rivista del dal 1928 IO SONO UN CAMPIONE LA PARABOLA DI DUE BOXEUR: THE FIGHTER CON CHRISTIAN BALE DA OSCAR M E N S I L E N . 3 M A R Z O 2 0 1 1 € 3,50 fondazione ente™ dello spettacolo RINASCIMENTO ARABO L’OPINIONE DEL REGISTA SHEKHAR KAPUR ESCLUSIVO FRANCESCO PATIERNO RACCONTA COSE DELL’ALTRO MONDO POTERE AI PICCOLI GNOMI E LUCERTOLE INVADONO LE SALE Christian Bale e Mark Wahlberg pugili fratellastri. In un affresco corale di David O. Russell Poste Italiane SpA - Sped. in Abb. Post. - D.I. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004, n° 46), art. 1, comma 1, DCB Milano “ Magari si parlasse del Risorgimento sempre così Corriere della Sera “ ” Viaggio lungo ed emozionante nel Risorgimento italiano nascosto Liberazione DISPONIBILE IN www.01distribution.it ” rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo Nuova serie - Anno 81 n. 3 marzo 2011 In copertina Christian Bale e Mark Wahlberg in The Fighter Segui l’Ente dello Spettacolo anche su FACEBOOK Fondazione Ente dello Spettacolo: www.fbook.me/entespettacolo Tertio Millennio Film Fest: www.fbook.me/tertiomillenniofilmfest YOUTUBE www.youtube.com/EnteSpettacolo TWITTER www.twitter.com/entespettacolo punti di vi sta Segui la Rivista del Cinematografo su FACEBOOK Cinematografo.it: www.fbook.me/cinematografo Rivista del Cinematografo: www.fbook.me/rivistadelcinematografo DIRETTORE RESPONSABILE Dario Edoardo Viganò CAPOREDATTORE Marina Sanna Un discorso molto politico REDAZIONE Gianluca Arnone, Federico Pontiggia, Valerio Sammarco CONTATTI [email protected] PROGETTO GRAFICO P.R.C. - Roma ART DIRECTOR Alessandro Palmieri HANNO COLLABORATO Alberto Barbera, Giulio Bassi, Angela Bosetto, Orio Caldiron, Antonella Cappanelli, Gianluigi Ceccarelli, Pietro Coccia, Laura Conte, Bruno Fornara, Antonio Fucito, Giulia C. Galvagno, Valentina Martelli, Miriam Mauti, Massimo Monteleone, Franco Montini, Morando Morandini, Peppino Ortoleva, Luca Pellegrini, Manuela Pinetti, Giorgia Priolo, Angela Prudenzi, Marco Spagnoli, Chiara Supplizi, Davide Turrini REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE DI ROMA N. 380 del 25 luglio 1986 Iscrizione al R.O.C. n. 15183 del 21/05/2007 STAMPA Tipografia STR Press S.r.l. - Via Carpi 19 - 00040 Pomezia (RM) Finita di stampare nel mese di febbraio 2011 MARKETING E ADVERTISING Eureka! S.r.l. - Via L. Soderini, 47 - 20146 Milano Tel./Fax: 02-45497366 - Cell. 335-5428.710 e-mail: [email protected] DISTRIBUTORE ESCLUSIVO ME.PE. MILANO ABBONAMENTI ABBONAMENTO PER L’ITALIA (10 numeri) 30,00 euro ABBONAMENTO PER L’ESTERO (10 numeri) 110 euro SERVIZIO CORTESIA S.A.V.E. Srl, Fiano Romano (RM) tel. 0765.452243 Fax 0765.452201 [email protected]. PROPRIETA’ ED EDITORE PRESIDENTE Dario Edoardo Viganò DIRETTORE Antonio Urrata UFFICIO STAMPA [email protected] per pagare l’assenza Tempi tribolati per sovrani e monocrazie? Non di un’esplicita al cinema. Trionfa agli Oscar Il discorso del re prospettiva sociale – miglior film, regia (Tom Hooper), attore sulla “Rete” e il scarso protagonista (Colin Firth) e sceneggiatura afflato liberal. Dispiace originale (David Seidler) – ed è la vittoria del per Fincher, che era “giusto monarca”: Giorgio VI è la nemesi del già stata gabbato due tiranno, perché vicino alla sua gente, perché fieramente democratico, perché potentemente anni fa con Il curioso caso di Benjamin Button, debole (la balbuzie, anziché un limite, si rivela 13 nomination e 3 statuette “minori”), ma Il il vero punto di forza del personaggio, il segno discorso del re “ha saputo” cogliere meglio di di un’umanità inoppugnabile che spazza via le chiunque altro il sentimento del tempo, distanze tra governanti e governati). Il film di caratterizzato dal ritorno sulla scena madre dei Hooper - salvi i suoi indiscutibili meriti artistici grandi ideali politici. Nulla da eccepire invece (ottima confezione, grande prova di attori, sui riconoscimenti agli attori, con i sceneggiatura di ferro) – è poi un elogio alla meritatissimi premi a Colin Firth e Natalie debolezza che, nelle forme paradigmatiche del Portman (Il cigno nero) tra gli attori racconto di maturazione, esalta il coraggio di protagonisti, e quelli ai due straordinari “non liberarsi dalle proprie paure, andando oltre se protagonisti” di The Fighter, Christian Bale e stessi e la situazione. Melissa Leo (da non perdere lo Possibile dunque ritrovare speciale sul cinema e la boxe di nella scelta dell’Academy più numero). E a proposito del “Re Giorgio? La nemesi questo di una suggestione politica, il nuovo vento politico, forte è del tiranno: vicino alla filo di un Discorso intonato al soffiato anche sul Festival di Berlino, dove l’Orso d’Oro è grido di rivolta che scuote il gente, democratico, andato all’iraniano Nader & mondo non libero, dal Nord fieramente debole. In Africa al Medio Oriente. Simin: a Separation di Asghar breve da Oscar” Quello che non riesce a The Farhadi, piccola storia quotidiana che mette a nudo però i problemi Social Network di David di un paese. Alla manifestazione Fincher (tre statuette: tedesca RdC dedica un ampio servizio, sceneggiatura non originale, montaggio e colonna sonora), il vero sconfitto dell’83ma impreziosito dal pezzo del regista indiano edizione degli Oscar: probabilmente per Shekhar Kapur che dismette i panni del progettualità estetica, azzardo narrativo e cineasta per vestire quelli dell’opinionista. senso della messa in scena, il film su Titolo del suo intervento? Rinascimento arabo, Facebook era superiore agli altri ma ha finito ovviamente… COMUNICAZIONE E SVILUPPO Franco Conta - [email protected] COORDINAMENTO SEGRETERIA Marisa Meoni - [email protected] DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via G. Palombini, 6 - 00165 Roma - Tel. 06.96.519.200 Fax 06.96.519.220 - [email protected] Associato all’USPI Unione Stampa - Periodica Italiana Iniziativa realizzata con il contributo della Direzione Generale Cinema - Ministero per i Beni e le Attività Culturali La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 5 MEDUSA FILM PRESENTA FRANCESCO MONTANARI VANESSA HESSLER e RICHARD E. GRANT UN FILM DI CARLO VANZINA DAL 25 MARZO AL CINEMA sottoilvestitoniente.libero.it sommario n. 3 marz o 2011 Valerio Mastandrea in Cose dell’altro mondo di Francesco Patierno SERVIZI 18 Gemelli sul set Massimiliano e Gianluca De Serio per l’esordio al lungo: Sette opere di misericordia 20 Berlino d’Oriente L’Iran di Farhadi trionfa al Festival. E Shekhar Kapur riflette per noi sul Rinascimento arabo 32 Identità a rischio Nelle sale Unknown, intrigo internazionale con Liam Neeson 46 Amici per sempre Dal cult di Monicelli al prequel di Neri Parenti 48 Molaioli fa “crac” Scorrerà latte: dal disastro Parmalat nasce Il gioiellino PESONAGGI FILM DEL MESE 54 Tournée 58 Il rito 59 Beyond 59 La vita facile 60 Inside Job 62 I ragazzi stanno bene 62 Sorelle mai 63 Il gioiellino 64 Into Paradiso 64 Gangor 65 127 ore 66 Easy Girl 66 Street Dance 3D 68 Non lasciarmi 68 Piranha 3D 36 Patierno in esclusiva Il regista napoletano svela i segreti di Cose dell’altro mondo: “cacciato” dal sindaco di Treviso 52 Joan Crawford Quando l’apparenza vinceva sulla realtà 24 COVER Una scena di Piranha 3D. A sinistra Sarah Felberbaum ne Il gioiellino Pugni d’oro L’epopea atipica di The Fighter: Wahlberg e Bale insieme per aggiornare il mito della boxe sul grande schermo $ZRUNRI$FHWDWH (WLHQQH5H\ 0DUVHLOOH)UDQFH 32 3HUVROFRP 10 Morandini in pillole La versione di Barney: entusiasti e detrattori 12 Circolazione extracorporea Life in a Day: magma di storie per una capsula del tempo 14 Glamorous News e tendenze: la carica delle Lolite 16 Colpo d’occhio Zack Snyder rilegge Carrol: Sucker Punch 72 Dvd & Satellite Noi credevamo, The Social Network e i classici da non perdere 78 Borsa del cinema Boom commedie e ottima quota mercato: manca l’intervento statale 80 Libri Da Ingrid Bergman a Rodolfo Sonego 82 Colonne sonore Il cigno di Mansell 42 Johnny Depp Il più camaleontico degli attori dà voce a Rango, animazione di Gore Verbinski. In sala con Gnomeo e Giulietta pensieri e parole Quello che gli altri non dicono: riflessioni a posteriori di un critico DOC MORANDINI in pillole di Morando Morandini Sostenitori entusiasti e detrattori severi per La versione di Barney: io sono a mezza strada Dissensi – Non più come un tempo, ma succede ancora che un nuovo film divida i cinecritici d’assalto (quotidiani, settimanali) tra i pro e i contro: La versione di Barney che ha avuto sostenitori entusiasti e detrattori severi. (Chi scrive è a mezza strada). Fatto raro, si è deciso per il Dizionario dei film Zanichelli 2012 di farne una scheda insieme tra mia figlia Luisa e me: lei ha letto il romanzo, io no. Un collega – di cui sono amico e che molto stimo – mi sottolinea la contraddizione di fondo del film che, tradendo il titolo, racconta la storia in modo oggettivo e banale, mentre il romanzo di Richler è soggettivo e geniale. E devo dargli ragione. E aggiunge: “Se togli Giamatti e Hoffman, che cosa resta del film?”. Qui divergo: se sono così bravi (e Giamatti è qualcosa di più…), una parte del merito tocca al regista Lewis che, se non scelti forse, li ha diretti, o no? Quanti Lewis – Sapete quanti Lewis registi – oltre al nostro amato attore/regista Jerry (vero cognome: Levitch) – esistono nel cinema di lingua inglese? Sette sul Morandini, nove sul Mereghetti come sulla Time Out Film Guide, due sull’Halliwell (soltanto i ‘leading’), tre su un vecchio (1995) Toulard francese. Un porco speciale – Invitato in casa di un amico, ex pilota d’aereo e appassionato di cinema, sapendo che sarebbero stati presenti alcuni bambini, ho portato da vedere il dvd di Porco rosso, arioso e insolito film d’animazione del giapponese Hayao Miyazaki. Si sono divertiti tutti, adulti e bambini. Uno di loro, vispo ragazzino di circa dodici anni, mi ha detto: “È la prima volta che vedo la parola porco in un titolo!”. La frase mi ha spinto a fare una piccola ricerca. In francese dicono cochon, e porc è poco usato; come in inglese c’è pig e non pork; in spagnolo ricorrono a cerdo, non a puerco. In tedesco (Schwein) non esiste. Da noi esclamare porca miseria! è ammesso in casa di un borghese timorato, ma è anche il titolo di un’inoffensiva commedia italiana del 1951. Esiste anche Porci, geishe e marinai (1961) di Imamura. Ho consultato il massiccio indice dei titoli dell’Enciclopedia dello Spettacolo senza trovare il sinonimo di suino per opere teatrali o musicali. Sul Mereghetti ho trovato Porca società (1978), Porca vacca (1982), Porca vacca mi hai rotto… (1972), Pigs Today - Porcelli oggi (1983), Meatballs - Porcelloni in vacanza (1997) e Porci con le ali (1977) di Pietrangeli. Sul Morandini dovrò provvedere alle lacune. 10 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 FINE PEN(N)A MAI VISIONI FORZATE E INDULTI CRITICI “Farò un pentacolo”.. Giovanni Veronesi abbraccia il satanismo: d’altronde, per altri due Manuali serve un patto col diavolo. #### Rivoluzione alla Mostra di Venezia 2011: “Camere a prezzi prefissati” all’Excelsior e al Danieli. Ma prefissati a quanto? #### E’ mistero sul rincaro del biglietto: gli esercenti non lo volevano, Bondi nemmeno e neanche i 100autori. Vuoi vedere che l’ha deciso il pubblico? #### Accusa infamante per John Landis: aiutato da Burke & Hare, avrebbe trafugato la salma di Mike Bongiorno. Per “conto di Dio”, indagano i Blues Brothers. #### Una cella in due per Maurizio Battista ed Enzo Salvi, ma Medusa rilancia: già pronto il sequel a quattro piazze, con Silvio, Lele, Emilio e Nicole. #### Nessuno mi può giudicare : quando il film mette le mani avanti. ALMOST (IN)FAMOUS: DALLE STALLE ALLE STARLETTE Da Berlino a Roma, è un lungo abbraccio per Jafar Panahi. Ma al povero Ahmadinejad non ci pensa nessuno? STOP “Auguro a voi e alle vostre famiglie un morte lenta e dolorosa”: Toni Servillo ci regala un Gioiellino di gheddafiana fattura. STOP Verrà presentato il 6 aprile a Milano il finale alternativo de Il Caimano: si prega di confermare presenza al sosia di Elio De Capitani. STOP Ultime da Sanremo: Elisabetta Canalis sarà diretta da Robert De Niro nel remake italiano di Lost in Translation. STOP Il 3D di Avatar non si batte? Vedete Gianna Michaels in Piranha e ne riparliamo. Federico Pontiggia BIBI FILM ISARIA PRODUCTIONS NIRVANA MOTION PICTURES RAI CINEMA PRESENTANO il coraggio di una donna UN FILM DI ITALO SPINELLI CON ADIL HUSSAIN PRIYANKA BOSE SAMRAT CHAKRABARTI TILLOTAMA SHOME SEEMA RAHMANI SOGGETTO E SCENEGGIATURA ITALO SPINELLI ANTONIO FALDUTO LIBERAMENTE TRATTA DAL RACCONTO CHOLI KE PICHHE DI MAHASWETA DEVI EDITO DA SEAGULL BOOKS PRIVATE LTD FOTOGRAFIA MARCO ONORATO MONTAGGIO JACOPO QUADRI MUSICHE IQBAL DARBAR SUONO STEFANO VARINI ORGANIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE IVANA KASTRATOVIC PRODUTTORE ESECUTIVO SUSHMA MORTHANIA UNA CO-PRODUZIONE ITALIA-INDIA PRODOTTO DA ANGELO BARBAGALLO, VINOD KUMAR, ISABELLA SPINELLI PER BIBI FILM, ISARIA PRODUCTIONS, NIRVANA MOTION PICTURES IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA $t$t(KNO Isaria Productions www.gangor.it DALL’11 MARZO AL CINEMA circolazione extracorporea LA VITA IN UN GIORNO Fruizioni multiple nell’era della riproducibilità a cura di Peppino Ortoleva Un film come “capsula del tempo”: magma di storie e immagini (80.000 video) raccolte in 90’, presentate al Sundance e a Berlino CROWDMOVIE Il regista Kevin Macdonald. In basso la pagina dedicata di YouTube su Life in a Day Circolazione “extracorporea”: il titolo stesso di questa rubrica contrappone il “corpo” del cinema, legato tradizionalmente alla sala, con le altre vite del film, dal DVD alla Rete. Sempre più spesso, oggi, le dinamiche in atto sul web stanno sfidando questo modello: la sala tende a farsi non più punto di partenza ma di arrivo, di una circolazione nella quale diventa difficile distinguere il “corpo” da ciò che è esterno. Lo dimostra in modo quasi programmatico il film Life in a Day, il primo crowdmovie dei tempi di YouTube. Il progetto, lanciato lo scorso anno, invitava gli utenti a mandare videoclip che rappresentassero un giorno della loro vita, destinati a diventare un film che fosse, nelle parole del regista Kevin Macdonald (L’ultimo re di Scozia, Oscar nel 2000 per il documentario Un giorno a settembre), una “capsula del tempo” per rappresentare la vita nel mondo in un determinato momento, rispondendo ad alcune domande: cosa amate, cosa vi fa ridere, di cosa avete paura e cosa avete nelle vostre tasche. Il giorno scelto è stato il 24 luglio 2010 e nella settimana successiva sono stati caricati sul canale YouTube dedicato circa 80.000 video, per oltre 4.500 ore di girato. Da questo insieme magmatico di storie e immagini è stato prodotto un film di 90 minuti, che è stato presentato al Sundance Film Festival e in contemporanea in diretta web sul canale di YouTube lo scorso 27 gennaio. Si tratta di un progetto interessante sotto molti punti di vista: in primo luogo perché rappresenta uno dei primi esempi