MARTEDÌ 30 GIUGNO 2015
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FONDATO NEL 1876
Manifesti e provocazioni
Guglielmo Tell
Cattelan choc a Rimini
Il ritorno del pensionato
Stupro in scena
Il regista Michieletto
fischiato a Londra
di Gianluigi Colin
a pagina 41
di Valerio Cappelli
a pagina 47
L’incognita Grecia scuote l’Europa
Le Borse bruciano 287 miliardi, Milano perde il 5,17 per cento. Merkel: se salta la moneta unica salta l’Unione
Tsipras: vogliono cacciare il governo, non resto premier a tutti i costi. Il Tesoro: Italia esposta per 35,9 miliardi
di Danilo Taino
UNA QUESTIONE
DI SOPRAVVIVENZA
C
risi greca, tonfo delle Borse
europee. La cancelliera Merkel: se salta l’euro, salta l’Ue. Tsipras: non resto premier a tutti i
costi. L’Italia esposta per 35,9 miliardi. (Nella foto, la folla di ateniesi ieri sera in piazza Syntagma per dire «no» all’austerità).
di Antonio Polito
D
continua a pagina 31
● GIANNELLI
da pagina 2 a pagina 11
IL REPORTAGE
La vita in contanti
in un’economia
(quasi) di guerra
di Federico Fubini
AFP / LOUISA GOULIAMAKI
ice Angela Merkel che se fallisce l’euro,
fallisce anche l’Europa. È vero. Ma è
vero anche il contrario. Se fallisce la
Ue, se viene cioè meno il patto politico
sottoscritto a Roma nel 1957 per
«un’unione sempre più stretta fra i popoli
dell’Europa», non solo non si salva l’euro, ma va in
pezzi l’unico piano di cui disponga il Vecchio
Continente per sopravvivere nel nuovo mondo.
Eppure sta succedendo, proprio davanti ai
nostri occhi. In una futura storia dei giorni che
sconvolsero l’Europa, non ci sarà solo l’uscita (o la
cacciata) della Grecia dall’Eurogruppo. Appena
due giorni prima i leader avevano formalmente
discusso dell’ipotesi che sia la Gran Bretagna,
anche lì con un referendum, a lasciare la Ue; e il
giorno prima ancora avevano concesso a Ungheria
e Bulgaria, oltre che al Regno Unito, alla
Danimarca e all’Irlanda, di uscire dall’Europa
senza frontiere, chiudendole ai profughi che
chiedono asilo.
Una vecchia metafora dice che il progetto
europeo è come una bicicletta: se smetti di
pedalare, cadi. A tenerla in equilibrio finora è stata
la prassi «funzionalista» di Monnet e Schuman,
un pezzo di integrazione alla volta, che se ne porta
appresso un altro, e così via fino agli Stati Uniti
d’Europa. Ma qui ormai nessuno pedala più, anzi:
si va all’indietro. Come potrebbe reggere quel
progetto all’uscita della Grecia?
● ALL’INTERNO
DECISIVE FRANCIA E ITALIA
Salvare le banche
per salvare la Ue
Poroshenko: «Putin non rispetta i patti
Chiediamo armi pesanti agli Usa»
di Wolfgang Münchau
di Giuseppe Sarcina
a pagina 31
I GIOCHI DI ROMA DEL 2024
«F
IL FILOSOFO
di Bernard-Henri Lévy
MYKHAILO MARKIV
a pagina 2
LA STRATEGIA
E Renzi via tweet
scelse Bruxelles
ino a che la Russia non si
convincerà a ritirare le
truppe di occupazione dal mio
Paese le sanzioni economiche
dell’Europa devono continuare»: il presidente dell’Ucraina
Petro Poroshenko rivela al Corriere che Putin «sta continuando a mandare truppe, armi e finanziamenti per un miliardo di
dollari ai terroristi nel Donbass». Poroshenko è pronto al
dialogo, ma chiede armi pesanti agli Usa «per difendere il Paese dall’aggressione russa: una
minaccia per tutta l’Europa».
Qualche dubbio sull’Olimpiade
di Ernesto Galli della Loggia
F
orse è vero, come dice Luca di Montezemolo, presidente del comitato promotore, che per Roma essere
scelta come sede dell’Olimpiade del 2024 sarebbe «l’occasione per ripartire», addirittura «una magnifica opportunità di purificazione». E forse è pure vero, come
ha affermato il presidente del Coni Giovanni Malagò,
che i Giochi a Roma, pur essendo concepiti in una prospettiva low cost, significheranno la bellezza di 170 mila
posti di lavoro. Forse è tutto vero, per carità, e quindi, a
proposito della candidatura olimpica di Roma, ogni entusiasmo, ogni speranza, ogni promessa, poggiano su
solidissime fondamenta.
continua a pagina 30
❞
Chi vuole mettere agli arresti una app
di Francesco Verderami
a pagina 19
a pagina 11
Francia, due dirigenti di UberPop in stato di fermo. Bloccheranno così i taxi fai da te?
di Stefano Montefiori
e Massimo Sideri
A
9 771120 498008
a pagina 8
L’intervista Il presidente ucraino: pronti al negoziato, non allentate le sanzioni
Perché quel voto
è un errore
50 6 3 0>
A
tene è cambiata in poche
ore più che in 5 anni di recessione. I residenti di una capitale piena di caffè, musei,
metrò moderne e pulite, per la
prima volta da decenni si sono
rituffati nell’accaparramento.
tre giorni dalla violenta
protesta dei tassisti parigini contro gli autisti concorrenti, due alti dirigenti di Uber sono stati interrogati e trattenuti
per almeno 24 ore nei locali
della «divisione repressione
delinquenza stradale»: è stata
contestata loro l’«organizzazione illegale» di UberPop,
l’applicazione per smartphone
che mette in contatto cittadini
e clienti dietro compenso.
a pagina 20 e a pagina 30
● IDEE& INCHIESTE
NELLA SEDE MILANESE
LA RIFORMA ELETTORALE
ISPETTORI IN CGIL
ORA UN RICORSO
SOSPETTI SUI CONTI INSIDIA L’ITALICUM
di Alessandra Coppola
e Maurizio Giannattasio
G
li ispettori alla Cgil, sede di
Milano. Con il beneplacito
della leader nazionale Camusso. All’origine la «soffiata» su
presunti ammanchi di cassa.
a pagina 25
di Monica Guerzoni
U
n quartetto di avvocati prova a rottamare l’Italicum ritenuto un sistema di voto «quasi peggio» del Porcellum, la legge ideata da Roberto Calderoli e
dichiarata incostituzionale.
a pagina 15
Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
2
#
Primo piano Il caos Grecia
Verso il referendum La Grecia: non rimborseremo il prestito del Fondo monetario
Declassate le obbligazioni di Atene. Il ministro del Tesoro, Padoan: Italia esposta per 35,9 miliardi
Juncker: mi sento tradito. Ai greci dico: domenica votate sì per salvare l’Unione
Merkel: senza l’euro
nessun futuro in Europa
Renzi: «Scegliamo tra la moneta unica e la dracma»
scorso il ministro delle Finanze
greco Yanis Varoufakis aveva specificato che «il referendum non è
sull’euro o sull’Ue» ma punta solo a «far decidere al popolo» sulle misure di austerità introdotte
su richiesta dei creditori perché
«negli ultimi cinque anni in Grecia non hanno funzionato».
Juncker è stato contestato nella riunione dei leader dei gruppi
nell’Europarlamento. «Stai agendo con l’obiettivo di far cadere il
governo di Tsipras», ha accusato
Marine Le Pen, leader dell’estrema destra francese (e alleata della Lega), che ha attribuito «la col-
DAL NOSTRO INVIATO
Il premier greco
Alexis Tsipras ha chiesto una dilazione del negoziato con i creditori per far decidere al referendum popolare del 5 luglio sulle
misure di austerità proposte in
cambio dei prestiti di salvataggio. Ma la cancelliera tedesca Angela Merkel ha rifiutato, rinviando «a dopo» la consultazione e
ammonendo che «se fallisce
l’euro, fallisce l’Europa».
I presidenti del Consiglio Ue e
della Commissione europea, Donald Tusk e Jean-Claude Juncker,
entrambi del partito Ppe di Merkel, si sono schierati per il mantenimento della scadenza di oggi
a mezzanotte. Tutti gli altri gruppi politici dell’Europarlamento
— dagli eurosocialisti fino al
M5S — hanno approvato la richiesta di un Eurosummit d’urgenza dei 19 capi di Stato e di governo della zona euro per trovare
un compromesso in grado di evitare l’insolvenza della Grecia almeno fino all’esito del referendum. Si è astenuto solo il gruppo
del Ppe, guidato dal tedesco
Manfred Weber.
Anche Stati Uniti, Russia e Cina premono per un accordo. Il
presidente Usa Barack Obama ha
telefonato al collega francese
François Hollande «per facilitare
una ripresa delle trattative». Il
premier cinese Li Keqiang, a Bruxelles per il vertice Ue-Cina, ha
dichiarato che «è nell’interesse
della Cina che la Grecia resti nella zona euro e sollecitiamo i cre-
BRUXELLES
Se vince il
NO
Se vince il
SÌ
VERSO
L’USCITA
DALL’EURO
IPOTESI
GOVERNO
TECNICO
Il premier greco Alexis
Tsipras ha chiesto ai
connazionali di votare
«no». Della stessa idea è il
premio Nobel statunitense
Paul Krugman secondo cui
il governo greco «deve
essere pronto, se
necessario, a lasciare
l’euro». Perché è questa
l’ipotesi più probabile in
caso di esito referendario
che dovesse bocciare le
proposte dell’ex troika
Se i greci votano sì al
referendum sarà un sì
«all’appartenenza all’Euro e
all’Ue». Così il presidente
della Commissione europea
Jean-Claude Juncker che ha
chiesto ai greci di votare sì:
«Non bisogna suicidarsi
perché si ha paura della
morte». Il sì sarebbe una
bocciatura netta per
Tsipras, che potrebbe a quel
punto lasciare spazio a un
governo tecnico
ditori internazionali perché arrivino a un accordo con la parte
greca». Il ministro degli Esteri
russo Sergei Lavrov, ha confermato l’appoggio a Tsipras e ha
esortato l’Ue a evitare «uno scenario dalle conseguenze nefaste». Juncker, che istituzionalmente non dovrebbe interferire
nella politica interna dei Paesi
La cancelliera
«Siamo pronti a
trattare dopo l’esito
del referendum
di domenica»
pa» del rischio di fallimento della Grecia alle «misure di austerità
della troika» dei creditori. «Sei
ridicola — avrebbe risposto Juncker —. Il nostro piano non contiene stupide misure di austerità,
ma proposte per rilanciare la crescita della Grecia».
Il premier Matteo Renzi ha definito il referendum un «derby
tra l’euro e la dracma». Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha precisato che l’esposizione «diretta» dell’Italia in Grecia è di «35,9 miliardi».
Ivo Caizzi
membri, ha attaccato il governo
Tsipras invitando gli elettori ellenici a non seguire l’indicazione
del «no» e a votare «si» alle proposte dei rappresentanti dei creditori (Commissione, Bce e Fmi
di Washington). Ha aggiunto che
«votare no vorrebbe dire che la
Grecia dice no all’Europa».
Nell’Eurogruppo di sabato
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● Il commento
La cancelliera
Angela Merkel
ha convocato ieri
partiti e leader
tedeschi per
riferire sugli
sviluppi della
situazione greca
La roulette azzardata di Tsipras
e quell’errore demagogico del voto
di Bernard-Henri Lévy
N
el preciso istante in cui scrivo queste
righe, lunedì 29 giugno, nessuno sa
ancora come finirà la crisi greca. Ma io
non ho mai fatto mistero del sentimento di
rabbia e frustrazione che mi ispira questa
Europa di oggi, senz’anima e senza nessun
progetto degno di questo nome, traditrice non
solo dei suoi valori, ma anche dei suoi padri
fondatori. A più riprese ho denunciato la cecità
(con qualche eccezione, Jacques Delors) della
maggior parte dei suoi attori quando con una
serie di manovre sospette, quindici anni fa, è
stata accolta precipitosamente la Grecia nella
zona euro, e non ho timore di esprimere ciò che
provo, in questi giorni, davanti all’atteggiamento
di Tsipras. In effetti, che cosa gli hanno chiesto,
tutto sommato, e in questo momento storico, i
rappresentanti di quelle che lui chiama
sprezzantemente «le istituzioni», in una retorica
che non si scosta poi tanto da quella
dell’estrema destra greca? Gli è stato chiesto uno
sforzo fiscale minimo, in un Paese in cui sarebbe
ora di dire che un’amministrazione solida,
capace di riscuotere le tasse e ridistribuirle
equamente, è un principio elementare.
L’innalzamento a 67 anni, tranne che per i
mestieri usuranti, dell’età media pensionabile
come succederà, a più o meno breve termine,
anche per i lavoratori dei Paesi Bassi, Danimarca,
Gran Bretagna, Germania, in altre parole per un
gran numero di Paesi nei quali si sollecita la
solidarietà dei cittadini nei confronti della
Grecia (per non parlare degli Stati Uniti, dove in
questi giorni si sta pensando di portare l’età
della pensione dai 67… ai 70 anni !). Una
riduzione — ma non immediata — nel bilancio
delle spese militari, che non è forse assurdo,
tenuto conto della situazione geostrategica del
Paese, ma che resta pur sempre, su base
percentuale, il più elevato dell’Unione Europea.
In cambio di che cosa Tsipras si è visto offrire
una nuova quota di aiuti da parte di un Fondo
monetario internazionale di cui dimentica
volentieri che, ancor prima di essere una pompa
di finanze nello stile di Alfred Jarry e a sua unica
disposizione, trattasi di un fondo preposto ad
aiutare anche il Bangladesh, l’Ucraina e i Paesi
africani travagliati dalla povertà, dalla guerra, e
da un cambio penalizzante — e a garantire
inoltre una ristrutturazione della restituzione
dei prestiti contratti da questi Paesi prima del
2011, anche se, come tutti sanno, questi debiti
non saranno in realtà mai rimborsati. Forse la
signora Lagarde, lo spauracchio di Tsipras
assieme alla signora Merkel, si è dimostrata
poco abile nella «comunicazione».
Ma questo era lo stato reale dei negoziati
quando Tsipras ha deciso unilateralmente,
venerdì 26 giugno, di interrompere ogni
trattativa. E tenuto conto del passivo accumulato
e degli errori del passato, sul tavolo c’era quanto
di meglio il Fondo era in grado di offrire alla
Grecia. Davanti al piano presentato dal Fmi,
Tsipras ha scelto di rispondere rispolverando la
retorica dell’estrema destra sulla fantomatica
«umiliazione della Grecia». Come non ricordare
che anche il suo predecessore
socialdemocratico Giorgio Papandreu, cinque
anni fa, ha fatto la stessa scelta nel momento
della crisi finanziaria ? Esattamente. Ma se per
Papandreu si trattava di far accettare ai suoi
concittadini un piano di salvataggio che era
stato studiato, discusso e confermato, oggi
Tsipras punta a scaricare sull’elettorato la
corresponsabilità di un naufragio che solo lui ha
deciso di rischiare. Ma è così che si governa un
grande Paese ? E la Grecia non si merita qualcosa
di meglio di questo demagogo incendiario,
capace di allearsi con i neonazisti di Alba Dorata
per far passare in Parlamento il suo progetto di
plebiscito? Proprio lui, che aveva rimbeccato il
presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk,
che lo ammoniva con le parole «the game is
over» (il gioco è finito) nelle ultime fasi del
negoziato, rinfacciandogli che «la povertà di un
popolo non è un gioco!» Ebbene, oggi si ha
proprio voglia di ricambiare il complimento e
ricordare a Tsipras che non si gioca la povertà al
poker o alla roulette greca, che non si spinge il
proprio popolo nel baratro per uscire dal vicolo
cieco dove lui stesso si è cacciato.
Traduzione di Rita Baldassarre
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Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
PRIMO PIANO
3
#
I punti chiave che hanno fatto saltare la trattativa
IL DEBITO
1
Quando è saltato il tavolo della trattativa
tra Atene e i suoi creditori, la
Commissione europea ha messo online
le richieste fatte al governo greco. Un
documento di dieci pagine che ruota
attorno a un punto: la riduzione del debito
pubblico. Solo quello nei confronti dei
creditori internazionali è di 242 miliardi.
Atene deve far fronte alle scadenze, la
prima già oggi. L’Ue detiene il 44% del
debito pubblico greco suddiviso tra i vari
Stati membri: Germania (27%), Francia
(20%), Italia (18%) e Spagna (11,9%)
LE PENSIONI
2
GLI AIUTI
L’IVA
Il presidente della Commissione Ue Jean
Claude Juncker ha sottolineato che nella
proposta dei creditori non c’è alcun taglio
ai salari e alle pensioni. Nel documento
dei creditori però si sottolinea l’esigenza
di procedere con una riforma del sistema
pensionistico greco ormai
«insostenibile». Bruxelles ha chiesto di
disincentivare le pensioni anticipate a
partire dal 2016 con l’intento di
eliminarle del tutto entro il 2022.
Previsti dei limiti anche per le pensioni
contributive
3
Una delle questioni cruciali sul tavolo
della trattativa è l’Iva: i creditori
vorrebbero che il gettito proveniente
dall’imposta arrivasse all’1% sul Pil,
contro lo 0,93% chiesto da Atene.
Bruxelles ha chiesto una riforma delle
aliquote: 23% su ristoranti e catering e
13% per alimentari, energia, hotel e
acqua. Ma la parte più importante
riguarda le isole: il governo non vuole
rinunciare al 30% di sconto Iva che viene
praticato. Sconto che gli interlocutori
europei hanno chiesto di eliminare
4
Il premier greco ha chiesto ai creditori il
prolungamento degli aiuti. Richiesta che
è stata respinta e che ha sancito,
insieme alla scelta di indire il
referendum per domenica prossima, la
definitiva rottura dei rapporti fra la
Grecia e il resto dell’Europa. Oggi Atene
perderà i 7,2 miliardi ancora disponibili
del piano e 1,9 miliardi di profitti SMP (i
profitti della Bce sui bond ellenici) che
saranno ridistribuiti agli Stati invece di
finire nelle casse greche
a cura di Corinna De Cesare
Retroscena
di Danilo Taino
❞
A.Merkel
La volontà
di compromesso sul
lato greco
non c’era. E
ora non c’è
fondamento
giuridico
per un
finanziamento
ponte
❞
Casa
Bianca
L’Ue ha una
maggiore
capacità
di gestire la
situazione
greca.
L’economia
è più forte
di quanto
non fosse
nel 2010
❞
J.C.Juncker
Il governo
greco deve
dire
la verità,
gli elettori
devono
poter vedere
chiaramente
qual è
la posta
in gioco
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BERLINO Alla prova di una crisi
esistenziale, l’eurozona ha deciso di mettere la Grecia davanti
alle sue responsabilità: senza
più mediazioni, affinché accetti
un compromesso e si allontani
dall’orlo del precipizio. Angela
Merkel, all’improvviso, è dura
con Atene. Mario Draghi di fatto
sostiene il sistema bancario ellenico e la stessa Grecia — oltre
che l’eurozona — per darle ancora un po’ di tempo. La Germania è emotivamente scossa ma
anche decisa ad andare avanti.
Una serie di leader inizia a chiamare le cose con il loro nome,
dice che il referendum di domenica sarà euro sì/euro no, al di là
di come lo ha formulato il governo di Alexis Tsipras. Succede
che il precipitare della crisi ha
reso la realtà visibile: e non è
quella delle settimane scorse,
coperta da tatticismi negoziali e
menzogne. Ora, in gioco è il futuro di euro e Unione Europea.
Frau Merkel continua a volere
la Grecia nella moneta unica. Ieri, però, ha cambiato tono. Davanti ai dirigenti del suo partito,
la Cdu, ha reso omaggio, tra applausi scroscianti, a Wolfgang
Schäuble per come ha gestito la
trattativa con Atene. A smentire
che lei sia la colomba e il suo
ministro delle Finanze il falco.
Poi ha chiarito che «la volontà di
compromesso sul lato greco
non c’era». È stata netta come
mai prima nell’indicare in Atene
la responsabilità del precipitare
della crisi: ha sostenuto che
l’Europa combatte per i suoi
principi e se li rinnegasse anche
solo momentaneamente «nel
medio e nel lungo termine ne
soffrirebbe i danni».
In Germania, di fronte al
dramma della Grecia in ginocchio, non si nota alcun senso di
soddisfazione. Ma i politici sono
determinati a gestire la crisi e il
mondo dell’economia è pronto
a reagire, senza astio. Lo stesso
Schäuble è palesemente ango-
Veronica De Romanis
«Il falco? L’Fmi
Tra Angela
e Schäuble
gioco delle parti»
Bruxelles Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha definito il referendum greco una scelta sull’euro
Draghi e la cancelliera
Il doppio passo
per evitare il caos
Gli applausi della Cdu sulla conduzione del negoziato
sciato per il fallimento di una
trattativa che ha dovuto condurre in prima linea; convinto però
che la linea dura vada tenuta.
A Francoforte, ieri, la Banca
centrale europea è stata sul mercato per l’intera giornata e gli
operatori dicono che è intervenuta in momenti critici per rallentare le vendite. Domani, terrà
un’altra riunione del Consiglio
dei governatori per decidere se
mantenere invariata la quantità
di liquidità d’emergenza (vitale)
che ha dato alle banche elleni-
Il Cancelliere dello Scacchiere
Londra: assegni garantiti
a 40mila pensionati britannici
«Sperare per il meglio ma prepararsi al
peggio». È la linea del Cancelliere dello
Scacchiere George Osborne sulla crisi di Atene.
Osborne si è preoccupato di rassicurare i 40mila
pensionati britannici residenti in Grecia: «I
depositi rimangono al sicuro nelle quattro
maggiori banche greche con filiali a Londra».
ROMA «Non c’è stato un ostacolo Germania
nei negoziati tra i Paesi dell’eurozona e la
Grecia». A dirlo e rimarcarlo è Veronica De
Romanis, economista, attenta studiosa
della politica di Berlino e della sua cancelliera Angela Merkel. «A lasciare il tavolo è
stato il premier ellenico Alexis Tsipras, lo
strappo lo ha fatto lui ed è lui ad avere ora
in mano l’iniziativa», dice.
Le Istituzioni e gli altri Paesi europei
non hanno niente da rimproverarsi se si
è arrivati alla rottura?
«Si sono mossi nel rispetto delle regole
e delle procedure, mentre i greci hanno
fatto di tutto per tirare alle lunghe. Hanno
fatto proposte e poi si sono tirati indietro,
rimangiandosi anche le riforme avviate dal
governo precedente».
Angela Merkel aveva preso la guida dei
negoziati con Tsipras. Qualcuno consi-
Chi è
● Veronica De
Romanis, 46,
economista, ha
scritto «Il
metodo Merkel.
Il pragmatismo
alla guida
dell’Europa»,
è sposata con
Lorenzo Bini
Smaghi
La vicenda
● La Germania
è scossa ma è
decisa ad
andare avanti.
La cancelliera
Angela Merkel
ha messo
l’accento sulle
responsabilità
di Atene nel
precipitare
della crisi degli
ultimi mesi
che, se aumentarla, se ridurla.
Gran parte degli operatori si
aspetta che mantenga le cose
come stanno fino a dopo il referendum del 5 luglio. Draghi non
può dare altro denaro a un Paese
che non sembra in grado di restituirlo. Ma non può nemmeno
togliere quello che ha già dato.
Per due ragioni. La Bce è esposta
verso la Grecia per oltre cento
miliardi, se Atene uscisse dall’euro ne perderebbe parecchi.
Allo stesso tempo, non dando
altro denaro alle banche elleni-
dera il naufragio dei colloqui un suo fallimento. È d’accordo?
«No, Angela Merkel ha sempre messo in
risalto il valore politico del progetto dell’euro che non può essere indebolito dall’uscita di un Paese. Si è spesa personalmente con chi in Germania non la pensa
così, anche all’interno del suo stesso partito contestando la cosiddetta teoria della
catena. Quella che descrive l’unione monetaria come una catena formata da tanti
anelli destinata a rafforzarsi se viene tolto
l’anello più debole, cioè, in questo caso, la
Grecia»
Il ministro delle Finanze, Wolfgang
Schäuble, ha dato però l’impressione di
pensarla diversamente. Ha fatto il falco
durante tutte le trattative...
«È stato il gioco delle parti. Non è e non
è mai stato nell’interesse della Germania
che e favorendo così la chiusura
temporanea impedisce una corsa agli sportelli che provocherebbe in breve il tracollo del sistema e avvierebbe l’uscita dalla
moneta unica. Draghi e la Bce,
insomma, stanno puntellando
Atene: le danno qualche giorno
per evitare la Grexit.
Una serie di leader europei,
inoltre, ieri ha deciso di dire
stop agli infingimenti e di definire il referendum di domenica
una scelta dei greci sull’euro: se
rimanerci o uscirne. Tra gli altri,
lo hanno fatto François Hollande, Jean-Claude Juncker, il vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel e la stessa signora Merkel.
Incoraggiati dalla reazione non
da panico dei mercati finanziari,
i leader europei hanno messo
da parte la prudenza: usano toni
decisi per richiamare Tsipras
dall’orlo del precipizio e stanno
facendo pressione sui partiti e
sulle istituzioni della Grecia affinché si torni a parlare di un
compromesso, prima o dopo il
referendum, che eviti l’uscita di
Atene dall’euro.
@danilotaino
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far uscire la Grecia dall’euro»
Non mi dirà però che non abbia spinto
sul tasto del rigore anche con Atene?
«Nei negoziati direi che l’interlocutore
più severo è stato il Fondo monetario. In
ogni caso è chiaro che ci sono delle regole
e che nel decidere bisogna dosare solidarietà e responsabilità; la Germania non si è
mai tirata indietro nella ricerca del compromesso. Al pari degli altri Paesi, da quelli cosiddetti virtuosi, attenti alle regole, a
quelli che sono usciti da programmi di
aiuti con sacrifici e sono in vista delle elezioni politiche, come Spagna e Portogallo,
a quelli più poveri come l’Estonia e la Lituania che per entrare nell’euro ha dovuto
prima pagare la sua quota — 60 milioni —
di prestiti alla Grecia»
Stefania Tamburello
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4
#
Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
5
#
Primo piano Il caos Grecia
Milano giù, le Borse bruciano 287 miliardi
Piazza Affari cede il 5,17%, il differenziale con i titoli di Stato tedeschi risale a quota 159 punti base
Il cambio euro-dollaro sale a quota 1,19. Patuelli (Abi): esposizione banche italiane «molto bassa»
L’apertura di Berlino, che ha espresso
disponibilità a riavviare i colloqui con Atene, dopo il referendum, non è riuscita ieri a
rianimare i mercati, travolti dal naufragio
dei negoziati sulla crisi greca. Le Borse europee ieri hanno fatto il tonfo, con Piazza Affari che ha segnato il risultato peggiore perdendo il 5,17% a 22.569 punti, mentre il rosso di Parigi si è fermato al 3,74%, quello di
Francoforte al 3,56%. Cedimento limitato,
pari all’1,97%, per Londra e flessione consistente, del 4,5%, per Madrid, mentre i ribassi
hanno coinvolto anche le piazze asiatiche e
Wall Street. Complessivamente le Borse europee ieri hanno bruciato 287 miliardi (80
ROMA
1997
Le crisi
Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan
miliardi solo Milano). Colpa dei ribassi registrati soprattutto dai titoli delle banche, le
più esposte alla crisi greca. Anche se per
l’Italia, ieri il presidente dell’Abi, Antonio
Patuelli è tornato a rassicurare sull’esposizione «molto bassa», circa 1 miliardo, del
nostro sistema del credito.
Tensioni forti anche sul secondario dei titoli di Stato con i rendimenti in altalena, in
un clima di alta volatilità. In particolare il
differenziale tra i Btp decennali e i Bund tedeschi di uguale durata, schizzato in alto in
apertura di contrattazioni e poi rapidamente disceso, ha chiuso di nuovo in rialzo a 159
punti base con i tassi dei Btp in salita a 2,38%
e quelli dei Bund in calo a 0,79%. Indenni gli
spread irlandesi, si sono allargati tutti gli altri differenziali con i titoli greci graziati dalla
sospensione delle contrattazioni.
Se il premier Matteo Renzi ha affidato ad
un tweet il suo pensiero sul referendum greco, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan ha fatto altrettanto per precisare nuovamente che l’ esposizione diretta dell’Italia
nei confronti della Grecia, «tra prestiti bilaterali e garanzie è pari a 35,9 miliardi».
Infine l’euro che, in controtendenza, ieri
si è rafforzato a 1,119 sul dollaro.
Stefania Tamburello
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il lunedì nero dei mercati
LE BORSE EUROPEE
2001
● La Russia
cade in
depressione.
La situazione
richiese
l’intervento
del Fmi che
approvò un
pacchetto di
22,6 miliardi
di dollari
2013
● Il «corralito»
argentino. È
il termine con il
quale si
descrive la
restrizione del
denaro in
contanti o da
conti correnti
durante la crisi
economica
● A marzo
del 2013
in cambio
degli aiuti
promessi
dall’eurozona
il governo
cipriota opera
un prelievo
forzoso sui
conti correnti
LO SPREAD
IERI
159 punti base
I CREDITORI
55 miliardi
26 miliardi
Bce
Investitori privati
9 miliardi
150
140
200 miliardi
0
130
Governi
eurozona
-1
120
MILANO
Parigi
Francoforte
Madrid
-2
Londra
-1,97%
100
-3,74%
-5
-4,56%
-5,17%
32 miliardi
Fmi
60
46
90
-3,56%
Banca centrale greca
I 5 PAESI PIÙ ESPOSTI*
Dati in miliardi di euro
110
-3
-4
32
miliardi
40
27
80
gennaio
febbraio
marzo
aprile
maggio
giugno
Germania
Francia
ITALIA
Spagna
Fonte: Ministero delle Finanze greco, Bloomberg *Comprende oltre ai prestiti bilaterali, le quote di partecipazione nei fondi salva Stati Esm e Efsf, nella Bce e nel Fmi
12
Paesi Bassi
d’Arco
?
Se Atene
fa crac
Turismo e conti in rosso
Che cosa cambia
nel versante Sud dell’euro
● I tre scenari
● Fronte mediterraneo
● La crescita
● Il turismo
● I mercati
Euro e austerity
o incognita dracma?
Le scelte di Atene
I Paesi periferici
e la moneta unica
alla prova della Grexit
L’onda d’urto
sulla debole ripresa
dell’Europa
Egeo, mare e cultura
ancora più convenienti
Una sfida all’Italia
Btp, azioni e liquidità
Le scelte del risparmio
e il ruolo della Bce
S
S
N
I
S
ono principalmente tre gli
scenari che si aprono sul
fronte greco. Primo: oggi
si trova in extremis l’accordo
tra Atene e i creditori, nelle
ultime ore disponibili prima
della scadenza della rata da 1,6
miliardi che la Grecia deve al
Fondo monetario. Secondo:
oggi niente accordo e niente
rimborso. Quindi, il default.
Atene continua con la stretta su
bancomat e capitali, ma resta
nella zona-euro. È, per sommi
capi, la strada già seguita da
Cipro. Il tutto in attesa del
referendum di domenica,
magari con una (improbabile)
micro-estensione-ponte del
sostegno dei creditori: se
vinceranno i sì a una posizione
«europea», l’accordo diventerà
più semplice. Se invece la
spunteranno i no, e l’intesa non
viene più raggiunta, ecco il
terzo scenario: nessun accordo,
default secco, fine del supporto
europeo e avvio dell’uscita
dall’euro.
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e la Grecia «cadrà» di
fronte al suo rosso di
bilancio e alla
speculazione, quest’ultima
tornerà all’attacco mietendo
nuove vittime nell’eurozona?
Gli occhi dei mercati sono
rivolti verso i cosiddetti Paesi
periferici dell’euro, che in
passato hanno già «ballato»
sulle onde dei mercati. Oggi,
però, almeno per ora il
termometro degli spread non
indica particolari tensioni. Non
poco dipenderà dalla capacità
della Banca centrale europea di
fare «scudo comune».
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35,9
1.300
on mancano poi le
ripercussioni di un
eventuale default su
conti pubblici, crescita e lavoro
oltre la Grecia e la sua tragica
situazione. Qualche esempio?
Se l’instabilità cresce, salgono i
tassi sui Btp e gli interessi che
paga lo Stato. Poi ci sarebbe la
perdita, totale o parziale, ma
definitiva, sui miliardi di
credito italiano verso Atene. E
ancora: l’incertezza frenerebbe
la debole ripresa dell’economia
tricolore. La domanda è:
quanto ci vorrà all’Europa per
«digerire» default e Grexit?
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n caso di ritorno alla
dracma, c’è il turismo tra i
settori che più potrebbero
cambiare. Dentro e fuori la
Grecia. Il Paese ellenico come
meta di vacanze diventerà
meno caro, forse molto meno
caro, senza perdere nulla in
bellezza. Se Atene saprà
superare gli scossoni pratici
per turisti (come bancomat,
pagamenti e trasporti
pubblici), la Grecia potrebbe
guadagnare molto in
competitività nei confronti di
altre mete che offrono mare,
caldo e cultura. Come l’Italia.
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È l’esposizione dell’Italia, in miliardi di euro, secondo quanto
ha riferito ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.
L’importo è rappresentato da prestiti bilaterali e garanzie
Il costo della crisi greca per i mercati, in miliardi di euro. Dai
massimi di aprile le Borse hanno perso 900 miliardi a cui se
ne aggiungono oltre 400 di valore perso dai titoli di Stato
e la crisi sfocia in una
Grexit, gli operatori di
mercato consigliano ai
risparmiatori di puntare su
investimenti come la liquidità,
le azioni di aziende Usa del
consumo o della salute e i Btp
brevi (che scadono al massimo
tra 18-24 mesi). Questi ultimi
non rendono quasi nulla, ma
generalmente offrono
maggiore protezione dal
rischio di ritrovarsi con
quotazioni molto più basse del
prezzo a cui si erano comprate.
Certo, il rischio è comunque
sempre presente. Dai mercati
sono intanto sempre di più gli
sguardi puntati sulla Banca
centrale europea. Con il
probabile default di domani, la
Bce continuerà con il
programma di supporto alle
banche greche o ritirerà il suo
sostegno? Il secondo scenario
potrebbe essere pesantissimo
per gli istituti ellenici e aprire
le porte all’addio greco all’euro.
a cura di Giovanni Stringa
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Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
6
#
Primo piano Il caos Grecia
4
Negoziati Una settimana fa la situazione sembrava difficile, non irrecuperabile
Prima dell’Eurogruppo Juncker diceva di aver ricevuto «buone proposte»
Poi Berlino ha gelato gli entusiasmi. L’escalation delle tensioni, fino allo strappo
La resa dei conti in Europa
Quei giorni terribili
Le date
DALLA NOSTRA INVIATA
Nessuno al quartier
generale dell’Unione Europea
avrebbe mai pensato che un
giorno il presidente della Commissione Ue avrebbe dovuto
pronunciare un discorso drammatico in difesa dell’Europa e
dell’euro come ha fatto ieri
Jean-Claude Juncker, entrando
di peso in una consultazione
popolare di uno Stato membro,
chiedendo ai greci di votare
«sì» al referendum di domenica.
Una settimana fa la situazione sembrava difficile, certo, ma
non irrecuperabile. Nei corridoi
di palazzo Berlaymont, sede
della Commissione dove, al tredicesimo piano, i rappresentanti dei creditori internazionali
nelle ultime settimane hanno
fatto spesso notte fonda confrontandosi con la delegazione
greca per arrivare a un accordo,
non è stata mai persa la speranza di raggiungere un’intesa. Addirittura il giorno prima dell’Eurosummit straordinario del
22 giugno, poco dopo la mezzanotte il capo di gabinetto di Juncker, il duro (e potente) Martin
Selmayr twittava: «Ricevute le
nuove proposte greche, buona
base per progressi all’Eurosummit di domani». Poi si sa com’è
andata. Al mattino la proposta
era già cambiata e il ministro
delle Finanze tedesco Wolfgang
Schäuble ghiacciava gli animi:
«Non ci sono novità, senza una
proposta concreta si potrà fare
poco oggi». Questo era una settimana fa. Poi ci sono stati altri
due incontri dell’Eurogruppo e
un vertice dei capi di Stato e di
governo. In mezzo proposte e
controproposte a segnare un
crescendo di ambiguità.
Ma c’è chi sperava ancora nell’incontro dei ministri finanziari dell’eurozona di sabato, ultima data utile prima della scadenza, oggi, del piano di aiuti
alla Grecia. Venerdì notte l’annuncio da parte del premier
greco Alexis Tsipras del referendum sulla proposta dei creditori coglie tutti di sorpresa e trasforma in tragedia quello che finora era parso un dramma a
tratti farsesco per il comportamento di alcuni protagonisti, a
BRUXELLES
30
GIUGNO
● Atene
avrebbe dovuto
restituire 1,5
miliardi di euro
al Fmi. Ieri il
governo ha
detto: «Non
pagheremo»
Ufficialmente,
non è default: il
Fmi mette la
Grecia in
«arretrato»
1
LUGLIO
● Riunione
della Bce sul
caso Grecia. La
Banca centrale
ha deciso di
non concedere
ad Atene
ulteriori fondi
ma non ha
sospeso i fondi
Ela, l’assistenza
di liquidità
d’emergenza
5
LUGLIO
● Si svolge il
referendum
indetto da
Tsipras.
I cittadini
greci sono
chiamati ad
accettare
o respingere
l’ultima
proposta di
accordo
dei creditori
20
LUGLIO
● Scade un
pacchetto da
3,5 miliardi di
euro che Atene
deve alla Bce.
Per la Grecia
sarebbe
impossibile
restare
nell’eurozona
se considerata
insolvente dalla
Bce
● Il caso
Il falco
Il ministro delle
Finanze tedesco
Wolfgang
Schäuble.
La mattina
dell’Eurogruppo
straordinario ha
detto: «Non ci
sono novità,
senza una
proposta
concreta si
potrà fare
poco»
I fronti
Nella foto
a sinistra il
ministro delle
Finanze francese
Michel Sapin
e il collega greco
Yanis Varoufakis;
qui a fianco
il presidente
dell’Eurogruppo
Jeroen
Dijsselbloem e la
direttrice del Fmi
Christine Lagarde
Il discorso
❞
Il primo
ministro
di Atene Alexis
Tsipras
nel discorso
televisivo
di domenica
28 giugno.
Il governo
greco ha
annunciato
un referendum
sull’accordo
per il prossimo
5 luglio
L’Unione Europea si fonda sui principi
della solidarietà, della democrazia,
della comprensione e del rispetto reciproco,
non su ricatti e ultimatum
Alexis Tsipras premier greco
cominciare dal ministro delle
Finanze Yanis Varoufakis.
Venerdì notte la delegazione
greca era al lavoro con i tecnici
di Commissione Ue, Bce e Fmi
per trovare un’intesa da sottoporre all’Eurogruppo dell’indomani: la notizia del referendum
spiazza persino George Chouliarakis, il rappresentante greco
nell’Euro working group, l’uomo incaricato da Tsipras di difendere gli interessi greci davanti al Brussels Group (l’ex
Troika). All’Eurogruppo di sabato si consuma lo strappo definitivo. Se finora alcuni Paesi
— racconta una fonte Ue —
erano stati più dialoganti nei
confronti di Atene, la decisione
di Varoufakis di lasciare il tavolo ottiene l’effetto di compattare tutti i 18 ministri finanziari,
con il francese Michel Sapin
che si offre ancora di mediare
in un estremo tentativo. Il risultato è la decisione di non estendere il programma di salvataggio.
L’appello di Tsipras al popolo
greco di votare «no» per Bruxelles è uno choc, venerdì i creditori internazionali avevano messo
sul tavolo una proposta che cercava di andare incontro alle richieste greche. «C’era anche
l’abbassamento dell’Iva sugli
hotel dal 23% al 13% — racconta
una fonte vicina al dossier —
mentre il governo greco negava
l’esistenza del nuovo documento». E così domenica, dopo una
serie di riunioni in un clima di
tensione mista a incredulità,
d’accordo con Bce e Fmi, la
Commissione fa qualcosa di
inusuale: pubblica «per trasparenza e informazione del popolo greco» le ultime proposte dei
creditori in inglese e in greco,
che «prendono in considerazione le proposte delle autorità
greche dell’8, 14, 22 e 25 giugno
2015». A Bruxelles domina la
delusione e la stanchezza per
un negoziato durato sette mesi:
«A novembre avevamo l’accordo — ricorda con frustrazione
una fonte Ue — ma al Fondo
monetario non andava bene. Al
governo c’era ancora Samaras. E
ora siamo invece arrivati a questo punto».
Francesca Basso
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Porto Rico insolvente, anche nei Caraibi c’è una piccola Atene
Una «piccola Grecia» anche per gli Stati
Uniti. È Porto Rico, i cui amministratori
hanno lanciato l’allarme debito: «Non
possiamo ripagare 72 miliardi di dollari».
Un rebus reso più complicato dallo status
dell’isola caraibica: un territorio
americano e non uno Stato o una città;
quindi non può ricorrere alla «bancarotta
assistita», come ha fatto per esempio
Detroit. L’isola non è neanche uno Stato
PORTO RICO
STATI UNITI
MESSICO
CUBA
sovrano quindi non può chiedere aiuto o
prestiti al Fmi. Il suo caso particolare
rappresenta così un test senza precedenti
anche per il mercato dei bond americani.
La situazione è difficile dalla fine della
Guerra fredda, quando Washington ha
iniziato a chiudere le basi militari
sull’isola. Ma nessuno aveva previsto una
piega «greca» del genere. Il governatore
Alejandro Garcia Padilla chiede ai creditori
72
miliardi di
dollari: il debito
dell’amministrazione di
Porto Rico (4
milioni di
abitanti)
di «condividere i sacrifici» imposti
all’isola. La prima scadenza di pagamento
che Porto Rico rischia di saltare è in
settimana, quando la maggiore società
elettrica locale, con un debito di 9 miliardi
di dollari, potrebbe mancare un
pagamento ai creditori, dando così luogo a
uno dei maggiori default municipali della
storia. Da «isola dell’incanto» (come
veniva chiamata) a isola del debito.
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
7
#
Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
8
#
Primo piano Il caos Grecia
IL REPORTAGE LA PAURA DEL CRAC
Code in farmacia, razionamenti
Prove di un’economia di guerra
20
mila i greci
scesi in piazza
ad Atene ieri
sera per dire no
all’austerità
323
miliardi
di euro
l’ammontare
del debito
pubblico greco
59
imprese
hanno chiuso i
battenti ogni
giorno
in Grecia da
inizio 2015
25%
il tasso di
disoccupazione
in Grecia (la
media nell’area
euro è 11%)
11
milioni
gli abitanti
della Grecia (3
milioni i
residenti nella
capitale Atene)
dal nostro inviato ad Atene
Federico Fubini
D
all’esterno della farmacia arrivano urla e
odore di costolette di
maiale alla griglia. Sono le otto di sera e Piazza Syntagma si sta riempiendo metro
dopo metro della prima manifestazione di questa campagna
referendaria, quella organizzata dal fronte del «no». Tra ventiquattro ore toccherà al «sì».
Ma stasera i cartelli su centinaia di spalle chiedono lo «stop al
memorandum vecchio e nuovo», e i dimostranti sono ovunque, sempre più fitti sul selciato di Syntagma.
Dentro la porta della farmacia Venice, una specialista di
estetica con il botox, scivola via
con un sacchetto in mano. È
appena uscita dal lavoro e si è
fermata a comprare una scatola
in più di un medicinale contro
la pressione alta, per sua madre. Non serviva, riconosce la
49enne Venice (che chiede di
omettere il cognome), ma ha
deciso che avrebbe comprato
delle riserve di farmaci non appena ha sentito che ci sarebbe
stato il referendum.
Non è la sola, ad Atene.
Papharm, il più grande grossista privato di medicine nella
capitale greca, ha registrato un
incremento della domanda di
forniture dalle farmacie fino al
50%. A quel punto l’azienda si è
comportata un po’ come la
Banca di Grecia, quando due
giorni fa ha raccomandato la
chiusura delle banche e i cont ro l l i s u i ca p i t a l i : a n c h e
Papharm ha imposto limiti alla
distribuzione di medicine agli
esercizi al dettaglio, per non
trovarsi con i magazzini vuoti. I
suoi fattorini hanno fatto tre o
quattro ore di straordinario
portando in centinaia di farmacie sacchi pieni di scatole di
medicinali importati dalla Germania, dalla Svizzera o dalla
Francia. Solo per il latte in polvere da neonati, Papharm ieri
ha registrato il raddoppio delle
richieste e ha distribuito 1.500
confezioni in più.
In questo, Atene è cambiata
in poche ore più che durante
cinque anni di recessione. I residenti di una capitale europea
piena di caffè, musei, metropolitane moderne e pulite, e di
laureati, per la prima volta da
decenni si sono rituffati nell’accaparramento. Riempirsi la
casa di cibo, benzina o medicine era un’abitudine da tempo
di guerra, che gli anziani ricordano di aver rispolverato durante il colpo di Stato dei colonnelli nel 1967. Era una memoria cancellata dalle teste dei
più giovani ma ieri è riaffiorata
di colpo, irrazionale e prepotente. «In molti hanno comprato il doppio o il triplo delle
quantità abituali di cardiovascolari, antibiotici, antinfiammatori», nota Loukas Arnaoutakis, titolare di una farmacia
in via Solone 92, non lontano
da piazza Omonia. Durante la
giornata la situazione è arrivata
a un punto tale che l’Associazione ellenica delle aziende
farmaceutiche ha dovuto emet-
● La parola
DEFAULT
La parola default, ormai
entrata nell’uso comune,
corrisponde in italiano a
«insolvenza, fallimento» e
indica, per esempio,
l’incapacità di uno Stato di
rispettare le scadenze di
restituzione dei
finanziamenti ricevuti da
istituzioni bancarie
internazionali o private. Da
oggi la Grecia è di fatto in
default, e cioè in
fallimento, perché non può
rimborsare la rata da 1,6
miliardi di euro al Fmi. Il
Fondo monetario da oggi
metterà Atene in
«arretrato» per 30 giorni:
perciò il fallimento vero e
proprio è rimandato alla
fine del mese prossimo
tere un comunicato: «Non si
registrano carenze di farmaci».
Come in Italia si ascoltano le
radio dedicate a ogni singola
squadra di calcio, in questi
giorni ad Atene chiunque nei
taxi o nei bar segue le emittenti
che parlano ossessivamente
del referendum, di Syriza o del
premier. Ieri gli ateniesi hanno
sentito che Alexis Tsipras aveva
scritto ai suoi colleghi europei
per chiedere un’estensione del
programma — respinta — e
ciò non ha fatto che acuire il
senso di incertezza. Non aiuta
il fatto che la corsa ai medicinali presenti una complicazione
in più: specie le farmacie più
piccole si sono viste chiedere
dai grossisti il saldo dei medicinali tre volte al giorno e solo
in denaro liquido. Gli importatori di prodotti della tedesca
Bayer o della svizzera Novartis
non consegnano più dietro bonifico o pagamento elettronico. Il loro rifiuto non si deve ai
vincoli bancari, ma alle loro
stesse paure: da quando l’an-
nuncio del referendum ha rimesso in dubbio il futuro della
Grecia nell’euro, i grossisti di
farmaci temono che i produttori esteri chiedano loro di saldare gli ordini solo in contante.
Dunque a loro volta essi stessi
esigono solo contante dalle farmacie minori, che a cascata
spesso esigono solo contante
dai clienti. Maria, un’esercente
di 34 anni in Odos Benaki, su
questo è diventata irremovibile. In un’economia dove ormai
non si ritira più di 60 euro al
giorno, tutto dipende dal denaro liquido. Il diaframma fra lo
standard occidentale di normalità e una crisi umanitaria
non era mai stato tanto sottile.
Questo non basta però a far
decidere Venice, l’operatrice
estetica corsa a rifornirsi nella
farmacia di Piazza Syntagma.
Con 1.200 euro al mese guadagna più di tanti altri, ammette.
«Ma nel referendum non sono
sicura di optare per il “sì”. Secondo me ci mentono tutti».
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Attesa
Pensionati
davanti a una
filiale delle
Banca
nazionale
greca a Iraklion,
sull’isola di
Creta,
discutono con
un impiegato
chiedendo
notizie delle
loro pensioni
(Stefanos
Rapanis/
Reuters)
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
PRIMO PIANO
9
#
La scheda
delle polemiche
La scheda del quesito referendario
di domenica: nella colonna a
destra, le due opzioni, «óchi» (no)
e «nai» (sì). Polemiche in Grecia
perché i due simboli non sono
affiancati in orizzontale, ma il «no»
è disposto in alto sopra il «sì»
Il voto
● Il governo
greco ha
pubblicato ieri il
testo del
referendum
indetto
dal premier
Tsipras per il 5
luglio
● La
consultazione
popolare verte
sulla proposta
dei creditori
internazionali
per evitare il
default e
vedere
avanzare il
programma di
aiuti
● Il quesito è
uno solo:
«Deve essere
accettata la
proposta
sottoposta da
Commissione
europea, Banca
centrale
europea e
Fondo
monetario
internazionale
all’Eurogruppo
del 25 giugno
2015,
composta da
due parti che
insieme
costituiscono la
loro proposta
complessiva?».
