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2002
SSERVATORI
O & O
COMUNICAZIONE CULTURA
Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali
Circ.ne Aurelia, 50 • 00165 Roma • Tel. 06.66398.209 • Fax 06.66398.239 - http://www.chiesacattolica.it • E-mail: [email protected]
Servizio nazionale per il progetto culturale
Circ.ne Aurelia, 50 • 00165 Roma • Tel. 06.66398.288 • Fax 06.66398.272 - http://www.progettoculturale.it • E-mail: [email protected]
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Editoriale
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Approfondimenti
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Dossier
Internet: nuova “soglia culturale” per l’evangelizzazione
Claudio Giuliodori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
2
Il Consiglio Nazionale degli utenti
(Che cos’è, cosa farà)
Paolo Bafile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
4
L’editoria cattolica
e la sfida di “Comunicare il Vangelo”
Alfio Filippi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
6
4
Comunicazioni
sociali
• Commissione episcopale cultura e comunicazione
riunita a Roma . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
• Milano: “La famiglia mediatica”
• Campania: incontro dei direttori diocesani
• L’Ucsi celebra il patrono dei giornalisti
5
Progetto culturale
• Cantiere aperto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
• Beni culturali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
• Laboratorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
13
15
17
6
Novità
dai media cattolici
• Blu Sat 2000 tra premi e musica d’autore . . . . . . . . pag.
• Fisc: Rini riconfermato presidente
19
11
• Novità dal SiCei:
Beni artistici on line
7
Economia dei media
• Aol Time Warner compra Bertelsmann Aol Europe . pag.
• Cina: aumentano i navigatori, ma anche i controlli
• Telecomunicazioni: i cellulari il comparto che cresce
di più
21
8
I fatti del mese
sulla stampa
• L’ingresso dell’euro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
• Il “Carisma” dell’Opus Dei
• Gli scontri sulla giustizia
• La riforma della scuola
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9
Segnalazioni
multimediali
• Internet per il cinema.
Tecniche, generi cinematografici, autori . . . . . . . . . pag.
• Alla ricerca di Dio. Analisi antropologica e teologica
delle religiosità alternative
• Mille immagini per… n. 2
• Navigando nella rete . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
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27
1. EDITORIALE
I“soglianternet:culturale”
nuova
per l’evangelizzazione
CLAUDIO GIULIODORI*
l messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali è uscito quest’anno in singolare
coincidenza con la giornata di preghiera per la pace
che si è svolta ad Assisi il 24 gennaio e che ha visto
riuniti, assieme al Santo Padre, numerosi esponenti
di ben undici religioni. La Pace è frutto anche di
conoscenza, di dialogo e di rispetto. Oggi più che mai
i moderni strumenti della comunicazione favoriscono questo scambio positivo tra persone, popoli e religioni.
I
In questo scenario un posto di crescente rilevanza è assunto da Internet che segna il passaggio
ad una comunicazione sempre più partecipata,
distribuita e multimediale. Certamente Internet
ha contribuito a determinare un vorticoso cambiamento nello sviluppo delle comunicazioni
sociali destinate a diventare sempre più fattore di
cultura e di civiltà. Si va delineando una nuova
stagione nelle relazioni sociali che avrà una forte
incidenza anche sui rapporti tra gli uomini, i
popoli e le stesse religioni.
Attenta a tutti i fenomeni sociali e alla loro
ricaduta sullo sviluppo dell’umanità, la Chiesa da
2
tempo si interroga sul fenomeno comunicativo collegato ad Internet e, dopo le considerazioni positive dello scorso anno, ha inteso dedicare la
Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali ad
un’ampia riflessione al tema “Internet: un nuovo
Forum per proclamare il Vangelo”.
Con il suo messaggio il Santo Padre offre alcune
stimolanti piste di ricerca che meritano un’attenta
considerazione da parte di tutti gli operatori della
comunicazione e non solo. La riflessione va collocata nella costante attenzione ai mutamenti epocali
che nel corso dei secoli ha condotto la Chiesa a
“varcare anche numerose soglie culturali, ognuna
delle quali ha richiesto energia e immaginazione
nuove nell’annuncio dell’unico Vangelo di Gesù
Cristo” (cf n. 1).
Proprio pensando all’incidenza di Internet e al
nuovo contesto culturale che le nuove tecnologie stanno determinando sul versante della comunicazione e
dell’informazione, non meno che su quello del costume e della cultura, il messaggio sottolinea che “la
Chiesa si trova senza dubbio di fronte a un’altra
soglia decisiva” (cf n. 1). Occorre quindi essere pienamente consapevoli che “il ciberspazio, è una nuova
frontiera che si schiude all’inizio di questo millennio”
(cf n. 2).
Per esemplificare l’effetto di Internet sulla
società e il suo ruolo, il Papa evoca la collocazione e il valore del Forum all’interno della società
romana dove si presentava come uno “spazio
urbano affollato e caotico che rifletteva la cultura dominante, ma creava anche una cultura propria” (cf n. 2). Capire, interpretare e valorizzare la cultura di Internet, è la nuova sfida che
attende la Chiesa anche se non deve mancare
quel necessario discernimento per affrontare
anche quella evidente “commistione di pericoli e
promesse” (cf n. 2) connessa con il diffondersi di
Internet.
1. EDITORIALE
“Per la Chiesa il nuovo mondo del ciberspazio –
si legge nel testo –, esorta alla grande avventura
di utilizzare il suo potenziale per annunciare il
messaggio evangelico. Questa sfida è l’essenza del
significato che, all’inizio del millennio, rivestono
la sequela di Cristo e il suo mandato prendi il
largo: Duc in altum! (Lc 5, 4)” (cf n. 3).
Vengono anche indicati alcuni percorsi per l’azione
della Chiesa, tra cui: favorire il passaggio dal virtuale all’appartenenza comunitaria; offrire documentazione, itinerari di formazione e di catechesi;
avvicinare i lontani all’esperienza religiosa anche
se è “vero che rapporti mediati elettronicamente
non potranno mai prendere il posto del contatto
umano diretto, richiesto da un’evangelizzazione
autentica” (cf n. 5).
A conferma di quanto sia solo all’inizio la
riflessione sulla rilevanza di Internet, il messaggio si chiude con una serie di domande che devono costituire una base di partenza anche per il
lavoro pastorale di quest’anno. Ci si domanda
infatti: “in che modo la Chiesa conduce dal tipo
di contatto reso possibile da Internet a quella
comunicazione più profonda che richiede l’annuncio cristiano?”; “come possiamo garantire che
la rivoluzione dell’informazione e delle comunicazioni che ha in internet il suo motore primo,
operi a favore della globalizzazione dello sviluppo
umano e della solidarietà, obiettivi strettamente
legati alla missione evangelizzatrice della
Chiesa?”; “in che modo possiamo garantire che
questo meraviglioso strumento, concepito in origine nell’ambito di operazioni militari, possa ora
servire la causa della pace?”.
Per i prossimi mesi sono stati programmati
dall’Ufficio Nazionale due appuntamenti: un
forum alla fine di febbraio con quaranta webmaster per un confronto sullo sviluppo e le problematiche di Internet nel contesto ecclesiale italiano e un convegno promosso con l’Università
Cattolica che si terrà a Milano dal 9 all’11 maggio sul rapporto tra Internet e la comunicazione
della fede. Attraverso queste iniziative, e le tante
che saranno promosse in occasione della Giornata
mondiale e di quella nazionale che si celebrerà il
13 ottobre 2002, vogliamo accoglie l’esortazione
del Papa “a varcare coraggiosamente questa
nuova soglia, per prendere il largo nella Rete,
cosicché, ora come in passato, il grande impegno
del Vangelo e della cultura possa mostrare al
mondo la gloria divina che rifulge sul volto di
Cristo” (2 Cor 4, 6).
* Direttore Ufficio Nazionale
per le Comunicazioni Sociali
3
2. APPROFONDIMENTI
Ideglil Consiglio
Nazionale
utenti
(Che cos’è, cosa farà)
PAOLO BAFILE*
F
orse non sono molti gli Italiani che sanno dell’esistenza del Consiglio Nazionale degli Utenti. Ed è
un peccato, perché in questa nostra “civiltà delle
immagini”, in cui l’apparire sembra contare più dell’essere, un organo collegiale di recente costituzione
come questo, se non ha visibilità, ossia una qualche
presenza nei media, finisce con lo scomparire e,
comunque, col contare poco.
Ed invece, sulla carta, ossia nelle pagine della
Gazzetta Ufficiale della Repubblica, al Consiglio degli
Utenti (della radiotelevisione) sono attribuiti compiti
assai rilevanti ed impegnativi. Basta leggere il paragrafo
28 (!) di un chilometrico, interminabile art. 1 della
legge 31 luglio 1997 n. 249, che ha istituito l’Autorità
per le Garanzie nelle Comunicazioni.
Pur con qualche concessione alla retorica, il testo di
legge appare chiaro: Il Consiglio Nazionale degli Utenti
è configurato giuridicamente, come un organo “ausiliario” (nel senso nobile della parola) dell’Autorità
presso cui è istituito. Ausiliario, infatti, non significa
ancillare, né subordinato. (Basti pensare che, nella
nostra Costituzione, sono definiti “ausiliari” organi
importanti come il Consiglio di Stato e la Corte dei
Conti). Ed emergono, con evidenza, le sue principali
funzioni: quella consultiva e quella propositiva. La
prima consiste, essenzialmente, nell’esprimere all’Autorità per le Comunicazioni i pareri che questa ritenga
opportuno chiedere al Consiglio.
Ma, forse, la funzione di maggior rilievo attribuita
al C.N.U. è quella propositiva.
4
“È istituito presso l’Autorità un Consiglio
nazionale degli utenti, composto ad esperti designati dalle associazioni rappresentative delle
varie categorie degli utenti dei servizi di telecomunicazioni e radiotelevisivi fra persone particolarmente qualificate in campo giuridico,
pedagogico, educativo e mass-mediale, che si
sono distinte nella affermazione dei diritti e
della dignità della persona o delle particolari
esigenze di tutela dei minori. Il Consiglio nazionale degli utenti esprime pareri e formula proposte all’Autorità, al Parlamento e al Governo e
a tutti gli organismi pubblici e privati, che
hanno competenza in materia audiovisiva o
svolgono attività in questi settori su tutte le
questioni concernenti la salvaguardia dei diritti
e le legittime esigenze dei cittadini, quali soggetti attivi del processo comunicativo, promuovendo altresì iniziative di confronto e di dibattito su detti temi. Con proprio regolamento
l’Autorità detta i criteri per la designazione,
l’organizzazione e il funzionamento del Consiglio nazionale degli utenti e fissa il numero dei
suoi componenti, il quale non deve essere superiore a undici. I pareri e le proposte che attengono alla tutela dei diritti di cui all’articolo 1,
comma 1, della legge 31 dicembre 1996, n. 675,
sono trasmessi al Garante per la protezione dei
dati personali” (Art. 1/legge 31-7-1997, n. 249).
Essa consiste, tanto per esemplificare, nel prospettare all’Autorità l’opportunità di interventi normativi
in determinate materie, oppure, di iniziative sanzionatorie nei riguardi di emittenti radiotelevisive (pubbliche o private, nazionali o locali) nel caso di eventuali
ed accertate violazioni di legge da parte di queste, ecc.
La funzione propositiva, peraltro, arriva a comprendere, al limite, anche l’espressione di rilievi critici nei
confronti dell’operato dell’Autorità presso cui il
Consiglio è istituito. Anche la critica, infatti, rientra
nell’ambito di quella fattiva e leale collaborazione che
ben si inquadra a sua volta nella funzione “ausiliaria”
propria di quest’organo collegiale.
I “precedenti” del Consiglio
L’attuale Consiglio Nazionale degli Utenti viene a
sostituire, in sostanza, il vecchio Consiglio Consultivo
degli Utenti che la c.d. “Legge Mammì” (6 agosto 1990
n. 223) aveva istituito presso l’allora Garante per la
2. APPROFONDIMENTI
radiodiffusione e l’editoria. Questo precedente Consiglio, certamente benemerito per gli studi condotti,
per certi utili approfondimenti e anche per alcune illuminate e coraggiose prese di posizione, presentava, tuttavia, un (incolpevole) difetto: quello di essere alquanto pletorico: diciotto componenti erano – col senno di
poi si può dirlo – francamente troppi. Il relativo regolamento, infatti, aveva previsto, accanto ai dieci rappresentanti delle associazioni, la nomina di altri “otto”
esperti scelti direttamente dal Garante, il che finì per
nuocere alla snellezza (e alla funzionalità) dell’organo.
Nell’istituire il nuovo Consiglio, la legge del 1997
ha saggiamente scongiurato quell’eccesso numerico,
riducendo il numero dei suoi componenti, “il quale
non può essere superiore a undici”: e tutti “esperti
designati dalle associazioni (...)”, come s’è visto, senza
più quelli prescelti dall’Autorità Garante. E l’attività
del nuovo organo collegiale ha tratto indubbio vantaggio, quanto in agilità e speditezza, da questo opportuno alleggerimento.
Ma l’innovazione più importante introdotta dalla
legge 249/97 è data, certamente, dalla maggiore proiezione esterna dell’attuale Consiglio, che non si limita
più, come quello precedente, ad un rapporto diretto ed
esclusivo con l’Autorità per le Garanzie nelle
Comunicazioni presso cui opera (e che resta, comunque, il suo più naturale interlocutore), ma si estende
anche verso altri soggetti istituzionali, quali il
Parlamento e il Governo, nonché verso “tutti gli organismi pubblici e privati che hanno competenza in
materia audiovisiva (...)”, ivi comprese, dunque, le
emittenti radiotelevisive. E questa più ampia possibilità
di indirizzare e diffondere all’esterno valutazioni,
osservazioni e proposte, anche scavalcando l’Autorità
Garante di riferimento, rappresenta – forse – la novità
più rilevante e significativa dell’attuale Consiglio
Nazionale degli Utenti rispetto al vecchio Consiglio
Consultivo.
I presidenti
Il Consiglio Nazionale degli Utenti entrò in funzione nell’aprile del 2000. Alla presidenza fu eletto il
prof. Ettore Gallo, già Presidente della Corte
Costituzionale e, dunque, personaggio di grande prestigio sul piano sia culturale che istituzionale. E, sotto
la sua guida illuminata, il Consiglio elaborò, fra l’altro, la prima relazione annuale al Parlamento (riguar-
dante l’attività svolta ed i problemi affrontati nel
2000) che il Consiglio, in base al proprio regolamento, deve inviare annualmente al Parlamento: relazione
che ottenne un ampio rilievo sulla stampa e, dunque,
una notevole risonanza anche presso l’opinione pubblica. Come è noto, il prof. Gallo morì alla fine di giugno dello scorso 2001 a seguito di breve malattia. Ed è
stato – questo – l’evento più doloroso che potesse colpire il nostro Consiglio.
