Istituto Gramsci
Torino, 20-12-2011
Crisi finanziaria e reale e crisi del debito
sovrano in Europa
Prof. Vittorio Valli
[email protected]
18/12/2015
1
Il declino economico relativo della UE
Tabella 1: il declino dell’Unione Europea
UE
USA
CINA
India
Giappone
1990
2010
1990
2010
1990
2010
1990
2010
1990
2010
Popolazione (milioni)
473
501
250
309
1135
1338
839
1181
124
128
Popolazione ( % di USA)
189
162
100
100
454
433
336
382
49.6
41.4
PIL in PPA (% di USA)
124.6
109.0
100
100
21.9
79.5
13.2
29.3
41.7
30.8
PIL pro capite in PPA (% di
USA)
65.9
67.3
100
100
4.7
18.4
3.9
7.7
84.4
74.6
2002
2007
2002
2007
2002
2007
2002
2007
2002
2007
Quota di ricercatori nel
mondo (%)
20.6
20.1
23.1
20.0
13.9
19.7
2.3
2.2
11.1
9.8
Quota sulle spese mondiali
in R.& S. (%)
26.1
23.1
35.1
32.6
5.0
8.9
1.6
2.2
13.7
12.9
Spese in R.&S. in % del PIL
1.9
1.8
2.6
2.7
1.0
1.4
0.8
0.8
3.2
3.4
Fonti: righe 2-5. Conference Board-GGDC (PPA EKS per PIL e PIL pro capite and per capita GDP); righe 7-9: Unesco (2010) e
statistiche nazionali.
18/12/2015
2
Tendenze reali negative nella UE: 1990-2010 -1
•A) Invecchiamento della popolazione: nella maggior parte dei paesi della UE vi è stata
una forte riduzione del tasso di fertilità femminile e poi del tasso di crescita della
popolazione, nonostante la crescita dell’immigrazione. Per esempio, la Germania e l’Italia
sono oggi i paesi mediamente più vecchi del mondo dopo il Giappone. Un eccessivo
invecchiamento tende a ridurre per varie vie il dinamismo economico.
•B) Bassi investimenti ed alta disoccupazione. Negli anni 1990 e 2000 il tasso di crescita
degli investimenti reali nella UE è stato minore di quello del ventennio precedente,
minore di quello USA e molto inferiore a quello di paesi emergenti come Cina ed India. A
seconda se hanno prevalso gli investimenti intensivi o quelli estensivi, ciò ha dato luogo a
poca occupazione (ed alta disoccupazione, sopratutto giovanile) o a produttività
stagnante (e quindi poca competitività internazionale e difficoltà nei conti con l’estero) o
ad un mix tra le due cose.
•C) Vi è stata anche una de-industrializzazione accentuata (con la parziale eccezione della
Germania). Ciò ha indebolito strutturalmente la bilancia delle partite correnti di parecchi
paesi, come Grecia, Italia, Portogallo, Spagna,
18/12/2015
3
Tendenze reali negative nella UE: 1990-2010 -2
•D) Aumento delle disuguaglianze dei salari, del reddito e delle ricchezze in quasi tutti I
paesi UE e poca o nulla convergenza tra I paesi => problemi crescenti di coesione sociale.
•E) Mancanza di un’efficace politica fiscale, di bilancio e monetaria comune. Per la politica
di bilancio disporre di appena l’1% del PIL dell’UE non consente di fare né una politica
congiunturale, né una politica di sviluppo.
•
•F) Nell’ Eurozona vi sono stati negli anni 2000 grandi differenze strutturali nelle bilance
delle partite correnti, nell’indebitamento verso l’estero e e nella finanza pubblica. Pochi
paesi, come la Germania e l’Olanda, hanno mantenuto surplus strutturali nella bilancia
dei pagamenti, posizioni creditorie nette, finanza pubblica solida; altri, come la Francia,
hanno avuto situazioni alterne nel tempo, peggiorate di recente; altri, come in particolare
la Grecia, ma anche Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia ed alcuni paesi dell’est Europeo
hanno avuto deficit strutturali nella bilancia delle partite correnti ed un netto
peggioramento, dopo il 2007, dei conti pubblici.
•G) Diversi paesi europei (gli stessi che sono più deboli al punto F) stanno investendo
troppo poco in conoscenza (R.&S, università, etc.) perdendo parte del residuo vantaggio
tecnologico verso I paesi emergenti e non riuscendo a produrre prodotti o servizi nuovi,
che sono costretti ad importare, peggiorando I conti con l’estero.
18/12/2015
4
Dalla crisi economica alla crisi del debito sovrano




