Attività Parlamentare
Raccolta delle interrogazioni presentate alla
Camera e al Senato e al Parlamento europeo
n. 34/2014
2014
INDICE
CAMERA ............................................................................................................................................ 4
Interrogazione a risposta in Commissione sulla realizzazione di un'area residenziale
all’interno dell’evento Expo2015 e sulla limitazione dell’attività delle industrie chimiche e di
smaltimento rifiuti che sorgono nell’are ...................................................................................... 4
Interrogazione a risposta in Commissione sul disastro avvenuto a causa dell'illecita gestione
rifiuti tossici e pericolosi, provenienti delle centrali Enel di Brindisi, Priolo Gargallo
(Siracusa) e Termini Imerese (Palermo ........................................................................................ 5
Interrogazione a risposta scritta sulla tutela del settore del metano per autotrazione ................ 6
Interrogazione a risposta scritta sulla realizzazione di un'opera elettrica ad alta tensione a
Capri da parte di Terna ................................................................................................................. 9
Interrogazione a risposta scritta sull’inquinamento di arsenico nella città di Civitavecchia, con
particolare riferimento alla centrale termoelettrica Enel di Torrevaldaliga nord................. 10
Risposta del Sottosegretario dell'economia e delle finanze, Enrico Zanetti, all’interrogazione a
risposta immediata sulla sull’applicazione della normativa del regime fiscale agevolato di
esenzione da accise carburanti per i natanti da uso commerciale battenti bandiera extraUnione europea ............................................................................................................................. 11
Interrogazione a risposta orale sui chiarimenti circa il piano industriale di ENI del settore
della raffinazione in Italia ............................................................................................................ 15
Interrogazione a risposta scritta sui chiarimenti circa risultato del lavoro del commissario alla
spending review, Cottarelli ........................................................................................................... 15
Interrogazione a risposta orale sulle problematiche riguardanti il sistema di garanzia globale
di esecuzione previsto dal codice dei contratti pubblici ............................................................ 17
Interrogazione a risposta scritta sul progetto "Logistica e porti. Sistema integrato portuale di
Napoli" della Regione Campania ................................................................................................ 18
Interrogazione a risposta in Commissione sull'indagine epidemiologica presso la raffineria
API di Falconara .......................................................................................................................... 23
Interrogazione a risposta scritta sul progetto «Tempa Rossa» relativo ad un giacimento
petrolifero, gestito dalla Total E&P, situato nell'alta valle del Sauro (Basilicata) ................. 26
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Interrogazione a risposta scritta sul ruolo e sulle prospettive del settore delle multiutility ....... 27
Interrogazione a risposta orale sulla realizzazione di un impianto di produzione di energia
elettrica da biomassa in Molise ................................................................................................... 29
Interrogazione a risposta scritta sulla cessione dello stabilimento di Sarroch, insieme
all'annullamento della riapertura dell'impianto di cracking di Porto Marghera (Venezia),
da parte del gruppo Eni ............................................................................................................... 30
Interrogazione a risposta in Commissione sul carburante derivato dalle sabbie bituminose ... 32
SENATO ............................................................................................................................................ 33
Interrogazione a risposta in 8a Commissione permanente sul progetto "Logistica e porti.
Sistema integrato portuale di Napoli" della Regione Campania ............................................. 33
Interrogazione a risposta in 13a Commissione permanente sulla bonifica dell’ex cava estrattiva
di Bacoli (Napoli) ........................................................................................................................ 38
Mozione sui pagamenti elettronici con particolare riferimento alle transazioni effettuate
presso i gestori di carburante, le rivendite di giornali e presso le rivendite di tabacchi........ 43
Interrogazioni a risposta in 10a Commissione permanente sulle tariffe incentivanti
dell'elettricità prodotta da impianti fotovoltaici........................................................................ 47
Interrogazione a risposta orale sulle ipotesi di riconversione della centrale termoelettrica della
A2A SpA di Monfalcone (Gorizia) .............................................................................................. 48
Interrogazione a risposta scritta sulla riduzione dei costi e dei canoni che gravano sugli
esercenti commerciali e sui consumatori che si avvalgono dell'utilizzo della moneta
elettronica ...................................................................................................................................... 50
Interrogazione a risposta in 10a Commissione permanente sul ritardo nel rilascio da parte
dell'Enea della documentazione in materia di efficienza energetica ....................................... 52
Interrogazione a risposta in 10a Commissione permanente sulle tariffe incentivanti
dell'elettricità prodotta da impianti fotovoltaici ........................................................................ 53
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CAMERA
Interrogazione a risposta in Commissione:
sulla realizzazione di un'area residenziale all’interno dell’evento Expo2015 e sulla limitazione
dell’attività delle industrie chimiche e di smaltimento rifiuti che sorgono nell’area
DE ROSA, e altri (M5S)
— Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. —
Per sapere – premesso che:
nell'ambito della realizzazione dell'evento Expo2015, a Rho Pero è stata stabilita la realizzazione di
un'area residenziale, composta da 160 edifici di quattro piani ciascuno, che sorgerà dalla
riconversione degli spazi adibiti ad accogliere addetti e ospiti nel 2015; tale area, che il comune
sembra voler classificare come «residenziale edificabile» è, in realtà, pesantemente compromessa
dalla sua originaria vocazione industriale; l'area è infatti interessata dalla presenza di fabbriche
chimiche «a rischio», tra cui: Ecoltecnica Italiana spa, una delle più importanti piattaforme
lombarde per la preparazione di rifiuti speciali, pericolosi e non, con una capacità di smaltimento
pari a centocinquantamila tonnellate;quando è stato firmato l'accordo di programma e il relativo
masterplan (cioè il calco urbanistico-architettonico dell'Expo), quell'area era classificata «V.A»,
cioè «verde agricolo» sulla base di una «perimetrazione» delle aree sicuramente «non conformi alla
realtà esistente»;
la presenza della «Ecoltecnica» era infatti, già da allora, indubbiamente evidenziata, in un'area a
raso d'erba, da due camini, per le emissioni in atmosfera, alti 12 e 18 metri;
una delle gravi ricadute di tale omissione è la collocazione, proprio a ridosso della discarica
speciale, dell'area tematica «Agrosistemi», con le sue serre e i suoi campi coltivati;
quello di Ecoltecnica non è, purtroppo, l'unico caso di un'industria che tratta sostanze pericolose a
due passi da Expo. La mappa realizzata da Arpa Lombardia mette in evidenza i siti sensibili, critici
e forse incompatibili con l'evento e soprattutto con la sua eredità di zona residenziale;
sempre a ridosso dell'area Expo c’è, ad esempio la Dipharma Francis, un'altra industria chimica
classificata a «rischio di incidente rilevante». Al di là del piano rischi, l'archivio Arpa riporta alcuni
esposti riguardanti odori molesti riconducibili al non corretto funzionamento – dell'impianto di
depurazione delle acque;
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sono inoltre presenti, nel raggio di sei chilometri, industrie che non sono classificate a rischio
rilevante ma che comportano criticità e che, nel numero e nella tipologia di attività, rivelano come si
voglia trasformare un'area a vocazione irrevocabilmente industriale in area residenziale, trasferendo
il rischio sui cittadini che acquisteranno quegli immobili;
tali industrie sono: la Siochem di Bollate, che fa commercializzazione e logistica di varie sostanze
chimiche (solventi, plastificanti, glicerine e altro) ma trovandosi a 1,2 chilometri dal limite dell'area
Expo e raggiungendo un massimo calcolato di 51 metri di propagazione degli effetti da incidente
non viene considerata un «pericolo rosso», la Rodhia Italia, a circa 1,3 chilometri dal limite
dell'area Expo, che produce ausiliari chimici, tensioattivi, emulsionanti e disperdenti, la Arkema di
Rho, che produce fertilizzanti chimici, la Bitolea, specializzata in solventi organici e diluenti, la
Eihenmann&Veronelli e l'Enfi con il suo deposito di idrocarburi;
una porzione importante dell'Expo Village sorgerà poi nelle fasce di pertinenza acustica
dell'autostrada e alcune abitazioni saranno distanti solo 60 metri dal guardrail, in una strettoia di
territorio che per soli 700 metri divide la A4 e la A8, mentre lì a due passi ci sono il carcere di
Bollate e il centro meccanizzato di Poste italiane;
il rumore rilevato da Arpa, risultato complessivo di industrie e viabilità, è tale che nel rapporto
ambientale, redatto su indicazione di regione Lombardia, si auspicano rilevanti opere di mitigazione
acustica;
intenso, infine e con rischi non trascurabili, sarà il traffico dei relativi trasporti per e dalle citate
aziende che vanno ad incrociarsi con il traffico relativo alla manifestazione –:
se il Governo non ritenga opportuno valutare se sussistano i presupposti, tenuto conto dei rischi
sopracitati e considerando anche quanto prescritto dalla direttiva 2012/18/UE sugli impianti a
rischio di incidente rilevante per assumere iniziative volte a limitare al massimo, durante il periodo
di Expo 2015, l'attività delle suddette strutture. (5-03773)
Interrogazione a risposta in Commissione:
sul disastro avvenuto a causa dell'illecita gestione rifiuti tossici e pericolosi, provenienti delle
centrali Enel di Brindisi, Priolo Gargallo (Siracusa) e Termini Imerese (Palermo)
NESCI (M5S)
— Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
presso il Tribunale di Vibo Valentia è in corso il procedimento penale denominato Poison, che vede
imputate 12 persone accusate d'aver concorso, sia fra loro che singolarmente, a provocare un
gravissimo disastro ambientale;
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il predetto disastro è avvenuto per causa dell'illecita gestione di circa 127 mila tonnellate di rifiuti
tossici e pericolosi, provenienti quasi per intero dalla centrale termoelettrica di Brindisi e poi finiti
illegalmente, dal maggio del 2000 a settembre 2007, nella discarica degli impianti della «Fornace
tranquilla srl» a San Calogero (Vibo Valentia);
la delicatezza del procedimento in parola è rafforzata dal fatto che, per quanto riportato dai mezzi di
informazione, il giro d'affari al centro del processo si aggirerebbe attorno 18 milioni di euro,
importo corrispondente a un regolare smaltimento dei rifiuti delle centrali Enel di Brindisi, Priolo
Gargallo (Siracusa) e Termini Imerese (Palermo), da cui provenivano quelli abusivamente riversati
nel territorio vibonese;
come riportato dalla stampa (non soltanto calabrese), nei giorni scorsi il tribunale monocratico
vibonese, presieduto da giudice non togato, ha rinviato al 13 ottobre del 2014 il suddetto processo,
per il quale deve esserci necessariamente un giudice togato come presidente;
nel mese di maggio 2013, con propria lettera, l'interrogante segnalava al Capo dello Stato, in quanto
Presidente del Consiglio superiore della magistratura, gravi carenze di organico presso il tribunale
di Vibo Valentia, sul punto evidenziando, quale preoccupazione, un «grave nocumento per quanti
attendono il riconoscimento dei propri diritti»;
il suindicato rinvio processuale comporta il rischio che intervenga la prescrizione per gli imputati,
con l'effetto che per il succitato grave disastro ambientale non si possano stabilire eventuali
responsabilità penali –:
se siano a conoscenza dei fatti qui riassunti;
quali iniziative di competenza si intendano assumere per garantire il corretto funzionamento del
tribunale di Vibo Valentia, anche con la copertura di tutti i posti, contemplati dalla pianta organica,
che dovessero risultare vacanti;
quali iniziative, per quanto di competenza, si intendano adottare, anche promuovendo un'indagine
epidemiologica da parte dell'istituto superiore di sanità, al fine di controllare gli effetti sulla
popolazione del territorio dello smaltimento illecito di cui in premessa. (5-03778)
Interrogazione a risposta scritta:
sulla tutela del settore del metano per autotrazione
VITELLI (SCpI)
— Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del
mare, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
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il settore del metano per autotrazione occupa in Italia – tra segmento commerciale ed industriale –
circa 20.000 addetti, ognuno dei quali contribuisce a sviluppare un giro d'affari complessivo pari a
circa 1,8 miliardi euro all'anno. L'industria italiana del gas naturale per il trasporto è riconosciuta a
livello mondiale come il punto di riferimento nel suo settore di attività. Nel corso degli anni
l'industria ha sostenuto e sviluppato progetti di mobilità sostenibile a basso impatto ambientale sia
per i settori del trasporto pubblico che in quello privato. L'Italia è l'unico Paese europeo ad avere
una rete abbastanza diffusa sul territorio, parimenti correlata ad un parco circolante di una certa
rilevanza;
a ciò si aggiunge che l'aumento dei prezzi dei carburanti e il calo generalizzato dei consumi, incluso
quelli di benzina e gasolio, hanno spinto gli acquirenti verso modelli ad alimentazione alternativa, le
cui vendite sono passate dal 5,6 per cento di quota del 2011 al 15,3 per cento del 2013;
a livello europeo la politica dei trasporti prevede obiettivi di lungo periodo per ricercare, in tutte le
scelte strategiche, un equilibrio fra crescita economica, benessere sociale e protezione
dell'ambiente. La politica comunitaria dei trasporti ha, inoltre, il fine di integrare gli impegni
internazionali in materia ambientale, nonché di contribuire a realizzare gli obiettivi della politica
energetica europea, soprattutto in relazione alla sicurezza dell'approvvigionamento e alla
sostenibilità;
i veicoli a gas presentano emissioni inquinanti (PM, NOx, HC) e producono emissioni climalteranti
(CO2) inferiori a quelle di un analogo veicolo tradizionale, soprattutto se si considera l'intero ciclo
vita dei carburanti. Essi contribuiscono ad assicurare un percorso virtuoso verso la
decarbonizzazione nel rispetto dei vincoli in materia di qualità dell'aria;
l'adozione del metano, sia per quanto riguarda le immatricolazioni che per le conversioni, ha
contribuito fortemente a ridurre, le emissioni medie di CO2 delle automobili italiane. Secondo
l'Agenzia europea per l'ambiente, negli anni 2011-2013 è continuata la tendenza alla riduzione delle
emissioni specifiche di anidride carbonica delle autovetture nuove. In particolare, la media
ponderata delle emissioni sul mercato italiano è scesa dai 132,7 g/km del 2010 a 129,5 g/km nel
2011, raggiungendo in anticipo l'obiettivo europeo già previsto per il 2015, ed è ulteriormente
migliorata nel 2012, attestandosi a 126,2 g/km, e registrando un'ulteriore diminuzione nel 2013,
secondo dati provvisori;
in tale ottica, il 20 marzo 2014 Parlamento e Consiglio d'Europa hanno raggiunto un accordo sul
testo finale della direttiva riguardante la realizzazione di infrastrutture per carburanti alternativi. La
proposta, parte del pacchetto «clean power for transport», prevede l'elaborazione di quadri strategici
nazionali al fine di promuovere la diffusione sul mercato dei combustibili alternativi;
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inoltre, l'8 novembre 2012, la Commissione europea – sotto la responsabilità del commissario
Tajani – ha pubblicato la comunicazione «CARS 2020: piano d'azione per un'industria
automobilistica competitiva e sostenibile in Europa», con l'obiettivo di proporre una serie di misure
specifiche volte a rilanciare la competitività di questo settore industriale. Tra i quattro pilastri ai
quali è stata attribuita alta priorità c’è la promozione «degli investimenti nelle tecnologie avanzate e
nell'innovazione in funzione per i veicoli puliti»;
dal 2011 l'Unione europea sta discutendo una proposta per l'armonizzazione delle accise minime tra
i carburanti, volta a modificare la direttiva 2003/96/CE, con il duplice obiettivo di razionalizzare la
tassazione del valore energetico dei combustibili e, in particolare, di introdurre una componente che
valorizzi le esternalità negative legate alle emissioni di carbonio, da un lato, e di coordinare la
tassazione energetica con il sistema EU ETS, dall'altro;
la proposta iniziale è stata più volte rimaneggiata in sede di negoziati tra i Paesi membri, ma ogni
nuova versione rischia comunque di minare la leva universalmente impiegata per consentire la
diffusione su larga scala dell'utilizzo del metano per autotrazione: il regime di fiscalità favorevole,
che fa sì che ad oggi il metano abbia un prezzo alla pompa di 0,99 euro chilogrammo (da
paragonarsi a 1,5 litri di benzina);
stando a quanto affermato dal Viceministro dell'economia e delle finanze pro tempore Legnini in
un'audizione presso le Commissioni riunite ambiente ed attività produttive della Camera, nel
secondo semestre 2012 alcuni punti cardine della proposta iniziale della Commissione, tra cui la
concatenazione delle aliquote che di fatto limitava fortemente la sovranità fiscale degli Stati
membri, sono stati stralciati. È invece stato confermato che i livelli minimi di tassazione previsti
nella nuova direttiva dovranno tener conto sia del contenuto energetico dei prodotti sia delle relative
emissioni di CO2, fermo restando che gli Stati membri manterranno completa flessibilità nel
determinare le aliquote di tassazione nel rispetto dei livelli minimi comunitari e potranno
conservare nelle legislazioni nazionali un'imposta unica (senza distinguere tra le due componenti);
l'agenda dell'ECOFIN del 14 ottobre 2014 prevede la discussione della summenzionata direttiva,
per chiedere ai Ministri europei un input per sbloccare lo stallo dei negoziati a livello tecnico –:
se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto;
in che modo i Ministri interrogati intendano impegnarsi, per quanto di propria competenza, al fine
di tutelare il settore del metano per autotrazione, assoluta eccellenza italiana riconosciuta in tutto il
mondo;
se, alla luce del semestre di presidenza del Consiglio dell'Unione europea, intendano adoperarsi per
la revisione dell'attuale proposta di direttiva sulla tassazione energetica, al fine di assicurare la
sostenibilità economica dell'aliquota sul metano e la dilazione temporale dell'innalzamento della
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tassazione, anche sulla base delle politiche ambientali dell'Unione europea, che si impegnano alla
maggiore diffusione della mobilità sostenibile. (4-06364)
Interrogazione a risposta scritta:
sulla realizzazione di un'opera elettrica ad alta tensione a Capri da parte di Terna
MICILLO e altri (M5S)
— Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture
e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
in data 7 giugno 2013 Terna, la società che gestisce la trasmissione di energia elettrica in Italia,
annunciava che realizzerà a Capri un'opera elettrica ad alta tensione che correrà per 30 chilometri
sotto il mare e per 1 chilometro in cavo terrestre interrato, finalizzata a collegare l'isola partenopea
con la terraferma mediante un cosiddetto «elettrodotto» che collegherà la stessa alla città di Torre
Annunziata (Napoli); il valore economico dell'opera è stimato intorno ai 100 milioni di euro;
il cavo elettrico proveniente dalla terraferma approderà all'isola ecologica di Gasto, dove Terna sta
costruendo una stazione elettrica; da tempo si sostiene che l'attuale centrale elettrica a gasolio
dell'isola verde della Soc. Sippic spa – soggetta ad adeguamenti normativi recenti
(http://viavas.regione.campania.it) avrebbe, al contrario, ancora un impatto devastante sulla salute
degli isolani (http://gassificatorecassola.wordpress.com); l'opera, che segue al potenziamento in
corso del collegamento di Ischia con la terraferma, coinvolgerà complessivamente 40 imprese
(civili, elettriche ed elettrotecniche) e 300 lavoratori, e rappresenta una tappa del più ampio
«progetto insula», il piano di Terna per collegare le principali isole italiane – Sardegna, Sicilia,
Elba, Isole campane, Laguna Veneta – alla terraferma, con cavi sottomarini; un investimento
complessivo di circa 2,3 miliardi di euro (fonte: http://www.terna.it); un esempio presentato come
«unico di progettazione d'avanguardia nel campo delle infrastrutture elettriche» che sorgerà su
un'area di circa 2.700 metri quadrati; per l'ammodernamento della rete elettrica campana Terna ha
programmato interventi per oltre 1 miliardo di euro, più del 12 per cento dell'intero piano di
sviluppo 2013-2022 – che contempla circa 8 miliardi di euro di investimenti sull'intero territorio
nazionale; il piano di crescita infrastrutturale di Terna per la Campania prevede la demolizione di
oltre 260 chilometri di elettrodotti attualmente esistenti; esiste riguardo al progetto menzionato
un'incertezza informativa circa la localizzazione e le ampiezze delle fasce di rispetto, soprattutto in
