CONCETTI BASE DELLA MACRO: IL PIL & IL CPI Marchionatti/Mornati, Parte IV, Cap.1 Micro & macroeconomia • La microeconomia studia come gli agenti individuali (imprese o consumatori) prendono decisioni e come interagiscono sul mercato. • La macroeconomia invece studia l’economia dal punto di vista aggregato. Il suo obiettivo è spiegare i fenomeni economici che condizionano tutti gli agenti individuali allo stesso tempo. • La macroeconomia risponde a domande come: – Perché alcuni paesi hanno un reddito maggiore di altri? – Perché i prezzi crescono più velocemente in certi periodi? – Perché il reddito e l’occupazione crescono in alcuni anni e decrescono in altri (il c.d. ciclo economico)? • Il fondatore della moderna macroeconomia è John Maynard Keynes (Teoria Generale, 1936). Il reddito e la spesa di un’economia • Per valutare il funzionamento di un’economia è naturale guardare al reddito totale percepito da chi fa parte di essa. • Un’identità contabile fondamentale è che in ogni sistema economico il reddito è pari alla spesa. Questo perché: – Ogni transazione ha un compratore ed un venditore – Ogni euro speso dal compratore è un euro di reddito per il venditore. • L’uguaglianza tra reddito e spesa è illustrata dal diagramma del flusso circolare. Il modello del flusso circolare Il modello del flusso circolare è un modo semplice di visualizzare le transazioni economiche che si realizzano tra gli agenti economici di un’economia. La prima intuizione del modello risale alla metà del 1700, con la scuola di economisti francesi detta fisiocrazia (Quesnay, 1758) Gli agenti economici considerati nel modello sono le imprese e le famiglie (quindi: no Stato, no settore estero). Le transazioni avvengono attraverso due mercati: quello dei beni e servizi e quello dei fattori produttivi (lavoro, capitale e “terra”). N.b.: con il termine “terra” si intendono tutti i fattori produttivi la cui dotazione è (più o meno) fissa. Il modello evidenzia sia il flusso reale dei beni, dei servizi e dei fattori che quello monetario dei redditi e delle spese. Il diagramma del flusso circolare: i flussi reali Mercato dei beni e servizi Imprese Famiglie Mercato dei fattori produttivi (lavoro, capitale, “terra”) Il diagramma del flusso circolare: i flussi reali e monetari Spese Ricavi Mercato dei beni e servizi Imprese Famiglie Mercato dei fattori produttivi Salari, profitti, rendite Redditi Il prodotto interno lordo • Il PIL (o GDP in inglese) misura la ricchezza prodotta da una nazione in un determinato periodo. E’ la migliore misura disponibile del benessere di una nazione. • E’ una misura del reddito, e quindi anche della spesa (vedi sotto), di una nazione in certo periodo. • E’ definito come il valore totale a prezzi di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in una certa nazione in un dato periodo di tempo. • Il PIL pro capite indica il reddito a disposizione del singolo individuo in una nazione. Un PIL pro capite elevato è indice di un alto standard di vita. Caratteristiche del PIL • L’output è valutato a prezzi di mercato. Questo per rendere omogenee grandezze fisiche eterogenee. • Il PIL registra solo il valore dei beni e servizi finali, escludendo quindi i beni intermedi. Questo per evitare il c.d. doppio conteggio. • Il PIL include sia beni tangibili che servizi intangibili. • Il PIL include beni e servizi prodotti nel periodo in questione, non le transazioni riguardanti beni e servizi prodotti nel passato. • La misurazione del PIL è delimitata in senso geografico (una nazione) e temporale (un anno o un trimestre). Cosa entra e cosa non entra nel PIL? • Il PIL include tutti i beni e servizi prodotti venduti legalmente sui mercati. • Quindi esclude i beni e servizi prodotti tra le mura domestiche e che non vengono scambiati sul mercato. – L’economista che sposa la sua colf fa ridurre il PIL! • Quindi esclude i beni e servizi prodotti illecitamente (il “nero”, la droga, ecc.). – Come misurare l’economia “sommersa”? • Inoltre al PIL sfuggono aspetti quali: Il valore del tempo libero. Il valore dell’ambiente. Il valore delle attività extra-mercato (p.e. beneficenza). Qualche opinione sul PIL… • Il grande economista austriaco Ludwig von Mises