruno Tempesta
5
Riferimenti normativi materie prime


A livello europeo le direttive 96/24/CE,
98/67/CE e 98/87/CE relative alla
circolazione di materie prime per
mangimi recepite in ambito nazionale
dal:
DECRETO LEGISLATIVO 17 agosto
1999, n. 360 (pubblicato sulla GU n.
246 del 19/10/1999)
Bruno Tempesta
6
Materie prime per alimentazione
Animale ed avicola in particolare

La ricerca e l’utilizzo delle possibili
materie prime si è sviluppato di
concerto con l’evolversi delle
conoscenze in campo di alimentazione
specialmente a seguito di studi
scientifici sui fabbisogni nutrizionali
degli animali allevati.
Bruno Tempesta
7
Materie prime per alimentazione
Animale ed avicola in particolare
Lo sviluppo si può suddividere in due filoni:
Ricerca di materie prime ideali per soddisfare i
fabbisogni.
Possibile impiego di sottoprodotti della
alimentazione umana nella alimentazione
degli animali.

Bruno Tempesta
8
Suddivisione delle materie organiche in
alimentazione (macro categorie)
“richieste nutrizionali”




Proteine
Carboidrati
Grassi
Sostanze minerali
Bruno Tempesta
9
Suddivisione delle materie organiche
in alimentazione




Proteine (nutrizione azotata) importanti il
tipo e la qualità delle stesse.
Carboidrati: per l’avicolo sono importanti solo
le fonti di amido in quanto gli avicoli non
hanno la capacità di digerire la cellulosa (e
quindi principalmente i cerali).
Grassi utilizzati per la loro concentrazione in
energia.
Minerali per il loro apporto in macro e
oligoelementi.
Bruno Tempesta
10
Suddivisione delle materie organiche
in alimentazione

Ad esclusione dei lipidi che chiaramente sono
solamente apportatori di sostanze grasse, le
altre materie prime contengono
contemporaneamente, in misura diversa
come percentuale, sostanze diverse, e quindi
vanno valutate nel loro complessivo valore
nutrizionale (il mais ha principalmente un
contenuto in amido ma anche un contenuto
in proteine e lipidi)
Bruno Tempesta
11
Categorie di materie prime






Cereali, loro prodotti e sottoprodotti
Semi oleosi, frutti oleosi, loro prodotti e
sottoprodotti
Semi di leguminose, loro prodotti e
sottoprodotti
Tuberi e radici, loro prodotti e sottoprodotti
Altri semi e frutti, loro prodotti e sottoprodotti
Foraggi, compresi i foraggi grossolani
Bruno Tempesta
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Categorie di materie prime






Altri vegetali, loro prodotti e sottoprodotti
Prodotti lattiero caseari
Prodotti di animali terrestri
Pesci, altri animali marini, loro prodotti e
sottoprodotti
Minerali
Vari
Bruno Tempesta
13
Categorie di materie prime


In avicoltura, l’apparato digestivo degli
animali e la ricerca di risultati tecnici sempre
più spinti (assieme a genetiche sempre più
esigenti) ha creato la necessità di disporre di
materie prime contenenti forti concentrazioni
di nutrienti per soddisfare i fabbisogni.
Le materie prime impiegate sono
generalmente in un numero limitato e sempre
meno si fa ricorso a sottoprodotti.
Bruno Tempesta
14
Cereali, loro sottoprodotti e
sottoprodotti



I grani interi di qualunque cereale, compreso il
grano saraceno, indipendentemente dalla forma
di presentazione, da cui non sia stato asportato
altro che il tegumento o la pula
Da sempre gli avicoli sono conosciuti per essere
dei granivori ed i cereali hanno costituito la base
dello sviluppo della loro alimentazione.
Principalmente sono apportatori di amidi ma
anche, in misura non trascurabile, di proteine e
grassi.
Bruno Tempesta
15
Cereali, loro sottoprodotti e
sottoprodotti
I principali cereali che conosciamo tutti
sono:
MAIS
GRANO TENERO
GRANO DURO
SORGO
ORZO
AVENA