di produzione partecipata di un film da parte di un pubblico vasto e in larga parte non professionale; in secondo luogo configura YouTube come broadcaster di un evento unico e non come archivio digitale; infine il film, acquistato dalla National Geographic, arriverà nelle sale americane il 24 luglio 2011, invertendo appunto il percorso dallo schermo alla Rete. Un punto di svolta quindi, ma non solo: il risultato è un’opera commovente, molto complessa e tuttavia incredibilmente onesta e coerente pur essendo composta da frammenti a volte brevissimi. L’amore, la famiglia, le paure, la morte, le relazioni, il lavoro, il divertimento: c’è tutto il mondo, idealmente 6 miliardi di storie. Strutturato attorno ai momenti comuni della giornata, la sveglia, i pasti, il lavoro, il sonno, il film unisce storie personali ed esperienze comuni: un ragazzo coreano che gira il mondo in bicicletta da 9 anni e 36 giorni, ha visitato 190 nazioni e sogna di riunire pacificamente il suo Paese, una famiglia che affronta senza paura la malattia e il recupero, donne africane che cantano mentre lavorano. Le vite in parallelo di un ragazzo afgano, fotografo a Kabul, e della moglie di un soldato americano. E i ragazzi che cercano di fuggire dalla calca involontariamente assassina (19 morti) della Love Parade di Duisburg, che per tragica coincidenza ha avuto luogo proprio il 24 luglio. GIULIANA C. GALVAGNO Nelle sale USA dal 24 luglio 2011, invertendo il percorso dallo schermo alla Rete 12 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 CAMILLA FILIPPI ANGELO ORLANDO PIETRO RAGUSA E CON IVANO MARESCOTTI SOGGETTO STEFANO BISES ANDREA SALERNO SCENEGGIATURA STEFANO BISES LAURA PAOLUCCI ANDREA SALERNO CASTING E AIUTO REGIA ALESSANDRO CASALE COSTUMI SILVIA NEBBIOLO SCENOGRAFIA ROBERTO DE ANGELIS SUONO VALENTINO GIANNÌ MUSICHE GABRIELE ROBERTO MONTAGGIO WALTER FASANO FOTOGRAFIA GOGÒ BIANCHI ORGANIZZATORE GENERALE GIAN LUCA CHIARETTI SUPERVISORE ALLA PRODUZIONE VALERIA LICURGO PRODUTTORE DELEGATO LAURA PAOLUCCI UNA PRODUZIONE FANDANGO IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM PRODOTTO DA DOMENICO PROCACCI REGIA DI LUCIO PELLEGRINI DAL 4 MARZO AL CINEMA virgilio.it/lavitafacile in collaborazione con glamo rous Ultimissime dal pianeta cinema: news e tendenze 14 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 a cura di Gianluca Arnone CARRIERA IN FUMO? LA CARICA DELLE NUOVE LOLITE Qualcuno le ha ribattezzate le Lolite di Hollywood, anche se anagrafe alla mano sarebbero fuori tempo massimo. Per Vanessa Hudgens (22 anni), Miley Cyrus (18) ed Emma Watson (20) del resto gli anni non hanno mai contato veramente. Eterne adolescenti per esigenze di copione prima - quando lavoravano al servizio della Disney (Vanessa al fianco del fidanzatino Zac Efron nella serie High School Musical, Miley come alter ego di se stessa in Hanna Montana) o sgobbavano - leggi Hermione - sui libri di magia di Harry Potter -, troppo cresciute ora che invadono fanzine e copertine grazie a un look più audace, un po' di erotismo patinato e qualche piccolo scandalo (i seni della Hudgens, la Salvia Divinorum della Cyrus e l'upskirt della Watson). Del gruppo farebbe parte anche la rivelazione Jennifer Lawrence (20 anni), se non fosse che, a differenza delle tre, la ragazzona del Kentucky è un'attrice vera. Giro di vite sul fumo nel cinema cinese. Lo ha stabilito il governo di Pechino dopo aver visto tutta la filmografia di Tony Leung, specialista della sigaretta a vapore con traiettorie esistenziali. Le sue volute spariranno, aspirate dal beccuccio largo del salutismo censorio. Ma occhio all’escamotage: "Se il fumo è fondamentale - precisa il decreto - la scena deve essere la più breve possibile”. E Tony si adegua, allenando narici e polmoni ai cento metri del tabagista: una sigaretta in dieci secondi. OCCHIO, DARREN! Darren Aronofsky avrebbe offerto a Natalie Portman ecstasy per aiutarla ad entrare meglio nella parte del Cigno nero. Lo ha confessato la stessa attrice israeliana agitando le braccia e ballando il tip tap. La notizia ha fatto il giro del mondo senza provocare reazioni sdegnate, e anche questa è una notizia. Colpisce però il silenzio di Aronofsky. Lo fanno passare per tossico e lui niente, non batte ciglio. Che con l’occhio “pallato” si nota di più. marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 15 c olpo d’occhio FE ST IVAL DE L M ES E di Massimo Monteleone Bergamo omaggia Hitchcock, a Bologna e a Malmo rassegne per giovani e giovanissimi VITTORIO VENETO FILM 1 FESTIVAL Snyder delle meraviglie II edizione del festival internazionale di cinema per ragazzi, con lungometraggi in concorso. Una giuria formata da 1000 ragazzi e numerosi incontri, workshop, appuntamenti sul cinema con ospiti d’eccezione. Al festival è stato conferito l’alto patronato del Presidente della Repubblica. Località Vittorio Veneto (Treviso), Italia Periodo 2-5 marzo tel. 336 5420513 Sito web www.vittoriofilmfestival.com E-mail [email protected] Resp. Elisa Marchesini Sezioni per lungometraggi e cortometraggi. Previsti workshop e seminari. Località Bologna, Italia Periodo 14-19 marzo tel. (051) 220261 Sito web www.youngabout.com E-mail [email protected] Resp. Olga Durano, Angela Mastrolonardo FLORENCE KOREA FILM FEST IX edizione del festival internazionale di cinema e cultura della Corea del Sud, unico nel suo genere in Italia, che offre circa 40 film fra anteprime e classici. Previsti anche cortometraggi, retrospettive, dibattiti sulla cinematografia coreana ed eventi collaterali. 5 TAMPERE FILM FESTIVAL XLI edizione della maggiore e longeva rassegna nordeuropea dedicata ai cortometraggi. Il concorso riguarda opere di fiction, d’animazione e documentaristiche, anche realizzate da studenti. Località Tampere, Finlandia Periodo 9-13 marzo tel. (00358-3) 2235681 Sito web www.tamperefilmfestival.fi E-mail [email protected] Resp. Jukka-Pekka Laakso 2 BERGAMO FILM MEETING XXIX edizione dell’autorevole vetrina del cinema indipendente internazionale, con anteprime. I film della mostra-concorso partecipano per l’assegnazione del premio Bergamo Film Meeting. In programma un omaggio a Hitchcock e una retrospettiva sul thriller psicologico. 3 16 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 FESTIVAL DEL CINEMA 6 AFRICANO, D’ASIA E AMERICA LATINA XXI edizione dell’importante finestra esplorativa, che presenta film africani ma anche provenienti da Asia e America Latina (per il concorso “Finestre sul mondo”). Previste sezioni di concorso anche per “corti” e documentari. A cura del Centro Orientamento Educativo (C.O.E.) Località Milano, Italia Periodo 21-27 marzo tel. (02) 6696258 Sito web www.festivalcinemaafricano.org E-mail [email protected] Resp. Alessandra Speciale, Annamaria Gallone, Gabriella Rigamonti Dal 25 marzo Sucker Punch: omaggio/oltraggio a Lewis Carrol dal regista di 300 “Alice nel paese delle meraviglie con le mitragliatrici”. Definizione migliore Zack Snyder non poteva trovarla per Sucker Punch (dal 25 marzo in sala), nuova misteriosa creatura del regista americano, che conferma la sua predilezione per il fantastico e il lavoro di sponda sulla cultura pop americana: tra l’omaggio e l’oltraggio. Dopo aver “rivitalizzato” gli zombie di Romero (L’alba dei morti viventi), celebrato le Termopili in salsa queer (300), disturbato Alan Moore (lo scrittore si era dissociato dalla riconversione in pellicola di Watchmen) e trasformato una fiaba per bambini in un trattato sulla stereoscopia (I guardiani del regno di Ga’Hoole), Snyder rifà Carrol a modo suo, schierando nazisti e samurai, draghi e robot giganti, più un esercito di giovani star della Hollywood al futuro. Quella che Snyder ha iniziato a tracciare da tempo. Località Firenze, Italia Periodo 25 marzo – 2 aprile tel. (055) 5048516 Sito web www.koreafilmfest.com E-mail [email protected] Resp. Riccardo Gelli Località Bergamo, Italia Periodo 12-20 marzo tel. (035) 363087 Sito web www.bergamofilmmeeting.it E-mail [email protected] Resp. Angelo Signorelli YOUNGABOUT FILM FESTIVAL V edizione del festival, a carattere competitivo, ideato e organizzato dall’associazione culturale Gli Anni In Tasca. E’ dedicato agli adolescenti e ai giovani – spettatori, interpreti e giurati. 4 - INTERNATIONAL 7 BUFF CHILDREN AND YOUNG PEOPLE’S FILM FESTIVAL IN MALMO XXVIII edizione del festival competitivo che presenta lungometraggi a soggetto, “corti” e documentari destinati a bambini e adolescenti. Località Malmo, Svezia Periodo 15-19 marzo tel. (0046-40) 239211 Sito web www.buff.se E-mail [email protected] Resp. Daniel Lundquist DAL REGISTA DI "PIRATI DEI CARAIBI" IL PRIMO CAMALEONTE CHE AMA FARSI NOTARE DALL'11 MARZO AL CINEMA sul set I gemelli Massimiliano e Gianluca De Serio. Sotto Roberto Herlitzka e una scena del film “THRILLER SENZA CLICHÉ, E SPIRITUALITÀ CORPOREA”: È LA MISERICORDIA CARAVAGGESCA DEI GEMELLI TORINESI. IN CORSO D’OPERA DI DAVIDE TURRINI sette volte OLTRE IL RACCORDO AUTOSTRADALE Torino-Caselle, si erge l’immensa e storica discarica della provincia torinese. Fango, sassi, erbacce, riempiono i campi attorno alla località di Villareto, mentre il gelo attraversa le pareti delle baracche che ospitano il set di Sette opere di misericordia. Attesa opera prima dei gemelli Gianluca e Massimiliano De Serio che, per alcuni significativi esterni del film, hanno voluto i prati dissestati, pieni di detriti, che vent’anni fa il loro nonno usava come orto. “Ci piaceva l’idea del mescolarsi quotidiano con un luogo decadente, con l’immondizia, dove questo 18 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 marcio viene a contatto con la vita”, racconta Massimiliano De Serio comodamente seduto dentro ad una di queste roulotte/capanna da cui è stato ricavato un piccolo set d’interno, “abbiamo tentato di traslare e trasmettere nella storia del protagonista maschile, spazi di vita e di morte”. Infatti, Antonio, interpretato con un fil di voce da Roberto Herlitzka, è un anziano signore con un cancro terminale alla gola che ricicla rifiuti e abita in un palazzone di edilizia popolare anni ’60-’70 alla Falchera nuova, proprio vicino a Villareto. “Questi sono i luoghi in cui siamo cresciuti”, raccontano i De Serio, “a cui abbiamo aggiunto i set dei sotterranei dell’ospedale a lunga degenza di Settimo Torinese e l’obitorio del San Giovanni in Bosco. Luoghi asettici, metafisici, dove si muovono fantasmi. Una scenografia essenziale dai toni freddi ed astratti, luci il più possibile naturali e il 35mm in cinemascope”. A far coppia con Herlitzka (“L’abbiamo contattato tramite le Pagine Bianche”, dicono i due registi), l’attrice rumena Olimpia Melinte nel ruolo della moldava Luminita, un’adolescente clandestina che vive dentro alla carcassa di una vecchia auto, si muove in mezzo alle baracche della discarica ed è pronta a tutto pur di sopravvivere. Il plot del film è abbastanza misterioso. Si sa solo che i due protagonisti più che incontrarsi si scontrano e che il rapporto non è di certo buonista ed idilliaco: “Lo spettatore verrà portato a seguire le azioni di Antonio e Luminita in un intrigo da thriller, svuotato da qualsiasi cliché. Poi, ad un certo punto, il mistero s’interiorizza, i meccanismi di genere si capovolgono verso l’interno dell’anima”. Ed è qui che incomincia a rendersi più chiara l’ispirazione pittorica del titolo. Sette opere di misericordia è un dipinto di Caravaggio realizzato tra la fine del 1606 e l’inizio del 1607. Un unico quadro dove si illustrano le cosiddette “sette opere di misericordia corporali”: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i De Serio pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti. “Il montaggio accademico, con campi e controcampi, nel film, lentamente scomparirà”, afferma Gianluca, che si distingue dal fratello per un sottile filo di barba mancante, “e si seguiranno diversi piani sequenza, proprio perché nel quadro del Caravaggio le sette azioni si svolgono sulla stessa tela, nello stesso istante”. Settecentomila euro di budget, Sette opere di misericordia è un progetto che vede in prima linea il giovane produttore torinese Alessandro Borrelli e la sua LaSarraz. Supporto finanziario del Ministero dei Beni Culturali, sostegno di FIP, Film Commission Torino Piemonte, Rai Cinema ed Eurimages e un coproduttore come il rumeno Elefant Film che ha permesso sia un casting di prim’ordine per il ruolo della protagonista femminile e ha messo a disposizione strumenti tecnici per la postproduzione. “Come produttore under 40 non devo solo lamentarmi, ma darmi anche da fare”, afferma Borrelli. E con i De Serio c’è di che stare tranquilli in fatto ad originalità. Esordio nel cortometraggio nel 2002 con Il giorno del santo, poi i gioielli Maria Jesus (2003), L’esame di Xhodi (2007) e le installazioni (Love e No Fire Zone) che li hanno consacrati in mezzo pianeta tra cui Parigi, Amsterdam, Tokyo e il recente spazio espositivo alla Fondazione Merz di Torino. Distribuisce Cinecittà Luce. % marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 19 berlino 2011 FOTO PIETRO COCCIA Corrente orientale 20 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 L’IRAN PRENDE TUTTO CON IL BEL NADER AND SIMIN, A SEPARATION. IN UNA EDIZIONE POCO GENEROSA, CON PICCHI STRAORDINARI DI MARINA SANNA Rinascimento arabo LE DUE FACCE DELLA QUESTIONE MEDIORIENTALE: INSIDIE E LIBERTÀ DI UNA RIVOLUZIONE. DA BERLINO, IN ESCLUSIVA LA TESTIMONIANZA DEL CINEASTA INDIANO DI SHEKHAR KAPUR NON PUOI LIBERARE LA MENTE e poi fissarne i confini. Quando la coscienza collettiva è libera genera un’onda inarrestabile di pensieri, arte, industria e sistemi nuovi. Provoca una ventata di ottimismo, tolleranza, secolarismo. Insieme però cresce la vulnerabilità di un popolo che realizza un sogno prima solo sognato, sfiorato nel privato, nella paura. La libertà era il desiderio e quasi mai una possibilità. E il pericolo nasce da questo. Perché ora qualunque tentativo di dare una forma a questa libertà rischia di essere percepito come una minaccia che tramuta l’entusiasmo in rabbia e delusione. Allo stesso tempo gli avvoltoi del fondamentalismo, del terrorismo e dell’estremismo attendono, pronti a nutrire i corpi di questi stessi sogni. La rinascita che il mondo arabo sta sperimentando avrebbe bisogno di leader nuovi, capaci d’incanalare tutta questa energia verso forme avanzate di civilizzazione come quelle conosciute in passato. Altrimenti toccherà agli avvoltoi. Quanto è accaduto in Egitto era talmente maturo che adesso servirà una leadership anche più matura e un sistema che protegga questa maturità. E ho paura che tanta ne dovrà dimostrare l’Occidente. Non esiste la “parziale libertà della mente”. O è completamente libera o non lo è. Centinaia di tunisini stanno entrando illegalmente in Italia. Un tempo venivano accolti come rifugiati indesiderati. Oggi l’Occidente ha supportato la loro battaglia per la democrazia. Incoraggiato il loro ritrovato entusiasmo. E ora che arrivano in Europa con lo stesso