Sulla scheda
prima compare
il «no» e il «sì»
● Tsipras ha
dichiarato che
una vittoria del
«no»
rafforzerebbe
la posizione di
Atene verso i
creditori
● L’appello del
il presidente
della
Commissione
Juncker: «Greci,
votate sì»
Manifestazione
dal nostro inviato
Lorenzo Salvia
ATENE Le bandierine piccole sono in offerta, un euro. Quelle
più grandi vengono cinque.
Strisce bianche e azzurre, viva
la Grecia e già che ci siamo pure la dracma. Delphina ha piazzato il suo banchetto in cima
alla scalinata di piazza Syntagma, il cuore della capitale del
default. «Sto facendo più soldi
che al concerto di Robbie Williams, che ha cantato qui una
settimana fa», dice tra una sigaretta e l’altra. Il patriottismo
tira più del pop. E anche stasera la piazza davanti al Parlamento di Atene diventa il centro della protesta. Arrivano in
20 mila per dire «ochi», scrivete no sulla scheda del referendum di domenica prossima
sull’ennesimo piano proposto
da Bruxelles. E fa lo stesso se la
trojka non si chiama più così.
Dovrebbe venire anche il
premier Alexis Tsipras. Ma alla
fine ripiega su un’intervista alla
tv di Stato. Niente cravatta come al solito, giacca blu: «La
grande folla radunata a Syntagma — dice — ci dà la forza, con
calma e compostezza affronteremo minacce e ricatti». La
gente è ancora in piazza quando lui arriva al cuore del ragionamento, la base della campa-
«Greci, votate no»
36,3
Tsipras il Tribuno
punta tutto sulla piazza
per cento dei
voti ottenuti
alle ultime
elezioni
politiche da
Syriza, partito
della sinistra
radicale
L’appello tv del premier, mentre i suoi fan manifestano
«Non ci butteranno fuori dall’euro. E noi negozieremo»
gna che andrà avanti fino alla
fine della settimana: Bruxelles,
spiega lui e ripetono qui con gli
striscioni in mano, vuole che la
Grecia resti nell’euro e cacciare
il suo governo. «Volevano spazzare via la speranza — continua Tsipras, guardando fisso in
camera — ma non credo che ci
sia la volontà di cacciare via la
Grecia dall’euro. Un Paese in
default ha dei costi altissimi».
Intanto, in «default parziale» l’agenzia di rating Fitch ha
classificato ieri quattro banche
greche: National Bank of Greece, Piraeus, Eurobank e Alpha.
Ma il contrattacco è già
pronto. A partire dalla scheda
elettorale che domenica 10 milioni di greci sono chiamati a
mettere nell’urna. In alto la
scritta «ochi», cioè il no al piano in arrivo da Bruxelles. In
basso la scritta «nai», il via li-
In Tv
Il primo
ministro greco
Alexis Tsipras,
40 anni,
fotografato ieri
nella sede della
televisione
nazionale
mentre rivede il
discorso che
sta per
pronunciare in
diretta.
Il premier ha
chiesto ai greci
di votare «no»
al referendum
di domenica:
un no che,
per molti
osservatori,
significherebbe
l’uscita
dall’euro
149
deputati
conquistati da
Syriza: per 2
seggi ha
mancato la
maggioranza
assoluta; 76 a
Nea dimokratia
(centrodestra)
5
Mesi fa
l’insediamento
del governo
Tsipras (27
gennaio),
che ha basato
la sua
campagna sul
no all’austerity
bera all’accordo che metterebbe all’angolo il governo di Atene. Prima il no, poi il sì: se non
un suggerimento almeno una
suggestione. «Se vince il no —
dice Tsipras — dovremo forse
dire addio all’euro. Ma i cittadini greci potranno sopravvivere
anche senza il programma di
aiuti». E lo stesso premier greco sottolinea come «più alta sarà la percentuale del no al referendum, maggiori saranno le
armi del governo greco per rilanciare i negoziati». E se invece vincesse il sì? «Non sono un
uomo per tutte le stagioni», risponde il premier, deciso a
Il declassamento
L’agenzia di rating Fitch
ha valutato in
«default parziale»
quattro banche greche
usare anche le sue dimissioni
per convincere chi ancora non
ha deciso. «La gente ha il diritto di scegliere il futuro. Il popolo farà sentire la sua opinione e
la sua voce sarà ascoltata».
Stasera, a Syntagma, manifesteranno i sostenitori di Antonis Samaras, il predecessore di
Tsipras che, pur tra lacrime e
sangue, aveva portato la Grecia
fuori dalla recessione. Loro sono per il sì: niente dracma, meglio l’euro. Non saranno exit
poll, certo. Ma contare la gente
in piazza sarà il primo test per
capire da che parte tira il vento
del referendum.
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● Il commento
Le leggi, la scuola: due lezioni dal disastro (anche per l’Italia)
di Roger Abravanel
Q
uesto weekend in Grecia, i molti
amici liberali commentavano con
amarezza come si stesse
consumando una tragedia annunciata. Un
premier di estrema sinistra sta trascinando
il suo Paese fuori dall’euro e l’Europa, dopo
aver salvato la Grecia temendo una nuova
Lehman, adesso la lascia andare,
comportandosi come un contabile miope
che guarda solo i conti e i bilanci.
Quali le lezioni per noi? La prima è che il
debito pubblico conta poco se c’è la
crescita e questa non nasce senza una
grande libertà dell’economia. La Spagna e
l’Irlanda sono economie più liberali della
Grecia e dell’Italia, sono quindi cresciute
molto di più e i loro debiti non
preoccupano più di tanto. Un’economia
liberale richiede soprattutto una società
dove si rispetti la legge e quindi il capitale
umano, soprattutto quello più giovane,
possa esprimersi al meglio, perché esiste
la meritocrazia e i migliori vanno avanti.
Anni fa il premier Aznar, quando chi scrive
gli chiese le tre ricette che aveva usato per
fare ripartire l’economia spagnola rispose:
1) «rispetto della legge», 2) «rispetto della
legge», 3) «rispetto della legge». Ebbene i
tempi della giustizia civile in Spagna sono
la metà che quelli della Grecia, che a loro
volta sono inferiori ai nostri!
La seconda lezione è che quando si
arriva ad una classe media stremata come
quella greca di oggi, si lascia posto agli
estremismi di sinistra e/o destra che in
Grecia si sono alleati per portarla fuori
dall’euro. E 70 anni fa gli estremismi
europei hanno portato a una guerra
mondiale.
Quando parlo con molti miei
connazionali pur informati sento dire «sì
ma l’Italia non è la Grecia» perché
abbiamo un settore manifatturiero che
esporta, che la Grecia non ha. Vero, ma
questo settore rappresenta tra il 20 e i l 30%
dell’economia e più di tanto non può fare
per trascinare il resto del Paese a ripartire
dopo 20 anni di stagnazione.
La nostra economia non potrà ripartire
fino a che non crescerà la parte più debole
Crescita e legalità
Il debito pubblico conta poco se
c’è la crescita, questa non nasce
senza la libertà dell’economia.
Un’economia liberale richiede
soprattutto il rispetto della legge
del Paese, che purtroppo continua ad
essere il Mezzogiorno. E questo significa
essenzialmente due grandi riforme: 1) fare
rispettare la legge — la maggioranza dei
tribunali civili del Centro-Sud ha
prestazioni nettamente meno buone — e
2) riuscire a valorizzare lo straordinario
potenziale umano oggi tarpato da scuole
peggiori della media del Paese e peggiori
perfino di quelle greche come rivelano i
test «Pisa» di matematica del 2012: il Sud
del Paese è a livello della Bulgaria e di
Cipro e peggio della Grecia.
La verità è che il nostro riferimento non
dovrebbe essere la Grecia, ma la Germania.
Purtroppo se non facciamo subito le vere,
grandi riforme per essere finalmente una
società ed un’economia liberale, rischiamo
il declino della Grecia.
meritocrazia.corriere.it
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Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
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Primo piano Il caos Grecia
Il retroscena
di Francesco Verderami
Salvini cavalca il fronte antieuropeo:
via i soldi in banca per dare un segnale
Prima la prudenza, poi la linea dura. Renzi cerca di attenuare l’impatto politico sull’Italia
I partiti
● La situazione
greca è
argomento di
riflessione in
tutti i partiti. Il
Pd è spaccato.
La minoranza
invoca una
ripresa delle
trattative e un
sostegno a
Tsipras.
Matteo Renzi
non prende
posizione
direttamente,
ma ricorda
che non si
tratta di una
partita tra il
premier
ellenico e la
Commissione
Ue, ma tra euro
e dracma
● Area
popolare
appoggia le
scelte della
trojka. «Non
possono
risultare
paganti il
ricatto,
l’azzardo e
l’ignavia del
governo
greco», scrive
Maurizio
Sacconi
● Critici gli
azzurri nei
confronti
dell’austerity
imposta
dall’Europa, ma
Gasparri parla
di «scelta
suicida» del
governo greco
● Matteo
Salvini è
contrario a un
accordo tra la
Grecia e le
istituzioni
europee:
«Fossi in Grecia
voterei no, per
la sovranità e la
libera scelta»
● Il M5S si
schiera invece
a difesa della
scelta del
referendum
greco
ROMA Il referendum greco è una
lama affilata e senza manico: in
qualsiasi modo la si impugni
c’è il rischio di ferirsi. Perché se
è vero che la chiamata alle urne
di Tsipras evoca il riscatto contro «l’Europa matrigna», è altrettanto vero che i suoi effetti
— la chiusura della Borsa di
Atene e le file ai bancomat —
preoccupano l’opinione pubblica italiana e allarmano il ceto produttivo, che sull’euro
continua a puntare. L’arma a
doppio taglio impone però una
scelta, ed era scontato da quale
parte si sarebbe posto Renzi.
Nonostante la minoranza del
Pd lo esortasse ad appoggiare
Syriza, il premier si è collocato
sulla linea istituzionale di Bruxelles. E alla vigilia del vertice
con la Merkel ha spiegato che il
popolo greco è chiamato a scegliere tra la permanenza nel
consesso europeo e la fuga verso l’ignoto rappresentato dal ritorno alla dracma.
Ma non c’è dubbio che la
mossa di Tsipras lo abbia colto
di sorpresa. Di ritorno dal vertice dell’Unione, Renzi aveva infatti spiegato ai suoi ministri
che «dopo un week end di terrore» si sarebbe giunti a un
compromesso. Non è andata
così. Forse anche per questo ieri ha preferito esprimersi solo
con un tweet, mentre nel resto
d’Europa — da Hollande alla
Merkel — i capi di Stato e di governo riunivano i propri esecutivi o consultavano le forze di
opposizione, come a voler attenuare a livello nazionale l’impatto del crash europeo. Perché il colpo è stato pesante, e
già in mattinata a Roma — nella maggioranza — aleggiava il
timore per le ripercussioni: nonostante Draghi si fosse posto
«come scudo», erano conside-
rati «inevitabili i contraccolpi
politici ed economici».
Lo si è visto subito in Borsa e
in Parlamento, dove l’esecutivo
è finito sotto assedio. A Palazzo
Chigi la tesi è che l’offensiva si
infrangerà sui cavalli di frisia
delle riforme, poste a difesa
dell’economia nazionale: «E
siccome noi le abbiamo fatte e
stiamo continuando a farle —
sostiene Renzi — è ora che le
facciano anche gli altri», cioè i
greci, verso i quali «la mano
d’aiuto è ancora tesa». È un
modo per far capire che la vertenza a Bruxelles non è chiusa,
ma è anche — per dirla con Alfano — un segnale al Paese per
avvisare che «l’unica linea possibile è la linea di realismo attuata dal governo»: «Tsipras
invece è la dimostrazione di come certe campagne elettorali
impostate sui sogni, alla prova
dei fatti si trasformino in incubi. E il prezzo lo sta pagando il
popolo greco».
Il referendum di Atene, dunque, non è solo una trincea dove si consuma il braccio di ferro
europeo ma è anche il terreno
di scontro politico nei singoli
Stati, sebbene in Italia si registri una spinta trasversale per
porre fine alla stagione del rigore a Bruxelles. È una sorta di
unità nazionale che va dal forzista Gasparri al democratico
Damiano, un appello rivolto al
governo che ha il sapore dell’accerchiamento. E con i Cinquestelle che sfruttano la mossa di Syriza per rivendicare
l’uscita dall’euro e il ritorno alla
sovranità nazionale, era attesa
la mossa di Salvini.
Il «Matteo» di opposizione
— che secondo lo studio pubblicato sul Corriere da Pagnoncelli ha raggiunto negli indici
di gradimento il «Matteo» di
A secco
Banche chiuse
ad Atene per
chi voleva
ritirare denaro
(Afp)
● La parola
RIGORE
La fine della stagione del
rigido controllo delle
politiche economiche
europee è stata invocata da
alcuni Paesi, con in testa la
Grecia di Tsipras, e da forze
politiche di diverso
orientamento. Il premier
Renzi ha negoziato con
Bruxelles per una maggiore
flessibilità mentre in Italia
le forze di opposizione
sono più dure e chiedono
cambiamenti radicali alle
politiche della Ue.
governo — sembrava stesse
maturando una svolta. Ieri
mattina a L’aria d’estate, trasmissione di La7, il segretario
del Carroccio era parso molto
prudente sul referendum greco, fino al punto da marcarne le
distanze. Impressione confermata a telecamere spente: «Io
non tifo Tsipras», diceva Salvini, che nella mossa del premier
greco intravvedeva «un’azione
da exit strategy più che una volontà di affidarsi al popolo con
uno strumento democratico.
Perché se un partito si candida
a governare con un programma, poi con quel programma
deve andare fino in fondo».
In un colpo il leader leghista
sembrava differenziarsi a Roma da Forza Italia (che con Brunetta si era schierata a fianco di
Tsipras), e a Bruxelles dalla Le
Pen (che aveva inneggiato al referendum greco). Era come se,
in una prospettiva di governo,
si preparasse a competere con
Renzi per il primato sull’elettorato di centro, pur partendo da
una posizione opposta. Perché,
sia chiaro, Salvini resta convinto che l’Italia debba uscire dall’euro, ma già in campagna
elettorale per le Regionali aveva smesso di parlarne, un po’
per «non spaventare» gli imprenditori del Nord, un po’ perché ritiene che «comunque la
storia della moneta unica sia
ormai ai titoli di coda». Poi però in serata, alla Zanzara su Radio 24, ha sferrato un colpo pesantissimo e allarmante, dicendo che «per dare un segnale all’Europa, ritirerei i soldi dalle
banche italiane. Fossi ad Atene
voterei no: potrebbe essere
l’inizio di una nuova era». Il referendum greco è una lama affilata. E senza manico.
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La sinistra in campo
«Andiamo da Alexis»
Fassina e D’Attorre
preparano le valigie
Landini: sì alla rivolta
di Fabrizio Roncone
Atene, domenica, sede di
Syriza: saranno tutti lì, da Stefano Fassina ad Alfredo D’Attorre, per aspettare i risultati
del referendum indetto dal
premier greco Alexis Tsipras.
Soccorso rosso.
Compagni, si parte.
Prove di mobilitazione in ciò
che resta della sinistra italiana.
Una scossa di vecchio istinto
internazionalista scuote ribelli
Pd e fuoriusciti, gruppettari e
nostalgici rifondaroli, Sel in
blocco, intellettuali affezionati
a Karl Marx, comunisti veri, radical-chic malinconici come
l’Orango di Sumatra.
Chi non parte, organizza cortei, sit-in, manifestazioni di sostegno. Il lider maximo della
Fiom, Maurizio Landini, pensa
a due eventi da tenere a Roma e
a Milano. L’edizione on-line
della rivista Micromega titola:
«La democrazia non si svende
e non si vende». Segue invito a
firmare un appello in solidarietà con la popolazione della
Grecia.
E Pippo Civati?
Pippo Civati sta decidendo
(mai mettergli fretta).
Non come Stefano Fassina.
Fassina ha deciso, fa discorsi
duri, di piombo.
(«La Bce ha lasciato ai greci
solo la possibilità di scegliersi
il tipo di suicidio: o politico, o
economico».
Continui.
«Vogliono umiliare Tsipras
e far tornare al governo i servi
che c’erano prima. In alternativa, li costringono ad uscire
❞
L’ex pd
Vogliono
umiliarlo e
far tornare
al governo
i servi
che c’erano
prima
Il leader Fiom
Tsipras è
fedele al
mandato
Vuole solo
condizioni
migliori per
la sua gente
dall’euro...».
Le ricordo, Fassina, che ci
sono state trattative lunghe, e
Tsipras non sempre è sembrato...
«Sciocchezze! Hanno scelto
la Grecia per dare una lezione
esemplare, affinché nessuno
osi più mettere in discussione
l’interesse nazionale tedesco e
il dominio dell’aristocrazia finanziaria che domina l’Europa, Italia compresa».
Le ripeto: Tsipras, a numerosi osservatori, non è parso
impeccabile.
«Può aver commesso qualche errore di comunicazione...
poi è stato leale con i suoi elettori. Il referendum è una prova
di democrazia... Andremo a seguirlo da vicino. Saremo io,
D’Attorre...».
Come finirà?
«Previsione impossibile. Sul
popolo greco faranno pressioni
inaudite»).
I toni sono questi. I ragionamenti si spengono dentro presagi cupi. Niente a che vedere
con l’atmosfera di pochi mesi
fa: al teatro Valle occupato, a
Roma, quando il compagno
Alexis salì sul palco (parlando
in greco, non in inglese: la lingua del capitalismo) e ad ascoltarlo raggianti c’erano Sabina
Guzzanti e Nicola Piovani, Carlin Petrini e decine di quelli che
avevano già votato, alle europee, per la lista «L’altra Europa
con Tsipras» (eletti Curzio Maltese, Eleonora Forenza e Barbara Spinelli, poi dimissionaria
in un rogo di polemiche). Applausi, grida di evviva, un nuovo orizzonte era possibile con
le inevitabili raccolte di appelli
con dentro firme varie, da Furio Colombo a Moni Ovadia, da
Andrea Camilleri a Carlo Freccero.
L’entusiasmo è sparito, però
resiste una certa speranza.
Sentite Landini.
(«La Grecia è la nostra ultima barricata contro le politiche di austerità. Che, finora,
hanno prodotto 26 milioni di
disoccupati...».
Mi piacerebbe sentirle dire,
segretario, che la Grecia paga
anche errori dei precedenti governi e che Tsipras ha fallito...
«Tsipras è solo stato fedele
al mandato per il quale è stato
eletto! Tra l’altro è falso che voglia uscire dall’euro: cerca solo
di negoziare, come è del tutto
legittimo, condizioni più favorevoli per la sua gente».
Ora, però, è in un angolo.
«Comincio a cogliere, qua e
là, un certo senso di soddisfazione... come se ribellarsi alle
regole della Bce sia un reato. La
verità è che Tsipras guida una
rivolta che dev’essere anche
nostra»).
Mettendo su una smorfia di
soddisfazione, Tsipras disse alla platea del teatro Valle: «Berlinguer, Togliatti, Gramsci. Per
anni abbiamo guardato alla sinistra italiana. Ora, però, le cose sono cambiate... e siete voi
che guardate a noi».
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Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
12
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Politica
Il retroscena
di Maria Teresa Meli
Il premier e il piano per il nuovo Pd:
lo riorganizzerò, serve gente capace
Il leader: basta con le divisioni. E spiega ai suoi: alla sinistra radical chic non piaccio
ROMA La sua attenzione, ora, è
rivolta tutta alla Grecia, con
qualche sguardo ironico anche
a chi, in Italia, dentro e fuori il
Pd, lo attacca pur di riuscire a
tramutare «in bega domestica» una situazione «internazionale drammatica», ma prossimamente, Matteo Renzi ha
intenzione di mettere mano al
partito.
Intanto, una prima tappa è
rappresentata dalla «ripartenza» del quotidiano l’Unità, che
da oggi sarà nuovamente nelle
edicole, diretta da un fedelissimo del premier, Erasmo D’Angelis. È un piccolo passo iniziale, ma il traguardo finale, come
spiega lo stesso presidente del
Consiglio, è quello di «organizzare meglio il Pd», di mettere ai
suoi vertici «gente capace»,
perché «le amministrative non
sono lontane» e «non possiamo fallire l’obiettivo».
«Ora — è l’ammonimento
del segretario-premier — bisogna andare avanti anche con
più decisione». Renzi lo ha
spiegato chiaramente ai suoi
collaboratori: «Contro di noi
non c’è un vento unitario nazionale, ma non possiamo nasconderci che il risultato delle
regionali e delle ultime amministrative è stato politicamente
negativo e questo non dovrà
più ripetersi».
Per questa ragione in vista
Dagli eletti dem
7,5 milioni al partito
in media 18 mila euro
a parlamentare
ROMA Oltre 7 milioni e mezzo
da ministri, parlamentari
renziani e pure dalla
minoranza. È questo il
tesoretto del Pd, versato
soprattutto da deputati e
senatori dem a sostegno delle
casse del partito. Nell’ultimo
bilancio chiuso al 31 dicembre
2014, si scopre che i conti si
reggono grazie alla generosità
dei singoli eletti. Il totale delle
donazioni ammonta a
7.536.011 euro: l’anno scorso,
in media, ciascun
contribuente ha sborsato circa
18 mila euro. Scorrendo le
cosiddette «libere
contribuzioni soggette alla
dichiarazione congiunta»,
spicca l’obolo dei ministri che
hanno raccolto ben 129.500
euro: nell’elenco figurano, tra
gli altri, Maria Elena Boschi
(Riforme costituzionali) che
nel 2014 ha versato 23.000
euro; Paolo Gentiloni (Esteri 18.000); il sottosegretario Luca
Lotti (23.000); Mariana Madia
(Pa - 19.000); il Guardasigilli
Andrea Orlando (18.000);
Roberta Pinotti (Difesa 10.500); Dario Franceschini
(Cultura - 18.000). E ancora: il
tesoriere Francesco Bonifazi
(altri 32.920); il presidente del
Pd, Matteo Orfini (18.000) e il
numero due di largo del
Nazareno, Lorenzo Guerini
(16.500). Tra i finanziatori ci
sono pure il neocapogruppo a
Montecitorio, Ettore Rosato
(42.000) e il presidente dei
senatori, Luigi Zanda (18.000).
Consistente il contributo
anche da parte della
minoranza interna: sempre nel
2014 uno dei parlamentari che
hanno appena lasciato il Pd,
Pippo Civati, ha versato 18.000
euro come altri due
fuoriusciti, Stefano Fassina e
Monica Gregori. Il Pd ha
ricevuto finanziamenti anche
da parte di imprese (in tutto
184.000 euro) che sono
arrivati, tra l’altro, dalla
National Laundry, società
specializzata in lavaggi
industriali, dalla Ferrarini, che
produce salami e prosciutti, e
dalla Pessina Costruzioni.
Francesco Di Frischia
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Dai ministri ai fuoriusciti
delle elezioni del 2016 in capoluoghi di regione importanti
come Milano, Torino, Napoli,
Bologna e Genova e, forse, anche Roma, Renzi ha deciso di
«riorganizzare il Pd», perché
finora, ha spiegato ai fedelissimi, «è inutile negarselo, era organizzato male. E non è questione di partito solido o liquido, quelle sono stupidaggini».
Il presidente del Consiglio
non ha ancora chiarito nemmeno ai suoi che cosa intenda
veramente fare, quali sono le
innovazioni che ha in mente e
ha rinviato al prossimo autunno le decisioni finali.
Ma in un autunno non troppo lontano «perché i tempi so-
Oggi Dopo la crisi
Il ritorno
de «l’Unità»
Oggi torna l’Unità. A presentarlo ieri, da
sinistra, il condirettore Vladimiro
Frulletti, il direttore Erasmo D’Angelis, il
tesoriere pd Francesco Bonifazi e
l’editore Guido Stefanelli.
no quelli che sono».
Bisogna vedere se la minoranza interna vorrà dare una
mano. O se, piuttosto, preferirà
giocare d’ostruzionismo.
Secondo Renzi, «il governo è
una macchina in grado di correre» e il Partito democratico
deve fare altrettanto. E in questo senso la minoranza deve capire che «i nostri non ne possono più delle divisioni interne», «sono stufi delle liti».
Infatti, lo stesso premier,
che pure non è un tipo morbido è andato alla mediazione
sulla riforma costituzionale.
Ciò nonostante Renzi sa bene che la partita con i suoi oppositori interni non è facile. Ha
letto i discorsi di Roberto Speranza, ha visto che l’ex capogruppo, piuttosto che scegliere
una via autonoma ha preferito
farsi incoronare leader della
minoranza da Pier Luigi Bersani.
E, soprattutto, il premier sa
che «loro hanno deciso che io
non sono di sinistra». Lo ripete
spesso nei conversari con i collaboratori e gli amici più fidati.
Come ripete spesso di «non essere mai piaciuto alla sinistra
radical chic».
E su questo punto è difficile
dagli torto perché certamente
in quegli ambienti né nei prima, né tanto meno adesso il
premier ha mai «sfondato».
Quello che di Renzi convince
meno la minoranza e quelli che
lui definisce i radical chic, è il
suo tentativo di allargare la platea degli elettori, senza limitarsi a corteggiare solo chi ha
sempre votato per il centrosinistra.
Ma su questo punto il premier non ha dubbi: «Se non
vinco al centro resteremo sempre all’opposizione». Ed è proprio ispirandosi a questo suo
profondo convincimento che
intende costruire il nuovo partito e la nuova classe dirigente.
Per il momento almeno Renzi non sembra nutrire il timore
che questo suo percorso politico possa avvantaggiare chi, a
sinistra, sta cercando di costruire un nuovo soggetto politico.
«Fuori dal Pd non c’è nessuna
prospettiva di vero cambiamento»: è questo un altro radicato convincimento del segretario premier.
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In Sicilia
Un renziano
sfiducia Crocetta
L’atto d’accusa parla di
«promesse elettorali
disattese», di «programma
stravolto» e di «riforme a metà
che hanno paralizzato l’assetto
istituzionale ed economico
della Sicilia». Fabrizio
Ferrandelli, deputato Pd
all’assemblea regionale,
renziano, ha presentato una
mozione di sfiducia al
presidente della Regione
Rosario Crocetta. Ma
quest’ultimo non mostra
imbarazzi: «Sono pronto alla
sfida, non temo le elezioni. Se
dopo la scuola vogliono fare
perdere a Renzi pure la Sicilia,
prego facciano pure...».
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
POLITICA
13
#
Presentato il ricorso
De Luca al Tribunale:
la Severino discrimina
Verdetto in tempi brevi
È stata la sua portavoce
quando era sindaco di Bari. E
l’ha seguito nella campagna
per le Regionali pugliesi, poi
vinte, del 31 maggio. Che Michele Emiliano nominasse
quindi Elena Laterza come addetta stampa nello staff del governatore era nell’aria. Ma nel
passaggio alla realtà, ieri, questa nomina si è trascinata dietro una coda di polemiche.
Perché Laterza, 37 anni, giornalista professionista dal 2009,
è la compagna di Emiliano.
«Una scelta inopportuna,
pur se resta nei limiti della liceità», per la consigliera regionale dei Cinque Stelle Antonella Laricchia. Che ha attaccato:
«Anche noi, vista l’opportunità
che esiste di assumere esterni
al gruppo consiliare, abbiamo
deciso che non sarebbe stato
opportuno scegliere persone
legate a noi sentimentalmente
oppure parenti». Ma «l’opportunità — conclude — è una valutazione soggettiva che o ce
l’hai o non ce l’hai».
Elena Laterza è la portavoce
di Michele Emiliano da undici
anni. Dal febbraio del 2004 è
addetta stampa del Comune di
Bari, guidato per due mandati
dall’ex magistrato. Il legame è
prima professionale, quindi,
che affettivo: la relazione sentimentale arriva dopo (Emiliano è separato, ha avuto tre figli
dalla ex moglie). Ma le critiche
puntano sul fatto che un ruolo, quello di portavoce del primo cittadino, è finito. E che
adesso si discute di una nuova
Insieme
MILANO
Nello staff di Emiliano
la compagna portavoce
Insorgono i 5 Stelle
Elena Laterza era già sua addetta stampa al Comune di Bari
nomina. E indicare la compagna può essere, come sottolineano i grillini, «inopportuno».
«Svolgo la mia professione,
la stessa che svolgevo quando
ho conosciuto Emiliano. Perché dovrei rinunciarci?», spiega Laterza al Corriere del Mezzogiorno (dove si rimarca come lei chiami abitualmente
per cognome Emiliano). E dal
2004 — dopo la laurea in
Scienze politiche, un dottorato
di ricerca in Filosofie e teorie
sociali contemporanee e la collaborazione con testate giornalistiche — il suo lavoro è stato,
appunto, quello di curare la
comunicazione del Comune di
Bari e del sindaco Michele
Emiliano, per cui poi ha seguito la campagna elettorale.
Si trasforma così in polemica quello che doveva essere il
primo passo del governatore
«di tutti», del presidente che
ha aperto le consultazioni invitando anche i Cinque Stelle.
Che ieri hanno dato forfait, do-
po aver declinato l’offerta di
entrare in giunta, ma che non
hanno fatto mancare gli attacchi dopo l’ufficializzazione
delle prime nomine del governatore (il capo di gabinetto è
Claudio Stefanazzi). Emiliano,
per il dialogo con M5S, voleva
aprire sul reddito di cittadinanza: «Credo che il noviziato
possa portare a non capire
esattamente il valore di alcuni
momenti istituzionali».
Renato Benedetto
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Il neogovernatore della
Regione Puglia,
Michele
Emiliano, al
lavoro insieme
alla sua
compagna
Elena Laterza.
Quest’ultima
aveva già
lavorato come
addetta
stampa di
Emiliano nel
periodo in cui è
stato sindaco
di Bari. Ora l’ex
magistrato l’ha
voluta al suo
fianco con lo
stesso incarico
in Regione. La
scelta ha
suscitato
polemiche da
parte dei
Cinque Stelle
che parlano di
«scelta
inopportuna»
(dal Corriere del
Mezzogiorno)
NAPOLI Ieri a mezzogiorno i legali di Vincenzo De
Luca hanno dato il via alla partita decisiva: con il
ricorso presentato presso la cancelleria del Tribunale, il neoeletto presidente della Regione
Campania si gioca tutte le carte per governare
nei prossimi cinque anni. Lui dice di essere «sereno e fiducioso», ma il rischio che il ricorso
non venga accolto non si può escludere. Saltato
il consiglio di ieri (tra le proteste del M5S e di
Forza Italia), perché De Luca non voleva rischiare
di compere atti per i quali non è ancora legittimato, tutto si concentra sulla questione giuridica, gestita dai legali dell’ex sindaco di Salerno
con assoluta riservatezza. Il deputato del Pd Fulvio Bonavitacola, destinato a diventare il vicepresidente della giunta e oggi nel pool di avvocati che lavorano per De Luca alla strategia anti-sospensione, si limita a una stringatissima nota
per far sapere del ricorso, ma nemmeno lui si
sofferma sui dettagli tecnici. Che invece non sono da trascurare, perché ieri in realtà non è stato
depositato alcun atto urgente che chieda di sospendere la sospensione: quello i legali di De Luca lo presenteranno oggi.
Il ricorso di ieri, invece, solleva questioni di legittimità costituzionale della Severino. Se ne
contestano almeno tre punti: quello che dispone
la sospensione per gli eletti alla Regione anche
in seguito a condanne non definitive e quello
che li vuole temporaneamente fuori gioco anche
per condanne per abuso d’ufficio inferiori a due
anni (è il caso di De Luca) mentre per i parlamentari il limite è più alto. E poi la sospensione
viene contestata perché agirebbe in maniera retroattiva, in quanto il reato contestato a De Luca
risale a prima dell’entrata in vigore della legge.
Questioni giuridiche complesse sulle quali si innesterà oggi il ricorso d’urgenza. Poi i tempi li
stabilirà il giudice. Ma è difficile che si vada oltre
questa settimana. Il limite per insediare il Consiglio è il 13 luglio: se per allora la questione non
sarà chiarita, salta tutto: giunta, Assemblea e pure le elezioni.
F. B.
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Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
14
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DOMINA LA STRADA.
JAGUAR XE.
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Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
POLITICA
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#
● La Nota
di Massimo Franco
LE OPPOSIZIONI
ATTACCANO L’UE
MA IL BERSAGLIO
È IL GOVERNO
L
a crisi greca non sta tanto facendo
emergere la solidarietà o l’ostilità nei
confronti di Syriza. Piuttosto mostra
l’estensione e la trasversalità dei
movimenti anti-euro e anti-tedeschi in
Italia. Il rischio di un collasso finanziario di
Atene dopo le trattative con l’Ue è l’occasioneprincipe per rilanciare parole d’ordine
populiste; stavolta rilegittimate emotivamente
dal fallimento di un’ipotesi di accordo. La Grecia
è un catalizzatore di affinità quanto
l’immigrazione, la questione morale, il
terrorismo: tutti in chiave antigovernativa.
Il premier Matteo Renzi avverte che si tratta di
un «derby tra euro e dracma», la vecchia moneta
greca. Ma si ritrova accerchiato da un «partito
anti-euro» e «anti-Merkel» che va dal M5S a FI e
alla Lega di Matteo Salvini, passando per la
sinistra del Pd. Sono forze d’opposizione che
tendono a raffigurare il primo ministro Alexis
Tsipras come un eroe del popolo tradito dai
creditori e dalla cancelliera tedesca. Il minimo
comune denominatore di questi atteggiamenti è
una carica anti «Europa dei burocrati» di facile
presa, anche per gli errori commessi; e con il
governo come bersaglio.
L’accusa, da sinistra e da destra, è di avere
lasciato solo Tsipras; e di non contare nulla sul
piano internazionale. Una critica insidiosa,
perché Palazzo Chigi ha compiuto da tempo un
passo indietro sulla Grecia: non si capisce se
volontariamente o anche come conseguenza di
una debolezza in politica estera. Il fronte degli
avversari è tanto composito quanto compatto. E
per un governo preoccupato soprattutto di
arginare un’eventuale speculazione finanziaria,
avere una strategia che sconfigga questa doppia
pressione è difficile. Il pericolo di un contagio
esiste: lo attesta lo spread in rialzo.
Passa inosservato un dettaglio fondamentale:
i più strenui nemici di un compromesso non
La tendenza
Un fronte che va dai 5 Stelle
a Forza Italia abbraccia Syriza
confidando che la crisi
faccia crescere i populismi
sono i tedeschi, quanto spagnoli, sloveni,
portoghesi, irlandesi, come ha ricordato al
Corriere il ministro dell’Economia, Pier Carlo
Padoan: nazioni che hanno adottato misure
dolorose, e non vogliono che l’Ue ceda al
populismo. Significherebbe rafforzare le forze
antieuro, dal M5S allo spagnolo Podemos, ai
nazionalisti dell’Est europeo. Pochi si pongono
il problema di questi partiti di demagoghi
dilettanti, che vincono le elezioni, magari
aiutati dall’astensionismo. Ma non sanno
governare.
Su uno sfondo segnato da una forte
emotività, tende a prevalere non l’analisi delle
cause, ma lo sdegno per le conseguenze
disastrose. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella,
sta richiamando un po’ tutti alla coesione
nazionale. Perfino il suo appello, però, rischia
di essere usato strumentalmente. Ieri FI ha
chiesto al premier di convocare «presto,
aderendo alla richiesta di Mattarella, il tavolo
per le crisi internazionali». Ma se diventasse
solo un pretesto per polemiche interne, sarebbe
l’ennesima occasione sprecata.
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I rottamatori del Porcellum contro l’Italicum:
premio di maggioranza incostituzionale
I ricorrenti citano anche l’«abusività» degli eletti: premier sostenuto da un Parlamento «illegittimo»
Gli avvocati che rottamarono il Porcellum ci riprovano.
Sul banco degli imputati questa volta c’è l’Italicum, che il
quartetto di legali ritiene «quasi peggio» della legge ideata da
Roberto Calderoli e dichiarata
incostituzionale nel 2014 dalla
Consulta. Convinti che l’era
renziana stia precipitando il
Paese in un «periodo di oscurantismo costituzionale», Emilio Zecca, Claudio Stefano Tani,
Aldo Bozzi e Ilaria Tani hanno
depositato al Tribunale civile
di Milano un atto di citazione,
con il quale invitano a costituirsi in giudizio il premier Renzi
e il ministro Alfano.
Il presupposto del documento, lungo 38 pagine, è la
convinzione che il mancato rispetto della sentenza che abolisce la legge del 2005 abbia provocato la «permanente anomalia costituzionale» del sistema
politico, al centro del quale c’è
un Parlamento «formato con
norme illegittime». I legali
chiedono in via istruttoria al
Tribunale di acquisire l’elenco
dei parlamentari eletti nel 2013
con il Porcellum e quello dei
candidati che sarebbero stati
proclamati eletti senza quei
premi di maggioranza, oltre
agli elenchi dei parlamentari
cessati dalla carica. E questo
ROMA
Il testo
● L’Italicum
prevede un
premio di
maggioranza:
alla lista
vincitrice
vanno 340
seggi. È
assegnato al
primo turno, se
la lista ottiene
più del 40% dei
voti, o, in caso
contrario, al
ballottaggio
● I seggi sono
attribuiti a
livello
nazionale. Il
Paese è diviso
in 100 collegi,
che eleggono
in media 6
deputati. In
ciascuno il
capolista, per
ogni
formazione, è
bloccato: gli
altri candidati
sono scelti con
le preferenze.
Sbarramento
al 3%
L’intervista
di Paola Di Caro
❞
La modernità
in sé non
è un valore
e non va
confusa con
il concetto
di «strada
da seguire»
Un voto
entro
l’estate?
Le priorità
sono altre
ROMA Il tema c’è, e chiudere gli
occhi per non vederlo sarebbe
assurdo: «Oggi, rispetto al dibattito che si fece sui Dico, cioè
i diritti dei conviventi, siamo
tutti più consapevoli di alcuni
mutamenti intervenuti nella
società, e pronti a dare risposte». Ma per Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera di Area
Popolare — il partito che più
emendamenti ha presentato al
testo di legge Cirinnà sulle
Unioni civili in commissione al
Senato — su temi tanto delicati
«non si deve né avere fretta, né
arrivare a battaglie ideologiche». E soprattutto, non bisogna «confondere il concetto di
“modernità” con quello di
I 90 anni dell’ex capo dello Stato
Dalle autorità
al rione, auguri
e brindisi
per Napolitano
Gli auguri della politica (compresa una
telefonata di Matteo Renzi e un pranzo oggi
con Sergio Mattarella) e festeggiamenti in
forma privata: così Giorgio Napolitano ha
trascorso il suo novantesimo compleanno.
Tornando a casa ha ricevuto gli auguri di
curiosi e vicini di quartiere.
( foto Benvegnù-Guaitoli-Leone)
«perché la Corte costituzionale
possa verificare la legittimità
della prassi seguita».
La presunta «abusività» degli eletti è il chiodo fisso del
quartetto, che imputa al ceto
politico l’aver fatto «scordare»
agli italiani l’incostituzionalità
dei premi di maggioranza, così
da evitare una «figuraccia colossale». Un vulnus che, in
punta di diritto, si potrebbe sanare solo sostituendo i parlamentari con altri, ricalcolando
i voti e depurandoli dal premio.
Operazione complessa, che rischierebbe di modificare la
composizione politica delle
Camere e quindi la maggioranza di governo. Il domino coinvolgerebbe anche quei parlamentari che hanno lasciato il
seggio italiano per volare in Europa, dopo la sentenza della
Corte sul Porcellum.
Il nodo è dunque la «grave
alterazione della rappresentanza democratica» determinata
da un premio ritenuto causa di
tutti i mali: «È grave che il governo Renzi con l’Italicum abbia espresso la volontà di reiterare le norme già dichiarate incostituzionali». Il premier governerebbe insomma «con una
maggioranza artificiosa e illegale» che non gli impedisce
«di dar vita a una nuova legge
Lupi frena sulle unioni civili:
«Adozioni e reversibilità,
i nostri paletti sono chiari»
“strada da seguire”. Ogni Paese
ha la sua storia, le sue profonde convinzioni, i suoi valori».
Questo significa che, quando Renzi annuncia che si andrà avanti sulla legge, anche
con un voto prima della pausa
estiva, voi non ci state?
«Mi sembra molto difficile
immaginare un voto in tempi
così brevi. Anche lavorando fino alla prima settimana di agosto, le priorità sono altre: pubblica amministrazione, pensioni, riforme istituzionali».
Ma per voi c’è sempre qualcosa che viene prima?
«No, noi vogliamo evitare atteggiamenti talebani, da una
parte e dall’altra. Il testo Cirin-
nà non ci convince, alcune distanze sono enormi, e i nostri
paletti sono e restano chiari».
Quali sono?
«Primo: va bene regolamentare i diritti individuali delle
persone anche dello stesso
sesso, ma no all’equiparazione
con il matrimonio tra un uomo
e una donna, che comporta diritti e doveri, è previsto dalla
Costituzione ed è regolamentato dal codice».
Nel testo non si parla di
«matrimonio»: cosa c’è che
non va?
«Non se ne parla ma di fatto
si equipara. Ad esempio il tema
dell’adozione da parte del partner di un genitore biologico
dello stesso sesso: non ci stiamo, e questo perché al centro
della nostra azione politica e
dei nostri valori c’è il bene del
minore che ha diritto ad avere
una famiglia, non quello dell’adulto di avere un figlio a tutti
i costi».
Che altro vi pare inaccettabile?
«L’istituto della reversibilità:
è stato pensato come sostegno
alla famiglia, dove in genere il
soggetto più debole era la donna che si occupava dei figli.
Non è possibile estenderlo a
una coppia legata da un’unione
civile. Per tutto il resto, possiamo confrontarci e arrivare a
una mediazione».
Chi è
● Maurizio
Lupi (foto), 59
anni, da aprile è
capogruppo di
Area popolare
alla Camera
● È stato
ministro dei
Trasporti del
governo Renzi:
ha dato le
dimissioni a
marzo, pur non
essendo
indagato, a
seguito dello
scandalo
«Grandi
opere»
● È in
Parlamento dal
2001
che assicura la perpetuazione
del potere al di fuori di ogni
scrupolo di rispetto per la Carta
costituzionale».
Dopo aver scritto (senza ottenere risposta) a Boldrini e
Grasso e poi a Napolitano e
Mattarella, gli avvocati tentano
la via delle carte bollate con
l’intento, spiega Zecca, di «risvegliare il dibattito» sull’Italicum: «Dopo che la Corte lo ave-
I «capi d’accusa»
Tra i cinque «vizi» della
legge elettorale
ci sarebbero i capilista
indicati dai partiti
va “desuinizzato”, il Porcellum
era una legge perfetta, ma non
era quella che Renzi voleva».
L’Italicum sarebbe inoltre gravato da cinque «vizi di costituzionalità», che vanno dai capilista «indicati dai partiti» al fatto che la Camera potrebbe risultare composta da più di 630
deputati, forse 640. Se l’atto di
citazione sarà accolto, il Tribunale potrà inviarlo alla Corte
costituzionale. Prima udienza,
tra novembre e dicembre.
Monica Guerzoni
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Ma un partito che si pone
come una sorta di guida morale di un centrodestra non
estremistico, non dovrebbe
fare passi avanti su temi etici
sulla scia di quanto avviene in
quasi tutti i Paesi occidentali?
«Ma essere un centrodestra
moderno non significa rinunciare ai nostri valori. La “modernità” in sè non è un valore.
Affermare che un bambino
non deve avere diritto a crescere con un padre e una madre
non è essere moderni. Per noi
progresso è battersi sempre
per il bene della persona».
E se in Aula foste sconfitti,
se si creassero maggioranze
trasversali diverse, sarebbe
un problema per la vostra
permanenza al governo?
«Intanto, su tutti i temi c’è
bisogno di un doveroso confronto all’interno della maggioranza. Poi certo, sappiamo
che potranno esserci posizioni
diverse. Mi auguro che si scelga
il dialogo, il confronto e non gli
strappi. Ma una cosa è certa: la
nostra battaglia la faremo fino
in fondo».
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Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
16
#
Esteri
Bomba contro il procuratore, terrore al Cairo
Salta in aria, nel quartiere presidenziale, il magistrato simbolo della lotta alla Fratellanza musulmana
L’attentato nel secondo anniversario della deposizione di Morsi. Il generale Sissi aumenta i raid nel Sinai
Vittime
tori del Cairo. Un video diffuso
su Internet prima dell’attentato incitava a colpire proprio i
giudici: uomini con il volto
mascherato vengono ripresi
mentre sparano a una jeep
che sta trasportando magistrati nella penisola, tre di loro sono stati uccisi. È stato girato il 16 maggio, quando
Morsi ha ricevuto la sua prima
condanna a morte. Quello che
gli storici egiziani chiamano
«lo scatolone di sabbia» continua a eruttare pietre e violenza. Sessantamila chilometri quadrati che il premier
israeliano Benjamin Netan-
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Il bersaglio conta quanto il luogo. Hisham Barakat, magistrato egiziano, è
stato ammazzato a pochi metri da un’accademia militare e
a qualche chilometro dalla residenza di Abdel Fattah al Sissi, il generale diventato presidente. Il procuratore più potente del Paese stava seguendo il solito percorso per
andare al lavoro, un’auto imbottita d’esplosivo è saltata al
passaggio del convoglio nel
quartiere residenziale di Heliopolis, le guardie del corpo e
i passanti sono rimasti feriti,
Barakat è stato tirato fuori insanguinato dalle lamiere, è
morto poco dopo.
È l’attacco più grave a uno
dei simboli del regime, da
quando Sissi ha deposto
Mohammed Morsi in questi
stessi giorni del 2013. Barakat
era stato incaricato di perseguire e stroncare gli islamisti,
di portare in tribunale i Fratelli musulmani: l’opposizione lo
accusava di cedere alle pressioni del governo, di forzare le
accuse per le richieste di condanne a morte in massa. Nominato il 10 luglio del 2013,
una settimana dopo la deposizione di Morsi da capo dello
Stato, il suo primo atto era stato il blocco dei conti bancari e
GERUSALEMME
● Hisham
Barakat
(sopra), 65
anni,
procuratore
generale
egiziano, era
stato incaricato
di perseguire
gli islamisti. Il
suo primo atto
nel 2013: il
blocco dei conti
di 14 leader dei
Fratelli
musulmani
● Tre giudici
uccisi il 16
maggio scorso,
giorno della
condanna a
morte dell’ex
presidente
Morsi,
espressione
della
Fratellanza
«Andremo avanti»
Altri magistrati
promettono di
continuare: «Non ci
fermeranno»
delle risorse finanziarie di 14
leader dei Fratelli musulmani.
Da allora — fino a ieri — non
si era più fermato nella sua
lotta giudiziaria.
Altri magistrati promettono
di continuare: «Il terrorismo
non ci fermerà», dichiara
Ashraf Abdelhady, all’uscita
dell’ospedale dov’era stato
portato d’urgenza Barakat. Il
presidente ha proclamato un
giorno di lutto nazionale per
«un esempio di patriottismo
da seguire».
Oggi è l’anniversario delle
proteste contro Morsi che
hanno portato alla sua caduta
due anni fa, quello che la Fratellanza considera un colpo di
Stato. Il governo egiziano teme nuovi attacchi, gli oppositori (anche i capi della rivolta
contro Hosni Mubarak, i mo-
vimenti laici) temono nuove
operazioni contro il dissenso,
arresti e carcerazioni preventive.
Sissi sta già affrontando i
raid degli estremisti nel Sinai.
Qui i fondamentalisti hanno
proclamato l’alleanza con lo
Stato Islamico, sventolano le
bandiere nere, filmano le decapitazioni di quelli che considerato traditori o collabora-
L’attacco
Fumo e
fiamme dopo
l’esplosione
dell’ordigno ieri
al Cairo
al passaggio
del convoglio
del procuratore
Hisham
Barakat (Epa)
yahu — il Sinai sta al suo confine sud — considera «far
west selvaggio».
Sissi non è riuscito a domare le fazioni estremiste, spesso
appoggiate dai clan beduini
che vogliono poter proseguire
nei loro traffici di droga, armi,
esseri umani.
Davide Frattini
@dafrattini
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Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
ESTERI
17
#
L’intervista
di Lorenzo Cremonesi
Il leader islamico tunisino:
«Sull’Isis tolleranza zero»
Il moderato Ghanouchi: «L’Occidente ci aiuti contro gli estremisti»
«Attaccano la Tunisia, la vogliono mettere in ginocchio
perché è un Paese che con successo sta conducendo la transizione verso la democrazia e ha
ottimi rapporti con l’Europa.