Bruno Tempesta
16
MAIS




Cereale principe per la alimentazione
avicola
In genere in Italia siamo autosufficienti
e pure dicasi in Europa
La maggior parte del prodotto utilizzato
è di produzione nazionale
Produzione stagionale: si semina in
primavera e si raccoglie a settembre.
Bruno Tempesta
17
MAIS – PRINCIPALE ZONA DI
PRODUZIONE
Bruno Tempesta
18
PROBLEMATICHE LEGATE ALLA
QUALITA’ DEL MAIS



Proviene da una enorme varietà di
ambienti di coltivazione (terreni, climi,
sistemi di irrigazione diversi).
E’ influenzato dalla stagionalità.
Si deve conservare per quasi un anno.
Bruno Tempesta
19
Ambienti di coltivazione

Si va dai terreni sabbiosi e senza
possibilità di irrigazione di certe zone
del nord (alto veneto, friuli, ecc) dove la
qualità è influenzata dalla stagionalità
(piogge) o da eventi dannosi (grandine)
a terreni profondi ed irrigabili dove la
qualità è più costante a terreni molto
freddi dove il mais matura molto tardi.
Bruno Tempesta
20
Ambienti di coltivazione

Durante il ciclo di coltura la qualità è
influenzata dai fattori climatici a cui va
incontro soprattutto per quanto
riguarda la possibilità di sviluppo di
muffe per cui una stagione piovosa può
portare allo sviluppo di problematiche
qualitative legate alla presenza di
micotossine sul prodotto.
Bruno Tempesta
21
Ambienti di coltivazione

Questa possibile inquinamento da
micotossine non risulta quasi mai essere
omogeneo sul territorio nazionale a
causa delle variabili pedoclimatiche da
zona a zona ed in certi casi vi sono
riscontrate zone senza problematiche
mentre altre zone sono risultate
estremamente colpite nella stessa
annata di produzione.
Bruno Tempesta
22
Micotossine


In genere comunque la maggiore pericolosità
si ha quando vi sono precipitazioni durante la
fase di raccolta (da settembre ai primi di
novembre)
Le aziende mangimistiche sono molto attente
nel controllo del possibile contenuto in
micotossine all’inizio della campagna del mais
(mesi di settembre- dicembre).
Bruno Tempesta
23
Micotossine


Il problema principale risulta essere che le
micotossine possibili sono numerose e la
ricerca di tutte su ogni singola camionata di
mais risulterebbe troppo onerosa.
In genere si procede mediante una serie di
controlli statistici per individuare il possibile
grado di pericolosità per zona di provenienza
del mais stesso.
Bruno Tempesta
24
Micotossine

Un mio consiglio personale è di effettuare un
controllo organolettico molto intenso sul mais
in entrata rifiutando la merce che presenta
chicchi alterati, ammuffiti, odori particolari od
una presenza di chicchi frantumati alta
(superiore al 2/3%) perché, anche se non è
sempre così, nella maggior parte dei casi più
il mais è brutto e più c’è il pericolo di
presenza di micotossine.
Bruno Tempesta
25
Qualità del mais durante la
conservazione



Il mais per essere conservato viene stoccato in
magazzini orizzontali (capannoni) o silos verticali.
Il grado di conservabilità del mais dipende
principalmente dai seguenti fattori: umidità del
prodotto, temperatura, e durata del periodo di
conservazione.
Durante la fase di conservazione per effetto di
gradienti termici vi è una migrazione di umidità
all’interno della massa con formazione di nuclei di
sviluppo di muffe e quindi, potenzialmente, di
micotossine.
Bruno Tempesta
26
Qualità del mais durante la
conservazione


Il problema principale durante la fase della
conservazione è il possibile sviluppo fungino
all’interno di un magazzino. Il pericolo risulta
essere complicato dal fatto che, in un magazzino
contenente migliaia di tonnellate di mais, ci
possono essere delle zone delimitate in cui c’è
stato lo sviluppo fungino mentre la qualità della
massa risulta soddisfacente.
Durante la fase di riconsegna del prodotto se gli
operatori si accorgono di qualche zona di
ammuffimento, provvedono a mascherare il
problema diluendo il prodotto con altro mais.
Bruno Tempesta
27
Qualità del mais durante la
conservazione