Ma il modo migliore per onorare la memoria di
Ettore Gallo era, per tutti noi, quello di continuare ad
operare, con rinnovato impegno, sotto la guida di un
nuovo Presidente. E così è stato. Nella seduta del 15
ottobre 2001 il Consiglio elesse alla presidenza, all’unanimità, il prof. Cesare Mirabelli, la cui qualificazione professionale, peraltro, è assai simile a quella del
suo illustre Predecessore: anch’egli giurista, docente
universitario, autore di importanti pubblicazioni in
tema di diritto, è stato vice-presidente del Consiglio
Superiore della Magistratura, poi Giudice della Corte
Costituzionale ed, infine, Presidente della stessa
Corte.
Così dallo scorso ottobre, il Consiglio, con la
guida del Presidente Mirabelli, ha ripreso il suo lavoro ed ha ora, come compito “istituzionale” immediato, la stesura della relazione annuale al Parlamento
sull’attività svolta nel 2001: compito assai impegnativo, per il quale lo stesso Presidente si sta impegnando
in prima persona, coordinando il lavoro di diversi
consiglieri.
Egli stesso ha accettato di parlarne, sottolineando
che il “Consiglio Nazionale degli Utenti costituisce una
originale opportunità di presenza e di rappresentanza della
Comunità nelle istituzioni. L’attività del Consiglio è diretta, in particolare, a sollecitare l’effettivo rispetto dei diritti fondamentali della persona nel settore audiovisivo e ad
assicurare la tutela dei minori. L’azione del Consiglio sarà
tanto più efficace quanto più essa sarà sostenuta dal
mondo delle associazioni che hanno sensibilità per questi
problemi. Si tratta di una azione la cui efficacia non è affidata alla forza del potere, ma alla autorevolezza e alla persuasività delle proposte del Consiglio”. Con queste parole il Presidente Mirabelli ha ben sintetizzato il ruolo e
la stessa ragion d’essere del Consiglio ed anche la sua
originale e specifica funzione, anche di stimolo e di
proposta, nell’ambito delle nostre istituzioni.
* Vice presidente
Consiglio Nazionale degli Utenti
5
3. DOSSIER
L’e la sfidaeditoriadi cattolica
«Comunicare il Vangelo»
ALFIO FILIPPI
A
una prima lettura degli orientamenti pastorali
della CEI “per il primo decennio del 2000” mi ha
colpito la chiarezza con cui il riferimento al concilio
Vaticano II viene posto all’inizio del testo (n. 5, “Assumendo il cammino percorso insieme dal Concilio a
oggi”) e viene ripreso nell’Appendice, come primo
punto delle «Indicazioni per una “Agenda pastorale” del
prossimo decennio».
Il Vaticano II viene definito, con le parole di
Giovanni Paolo II, “la grande grazia di cui la Chiesa ha
beneficiato nel secolo XX” (n. 5) e, nel formulare
l’“Agenda pastorale”, il testo afferma che “occorre prevedere, nel prossimo decennio, una ripresa dei documenti del
concilio Vaticano II (soprattutto delle quattro grandi costituzioni), perché siano profondamente meditati nelle nostre
comunità e diventino concretamente la ‘bussola’ che ci
orienta in questo nuovo millennio” (Appendice).
Questa immagine della bussola, che compare alla
fine del testo, costituisce un interessante accostamento con il titolo della prima parte, “lo sguardo fisso su
Gesù, l’inviato del Padre”: si fissa lo sguardo su Gesù,
perché rivela il Padre, ma si guarda anche la bussola
che indica la direzione. Trovo suggestivo l’accostamento, anche perché in diversi commenti dei testi conciliari ho trovato l’indicazione a considerare la costituzione sulla Scrittura, Dei Verbum, come quella più
importante e centrale del Vaticano II: guardare al concilio, tenere lo sguardo fisso sul Verbo di Dio.
E infatti “guardando agli anni del Concilio” (così inizia il n. 5 degli Orientamenti), troviamo un pezzo della
nostra identità, sia personale sia professionale.
6
Dal concilio: un’identità personale
L’identità personale: conviene partire da qui, perché si
comunica (“comunicare il Vangelo” è il titolo degli
Orientamenti) in base al proprio essere. Per me il concilio significa anzitutto gli anni passati da studente di teologia a Bologna, mentre il card. Lercaro era vescovo della
diocesi e moderatore al concilio. Mi sono rimaste dentro
due cose che hanno segnato il mio modo di essere prete.
1) Ogni volta che il card. Lercaro tornava da Roma,
portava con sé qualche vescovo o teologo, che teneva una conferenza pubblica per parlare o del concilio, o di problemi teologici, o di qualche chiesa particolare. Abbiamo respirato, noi studenti e la città
tutta, un’atmosfera universale, nei riferimenti,
nelle idee, nelle persone e nell’informazione. Una
Chiesa pensata e vissuta in grande. Il vescovo e la
diocesi erano interlocuzione diretta con la città su
temi propriamente religiosi e di fede.
2) Protagonista nell’attuare la riforma liturgica, il
card. Lercaro rendeva la liturgia un fatto di città o
di quartiere. La città di Bologna si ferma ogni anno,
quando la Madonna di San Luca scende in città. Il
card. Lercaro istituì le stazioni quaresimali nelle
singole parrocchie, come grande incontro pubblico
in nome di Dio. Anche allora il quartiere o il paese
si fermava, perché passava la processione e veniva
predicato il Vangelo a tutti. E non solo diceva a noi
futuri sacerdoti di fare omelie che fossero sempre
spiegazione delle letture del testo biblico proclamato, ma ne diede egli stesso esempio continuo, spiegando la Bibbia nella liturgia. La liturgia come
momento privilegiato dell’evangelizzazione, la liturgia che mette al centro la Parola e il Sacramento.
Proprio perché ha rappresentato un’esperienza
forte, per me e per la mia generazione il concilio è stato
l’inizio di qualcosa di diverso. Il concilio segna una
periodizzazione della nostra esperienza di Chiesa.
[Faccio parte di una generazione che ha vissuto almeno tre avvenimenti che segnano trasformazioni epocali: la fine della seconda guerra mondiale, con la divisione ideologica, politica e militare dell’Europa e del
mondo, il Vaticano II con il rinnovamento della Chiesa
cattolica e i fermenti indotti in tutto il cristianesimo,
la fine dei blocchi e delle ideologie nel 1989]. L’osservazione non ha solo un senso anagrafico, ma induce a
riflettere anche sul modo con cui “comunichiamo” i
contenuti del Vaticano II. Mentre per il praticante oggi
sulla sessantina, la liturgia, le idee, il modo di essere
Chiesa attuale sono percepiti con forza e sono significanti, perché messi a confronto con il “prima del concilio”, per i quarantenni quello che vedono e sentono è
1. EDITORIALE
semplicemente “la” Chiesa; ed è naturale per loro che
essa sia così perché non ne conoscono altra.
Mi interrogo spesso se il comunicare della mia
generazione non sia un comunicare datato. E la
domanda ha un suo peso, visto che la maggioranza del
personale ecclesiastico è in età matura. Che cosa coinvolge nella nostra proposta chi non ha sperimentato la
novità della riforma liturgica e la trasformazione della
Chiesa nel postconcilio? Senza il paragone del passato,
resta il significato che riusciamo a trasmettere attraverso il nostro modo di essere: attraverso il modo di
vivere il gesto e la parola, lo spirito e le idee che provengono dal Vaticano II.
Dal concilio: un’identità professionale
“Guardando agli anni del Concilio” da editore, la
prima cosa che debbo dire è: il concilio ha fatto nascere delle case editrici e ha profondamente trasformato
editrici già esistenti. Basti pensare alle Edizioni
Dehoniane Bologna, che non hanno origine da una
programmazione dei responsabili della congregazione
religiosa, ma nascono negli anni conciliari dalla sollecitazione degli avvenimenti e dall’ascolto della temperie ecclesiale. O all’editrice Queriniana, nata nel 1887,
ma completamente rinnovata dai fermenti del Vaticano II. Nella notte tra la vigilia e il giorno del Natale
scorso è deceduto nella sua casa di Brescia l’avvocato
Stefano Minelli, direttore della Morcelliana. Ai funerali erano presenti diversi esponenti della cultura e di
istituzioni cattoliche che hanno nella Morcelliana il
punto di riferimento editoriale. “Con Minelli muore
un pezzo di mondo cattolico” – ho sentito ripetere da
diversi amici. E davvero il catalogo della Morcelliana
riflette, come uno specchio, le trasformazioni che il
cattolicesimo italiano ha conosciuto passando attraverso il concilio e cercandone poi l’attuazione.
Oggi, dopo l’assestamento degli anni ’70, il risultato
dei fermenti del concilio e della precedente storia della
Chiesa italiana è una rete editoriale cattolica tra le più
vive in Europa. Pur penalizzata da una lingua che non ha
ricadute internazionali, l’editoria cattolica italiana presenta tirature e qualità di tutto rispetto. E uno specifico
aspetto ecclesiale va sottolineato: su 48 editori associati
all’Unione Editori e Librai Cattolici Italiani (UELCI),
circa metà di essi sono proprietà o emanazione di un ente
(congregazione, istituto, diocesi, movimento...) religioso.
Il fatto è tanto più significativo, in quanto in questo
gruppo ci sono i più grandi editori cattolici: San Paolo,
LDC, SEI, Paoline, Dehoniane, Messaggero di Sant’Antonio, Ancora, Queriniana... E quattro catene di librerie,
pure emanazione di un ente religioso, coprono la gran
3. DOSSIER
parte del mercato librario religioso. È una situazione che
desta molta sorpresa all’estero negli incontri tra editori
cattolici e può essere valutata in modo diverso.
Le perplessità di ordine ecclesiale su questa “concentrazione religiosa” si raccolgono attorno all’interrogativo: non è il laico che dovrebbe esprimere una presenza organizzata e imprenditoriale all’interno del
mondo della cultura?
“È opera di predicazione”
Ma i motivi di perplessità sono pesantemente bilanciati da argomentazioni positive. Mi ha profondamente coinvolto, perché mi sono sentito bene interpretato,
un intervento del Maestro Generale dei domenicani,
“ordine dei predicatori” come è scritto nella loro carta di
identità speciale. Aveva illustrato le attività dell’École
biblique di Gerusalemme, che ha prodotto, tra l’altro,
La Bibbia di Gerusalemme, e concluse il suo intervento su questa affermazione: “tradurre la Bibbia è opera di
predicazione”. Penso che questa prospettiva spieghi in
modo efficace e proprio il senso di un’editoria cattolica gestita da religiosi. Personalmente ho investito il
mio sacerdozio nel mondo della cultura e ringrazio Dio
che ha condotto persone e cose per farmi atterrare sul
campo editoriale. “Comunicare il Vangelo” è il titolo
degli Orientamenti; la Chiesa italiana, nella sua missione di evangelizzazione, ha al suo interno un gruppo
di persone e un complesso organizzativo finalizzato a
questa comunicazione, all’“opera di predicazione”.
Soprattutto nell’ultimo decennio gli editori cattolici
hanno dovuto rispondere a domande ed inviti provenienti da Chiese del Centro ed Est Europa che patiscono per essere prive della voce e delle braccia dell’editoria. Ed auspicano gemellaggi, collaborazioni per dare
forza al Vangelo.
Di fatto questo tratto specifico del cattolicesimo
italiano (un’editoria gestita da istituti religiosi) ha
delle ragioni specifiche. La prima di esse è l’assenza
della teologia dalle Università di stato, la seconda, collegata, è la mancanza, fino a data recente, di facoltà
teologiche al di fuori di Roma.
Il primo dato si collega, causa ed effetto nello stesso tempo, all’emarginazione del fatto religioso nella
cultura ufficiale dello stato risorgimentale, per cui il
settore teologico e religioso non avrebbe mai rappresentato per un laico uno sbocco professionale. E non a
caso i giornalisti che nei quotidiani coprivano l’informazione religiosa venivano chiamati “vaticanisti”: cose
da Vaticano e da monsignori.
Il secondo dato è più propriamente ecclesiastico e
rispondeva alla logica centralizzatrice dell’organizza-
7
3. DOSSIER
zione del sapere teologico: fino a un recente passato, in
Italia esistevano solo facoltà di teologia pontificie ed
erano tutte concentrate a Roma.
In questa situazione le case editrici hanno dovuto
svolgere un ruolo di supplenza e di mediazione, che è
passato attraverso diverse fasi. C’è stata agli inizi la
“fase delle traduzioni”: le case editrici hanno “aperto le
finestre”, per usare l’espressione di Giovanni XXIII, e
hanno fatto conoscere alle nostre comunità la teologia
elaborata in università o centri di studio stranieri, proponendo itinerari pastorali, catechetici e missionari
nuovi rispetto alla specificità nel nostro paese. Era la
fase in cui si guardava molto all’area di lingua francese e tedesca e tutti i nostri cataloghi ne sono segnati.
Ben presto però i traduttori sono diventati autori. Nel
postconcilio si costituiscono le associazioni teologiche
(per settori di competenza: biblico, dogmatico, morale,
liturgico, giuridico...; solo l’Associazione Biblica
Italiana nasce prima del concilio) e prende corpo in
modo veloce e significativo una produzione originale di
ambito teologico e pastorale. Credo che quanto la
Chiesa italiana ha elaborato attraverso il rinnovamento della catechesi (con la serie dei catechismi), la riforma liturgica (vorrei sottolineare la specificità dell’edizione italiana del messale), i piani della Conferenza
episcopale (si ricordi il senso di Evangelizzazione e
Sacramenti e il significato che assunse la nascita della
Caritas) abbia pochi riscontri in altre comunità locali:
si trattò di delineare i tratti propri della Chiesa italiana, partendo da diverse direzioni e coinvolgendo forze
diverse. [E sarebbe significativo leggere in parallelo
anche il costituirsi organizzativo della CEI in realtà
autonoma e nuova rispetto al passato]. Tutta questa
elaborazione fu possibile perché nel corpo della Chiesa
italiana si erano costituiti dei quadri preparati nei vari
settori della teologia e della pastorale.