Noi reagiamo. Ma abbiamo bisogno del vostro aiuto. Vanno
coordinati gli sforzi tra le due
sponde del Mediterraneo. Isis
rappresenta un pericolo mortale per la pace mondiale e
dobbiamo combatterlo assieme». Rachid Ghanouchi tende
le mani all’Europa. A 74 anni è
leader storico di Ennahda, il
movimento islamico tunisino
che si autodefinisce «non violento». Il suo partito è nella
compagine governativa e lui fa
del suo meglio per ribadire che
esiste un «Islam moderato».
Il governo tunisino chiude
temporaneamente almeno 80
moschee, ordina nuove misure di polizia, cosa ne pensa?
«Voglio prima di tutto esprimere il mio cordoglio per le vittime del terrorismo e solidarietà alle famiglie in Europa. Ovvio che sostengo le misure di
polizia adottate dal governo, il
mio partito le ha votate unanime. Ma il nostro approccio deve essere comprensivo. Il terrorismo è un fenomeno complesso, non si batte solo con la re-
pressione, bensì con
l’educazione nelle scuole, la
predicazione nelle moschee, il
lavoro sull’opinione pubblica».
Nel passato Ennahda è stata imputata di mantenere un
atteggiamento ambiguo nei
confronti degli estremisti
islamici. Lei è pronto a condannare senza riserve Isis, a
impegnarsi per la sua totale
eliminazione?
«Ma certamente! Condanno
Isis con tutto il cuore, senza eccezioni. Ennahda del resto lo
ha sempre fatto sin dai tempi
dell’11 settembre 2001. Per me è
quasi banale ripetere che siamo noi musulmani moderati le
prime vittime del terrorismo
jihadista».
E i tre o quattromila tunisini partiti volontari per unirsi
all’Isis?
«Non so quanti siano. Magari il numero è esagerato. Comunque sono pericolosi, vanno combattuti, senza tregua».
Perché attaccano in Tunisia?
«I terroristi fanno di tutto
per paralizzare i nostri successi. La vittoria della nostra democrazia, la convivenza pacifica tra laici e religiosi fanno paura, danno fastidio a Isis. Inoltre vogliono boicottare nel
La testimonianza
Carolina, sopravvissuta
al massacro del Bardo
«Ho rivissuto quell’incubo»
La vicenda
● Il 18 marzo
2015 terroristi
dell’Isis fanno
irruzione nel
museo
nazionale
del Bardo
a Tunisi e
aprono il fuoco
sui visitatori
● Nell’attaco
muoiono
24 persone:
21 turisti,
un agente
delle forze
dell’ordine
e due killer.
I feriti sono 45.
L’attentato
è rivendicato
dallo Stato
islamico
● Carolina
Bottari,
dipendente
comunale di
Torino, quel
giorno era
al museo. Ha
perso il marito
Orazio Conte,
e un’amica,
Antonella
Sensini
Se c’è qualcuno che può comprendere che cosa abbiano provato i bagnanti del resort Riu Imperial Marhaba di Sousse, in Tunisia, mentre
Seifeddine Rezgui si dedicava alla sua meticolosa mezz’ora di caccia, sono i superstiti dell’attacco, tre mesi prima, al museo del Bardo di Tunisi.
Carolina Bottari, di Torino, è una di loro: ferita
nella strage del 18 marzo, ha perso il marito, Orazio Conte, e un’amica e collega, Antonella Sensini, dipendente comunale come lei, uccisi in una
sala del museo, dove avevano cercato di nascondersi ai terroristi.
«Quando ti sparano in questo modo — ha raccontato in una lunga intervista all’agenzia di
stampa LaPresse — non sai dove ti hanno colpito, ti sembra che ci sia il finimondo, il terremoto».
Ancora sulla sedia a rotelle, per le conseguenze dei colpi ricevuti, Carolina Bottari ricorda
ogni istante e ogni dettaglio della fisionomia
dell’uomo che ha freddamente crivellato di colpi, a due riprese, il gruppetto di turisti inermi,
dopo aver scoperto il loro rifugio.
«Era vestito con pantalone e giacca nera, come una persona qualsiasi — racconta —. Ci ha
sparato con il mitra, non ha avuto pietà. Poi è
uscito. Neanche il tempo di renderci conto in
che stato eravamo ed è rientrato. Ci ha guardato
negli occhi e ci ha sparato di nuovo. Il medico legale ha detto che mio marito è morto la seconda
volta, quando è tornato. La prima l’aveva ferito, la
seconda l’ha ucciso. Ci ha sparato come se stesse
bevendo un bicchier d’acqua».
Chiaro di capelli, pelle olivastra, sui 25 anni, a
volto scoperto, come gli altri killer: «Non l’ho visto tra quelli morti, né tra quelli di cui mi hanno
fatto vedere le foto. Sarà ancora in giro, ho sempre paura di incontrarlo» ha detto Carolina Bottari a LaPresse.
Venerdì scorso, man mano che dalla Tunisia
arrivavano notizie sull’attacco ai turisti in spiaggia, quella terribile sensazione di smarrimento e
incredulità si è impadronita ancora di lei: «Non
avrei voluto guardare, ma non ce la potevo fare a
non guardare».
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Dopo la strage Un soldato ieri sulla spiaggia di Sousse (Afp)
sangue i nostri forti rapporti
economici con l’Occidente».
C’è un’unica regia negli attentati?
«Lascio la parola agli investigatori. Penso però che gli attacchi facciano parte dello stesso
fenomeno. Isis intende dimostrare che non ha confini, può
colpire ovunque in qualsiasi
momento per diffondere panico e caos».
Come batterli?
«Soltanto uno sforzo comune può condurre a risultati
concreti. Mondo arabo, Europa, Comunità internazionale,
dobbiamo coordinare le nostre
intelligence, le polizie, i militari. Però dobbiamo stare ben at-
❞
Attaccano
la Tunisia
perché è
sulla via
democratica e per
i suoi
legami con
l’Europa
tenti ad evitare di criminalizzare l’intero mondo musulmano.
Chi lo facesse cadrebbe nella
trappola dell’Isis, che mira a
mostrarsi come il paladinorappresentante di tutti i musulmani perseguitati dall’Occidente. Più si attacca l’Islam in
quanto tale e più l’Isis può erigersi a suo portavoce. Senza
peraltro scordare che in Siria e
Iraq sono i comportamenti discriminatori dei due governi a
spingere i sunniti nelle braccia
dell’Isis».
Lei sarebbe favorevole all’intervento militare in Libia?
«No, sono contrario in linea
di principio a interventi militari stranieri. Si pensi all’Iraq,
che dall’invasione del 2003 è
scivolato nel caos e destabilizza
il Medio Oriente».
Che fare in Libia allora e come bloccare i profughi?
«Non vedo alternative se non
dare fiducia e forza alla mediazione dell’Onu e al suo inviato,
Bernardino León, che da tempo cerca il dialogo tra i due governi di Tripoli e Tobruk. La via
diplomatica è preferibile alla
militare».
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Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
18
#
OBBLIGAZIONI BANCA IMI TASSO FISSO.
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Tasso Fisso Dollaro Statunitense Opera VI e Collezione Tasso Fisso Dollaro Australiano Opera V (le “Obbligazioni”) né consulenza finanziaria o raccomandazione d’investimento. Prima di procedere
all’acquisto delle Obbligazioni leggere attentamente (i) il Prospetto di Base relativo all’Euro Medium Term Note Programme approvato dalla Central Bank of Ireland (l’“Autorità Competente”)
ai sensi della Direttiva 2003/71/CE e notificato ai sensi di legge alla CONSOB in data 8 agosto 2014, come modificato da un primo supplemento approvato dall’Autorità Competente e notificato
ai sensi di legge alla CONSOB in data 21 gennaio 2015, nonché da un secondo supplemento approvato dall’Autorità Competente e notificato ai sensi di legge alla CONSOB in data 12 febbraio
2015 (il prospetto di base come modificato dai supplementi il “Prospetto di Base”); (ii) la nota di sintesi inserita all’interno del Prospetto di Base e la relativa traduzione in italiano (la “Nota di
Sintesi”); e (iii) i Final Terms con in allegato la nota di sintesi della singola emissione e la relativa traduzione in italiano (i Final Terms e la nota di sintesi della singola emissione, rispettivamente,
le “Condizioni Definitive” e la “Nota di Sintesi della Singola Emissione”), con particolare riguardo ai costi e ai fattori di rischio, nonché ogni altra documentazione messa a disposizione degli
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di Base e nella Nota di Sintesi della Singola Emissione e i relativi costi anche attraverso i propri consulenti fiscali, legali e finanziari. Le Obbligazioni non sono assistite dalla garanzia del Fondo Interbancario
di Tutela dei Depositi. Nel caso in cui l’emittente sia inadempiente o soggetto ad insolvenza, l’investitore potrebbe perdere in tutto o in parte il proprio investimento. Le obbligazioni non sono state né saranno
registrate ai sensi del Securities Act del 1933, e successive modifiche, (il “Securities Act”) vigente negli Stati Uniti d’America né ai sensi delle corrispondenti normative in vigore in Canada, Giappone, Australia o
in qualunque altro paese nel quale l’offerta, l’invito ad offrire o l’attività promozionale relativa alle obbligazioni non siano consentiti in assenza di esenzione o autorizzazione da parte delle autorità competenti (gli
“Altri Paesi”) e non potranno conseguentemente essere offerte, vendute o comunque consegnate, direttamente o indirettamente, negli Stati Uniti d’America, in Canada, in Giappone, in Australia o negli Altri Paesi.
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
ESTERI
19
#
L’INTERVISTA PETRO POROSHENKO
«Putin non rispetta
un solo patto firmato
Mantenete le sanzioni»
❞
Nell’Est del Paese
La Russia sta
continuando a mandare
truppe, armi e
finanziamenti per un
miliardo di dollari ai
terroristi nel Donbass
Segnale positivo
Sicuramente è una buona
cosa che Putin abbia
telefonato a Barack
Obama. Ma è l’unico
segnale positivo che vedo
da molti mesi
L’arsenale
Oggi per ordine di Putin
sul nostro territorio sono
ammassati 200 mila
uomini e un arsenale di
carri armati, missili, razzi
per la contraerea
La richiesta
Stiamo chiedendo armi
pesanti agli Stati Uniti
Fa parte del nostro
diritto di Stato sovrano
Ma finora non ne
abbiamo ricevute
L’alleanza atlantica
Per entrare nella Nato
occorre soddisfare molti
requisiti. Lavoriamo alle
riforme. Poi faremo un
referendum, chiederemo
al popolo se aderire o no
Le sanzioni e l’Italia
Il prezzo delle sanzioni
è anche un investimento
sul futuro dell’Ucraina,
un mercato di 45 milioni
di persone, che già attira
le aziende italiane
Il presidente dell’Ucraina: «Entrare nella Nato? Non prima di 6-7 anni»
dal nostro inviato
Giuseppe Sarcina
KIEV Petro Poroshenko aspetta
nel suo ufficio al quarto piano
del palazzo presidenziale, sulla
collina che domina Maidan. Ci
si arriva salendo per scalinate
imponenti, con una sosta obbligata al secondo piano, dove i
suoi collaboratori mostrano un
corridoio trasformato nel Pantheon della nuova Ucraina.
Niente busti in marmo di pensatori o statisti del passato.
Bensì 16 gigantografie. Sedici
eroi viventi, tutti impegnati
nella guerra del Donbass, nell’Est del Paese contro i separatisti. La prima intervista concessa dal presidente ucraino a un
giornale italiano non può che
cominciare da qui. Poroshenko
ha 49 anni, è in carica dal 7 giu-
gno 2014. Il mandato dura cinque anni.
Qual è la situazione nella
zona di guerra al confine
orientale con la Russia? Stanno funzionando gli accordi di
Minsk?
«Francamente iniziamo
questa conversazione con la
domanda più difficile: perché
stiamo parlando del più grand e p e r i co l o n o n s o l o p e r
l’Ucraina, ma per l’intera Europa. Gli accordi di Minsk sono
stati firmati il 12 febbraio tra
Ucraina e Russia, con la mediazione decisiva della cancelliera
Merkel e del presidente Hollande. Le misure da attuare sono quattro: il cessate il fuoco; il
ritiro dell’artiglieria pesante; il
rilascio dei prigionieri; l’accesso immediato agli ispettori dell’Osce in ogni area del conflitto
per verificare il rispetto dell’intesa. Ebbene, sfortunatamente,
non è successo nulla».
Niente di niente?
«Esatto. Niente. E non siamo
solo noi a dirlo. C’è il rapporto
dell’Osce (l’Organizzazione per
la sicurezza e la cooperazione
in Europa ndr). La Russia sta
continuando a mandare truppe, armi e finanziamenti per
un miliardo di dollari ai terroristi nel Donbass. Noi siamo
pronti al dialogo, il nostro Parlamento sta discutendo una
legge speciale per tenere elezioni locali in quelle regioni.
Siamo pronti a ricostruire le
città e i villaggi distrutti. Siamo
pronti a rimettere in piedi il sistema bancario. Ma certo non
possiamo farlo fino a quando
Sguardi Petro Poroshenko con Vladimir Putin nel 2014. A sinistra, carri armati filorussi nell’Ucraina dell’Est
banditi armati di kalashnikov
bloccano i nostri convogli
umanitari o rubano i soldi che
spediamo e poi li usano per finanziare attentati nelle nostre
città, a Kharkiv, Odessa e altrove».
Qualche giorno fa Putin ha
chiamato Obama per riprendere la discussione sulle crisi
internazionali, Ucraina compresa. E in un’intervista al
«Corriere della Sera», pubblicata il 6 giugno, il presidente
russo ha sostenuto di non
sentirsi «un aggressore» e di
essere pronto a negoziare.
Sono segnali positivi?
«Sicuramente è una buona
cosa che Putin abbia telefonato
a Obama. Ma è l’unico segnale
positivo che vedo da molti mesi. Putin ha invaso una parte
del nostro Paese, su questo non
ci sono discussioni. E lo ha fatto dopo aver annesso direttamente la Crimea. Oggi per ordine di Putin sul nostro territorio
sono ammassati 200 mila uomini e un arsenale rifornito di
carri armati, sistemi sofisticati
lancia missili, razzi per la contraerea. Uno di questi ha abbattuto l’aereo civile della Malesia
lo scorso anno».
State chiedendo armi pesanti, letali, agli Stati Uniti?
«Sì, stiamo chiedendo questo tipo di armamento agli Stati
Uniti. Fa parte del nostro diritto
di Stato sovrano. Ma finora non
ne abbiamo ricevute. Stiamo
negoziando con loro».
Che cosa avete ricevuto finora?
«Glielo dico con grande trasparenza nella mia qualità di
● La parola
MINSK-2
La capitale bielorussa ha
dato il nome agli Accordi che
l’11 febbraio 2015 hanno
rinnovato l’intesa, risalente
al 2014 e ormai inefficace,
per un cessate il fuoco
nell’Ucraina Orientale. Gli
accordi prevedono, oltre alla
tregua e allo scambio di
prigionieri, il ritiro
dell’artiglieria pesante e
verifiche sul campo dell’Osce
comandante in capo: postazioni elettroniche di contro artiglieria, equipaggiamenti per le
comunicazioni, un piccolo numero di blindati con mitragliatrici, piccoli droni da ricognizione. Inoltre collaboriamo
con l’intelligence americana e
abbiamo istruttori statunitensi, britannici e canadesi. So bene che questa guerra non si
può vincere sul piano militare.
Ma ho il dovere di fare il possibile per difendere il mio Paese
dall’aggressione della Russia:
una minaccia, ci tengo a ripeterlo, per tutta l’Europa».
La Nato sta rafforzando la
presenza armata negli Stati
baltici, in Polonia, in Germania. È necessario o può innescare una pericolosa reazione
a catena?
«È necessario. Nel mondo
non esiste un altro sistema che
può garantire la sicurezza come la Nato».
L’Ucraina chiederà di farne
parte?
«Non sono maturi i tempi.
Per entrare nella Nato occorre
soddisfare diversi requisiti.
Stiamo lavorando per riformare a fondo il Paese, dal punto di
vista economico, sociale, amministrativo. Sarà un lungo lavoro: ci vorranno almeno 6-7
anni. Quando saremo pronti,
convocheremo un referendum
per chiedere al popolo ucraino
se dovremo entrare o no nell’Alleanza atlantica».
Anche la strada verso l’integrazione europea non è facile…
«È un percorso diverso. Abbiamo cominciato con l’accordo di associazione all’Unione
Europea che è stato già ratificato da 21 Paesi. Altri quattro ne
stanno discutendo. L’Italia è tra
questi: l’intesa è passata alla
Camera e ora è all’esame del
Senato. Vorrei cogliere questa
opportunità per ringraziare il
Parlamento italiano e chiedere
al Senato di ratificare il più presto possibile l’accordo, per noi
è una questione di vitale importanza».
L’Unione Europea ha appena prorogato la durata delle
sanzioni economiche a carico
della Russia fino al termine
del 2015. Ma in diversi Paesi, a
cominciare dall’Italia, cresce
l’insofferenza delle imprese
esportatrici. Fino a quando
sarà necessario continuare?
«Fino a che la Russia non si
convincerà a ritirare le truppe
di occupazione dal mio Paese.
Le sanzioni sono uno strumento di pressione per rendere credibile il negoziato. Agli europei
dico che ci troviamo di fronte a
un dilemma antico, la scelta tra
il denaro e i valori. Ma l’Unione
Europea è fondata sulla condivisione di valori come la democrazia e la libertà, esattamente
quelli che noi oggi stiamo difendendo. Vorrei, però, aggiungere che il prezzo delle
sanzioni è anche un investimento sul futuro libero dell’Ucraina, su un mercato di 45
milioni di persone che sta già
attirando l’attenzione delle imprese, anche quelle italiane.
Mercoledì scorso ero qui con il
presidente di Unicredit, Giuseppe Vita, a discutere proprio
di investimenti e opportunità
per l’Italia nel nostro Paese».
Presidente Poroshenko, lei
è stato un imprenditore che
ha cominciato producendo
cioccolato e vendendolo anche sul mercato russo. In Europa si pensava che lei potesse essere l’uomo giusto per
ristabilire un rapporto pacifico con Putin. Perché non ha
funzionato?
«Non so. Vedo che il governo
russo ha un atteggiamento di
chiusura su tante cose. Ci ha
portato via quasi il 20% della
nostra economia, invadendo il
Donbass. Ci ricatta con le forniture di energia, altro tema su
cui dobbiamo rafforzare la cooperazione con gli europei. Sono decisioni che non dipendono da me. Le ha prese Putin, in
modo unilaterale».
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Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
20
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Cronache
La Francia arresta i dirigenti di Uber
La linea dura pochi giorni dopo le violente proteste dei tassisti contro la nuova app per il trasporto
Il governo ribadisce: quegli autisti senza licenza fanno concorrenza sleale e non pagano le tasse
Chi è
Strade a fuoco
Un’immagine
di Parigi
durante
la protesta
dei tassisti
contro
UberPop
avvenuta
il 25 giugno
scorso. Episodi
simili si sono
ripetuti in
molte città
francesi
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
I tassisti francesi prendono a sassate gli autisti concorrenti e i poliziotti, bruciano
pneumatici e bloccano le strade per l’aereoporto, e in custodia cautelare ci finiscono i dirigenti di Uber. Tre giorni dopo
la protesta violenta contro la
società californiana, ieri sono
stati convocati, interrogati e
trattenuti — per almeno 24 ore
— Thibaud Simphal, direttore
generale di Uber France, e Pierre-Dimitri Gore-Coty, general
manager di Uber per l’Europa
occidentale.
L’inchiesta è cominciata nel
novembre scorso, ma è significativo che la richiesta di comparire per i due dirigenti sia
scattata adesso, quando il governo risponde alla collera dei
tassisti assecondandoli e ripetendo che «UberPop è illegale e
va chiuso». Si tratta dell’offerta
più economica all’interno del
servizio Uber: grazie all’applicazione sullo smartphone, un
cliente prenota il passaggio offerto da un comune cittadino,
privo di formazione, assicurazione specifica e licenza, che si
improvvisa autista.
Lo fanno in migliaia a beneficio di oltre 400 mila clienti in
tutta la Francia ma i vertici dello Stato, dal presidente Hollande al premier Valls al ministro
dell’Interno Cazeneuve, dicono
che UberPop è concorrenza sleale perché ignora qualsiasi obbligo fiscale e contributivo: lavoro nero insomma. Uber replica da mesi con una serie di
ricorsi sospensivi, allora i prefetti di 12 città francesi tra le
quali Parigi hanno emanato dei
decreti per fermare immediatamente l’attività di UberPop.
Ai due dirigenti Uber, interrogati nei locali della «divisio-
PARIGI
● Thibaud
Simphal (nella
foto) è il
direttore
generale di
Uber France,
il cui quartier
generale
si trova a
Parigi. Ieri è
stato arrestato
assieme
al direttore
generale
di Uber per
l’Europa
Pierre-Dimitri
Gore-Coty
● Le autorità
francesi
accusano Uber
di concorrenza
sleale perché
ignora gli
obblighi fiscali
e contributivi, e
Oltralpe la app
(utilizzata da
oltre 400 mila
clienti) è stata
dichiarata
fuorilegge
ne repressione delinquenza
stradale», è stata contestata
l’«organizzazione illegale» che
mette in relazione cittadini e
clienti e anche la «conservazione illegale di dati personali»,
legata al fatto che tutto il sistema si basa sull’applicazione per
lo smartphone.
«Siamo sempre felici di rispondere alle domande che le
autorità ci pongono a proposito del nostro servizio — ha detto Benedetta Arese Lucini, general manager Uber in Italia —
e non vediamo l’ora di risolvere
queste questioni. Nel frattem-
La campagna
Il deputato che si batte
contro il servizio
è stato indagato
per evasione fiscale
po garantiamo la sicurezza dei
nostri utenti e dei nostri conducenti, dopo i disordini della
settimana scorsa in Francia».
Frecciata che allude al discutibile tempismo dell’operazione.
Il governo francese è giustamente preoccupato di fare valere le leggi, ma allo stesso
tempo sarebbe forse chiamato
a uno sforzo di immaginazione
in più. L’innovazione tecnologica non può essere cancellata
per decreto, e poi la situazione
attuale è assai poco difendibile:
i tassisti — pochi rispetto ai bisogni del mercato e costosi —
da anni impediscono la concessione di nuove licenze, e a
Parigi lavorano in una situazione di sostanziale monopolio
(le due compagnie apparentemente rivali, Taxis G7 e Taxi
Bleus, fanno capo a una stessa
persona, «il re dei taxi» Nicolas
Rousselet).
●
La parola
UBERPOP
UberPop è la versione più estesa della app di
Uber: chiunque possieda un’auto e una
patente può rendersi disponibile per un
servizio di trasporto. È un servizio a metà tra
il taxi e il car sharing che non necessità di
alcuna licenza pubblica e proprio per questo
è bersaglio di feroci contestazioni e battaglie
legali. Le tariffe sono soggette a molte
variabili; di recente una sentenza del
Tribunale di Milano ha sospeso il servizio
che è già proibito in diverse nazioni europee.
Al contrario ha già guadagnato ampia
popolarità in molte città degli Stati Uniti.
UberPop è stato all’origine della protesta dei
taxisti francesi sfociata in grandi disordini
alcuni giorni fa: il servizio è già fuorilegge in
Francia ma a dispetto di ciò la società non lo
ha sospeso. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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La nave affondata con 700 migranti
Recuperati i primi tre cadaveri
La sfida di Renzi all’Europa: «Voglio che tutti vedano cosa è successo»
ROMA Con i suoi due bracci ma-
21
Le missioni
di soccorso
effettuate nel
mare di Sicilia
nel weekend
375
Metri
La profondità
alla quale si
trova il barcone
affondato
4.200
I migranti
salvati nel
Canale di Sicilia
nell’ultimo fine
settimana
nipolatori ad altissima manovrabilità, il robot Pegaso della
Marina militare ha raccolto ieri
sera i primi tre cadaveri, a 375
metri di profondità, ritrovati
intorno al barcone naufragato
al largo della Libia, la notte del
18 aprile scorso, con almeno
700 migranti a bordo, secondo
le testimonianze dei pochi sopravvissuti.
Operazione difficilissima,
ma il governo italiano ha voluto
mantenere la parola. Fu lo stesso Matteo Renzi, più di un mese fa, a lanciare direttamente la
sfida, chiamando in causa le
responsabilità dell’Europa:
«Noi andremo a riprendere
quel barcone e lo tireremo su.
Costerà 15-20 milioni che spero
paghi l’Ue, altrimenti li paga
l’Italia. Voglio che tutto il mondo veda quello che è successo.
È inaccettabile che qualcuno
continui a dire: occhio non vede cuore non duole...».
Furono 28 i superstiti del
naufragio, 24 i corpi subito ripescati dai mezzi di soccorso.
Le altre salme, invece, sono an-
Nuovi arrivi I soccorsi della Guardia costiera in mare il 28 giugno
cora chiuse dentro la stiva del
natante, adagiate sui ponti
esterni o ancora sparse sul fondo del mare, nello Stretto di Sicilia, 200 chilometri a sud di
Lampedusa. Il procuratore di
Catania, Giovanni Salvi, titolare
delle indagini sul naufragio, si
è detto «soddisfatto per l’iniziativa di carattere umanitario»
e ha concesso subito tutte le
autorizzazioni per dare il via alla missione. I palombari della
Marina ora stanno lavorando a
bordo del cacciamine Gaeta e
della nave Leonardo e con assoluta maestria dirigono dalla
superficie i movimenti del Rov
(Remotely Operated Vehicle,
veicolo a comando remoto).
Ad aggiungere un po’ di
grottesco, uno dei protagonisti
della vicenda è il deputato Thomas Thévenoud, relatore della
contestata legge che a gennaio
ha dichiarato illegale UberPop
(un anno di prigione, 15 mila
euro e confisca del veicolo).
Thévenoud è stato espulso
dal Partito socialista quando si
è scoperto che — per anni —
non ha pagato le tasse, le multe
dell’auto, le fatture mediche e
l’affitto di casa («ho la fobia
amministrativa», ha spiegato);
il 1° giugno scorso il fisco lo ha
denunciato per frode. Thévenoud è ancora deputato, e ieri
si è fatto mediatore promuovendo un incontro tra tassisti e
società di auto con conducente. Uber però non l’ha invitata,
«non rispetta le regole».
Stefano Montefiori
@Stef_Montefiori
Pegaso ha una massa pari a
mezzo metro cubo, dispone di
telecamere e sonar per inquadrare il «bersaglio» e i due
bracci possono sopportare fino
a un carico di 40 chili (che sott’acqua, per il principio di Archimede, equivalgono a 100,
cioè giusto il peso di un corpo
umano). La «mission» finora
prevede il ripescaggio dei corpi
intorno al barcone e sui ponti
(per ogni cadavere occorrono
quasi 2 ore di lavoro). Poi si
penserà anche a come tirare su
lo scafo col suo carico di morte.
Il problema vero è che il rischio di nuovi naufragi è sempre dietro l’angolo. Nell’ultimo
fine settimana, sono stati 4.200
i migranti salvati nel Canale di
Sicilia in decine di operazioni
tutte coordinate dalla Guardia
costiera, grazie ai mezzi del dispositivo internazionale Triton: la nave della marina militare inglese «Bulwark» è sbarcata ieri a Reggio Calabria con
913 persone provenienti prevalentemente da Eritrea, Somalia
e Nigeria. Tra loro 147 donne
(16 incinte) e 45 minori (38 non
Il fatto
● Il 18 aprile
scorso un
peschereccio
— partito da
Tripoli (Libia) e
con a bordo
almeno 700
persone — si
capovolge a
nord della
costa libica
mentre un
mercantile si
avvicina
per i soccorsi.
I superstiti
sono solo 28
● Il governo
italiano aveva
promesso di
recuperare i
corpi di tutti i
migranti morti
nel disastro
accompagnati). Sette i casi di
scabbia accertati. Subito dopo
lo sbarco e le procedure di
identificazione, è scattato il
trasferimento nelle varie strutture di Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e via dicendo, in base al
piano di riparto predisposto
dal ministero dell’Interno.
Oggi a Catania arriveranno
altri 419 migranti a bordo di
una nave della marina norvegese, altri 450 sono attesi a Cagliari e subito il coordinatore
regionale di Forza Italia, Ugo
L’operazione
In azione gli specialisti
della Marina militare:
i corpi portati a galla
grazie a un robot
Cappellacci, ex governatore
della Sardegna, ha polemizzato
col governo: «È paradossale
che, mentre ci si indigna per
l’idea del muro ungherese, ci si
presti a trasformare in muro
un’intera isola. Tutti sanno che
i migranti non vogliono venire
qui e che trasportarli in Sardegna non corrisponde alle esigenze di accoglienza, ma solo
alla logica vigliacca di tenerli
lontani dal continente e di
frapporre nuovamente il mare
tra loro e la loro meta».
Fabrizio Caccia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
CRONACHE
21
#
Pulvirenti: «Pagai per cinque gare
Lotito? Mi mandò da una maga»
Catania, l’ex patron confessa: ho speso 100 mila euro a incontro ma non influì sui risultati
L’ex patron del Catania Antonino Pulvirenti ha ammesso di
aver scelto la scorciatoia illegale: 100 mila euro a partita per
«comprare» un risultato che i
suoi calciatori non riuscivano
più a ottenere sul campo. Nel
lungo interrogatorio davanti al
gip ieri ha confessato la «combine» su cinque gare. «A partire da Varese-Catania — ha precisato in conferenza stampa il
procuratore di Catania, Giovanni Salvi —. Ha detto che voleva
salvare il Catania, ha negato di
aver fatto scommesse».
L’inizio del precipizio ha una
data: 21 marzo. I rossazzurri
hanno perso anche con l’Entella, sono terzultimi in serie B, la
retrocessione è dietro l’angolo.
È a questo punto che Pulvirenti, presidente della squadra dal
2004, imprenditore nella grande distribuzione e uscito malconcio dalla disfatta della compagnia Wind Jet, decide di intervenire con metodi, per così
dire, extrasportivi. Perfino ricorrendo alla magia. Alle domande dei magistrati sulle telefonate con Claudio Lotito,
presidente della Lazio, Pulvirenti racconta: «Prima mi ha
consigliato una maga vicino a
Catania, ma non ha funzionato.
Poi un’altra, molto brava e laureata, e in effetti dopo abbiamo
vinto con l’Avellino». Ma la pretesa spinta esoterica non è sufficiente, ed ecco allora il più
concreto tentativo di comprare
La vicenda
● Il 23 giugno
scorso è
scattato il blitz
della Procura di
Catania
chiamata «I
treni del gol»
che ha visto 19
indagati, 7 agli
arresti
domiciliari, tra
cui l’ex patron
del Catania,
Nino Pulvirenti
e l’ex ad Pablo
Cosentino
i giocatori avversari. Nelle cinque partite al centro dell’inchiesta (contro Varese, Trapani, Latina, Ternana e Livorno)
la squadra etnea ottiene 4 vittorie e un pareggio, una cavalcata
che la pone al riparo da rischi.
Gli avvocati dell’ex presidente del Catania, Giovanni Grasso
e Fabio Lattanzi, confermano
Cremona
«Conte va processato»
La richiesta del pm
Nel mirino una partita
Al Siena
Antonio Conte,
quando sedeva
sulla panchina
del Siena in B:
gli viene
contestata
una presunta
combine
tra i toscani
e l’Albinoleffe
DALLA NOSTRA INVIATA
Antonio Conte resta
nell’inchiesta sul Calcioscommesse. Il pm di Cremona Roberto Di Martino ha deciso: chiederà il rinvio a giudizio per il c.t.
L’accusa è frode sportiva, anche
se solo per una partita. Come si
ricorderà, Conte — già squalificato per quattro mesi dalla giustizia sportiva per l’omessa denuncia relativa ad AlbinoLeffeSiena (1-0, 29 maggio 2011) —
era finito nelle indagini per due
match: quello con l’AlbinoLeffe
e quello con il Novara (2-2, 30
aprile 2011). Per uno dei due la
sua posizione è stata archiviata.
Il provvedimento arriverà a
giorni.
Conte, che aveva scritto al pm
una memoria difensiva (negando ogni addebito, ripetendo che
non è mai stato coinvolto in associazioni illecite, né ha mai
scommesso) sperava di uscire
subito dall’inchiesta. Ora i suoi
legali Francesco Arata e Leonardo Cammarata decideranno se
puntare sul giudizio immediato,
rinunciando così all’udienza
preliminare di fronte al Gip, con
l’obiettivo di arrivare il prima
CREMONA
possibile a un verdetto (il rito
immediato si terrebbe in autunno). Il dibattimento — è questo
il ragionamento dei legali — potrebbe anche durare anni e per
Conte c’è il rischio prescrizione
che finirebbe però per lasciare il
dubbio e non togliere un peso. Il
c.t. vuole assolutamente affrontare i prossimi Europei, a giugno 2016, con l’inchiesta conclusa, altrimenti — come aveva
ventilato — potrebbe considerare le dimissioni.
Il grande accusatore di Conte
è Filippo Carobbio, suo ex giocatore al Siena. Su Novara-Siena
aveva raccontato: «I giocatori
hanno appreso dell’accordo in
occasione della riunione tecnica. In sostanza Conte si limitò a
dire che era stato raggiunto un
accordo per il pari». Il capo degli slavi Ilievski l’aveva smentito
parlando di una combine ai fini
di scommesse da cui Conte era
estraneo. Su AlbinoLeffe-Siena,
invece, Carobbio parla di clima
da ultimo giorno di scuola: «Anche con il benestare di Conte veniva presa la decisione di lasciare la vittoria all’AlbinoLeffe».
Arianna Ravelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Accusato
Antonio
Pulvirenti
(al centro, foto
LaPresse) dopo
essere stato
interrogato
ieri in tribunale
a Catania
che «il signor Pulvirenti ha ammesso di aver avuto contatti al
fine di condizionare il risultato
di alcuni incontri», ma sostengono che «ha dimostrato l’assoluta estraneità al fenomeno
del calcioscommesse». Tuttavia, aggiungono, «ha manifestato la convinzione, anche alla
luce della lettura degli atti, che
tali contatti non abbiano avuto
nessuna reale incidenza sull’esito degli incontri». Insomma Pulvirenti sarebbe stato
gabbato, imbrogliato dagli
stessi intermediari.
Una tesi difensiva che punta
evidentemente ad alleggerire
le accuse di truffa e frode sportiva al più blando tentativo, li-
● Per i pm gli
indagati
avrebbero
truccato cinque
partite del
campionato di
serie B ,
pagando alcuni
giocatori delle
squadre
avversarie per
evitare la
retrocessione
del Catania in
Lega Pro
● Pulvirenti,
ieri ha ammesso 5 combine e
di aver pagato
100 mila euro
per ognuna
nea che probabilmente non
servirà a scongiurare le sanzioni sportive. Andrea Abodi, presidente della Lega Serie B, rispondendo su Twitter a un tifoso, ha ricordato che «la giustizia sportiva prevede per
responsabilità diretta la radiazione per le persone, la retrocessione per le società». Proprio oggi in Federcalcio è previsto un incontro tra il numero
uno della Figc Carlo Tavecchio,
il procuratore federale Stefano
Palazzi e lo stesso Abodi. L’inchiesta è all’inizio (il procuratore Salvi ha fatto sapere che
«gli atti sono stati comunicati,
non trasmessi» alla magistratura sportiva), ma le prospettive per il Catania a questo punto
sono tutt’altro che buone.
E poi c’è l’inchiesta penale,
che dopo le ammissioni di Pulvirenti, trova nuova linfa. Il
procuratore Salvi, parlando
dell’agente di scommesse onli-
La difesa
Il dirigente ammette
la combine ma nega
di avere mai fatto
scommesse
ne, Gianluca Impellizzeri, che
ieri si è avvalso della facoltà di
non rispondere, lo ha definito
«un punto importante, centrale, perché sono stati sequestrati 100 mila euro in contanti nella sua abitazione». Ha invece
risposto alle domande dei pm
l’ex ad del Catania, l’argentino
Pablo Cosentino. «Ha negato
ogni addebito — ha riferito il
suo avvocato, Carmelo Peluso
—. E quando il giudice gli ha
chiesto che opinione si fosse
fatto della vicenda, lui ha replicato che se fosse vero sarebbe
una follia».
Riccardo Bruno
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
CRONACHE
23
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La storia
di Marco Bardesono
Mara, la black bloc con le pietre
«Tav? Non so per cosa protesto»
Dopo gli scontri: se mi chiamano vado, basta che mi diano qualcosa per il gas
La vicenda
● Circa
duemila No Tav
hanno
manifestato
domenica
scorsa contro
l’Alta Velocità
nella montagna
di Ramats,
a Chiomonte
● Il luogo è lo
stesso dove nel
2011 si
registrarono
circa 200 feriti
dopo gli scontri
tra antagonisti
e forze
dell’ordine
● L’altro ieri tra
i manifestanti
c’erano anche
400 black bloc
che si sono
scagliati contro
gli agenti
CHIOMONTE (TORINO) Tra le mani
stringe mezzo limone, lo
schiaccia sulle labbra e chiede
se qualcuno lì intorno abbia
una maglietta da regalarle:
«Sono piena di gas». Gli occhi
sono arrossati e lacrimano.
Mara C. è una ragazza di 19
anni. È la soldatessa di una
guerra di cui non conosce i
motivi. Perché è vero che è arrivata qui in Val di Susa vestita
di nero e con il volto coperto, è
vero che lancia pietre contro i
poliziotti, ma ammette candidamente di non sapere nulla
della causa No Tav. È lì a combattere perché glielo hanno
detto frettolosamente gli amici
black bloc. Una causa vale l’altra. «Io — spiega — vado dove
mi chiamano». Come se la violenza fosse un fine in sé, un
modo di sfogare l’aggressività
senza una ragione.
Domenica si è «persa» due
attacchi alle reti del cantiere
Tav di Chiomonte. Come se
fossero uno spettacolo. I suoi
amici black bloc le hanno detto di guardare, che poi sarebbe
toccato anche a lei. E così è stato. Mara si è presa il gas di un
lacrimogeno in piena faccia,
ma non le è nemmeno passato
per la testa di fermarsi. «Voglio
ancora andare giù a lanciare le
pietre». In fondo, è come un
gioco.
Accanto alla centrale elettrica dalla quale si snoda la strada
dell’Avanà che porta al cantiere
Latitante dal 2013
Ligresti si costituisce
«Ma non voglio
finire in carcere»
MILANO Al di qua del confine c’erano la Guardia
di finanza di Milano e l’avvocato Davide Sangiorgio, il legale che lo assiste in Italia; dall’altra parte, territorio svizzero, lo accompagnava l’avvocato elvetico Maria Galliani: Paolo Ligresti si è consegnato così al valico di Ponte Chiasso alla magistratura di Milano che aveva avviato nei suoi
confronti un procedimento di estradizione nell’ambito dell’inchiesta Fonsai bis.
Paolo Ligresti, figlio di Salvatore, si è presentato spontaneamente dopo che nei suoi confronti era stata emessa due anni fa un’ordinanza
di custodia cautelare in carcere su richiesta della
Procura di Torino in relazione all’accusa di falso
in bilancio e manipolazione del mercato per
l’iscrizione nel bilancio 2010 della Fonsai, la
compagnia assicuratrice di famiglia, minori ri-
Il rientro in Italia
Paolo Ligresti ieri si è
costituito dopo circa
due anni di latitanza
in Svizzera (foto Ansa)
serve di quelle necessarie a coprire i rischi legati
ai sinistri. L’inchiesta fu poi trasmessa per competenza territoriale a Milano, dove Paolo Ligresti
è imputato con altre due persone nell’udienza
preliminare in corso di fronte al Gup Andrea
Ghinetti ed alla quale sono stati ammessi come
parti civili Consob, Unicredit, circa duemila ex
azionisti e la stessa Fonsai (che è anche responsabile civile). L’ordinanza di custodia cautelare
in carcere era stata rinnovata a Milano su richiesta del pm Luigi Orsi. Come cittadino Svizzero
(risiede a Lugano dal 1996) Ligresti poteva essere
estradato solo con il proprio consenso, che lui
ha dato solo per questo procedimento e solo se
avesse ottenuto gli arresti domiciliari, cosa concessa dal Gup Ghinetti anche perché nel frattempo si sono attenuate le esigenze cautelari.
Giuseppe Guastella
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
❞
Mi hanno
chiesto se
mi andava
di venire e
ho detto di
sì, anche se
non ho
capito bene
a fare cosa
Dicevano
che era
giusto
aiutare chi
vive qui
❞
della Maddalena, la vegetazione è fitta e c’è quell’ombra che
consente ai ragazzi vestiti di
nero di riposarsi un po’, di
cambiare magliette per poi tornare all’attacco. «Io sono di Palermo — racconta Mara —, ho
perso madre, padre e la mia
storia». Qualche soldo in tasca,
il primo treno che passa e l’arri-
vo, circa un anno fa, a Roma.
Per fare cosa? «Non lo so». Dove vivi? «In giro». Proprio come
la ragazza di Ecce Bombo: vede
gente, fa cose, non si sa bene
perché.
Varca la soglia di un centro
sociale della Capitale, sembra
l’approdo più naturale e Mara
ne è felice: «Ho conosciuto
In prima linea
Nel cerchio si vede Mara, la black
bloc che domenica era in Val di
Susa con altri 400 (tra antagonisti
ed esponenti dei centri sociali) per
protestare contro i lavori della Tav.
Negli scontri sono rimasti feriti 4
agenti e 4 manifestanti
gente, amici. Si discute di tutto. Se vuoi dormire lì non ci sono problemi». Si vive alla giornata: «Sabato, due che conosco mi hanno chiesto se mi andava di venire qui in Piemonte.
Ho detto di sì, anche se non ho
capito bene a fare cosa, della
Tav io non so niente. Siamo
partiti in pullman e mi hanno
spiegato che bisognava attaccare la polizia. Che dovevo lanciare le pietre, ma non i petardi
perché non sono capace. La
prossima volta lo farò anch’io». Per Mara i centri sociali
sono la compagnia e i black
bloc («Non so cosa voglia dire»), gli amici che non tradiscono mai. «Mi hanno detto
che è giusto fare così, per aiutare chi vive qui. Con il cantiere
distruggono quello che c’è». E
basta che glielo abbiano detto
perché sia vero. Mara non approfondisce: si fida.
Una ragazza le porge una
maglietta, Mara la infila per
metà e dietro la nuca lega le
maniche trasformando l’indumento in un mefisto. Un compagno si avvicina: «Tieni...» e
le passa la maschera antigas.
«Sì — continua Mara — me
l’hanno chiesto in tanti se sono anarchica o dell’autonomia. Per il momento non saprei, non so bene cosa significhi esserlo. Io sono per conto
mio. Seguo i miei amici». Per
Mara la Val di Susa non è la prima esperienza: «Sono stata
anche all’Expo a Milano, ma
non mi hanno fatto fare nulla
perché era la prima volta». Poi
quasi si scusa per l’interruzione: «Adesso vado a lanciare le
pietre».
L’attacco dura pochi minuti,
Mara si confonde nel gruppo e
sparisce nella nebbia di lacrimogeni e fumo di petardi. La si
riconosce da lontano solo per
quei jeans chiari sotto il k-way
nero. Torna dietro le siepi.
Piange ancora, più di prima:
«Dammi la medicina», chiede
all’amico. «Mi hanno detto che
ne abbiamo — spiega la ragazza —. Noi andiamo a tirare le
pietre dove ci chiamano, andiamo ad aiutare i compagni.
Loro ci stanno vicini, ci dicono
dove passare per non farci
prendere, ci danno il Maalox
per combattere gli effetti dei
gas». E lei combatte. Senza sapere perché.
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Sapevo che
dovevamo
attaccare
la polizia
Il mio
compito era
lanciare le
pietre, ma
non i
petardi,
perché non
sono capace
La prossima
volta lo farò
❞
Seguo
i miei amici
e andiamo
ad aiutare
la gente
Che ci aiuta,
ci sta vicino,
ci dice dove
passare per
non farci
prendere
e ci dà
i medicinali
per i gas
❞
Vivo in giro,
adesso sto a
Roma, ho
incontrato
tanta gente,
amici
Si discute di
tutto, senza
problemi
L’Autonomia? Non
so cos’è, io
sto per
conto mio
24
Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
CRONACHE
#
SIENA LA POLEMICA
La cavalla abbattuta prima del Palio
E la morte di Periclea diventa un caso
di Danilo Mainardi
P
ericlea, cavalla di 7 anni,
è stata abbattuta dopo
un infortunio nel corso
di una batteria per l’assegnazione dei cavalli alle 10
contrade che correranno il Palio di Siena del 2 luglio. È inciampata negli arti posteriori
del cavallo che la precedeva. Il
soccorso è stato immediato,
ma complicazioni non hanno
consentito di salvarla. Con la
notizia è uscita anche la triste
contabilità che informa che 7
sono i cavalli morti dal 2000 e
50 sono quelli morti dal 1970 in
questa competizione. Periclea
si era fatta le ossa in palii in giro per l’Italia e questo era il suo
debutto nel grande scenario di
piazza del Campo.
Sono dure a morire le «feste
con animali», tenute in vita nel
nome della tradizione e cultura
popolari, mentre sono solo
eventi rituali. Il rito ha valore in
sé, ha funzione coesiva, regala
senso di appartenenza, al di là
di ogni valutazione razionale.
Il parterre di piazza del Campo nel corso del Palio riunisce
individui ingenuamente convinti di essere parte di un evento culturale, mentre non sono
altro che folla unita momentaneamente nel consumo di un
rito. Un rito, spesso, troppo
spesso, sadico. Come circo,
Il bilancio
L’ex ministro Brambilla
● Con Periclea
sale a sette
il numero
dei cavalli morti
in piazza
del Campo,
a Siena
dal 1998 a
oggi. Dal 1970
— accusano le
associazioni
animaliste —
gli animali
deceduti
sarebbero oltre
50
Gli animalisti:
«È un evento
insensato e crudele
Andrebbe abolito»
● L’ultimo
infortunio
mortale era
stato quello di
Messi, 6 anni,
deceduto
il 1° luglio 2011
● Gli altri
decessi sono
stati registrati
nel 2010, nel
2004, nel 2000
e nel 1998:
in quest’ultimo
appuntamento
i cavalli
deceduti
furono due
corrida, caccia alla volpe, corsa
dei tori. E in nome della «supposta» tradizione culturale,
continuano a essere praticate e
difese abitudini ormai anacronistiche.
I cavalli poi sono tra gli animali che più duramente pagano in sofferenze il rapporto con
l’uomo. Si pensi alla doma che,
lo dice la parola, è duramente
coercitiva per affermare il predominio dell’uomo. L’ottenuta
sudditanza ha con sé un po’ (o
molta) crudeltà e l’animale
spesso rischia di uscirne frastornato e umiliato. E pensare
che ogni cavallo per sua natura
sarebbe indomito. Penso a Periclea e la mente va a immagini
di splendide mandrie al galoppo libere in natura.
Una maggior consapevolezza collettiva tuttavia si sta diffondendo e anche le leggi cambiano. Aspettiamo solo che le
splendide città che nel nostro
Paese ospitano eventi di questo
tipo trovino forme di celebrazione più in linea col sentire
della gente che poco ormai
sopporta un divertimento fondato sulla sofferenza animale.
Non si invochi «l’alta valenza
culturale» di questi riti fuori
tempo.
Città belle come Siena non
ne hanno bisogno.
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L’infortunio
Il momento
in cui Periclea,
femmina di 7
anni, si infortuna
in piazza
del Campo
dopo essere
inciampata.
L’animale è stato
poi abbattuto
(foto di Fabio
Muzzi)
«Il Palio di Siena è una
manifestazione pericolosa per
i cavalli. Non ci sono misure di
sicurezza che tengano: va
abolito e basta. È insensato e
crudele». Lo sostiene Michela
Vittoria Brambilla, presidente
della Lega Italiana per la Difesa
degli Animali e dell’Ambiente
che già da ministro del
Turismo si era opposta
all’inserimento del Palio tra i
candidati italiani da
presentare alla commissione
Unesco come «Patrimonio
dell’umanità». La morte della
cavalla Periclea ha mobilitato
tutto il fronte animalista. Per
Carla Rocchi, presidente di
Enpa (Ente nazionale
protezione animali) «abolire il
Palio è il minimo che si possa
fare». Sulla stessa linea la Lav
(Lega anti vivisezione) che
sottolinea: «Il Palio è una delle
manifestazioni più pericolose
in assoluto: dal 1970 sono
morti circa 50 cavalli».
