Giuseppe
Angilella
all’Olimpiade
Politica
Salvatore Cuffaro
ci scrive
Banche
I programmi
di Rothschild
L’altra copertina
Jessica Monachello
modella palermitana
ritratta da alessandro italia
arieggia a santa Rosalia.
Qui è sul “carro” del 2011
la sicilia che pRoduce
a castelbuono è il pRiMo pRotagonista del MiRacolo econoMico
ecco nicola FiasconaRo
panettoni a go go
L’uomo che ha dimostrato come il panettone sia un prodotto mediterraneo si
chiama Nicola Fiasconaro. In un paese
di montagna, da cui si intravede – però –
il mare delle Eolie, magari con un po’ d’immaginazione, ha coniugato la soffice e
profumata pasta che da sola fa Natale, con
la dolce manna esclusiva della sua terra, i
pistacchi e tanto altro ancora. Se la manna c’è solo a Castelbuono, che è appunto
il suo paese, mentre i pistacchi li compra a
Bronte come le mandorle ad Avola (la pizzuta), la scorza d’arancia siciliana – invece
– nel “panettun” c’era già. Assieme alla
sultanina, che mediterranea lo è anch’essa, di certo.
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Il panettone Fiasconaro è da anni una
realtà, sinonimo di finezza e qualità. Perché Nicola, assieme ai suoi fratelli, è un
perfezionista della gastronomia, lascia
ben poco al caso e differenzia lo squisito
prodotto attraverso un’articolata tipologia, un vero e proprio assortimento, un
campionario di gusti e di colori. Visitatori
e turisti che passano dalla piazza di Castelbuono, che non manca certo di attrattive storiche, fra chiese, palazzi e “il Castello”, non possono evitare di gustare un
assaggio di uno dei panettoni e, per pasqua, delle colombe. Ma vi sono anche liquori agli agrumi, alla cannella, al ficodindia… Vi sono torroncini che i Fiasco-
naro fanno confezionare nella Sicilia Orientale controllando tipologie e qualità…
Tante cose le sapevamo, ma altre ne
apprendiamo perché allo Slow sea land
di Mazara del Vallo abbiamo la fortuna di cenare al tavolo con Nicola. Miracoli dei convegni: Lo avevamo visto arrivare
e girare un po’ per il centro storico pedonalizzato, le stradine e le piazze barocche,
intramezzate da piccoli bar e negozietti
d’artigianato, che ruotano attorno alla
splendida piazza della Repubblica, inframezzate da qualche pagoda allestita per
l’occasione. C’era sembrato un volto conosciuto. Non era la prima volta che lo vedevamo e ci incuriosiva, tanto che lui stes-
Fiasconaro è un autentico ambasciatore della cucina e dei dolci
siciliani nel mondo. partecipa a
concorsi ed esposizioni ovunque,
vincendo molti premi. ama sempre portare un messaggio. ha
avuto tante gioie e qualche rammarico: “c’è una forte sensibilità
dei media per il mio lavoro e ciò –
dice – mi fa molto piacere. Vorrei tanto però che il mio esempio
facesse da stimolo alle nuove generazioni in sicilia. inoltre occorre difendere meglio i prodotti autentici da quelli contraffatti per
più di un motivo…”
Il taglio di un panettone artigianale di 65 chilogrammi, realizzato dall'azienda dolciaria Fiasconaro di Castelbuono, durante l’inaugurazione a Milano del World Food Exhibition. A tagliare il maxi panettone è
stato Luca Zaia.
so, ad un certo punto, accennò a un saluto. Ma ci sembrava un cantante, un fantasista, forse francese, alla Henry Salvador,
per chi lo ricorda…
Quando fu presentato al tavolo del
galà allestito all’aperto nel grande chiostro dell’attuale palazzo comunale, lui
non immaginava con quanta curiosità attendevamo di sapere chi fosse realmente
questo iperattivo siciliano, cresciuto in
controtendenza con chi parla di crisi fino
alla monotonia, al punto da richiamare
anche l’attenzione degli economisti…
Fiasconaro ha scelto la versione piemontese del panettone, il cui nome
più noto è Galup. Non ha copiato, ma
non è un caso. Apprezza da sempre il Piemonte per la gastronomia, i famosi vini e
il modo in cui tutto viene gestito (il nostro
pensiero va ai tartufi e alla crescita esponenziale della Ferrero Alba…)
A tavola colpisce presto un episodio. Con
noi c’è un giornalista giunto per ultimo che, tutto a un tratto, si alza e scusandosi molto sommariamente, si allontana
in giro per la sala…
“Mah – chiede con aria preoccupata Fiasconaro – ce l’ha con lei?” Rispondo di
no: “assolutamente, piuttosto è in crisi
con se stesso, qualcosa non gli va per il
giusto verso da qualche tempo”.
Si pensa che l’amico non torni più
ed, invece, rieccolo, riprende posto. Fiasconaro lo accoglie con un gran sorriso e un
paio di battute con la chiara intenzione di
rincuorarlo e metterlo a proprio agio. Questo è certamente Nicola Fiasconaro uomo.
Non quello che ha fatto fortuna estendendo l’attività paterna dalla piccola pasticceria d’un tempo – rimasta di per sé in piazza
poco più che quella – e non quello che adesso sta partendo per gli Usa ad incontrare
un po’ di rappresentanti, che vende i suoi
prodotti fin nell’amato Piemonte e, ovviamente, oltralpe. Nicola è uno di quei fortunati cui serve poco per essere un uomo e la
sola mente per essere un tecnico.
La serata continua e l’amico giornalista diventa addirittura allegro, sia perché
la cena va avanti, ma perché lui è piemontese e Fiasconaro lo interpella come esperto (e lo è) del variegato mondo gastronomico di quella storica realtà…
Tornando al panettone, apprendiamo
che il vero segreto – una sorta di ponte dell’asino – è il lievito, che dev’essere non già
“di birra” e tantomeno (ma questo è evidente) di tipo chimico. Bensì, il vecchio e
naturale crescente, il lievito di pane.
“Il nostro – dice Nicola – è datato di
quasi settant’anni fa. Lo rinnoviamo continuamente, ma l’origine è sempre quella.
In ogni fabbrica di panettone, fondamentale è l’opera del lievitista, colui che si occupa di rinnovare il lievito, di accudirlo e
far sì che venga utilizzato al meglio”.
Il perfezionismo porta i Fiasconaro
ad inviare gli agrumi siciliani per essere
canditi presso le migliori ditte nazionali.
Purtroppo, in Sicilia – come ci informa Nicola - non si raggiunge la qualità desiderata. Ma le sue nozioni, come si è capito, spaziano nell’intero mondo gastronomico e la
voglia di fare di più non cessa. Anzi si esprime in questa direzione nell’attesa che anche l’ultima generazione Fiasconaro, quella dei giovani, che frequentano accademie
“lontane” dall’Isola, mantenga le promesse, come sembra. Così, da quell’aggettivo
“lontane”, emerge il maggior sogno di Fiasconaro: “perché, noi siciliani, custodi di
tanta tradizione gastronomica, che rischia
di disperdersi, non fondiamo una nostra
accademia? Un’accademia di arti culinarie in Sicilia sarebbe la prima, formerebbe
cuochi per noi e per il resto del mondo, incaricandosi di eternare quella varietà di
pietanze che rappresenta un patrimonio e
che l’Isola tuttora conserva nel ricordo del
grande passato”.
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la sicilia che pRoduce
la doc Monreale protagonista
assieme alle dolci malvasie
la sicilia del vino
affronta l’estate
Cresce la realtà del vino siciliano, che ha avuto di recente in marchi
come Planeta e Donnafugata una crescita
seguita a quella dei classici Duca di Salaparuta (già Corvo), Tasca d’Almerita (nato
come Regaleali) e Rapitalà. Ma l’affermarsi nel mondo dell’autoctono siciliano Nero
d’Avola – purtroppo imitato fino all’ossesso –
ha spianato la strada ad
altri autoctoni (Grillo,
Insolia, Catarratto, Nerello mascalese…) ed
al successo degli allogeni (soprattutto Sirah,
Chardonnay…).
Una realtà di terroir (territorio) che si
Alberto Tasca d’Almerita
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è affermata sul terreno della qualità
è la Doc Monreale con i suoi bianchi, fra cui andrebbe rilanciato lo
storico Alcamo Bianco (perché non
lo hanno ribattezzato dal suggestivo
Bianco d’Alcamo che si trova sui libri di cucina a partire dall’Artusi?)
ed i suoi rossi. Si afferma nella grande estensione del territorio comunale il “taglio bordolese”, composto da
tre uve rosse. Ad esempio Nero d’Avola, Sirah e Merlot. Ma la presenza del Nero d’Avola conferisce a questi vini delle
possibilità infinite, come la riserva di voce
di Pavarotti o Frank Sinatra. Con il Nero
d’Avola ed anche le altre uve cresciute in
Sicilia puoi giocare come vuoi. Ciò perché
da un’uva più ricca puoi ottenere musiche
meno Wagneriane e più Mozartiane, come è il caso del delizioso Lamuri, ottenuto
da Nero d’Avola da Tasca d’Almerita.
La Doc Monreale, con
il suo presidente Mario
Di Lorenzo ed il presidente dell’Irvos (Istituto
siciliano del vino e dell’olio)
Dario Cartabellotta,
ha fatto di recente il punto della situazione, quantificando la crescita e parlando di problemi e programmi. Alla presenza di
Salvino Caputo.
Di Lorenzo, in particolare, titolare della cantina
Disisa, in pieno Alcamo
bianco, porta l’esperienza dell’esportazione dei
propri vini (ed oli) in nord
Europa e nelle Americhe.
Da qualche tempo i suoi
vini si sono più diffusi sul mercato locale
ed a Palermo in particolare. Non dispiace
trovare che in sede c’è chi sa apprezzare il
meglio della produzione siciliana e delle
province di Palermo e viciniori. Vedi il
bianco Per sempre…
Ma non dimentichiamo che la storia
del vino siciliano passa anche molto dall’Etna e dalle sue terre vulcaniche, oltre
che dall’abilità dei vinificatori di quelle
parti. Dopo alcuni anni in cui i vini del-
la sicilia che pRoduce
l’Etna, almeno sul piano locale, sembravano soffrire del complesso d’inferiorità per
la crescita esponenziale degli ex parenti
poveri della Sicilia occidentale, adesso si
ripresentano a grande livello e non solo
con i rossi, storico eccelso patrimonio, ma
anche con vari bianchi dalla ricercatezza
sorprendente. E tutte le province siciliane,
vedi la fiorente realtà fra Ragusa, Pachino
e Noto con i Frappati e i rossi fruttati, primo fra tutti l’inarrivabile Rosso di Vittoria (se ne producono un decimo di quelli
Ignazio Florio Pipitone
che meriterebbero d’essere venduti nel mondo per mera mancanza d’iniziativa imprenditoriale).
Da Noto può partire un discorso sulle malvasie, un prodotto
che fa pensare a Lipari e Salina,
ma che troviamo ormai in tutta
la Sicilia, nelle sue varianti. Passato, per fortuna, il tempo in cui
i “dolci” erano banditi dalle …teorie sul
buongusto, la Sicilia dimostra di continuare a mietere premi e vittorie sempre e soprattutto in questo settore, dove la terra e
il sole rendono i suoi prodotti inarrivabili:
dal Passito di Pantelleria all’esclusivo Vecchio Saperi del marsalese De Bartoli.
Secondo noi, è il miglior Marsala Vergine
Tenuta Monte Gorna
che ci sia, ma il produttore –appunto De
Bartoli – a quanto pare non ama lo si definisca un Marsala. Quel tanto di “chapeau” che tocca a questa …discendenza, costringe tutti a perdonargli tale snobismo.
Una chicca della zona del Marsala Doc
(quando avrà il meritato rilancio?) è rappresentato dai prodotti della ditta di Igna-
zio Florio Pipitone, fra i maggiori produttori del vino da messa, che, come i Lacrima Christi toscani, è anche disponibile
per il pubblico. Viene prodotto in una gamma di bianchi, rossi, secchi e dolci… Ma il
semplice Marsala Fine demisec (dal
prezzo accessibile) e soprattutto il Very
old sweet 1959 sono assolutamente da
provare. Così come il liquoroso Safù, che
sembra portarsi appresso un po’ del vento
del deserto africano, corretto dalle spezie
e dall’odore di agave spezzata. Palermoparla sarà lieto di mettervi in contatto personalmente con il produttore, erede anche
lui di una lunga “stirpe”.
L’incontro dei responsabili della Doc
Monreale e dei produttori delle aziende è stato fissato su iniziativa di Salvino Caputo deputato regionale Pdl
e Presidente la Commissione Attività Produttive dell’Ars. “L’agricoltura e tutto il comparto oggi vivono un
momento di grande difficoltà - dichiara Caputo - ma è un settore grandemente attenzionato ed è per questo che bisogna valorizzare il nostro
territorio e incentivare le nostre produzioni. Sono convinto - continua
Caputo - che quest’incontro di giorno 11 sarà un’occasione propositiva
per avviare le iniziative di rilancio
della DOC Monreale che racchiude
le aziende già conosciute in tutto il
mondo”.
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editoriALe
Anno Xvi - n. 87 luglio-agosto 2012
Direttore responsabile: Germano Scargiali
Redattore capo: Lydia Gaziano
Redattori: Francesco Italia,
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Trib. Palermo n. 42/1997
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di Ciocari Giovanni , via Pietro Maffi, 72
(Mun. XIX) .
“socialismo reale” si sono auto definiti keynesiani. Ovvero sono stati tacciati di esserlo
da quei liberisti che ritengono provvidenziale la continua lotta della concorrenza,
assieme a quella che tende continuamente
al “salvataggio” di una situazione instabile
per natura. Ciò a garanzia del corretto
funzionamento di tutta la
realtà: sia economica che
sociale e civile.
Nella storia recentissima, infine, il sogno
keynesiano – quello di una vita sicura e al
riparo da sorprese – si vuole garantire e
assicurare, sotto opportuni camuffamenti,
solo ad una parte degli abitanti della terra
o, perlomeno, dell’Occidente: i bancari e i
proprietari dei maggiori trust. Si vuole
applicare un liberismo garantito dalle
banche comunque ai più ricchi ed una
nuova forma di socialismo, che sia tale da
mantenere povere e rassegnate, le masse
borghesi. Non resta che saperlo e trarne
le dovute conclusioni: sul piano concettuale, capire ciò cui assistiamo, con questa chiave di lettura, non è “difficile”.
Ma come reagire?
Liberismo ai ricchi
socialismo ai poveri?
sommario
In copertina: 49er condotto dal palermitano
Giuseppe Angilella (Lauria) con il prodiere
Gianfranco Sibello
Nella cura dell’economia si possono seguire 2 strade: la prima è di ricercare la stabilità, la seconda è quella di gestire l’instabilità. La realtà bancaria preferisce la prima
strada, mentre quella imprenditoriale sceglie la seconda. Gli imprenditori sono abituati a rischiare, fare fortuna o fallire. L’Ue
è nata per “imporre” la stabilità ad ogni
costo, prima
con i trattati di
Maastricht, poi
con il patto di stabilità. Ovviamente è nata
con la logica delle banche.
Il problema, però, non è nuovo. Nei decenni passati gli economisti si sono trovati
divisi fra coloro che attribuivano a Keynes il sogno coerente di voler mettere
l’economia al riparo da ogni crisi e coloro
che invece giudicavano tale sogno come
erroneo. Nella realtà – secondo una condivisibile visione – Keynes non volle fornire la ricetta (impossibile) della sicurezza
assoluta, ma solo indicare la strada per
tendere ininterrottamente verso traguardi
di maggiore stabilità e sicurezza.
E’ per questo che i socialisti, dopo il crollo
dell’economia sovietica e di altri esempi di
di Germano Scargiali
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Ecco Nicola Fiasconaro panettoni a go go
La Sicilia del vino affronta l’estate
Oltre le formule fra elezioni e governi
Orlando nuovo sindaco
Montezemolo Berlusconi Alfano Casini
Nasce l’Europa monetaria?
Ci euroavamo tanto amati
Le promesse dimissioni di Lombardo
Cuffaro ci scrive
La beatificazione di Don Puglisi e il premio
a Biagio Conte
Contro il governo Lombardo insorgono
Cristaldi e Apprendi
Il terzo magnate cinese in Sicilia
Fra gli evasori “pubblici” c’è di tutto
Cosa c’è dietro l’angolo di questa primavera
Ricomincia il Tormentone del Ponte
Gabriella Giammanco Young lady
a Montecitorio
Turismo: siamo i primi e ci comportiamo
da ultimi
Mondello sempre Mondello fra gioie e dolori
Tornerà la lunga estate fresca?
Augusta il porto Xifonio diventa realtà
Balestrate come Rashomon
Visita a Maredolce eden dell’emiro Giafar
La Vucciria tanto amata e famosa nel mondo
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Tutto Guaschino come in un museo
I fiori di carta di Anna Maria Ingria
Zamparini: per la gente mi metto in politica
Pronta al via una grande “Montecarlo”
Trofeo Challenge Ignazio Florio: e sette
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w w w. p a l e r m o p a r l a . i t
40 Pizzo l’erede della “squadra” in cui entra
Angilella
41 Annata ok per la pesistica palermitana
42 Morgana fra programmi problemi
e soddisfazioni
43 Scienze Motorie verso l’internazionalizzazione
43 Un tesoretto da scoprire e valorizzare
44 La vela a scuola
A Balestrate regate e divertimento
45 Un libro commemora Norman Zarcone
46 I cattolici e la vita
47 Football non disfida di Barletta
48 Al Ranchibile è il tempo dell’Oratorio estivo
49 Lagalla fra i premi ai giovani e le speranze
dell’Ateneo
50 I programmi di Mayer Rothschild
51 Da Monti a Brzezinski l’equipe che tremare
il mondo fa
52 Conferenza sullo scompenso cardiaco
53 Mani di fata per mal di schiena
54 10° memorial “Gianmaria Miciluzzo”
55 Coniugare efficienza e democrazia
56 Parisi l’aveva azzeccata
Bonsignore conclude l’attività alla Villa
del Casale
57 Tutti innamorati di Franco e Ciccio
58 Vincenzo Ferrera quel palermitano che recita
e canta
59 Tonino Guerra fu l’Omero della civiltà
contadina
60 Il gelato una cosa palermitana
61 Dove andiamo stasera?
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editoriALi
Governo tecnico grave colpo alla democrazia
oltre le formule fra elezioni e governi
Non manca certo per coniare nuove parole, definizioni, aforismi... Se ne creano di
continuo, tradotti in lingua o importati direttamente in edizione originale. Imparammo, così, all’improvviso che un “illustre sconosciuto”, lo spread, rappresentava il tutto per farci capire se eravamo ricchi o poveri. Rapidamente è andato fuori
moda parlarne. Rapidamente è entrata in
uso la definizione “patto di stabilità”, che
andava a sostituire il nome di una cittadina sperduta nei paesi bassi che non avevamo mai sentito nominare, ma impedisce
anche ai meno poveri di comprare un nuovo paio di scarpe, almeno con la frequenza d’un tempo: Maastricht. Adesso è legge di stabilità e poi non si sa cosa sarà, ma
quel che è certo è che sarà sempre una
fregatura.
Si parla di mattarellum, sporcando il
nome di chi è considerato un martire della mafia, sia pure tramite il fratello sopravvissuto e, addirittura, si associa al
porcellum. Ma si tace che ambedue sono
stati voluti dai partiti in modo abbastanza
bipartizan e che la “ratio” del mattarellum è tutt’altro che campato in aria, ma
ha, invece, una logica che tende a colmare l’errore di base della prima repubblica:
la troppa facilità con cui si potesse tarpare
le ali a un governo, operare ribaltoni e simili. Ma per questi ultimi l’Italia politica
ha un’autentica passione. Non sa farne a
meno e li ha perpetuati contro ogni logica, contro lo spirito della legge, contro il
lato positivo del mattarellum e del porcellum. Tuttavia, parla con disprezzo del
porcellum e, per estensione, del mattarellum. Ciò che vogliamo dire, a scanso di
equivoci, è che ciò che avviene e che hanno fatto con quelle criticate leggi è peggiore delle leggi stesse che ora vogliono riformare.
Quanto sopra rimane vero, pur considerando una degenerazione quella delle
liste chiuse imposte dalla sommità dei
partiti. Tutto ad ovvia salvaguardia della
…casta. Ma non ci si accorge che questo
è stato un passo che ha assunto un peso
mortale in direzione dei governi dei “tecnici”. La presenza di parlamentari e ministri che nessuno aveva scelto ci ha portati,
con un lieve ed agile saltello, in mano a
governi di persone che non avevamo mai
neppure visto.
Tutti dovrebbero avere chiaro che un
governo come questo di Monti (non meno di quello di Lombardo) va smantellato al più presto perché costituisce un
grave precedente formale, un bruttissimo break nella storia della democrazia
italiana, prima ancora che in quella repubblicana.
Si potrebbe ricordare, fra mille esempi storici, la morte di Cesare e il dissidio
così ben rappresentato da Shakespeare
che risulta dall’orazione di Marc’Antonio
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Ma la politica è necessaria
Quanto detto circa la politica ricalca un concetto che emerge di prepotenza in questi giorni contro chi vorrebbe negare ad essa ogni valore. La politica e la democrazia sono – si dirà purtroppo – la sola arma tramite la quale i popoli possono rappresentare e difendere i propri interessi. In modo ancor meno vago, è chiarissimo come il maggior “nemico” oggi sia ben al di fuori della politica. Va ricercato, neanche
a dirlo, nel sistema finanziario e bancario, nelle grandi multinazionali, fra quelli che
con grandi attività, al di là di terre e mari cercano di fare denaro con altro denaro o
senza neppure quello. Ovvero ricercano posizioni leonine di vario genere che prevaricano e prevalgono, manovrando le nazioni e i loro governi. Ma questi rimangono i veri scudi, assieme alle istituzioni, alla magistratura, agli organi di informazione. Purtroppo, rischia di essere insufficiente. Ma è ciò che di obiettivamente disponibile si possa trovare. Scagliarsi pedissequamente contro la politica come tale significa cadere in un banale errore.
e da quella meno nota, ma oggi tanto incisiva, di Marco Giunio Bruto, il giovane
cui si narra che il famoso esponente della
Gens Julia disse, secondo la leggenda, l’accorato “tu quoque”. E, sin dal 1800 tutto
il mondo è con Bruto. Tutti hanno fatto le
barricate o si sono limitati ad approvarle,
a battere le mani. Nessuno si lascia dire in
faccia di non essere democratico. Ma che
cos’è la democrazia? Rifacendoci al no-
stro appassionato editoriale di questo numero (pag 9) ricordiamolo bene nei suoi
aspetti reali e concreti.
Aggiungeremo che la democrazia è un
percorso di cui non si intravede – nella realtà – il traguardo. Ma, se torniamo indietro, siamo belli e fritti. Andiamo contro
Cesare, anche se dovesse essere nostro padre e vanamente egli dovesse dirci: “anche tu, figlio mio”.
editoriALi
Lui speriamo che - dopo aver fatto tanto per tornare – se la cavi
orlando nuovo sindaco
L’ottimismo della nostra
rivista non può spingerci ad
altro che a sperare che i prossimi cinque anni portino comunque qualcosa di positivo
alla città. Al termine delle recenti elezioni, che hanno registrato la più bassa affluenza
alle urne della storia repubblicana, Orlando torna ad essere
il nuovo sindaco di Palermo.
Ed è la quarta volta. Tanto ha
insistito, dopo le pesanti sconfitte, subite prima alla regione
da Cuffaro, poi a Palermo stessa da Cammarata che si è conquistato questa poltrona – pur
bollente – che, a quanto sembra, desidera con forza.
Orlando ha detto di se stesso che il sindaco lo sa fare.
Quindi, adesso, saprà che cosa
fare in concreto in questa Palermo che ha lasciato - a suo
tempo - piena di debiti già contratti e in divenire. Debiti che,
con le ristrettezze imposte dai
governi succedutisi a Roma negli oltre 10 anni della sua assenza, gli è stata riconsegnata
ricca solo di deficit e di impegni difficili da mantenere. Primi fra tutti, appunto, quelli da
lui stesso “innescati”: Lsu, dipendenti Gesip, troppi autisti
all’Amat… Ma – occorre dire
– che vi sia chi già fa sapere come ...il lupo perda solo il classi-
co pelo, non altro. Pare che al
Teatro Massimo il neo sindaco
voglia già cambiare un paio di
dirigenti per… “fare assunzioni”, laddove il bilancio è stato
risanato e regge, rinunziando
spesso anche al necessario.
Il capoluogo siculo, dove
in quei 10 anni di gestione
di centro destra, per chi ha
occhi per vedere, tanto in realtà è stato fatto (aeroporto, porto, acqua potabile, circonvallazione, tappi stradali,
percorribilità cittadina, zone
periferiche, parchi cittadini,
scuole, campi sportivi e palestre scolastiche…) presenterebbe ben altri problemi differenti dai periodici cumuli d’immondizia ai crocicchi.
Palermo dovrebbe essere
“sdoganata” dal proprio isolamento o, peggio, dal proprio
isolazionismo provinciale. Questo ne fa da troppo tempo un
pianeta a sé. Né i contatti sporadici, il “far notizia”, di tanto
in tanto, su qualche giornale
straniero è quel che serve. I famosi viaggi, le reciproche visite (tante ne sono state fatte fra
Regione, Provincia e Comune
da sempre, con relative famiglie...) hanno stancato veramente tutti. Così come i consulenti ai rapporti con paesi
lontani: rapporti, di fatto, mai
instaurati. Occorrerebbe, invece, creare contatti e rapporti
di durata anzitutto con l’Italia
stessa, con i paesi circonvicini
del Mediterraneo ed oltre: contatti continui e ripetuti a sfondo culturale, sociale, civile e diciamolo - economico.
Di tutto questo nulla faceva Orlando, ben poco si è continuato a fare che non fosse,
appunto, qualche “viaggetto”
in terre lontane. Poco o niente
se n’è parlato, infine, nel corso
della recente - pur ben accesa
– campagna elettorale. E’ allarmante.
Silurato Massimo Costa,
perchè poco conosciuto dai più,
molti a parole hanno sperato in Ferrandelli, ma altri giurano che Orlando è
il grande sindaco che ci si
può attendere. Ripetiamo: lo
speriamo per il bene della città. Ma, facendo un esempio,
come si poteva sperare che un
Ferrandelli, solerte frequentatore dei quartieri disagiati (e
questo è un bene) potesse mai
avere la caratura per navigare
quel mare che nessuno – da secoli in pratica – naviga adeguatamente? Del nuovo sindaco, invece, in tutta Italia si dice
che non è certamente un nuovo arrivato, ma non è neppure
...il nuovo che arriva. Ciò che
si sperava.
I palermitani hanno applicato
la massima “meglio il tinto
conosciuto che il buono a
conoscere“, tante volte ripetuta. Dato che Orlando è stato
da sempre sostenuto in gran
parte dai salotti buoni, al punto che a suo tempo si scagliava
contro lo stesso giudice Falcone, accusato di essere un bolscevico, mentre giunse ad affermare pubblicamente che il
primo attentato (Villa alle Rocce) fosse una simulazione. Il
commento sul suo essere “nuovo” risulta arduo.
Saremo degli illusi, ma le
sole novità continuiamo ad aspettarcele non dal potere pubblico, in “tutt’altre faccende affaccendato” perché inguaiato
e senza fondi, ma, purché lo si
permetta, dalla mano privata.
Chi sa, prima o poi…
finzione o reALtà
Forse il vero problema è sempre lo stesso ed è più grande e
più grave di quanto abbiamo tante volte detto e ripetuto. Noi siamo malati di idealismo. Tutti. Siamo platonici, hegeliani e, in Italia – quel che è peggio – crociani, fino all’ossessione. Affrontiamo
qualunque tema, cioè l’economia, la morale, il sesso e persino
l’omosessualità, alimentando – ciascuno dentro di sé – un’idea
propria di ogni singolo concetto. Nel costruire questa idea non ci
accorgiamo di attingere prevalentemente ad altre idee tralasciando la realtà. Noi dimentichiamo come tutto ciò che vediamo
e che ci accade intorno venga dopo la storia già vissuta, una serie
di esperienze che abbiamo realmente compiuto, dati e nozioni
che abbiamo già quasi sempre studiato. Dimentichiamo le giornate e i momenti della vita trascorsa, ma persino i concetti che ci
provengono dalla scuola e dall’università. Anche perché sempre,
anche allora, ragionavamo in termini idealistici…
Sol per questo possiamo farci turlupinare da uno stato che ci è
debitore e si comporta come fosse il creditore. …Accettare governi nati da un golpe, ma che possono auto referenziarsi come
“tecnici”. Oppure pensare che l’economia sia basata sul diritto
al lavoro e consista nella fruizione di un salario. E’ quasi come
dire che basti solo faticare perché i problemi si risolvano…
Nella morale, contaminati prima dal bel sogno rinascimentale e poi dalla fantasmagorica illusione della rivoluzione francese,
molti pensano che si possa nel
corso di mezza generazione modificare il risultato di migliaia di anni di riflessioni, operate nel
parlare o meno con un Dio sul sommo dei monti… Del sesso,
che Socrate definì come “un padrone arrabbiato e selvaggio”,
abbiamo creato mille versioni, immagini, vere eidola, vaghe,
contorte, quasi sempre dannose, autentiche menzogne, lontane
dall’amore e dal rispetto per se stessi e per gli altri…
Sull’omosessualità si dice di tutto e di più, se ne parla come se
il suo comparire, con la tolleranza alla luce del sole, sia un’invenzione moderna, una recente conquista civile. Eppure tutti sappiamo che il mondo classico accettava e tollerava, non “contaminato” dalla pruderie delle nostre sacre scritture, tutto ciò. Tuttavia
basta dare un’occhiata agli epigrammi di Marziale e Giovenale,
per sapere quel che pensasse la gente dei trans. Come li prendesse
in giro. Anche qui il problema, tanto per cambiare, non è quello
descritto né dall’una, né dall’altra delle “controparti”. E il motivo è sempre lo stesso: il fascino pericoloso dell’idealismo intellettuale, che ci inebria, ci priva del senso della realtà e ce la fa accantonare. Ma nessuna epidemia manca di risparmiare …qualche individuo. Guardiamo persino le palme scampate al punteruolo rosso! I pochi individui esenti dalla “malattia” sono i soli geni fra noi, oppure se la spassano da grandissimi marpioni, destreggiandosi nel dualismo amato da Pirandello: finzione o realtà?
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poLiticA
un poker dietro L’AnGoLo o L
MontezeMoLo BerLu
Rispunta Montezemolo e, finalmente, dalla parte giusta, cioè quella che gli si
confà. Il general manager della Ferrari
avrebbe il “tratto” per rappresentare degnamente l’italian style in giro per quel
mondo che giudica l’Italia esempio di
buon gusto, cultura, arte… Per quanto lo
si voglia negare, rispunta anche Silvio
Berlusconi, pur seguito dal suo delfino
Alfano. Il Pdl – o come si chiamerà –
non può fare a meno del Cavaliere e le
amministrative in cui lui è arretrato dietro le quinte, lo provano. Figuriamoci che
dev’essere ancora adesso lui stesso a smentire certe voci… “Non ho alcuna intenzione – ha ripetuto – di tentare la scalata
al Quirinale e non intendo tornare più a
palazzo Chigi”.
Nonostante le acerrime campagne
diffamatorie, nonostante le accuse in
tribunale, gli sberleffi più sguaiati in Italia e all’estero, non si riesce ad escludere
per Berlusconi la presidenza della Repubblica, una carica che resterà in ogni
caso più rappresentativa che operativa
anche nella prospettiva di elezione diretta. Per la presidenza il cavaliere non sarebbe certo tagliato. Quanto a palazzo
Chigi, gliene hanno fatto passare ogni
voglia. Aggredito dall’interno, si è indotto alle dimissioni mettendo avanti il senso di responsabilità. Ma sapeva benissimo che in Italia questa dote non viene
apprezzata, ma scambiata, invece, per
vigliaccheria, rinunzia, accettazione della sconfitta… Inoltre, è chiaro come il
Pdl senza Berlusconi sembri un “prete
spogliato”, come si dice volgarmente. E
lui – il Berlusca – certamente capiva anche questo.
Sul fronte interno le dimissioni di
Berlusconi per il partito sono state un disastro. Ma la verità è quella che abbiamo
Silvio Berlusconi
Luca di Montezemolo
già detta nei numeri scorsi: a dare il colpo
decisivo al capo del governo che gli italiani avevano eletto e confermato fino a farne il più “durevole” della storia repubblicana, a dispetto di tutto e di tutti gli accaniti oppositori palesi ed occulti, è stata la
politica internazionale.
E’ stata la “troppa disinvoltura”
con cui il governo italiano, dopo gli accordi con Putin per la Gazprom e relativo gasdotto, aveva concluso accordi
per il petrolio – e non solo per quello –
con la Libia di Gheddafi. La guerra
delle potenze atlantiche contro Gheddafi (una nota stonata e demodè, una
decisione mai presa prima) assieme alla
richiesta perentoria della testa di Berlusconi è venuta dagli Usa, da Londra e
dalla dependance di Parigi. La copertina del Times, gli articoli usciti a Londra
e in Francia, fattisi più fitti, più offensivi, più diretti non furono un caso fortuito.
Il petrolio libico non solo era tanto,
ma è anche vicino. Gli accordi per la costruzione di opere pubbliche, solo in parte
gratuite, più lo scaturire di una messe di
rapporti tra i due stati facevano dell’Italia
una potenza nell’ambito di quel Mediterraneo che tanto attende di essere egemonizzato.
Nella politica internazionale, esattamente come al livello di provincia – vedi la realtà mafiosa in Sicilia – ognuno
deve saper muoversi nell’ambito circoscritto che gli è consentito e non “cresce-
di quando erano soli. Proprio come abbiamo sempre detto sulle nostre sperdute
pagine: “bene all’Europa e sì all’Ue, ma
passo dopo passo e guardando chiaro dove si poggia il piede”.
la), Zapatero era ben poca cosa. La Spagna meritava ben altro e, al tempo di Aznar appariva in piena crescita economica,
civile e morale. Comunque non è mai stata davanti all’Italia, come altra demagogia, invece, annunziava. Riflettendo, infine, sulla figura di Zapatero, essa ricalca
quella di Obama, che sulle nostre “paginette” abbiamo sempre indicato con tutti
i suoi visibili limiti: uomo da proclami con
poca sostanza. Un’Usa – la sua – non meno bellicosa, infine, nella sostanza, di quella di sempre.
osservatorio
Rajoy fuori dai denti
Il nuovo premier spagnolo Rajoy ha parlato chiaro sui contorni della crisi europea
nella proiezione mediterranea: “Tagli alle
spese, miei cari spagnoli, o crolla tutto.
Ma l’Europa (a propria volta ndr) deve
parlar chiaro, per difendere ed affermare
il valore dell’Euro e chiarire che il processo della nuova moneta è ormai un fenomeno irreversibile, grazie ad una decisione univoca degli stati aderenti e del governo di Bruxelles”. Fuori dai denti l’uomo
politico spagnolo chiama l’Ue perché dimostri quanto valga la pena sopportare i
sacrifici che essa impone agli stati membri
che, al momento attuale si trovano peggio
12
La Spagna di Zapatero era un colabrodo
E’ sperabile che ci si renda conto – almeno adesso – di come Zapatero abbia lasciato la Spagna in pieno disastro economico e sociale, dopo essere andato al potere con tanta enfasi da parte delle sinistre. Al di là dei proclami, delle dichiarazioni d’intenti, dei provvedimenti che non
costano nulla, fra cui le demagogiche norme sugli omosex (che non risolvono nul-
Quei marò prigionieri in India
Tutto inizia chiamandoli marò, con un
poLiticA
L’unicA StrAdA percorriBiLe?
uSconi ALfAno cASini
Angelino Alfano
Ferdinando Casini
re più del dovuto”. Il difetto (e l’errore)
decisivo per Berlusconi è stato quello di
credere di poter muoversi con la speditezza e la disinvoltura dell’imprenditore
lombardo, duttile e anche spregiudicato,
in una realtà politica internazionale che,
da una parte sta invecchiando (e lo teme), dall’altra, si è mossa sempre con la
prudenza dei rapporti diplomatici e con
lentezza giurassica: l’Europa è stata definita un nano politico e l’America vede la
spada di Damocle della crisi atlantica
economica e civile. In ciò consiste anche
– per inciso – la frattura fra la realtà politica e quella dell’economia finanziaria
e delle multinazionali. In tali settori la
duttile spregiudicatezza trova certamente un proprio spazio.
Un’accoppiata fra Luca di Montezemolo e Silvio Berlusconi, con Casini e Alfano a far da angeli custodi, è –
secondo noi – non soltanto uno sbocco
appetibile per l’Italia che guarda dietro
l’angolo di questo increscioso momento,
ma è l’unica strada percorribile.
Ovvero bisognerebbe orientarsi per un
governo del modello Bersani, un premier che parla in dialetto bolognese, che
non ha imparato a dire la ci dolce e la pronunzia quasi esse.
Resteremmo il paese della pagnottella,
del pane e mortadella, del sigaro toscano
all’osteria, del mezzo litro e una gazzosa… L’Italia non lo merita e tantomeno
gli italiani.
che fA cASini
L’auspicabile “poker” democratico
di cui parliamo a sinistra, che, per
largheggiare in ottimismo, concretizzerebbe il rivagheggiato sogno di
Don Sturzo, perde una carta per le
bizzarrie di chi dovrebbe più sostenerlo: Pierferdinando Casini. Su
queste “paginette” fummo i primi,
o fra i primissimi (ma giuro che non
ci siamo ispirati a nessuno), a ripescare Sturzo, nella sua sorprendente attualità. Quanto al teorico erede
delle sue idee, appunto Casini, abbiamo ben altra idea. Non meno di
Fini e Lombardo, Casini viene lusingato da dietro le quinte e tende
ad andare in brodo di giuggiole. Il
personaggio è quello che è, come
gli altri due, pur con evidenti differenze (com’è normale che sia).
Fatti analoghi avvengono nel …microcosmo. Una volta che li avrà usati, chi li lusinga li colerà a picco come una nave che prenda uno scoglio di quarzo alle Eolie. Assistiamo
più volte a tali “scene”. Tutti e tre
credono all’artiglieria che ne copre
l’avanzata e non pensano che i cannoni possano tacere all’improvviso…
Quanto a Berlusconi, l’Italia è divisa fra chi si scandalizza degli sprechi dei tanti processi cui è stato sottoposto e chi si scandalizza delle assoluzioni(?). E’ noto che rispettare
le istituzioni significa ritenerlo innocente. Ma, se anche il parere dei
giudici valesse “una cicca” al momento delle assoluzioni, non può
dirsi che valesse “un Perù” al momento delle incriminazioni.