ha scritto: “The attempt to determine in money the wealth of a nation or the whole mankind are as childish as the mystic efforts to solve the riddles of the universe by worrying about the dimension of the pyramid of Cheops.” • Lo stesso Simon Kuznets (uno degli inventori del concetto di PIL) ha messo in dubbio la sua utilità: “The statistician who supposes that he can make a purely objective estimate of national income, not influenced by preconceptions concerning the ‘facts’, is deluding himself; for whenever he includes one item or excludes another he is implicitly accepting some standard of judgment, his own or that of the compiler of the data. There is no escaping this subjective element.” • Però, nonostante tutti i suoi difetti, il PIL rimane la migliore misura in nostro possesso per misurare la ricchezza di una nazione. Le quattro componenti del PIL • In base al c.d. “approccio della spesa aggregata”, il PIL (indicato con Y) è la somma contabile di quattro grandezze macroeconomiche: I consumi (C) Gli investimenti (I) Gli acquisti da parte dello Stato (G) Le esportazioni nette (NX = eXport – iMport = X – M) Y = C + I + G + NX • Le quattro grandezze sono anche le quattro componenti della spesa aggregata di una nazione, cioè tutti i modi in cui può essere speso il denaro per acquisto di beni e servizi • Il PIL dell’Italia nel 2009 era pari a circa 1520 mld. di €. • Le singole componenti erano circa pari a: C = 905 mld. (= 59.5%); I = 287 mld. (= 18.9%); G = 334 mld. (= 22%); X = 364 mld.; M = 370 mld.; NX = 6 mld. (= 0.4%) Ancora sulle componenti del PIL • Consumi (C): – La spesa delle famiglie in beni e servizi, fatta eccezione per l’acquisto di nuove abitazioni. • Investimenti (I): – La spesa in beni capitale, scorte ed infrastrutture, incluse le nuove abitazioni. – Non include l’acquisto di asset (p.e. azioni, titoli di Stato, ecc.) perché questo è solo un mero trasferimento di proprietà di titoli rappresentativi di beni reali (p.e. un’impresa) che non crea nuova ricchezza reale. – In breve, è investimento solo ciò che crea nuovo capitale. • Acquisti dello Stato (G): – La spesa in beni e servizi delle autorità pubbliche a livello centrale e locale. – Non include i trasferimenti (p.e. le pensioni) cioè i pagamenti fatti in mancanza di una contropartita in beni e servizi. Anche qui il motivo è che il trasferimento di denaro non comporta creazione di nuova ricchezza. • Esportazioni nette (NX): – Il saldo algebrico della bilancia commerciale, cioè della differenza tra esportazioni ed importazioni di beni e servizi. L’identità macro tra reddito e spesa • Un modo alternativo di ripartire il PIL è chiedersi in quali tasche va a finire la nuova ricchezza creata ogni anno. • La risposta è che il PIL viene incamerato da tutti i coloro che hanno contribuito a produrlo. • Quindi, in base al reddito percepito dai fattori produttivi, il PIL si ripartisce così: Y = salari + rendite + interessi + profitti + IIN (dove IIN = imposte indirette nette, cioè le tasse sugli scambi di beni e servizi, p.e. l’IVA). • I due approcci al riparto del PIL non sono altro che la “traduzione” macro del diagramma del flusso circolare. • Quindi esiste sempre una perfetta identità contabile tra PIL come spesa aggregata e PIL come reddito aggregato. Parliamo di identità macro fondamentale tra reddito e spesa: tutto il reddito prodotto in una nazione viene sempre totalmente speso, tutti i beni e servizi prodotti vengono sempre acquistati da qualcuno. – N.b. ciò che resta invenduto viene considerato un investimento in scorte! La crescita del PIL • Il tasso di crescita del PIL indica la rapidità con cui la ricchezza di una nazione aumenta o diminuisce in un certo periodo di tempo (in genere anno o trimestre). • Il tasso di crescita annuale del PIL di una nazione nel 2010 si ottiene a partire dai due valori del PIL del 2010 e del 2009. PIL2010 PIL2009 • La formula è: 100 PIL2009 • Quindi, se PIL2009 = 1520 mld. e PIL2010 = 1549 mld., il tasso di crescita annuale è: [(1549-1520)/1520]100 = 1.9% Andamento del PIL USA dal 1948 Cowen-Tabarrok, PRINCIPI DI ECONOMIA, Zanichelli editore S.p.A. Copyright © 2011 20 | 15 La crescita ed il ciclo • Il PIL di una nazione