In tutto questo, accanto al ruolo delle università
pontificie come luogo originario di qualificazione per
la maggior parte del personale ecclesiastico, le case editrici sono state luogo di elaborazione, di sperimentazione e, infine, di produzione di strumenti per l’evangelizzazione e per l’annuncio.
La civiltà del campanile
Una presenza così significativa e così diversificata
dell’editoria cattolica è favorita dal fatto che nel nostro
paese la struttura parrocchiale resta come realtà viva e
operosa nel tessuto religioso e civile. Già nel 1989-90,
in occasione di una ricerca a livello europeo sulle parrocchie senza parroco residente, organizzata dal prof. J.
Kerkhofs di Lovanio e gestita per l’Italia da il Regno (cf.
8
Regno-attualità 12, 1992, 382-390), ebbi modo di constatare come dietro lo specifico problema dell’insufficienza del clero a coprire il numero delle parrocchie ci
fosse tra paese e paese una forte differenza sul modo
con cui la parrocchia interagiva con la società e sul
senso di appartenenza espresso dalla popolazione verso
di essa. Era evidente che in società in stato di secolarizzazione avanzata, come la Francia e i Paesi Bassi, la
parrocchia appariva condannata all’insignificanza e ne
derivava un preoccupato clima di scoramento pastorale. Per contro tutti sperimentiamo che, nel nostro
paese, la parrocchia resta per la popolazione un punto
di riferimento complessivo, sia in ambienti rurali che
cittadini, sia al nord che al sud, pur con le caratteristiche specifiche delle varie regioni ecclesiastiche. A
distanza di anni quell’impressione resta confermata e
tutti coloro che viaggiano all’estero possono verificare
questa differenza.
Una parrocchia viva, con copertura a rete di tutto il
territorio nazionale, a livello editoriale permette fenomeni come le tirature di Famiglia cristiana o del Messaggero di S. Antonio, fatti più unici che rari anche a
livello sovranazionale, impone un calendario di attività
formative (catechesi, campi scuola...) per le quali
occorre una strumentazione didattica sempre nuova,
organizza itinerari di iniziazione cristiana, che fanno
appello a corsi, letture, esperienze. C’è un rapporto
vivo di domanda e risposta pastorale tra parrocchia,
comunità vivente ed editoria. In modo analogo avviene per i movimenti di spiritualità e non a caso alcuni
movimenti si sono dotati di una loro casa editrice,
come Città Nuova per i focolarini e, al suo sorgere, Jaca
Book per CL.
Per ora questa è una ricchezza, che crea continua
osmosi tra attività pastorale ed editoria. Ma quanto
può durare la “civiltà del campanile”? Mi sembra di
poter individuare uno dei tratti più nuovi degli
Orientamenti nella consapevolezza che oggi la Chiesa
in Italia deve fare i conti con un senso di appartenenza sempre più allentato e diluito. Viene espresso in
modo accorato a proposito dei giovani (“se non sapremo trasmettere alle nuove generazioni”: un interrogativo
ripetuto due volte con un corsivo nel testo, n. 51), a
proposito della famiglia (“invitiamo tutti gli operatori
pastorali a promuovere riflessioni serie sui perché delle frequenti crisi matrimoniali...”, n. 52), a proposito del
“gran numero di battezzati che, pur non avendo rinnegato formalmente il loro battesimo, ... stanno ai margini
della comunità ecclesiale” (n. 57), si allarga nel riferimento a “sempre più numerosi uomini e donne, giovani e
fanciulli non battezzati, eredi di situazioni di ateismo o
agnosticismo” (n. 58), per cui “nuovi percorsi sono
richiesti dalla presenza non più rara di adulti che chiedo-
1. EDITORIALE
no il battesimo, di “cristiani della soglia”, ... di persone che
hanno bisogno di cammini per “ricominciare” ” (n. 59),
fino a considerare come un dato strutturale, e quindi
permanente, il fatto “che ormai la nostra società si configura sempre di più come multietnica e multireligiosa”,
con il conseguente “inedito compito missionario... dell’evangelizzazione di persone condotte tra noi dalle migrazioni in atto” (n. 58). Gli Orientamenti obbligano a prendere sul serio il fatto che la zona d’ombra attorno alla
parrocchia si allarga, che l’area di coloro “che vivono un
fragile rapporto con la Chiesa” è “cresciuta in modo rilevante negli ultimi decenni” (n. 57).
Dal punto di vista pastorale, ciò significa elaborare
nuove forme di comunicazione e di presenza; dal
punto di vista editoriale, la trasformazione della realtà
sociale e culturale comporta il mutare dell’interlocutore. Si tratta di una sfida che tocca direttamente l’identità delle editrici, sia nel comparto volumi che nel
comparto periodici, perché gli esperti di marketing insistono sempre nel dire quanto è difficile e pericoloso
modificare il prodotto e individuare un nuovo interlocutore. Modificare il prodotto, significa far percepire
che la ditta “non è più quella di prima”, e nel cliente si
tocca allora il riferimento affettivo dell’abitudine; individuare un nuovo interlocutore, comporta rilevanti
investimenti in pubblicità e informazione per crearsi
nuovi clienti, con un rientro notoriamente assai lento
di costi e di fatiche. Sarebbe interessante che questa
legge fondamentale del mercato fosse tradotta, in
modo parallelo, nel settore pastorale: non è un accostamento irrispettoso, perché tocca direttamente il
problema del “comunicare” (linguaggio, modi, interlocutore...) che è appunto l’oggetto diretto degli Orientamenti.
Se la “civiltà del campanile” presenta questi segni di
indebolimento, è pur vero, in senso opposto, che negli
ultimi decenni è cresciuta la sensibilità, sia in ambiente ecclesiale sia in ambiente culturale laico, sul valore
intrinseco di civiltà e di identità nazionale delle realizzazioni civili che rimandano al cristianesimo in tutto il
nostro territorio. Questa nuova e positiva impostazione è documentata a livello pastorale da tutta l’attività
dell’Ufficio CEI per i Beni Culturali Ecclesiastici, da
come è stata organizzata una pastorale specifica, tesa a
valorizzare l’arte come linguaggio di fede, in diocesi
come Venezia e Firenze, un’esperienza di cui si riscontrano sempre più numerose imitazioni in occasione di
mostre, nella valorizzazione di musei, nell’accoglienza
accurata che felicemente si incontra in cattedrali e
santuari. La pastorale nel nostro paese può ricorrere
felicemente a una rete di memorie cristiane rappresentato dall’arte in tutte le sue forme. Con due vantaggi
non secondari: la molteplicità degli interessi cui questo
3. DOSSIER
reticolo interloquisce, per cui le occasioni di aggancio
sono moltiplicate; la possibilità di integrazione nella
storia e nell’identità nazionale che il patrimonio artistico nato dal cristianesimo offre agli immigrati di
altra etnia o di altra cultura. Il riferimento solo esemplificativo che l’Appendice degli Orientamenti fa al
tema “comunicazione e arte” non deve essere sottovalutato (vedi “Vie per la comunicazione” lettera d).
Ancora in ritardo invece sono gli editori e i centri
cattolici sulle “nuove tecnologie”, ricordate dagli
Orientamenti nello stesso paragrafo e soprattutto
richiamate come “una nuova cultura” con “nuovi linguaggi e nuovi atteggiamenti psicologici” (n. 39). Al
riguardo mi sembra di poter dire quanto si va ripetendo da decenni circa la realtà televisiva: dal decreto Inter
mirifica del Vaticano II se ne dà una lettura positiva,
ma tutta la comunicazione nella Chiesa si svolge su un
quadro culturale pretelevisivo e pretecnologico.
Abbiamo capito che le nuove tecnologie sono strumenti operativi molto utili e ci rapportiamo con esse in
modo funzionale, ma siamo rimasti estranei alla
morfologia e alla sintassi di quel linguaggio. Diciamo
parole tecnologiche, ma pensiamo e organizziamo il
nostro dire secondo le strutture linguistiche pretecnologiche. Anche in questo ritardo viene confermata l’osmosi tra attività pastorale ed editoria, come tratto
tipico del cattolicesimo italiano. Ed è dunque una sfida
ancora davanti a noi. Sulla quale pesano – è opportuno ricordarlo – i dati anagrafici e i ritmi del ricambio
generazionale all’interno della Chiesa.
Binari paralleli
Accennavo sopra all’eredità risorgimentale di separazione netta, tipica del nostro paese, tra la cultura
laica e la cultura cattolica. Chi frequenta abitualmente
le librerie, constata che nelle librerie cattoliche, almeno in quelle più grandi, trova anche molti titoli e prodotti di editori laici, ma non costata l’inverso; cioè,
nelle librerie laiche trova raramente libri religiosi,
oppure, ed è addirittura peggio, sotto la voce religione
trova testi di esoterismo, di magia, di parapsicologia e
paccottiglia simile. Una corrispondenza impressionante si ha sui grandi quotidiani, nei quali si parla di religione solo in prospettiva politica o sulla tastiera del
sensazionale/emotivo, i due indicatori principali che
presiedono il mercato dell’informazione, stampata e
non.
Questa impermeabilità dei due mondi è una sfida
che l’editoria cattolica ha semplicemente in comune
con la Chiesa italiana ed è ben difficile suggerire qualcosa di nuovo, dopo decenni di arrovellamento da
9
3. DOSSIER
parte di direttori e amministratori, distributori e librai.
Almeno deve essere ben chiaro che ogni scelta strategica (economica, culturale, organizzativa...) che porta a
un indebolimento della presenza cattolica, anziché al
suo rafforzamento, significa abbassare il tasso di efficacia nella comunicazione del messaggio cristiano. È
come se un altoparlante perdesse progressivamente di
volume: la gente sentirebbe sempre di meno, fino a
non sentire più. Negli ultimi anni sono state chiuse
alcune case editrici cattoliche: significa che la percentuale di penetrazione è complessivamente diminuita.
Gli istituti religiosi che gestiscono attività pubblicistiche condividono con tutta la Chiesa la difficoltà del
personale e del ricambio generazionale. D’altra parte
l’impegno diretto di istituti e diocesi in questo settore,
con l’investimento di capitali, persone e strutture (edifici, impianti, e tutti sanno quanto questi ultimi sono
costosi...), rende tutt’altro che agevole il passaggio
verso una conduzione affidata completamente a personale laico. Anche se questa resta, a mio parere, una
scelta obbligata. È certamente istruttiva l’esperienza
che gli assunzionisti hanno realizzato in Francia. Con
un’attività iniziata nell’800, hanno realizzato con l’editrice Bayard e il quotidiano La Croix un’impresa
sovranazionale, in cui la proprietà è di una congregazione religiosa, ma il personale religioso è rappresentato nell’azienda da poche unità di fronte a centinaia di
dipendenti. In questa direzione si sono mossi anche
altri istituti, come è emerso in un incontro tra i rappresentanti degli istituti religiosi che gestiscono attività
pubblicistiche, organizzato a Roma il 17 gennaio scorso dall’Unione Superiori Generali.
È dunque molto realistico l’invito, presente
nell’Appendice degli Orientamenti circa le “Vie per la
comunicazione”, a “riflettere sul valore della comunicazione sociale, sulla situazione attuale e sulle iniziative che
vanno sostenute o che attendono di essere avviate”, ad
“approfondire alcuni sentieri particolarmente significativi
della comunicazione (ad es. comunicazione e arte, nuove
tecnologie...)”.
Pensiero forte
Quando ho dovuto presentare gli Orientamenti al
consiglio pastorale di alcune parrocchie, mi sono sentito chiedere che cosa c’entra la prima parte, che è teologica e fortemente unitaria sull’unico tema di “Gesù
inviato del Padre”, con la seconda parte, quella propriamente pastorale, che presenta un impianto in cui
l’elenco dei temi crea un certo contrasto con la concentrazione della prima parte. Ho risposto affermando
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che una pastorale è tanto significativa quanto è motivata teologicamente con idee forti. Qui, chiaramente
in dipendenza dalla Novo millennio ineunte, come è
espressamente indicato al n. 9, siamo invitati a trovare nella centralità di Gesù l’elemento strutturante la
molteplicità delle urgenze pastorali.
Davanti a questo primato della teologia e della spiritualità, cioè del pensiero e della formazione interiore,
di fronte all’agire pastorale, penso a due pericoli che
l’editoria religiosa ha oggi davanti a sé.
Il primo è dato dalla “cultura dell’usa e butta”
applicata al libro. Alcuni editori teorizzano che un libro
deve avere otto mesi di vita, come un prodotto di cucina e come la moda a ritmo stagionale. Di conseguenza
invadono a ondate i banconi delle librerie e, passati gli
otto mesi, bombardano con pubblicità e con indirizzari
selezionati offrendo svendite con sconti fino all’80%. È
la dimostrazione migliore che si tratta di un prodotto
senza consistenza. L’effetto sul mercato è quello di falsare il corretto rapporto tra libro e lettore, l’effetto sull’editore è quello di creare un’editoria senza catalogo,
cioè vuota di tenuta e di prospettive, l’effetto sul cliente è quello dell’emozione anziché della riflessione.
Il secondo pericolo è quello di affidarsi più alla tecnica e all’operatività che alla cultura. Di fronte alla difficoltà economica, che nell’ultimo decennio ha coinvolto anche l’editoria religiosa, alcuni editori hanno pensato di risanare dei bilanci disfacendosi delle riviste e delle
collane di cultura, chiudendo queste e cedendo quelle, e
producendo soltanto degli strumenti di intervento diretto, il libretto di poche pagine che ti dà preconfezionata
la lezione di catechismo, l’incontro di preparazione al
matrimonio, l’omelia della domenica. Ogni cliente di
libreria può constatare che negli ultimi vent’anni il libro
medio è passato dalle 300 alle 120 pagine. Se chiedete a
un libraio: “quale è il libro che si vende bene”, vi risponderà: “il libro tra 80 e 120 pagine”.
Queste due tendenze – che hanno un riscontro
parallelo nell’editoria laica, con un significativo indice
negativo di omologazione sui meccanismi di mercato –
obbligano a interrogarci continuamente su che cosa
comunichiamo, sia attraverso il contenuto sia attraverso la forma del prodotto. E pongono alla comunità cristiana e agli operatori dell’editoria il problema della
formazione come primario problema di senso. “Una
fede adulta e ‘pensata’ ” è il titolo impegnativo del n. 50
degli Orientamenti. È un paragrafo importante, che
chiude in modo significativo: “Avere una vita interiore...
è quanto di più umano ci sia dato... perché la fede è sempre ragionevole”.