coraggio, si aspettano di essere trattati da amici. Forse il mondo intero non aveva approvato e applaudito i tunisini e salutato il loro grande impeto rivoluzionario? Adesso non li può mica sbattere in prigione. Se il Bahrain insorge contro i suoi governanti, gli Stati Uniti devono preoccuparsi di trovare un altro posto alla Terza Flotta se il popolo deciderà di non volere basi navali americane in Bahrain. Non si può incoraggiare le domanda di democrazia di un popolo e ignorare contemporaneamente il volere che quello stesso popolo esprime. Ancora: l’Occidente non può proteggere la Il regista Shekhar Kapur. A sinistra Pina di Wenders. Pagina accanto: Farhadi con l’Orso d’Oro e The Forgiveness of Blood FOTO PIETRO COCCIA IL TITOLO NON È UN CASO: separazione è la parola intorno a cui si sviluppa l’opera iraniana che a Berlino ha ottenuto una vittoria senza precedenti: Orso d’Oro più un duplice riconoscimento: Orso d’Argento rispettivamente agli attori e attrici di Nader and Simin, a Separation di Asghar Farhadi. Questa premiazione può essere letta in due modi diversi: un omaggio al cineasta assente Jafar Panahi, giurato virtuale della 61ma edizione del festival tedesco, e un inno alla democrazia che si traduce con il coraggio di dissentire, proprio mentre infiamma il Medioriente. Dal racconto di Farhadi esce fuori una società claustrofobica, in cui le persone sono sole o incapaci di comunicare, dove ci sono pressioni di ogni tipo: ideologiche, religiose, economiche. Un premio che ricorda la Palma d’Oro (Cannes 2004) a Michael Moore per Fahreneit 9/11 sul presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Anche allora non mancavano certo opere da segnalare, così a Berlino c’erano almeno due film fuori dal comune: l’apocalittico The Turin Horse di Bela Tarr (premio della Giuria), probabilmente l’ultimo del regista ungherese di Satantango, e The Forgiveness of Blood con protagonisti non professionisti bravissimi, diretti da Joshua Marston (premio alla sceneggiatura e già Orso d’Oro nel 2004). Di questo festival ricorderemo però soprattutto due titoli, entrambi fuori concorso: Pina di Wim Wenders e Cave of Forgotten Dreams di Werner Herzog. il primo, un emozionante lavoro corale dedicato alla coreografa tedesca, amica di Wenders e scomparsa nel 2009. Il secondo ambientato in Francia, nelle grotte di Chavet, dove sono stati ritrovate 400 raffigurazioni murali millenarie. Entrambi un inno alla vita e alla libertà di espressione, attraverso la danza per Wenders, la raffigurazione e il mistero dell’universo per Herzog. % marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 21 berlino 2011 signoria Shia contro la maggioranza dei sunniti, o viceversa. I regnanti dell’Arabia Saudita in questo momento sono certamente vulnerabili, e il popolo iraniano è potenzialmente il miglior amico di quello egiziano e del popolo del Bahrein. La situazione è questa. L’Occidente deve riconsiderare il suo ruolo nell’intera regione, i doppi giochi sono finiti. Gli arabi stanno cambiando i loro destini provando a spezzare le “La situazione è questa: i doppi giochi sono finiti” catene del colonialismo. E’ tempo che lo facciano. Una volta erano i più grandi pionieri della cultura, dell’astronomia, della matematica, della medicina. Dovremmo guardare con trepidazione la loro rinascita invece di continuare ad osservarli in base a un unico e solo punto di vista… il petrolio… % A proposito di premi Il Re vince a sorpresa Quattro Oscar per il film di Tom Hooper. Delusione per The Social Network C’è sempre un grande sconfitto. L’anno scorso Avatar, quest’anno The Social Network, e soprattutto David Fincher. Già la parziale esclusione di Inception dalle nomination era parsa abbastanza sorprendente (la regia di Nolan troppo cerebrale per gli Academy Awards?), ma il trionfo de Il discorso del re alla 83esima notte degli Oscar è stato un po’ inaspettato. Si è aggiudicato miglior film, regia, attore protagonista (Colin Firth) e sceneggiatura originale. Mentre Fincher aggiunge questa batosta alla delusione di due anni fa per Il curioso caso di Benjamin Button, The Social Network ha vinto solo gli Oscar alla sceneggiatura non originale (Aaron Sorkin), al montaggio e alla colonna sonora (di Trent Reznor e Atticus Ross). Come da previsioni i premi agli attori: oltre a Colin Firth, Natalie Portman attrice protagonista (Il cigno nero), mentre tra i "non protagonisti" vincono i due comprimari di The Fighter: Christian Bale e Melissa Leo. In un mondo migliore di Susanne Bier è il miglior film straniero, Toy Story 3 della Pixar per l'animazione. A Inception solo quattro premi tecnici (su 8 nomination): migliore fotografia, miglior sonoro, miglior montaggio sonoro, migliori effetti speciali. M.S. Colpo di fulmine La storia dell'ungherese Bela Tarr (nella foto) ha uno spunto biografico: che fine ha fatto il cavallo che nel 1888 fece piangere Friederich Nietzsche davanti alla folla? Un lungo piano sequenza in bianco e nero ci introduce nel primo degli interminabili sei giorni che aspettano lo spettatore. Seguiamo il cavallo e il suo padrone mentre viaggiano in mezzo a una tempesta. Quando arrivano nella casa di pietra, in mezzo a una landa desolata, dove li aspetta la figlia, il vento non è cessato, né cesserà nei giorni a seguire. Nessuno capita in quel luogo, a parte un tipo strambo e un gruppetto di zingari, che vengono subito scacciati dall’uomo. Prima di andarsene uno di loro regala un libro alla ragazza, che parla di sciagure e penitenze. Lentamente il buio prende il sopravvento. Il settimo giorno non c'è più nulla. Una riflessione estrema, quasi muta, che rimanda alla visione apocalittica e nichilista del suo capolavoro Satantango. M.S. 22 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 FOTO PIETRO COCCIA Premio della Giuria a The Turin Horse: riflessione folgorante sul male NICOLAGIULIANOFRANCESCACIMAINCOLLABORAZIONECONRAICINEMA INCOLLABORAZIONECONBIMDISTRIBUZIONEPRESENTANO SEISOLDINONCISONO,INVENTIAMOCELI TONISERVILLOREMOGIRONESARAHFELBERBAUM ILGIOIELLINO UNFILMDIANDREAMOLAIOLI DAL4MARZOALCINEMA WWW.CORRIERE.IT/ILGIOIELLINO COVER Mark Wahlberg è The Fighter. Pagina accanto, l'attore con Christian Bale, Melissa Leo, il regista David O. Russell e le numerose "sorelle" del protagonista 24 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 UN’ALTRA EPICA WAHLBERG E BALE FRATELLASTRI ECCEZIONALI PER RIBALTARE IL MITO DEL BOXEUR IN THE FIGHTER. LA VERA STORIA DI MICKY WARD E DICKY EKLUND DI VALERIO SAMMARCO marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 25 COVER “CHE DIRE DI MIO FRATELLO? Mi ha insegnato tutto quello che so. Non posso farcela senza di lui”. Micky Ward, campione del mondo dei pesi welter nel 2000, non lo ha mai dimenticato: se oggi è lui “l’orgoglio di Lowell”, gran parte del merito va condivisa proprio con quel fratellastro, Dicky Eklund, che nel lontano 1978 mandò al tappeto una leggenda come Sugar Ray Leonard. Che forse inciampò, ma valse comunque a quel pugile semisconosciuto la notorietà eterna per le strade e i vicoli della cittadina natale, nell’est del Massachusetts. E l’ammirazione incondizionata di un ragazzino deciso ad imitarne le gesta. Segue gli ultimi sette anni di una vicenda straordinariamente ordinaria, The Fighter di David O. Russell, nelle sale italiane dal 4 marzo con Eagle Pictures, prendendo le mosse dal documentario che nel 1993 la HBO iniziò a girare su Dicky Eklund (High on Crack Street: Lost Lives in Lowell *) e calando il sipario sul primo piano di Ward, fresco detentore del titolo, inquadrato sul divano di casa da un’altra telecamera pronta a raccogliere la sua storia, poi raccontata anche da Bob Halloran nel libro “Irish Thunder: The Hard Life and Times of Micky Ward”. Impossibile scindere il percorso di Christian Bale è Dicky Eklund, vincitore di un Oscar 26 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 entrambi, impossibile non rimanere impressionati di fronte al ribaltamento epico di un filone, quello della boxe prestata al grande schermo, che nel film di Russell si compie con violenza e altrettanta naturalezza: non più, non solo, la centralità del pugile protagonista (da Lassù qualcuno mi ama al capolavoro scorsesiano Toro scatenato, da Rocky ad Alì, solo per citarne alcuni), in The Fighter a prendere più volte il sopravvento sul ring sono il contesto e il contorno. La decadenza di un luogo che ha dimenticato da tempo il benessere degli anni dei “blue collar”, l’autodistruzione che regola la quotidianità di Eklund (crack-addicted che in Christian Bale trova un interprete monumentale, dalla parlata sbiascicata, ancora una volta dimagrito ed emaciato dopo la spaventosa performance de L’uomo senza sonno), accompagnata all’esaltazione con cui, allenando il fratello, cerca il riscatto da una carriera personale finita male, l’oppressione della madre manager (Melissa Leo, altra grande prova) con esercito di figlie e figliastre al seguito, lo sbocciare di un nuovo amore con la barista emancipata (Amy Adams), mal vista dalla famiglia di lui: ogni fattore, lo scontro tra questi, contribuisce in maniera determinante a tratteggiare la personalità di Micky Ward, Mark Wahlberg all'angolo. In basso Melissa Leo asfaltista dal gancio sinistro micidiale, incassatore d’altri tempi capace di subire cazzotti senza rispondere anche per una decina di round e sferrare in una manciata di secondi l’attacco che vale un knock out. Ecco allora che il ring, mai come in questo caso, diventa metafora della vita, spogliandosi della solita veste cinematografica, rarefatta o patinata, per lasciare spazio invece allo “sporco” di riprese in digitale, volutamente “documentaristiche”: Mark Wahlberg, anche produttore del film e arrivato ad incarnare Ward dopo un training durato cinque anni, mantiene in costante sottotono la caratterizzazione di un uomo abituato ai colpi di un’esistenza tutt’altro che semplice, in più di un’occasione surclassato dalle personalità eccentriche e ingombranti del fratello e della madre, asfissianti nel continuo tentativo di non mollare neanche di un centimetro il futuro campione del mondo. Nemmeno dal chiuso di una prigione, da dove Dicky segue le gesta di Micky grazie alla cronaca diretta, via telefono, dell’incontro che dà il la alla sua riscossa. A David O. Russell – che sfrutta al meglio la franchezza dello script firmato da Scott Silver, Paul Tamasy ed Eric Johnson – interessa soprattutto questo, la rappresentazione di un cammino verso la gloria spoglio di qualsiasi epica o retorica, fermandosi non a caso “un attimo” prima che il campione diventi leggenda, lasciando al nero di una semplice didascalia il compito di “informare” che successivamente (2002-2003) Micky Ward fu protagonista insieme all’italocanadese Arturo Gatti di tre indimenticabili, dolorosi incontri, la INQUADRA IL CODICE QR celebre “trilogia CON IL TELEFONINO PER VISUALIZZARE IL epica”. Candidato a 7 CONTRIBUTO VIDEO SUL FILM premi Oscar e vincitore con gli attori non protagonisti Christian Bale e Melissa Leo. % * Il documentario è visibile in rete: www.snagfilms.com/films/title/high_on_ crack_street_lost_lives_in_lowell/ Asfaltista dal gancio sinistro micidiale, incassatore tanto nella vita quanto sul ring: la parabola del “combattente irlandese” marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 27 COVER Eastwood, Swank e Freeman: Million Dollar Baby. A destra Robert De Niro in Toro scatenato CAVALIERI SOLITARI DALLA MITOLOGIA DELLA FRONTIERA ALL’ISOLAMENTO DEL PUGILE: SAGA INESAURIBILE DELL’IMMAGINARIO AMERICANO DI ALBERTO BARBERA CI DICIAMO DA SEMPRE che il western – per i motivi ben noti - è il genere americano per eccellenza. Ha dato forma e sostanza alla mitologia della frontiera che rappresenta, per l’identità statunitense, il mito fondatore, almeno sino a quando non è stato soppiantato da altri (o non si è ripresentato sotto mentite spoglie: quelle della SF, per esempio, trasferendo nello spazio interstellare frontiere che non erano più tali). Sappiamo anche che, nel grande serbatoio del cinema sportivo, il filone dedicato alla boxe è, da sempre, quello più frequentato. Una longevità, unita a un persistente successo popolare, che si spiega con la capacità di dar corpo – letteralmente – all’altro 28 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 mito inesauribile dell’immaginario americano: la lotta solitaria dell’individuo per la conquista del successo, in un ambiente risolutamente The Fighter si distingue perché mette in scena l’ascesa di uno e il fallimento dell’altro ostile, a prezzo (non di rado) della sua stessa esistenza. E’ l’essenza dei capisaldi del genere: da Stasera ho vinto anch’io di Robert Wise a Il grande campione di Mark Robson, sino alla fortunata serie di Rocky. Solo sul ring, il pugile dà vita, nella sua forma più estrema, alla rappresentazione del singolo che affida il suo destino alle doti primarie che possiede. I pugni, la forza fisica con cui tenta di prevalere su quella di un avversario, solitario al pari di lui e specchio delle sue stesse ansie e ambizioni. Su questa struttura di base, s’innestano i conflitti che di volta in volta gli conferiscono sostanza: il sogno del riscatto dall’emarginazione etnica o sociale (Il messicano di John marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 29 COVER Sturges); il contrasto con membri della famiglia (padri e madri, mogli o amanti che siano: un titolo per tutti, Anima e corpo di Robert Rossen); il dramma di un ambiente irrimediabilmente corrotto, non di rado colluso con i gangster e la mafia (L’uomo di bronzo di Michael Curtiz). Ma anche, e soprattutto, l’inevitabile caduta che segna la fine della carriera, la vulnerabilità crescente che procede di pari passo con la progressiva decadenza fisica. L’archi-trama del genere (quella che i semiologi chiamano il master plot) rimanda al semplice apologo che dall’ascesa conduce alla caduta del pugile. La si trova, esemplificata in maniera magistrale, nel capolavoro del genere, Toro scatenato di Martin Scorsese, o nell’altrettanto straordinario Million Dollar Baby di Clint Eastwood. I capitoli della parabola narrativa sono stati variamente enumerati (incluse le possibili varianti): la scoperta del talento, la rottura con il microcosmo di provenienza, la conferma delle prime 30 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 Sylvester Stallone è Rocky. In basso una scena di The Fighter vittorie, il sodalizio con un manager che si occuperà della sua carriera, la dissolutezza indotta dal facile arricchimento, la prima inattesa sconfitta, la seconda (e ultima) chance che spalanca le porte del successo. Infine, l’epilogo, che può essere positivo, ma più spesso conclude drammaticamente la carriera del combattente. Per questo, il film pugilistico non può che essere drammatico (salvo rare eccezioni, come Il boxeur e la ballerina di Stanley Donen). Ed è pur vero che nessun film mette in scena tutti i singoli momenti narrativi, scegliendo piuttosto di privilegiare l’uno