LEZIONE 1
INFORMATICA GENERALE
Prof. Luciano Costa
Ottimizzazione grafica di Simona Tola
Suggerimenti per un Docente di Informatica a
Scienze della Comunicazione
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Per insegnare le Tecnologie dell’Informazione e della
Comunicazione, ci permettiamo di suggerire alcune considerazioni,
che potranno risultare preziose per collocare gli Allievi nella loro
posizione sociale e quindi psicologica nei confronti della materia e
per farli sentire il più possibile a proprio agio durante le lezioni e le
esercitazioni.
E’ un po’ come fare riferimento alla antifona di inizio della S.
Messa, quando l’officiante pronuncia la seguente frase: “Fratelli,
per celebrare degnamente questi misteri, riconosciamo i nostri
peccati…”. Frase che può essere anche interpretata come un
tentativo di capire il perché ci si è riuniti in assemblea, in un certo
luogo, per fare insieme certe cose. Per proporre un certo modo di
disegnare un Corso di Informatica per studenti universitari di
Facoltà umanistiche, si è pensato ad un modello finalizzato
soprattutto alla comprensione delle ragioni che danno importanza
alle Tecnologie della informazione e della Comunicazione e delle
conseguenze che la diffusione di queste tecnologie hanno sul
Sociale. Non si vogliono trascurare affatto gli aspetti tecnici dei
macchinari che vengono utilizzati, ma se ne scelgono solo quelli
necessari per capire i "come funziona" essenziali, assieme ad alcuni
aspetti di dettaglio, utili probabilmente a fare bella figura in una
cena con il Capo.
Obiettivi del Corso - 1
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Si dice che il nostro Paese può essere considerato una grande potenza.
Non già misurando i suoi arsenali militari e contando le sue navi ed i suoi
aerei, ma bensì misurando il suo potenziale competitivo nella creatività,
nella capacità di fare e far fare etica ed estetica, per godersi le bellezze
della natura e dell’ingegno, di cui sembra dotata più di qualunque altro
Paese del mondo. Come fiorirono le botteghe artigiane del ‘500 a
Firenze, per costruire dei capolavori della Comunicazione, che
comunicassero realtà di Storia o di Fede, per comunicare e convincere,
anche oggi possiamo spingere verso una nuova fioritura di botteghe della
Comunicazione, dove fioriscano i capolavori della nostra cultura, della
nostra estetica, del consumo del piacere, del consumo dei valori, genuini
o imposti, e dove alcune rivoluzioni nel mondo del lavoro possano
aumentare il piacere di vivere per i meno fortunati. Così come allora si
apprendeva l’uso degli strumenti essenziali della comunicazione, i
pennelli, la modellazione con il gesso, la scultura, per creare il prodotto
per la comunicazione, così oggi insegneremo l’uso del nuovo gesso, delle
nuove tavolozze, dei nuovi scalpelli. Insegneremo e a fare Internet, lo
strumento principe dell’arte della Comunicazione ai giorni nostri. E
questo sfruttamento della creatività sembra non essere una libera scelta,
ma essere invece determinato dal fatto che la competitività in campo
industriale tradizionale, potrebbe essere duramente compromessa dal
migrare dell’industria di casa nostra verso i paesi dove gli operai costano
di meno, e del migrare dell’agricoltura verso quei prodotti geneticamente
modificati, a resa altissima, dove gli operai contadini servono sempre di
meno.
SEGUE >
Obiettivi del Corso - 2
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Qualsiasi cammino scolastico ha come primi elementi didattici l’insegnamento del
leggere e dello scrivere. Ovviamente nel contesto di una lingua, come primo
utensile formale della comunicazione. Si impara a leggere per poter sapere e
capire, sperando che le due cose vadano d’accordo. Si impara a scrivere per poter
trasmettere informazioni e comunicare. Si è imparato a leggere e scrivere libri e
giornali, come strumenti di base della Grande Comunicazione. Si è imparato a
leggere e scrivere anche per fare Teatro, Cinema, Televisione. Oggi il più grande
supporto per l’Informazione e la Comunicazione è Internet. Il corso si prefigge
l’obiettivo di insegnare a leggere e scrivere Internet. Per questa ragione, non solo si
insegneranno la struttura, il funzionamento e l’uso del computer, non si insegnerà
solamente a leggere Internet, ma si fisserà come obiettivo finale
dell’apprendimento la capacità di scrivere su Internet, cioè di realizzare siti web.