* Presidente dell’Unione Editori
e Librai Cattolici Italiani (UELCI)
Csocialiomunicazioni
Campania:
incontro dei direttori diocesani
I direttori degli uffici comunicazioni sociali e i
membri della Commissione cultura e comunicazioni
sociali della Campania si sono incontrati a metà gennaio, presso il centro “La Pace” di Benevento per discutere sul tema “Una rete di comunicazione sociale in
Campania”. Durante l’incontro, presieduto dall’arcivescovo di Benevento, S. E. Mons. Serafino Sprovieri, si
è parlato, tra l’altro, della possibilità di creare un giornale e una televisione a carattere regionale.
L’Ucsi celebra
il patrono dei giornalisti
Commissione episcopale
cultura e comunicazione riunita a Roma
Si è riunita il 21 gennaio a Roma, presso la sede
della CEI, la Commissione episcopale per la comunicazione e la cultura. Tra i vari punti all’ordine del
giorno la verifica dell’ultima riunione con i vescovi
delegati regionali; i programmi dei vari uffici che
fanno riferimento alla Commissione e un “Direttorio
sulla comunicazione nella missione della Chiesa in
Italia”, in fase di elaborazione e il cui schema è stato
sottoposto all’esame del Consiglio Permanente che si
è svolto a ridosso.
Milano: “La famiglia mediatica”
L’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali
della diocesi di Milano e l’Università Cattolica del S.
Cuore hanno organizzato un corso di formazione sul
rapporto famiglia e mass media intitolato “La famiglia
mediatica”. Il corso intende approfondire la complessa
tematica del rapporto tra la realtà della famiglia e i
mezzi di comunicazione, a partire dai dati relativi al
consumo dei media e della tv in particolare da parte
delle famiglie italiane. Vengono proposte analisi e forniti suggerimenti utili a comprendere come la famiglia
si metta in rapporto con tali mezzi e come essi, a loro
volta, “guardino” e rappresentino la famiglia proponendo valori e modelli. Gli incontri, cinque in tutto,
prenderanno il via il 23 febbraio per concludersi il 23
marzo.
L’Unione cattolica della Stampa Italiana (Ucsi) per
festeggiare San Francesco di Sales ha promosso una
riflessione sul tema “Giornalisti a rischio – Ragionando sull’informazione dopo l’11 settembre”. All’incontro, organizzato d’intesa con l’Ordine Nazionale
dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa
Italiana, che si è svolto a Roma, il 29 gennaio, sono
intervenuti, tra gli altri, Lucia Annunziata, Dino Boffo,
Paolo Graldi, Gad Lerner, Dennis Redmont ed Ennio
Remondino.
Celebrati i 120 anni del settimanale
“Il Resegone”
Si è svolto a Milano il 25 gennaio, un incontro
“speciale” con il Card. Martini sul tema: “Leggere da
cristiani il mondo che cambia”. L’iniziativa si colloca
nell’ambito delle celebrazioni di San Francesco di
Sales, patrono dei giornalisti e dei 120 anni del settimanale cattolico lecchese “Il Resegone”. Sul tema
designato sono intervenuti, dopo la testimonianza
offerta dal Cardinale Martini sull’incontro di Assisi
del giorno precedente, il direttore di “Famiglia
Cristiana”, don Antonio Sciortino, il direttore di
“Avvenire”, Dino Boffo e del “Resegone”, Gianni
Borsa.
Trani: il Vescovo incontra
il mondo dei mass-media
Per la festa di San Francesco di Sales, patrono dei
giornalisti, l’Ufficio per le comunicazioni sociali della
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4. COMUNICAZIONI SOCIALI
diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie ha organizzato un
incontro tra l’Arcivescovo, S.E. Mons. Pichierri e gli
operatori della comunicazione sociale. L’incontro si è
svolto il 25 gennaio: i partecipanti si sono confrontati
sul tema dell’etica dei mass media e si sono dati
appuntamento per il prossimo anno.
Lanciano: la diocesi in rete
La diocesi di Lanciano-Ortona ha realizzato il suo
sito web e lo ha dedicato a San Tommaso, le cui spoglie
sono custodite nella cattedrale. All’indirizzo www.tommasoapostolo.com sarà possibile trovare tutto il
materiale informativo sul santo e sui principali eventi
e documenti della diocesi.
Nardò-Gallipoli: inaugurato il sito
Il nuovo sito della diocesi pugliese è stato inaugurato il 20 gennaio e, già dopo pochi giorni, ha registrato
17 mila visite. Curato dall’Ufficio diocesano per le
comunicazioni sociali, in collaborazione con il servizio
informatico della Curia, si prefigura come un portale
cattolico. Oltre alle varie iniziative e documenti della
Chiesa locale, all’indirizzo www.diocesinardogallipoli.it è possibile trovare, tra l’altro, la storia di San
Giuseppe da Copertino, una sezione dedicata alla spiritualità e uno spazio “virtuale” per i quattro monasteri di clausura della diocesi.
L’Ucsi Marche si interroga
su ragazzi e mass-media
L’Ucsi delle Marche ha organizzato, nell’ambito dei
festeggiamenti per San Francesco di Sales, un convegno
sul tema “Pollicino nel bosco dei media. Ragazzi e
informazione a 10 anni dalla Carta di Treviso”. La
manifestazione, che si è svolta il 27 gennaio a Numana
(AN), va inserita nel programma nazionale dell’Ucsi
“Ragazzi e media, cento incontri”, e si ricollega anche
ai contenuti del “Primo rapporto sulla comunicazione
in Italia”, realizzato dal Censis per conto dell’Ucsi lo
scorso anno.
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Rassegna di film neorealisti
a Ravenna
L’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali
della diocesi di Ravenna ha organizzato una rassegna
cinematografica con pellicole della Cineteca Nazionale di Roma intitolata “Gli aspetti lirici del neorealismo”.
Le proiezioni sono cominciate il 21 gennaio e termineranno il 18 marzo; tra i i film trasmessi: “Roma
città aperta”, “Ladri di biciclette” e “Mamma Roma”.
A Roma si è parlato di fiction
Il Centro studi cinematografici ha organizzato, il 19
gennaio, a Roma, un convegno sul tema “Nascita di
una finzione - La realtà italiana tra cinema e televisione” con l’obiettivo principale di analizzare le attuali
modalità di rappresentazione della realtà italiana contemporanea attraverso la fiction del grande e, soprattutto, del piccolo schermo.
Tra i relatori: Milly Buonanno, direttore dell’Osservatorio sulla fiction televisiva e docente universitario; Stefano Munafò, direttore di Raifiction; Anna
Samueli, sceneggiatrice e Nello Correale, regista e sceneggiatore.
Celebrazioni a Mantova
per la giornata di Avvenire.
Si è svolta a Mantova la giornata diocesana dedicata al quotidiano cattolico “Avvenire”.
Per l’occasione, mons. Egidio Caporello, vescovo di
Mantova, ha sottolineato come al cattolico di oggi
“occorrano mezzi di comunicazione che non siano
massificanti. I cattolici”, ha proseguito l’alto prelato,
“se lo vogliono non sono meno capaci di altri nell’impresa di esprimere e alimentare la loro cultura con
mezzi adeguati. E, se non si impegnano per farlo, si
rendono fatalmente succubi di un’informazione per
loro insoddisfacente, che spesso banalizza la loro posizioni”.
5. PROGETTO CULTURALE
Capertoantiere
Cisternino (BR) • 16 e 20 dicembre
Il Centro culturale “Fuoco del Melograno” organizza il 16 dicembre la conferenza di Giulio Marchioli su
“Arte e verità. Dall’individuale all’universale”. Il 20
dicembre il medesimo Centro culturale, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune, organizza la presentazione del volume di Adriana Notte
“L’urlo il Volto”. Intervengono Gianna Caroli,
Assessore alla Cultura, e Margherita Martucci.
Milano • 17 dicembre-7 febbraio
Caltagirone • 14 dicembre
L’Ufficio diocesano di Pastorale della cultura e
delle comunicazioni sociali, il Centro “Padre
Innocenzo Marcinò” dell’Istituto Superiore di Scienze
Religiose all’Apollinare della Pontificia Università
della Santa Croce di Roma e l’Istituto di ricerca e
Formazione Culturale “Mario Sturzo” organizzano la
conferenza di Vittorio Sozzi su “Venti di guerra, aneliti di pace. I cristiani di fronte alla complessità del
momento presente”.
Brindisi • 14 dicembre-7 gennaio
L’associazione “Amici della Biblioteca arcivescovile
A. De Leo”, l’Associazione italiana “Amici del Presepio”
e il Comune organizzano la XV rassegna internazionale del presepe nell’arte e nella tradizione dal titolo
“Natale per risorgere”. L’Ufficio diocesano per i beni
culturali e l’Assessorato alla Cultura del Comune promuovono “I suoni della devozione”, una serie di serate
musicali sui temi del Natale e della pace che si tengono in diverse chiese della città.
Cerreto Sannita - Telese
Sant’Agata de’ Goti • 15 dicembre
L’Ufficio diocesano per la cultura e le comunicazioni sociali e il Meic organizzano un incontro-dibattito
su “Il Progetto Culturale della Chiesa Italiana”. La relazione è affidata a Francesco Bonini, coordinatore del
Servizio nazionale. Il Vescovo Mons. Michele De Rosa
traccia le conclusioni.
Il “Centro Culturale di Milano” organizza “Le sette
luci di Andrej”, una mostra di immagini provenienti
dall’archivio personale del regista Andrej Tarkovskij,
nel 15° anniversario della sua scomparsa. Il 30 gennaio
ha luogo la presentazione dei “Diari” del regista, cui
partecipano il figlio Andrea, Antonio Socci, Vittorio
Strada. Il Centro organizza inoltre il 24 gennaio, all’interno del ciclo di incontri “Dentro Milano”, una serata sul tema “La Borsa: una realtà o un sogno? Viaggio
alla scoperta di un mondo”. Intervengono Marco
Oriani e Maria Rosa Borroni, docenti di Economia
degli intermediari finanziari nell’Università Cattolica.
Il 7 febbraio, in occasione della presentazione del libro
di Daniele Piccini “Con rigore e passione. Viaggio fra
le letture del nostro tempo”, si tiene una tavola rotonda sul tema “Serve ancora la critica letteraria?”.
Intervengono Davide Rondoni, Bianca Garavelli,
Giancarlo Pontiggia, Roberto Mussapi e Caterina
Soffici.
Albenga-Imperia • 20 dicembre-15 marzo
La diocesi, l’Assessorato alla Cultura e al Turismo
del Comune di Albenga e l’Unione Cattolica Artisti
Italiani allestiscono dal 20 dicembre al 16 gennaio nel
Museo diocesano d’arte sacra la mostra “Angeli,
Pastori... e la Natività ieri e oggi”. Alla rassegna, volta
anche a far conoscere agli abitanti della diocesi il
Museo e le pregevoli opere in esso custodite, sono
affiancati il concerto di canti natalizi della Schola
Cantorum “Don Primo Volpe” e l’esecuzione di alcuni
brani musicali preparati dagli artisti dell’Ucai. Inoltre
l’Associazione “Mons. N. Palmarini”, l’Ucai e l’Ufficio
catechistico-scolastico diocesano organizzano dal 15
febbraio al 15 marzo il corso “Chiesa e sviluppo del pen-
13
5. PROGETTO CULTURALE
siero scientifico”. Intervengono: il fisico Elio Sindoni
su “Creazione o Big Bang?”; il Vescovo di Mondovì
Mons. Luciano Pacomio su “Bibbia e scienza in dialogo”; Michele Lenoci, dell’Università Cattolica di
Milano, su “Chiesa e scienza oggi”; il giornalista Mario
Gargantini su “Galileo Galilei: mito e realtà”; Luigi
Negri, dell’Università Cattolica di Milano, su “Chiesa
e libertà di ricerca: Giordano Bruno”.
Rossano Calabro (CS) • 29 dicembre
Il Centro culturale “Il lievito”, in collaborazione
con il Servizio nazionale per il progetto culturale, promuove, all’interno delle iniziative de “Il cantiere del
millennio”, “Start-up per il Millenario della morte di
san Nilo di Rossano (2004) e il 950° anniversario
della morte di san Bartolomeo (2005)”. San Nilo fu
l’iniziatore di quel movimento monastico ispirato
all’Oriente cristiano che portò alla fondazione
dell’Abbazia di Grottaferrata. San Bartolomeo fu il suo
discepolo prediletto. Dopo i saluti del sindaco, intervengono: Francesco Bonini, coordinatore del Servizio
nazionale, l’Arcivescovo Mons. Andrea Cassone, padre
Emiliano Fabbricatore, Protoarchimandrita Esarca
ordinario di Santa Maria di Grottaferrata, e S.E. Mons.
Ercole Lupinacci, Vescovo dell’Eparchia di Lungro.
Coordina l’incontro Mons. Francesco Milito, direttore
de “Il lievito”. Ha luogo poi la proiezione del documentario “Santi per immagini”. Si tratta di una prima
ricerca per un mostra iconografica dei santi Nilo e
Bartolomeo. Segue il dibattito su “Le proposte per l’agenda del cantiere 2002”.
Roma • 10-31 gennaio
“Progetto Humanitas. Associazione culturale per la
formazione permanente e lo sviluppo della creatività”
organizza una serie di conferenze. Intervengono:
Alessandro Pagliara su “Ignifluisque gemit Lipare fumosa cavernis. Mito, archeologia e storia in una colonia
greca di Sicilia”; Gabriella Giordanella Perilli su
“Musica e salute fisica, psichica e spirituale”; Claudio
Bucciarelli su “Nessuno è uguale, nessuno è diverso:
senso e significato dell’integrazione culturale”; Filippo
Ricciotti su “Le medicine complementari: omeopatia,
agopuntura, fitoterapia, medicine orientali...”. Inoltre
vengono organizzati i corsi su “L’Apocalisse di
Giovanni. Conoscenza, approfondimenti, spunti di ri-
14
flessione”, su “Musica e salute fisica, psichica e spirituale” e su “Scrittura creativa nel linguaggio letterario
e teatrale”.
Panzano in Chianti (FI) • 20 gennaio
La Comunità di San Leolino, con il contributo dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di
Greve in Chianti, organizza “La carezza della musica.
