REGIONE CALABRIA
Autorità di bacino Regionale
Specifiche tecniche :
perimetrazione delle aree a rischio di alluvione
Ing. Salvatore GABRIELE
CNR-IRPI, Via Cavour
RENDE
Rende, dicembre 2001
Allegato 4
SOMMARIO (Preliminare)
1
INTRODUZIONE
1.1
Quadro normativo di riferimento
1.2
Criteri metodologici per la valutazione del rischio
1.2.1
Definizione del rischio idraulico
2
ARTICOLAZIONE DELLE ATTIVITA’
Programmazione attività conoscitive secondo il D.P.R. 7 gennaio 1992
e piano stralcio
2.1.1
Specifiche
4
6
7
7
10
2.1
11
17
2.2
Catasto reticoli idrografici
2.2.1
Completamento dell’informatizzazione dei reticoli e bacini
18
18
2.3
19
Informatizzazione dati rilevati dagli operatori fluviali
2.4
Analisi sezioni critiche
20
2.4.1
Specifiche per il rilievo topografico delle sezioni e del profilo longitudinale 20
2.4.2
Specifiche per l’inserimento dati
21
3
CARATTERISTICHE IDRAULICHE ASTE FLUVIALI
22
3.1
Tratti montani
22
3.2
Tratti alluvionati pedemontani
23
3.3
Tratti terminali delle fiumare
24
3.4
Tratti incassati di pianura
25
3.5
Perimetrazione sulla base di documenti storici.
3.5.1
Documenti cartografici georeferenziabili
3.5.2
Documenti storici con descrizione geografica dei luoghi
3.5.3
Documenti storici che identificano solo i luoghi in forma generica
26
26
26
27
4
27
RISCHIO IDRAULICO
4.1
Carta regionale degli elementi a rischio. (carta V1)
4.1.1
Costruzione della carta degli elementi a rischio e della vulnerabilità
4.1.2
Specifiche per la realizzazione della carta.
27
28
28
4.2
Carta della vulnerabilità aree R4
28
4.2.1
Specifiche per la valutazione della vulnerabilità nelle aree a rischio R4, a
partire dalle ortofoto in scala 1:10.000
29
4.2.2
Specifiche per la valutazione della vulnerabilità delle aree a rischio a partire
dalla cartografia tecnica vettoriale
30
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
2
Allegato 4
4.2.3
4.2.4
Criteri di omogeneizzazione delle cartografie tecniche numeriche
Costruzione DB ed estrazione delle informazione
30
30
4.3
Carta regionale della propensione al rischio idraulico (carta V2)
4.3.1
Mappa della pericolosità idraulica scala regionale
30
31
4.4
32
5
Costruzione della carta del rischio idraulico a scala regionale.
MODELLO IDROLOGICO
34
5.1
Applicazione del modello VAPI
5.1.1
Aggiornamento DB idropluviometrico
34
35
5.2
Calcolo della piena a partire dalla curva di possibilità pluviometrica.
5.2.1
Idrogramma di piena
35
35
5.3
Stima della massima portata al colmo di piena mediante metodi empirici,
semiempirici e analitici
5.3.1
Metodi empirici
5.3.2
Metodi analitici
5.4
Modelli idraulici.
37
37
38
39
6
MISURE DI SALVAGUARDIA
40
7
INTERVENTI DI MITIGAZIONE DEL RISCHIO
42
APPENDICE A
APPENDICE B
APPENDICE C
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
3
Allegato 4
1.
INTRODUZIONE
Con delibera n. 3410 del 26-10-1999, la Giunta della Regione Calabria, ha approvato il
Piano Straordinario di cui all’art. 9 comma 2 della legge 226/99 che elenca le aree a rischio
idrogeologico più elevate, individuate sino a tale data.
Con la deliberazione n. 2984/1999, la Regione Calabria ha inoltre approvato il programma
finalizzato alla elaborazione del Piano Stralcio per l’assetto idrogeologico, individuando le
modalità, le fasi e le procedure di elaborazione. Il programma individua:
§
§
§
§
nelle strutture della ricerca operanti in Calabria i supporti scientifici per definire
metodiche, valicare risultati, svolgere attività formativa;
nel Consorzio TELCAL il soggetto per l’implementazione della banca dati del rischio
idrogeologico;
in n. 10 consulenti seniores e 30 juniores (15 ingegneri, 15 geologi) la struttura
operativa per la redazione del piano;
nei servizi regionali competenti, oltre che nell’autorità di bacino regionale, i soggetti
deputati alla gestione operativa ed al controllo.
Il Piano Stralcio è lo strumento diretto al conseguimento di condizioni accettabili di
sicurezza idraulica del territorio, nell’ambito più generale della salvaguardia delle
componenti ambientali all’interno delle fasce di pertinenza fluviale.
Le finalità generali che il piano stralcio persegue sono dettate all’art.3 della legge
183/89 con particolare riferimento alle lettere b, c, l, m,n e q, attraverso:
•
•
•
•
•
"la difesa, la sistemazione e la regolazione dei corsi d'acqua";
"la moderazione delle piene”;
"la manutenzione delle opere”;
"la regolamentazione dei territori interessati dalle piene”
"le attività di prevenzione ed allerta attraverso lo svolgimento funzionale di polizia idraulica,
di piena e di pronto intervento”.
Obiettivi prioritari del Piano Stralcio riguardano:
•
•
•
•
l'avviamento di un processo di pianificazione di bacino, basato su un approccio non puntuale ai
singoli dissesti bensì sull'inquadramento degli stessi alla scala di bacino, rispetto al quale siano
definiti le linee generali di sistemazione della difesa del suolo;
l'individuazione delle priorità di intervento;
il controllo, sia in corso d'opera che successivo, sull'attuazione dei programmi e degli interventi
e sugli effetti degli stessi;
la ridefinizione periodica dei programmi di intervento sulla base del controllo degli effetti attesi
e di nuovi ed eventuali fabbisogni.
Il piano-stralcio, in osservanza a quanto riportato nel DPCM del 29 settembre 1998,
si articolerà nelle seguenti fasi, correlate fra di loro, e corrispondenti a diversi livelli di
approfondimento:
a) la fase conoscitiva e l’individuazione delle aree a rischio idraulico con l'analisi dello
stato di fatto dell’attuale assetto della rete idrografica, delle alluvioni e dei danni
verificatisi, del grado di vulnerabilità al dissesto. In particolar deve prevedere:
•
l’identificazione di tutto il reticolo idrografico regionale;
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
4
Allegato 4
•
•
•
•
•
•
•
il censimento e l'analisi delle opere di attraversamento e degli interventi di sistemazione
idraulica già realizzati;
le caratteristiche idrauliche degli eventi temuti;
l’acquisizione di tutta la cartografia necessaria;
la definizione delle caratteristiche geologiche ed idrogeologiche;
l’identificazione delle aree vulnerabili a scala regionale;
la classificazione delle aree inondabili in base al danno potenziale ed in relazione alle
caratteristiche di urbanizzazione e di uso del suolo;
l’acquisizione dei vincoli territoriali e degli strumenti di pianificazione vigenti;
La fase conoscitiva dovrà, in definitiva, essere finalizzata ad acquisire tutte le
informazioni necessarie alla realizzazione del Piano.
Secondo quanto previsto dall’art. 12 della legge 493 del 4 dicembre 1993, il Piano
stralcio costituisce un elemento del Piano di bacino, in considerazione di ciò è
opportuno che questo si adegui, ove non disposto diversamente dalla legislazione
legata al DL 180, alle indicazioni fornite dal D.P.R. 18 luglio 1995 (vedi ALLEGATO
A) concernenti i criteri per la redazione dei piani di bacini e del D.P.R. 7 gennaio 1992,
per la programmazione delle attività conoscitive.
b) la fase di perimetrazione e valutazione del rischio dovrà condurre alla
perimetrazione delle aree a rischio idraulico sulla base di opportuni studi idraulici ed
idrogeologici. In tale fase si dovrà procedere alla definizione dei criteri di calcolo per la
valutazione della pericolosità, alla identificazione degli elementi a rischio e della loro
vulnerabilità, alla valutazione del rischio secondo le procedure descritte al punto 0 . In
particolare tale fase deve prevedere:
•
•
•
•
la definizione di un modello idrologico regionale per la valutazione della pericolosità;
la scelta di opportuni metodi di calcolo idraulico per perimetrazione delle aree inondabili;
la definizione dei criteri per la perimetrazione delle aree a inondabili sulla base di
documenti storici;
definizione delle misure di salvaguardia
c) la fase di programmazione della mitigazione del rischio, con l'indicazione degli
obiettivi, delle finalità e delle direttive a cui deve uniformarsi la programmazione e
mitigazione del rischio. In particolare modo, questa fase deve prevedere:
•
•
la valutazione della gravità degli squilibri tra il rischio prevedibile allo stato attuale ed il
rischio ritenuto accettabile per una data tipologia di utilizzazione del territorio;
le direttive alle quali devono uniformarsi gli interventi strutturali:
o
o
•
la manutenzione ordinaria ed il ripristino della funzionalità delle opere;
la sistemazione idrogeologica dei versanti e la sistemazione idraulica dei corsi d'acqua.
le direttive alle quali devono uniformarsi gli interventi non strutturali:
o
o
la regolamentazione d'uso delle aree inondabili, attraverso la revisione ed integrazione dei
vincoli idrogeologici ed urbanistici, nonché la descrizione dei provvedimenti normativi ed
amministrativi proposti;
la pianificazione degli interventi di emergenza, basati su sistemi di preannuncio ed allarme
degli eventi critici.
Per gli interventi strutturali dovranno definirsi:
•
l'elenco degli interventi di manutenzione ordinaria (e straordinaria) e di ripristino della
funzionalità delle opere esistenti;
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
5
Allegato 4
•
•
l'elenco degli interventi strutturali di sistemazione idraulica atti a mitigare il rischio, distinti
in funzione della probabilità del pericolo di inondazione e della gravità ed estensione del
danno potenziale;
la stima dei costi complessivi, la valutazione degli effetti attesi in termini di sicurezza del
territorio ed il quadro delle priorità di intervento.
Per gli interventi non strutturali si dovrà prevedere:
•
•
•
1.1
l'indicazione delle zone da assoggettare a speciali vincoli, prescrizioni e regolamentazioni
d'uso, in rapporto alle probabilità di pericolo di inondazione;
la predisposizione di un sistema di controllo strumentale del territorio, con compiti non
solo conoscitivi per l'analisi dello stato di fatto, ma anche di sorveglianza finalizzata al
riconoscimento del realizzarsi di un dato scenario di inondazione e al preannuncio degli
eventi di piena;
la pianificazione degli interventi di emergenza, che individuano i comportamenti del
pubblico e le necessità di soccorso che contribuiscono a mitigare le conseguenze dannose
delle inondazioni.
Quadro normativo di riferimento
L’art. 1 comma 1 del decreto legge dell’ 11-giugno-1998, convertito con modificazioni,
dalla legge 267 del 3 agosto 1998, demanda all’Autorità di bacino ed alle regioni,
l’adozione di piani stralcio per l’assetto idrogeologico, ai sensi del comma 6-ter dell’art. 17
della legge 183 del 18 maggio 1989 n. 183 e successive modificazioni.
[6-ter] I piani di bacino idrografico possono essere redatti ed
approvati anche per sottobacini o per stralci relativi a
settori funzionali che in ogni caso devono costituire fasi
sequenziali e interrelate rispetto ai contenuti di cui al comma
3. Deve comunque essere garantita la considerazione sistemica
del territorio e devono essere disposte, ai sensi del comma 6bis, le opportune misure inibitorie e cautelative in relazione
agli aspetti non ancora compiutamente disciplinati".
Secondo quanto disposto dal DPCM del 29 settembre 1998, i Piani stralcio di bacino
dovranno essere adottati entro il 30 giugno 2001 ed approvati entro il 30 giugno 2002. La
legge 11 dicembre 2000 n. 365, nel modificare, all’art. 1 bis le procedure per l’adozione
dei piani stralcio, recita:
[1-bis]
1. I progetti di piano stralcio per la tutela dal rischio
idrogeologico di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto-legge
n. 180 del 1998, sono adottati entro il termine perentorio del
30 aprile 2001, per i bacini di rilievo nazionale con le
modalita' di cui all'articolo 18, comma 1, della legge 18
maggio 1989, n. 183, per i restanti bacini con le modalita' di
cui all'articolo 201 della medesima legge, e successive
modificazioni.
1
Art.20.I PIANI DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE
[1] Con propri atti le regioni disciplinano e provvedono ad elaborare ed appro-vare i piani
di bacino di rilievo regionale contestualmente coordinando i piani di cui alla legge 10-51976, n. 319. Ove risulti opportuno per esigenze di co-ordinamento, le regioni possono
elaborare ed approvare un unico piano per più bacini regionali, rientranti nello stesso
versante idrografico ed aventi carat-teristiche di uniformità morfologica ed economicoproduttiva".
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
6
Allegato 4
2. L'adozione dei piani stralcio per l'assetto idrogeologico e'
effettuata, sulla base degli atti e dei pareri disponibili,
entro e non oltre sei mesi dalla data di adozione del relativo
progetto di piano, ovvero entro e non oltre il termine
perentorio del 30 aprile 2001 per i progetti di piano adottati
antecedentemente alla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto.
Nel caso della regione Calabria, si dovrà realizzare entro il 30 aprile 2001 il Progetto di
piano ed entro il 30 ottobre 2001 si dovrà adottare il relativo Piano stralcio.
I contenuti essenziali del piano stralcio sono definiti nel DPCM del 29 settembre 1998 ,
“Atto di indirizzo e coordinamento per l’individuazione dei criteri relativi agli
adempimenti di cui all’art. 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n.180”.
1.2
Criteri metodologici per la valutazione del rischio
Poiché tutte le azioni conseguenti alla redazione del Piano stralcio sono connesse alla
valutazione del rischio idraulico, è opportuno riportare una sintesi della sua attuale
formulazione consolidata e riconosciuta quale il prodotto di tre fattori:
§ pericolosità o probabilità di accadimento dell'evento calamitoso,
§ valore degli elementi a rischio (persone, beni localizzati, patrimonio ambientale)
§ vulnerabilità degli elementi a rischio.
1.2.1 Definizione del rischio idraulico
Le aree potenzialmente interessate da fenomeni di tipo idraulico e geologico che
potrebbero arrecare danno alle persone ed ai beni costituiscono le aree vulnerabili.
Ogni singola manifestazione del fenomeno temuto costituisce un evento.
In un area vulnerabile possono essere identificati gli elementi a rischio, cioè le persone ed i
beni che possono subire danni quando si verifica un evento.
Quando si verifica un evento ciascun elemento a rischio può riportare un danno maggiore o
minore in base alla propria capacità di sopportare tale evento.
La vulnerabilità esprime l'attitudine dell'elemento a rischio a subire danni per effetto
dell'evento e più precisamente indica qual è l'aliquota dell'elemento a rischio che viene
danneggiata.
Nelle valutazioni ingegneristiche è opportuno disporre di una valida procedura per la
misura del rischio: si può mostrare, sotto ipotesi semplificatrici che non riducono la
generalità dei risultati, che è definibile il rischio idraulico
Rt = E * V * t * / T
(1)
dove:
Rt = il rischio connesso all’evento valutato su un periodo di t anni;
E = l'entità complessiva degli elementi posti nelle aree a rischio idraulico;
V = la vulnerabilità di tali elementi 0≤ V≤ 1;
t = l'orizzonte temporale di valutazione;
T = il tempo di ritorno dell’evento.
E' noto che, nel caso di fenomeni di piena, il periodo di ritorno T è l'inverso della
probabilità di superamento del valore Q della portata oltre il quale avviene l'esondazione:
T=[1-P(q ≤ Q)]-1
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
(2)
7
Allegato 4
e che la probabilità P è definibile con le metodologie proposte dalla idrologia statistica.
La riduzione del rischio idraulico Rt può essere ottenuta agendo su ciascun o su tutti i
termini che compaiono nell'equazione (1).
L'analisi di questa relazione consente di classificare dal punto di vista generale i differenti
mezzi di protezione contro l’evento temuto:
ü
ü
ü
mezzi di protezione strutturali che hanno lo scopo di diminuire la probabilità del verificarsi
dell’evento temuto, aumentandone il valore del tempo di ritorno T;
mezzi di protezione non strutturali, costituiti da difese da porre in opera durante l'emergenza
oppure provvedimenti di autoprotezione, che hanno l'effetto di ridurre la vulnerabilità V degli
elementi a rischio;
provvedimenti di zonazione delle aree a rischio, attuabili attraverso la vincolistica dell'uso del
suolo, che hanno invece l'effetto di ridurre il valore E degli elementi a rischio.
Tuttavia i termini che compaiono nella relazione (1) sono nella realtà di incerta valutazione
in quanto:
ü
ü
ü
non sono ben definibili i valori unitari dei beni da proteggere, la loro effettiva vulnerabilità e
gli effetti indiretti e indotti dell'evento;
esiste un margine di incertezza talvolta molto ampio nelle proiezioni statistiche in campo
idrologico;
la situazione delle aree vulnerabili è destinata a mutare nel corso del periodo di valutazione t in
maniera non perfettamente prevedibile nei calcoli di progetto.
Vista l’urgenza di pervenire in breve tempo ad una perimetrazione delle aree a rischio,
considerato, inoltre, che l’indagine riguarda tutto il territorio regionale, la valutazione di
Rt, nella realizzazione del Piano stralcio, sarà di tipo qualitativo e non quantitativo, ovvero
non si ritiene sia opportuno, almeno in questa fase, effettuare stime numeriche di E e V.
Il DPCM in merito a quanto sopra recita:
Sulla base della sovrapposizione delle forme ricavate dalla
carta delle aree inondabili e dagli elementi della carta degli
insediamenti, delle attività antropiche e del patrimonio
ambientale, risulta possibile eseguire una prima perimetrazione
delle aree a rischio e valutare , in tale ambito, le zone con
differenti livelli di rischio, al fien di stabilire le misure
più urgenti di prevenzione, mediante interventi, e/o misure di
salvaguardia.
Con riferimento ad esperienze di pianificazione già effettuate,
è possibile definire 4 classi di rischio, secondo le
classificazioni di seguito riportate.
Le diverse situazioni sono aggregate in 4 classi di rischio a
gravosità crescente (1 = moderato/a; 2 = medio/a; 3 =
elevato/a; 4 = molto elevato/a), alle quali sono attribuite le
seguenti definizioni:
moderato (R1): per il quale i danni sociali, economici e al
patrimonio ambientale sono marginali;
medio (R2): per il quale sono possibili danni minori agli
edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale che non
pregiudicano l’incolumità delle persone, l’agibilità degli
edifici e la funzionalità delle attività economiche;
elevato (R3): per il quale sono possibili problemi per
l’incolumità delle persone, danni funzionali agli edifici e
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
8
Allegato 4
alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi,
la interruzione di funzionalità delle attività socio-economiche
e danni rilevanti al patrimonio ambientale;
molto elevato
vite umane e
edifici, alle
distruzione di
(R4): per il quale sono possibili la perdita di
lesioni gravi alle persone, danni gravi agli
infrastrutture e al patrimonio ambientale, la
attività socio economiche;
Nella identificazione delle aree vulnerabili visto che, i fattori che concorrono a
determinare la soggezione di un'area a fenomeni di inondazione non sono sempre
facilmente identificabili, lo stesso D.P.R. rimanda, ove non sono possibili analisi di
maggior dettaglio, all’analisi delle aree storicamente vulnerate, le aree cioè che nel passato
sono state interessate da eventi idrogeologici disastrosi. Esiste infatti una tendenza di
questi eventi a riprodursi nel tempo con caratteristiche in qualche misura analoghe, così
che l'identificazione delle aree vulnerate porta ad identificare una aliquota verosimilmente
consistente delle aree vulnerabili.
Naturalmente eventi futuri potranno interessare anche zone mai colpite, o per la
rarità del fenomeno o per le mutate condizioni ambientali o antropiche. In particolare
l'espansione degli insediamenti finisce per interessare zone nuove magari colpite nel
passato da fenomeni naturali che non provocando danni non hanno lasciato traccia nella
memoria collettiva. In quest’ultimo caso, al cap.5 viene descritta una metodologia per
localizzare, in prima approssimazione, aree a rischio idraulico non desumibili da indagini
storiche.
C'è poi da aspettarsi che eventi del passato potranno non ripetersi nell'orizzonte temporale
di interesse, perché è molto elevato il loro periodo di ritorno o perché gli interventi
antropici di sistemazione o la dinamica naturale del fenomeno attraverso il raggiungimento
di nuove condizioni di equilibrio hanno ridotto la pericolosità del fenomeno.
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
9
Allegato 4
2.
ARTICOLAZIONE DELLE ATTIVITA’
L’imminente scadenza per l’ultimazione del lavoro conferisce carattere di urgenza alle
attività da svolgere; pertanto, si prevede che le energie necessarie dovranno essere
concentrate in modo che, alla data del 30 ottobre 2001, l’applicazione di una robusta
struttura informativa e metodologica porti ad una prima perimetrazione delle aree a rischio.
In tale ambito, compatibilmente con il dettaglio reso possibile dalle informazioni
disponibili, saranno prioritariamente analizzate le zone con livello di rischio più elevato
(come definito dal DPCM 29 settembre 1998 e dalla successiva L. 226/99)
Lo studio sarà articolato in varie fasi che possono essere sintetizzate nei seguenti punti:
§ messa a punto di un catasto dei reticoli idrografici e relativi bacini (area ≥ 0,5 km2),
per un ancoraggio univoco di tutte le informazioni derivate dallo studio e
dall’osservazione del territorio;
§ progettazione e organizzazione di un data base relazionale, basato su Oracle, per un
razionale ed efficiente utilizzo delle informazioni territoriali disponibili;
§ caratterizzazione morfologica dei corsi d’acqua e definizione delle differenti tipologie
fluviali;
§ selezione dei modelli idrologici e idraulici, appropriati a ciascuna tipologia fluviale
identificata, per una corretta stima della pericolosità idraulica;
§ reperimento dei dati storici e degli studi esistenti, finalizzato a una prima
individuazione dei tratti di rete idrografica a maggior rischio;
§ realizzazione di una carta regionale della vulnerabilità, basata, in prima
approssimazione, sulla densità abitativa derivata dai limiti censuari comunali e la
localizzazione di aree vulnerabili (aree industriali, P.I.P. , infrastrutture, etc.);
§ messa a punto di un modello analitico semplificato, basato su informazioni
morfometriche e geolitologiche, per la identificazione delle aree potenzialmente
inondabili.
§ intersezione della carta regionale delle aree vulnerabili con le aree potenzialmente
inondabili (come risultato del modello idraulico) e storicamente inondate, per la
taratura di un metodo di localizzazione delle aree a rischio idraulico da utilizzare in
mancanza di dati storici;
§ applicazione del modello di calcolo idraulico prescelto ai tratti di rete idrografica più
significativi e individuati come tratti potenzialmente soggetti a fenomeni di dissesto
idraulico;
§ misure di salvaguardia;
§ definizione degli interventi per la mitigazione del rischio e delle misure di
salvaguardia.
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
10
Allegato 4
2.1
Programmazione attività conoscitive secondo il D.P.R. 7 gennaio 1992
e piano stralcio
Nell’allegato 2 del D.P.R. del 7 gennaio 1992, sono elencati dati ed elaborati che dovranno
essere realizzati nella redazione dei Piani di Bacino. Il primo comma dell’allegato recita
infatti:
Per la redazione dei piani di bacino, ai sensi degli articoli 3
e 17 della legge n. 183 del 1989, le autorità di bacino e le
regioni forniranno indicazioni in ordine alla disponibilità dei
dati e degli elaborati sottoindicati. Le autorità di bacino e
le regioni potranno altresì proporre ulteriori elaborati
ritenuti
necessari
in
relazione
alle
proprie
esigenze
territoriali.