Uno studente che raggiunga questi obiettivi del corso può vantarsi di
padroneggiare, (con un po’ di faccia tosta), la professionalità dei WebMasters, i
Grandi Signori Mercenari di Internet. Per fare della buona Internet, il corso tratterà
anche gli elementi della modernissima cultura del Content Management, vale a dire
cosa scrivere dentro un sito Internet e come scrivercelo. L’insegnamento va tarato
per gli studenti di Scienze della Comunicazione o, comunque, di Facoltà
umanistiche, e non ha quindi quelle pretese di rigore scientifico che potrebbero
essere necessarie per Ingegneria Informatica o altre scuole di formazione
tecnica. Si cercheranno quelle scelte tecnologiche che siano a portata dei
principianti, in generale più fragili verso le tecnologie. Ricordiamoci che ha senso
fare della Comunicazione solo se se si deve trasmettere amore verso chi naviga per
ricevere la Comunicazione. Sarà quindi opportuno utilizzare mezzi semplici, senza
tante difficoltà tecniche, strumenti apparentemente fragili e vulnerabili, ma che
metteranno a propri agio sia chi trasmette sia chi riceve. Questo concetto di
fragilità negli strumenti è già presente, del resto, nella Bibbia:
Dal libro della Sapienza
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[1] Anche chi si dispone a navigare e a solcare onde selvagge
implora un legno più fragile della barca che lo porta.
[2] Questa, infatti, fu inventata dal desiderio di guadagni
e fu costruita da una saggezza artigiana;
[3] ma la tua provvidenza, o Padre, la guida
perché tu hai predisposto una strada anche nel mare,
un sentiero sicuro anche fra le onde,
[4] mostrando che puoi salvare da tutto,
sì che uno possa imbarcarsi anche senza esperienza.
[5] Tu non vuoi che le opere della tua sapienza siano inutili;
per questo gli uomini affidano le loro vite
anche a un minuscolo legno
e, attraversando i flutti con una zattera, scampano.
[6] Anche in principio, mentre perivano giganti superbi,
la speranza del mondo, rifugiatasi in una barca,
lasciò al mondo la semenza di nuove generazioni,
grazie alla tua mano che la guidava.
[7] È benedetto il legno con cui si compie un'opera giusta,
[8] ma maledetto l'idolo opera di mani e chi lo ha fatto;
questi perché lo ha lavorato,
quello perché, corruttibile, è detto dio.
[9] Perché sono ugualmente in odio a Dio
l'empio e la sua empietà;
[10] l'opera e l'artefice saranno ugualmente puniti.
[11] Perciò ci sarà un castigo anche per gli idoli dei pagani,
perché fra le creature di Dio son divenuti un abominio,
e scandalo per le anime degli uomini,
laccio per i piedi degli stolti.
[12] L'invenzione degli idoli fu l'inizio della prostituzione,
la loro scoperta portò la corruzione nella vita.
Avvio del corso e firme di presenza
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Per cominciare in modo interessante il corso, ci permettiamo di
consigliare il seguente esercizio di apertura:
1.si prende una fotografia della classe tramite telefonino
2.si trasmette la fotografia dal telefonino alla mail del docente
3.si apre la mail, e si salva la fotografia sul computer del docente
4.si trasmette la fotografia ad uno spazio Internet della classe.
5.Si apre Internet e si fa vedere la fotografia, spiegando che
quell'accesso all'immagine della classe può e potrà essere
effettuato da qualunque località del mondo, in qualunque
momento.
Si sono introdotti in modo semplice i principali argomenti del corso:
La digitalizzazione delle informazioni
Le telecomunicazioni e la telefonia mobile
Il Computer e le sue memorie
La Posta elettronica
L'universalità globale di Internet
Prendere la firma in tempo reale con i
telefonini - 1
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Un altro esercizio da fare subito dopo, già al termine della
prima lezione consiste nell’indicare il modo di prendere la
firma on line.