cresce nel tempo più o meno stabilmente e più o meno velocemente. • All’interno di un trend di crescita del PIL di lungo periodo, possono però esistere ampie fluttuazioni cicliche. • E’ il c.d. problema del ciclo economico, cioè il fatto (derivante dall’osservazione empirica) che la rapidità della crescita del PIL di una nazione non è mai costante nel tempo. A volte si assiste anzi a periodi più o meno lunghi di riduzione del PIL. • In particolare, una recessione è un periodo di almeno due trimestri consecutivi in cui il PIL reale di una nazione diminuisce. Una recessione ampia e prolungata prende il nome di depressione. • Una fase di boom (o espansione) si ha invece quando il PIL cresce più rapidamente del suo trend di crescita di lungo periodo. • I due temi principali della macroeconomia sono proprio la spiegazione della crescita e delle fluttuazioni cicliche. Il primo è argomento relativo al lungo periodo, il secondo al breve periodo. Trend di crescita e ciclo PIL reale Trend di crescita di LP del PIL boom recessione 1 2 4 6 7 Anni I cicli e le recessioni negli USA PIL reale & PIL nominale • Il PIL nominale misura il valore della produzione di beni e servizi a prezzi correnti, cioè dell’anno in questione. • Una variazione del PIL nominale potrebbe quindi essere dovuta ad una mera variazione dei prezzi, senza che siano cambiata la reale produzione di beni e servizi. Si tratterebbe di un fenomeno nominale. • Il PIL reale misura il valore della produzione di beni e servizi a prezzi costanti, cioè ai prezzi di un anno base preso come riferimento. Il PIL reale è la vera misura della crescita reale della ricchezza di una nazione, proprio perché “depurata” dall’effetto dei prezzi. P.e. se il PIL nominale del 2010 cresce del 1.9% e la variazione dei prezzi sempre nel 2010 è pari all’1.6%, la crescita del PIL reale è pari solo allo 0.3% (infatti 1.9% – 1.6% = 0.3%). • La differenza tra le due grandezze dipende dall’andamento del livello generale dei prezzi. Segue che, mettendo a confronto la variazione del PIL reale con quella del PIL nominale, si ottiene una misura della variazione del livello generale dei prezzi (c.d. deflatore del PIL). L’indice dei prezzi al consumo • Lo strumento più usato per misurare la variazione del livello generale dei prezzi è l’indice dei prezzi al consumo (Consumers’ Price Index, CPI). • Il CPI misura il costo di un paniere tipico di beni e servizi. • L’indice serve per monitorare l’andamento nel tempo dei prezzi, cioè del costo della vita. E’ quindi una misura dell’inflazione. – Inflazione: incremento nel tempo dell’indice generale dei prezzi. • Se il CPI aumenta, una famiglia media deve spendere di più per acquistare il paniere tipico, cioè per mantenere lo stesso standard di consumi. Come si calcola il CPI • In primo luogo, si deve fissare il paniere, ovvero stabilire quali beni e servizi sono acquistati dal consumatore medio. • In secondo luogo, si devono trovare i prezzi dei beni e servizi contenuti nel paniere per ciascun istante di tempo. • Terzo, si deve calcolare il costo del paniere ai diversi istanti di tempo. • Quarto, si deve scegliere un anno come anno base da utilizzare come punto di riferimento. • Quinto, si calcola l’indice dividendo il costo del paniere nell’anno desiderato per il costo nell’anno base e moltiplicando per 100. • Il tasso di inflazione è la variazione percentuale del CPI da un anno all’altro. Il calcolo del CPI e l’inflazione • • • • • Hp: anno base è il 2010 Il paniere di beni nel 2010 costa €1200 Lo stesso paniere nel 2011 costa €1236 CPI2011 = (€1236 / €1200) 100 = 103 Inflazione: il CPI del 2010 è pari a 100, quindi i prezzi sono cresciuti del 3% (= 103 – 100) dal 2010 al 2011. • Se p.e. il paniere nel 2012 costa €1248, il CPI2012 è pari a 104 [= (1248/1200) 100], mentre l’inflazione tra il 2011 e il 2012 è l’1% [= 104 – 103]. Ovvero: i prezzi sono aumentati ma l’inflazione è diminuita! Problemi nel misurare il costo della vita • Il CPI misura accuratamente l’evoluzione del costo del paniere selezionato, ma non è una misura perfetta del costo della vita. In particolare esso soffre dei seguenti problemi: – La distorsione della sostituzione: il paniere non tiene