I raccoglitori di mais hanno tutto l’interesse a
mascherare il problema per cui è necessaria una
attenta vigilanza da parte del personale addetto
al ricevimento delle materie prime in entrata.
Sarebbe buona cosa da parte dei raccoglitori di
mais un impiego di un prodotto antifungino
(miscele di acidi organici) durante la fase di
conservazione ma, siccome questo è un costo,
nessuno in pratica l’impiega.
Bruno Tempesta
28
Mais – norme contrattuali




Il mais a livello nazionale è regolato dal contratto
nazionale 103
Su questo contratto si parla genericamente di merce
sana, leale e mercantile, riferito al condizionamento.
Nel contratto non c’è nessun riferimento a
contaminazione fungina e o da microorganismi vari.
Da tempo si sta cercando di modificare i contratti
almeno per introdurre dei riferimenti alla qualità
microbiologica del prodotto dato che poi all’industria
mangimistica si fanno carico tutte le problematiche.
Bruno Tempesta
29
Mais - qualità

Finora si è parlato di possibili sviluppi
fungini con produzione di micotossine
sia durante la fase di produzione sul
campo sia durante la fase di
conservazione (almeno bisognerebbe
stabilire dei valori max in CMT, muffe e
lieviti ed un valore max in Ergosterolo
che è un indicatore della attività
fungina. Quanti ppm? 3? 6? 10?)
Bruno Tempesta
30
Mais - qualità

Gli attori che intervengono nel settore
della produzione, commercio ed utilizzo
del mais sono diversi e molto spesso gli
interessi risultano essere contrastanti
per cui le discussioni sulla qualità del
mais risultano essere lunghe e portano
a poco.
Bruno Tempesta
31
Mais - qualità
Il mio suggerimento sarebbe che agli
aggettivo si sostituiscano i numeri per quanto
riguarda:
Contaminazione in microorganismi
Umidità del prodotto
Chicchi spezzati
Chicchi alterati o impurità relative ai chicchi
Impurità varie o nulle
Contenuto in Ergosterolo

Bruno Tempesta
32
Mais - qualità


Ai numeri devono essere
conseguentemente associate delle classi
qualitative di mais a cui devono
corrispondere dei prezzi di mercato
diversi
Il mais di diverse classi ha un diverso
valore nutrizionale per gli animali
Bruno Tempesta
33
GRANO tenero

Cereale utilizzato in avicoltura in
associazione od in competizione di
prezzo con il mais dal quale differisce
per le caratteristiche nutrizionali
soprattutto legate al tipo di amido ed
alla assenza di xantofille per cui viene
utilizzato in particolare per la
produzione di broiler a cute bianca (in
associazione con il sorgo).
Bruno Tempesta
34
GRANO tenero


L’industria mangimistica, per il grano risulta
essere in competizione con l’alimentazione
umana per cui agli animali si destina in
genere ciò che non risulta essere utilizzabile
per la panificazione
Il ciclo di produzione si svolge con semina in
autunno e raccolta a fine giugno.
Bruno Tempesta
35
GRANO tenero



Le zone di produzione del grano inizialmente erano in
ambito nazionale
Da alcuni anni si sono rese disponibili anche grosse
quantità di produzione CEE ( Francia, Inghilterra, ecc)
e conseguentemente le problematiche qualitative
(anche in virtù delle percentuali di inclusione) si sono
accentuate.
I problemi possono derivare anche dal fatto che a
volte si rendono disponibili delle eccedenze di grano
alimentare che qualche volta sono state conservate
per più di qualche anno.
Bruno Tempesta
36
GRANO tenero