Concerto per i Bambini del nuovo Millennio”. A partire dal Duemila la Comunità offre ogni anno ai bambini del nuovo millennio un concerto nella ricorrenza
della festa di santa Agnese, morta martire a Roma nel
III secolo appena dodicenne. Il concerto degli allievi
della Scuola di Musica di Greve si distingue per una
particolarità: sono dei bambini a suonare e cantare per
gli altri bambini. Al termine della serata Carmelo
Mezzasalma presenta il libro di Domenico Giuliotti “Il
Natale” di cui vien fatto dono a tutti i bambini presenti.
Roma • 22-23 gennaio
Il Centro per lo studio della storia e della cultura
di Sicilia della Facoltà Teologica di Sicilia promuove
un convegno di studi su “Letteratura siciliana del
Novecento. Le domande radicali”. Intervengono:
Cataldo Naro, preside della Facoltà, che introduce i
lavori; Sergio Campailla, dell’Università di Roma Tre,
su “Anno 2002. Domande radicali nella letteratura
siciliana”; Massimo Naro, della Facoltà Teologica di
Sicilia, su “Lumen fidei. La ‘lanterninosofia’ di
Pirandello”; Franco Zangrilli, della City University di
New York, su “La ricerca religiosa di Pirandello e
Bonaviri”; Roberto Salsano, dell’Università di Roma
Tre, su “Tra fuga e approdo metafisico: esistenza e
assoluto in Rosso di San Secondo”; il critico letterario Enzo Lauretta su “Vitaliano Brancati: una lezione
di verità”; Liborio Palmeri, del Seminario diocesano
di Trapani, su “ ‘E dovremo dunque negarti, o Dio?’.
Dolore e fede nella poesia di Quasimodo”; Giovanni
Speciale, dell’Istituto teologico-pastorale “G. Guttadauro” di Caltanissetta, su “Peccato e grazia nella
poesia di Pietro Mignosi”; Salvatore Privitera, della
Facoltà Teologica di Sicilia, su “Tomasi di Lampedusa: il lento appassire della vita”; Antonino
Raspanti, della Facoltà Teologica di Sicilia, su “La
domanda sulla morte di Gesualdo Bufalino”; Filippo
5. PROGETTO CULTURALE
Santi Cucinotta, della Facoltà Teologica di Sicilia, su
“Tra lo Scilla e Cariddi di Stefano D’Arrigo”; Fabio
Pierangeli, dell’Università di Roma Tor Vergata, su
“Sciascia ultimo e radicale”; Cosimo Scordato, della
Facoltà Teologica di Sicilia, su “La donna e le domande radicali negli scrittori siciliani del Novecento”;
Giuseppe Costa, della Pontificia Università Salesiana
di Roma, su “Tra cronaca e ricerca di senso: letteratura e giornalismo nella Sicilia del secondo
Novecento”; Sergio Campailla che illustra le conclusioni.
Roma • 8-9 febbraio
L’Istituto “Vittorio Bachelet” dell’Azione Cattolica
Italiana promuove il convegno su “Quali relazioni
sociali e politiche per l’oggi? Dalla frammentazione
alla comunità”. Intervengono: Giuseppe Dalla Torre,
Rettore della Lumsa di Roma e presidente del Consiglio
Scientifico del Bachelet, che apre i lavori; Mauro
Magatti, docente di Sociologia nell’Università Cattolica
di Milano, su “Le relazioni interpersonali nella società
di oggi”; Michele Nicoletti, docente di Filosofia politica nell’Università di Trento su “La politica come spazio
di relazioni”. Si tiene poi una tavola rotonda su “Le
istituzioni tra decisioni verticistiche e istanze di partecipazione” cui prendono parte: Francesco Bonini,
docente di Storia delle istituzioni politiche nell’Università di Teramo e coordinatore del servizio nazionale
per il progetto culturale; Monica Lugato, docente di
Diritto Internazionale nella Lumsa di Roma; Antonino
Spadaro, docente di Diritto costituzionale nell’Università di Catanzaro; Giuseppe Tognon, docente di
Storia dell’educazione e di Storia della Pedagogia nella
Lumsa di Roma. A Paola Bignardi, presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, sono affidate le conclusioni.
Padova • 23 febbraio
La Fondazione “Girolamo Bortignon” per l’educazione e la scuola organizza un convegno internazionale sul tema “Per un sistema educativo integrato. Le prospettive del Nord Est”. Dopo il saluto del Vescovo
Mons. Antonio Mattiazzo, intervengono: padre Paul
Valadier, della Facoltà di Filosofia del Centre Sèvres di
Parigi, su “Cultura ed umanizzazione. I compiti di una
scuola cattolica all’interno di un sistema educativo
integrato”; S. E. Mons. Giuseppe Betori, Segretario
Generale della CEI, su “L’apporto del Progetto culturale della Chiesa italiana nel sistema educativo integrato”; Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis e
presidente della Fondazione “Venezia 2000”, su
“Economia e società, tradizioni e istituzioni presenti
nel Nord Est: che cosa chiedono e quali risorse rappresentano per la scuola statale e non statale”. Si tiene poi
una tavola rotonda, coordinata da Giuseppe De Rita,
sul tema “Fare scuola oggi nel Veneto: quale risposta ai
bisogni formativi dei giovani, delle famiglie e della
società”. Vi prendono parte Bruno Gandini, della
Confap, Franco Martignon, dirigente scolastico, Diega
Orlando Cian, dell’Università di Padova e Francesco
Peghin, di Unindustria-Padova. Le conclusioni sono
affidate a Michele Panajotti, presidente della Fondazione “Girolamo Bortignon” e referente diocesano
per il progetto culturale. L’iniziativa è tesa ad
approfondire gli indirizzi prioritari di ricerca e servizio
a vantaggio delle scuole, in regime di autonomia e
parità. L’impegno della Fondazione riguarda in particolare le scuole cattoliche, per qualificarle sempre più
come laboratorio di proposte culturalmente e socialmente significative nell’ordinamento pubblico integrato in sinergia tra scuola e famiglia, territorio e comunità. Il convegno si muove su tre coordinate portanti:
il processo di unificazione europea, il progetto culturale della Chiesa italiana e l’attenzione al territorio e alle
risorse culturali, economiche, sociali e religiose.
B eni culturali
Dal 24 marzo al 16 giugno a Padova
LE RELIGIONI DEL MONDO
IN UNA MOSTRA
I grandi maestri dell’illustrazione per l’infanzia raccontano le diverse religioni del mondo in una mostra
15
5. PROGETTO CULTURALE
che sarà allestita dal 24 marzo al 16 giugno nelle sale
del rinnovato museo diocesano di Padova. “I colori del
sacro”, questo il titolo della mostra, rappresenterà episodi tratti dalle Sacre Scritture, la raffigurazione dei
miti orientali, i credo animistici dell’Africa e dell’America del Sud, le rappresentazioni dell’Assoluto nel
mondo religioso giapponese e le storie della mitologia
classica.
La mostra è promossa e organizzata dalla Diocesi
di Padova e dal Messaggero di Sant’Antonio, in collaborazione con la Fondazione Mostra Internazionale
di Illustrazione per l’Infanzia di Sarmede. È stata
ideata come itinerante in Italia e nel mondo: dopo
Padova, sarà riallestita in altre città italiane per prendere poi il via verso il Nordamerica. Sarà, infatti, a
Toronto in occasione della prossima Giornata mondiale della gioventù, in Australia per ritornare di
nuovo in Europa.
Concorso a Città di Castello (Pg)
Regala un’opera al museo
Il museo del duomo di Città di Castello promuove
il concorso “Regala un’opera al museo”. L’obiettivo è di
offrire ai giovani un’occasione per valorizzare le proprie capacità espressive, e avvicinarli al mondo dell’arte. Sarà premiata la qualità artistica dei disegni e la
forza del messaggio che essi contengono. I soggetti di
tali elaborati dovranno essere scelti tra le opere d’arte
che costituiscono la collezione permanente del Duomo
di città di castello. La partecipazione è gratutita; i giovani potranno partecipare in forma individuale o con
classe di appartenenza.
La partecipazione al concorso è suddivisa per livello
scolastico: scuola primaria, dai 7 agli 11 anni; e scuola
secondaria, dai 12 ai 19 anni. Per concorrere ogni classe dovrà proporre uno o più disegni. Gli elaborati
dovranno avere un formato 70 per 100, e possono
essere utilizzate tutte le tecniche di espressione grafiche: pastello, acquerello, composizione fotografica ecc.
Per informazioni ed iscrizioni: Museo del Duomo di
Città di Castello, Piazza Gabriotti 3/a, 06012 Città di
castello (Pg); telefax 0758554705.
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Fino al 10 febbraio
I Segni del 9cento in “mostra” a Brescia
Nuova tappa della mostra itinerante Segni del
9cento. Dopo Verona, dove la mostra è stata allestita
presso il Duomo, ora è il museo diocesano di Brescia
ad accogliere la mostra itinerante dal 19 gennaio al 10
febbraio 2002. L’orario di apertura della mostra è dal
martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle 19.00.
L’iniziativa è organizzata dal Liceo artistico Vincenzo
Foppa in collaborazione con la Diocesi e il Comune di
Brescia. La mostra presenta una vasta selezione delle
più significative opere di architettura e di arti per la
liturgia realizzate in Italia nel secolo appena concluso e
può essere “visitata” anche on line al sito www.segnidel-9cento.it. Dopo Brescia la mostra si sposterà ad
Alghero, Firenze, Milano, Trento e Vicenza. Promossa
dalla Conferenza Episcopale Italiana, la mostra si
caratterizza come evento espositivo itinerante che mira
a documentare sinteticamente quanto le diocesi italiane al nord al centro e al sud Italia hanno realizzato di
veramente significativo nel XX secolo in materia di
architettura e di arte per la liturgia. Il materiale esposto sarà costituito da fotografie a colori di grande formato, realizzate mediante apposita campagna, che illustreranno 60 chiese e 90 opere d’arte. Queste spazieranno temporalmente nell’intero arco del secolo, privilegiando le opere del periodo postconciliare mentre,
per il periodo preconciliare, quelle che meglio hanno
saputo anticipare le istanze del Vaticano II.
On line da febbraio il sito dell’Amei
I musei ecclesiastici vanno in “Rete”
Sarà su Internet a partire dal primo giorno di febbraio il sito dell’Associazione musei ecclesiastici italiani. All’indirizzo www.amei.it sarà possibile avere tutte
le informazioni sui musei e le collezioni ecclesiastiche,
nonché di quelle realtà associative che si occupano di
beni culturali d’interesse religioso.
“Lo scopo è quello di aiutare i musei a valorizzare il
loro straordinario patrimonio – spiega Mons. Giancarlo Santi, direttore dell’Ufficio nazionale per i beni
culturali ecclesiastici e presidente dell’Amei – ma anche per far interagire fra loro i musei stessi. Non a caso
si darà vita anche ad un Forum on line che favorirà
proprio lo scambio di informazioni ed esperienze”.
5. PROGETTO CULTURALE
Attualmente, in Italia, esistono 936 musei religiosi,
di cui 820 di proprietà ecclesiastica e 116 di proprietà
non ecclesiastica. Il sito dell’Amei sarà “linkato” a
quello dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e si aggiunge alle altre due esperienze telematiche legate all’Ufficio diretto da Mons. Santi: quella di
Beweb e di Segni del 9cento.
L aboratorio
Dalle Diocesi
Il Servizio per il progetto culturale della diocesi di Piacenza-Bobbio ha pubblicato “Punto Incontro. Dossier 2001”. Si tratta dei materiali utilizzati negli “Incontri del venerdì”, che il Servizio diocesano ha proposto dal 23 febbraio al 4 maggio 2001. Il dossier è stato completato con un resoconto de “Il cantiere del progetto culturale”, l’incontro nazionale dei referenti diocesani, dei centri culturali e delle aggregazioni
laicali tenutosi a Roma dal 15 al 17 febbraio, e con
ampie citazioni della Novo Millennio Ineunte e degli
Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il
primo decennio del 2000 dal titolo “Comunicare il
Vangelo in un mondo che cambia”.
Interessante è la sezione “Per saperne di più”, nella
quale vengono esposti lo spirito e le modalità di attuazione dell’iniziativa di “Punto Incontro”. Lo scopo consiste nell’ “aiutare a pensare e ad operare con criteri di
giudizio autenticamente cristiani: plasmare una figura
di cristiano che risulti credibile nella odierna società democratica (CEI, Con il dono della carità dentro la storia, n.
21)”. Le linee-guida sono così formulate: “Nella consapevolezza della crisi culturale che investe mondo cattolico e mondo laico, la proposta è quella di usare le due
ali: fides et ratio”; “Si è convinti che la semplice enunciazione di contenuti determini un astrattismo inefficace a incidere nella realtà; decisivo è invece: discernere – progettare – comunicare”; “I principi affermati
come principi creano solo radicalismo: è chiudersi nel
fortino; occorre la paziente ricerca dei dati, è il dato
storico lo strumento per dialogare con l’uomo di oggi”.
Infine, quanto al metodo, “Punto incontro promuove
Aiutare
a pensare e ad operare
con criteri di giudizio
autenticamente
cristiani.
l’impegno personale mentre consente di lavorare
comunitariamente, suscita interessi per l’oggi della vita
ecclesiale e civile e non li lascia spegnere per mancanza di strumenti validi a svilupparli. Il metodo è quello
seminariale orientato al discernimento comunitario”.
Il Servizio diocesano per il progetto culturale, dopo
aver compiuto la selezione degli argomenti e la definizione del calendario, struttura gli Incontri del venerdì (ore
18-20) nel modo seguente: la consegna della documentazione sull’argomento, per la quale si attinge alla
stampa quotidiana e periodica e ai documenti del
Magistero; l’introduzione, che non è altro che un avvio
alla lettura, volto a far emergere concordanze e dissonanze nei documenti appena consegnati; l’invito ad
interagire nell’immediato in maniera molto concisa; il
ritorno a casa nell’ottica di completare il discorso
avviato e di offrire ad altri un percorso analogo. Il
metodo seminariale, vale a dire l’essere posti in gruppo di fronte ad una problematica mediante uno o più
agili testi d’introduzione, acuisce l’attenzione e la partecipazione dei singoli. Questa modalità di funzionamento si colloca in una precisa prospettiva di formazione, perché tende ad aiutare le persone a pensare e
così a crescere.
Il Servizio diocesano non trascura l’aspetto della
comunicazione. Oltre ad una puntuale informazione
su Il Nuovo Giornale prima di ogni incontro, viene continuamente aggiornato il sito www.puntoincontro.org,
dal quale si può scaricare l’intera documentazione relativa agli argomenti affrontati.