E a chi dice che Berlusconi non togliesse le tasse, rispondiamo che non
conosce il valore economico e “storico giuridico” di imposte come quella di successione: periodico e odioso
prelievo sul patrimonio nazionale.
osservatorio
termine straniero al posto di quello che
sono: i nostri Lagunari, noti per essere
un corpo scelto assieme ai paracadutisti
e ai bersaglieri... Ma tant’’è: Pur onorati
per imprese e coraggio, sembrava troppo
banale chiamarli così… I media cedono
al vezzo linguistico, oggi così di moda,
dimostrando di pensare ancora la guerra
come un gioco e non una inestirpabile
iattura. Ma il peggio è che lagunari certo
lo erano, in sottofondo, ma spunta anche
una parola più consona di marò: fucilieri. La pruderie nasconde che vi sia ben
altro vocabolo sul Melzi o lo Zingarelli:
cecchini. Tali erano e sono per mestiere
Girone e La Torre. Niente da eccepire
(esistono), tranne sui vezzi e la sostanzia-
le ipocrisia farisaica dei nostri media,
dell’Italia che compie tante brutture (pur
fra le buone azioni, i saggi comportamenti e gli eroismi), ma poi si nasconde
dietro un capello. Un ultimo dubbio sul
comandante Umberto Vitelli. Se a Schettino abbiamo incollato l’etichetta di vigliacco, incolleremo a Vitelli quella del
cretino? Perché non ha dato prua verso
acque amiche?
Ma ad ordinargli di tornare a Kochi, in
India, è stato l’armatore Luigi D’Amato. Cavaliere del lavoro, l’Armatore riappare dopo i disastri compiuti con la
Savina Caylyn (5 prigionieri italiani e
milioni per il riscatto)… Un cavaliere recidivo, insomma.
L’aereo di Schifani e i vela sportivi
La regata velica Palermo – Balestrate passa da Punta Raisi e la Capitaneria di porto ha imposto che una serie di boe delimitino verso terra il campo di regata, in pratica le rotte di bordeggio che le barche devono seguire o, più semplicemente la rotta. Perché sia abbastanza al largo. Gli organizzatori, con il costoso intervento di
un gommone, provvedono alle boe… Ma,
in gara, mentre passano gli Yacht sotto
vela, avviene …il peggio. “Virate e date
prua fuori – intima la capitaneria – perché sta per atterrare l’aereo presidenziale
con il vice presidente della Repubblica
Schifani”. Ma il vento è poco e la velocità >
13
poLiticA
A Bruxelles fra eurobond tobin tax e scudo anti spread
nasce l’europa monetaria?
Sì allo scudo anti spread, sì alla ricapitalizzazione (possibilità) degli istituti
bancari ricorrendo al Fondo salva stati. Da Bruxelles, dove si sono riuniti “i
grandi” della politica Ue pare, si sia fatto
avanti per i tre auspicati provvedimenti,
rispetto ai quali la Merkel, in rappresentanza del “piccolo gigante” tedesco, aveva
fatto la parte della cattiva.
Lo spread, quella parola che imparammo quando era il metro degli insuccessi di
Berlusconi, continua a non migliorare,
anzi… Ma non sembra che possa essere il
metro dei successi di Monti al quale si
continua ad attribuire il successo del decoro, della presentabilità, dell’onorabilità.
Un valore astratto che è l’unico che viene
da dire ad un economista bocconiano (come Monti), la sera da Gad Lerner. Il professorone, dopo aver giocato – secondo lui
– come il gatto col topo con Alessandro
Sallusti. Il direttore del Giornale finalmente è uno che non le manda a dire e sa
rispondere per le rime con i concetti che
sono lì sul tavolo da sempre, noti a tanti
italiani, ma non a Feltri. Uno, insomma,
come Ferrara e De Bartoli...
.
La soluzione dell’unione bancaria… E’ questo un altro punto che è stato
discusso al summit, strettamente connesso con il resto. Tale prospettiva è anche
contenuta nel rapporto di Van Rompuy.
E’ uno dei cavalli di battaglia pure (e soprattutto) di Mario Draghi, alla guida
della Banca centrale europea (Bce). Insomma, la possibilità di introdurre una
supervisione del settore bancario a livello
europeo (probabilmente sempre affidata
proprio alla Bce) e la possibilità di ricapitalizzare gli istituti in difficoltà mediante
il fondo salva stati e il futuro Meccanismo di stabilità europeo (Esm)…
Di tale provvedimento è stato detto che si
tratta di introdurre “uno Zar” del settore
bancario europeo, un personaggio, pur
che cosa avverrebbe
Mario Draghi
rinnovabile, che possa in qualche modo
calmierare i comportamenti generali e
particolari dei membri in materia di economia finanziaria.
Da quanto abbiamo annotato sopra si deve desumere che le lodi a Monti sono azzardate. Il mondo va come deve andare,
l’Europa pure. Sembra che dall’incontro
di Bruxelles si sia usciti con tre sì: appunto
agli eurobond, alla Tobin tax e allo scudo
anti spread. E’ una speranza più che una
certezza. Ma, se è così, non è poco.
Si doveva, in ogni caso rimediare –
o bere o affogare – ai traguardi troppo ardui imposti ai singoli stati sin dal tempo di
Maastricht, del serpente monetario e poi
del patto di stabilità. Per anni gli stati erano andati avanti con un deficit e debito
pubblico a livello mastodontico. Chieder
loro di risanare a breve termine è come
per le banche chiedere ad un imprenditore di rientrare a vista nel debito: possono
mandarlo fallito.
Monti nuovo orgoglio? Ripetiamo che
non è possibile parlare di un Super Mario
nel suo caso. Ciò può rimanere vero, invece, per Draghi e, in seconda battuta – scusate – per Balotelli. …Ma la politica è la
vera assente di questo governo.
Ma, se errare è umano mentre perseverare è diabolico, nell’obbedire alla Germania, esaminiamo le conseguenza del …battere più moneta. Si è detto in giro – finalmente – quel che su queste pagine già dicevamo. Gli Usa hanno ancora la “fortuna” di disporre della Federal Reserve e si
aiutano stampando dollari. Sembra l’errore di Pancho Villa: C’è chi dice che, svalutando, potrebbero minacciare il mondo.
Ma, come sempre, è solo questione di misura. Se lo Stato si aiutasse stampando
più moneta e auto finanziandosi in questo
modo, la prima conseguenza sarebbe di
poter imporre meno tasse ai cittadini. La
seconda conseguenza sarebbe una svalutazione della moneta. Ripetiamo: è questione di misura.
La svalutazione è ciò che l’Europa indica a dito come “lo spauracchio per eccellenza” sin da quando si fecero le riunioni preliminari dell’unione monetaria. Perchè l’euro – non scordiamolo – è stato preceduto dal “serpente”: con l’accordo di
Basilea, i paesi comunitari stabilirono
parità centrali fra le rispettive “divise”
(monete) facendole fluttuare congiuntamente entro dei margini del 2,5%. Il serpente monetario venne poi agganciato al
dollaro (ormai liberamente fluttuante) e si
osservatorio
> con cui le barche si allontanano sembra ai
militi una presa in giro. “Non possiamo
andare più forte”, gridano dalle barche.
“Allora accendete il motore”. Ma la regata – così – salta… I regalanti insistono:
“Lasciateci uscire a vela!” Dalla motovedetta, chiariscono: “Non vedete l’elicottero? L’ordine viene dall’alto. Loro vi vedono troppo vicini…” I velisti sbottano: “Ma
pensano che abbiamo i bazooka?” La verità è che ci vorrebbero i cannoni per colpire da un km da terra un aereo che atterra in pista. Ma la regata …salta.
Le Olimpiadi tormentone
Ci siamo premurati a biasimare il “gran
14
rifiuto” del governo Monti per “Roma
venti-venti”, che era già un programma,
ma anche un caro sogno per tanti sportivi
italiani. La viltà, raffrontata al coraggio
con cui l’Italia degli anni 50 (udite, udite)
accettò di metter su a soli 10 anni (1955
quando iniziò la trasformazione di Roma
con la tangenziale, lo Stadio, il Palazzo e
il palazzotto dello sport, il Flaminio, il villaggio olimpico…) affrontò lo sforzo dei
giochi 1960 e la vigliaccheria di questa
Italia commissariata e vile.
Tuttavia, è vero che le Olimpiadi sono divenute una sorta di …tormentone: malate di elefantiasi, con l’aggiunta di sport
sconosciuti, alcuni assurdi, altri migliori,
che però escono dal programma, interessi
e corruzione delle federazioni mondiali,
dei vari CO nel terzo mondo, ma anche
nel secondo e nel primo, vengono seguite
per sommi capi, stancano il grande pubblico, anche se non mancano di tenere
qualcuno attaccato ai nuovi schermi digitali, dai mega monitor ai touch screen degli ipad.
Ma su tutto aleggia adesso anche la minaccia dei terroristi. Più un evento dovrebbe essere caro e sacro, più lo minacciano. Che schifo.
L’Italia della “Grande Olimpiade”
La riprova della strana e irritante malafede con cui si difende il “gran rifiuto” di
poLiticA
fra un’europa da affrontare a muso duro e il battere moneta come in usa
ci euroavamo tanto amati
battendo più moneta
autorizzò uno scarto massimo rispetto ad
esso del 4,5%”. Fu con queste ristrettezze, tutte europee, che cominciarono i guai…
Maastricht non è stata che un’estensione di quella logica. Si disse anche in giro:
abbandonate il mattone e comprate titoli
in banca. E chi lo fece venne truffato, derubato, rovinato. Ora lo stato aggredisce
ogni singolo mattone con l’Imu: Tirate
una conclusione. Ma chi viene danneggiato in concreto da una garbata svalutazione? Essa danneggia chi tiene i soldi nel
materasso o chi li investe in banca a tassi
bassissimi. Ma le prime a tenere i soldi nel
materasso sono le stesse banche e sono
anche le prime a “godersi” le giacenze a
tasso zero o quasi!
In compenso c’è, invece, chi è aiutato
da una garbata svalutazione: coloro che
investono in lavoro di impresa e creano
valore aggiunto, versando allo Stato l’Iva
– che è la maggior fonte di denaro per
l’erario e sviluppo per tutti. Vorremmo
proprio sentire degli economisti, cattedratici e semplici esperti, che smentissero
questi chiari concetti. Invece ascoltiamo
formule e parola: Maastricht è demodè, si
dice “patto di stabilità”. Chi sa quale imminente diavoleria lessicale c’è in serbo.
Germano Scargiali
Nessuno dubita che l’euro nel breve tempo – cioè quello che è appena trascorso –
abbia danneggiato tutta l’Europa tranne,
forse, la Germania. Perché sarà tra breve
la storia a dirlo. Ma in tanti si schierarono
(ci schierammo) come euro prudenti e furono tacciati come euro scettici. Quanto
sono dannose le ingiurie e le parole… Ma
forse giunge il momento di ascoltare finalmente un po’ tutti. Non c’è dubbio, infatti, che si sarebbe potuta usare maggior
prudenza: Potevamo – per dir così – andarci più piano, in un momento – dicevamo noi – in cui non era già prosperità, ma
aria di crisi e ogni innovazione, ogni rischio, ogni investimento “a lunga scadenza” era sconsigliabile.
Ma qualcuno aveva deciso. Così non
ci restò che sperare che l’Euro, per quanti
sacrifici avesse comportato (ed era certo)
avrebbe spianato la strada non tanto verso l’Europa del vile denaro, quanto, come
ammonì benevolmente lo stesso presidente Ciampi, a quella della politica. Ma, aggiungiamo noi, a quella dell’unità sociocivile della comune cultura.
Gettiamo, dunque, finalmente un ponte
fra Dante e Shakeaspeare, fra Ibsen e Pirandello… Di tutto questo – diciamolo
non si vede l’ombra. L’Europa continua
ad essere un “nano politico”, come lo definì il belga Spaak e un condominio, più
che un’unione di stati, come ammettono
dalla viva voce vari europeisti odierni.
Si sarebbe potuto e dovuto essere più
prudenti prima di affidare ad una banca
privata tedesca – la Bce – la leonina facoltà di stampare la moneta per tutti i
popoli europei. Non a caso più di uno
stato con in testa l’Inghilterra della Sterlina, se ne son tenuti fuori. Catastrofico
è stato per l’Italia: il nostro “dollaro”
avrebbe dovuto essere la “mille lire” di
carta e, invece, eccoti 2 mila lire che sembrano le 500 lire d’un tempo… Anche
Mario Monti
un bambino si sarebbe accorto che era
una follia.
E lo dicemmo, lo dicemmo, lo strillammo,
come tante cose strilliamo da sempre. E
sempre è inutile…
Frattanto la Germania detta legge e
impone a tutti di rientrare in un debito
pubblico con il quale – di fatto – si andava
avanti da sempre. Potrebbe risanarsi il
tutto lentamente, perché è ovvio sin dall’inizio che, se è vero che ogni singolo stato ha tanti debiti da poter giungere presto
all’impossibilità di pagarli, è anche vero
che un stato come l’Italia ha debiti in massima parte verso i suoi stessi cittadini. Che
cosa fa lo stato secondo il dictat della Germania, attraverso Maastricht? Li chiede
pur sempre ai cittadini tramite il fisco.
Frattanto è ovvio che, togliendo denaro a
tutti strozza i consumi e togliendolo alle
aziende, strozza la produzione e la somma totale sulla quale le imposte incidono
diminuisce. Ma così diminuiscono le entrate stesse dello stato.
La verità è “forse” che la più indebitata, la più vicina all’orlo del baratro era
proprio la Grande Germania e che solo
imponendo sacrifici a tutti gli altri poteva
salvare se stessa. E gli altri ci sono cascati.
osservatorio
Roma venti—venti è l’insistenza con cui
si dice che …quella era l’Italia del boom
del 1960. Niente di più falso da rifilare a
chi in quegli anni “non c’era”. La Roma
che organizzò quella splendida olimpiade
(e un famoso film documentario girò nelle
sale definendola “La Grande…”) era la
Roma degli anni ’50, degli stenti e dei
mezzi stipendi. Anni nei quali si era mantenuta la vera dignità del proprio lavoro.
Si lavorava sodo con meno assenteismo
nel pubblico e tanta iniziativa nel privato.
Guido Carli alla Banca d’Italia, con la lira
polverizzata che valeva la seicentesima
parte di 1 dollaro, portò la moneta nazionale al primato della solidità mondiale.
L’Italia veniva dalla sconfitta della guer-
ra, era ancora semi distrutta, non aveva
strade e treni, ma dimenticò in fretta le ferite, riprendendo a cantare per anni “il
Piave mormorò” come se niente fosse successo. In pieni anni 50 preparò la grande
olimpiade, ricostruendo Roma. Un ministro già allora ne approfittò, comprando i
terreni sui quali disegnò l’indomani la via
Olimpica. I furbetti ci furono sempre, ma
costruirono di tutto e gli azzurri vinsero
più medaglie che mai.
Monti e Abete divisi sul calcio
Gli scandali sul calcio hanno scandalizzato Mario Monti che sbotta in un’esternazione che fa inorridire gli italiani (Scher-
zate quanto volete, ma nessuno tocchi il
più grande giocattolo dello stivale): sospendiamo il calcio per tre anni. Poi si
corregge: “…era un’esternazione a titolo
personale”. Monti aveva espresso concetti d’altri tempi: “…il calcio che dovrebbe essere faro di moralità sportiva…”
Certamente poco pratico Monti ignora
che persino sport dilettantistici suggeriscono da decenni il gioco di parole fra
sport e sporco. Tutto lo sport professionistico è contaminato dalla prima metà del
‘900 da combine e da sostanze dopanti.
Sappiamo ormai tutti che persino Dorando Latri venne accusato di doping.
Ma Monti non guarda gli sceneggiati tv,
neppure quelli buoni: cose per comuni >
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poLiticA
il governatore si è detto anche deciso a …non far più politica
Le promesse dimissioni di Lombardo
Forse, alla fine della propria “avventura”
da governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo riuscirà a dimostrare di non essere
un “signor nonmidimetto”. E’ già molto, visto che l’Italia, in politica e fuori, ce
ne ha fatti conoscere tanti, diremmo troppi… Anzi, opinione corrente attribuisce
alle dimissioni, lungo lo Stivale, un atto simile a quello affibbiato a torto da Dante a
Celestino V: …che fece per viltade il gran
rifiuto. Lombardo, protagonista del più
originale dei ribaltoni che la politica ricordi, non pecca certo di originalità e sfrontatezza. Viceversa non sarebbe riuscito a
reggere tanto a lungo il timone dell’Isola,
che in tanti gli volevano strappare di mano. Lo psichiatra, di famiglia originaria di
Grammichele dove possiede tante terre,
ma nato a Catania, vide un giorno il “natio borgo” dei suoi antenati tappezzato di
manifesti che gli chiedevano di non tornare più. Insomma, non lo volevano neanche lì. E dire che a Palermo gli rimpro-
verano di “far tutto” per Catania e dintorni.
In realtà, fra i suoi assessori più iperattivi (Armao, Russo…), alcuni realmente
tecnici, altri neppure quello, ma messi lì
solo per far leva su quella parte del Pd che
lo ha appoggiato, altri non si sa presi dove
e come, a Lombardo si rimprovera ben altro. Non solo di aver fatto figurare all’opposizione chi aveva vinto le elezioni, non
distinguendo, in ciò, il proprio ribaltone
da tanti altri degli ultimi 20 anni , quanto
di aver mandato alle ortiche i soldi più
ghiotti che la Sicilia possa spendere: quelli
europei.
Contro di lui si sono scagliati in proposito
gli strali dell’Ars, scoccati soprattutto da
parte di Salvino Caputo e Innocenzo
Leontini, ma a volte dal debitamente
misurato presidente Francesco Cascio.
Infine, per quasi una settimana, l’europarlamentare Salvatore Iacolino, specialista del settore, ha sciorinato i dati del
Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), da cui risulta speso solo il 12 per cento
delle somme assegnate alla Sicilia. A fronte di una somma di 6 miliardi e 500 milioni di euro, tra fondi comunitari del Fesr e
cofinanziamenti nazionali e regionali, sono stati assegnati solo 762 milioni.
“Stiamo perdendo risorse finanziarie importantissime per assicurare lo sviluppo della nostra Regione – dichiara Salvino Caputo presidente della
Commissione Attività Produttive. Un’altra stroncatura per la Sicilia sulla spesa,
mancata, dei fondi europei proviene da
una fonte autorevole e qualificata: il commissario europeo per le Politiche regionali Johannes Hanh: “Desta una certa
preoccupazione – ha dichiarato il commissario – che la Regione Siciliana non
abbia capito bene il rischio che corre se
non spende entro il 2013 i 600 milioni
Ue più un miliardo di cofinanziamento
statale. Le regole dicono – ha concluso
curazioni. Non ne posso più, fra aumenti,
malus e mancati rinnovi, rischio di perdere
il senno e la ragione. Accetti i miei soldi,
pagherò tutto. Sono a sua completa disposizione”. Il danneggiato, ormai, comprende ed accetta la transazione.
inusuale in Africa. Ma, in passato, si era
sempre verificato il contrario, cioè un bimbo nero da una donna bianca, come il Ciro della canzone napoletana: niru, niru…
C’è sempre una prima volta.
osservatorio
> mortali. Gli risponde Giancarlo Abete –
comunque gran “paragnosta” d’un ambiente di paragnosti – dicendo seccamente: “Il calcio non è peggiore del resto
della nostra società”. Nessuno, insomma, è in grado di scagliare la prima pietra. …E non da oggi.
Liberaci dal malus
“Non mi rovini – implora l’investitore – accetti i miei soldi, le darò quanto vuole!”
L’investito, pur intuendo, resta ancora interdetto: “Ma lei non è assicurato?” L’investitore più confuso e contrito di prima, se è
siciliano risponde: “Ma cosa dice? Se mai
sono assicurato. Ma sì, inseguito dalle assi-
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Quel bimbo bianco coi capelli rossi
Dal cuore dell’Africa nera due immigrati
palermitani vedono nascere un figlio con
pelle chiara e capelli rossi. Alta si leva la
rabbia del marito, ma i medici intervengono tempestivamente per calmarlo: può
succedere, può succedere. Non resta che
indagare se trattasi di una variante genetica o di un raro caso di albinismo piuttosto
La Fornero e Linda Hunt
Linda Hunt è finora la sola attrice che abbia vinto l’oscar in panni maschili (Un anno vissuto pericolosamente 1984, non
protagonista). E’ nota per le sue parti da
“cattiva” cui la conduce un aspetto non
rassicurante che le deriva da una rara affezione ereditaria che lei ha trasformato
con spirito in un motivo in più per affrontare la vita con volontà e coraggio. Quan-
poLiticA
Stentorea, quanto le sue
dichiarazioni, l’apertura della
voce a lui attualmente dedicata da Wikipedia: Raffaele Lombardo (Catania, 29 ottobre 1950)
è un politico italiano, presidente
della Regione Siciliana dal 2008.
Fondatore e leader del Movimento per le Autonomie, è stato presidente della Provincia
di Catania dal 2003 al 2008 e
parlamentare europeo dal 1999
al 2008.
È indagato per concorso esterno e per voto di scambio politico-mafioso presso la Procura
della Repubblica di Catania per
dei rapporti con alcuni esponenti di Cosa Nostra.
Hanh – che se non si spendono le risorse
esse vanno perse”.
Il governo regionale si è difeso in vari modi, rispondendo anche ad Hanh, ma
questi ha fatto notare come i cosiddetti
“tesoretti”, assessorato per assessorato venissero, di fatto, sotto utilizzati. Le infrastrutture, da sempre tallone d’Achille della
Regione, avevano per l’assessorato competente a disposizione 1,9 miliardi di euro
ma hanno speso soltanto 370 milioni, così
come l’assessorato alle Attività Produttive
che ha speso soltanto 3,6 milioni a fronte
dei 535 previsti.
Ma a reagire sono gli stessi parlamentari europei: a parte Iacolino, la stessa Rita
Borsellino (Pd). Questa parte della sua
dichiarazione: “L’allarme lanciato dal
commissario europeo è un atto d’accusa
contro la scellerata gestione delle risorse
europee da parte del governo Lombardo.
Una gestione che ho più volte denunciato
anche in Parlamento europeo e che è uno
schiaffo alle imprese e ai cittadini che soffrono per la crisi. Altre regioni hanno provveduto…”
Ma, frattanto, com’è noto, al governo
Lombardo è venuta a mancare la “famosa
maggioranza” numerica che si era costituito, ricucendo in aula i voti di parlamentari della più disparata origine e s’era detto subito che – solo per questo, anche se di
solito basta anche meno – il suo governo
dovesse cadere. Invece, cuci e ricuci, c’è
chi dice che, con la sua grande “abilità” e
con il malcostume politico in atto – diciamolo – Lombardo potrebbe anche …tirare fino all’ultimo e persino riciclare in qualche modo il proprio potere, se non la persona, nella prossima legislatura.
Il 23 giugno, nel corso di una conferenza
stampa a Palazzo d’Orleans, Lombardo
ha ribadito, però, che si dimetterà, confermando anche la data scelta per motivi tecnici e indicata in precedenza. Questo il tono secco dei comunicati: “Il presidente
della Regione Sicilia Lombardo ribadisce
la volontà di dimettersi il 28 luglio e di ritirarsi dalla politica”. In precedenza lo fa
per spiegare che non vorrà far sì che una
carica istituzionale, quella di presidente
della Regione, sia giudicata in tribunale…
cascio riceve la “collega”
cinese uyunqimg
Il presidente dell’Assemblea Regionale
Francesco Cascio non ha mancato di
dimostrare il proprio interesse – altre volte
manifestato – per la politica che guarda il
Far East e la Cina in particolare. Non può
definirsi usuale un incontro fra i presidenti
di due assemblee che hanno alle spalle
due realtà di così disparata grandezza: il
paese più vasto del mondo, la Repubblica
Cinese e la Regione Siciliana, questa volta
in veste di piccolo lembo di terra e non in
posizione di primato come regione d’Italia e isola del Mediterraneo. La cooperazione a fini culturali e il consolidamento
delle relazioni di amicizia tra i popoli sono
stati al centro di un recente incontro tra il
presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Francesco Cascio e il vicepresidente
dell’Assemblea Nazionale del Popolo Cinese Onorevole Uyunqimg, tenutosi a Palazzo dei Normanni.
L’Onorevole Uyunqimg ha espresso
vivo apprezzamento per l’assetto autonomistico della Sicilia e un particolare interesse per le testimonianze artistico - monumentali di cui la nostra terra è ricca. Il
presidente Cascio ha affermato: “Questa
è un’occasione utile per sviluppare un’interlocuzione più fitta tra i parlamenti dei
due Paesi a beneficio del dialogo e della
collaborazione a fini culturali”. La rappresentante cinese, che testimonia la presenza di !quote rosa” anche nel paese dagli occhi a mandorla ha avuto modo di visitare alcuni dei più importanti monumenti, fra cui alcuni “tesori” del palazzo
dei Normanni.
osservatorio
do fa la “cattiva” recita e l’Oscar, stranamente, le giunse per un film in cui faceva
un ruolo normale: quello di un fotoreporter in estremo oriente…
L’attrice trasmette, comunque, umanità e
simpatia. Il fatto è che la Hunt nei panni
della cattiva somiglia parecchio alla Fornero. Ma questa com’è realmente: buona
o cattiva? E’ simpatica? E le sarà mai concesso un, pur simbolico, Oscar?
Anche la Germania si preoccupa
dei governi non eletti
Nazismo e Fascismo furono dittature o
sistemi democratici di governo? Il dubbio è stato posto da un cittadino tedesco,
Vito Parcher, che da Bolzano ha diffuso
una lettera fra i media nazionali italiani,
parlando di …preoccupazioni fra i tedeschi. Dice Parcher che il dubbio si insinua in Germania negli universitari, che
paragonano certi governi di oggi, fatti di
tecnici e presidenti non eletti dal popolo,
con quelli di Hitler e Mussolini, che, almeno, rispettarono certe forme. Sappiamo, allude Parker, a come sono stati spiegati gli eventi d’allora entro e fuori le
scuole. “se s’insinuasse l’idea che (comunque) il regime fu democratico –dice
Parcher – sarebbe un dramma per molti
(tedeschi) che hanno basato i propri successi politici sul contrario. Né può dirsi
che furono elezioni farsa ben 61 chiama-
te alle urne”. Ma noi trasferiamo il tutto
all’Italia e a Mussolini, un dittatore, rispetto ad Hitler, lavato col sapone Palmolive. Venne incaricato personalmente
dal Capo dello Stato (Re) a formare il
governo (in un’Italia che non ne era capace da anni). Tenne regolari elezioni,
sia pure con il sì e il no, stravincendo.
Creò un sistema con il quale il Gran Consiglio del partito, quando lo ritenne opportuno, poté destituirlo. Così andò la
storia.
Poi gli eventi drammatici della guerra finirono di sconvolgere quel che restava.
Certo è che tante menzogne sono state
narrate e che oggi si rischia di far peggio
d’allora..
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poLiticA
recluso a roma non ha perso la fiducia nella vita e nelle istituzioni
cuffaro ci scrive
Ci siamo scritti due volte con Salvatore Cuffaro e lui ci ha risposto velocemente da Rebibbia, dove purtroppo lo hanno recluso. Rarissimo caso in Italia di un processo ad un politico che si conclude in tal modo. Addirittura si dice sia l’unico...
E dire che “Totò” è nel nostro cuore, perché lo abbiamo visto e
sentito tante volte “dal vivo” parlare della Sicilia, delle sue speranze (ad esempio nell’ottica mediterranea), per l’economia e i
trasporti. Ne condividiamo, in pratica, tutte le idee. Dal sì al
Ponte alla ferrovia veloce Palermo – Catania, all’hub airport in
Sicilia. Ricordiamo il suo impegno per l’apertura della Palermo Messina: “...l’importante è inaugurare, al perfezionamento potremo pensarci dopo”. Superati gli ultradecennali
ostacoli, tale slancio aveva un senso e una connotazione differenti da quello che risulta dalle semplici parole… Ma ciò che ci
Caro Germano,
….Provo a darti qualche altro spunto.
I primi tempi in carcere sono stati dolorosi ed i più difficili, ragionavo ancora come una persona libera. Ho dovuto faticare ed abituarmi a ragionare da
detenuto, e più mi abituo e mi adatto
più capisco ed apprezzo il valore della
libertà, e più comprendo che nulla sarà per me più come prima, né per il
tempo che rimarrò in carcere né quando ritornerò alla vita libera. La vita
non si cambia. La vita cambia. La vita
ti cambia. La pur cattiva e dolorosa
zampata del carcere, nonostante sia
dura e difficile, mi ha permesso pur
tuttavia di conservare la serenità del
mio animo, e la voglia di dare e ricevere umanità, ed è questa che ho capito è
la strada per continuare a vivere come
ho sempre fatto.
Sto sempre nell’attesa, so insensata, illusoria, ma aiuta, che succede qualcosa
di nuovo, e non finisco mai di sperare
che il tempo mi restituisca la mia vita e
le cose in cui ho creduto, desiderio che
come un’ombra mi segue e non mi lascia mai.
Aspetto l’incontro con mia moglie ed i
miei figli, e non c’è nulla che possa darmi più coraggio e forza del loro sorriso,
sono loro che alimentano il desiderio
della mia speranza e la mia capacità di
resistere ed affrontare questa avversità.
Quando sono triste, ho paura, penso a
loro e volgo lo sguardo verso il cielo, e so
che non possono, lassù, non osservare le
mie sofferenze.
C’è sempre nella mia anima un posto
tutto per la preghiera e la fede, sempre
tenuto vivo ed illuminato da una luce
sempre accesa, la luce dell’amore.
Noi detenuti osserviamo e desideriamo
il mondo nella speranza che il mondo
possa ricordarsi, occuparsi ed osservare
noi.
Anche se mura di cemento fronteggiano
la libertà, mi sforzo di essere libero almeno col pensiero, con la fantasia, con
l’aiuto dei ricordi, non è la realtà, non è
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ha colpito di più è l’umanità di Totò: un giorno era felice perché Caracciolo era tornato al gol e potesse superare i suoi giustificati patemi... Due noti motivi di consolazione da lui espressi sono l’amore per la famiglia e la fede.
Nei primi righi della lettera Totò Cuffaro, come i personaggi
che più ci piacciono, dichiara piena fiducia in chi scrive queste
righe con le parole “…non ho bisogno di nessun controllo, so
che farai bene e sono certo saprai farmi dire ed interpretare i
miei sentimenti”.
Ma, a nostra volta, avendoci egli lasciato nei righi precedenti carta bianca, pensiamo che non ci sia niente di meglio se non
pubblicare questa sua seconda missiva, che ci sembra più adatta ad apparire sul giornale, rispetto alla prima che aveva un tono più personale.
la libertà vera, ma è bella lo stesso.
Grazie, spero di esserti stato utile e buon
lavoro.
Totò Cuffaro
Aggiungiamo uno stralcio
della prima lettera
…So di non aver mai favorito la mafia,
anzi di averla sempre combattuta ed osteggiata, politicamente, culturalmente. Ma
oggi più che mai, da dentro questo luogo, mi sento ancora di rinnovare la mia
fiducia nella giustizia, nelle istituzioni
tutte, ,magistratura compresa, e di riaf-
fermare la mia fedeltà a quello che sono
sempre stato, me stesso.
Ho dedicato molta parte della mia vita
agli altri, mi sono tanto speso per la
mia Sicilia, per farla crescere, per creare occasioni di sviluppo, di lavoro, perché fosse una terra dove poter vivere,
non da dove sfuggire.
Ed oggi più che mai sono convinto che
essa ha bisogno di essere amata e servita, anche perché la nostra vita ha veramente valore se si vive per qualcosa e
per qualcuno.
(S.Cuffaro)
poLiticA
due palermitani campioni di buon cuore
La beatificazione di don puglisi
e il premio a Biagio conte
Colpisce favorevolmente lo sguardo benevolo che da altrove ricade sopra due personaggi palermitani, uno purtroppo defunto, l’altro ancora attivo. Anzi attivissimo, tra noi. Il primo è Padre Pino Puglisi,
la cui beaticaficazione si attende di momento in momento, l’altro è Biagio Conte, la cui opera di benefattore ha ricevuto
un riconoscimento di alto livello europeo.
Il centro fondato da Don Puglisi è sempre
aperto ed è attualmente presieduto da
Maurizio Artale.
Quanto a Padre Puglisi, uno dei motivi
per cui è stato ucciso dalla mafia è stato
il suo continuo, operoso e paterno impegno evangelico e sociale, che si è concretizzato nell’apertura del Centro di accoglienza Padre Nostro, che ancora oggi
continua ad essere un importante e significativo punto di riferimento per bambini,
giovani, anziani e le famiglie del quartiere
e della città.
La beatificazione di Padre Puglisi sancisce, oltre che un riconoscimento alle sue
virtù personali, la validità e l’efficacia del
suo metodo socio-pastorale. Il suo metodo attinge forza nel Vangelo, nella preghiera del Padre Nostro e nei documenti
conciliari del Vaticano II, di cui egli era
grande estimatore, studioso e attuatore.
Uno degli elementi che caratterizzano il
martirio è il dono della propria vita, segno di un amore che ha le sue radici nella
fede in Cristo morto e risorto. L’accettazione del martirio ci esprime quel grande
dono d’amore che per primo investe chi
ha causato la morte del martire, lo investe del perdono del martire stesso, prima
di quello della comunità intera.
Biagio Conte ha vinto il Premio Cittadino Europeo 2012. A darcene notizia è stato l’On.le Iacolino, rappresentante palermitano all’Ue,
che, con il Prefetto Postiglione ha
visitato la Missione Speranza e Carità di via Decollati.
Il frate missionario laico palermitano Biagio Conte, fondatore e animatore della
Missione Speranza e Carità è tra i vincitori del Premio Cittadino Europeo 2012,
assegnato ogni anno dal Parlamento Europeo a quei cittadini che hanno dimostrato un impegno eccezionale nel facilitare l’integrazione tra i popoli e la pacifica convivenza tra persone di etnie, sesso,
culture e religioni diverse. La cerimonia
di consegna è in programma il 7 e 8 novembre a Bruxelles.
“Il prestigioso premio – afferma l’On Iacolino che ha sostenuto la candidatura –
rappresenta motivo di orgoglio, come
giusto riconoscimento per l’impegno costante e quotidiano di un uomo, di una
struttura e di quanti tra operatori e volontari - nell’ambito delle attività di assistenza e formazione - operano con passione, generosità e spirito di sacrificio in
favore degli ultimi, dei migranti, dei poveri e degli sfollati. Un modello di accoglienza unico in Europa riconosciuto
dalla giuria internazionale come esempio concreto di integrazione e solidarietà
basato sul dialogo, sul confronto e sulla
pacifica convivenza”.
un milione e mezzo di euro che la burocrazia tiene nel cassetto
“Monreale Montelepre torretta” fondi bloccati alla regione
Ecco una storia esemplare di “normale
burocrazia” regionale. Di casi del genere
ve ne sono “a bizzeffe”. Audizione in Commissione Legislativa Attività produttive
dell’ARS per la problematica legata alla
chiusura della strada provinciale Monreale – Montelepre – Torretta determinata dal pericolo frana. L’incontro verrà programmato per la prossima settimana in seduta congiunta con la Commissione Legislativa Ambiente e territorio dell’ARS. All’audizione, convocata su iniziativa del Presidente la Commissione Attività Produttive, Salvino Caputo erano
presenti, Vincenzo Guastella Sindaco di
Torretta, Maurizio Sgroi consigliere comunale di Montelepre, l’Assessore Provinciale alle infrastrutture, Gigi Tomma-
sino ed i tecnici di Genio Civile, Protezione Civile e della Provincia regionale di
Palermo. Dall’incontro è emerso che la
Provincia regionale di Palermo ha stanziato la somma di 200 mila euro per i lavori di messa in sicurezza, ma il dato più
emblematico è che la somma di un milione e 500 mila euro è bloccata alla Regione per problemi di natura burocratica.
“Bisogna sbloccare le somme – dichiara
Salvino Caputo – per mettere in sicurezza
l’importante asse viario che coinvolge un
vastissimo territorio e dove sono presenti
numerose attività produttive. Vi sono caseifici ed aziende agricole che stanno subendo un danno dalla chiusura della strada per non parlare delle gravi difficoltà da
parte della stessa protezione civile ad ac-
cedere nei luoghi in caso di emergenza incendi o di altri pericoli. È necessario avviare i lavori al più presto – conclude Caputo – e proprio per questi motivi la Commissione preparerà una risoluzione per
impegnare il Governo a sbloccare le somme di denaro del piano nazionale della sicurezza stradale”. Inutile notare come il
migliorare di questa vecchia strada sia importante. Essa costituisce una rara alternativa che baipassa le gallerie autostradali
e l’intera strada per Punta Raisi. Sarebbero opportuni allacci sin da Palermo stessa
ed un miglioramento generale, degli allargamenti ove possibile. Ma tenerla chiusa per “caduta di massi” è quasi incivile.
Situazioni men che terzomondiste cui
purtroppo dobbiamo assistere spesso.
19
AttuALitA’
A
indignati i due uomini politici di differente colore
contro il governo Lombardo
insorgono cristaldi e Apprendi
Mentre la politica regionale - certamente
per colpa primaria di Palazzo d’Orleans e
di chi vi sta seduto - tocca il fondo del decoro e Raffaele Lombardo “si vanta” di
essere “pregato” da “tutti” di non dimettersi (e il motivo è che non vogliono ancora perdere il posto, neppure per pochi
mesi), anche all’Assemblea avvengono cose ...turche. Di riflesso, per l’inattività del
governo, si sono presentati - mesi or sono
- i forconi, non certo a torto. Adesso i sindaci delle Isole Minori occupano una Commissione. Anche loro hanno buoni e ben
noti motivi (trasporti). Tutto ciò ha suscitato lo sdegno di quegli uomini di destra e
di sinistra, ancora legati ad un minimo di
decoro ed onorabilità politica.
Ecco Pino Apprendi (Pd): Sfiducia a
Lombardo, a chi giovano questi giochini…
“Ho appreso dalla stampa che ieri, nella
riunione dei capigruppo all’ARS, si
è consumato l’ennesimo atto rocambolesco, che ha creato le condizioni
per non presentare alcuna mozione di sfiducia al Presidente della Regione
Raffaele Lombardo. E’ un gioco per nulla serio, contrastante con il roboante
annuncio con cui si dava per scontata la
presentazione della sfiducia, che per quanto un atto politico dava il senso di una rottura di rapporti con chi, trasformando il
governo tecnico in politico, cambiava le
condizioni per cui il PD aveva garantito
la maggioranza. Tutto questo potrà servire a fornire l’alibi al Governatore di non
La politica
s’incarta da sempre
fra
“formulette”
e gratuite
decisioni
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Pino Apprendi
Nicola Cristaldi
dimettersi stante il fatto che si trova con
un Parlamento in cui non si capisce più
chi è maggioranza e chi è opposizione.