In passato l’impiego era limitato ad un
periodo ristretto (luglio-settembre) in cui il
mais era a fine periodo di conservazione e
quindi a prezzi più alti fino al nuovo raccolto
del mais.
In passato l’impiego del grano era limitato
anche dal tipo di amido di questo cereale
(livello in NSPS) ma attualmente esistono
degli enzimi specifici che migliorano la
digeribilità del grano stesso.
Bruno Tempesta
37
Grano tenero - qualità


Valgono i ragionamenti fatti per il mais
sulla contaminazione fungina e
micossine soprattutto per il grano
stoccato a lungo
A queste problematiche si deve
associare la variabilità in qualità
nutrizionale legata al diverso peso
specifico (peso ettolitrico)
Bruno Tempesta
38
Grano tenero - attualità




L’Europa si allarga
Il cereale che si può coltivare dappertutto è il
grano
All’interno dell’Europa esiste la libera
circolazione delle merci
Di conseguenza sul mercato si trovano grani
di provenienza e di qualità diversa e, a mio
giudizio, serve un approfondimento sulle
qualità nutrizionali e microbiologiche di
questo prodotto.
Bruno Tempesta
39
sorgo



Cereale alternativo soprattutto per la
produzione di polli a cute bianca (non
contiene xantofille)
La zona di produzione è nel centro e sud
Italia soprattutto in zone dove, a causa della
non possibilità di irrigare, il mais non si può
produrre
Ha lo stesso ciclo stagionale del mais con
raccolta a settembre e conservazione fino a
aprile – giugno.
Bruno Tempesta
40
Sorgo – zona di produzione
Bruno Tempesta
41
Sorgo – qualità

Problematiche similari al mais con
maggiore accentuazione in caso di
autunni piovosi perché la pianta del
sorgo ha la spiga più vicino al terreno e
quindi in posto più umido.
Bruno Tempesta
42
Sottoprodotti dei cereali



Sottoprodotti della lavorazione dei cereali per
alimentazione umana
Enorme variabilità qualitativa tra fornitore e
fornitore
Importanza fondamentale la conservazione di
questi prodotti perché con la macinazione le
spore fungine sono state disseminate in tutto
il prodotto (il cereale ha il tegumento esterno
che protegge)
Bruno Tempesta
43
Sottoprodotti dei cereali
Si tratta di :
FARINETTE VARIE
FARINACCI VARI
CRUSCHELLI VARI
CRUSCHE VARIE

Bruno Tempesta
44
Sottoprodotti di cereali



In genere risultano dai processi di
macinazione del grano tenero e duro
per alimentazione umana.
Per potere macinare meglio i cereali,
questi vengono bagnati prima della
macinazione stessa.
Acqua libera = sviluppo fungino
Bruno Tempesta
45
Sottoprodotti dei cereali


Vengono considerati dai produttori per
umana dei sottoprodotti e come tali
considerati
Per i mangimisti sono delle materie
prime che potrebbero essere
economicamente vantaggiose ma che
sono viste con tremendo sospetto per le
potenziali problematiche connesse
Bruno Tempesta
46
Sottoprodotti dei cereali

In genere se ne limita l’inclusione sia
per il valore nutrizionale non
elevatissimo sia per limitare i potenziali
pericoli
Bruno Tempesta
47
Semi oleosi, frutti oleosi, loro prodotti
e sottoprodotti

Si tratta di semi e frutti che, come
caratteristica principale hanno l’elevato
contenuto in lipidi che vengono estratti
in genere per alimentazione umana
Bruno Tempesta
48
I principali semi e frutti oleosi
risultano essere







Soia
Colza o canola
Girasole
Oliva
Palma
Cocco
ecc
Bruno Tempesta
49
Come sono trattati questi semi o
frutti oleosi ?
Dal seme o frutto intero od in parte, a
mezzo di solventi o per pressione
vengono estratti i lipidi contenuti per cui
si ottengono due prodotti:
OLIO
FARINA DI ESTRAZIONE

Bruno Tempesta
50
Soia – principale seme oleoso
Zone di produzione principali sono due:
STATI UNITI D’AMERICA