Sono di seguito elencati gli elaborati richiesti nella redazione del Piano di bacino secondo
l’allegato 2 del D.P.R2. sopra citato. In neretto sono riportati gli elaborati che rientrano
nell’ambito del Piano Stralcio; nel riquadro è riportata una sintetica descrizione
dell’elaborato da realizzare.
TERRITORIO:
•
carta topografica;
La cartografia di base per la restituzione degli elaborati grafici del Piano Stralcio si dovrà
avvalere dei seguenti prodotti:
- ortofotocarta (in B/W) in scala 1:10.000 dell’AIMA messe a disposizione dal
Ministero dell’Ambiente;
- ortofotocarta a colori (1998) disponibile presso la Regione Calabria;
- cartografia 1:10.000 CASMEZ
- cartografie tecniche comunali
- cartografia IGM
•
carta batimetrica;
•
carta geologica;
(NON PREVISTA)
Quale carta geologica regionale si potrà adottare la “Carta geologica della Calabria”
(Salvatore Critelli & Emilia Le Pera, Tavola I, cartografia relativa al progetto Valutazione
delle Piene in Calabria), in scala 1:330.000 realizzata dalla unità operativa 1.4 del CNRIRPI. In caso di necessità ed in aree ristrette, si utilizzeranno le tavolette della Carta
Geologica in scala 1:25.000
•
carta geomorfologica;
da realizzare
•
carta idrogeologica:
da realizzare
2
Il testo dell’allegato è riportato in COURIER.
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
11
Allegato 4
•
permeabilità delle formazioni affioranti pozzi e
sorgenti;
(NON PREVISTA)
•
caratteristiche idrauliche dell'acquifero;
(NON PREVISTA)
•
carta pericolosità per frane; (Vedi
•
carta pedologica;
•
carta dell'uso del suolo;
RISCHIO FRANE)
(NON PREVISTA)
Quale carta di base per l’uso del suolo a scala regionale si adotterà, in prima
approssimazione, la cartografia del progetto CORINE III (o successivi aggiornamenti).
•
carta della subsidenza;
•
carta forestale e/o della vegetazione;
(NON PREVISTA)
Quale carta forestale regionale si potrà adottare, quale cartografia di sintesi, la “Carta
geologica dell’indice di boscosità” (Sergio Cinnirella, Tavola VIII, cartografia relativa al
progetto Valutazione delle Piene in Calabria), in scala 1:330.000 realizzata dalla unità
operativa 1.4 del CNR-IRPI. In caso di necessità ed in aree ristrette, si utilizzeranno
eventuali cartografie di maggior dettaglio.
•
carta dell'ubicazione delle cave e miniere;
•
carta delle opere di sbarramento e di ritenuta;
(NON PREVISTA)
Dovrà essere realizzato un elaborato (scala 1:250.000) contente tutti gli invasi presenti
nella regione con sbarramenti superiori ai 10 metri. Le principali caratteristiche degli
invasi dovranno essere riportate in un allegato a parte.
•
carta della classificazione sismica, con ubicazione degli
epicentri e delle stazioni sismometriche e accelerometriche
esistenti.
(NON PREVISTA)
INSEDIAMENTI
•
carta della pianificazione territoriale regionale;
(NON PREVISTA)
•
carta della pianificazione paesistica;
(NON PREVISTA)
•
carta della pianificazione urbanistica comunale;
(NON PREVISTA)
•
carta della distribuzione della popolazione;
carta della densità della popolazione;
carta dei confini amministrativi;
In merito alla distribuzione della popolazione dovrà essere realizzata, per ciascuna
provincia, la seguente cartografia in scala 1:200.000 :
Carta dei limiti comunali con la localizzazione dei centri urbani. I poligoni corrispondenti
a ciascun comune dovranno essere campiti in falsi colori secondo una scala di 10 classi,
corrispondenti alla distribuzione della densità della popolazione in ab/kmq. Un analoga
rappresentazione dovrà essere realizzata per i poligoni rappresentanti i confini dei centri
urbani.
•
carta dei vincoli:
idrogeologico;
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
12
Allegato 4
forestale;
paesaggistico;
archeologico;
militare;
usi civici;
carta dei beni culturali (centri storici, monumenti isolati,
ecc.);
altri;
su cartografia in scala 1:50.000 (utilizzando quale sfondo la cartografia IGM in B/W)
dovranno essere riportati limiti e vincoli esistenti su tutta la regione)
•
carta delle infrastrutture:
stradali;
ferroviarie;
portuali;
aeroportuali.
La carta delle infrastrutture dovrà essere realizzata sovrapponendo al reticolo fluviale (in
B/W), i reticoli stradali e ferroviari, codificati per ordine di importanza. Ogni intersezione
reticolo-infrastruttura, dovrà essere marcato con un simbolo proporzionale all’ordine
gerarchico del reticolo fluviale.
ACQUE E METEOROLOGIA
•
carta idrografica
Sulla base delle blu-lines rilevate dalla cartografia 1:10.000 e 1:25.000, si dovrà produrre
una cartografia in scala 1:50.000 contenente tutti i reticoli, limiti di bacino e principale
toponomastica.
•
carta dell'uso dell'acqua a livello intersettoriale (civile,
industriale, agricolo)
(NON PREVISTA)
•
carta delle aree inondate
La carta delle aree inondate, un scala 1:200.000 dovrà essere realizzata sulla base di tutti i
documenti storici disponibili. A seconda del dettaglio descrittivo disponibile, si procederà
alla perimetrazione dell’area inondata o alla semplice identificazione del tronco fluviale
interessato. A margine della carta, per ciascuna informazione riportata, si dovrà riportare la
fonte e la descrizione di massima dell’evento.
•
carta delle precipitazioni per gli eventi alluvionali più
significativi
Si dovrà produrre un aggiornamento della carta “Isoiete dei principali eventi pluviometrici
verificatisi dal 1921 al 1985” realizzata nell’ambito del Rapporto Calabria 1988.
•
carta delle aree con rischio di inondazione, comprese quelle a
drenaggio difficile
da realizzare
•
carta tematica dell'organizzazione del servizio di piena;(NON PREVISTA)
•
carta delle opere idrauliche di difesa (fluviali e marittime);
carta delle opere su alvei fluviali; carta delle derivazioni
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
13
Allegato 4
La carta delle opere fluviali sarà realizzata utilizzando come base la “Carta
Idrografica” in scala 1:50.000. Sulla carta saranno riportate tutte le opere rilevate
dai sorveglianti idraulici.
•
carta dei prelievi superficiali e sotterranei e degli
scarichi
(NON PREVISTA)
•
carta della rete extraurbana di raccolta delle acque di scarico e
degli impianti di depurazione;
(NON PREVISTA)
•
carta della qualità delle acque superficiali, sotterranee e
costiere;
(NON PREVISTA)
•
carta delle stazioni di misura:
termometriche;
pluviometriche;
nivometriche;
anemometriche;
idrometriche;
di portata;
Su cartografia in scala 1:250.000, con riportato in sfondo il reticolo ed i bacini principali, si
localizzeranno tutte le stazioni di misura idropluviometriche, individuate sul territorio
regionale. Per ciascuna stazione dovranno essere evidenziate, nel modo più opportuno, le
seguenti informazioni: grandezza misurata, tipo di strumento, quota, anno inizio (fine)
funzionamento, gestore.
•
sezioni di interesse;
torbidometriche;
freatimetriche;
di qualità delle acque;
carta delle temperature medie annue;
carta delle precipitazioni medie annue;
carta delle temperature medie stagionali;
carta delle precipitazioni medie stagionali;
carta delle precipitazioni nevose e dei ghiacciai;
•
carta delle zone di alimentazione del trasporto solido.(VEDI RISCHIO FRANE)
(NON PREVISTA)
Dati ed elaborati grafici:
•
opere corrispondenti a concessioni su demanio fluviale, lacuale e
marittimo
(NON PREVISTA)
•
variazioni demografiche;
(NON PREVISTA)
•
patrimonio abitativo;
(NON PREVISTA)
•
disponibilità idrica;
(NON PREVISTA)
•
dotazioni e consumi idropotabili:
(NON PREVISTA)
•
dotazioni e consumi irrigui;
(NON PREVISTA)
•
patrimonio zootecnico;
(NON PREVISTA)
•
industrie a rischio;
(NON PREVISTA)
•
attività produttive idroesigenti. Stima della domanda
idrica;
(NON PREVISTA)
•
attività produttive.
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
(NON PREVISTA)
14
Allegato 4
•
Valutazioni inquinamento potenziale;
(NON PREVISTA)
•
acque pubbliche;
(NON PREVISTA)
•
serie storica degli eventi alluvionali; dati ed elaborati degli
eventi alluvionali più significativi.
In merito ai dati ed elaborati sopra richiesti si dovrà produrre una opportuna monografia,
collegata alle carta delle aree storicamente inondate.
•
rappresentazioni idrometeorologiche, idrometriche e mareografiche
di riferimento;
•
valutazione globale per corso d'acqua dei prelievi; utilizzazioni
delle grandi derivazioni con regolazione pluriennale;
•
concessioni di prelievo di inerti dagli alvei;
(NON PREVISTA)
•
bilancio delle risorse idriche del corso d'acqua;
(NON PREVISTA)
•
valutazione dell'evapotraspirazione;
(NON PREVISTA)
•
dati idrometrici per gli eventi di piena:
altezze idrometriche, portate;
valutazione delle portate di piena nelle sezioni di interesse con
tempi di ritorno;
Dati da inserire nella relazione idrologica
•
stima dell'ablazione totale del bacino;
•
stima delle caratteristiche mareografiche, correntometriche ed
ondametriche nei tratti costieri;
•
valutazioni del cuneo salino;
•
schema del sistema gerarchico della rete idrografica;
(NON PREVISTA)
Lo schema gerarchico della rete idrografica dovrà essere riportato nella carta dei reticoli
fluviali.
•
curve di probabilità pluviometriche per altezze di precipitazione
con durata 1, 3, 6,12 e 24 ore;
curve di probabilità pluviometriche per altezze di precipitazione
con durata 1, 2 3, 4 e 5 giorni;
profili longitudinali dei corsi d'acqua e delle eventuali
arginature;
profili trasversali dei corsi d'acqua;
sezioni trasversali dei corsi d'acqua;
Le quantità sopra descritte dovranno essere prodotte nell’ambito della “Relazione
idrologica” e “Relazione idraulica”
•
serie storica dei profili longitudinali dei corsi d'acqua;(NON PREVISTA)
•
serie storica delle sezioni trasversali dei corsi d'acqua;(NON PREVISTA)
•
profili di costa e loro evoluzione;
•
analisi chimiche e batteriologiche delle acque; acque reflue;
censimento pozzi con stratigrafie; relazione fra acque
sotterranee e acque marine nei territori costieri.
(NON PREVISTA)
(NO
Nell’ambito del Piano stralcio che dovrà essere realizzato, tutte le informazioni saranno
georeferenziate secondo il sistema ROMA40, ove possibile, per le coordinate degli
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
15
Allegato 4
elementi puntuali, vettoriali e DTM sarà mantenuta la doppia notazione in coordinate
geografiche sessadecimali e coordinate piane (Gauss-Boaga fuso est.)
Nell’eventualità che le informazioni geografiche siano disponibili nel sistema Roma40,
queste dovranno essere convertite in Gauss-Boaga tenendo presente le variazioni in
longitudine e latitudine organizzate per tavoletta.
Dovrà essere reperita la seguente cartografia:
-
ortofoto scala 1:10.000
cartografia CASMEZ 1:10.000
cartografia IGM 1:50.000
carta geologica 1:25.000
DEM 20 mt IGM
Curve livello IGM
limiti provinciali, comunali, censuari
limiti Comunità Montane
limiti consorzi, aree industriali,…. (?)
reticolo viario
limiti di bacino
reticolo fluviale
carta uso del suolo
Landsat 7 (agosto 2000)
Cartografia di base a grande scala, dove disponibile:
-
cartografia tecnica comunale vettoriale
cartografia tecnica in formato raster, georeferenziata
Cartografia di base derivata:
-
carta densità antropica (%superficie antropizzate)
carta delle pendenze
Cartografia Cartacea relativa a tutto il territorio regionale:
-
ortofoto scala 1:10.000
carta topografica CASMEZ 1:10.000 (GB)
carta 1:25.000 (vecchia serie, GB)
carta 1:25.000 (nuova serie ED50)
carta 1:50.000 (ED)
carta 1:100.000 /GB)
carta 1:250.000 (ED50)
carta geologica 1:25.000 (GB)
Gli elaborati cartografici previsti possono essere sommariamente divisi nelle seguenti
categorie:
-
Profili e sezioni fluviali
Carte tematiche a scala regionale
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
16
Allegato 4
-
Carte finalizzate alla valutazione del rischio
Carte del rischio idraulico
Profili e sezioni
- Per tutte le aree a rischio idraulico R4, la messa a punto del modello
idraulico richiede la presenza di profili e sezioni fluviali, in quantità
sufficienti a garantire una soluzione accettabile.
Carte tematiche a scala regionale
- Le carte tematiche a scala regionale, dovranno essere realizzate in
scala 1:200.000
- Carta geologica
- Carta dell’uso del suolo (progetto CORINE)
- Carta della vegetazione
- Carta dei bacini idrografici + reticoli principali (ord. > 2)
- Carta delle vie di comunicazioni e del reticolo fluviale
- Carta della vulnerabilità
- Carta del rischio idraulico presunto
- Carta delle aree vulnerate storicamente
Carte specifiche per la valutazione del rischio
Carte finalizzate alla valutazione del rischio
Carte del rischio idraulico
2.1.1 Specifiche
Profili e sezioni
La scala degli elaborati grafici, per rappresentare profili e sezioni, sarà compresa tra
1:1.000 a 1.5.000, a seconda della lunghezza totale del tronco in esame, e delle sezioni.
Dovranno essere riportati i seguenti dati:
• numero vertice
• distanza parziale
• progressiva
• quota
L’alveo in esame e le sezioni progressivamente numerate, dovranno essere riportati nella
planimetria delle carte del rischio in scala 1:10.000.
Le sezioni rilevate topograficamente, dovranno riportare la data del rilievo.
Carte tematiche a scala regionale
Tutte le carte dovranno essere realizzate in coordinate GB (ROMA40) secondo le
proiezioni di Gauss-Boaga.
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
17
Allegato 4
2.2
Catasto reticoli idrografici
Al fine di raccogliere e archiviare in modo coerente tutte le informazioni riguardanti i
fiumi calabresi, si dovrà realizzare un “catasto” dei reticoli fluviali, in cui ciascun tronco
compreso tra due confluenze sarà identificato da un codice univoco a scala regionale.
Analogamente, ciascun bacino sarà identificato da un codice da utilizzare successivamente
quale prefisso per i sottobacini di appartenenza, secondo una semplice regola gerarchica.
L’operazione sopra descritta dovrà essere realizzata di concerto con il Servizio Idrografico
e Mareografico Nazionale (S.I.M.N.), Ufficio di Catanzaro.
Il SIMN, utilizzando le tavolette in scala 1:25˙000 dell’I.G.M., ha effettuato una
perimetrazione dei principali bacini e sottobacini calabresi. Per questi 45 bacini sono state,
inoltre, estratte ed elaborate tutte le blue-line presenti sulle tavolette. Le informazioni così
rilevate sono state digitalizzate e organizzate in file compatibili con AutoCad.
Sulla base di questi dati il C.N.R.-I.R.P.I. e il S.I.M.N. di Catanzaro hanno prodotto una
cartografia che riproduce in 7 tavole, corredate di ulteriori informazioni, i 45 bacini
suddetti. Per ciascuno di essi sono disponibili le seguenti informazioni:
Dati geometrici
• limiti bacino
• limiti sottobacini
• reticolo fluviale (insieme di tratti elementari provvisti di congruenza nodale)
o ID (per ciascun tronco)
o Ordine secondo Horton-Strahler
o Indice foce
Files ASCII
• Nomi bacini
• Nomi sottobacini
• Nomi tronchi fluviali
Fasi realizzative
Per completare le informazioni necessarie alla realizzazione del catasto dei reticoli
idrografici si rendono necessarie tre ulteriori operazioni:
a) completamento dell’informatizzazione dei reticoli e bacini;
b) elaborazione dei dati morfometrici;
c) inserimento dei dati all’interno di un DB relazionale.
Completamento dell’informatizzazione dei reticoli e bacini
I dati messi a disposizione dal S.I.M.N., relativi ai principali bacini calabresi, coprono il
70% della regione. Il restante 30% del territorio regionale non è stato ancora elaborato per
cui si rende necessario, prima di procedere alla realizzazione del sistema informativo del
Piano, completare l’archivio. La gran parte dei reticoli non ancora digitalizzati riguarda
piccoli bacini, che saranno rilevati dalla cartografia CASMEZ 1:10˙000.
Le operazioni necessarie alla copertura del restante 30%, che sarà effettuata dai juniores si
svolgerà secondo il seguente schema:
− Recupero di tutte le tavolette in scala 1:25˙000 e carte 1:10˙000;
− Riporto sulle tavolette dei limiti di bacini preesistenti;
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
18
Allegato 4
−
−
−
−
−
Perimetrazione (su carta) di tutti i piccoli bacini con S > 3 km2;
Perimetrazione su carta di tutti i sottobacini;
Assegnazione codici e toponomastica
Verifica dati da parte del SIMN
Digitalizzazione bacini e reticoli idrografici mediante scanning e vettorializzazione
automatica.
− Elaborazione dati
− Aggiornamento dati DB Collaudo
Elaborazione dei dati morfometrici relativi ai bacini
Al fine di rendere utilizzabili i dati relativi a reticoli e bacini idrografici, nella tabella
associata a ciascun elemento, oltre alle caratteristiche geometriche, dovranno essere
inserite informazioni derivate dal DEM dell’I.G.M. (celle 20 m x 20 m).
Per ciascun bacino e sottobacino dovranno essere rilevate le seguenti informazioni:
− superficie;
− perimetro;
− pendenza media;
− quota media;
− quota minima;
− quota massima.
Integrazione dati reticoli idrografici
Tutti i reticoli idrografici dovranno essere organizzati in una forma topologica congruente,
orientando da monte verso valle ciascun tratto compreso tra due confluenze.
Ciascun tronco fluviale, identificato dal nodo iniziale, finale e da un ID progressivo, dovrà
contenere le seguenti informazioni:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
ID progressivo;
Nodo Iniziale (monte);
Nodo Finale (valle);
Quota I;
Quota F (quota F sempre < di quota I);
Quota media (media delle quote di tutti i nodi);
Pendenza media (media dei singoli elementi);
Lunghezza.
2.3
Informatizzazione dati rilevati dagli operatori fluviali
Nel corso del corrente anno sono state rilevate, da parte di numerosi operatori fluviali,
circa 50˙000 schede riferite allo stato dei fiumi calabresi e delle relative opere di
sistemazione e difesa spondale. Le schede, attualmente presenti solo su supporto cartaceo,
necessitano di essere informatizzate in modo organico all’interno del sistema informativo
del piano. Obiettivo prioritario nell’informatizzazione dei dati rilevati dagli ufficiali
idraulici è l’inserimento strutturato di tutte le informazioni utili alla valutazione del rischio
idraulico, all’interno di un DB relazionale omogeneo e compatibile con tutte le altre
informazioni disponibili.
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
19
Allegato 4
2.4
Analisi sezioni critiche
Si ritengono sezioni critiche quelle in cui la presenza di un’opera antropica (ponti,
tombini di attraversamento etc.) o di singolarità nella geometria dell’alveo (brusco
restringimento etc.) possa provocare esondazioni, sia per insufficienza delle sezioni stesse,
sia per effetti di rigurgito che mettano in crisi le sezioni di monte.
L’analisi delle sezioni critiche consiste nella valutazione, nel caso di strutture
interferenti con la corrente, delle portate massime transitabili senza esondazioni, evitando
situazioni di pericolo o danneggiamento delle opere. Per le sezioni trasversali in cui sono
presenti ponti, ad esempio, si valuteranno le portate massime che garantiscano un
assegnato franco di sicurezza. Si valuteranno, altresì, le portate massime che, per effetto
del rigurgito provocato dall’opera sulla corrente, possano provocare condizioni critiche di
esondazione nelle sezioni del tronco fluviale di monte. Analoghe valutazioni saranno
effettuate nel caso di sezioni singolari (brusco restringimento etc.).
Dall’analisi delle sezioni critiche potranno derivare indicazioni operative, finalizzate
alla riduzione della pericolosità (nel caso di ponti, soprattutto se di scarsa valenza
architettonica, paesaggistica e infrastrutturale, si potrà pervenire all’abbattimento e alla
ricostruzione).
L’analisi deve essere sviluppata, ovviamente, partendo dai rilievi topografici di
dettaglio specificamente eseguiti e dalle schede di rilevamento-dati redatte dai sorveglianti
idraulici (v. Scheda Rilievo Ponti e Scheda Rilievo Tombini, allegate).
2.4.1 Specifiche per il rilievo topografico delle sezioni e del profilo longitudinale
Secondo il modello idraulico utilizzato, l’insieme di dati (sezioni, profili, piani quotati
etc.) dovranno essere elaborati in accordo con le specifiche richieste dal modello.
Le quantità sopra elencate possono essere attualmente desunte, in ordine di precisione
da:
§ Schede Rilievo Ponti e Tombini3: (ALLEGATO C) sono state predisposte delle
apposite schede da distribuire ai sorveglianti idraulici per un’intensiva campagna di
rilevamento (v. allegati). Sono in corso di predisposizione gli appositi software per
trasferire le informazioni sul data base e costruire gli script secondo le specifiche richieste
dai modelli di calcolo idrologico e idraulico (HEC-1, HEC-RAS, TELEMAC-2D, etc.). La
risoluzione e il dettaglio dei dati, derivabili dalle schede in oggetto, consentono un loro
utilizzo su tutti i modelli presi in considerazione.
§ Rilievo topografico di precisione: sono in corso di predisposizione le schede di
campagna per effettuare rilievi di sezioni e profili mediante Stazione Totale. Sono state
programmate 5 squadre di rilevatori per effettuare campagne di misura in corrispondenza
dei corsi d’acqua dove si ravvisa un rischio di livello R4 ed eventualmente R3. La
risoluzione e il dettaglio dei dati, derivabili dalle misure dirette di campagna, consentono
un loro utilizzo su tutti i modelli presi in considerazione.
§ Estrazione piani quotati e sezioni da cartografia FFSS: le FFSS dispongono di un
DB topografico lungo la linea ferroviaria per un ampiezza di 1000 m ed alla scala 1:5000.
Sulla base di un campione acquisito di recente presso gli uffici di Reggio C., si è potuto
verificare che la cartografia in oggetto è molto dettagliata e consente la realizzazione di
piani quotati e sezioni di buon livello. Anche in questo caso i dati potranno essere utilizzati
per tutti i modelli presi in considerazione.
3
Vedi allegato B
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
20
Allegato 4
§ Estrazione piani quotati da cartografia tecnica comunale: moltissimi comuni
calabresi si sono dotati di cartografia tecnica a grande scala. Purtroppo spesso questa
cartografia non consente di estrarre dati relativi alla quota in forma automatica. Nel caso di
cartografia di tipo 3D (a tutti gli elementi è sempre associata la quota), la qualità delle
sezioni fluviali dipende dalla completezza dei diversi strati informativi.
2.4.2 Specifiche per l’inserimento dati
Per accelerare il processo di inserimento dei dati geometrici all’interno dei programmi che
dovranno essere utilizzati per la valutazione delle sezioni, portate, etc., si dovranno
predisporre dei semplici programmi capaci di trasformare i dati rilevati in formato tabellare
semplice (tipo excel) in script leggili dai diversi modelli che saranno utilizzati (HEC-1,
HEC-RAS, TELEMAC, etc.) .
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
21
Allegato 4
3.