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Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
CRONACHE
25
#
Medicina e Chirurgia
Ai test mille posti in meno
Le proteste degli studenti
Quasi mille posti in meno per i test di ammissione a Medicina
e Chirurgia. Ai numeri ufficiali forniti dal Miur — 9.146 in
tutta Italia contro i 9.983 del 2014 — replicano indignati gli
studenti. Il Coordinamento universitario Link parla di
«decisione totalmente arbitraria e autoritaria». «È un
provvedimento gravissimo che rischia di ripercuotersi in
futuro su qualità e capillarità del Sistema sanitario nazionale», dice Danilo Lampis, coordinatore dell’Unione degli
studenti. «Se le riduzioni saranno confermate, il ministero
dimostrerà la sua incapacità a gestire il caos per la scomparsa
del plico di Bari, che ha permesso a migliaia di studenti di
essere ammessi in sovrannumero», chiude Gianluca
Scuccimarra, dell’Unione degli universitari. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Camusso manda gli ispettori a Milano
Verifica sui fondi, tensioni nella Cgil
I sospetti che ad ex sindacalisti siano state finanziate campagne elettorali con il Pd
MILANO Lunga e calda s’annuncia l’estate della Cgil a Milano.
Dopo aver «visitato» la Camera
del Lavoro, gli ispettori da Roma sono tornati in città, questa
volta per verificare la contabilità dello Spi, il sindacato pensionati.
Perché? La versione ufficiale
è contenuta in una nota diramata dalla segreteria nazionale
dieci giorni fa, alla quale (interpellati) non aggiungono nulla:
è routine, nessun evento straordinario. «Da sempre la Cgil
tutela e vigila su trasparenza e
corretta gestione amministrativa delle proprie strutture (...)
grazie ad una attività ispettiva
che si svolge regolarmente».
L’appunto poi spiega che nel
caso in cui vengano riscontrati
errori «scatta la prescrizione a
correggere»; se nel rapporto
conclusivo si evidenziassero
invece «comportamenti di carattere doloso, i responsabili
incorrono senza eccezione alcuna nelle sanzioni disciplinari». È un testo anodino, ma
proprio per questo appare severo o quanto meno poco empatico con i dirigenti milanesi.
Con i quali non c’è mai stata
sintonia.
Non è un mistero, anzi è uno
scontro decennale e aperto.
Tra la segreteria nazionale e regionale da una parte e quella
cittadina dall’altra, c’è tradizionalmente una divergenza. In-
Chi è
● Il segretario
generale della
Cgil Susanna
Camusso. Eletta il 3 novembre 2010,
è la prima
donna alla
guida della Cgil
nanzitutto politica, col tempo
anche personale. Ora che il segretario generale è Susanna
Camusso, già alla guida della
Cgil Lombardia, dicono alla Camera del Lavoro che il conflitto
si è allargato anche sull’asse
Roma-Milano.
Dicono, da più parti, anche
altre cose, non facilmente verificabili. Per esempio che ci sia
stata una «soffiata» con la denuncia di presunti ammanchi
di cassa tanto alla Camera del
Lavoro quanto allo Spi. Dicono
che questi buchi siano stati
giustificati con finanziamenti,
si suppone non trasparenti, al-
le campagne elettorali dei dirigenti locali che hanno fatto
(anche in questo caso secondo
tradizione) il salto dal sindacato alla politica. E in questi anni
sono stati tanti, da Antonio
Panzeri, europarlamentare, a
Giorgio Roilo, senatore, a Onorio Rosati, consigliere regionale.
L’amministrazione
Il tesoriere cittadino
è stato sospeso. «Ma
è soltanto un normale
avvicendamento»
Tutto da dimostrare. Nell’attesa della relazione degli ispettori sale, però, una temperatura da ebollizione, e aleggia
un’aria da resa dei conti con
possibili capitomboli e uscite
di scena.
Il segretario generale della
Camera del Lavoro, Graziano
Gorla, è come sempre cordiale,
ma non nasconde un certo nervosismo per le chiacchiere che
girano attorno alla cassa: «Tante illazioni per normali ispezioni da Statuto. Ammanchi non
ce ne sono», scandisce. Vero è
che il responsabile dell’amministrazione (il tesoriere, ndr)
14
Le sedi
Sono le Camere
del lavoro
territoriali
in Lombardia
220
Mila
Sono gli iscritti
alla Camera
del lavoro
di Milano
proprio di recente è stato sospeso: «Ho dato l’incarico a
un’altra persona — spiega Gorla — con l’idea di promuovere
il cambiamento».
Brutto segno anche che alla
Conferenza di organizzazione
oggi a Milano arrivi un «emissario» della segreteria nazionale. Non è un ortodosso camussiano, ma qualcuno lo interpreta come un segnale verso il
«commissariamento». Potrebbe intervenire direttamente Camusso in questa disputa. Non
lo farebbe, dicono ancora, perché non è nel ruolo del segretario generale delegittimare la
propria stessa struttura. Da Roma, allora, la linea è il silenzio e
la parola (scritta) agli ispettori.
Pessimo clima, però. Che dà
occasioni a dispute personali, a
ricatti, a tentativi di infangare
nemici. Di qui a vent’anni fa,
perché i controllori stanno sfogliano i libri indietro fino al ‘94.
Onorio Rosati, già segretario
della Camera del Lavoro dal
2006 al 2013 e oggi consigliere
regionale pd, s’è sentito chiamato in causa sui giornali e
«smentisco categoricamente
ogni illazione». Del resto, fa
notare, «se fossero state avviate
indagini amministrative su di
me, sarei stato chiamato». Così
non è stato. A coinvolgerlo sono state solo non meglio identificate «voci», forse «sassolini
nelle scarpe che qualcuno ha
voluto togliersi...». Sembra che
ai dubbi amministrativi si sia
sommata una vecchia questione politica. «La sede per discutere non è l’ispezione — risponde — ma il direttivo nazionale». Rosati chiede allora
che «quando ci sarà il verbale
degli ispettori, venga reso pubblico». E si diradi questa cappa
di sospetti.
Alessandra Coppola
Maurizio Giannattasio
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Milano
Lecce
Guai con il Fisco,
Gianna Nannini
punta a patteggiare
Il gup decide oggi
La 32enne confessa:
«L’ho ucciso
a colpi di pietra
voleva violentarmi»
Gianna Nannini punterebbe a
patteggiare nel procedimento
che la vede accusata di una
presunta evasione fiscale di
3,75 milioni di euro. La difesa
della rockstar avrebbe
raggiunto un accordo con la
Procura di Milano per
un’ipotesi di patteggiamento.
Toccherà al gup di Milano,
Fabio Antezza, valutare oggi
l’accordo ed eventualmente
ratificarlo. Già nell’udienza
precedente era emerso che la
cantante senese aveva avviato
una trattativa con l’Agenzia
delle Entrate per risarcire il
Fisco. Un passo utile perché il
pm titolare dell’indagine
potesse dare il via libera
a una proposta di
patteggiamento.
«L’ho fatto per difendermi:
voleva violentarmi». Dopo tre
ore di interrogatorio Valentina
Piccinonno, leccese di 32 anni,
ha confessato di aver ucciso a
colpi di pietra Salvatore Maggi,
74enne di Monteroni,
proprietario di una sala giochi.
La donna è la stessa che lo
scorso giugno aveva rapito una
bambina bulgara di sei anni
mentre giocava nel parco
giochi di Monteroni. Per
questo lei era agli arresti
domiciliari. Li stava scontando
presso la casa della madre, che
l’avrebbe cacciata dopo una
lite. Qui la giovane avrebbe
incontrato l’anziano che poi,
secondo il suo racconto,
avrebbe mostrato l’intenzione
di usarle violenza.
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26
Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
CRONACHE
#
PISA A vederli così concentrati
davanti alle colline dove sorgerà il primo tempio buddista del
Terzo Millennio non sembrano
affatto pragmatici studenti di
Ingegneria. Alcuni di loro hanno trascorso tre giorni nell’istituto Lama Tzong Khapa, la prima comunità buddista italiana
sulle colline di Pomaia, in provincia di Pisa. E, dopo aver lavorato al progetto del nuovo
monastero, hanno imparato le
tecniche di meditazione.
Tra l’istituto buddista e quella che era la facoltà di Ingegneria (oggi integrata in più dipartimenti) è stata stipulata una
convenzione che avvicina docenti e studenti a questa realtà
a prima vista incongrua, lontana dai calcoli per il progetto di
una costruzione imminente.
«E invece le tecniche di meditazione non sono in antitesi
con il rigore scientifico —
spiega Fabrizio Cinelli, docente di Strutture verdi e paesaggio al corso di laurea in Ingegneria edile e architettura dell’Università di Pisa — e anzi
aiutano a studiare e a insegna-
I futuri ingegneri dai buddisti
«La meditazione aiuta lo studio»
Il progetto
Pisa
Livorno
Pisa, l’accordo con l’Università che collabora al progetto del nuovo tempio
POMAIA
Rosignano
Solvay
70
Mila
Il numero dei
buddisti in Italia
secondo
l’Unione
Buddhista
Italiana,
riconosciuta
come ente
religioso
re meglio. Si tratta di un modo
di guardare la realtà con occhi
diversi e di rilassare la mente e
lo spirito».
Non c’è nessun obbligo a
partecipare all’iniziativa, che
ha avuto un inizio pragmatico,
con la programmazione degli
spazi verdi del nuovo monastero e un progetto firmato dall’archistar Gino Zavanelli. Anche
l’istituto subirà una ristrutturazione, per ampliare le sale dedicate alla meditazione.
«Noi torneremo a ottobre —
racconta lo studente Marco
Russo, laureando in Ingegneria
edile —. Per me è stata
un’esperienza nuova, che se approfondita può aiutare a concentrarsi meglio sugli studi,
anche scientifici, e a guardare il
mondo e i progetti con un approccio diverso».
È nato anche un gruppo interdisciplinare, guidato da Bruno Neri, un altro professore di
Ingegneria (lui insegna Elettronica).
«I monaci buddisti, in millenni di storia della loro discip l i n a , h a n n o s v i l u p p a to
un’analisi della mente complementare a quella della
scienza occidentale — spiega
Neri — l’hanno guardata dal-
In fila
Una
processione dei
monaci
del Lama Tzong
Khapa, la prima
comunità
buddista sulle
colline di
Pomaia (Pisa),
dove sorgerà il
nuovo tempio
(in alto a destra,
il progetto)
l’interno, mentre noi scienziati l’abbiamo esaminata soprattutto dall’esterno anche con
apparecchiature elettroniche
come la risonanza magnetica.
Adesso saranno utilizzati i due
metodi».
Da questa fusione, secondo
il monaco Stordi, può nascerne
un karma positivo che aiuti a
comprendere meglio il mondo
e noi stessi. Anche quando la
realtà da assimilare è il più
complicato manuale di tecnica
delle costruzioni.
Marco Gasperetti
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
d’Arco
● Gli studenti di Ingegneria edile e
Architettura dell’Università di Pisa
sono stati chiamati a partecipare
alla progettazione del nuovo
tempio buddista sulle colline di
Pomaia, trascorrendo anche
qualche giorno nell’Istituto Lama
Tzong Khapa
● Il progetto tecnico è stato
curato dall’archistar Gino
Zavanelli, già autore dello
Juventus Stadium. Il monastero
sarà realizzato a piccoli lotti, che
comprendono tempio, biblioteca,
residenza dell’abate, spazi verdi. Il
costo è di 8 milioni
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
CRONACHE
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#
La Muraglia fragile
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Secondo una leggenda
vecchia di un paio di secoli la
Grande Muraglia cinese sarebbe l’unica opera umana visibile
dalla Luna. Quando gli americani sulla Luna ci sono sbarcati,
nel 1969, hanno dovuto smentire, anche se qualche astronauta
sostiene ancora di averla scorta
girando a un’orbita bassa di 160
chilometri dalla Terra. Ma ora
Pechino lancia l’allarme: la più
grande costruzione del pianeta
sta scomparendo, vittima del
tempo, dell’incuria, del vandalismo edilizio e dei furti.
Sono andati perduti già 1.961
chilometri della linea di fortificazioni iniziata sette secoli prima di Cristo, migliorata e resa
gigantesca tra il 220 e il 206 a.C.
per ordine del Primo Imperatore Qin Shihuang e poi ancora
raffinata sotto le dinastie Han,
Jin e Ming, fino al 1640 circa. Secondo il ministero del Patrimonio culturale cinese la parte dissolta rappresenta quasi il 30 per
cento del totale e altri 1.185 chilometri sono in condizioni di
degrado tali da far temere che
possano fare la stessa fine. In
PECHINO
In pericolo
Patrimonio dell’umanità dal 1987, nel 2002 è stata inserita dal Fondo mondiale
per i monumenti nella lista delle cento strutture più danneggiate del pianeta
2.000 anni
6.350 km
L'ETÀ
Composta da segmenti eretti tra il III sec. a.C.
e il XVII d.C., ha acquisito la forma attuale
all’epoca della dinastia Ming (1368-1644):
doveva proteggere il Paese dalle incursioni
dei nomadi che venivano dal Nord
La multa per chi
porta via pezzi della
Grande Muraglia
1.961 km
La parte
distrutta
1.185 km
In forte
degrado
Passo di
Shang Hai Guan
MONGOLIA
Passo di
Jia Yu Guan
deserto
d
del Gobi
Pechino
Mar
Giallo
CINA
Xeixing
Shanghai
Il percorso danneggiato
Pietre per le case
Il governo accusa:
«Ci sono persone che
portano via le antiche
pietre per le loro case»
Firme e graffiti
In una sezione a Nord
della capitale è stata
realizzata una torre per
far sfogare i graffitari
L’assalto dei turisti
Illustrazione da Gran Enciclopedia Visual
realtà, non c’è consenso nemmeno sulla lunghezza complessiva dell’opera edificata per tenere fuori dai confini dell’Impero di Mezzo i barbari delle steppe. Fino al 2009 si stimava che la
Grande Muraglia si estendesse
per 6.350 chilometri, dalle coste
orientali dello Shandong fino al
Deserto del Gobi nella provincia
centro settentrionale del Gansu: poi una misurazione con
l’aiuto di raggi infrarossi e sistema Gps ha allungato il percorso
fino a 8.851 chilometri. E ancora
l’anno scorso gli archeologi
hanno scoperto dieci chilometri di fortificazioni a Ovest del
Gansu, in una zona dove non si
immaginava che il genio imperiale fosse arrivato con il suo
immenso cantiere difensivo. Se
si considerano le fortificazioni a
ridosso dell’opera originaria,
accavallatesi nei secoli, qualche
studioso arriva a ipotizzare
l’estensione effettiva dell’opera
in 21 mila chilometri. Il nome
cinese della Grande Muraglia è
«Wanli changcheng», Lunghe
mura dei diecimila li (il «li» è
un’unità di misura tra i 415 e i
500 metri).
720 euro
La lunghezza della Grande Muraglia
(stimata nel 2009)
La Muraglia in rovina
In origine si trattava di una
struttura di terra, poi si aggiunsero pietre e rocce, mattoni. Si
innalzarono torri di difesa e di
avvistamento, camminamenti.
L’efficacia della Grande Muraglia però, nonostante lo sforzo
immane per erigerla, è stata
scarsa: gli invasori nel corso dei
secoli sono passati aggirandola
o arrivando dal mare.
Ora che per l’Unesco è Patrimonio dell’umanità, la muraglia sta subendo un nuovo attacco devastante. «Ci sono ancora abitanti delle zone di campagna più isolate che strappano
i mattoni dal vallo per costruire
le loro case e ci sono intere sezioni abbattute per far spazio all’espansione urbana», ha spiegato al Global Times di Pechino
Cheng Dalin, esperto governativo di patrimonio artistico. Poi
c’è la mancanza di manutenzione costante, l’erosione dovuta a
vento, piogge, fulmini, terremoti, l’eccessivo sfruttamento
turistico nelle parti più vicine
alle grandi città. Ci sono anche
restauri sconsiderati che rimettono a nuovo torri e camminamenti per poterci far affluire orde di visitatori. Ormai, solo l’8
Corriere della Sera
Incuria, vandali, erosione e sfruttamento turistico
L’allarme di Pechino: «Già persi 1.961 chilometri»
per cento del vallo esistente all’epoca dei Ming (1368-1644) è
in buono stato.
Molti dei problemi di conservazione della Grande Muraglia
noi italiani li possiamo capire
bene, perché sono gli stessi che
sgretolano i nostri tesori archeologici. Ma anche a Pechino
cercano di intervenire: dopo secoli di disinteresse, nel 2006 è
stata introdotta una legge di
protezione che prevede tra l’altro multe di migliaia di yuan per
chi sottrae mattoni dalle mura.
«Purtroppo le autorità locali
nelle campagne non fanno rispettare queste norme», dice
ancora Cheng.
Ci sono anche soluzioni «innovative», come quella tentata
qualche mese fa a Mutianyu,
una bella sezione di Grande
Muraglia 70 km a Nordest di Pechino dove per evitare che i turisti nuovi barbari spargessero le
loro firme su tutte le antiche
pietre, le autorità hanno deciso
di concedere ai graffitari una
torre per sfogarsi.
Guido Santevecchi
@guidosant
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Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
CRONACHE
#
La buona informazione è cibo per la mente
Il Tigri e l’Eufrate I grandi fiumi della storia, oro blu che dà energia
e fa fiorire i deserti. Per la loro spartizione, Turchia, Iraq e Siria hanno
giocato feroci partite diplomatiche. Che con la repressione degli Assad
e l’avvento dell’Isis sono sfociate in un conflitto aperto
ACQUA
La grande sete del Medio Oriente:
l’altra faccia (liquida) della guerra
130.000.000
di Lorenzo Cremonesi
Popolazione
Il numero complessivo
degli abitanti dei tre
Paesi che dipendono
fortemente dal Tigri e
dall’Eufrate per il loro
fabbisogno idrico: 75
milioni in Turchia, 33
milioni in Iraq, 22
milioni in Siria. La fuga
di milioni di rifugiati a
causa del conflitto ha
ingigantito il problema
della penuria d’acqua
10
Le nazioni che
si trovano in
Medio Oriente
nella classifica
dei 15 Paesi più
poveri d’acqua
hiamiamola subito con il suo nome: guerra
dell’acqua. Un conflitto antico e attualissimo,
subdolo e devastante. Dalle conseguenze potenzialmente più gravi di qualsiasi altro combattuto con armi convenzionali. Il blocco dei
fiumi, la diversione dei canali, il pompaggio indiscriminato, l’inquinamento delle fonti, oppure la distruzione delle dighe, il bombardamento delle stazioni di filtraggio possono fare
terra bruciata di economie intere, spingere all’emigrazione uomini e bestie, annullare civiltà, stravolgere la natura e la geografia del territorio.
Torna in auge con il tema della scarsità idrica
di fronte al boom demografico mondiale, il riscaldamento globale, l’inquinamento e i focolai di conflitto in espansione sul Pianeta. Soprattutto la guerra dell’acqua è adesso parte integrante delle strategie adottate dallo Stato
islamico (Isis) contro i suoi nemici e per costringere intere popolazioni alla sottomissione. Non è un caso che, nelle regioni dove il Califfato si sta espandendo, una delle prime azioni che compiono in genere le sue milizie è proprio attaccare i grandi impianti di gestione dei
fiumi.
Due anni fa in Siria i jihadisti di Isis si impadronirono della diga di Tabqa sull’Eufrate riducendone subito di un terzo il flusso idrico per
alimentare le centrali elettriche destinate a fornire energia alle loro roccaforti attorno alla città di Raqqa. Conseguenza immediata fu ovviamente la penuria d’acqua nella Siria nordorientale e in Iraq. Nella primavera dell’anno
scorso vennero poi gli attacchi contro gli sbarramenti che regolano il fiume a Falluja e presso
Abu Ghraib, preannunciando il blocco di quelli
di Ramadi, che solo un mese fa hanno messo
in ginocchio gli approvvigionamenti idrici di
una parte dei quartieri di Bagdad e larghi settori delle province meridionali irachene, sino a
Najaf, Karbala, Nassiriya e Bassora, le capitali
dell’universo sciita.
Negli ultimi giorni si sono prosciugate vaste
aree delle celebri paludi verso il grande delta
dove Tigri ed Eufrate diventano un fiume solo.
Ma l’azione che probabilmente ha causato il
maggior allarme e spinto gli Stati Uniti a intensificare l’intervento armato è stata nell’agosto
2014 il tentativo del Califfato di attaccare la
grande diga a nord di Mosul. «Se fossero riusciti a far saltare le paratie, la vallata di Mosul
avrebbe potuto venire devastata da un’onda alta oltre 20 metri. E la riserva d’acqua che disseta anche le province curde e il Nord sarebbe
stata disseccata», ammettono preoccupati i responsabili del governo iracheno nella capitale.
Eppure, il problema non è nuovo e sarebbe
un errore imputare il suo aggravamento unicamente alla presenza violenta e destabilizzante
di Isis. «Oltre il 95 per cento delle risorse idriche irachene dipendono dalla Turchia. Soltanto meno del 5 per cento provengono da af-
60%
Le risorse
idriche andate
perdute in Siria
nel 2014 per
i danni agli
impianti
30%
Il calo
dell’acqua
potabile
disponibile in
Iraq (rispetto
a 40 anni fa)
fluenti iraniani. L’Iraq non ha proprie sorgenti
autoctone degne di questo nome. Le sue acque
sono superficiali, arrivano dal Tigri e dall’Eufrate», spiega Giorgio Galli, direttore della Galli Ingegneria, lo studio di Padova che nel 2010
ha vinto la gara indetta dal governo iracheno
per esaminare la situazione idrica del Paese e
aiutare e lanciare i piani di sviluppo del prossimo futuro. È l’handicap storico della Mezzaluna Fertile, la culla della civiltà stanziale con lo
sviluppo dell’agricoltura, la regione dei primi
alfabeti, dei primi regni organizzati in Stati autonomi con intere fasce di popolazione dedicate alla costruzione dei canali e la centralizzazione delle decisioni per l’ottimizzazione delle risorse naturali.
«L’acqua, il clima, il deserto e la capacità di
gestire le risorse offerte dai grandi fiumi. Queste terre possono essere fertilissime se ben amministrate, oppure aride distese sassose. Non è
un caso che le grandi civilizzazioni assiro-babilonesi sprecarono gran parte delle loro risorse
a farsi la guerra per il controllo delle acque.
Una delle prime sfide registrata negli archivi
scritti dagli uomini fu quella nel 2300 avanti
Cristo tra le città sumere di Umma e Girsu, che
si contendevano alcune terre fertili. Sappiamo
anche che tre secoli dopo la città biblica di Ur,
presso l’odierna Nassiriya, molto probabilmente iniziò a decadere proprio per il fatto che
più a nord altre popolazioni rivali avevano scavato nuovi canali che contribuirono a deviare il
corso del fiume ed insabbiare il suo porto commerciale», sottolinea Franco d’Agostino, archeologo all’Università della Sapienza di Roma
da diversi anni impegnato in missioni di scavo
proprio nella regione di Ur.
capacità contrattuali irachene: Turchia e Siria a
quel punto pescano quasi a piacimento dai bacini idrici e dalle quote che sarebbero destinati
all’Iraq.
«Il risultato è stato catastrofico. Oggi il governo iracheno ci ha chiesto di poter offrire un
quadro il più possibile scientifico e accurato
per poter riaprire la trattativa con Ankara e
chiedere il sostegno della comunità internazionale a difesa delle sue rivendicazioni», osserva
l’ingegner Galli. E i dati parlano chiaro: il Paese
è sull’orlo del collasso, se il suo governo non
prende provvedimenti al più presto siccità, epidemie, carestie saranno all’ordine del giorno.
Se trent’anni fa il cento per cento della sua
popolazione urbana aveva l’acqua in casa perfettamente pastorizzata (un dato che scendeva
al 60 per cento nelle zone rurali), oggi il 16 per
cento delle sue città soffre gravi difficoltà di approvvigionamento e il 20 per cento della popolazione globale beve da fonti inquinate o di
pessima qualità. Nel 1985 l’intero afflusso annuale di acqua dolce era valutato in 66,7 miliardi di metri cubi, di cui 25,8 dall’Eufrate e 24 dal
Tigri. Oggi però quel dato è sceso a 43,7 (18,4
dall’Eufrate e 15,9 dal Tigri). Complessivamente
dunque in quarant’anni l’acqua a disposizione
dall’Iraq è diminuita di un terzo. E le proiezioni
per i prossimi anni fanno temere il peggio. Secondo gli esperti dello Studio Galli, l’afflusso
complessivo scenderà a 34,6 miliardi di metri
cubi nel 2025, per poi precipitare a 28,5 dieci
anni dopo.
E a rendere ancora più nera la situazione è la
crescita del tasso di salinità. Anche sotto questo aspetto si tratta di un processo di lungo corso. Già quattromila anni fa i contadini sul delta
Risorse idriche sempre più ridotte, sempre più
obiettivo (e strumento) di conquista. Il risultato
è catastrofico. Come spiega l’ingegnere italiano
chiamato in Iraq per riaprire canali di speranza
Corriere.it
Lo speciale
Expo e le
inchieste legate
al tema della
sostenibilità su
Corriere.it, alla
sezione
Expo2015
Trascorrono i secoli, cambiano i millenni.
Ma la strutturale dipendenza dell’Iraq dalle
sorgenti dell’altopiano anatolico e i massicci
montuosi oggi parte integrante del moderno
Stato turco non cambia. Le frizioni tra Bagdad e
Ankara si fecero tese con lo sviluppo dell’agricoltura e dell’industria dopo la Seconda guerra
mondiale. E’ dal 1946 che periodicamente tra i
due Paesi torna il pericolo dello scontro militare, pesa come una minaccia incombente sui
tentativi di trovare l’accordo sulla suddivisione
del flusso dei due fiumi. Scontro che sin dai
primi anni Settanta del Novecento si complica
con l’irruzione della Siria in mano agli Assad, a
sua volta interessata alla sua quota d’acqua per
il tratto dell’Eufrate che ne attraversa il territorio. Negli anni Ottanta la decisione turca di costruire il complesso di dighe e sbarramenti denominato Ataturk, sempre sull’Eufrate, spinge
Saddam Hussein a negoziare un accordo per
avere garantita la quota minima di 500 metri
cubi d’acqua al secondo nel tratto di fiume all’entrata dalla Siria. La tensione sale quando da
Bagdad pretendono che la quota sia portata a
700 metri cubi. La guerra del 1991 e poi l’invasione americana del 2003 nullificano però le
del Tigri e dell’Eufrate — progenitori dei cosiddetti «arabi delle paludi», sciiti che Saddam
Hussein volle scacciare in massa prosciugando
il loro habitat antico negli anni Ottanta — periodicamente lamentavano che a fine estate
l’acqua diventava imbevibile a causa delle grandi quantità di sali minerali concentrate nelle
regioni che si affacciano allo Shatt el Arab e
lungo l’attuale confine con l’Iran.
Per comprendere l’accresciuta gravità del fenomeno e l’emergenza attuale occorre tenere a
mente che dai rubinetti italiani in genere la salinità media varia tra i 100 e 200 milligrammi al
litro. Nel 1980 il Tigri misurato presso la cittadina di Amara riportava però già un allarmante
537, che sale agli attuali 1.158 registrati nel gennaio scorso. Per l’Eufrate è molto peggio: da
1.424 riportati nel 1980 agli odierni 3.055. Ciò
significa in parole povere che entrambi i fiumi
vanno filtrati per poter tornare potabili. Con
tassi tanto alti di salinità anche l’agricoltura diventa impossibile: l’antica Mezzaluna Fertile
sta sempre più trasformandosi in un deserto
salato che le guerre tra gli uomini sono destinate a rendere ancora più amaro.
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Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
29
CRONACHE
#
La «mezzaluna fertile» e il conflitto sui due fiumi
6
Tishreen
48.700
EUFRATE
3.000
km
Bacino:
765.831 km²
EUFRATE
Origine:
Provincia
di Erzurum
28%
km
8.280
90
1
100
Murat
ant
zia
Gaziantep
1.850
km
TIGRI
0,03% Giordania
11%
Il contributo
dei Paesi al
volume annuo
delle acque
(2009)
400
km
710
km
12%
6
18
8
Dayr az Zawr
Lesser Zab
TIGRI
EUFRATE
Damasco
1.060
km
34% Iran
1.418
km
Dar'à
9
95%
delle acque
irachene arrivano
dalla Turchia
Il contributo
dei Paesi al
volume annuo
delle acque
(2009)
10
Ramadi
Bagdad
12
Fiume
Shatt el Arab
Amara
Nassiriya
acqua non potabile,
deve essere filtrata
20
Sbocco:
Golfo Persico
Najaf
L’UTILIZZO E CONSUMO DELLE ACQUE ATTUALI
IL CALO DELLE ACQUE DOLCI
10
Al Kùt
Karbala
b
In miliardi di metri cubi annui
As Samàwah
20
30
40
50
60
70
66,7
1985
2015
2025*
2035*
1985
2015
537
19
IRAQ
As Suwaydà'
51%
0
1.424
1.158
Diyala
GIORDANIA
Nel Tigri
K
Kirkuk
Beirut
Al Qunayfiirah
1985
Nell’Eufrate 2015
100 - 200
il livello di
salinità negli
acquedotti
italiani
Grande
Zab
Mosul
Khabour
Hamàh
SIRIA
54%
Nell’intero
sistema
idrico
Feesh
Khabour
Raqqa
3.055
1980
oggi
Ballikh
- Jallab
7 8
Homs
0,2%
0
2%
10%
V
Van
15
lib
Idlib
Mar
Mediterraneo
in milligrammi per litro
17
5
Aleppo
k
Latakia
32
km
Bacino:
375.000 km²
16
Siirt
4
Sajur
Origine:
Lago Hazar
1.230
km
89%
IL TASSO DI SALINITÀ
14
13
3
n
sin
Mersin
15% Iran
19
Tharthar
(barriera Saamarra)
TURCHIA
2
Fiume
Murat
720
km
17
Garzan
Karasu
man
Adiyaman
Ad
Fiume
Kara
450
km
40%
39%
9
Haditha
Origine:
Monte
Ararat
17%
TIGRI
1.900
LEGENDA
Diga realizzata
in programma
Attacchi dell’Isis
I PERCORSI DEI FIUMI
15
Goksu
20
Kut
18
Mosul (Chambarakat,
ex diga Saddam)
14
Dicle
10
Ramadi
14.000
9.580
Iraq
I BACINI IDROGRAFICI
E LA LORO DIVISIONE
IRAQ
16
Batman
13
Kralkizi
11
Falluja
8
Baath
7
Tabqa
1.220
160
31.000
2
Karakaya
12
Hindiyah
2003
L’invasione americana porta alla caduta
di Saddam Hussein e alla perdita del potere
contrattuale del Paese a livello regionale
TURCHIA
TIGRI
3.300
4
Birecik
3
Ataturk
1
Keban
Capienza:
in milioni
di metri quadri
Siria
IRAQ
1992
Viene completata in Turchia
la digha Ataturk, la più
grande del Paese
2013-2015
L’Isis inizia la sua offensiva contro
dighe e sbarramenti per colpire
la popolazione irachena sciita
85.000
SIRIA
5
Karkamis
Utilizzo:
Irrigazione
Energia elettrica
Controllo delle piogge
Deviazione dei flussi
Fornitura d’acqua
Turchia
1977
La Turchia annuncia la sua intenzione
di costruire 22 dighe e 19 impianti
idroelettrici sul Tigri e sull'Eufrate
600
1.200
TURCHIA
EUFRATE
1990
L’Iraq insiste con la Turchia
per avere un flusso
minimo di 500 m3/s
11.100
1973-75
La Siria costruisce la diga Tabqa. In Iraq
il flusso delle acque diminuisce di un
25%, causando tensioni tra i Paesi
1976
La Turchia si impegna a rilasciare
inizialmente 350 m3 /s
e poi 450 m3/s verso valle
1.900
PRINCIPALI
DIGHE E BARRIERE
E LORO UTILIZZO
1973
La Turchia costruisce
la diga di Keban nel bacino
del fiume Eufrate
6.000
1946
Trattato di amicizia e buon vicinato tra
la Turchia e Iraq per la cooperazione e
coordinamento dell’utilizzo delle acque
LE DISPUTE NEGLI ANNI
Dal 1946 Bagdad e Ankara
litigano per la gestione dei fiumi.
A mettere oggi però in difficoltà
la popolazione irachena
non sono solo le grandi dighe
turche sull’Eufrate ma la nuova
minaccia dell’Isis. Qui alcuni
degli eventi più significativi
municipali
e industriali
paludi arabe
nel Sud
evaporazione
dai fiumi
Nassiriya
43,7
Shatt el Arab
34,6
4
28,5
8%
64%
7%
5%
1
Bassora
13%
25,8
18,4
24
agricoltura
15,9
* Secondo lo Studio Galli Ingegneria di Padova, rapporto febbraio 2015
acqua che scorre
nello Shatt Al Arab
e nel Golfo
evaporazione
dai bacini
artificiali
ARABIA
S A U D I TA
Fonte: Shared Water Resources; Aquastat
Golfo
Persico
Corriere della Sera
Strategie
Armi contro i civili:
dighe attaccate
e rubinetti asciutti
Anche in Siria l’acqua è un’arma. L’ha
utilizzata per primo il regime di Bashar Assad
contro le popolazioni in rivolta già quattro anni
fa e adesso l’Isis vi fa ricorso metodicamente
sull’Eufrate, che rappresenta oltre il 50% delle
risorse idriche del Paese. Nel conflitto all’ultimo
sangue che infiamma la regione assetare il
nemico, le sue famiglie, gli ospedali, diventa
strumento di guerra quotidiana.
Negli ultimi mesi del 2011 i militari lealisti
cominciarono a tagliare l’acqua, bombardare
acquedotti e stazioni di filtraggio, togliere
energia alle centrali di pompaggio di cittadine
come Douma, Homs, Hamah, dove il vento delle
sommosse soffiava più forte. Poi fu il caos
violento della guerra civile. I ribelli fecero lo
stesso nelle zone sotto loro controllo, dove si
trovano le infrastrutture che servono i quartieri
lealisti. Infine è arrivato l’Isis, che da un anno
tiene in scacco le regioni nordorientali. Il 10
maggio 2014 venne colpita la stazione di
pompaggio sull’Eufrate di Al Khafsah con
l’effetto di lasciare a secco oltre 3 milioni di
persone nella zona di Aleppo. I responsabili? Le
forze in campo si accusano a vicenda. Ciò che
conta sono gli effetti devastanti. Nel 2011 la
produzione annuale di grano superava i 3
milioni di tonnellate, oggi è meno della metà.
Quella di cotone è scesa da un milione di
tonnellate a 400 mila. La distruzione delle
fognature ha causato l’inquinamento delle fonti
potabili con conseguente crescita di malattie
come tifo e colera. I prezzi dell’acqua in bottiglia
sono alle stelle e pochi possono permettersela.
La carenza idrica è così diventata uno degli
indicatori più pregnanti dell’imbarbarimento
trionfante in Siria.
L.Cr
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30
#
Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
●
Calcoli approfonditi Secondo lo studio di un economista
americano, ospitare i Giochi non è così conveniente e, per
esempio nel caso di Londra, le previsioni di spesa
vengono disattese, così come anche i benefici
ANALISI
& COMMENTI
SEGUE DALLA PRIMA
È
di Massimo Sideri
GLI ARRESTI DI UBERPOP
FORZATURA PRO TASSISTI
COSÌ LA APP FUORILEGGE
FARÀ PROSELITI
A
lla fine degli anni Novanta, quando
Internet era poco più di una
sottocultura, la Polizia non
sapendo come fare per fermare i
primi siti online che infrangevano qualche
regola arrivava in diversi Paesi a mettere
delle catene intorno ai server sequestrati
dalla magistratura.
Chiaramente i computer continuavano a
funzionare, ma il fenomeno era nuovo e la
reazione era comprensibile: le leggi
trattavano le prime web company come le
fabbriche pensando che bastasse chiudere i
cancelli per fermarle. Da allora la
consapevolezza dovrebbe essere aumentata
mentre l’arresto ieri di una «app» in Francia
— nelle persone di Thibault De Saint-Phalle
e Pierre-Dimitri Gore-Coty, i due
responsabili locali di UberPop — rischia ora
di ricreare quel senso di ridicolo: catene per
server. La vicenda della app più odiata dai
tassisti che permette a chiunque di usare la
propria automobile per offrire un servizio di
trasporto «pubblico» è nota anche in Italia
dove la magistratura l’ha bloccata di
recente. Il caso è complesso e non può essere
banalizzato. Una cosa è Uber che utilizza
solo i noleggi con conducente, un’altra
UberPop che ridisegna il panorama del
servizio e richiede ragionamenti condivisi.
Va bene. Ma già ora si possono trarre alcune
conclusioni: la Prefettura parigina è
intervenuta dopo le violente proteste dei
tassisti nei giorni scorsi. Per chi se le fosse
perse si è trattato di scene da western con
violente aggressioni, anche ai danni dei
clienti del servizio. Solo che Uber non è il
Cattivo e i tassisti non sono Clint Eastwood.
Secondo una classifica del Wall Street
Journal il lavoro più pericoloso del mondo,
ancor prima che il pompiere o il poliziotto, è
quello al Cirque du Soleil. Se continua così la
classifica andrà aggiornata a sfavore di
Uber. Il risultato è che ogni volta che una
notizia così si diffonde la simpatia per la
App tende a crescere, la pubblicità, di fatto,
aumenta e il partito di Uber fa proseliti.
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anche vero però che nei Paesi
seri, quando si tratta di prendere
qualche decisione importante
come questa, si assiste di solito a
una discussione approfondita, a
un contraddittorio, e che il contraddittorio è per sua natura fatto di obiezioni. Ecco allora alcune obiezioni alla candidatura
olimpica di Roma, basate su notizie di stampa nonché su un ottimo studio di un economista
americano specializzato in economia dello sport, Andrew Zimbalist, (Circus Maximus, The
Economic Gamble Behind Hosting The Olympics and the World Cup, Brookings Institution
Press).
Il primo dubbio riguarda le
previsioni circa i costi dei Giochi, sempre smentite dai risultati. Per l’ultima Olimpiade di Londra, ad esempio, i costi erano
stati inizialmente stimati in circa
5 miliardi di sterline. Ebbene,
secondo il quotidiano inglese
Guardian, questi 5 miliardi sono
poi diventati 12 (alcune stime
parlano addirittura di 20). Chi
può garantire che non avverrebbe lo stesso per Roma 2024?
Quanto ai benefici, si era detto che i posti di lavoro creati a
Londra sarebbero stati all’incirca
70 mila. A quel che pare, invece,
finora ne sono stati creati appena 10 mila, e molti di questi, essendo precari, non esistono già
più. Per ciò che poi riguarda gli
incassi generati dalle Olimpiadi,
quella di Londra ha dato un gettito totale (diritti tv, vendita biglietti, sponsor e concessioni del
marchio) di 5,2 miliardi di dollari. Una somma senz’altro ragguardevole.
Peccato che il Cio, il Comitato
DORIANO SOLINAS
● Il corsivo del giorno
L’OLIMPIADE A ROMA
MEGLIO RIFLETTERE
di Ernesto Galli della Loggia
olimpico internazionale, abbia
incamerato per sé più del 70 per
cento dei diritti televisivi, che,
come è facile capire, della suddetta somma costituiscono la
percentuale maggiore. Con il
tempo, infatti, il Cio è diventato
un’organizzazione sempre più
assetata di soldi: basti pensare
che negli Anni 60-70 si accontentava del 4-5% dei diritti di cui
sopra, meno di un decimo di
quanto invece pretende e ottiene
oggi.
Un altro vantaggio sempre
sbandierato dai promotori per
sostenere il valore economico
che l’Olimpiade rappresenterebbe è quello rappresentato dall’afflusso turistico. Ma anche qui —
ed è un punto capitale — i dati li
smentiscono. Il numero dei turi-
sti attratti nel periodo dei Giochi
dalle due ultime Olimpiadi di
Pechino e di Londra — dicono le
statistiche — è stato, infatti, inferiore al numero di quelli che
visitarono le due città nel medesimo periodo degli anni precedenti.
Ultimo grande miraggio fatto
brillare agli occhi del pubblico è
quello delle infrastrutture, sportive e non, che i Giochi lascerebbero alle città che li ospitano.
Proprio a tale proposito, tuttavia, Zimbalist fornisce un elenco
impressionante delle suddette
strutture che in varie parti del
mondo (Atene è il caso limite),
passata la festa, sono oggi in abbandono, cadono in rovina, ovvero hanno richiesto centinaia di
migliaia di euro per la manuten-
Conti da fare
Esistono dati ricavati
da fonti autorevoli e
indipendenti che si
dovrebbero valutare
Gli impianti
Le infrastrutture
ereditate dalle città
costano migliaia di
euro di mantenimento
zione o per essere efficacemente
riutilizzate. Di questi esiti rovinosi, del resto, il nostro Paese, a
suo tempo organizzatore del catastrofico Italia ’90, così come
pure Luca di Montezemolo che
vi ebbe qualche parte, dovrebbero saperne qualcosa.
Quelli che ho fin qui elencato
sono dati ricavati da fonti autorevoli e indipendenti. Ai quali
non sarebbe male, mi sembra,
che i promotori dei Giochi, a cominciare dal presidente del Coni, rispondessero in modo circostanziato: sono dati falsi? E quali
sono, invece, allora, i dati veri
delle passate Olimpiadi? Messi a
punto e confermati da chi, soprattutto? Decisioni importanti
come quella dell’Olimpiade non
possono essere prese in base a
considerazioni generiche, con
discorsi alati o con promesse
fondate sulle buone intenzioni.
Di queste ultime nessuno dubita, naturalmente, ma qui non si
tratta di promesse e di intenzioni. Si tratta di soldi: soldi nostri,
fino a prova contraria.
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Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
EMERGENZA ELLENICA
L’IMPRESA DIFFICILE (MA POSSIBILE)
DI SALVARE LE BANCHE GRECHE
●
31
#
IL COMMENTO
SOPRAVVIVERE
LA QUESTIONE
PER L’UE
ORA È QUESTA
COMMENTI
DAL MONDO
di Wolfgang Münchau
Debito Francia e Italia potrebbero
tentare di riaprire le trattative per evitare
il Grexit, convincendo la Germania
L’
evoluzione della crisi greca dipenderà
da Francia e Italia.
Riusciranno Matteo
Renzi e François
Hollande a convincere soprattutto la Germania a fare un nuovo tentativo di mantenere la
Grecia nell’euro?
Non si tratta di un nuovo pacchetto. La Grecia non accetterà
un programma di risparmio
dettato dall’esterno. Anche se il
risultato del referendum di domenica fosse un sì, sarebbe comunque il governo di Alexis
Tsipras a dover attuare l’eventuale programma. Oppure si
andrà a nuove elezioni. In tal caso passerebbero almeno altre
quattro settimane prima dell’insediamento di un nuovo governo. E poi, chissà, Tsipras potrebbe anche vincere le elezioni
con una maggioranza superiore.
Se si riaprono le trattative, è
opportuno affrontare la cosa in
maniera del tutto diversa, concentrandoci solo sull’impedire
l’uscita della Grecia dall’euro.
Per i creditori della Grecia questa rappresenterebbe una perdita assoluta, che solo per l’Italia si aggira intorno ai 40-50 miliardi, a seconda di cosa si calcola. A questa cifra va aggiunto
ancora il danno collaterale, di
gran lunga più elevato, che ne
deriverebbe. Per l’Italia in particolare si pone il quesito degli
effetti sul dibattito interno.
L’uscita dall’euro metterebbe le
ali al M5S e alla Lega, soprattutto se a medio termine non dovesse rivelarsi poi così catastrofica come annunciato? Dal punto di vista di tutti gli europeisti,
l’ideale sarebbe certamente evitare di dover dare una risposta
netta a questa domanda. Pertanto oggi sarebbe nell’interesse di tutti limitare i danni. E
l’unica possibilità che ci rimane
sarebbe un taglio negoziato del
debito greco, senza un nuovo
programma, ma con un rifinanziamento delle banche. In altre
parole, dovremmo accettare lo
smacco di un consenso a una
parziale rinuncia ai nostri crediti e della concessione di un
ulteriore credito. Per quanto
possa apparire folle, un passo di
questo genere sarebbe invece
razionale dal punto di vista dei
creditori. Non per compassione
o senso di responsabilità, bensì
per interesse. La parola chiave è
«parziale».
Innanzitutto occorre capire il
motivo per cui esiste la minaccia del Grexit. Nessuna legge
europea o greca stabilisce che
chi non paga i propri debiti viene cacciato dall’euro. Il motivo
sono le banche. Se lo Stato greco non paga più i suoi debiti, i
titoli di Stato greci non valgono
più nulla. Poiché una parte ingente del capitale delle banche
greche è formata da titoli garantiti dallo Stato greco, il fallimento dello Stato si ripercuote
direttamente sulle banche. La
fuga strisciante dei capitali dei
clienti delle banche greche in
atto negli ultimi mesi esige un
finanziamento d’emergenza da
parte della Banca Centrale Europea, la quale tuttavia si scontra con i propri limiti sia giuridici che di fatto. Con una stretta
sui finanziamenti si rischia il
crollo delle banche. E se questo
si verifica, il Grexit sarà deciso
da una legislazione d’emergenza.
Per fortuna la soluzione del
problema è semplice. Anziché
concedere altri crediti alla Grecia, si possono dotare le banche
di capitali freschi. Non si tratta
di dare loro denaro; intendo
che la Bce nella sua veste di organo di sorveglianza dovrebbe
prendere le banche greche sotto la propria ala e procedere a
una loro ristrutturazione, chiudendo le più deboli e sottoponendo le migliori a trasformazioni, fusioni o — ancora meglio — incorporandole in altre
banche europee. I capi delle
banche greche non sarebbero
quindi più nominati dal governo; l’ideale sarebbe che gli istituti non fossero nemmeno più
soggetti alla legislazione greca.
A questo scopo occorrerebbe
però una vera e propria unione
bancaria europea, che purtroppo nell’ultimo anno l’Ue non è
riuscita a realizzare.
Il salvataggio delle banche
greche costerebbe naturalmente altro denaro, ma risolverebbe
completamente il problema.
Con la Grecia si negozierebbe
un taglio del debito come contropartita. Le scadenze dei debiti nei confronti del Fondo
monetario internazionale e della Banca centrale europea verrebbero prorogate, lo Stato greco non riceverebbe più nuova liquidità e non si realizzerebbe
un terzo programma. Da quel
momento i greci dovrebbero finanziarsi solo con le proprie
entrate fiscali, inserendo nel
proprio bilancio una piccola eccedenza, poiché nel futuro nessuno più farebbe loro dei prestiti. Anche questa soluzione
comporta ovviamente il rischio
di perdite, ma di portata inferiore e tutti ne trarrebbero vantaggio.
Tuttavia, per raggiungere
questo obiettivo i creditori dovrebbero assumere una nuova
visione politica. Un’occasione è
offerta dal referendum greco,
soprattutto nell’eventualità in
cui vincano i sì. Sappiamo che
Francia e Germania hanno pareri divergenti su questo tema,
sebbene l’approccio francese
sia nettamente più costruttivo.
Renzi e Hollande, senza Merkel,
dovrebbero ora avviare un’iniziativa di salvataggio, eventualmente tramite un’azione multilaterale senza l’appoggio della
Germania. La Spagna potrebbe
unirsi, magari solo dopo le elezioni parlamentari di dicembre.
E chissà, forse alla fine anche la
Germania collaborerà, perché
non ama restare isolata. Con
una vincita dei no, si prospetta
una situazione più difficile, soprattutto se il risultato viene interpretato come un’accettazione politica del Grexit. Se i greci
vogliono il Grexit l’avranno. Allora il compito politico sarà un
altro. Anche in questo caso, saranno soprattutto l’Italia e la
Francia a dover sostenere
l’Unione monetaria con una vera e propria unione politica,
senza la quale la moneta unica
non è né sostenibile nel tempo,
né democraticamente legittimata. E senza un’unione politica non possono esistere
un’unione monetaria e nemmeno le banche. Infine per tutto
ciò occorrono i trattati.
E a chi non vuole, qualunque
siano le ragioni, andrebbe detto
che l’Unione monetaria non è
più nell’interesse dei cittadini
europei. Si dovranno prendere
decisioni alle quali ci si è sottratti negli anni precedenti.
L’Italia sarebbe nella posizione
per imporre questa scelta.
( traduzione
di Franca Elegante)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le parole del Papa
cambiano il clima
per gli ecoscettici
●
❞
Commentando
sull’International New
York Times l’enciclica
Laudato Si’, Paul Valley
nota che «precedenti Papi
hanno parlato in modo forte
di degrado ambientale, ma
come tema secondario. Per
Francesco è invece
centrale». Per lui, «primo
Papa venuto dal Sud del
mondo» la crisi ambientale
è una crisi del laissez-faire
capitalistico. Stando così le
cose, conclude Valley, «chi
nega i cambiamenti
climatici potrebbe scoprire
che, in Francesco, ha
incontrato il suo più
formidabile avversario».