relazione alla possibile vicinanza a recettori sensibili; il Ministero della salute/direzione generale
della prevenzione sanitaria richiede che nella corografia inerente le Dpa, facenti parte delle relazioni
sul «Calcolo delle fasce di rispetto», siano indicate sia l'ubicazione delle due camere giunti
9
terra/mare sia le eventuali ulteriore «buche-giunti» presenti sul tracciato terrestre; la società Terna
afferma, rispetto a tale richiesta, che la definizione puntuale della posizione delle «buche-giunti»
sarà
possibile
solo
in
fase
esecutiva
(fonte:
http://www.sviluppoeconomico.gov.it);
esiste un'incertezza informativa legata al tipo di materiale utilizzato per l'elettrodotto in questione e
ai sistemi di isolamento e raffreddamento; è noto che alcuni elettrodotti utilizzino materiali che, se
danneggiati, possono produrre un esteso inquinamento con consistenti danni ambientali;
casi di rotture e dispersione di sostanze tossiche cancerogene hanno anche recentemente interessato
elettrodotti
isolani
nel
golfo
di
Napoli
(fonte:
http://www.meetup.com
e,
http://dambra.wordpress.com); la normativa regionale prevede alcune norme più restrittive a tutela
della salute legge regionale 24 novembre 2001, n. 13, «Prevensione dei danni derivanti dai campi
elettromagnetici
generati
da
elettrodotti»
(BURC
speciale
del
29
novembre
2001);
il 10 ottobre 2014 il sito di informazione locale on line «Lo Strillone» riferiva di una manifestazione
da parte di residenti a Torre Annunziata in località Rovigliano in aperto dissenso sulla mega opera
in costruzione. Gli abitanti temono per l'ambiente e per la propria salute, facendo notare come
nonostante si sia nel 2014 la zona manchi ancora di una rete fognaria (fonte:
http://www.lostrillone.tv);
in data 14 gennaio 2013 il comune di Torre Annunziata ha prodotto ricorso avverso alla costruzione
dell'opera nei confronti dei Ministeri dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti –:
se siano a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza,
intendono assumere nell'immediato, anche promuovendo un'indagine ambientale immediata che
preveda, tra le altre cose, in che termini debba avvenire la movimentazione terra per trincee di scavo
in area SIN ad altissima contaminazione da metalli pesanti e altri inquinanti come amianto e IPA e
non ancora soggette a bonifica definitiva, al fine di fugare eventuali dubbi di un diffuso
inquinamento sui residenti nella zona interessata dai menzionati lavori e di verificare se i recenti
adeguamenti
della
centrale
a
gasolio
abbiano
avuto
effetti
sulla
popolazione;
di quali dati di sicurezza ed affidabilità si dispongano circa il progetto in itinere. (4-06387)
Interrogazione a risposta scritta:
sull’inquinamento di arsenico nella città di Civitavecchia, con particolare riferimento alla
centrale termoelettrica Enel di Torrevaldaliga nord
GRANDE (M5S)
10
— Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
nel rapporto pubblicato dall'osservatorio ambientale di Civitavecchia per l'anno 2013 si riscontrano
forti criticità rispetto ad alcuni fattori monitorati;
il testo specifica che «le principali variazioni rilevate dal confronto del quadriennio riguardano
l'arsenico, per tutti e tre gli organismi (sentinella), helix aspersa, aphanius fasciatus e paracentrotus
lividus, ed il cromo principalmente per aphanius fasciatus. Nella campagna 2013 inoltre, è stato
registrato un notevole incremento dei livelli di piombo per tutti gli organismi sentinella e sono state
rilevate, per la prima volta, tracce di mercurio»; lo stesso documento afferma che «per l'arsenico si
registra un sensibile incremento focalizzato in modo particolare negli ultimi due anni di indagine
(2012 e 2013) generalizzato su tutti gli organismi sentinella»; nelle conclusioni si legge che «le
maggiori alterazioni hanno riguardato i livelli di cromo, di arsenico e per l'anno 2013 di piombo» e
si «suggerisce di prestare attenzione anche ai materiali particellari (PM 10 e PM 2,5)»; il materiale
particellare «(...) è anche direttamente emesso da impianti industriali, traffico automobilistico,
riscaldamento domestico, ecc. ne consegue che l'attivazione d'interventi di riduzione
dell'inquinamento richieda la conoscenza delle condizioni meteorologiche, della concentrazione in
aria dei precursori e, per il materiale particellare, delle sorgenti che lo immettono direttamente in
aria»; l'osservatorio ambientale ammette che «In mancanza di una rilevazione dei microinquinanti
da parte dell'osservatorio, il rapporto fa indicativamente riferimento ad una rilevazione che l'ENEL
produce annualmente in ottemperanza di una prescrizione del decreto di autorizzazione della
riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Torrevaldaliga nord» e che «le rilevazioni
2013 evidenziano il contributo dell'attività portuale e del riscaldamento domestico (...) ma non
riescono a quantificare o ad escludere quelli della centrale Torrevaldaliga nord, dell'area portuale e
del traffico sulle concentrazioni di PM 10 e PM 2.5 rilevate a San gordiano ed a Faro» –:
se ritenga sussistenti i presupposti per assumere iniziative, per quanto di competenza, volte a
sviluppare un monitoraggio più ampio ed esaustivo degli agenti inquinanti sul territorio di
Civitavecchia, monitoraggio che faccia riferimento a dati raccolti da soggetti terzi e indipendenti,
posto che Enel, in qualità di soggetto monitorato, risulta essere in patente conflitto di interessi
rispetto alla produzione dei rapporti all'osservatorio. (4-06389)
Risposta del Sottosegretario dell'economia e delle finanze, Enrico Zanetti, all’interrogazione a
risposta immediata sulla corretta applicazione della normativa circa l'esenzione dall'accisa dei
carburanti utilizzati dai natanti a uso commerciale di immatricolazione extracomunitaria,
presentata da BUSIN (LNA) n. 5-03792.
11
Con il question time in esame viene richiesta l'adozione di iniziative volte a garantire da parte degli
Uffici doganali la «corretta applicazione della normativa del regime fiscale agevolato di esenzione
da accise carburanti per i natanti da uso commerciale battenti bandiera extra-UE».
In merito, sentita l'Agenzia delle Dogane, si rappresenta quanto segue. Preliminarmente va
evidenziato che il quadro comunitario di riferimento nella specifica materia va rinvenuto nella
direttiva 2003/96/CE che ha abrogato espressamente all'articolo 30 la direttiva 92/81/CEE, sebbene
in molte parti ne ricalchi integralmente le disposizioni. In particolare l'articolo 14, paragrafo 1,
lettera c) della direttiva 2003/96/CE dispone che gli Stati Membri esentino dall'accisa «i prodotti
energetici forniti per essere utilizzati come carburanti per la navigazione nelle acque comunitarie
(compresa la pesca), diversa dalla navigazione delle imbarcazioni private da diporto».
Ai fini dell'individuazione dell'ambito di applicazione della disposizione non solo soccorre la
definizione di «imbarcazioni private da diporto» che fornisce il secondo periodo della predetta
lettera c), ma anche il ventitreesimo considerandum della direttiva che espressamente statuisce che
«gli obblighi internazionali vigenti e il mantenimento della posizione competitiva delle imprese
comunitarie rendono opportuno mantenere le esenzioni per i prodotti energetici destinati alla
navigazione aerea e marittima, esclusa la navigazione da diporto, mentre dovrebbe essere possibile
per gli Stati membri limitare tali esenzioni». Va, altresì, fatto rilevare che il paragrafo 2 del
medesimo articolo 14 prevede che uno Stato Membro possa derogare all'esenzione in parola «nel
caso in cui abbia stipulato un accordo bilaterale con un altro Stato membro». Da tali disposizioni
non può che derivare che l'esenzione di che trattasi debba essere applicata con riguardo ai prodotti
energetici impiegati esclusivamente dalle imbarcazioni, diverse da quelle da diporto, nazionali e
comunitarie, ma non già dalle imbarcazioni extra-UE. Per quanto riguarda la legislazione nazionale,
il punto 3 della tabella A allegata al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, recepisce
integralmente – trattandosi di una esenzione obbligatoria – il disposto dell'articolo 14, paragrafo 1,
lettera c), della direttiva 2003/96/CE, riconoscendo l'esenzione dall'accisa ai prodotti energetici
utilizzati, tra l'altro, come «carburanti per la navigazione nelle acque marine comunitarie, compresa
la pesca, con esclusione delle imbarcazioni private da diporto». In conseguenza del quadro
comunitario di riferimento, secondo l'Agenzia delle Dogane, la citata disposizione del nostro
ordinamento
non
può
trovare
applicazione tout
court per
le
imbarcazioni
extra-UE.
Quanto sopra, peraltro, trova coerente applicazione nel decreto ministeriale 16 novembre 1995, n.
577, che per le imbarcazioni comunitarie ne ammette espressamente il rifornimento, in assenza di
libretto di controllo del quale sono invece munite quelle nazionali, previa esibizione della sola
documentazione di
bordo dell'imbarcazione. Le
considerazioni
sopra riportate valgono,
naturalmente, per il riconoscimento del beneficio in tutti gli scopi della navigazione marittima nelle
12
acque comunitarie, per i quali l'esenzione è ammessa, inclusi quindi i rifornimenti alle unità da
diporto adibite ad esclusivo scopo commerciale mediante contratto di noleggio. In questo quadro,
l'Agenzia delle Dogane è recentemente intervenuta fornendo i criteri applicativi del beneficio
fiscale di che trattasi con riguardo alle unità commerciali noleggiate per diporto battenti bandiera di
Paesi non appartenenti alla UE. Nel definire la posizione della nave destinata all'esercizio di attività
commerciale, è stato precisato che l'unità navale battente bandiera di un Paese Terzo che viene
destinata all'uso di noleggio presuppone, ai fini dell'impiego di carburanti denaturati in esenzione e
di
oli
lubrificanti
non
soggetti
a
tassazione,
l'importazione
definitiva
della
stessa.
Peraltro, la predetta importazione definitiva non è condizionata all'obbligo di iscrizione nei registri
navali nazionali, e ciò in conseguenza della modifica apportata dall'articolo 60, comma 1, del
decreto- legge n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni dalla legge n. 27 del 2012, all'articolo
36,
comma
4,
del
decreto
del
Presidente
della
Repubblica
n. 43
del
1973.
Per quanto riguarda gli indirizzi operativi richiamati nel documento di sindacato ispettivo in esame,
avendo gli stessi carattere meramente locale in quanto emanati da taluni organi periferici, secondo
l'Agenzia delle Dogane, sono da ritenersi del tutto superati dai recenti criteri applicativi.
Di seguito il testo dell’interrogazione.
BUSIN (LNA)
— Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, al punto 3 della Tabella A, recependo la direttiva
CEE n. 92/81/CEE, relativa all'armonizzazione comunitaria delle strutture delle accise sugli olii
minerali, disciplina il regime delle accise per il rifornimento degli olii minerali per unità da diporto
prevedendone l'esenzione, quando questi siano utilizzati «come carburanti per la navigazione nelle
acque marine comunitarie, compresa la pesca, con esclusione delle imbarcazioni private da
diporto», intendendo per imbarcazioni private qualsiasi imbarcazione usata in virtù di un contratto
di locazione o di qualsiasi altro titolo, per scopi non commerciali ovvero per scopi diversi dal
trasporto oneroso di passeggeri o merci; contrariamente alle normative citate, alcune direzioni
provinciali delle dogane hanno elevato verbali per il recupero delle accise nei confronti dei
distributori nazionali di carburante, dei traders e dei comandanti dei natanti extra-UE, peraltro
relative a operazioni effettuate 5 anni indietro e già controllate dalle ispezioni semestrali dei
funzionari doganali stessi, non in base a una legge ma in base alla risposta e un interpello del 4
ottobre 2005 della direzione regionale della Toscana e alla Circolare n. 4/2012 del 29 giugno 2012
della direzione interregionale delle dogane di Napoli, che forniscono, per le imbarcazioni di
13
immatricolazione extraeuropea adibite a scopi commerciali nel settore turistico che operano
stagionalmente nel nostro Paese, una serie di indirizzi applicativi di interpretazione restrittiva per
l'individuazione dei requisiti legittimanti il rifornimento di carburante a regime agevolato ai sensi
del punto 3 della Tabella A del suddetto decreto legislativo; diversamente dagli altri Stati
dell'Unione europea che, recependo correttamente la direttiva di cui sopra, esentano i natanti in
oggetto dal pagamento delle accise, le citate interpretazioni nazionali, nonostante l'armonizzazione
delle legislazioni fiscali dei Paesi della comunità, si sono orientate invece in direzione
dell'esclusione di suddette imbarcazioni, sulla base del fatto che la concessione di agevolazioni
previste dall'ordinamento tributario dello Stato a soggetti e/o merci di Paesi terzi può trovare
applicazione solo in virtù di accordi internazionali che riconoscano la parità di trattamento
impositivo tra le parti contraenti; la recente interpretazione doganale che, di fatto, ha instaurato un
nuovo regime, risulta secondo l'interrogante essere illegittima in punta di diritto poiché, come già
espresso dalla Commissione, tributaria di Ferrara nella sentenza n. 506 dell'11 aprile 2014, non
soltanto la legge pone quale unico criterio giuridico per l'esclusione dall'esenzione la qualità di
«imbarcazione privata» e non quello della nazionalità della bandiera, ma perché trattasi di
normativa secondaria che non può inficiare una disposizione di fonte primaria, in base alla quale le
unità da diporto a uso commerciale battenti bandiera extra-Unione europea hanno diritto di
rifornirsi di carburante esente da accisa; in particolare, l'interpretazione data dall'amministrazione
finanziaria, oltre a intervenire negativamente sull'economia reale di un settore che sconta una
notevole diminuzione del livello d'affari, poiché i natanti con bandiera extracomunitaria – che
peraltro sono la maggioranza – sono costretti ad approvvigionarsi negli altri Paesi dell'Unione
europea dove possono godere del regime agevolato, sta incidendo anche sul bilancio dello Stato
che, conseguentemente, perde volumi in termini di entrate fiscali da parte di questo settore – prima
fiorente – e sta ponendo gli operatori italiani in serie difficoltà, in particolare perché tale repentino
cambiamento di una prassi consolidata da quasi un ventennio, tradotto in tentativi di recupero di
accise su operazioni già avvallate da funzionari doganali competenti, ha creato incertezza fra gli
operatori americani che tramite le riviste del settore hanno chiaramente invitato i comandanti delle
imbarcazioni a evitare i porti del nostro Paese; ciò si aggiunge il fatto che l'Eni, per non incorrere in
eventuali e possibili sanzioni e controversie doganali, da due anni a questa parte – cioè da quando la
disposizione di Napoli è stata emanata – ha sospeso ogni rifornimento a yacht commerciali
extracomunitari, con una perdita di fatturato di centinaia di milioni di euro, a danno dei propri
azionisti, dei quali il principale è il Ministero dell'economia e delle finanze –:
quali provvedimenti in base alle proprie competenze, intenda adottare al fine di richiamare gli uffici
doganali alla corretta applicazione della normativa del regime fiscale agevolato di esenzione da
14
accise carburanti per i natanti da uso commerciale battenti bandiera extra-Unione europea, per
evitare che una burocrazia male indirizzata possa creare danni economici alle nostre aziende e al Pil
del paese. (5-03792)
Interrogazione a risposta orale:
sui chiarimenti circa il piano industriale di ENI del settore della raffinazione in Italia
NICCHI (SEL)
— Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per
sapere – premesso che:
l'Amministratore delegato De Scalzi ha annunciato che ENI intende disfarsi del settore raffinazione
in Italia, mantenendo solo una raffineria e mezzo, quella di S. Nazzaro de’ Burgondi e quella di
Milazzo, detenuta al 50 per cento, chiudendo o trasformando il resto degli stabilimenti in depositi
od in non meglio definiti «centri logistici»; questo proprio nel momento in cui autorevoli
personaggi dell'economia mondiale dichiarano che c’è una netta ripresa degli utili della raffinazione
in Europa; per la raffineria Eni di Stagno di Livorno si parla addirittura di vendita, ma al momento
attuale non si sa ne se c’è un compratore, ne chi sia; non si capisce perché per altre raffinerie ENI
ha presentato un piano industriale dettagliato e per Livorno no, sebbene Livorno abbia una sua netta
specificità nella produzione di oli lubrificanti (unica di ENI) e di altri prodotti di nicchia altamente
appaganti; il 9 ottobre 2014 circa quattrocento operai dello stabilimento hanno organizzato un
presidio davanti alla prefettura di Livorno, alla presenza dei rappresentanti dei sindacati provinciali
di categoria e aziendali ed autorità istituzionali di Collesalvetti e di Livorno, per chiedere di
garantire un futuro allo stabilimento in cui lavorano circa mille dipendenti; è stato proclamato uno
sciopero dei dipendenti per il 13 ottobre 2014; rappresentanti istituzionali della regione Toscana
hanno richiesto un incontro al Vice Ministro dello sviluppo economico, sulle prospettive della
Raffineria Eni di Stagno per il 23 ottobre 2014 –:
se non intenda agire nell'immediato per garantire la presenza della raffineria Eni di Stagno sul
territorio ed i livelli occupazionali dello stabilimento;
se non intenda promuovere un incontro con ENI in relazione al piano industriale del settore della
raffinazione in Italia. (3-01088)
Interrogazione a risposta scritta:
sui chiarimenti circa risultato del lavoro del commissario alla spending review, Cottarelli
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SCOTTO e altri (SEL)
— Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il rapporto redatto dal
Commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, non risulta, allo Stato,
che sia stato reso pubblico; appare inaccettabile che un lavoro pagato 258.000 euro annui finisca
celato nel fondo di un cassetto; gli interroganti non avevano auspicato la nomina di un commissario,
né erano mai stati d'accordo con i tagli lineari in cui si è tradotta la cosiddetta revisione della spesa;
essi ritengono tuttavia che sia un preciso diritto del Parlamento e degli italiani conoscere il risultato
di un lavoro fatto con denaro pubblico, gradito o meno che sia al Governo Renzi;
la disciplina che attualmente regola l'attività e le funzioni del commissario straordinario è costituita
dall'articolo 49-bis del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (Legge n. 98 del 2013) che reca una
nuova disciplina dell'attività volta alla razionalizzazione della spesa pubblica. In essa si prevede che
il Presidente del Consiglio dei ministri possa nominare un commissario straordinario, con durata
dell'incarico fino a tre anni, con il compito di formulare indirizzi e proposte, anche di carattere
normativo, sulle materie oggetto di spending review. Per quanto concerne gli oneri derivanti
dall'indennità da corrispondersi al commissario, essi non dovevano superare 150 mila euro per
l'anno 2013, 300 mila euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015 e 200 mila euro per l'anno 2016;
il 4 ottobre 2013 è stato nominato il Commissario straordinario per la spending review, nella
persona di Carlo Cottarelli, che ha assunto le relative funzioni a decorrere dal 23 ottobre 2013;
nel suo lavoro il Commissario è stato coadiuvato da un ristretto «gruppo di base», già costituito, i
cui componenti sono tratti dal settore pubblico; il gruppo espleta un ruolo di coordinamento delle
attività, atteso che si prevede la costituzione di gruppi di lavoro per ciascuno dei temi indicati
nell'attività: si tratta di temi specifici, organizzati sia «verticalmente» (per centri di spesa, per
esempio ministeri) che «orizzontalmente» (per tematiche, per esempio acquisto di beni e servizi). I
temi e gruppi orizzontali ricomprendono otto aree: beni e servizi: prezzi di acquisto esclusa sanità,
considerata nell'ambito del Ministero della salute; immobili: razionalizzazione utilizzo;
organizzazione amministrativa; pubblico impiego: mobilità del lavoro e sistema retributivo;
fabbisogni e costi standard: promozione nel completamento e applicazione; Costi della politica: enti
territoriali, finanziamento pubblico ai partiti ed altro; qualità spese di investimento: ottimizzazioni
procedure di spesa; società partecipate pubbliche: affidamento, razionalizzazione, vincoli finanziari,
incluse amministrazioni territoriali, Stato ed altre amministrazioni partecipate da università, camere
di commercio e altro. I temi e gruppi verticali sono organizzati secondo la distinzione tra
amministrazioni centrali e locali;
il programma di lavoro del commissario è stato trasmesso alle Camere il 18 novembre 2013, e su di
esso si è espressa la Commissione bilancio della Camera con una risoluzione approvata il
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successivo 4 dicembre, nella quale si impegna il Governo ad assicurare il coinvolgimento del
Parlamento nel processo di revisione della spesa –:
se non ritenga il Governo di avere l'obbligo istituzionale e morale di trasmettere al Parlamento il
risultato del lavoro del commissario Cottarelli e del suo staff. (4-06393)
Interrogazione a risposta orale
sulle problematiche riguardanti il sistema di garanzia globale di esecuzione previsto dal
codice dei contratti pubblici
SOTTANELLI (SCpI)
— Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il codice dei contratti pubblici prevede che con il nuovo regolamento venga istituito un sistema di
garanzia globale di esecuzione; tale sistema, una volta operativo, sarà facoltativo per gli appalti di
sola esecuzione di importo superiore a 100.000.000 di euro e obbligatoria per gli appalti integrati di
importo superiore a 75.000.000 di euro e per gli affidamenti a contraente generale (articolo 176,
comma 18); la garanzia globale di adempimento scatta al momento della risoluzione del contratto e
prevede il subentro nel contratto del garante che indica una nuova impresa esecutrice; il garante ha
anche la facoltà di liberarsi pagando una penale pari al 40 per cento dei lavori ancora da eseguire.