Caratteristiche idrauliche aste fluviali
L’atto di indirizzo e coordinamento richiede la distinzione delle caratteristiche idrauliche
degli eventi temuti (punto 2.2) che possono verificarsi nei bacini montani: colate
detritiche, piene repentine, alluvioni di conoide, etc., dalle caratteristiche idrauliche degli
eventi che possono verificarsi nei corsi d’acqua di fondo valle: piene dei corsi d’acqua
maggiori, piene con pericolo di disalveamento, piene con deposito di materiale
alluvionale, sostanze inquinanti o altre, etc.
Quanto sopra richiede una distinzione, seppur di larga massima, dei tronchi fluviali in base
alle caratteristiche degli eventi idraulici temuti che possono interessare il corso d’acqua.
Resta inteso che, data la complessa dinamica degli eventi alluvionali, che certamente si
manifestano in maniera complessa e articolata, ciascun tronco fluviale dovrà essere
classificato in base a quella che appare la caratteristica predominante.
§
tratti montani, incisi in formazioni in posto, in cui possono verificarsi dissesti di
carattere erosivo localizzati al piede dei versanti e, nei casi più gravi, colate rapide di
fango o di detrito con effetti distruttivi;
§
tratti alluvionati pedemontani:
o alvei pensili in corrispondenza di conoidi o per eccessivo deposito di materiale
alluvionale in corrispondenza di alvei arginati;
§
tratti terminali delle fiumare in cui si possono verificare esondazioni improvvise e
violente, caratterizzate da un notevole trasporto solido;
§
tratti incassati di pianura, in cui si verificano esondazioni in conseguenza delle portate
in arrivo da monte, eccessive rispetto alla capacità di convogliamento idrico;
o punti sensibili in cui si possono verificare esondazioni per restringimento delle
sezioni trasversali a causa di opere antropiche (ponti, arginature di confinamento,
etc.) o naturali;
o aree pianeggianti soggette ad allagamenti per insufficienza della rete drenante.
A. Nella successiva fase di individuazione e perimetrazione delle aree a rischio di
inondazione, verifiche ed analisi dovranno essere condotte facendo riferimento a tratti
di tronchi fluviali omogenei secondo la classifica sopra definita.
3.1
Tratti montani
Per tratti montani si intendono i corsi d’acqua con pendenze di fondo alveo, comprese tra
1÷2% e 10÷15%, regime delle portate spiccatamente torrentizio, quasi sempre
caratterizzato da portate non nulle solo nei periodi di pioggia, e notevole capacità di
trasporto sia del materiale solido in arrivo dal bacino sia, in talune circostanze, di quello
presente sul fondo alveo.
In tali tratti, a causa dell’elevata pendenza dei versanti, nella gran parte dei casi non vi è
possibilità d’esondazione. Pertanto, si può non procedere a un vero e proprio studio del
profilo della superficie libera che si instaura per portate di piena di assegnato periodo di
ritorno. In tali tratti è sufficiente:
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
22
Allegato 4
a) un adeguato rilievo topografico, anche mediante cartografia in scala 1:5˙000 –
1:10˙000;
b) la localizzazione di tutte le opere di attraversamento viario, che possono essere di
ostacolo al deflusso delle acque;
c) il rilievo di alcune sezioni trasversali dell’alveo (intervallate di circa 300÷400 m) a
monte di opere trasversali, per l’effettuazione di calcoli idraulici di prima
approssimazione;
d) la localizzazione di eventuali condizioni di dissesto delle sponde, tali da minare la
stabilità dei versanti e comprometterne l’equilibrio.
3.2
Tratti alluvionati pedemontani
La Calabria, attraversata da una dorsale montuosa secondo una direzione nord-sud,
presenta numerose aree pedemontane sia al suo interno, in corrispondenza del graben del
Crati, lungo i versanti tirrenico e ionico ed in corrispondenza di alcuni tratti pianeggianti.
L’orogenesi dell’arco calabro, attualmente ancora interessato da fenomeni di sollevamento,
ha inoltre contribuito alla formazione di significative conoidi nella zona di foce di
numerosi torrenti caratterizzati da un elevato trasporto solido (tratto Amantea-Belmonte,
f.ra Melito). Tali conoidi, nell’intersecare le vie di comunicazione litoranee, sono spesso
attraversate in galleria, divenendo in tal modo alvei pensili.
Anche se non possono considerarsi propriamente tratti pedemontani, la presenza di
arginature in tratti montuosi di corsi d’acqua a scarsa pendenza e caratterizzati da notevole
trasporto solido, ha spesso causato l’innalzamento dell’alveo rendendo quest’ultimo
pensile rispetto alla campagna circostante (vedi tratto di monte f.ra Valanidi, etc.).
Particolare attenzione meritano le fiumare calabre presenti sul versante ionico della
regione. Queste certamente ricadono nella categoria dei tratti alluvionati pedemontani, ma,
considerata la loro dimensione e l’importanza dei fenomeni che in esse avvengono,
saranno considerate a parte.
I tratti pedemontani e i casi sopra descritti si presentano quasi sempre alluvionati, in
conseguenza delle scarse pendenze già originariamente disponibili e in maniera più o meno
consistente in relazione al dissesto del bacino.
In tali tratti, le portate in arrivo da monte tendono via via a rallentare, arrivando anche a
formare risalti sia per la presenza di opere trasversali (salti di fondo e ponti), sia per la
presenza di restringimenti della sezione (muri di sponda).
Pertanto, soprattutto in corrispondenza di brusche deviazioni planimetriche e di
delimitazioni d’alveo, le correnti di piena possono fuoriuscire dal proprio alveo e esondare,
più o meno disordinatamente, sulle zone confinanti. È evidente che, nel caso in cui queste
aree risultassero interessate dalla presenza di insediamenti civili e/o produttivi, il rischio di
danno che ne conseguirebbe verrebbe ad essere alquanto elevato e, pertanto, intollerabile
dalla comunità.
Va tenuto ancora presente che, in tali tratti, il rischio di esondazione può essere
drammaticamente incrementato da fenomeni di sovralluvionamento d’alveo che,
determinando rapide e spesso cospicue riduzioni delle sezioni trasversali, possono
comportare una insufficienza delle sezioni o, comunque, una riduzione della capacità di
convogliamento delle portate liquide.
Per tali tratti è dunque necessario:
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
23
Allegato 4
a) l’individuazione preliminare, in base al DEM dell’I.G.M. (celle 20 m x 20 m), le zone
di brusca variazione della pendenza dei reticoli, pertanto, potenzialmente suscettibili di
fenomeni di sovralluvionamento;
b) l’analisi documentale dei tratti pensili;
c) la localizzazione dei restringimenti e delle opere di attraversamento;
d) l’individuazione, sulla base della cartografia in scala 1:5.000 ove disponibile, e sulla
base dell’analisi dei profili longitudinali, dei tratti fluviali in cui, per la presenza di
accentuate curve planimetriche, può temersi la fuoriuscita dall’alveo delle correnti di
piena e del materiale solido in arrivo da monte e, contemporaneamente, possono
verificarsi danneggiamenti a persone o cose.
Nei casi in cui emergono situazioni di rischio, si rendono necessari:
-
3.3
la costruzione di un DEM ad alta definizione a partire da eventuali cartografie tecniche
a grande scala;
un rilievo topografico dell’asta e delle sezioni trasversali (mediamente, ogni 250 m
circa e, comunque, in corrispondenza di ogni discontinuità;
la perimetrazione della conoide per la localizzazione degli alvei pensili mediante
fotointerpretazione;
Tratti terminali delle fiumare
Fattori climatici, morfologici e geolitologici hanno determinato nel versante ionico
calabrese alcuni sistemi fluviali con alcune caratteristiche molto accentuate e particolari
denominati fiumare. Le fiumare si presentano in genere con brevi corsi d’acqua
caratterizzati da dislivelli notevoli, pendenze accentuate e bruschi passaggi planoaltimetrici dai tratti montani a quelli vallivi. Nelle pianure costiere le aste terminali
presentano ampi materassi alluvionali solcati da una rete di canali poco incisi costituenti il
letto di magra.
Le caratteristiche idrologiche delle fiumare sono difficilmente quantificabili per la
mancanza dei dati di portata.
Durante le piene ordinarie, la corrente incide uno o più alvei provvisori, profondi e
larghi quanto basta per contenere la portata; essi hanno durata effimera perché nella fase di
esaurimento della piena, per la diminuita capacità di trasporto, vengono, almeno in parte,
interriti. Nelle aste terminali la casualità con cui la fiumara utilizza i diversi settori
dell’alveo, durante le piene ordinarie, fa si che alcune porzioni di esso non subiscano
l’azione delle acque per lunghi periodi. Ciò induce a pensare che la fiumara abbia
modificato il proprio corso e abbandonato tali aree che pertanto vengono, in breve tempo,
colonizzate dall’uomo.
Nel corso di eventi eccezionali la corrente tende invece ad occupare tutto l’alveo
disponibile comprese le aree golenali apparentemente abbandonate.
Per l’analisi di tali tratti, risulta dunque indispensabile:
a) una dettagliata analisi storica di tutti i documenti cartografici e fotografici dei tratti
terminali, esaminando con particolare attenzione i documenti ripresi dopo eventi
alluvionali (Volo 1955);
b) un rilievo sufficientemente dettagliato dello stato dei luoghi, ottenibile mediante il
rilievo di sezioni trasversali situate, comunque, in corrispondenza di tutti i siti di
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
24
Allegato 4
particolare interesse ai fini delle successive analisi idrauliche (ponti, confluenze, salti
di fondo, inizio/fine di tratti arginati, traverse, ecc.);
c) un censimento di tutte le opere (soprattutto di quelle trasversali) esistenti sul tratto da
indagare, o sui tratti di monte, in grado di influenzare i valori delle portate massime che
possono effettivamente affluire al tratto;
d) la determinazione delle aree storicamente allagate;
e) una disamina degli interventi di sistemazione idraulica realizzati ed il loro stato di
efficienza.
3.4
Tratti incassati di pianura
Per la sua natura prevalentemente montuosa la Calabria presenta pochi tratti
pianeggianti. La valle del Crati rappresenta la più estesa area pianeggiante; altre aree di
pianura di minore estensione sono situate nelle parti terminali di alcuni fiumi quali l’Esaro,
il Petrace, il Mesima, il Lao, il Savuto, l’Amato. In passato, in particolare fino al secolo
scorso, per motivi di difesa da eventuali aggressioni, nonché per motivi sanitari legati alla
presenza di aree paludose malariche, le popolazioni locali non hanno occupato tali aree.
Pur se ancora oggi non vi sono grossi agglomerati urbani, è evidente comunque una
tendenza alla trasformazione di tali aree da agricole ad industriali (Gioia Tauro, Lamezia,
Crotone).
I tratti d’alveo e i canali calabresi incassati nelle piane alluvionali sono caratterizzati da
scarse pendenze di fondo, al più dell’ordine d’alcune unità per mille, e da sponde di norma
sufficienti - in assenza di interventi di sistemazione idraulica - a convogliare, senza
esondazioni, portate corrispondenti a periodi di ritorno di qualche anno (dell’ordine di 5-10
anni).
Tali tronchi risultano, in genere, fortemente interessati da interventi antropici, essendo:
§ attraversati da strade e ferrovie di diverso ordine d’importanza;
§ frequentemente delimitati da arginature e/o muri di sponda;
§ spesso caratterizzati dalla presenza, in prossimità delle sponde, di complessi insediativi
e/o produttivi;
§ a volte interessati da notevoli immissioni concentrate di portata, provenienti da reti di
drenaggio montane.
Per l’analisi di tali tratti, risulta dunque indispensabile:
a) un rilievo sufficientemente dettagliato dello stato dei luoghi, ottenibile o mediante il
rilievo di sezioni trasversali situate, comunque, in corrispondenza di tutti i siti di
particolare interesse ai fini delle successive analisi idrauliche (ponti, attraversamenti,
confluenze, salti di fondo, inizio/fine di tratti arginati, traverse, ecc.), oppure,
preferibilmente, attraverso il rilievo planoaltimetrico dei luoghi e, la ricostruzione
successiva di sezioni trasversali per tutti i punti di interesse precedentemente indicati;
b) un censimento di tutte le opere (soprattutto di quelle trasversali) esistenti sul tratto da
indagare o sui tratti di monte, in grado di influenzare i valori delle portate massime che
possono effettivamente affluire al tratto;
c) la determinazione delle aree storicamente allagate;
d) una disamina degli interventi di sistemazione idraulica realizzati.
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
25
Allegato 4
3.5
Perimetrazione sulla base di documenti storici.
La legge 267/98, nelle definizione dei criteri per la perimetrazione delle aree a rischio di
inondazione, tiene in grande considerazione lo studio e l’analisi delle aree storicamente
inondate secondo il principio che gli eventi alluvionali si possano ripetere in aree già
vulnerate in passato. Tale principio definisce senz’altro una condizione necessaria ma,
purtroppo, in molti casi non sufficiente in quanto, aree a rischio di recente antropizzazione,
difficilmente dispongono di documenti relativi ad eventi alluvionali accaduti nel passato.
In ogni modo, fatta salva la considerazione di indagare anche in aree in cui non si dispone
di nessun documento (vedi 0), l’analisi dei documenti storici costituisce una insostituibile
strumento per localizzare le aree a rischio. L’utilizzo dell’informazione storica e la
possibilità di localizzare le aree a rischio dipendono ovviamente dalla qualità del
documento disponibile. In linea generale possiamo distinguere tre livelli di dettaglio per la
documentazione storica:
§ documenti cartografici georeferenziati
§ documenti con la descrizione geografica dei luoghi
§ documento con descrizione generica dei luoghi
In ogni modo, quale che sia il documento storico disponibile, la perimetrazione che ne può
scaturire è puramente indicativa in quanto, difficilmente è associabile a quest’ultima una
misura della pericolosità.
3.5.1 Documenti cartografici georeferenziabili
I documenti cartografici, normalmente reperibili, sono costituiti da foto aeree, carte
topografiche, elaborati grafici. Anche se nella maggior parte dei casi questi documenti non
sono stati realizzati per delimitare aree vulnerate, in alcuni casi è possibile ricostruire,
attraverso le tracce lasciate dalle acque, le aree interessate dall’inondazione. Di particolare
interesse in Calabria sono le foto aeree del volo IGM 1955 e la cartografia CASMEZ in
scala 1:10.000. Le prime sono state riprese dopo i devastanti eventi alluvionali che hanno
interessato gran parte della regione negli anni 1951 e 1953. Da un’analisi allo stereoscopio
delle foro aeree, sono facilmente individuabili le aree interessate dalle esondazioni delle
fiumare durante gli eventi sopra citati. In molti casi tali aree si estendono su porzioni di
territorio attualmente adibite ad attività agricole e industriali se non addirittura urbanizzate.
Poiché, presumibilmente, gran parte della cartografia CASMEZ 1:10.000 è stata realizzata
utilizzando tali foto, in molti casi sono chiaramente riportate come alvei fluviali le aree
interessate dalle inondazioni. Da una comparazione con la cartografia recente, molte di
queste aree non sono più visibili e rilevabili.
Le considerazioni sopra esposte per realizzare una valida perimetrazione di aree
potenzialmente inondabili, sono valide sempre che, nel tronco in esame, non vi siano state
sostanziali modifiche alle arginature ed opere di laminazione a monte.
3.5.2 Documenti storici con descrizione geografica dei luoghi
Rientrano in questa categoria informazioni desumibili da pubblicazioni di enti pubblici,
Servizi Tecnici, studi specifici, monografie su singoli fenomeni ed articoli scientifici. Da
questi documenti è possibile localizzare con buon dettaglio l’area vulnerata e l’intensità
dell’evento. Le informazioni desunte possono essere utilizzate per effettuare una
perimetrazione di larga massima, da verificare successivamente con i modelli idraulici.
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
26
Allegato 4
3.5.3 Documenti storici che identificano solo i luoghi in forma generica
In questa categoria di documenti rientrano in genere articoli, recensioni e pubblicazioni di
tipo divulgativo quali notizie stampa, racconti memorialistici, storiografici ed altri. Le
informazioni desumibili da tali sorgenti sono in genere di tipo qualitativo; una misura
dell’intensità dell’evento è desumibile solo dalla descrizione dei danni.
1. RISCHIO IDRAULICO
Per l’individuazione delle aree a rischio idraulico a scala regionale è necessario definire la
carta delle aree suscettibili di inondazione e la carta degli elementi a rischio (intesi come
persone, beni localizzati, patrimoni ambientali) con la loro vulnerabilità.
Sempre al §2.1, l’Atto di Indirizzo e C. considera come elementi a rischio “..innanzitutto
l’incolumità delle persone e inoltre, con caratteri di priorità, almeno:
a) gli agglomerati urbani comprese le zone di espansione urbanistica;
b) le aree cui insistono insediamenti produttivi, impianti tecnologici di rilievo, in
particolare quelli definiti a rischio ai sensi di legge;
c) le infrastrutture a rete e le vie di comunicazione di rilevanza strategica, anche a livello
locale;
d) il patrimonio ambientale e i beni culturali di interesse rilevante;
e) le aree sede di servizi pubblici e privati, di impianti sportivi e ricreativi, strutture
ricettive ed infrastrutture primarie;
Il cap. 2.1 dell’Atto di Indirizzo e Coordinamento, inoltre, recita “.. Utilizzando la
cartografia in scala minima di 1:25.000 e con l’ausilio delle foto aeree, dovrà essere
individuata la presenza degli elementi indicati nelle premesse … , riferiti agli
insediamenti, alle attività antropiche e al patrimonio ambientale, che risultano vulnerabili
da eventi idraulici. ..”
Considerata la complessità di realizzare una carta degli elementi a rischio e della
vulnerabilità a scala regionale, il problema sarà affrontato per successivi livelli di
approfondimento, aumentando il dettaglio informativo in corrispondenza delle aree a
rischio R4 e R3, precedentemente individuate sulla base delle informazioni storiche.
La procedura di seguito esposta è finalizzata, inoltre, ad individuare ulteriori aree a rischio,
non classificate nella prima fase.
4.1 Carta regionale degli elementi a rischio. (carta V1)
La carta degli elementi a rischio e della vulnerabilità sarà derivata a partire dalla nuova
cartografia IGM in scala 1:25.000 che costituisce attualmente, a scala regionale, il
documento cartografico più aggiornato4.
Per la costruzione della carta si dovranno perimetrare, sulla base dei dati censuari le aree
urbanizzate, secondo classi corrispondenti a diverse intensità abitative, e industriali,
costruendo le seguenti classi di densità abitativa:
4
La copertura attuale dei 25.000 è di circa il 90%, le aree non coperte saranno elaborate utilizzando i
50.0000
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
27
Allegato 4
1. alta
2. media
3. bassa
4. scarsa
5. molto scarsa
6. nulla
Si dovranno inoltre perimetrare le aree in cui insistono:
7. insediamenti produttivi,
8. impianti tecnologici di rilievo, in particolare quelli definiti a rischio ai sensi di
legge;
9. le infrastrutture a rete e le vie di comunicazione di rilevanza strategica, anche a
livello locale;
10. il patrimonio ambientale e i beni culturali di interesse rilevante;
11. le aree sede di servizi pubblici e privati, di impianti sportivi e ricreativi, strutture
ricettive ed infrastrutture primarie;
4.1.1 Costruzione della carta degli elementi a rischio e della vulnerabilità
Prima di passare alla rappresentazione cartografica degli elementi a rischio e della
vulnerabilità, è necessario definire il livello di vulnerabilità degli elementi a rischio. Una
ipotesi molto approssimativa, per valutare la vulnerabilità, è di legare ciascuna classe alla
densità abitativa ed alla destinazione d’uso del territorio (urbano, industriale). Anche se il
valore della densità abitativa rilevabile con le informazioni disponibili è molto
approssimato, la carta degli elementi a rischio e della vulnerabilità potrà essere costruita
secondo una scala 0 – 1 in base alla densità abitativa. La stessa scala di vulnerabilità (0-1)
sarà applicata ai punti 7-11 in base all’importanza degli insediamenti.
4.1.2 Specifiche per la realizzazione della carta.
La carta dovrà essere realizzata secondo un modello a celle di dimensioni 20x20. A
ciascuna cella, rappresentativa di una delle 11 classi sopra definita, sarà quindi assegnato
un valore da 0 a 1.
4.2
Carta della vulnerabilità aree R4
Per le aree a rischio riconosciuto di classe R4, l’individuazione della vulnerabilità degli
elementi a rischio dovrà essere effettuata con il massimo dettaglio consentito dagli
strumenti cartografici oggi disponibili.
L’unico strumento di dettaglio oggi disponibile su tutta la regionale sono le ortofoto in
scala 1:10.000 realizzate sulla base di un volo aereo del 1998. Le ortofoto purtroppo non
consentono di enumerare automaticamente gli elementi vulnerabili all’interno di una
assegnata area inondabile. Le ortofoto saranno utilizzate ove non sono disponibili
strumenti alternativi.
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
28
Allegato 4
Il secondo strumento disponibile è rappresentato dalla cartografia tecnica a grande scala
realizzata da singoli comuni o Comunità Montane. Questa, se realizzata in formato
vettoriale e con una buona organizzazione dei diversi layers informativi, costituisce lo
strumento più efficace per l’analisi della vulnerabilità in quanto consente di misure con
estrema precisione e dettaglio tutti gli elementi vulnerabili. Purtroppo la copertura
regionale oggi disponibile, presumibilmente, è molto limitata, disomogenea e di non facile
reperibilità
Per le aree a rischio R4 in cui necessita un elevato dettaglio, si potranno utilizzare le carte
“numerizzate” del catasto che consentono, a partire dai dati cartografici e censuari, di
valutare anche il costo dei beni a rischio.
Anche in quest’ultimo caso sono necessarie alcune precisazioni:
§ solo la provincia di Cosenza ha una elevata copertura cartografica
§ alle mappe catastali sfuggono gli insediamenti abusivi
§ è necessario sostenere dei costi (circa L. 250.000 per ogni foglio)
§ è necessario disporre dei dati censuari del Catasto Urbano allineati alla data di
ultimo aggiornamento della cartografia
§ i sistemi di riferimento sono diversi
§ il formato numerico predisposto dal catasto per la cartografia (NTF) non è
supportato da tutti i GIS.
E’ bene ricordare che molti comuni e Comunità Montane hanno disponibile una cartografia
numerica in formato raster derivata dalla scansione di cartografia cartacea. Questo tipo di
cartografia può essere efficacemente utilizzata per costruire le ortofotocarte al posto delle
carte 1:10.000 della Casmez.
4.2.1 Specifiche per la valutazione della vulnerabilità nelle aree a rischio R4, a
partire dalle ortofoto in scala 1:10.000
Per facilitare l’utilizzo dello ortofoto disponibili, si procederà alla realizzazione di una
ortofotocarta, sovrapponendo alla foto la cartografia in scala 1:10.000 della Casmez,.
Considerato che i fogli 1:10000 hanno oramai più di 40 anni, per migliorare il loro utilizzo,
eventualmente, si procederà ad una cancellazione dei centri abitati che impediscono una
chiara visione della situazione attuale.
Per i comuni che dispongono di cartografia cartacea, o raster di recente utilizzazione, si
utilizzerà quest’ultima al posto dei 10.000.
Sulla ortofotocarta così realizzata, si sovrapporranno i limiti delle aree a rischio di
inondazione corrispondenti ai diversi periodi di ritorno considerati.
All’interno delle aree perimetrate si procederà quindi a valutare:
− densità abitativa
− presenza di beni culturali di interesse
− infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie)
− insediamenti produttivi ed impianti tecnologici
…….
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
29
Allegato 4
4.2.2 Specifiche per la valutazione della vulnerabilità delle aree a rischio a partire
dalla cartografia tecnica vettoriale
Nel caso in cui nell’area di interesse si ha a disposizione la cartografia numerica vettoriale,
la valutazione della vulnerabilità degli elementi a rischio è fortemente dipendente dalla
organizzazione e qualità degli strati informativi (layers).