o l’altro. Città amara dì John Huston, ad esempio, non è che una lunga, monotematica variazione di sconfitte, una patetica elegia sul tema del fallimento. The Fighter si distingue dai precedenti per una singolare caratteristica: sdoppia il protagonista e mette in scena - contestualmente l’ascesa di un pugile (la giovane promessa, interpretata da Mike Wahlberg) e il suo fallimento (il fratello maggiore, un tempo orgoglio di Lowell, ora smarrito nella droga). Notevole nel restituire l’autenticità di un ambiente decaduto e la decomposizione del sogno americano, si avvale di una storia a lieto fine ancorché “vera”, evocando la funzione salvifica attribuita al pugilato da un classico come Lassù qualcuno mi ama di Robert Wise. Ma qui le ombre prevalgono sulla luce, come se il disincantato del presente non potesse non prevalere su di un passato che sopravvive solo in forma di nostalgia. % fantapolitica Grande cast, scambi d’identità, sicari misteriosi e spie venute dall’est: si chiama Unknown, ma è Hitchcock di stanza a Berlino di Valentina Martelli 32 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 Schianto spettacolare. In apertura Liam Neeson e January Jones in Unknown – Senza identità TERRORISMO INTERNAZIONALE, fame nel mondo, organismi geneticamente modificati. Ci sono tutti gli elementi del thriller politico in Unknown, il film del regista spagnolo Jaume Collet-Serra. E se la storia inizialmente potrebbe sembrare scontata – chissà come mai gli americani che arrivano in Europa si trovano immancabilmente coinvolti in complicati complotti internazionali – il tocco hitchcockiano rende la vicenda sofisticamente intricata ed elegantemente fatale. Il tutto grazie all’accurata scelta del cast. A partire dalle due protagoniste, Diane Kruger e January Jones (Mad Men). Illegale sopravissuta bosniaca, la prima. Femme fatale vagamente “gracekelliana”, la seconda. Poi naturalmente c’è Liam Neeson, nel ruolo del Dottor Martin Harris che, dopo un incidente in taxi (a guidarlo è Gina, Diane Kruger), si risveglia dal coma per scoprire che la sua identità è La vicenda era ambientata a Parigi nel testo originale marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 33 fantapolitica stata rubata. Il tutto in una gelida Berlino sede della conferenza mondiale sulle biotecnologie alla quale il dottor Martin e la moglie Elisabeth (January Jones) dovrebbero partecipare. La questione a quel punto diventa: come dimostrare di essere qualcuno quando qualcun altro sostiene di essere te? Senza documenti, senza amici, senza neppure una moglie in grado di riconoscerti e mentre vieni inseguito da un sicario. Il film, tratto dal libro di Didier van Cauwelaert, sposta a Berlino la storia originariamente ambientata a Parigi. “Essendo il protagonista in fuga, lo abbiamo voluto seguire in tutta la città girando, durante i quarantotto giorni di riprese, in quaranta location diverse”, ha raccontato il regista Collet-Serra. “Da quella che era Berlino Ovest e Berlino Est dove abbiamo deciso di collocare l’appartamento di Gina, con la quale Martin instaura una relazione particolare”. Ed è lì, dove la storia potrebbe diventare scontata, che Unknown invece inizia a diventare interessante. “Ho insistito perché tra i due non ci fosse né passione e neppure amore - ci ha spiegato infatti Diane Kruger - altrimenti sarebbe stato un cliché. La giovane emigrata che cade tra le braccia dell’uomo più grande. Una cosa che si vede normalmente ad Hollywood”. Il ruolo interpretato dalla Kruger, che con Inglourious Basterds di Quentin Tarantino ha dimostrato di non essere solo un’attrice che la camera da presa ama, è invece più complicato, anche fisicamente. “Fino a un paio di anni fa la parte che mi sarebbe stata offerta, in questo film, era quella di Elisabeth. Interpretare Gina, invece è stata una bella scommessa. E’ un ruolo complesso e soprattutto quasi maschile”. La Kruger, che sarà Maria Antonietta, nell’adattamento del romanzo di Chantal Thomas Farewell, My Queen aggiunge anche: “Spesso preferisco recitare in film europei. In America i buoni ruoli per le donne sono davvero pochi”. Da parte sua, invece January Jones, ringrazia. L’attrice che sarebbe sicuramente piaciuta ad Hitchcock impersona perfettamente la bella ed imperturbabile moglie. Una vera femme fatale. “Femmina certamente lo sono – scherza infatti January – e mai come in questo caso anche fatale”. Prossimamente sarà possibile vederla nel ruolo di Emma Frost nel nuovo attesissimo capitolo di X-Men: First Class. Accanto al terzetto infine altri due attori inossidabili, lo svizzero Bruno Ganz e l’americano Frank Langella. Uno di fronte all’altro nella scena che svela il complotto nel complotto. % LIAM SCONOSCIUTO “Farò l’action hero fino a che non avrò compiuto sessant’anni. Ossia l’anno prossimo”, dice Neeson. Che modella muscoli e memoria per Collet-Serra Pensando ad un action hero, quello di Liam Neeson non e’ il primo nome che balza alla mente. L’attore irlandese è conosciuto e apprezzato per ruoli più “intellettuali” che “fisici”. E’ una piacevole sorpresa quindi quella che ci riserva in Unknown, dove al consueto aplomb britannico unisce scene d’azione che hanno richiesto un discreto allenamento. “Sa qual è una delle ragioni per le quali me ne sono andato da Los Angeles?”, ci racconta sorseggiando una tazza di tè. “E’ questa ossessione con la forma fisica. Non ero più in grado di assistere a conversazioni dove l’argomento principale era il tempo trascorso in palestra”. Poi aggiunge, con voce falsata e fingendo una conversazione a due: 34 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 “Oggi ho passato tre ore in sala pesi. Io invece tre ore e quindici minuti e poi ho mangiato quella deliziosa insalata di crescione.” Ridiamo. Così per tenersi in forma continua a tirare di boxe? Poco. Però le racconto un episodio che mi è stato utile per prepararmi a questo ruolo. Quando avevo 16 anni, dopo aver vinto un incontro, ho sofferto di una temporanea perdita di memoria. Si è trattato di pochi minuti, ma la sensazione di smarrimento, il non capire di cosa la gente mi parlava o in che lingua… ecco, quello è lo stesso che prova Martin Harris, il protagonista del film. La scelta di questo ruolo, più fisico di quelli ai quali ci ha abituato ci spinge a chiederle se questa è una nuova fase della sua carriera. Certo, farò l’action hero fino a che non avrò compiuto sessant’anni. Ossia l’anno prossimo. E poi? Poi ci saranno solo commedie inglesi e infinite tazze di tè. V.M. esclusivo Cose dell’ Abatantuono, Mastandrea e la Lodovini di Treviso non ha voluto nella sua città: di Marina Sanna 36 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 altro mondo per il nuovo film di Francesco Patierno. Che il sindaco il regista napoletano ci svela in anteprima perché marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 37 esclusivo 38 UN ESORDIO FULMINANTE, Pater familias, nel 2002, sull’infernale hinterland napoletano, poi un secondo, più convenzionale, Il mattino ha l’oro in bocca, ispirato alla storia del conduttore radiofonico Marco Baldini. In mezzo documentari (Zero sulle donne di Bangalore, per citarne uno, un altro in fase di realizzazione), una serie per FoxCrime: Donne assassine, tutti laboratorio e misura del talento di Francesco Patierno, classe ’64, laureato in Architettura. Ora il salto senza paracadute, un plot che sembra fantascienza e invece trae linfa da persone e fatti quotidiani:Cose dell’altro mondo, in fase di montaggio, prodotto dalla Rodeo Drive, distribuzione Medusa, con Diego Abatantuono e Valerio Mastandrea per la prima volta insieme. Che Patierno ha voluto fortemente, tutti gli extracomunitari? Ci ho pensato, era una premessa forte, ma intorno dovevo sviluppare una storia di un’ora e mezza. Poi appunto è arrivata l’illuminazione: lui. Quindi? Come primo step ho contattato l’assessore, in modo spericolato e chiaro, non gli ho nascosto nulla. Gli ho detto: “Ho visto i suoi interventi e vorrei fare un film basato su di lei”. Ha accettato e risposto: “Sì però non mi faccia diventare un pirla”. Sono andato a trovarlo due o tre volte e sempre con il registratore. E sulla base delle nostre chiacchierate ho costruito il profilo del protagonista, interpretato da Diego Abatantuono. Lui lo sa? Diciamo che la vita gli ha riservato altre disavventure. senza fare sconti a nessuno. ”Il terzo film – racconta – è la prova del fuoco. Dovevo realizzarlo senza compromessi o censure”. E così è stato, nonostante lo slittamento delle riprese e della location: da Treviso a Bassano, causa il contenuto ad alto tasso di extracomunitari… Come nasce Cose dell’altro mondo? Da un personaggio conosciuto, di cui non faccio il nome, un assessore che mi aveva colpito per i suoi interventi in televisione. Parlava in modo agghiacciante ma allo stesso tempo faceva ridere. Ossia? Frasi fatte, involontariamente comiche, sull’integrazione, per fare un esempio. Un personaggio politico noto? Non di primo piano, importante nel Nord Italia. Decaduto, incredibilmente dopo il film. E la storia? C’era un’idea, che mi aveva proposto Marco Valsania, il mio produttore: che cosa accadrebbe se un giorno sparissero “A due settimane dall’inizio delle riprese, rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 Il regista Francesco Patierno. In alto Elio Germano nel Mattino ha l’oro in bocca e una scena di Pater familias La sceneggiatura è firmata anche da Diego De Silva e Giovanna Koch. In che percentuale? In parti uguali. Ognuno ha il 33%. Da tempo volevo scrivere con Diego De Silva, che è anche un amico. Dopo aver fatto tutto da solo, ho capito che per crescere c’era bisogno di uno sceneggiatore e ho trovato la risposta in Giovanna Koch. Un regista, ma anche uno scrittore come De Silva, si pongono in maniera emotiva rispetto alla storia, mentre lo sceneggiatore, almeno dal mio punto di vista, non perde tempo. Chi è Abantuono? Si chiama Mariso Golfetto, ha una fabbrica, possiede una rete televisiva, è probabilmente di origini lombarde ma vive in Veneto da trent’anni perché è sposato con una veneta. In Veneto dove? All’inizio la location era Treviso, poi dopo aver fatto i sopralluoghi, parlato con il comune, che informalmente ci aveva dato via libera, si è ribaltato tutto. Gentilini, pro sindaco, è stato molto disponibile, non era interessato alle possibili conseguenze che il film poteva suscitare. A due settimane dall’inizio delle riprese, alla seduta definitiva, il sindaco Gobbo ci ha invece informato che non ci avrebbe concesso i permessi. Nel congedarci ci ha raccontato una barzelletta: “Davanti alla lampada di Con gli sceneggiatori siamo andati a vedere con i nostri occhi. E devo dire che siamo rimasti spiazzati rispetto alle informazioni che arrivano dai media. Ci siamo domandati soprattutto una cosa, che poi è la premessa fondamentale: che cosa significa accettare lo straniero? La nostra impressione è che se non disturba, se si veste, parla e mangia come noi, allora è integrato. Comprendere e accettare la loro cultura è altro. Come si legano gli “stranieri” ad Abatantuono e Mastandrea? E’ un film corale. Mastandrea è un poliziotto, non vive lì ma ci è stato a lungo, ha la madre a Treviso e l’ex fidanzata, Valentina Lodovini, che fa la maestra in una scuola ad alto tasso di extracomunitari. Non posso raccontare altro… Però che interagisce con Abatantuono si può dire? Sì, tutti e tre entrano in contatto per ragioni diverse. Aggiungo che Mastandrea è romano a metà, un po’ come me che ho un padre napoletano e mia madre di Treviso. La fantascienza non c’entra? Non ci sono alieni che fanno sparire gli extracomunitari? No. Anzi il film ha una messa in scena realistica. L’unico evento surreale è la sparizione ma l’impianto è verosimile. Gobbo ci ha informato che non ci avrebbe concesso i permessi” Aladino ci sono un napoletano, un extra comunitario e il Sindaco di Treviso. Arriva il primo che chiede di poter tornare a casa e via, eccolo esaudito, il secondo esprime una cosa analoga. Poi arriva il sindaco, che dice: “Aladino, offrimi uno spritz, di desideri ne ho già soddisfatti due”. La vostra reazione? E’ stato uno shock, non avevamo la possibilità di rimandare le riprese perché i contratti con gli attori erano chiusi. La troupe è stata eccezionale, sono stati flessibili e comprensivi. Siamo risaliti in macchina per vedere se nel raggio di 50 km c’erano altre location adatte. Ne abbiamo viste cinque, poi abbiamo trovato Bassano: perfetta, un set cinematografico poco dispersivo. E un sindaco disponibilissimo, in due giorni ci ha dato tutti i permessi. Leghista anche lui? No, di una lista civica di centrosinistra. Ma non vuol dire, ad Asolo avevamo trovato un vicesindaco molto gentile. Perché il sindaco di Treviso non vi ha dato i permessi? Il bandolo della matassa è il contenuto, che viene trattato in maniera scorretta da tutti punti di vista. Il film non è focalizzato sugli extracomunitari che spariscono improvvisamente in massa. Pone invece una domanda: chi siamo noi senza di loro, oggi? E’ una riflessione sull’integrazione, che a sua volta è un concetto ancora vago. Anche se Treviso è una delle città più integrate, almeno apparentemente… Da questo punto di vista il Nord Est è un laboratorio, anche ideale, nel senso che funziona e bene. Dal punto di vista economico? Anche da quello dell’integrazione. C’è una percentuale di extracomunitari altissima, addirittura del 12 %. Non è grottesco né surreale. Lo definiresti quindi? Una commedia di costume. Con una bella dose di cattiveria, come si facevano una volta. L’uomo di colore non è nero: è negro. C’è un linguaggio smaccato, parecchio cinismo. Sono appassionato di Maurizio Donadoni in un finto manifesto del film. Sopra una scena esclusivo Patierno sul set con Valerio Mastandrea serie tv, soprattutto americane, mi piace la costruzione delle tipologie di personaggi, sono abituati a non caratterizzarli mai in modo assoluto, ognuno ha lati positivi e negativi allo stesso tempo. Ho cercato di seguire questo esempio, di dare più possibilità ai miei protagonisti e allo spettatore. Abatantuono è meglio di quello che sembra? A me è simpatico. Anche quello a cui mi sono ispirato lo era, nonostante dicesse cose tremende. Da dove viene il titolo? All’inizio era: “Si può vivere senza kebab?”