Ormai è il caos e il mio partito non è indenne. Ci sono gravi responsabilità che
non fanno bene alla vigilia di una campagna elettorale che si presenta già difficile
per tutti.” (5 luglio 2012).
Ed ora Nicola Cristaldi più volte
sindaco - ora a Mazara - e già presidente Ars
“I Sindaci delle isole minori occupano
l’aula della terza commissione legislativa. Mi chiedo se Palazzo dei Normanni
sia ancora la sede di un Parlamento o è
diventato un luogo dove ognuno può fare quello che vuole. Non entro nel meri-
to della questione sollevata dai Sindaci
che credo sia fondata su buone ragioni
ma mi soffermo su questa continua mortificazione dell’Istituzione parlamentare.
Mi chiedo che cosa potrebbe accadere se
si usasse lo stesso metodo di protesta alla
Camera dei Deputati o al Senato della
Repubblica.
La democrazia non può significare che
la sede del Parlamento si può trasformare in una piazza dove organizzare manifestazioni come quella in questione. I
Sindaci hanno l’obbligo di rispettare la
sede parlamentare e il Parlamento ha il
dovere di ascoltare i Sindaci: tutto il resto è un doloroso contributo alla delegittimazione dell’istituzione parlamentare
regionale”.
E’ da tempo che ci teniamo dentro
come un rospo la voglia di un piccolo sfogo – per quel che conta – contro la politica e il gior nalismo e la
politica quotidiana delle “for mulette”. Il più tipico e ripetuto esempio
è Bersani che ogni sera appare in tv
e ne ha pensata una, non dor mendoci, forse, il pomeriggio o la notte
prima, per cambiare ogni 24 ore: piccoli assiomi, quasi proverbi, qualche
tentativo di frase storica, ma sempre
astratta, sostanzialmente priva di alcuna concretezza. Nessuna notizia,
n e s s u n a s o s t a n z a , q u a l ch e i n s u l t o
alla controparte, qualche proposito
assolutamente astratto… Ha imparato la lezione da D’Alema un maestro in proposito – che continua ad
applicarla e se l’è scambiata anche
c o n Fa s s i n o. Q u e s t o s o n o i r e c o r dman, un nuovo Trio Lescano delle
solite canzonette. Si va dal “colpo di
reni” al ritrito “rimboccarsi le maniche”,
fino alla “necessità della ripartenza”… Ci
fa piacere che quest’ultima parola, che
ascoltammo per primo da Prodi (tanto
nomini…) sia rifiutata dal vocabolario del
nostro pc. La includiamo, perché è stata
ripresa dai telecronisti del pallone, che
corre dal contropiede al riprendere in
mano le redini della partita. Ma sì, una
parola in più, una in meno, se ne aggiungono tante… Molte sono del tutto inutili,
ma è come una gara.
Se, infatti, è lecito – ma a volte utile –
creare nuovi vocaboli, così come prendere in prestito termini e immagini figurate
da una realtà per spiegarsi meglio in un’altra realtà, i “guai” arrivano quando le
“formulette” diventano un’abitudine, un
vezzo continuo, persino una malattia.
Perché ciò può valere – ed avviene – a
non affrontare in concreto i problemi.
AttuALitA’
zong Qinghou presiede il Gruppo Wahaha (bibite) e cerca contatti
il terzo magnate cinese in Sicilia
Una bella risposta, se ce ne fosse bisogno,
a chi continua a torcere il naso ai cinesi
che con i loro capitali vogliono investire in
Sicilia. L’Isola piace agli imprenditori del
Sol levante. Riceviamo e pubblichiamo
un comunicato a firma del giornalista
professionista Gianluca Rossellini, collaboratore dell’Ansa di Messina. Dal comunicato emerge un personaggio di riferimento per questi contatti che noi riteniamo da sempre auspicabili: l’avvocato Ernesto Fiorillo. L’arrivo di imprenditori da
fuori e il ritorno di quelli siciliani che hanno fatto fortuna altrove va vista con un
plauso, così come l’attività di quei siciliani
che – pur fra le difficoltà – hanno successo sul territorio isolano.
La visita di Zong Qinghou (dal comunicato testuale). Il mercato cinese è forse il
primo al mondo per i prodotti alimentari e
vale oltre 250miliardi di dollari ; si stima
che crescerà al ritmo 15% solo quest’anno.
Il colosso della distribuzione di bevande
analcoliche Wahahah, secondo solo a Coca Cola e Pepsi Cola , ha deciso di diversificare e di realizzare 10 ipermercati in altrettante città cinesi di seconda fascia quelle cioè che pur essendo poco note hanno
comunque da 5 a 10 milioni di abitanti:
quindi un potenziale di consumo enorme.
In questi giorni è in Italia grazie alla intensa attività dell’Istituto per il Commercio Estero di Pechino, del suo Direttore
La Spina e dell’Ufficio di Palermo, Diretto da Alessio Ponz De Leon, il Presidente
del Gruppo Wahaha, Zong Qinghou, che
tra l’altro è il terzo uomo più ricco della
Cina, diversi accordi sono in corso di realizzazione con aziende siciliane quali la
CandiFrucht, produttrice di succhi d’aran-
Neppure a parole. Cioè – in pratica – a
non dire mai la verità. E questo può diventare gravissimo se non letale per tutta
la società civile.
Poi vengono nell’ordine della scala dell’inutile, del vano e del dannoso le “grandi
decisioni” e i proclami apodittici di carattere astratto, immateriale… Morali? Sono decisioni facili, perché non costano
niente, mentre affrontare le vere emergenze dello Stato e della Nazione costa
denaro e abilità concrete… Più sono i proclami dei nuovi primi ministri, dei nuovi
sindaci etc, più sarà il fumo e meno l’arrosto. Tanto per usare anche noi la nostra
formuletta. Ma noi stampiamo un piccolo
foglio di carta, non pretendiamo di governare il mondo, non manovriamo cifre a 9
zeri ulteriormente moltiplicate.
L’ultima arrivata, nel regno delle parole,
è Elsa Fornero. In lei – decisamente un’innovatrice – il linguaggio astratto assume
Avv. Ernesto Fiorillo, Presidente Associazione Italo-Cinese, Avv. Francesco Fiorillo, Partner Studio Fiorillo ed Associati, Mr.
Mr. Zong Qinghou,Presidente e Fondatore del Gruppo Wahaha,Mr. Shao Jinrong, Director of Equipment Departement
cia, oli essenziali e canditi, l’Azienda La
Fauci che produce Vini di qualità e la famosa Grappa Giovi e la Laboratori Plants
di Giovanni Ruggeri, azienda unica per la
realizzazione di integratori alimentari che
utilizzano come principi attivi per la cura
delle più comuni malattie (obesità diabete, gastrite etc) essenze ricavate da prodotti che esistono solo nella nostra area e cioè
mandorle ed oli essenziali.
Le aziende fanno parte della Associazione Italo Cinese, costituita nel 1994,
con sede a Messina presieduta dall’Avv.to
Ernesto Fiorillo. .
“L’opportunità offerta dal Gruppo Wahahah – riferisce l’avvocato Fiorillo – è
unica nel suo genere. Tra pochi mesi sarà
toni austeri ed aspri da tribunale militare: “…smentisco nel modo più categorico di aver affermato…” sono parole testuali. Quello che contano sono, però, da
una parte il tono funereo, quanto egocentrico – da crisi di onnipotenza – ma
ancor di più conta la differenza con l’altro tono che dovrebbe usare. Facciamo
un esempio: “…cari signori, il problema
c’è ed è grave, è un problema per tutti
noi, cerchiamo di risolverlo assieme, scontrarci muro contro muro può essere l’errore maggiore…”
Di una recente formuletta trovate un “pallino” al termine della rubrica in fondo a
questo nostro numero. La ministra Severino che dice “abbiamo operato un cambiamento epocale sul nostro codice che
non mutava dai tempi del regno”: il suo
modo – vuoto – di parlare è, però, sempre lo stesso. In realtà non ha comunicato nulla.
ultimato un grande centro commerciale
ed in esso saranno esposti su oltre 5.000
metri quadrati prodotti italiani dei settori
che vanno dall’agroalimentare, all’abbigliamento, all’artigianato alla piccola gioielleria, pelletteria ed altro. I produttori
italiani potranno sperimentare con la nostra assistenza – prosegue Fiorillo – delle
formule nuove con il partner cinese che
riducono al minimo gli investimenti. Sarà
anche possibile utilizzare gli aiuti offerti
all’esportazione e particolarmente l’intervento della Simes”.
La Delegazione Cinese ha incontato in
Sicilia circa 40 aziende ed è rimasta ancora per un mese per valutare altre nuove
proposte di collaborazione.
Massimo D’Alema
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poLiticA
non solo il contribuente moroso è un parassita della società
fra gli evasori “pubblici” c’è di tutto
Molti uffici – c’è chi dice siano
i più – distribuiti fra stato, regioni, province e comuni non
pagano le bollette della luce e dell’acqua. Si è letto che
ci sia persino Equitalia. Tutti, però, concordano nell’additare come colpevoli i tanti componenti di una nuova “statistica del pollo” nella quale rientrano a pieno titolo i vecchi pensionati, i quasi nulla tenenti, i
piccoli esercenti, i riparatori,
gli ambulanti senza partita iva.
Eccoli i veri evasori, gli affamatori del popolo. Ma come?
Non sono loro, invece, il popolo? Qualcosa, ovviamente, in
questa logica non funziona…
E non parliamo dei titolari di
partita iva: veri e propri reprobi, quando – al contrario – sono nella stragrande maggioranza i contribuenti per eccellenza, coloro che materialmente portano denaro fresco nelle
casse dello Stato.
Ma, con la cultura scolastica
ferma all’800, molta gente è
convinta che il commercio,
non meno de “la proprietè”
di Proudhon, c’est le vol. Cioè
un furto. E darebbero una casa e un compenso solo ai contadini, perché producono grano ed ortaggi o magari agli allevatori, ma possibilmente solo
di animali ruspanti…
Occorre che questa gente “si
rassegni” che quei tempi sono
passati per sempre, sia sul terreno dei puri rimpianti, sia su
quello della realtà economica.
Una martellante pubblicità ripete: “il contribuente
moroso è un parassita della società”. Ma spesso chi
è andato in mora lo ha fatto per mancanza di soldi.
Chi chiude, fallisce e lascia i dipendenti per strada
è moroso. E’ spesso un debole e – forse – non facciamo che dire che occorre non discriminare i deboli,
ma aiutarli? E lo stato moroso – per abitudine – verso i privati dove lo mettiamo?
Rinunziare alla produzione
industrializzata e standardizzata è oggi impossibile. Né essa porta solo svantaggi sul piano dell’igiene e dei valori nutrizionali.
Ma, più esattamente, è quel grande castello – che sembra di carte, e non lo è – costruito su un’economia di servizi, che si regge e
continuerà a reggersi la società
e, prima ancora di essa, l’intera
realtà economica. Tant’è che
questo “sistema” viene semplicemente imitato da chi, oggi,
cerca di superare chi lo ha creato in ricchezza e benessere.
I moralisti delle imposte dirette,
che tanta pubblicità hanno fatto sui media, sciupando altro
pubblico denaro, per convincerci che il vero colpevole della
crisi sia l’inquilino del terzo
piano, che ha l’automobile più
grossa della nostra, sono fra i
peggiori “peccatori” del momento. Rei di ipocrisia, applicano fra l’altro platealmente la
famosa massima “fate quel che
dico, ma non fate quel che fo”.
E anche i consulenti fiscali, di
regola, fanno la paternale ai clienti, ma dove sono le loro fatture?
La storia dovrebbe aver dimo-
strato che la proprietà non è
un furto, per il semplice fatto
che, se togli al padre di famiglia la possibilità di lasciare ai
figli quanto da lui prodotto in
vita, egli – che altro non è se
non il cittadino –smette di produrre, togliendo alla società il
contributo del proprio estro,
del proprio lavoro… Un problema molto grave è che non
si comprenda abbastanza come l’applicazione di una
“forza lavoro”, cioè l’impiego
di un individuo, specie in
una nazione dirigenziale – ma
non solo in quella – renda più
di quanto costa. E’ diffusa
l’idea che un cittadino occupato sia una persona che consuma un reddito. Non si tien
conto che il pil si chiamava
un tempo reddito nazionale e
che è così che si produce la ricchezza e si giunge al benessere
delle nazioni. Il reddito nazionale è la somma di quanto pagato e, quindi, incassato sul
territorio nazionale. A qualunque titolo ciò avvenga. E il
Pil è in concreto un nuovo modo per definirlo, cioè la stessa
cosa.
Non è strozzando i popoli,
i cittadini e le aziende col
fisco che si migliorano la società e la qualità della vita. Oltretutto, da una società impoverita, lo Stato sta dimostrando
di poter comunque attingere a
propria volta meno risorse. E’
lo sviluppo che crea ricchezza,
non altro.
Anche Michele cimino accusa Monti e Lombardo
Il governo Monti ha presentato il piano da
2,3 miliardi per il Mezzogiorno indirizzato
alle fasce più povere della popolazione e a
sostegno delle piccole e medie imprese. Ma
siamo di fronte al solito bluf. Anche il deputato Michele Cimino (oggi a Grande Sud)
punta il dito contro la sincerità di Monti e la
logica di Lombardo.
“Sento – ha dichiarato Cimino – che ancora
una volta si ripropone il vecchio ritornello
degli annunci di piani, di progetti e di finanziamenti a favore della Sicilia che rimangono tali, come la cronaca dell’assegnazione
dei famosi Fondi Fas ci ha insegnato, su cui
sono stati scritti negli ultimi 3 anni fiumi di
parole e sprecati e tonnellate di carta…”
Anche secondo Cimino i siciliani hanno
motivo di essere stanchi di vedere vanificato
22
tutto l’impegno profuso da chi cerca di portare un po’ di soldi in Sicilia per combattere
la grave crisi in atto da anni.
“Non si tratta di nuovi finanziamenti a favore del Sud – avverte l’uomo politico siciliano – ma soltanto di una rimodulazione di
quelli già esistenti. Con l’aggravante che
trattasi di fondi che il governo Lombardo ha
restituito in buona parte al governo nazionale per la sua ormai conclamata incapacità
a gestire l’amministrazione regionale. Il tutto vorrebbe esser mirato ad evitare che un
po’ di fondi siano restituiti, cioè almeno una
parte, all’Europa in seguito al procedimento
avviato da Bruxelles per essere stati incapaci
di spenderli entro i termini”.
Questa la desolante analisi di una situazione che dovrebbe invitare tutti ad ado-
perarsi affinché i fondi promessi dal Governo Monti diventino con assoluta urgenza realtà concreta… “Sia chiaro a tutti – conclude Cimino – che i siciliani sono
stanchi di promesse non mantenute e dell’incapacità dell’intera classe politica che
ha governato la Regione in questa legislatura di assicurare quanto alla Sicilia sarebbe spettato”.
Come dice l’economista Antonio Martino: “il nostro non è un sistema sano che ha
contratto un malanno temporaneo, che possa essere curato con pannicelli caldi. Ma un
sistema profondamente sbagliato che non
può non produrre altro che crisi”. “E’ ora di
cambiare – ha affermato anche Cimino –
intervenendo anche con la riapertura dei
cantieri delle opere pubbliche”.
poLiticA
dopo i cambi di guardia nelle amministrazioni
cosa c’è dietro l’angolo
di questa primavera
Naturalmente, in questa tornata elettorale, come di consueto, “hanno vinto tutti”
ma c’è chi ha stravinto. Non ha senso contare gli astenuti, perché le medesime poltrone sono state occupate da altre persone
e l’Amministrazione va avanti.
E i nuovi programmi? Certo, l’inceneritore non si farà. Di conseguenza non avrà
senso fare raccolta differenziata; si terrà
conto dei diseredati e degli impoveriti dalla situazione economica, ripartendo loro
tributi e tasse, anziché investire. Ma intanto su, in alto, se la godono sempre allo
stesso modo.
Tutto ciò ha valore? No, perché è ovvio se il voto è più o meno di protesta (il
PD è un partito di Governo!) ed è mirato
contro gli inceneritori, come si risolverà il
problema delle discariche?
Ecco, basta solo questo esempio per mostrare quanta demagogia, incapacità di
pensare ad altro c’è nelle “nuove proposte
amministrative”…
In realtà manca sempre quel “qualcosa di nuovo“ che permetterebbe di salvare capra e cavoli: in Italia abbiamo solo
bisogno di ricreare il circuito monetario
interno senza dover dipendere dai cervelloni UE e/o comprare banconote dalla
BCE.
Ma, purtroppo, queste sono cose difficili da far capire per chi è pronto a seguire pedissequamente il volere della gente al solo fine elettorale e non a quello del
benessere generale.
E’ perfettamente inutile continuare
con futili discorsi sulla questione di una
politica che non c’è più. C’e’ solo da
constatarne il fallimento: i cinesi si stanno
comprando pezzo per pezzo e pian piano
un po’ tutto, l’esercito di stranieri disoccupatati e affamati ci sta invadendo. Privilegiamo zingari anziché italiani, i suicidi
per il “malgoverno” continuano, riemergono i movimenti eversivi e aumentano i
suffragi per un partito politico basato sulle grida satiriche di un attore comico (tra
l’altro, bravissimo – ammettiamolo – nella sua professione).
Tutto questo lo dobbiamo a “quelli del
centrosinistra”, perché sono stati loro che firmarono i trattati e ancora
loro che portarono al Governo il centrodestra per poi paralizzarlo. Sono ancora
loro che hanno dimissionato quest’ultimo
e, infine, sono ancora loro che sostengono
la candidatura dell’attuale Governo “tecnico”!
Credo sia giunto il momento (e l’opportunità sarà irripetibile) che tutto il loro stato
maggiore esca definitivamente di scena a
meno che non restino solo per assistere al
disastro finale...
Ma c’è anche una fortissima corresponsabilità dei movimenti di destra, a partire dall’errore di AN ed oggi siamo senza
un partito nazionalista capace di farci riprendere la nazione a sfondo sociale al fine di ridare speranza agli italiani.
La formula per battere tutte la altre for-
ze politiche è composta da solo tre password: sovranità nazionale, moneta
locale e accordi di federalismo europeo. Tale formula magica ci permetterebbe di pilotare l’economia interna gestendo l’inflazione e adottando le teorie
keynesiane (anche se lo stesso Keynes non
ci crederebbe più!). Ci permetterebbe di
socchiudere la porta all’immigrazione e
decidere quali siano le importazioni da liberalizzare. Infine, ci permetterebbe di
avvalerci del sistema UE per proteggerci
dal resto del mondo. Più o meno allo stesso modo con il quale gli USA stanno riprendendosi dopo la fallimentare politica
del recente passato!
Da Roma
Lorenzo Romano
il dilemma dell’economia
Keynes non Keynes, questo è il problema. Il pensiero economico si è spaccato in due. Da una parte i liberisti puri rimproverano a questo economista che sta come pietra miliare a margine della crisi del 1929, di aver creato l’illusione di poter aspirare ad un mondo senza, rischi, senza imperfezioni. Non meno di
quanto proposto dal socialismo reale: un mondo che assistesse il
cittadino – si disse – dalla culla alla bara. Una realtà che nega
alla crescita il beneficio della conflittualità.
Dall’altra parte c’è chi dice che il fallimento della “illusione
keynesiana” sia null’altro che ciò cui stiamo assistendo. Perché
di liberismo ce ne sarebbe stato fin troppo e sarebbe impossibile dosarlo con tanto assistenzialismo, così da creare un equilibrio ottimale. Ma, a ben vedere, siamo di fronte al solito errore che ci viene dal Rinascimento prima e dall’Illuminismo
poi: l’illusione è quella di pensare che un mondo perfetto
possa esistere e sia a portata di mano: basterebbero onestà
d’intenti, buona volontà e intelligenza.
Non è così. Perché si può benissimo faticare tanto ed essere
moralmente perfetti, ma sbagliare un lavoro. E, allora, ogni
sforzo gli sforzi è inutile. Servono altri esempi?
Il problema è che bisogna saper accettare gli equilibri instabili, i risultati a sorpresa, gli errori. Il 1700 e il 1800, che pur ci
hanno dato tanto, hanno alimentato grandi illusioni contro le
quali il 1900 si è rotto spesso letteralmente il muso. Si pensi alle due guerre mondiali. Si pensi alle guerre di oggi, che nascono da motivi economici (come sempre), ma fanno leva anche
su basi ideali che confliggono con la capacità di vedere ciò che
è equo, giusto e opportuno: scegliere la via della pace e dei
trattati.
Keynes non può fornirci ancor oggi un manuale per aggiustare il mondo e il benessere delle nazioni. Ma si salva, certo, il principio base del suo pensiero: tenere a bada l’economia
reale concedendole i lieviti del liberismo con un sempre più
sapiente controllo dell’economia monetaria. Ma occorre sapere bene che il rischio è in agguato e che ogni nave, anche la più
sicura, fino ad oggi, può affondare.
Se quest’ultimo è un pensiero coniato al momento, proprio
Keynes conosceva le virtù dell’imprecisione. Ecco una sua
battuta …all’inglese: Preferisco avere all’incirca ragione che
precisamente torto. (D.)
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SiciLiA
Ma non sussistono dubbi razionali al proseguimento dei lavori
ricomincia il tormentone del ponte
“La società Stretto di Messina è tenuta per
legge a realizzare il progetto. Quindi, in attesa di indicazioni formali, prosegue nel
suo lavoro”. Chi parla è l’amministratore
delegato della Società stessa Pietro Ciucci, a margine della presentazione della relazione annuale dell’Avcp. Dopo le parole
del ministro per lo Sviluppo economico,
Corrado Passera, secondo cui la realizzazione del Ponte non sarebbe una priorità, l’ad attende indicazioni formali
sulle decisioni da prendere. “Al momento
– ha affermato Ciucci – non siamo autorizzati a fermarci”.
Il ministero dell’Ambiente ha chiesto degli
approfondimenti su alcuni aspetti e “noi –
aggiunge l’ad – stiamo rispondendo. La
legge e la convenzione ci impongono di
proseguire, perchè le decisioni spettano al
governo. Decisioni che dovranno arrivare
in tempi brevi perché sono del genere che
vanno il più rapidamente possibile”.
Il riferimento è certamente, non solo di
mera opportunità umana e imprenditoriale, ma è un non troppo velato riferimento
al grande risarcimento che lo Stato italiano
dovrebbe versare alla Società Stretto di
Messina, vincitrice della gara di appalto e
successivo affidamento, in seguito al tardivo recesso. Un passo indietro che, con il
trascorrere del tempo costerà – a prescindere dal mancato fruire di un ponte sullo
Stretto – sempre più caro all’Italia.
Contro le parole di Passera avevano reagito sia l’assessore regionale competente (uno
dei pochi meriti del governo Lombardo è
l’adesione – rimasta però platonica – al
ponte), sia il deputato Ars Marco Falcone. “Gravi le dichiarazioni di Passera. Il
Ponte – afferma Falcone – è indispensabile per il rilancio dell’economia siciliana. Le
dichiarazioni del ministro Passera che met-
tono in discussione l’utilità del Ponte sullo
Stretto e, conseguentemente, fanno trapelare la sua contrarietà alla realizzazione, è
l’ennesimo segnale di lontananza del Governo dei tecnici dalle problematiche economiche e sociali della nostra Isola”.
Falcone (Pdl) non ha mezzi termini: “ Il
Ponte è indispensabile per il rilancio dell’economia siciliana per due ordini di motivi: il primo è che è fondamentale per far
uscire dall’insularità la nostra economia
fortemente penalizzata dalla lentezza e dal
costo dei trasporti; il secondo è perché la
costruzione stessa del Ponte attiverà meccanismi virtuosi di modernizzazione tecnologica e infrastrutturale che darà ossigeno alle imprese e determinerà una provvidenziale crescita dell’occupazione”.
Ma il tormentone continua. Dopo l’accusa
bifronte alla società Stretto di Messina di
voler “approfittare del risarcimento e fug-
gire”, dimostratasi – come avevamo affermato sulla nostra edizione on line – assolutamente allucinante e frutto della fantasia
contorta di chi non conosce l’anima dell’imprenditoria e vede ovunque meri gretti
interessi, al di là delle capacità di rischio
etc, continuano ad avvicendarsi varie forme di no all’indispensabile e prestigiosa
opera che renderebbe anche la Sicilia protagonista… E’ ovvio come sono tutte dichiarazioni fasulle, perchè non tengono
conto dell’enorme spesa cui si andrebbe
incontro, ormai, nel caso la committenza
dovesse recedere dall’affare – ponte. Una
spesa a fronte del nulla di fatto, del mancato innescarsi di nuove committenze e ingaggi di mano d’opera. Oltre al mancato
beneficio finale. Al contrario, com’è noto,
la pensa il mondo che conta e dal Far east
gli stessi Cinesi ci prendono per folli ed una
compagnia si è offerta – a quanto risulta
con certezza – di fornire gratis o comunque senza immediato ritorno di denaro
tutto il ferro necessario.
Il Ponte è indispensabile per affrancare – sdoganare la Sicilia dal suo storico isolamento (o isolazionismo), per realizzare la
continuità territoriale con l’Italia, che già
viene affermata dalla legge senza sussistere
e per concretizzare le necessità dell’import
export: approvvigionamento ed esportazione. Più tanti altri motivi ancora: meno
inquinamento marino e terrestre, arrivo
dell’alta velocità e treni moderni che non
s’imbarcano su nave… Pensarla al contrario è snobismo o follia. A meno che non si
appartenga a quelli di altre estrazioni geografiche che rivaleggiano contro la Sicilia,
dai leghisti ai pugliesi. Ma a favore della Sicilia dovrebbe venir fuori l’Europa. O, ripetiamo, i Cinesi, perché l’Isola è il miglior
approdo possibile.
…Questa è Affrica… Appunti su un paese nato storto Lettura – spettacolo con vanni de Lucia
il sud visto dai colonizzatori nordici
A Roma, in occasione de l’Invito alla
lettura, presentato presso la Biblioteca storica del Ministero dell’Economia e delle Finanze, si è parlato
dell’unificazione d’Italia, in chiave di rivisitazione storica. Finalmente. Infatti,
da un po’ di tempo, si avverte la necessità di riscrivere quelle pagine di storia
troppo agiografiche che hanno omesso
di raccontare parecchi episodi del Risorgimento che non ebbero niente di
glorioso, anzi, molto di increscioso.
Esiste un’intera collana di libri che ricostruiscono fasi e momenti di vera oppressione nei confronti dei meridionali.
Stralci di lettere (Luigi Farini, appena
nominato luogotenente per le Due Sici-
24
lie al ministro Cavour: “Questa è Affrica! Al confronto con questi cafoni i beduini sono fior di virtù civili!”, mentre
Garibaldi ad Adele Cairoli scriveva: “Ho
la coscienza di non aver fatto del male.
Nonostante ciò, non rifarei la via dell’Italia meridionale, temendo di essere
preso a sassate, essendosi cagionato solo
squallore e suscitato solo odio” …
I briganti erano solo dei contadini…
Non si vollero capire e affrontare i problemi del Sud, ma soltanto occupare,
opprimere, tassare..
Anche se non mancavano allora i motivi
validi per l’unificazione del paese, né
certo oggi, ai meridionali non furono
date nè la possibilità di esprimersi de-
mocraticamente né quelle forme di autonomia che avrebbero potuto evitare
certi guasti. L’Autonomia in Sicilia arrivò troppo tardi (ultimo dopoguerra) –
per giunta in conseguenza di una sollevazione popolare – quando ormai al meridione erano state tolte tutte le attività
economiche tradizionali per vassallaggio nei confronti del nord industrializzato. Ora è troppo tardi per riparare ai
danni commessi? Forse no, in ogni caso
è fondamentale ripartire da quanto accaduto per sapere che cosa è successo,
insegnarlo ai nostri giovani e cercare insieme, meridionali e settentrionali, il bene del nostro paese.
Lydia Gaziano
l’intervista
e’ Già protaGonista di Molte iniziative
Gabriella
GiaMManco Young lady a Montecitorio
Quando era ospite alla festa di Palermoparla per le ultime amministrative,
Gabriella Giammanco ci colse di sorpresa. E non poteva essere diversamente:
“mah, sono così gli onorevoli oggi?” Una
ragazza carina, sciolta nel comportamento assieme alle altre, della quota rosa, candidate per un posto di consigliere comunale.
“No, io sono già a Roma”, disse. E dove?
“Alla Camera”. Ma, allora lei è un onorevole…
Giovane la Giammanco lo è, ma già ha
fatto tanta strada, dividendosi fra Palermo e Bagheria. E poi... la Capitale. Giornalista professionista, passando da una
laurea in Scienze della comunicazione,giornalismo da 110 e lode e poi, attraverso il
Comune e l’Ansa di Palermo, è giunta infine a Mediaset.
La rincontriamo a Palermo e l’onorevole
Gabriella si riapre con la disponibilità che
già le conoscevamo.
Da Mediaset il trampolino di lancio verso Montecitorio…
“Sì, il mio nome era in fondo alla lista, ci
speravo ma sono sempre rimasta con i
piedi per terra come lo sono tuttora. Il
mio seggio è scattato perché il Popolo della Libertà ha ottenuto un ottimo risultato
in Sicilia”.
Al suo primo mandato, dunque. Lei
ha quasi scoperto la politica…
“Provengo dalla società civile, non sono
una politica di professione, ho sempre vis-
suto del mio lavoro di giornalista e guardo la politica con spirito critico. Credo
che la politica non debba essere considerata un mestiere ma una missione, un servizio
al cittadino e alla collettività. Se oggi impera un sentimento di avversione nei confronti dei politici è perché, troppo spesso,
la politica ha dato una cattiva immagine
di sè, è stata molto autoreferenziale, ripiegata sulle ambizioni dei singoli piuttosto
che sulle reali necessità della gente comune e questo, giustamente, ha fatto emergere una certa indignazione da parte dei
cittadini, che chiedono ai politici di lavorare per il bene comune e non per la corsa alle poltrone e al successo personale. E’
necessario lavorare seriamente per fare
ripartire questo Paese, lo dobbiamo alle
nuove generazioni.
Un politico migliore dev’essere anticrisi, dunque…
“Vede in un periodo come l’attuale, chiunque, politico o cittadino che sia, deve
dare il proprio contributo, mettendosi in
discussione e facendo sacrifici per un futuro migliore, per il bene dei nostri figli”.
Mi accennava poc’anzi ad alcuni
traguardi politici… “Le parlo dell’introduzione dell’Imu per i
beni commerciali della Chiesa. Non è
stato facile, era un tabù nel mio partito
affrontare certe tematiche invece quando
mi sono fatta avanti per proporre la questione ho trovato sostegno da più parti,
segno che stavo andando nella direzione
giusta così come il tempo ha confermato.
Sono cattolica, vado a messa e credo fermamente nei valori del cattolicesimo ma
ho ritenuto giusto, per una questione di
equità fiscale, chiamare a dei sacrifici anche la Chiesa. Non sarebbe stato giusto far
pagare solo i poveri pensionati, che non si
sono visti garantire l’indicizzazione delle
pensioni, o chi con tanti sacrifici ha acquistato, magari con un mutuo, la sua prima casa, e preservare invece l’immenso
patrimonio della Chiesa utilizzato a scopo
di lucro. Grazie a un mio emendamento al
decreto Salva Italia è stato introdotto, inoltre, un tetto agli stipendi dei top manager
pubblici. A giorni proporrò l’ introduzione
dell’Imu anche per le fondazioni bancarie, i partiti e i sindacati”.
Ma lei ha anche ruoli di responsabilità?
Sono relatrice di una proposta molto importante, e già approvata in Commissione
Lavoro, a sostegno dell’imprenditoria giovanile e femminile. E’ una proposta unica
nel suo genere in questa legislatura, che
tanto ha parlato di lavoratori dipendenti e
non di piccola e media impresa”.
Può ancora riassumere qualcosa su
di sé?
Anche se penso sia giusto che tutti diano il
proprio contributo per far uscire il nostro
Paese dalla crisi sono una liberale convinta, sono per la sburocratizzazione e l’alleggerimento della pressione fiscale. Tassare i
cittadini scoraggia i consumi, l’ occupazione
e, di conseguenza, la crescita”.
Mi dicono sia anche un’animalista…
“Mi batto perché anche agli animali sia riconosciuto il dovuto rispetto. Ormai gli
studi etologici hanno dimostrato che gli
animali sono esseri senzienti, dotati di intelligenza e capaci di provare dei sentimenti. A tal proposito mi sono battuta
contro la vivisezione, lo sfruttamento degli
animali nei circhi e ho fatto introdurre nel
Codice della Strada l’obbligo di soccorso
degli animali domestici vittime di incidenti stradali. Oggi il testimone oculare che
vede fuggire un’auto dopo avere investito
un cane vagante può prendere la targa
dell’autovettura e sporgere regolare denuncia, il pirata della strada pagherà una
sanzione amministrativa che puo’ arrivare
fino a 500 euro”.
Se s’investe un cane randagio cosa
occorre fare?
“Telefonare alla Asl competente, i veterinari sono tenuti a intervenire e a essere
reperibili anche la domenica e i giorni festivi. Purtroppo spesso ciò non accade per negligenza ma bisogna denunciare questi casi. Per
quanto riguarda il contrasto al randagismo, ci stiamo battendo per la moltiplicazione dei canili municipali, io stessa ho
lavorato per permettere alla città di Bagheria di ottenere un finanziamento per la realizzazione di un canile.
Senta, ci dica qualcosa di lei. Com’è
fuori dalle poltrone di Montecitorio? Sposata? Nozze in programma?
“Al momento no. E poi, le chiedo scusa, non
amo parlare della mia vita privata”.
Giesse
25
turisMo
Fra piccoli passi ed errori si parla di sogni e non
del concreto ...mentre il mondo ci considera un’isola da amare
turismo: siamo i primi
e ci comportiamo da ultimi
Il turismo siciliano continua a procedere con il ritmo dei “piccoli
steps” alcuni dei quali persino all’indietro. Nulla di grande, tranne che a Taormina, niente vere soluzioni come trasporti migliori, pubblicità vera eventi e, soprattutto promotion.
Perché la promotion è figlia del marketing e sorella del
merchandising. Lo ripetiamo in ogni numero, pur sapendo
che è tempo perso. Perché di tutto si parla tranne che di questi
temi. Tornano in mente i versi del Giusti: “…che fa il nesci, eccellenza?” Si coltivano sogni e programmi fuori dalla realtà concreta, si ascolta la voce dell’Ue come se fosse un oracolo… Si difende, infine, l’esistente come se fosse meglio non crescere e si
parla di “calo della domanda turistica a livello generalizzato”.
Ma qui siamo in bilico tra la menzogna e l’idiozia.
Alle eolie, condensato dei problemi dell’Isola, l’operatore
Christian del Bono, un uomo più illuminato di altri, rimprovera
l’assessore di turno di promettere il rifinanziamento del campo
sportivo polifunzionale, del carnevale e altri eventi e spettacoli
(scuole di ballo, compagnie teatrali, sagre e sacro).
“L’Assessore Tranchida – afferma Del Bono - vuol regalare alle
Eolie il turismo a temi, sia pure importanti, sicuramente minori,
trascurando però le problematiche che investono l’arcipelago
eoliano e il turismo siciliano in generale”
Al presidente di Federalberghi Eolie e isole minori della Sicilia
non sfugge la posizione emblematica delle “Sette sorelle eoliane”. Sono temi, sempre nella linea di Del Bono, che probabilmente hanno una rilevanza di carattere elettorale ma che, purtroppo, non hanno visto il coinvolgimento delle autorità, delle
istituzioni locali, né tantomeno delle categorie produttive e di
quanti operano attivamente e quotidianamente nel settore del
turismo.
“In un periodo di crisi della politica – afferma ancora Del
Bono – riteniamo che le istituzioni, come l’assessorato, debbano porsi il problema di presentarsi ad ampia tutela degli interessi
della collettività. Ritengo pertanto che l’Assessore Tranchida
sprechi grosse occasioni per ascoltare gli operatori turistici del
territorio e per iniziare a dissipare i dubbi che avvolgono la politica del turismo in Sicilia. Dal cosa si intenda concretamente fare con i distretti turistici. Alla necessità di avviare una programmazione seria e realmente partecipata delle azioni di comunicazione e promozione turistica che, ad esempio, nelle ultime fiere
di settore, non hanno visto la Sicilia brillare per la presenza e per
l’incisività del messaggio promozionale portato in giro per il
mondo.
Si continua, aggiungiamo noi, a parlare come di una soglia vicina, di distretti, quando invece questi sono lontani dal costume
locale, ma anche non ben normati dall’ordinamento giuridico in
vigore in Italia. Siamo convinti che dall’imprenditoria pura all’agricoltura essi potrebbero essere una panacea, andando incontro all’Ue ma come attuarli? Pochissime le eccezioni, vedi il
distretto Pesca di Mazara…
Si parla sempre di B&B, agriturismo e paesi albergo, che in effetti hanno attrezzato aree prima sprovviste di ospitalità d’alcun
tipo e possono creare nuova imprenditorialità fra i giovani (disposti a crescere). Ma, a conti fatti, abbiamo aggiunto alle stanze
disponibili nell’Isola si e no 2000 nuove unità, quanto tre alberghi di adeguate dimensioni, che in Sicilia continuano ad essere
pochi, veramente pochi. Ma la verità è che si pensa di assecondare persino chi …vuole meno turisti per strada. Così, come
una volta ha detto lo stesso Del Bono, noi siciliani siamo (o possiamo essere) i primi e ci comportiamo da ultimi…
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Segnaliamo alcune residenze in Sicilia cui esprimiamo
il nostro spontaneo plauso. Non sarà difficile rintracciarle on line
HoteL CoStA VerDe
to restauro. Perché il manager
locale Giuseppe Neri non è uno
che voglia di certo “il vuoto”
intorno a sé. Anzi è convinto
che una crescita generale non
possa che giovare e plaude da
sempre alla prossima …“new
entry”.
