Supplemento di SCOUT D’EUROPA n.3 – marzo 2008 – rivista mensile –Sped. In A.P. art.2 comma 20/c legge 662/96 – filiale di Padova ISSN 1127-0667
Scout d’Europa
n. 8
Foglio di collegamento per Capi Gruppo e Assistenti – Anno scout 2007/2008 – B
n. 7
Foglio di collegamento per Capi Gruppo e Assistenti – Anno scout 2007/2008 – B
a cura della Pattuglia Carpegna
Supplemento di
Scout d’Europa
n. 3 - marzo 2008
Rivista mensile della
Direttore Responsabile: SOLIDEO SARACCO
Direzione, Redazione e Amministrazione: Via Anicia, 10 – 00153 Roma
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 17404 del 29/9/78
ISSN 1127-0667
Spedizione in abbonamento postale art.2 comma 20/c . Filiale di Padova
Stampa: ADLE Edizioni – Padova
Indirizzo e-mail della redazione: [email protected]
SOMMARIO
ECCOCI DI NUOVO!
INCONTRO DI FORMAZIONE CG
LETTERA DEL PAPA SULL’EDUCAZIONE
“PERCHE’ NON CI HO PENSATO PRIMA?” 2° puntata
LETTERA APERTA A…
ULTIMISSIME DALL’ASSOCIAZIONE
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Pag. 3
Pag. 3
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Pag. 9
Pag.11
Pag.12
ECCOCI DI NUOVO!
Vi siete accorti? Abbiamo raggiunto un nostro sogno: è “solo” marzo e stiamo uscendo con il 2°
numero di “E’ ovvio?” di quest’anno. Ciò significa che riusciremmo nell’intento di uscire con almeno
3, e forse addirittura 4 numeri del nostro foglio di collegamento, in un anno scout!
In questo numero troverete solo due testi, ma decisamente “pieni” di idee e di spunti di riflessione:
la 2° puntata della riflessione di Demetrio, attesa da molti, ma prima ancora la lettera di uno
scrittore specialissimo, Sua Santità Benedetto XVI, sull’educazione.
Conclude il numero una provocazione che vuole suscitare interesse, risvegliare riflessini e favorire
uno scambio di riflessioni.
Ciò è stato possibile soprattutto grazie al lavoro di tutta la Pattuglia Carpegna, ma anche al vostro
sostegno. Da più parti infatti ci giungono segnali che questo foglio serve, che fa girare idee e
riflessioni e questo è esattamente lo scopo per cui è stato pensato!
Forti dell’idea che serva il confronto fra Capi Gruppo, ci siamo “imbarcati” anche quest’anno nel
preparare
L’INCONTRO DI FORMAZIONE CAPI GRUPPO E VICE CAPI GRUPPO
E L’INCONTRO DI FORMAZIONE PER ASSISTENTI
Siamo convinti che un incontro a livello nazionale resti un momento importante per un Capo
Gruppo, anche se sappiamo che molte Regioni hanno organizzato momenti di formazione per CG.
Ci sembra utile infatti che un CG possa confrontarsi con l’Associazione e con altri Capi, anche al di
fuori della propria realtà locale, per “respirare” l’aria associativa, confrontarsi con idee nuove,
rinforzare le convinzioni di sempre, accorgersi della necessità di rivedere qualche scelta, magari
non così sicura.
Come tutta l’Associazione sta ripetendo da tempo, la responsabilità di un CG in ambito associativo
è sempre più centrale e diventa fondamentale la possibilità di verificare certe scelte, alla luce
anche delle scelte associative.
Non ultima, la possibilità di un confronto anche con gli assistenti, presenti all’incontro, rende questi
momenti sempre arricchenti!
Vi invitiamo a passare questo foglio anche ai vostri VICE e ai vostri ASSISTENTI, in modo che
siano informati. Un incontro di formazione di questo tipo vissuto con il/la vice CG e l’assistente
aumenta sicuramente la sua utilità…
La data e la località sono confermate. L'incontro inizierà ufficialmente per tutti alle
14.00 di giovedì 3 luglio e terminerà alle 12.00 di domenica 6 luglio 2008(Per gli Assistenti
che lo desiderino, per motivi pastorali, l'incontro può concludersi sabato pomeriggio).
Il luogo è, come sempre, la base associativa “Brownsea” a Soriano nel Cimino (VT).
Per raggiungere la base: in automobile: uscire al casello di ORTE dell’autostrada A1 MilanoNapoli. Al casello girare a sinistra e prendere la superstrada per Viterbo. Uscire allo svincolo di
Vitorchiano e girare a sinistra. Passato l’incrocio in località “il Pallone” percorrere per Km 2 la S.P.
“Sorianese” in direzione “Soriano nel Cimino”. Girare a destra su strada sterrata (segnaletica
associativa). In treno si può utilizzare la linea Roma Ostiense – Viterbo P.ta Romana, oppure la
linea Roma - Firenze scendendo alla stazione FS di Orte. In caso di arrivo alle stazioni di Orte o
Viterbo P.ta Romana, avvisare in segreteria, in modo da poter organizzare un servizio di trasporto
per la base.
Il tema scelto per quest’anno sarà il rapporto del CG con i suoi Capi unità.
I dati tecnici sono quelli di sempre:
- quota per l'incontro (pasti forniti da una cambusa, materiale…): Euro 45,00, da versare in
parte (10 euro) al momento dell'iscrizione e da saldare all'arrivo sul posto.