. Non eravamo convinti. Abbiamo fatto una specie di gara, come fa Moretti in Aprile con il nome del figlio: ottavi di finale, quarti di finale. E alla fine ha vinto questo. Zalone porta a casa oltre 40 milioni, Albanese più di 10 in due settimane. Trend straordinario per il nostro cinema che fa riflettere, non solo per gli incassi. E’ tornata di moda la commedia, anche se Verdone dice che c’è ancora diffidenza verso questo genere? Zalone, di cui ho visto solo il primo, Cado dalle nubi, mi diverte molto. E Qualunquemente di Albanese mi è piaciuto tanto. Il loro successo mi fa grande piacere: può solo fare del bene anche a noi. La gente sta tornando a vedere i film italiani, le classifiche degli ultimi due anni parlano chiaro. Quindi anche una storia diversa può essere vista con meno diffidenza. A proposito di commedie, Signore e signori vinse il Grand Prix a Cannes, non scordiamocelo. Cose dell’altro mondo sarà pronto per allora. Ti piacerebbe andare a Cannes? Dimmi il nome di un regista che non vorrebbe andarci. Ci sono tre festival importanti: Cannes, Berlino e Venezia. A Berlino sono stato con Pater familias, a Venezia con il mio primo corto, Quel giorno, nel ’96. Non resta che Cannes… Sono fatalista. Vedremo. Nel frattempo hai scritto anche il tuo primo romanzo… E’ un noir ispirato a una storia vera. Si intitola Il giostraio. Mi aveva colpito la vicenda di un siciliano che suo malgrado era diventato il factotum di un boss mafioso pericoloso e conosciuto. Sono riuscito a contattare il magistrato che aveva seguito il caso di quest’uomo, diventato poi collaboratore di giustizia, mi ha fatto consultare le carte e aiutato. Partendo da qui, ho inventato un intreccio molto realistico. Che potrebbe diventare un film? Sì, anche se è nato solo per il piacere di scrivere un libro. % “Per il protagonista, interpretato da Diego Abatantuono, mi sono ispirato a un personaggio politico lombardo” 40 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 MEDUSA FILM PRESENTA HA SOLO 72 ORE PER RIPRENDERSI LA SUA VITA animazione Per un pugno Nani da giardino in salsa shakespeariana e il camaleonte Rango: quando il 42 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 dignom i cartoon si fa piccolo per giganteggiare di Valentina Neri marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 43 animazione PICCOLO UGUALE INSIGNIFICANTE. Quante volte avrete sentito o detto questa frase? Da oggi cancellatela, perché sta per essere sbugiardata da un manipolo di creature minute al punto da stare nel palmo di una mano. In sala arrivano gli gnomi da giardino di Gnomeo e Giulietta e il camaleonte Rango che a vestire i panni delle comparse non ci pensano nemmeno: sono le star degli omonimi film d’animazione che Touchstone e Universal distribuiscono questo mese e che si distinguono proprio per l’originalità nella scelta dei protagonisti. A cominciare dagli gnomi: era dai tempi de Il favoloso mondo di Amelie che non si dava tanta importanza agli omini col cappellino a punta. Nella pellicola, che esce in stereoscopia con la regia di 3 Kelly Asbury (Shrek 2), gli gnomi vestono addirittura i panni di Montecchi e Capuleti, cioè di due delle famiglie più famose della letteratura mondiale. Primo cartoon Touchstone dai tempi di Nightmare Before Christmas (1993), Gnomeo e Giulietta è un’attualizzazione del dramma scritto da Shakespeare che da Verona, teatro d’azione della tragedia, si è trasferito nei giardini di due 2 1. Gnomeo 2. Juliet 3. Nanette 4. Lady Bluebery 5. Featherstone 44 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 villette confinanti negli USA. Qui vivono in eterno contrasto gli gnomi dal cappello rosso e quelli dal copricapo blu, e tra 1 questi i due giovani innamorati Gnomeo e Giulietta. Tra sfide ninja e depistaggi per gli umani (ignari di quel che succede nelle aiuole fuori casa) i piccoli protagonisti si cimentano in un’impresa non da poco, quella di trasformare la più grande tragedia d’amore di tutti i tempi in una spassosa commedia in CGI con un cast di doppiatori di tutto rispetto (James McAvoy è Gnomeo, Emily Blunt è Giulietta, ma ci sono anche Ozzy Osbourne, Michael Caine, Maggie Smith e Patrick Stewart, il capitano Picard di Star Trek nei panni del Bardo!) e può vantare una colonna sonora che include stelle come Nelly Furtado e Sir Elton John, anche 4 produttore esecutivo del film. E se i nani da giardino si divertono con i classici del teatro, un camaleonte in crisi d’identità è pronto a dare una raddrizzata al vecchio Far West. Si tratta di Rango, singolare rettile con la passione per le camicie hawaiane, che diventa eroe di Dirt, malconcia cittadina degli Usa dell’800. Qui, da insicuro, Rango si trasforma in Sheriffo e si dedica a ripulire la città. Ma le buone intenzioni non bastano a trasformarlo in un novello Clint Eastwood e il camaleonte è destinato ad un lungo training prima di poter davvero controllare le strade di Dirt. Diretto da Gore Verbinski, regista della trilogia dei Pirati dei Caraibi, Rango deve molto al doppiatore protagonista, il trasformista Johnny Depp, perfetto nei panni dello stralunato esserino. Realizzato in CGI dalla Industrial Light & Magic, la compagnia di effetti speciali di George Lucas che non produceva un cartoon in casa da 35 anni, il film vanta altri noti attori nel cast come Isla Fisher e Alfred Molina, che insieme a Depp hanno doppiato in una sala con costumi dell’epoca e set del Far West. L’idea è venuta a Verbinski, che ha scherzosamente soprannominato questa tecnica “Emotion Capture”. % 5 NON ABBIAMO SUPERPOTERI MA POSSIAMO PRENDERTI A CALCI DAL 1° APRILE AL CINEMA WWW.KICKASSILFILM.IT TRATTO DAL FUMETTO KICK-ASS EDIEDIZIONI PANI PPANANANIINI COMI COMICCSS COLONNA SONORA DISPONIBILE SU CD DOWNLOAD E DOWNLO LOOADD DDIIGITALALIALI UUNININ VVEEERSAL RSR AL MUSIC Amici, che Arriva in sala il prequel della commedia cult di Monicelli. Ambientata nel ‘400, con Placido, De Sica, Ghini e Panariello di Marina Sanna 2 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo gennaio-febbraio 2011 kolossal I nuovi Amici miei: Placido, De Sica, Ghini, Panariello e Hendel nel '400 C’ERANO UNA VOLTA l’ironia graffiante di Philippe Noiret, la cattiveria di Ugo Tognazzi, l’ingenuità di Gastone Moschin e l’astuzia del dottore Adolfo Celi. Era il 1975 e quel formidabile quartetto (Duilio Del Prete, Celi si aggiungeva cammin facendo) era protagonista di un altrettanto film culto diretto da Mario Monicelli. A distanza di 36 anni arriva in sala (16 marzo, distribuzione Filmauro) Amici miei... come tutto ebbe inizio, la commedia firmata da Neri Parenti e ambientata nel 1490, prequel dell’originale di Monicelli. I nuovi personaggi hanno le facce di Michele Placido, Christian De Sica, Giorgio Panariello, Massimo Ghini e Paolo Hendel. “Lo scenografo Francesco Frigeri – dice Neri Parenti – ha fatto un lavoro incredibile: è riuscito a restituire le atmosfere rinascimentali della corte di Lorenzo il Magnifico”. Ma la sfida (e il tranello) di una storia in costume era in primis la ricostruzione: “Non abbiamo trascurato nessun particolare” racconta Luigi De Laurentiis, produttore con il padre Aurelio. “Dalla prospettiva di ogni ambiente alla luce per la fotografia. Fare un film così oggi è un’esperienza incredibile. Solo un esempio: sono state realizzate oltre 700 paia di scarpe d’epoca per personaggi primari e secondari”. A questo progetto Parenti ci stava pensando da un pezzo, dal ’96 quando gli sceneggiatori Leo Benvenuti e Piero De Bernardi (entrambi scomparsi), con cui stava girando Fantozzi - il ritorno, ebbero l’idea di fare un prequel di Amici miei. “Lo spirito che li lega - prosegue Parenti - è la cattiveria del gruppo, che qui è ancora più spiccata”. In una delle scene clou i cinque bricconi infatti stanno per mettere a segno un altro dei loro goliardici scherzi. Alla vittima prescelta, uno spilorcio insopportabile, fanno credere che nella cantina ci sia un tesoro. Lo scopo è procurare a Manfredo (Ghini), nobile spiantato sempre pieno di debiti (come Tognazzi nell’originale), una lussuosa dimora per lui e famiglia. I numeri del prequel sono da capogiro: più di 6 mesi di lavoro e oltre 3500 comparse per costruire il set, di cui solo 1000 per girare a Pistoia la partita di calcio storico fiorentino, 50 controfigure acrobatiche hanno garantito le scene stunt a piedi e cavallo (vedi il Corteo Papale). Ogni giorno all’opera 110 persone tra elettricisti, macchinisti, attrezzisti, fonici, assistenti alla regia, truccatori, parrucchieri, costumisti e sarte e assistenti alla scenografia,effetti speciali, cavallerizzi. Insomma, un’impresa davvero colossale. % gennaio-febbraio 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 3 intervista 48 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 Scorrerà latte “Il confine tra trucco e truffa è impercettibile”, dice Andrea Molaioli. Che dal crac Parmalat ha tratto un Gioiellino: anzi, “un groviera” thriller di Federico Pontiggia “ALTRO CHE GIOIELLINO, era un fetta di formaggio coi buchi”: Leda nella finzione, Parmalat (e non solo) nella realtà. Dopo La ragazza del lago, Andrea Molaioli va alla guerra dei latticini: con Remo Girone, alias Amanzio Rastelli (Callisto Tanzi), Toni Servillo, ovvero Ernesto Botta / Fausto Tonna, e “la ragazza del latte” Sarah Felberbaum, la sua opera seconda segue le orme del più grande crac europeo. Partiamo dal titolo, Il gioiellino. Una chicca, una cosa bella e piccola, con tutti i requisiti per essere prestigiosa. Ma l’abuso del termine ne stravolge il significato: gioiellino si usa per tutto, anche per qualcosa di appena decente. Nello specifico? E’ la definizione che il proprietario dà dell’azienda: anziché una grande fetta di formaggio coi buchi, è un gioiellino, un marchio prestigioso foraggiato dal sistema, anche mediatico, che gli ruota attorno. Ma nella sostanza era priva di valore. Leda o Parmalat? Chi vedrà ci leggerà quel che vuole. Per clamore e maestosità, la vicenda Parmalat ha elementi paradigmatici su quel che è stato, e forse è ancora, un sistema, una dottrina. Non del malaffare, ma di un certo tipo di gestione aziendale che aveva in sé l’esaltazione del trucco: il confine tra trucco e truffa è minimo, impercettibile. Ma Parmalat non è stata la nostra unica fonte di ispirazione. Ovvero? Parmalat ha la particolarità di essere italiana e insieme multinazionale, e ha rappresentato il più grande crac europeo. Ma in ballo ci sono anche altre vicende, come il caso Enron: pur con in mezzo l’oceano e un diverso marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 49 intervista Il regista Andrea Molaioli sul set de Il gioiellino; Sarah Felberbaum; Toni Servillo e Remo Girone; sotto, la guerra dei latticini management, il gioco è il medesimo, ciò che si produce conta poco rispetto ai movimenti finanziari. Una regola globale: se qualcuno la segnalava con diffidenza, si beccava una serie di insulti per esser retrogrado e conservatore, perché la chiave del futuro era la dottrina nordamericana della deregulation totale, l’idea che il mercato stesso facesse le regole. Non potevi contare su un finale a sorpresa: l’epilogo era già scritto. A prescindere dal finale, che non va rivelato, i miei protagonisti non sono feroci: mi interessava raccontare delle figure umane dentro un contesto, partendo dalla documentazione e investigando con la fantasia. Volevo provare a immaginare quelle persone: sono loro il fuoco, viceversa, chi ha subito le conseguenze del crac non esiste nel film, perché rappresentava l’elemento più noto. Dove ti sei messo? Dove solitamente non si sta: in quelle stanze, con quelle persone, senza essere a favore, ma viaggiando con loro. La descrizione più o meno diabolica non la seguo: mi interessa poco da spettatore e ancor meno da regista, perché penso che i cattivi non ce l’abbiano scritto in faccia. Sarebbe fantastico se una volta individuati i cattivi, e loro lo erano, tutti i problemi finissero lì: consolatorio, ma il terreno Parmalat, seppur particolarmente fertile, avido e privo di scrupoli, non esaurisce la questione. “Nella classe dirigente, tra i nostri politici, è difficile trovare dei leader: non c’è abnegazione” 50 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 Rastelli, Botta e gli altri: che gente è? L’elemento di medietà non è trascurabile. Personalmente, ho sempre pensato che l’atteggiamento verso i capitani d’azienda fosse quello di una piccola comunità nei confronti del medico: lui parla, tu non lo contraddici, perché è il verbo, usa un linguaggio fatto di codici e a te manca il glossario minimo. Ma se vedi la coerenza delle affermazioni, se hai un elemento per decodificare e tradurre, allora capisci che se ci sono luminari, geni, c’è pure tanta gente normale, inadeguata e cialtrona. Solo nell’industria? Nella classe dirigente, anche quella politica, è molto difficile individuare dei giganti: senza essere presuntuosi, senza pensarsi al posto loro, perché non mi ci metto mai, ti aspetteresti che per raggiungere quei livelli servissero anni e anni di vita spesi a studiare, tanta abnegazione. Ebbene, non è così. Il crac Parmalat segna la perdita della vergogna. Appartiene allo sviluppo preso dall’Italia, laddove ci si poteva vergognare non solo di rubare ma anche di non sapere, ora c’è lo sberleffo verso chi sa. Hai impiegato male il tempo: mentre tu cercavi di sapere, io stavo qui a farmi ricco. Ottimista. E’ l’aspetto più evidente ed eclatante perché arrogante e cafone, ma il Paese non è solo questo: lo penso, e lo spero. E’ un Gioiellino misogino? Certo, perché la realtà che inquadra è fortemente maschilista: le donne possono fare le segretarie, non altro. Sul tema, in Italia siamo all’avanguardia, anzi, alla retroguardia: anche prima dei casi di cronaca attuali, la raffigurazione più presente, se non mignottesca, è di una donna gioiellino, da portare addosso. % ritratti S Sul finire del muto, quando dal Texas approda giovanissima a Hollywood, la prima immagine di Joan Crawford è quella della “flapper” dalla vitalità scatenata e plebea, la frivola ballerina dell’età del jazz disposta a tutto pur di sfondare. Anche a sottomettersi alle regole ferree della Metro Goldwyn Mayer, che nel giro di qualche anno fa di lei il perfetto prodotto dello Studio System. Se il trucco sottolinea i grandi occhi lucenti e allarga la linea della bocca, il geniale Adrian, lo stilista principe della major, accentua nei suoi abiti l’impronta mascolina, mette in rilievo le spalle quadrate, segnando la moda di un’epoca. Nessuna più di lei incarna in questo periodo l’icona del divismo in cui l’apparenza sostituisce la Joan Crawford con Clark Gable. In alto ne Il romanzo di Mildred realtà, l’artificio sta al posto dell’emozione: “Non esco mai se non nei panni di Joan Crawford, la diva. Se volete vedere la ragazza della porta accanto, andate a bussare alla porta accanto”. Sono decine e decine i film degli anni trenta in cui, dattilografa, commessa, pupa del gangster, figlia del cuoco, è accanto a Wallace Beery (Grand Hotel), Clark Gable (L’amante, Incatenata, La donna è mobile, Amore in corsa), Robert Montgomery (Non più signore), Franchot Tone (Troppo amata), Spencer Tracy (La donna che voglio), prima di entrare a far parte del cast tutto al femminile di Donne (1939), la maliziosa commedia di un George Cukor in gran forma, più perfido che INEFFABILE JOAN “Se volete la ragazza della porta accanto, andate a bussare alla porta accanto”, diceva la Crawford. E Truffaut su Johnny Guitar: “Irreale come il fantasma di se stessa” di Orio Caldiron 52 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 Il passaggio dalla Metro Jean Harlow in posa. destra in una scena