La garanzia ricomprende anche la cauzione definitiva ed è attivabile a semplice richiesta della
stazione appaltante; la ratio della disciplina è quella di fornire gli appalti di una garanzia di maggior
rilievo a quella definitiva di cui all'articolo 113 del codice degli appalti. Non solo la corresponsione
di un importo in denaro, ma anche, su richiesta della stazione appaltante o del soggetto
aggiudicatore, un'obbligazione di fare e cioè trovare un soggetto che subentra nell'esecuzione dei
lavori; una garanzia di buon adempimento cui si aggiunge una garanzia di subentro di cui
all'articolo 131 del decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010, n. 207;
la garanzia è prestata per un importo pari al 10 per cento dell'importo contrattuale (considerato
l'importo dei lavori e tutte le prestazioni richieste e remunerate al contraente (articolo 135, comma
2), aumentata in funzione del ribasso e diminuita del 50 per cento in caso di certificazione di
qualità; ove sia attivata la garanzia di subentro, il legislatore precisa che la garanzia di cui
all'articolo 113 si intende comunque prestata per un importo pari al 10 per cento non riducibile sino
al collaudo; ora, la garanzia nel caso di subentro nel contratto è del tutto autonoma ai rapporti tra il
contraente e la stazione appaltante o soggetto aggiudicatore, assolvendo l'obbligo di selezionare il
subentrante che si occupi dell'esecuzione o del completamento dei lavori in sostituzione
dell'affidatario originario; i problemi nascono, anche, per tale fattispecie, e cioè una sostituzione
17
delle funzioni pubbliche tipiche della stazione appaltante; inoltre, la garanzia globale di esecuzione
rappresenta un impegno a prima richiesta senza eccezioni e quindi come una garanzia autonoma ed
astratta,
priva
delle
connotazioni
di
accessorietà
tipici
della
fideiussione;
di fronte ad una giurisprudenza non unanime la Corte di cassazione (sezioni unite) nel febbraio
2010 (sentenza n. 3947) ha risolto il contrasto giurisprudenziale e cioè che la «clausola a prima
richiesta e senza eccezioni» rappresenta un contratto autonomo di garanzia e non una fideiussione
(attivabile dal mercato assicurativo e bancario); pur comprendendo il tentativo di applicare
nell'ordinamento il sistema di garanzie adottate negli Stati Uniti ed in genere dal mercato
anglosassone con le tipologie dei performance bond, tali fattispecie, però, non si attagliano
all'ordinamento legislativo italiano, per cui vi è l'impossibilità di prestare queste garanzie –:
quali iniziative intenda prendere al fine di evitare che, per effetto delle problematiche sopra esposte,
gli importanti appalti soggetti a questa norma rimangano senza aggiudicatari per mancanza della
garanzia di subentro. (3-01092)
Interrogazione a risposta scritta:
sul progetto "Logistica e porti. Sistema integrato portuale di Napoli" della Regione Campania
COLONNESE e altri (M5S)
— Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al
Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al
Ministro
del
lavoro
e
delle
politiche
sociali.
—
Per
sapere
–
premesso
che:
il «Grande Progetto logistica e porti – Sistema integrato portuale di Napoli» dell'autorità portuale di
Napoli rientra nei «Grandi Progetti» finanziati attraverso l'uso di fondi strutturali relativi alla
programmazione 2007-2013; il progetto è finalizzato allo sviluppo produttivo dell'area portuale di
Napoli in termini di potenziamento della capacità logistica ed intermodale e delle relative aree di
pertinenza. Il Grande Progetto prevede sia il rafforzamento dei collegamenti marittimi della città di
Napoli con il resto del Mediterraneo che la razionalizzazione e il miglioramento delle relazioni con
il sistema ferroviario per il trasporto delle merci. Pertanto si prevede un insieme integrato di
interventi di: ampliamento della capacità produttiva del porto; razionalizzazione e potenziamento
dei collegamenti intermodali del porto; l'insieme degli interventi previsti mira a rilanciare il porto di
Napoli quale piattaforma commerciale nel Mediterraneo ove allocare attività economiche
compatibili e finalizzate al potenziamento delle funzioni del porto di Napoli; il Grande Progetto
contribuisce all'attuazione dell'Asse IV del Programma Operativo Accessibilità e trasporti, in
particolare attua l'obiettivo specifico 4.b del POR FESR Campania 2007/2013 che mira a
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valorizzare il territorio regionale nel contesto nazionale e comunitario mediante lo sviluppo del
Sistema regionale della logistica. In particolare l'Obiettivo Specifico 4.e è finalizzato allo sviluppo
della competitività regionale attraverso il miglioramento e la qualificazione del sistema integrato
della portualità regionale; il Grande Progetto mira al potenziamento della capacità logistica ed
intermodale del porto di Napoli e delle aree retro-portuali di pertinenza. L'insieme degli interventi
previsti contribuisce a rilanciare il porto di Napoli quale piattaforma commerciale nel Mediterraneo;
l'intervento presenta sinergie/complementarietà con il Grande Progetto «Logistica e porti. Sistema
integrato portuale di Salerno» e con il Grande Progetto riqualificazione urbana area portuale Napoli
Est; gli studi di fattibilità sono terminati sia a riguardo dei lavori da eseguire nell'area portuale sia a
riguardo dell'area destinata all'accessibilità portuale. Diverse opere sono già in avanzata fase di
definizione (progetti definitivi e/o stralci funzionali). Si prevede che i lavori termineranno entro il
2015 stante anche la possibilità di affrontare le lavorazioni in contemporanea su più fronti di lavoro
(accessibilità, impianti, porto, mare); la progettazione definitiva è in corso, si prevedono per la
realizzazione del progetto 52 mesi e la scadenza del fondo è a dicembre del 2015;
la finalità strategica del Grande Progetto «Logistica e Porti» è volta allo sviluppo produttivo in
ambito urbano dell'area orientale di Napoli, al potenziamento della capacità logistica ed intermodale
del porto di Napoli e delle aree retroportuali di pertinenza ed alla valorizzazione urbana dell'area
orientale di Napoli; il Commissario per la politica regionale e urbana, Johannes Hahn, che ha
firmato l'autorizzazione del Grande progetto del porto di Napoli, ha dichiarato: «Questo progetto è
un buon esempio di come i fondi regionali dell'Unione europea possono aiutare lo sviluppo
dell'economia del Sud
d'Italia creando migliori condizioni per il trasporto merci nel porto di
Napoli, che è uno dei porti più strategici del Mediterraneo. È un importante passo verso una
migliore qualità delle infrastrutture e la sostenibilità del porto e rende la regione Campania ancora
più attraente per gli spedizionieri e gli operatori di trasporto»; nel cosiddetto «Libro Bianco» dei
trasporti, approvato dalla Commissione europea con decisione COM (2011) 144 del 28 marzo 2011,
si mettono a punto le strategie finalizzate ad ottimizzare, entro il 2050, l'efficacia delle catene
logistiche multimodali attraverso: a) il collegamento tra tutti i principali porti marittimi attraverso la
creazione di una «cintura blu» nei mari che bagnano l'Europa; b) il completamento della rete TENT, che richiederà circa 550 miliardi di euro fino al 2020, di cui circa 215 saranno destinati
all'eliminazione delle strozzature; e) il miglioramento della trasparenza in materia di finanziamento
dei porti, chiarendo la destinazione dei fondi pubblici alle differenti attività portuali con l'obiettivo
di evitare distorsioni della concorrenza; con la delibera 30 del 28 luglio 2011 dell'Autorità portuale
di Napoli venivano delineate le linee strategiche del porto di Napoli in relazione: allo stato e volumi
delle concessioni; alle potenzialità di sviluppo in relazione agli adeguamenti strutturali;
19
con deliberazione n. 756 del 21 dicembre 2012 la giunta regionale della Campania ha preso atto, tra
l'altro, dell'adesione della regione stessa al PAC – Misure anticicliche e salvaguardia di progetti
avviati, che prevede la riprogrammazione dei Programmi operativi regionali, cofinanziati dal Fondo
europeo di sviluppo regionale (FESR); con deliberazione n. 148 del 27 maggio 2013 la giunta
regionale ha operato una scelta strategica volta all'accelerazione della spesa dei Fondi strutturali
attraverso interventi finanziati dal POR FESR 2007-2013; il Parlamento europeo ha approvato, in
data 19 novembre 2013, un Accordo con gli Stati membri sul nuovo meccanismo per collegare
l'Europa (CEF – Connecting Europe facility), volto ad accelerare il finanziamento per completare le
infrastrutture nel settore dei trasporti, anche marittimi, risolvendo la questione dei collegamenti
mancanti e delle strozzature delle reti; il citato CEF a gestione diretta dell'Unione europea che
finanzia i progetti transnazionali, è complementare al Fondo europeo di sviluppo regionale che deve
essere utilizzato per affrontare, e risolvere, le strozzature locali; il Regolamento (UE-EURATOM)
n. 1311 del Consiglio europeo del 2 dicembre 2013 stabilisce il quadro finanziario pluriennale per
il periodo 2014-2020; la Commissione europea, con decisione C (2014) 3873 del 13 giugno 2014,
«... ha valutato il Grande Progetto alla luce dei fattori di cui all'articolo 40 del Regolamento (CE) n.
1083/2006 e ritiene che sia coerente con le priorità del programma operativo, che contribuisca al
raggiungimento dei loro obiettivi e che sia coerente con le altre politiche dell'Unione ...»;
con deliberazione n. 282 del 18 luglio 2014 la Giunta regionale della Campania, in linea con le
previsioni comunitarie, ha approvato ed adottato il documento di sintesi del POR Campania FESR
2014-2020, con la previsione di misure di salvaguardia delle operazioni programmate in
overbooking rispetto alla dotazione del POR FESR 2007-2013; le progettazioni acquisiste
dall'autorità portuale di Napoli, fin dall'anno 2011, dovranno essere verificate e validate, anche con
prescrizioni, al fine di realizzare il preminente interesse pubblico, consentire il rapido avvio delle
procedure di gara, con la previsione di idonee clausole di salvaguardia, nel rispetto della normativa
comunitaria di riferimento e, per l'effetto, non pregiudicare il piano di sviluppo del porto di Napoli
che, in mancanza, si vedrebbe privato dei fondi necessari per il suo miglioramento infrastrutturale;
l'autorità portuale di Napoli, ricevuta la copertura finanziaria da parte della Commissione europea e
della regione Campania, deve assicurare il preminente interesse pubblico, scongiurando la
possibilità di non poter utilizzare i fondi europei previsti nella misura attuale POR 2007-2013 e, in
presenza di overbooking, quella futura POR 2014-2020 configurandosi, in tal caso, una autonoma
voce di danno patrimoniale che va commisurato, come da unanime e consolidata giurisprudenza,
non alla mera perdita del risultato stesso ma alla perdita di possibilità di conseguire un risultato
positivo;
in data 18 giugno 2014 la regione Campania con decreto dirigenziale 6 ha ammesso a
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finanziamento il Grande Progetto «Logistica e Porti-Sistema integrato portuale di Napoli che
racchiude appalti per un importo totale pari ad euro 154.200.000,00; in data 11 luglio 2014, con
delibera n. 179 dell'autorità portuale, in relazione all'approvazione cui al decreto dirigenziale n. 6
del 18 giugno 2014 viene redatta la convenzione tra Autorità portuale e Ministero del lavoro e delle
politiche sociali, provveditorato alle opere pubbliche di Napoli per la gestione delle gare di appalto
relative agli appalti del «Grande Progetto» anche in relazione alla carenza di personale che alla data
è dichiarata per solo il 40 per cento della effettiva forza disponibile; in data 28 Luglio 2014, con
delibera n. 206 dell'autorità portuale viene approvato lo schema della Convenzione tra l'autorità
portuale di Napoli e la regione Campania – U.O.G.P., per l'attuazione del Grande progetto
«Logistica e porti – Sistema Integrato portuale di Napoli» che, riporta gli impegni tra le parti, in
coerenza con la decisione comunitaria di approvazione del Grande Progetto oltre che con gli
orientamenti di chiusura dei Programmi Operativi 2007-2013 di cui alla decisione C (2013) 1573
del 20 marzo 2013; il responsabile del procedimento dei due interventi in oggetto, ingegner Alberto
Bracci Laudiero, in qualità di funzionario quadro dell'Autorità portuale, nominato giuste le delibere
A.P. di conferimento incarico n. 147 del 9 marzo 2010 e n. 263 del 25 maggio 2012, con nota n.