L’Africa si schieri
con la Corte Penale
non con i dittatori
rifiuto del Sudafrica di
●
❞ Ilarrestare
il presidente
sudanese Omar al-Bashir,
colpito da due mandati di
cattura della Corte Penale
Internazionale (Cpi), per
crimini di guerra e contro
l’umanità, ha mostrato per
l’ennesima volta lo scarso
rispetto di molti Paesi
africani per la Cpi. Il pastore
luterano Abisai Shejavali
scrive su Mail&Guardian che
quei crimini non sono però
«un’invenzione della Cpi» e
che essa «non sbaglia a
portare avanti il suo
mandato, come alcuni dei
nostri leader vorrebbero
invece farci credere».
I timori americani
sulla banca globale
«made in China»
Usa si sono rifiutati
●
❞ Gli
di aderire all’Aiib (Asian
Infrastructure Investment
Bank), il cui Statuto è stato
firmato ieri da 57 Paesi. Il
timore americano, condiviso
anche dal Giappone, è che
essa possa diventare uno
strumento per consolidare
l’egemonia cinese. Ma Dan
Steinbock scrive su China
Daily che la partecipazione
degli Stati Uniti all’Aiib
«mitigherebbe la percezione
che gli Usa stiano cercando
di “contenere” la Cina e
l’Asia emergente. E
aprirebbe la strada a una
maggiore stabilità in Asia e
nel resto del mondo».
a cura di Luca Angelini
SEGUE DALLA PRIMA
L’
Unione Europea è
una storia di successo, o non è. È fatta per
avere la fila di Paesi
alla porta per entrare,
come è accaduto in tutti questi
anni, non può consentirsi le porte girevoli di chi arriva e di chi
parte, diventare una associazione
à la carte, una Onu in miniatura.
E poi: la Grecia è nei Balcani, e
con i Balcani non si scherza, da lì
è cominciata cent’anni fa quella
guerra civile cui l’Europa ha solennemente annunciato di voler
mettere fine unendosi. La Grecia
è l’Oriente dell’Europa, confina
geo-politicamente con la Russia.
Perdere l’Ellade — dopo aver già
perso la Turchia — sarebbe un
nuovo scisma, perché passa di lì
una linea di faglia storica, culturale, religiosa. È in Grecia che,
dalla fondazione fino alla caduta
di Costantinopoli, l’Impero bizantino ha tenuto in vita per mille anni il mito della «nuova Roma», e con esso l’aspirazione all’unità politica del continente.
Ma per «tenere» la Grecia,
l’Europa non può più fare come
sempre. Non può più sperare di
resistere a dispetto, o a scapito, o
all’insaputa della democrazia degli Stati-nazione. Il comportamento ai limiti dell’irresponsabile del governo greco le offre paradossalmente l’occasione per misurare la forza residua del suo
progetto sul campo di battaglia
della democrazia. Non a caso,
contravvenendo a una regola ferrea che proibisce a Bruxelles di
ingerirsi nelle vicende interne
degli Stati, è stato proprio il capo
della tecnocrazia non eletta della
Commissione, l’impettito JeanClaude Juncker, a rivolgersi direttamente al popolo greco affinché
dica sì al referendum, e smentisca così la coppia scravattata Tsipras-Varoufakis. In cambio, gli fa
eco Berlino, nuove trattative dopo il referendum; e forse, chissà,
anche la ristrutturazione di un
debito a detta di tutti non sostenibile, un ostacolo ormai insormontabile per qualsiasi nuovo
inizio.
Ma è una tragica ironia della
storia che, in questa sfida democratica senza precedenti con un
Parlamento nazionale, il campione del progetto europeo finisca
per essere proprio Juncker, certo
non il volto più seducente da
schierare contro i demagoghi di
Atene. I leader dell’Europa devono capire che ormai esiste una
«sfera pubblica» comune, un
embrione di demos europeo, e
che anche le loro sorti politiche si
giocano sulle sorti dell’Unione.
Né Renzi, né Hollande, e forse
neanche Merkel, sopravvivrebbero a una sua dissoluzione. E del
resto non è detto che l’immagine
dei pensionati greci in fila davanti ai bancomat favorisca così tanto gli agitatori anti-euro, da Salvini a Le Pen, da Podemos a Fassina.
Disfare oggi l’Europa sarebbe
un disastro storico. Ci vogliono
leader capaci di dirlo ai loro popoli e al popolo greco, come Kohl
ebbe la forza di fare prendendosi
sulle spalle la Germania dell’Est,
o come Mitterrand quando accorse tra la gente di Sarajevo assediata, o come Alexander Hamilton, che alla fine del Settecento firmò la pace tra gli Stati americani debitori e quelli creditori.
Quando torna in campo la democrazia, è questione di leadership.
Vediamo se l’Europa ce l’ha.
Antonio Polito
© RIPRODUZIONE RISERVATA
32
#
Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
33
#
Economia
Fondazione Mps
Siena, Parlangeli vuole tornare
C’è anche Marco Parlangeli, ex direttore generale
(allora provveditore) della Fondazione Mps fino a
luglio 2011, tra chi ha presentato domanda per il
bando con il quale l’ente senese presieduto da
Marcello Clarich ha avviato la selezione del
successore dell’attuale direttore generale Enrico
Granata.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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La Lente
di Francesco Di Frischia
Effetto Jobs act
a giugno creati
83 mila posti
Boom del turismo
S
ono 83 mila i posti di
lavoro aggiuntivi tra
industria e servizi tra
aprile e giugno 2015. Lo
rivela Unioncamere citando
i dati del sistema
«Excelsior», realizzato con
il ministero del Lavoro.
L’effetto Jobs act, secondo
Unioncamere, si fa sentire:
le assunzioni a tempo
indeterminato sono infatti
quasi l’80% in più di un
anno fa» e toccano il
massimo storico (68.400)
dal gennaio 2012. Il dato di
83 mila posti deriva dalla
differenza tra 282 mila
entrate e 199 mila uscite
attese. I saldi positivi entro
giugno si estendono un po’
a tutti i settori, pur
concentrandosi sul
turismo. Inoltre sono più di
265 mila le assunzioni di
lavoratori dipendenti, di cui
oltre 137 mila non
stagionali e 101 mila
stagionali, oltre a 27 mila
interinali. Prevista la stipula
pure di quasi 17 mila
contratti di lavoro
autonomo. Crescono poco i
contratti a tempo
determinato (+4,6% rispetto
al secondo trimestre 2014) e
gli interinali (+7,8).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Intesa Sanpaolo accelera la riforma
Prosegue il lavoro sulla governance, assemblea in autunno per lo statuto; verso l’addio al duale
Da Compagnia San Paolo a Cariparo, la riduzione delle quote per rispettare l’accordo con il Tesoro
Primo passo formale verso il
cambio di governance per Intesa Sanpaolo. La superbanca
sempre più partecipata dagli
investitori internazionali, ormai stabilmente oltre il 50%
del capitale, si prepara ad adeguare il modello abbandonando il dualistico, almeno come
concepito sin qui.
Il sistema del doppio livello
e dei due consigli, sorveglianza
e gestione, che ha consentito
la nascita e la stabilità della superbanca negli ultimi otto anni, potrebbe essere rivisto a
fondo o superato con l’adozione del cosiddetto monistico,
modello che prevede un solo
organo consiliare, con i controlli affidati a speciali comitati, anziché al collegio sindacale
come avviene con il sistema
tradizionale.
Tocca al consiglio di sorveglianza convocato per oggi a
Torino, nel nuovo grattacielo,
iniziare l’esame degli approfondimenti tecnici preparati
negli ultimi mesi da una commissione costituita ad hoc. Se
tutto va come nelle attese, il
percorso porterà alla costruzione della nuova architettura
entro il rinnovo delle cariche,
nella primavera del 2016.
Giovanni Bazoli, «padre»
della banca Milano-Torino,
presidente della sorveglianza e
della stessa commissione sulla
governance, ha più volte confermato la tabella di marcia, lasciando trasparire l’urgenza di
assicurare al primo gruppo italiano del credito nato sulle ceneri dell’ambrosiano un assetto coerente con il futuro.
Bazoli, 83 anni, non si presenterà per un nuovo mandato
e la sua preoccupazione in
Gli azionisti della superbanca
Mercato
70,186%
Compagnia di San Paolo
9,380%
BlackRock Inc.
4,897%
Fondazione Cariplo
4,840%
Fondazione C.R. Padova e Rovigo 3,353%
Ente C.R. Firenze
3,248%
Norges Bank
2,091%
People’s Bank of China
2,005%
Fonte: Intesa Sanpaolo
Statuto
● Intesa
SanPaolo
prevede di
modificare lo
statuto in
autunno. Il
sistema del
doppio livello e
dei due
consigli,
sorveglianza e
gestione,
potrebbe
essere rivisto a
fondo o
superato con
l’adozione del
cosiddetto
monistico
● In primavera
il rinnovo del
consiglio di
amministrazione dell’istituto
di credito
d’Arco
questi mesi è stata quella di sostenere la costruzione della
«nuova» Intesa affidata al cinquantenne Carlo Messina, il
manager che ha riportato la capitalizzazione di Borsa a 57 miliardi dai 25 dove era precipitata a fine 2013. L’azionariato
estero è salito nel frattempo fino al 56% del capitali e nomi
importanti si sono fatti largo
nella compagine, dagli americani di Blackrock, a People’s
bank of China, la banca centrale cinese.
In prospettiva, il peso delle
fondazioni subirà ulteriori ridimensionamenti. Entro i
prossimi tre anni, Cariparo,
Carisbo, Carifirenze e la stessa
Azionariato estero
Da Blackrock a
People’s bank of China,
gli azionisti esteri
sono saliti al 56%
Compagnia di San Paolo, primo singolo azionista della
banca con il 9,4% , dovranno ridurre le proprie quote per portarle alla soglia del 33% del patrimonio, come prevede l’accordo firmato dalle stesse fondazioni con il ministero del
Tesoro.
È improbabile che la sorveglianza la convochi subito, ma
sarebbe già prevista per settembre, al più tardi per l’autunno, l’assemblea straordinaria che dovrà votare sulla
proposta di nuova governance. Prima ancora degli azionisti, sulle eventuali modifiche
statutarie dovrà esprimersi la
Bce, cui oggi spetta la Vigilanza. Da tempo, è la Banca d’Italia a chiedere la riduzione delle poltrone e un modello più
snello, una richiesta che secondo gli addetti ai lavori incrocia bene il sistema monistico.
Paola Pica
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoria
Rcs Libri:
Mondadori
ha presentato
l’offerta
56
per cento. La
percentuale del
capitale
detenuto dagli
investitori
internazionali
nel capitale di
Intesa
SanPaolo. Il
primo socio è
Compagnia
San Paolo di
Torino con il
9,4%
Il premier di Pechino
Summit Europa-Cina per gli investimenti
Li Keqiang: «Priorità nelle infrastrutture»
DALLA NOSTRA INVIATA
Le cifre ancora non ci sono ma
la disponibilità, quella sì: «Siamo pronti a
lavorare con l’Europa per aumentare la
cooperazione sul fronte degli investimenti: vorremmo partecipare al Piano
Juncker», ha detto il premier cinese Li Keqiang che ha incontrato per la prima volta
i nuovi vertici Ue Jean-Claude Juncker e
Donald Tusk al vertice Ue-Cina. In agenda
numerosi temi tra cui la discussione delle
opportunità di partecipazione al Fondo
europeo per gli investimenti strategici
(Efsi).
«La Cina — ha spiegato Li Keqiang — è
disposta a lavorare con il programma di
investimenti dell’Unione europea e fare
un passo avanti per lo sviluppo delle infrastrutture», che è uno dei settori indicati come prioritari dal Piano Juncker per il
rilancio dell’economia del Vecchio Continente. La definizione dei dettagli e delle
modalità di partecipazione della Cina al
Piano Ue sono rimandati «a fine settembre, quando il vicepresidente Katainen
andrà in missione a Pechino» ha spiegato
Jean-Claude Juncker. Al vaglio ci sono
«modi multipli» di partecipazione. Il premier cinese ha parlato di «un Fondo con-
BRUXELLES
Intese
Il premier
cinese Li
Keqiang è
disponibile a
partecipare al
Piano Juncker:
«Siamo pronti
a lavorare con
l’Europa per
aumentare
cooperazione e
investimenti»
giunto per gli investimenti Ue-Cina» e
delle «piattaforme» della Bei. Nelle conclusioni del vertice trova spazio l’Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib), la
neonata banca di investimenti asiatica
per le infrastrutture a guida cinese: l’auspicio è quello di una «cooperazione futura». Proprio ieri a Pechino c’è stata la
firma dell’accordo quadro dell’Aiib, che
ne regola la governance e le quote di ciascun Paese mebro: sono in tutto 57. L’Italia ha una quota del 2,62%, che la fa essere
il quarto Paese europeo per importanza
all’interno del nuovo soggetto finanziario,
alle spalle della Germania (4,5%), della
Francia (3,4%), e della Gran Bretagna
(3,1%). In totale, l’Italia si colloca al dodicesimo posto tra i 57 Paesi che hanno aderito all’Aiib, anche se il 75% delle partecipazioni sono in mano ai Paesi asiatici, con
Cina e India in testa con rispettivamente il
30,3% e l’8,52%.
Ci sono grandi aspettative in Europa
verso un possibile impegno cinese e a
Bruxelles già ci si muove per creare le occasioni di contatto tra investitori e progetti in cerca di finanziamenti. Il 4 giugno
scorso si è tenuto un seminario tecnico,
organizzato dall’associazione ChinaEu,
che aveva come ospiti le banche cinesi interessate ad investire nei progetti sviluppati nel settore dei servizi digitali (Internet delle cose, smart city, smart energy e
cloud computing) dalle Regioni e dalle
città europee all’interno del Piano Juncker. Intanto ieri Pechino ha siglato con il
solo Belgio accordi per 18 miliardi. Il Vecchio Continente rappresenta il mercato
più importante per la Cina: l’Unione europea nel 2014 ha importato beni per 302,5
miliardi di euro. Mentre il Dragone è «solo» il secondo partner commerciale dell’Europa, dietro agli Stati Uniti, con una
quota pari al 14% degli scambi extra Ue.
Francesca Basso
© RIPRODUZIONE RISERVATA
A
rnoldo Mondadori
Editore ha presentato
ieri a Rcs MediaGroup
un’offerta vincolante per
acquisire l’intera
partecipazione detenuta in
Rcs Libri (pari al 99,99% del
capitale sociale), nonché
dell’ulteriore complesso di
beni e attività che
costituiscono l’ambito
librario di Rcs MediaGroup.
L’offerta, si legge in una nota
diffusa dal gruppo di Segrate,
è stata presentata nei termini
di validità del periodo di
esclusiva avviato, come già
noto al mercato, lo scorso 6
marzo.
Il consiglio di
amministrazione di Rcs si
riunirà oggi, ma non sono
attese decisioni sul futuro di
Rcs Libri. La riunione del cda,
riferiscono fonti finanziarie,
era già in agenda per
proseguire i lavori sul piano
industriale. Il consiglio di
amministrazione dovrebbe
comunque prendere atto
della proposta di Mondadori,
arrivata nell’ultimo giorno
utile per l’esercizio
dell’esclusiva concessa dal
gruppo Rizzoli (il termine,
inizialmente fissato a fine
maggio, era stato prorogato
di un mese). Il valore
dell’offerta dovrebbe essere
compreso nella forchetta già
emersa di 120-150 milioni di
euro.
Secondo stime recenti, il
gruppo Mondadori è leader
del mercato italiano dei libri
nei canali trade (quelli rivolti
al pubblico: librerie, librerie
online e grande
distribuzione) con una quota
a valore del 26,5%, seguita
proprio da Rcs Libri con una
quota del 12,1%. L’eventuale
unione dei settori libri di
Mondadori ed Rcs darebbe
quindi vita a un soggetto con
una quota di mercato nel
trade al momento superiore
al 38%.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
34
#
ANAS S.p.A.
ANAS S.p.A.
Compartimento della viabilità
per il Veneto
Compartimento della viabilità
per la Lombardia
ESTRATTO DI BANDO DI PROCEDURA APERTA
(Art. 66 co. 7 D. Lgs. 163/2006)
Sul foglio inserzioni della G.U.R.I. N° 75 del 29/06/2015 è pubblicato il bando di gara inviato alla
G.U.U.E. il 23/06/2015 relativa alla seguente Procedura Aperta.
GARA N 25/2015 - S.S. 13 “Pontebbana”.
Lavori di restauro conservativo, consolidamento fondazionale ed adeguamento dimensionale
del Ponte della Priula lungo la S.S. 13 “Pontebbana”.
Codice Appalto: VE2014MS13020E Cod. CUP: F17H15000420001 - Cod. CIG: 6304346EE2.
Importo complessivo dell’appalto € 11.222.057,58 (di cui costi per la sicurezza, non soggetti a
ribasso € 544.647,73 ).
Categoria prevalente: OG3 Classifica V^ € 5.027.898,66 - Ulteriori categorie scorporabili e
subappaltabili: OS21 Classifica IV^ € 1.557.240,82 - OS11 Classifica III^ € 1.000.926,12 - OG2
Classifica III^ € 946.486,65 - OG13 Classifica II^ € 281.422,93 - Categoria scorporabile e non
subappaltabile, salvo quanto previsto dall’art. 37, comma 11 del D. Lgs. 163/2006: OS18A
Classifica IV^ € 2.408.082,40.
Lavori a corpo e a misura. Tempo di esecuzione del servizio: giorni 520 (cinquecentoventi).
Procedura di aggiudicazione: prezzo più basso, inferiore a quello posto a base di gara,
determinato secondo le modalità previste dall’art. 82 co. 1 e co. 3 del D.Lgs. 163/2006 e dall’art.
119 del DPR n. 207/10 mediante offerta a prezzi unitari.
L’offerta dovrà pervenire all’ANAS S.p.A. Compartimento della Viabilità per il Veneto, Via
Millosevich n. 49, 30173 Venezia-Mestre, entro le ore 12:00 (dodici) del giorno 18/09/2015.
I plichi saranno aperti il giorno 22/09/2015 a partire dalle ore 09:00 (nove) nella Sala Gare
dell’ANAS S.p.A. - Compartimento della viabilità per il Veneto, Via E. Millosevich n. 49 Venezia
Mestre. Responsabile del procedimento: Ing. Ettore de la GRENNELAIS.
Il bando integrale è esposto altresì presso l’Albo del Compartimento ed è pubblicato
sul sito www.stradeanas.it - Sito Informatico del Ministero delle Infrastrutture:
www.serviziocontrattipubblici.it.
IL DIRIGENTE AMMINISTRATIVO
Avv. Ermanno LIUZZO
VIA MILLOSEVICH, 49 - 30173 VENEZIA
Tel. 041/2911434 - Fax 041/2911435 • sito internet www.stradeanas.it
ANAS S.p.A.
Compartimento della viabilità
per la Lombardia
ESTRATTO DI BANDO DI GARA
È indetta procedura aperta ai sensi del D.Lgs. n. 163/2006, col criterio di aggiudicazione al
prezzo più basso inferiore a quello posto a base di gara determinato secondo le modalità
previste dal D.Lgs. n. 163/2006 mediante ribasso sull’importo dei lavori posto a base di gara.
Procedura Aperta MILAV023-15 per l’affidamento dei Lavori di manutenzione straordinaria
per il miglioramento dello smaltimento delle acque meteoriche, la verniciatura delle
pareti, la pulizia e la sostituzione della segnaletica marginale all’interno delle gallerie
lungo la S.S. n. 38 dello Stelvio.
Importo Complessivo € 975.000,00 - Categoria prevalente OG4 class. III; Le offerte, in lingua
italiana, dovranno pervenire entro e non oltre le ore 18.30 del giorno 07.09.2015.
Il bando, pubblicato sulla G.U.R.I. n. 75 il giorno 29.06.2015 è visibile presso l’Albo Pretorio
dei Comuni di MI - SO, presso il Compartimento della Viabilità di Milano, sul sito internet
www.stradeanas.it, sul sito internet www.serviziocontrattipubblici.it e sul sito internet
www.osservatorio.oopp.regione.lombardia.it.
Il Dirigente Amministrativo
Avv. Nicola Rubino
VIA C. D’ASCANIO, 3 - 20142 MILANO
Tel. 02/826851 - Fax 02/82685501 • sito internet www.stradeanas.it
TRIBUNALE DI ROMA
SEZIONE FALLIMENTARE
Conc. Prev. N. 45/2011 - G. D. Dott.ssa Daniela Cavaliere - Liquidatore: Avv. Fabrizio Ravidà
E’ indetta procedura competitiva per la vendita di un immobile sito in Acilia - Dragona (RM), Zona
Industriale - Piena proprietà di unità immobiliare costituita da un edificio “cielo terra” con destinazione stabilimento industriale, censito al N.C.E.U. di Roma, identificata al foglio 1074, particella
2147, e precisamente attività industriale, sita in via E. Ortolani n. 65, piano T - 1° - 2° - 3°, zona
Censuaria 6, Categoria D/1, rendita catastale €.27.242,00. L’immobile è in ottime/buone condizioni ha una superficie commerciale pari a 1.973,22 mq ed è composto da piano terra, piano primo,
piano secondo, piano terzo, area verde e piazzale/parcheggio. L’immobile è stato realizzato su terreno di proprietà del Comune di Roma concesso in forza di diritto di superficie della durata di 99
anni, alienabile con approvazione del Consorzio Industriale Artigianale di Dragona e del Comune di
Roma. L’immobile è gravato da ipoteca di primo grado a garanzia di due mutui. E’ disponibile la
certificazione ventennale predisposta da notaio. Prezzo base Lotto n.1: Euro 1.270.000,00. CONDIZIONI E MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE: Termine presentazione offerte 20.07.2015 ore 13,00;
apertura buste 20.07.2015 ore 16:00, presso lo studio del Liquidatore. Il costo di trasferimento
della proprietà ed ogni altro costo aggiuntivo (es. Iva) saranno a carico dell’acquirente. Su appuntamento è possibile visionare il bene. L’acquisto avverrà nello stato di fatto e di diritto in cui si trova
il bene. Le condizioni e modalità di partecipazione sono contenute in un Regolamento di procedura disponibile su richiesta da formulare al liquidatore Avv. Fabrizio Ravidà tel. 06/80690224 - fax.
06/8084757 - o inviando una e-mail di posta certificata all’indirizzo [email protected]
REGIONE TOSCANA - Giunta Regionale
Per la pubblicità
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Tel. 02 2584 6665 - Fax 02 2588 6114
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Tel. 06 6882 8650 - Fax 06 6882 8682
Vico II San Nicola alla Dogana, 9
80133 Napoli
Tel. 081 49 777 11 - Fax 081 49 777 12
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Tel. 080 5760 111 - Fax 080 5760 126
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Direzione Generale Organizzazione
Settore Sistemi Informativi e Tecnologie della
Conoscenza
Via di Novoli 26 - 50127 Firenze, Italia
AVVISO APPALTO AGGIUDICATO
Procedura e criterio di aggiudicazione:
Procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara ai sensi dell’art. 57
comma c) lett.a) del D.Lgs. 163/2006. Oggetto:
“Servizi di migrazione e realizzazione di nuovi
siti web afferenti a Regione Toscana” (CIG
6140391AF1). Luogo di esecuzione della prestazione: Firenze. Data di aggiudicazione:
Decreto n. 1879 del 08.04.205 certificato il
04.05.2015. Valore finale totale dell’appalto:
Euro 450.000,00. Nome dell’aggiudicatario:
RTI TAI Software Solution (Capogruppo),
Officine Digitali Spa e ADS Automated Data
Systems Spa. Data di spedizione dell’avviso alla
GUCE: 15.06.2015.
Il Dirigente responsabile del contratto
Ing. Leonardo Borselli
ESTRATTO DI BANDO DI GARA
È indetta procedura aperta ai sensi del D.Lgs. n. 163/2006, col criterio di aggiudicazione al
prezzo più basso inferiore a quello posto a base di gara determinato secondo le modalità
previste dal D.Lgs. n. 163/2006 mediante ribasso sull’importo dei lavori posto a base di gara.
Procedura Aperta MILAV026-15 per l’affidamento dei Lavori di manutenzione straordinaria
per il rivestimento e per la captazione delle acque di percolazione nella galleria di “
Colmegna sud” al km. 38+168 lungo la S.S. 394.
Importo Complessivo € 837.000,00 - Categoria prevalente OG3 class. III;
Le offerte, in lingua italiana, dovranno pervenire entro e non oltre le ore 18.30 del giorno
21.09.2015.
Il bando, pubblicato sulla G.U.R.I. n. 75 il giorno 29.06.2015 è visibile presso l’Albo Pretorio
dei Comuni di MI - VA, presso il Compartimento della Viabilità di Milano, sul sito internet
www.stradeanas.it, sul sito internet www.serviziocontrattipubblici.it e sul sito internet
www.osservatorio.oopp.regione.lombardia.it.
Il Dirigente Amministrativo
Avv. Nicola Rubino
TRIBUNALE ORDINARIO DI CAGLIARI
VIA C. D’ASCANIO, 3 - 20142 MILANO
Tel. 02/826851 - Fax 02/82685501 • sito internet www.stradeanas.it
A G E N Z I A
D E L
D E M A N I O
BANDO UNICO NAZIONALE
di unità immobiliari ad uso residenziale e non residenziale
AVVISO PROT. N. 92 - INT DEL 11/06/2015
L’AGENZIA DEL DEMANIO
istituita con il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 con la
finalità di amministrare e gestire in nome e per conto dello Stato
i beni immobili di proprietà statale, e trasformata in Ente Pubblico Economico con decreto legislativo del 3 luglio 2003, n. 173;
RENDE NOTO
che il giorno 30 SETTEMBRE 2015, ore 10:00, presso le sedi
delle Direzioni Regionali dell’Agenzia del Demanio territorialmente competenti per ciascun lotto, la Commissione di
gara, all’uopo nominata, aprirà la gara mediante offerte segrete
per l’aggiudicazione di 5 (cinque) immobili.
Per prendere visione e scaricare il bando di gara, i relativi allegati e gli eventuali ulteriori documenti informativi relativi a tutti i
lotti in gara si invitano gli interessati ad accedere al sito internet
dell’Agenzia del Demanio: www.agenziademanio.it.
Si ricorda che la scadenza per la presentazione delle offerte
è il 29 SETTEMBRE 2015, ore 16:00;
Le offerte compilate secondo le istruzioni riportate nel bando di gara dovranno essere inviate alle sedi delle Direzioni
Regionali competenti per singolo lotto.
REGIONE EMILIA-ROMAGNA
AZIENDA OSPEDALIERO-UNIVERSITARIA
DI FERRARA
GARA PER
PROCEDURA APERTA
ESTRATTO DEL
BANDO DI GARA
L’Azienda Ospedaliero Universitaria di
Ferrara indice ai sensi del D. Lgs.vo
n.163/2006 e s.m.i. la procedura aperta per
la fornitura quadriennale di terreni di coltura
per l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di
Ferrara (capofila), l’Azienda OspedalieroUniversitaria di BO, l’Azienda USL di BO,
l’Azienda USL di Imola e l’ Istituto Ortopedico
Rizzoli con opzione di rinnovo del contratto
di anno in anno per un massimo di ulteriori
due anni, per un importo complessivo di
Euro 1.520.100,00 iva esclusa (oneri per i
rischi interferenziali pari a 0).
Il bando integrale è scaricabile dal sito
internet
dell’Azienda
OspedalieroUniversitaria di Ferrara all’indirizzo:
www.ospfe.it.
Le offerte in carta legale, dovranno pervenire
all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di
Ferrara entro il termine perentorio, a pena di
esclusione, delle ore 13:00 del 10/08/2015.
Il bando integrale è stato inviato alla GUCE il
18/06/2015 e sarà pubblicato sulla GURI.
Il Responsabile
del Dipartimento Interaziendale
“Acquisti e Logistica Economale”
dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria
di Ferrara
D.ssa Monica Pertili
Azienda Pubblica
di Servizi alla Persona
“ASP RIUNITE TERRA DI BARI”
Iscrizione Registro Regionale
Atto Dirigenziale 27.02.2015, n. 154
Cod. Fisc. 93443240721
AVVISO DI GARA PUBBLICA
APPALTO PER L’AFFIDAMENTO IN CONCESSIONE DEL SERVIZIO DI GESTIONE DELL’ASP
RIUNITE TERRA DI BARI, STRUTTURA OPERATIVA SITA ALLA VIA NAPOLI N. 332 IN BARI. C.I.G.: 63032240FF. ENTE APPALTANTE:
ASP RIUNITE TERRA DI BARI, Via Napoli n. 332
- 70123 BARI - Cod. Fisc. 93443240721 Tel. 080.5341136 - fax 080.5343672. e-mail:
[email protected] - [email protected], sito: www.aspriuniteterradibari.it. TIPOLOGIA DI GARA: Procedura aperta
con il criterio dell’offerta economicamente più
vantaggiosa, da esperire ai sensi degli artt. 20,
27, 55, 81 e 83 del D.lgs 12.4.2006, n. 163. Deliberazione del Commissario Straordinario n. 03
del 23/05/2015 e n. 07del 22 Giugno 2015; Determina a contrarre n. 19 del 23 Giugno 2015.
OGGETTO, NATURA E LUOGO DI ESECUZIONE
DELL’APPALTO: L’appalto comprende: La concessione del servizio di gestione della Struttura
residenziale per anziani ASP RIUNITE TERRA DI
BARI, Sede operativa intitolata “Vittorio Emanuele II” sita nel Comune di Bari alla Via Napoli
n.332. Il servizio di gestione appartiene alla
cat. 25 CPV n. 85311100-3 dell’allegato IIB di
cui al D.lgs 12.4.2006, n. 163 e ss.mm.ii. Le
condizioni per la gestione in concessione del
servizio e per la locazione dell’immobile sono
contenuti nel Bando integrale, nel Capitolato
Speciale d’Appalto e negli altri documenti complementari offerti in accesso libero sul sito
www.aspriuniteterradibari.it (Atti e Gare; Albo
Pretorio on-line). SCADENZA DI PRESENTAZIONE OFFERTE: ore 12,00 del 04 SETTEMBRE
2015.
Bari, 30 GIUGNO 2015
IL DIRETTORE
Responsabile Unico del Procedimento
Chiumeo
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DELLA TUSCIA
Via S. Maria in Gradi n. 4 - 01100 Viterbo
Tel. 0761/357971 - PEC:[email protected]
Internet www.unitus.it
AVVISO DI PUBBLICAZIONE BANDO DI GARA
E’ pubblicato sulla G.U.R.I. - V serie speciale - Contratti
pubblici - n. 74 del 26.06.2015, il bando integrale per l’appalto (procedura aperta) relativo al servizio di vigilanza
degli immobili sede dell’Università di durata annuale (12
mesi) con possibilità di proroga di anno in anno fino ad
un massimo di 3 anni (durata complessiva 48 mesi). Le
offerte corredate dai documenti indicati nel Bando e nel
Disciplinare di gara, dovranno pervenire entro le ore
12,00 del 01.09.2015. I documenti di gara sono reperibili
sul sito internet dell’Ateneo http://www.unitus.it - albo,
bandi di gara - bandi ed esiti di gara. Il bando di gara è
stato inviato alla G.U.U.E. in data17.06.2015.
IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO
Arch. Stefania Ragonesi
Ufficio Esecuzioni Immobiliari
(ES/COM.SI) 375/2007 (Cred. Ord.)
SARROCH, località Perd’è Sali.
Lotto 1°) terreno edificabile censito al
N.C.T. foglio 41, mappali 9, 779, 39, 8,
38 e parte 782, di complessivi ettari
3.75.60 ricadenti nel Piano di Lottizzazione “CALA ZAVORRA” e costituenti il
cosiddetto “Comparto A” (3.700 mq di
superficie per la realizzazione di un albergo avente un volume edificabile di
2.000 mc, con 900 mq di verde privato e
75 posti letto) e il “Parco Giochi Acquatici” (36.300 mq di superficie avente un
volume edificabile di 2.500 mc con 9.000
mq di verde privato). LOTTO 2) terreno
edificabile censito al N.C.T. foglio 41,
mappali 530, 565 ricadenti nel Piano
Particolareggiato dell’Area Portuale di
Perd’è Sali avente un superficie per la
realizzazione di volumetrie private non
residenziali pari a 13.050 mc con destinazione commerciale. Udienze deliberazione offerte: Vendita senza incanto
29/09/2015 ore 15:00. Vendita con incanto 29/09/2015 ore 16:00. Lotto 1°)
Prezzo base € 1.130.000,00. Aumento
minimo € 25.000,00. Lotto 2°) Prezzo
base € 1.410.000,00. Aumento minimo
€ 30.000,00. Vendita con incanto
08/10/2015 ore 15,00. Lotto 1°) Prezzo
base €1.020.000,00. Aumento minimo
€ 23.000,00. Lotto 2°) Prezzo base
€ 1.270.000,00. Aumento minimo
€ 27.000,00. Offerte entro le ore 13:30
del giorno precedente le vendite. Residuo prezzo entro 60 gg. dall’aggiudicazione. Ufficio Commercialisti Delegati
per le Esecuzioni Immobiliari del Tribunale di Cagliari.
Unione Europea
Fondo sociale europeo
REGIONE MARCHE
P.F. LAVORO E FORMAZIONE
ESTRATTO BANDO DI GARA
PER L’AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO DI SUPPORTO ALLA GESTIONE DEL SISTEMA REGIONALE
DI ACCREDITAMENTO DELLE STRUTTURE FORMATIVE DELLA REGIONE MARCHE
Ente appaltante: Regione Marche - Giunta Regionale - P.F. Lavoro e Formazione - Ancona via Tiziano, 44 tel. 0718063780 - fax 0718063220 - Posta elettronica: [email protected] Info: www.regione.marche.it e www.istruzioneformazionelavoro.marche.it e www.europa.marche.it
(nella sezione bandi). Descrizione del servizio e CPV: fornitura di servizi per il supporto alla gestione del
sistema regionale di accreditamento delle strutture formative della Regione Marche per 36 mesi. CPV
79411000-8 - Servizi di consulenza gestionale e affini. Modalità di aggiudicazione: Gara a procedura
aperta ai sensi degli artt. 54 e 55 del D.Lgs. 163/2006 e s.m.i., con ricorso al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa ai sensi dell’art. 83 dello stesso D.Lgs.. Importo a base d’asta: Euro 802.800,00
(IVA esclusa). Soggetti ammessi a partecipare: i soggetti elencati nell’art. 34 del D. Lgs. 163/2006 e s.m.i..
Termine di presentazione delle offerte: a Regione Marche - P.F. Lavoro e Formazione,Via Tiziano, 44,
60125, ANCONA (Palazzo Leopardi I ° piano, stanza 154) entro e non oltre le ore 12.00 del 10/08/2015.
Ancona, lì 30 giugno 2015
Il Responsabile del Procedimento Dirigente della P.F. - Dott. Fabio Montanini
COMUNE DI SESTO SAN GIOVANNI
Sede legale: Piazza della Resistenza n. 5 - 20099 Sesto San Giovanni
tel. 02/ 24.96.294-295 - telefax 02/ 24.96.506 - Sito Internet: www.sestosg.net
AVVISO DI GARA
In esecuzione della determinazione del Direttore del Settore Qualità Urbana e Sport n. 65/2014 del 24/11/2014 questa Amministrazione intende affidare in concessione - mediante finanza di progetto (art. 278 del DPR 207/2010 e art. 153, comma 19, del
D. Lgs. 163/06) e con l’indizione di procedura aperta (art. 3, comma 37, del D. Lgs. 12 aprile 2006 n. 163). SERVIZI ENERGETICI,
IN CONFORMITA’ ALLE SPECIFICHE DEL DLGS. 115/2008 PER LA QUALIFICA DI CONTRATTO “SERVIZIO ENERGIA PLUS”
PER L’EFFICIENTAMENTO ENERGETICO DELLE PISCINE COMUNALI COPERTE OLIMPIA E DE GREGORIO - DA REALIZZARSI
MEDIANTE PROJECT FINANCING. Codice CIG n. 629892120C. Importo a base di gara del servizio (quantitativo o entità totale): per la piscina Olimpia importo corrispettivo unitario del servizio energia plus parte elettrica €/MWh 190,000 - parte termica
€/MWh 69,340; per la piscina De Gregorio importo corrispettivo unitario del servizio energia plus parte elettrica €/MWh 190,000
- parte termica €/MWh 74,545; L’importo complessivo degli interventi/lavori di riqualificazione sugli impianti tecnologici esistenti,
per ottenere la riduzione minima dei consumi richiesti, ammonta a circa € 195.500,00 (comprensivi di IVA e spese tecniche).
Durata della concessione: 9 anni (in conformità all’art. 6 c. 1 D.Lgs. 115/2008). Scadenza del termine per la presentazione
delle offerte: ore 12.00 del 27 luglio 2015. Criterio di aggiudicazione: Offerta economicamente più vantaggiosa (art. 83 del
D. Lgs. 12 aprile 2006 n. 163), in base agli elementi di valutazione indicati nel bando. I requisiti e le modalità di partecipazione
sono contenuti nel bando di gara integrale, consultabile presso il Servizio Legale - Contratti del Comune e reperibile sul sito Internet www.sestosg.net sezione bandi di gara.
Sesto San Giovanni 18 giugno 2015
IL DIRETTORE DEL SETTORE QUALITA’ URBANA - SPORT - Ing. Fabio Fabbri
AVVISO DI RETTIFICA / ERRATA CORRIGE BANDO
In riferimento al bando n. 1757/A/15. Procedura aperta per l’affidamento dei
servizi socio-educativi presso l’Istituto Regionale Paolo Colosimo pubblicato da: Giunta Regionale della Campania - Direzione Generale per le Risorse
Strumentali, sulla GU 5° serie speciale - Contratti Pubblici n. 69 del 15.06.2015,
per mero errore materiale, è stato indicato come termine per il ricevimento delle
offerte il 15/07/2015 ore 13,00. Il termine corretto è il 16/07/2015.
Il Dirigente della UOD Centrale Acquisti
Dr. Giovanni Diodato
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
ECONOMIA
35
#
Alimentare
Granarolo vuole crescere con aggregazioni
Riassicurazioni
Escono i soci pubblici
PartnerRe, Exor allarga le garanzie per l’offerta L’aeroporto di Bologna in Borsa, poi acquisizioni
Granarolo punta a espandersi per vie esterne e valuta al momento
una serie di possibili acquisizioni, soprattutto all’estero.
Lo ha detto il presidente del gruppo alimentare Gianpiero
Calzolari. «Allo studio abbiamo un piano di crescita basato sull’M&A,
perché è impensabile di crescere solo per linee interne. Stiamo
guardando molti dossier, con focus sui mercati esteri» ha concluso.
Calzolari ha poi spiegato che in Grecia Granarolo ha una
joint venture per produzione e import di yogurt, ma non preoccupa.
Exor rafforza con una più ampia garanzia la proposta presentata per
PartnerRe. La società del gruppo Agnelli, quotata con circa 15
miliardi di dollari di Nav, che si è fatta sempre garante degli impegni
di pagamento del Merger Agreement, estende la propria garanzia
anche a tutti gli impegni contrattuali. Per gli azionisti di PartnerRe spiega in una nota - significa poter contare sulla forza finanziaria
della società controllante Exor Spa. I soci di partnerRe decideranno il
24 luglio.
L’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna arriverà in Borsa il 14
luglio, La società, assistita da Banca Imi, ha avviato ieri il road show a
Milano, per chiudere l’8 luglio. A Piazza Affari arriverà fino al 42,8%,
con l’obiettivo di portare gli azionisti pubblici «sotto il 50%». Saranno
comune di Bologna, città metropolitana e regione Emilia Romagna a
vendere quasi per intero. Il target da raggiungere sono 10 milioni di
passeggeri. Le risorse consentiranno di valutare acquisizioni: nel
mirino Genova, Cagliari e gli scali siciliani.
Ilva, la carica dei 20 mila creditori
La maxiudienza slitta a novembre
● Il caso
La spinta del «sistema Brescia»
disoccupazione all’8 per cento
grazie a manifattura ed export
di Fabio Savelli
Il rinvio per «ragioni organizzative». Confermato il sequestro dell’altoforno 2
Potremmo definirla la carica
dei 20 mila. Superiore persino
alla madre di tutti i processi
per crac finanziario, quello per
Parmalat, dove le istanze furono circa 14 mila. Stavolta le richieste di «insinuazione al passivo» da parte di altrettanti creditori sono pari a quelli di una
media città di provincia. Sul
banco dei debitori l’Ilva di Taranto in amministrazione straordinaria, che ha accumulato
un «rosso» da quasi tre miliardi di euro. L’esercito di chi vanta dei crediti nei confronti del
più grande impianto siderurgico d’Europa è talmente imponente da aver costretto il tribunale fallimentare di Milano a
posticipare al 27 novembre
l’adunanza dei creditori prevista originariamente per ieri.
«Ragioni organizzative»,
questa la motivazione addotta
da Caterina Macchi, il giudice
della sezione fallimentare del
foro milanese, agli avvocati di
alcuni creditori che hanno presentato istanza per avere quanto spetta loro. Non solo fornitori e dipendenti. Tra la platea
degli aventi diritto ad esigere
crediti dal sito di proprietà della famiglia Riva (con una quota
in carico anche alla famiglia
Amenduni) anche professionisti e diversi istituti di credito
che in questi anni hanno finanziato progetti e capitale circolante del polo di Taranto. Una
«verifica sui potenziali creditori di queste dimensioni non c’è
mai stata qui a Milano», è stato
risposto ai legali accorsi per
l’adunanza dei creditori. Tecnicamente una mancata ricognizione degli aventi diritto, che
ora verrà effettuata tramite il
portale www.gruppoilvainas.it, sito elaborato dal gruppo siderurgico nel quale sarebbe stato realizzato un non precisato «strumento di informazione sullo stato della
procedura» per gestire «il flusso informativo» che aumenterà
da qui a novembre. Sul sito i
potenziali creditori saranno
Il gruppo siderurgico
I DIPENDENTI ILVA
Novi
778
Genova
1.716
LA PRODUZIONE
Dati in milioni di tonnellate
Altri Ilva
539
9.000
1,2
MILIARDI
14.467
al 31 agosto
2014, di cui:
Taranto
11.434
Controllate
970
L’ammontare
dei beni
sequestrati
alla famiglia Riva
dalla Guardia
di finanza a
maggio 2013
8.000
7.000
6.000
5.000
‘03 ‘04 ‘05 ‘06 ‘07 ‘08 ‘09 ‘10 ‘11 ‘12 ‘13 ‘14
Fonte: audizione in Senato del commissario straordinario Piero Gnudi
chiamati a presentare «domanda di insinuazione al passivo». La richiesta di «differimento» dell’adunanza (e del
termine di deposito delle domande) è stata chiesta dai tre
commissari straordinari dell’Ilva (Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi). Istanza
accolta dal collegio dei giudici
d’Arco
Macchi-D’Aquino-Macripò
motivandola con «la particolare ampiezza del ceto creditorio». A suffragare il rinvio anche l’elevatissimo numero di
avvisi inoltrati a mezzo raccomandata, considerando che
sono quasi 15mila gli addetti
del gruppo siderurgico e al netto dei «numerosi creditori
Mercato automobilistico
Fca punta sulla ricerca con Bei e Sace
Finanziati 600 milioni in tre anni
Da sinistra, Dario
Scannapieco
(Bei), Sergio
Marchionne
(Fca) e
Alessandro
Castellano
(Sace)
Seicento milioni destinati alla ricerca, anche in materia di
riduzione delle emissioni. È l’importo del finanziamento
perfezionato da Fiat Chrysler Automobiles con Bei e Sace. Di
durata triennale (2015-2018), interesserà le attività di ricerca e
sviluppo di quattro centri del gruppo: Torino, Modena, Pratola
Serra e Termoli. Sul piano vendite-noleggio, intanto, la
controllata Leasys ha vinto con Fiat e Fiat Professional i due
bandi di gara internazionale di Telecom Italia. L’accordo, anche
in questo caso triennale, prevede la fornitura di 6.600 veicoli: 5
mila Fiorino, 1.600 Panda e Panda Van.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
esteri».
La giornata di ieri ha fatto registrare anche un’altra importante decisione di tipo giudiziario. Il giudice per le indagini
preliminari di Taranto, Martino
Rosati, ha confermato il sequestro dell’altoforno 2 dell’Ilva di
Taranto. Altoforno al quale furono messi i sigilli dopo la morte di un operaio, Alessandro
Morricella, l’8 giugno scorso. Si
tratta pertanto di un rifiuto alla
richiesta di «facoltà d’uso» presentata dai commissari straordinari dell’impianto. Una doccia gelata per l’Ilva soprattutto
perché il fermo all’altoforno 2
significa un vero e proprio stop
al funzionamento dell’impianto che non può marciare con un
solo altoforno in uso (il numero
4). Soprattutto perché gli altoforni 1 e 5 sono ora in manutenzione per gli interventi dell’Aia,
autorizzazione integrata ambientale, come previsto dalle
autorità competenti. Interventi
finanziati anche attraverso delle obbligazioni di scopo emesse
dalla società in amministrazione straordinaria (e intestata al
Fondo Unico di Garanzia) della
stessa entità della somma custodita in Svizzera dai Riva
messa sotto sequestro.
F. Sav.
fabiosavelli
La vicenda
● Sarebbero
circa 20 mila
i creditori
dell’impianto
siderurgico
dell’Ilva
● Le richieste
di
«insinuazione
al passivo»
sono talmente
tante da aver
costretto il
giudice della
sezione
fallimentare di
Milano a
posticipare
l’adunanza dei
creditori al 27
novembre
● La verifica
dei potenziali
creditori
verrà
effettuata
tramite il
portale
www.gruppoilvainas.it
La meccanica, la lavorazione dei metalli, il
tessile-abbigliamento, l’automotive (leggi
l’investimento della bresciana Omr che
produce componenti per auto e che ha
ottenuto da Fca una commessa da 70
milioni), il settore gomma-plastica,
l’elettronica, l’agro-alimentare (latte,
formaggi e vini, in primis). A conti fatti il
«sistema Brescia». Prima provincia
industriale di Europa, meglio anche dei
distretti della locomotiva tedesca: un valore
aggiunto di 10 miliardi di euro, oltre 160mila
addetti. Soprattutto la quota di export nel
2014 a oltre 14,5 miliardi di euro, meglio del
2007, ultimo anno prima della Grande Crisi.
Per Marco Bonometti, presidente
dell’unione industriali di Brescia, la forza sta
tutta nel combinato disposto di un
capitalismo familiare illuminato (non
piegato da complicati passaggi
generazionali) e la capacità di reinventarsi di
chi fa impresa al netto di un cuneo fiscale
ancora troppo alto («l’Imu sui macchinari è
una vergogna», attacca Bonometti). Per
Giuseppe Ambrosi, presidente della Camera
di Commercio di Brescia, le eccellenze del
sistema bresciano sono diverse. Dalla
produzione di macchinare per le calze (la
Lonati) al vanto del made in Italy nel settore
armiero (la Beretta) a monte dell’indotto
della Val Trompia. Una provincia che si sta
aprendo al mercato dei capitali (diverse le
società ammesse al programma Elite di
Borsa Italiana) e alla partecipazione di
capitali stranieri (sono circa 80 le imprese
che hanno attratto investimenti diretti
dall’estero). Un territorio che sta
sperimentando con successo anche la
formula giuridica delle reti di impresa che
hanno una maggiore forza negoziale con le
banche in termini di accesso al credito. La
spina dorsale del manifatturiero, certo, resta
la siderurgia (dalla Lucchini alla Feralpi fino
alla Duferco). Mentre resta preponderante il
ricorso a capitali privati per la realizzazione
di infrastrutture (leggi la discussa Brebemi,
l’arteria che lega Brescia, Bergamo e Milano).
Una best practice è sicuramente la Beretta.
Franco Gussalli Beretta, il presidente della
storica fabbrica d’armi omonima, rileva che
le esportazioni sono da traino dell’azienda
che vende in tutto il mondo (la quota di
fatturato domestico rispetto al totale è
soltanto del 5%). La Grande Crisi - secondo
Gussalli Beretta - semmai ha ampliato
ulteriormente i mercati a disposizione di chi
ha idee, fa investimenti. Ecco perché il tasso
di disoccupazione è tutto sommato basso:
l’8%. Non ancora ai livelli tedeschi, ma quasi.
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Grandi opere, via ai fondi Ue su Brennero e Lione-Torino
Per il valico e l’alta velocità 2 miliardi. Nel pacchetto di 15 progetti anche Milano-Chiasso, Malpensa e Genova
Trasporti, avanti tutta. Avanti sull’alta velocità Torino-Lione, sulla galleria di base del
Brennero e anche sulla Chiasso-Milano. In tutto sono 15 i
progetti che la Commissione
Ue ha approvato ieri, assegnando all’Italia poco meno di 1,2
miliardi di euro.