allaAdiWarner fu Personal Property. Pagina seguente: l'attrice con Clark inaugurato dal Gable e John Boles Romanzo di Mildred di Michael Curtiz, che le valse l’Oscar di Orio Caldiron mai. Crystal, la rubamariti che lancia sguardi melliflui da dietro il banco dei profumi, sembra già un personaggio del “woman’s film” del decennio successivo. Il passaggio dalla Metro alla Warner contrassegna la nuova stagione dell’attrice inaugurata da Il romanzo di Mildred (1945) di Michael Curtiz, il capolavoro che le valse l’Oscar per il memorabile ritratto della madre in carriera ossessionata dalla volontà di assicurare alla figlia una vita migliore. Sulla stessa lunghezza d’onda negli anni seguenti un piccolo gruppo di film tra mélo e noir – da Perdutamente (1946) di Jean Negulesco a Anime in delirio (1947) di Curtis Bernhardt, da L’amante immortale (1947) di Otto Preminger a Viale Flamingo (1949) di Curtiz – disegna con rinnovata energia l’identikit grintoso e contraddittorio della donna cinica e romantica, vulnerabile e pericolosa, intraprendente e moderna che rivendica il proprio diritto alla felicità. Ancora un’eroina combattiva nell’universo maschile del western in Johnny Guitar (1954), il melodramma fiammeggiante di Nicholas Ray in cui “sembra irreale come il fantasma di se stessa. La bellezza ha invaso i suoi occhi, i suoi muscoli, il suo volto. Volontà di ferro, viso d’acciaio. La sua recitazione contratta, tesa, spinta fino al parossismo, costituisce, essa sola, uno spettacolo” (François Truffaut). Negli anni sessanta Che fine ha fatto Baby Jane? (1962) di Robert Aldrich lo scenario claustrofobico, in cui si misura con un altro mostro sacro come Bette Davis, anima il cupo teatro della crudeltà di una sorta di film postumo. Si salva solo perché il match all’ultimo sangue con la rivale di sempre strizza l’occhio agli splendori e alle miserie dell’età d’oro del divismo hollywoodiano. % marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 53 OTTIMO BUONO SUFFICIENTE MEDIOCRE SCARSO Tournée Società dello spettacolo e miracolo dell’osceno: tra memoria e spleen, riesce il tour di Mathieu Amalric i film del mese in uscita “Le grida della strada / i passanti i negozi / dove come in un insulto / ti vai a rispecchiare / tra gioielli da poco / e biancheria da niente / ombre / in occhi di donna / che ti vedono passare / tutti questi rumori / dentro i quali ti immergi / nei quali ti esilio / per amarti 54 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 Regia Con Genere Distr. Durata da lontano / in un gioco sottile / questi trucchi un po’ pazzi / tutto questo è il tuo stile”. Non sappiamo se Mathieu Amalric abbia mai sentito il compianto Leo Ferré, comunque, deve averlo fatto il suo nuovo film, Tournée, Mathieu Amalric M. Amalric, M. Colclasure Drammatico, Colore Nomad Film Distribution 111’ con cui torna alla regia otto anni e quattro corti dopo La chose publique. Miranda Colclasure. A sinistra una scena del film marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 55 i film del mese C’è davvero il suo stile e la sua poetica in quei versi, a partire dai gioielli da poco e la biancheria da niente delle protagoniste, ballerine di Burlesque americane in tour europeo: mature e consunte, fragili e volgari, sono loro le muse per il ritorno sulla scena in grande stile dell’impresario Joachim, con le rughe in libera uscita e gli occhi che ne hanno viste troppe dello stesso Amalric. Premiato per la regia e dai critici all’ultimo festival di Cannes, Tournée è il film fesso, destrutturato e balordo che si archivierebbe frettolosamente, viceversa, merita e rimane nelle sue incongruenze, nelle sue aporie, nel suo legarsi per filacci mondani alla tradizione dell’incompiutezza anni ’70, mettendo nel flute il circo di Fellini e la possibilità di un’isola dell’Invenzione di Morel di Emidio Greco, la pausa di senso di Antonioni e il barocco caduco di Visconti. Per alcuni debolezze da mettere al muro e stigmatizzare, le secche di sceneggiatura, le inversioni e involuzioni portate in dote da Joachim, il turbinio iperrealistico di corpi danzanti ma più spesso sfatti, la stasi dei numeri che non tornano mai sono, Mathieu Amalric sul set. In basso un'altra scena del film al contrario, pamphlet da avanspettacolo, critica divulgativa e smodata rispetto alla recidiva, immarcescibile società dello spettacolo. Ma senza sociologismi né Non è cinema raziocinante, ma esistenzialismo prêt-à-porter travestito da Burlesque 56 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 elucubrazioni, perché quello di Amalric non è cinema raziocinante, bensì spleen a buon prezzo, esistenzialismo prêt-à-porter, boheme da bobò senza fissa dimora, in primis quella autoriale: esile la trama, ma centrifugata dal passato che non passa di Joachim, le lusinghe del successo che fu e non sarà più, le ferite familiari infettate dallo showbiz, l’ebbrezza di un bacio rubato, insomma, la versione pervertita e fin troppo immanente del dettato paolino: “Nel mondo, ma non del mondo”. Nuovo? No, vecchio, anzi, usato insicuro, infido, eroso da una recitazione incrinata e rotta come la vita, colta nel suo farsi, ma senza tallonamento neorealistico: viene in mente il cinema sul cinema di Abel Ferrara, Snake Eyes e Blackout su tutti, mentre Amalric tra “il miracolo della scena neorealistico” e”il miracolo dell’osceno americano” sceglie deciso il secondo, facendo del fuoricampo interno il territorio presente-assente del fallimento personale e dell’esilio del cinema dal nostro immaginario contemporaneo. C’è nostalgia, anche compiaciuta, ma non peregrina: i corpi vengono messi a nudo, ma celati, la satira del Burlesque sconfitta da coreografie a tirar via, l’eccesso pastorizzato dalla rievocazione. Forse, la Tournée è quella della memoria, portata e presa in giro, nella certezza della sua estinzione. Giù il sipario. FEDERICO PONTIGGIA % i film del mese Il rito Regia Con Genere Distr. Durata A. Hopkins, C. O’Donoghue Horror, Colore Warner Bros. Italia Il diavolo torna avvolto nelle atmosfere de L’esorcista. Horror asciutto e tragico 112’ “NIENTE PASSATI di piselli che schizzano: lo ammette lo stesso esorcista, Anthony Hopkins, indaffarato fuori Roma a debellare il male che tormenta una ragazza incinta. E niente teste girevoli o passeggiate a quattro zampe, anche se rimangono tragici vaticini, orbite bianche, tentazioni pericolose. Insomma, il diavolo torna al cinema e ricrea lo stesso torbido vapore che nell’inimitabile Esorcista avvolgeva Padre Karras, oggi il diacono Michael Kovac (l’esordiente Colin O’Donoghue), spedito a Roma per partecipare a un corso per apprendisti esorcisti e affiancato a Padre Lucas per la gavetta: con modi bruschi gli aprirà, nel rito, la visione del male. Una sottile linea di confine divide la verità dei fatti - e la serietà del tema - dalla finzione che può trasformare un film in horror 58 in uscita Mikael Håfström rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 vacuo, trionfo di effetti al limite della ripugnanza e così, talvolta, in spettacolo oltraggioso. The Rite si astiene e evita: concentra la sua attenzione sulla verità - si ispira, infatti, a una storia realmente accaduta - e non cede, se non in alcuni momenti topici nella battaglia finale, ai possibili luoghi comuni, perché Mikael Håfström dirige con piglio tragico, creando disagio, Anthony Hopkins è Padre Lucas ombre e freddo come si conviene e contenendo la recitazione di Hopkins. Soprattutto, è una storia in positivo: non solo il male è, almeno temporaneamente, sconfitto, ma la fede del giovane, prima dubbiosa, viene premiata e la sua vocazione salvata. Padre Lucas, che la sa lunga, irascibile e schietto, sul bordo della crisi e del pericolo, mette in guardia il novizio: “Scegliere di non credere al diavolo non ti proteggerà da lui”. Se poi gli esorcismi fanno paura, questa è la realtà: The Rite, pur rimanendo problematico nei temi, cerca di non sconfinare in un immaginario finto, eccessivo, ma nemmeno nascondere che il male, il diavolo, è un avversario sempre pronto a “divorare” come leone ruggente l’umanità (1 Pt. 5, 8), nei più terribili e dolorosi dei modi. Anche nel corpo, oltre che nella mente. Dunque, va combattuto LUCA PELLEGRINI % Beyond La vita facile Amicizia, amore e tradimento: il quadro di un’Italia senza vie di fuga secondo Pellegrini Regia Con Genere Distr. Durata in uscita Melodramma familiare che guarda a Bergman e resta cieco. La August non è il maestro SICCOME SIAMO TUTTI ESULI dal nostro passato – Dostoevskij ha scritto –ci si libera tornando. Così è per la protagonista di Beyond – vincitore alla SIC di Venezia – illusa di rifarsi una vita a partire da una damnatio memoriae che, se rimuove, non sa dimenticare. Basta la telefonata della madre in agonia per riportarla in viaggio, stavolta a ritroso, per un ritorno a casa che vale più di un commiato perché le permetterà di chiudere i conti col passato, riscattarlo e ritrovare se stessa. Tempo, identità e famiglia: nulla di nuovo insomma, non fosse altro che la August guarda e si guarda indietro, un occhio alla Persona di Bergman (di cui è stata attrice) e l’altro al mélo classico, senza però avere l’intensità (e i primi piani) dell’uno, né la furia (e le ecchimosi) dell’altro. La confezione è elegante, l’impianto schematico (scolastica la costruzione per flashback), la recitazione frenetica, la regia scontata. Il risultato è un film che, al netto di vere emozioni, procede a scossoni, azionando ogni volta la manopola della scena straziante, il pianto catartico, l’abbraccio avvolgente. Noomi Rapace resta Lisbeth pure se abbassa la cresta. Meglio la sorellina Ola, che interpreta la protagonista da piccola. GIANLUCA ARNONE % Regia Con Genere Distr. Durata Lucio Pellegrini P. Favino, S. Accorsi Commedia, Colore Medusa 102’ PIEFRANCESCO FAVINO e Stefano Accorsi amici, innamorati della stessa donna, Vittoria Puccini... le reminiscenze mucciniane - se le avete avute - si fermano qui. In La vita facile, Lucio Pellegrini va oltre la storia di amore e tradimento che si può indovinare nella trama e fa dei due protagonisti, Mario e Luca, due facce apparenti dell'Italia. Mario (Favino), medico tangentista in una clinica privata di Roma, pronto a seppellire ogni scrupolo per una “vita facile” da dividere con la moglie, Luca (Accorsi) - altra faccia della medaglia - medico in Africa, anche se, si scopre poi, per senso di colpa. Sarà proprio nel suo villaggio del Kenia che Favino si rifugerà, in fuga dalle inchieste, con il suo carico di meschinità, fingendo di voler cercare “un senso” alla sua vita. E qui lo seguirà la moglie, pronta a tradirlo ancora con Luca. Pellegrini ci racconta, con apparente mano leggera, che l'Italia migliore forse semplicemente non c'è. Che non ci si può fidare di nessuno: mogli, amici, complici. Il film scivola via, con le risate amare provocate dal tangentista Favino, “romano” in trasferta perennemente fuori luogo. E con un paio di colpi di scena ben assestati nel finale. E resta l'interrogativo: che prezzo ha “la vita facile”? MIRIAM MAUTI % in sala Pernilla August Noomi e Ola Rapace Drammatico, Colore Sacher Distribuzione 94’ marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 59 i film del mese Inside Job Regia Genere Distr. Durata Documentario, Colore Sony Pictures Releasing Italia 108’ PODEROSO, serrato e informatissimo documentario sulla bolla finanziaria scoppiata nel 2008 e ancora tragicamente attiva: è il doc-shock Inside Job: chi ci ha rubato il futuro?, diretto da Charles Ferguson e narrato da Matt Damon, già presentato fuori competizione a Cannes 63, passato dall’Extra di Roma e premiato con l’Oscar. Prima inchiesta filmata sulla crisi, parte e chiude sull’Islanda, triste avvisaglia di quel che sarebbe stato globalmente, e in mezzo centra quel che il sequel Wall Street – Il denaro non dorme mai di Oliver Stone ha lasciato in colpevole fuoricampo: sbattuto con le spalle al muro è il gotha finanziario degli States, da Lehman a Goldman Sachs, dall’amministrazione Bush ai lobbisti, passando per il conflitto d’interesse dei vari professoroni di Harvard & Co., pronti, dietro lauto 60 anteprima Charles Ferguson rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 Le mille bolle nere della crisi globale: nel doc-shock di Charles Ferguson, da Oscar compenso, a certificare sana e robusta costituzione economica laddove questa non c’è, vedi Islanda. Che dire, anche l’originale Gordon Gekko, non quello riveduto e corretto 23 anni dopo, tremerebbe di fronte a imprese come quelle dei piani alti di Goldman, che vendevano spazzatura ai propri clienti e poi scommettevano sul loro fallimento... Il regista Charles Ferguson Ma davvero Ferguson non risparmia nessuno: dopo Bush e il suo Hank Paulson, alla sbarra finisce pure Obama, colpevole di non aver intrapreso le necessarie riforme anti-avidità e di aver voluto nella stanza dei bottoni gente come Timothy Geithner e Larry Summers, ovvero i nomi e i cognomi responsabili del crac. Yes They Can, verrebbe da dire, perché questo sporco lavoretto (in dvd con Feltrinelli) pare inarrestabile e indifferente al mutare dei soggetti: che sia il capitalismo 2.0, indifferente a confini, poteri e leggi nazionali? Parrebbe proprio di sì, e per questo il doc ricostruisce la bolla su scala globale (Islanda, Inghilterra, Francia, Singapore e Cina), con ampio dispiego di mezzi tecnici e d’indagine: non è solo cinema, ma un capo d’accusa. Chi avrà il coraggio di indossarlo, alzi gli occhi. O rimanga ignaro per sempre. FEDERICO PONTIGGIA % I ragazzi stanno bene Sorelle mai L’album di famiglia Bellocchio: liquido e struggente, il piccolo film di un grande maestro Regia Con Genere Distr. Durata Marco Bellocchio P. G. Bellocchio, D. Finocchiaro Drammatico, Colore 01Distribution 105’ in uscita Moore e Bening sposano la causa della diversità: ma le nozze sono convenzionali 4 NOMINATION francamente incomprensibili. Meno male che l’Academy non si è lasciata sedurre dalle intenzioni alla base de I ragazzi stanno bene: normalizzare il cinema camp già a partire dalla confezione. Ipso facto, il senso dell’operazione è racchiuso più nella cornice che nel quadro. La Cholodenko non vuole solo regalare la scena a coppie omo-sposate, figli della banca del seme e inseminatori artificiali, ma ripulirla da eccessi, camuffamenti e ricami gay-pride. Fuori Almodovar, dentro una poetica indifferente alla differenza, condotta secondo schemi convenzionali, nel travestimento del queer in soap per famiglie. Scelta che frutta solo uno spot radical-chic nascosto sotto cumuli di ovvietà, bric-à-brac psicologici, tempeste ormonali e crisi di coppia. Anche il cast non giova alla causa: Julianne Moore e Annette Bening sono troppo etero-connotate, i ragazzi - Wasikowska e Hutcherson fanno presenza, e Mark Ruffalo è solo un personaggio irrisolto e un attore continuamente a disagio. Soffre come gli altri di una terrificante afasia di linguaggio, come se la famiglia dove si può dire tutto e dirlo