Le CALette
Immaginate un 4 stelle (che sembrano 5) da 380 camere tutte
con aria condizionata, terrazzo, cassaforte… Ha la spiaggia
privata cui si va in 5 minuti col
bus navetta e vicino ha creato
un acqua park per chi cerca un’alternativa alla grande piscina
sempre a disposizione. Il Costa
Verde è attrezzato come un villaggio vacanze, con animazione e tutto ciò che fa parte di quella logica. Più un’ottima cucina
con specialità locali e internazionali. La vicina Cefalù si raggiunge con mezzi speciali e il
mare è protagonista da ogni angolo dell’hotel. Da anni esempio di buona e intelligente gestione, è l’albergo che ha battuto per numero di presenze il Club
Med e ora, purtroppo, sopravvive ad esso, nella speranza che
si giunga finalmente al sospira-
Ecco dopo Cefalù un hotel sul
mare, in una splendida baia poco distante dal centro. Dispone
di una spiaggia privata, un centro benessere e un parco verde.
Tutte le camere del Le Calette
sono dotate di aria condizionata e Pay TV. Alcune offrono una
splendida vista sul mare o sul
giardino. Una piscina che sembra un laghetto si offre anch’essa alla vista del mare e degli scogli della Calura, tipica località
pluri fotografata dai turisti per
turisMo
la sua originale conformazione
geologica e l’antica torre di avvistamento che svetta su di essa. Il ristorante Le Calette serve
alla carta tipiche specialità regionali e ogni genere di pietanza. Situato in una bellissima zona della Sicilia, l’Hotel Le Calette si trova a pochi km dalle
Madonie. Camere: 60, Catena
alberghiera Charme e Relax.
HoteL PLUMeriA
gnalare Le Stanze di Marianna, un angolo di mondo a misura di uomo – a 2 passi dalla
basilica di San Giovanni – che
ci hanno ospitato nel corso di
una manifestazione, è un dovere verso i lettori. Ad accogliervi
sarà la stessa Marianna, una
giovane manager del turismo
che da un po’ si è messa in proprio, anche perché non è poi
così facile trovar posto dove si
meriterebbe. Ma questo B&B è
di livello assicurato e non manca di niente.
KeMPiNSKy GiArDiNo
Di CoStANzA
Nominiamo questo 5 stelle lusso per fugare ogni dubbio. Il famoso hotel, fra i più belli in Sicilia, funziona perfettamente.
temente ristrutturato, con lo stile mediterraneo, la sua eleganza, crea un’atmosfera intima e
accogliente distinguendosi anche per la ricchezza dei servizi
offerti. Ideale per trascorrere
piacevoli soggiorni di relax e
cultura, l’hotel dispone di ristorante, piscina con idromassaggio, terrazza panoramica, campo da tennis, ping pong, bocce,
parco giochi per bambini, servizio teli mare su richiesta, spiaggia attrezzata inclusa a 400 mt,
servizio navetta pubblica e privata su richiesta da/per Cefalù
e aeroporto, parcheggio privato
gratuito (anche pullman). Inoltre, dalla convenzione con il Welness Center (3 km) nasce ogni
possibilità di escursioni nell’Isola con partenza dall’Hotel. Animali accettati. 4 stelle.
ca abilmente restaurata, dispone di due campi regolamentari
da golf, la spa e il centro benessere, i 3 ristoranti e le numerose
sale meeting è l’ideale per una
vacanza di sport, relax e per eventi importanti in un ambiente
davvero esclusivo. I golfisti sono
assicurati da una grande catena
che ne “dispone” in gran numero specie nella stagione fredda, quando si scende a trovare
le temperature ideali per praticare questo raffinato sport.
D’ANGeLo PALACe
HoteL A MAzArA
DoNNAfUGAtA
GoLf reSort & SPA
Nel cuore della Cefalù antica,
popolatissima di turisti e localini, a due passi dal Duomo, i proprietari hanno avuto coraggio
nell’incastonare questa ennesima perla. Il nome plumeria (in
Sicilia pomelia) è quello del tipico fiore tropicale che in provincia di palermo e pochi altri
angoli siciliani cresce in concorrenza con le terre d’origine… Quattro stelle, frutto di
una meticolosa e attenta opera
di ristrutturazione di un palazzetto tardo medievale potrebbe
definirsi “piccolo ma grande”,
con tanti pregi. Camere ovviamente tutte diverse fortemente
personalizzate e alcune junior
suite. Ripetiamo: un gioiello. 4
stelle.
Le StANze
Di MAriANNA B&B
Adagiato in una valle lussureggiante e immerso tra uliveti e
vigneti colorati, il Kempinski
Hotel Giardino di Costanza ha
un design tradizionale, dista solo un’ora dalla città di Palermo
e continua ad offrire in bellezza
tutti i propri servizi agli ospiti
provenienti da lontano e da vicino. A chi può permettersi quest’angolo speciale confermiamo il nostro buon consiglio.
BAiA DeL CAPitANo
Da una realtà piccola ad una
molto grande. Siamo al sorprendente Donnafugata Golf Resort. Poco a che vedere con il
castello dove si è sposato Montalbano, ma nel raggio di una
ventina di km. Questo resort a
perdita d’occhio, con laghetti a
ricambio d’acqua, piscine all’aperto e al chiuso, sala congressi e centro in una villa d’epo-
Ecco un 3 stelle con tutti i comfort, un albergo ben gestito a
pochi passi dal satiro danzante
e cioè dall’incredibile un centro storico che si può aver motivo di invidiare a Mazara del Vallo. Il sindaco Nicola Cristaldi
ha adornato le stradine di ceramiche che illustrano il passato
di quei luoghi. Passeggiare è
come girare in un ammiccante
museo fra la realtà antica narrata da policromi inserti. L’albergo ha una gestione in equilibrio fra il professionale e il familiare che ci è risultata gradevole. Tutte le stanze hanno aria
condizionata e in inverno anche un caminetto… E’ un segno che denuncia come in partenza tutto sia stato curato con
particolare …amore.
caputo: impossibile
non finanziare i voli alle isole
Il B&B a ragusa città (centro
storico) è un buon modo per essere vicinissimi al cuore di Ibla,
la patria di Montalbano, con
tutto il suo barocco e gli improvvisi spaccati panoramici. Se-
L’Hotel Baia Del Capitano appare come una scoperta fra pini
e olivi prima di Cefalù, presso
la spiaggia di Mazzaforno, una
delle baie più suggestive della
costa occidentale della Sicilia.
In un ampio e curato giardino
di palme e ulivi secolari, recen-
Frattanto Salvino Caputo, presidente della commissione
Attività produttive dell’Assemblea regionale ha lanciato l’allarme su uno “storico” passo indietro dell’attuale governo
nazionale, un altro inammissibile macigno sull’economia regionale. Il Governo Nazionale ha comunicato che non potrà
più co finanziare i voli aerei per le tratte sociali da e per le
isole minori. “Questa notizia è allarmante – ha detto Caputo
– perché, se la Regione non provvederà a finanziare l’intero
importo, assisteremo ad un gravissimo disastro economico”.
Caputo (Pdl) ha subito presentato un’interrogazione al Governatore Lombardo per chiedere l’intero finanziamento al
fine di garantire i voli. Bloccare i voli “…non solo andrà a
penalizzare il turismo e tutte le attività commerciali legate al
comparto produttivo ma – conclude Caputo – mette anche a
rischio di isolamento i residenti delle Isole”.
27
echi dall’estate
Mondello sempre Mondello
fra gioie e dolori
Vincenzo Baglione
Il lido di Mondello rimane la quintessenza
dei problemi del turismo e del tempo libero, del soggiorno balneare e della ristorazione nell’Isola. Il nodo gordiano della realtà mondellana si forma per la primaria
causa della vicinanza alla megalopoli palermitana e per la ristrettezza del territorio. E’ come dare un pezzo troppo piccolo
di carne ad una fossa dei leoni. Allora, ci
vorrebbe, anzi ci sarebbe voluta organizzazione (capacità organizzativa), disciplina individuale e sociale. Sono le materie in
cui non riusciamo mai a prendere la sufficienza.
Mondello è un sogno d’inverno, un paradiso in terra in primavera e autunno, ma
diventa un girone infernale in certi giorni
d’estate. La cura dovrebbe essere rappresentata soprattutto da tre “medicamenti”:
vie d’accesso, vie di fuga, parcheggi. Poi
verrebbero le altre: non una selva di capanne, ma spazi fruibili. ”La selva di ombrelloni – afferma Vincenzo Baglione
– da anni uno dei protagonisti del tentativo di rinnovamento di Mondello – continua ad essere grave quanto lo era la selva
di capanne”.
Il direttore del club Albaria, creatore del
World Festival on the beach, che ha portato a Mondello nelle mezze stagioni i massimi nomi del boom del surf e tanti atleti
alle olimpiadi, in testa Giordano, ma anche per anni Sensini e fino alle qualificazioni per Londra Esposito accusa da sempre la realtà marmorea della Società Italo
Belga, che praticamente da sempre gestisce la spiaggia. Le battaglie di Baglione,
caratteristiche del suo carattere quasi bellicoso, hanno favorito di certo una serie di
innovazioni: la “caduta” della vecchia cancellata nera che offendeva la vista del della
spiaggia, riparata poi mare e lo stesso decoro dal sindaco Diego Cammarata.
La realizzazione ad opera dello stesso sindaco Cammarata della prima fognatura che coprisse l’intera borgata ed evitasse, almeno in alta percentuale, l’abuso dello scarico diretto nel “ferro di cavallo” il
canale ad emiciclo che bonificò l’antica
palude ed altro ancora. Si favoleggia che
le case collegate ad una reale “fognetta”
fossero ancora solo una ventina…
Oggi il mare da più parti, anche in estate
…si vede. Ed è già tanto. Si può affittare
una decorosa sistemazione in spiaggia per
una sola giornata, da sempre quasi impossibile, difficoltoso, poco decoroso...
Adesso Baglione ha annunziato che farà saltare la fase autunnale del Festival Albaria, se non gli verranno concessi gli spazi richiesti. Porta a Mondello sport da spiaggia – primo fra tutti il beach volley di livello – e spettacoli quali musica classica e
moderna, jazz e …varia umanità. Come
dargli la croce addosso solo perchè pretende a voce alta qualche contropartita che si
chiami collaborazione?
decisiva azione di tumbiolo a bengasi
Cresce il prestigio di Giovanni tumbiolo a Mazara ed oltre. Il presidente del
Distretto della Pesca Cosvap di Mazara
del vallo è rimasto per giorni in Pirenaica
fino ad operazione compiuta e si è reso
protagonista del ritorno dei tre pescherecci mazaresi da Bengasi. La storia a lieto fine del ritorno a casa è stata descritta
più o meno nei termini che seguono.
I 19 membri degli equipaggi di Boccia II,
Maestrale e Antonino Serrato (i nomi delle tre imbarcazioni) hanno lasciato Bengasi. I pescherecci erano stati sequestrati il 7
giugno a 42 miglia dalla costa libica. La
Corte militare libica ha condannato gli armatori, rappresentati dalla diplomazia italiana, che dovranno pagare una multa
complessiva di 4 mila euro. I marittimi sono stati assistiti dall’Ambasciata italiana a
Tripoli, dal Consolato italiano, dalla Presidenza del Consiglio italiana e dal Distretto
produttivo per la pesca Cosvap.
28
Un passo
avanti decisivo per il
Distretto, che
tanto lavoro diplomatico e
tecnico svolge sotto la guida di Tumbiolo per risolvere con competenza ed esperienza i reali
problemi della pesca in Mediterraneo.
Sembra che tutto il settore sia sotto tiro,
non sempre disinteressatamente ed in
buona fede, da parte di forze estranee…
Ma anche di veri e propri concorrenti,
che hanno influenza sulle norme internazionali e i provvedimenti Ue troppo facilmente accettati – spesso – dal governo
nazionale e anche regionale.
Ancor più lavoro il Distretto svolge
per una politica di comune gestione del
Mare nostrum con i paesi frontalieri (recente convegno mediterraneo a palazzo
Abatellis e periodico Forum della pesca a
Mazara, Palermo, Catania…) nella convinzione che solo da un accordo fra i popoli rivieraschi possa scaturire un’equa
gestione del bene mare nell’ottica di una
nuova Blue economy proposta con impeto proprio da Tumbiolo. Il manager mazarese ha chiesto senza mezzi termini al
governo italiano di far sì che i libici considerino acque territoriali quelle comprese
nelle proporzioni comunemente accettate da tutte le altre nazioni e non quelle
che Gheddafi aveva esteso a dismisura…
Ma è in corso anche un’opera di convincimento con gli stessi libici per uno scambio di know how con la pratica possibilità
di calare le reti. Il colmo è che i libici sono
consumatori di pesce molto …distratti.
echi dall’estate
tutto sommato mancano i “pronosticati” 40 all’ombra
tornerà la lunga estate fresca?
Fra una pioggia di colori e di profumi, ecco ancora una volta la puntuale estate siciliana e …palermitana. Le previsioni
meteo, immancabili e ripetute dai vari
“canali” di ogni media che si rispetti (?)
preconizza da anni i 41 all’ombra, ma
temperature così, con altrettanta puntualità non ne sono arrivate. Le ultime possono definirsi con gloria come … le lunghe
estati fresche, tanto per fare il verso al noto film americano.
Ma, se bandiere, lodi e primati vanno ai “perfettamente puliti” mari dell’Alto Adriatico, ma non potranno dire che
siano anche trasparenti, alla Sicilia non
resta che godersi le proprie bellezze, la
brezza che soffia in riva al mare portandone l’odore salso iodico e le frescure del-
le piccole Svizzere che l’Isola conserva
negli scrigni montani. E chi viene da fuori
se ne accorge: nota i differenti colori e, infine, i sapori. Se veramente ogni prodotto
si vendesse – come ritengono erroneamente molti – soltanto con il passa parola,
il turismo siciliano dovrebbe farci già ricchi. Perché, nonostante i difetti per i quali
ci flagelliamo è una sparuta eccezione il
caso di chi riparte lanciandoci improperi.
Con “gli altri”, cioè con il viaggiatore
che giunge da lontano siamo ospitali e
persino aperti e simpatici, siamo generosi
ed accoglienti. Se le cose andassero altrettanto bene nei rapporti interni fra noi sarebbe un passo avanti. Ma ...da gigante,
come dicevano i nostri nonni.
il bed& breakfast Mondello resort combina l’ospitalità
di un b&b con il lusso e i confort di un piccolo resort
A pochi passi ( 450 metri circa ) dal lungomare di Mondello è il luogo ideale per rigenerarsi in totale relax o per trascorrere
una romantica e indimenticabile vacanza,
caratterizzato da un lusso elegante e raffinato nella sua semplicità e un servizio cortese ma mai invadente. Con la sua quiete,
il verde dello splendido giardino, la grande
piscina, il fascino dell’incantevole golfo di
Mondello, il Bed & Breakfast Mondello Resort è
il paradiso perfetto per godere di assoluta
tranquillità e della massima privacy. La
splendida baia di Mondello dal mare cristallino è la vacanza ideale per gli amanti
del sole e del mare e per godere della vita
notturna. La sera, infatti, la piazza è molto
animata: tipici ristorantini di pesce, pizzerie, gelaterie. Le camere, spaziose, luminose, finemente arredate in stile moderno,
curate in ogni dettaglio e dotate di ogni
confort dispongono di bagno
privato e un terrazzino privato in cui godere di momenti
di relax in assoluta privacy.
A disposizione
dei nostri ospiti Tv sat, aria
condizionata, mini bar, uso piscina, giardino, uso gratuito delle biciclette per raggiungere il mercato locale o la vicina riserva naturale di Capogallo. Su richiesta è
possibile usufruire di servizi aggiuntivi: taxi, massaggi, giro turistico della città di Palermo, gita in gommone. La colazione viene servita nell’ampia e luminosa terrazza
che si affaccia sulla villa Liberty, da cui è
possibile godere del panorama sulla vicina
pineta. La terrazza è a disposizione dei nostri ospiti anche nel pomeriggio per piacevoli momenti di relax o per un aperitivo al
tramonto (su richiesta). Sole, aria pulita, prodotti sani e genuini, tipici della nostra bella Sicilia.
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29
porti
trecento i posti barca con attrezzature piscina e il vicino hotel zuppello
augusta, il porto Xifonio diventa realtà
Con un preciso comunicato la Regione siciliana ha diramato la notizia della firma
dell’ “accordo di programma” per la realizzazione del Porto turistico di Augusta.
Si tratta del Porto Xifonio, che prende
il nome dall’omonima baia e di cui si aveva notizia che da alcuni anni fosse interessata una srl. Questa società è la Porto Xifonia Augusta, che fa capo agli imprenditori augustani Fratelli Fazio. La realizzazione dell’intera struttura costerà 20 milioni di euro, tutti di provenienza privata.
“Tale opera – dichiara l’ad Alfio Fazio –
assicurerà l’impiego di maestranze e tecnici locali per cinque anni, quanti sono
necessari al cantiere, ma altri ne creerà
stabilmente, più l’indotto. Ci sono voluti,
però, quattordici anni dal tempo della
prima comunicazione agli organi regionali per giungere al traguardo di quest’accordo”.
occorrerà ancora attendere la consegna dell’Atto concessorio da parte dell’Assessorato Territorio e ambiente, ma
dovrebbe trattarsi di una semplice formalità (“speriamo”, aggiunge Fazio). Un ultimo anello di una catena, insomma, di cui
solo alcuni contengono veri atti decisionali. Una durata sempre eccessiva nel tempo,
nonostante si applichi la nuova normativa
tendente allo snellimento delle pratiche.
finalmente, dunque, un altro progetto
va a buon fine in Sicilia con la formula della conferenza di servizi, passata alla
storia in Italia come decreto Burlando (ma
l’uomo politico di recente l’ha un po’ …rinnegata in Liguria) e recepita dalla Regione
anche con qualche miglioria, quando al
“Turismo”, allora primo competente per
materia, c’era l’assessore Cascio. A quel
tempo, fra Turismo e Territorio sono stati
perfezionati e poi realizzati i due progetti
di Marina di ragusa (metà con fondi
europei e metà privati) e di Licata (Marina Cala del sole, con fondi privati). Frattanto, era stata completata la protezione
esterna e il banchinamento interno di Balestrate, non ancora in gestione per motivi misteriosi, ma certamente legati alla burocrazia degli enti locali e ad una volontà
politica che non riesce a soverchiare le beghe locali.
Ci soffermiamo su tutto ciò perché
abbiamo seguito, quasi giorno per giorno,
questi eventi e ciascun momento è importante per giungere a quel “sistema di
porti turistici” che rendano l’intera Sicilia una meta sempre più appetibile ed
ospitale per il turismo nautico, universalmente considerato come “la porta d’ingresso” dell’intero sviluppo turistico.
il porto turistico di Augusta, nel golfo
Xifonio, sorge fra la zona detta della Badiazza e la Contrada del Carmine, non
lontano dal centro storico, ma incide in un
angolo abbandonato del golfo (sia a mare
30
il sito ove sorge Augusta (già Agosta) è abitato da tempo immemorabile,
grazie all’enorme porto naturale. Per
tonnellaggio, in seguito all’arrivo di petroliere e gasiere, è da vari decenni il più
grande d’Italia. Il porto turistico sorge
all’esterno da detto porto nell’attiguo
golfo Xifonio. La città fu fondata nei
pressi del sito dell’antica città dorica di
Megera Hyblaea dall’imperatore federico ii nel 1232 sfruttando la deportazione dei cittadini di Centurie e Montalbano Elicona, distrutte invece, in conseguenza della loro disaffezione. Federico chiamò la città Augusta Veneranda, che divenne una delle sue località
preferite. Augusta fu ricostruita dopo il
terremoto della Val di Noto del 1693.
Nel 1861 Augusta divenne parte del
nuovo Regno d’Italia. Nell’ultima guerra fu luogo di sbarco delle forze angloamericane e venne soprattutto bombardata dal mare dalle navi canadesi.
che a terra) e che si impegna a bonificare e
riqualificare. Il nuovo disporrà di 300 posti
barca e potrà ospitare scafi da diporto di
ogni dimensione. Appare, inoltre, progettato con cura e conta su più attrezzature
collaterali. Si parte da un grande scivolo in
cemento per alaggio e varo (motoscalo)
che divide lo spazio d’ingombro con l’uscita dei due bracci dello scalo per il travel lift.
Ampio spazio, per converso, è stato concesso a due parcheggi coperti. Particolarmente ampie sono le costruzioni, lato mare, per gli uffici e la club house, che proseguono con una piscina - solarium. Nulla di
intentato, insomma…
In concreto verrà completato un complesso turistico che qualificherà il golfo
Xifonio. L’eterna disputa per la realizzazione di un albergo annesso – che alla demagogia diffusa sembra più un orpello
speculativo che un opportuno suggello –
non sussiste, perché l’albergo vicino esiste
già. E’ il delizioso hotel Zuppello (4 stelle,
36 camere) che trarrà giovamento dalla
presenza del porto e ne alimenterà la com-
pletezza, com’è sempre opportuno in tutte
le strutture del genere o quasi.
Presso il porto, lato terra, vi è anche uno
stadio del nuoto con piscina olimpica e
un circolo velico di lunga tradizione che
svolge attività agonistica ed organizza corsi
di avviamento alla vela. Si può sperare, insomma, che, in controtendenza con le tante aggressioni subite di recente dalla nautica, che dà pane e lavoro a molte persone e
costituisce momento di sport e di svago come pochi altri, questo porto augustano dia
un valido contributo alla Sicilia e al suo turismo che ne hanno più che mai bisogno.
Un’ultima nota: fa piacere, comunque, che
assessorati e presidenza si facciano vanto
dell’apertura di nuovi porticcioli destinati
al diporto e al turismo nautico. Tutto è cultura: quella che è mancata a troppi funzionari e che manca a troppi ambientalisti,
preoccupati solo di “preservare” e non di
assicurare lavoro, oltre alla vigile e preziosa
presenza umana, che di regola, non guasta
affatto la natura, ma la valorizza e la preserva.
Germano Scargiali
cemento ok a castellamm
“C’è chi ostacola il porto di Castellammare? Non è così, non bisogna credere alle
favole metropolitane, la storia è lineare”.
Chi getta acqua sul fuoco è Giorgio Muscarello, responsabile commerciale della
Cooperativa Atlante di Palermo che attende di poter iniziare i lavori di completamento del porto di Castellammare del
Golfo, un alveo di rilevanti dimensioni e di
rara cornice paesaggistica, di cui è stata
disposta la “messa in sicurezza” da parte
dell’assessorato ai Lavori pubblici – oggi
Infrastrutture e trasporti – della Regione
Sicilia.
Ma i lavori, che sembravano avviati
al termine, sono fermi da un paio
d’anni e il porto offre a chi arriva la
desolazione della diga in semiabbandono e del molo trapezoidale
interdetto da una orribile rete metallica rotta in più punti…
porti
le mille verità e le menzogne sulla storia del porto
balestrate
come rashomon
Un “ennesimo” colpo di scena rifà
lo sgambetto a Balestrate. Una festosa
“dichiarazione d’intenti” espressa dal neo
sindaco Salvatore Milazzo nei riguardi
del porticciolo turistico, durante la premiazione di una regata, sembra proprio
aver “tirato la volata” ai carabinieri di
Partinico che, dopo meno di 10 giorni,
hanno posto ai domiciliari 7 persone anche da Enna e Roma, …per aver, a vario
titolo, concorso nella commissione dei
reati di frode in pubbliche forniture, truffa, falso materiale ed ideologico relativamente alla costruzione del porto (due sono tornati a piede libero).
La “consecutio” non può non essere notata, visto che da tanto si attende
un passo avanti verso l’utilizzazione della
preziosa struttura.
“Per quanto me ne avessero parlato come
cosa fatta – aveva dichiarato il primo
cittadino – l’ affidamento in gestione alla società che ha vinto la gara non è ancora avvenuta. Non ci resta che provvedere
e lo faremo subito. Balestrate avrà il porto
funzionante decisivo per il suo sviluppo
turistico” (vedi articolo pubblicato in precedenza). Ma l’ultimo “atto” spetta ancora alla Regione. Il vero fatto è che, se la
città è compatta a volere il porto, come è
a Ragusa e Sant’Agata, il porto “si fa”.
Viceversa, chi ha solitamente interesse
per …le cose degli altri?
il meno che possa dirsi dell’iter costruttivo di questa struttura che ha fini turistici e pescherecci, sognata da mezzo secolo, è che abbia avuto costantemente dei
nemici, non bene individuabili. Quasi oc-
La diga con la possente scogliera
artificiale in pietra marmorea
culti, da favola metropolitana. Al punto
che qualcuno ha scritto anche un pamphlet sulla intera realizzazione, alludendo, però, proprio ad approfittamenti e
supposte irregolarità…
La verità è che, sin dall’inizio, ogni obiezione tendeva, come più volte accade, a
bloccare il progetto prima, poi i lavori,
poi il collaudo, poi la gara, l’affidamento
e, infine, la gestione.
il porto fu voluto e praticamente
“andò avanti” grazie ad un sindaco
anziano, nato in riva al mare proprio sopra gli scivoli di fortuna dei pescatori.
Non esitammo a definirlo, come si diceva
in paese un sindaco “babbo”, come si dice in Sicilia di uno che non ha cattiveria.
Tanto l’interessato, raffaele tuzzo,
non si sarebbe offeso. Perché non è così
babbo. Piuttosto è stato un “Asinus aureus” di Apuleio. Utilizzò i “difficili” fondi Ue al tempo del primo Por. Vi riuscì
anche con l’aiuto della sorella, funzionaria della regione che utilizzò il proprio potere perché la pratica non dormisse sulle
scrivanie e il burocrate di turno non peccasse, per pigrizia o dolo, di …omissione.
Ma si disse e si dice ugualmente che, se di
merito si trattasse, per la realizzazione del
porto, non va ascritto ai Tuzzo. Fatto sta
che Raffaele Tuzzo fece in tempo a tagliare un simbolico nastro tricolore quando la
struttura fu pronta. Da allora è rimasta
tale e quale. Chiamò chi scrive con queste
parole: “mi stia accanto. Lei ci ha tenuto
quanto me a questo momento…” Fu un
trauma – occorre ricordarlo – quando i
balestratesi capirono che, nonostante tut-
to, quel porto, che fu costruito comunque
dall’allora Genio civile OOMM non apparteneva a loro, ma alla Regione…
Sulla rivista Nautica di roma oltre
che su Palermoparla chi scrive aveva seguito con foto e testo tutta la costruzione
e, quando le due dighe si erano incrociate, avevamo iniziato l’articolo con le parole: “i cattivi hanno perso, il porto non ce
lo leverà più nessuno”. Ma …le vie del
male sono infinite.
Come vedete, il porto “ce” lo hanno tolto
più volte e fino ad oggi. Hanno fatto dire
al buon procuratore capo francesco
Messineo, in perfetta buona fede: “…alla prima mareggiata potrebbe saltare…”
Ma Messineo, giurista e quasi poliziotto,
non è un marinaio, ne ha vissuto gli ultimi
10 o 12 anni. Ce ne sono state di mareggiate.
L’opinione diffusa è quella del sospetto, della criminalizzazione. Ma, se
uno scandalo c’è a Balestrate, è quello,
pur notato da tanti balestratesi di come
progetto, opera e gestione siano stati ostacolati, impediti, bloccati. Solo la scogliera
artificiale, in grandi massi di pietra marmorea (senza cemento) sarebbe sufficiente a difendere il porto, che, se mai, ha qualcuno degli altri (ovviabili) piccoli difetti
ascrittigli nel corso degli anni. Ognuno ci
ha messo la sua! Si insabbia? Non è il primo né sarà l’ultimo al mondo. C’è la falesia pericolante, come è venuta a dire Striscia la notizia? Chi scrive sa che non è vero, ma, se si dovesse intervenire, sarebbe
per salvare le case sul mare e solo di striscio il porto…
mare/Giorgio Muscarello dell’impresa che completerà il tutto chiarisce
“Mi lasci il tempo. Le faccio la semplice
cronistoria. Il Consorzio Nettuno, società
di scopo che stava eseguendo i lavori, fallisce nel gennaio del 2011. In precedenza,
però, era già in corso la nota indagine giudiziaria sulla qualità dei calcestruzzi…”
in pratica sospettati di esser composti anche di quello che tutti conoscono come cemento depotenziato?
“Esattamente”.
Ma quest’accusa non è una sorta di
moda che consenta a chiunque di
creare un ennesimo breack nell’esecuzione delle opere pubbliche?
“Ecco, qui potremmo essere alle favole. A
noi non risulta niente. Perché non ho ancora avuto il tempo di dirle che noi, come
Cooperativa Atlante siamo arrivati solo
adesso, essendo stati incaricati, al termine
di regolare gara, di eseguire gli attesi lavori
di completamento. Ma, per tranquillizzar-
la, le dico subito che la magistratura non
ha rilevato nulla di irregolare nei calcestruzzi, ma adesso si aspetta solo che si pronunzi in via definitiva”.
e quanto tempo ci metterà ancora?
“Beh, questo non lo so. Ma le pare che quando si dà il via ad un’indagine della magistratura si possa non tenerne conto?”
Nel corso dei lavori della tanto attesa messa in sicurezza, in pratica un
completamento, con un molo trapezoidale ed uno soffolto per non turbare l’aspetto paesaggistico sotto il
Castello, si era già chiacchierato…
“Le chiacchiere con i lavori in corso non
mancano mai. Le posso dire che fino a quando non c’è stato l’intervento del tribunale, i
lavori hanno proceduto spediti con opere
di rilevante entità. Il fallimento del consorzio e l’indagine hanno creato l’impasse…”
Ma, insomma, a che punto siamo?
Un calcolo percentuale del già fatto
e del da farsi…
“Considero già pronto il 70 per cento delle
opere. Mentre al rimanente 30 provvederemo noi rapidamente, glielo prometto,
quando la magistratura ci darà il via”.
Ci dica qualcos’altro sull’attuale situazione. Lei dirige un’impresa a
Palermo e poc’anzi reclama un pagamento da un aeroporto sull’Adriatico o giù di lì. Mi scusi se ho ascoltato involontariamente. Altri porti?
“Lavorare oggi è reso difficile dalle banche
che neppure guardano i nostri businnes
plan. Sull’ultimo ho appena avuto quattro
no da altrettanti differenti istituti. Veda lei.
I porti ci interessano molto e le dico che abbiamo vinto una nuova gara per il completamento del molo esterno curvilineo dell’attuale porto di Marsala”.
Germano Scargiali
31
a cultura
restaurato e visitabile assieme all’area circostante
visita a Maredolce
eden dell’emiro Giafar
Il Castello di Maredolce entra finalmente nel programma di valorizzazione dei musei e diventa fruibile al pubblico. Il grande complesso
sorge presso la zona industriale di Brancaccio, è un
luogo fiabesco, il palazzo
arabo-normanno della fawarah costruito nel 1071
a.c. che si erge alle pendici
del Monte Grifone. Questo edificio è conosciuto anche con il nome di Maredolce dall’omonima sorgente che scaturiva dal monte e
che un tempo andava a congiungersi con il mare. Fu costruito dall’emiro Giafar come luogo di “sollazzo”,
cioè di riposo e di svago (oggi si direbbe relax) circondato da laghi e agrumeti. L’emiro e i suoi amici potevano anche navigarvi
su piccole imbarcazioni. Ruggero II, re di
Sicilia, apportò delle modifiche completando la struttura originaria trasformandone la moschea presente all’interno, in modo che potesse essere celebrato sia il culto
islamico che cattolico.
Nell’arco dei secoli il castello divenne
fortezza e nel 1328 fu ceduto ai frati teutonici della Magione, che lo trasformarono in
un ospedale. Nel 1460 la struttura fu concessa in enfiteusi alla famiglia dei Bologna e
nel XVII secolo diventò di proprietà di Francesco Agraz, duca di Castelluccio: che la
trasformò in azienda agricola. Solo nel 1992
la Regione Siciliana acquisì per esproprio
l’edificio. Per molti anni abitazioni abusive
si sono annidate all’interno del cortile, rendendo difficoltosi i lavori di restauro e ostruendo la visuale del prospetto. Tutt’oggi vi è
una netta commistione tra le particelle di
proprietà privata e di proprietà statale. Solo
attraverso l’impegno delle autorità competenti ma anche dell’Associazione Culturale
“ Castello Maredolce” si potrà giungere a
ridare all’ edificio il suo aspetto originario,
regalando a pieno questa opera d’arte alla
città. Abbiamo incontrato il Presidente dell’Associazione Culturale che da anni si occupa della gestione del castello, Domenico
ortolano.
Quando è nata l’Associazione “Castello Maredolce” ?
L’Associazione è nata nel 1998, grazie anche all’impegno ed all’ingegno di un architetto non siciliano, Silvana Braida, che
ha mostrato amore verso questo luogo scrivendo anche un libro ed occupandosi dei
primi lavori di restauro degli anni 70’.
Dal punto di vista amministrativo,
ricevete aiuti finanziari da regione
e Comune?
32
Attualmente non abbiamo ricevuto aiuti
economici da parte delle amministrazioni
comunali e regionali, ma siamo sempre in
contatto con la Soprintendenza diretta dal
Dott. Gullo e con il Prof. Barbera – assessore comunale al Verde e all’Arredo Urbano. Ci hanno assicurato un impegno attivo per continuare i lavori di restauro.
Chiediamo a gran voce degli interventi da
parte delle istituzioni, perché questo luogo
merita di essere valorizzato. E’ uno dei pochi edifici arabi normanni che ancora, a
distanza di 1200 anni, conserva la struttura
originaria.
Quali manifestazioni si sono svolte
e si svolgeranno all’interno del Castello?
Attualmente è in corso una manifestazione
sulla Valorizzazione dei musei regionali di
Palermo ed il Castello di Maredolce è stato
inserito all’interno di questo evento, che
terminerà il 20 Giugno.
Quanti interventi di restauro sono
stati effettuati? Vi sono ancora parti
del Castello che dovranno subire interventi?
Il Castello di Maredolce è stato oggetto di
due grandi opere di restauro avvenute nel
1999 e tra il 2009 ed il 2011, grazie alle
quali sono stati scoperti dei forni
probabilmente usati per la lavorazione della canna da zucchero,
e rinvenuti anche dei pavimenti
risalenti al periodo normanno.
Sicuramente la parte esterna al
palazzo dove vi è il porticato dovrà subire degli interventi relativi
alla demolizioni delle case abusive al fine di far emergere la parte
rimanente della struttura originaria.
La partecipazione del quartiere è stata attiva?
Abbiamo condotto un’opera di
sensibilizzazione tra gli abitanti
del quartiere, che hanno capito
non solo il valore in sé di questa opera architettonica, ma anche l’importanza che
riveste per il ritorno economico la realizzazione di eventi culturali
Ambra Drago
cultura
resuscitarla è un sogno riproporla sarebbe possibile…
la vucciria tanto amata
e famosa nel mondo
Possiamo dire che chi scrive queste righe alla Vucciria c’è nato? Non è proprio così,
ma mia mamma ci faceva le spesa e per anni, quando potevo, la accompagnavo. Tutti
conoscevano “la signora” ed anche me.
Tanto che, tornato dopo qualche anno di
assenza, ebbi l’emozione di essere riconosciuto o di trovare i figli degli ultimi negozianti rimasti. Come quello di Giuseppe
Tinì, il salumiere: don Pinuzzo… Chi sa
dov’erano i La Motta (macellai) mentre sapevo che “Donnantonio” il pescivendolo se
n’era andato… E’ sempre Mancino quello
che ha l’ottima esposizione in piazza, di
merce fresca dell’Ittico?
Il venditore di pesce spada che ispirò Guttuso, a destra della discesa Maccheronai,
prima di arrivare in piazza Caracciolo, non
c’è da molto tempo. Era un omaccione con
la faccia da negroide, autoritario come devono esserlo i venditori di pescespada e tonno a Palermo. E sappiamo perché: il grosso
pesce si deve vendere tutto o quasi e tutti
devono imparare a mangiare un po’ di …buzzonaglia. Inoltre, si va “quartiando” e i pezzi vendibili sono quelli disponibili al momento. Il cliente non deve fare il difficile,
l’esigente… Una delle attività commerciali
rimaste intatte è quella della famiglia
Cambria specialisti in coltelleria.
Ma veniamo al dunque. Perché le “balate della Vucciria” sono disperatamente asciutte? Per chi dovesse non saperlo, la data del mai e il mese del poi, oppure, se preferite, le calende greche, a Palermo erano …quann’asciucano i balati ra’
Vucciria”. E, se qualcosa era sempre umido, era come… La Vucciria era un mercato
ed era anche un sogno, fatto di vita, di gioie
e dolori e… di urla dei venditori. Era l’abbanniare che sopravvive ancora in posti come Ballarò e via Montalbo… “Accattala viva, accattala viva”, grida il venditore della
“povera sarda”, nobilitata in tanti modi
dall’abilità della cucina panormita. Ma, se
c’era di meglio: “a varca vinni, a varca…”.
Tutt’oggi, Don Giovanni, venditore di frutta a poco prezzo in via Montalbo, cogliendola a piene mani dalla cesta, per formare
la fila, strilla: “ci arrivastivu, ci arricastivu!”
C’è ancora un po’ di tradizione.
Se ne sentivano di mille colori lungo
la “scinnuta ri Maccarunari”. Alla passante
dalle belle tette il verdumaio abbanniava:
“chi minnularo sta irnata! Il minnularo era,
allora, un’albicocca di cui si mangiava anche la mandorla interna. Ma era evidente
come non fosse il tempo… Se poi passava
un gagà dall’andatura troppo ondeggiante
era difficile non si sentisse:”cu su pigghia
stu gran finucchiuni c’avemu?” Non era
omofobia, la si prendeva ancora con un
sorriso. A volte “u finucchiuni” gradiva,
La “Vucciria” di Renato Guttuso. In alto, la Discesa dei Maccheronai ai “tempi d’oro”
con una reazione che, se fosse stata vera,
l’avrebbe inchiodato: “volgare!” Ma quando e perchè le balate s’asciugarono? Perché
la Vucciria poco più che una spelonca a
cielo aperto che delude i visitatori, costringendo i pochi locali a dire “…sì, questa era
la Vucciria”. Se vi dico che tutto quanto sopra non l’ho letto, ma l’ho sentito, visto e
vissuto, dovete credermi.
occorre ricordare un altro grido dei
venditori, premettendo che essi sono nemici degli scippatori e li redarguiscono, mettendoli – se possibile – all’angolo, con l’aiuto dell’immancabile “capo…”
L’urlo era più o meno: “tinitivilla stritta
(la borsa) ca giranuuu”. Ma gli scippatori
impararono a scippare in via Roma, mentre la donna andava o tornava. Il capo…
rispondeva a quel punto con il solito “mancu io ci possu” e “puru iddi hanno atravagghiari”. Frasi non nuove, rispetto alle
quali chi di competenza stava a guardare.