246 del 14 aprile 2014, afferente il «completamento fognatura del Porto di Napoli», trasmetteva il
verbale di validazione «con esiti negativi» del progetto (ancora non aggiornato ai prezzi della
Tariffa Campania del 2013) per: 1) mancanza del recapito finale; 2) mancanza disponibilità
finanziaria; 3) impossibilità di inserimento nell'elenco annuale dei lavori 2014; 4) impossibilità di
spesa dei fondi europei entro il 31 dicembre 2015; b) con nota n. 247 del 14 aprile 2014, afferente i
«collegamenti stradali e ferroviari», trasmetteva il verbale di validazione «con esiti negativi» del
progetto (aggiornato ai prezzi della Tariffa Campania del 2013) per: 1) mancanza disponibilità
finanziaria; 2) impossibilità di inserimento nell'elenco annuale dei lavori 2014; 3) impossibilità di
spesa dei fondi europei entro il 31 dicembre 2015; 4) presenza di edifici interferenti con il tracciato
delle opere, non ancora demoliti dal concessionario Tirreno Power, come previsto dal protocollo di
intesa siglato il 19 dicembre 2003, protocollo n. 9308, che non consente di rilasciare l'attestazione
prevista dall'articolo 106, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010;
l'autorità portuale precisa che lo stallo dei procedimenti, ricevuta la copertura finanziaria da parte
dell'Unione europea e della regione Campania, può irrimediabilmente pregiudicare l'utilizzo dei
fondi europei previsti nelle misure POR FESR 2007-2013 e 2014-2020 e può concretizzare danni
patrimoniali discendenti, come già evidenziato nella delibera A.P. n. 206 del 28 luglio 2014, «...
non alla mera perdita del risultato stesso ma alla perdita di possibilità di conseguire un risultato
positivo ...»; con delibera dell'Autorità Portuale n. 213 in data 17 settembre 2014 viene affidata al
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti-provveditorato interregionale alle opere Pubbliche
21
Campania e Molise l'espletamento delle seguenti attività: validazione del progetto definitivo;
responsabile del procedimento; procedure di appalto, fino alla dichiarazione di aggiudicazione
definitiva; direzione dei lavori, controllo tecnico contabile e coordinamento della sicurezza in fase
di esecuzione; attività di supporto tecnico amministrativo al responsabile del
procedimento;
collaudo statico, impiantistico e tecnico-amministrativo; i progetti previsti, alla data del 25
settembre 2014 risultano all'interrogante in stato non esecutivo e con tempi non compatibili rispetto
ai tempi di completamento previsti dei finanziamenti FESR; l'intervento risulterebbe parziale
rispetto il Piano di indirizzo del 28 luglio 2011; la Stazione unica appaltante non opererebbe a
quanto consta agli interroganti nelle vesti di «Centrale Unica di Committenza» e gli elaborati
progettuali sarebbero a pagamento per chi vuole partecipare; gli interventi sono di fondamentale
importanza per lo sviluppo economico della regione Campania e per la città di Napoli e anche per le
particolari condizioni ambientali in cui si trovano le strutture portuali che ancor oggi non sono
servite da un idoneo impianto fognario e da impianto di depurazione delle acque;
la possibile perdita di stanziamenti pubblici, messi a disposizione dalla Comunità europea e regione
Campania, rappresenterebbe un grave nocumento per il traffico commerciale con ripercussioni sul
tessuto economico dell'intera provincia di Napoli oltre a causare numerosi licenziamenti –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto esposto;
nell'eventualità che la realizzazione dell'opera non avesse inizio oppure risultasse incompiuta e/o
non collaudata, in che maniera sarà gestita la scadenza del fondo;
come mai siano stati stipulati accordi e posti in essere atti con il Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti-provveditorato interregionale alle opere pubbliche Campania e Molise pur consapevoli
della impossibilità di esecutività degli appalti finanziati;
se intenda esporre le ragioni in ordine alle quali non si è proceduto per tempo utile alla redazione
della valutazione di impatto ambientale, prevista per i lavori connessi all'approvazione del piano
regolatore portuale al punto da dover modificare il piano di richiesta del finanziamento da 12
progetti a soli 9 progetti per un importo iniziale pari a 24.000.000 ridotto ad euro 154.200.000;
quale sia il criterio di scelta dei siti oggetto di intervento e quali siano i criteri e gli indici di
misurazione dell'efficacia dell'intervento visto che non esiste un piano operativo di gestione che
possa determinare l'incremento del beneficio apportato al territorio;
se esistano accordi di programma in relazione alle strutture esistenti sul territorio del comune di
Napoli, lungo la fascia del retro porto, che potrebbero trarre benefici dal piano; con chi sano state
stipulate e dove sia possibile prenderne visione;
con quale principio sia stata stabilita la priorità degli interventi;
22
se intenda esporre le motivazioni in ordine alla scelta di non ricorrere per i progetti definitivi a
risorse già impiegate nell'autorità portuale, quindi agli stessi tecnici che, con competenza e perfetta
conoscenza delle problematiche oltre che dei luoghi, hanno elaborato le proposte progettuali
preliminari;
se i Ministri interrogati intendano, ciascuno per le proprie competenze, assumere iniziative e quali a
tutela dell'occupazione e degli effetti sociali degli eventuali licenziamenti. (4-06425)
Interrogazione a risposta in Commissione:
sull'indagine epidemiologica presso la raffineria API di Falconara
NICCHI e RICCIATTI (SEL)
— Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con decreto 26 febbraio 2003 ha
perimetrato il sito di interesse nazionale (SIN) di Falconara Marittima nel quale la raffineria di
petrolio occupa una parte rilevante; l'impianto di raffineria di Falconara Marittima è entrato in
attività nel 1950, sviluppata su una superficie di 700.000 metri quadri di superficie, è incastonata
nel lato nord del centro abitato del comune di Falconara Marittima in provincia di Ancona;
tale impianto ha sempre destato preoccupazione circa le sue emissioni nocive e i relativi effetti per
la salute della popolazione residente; a partire dagli anni Settanta sono state svolte indagini sanitarie
che hanno interessato i lavoratori e i cittadini falconaresi, tra le quali si citano quelle più rilevanti:
a) lo studio sugli addetti all'impianto petrolchimico a cura dell'istituto d'igiene dell'università degli
studi di Ancona in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità – avviato nel 1991 e aggiornato
nel 1996 – deve essere tuttora concluso e ha interessato 659 (650 uomini e 9 donne) lavoratori della
raffineria in servizio fra il 1974 ed il 1989 con un follow-up aggiornato al 1996. Sono state
indagate 33 gruppi e cause di morte. Lo studio occupazionale ha rilevato eccessi di mortalità
tumorale complessiva e di tumori cerebrali in particolare, dato questo in linea con le risultanze di
studi simili condotti in altri Paesi e pubblicati sulla letteratura internazionale;
b) l'analisi commissionata dalla procura della Repubblica di Ancona (motivi a tutt'oggi non noti ai
cittadini), analisi epidemiologica geografica di mortalità e ricovero ospedaliero per causa. Centroide
di Falconara Marittima e comuni entro 30 chilometri nel settembre del 2002 secondo cui: «I tumori
del sistema emolinfopoietico (leucemie, linfomi, mielomi) presentano nel loro complesso la
maggiore problematica del comune di Falconara. Nel corso degli anni sono stati segnalati ripetuti
eccessi in questa categoria diagnostica, ora in un sesso, ora nell'altro a seconda dei sottogruppi
considerati, con distribuzione però differente per tipologia e periodo: negli anni 1981-94 ad una
23
mancanza di rischio complessivo di leucemie tra gli uomini fa da contrasto un rischio aumentato di
linfomi non Hodgkin negli uomini, nelle donne non significativo statisticamente ma con un eccesso
nello stesso sesso di mielomi multipli, non significativo. Nel periodo più recente l'eccesso per
linfomi non Hodgkin si sposta nel sesso femminile mentre negli uomini è inferiore all'atteso. I
tumori emolinfopoietici nel loro complesso sono ora in eccesso nel sesso femminile mentre sono
diminuiti negli uomini. Le leucemie nel periodo più recente sono in eccesso nelle donne, mentre
negli uomini non sono rilevabili eccessi come nel periodo precedente. (...) Le leucemie sono invece
state correlate con numerosi fattori di rischio, soprattutto con il benzene e altri derivati simili
dell'industria petrolifera. La correlazione tra patologie del sistema emolinfopoietico ed esposizioni
professionali tra gli addetti ad impianti petrolchimici esiste un corpus di letteratura molto corposo,
perdurante dai primi studi eseguiti, spesso con evidenze anche tra la popolazione residente nei
pressi degli impianti stessi. Nella monografia IARC (International Agency for Research on Cancer)
più volte citata la documentazione più rilevante riguarda per l'appunto tale associazione. Va
rimarcato che successivamente al 1989, anno di pubblicazione della monografia IARC sulla
pericolosità degli impianti di raffinazione del petrolio, sono stati numerosissimi gli studi pubblicati
sull'argomento della maggiore incidenza di tumori emolinfopoietici in lavoratori addetti a industrie
petrolchimiche o residenti nelle vicinanze». E ancora nelle conclusioni svolte per la procura: «sono
stati rilevati, a Falconara, alcuni eccessi, alcuni significativi, in vari periodi e in entrambi i sessi, pur
con differenze nelle singole tipologie, che meritano la massima considerazione e richiederebbero la
ricostruzione dell'esposizione dei vari soggetti, tramite intervista ai familiari dei deceduti, con uno
studio analitico del tipo caso-controllo per verificare le ipotesi eziologiche più preoccupanti»;
il 29 settembre 2011 l'Istituto nazionale tumori di Milano ha consegnato alla regione Marche, alla
provincia di Ancona e ai comuni di Falconara Marittima, Chiaravalle e Montemarciano i risultati
finali dell'indagine epidemiologica presso la popolazione residente a Falconara Marittima e comuni
limitrofi riguardante il periodo dal 1994 al 2003. L'indagine, con uno studio analitico del tipo casocontrollo è la prima e unica indagine che ha ricostruito l'esposizione dei vari soggetti tramite
l'intervista ai familiari dei deceduti; il 29 marzo del 2012, su invito e organizzazione delle
associazioni dei cittadini falconaresi, i risultati finali dell'indagine venivano divulgati dall'Istituto
nazionale tumori di Milano in un'assemblea pubblica; i risultati dell'indagine sono il frutto:
a) di una convenzione, stipulata a luglio 2003 tra l'Istituto nazionale dei tumori di Milano e
l'Agenzia regionale sanitaria della regione Marche, per l'elaborazione di uno «studio di fattibilità
relativo all'indagine epidemiologica» presso la raffineria API di Falconara;
b) della deliberazione n. 679 del 15 giugno 2004 della giunta regionale delle Marche che approvò
lo
studio
di
fattibilità,
il
programma
operativo
e
la
stima
dei
costi
necessari;
24
c) della deliberazione integrativa n. 977 dell'11 settembre 2006 della giunta regionale delle Marche
che definì il contributo complessivo regionale destinato al completo svolgimento dell'indagine,
approvò il protocollo operativo di dettaglio e istituì il tavolo tecnico costituito ai rappresentanti dei
servizi regionali ambiente e difesa suolo e salute, dei comuni interessati e della provincia di Ancona
con il compito di valutazione e verifica delle attività inerenti l'Indagine in termini di contenuti, di
congruità dei costi e dei risultati attesi; secondo i dati raccolti dall'indagine, si evidenzia che
«nell'area è esistito un problema di esposizione alla raffineria associato ad eccesso di rischio di
morte per leucemia e linfoma non Hodgkin (e forse anche di mieloma, stando agli esiti della linea
B), patologie relativamente rare»; dalla relazione finale dell'indagine si rileva che «il rischio sia
stato particolarmente evidente per i soggetti che avevano domiciliato per più tempo entro i 4
chilometri dalla sorgente inquinante». Si specifica che gli eventi «sono occorsi in un non elevato
numero di persone di età avanzata che hanno vissuto per oltre 10 anni in prossimità della
Raffineria»; ma «tali eventi possono essere anche interpretati come il segno di fatti sanitari
importanti che hanno interessato fasce ben più ampie di popolazione». Quindi si sottolinea la
necessità di «rafforzare gli interventi di sanità pubblica per controllare gli effetti ed eliminare i
rischi»; nell'aprile 2014 le associazioni dei cittadini hanno presentato un esposto alla procura della
Repubblica di Ancona, consegnando i risultati dell'indagine epidemiologica sopra citata, chiedendo
la riapertura dell'indagine avviata nel 2001 dalla stessa procura per accertare eventuali
responsabilità penali di fronte alle esposizioni nocive alle quali la popolazione è stata esposta nel
corso degli anni; la regione Marche ha formalizzato uno studio, con decreto del dirigente della PF
sanità pubblica n. 2/SAP–04 dell'8 febbraio 2006, di mortalità sulla corte degli occupati nella
raffineria API, che fa parte di un progetto nazionale CCM del Ministero della salute affidato
all'Istituto superiore di sanità; quello studio risulta attualmente bloccato per l'indisponibilità da parte
di API di fornire anche solo l'elenco dei propri dipendenti ed ex dipendenti, adducendo insuperabili
problematiche legate alla privacy; il 10 aprile 2012 il consiglio regionale delle Marche approvava la
legge n. 6, che prevedeva l'istituzione del «registro regionale delle cause di morte e di registri di
patologia», il quale non è potuto diventare esecutivo, poiché in attesa del decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto regolamentarli come previsto dall'articolo 12 del decretolegge 179 del 2012, ai commi 10 e 11 –:
se la regione Marche, la provincia di Ancona o gli altri comuni oggetto della ricerca abbiano
consegnato l'indagine epidemiologica al Ministero della salute o all'Istituto superiore di sanità o se
il abbiano informati in altro modo delle conclusioni emerse dall'indagine medesima e, in caso
negativo, se il Ministro interrogato abbia intenzione di acquisire tale indagine direttamente
dall'Istituto nazionale dei tumori di Milano;
25
se non intenda promuovere una relazione di aggiornamento da parte dell'Istituto superiore di sanità
sullo studio di mortalità sulla corte degli occupati nella raffineria API di cui in premessa;
quali siano i tempi di emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui
all'articolo 12 del decreto-legge 179 del 2012 per dare attuazione ai registri di mortalità, tumore e
altre patologie. (5-03800)
Interrogazione a risposta scritta:
sul progetto «Tempa Rossa» relativo ad un giacimento petrolifero, gestito dalla Total E&P,
situato nell'alta valle del Sauro (Basilicata)
DURANTI e altri (SEL)
— Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'interno, al
Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il progetto denominato «Tempa Rossa» riguarda un giacimento petrolifero, gestito dalla Total E&P,
situato nell'alta valle del Sauro (Basilicata). A regime l'impianto avrà una capacità produttiva
giornaliera di circa 50.000 barili di petrolio, 230.000 metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di
GPL e 80 tonnellate di zolfo. Il progetto di sviluppo riguarda: la messa in produzione di 8 pozzi, di
cui 6 già perforati e altri 2 da perforare; la costruzione di un centro di trattamento oli dove gli
idrocarburi estratti, convogliati tramite una rete di condotte interrate (pipeline), verranno trattati e
separati nei diversi sottoprodotti (petrolio greggio, gas combustibile, zolfo e GPL) e,
successivamente, immessi tramite canalizzazioni interrate; la costruzione di un centro di stoccaggio
GPL (2 serbatoi interrati della capacità totale di 3.000 metri cubi) dotato di 4 punti di carico
stradale, nonché la costruzione o la modifica di infrastrutture di servizio (adeguamento di strade
comunali, realizzazione dei sistemi per l'alimentazione di acqua ed elettricità per il centro di
trattamento, connessione alle reti esistenti per il trasporto e la distribuzione degli idrocarburi);
il greggio avrà quale terminale per lo stoccaggio e la movimentazione, proveniente dal giacimento
«Tempa Rossa», l'impianto di raffinazione ENI di Taranto. Queste operazioni comporterebbero
l'emissione di composti organici volatili fra cui anche gli idrocarburi policiclici aromatici, cosiddetti
IPA, in una città come Taranto che subisce un'incidenza delle patologie tumorali allarmante;
il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, in data 27 ottobre 2011, ha
decretato la compatibilità ambientale e rilasciato «l'autorizzazione all'esercizio», VIA-AIA, per il
progetto denominato «Tempa Rossa» proposto dalla Società Eni spa; tale autorizzazione è stata
rilasciata senza attendere il parere endoprocedimentale della regione Puglia (DGR n. 2515 del 22
novembre 2011), il quale, oltre a contenere i pareri di comune e provincia di Taranto, ha stabilito di
26
prescrivere a carico dell'ENI la presentazione all'ARPA e all'Asl territorialmente competente della
Valutazione di incidenza sanitaria (VIS) per monitorare l'andamento sanitario connesso con l'attività
di stabilimento al fine di tutelare la salute pubblica. Tale documento non è, a tutt'oggi, mai stato
presentato o predisposto da parte di ENI; in seguito, la regione Puglia con la legge n. 21 del 24
luglio 2012, recante «Norme a tutela della salute, dell'ambiente e del territorio sulle emissioni
industriali per le aree pugliesi già dichiarate a elevato rischio ambientale» ha introdotto la procedura
della valutazione del danno sanitario (VDS), uno strumento innovativo che deve diventare parte
integrante dell'AIA, per garantire una migliore tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini e che
deve essere osservata anche se successiva alla procedura di VIA per le aree a rischio industriale;
nell'ottobre 2012 il comune di Taranto ha approvato un ordine del giorno in cui si deliberava
l'orientamento contrario alla realizzazione da parte dell'ENI SpA del nuovo impianto di stoccaggio e
movimentazione del greggio denominato «Tempa Rossa», al fine di evitare un ulteriore rischio di
inquinamento in un'area già fortemente compromessa dal punto di vista ambientale e socio-sanitario
ordine del giorno nel quale si chiedeva, inoltre, la riapertura immediata della procedura di
autorizzazione integrata ambientale rilasciata all'ENI spa per il progetto, con l'inserimento della
valutazione del danno sanitario e della procedura relativa al rischio di incidenti rilevanti in materia
di prevenzione dei grandi rischi industriali e, quindi, di assoggettamento alla direttiva «Seveso»
(direttiva 82/501/CEE) rispetto all'autorizzazione di esercizio; in data 25 settembre 2014 l'ARPA
Puglia ha provveduto ad inviare al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare un
proprio rapporto in cui si evidenzia l'incremento di emissioni IPA nella misura del 14 per cento;
l'assessorato regionale per l'ambiente, in data 30 settembre 2014, ha comunicato che è stata disposta
la costituzione di una cabina di regia ARPA-ARES-ASL per la redazione della valutazione del
danno sanitario; l'esito della valutazione, ad opera della cabina di regia, sarebbe in grado di fornire
un dato ulteriore ed essenziale per l'autorizzazione VIA-AIA da parte dei Ministero –:
se il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non ritenga necessario fermare
l’iter di autorizzazione VIA-AIA in attesa di conoscere gli esiti della valutazione del danno
sanitario, dal momento che, qualora l'esito della stessa risultasse essere negativo ci troveremmo di
fronte a un impianto in fase di costruzione (o addirittura già in esercizio) ma al di fuori del rispetto