Una volta costruite le poligonali corrispondenti alla perimetrazione delle aree a rischio di
inondazione per i tre periodi di ritorno considerati, gli elementi vulnerabili saranno
ottenuti dalla intersezione topologica dei layers con i poligoni sopra descritti.
A titolo di esempio, nel caso delle strade, si dovranno calcolare il numero di chilometri di
strada soggetti a rischio di inondazione, distinti per categoria. (sentieri, strade
interpoderali, comunali, provinciali, statali, etc)
Nel caso di edifici si conteggeranno il numero e la superficie totali, degli edifici interessati,
distinti anche in questo caso per categoria (privati, pubblici, industrie, chiese, ….). Nel
caso in cui è presente in cartografia l’altezza degli edifici, si valuterà anche il volume.
In definitiva si dovranno quantizzare tutti gli elementi descritti da ciascun layer di interesse
per la stima della vulnerabilità.
4.2.3 Criteri di omogeneizzazione delle cartografie tecniche numeriche
Le cartografie tecniche a grande scala realizzate da enti e Comuni sono in genere quasi
tutte divulgate nel formato vettoriale standard Autocad DXF. Purtroppo la denominazione
dei layers che contengono le diverse tipologie di dati, variano a seconda della ditta che ha
prodotto la cartografia. Si rende necessario quindi definire una nomenclatura standard per
tutte le tipologie di dati prevedibili, operando se necessario delle semplificazioni, e
trasformare quindi tutte le cartografie secondo la nomenclatura definita.
Operato questo primo livello di omogeneizzazione, le cartografie saranno quindi
organizzate in gruppi omogenei sulla base di:
§ formato 3D (presenza coordinata Z per tutti i punti)
§ scala di restituzione
§ qualità dei dettagli
4.2.4 Costruzione DB ed estrazione delle informazione
Tutte le cartografie vettoriali disponibili, saranno memorizzate all’interno di un DB
topografico ereditando le informazioni sulle sorgenti, qualità e tipologia di dati.
A partire dal DB, secondo semplici procedure ed avvalendosi di software commerciali
(Oracle, ArcInfo, Geomedia, etc) si potranno così estrarre le seguenti informazioni:
§ sezioni lungo un assegnato percorso
§ profilo altimetrico
§ piano quotato
§ entità (edifici, strade, etc.) interne ad un poligono
Il data base topografico potrà essere, inoltre, utilizzato unitamente alle ortofoto disponibili,
per realizzare ortofotocarte di supporto alla restituzione dei risultati del piano.
4.3
Carta regionale della propensione al rischio idraulico (carta V2)
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
30
Allegato 4
La carta della propensione al rischio idraulico sarà elaborata a partire dalla carta degli
elementi a rischio e sulla base di una carta della pericolosità costruita semplicisticamente a
partire da informazioni topografiche.
Ovviamente tale carta ha valore puramente indicativo è dovrà essere utilizzata per
individuare eventuali aree a rischio, da esaminare e perimetrare con i criteri fissati al §0.
In ogni, modo la carta V2 consentirà di eliminare le aree non soggette a rischio idraulico in
conseguenza di:
• assenza di elementi vulnerabili (vedi carta V1).
• assenza di condizioni topografiche,
• mancanza di reticolo idrografico o suo limitato sviluppo.
La carta della propensione al rischio idraulico sarà realizzata sulla base di una intersezione
logica tra i seguenti tematismi:
1.
2.
3.
4.
5.
DTM
Carta della pendenza
Carta geologica
Reticolo fluviale
Carta degli elementi a rischio e della vulnerabilità (V1)
4.3.1 Mappa della pericolosità idraulica scala regionale
La mappa della pericolosità idraulica sarà realizzata in modo tale da localizzare le aree
passibili di inondazioni in accordo con le prime 4 caratteristiche definite al paragrafo 0. La
perimetrazione sarà realizzata utilizzando il reticolo idrografico al 25.000 disponibile al
SIMN di Catanzaro ed integrato con i reticoli mancanti (vedi 0).
Il reticolo sarà gerarchizzato utilizzando gli indici di Horton-Strahler ed organizzato in uno
specifico DB, con l’aggiunta di ulteriori colonne descrittive (pendenza, quote nodali, etc) .
La mappa della pendenza sarà realizzata a partire dal DTM (celle 20x20) del IGM e nelle
disponibilità della Autorità di Bacino.
La costruzione della carta sarà realizzata dopo aver trasformato tutte le informazioni in
celle di 20x20 mt.
Sono di seguito riportati i criteri di valutazione della pericolosità idraulica per ciascuna
caratteristica:
A.1 Tratti incassati di pianura, in cui si verificano esondazioni in conseguenza delle portate
in arrivo da monte, eccessive rispetto alla capacità di convogliamento idrico.
Per tutti i tratti con pendenza dell’asta inferiore al 1% (dato soggetto a variazione) sarà
individuata una area di buffering considerata inondabile, correlata all’ordine dell’asta ed
alla pendenza. L’ampiezza dell’area sarà direttamente proporzionale all’ordine dell’asta ed
inversamente proporzionale alla pendenza.
A.2 Tratti terminali delle fiumare, in cui si possono verificano esondazioni improvvise e
violente
caratterizzate
da
un
notevole
trasporto
solido.
La procedura sopra descritta sarà applicata nei tratti terminali dei fiumi con pendenza >=
1%.
A.3 Aree pianeggianti soggette ad allagamenti per insufficienza della rete drenante. Tutte
le aree con pendenza inferiore al 2%% saranno considerate aree a potenziale rischio di
allagamento
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
31
Allegato 4
A.4 Torrenti montani, incisi in formazioni in posto, in cui possono verificarsi dissesti di
carattere erosivo localizzati al piede dei versanti e, nei casi più gravi, colate rapide di fango
o di detrito con effetti distruttivi;
.
Tutti i tronchi fluviali di ordine (Horton-Strahler) compreso tra 2 e max-1, con pendenza
>1% (dato soggetto a variazione) rientrano in questa casistica. L’ampiezza dell’area
inondabile sarà proporzionale all’ordine.
Le aree risultanti saranno filtrate sulla base della carta Geologica (1:250.000) realizzata
nell’ambito del Rapporto Calabria. Le aree inondabili che rientrano all’interno delle
formazioni notoriamente stabili (cristallino, aree calcaree, etc), saranno eliminate in quanto
non soggette a fenomeni di colate di detrito e di fango.
4.4
Costruzione della carta del rischio idraulico a scala regionale.
La carta della propensione al rischio idraulico sarà costruita sovrapponendo la carta degli
elementi a rischio e vulnerabilità con la mappa della pericolosità idraulica descritta al
punto precedente.
La carta sarà realizzata sovrapponendo il DTM associato alla carta degli elementi a rischio
di cui al 4.1 con il DTM della carta della pericolosità idraulica definita al 4.3. La
rappresentazione delle classi potrà essere realizzata mediante falsi colori, secondo una
scala 0-100 corrispondente a a livelli di rischio crescenti.
Sulla stessa carta si dovranno inoltre riportare o mettere in evidenza, mediante icone o
linee:
§
centrali idroelettriche e termiche
§
centrali distribuzione e pompaggio gas
§
stazioni di trasformazioni ENEL
§
siti archeologici
§
rete stradale e ferroviaria
§
principali elettrodotti
§
metanodotti
Sulla stessa carta si dovranno riportare, per tutta la regione:
1. tutti i siti vulnerati
2. tutte le informazioni sul rischio idraulico attuale e sulle aree vulnerate, desunte dalle
interviste agli uffici tecnici comunali
3. tutte le opere ed il loro stato di efficienza, rilevate dai sorveglianti idraulici
La carta della propensione al rischio idraulico dovrà essere realizzata attraverso un
processo iterativo di successivi “aggiustamenti”.
La sovrapposizione delle informazioni relative alle aree storicamente vulnerate, consentirà
di migliorare le procedure per la formulazione di ipotesi di aree a rischio in assenza di dati
storici.
E’ bene sottolineare che l’atto di indirizzo e coordinamento al punto 2.1 recita :
“L’individuazione esaustiva delle possibili situazioni di
pericolosità dipendenti dalle condizioni idrogeologiche del
territorio
può
essere
realizzata
attraverso
metodologie
complesse, capaci di calcolare la probabilità di accadimento in
aree mai interessate in epoca storica da tali fenomeni.
Tuttavia, i limiti temporali imposti dalla norma per realizzare
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
32
Allegato 4
la perimetrazione delle aree a rischio consentono, in generale,
di
poter
assumere,
quale
elemento
essenziale
per
la
individuazione del livello di pericolosità, la localizzazione e
la
caratterizzazione
di
eventi
avvenuti
nel
passato
riconoscibile
o
dei
quali
si
ha
al
momento
presente
cognizione”.
Con la carta della propensione al rischio idraulico, si vuole qui introdurre una metodologia
per individuare in prima approssimazione e come auspicato nel primo comma sopra
riportato, le aree a rischio idraulico in cui non si hanno informazioni su eventi alluvionali
passati.
La realizzazione di tale carta, nel caso della Regione Calabria, è di fondamentale
importanza in quanto, l’urbanizzazione delle aree pianeggianti ed in prossimità delle foci
dei fiumi è avvenuta massivamente solo negli ultimi decenni. Poiché gli ultimi eventi
alluvionali, di una certa intensità risalgono al 1972, si può dedurre che la sola informazione
storica è assolutamente insufficiente alla realizzazione di una efficace perimetrazione delle
aree inondabili. E’ plausibile che nel corso dei gravi eventi alluvionali accaduti del 1951,
1953, 1959, 1972 siano state alluvionate numerose aree, all’epoca disabitate, e che quindi
queste non trovino riscontro nelle cronache e notizie giornalistiche dell’epoca.
I recenti fatti accaduti a Soverato ed in particolare nella Locride confermano che, le
manomissioni antropiche del territorio e l’urbanizzazione di aree potenzialmente
inondabili, non tenute in debito conto, avvenute in questi ultimi anni, hanno generato
nuove situazioni di rischio non facilmente desumibili da analisi storiche e cronachistiche.
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
33
Allegato 4
5
Modello idrologico
Al fine di individuare e perimetrare le aree corrispondenti ai diversi livelli di rischio,
così come definiti nell’Atto di indirizzo e coordinamento (DPCM. 29/09/1998, G.U. Serie
generale Anno 140° n. 3 del 05/01/1999), risulta necessario definire sul territorio le diverse
classi di pericolosità (espressa in termini di probabilità di non superamento o in funzione
del tempo di ritorno T) e la corrispondente massima portata al colmo di piena, QT.
Scopo del Modello Idrologico è fornire gli strumenti per una valutazione, con la minima
incertezza, del rischio di piena in una sezione qualsiasi del reticolo idrografico del bacino
di interesse.
Nei casi, piuttosto rari, di tratti d’alveo il cui regime naturale delle portate di piena non
sia stato modificato dalla presenza di manufatti a monte – quali dighe, derivazioni o altro –
potranno senz’altro prendersi a riferimento i risultati e le metodologie statistiche
dell'indagine sulla VAlutazione delle PIene (VAPI), già effettuata in Calabria.
Nei casi in cui l’applicazione diretta del modello VAPI per le portate presenti
sostanziali incertezze, sia per l’assenza di dati idrometrici all’interno del bacino, sia per il
succitato effetto delle opere antropiche sul regime idrometrico, sia ancora nel caso
particolare di piccoli bacini, si potrà procedere alla valutazione indiretta della portata,
partendo dall’analisi statistica delle piogge e adoperando modelli di trasformazione degli
afflussi meteorici in deflussi superficiali.
Saranno utilizzate, inoltre, le numerose formule empiriche, semiempiriche e analitiche
presenti nella letteratura specialistica, al fine di effettuare uno studio comparativo dei
metodi di valutazione della portata di piena e selezionare le formule più idonee per le
applicazioni di tipo speditivo.
5.1
Applicazione del modello VAPI
Le metodologie sviluppate nell’ambito del VAPI, Rapporto Calabria, del C.N.R.G.N.D.C.I. si basano su un approccio di tipo probabilistico, secondo il quale la massima
portata al colmo di piena con assegnato periodo di ritorno, T, è ricavabile dalla seguente
espressione:
Q T = K Q,T ⋅ Q
in cui il parametro KQ,T è definito fattore di crescita con periodo di ritorno T relativo alle
portate al colmo Q e Q è la media della variabile Q, detta piena indice.
Il fattore di crescita è ritenuto una caratteristica essenzialmente climatica. Esso si assume
costante in aree abbastanza grandi, definite regioni idrologicamente omogenee rispetto ai
massimi annuali delle portate al colmo.
Per ciascuna regione, viene dapprima determinata la legge regionale di crescita
K t ,T = f t (T )
relativa ai massimi annuali delle altezze di pioggia di breve durata, essendo Kt,T il fattore
di crescita con periodo di ritorno T delle piogge di breve durata t.
Considerato che il VAPI, Rapporto Calabria, è relativo a dati aggiornati al 1988, si
rende necessario:
− aggiornare i data-base idropluviometrici;
− aggiornare i parametri relativi al modello regionale.
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
34
Allegato 4
Ulteriori approfondimenti dovranno, inoltre, essere effettuati per migliorare la stima
della piena indice, Q . A tal proposito, nel Rapporto Calabria vengono proposti numerosi
metodi regressivi che legano la Q ad alcune caratteristiche morfometriche dei bacini, quali
la superficie e la magnitudine (numero di aste fluviali del prim’ordine). Tali relazioni, pur
se derivate utilizzando tutti i dati idrometrici disponibili fino al 1988, a causa della scarsa
numerosità delle serie storiche non sembrano offrire sufficienti garanzie.
La piena indice, per la valutazione della massima portata al colmo di piena, sarà
valutata utilizzando, oltre a quanto proposto dal Rapporto Calabria, metodi alternativi
derivati dagli avanzamenti e approfondimenti proposti dalla comunità scientifica
nell’ultimo decennio.
Tutte le procedure saranno applicate utilizzando il Sistema Informativo del VAPI
(SIVAPI, v. Manuale allegato), recentemente sviluppato presso la U.O. 1.4 del Gruppo
Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche.
5.1.1 Aggiornamento DB idropluviometrico
I dati pluviometrici presenti all’interno del SIVAPI sono attualmente aggiornati al 1996.
Gli ulteriori aggiornamenti da effettuare riguardano i valori massimi annuali di piogge e
portate nel periodo 1997-1999. Terminata la fase di aggiornamento, si dovranno ricalcolare
i parametri regionali del modello probabilistico a doppia componente per lo studio degli
estremi idrologici, Two Component Extreme Value (TCEV).
5.2
Calcolo della piena a partire dalla curva di possibilità pluviometrica.
Le recenti alluvioni di Crotone (1996), Soverato e Siderno (2000) hanno mostrato che
anche bacini e sottobacini di piccole dimensioni, possono provocare gravi danni e disagi
alla popolazione. Per tali bacini, dove quasi mai si dispone di stazioni idrometrografiche,
si utilizzerà un idoneo modello di trasformazione degli afflussi meteorici in deflussi
superficiali, che, a partire dalle curve di probabilità pluviometriche (ricavate per assegnati
tempi di ritorno, e considerando anche le piogge sub-orarie) e dai pluviogrammi sintetici
da esse derivati, permetta di determinare i pluviogrammi efficaci e di simulare gli
idrogrammi di piena.
A tal uopo occorrerà:
- un preliminare studio morfometrico del bacino in esame e del reticolo idrografico;
- la caratterizzazione del bacino dal punto di vista geopedologico, della copertura
vegetale e dell’uso del suolo;
- la determinazione del tempo di corrivazione (o, se richiesto, del tempo di ritardo) del
bacino, da effettuare con le numerose formule empiriche o concettuali presenti nella
letteratura specialistica;
- un modello di trasformazione afflussi/deflussi con un ridotto numero di parametri, di
chiaro significato fisico;
- la taratura dei parametri del modello, partendo da pluviogrammi e relativi idrogrammi
di piena registrati nel bacino in esame.
5.2.1 Idrogramma di piena
Il calcolo dell’idrogramma di piena e della portata al colmo può essere effettuato col
modello idrologico di trasformazione afflussi/deflussi HEC-1 dell’Hydrologic Engineering
Center – United States Army Corps of Engineers.
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
35
Allegato 4
Il modello HEC-1, partendo da un pluviogramma di progetto, individua le piogge nette
e, quindi, procede alla loro trasformazione in deflussi superficiali.
Per il calcolo delle piogge nette, il modello può adoperare vari metodi, tra cui quello del
numero di curva (Curve Number, CN) proposto dal Soil Conservation Service (SCS).
L’equazione di continuità dei volumi liquidi per unità di superficie:
R=P-S
in cui, a un dato istante t, R (mm) rappresenta l’altezza d’acqua complessivamente
defluita, P (mm) l’altezza di precipitazione complessivamente affluita e S (mm) le perdite
apparenti, può essere modificata come segue. Si ipotizza che tra le perdite S e la massima
altezza immagazzinabile nel terreno a saturazione, S’ (mm), valga la relazione di
proporzionalità:
S R
=
S' P
da cui:
S=
R
S'
P
L’equazione di continuità diventa, pertanto:
R =P−
R
S'
P
ossia, dopo semplici passaggi:
R=
P2
P + S'
che definisce l’andamento temporale del deflusso, R, note l’altezza di precipitazione, P,
e la massima altezza immagazzinabile nel terreno a saturazione, S’.
Introducendo il termine sottrattivo di depurazione iniziale delle piogge, Ia (initial
abstraction), si tiene conto di un’aliquota di P, la quale, prima che il deflusso abbia inizio,
viene intercettata dalla vegetazione o si invasa nelle depressioni superficiali o si infiltra nel
terreno. L’equazione di continuità si trasforma in definitiva nell’espressione:
R=
(P − Ia )2
P − Ia + S'
Per quanto riguarda il calcolo dell’altezza massima immagazzinabile nel terreno a
saturazione, S’, si adopera la formula seguente:
S' =
25400
− 254
CN
in cui è necessario introdurre l’indice CN (Curve Number), compreso tra 0 e 100, i cui
valori sono ampiamente tabulati nella letteratura statunitense, in funzione del tipo di
terreno, del tipo di copertura e uso del suolo e delle condizioni antecedenti di umidità
(Antecedent Moisture Conditions, AMC), ritenute dipendenti dall’altezza di pioggia
complessivamente precipitata nei 5 giorni precedenti l’evento.
Il parametro di depurazione iniziale delle piogge, Ia, può essere determinato, secondo il
SCS, come il 20% dell’altezza massima immagazzinabile nel terreno a saturazione, S’:
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
36
Allegato 4
Ia = 0,2S’
in modo tale da far dipendere il deflusso, R, una volta nota la precipitazione, P, soltanto
dal parametro S’, ossia dal CN. Secondo Wisner (1983) la precedente assunzione relativa
alla depurazione iniziale è poco cautelativa, in quanto porta a sovrastime di Ia e, di
conseguenza, a sottostime dei deflussi di piena. L’autore consiglia di adottare valori di Ia
non superiori a 2 o 3 mm.
Tra i modelli di trasformazione afflussi/deflussi presenti in HEC-1, si considera quello
basato sull’idrogramma unitario adimensionale del SCS (1972), avente in ascisse il
rapporto tra il tempo e l’istante di picco e in ordinate il rapporto tra la portata istantanea e
la portata di picco. Tale modello richiede come unico parametro d’ingresso il tempo di
ritardo, tlag (ore), che intercorre tra i baricentri del pluviogramma efficace e
dell’idrogramma superficiale. Si consiglia di stimare il tempo ritardo come il 60% del
tempo di corrivazione del bacino, tc:
tlag=0,6 tc
L’istante e la portata di picco si calcolano con le seguenti espressioni:
t picco = 0,5∆t + t lag
Q picco =484
A
t picco
essendo tpicco (ore) il tempo cui si manifesta il picco dell’idrogramma, ∆t (ore) la durata
della pioggia netta, Qpicco (cfs/in) la portata massima dell’idrogramma riferita all’unità di
pioggia e A (mi2) l’area del bacino.
La portata è ottenuta con la seguente espressione, che rappresenta la discretizzazione
dell’integrale di convoluzione:
Q(i ) = å U ( j)P(i − j + 1)
i
j=1
dove Q(i) è la portata alla fine dell’intervallo i-esimo, U(j) è la j-esima ordinata
dell’idrogramma unitario e P(i) è l’afflusso netto all’intervallo i-esimo.
Ottenuto l’idrogramma di piena e il valore della massima portata al colmo, Qc, si ricava
il valore del contributo unitario, qc=Qc/A, del volume defluito, WQ, e del coefficiente di
afflusso, Ca=WQ/WP, essendo WP il volume affluito.
La disponibilità di dati relativi a eventi di piena precedentemente verificatisi può
permettere la taratura dei parametri del modello HEC-1.
5.3
Stima della massima portata al colmo di piena mediante metodi
empirici, semiempirici e analitici
5.3.1 Metodi empirici
I metodi empirici prescindono da qualsiasi osservazione idrometeorologica diretta,
stimando la massima portata al colmo di piena attraverso semplici formule, in funzione di
parametri morfometrici (spesso la sola area della superficie topografica del bacino).
600
Scimemi (1928), per A≤1·000 km2:
q max =
+ 1 (m3/s/km2).
A + 10
2900
Pagliaro (1936), per 20≤A≤1·000 km2: q max =
(m3/s/km2).
A + 90
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
37
Allegato 4
−2 / 3
æ A ö
(m3/s/km2),
con
q max = q 100 ç
÷
è 100 ø
q100=contributo unitario di piena al colmo di un bacino avente A=100 km2, pari
rispettivamente a 4,5 e a 7,5 m3/s/km2 per i bacini della Calabria prevalentemente
permeabili e impermeabili.
Gherardelli-Marchetti
(1939-1955):
−0 , 5
æ A ö
(m3/s/km2), con q100=5,9÷7,9 per i bacini
Mele, per A≤100 km : q max = q 100 ç
÷
100
è
ø
della Calabria tirrenica e q100=11,3÷13,4 per i bacini della Calabria ionica.
Pirozzi (1939): si determina qmax (m3/s/km2) in funzione di A (km2) dal grafico delle
“curve inviluppo” per i bacini della Calabria.
2
Metodi semiempirici
I metodi semiempirici stimano la massima portata al colmo di piena in funzione di
parametri morfometrici e del regime pluviometrico del bacino, pur senza riferimento
all’evento di precipitazione che genera la piena.
500
Forti (1920), per A≤1·000 km2: q max = α
+ β (m3/s/km2), con α=3,25 e β=1,0
A + 125
per precipitazioni massime giornaliere h24=400 mm; α=2,35 e β=0,5 per h24=200÷250 mm.
Secondo De Marchi: α=6 e β=5.
−2 / 3
æ A ö
(m3/s/km2), con kr=0,53 oppure 1,90 per
Mongiardini (1959): q max = k r C A h d ç
÷
è 100 ø
i bacini della Calabria rispettivamente permeabili o impermeabili, C A =coefficiente di
deflusso medio annuo, hd (mm)=precipitazione giornaliera media = rapporto tra altezza di
precipitazione annua e numero di giorni piovosi.
Iskowski (1885): Qmax=k·m·h·A (m3/s), con k=coefficiente dipendente dall’altitudine,
dalle caratteristiche geomorfologiche e dall’estensione della copertura vegetale (tabulato),
m=coefficiente dipendente dalla velocità di deflusso (tabulato), h (m)=altezza di
precipitazione media annua.
5.3.2 Metodi analitici
I metodi analitici stimano la massima portata al colmo di piena attraverso un bilancio
idrologico, che tiene conto dell’evento di precipitazione che genera la piena.
Metodo razionale (o cinematico di Turazza, 1880): Qmax=C·ic·A/3,6 (m3/s), con
C=coefficiente adimensionale d’afflusso (minore di 1) per la riduzione della portata
meteorica, dipendente dal tipo di suolo, dall’estensione e dal tipo di copertura vegetale e
dalla pendenza del suolo; ic (m/h)=intensità della precipitazione che provoca la piena, di
durata pari al tempo di corrivazione; A (km2)=area della superficie del bacino. Il metodo si
basa sull’ipotesi di pioggia avente intensità costante e uniformemente ripartita sul bacino.