Metodo 1:Si comunica agli allievi l’indirizzo del sito web ed il
nome del moduletto che presenta sullo schermo un piccolo
form per inserirvi cognome e nome, e si comunica il nome
del file di testo generato dalla coppia di programmi, per
poter controllare l’avvenuta registrazione. Ad ogni lezione si
cambierà il nome del programmino di accettazione del
messaggio di firma, garantendo così in un certo modo la
corrispondenza tra l’aver frequentato la lezione e la
possibilità di mettere la firma. Metodo 2: (consigliato): si
chiederà agli allievi di mettere la firma sul sito indicato,
usando il telefonino. Al termine delle lezione, dopo un
adeguato controllo e la conta dei presenti, si potrà chiudere
l’indirizzo *.htm dove si mette la firma, e ciò garantirà una
fiscalissima presa delle firme di presenza.
In questo modo, qualunque aula diventa praticamente
un’aula informatica attrezzata, dove ogni studente dispone di
una postazione computerizzata.
SEGUE >
Prendere la firma in tempo reale con i
telefonini - 2
Prendere la firma in tempo reale con i
telefonini - 3
Prendere la firma in tempo reale con i
telefonini - 4
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Si riportano qui di seguito una fotografia presa in aula ed
un elenco di firme prese in tempo reale
Abbaso la squola
Ricorrendo sistematicamente all’uso dei telefonini, appare chiaro come possa
rendersi superato il problema degli spazi per fare lezione. Ci si potrà riunire
in spazi qualsiasi, anche all’aperto (meteo permettendo). Su di un
peschereccio, un autobus, o una carovana di vecchi carri da Far West. Il
docente non avrà bisogno di computer, proiettore e schermo. Il docente
indicherà agli allievi a quale sito collegarsi e tutti vedranno
contemporaneamente la stessa immagine, che verrà discussa e potrà essere
modificata, volendo, in tempo reale dal docente. Scompare la necessità
dell’aula, gli schermi, i proiettori, i computer, le sedie e i banchi…..allegria
allegria…..
La Lingua
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Abbiamo la mania di tradurre in Italiano tutti i prodotti delle culture straniere. In
tempi remoti, in cui il bilancio tra cultura prodotta in Italia e cultura importata vedeva
qualche voce di cultura nostrana esportata, la cosa poteva anche avere senso. E' per
questo che ci perdoniamo l'aver trasformato Sir Francis Bacon in Bacone, Sir Thomas
Moore in Tommaso Moro e Jean Louis de Boulogne in Giambologna, oltre al gigantesco
furto di nazionalità fatto per Cartesio (Renée des Cartes). Ma oggi questa forma di
gelosia nazionalistica non ha più senso, e non solo nel mondo della tecnologia.
Non produciamo molto, ma importiamo soprattutto, però ci ostiniamo a tradurre in
Italiano tutta la documentazione dell'Informatica. Si può fare un esercizio di
fantapolitica: sono gli Altri, i Grandi Imperi, USA e Giappone che convincono qualcuno
a tradurre la cultura della Tecnologia nelle lingue locali. Così facendo, l' Europa stenta
a nascere, perché un Greco che va in Svezia non può usare un computer con le
scritte in Svedese, ed uno Spagnolo che va in Germania soffre ugualmente. Si
ostacola e limita la circolazione dei giovani. La cultura delle nostre tecnologie è tutta
Americana, lasciamola in Inglese e tanti saluti.
Anche perché, purtroppo, a tradurre ci vengono messi gli impiegati meno produttivi,
che, di solito, non conoscono bene né l'Italiano, né l'Inglese né tantomeno la materia
che stanno trattando. In altre parole, usando i termini di larga diffusione, come
cartella, apri, salva etc..etc, se uso l'Italiano compio un atto di terrorismo
antieuropeo, se uso folder, open e Save.... posso ricevere i complimenti della
Comunità Europea, che contribuisco a far crescere.