Si tratta di infrastrutture
strategiche per i trasporti, scelte tra 700 progetti candidati e i
276 selezionati, per un importo
complessivo di 13,1 miliardi di
fondi Ue nell’ambito del programma Cef (Connecting Europe Facility). «L’Italia è al centro
dei principali corridoi europei
— ha sottolineato il ministro
dei Trasporti, Graziano Delrio
Il ministro delle
Infrastrutture
e dei Trasporti
Graziano
Delrio. Sono 15
i progetti
italiani che
potranno
contare sui
fondi
dell’Unione
Europea
— ed è quindi un’ottima notizia il fatto che la Commissione
europea abbia scelto progetti
che ci consentono di continuare l’opera impostata per connettere sempre meglio l’Italia
all’Europa, da cui è fisicamente
separata da Alpi e mare. Sarà di
grande aiuto, a noi e ai Paesi in
dialogo con l’Italia».
I due progetti chiave, anche
in termini di finanziamento,
sono la nuova galleria del Brennero, per cui l’Italia ha sia uno
studio sia i lavori per il tunnel
di base (fino a circa 1,2 miliardi
di fondi Ue da dividere con
l’Austria), e la tratta ad alta velocità Torino-Lione, per la realizzazione del tunnel di base
del Moncenisio (fino a un massimo di 813 milioni da dividere
con la Francia).
La nuova galleria del Brennero (55 chilometri da Fortezza
a Innsbruck), il cui progetto si
inserisce nel programma del
corridoio europeo Scandinavia-Mediterraneo, assume
un’importanza fondamentale
per lo sviluppo del collegamento Verona-Monaco. La fine
dei lavori è prevista per il 2015,
e dall’anno successivo consentirà il passaggio di treni merci e
passeggeri a una velocità, rispettivamente, di 120 e 200 chilometri all’ora.
Tra i progetti selezionati dalla Commissione Ue, c’è poi il
potenziamento della linea ferroviaria Chiasso-Milano (fino a
circa 41 milioni), il rafforzamento del collegamento, sempre ferroviario, di Malpensa (2
milioni), interventi per il porto
di Genova (4,6 milioni), uno
studio per le autostrade del
mare (13 milioni), interventi
per il miglioramento della navigabilità del Po (9,2 milioni) e
uno studio sui suoi sistemi di
comunicazione (1,2 milioni).
Figura inoltre il rafforzamento
del corridoio mediterraneo per
le merci verso la Croazia (fino a
2,4 milioni), e poi la realizzazione del corridoio RotterdamGenova (13,6 milioni), due progetti per la gestione dello spa-
276
i progetti
infrastrutturali
cofinanziati
dall’Ue
nell’ambito
del programma
Cef, Connecting
Europe Facility
zio aereo (per circa 245 milioni
da dividere con gli altri paesi
Ue). E ancora: l’avvio dello studio di una piattaforma per l’ottimizzazione dello scambio di
informazioni per i trasporti
stradali (fino a 7,4 milioni da
dividere con gli altri partner), e
interventi per il miglioramento
del terminal merci dell’interporto di Padova (3,4 milioni).
Ora la lista dei progetti selezionati da Bruxelles verrà trasmessa agli Stati membri e all’Europarlamento. Il via libera
finale da parte della Commissione è atteso per il 10 luglio.
Gabriele Dossena
[email protected]
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36
Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
ECONOMIA
#
Trovolavoro
Comitato Leonardo
Otto borse e due stage per le migliori tesi sul Made in Italy
950
Sono dieci quest’anno i premi di laurea messi a
disposizione dal Comitato Leonardo che, in
collaborazione con alcune aziende associate,
premia le migliori tesi di laurea sul successo del
Made in Italy. Si tratta di 10 premi: 8 borse di
studio del valore di 3.000 euro ciascuna e due
stage retribuiti di 6 mesi. Il Comitato Leonardo,
presieduto da Luisa Todini, anche quest’anno
e oltre, le offerte d’impiego della settimana, dal
mondo della musica fino alla consulenza
La competizione
Il premio L’Oréal a un team Bocconi
rinnova l’iniziativa per sostenere i giovani e le idee
più innovative (www.comitatoleonardo.it/it/
premi-di-laurea/premi-di-laurea-comitatoleonardo). Per partecipare: inviare la ricerca, una
sua sintesi e il modulo di iscrizione a segreteria
@comitatoleonardo.it entro il 16 novembre 2015.
I. Co.
(i.co.) Quest’anno a vincere la 23esima edizione
L’Oréal Brandstorm, competizione per studenti
universitari, è stata una squadra italiana: Talaria
dell’Università Bocconi con il progetto Lancome
travel retail experience. Il team è composto da
Francesca Fabris, italiana, Tiffany James,
canadese, e Owen Wang, di origini cinesi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Oltre 700 occasioni in musica
● Il Lavoro che cambia
Stefano, il pioniere tech (a Pechino)
Le opportunità dal digitale alla finanza per trasformare una passione in lavoro che mette ordine tra le App
di Massimo Sideri
Siete appassionati di musica? È il momento di trasformare la passione in lavoro. Sono,
infatti, numerose le domande
di personale provenienti dal
music system. La casa discografica Sony Music ha 80 posizioni aperte a livello internazionale (https://jobs-sonymusic.icims.com/jobs/intro) ment re Un i ve r s a l r i ce rca 1 5 0
professionisti principalmente
nel Regno Unito e negli Stati
Uniti (https://jobs-sonymusic.icims.com/jobs/intro). Gli
ambiti coinvolti sono numerosi: si va dall’area legale a quella
finanziaria, dalla comunicazione al licensing. Sono, invece, 13
i profili richiesti dall’emittente
televisiva Mtv (www.viacomcareers.com/) per le divisioni
marketing e digital.
Opportunità interessanti arrivano dalle aziende che operano nell’organizzazione degli
spettacoli dal vivo. Per esempio, Live Nation Entertainment, uno dei nomi più noti
del settore, seleziona 400 figure sia per i Paesi europei sia per
gli Stati Uniti e il Canada
Il direttore
d’orchestra
Simon Rattle
alla Carnegie
Hall di New
York, che ha 12
posizioni
vacanti in più
divisioni
(www.livenationentertainment.com/careers/#/Opportunities) e le Cirque du Soleil è a
caccia di 25 persone con formazione ed esperienza in campo musicale (www.cirquedusoleil.com/en/jobs/home.aspx).
Vi è, poi, il teatro, che ricerca
sia artisti (a partire dai musicisti) sia figure di backstage con
competenze tecniche o business.
La Compagnia della Rancia,
società di produzione teatrale
specializzata in ambito musicale, ha in progetto l’ingresso
I consigli per entrare in azienda
Il curriculum perfetto
in dieci mosse
La redazione del curriculum
vitae? Fondamentale per chi si
appresta a cercare un lavoro.
Ecco una decina di regole per
una valida ed efficace presentazione di se stessi, indicate dal
manuale: #GIOL, Giovani al lavoro, pubblicato da Ali, agenzia
per il lavoro.
1) Scrivere il cv al computer;
2) Scegliere un formato personalizzato (chiaro e ordinato)
oppure il formato standard europeo (da scaricare dal sito di
Europass, del ministero del Lavoro o di Isfol), inserendo una
foto tessera adatta alla circostanza; 3) Strutturarlo in blocchi, cercando di elencare innanzitutto i dati personali, la
formazione, le esperienze lavorative e poi tutto il resto; 4) Nei
blocchi le informazioni vanno
segnalate in ordine cronologico, approfondire quelle più importanti; 5) Fondamentale è
anche non mentire: anche se
l’esperienza è limitata, è meglio essere onesti; 6) Attenzione a non scrivere troppe pagine, l’ideale sono 1/3; 7) Indispensabile riportare l’autorizzazione al trattamento dei dati
personali ai sensi della legge
sulla privacy (D.lgs. 196/03); 8)
Rileggere sempre quello che si
è scritto per correggere gli errori di grammatica e sintassi;
9) non dimenticarsi di aggiornare il cv; 10) se infine per studi
NeroGiardini, tra i più importanti brand del settore fashion italiano, ricerca
FUNZIONARI COMMERCIALI
ZONA EMILIA ROMAGNA
per l'ampliamento della propria rete commerciale.
La figura inserita avrà il compito di gestire, consolidare e sviluppare il portafoglio clienti nella propria
area di competenza (Emilia Romagna). Il candidato ideale dovrà avere una buona attitudine alla vendita, spiccate doti relazionali, dinamiche e massima serietà.
Si assicura la massima riservatezza.
Email: [email protected]
di un amministratore di formazioni artistiche per un musical
programmato nella stagione
2015/2016 ([email protected]). La Fondazione Arena
di Verona ha indetto la procedura per l’aggiudicazione del
servizio di smontaggio e trasporto degli allestimenti scenici per la prossima stagione
(www.arena.it/arena/it/pages/
ricerca-personale-e-gare-d-appalto.html). Per chi vuole trasferirsi all’estero, un riferimento importante è il gruppo inglese ATG, che conta ben 39 teatri.
o lavoro si è stati più di tre mesi
in un Paese estero, va segnalato: può essere infatti utile per
capire il livello di conoscenza
linguistica.
Tornando alla formazione è
importante approfondire i dati
che potrebbero essere utili al
selezionatore. Per esempio
vanno segnalati non solo l’Università frequentata con la facoltà, ma anche l’Istituto superiore dove è possibile che si siano
acquisite competenze utili al
ruolo per cui ci si è candidati.
Quando poi si parla delle proprie esperienze lavorative vanno precisati il ruolo ricoperto,
le mansioni, il settore, la durata
e il percorso di crescita. Se
l’azienda richiede poi l’inglese,
Le regole
I punti per una valida
presentazione, indicati
dal manuale #GIOL,
Giovani al lavoro
La società valuta le candidature
per 15 profili, tra i quali un
marketing manager, un press
assistant e un ticketing manager (www.atgtickets.com/
jobs.aspx). A Londra la Royal
Albert Hall (https://jobs.royalalberthall.com/RAH/vacancies/vacancymenu.asp) inserisce nel proprio organico un digital manager e un mail marketing executive. Negli Stati Uniti,
a New York, la Carnegie Hall
([email protected]) ha 12 posizioni vacanti in più divisioni (management degli artisti, education,
amministrazione, etc.) e il Metropolitan Opera House (http://
www.metopera.org/About/
Jobs/) effettua i colloqui per 7
professionisti con esperienza
nel settore manageriale e commerciale.
In California, a Los Angeles,
i l C e n te r T h e a te r G r o u p
([email protected]) richiede 8 figure
con competenze soprattutto di
carattere tecnico.
Anna Zinola
P
Stefano
Roncari, 35
anni, startupper
a Pechino
er certi versi è relativamente facile dire
oggi: vado a Pechino. Non è un mistero
che il mondo si stia spostando a Est. Ma
Stefano Roncari di Saronno, laurea e master in
Cattolica, è stato un pioniere. «A metà del
2005 avevo una vita in Italia — lavoro, ragazza
— ma prima di mettere le radici volevo
provare ad annusare altre realtà. Partii a 25
anni per stare due mesi a Pechino». È restato
dieci anni. «Venendo a contatto con gli
imprenditori stranieri a Pechino avevo capito
che era possibile aprire una società». Alla
domanda non sarà più facile che in Italia?,
Stefano risponde sì ma con diplomazia: «I
tempi sono lunghi, ma dieci anni fa per una
unlimited (simile a una Srl) il capitale sociale
richiesto era più basso e le tariffe abbordabili.
Ma oggi sarebbe ben diverso». Stefano aveva
visto giusto: Pechino ora è il centro delle
aziende mobile. La sua ultima società
Bubbleye.com, partita con poco meno di 500
mila euro e ora in cerca di capitali più
consistenti, mette ordine proprio tra le App.
«Il nostro motore utilizza l’intelligenza
artificiale (analisi del linguaggio naturale) per
guardare tutte le app (ce ne sono 2.000 nuove
al giorno) e aiutarle a migliorare il loro target
pubblicitario risolvendo l’assenza di cookies».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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è necessario preparare anche
un curriculum in lingua inglese. Anche gli hobby non vanno
trascurati.
Attenzione anche alla reputazione digitale: tenere separate la vita professionale da quella personale, alla prima si può
per esempio dedicare un profilo LinkedIn, utile per essere individuato dagli interessati, alla
seconda uno Facebook che può
comunque essere utile a livello
professionale — controllando
le impostazioni della privacy
(foto e contenuti privati solo
per gli amici) — connettendosi
alle pagine delle aziende per
cui si vorrebbe lavorare.
Essenziale è inoltre la lettera
di presentazione, un breve testo di massimo dieci righe in
cui si indicano le motivazioni
per cui ci si è candidati per una
posizione, segnalando i punti
forti e le esperienze conseguite
nel ruolo.
Irene Consigliere
IreConsigliere
Le occasioni della settimana
Più di 200 assunzioni
tra credito e consulenza
Josef Nierling,
alla guida
di Porsche
Consulting Srl
Porsche Consulting
55 ricerche
Porsche Consulting, la società di consulenza
manageriale del gruppo Porsche, è alla ricerca
di cinque nuove risorse da inserire a tempo
indeterminato a Milano. A queste selezioni se
ne aggiungono altre 50 per le sedi di
Bietigheim-Bissingen, Amburgo, San Paolo,
Atlanta e Shanghai. Si tratta di laureati in
ingegneria o economia, senior (5 anni di
esperienza) e junior, con profilo internazionale.
Banca Ifis
100/150 opportunità
Banca Ifis, che assume fra i 100/150 laureati e
laureandi all’anno, ha appena lanciato la sua
nuova piattaforma di recruiting online
lavorareinbanca.it in cui riportare le ricerche
aperte. Opportunità soprattutto per consulenti
del credito e sviluppatori commerciali.
a cura di Luisa Adani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
ECONOMIA
37
#
Trovolavoro
Formazione
Master Allianz, 20 posti per neolaureati
Sono in partenza le selezioni dei 20 neolaureati
che parteciperanno all’Allianz Talent Program, un
percorso che comprende il master in Insurance
and risk management organizzato dal Mib School
of management (certificato Asfor e
prevalentemente e-learning) e uno stage di 12
mesi, e che si conclude con un’assunzione a tempo
indeterminato.Questo progetto si inserisce nel più
Luiss e Fudan
Sette borse per i «double degree»
ampio programma di assunzioni e di stage rivolti a
studenti e neolaureati che riguarda ogni anno in
Italia 70/80 persone a livello di gruppo, 40-50 per
la sola Allianz Italia. Ci sono poi altre ricerche
aperte lungo l’anno per professional. Ci si può
candidare al Program fino al 22 luglio (allianz.it).
Luisa Adani
(i.co.) Sono 7 le borse di studio a disposizione per i
migliori studenti di General management della
Luiss di Roma per il Double degree con Fudan a
Shanghai, rese disponibili da Riccardo Zacconi
Alumno Luiss e creatore di Candy e Saga. 14 i
double degree disponibili nell’ateneo, fino al 9
luglio ci si può iscrivere al test d’ingresso del 14.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Vendere porta a porta, chi ci riesce
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cambi di poltrona
Zampori sale in Quantcast
Compensi
● Accanto alle
opportunità
offerte dal
settore, resta in
diversi casi il
nodo dei
guadagni. Chi si
avvicina alle
vendite dirette,
spesso perché
ha perso il
lavoro,
frequentemente resiste
pochissimo in
un’attività
basata solo
sulle
provvigioni che,
per chi non ha
una grande
esperienza,
può riservare
magrissimi
guadagni.
Il settore cresce, tanto più in
fretta quanto più mordente si
fa la crisi. E chi perde il lavoro o
è alla ricerca di un primo impiego prova a portare soldi a
casa per questa via. Ineluttabile
quindi, in questi anni, la crescita in controtendenza delle vendite porta a porta. Una corsa
che si conferma anche nei primi tre mesi del 2015, pur se con
marce diverse a seconda delle
aziende: 130 milioni di euro di
fatturato al 30 Aprile per le 39
imprese (soprattutto piccole)
aderenti all’associazione di categoria Avedisco (+17,8% sul
primo trimestre 2014) e 360
milioni (+5,5%) per le 14 che
fanno capo alla concorrente
Univendita, che raccoglie le
aziende più grandi e note del
settore, da Avon a Tupperware
a Vorwerk Folletto e Bimby.
Sono tanti, nello stesso periodo, i nuovi lavoratori inseriti
nel settore, 132 mila nelle associate Avedisco e il 7,1% in più
nelle imprese Univendita che
oggi ha 74 mila venditori. E il
trend procederà nei prossimi
mesi.
«Continuando con questo
ritmo — sostiene il presidente
di Avedisco Giovanni Paolino
ILLUSTRAZIONE DI XAVIER POIRET
Un lavoratore su tre arriva a stabilizzarsi, ma per gli altri il turnover si avvicina al 100% Ceccatelli in Marzotto Sim
— solo nelle nostre aziende
dovrebbero arrivare altre 100
mila persone entro la fine dell’anno». Visti così sembrano
numeri capaci di ribaltare l’andamento occupazionale italiano. In realtà chi si avvicina alle
vendite dirette, spesso perché
ha perso il lavoro, frequentemente resiste pochissimo in
un’attività basata solo sulle
provvigioni che, per chi non ha
una grande esperienza, può riservare magrissimi guadagni.
«In effetti — conferma Paolino
— il turnover tocca il 100%, nel
senso che dopo pochi mesi, a
parte uno zoccolo duro che è
con noi da anni, il personale si
rinnova per intero».
Ciro Sinatra, presidente di
Univendita, parla per le aziende associate di un turnover non
superiore al 50% annuo tra gli
incaricati alle vendite, «ma abbiamo anche una non trascurabile componente di lavoratori
fissi: 1.500 dipendenti e 3.000
agenti.
Invece i cosiddetti incaricati,
che sono 70 mila, comprendono 60 mila occasionali, cioè gli
esentati dalla partita Iva perché
con meno di 6.410 euro di reddito annuo, e 10 mila “abituali”
che superano quella quota di
entrate». Insomma, un lavoro
fortemente in crescita (Sinatra
prevede, per le aziende associate, altri 10 mila nuovi addetti
prima della fine dell’anno) ma
con prospettive di guadagni significativi solo per una minoranza.
Nonostante sia alto il numero di lavoratori che entrano nel
settore e poi rinunciano, secondo Univendita non è però
trascurabile la quota di chi si
stabilizza: uno su tre, infatti, ha
un’anzianità superiore a 10 anni. «Ciò perché noi investiamo
molto in formazione dei lavoratori — spiega Sinatra — così
riusciamo a fornire una professionalità che permette guadagni significativi».
Enzo Riboni
Ilaria Zampori
e Jacopo
Ceccatelli
Donato Amoroso, 53 anni, è il
nuovo deputy ceo di Thales
Alenia Space e amministratore
delegato di Thales Alenia
Space Italia.
Proviene da Alenia
Aermacchi.
Luca Belloni, 47 anni, è
diventato chairman di Kantar
Italia, società di data
management. Proviene da
Millward Brown.
Paolo Mattei, 53 anni, in
azienda dal 2007, è stato
nominato vice presidente di
Inc, agenzia di pr.
Massimo Bordi, 66 anni, è il
nuovo amministratore
delegato di Maschio Gaspardo,
produttore di attrezzature
agricole.
Ha lavorato in Ducati, Same
Deutz-Fahr e Mv Agusta.
Jacopo Ceccatelli, 48 anni, è
stato chiamato da Marzotto
Sim in qualità di coamministratore delegato.
Ilaria Zampori, 37 anni, è
diventata direttore generale
Italia di Quantcast, azienda di
real-time advertising. Proviene
da Quisma.
a cura di Felice Fava
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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comunicative e relazionali, capacità di gestire ambienti complessi e approfondita conoscenza del settore socio – sanitario completano il profilo. Si offre un inserimento come quadro
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commisurata all’esperienza acquisita. Si richiede, come condizione necessaria la disponibilità ad operare su tutto il territorio nazionale. La selezione è rivolta ad ambo i sessi. I dati
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Torino e provincia.
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Si offre un contratto CCNL con retribuzione fissa più variabile, auto PC e cellulare aziendale. Si prega inviare dettagliato CV in formato word accompagnato dall’attuale retribuzione e specificando
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BRERA vendesi quadrilocale 120 mq,
terzo piano, CE: D - APE: 97,85 kWh/
mqa.
Business
Services
02.29.51.80.14
Quota/pre. Nome
AcomeA SGR - numero di tel. 800.89.39.89
[email protected]
AcomeA America (A1)
AcomeA America (A2)
AcomeA Asia Pacifico (A1)
AcomeA Asia Pacifico (A2)
AcomeA Breve Termine (A1)
AcomeA Breve Termine (A2)
AcomeA ETF Attivo (A1)
AcomeA ETF Attivo (A2)
AcomeA Eurobbligazionario (A1)
AcomeA Eurobbligazionario (A2)
AcomeA Europa (A1)
AcomeA Europa (A2)
AcomeA Globale (A1)
AcomeA Globale (A2)
AcomeA Italia (A1)
AcomeA Italia (A2)
AcomeA Liquidità (A1)
AcomeA Liquidità (A2)
AcomeA Paesi Emergenti (A1)
AcomeA Paesi Emergenti (A2)
AcomeA Patrimonio Aggressivo (A1)
AcomeA Patrimonia Aggressivo (A2)
AcomeA Patrimonio Dinamico (A1)
AcomeA Patrimonio Dinamico (A2)
AcomeA Patrimonio Prudente (A1)
AcomeA Patrimonio Prudente (A2)
AcomeA Performance (A1)
AcomeA Performance (A2)
Invictus Global Bond Fd
Invictus Macro Fd
Sol Invictus Absolute Return
25/06
25/06
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EUR
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EUR
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19,143
19,910
5,597
5,802
14,976
15,189
5,177
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17,973
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25,201
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8,957
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7,571
4,139
4,315
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6,378
6,563
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106,149
19,300
20,073
5,601
5,806
14,972
15,184
5,193
5,371
17,685
17,966
15,483
16,033
13,096
13,741
24,174
25,077
8,957
8,958
7,313
7,610
4,144
4,320
5,509
5,670
6,385
6,570
22,466
22,931
108,676
65,686
106,585
www.azimut.it - [email protected]
AZIMUT CAPITAL MANAGEMENT SGR - tel.02.88981
25/06
Azimut Dinamico
EUR
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Azimut Formula 1 Absolute
EUR
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Azimut Formula Target 2017 Eq. Opt.
EUR
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Azimut Garanzia
EUR
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Azimut Prev. Com. Crescita
EUR
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Azimut Prev. Com. Crescita Cl. C
EUR
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Azimut Prev. Com. Equilibrato
EUR
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Azimut Prev. Com. Equilibrato Cl. C
EUR
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Azimut Prev. Com. Garantito
EUR
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Azimut Prev. Com. Protetto
EUR
29/05
Azimut Prev. Com. Protetto Cl. C
EUR
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Azimut Prev. Com. Obbli.
EUR
29/05
Azimut Prev. Com. Obbli. Cl. C
EUR
29/05
Azimut Reddito Euro
EUR
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Azimut Reddito Usa
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Azimut Scudo
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Azimut Trend Europa
EUR
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EUR
25/06
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EUR
25/06
Azimut Trend Tassi
EUR
25/06
Azimut Trend
EUR
AZ FUND MANAGEMENT SA - tel.00352 2663811
25/06
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EUR
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AZ F. Active Selection DIS
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AZ F. Active Strategy
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EUR
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EUR
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EUR
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AZ F. Best Bond
EUR
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AZ F. Best Cedola DIS
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AZ F. Best Equity
EUR
25/06
AZ F. Bond Target 2015 ACC
EUR
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AZ F. Bond Target 2015 DIS
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AZ F. Bond Target 2016 ACC
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AZ F. Bond Target 2016 DIS
EUR
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AZ F. Bond Target 2017 Eq Op ACC
EUR
25/06
AZ F. Bond Target 2017 Eq Op DIS
EUR
25/06
AZ F. Bond Target 2018 Eq Op ACC
EUR
AZ F. Bond Target 2018 Eq Op CLD DIS 25/06
EUR
25/06
AZ F. Bond Target 2018 Eq Op DIS
EUR
25/06
AZ F. Bond Target Giugno 2016 ACC
EUR
25/06
AZ F. Bond Target Giugno 2016 DIS
EUR
25/06
AZ F. Bond TargetSettem.2016 ACC
EUR
25/06
AZ F. Bond TargetSettem.2016 DIS
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25/06
AZ F. Cash 12 Mesi
EUR
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EUR
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EUR
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8,565
7,371
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12,317
12,367
13,389
13,429
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12,282
12,310
10,977
10,973
17,736
7,237
9,467
9,391
7,184
16,285
15,913
23,368
9,051
10,217
34,243
28,961
8,578
7,374
12,812
12,375
12,422
13,467
13,505
11,693
12,279
12,305
11,062
11,057
17,742
7,242
9,469
9,394
7,197
16,371
15,954
23,164
9,050
10,214
34,379
5,909
5,904
5,242
5,389
6,016
4,253
4,188
4,819
5,734
5,908
4,957
5,456
5,542
4,865
5,775
6,034
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5,731
5,255
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5,203
4,955
5,168
4,900
5,723
5,094
5,954
5,408
5,417
5,305
5,109
5,910
5,905
5,239
5,388
6,033
4,258
4,214
4,852
5,734
5,913
4,958
5,459
5,542
4,865
5,792
6,034
5,336
5,731
5,255
5,418
5,202
4,955
5,168
4,900
5,721
5,093
5,954
5,407
5,417
5,305
5,091
AZ F. Carry Strategy DIS
AZ F. Cat Bond ACC
AZ F. Cat Bond DIS
AZ F. CGM Opport Corp Bd
AZ F. CGM Opport European
AZ F. CGM Opport Global
AZ F. CGM Opport Gov Bd
AZ F. Commodity Trading
AZ F. Conservative
AZ F. Core Brands ACC
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AZ F. Corporate Premium ACC
AZ F. Corporate Premium DIS
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AZ F. Dividend Premium DIS
AZ F. Emer. Mkt Asia
AZ F. Emer. Mkt Europe
AZ F. Emer. Mkt Lat. Am.
AZ F. European Dynamic ACC
AZ F. European Dynamic DIS
AZ F. European Trend
AZ F. Formula 1 Absolute ACC
AZ F. Formula 1 Absolute DIS
AZ F. Formula 1 Alpha Plus ACC
AZ F. Formula 1 Alpha Plus DIS
AZ F. Formula Target 2015 ACC
AZ F. Formula Target 2015 DIS
AZ F. Formula 1 Conserv.
AZ F. Global Curr&Rates ACC
AZ F. Global Curr&Rates DIS
AZ F. Global Sukuk ACC
AZ F. Global Sukuk DIS
AZ F. Hybrid Bonds ACC
AZ F. Hybrid Bonds DIS
AZ F. Income ACC
AZ F. Income DIS
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 ACC
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 DIS
AZ F. Institutional Target ACC
AZ F. Institutional Target DIS
AZ F. Italian Trend ACC
AZ F. Italian Trend DIS
AZ F. Lira Plus ACC
AZ F. Lira Plus DIS
AZ F. Macro Dynamic
AZ F. Opportunities
AZ F. Pacific Trend
AZ F. Patriot ACC
AZ F. Patriot DIS
AZ F. Qbond
AZ F. Qinternational
AZ F. QProtection
AZ F. Qtrend
AZ F. Real Plus A-AZ
AZ F. Real Plus B-AZ
AZ F. Renminbi Opport
AZ F. Reserve Short Term
AZ F. Short Term Gl High Yield ACC
AZ F. Short Term Gl High Yield DIS
AZ F. Solidity ACC
AZ F. Solidity DIS
AZ F. Strategic Trend
AZ F. Top Rating ACC
AZ F. Top Rating DIS
AZ F. Trend
AZ F. US Income
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posizione comoda, 1.000 metri dal
mare. Euro 390.00 trattabili.
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Data
Valuta
Quota/od.
25/06
12/06
12/06
25/06
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29/05
29/05
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25/06
25/06
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EUR
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EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
5,085
5,309
5,235
6,266
7,549
7,458
5,745
3,258
6,875
6,208
6,117
5,740
5,298
6,451
5,464
8,481
3,022
4,620
5,685
5,579
3,969
6,432
6,292
5,634
5,526
6,376
5,649
5,373
4,617
4,201
6,073
5,745
5,429
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6,413
5,789
4,839
4,382
5,976
5,812
4,492
4,452
4,775
4,321
6,579
6,075
5,307
7,352
6,411
5,464
5,400
5,431
5,683
4,651
4,651
5,317
6,306
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6,403
5,759
6,623
5,332
5,284
7,537
6,440
Quota/pre. Nome
5,067
5,314
5,241
6,272
7,543
7,466
5,745
3,251
6,867
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5,687
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3,979
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6,299
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5,520
6,377
5,650
5,375
4,617
4,200
6,078
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5,433
5,133
6,407
5,784
4,838
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5,977
5,813
4,452
4,413
4,754
4,301
6,589
6,060
5,312
7,354
6,413
5,469
5,409
5,435
5,694
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6,306
5,193
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6,403
5,759
6,646
5,334
5,285
7,571
6,445
Num tel: 178 311 01 00
www.compamfund.com - [email protected]
Active European Equity A
Active Liquid Bond M
Multiman. Eq. Afr. & Mid. East A
SB Bond B
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BOND-A
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DYNAMIC EQUITY
EQUITY- I
F. STRAT. TAA COMPARTO BOLZANO
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PRINCIPAL FINANCE 1
26/06
26/06
24/06
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25/06
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29/05
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19/06
31/03
31/03
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EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
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EUR 857960,457 855468,174
EUR 445532,700 407905,617
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EUR 98948,208
EUR 99101,875
EUR 63071,121 64265,183
Tel: 848 58 58 20
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Dividendo Arancio
Convertibile Arancio
Cedola Arancio
Borsa Protetta Agosto
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Borsa Protetta Maggio
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26/06
26/06
26/06
24/06
24/06
24/06
24/06
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EUR
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EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
60,500
69,750
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62,980
64,700
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69,680
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63,860
62,220
63,480
62,850
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53,150
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110,210
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Asian Equity B
Asian Equity B
Emerg Mkts Equity
Emerg Mkts Equity Hdg
European Equity
Greater China Equity B
Greater China Equity B
124,350 Growth Opportunities
131,850 Growth Opportunities Hdg
176,460 Japanese Equity
Japanese Equity Hdg
Swiss Equity
Swiss Equity Hdg
US Equity
US Equity Hdg
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JPY
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CHF
EUR
USD
EUR
Numero verde 800 124811
[email protected]
Nextam Bilanciato
Nextam Obblig. Misto
BInver International A
Cap. Int. Abs. Inc. Grower D
CITIC Securities China Fd A
Fidela A
Flexible GA A
Flexible GA B
Income A
International Equity A
Italian Selection A
Liquidity A
Multimanager American Eq.A
Multimanager Asia Pacific Eq.A
Multimanager Emerg.Mkts Eq.A
Multimanager European Eq.A
Strategic A
Usa Value Fund A
Ver Capital Credit Fd A
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5,760
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5,653
Tel 0332 251411
www.ottoapiu.it
8a+ Eiger
8a+ Eiger I
8a+ Eiger R
8a+ Gran Paradiso
8a+ Kilimanjaro R
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8a+ K2
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8a+ Tibet
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19/06
26/06
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Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
ECONOMIA/MERCATI FINANZIARI
39
#
● Piazza Affari
Sussurri & Grida
Fiera Milano ricapitalizza e taglia il debito
di Giacomo Ferrari
Montepaschi e Ubi frenano Milano
Giù anche Pirelli e Ansaldo Sts
L
a crisi della Grecia, precipitata nel
weekend, ha travolto le Borse europee,
che hanno vissuto una giornata da
cardiopalma. Le vendite hanno travolto tutti
i listini, coinvolgendo in parte anche Wall
Street. Il Ftse-Mib di Piazza Affari ha ceduto
il 5,17%, peggiore performance dopo Lisbona
(-5,22%). Nonostante la tenuta dello spread,
terminato a 159 punti base, sono crollati i
titoli delle banche, a partire da Mps (10,24%), la più esposta nei bond governativi.
Ubi è scesa a sua volta del 7,95%, seguita da
Bpm (-7,91%), Mediolanum (-7,26%) e
Unicredit (-7,12%). Hanno limitato i danni
soltanto World Duty Free (-0,5%), Ansaldo
Sts (-0,69%) e Pirelli (-1,23%). Positiva
(+0,72%) Mutuionline (segmento Star).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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(ri.que.) Il board di Fiera Milano spa ha approvato ieri la proposta di aumento del capitale fino a
70 milioni da sottoporre all’assemblea straordinaria degli azionisti del 31 luglio prossimo. Fondazione Fiera Milano, ha manifestato l’interesse
a sottoscrivere l’aumento di capitale per la quota
di competenza (62%). L’obiettivo dell’operazione è rafforzare la situazione patrimoniale (al 31
dicembre 2014 il bilancio segnalava una posizione finanziaria netta negativa per 121 milioni a
fronte di un patrimonio di 20). E nello stesso
tempo rilanciare con progetti d’investimento.
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Gli spagnoli pronti a correre
sulla Brescia-Padova
(f.ta.) I primi a farsi avanti sono stati gli spagnoli di Abertis, da tempo interessati all’entrata in
forze sul mercato italiano delle autostrade. Nelle trattative per l’acquisto del pacchetto di controllo della società a cui fa capo il tratto BresciaPadova, in corso da mesi, li affianca come consulente Banca Leonardo. Ma la novità è che de-
vono fare i conti con una
schiera numerosi di concorrenti, molto determinati nel
sbarrare la strada al gruppo di
Barcellona o molto interessati
al settore autostradale. Si sono
fatti avanti Atlantia (la holding
a cui fa capo Autostrade per l’Italia, leader nel
comparto, che ha come azionista di riferimento
i Benetton), F2i (uno dei più importanti fondi
di grandi infrastrutture in Europa, costituito su
iniziativa della Cassa depositi e prestiti), l’australiano Macquaire (seguito dall’ex amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, nella
foto), la Save dei Marchi (che controlla l’aeroporto di Venezia) e il gruppo Toto (attivo nella
costruzione di opere pubbliche nonché azionista delle autostrade A24 e A25, nel Centro Italia). Il valore del gruppo autostradale messo sul
mercato viene stimato, come ordine di grandezza, intorno a 500 milioni di euro. Non è detto però che tutti i candidati che si sono fatti
avanti decidano poi di passare alla fase successiva, con la presentazione delle offerte. La Brescia-Padova è controllata dalla A4 holding, che
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Fsi punta sull’agroalimentare
per un export alla tedesca
(ri.que.) Non solo effetto Expo. Entra in un quadro di strategia industriale generale la firma ieri
di un memorandum d’intesa tra Fondo strategico italiano (Fsi) e Isa, l’Istituto sviluppo agroalimentare controllato al 100% dal ministero delle
Politiche agricole. Per l’amministratore delegato di Fsi, Maurizio Tamagnini, i margini di crescita non mancano: «L’Italia rappresenta il 4%
dell’esportazione mondiale, i tedeschi sono all’8%. Abbiamo un raddoppio da fare».
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ha come azionista di maggioranza Intesa
Sanpaolo tramite la finanziaria Reconsult e, per
una piccola quota, la Equiter. In tutto hanno oltre metà del capitale. A sua volta Reconsult ha
come soci il gruppo Astaldi e una discreta rappresentanza di enti locali. Tutti sono pronti a liquidare la loro partecipazione, tranne il Comune di Verona e la Provincia di Vicenza. Advisor
della vendita è Banca Imi.
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Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
41
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Cultura
& Spettacoli
Bologna
Addio a Giorgio Sandri:
didatta, logico
e filosofo del linguaggio
È scomparso domenica, stroncato da un
malore, il filosofo Giorgio Sandri, uno dei
maggiori studiosi italiani della filosofia del
linguaggio. Aveva 74 anni. L’annuncio della
scomparsa è stato dato ieri dall’Università di
Bologna, dove era stato professore ordinario
di logica e filosofia della scienza. La
cerimonia funebre si terrà domani. Laureato
a Bologna con Felice Battaglia e allievo di
Alberto Pasquinelli, Giorgio Sandri ha poi
completato la propria formazione scientifica
negli Stati Uniti. Dopo un breve periodo
all’Università di Trento, dal 1970 al 2010 è
stato docente all’Ateneo di Bologna,
insegnando metodologia delle scienze
sociali, filosofia del linguaggio, metodi delle
scienze umane, logica e filosofia della
scienza. Tra i suoi libri Grammatica, forma
logica, linguaggio naturale (Clueb) e La nuova
dogmatica (Clut).
Contaminazioni Il progetto realizzato con il fotografo Pierpaolo Ferrari di «Toiletpaper». «Non faccio pubblicità. Racconto una storia in modo originale»
Cattelan: mille saluti da Rimini
L’artista riempie la città di manifesti. E annuncia un clamoroso ritorno dopo il «pensionamento»
di Gianluigi Colin
«S
aluti da Rimini», recita la scritta semplice,
affettuosa e rassicurante. Peccato che accanto alle parole, in formato sei metri per tre, ci sia la figura di un uomo
ritratto dalla cintola in giù, in costume, con il pene dichiaratamente
eretto, al quale è fissata una pietra a
dimostrazione indiscutibile di potente virilità. Allegoria dell’uomo
italiano? Chissà. Figura simbolica
del bagnino-amatore, strazio e delizia di tante turiste straniere? Può
darsi. Nuova immagine identitaria
di Rimini? A quanto pare sì, almeno
per Andrea Gnassi, sindaco di Rimini (del Pd), visto che ha affidato, con
una certa dose di coraggio, a Maurizio Cattelan e al suo «complice», il
fotografo Pierpaolo Ferrari, un «progetto per la città» (curato da Maria
Cristina Didero) che di fatto rappresenta una vera campagna di arte
pubblica per una più sensibile visibilità della città di Amarcord.
Fatto sta, che all’alba di domani
Rimini si sveglierà con un’epifanica
sorpresa: nella notte, una squadra di
attacchini comunali affiggerà lungo
le strade più di mille manifesti con
otto soggetti diversi dal sapore vintage ma decisamente contemporanei, ironici e irriverenti, tipici della
coppia Cattelan-Ferrari.
Oltre all’esibizione sul culturismo
erotico, eccoli: un uomo in giacca e
cravatta gialli, seduto su un divano
giallo e sommerso, sempre in tinta,
da un mare di spaghetti col sugo al
pomodoro; una donna, stile anni
Cinquanta, sognante di fronte a un
ambiguo liquido che arriva non si sa
da quale fonte (vino bianco, birra,
spuma, qualcos’altro?); una sfilata di
Soggetti
Salamelle, un’auto con
lattine di birra, una Santa
Teresa tra le patatine
salamelle disposte come sbarre di
una cella da cui evadere; il sedere
bene in vista (di donna, di uomo depilato?) ricoperto di dentifricio tricolore; una donna in pareo con la
pelle bruciata dal sole accostata a
un’aragosta; una vecchia Bmw gialla, tipica del turista tedesco anni 70,
ricoperta di lattine di birra; infine,
una contemporanea Estasi di Santa
Teresa, incarnata da una ragazza
posseduta dal piacere e appagata da
una montagna di patatine fritte.
Un ritratto dei vizi e delle virtù
della Romagna, dunque, dove si accarezzano le seduzioni del cibo sino
ad ammiccare alla sensualità dell’esistenza da «vitelloni» tra donne,
bagni, lambrusco e balere.
«Perché ho accettato? Non ce l’ho
fatta a resistere alla tentazione di
riempire una città di carta igienica!», risponde Maurizio Cattelan,
che ride e si diverte a giocare con le
parole: la carta igienica in questione
è infatti «Toiletpaper», la celebre rivista di immagini dalla distribuzione semiclandestina (presente però
in tutti i musei del mondo) che ha
creato con il compagno di viaggio
Pierpaolo Ferrari e che è la base da
cui si sviluppa questo nuovo, inaspettato progetto.
Dall’archivio di «Toiletpaper», infatti, sono state accuratamente scelte alcune immagini, «dedicate», come spiega. Così, da domani, sino al
30 settembre, la città diventerà contenitore e protagonista, avvolta da
manifesti come messaggi che mettono a nudo simbolismi, contraddizioni, mitologie e realtà. Il tutto, con
un linguaggio graffiante (ma neanche troppo) a metà tra estetica pubblicitaria e arte contemporanea.
Cattelan, 55 anni, maglietta grigia, capelli arruffati, parla via skype
dal suo piccolo ed essenziale appartamento di Chelsea a New York: non
ha perso quell’aria di perenne ragazzo ribelle, nonostante i capelli grigi
(«Da quando ho fatto la prima collettiva non si sono più fermati») che
l’ha reso riconoscibile tra i più celebrati artisti nel panorama internazionale, sicuramente tra i più affermati, corteggiati, quotati e, soprattutto, discussi. Cattelan, anche se
ironicamente si dichiara «pensionato» (ha pubblicamente annunciato
nel 2011 di non fare più nuove opere), come era prevedibile, non si è
certo rifugiato sulle panchine dei
giardinetti: tanto per fare cose tranquille, ha collocato nel dicembre
2012 una sua scultura, che riproduce
Hitler mentre prega, nel ghetto di
Varsavia («È il simbolo del male assoluto, della paura, quell’installazione aveva un valore spirituale. Un va-
lore per quello che rappresenta, per
quello che è stato e per quello che
non vogliamo sia di nuovo») è riuscito, due anni prima, a installare la
grande scultura di una mano col dito medio davanti alla Borsa di Milano («È stato un colpo di culo, ora
non sarebbe più possibile»), ma ha
anche avuto una monumentale mostra al Guggenheim e, visto che non
voleva più fare l’artista, si è messo a
curare l’arte di altri. Risultato? Una
mostra davvero bella a Torino, che
interpreta con intelligenza lo spirito,
la storia e i luoghi della città. Cattelan rimescola costantemente le carte: nelle sue azioni ironiche, provocatorie, irritanti, disarmanti o surre-
Percorsi visivi
Qui sopra: Maurizio Cattelan e, in alto,
quattro opere. Da domani, oltre mille
manifesti invaderanno Rimini
● Il sindaco Andrea Gnassi (Pd)
«Polemiche? Nessuna paura»
«S
e ho timori per possibili polemiche sui manifesti? Niente come
l’arte contemporanea, con le sue allusioni, provocazioni e potere
visionario, sa raccontare le città che hanno qualcosa da dire. Chi teme
l’arte contemporanea teme se stesso»: Andrea Gnassi, 46 anni, sindaco di
Rimini del Pd («Non sono né renziano né bersaniano») è orgoglioso della
scelta Cattelan-Ferrari. «Siamo in un momento di crisi di sistema e stiamo
investendo sui grandi motori culturali. Questo progetto è solo una parte
della valorizzazione dell’arte che rappresenta un nostro giacimento da
difendere. Un esempio del nostro impegno? La ricostruzione del teatro
ottocentesco Galli, distrutto 70 anni fa dai bombardamenti. Dietro questo
teatro, vicino alla Rocca Malatestiana, faremo una grande arena delle arti.
E di fianco, ci sarà la casa del cinema di Fellini. Insomma, Rimini ha avuto
coraggio a incontrare Cattelan, con tutte le sfumature che questo può
comportare, e Cattelan ha avuto il coraggio di scegliere Rimini». (g.c.)
ali, porta sempre con sé l’idea di
un’arte che entra prepotentemente
nella vita e viceversa. E ora, accade
anche a Rimini.
Che cosa ha combinato, un’altra
delle sue? Non ha pensato al mito di
Rimini, alla sua storia, a Fellini? «Rimini è una di quelle città che ognuno porta con sé. E poi, Fellini ce l’ha
fatta un po’ sognare, ce l’ha dipinta
in modo fantastico e surreale. Vi ricordate le scene del Grand Hotel, i
cammelli, le donnine velate, gli
amori consumati o sognati in quelle
stanze? Ma oggi gli scenari di quel
fantastico mito non esistono più. Il
boom è finito. E Rimini deve reinventarsi».
Ma davvero bisognava svecchiare
l’immagine di Rimini con un pene
in erezione? Cattelan sorride. «Ma
sì, è l’uomo romagnolo che fa, a suo
modo, sollevamento pesi. È un’immagine vitale, sì, vitale. Me lo vedo:
uno, due, uno, due...». E giù due risate.
«Che tipo di reazione mi aspetto?
Non so, cosa possono dire... ci sono
quattro salsicce, qualche lattina di
birra, al massimo un sedere, ma
quanti ne vedi in spiaggia? Francamente non credo che ci saranno polemiche. Certamente io non lavoro
mai pensando a questo. Se ci dev’essere qualcosa, spero sia un dibattito
civile, costruttivo, sul senso del fare,
non polemiche sterili. Vorrei che ci
fosse qualcuno che dice: guarda cosa sta facendo questo e allora facciamo anche noi qualcosa di nostro per
la nostra città».
Ma che cosa rappresenta per lei
questa operazione? «È una città che
ha deciso di raccontarsi, dopo tanti
film e libri, anche su un formato insolito. Non è una pubblicità, è il racconto di una storia. Poi, va ricordato,
non è un mio lavoro solitario: è un
lavoro di team. E come in tutti i lavori di squadra può venir fuori una maialata o una cosa simpatica».
Tutto è andato liscio col sindaco?
Nessuna discussione o polemica su
qualche foto? «Abbiamo fatto delle
proposte, alcune sono andate, altre
no, come è normale. Nessuna censura».
E com’è stato misurarsi con il linguaggio del manifesto che ha identificato nel passato Oliviero Toscani?
Spiagge
Saluti da Rimini
è un progetto
voluto
dall’amministrazione
comunale di
Rimini per
valorizzare e
promuovere
l’identità della
città. Si tratta di
otto opere
realizzate da
Maurizio
Cattelan,
celebre artista
di fama
internazionale
noto per le sue
opere
provocatorie, e
dal fotografo
Pierpaolo
Ferrari. Tutte le
opere sono
tratte
dall’archivio di
«Toiletpaper»,
dissacrante
rivista di
immagini. Da
domani, la città
sarà riempita
da oltre un
migliaio di
manifesti che,
sullo stile della
coppia
CattelanFerrari, sono
una rilettura
ironica e
provocatoria
dei vizi e delle
virtù della città
di Fellini
«Toscani è uno che ho guardato
molto e da lui ho imparato tanto.
Negli anni Novanta ha aggiunto un
linguaggio che prima mancava, la
frontalità. Adesso è abbastanza comune. Anzi, adesso proprio non te
le fanno fare le cose come le sue...
Ha fatto la cosa giusta al momento
giusto». Poi Cattelan si ferma e dice
sorridendo: «Ma noi non siamo a
quel livello. Ce ne vuole ad arrivare a
Toscani».
Certo, conoscendo il linguaggio
provocatorio di Cattelan, paradossalmente, queste immagini appaiono quasi teneramente moderate.
«Sono spazi pubblici, che altro si
poteva fare... E poi, c’è un periodo
per tutto. E in più ci dev’essere una
ragione. Altrimenti tutto diventa
gratuito. Credo sia stata fatta una cosa in linea con i tempi. Poi, sulla
qualità del progetto, valutiamolo
quando è in mezzo alla gente».
Cattelan parla molto seriamente,
abbandona le battute, consapevole
che rapportarsi col linguaggio fuori
dalle gallerie impone una responsabilità diversa dalla libertà dell’intervento strettamente artistico. Non a
caso, ha collaborato anche con «Le
Monde» («Alcune immagini lì, non
sono passate, una di queste era una
lametta con il marchio Merkel che
tagliava una vena. Il bello era che la
lametta era davvero una Merkel!») e
ora collaborerà anche con «Die
Futuro
«Qui Fellini ci ha fatto
sognare, ma oggi questo
luogo deve reinventarsi»
Zeit». È come se il «pensionamento» abbia portato un po’ di più saggezza, una maggior dose di moderazione, ma anche uno stato di intensa
irrequietezza e la condizione da
«pensionato» gli sta davvero stretta:
«Oggi, per assurdo, faccio di più e
faccio di meno. Mi ricordo bene di
certe notti: avevo i pensieri che mi
giravano intorno come una zanzara
e diventavano figure, immagini,
progetti. Ora non mi succede più da
troppo tempo. La creatività è una cosa strana. Cosa mi piacerebbe fare
adesso? Il mio lavoro individuale. Sì,
questo mi manca davvero. Mi sento
bollire, mi sento bollire, mi sento
bollire...».
E allora perché non ricomincia?
Quando finirà questo «autopensionamento»?
«Non lavorare stanca. Sono una
pentola a pressione, prima o poi,
scoppia. E credo che scoppierà più
prima che poi...».
Allora, nell’attesa del prossimo (e
a quanto pare vicino) scoppio, torniamo proprio alle differenze tra arte, servizio per un comune e lavoro
per una rivista: «"Toiletpaper" è
un’esperienza interessante ma diversa da me. Fosse stato un lavoro
artistico in questi anni sarebbero venute fuori tre o quattro opere. Il tempo dello sguardo per strada è veloce.