apertamente, finisse per non avere più nulla da dire. E’ in fondo la stessa sindrome di cui è affetto il film. GIANLUCA ARNONE % Regia Con Genere Distr. Durata 62 Lisa Cholodenko Julianne Moore, Annette Bening Commedia, Colore Lucky Red 104’ rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 DIECI ANNI a Bobbio (1999-2008). Tra le mura di una vecchia casa borghese, tre generazioni a confronto. Sei episodi: fasi dello sfibrarsi lento di un mondo antico, abbarbicato sulle valli del Monte Penice, aggrappato alle sue tradizioni. Epifanie e feste, volti di ieri e simboli fatti nuovi. Un pezzo del paese di cui resta poco, mentre il resto scorre nella liquidità di denari, legami: l’acqua è l’elemento di questo Buddenbrook all’emiliana che Bellocchio ha realizzato con i corsisti di “Fare Cinema” e una manciata di bravissimi interpreti familiari (ottimi sono anche la Finocchiaro e Schicchi Gabrieli). Un affresco di equilibri incerti, di mestiere e improvvisazione, estivo e notturno, leggero e struggente. Crepuscolare, sospeso tra passato (se la realtà non basta a “fare memoria”, è il cinema, gli inserti da I pugni in tasca, a rievocare sensazioni perdute) e presente (notevole l’uso del digitale nel dare corpo, grana e colore al tramonto delle illusioni, al momento del raccoglimento). Personale più che biografico, intessuto dei temi cari al regista: la maternità, la religione, il confronto con le proprie radici, il rapporto tra arte e vita. Non un’opera minore, ma il piccolo film di un grande maestro. GIANLUCA ARNONE % in sala Il gioiellino Regia Con Genere Distr. Durata in sala Andrea Molaioli Remo Girone, Toni Servillo Drammatico, Colore Bim Oltre il crac Parmalat, per decrittare l’Industria Oggi: l’ambizione (frustrata) di Andrea Molaioli 110’ NON C’È LA PARMALAT, eppure c’é. C’è Callisto Tanzi, alias Amanzio Rastelli (Remo Girone), e c’è Fausto Tonna, ovvero Ernesto Botta (Toni Servillo), ma c’è di più: Il gioiellino ha l’ambizione di andare oltre i nomi e cognomi del crac per provare a descrivere, se non decrittare, l’ambiente antropico e il sistema industriale tutto. Tentativo riuscito? Andrea Molaioli stringe sui protagonisti, anche stilisticamente: i primi piani abbondano, le scene d’interni imperano e - sebbene le ottime prove di Girone, Sarah Felberbaum (Laura) e, più dietro, Servillo - il rischio fiction tv tracima. Insieme, il regista evade dal campo medio su latticini & casini per evocare quello lungo, paradigmatico sull’Industria Oggi, senza indicazioni geografiche tipiche, tanto da sconfinare in Russia, dove si consuma la scena migliore, ad alto voltaggio simbolico, con Rastelli che fatica a muoversi nella neve, ma rifiuta l’aiuto. In mezzo i conti non tornano: se la sostanziale ellissi sulle evidenze tecniche del tracollo è comprensibile, lo schema attanziale e il registro naturalistico appiattiscono narrazione e rappresentazione, cui fanno cattivo INQUADRA IL CODICE QR CON IL TELEFONINO PER VISUALIZZARE IL CONTRIBUTO VIDEO SUL FILM soccorso enfasi – la “pietra magica” donata da Laura all’amante Ernesto – e soprattutto l’incongrua, seppur storicamente documentata, visita di Rastelli e figlio a Berlusconi, con la Bibbia di legno in bella mostra e la sensazione forte del corpo estraneo. Ben musicato da Theo Teardo, fotografato da Luca Bigazzi senza infamia né lode, Il gioiellino conserva più di una traccia dell’ambizione che fu, ma - complice una sceneggiatura traballante, se non ignava - il precipitato su schermo riesce solo a rifuggire dal manicheismo, non a trovare un ubi consistam poetico e ideologico, eccetto per l’inquietante finale sui titoli di coda. Il sequel di Wall Street insegna: non è tempo per film sulla crisi, perché, se il focus rimane su volti privati ridotti ad attanti, il chiaroscuro cala sulle dinamiche, il buio sulle esternalità negative. E anche un gioiellino perde valore. FEDERICO PONTIGGIA % marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 63 i film del mese Into Paradiso Gangor Buone intenzioni e cattiva illustrazione: Italo Spinelli indaga la violenza sulle donne indiane, senza approdo Regia Con Genere Distr. Durata in sala Tre uomini e una città: tra surrealismo e speranza, non sfigura la Napoli multietnica di Paola Randi TRE UOMINI E UN CITTÀ: Napoli. Travolti da un insolito destino, a ritrovarsi su un attico fatiscente del quartiere Cavone sono lo scienziato stralunato e appena licenziato Alfonso D’Onofrio, interpretato da Gianfelice Imparato, il politico colluso con la camorra Vincenzo Cacace, ovvero Peppe Servillo, e l’ex campione di cricket srilankese Gayan (l’esordiente Saman Anthony), che si vedranno costretti a una forzata convivenza per sottrarsi ai sicari. E’ Into Paradiso, opera prima della milanese Paola Randi, che reduce dal Controcampo Italiano della Mostra di Venezia porta in sala un low budget (900mila euro) sceneggiato con Luca Infascelli, Chiara Barzini e Antonella Antonia Paolini e splendidamente musicato da Fausto Mesolella degli Avion Travel. Tra surrealismo e iperrealismo, senza cadere nella maniera, la regista fotografa un’Italia multietnica, rintracciando nella precarietà professionale (Alfonso) e nella condizione migrante un comune discorso sull’identità in crisi. Ottimi e affiatati gli attori, contenute le pretese sociologiche, stile dignitoso senza rivoluzioni, Into Paradiso non abdica alla speranza: potere del cinema o, davvero, la camorra sta per autodistruggersi? FEDERICO PONTIGGIA % Regia Con Genere Distr. Durata 64 Paola Randi G. Imparato, P. Servillo Commedia, Colore Cinecittà Luce 104’ rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 Italo Spinelli Adil Hussain, Priyanka Bose Drammatico, Colore Cinecittà Luce 91’ DAL RACCONTO Dietro il corsetto di Mahasweta Devi, Italo Spinelli segue il fotoreporter Upin (Adil Hussain) nel Bengala occidentale per indagare lo sfruttamento delle donne di etnia Kheria Sabars. Accompagnato dall’assistente Ujan, fotografa Gangor (Priyanka Bose) che allatta il figlio: lo scatto viene pubblicato, ed è scandalo. Ignaro, Upin è dalla moglie a Calcutta, ma il pensiero della donna l’ossessiona: torna a Purulia e scopre di essere diventato lui stesso un ingranaggio del meccanismo di violenza. Coproduzione italo-indiana, Gangor non riesce a fare cinema delle buone intenzioni civili: già difettoso rispetto a un documentario ad hoc, perde ancor più sul fronte critico delle relazioni tra intellettuali urbani e povertà rurale, perno del racconto. Sospeso tra fascinazione sensuale e “folle” paternalismo, Upin è francamente stereotipato: reporter talentuoso ma incontrollabile, non si colora della necessaria ambiguità, bensì stinge nel duetto con la bella Gangor tutte le problematiche dello sguardo sull’altro e dell’altro. Anziché il terreno antropologico, il deserto drammaturgico; al posto dell’invenzione audiovisiva, l’appiattimento su didascalie e illustrazione: non va. FEDERICO PONTIGGIA % in uscita i film del mese 127 ore Regia Con Genere Distr. Durata in sala Danny Boyle James Franco, Amber Tamblyn Drammatico, Colore 20th Century Fox La storia del trekker intrappolato tra le rocce. Quando la forma vince sul contenuto 90’ 2003: il giovane trekker Aron, guascone e amante delle emozioni forti, si avventura tra le rocce del Blue John Canyon, senza dir nulla a nessuno. Mal gliene incoglie, perché finirà intrappolato tra le rocce per cinque giorni, a causa di un masso precipitato sul suo braccio. Lo attendono oltre cinque giorni di lotta per sopravvivere, con le provviste che scarseggiano, le forze che vengono meno, e la mente che giocoforza scivola sempre più nel delirio, fondendo intensi ricordi di vita vissuta a veri e propri incubi che trasfigurano la realtà e rivelano ad Aron, come a un condannato a morte, le debolezze e gli errori che sembrano averlo portato al “punto morto” in cui si trova. Qualcosa di altamente suggestivo, sulla carta. Abile confezionatore (sovente a scapito della sostanza), Danny Boyle conferma pregi e difetti del suo cinema senza alcuna novità. Parte da una storia realmente accaduta e, cimentandosi in quella che appare come una sfida di regia alla Buried, affida l’intero peso dell’operazione a un eroe/martire statico e limitato nei movimenti, un James Franco guascone e troppo “onnipresente” perché Il regista Danny Boyle l’Academy potesse ignorarlo alle candidature degli Oscar. La regia le tenta tutte per rompere la monotonia tra split screen, visioni oniriche, lirici ricordi e cadute di gusto; ma se il contrasto tra immagini e musiche (di A.R. Rahman) ottiene spesso il voluto effetto straniante, molte altre trovate sono già viste (le risate finte di Natural Born Killers) o autocitazioni (la tecnica dei flashback è la stessa di Slumdog Millionaire); il tutto per ritardare ad arte l’unica (macabra) cosa che Aron può fare per salvarsi, in una sceneggiatura (di Boyle, in coppia con Simon Beaufoy) a conti fatti ridotta all’osso e priva di punti di svolta e trasformazioni psicologiche. L’intrattenimento radical-chic è comunque ben confezionato, ma dietro ciò che si vede c’è ben poco di significante per non pensare (accade spesso con Boyle) che la forma abbia prevalso sul contenuto. GIANLUIGI CECCARELLI % marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 65 Easy Girl Street Dance 3D Coreografie dirompenti per una trama abusata. Pensato per i giovanissimi Regia Con Genere Distr. Durata Max Giwa, Dania Pasquini R. McDowall, C. Rampling Drammatico, Colore Eagle Pictures 98’ in sala Non il solito teen-drama: brava Emma Stone, al servizio di uno script graffiante e intelligente RACCONTARE un’innocua bugia sull’aver perso la verginità trasforma la piatta ed anonima vita di Olive (Emma Stone), studentessa delle superiori in un paesino degli States, in una valanga dalle conseguenze spropositate. La confezione non si discosta, dunque, dal più classico (o becero) teen drama. Ma è soltanto apparenza, e il risultato è sorprendentemente di buon livello: merito delle performance degli attori, tra i quali sbucano nomi eccellenti (come Stanley Tucci e Malcolm McDowell), che ben servono uno script capace di graffiare, talvolta causticamente, il puritanesimo, l’ipocrisia e qualche pietra miliare della cultura pop statunitense. L’idea di rivisitare il grande classico di Hawthorne La lettera scarlatta all’epoca dei social network, in una società che si ritiene liberale e moderna, è strampalata quanto ben congegnata, con i meccanismi moralistici alla base del romanzo che scattano in contaminazione con i capisaldi adolescenziali anni ottanta elargiti dal glorioso Brat Pack (i film con Molly Ringwald sono esplicitamente citati). La rivincita dei valori, in opposizione al bigottismo di facciata, raramente è stata espressa in modo così scoppiettante, e, oseremmo dire, quasi intelligente. MANUELA PINETTI % Regia Con Genere Distr. Durata 66 Will Gluck Emma Stone, Amanda Bynes Commedia, Colore Sony Pictures Releasing Italia 92’ rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 LONDRA, giorni nostri. Una crew di street dance, capitanata dalla bionda Carly, è in lizza per la finalissima del campionato nazionale di danza, ma la preparazione è tutta in salita. La direttrice della Royal Dance School (Charlotte Rampling) offre aiuto e un’ampia sala per provare, ma la crew dovrà includere cinque suoi ballerini classici. La trama, poco più di un pretesto, punta tutto sullo scontro tra opposti: balletto contro hip hop, leader donna in un mondo per lo più maschile, disciplina sterile versus entusiastica interpretazione personale (quest’ultimo concetto scricchiola un po’, ma tant’è). Tutti avranno qualcosa da imparare, e ci sarà spazio anche per l’amore. Innocuo film sulla scia della saga di Step Up con il valore aggiunto del 3D (primo film inglese girato con questa tecnica), sfruttato in coreografie davvero dirompenti che non mancheranno di suscitare l’entusiasmo in un pubblico di giovanissimi, che immancabilmente si immedesimeranno nei protagonisti loro coetanei e sapranno apprezzare la cornice romantica e quasi favolistica in cui agiscono. La protagonista manca purtroppo di carisma, ma è compensata dalla bravura dei comprimari, tra cui si annidano gli interpreti migliori. MANUELA PINETTI % anteprima Sandro Parenzo e Nord-Ouest MARCEAU CONCEPT SOPHIE presentano un film di Yann Samuell CON 11 MARZO AL CINEMA VINCI UN WEEK-END BENESSERE PER 2 PERSONE A PARIGI! Concorso valido dall’ 1 marzo al 31 marzo 2011. Estrazione finale entro il 22 aprile 2011. Valore montepremi 800 € (i.e.). Regolamento su www.videa-cde.it www.videa-cde.it/carissimame Non lasciarmi Piranha 3D Dal classico di Joe Dante, il miglior remake possibile: un lago di sangue e tanta ironia Regia Con Genere Distr. Durata in sala Piatta trasposizione di Romanek del romanzo di Kazuo Ishiguro. Ottimo il cast, che però non viene valorizzato IN UNA DISTOPICA società alternativa tutte le malattie sono curabili grazie a una svolta della scienza medica, che ha portato l’aspettativa di vita oltre i cento anni. Il sottaciuto compromesso prevede esseri umani privilegiati a discapito di altri, creati soltanto per essere usati e che vivono separati dalla comunità. Privi di futuro, i giovani Kathy (Carey Mulligan), Ruth (Keira Knightley) e Tommy (Andrew Garfield), legatissimi in un triangolo d’amore e amicizia dai tempi del collegio in cui sono cresciuti, sono una riserva vivente di organi, donatori da terminare al terzo espianto, cloni. Eppure non rinunciano alla speranza, né ai sentimenti. Tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore nippobritannico Kazuo Ishiguro, Non lasciarmi trasforma in realtà l’inaccettabile tabù della schiavitù: la forma è scientifica, razionale, ma le giustificazioni, che girano attorno alla convenienza e al possesso o meno dell’anima da parte dei cloni, sono vetuste come l’odioso commercio triangolare dei tempi andati. Romanek non si preoccupa dell’empatia, e col suo approccio descrittivo/documentaristico diluisce non poco le ottime prove del miglior cast possibile. Alla fine molte domande restano prive di risposta, ma non è detto che sia un male. MANUELA PINETTI % Regia Con Genere Distr. Durata 68 Mark Romanek Carey Mulligan, Keira Knightley Drammatico, Colore 20th Century Fox 103’ rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo novembre 2010 Alexandre Aja E. Shue, Steven R. McQueen Horror, Colore BIM 90’ DOPO IL PASSAGGIO a vuoto con Riflessi di paura, Alexandre Aja torna a dirigere un altro remake di un classico horror. E come accadde per Le colline hanno gli occhi riesce nella non facile impresa di riportare a galla (letteralmente) i temibili Piraña che nel 1978, tre anni dopo Lo squalo di Spielberg, invasero gli schermi grazie a Joe Dante. Oggi, come allora, la formula rimane quella del “b-movie di lusso”, in qualche modo impreziosita dal 3D che, è bene dirlo, non snatura il senso di un progetto volutamente pregno di carne, sangue e vorace ironia. L’incontrollabile ferocia dei carnivori