γ ψi c A
(m3/s), con ψ=coefficiente di
Metodo di Giandotti (1940) e Visentini: Q max =
λ 3,6
riduzione delle precipitazioni, γ=rapporto tra la portata al colmo e quella media durante
l’evento di piena, λ=rapporto tra la durata della piena e il tempo di corrivazione. Secondo
Giandotti, per A<300 km2: ψ=0,50, γ=10, λ=4,0; per 300≤A≤500 km2: ψ=0,50, γ=8,
λ=4,0. In studi di altri autori, si sono riscontrati, per A≤100 km2, γ<<10 e λ>>4, per cui si
può porre γ/λ=1.
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
38
Allegato 4
Onda di Gregorig (1940): Qmax=Wpiena/(1,6·tc) (m3/s), con tc=tempo di corrivazione;
Wpiena=volume di piena=0,8·hc·A/3,6; hc (mm)=altezza di precipitazione di durata pari al
tempo di corrivazione; A (km2)=area della superficie del bacino.
5.3 Modelli idraulici.
I modelli idraulici sono basati sulle equazioni di conservazione della massa, dell’energia e
della quantità di moto. Essi possono essere sviluppati sotto le ipotesi di moto permanente o
vario, monodimensionale (ALLEGATO B) o bidimensionale.
Nel caso di correnti idriche inalveate, si accetta solitamente l’errore commesso nel
considerare il moto monodimensionale nella direzione della corrente.
Nel caso di esondazioni dall’alveo, sia che queste si sviluppino per insufficiente capacità di
convogliamento delle sezioni sia per sormonti e/o rotte arginali, le aree limitrofe ai corsi
d’acqua vengono inondate e il moto non può più essere considerato unidimensionale,
dovendosi ricorrere alla trattazione bidimensionale. Pertanto, soprattutto allorquando le
acque esondate tendono a defluire su zone pianeggianti molto ampie, lateralmente
indefinite, sarà necessario simulare il fenomeno di piena mediante modelli di tipo
bidimensionale in moto non stazionario, in conseguenza del più o meno rapido
riempimento dei volumi a disposizione nelle aree inondabili e della propagazione dei fronti
di allagamento.
L’approccio metodologico che si intende adottare consiste nell’individuazione preventiva
delle aree inondabili mediante l’applicazione di un modello monodimensionale. In tutti i
casi in cui le sezioni fluviali dovessero risultare insufficienti per il convogliamento delle
massime portate al colmo di piena senza provocare esondazioni, si adotterà un modello
bidimensionale, capace di determinare i tiranti idrici nei vari punti delle aree inondate.
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
39
Allegato 4
6
MISURE DI SALVAGUARDIA
Una volta riconosciute le situazioni di maggior rischio dovranno essere messe a punto le
misure di salvaguardia per prevenire o minimizzare il rischio secondo le direttive del
DPCM 29/09/98. Nella predisposizione delle misure di salvaguardia si dovrà tenere conto
della tutela e conservazione del patrimonio ambientale e dei beni culturali.
a) Aree
a
rischio
molto
Secondo quanto riportato dal
esclusivamente:
elevato
ed
elevato
Livello
R4-R3.
DPCM 29.09.1998, in tali aree sono consentiti
gli interventi idraulici volti alla messa in sicurezza delle
aree a rischio, approvati dall’Autorità idraulica competente,
tali
da
migliorare
significativamente
le
condizioni
di
funzionalità idraulica, da non aumentare il rischio di
inondazione a valle e da non pregiudicare le possibili
attuazioni di una sistemazione idraulica definitiva. Sono
altresì consentiti i seguenti interventi a condizione che essi
non
aumentino
le
condizioni
di
rischio
comportando
significativo ostacolo al deflusso o riduzione apprezzabile
della capacità di invaso delle aree stesse e non precludano la
possibilità di eliminare le cause che determinano le condizioni
di rischio:
gli
interventi
di
demolizione
senza
ricostruzione,
manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro, risanamento
conservativo, così come definito alle lettere a), b) e c)
dell’art. 31 della legge n. 457/1978, e senza aumento di
superficie e di volume, interventi colti a mitigare la
vulnerabilità dell’edificio;
la manutenzione, l’ampliamento o la ristrutturazione delle
infrastrutture pubbliche o di interesse pubblico riferiti a
servizi
essenziali
e
non
delocalizzabili,
nonché
la
realizzazione di nuove infrastrutture parimenti essenziali,
purchè non concorrano ad incrementare il carico insediativi e
non precludano la possibilità di attenuare o eliminare le cause
che determinano le condizioni di rischio, e risultino essere
comunque coerenti con la pianificazione degli interventi di
emergenza di protezione civile.
I progetti relativi agli interventi ed alle realizzazioni in
queste aree, dovranno essere corredati da un adeguato studio di
compatibilità idraulica che dovrà ottenere l’approvazione
dell’Autorità idraulica competente.
Per quanto concerne il rischio di inondazione, le misure di salvaguardia dovranno
specificatamente indicare gli interventi idraulici necessari per la messa in sicurezza
delle aree, tali da migliorare significativamente le condizioni di funzionalità idraulica,
da non aumentare il rischio di inondazione a valle e da non pregiudicare la possibile
attuazione di una sistemazione idraulica definitiva.
Dovranno altresì essere indicate le norme, gli strumenti ed i soggetti responsabili delle
concessioni e dei controlli atti a consentire gli interventi previsti alla lettera a) e b) del
punto 3.1 del citato DPCM. Particolare attenzione dovrà essere rivolta alla
regolamentazione delle attività estrattive di cava ed ai prelievi.
b) Aree a rischio medio e moderato - Livello R2 – R1 .
Secondo il DPCM in tali aree sono consentiti esclusivamente:
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
40
Allegato 4
interventi di cui alla precedente lettera a) nonché quelli di
ristrutturazione edilizia, a condizione che gli stessi non
aumentino il livello di rischio e non comportino significativo
ostacolo o riduzione apprezzabile della capacità di invaso
delle aree stesse ovvero che le superfici destinate ad uso
abitativo o comunque ad uso economicamente rilevante siano
realizzate a quote compatibili con la piena di riferimento;
interventi di ampliamento degli edifici esistenti unicamente
per motivi di necessità di adeguamento igienico-sanitario,
purchè siano compatibili con le condizioni di rischio che
gravano sull’area. A tal fine i progetti dovranno essere
corredati da un adeguato studio di compatibilità idraulica;
manufatti che non siano qualificabili quali volumi edilizi
purchè siano compatibili con le condizioni di rischio che
gravano sull’area. A tal fine i progetti dovranno essere
corredati da un adeguato studio di compatibilità idraulica.
Nell’ambito del presente lavoro, per il significato e l’importanza che viene attribuito
alla sviluppo della prevenzione e della cultura della prevenzione al fine di non
generare in futuro nuove situazioni di rischio, si provvederà comunque a definire, oltre
l’individuazione e la perimetrazione, le relative misure di salvaguardia. (DPCM
29.09.1998-Premesse) anche per le aree a rischio medio) e moderato da considerare
“aree di attenzione”. In particolare anche per le aree a rischio in cui il grado di
pericolosità è elevato ma per l’assenza, o la scarsità, di persone, cose e patrimonio
ambientale, è attribuita una classe di rischio limitata (livelli 1 e 2), saranno comunque
considerate, e indicate, eventuali misure di prevenzione per l’utilizzo del territorio al
fine di non generare in futuro nuove situazioni di rischio.
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
41
Allegato 4
7
INTERVENTI DI MITIGAZIONE DEL RISCHIO
In relazione alle situazioni e al livello di rischio riscontrate nel corso delle attività svolte
nelle precedenti fasi (I e II), la fase finale del piano dovrà:
•
•
definire eventuali programmi di interventi urgenti per la riduzione del rischio
predisporre un programma di interventi atti a mitigare il livello di rischio rilevato.
Secondo le indicazioni del DPCM 29.09.1998 in questa fase per ogni sub-bacino dovranno
essere effettuati
• analisi e elaborazioni anche grafiche, sufficienti ad individuare le tipologie di interventi
da realizzare per la mitigazione o per la rimozione dello stato di pericolosità;
• analisi e elaborazioni anche grafiche, sufficienti a consentire l’individuazione, la
programmazione e la progettazione preliminare per l’eventuale finanziamento degli
interventi strutturali e non strutturali di mitigazione del rischio o per l’apposizione di
vincoli definiti all’utilizzazione territoriale comprese le indicazioni delle eventuali,
necessarie delocalizzazioni di insediamenti;
• l’acquisizione dei parametri e elementi utili al monitoraggio eventuale del rischio.
Gli interventi che dovranno essere individuati saranno sostanzialmente ascrivibili alle due
categorie degli interventi strutturali e non strutturali.
A) Interventi strutturali. Si intendono opere di:
• manutenzione ordinaria e straordinaria della sezione fluviale,
• sistemazioni integrate versanti-rete idrografica;
• arginature compatibili alle necessità di smaltimento a valle;
• opere di laminazione delle piene;
• canali scolmatori;.
• sistemazione dei versanti, consolidamento scarpate con specie arboree ed arbustive
autoctone secondo un criterio funzionale di rapido attecchimento, crescita e
efficacia;
• regimazione delle acque di scorrimento superficiale, al fine di limitare
l’infiltrazione sui pendii a rischio (rifacimento rete scolante, esecuzione di drenaggi
superficiali e sotterranei);
• adozione di tecniche di coltivazione agricola che favoriscano l’instaurarsi e il
mantenimento di condizioni di stabilità;
• ripristino della funzione prioritaria del bosco per la costruzione del manto vegetale;
• creazione di appositi vivai specializzati in piante autoctone arboree ed arbustive che
potrebbero coprire il fabbisogno per gli interventi di forestazione e di sistemazione
delle aree instabili e produrre un incremento quantitativo e qualitativo della
manodopera specializzata legata i lavori forestali;
•
corsi di formazione professionale e di aggiornamento nel campo di manutenzione e
interventi di ingegneria naturalistica;
• progressiva limitazione o modifica dell’uso di tecniche di lavorazione dei terreni,
(ad esempio a “rittochino”, lungo le linea di massima pendenza, causa di aumento
dei fenomeni di ruscellamento e di erosione superficiale, di eliminazione di
terrazzi, etc.).
B) Interventi non strutturali. - Si potrà prevedere una proposta di indirizzi e direttive
da introdurre, a vari livelli, negli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
42
Allegato 4
nonché di pianificazione di settore ed in particolare nella pianificazione di bacino
idrografico. Si intende inoltre la specifica pianificazione d’emergenza ai vari livelli
(sistemi di allertamento e di allarme) e le attività di informazione e formazione
culturale sui diversi tipi di rischi e sui comportamenti da assumere in caso di
emergenza.. In sintesi potranno essere quindi formulati:
•
•
indirizzi che la Regione attuerà in collaborazione con Province, Comunità Montane,
Comuni e Enti per la predisposizione di normative, la redazione di linee guida alla
progettazione e per la azioni di difesa, l'acquisizione di finanziamenti per progetti
pilota e altro da identificare. etc.;
direttive che la Regione attuerà in collaborazione con Province, Comunità Montane,
Comuni e Enti per promuovere la predisposizione di sistemi di monitoraggio per il
controllo nel tempo dell’evoluzione delle piene fluviali e dei fenomeni di dissesto, la
predisposizione dei piani allertamento, di emergenza e di protezione per le popolazioni
esistenti, la disseminazione dell'informazione e la formazione a tutti i livelli, soprattutto
nella popolazione scolastica
CNR IRPI – Specifiche perimetrazione aree inondabili (D.L. 180, DPCM 267/98).
43
APPENDICE A
(D.P.R. 18 luglio 1995)
xlv
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
APPENDICE A
(D.P.R. 18 luglio 1995)
Piano Stralcio e Piano di Bacino
Come già specificato nel cap. 1, nella redazione del Piano stralcio si dovrà tener conto, oltre che
delle disposizioni della legge 183/1989 e della legge 267/1998, anche delle indicazioni di
coordinamento già emanate ai sensi della stessa legge 183/89. Di particolare rilevanza sono le
indicazioni fornite dal D.P.R. 18 luglio 1995 concernenti i criteri per la redazione dei piani di
bacini. La redazione di quest’ultimi, in base al sopraccitato D.P.R., si articola in tre fasi, non
necessariamente in sequenza, che riguardano rispettivamente:
1. Stato delle conoscenze
2. Individuazione degli squilibri
3. Azioni propositive
Ciascuna di queste include, nello stesso ordine, le tre fasi previste nell’atto di indirizzo e
coordinamento del DPCM del 29 settembre 1998:
•
fase prima: individuazione delle aree a rischio idraulico
•
fase seconda: perimetrazione e valutazione dei livelli di rischio
•
fase terza: programmazione della mitigazione del rischio
Nella realizzazione del piano stralcio, finalizzato alla individuazione e perimetrazione delle aree a
rischio idraulico, costituendo esso stesso un elemento del Piano di Bacino, oltre al rispetto di quanto
richiesto nel comma 1, art 1, del DL 180, è particolarmente utile e necessario allinearsi ai “Criteri
per la redazione dei piani di bacino” descritti nell’allegato al D.P.R. 18 luglio 1995.
Sono di seguito riportati ed criteri dell’atto di indirizzo che rientrano nelle specifiche di quanto
richiesto dal DL 180.
D.P.R. 18 luglio 1995.
1. STATO DELLE CONOSCENZE
Questa fase ha lo scopo di raccogliere e riordinare le conoscenze esistenti sul
bacino, al fine di renderle disponibili, oltre che all'Autorità di Bacino ed
alla Direzione Generale Difesa del Suolo, a tutte le altre Amministrazioni, agli
Enti e alle popolazioni interessati.
Tutte le informazioni saranno riportate in opportune raccolte tematiche inserite
in un quadro organizzato delle conoscenze, ove saranno indicati i dati rilevati
e le varie fonti di rilevamento.
Le informazioni raccolte dovranno anche essere riportate su opportuna
cartografia tematica. A tal fine si dovrà scegliere un adeguata ed unificata
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
scala, che per le rappresentazioni complessive, relative a tutta l'area del
bacino, dovrà essere almeno 1:100000 e, per i bacini più piccoli, almeno
1:50000.
Scale maggiori saranno opportunamente scelte per le rappresentazioni di
dettaglio, mentre per i bacini di grande estensione e dove scarseggiano le
informazioni potranno essere utili anche rappresentazioni d'assieme in scale
minori.
Data Base Territoriale
Operando con elaboratori elettronici per la messa a punto e la presentazione,
anche grafica, delle informazioni raccolte, dovranno essere specificati il
software e le conoscenze di base utilizzati, indicando inoltre le
caratteristiche dello hardware impiegato.
Per quanto attiene l'acquisizione e gestione dell'informazione raccolta, sarà
definito un "quadro organizzato delle conoscenze, secondo una- strutturazione
logica e funzionale nei confronti degli obiettivi posti dal piano. Tale
xlvi
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
xlvii
strutturazione, che sarà normalizzata in modo da essere adottata da tutti gli
studi di piano di bacino, dovrà comunque corrispondere a requisiti di
flessibilità tali da consentire un trattamento dell'informazione secondo le
esigenze dello specifico contesto territoriale in esame che, evidentemente,
condizionano i processi di rilevamento ed elaborazione delle formazioni.
Il quadro conoscitivo sarà organizzato in modo informatico seguendo i seguenti
criteri generali:
•
schedatura gestibile per elaborazione matematica e statistica dei dati
archiviati in forma numerica;
•
rappresentazione cartografica vettoriale; testi originali.
Le specifiche del sistema informatico di gestione relazionale del data base
saranno fornite dal Dipartimento dei Servizi Tecnici Nazionali ed adottate dal
coordinamento centrale istituito presso la Direzione Generale per la difesa del
suolo. Il data base di ogni Autorità di Bacino dovrà essere infatti compatibile
e integrabile nel data base della Direzione Generale della Difesa Suolo del
Ministero dei Lavori Pubblici, del S.I.N.A. del Ministero dell'Ambiente e del
sistema informativo unico del Dipartimento dei Servizi Tecnici Nazionali. A tal
fine esso dovrà possedere almeno le seguenti caratteristiche:
•
possibilità di aggiornamento della presente versione del data base
senza manipolazione dei cataloghi già archiviati;
•
facilità di gestione da parte di personale non necessariamente
specializzato in informatica;
•
facilità di inserimento di nuovi dati;
•
facilità di formazione di nuovi (non previsti) cataloghi;
•
gestione di informazioni territoriali e restituzione in forma
cartografica;
•
possibilità di predisporre il data base secondo un diverso criterio di
archiviazione.
Sarà descritto l'attuale stato di consistenza di ogni sistema di opere,
mostrando la sua evoluzione nel tempo ed indicandone le situazioni di dettaglio.
In Carte tematiche di sintesi dovranno essere mostrate le interconnessioni
esistenti tra i singoli sistemi di opere insediate sul bacino ed eventualmente
anche esterne ad esso.
FASE Conoscitiva
1.1 - Descrizione dell'ambiente fisiografico.
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
xlviii
Questa attività dovrà consentire la definizione di tutti gli elementi di base
per inquadrare i problemi da esaminare con il Piano di bacino e si articolerà
innanzitutto su dati già disponibili ed acquisiti in applicazione del D.P.R. 7
gennaio 1992, tenendo presente che ulteriori e particolareggiate informazioni
saranno raccolte, analizzate ed utilizzate nei successivi tempi di
predisposizione ed attuazione del Piano di bacino.ù
1.1.1 - Individuazione del bacino.
Sarà individuato lo spartiacque naturale. Dove meno evidente risulta lo
spartiacque, si definiranno appropriati contorni del bacino sulla base di
documentate ipotesi, tenendo presenti anche la conformazione del bacino
sotterraneo e gli eventuali interventi antropici modificanti la rete
idrografica.
Saranno poste in evidenza le eventuali interazioni, naturali e antropiche, con i
bacini idrografici limitrofi.
Per i bacini con foce a mare si identificheranno le zone litoranee nelle quali è
sentito l'effetto degli apporti idrici e sedimentari del fiume, in termini di
correnti litoranee prevalenti, di trasporto solido costiero, di assetto
biologico, di eventuali inquinamenti e di quanto altro possa interessare
l'ambiente marino.
Per questa attività conoscitiva è perciò necessario attuare:
•
la delimitazione del bacino idrografico oggetto del Piano e la
delineazione della rete idrografica, secondo le indicazioni fornite dal
D.P.R. sulle delimitazione dei bacini idrografici di rilievo nazionale
ed interregionale;
•
la delimitazione dei sottobacini fino al massimo ordine richiesto dalla
natura e dall'importanza dei problemi da trattare;
•
l'individuazione dei bacini sotterranei e delle loro interconnessioni
se chiaramente accertabili con bacini idrografici limitrofi a quello in
esame;
•
la delimitazione delle unità fisiografiche costiere collegate al bacino
interessato, individuando, se possibile, i meccanismi di massima che ne
regolano la dinamica.
Per tutte le attività più sopra elencate, qualora non fossero disponibili
informazioni ritenute essenziali, si farà esplicita menzione di tale carenza
conoscitiva, indicando nel contempo gli studi integrativi necessari, con
sufficiente grado di dettaglio, che completano i programmi di cui all'articolo 1
del D.P.R. 7 gennaio 1992.
1.1.2 Morfologia, geologia, pedologia ed idrogeologia del bacino, uso del suolo.
Le informazioni da organizzare riguardano essenzialmente:
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
•
l'individuazione delle grandi unità lito-morfologiche;
•
i caratteri altimetrici, idrografici, geomorfologici, geologici,
geochimici, giacimentologici, idrogeo logici e pedologici;
•
la copertura vegetale;
•
i fenomeni di erosione e modificazione dei suoli, anche in relazione
all'uso antropico;
•
la natura, le caratteristiche geochimiche, la consistenza e la qualità
delle acque sotterranee, la stratigrafia degli acquiferi e la loro
piezometria;
•
l'ubicazione e la tipologia delle sorgenti e delle risorgive;
•
i caratteri morfologici dei corsi d'acqua e natura del trasporto solido
in alveo;
•
le aree di alimentazione degli acquiferi;
•
l'uso del suolo;
•
le capacità d'uso del suolo ("Land capability ");
•
le caratteristiche pedologiche, in rapporto all'idrologia superficiale
e sotterranea, alla --tipologia taxonomica, all'uso attuale del suolo,
a lla stabilità dei versanti;
•
gli eventuali giacimenti di materiali solidi, liquidi e gassosi di
particolare interesse;
xlix
1.1.3 - Climatologia ed idrologia.
Sarà evidenziata la climatologia del bacino, anche raffrontandola con quella dei
bacini limitrofi e curando, in particolare:
•
l'individuazione dei regimi pluviometrici e delle zone pluviometriche
Omogenee;
•
l'individuazione delle caratteristiche idrologiche in relazione all'uso
del suolo;
•
l'individuazione dei regimi idrologici e delle zone idrologiche
omogenee;
•
la caratterizzazione degli eventi estremi pluviometrici e idrologici;
•
la nivologia e la glaciologia, con riferimento al regime dei ghiacciai;
•
il quadro geochimico delle acque.
Sarà curata particolarmente l'informazione relativa ai corsi d'acqua del bacino,
con riferimento alle misure di livello, portata e trasporto 'solido in sezioni
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
l
caratteristiche. Saranno inoltre evidenziate le modifiche planimetriche ed
altimetriche degli alvei, come conseguenza delle varie forme di trasporto
solido.
Per i fiumi sfocianti a mare saranno esaminate le interazioni fra acqua dolce ed
acqua salata, la variazione dei livelli come conseguenza delle maree, la
risalita del cuneo salino, il comportamento della barra di foce e di eventuali
rami edilizi.
Per i bacini che comprendono acque di transizione (lagune, stagni costieri),
saranno evidenziate le interazioni i e te acque con quelle fluviali, in termini
di portate, variazioni di livello, di apporto di materiale solido, di caratteri
chimici e di carichi inquinanti.
Per la raccolta di queste informazioni si farà riferimento ai dati correntemente
raccolti da tutti gli Enti interessati (Servizio Idrografico e Mareografico,
Aeronautica Militare, Istituto Idrografico della Marina, ENEL, Ministero per il
Coordinamento delle politiche agricole alimentari e forestali, Consorzi, Uffici
regionali), nonché da Università ed Istituti di ricerca.
Saranno inoltre individuate le stazioni di rilevamento esistenti ed operanti,
unitamente all'ente che le gestisce, con l'indicazione della rispettiva area di
copertura, della strumentazione impiegata, dei periodi e delle modalità di
funzionamento e della consistenza e qualità degli archivi di dati.
Si provvederà infine ad una descrizione degli eventi storici più significativi
in materia di inondazioni ed allagamenti verificatisi nel bacino.
Nelle zone a pericolo valanghivo sarà redatta una Carta di probabile
localizzazione delle valanghe: tale carta segnalerà anche le attività antropiche
e gli insediamenti a rischio ed i sistemi di opere di protezione, sia nella zona
di distacco delle valanghe che nelle zone di scorrimento e di accumolo.
1.1.4 - Sedimentologia e trasporto solido.
Saranno raccolte tutte le informazioni atte a definire il bilancio
sedimentologico a livello di bacino o di sottobacino, tenendo anche in debito
conto l'apporto di sedimenti al mare. Tale disamina sarà effettuata in termini
di:
•
contributi sedimentari quantitativi e qualitativi delle diverse unità
lito-morfo-pedologiche caratteristiche delle varie parti del bacino;
•
caratteri sedimentologici dei corsi d'acqua;
•
trasporto solido costiero e nella zona di mare esterna contigua al
sistema di spiagge;
•
principali tipi di gestione dei suoli che causano l'erosione ed il
trasporto solido.