-accantonamento in tenda. Chiediamo quindi che ognuno sia autonomo con la propria
tendina (per gli assistenti che ne facessero esplicita richiesta in segreteria c'è la possibilità di
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dormire in casa); vi chiediamo di essere autonomi ovviamente anche per quanto riguarda gavetta,
posate e tutto il materiale personale necessario…
-Pranzi preparati dalla cambusa dalla sera del giovedì. Vi preghiamo quindi
cortesemente, se arrivate prima di pranzo, di essere autonomi per il pranzo di giovedì. Verrà
invece fornito il pasto di domenica, nelle modalità concordate durante l'incontro, a seconda degli
orari di partenza. Dal momento che ci saranno alcuni momenti conviviali, sarebbe bello se ognuno
portasse qualcosa di "mangereccio", tipico della propria regione, da condividere nei momenti di
pausa…
- Materiale da condividere con gli altri: per i momenti "seri" invece può essere utile
avere con sé del materiale da presentare e condividere durante le chiacchierate (programmi di
gruppo, attività riuscite particolarmente bene, feste dei genitori, veglie di gruppo…), magari su fogli
già fotocopiati…in modo che tutti possano tornare a casa con idee concrete…
- Momenti di relax e bivacchi: abbiamo già sperimentato che, per i momenti di relax e per
i bivacchi, è bello se qualcuno porta la chitarra o altri strumenti, in modo da poter cantare
insieme con l'accompagnamento della musica.
In attesa di vederci, restiamo sempre a vostra disposizione per qualsiasi informazione, o
tramite la Segreteria, contattando direttamente oMarilinda o l'Assistente Generale, che fanno da
referenti per l'incontro (Marilinda tel. 0422 430809 / 328 7233691– e-mail: [email protected];
Don Stefano Di Caprio tel.340/3352707 oppure 329/3420250 – e.mail [email protected]). In
caso di ritardo o di comunicazioni urgenti dell'ultimo minuto, il recapito della base è 333 2325020
(Sandro)
Per l'iscrizione vi chiediamo, entro il 30 maggio, di compilare la scheda che trovate nelle
pagine centrali del foglio di collegamento e di farla pervenire direttamente a Marilinda o via
posta elettronica oppure a casa (M. Fanti V. Monfalcone 7 31100 TREVISO), unitamente alla
ricevuta del versamento dei 10 euro di iscrizione (versamento su c/cp n.16876005 intestato all'Ass.)
La scheda è molto importante, perché ci permette di preparare le chiacchierate in maniera
più rispondente alle vostre esigenze.... Grazie!
A presto dunque e buona strada!
La pattuglia Carpegna
…UN INTERVENTO QUALIFICATO…
Siamo felici di aprire questo numero di “E’ ovvio…” con una voce così alta e qualificata com’è
addirittura quella del Papa. Questa lettera ci è sembrata utile, non solo per la Chiesa di Roma, ma
anche per noi capi. Può essere interessante leggerla, tutta o in parte, all’inizio o durante una
Direzione di Gruppo o farne materiale per un’uscita o una traccia di riflessione. L’attenzione del
Papa per questa tematica viene confermata proprio in questi giorni, poiché il Papa l’ha presentato
con il titolo "Lettera sul compito urgente dell'educazione", proprio il 23 febbraio in piazza San
Pietro. Il Papa, parla dell’educazione come di una “preoccupazione” definendola “una grande
emergenza educativa.
Tutto ciò ci invita ancora di più a riflettere sull’importanza del nostro ruolo educativo.
Lettera del Papa alla diocesi e alla città di Roma sulla questione educativa
(21 gennaio 2008)
Cari fedeli di Roma, ho pensato di rivolgermi a voi con questa lettera per parlarvi di un problema
che voi stessi sentite e sul quale le varie componenti della nostra Chiesa si stanno impegnando: il
problema dell'educazione. Abbiamo tutti a cuore il bene delle persone che amiamo, in particolare
dei nostri bambini, adolescenti e giovani. Sappiamo infatti che da loro dipende il futuro di questa
nostra città. Non possiamo dunque non essere solleciti per la formazione delle nuove generazioni,
per la loro capacità di orientarsi nella vita e di discernere il bene dal male, per la loro salute non
soltanto fisica ma anche morale.
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Educare però non è mai stato facile, e oggi sembra diventare sempre più difficile. Lo sanno bene i
genitori, gli insegnanti, i sacerdoti e tutti coloro che hanno dirette responsabilità educative. Si parla
perciò di una grande "emergenza educativa", confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso
vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare
un senso alla propria vita. Viene spontaneo, allora, incolpare le nuove generazioni, come se i
bambini che nascono oggi fossero diversi da quelli che nascevano nel passato. Si parla inoltre di
una "frattura fra le generazioni", che certamente esiste e pesa, ma che è l'effetto, piuttosto che la
causa, della mancata trasmissione di certezze e di valori. Dobbiamo dunque dare la colpa agli
adulti di oggi, che non sarebbero più capaci di educare? E' forte certamente, sia tra i genitori che
tra gli insegnanti e in genere tra gli educatori, la tentazione di rinunciare, e ancor prima il rischio di
non comprendere nemmeno quale sia il loro ruolo, o meglio la missione ad essi affidata. In realtà,
sono in questione non soltanto le responsabilità personali degli adulti o dei giovani, che pur
esistono e non devono essere nascoste, ma anche un'atmosfera diffusa, una mentalità e una
forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della
verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita. Diventa difficile, allora, trasmettere da una
generazione all'altra qualcosa di valido e di certo, regole di comportamento, obiettivi credibili
intorno ai quali costruire la propria vita.