L’introduzione ai temi viene affidata ad un gruppo
di laici, che si mettono a servizio delle diverse unità
pastorali della diocesi per quanti volessero entrare nei
percorsi di riflessione cui si riferisce il dossier. Questa
piccola task-force è animata da un autentico spirito
missionario, proprio di una vera animazione culturale
sul territorio.
17
5. PROGETTO CULTURALE
Dalle Riviste
Nello scorso mese di novembre è uscito il numero 0
della rivista trimestrale Scritture. Percorsi critici
attorno al testo biblico, diretta da Maurizio Gronchi e
Piero Ciardella in collaborazione con il Servizio nazionale per il progetto culturale.
La pubblicazione consiste in un grande foglio le cui
pieghe delimitano più riquadri. La facciata esterna
riproduce l’immagine di Gutenberg, primo stampatore
della Bibbia. Il riquadro centrale, quale frontespizio,
reca il nome della testata Scritture, che evoca le “sacre
Scritture” e le “scritture” che commentano il testo
biblico di volta in volta posto all’attenzione.
Il percorso critico attorno al testo è annunciato dal
tema e dal nome degli autori dei commenti. La facciata interna si presenta come un’antica Glossa marginalis: nel riquadro centrale è in grande evidenza il testo
biblico, ai margini del quale compaiono diversi interventi. Il primo, in alto a sinistra, è sempre il commento di un biblista, che apre il percorso critico. L’ultimo,
in basso a destra, è il contributo della redazione, che
svolge il tema suscitato dal brano biblico tenendo
conto degli altri contributi. I cinque interventi a margine della pericope scritturistica vengono richiesti a
personaggi del mondo della cultura.
“La forma della rivista Scritture – si legge nell’introduzione al numero 0 – riproduce l’antico modello della
Glossa marginalis di epoca medievale, dove alla sacra
pagina facevano corona le autorevoli sentenze degli
scrittori ecclesiastici antichi. Ancor oggi, la pagina
biblica, per la sua universale autorità culturale, con i
suoi temi e le sue problematiche, è capace di suscitare
reazioni da molteplici punti di vista, divenendo luogo
di incontro tra fedi, culture e sensibilità differenti.
Come l’esplosione di colori che la luce sprigiona attraverso la rifrazione di un prisma, così le diverse scritture a margine delle sacre Scritture testimoniano la ricerca contemporanea di senso, di luce, di verità. In questo
numero è il testo di Giudici 9,7-15 a suggerire una
riflessione corale sul tema del potere”. Su questo tema
intervengono nel numero 0 Giulio Andreotti, Massimo
Cacciari, il deputato Vannino Chiti, il giornalista Stefano
Folli, il Cardinale Pio Laghi e Gianfranco Ravasi.
I curatori della rivista non trascurano di indicare a
chi è rivolta e come si può utilizzare una rivista così
originale. “I lettori di Scritture sono tutti coloro che si
interessano alla Bibbia come un testo vivo, che, pur
custodito e interpretato fedelmente dalla fede ecclesiale lungo i secoli, mantiene la sua contemporaneità
anche per l’uomo e la donna di oggi. Oltre agli studiosi e ai cultori delle scienze bibliche e teologiche, che vi
potranno ravvisare letture non proprio scientifiche
eppure stimolanti, la rivista è destinata ai gruppi biblici
parrocchiali e alle associazioni che curano la formazione
al dialogo, per i quali potrà risultare un efficace strumento di confronto e di approfondimento.
La redazione sarà lieta di aprire con i lettori un
dibattito on-line sul sito www.rivistascritture.it, in
maniera da continuare il dialogo avviato in questa
forma breve ed essenziale, anche in vista di un forum
annuale che possa trattare in modo più consistente i
temi che hanno suscitato maggior interesse”.
Scritture è progettata e curata dall’Associazione
culturale Effatà. Per contattare la direzione e la redazione: Casella Postale 328, 55100 Lucca Centro. Per
abbonarsi: Città Nuova Editrice, via degli Scipioni 265,
00192 Roma.
La pagina biblica, per la sua universale
autorità culturale, è capace di suscitare reazioni
da molteplici punti di vista, divenendo luogo
di incontro tra fedi, culture e sensibilità differenti.
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6. NOVITÀ DAI MEDIA CATTOLICI
Ncattoliciovità dai media
Blu Sat 2000 tra premi e musica d’autore
Il programma radiofonico “Duemila più Uno
Awards”, che i premi della musica di Duemila più Uno,
in onda su Blu Sat 2000, si è concluso nel mese di gennaio. Dieci le categorie premiate, tra cui: album nazionale, album internazionale, canzone nazionale, canzone
internazionale, artista emergente, delusione ed evento
dell’anno. Particolarmente originale l’assegnazione dei
premi, che sono stati conferiti in base alle preferenze
degli ascoltatori attribuite alle diverse sezioni tramite
SMS, sommati ai pareri di esperti e collaboratori di alcune radio interconnesse con Blu Sat 2000.
Con il nuovo anno il programma contenitore
“Duemila più Uno” ha cambiato nome, diventando
“Duemila più Due”. E mentre si avvicina il rendez-vous
con Sanremo, prosegue da ottobre a pieno ritmo, ogni
giovedì pomeriggio, la rubrica intitolata “La musica che
gira intorno”. Un appuntamento con la musica e
soprattutto con tanti musicisti, esponenti di generi ed
esperienze di ambito non commerciale. “Abbiamo dato
voce”, spiega Paolo Prato, responsabile del palinsesto di
Blu Sat 2000, “a lavori e progetti nell’ambito della musica etnica, dell’intervento nel sociale, o semplicemente di
album che suonano diversi: da Ambrogio Sparagna a
Nour Eddine, da Billy Cobham a Gregg Brown, dal
gospel alle campane, da Franz Di Cioccio ai nuovi
Litfiba. Prossimi appuntamenti: il 17 gennaio con Pivio
(dei Trancendental, tra i più quotati compositori di
colonne sonore), il 24 gennaio con Virgilio Savona del
Quartetto Cetra e il 31 gennaio con Francesco Baccini”.
Fisc: Rini riconfermato presidente
Per il secondo triennio consecutivo don Vincenzo
Rini, direttore del settimanale cattolico di Cremona “La
Vita cattolica” è stato confermato – con voto unanime
del Consiglio nazionale – presidente della Federazione
italiana dei settimanali cattolici. Durante il Consiglio
sono state rinnovate anche le altre cariche dell’esecutivo: Don Corrado Avagnina – direttore della “Fedeltà” di
Fossano e Francesco Zanotti – delegato regionale
dell’Emilia Romagna, sono stati eletti vice-presidenti;
Don Ivan Maffeis, direttore di “Vita trentina” è il segretario generale; Carmine Mellone, delegato regionale
della Campania è stato riconfermato tesoriere.
Completano l’esecutivo Don Giorgio Zucchelli direttore del “Nuovo Torrazzo” di Crema, nominato presidente della Commissione Cultura; don Cesare
Contarini, direttore de “La difesa del popolo” di Padova,
presidente della Commissione promozione e sviluppo e
Marco Bonatti, della “Voce del Popolo” di Torino alla
Commissione Formazione. Le cariche hanno durata
triennale.
70 anni di Famiglia cristiana
“Famiglia cristiana”, il settimanale dei Paolini, ha
spento la settantesima candelina, e per l’occasione ha
allegato al settimanale la Bibbia in cd-rom. Fondata da
don Giacomo Alberione, esce nella sua prima versione
di 12 pagine in bianco e nero nel Natale del 1931, con
un prezzo di copertina di 20 centesimi. Già dal 1932 la
prima copertina a colori, nel 1944 tocca la soglia delle
100 mila copie vendute.
Il settimanale è diffuso in circa 900 mila copie nelle
edicole, nelle parrocchie ed in diversi altri centri.
Per il “Corriere Cesenate”
operazione abbonamenti
Gioca al raddoppio il settimanale diocesano “Il
Corriere Cesenate” che, grazie a un accordo siglato con
la Banca di Credito Cooperativo di Cesena e Ronta, ha
trovato sotto l’albero di Natale ben 1000 abbonamenti
in più, che si vanno a sommare agli attuali 2500.
L’istituto di credito ha infatti regalato a mille dei suoi
19
6. NOVITÀ DAI MEDIA CATTOLICI
soci l’abbonamento al settimanale cattolico. Un’operazione che punta al rilancio della testata, rinnovata
anche nella grafica.
La notizia della scelta di una donna per la direzione
del settimanale diocesano ha suscitato l’interesse dei
media locali, proprio per l’eccezionalità del fatto.
“Per la redazione” spiega don Piero Altieri, direttore del settimanale, “questi abbonamenti sono un
fatto di notevole portata, che ci impegnano a proseguire con speranza nella difficile sfida del comunicare”.
La neo direttrice ha buttato acqua sul fuoco, puntualizzando che “la qualità del lavoro di una persona non
cambia a secondo che si tratti di un uomo o di una
donna... Mi auguro che le critiche o gli apprezzamenti
che saranno espressi nei confronti del giornale siano
indipendenti dal fatto che sono una donna e facciano
solo riferimento alla qualità del settimanale”. L’auspicio
della Argentiero è di fare de “Il Segno” “un giornale che
dà voce alla gente.”
Opinione condivisa anche da Francesco Zanotti,
vice direttore della testata, e delegato regionale della
Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici),
secondo cui “la scelta della Banca di credito cooperativo lusinga, ma ci richiama a una maggiore professionalità e a un sempre più qualificato servizio di
informazione sul territorio. Non per questo tradiremo le nostre origini né la nostra peculiarità di essere
giornale della Chiesa e giornale della gente. Anzi, proprio questa maggiore diffusione, ci aiuterà a diventare sempre più giornale di informazione locale, con
una capillarità di presenza nelle città, nei paesi e nelle
parrocchie.”
Con il nuovo anno, il “Corriere Cesenate” entrerà a
far parte del “Progetto Emilia Romagna”, coordinato
dalla delegazione regionale della Fisc. L’iniziativa permetterà a 5 settimanali, tra cui il “Corriere Cesenate”, di
adottare attrezzature d’avanguardia, di essere on line e di
avere una grafica comune.
Una lady al timone de “Il Segno”
Si chiama Irene Argentiero il nuovo direttore del settimanale diocesano “Il Segno”, della diocesi di Bolzano
Bressanone, che prende il posto di Paolo Valente, alla
guida del giornale per otto anni.
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Novità dal SiCei
Beni artistici on line
Prosegue a pieno ritmo l’informatizzazione degli
inventari dei beni artistici ecclesiastici realizzati dalle
diocesi italiane a partire dal 1997, promossa dalla CEI
d’intesa con il Ministero per i beni e le attività culturali. Ad oggi hanno aderito al progetto oltre 180 diocesi, e
almeno 500.000 sono le opere inventariate. Nel corso
dello sviluppo del lavoro, le Diocesi inviano copia delle
schede informatizzate all’Ufficio Nazionale Beni
Culturali della CEI, il quale, con la consulenza tecnica
del SiCei, sta realizzando una banca dati nazionale con
varie finalità. In particolare, è stata raggiunta un’intesa
di collaborazione con i carabinieri della sezione tutela
patrimonio artistico, che potranno accedere all’archivio,
per un più agevole reperimento dei beni trafugati.
Oltre a tale tipologia di accesso, che ha carattere
riservato ed esclusivo, si segnala l’iniziativa Beweb, che
prevede la pubblicazione di parte della banca dati su
Internet (www.chiesacattolica.it/beweb), arricchita
di informazioni che evidenziano la specificità religiosa
del patrimonio.
Edei media
conomia
Cina: aumentano i navigatori,
ma anche i controlli
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Aol Time Warner compra Bertelsmann
Aol Europe
Il colosso Usa dei media ed internet, Aol Time Warner
ha acquistato il 49% di Aol Europe detenuto dalla tedesca Bertelsmann. Il valore dell’operazione è di 6,75 miliardi di dollari: Bertelsmann trasferirà l’80% della quota
entro il 31 gennaio per 5,3 miliardi di dollari, mentre il
restante 20% verrà ceduto a luglio per 1,45 miliardi di
dollari. Aol conta in Europa 5,5 milioni di abbonati,
soprattutto in Germania, Francia e Gran Bretagna.
Kirch esce da Mediaset
Leo Kirch ha venduto l’1,28% di Mediaset che ancora aveva nel portafoglio per circa 120 milioni di euro.
Il Giorno con France Soir
Prosegue l’operazione di rilancio del quotidiano “Il
Giorno” che, dal 1° febbraio sarà distribuito nelle principali edicole d’Italia in abbinamento a “France Soir”
(quotidiano parigino controllato da Poligrafici) al prezzo complessivo di 1 euro.
Siae: per il 2002
previsione di bilancio positiva
Il bilancio di previsione del 2002 della Siae indica un
risultato positivo d’esercizio di circa 1,6 milioni di euro,
pari a 3 miliardi di lire. A partire dal 1999, anno in cui
il bilancio si chiuse con un rosso di 28 milioni di euro
che ne ha determinato il commissariamento, l’Ente ha
imboccato un trend positivo che l’ha condotta a chiudere in nero tutti i bilanci consuntivi successivi.
Alla fine di dicembre 2001 i navigatori su Internet in
Cina hanno raggiunto quota 33,7 milioni, con un aumento del 49,8% rispetto allo scorso anno. Lo rivela un’inchiesta condotta dal China internet networtk information
center secondo la quale il 36,2% degli utenti è maschio, di
età compresa tra i 18 e i 24 anni. Il navigatore cinese passa
in media 8,5 ore e 3,2 giorni alla settimana collegato ad
internet; il 46,1% usa la rete per procurarsi informazioni
di carattere generale, il 31,2% per divertimento e solo lo
0,4% per e-commerce. La regione che ha raggiunto il maggior numero di “collegati” è quella del Guangdong (3,5
milioni), seguita da Pechino (3,3 milioni).
Il governo ha recentemente pubblicato nuovi regolamenti sulle società internet che forniscono notizie: nel
caso sia rilevata la presenza di contenuti ritenuti dannosi per la sicurezza dello Stato e la solidarietà nazionale o
a carattere nazionale vengono bloccate le trasmissioni.