conto delle reazioni dei consumatori al variare dei prezzi relativi (sostituzione dei beni divenuti relativamente più costosi). – L’introduzione di nuovi beni: il paniere non tiene conto delle novità sul piano della varietà dei beni. – Il miglioramento qualitativo: se la qualità di un bene migliora, il potere d’acquisto del denaro aumenta anche se il prezzo del bene è invariato. • Tutti questi problemi si ritiene portino il CPI a sovrastimare l’effettivo costo della vita di una misura pari a circa l’1%. • Questo ovviamente non significa che il CPI non possa nel complesso sottostimare l’effettiva inflazione a causa di errori nella scelta del paniere e nel calcolo del suo costo. Il CPI vs. il deflatore del PIL • Gli economisti ed i policy-makers usano sia il deflatore del PIL che il CPI per stabilire l’evoluzione dei prezzi nel tempo. • Ci sono rilevanti differenze tra i due concetti. • Il CPI… – include solo i beni e servizi acquistati dai consumatori – include anche le importazioni – è misurato rispetto ad un paniere fisso di beni e servizi. • Il deflatore del PIL… – include tutti i beni e servizi prodotti da una nazione – esclude le importazioni – è misurato rispetto alla produzione corrente di beni e servizi. L’indicizzazione • Gli indici di prezzo sono utilizzati anche per correggere i valori monetari delle variabili economiche in maniera da poter stabilire un confronto nel tempo tra tali variabili senza che il confronto stesso sia influenzato dall’inflazione. • Quando una somma (p.e. un credito o un salario) è aggiustata per tenere conto dell’inflazione si parla di indicizzazione. • Indicizzare significa trasformare un euro di oggi nell’equivalente, in termini di potere d’acquisto, ad una certa data futura. • Rivalutare significa trasformare un euro del passato nell’equivalente, in termini di potere d’acquisto, di oggi. Coefficienti di rivalutazione per tradurre valori monetari dei vari periodi in valori del 2005 Anni Coeff. Anni Coeff. Anni Coeff. Anni Coeff. 1861 7.949,280 1901 7.382,1178 1941 1.063,5357 1981 3,3949 1871 7.509,689 1911 6.590,9100 1951 28,1865 1991 1,5070 1881 7.039,320 1921 1.563,9179 1961 21,2939 2001 1,0886 1891 7.016,588 1931 1.675,2531 1971 14,2637 P.e. 10€ del 2005 equivalgono a 0,13 cent. di € del 1861 ed a 70 cent. del 1971. Tali valori si ottengono dividendo i 10€ per il rispettivo coeff. di rivalutazione. Un esempio di rivalutazione • Guadagnava di più Giuseppe Meazza nel 1931 oppure Francesco Totti nel 2005? • Come convertire un ingaggio degli anni Trenta di €120 (pari a l. 230.000) in potere d’acquisto del 2005? • Occorre utilizzare il CPI: CPI 2005 Ingaggio 2005 =Ingaggio1931 CPI1931 =€120 127.1 0.076 =€200.684 N.b.: il CPI del 1930 è calcolato utilizzando i coefficienti di rivalutazione: il paniere che nel 2005 costava 127,1 nel 1931 costava circa 0,076 (= 127,1/1675,25). Tasso di interesse reale e nominale • L’interesse è il pagamento a cui ha diritto nel futuro chi rinuncia a godere di una certa somma di denaro nel presente. • Il tasso nominale di interesse (= i) è il tasso di interesse non corretto per l’inflazione. • Il tasso reale di interesse (= r) è pari al tasso nominale corretto per l’inflazione. • Equazione di Fisher: r = i - , dove è il tasso di inflazione. Interesse reale e nominale • Hai preso in prestito €10000 per un anno. • Il tasso di interesse nominale è il 5% alla fine dell’anno, oltre a restituire la somma ricevuta, devi pagare anche €500 di interessi. • Ma l’inflazione durante l’anno è il 2%. • Quindi il tasso di interesse reale è: r = 5% – 2% = 3% ovvero: in termini di potere d’acquisto i 10500 euro che restituisci valgono come 10300 euro al momento del prestito. • L’inflazione quindi avvantaggia i debitori e danneggia i creditori • Il più grande debitore in qualsiasi sistema economico è lo Stato con il debito pubblico. • Se però l’interesse nominale è indicizzato, esso aumenta via via per tenere conto dell’inflazione, tutelando così il diritto del creditore ad ottenere una certa remunerazione in termini reali. Nell’esempio, se l’interesse è indicizzato, alla fine dell’anno devi pagare il 7% di interesse, in modo da garantire al creditore di ricevere r = 7% – 2% = 5%