Cari fratelli e sorelle di Roma, a questo punto vorrei dirvi una parola molto semplice: Non temete!
Tutte queste difficoltà, infatti, non sono insormontabili. Sono piuttosto, per così dire, il rovescio
della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà, con la responsabilità che
giustamente l'accompagna. A differenza di quanto avviene in campo tecnico o economico, dove i
progressi di oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell'ambito della formazione e della
crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di accumulazione, perché la libertà
dell'uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di
nuovo, e in proprio, le sue decisioni. Anche i più grandi valori del passato non possono
semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta
personale.
Quando però sono scosse le fondamenta e vengono a mancare le certezze essenziali, il bisogno
di quei valori torna a farsi sentire in modo impellente: così, in concreto, aumenta oggi la domanda
di un'educazione che sia davvero tale. La chiedono i genitori, preoccupati e spesso angosciati per
il futuro dei propri figli; la chiedono tanti insegnanti, che vivono la triste esperienza del degrado
delle loro scuole; la chiede la società nel suo complesso, che vede messe in dubbio le basi stesse
della convivenza; la chiedono nel loro intimo gli stessi ragazzi e giovani, che non vogliono essere
lasciati soli di fronte alle sfide della vita. Chi crede in Gesù Cristo ha poi un ulteriore e più forte
motivo per non avere paura: sa infatti che Dio non ci abbandona, che il suo amore ci raggiunge là
dove siamo e così come siamo, con le nostre miserie e debolezze, per offrirci una nuova possibilità
di bene.
Cari fratelli e sorelle, per rendere più concrete queste mie riflessioni, può essere utile individuare
alcune esigenze comuni di un'autentica educazione. Essa ha bisogno anzitutto di quella vicinanza
e di quella fiducia che nascono dall'amore: penso a quella prima e fondamentale esperienza
dell'amore che i bambini fanno, o almeno dovrebbero fare, con i loro genitori. Ma ogni vero
educatore sa che per educare deve donare qualcosa di se stesso e che soltanto così può aiutare i
suoi allievi a superare gli egoismi e a diventare a loro volta capaci di autentico amore.
Già in un piccolo bambino c'è inoltre un grande desiderio di sapere e di capire, che si manifesta
nelle sue continue domande e richieste di spiegazioni. Sarebbe dunque una ben povera
educazione quella che si limitasse a dare delle nozioni e delle informazioni, ma lasciasse da parte
la grande domanda riguardo alla verità, soprattutto a quella verità che può essere di guida nella
vita.
Anche la sofferenza fa parte della verità della nostra vita. Perciò, cercando di tenere al riparo i più
giovani da ogni difficoltà ed esperienza del dolore, rischiamo di far crescere, nonostante le nostre
buone intenzioni, persone fragili e poco generose: la capacità di amare corrisponde infatti alla
capacità di soffrire, e di soffrire insieme.
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Arriviamo così, cari amici di Roma, al punto forse più delicato dell'opera educativa: trovare un
giusto equilibrio tra la libertà e la disciplina. Senza regole di comportamento e di vita, fatte valere
giorno per giorno anche nelle piccole cose, non si forma il carattere e non si viene preparati ad
affrontare le prove che non mancheranno in futuro. Il rapporto educativo è però anzitutto l'incontro
di due libertà e l'educazione ben riuscita è formazione al retto uso della libertà. Man mano che il
bambino cresce, diventa un adolescente e poi un giovane; dobbiamo dunque accettare il rischio
della libertà, rimanendo sempre attenti ad aiutarlo a correggere idee e scelte sbagliate. Quello che
invece non dobbiamo mai fare è assecondarlo negli errori, fingere di non vederli, o peggio
condividerli, come se fossero le nuove frontiere del progresso umano. L'educazione non può
dunque fare a meno di quell'autorevolezza che rende credibile l'esercizio dell'autorità. Essa è frutto
di esperienza e competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della propria vita e con il
coinvolgimento personale, espressione dell'amore vero. L'educatore è quindi un testimone della
verità e del bene: certo, anch'egli è fragile e può mancare, ma cercherà sempre di nuovo di
mettersi in sintonia con la sua missione.
Carissimi fedeli di Roma, da queste semplici considerazioni emerge come nell'educazione sia
decisivo il senso di responsabilità: responsabilità dell'educatore, certamente, ma anche, e in
misura che cresce con l'età, responsabilità del figlio, dell'alunno, del giovane che entra nel mondo
del lavoro. E' responsabile chi sa rispondere a se stesso e agli altri. Chi crede cerca inoltre, e
anzitutto, di rispondere a Dio che lo ha amato per primo. La responsabilità è in primo luogo
personale, ma c'è anche una responsabilità che condividiamo insieme, come cittadini di una
stessa città e di una nazione, come membri della famiglia umana e, se siamo credenti, come figli di
un unico Dio e membri della Chiesa. Di fatto le idee, gli stili di vita, le leggi, gli orientamenti
complessivi della società in cui viviamo, e l'immagine che essa dà di se stessa attraverso i mezzi
di comunicazione, esercitano un grande influsso sulla formazione delle nuove generazioni, per il
bene ma spesso anche per il male. La società però non è un'astrazione; alla fine siamo noi stessi,
tutti insieme, con gli orientamenti, le regole e i rappresentanti che ci diamo, sebbene siano diversi i
ruoli e le responsabilità di ciascuno. C'è bisogno dunque del contributo di ognuno di noi, di ogni
persona, famiglia o gruppo sociale, perché la società, a cominciare da questa nostra città di Roma,
diventi un ambiente più favorevole all'educazione.