Dei laghi, dei serbatoi e delle opere idrauliche si evidenzieranno gli effetti
dell'interrimento, la qualità dei materiali di sedimentazione e la loro
provenienza, nonché agli aspetti limnologici delle acque.
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
li
Per le acque costiere interessanti il bacino saranno evidenziati l'aspetto
idrodinamico delle variazioni del livello marino e del moto ondoso in acque
basse, delle correnti litoranee predominanti, le modalità di erosione delle
spiagge.
1.2
- Normativa e caratterizzazione delle ripartizioni amministrative.
I risultati e le conoscenze acquisite durante la fase conoscitiva saranno
inquadrati nell'esistente legislazione e quindi dovrà preliminarmente essere
fissato l'aspetto amministrativo entro cui sono da effettuarsi gli interventi
sul bacino, tenendo presente il riferimento normativo derivato dalle leggi dello
Stato e delle Regioni, nonché dalle connesse norme attuative.
Saranno individuati i soggetti giuridici ed amministrativi che svolgono attività
di pianificazione di interesse per il bacino o comunque territorialmente
competenti, con definizione della relativa giurisdizione tecnica ed
amministrativa.
Saranno identificati:
•
gli eventuali confini di stato e la natura delle autorità estere
operanti nelle zone appartenenti al bacino;
•
i limiti di regione, provincia e comune;
•
i limiti giurisdizionali di consorzi e di particolari aggregazioni;
•
gli enti e gli organismi interessati alle finalità della legge n.183
del 1989 (3) per il bacino in esame o territorialmente competenti:
•
la struttura amministrativa direttamente o indirettamente competente
pro tempore, quali gli assessorati, gli uffici speciali,
l'organizzazione tecnica di supporto ai singoli uffici, il personale
tecnico e le rispettive qua 1ificazioni, le procedure amministrative e
tecniche seguite per l'espletamento delle funzioni istituzionali
dell'ufficio;
•
i centri e gli organismi di ricerca che abbiano operato od operino nel
bacino;
•
i mezzi tecnici disponibili (strumentazione, hardware e software
informatico, mezzi di trasporto, ecc.) per i singoli uffici;
•
il grado di interconnessione tra i diversi uffici e de lì e possibilità
di cooperazione;
•
gli archivi, tradizionali e/o automatizzati di informazioni di diverso
tipo (dati misurati, bibliografie, ecc.) disponibili presso i singoli
uffici;
•
le attività di pubblicizzazione e di editing dei singoli uffici;
•
le reti di monitoraggio, con la descrizione del grado di
interconnessione;
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
•
lii
l'ammontare dei finanziamenti negli ultimi 10 anni per interventi e
manutenzione.
Si provvederà quindi al censimento ed all'analisi degli strumenti di
pianificazione, evidenziandone particolarmente l' 'impatto sui problemi e sugli
aspetti specifici del bacino, ed in particolare sulla possibilità di armonizzare
e rendere compatibili fra loro i diversi piani.
Ai fini del coordinamento di cui al comma IV dell'art. 17 - legge n. 183 del
1989, si prenderanno in considerazione, in quanto costituenti lo scenario di
rifèrimento;
•
i provvedimenti della programmazione comunitaria e nazionale;
•
i piani regionali di sviluppo;
•
i piani territoriali regionali il coordinamento ed i piani regionali
paesistici;
•
i piani territoriali provinciali, i piani comprensoriali ed i piani
territoriali di area sub-regionale;
•
i piani e programmi regionali e provinciali di settore, ivi compresi
quelli riguardanti porzioni sub-regionali e sub-provinciali (ad
esempio, il piano regolatore degli acquedotti, il piano di risanamento
delle acque, i piani di infrastrutture a rete e puntuali, i piani di
smaltimento dei rifiuti solidi urbani e tossico-nocivi, i piani della
bonifica e degli insediamenti produttivi, ecc., nonché i piani ed i
programmi di cui alla legge 8 giugno 1990 n. 142);
•
i programmi di interventi ed i sistemi di progetti relativi ai settori
delle attività primarie, secondarie e terziarie (ad esempio, i
programmi per l'agricoltura, per la forestazione, per il controllo
dell'inquinamento atmosferico, lo sviluppo turistico, per i trasporti,
per le idrovie, per il settore energetico, per la portualità, per i
parchi e le riserve, ecc.).
Tutte queste informazioni saranno riportate su appropriata cartografia, secondo
le scale unificate prescelte.
Per la raccolta delle informazioni si potrà altresì far capo agli uffici dello
Stato, delle Regioni e delle Amministrazioni locali (Province, Comunità Montane,
Comuni), ad Università ed Istituti CNR nonché ad altre fonti comunque
disponibili.
Degli enti a competenza nazionale saranno individuati gli uffici periferici o le
sezioni competenti per il bacino in esame.
Saranno inoltre individuati:
•
le leggi nazionali e le direttive della Comunità Europea, distinguendo
tra quelle recepite e quelle in via di recepimento, e gli eventuali
accordi internazionali;
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
•
le leggi ed i regolamenti regionali;
•
le disposizioni provinciali e le ordinanze locali più significative;
•
imposte, canoni e contributi particolari;
•
i criteri di tariffazione per i vari usi dell'acqua e per i servizi di
raccolta, trasporto e trattamento d elle acque reflue;
•
gli strumenti di finanziamento ad opera dello Stato, della Comunità
Europea e delle Regioni.
1.3
Descrizione dell'ambiente antropico (stato di fatto)
L'elaborazione del Piano di Bacino richiede la conoscenza dello stato di
antropizzazione del territorio e della dinamica insediativa. E' pertanto
necessario procedere all'identificazione dell'uso del territorio e delle
attività economiche interessanti il Piano, con particolare riferimento a:
•
trend demografico e socio-economico;
•
aree marginali, incolte e soggette a desertificazione;
•
parchi e zone protette;
•
zone soggette a vincoli e servitù in base a leggi speciali (vincolo
monumentale, paesistico, archeologico, ecc.);
•
miniere, cave, perforazioni profonde ed attività estrattive in alveo;
•
zone agricole, con l'indicazione delle colture prevalenti e
dell'attività irrigua e relativa struttura fondiaria, boschi, zone di
rimboschimento e colture arboree da legno, pascoli ed allevamenti
zootecnici intensivi;
•
zone adibite alla pesca ed all'acqua-coltura;
•
zone urbane, con le tendenze espansive;
•
zone industriali, commerciali, produttive in genere;
•
discariche di rifiuti solidi urbani, industriali, speciali;
•
zone turistiche, ricreative e di particolare interesse storico e
paesaggistico;
•
zone soggette a particolari servitù di carattere idraulico, per il
traffico e la difesa nazionale;
•
dighe ed opere di ritenuta;
•
impianti idroelettrici;
•
strade, autostrade, ferrovie, aeroporti eporti di particolare impatto
sulle condizioni ambientali;
liii
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
•
infrasttutture a rete (acquedotti, fognature, impianti di depurazione,
di bonifica, irrigazione, ecc.);
•
idrovie.
1.4 - Utilizzo delle acque.
Con l'ausilio di adeguata rappresentazione cartografica, nelle prescelte scale
unificate, saranno evidenziati:
•
gli usi potabili, indicando i punti e le modalità di prelievo dai corpi
idrici superficiali e sotterranei, le opere di invaso, adduzione,
sollevamento e potabilizzazione;
•
gli usi irrigui, indicando i punti e le modalità di prelievo,
adduzione, ripartizione, adeguamento e restituzione delle portate di
supero;
•
gli usi secondari per l'agricoltura, la pastorizia e la zootecnia;
•
gli usi industriali: nella segnalazione degli acquedotti industriali si
evidenzieranno i punti e le modalità di prelevamento, le strutture di
adduzione trattamento e restituzione dei reflui;
•
gli usi idroelettrici, con l'indicazione delle opere di sbarramento,
scarico, trasporto e restituzione dell'acqua, nonché con l'ubicazione e
la tipologia delle centrali;
•
gli usi termoelettrici, con l'ubicazione delle centrali, il sistema di
raffreddamento, l'ubicazione e la tipologia delle opere di prelievo e
di scarico, le caratteristiche dei servizi idrici ausiliari.
Per ciascuno dei precedenti impieghi saranno riportati:
•
gli estremi dei provvedimenti di concessione,
•
le portate minime e massime prelevate,
•
i volumi prelevati annualmente e quelli eventualmente restituiti,
•
i calendari di prelievo,
•
gli eventuali canoni di concessione.
Saranno ancora descritti gli utilizzi dell'acqua per:
•
la navigazione interna, indicando l'ubicazione e la tipologia delle
opere fisse (canali, porti, sostegni, conche), i tiranti minimi di
navigazione, i criteri di esercizio;
liv
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
•
lv
gli usi naturalistici ed ambientali (aree protette, parchi, zone di
pesca, di balneazione e di interesse paesaggistico e monumentale).
Si dovrà inoltre effettuare una valutazione dei fenomeni di abusivismo.
Saranno infine da identificare tutte le forme di utilizzo di risorse non
convenzionali, evidenziandone la potenzialità e gli aspetti tecnologici.
Utilizzando le informazioni reperite, saranno redatte carte dell'uso attuale
delle acque in scala appropriata, ordinariamente 1: 100000 (1.50000 per i bacini
minori).
1.5 - Censimento degli scarichi nei corpi idrici.
Saranno individuati tutti gli scarichi significativi concentrati provenienti da
utilizzazioni idriche di natura domestica, urbana, industriale e zootecoica,
recapitanti nei corpi idrici superficiali e sotterranei, precisando:
•
gli estremi dell'autorizzazione;
•
la data di costruzione e quella di inizio funzionamento, nonché gli
eventuali periodi di interruzione e le relative cause;
•
l'ubicazione, io base alle coordinate geografiche ed alla quota sul
livello del mare;
•
le caratteristiche idrauliche (a pelo libero, io pressione, a getto
libero o sommerso);
•
le caratteristiche del corpo idrico ricettore e la sua possibilità di
rigurgitare lo scarico;
•
la portata minima, media e massima dell'effluente;
•
il volume annuo scaricato;
•
le modalità di funzionamento nel tempo;
•
le caratteristiche qualitative in base ad un certo numero di parametri
significativi;
•
l'eventuale esistenza di situazioni di contenzioso e di intervento
delle autorità sanitaria e giudiziaria.
L'ubicazione dello scarico e le sue caratteristiche principali saranno indicate
nella cartografia tematica, nelle scale unificate prescelte e con opportuno
simbolismo unificato.
Per gli scarichi provenienti dall'agricoltura e dalle altre attività che danno
luogo ad immissioni diffuse nei corpi idrici superficiali e sotterranei, si
indicheranno con opportuno simbolismo tutte le zone di influenza, precisando le
modalità di scarico e la tipologia qualitativa delle acque sversate.
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
lvi
Le informazioni raccolte saranno sintetizzate su cartografia tematica.
1.6 - Stato di qualità delle acque.
Lo stato di qualità delle acque verrà definito attraverso idonei indicatori in
grado di rappresentare le diverse condizioni di compromissione dei corpi idrici,
anche sotto l'aspetto dello stato trofico. Io particolare, verranno utilizzati
tutti i dati resi disponibili e derivanti dalle indagini effettuate ai livelli
regionali, provinciali e locali, relativamente allo stato di qualità delle acque
superficiali, sotterranee costiere.
Verrà fatto specifico riferimento alle stazioni di rilevamento della qualità
delle acque, nonché alle modalità di campionamento e di analisi.
Con i dati disponibili sarà inoltre evidenziata l'evoluzione temporale dello
stato di qualità dei corpi idrici, in relazione alle caratteristiche naturali
delle acque ed alle attività antropiche della zona, individuando anche tratti e
zone omogenee con caratteristiche qualitative particolari, anche io vista di
azioni tendenti alla classificazione dei corpi idrici stessi ed al recupero
della qualità.
Per i laghi sarà verificato lo stato trofico delle acque.
I dati in questione saranno oggetto di specifiche elaborazioni e verranno
considerati gli aspetti fisici, chimici e biologici della qualità, in relazione
agli standard d'i doneità d'uso delle acque.
1.7 - Censimento delle opere di difesa del territorio.
Saranno individuati i sistemi di opere o le opere individuali, qualora esse
siano di sufficiente consistenza, preposte a:
•
difesa idraulica (argini di piena, canali deviatori o scolmatori,
bacini o serbatoi di laminazione delle piene, casse di espansione,
ecc.) indicandone le caratteristiche generali e le finalità, l'area o
l'entità protetta;
•
sistemazione delle aree in frana (opere di sostegno, drenaggi, ecc.)
indicando le caratteristiche del fenomeno franoso delle Opere;
•
protezione dell'erosione (sistemazioni idraulico forestali,
sistemazioni fluviali) indicando i caratteri del fenomeno erosivo, gli
elementi generali del piano di sistemazione;
•
protezione delle valanghe indicando i caratteri generali del piano
delle opere.
Ove possibile, sarà indicata la data o il periodo di costruzione delle opere. Io
aggiunta alle opere esistenti saranno censite anche le opere il cui progetto sia
finanziato o sia in corso di finanziamento; io tal caso saranno indicati gli
estremi del progetto e della disposizione del finanziamento.
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
lvii
Le informazioni raccolte saranno riportate con opportuno simbolismo su carta
tematica, sulla quale saranno evidenziate, indicando i singoli usi, anche le
opere idrauliche adibite ad usi plurimi.
1.8 - Stato di manutenzione e di efficienza delle opere.
Per tutte le opere realizzate, siano esse destinate al prelievo, trasporto e
distribuzione delle acque da utilizzare, oppure al collettamento e smaltimento
degli scarichi, oppure al controllo delle piene e prevenzione delle inondazioni,
oppure ancora a lì a prevenzione dell'inquinamento delle acque superficiali e
sotterranee, saranno indicati il g rado di efficienza e lo stato di
manutenzione, in termini di interventi attuati o da attuare, con l'indicazione
dei relativi costi e delle rispettive competenze ad intervenire.
2. INDIVIDUAZIONE DEGLI SQUILIBRI
Con la dizione generale di squilibrio si intende definire quelle situazioni,
manifeste o prevedibili, nelle quali lo stato attuale del territorio presenta
condizioni di rischio e/o di degrado ambientale negative per la vita e lo
sviluppo delle popolazioni interessate costituendo, al tempo stesso, motivo di
intervento ad opera della preposta autorità.
Sono pertanto squilibri:
•
le situazioni di rischio idraulico, geologico ed ambientale;
•
le alterazioni nella qualità degli ecosistemi (flora, fauna);
•
le insufficienze nella disponibilità quali-quantitativa delle risorse-
•
il sovrasfruttamento delle risorse disponibili;
•
l'inquinamento delle acque e del suolo;
•
la non rispondenza delle opere esistenti agli specifici obiettivi da
raggiungere.
In Ciascuno dei diversi anbiti disciplinari il riconoscimento degli squilibri
potrà avvenire secondo criteri differenti. Il riconoscimento degli squilibri di
varia natura interessanti il bacino comporta l'acquisizione delle relative
conoscenze definite nella fase conoscitiva e costituisce il passo preliminare
della pianificazione: sulla base delle risultanze di questo riconoscimento
saranno giustificati tutti gli interventi previsti nella fase propositiva.
Saranno di norma identificati due orizzonti di studio:
•
attuale, con il riconoscimento delle situazioni critiche in atto o di
cui si può prevedere il verificarsi a breve scadenza;
•
futuro, a proiezione di trent'anni ed attualmente fissati alla data
convenzionale del 2020.
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
lviii
Di norma, potranno essere previsti più scenari alternativi di sviluppo: questi
saranno mantenuti per la loro valutazione nel corso della fase pro-positiva
qualora ne sia verificata la compatibilità con le risorse disponibili nel
bacino.
In occasione dell'aggiornamento del Piano di bacino, saranno prodotte nuove
valutazioni aggiornate sia della situazione di squilibrio attuale che di quella
futura.
Sulla scorta dei risultati e delle tendenze evidenziati nella fase conoscitiva,
saranno formulati scenari alternativi da valutare io sede di previsione
dell'assetto futuro.
2.1 - Risorsa idrica.
Per le valutazioni riguardanti la risorsa idrica, sulla base dei dati raccolti
nella fase conoscitiva, si tenderà all'ottimizzazione delle varie forme di
utilizzo dell'acqua, sia di prelievo (potabile, agricolo, industriale per la
produzione di energia), che in situ (interna, mantenimento di siti di carattere
naturalistico, estetico e culturale).
Una Carta tematica di sintesi indicherà quali siano le utenze che per quantità
e/o qualità dell'acqua derivata non risultino soddisfatte; saranno altresì
segnalate le utenze che derivino acqua in quantità superiore a quanto
giustificabile per l'espletamento razionale degli usi considerati e con qualità
non strettamente necessaria per quanto richiesto da gli usi medesimi.
Saranno inoltre indica ti gli acquiferi soggetti a sovrasfruttamento, in
relazione a particolari usi di prelievo, evidenziando gli effetti riscontrati o
riscontrabili in conseguenza di tale sovrasfruttamento.
In particolare, per gli acquiferi costieri saranno evidenziate le zone di
intrusione e contaminazione salma.
2.2 - Risorsa suolo.
In relazione alle capacità naturali del suolo di costituire un supporto alla
vita vegetale, animale ed all'attività all'uomo, nonché di proteggere le falde
dall'inquinamento da percolazione, Sono squilibri tutte quelle forme,
influenzate o meno dall'intervento antropico, o dal suo stato di abbandono, che
peggiorano o comunque alterano le sue qualità soprattutto in relazione alla
fertilità e produttività, nonché alla capacità di incidere sulla stabilità dei
versanti, sulla regolazione dei deflussi e dell'erosione, superficiale, sulla
ricarica delle falde e sui conseguenti eventuali fenomeni di inquinamento.
Tali situazioni di squilibrio saranno evidenziate su apposita cartografia,
sottolineando gli effetti dei vari interventi antropici e individuando possibili
forme di intervento di difesa e di ricostituzione.
In questo contesto saranno analizzate le risorse agricole per tipologia ed
importanza economica. Per tali risorse, compresa nella zootecnica, si dovranno
valutare gli effetti quella ti ed indiretti sull'inquinamento.
2.3 - Risorse dell'ambiente acquatico.
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
lix
La situazione di squilibrio in questo settore riguarda principalmente fl
mantenimento di condizioni di vita acquatica, sulla base di esigenze
quantitative e qualitative di acqua nei corpi idrici, ritenute indispensabili
per lo sviluppo della vita stessa.
Per le valutazioni riguardanti la quantità e la' qualità delle acque
superficiali saranno individuati su una Carta tematica quei tronchi della rete
drenante, naturale ed artificiale, nei quali sussiste l'incompatibilità con i
predetti valori, tenendo presenti eventuali limiti fissati dalla legge e dai
piani di risanamento delle acque.
Le medesime valutazioni sono effettuate anche riguardo alle acque costiere di
interesse per il bacino.
Per le valutazioni riguardanti la qualità delle acque sotterranee saranno
delimitate su Carta tematica le zone di falda a differente grado di
compatibilità con l'habitat delle zone interessate direttamente od
indirettamente dalle falde stesse, distinguendo, ove possibile, le diverse
situazioni presentate dagli acquiferi multistrato,
2.4 - Attivita' estrattive.
Per le attività di coltivazione di miniere e cave, distinte per metodologia di
estrazione e caratteristiche del materiale prelevato, nonché per gli impianti di
estrazione di sostanze liquide o gassose, sarà indicato su apposita cartografia
il grado di compatibilità con le condizioni attuali o prevedibili dell'ambiente
in cui dette attività sono inserite.
Per quanto riguarda l'estrazione di inerti dagli alvei, sarà indicata la
compatibilità dell'attività estrattiva con le condizioni di equilibri
morfologico e ambientale degli alvei.
Saranno individuate le situazioni io cui l'attività estrattiva interferisce con
il deflusso delle acque di falda e determina contaminazioni pericolose per lo
stato di qualità delle acque superficiali e sotterranee.
Nel Piano saranno individuate le cave di materiali lapidei e di inerti. Io tutti
i casi sarà documentata e valutata la compatibilità ambientale e la possibilità
di ricorrere ad usi alternativi del territorio.
Per quanto riguarda le risorse idriche sotterranee, saranno prese in
considerazione quelle situazioni caratterizzate da depauperamento della qualità
delle acque, da definire io base ad appropriate soglie di accettabilità di
prestabiliti indicatori, tenendo presente eventuali limiti fissati dalle leggi
vigenti. A tali considerazioni saranno associate le proiezioni relative
all'evoluzione dei fenomeni evidenziati.
Saranno inoltre evidenziate le situazioni di eccessivo sfruttamento delle falde,
io relazione alle modalità di ricarica naturale.
Io tutti i casi saranno pianificati i sistemi operativi di monitoraggio delle
fonti di inquinamento potenziale ed areale di diverso gra i eri-colo, sia per
gli inquinamenti stessi che per altri eventuali rischi. La cartografia tematica
sarà opportunamente integrata da sistemi informativi della vulnerabilità ai
diversi pericoli e rischi idrogeologici.
Saranno infine localizzati i fenomeni di subsidenza, evidenziando i legami con
le attività antropiche collegate direttamente allo sfruttamento dei fluidi.
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
lx
2.5 - Attività insediative.
Nel valutare il grado di compatibilità ambientale delle attività di tipo
insediativo nel bacino, si evidenzieranno, sia come situazione "de facto, che
come situazione "de iure" previste nella pianificazione urbanistica, le
interrelazioni degli insediamenti esistenti e di progetto con le esigenze di
conservazione, valorizzazione o migliore utilizzo delle risorse fisiche presenti
nel bacino. Saranno perciò evidenziate su Carta tematica le eventuali
incongruenze che esistono tra nuovi insediamenti e valore storico e
naturalistico dei luoghi, nonché l'impatto che i centri abitati e le relative
infrastrutture esercitano sulle condizioni di assetto idraulico e di instabilità
del suolo.
2.6 - Situazioni a rischio idraulico, geologico e sismico.
Su tutto il territorio del bacino saranno segnalate, con Carta tematica, le
situazioni di degrado geologico e geomorfologico in atto, distinguendole per
tipologia (frane, erosioni di versante, ecc.) ed ove possibile, per probabilità
di accadimento.
Gli episodi di maggior e importanza saranno segnalati singolarmente, negli altri
casi sarà delineata una zona omogenea su cui il dissesto possa ritenersi
uniformemente diffuso.
Sulla Carta tematica saranno indicate le attività antropiche minacciate da
eventi geologici, diversificandole per tipologia (centri urbani, attività
agricole, linee di comunicazione, insediamenti industriali, ecc.) e per il grado
di rischio a cui esse sono soggette.
Lungo la rete idrografica saranno individuate le aree passibili di inondazione
con diversa probabilità (o tempo di ritorno): sulle Carte tematiche saranno
evidenziate anche le attività antropiche e gli insediamenti a rischio.
Lungo le coste saranno segnalate su Carta tematica le situazioni di dissesto,
distinguendole per tipologia e classificandole per gravità saranno altresì
individuate le attività antropiche e gli insediamenti a rischio.
Il territorio di pertinenza del bacino sarà infine valutato dal punto di vista
del rischio sismico, considerando quindi gli aspetti di pericolosità sismica,
vulnerabilità ed esposizione, particolarmente finalizzati alle problematiche di
bacino.
2.7 - Caratterizzazione degli squilibri.
Per quanto riguarda le acque superficiali, le valutazioni riguardanti gli
squilibri tra qualità della risorsa disponibile e domanda d'uso della stessa,
sia ai fini del mantenimento della vita acquatica che degli usi potabili,
agricoli e industriali, faranno riferimento a tronchi della rete drenante,
naturale e artificiale, in cui le acque defluenti abbiano caratteristiche
pressoché uniformi. In relazione ai diversi usi sarà segnalata con distinte
modalità di rappresentazione la differenza riscontrata tra gli indicatori della
qualità delle acque del corpo idrico ed i valori necessari per l'uso in esame.