di quel «principio di precauzione» così come definito dalla normativa europea. (4-06443)
Interrogazione a risposta scritta:
sul ruolo e sulle prospettive del settore delle multiutility
SPADONI (M5S)
27
— Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro
per gli affari regionali e le autonomie, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del
mare. — Per sapere – premesso che:
il Governo, anche sulla scorta della spending review, ha in diverse occasioni manifestato la propria
posizione
sul
tema
del
ruolo
e
delle
prospettive
del
settore
delle
multiutility;
recentemente anche il Presidente del Consiglio dei ministri ha sottolineato la volontà di «mettere in
campo realtà di valore nazionale nel settore delle multiutility»; ciò va secondo l'interrogante contro
la volontà popolare espressa dai referendum nel 2011, con i quali la maggioranza della popolazione
italiana ha sancito, col proprio voto, che l'acqua e tutti i servizi pubblici non debbano essere
sottoposti alle leggi del mercato che generano profitti e che, quindi, la loro gestione debba essere
totalmente in mani pubbliche; le società con sede in paradisi fiscali potrebbero ricevere dividendi
dalle società partecipate, dividendi che sono generati grazie alla gestione di beni comuni e grazie
alle
tariffe
pagate
dagli
utenti
dei
servizi,
cioè
dagli
stessi
cittadini;
tale scelta e tale indirizzo politico appaiono all'interrogante non condivisibili: sarebbe infatti
preferibile riconoscere un maggiore ruolo agli enti locali piuttosto che favorire l'aggregazione delle
società erogatrici di servizi pubblici essenziali che potrebbe cagionare un indebolimento del ruolo
pubblico in settori strategici per i cittadini; a titolo di esempio può essere citato il caso del comune
di Reggio Emilia che detiene nella società Iren spa una partecipazione azionaria dell'8,39 per cento
considerando le sole azioni ordinarie; in data 29 agosto 2014 è stata presentata la semestrale del
gruppo IREN, che secondo i consiglieri comunali M5S di Reggio Emilia mostra alcuni dati di
bilancio che dovrebbero iniziare a destare notevole preoccupazione negli azionisti quanto a
indebitamento, oneri finanziari, andamento dei ricavi, valutazione degli asset iscritti a bilancio;
negli ultimi anni IREN ha effettuato alcuni investimenti i cui risultati potrebbero compromettere
ulteriormente il già precario equilibrio di bilancio; il comune di Reggio Emilia aveva iscritto a
bilancio 2012 partecipazione in IREN per più di 111,5 milioni di euro, con una svalutazione rispetto
al 2011 di 6,5 milioni di euro; negli ultimi tempi si sono susseguiti comunicati stampa e
dichiarazioni da parte dei sindaci di Torino, Genova, Milano, Reggio Emilia e Brescia, in merito
alla possibilità, che potrebbe anche venire incentivata in linea con gli intendimenti del Governo
sopra manifestati, di creare una grande multiutility del nord attraverso la fusione tra IREN e A2A;
sembra che tale ipotesi trovi consenso a Torino, Genova e Milano; il Presidente di A2A, Giovanni
Valotti, ha dichiarato che la fusione con IREN non è all'ordine del giorno e che però «è difficile
stare fermi in questo momento storico» per cui entro fine anno verrà messo a punto un progetto di
aggregazione che verrà presentato entro fine febbraio 2015; appare evidente che la costituzione di
una
grande
multiutility
del
Nord
sia
un
progetto
attuale
e
concreto;
28
le decisioni riguardo all'evoluzione del settore delle multiutility coinvolgono gli interessi di tutti i
cittadini, dal momento che si tratta di società che gestiscono beni comuni nei settori dell'energia, dei
servizi idrici integrati, ambientali e in generale al servizio delle pubbliche amministrazioni –:
se non intendano orientare le scelte di politica generale sulla materia nel senso di puntare tutte le
energie e le risorse economiche sugli enti locali evitando di assumere iniziative che finiscono invece
per favorire il crearsi di grandi società partecipate;
se abbiano valutato le numerose criticità delle maxi fusioni: perdita di controllo da parte dei
territori, investimenti a svantaggio dei cittadini; maggiori difficoltà ad ottenere trasparenza; facilità
a far perdere le tracce delle conseguenze e dei responsabili di tutte le scelte gestionali e strategiche
messe in atto negli ultimi anni e, non ultimo, la non diminuzione delle tariffe. (4-06449)
Interrogazione a risposta orale:
sulla realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica da biomassa in Molise
VENITTELLI (PD)
— Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. — Per
sapere – premesso che:
la regione Molise ha autorizzato la realizzazione ed esercizio di un impianto di produzione di
energia elettrica da biomassa – pollina – del tipo ibrido, a ciclo combinato, in assetto cogenerativo,
della potenza di 11,60 MWE e termica introdotta di 33 MW e relative opere connesse, da ubicare in
agro del comune di San Polo Matese, contrada Cantoni – zona industriale di Campochiaro / San
Polo Matese e la realizzazione ed esercizio di un impianto per la produzione di energia elettrica da
biomasse vegetali della potenza di 0,999 MWE in zona consortile del comune di Campochiaro;
i comuni di Campochiaro e San Polo Matese si trovano nel Massiccio del Matese: area individuata
come prioritaria per la conservazione della biodiversità dal Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, nel piano nazionale per la biodiversità, essendo una delle principali aree
naturalistiche e un corridoio ecologico di fondamentale importanza per la conservazione di specie
prioritarie presenti sulla dorsale appenninica (dall'orso, al lupo fino al camoscio appenninico);
nel 1997 è stata istituita l'Oasi WWF Guardiaregia-Campochiaro, successivamente nel 2010 istituita
come riserva naturale regionale. L'oasi si trova all'interno di un sito d'importanza comunitaria (SIC
IT222287), oltre ad essere una zona di protezione speciale (ZPS IT222296). Il paesaggio dell'area
SIC è notevolmente eterogeneo, la sua diversificazione ambientale si riflette in una notevole
biodiversità, tra le più alte presenti in Molise, testimoniata dalla presenza di 15 habitat di interesse
comunitario;
29
nel 2003, inoltre, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare pro tempore
Corrado Clini diffidava la regione Molise per l'inadempimento dedito di effettuare la zonizzazione
del territorio e di classificare le zone stesse in funzione del livello di inquinamento riscontrati, in
grave violazione della norma comunitaria. A tutt'oggi la zonizzazione non è stata effettuata. Una
simile omissione non consente di rilasciare pareri, valutazioni, autorizzazioni e quant'altro comporta
il via libera ad emissioni in atmosfera che, per loro natura, possono influire sullo stato di qualità
dell'aria e dell'ambiente, e quindi, sulla salute pubblica; impianti di produzione energetica di questo
tipo potrebbero avere un impatto molto negativo sul territorio nel quale andranno ad operare, quello
del parco del Matese; i comitati ambientalisti hanno sollevato una serie di criticità a favore della
difesa
dell'ambiente,
del
turismo,
del
territorio
e
delle
sue
risorse
agroalimentari;
al progetto si oppongono, con grande forza e determinazione, l'intera popolazione dell'area
pedemontana del Matese, nonché le amministrazioni delle comunità più a rischio, attraverso
rappresentanti politici e amministratori di ogni appartenenza, associazioni e comitati locali;
tale opposizione è motivata dai rischi per la salute e per l'ambiente, connessi al funzionamento delle
centrali,
che
oltretutto
potrebbero
danneggiare
le
attività
economiche
locali
–:
di quali elementi dispongano in relazione a quanto esposto in premessa e quali urgenti iniziative,
per quanto di competenza, i Ministri interrogati intendano adottare, anche alla luce della necessità di
non contravvenire a obblighi risultanti dall'adesione all'ordinamento dell'Unione europea, per
tutelare l'area pedemontana del Matese e proteggere il prezioso e delicatissimo ambiente dell'area
stessa da un'iniziativa che arrecherebbe, direttamente e indirettamente, un danno gravissimo ed
irreversibile, pregiudicando aspetti naturalistici di grandissimo pregio;
se sia noto quali esiti abbia avuto la richiesta del Ministro pro tempore Clini che diffidava la
regione Molise in relazione all'inadempimento del compito di effettuare la zonizzazione del
territorio e la classificazione delle zone stesse, in funzione del livello di inquinanti riscontrati.
(3-01101)
Interrogazione a risposta scritta:
sulla cessione dello stabilimento di Sarroch, insieme all'annullamento della riapertura
dell'impianto di cracking di Porto Marghera (Venezia), da parte del gruppo Eni
PIRAS (SEL)
— Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del
lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
30
la grave crisi del comparto industriale sardo ha creato, in questi ultimi anni, un pesantissimo danno
all'economia dell'isola; l'Eni, Ente nazionale idrocarburi, sta attuando in Italia e in particolare in
Sardegna una politica reiterata di dismissioni e disimpegno dal settore della chimica;
la Versalis spa è una società chimica del gruppo Eni che a Sarroch (Cagliari) impiega 400 lavoratori
tra diretti e indotto; è del giugno 2014 la notizia, diffusa dai sindacati, che Eni intendeva
disimpegnarsi per quanto riguardante gli impianti di Versalis (ex Polimeri Europa) di Sarroch;
la Saras il 30 settembre 2014 attraverso un suo comunicato ha diffuso la notizia che Sarlux,
controllata del gruppo Saras, ha raggiunto un accordo preliminare con Versalis per l'acquisizione di
un ramo di azienda composto da alcuni impianti e del relativo personale dello stabilimento di
Sarroch; l'accordo preliminare per l'acquisizione da parte della Sarlux non è accompagnato, allo
stato attuale delle cose, da alcun piano industriale né dà alcuna rassicurazione riguardo al futuro dei
lavoratori; il Ministero dell'economia e delle finanze ha il controllo di fatto in Eni spa in forza della
partecipazione detenuta sia direttamente sia indirettamente tramite Cassa depositi e prestiti spa;
la cessione dello stabilimento di Sarroch, insieme all'annullamento della riapertura dell'impianto di
cracking di Porto Marghera (Venezia) che avrà ripercussioni anche su Mantova, Ferrara e Ravenna,
sembra essere strettamente connessa al piano di investimenti di 50 miliardi in 6 anni di Eni in
Mozambico annunciato a luglio 2014 dal Governo italiano e dai vertici dell'azienda;
appare evidente, anche nel caso in cui vada in porto l'accordo per la cessione degli impianti alla
Saras, che è altamente probabile che solo una parte dell'impianto venga ceduto e che ciò avrebbe
ricadute pesantissime sull'occupazione; il giorno 9 ottobre 2014, presso la sede di Confindustria di
Cagliari, si sono incontrate la Versalis Spa e le segreterie territoriali FILCTEM CGIL, FEMCA
CISL, UILTEC UIL, l'azienda ha comunicato le aree dello stabilimento non coinvolte dalla cessione
che saranno sottoposte a bonifica e messa in sicurezza e in cui lavoreranno gli operai in esubero dal
progetto Sarlux; le parti hanno condiviso la necessità di attivare specifici tavoli riguardo
all'individuazione della popolazione che, maturando nei prossimi anni i requisiti pensionistici, potrà
accedere al programma di mobilità, secondo le regole previste dall'accordo sindacale vigente; alla
definizione del modello organizzativo e dei profili professionali funzionali alla gestione transitoria e
finale delle attività di pertinenza Versalis; all'individuazione delle opportunità di riallocazione delle
risorse presso altre realtà Versalis ed eventualmente di gruppo –:
quali iniziative di competenza i Ministri interrogati intendano intraprendere per promuovere
urgentemente la costituzione di un tavolo con i vertici di Eni in merito alla vertenza Versalis, per
vigilare sulle intenzioni future di Eni, degli altri investitori pubblici, e in maniera diversa su quelle
di Saras e delle sue partecipate, per salvaguardare la totalità dei posti di lavoro occupati nel settore
31
attivare attività di scouting e per esercitare un ruolo attivo nella ricerca di partner e investitori.
(4-06433)
Interrogazione a risposta in Commissione:
sul carburante derivato dalle sabbie bituminose
SENALDI (PD)
—
Al
Ministro
dello
sviluppo
economico.
—
Per
sapere
–
premesso
che:
è in corso di definizione in sede europea una nuova bozza di proposta relativa alla Fuel Quality
Directive (FQD), la direttiva europea finalizzata alla conseguire una riduzione del 6 per cento delle
emissioni dei carburanti per trasporti entro il 2020 anche attraverso il blocco dell'impiego dei
carburanti derivati da «petrolio sporco», ovvero da fonti non convenzionali, il cui processo
estrattivo
è
altamente
impattante
in
termini
di
emissioni
di
gas
climalteranti;
il 23 febbraio 2012 il Comitato tecnico del Consiglio dei Ministri dell'ambiente, si è espresso sulla
proposta della Commissione europea di mettere al bando il petrolio estratto dalle sabbie bituminose
in base alla direttiva sulla qualità dei carburanti (2009/30/CE) che vuole l'immissione sul mercato
europeo soltanto di carburanti fossili che prevedono l'opportunità di generare meno emissioni di
carbonio (carbon intensive); il carburante derivato dalle sabbie bituminose (tar sand), secondo le
tabelle contenute nella direttiva, redatte sulla base di studi scientifici, in special modo su quello
dell’International Food policy research institute, sarebbe del 22 per cento più inquinante di altri
combustibili, avendo un'intensità di carbonio pari a 107 gr megajoule di carburante, contro gli 87,5
gr dei tradizionali (secondo la società di consulenza IHS Cambridge Energy research associates
sarebbe invece del 10-20 per cento) ed è caratterizzato da una peggior qualità e potere calorifico;
numerosi organi di stampa, sia italiani che stranieri, riportano notizie circa l'arrivo di un primo,
carico di petrolio da sabbie bituminose in Europa e precisamente in Sardegna –:
se il Ministero dello sviluppo economico sia a conoscenza dell'arrivo presso la raffineria di Sarroch
in Sardegna di un carico di petrolio derivante da sabbie bituminose attraverso la petroliera Minerva
Gloria, primo carico di petrolio da sabbie bituminose in Europa;
se l'utilizzo di un combustibile così diverso e di bassa qualità possa peggiorare le prestazioni di
efficienza dei presidi di abbattimento delle sostanze inquinanti della raffineria di Sarroch
inficiandone il rendimento e quindi causando un incremento delle emissioni in atmosfera ed un
incremento dei residui di produzione. (5-03807)
32
SENATO
Interrogazione a risposta in 8a Commissione permanente
sul progetto "Logistica e porti. Sistema integrato portuale di Napoli" della Regione Campania
NUGNES, e altri (M5S)
- Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico e dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare - Premesso che:
nell'ambito dei grandi progetti presentati dalla Regione Campania a valere sui fondi FESR (Fondo
europeo di sviluppo regionale) 2007-2013 il progetto "Logistica e porti. Sistema integrato portuale
di Napoli" (coerente con l'Obiettivo 4.3 - Interporti) è finalizzato allo sviluppo produttivo dell'area
portuale di Napoli in termini di potenziamento della capacità logistica ed intermodale e delle
relative aree di pertinenza. Prevede sia il rafforzamento dei collegamenti marittimi della città di
Napoli con il resto del Mediterraneo che la razionalizzazione e il miglioramento delle relazioni con
il sistema ferroviario per il trasporto delle merci. Pertanto si prevede un insieme integrato di
interventi di ampliamento della capacità produttiva del porto e razionalizzazione e potenziamento
dei collegamenti intermodali del porto;
l'insieme degli interventi previsti mira a rilanciare il porto di Napoli quale piattaforma commerciale
nel Mediterraneo ove allocare attività economiche compatibili e finalizzate al potenziamento delle
funzioni del porto;
il grande progetto contribuisce all'attuazione dell'Asse IV del programma operativo accessibilità e
trasporti, in particolare attua l'obiettivo specifico 4.b del POR (Programma operativo regionale)
FESR Campania 2007-2013 che mira a valorizzare il territorio regionale nel contesto nazionale e
comunitario mediante lo sviluppo del sistema regionale della logistica. In particolare l'obiettivo
specifico 4.e è finalizzato allo sviluppo della competitività regionale attraverso il miglioramento e la
qualificazione del sistema integrato della portualità regionale, il potenziamento della capacità
logistica ed intermodale del porto di Napoli e delle aree retro-portuali di pertinenza;
il grande progetto, secondo l'unità operativa grandi progetti della Regione Campania, prende spunto
dalle linee di indirizzo per uno sviluppo sostenibile del porto di Napoli, approvate dall'Autorità
portuale con delibera del comitato del 28 luglio 2011 a valle dell'importante processo di
programmazione promosso dalla Regione, con il contributo ed il coinvolgimento della Provincia e
del Comune di Napoli, della Camera di commercio, dell'Unione industriali, dei principali operatori
del settore portuale e della stessa Autorità portuale di Napoli, in coerenza con le recenti previsioni
33
dell'art. 46 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22
dicembre 2011, n. 214;
considerato che:
l'intervento presenta sinergie e complementarietà con il grande progetto "Logistica e porti. Sistema
integrato portuale di Salerno" e con il grande progetto "Riqualificazione Urbana Area Portuale
Napoli Est";
allo stato attuale, gli studi di fattibilità sono terminati sia relativamente ai lavori da eseguire
nell'area portuale che all'area destinata all'accessibilità portuale. Diverse opere sono già in avanzata
fase di definizione (progetti definitivi e/o stralci funzionali). Si prevede che i lavori termineranno
entro il 2015 stante anche la possibilità di affrontare le lavorazioni in contemporanea su più fronti di
lavoro (accessibilità, impianti, porto, mare);
la progettazione definitiva è in corso, i tempi di realizzazione del progetto sono pari a 52 mesi;
risulta agli interroganti che in data 7 agosto 2011 la Regione Campania ha notificato alla
Commissione europea, a seguito delle osservazioni del 21 ottobre 2011 ricevute dalla stessa
Commissione europea, il grande progetto "Logistica e porti". Nello stesso documento, firmato
dall'Autorità di gestione del POR FESR 2007-2013, dottor Dario Gargiulo, veniva redatto e
presentato un cronoprogramma, relativo alle attività necessarie per realizzare le opere delle quali
veniva richiesto il finanziamento. Tale cronoprogramma prevedeva che entro il 30 giugno 2013
dovevano essere completate tutte le procedure di gara per l'affidamento delle opere di cui al grande
progetto;
il commissario europeo per la politica regionale e urbana, Johannes Hahn, che ha firmato
l'autorizzazione del grande progetto del Porto di Napoli, ha recentemente dichiarato: "Questo
progetto è un buon esempio di come i fondi regionali dell'UE possono aiutare lo sviluppo
dell'economia del Sud d'Italia, creando migliori condizioni per il trasporto merci nel porto di
Napoli, che è uno dei porti più strategici del Mediterraneo. È un importante passo verso una
migliore qualità delle infrastrutture e la sostenibilità del porto e rende la regione Campania ancora
più attraente per gli spedizionieri e gli operatori di trasporto";
nel "Libro bianco" dei trasporti, approvato dalla Commissione europea con decisione
COM(2011)144 del 28 marzo 2011, si mettono a punto le strategie finalizzate ad ottimizzare, entro
il 2050, l'efficacia delle catene logistiche multimodali attraverso: a) il collegamento tra tutti i
principali porti marittimi attraverso la creazione di una "cintura blu" nei mari che bagnano l'Europa;