Il messaggio deve essere sintetizzato
facilmente, mantenendo, se sei bravo, un senso nascosto. Sono curioso
di vedere le reazioni. In verità non c’è
un vero modo per misurare la qualità. Quello che funziona è la persistenza. Quindi, per ora, dico a tutti:
Saluti da Rimini». E giù una risata.
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Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
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www.mgkvis.it
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
CULTURA
43
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Premio Luchetta
Esordisce a Trieste
il festival «L.ink»
del buon giornalismo
Fino a dopodomani, giovedì 2 luglio, a Trieste
è in corso la prima edizione di «L.ink», il
festival del buon giornalismo legato al
Premio Luchetta. Notizie, attualità e ritratti
dei protagonisti dell’informazione sono le
coordinate della nuova manifestazione, che
culminerà nella serata «I Nostri Angeli»
giovedì 2 al Politeama Rossetti, dedicata ai
vincitori del Premio Luchetta (Raiuno
trasmetterà la premiazione venerdì 10
Giovanna
Botteri
luglio). Al festival faranno tappa, fra gli altri,
Giovanna Botteri (Premio Speciale Luchetta),
Antonio Di Bella, Ferruccio de Bortoli (al
quale è stato assegnato il Premio FriulAdria
Testimoni della Storia), Adriano Sofri, Maria
Gianniti, Toni Capuozzo, Pablo Trincia e Wael
Farouk. Oggi, fra i protagonisti del festival ci
saranno anche Lirio Abbate, coautore del
libro I re di Roma (Chiarelettere), il giurista
Roberto Zaccaria e il portavoce di Articolo 21
Giuseppe Giulietti. Si parlerà anche dei
racconti di viaggio,con Paolo Rumiz e Martin
van Aldeeren. Al festival partecipano i
vincitori 2015 del premio: il reporter
britannico Jonathan Rugman della rete tv
Channel 4, il fotografo del quotidiano
spagnolo «El País» J.M. Lopez, il giornalista
Pablo Trincia, la firma di «Paris Match»
Emilie Blachere e la corrispondente di
«Avvenire», Elena Molinari.
Presentato a Londra il programma
Le rappresentazioni a Spoleto e Milano
Hangar Bicocca:
nove maestri
e un nuovo Kiefer
Veronesi e il Vangelo di Marco
come una scena di Tarantino
di Pierluigi Panza
Gli incontri
Teatro
di Franco Cordelli
Sandro
Veronesi
(a sinistra
nella foto
di Maria Laura
Antonelli/Agf)
durante
il monologo
di domenica
al Festival
di Spoleto,
dove
ha portato
in scena
il suo nuovo
lavoro,
Non dirlo.
Il Vangelo
di Marco
LAURE PROUVOST, «FOR FORGETTING»
L
I
eri a Londra — un po’ come si fa con le
collocazioni in Borsa delle multinazionali
— l’Hangar Bicocca di Milano ha presentato la sua stagione 2015-16 con anticipazioni
sino al 2018. Punta su nove personali di maestri
moderni e contemporanei e un progetto speciale. Quest’ultimo è la risistemazione dell’installazione di Anselm Kiefer I sette Palazzi
Celesti, opera con la quale l’Hangar è nato nel
2004 e che ne ha caratterizzato l’immagine.
Fin troppo, secondo alcuni, nel senso che la
sublime presenza delle torri zoroastriane condiziona troppo lo spazio dell’ex padiglione
industriale. A dieci anni dalla loro comparsa,
Kiefer le celebrerà con quattro nuovi lavori,
eseguiti tra il 2009 e 2013 (dal 24 settembre).
A seguire, un intenso programma di mostre
messe a punto dal direttore artistico, Vicente
Todolì, che si alterneranno nei due spazi delle
Navate (9.500 metri quadri) e dello Shed
(1.400). «Lavorare con gli spazi dell’Hangar è
una sfida. Non abbiamo cercato di modificarli
creando un white cube, ma di enfatizzare le
caratteristiche di questo luogo — ha raccontato
Todolì —. Non inseguiamo modelli; tentiamo
di proporne di nuovi realizzando mostre sitespecific e non opere site-specific, come alla
Turbine Hall della Tate Modern». Alcuni degli artisti
nel programma, tuttavia,
hanno esposto proprio alla
Tate Modern di Londra.
Si parte il 22 ottobre con la
prima personale italiana
dell’algerino Philippe Parreno, già vincitore di quattro
leoni alla Biennale. S’intitola
Vicente Todolì
Hypothesis e presenta opere
caratterizzate da giochi sinestetici di suoni e
luci. Un’esposizione adatta per l’Hangar. Segue
l’altrettanto noto Carsten Holler (4 volte in
Biennale), artista con passione per l’agricoltura
che lavora sulla percezione del visitatore. Anche Doubt (dal 9 marzo 2016) sarà una messa in
gioco dei principi della psicologia Gestalt o una
vertigine di immagini che creano spaesamento.
Nel settembre 2016 sarà la volta di Kishio Suga
del movimento Mono-ha, corrente giapponese
fine anni Sessanta che impiega materiali naturali e si oppone a un concetto tradizionale di
arte. Si vedranno interazioni tra installazioni
(in legno, pietra) e ambiente. Quanto al polacco Miroslaw Balka (dal febbraio 2017), inizialmente realizzava «sculture» (di cenere e di
sapone) che riproducevano figure umane. Poi
ha abbandonato l’antropomorfismo per letti o
fontane che alludono alla presenza umana.
Tra fine 2017 e inizio 2018 due esposizioni
molto diverse. Quella di Lucio Fontana, che
riguarderà Ambienti+ Spaziali (sarà curata,
oltreché da Todolì, da Marina Pugliese e Barbara Ferriani) e quella di Matt Mullican, curata da
Roberta Tenconi, una performance tesa a ipnotizzare l’osservatore. Per ottenere una sospensione dallo stato di coscienza (questo era il fine
che Schopenhauer affidava all’arte) l’americano
Mullican usa diversi media. Nello spazio Shed,
infine, troveranno spazio le mostre di Petrit
Halilaj, Laure Prouvost e Maria Nordman. «L’arte contemporanea — ha dichiarato Marco
Tronchetti Provera, presidente di Pirelli —
rappresenta uno strumento per comprendere
la realtà, cogliere le nuove tendenze, capire i
nuovi linguaggi. Elementi essenziali nella cultura di un’industria come Pirelli».
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● Lo scrittore
Sandro
Veronesi
(Firenze, 1959)
ha proposto
domenica 28 al
Festival dei
Due Mondi di
Spoleto il
monologo
tratto dal suo
nuovo libro
Non dirlo. Il
Vangelo di
Marco
(Bompiani, pp.
256, 13 ) e ha
proposto il
recital ieri sera
alla Milanesiana, allo Spazio
NO’HMA
● Questa sera
lo scrittore sarà
di nuovo ospite
della rassegna
milanese per il
reading «Il
confine
dell’ossessione» in Sala
Buzzati; tra gli
altri ospiti
Vladimir
Sorokin, Nuccio
Ordine,
Jonathan
Galassi (ore 21,
via Balzan 3,
ingresso con
prenotazione al
telefono 02 87
38 77 07)
a ragione per cui a Sandro Veronesi il Vangelo
di Marco appare entusiasmante è proprio quella
che lo rende noioso per chi non
vi si accosti (così credo) con
quell’animo sincero che a Londra, nella Domenica delle Palme del 1758, Johann Georg Hamann si augurava: «Il grande
autore ha l’intento di sedurre
alla beatitudine ogni sincero
lettore».
Ma che vuol dire sincero?
Perché Veronesi e io non dovremmo esserlo? Pure, vi è sincerità e sincerità. Quella mia e
di chiunque apra il libro di Veronesi, Non dirlo (Bompiani), o
sia entrato nella sconsacrata
chiesa di San Simone a Spoleto
per ascoltare e vedere l’autore
nell’atto di trasformare in teatro il suo testo, è la sincerità elementare di chi legge un libro o
va a teatro. Quella di Veronesi è
tutta diversa, è traversata, l’ho
detto, dall’entusiasmo: entusiasmo che non riguarda ciò cui
Hamann, il Mago del Nord,
pensava. L’entusiasmo di quell’eccellente narratore che è Veronesi è di chi abbia creduto di
scorgere nel Vangelo di Marco
la radice, solida e indistruttibile, di ogni racconto. A Veronesi
non interessa il contenuto
evangelico da Marco trasmesso, bensì la forma della trasmissione. Il fondamento (la radice)
di tale forma è, dice Veronesi,
l’azione: azione che in Marco ha
la sua peculiarità: essa è spiccia, è di chi si sia scrollato (ne
abbia avuto necessità) ogni sovrappiù di riflessione, chiamiamola così; di chi abbia consapevolezza di rivolgersi a un
ascoltatore determinato, non
già a tutti.
Questo ascoltatore è il cittadino romano, incredulo a priori: perché egli ascolti e creda
occorre predisporre una strate-
gia (è una parola che in Veronesi ricorre). La strategia è: lo dico e non lo dico. Cioè: non dirlo, ma dillo. Se troppo lo dici
non sarai creduto. Se lo dici poco a poco otterrai un risultato.
Va da sé che tutto questo è determinato da quel contenuto
che non interessa nel senso di
Hamann. Esso però interessa
nel senso del meraviglioso,
dello stupefacente: ci sono momenti, dice Veronesi, in cui il
Vangelo di Marco somiglia a un
racconto gotico o — altro tratto
stilistico-compositivo del testo
(di Veronesi) — a un film di Tarantino, o a un rigore di Platini
o a un episodio del tenente Colombo.
Ci sono inquadrature dall’alto (per esempio dell’immensa
folla che ascolta Gesù); c’è la
strategia di chi avanza senza sapere dove va al pari di Platini
che prima di un rigore non sa
da che parte tirerà il pallone; c’è
Interpretazione
Nella lettura
postmoderna di Marco
troviamo Cohen o
Foster Wallace
quel racconto in cui sappiamo
da subito come finirà e che però
ci appassiona perché ci appassiona il personaggio, detective o
nunzio del Regno ch’egli sia.
Beninteso il racconto di Veronesi (la sua lettura-interpretazione di Marco) è post-moderno. Uso un termine sgradevole, ma così è: la simultaneità
del tutto è la nota dominante,
tutto è contemporaneo, tutto è
stato già detto, ossia possiamo
trovare una prima volta anche
nel luogo più impensabile: in
M a rco t rov i a m o L e o n a rd
Cohen o David Foster Wallace.
Non voglio troppo qui sottolineare che per Piero Martinetti il
«non dirlo» veniva dalla scarsa
considerazione che Gesù aveva
della sua forza (la maggior parte dei miracoli riguarda malattie mentali). O che, per Alfred
Loisy la questione del rivolgersi
ai romani non sta proprio in
questi termini (Loisy, citando
altra fonte: «Fu forse in mancanza di meglio che la comunità romana accettò questo testo
evangelico»). O che, a proposito della conclusiva parola «paura» del testo originario che per
Veronesi è causa d’incondizionata ammirazione, lo stesso Loisy in Le origini del cristianesi-
mo ricorda come nel Vangelo di
Marco forse vi fosse «un’altra
chiusa, perduta o soppressa».
O, infine, che per Ernesto Bonaiuti la genealogia non c’è non
perché agli annoiati romani
non sarebbe interessata, ma
perché Gesù irride il rapporto
di sangue con Davide.
Ricordo allora che il Vangelo
di Marco, «il più divino degli
abbreviatori» secondo Sant’Agostino (il più pedante dei
commentatori), è la trascrizione del racconto orale di Pietro;
che l’interpretazione di Veronesi nasce appunto come racconto orale, alla maniera tutta toscana di Roberto Benigni; e che
a Spoleto scopriamo un nuovo
discendente della stirpe Paolini-Baliani-Celestini-Curino,
esuberante, appassionato, seduttivo. Ma voglio dire nel modo più semplice e sincero che il
Vangelo primo o primitivo a me
pare noioso proprio per come è
scritto. Frase lineare e secca dopo frase lineare e secca: ovvero
la più stucchevole delle sintassi. Paragrafo breve dopo paragrafo breve: ovvero il più ripetitivo e monotono sistema di
frammentazione del racconto
che si legga oggi nel mondo.
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L’ironia di Chiara Lalli in «All you can eat» (edito da Fandango)
Vegani, crudisti, sommelier: le tribù del cibo
Il libro
di Marisa Fumagalli
L’
● S’intitola All
you can eat
(Fandango,
pagine 173, 16,50) il nuovo
libro di Chiara
Lalli dedicato
alle manie
alimentari.
L’autrice,
filosofa e
bioeticista, è
collaboratrice
de «la Lettura»
ironia non fa difetto,
l’erudizione neppure e
perfino un pizzico di
supponenza. Oltre all’uso abbondante della lingua inglese.
Dal titolo alle numerose citazioni contenute nel volume.
Chiara Lalli, autrice di All you
can eat (Fandango Editore), oltre che giornalista/scrittrice, è
filosofa. Ma la tesi del libro, al
netto di ogni altro rilievo, merita 10 e lode.
È condensata magistralmente nel capitoletto «Fine» (pagina 155), composto di un breve
interrogativo: «Gli appartenenti alla specie umana che mangiano tutto e non rompono i
coglioni si sono estinti come il
dodo?» (Per la cronaca, il dodo
è la vittima più famosa dell’estinzione avvenuta nel XVII
secolo nell’isola di Mauritius.
Trattasi di un grosso e goffo uccello di circa 30 chili).
Il tema del titolo viene svolto
al capitolo 4, «All you can eat/
tanto è gratis». Formula di ristorazione, declinata in vari
modi, che ha invaso le nostre
città. Secondo l’autrice, i locali
che la propongono sono un
formidabile punto di osservazione dei comportamenti individuali. Di fronte al minaccioso
cartello attaccato alle pareti di
alcuni di questi posti — «Ciò
che non mangi lo paghi il doppio» — pur di non pagare gli
avanzi, «l’umano ingollerà fino
all’ultima indigeribile porzione».
Per contro, imperversano le
persone perennemente a dieta.
Vegetariani, crudisti, vegani. E
qui va riportata la spassosissima chiusa del capitolo 11: «Se il
vegano è femmina e si riprodu-
Natura morta di A. van Beyeren
ce, la creatura la allatta con il
proprio latte o lo abitua subito
a quello di soia?».
In sintesi, All you can eat. Atlante alimentare illustrato, con
divertenti disegni della calligrafa Francesca Biasetton, analizza e spesso demolisce le tendenze gastronomiche, i miti, i
riti, le ossessioni, i luoghi comuni e le errate convinzioni
contemporanee sul mangiar
sano. Un esempio eloquente?
Ecco la citazione di Donna Tartt
(dal libro Dio di illusioni) ripresa da Chiara Lalli: «Credo che la
gente compri qualsiasi cosa, se
le dicono che è naturale». Si
trova in chiusura del capitolo
19, «Equo e solidale a chilometro zero».
Troviamo irresistibile l’incipit del capitolo dedicato all’esperto di vini: «Per lo più
presunto e autocertificato,
l’esperto, è peggio di quando la
madre logorroica della vostra
amica delle medie rispondeva
al telefono». Masterchef viene
liquidato così: «La mitologia
applicata al cibo». I rimandi filologici sono numerosi e non
per tutti. E dunque l’autrice ha
chiuso il libro con la «Legenda
per chi non ha Google». Una
miniera.
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#
Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
SPETTACOLI
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#
Anteprima
L’ultima interpretazione
di Robin Williams
al Festival di Ischia
Douglas
L’attore
● Michael
Douglas, 70
anni, è nato nel
New Jersey. Ha
recitato in 43
film, esordendo
nel ’66. E’ stato
premio Oscar
nel 1988 con
«Wall Street».
In carriera ha
vinto anche tre
Golden Globe e
un David di
Donatello.
Nella foto a
destra, Ronald
Reagan, morto
nel 2004 a 93
anni
● In alto a
sinistra,
Douglas nella
locandina di
«Ant-Man» di
Peyton Reed,
prodotto dai
Marvel Studios.
Nel film, che
uscirà nelle
sale il 12
agosto, è il
brillante
scienziato
Henry Pym
LOS ANGELES Michael Douglas
lavora senza soste. Ha ristabilito un equilibrio nel suo matrimonio con Catherine-Zeta Jones e, a 70 anni, conserva tutti i
capelli di quando ottenne nel
1988 il premio Oscar per Wall
Street. Il divo ci tiene a dire che
accompagna i figli a scuola
quando è libero dal lavoro e
che non è diminuito il suo impegno per il Partito democratico «malgrado diverse delusioni». È sempre vicinissimo al
padre Kirk che, nato nel 1916,
pubblica libri di racconti e poesie.
Douglas Jr., lo squalo che
nulla temeva giocando in Borsa
nel film di Oliver Stone e che ha
sconfitto un cancro alla gola
(«la radioterapia e la chemioterapia sono state il mio peggior
confronto
con il desiderio della vita,
mai perso»),
arriva all’incontro portando l’ultimo libro del
p a d r e , L i fe
Could Be Verse, e dice: «È
una riflessione sull’amore,
sulle perdite e
sul significato che sempre cerchiamo dell’esistenza concessaci. Il talento, l’energia e il coraggio di risollevarsi anche dalle malattie di mio padre sono
stati una lezione importante».
Sugli schermi è coprotagonista
di Ant-Man tratto da un fumetto della Marvel.
«Interpreto lo scienziato
Hank Pym che ha sviluppato
una scoperta capace di rimpicciolire gli esseri umani e di dare loro una eccezionale forza fisica. Mi sono divertito nel ruolo. Dopo tanti anni di carriera,
come ho fatto per Liberace,
continuo a muovere le cose, ad
accettare ruoli inusuali».
Leggeva fumetti da ragazzo?
«No. E non avevo simpatia
per i supereroi. Però mi piaceva
la fantascienza intelligente.
Con due figli adolescenti, Dylan e Carys, che ovviamente
Ed Sheeran sul palco assieme ai Rolling Stones. Il
cantautore è stato ospite della band nel concerto
di sabato sera a Kansas City (nella foto Ed e
Jagger). Ed ha raggiunto Jagger, Richards, Wood e
Watts su «Beast of Burden», un classico del 1978.
«Ho appena cantato una canzone sul palco con
questi ragazzi» ha commentato Sheeran su
Instagram postando un selfie con gli Stones.
«Sul set sono uno scienziato da fumetto
e mi preparo al film su Reagan
che ha unito l’America più di Kennedy»
❞
Entrerò
nella mente
di un uomo
complesso...
E dovrò
tingermi
i capelli
La politica?
Resta il mio
impegno
per il
Partito
democratico anche
se a volte
mi delude
❞
La chemioterapia
e altre cure
contro
il cancro
sono state
il peggior
confronto
con il
desiderio
di vivere:
non l’ho
mai perso
grazie
ai miei cari
A 98 anni
E il vecchio Kirk scrive poesie
Kirk Douglas, 98 anni, scrive poesie da quando
ne aveva 8. L’ultimo libro è Life Could Be Verse.
«Dopo i miei romanzi, volevo toccare il cuore.
Un malanno mi ha tolto in parte la parola, ma
non la capacità di pensare. Gli attori sono
bambini, che giocano a fare i cowboys, i soldati,
gli amanti che li fanno a volte diventare star, ma
nulla rende felici come il conoscere se stessi e la
poesia mi ha aiutato in questo viaggio». (G.Gs.)
amano i racconti d’avventure,
mi sono fatto una cultura».
I supereroi oggi però invadono gli schermi…
«Non sono ipercritico: questi film oggi sono i nuovi western».
Come produttore e attore ci
ha dato alcuni dei più interessanti titoli degli anni Ottanta.
Quanto è cambiato il cinema
da allora?
«Sono mutati i modi di fruire il grande schermo, gli studios sono diventati multinazio-
FILARMONICA ARTURO TOSCANINI
DIRETTA DA
A Kansas City
Sheeran canta con i Rolling Stones
Boulevard di Dito Montiel, ultimo film con Robin Williams
protagonista (foto) aprirà il 12 luglio il 13esimo Ischia Global Film &
Music Fest. «Siamo orgogliosi di inaugurare il festival con un’opera
che la critica americana considera tra le migliori performance del
grande attore» ha annunciato il presidente dell’Accademia Arte
Ischia, Giancarlo Carriero. Sarà il modo per ricordarlo a un anno dalla
scomparsa avvenuta lo scorso 11 agosto. «Un autentico testamento
della sua arte» ha aggiunto il produttore del Festival Pascal
Vicedomini. Nel cartellone (fino al 19 luglio) anche una serata
speciale il 17 per Il giovane favoloso di Mario Martone.
STEVEN MERCURIO
nali, le connessioni tra grande
e piccolo schermo oggi sono
una forza: i giovani guardano
film anche sui telefonini».
Troppi effetti speciali?
«Resta, però, particolarmente in tv, nelle produzioni indipendenti, nei documentari,
qualcosa di diverso dai film super spettacolari. Continuo a
scegliere storie, come la mia
recente commedia con Diane
Keaton Mai così vicini».
Lei interpreterà Ronald Reagan in «Reykjavik», che ri-
proporrà il summit del 1986
con Gorbaciov...
«Il copione è pronto. Reagan
è stato un presidente e un uomo dalle molte facce, fu capace
di ridare fiducia all’America, il
suo liberalismo economico ha
segnato un’epoca. Mi piacerà
entrare nella sua mente. È tutto
da studiare come persona, per
ciò che significa ancora il sogno americano. Un uomo molto più complesso di quello che
può sembrare ad analisi superficiali. Forse, paradossalmente,
è il presidente che più ha unito
gli americani nell’ultimo cinquantennio, più di Kennedy. E
dovrò tingermi i capelli... Ma il
film guarderà con distacco sia
Reagan che Gorbaciov, l’altra
figura chiave... Per il resto, ho
terminato Unlocked di Michael
Apted, con Orlando Bloom, su
un possibile attentato a Londra
con armi chimiche. Noomi Rapace ha il ruolo di agente della
Cia».
Se dovesse salvare un film
tra i suoi, quale sceglierebbe?
«Non saprei farlo: i film segnano la vita di un attore, la tua
e quella dei colleghi amici. Mi è
capitato di rivedere Un giorno
di ordinaria follia: in una sequenza, esasperato dal traffico,
lasciavo l’automobile e andavo
a piedi. Il traffico è raddoppiato come i problemi del mondo».
Vede soluzioni?
«Mio padre alla sua età è capace di insegnarmi la poesia.
Ho fiducia nel presente e in un
futuro di ordinaria follia».
Per rilassarsi da anni gioca
a golf…
«Il golf dà lezioni di vita e si
gioca da solo, senza donne intorno. Capitalizzo le mie passioni e con il “Celebrity Gulf
Event” raccolgo fondi per il
Motion Picture and Television
Fund. Mio padre mi dimostra
ancora che la vita è sempre ricca di cambiamenti. Un esempio? Non è mai troppo tardi per
scoprire le avventure mirabolanti che la Marvel ha regalato e
continua a regalare alle generazioni».
Giovanna Grassi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
8 LUGLIO / PARMA
PIAZZA DUOMO / PARMA AND STARS
10 LUGLIO / SPOLETO
PIAZZA DUOMO / SPOLETO58 FESTIVAL DEI 2 MONDI
23 AGOSTO / RIMINI
SAGRA MUSICALE MALATESTIANA
L A MUSICA DEL CINEMA ITALIANO
CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI ALICE, MORGAN, ANDREA OBISO,
FEDERICO PACIOTTI, TOSCA SPECIAL GUEST RAPHAEL GUALAZZI
ladolcevitathemusicofitaliancinema
LaDolceVitaLive
PREVENDITE
www.ticketone.it
www.vivaticket.it
www.boxol.it
INFO
International Music and Arts
tel. 059.644.688
www.internationalmusic.it
immagini di repertorio
tratte dall’Archivio di
Istituto Luce Cinecittà
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Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
SPETTACOLI
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Corale
Una scena di
«Guglielmo
Tell», opera con
cui il regista
Damiano
Michieletto ha
debuttato alla
Royal Opera
House di Londra
Violenza in scena, contestato Michieletto
Fischi a Londra per la prima del Guglielmo Tell che si vedrà in 70 cinema. Applausi a Pappano
DAL NOSTRO INVIATO
«L’unica cosa che ho
chiesto è che ci fosse la mela, c’è
un padre che rischia di uccidere
il figlio. tutti sanno che sta scoccando la freccia sopra la testa
del ragazzo», dice Antonio Pappano. Nella «sua» Londra, a
confezionare il Guglielmo Tell
ha invitato per la prima volta
Damiano Michieletto, il regista
d’opera italiano più richiesto all’estero (ma lavorerà anche molto in Italia, a Milano, Venezia,
Pesaro, Roma). Cast importante
per uno spettacolo che il 5 luglio sarà proiettato in 70 cinema
italiani (e in 1.500 sale in più di
50 Paesi): Gerald Finley, John
Osborn, Malin Byström. Pappano ha dovuto fare alcuni tagli all’originale versione francese: «È
un po’ imbarazzante dirlo, ma a
Londra dopo quattro ore scatta
un altro tipo di pagamento. Comunque il flusso drammatico e
LONDRA
Il direttore
«Il rapporto tra
il patriota svizzero
e il figlio è uno dei punti
di forza della storia»
Stagione internazionale a Palermo
Il Massimo sceglie Wagner
affidato all’estro di Vick
e riscopre «Attila» di Verdi
Sul palco
«L’oro del Reno»
di Wagner, che
Vick ha messo in
scena al Teatro
Massimo.
A gennaio il
regista aprirà
la nuova
stagione con
«Il crepuscolo
degli dei»
«C
onti in ordine e abbonamenti meno costosi: abbiamo risanato rilanciando». Il
sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo Francesco
Giambrone ha presentato ieri
l’ultimo bilancio (il 2014 si è
chiuso con un segno più di 100
mila euro), gli appuntamenti
dell’estate e la stagione 2016 (in
sintesi: dieci titoli di opera, sei
dei quali nuovi allestimenti, tre
di balletto).
La stagione estiva, «Summerwhere», partirà il 10 luglio con
Vexations di Satie: per l’esecuzione del più lungo concerto
della storia della musica 100
musicisti si alterneranno al
piano per 24 ore. Tra gli eventi
più attesi Sirene per mare - Sinfonia per grandi navi (il 14 luglio alla banchina Piave del
porto di Palermo), commissionata ad hoc dalla Fondazione
del Teatro Massimo al compositore statunitense Alvin Curran. «Una stagione — ha detto
Giambrone — in linea con la
vocazione del Massimo ad
aprirsi alla città, a richiamare
pubblico e turisti».
Ad aprire la stagione 2016, il
28 gennaio, il nuovo allestimento del Crepuscolo degli dei
di Wagner diretto dall’inglese
Graham Vick. Tra gli spettacoli
di punta Attila (19-26 febbraio)
di Verdi, diretto da Daniel Oren
e il debutto, nel ruolo del titolo,
del basso Erwin Schrott; Jenufa
di Leos Janacek, per la regia del
canadese Robert Carsen e la
Carmen diretta da Alejo Perez
per la regia di Calixto Bieito (26
novembre - 4 dicembre).
Tra maggio e giugno un ciclo
di tre concerti: New York, New
York; Downtown Stories;
Rhapsody in blues (con Uri Caine al pianoforte) e G-Spot Tornado: con Paolo Fresu si ascolteranno opere di Aaron Copland, Chet Baker e la prima
mondiale di una delle ultime
composizioni di Frank Zappa,
«While you were art II». «La
stagione 2016 — ha concluso il
sovrintendente — apre un
nuovo corso: quello di un teatro che ricostruisce la sua rete
di relazioni nazionali e internazionali, che produce di più,
rendendosi accessibile a tutti i
pubblici». (R.S.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Protagonisti
Il soprano Sofia
Fomina,
nei panni
di Jemmy, con
Gerald Finley,
che interpreta
Guglielmo Tell
musicale è intatto».
L’idea è che la storia sia guardata attraverso gli occhi del figlio del leggendario eroe svizzero, Jemmy, impersonato dal soprano Sofia Fomina, uno dei
tredici ruoli en travesti di Rossini. Nel dramma di un popolo
calpestato, è il contraltare di
leggerezza, stupore, gioia, sogno. All’inizio legge un vero fumetto americano degli anni 50
sul Tell (ci fu anche un numero
di Topolino con Paperino protagonista di La leggenda di Paper
Tell), i disegni fatti a mano,
mentre le proiezioni ci portano
all’iconografia medievale di cui
il bambino si nutre, e presto
scena e immagini vengono a
coincidere. Un albero e delle sedie in uno spazio vuoto e astratto, costumi contemporanei ma
senza epoca, c’è un mimo vestito come il Tell che il pubblico si
aspetta, con la balestra e la calzamaglia: è la proiezione del-
l’immaginario del figlio, per cui
il padre è un eroe, l’arciere infallibile. Ma si delinea un percorso
iniziatico. «Il padre è in una crisi interiore, in un’epoca in cui
gli eroi mancano, tutto il suo
cammino nel prendere le redini
della comunità è di fatica e sofferenza, come se dicesse: perché proprio io devo rischiare la
vita?».
Insomma per Michieletto,
nell’ultima opera di un uomo
ancora giovane (37 anni), non ci
sono eroi; Tell, considerato una
sorta di padre della patria in
Svizzera, qui lo è suo malgrado.
Intanto i soldati asburgici (in
uniforme grigia, senza riferimenti precisi) irrompono con la
loro perversa crudeltà; c’è il senso di una comunità umiliata: se
il balletto è stato tagliato, ecco
che assistiamo a uno stupro accolto in sala da molti da una selva di buuh e grida di riprovazione. Una scena cruda, il revolver
Il regista
● Damiano
Michieletto, 40
anni, è il regista
d’opera italiano
più richiesto
all’estero.
Veneziano, è
cresciuto alla
Scuola d’Arte
Drammatica
«Paolo Grassi»
di Milano.
I suoi
allestimenti di
prosa e lirica
sono spesso
audaci e
provocatori
nelle parti intime, poi la violenza di gruppo e la donna nuda
che grida avvolta in un lenzuolo.
Dice il regista: «Accetto tutto, il
pubblico paga il biglietto, se
non racconto l’oppressione, cosa racconto, la libertà da cosa?»:
Ai denigratori di Michieletto,
che lo accusano di inventare
trovate, risponde: «Nel libretto
c’è scritto che i soldati forzano
le donne a ballare. Ho amplificato questo momento, lo stupro
viene fermato da Tell». Lui è il
simbolo di un’umanità senza
più territorio, casa, identità, dignità. Ecco perché la natura è
divelta, quell’albero in scena appare sradicato. Ma l’opera si
conclude con una catarsi, ricorda il regista. E una piccola pianta spunterà, simbolo di una
nuova vita, il seme della libertà
e della resurrezione. Se il finale
era la sigla di chiusura della tv in
bianco e nero, l’ouverture è il
brand delle tournée all’estero
dell’Orchestra di Santa Cecilia
con Pappano.
A lui piace contaminare il podio con le immagini, ma interpellato sul collega direttore Michael Caine in Youth - La giovinezza di Sorrentino, non capisce «perché c’è sempre un
problema quando il cinema si
occupa di musica, viene presa
come un gioco… Questa è
un’opera così epica, Rossini ha
tirato fuori tutto quello che poteva dare, l’energia, la furia creativa è unica. L’idea di libertà che
sprigiona ha qualcosa di metafisico». Una scena accolta da un
grande applauso.
Valerio Cappelli
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Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
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La famiglia comunica che i funerali di
Laura Melogli
si svolgeranno martedì 30 giugno alle ore 11 presso la Basilica di Santa Maria delle Grazie, corso
Magenta. - Milano, 29 giugno 2015.
Elena, Gaetano, Giunio, Rodolfo e Lodina Melogli con le loro famiglie piangono addolorati la perdita della cara cugina
Laura
ricordandola con grandissimo affetto.
- Milano, 28 giugno 2015.
Nel ricordo di tante gioiose serate trascorse insieme e di sentimenti e valori condivisi Carla e Giovanni Introzzi si stringono a Ornella Cecilia Carlo
e Chiara con affetto e profondo rimpianto per la
carissima
zia Laura
- Milano, 29 giugno 2015.
Angelo e Rory Provasoli sono affettuosamente vicini a Ornella e figli nel ricordo della cara sorella
Laura Melogli
- Milano, 29 giugno 2015.
Fedele e Annick Confalonieri, con i figli Yves e
Aline, sono vicini alla dottoressa Ornella Melogli
per la scomparsa della sorella
Laura
- Milano, 29 giugno 2015.
Guido e Gabriella sono affettuosamente vicini ad
Ornella per la dolorosa perdita della sua cara sorella
Laura
- Milano, 29 giugno 2015.
Mario, Donata con Emanuele, Chiara con Cesare nel giorno del dolore per la scomparsa della signora
Laura Melogli
si stringono affettuosamente a Ornella e ai suoi
cari. - Milano, 29 giugno 2015.
Cara Ornella, ti siamo vicini con profonda amicizia e immenso affetto per la scomparsa della tua
cara sorella
Laura
Monica e Ginca. - Capiago, 29 giugno 2015.
Michele e Raffaella, Margherita, Carlotta e Andrea con un abbraccio a Ornella, Carlo, Chiara e
Cecilia ricordano con affetto i bei momenti trascorsi insieme a
Laura
- Milano, 29 giugno 2015.
Stefano, Maria Grazia, Morena, Gabriella e tutto
il personale del Reparto Solventi sono affettuosamente vicini alla dottoressa Ornella Melogli nel ricordo della sua cara sorella
Laura
- Milano, 28 giugno 2015.
Daniele e Giovanna con Michele e Tommaso annunciano la morte della
Dott.ssa Vanna Rubcich
ved. Cattaneo
Forte nella fede, ora, giusta tra i giusti, al cospetto
di nostro Signore.- Per informazioni sul funerale telefonare all’Impresa San Siro n. 02.32867.
- Milano, 29 giugno 2015.
Ciao
Vanna
ci mancherai tantissimo: Marilù Angelo Elena e
Chiara, Fiorenza, Barbara, Emilia, Lucia, Silvia, Renata. - Milano, 29 giugno 2015.
Pina e Vanda ricorderanno sempre la carissima
Vanna Cattaneo
Laura Melogli
- Milano, 29 giugno 2015.
Paola e Attilio sono affettuosamente vicini ad Ornella nel ricordo di
Laura
amata sorella. - Milano, 29 giugno 2015.
Partecipano al lutto:
– Gianluigi e Serena Milla.
Rita Airaghi abbraccia Ornella nel ricordo della
cara
Laura
Pina con Piero, Anna, Giovanni e Bianca si stringe con affetto a Daniele, Giovanna e ai ragazzi nel
ricordo di
Vanna
amica, sorella e compagna di tutta la vita.
- Arenzano, 29 giugno 2015.
Maria Carla e Totò sono vicini con tutto il loro
affetto in questo momento di immenso dolore
all’amico avvocato Daniele Cattaneo, per la perdita dell’amata madre
Vanna
- Milano, 29 giugno 2015.
Lo Studio Sanzo e Associati partecipa, commosso, al grave lutto che ha colpito l’avvocato Daniele
Cattaneo per la perdita della madre
Vanna
"Coloro che amiamo e che abbiamo perduto non sono più dove erano ma sono
ovunque noi siamo".
(Sant’Agostino)
Con immenso e profondo dolore la famiglia Zotti
annuncia la morte del caro
Angelo
di 67 anni.- I funerali avranno luogo giovedì 2 luglio alle ore 17 nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo
in Castrezzato, partendo dall’abitazione in via Valenca n. 34/C a Coccaglio alle ore 16.45 (corteo
dall’abitazione alla chiesa con mezzi propri).- La
veglia di preghiera si terrà mercoledì alle ore 20.Un sentito ringraziamento al Professor Adriano
Lazzarin e al Professor Paolo Grossi.- Si ringraziano anticipatamente quanti interverranno alla cerimonia.
- Coccaglio - Castrezzato, 29 giugno 2015.
- Milano, 29 giugno 2015.
Profondamente addolorati per la prematura
scomparsa del caro amico
Partecipano al lutto:
– Alberto e Charlie Ferré.
Angelo Zotti
Profondamente commossi partecipiamo al dolore della Dottoressa Ornella Melogli e famiglia per
la perdita della cara
Laura
siamo vicini al dolore della famiglia.- Patrizio Sami
Fabio Paolo Cavenaghi.
- Novate Milanese, 29 giugno 2015.
È mancato all’affetto dei suoi cari
Raffaele Giannone
nostra amica e collaboratrice per lunghissimo periodo.- Persona d’animo nobile e gentile.- Il suo
ricordo ed il rimpianto rimarranno in noi sempre
vivi.- Nessuno muore mai del tutto finché ne rimane vivo il ricordo.- Con tanto affetto Lina, Robert,
Christian ed Egon Parth.
- Milano, 29 giugno 2015.
Lo annunciano la moglie Claudia, il figlio Andrea
con Cristina, i nipoti, la sorella Mariarosa ed il fratello Annibale con Fiorenza.- Per il giorno e l’ora
dei funerali si prega chiamare l’Impresa San Siro
al numero 02.32867.
- Milano, 29 giugno 2015.
Alfio e Cesira Noto sono vicini con affetto ad Ornella nel dolore per la perdita della cara sorella
Tiziana Jannoni Cotta Ramusino con Sante, Federico e Marinella partecipa al grande dolore di
Claudia e della famiglia tutta per la scomparsa del
Laura Melogli
- Milano, 29 giugno 2015.
Contessa Donna
Edoarda Rusconi Clerici
de Ponti
Con grande dolore lo annunciano le figlie Gaspara
con Ugo Dozzio Cagnoni, Beatrice con Giusrico
Corradi Dell’Acqua, Marzia con Lodovico Doria
Lamba, Giovanna con Gianluca Sarto, e l’affezionatissima Annelise Buck.- Un grandissimo ringraziamento alle affezionatissime Helen e Daisy.- I funerali si terranno mercoledì 1 luglio nella chiesa
parrocchiale di Santa Maria del Carmine.- Per
l’orario telefonare al numero 02.40091823.
- Milano, 29 giugno 2015.
Partecipano al lutto:
– Gli affezionati amici Gian Battista, con Chiara,
e Alcherio Origoni della Croce.
– Giancarlo e Marina Robbi De Agostini.
Carissima
Cina
buona, intelligente, bellissima, amatissima sorella.- Nino de Ponti insieme a Giovanna, Edoarda e
Luca, Gaspare e Vittoria con Riniera, Ignazio e Tancredi, la ricorderà sempre con nostalgia partecipando con affetto al grande dolore delle care figlie
e di tutti i nipoti. - Milano, 30 giugno 2015.
Partecipano al lutto:
– Jacopo e Tinetta Gardella.
– Costanza Pagnacco e figlie.
– Maries e Giovanni Rizzoli.
- Milano, 29 giugno 2015.
- Milano, 29 giugno 2015.
Guido e Lalla Pozza con Lorenzo e Livia, Alessandra e Chicco partecipano con affetto al lutto di
Ornella e familiari per la scomparsa della sorella
Il giorno 29 giugno 2015 è serenamente mancata la
Dott. Raffaele Giannone
- Milano, 29 giugno 2015.
Con grande affetto e ammirazione ricordano la
loro amata
nonna Cina
i nipoti Giulia con Nunzio e il figlio Giuseppe, Stefano con Giulia e i figli Giovanni e Nicolò, Maria
Teresa, Edoarda, Federica, Orietta con Arrigo,
Francesco, Anna, Giovanni, Beatrice.
- Milano, 29 giugno 2015.
I nipoti Maria Grazia, Francesco e Violante, Ignazio e Silvia sono vicini alle loro cugine Gaspara,
Beatrice, Marzia e Giovanna nel momento della
scomparsa della loro cara mamma
contessa
Edoarda de Ponti
Rusconi Clerici
- Milano, 29 giugno 2015.
Franca Rusconi Clerici con Chiara, Piero e Marina, Andrea e Letizia, Marco e Fiammetta, Giulia e
Ferdinando e i loro figli è vicina con tanto affetto
a Gaspara, Beatrice, Marzia, Giovanna e alle loro
famiglie nel ricordo della cara cognata
Contessa
Edoarda Rusconi Clerici
de Ponti
- Milano, 29 giugno 2015.
Lorenzo e Corinna, Federico e Shefa, Giuseppe
e Stefania, Francesco e Fiorenza, Federico e Simonetta, Stefano e Roberta abbracciano commossi
Giovanna e le sue sorelle per la morte della loro
carissima mamma
Cina
- Milano, 29 giugno 2015.
Charlie e Maria Luisa Menni sono affettuosamente vicini a Gaspara, Beatrice, Marzia, Giovanna nel ricordo della loro mamma
Dott. Enrico Monti
Ciao amico compagno di infanzia scuola viaggi e
tante illusioni, col cuore affranto arrivederci.Gianni Sylvia. - Roma, 29 giugno 2015.
Gimo, ancora incredulo, piange
Enrico
amico fraterno di sempre e si stringe con affetto a
Viviana e Anna. - Milano, 29 giugno 2015.
Ciao
Enrico
abbiamo fatto tanta strada insieme, in salita ed in
discesa, ma sempre tenendoci per mano sulla via
maestra, senza scorciatoie e saltafossi.- Dal tuo
amico e collega Nino Clerici, con Beatrice e Carla,
con Patrizia, Anna, Barbara ed Angela un grosso
abbraccio con tutto il nostro cuore a Viviana, Giulia
e Anna. - Milano, 28 giugno 2015.
Andreas Kipar e Giovanni Sala sono vicini alla
famiglia e allo Studio Monti nel ricordo dello stimatissimo
Dottor
Enrico Monti
- Milano, 29 giugno 2015.
Ricorderemo sempre con grande affetto e profondo rimpianto l’amico e collega
Enrico Monti
Marco Salomoni e tutto lo studio.
- Milano, 30 giugno 2015.
Paolo e Lorenza sono vicini alla signora Nada, a
Irene e a tutti i famigliari per la perdita del caro
Ing. Mario Cetin
- Milano, 29 giugno 2015.
La Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Ospedale Sacco partecipa con affetto al dolore della Professoressa Cetin per la scomparsa del papà
Mario
- Milano, 30 giugno 2015.
Il Presidente Marinella Di Capua, il Consiglio Direttivo e il Comitato Scientifico di ASM, l’Associazione Italiana per lo Studio delle Malformazioni
Onlus, partecipano al dolore della Professoressa
Irene Cetin per la perdita del padre
- La Sforzesca, 29 giugno 2015.
I condomini di Villa Bertoni di Tremezzina si uniscono al grande cordoglio della famiglia per la perdita del caro
Guido Re
fondatore e primo Presidente ed esprimono sentite
condoglianze alla famiglia.
- Milano, 29 giugno 2015.
Annamaria Madricardo
Fassina
- Milano, 29 giugno 2015.
I funerali si svolgeranno a Milano presso la parrocchia di San Giuseppe Calasanzio, via Don Gnocchi
16 il giorno 1 luglio 2015 alle ore 9.
- Milano, 29 giugno 2015.
Procuratore Generale della Repubblica.
- Scarlino, 29 giugno 2015.
Il Presidente, il Segretario Generale, il Presidente
del Consiglio Nazionale, i componenti di Magistratura Indipendente del Consiglio Superiore della
Magistratura e tutti i colleghi di Magistratura Indipendente partecipano al dolore della famiglia per
la scomparsa di
Ugo Maderna
si è spento tra gli affetti e cure dei familiari.- I funerali: mercoledì alle 14.30 nella parrocchia di Seveso.- La famiglia. - Seveso, 29 giugno 2015.
Dottor
La sorella Annamaria, il fratello Gaetano con la
moglie Anna e i nipoti tutti profondamente addolorati ricordano
Ugo Maderna
- Seveso, 29 giugno 2015.
Mamma
mi piace pensare che un soffio di vento all’improvviso sia una tua carezza.- Tua Ro.
- Milano, 30 giugno 2015.
Angela Gattai Intenza
Nove anni fa ci ha lasciato dopo lunga malattia,
ma il suo ricordo è sempre vivo e nei nostri cuori.Decio, Chicco, Annamaria e Massimo, con i nipoti.
- Milano, 30 giugno 2015.
Domenica è mancato
Carlo Zanni
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L’accettazione delle adesioni è subordinata
al pagamento con carta di credito
Lo annunciano la moglie Paola, le figlie Roberta e
Laura e famiglie. - Milano, 29 giugno 2015.
Partecipano al lutto:
– La suocera Rosangela e Antonio con famiglia.
- Milano, 29 giugno 2015.
Dott. Tindari Baglione
30 giugno 2004 - 30 giugno 2015
Ester Marinetti Mauri
Ci manchi solo quando respiriamo.- La tua famiglia. - Milano, 30 giugno 2015.
L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano e il personale tutto sono vicini al Dottor Ingegner Luciano Fassina, già consigliere dell’ordine e
già Presidente della sua fondazione, per la scomparsa dell’adorata moglie
Antonella Mansi partecipa commossa al dolore
della famiglia Baglione per la scomparsa del caro
Furio Giazzi
- Tremezzina, 29 giugno 2015.
Presidenza e Consiglio Direttivo del Gruppo
Lombardo Giornalisti Pensionati ricordano con rimpianto
I Magistrati della Procura della Repubblica per i
Minorenni e del Tribunale per i Minorenni di Milano partecipano al dolore della collega Annamaria
per la perdita del fratello
Ing. Mario Cetin
Angela (Nannina) Somaini
Bettino, Tati e Carolina, nell’impossibilità di farlo
direttamente, ringraziano i tanti amici che hanno
preso parte al loro immenso dolore.
- Milano, 30 giugno 2015.
Guido Re
- Roma, 29 giugno 2015.
- Milano, 29 giugno 2015.
Tindari Baglione
Contessa
I cognati Laura Spano Zingarelli, Paolo e Marilena Spano, unitamente alle famiglie, sono vicini
con grande affetto a Franca, Giangiorgio, Gabriella e nipoti per la scomparsa dell’adorato cognato
Mario Cetin
magistrato di elevate qualità professionali e straordinarie doti umane.- Fondatore del gruppo di Magistratura Indipendente, appassionato difensore
dei valori di autonomia ed indipendenza della magistratura per l’affermazione dei quali ha profuso
tutto il suo impegno.- La sua vita ha costituito e
costituirà un esempio per tutti noi.
- Firenze, 28 giugno 2015.
Edoarda Rusconi Clerici
de Ponti
Professore presso l’Università degli Studi di Firenze.- Ne danno il triste annuncio le figlie Grazia,
Paola, Alessandra, la sorella Marcella, le rispettive
famiglie e tutti i congiunti.- La cerimonia funebre
si svolgerà nella parrocchia dell’Immacolata oggi
alle ore 10.- Seguirà la tumulazione nella cappella
privata del cimitero di Sarteano.- Si ringrazia sentitamente tutto lo staff medico ed infermieristico
dell’Unità Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi diretta dal Professore Laffi.- Non fiori, ma offerte a: iban IT64U0616002803000012707C00
Fondazione Italiana per lo Studio del Fegato onlus.
- Firenze, 30 giugno 2015.
Graziella Rodari
Cina Rusconi Clerici
- Milano, 29 giugno 2015.
Nannina Somaini
una Santa Messa in suffragio verrà celebrata presso la chiesa di Santa Maria della Passione il giorno
3 luglio alle ore 18.- La famiglia.
- Milano, 30 giugno 2015.
Giorgio e i figli Lucia e Gabriele, i nipoti Martina,
Pietro, Margherita e Francesco annunciano la
scomparsa dell’adorata
- Milano, 29 giugno 2015.
In occasione del trigesimo della scomparsa di
Paolo Gentilini
Cavaliere di Gran Croce
Nanni Marconi con i vecchi amici della Clinica
Ostetrica e Ginecologica dell’Ospedale San Paolo
è affettuosamente vicina ad Irene nel ricordo del
papà
Contessa
Marcello e Letizia, Ferrante e Camilla sono affettuosamente vicini a Marzia, Lodovico e a tutta la
famiglia nel ricordo della cara
È mancato all’affetto dei suoi cari
Raffaele Fiorillo
L’associazione culturale Sala delle Asse è vicina
al suo presidente Raffaele Casciaro e partecipa al
suo dolore per la scomparsa del padre
Luigi Casciaro
Corriere della Sera
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- Milano, 29 giugno 2015.
Partecipazioni al lutto online
€ 20
Barbara con Roberto, Federico con Laura Martina e Valeria annunciano la scomparsa di
Fotografia
€ 15
Biografia
€ 50
Luigi (Gino) Mapelli
Ci sono vicini in questo momento Ewa e Mohamed.
- Milano, 29 giugno 2015.
2014 - 2015
"Oggi un po’ di più una lacrima e un sorriso per te."
Lucia ricorda la sua mamma
Giuseppina Giovenzana
Saronni
a un anno dalla scomparsa.