Nasce così un nuovo ponte, chiamiamolo Arcobaleno, tra l'utente del Computer e la
sua letteratura, ed ancora una volta si scavalcano degli intermediari inutili e, spesso,
nocivi, oltretutto con un abbattimento dei costi. Tutto questo Euro-Patriottismo
presuppone, ovviamente, che si studi e si impari un po' di Inglese. Qualcuno sostiene
che si potrebbero ancora torturare i giovani delle nostre High School con la storiella di
mafia dei Promessi Sposi, ma utilizzandone una versione tradotta in Inglese. E così
potrebbe essere per una Divine Comedy.
I Destinatari del Corso – Ricchi e Pauperes
A chi va cosa
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“Bisogna pensarci per tempo, bisogna nascere ricchi.” (Luciano Costa).
Antica filastrocca:
Ogni giorno la gazzella si sveglia. Sa che dovrà correre e correre e correre per poter
sopravvivere, scappando dalle fiere che se la vogliono mangiare.
Ogni giorno le fiere si svegliano. Sanno che dovranno correre e correre e correre per
poter sopravvivere, cercando di acchiappare le prede che cercano di scappare.
La Propaganda del Regime a questo punto completa la filastrocca con la seguente
frase :
”Tu, non importa se sei una gazzella o una fiera, appena ti svegli, ti devi mettere a
correre e correre e correre, per poter sopravvivere.”
Abbiamo diviso una vecchissima banale filastrocca in due parti: la prima è ovvia, la
seconda è falsa. Nel mondo degli animali, gazzelle, fiere, uccelli, pesci e vermi, sono
da sempre veri ed attuati quei principi di uguaglianza che l’umanità ha sempre
sognato: per la sopravvivenza, gli animali sono tutti uguali, debbono correre tutti,
senza eccezioni, anche le lumache. Nel mondo degli umani non è così, il dovere
uguagliante è vero solo per i Pauperes. Questi debbono correre e correre e correre,
tutta la vita. I ricchi no. Tutti i poveri debbono correre, continuamente, senza fermarsi
mai, perché se si fermano, le grandi fiere della fame e del freddo li fanno fuori in
pochissimo tempo. Dante, nell’Inferno della Divina Commedia, (Canto 27),
rappresenta la condanna a morte per fame del Conte Ugolino, chiuso in una torre con i
figli e senza cibo né acqua. Non importa cosa avesse fatto, per noi rappresenta il
modo di morire di chi non ha i soldi per sopravvivere. Il Conte Ugolino nella splendida
immagine di Dante, cerca di sopravvivere mangiandosi i figli. E’ per questo che i
meridionali, da sempre visti come poveri del mondo e quindi condannati a morire di
fame, fanno tanti figli, ed insistono nella sacralità ed Unità della Famiglia, scusa
eccellente per tenersi sempre i figli a portata di mano, anzi di bocca. Il mondo
animale è raggruppato in un' unica categoria di uguali. Il mondo degli umani è invece
composto di almeno due categorie: i Pauperes ed i Ricchi.
SEGUE >
I Destinatari del Corso – Ricchi e Pauperes
A chi va cosa
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E’ il primo momento in cui parliamo delle Caste in cui è divisa l’Umanità.
Cominciamo con queste due. Questa verità, antichissima e banale, è
fondamentale punto di partenza per capire a chi veramente può
interessare la tecnologia, in particolare quella dell’Informazione e delle
Comunicazioni, e quindi come insegnarla all’Università. Si capisce come
si deve parlare e insegnare la tecnologia in funzione di chi ti ascolta.