Il secondo motivo fu la mancanza di un
parcheggio. Non bastarono simpatici abusivi, rimasti senza padre, in piazza San
Domenico, poi interdetta, né il parcheggio dell’Upim…
Il terzo motivo fu l’idea balorda di “rifare”con
artificio una Vucciria “artificiale”. Questo
fu il colpo di grazia. Perchè, se scendi al
mercato per trovare qualcosa di diverso,
non puoi trovare i negozi uguali a quelli
sotto casa. O ci facciamo un bell’hard discount e un Mc Donald? I progetti erano
quasi tali.
Occorrerebbe definire che cos’è un mercato che può divenire storico (ma già così perde di colore e di figura, come diceva Leonardo degli sfondi). Un mercato – secondo
una estemporanea, ma corretta, definizione – è la formazione stratificata nel tempo
di famiglie, persone, esperienze, valori ed
anche disvalori che appartengono alla realtà vissuta in una prospettiva di spazio e di
tempo.
Una “Nuova Vucciria” non potrà esser
che un’altra cosa: dovrà basarsi sulla logistica (parcheggi) e contenere in buona parte
ristorantini e simili, alimentarismo tipico e
qualche locale notturno tipo Caffè Antico.
Il revival potrà riguardare solo foto del passato, quadri ed altre opere d’arte che non
interferiscano con le architetture (facciate) e
le volumetrie rimaste. Da restaurare sono
tutte le fontane per eternare le tradizioni di
Garraffo e Garraffello. E c’è uno dei “Geni”. La Vucciria vera morì negli anni di Orlando sindaco. Non si apportarono i rimedi
di cui sopra. Ci si illuse, invece, già allora di
ricostruire chi sa che cosa. Ora se ne riparla
nei medesimi termini: acqua già fritta una
volta.
33
cultura
un arte inarrestabile dettata
dal sentimento e dall’ispirazione
tutto Guaschino
come in un museo
Riposo sulla spiaggia (acquerello)
La bottega del Pesce (acquerello)
Girando per la casa, quasi un museo o una
mostra permanente dei suoi quadri, ma
soprattutto, sfogliando i due o tre libri che
parlano di lui, troviamo “tutto Guaschino”. Il pittore palermitano ama raccontarsi e sentirsi raccontare, ma solo quando
l’interpretazione dei suoi sentimenti, delle
sue ispirazioni è quella vera. Perché non
c’è quadro che nasca dal pennello, dalla
china, dalla matita di Guaschino che non
sia ispirato da uno slancio che è prima poetico che pittorico. Può essere l’impellente
protesta delle disparità sociali, la sofferenza dei minori, la tristezza dell’anziano abbandonato. Può essere l’indagine, di stile
Vincenzo Cardarella (disegno a matita)
34
gottusiano per la donna maliarda e formosa dalla coscia che nulla lascia di incompiuto… Così nei quadri, eseguiti nel corso
degli anni, negli acquarelli, le chine, le litografie e serigrafie, qualche disegno a sanguigna, il professore Emilio coniuga il suo
eclettismo, seguendo però il filo conduttore
del tratto che caratterizza un linguaggio
pittorico che sa essere uno.
In questo modo, nella mostra ideale della
propria vita d’artista si susseguono immagini di persone e paesaggi, l’ingresso della villa Lampedusa a Palermo, ma soprattutto i
campi gialli assolati. Ma la figura umana è
il vero nocciolo del problema pittorico di
Guaschino. L’uomo e la donna vengono colpiti da un immaginario
obiettivo in tutti i momenti e le pose possibili. Dai bimbi al lavoro,
dagli extra comunitari in epoca
non sospetta (quando parlarne non
era una moda) alle mamme con
bambino, pari ad altrettante madonne. A volte temi decisamente
religiosi, come Giuseppe che consola maria e un Paolo di Tarso che
sembra quasi un Cristo. Infine, come notavamo, si giunge alle donne
provocanti, al limite del pornografico, ma mai volgare, mai sporco.
Il sesso di Guaschino è accettato
come gioiosa e naturale componente della vita umana. Come fare, del resto a scandalizzarsi se, di
seguito, il nostro pittore ritrae una
dolce mamma tale da sembrare
Maria e poi concede comprensione e persino rispetto alle prostitu-
te? O ad una donna sdraiata, ovviamente
disposta all’amplesso? Basti pensare a ciò
che osò, davanti al Soglio Pontificio, il massimo esponente nazionale del nostro Barocco “più vero”, che non è mero gusto per
l’ornato: quel Caravaggio che prese per
modella della Madonna la propria innamorata che, però, come si dice, faceva la vita… Ci fu subito chi gettò la croce addosso
al grande pittore, primo esponente dell’artista “tutto genio e sregolatezza”, ma anche
chi, già allora, in piena controriforma, capì
che era vera arte. Perché ai valori estetici
univa la passione umana e sociale…
Ma c’è il Guaschino virtuosista dei tantissimi ritratti. Non solo quelli più noti da De
Filippo a Nilde Iotti, ma anche quelli di
Vincenzo Cardarelli e Federico Zeri. Due
personaggi presi fra i tanti, tutti più che somiglianti, non caricaturali, ma un po’ iper
realisti, cioè in atteggiamenti tanto tipici da
superare quelli di una foto. Com’è giusto
che avvenga in opera del genere al giorno
d’oggi, in cui i freddi obiettivi pur fanno
tanto, al punto da aver azzerato quello che
fu un lavoro redditizio per i pittori d’una
volta.
Insomma, Guaschino, cui tanto spazio dedichiamo spesso su questa rivista, non manca mai di sorprendere e di sorprenderci. E’
una miniera di possibili scoperte fra volti,
immagini, sensazioni e sentimenti, accompagna quello che diviene uno spettatore
lungo la propria vita. E’ uno spettacolo che
assume ormai un valore cronistico e storico, un viaggio lungo il susseguirsi di fatti e
ancor più di sentimenti. Quelli che appunto ispirano l’artista ancor prima di metter
mano al foglio o alla tela e poi, nella concentrazione del momento e nel corso dell’esecuzione, si sviluppano e si articolano,
sovrapponendo significati ai significati, valori ad altri valori…
Alisciarg
cultura
la giornalista palermitana trasfonde anche in versi sentimenti e sensazioni
i fiori di carta
di anna Maria ingria
La vita è un’avventura. Bella, brutta, felice, dolorosa. Ma non puoi scartarne il
marcio, il segreto per vivere una vita piena è cercare la verità. Sempre e comunque, a qualunque costo. Non si tratta di
una mera scelta stilistica, letteraria, è una
costante di vita. Nella Ingria non c’è mai
frattura tra arte e vita. L’arte è prodotta
da una vita vera, e viceversa. Saranno spine, sarà dolore, sarà gioia, ma non ci sarà
camuffamento.
“Sono stanca
di fare
l’Ebrea,
emarginata – sempre –
dalla Vita
e misteriosamente
scelta
per soffrire…”
(L’ebrea)
Tuttavia, anche dallo strazio più grande
emerge, invitta, la speranza.
“…Annullarsi – Finire
questa strana avventura
e attendere la fine.
Il dopo non sappiamo,
Annullarsi…Finire..
Ma piccoli lacci
ci legano
ancora
alla vita”.
(Piccoli lacci)
Tanti i temi, gli àmbiti, gli interessi. Il mondo come continua scoperta e perlustrazione, come viaggio, reale e immaginario insieme, tra le meraviglie della natura e dell’opera umana.
Ma non è data al pavido e al prudente la
conoscenza:
“Ebbene, vai.
Senza paure o dubbiose
incertezze
Senza voltarti indietro”.
(Microdissea)
La delicatezza materna è una costante dalle mille sfumature. La vita è un miracolo
che misteriosamente si rinnova:
“Bambina mia
sei giunta
finalmente.
Bianca e rosea
bellissima
sorridevi
appena nata.
Vedevi ancora gli angeli?
Certo.
Ed io, incredula,
guardavo il mio “bambino”
che ti teneva in braccio.
Come cosa preziosa.
(Gaia)
Tanti i Natali a scandire il ritmo della vita:
ora lento, austero, pacato, ora veloce, dolce, lieve…e la Pasqua, che rivela la grandezza del “femminile”:
“Tra poco
assetati di sangue
gli uomini grideranno “Crucifige”.
Fuggiranno gli apostoli tremanti.
Non le donne.
Piangenti
Seguiranno Gesù sino alla Croce.
Meravigliosi strumenti di amore
Che il Creatore
Pose accanto all’uomo
Perché gli ricordasse la pietà”.
(Pasqua)
Se ad attrarre la poetessa filosofa i temi
sono tanti, non per questo la sua lirica
manca di unità. C’è in lei la gioia di apprendere, di scoprire il tanto che la realtà
ci offre, ma c’è anche una personalità vivace, partecipe, attiva che non si limita all’osservazione, ma ama l’approfondimento, la critica, la condivisione. Antica e moderna insieme, sembra racchiudere in sé il
meglio di una Cultura classica coltivata
con amore senza trascurare la ricerca e i
progressi della scienza, cui guarda con favore. La lotta è dura, ma nonostante tutto
la fiducia nelle capacità umane rimane,
soprattutto se illuminate da una Luce Superiore che ci guida anche in modo inconsapevole.
Lydia Gaziano
ANNA MARIA INGRIA
Fiori di carta Poesie
Ed. Il quadrifoglio Ibiskos di A. Ulivieri
Anna Maria ingria è nata a Palermo, si è laureata
in Filosofia classica a Pisa, con una tesi su “I cantori
cavallereschi toscani del ‘300, relatore il professor
Luigi Russo della Scuola Normale Superiore di Pisa.
In seguito, si trasferì nel Veneto, dove conseguì il diploma di Consigliera di Orientamento scolastico e
professionale presso la scuola Superiore di Servizio
Sociale di Verona. Per tre anni ha collaborato con la
Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova. Attualmente vive ed opera a Palermo. La sua attività
spazia dal volontariato (recupero dei ragazzi disadattati, assistenza ai ricoverati dello Psichiatrico, agli anziani, ai disabili) all’attività scolastica e familiare senza trascurare l’impegno politico (Costituzione del
Comitato di quartiere Cuba-Calatafimi e sua elezione a consigliera dello stessa quartiere). Giornalista
pubblicista ha collaborato a vari periodici e con diverse tv locali. Attualmente conduce, per Canale 46,
la rubrica “L’altra metà del cielo”.
Autrice di poesie, che hanno ricevuto premi e segnalazioni anche in campo internazionale. Alcune sue liriche sono state tradotte in ceco e in rumeno. Per la sua attività culturale e letteraria è stata nominata: “Membro honoris causa” di Euro African Foundation;
Centro divulgazione Arte e poesia (Sutri); Accademia Siculo-Normanna Monreale; Accademia di Sicilia Palermo; Accademia del Mediterraneo Italia.
E’ stata eletta Vicepresidente nazionale della Fijet (Federation international des journalistes et Ecrivanis du Tourisme); Vicepresidente della Fildis (Federazione italiana laureate
diplomate istituti superiori), sezione di Palermo; Vicepresidente dell’Islas (Istituto superiore Lettere, Arti, Scienze); vicepresidente del Movimento per la Vita di Palermo.
35
sport
zaMparini: per la gen
Dalla partitocrazia al governo
“I politici hanno fallito”, con questa frase
Maurizio Zamparini, famoso da noi per i
suoi rapporti con il “pallone”, ma altrove
anche soltanto come imprenditore (c’è
chi il calcio neppure lo guarda), compie
un passo risoluto verso la politica. Ormai
una parte del suo tempo è destinato al
Movimento per la gente, un’organizzazione in cui non figura la parola partito,
ma che di fatto è destinata ad esserlo. Così, in seguito al prestigio ed alla forza di
“Zampa”, non hanno tardato a farglisi intorno vari personaggi che, se politici non
sono, ben poco ci manca.
Chi ci legge sa quanto Palermoparla ami
Zamparini e, proprio per questo, lo esortiamo, per quanto bravo egli sia, a guardarsi intorno proprio da quella parte. Il
presidente del Palermo vuol portare – e lo
dice chiaro – il piglio dell’uomo d’impresa nelle stanze della politica. Ma non è
mancato qualcuno che abbia notato come tali parole somiglino a quelle che diceva un giorno Berlusconi, quando anche
lui era “soltanto” un imprenditore e, come lui, presidente di una squadra di calcio, il Milan.
Venendo ai fatti recenti, “Zampa” ha
riunito in quel di Fiano Romano le persone che costituiscono oggi i suoi quadri nazionali, i primi stati generali. E poi ha iniziato un giro di Sicilia che servirà da giro
d’orizzonti e …per farsi conoscere. Insomma, la sua attività politica inizia all’indomani di certe amministrative che
sembrano aver confermato la crisi pesante di partiti vecchio stampo. Ma – si sa –
in Italia gli esami non finiscono mai e …fi-
36
guriamoci quelli della
politica. Prima tappa del
tour isolano, una mattinata di presentazioni ed
interventi al teatro Politeama. Presenze rilevanti, quella del sindaco di Ragusa Nello Di
Pasquale e del candidato palermitano Massimo Costa. Insomma,
chi vivrà vedrà.
Del suo movimento
zamparini dice: “È
un gesto nato dal cuore,
perché le istituzioni e la
politica, mai come in questo periodo, sono lonta- Zamparini parla al Politeama per ...la Gente
ne dalla gente. Invece
tutti noi dobbiamo torAlla domanda: siete di destra o di
nare a essere protagonisti. Se siamo in sinistra, vien fuori una prevedibile
questa situazione la colpa è nostra, non risposta.
delle banche né dei potenti».
“Non ci collochiamo in nessuna area, perIl “patron” di tante iniziative, anche in chè non facciamo politica, ma un movicontemporanea non risparmia un duro mento per la gente. Qualsiasi politico, che
attacco al governo Monti: «È una tra- sia di sinistra, di destra, di sopra o di sotto,
gedia – dice – perché, per la prima volta, può affiancarsi a noi, purché sostenga la
non abbiamo un governo espressione del- gente. La politica è sfociata nella partitola volontà popolare, ma un governo delle crazia e non si è occupata, come avrebbe
banche e della finanza. L’Italia ha biso- dovuto, dei problemi dei cittadini. Noi vigno di posti di lavoro e investimenti eco- gileremo contro chi vuole portare avanti
nomici. Invece il Paese viene dissanguato certi discorsi. Il Paese ha bisogno di norcon continue imposizioni di tasse. Io più malizzarsi dal punto di vista fiscale, visto
che degli evasori, mi preoccupo per quelli che il signor tremonti già massacrava il
che, sempre in maggior numero, non rie- ceto produttivo con la scusa dell’evasione
scono a pagare le tasse e non fanno fronte fiscale e si continua su questa strada... ocai propri impegni perchè sono andai in corrono investimenti, invece di depaurovina”.
perare le risorse del Paese. Quando parlo
sport
nte mi metto in politica
o Monti una continua tragedia
affilano le lame per il campionato 2011 2012
i rosa fra le mele
e il fresco di val venosta
Nello Di Pasquale, sindaco di Ragusa
di sviluppo, parlo di posti di lavoro veri,
non riconducibili a organismi statali”.
il programma di zamparini è ambizioso ed è naturale che sfoci in
una rappresentanza politica.
“A noi – precisa lui – interessa la base
che dobbiamo rappresentare, in modo
da esercitare una forte pressione sull’attuale sistema che presenta visibili errori
e lacune, producendo inefficienza e danni per tutti”.
Quindi, aggiungiamo noi – ed è il colmo solo in apparenza – anche per chi
governa. Non si può non augurare a
Zamparini ogni fortuna, pur sapendo –
specie da siciliani – che il sistema è inefficiente, ma non è del tutto stupido. Incredibilmente, tira fuori le unghia nel
difendersi dalle innovazioni. E poiché,
di fatto, è infinitamente più facile distruggere, cioè in questo caso bloccare,
che non costruire, la strada sarà come
sempre molto dura…
Frattanto, da Carini ad Udine, passando per lo Zen, Fabrizio Zamparini va
prendendo iniziative sportive che non
sono “di calcio”, ma sono mirate allo
sport per tutti, ai ragazzi meno facoltosi, a tutti coloro che del sano movimento hanno bisogno e non trovano spazi… E’ difficile non volergli bene.
Se lo Zamparini della politica e del centro commerciale fa
notizia, quello che ha portato novità e divertimento in via
del Fante, oltre che nel cuore calcistico di tutti i palermitani,
rimane il maggior protagonista. Del nuovo stadio si è parlato meno. Purtroppo. Il Palermo dello scorso campionato ha
camminato a 2 velocità, facendo divertire all’inizio, fino a
sperare il sospirato salto in zona coppe (riuscito solo a Guidolin) e tenendo stabilmente il “Catania miracolo” di Montella dietro varie lunghezze di sé. Poi, mentre il tecnico ex
giocatore capitolino ed azzurro, si conquistava i galloni della Fiorentina, i rosa sono andati giù, prendendosi i soliti “insulti” dei menagrami locali, ma risalendo poi, quando hanno riacquistato in qualche modo Migliaccio, Balzaretti e Silvestre. Niente hai detto: giocare senza di loro… Al Palermo
è mancata la panchina, ma come sostituire tre insostituibili? Giuseppe Sannino
Eppure i quadri giovanili erano straripanti al punto che la
campagna acquisti è sembrata più una campagna cessioni,
in vendita e in prestito, con l’ovvia speranza di veder tornare i “virgulti”, scelti in ogni dove, …più belli e più grandi
che pria.
frattanto, come sarà il Palermo che è tornato in ritiro a Malles, in Val Venosta? Lo scorso anno, là sulle
montagne, oltre il Trentino, c’era Stefano Pioli che qualche
tifoso ha dimenticato presto, ma ora è al Bologna. Speriamo
che Giuseppe Sannino, l’allenatore nato ad Ottaviano
(Napoli) che si presenta senza inflessioni partenopee nella
voce, duri più a lungo. Come gli altri allenatori scelti da
Zamparini cerca i punti, ma anche i gol e il bel gioco. Con
lui – dalla Ac Siena – è arrivato anche Franco Brienza, che
ha già collezionato quasi 200 presenze in rosanero. Ma il migliore acquisto o arrivo – sempre dal Siena – sembra essere Giorgio Perinetti
Giorgio Perinetti, definito vicepresidente esecutivo, ma
anche direttore sportivo, come era indicato a Siena. Perinetti è un uomo che Sannino
(che è stato anche al Varese) ha indicato come di …notevole valore. Ma in lui ha grande
fiducia proprio il patròn Zamparini che non è facile né per l’indice di gradimento dei direttori sportivi, né per gli encomi…
Ma ora, visto che ciò che è mancato a Mutti è stata una panchina di livello e vana fu una
riserva di giovani troppo verdi (anche se in 2 stagioni il Palermo pescò il ragazzino Acquah e lo ha ceduto a fior di bigliettoni…) si potrebbe optare per l’opinione che in vari
ruoli occorrerebbe avere “2 di tutto”.
A quanto pare, partiti Migliaccio e Silvestre, resteranno il grande Balzaretti e quel Miccoli che, tornando inossidabile, tanto ha contribuito a salvare il campionato. Ma i rosanero – e per primo Zamparini – non vogliono ripetersi. Il miglior mercato è quello che si
conclude il 31 agosto. Ma, non è da noi porre dei limiti. Siamo del parere che nella squadra della nuova era si sia dimostrata buona la massima di Chiambretti “comunque vada
sarà un successo”. Vedremo, vedremo… (GS)
37
sport
Mentre il circolo della vela sicilia è su luna rossa nella a.c.
pronta al via una grande “Montecarlo”
Si ripete il grande rito della Palermo Montecarlo che in 8 anni è divenuta più che
una classica della vela d’altura in Mediterraneo. Ciò è avvenuto per la bontà dell’idea iniziale colta al volo dall’indimenticato presidente Angelo Randazzo che, dal
Circolo della Vela, ha colto al volo la proposta proveniente dal giovane assessore palermitano Stefano Santoro: gettare un ponte ideale fra due sponde lontane del Mediterraneo perché divenissero sempre più
amiche. Adesso il timone dell’organizzazione è in mano al figlio Agostino, non a
caso timoniere di gran vaglia (azzurro di
Star e tanto altro), imprenditore e sportivo
come pochi.
Questa Viii edizione si svolgerà dal 18
al 23 agosto e prenderà il via dalle acque
del club a Valdesi per fare vela lungo 500
MM alla volta del porto “quadrato” del
Principauté del Monaco. Dalla partenza
all’arrivo, sotto l’inconfondibile skyline di
Montecarlo, sfilerà il meglio della vela d’altomare, gli yacht più belli, più grandi e più
veloci, sperando nella vittoria e nella conquista del record.
Ma protagoniste saranno anche le insidie
delle bonacce notturne e dei colpi di vento,
i passaggi tra la Corsica, la Sardegna e le
isole minori, le scelte tattiche in funzione
delle previsioni meteo… E anche la voglia
di vincere e di battere il record della regata, che appartiene allo yacht più performante degli ultimi anni, il Maxi di 100 piedi Esimit Europa 2 di Igor Simcic, ex Alfa
Romeo, che detiene il record nel 2010: 48
ore, 52 minuti e 21 secondi, e che nel 2011
ha impiegato poco più di 50 ore sul percorso. Conseguenza di tanti pregi, la Palermo-Montecarlo è inserita nei più prestigiosi circuiti mediterranei: il Campionato Italiano Offshore della FIV, il Trofeo d’Altura
del Mediterraneo, in collaborazione con i
gemellati Yacht Club Italiano e Circolo
del Remo e della Vela Italia (che comprende la Giraglia Rolex Cup, la Regata dei
Tre Golfi e la Rolex Middle Sea Race), e il
classico circuito Lombardini Cup.
oltre al record e alla vittoria overall
in tempo corretto, la Palermo-Montecarlo
mette in palio due ambiti premi: il “Trofeo
Angelo Randazzo” in onore del Presidente
del Circolo della Vela Sicilia e ideatore della regata, e il “Trofeo Giuseppe Tasca di
Almerita”, istituito in onore del fondatore
del Circolo stesso, assegnato allo yacht primo in tempo reale. Questa edizione vedrà
al via le circa 30 imbarcazioni attese dagli
organizzatori, con in primo piano il supermaxi esimit europa 2, la barca che batte bandiera dell’Unione Europea e che
l’armatore Igor Simcic ha affidato allo
skipper olimpionico Jochen Schumann e a
un equipaggio straordinario di grandi nomi della vela (tra gli altri: Alberto Bolzan,
Stefano Rizzi, Claudio Celon, Francesco
Rapetti). Per l’ex Alfa Romeo sarà la terza
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Palermo-Montecarlo. Dopo la partenza a Mondello la famosa Esimit sponsor Gazprom
partecipazione alla Palermo-Montecarlo e
l’obiettivo dichiarato è il record, che già le
appartiene. Intanto quest’anno Schumann
& c.- si presentano con il record fatto segnare alla Giraglia Rolex Cup (14 ore 56’
16’’), 3 ore meno del precedente.
La regata riproporrà anche la sfida tra i
circoli siciliani, specie tra i due palermitani: Vela e Lauria, che sono usciti già anche
vincitori assoluti della competizione. Il
derby 2011 fra la Vela e il suo “vicino di casa” si risolse con una doppia vittoria: a favore del Roggero di Lauria, primo con Cochina di Giorgio Fabbri nella classifica finale secondo il sistema IRC davanti a quella del CVS, con Athanor di Fulvio Garajo
secondo il computo dei tempi in ORC.
Quest’anno il Circolo della Vela Sicilia si presenta al via con WB Five, un X41 molto competitivo per l’alta Classifica,
con lo skipper Piero Majolino che guiderà
un team di giovani della squadra agonistica del club. Il Lauria si prepara a rispondere allo stesso livello, garantendo la presenza in funzione di skipper di Gabriele Bruni, che svolse onorevolmente questo ruolo
su +39 nelle fasi di Coppa America.
La cerimonia di premiazione a Montecarlo è prevista per il 23 agosto. Confermato anche il programma collaterale: il 16
agosto è prevista la regata di prova a Mondello, mentre il 17 la serata in onore dei
partecipanti alla regata.
Germano Scargiali
Frattanto non assistiamo che a successi in
questa fase preliminare alla Coppa America. Su Luna rossa sventola il gagliardetto del Circolo Della Vela da cui è
partita la sfida contro gli americani per il
grande confronto cui solo un finalista potrà accedere. Tale confronto avverrà su
mega catamarani mai visti prima, un esemplare dei quali Patrizio Bertelli (consorte
di Miuccia Prada) sta costruendo in Italia.
Attualmente le gare preliminari si svolgono con catamarani del tipo degli Extreme,
che rivediamo quest’anno a Trapani nel
loro “circuito” specifico. Bertelli ha lodato
il coraggio con cui il Circolo della Vela e il suo presidente Randazzo (nella foto) hanno partecipato a dare continuità al mito di Luna Rossa in questa edizione, certamente tormentata dalle “bizze” degli americani.
sport
a roma al ristorante assunta Madre si è brindato al 12-15 settembre
trofeo challenge ignazio Florio: e sette
Niente di meglio che una cena a base di
pesce, il menu più adatto per parlare di
vela, di vento, di mare per serate all’insegna del gusto, del cult, dell’originalità di
ogni edizione del Trofeo Challenge Ignazio Florio. Stuzzicanti ed essenziali ingredienti per raccontare la magnifica serata
trascorsa il 23 maggio al ristorante Assunta Madre, nella prestigiosa Via Giulia, cornice gastronomica ideale per dare
annuncio della 7° edizione del Trofeo attesa per i giorni 12 – 15 settembre.
Nel segno della continuità della regata
svolta lo scorso anno, il Presidente Chiara zarlocco ha consegnato il Trofeo all’armatore di “Bohemia express” (battente bandiera della Repubblica Ceca)
Evropska’ Vodni Doprava, vincitore dell’edizione 2011, venuto da Praga in occasione della serata romana. Trofeo che dovrà difendere nella prossima edizione. E’
bastato far scattare la scintilla dell’inizio
della settima edizione del trofeo Challenge ignazio florio, che nei presenti è
riaffiorato un emozionante spaccato di
fine regata della scorsa edizione, innescando l’entusiasmo dei protagonisti lì
riuniti.
Il Presidente della fiV della regione
Sicilia ignazio florio Pipitone e i
nostri velisti di risalto Peppe fornich,
Matteo Miceli e Andrea fornaro, con
i quali abbiamo potuto conversare hanno
testato gli animi già proiettati nel mare
delle isole Egadi. Pipitone, ci ha svelato
il segreto dell’accresciuta capacità acquisita dal Trofeo Ignazio Florio, di catalizzare l’attenzione del mondo della vela: ne
individua la peculiarità proprio nell’immagine data all’evento.
Peppe fornich ci tiene subito a a dichiarare “io c’ero sin dalla prima edizione”.
La location – a suo dire – è davvero unica,
il campo di regata straordinario nel suo
genere. Lui ha visto crescere di anno in
anno il livello tecnico della competizione
e il numero dei partecipanti, fino ad arrivare al livello internazionale. Sulla stessa
onda emotiva le parole di Matteo Miceli
e Andrea fornaro che già si sentono
proiettati nello specchio d’acqua delle
Egadi. Sono loro gli skipper di punta dello YC Favignna: “Quando si avvicina la
data, riaffiorano i ricordi” – dice Andrea
- ed ecco la data si approssima. Questa è
una regata che, una volta fatta, si vuole rifare sempre”.
Le iscrizioni sono aperte già da un
po’ sul sito dello YCF (www.ycf.it) e …piovono. Quest’anno gli organizzatori prevedono di superare nuovamente la quota
dei 40 partecipanti, “Secondo me anche
quest’anno potremo arrivarci”, afferma
con celato orgoglio Chiara zarlocco,
Presidente dello YCF, ideatrice della manifestazione e artefice del suo successo.
“I am bad”
di Giovanni
Calandrino
sarà fra le
protagoniste
dell’imminente
edizione.
Sopra,
l’organizzatrice
Chiara Zarlocco
La formula è quella consueta del Trofeo
Challenge Ignazio Florio: una regata d’altura ad inviti, su un percorso compreso
tra le isole di Favignana, Levanzo e Ma-
rettimo, due competizioni quotidiane (costiere e sulle boe) con il supporto di una
giuria internazionale a supervisione del
regolare svolgimento delle regate.
39
sport
più d’uno la Mantia inclusa hanno sconfitto dei mali fisici
pizzo l’eroe della “squadra”
in cui entra angilella
Sicilia protagonista – e Palermo non è
da meno – nella realtà sportiva d’alto livello. Parlavamo nello scorso numero dell’alta
presenza di personaggi, attori in particolare – nel cinema. Ci sembra di poter fare un
paragone con lo sport. Al giro di Francia
Vincenzo Nibali è il miglior rappresentante italiano. Il messinese, vincitore di una
Vuelta, che mettemmo in copertina, ha un
gregario di lusso come l’iridato Ivan Basso
alla italiana Liquigas che, a propria volta,
ha scoperto nelle proprie fila un grande
Sagan, ceco molto italianizzato.
Giuseppe Angilella (cui é andata la nostra copertina) ha coronato per la prima
volta il suo sogno olimpico, un traguardo
che insegue sin quasi da bambino, quando
al club Lauria di Mondello mosse i primi
passi come altri campioni locali della vela.
Subito le prime vittorie e la dimostrazione
di una grande sensibilità al timone e di una
buona visione tattica. Ma le olimpiadi sono
le olimpiadi e questo era ciò cui Giuseppe
mirava. Negli ultimi due quadrienni ci ha
provato intensamente con il prodiere bresciano Pietro Zucchetti. Ha centrato, invece, l’obiettivo Londra, anzi Weymouth, entrando a sostenere la coppia dei suoi rivali
fratelli Sibello. Sarà timoniere, il suo ruolo
di sempre, con a prua Gianfranco Sibello,
mentre il fratello di questi, Pietro, è rimasto appiedato per non aver superato la visita
Coni della perfetta efficienza fisica.
Anche Angilella ha dovuto superare noie
del genere, ma lo ha fatto insistendo tempo
fa con coraggio ed abnegazione, un altro
avversario che ha dovuto sconfiggere oltre
gli equipaggi che incontra come avversario
sui campi si regata, lui che per correttezza
– come ha dichiarato il presidente regionale
Florio Pipitone – si è sempre distinto.
Simona La Mantia nel salto triplo ha recuperato i sui problemi ai tendini. Per lei il
quarto posto ottenuto nel corso degli ultimi salti agli europei di Helsinky, dove è comunque volata a mt 14,25, è riduttivo. Il
suo record personale resta 14,69 m, stabilito il 22 maggio 2005 a Palermo. S’era già
verificato il ritorno su buoni livelli di Simona. La triplista era atterrata a 14,29 al
memorial Nebiolo, allora ottava prestazione europea 2012 e ad un solo centimetro
dal minimo A olimpico: Londra è però
già conquistata, in considerazione del
minimo A realizzato nel 2011 (14,43). Il 4
marzo 2011 ha vinto la medaglia d’oro agli
Europei indoor di Parigi con la misura di
14.60, seconda di sempre a 21 cm dal primato di Magdelin Martinez. Sarà presso il
Tamigi ancora più “carica”.
Apprendiamo dalla nostra corrispondente
carinese Carola Tuzzolino e pubblichiamo
in questo stesso numero che il sollevato-
40
Giuseppe Angilella. In basso, Simona La Mantia e, nella foto in alto, Paolo Pizzo
re di pesi Mirco Scarantino, nisseno
delle Fiamme Oro, è stato chiamato con
un biglietto in tasca per Londra, in seguito
alla squalifica per doping dei due atleti che
lo precedevano di un soffio. (Vedi pag 41).
Ma il caso più eclatante di vittoria sul male
fisico prima che sugli avversari è quello dello
spadista Paolo Pizzo. Il catanese, vincitore
dei recenti mondiali e primo nel ranking
mondiale, è una punta di diamante della
nazionale azzurra. Il che non è uno scherzo
viste le tradizioni… Ma Pizzo ha superato
nella vita un difficile momento in cui ha subìto un intervento al cervello. Un altro motivo per gridare più forte: forza Paolo.
Sempre nella spada la presenza di Pizzo
sarà doppiata da quella dell’astro nascente
rossella fiamingo in campo femminile. Mentre nel fioretto partirà Giorgio
Avola.
Anna incerti, un’altra palermitana dell’atletica, sarà al via nella maratona, specialità da tempo vocazionale per gli atleti
siciliani (proclamata campionessa europea
per doping delle 2 che la precedevano).
Gianluca Maglia, nuotatore catanese
sarà nella 4x200. Valentino Gallo, siracusano, farà parte di una squadra di altissima tradizione internazionale: quella di
pallanuoto.
Due paralimpici nel pingpong: Giuseppe
Vella e raimondo Alecci.
Più d’uno gli atleti cui la partecipazione
sfugge d’un soffio, mentre occorre chiarire
che non ci saranno riserve, nella vela in
particolare, ma molto (triste a dirsi) viene
lasciato nelle nebbie dell’incertezza e sincerarsi sulle fonti internet può fruttare più
dubbi che certezze…
Il giovane surfista palermitano Marco Baglione, figlio della nobile stirpe Albaria,
che nell’ultima stagione è sempre stato il
primo degli italiani alle preolimpiche, ma
solo dopo che la Fiv di Genova aveva operato con eccezionale anticipo non va in
squadra.
Sport
Successi ovunque da Carini al nord e Scarantino va a Londra
Annata ok per la pesistica palermitana
Dopo i Tricolori Under 17 disputati a Carini, prosegue la “raccolta di podi” da parte dei pesisti palermitani. La pedana di gara dei Tricolori Juniores di Copertino (LE)
risulta terreno fertile per consolidare i risultati dei più giovani atleti palermitani della
fascia di età Under 17 e Juniores. I primi
conquistano l’oro nella 53 kg con Natalia
Farina al suo primo titolo Juniores della
Vlassof 200 di Carini che con questa
prestazione riesce a migliorare tutti e tre i
primati personali e l’argento con (2 classe
966) Antonino Pizzolato, Dynamo Bagheria. Argento agli jr Daniele Attardo, Vlassof 200 di Carini, nella categoria 85 kg e nella categoria +105 kg a Davide Prato Ameno (Record PA).
Oro alla palermitana Giorgia Russo (Cleadig PA) che nella 58 kg si riconferma campionessa con il nuovo record italiano Jr dell’esercizio di slancio con la misura di 97 kg.
Nella +75 kg l’argento va alla compagna di
squadra Roberta Buttiglieri. La Cleadig PA sale sul secondo gradino del podio
nella classifica femminile di società.
I Tricolori Seniores (aperti anche alle
fasce di età Juniores, Under 17 ed Esordienti) di Verona hanno visto 9 podi assegnati a Palermo. Alto il livello della competizione che per gli atleti di casa nostra comincia con la grande prestazione di Massimiliano Rubino (Jogging Palermo)
nella categoria fino a 62 kg con 6 prove valide su 6. Titolo aggiudicatosi con un totale
di 259 kg. Un primo e un terzo posto sono
stati conquistati nella categoria 85 kg. Titolo al palermitano delle Fiamme Oro Giorgio De Luca e bronzo per l’altro palermitano delle Fiamme Oro Enrico Cangemi. De Luca con un totale di 330 kg ha ottenuto il miglior risultato del campionato.
Nella +105 kg ad imporsi è stato un altro
palermitano delle Fiamme Oro Manlio
Di Salvo.
Le gare femminili confermano la supremazia femminile delle nostre atlete. Su 7
categorie, 3 hanno visto le siciliane conquistare il titolo, ma ad avvalorare il dominio,
in due categorie il podio è stato tutto isolano. Nella categoria fino a 48 kg, la bagherese Giovanna D’Alessandro (Dynamo
Bagheria) con un’ottima prestazione, argento ad un’altra bagherese Jennifer Lombardo (Fiamme Azzurre) e bronzo all’ottima Natalia Farina (Vlassof 200
Carini), classe 1996, autrice di due grandi
prove sia nello strappo sia nello slancio che
le fanno migliorare il record personale di
ben 6 kg dopo 20 giorni dai Campionati
Italiani Juniores vinti a Copertino (LE). La
palermitana Giorgia Russo (Cleadig
PA) ha acceso il pubblico con un bel duello
dall’esito incerto fino all’ultima alzata di
slancio che le assegna la medaglia d’argento. Nella categoria +75 kg festeggia il suo
primo titolo seniores in carriera Roberta
Buttiglieri (Cleadig PA) grazie ad un
Il podio della 53 kg ai Seniores.Da sinistra Jennifer Lombardo, Jenny Pagliaro e Natalia Farina
totale di 181 kg.
Ancora spettacolo nel corso delle Qualificazioni agli Assoluti svolti all’I.T.C. Pio La
Torre di Palermo con 11 nuovi primati italiani delle classi giovanili, sei femminili e
cinque maschili.
Tra le Under 17, Natalia Farina (Vlassof 200 Carini) realizza un tris di record
nella categoria fino a 58 kg: 71 kg nello
strappo, 87 kg nello slancio e 158 kg di totale. Nella classe Juniores, Giorgia Russo
realizza due record grazie a una seconda
prova di slancio da 98 kg che le ha permesso di migliorare anche il primato di totale
con 173 kg, mentre Roberta Buttiglieri,
compagna di squadra della Russo nella Cleadig Palermo, ha migliorato di 1 kg il suo
record di strappo della +75 kg. La giornata
di grazia degli Atleti palermitani è stata
confermata dalla grande prestazione di
Antonino Pizzolato (Dynamo Bagheria),
autore di 5 record italiani nella 77 kg della
classe Under 17, portando il primato nazionale di strappo a 119 kg, quello di slancio a 160 kg e quello di totale a 279 kg. Incetta di podi anche agli Italiani Assoluti
disputati a Caltanissetta. Sono 11 le medaglie che arrivano a Palermo. Sfida per il secondo posto tra Massimiliano Rubino
(Jogging Palermo) e Simone Bigazzi (Libertas Livorno) con il palermitano che grazie ad un’ottima prova di slancio, sua specialità, difende il chilogrammo di vantaggio
accumulato nello strappo. Giorgio De
Luca (Fiamme Oro) si aggiudica l’ottavo
titolo italiano assoluto in carriera con un totale di 294 kg. Splendida la sfida per l’argento tra Antonino Pizzolato (Dynamo Bagheria) classe 1996 e l’altro palermitano delle Fiamme Oro, Enrico Cangemi. A spuntarla per minor peso corporeo è stato l’atleta della Dynamo che, dopo
i 2 record italiani Under 17 nell’esercizio di
strappo (120 e 125) sotto di 6 kg rispetto a
Cangemi, nella terza prova di slancio ha
realizzato una vera e propria impresa sollevando 161 kg che gli son valsi due nuovi
primati di classe (slancio e totale) e l’argento
davanti a Cangemi fermo a 155 kg nella
prova di slancio.