Joint venture tra Piemme e Paravia
Bruno Mondadori
Joint venture nel ramo scuola tra le Edizioni Piemme
e la Paravia-Bruno Mondadori: la Piemme ha conferito
tutte le sue attività scolastiche in una nuova società,
Piemme Scuola, di cui la Paravia-Bruno Mondadori ha
acquisito il 50%. La nuova società sarà sviluppata dalle
due case madri specialmente nel campo della scuola elementare, della narrativa scolastica e della religione per
ogni ordine e grado. Il “Battello a Vapore”, collana di
punta della narrativa per ragazzi, si appresta così a sbarcare direttamente nella scuola, forte anche di investimenti pubblicitari pari a 14 milioni di euro che hanno
prodotto la vendita di oltre 12 milioni di copie e 75
milioni di euro di fatturato.
Telecomunicazioni:
i cellulari il comparto che cresce di più
L’Osservatorio mondiale dei sistemi di comunicazione (Omsyc) ha rivelato che nel 2001 il mercato della
telefonia mobile ha raggiunto i 307 milioni di dollari; dal
1995 ad oggi il 54% della crescita mondiale del settore
delle telecomunicazioni è generato proprio dai cellulari.
L’area più importante del mercato mondiale rimane
l’Europa con il 32,4%. Secondo l’Omsyc, la telefonia
mobile produce una parte sempre crescente degli incassi
globali delle telecomunicazioni con una percentuale che
in Giappone tocca il 45% delle entrate, il 40% nella Ue,
il 30% negli Stati Uniti e il 19% nel resto del mondo.
21
Isullafattistampadel mese
!
to, per averlo combattuto e, a guerra conclusa, aver cercato con lui quella ‘pace’ che non è solo ‘pactum’ (null’altro che un intervallo, una pausa nella guerra), ma
armonia raggiunta nel riconoscimento della rispettiva
alterità”. È il “valore della differenza”, quindi, che
“dice il passato dell’Europa, terra delle differenze, e
insieme dice il suo compito a venire”. Nell’epoca della
globalizzazione, sostiene l’autore dell’articolo,
l’Europa “può indicare al mondo quello che a tutt’oggi
sembra essere il guadagno più proficuo della sua storia.
Non l’unità dell’indifferenziato, e neppure l’unità imperiale della potenza, ma l’unità che si guadagna dall’armonizzazione delle differenze. Se l’euro dovesse portare
con sé questa simbolica, così ben descritta nel conio delle
sue monete – conclude Galimberti – , l’euro potrà oscillare in alto o in basso nelle Borse del mondo, ma quello
che la sua simbolica trascina non può che essere il futuro del mondo”.
L’ingresso dell’euro
Nonostante code e proteste, sostiene Andrea
Bonanni sul Corriere della Sera (2/1), “il sistema complessivamente sta funzionando (...). Dopo gli
entusiasmi per la novità dell’euro nella notte di
Capodanno, anche l’impatto con la realtà del primo
vero giorno lavorativo è stato assorbito. Con qualche
inevitabile disagio, ma senza inconvenienti maggiori.
La transizione procede senza intoppi. E più rapidamente del previsto”.
L’ingresso ufficiale dell’euro, come moneta unica
europea, monopolizza l’attenzione dei principali quotidiani nazionali dei primi giorni del 2002, impegnati in “viaggi” tra le sorprese e le difficoltà riservate ai
cittadini che devono “fare i conti” con la moneta
unica europea.
“Che significa l’euro per l’Europa?”. A chiederselo è
Umberto
Galimberti
(Repubblica, 3/1), che
riconduce lo storico
traguardo della moneta unica europea a
quel “tratto caratteristico” della cultura del nostro
Continente “che è
l’unità che scaturisce dal riconoscimento delle differenze”. Una unità, spiega il filosofo,
che “non misconosce
l’altro, ma lo riconosce
per essersi da lui separa-
Secondo Mario Deaglio (Stampa, 3/1), “la
solidità del cambio di queste ore è un riflesso dell’ottima prova fornita dall’organizzazione europea in questo
complesso cambiamento monetario; se tale giudizio
sarà confermato, come al momento appare abbastanza
probabile, la comparsa materiale dell’euro potrebbe
introdurre elementi fortemente innovativi nel quadro
economico-finanziario internazionale (...). Proprio
grazie all’euro, l’Europa potrebbe unificarsi davvero,
senza guerre, senza drammi e senza prevaricazioni: è
questa la vera sfida che l’euro ci pone e che dobbiamo
sperare di vincere in pochi anni”. Anche se, sostiene
Paolo Del Debbio (Giornale, 3/1), “di miracoloso l’euro non porta nulla con sé”, offre comunque ai
Paesi europei la possibilità di una maggiore stabilità
monetaria e notevoli facilitazioni negli scambi
commerciali. “300 milioni di cittadini tutti con la
stessa moneta – conclude l’autore dell’articolo – rappresentano un potenziale enorme soprattutto avendo
alle spalle una storia di commerci e di economie come
quella europea. Tocca a chi governa creare le condizioni per rendere il potenziale realtà. L’euro miracoli non
ne fa”.
22
8. I FATTI DEL MESE SULLA STAMPA
Il “carisma” dell’Opus Dei
Le celebrazioni per il centenario della nascita del
beato (e presto santo) Escrivà de Balaguer, fondatore
dell’Opus Dei, trovano ampio spazio sui principali
quotidiani nazionali del 9/1. Alcuni titoli: “Da cinquanta nazioni alla festa dell’Opus Dei” (Stampa),
“Politici, cattolici e laici celebrano Escrivà, futuro santo
dell’Opus Dei” (Corriere della Sera), “Nel centenario
l’Opus Dei festeggia Balaguer santo” (Tempo), “Escrivà, la grandezza di essere santi nella vita di ogni giorno”
(Giornale).
“Virtù cristiane e santificazione professionale”: sintetizza così Giacomo Galeazzi, sulla Stampa, il carisma dell’Opus Dei, che – ricorda – “non è un’associazione ma una prelatura personale, ovvero un’istituzione
ecclesiastica, parte integrante della struttura della
Chiesa universale. Libera, per costituzione e patti internazionale, di darsi l’organizzazione ritenuta più opportuna (...). Della prelatura, che ha a Roma la sua sede
centrale, fanno parte quasi 100 mila persone (in grande maggioranza laiche) dei cinque continenti con la missione di promuovere fra i fedeli cristiani di tutte le condizioni una vita coerente con la fede, portando il Vangelo
in ogni ambiente della società e cercando la santità.
Alcuni membri dell’Opera, chiamati ‘numerari’, scelgono il celibato per dedicarsi con maggiore libertà al lavoro apostolico, mentre gli altri, in genere sposati, sono
detti ‘soprannumerari’. Una terza situazione personale è
quella degli ‘aggregati’, che scelgono il celibato ma vivono con la famiglia e sono chiamati ad una minore disponibilità di tempo per il lavoro apostolico rispetto ai
numerari”. Secondo quanto scrive Francesco
Cossiga sullo stesso quotidiano, “la persona che
prima del Concilio ha avuto l’intuizione dell’autonomia
del ruolo del laico nella Chiesa e del fatto che l’esser laico
è una specifica vocazione ecclesiale è stato Josemaria
Escrivà. L’Opus Dei è infatti essenzialmente una istituzione laicale, tanto che il fondatore cercò e trovò i primi
membri tra laici impegnati nelle professioni liberali e
non andò a cercarli tra i preti!”. Cossiga sintetizza in
questi termini l’intuizione fondamentale del fondatore dell’Opus Dei: “Il laico ha una sua vocazione specifica (...). Il laico è il sacerdote del tempo, è il sacerdote della storia, è il sacerdote della comunità temporale.
La vocazione specifica del laico, è quella del sacerdozio
delle cose del tempo... nella ricerca, nella tecnica e poi,
aggiungo, nella politica, che è l’espressione temporale
della carità, cioè del servizio altissimo agli altri o, la
politica non può assolutamente considerarsi una vocazione per il cristiano”.
Anche Marco Politi, sulla Repubblica del 10/9,
dedica una pagina all’evento ampiamente citato dai
giornali del giorno prima, con un’intervista a mons.
Javier Echevarrìa.
A proposito delle critiche rivolte in passato alla
prelatura, quest’ultimo dichiara: “Accetto che tutti
siamo imperfetti, tutti dobbiamo correggerci e tutti quanti dobbiamo fare un esame di coscienza per essere più figli
di Dio. E vorrei sottolineare che non ci sentiamo i primi
della classe. Sappiamo che siamo poveri uomini, che
devono imparare dagli altri e cercano – con l’aiuto della
Grazia – di fare le cose con responsabilità. Svolgendo bene
il lavoro, vivendo bene la vita di famiglia e le relazioni
sociali”. Riguardo alla “missione” specifica dell’Opera,
Echevarrìa ricorda che “non è gestire particolari attività
di apostolato, bensì incoraggiare uomini e donne di ogni
condizione sociale, impegnati in qualsiasi lavoro, a santificare la propria vita, contribuendo così a testimoniare
il valore universale del Vangelo. Ci sono centri in più di
sessanta paesi, ricordo fra i più recenti il Sudafrica, il
Kazakistan, il Libano. I fedeli della Prelatura cercano di
vivere dovunque come cristiani sinceri, svolgendo nel proprio ambiente familiare e professionale un intenso apostolato personale di amicizia e di confidenza, secondo l’espressione del nostro fondatore. Alcuni inoltre, in funzione delle esigenze della società locale e sempre in collaborazione con altre persone, spesso non cattoliche, danno
vita a progetti di servizi di carattere educativo, sanitario
e così via. Non è un mistero per nessuno che il fondatore iniziò il suo apostolato fra i poveri e gli infermi di
Madrid”.
Gli scontri sulla giustizia
Gli aspri scontri tra governo, Parlamento e magistratura, “detonatore” le cerimonie di apertura dell’anno giudiziario, suscitano commenti, prese di posizione e approfondimenti sui giornali: ne citiamo
alcuni.
Secondo Francesco Paolo Casavola (Messaggero, 14/1), “il richiamo a toni meno concitati, ad un
galateo istituzionale, che sembra ormai perduto, dovrebbe includere il riconoscimento di una eguale libertà di
espressione ai rappresentanti dei tre poteri. Non è accettabile, nella logica della separazione dei poteri, che possano esprimersi a piacimento solo Governo e Parlamento
e tacere Consiglio superiore, Procuratori generali e
Associazione nazionale dei magistrati. Certo, nelle sedi
proprie e con linguaggio appropriato. Ed è dovere di tutti
23
8. I FATTI DEL MESE SULLA STAMPA
adoperarsi perché si cessi dalle accuse e dalle rimostranze
da ogni parte e si cominci a dialogare sui veri mali del
nostro sistema politico e costituzionale. Il primo dei quali
sta proprio nella insufficienza dei meccanismi di indipendenza dei tre poteri”. Molti i commenti sui dati
allarmanti riguardanti la criminalità minorile, ormai
dilagante in diverse parti d’Italia. “È ora di dare risalto – commenta, ad esempio, Fulvio Scaparro sul
Corriere della Sera (14/1) – alla condizione di bambini e ragazzi che ogni giorno pagano il prezzo della diffusione della violenza fisica e psicologica. Bambini e
ragazzi sfruttati e avviati alla prostituzione, violentati,
arruolati in organizzazioni criminali, vittime di guerra
familiari, oggetto delle attenzioni dei pedofili o semplicemente aggrediti e scippati da coetanei”. Se, sostiene l’autore dell’articolo, “non c’è da meravigliarsi che in certe
aree più ricche del Paese siano in aumento i reati di
minorenni appartenenti alle fasce della popolazione, né
che in altre zone della penisola con maggiori problemi di
occupazione sia in aumento il reclutamento di ragazzi
nelle organizzazioni mafiose”, c’è invece da preoccuparsi “per la diffusione di reati che appaiono per lo più
legati a una concezione della libertà ‘come franchigia personale da ogni regola’ ”.
“Esiste una possibilità, sia pur vaga, che sulle questioni della giustizia si riapra qualche spiraglio di dialogo?”, si chiede Stefano Folli sul Corriere della Sera
(16/1), soffermandosi in particolare sul ruolo assunto dal Capo dello Stato nelle aspre controversie in
corso: “Nel momento in cui – commenta l’autore dell’articolo – Ciampi chiede di fatto alla magistratura,
attraverso il Csm, di scegliere tra Favara e Borrelli, indica anche il terreno sul quale può avvenire il chiarimento.
Prima all’interno della magistratura, poi - si spera - nel
confronto politico. Ci si muove, è chiaro, lungo una strada impervia. Ma il Quirinale è impegnato a far emergere le voci moderate, quelle più idonee a offrire una sponda a un Parlamento che voglia discutere sul serio le riforme (quando vorrà o sarà possibile)”. “Vorremmo che la
magistratura fosse sobria, severa, riservata, solenne”,
scrive Sergio Romano sullo stesso quotidiano, e
aggiunge: “Crediamo che abbia il diritto di difendersi
contro le interferenze del potere esecutivo, soprattutto
quando sembrano dettate da interessi personali. Ma crediamo che possa farlo con maggiore efficacia e credibilità
servendosi esclusivamente dei formidabili strumenti di
cui dispone: sentenze, ordinanze, conflitti di competenza.
Non ci piace che l’apertura dell’anno giudiziario venga
usata per inscenare manifestazioni e pronunciare discorsi contro il governo e il Parlamento”. Parla, invece di un
“patto del diavolo” Ezio Mauro (Repubblica, 16/1),
24
che inquadra lo scontro in atto in un contesto molto
più ampio: “La strategia d’attacco nelle ultime settimane – spiega il direttore del quotidiano – ha un duplice
obiettivo, simultaneo. L’aula del processo, naturalmente,
che va resa inagibile in permanenza, perché la giustizia
sul caso concreto non muova un passo avanti. E le istituzioni del Paese, perché capiscano che il braccio di ferro
sul caso Sme può travolgere l’intero sistema della giustizia, mettendo a repentaglio gli equilibrio tra i poteri con
una riforma radicale ed estrema, fino a modificare i contorni dello Stato di diritto”.
La riforma della scuola
“Troppo facile fare dell’ironia sul flop del ministro
Moratti”, scrive Chiara Saraceno sulla Stampa del
14/1, che a proposito del progetto di riforma scolastica proposto dal governo (e per ora “fermato” dal
Parlamento osserva: “È disperante constatare come nel
nostro paese tutti a parole concordino sul fatto che occorre riformare la scuola, anche perché la sua efficacia, in
termini di sviluppo delle capacità degli allievi, sembra
ampiamente al di sotto della media dei paesi sviluppati;
ma poi qualsiasi proposta, in qualsiasi direzione vada,
trova resistenze fortissime in tutti i soggetti coinvolti politici, insegnanti, studenti, genitori”. Secondo Saraceno, comunque, “il modello disegnato dal ministro
Moratti sembra poco adatto a superare questo scarto tra
apprendimento e socializzazione; viceversa restituisce
una immagine delle materie e dei percorsi di apprendimento molto rigida, a comparti incomunicanti”, perché
“accentua la separazione, precoce, tra formazione professionale e formazione di base per l’università, riduce il
raggio di materie non tecniche per chi frequenta gli istituti professionali, come se il piacere della lettura, la capacità di capire un’opera d’arte, di discutere di principi e
valori dovessero essere appannaggio solo di chi proseguirà
gli studi, elimina, assurdamente, la matematica dai licei
classici, cristallizzando i più vieti stereotipi sulla distinzione tra cultura umanistica e cultura scientifica”.