Possiamo immaginare due percorsi scolastici paralleli. Il Calvario dei
Pauperes, nelle scuole povere, normalmente statali, dove si impara a
seguire "virtute e conoscenza". Sempre citando Dante, nell’Inferno
(Canto 33), Ulisse si rivolge ai suoi marinai, apostrofandoli in modo un
po’ rude ed esortandoli a “seguire virtute e conoscenza”. Essendo
marinai, subalterni, capiamo che i compagni di Ulisse erano Pauperes, e,
quindi, giustamente dovevano seguire la virtute e la conoscenza. La
virtute, perché se commetti qualche sbaglio e sei povero, finisci subito
in galera (cosa che vediamo invece non succedere sempre ai ricchi);
conoscenza, perché ci si aspetta che tu, Povero, abbia della conoscenza,
per poter fare qualcosa di utile per i ricchi e, molto indirettamente, per
te. Al di sopra, si snoda il percorso parallelo delle scuole dei ricchi,
normalmente non statali, dove si debbono seguire non già la virtute e la
conoscenza, di cui non importa un gran che a nessuno, ma bensì le
conoscenze. E’, infatti, quello l’ambiente giusto per conoscere i figli dei
potenti e familiarizzare con loro, al fine di creare quelle ragnatele
trasversali che consentiranno poi, finito il Calvario, di entrare nel modo
giusto nelle sale del Comando.
Gli ascensori scolastici - 1
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E’ per questo che fioriscono, accanto alla scuola di base, dello Stato, dove teoricamente
si è tutti uguali, certe categorie di scuole private, dove possono accedere i ricchi, non
uguali, per conquistare gli stessi titoli in tempi molto più brevi e spesso senza fatica.
Principio sanissimo: così come abbiamo inventato l’ascensore per salire più in fretta e,
soprattutto, senza fatica, è giusto che sia stato inventato l’ascensore scolastico, per
arrivare prima e, soprattutto, senza fatica. Volendo pensare ai nostri figli, questa
disponibilità di ascensori scolastici ci spingerà ancor di più a lavorare per disporre di
quei soldi che consentano ai pargoletti una vita migliore. Facendo un po’ di conti sulla
velocità di questi ascensori scolastici, sembra che, a fronte di adeguate rette, si
possano fare addirittura cinque anni in uno, o 11 esami in 11 mesi. Partendo dai 5
anni, a 6 anni si sono finite le elementari, a 7 si sono finite le medie, a 8 si è fatto il
liceo ed a 9-10 anni si è laureati. Ci troveremo davanti una generazione di baby
laureati che a 10 anni pretenderanno un posto di lavoro da laureati e potranno chiede
la pensione a trent’anni. Purché mamma e papà siano in grado di pagare.
Nelle scuole di Stato, i Poveri ti ascolteranno con interesse, e dovrai essere un
Comunicatore esperto e capace che sappia approfondire la materia, anche in dettagliati
particolari. Insegnando la materia tecnologica ai Ricchi dovrai sempre far capire che si
stanno in realtà mantenendo le debite distanze dall’operatività, avendo perfettamente
chiaro che essi Ricchi se ne stropicceranno altamente della Tecnologia, che servirà loro
solo per farci su uno o più esami, tanto per gradire. Non utilizzeranno mai le
tecnologie, avranno altri che le usano per loro, e, se, per compiacenza, imparano
qualcosa, sarà per gioco, pronti a dimenticarne la parte pratica ma assimilandone solo i
principali vantaggi che ne possono derivare per la protezione e l’aumento della loro
ricchezza e del loro benessere. Quest’ottica è perfettamente chiara e condivisa anche
dal santo Vangelo. La netta distinzione tra ricchi e poveri, tra padroni e servi, tra
comandanti e comandati è continuamente presente. E’ scontata la disuguaglianza,
sono accettate storicamente le classi sociali e le caste, anche se si fa sempre
riferimento all’uguaglianza, che arriva però solo con la morte, e che sarà invece
predicata anche per la vita dalle principali rivoluzioni, ma solo centinaia di anni dopo.
Imparare bene la tecnologia quindi serve veramente solo al povero.