Bruno Tempesta
51
Soia – principale seme oleoso
Zone di produzione principali sono due:
SUD AMERICA (BRASILE ED ARGENTINA)

Bruno Tempesta
52
SOIA - PRODUZIONE



In USA si raccoglie a settembre
(emisfero settentrionale)
In Brasile ed Argentina si raccoglie a
marzo (emisfero meridionale)
Usa e Sud America sono due continenti
con variabili pedoclimatiche importanti e
conseguentemente qualità
estremamente variabili.
Bruno Tempesta
53
Soia - trasformazione

Quello che risulta ancora più sconvolgente è il
fatto che la soia tal quale viene lavorata in
tantissimi stabilimenti (oleifici) per i quali il
prodotto principalmente risulta essere l’olio di
soia e la farina di estrazione di soia risulta
essere un sottoprodotto
Bruno Tempesta
54
Soia - trasformazione

PER NOI LA FARINA DI ESTRAZIONE DI SOIA
RISULTA ESSERE L’APPORTATORE DI
PROTEINE FONDAMENTALE
PARTICOLARMENTE ADESSO CHE NON SI
POSSONO PIU’ IMPIEGARE LE PROTEINE
ANIMALI
Bruno Tempesta
55
SOIA – QUALITA’




Solo un brevissimo accenno ai problemi
di qualità della soia legati a:
Livello proteico
Solubilità della proteina
Conseguentemente livelli variabili di
aminoacidi
Bruno Tempesta
56
SOIA – QUALITA’


Le farine di estrazione di soia sono
importate da aziende di “trade” che si
assumono l’incarico di acquistare nelle
zone di produzione (due continenti) e
vendere ai mangimisti italiani.
Le soie si vendono per il contenuto min
in proteina ed il contenuto max di fibra
Bruno Tempesta
57
Soia contratti

I panelli e le farine di estrazione di semi
e frutti oleosi sono regolate da contratti
tipo tra cui, a titolo di esemplificazione il
contratto n° 136 dei contratti italiani
interassociativi.
Bruno Tempesta
58
SOIA – QUALITA’

Ma il punto scabroso della Soia risultano
essere gli OGM
Bruno Tempesta
59
SOIA – QUALITA’


La soia per migliorare la sua capacità di
resistenza ad un erbicida è stata
geneticamente modificata con
l’impianto di un gene di resistenza a
quello specifico erbicida.
Questo gene si determina attraverso
una analisi specifica per la ricerca dei
marcatori sulla farina di estrazione.
Bruno Tempesta
60
OGM - analisi


A tutt’oggi non esiste nessun metodo in
grado di determinare se un animale è
stato alimentato con soia
geneticamente modificata o con soia
Ogm – free.
L’analisi si può fare solo sul mangime.
Bruno Tempesta
61
Produzione soia e OGM



Soia Usa è geneticamente modificata
Soia Argentina è geneticamente
modificata
Soia Brasiliana è in parte geneticamente
modificata ed in parte OGM free
Bruno Tempesta
62
Produzione soia e OGM



In Europa c’è solo una produzione marginale
di soia in grado di soddisfare una percentuale
irrisoria dei fabbisogni di fonti proteiche
Non voglio entrare in considerazioni etiche o
tecniche perché il tempo è limitato
La maggioranza degli animali allevati nel
mondo sono alimentati con soia
geneticamente modificata.
Bruno Tempesta
63
Produzione soia e OGM



In Italia ogni Ton di soia non OGM (sotto 1%
di OGM) costa 7/8 dollari in più rispetto ad
una soia proteica di pari qualità.
Se si parla di OGM sulle proteine della soia,
allora si dovrebbe parlare alla stessa maniera
di OGM anche per l’olio di soia che si utilizza
sia per l’alimentazione umana che animale.
Tecnicamente (nutrizionalmente) NON esiste
nessuna differenza di risultati tra la soia ogm
free e l’altra.
Bruno Tempesta
64
Prodotti derivati da animali terrestri
I sottoprodotti delle carni prodotte per
alimentazione umana (le parti non
edibili) venivano trattate per produrre:
FARINE DI CARNE
GRASSI ANIMALI