b) il completamento della rete TEN-T (trans european networks transport), che richiederà circa 550
miliardi di euro fino al 2020, di cui circa 215 saranno destinati all'eliminazione delle strozzature; c)
il miglioramento della trasparenza in materia di finanziamento dei porti, chiarendo la destinazione
34
dei fondi pubblici alle differenti attività portuali con l'obiettivo di evitare distorsioni della
concorrenza;
considerato inoltre che:
con la delibera n. 30 del 28 luglio 2011 dell'Autorità portuale di Napoli venivano delineate le linee
strategiche del porto di Napoli in relazione allo stato e volumi delle concessioni e alle potenzialità
di sviluppo in relazione agli adeguamenti strutturali;
con deliberazione n. 756 del 21 dicembre 2012 la Giunta regionale della Campania ha preso atto, tra
l'altro, dell'adesione della Regione stessa al PAC (piano di azione e coesione) - Misure anticicliche
e salvaguardia di progetti avviati, che prevede la riprogrammazione dei programmi operativi
regionali, cofinanziati dal FESR;
con deliberazione n. 148 del 27 maggio 2013 la Giunta regionale ha operato una scelta strategica
volta all'accelerazione della spesa dei fondi strutturali attraverso interventi finanziati dal POR FESR
2007-2013;
il Parlamento europeo ha approvato, in data 19 novembre 2013, un accordo con gli Stati membri sul
nuovo meccanismo per collegare l'Europa, CEF (connecting Europe facility), volto ad accelerare il
finanziamento per completare le infrastrutture nel settore dei trasporti, anche marittimi, risolvendo
la questione dei collegamenti mancanti e delle strozzature delle reti;
il CEF, a gestione diretta UE che finanzia i progetti transnazionali, è complementare al FESR che
deve essere utilizzato per affrontare, e risolvere, le strozzature locali;
il regolamento (UE, EURATOM) n. 1311 del Consiglio europeo del 2 dicembre 2013 stabilisce il
quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020;
la Commissione europea, con decisione C(2014)3873 del 13 giugno 2014, "ha valutato il Grande
Progetto alla luce dei fattori di cui all'articolo 40 del Regolamento (CE) n. 1083/2006 e ritiene che
sia coerente con le priorità del programma operativo, che contribuisca al raggiungimento dei loro
obiettivi e che sia coerente con le altre politiche dell'Unione";
con deliberazione n. 282 del 18 luglio 2014 la Giunta regionale della Campania, in linea con le
previsioni comunitarie, ha approvato ed adottato il documento di sintesi del POR Campania FESR
2014-2020, con la previsione di misure di salvaguardia delle operazioni programmate in
overbooking rispetto alla dotazione del POR FESR 2007-2013;
considerato altresì che, a giudizio degli interroganti:
le progettazioni acquisite dall'Autorità portuale di Napoli, fin dall'anno 2011, dovranno essere
verificate e validate, anche con prescrizioni, al fine di realizzare il preminente interesse pubblico,
consentire il rapido avvio delle procedure di gara, con la previsione di idonee clausole di
salvaguardia, nel rispetto della normativa comunitaria di riferimento e, per l'effetto, non
35
pregiudicare il piano di sviluppo del porto di Napoli che, in mancanza, si vedrebbe privato dei fondi
necessari per il suo miglioramento infrastrutturale;
l'Autorità portuale di Napoli, ricevuta la copertura finanziaria da parte della Commissione europea e
della Regione Campania, deve assicurare il preminente interesse pubblico, scongiurando la
possibilità di non utilizzare i fondi europei previsti nella misura attuale dal POR 2007-2013 e, in
presenza di overbooking, in quella futura dal POR 2014-2020 configurandosi, in tal caso,
un'autonoma voce di danno patrimoniale che va commisurato, come da unanime e consolidata
giurisprudenza, non alla mera perdita del risultato stesso ma alla perdita di possibilità di conseguire
un risultato positivo;
in data 18 giugno 2014 la Regione con decreto dirigenziale n. 6 ha ammesso a finanziamento il
grande progetto "Logistica e Porti-Sistema integrato portuale di Napoli" che racchiude i relativi
appalti per un importo totale pari a 154.200.000 euro;
in data 11 luglio 2014, con delibera n. 179 dell'Autorità portuale, in relazione all'approvazione di
cui al decreto dirigenziale n. 6 del 18 giugno 2014, è stata redatta la convenzione tra Autorità
portuale e Provveditorato alle opere pubbliche di Napoli del Ministero delle infrastrutture e
trasporti, per la gestione delle gare di appalto relative agli appalti del grande progetto anche in
relazione alla carenza di personale che alla data è dichiarata per solo il 40 per cento della effettiva
forza disponibile;
in data 28 luglio 2014, con delibera n. 206 dell'Autorità portuale viene approvato lo schema della
convenzione tra l'Autorità portuale di Napoli e l'Unità operativa per i grandi progetti e per i grandi
programmi (UOGP), per l'attuazione del grande progetto "Logistica e porti", che riporta gli impegni
tra le parti, in coerenza con la decisione comunitaria di approvazione del grande progetto oltre che
con gli orientamenti di chiusura dei programmi operativi 2007-2013 di cui alla decisione
C(2013)1573 del 20 marzo 2013 ;
il responsabile del procedimento dei 2 interventi in oggetto, come da delibera dell'Autorità portuale
n. 213, ingegner Alberto Bracci Laudiero, nella qualità di funzionario quadro dell'Autorità portuale,
nominato tramite delibere dell'Autorità di conferimento incarico n. 147 del 9 marzo 2010 e n. 263
del 25 maggio 2012, con nota n. 246 del 14 aprile 2014, afferente il "completamento fognatura del
Porto di Napoli", trasmetteva il verbale di validazione "con esiti negativi" del progetto (ancora non
aggiornato ai prezzi della Tariffa Campania del 2013) per: 1) mancanza del recapito finale; 2)
mancanza disponibilità finanziaria; 3) impossibilità di inserimento nell'elenco annuale dei lavori
2014; 4) impossibilità di spesa dei fondi europei entro il 31 dicembre 2015. Altresì con nota n. 247
del 14 aprile 2014, afferente i "collegamenti stradali e ferroviari", trasmetteva il verbale di
validazione "con esiti negativi" del progetto (aggiornato ai prezzi della tariffa Campania del 2013)
36
per: 1) mancanza disponibilità finanziaria; 2) impossibilità di inserimento nell'elenco annuale dei
lavori 2014; 3) impossibilità di spesa dei fondi europei entro il 31 dicembre 2015; 4) presenza di
edifici interferenti con il tracciato delle opere, non ancora demoliti dal concessionario Tirreno
Power, come previsto dal protocollo di intesa siglato il 19 dicembre 2003, prot. n. 9308, che non
consente di rilasciare l'attestazione prevista dall'art. 106, comma 1, del decreto del Presidente della
Repubblica n. 207 del 2010. L'Autorità portuale precisa che lo stallo dei procedimenti, ricevuta la
copertura finanziaria da parte dell'UE e della Regione Campania, può irrimediabilmente
pregiudicare l'utilizzo dei fondi europei previsti nelle misure POR FESR 2007-2013 e 2014-2020 e
può concretizzare danni patrimoniali discendenti, come già evidenziato nella delibera dell'Autorità
portuale n. 206 del 28 luglio 2014, "non alla mera perdita del risultato stesso ma alla perdita di
possibilità di conseguire un risultato positivo";
con delibera dell'Autorità portuale n. 213 del 17 settembre 2014 è stata affidata al Provveditorato
interregionale alle opere pubbliche Campania e Molise l'espletamento delle seguenti attività:
validazione del progetto definitivo; responsabile del procedimento; procedure di appalto fino alla
dichiarazione di aggiudicazione definitiva; direzione dei lavori, controllo tecnico contabile e
coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione; attività di supporto tecnico amministrativo al
responsabile del procedimento; collaudo statico, impiantistico e tecnico-amministrativo;
i tempi previsti e lo stato di attuazione delle opere alla data del 25 settembre 2014, così come
riportati, fanno constatare la presenza di 3 soli interventi del progetto il cui stato di attuazione sia in
fase definitiva e ben 6 interventi ancora in fase preliminare, con tempi previsti di esecuzione ben
superiori alla scadenza del 31 dicembre 2015;
considerato infine che:
dalla programmazione dei fondi si prevedono per l'attuazione 52 mesi, con scadenza effettiva
settembre 2018; la scadenza del fondo è invece prevista per dicembre 2015;
i progetti non sono stati dichiarati validabili dai funzionari interni alla struttura tecnica dell'Autorità
portuale, nonostante fossero note le potenzialità della disponibilità dei fondi sin dal 28 novembre
2011 di cui alla delibera n. 30 dell'Autorità portuale;
l'intervento parziale manca di efficacia rispetto al piano di indirizzo del 28 luglio 2011;
la stazione unica appaltante non opera nelle vesti di "centrale unica di committenza" e gli elaborati
progettuali sono a pagamento da parte di chi vuole partecipare;
a parere degli interroganti gli interventi sono di fondamentale importanza per lo sviluppo
economico della Campania e per la città di Napoli e anche per le particolari condizioni ambientali in
cui si trovano le strutture portuali che ancor oggi non sono servite da un idoneo impianto fognario e
da impianto di depurazione delle acque,
37
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza che la programmazione del grande progetto prevedeva
entro la data del 30 giugno 2013 il completamento delle procedure di gara per l'affidamento delle
opere di cui al grande progetto "Logistica e porti, Sistema integrato di gestione" e che alla data
odierna non risultano completate le procedure e non sussistono i progetti validati ed appaltabili;
quali saranno le conseguenze se alla scadenza del 31 dicembre 2015 le opere non saranno
completate, collaudate o addirittura iniziate;
quali siano i motivi per cui sono stati resi attuativi accordi e atti con il Provveditorato interregionale
alle opere pubbliche Campania e Molise del Ministero delle infrastrutture di cui è evidente, a parere
degli interroganti, l'impraticabilità esecutiva dei relativi appalti finanziati;
se abbiano proceduto, per quanto di competenza, nel rispetto dei tempi richiesti, alla redazione dello
studio di impatto ambientale e se lo stesso abbia ottenuto le relative approvazioni concernenti la
valutazione di impatto ambientale prevista per i lavori connessi all'approvazione del piano
regolatore portuale e, in caso negativo, quali siano i motivi per cui non si sia provveduto,
considerato che è stato necessario modificare il piano di richiesta del finanziamento da 12 progetti a
soli 9 progetti per un importo iniziale pari a 240.000.000 euro ridotto successivamente a
154.200.000 euro;
quali siano i criteri che hanno determinato la scelta dei siti e con i quali sono state stabilite le
priorità degli interventi stessi;
quali siano i parametri e gli indici di misurazione dell'efficacia dell'intervento adottato, considerato
che, a giudizio degli interroganti, non esiste un piano operativo di gestione che possa determinare
l'incremento del beneficio apportato al territorio;
quali siano gli accordi di programma stipulati, e con quali soggetti, relativamente alle strutture
esistenti sul territorio del Comune di Napoli lungo la fascia del retro-porto che potrebbero trarre
benefici dalla realizzazione del piano;
quali siano i motivi per cui nell'elaborazione dei progetti si è ritenuto di non utilizzare le risorse
presenti nella struttura tecnica dell'ente in possesso, a parere degli interroganti, di competenza e
conoscenza delle problematiche oltre che dei luoghi scegliendo, invece, di ricorrere all'intervento
del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con aggravio di tempo e costi derivanti
dall'acquisizione e dallo studio degli elaborati. (3-01287)
Interrogazione a risposta in 13a Commissione permanente
sulla bonifica dell’ex cava estrattiva di Bacoli (Napoli)
38
NUGNES e altri (M5S)
- Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare - Premesso che il Consiglio dei ministri nella seduta n. 19 del 6 giugno 2014 ha espresso
parere favorevole sul progetto di realizzazione di un parco turistico ricreativo finalizzato a
riqualificare l'area di cava estrattiva sita a Bacoli, in provincia di Napoli (ex cava Lubrano). Il
Consiglio ha condiviso i pareri favorevoli con prescrizioni espressi in relazione al progetto in
Conferenza di servizi, sottolineando che il progetto verrà realizzato nel rispetto di alcune importanti
prescrizioni per la tutela del paesaggio;
considerato che, a quanto risulta agli interroganti:
Bacoli, situato sulla costa dei Campi flegrei, sul litorale domitio flegreo e agro aversano, fa parte
dei comuni inclusi dalla legge n. 426 del 1998 negli ex SIN (siti di interesse nazionale), oggi SIR
(siti di interesse regionale);
la "cava Lubrano" è un'ex cava di pozzolana, per anni utilizzata dalla società Pozzolana flegrea Srl,
situata a poca distanza dalla costa nella frazione di Baia nel comune di Bacoli;
nel 2003, nell'ambito delle indagini riguardanti il traffico di rifiuti tossici che dalle regioni del Nord
arrivava fino in Campania, la Procura della Repubblica di Napoli pose sotto sequestro 4 cave e 3
impianti industriali ad Acerra, Bacoli e Caivano. Uno di questi era la cava Lubrano;
in una nota del 13 giugno 2007 del commissario di Governo avente ad oggetto: "Legge 426/98 Sito di Interesse Nazionale- D.M. 10.01.2000- D.M. 08.03.2001 - D.M. 31.01.2006 Perimetrazione Litorale Domitio Flegreo ed Agro Aversano" indirizzata, tra gli altri, al legale
rappresentante della Pozzolana flegrea e al Sindaco di Bacoli, si apprende che la legge n. 426 del
1998, art. 1, comma 4, lettera m), identificava il litorale domitio flegreo e agro aversano quale sito
ad alto rischio ambientale stabilendo che gli ambiti dei SIN fossero perimetrati dal Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sentiti i Comuni interessati;
con nota prot. 9738/CD/U del 6 dicembre 2005 il commissario di Governo per l'emergenza
bonifiche e tutela delle acque in Campania trasmetteva al Ministero copia della subperimetrazione
elaborata da ARPAC (Agenzia regionale per la protezione ambientale Campania) relativa ai 60
comuni interessati e tra questi c'era anche quello di Bacoli;
tutte le aree, anche di proprietà privata, rientranti nei siti di interesse nazionale dovevano essere
riconosciute come potenzialmente inquinate e pertanto assoggettate a interventi di messa in
sicurezza, di emergenza e di caratterizzazione;
la società Pozzolana flegrea, svolgendo la sua attività nell'ambito del Comune di Bacoli, era
obbligata ad attivare immediatamente la messa in sicurezza di emergenza della cava e il piano di
caratterizzazione dei suoli e delle acque di falda;
39
in data 18 aprile 2008 il Consiglio comunale di Bacoli approvava una mozione finalizzata, tra
l'altro, ad avviare la bonifica dell'ex cava Lubrano;
trascorrevano tuttavia svariati anni durante i quali nonostante la costante richiesta da parte delle
associazioni locali e dei consiglieri di minoranza di dare esecuzione alla delibera del 18 aprile 2008
nessuna attività di bonifica veniva condotta;
nel 2011 il Tribunale di Napoli, VI sezione penale, presidente dottor Aliperti, con il parere
favorevole del sostituto procuratore della Repubblica di Napoli, dottoressa Ribera, ha disposto il
dissequestro della cava Lubrano per poter effettuare le operazioni di bonifica dell'area;
in particolare, l'autorità giudiziaria di Napoli ha stabilito il dissequestro ai fini della bonifica
condizionato al controllo trisettimanale da parte dell'ARPAC delle procedure di bonifica;
il sindaco, con ordinanza n. 57 del 13 aprile 2011 prot. n. 12015, ha ordinato alla ditta Pozzolana
flegrea di porre in essere quanto necessario per avviare il procedimento di bonifica dell'area dell'ex
cava di pozzolana;
fino alla fine del 2012 il piano di caratterizzazione della cava non risulta essere mai stato presentato,
come si evince anche da una nota della Direzione tutela del suolo della Provincia di Napoli del 19
novembre;
in una nota dell'ARPAC del 2 luglio 2013 si legge che la ditta Pozzolana flegrea ha completato lo
smaltimento dei rifiuti come da piano di rimozione presentato ed approvato. Si tratta della
rimozione di rifiuti speciali pericolosi e non presenti in superficie. Secondo la nota, però, per quanto
attiene alle attività di caratterizzazione prescritte nella nota ARPAC prot. 42137 del 21 novembre
2011, poiché il sito non ricade più in area SIN, si rimandava alle decisioni che saranno prese
dall'area generale di coordinamento - Settore Ambiente ed ecosistema della Regione Campania, in
esito alle riunioni tecniche inerenti all'argomento;
con delibera amministrativa del Consiglio regionale n. 777 del 25 ottobre 2013 è stato approvato il
piano regionale di bonifica (PRB), pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione n. 30/2013;
il piano contiene, tra l'altro, il censimento dei siti potenzialmente contaminati nei siti di interesse
nazionale (CSPC SIN) come allegato 4 al PRB;
nel piano approvato si legge "La programmazione degli interventi descritta nella proposta di Piano
si riferisce ai soli siti di competenza pubblica ovvero a quelli per i quali sono già state avviate le
procedure in danno. Per quelli di competenza privata sarà necessario attivare tutte le iniziative
previste dalla legge, affinché gli interventi da effettuarsi da parte dei soggetti obbligati siano portati
avanti e conclusi nel rispetto dei tempi previsti dalle disposizioni normative vigenti";
il Ministero, con nota prot. n. 2474/TRI del 24 gennaio 2014, ha specificato che la
subperimetrazione dei SIN, pur non comportando automaticamente che tutta l'area subperimetrata
40
sia oggetto di contaminazione, individua un'area nella quale sussistono i presupposti per
l'applicazione delle procedure di indagine e di interventi in materia di bonifiche, in particolare
approfondimenti conoscitivi ed indagini tecniche; inoltre ha specificato che tale situazione
sostanziale non ha subito, né poteva subire alcuna modifica a seguito dell'applicazione dell'art. 36bis del decreto-legge n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134 del 2012;
alla luce del combinato disposto dall'applicazione del decreto ministeriale n. 7/2013 e della
richiamata comunicazione del Ministero, la Regione, competente per le operazioni di verifica e di
eventuale bonifica dei siti rientranti nella subperimetrazione degli ex SIN, riteneva necessario
procedere alla regolamentazione delle attività inerenti agli approfondimenti conoscitivi e alle
indagini tecniche, riconducibili alle "indagini preliminari" disciplinate dall'art. 242 del decreto
legislativo n. 152 del 2006;
con nota prot. n. 0024099 del 23 aprile 2014, l'ARPAC ha trasmesso il "Documento di Linee Guida
per l'esecuzione delle indagini preliminari ai sensi dell'art. 242 del D. Lgs. n. 152/06 e s.m.i.";
con il decreto dirigenziale n. 796 del 9 giugno 2014 la Giunta regionale ha stabilito che l'esecuzione
delle indagini preliminari, disciplinate dall'art. 242 del decreto legislativo n. 152 del 2006, è
obbligatoria per tutti i siti subperimetrati nell'ambito degli ex SIN (Allegato 4 al PRB- tabelle 4.2,
4.3, 4.5, 4.6) e non sottoposti ancora ad indagini o caratterizzazione. Tra questi rientra la cava
Lubrano;
le linee guida prevedono per le ex cave (attività estrattive dismesse o abbandonate) che il piano
d'indagini preliminari preveda l'esecuzione di indagini dirette e indirette volte a verificare: "la
tipologia dei materiali per i quali non si hanno informazioni sufficienti, eventualmente utilizzati per
i riempimenti parziali e/o totali delle cavità; la qualità dei suoli posti a contatto con i suddetti
materiali di riempimento, sia all'interno delle aree di cava, sia nelle aree immediatamente adiacenti;
la qualità delle acque di falda e l'influenza su di essa della presenza delle aree di cava. Al fine di