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Gli ascensori scolastici - 2
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Le due categorie, ricchi e poveri, padroni e schiavi sono convissute e
si sono mescolate sin dall’inizio della storia dell’umanità. Da sempre
l’uomo ha usato il cavallo, il bue e l’asino, il cane e le donne per
risparmiarsi la Divina condanna del lavoro. Oggi il cavallo, il bue e
l’asino e le donne sono rappresentate dai Pauperes. Il ricco di oggi è il
discendente logico dell’UOMO di allora che scaricava la fatica su
gropponi altrui. I Poveri, in sostanza sono animali, e debbono essere
sani, bravi, padroni della tecnologia che debbono saper far funzionare
per l’UOMO PADRONE. Così come un asino veniva abbattuto quando
non riusciva a far funzionare la sua tecnologia corporale per girare il
mulino o portare le some, così oggi un povero che non sia in grado di
far funzionare le tecnologie non serve, e viene abbattuto,
simbolicamente, ma praticamente eliminato dalla filiera della vita
produttiva e dalla Società civile. Queste cose arcinote, rappresentano
la stabilità della storia. Non è cambiato molto dai tempi delle caverne,
degli antichi imperi, su per il medioevo, fino ai giorni nostri. I poveri
debbono lavorare per i ricchi ed i ricchi possono far lavorare i poveri
per sé.
Il Lavativo
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E, se a me Povero, non va di correre?. Se non riesco ad alzarmi la mattina
e passare 11-12 ore in qualche posto di lavoro (8 per contratto, 1 per
pausa pranzo, 2 o 3 per raggiungere il posto di lavoro), che mi succede?
Debbo fare come il Conte Ugolino, mangiare un po’ di figli e poi morire. La
Propaganda del Regime descrive la pena di morte come una cosa
esecrabile, ma tace sul fatto che essa è sancita dalla Costituzione, per i
Poveri. Nell’articolo 1 si legge che l’Italia è una Repubblica democratica
fondata sul lavoro, scimmiottando la famosa Seconda Lettera di san Paolo
ai Tessalonicesi in cui l’Apostolo scrive “Chi non lavora neppure mangi…”.
Insegnando queste stesse cose nelle aule delle Università dei poveri ed in
quelle dei Ricchi si hanno reazioni diverse. I Poveri capiscono che nelle
fondamenta della nostra struttura sociale c’è un Virus di guerra tremendo,
un virus di violenza continua contro se stessi, per alzarsi presto, studiare,
correre, lavorare. Una battaglia che ricomincia tutte le mattine al suono
della sveglietta da quattro soldi, meglio caricarne due o tre, e che va
avanti fino a sera. I ricchi più illuminati e lungimiranti usano una forte
propaganda per convincere i Pauperes che lavorare è bello, che a stare
senza fare niente ci si annoia e ci si spara, e riempiono gli uffici di aria
condizionata e di mense da Gambero rosso, così come i produttori di latte
mettono la musica nella stalle, per far fare più latte alle vacche. Ma anche i
più illuminati e lungimiranti ricchi si meritano la parabola di Lazzaro il
povero e del ricco crapulone. Il problema dei Pauperes non è un problema
dei Pauperes. E’, e deve essere, un problema dei ricchi.
Questa situazione di benessere va mantenuta in modo stabile, per evitare
che possano avvenire stravolgimenti sociali che modifichino gli equilibri
consolidati nei secoli.
La Parabola di Lazzaro – Luca 16
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19] C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni
banchettava lautamente.
[20] Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di
piaghe,
[21] bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino
i cani venivano a leccare le sue piaghe.
[22] Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo.
Morì anche il ricco e fu sepolto.
[23] Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano
Abramo e Lazzaro accanto a lui.
[24] Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro
a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa
fiamma mi tortura.
[25] Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante
la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in
mezzo ai tormenti.
[26] Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui
vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a
noi.
[27] E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio
padre,
[28] perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi
in questo luogo di tormento.
[29] Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro.
[30] E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si
ravvederanno.
[31] Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno
risuscitasse dai morti saranno persuasi".