Vorrei infine proporvi un pensiero che ho sviluppato nella recente Lettera enciclica Spe salvi sulla
speranza cristiana: anima dell'educazione, come dell'intera vita, può essere solo una speranza
affidabile. Oggi la nostra speranza è insidiata da molte parti e rischiamo di ridiventare anche noi,
come gli antichi pagani, uomini "senza speranza e senza Dio in questo mondo", come scriveva
l'apostolo Paolo ai cristiani di Efeso (Ef 2,12). Proprio da qui nasce la difficoltà forse più profonda
per una vera opera educativa: alla radice della crisi dell'educazione c'è infatti una crisi di fiducia
nella vita.
Non posso dunque terminare questa lettera senza un caldo invito a porre in Dio la nostra
speranza. Solo Lui è la speranza che resiste a tutte le delusioni; solo il suo amore non può essere
distrutto dalla morte; solo la sua giustizia e la sua misericordia possono risanare le ingiustizie e
ricompensare le sofferenze subite. La speranza che si rivolge a Dio non è mai speranza solo per
me, è sempre anche speranza per gli altri: non ci isola, ma ci rende solidali nel bene, ci stimola ad
educarci reciprocamente alla verità e all'amore.
Vi saluto con affetto e vi assicuro uno speciale ricordo nella preghiera, mentre a tutti invio la mia
Benedizione.
Dal Vaticano, 21 gennaio 2008
BENEDICTUS PP. XVI
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CONTINUA LA RIFLESSIONE…
“PERCHÉ NON CI HO PENSATO PRIMA? “
(di Demetrio Gaio - 2^ puntata)
1.
2.
3.
4.
la collaborazione con l’Assistente di gruppo
la collaborazione con il Vice o la Vice capo gruppo
la programmazione della vita del Gruppo
la collaborazione con il Commissario e gli Incaricati di Branca.
Questa seconda parte curerà più gli aspetti pratici dell’incarico Capo gruppo. Non ostante ciò non
si tratterà di un qualche prontuario per risolvere i mille problemi quotidiani, ma pur attraverso
esempi, cercherà di risvegliare l’attenzione sui principali “nodi” sui quali presto o tardi tutti si
troveranno a ragionare.
1. la collaborazione con l’Assistente di gruppo
Tutti noi sappiamo che, almeno per ora, non potremo più godere della presenza e dell’aiuto dell’AE
in ogni Unità. Dobbiamo farcene una ragione e pregare perché la situazione migliori, oltre che per
noi scout, per la Chiesa tutta.
“ E’ impensabile però che non ci sia almeno l’Assistente di gruppo. Non è possibile che il capo
gruppo non abbia un sacerdote con cui condividere la responsabilità degli uomini e donne del
gruppo, oltre che quella dei ragazzi.” Sono più o meno le parole di d. Stefano Caprio all’ultimo
campo per CG e AE. E’ un’affermazione sulla quale è bene riflettere, perché non sembra molto
diffusa tra i CG questa necessità. Ci si preoccupa molto se i Capi Unità non riescono ad avere il
supporto del sacerdote “per preparare il programma spirituale” (e qui si potrebbe aprire una bella
parentesi su come mai un capo non sia in “grado” di farlo con le proprie forze!). Non si pensa
altresì indispensabile che un sacerdote “preparato sulle faccende scout “ costituisca una delle tre
colonne sulle quali poggi la programmazione, la gestione e la verifica della vita del gruppo.
Può essere il Parroco, come accade in moltissime realtà, a ricoprire tale ruolo. Potrà essere un
Cappellano o un Religioso. Ma non può essere che non si sia costruito un minimo di rapporto di
amicizia e collaborazione. Non si tratta di “andarlo a cercare perché bisogna” e magari lasciar
cadere le braccia davanti ad un’apparente indisponibilità.Sarà forse superfluo ricordarlo, ma è una
questione vitale che il gruppo sia parte della Chiesa, e nella fattispecie della Parrocchia,
perché siano garantite le basi di una corretta e piena formazione secondo i principi che lo
Scoutismo, prima, e l’Associazione poi, si sono posti come fondamentali per la costruzione del
“fatidico” buon cristiano e buon cittadino. Non esiste formazione al di fuori di un contesto dai
contorni reali e con obiettivi concreti. Non esiste formazione cristiana al di fuori del Corpo
di Cristo. Ogni tentativo, anche se mosso dalle migliori intenzioni, è privo di riuscita già sul
nascere.
Ecco perché risulta insensato che si programmi educazione cristiana senza che “ai
comandi della nave” ci sia il Sacerdote assieme al Laico!
2. la collaborazione con il Vice o la Vice capo gruppo
Il vice capo gruppo o la vice capo gruppo, (realtà più frequente quest’ultima nei nostri gruppi)
dovrebbero giocare un ruolo assai importante nella Direzione del Gruppo. Purtroppo tale figura non
è trattata nelle Norme Direttive, altrettanto ampiamente quanto quella del capo gruppo. Si
aggiunga che nell’accezione comune il “vice” prende vita propria solamente all’assenza del
protagonista. Mettiamoci anche il fatto che, vuoi per fiducia vuoi per tradizione, vuoi per una
questione “legale” che vuole un solo “responsabile”, il capo del gruppo è uno solo nella sostanza.
