DARWIN
la sopravvivenza del più debole
e il problema delle “cosiddette razze umane”
Giulio Barsanti
Dipartimento di Biologia Evoluzionistica Università di Firenze
DARWIN:
selezione naturale
correlazione dello sviluppo delle parti
effetti ereditari dell’uso
influenza diretta dell’ambiente
selezione sessuale
…non sappiamo se l’uomo discenda da qualche specie debole
come lo scimpanzé o da una forte come il gorilla, e perciò non
possiamo dire se l’uomo sia divenuto più grande e più forte o
più piccolo e più debole dei suoi antenati. Dovremmo tuttavia
tener presente che un animale dotato di grandi dimensioni,
forza e ferocia e che, come il gorilla, si potrebbe difendere da
tutti i nemici, forse non sarebbe potuto divenire socievole; ciò
avrebbe ostacolato l’acquisizione di poteri intellettivi superiori
come la solidarietà e l’amore verso i suoi compagni. Perciò
potrebbe essere stato un immenso vantaggio per l’uomo
essere derivato da una creatura comparativamente debole.
(C. Darwin, L’origine dell’uomo, 1871)
… la diversità che si trova fra gli individui della specie umana
pone tra loro ineguaglianza, e questa ineguaglianza è il sostegno
della società. Se tutti gli uomini fossero uguali per forze del
corpo e qualità dello spirito non avrebbero alcun bisogno gli uni
degli altri: è la diversità delle loro facoltà e l’ineguaglianza che
c’è tra loro che rendono i mortali necessari gli uni agli altri;
altrimenti, vivrebbero isolati. Di qui si vede che questa
ineguaglianza, di cui spesso ci si lagna a torto, e l’impossibilità
in cui ciascuno di noi si trova a lavorare efficacemente da solo a
conservarsi e a procurarsi il benessere, ci mettono nella felice
necessità di associarci, di dipendere dai nostri simili, di
meritarne gli aiuti, di renderli favorevoli alle nostre prospettive, di
attirarli a noi per tener lontano, mediante sforzi comuni, ciò che
potrebbe turbare l’ordine della nostra macchina. In conseguenza
della diversità degli uomini e della loro ineguaglianza, il debole è
costretto a mettersi sotto la tutela del più forte, e quest’ultimo è
obbligato a ricorrere ai lumi, alle doti, all’operosità del più
debole.
(P.-H. T. d’Holbach, Sistema della natura, 1770)
…osserviamo la famiglia degli scoiattoli. Qui abbiamo le più
sottili variazioni da animali con code solo leggermente
appiattite ad altri (…) con le parti posteriori piuttosto ampie e
con la pelle dei fianchi piuttosto sovrabbondante: i cosiddetti
scoiattoli volanti. E gli scoiattoli volanti hanno gli arti e persino
la base della coda uniti da un’ampia espansione della pelle che
serve da paracadute e consente loro di planare nell’aria di
albero in albero su distanze incredibilmente lunghe. Non
possiamo dubitare che ogni struttura sia utile ad ogni tipo di
scoiattolo nel proprio paese, mettendolo in condizione di
sfuggire agli uccelli o agli animali da preda o di raccogliere il
cibo più rapidamente o, e abbiamo buone ragioni per credere
che sia vero, riducendo il pericolo di occasionali cadute. Però
non ne consegue che la struttura di ciascuno scoiattolo sia la
migliore che si possa concepire in tutte le condizioni naturali.
(C. Darwin, L’origine delle specie, 1859)
…se circa una dozzina di generi di uccelli si fosse estinta
o fosse sconosciuta, chi avrebbe ardito supporre che
possano essere esistiti uccelli che usavano le ali
esclusivamente a guisa di pinne, come fa l’anatra muta,
(…) o da pinne in acqua e da arti anteriori a terra come fa il
pinguino; o da vele come fa lo struzzo, oppure uccelli
come il kiwi, le cui ali non hanno significato funzionale?
Eppure a ciascuno di questi uccelli tali strutture sono utili
nelle condizioni di vita in cui si trovano (…). Tuttavia
queste strutture non sono necessariamente le migliori
possibili in tutte le condizioni possibili.
(C. Darwin, L’origine delle specie, 1859)
DARWIN:
• i caratteri che distinguono le “cosiddette razze umane”
• sono “di natura irrilevante” nella lotta per l’esistenza,
• “di natura indifferente” alla selezione naturale
• …malgrado la loro diversità, tutte le razze umane formano
un grande tutto, un grande gruppo armonico e continuo.
(P. Broca, 1863)
• …in qualsiasi razza, in qualsiasi famiglia vi sono variazioni
individuali che, a volte, pongono più differenze fra due
fratelli che fra due uomini di razze diverse.
• (P. (P. Broca, 1866)
… le oscillazioni individuali sono eguali o maggiori delle
etniche, e per definire una razza noi abbiamo bisogno di
prendere individui lontanissimi e di pestarli poi in un mortajo
per cavarne fuori una pasta omogenea, un tipo medio che in
natura non esiste.
(P. Mantegazza, 1876)
… la razza esiste solo nella nostra immaginazione: non la si
incontra da nessuna parte (…). Non esistono gruppi
omogenei, che presentino un sol tipo. Forse non vi sono
neanche famiglie, di cui si possa affermare la purezza al di là
di un piccolo numero di generazioni (…); e a maggior ragione
non vi sono gruppi puri. Le razze sono costruzioni teoriche;
le sole realtà sono i popoli.
(P. Topinard, 1885)
…siamo tutti meticci. (…) Non v’è uomo che possa vantarsi di
non essere più o meno meticciato. La purezza di una famiglia
o di una razza è un’espressione relativa, spesso solo una
questione di amor proprio.
(P. Topinard, Elementi di antropologia generale, 1885)
…abbiamo molte prove, relative sia alle piante sia agli
animali, del fatto che l’incrocio fra individui della stessa
specie, ma differenti (cioè appartenenti a diversi ceppi),
conferisce vigore e fecondità ai discendenti…
…e penso che l’incrocio sia utile, entro certi limiti,
perfino agli ermafroditi.
(C. Darwin, L’origine delle specie, 1859)
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