Nella +105 il favorito Manlio Di Salvo si
è aggiudicato il suo terzo titolo assoluto
consecutivo sollevando un totale di 310 kg,
bronzo a Davide Prato Ameno (Record
Palermo) con 255 kg. Iniziano con due
conferme le categorie femminili, nella 48
kg Giovanna D’Alessandro (Dynamo
Bagheria) vince il titolo dopo un bel duello con Eva Giganti (Atletico Ercole CL) risolto nella prova di slancio grazie ai 3 kg in
più alzati dalla D’Alessandro.
Nella 53 kg argento alla palermitana Under 17 Natalia Farina (Vlassof 200 Carini) che chiude con un totale di 150 kg.
Giorgia Russo fa suo il primo titolo italiano assoluto nella 58 kg sollevando un totale di 173 kg. In seconda prova realizza il
record italiano Jr di slancio con la misura di
99 kg. Nella 63 kg, bronzo a Luisa Miserendino (Jogging Palermo) con 138 kg
di totale.
Con la categoria femminile +75 kg si conclude l’edizione 2012 dei Campionati Italiani Assoluti di Pesistica con la vittoria di
Roberta Buttiglieri (Cleadig Palermo) con un totale di 175 kg che si aggiudica così il primo titolo italiano assoluto e
bronzo a Monica Saletta (Cleadig Palermo) con un totale di 144 kg. La Cleadig
Palermo si aggiudica il secondo gradino
del podio della classifica a squadre femminili. E a 2 mesi dagli Europei Senior di Antalya che avevano sancito la mancata qualificazione delle squadre italiane, ecco la clamorosa svolta: i casi di positività di due
Atleti di Nazioni che avevano preceduto l’Italia nella speciale classifica continentale maschile della qualificazione olimpica aprono
le porte dei Giochi Olimpici di Londra
ad un atleta siciliano della rappresentativa
maschile. Sarà Mirco Scarantino l’alfiere Azzurro ai Giochi. Il nisseno delle Fiamme Oro, classe 1995, in virtù del piazzamento ottenuto negli ultimi Campionati
Europei è il migliore tra gli 8 azzurri.
(M.C.Tuzzolino)
41
Sport
La Sicilia regina del Calcio a 5 chiude una buona stagione
Morgana fra programmi
problemi e soddisfazioni
Sul calcio Dilettanti, che coinvolge un
gran numero di giovani, arbitri e dirigenti ci dà il polso della situazione – ancora una volta – il presidente Sandro Morgana…
Il nuovo centro di imminente costruzione nel palermitano sarà il
punto di riferimento…
“Non corriamo troppo. Posso dirle che
aspettiamo notizie sul mutuo bancario.
Allora definiremo l’atto d’acquisto, ma
credo siamo ormai alle ultime battute”.
Formalità?
“Speriamo. Credo che sussistano tutti i
presupposti…”
Il suo ufficio coordina tutta l’attività regionale. Com’è andata quest’anno?
“C’è motivo di generale soddisfazione. I
campionati siciliani si sono svolti e conclusi regolarmente. Non solo. Abbiamo
raccolto delle belle soddisfazioni. In serie
D ben tre squadre hanno vinto: Ragusa,
Ribera e Città di Messina, rimane solo un
po’ di amaro in bocca per l’Akragas perché quando tutto sembrava già fatto e bastava solo un pareggio, ha incassato un
gol su rigore negli ultimi dieci minuti. Ma
l’Akragas ha raggiunto un altro impor-
42
tante traguardo. Infatti, il pubblico agrigentino ha dato una bella prova di maturità e di sportività. L’anno prossimo avremo dieci squadre siciliane in serie D”.
Nelle altre categorie…
“Siamo ancora campioni d’Italia di calcio
a 5, avendo vinto il Torneo delle Regioni
con Silvio Bevilacqua responsabile regionale. Mentre siamo presenti alle finali nazionali di settore giovanile con la Sport
Village di Tommaso Natale, per la categoria Allievi, con il Calcio Sicilia, per la
categoria Giovanissimi, e con la rappresentativa Under 15 femminile.”
Ormai si guarda alla prossima stagione
“Ricominciamo la programmazione. Abbiamo fatto un bel passo avanti consentendo le iscrizioni online per tutte le Società in tutti i campionati. Avevamo già i
tesseramenti e gli svincoli, ma dall’anno
prossimo ci saranno anche i tesseramenti
di Lega”.
In considerazione anche dell’attuale situazione economica quali linee
guida proponete alle società circa
la programmazione?
“Noi suggeriamo tre cose: progetti, regole, comportamenti.
Nella foto in basso i campioni
d’Italia 2012 di Calcio a 5.
Nel riquadro,
il presidente Sandro Morgana
Innanzi tutto si deve partire da un progetto valido con un’ottima programmazione, sostenuto da un’amministrazione
interna funzionale e trasparente. Bisogna, poi, darsi delle regole e dei comportamenti improntati all’etica, alla legalità
e alla trasparenza. In conclusione, a una
società occorre fondamentalmente un
dirigente sportivo preparato, competente e che sappia gestire gli impianti, assieme, ovviamene alla vera e propria attività agonistica”.
Lydia Gaziano
Sport
parlano il preside Giuseppe Liotta e la docente Laura Santoro
Scienze Motorie verso l’internazionalizzazione
La Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Palermo, pur giovane di età, si
proietta con decisione verso orizzonti più
ambiziosi, questa volta oltre confine. “La
strada che abbiamo intrapreso – dice il
preside Liotta – è quella dell’internazionalizzazione. In linea con quanto richiesto dal Ministero, al fine di ottenere le
premialità previste dal fondo di funzionamento ordinario, cioè dal budget che il
Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) eroga a
favore delle università italiane”.
E il percorso previsto al riguardo?
“Stiamo implementando i progetti Erasmus, cioè quei progetti che prevedono,
per i nostri iscritti, un periodo di studio all’estero di durata variabile. A tal fine, abbiamo già avviato contatti e rapporti di
collaborazione con il maggior numero di
università straniere, mentre stiamo coinvolgendo anche le lauree magistrali che in
un primo momento erano rimaste escluse
dal progetto”.
Quali sono, in particolare, queste
lauree?
“ Sono due: “Management dello sport e
delle attività motorie” e “Scienze e tecni-
che delle attività sportive”.
Ma circa i vantaggi di questo processo di internazionalizzazione che
cosa ci può dire?
“Soprattutto il così detto ‘Doppio titolo’.
Abbiamo, infatti, attivato una procedura,
che sarà portata a compimento – si spera
– il prossimo anno, per la quale i nostri
laureati, al termine del corso di studi, che
prevede un semestre presso università
partner, otterranno un titolo valido anche
per l’Ateneo partner e quindi per quel
paese estero”.
Professoressa Santoro, possiamo
dire che anche nella didattica ci sono stati cambiamenti importanti?
“La Facoltà si sta adeguando pienamente
al nuovo indirizzo dell’internazionalizzazione proposto, a livello nazionale, dal
Ministero. In quest’ottica sono stati attivati i ‘Seminari Cori’. Si tratta di tre cicli didattici con la partecipazione di tre autorevolissimi docenti stranieri. Devo dire che
hanno avuto grandissimo successo, testimoniato dall’interesse mostrato dagli studenti, pur registrando il dato di dover innalzare il livello di generale conoscenza
delle lingue straniere”.
Circa gli sbocchi lavorativi che cosa possiamo dire?
“Questo è l’aspetto più interessante. Con
la laurea in Scienze Motorie le chances di
inserimento professionale sono altissime.
Già entro un anno le percentuali degli occupati sono notevoli, pari o superiori rispetto alle facoltà più stimate sotto questo
aspetto”.
Ritenete, nel complesso, di dare
sufficiente spazio alla ricerca?
“Abbiamo dato un ulteriore sviluppo alla
rivista scientifica online della facoltà, che
ha determinato un’apertura in direzione
dell’internazionalizzazione. Ne abbiamo,
inoltre, riformato il board scientifico inserendovi prestigiosi colleghi di altre università italiane e straniere, mutando la veste
tipografica e la denominazione: ‘Journal
of Sport Science and Law’. Per concludere, ma i nostri progetti e le nostre iniziative sono tante, dobbiamo registrare il dato
significativo che, per quanto riguarda la
Biblioteca di facoltà, sono aumentati considerevolmente i dati relativi alla frequenza e agli accessi al prestito, come pure il
numero dei volumi disponibili ”.
Lydia Gaziano
Lo Sport risorsa per lo sviluppo economico in Sicilia
Un tesoretto da scoprire e valorizzare
Un giro d’affari di oltre due miliardi di
euro con una spesa annua pro capite di
circa 440 euro. È questo uno dei dati più
rilevanti emersi dalla ricerca, commissionata dal Coni Sicilia alla Diste Consulting e alla Fondazione Curella, che
quantifica l’impatto dello Sport sull’economia siciliana. Lo Sport, oltre ad influire positivamente sul benessere psicofisico della popolazione, ha anche un
forte impatto sull’economia siciliana.
Un giro di affari che si attesta intorno ai
due miliardi di euro e un contributo al
PIL regionale di circa il 3%. È questo il
risultato della ricerca, commissionata
dal Coni Sicilia alla Diste Consulting e
alla Fondazione Curella, che è stata presentata presso la Chiesa di S. Antonio
Abate del Complesso Monumentale dello Steri. La ricerca ha visto la partecipazione anche della Scuola Regionale dello Sport del Coni e il Patrocinio dell’Università degli Studi di Palermo.
Presenti, oltre a Pietro Busetta, presidente Fondazione Curella, Giovanni
Caramazza, presidente reggente Coni
Sicilia, Alessandro La Monica, presidente Diste Consulting, Antonio Palma, coordinatore didattico e scientifico
della Scuola Regionale dello Sport del
Coni, e Domenico Totaro, presidente
Esperia, l’assessore provinciale allo Sport
Michele Nasca e l’assessore comunale alle attività produttive Marco Di
Marco.
La ricerca, a causa delle carenze nella documentazione statistica, è riuscita a determinare alcuni degli aspetti del sistema
sportivo regionale. Solo una piccola porzione del fenomeno sport è, infatti, collegabile in linea retta ad attività legate allo
stesso: lo stadio, la palestra, il campo da
tennis, la bicicletta, i giovani e meno gio-
vani che ogni giorno svolgono un’attività
fisica, e via di seguito. La quota più grande, al contrario, è generata da un numero
vastissimo di attività alle quali non può essere riconosciuta una finalità sportiva in
senso autentico, ma che rispondono tuttavia ad una domanda di questo tipo: le industrie che producono attrezzature sportive, l’industria alimentare e dell’abbigliamento, il settore delle telecomunicazioni
per i servizi radio/televisivi, i giornali, Internet, solo per citarne alcuni.
43
Sport
A termini Imerese con il locale Vela Club
La vela va a scuola
Due scuole medie terminane,
Paolo Balsamo e Tisia d’Imera,
hanno organizzato, in collaborazione con il Vela Club Termini Imerese, un corso teorico/pratico di avviamento alla nautica,
condotto da Michele e Sante Lucia, con la collaborazione di Vincenzo e Lydia Scargiali. Le lezioni, svolte in modo interattivo, con proiezioni e spiegazioni Foto ricordo in aula uno dei gruppi
pratiche, hanno trattato di meteorologia, storia della navigazione, carte nautiche, conduzione di una
barca a vela, componenti di un’imbarcazione, nodi marinari. A conclusione del corso gli allievi hanno visitato una imbarcazione della Guardia
costiera e, successivamente, sono usciti alcuni su yacht a vela da diporto
per mettere in pratica quanto appreso in aula. Il corso ha suscitato negli
allievi, che hanno aderito in buon numero, grande interesse e desiderio di
approfondire ulteriormente la conoscenza dell’elemento mare, della vela
e della navigazione. Senz’altro ne verrà fuori qualche nuovo velista…
Studenti al rientro della prova a vela
In visita sulla motovedetta
Il locale Centro Velico di taibi puntuale protagonista
A Balestrate regate e divertimento
La tradizionale Regata d’altura ha aperto “le danze” a Balestrate. Bella giornata,
ma poco ventosa, non ha però consentito,
alle imbarcazioni partite da Mondello di
giungere al traguardo in tempo utile. Si è
fatta lo stesso una bella festa nel porto con
premi per barche ed equipaggi, alla presenza del sindaco appena eletto Salvatore Milazzo.
Sempre ottima e puntuale l’organizzazione del Centro Velico Balestrate con gli attivissimi Mimmo Taibi, presidente, e i
suoi collaboratori più assidui ed esperti.
Alla Coppa Città di Balestrate e al Trofeo Marc Ulysse, dedicati alla classe
optimist, il vento non è mancato, e si sono
potute disputare regolarmente le prove
previste.
Nella prima regata, Francesco Rocca,
categoria juniores, avendo prevalso nell’ultima prova, ha preceduto la compagna
di club Anna De Blasi pur se a pari punti.
Terzo Paolo Pusateri. A seguire: Agata
Sutera, Alessia Vermiglio, David Caruso,
Augusto Messana, Giuseppe Vaiasuso.
Il Trofeo Marc Ulysse, Regata di S. Pietro, che si organizza ogni anno per ricordare un giovane prematuramente scomparso, figlio di Andrea e Dominique, una
coppia italo/francese che ama trascorrere
le vacanze a Balestrate ha premiato, invece, i palermitani.
Nella categoria juniores, infatti, Carlo
Sbacchi (CCRLauria), ha prevalso, con
tre primi, su Alfredo Spatafora (C. della
Vela), mentre la portacolori del circolo
ospitante, Anna De Blasi, ha conquistato
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AttUALItA’
L’opera del papà Claudio: Il cane di Zenone è molto più veloce di me e... I Malatempora
Un libro commemora
Norman Zarcone
Uno studente palermitano che ha
compiuto il gesto disperato di rinunciare
alla vita in modo eclatante. E’ Norman
Zarcone, che ha voluto esternare i motivi
di un rifiuto tanto sofferto e così duramente pagato di persona contro la realtà
dei favoritismi e delle cosiddette “raccomandazioni”. Sappiamo che Norman,
dottorando in filosofia del linguaggio, è
“volato giù” dal settimo piano della fa-
presentata
a Milano
la 52a edizione
del Salone Nautico
di Genova
E’ stata presentata a luglio al Palazzo delle Stelline a Milano la 52ma
edizione del Salone nautico di Genova. La classica mostra ottobrina attorno alle acque del Marina
della Fiera, fra le più grandi al
mondo, non mancherà di celebrare la voglia di riproporsi e crescere nonostante tutto di un settore
preso di mira da normative e fiscalità che denunciano solo le corte vedute di chi le determina.
coltà di Lettere in piena Università di
Palermo. Il padre ha ben presto dichiarato che Norman si sia tolto la vita per la
disperazione dovuta a precisi motivi: “Era
molto preoccupato per il lavoro”. Ma si è
capito dopo quanto questo giovane avesse sofferto, pur in quell’ottica dilatata
che il costume corrente attribuisce all’ottenimento del cosiddetto “posto”, di un
job, per dirla all’inglese che sollevi ciascuno dalla responsabilità di continuare
a cercare e da quella di intraprendere lavori di iniziativa o accettare situazioni di
sottoccupazione, salvando almeno …il
bene della vita.
Ma è facile parlare, quando non si è i diretti protagonisti di storie come quella di
Zarcone, fatta di impegno studentesco e
piccoli lavoretti, a volte quasi umilianti,
pur di mettere qualche soldo in tasca…
Il padre Claudio, noto giornalista di politica e già autore di libri a sfondo socio filosofico, fa adesso di suo figlio il protagonista di un’opera letteraria.
Tale volume è stato appena presentato al
Circolo Canottieri Trinacria nel corso di una serata interamente dedicata a
Norman, dottorando in Filosofia del linguaggio, che, per un atto di protesta contro le “baronie universitarie”, a soli ventisette anni il 13 settembre 2010, si è tolto
la vita gettandosi dal settimo piano della
Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo.
“Con questo gesto d’estremo coraggio –
dice Claudio Zarcone – Norman è divenuto il simbolo, l’icona della nostra generazione gridando il suo No ad ogni forma di raccomandazione, clientelismo e
parentopoli che oscura le giovani, anche
brillanti e meritevoli menti all’interno di
un sistema universitario compromesso,
che riverbera anche nell’ambito lavorativo a livello nazionale”.
Il nuovo volume si intitola Il cane di Zenone è molto più veloce di me in cui
si raccontano le vicende e la storia di Norman prima e dopo la sua scomparsa.
“Norman era un mio amico – dice Vincenzo Scargiali – ma non avevo la minima impressione che potesse compiere
un gesto così. Sono convinto che tutti gli
saremmo stati più vicini come meritava.
Era un ragazzo sensibile e intelligente.
Era l’amico che tutti vorremmo avere…”
La serata, ad ingresso assolutamente libero, è stata accompagnata dalle note musicali del complesso I Malatempora che
hanno presentato il loro nuovo Cd EnZeta, dedicato a Norman Zarcone.
Hanno illustrato il libro la professoressa
Silvana Tralongo e il dottor Gianni
Fiore che aveva favorito Norman offrendogli la possibilità di svolgere qualche lavoretto.
Ancora qualche notizia sui Malatempora
che per vecchia conoscenza ed amicizia
hanno preso a cuore il caso di Norman.
Ecco i nomi dei componenti dell’attivissimo gruppo: Giovanni Liguri, voce; Gabriele Confaloni,chitarra elettrica; Marco
Prestifilippo, chitarra acustica; Pietro Delfino, basso elettrico; Andre Chentrens,
batteria acustica. Al termine, il ristorante
Mirò (organizzatore in collaborazione
con il circolo) ha messo a disposizione,
soltanto per chi ne volesse fruire, un aperitivo al quale si è potuto accedere con
una quota molto ridotta. (G.S.)
45
AttUALItà
perché l’intransigenza cristiana sui valori antitetici della morale
I cattolici e la vita
Non è facile per i “laici” comprendere l’attaccamento dei cattolici al valore
della vita e il perché del loro fermo no su
certe trasgressioni che riguardano il concepimento, la nascita e la morte, sulle quali sembra che in tanti oggi “sorvolino” a
favore di un altro “bene”, cioè un’estendersi della libertà individuale.
La prima obiezione cattolica potrebbe
riguardare proprio la libertà: essa è al centro dei Vangeli, è al contempo un immenso dono e un sommo impegno. Oltre ad
essere uno dei misteri del creato, prima
ancora che dei libri sacri… Sorprende,
frattanto, che i medesimi sostenitori dello
statalismo, della coscienza sociale come
valore civile, da anteporre a tante libere
scelte nell’ambito del vivere comune e
della stessa economia, si scoprano “liberali” in altri momenti…
La libertà individuale fa sì che, per la religione, in paradiso o all’inferno, infine, si
va da soli e non per gruppo sociale… Ma
il punto non è questo: restando sulla terra, la morale sociale è, per i vangeli, la
conseguenza della somma di tante conquiste individuali, pur nell’aiuto reciproco, che prende le mosse dal più vicino degli esseri umani che sta accanto: il prossimo, appunto. Infine, la libertà è uno
dei maggiori misteri della fede e fra i più
discussi…
Parliamo, adesso, dell’attaccamento
alla vita. Si potrebbe pensare fosse logico che un cattolico – ad esempio un santo
– non vedesse l’ora di morire per potersi
trovare in Paradiso. Talvolta qualche asceta ha pensato anche questo. Ma l’esperienza ci dice che la norma non è di tal
fatta. Tutta la storia del cristianesimo ci
insegna, invece, come non siano di questo
genere le finalità della vita. Il breve tempo
trascorso sulla terra, apparentemente lungo nell’ottica di ciascun essere umano,
non è il tempo di una mera gara contro il
pallini
Madre Teresa di Calcutta
altri, di seminare l’amore per la vita, per la
permanenza su questa terra, pur amando
certamente anche l’altra vita, in cui certamente – pur essendo la fede oggetto di dubbio continuo per i mortali – credevano.
Per questo la vita è un bene che i cattolici difendono a partire dal “concepito”
per finire al malato terminale, transigendo solo davanti ai casi odiosi di accanimento terapeutico. Ecco il no assoluto alla “libertà” di eutanasia, di pseudo matrimoni necessariamente privi di prole, perché omosessuali, di concepimenti per vie
differenti da quelle naturali, che sono anche quelli voluti appunto da Dio e da quella natura che ci hanno generati.
Prima della libertà (di agire, ma anche della stessa scelta fra il bene e il male)
il dono fondamentale è per il cristiano, la
vita stessa. Da qui le parole di Cavalcante: …il dolce lume della vita. Ogni attimo
è da apprezzare e non è poco, ma non basta: è fondamentale che ogni attimo guadagnato può essere quello decisivo. Sia sul
piano individuale, come ad esempio può
avvenire per il ravvedimento e la conversione. Sia su quello obiettivo, per cogliere
l’occasione di donare agli altri o al mondo
ciò che serva, ciò che era atteso: una nozione, un consiglio, una parola, un perdono, un sorriso. (Gelis)
a cura del redattore capo
I committenti
Monti sta soltanto aggravando tutti i problemi italiani, senza risolverne uno. D’altronde non lavora per l’Italia ma per i
suoi committenti.
E tutti gli battono le mani
Il plauso che Monti riceve dall’estero è
scattato entro 24 ore dall’investitura. Ma
può avere tre spiegazioni. La prima è che
faccia le scelte che giovano agli stati esteri e
non dell’Italia. La seconda è che faccia con
correttezza ciò per cui aveva ricevuto quella sorta di mandato che sin da tempo (per
chi ne seguiva le mosse) aveva l’ok dell’internazionalità. La terza è che faccia il bene
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peccato per la conquista del premio finale
e per evitare, invece, la dannazione. E’
spesso una gara di collaborazione ed altruismo, da esercitare senza avarizia nei
confronti degli altri.
Il cristiano ritiene che Iddio e la natura stessa abbiano assegnato all’umanità un compito e che ciascuno debba contribuire ponendo una sorta di mattone
che serva alla vittoria finale. Qual’è questa vittoria? E’ quella di Dio e dell’umanità, ma anche della natura sul male. La natura, per il cristiano è come una piramide
che gli ha offerto di stare al vertice. Il male si manifesta con il peccato, l’errore,
la malattia, la catastrofe. Il Padre, nella
propria Trinità, con l’aiuto del Figlio e
dell’umanità – che è parte del Figlio nel
caso lo meriti – deve sconfiggere il male
che è nel Mondo.
Secondo una condivisibile visione
teologica, Dio ha creato il Mondo per
migliorare ulteriormente se stesso. Da
quanto sopra si desume il perché ami gli
uomini come figli e sia disposto ad aiutarli, ma, in veste di padre giusto, sia anche
severo. Perché, del resto, non dovrebbe
punire chi si schiera col male che Egli stesso intende sconfiggere?
Per questo la vita di ciascun uomo è
un dono prezioso su questa terra. Ricordiamo l’incontro di Dante (grande
maestro di cristianesimo) nell’inferno con
Cavalcante de’ Cavalcanti che, pur essendo all’inferno, si preoccupa dell’esistenza
in vita di suo figlio, il poeta Guido Cavalcanti, e strilla a Dante i famosi versi: “Come dicesti? Elli ebbe, non viv’elli ancora,
non fiere gli occhi suoi lo dolce lome?”
Gesù resuscita Lazzaro e gli restituisce
“il bene della vita”. I cattolici collaborano
alla salvaguardia della vita umana. Si guardi all’attaccamento alla vita degli ultimi
grandi santi: Madre Teresa e Padre Pio. Fino all’ultimo cercarono di rendersi utili agli
dell’Italia e che la stampa estera e relativi
governi siano così “sportivi” da augurarsi il
bene e tutto ciò che giovi all’amato Stivale.
Berlusconi aveva ogni difetto: andava contro l’Italia e metteva a rischio …l’intera
economia mondiale. Come Sansone e tutti
i filistei. Al punto che dalla redazione del
Times di NewYork i redattori si presero
per mano e dissero insieme una preghiera:
“Per grazia di Dio vattene” e – ricordiamo
– ne fecero una copertina…
No all’ammucchiata
La crisi non è italiana, ma europea.
E’ l’Europa che non ha funzionato. E’ stata sinora un’ammucchitata di stati messi
insieme sulla scia dell’entusiasmo incosciente degli europei, dalla prepotenza
americana e dei poteri forti internazionali. Quest’accolita, che non è un’unione
politica, è diventata lo zerbino dei banchieri. Va immediatamente rifondata su
basi opposte: democratiche e solidaristiche. Oppure sarà la fine. Non sarà qualche stampella a cambiare le cose: lo zoppo finirà sulla sedia a rotelle…
Saggezza di Rabin
“La pace non si fa con gli amici, si fa con i
nemici”. Queste parole del leader israeliano
Yitzhak Rabin sintetizzano il pensiero di
un uomo che, avendo conosciuto la guerra e
AttUALItA’
Confiniamo lo sport anche professionistico dentro gli stadi
Football non disfida di Barletta
Come a voler dare il “la” all’estate, ecco
la doccia scozzese dei mondiali di calcio.
A tratti gradevole, a tratti meno; con la
conclusione delle lacrime dei nostri giocatori, gli occhi nel vuoto di Buffon e persino del vecchio Pirlo che pur tante ne aveva viste… Lacrime condivise da molti,
ben più di quelle di Elsa Fornero. Perché
riuscivano a sembrar più sincere, pur provenendo dagli strapagati miliziani in azzurro: altrettanti Ettore Fieramosca cui –
comunque – tutti vogliamo un po’ bene.
Confessiamolo, avevamo sognato… Dopo che gli 11, anzi i 22, di Cesare Prandelli erano stati additati come pigri – per
l’ennesima volta immeritevoli di ciò che
guadagnano – ma poi s’erano ripresi. Rimarranno da non dimenticare, nei secondi tempi delle partite dal risultato “positivo”, i volti come quello un po’ invecchiato
del bel De Rossi: una maschera di fatica.
Oppure il labbro sanguinante, come fosse
un pugile, del rosanero di lusso Balzaretti.
Lui, più palermitano che mai, da quando
ha spostato Eleonora Abbagnato, una ballerina dell’Opera di Parigi che appartiene, tuttavia, ad una famiglia che è un classico della Mondello del dopoguerra.
Ma tutte le favole, dolci od amare, devono avere una morale. E questa volta è
quella che deve farci riflettere, affinché le
esperienze sportive servano a qualcosa.
Lo sport deve rimanere lo sport. Deve restare entro i propri confini, quelli degli
stadi e del televisore. Non dovremo più
dare della “culona” alla Merkel, perché
abbiamo battuto la nazionale dei tedeschi
che al momento ci stanno pure antipatici.
E’ assolutamente sbagliato drammatizzare il calcio fino a farne, appunto, una sorta di disfida di Barletta: troppi inni, troppe parate paramilitari prima dell’inizio,
troppa solennità, troppa vigilia possono
guastare: l’atmosfera e addirittura la festa.
Non meravigliamoci se poi dobbiamo sche-
dare tutti ed anche noi stessi per varcare i
girelli degli ingressi a quei catini roventi
dentro i quali a ben vedere si svolgono
delle corride senza il toro. Non chiediamoci i perché, se non si procede verso un
più sereno atteggiamento civile, appunto
da …sportman.
E’ vero i “pigs”, i maialini europei, Portogallo, Italia, Grecia e la grande Spagna
tornata ai fasti delle “furie rosse” erano
tutti lì e, a dire il vero, hanno recitato una
parte da primattori. Ce ne avevano dette
troppe e forse – come sosteniamo noi –
non tanto per le nostre colpe, bensì proprio per le chance che Il Mediterraneo
vanta di nuovo nella storia… Ma ripetia-
mo: ciò che si deve assolutamente fare,
dall’indomani di questi mondiali, è di allontanare i campi sportivi dall’immagine
ideale del grande territorio fra Trani, Andria e Barletta, dove gli Italiani che non
ancora avevano una patria, ne avvertirono il sentimento, battendo i francesi in
nome del re d’Aragona. La partita non è
una disfida e Ballotelli non è – appunto –
Ettore Fieramosca. Pur dovendo ammettere che la parola “campione” nacque
proprio allora, quando la fascinosa storia
dei tornei e delle giostre, prese origine da
rozze e brutali contese, spesso mortali, e
da poco languidi confronti armati.
Germano Scargiali
Nata la prima bimba all’ospedale siciliano in Burundi
Primo parto all’ospedale Ibitaro
Cimpaye Sicilia in Burundi aperto
con l’intervento della Fondazione
San Raffaele Giglio di Cefalù. La
prima bambina è venuta alla luce
il 7 luglio, alle ore 12 e 32 minuti,
dopo un travaglio di 10 ore. Pesa
3,2 kg ed è la quinta figlia di una
mamma burundese Agripine N. di
37 anni. I genitori hanno deciso di
chiamarla Cimpaye Sicilia, che
in Kurundi (lingua ufficiale del Burundi ndr) significa Dono di Dio, in onore della nuova struttura sanitaria. A eseguire il parto è stato il medico burundese Georges Geoffrey che a giugno ha affiancato il personale italiano del San Raffaele Giglio, in distacco all’ospedale burundese, per un periodo di formazione.
“Abbiamo appreso la notizia con straordinaria emozione – ha detto il presidente del
San Raffaele Giglio Stefano Cirillo – che Rappresenta la concretizzazione di un
progetto portato avanti in un’area ad alto indice di mortalità neonatale dove stiamo
intervenendo a sostegno di mamme e bambini in difficoltà”. L’ospedale Ibitaro
Cimpaye Sicilia è stato realizzato con fondi della cooperazione internazionale
messi a disposizione nel 2005 e nel 2010 dalla Regione Siciliana. La Fondazione San Raffaele Giglio è impegnata nel progetto umanitario dal 2010 con
l’obiettivo di aprire un’area materno infantile e di emergenza.
pallini
la sofferenza, si era schierato con decisione
per la pace. Rabin morì per mano “amica”
(cioè israeliana) nel corso di un grande raduno pacifista, ma la sua non è una sconfitta, perché, come egli stesso diceva: vale sempre la pena di schierarsi per la pace. Ed erano le parole di un generale, di un patriota combattente, capo del governo, che aveva
avuto occhi per vedere anche la sofferenza
di un altro popolo. Rabin è morto, ma il suo
ideale non morirà mai. Come l’anima di
John Brown …is marching on.
Ma troppi falchi volano in alto
I falchi, in Usa volano sempre più in alto.
Il “pacifista” Obama fomenta guerre
in tutto il mondo, appoggia chi ostacola lo
sviluppo, danneggia l’economia europea.
Così gli Stati uniti si stanno isolando sempre più, difficilmente troveranno sostenitori. Da una parte sostengono la Cina,
vero colosso mondiale, dall’altro avversano la Russia che, invece, potrebbe diventare un valido interlocutore. Ci sarà un
cambio di politica? Vedremo. Ma in Usa
non basta cambiare colore o presidente.
Ed anche nel resto del mondo…
La soddisfazione di Raffaele Lombardo
La Corte dei Conti fa un po’ di conti (è il suo
mestiere) in tasca all’economia siciliana e
comunica ufficialmente che peggio di così
non può andare. Mai così giù. Troppo denaro da stipendi pubblici – dalla pletora dei
dipendenti dal governo e dal sottogoverno
delle “scatole cinesi” di quelli che chiamavamo carrozzoni” concorre al misero pil regionale. Ma il presidente della Regione Raffaele Lombardo risponde: “…sono soddisfatto”. Contento lui…
Da Lombardo evitare danni futuri
Di Lombardo alla Regione si potrà raccontare non tanto la sua “vocazione” etnea, così “investigata” dai più, quanto l’aver favorito comunque la propria ristretta cerchia. In
che misura vi sia riuscito, non è dato quantificarlo, ma non sembra – a prima vista – ab- >
47
AttUALItA’
La grande villa del Don Bosco non cede nel silenzio
Al ranchibile è il tempo
dell’oratorio estivo
Scatta l’attività dell’Oratorio estivo dell’Istituto Don Bosco Ranchibile cui partecipano ragazzi palermitani e numerosi
ospiti. La grande villa non si svuota e
non cade nel silenzio. L’attività si articola nei mesi di giugno e luglio e si svolge
attraverso laboratori di arte figurativa,
ma anche musicali e sportivi. I partecipanti sono presenti in istituto sia nella
mattina che nel pomeriggio e tutto avviene in modo abbastanza gradevole,
perché l’ambiente è fresco e consente un
interessante soggiorno attivo.
Alcuni partecipanti a richiesta, pranzano anche nel refettorio della grande scuola, che non assume in questo periodo l’aria
concitata dei giorni di scuola, ma un’atmosfera più distesa e meno competitiva.
Manca la corsa al voto e alla promozione, rimane la possibilità di un arricchi-
mento culturale, più quella importante di “stare insieme”, in contatto e socializzare con altri coetanei.
Su tutto veglia la presenza di precettori che seguono ed organizzano l’attività. Coordinatore generale di questo “Laboratorio estivo” è don Domenico Saraniti.
Giungono frattanto le iscrizioni al
nuovo anno scolastico che sono
numerose come sempre. Il Don
Bosco articola la propria attività
didattica liceale in più indirizzi:
classico, scientifico, tecnico commerciale. Particolarmente curato
è l’insegnamento delle lingue straniere ed in particolare della lingua inglese.
L’attuale direttore è Don Carmelo Uma-
I Fiera del turismo
“Io lavoro e tu?”
na, mentre il preside è un laico, il professore Nicola Filippone, docente di Filosofia.
Corsi di arabo all’Accademia libica
Ecco un evento fieristico che ha per tema il turismo e parte col motto “Di tutto e di più“. Chi
crede ancora fermamente negli incontri in fiera,
portatori di conoscenza più approfondita e contatto umano, pur nell’era di Internet, è l’organizzazione della I Fiera del Turismo “Io lavoro
e tu?”, in programma nel cuore “terragno” della
Sicilia, in territorio di Cammarata, dove il mare
forse neppure si vede. Insomma, ai coraggiosi promotori non mancano l’impeto e l’iniziativa: ma è
quella la Sicilia in cui c’è più da scoprire... Data di
svolgimento: 21, 22 e 23 settembre (programma
intenso e variegato).
Location: Hotel Villa Giara (4 stelle) prezzi
agevolati Info 3471613039 [email protected]
L’Accademia Libica, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Filologiche e Linguistiche della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
degli Studi di Palermo, riapre le iscrizioni ai corsi di lingua araba, che
avranno inizio a partire da martedì 12 giugno.
I corsi, tenuti da docenti esperti e di madrelingua, sono suddivisi in sei livelli, articolati su tre gradi di conoscenza linguistica: base, intermedio,
avanzato.
Sono stati avviati, inoltre, i corsi di dialettologia araba teorica, rivolti a coloro che sono già in possesso di una conoscenza approfondita dell’arabo
standard.
A conclusione di ciascun corso verrà rilasciato un attestato di frequenza,
valido per l’attribuzione di crediti formativi universitari.
I test di ingresso ai livelli superiori al primo si svolgeranno lunedì 11
giugno alle ore 18:00. Per gli interessati ai livelli 1A e 1B, è possibile attivare il corso serale una volta raggiunto il numero minimo degli iscritti. (A.Drago)
Per info : Accademia Libica in Italia 091/ 332347 [email protected]
pallini
> bia avuto successo neanche in questo. Ciò
che più emerge è il danno che ha fatto agli
altri, cioè alla generalità dei siciliani. Tuttavia, egli resta attaccatissimo, anche per interposta persona, al mantenimento del proprio potere. E’ opinabile che alle urne glielo
si impedisca categoricamente colpendo non
solo lui, ma anche chi lo ha aiutato a far così
tanto danno. Non c’è dubbio che abbia una
“artiglieria” segreta dietro le colline. Come
sempre la sola difesa dei popoli può essere la
democrazia da esercitare alle urne.
La ruota, il biberon e lo Stato
E’ stato trovato un neonato in una “culla
per la vita” nella prospera Milano (clinica
48
Mangiagalli)… Chi lo aveva lasciato si era,
però, preoccupato di mettergli accanto un
biberon con il latte materno e dei vestitini.
Chissà quanto dolore nel lasciare il proprio
bimbo per non vederlo forse mai più. E’
questo il mondo che abbiamo costruito? Il
benessere che abbiamo ricercato? E’ questa
l’assistenza di uno Stato fallimentare ancora
più da un punto di vista morale che economico? Uno Stato che lascia le famiglie nella
disperazione e, nel frattempo, compra costosissimi aerei da guerra? Possa il rimorso
far ravvedere chi ci ha ridotto così.
Aborto “Il buon medico non obietta”.
Da anni il Movimento per la Vita conduce
una campagna di informazione a favore
della vita nascente, ma c’è ancora chi considera “retto” il medico che, anziché salvare
una vita, la sopprime e, addirittura, promuove una campagna pro aborto. Molti,
però, non sanno che parecchi medici, che
praticavano aborti da anni, hanno smesso
sdegnati e si sono, poi, iscritti al fronte antiabortista. Bisogna sapere che, quando il medico interviene per uccidere il piccolo innocente, questi cerca di salvarsi in tutti i modi,
allontanandosi, ritraendosi, lottando con le
piccole forze del suo minuscolo corpicino.
E’ questo quello che volete fare, abortisti
che vi definite “consulta bioetica”? Bene, fatelo dunque, ma dite la verità e informatevi
su ciò che è l’etica. Ripetete, infine, ogni
AttUALItA’
Allo Steri fra l’ambasciatore Le roy e la professoressa rampolla
Lagalla fra i premi ai giovani
e le speranze dell’Ateneo
Il magnifico rettore Roberto Lagalla è attorniato dalla folla degli studenti premiati allo Steri. Con lui l’ambasciatore di Francia Alain Le Roy, un
uomo tanto alto da far invidia a qualsiasi Pivot. Una qualità che appartiene allo stesso Lagalla, ma non in pari
misura credeteci. Con lui la piccola,
ma coltissima professoressa Ida Rampolla del Tindaro. La presenza della Sorella Latina ha un che di storico,
pittoresco e romantico: l’onorificenza
consegnata “La palma accademica”
risale a Napoleone Bonaparte. Con
tale onorificenza dell’Association des
Membres de l’Ordre des Palmes académique, gli studenti entrano a far
parte dell’Albo d’oro dei migliori alunni di lingua francese.
L’occasione è ghiotta per rivolgere alcune domande al Magnifico…
Fra i tanti problemi che provengono da dentro e da fuori l’Università, qual’è il polso della situazione?
“Su vari temi, come la normativa, non
può negarsi che la situazione sia in parte chiara, ma in parte in divenire. Fra i
problemi interni, quello del bilancio,
dopo l’ottenuto pareggio, continua a
procedere per il meglio...”
Ma una buona nuova giunge dalla crescita delle iscrizioni di studenti provenienti dai paesi terzi…
“Certamente. Abbiamo registrato un
aumento del 70 per cento…”
Ma ciò che impressiona è il valore percentuale o il valore assoluto?
“Guardi. Il valore assoluto non è trascurabile. E’ presto detto. Avevamo trecento iscritti, ora ne abbiamo avuto mille”.