perseguire gli obiettivi sopra elencati, il piano d'indagini preliminari prevede l'esecuzione di
indagini indirette, finalizzate all'acquisizione delle informazioni necessarie ad affinare e rendere
attuabile le indagini dirette. Queste ultime saranno mirate al prelievo e all'analisi di campioni di
suolo, di materiale riportato utilizzato per il riempimento e di acque di falda, al fine di determinare
le caratteristiche fisico-chimiche delle matrici ambientali ed individuare aree a maggiore criticità su
cui potrebbe essere necessario procedere successivamente, con interventi di caratterizzazione ed
eventualmente di messa in sicurezza di emergenza e/o bonifica. Le indagini preliminari dovranno
prevedere, indagini indirette (geoelettrica) finalizzate alla ricostruzione stratigrafica del sottosuolo
nonché ad avere una conoscenza puntuale delle caratteristiche geometriche degli ammassi di
materiale di riempimento. Bisognerà prevedere almeno uno stendimento lungo la maggiore
41
dimensione del sito. In relazione alle indagini dirette, si dovrà prevedere per i suoli, nel caso di cave
non riempite: l'esecuzione di sondaggi nei punti di maggiore criticità (cabine elettriche, impianti di
frantumazione, eccetera); il prelievo, per ogni sondaggio, di un campione a fondo foro e in
corrispondenza di strati eventualmente interessati da evidenze di contaminazione; nel caso di cave
riempite: un sondaggio interno per ogni 10.000 mq. di superficie di riempimento; un campione
rappresentativo del materiale di riempimento per ogni 10 metri lineari di profondità e di un
campione di suolo di sedime al di sotto dei materiali di riempimento. Sui campioni prelevati
dovranno essere determinati almeno i seguenti parametri: Arsenico, Cadmio, Cobalto, Nichel,
Piombo, Rame, Zinco, Mercurio, Cromo Totale, Cromo VI, Composti organici aromatici (BTEX),
IPA, Alifatici clorurati cancerogeni, Alifatici clorurati non cancerogeni, Alifatici alogenati
cancerogeni, Idrocarburi leggeri e pesanti, PCB. Per il solo materiale di riempimento dovrà essere
ricercato anche il parametro Amianto e dovrà essere effettuato il test di cessione (decreto
ministeriale 5 febbraio 1998 e successive modifiche e integrazioni). Per le acque di falda, dovranno
essere previste: l'individuazione di un pozzo esistente all'interno del perimetro della cava idoneo al
monitoraggio delle acque o la realizzazione di un piezometro a valle del sito nel punto di
conformità, nell'area in cui si ipotizza la maggiore concentrazione dei contaminanti; il prelievo di
un campione per l'eventuale pozzo esistente o piezometro. Sui campioni prelevati dovranno essere
determinati almeno i seguenti parametri: Fluoruri, IPA, Metalli, Cianuri, Azoto ammoniacale,
nitroso e nitrico, Composti organici aromatici, Alifatici clorurati cancerogeni e non cancerogeni,
Alifatici alogenati cancerogeni, Idrocarburi totali espressi come n-esano";
la società Pozzolana flegrea ha presentato un progetto turistico di recupero ambientale della cava
ma non risulta agli interroganti che sia stato presentato il piano di indagine preliminare obbligatorio
e il piano di caratterizzazione e bonifica;
risulta peraltro agli interroganti che il progetto turistico abbia ottenuto parere negativo dalla
Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Napoli e provincia e dalla Direzione
regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania;
in seguito a tale parere negativo la Regione si è rivolta direttamente al Presidente del Consiglio dei
ministri che ha espresso parere favorevole al progetto come dal citato provvedimento del 6 giugno
2014, si chiede di sapere:
quali indagini preliminari siano state effettuate nell'area dell'ex cava e nelle zone limitrofe, se esse
abbiano rispettato le linee guida dettate dalla Regione per le indagini preliminari, in particolare
riguardo al sottosuolo e alle falde acquifere;
chi abbia provveduto ad eseguire tali indagini;
quale tipo di controllo sia stato svolto in merito dall'ARPAC;
42
quale sia stato l'esito delle analisi;
se nell'area sia stata effettuata la bonifica e se siano stati comunicati gli esiti delle relazioni
trisettimanali dell'ARPAC, secondo quanto disposto dall'autorità giudiziaria;
se, prima di esprimere il parere favorevole al progetto turistico, sia stata verificata l'effettiva
attuazione della bonifica da parte del soggetto preposto ovvero se sia stato esaminato il piano di
caratterizzazione e di bonifica, ove non ancora realizzato, ritenendolo idoneo a tutelare l'ambiente e
la salute dei cittadini;
se il Governo sia a conoscenza di quali iniziative siano state eventualmente assunte dagli enti
competenti per ottenere la riparazione del danno ambientale da parte dei responsabili dell'area;
se ritenga di aver agito nell'ambito delle proprie competenze esprimendo tale parere favorevole o
piuttosto se la competenza riguardi gli enti locali interessati, essendo stato il SIN litorale domitio
flegreo e agro aversano riclassificato quale SIR e, in ogni caso, quale sia il valore di tale parere
positivo rispetto all'iter di approvazione del progetto. (3-01289)
Mozione:
sui pagamenti elettronici con particolare riferimento alle transazioni effettuate presso i gestori
di carburante, le rivendite di giornali e presso le rivendite di tabacchi
PAGLIARI e altri (PD)
- Il Senato,
premesso che:
diversi studi dimostrano come un ricorso più diffuso ai pagamenti elettronici permetterebbe, da un
lato, attraverso la tracciabilità delle transazioni, di coadiuvare le azioni di contrasto all'evasione
fiscale ed al riciclaggio di denaro, di compliance fiscale, favorendo quindi l'emersione di ricchezza
sommersa, e, dall'altro, di ridurre il costo di gestione del denaro contante a tutto vantaggio
dell'economia italiana, aspetto, quest'ultimo, spesso sottovalutato dagli esercenti stessi, ma che,
secondo dati diffusi dalla Banca d'Italia, sfiorerebbe, anche a causa dell'eccessiva rigidità della
filiera del trasporto e della contazione del denaro, gli 8 miliardi di euro all'anno, che corrispondono
allo 0,5 per cento del PIL, il 49 per cento dei quali sarebbe sostenuto da banche ed infrastrutture per
l'offerta dei servizi di pagamento, mentre il restante 51 per cento sarebbe a carico delle imprese;
alcune direttive europee e norme interne spingono in questa direzione, nella convinzione che tutto il
sistema economico e finanziario tragga vantaggi da questa innovazione: al fine di dare un impulso
importante alla maturazione del mercato italiano dei pagamenti elettronici ed avvicinarlo così agli
standard europei, nell'ultimo anno Governo e Parlamento hanno varato, accanto ad una serie di
43
misure restrittive sull'uso del denaro contante e dei mezzi di pagamento al portatore e di definizione
dell'ambito di applicazione dei pagamenti mediante carte di debito, anche una disposizione per la
quale, dal 30 giugno 2014, diviene operativo l'obbligo di accettare da privati pagamenti per acquisti
di prodotti e prestazioni di servizi di importo superiore a 30 euro a mezzo del cosiddetto POS (point
of sale);
inoltre, nell'ambito di una regolamentazione unitaria della disciplina dei pagamenti effettuati a
mezzo di strumenti elettronici da armonizzare con quella più ampia della trasparenza del costo delle
commissioni, è stato emanato un decreto interministeriale (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 75
del 31 marzo 2014) recante il «Regolamento sulle commissioni applicate alle transazioni effettuate
mediante carte di pagamento presso i gestori di carburante», in vigore dal 29 luglio 2014 che
cancella la gratuità prevista, sia per l'acquirente sia per il venditore, delle transazioni regolate con
carte di pagamento (quali bancomat o carte di credito) presso gli impianti di distribuzione di
carburante, ponendo così fine ad una previsione equivoca, molto spesso ignorata dagli istituti
bancari o volutamente disattesa dagli stessi per trasferire sul sistema altri costi, come ad esempio
quelle dei canoni per il noleggio dei terminali POS;
invero, il regime di gratuità aveva un limite temporale, essendo vincolato all'applicazione
dell'articolo 12, commi 9 e 10, del decreto-legge n. 201 del 2011 (cosiddetto salva Italia),
convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, che affidava all'Abi, a Poste italiane, al
consorzio bancomat, alle associazioni dei prestatori dei servizi di pagamento ed alle imprese che
gestiscono i circuiti di pagamento, la definizione, peraltro mai completata, delle regole per
l'applicazione delle commissioni a carico degli esercenti in relazione alle transazioni effettuate
mediante carte di pagamento, tenuto conto della necessità di assicurare trasparenza e chiarezza dei
costi, nonché di promuovere l'efficienza economica nel rispetto delle regole di concorrenza; la
categoria dei benzinai si è però opposta a tale soluzione e la stessa VI Commissione permanente
(Finanze) della Camera ha approvato una risoluzione (7-00378) che impegna il Governo ad
intervenire per garantire la gratuità delle transazioni POS;
un'altra categoria che, al pari di quella dei gestori di carburante manifesta l'esigenza della gratuità
delle transazioni al fine di consentire di poter offrire il servizio di pagamento con moneta elettronica
ai cittadini per l'acquisto della carta stampata è quella delle vendite autorizzate di giornali, settore
fortemente colpito dalla crisi economica in cui le marginalità di guadagno sono vincolate e
concretizzate in funzione delle copie vendute che a livello nazionale ad oggi registrano cali
significativi di oltre il 20 per cento. In tale settore è impensabile poter applicare dei costi sulle
transazioni che nella maggior parte dei casi ruotano attorno ad un range da 1,30 euro (costo medio
di un quotidiano) a 5 euro su punti vendita che svolgono la funzione sociale di garantire il diritto
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all'informazione ai cittadini prevista dalla Costituzione. Pertanto ai fini di salvaguardare tale
categoria e nell'interesse dell'intera filiera editoriale di incrementare gli strumenti a favore della
stessa ai fini di incrementare le vendite contrastando la crisi in atto, si ritiene debba anch'essa
rientrare nell'impegno del Governo per garantire la gratuità di tali transazioni;
un'altra categoria che si oppone all'applicazione della commissione sulle transazioni è quella dei
tabaccai, che, negli anni, accanto alla distribuzione e vendita dei prodotti da fumo e alla rivendita di
valori bollati e postali, si sono visti attribuire l'erogazione, attraverso i circuiti «Lottomatica» e
«Sisal», di molti servizi di pubblica utilità, quali l'attività di certificazione e riscossione di tributi
locali, tasse automobilistiche, o di pagamento di multe, canoni e bollette, e la funzione di raccolta di
giochi come lotto, superenalotto e lotterie istantanee, il tutto a fronte di «aggi» fissi e
predeterminati, in percentuale, rispetto ai volumi conseguiti;
tale evoluzione ha fatto sì che le tabaccherie assumessero sempre più un valore ad alto contenuto
sociale ma, al contempo, gli incassi giornalieri ed i beni presenti all'interno dei locali, che
costituiscono dei veri e propri valori (tabacchi, ricariche telefoniche, tagliandi delle lotterie, e altro),
hanno reso le rivendite di generi di monopolio una delle categorie maggiormente esposte agli
attacchi della criminalità: l'ultimo "Rapporto intersettoriale sulla criminalità predatoria" dell'Ossif,
centro di ricerca dell'Abi sulla sicurezza anticrimine, segnala infatti una recrudescenza delle rapine
in tabaccheria con un andamento annuo costante pari a un aumento del 5,9 per cento;
a tale ultimo riguardo occorre evidenziare inoltre come oltre il 90 per cento del denaro che transita
nelle tabaccherie deve essere riversato allo Stato o ai concessionari: per questo motivo il singolo
rivenditore vittima delle attenzioni della criminalità paga in prima persona i danni subiti;
per le stesse ragioni, anche tale categoria ha espresso il suo malcontento, poiché, in ragione di un
obbligo ad esercitare una funzione pubblica impostole per legge, rischia di subire un danno
derivante da un calo di redditività, soprattutto quando il margine di guadagno dell'operazione di
pagamento è inferiore a quello del costo medio da sostenere per la transazione elettronica: in tale
contesto la categoria minaccia soprattutto di uscire dal mercato, rifiutandosi di offrire, nello
specifico, alcuni servizi di pagamento all'utenza;
se, da una parte, l'uso di strumenti di pagamento elettronici consente di limitare, se non eliminare, la
presenza di denaro contante nei suddetti esercizi (edicole e tabaccherie), riducendone in misura
significativa l'esposizione al rischio di rapine, dall'altro esso riduce ulteriormente quei già esigui
margini di guadagno imposti per legge. Le società di acquiring, che svolgono le attività relative alla
gestione dell'accettazione delle carte di pagamento ed alla negoziazione delle transazioni, hanno
fino ad oggi aggirato la gratuità delle transazioni effettuate mediante pagamenti elettronici, nella
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mancata considerazione che trattasi di milioni di microtransazioni che oggi non hanno la possibilità
di transitare sul sistema;
tra tutte queste società spicca in senso negativo il comportamento di Setefi, che detiene un
abbondante 20 per cento del mercato, la quale, nel periodo di vigenza del regime di gratuità delle
transazioni, ha comunicato l'interruzione del servizio ed il recesso dal contratto per sopraggiunta
maggiore onerosità, proponendo nuovi contratti con costi assolutamente proibitivi per qualsiasi
gestore, a partire dal pagamento di un canone mensile per l'uso del POS correlato al fatturato
oscillante da un minimo di 500 euro, per un fatturato annuo pari a 500.000 euro, ad un massimo di
11.000, per un fatturato annuo oltre i 36.000.000 euro;
in Italia i costi complessivi legati al mantenimento ed all'uso del POS sono più alti del 50 per cento
rispetto alla media europea; l'interchange fee rappresenta circa il 70-90 per cento dell'importo della
commissione che viene applicata nel rapporto fra banca dell'esercente e banca del consumatore nel
momento della transazione con carte di pagamento; in tale contesto nel luglio del 2013 la
Commissione europea, nell'ambito della revisione della direttiva sui servizi di pagamento (payment
services directive), ha presentato una proposta di limitazione dell'interchange fee che prevede un
tetto dello 0,2 per cento della transazione per le carte di debito e dello 0,3 per cento della
transazione per le carte di credito, tetto che per i primi 22 mesi sarà in vigore solo per le transazioni
internazionali e successivamente entrerà in vigore anche per quelle nazionali: la stessa UE si aspetta
che da questa riduzione derivi una parallela riduzione delle commissioni finali sugli acquisti,
impegna il Governo:
1) ad assicurare un abbattimento dei costi fissi del terminale POS, eventualmente anche mediante
forme di defiscalizzazione che contemplino il riconoscimento di un credito d'imposta;
2) ad assumere iniziative per prevedere la completa gratuità, per ulteriori 12 mesi, delle transazioni
effettuate presso le rivendite di giornali e presso le rivendite di tabacchi per servizi prestati dalle
stesse, per conto dello Stato, all'utenza, in attesa della completa abrogazione della commissione
applicata. (1-00321)
Interrogazioni a risposta in 10a Commissione permanente
sulle tariffe incentivanti dell'elettricità prodotta da impianti fotovoltaici
PICCOLI e altri (FI)
- Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
l'articolo 26, comma 3, lettera b) , del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, recante "Disposizioni
urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizia
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scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti
sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla
normativa europea", convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, prevede, in
materia di tariffe incentivanti dell'elettricità prodotta da impianti fotovoltaici, l'emanazione, entro il
1° ottobre 2014, di un decreto del Ministro in indirizzo, sentita l'Autorità per l'energia elettrica, il
gas e il sistema idrico, di determinazione delle percentuali di rimodulazione della tariffa;
il citato comma 3 prevede infatti che a decorrere dal 1° gennaio 2015, la tariffa incentivante per
l'energia prodotta dagli impianti fotovoltaici di potenza nominale superiore a 200 kilowatt venga
rimodulata, a scelta dell'operatore, sulla base di una delle opzioni introdotte da comunicare al
gestore servizi energetici entro il 30 novembre 2014;
in forza delle disposizioni introdotte i soggetti titolari di un impianto fotovoltaico di potenza
superiore a 200 kilowatt si sono visti decurtare l'incentivo con una modalità retroattiva che si presta
sicuramente a ricorsi sulla sua costituzionalità;
in data 14 ottobre 2014 tale decreto ministeriale non risulta emanato. In sua assenza l'operatore si
trova di fatto vincolato alla scadenza del 30 novembre, ma nell'impossibilità reale di effettuare una
scelta consapevole frutto delle necessarie analisi economiche e finanziarie,
si chiede di conoscere:
la ragione per la quale il termine del 1° ottobre 2014 per l'emanazione del decreto ministeriale non
sia stato rispettato, posto che la sua vacanza reca un considerevole danno economico alle imprese;
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno prevedere una proroga del termine del 30
novembre di almeno tanti giorni quanti saranno quelli di ritardo accumulato dalla mancata adozione
del provvedimento, al fine di garantire alle imprese un tempo sufficiente per valutare quale opzione
sia la meno pregiudizievole per ciascun impianto. (3-01297)
VACCARI e altri (PD)
- Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
l'articolo 26, comma 3, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla
legge 11 agosto 2014, n. 116, prevede che, a decorrere dal 1º gennaio 2015, la tariffa incentivante
per l'energia prodotta dagli impianti di potenza nominale superiore a 200 kW venga rimodulata, a
scelta dell'operatore, sulla base di 3 opzioni da comunicare al gestore servizi energetici entro il 30
novembre 2014;
la lettera b) del comma 3 impone al Ministro dello sviluppo economico di stabilire con decreto, da
adottare entro il 1° ottobre 2014, le percentuali di rimodulazione relative all'opzione contenuta nella
lettera b) della misura "spalma incentivi";
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stabilisce anche che, fermo restando il periodo di erogazione ventennale, la tariffa fotovoltaica
venga rimodulata prevedendo un primo periodo di fruizione di un incentivo ridotto rispetto
all'attuale e un secondo periodo di fruizione di un incentivo incrementato in egual misura;
considerato che:
la fissazione del termine del 1° ottobre per l'adozione del decreto è finalizzata a consentire al
produttore di disporre di un lasso di tempo per valutare quale delle opzioni previste dalla misura
"spalma incentivi" sia la più idonea per ciascun impianto;
tale lasso di tempo è stato fissato in 2 mesi, poiché la scelta tra le opzioni deve essere effettuata
improrogabilmente entro il 30 novembre 2014;
considerato inoltre che per le considerazioni che precedono il termine del 1° ottobre non può che
essere considerato perentorio ma ad oggi nessun decreto in merito è stato adottato dal Ministro,
si chiede di sapere:
quando il Ministro in indirizzo intenda adottare il decreto attuativo richiamato;
se non ritenga di attivarsi al fine di concedere la proroga del termine del 30 novembre di almeno
tanti giorni quanti saranno quelli del ritardo accumulato, a partire dal 1° ottobre 2014, nell'adozione
del provvedimento.