Ecco che ne esce un quadro che manifesta una certa incongruità che potremmo sintetizzare nella
seguente domanda:
come mai, nella nostra realtà associativa, in cui i gruppi sono composti nella maggioranza
dalle due sezioni, il che significa la compresenza di due sensibilità diverse, quando non
diametralmente opposte, la responsabilità della formazione e dello stesso comportamento
dei capi è affidata ad uno solo?
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Ma nessun timore! Non si vuole mettere in crisi l’assetto associativo, ma solo discutere di una
lacuna di carattere sostanziale.
Perché avrete notato sicuramente che, nella forma, si raccomanda che il vice sia dell’altra sezione,
nei limiti del possibile. E in nome del buon senso, aggiungiamo noi!
Conosciamo tutte le mansioni del capo gruppo e quante siano le direzioni in cui egli deve puntare
la sua attenzione, in particolare la formazione e l’animazione dei capi. Non è difficile concludere
come sia delicato tale compito e quanto sia importante che sia svolto al meglio, perché i capi,
specialmente se giovani, hanno un grande bisogno di consiglio e di sostegno.
E’ necessario, allora, che il Vice, o la Vice capogruppo sia in grado di seguire in modo
completo la sezione di cui fa parte, con le stesse attenzioni e precauzioni usate dal
capogruppo.
“Ovviamente” la collaborazione tra i due dovrà essere stretta, oltre che fraterna come si addice a
degli scout, per far sì che siano garantiti:
1. il riferimento ad un’unica figura “legale”, sia per quanto riguarda l’Associazione che gli
altri Enti
2. il coordinamento della vita delle due sezioni in un unico programma formativo
3. la “compattezza” di un unico gruppo nelle sue espressioni “pubbliche” e,
particolarmente, nella vita all’interno della Parrocchia.
A questo punto verrà spontaneo chiedersi: “sono due ma è come se fossero uno…E come si fa,
nel concreto, a realizzare una tale impresa?…”
Abbiamo costruito nel punto seguente, una specie di esempio, sicuramente non esauriente,
certamente non perfetto, con cui vorremmo rappresentare quello che sarebbe l’ottimale nella
conduzione del gruppo a due sezioni.
3. la programmazione della vita del Gruppo
Il momento forte, in cui si gettano le basi del futuro del gruppo, a breve o a lunga distanza, è senza
dubbio il momento della programmazione.
Chiariamo subito un concetto:
programmare non significa compilare un calendario!
In un contesto educativo, quale è lo scoutismo, la programmazione costituisce il progetto.
Progettare significa, nella radice del termine, “gettare lontano”. Guardare avanti, quindi, pensare
adesso dove si andrà a finire domani. Se ci facciamo uno schema degli aspetti costitutivi del nostro
progetto, potrebbe essere il seguente:
a. ipotizzare una realtà a tavolino,
b. tracciare linee che le diano un forma,
c. studiare i modi per tradurre l’ipotesi in realtà.
E ripetiamo ancora: senza dubbio la successione di date fa parte di una progetto, ma ciò non
esaurisce minimamente la complessità della programmazione.
Ragioniamo allora sullo schema a) b) c) sopra proposto e confrontiamolo con il nostro modo di fare
programma di gruppo.
a. ipotizzare una realtà a tavolino.
Nel Gruppo significa:
1. effettuare una ricognizione su ciò che si è realizzato o non, nell’anno precedente.
2. valutare a fondo quali siano i bisogni dei capi, di ogni capo, collegato alla sua
Unità,
3. valutare il percorso fino a qui realizzato, analizzare “i buchi” con estrema sincerità.
Un tale lavoro richiede tempo e che sia fatto con i capi, assieme o anche singolarmente, secondo
le necessità. Richiede fermezza, arguzia, tatto e gentilezza. Tutto ciò che abbiamo scritto sui
rapporti tra CG e capi unità, qui trova il suo massimo momento di applicazione.
Ma è importante sottolineare che solo in una visione globale è possibile dare vita ad un’Attività di
Gruppo, se vogliamo tener conto dei due fondamenti del Metodo:
• l’attenzione al singolo
• la continuità educativa
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Forse qui si chiarisce un po’ il motivo della nostra insistenza sulla corresponsabilità di Capo gruppo
e Vice. Come è possibile attivare una verifica tanto profonda e vasta, alla presenza di due
sensibilità così diverse come quella maschile e femminile, se non partendo dalla convinzione che
ciò è possibile solo con la collaborazione competente e paritetica tra capo e vice? E badiamo
bene! Tale collaborazione non è assimilabile a nessun altra realtà scout, come tra c.squadriglia e
vice, o tra capo unità e aiuto capo. Nel caso Capo gruppo e Vice non deve esistere la benché
minima subalternità, come negli altri casi. Qui siamo, o dovremmo essere, in presenza di due
figure della stessa capacità di valutare e di progettare, con riferimento alla loro specifica
sezione. Se sorvolassimo sull’esigenza di unitarietà, potremmo parlare di una vera e propria
“diarchia”.
b. tracciare linee che le diano un forma,
In questa fase si abbozzano i correttivi. Poiché nella fase precedente abbiamo valutato di quanto ci
siamo discostati dalle linee guida tracciate l’anno trascorso, ora è necessario valutare che strade
percorrere per ritornare al progetto corretto. Qui si tratta di pensare il tutto alla luce di alcuni
accorgimenti:
1- siamo una realtà ecclesiale, e per noi fare attività equivale a vivere nella Chiesa. In
essa, come educatori, siamo chiamati ad essere, come ogni cristiano, testimoni della nostra Fede.