Pensa possa pensarsi ad un trend
in divenire?
“Certamente, ci sono gli elementi per
ben sperare. E’ un fatto che ha tante
valenze positive e sul quale abbiamo
anche puntato, stabilendo contatti con
i paesi più interessati…”
Ad esempio, in occasione del recente congresso mediterraneo a
palazzo Abatellis?
“Sicuro…”
In quell’occasione lei ha parlato
di Erasmus del Mediterraneo.
Ovviamene riferendosi alla parte meridionale del Mare nostrum…
“Non mi faccia correre troppo. Se le rispondessi che allo stato attuale è solo
un sogno sarei restrittivo. Ma se le dico
che trattasi di un preciso programma,
allora è presto”. (Gs)
La professoressa Ida Rampolla
del Tindaro e il rettore Roberto Lagalla
Le insolenze dei Tg contro la Sicilia
La leggerezza con cui si danneggia l’immagine
della Sicilia e le sue attività assume toni proditori. Dopo le ripetute (per 2 anni) dichiarazioni del
Tg 2 sull’esaurirsi del pesce (quota annua) nel
Tirreno e nel Canale di Sicilia, assolutamente
false, ma anche le puntuali menzogne sulle temperature nelle giornate calde, ecco …le blatte
che avrebbero invaso le Eolie provenienti da
Napoli via nave. Massimo Lo Schiavo (presidente Ancim Sicilia) e Christian Del Bono (presidente Federalberghi Eolie e Isole Minori Sicilia)
hanno reso una concorde dichiarazione ufficiale:
“Premesso che le Eolie sono pulite e che qui non
abbiamo riscontrato il fenomeno, ci chiediamo
quali siano stati i metodi di verifica della notizia.
In assenza d’improbabili risultanze scientifiche
in grado di provare tale fenomeno e di una pronta smentita ci vedremo costretti a tutelare le nostre isole in tutte le sedi competenti”.
pallini
mattina il giuramento di Ippocrate.
I neonati, le famiglie e l’Inps
Ci giunge notizia che l’Inps spesso non
paghi gli assegni della maternità. Una
mamma precaria, con un neonato e un
marito con poco lavoro, da mesi insegue
l’Inps per ricevere l’assegno di maternità
già assegnatole, ma non riesce ad avere
neppure informazioni. Intanto, al neonato occorre il latte e le cartelle esattoriali
incombono. Ma – si sa – le tasse vanno
pagate. E chi non paga è un parassita.
Il rifiuto del confronto delle idee
Da bambina ho avuto la fortuna di assistere
alle discussioni di politica tra mio papà e
mio zio. Si trovavano su posizioni antitetiche, ma si volevano bene ed erano entrambi
persone colte e di levatura morale. Nel cercare di capire dove fosse il torto o la ragione,
mi sono resa conto di quanto siano importanti l’ascolto e la riflessione di opinioni contrarie. Oggi, mi capita a volte di discutere
con persone che si trincerano nelle proprie
convinzioni e penso quanto possa condizionare mentalmente non avere avuto determinate occasioni nella vita.
La riforma epocale della Severino
Ad una ministra “romana de Roma” le si
potrebbe dire a caldo un gran “ma parla co-
me magni”. Ma quando politici e ...tecnici
parleranno sul serio? “Sono soddisfatta perché la riforma votata per la giustizia ha valore epocale. Tutto era fermo al tempo del
Regno d’Italia”. Alla dottoressa Paola facciamo notare quanto appresso. 1°, che non
ha detto niente. 2°, che non è vero che eravamo fermi a tempi tanto remoti. 3°, che la
sostanza del nostro diritto è quella del Corpus Juris Civilis Justinianei che riordina il diritto romano, rinnovato dal codice napoleonico e dal codice Rocco, tuttora non modificato realmente. Quarto, che, stando le cose
come stanno, prima di parlare del Regno
d’Italia che realizzò e portò avanti il sogno
dell’unificazione, dovrebbe sciacquarsi la
bocca con la varechina.
49
AttUALItA’
Mao raccolse i suoi nel libretto rosso e quel colore …riappare
I programmi di Mayer rothschild
Abbiamo spesso alluso sulle nostre pagine
all’azione non certo positiva delle
massonerie e della conseguente influenza nella realtà che ci circonda. Anche perché – osserviamo – hanno indicato una
strada, un modo di essere e un tipo di organizzazione che viene copiata, spesso in
modo sostanzialmente innocuo, ma altre
volte con intenzioni non belle, specie da
parte dei promotori, cioè di chi ne mantiene il reale controllo, restando formalmente dietro i …seguaci o gli iscritti. Ma
sostanzialmente guidandoli ed approfittando anche di loro.
Da qualche tempo, contattati via email
leggiamo con interesse la rivista on line
Pontifex, pregevole in tutto. Essa spesso
difende Benedetto XVI, un papa aggredito da più parti, che risulta – così – essere anti massonico. Una caratteristica –
precisiamo noi – che non ci risulta essere
stata di tutti i papi recenti, anche se dovrebbe ricorrere sempre, visto che sull’organizzazione specifica della massoneria (o
massonerie) pesa la scomunica papale. E’
appena il caso di notare che anti massonici furono il fascismo (che la vietò) e il nazismo (che deportava i massoni negli stessi
campi di concentramento degli ebrei, anche se ciò viene solitamente sfumato…).
La massoneria ha sempre avuto, invece,
un legame più o meno segreto con il comunismo e la sinistra. La famiglia Rothschild, in particolare, adottò la bandiera rossa della rivoluzione francese e di
Lenin, anche in ricordo dell’insegna rossa
della prima ditta, un banco dei pegni, che
storicamente è contrassegnato da una tabella rossa.
Pubblichiamo qui di seguito un po’
dei “nobili pensieri” di chi fece la fortuna
di un nome che tuttora figura bene – diremmo – nel cuore del sistema bancario
americano e internazionale. Notiamo appena come un certo modo di pensare si
auto attribuisce anche una forma di morale tutta propria...
Nel 1773, all’età di soli trent’anni, Mayer Rothschild invitò, a Francoforte,
dodici uomini ricchi e influenti, con lo
scopo di convincerli del fatto che, se avessero unito le loro risorse, essi avrebbero
potuto finanziare e dirigere il Movimento
Rivoluzionario Mondiale, e usarlo come
il loro Manuale d’azione per prendere il
controllo delle ricchezze, delle risorse naturali e della forza lavoro di tutto il mondo.
“Il nostro diritto risiede nella forza. La parola DIRITTO è un pensiero
astratto e non prova nulla. Io scopro un
nuovo DIRITTO... attaccare col DIRITTO del forte, e spargere al vento tutte le
forze esistenti dell’ordine e della legge,
per ricostruire tutte le istituzioni esistenti
e diventare il Signore sovrano di tutti quel-
50
li che ci hanno consegnato i DIRITTI e i
loro poteri, per averli deposti volontariamente col loro ‘Liberalismo’”. (Mayer
Rothschild)
“Il potere delle nostre risorse deve rimanere invisibile fino al momento in
cui avrà raggiunto una tale forza che nessuna astuzia o forza potrà minarlo”. Egli
li avvertì che ogni deviazione dalla LINEA del piano strategico, che egli stava
tracciando, avrebbe rischiato di far naufragare “Il lavoro di secoli”.
…l’uso di alcool, droghe, corruzione morale ed ogni altra forma di vizi, fosse utilizzato, in modo sistematico,
dai loro “Agentur”1, per corrompere la
moralità della gioventù delle nazioni. Egli
raccomandò di usare “Agentur” speciali
addestrati come tutori, valletti, istitutori,
contabili, e le nostre donne nei luoghi di
dissipazione frequentati dai Goyim. Egli
aggiunse: “Nel numero di questi ultimi, io
conto anche le cosiddette donne di mondo che diventano seguaci degli altri nella
corruzione e nella lussuria. Noi non dobbiamo fermarci davanti al ricatto, all’inganno e al tradimento, quando questi servono per raggiungere i nostri fini”.
Rivolgendosi alla politica, Rothschild
rivendicò il loro DIRITTO di prendere le
proprietà con ogni mezzo e senza esitazione se, nel far questo, essi si assicuravano sottomissione e sovranità. Egli dichiarò: “Il nostro STATO, marciando lungo il
sentiero della conquista pacifica, ha il DI-
RITTO di rimpiazzare gli orrori delle
guerre con le meno evidenti ma più efficaci sentenze di morte, necessarie a mantenere il “terrore” che genera la cieca sottomissione”.
La parola “Agentur” indica un corpo
completo e organizzato di agenti-spia,
contro-spie, ricattatori, sabotatori, ed
ogni cosa o persona che, al di fuori della
Legge, sia capace di aiutare, avvantaggiare o far avanzare i piani segreti e le ambizioni dei cospiratori internazionali. Estratto dal libro di Guy Carr: “Pawns in
the game”, CPA Book Pubblisher, pp.
26-31 (Chiesa Viva - Marzo 2002).
Vogliamo, infine, notare che il programma di Rotschild era destinato già
allora a rovesciare i governi legittimi e
ad influire, così, a proprio favore sulla
politica e sulla vita delle nazioni. I motivi di riflessione dunque non mancano.
D’altra parte la storia dimostra come la
fortuna economica di chi ha pensato in
termini multinazionali e di manipolazione la politica finanziaria e la stessa civiltà dei popoli non abbia diminuito in
misura drastica la crescita generale. Adesso - lo abbiamo esemplificato più volte sta frenando la crescita. Ma... la battaglia dei liberi cittadini non venne persa
allora – e di fatto una sconfitta totale
non converrebbe neppure alle multinazionali – e può sostanzialmente esser
vinta ancora adesso. La lotta per la libertà continua.
AttUALItA’
Ecco i veri motivi per cui non stare allegri
Da Monti a Brzezinski l’equipe
che tremare il mondo fa
Quando la politica non funziona perché il
governo è per qualche motivo messo in
condizioni di incapacità, diventa “tecnica”. La parola non è inventata da poco,
ma è comparsa una quarantina di anni or
sono. Ormai, comunque, si parla a 360
gradi di grandi complotti, mentre si sbiadisce l’ironia con cui si alludeva fino a
meno di 5 anni fa a chi credeva alla …teoria di un solo grande complotto. Non
sarà, invece, che avessero ragione loro?
E’ stato divulgato e circola il post Tutto
tranne democrazia. Ma ci sono notizia ripetute sugli organi ufficiali di stampati,
come Milano Finanza, che parlano di
complottisti.
Ci sarebbe Goldman Sachs dietro
cose. Senza tralasciare il Bilderberg, l’Aspen
Institute e tutti quei posti laddove una
certa elite che parte da Monti, ma tocca
anche Tremonti e lo stesso Draghi, discute amabilmente di strategie politiche, ignorando che le sedi preposte esistono già –
sono state create dal mondo moderno – e
si chiamano istituzioni.
Viene affermato a chiare lettere che
un eccesso di democrazia paralizza
gli USA e gli stati dell’Europa dell’est. E si
sottolinea quanto segue. Ed è inammissibile.”Il
funzionamento efficace di un sistema democratico necessiterebbe di un livello di
apatia da parte di individui e gruppi. In
passato (prima degli anni ‘60) ogni società
democratica ha avuto delle fasce di popo-
Zbigniew Brzezinski
Goldman Sachs
quell’ondata di speculazioni che ha in pochissimo tempo innalzato artificialmente
lo spread tra i buoni del tesoro poliennali
italiani e i suoi cugini tedeschi. Uomini
Goldman Sachs innescano la crisi, uomini Goldman Sachs si propongono per risolverla, salendo a Palazzo Chigi per realizzare misure che non sono state dibattute né sottoscritte attraverso un mandato
elettorale da nessun cittadino italiano. La
terza guerra mondiale non usa eserciti.
Meglio di niente: le nazioni oggi si conquistano rendendo in pochi giorni i loro
debiti insostenibili. Nel rapporto “The
Crisis of Democracy”, della Commissione Trilaterale di cui sia Mario Monti sia Lucas Papademos (banchiere
proposto per il governo tecnico greco)
fanno parte (uno tra i tanti club “di ispirazione massonica ultraliberista statunitense”, per dirla come ha detto Odifreddi su
La Repubblica on line), si parla di varie
lazione di dimensioni variabili che vivevano ai margini della partecipazione… Questo ragionamento è certamente antidemocratico, ma fu uno dei motivi che avrebbe consentito alla ‘democrazia’ di funzionare…“ Se, tuttavia, accettiamo che siano questi i principi guida ispiratori di chi
sale al governo senza essere stato eletto da
nessuno, in conseguenza di attività speculative che ne preparano l’ascesa, allora
dobbiamo giocoforza accettare il naufragio della democrazia. Questa avrebbe fallito, con a tutti i suoi principi ispiratori nei quali in questi anni abbiamo creduto e che ritenevamo potessero guidarci.
Almeno in un divenire che procedesse in
ascesa verso il meglio…
Lucas Papademos
I detrattori di Monti – di cui altri vantano la …visibile rispettabilità internazionale – hanno posto l’attenzione su tre aspetti particolari della sua biografia: la carica
di rappresentante europeo della commissione Trilaterale, l’advisor della Goldman Sachs, il ruolo di membro del
gruppo Bildelberg. Questi sono i motivi
più gravi per i quali non c’è da stare allegri, ma da reagire. Non tanto per questa o
quella tassa assurda in particolare: è vero
che siamo messi in condizione di versare
quasi tutti i nostri averi allo Stato, del quale eravamo in realtà e siamo formalmente
tuttora anche i massimi creditori.
Ma era proprio Zbigniew Brzezinski,
uno dei fondatori della Commissione Trilaterale, a dire che “è più facile ammazzare milioni di persone che controllarle”.
Buona fortuna italiani, europei, cittadini
del mondo.
Scaramacai
51
SALUtE
tommaso Cipolla fa gli onori di casa a 70 fra medici e infermieri
Conferenza sullo scompenso cardiaco
La gestione dello scompenso
cardiaco acuto è stato il tema
al centro di una conferenza
tenutasi a fine maggio nella
sala conferenze dell’Hotel Costa Verde di Cefalù. All’incontro, organizzato dall’Unità operativa di Cardiologia
della Fondazione Istituto San
Raffaele Giglio di Cefalù, diretta da Tommaso Cipolla, hanno partecipato circa
settanta professionisti tra medici ed infermieri.
Nel corso dei lavori è stata presentata una cartella clinica
informatizzata per la gestione dei pazienti ricoverati per
scompenso cardiaco acuto.
Tale sistema rende possibile,
grazie ad un team multidisciplinare dedicato, di seguire il
paziente durante tutto il suo
percorso assistenziale, anche
dopo la sua dimissione.
“Avere creato delle procedure
aziendali per la gestione dello
scompenso cardiaco acuto –
afferma il responsabile scientifico del corso Gaetano Ferrara – migliora notevolmente gli standard di cura, attraverso un sistema di gestione
delle risorse patrocinato dalla
joint commission nazionale”.
La giornata di formazione era
inserita nel programma Ecm
per la formazione continua
in medicina. Il San raffaele sempre attivo su più fronti soddisfatto Cirillo
I referti d’analisi consegnati online
I referti del laboratorio analisi del San Raffaele Giglio di Cefalù potranno essere visualizzati, scaricati e stampati direttamente
dal computer di casa senza più dover tornare in ospedale. Firmati digitalmente,
hanno valenza sia sotto il profilo medico
che legale. Il nuovo sistema è stato realizzato e messo in rete dai sistemi informativi
dell’ospedale di Cefalù con la collaborazione della Eliospacs. “E’ un nuovo modo
per avvicinare l’ospedale al territorio – ha
commentato il presidente del San Raffaele
Giglio, Stefano Cirillo – e andare incontro all’utenza offrendo un servizio a domicilio”. “E’ stato creato un portale – ha
spiegato il responsabile dell’It, Giuseppe
Franco – che consente ai cittadini di avere
accesso, in maniera rapida e sicura, anche
sotto il profilo della privacy, ai risultati subito dopo la loro elaborazione anche quando gli uffici sono chiusi”.
I passaggi per arrivare a visualizzare il re-
ferto online sono brevi e semplici. Al
momento dell’accettazione, allo sportello,
l’utente riceve un identificativo “Id” pratica
che verrà richiesto per accedere al portale,
in area protetta come avviene per le transazioni bancarie. Insieme all’Id pratica l’utente dovrà inserire il codice fiscale. A questo
punto il sistema genera un sms con password inviata, in tempo reale, al numero di
cellulare comunicato all’accettazione. L’inserimento della password completa quindi
le operazioni di autenticazione per poter visualizzare, salvare o stampare, il referto validato con firma digitale. Il documento resta
consultabile per 30 giorni dal caricamento a
sistema. Il servizio è gratuito per gli utenti.
Al portale consegna referti, alla cui realizzazione ha collaborato anche Francesco
Brocato dei sistemi informativi del San
Raffaele Giglio, si accede da un “link” pubblicato sull’homepage del sito internet della
Fondazione www.fondazionesanraffaelegiglio.it
“L’attivazione di questo servizio – ha sottolineato il responsabile del laboratorio analisi,
Martino Tinaglia – è un’ulteriore dimostrazione della volontà della Fondazione di
venire incontro alle esigenze del territorio,
per una sanità sempre più a portata di cittadino”. “E’ solo un primo passo – ha concluso Franco – di un progetto più ampio che ci
porterà, con nuove implementazioni, alla
consegna di tutti i referti (radiologici, visite
specialistiche ecc.) e del fascicolo sanitario
elettronico direttamente online”.
Il laboratorio analisi del “San Raffaele Giglio” di Cefalù effettua, ogni anno, 170 mila prestazioni ambulatoriali per utenti esterni e 700 mila per pazienti ricoverati. Conta su uno staff tra tecnici, medici, biologi,
infermieri e amministrativi di 18 unità.
Annotiamo noi che, quando si progetto e
sostenne l’arrivo del San Raffaele al Giglio,
una minoranza parlò a Cefalù, di possibile
danno per il livello occupazionale…
Il Giglio avvia ospedale in Burundi
Centinaia di donne in attesa… Tante mamme con i loro bambini hanno salutato l’avvio dell’ospedale Ibitario Cimpaye Sicilia,
frutto della cooperazione tra la Diocesi di Ruyigi in Burundi,
la Regione Siciliana e la Fondazione San Raffaele Giglio di Cefalù. In collegamento dal Burundi con il Forum del Mediterraneo in Sanità di Palermo. Presente l’assessore alla sanità,
Massimo Russo, il presidente della fondazione siciliana, Stefano
Cirillo ha sottolineato i passaggi che hanno portato alla realizzazione di questo progetto umanitario in un’area dell’Africa dove
l’indice di mortalità materna e neonatale è tra i più alti al mondo. “Quello di oggi – ha detto Cirillo – è un eccellente risultato ottenuto grazie ai tanti volontari del San Raffaele Giglio, che
in questi due anni spesi in condizioni disagiate ha lavorato per
completare l’ospedale e dare una speranza alle mamme e ai
bambini”
Nell’ospedale Ibitaro Cimpaye Sicilia il cui nome significa “Dono di Dio” il San Raffaele Giglio attivando un’area materno infantile e una di primo soccorso. Parole di apprezzamento per il
progetto umanitario che la Sicilia ha realizzato per il Burundi so-
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no state pronunciate da mons. Serapion Bambonanire e da Augustin Niyitunga, in rappresentanza del vescovo di Ruyigi.
L’ospedale Ibitaro Cimpaye Sicilia si trova a Rusengo nella provincia di Ruyigi.
I lavori sono stati avviati nel 2005 e rifinanziati dalla Regione
per il completamento nel 2010. L’ospedale ha già ottenuto le
autorizzazioni provvisorie del Ministero della Salute Burundese
e potrebbe essere inserito tra le 50 opere che il presidente della
Repubblica del Burundi inaugurerà a luglio, in occasione dei 50
anni dell’indipendenza del Paese.
AttUALItA’
oStEopAtIA
Mani di fata per mal di schiena
La lombalgia o mal di schiena è la prima
causa di dolore muscolo – scheletrico in tutte le popolazioni. L’80% della
popolazione italiana ne viene colpita nel
corso della propria vita. E’ la malattia più
diffusa nella popolazione in età lavorativa
ed è la causa più comune di assenza dal lavoro nei paesi occidentali . Se ben curata
nel 90% dei casi la lombalgia acuta
regredisce entro sei settimane, ma
se non viene ben curata, si trasforma in lombalgia cronica. Fortunatamente le cause gravi del mal di schiena sono rare e di solito si tratta di una causa meccanica legata sia a condizioni statiche posturali che dinamiche da movimenti, posture e carichi errati. Per cui una volta accertata la causa benigna dal proprio medico,
occorrerà non soltanto controllare il dolore
nell’immediato, ma imparare a prevenirlo
cercando di intervenire ed evitarne la reiterazione. Si tratta quindi di ripristinare una
corretta postura e quei micro movimenti
delle vertebre e dei muscoli che li sorreggono e, contraendosi a difesa, rinnovano il dolore. Si è fatto e si fa uso comune di farmaci
analgesici, antiinfiammatori, miorilassanti,
antidepressivi ed oppioidi (nei casi più resistenti). Questi possono essere utili nella fase
più acute del dolore e, se sono efficaci nel
breve termine, alla lunga possono dare disturbi ed effetti collaterali anche gravi come
ulcere duodenali, emorragie intestinali e
tossico-dipendenza. Spesso chi ha questo
dolore sordo, persistente ed invalidante può
ricorrere a terapie strane e inusuali , a volte
più pericolose del rimedio (Striscia la notizia docet).
Poichè il ricorso alla medicina non tradizionale, in particolare all’osteopatia, avviene
nel nostro Paese sempre più di frequente e
talvolta nella clandestinità, abbiamo voluto intervistare un professionista serio e competente del settore che potesse darci le in-
A Campofelice
di roccella
la nuova giunta
A fianco
a Vasta
entra
Cicero
e torna
Battaglia
Massimo Barretti
formazioni utili a chiarire il ruolo reale di
tale pratica.
Il dott Massimo Barretti ([email protected]), uno di questi, è laureato
in Scienze Motorie presso l’Università degli
studi di Palermo e si è specializzato a Roma. Opera, con base a Palermo, nella Sicilia occidentale. “L’Osteopatia – ci dice Baretti - nasce nel giugno del 1874 per opera
del Dott. A.T. Still, medico e ingegnere, che
dopo vari insuccessi nel campo della medicina, decise di tentare nuove strade sviluppando delle terapie manipolative come metodo di cura. Tuttavia solo dopo anni di applicazioni riuscì a convincere la gente sulla
sua reale utilità”.
Quali sono i meccanismi attraverso i
quali l’Osteopatia esercita la propria attività?
“E’ un sistema di diagnosi e terapia, che attraverso manipolazioni specifiche si dimostra efficace nella prevenzione, valutazione
e trattamento di disturbi che interessano il
sistema muscolo scheletrico. Riesce anche
ad avere un’azione sulla mobilità degli or-
Il Sindaco Francesco Vasta ha nominato la nuova
Giunta (nella foto) totalmente rinnovata, dopo
giorni di incontri e confronti aperti a tutte le forze sane del Paese. La vera novità è l’ingresso di
Mario Cicero, già per
10 anni sindaco di Castelbuono, che ha accettato
l’invito del collega. Cicero è stato apprezzato a Castelbuono e metterà a disposizione della cittadina “porta delleMadonie” la
propria esperienza e le indiscusse capacità di promuovere la città e le condizioni di sviluppo per le attività presenti nel territorio. “La Torre Roccella deve
diventare il cuore pulsante della politica culturale di
Campofelice, collegata al comprensorio madonita –
ha dichiarato a caldo – e mi sento già uno di voi. E’
un onore servire questa comunità che ha avuto la for-
gani e sul rapporto tra cranio e sacro attraverso la colonna vertebrale”.
Quali sono le indicazioni?
“Sono ampie e riguardano ogni fascia d’età.
Benché si ricorra di solito ad un osteopata
per dolori cervicali, lombari, mal di testa,
traumi da sport, colpo di frusta, è frequente
che egli collabori con figure mediche, considerato che l’osteopatia si interessa anche
di problematiche viscerali e cranio sacrali”.
Quali le controindicazioni?
“Tutte le lesioni anatomiche gravi e le urgenze mediche e chirurgiche. L’osteopatia
non può agire quando la patologia non
può più essere combattuta con le sole difese
dell’organismo”.
Quanto dura un ciclo, in particolare
nella lombalgia?
“Non esistono regole fisse. Dipende dalle
cause della lombalgia che possono essere di
tipo ascendente, discendente o miste. Di
solito occorrono da tre a cinque trattamenti a distanza di una-due settimane tra loro.
La risposta del paziente è comunque la guida che detta la frequenza ed il tipo d’intervento”.
Quali paesi occidentali riconoscono
ufficialmente questa disciplina?
“L’osteopatia è regolarmente riconosciuta in Inghilterra, Belgio, Francia, Svizzera, Finlandia, USA, Canada, Australia.
In molti altri paesi è in fase di regolamentazione”.
A che punto è la situazione in Italia?
“E’ stata presentata una proposta di legge il 30 Marzo 2011, per il riconoscimento dell’osteopatia, ancora in attesa di risposta. In mancanza di uno status giuridico è stato istituito il Consiglio Superiore
di Osteopatia costituito dalle maggiori associazioni di professionisti presenti in territorio nazionale”.
Guido Francesco Guida
[email protected]
za di riprendersi la sua storia e
farne tesoro”. Gli altri assessori sono Roberto Di Sanzo,
dirigente amministrativo di
azienda, dottore commercialista e revisore contabile, che
ha ricoperto la carica nei primi anni 2000. Giuseppa Palazzolo, laureata in lettere e
filosofia, per 20 anni ha svolto
il ruolo di dirigente del settore
Servizi Sociali e Pubblica Istruzione del Comune. Infine Massimo Battaglia, già
assessore della precedente giunta guidata da Vasta dal
2006 al 2011, artefice di manifestazioni artistiche e
culturali che hanno promosso l’immagine del paese.
Vasta darà a lui anche la carica di vice sindaco. Vasta
ha anche ringraziato l’opposizione per il senso civile e
democratico dimostrato, sostenendo …“le tante sfide
che ci attendono e richiedono l’aiuto di tutti”.
Gaetano Messina
53
SCUoLA
“C’è una vita vissuta, anche se breve, intensamente”
10° Memorial “Gianmaria Miciluzzo”
Il Liceo Classico F. Scaduto di Bagheria
organizza annualmente delle attività in
memoria di Gianmaria Miciluzzo, ex allievo del Liceo scomparso prematuramente nove anni fa. Il Comitato ha indetto un concorso che, quest’anno, ha avuto
come tema “Lo Sport nell’Arte” e che si è
articolato su due aspetti diversi: uno sportivo ed uno artistico. Nella fase artistica
gli studenti hanno concorso realizzando
opere grafiche e pittoriche. La gara sportiva, invece, ha coinvolto i ragazzi in due
gare: un torneo di calcio a cinque, a cui
hanno partecipato esclusivamente gli studenti del ginnasio, e due tornei di ping
pong, uno maschile ed uno femminile, a
cui hanno partecipato sia gli studenti del
ginnasio, che gli studenti del liceo.
Il 9 Maggio scorso presso i locali del Liceo
Classico F. Scaduto di Bagheria, si è tenuta la cerimonia conclusiva, con il conferimento dei premi, che ha visto il corso D
primeggiare in tutte le gare sportive e nella fase artistica. In quest’ultima fase del
concorso le opere sono state valutate secondo determinati criteri, fra cui: attinenza al tema, creatività, tecnica.
A questo evento, oltre al Preside e ai docenti organizzatori, erano presenti l’Avvocato
Prisco e la signora Miciluzzo, madre di Gianmaria. Tutti hanno ricordato Gianmaria
Miciluzzo. Era un ragazzo con grande carisma: è stato promotore di opere di beneficienza, ha collaborato come giornalista
sportivo su alcuni siti interisti (la sua squa-
dra del cuore), ha frequentato l’Accademia
Scacchistica e si qualificò nei tornei, e questi, sono solo alcuni degli impegni che Gianmaria portava avanti. “Era un ragazzo pieno di sogni, aspirazioni . Non dovete mai
abbandonare i vostri sogni e se avete delle
idee portatele avanti sempre e comunque,
nonostante le difficoltà, nonostante tutto.
Non fermatevi mai”. Con queste parole la
madre di Gianmaria incoraggia noi ragazzi
ad affrontare tutte le difficoltà che scaturiscono dalla vita quotidiana. Grande coraggio e grande commozione da parte della
madre nel ricordare il proprio figlio scomparso.
Dopo la premiazione ho avuto l’opportunità di intervistare l’avvocato Prisco.
Buon giorno avvocato. In che modo
ha conosciuto Gianmaria? “Quando
morì mio padre ricevetti molte e-mail,
tutte di poche parole, tutte formali. Fra
tutte si distingueva quella di Gianmaria,
non lo conoscevo ancora, molto affettuosa e spontanea”.
Che tipo di rapporto si instaurò fra
di voi? “Si instaurò un rapporto costruito solamente tramite messaggi e chiamate. Aveva un modo di porsi franco e simpatico”.
Ha sempre partecipato agli eventi
in ricordo di Gianmaria, all’interno della scuola? “Sì, sin dal primo Memorial del Giugno 2003. Non esiste una
scuola in cui abbia messo piede più di questa. Si è instaurata anche una bella amici-
Gianmaria Miciluzzo
zia fra insegnanti e alunni”.
Durante questo evento, che si tiene da ormai nove anni, il messaggio che si vuole
trasmettere riguarda l’importanza della
memoria. L’importanza di non smettere
mai di ricordare, di non smettere di ricordare Gianmaria Miciluzzo, che il destino
ha portato via troppo presto. “Senza memoria, non siamo più uomini”, se non ricordassimo.. semplicemente non saremmo.
Martina Ruggieri
alunna della classe VD del Liceo Classico
Francesco Scaduto di Bagheria.
omosessuale guarito perseguitato dai gay
E’ un’onda gay quella scatenatasi contro
Michele Bachmann, l’astro nascente dei
Repubblicani, ma è un gay pentito che la
difende. L’estate scorsa i media negli USA
- riecheggiati da quelli italiani solo in piccolissima parte - si sono stracciati le vesti perché la candidata alle primarie del Partito
Repubblicano, eroina del movimento dei
“Tea Party” e notoria pro-lifer, è proprietaria, assieme al marito Marcus, Ph.D. in psicologia clinica, di un centro di ascolto, dichiaratamente cristiano, dove gli omosessuali vengono trattati da persone e persino
invitati a confrontarsi con la natura, le sue
leggi, la morale e addirittura il Padreterno.
Uno “scandalo”, insomma, che però un ex
omosessuale come Greg Quinlan definisce
invece una benedizione. Presidente dell’organizzazione Parents and Friends of ExGays & Gays, nonché direttore esecutivo
del think tank Equality and Justice for All,
Quinlan afferma senza mezzi termini che
la levata di scudi .... contro i coniugi Bachmann «dimostra che più diritti civili gli
omosessuali ottengono, più ne perdono gli
eterosessuali». «Io stesso», aggiunge, «patis-
54
co più vessazioni da ex omosessuale di quante
ne abbia patite quando ero gay dichiarato
e orgoglioso».
La comunità degli ex gay - sottolinea - «comprende migliaia di persone che come me
erano un tempo omosessuali e che dal counseling hanno tratto beneficio». Ma, «dato
che anche un solo ex dimostra che il comportamento omosessuale non è innato o
immutabile, la paura che la lobby gay prova verso i suoi ex aderenti finisce in affermazioni false e in attacchi tesi a negare agli
omosessuali il diritto all’autodeterminazione».
Quelle di Quinlan sono accuse forti, che
mirano in alto. Le lobby gay, dice, sono ricche e politicamente potenti. Negli Stati
Uniti hanno aiutato molto Barack Obama
ad arrivare alla Casa Bianca e lo stesso
stanno facendo adesso per cercare di garantirgli un secondo mandato. Per questo
Obama è lo sponsor maggiore «delle politiche gay, bisessuali e transgender in ogni livello del governo federale».
Poi c’è la Human Rights Campaign - la più
grande associazione LGBT degli Stati Uniti - che «pretende i “matrimoni” omosessu-
ali mentre al contempo discrimina gli ex
gay. Una delle sue vittorie più recenti è stato portare la Banca Mondiale a negare fondi alle charity di ex omosessuali consentendoli invece alle organizzazioni gay».
Per Quinlan, insomma, tutto il “caso Bachmann” è puramente ideologico. L’American Psychological Association, dice, «osserva un codice etico che impone ai suoi
membri di rispettare il diritto all’autodeterminazione delle persone. Quindi l’unica domanda sollevata dal caso del Dott.
Marcus Bachmann è questa: gli omosessuali hanno il diritto di decidere l’eterosessualità?
Vale a dire: se un uomo gay decide di
volere vivere da salubre eterosessuale,
come ho fatto io, gli omosessuali hanno il
diritto di bocciarne la decisione? […]
Quanto a me, desidero con tutto il cuore
vivere in un Paese dove gli attivisti gay
non perseguitino i miei amici e me per il
fatto che il sottoscritto è passato da gay a
straight ordinato».
Marco Respinti
La Bussola Quotidiana
LIBrI
Fra New economy e socialismo contro le guerre e la fame
Coniugare efficienza e democrazia
Lo scrittore e giornalista Lorenzo Romano, che gratifica la nostra rivista della
sua collaborazione, è un esperto di finanza
e di banche. In questo suo ultimo lavoro,
traccia un percorso possibile per uscire dalle attuali difficoltà economiche e avviarci
verso una nuova forma di economia.
Il progetto proposto può sembrare un’utopia, ma l’autore propone una propria via
per superare le attuali difficoltà dell’economia mondiale che, mantenendo l’impianto
liberista (non messo in discussione), dia al
tempo stesso soluzione al grave problema
occupazionale. Il sottotitolo “Per un mondo privo di guerre e di fame” rivela lo spirito umanitario con cui l’autore affronta il
tema e l’obiettivo finale.
La sfida dei mercati, oggi di livello planetario, impone ai paesi occidentali (gli ex
ricchi?) profonde riforme strutturali.
Infatti, i paesi emergenti competono con
un grosso vantaggio di partenza: la manodopera a basso prezzo, un fattore sul quale, invece, in Europa, secondo l’autore,
non si può intervenire, se non in minima
parte. Ne scaturisce un’attrazione dei capitali verso quei paesi e, di conseguenza,
una perdita di risorse finanziarie e posti di
lavoro nei paesi di originaria provenienza
(Francia, Italia…).
L’attuale politica economica “liberal”,
spesso decantata, è utilizzata per garantire il controllo totale delle risorse naturali
ed artificiali ad esclusivo appannaggio
delle classi più abbienti. In altre parole, è
riservata alla “nuova nobiltà”.
“Ma – afferma Romano – bisogna fare
un’importante distinzione tra ‘capitale’ e
‘sistema capitalistico’: è innegabile che la
disponibilità di capitale produca benessere. Il sistema capitalistico è invece uno
strumento d’oligopolio che produce vantaggi asimmetrici tra il possessore di capitale e l’utilizzatore del medesimo”.
Non si capisce, frattanto, perché lo Stato non debba essere un diretto produttore
di beni e di servizi... Lo Stato può svolgere
compiti, come calmierare i prezzi, mantenere un certo numero di dipendenti o impedire la formazione di cartelli imprenditoriali che il privato non può attuare. Il
“privato” deve fare impresa, creare utili,
l’ente pubblico no. E’ sufficiente che mantenga i conti in ordine e non sfori il
budget preventivato. Del resto, “…se lo
Stato gestisce male le proprie attività, la
causa è da ricercarsi nei suoi apparati, nel
troppo protezionismo delle strutture dirigenziali interne e, forse, anche nella mancanza di una vera volontà politica di rendere efficienti le strutture dello Stato medesimo”.
Gli ammortizzatori sociali sono stati usati
spesso per favorire attività speculative da
parte degli imprenditori più influenti.
Alle aziende private si può, anzi si deve –
affinché siano efficienti e competitive – dare piena libertà di assumere o licenziare
personale. Mentre al
comparto pubblico
bisogna dare efficienza, correttezza e
produttività, ma senza obiettivi riguardo
gli utili.
Attraverso un’ampia
trattazione, l’autore
mostra come questo
possa realizzarsi con
una organizzazione
nuova, che immetta
dirigenti autonomi,
ma vincolati ad obiettivi prefissati ed a parametri ben definiti.
Gli obiettivi sono: servizi efficienti per i cittadini, eliminazione
degli sprechi, e buoni livelli occupazionali. Perché – sottolinea Romano – il
dramma oggi è la
mancanza di lavoro
e dobbiamo combattere la disoccupazione, creando nuovi
sbocchi, che non costituiscano – però –
un’uscita pesante per
lo Stato.
I lavoratori del comparto privato andrebbero compensati, per il rischio di perdere il posto, con altri benefici e tutele:
paghe più alte, formazione continua…
Inoltre, gli stipendi del comparto pubblico non sarebbero troppo onerosi per lo
stato se i servizi resi al cittadino fossero
migliori (trasporti, energia…). Infatti, in
tal modo, molte uscite si eliminerebbero o
si ridurrebbero, consentendo al dipendente un tenore di vita decoroso con una
paga sostanzialmente uguale a quella di
prima.
L’autore propone anche il ritorno all’artigianato e lo sviluppo delle attività
intellettuali e creative. L’uomo moderno,
svincolato dalla fatica del lavoro manuale,
può dedicarsi ad attività più consone alla
propria natura. Questo è uno dei vantaggi del progresso scientifico e tecnologico
che andrebbe meglio colto e sfruttato. Inclusi un maggior tempo libero e migliori
condizioni di vita.
Tante le proposte e le considerazioni
interessanti dell’opera del Romano, il quale dedica i capitoli finali del libro all’esemplificazione di un modello di gestione di
un’azienda sanitaria e a un nuovo sistema
di tassazione, più efficiente e meno oneroso per i cittadini. A tratti, il Romano cita
le cosiddette caste o le lobby, assetate
di potere e nemiche di una divisione armoniosa ed equilibrata delle risorse di un
paese. L’auspicio è un ravvedimento morale, una crescita culturale che vada nella
direzione del riconoscimento dei diritti di
tutta la comunità, anche a livello globale e
non limitatamente al paese di appartenenza (negativo, al riguardo il giudizio sul
federalismo, rispetto al quale l’autore preferisce il centralismo, più adatto ad affrontare e risolvere i problemi nazionali).
Apprezzabile, infine, il sostegno forte e
convinto nei confronti di un sistema democratico adeguato ai tempi, efficiente
e culturalmente avanzato.