La dignità del lavoro dei Pauperes
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Come direbbe il Professore di Sociologia del Lavoro, non c’è nessuna
dignità nel lavoro dei Pauperes. A dimostrazione di questa tesi, si
analizzano le Religioni del mondo. Ce ne sono solo 19 che ammettono una
vita dopo la morte e quindi un Paradiso. In nessuno di questi 19 Paradisi
c’è il lavoro. Facendo lezione di Informatica nelle Università dei Ricchi, ai
giovani Rampolli delle famiglie facoltose, viene immediato il senso
esilarante che nasce dal pensare ai Pauperes, agli impiegati ed agli operai
delle loro fabbrichette, come gli antichi asini della prima storia. Il docente
deve avere ben chiara la potenziale reazione della sua audience. Una
lezione di sinistra nell’Università dei Pauperes, una lezione di destra
nell’Università dei Padroni. Nelle aule degli studenti poveri si accetta il
fatto che lo stipendio necessario per vivere lo si debba ottenere in funzione
di una certa serie di sacrifici, fatiche compiute ed attività svolte. Nelle aule
degli studenti ricchi si assimila la cultura che un qualunque progetto
d’impresa deve prevedere l’impiego di macchinari automatici che riducano
al minimo indispensabile l’odiosa presenza di impiegati ed operai,
pericolosi nemici della stabilità sociale e del benessere non condiviso. In
quest’ottica è provvidenziale la fede nella Divina Provvidenza. Ai poveri
Ebrei, fuggiaschi dall’Egitto, (Esodo, 16,35), prostrati dalla fatica e sul
punto di morire di fame, la Divina provvidenza fece piovere la Manna dal
Cielo. Si chiama Manna perché è l’unica parola che non abbia alcun
significato. Ed infatti, da allora, nessuno ha capito che cosa fosse. Ecco, il
concetto di manna è fondamentale per tenere sazi e tranquilli i pauperes:
mangia e non ti fare domande. Un po’ di manna prima o poi la troverai
anche tu, basta che lavori. Prego, non fare domande. C’è un modo ancora
più nobile per portare avanti la propria condizione di Pauperes servi. Ci
viene in aiuto ancora una volta il Vangelo ,Luca,17
La Parabola dei servi inutili – Luca 17
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7] Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà
quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?
[8] Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e
servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai
anche tu?
[9] Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini
ricevuti?
[10] Così anche voi Pauperes, quando avrete fatto tutto quello che vi è
stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo
fare".
Anche nel mondo della cultura laica ricordiamo qualche accenno alla
necessità di tenere sereni i Pauperes. Nella famosa arringa di Menenio
Agrippa che riuscì a calmare gli animi di facinorosi pauperes che
protestavano contro il lavoro, paragonandosi e definendo se stessi le
mani che lavorano, contro i Ricchi, che venivano assimilati allo stomaco,
che mangia senza fare niente, Menenio Agrippa fece un ragionamento
molto convincente. E’ vero - disse – che i pauperes sono le mani e i
Ricchi sono lo stomaco, però, se si fermano le mani, annoiate di portare
cibo, muore, è vero lo stomaco, però subito dopo muoiono anche le
mani. Quindi è meglio che le mani si diano da fare, punto e basta. Cosa
manca a questo ragionamento? Manca la possibilità del mutamento
sociale. Le mani saranno sempre mani e lo stomaco sarà sempre lo
stomaco, senza speranza.
La Parabola dei servi inutili – Luca 17
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Ritenersi felici e fortunati di poter dedicare la propria vita al
servizio della Divinità. Ritenersi felici di poter spendere tutta
la vita al servizio della Multinazionale americana, a vendere
computer alle banche o ad altre entità occidentali.
La manna è lo stipendio, o i soldi che si fanno con le parcelle,
se si lavora come Pauperes indipendenti, come professionisti.
(Questi sono normalmente dei Pauperes liberi, non hanno un
posto di lavoro altrui ma un ufficio proprio, possono
dimensionarsi a piacere l’orario di lavoro. Ma non sono nella
categoria dei ricchi. Vivono dando servizi ai Ricchi, debbono
essere bravi e convincenti, debbono alzarsi presto, lavorare e
correre, e quindi rientrano nella categoria dei poveri. Questi
prestano molta attenzione ad imparare le Tecnologie).
Incontreremo in questo testo frequenti riferimenti alle Sacre
Scritture, soprattutto alla Sacra Bibbia. Normalmente i
giovani non la conoscono: Non si insegna più nelle scuole e
non se ne parla più in giro.
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LEZIONE 1 - Luciano Costa