Ma in più, siamo chiamati ad essere “promotori” di quella Fede che dovrà nascere nel cuore di ogni
nostro ragazzo o ragazza.
2. dentro a tale realtà siamo inseriti con il nostro specifico metodo. Ciò significa che ci
serviamo di tutti gli strumenti specifici a noi offerti dal Metodo scout, per perseguire il fine
espresso al punto
Alla luce di ciò non dovrebbero verificarsi situazioni “ibride”. Non siamo Catechisti che usano
sistemi “originali” per insegnare il catechismo. Non siamo pseudo-indiani che inseriscono tra le loro
attività all’aperto, dei momenti di “formazione specifica al cristianesimo”. Siamo dei Laici cristiani
che sono stati educati alla Fede e al Civismo, che, a loro volta, hanno come scopo di educare alla
Fede e al Civismo.
Quindi: tutto ciò che rientra nei punti 1 e 2 fa parte lecitamente del nostro progettare, mentre ogni
altro obiettivo rischia di trascinarci per strade e risultati impensabili o, ipotesi peggiore, a risultati
che mai avremmo cercato di ottenere. La Storia dovrebbe insegnare…
c. studiare i modi per tradurre l’ipotesi in realtà.
Ora è giunto il momento di pensare concretamente agli “incentivi” da mettere in atto perché si
riparta con entusiasmo e buona lena, magari ognuno per il proprio sentiero, ma tutti nella stessa
direzione. Si tratterà di fissare incontri, ( siamo arrivati alle date)di pensarne i contenuti, di proporre
attività. Nella nostra idea di INTEREDUCAZIONE, metodo specifico della FSE, si prevedono dei
“percorsi comuni alle due sezioni”. Ecco che nella programmazione di gruppo, lo studio dei
momenti di incontro, non sono lasciati al caso ma meticolosamente strutturati, perché
devono possedere i seguenti requisiti:
1. essere inseriti in un progetto globale, e trovare quindi una loro collocazione sensata,
pensata e non casuale
2. essere sicuramente formativi, e prevedere quindi un obiettivo educativo non
solamente ludico o di puro incontro tra i due sessi
3. strettamente correlati all’età dei partecipanti, che tengano quindi conto delle diverse
reazioni legate alle varie età e monitorati attentamente sull’aspetto “costi e benefici” reali.
Altro aspetto importante che andrà considerato nella programmazione è lo studio dei supporti che
aiutino i capi unità nel loro lavoro educativo. Tra questi, occupa la posizione principe la
Formazione, quella che noi chiamiamo formazione capi.
Subito dopo dei ragazzi, fondamento e motivo del nostro movimento, vengono i capi. Essi
costituiscono la “realtà” del nostro educare, oltre che la “garanzia e la speranza” per il futuro della
associazione. Non si possono commettere leggerezze. Gli errori di chi coordina il gruppo, si
tramutano in ostacoli per chi opera con i ragazzi, e gli errori seguono gli errori. Non vogliamo
giocare al “terrorismo”, ma è bene ricordare che gli errori educativi, specie se sottovalutati, portano
con sé anche gravi conseguenze alla persona dei nostri ragazzi. Non occorre che facciamo
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esempi. Basta che leggiamo il “Libro dei Capi” per rinfrescarci le idee su quanta importanza desse
B.P. sull’esempio del Capo.
Ma se noi, consci di tanta importanza, ci preoccupiamo oltre il giusto limite e diamo vita ad una
“stretta sorveglianza” dei capi, accompagnata da un “martellante” calendario di incontri e di
verifiche, otteniamo sicuramente il risultato di “sfinire” i capi, i quali non hanno certo bisogno, ai
giorni nostri, di incentivi verso la defezione.
Ecco perché, considerata l’importanza di tale intervento formativo, crediamo sia utile ricordare
quale ruolo giochi il Commissario di Distretto, e la sua squadra, all’interno dello “schema”
educativo del Gruppo.
d. La collaborazione con il Commissario e gli Incaricati di Branca.
Il gruppo è la sede naturale della formazione permanente del capo, perché è là che egli pratica il
suo servizio ai piccoli, perché lì dentro è cresciuto e ha costruito la maggior parte delle sue
relazioni personali. Ed è lì, di conseguenza, che trova buon terreno ogni proposta di formazione e
ogni possibilità di verificare se stesso ed il proprio operato.
Ricordiamo brevemente quali siano i requisiti di tale “offerta formativa”, che tenga conto di
tutte le attenzioni verso il capo, di cui abbiamo parlato nella volta scorsa, ma che qui brevemente
ricordiamo:
a- il profondo rispetto per la maturità del capo, reale o presunta (! ? ) che sia.
b- Il “dosaggio” dei tempi, che devono lasciare al capo tutto lo spazio che gli serve per
realizzare l’attività con la propria Unità, ed il tempo per una “sana” vita in famiglia, nel lavoro, nelle
relazioni al di fuori dell’ambiente scout.
c- “L’appetibilità” delle proposte. Interventi mirati, sicuramente legati alla realtà, non teorici, che
sappiano risvegliare domande, specie quelle “di senso”.
Tra i temi ci sono sicuramente quelli legati al Metodo.
Ed è qui che iniziamo a parlare del Commissariato. Esso, come sappiamo, è nato per assolvere
principalmente il compito di vigilanza sulla correttezza di applicazione del Metodo nei Gruppi. Nei
primi anni dello scoutismo, erano talmente tante e talmente varie le realtà locali, che il
provvedimento di controllare era inevitabile. E’ facile trascinare un gruppo di ragazzini verso attività
non propriamente “corrette”, mascherandole da gioco. Figuriamoci poi se lo si possa fare sotto la
benedizione di un’Associazione Educativa!