Andrà fatto esplicito riferimento alle normative vigenti e dovrà essere fatta
menzione alla disponibilità dei dati che hanno consentito di emettere il
giudizio.
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
lxi
Per quanto riguarda le acque sotterranee, si identificheranno gli acquiferi, o
parti di essi, ove la qualità delle acque, sia per cause naturali che come
conseguenza di attività antropiche, non è in grado di soddisfare le esigenze
dell'utenza, prima fra tutte quella potabile.
Ai fini del riconoscimento degli squilibri, nei casi di insufficienza
dell'informazione disponibile, potranno essere condotte campagne di monitoraggio
per il rilevamento di indicatori fisici chimici e biologici in sezioni o luoghi
rappresentativi. Per le acque superficiali le misure saranno effettuate in
condizioni idrologiche significative rappresentative del ciclo stagiona le ed in
localizzazioni definite sulla base delle risultanze delle indagini conoscitive
descritte nelle fase conoscitiva.
Una situazione ritenuta critica sarà separabile dalle altre quando essa sarà
riconosciuta indipendente dalle altre, sia dal punto di vista fisico, sia per le
possibili ricadute dal punto di vista economico e sociale.
Alcune situazioni critiche possono interessare tutto il bacino nel suo
complesso. E' anche possibile che in una singola area si presentino situazioni
critiche di diversa tipologia: queste saranno considerate tra loro indipendenti
quando ciò sia giustificata dal punto di vista fisico e delle modalità di
intervento.
Identificate e circoscritte le situazioni critiche, queste saranno elencate su
una scheda di sintesi, distinte per tipologia e contrassegnate da un ordine di
priorità.
Le situazioni squilibrate così identificate (o almeno quelle la cui soluzione
sarà proposta nella fase propositiva) saranno analizzate in maggior dettaglio,
indicando su una scheda sintetica le motivazioni degli scompensi, la valutazione
della gravità degli squilibri, l'elenco ragionato degli interventi (strutturali
e non strutturali) atti a risolverle.
Dell'efficacia di ciascuna delle soluzioni proposte sarà fornita una valutazione
qualitativa.
Qualora le soluzioni identificate interessino più aree di crisi, ciò deve essere
segnalato nella scheda, la quale dovrà considerare tutte le aree di crisi
interessate dalla soluzione progettuale proposta.
E' consigliabile che le schede siano corredate da una cartografia esplicativa
redatta in scala non inferiore a 1:50000.
3. AZIONI PROPOSITIVE
3.1 - Obiettivi
Il valore, le finalità ed i contenuti del Piano di bacino sono quelli definiti
all'art. 3 e dall'art, 17, comma 1, della legge n. 183 del 1989. Obiettivi del
Piano saranno pertanto il conseguimento di azioni coordinate rivolte alla
conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo ed alla corretta
utilizzazione delle acque, nonché alla corretta gestione complessiva di tutte le
risorse esistenti nel bacino.
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
lxii
Il Piano si manifesta pertanto come uno strumento dinamico, in grado di
programmare le azioni da svolgere, tenendo in debito conto l'effetto degli
interventi realizzati e la reattività delle misure adottate, non solo secondo
l'aspetto fisico delle varie componenti del bacino, ma anche nell'aspetto
economico e sociale del territorio interessato.
Le finalità generali elencate al citato art. 3 sono però definite in rapporto ai
caratteri fisici ed agli assetti antropici del bacino considerato e quindi
precisate nel dettaglio tenendo conto delle situazioni e dei problemi specifici.
3.2 - Elaborati di piano.
Il piano, sulla base del terzo comma dell'art. 17 della legge n. 183 del 1989, è
composto dai seguenti elaborati obbligatori:
•
la relazione tecnica in cui sono descritte le analisi sullo stato di
fatto, gli obiettivi specifici, le ipotesi progettuali e
l'articolazione delle fasi attuative, comprensive degli aspetti
economici ed amministrativi
•
gli elaborati di progetto con distinzione tra lo stato di fatto e
quello di progetto
•
le norme di attuazione attraverso cui sono individuati i criteri, le
direttive, le prescrizioni d'uso, finalizzati alla conservazione, alla
difesa e alla valorizzazione del suolo ed alla corretta utilizzazione
delle acque, nonché sono regolamentati gli aspetti operativi del piano
ed i rapporti con gli strumenti di pianificazione ed i progetti di
intervento.
3.2.1 - I piani di bacino e gli altri strumenti di pianificazione.
Ai fini della preminenza di cui all'art. 17 della legge n. 183 del 1989, negli
elaborati di piano saranno valutati l'integrabilità ed il grado di coerenza del
piano di bacino con i programmi nazionali, regionale e sub regionali di sviluppo
economico e di ogni altro piano o programma avente incidenza sul la
conservazione e sull'uso del suolo nonché sulla tutela delle acque.
A tal fine saranno specificati modalità e strumenti per garantire il concreto
adeguamento ai piani di bacino, ove necessario, dei piani citati nell'art. 17
comma 4 d ella legge 18 maggio 1989 n. 183, considerandone gli effetti sul
territorio e sull'ambiente antropico, nonché le ripercussioni a carattere socioeconomico.
3.3 - Proposte di intervento e priorita.
Questa fase prevede la progettazione, a livello di fattibilità, ai sistemi di
opere di difesa del suolo, forestali, infrastrutturali (interventi strutturali),
e di provvedimenti normativi ed amministrativi (interventi non strutturali),
necessari per risolvere le singole situazioni di squilibrio individuate nella
precedente fase.
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
lxiii
Ciascuna soluzione è proposta, nei limiti del possibile, identificando oltre al
progetto complessivo anche gli intermedi stralci realizzativi, al fine di
consentire sia la verifica della funzionalità delle opere che il loro graduale
finanziamento.
Ciascun progetto deve porre in luce le inter-connessioni con i progetti
riguardanti altre aree critiche e le sinergie che ulteriori proposte possono
realizzare per la risoluzione di più situazioni di squilibrio.
Ciascun progetto di intervento strutturale è descritto al meno con gli elaborati
di seguito elencati:
•
un testo sintetico con la giustificazione del progetto alla luce di
quanto chiarito nelle precedenti fasi di studio del Piano di bacino e
la descrizione dei risultati che con esso si intende raggiungere;
•
una cartografia in scala non inferiore a 1:25000, con la localizzazione
delle opere e degli interventi proposti;
•
una serie di schede con l'indicazione delle caratteristiche delle opere
e degli interventi; il grado di dettaglio nella descrizione delle opere
deve essere sufficiente per una ragionata stima dei costi;
•
una scheda con l'elenco delle opere e degli interventi e relativa stima
dei costi, nonché l'indicazione degli stralci realizzativi;
•
ove possibile, una sintetica analisi costi-benefici del l'intervento
proposto.
Nell'elencazione degli interventi strutturali sono considerati anche quelli
rivolti alla manutenzione ed al ripristino e a funzionalità delle opere
esistenti.
Ciascun progetto di intervento non strutturale è descritto almeno con gli
elaborati di seguito elencati:
•
un testo sintetico con la giustificazione del progetto alla luce di
quanto chiarito nelle precedenti fasi di studio del Piano di bacino e
la descrizione dei risultati che con esso si intende raggiungere, sotto
l'aspetto tecnico, ambientale, economico e sociale;
•
una descrizione dei provvedimenti normativi e/o amministrativi proposti
per la soluzione del problema;
•
bozze dei testi delle disposizioni normative delle quali è proposta
l'adozione;
•
una sintetica analisi costi-benefici del l'intervento previsto.
Le proposte di intervento fatte per gli scenari futuri debbono essere
compatibili con le proposte di intervento precedentemente formulate per lo
scenario attuale.
Allegato A - D.P.R. 18 luglio 1995.
lxiv
Qualora siano individuabili più soluzioni progettuali (sia di tipo strutturale
che non strutturale) per la soluzione degli squilibri, è consigliabile che esse
siano separatamente presentate: la conclusiva analisi costi-benefici sarà utile
al fine di valutare l'efficacia e la funzionalità della soluzione prescelta.
Ai fini dell'individuazione degli interventi, della valutazione del grado di
priorità e della scelta delle caratteristiche tipologiche, si seguiranno i
criteri gli elementi indicati ai paragrafi 5.2, criteri e del D.P.C.M. 23 marzo
1990.
3.4 - Formazione del catalogo nazionale.
Presso la Direzione Generale della Difesa del Suolo, in ordine alla sua funzione
di segreteria del Comitato Nazionale per la Difesa del Suolo, verrà attivato un
catalogo nazionale delle proposte di intervento sui bacini italiani.
A tal fine le Autorità di bacino dovranno elaborare e presentare alla Direzione
Generale della Difesa e Suolo una documentazione di sintesi che fornisca un
quadro completo ed esauriente degli squilibri in atto nel bacino e degli
interventi proposti.
Tale documentazione sarà costituita da:
una Carta tematica riportante la localizzazione delle situazioni di squilibrio e
di rischio;
una scheda di sintetica descrizione per ciascuna di queste situazioni;
una Carta tematica riportante la localizzazione delle soluzioni progettuali
proposte, sia diffuse che puntuali;
una scheda di sintetica descrizione per ciascuna di queste soluzioni.
Le schede dovranno contenere gli opportuni rinvii alla documentazione di maggior
dettaglio.
Questa documentazione sarà prodotta utilizzando procedure e strumenti
informatici secondo gli standard che verranno utilizzati dalla Direzione
Generale per la Difesa del Suolo.
Allegato B – Modello di calcolo idraulico
lxv
APPENDICE B
Ricostruzione dei profili della superficie libera in moto
permanente. Modello monodimensionale.
Allegato B – Modello di calcolo idraulico
lxvi
APPENDICE B
Ricostruzione dei profili della superficie libera in moto
permanente. Modello monodimensionale.
La ricostruzione dei profili della superficie libera dei corsi d’acqua in moto permanente è
effettuata col programma di calcolo River Analysis System dell’Hydrologic Engineering
Center, United States Army Corps of Engineers (HEC-RAS).
Nelle ipotesi di condizioni di moto permanente unidimensionale, corrente gradualmente
variata (fatta eccezione per le sezioni in cui si risente della presenza di strutture, quali ponti
o tombini per attraversamento) e pendenze longitudinali del fondo dell’alveo non
eccessive, per un dato tratto fluviale elementare, di lunghezza finita, il modello si basa
sulla seguente equazione di conservazione dell’energia tra le generiche sezioni trasversali
di monte e di valle, rispettivamente indicate coi pedici 2 e 1:
Y2+Z2+α2V22/(2g) = Y1+Z1+α1V12/(2g)+∆H
in cui Y2 e Y1 sono le profondità d’acqua, Z2 e Z1 le quote dei punti più depressi delle
sezioni trasversali rispetto a un piano di riferimento (superficie libera del medio mare), V2
e V1 le velocità medie (rapporto tra portata e area bagnata della sezione), α2 e α1
coefficienti di Coriolis di ragguaglio delle potenze cinetiche, g l’accelerazione di gravità e
∆H le perdite di carico nel tratto considerato.
Le perdite energetiche per unità di peso che subisce la corrente fluida fra due sezioni
trasversali sono espresse come segue:
α 2 V22 α1V12
−
∆H = LJm + C
2g
2g
in cui L è la lunghezza del tratto in analisi, Jm è un valore medio rappresentativo della
cadente (perdita di carico per unità di lunghezza) nel tratto medesimo e C è il coefficiente
di contrazione o espansione; in tal modo, si tiene conto sia delle perdite di carico continue
o distribuite, rappresentate dal primo addendo del membro di destra, sia delle perdite di
carico localizzate o concentrate, rappresentate dal secondo addendo del membro di destra e
dovute alle variazioni di sezione trasversale e/o alla presenza di ostacoli strutturali.
Negli alvei naturali, si suole suddividere la sezione trasversale in tre parti, caratterizzate da
differenti valori della scabrezza, in cui la velocità si possa ritenere uniformemente
distribuita: la parte centrale o canale principale, interessata dalle portate più basse, e le
banchine laterali o golene, interessate dalle portate più alte. La determinazione della
cadente, J, sezione per sezione avviene tramite l’equazione di moto uniforme di Manning:
Q = KJ0,5
essendo Q la portata totale e K un coefficiente di
trasporto, espresso come segue:
K = ARi2/3/n
lxvii
Allegato B – Modello di calcolo idraulico
in cui A è l’area bagnata della sezione trasversale, Ri il raggio idraulico (rapporto tra area e
perimetro bagnato), n un coefficiente di scabrezza. Il coefficiente di trasporto, K, viene
valutato separatamente per il canale principale e le golene; il suo valore per l’intera sezione
trasversale è la somma delle tre aliquote. La cadente è quindi esprimibile come J=(Q/K)2 in
ciascuna sezione; ma il suo valore rappresentativo, Jm, nel tratto considerato è valutato con
una delle seguenti formule:
media dei coeff. di trasporto
æ Q + Q2
Jm = çç 1
è K1 + K 2
ö
÷÷
ø
media aritmetica
Jm = (J1+ J2)/2
media geometrica
Jm = (J1J2)0,5
media armonica
2
Jm = 2J1J2/(J1+ J2)
Il programma HEC-RAS seleziona automaticamente l’equazione più appropriata per il
calcolo di Jm, secondo che, nel tratto di volta in volta considerato, l’alveo sia a forte o
debole pendenza e la corrente sia lenta o veloce, accelerata o decelerata.
Per ciascun tronco fluviale compreso tra due sezioni trasversali si considerano la lunghezza
del canale centrale, Lc, e le lunghezze delle banchine laterali, Lsx e Ldx rispettivamente per
la golena sinistra e quella destra. Per la determinazione delle perdite di carico continue, si
adopera un valore della lunghezza pari alla media pesata di Lc, Lsx e Ldx sulle portate medie
riferite anch’esse all’alveo centrale e alle golene (Qc,m, Qsx,m e Qdx,m):
L = (LsxQsx,m+LcQc,m+LdxQdx,m)/(Qsx,m+Qc,m+Qdx,m)
Il coefficiente di Coriolis si esprime come segue, in funzione dei coefficienti di trasporto,
Ki, e delle aree bagnate, Ai, del canale principale e delle golene:
α=
A2
K3
K 3i
åi A 2
i
La procedura di calcolo per la determinazione della profondità d’acqua in ogni sezione è
iterativa: si assegna una condizione iniziale a valle o a monte (tirante di moto uniforme,
altezza critica, profondità d'acqua nota, ecc.) e si procede verso monte o valle secondo che
si stia ricostruendo un profilo di corrente lenta o veloce; si assume una quota della
superficie libera, WSI=YI+ZI, di primo tentativo nella sezione in cui essa è incognita; si
determinano K e V; si calcolano Jm e ∆H; si ottiene dall’equazione dell’energia un secondo
valore della quota dell’acqua, WSII, da paragonare con quello assunto inizialmente; si
ripetono i passi suddetti finché la differenza tra le quote della superficie libera risulti
inferiore alla tolleranza prestabilita (3 mm).
La profondità d’acqua determinata, Y=WS-Z, va paragonata con l’altezza critica, Ycr, per
stabilire se il regime di moto è subcritico o supercritico. L’altezza critica è quella
profondità d’acqua per cui il carico totale, H=WS+αV2/(2g), assume valore minimo. In
alvei naturali, si possono presentare situazioni in cui la curva dell’energia, ossia la
funzione H(WS), presenta più di un minimo, ad esempio in presenza di ampie golene o di
Allegato B – Modello di calcolo idraulico
lxviii
superamento di argini. Il programma HEC-RAS può individuare fino a tre minimi nella
curva dell’energia, tra i quali seleziona il valore più piccolo.
Note la profondità d’acqua e l’altezza critica in una data sezione, si stabilisce se nella
sezione stessa il regime è di corrente lenta o veloce. Se tale regime è differente da quello
che si è verificato nella sezione precedente, la profondità d’acqua appena determinata
perde di significato e alla sezione si assegna l’altezza critica.
Nel caso di passaggio da regime supercritico a subcritico tramite risalto idraulico, la
corrente perde il carattere gradualmente variato e l’equazione dell’energia non può essere
applicata. In tal caso, si ricorre all’equazione di conservazione della quantità di moto:
β 2 Q 22
β1Q12
æ A1 + A 2 ö
æ A1 + A 2 ö
+ A 2 Y2,b + ç
− A 1 Y1,b = 0
÷L ⋅ i − ç
÷L ⋅ J m −
gA 2
2
2
gA1
è
ø
è
ø
in cui si sono indicate coi pedici 2 e 1 rispettivamente le sezioni di monte e di valle del
tratto considerato; a meno del peso specifico, che essendo presente in ciascun addendo è
stato eliso, il primo e il quinto termine rappresentano le spinte idrodinamiche dovute alle
quantità di moto (con β coefficiente di ragguaglio dei flussi di quantità di moto), il secondo
e il sesto termine le spinte idrostatiche dovute alle pressioni (essendo Y2,b e Y1,b gli
affondamenti dei baricentri delle sezioni bagnate), il terzo termine la componente del peso
lungo la direzione del moto (essendo i la pendenza longitudinale del fondo dell’alveo,
calcolata in base alle quote medie in ciascuna sezione) e il quarto termine la resistenza al
moto.
Per ciascuno dei tratti oggetto di studio si indicheranno le stazioni identificative delle
diverse sezioni trasversali (river stations), numerate in senso decrescente procedendo da
monte a valle (le stazioni con asterisco indicheranno sezioni non rilevate, ma calcolate per
interpolazione all’interno di HEC-RAS); accanto a ogni stazione sarà indicata la lunghezza
in metri (Lc, Lsx e Ldx) che separa la sezione in questione dalla successiva a valle.
I valori del coefficiente di scabrezza, n, di Manning sono tabulati su diverse pubblicazioni
nella letteratura specializzata. Si farà riferimento ai testi classici di Ven Te Chow e Richard
H. French.5
I coefficienti di contrazione e di espansione, rispettivamente pari a 0,1 e 0,3 nei casi più
comuni di transizioni graduali in regime subcritico, possono assumere valori differenti in
presenza di ponti (valori più elevati quali 0,3 e 0,5 rispettivamente).
L’analisi della superficie libera sarà effettuata per diversi valori di portata, Q, ottenuti dallo
studio idrologico in corrispondenza di differenti valori del tempo di ritorno: Tr=20÷50
anni, Tr=100÷200 anni e Tr=300÷500 anni. Tali valori sono indicati nell’«Atto di indirizzo
e coordinamento» approvato con D.P.C.M. 29/9/98 (G.U. Serie Generale Anno 140° n.3,
5/1/99), relativo all’adozione, da parte delle autorità di bacino e delle regioni (secondo
quanto stabilito dal D.L. 11/6/1998 n.180, convertito nella legge 3/8/1998 n.267), di Piani
stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico, che contengano in particolare
l’individuazione e perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico, e all’adozione in tali
aree di misure di salvaguardia.
L’applicazione del modello HEC-RAS fornirà, per ciascuna sezione del tratto del corso
d’acqua analizzato, i valori delle principali grandezze idrauliche (tirante idrico, altezza
critica, area bagnata, raggio idraulico, cadente, velocità media, numero di Froude, ecc.).
5
Chow, V. T., Open Channel Hydraulics, McGraw-Hill Book Co., New York, 1959; French, R. H., OpenChannel Hydraulics, McGraw-Hill Book Co., Singapore, 1985.
lxix
Allegato B – Modello di calcolo idraulico
Ricostruzione dei profili della superficie libera in moto vario.
Modello bidimensionale.
La ricostruzione dei profili della superficie libera dei corsi d’acqua in moto vario è
effettuata col programma di calcolo Telemac-2D, sviluppato dal Laboratoire National
d'Hydraulique et Environnement (LNH) di Parigi e commercializzato da HR Wallingford
Ltd (UK). Esso risolve le equazioni bidimensionali delle acque basse integrate sulla
verticale, per simulare il comportamento delle correnti in idraulica fluviale, costiera e
marittima.
Telemac adopera le più moderne tecniche degli elementi finiti con griglie triangolari molto
flessibili, che permettono una più accurata rappresentazione di casi geometrici complessi
(ad es., le linee di costa). Le applicazioni del modello di calcolo includono lo studio di
porti, fasce costiere, piene fluviali, ecc.
Tra i numerosi campi di applicazione si ricordano, nel campo dell’Idraulica Fluviale:
l’interazione delle correnti idriche con le strutture antropiche, quali ponti, soglie di fondo,
idrorepellenti, dighe (compreso lo studio della rottura); la delimitazione di aree inondabili;
il trasporto di traccianti.
Telemac risolve le seguenti equazioni delle acque basse, scritte in forma non conservativa:
()
∂c
c
+ u gradc + div u = 0
∂t
2
∂Z
∂u
∂u
∂u
∂c
+u
+v
+ 2c
− div υgradu = S x − g f
∂t
∂x
∂y
∂x
∂x
∂Z
∂v
∂v
∂v
∂c
+u
+v
+ 2c
− div υgradv = S y − g f
∂t
∂x
∂y
∂y
∂y
(
)
(
)
in cui u e v sono le componenti del vettore velocità in direzione longitudinale e trasversale
alla corrente, c è la celerità delle onde perturbatrici, Zf è la quota del fondo, Sx e Sy sono
termini sorgente (resistenza del fondo, forza di Coriolis, etc.).
La soluzione è relativa ai nodi di una griglia di elementi finiti di forma triangolare (o
quadrilatera), in coordinate cartesiane o sferiche. Le variabili che intervengono sono
definite nei nodi rappresentati dai vertici dei triangoli, nell’ipotesi di una loro variazione
lineare all’interno dell’elemento finito triangolare.
Il modello presuppone la scelta di un intervallo di tempo di calcolo; sebbene non ci sia
alcun vincolo particolare sull’intervallo di tempo da scegliere per avere una soluzione
stabile, è consigliato di rispettare la condizione di Courant (numero di Courant minore di
10). Per una soluzione pressappoco stabile occorrono infatti poche iterazioni per
raggiungere un fissato livello di accuratezza.
Ogni passo temporale è suddiviso in due stadi: uno advettivo e uno di propagazionediffusione.
Il passo advettivo è trattato secondo il metodo delle caratteristiche di Petrov-Galerkin,
in modo da tenere conto di problemi quali quelli di correnti idriche passanti su gradini di
fondo o di vortici formantisi dietro ostruzioni al flusso.
Il metodo degli elementi finiti è basato sulla formulazione variazionale di Galerkin, e le
equazioni a ciascun passo temporale sono risolte usando un metodo iterativo basato
sull’efficiente metodo pcg (pre-conditioned coniugate gradient). L’utente può selezionare,
tra quelli disponibili, il solutore pcg che preferisce adottare.
Allegato B – Modello di calcolo idraulico
lxx
La condizione iniziale dipende dal regime della corrente (subcritico o supercritico).
La resistenza delle pareti può essere espressa mediante il coefficiente di scabrezza di
Chézy o la scabrezza equivalente di Nikuradse, variabile lungo la lunghezza del tratto
fluviale. La resistenza delle sponde può essere messa in conto separatamente. La
turbolenza può essere trattata con modelli del tipo k-ε.
Telemac richiede in input una griglia di elementi finiti triangolari che ricopra l’intera
area di interesse, generata attraverso il modulo MATISSE (grid generator). Vanno anche
specificati i dati topografici, le scabrezze, il passo temporale di calcolo e la durata della
simulazione.
I risultati riguardano tutte le caratteristiche di interesse idraulico, quali le velocità, i
tiranti idrici, i numeri di Froude, le concentrazioni di traccianti ecc. Il modulo RUBENS
permette di costruire una serie di grafici, da allegare alle relazioni sullo studio idraulico.
APPENDICE C
(Schede rilevamento ponti e tombini)
SCHEDA RILIEVO ATTRAVERSAMENTI
TRONCO
.......................................................
GESTORE
Consorzio
Comune
Provincia
ANAS
Ferrovia
Altro
ATTRAVERSAMENTO
(acquedotto, gasdotto, etc) .....................................................