Lo “stop” alla riforma Moratti viene definito,
invece, da Ernesto Galli Della Loggia (Corriere
della Sera, 14/1), “un peccato”, perché “conteneva
almeno una novità assai importante (...): vale a dire la
creazione, dopo il primo ciclo comune a tutti, di tutti, di
un percorso di formazione e istruzione professionale in
alternativa al percorso di istruzione articolato nei licei”.
Ciò non toglie, aggiunge però l’autore dell’articolo,
che proprio in questo ambito “alcuni nodi devono esse-
8. I FATTI DEL MESE SULLA STAMPA
re ancora sciolti”. In particolare, spiega Galli Della
Loggia, “va ribadita con assai maggiore chiarezza e
perentorietà di quanto non facciano gli articoli 4 e 5 del
provvedimento, che in nessun modo le fasi di apprendistato e di alternanza scuola-lavoro possano essere intese
(e sfruttate da terzi) come forme surrettizie di lavoro,
svincolate da una prospettiva che invece deve sempre, e
fondamentalmente, restare incardinata nella dimensione
scolastica”. Il secondo punto che va chiarito, sostiene
l’autore dell’articolo, “riguarda la competenza delle
Regioni, che il progetto della Moratti riconosce, pur stabilendo una una supremazia, pare di capire, di non meglio
precisate direttive generali dello Stato. Per l’appunto non
è chiaro il confine tra le due competenze. Ciò è tanto più
grave stante da un lato la fallimentare esperienza delle
Regioni nell’amministrare i fondi europei per gli attuali
corsi di formazione professionale, all’insegna di sprechi e
clientelismi inauditi; e stante, dall’altro, il rischio che di
fatto venga meno per centinaia di migliaia di adolescenti
italiani un’istruzione omogenea e comune”.
Dalle colonne della Stampa (16/1), il Ministro
dell’Istruzione, Letizia Moratti, difende il suo progetto di riforma scolastica, che per ora ha dovuto
incassare lo “stop” del Parlamento. Secondo Moratti,
“il progetto di riforma che è da qualche giorno all’esame
collegiale del governo è il frutto della più grande consultazione con la base del sistema scolastico mai avvenuta in
Italia attorno al tema dell’educazione e della formazione
dei giovani. Il processo di consultazione seguito in questi
ultimi mesi ha permesso di formare – forse per la prima
volta nel nostro paese – opinioni e consensi molto vasti
sulla riforma scolastica. Certo, le aree di dissenso e di
dubbio restano. Le rispettiamo. Esse sono per noi un
arricchimento e un apprendimento continuo”. Moratti
definisce quello del governo un progetto che “stabilisce norme generali sull’istruzione e sui livelli essenziali
delle prestazioni”, “un’architettura di sistema” che istituisce “principi di qualità didattica, di equità sociale e di
garanzia del diritto all’istruzione, definendo criteri
uniformi per i piani di studio e requisiti di accreditamento delle offerte educative e formative e predisponendo
i sistemi di valutazione”.
Il processo di riforma, assicura il Ministro, “non si
ferma”, perché è “un processo politico destinato a far
sentire i propri effetti in un ambito molto vasto della
nostra società civile. L’attuazione del sistema educativo
nazionale – conclude Moratti – è, infatti, in assoluto il
primo banco di prova di un nuovo contesto istituzionale
che prevede nuovi ruoli e nuove competenze dello Stato
e delle Regioni (...). Il ruolo dello Stato cambia anche
se la funzione pubblica dell’istruzione non viene meno.
Il nuovo sistema educativo nazionale trarrà maggiori
energie e spinte dalla ricchezza delle specificità regionali sino ad oggi non del tutto valorizzate”.
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Smultimediali
egnalazioni
Internet per il cinema.
Tecniche, generi cinematografici, autori
Luca Aimeri-Dario Tomasi, Torino, Utet, 2001,
pp. 368, euro 18,08.
È un libro sul cinema visto con gli occhi della Rete.
Negli ultimi anni infatti si sono moltiplicati in modo
esponenziale i siti e i gruppi di discussione che, in ogni
angolo di Internet, si occupano con passione e competenza della settima arte.
Questo saggio cerca di fare ordine in una materia
estremamente varia e variegata, catalogando oltre
1.300 indirizzi web. Si può ripercorrere così la storia
del cinema, approfondendo la vita di attori, attrici e
registi, esplorando le loro filmografie, ricostruendo
percorsi storici e critici. Si possono scoprire il “dietro
le quinte” della lavorazione di un film, le origini letterarie di una sceneggiatura, l’elenco dei premi Oscar e
delle Palme d’Oro. E poi, una messe incredibile di foto,
trailer, musiche, documenti, interviste.
Nella corposa Appendice, i siti vengono catalogati
per “autori e film”, da Allen a Wyler. “Internet per il
cinema” è quindi uno strumento di lavoro completo e
affidabile, per addetti ai lavori ma non solo: un modo
originale per navigare in Rete andando alla scoperta di
risorse fondamentali per chi ama il cinema e, in generale, la cultura dell’immagine e dell’audiovisivo. Per
altre notizie e approfondimenti: www.utet.it oppure
www.piazzadante.it.
26
Globalizzazione:
nuove ricchezze e nuove povertà
Autori vari, Milano, Vita e Pensiero, 2001, pp.
177, euro 13,43.
Questo volume raccoglie gli atti del convegno internazionale, svoltosi nei giorni 6 e 7 settembre del 2000
presso l’Università Cattolica di Milano, sul tema
“Nuove ricchezze, nuove povertà. Quali risorse per il
nuovo umanesimo”.
“Il nuovo umanesimo – spiega nella premessa Lorenzo Ornaghi, prorettore della Cattolica – è prospettiva non solo possibile ma ormai indispensabile”. Una
prospettiva che deve spingere a fare della globalizzazione non una condizione economica da subire, ma
un nuovo futuro da orientare e da costruire rilanciando antiche battaglie: la lotta alla fame, la riduzione del
divario fra Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo, il primato della dignità umana sul lavoro e dei valori etici
sulla produzione, la centralità della giustizia sociale e
della cultura, la rivalutazione della politica come servizio.
Gli autori degli interventi sono, oltre allo stesso
Ornaghi: Zygmunt Bauman, Luigi Campiglio, Peter J.
Hammond, G. John Ikenberry, Vincenzo La Via,
Vittorio Emanuele Parsi, Alberto Quadrio Curzio,
Joseph E. Stiglitz, Javier Villanueva, Sergio Zaninelli.
Per approfondimenti: www.vitaepensiero.it.
Alla ricerca di Dio. Analisi antropologica
e teologica delle religiosità alternative
Giuseppe Dal Ferro, Edizioni Messaggero Padova,
2001, pp. 288, euro 18.
È un volume destinato agli studenti di teologia e di
scienze religiose, ma può interessare anche chi vuole
essere aggiornato (per conoscere e capire) su fenomeni e fermenti che caratterizzano il mondo della religiosità contemporanea. Un mondo nel quale si muovono
numerose correnti religiose nate nel contesto della
secolarizzazione e della cultura post-moderna.
L’autore, docente di teologia e dialogo interreligioso
a Padova e a Venezia, raggruppa queste correnti in tre
aree. Nella prima si concepisce Dio come rifugio trascendente per cui la religione diventa un luogo di
intatta bontà rispetto alla malvagità dei tempi (movi-
9. SEGNALAZIONI MULTIMEDIALI
menti millenaristici e risveglio pentecostale). Un secondo polo è rappresentato dalla ricerca di nuove
potenzialità racchiuse nel profondo della psiche
umana e che attendono di essere sviluppate (New Age
e forme diverse di gnosi moderna). C’è poi un terzo
gruppo di nuove religioni che si muove nella ricerca
dell’occulto e mediante la comunicazione con gli spiriti, la magia e il satanismo vuole raggiungere il dominio
e la sicurezza sul proprio destino.
Le varie forme di religiosità alternative vengono
tutte esaminate sotto il profilo antropologico mettendo in rilievo le rispettive dottrine, lo stile di vita e le
suggestioni evocate. Inoltre, di ognuna viene data una
valutazione teologica accompagnata da un giudizio
complessivo in rapporto alla fede cristiana. Per
approfondimenti: www.messaggerosantantonio.it.
Mille immagini per... n. 2
Cd-rom, Elledici Multimedia.
Dopo quello pubblicato nel 2000, è un nuovo sussidio grafico utile alla realizzazione di stampati religiosi e didattici: oltre mille immagini a colori e in bianco
e nero riguardanti temi religiosi, giochi, divertimenti,
proposte culturali. Il cd-rom contiene anche il calendario liturgico e i disegni dell’Anno C. Uno strumento
facile da usare, anche grazie al collegamento diretto
con la “home page” dell’editrice (www.elledici.org) e
alla guida in linea per eventuali approfondimenti. Il
cd-rom si rivolge perciò a catechisti, animatori e sacerdoti. La stessa editrice propone anche “Alla scoperta
del cristianesimo. Percorsi multimediali” (utile specialmente agli insegnanti di religione: www.scuola.elledici.org) e “L’arcobaleno. Cd... vertiamo Band.
Canzoni per crescere” (cd audio).
Le pagine del sito mettono in rilievo la storia, la
tradizione, le iniziative attuali a livello culturale, spirituale e anche a livello di dialogo ecumenico e interreligioso.
La proposta monastica camaldolese è spiegata attraverso la Regola di S. Benedetto, la figura di S. Romualdo, l’unità di Eremo e Cenobio.
Sono riportate le date che segnano la storia della
Congregazione Camaldolese, indicative di un cammino monastico ricco di tensioni, al fine di rispettare la
proposta originale. In ordine cronologico sono citati i
monaci, tra loro molti sono i santi, e le figure di spicco che hanno contribuito alla vita della Congregazione, della Chiesa e della società del loro tempo.
Una sezione è dedicata ai luoghi che hanno avuto
una parte rilevante nelle vicende della storia civile ed
ecclesiale, anche per l’impronta data da alcune figure
rappresentative.
“Il monaco vive in solitudine, ma è cercato spesso
per consigli o per un contatto spirituale – spiegano i
curatori del sito – e nella tradizione benedettina l’ospitalità ha un ruolo centrale. Legando insieme l’Eremo e
la Foresteria, San Romualdo evita che la solitudine si
chiuda su se stessa e che l’ospitalità riporti il mondo
nella vita monastica”.
Per questo la Congregazione si è impegnata nel
campo dell’Attività ecumenica e interreligiosa: i fratelli delle Chiese cristiane e i credenti di altre religioni
sono accolti con lo stesso riguardo riservato ai cattolici. Puntualmente nel sito sono illustrati i corsi delle
“Settimane di Camaldoli”.
L’attività editoriale ha uno spazio autonomo, così
come i prodotti dell’Antica Farmacia (tisane, liquori,
specialità al miele, caramelle).
Navigando nella rete
Camaldolesi
http://www.camaldoli.it/
Cantoeprego
http://www.cantoeprego.it/
Cantoeprego è
una raccolta di canti liturgici, con musica scritta (pronta per la stampa), preghiere e informazioni sulla liturgia.
27
9. SEGNALAZIONI MULTIMEDIALI
La raccolta è iniziata a maggio 2000 e intende essere un aiuto ad una più completa e consapevole partecipazione liturgica.
Sono riportati i canti per la liturgia: in italiano
(popolari, tradizionali e più moderni), in latino e gregoriano. A complemento troviamo “le principali
verità e norme della vita cristiana” e informazioni di
servizio.
Dei canti viene riportata anche la partitura musicale. I testi in latino, doviziosamente accentati, sono
accompagnati dalla traduzione in italiano. È poi possibile leggere e stampare, come pure ascoltare la melodia,
i singoli elementi, ai quali si accede con una comoda
ricerca, in ordine alfabetico di titolo o autore e in ordine di numero. La raccolta, è importante segnalarlo,
non ha fini commerciali.
La bacheca contiene gli indirizzi di argomenti in
sintonia con lo spirito e l’utilità del sito, come il
Glossario liturgico, la Messa, l’ufficio divino, i documenti del Concilio...
Un ringraziamento anticipato è rivolto a tutti
coloro che vorranno contribuire a migliorare questa
raccolta e, per segnalare eventuali errori, o inviare
materiale, o comunque contribuire con gradite osservazioni, si può inviare un messaggio a [email protected]
Banca Etica
http://www.bancaetica.com/
Il sito è stato realizzato secondo le indicazioni per
l’accesso alle pagine HTML da parte di persone con
limitazioni funzionali. Simboli e disegni ne facilitano
l’accesso e l’utilizzo.
Banca Etica è un punto di incontro tra risparmiatori che condividono l’esigenza di una più consapevole e
responsabile gestione del proprio denaro, e quelle
realtà socio-economiche che hanno come finalità la
realizzazione del bene comune.
“È una banca popolare – spiegano i curatori del sito
– con questa forma giuridica possiamo operare a livello nazionale, tenendo fede ai principi fondanti della
cooperazione e della solidarietà”.
Banca Etica ha ricevuto l’autorizzazione da parte di
Banca d’Italia nel dicembre 1998 e ha aperto il primo
sportello l’8 marzo 1999.
Il sito ha una sezione squisitamente tecnica che
spiega come orientarsi fra certificati di deposito, conti
correnti, libretti di risparmio, obbligazioni.
Sezione a parte per quanto concerne i finanziamenti, in quanto “l’erogazione del credito è, per
Banca Etica, una delle attività più delicate; nella
scelta dei progetti e dei soggetti da finanziare stanno infatti l’essenza e la specificità della banca stessa”. Modalità e condizioni sono illustrate chiaramente.
La dimensione etica e sociale è spiegata in un’altra
sezione, così anche per l’organizzazione dei soci nel territorio.
Il sito web presenta, infine, un notiziario e link utili
nel campo della giustizia solidale.
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