Ma, fortunatamente, il compito di controllo è stato sopravanzato dall’impegno di garantire la
continuità formativa dei capi, riguardo al Metodo. La buona volontà e la fantasia, poi, hanno
spesso creato situazioni di sovrapposizione con la formazione dei Gruppi.
Ora abbiamo dei sussidi che cercano di mettere ordine negli spazi dell’uno o dell’altro.
Ma a noi, ora, serve sapere quali siano gli spazi di collaborazione, più che stabilire dei confini o
delle zone operative. E se abbiamo stabilito che il luogo principe della formazione umana, per il
capo, è il gruppo, è facile ricavare che la funzione fondamentale del commissariato sia la
formazione metodologica.
Se, come è vero, il capo unisce in sé sia la realtà di uno che insegna e, allo stesso tempo, che
deve imparare, viene da chiedersi quando viene il momento dell’uno o dell’altro aspetto.
Suggeriamo una proposta, apparentemente semplicistica:
se intendiamo il commissariato una pattuglia di “tecnici” in grado di fornire supporto,
consulenza e amicizia ai capi,
se il suo programma di formazione è costruito sulla base delle indicazioni dei gruppi ad
esso collegati
se il commissario e i suoi collaboratori non si sentono degli “inviati associativi”
se il gruppo non si arrocca in difesa della sua autonomia intoccabile e di un’ipotetica
autarchia basata sul detto “ meglio farsele da sé le cose…”, che pochi risultati produce al di
là di quello di nascondere eventuali difetti
se l’intento di entrambi, gruppo e commissariato, è quello di garantire la più alta qualità di
servizio ai bambini e non quello di “far camminare la macchina”
allora
l’interazione tra tutti diviene una faccenda semplice. Le uniche difficoltà saranno costituite dal
realizzare le attività e dalle condizioni metereologiche avverse… ma questo fa parte del nostro
lavoro.
Vediamo la faccenda dal punto di vista operativo, vale a dire facciamo un esempio.
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Ad inizio anno, cioè subito dopo i campi estivi, il commissariato s’incontra con i capi gruppo, in una
bella riunione che abbia all’ordine del giorno solo il programma di formazione capi, senza nessun
altro scopo, come il “fare la conta di quanti siamo” o “ a quale manifestazione partecipiamo”…
In tale sede ogni capo gruppo illustrerà quelli che, a suo vedere, sono i punti più urgenti sui quali
indirizzare un intervento, e quale sia il calendario degli impegni del gruppo, quali la particolare
attività nella propria Parrocchia o un’attività di servizio sociale o civico.
Si valuterà dove e verso chi attuare degli interventi e l’entità degli stessi.
Insieme, poi, si procederà alla suddivisione degli incarichi e alla valutazione dei tempi necessari.
Fatte salve le condizioni a) b) e c), sopra accennate.
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DOPO due interventi così prestigiosi e ricchi di spunti di riflessione, chiudiamo il numero con una
provocazione che ci lancia Stefania, CG del Roma 64.
E’ una “lettera aperta” che sicuramente creerà interrogativi, commenti, idee, che vorremmo
potessero circolare per aprire un dibattito…
A voi dare continuità a questi spunti che Stefania ci offre!
…LETTERA APERTA A……
Quei CG di buona volontà che desiderano “il bene” dei propri ragazzi e hanno pensato
delle buone soluzioni;
• Quei CG che non si accorgono della vita dei loro Capi;
• Quei CG che non hanno problemi di questo tipo e possono quindi darci buone idee;
• Quei CG che si ritrovano ad essere intransigenti, mentre a volte, un po’ di pazienza e
infinito rispetto possono portare a soluzioni positivamente imprevedibili;
• Quei CG che…
Facciamo che tiro un sasso nello stagno e poi nascondo la mano.
C’è una questione “spinosa” che vorrei proporre: la coerenza dei Capi tra il servizio che
svolgono e la vita affettiva che conducono.
Mi spiego: non possiamo e non dobbiamo entrare in merito alla loro vita privata! Tuttavia la
relatività morale ha pervaso molti nostri giovani che, pur essendo persone in gamba e
meritevoli di fiducia, a volte fanno scelte (convivenza, rapporti prematrimoniali, figli fuori dal
matrimonio…) poco coerenti con ciò che insegnano.
Sappiamo bene che, soprattutto per i bambini e i ragazzi, una lineare testimonianza di gesti è
più efficace di mille belle parole!!
Un CG deve sicuramente guardarsi da facili moralismi o giudizi affrettati e unilaterali (questo
per almeno tre motivi: 1) è meglio far comprendere con pazienza e rispetto certi errori di
scelta; 2) così rischiamo di non riuscire a far arrivare al Capo il messaggio profondamente
educativo che volevamo proporre; 3) rischiamo di non avere più Capi).
Tuttavia, come comportarsi? Convincerli a trasformare la scelta estemporanea in una scelta di
responsabilità? Far finta di niente ed assicurarsi che non si sparga la notizia? Cacciare come
“empi” certi Capi?
Se qualcuno ha proposte di soluzione (concrete), se vuole condividere una situazione moralesociale (perché è prima morale-sociale che scout)… il dibattito è aperto.