TIPOLOGIA PILA
1
2
4
5
Coordinate Gauss-Boaga Est
................................
Coordinate Gauss-Boaga Nord ...............................
DATA RILEVAMENTO
...............................
SQUADRA RILEVATORI
...............................
FOTO
...............................
B
N° luci ostruite ................
6
a
a
a
a
CODICE SU CARTOGRAFIA ................................
N° luci ................
3
A
DESCRIZIONE
1 Pila ellittica
a
a
2 Pila circolare
b
b
b
a (m) = ................
b
Direzione
della corrente
b (m) = ................
b
3 Pila rettangolare (spigoli arrotondati)
4 Pila rettangolare (spigoli vivi)
a
5 Pile multiple circolari
Pila
6 Pile multiple rettangolari
a (°) = .................
C
TIPOLOGIA PONTE
Arco
Capriata in c.a.
Arco ribassato
Travatura reticolare
Soletta
Capriata in c.a.p.
MATERIALE IMPALCATO
MATERIALE PILA
D
Muratura
Muratura
Mattoni
Mattoni
Calcestruzzo
Calcestruzzo
Acciaio
Acciaio
PROTEZIONI LATERALI
SOGLIE
E
L (m) = ..............
h
Muratura piena
h
Guard-rail
h
Inferriata
Soglia di monte
Attraversamento
SM (m) = ..........
Soglia di valle
h (m) .......................
LM (m) = ............
SV (m) = ..........
LV (m) =..........
Autorità di Bacino Regione Calabria
F
LIBRETTO MISURE
N.
Tipo
X
(m)
H
(m)
S
(m)
T
(m)
Note
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
Autorità di Bacino Regione Calabria
F
N.
Tipo
X
(m)
H
(m)
S
(m)
T
(m)
Note
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
45
46
47
48
49
50
Autorità di Bacino Regione Calabria
S
+y
Arco
S
S
S
S
S
Q
F I
Q
M
S
M
S
S
Q
I RILEVATORI:
H
S
F I
Arco ribassato
S
M
S
h
Rilevato
.............................................
F I
S S
S
T
Capriata in c.a.
S
T
Q
M
S S
F I
S
T
Q
S
F
Travatura reticolare
S
T
M
+x
Autorità di Bacino Regione Calabria
.............................................
NOTE: .......................................................................................................
..................................................................................................................
..................................................................................................................
..................................................................................................................
..................................................................................................................
..................................................................................................................
..................................................................................................................
Soletta
S
Altezza della protezione laterale
M
.............................................
Altezza totale (H)
Altezza della protezione Laterale (h)
Spessore delle sovra strutture (T)
Spessore dell’impalcato (S)
S
F I
DATA: ..........................................
SIMBOLOGIA:
I
G
SCHEDA RILIEVO TOMBINI
TRONCO
.......................................................
A
CODICE SU CARTOGRAFIA .........................
Coordinate Gauss-Boaga Est
GESTORE
Consorzio
.........................
Coordinate Gauss-Boaga Nord .........................
Comune
Provincia
ANAS
Ferrovia
Altro
DATA RILEVAMENTO
.........................
SQUADRA RILEVATORI
.........................
FOTO
.........................
TRATTO TOMBATO
CANALE
Buone condizioni
> Sezione tombino
Interrato > 50%
< Sezione tombino
Ostruito
Rivestito (pietrame,ca)
Presenza folta vegetazione
C
TOMBINO
h min
h max
B
Base (m)
...............
h max (m)
...............
Base (m)
...............
Altezza (m) ...............
D min (m)
...............
D max (m)
...............
Pendenza
..........%
h min (m) ...............
Altezza
Base
D max
Base
D min
za
hez
ng
Lu
Lunghezza (m) ...............
n. spechi ............
(Dh ............... Dl ............... )
Buone condizioni
Parzialmente ostruito
Praticamente ostruito
NOTE: .......................................................................................................
..................................................................................................................
..................................................................................................................
..................................................................................................................
..................................................................................................................
..................................................................................................................
..................................................................................................................
DATA: ..........................................
I RILEVATORI:
.............................................
.............................................
.............................................
Autorità di Bacino Regione Calabria
Allegato 4
ISTRUZIONI PER LA COMPILAZIONE DELLA SCHEDA PER IL RILIEVO DEGLI
ATTRAVERSAMENTI FLUVIALI
Introduzione
La SCHEDA RILIEVO ATTRAVERSAMENTI è stata realizzata in modo da essere compatibile con il
“Catasto dei Reticoli Idrografici” della Calabria. I dati richiesti sono finalizzati, in gran parte, a rilevare la
geometria necessaria al calcolo del passaggio di una corrente tra le pile di un ponte. Nella scheda è
richiesta, inoltre, la geometria della parte superiore del ponte, estradosso, necessaria per i calcoli
nell’ipotesi di sormonto. La scheda è organizzata in 7 sezioni (A-G); in ciascuna sezione sono richieste
informazioni relative a:
ü Localizzazione e gestore opera d’arte sez. A
ü Tipologia dell’opera sez. B-C-D
ü Opere d’arte aggiuntive collegate al ponte (soglie) sez. E
ü Geometria della sezione e misure impalcato sez. F
ü Rilievi obbligatori per ciascuna tipologia di ponte sez. G
ü Note e firma documento sez. G.
Le Schede Rilievo Attraversamenti sono sempre accompagnate da una cartografia (>= 1:10.000)
contenente l’indicazione degli attraversamenti da rilevare, secondo una numerazione univoca basata sul
bacino o sottobacino di appartenenza.
SEZIONE A
Il rilevatore troverà questa sezione parzialmente compilata in modo tale da identificare, sulla cartografia
allegata alla scheda, l’attraversamento da rilevare.
TRONCO: alla voce tronco deve essere assegnato il codice del tronco secondo la codifica del Catasto dei
Reticoli Fluviali. A ciascun tronco il catasto dei reticoli assegna un numero progressivo 1,..,n preceduto
dal codice del bacino. Il rilevatore troverà impostata sulla scheda questa quantità insieme al CODICE SU
CARTOGRAFIA riportato nell’allegato cartografico.
CODICE SU CARTOGRAFIA: è il codice assegnato all’opera d’arte nel riferimento cartografico
allegato. Anche in questo caso il codice si compone di due numeri: il primo indica il numero del bacino o
sottobacino, il secondo la numerazione progressiva dell’opera all’interno del bacino in esame.
COORDINATE Gauss Boaga: sono le coordinate dell’opera d’arte rilevate in corrispondenza della
mezzeria. Le coordinate dovranno essere rilevate su una cartografia in scala maggiore o uguale a 1:10.000
GESTORE: Barrare la casella in corrispondenza dell’ente gestore dell’attraversamento.
ATTRAVERSAMENTO: indicare la rete di servizi (acquedotto, gasdotto, etc.), per cui l’attraversamento
è stato realizzato.
DATA RILIEVO: indicare la data del rilievo dell’attraversamento.
SQUADRA RILEVATORI: indicare la squadra rilevatori secondo un codice composto dalle prime due
lettere dei componenti la squadra in ordine alfabetico.
FOTO: il rilievo deve essere accompagnato da due foto in formato digitale (800x600): 1) vista prospettica
dell’opera, 2) vista da monte di tutta la sezione trasversale. Al fine di poter facilmente identificare
l’attraversamento, su ciascuna foto dovrà essere riportato il numero progressivo attribuito
all’attraversamento, utilizzando cartoncini numerati formato A4.
3
Allegato 4
SEZIONE B
TIPOLOGIA PILA: nel caso di attraversamento a più luci, indicare una tipologia di pila tra le 6 riportate
nella scheda barrando la corrispondente casella di controllo ed indicando le dimensioni a e b specificate in
figura. Nel caso di pile multiple rettangolari o circolari disposte nel senso longitudinale alla corrente
dovrà indicarsi la dimensione totale di ingombro, senza depurarla dell’interspazio tra di esse. Nel caso di
pile inclinate rispetto alla corrente indicare l’angolo α formato dalla direzione della corrente rispetto
all’asse longitudinale della pila. In caso di ponte con una sola arcata, non marcare alcuna casella.
SEZIONE C
TIPOLOGIA PONTE: indicare la tipologia del ponte tra le 5 riportate nella scheda. Maggiori dettagli,
sulle diverse tipologie previste, sono riportati in sez. G. In caso di attraversamenti realizzati con tipologie
diverse, considerare quella che è prevalente rispetto alle altre.
SEZIONE D
MATERIALE IMPALCATO, MATERIALE PILA: indicare il materiale costituente l’impalcato e le pile
dell’attraversamento.
SEZIONE E
PROTEZIONI LATERALI: indicare il tipo di manufatto realizzato per le protezioni laterali della sede
dell’attraversamento e l’altezza h in metri. E’ importante distinguere la tipologia della protezione laterale
rispetto al grado di occlusione opposta al passaggio della corrente, in caso di sormonto
dell’attraversamento. Per tipologie diverse da quelle riportate nella scheda, barrare le caselle in base alle
seguenti considerazioni: Muratura piena se la protezione impedisce totalmente (o con grado maggiore
del 60%) il passaggio dell’acqua, Guard-rail se la protezione occlude il 30%-60; Inferriata nel caso di
occlusioni inferiori al 30%. L’altezza della protezione va misurata rispetto al piano di calpestio.
SOGLIE: riportare le distanze (in metri) LM ed LV che separano rispettivamente la soglia situata a monte e
a valle dell’attraversamento dall’attraversamento stesso, secondo lo schema riportato in figura e le altezze
(in metri) SM ed SV della soglia di monte e della soglia di valle. Qualora l’altezza della soglia sia variabile,
riportare un valore mediato su tutta la larghezza. Dovrà altresì indicarsi la larghezza L (in metri)
dell’attraversamento, misurata comprendendo gli eventuali vuoti in caso di pile multiple in senso
longitudinale alla corrente.
SEZIONE F
LIBRETTO DELLE MISURE.
Questa parte della scheda è finalizzata a determinare la sezione fluviale in corrispondenza
dell’attraversamento, considerando sia le strutture (pile di ponti, ostacoli) che possono interagire con la
corrente in condizioni normali di deflusso, sia le strutture e/o sovrastrutture dell’attraversamento
(protezioni e barriere laterali, capriate e travature reticolari) che possono influenzare il comportamento
della corrente in caso di sormonto. La situazione tipo prevista nella scheda presuppone che tutte le
grandezze di interesse siano rilevate dall’impalcato del ponte, posizionando l’origine delle progressive
(asse delle X) all’inizio dell’attraversamento, in corrispondenza della sinistra idraulica del fiume, e
l’origine dell’asse delle Y, positivo verso il basso, in corrispondenza della parte superiore della protezione
laterale del ponte. In caso di mancanza di protezioni laterali (indicare 0 nella sezione E della scheda,
relativa all’altezza h delle protezioni laterali), l’origine dell’asse Y va identificata con il piano di
4
Allegato 4
calpestio. Il rilievo dell’attraversamento comprende anche l’eventuale rilevato di raccordo tra i versanti e
le spalle del ponte che occludono la sezione fluviale. Nel caso di attraversamenti localizzati in
corrispondenza di restringimenti dovuti ad argini o altro, questi non devono essere considerati
appartenenti al ponte. Se non specificato, si presume che le misure siano effettuate in corrispondenza
della sezione di monte dell’attraversamento.
Al fine di individuare l’intradosso e l’estradosso dell’attraversamento,
nonché la conformazione e la disposizione delle pile, è necessario
effettuare le misurazioni in corrispondenza dell’inizio della luce (I), a un
quarto della luce (Q), in mezzeria (M) e alla fine della luce (F), e
riportarle nel libretto delle misure come descritto di seguito:
1) nella prima colonna è riportato il numero d’ordine (N) delle misure effettuate;
2) nella seconda colonna (Tipo) dovrà indicarsi una lettera (I o Q o M o F), che consente di individuare
in maniera immediata la posizione cui le misurazioni si riferiscono.
3) nella terza colonna (X) andrà indicata l’ascissa progressiva X (in metri) del punto in cui la
misurazione viene effettuata, ottenuta mediante lettura della fettuccia come nel seguito specificato.
4) nella quarta colonna si dovrà riportare l’altezza totale H (in metri) ottenuta dalla lettura della sagola,
posizionata, come meglio specificato nel seguito, a partire dalla protezione laterale eventualmente
esistente, fino a raggiungere, con l’estremità inferiore, il piano campagna.
5) nella quinta colonna dovrà indicarsi lo spessore dell’impalcato S (in metri, comprendente anche
l’altezza h della protezione laterale), ottenuto mediante lettura della sagola, posizionata sempre a
partire dalla protezione laterale, fino a raggiungere l’intradosso.
6) nella sesta colonna deve indicarsi lo spessore delle sovrastrutture T (in metri), tenendo presente che
tale spessore è relativo alle strutture eventualmente presenti al di sopra della protezione laterale o, ove
questa manchi, al di sopra della sede calpestabile dell’attraversamento; qualora risulti difficoltoso e/o
pericoloso misurare tale quantità, si indicherà una misura stimata.
Per rilevare la sezione trasversale del corso d’acqua, risultano necessarie ulteriori misurazioni in verticali
d’interesse, in modo da descrivere l’andamento delle golene sinistra e destra, della savanella, del letto di
magra, ecc. Tali misurazioni saranno relative all’altezza totale H (riempire solo le colonne X e H,
lasciando in bianco le colonne Tipo, S e T). Nel caso in cui l’impalcato dell’attraversamento possa
ritenersi orizzontale, le misurazioni delle altezze totali H consentiranno di risalire alla descrizione
geometrica delle sezioni trasversali (a rigore, esse andrebbero rilevate coi metodi della Topografia,
misurando ascisse e quote rispetto a un’origine di riferimento, ma si ritiene che i calcoli idraulici siano
poco influenzati se si accetta l’ipotesi di orizzontalità dell’impalcato).
Il programma di interpretazione dei dati, sulla base di queste informazioni e della tipologia del ponte,
ricostruisce l’intera geometria dell’estradosso e dell’intradosso.
Si riassume nel seguito iI contenuto delle colonne del libretto delle misure:
N.
: numero d’ordine della misura, prestampato;
Tipo
: identificativo della verticale cui la misura si riferisce (I, Q, M, F);
X
: distanza rispetto all’origine dell’asse X
(m);
H
: altezza totale rispetto al piano campagna (m);
S
: spessore impalcato (m);
T
: spessore delle sovrastrutture (m);
Note
: eventuali annotazioni.
SEZIONE G
Nella sezione G è riportato uno schema con le diverse tipologie di ponti, in cui sono indicate le verticali
in corrispondenza delle quali effettuare le misure in base a quanto specificato nella sezione F. E’ inoltre
5
Allegato 4
inserito un quadrante per le eventuali note e appositi spazi per la data del rilievo e le firme dei componenti
la squadra.
Si riporta un esempio, commentato nelle note, di inserimento dei dati per il caso rappresentato:
N.
Tipo Progr. X
(m)
H
(m)
S
T
Note
(m)
(m)
0.0
6.55
3.5
Verticale di inizio luce - prima campata
Verticale
intermedia per la misura dell’altezza totale H
2.5
7.15
3.5
7.35
“
Q
5
7.9
2.0
Verticale a un quarto della luce
Verticale intermedia per la misura dell’altezza totale H
7.5
8.1
9.0
8.3
“
M
10.0
8.35
1.5
Verticale in corrispondenza della mezzeria
Verticale intermedia per la misura dell’altezza totale H
12.0
8.4
16.75
9.0
“
F
20.0
9.1
3.5
Verticale di fine luce - prima campata
I
22.0
9.1
3.5
Verticale di inizio luce - seconda campata
Verticale intermedia per la misura dell’altezza totale H
23.0
8.9
..
..
..
..
…….
..
..
..
..
……
F
64.0
8.0
1.2
Verticale di fine luce - quinta campata
I
66.0
8.1
1.2
0.1 Verticale di inizio luce - sesta campata
Verticale intermedia per la misura dell’altezza totale H
68.0
8.5
Q
70.0
8.2
1.2
3.5 Verticale a un quarto della luce
M
74.0
8.3
1.2
3.5 Verticale in corrispondenza della mezzeria
Verticale intermedia per la misura dell’altezza totale H
79.0
8.1
F
82.0
8.0
1.2
0.1 Verticale di fine luce – sesta campata
87.0
7.8
Verticale in corrispondenza del rilevato
Strumenti per effettuare le misure
Per effettuare le misure sopra descritte ciascuna squadra di rilevatori dovrà munirsi di un metro a fettuccia
di almeno 30 mt, un metro ad ultrasuoni, un metro pieghevole (1.5-2 mt), una sagola graduata di 25 mt in
treccia di nylon, due serie di numeri (0-9) su cartoncino plastificate formato A4.
La sagola per la misura delle altezze dovrà terminare con un peso di forma sferica di materiale ferroso di
almeno 1 kg dipinto in arancio. La graduazione della sagola, da realizzare mediante smalti colorati con
tacche di 1cm, dovrà essere realizzata in accordo con i seguenti codici:
mt. 5
blu
mt. 10 rosso
mt. 15
blu+rosso
mt. 20
rosso+rosso
tutti i tratti intermedi di 1 m dovranno essere realizzati con un tacca nera.
Modalità di esecuzione delle misure
Una volta individuata l’origine delle misure, ancorare a questa lo zero della fettuccia e distenderla per
tutta la lunghezza necessaria lungo il ponte. Uno dei tre operatori si posizionerà ad una certa distanza
dall’attraversamento in modo da avere in vista la sagola e dare indicazioni, all’operatore addetto alla
misura delle altezze, sull’allineamento di quest’ultima rispetto ai piloni e all’impalcato. Dopo aver
misurato la luce della campata, si procede alla misura delle altezze in corrispondenza delle verticali I, Q,
M, F e delle eventuali verticali intermedie richieste dalla conformazione di fondo alveo.
NORME DI SICUREZZA
Nell’effettuare i rilievi si raccomanda di osservare le norme di sicurezza, in special modo in caso di
misure da effettuare su strade prive di passaggi pedonali. In particolare si raccomanda di:
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
..
…
31
32
33
34
35
36
37
38
I
6
Allegato 4
B. effettuare i rilievi in condizioni di luce ottimale;
C. indossare indumenti color arancio con appositi catarifrangenti;
D. utilizzare scarpe da lavoro antiscivolo;
E. sospendere le misure in caso di pioggia;
F. non occupare mai la sede stradale;
G. non sporgersi in maniera pericolosa dai parapetti;
H. non effettuare misure in prossimità di linee elettriche che possono venire in contatto con gli strumenti
utilizzati;
I. effettuare il rilievo in tre persone di cui una adibita a segnalare la presenza di lavori in corso;
J. non creare ostacoli alla circolazione stradale;
K. nel caso di attraversamenti ferroviari o autostradali il rilievo andrà condotto senza transitare sulla sede
del ponte e limitandosi all’acquisizione delle misure transitando nella zona dell’alveo fluviale;
l’altezza totale H, lo spessore S dell’impalcato, lo spessore delle sovrastrutture T, l’altezza della
protezione laterale h saranno successivamente richiesti, se necessario, agli enti gestori;
L. non transitare mai sulla massicciata ferroviaria o all’interno dell’area di rispetto autostradale;
M. tralasciare le misure di attraversamenti in cui sono presenti cartelli che avvisano della possibilità di
onda di piena improvvisa;
N. tralasciare le misure che possono pregiudicare l’incolumità delle persone o possono ingenerare
situazioni di pericolo.
7
Allegato 4
ISTRUZIONI PER LA COMPILAZIONE DELLA SCHEDA PER IL RILIEVO DEI
TOMBINI
Introduzione
La SCHEDA RILIEVO TOMBINI è stata realizzata in modo da essere compatibile con il “Catasto dei
Reticoli Idrografici” della Calabria. I dati richiesti sono finalizzati, in gran parte, a rilevare la geometria
dello speco e del tratto tombato, al fine di valutare le condizioni di manutenzione e la capacità in termini
di portata transitabile. La scheda è organizzata in 3 sezioni (A, B, C); in ciascuna sezione sono richieste
informazioni relative a:
ü Localizzazione e gestore opera d’arte sez. A;
ü Informazioni riguardanti la conformazione e lo stato di manutenzione del canale di monte sez. B;
ü Geometria della sezione del tombino e del tratto tombato sez. E;
Le Schede Rilievo Tombini sono sempre accompagnate da una cartografia (>= 1:10.000) contenente
l’indicazione dei tombini da rilevare, secondo una numerazione univoca basata sul bacino o sottobacino
di appartenenza.
SEZIONE A
Il rilevatore troverà questa sezione parzialmente compilata in modo tale da identificare, sulla cartografia
allegata alla scheda, il tombino da rilevare.
TRONCO: alla voce tronco deve essere assegnato il codice del tronco secondo la codifica del Catasto dei
Reticoli Fluviali. A ciascun tronco il Catasto dei Reticoli assegna un numero progressivo 1,..,n preceduto
dal codice del bacino. Il rilevatore troverà impostata sulla scheda questa quantità insieme al CODICE SU
CARTOGRAFIA riportato nell’allegato cartografico.
CODICE SU CARTOGRAFIA: è il codice assegnato all’opera d’arte nel riferimento cartografico
allegato. Anche in questo caso il codice si compone di due numeri: il primo indica il numero del bacino o
sottobacino, il secondo la numerazione progressiva dell’opera all’interno del bacino in esame.
COORDINATE Gauss Boaga: sono le coordinate del tombino rilevate in corrispondenza della mezzeria.
Le coordinate dovranno essere rilevate su una cartografia in scala maggiore o uguale a 1:10.000
GESTORE: Barrare la casella in corrispondenza dell’ente gestore dell’attraversamento.
TRATTO TOMBATO: barrare la casella di controllo nel caso in cui il canale risulti tombato per un tratto
avente sviluppo longitudinale che si estende oltre la larghezza dell’attraversamento.
DATA RILIEVO: indicare la data del rilievo dell’attraversamento.
SQUADRA RILEVATORI: indicare la squadra rilevatori secondo un codice composto dalle prime due
lettere dei componenti la squadra in ordine alfabetico.
FOTO: il rilievo deve essere accompagnato da due foto in formato digitale (800x600): 1) vista prospettica
dell’opera, 2) vista da monte di tutta la sezione trasversale. Al fine di poter facilmente identificare il
tombino, su ciascuna foto dovrà essere riportato il numero progressivo attribuito al tombino, utilizzando
cartoncini numerati formato A4.
SEZIONE B
CANALE
Barrando l’apposita casella di controllo, indicare se la sezione del
tombino costituisce uno strozzamento al canale di monte (prima
8
Allegato 4
casella) o non costituisce strozzamento al canale di monte (seconda
casella). Barrare inoltre la terza casella qualora il canale di monte del
tombino presenti un rivestimento cementizio o in pietrame e indicare,
contrassegnando le altre apposite caselle, lo stato di manutenzione e
pulizia.
SEZIONE C
TOMBINO
Dovranno essere indicate la forma della sezione dello speco, le dimensioni caratteristiche, il numero degli
spechi di cui il tombino si compone, la lunghezza e la pendenza del tratto tombato, lo stato di
manutenzione in riferimento al grado di ostruzione; dovrà indicarsi inoltre il dislivello ∆h e la lunghezza
∆l il cui rapporto ha condotto alla determinazione della pendenza. Ai fini della misurazione del dislivello
∆h e della lunghezza ∆l si dovrà procedere nel seguente modo: si dovranno posizionare, ad una distanza
∆l tra loro, due triplometri con bolla in asse verticale, collegati da un filo teso (o fettuccia) con gradazione
metrica, reso orizzontale mediante il centramento della bolla di una livella. La lunghezza ∆l è data dalla
lettura della gradazione metrica presente sul filo teso; il dislivello ∆h si può ottenere dalla lettura della
gradazione dei due triplometri verticali.
9
Scarica

ALLEGATO 4 - Regione Calabria