(3-01299)
Interrogazione a risposta orale:
sulle ipotesi di riconversione della centrale termoelettrica della A2A SpA di Monfalcone
(Gorizia)
FASIOLO e altri (PD)
- Ai Ministri dello sviluppo economico, della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del
mare - Premesso che:
con delibera n.74 del 12 giugno 2013 è stata istituita dalla Provincia di Gorizia una commissione
tecnico-scientifica per uno studio sulle ipotesi di riconversione della centrale termoelettrica della
A2A SpA a di Monfalcone (Gorizia) ubicata su un'area di circa 20 ettari lungo la sponda orientale
del canale Valentinis nella zona industriale del Comune di Monfalcone;
della commissione fanno parte Giorgio Einaudi, Massimo Scalia, Marko Starman e Stephen Taylor,
4 dei massimi esperti internazionali in materia di energia, che, a titolo assolutamente gratuito, hanno
elaborato, con il supporto del CETA (Centro di ecologia teorica e pratica) di Gorizia, uno studio di
80 pagine;
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nella relazione finale della commissione si legge: "Questa commissione tecnico-scientifica sente il
dovere di sottolineare la gravità del danno sanitario e ambientale, sicuramente significativa negli
oltre 40 anni di vita dei gruppi a carbone, alle amministrazioni interessate, per ulteriori azioni di
approfondimento jj comporta benefici ambientali rispetto al quadro dei due attuali gruppi a carbone
dotati di DENOx come è previsto a breve. Resterebbero sostanzialmente immutati l'impatto
ambientale e il carico di patologie sanitarie, incluse le morti in eccesso";
si precisa, inoltre, che "L'impatto sanitario anche in termini di morti in eccesso per inquinamento
industriale è un dato assodato dalla comunità scientifica, tanto da diventare il tema di un rapporto
tecnico dell'EEA, che è un organo della Commissione europea….la mortalità in eccesso è stata
calcolata in relazione all'esposizione della popolazione a due soli inquinanti: il PM 2,5 e l'Ozono.
La maggior parte delle morti in eccesso va attribuita al grave ritardo con il quale si è ottemperato al
rispetto dei limiti previsti dalla legge per le emissioni di impianti di produzione elettrica di taglia
maggiore di 500 MW (…) la stima delle morti in eccesso dovute a tutt'oggi al funzionamento della
CTE di Monfalcone risulta assolutamente preoccupante e richiede un intervento diretto delle
autorità competenti";
la commissione prosegue precisando "che è opportuno sottolineare il carattere statistico di queste
morti; un'arma in grado di sparare ruotando a 360° ucciderà e ferirà non si sa chi, ma, con certezza,
delle persone; tante più quanto maggiore è il numero di quelle che si trovano nel suo raggio di
azione" e "che queste morti in eccesso, attese le dinamiche atmosferiche e le caratteristiche della
CTE riguardano il territorio nazionale e probabilmente non solo esso. Una parte significativa ha
interessato il territorio attorno alle centrale per averne una stima si deve poter disporre di vari dati, a
partire dalla serie storica delle condizioni atmosferiche locali. Non sono state prese in
considerazione stime sugli altri danni sanitari, oltre alle morti in eccesso, connessi alle patologie più
diffuse dovute all'esposizione agli agenti inquinanti emessi dalla CTE, come anche le stime relative
ai danni ambientali";
la relazione si conclude affermando che per averne una stima si deve poter disporre di vari dati, a
partire dalla serie storica delle condizioni atmosferiche locali. Non è secondario quantificare il
danno, anzi è obbligatorio farlo; un lavoro così pregevole, ma privo della sua parte più importante,
desta inquietudine e induce interrogativi cui va data risposta. Sul web circola una e-mail (cui non
risulta che siano state date smentite) in cui si legge che la stima sarebbe di circa 300 morti
premature all'anno, dato che moltiplicato per 50 anni darebbe 15.000 morti premature (soprattutto
soggetti fragili): ci si augura che gli scienziati possano smentire tale previsione che configurerebbe
un'autentica ecatombe (in fase di ulteriore svolgimento);
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considerato che quanto sostenuto nella relazione viene contestato dalla proprietà della centrale A2A
che ritiene i parametri pienamente rispettati e comunque entro i limiti di legge,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto contenuto nella relazione finale prodotta
dalla commissione tecnico-scientifica e se ne condividano l'analisi e le conclusioni;
se intendano verificare le stime delle asserite morti in eccesso che sarebbero state causate, secondo i
4 studiosi, dalla centrale a carbone nei suoi 50 anni di vita (in particolare da metà anni '60 al 20082009) e, qualora ne dovesse essere rilevata l'esattezza, quali urgenti iniziative intendano adottare per
tutelare la salute dei cittadini e preservare l'ambiente;
se non ritengano necessario ed opportuno convocare in tempi brevi un tavolo di confronto
permanente con le parti coinvolte, al fine di monitorare il livello delle emissioni della centrale
termolelettrica a carbone di proprietà della società A2A. (3-01302)
Interrogazione a risposta scritta:
sulla riduzione dei costi e dei canoni che gravano sugli esercenti commerciali e sui
consumatori che si avvalgono dell'utilizzo della moneta elettronica
BERGER (Aut)
- Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
con la Gazzetta Ufficiale n. 75 del 31 marzo 2014 è stato pubblicato il decreto del Ministero
dell'economia e delle finanze n. 51 del 2014, recante "Regolamento sulle commissioni applicate alle
transazioni effettuate mediante carte di pagamento, ai sensi dell'articolo 12, commi 9 e 10, del
decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre
2011, n. 214";
il provvedimento è entrato in vigore il 29 luglio 2014 e fa seguito all'introduzione dell'obbligo di
accettazione del POS, previsto dall'articolo 15, comma 4, del decreto-legge n. 179 del 2012,
convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012, e al decreto del Ministero dello sviluppo
economico 24 gennaio 2014, recante "Definizioni e ambito di applicazione dei pagamenti mediante
carte di debito", e si applica alle transazioni con carta di pagamento effettuate presso esercenti per
l'acquisto di beni o servizi. Restano escluse le transazioni in contanti e le operazioni di prelievo di
contante;
l'articolo 12, comma 9, del decreto-legge n. 201 del 2011, aveva previsto che l'Associazione
bancaria italiana, le associazioni dei prestatori di servizi di pagamento, la società Poste italiane
SpA, il consorzio Bancomat, le imprese che gestiscono circuiti di pagamento e le associazioni delle
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imprese maggiormente significative a livello nazionale avrebbero dovuto definire, entro il 1° giugno
2012, le regole generali per assicurare una riduzione delle commissioni a carico degli esercenti in
relazione alle transazioni effettuate mediante carte di pagamento, tenuto conto della necessità di
assicurare trasparenza e chiarezza dei costi, nonché di promuovere l'efficienza economica nel
rispetto delle regole di concorrenza;
poiché i soggetti citati non hanno provveduto a definire le misure, le stesse sono state fissate con il
decreto n. 51, in conformità a quanto previsto dall'articolo 12, comma 10, del decreto-legge n. 201;
si evidenzia che, ai sensi dell'art. 12, comma 10-bis, del decreto-legge n. 201, dalla data di
pubblicazione del decreto ministeriale non trova più applicazione l'art. 34, comma 7, della legge n.
183 del 2011, che prevedeva la gratuità, sia per l'acquirente che per il venditore, delle transazioni
regolate con carte di pagamento presso gli impianti di distribuzione di carburanti, di importo
inferiore ai 100 euro;
pertanto il decreto ministeriale cancella di fatto la gratuità delle transazioni effettuate mediante carte
di pagamento presso gli impianti di distribuzione di carburante, anche di valore inferiore ai 100
euro;
considerato che:
il legislatore è intervenuto più volte sul mercato dei pagamenti e, accanto allo sviluppo dei
pagamenti elettronici e l'abbassamento del limite all'uso del contante ad un importo inferiore a
1.000 euro, si ritiene necessario di non aggravare in alcun modo i costi dell'uso dei pagamenti
elettronici;
accanto ai vantaggi che dovrebbe generare l'incremento del ricorso alla moneta elettronica nelle sue
diverse forme, come il miglior servizio al cliente e la lotta al riciclaggio, si sono create delle
problematiche e delle distorsioni che necessitano di bilanciare vantaggi e svantaggi per i diversi
soggetti, evitando che i soggetti più forti come le banche e i circuiti di pagamento, impongano
soluzioni ai soggetti più deboli come i piccoli esercenti e le fasce più deboli della popolazione;
con il decreto che cancella la gratuità delle transazioni con carte di pagamento sugli impianti di
distribuzione carburanti fino a 100 euro si incentiva un mercato dei pagamenti frammentato e
costoso invece di implementare l'eliminazione dei costi, come più volte auspicato,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, corretto e indispensabile intervenire al fine di
prevedere che i costi relativi alla diffusione della moneta elettronica siano ridotti o eliminati;
se ritenga di attuare i provvedimenti necessari ad ottenere l'eliminazione o una sensibile riduzione
delle commissioni, dei costi e dei canoni che gravano sugli esercenti commerciali e sui consumatori
che si avvalgono dell'utilizzo della moneta elettronica (carta di credito o debito). (4-02841)
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Interrogazione a risposta in 10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo):
sul ritardo nel rilascio da parte dell'Enea della documentazione in materia di efficienza
energetica
MATTESINI e altri (PD)
- Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e
dello sviluppo economico - Premesso che:
ENEA è l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile
che si occupa, tra le altre, delle tematiche legate all'efficienza energetica ed alle fonti di energia
rinnovabile;
l'Agenzia è impegnata in attività di supporto alla pubblica amministrazione, informazione e
formazione nello sviluppo di tecnologie avanzate per l'energia e l'industria, in studi e ricerche per il
risparmio di energia elettrica nell'ambito di un accordo di programma con il Ministero per lo
sviluppo economico;
rilevato che:
ENEA ha costituito un'apposita struttura, l'unità tecnica efficienza energetica (UTEE), che opera in
complementarità con le attività di ricerca e sviluppo energetico-ambientale che si svolgono
nell'agenzia e in collaborazione con l'ufficio studi, che elabora scenari tecnico-economici. Tale
struttura è organizzata in 8 servizi distribuiti su tutto il territorio nazionale che, nei 12 uffici
territoriali operano a supporto di Governo, regioni e enti locali, imprese e cittadini per la definizione
e l'attuazione di politiche e misure di intervento per l'incremento dell'efficienza energetica;
ENEA è responsabile del rilascio della documentazione, a soggetti privati, riguardante la
realizzazione di interventi per l'efficienza energetica;
la documentazione rilasciata da ENEA è necessaria ai soggetti che hanno effettuato interventi per
l'efficienza energetica per dimostrare all'Agenzia delle entrate il proprio diritto ad usufruire delle
detrazioni fiscali del 55 per cento previste dalla normativa;
tenuto conto che:
numerosi cittadini lamentano di non riuscire ad ottenere in tempo utile dall'ENEA la
documentazione richiesta, indispensabile per potere usufruire delle suddette detrazioni fiscali;
infatti, la mancata presentazione all'Agenzia delle entrate della documentazione necessaria
comporta, oltre alla revoca delle detrazioni fiscali, anche il pagamento di rilevanti sanzioni
pecuniarie a carico dei soggetti privati;
considerato che:
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ENEA giustifica tali ritardi con le operazioni di riorganizzazione dell'archivio, senza prevedere
tempi certi in cui sarà in grado di fornire ai cittadini la documentazione richiesta;
la mancanza di coordinamento tra le amministrazioni pubbliche e i grovigli burocratici della
macchina dello Stato appesantiscono l'attività dei cittadini;
a parere degli interroganti è inammissibile che i ritardi e le inefficienze delle amministrazioni
pubbliche e delle società partecipate, quali ENEA, finiscano per penalizzare i cittadini dopo averli
beffati,
si chiede di sapere se il Governo non ritenga di dover intervenire con la massima sollecitudine per
risolvere la difficile situazione che si è creata per l'incapacità di ENEA di fornire ai cittadini la
documentazione necessaria ad adempiere le richieste dell'Agenzia delle entrate, senza subire
l'ennesima beffa a causa dalla "notoria" inefficienza della burocrazia italiana. (3-01304)
Interrogazione a risposta in 10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo):
sulle tariffe incentivanti dell'elettricità prodotta da impianti fotovoltaici
ARRIGONI, CONSIGLIO (LNA)
Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n.
116, all'articolo 26, recante "interventi sulle tariffe incentivanti dell'elettricità prodotta da impianti
fotovoltaici" fissa la data del 30 novembre 2014 entro la quale gli operatori del settore fotovoltaico
devono comunicare al gestore servizi energetici la scelta effettuata ai fini dell'applicazione, dal 1°
gennaio 2015, di una rimodulazione della tariffa incentivante per l'energia prodotta dagli impianti di
potenza nominale superiore a 200 kilowatt;
una delle opzioni di scelta dell'operatore, di cui al comma 3, lettera b), comporta una rimodulazione
della tariffa incentivante che, fermo restando il periodo di erogazione ventennale, prevede un primo
periodo di fruizione di un incentivo ridotto rispetto all'attuale e un secondo periodo di fruizione di
un incentivo incrementato in ugual misura, assegnando al Ministro dello sviluppo economico,
sentita l'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico, di stabilire, con decreto, le
percentuali di rimodulazione, in modo da consentire, nel caso di adesione di tutti gli aventi titolo
all'opzione, un risparmio di almeno 600 milioni di euro all'anno per il periodo 2015-2019, rispetto
all'erogazione prevista con le tariffe vigenti;
tale decreto attuativo, indispensabile per gli operatori, doveva essere emanato entro il 1° ottobre
2014 ma ad oggi non si ha ancora notizia;
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pertanto, gli operatori si trovano, da una parte, vincolati alla scadenza del 30 novembre 2014, per la
comunicazione della scelta al GSE, e, dall'altra, nell'impossibilità reale di effettuare tale scelta
consapevole fintanto che il Ministero non adotti il sopraccitato decreto;
di fatto, chi ha un impianto fotovoltaico di potenza superiore a 200 kilowatt in Italia non solo si è
visto decurtare l'incentivo retroattivamente, ma si trova anche nella condizione di non poter
scegliere la modalità con cui gli sarà ridotta la tariffa, perché la disciplina attuativa di una delle 3
opzioni di riduzione non esiste ancora; il tutto a meno di 50 giorni dal termine ultimo della
comunicazione dell'opzione al GSE, fissato dal legislatore perentoriamente al 30 novembre;
a giudizio degli interroganti si tratta di una situazione insostenibile ed inaccettabile per le imprese
del settore fotovoltaico;
occorre prevedere una proroga del termine del 30 novembre di almeno tanti giorni quanti saranno
quelli di ritardo accumulato dalla mancata adozione del decreto ministeriale, cosi da tutelare i
produttori, garantendo un tempo sufficiente per valutare quale opzione sia la più idonea, o meglio la
meno pregiudizievole, per ciascun impianto;
riducendo i tempi, il Ministero sembra non voler tenere conto della complessità della scelta cui va
incontro l'operatore: oltre alla valutazione dell'impatto economico e finanziario delle singole
opzioni, infatti, la scelta finale del produttore dovrà poi essere condivisa e approvata dagli organi
decisionali dei principali istituti bancari;
a tale situazione insostenibile si aggiunge il totale silenzio da parte del Ministero dell'economia e
delle finanze sul decreto che dovrebbe disciplinare l'accesso ai finanziamenti bancari garantiti dalla
Cassa depositi e prestiti, che permetterebbero agli operatori di mitigare gli effetti del taglio della
tariffa incentivante;
occorre garantire agli operatori la certezza del diritto;
dagli organi d'informazione si apprende che, in attesa che si sblocchi l'empasse, l'associazione di
categoria intende mantenere ancora aperta la possibilità per gli operatori di unirsi all'azione legale
contro il decreto-legge "spalma incentivi" al fine di dimostrarne l'incostituzionalità, che vede già
l'adesione di centinaia di imprese,
si chiede di sapere quali provvedimenti urgenti i Ministri in indirizzo intendano adottare per dare
risposte immediate e certe agli operatori del settore fotovoltaico che già si sono visti decurtare gli
incentivi retroattivamente e ora sono ancora in attesa di capire quale opzione di spalmatura degli
incentivi possa essere la più idonea per la sopravvivenza dei propri impianti nonché della propria
attività economica. (3-01312)
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Raccolta interrogazioni a Camera e Senato 34/2014