La crisi dei sub-prime negli USA del 2007 condusse ad una severa crisi finanziaria nel
2007-8 che si diffuse a molti paesi industrializzati, tra I quali quelli europei.
La crisi finanziaria condusse poi ad una crisi reale nel 2008-9 che fu perfino maggiore
in Grecia, Italia ed altri paesi europei che negli USA.
Le due crisi, finanziaria e reale, indussero molti paesi a finanziare pesantemente il
proprio sistema bancario e finanziario ed alcune industrie (automobili, etc.) più
duramente colpite dalla crisi reale. Naturalmente I paesi più vulnerabili, come Grecia,
Portogallo, Spagna ed Italia poterono largheggiare meno in aiuti e perciò ebbero una
crisi reale più severa. L’Irlanda, per salvare le banche si svenò, aumentando a
dismisura il proprio rapporto deficit pubblico/PIL. Ma anche Francia e Germania
superarono abbondantemente i limiti dei parametri di Maastricht. Tutti i paesi
europei sono interrelati finanziariamente in modo assai stretto (vedi tabella) per cui la
crisi di una paese si riflette su quella degli altri. Il sistema bancario di molti paesi fu
costretto a ripetute ri-capitalizzazioni.
Quando alla fine del 2009 la crisi greca esplose, sarebbe stato necessario un
immediato e deciso intervento. Un incendio va spento all’inizio, non quanto va fuori
controllo. La risposta della UE fu debole, lenta ed esitante, anche per i problemi
politici interni della Germania, ma pure di Francia, Italia, Spagna, etc.
18/12/2015
5
Le interrelazioni finanziarie nella UE
•
Greece: small economy (GDP $ 0.3 trillion ), large deficit (-10.6), 166% very large public debt.
=> owes $ 53.9 billion to France, 19.3 to Germany, 3.3 to Italy.
•
Ireland: small economy ($ 0.2 trillion ), very large deficit ( -31.3), 109% large debt.
=> owes $ 140.8 billion to UK (but net only $12.0), 110.5 billion $ to German banks, 17.3 to
France.
•
Portugal: small economy ($ 0.2 trillion ), large deficit ( -9.8), large, 106% debt.
=> owes $ 88.5 billion to Spain, 32.5 to Germany and 18.6 to France.
 Spain: large economy ($ 1.4 trillion ), large deficit (-9.3), moderate debt 56%.
=> owes $ 325.8 to UK, 163.0 to US, 118.1 to France, 117.6 to Germany

Italy: large economy ($ 2.1 trillion),relatively moderate deficit ( -4.6 ), large debt 121%.
=> owes to French banks $ 416.4 billion (365.8 net debt towards France), 111.1 to Germany, 46.9
to US.
 France: large economy ($ 2.6 trillion), deficit ( -5.8 ), 87 % debt.
=> owes $ 321.5 billion to the US, 53.8 to Germany.


Germany: very large economy ($ 3.3 trillion), deficit (- 4.3), 83 % debt.
=> owes 322.9 billiion to th US, 321.2 to UK.
18/12/2015
6
La maledizione dei rapporti…
(i parametri di Maastricht deficit/PIL e debito/PIL)
•
I parametri di Maastricht sulla finanza pubblica sono tecnicamente sbagliati.
•
In particolare il rapporto Debito pubblico/PIL ha I seguenti difetti: a) ha uno stock al
numeratore ed un concetto flusso al denominatore; sarebbe stato meglio utilizzare il
rapporto Debito pubblico/Ricchezza , che potrebbe essere assai diverso ( ad esempio
l’Italia ha una ricchezza pari a circa 8,3 volte il reddito disponibile lordo, contro l’8 del
Regno Unito, il 7,5 della Francia il 4,9 degli USA) ; b) non tiene conto del debito
privato che è, ad esempio, assai più alto negli USA e nel Regno Unito che in Italia; c)
non tiene conto della quota del debito in mani straniere; d) soprattutto è un rapporto
ed in tal modo in caso di crisi assai severa, come l’attuale, può condurre ad effetti
depressivi cumulativi.
•
Manovre di bilancio restrittive per ridurre il numeratore possono infatti far cadere
ancora di più il denominatore (il PIL) peggiorando al situazione e riducendo tra l’altro
le importazioni e quindi le esportazioni ed il PIL di altri paesi, e così via. In altre parole
usare dei rapporti invece dei livelli incorpora di fatto un approccio del tutto
antikeynesiano.
18/12/2015
7
Possibili rimedi…..-1
•
•
•
Una politica monetaria e valutaria comune nell’eurozona senza una efficace e
tempestiva politica di bilancio si è rilevata molto pericolosa. D’altra parte il bilancio
UE, di circa l’1% del PIL serve a ben poco in crisi serie. Sarebbe necessario passare a
breve ad un bilancio di circa il 2% del PIL e gradualmente nel lungo periodo a circa il
10% del PIL ed avere un vero e proprio ministro delle finanze UE che lo gestisca con la
necessaria efficacia e prontezza, senza passare per gli estenuanti negoziati
intergovernativi a 27 o le imposizioni di regole da una diarchia (Germania + Francia).
Naturalmente ciò richiederebbe profondi mutamenti politici ed istituzionali nella UE,
nuove imposte europee, come la Tobin tax e la carbon tax ed un consistente
trasferimento di risorse dai bilanci nazionali a quello comunitario, da destinare
sopratutto allo sviluppo, cioè ad investimenti in infrastrutture, università, R.& S., etc.
Vi è anche il profondo bisogno di avere nella UE un sistema comune minimo di regole
sul lavoro, salari minimi, indennità di disoccupazione, formazione sul lavoro, etc., che
muova verso consolidati modelli di flex-security alla danese. Naturalmente I paesi più
ricchi o socialmente più evoluti potrebbero avere condizioni più vantaggiose dei
minimi UE, ma vi sarebbe una base comune europea su cui costruire.
18/12/2015
8
Possibili rimedi…..-2
• Sarebbe inoltre importante:
• Sostituire i rapporti deficit/PIL e Debito/PIL annuali con cogenti
obiettivi a medio e lungo periodo. Ad esempio rispettare il
bilancio in pareggio in ogni triennio (o quinquennio nel caso di
recessioni molto severe), impegnarsi a mantenere almeno lo
stesso livello di debito in termini reali in ogni triennio o
quinquennio, così che ogni anche modesto aumento di PIL reale
andrebbe a ridurre il rapporto debito/PIL fino al raggiungimento
di un livello accettabile. Per i paesi maggiormente indebitati,
come Grecia od Italia, si potrebbe inoltre devolvere alla riduzione
del debito circa la metà degli introiti di un’imposta patrimoniale
permanente, mentre l’altra metà potrebbe contribuire a finanziare
lo sviluppo.
18/12/2015
9
Scarica

intervento di Vittorio Valli