•
Stefania Lenticchia
CG del Roma 64
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…ULTIMISSIME DALL’ASSOCIAZIONE
DAL COMMISSARIATO
Ci giunge una richiesta relativa ai CAMPI SCUOLA. A breve vi arriveranno le date dei prossimi
Campi Scuola e il Commissariato chiede di mettere particolare attenzione nell’inviare gli allievi.
Spesso arrivano ancora rover e scolte, che non conoscono affatto il metodo della branca per la
quale fanno il Campo Scuola.
Si chiede quindi di inviare al CS, possibilmente, allievi che abbiano prestato servizio presso la
branca in questione ALMENO DA UN ANNO, in modo che la conoscenza metodologica non sia
appena iniziata. Per situazioni particolari contattate almeno il/la capo campo…
“CON L’AIUTO DI DIO”
-E’ stato presentato sabato 24 febbraio, presso il Pontificio Istituto Orientale, il libretto di preghiere
nato dall’idea di Padre Ivan Žužek SJ, indimenticabile Assistente Generale.
Questo libretto è stato pensato da Padre Ivan proprio per offrire ai nostri ragazzi uno strumento da
tenere sempre nello zaino o in tasca, per pregare in qualsiasi momento della giornata. Vi invitiamo
a presentarlo nei vostri Gruppi e ad invitare i vostri Capi Unità non solo ad utilizzarlo, ma a farlo
avere ai loro ragazzi, regalandolo magari al momento della Promessa o in altre importanti
occasioni del cammino scout (passaggi, firma della carta di clan o di fuoco…)
5 PER MILLE
La finanziaria per il 2008 prevede la possibilità per ogni contribuente di destinare il 5 per mille
anche alla nostra associazione.
Ogni CG potrà ricordare a capi, genitori e amici, con le modalità che riterrà migliori, questa
possibilità, proponendo di firmare nell’apposito riquadro “Sostegno delle organizzazioni non
lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni riconosciute
che operano nei settori di cui all’art. 10, c. 1, lett a), del D.Lgs. n. 460 del 1997” inserito sui modelli
di dichiarazione (CUD 2008, 730/2008, UNICO 2008 persone fisiche) per la destinazione del 5
per mille e inserendo il codice fiscale dell’Associazione 80441060581
LE AQUILE RANDAGE A TREVISO
Si terrà a Treviso, il 5 aprile, alle ore 15.30 un convegno straordinario sulla grande avventura dello
scoutismo clandestino, tenuto in piedi, durante la II guerra mondiale, malgrado i divieti fascisti. E’
un avvenimento straordinario poter incontrare le Aquile Randagie, cioè quei ragazzi che, a quel
tempo, resero possibile mantenere in vita lo scoutismo e lo resero capace di salvare vite umane.
Saranno con noi i testimoni della libertà, della fraternità e di profondi valori religiosi.
E’ un avvenimento da pubblicizzare e da non perdere, anche se chiedesse di fare tanti chilometri!
Se volete vi facciamo avere i deplians. Chiedeteceli!!!
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A S S O C I A Z I O N E
I T A L I A N A
GUIDE E SCOUTS d’EUROPA CATTOLICI
DELLA FEDERAZIONE DELLO SCAUTISMO EUROPEO
SCHEDA DI PARECIPAZIONE
INCONTRO DI FORMAZIONE CAPI GRUPPO, ASSISTENTI E VICE CAPI GRUPPO
Il sottoscritto …………………………………………………………………………….in qualità di
F CAPO GRUPPO
F VICE CAPO GRUPPO del
GRUPPO………………………………..DISTRETTO…………………… REGIONE………………………………..
CHIEDE DI PARTECIPARE ALL'INCONTRO DI FORMAZIONE PER CAPI GRUPPO che si terrà alla BASE
BROWNSEA Di Soriano nel Cimino (VT) dalle ore 14.OO del 3 luglio alle ore 12.00 del 6 luglio 2008.
RAGGIUNGERA' IL POSTO DELL'INCONTRO CON
F MEZZI PROPRI
F MEZZI PUBBLICI
PREVEDENDO DI ARRIVARE CIRCA PER LE ORE……………………. DEL…………………………………
NOTIZIE PERSONALI
NATO A………………………………………………………. IL…………………………………………..
RESIDENTE A………………………………………………VIA……………………………………N…….
RECAPITO TEL. casa………………………/cell…………………....E.MAIL…………………………………
IN POSSESSO DEL BREVETTO DI BRANCA…………………. ……………………DAL………………..
ALTRI SERVIZI SVOLTI IN ASSOCIAZIONE………………………………………………………………
CAPO /VICE CAPO GRUPPO DAL………………………………………………………………………………………
PROFESSIONE ATTUALMENTE SVOLTA………………………………………………………………….
NOTIZIE SUL GRUPPO
GRUPPO
 A 1 SEZIONE (MASCHILE - FEMMINILE)
NUMERO DI UNITA'
BRANCHI n……….
RIPARTI E. n……….
CLAN n………….
ANNO DI FONDAZIONE DEL GRUPPO
 A 2 SEZIONI
CERCHI n……………………..
RIPARTI G. n…………………
FUOCHI n………………
……………………………
HO VERSATO LA QUOTA DI ISCRIZIONE TRAMITE ………………………………………….
(INDICARNE EVENTUALMENTE GLI ESTREMI……………………………………………………………….)
Compilare e spedire ENTRO il 30 maggio 2008 a Marilinda Fanti-Via Monfalcone 7 31100 TREVISO - [email protected]
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Scout d`Europa - Gruppo scout Roma 65 FSE