Bruno Tempesta
65
Prodotti derivati da animali terrestri
FARINE DI CARNE: sono di fatto consentite solo
quelle derivanti dai prodotti ex basso rischi
per la alimentazione degli animali da
compagnia
GRASSI ANIMALI: per il momento sono
consentiti ma si stà instaurando la tendenza a
sostituire i grassi animali con grassi vegetali.
Bruno Tempesta
66
Quali sono i sostituti dei grassi
animali disponibili sul mercato



I Grassi animali possono essere sostituiti con
degli oli vegetali
Sorge il problema dello smaltimento (meglio
dire utilizzo) dei grassi animali e delle farine
di carne ma questo è un problema economico
– politico – sociale
Bisogna vedere la disponibilità di fonti
lipidiche alternative e soprattutto la loro
disponibilità.
Bruno Tempesta
67
DEFINIZIONE DEI TERMINI
GRASSO OD OLIO = MISCELE DI TRIGLICERIDI
TRIGLICERIDE = UNA MOLECOLA DI GLICEROLO
LEGATA A TRE MOLECOLE DI ACIDI GRASSI
DIGLICERIDE = UNA MOLECOLA DI GLICEROLO
LEGATA A DUE MOLECOLE DI ACIDI GRASSI
MONOGLICERIDE = UNA MOLECOLA DI GLICEROLO
LEGATA AD UNA SOLA MOLECOLA DI ACIDO GRASSO
Bruno Tempesta
68
PRINCIPALI ACIDI GRASSI
C16/0 ACIDO PALMITICO
SATURO
C18/0 ACIDO STEARICO
SATURO
C16/1 AC PALMITOLEICO
MONOINSATURO
C18/1 ACIDO OLEICO
MONOINSATURO
C18/2 ACIDO LINOLEICO
POLIINSATURO
C18/3 ACIDO LINOLENICO
POLIINSATURO
Bruno Tempesta
69
COMPOSIZIONE IN ACIDI GRASSI DEI GRASSI ANIMALI USATI IN
ZOOTECNIA
50
45
40
35
30
25
20
15
10
5
0
S EGO BOVINO
S TRUTTO S UINO
GRAS S O MIS TO
GRAS S O POLLO
C16/0
Bruno Tempesta
C16/1
C18/0
C18/1
C18/2
C18/3
70
COMPOSIZIONE IN ACIDI GRASSI DEI GRASSI VEGETALI USATI IN
ZOOTECNIA
80
70
60
50
OLIO OLIVA
40
OLIO DI S OIA
OLIO DI MAIS
30
OLIO DI PALMA
20
10
0
C16/0 C16/1 C18/0 C18/1 C18/2 C18/3
Bruno Tempesta
71
Grassi di deposito con polli alimentati
con grassi animali
45
40
35
30
25
GRAS S O
20
GRAS S O GR DEP
15
10
5
0
C16/0
Bruno Tempesta
C16/1
C18/0
C18/1
C18/2
C18/3
72
Grassi di deposito di polli alimentati
con olio di soia
60
50
40
30
OLIO S OIA
OLIO S OIA GR DEP
20
10
0
C16/0
Bruno Tempesta
C16/1
C18/0
C18/1
C18/2
C18/3
73
Con la sostituzione dei grassi animali
con gli oli vegetali cosa si è prodotto?




Un problema di smaltimento dei prodotti della
macellazione
Una necessità di aumentare le fonti lipidiche
vegetali (che, considerazione non trascurabile
sono molto più costosi dei grassi animali)
Si ottengono dei risultati zootecnici
peggiorativi rispetto ai grassi animali
Si ottengono dei prodotti che sono peggiori
rispetto a quelli precedenti (grassi più liquidi e
minore conservabilità della carne)
Bruno Tempesta
74
Con la sostituzione dei grassi animali
con gli oli vegetali cosa si è prodotto?
……………..bel progresso
Bruno Tempesta
75
grazie
Bruno Tempesta
76
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Materie prime impiegate nei mangimi