- Milano, 30 giugno 2015.
Abbonamento annuale pagina defunto € 60
Fotografia + biografia +
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Nell’undicesimo anniversario della scomparsa di
Antoinette Rossi
Anniversari e ringraziamenti a modulo
i parenti tutti e i dipendenti di Esperis S.p.A. ricordano con grande affetto la Presidente e guida della
società per tanti anni.- Un caro ricordo anche al
fondatore Dottor Adriano Fayaud.
- Milano, 30 giugno 2015.
Corriere della Sera Gazzetta dello Sport
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Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
49
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Risponde Sergio Romano
LA RESISTENZA E LA MEMORIA
LA STRATEGIA DEI COMUNISTI
Caro Romano, il governo greco
è stato fortemente criticato
dalle istituzioni europee per la
decisione di sottoporre a
referendum il programma di
sacrifici richiesto dall’Ue. Se
non sbaglio, alcuni anni fa, nel
pieno della crisi finanziaria
che minacciava di travolgere
importanti banche europee, il
governo irlandese fece la
stessa scelta: sottopose a
referendum la richiesta di
restituzione dei prestiti
concessi alle banche irlandesi;
vinsero i no, i prestiti non
furono restituiti, ma poi
l’economia ripartì. Succederà
la stessa cosa anche ora?
Severo Ferrari
[email protected]
Lei si riferisce forse all’Islanda, duramente colpita dalla crisi del 2008. Il Paese era molto
indebitato con due Stati europei (Gran Bretagna e Paesi Bassi) e il suo Parlamento era disposto ad accettare una proposta di rimborso graduale avanzata dai suoi creditori. Ma un
quarto degli elettori chiese al
presidente della Repubblica,
con una petizione, di non firmare la legge. Il capo dello Stato accolse l’invito, vi fu un referendum nel marzo del 2010 e la
proposta anglo-olandese fu
bocciata dal 93% degli elettori.
L’Islanda non è membro dell’Unione Europea e i suoi vecchi
creditori sembrano decisi a ricercare il recupero dei prestiti
di fronte a un tribunale internazionale.
DEFAULT GRECIA / 1
Salvataggio improbabile
Sulla questione greca le parole
si sprecano mentre alcuni
membri della Bce dicono che le
porte sono aperte e che la Bce
darà la massima disponibilità
per un accordo. Comunque la
verità è una sola: la Grecia non
ha un quattrino da rimborsare
di Dacia Maraini
Solo la scuola può salvarci
dagli orribili femminicidi
LETTERE
AL CORRIERE
CRISI ECONOMICHE
Il caso dell’Islanda
● Il sale sulla coda
Aldo Cazzullo ha scritto che «è il momento di
riconoscere che la Resistenza è patrimonio della
nazione, non di una fazione». Giustissimo. Ma
chi non l’ha voluto per 70 anni? Nel 1954 Pietro
Secchia, nel suo libro I comunisti e
l’insurrezione, respinse l’accusa ai comunisti di
voler «monopolizzare la Resistenza». Lo stesso
anno Alessandro Natta cercò invano di
pubblicare con Editori Riuniti («disavventura»
la definì) il suo libro dall’inquietante titolo
L’altra Resistenza, che rievocava la sua vicenda
d’internato militare e uscì da Einaudi solo nel
1997, quando il comunismo sovietico era finito
da un po’. L’affermazione di Cazzullo è un
auspicio, non un fatto. Purtroppo la politica e
l’istruzione perpetuano la vulgata contraria
all’auspicio di Cazzullo.
Pietro Di Muccio de Quattro
di [email protected]
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579
@
[email protected]
www.corriere.it
[email protected]
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
Sareste
d’accordo se
anche in Italia i
formaggi si
facessero con il
latte in
polvere?
Caro Di Muccio,
onfesso di non sapere che cosa sia effettivamente accaduto in via delle Botteghe
Oscure quando Alessandro Natta (futuro
segretario del Partito comunista italiano)
cercò di pubblicare negli anni Cinquanta le sue
memorie sull’anno e mezzo trascorso in uno dei
campi di «internamento» dove i tedeschi tennero i militari italiani che rifiutarono di aderire alla
Repubblica di Mussolini. Per molto tempo abbiamo conosciuto quella vicenda soprattutto
grazie ai ricordi di Giovannino Guareschi, Giovanni Ansaldo e altre persone meno note al
grande pubblico. Ma credo che Aldo Cazzullo
abbia ragione quando constata la pluralità culturale e politica della Resistenza. E credo che lei
abbia ragione quando osserva che il Pci cercò di
monopolizzarla svalutando qualsiasi altro apporto.
La strategia del partito comunista obbediva ad
almeno due esigenze. In primo luogo occorreva
C
SUL WEB
Risposte alle
19 di ieri
(1032 votanti)
Sì
1%
99%
No
La domanda
di oggi
Il presidente
della Regione
Lombardia,
Roberto
Maroni: se
necessario,
chiudere le
moschee come
ha fatto la
Tunisia.
Condividete?
al Fmi o alla Bce e tanto meno
per pagare pensioni, stipendi e
quant’altro e il popolo è quasi
alla fame. Morale: se non ci
sono soldi come volete vada a
finire?
Rimo Dal Toso, Padova
© RIPRODUZIONE RISERVATA
parte dei pensionati. Non è
noto come uscirà la Grecia da
tutto ciò e quali saranno le
ripercussioni per l’Italia e
l’Europa, ma credo che al di là
delle varie rassicurazioni che
arrivano da più parti, non ci
sia da dormire tranquilli.
DEFAULT GRECIA / 2
Ripercussioni pericolose
Atene affossa le Borse europee
e il caos regna sovrano in
Grecia, dove le code ai
bancomat sono ormai
interminabili soprattutto da
dimostrare che il Pci aveva avuto un ruolo nazionale e non poteva essere accusato di avere servito gli interessi dell’Urss. L’accusa non era del tutto infondata, soprattutto quando furono in causa i confini orientali. Ma Palmiro Togliatti voleva
che il partito fosse percepito come una forza nazionale. Non lo chiamò «Partito comunista d’Italia», come dopo la scissione del Congresso di Livorno nel 1921, ma Partito comunista italiano; e
volle che sotto il suo nome e dietro la bandiera
rossa, apparisse una fettina di tricolore.
In secondo luogo, una Resistenza celebrata e
dominata dal Pci doveva sottintendere che la lotta contro i fascisti e i tedeschi era soltanto la fase
iniziale di un processo rivoluzionario destinato a
rinnovare radicalmente lo Stato e la società. La
promessa della rivoluzione rimase, per parecchio tempo, parte integrante della retorica del
partito e finì per produrre qualche inconveniente. Fu sempre più difficile per il Pci, con il passare del tempo, dimostrare che poteva essere contemporaneamente un partito rivoluzionario e di
governo. Una tale duplicità lo esponeva al rischio di essere poco credibile sia agli occhi di
molti moderati, sia a quelli di coloro per cui la
rivoluzione era un ideale irrinunciabile. Fu questa almeno una delle ragioni per cui il partito,
dopo l’inizio della fase del compromesso storico, fece molta fatica a controllare quella fazione
del suo «popolo» stalinista che Rossana Rossanda riconosceva come parenti in un Album di famiglia.
Tutto questo appartiene fortunatamente al
passato. Ma il clima e lo stile, nelle celebrazioni
del 25 Aprile, restano ancora tenacemente, per
molti aspetti, quelli di un tempo. Osservo infine
che quella festa ricorda la fine di una guerra civile e che la pacificazione, in questi casi, è possibile soltanto quando tutti riconoscono che dignità
e onestà non furono il monopolio dei vincitori.
Edda Migliori
[email protected]
UNIONE EUROPEA
Latticini e latte in povere
L’Ue ha comunicato all’Italia
che è finito il divieto di
produrre formaggi e latticini
con il latte in polvere. A me
sembra incredibile che l’Ue
voglia peggiorare la qualità dei
prodotti alimentari. Non trovo
giusto (e anche di cattivo
gusto! ) che Bruxelles sia
sempre pronta ad agevolare le
industrie casearie delle
nazioni aderenti all’Ue che
pretendono di produrre
latticini e formaggi di cattiva
qualità, utilizzando il latte
disidratato.
Giovannino Gliozzi
Reggio Calabria
T
roppi decessi annunciati, troppe donne
lasciate sole, che vanno incontro alla
morte, disperate e senza protezione.
Molte hanno denunciato colui che le
ucciderà, tante volte, per percosse e minacce
reiterate, ma è come se tutti fossero ciechi
sordi e muti di fronte alla continua mattanza
femminile. Prendiamo il caso di Loredana
Colucci, uccisa con sei coltellate dall’ex
marito, davanti alla figlia adolescente.
L’uomo, dopo molti maltrattamenti, tenta di
strangolare la moglie. Lei lo denuncia e lui
finisce in galera. Ma dopo pochi mesi è fuori.
E subito riprende a tormentare la donna.
Altra denuncia e all’uomo viene proibito di
avvicinarsi alla casa. Ma, curiosamente, dopo
venti giorni, viene revocata anche questa
proibizione. È bastata una distrazione della
moglie, perché il marito entrasse in casa e la
ammazzasse davanti alla figlia. Il giorno
dopo tutto il quartiere era in strada per
piangere pubblicamente una donna
generosa, grande lavoratrice e madre
affettuosa, morta a soli 41 anni, per mano
dell’uomo che diceva di amarla. Di casi come
questo ce ne sono più di duecento l’anno, il
che vuol dire uno ogni due giorni. Quasi
sempre morti annunciate. Ma io dico: se a un
politico minacciato si assegna subito la
scorta, perché le donne minacciate di morte
vengono lasciate in balia dei loro aguzzini?
Nel caso di Loredana, l’uomo ha avuto un
soprassalto di coscienza e si è punito da solo,
ma quante volte il marito si finge sconvolto
per la scomparsa della moglie, che poi viene
ritrovata in fondo a un fosso, strangolata o
accoltellata da colui che ha fatto la commedia
per mesi, piangendo sulla spalla della
suocera e del carabiniere?
Troppi uomini sono ancora prigionieri
dell’idea che l’amore giustifichi il possesso
della persona amata, e vivono ossessionati
dal bisogno di manipolare quella che
considerano una proprietà inalienabile. Ogni
manifestazione di autonomia viene vista
come una offesa che va punita col sangue. La
bella e coraggiosa trasmissione Chi l’ha
visto? condotta da Federica Sciarelli ne fa
testimonianza tutte le settimane.
La magistratura si mostra timida e parziale.
Di fronte ai delitti annunciati, allarga le
braccia e scuote la testa. Il fatto è che spesso
si considerano normali la gelosia da
proprietà, le percosse, i divieti, la brutalità in
famiglia. Che fare? Le leggi certamente vanno
rinvigorite, le protezioni rinforzate. Ma non
basta. È assolutamente necessario insegnare,
già dalle scuole primarie, che ogni proprietà
è schiavitù e la schiavitù è un crimine.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
INTERVENTI E REPLICHE
Scorrettezze stradali difficilmente punibili
Un lettore si chiede se oltre alla legge sull’omicidio
stradale ne esiste che una punisca il pedone che,
ad esempio, scende dal marciapiede senza
controllare a destra e sinistra (Corriere, 12 giugno).
È vero: troppi pedoni credono che le strisce
pedonali siano una totale salvaguardia per loro, ma
effettivamente può non essere così! Ma visto che
stiamo parlando di comportamenti non corretti,
vogliamo considerare anche: 1) l’indifferenza di chi
circola in bicicletta sui marciapiedi con pericolose
evoluzioni, non tenendo conto che da un portone,
un negozio può uscire un pedone. 2) Il malcostume
dei bar che, ottenuto il permesso di mettere
tavolini all’aperto, non si curano dello spazio per il
passaggio in sicurezza dei pedoni. 3) La
I «Diari» di Mussolini
L’articolo di Antonio Carioti sui controversi diari
«mussoliniani», apparso sul Corriere il 27 giugno,
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FONDATO NEL 1876
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Antonio Polito (ROMA)
Venanzio Postiglione
Giampaolo Tucci
Gerardo Braggiotti, Laura Cioli, Paolo Colonna,
Teresa Cremisi, Dario Frigerio,
Tom Mockridge, Stefano Simontacchi
DIRETTORE GENERALE DIVISIONE MEDIA
Alessandro Bompieri
Nidasio
maleducazione dei ciclisti che si infilano tra le auto
in sosta al semaforo, piazzandosi sulle strisce
pedonali con pericolo per chi li sta attraversando. I
comportamenti scorretti sulle strade sono
numerosi, ma sono difficilmente punibili a causa di
leggi poco efficaci, di forze dell’ordine spesso
impotenti e della superbia del singolo utente che
crede siano gli altri suoi simili a dover provvedere.
Soluzioni? Certo: educazione famigliare,
insegnamento del vivere civile nelle scuole, merito
a chi si comporta bene (e non è difficile!).
Alessandro Lori, Rovio (Svizzera)
Sede legale: Via Angelo Rizzoli, 8 - Milano
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indica — nella sintesi delle dichiarazioni di
Mimmo Franzinelli — i proprietari dell’agenda
1942, Dedo Tanzi e Ettore Lucini, quali
«neofascisti», mentre il giudizio espresso
nell’intervista si riferiva a loro come «estimatori
di Mussolini e collezionisti di suoi apocrifi».
Mimmo Franzinelli
Cedegolo (Bs)
Il ritorno della gara Venezia-Montecarlo
Nella didascalia relativa alla foto di pagina 37
sul Corriere del 28 giugno abbiamo scritto: « Il
saluto: la partenza dal Canal Grande nella prima
edizione della gara, nel 1990. La partenza non è
avvenuta dal Canal Grande ma dal Canale della
Giudecca. Ci scusiamo.
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La tiratura di lunedì 29 giugno è stata di 382.949 copie
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Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
50
#
Sport
Dopo il fallimento
Il Parma ricomincia dalla D
Basket
Gentile firma con l’Olimpia fino al 2018
Primi passi per il Parma post fallimento, con la fondazione della
società «Nuovo Inizio srl» che avrà la maggioranza del «Parma calcio
1913» e punta a chiedere l’affiliazione Figc per il campionato di D.
Nella cordata di imprenditori parmigiani spiccano Guido Barilla (pare
a titolo personale) e Gianpaolo Dallara dell’omonima azienda di auto.
Indiscrezioni vorrebbero un ritorno di Parmalat come sponsor.
Il presidente del club dovrebbe essere Nevio Scala, lo storico
allenatore degli Anni 90.
Alessandro Gentile, capitano dell’Olimpia, ha firmato un nuovo
contratto che lo legherà a Milano fino al 2018. Gentile ha detto no al
Barcellona rimandando anche il sogno Nba. «Sono contento
dell’arrivo di Repesa, ma dico anche grazie a Banchi», ha affermato,
spiegando: «Non potevo andare via dopo una stagione così
deludente e avendo scucito lo scudetto dalla maglia. Dentro ho il
fuoco della rivincita: il tricolore va riconquistato, non me ne andrò
fino a quando non succederà».
L’INTERVISTA FEDERICA PELLEGRINI
❞
Dopo Lucas
scegliere
Giunta
come
tecnico non
è stato un
salto nel
buio, ma
una scelta
naturale
una volta
deciso di
lasciare
i 400 sl
❞
In inverno
ho scoperto
due ernie,
alcuni
giorni non
riuscivo ad
alzarmi dal
letto. C’era
il rischio di
un’operazione, non
sapevo se
ne sarei
uscita
❞
I Mondiali
di Kazan li
affronto da
outsider. Le
altre vanno
fortissimo,
io arrivo a
fari spenti,
come piace
a me. In
passato mi
ha sempre
portato
fortuna
❞
Sì, dopo Rio
mi ritirerò.
Avrò 28
anni, un’età
in cui per
una donna
arrivano
altre
priorità.
Non ho
paura del
futuro, so
che riuscirò
a cavarmela
DAI NOSTRI INVIATI
VERONA Federica esce dall’acqua.
Nell’eremo di Verona è stata
un’altra mattina di fatica, un’altra mattina di felicità: «Sto bene,
sono tranquilla, il gruppo di lavoro è perfetto, c’è armonia. In
questi luoghi mi sento in pace».
Federica Pellegrini, il conto
alla rovescia per i Mondiali di
Kazan è cominciato. Come sta
andando la preparazione?
«Dopo gli Europei dell’anno
scorso ho cambiato tecnico, ho
chiuso con Philippe Lucas e ho
deciso di proseguire con Matteo
Giunta. È stata una scelta naturale una volta deciso di abbandonare i 400 sl, ma non un salto
nel buio: lavoravo già da due anni con Matteo come collaboratore di Lucas».
Un pregio e un difetto di
Giunta?
«Dopo i brutti Mondiali di
Doha in vasca corta ha capito gli
errori e ha aggiustato il tiro: l’ho
visto fare a pochi tecnici. Il difetto è che nella vita di tutti i
giorni è pigrissimo: si vede che
dà tutto in allenamento...».
È stato anche un inverno di
problemi fisici.
«Ho scoperto due ernie, il
mal di schiena mi ha consumato, c’erano giorni che non riuscivo neanche ad alzarmi dal
letto. Il dolore mi ha condizionato anche a Doha, ma non ne
ho mai parlato. Non mi piace
accampare scuse».
Ha avuto paura?
«A un certo punto non sapevo se ne sarei uscita, c’era addirittura il rischio di un’operazione. Per fortuna si è scelta la via
della cura, con un forte potenziamento del tronco. Incrocio le
dita, ma ora va tutto bene».
E infatti non è mai andata
così veloce in questa fase della
stagione.
«Vero, non ho mai nuotato
un Settecolli così bene (1’56’’06,
5° tempo stagionale nei 200 sl,
ndr), ma la vera felicità è non
avere più dolore»
Come affronta i Mondiali?
«Da outsider. Le altre vanno
fortissimo, io arrivo a fari spenti, come piace a me. Mi ha sempre portato fortuna».
Sarà il suo settimo Mondiale. Una lunga avventura.
«Nel 2003 a Barcellona ho
iniziato la carriera in nazionale:
staffetta 4x100 sl e 40 di febbre...
Ma in generale i Mondiali mi
hanno sempre regalato soddisfazioni. C’è stato anche qualche basso, ovvio, ma io sono
contenta. Ci vogliono, altrimenti sarei una macchina».
Ma c’è qualcosa che cambierebbe nella sua carriera?
«Mi fa male aver fallito all’Olimpiade di Londra 2012».
A Kazan l’appuntamento è
per il 4 e 5 agosto: i «suoi» 200
sl. Ci racconta del suo amore
per questa gara?
«Ogni persona è fatta per fare
una cosa nella vita, la mia sono i
200 sl, per caratteristiche mentali e fisiologiche. L’ho capito
dai primi successi a 16 anni che
erano il mio destino».
Le avversarie pericolose?
«La Sjostrom se farà i 200,
ma li farà... Le americane
Franklin e Ledecki. La Hosszu.
La Heemskerk che sta andando
Ineguagliabile Federica Pellegrini, 26 anni, è già concentrata sui due prossimi impegni che concluderanno la sua strepitosa carriera: i Mondiali e l’Olimpiade (Afp)
«Ora mi diverto, vedrete
qualcosa di buono farò»
La campionessa si prepara
ai Mondiali nell’eremo
di Verona: «Mi sento in pace,
il gruppo di lavoro è perfetto»
come non mai. Sarà già una finale la semifinale...».
E la staffetta 4x200 sl?
«Se siamo tutte in forma possiamo fare qualcosa di storico
per il nuoto femminile italiano.
Ci dobbiamo credere. Amo
l’idea di una fatica condivisa in
uno sport individuale».
Ha sempre detto che dopo
Rio 2016 si ritirerà.
«Confermo. Lo so che fa scalpore, ma per me è normale: sono qui da quando avevo 16 anni,
vorrei anche provare altro. A
quell’epoca avrò 28 anni, un’età
in cui per una donna arrivano
altre priorità. Magari poi cam-
Con Filippo
Federica
Pellegrini con
Filippo Magnini,
33 anni. I due,
ora fidanzati,
lasceranno
le gare dopo
l’Olimpiade
e dovranno
decidere dove
vivere assieme
bio idea, ma l’orientamento è
decisamente quello».
E questo «altro» dopo il
nuoto che cos’è?
«Ora ho i Mondiali e l’Olimpiade, troppo importanti per
distrarmi . So che dopo riuscirò
a cavarmela, non c’è fretta».
Quando si dice la fiducia in
se stessi...
«Non ho paura del futuro,
non cerco lavori da persona famosa, non avrei problemi a restare in piscina e allenare».
È un passaggio naturale per
tanti nuotatori.
«E a me piacerebbe. Magari
non un semplice scuola nuoto,
ma dei corsi di formazione: la
mia esperienza potrebbe essere
utile a molti».
Che cosa racconterebbe per
prima cosa?
«Che gli allenatori mi hanno
sempre distrutto e che la mia filosofia è sempre stata: entro in
acqua per prima, esco per ultima. Anche se non sono per la
quantità a tutti i costi. Il valore
fondamentale è la qualità».
E il carattere?
«Beh, quello lo devi avere
dalla nascita. Uno non sceglie il
nuoto se non ha carattere. Troppo difficile e introspettivo: se
non hai la testa, lo abbandoni
naturalmente»
A proposito di fatica: qual è
la sua ricetta giornaliera?
«Nuoto 7,5/8 km a seduta:
due giorni la settimana doppia
seduta; tre giorni, una seduta in
vasca e una in palestra; il sabato
una sola seduta in vasca; domenica riposo».
E lo scarico prima del grande evento quando arriva?
«Io scarico pochissimo: dieci
giorni prima della gara. Sono
masochista fino alla fine...».
Facciamo un gioco: all’Olimpiade le offrono di gareggiare anche in un altro
sport. Quale sceglie?
«Atletica, i 400 metri: il giro
della mor te».
C’era da scommetterci...
«Amo molto correre. Però
non mi dispiace neanche il salto
in lungo».
Con Magnini come va?
Chi è
● Federica
Pellegrini è
nata a Mirano
(Venezia) il 5
agosto 1988.
Misura 177 cm
per 65 kg
● Ha vinto 4
titoli mondiali
consecutivi nei
200 e 400 sl, è
stata la prima
italiana a
vincere un oro
olimpico nel
nuoto: per lei 1
oro e 1 argento
olimpico, 4 ori,
2 argenti
e 1 bronzo
mondiali, 6 ori,
1 argento e 4
bronzi europei;
in vasca corta
1 argento
e 3 bronzi
mondiali, 5 ori,
2 argenti e 5
bronzi europei.
Ha vinto
98 titoli italiani
«Per adesso, bene. Meglio dire “per adesso”, no? Porta fortuna...».
Un «per adesso» che dura
da quattro anni.
«Tra alti e bassi abbiamo trovato l’equilibrio. Ma dopo Rio ci
sarà un’altra evoluzione: smettendo entrambi di nuotare dovremo pensare a organizzare la
vita di tutti i giorni».
Avete idee diverse?
«Sui valori di fondo no. Il
problema sarà decidere dove
stare. Le nostre famiglie vivono
in posti diversi (Spinea Federica
Pellegrini, Pesaro Filippo Magnini, ndr), ma dopo tanti anni
in giro per il mondo, quando ti
fermi e hai dei figli, vuoi stare
vicino alla tua famiglia. Vedremo».
Il gossip le dà sempre fastidio?
«Il gossip mi piace quando lo
gestisco io».
Non sempre è così.
«Beh, certo, ci sono stati periodi pesanti, ma ora va meglio.
Vivere a Verona poi aiuta: qui al
massimo arrivano a consegnarmi il Tapiro. Ne ho già tre, Filippo uno. Li metterò in bacheca
con le medaglie».
Ne prevede per Kazan?
«Da sempre ho una sola scaramanzia: non fare pronostici.
Io spero di divertirmi. E quando
mi diverto qualcosa di buono
faccio».
Alessandro Pasini
Roberto Perrone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
SPORT
51
#
Atletica
Justin Gatlin (foto) ha dominato la finale dei 200 metri ai Trials di
domenica sera a Eugene, tagliando il traguardo con il super tempo di
19’’57. Una prestazione che lo pone al quinto posto nella classifica di
tutti i tempi dietro al record del mondo di Bolt (19’’19), a Blake, a
Johnson e a Dix. A 33 anni suonati il newyorkese ha corso una gara
quasi perfetta con un’azione radente e poca fase aerea,
magnificamente efficace in curva. A parte una piccola sbandata al
raccordo, assetto esemplare e centrale sul rettilineo, con
l’impressione di un aumento di velocità dai 140 ai 180. Il suo 19”57
migliora anche il mondiale stagionale che già gli apparteneva,
Gatlin non si ferma
I 200 ai Trials in 19’’57
5° tempo di sempre
Bolt è avvertito
ritoccandolo di undici centesimi. Ma Gatlin non è stato l’unico
protagonista nella velocità: il giovanissimo Miguel Francis (20 anni)
si è laureato campione di Antigua e Barbuda nei 200 metri fermando
il cronometro su un impressionante 19’’76. Francis ha realizzato
questa performance a St. John’s, la capitale, malgrado un vento
contrario piuttosto deciso (-1,1 metri al secondo). A soli 20 anni,
Miguel Francis ha stabilito così la 14ª miglior prestazione all time,
aprendosi grandi prospettive per i Mondiali di atletica in programma
a Pechino dal 22 al 30 agosto. Si preannunciano tempi duri per il
lampo Usain Bolt.
Le Olimpiadi in Europa su un’unica tv
Il Cio cede i diritti dei Giochi fino al 2024 a Discovery ed Eurosport. Il progetto è un canale monotematico
pay: Discovery Channel, Discovery Science, Animal Planet,
Travel&Living, Discovery World, Eurosport 1 e 2), quartier generale del Sud Europa, è il terzo
editore televisivo nazionale.
Già canale multidisciplinare
grazie a Eurosport (si era parlato anche di un avvicinamento
alla Formula 1, saldamente nelle mani di Sky, ma per ora l’interessamento si limita alla For-
MILANO Su quale canale tv l’inte-
1,3
miliardi
di euro spesi
da Discovery
Communications
per assicurarsi
l’esclusiva di
quattro
Olimpiadi
700
milioni
di potenziali
telespettatori
in tutta Europa:
la copertura
raggiungerà
50 Paesi e si
articolerà in 20
lingue diverse
ra Europa (tranne la Russia) tra
nove anni vedrà i 100 metri di
Roma 2024, evento clou della
XXXIII Olimpiade estiva? Eurosport.
Se i Giochi del 2024, cui Roma ambisce, sono ancora vacanti (decisione nel luglio
2017), ieri il Comitato Olimpico
Internazionale si è portato
avanti con il lavoro assegnando
per 1,3 miliardi di euro a Discovery Communications, casa
madre di Eurosport, i diritti televisivi di PyeongChang 2018
(Olimpiade invernale), Tokyo
2020 (Olimpiade estiva) e delle
edizioni 2022 e 2024, ancora da
decidere. L’accordo ha valore
su tutte le piattaforme, inclusa
la televisione free-to-air, la Paytv, Internet e la telefonia mobile in tutte le lingue dei 50 Paesi
e territori del continente europeo (dai Giochi 2018 e 2020 sono escluse Francia e Gran Bretagna: in quei Paesi i diritti erano già stati assegnati).
Non è la prima volta che i
Cinque Cerchi, marchio di cui
il Cio è proprietario, lasciano la
tv pubblica per approdare su
una piattaforma a pagamento.
Vancouver 2010, Londra 2012 e
Prima volta
Cinque Cerchi per la
prima volta in esclusiva
per tutto il continente
alla stessa corporation
Sochi 2014 in Italia sono state
trasmesse da Sky e Rio 2016
tornerà sulla Rai per 65 milioni
di euro. È la prima volta, però,
che il massimo evento sportivo
a livello mondiale viene venduto in esclusiva per tutta l’Europa (700 milioni di telespettato-
Tennis
Leonessa
Francesca
Schiavone,
35 anni, ieri
eliminata al
primo turno di
Wimbledon, suo
60° Slam di fila
(Epa)
La Schiavone pianifica il ritiro
«Record di Slam, poi insegno»
I risultati
degli italiani
Uomini:
Nishikori (Gia,
n. 5) b. Bolelli
6-3 6-7 6-2
3-6 6-3
Donne: Krunic
(Ser) b. Vinci
6-2 6-4,
Errani (n. 19)
b. Schiavone
6-2 5-7 6-1,
Diyas (Kaz)
b. Pennetta
(n. 24)
6-3 2-6 6-4
Così oggi
Uomini: Vanni
c. Ward (Gbr),
Seppi (n. 25)
c. Klein (Gbr),
Lorenzi
c. Vesley (Cec),
Fognini (n. 30)
c. Smyczek
(Usa)
Donne: Knapp
c. Rybarikova
(Svk), Pereira
(Bra) c. Giorgi
(n. 31)
Così in tv
ore 12.30 Sky
(g.pic.) Bye bye Francesca, Leonessa a
imperitura memoria, eliminata ieri in tre set nel
derby sorellicida con Sara Errani al primo turno
di Wimbledon e incapace di pronunciare la
parola che terrorizza tutti i campioni: ritiro. In
conferenza stampa Francesca Schiavone, regina
del Roland Garros 2010, ha estratto dalla tasca
un foglietto e ha letto: «Perdere è qualcosa con
cui fare i conti. Oggi succede più spesso di
cinque anni fa, ma è un processo naturale che
non mi spaventa anche se continua a non
piacermi». L’obiettivo, prima di dire basta
definitivamente, è centrare il record di Slam
consecutivi (tra le donne appartiene alla
giapponese Sugiyama con 62), Francesca ieri ha
infilato sulla sua collana il 60° consecutivo ma
si sta già apparecchiando il futuro: «Il tennis
sarà sempre la mia vita e non tradirò le mie
caratteristiche di gioco sin tanto che sarò in
attività e le trasmetterò cercando di trasferirle
anche nel mio post carriera: c’è un modo di
interpretare e giocare il tennis che ho
intenzione di insegnare ai giovani che hanno
voglia e talento di lottare». È dunque per il
Guinness dei primati che vedremo ancora
Francesca a New York, e poi a Melbourne e
Parigi nel 2016, se non si stancherà prima di
questo forsennato inseguimento
all’immortalità. Giornata nera per il
contingente italiano: fuori (male con la kazaka
Diyas) la Pennetta, eliminato (con onore) Bolelli
da Nishikori, troppo esangue la Vinci. Oggi
tocca a Fognini, Seppi, Vanni, Lorenzi, Knapp,
Giorgi, tutti in cerca di splendore nell’erba.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ri) alla stessa corporation. In
Italia Discovery, guidata dall’ad
(corteggiata dalla Rai) Marinella Soldi, 14 canali multipiattaforma (7 sul digitale terrestre:
Realtime, DMax, Giallo, Focus,
K2, Frisbee e Deejay tv, canale
generalista, l’ultimo acquisto; 7
Diretta tv
Usain Bolt ripreso
dalle telecamere
dopo l’oro 2008
(Epa)
mula E), Discovery fa il salto di
qualità diventando a pieno titolo la rete olimpica. Se poi i
Giochi 2024 dovessero finire
dentro il Colosseo, filtra dagli
uffici milanesi (dove si incrociano le dita), bingo.
«È un accordo importante e
siamo lieti che Eurosport, la casa paneuropea degli sport
olimpici, sia nostro partner —
è il commento del presidente
del Cio, Thomas Bach —. L’ac-
cordo garantisce un’ampia copertura dei Giochi olimpici in
tutta Europa, compresa la garanzia di offrire copertura televisiva free-to-air in tutti i territori». Bach ieri ha sottolineato
che «gli introiti generati da
questa partnership a lungo termine saranno ridistribuiti dal
Cio in tutto il movimento olimpico, a supporto dello sport».
Ma è soprattutto un altro
aspetto dell’accordo a interessare il presidentissimo del Cio.
Bach, infatti, ha in mente di
mettersi come fiore all’occhiello della sua prima presidenza
— oltre alla riforma dell’agenda olimpica che ha cambiato i
criteri di candidatura permettendo a Roma di lanciarsi all’inseguimento dell’Olimpiade
2024 — un canale monotematico. Il Cio ha stanziato un budget di 600 milioni di dollari per
le prime sette stagioni di attività, a partire dalla primavera
dell’anno prossimo, con sedi a
Madrid e Losanna. Ed è chiaro
che Discovery Communications sarà funzionale alla nascita della tv a Cinque Cerchi.
Questa sì, una vera primizia.
Gaia Piccardi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
52
#
Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
SPORT
53
#
L’accordo
Diritti tv, Borsa
e consulenti sportivi
Ecco il piano di Bee
per far ricco il Milan
L’accordo tra Silvio Berlusconi e Bee Taechaubol sarà chiuso, al più tardi, il 31 luglio. Questa è la volontà di entrambe le
parti, che continuano a perfezionare il contratto senza, fin
qui, aver incontrato grossi
ostacoli. Nei prossimi giorni
della trattativa si occuperà (attraverso videoconferenze) direttamente Taechaubol.
Ma cosa c’è nel business plan
presentato da mr Bee e che gli
studi legali si stanno rimpallando? Chi l’ha letto, a Milano e
Bangkok, è in grado di illustrare al Corriere un progetto davvero ambizioso, dettagliatissimo, che prevede di potenziare
ogni aspetto della società, con
consulenti di fiducia già individuati per ogni settore: tecnicosportivo, finanziario, marke-
ting-diritti tv. L’obiettivo è trasformare il Milan in un’azienda
redditizia. Possibile? È la scommessa di Bee, che investirà 480
milioni per il 48% della società
convinto di raddoppiare il valore del club. Intanto, come
detto più volte, è stato previsto
un finanziamento interno di
150 milioni da parte di Fininvest.
Gli aspetti commerciali rappresentano l’ambito d’azione
più naturale per un magnate
come mr Bee, che però si sta
appassionando al calcio a 360
gradi (tanto che chi gli sta vicino comincia a dubitare che il
thailandese poi si defili una
volta realizzato l’investimento).
La quotazione in Borsa a Hong
Kong è solo l’epilogo del progetto: prima, il prodotto Milan
va «lucidato» e fatto conoscere
al meglio. È previsto un complesso piano di fidelizzazione
dei tifosi, naturalmente con i
mercati asiatici come orizzonte
di riferimento. Non solo magliette in vendita, comunque.
In questo senso un ruolo essenziale — su cui Mr Bee intende concentrarsi — l’avrà la ridiscussione dei diritti tv: l’obiettivo è quello di aumentare
l’esposizione del Milan in Asia,
trasmettendo le partite dei rossoneri, secondo il modello delle squadre inglesi. Infront ora
ha un contratto con il club di
via Aldo Rossi fino al 2016.
L’architettura finanziaria
dell’operazione la sta studiando anche un italiano, Federico
Bazzoni, responsabile M&A
della banca d’affari cinese Citic
Soci
Il presidente
del Milan Silvio
Berlusconi con
Bee Taechaubol:
l’accordo per
l’ingresso
del magnate
thailandese dovrà
essere chiuso
entro il 31 luglio
e le trattative
continueranno
in questi giorni in
videoconferenza
(Ansa)
Securities, advisor di Taechaubol: sembra che abbia già trovato un buon riscontro da parte
di grandi investitori. Infine,
Bee intende rafforzare anche le
proprietà immobiliari: il progetto stadio naturalmente gli
interessa, sta valutando le migliori soluzioni, ma ancora non
l’ha discusso con il Milan.
L’aspetto forse più nuovo è
che mr Bee ha però in mente di
occuparsi anche degli aspetti
tecnico-sportivi attraverso una
serie di consulenti (stranieri),
definiti «di primissimo livello». Adriano Galliani resta naturalmente nel suo ruolo, come previsto dall’accordo quadro (d’altronde, che la governance non venisse toccata e
che il controllo del club rimanesse nelle mani di BerlusconiGalliani-Barbara è stata una
delle ragioni che hanno convinto a firmare). D’altra parte è
logico che Taechaubol, con il
48% del club, voglia affidarsi a
professionisti di sua fiducia,
che diventeranno figure chiave
nel suo Milan (ancora non si sa
chi entrerà nel Cda). Fin qui,
l’unico consulente di mr Bee
conosciuto è Nelio Lucas, ad
del fondo Doyen, che doveva
seguire il mercato assieme a
Galliani, ma che pare non abbia un ruolo così centrale. Il 31
luglio ne sapremo di più.
Arianna Ravelli
Mercato
Inter beffata
Imbula al Porto
Mihajlovic sogna
Romagnoli
Finanziamenti
Il magnate Bee
Taechaubol
investirà 480
milioni per il
48% del Milan
con l’obiettivo
di raddoppiare
il valore del
club. Intanto, è
previsto un
finanziamento
interno di 150
milioni da parte
di Fininvest
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La crisi
Un anno dopo il buco nero è
sempre più grande e più profondo. Che fine ha fatto Balotelli? Sul giocatore che si è meritato la copertina di Time ed
era diventato il simbolo della
lotta al razzismo è calato un silenzio imbarazzante. Super
Mario è tornato malinconicamente Mario, lontano dalle prime pagine dei giornali e dalle
trattative di mercato. Su di lui
hanno scommesso e perso in
parecchi. Galliani, nel giorno
in cui riuscì a portarlo al Milan,
si avventurò in una previsione
che oggi suona beffarda: «Può
diventare uno dei primi cinque
giocatori al mondo». Oggi non
è tra i primi 100. Il suo talento
selvaggio, abbinato a una forza
straordinaria, è rimasto nell’umida Manaus, in quel colpo
di testa che un anno fa ha mandato al tappeto l’Inghilterra e illuso l’Italia al Mondiale in Brasile. Prandelli è un altro di
quelli che su Mario aveva puntato tutto e che Mario ha tradito. Un errore grave con la Costa
Rica, nella seconda partita, addirittura la sostituzione alla fine del primo tempo contro
l’Uruguay a Natal, il giorno della fine di una certa Italia, della
federazione di Abete, anche di
Balotelli. Il Liverpool è stato
un’illusione. Neppure Brendan
Rodgers, specialista nel risollevare campioni smarriti, è riuscito a rimetterlo in sesto.
Il volo a planare è diventato
una picchiata senza fine, sotto
ogni profilo, anche economico.
Al Manchester City, che lo aveva acquistato dall’Inter, Balotelli guadagnava 6 milioni, che al
Milan sono diventati 4 e al Liverpool 3,5. Ora sembra che
nessuno voglia più scommettere sul suo talento scomposto.
L’ultimo anno di Balo è stato
un calvario. Si è lasciato con
Fanny, l’ultima fidanzata e le
volte che è andato sui giornali è
stato solo per qualche apparizione notturna con il cappellino calato sugli occhi e una maglietta alla moda da bullo di periferia. Poca roba. Perché senza
In ginocchio Mario Balotelli, 25 anni il prossimo 12 agosto, ha disputato una stagione deludente con la maglia del Liverpool, dove è arrivato per 20 milioni di euro (Reuters)
La parabola triste di Balotelli
il bad boy che ora balla da solo
Doveva diventare un top player, adesso lo cercano Trabzonspor e Samp
Ultima partita
24 giugno 2014:
l’Italia perde
con l’Uruguay
ed è eliminata
dal Mondiale.
È l’ultima partita
di Balotelli
in azzurro
(Action Images)
Sopportato
La stagione
di Balotelli
al Liverpool
ha avuto pochi alti
e moltissimi bassi.
Qui è impegnato
in una rissa
con Huddlestone
(Reuters)
gol anche le imprese fuori dal
campo perdono di significato.
E di gol nella seconda vita inglese ne ha segnati pochini:
uno in Premier e tre nelle coppe. Così anche Rodgers si è stufato. Lui dopo Prandelli, dopo
Allegri, dopo Mancini e dopo
Mourinho. L’egocentrico Balo
ritiene che il calcio debba adattarsi a lui e non viceversa e allora balla da solo, fuori dagli
schemi e dal contesto tattico.
Nell’estate che sa di rilancio
per il calcio italiano, le offerte
latitano per lo sciupacchiato
Balotelli. Il Trabzonspor, periferia dell’impero, vorrebbe
portarlo in Turchia. Ed è l’unico club che si è fatto vivo sul serio. Mario, complice l’estate, è
sparito, lontano dagli occhi e
lontano dal cuore. La speranza
è che stia rimuginando sul suo
passato da bad boy e su come
domare quel misto di arroganza e timidezza che lo ha spinto
lontano da tutti i suoi allenatori prima rapiti e poi delusi dal
personaggio che ha sempre finito per schiacciare l’atleta. Se
non corri, non segni. Se non
segni non sei nessuno.
Ora Balotelli deve ricominciare daccapo, senza pensare ai
soldi. Zenga gli ha aperto uno
spiraglio alla Sampdoria. Sarebbe una scommessa per entrambi. Ma forse è il momento
giusto. Ora o mai più. Se Mario
ha capito i suoi errori, può ripartire. E sarebbe un bel messaggio nella stagione che porta
all’Europeo in Francia. Conte
non si è bruciato al fuoco di Balotelli, lo ha chiamato una volta
e mai più, ma ha chiuso la sua
prima stagione in Nazionale
con un messaggio: «Le porte
sono aperte per tutti». Anche
per Mario se ritroverà la strada
maestra.
Alessandro Bocci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
4
gol segnati
da Balotelli
nella stagione
2014-15:
1 in Premier
League (con 16
presenze), 1 in
Coppa di Lega
(7 presenze,
compresa
la FA Cup),
1 in Champions
(3 partite), 1 in
Europa League
(2 presenze)
Imbula no, Montoya sì. Sfuma
a sorpresa il secondo rinforzo
di qualità per il centrocampo
dell’Inter dopo Kondogbia.
Giannelli Imbula infatti è a un
passo dal Porto: un colpo di
scena in piena regola dopo che
venerdì scorso i nerazzurri
avevano raggiunto l’intesa con
il Marsiglia sulla base di un
prestito oneroso (1 milione)
con obbligo di riscatto fissato a
19 milioni. Anche l’accordo
con il giocatore era stato
imbastito (2 milioni a stagione
più bonus per 5 anni) ma la
firma sul contratto non è
arrivata. E così, grazie a quanto
pare anche all’attivismo della
Doyen Sports, il fondo di
investimento guidato da Nelio
Lucas, il Porto ha trovato
terreno fertile per inserirsi. Il
dado sembra ormai tratto:
Imbula è a un passo dal Porto;
al Marsiglia andranno 23-25
milioni. L’Inter torna all’antico
e ripensa concretamente a
Felipe Melo. Con il brasiliano è
già stato portato avanti un
discorso sulla base di 3 milioni
a stagione per due anni. Resta
da trovare l’intesa con il
Galatasaray. Le alternative
sono Obi Mikel (Chelsea) e
Song (del Barcellona ma
reduce dal prestito al West
Ham). Buone notizie, invece,
per Roberto Mancini sul fronte
Montoya. «Manca soltanto il sì
del Barcellona — conferma
l’agente dell’esterno, Juan
Carrasco — arriverà in prestito
biennale». Due anni di
prestito, quindi, a 1 milione
più un diritto di riscatto sugli 8
milioni. Il Milan, intanto,
accoglie Bertolacci. Ieri è stato
il primo giorno da giocatore
rossonero per l’ex romanista
con visite mediche, firma sul
contratto e prime parole: «Il
Milan era la mia prima scelta.
Ho già parlato con Mihajlovic,
c’è entusiasmo per far tornare
grande questa squadra».
Adriano Galliani pensa a un
altro possibile affare con la
Roma. Piace molto Alessio
Romagnoli, difensore classe
’95 cresciuto nelle giovanili
giallorosse e reduce da
un’ottima stagione in prestito
alla Sampdoria. Guarda caso
l’allenatore era Sinisa
Mihajlovic che ora spinge per
portarlo con sé al Milan. La
Roma ritiene incedibile il
ragazzo ma per una cifra dai 20
milioni in su potrebbe
ragionare sulla cessione.
Essendo Romagnoli cresciuto
nel vivaio, la sua vendita
produrrebbe una significativa
plusvalenza in bilancio. E un
tesoretto del genere sarebbe
importante per poter operare
con serenità sul mercato. La
Roma cerca infatti un
centravanti e il nome forte è
Edin Dzeko del Manchester
City. In uscita c’è Mattia Destro
per il quale è ancora viva la
pista Monaco. Dopo i problemi
di ieri, i contatti tra i club sono
ripresi e si lavora a un’intesa in
tempi rapidi. Si è bloccato,
invece, il passaggio di
Gervinho all’Al Jazira. È saltata
la trattativa tra l’ivoriano e il
club di Abu Dhabi per le
elevate richieste fatte dal
giocatore. Oggi sarà il giorno
di Salah (è in arrivo l’avvocato
egiziano): la Fiorentina è
fiduciosa. Inter, Roma e Juve
restano in agguato. Il Borussia
Dortmund ha tolto Immobile
dal mercato: sarà vero o è solo
una manovra strategica?
Filippo Bonsignore
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
54
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Tv
TELERACCOMANDO
di Maria Volpe
Lang Lang
suona in diretta
dagli Arcimboldi
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Torino, Roma e
Firenze, il grande pianista
cinese Lang Lang (foto)
raggiunge Milano. Stasera,
in diretta dal Teatro degli
Arcimboldi, eseguirà un
programma che accosta il
«Concerto Italiano» di Bach
a pagine romantiche come
«Le stagioni» di Ciajkovskij
e i quattro «Scherzi» di
Chopin. La tappa milanese
sarà ripresa anche oltre il
palcoscenico per diventare
parte di un documentario
che racconterà non solo i
concerti, ma anche gli
incontri del musicista in
questa sua «avventura
italiana». Il live fa parte di
«Expo in Città», il
cartellone di iniziative
organizzate dalla Città di
Milano per l’Expo, di cui
Lang Lang è Ambassador.
Viaggio in Italia
Rai5, ore 20
Benvenuti e Ricci
a caccia di emozioni
U
n leggero film estivo
con un cast divertente.
Che cosa succede se un
padre e una madre di
famiglia (Alessandro
Benvenuti ed Elena Sofia
Ricci), appena lasciati i figli
a una gita scolastica,
abbordano per caso una
ragazzina (Micaela
Ramazzotti) che si rivelerà
essere l’amante del loro
migliore amico (Ricky
Tognazzi), sposato con la
loro migliore amica
(Giuppy Izzo)?...Una serata
«trasgressiva» si
trasformerà in un incubo.
Commedia sexy
Rai2, ore 23.20
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Corriere della Sera Martedì 30 Giugno 2015
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Sul web
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
A FIL DI RETE di Aldo Grasso
Di fronte all’«Elisir» di Mirabella siamo tutti malati immaginari
Vincitori e vinti
Q
uasi tutti i medici hanno la loro malattia preferita e Michele Mirabella, medico honoris causa, ha quella del linguaggio: gli piace molto ascoltarsi e così infila parole auliche, a proposito o a sproposito, fa sfoggio di vocaboli a effetto, di quelli che
riempiono la bocca. Come fa il suo allievo Paolo Bonolis. Così, per il gusto di farlo. Da vent’anni, tutte le
estati, il lunedì sera Mirabella conquista la prima
serata di Rai3 e la trasforma in un ambulatorio.
Una trasmissione così la si segue solo per empatia, per quel piacere un po’ perverso di sentirsi addosso tutte le malattie di cui si parla.
Michele è accompagnato da Virginie Vassart (nel
POLIZIOTTI FUORI - DUE...
Bruce Willis
Serata in commedia per
Italia 1: gli spettatori sono
1.530.000, per una share
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SCORPION
Elyes Gabel
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sonno, di grassi buoni e di grassi cattivi (titolo della
rubrica: «A qualcuno piace Grasso»), della digestione dei cibi fritti (in particolare del pesce). Va
tutto bene, purché in dosi moderate, facendo prevalere il buon senso.
Di fronte a «Elisir» siamo tutti malati immaginari, ipocondriaci, vagamente depressi. Per questo i
medici dell’ambulatorio devono fare gli spiritosi,
tranquillizzare, rasserenare, mostrarsi sicuri: un
po’ dottori, un po’ attori.
Come i medici chiamati dalla Fata attorno al letto
di Pinocchio. Il loro celebre responso è: se non è
morto è vivo, se non è vivo è morto. Amen.
ruolo classico dell’infermiera bellona) e dal dott.
Giuseppe Ventriglia, medico di famiglia (per via
della rima).
Si parla di caldo e digestione e par di capire che,
d’estate, una zuppa di fagioli e cotiche (il primo
piatto che mi viene in mente) non sia proprio indicata. Cibi leggeri, raccomanda la prof. Elisabetta
Buscarini. «Soffro di reflusso, posso bere l’acqua
gassata?», telefona una signora. Ma certo, con moderazione. La moderazione e il buon senso sembrano essere la panacea di ogni malanno. Come conferma il dott. Ventriglia, medico di famiglia.
Si parla anche di sesso (Mirabella cambia faccia e
assume quella dell’esperto), di colite, di disturbi del
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Martedì 30 Giugno 2015 Corriere della Sera
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