Lydia Gaziano
LORENZO ROMANO New Economy
& socialismo Per un mondo privo di guerre e di fame – Edizioni
Associate
55
AttUALItA’
Ciò che ha scritto il nostro corrispondente era tutto vero
parisi l’aveva azzeccata
Su Palermoparla di aprile abbiamo recensito il volume di Antonio Parisi E liberaci
dal Male – I misteri della terza Loggia Vaticana. Il libro, scritto in pochissimi
giorni, contiene però in forma “leggera”
una serie di notizie esplosive. Talmente gravi che, quando a fine Febbraio il volume apparve in libreria, non destò altro che scetticismo e un po’ di sdegno. Molti rimasero scettici. Soprattutto laddove Parisi a pagina 112
annunciava che dalla terza Loggia Vaticana del Palazzo Apostolico (quello dove il
Papa vive e ci sono gli uffici suoi e della Segreteria di Stato) stavano sparendo persino
lettere e fascicoli personali del Pontefice.
In Liberaci dal Male si trova anche un
capitolo, il terzo, dedicato ad un episodio in
cui si racconta di una suora – con tanto di
nome e cognome – postasi a guida di una
“spedizione” di tre uomini col fine di impadronirsi di un fascicolo riservatissimo della
Santa Sede. I racconti di Parisi si sono rivelati
veritieri e precisi, quasi alla lettera,
dopo che sono state pubblicate i noti scritti del Papa ed è stato arrestato uno dei
corvi: il maggiordomo del Pontefice. Ora,
dopo le inchieste e l’arresto del maggiordomo, in tutti gli ambienti giornalistici e
in molti tra la gerarchia della Santa Sede
si sono ricordati dell’allarme lanciato da
Parisi. Ormai però i buoi erano già scappati dalla stalla!
Visto il legame fra il nostro mensile ad
Antonio Parisi, che ci gratifica della sua
collaborazione, gli abbiamo posto delle
domande.
Come faceva a sapere ben cinque mesi
fa del “traffico” di documenti?
In parte era sotto gli occhi di tutti che qualcuno facesse uscire dalle mura Vaticane dei
documenti. Infatti erano state pubblicate
delle lettere del Segretario Generale del
Governatorato Monsignor Viganò che denunciava al Papa e al Cardinale Segretario
Di Stato , Tarcisio Bertone, gli insoliti traffici di monsignori che rubavano sulle commesse vaticane. I soliti mestatori dicevano
che era stato lo stesso Viganò a consegnare alla stampa italiana le lettere ma io non
ci credevo.
Come faceva a sapere?
Sapevo per certo (non posso rivelare la fonte) che il vescovo, tra l’altro rimosso ed inviato in America quale Nunzio Apostolico, era
innocente. Non era da attribuirsi a lui la
consegna e la pubblicazione dei documenti.
L’unica responsabilità di Viganò era quella
di aver smascherato i mercanti che insozzano il Tempio del Signore e per questo invece
di essere elogiato era stato sostanzialmente
puniti. In quel periodo di inizio del nuovo
anno (siamo a gennaio del 2012) circolavano delle voci circa grandi quantità di documenti in uscita dalle Logge Vaticane del Sacro Palazzo.
E quindi?
Così, in maniera pubblica, lanciai l’allarme
attraverso il mio libro. Nulla da fare. La gendarmeria invece di indagare, dichiarava me
indesiderabile. Evidentemente i ladri di
documenti meglio conosciuti come “corvi”
godevano di protezione. Loro liberi di fare il
loro truffaldino lavoro ed io, come Viganò,
punito”.
Il Cameriere del Papa è l’unico
Lo scrittore e giornalista Antonio Parisi
“corvo”?
Penso che “Paoletto” non sia l’unico responsabile. Credo anzi che vi sia un vero
stormo di “corvi”. Non so come abbiano
fatto a convincere il Cameriere del Pontefice a trasformarsi in Arsenio Lupin ma
credo che qualcuno molto importante sia
riuscito con il proprio prestigio ad influenzare il maggiordomo magari coinvolgendolo emotivamente e magari promettendogli che il prossimo Papa gli avrebbe conservato l’incarico. La prova che il cameriere non è l’unico “corvo” è dato dal fatto
che al quotidiano Repubblica è stata preannunciato l’invio di altre carte. Dunque i
“corvi” sono parecchi!
Quale sarà il prossimo obiettivo dei
Corvi?
Si scatenerà una guerra in cui saranno fatte
uscire notizie imbarazzanti sui Cardinali
che possono aspirare in un prossimo conclave a divenire Papa.
Credetemi il fango non ha ancora smesso
di tracimare dalle mura Leonine. Antonino Macaluso
Il frenetico professore ha portato oltre cento gitanti “dei suoi”
Bonsignore conclude l’attività alla Villa del Casale
Il prof Bonsignore e la nostra editrice Lydia Scargiali
56
E’ proseguita fino alla soglia dell’estate l’attività dell’alacre professor Benito Bonsignore, l’amico dei “diversamente giovani”. Se è difficile capire l’età dell’ex medico, ancor più
arduo è calcolare la quantità e qualità della motivazione che lo sorregge nell’organizzare
occasioni di divertimento ed arricchimento culturale …per tutti. Alto si mantiene, infatti,
il numero degli amici che aderiscono alle sue iniziative e che diventano amici tra loro, in
un’atmosfera generale che, se proprio non è da ragazzini, poco ci manca. Del resto è lo
spirito quel che conta. Ma anche la buona volontà di affrontare – gambe in spalla – le necessarie scarpinate per raggiungere questo o quel monumento, questa o quella curiosità,
quando ne vale la pena e finché il fisico …ce la fa.
Collaborando con Federspev ed Ancescao, due organizzazioni nazionali e soprattutto con il Progetto Italia 2000 in cui svolge un ruolo da presidente, Bonsignore procede a
volte con la forza morale (e a volte fisica) di un bulldozzer. Epiche le gite del 2011 a Castel
di Tusa, con varianti a Santo Stefano e nella incredibile Mistretta, una vera città in miniatura che solo in Sicilia può essere una meta trascurata… Poi ricordiamo la gita gastronomica a Valledolmo e, infine, ad Aidone e Morgantina per vedere i grandi scavi e …la Venere. Infine il soggiorno a Lampedusa, dove, a parte la visita agli specchi d’acqua incantevoli, primo fra tutti all’Isola dei Conigli, si è parlato di immigrazione e politica euromediterranea. Quest’anno l’attività di Bonsignore non poteva non suggellarsi con una corsa
con i pullman fino alla Villa del Casale, quel monumento che detiene un primato pur
nella ricca (sotto tale profilo) terra di Sicilia e che è stato oggetto di un recente restauro che
non ha precedenti dopo gli avvenuti scavi del lontano 1929. Oltre cento partecipanti sono
partiti con Bonsignore da Bagheria alla volta di Piazza Armerina dove hanno coniugato
ancora una volta cultura, socialità e divertimento.
speTTaColI / CInema
Frenetica passion
di Eliana L. Napoli
Rubrica creata da Gregorio Napoli
Immutata la popolarità a 20 anni dalla morte di Franchi
Tutti innamorati di Franco e Ciccio
Il centro sperimentale di cinematografia
ha celebrato a giugno la celeberrima coppia di comici siciliani Franco Franchi e
Ciccio Ingrassia con una serie di manifestazioni e di eventi interessanti. Artisti
memorabili, comici di razza e di istinto,
espressione di autentica sicilianità, i due
palermitani hanno lasciato una traccia indelebile nella nostra memoria collettiva e,
come sempre accade (è accaduto anche
per il grande Totò), sono destinati a crescere nella considerazione della critica che a
suo tempo li snobbava. Lo spunto l’ha offerto il ventesimo anniversario della scomparsa di Franco, avvenuta a Roma il 9 dicembre del 1992. Data l’inscindibilità del
duo, era inevitabile che la commemorazione riguardasse entrambi. Oltre ad una ricca sezione espositiva che comprendeva locandine, manifesti cinematografici, fotografie, fumetti e memorabilia di vario genere, tutti legati ai due comici e alla loro
popolarità, numerosi eventi si sono susseguiti nell’arco dei tre giorni. Incontri/dibattito con artisti come il fumettista Joevito Nuccio, i cuntisti pupari Gaetano
Celano e Salvo Bumbello, il cantastorie Paolo Zarcone ed altri ancora. E poi
anche le dotte relazioni del prof. Ignazio
Buttitta e dello storico del cinema Sebastiano Gesù. Inevitabili le proiezioni di
film nei quali i due comici erano protagonisti o comprimari e fra questi particolarmente interessante e rivelatrice la proiezione di Come inguaiammo il cinema italiano – la
vera storia di Franco e Ciccio del duo registico
palermitano Daniele Ciprì e Franco
Maresco, autori di culto che hanno lavorato in coppia per molti anni e che di recente si sono divisi.
Può apparire strano a tutta prima che tocchi proprio a Ciprì e Maresco, i due ragazzacci cinici e postmoderni creatori dell’estetica del mostruoso, rendere omaggio
al duo Franchi e Ingrassia, icone di una comicità di stampo siciliano che ha radici
nella tradizione e dunque nel passato. Ad
accomunarli invece è il fatto di essere tutti
quanti espressione profonda di una sicilianità popolare e plebea, che la cultura borghese e la critica ufficiale tendono solitamente a nascondere o a ignorare. E non è
un caso che Ciprì e Maresco, intervistati a
suo tempo, abbiano sottolineato che il loro
era sì un omaggio ai due pilastri della comicità nazionalpopolare, ma soprattutto
alla Sicilia ed alla sicilianità. Ma vediamo
un po’ il risultato. Quando girarono Come
inguaiammo il cinema italiano nel 2004 Ciprì e
Maresco erano reduci dal successo del Ritorno di Cagliostro presentato pure a Venezia
l’hanno precedente. La struttura dei due
film è in qualche modo simile. In quello su
Cagliostro però c’è il tentativo di ricostruire un personaggio storico che sconfina nel
fantastico e nell’immaginario. Anche lì si
raccolgono testimonianze di personaggi
vari, e di critici come Gregorio Napoli e
Tatti Sanguineti - fra l’autoironico e il
rigorosamente professionale - coppia che
ritorna anche nel film su Franco e Ciccio.
La chiave del primo è però decisamente
ironica, dissacrante e surreale. Nel secondo
invece la struttura è più rigorosamente documentaria trattandosi di persone reali e di
fatti recenti ed autentici. Ne è venuto fuori
un documentario atipico, variegato e multistrato, in bilico fra l’approccio serio, storico ai due protagonisti ed alle loro vite, e
quello divertente ed ironico, affidato soprattutto al commento di Maresco, impareggiabile voce fuori campo, cui fa da spalla Gregorio Napoli, che rifà come sempre
il verso a se stesso con sottile ed autoironico
distacco. E c’è anche il giovane critico Francesco Puma, perennemente sbeffeggiato,
che si presta volentieri al gioco. Questo tono - fra il serio e il faceto - finisce col contagiare anche qualcuno dei tanti illustri testimoni.
Il grande Tullio Kezich ricorda un gustoso episodio accaduto a Roma, durante
una rappresentazione del “Rinaldo in campo” che vedeva i due comici esibirsi accanto a Domenico Modugno che li scoprì
e li portò al successo. Con lui c’era un regista “serio”, importante di cui non fa il
nome, che lo criticava quando rideva a
crepapelle agli exploit di Franco e Ciccio.
Salvo più tardi ad ingaggiarli per un film
serio, di quelli che rimangono nella storia
del cinema.
Goffredo Fofi, altro autorevole critico,
giudica paradossalmente Ultimo tango a Zasegue a pagina 58
57
speTTaColo
garol, parodia del più celebre Ultimo tango a
Parigi, più importante dell’originale. E Bertolucci, dichiara di non aver mai voluto
vederlo per scaramanzia, per timore di
trovarlo superiore al suo film. Come inguaiammo il cinema italiano è un documento importante, a metà fra il documentario ed il
film di fiction nel quale si alternano e si
amalgamano felicemente tanti elementi
diversi.
Immagini di repertorio e spezzoni di film,
testimonianze di parenti, amici e compagni di lavoro, ma anche di gente comune
che esprime la sua opinione sui due comici
siciliani. In soli 100 minuti,il documentario ripercorre i momenti salienti della vita
di Franco e Ciccio, dagli inizi difficili, all’incontro con Modugno che li fa esordire
nel cinema con Appuntamento ad Ischia e poi
l’importanza che per la loro carriera ebbe
il regista Lucio Fulci, ampiamente rivalutato come artigiano accorto i cui film
spesso esprimono una carica anarchica
non indifferente. E poi il successo crescente e vertiginoso che li portò a fare anche 15
film in un anno. Film di serie B, certamente, ma illuminati e sostenuti dal loro innegabile talento. Alla lunga la dirompente vis
comica, la debortante personalità dei due
comici non sfugge ai grandi del cinema.
Ed ecco le partecipazioni a film di qualità,
sia in coppia (Che cosa sono le nuvole di Pier
Paolo Pasolini, episodio del film Capriccio all’italiana) o singolarmente (Ciccio in
Amarcord di Fellini) fino all’exploit da protagonisti nell’episodio La giara in Caos dei
fratelli Taviani.
Ma tanti altri sono i grandi registi che li
utilizzarono anche per brevissime parti:
De Sica (Il giudizio universale),o in teatro il
grande Eduardo De Filippo. Monicelli li contattò per L’armata Brancaleone ma
si presentarono maldestramente ciascuno
col proprio avvocato e facendo trapelare
contrasti e dissapori. E non se ne fece nulla. Il curioso episodio è molto rivelatore di
un rapporto sempre più conflittuale fra i
due che portò a più di una separazione. La
crisi della coppia era dovuta al contrasto
fra la voglia di crescita artistica, di qualità e
di sperimentazione di Ciccio e la maggior
arrendevolezza di Franco che preferiva cogliere il momento favorevole senza porsi
tanti problemi. E poi la stagione televisiva,
e perfino l’accusa di contiguità mafiosa al
povero Franco, poi assolto con formula
piena, che gli provocò tanto dolore contribuendo ad accelerarne la fine. Forse Come
inguaiammo il cinema italiano non è il capolavoro della coppia Ciprì e Maresco, ma è
un’opera interessante ed efficace, che si segue con piacere perché non perde mai di
ritmo. Il vasto materiale che la compone è
scelto con cura, disposto ed assemblato
con intelligenza sulla base di una solida
sceneggiatura. E il ritratto dei due protagonisti è autentico e accattivante. E poi c’è
quel mix irripetibile di serietà ed irriverenza, quel marchio inconfondibile della “premiata ditta” Ciprì e Maresco, che ritroviamo con una certa nostalgia.
Eliana L. Napoli
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58
Diplomato al Garibaldi come Gioè, lo Cascio
e Briguglia lavora per rai e mediaset
VInCenzo Ferrera
quel palermitano
che recita e canta
Attore palermitano, classe 73’, nel suo
curriculum ha raccolto una vasta esperienza nel cinema, in televisione e soprattutto in
teatro. Vincenzo Ferrera è diventato noto al
pubblico del piccolo schermo per il ruolo
dell’ispettore Martorana che l’ha visto protagonista nella serie Agrodolce, purtroppo - come sappiamo - interrotta, che aveva come scenario Porticello e S.Flavia. Recentemente ha recitato all’interno della serie sul
Commissario Montalbano per la Rai e nel Tredicesimo Apostolo per Mediaset. Nei
brevi periodi di sosta in Sicilia, si diverte lui e fa divertire il pubblico palermitano con il
gruppo musicale “A noi ci piace Vintage” di cui è la voce e leader.
Quando Vincenzo Ferrera capisce di voler diventare un attore? Nel suo
percorso è stato appoggiato dalla sua famiglia?
L’ho capito dopo aver terminato i miei studi al liceo classico Garibaldi, quando ho partecipato ad un laboratorio teatrale. Con il tempo e grazie alla gavetta costruita sul campo, ho iniziato al teatro Stabile Biondo di Palermo - il recitare da semplice divertimento
si è trasformato in un lavoro. Certo all’inizio i miei genitori sono rimasti stupiti anche
perchè contestualmente mi ero iscritto a Giurisprudenza, ma poi hanno visto la mia
volontà di voler fare l’attore e si sono …arresi. Probabilmente se non avessi scelto questa strada avrei fatto il Neurologo come mio padre.
Quanto è difficile per un artista emergere a Palermo? Che rapporti ha
con i suoi colleghi siciliani Corrado Fortuna, Claudio Gioè, Paolo Briguglia,
Luigi Lo Cascio?
A Palermo è veramente difficile emergere, infatti spesso andiamo fuori a lavorare, ma
posso assicurare che noi attori siciliani non abbiamo nulla da invidiare come preparazione ad artisti che provengono da altre regioni. Per corretezza devo dire che ho avuto
anche l’opportunità di lavorare nella mia città e di mantenere degli ottimi rapporti professionali ed umani con i miei colleghi palermitani. Con alcuni di loro mi conosco da
anni, come Lo Cascio, Gioè e Briguglia, perchè abbiamo frequentato lo stesso liceo negli stessi anni e poi abbiamo intrapreso questo mestiere.
Lei vive ormai da anni a Roma, cosa porta con sè della propria città?
A me piace Palermo, però le cose che porto con me in realtà sono la foto di mio figlio
Lorenzo di 4 anni che adoro e dei libri.
Al cinema nel 2003 ha recitato nel film gli Angeli di Borsellino regia di
Rocco Cesareo, in teatro ha avuto maestri come Glauco Mauri, Toni
Servillo e Carlo Cecchi. Preferisce Cinema o teatro?
Preferisco il teatro. Un pubblico dal vivo non può sostituire una cinepresa. La paura e
l’emozione che hai quando entri in scena non può essere sostituita da nulla.
Cosa le rimane dell’esperienza di Agrodolce?tra l’altro recentemente è
uscita una sentenza nella quale la Rai dovrà risarcire di 4.5 milioni la Eistein multimedia di Luca Josi per aver interrotto la fiction.
Agrodolce è statà una bella esperienza finchè è durata.In questo mestiere capita che
una fiction possa finire per mancanza d’ascolto ma non era questo il caso. Era una soap
che pur essendo in mezzo a due tg aveva fatto uno share di 2 milioni di telespettatori.Le
motivazioni dell’interruzione sono state altre, sicuramente le beghe personali tra dirigenti e produttori che hanno portato alla catastrofe e all’impossibilità per noi artisti di
trovare altri lavori, perchè vincolati da contratti firmati per ben 2 anni.Peccato era una
bella vetrina per la Sicilia, e per noi attori siciliani rappresentava una bellissima opportunità di lavorare nella propria terra.
Lei è anche voce del gruppo palermitano “A Noi ci piace Vintage”,che
ripropone cover degli anni 70-80. Da dove nasce quest’ idea?
Quest’ idea è nata 5 anni fa con Dario Sulis, amico e musicista , il tutto supportato dalla mia passione fin da ragazzino per la musica. Ritengo però, che dopo tanti anni quest’avventura stia facendo il suo corso, non è detto quindi che non finisca per creare
qualcosa di diverso.
Quali sono stati e saranno i suoi impegni lavorativi?
Da poco ho finito di recitare in un Sogno di una notte di mezza estate, regia di Carlo Cecchi
e in Colazione da Tiffany, regia di Pietro Maccarelli. Questi spettacoli mi hanno portato
in giro per l’Italia per ben sette mesi. In estate invece, reciterò nell’Anfitrione di Plauto
in giro per la Campania e da ottobre sarò in tournée in uno spettacolo di Mario Martone con musiche di Nicola Piovani Serata a Colono, il cui testo è di Elsa Morante.
Ambra Drago
speTTaColo
Così DeFInì elsa moranTe lo sCeneGGIaTore DI anTonIonI e FellInI
Tonino Guerra nasce a Santarcangelo di
Romagna nel 1931, nel 1938 si diploma
maestro e durante la seconda guerra mondiale negli anni 44-45 lo troviamo prigioniero dei tedeschi nel campo di concentramento di Troisdorf. Ritornato in patria nel
1946 si laurea in pedagogia presso l’Università di Urbino. La sua prima sceneggiatura è del 1953 e la scrive per il film di Anglanco Capadio, Un ettaro di cielo. Nel
1966 firma una delle sceneggiature più significative di tutta la storia del cinema,
L’Avventura, di Michelangelo Antonioni.
Nel 1973 un altro film di grande successo:
Amarcord di Federico Fellini, distribuito in
tutto il mondo e che guadagna l’oscar come miglior film. Tonino Guerra sposa in
seconde nozze a Mosca nel1977 Eleonora
Kreindlina.
Nel 1984 si trasferisce dalla Russia in Romagna ed orienta il suo lavoro per valorizzare la Valmarenchia. Il poeta e sceneggiatore si spegne a 92 anni a Santarcangelo di
Ronagna, dopo aver ricevuto diversi premi
letterari, il più significativo dei quali nel
2004 come miglior sceneggiatore europeo.
Elsa Morante lo ha definito: “l’Omero della civiltà contadina”. Nel 2012 pubblica il
suo ultimo libro, Polvere di sole, si può definire un autentico presidio di bellezza contro
l’oscurità dello spirito per resistere alla bruttezza degli allarmi che il mondo talora ci
invia.
Tonino Guerra unisce tra pensieri, luoghi
visitati e persone incontrate la sua visione
della Terra e dell’umanità; nostro compito
precipuo è di parlare dell’autore e dei suoi
film, ma nello stesso tempo il mettere in
evidenza le sue idee ed il suo mondo interiore equivale a sceneggiare la vita, la sua
vita. Si racconta che a Babilonia, durante il
periodo di Erodoto non si usassero medici,
i malati venivano trasportati in piazza e là
chi ha sofferto dello stesso male si avvicina
e consiglia quei rimedi che lo hanno liberato dall’infermità e con i quali altri sono
guariti. Lo scrittore nel capitolo seguente
ci parla di animali magrissimi rinchiusi in
un villaggio abbandonato della Russia. Non
si riesce a capire di che razza fossero. Appena schiodato il portone uscirono dei levrieri
alti e magrissimi che si muovevano lenti
verso la luce, traballando sulle gambe sottili. Ma potavano anche essere lupi neri. Poi
si scoprì che si trattava di maiali lasciati da
un contadino che pensava di venirli a riprendere. E invece non si era più visto. In,
Polvere di sole, sono descritte curiosità
provenienti dai quattro angoli della terra ,
presentate come sceneggiature: “in questi
scritti vi sono parole raccolte nelle fessure
del mondo” (T. Guerra).
Il cineasta festeggia i suoi 89 anni a
Mosca e così ricorda: “Sono stato un
bambino felice. Cantavo. Una giovinezza
scialba. Importante la prigioni in Germania. Mi ha creato. Dal primo sposalizio sono nati Andrea e Costanza. Il secondo matrimonio con Lara ha illuminato la mia vita
e mi ha fatto arrivare addosso tutta la Rus-
Tonino Guerra
fu l’omero
della civiltà contadina
sia ed una montagna di amicizie. Mosca mi
sta intorno coi suoi duecento teatri e le macchine che scorrono lente lungo le grandi
strade. Mosca è sempre stata il mio paradiso. E’ qui che ho raccolto suggerimenti ed
idee che mi hanno riempito di affetto, anche se la stanchezza ha rallentato i loro passi e i loro pensieri. La serenità non dipende
da un luogo. E’ la morte che deve preoccuparsi di noi e non noi di lei. La mattina a
Mosca mi riempie di stupore. Quando si fa
giorno sono felicissimo di essere qui. Con la
notte i pensieri si coprono di malinconia”.
Ricordi dal campo di concentramento: “Ho cominciato a guardare il pane con
grande ammirazione durante la prigionia in
Germania. Nella squallida baracca dove stavamo ammucchiati io ero incaricato di dividere in sette porzioni il filone di pane nero
che ci consegnavano tutti i giorni. Così mettevo in fila e di spalle i prigionieri della mia
baracca. Dividevo in sette porzioni uguali i
filoni. A questo punto chiamavo per nome a
uno a uno i compagni e chiedevo quale fetta
desideravano. Rapidamente accontentavo
tutti ed a me restava la settima. Devo dire
che il mio godimento era maggiore perché il
profumo era tutto per me”.
Tonino Guerra conclude la passeggiata nel mondo dei ricordi con l’anno
2010, quando viene ricevuto insieme con i
protagonisti del cinema italiano al Quirinale premiato dal presidente Giorgio Napolitano con il Davide di Donatello. “…E dal
pozzo della memoria mi affiora il ricordo
del mio primo viaggio a Roma tanti anni
fa. Il pittore Vespignani mi accompagnò a
visitare i luoghi più belli della capitale. A
San Pietro gli domandai come mai non ci
fosse nessuno. – Tonino, guarda bene – mi
disse –. Tutta la parte in ombra della piazza era strapiena di gente. Lo ricordo al pre-
Tonino Guerra, morto nel marzo scorso a Santarcangelo di Romagna dov’era
nato 92 anni prima aveva creato assieme ad Antonioni il cinema dell’incomunicabilità e un capolavoro come Blow
up. Con l’ Amarcord felliniano, che vinse l’Oscar nel 1975, toccò un’altra vetta... Instancabile e gioioso, nel suo lavoro anche negli ultimi tempi aveva dichiarato al fattoquotidiano.it: “A 91 anni guardo ancora avanti”.
sidente nel breve discorso che vengo chiamato a fare. …Voglio dire che noi siamo la
sua ombra caro presidente e siamo nell’ombra che fa. Siamo tanti cineasti, siamo
felici quando dice cose belle sull’Unità d’Italia, abbiamo stima di lei e, se lei ci vuole noi
continuiamo a essere alla sua ombra, altrimenti ce ne stiamo in un qualche bar”.
Aldo Librizzi
59
rIsTorazIone
salviamo Ilardo che lavora “all’antica” e teniamocelo stretto
Il gelato una cosa palermitana
Il gelato invenzione palermitana? Può darsi, anche se non è certissimo. In ogni caso in Sicilia si
cominciò molto presto e i visitatori ne erano stupiti. Dalle lettere dei garibaldini a Marsala si apprende che qualcuno rassicurava la mamma dicendo: qua ci hanno accolto benissimo, perora di
sparare non se ne parla e stiamo in piazza a gustare un’incredibile specialità locale: il gelato. E’
certa la storia del palermitano Procopio, fondatore a Parigi alle soglie del 700 del Cafè Procope, antesignano di sorbetti e gelati per la policroma clientela della Commedie Francaise.
All’Associazione maestri gelatieri italiani
si premurano di precisare quanto segue. E figuriamoci se non ci rubavano anche questo… Ecco che cosa dicono della nascita del Gelato? “Alla richiesta: Chi ha inventato il gelato?
Possiamo rispondere parafrasando la risposta
data da Ulisse a Polifemo: Nessuno! Possiamo sicuramente affermare che furono tanti i Nessuno
che inventarono, scoprirono, realizzarono nel
corso dei secoli il sorbetto gelato, il sorbetto granito, il sorbetto spongato e il gelato odierno, con
tutte le sue derivazioni e …deviazioni dai nomi
più impensati e fantasiosi”.
A Rimini o a Viareggio facciano pure da sé
ad inventarsi la storia o ad annebbiarla, ci derubino anche di questo. Ci fa piacere che in questa
sommaria descrizione vi sia la parola spongato,
che era palermitana e che le signore della “meglio gioventù” di tutta Italia e della “meglio vecchiaia” ci risulta non conoscessero. Tuttavia è parola classica. Allo steso modo in cui mantecato,
parola più italiana e generica, - come le signore
dicevano – fa parte delle preparazioni internazionali, perchè mantecare sta per amalgamare a
caldo gli ingredienti fino ad ottenere un composto omogeneo. Contrariamente a ciò che ritengono molti, la mantecatura non è quella che avviene nella gelatiera, ma su fiamma dolce o nel
pastorizzatore (oggi imposto per legge). Smentiteci se è il caso.
60
Ma veniamo alla Palermo dei giorni nostri.
Trascorso il tempo in cui mancava l’elettricità in
cui si ricorreva alla neve congelata delle neviere
montane e poi, quando scarseggiavano gli impianti, alle stecche di ghiaccio della apposita
“centrale”, il gelato non si “tira” più neanche a
mano. Peccato: era una fatica enorme, ma ne valeva la pena. Pochi adesso utilizzano le vecchie
gelatiere verticali, a “centinara”, di cui le marche
italiane Cattabriga e Carpigiani (lode agli emiliani) erano le dominatrici del mercato mondiale.
Ancora Carpigiani domina il mondo con i produttori di gelato orizzontali, che soffiano violentemente in un attimo nel gelato quel contenuto
di aria che lo rende leggero e conferisce ad esso le
caratteristiche che conosciamo e che si allontanano molto da quelle del liquido. più o meno
denso, che viene preparato in anticipo e, appunto, anche …cotto.
Pochissimi, ormai, usano le già indicate “verticali” che, girando, conferiscono lentamente al gelato la giusta densità, assieme alla leggerezza. Il gelato ideale, infatti, dev’essere, oltre che perfettamente omogeneo, anche leggero e “teso”, cioè,
come la buona crema di ricotta, capace di non
cedere se spalmato in posizione verticale. Di
“reggere”, insomma, alla perfezione per tutto il
tempo che il fortunato consumatore lo sorbisca
comodamente. Accompagnandolo, magari, la
mattina con una soffice brioche per colazione o –
come si faceva ai tempi d’oro – col pane.
Chi ancora lavora un po’ così è soltanto
Ilardo alla Marina, dietro il palchetto della
musica e, quando gli va, il gelataio della gelateria
“La Vela” alla Vergine Maria. Per il resto segnaliamo, ovviamente lo Stancampiano della sede
centrale in via Notarbartolo e di un paio di succursali. Lì come al Cristal puoi trovare le “bombette”.Tanti altri fanno gelati apprezzabili, dal
Bristol al Pinguino, ma non “ottimi”. Con un
colpo di fortuna si poteva trovare “gelato” in certi piccoli baretti, ma è sempre più difficile. Buono
al Baretto a Valdesi e le grandi Coppe alle Lunette al Paese. Infine non si può non nominare il
successo di livello sopranazionale delle cremolose di piazza Alberico Gentili, la cui migliore è
quella di pistacchio. Perché ciascuna ha una ricetta propria. Ecco, anche il gelato all’antica non è la coniugazione di una base alla crema
variamente arricchita e aromatizzata. Ogni gusto ha la propria ricetta. Solo così si arriva al vero
gelsomino, alla vera cannella, ma anche al semplicissimo gusto di torrone. Questo partiva dalla
tostatura personale delle mandorle pestate , poi
arricchite di zucchero e poi a freddo di zuccata e
cedro canditi e altro ancora. Infine si aggiungeva
una crema fatta con latte intero e aromatizzata
alla vaniglia o con un minimo di cannella.
Se andate da Ilardo, partite dal mellone rosso (e
non chiamatelo né anguria né cocomero, vi prego). Poi buttatevi sul semplice cioccolato. Al limite fate: mellone e cioccolato. Dalla volta dopo
esplorate tutto quello che volete, dal giardinetto
ai pezzi duri, al riso chantilly un tempo detto “del
Paradiso”... Finchè dura, quello è il vero gelato,
che Palermo, lo vogliano o meno nel mondo, inventò per prima. (G.Scargiali)
D ove andiamo stasera?
rIsTorazIone
fatte in casa. 0921 676289. www.ristorantepalazzaccio.it
IN CITTA’
AL BRIGANTINo. Un amico che non sbaglia
ci segnala questo ristorante panoramico allineato
sul breve ma “gustoso” lungomare di Sferracavallo. Ci riproponiamo di mieterlo direttamente
alla prova, ma frattanto – vista la raccomandazione – non esitiamo ad inserirlo fra i consigliati
per rapporto prezzo qualità. 091 6911778.
GRAFFITI. Da sempre il ristorante “brilla di luce propria” nel pur apprezzabile e stimato Addaura Hotel. Il fondatore e proprietario architetto Corace ha sperimentato cosa significhi burocrazia
“ostativa”, rimanendo bloccato sul problema dell’auspicato spazio a mare per …“4 ombrelloni”.
All’anima degli incentivi al turismo! Ma ora il ristorante è curato personalmente dall’affabile moglie Silvana, che spesso è presente in sala. Dalla
sua colta collaborazione con lo chef e dal fine
tratto della signora, il locale è nato a nuova vita, si
è riempito di ospiti, spesso legati da rapporti d’amicizia o divenuti amici per l’occasione. Il menù è
sano e ricercato, rispettoso della tradizione nazionale, ma arricchito da ingredienti e piatti dalle
nuove esperienze “etniche” che non guastano di
certo. Il prezzo è più che corretto oltre che contenuto. (Pizzeria, pranzi speciali…) 0916842222
[email protected]
AI VECChIETTI (di “minchiapititto”).
Un ristorante “al centro”, a due passi dal Politeama. Menu variato e intelligente, include il pesce
azzurro, i piatti della tradizione cittadina… Ma
non rinunzia all’innovazione. Via Paternostro 091
585606.
IL GABBIANo A MoNDELLo. In testa alla
classifica, per rapporto prezzo/qualità, resiste
questo ristorante gestito da una famiglia “magica”
del settore ristorazione. Si mangia sul mare con
pesce e crostacei pescati la notte prima, i gamberoni da gustare anche crudi con un po’ di limone e
…ostriche sempre disponibili. Fidatevi dei locali
zeppi di gente e del signor Biondo. 091 450313.
I CASCINARI. Occorre andare nella non facile
via D’Ossuna, presso il corso Alberto Amedeo,
ma si scende dalla Zisa, via Marco Polo... Il risultato vale la ricerca. I due fratelli, da tempo titolari
del ristorante, più volte segnalatoci dai lettori, vi
lasceranno contenti. Cucina tipica siciliana, tutta
buona, dagli antipastini ai dessert. Tel. 0916526212.
Exè. Lo abbiamo provato per voi senza sconti:
giudizio imparziale. E’ bello pranzare in un hotel
di lusso come l’Excelsior e ci sono due scelte a
prezzo fisso. Originalità, servizio premuroso, porzioni dimensionate da alta cucina, per chi non
vuole appesantirsi… Soluzioni a prezzo fisso per il
NELL’ISoLA
mezzogiorno, la sera, il brunch domenicale. 091
7909146.
LA RoSA DEI VENTI a pochi metri dal mare
di piazza Acquasanta, questo locale in stile marina
riserva le sorprese suggerite dal vulcanico titolare
Emanuele Riccobono, un tuttologo, un simpatico
iperattivo che fa di questo locale un lavoro, una
passione e un’espressione artistica. Le sorprese
non mancano, tra cui la salsiccia …ovviamente
“di pesce”. 091 6377825.
STRAVIZI. Il nome alletta: solo i vizi divertono,
figuriamoci gli stravizi. Ma non c’è nulla da temere. Qui si va sul sicuro e il peggio dei vizi non arriva. Specie con i primi che sono deliziosi. Quanto
il …conto. Trovatelo entrando da via Lincoln in
direzione della Magione. Sarà una lieta sorpresa.
IL CoVo DEI BEATI PAoLI. Non ci sono
proprio i beati paoli, antenati di mafie e massonerie, ma un po’ di mistero sì e qualche pupazzo che
simula gli antichi “fratelli”. Niente paura: scegliete
i famosi arrosticini e, se per voi è serata da pizza,
continuate così. Ovvero alla carta. 091 6166634.
LA MATTANZA. Fra i prediletti di Palermoparla che vi ha tenuto più d’una festa di redazione.
Dai signori Prestigiacomo è passato a nuova gestione, ma sempre all’altezza delle aspettative, sul
mare della Vergine Maria, a piazza Tonnara, si
pranza sul Golfo, bene e a buon prezzo. 091 6376298.
IN PRoVINCIA
ANDREA IL PIRATA. Sempre a Terrasini, ma
in territorio di Cinisi, accanto al Florio P. Hotel,
ecco questa grande e frequentatissima sala ristorante, consigliata anche dai “tassinari”. Non smentisce le promesse per qualità e prezzo. Pesce. 091
8682725.
AL PALAZZACCIo. A Castelbuono, in pieno
corso (via Umberto I, 23) a pochi metri da Fiasconaro, si scopre questo ristorantino ben arredato e
molto raccolto. Tutto buono, dagli antipasti in cui
primeggia non isolato lo sformatino di ricotta ai
porcini ai secondi di tagliata di carne e alle paste
SCoPARI. A Mazara del Vallo. Osteria è il nome
con cui si fa chiamare e il locale – lo dicono in molti
– è rustico ed elegante al contempo. Ci finiamo una
sera di freddo come in Sicilia ce n’è poche. Così
mangiamo un po’ all’emiliana, che non guasta mai.
Giungono una serie di portate, richieste da chi ci
ospita, il caro Mimmo Targia, buongustaio come
pochi, fra cui persino una pasta e fagioli. E’ lì che
gustiamo sorsi di spumante Edonè, prodotto presso
la città del Fauno con sorprendente perizia da uve
siciliane e chardonnay. I titolari nati per quel mestiere sanno creare il clima dell’ ospitalità e della
buona cucina. 0923 364061 [email protected]
DA GIANNINo a Santo Stefano di Camastra:
una scoperta. Pienissimo ogni giorno anche a
pranzo, ma veloce nel servirvi. Freschezza e fantasia sono parole che ci venivano in testa fra le proposte del menu, i consigli di chi ci accoglieva al tavolo e il piatto di maccarruna alla marinara che
abbiamo gustato. Buoni anche i secondi e …i
prezzi. 0921 331748.
A CANNATA. A Salina (Lingua), ecco un grande
ristorante, con mille tavoli, dove il pesce è un must
e si mangia nella splendida cornice della seconda
delle Eolie, che, come tutte le 7 “ninfee”, ha la
propria spiccata personalità esclusiva. È un’isola
nell’isola. Vengono a prelevarvi in auto a Santa
Marina telefonando al 090 9843161.
AI BASTIoNI. Un nuovo ristorante a Trapani.
Nuovo l’arredo, nuovo il menu e il buffet, per chi
non vuol perdere tempo, perché il servizio, anche
per i piatti espressi è velocissimo. C’è di tutto, anche il polpo fresco, ma la carne è un must: il “patron” viene dal settore. Via XXX Gennaio al centro, dietro la villa, 0923 20579.
L’APPRoDo. A Castellammare, lungo il porticciolo che sarà arredato al meglio, sotto il castello è
un punto d’arrivo. Da Palermo vale due passi in
più. Attraverso i vetri, la vita del porto, mentre gusti il couscous. 0924 31525
A RoMA
LA RuoTA. A Roma in via Enrico Fermi 90, il
gestore, abruzzese, uomo di grande esperienza nel
settore, cucina alla romana e secondo la terra
d’origine. Piatti ricchi di sapori, notevole carrello
degli antipasti. Tutto buono fino al dolce. Da segnalare una grande carbonara e, ovviamente,
l’amatriciana. 06 5586301.
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Palermoparla n 87