protagonisti, “riemersi” dalle falde preistoriche del fantomatico Lake Victoria, si scaglia contro qualsiasi corpo vivo (e morto) che incontra, amplificando la soddisfazione (immaginiamo) quando ad essere addentati saranno non tanto i muscoli di corpi scolpiti ma le carnose forme di innumerevoli e scollacciate pin up. E così, divertendosi anche a spappolare la testa di Eli Roth travolto da un motoscafo impazzito durante la notevole sequenza di “panico collettivo”, Alexandre Aja compie il definitivo passo che porta lo spettatore non più ad empatizzare semplicemente con i bagnanti terrorizzati, ma a trasformarsi egli stesso in piranha. Per sbranare quel che resta del cinema. VALERIO SAMMARCO % in sala “Pieni di passione gli italiani di Mazzacurati. “Una bella commedia con un cast “Silvio Orlando: una “La Passione, commedia Un bel film da non mancare.” stellare. Si ride di cuore.” interpretazione esemplare.” divertente e intelligente.” la Repubblica l’Unità Il Tempo La Stampa Domenico Procacci presenta la Passione Silvio Orlando in un film di Carlo Mazzacurati Giuseppe Battiston Kasia Smutniak Marco Messeri Maria Paiato Fausto Russo Alesi con la partecipazione di Cristiana Capotondi con Stefania Sandrelli e con Corrado Guzzanti IN VENDITA IN D VINCITORE DI 9 PREMI OSCAR® UN FILM DI BERNARDO BERTOLUCCI Per la prima volta in BLU-RAY DISC il capolavoro del Maestro del cinema italiano ™ DA MARZO IN DVD E BLU-RAY DISC ™ teratura: novità e bilanci Homevideo, musica, industria e let Il film dell’anno The Social Network, in Collector’s Edition e Blu-ray DVD Il Risorgimento di Martone, il mito di Easy Rider in HD Borsa del Cinema Intervento statale: non basta il boom delle commedie Libri Italiana per il Castoro. Alla scoperta di Sonego Colonne sonore Clint Mansell alla prova Cajkovskij: Il cigno nero Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE DVD di Valerio Sammarco Crediamoci ancora Dal 16 marzo il kolossal di Mario Martone. Per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia 72 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 PER LE CELEBRAZIONI DEL 150° anniversario dell’Unità d’Italia arriva in dvd (per l’edizione doppio disco e il Blu-ray l’uscita è stata rimandata a data da destinarsi), a partire dal 16 marzo, Noi credevamo di Mario Martone, in Concorso a Venezia e accolto con calore dal pubblico delle sale, a fronte di un’uscita limitata inizialmente ad INQUADRA IL CODICE QR CON IL TELEFONINO PER VISUALIZZARE IL TRAILER DEL FILM una trentina di esercizi. Ispirato a vicende storiche e al romanzo omonimo di Anna Banti, il film di Martone segue le vicende di tre ragazzi del sud che, in seguito alla repressione borbonica dei moti del 1828, decidono di affiliarsi alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Attraverso quattro episodi che corrispondono ad altrettante pagine oscure del processo risorgimentale italiano, le vite di Domenico, Angelo e Salvatore verranno segnate dalla loro missione di cospiratori e rivoluzionari, sospese tra rigore morale e pulsione omicida, slanci ideali e disillusioni politiche. DISTR. 01 DISTRIBUTION marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 73 Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE DVD Easy Rider Collector’s Edition, alta definizione e digibook: da non perdere A pochi mesi dalla scomparsa di Dennis Hopper arriva l’imperdibile Collector’s Edition Blu-ray di Easy Rider, diretto e interpretato dallo stesso Hopper, con Peter Fonda e Jack Nicholson, premiato a Cannes nel 1969 come miglior opera di un regista esordiente. Definito da Time Magazine “uno dei dieci film più importanti del decennio”, Easy Rider arriva corredato di un “digibook”, libretto di 32 pagine con informazioni, curiosità e immagini del film, più notevoli contenuti speciali: oltre al commento audio di Dennis Hopper, il documentario “Easy Rider: scuotiamo la gabbia” e il MovieIQ, informazioni in tempo reale inmovie sul cast, la troupe, la musica e la produzione attraverso il dispositivo bd-live. DISTR. SONY PICTURES HOME ENTERTAINMENT 74 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 CHI SI ASPETTAVA UN FILM SU Facebook, sulla sua sterminata comunità, si è dovuto ricredere. The Social Network di David Fincher (4 Golden Globe, 3 Oscar) è sì un film sul gigantesco “mostro” creato da Mark Zuckerberg, ma si concentra sulla sua genesi e sul percorso del suo demiurgo (Jesse Eisenberg), brillante studente di Harvard dalle ridottissime capacità sociali, programmatore geniale che non ha amici e crea “l’amicizia”, poi lo “status sentimentale” senza averne uno, insomma il “social network” per eccellenza senza avere vita sociale. E che dopo aver sbancato dovrà affrontare due battaglie legali per la “paternità” dell’idea e per l’estromissione del socio fondatore, nonché unico coetaneo disposto a volergli bene. In doppio disco e in edizione Blu-ray, ricco di extra: oltre al commento del regista e dello sceneggiatore Aaron Sorkin, approfondimento su come sia stato possibile fare un film su Facebook, gli effetti visivi, la post-produzione e la colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross. DISTR. SONY PICTURES HOME ENTERTAINMENT The Social Network Il manifesto di una generazione: in doppio disco e in Blu-ray il capolavoro di Fincher Laclassedeiclassici a cura di Bruno Fornara REGIA Mitchell Leisen CON Charles Boyer, Olivia De Havilland GENERE Melodramma (1942) DISTR. Flamingo Video / Teodora La porta d’oro Regia del sottovalutato e riscoperto Mitchell Leisen. Sceneggiatura di Billy Wilder e Charles Brackett. Interpreti perfetti: Charles Boyer, Olivia De Havilland, Paulette Goddard. Storia di frontiera e immigrazione: un avventuriero romeno circuisce e sposa in Messico una ingenua maestrina americana in vacanza, per poter così entrare legalmente negli Stati Uniti. Pensa di lasciarla appena passato il confine per tornare con la sua precedente fiamma. Melodramma romantico con risvolti sociali. Quasi tutto si svolge in flashback: all'inizio, l'immigrato si intrufola negli studi della Paramount per rac- contare la sua storia allo stesso regista Leisen e vendergliela per 500 dollari. L'elegante gigolo si convertirà alla fine al vero amore? Ma certo! Lo dicono già quei tergicristalli che si muovono ripetendo all'infinito – così dice l'adorabile maestrina – together together together... E questa stessa parola magica, stiamo insieme..., dovrà essere sussurrata all'orecchio di lei, in circostanze tragiche, per trattenerla in vita. Leisen: “La macchina da presa non ha orecchie. Se vuoi dire qualcosa, mettilo sullo schermo”. Aveva stile e lo metteva sullo schermo. Ah, i magnifici film di una volta! Fi lm in or bi ta a cura di Federico Pontiggia Sherlock (Joi) Scritta a quattro mani da Steven Moffat e Mark Gatiss, la miniserie della BBC, che svecchia l’investigatore di Conan Doyle con hi-tech e acume evergreen. Il successo? Elementare, Watson. Gianni e Pinotto (Studio Universal) Il cervello di Frankenstein per i 105 anni dalla nascita di Lou Costello. E, sempre in coppia, con Bud Abbott, gli altri mostri da ridere: l’Uomo Invisibile, Dottor Jekyll e Mister Hyde e la Mummia. Big Bang Theory (Steel) Nerd e geek alla riscossa! Dopo il Golden Globe al protagonista Jim Parsons (Sheldon), ecco la quarta stagione del Big Bang tutto da ridere. E c’è una novità: Sheldon trova l’anima gemella. La Pivellina La poesia del vero di Covi e Frimmel: con libro allegato e il doc Babooska Splendido esempio di quanto, ancora oggi, il cinema possa raccontare la realtà, traducendola in poesia, Non è ancora domani (La Pivellina) di Tizza Covi e Rainer Frimmel (Label Europa Cinemas alla Quinzaine di Cannes 62, Miglior Film alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro) arriva in homevideo grazie alla collana “Le Nuvole” di Feltrinelli, con libro allegato e in due dvd. Presente anche il doc precedente dei due registi, Babooska, girato nella stessa borgata romana di San Basilio e incentrato su una famiglia di un piccolo circo destinato a sparire. Macchina a mano, nessuna facile compassione né sentimentalismi, Covi e Frimmel raccontano ne La Pivellina la storia della piccola Asia, bimba di due anni abbandonata che viene trovata e accudita da una famiglia di circensi: sullo schermo rivive la vita, capace di illuminare il grigiore di marane e degrado in cui troppo spesso l’opinione pubblica accomuna criminalità ed esistenze ai margini. DISTR. FELTRINELLI (LE NUVOLE) marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 75 Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE DVD Bacio e Passione Dal classico sulla donna ragno alla musicalità napoletana di Turturro Animal Kingdom In Blu-ray l’opera prima dell’australiano Michôd: gangster-movie crepuscolare TRIONFATORE AL SUNDANCE 2010 E accolto con lode negli States, Animal Kingdom dell'esordiente David Michôd riporta il cinema australiano ai fasti del suo periodo migliore (fine anni '70, inizio '80), non a caso traendo linfa vitale dal sottobosco reale della Melbourne di quel periodo, quando le gang di rapinatori stavano terminando i loro giorni migliori: la carta vincente del film, insieme ad una direzione degli attori superba, è proprio quella di lasciare totalmente in fuoricampo gli aspetti caratteristici del gangster-movie (rapine, sparatorie, azioni criminali) per concentrarsi invece sul progressivo “soffocamento” di un gruppo, una famiglia, ormai con l'acqua alla gola. Superba la matriarca Jacki Weaver, nominata per l’Oscar alla miglior attrice non protagonista, dietro il cui sorriso si nasconde costantemente il pericolo. EDIZIONI CG HOME VIDEO / MIKADO Sur viva l Hor ror Dead Space 2 Isaac Clarke è tornato. E con lui un esercito di necromorfi. Per console e PC Il genere Survival Horror sta ad indicare quei videogiochi che hanno come punti di forza un’atmosfera claustrofobica unita a tanti colpi di scena che fanno letteralmente saltare dalla sedia il giocatore, magari all’interno di un’ambientazione infestata da una razza aliena estremamente aggressiva. Queste sono esattamente le caratteristiche di Dead Space 2, titolo che vi mette al comando di Isaac Clarke, ingegnere molto abile che si ritrova d’improvviso all’interno di una cittadina spaziale allo sbando, dove un nuovo culto chiamato “Unitology” ha deviato la mente delle 76 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 persone e generato abomini dagli esperimenti derivati. Se non siete deboli di cuore troverete una trama interessante e una parte estetica di grande impatto, per uno dei titoli più belli disponibili su console e PC. Per saperne di più visitate www.multiplayer.it ANTONIO FUCITO Per i 25 anni del Bacio della donna ragno, titolo cult di Hector Babenco che valse al protagonista William Hurt un premio a Cannes e l’Oscar, la Dall’Angelo Pictures propone un Anniversary Edition in doppio disco, ricco di extra e approfondimenti. Sempre sul fronte “recuperi”, per “I classici ritrovati”, Sinister Film propone in Special Edition Un racconto di Canterbury di Powell e Pressburger, omaggiati anche da “Il piacere del cinema” di Vieri Razzini con un cofanetto che contiene Scarpette Rosse, Duello a Berlino e Narciso Nero. Sul fronte novità, invece, segnaliamo la doppia edizione di Passione, viscerale musical “napoletano” diretto da John Turturro, che CG Homevideo propone in dvd e Blu-ray. Sempre CG distribuisce Gorbaciof di Stefano Incerti, con Toni Servillo “cassiere con il vizio del gioco”, mentre Fandango H.E. propone, anche in Blu-ray, l’horror francese The Horde, film ambientato in una banlieu infestata di zombie. Infine, con 01 distribution escono Una sconfinata giovinezza di Pupi Avati e (insieme a BIM) l’ultima Palma d’Oro di Cannes Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti. Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE Borsa del cinema di Franco Montini Ottima la quota di mercato, ma resta auspicabile l’intervento statale: impensabile affidarsi al successo di un unico genere Non è una commedia Nel breve volgere di tre anni, dal 2007 al 2010, il sostegno pubblico al cinema italiano si è dimezzato, passando da 71 a 35,4 milioni di euro. L’intervento dello Stato, che nel 2007 corrispondeva al 21,5% dell’ammontare degli investimenti nella produzione, nel 2010 è sceso all’11%. Tutto il resto è garantito dall’intervento dei privati in continua, progressiva crescita. Nel frattempo dal 2007 al 2010 la quota di mercato del cinema ita- 78 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 liano è aumentata: nell’anno appena trascorso si è attestata al 32%, una cifra che non si raggiungeva da tempo immemorabile e l’avvio del 2011 ha raggiunto numeri impensabili, con la produzione nazionale che ha superato quota 65%. Questi brillantissimi risultati stanno tuttavia provocando un equivoco, subito cavalcato da coloro che da sempre accusano il nostro cinema di sperperare denaro pubblico. Secondo malevole argomentazioni, il fatto che con meno risorse pubbliche a disposizione il cinema italiano goda una migliore salute dimostra che sarebbe auspicabile, utile e perfino salutare cancellare definitivamente l’intervento dello Stato. Ma la realtà è un po’ più complessa: la crescita di incassi e spettatori per i film made in Italy è frutto di una produzione più in sintonia con le richieste del pubblico e soprattutto qualitativamente e spettaco- Cast & Crew di Marco Spagnoli L’arte di adattare Dal romanzo al grande schermo: parla Aline Brosh McKenna larmente migliore rispetto al recente passato. Tutto ciò si è realizzato anche grazie al supporto pubblico, sia sotto forma di intervento diretto, sia attraverso il meccanismo delle agevolazioni fiscali, che hanno attirato al cinema anche privati esterni al settore. Per essere chiari, benché penalizzato rispetto al passato, è assolutamente necessario che il Fus continui a sostenere il cinema e tutti gli altri settori dello spettacolo. Così come, alla luce degli ottimi risultati ottenuti, non si può pensare di cancellare i meccanismi del tax credit e del tax shelter o di prorogarli per Vincitrice del premio dell’associazione degli sceneggiatori USA per l’adattamento de Il diavolo veste Prada, Aline Brosh McKenna ha più volte lavorato sullo sviluppo di storie ideate da altri. Come nel caso di The Ivy Chronicles, ispirato al libro di Karen Quinn, o come per We Bought a Zoo che lei e il regista Cameron Crowe hanno adattato dal libro di memorie di Benjamin Mee, ora in produzione con protagonisti Matt Damon e Scarlett Johansson. “La passione è la chiave di tutto e ai giovani sceneggiatori consiglio di diversificare i loro interessi”, dice Aline Brosh McKenna, di cui vedremo presto Morning Glory (nella foto), con Harrison Ford e Rachel McAdams, e attualmente alle prese con la nuova versione di Cenerentola per la Disney. Qual è il segreto di un buon adattamento? Restare fedele allo spirito del romanzo. Non si può trasformare un libro in un film in maniera pedissequa, perché il cinema non è letteratura filmata. Bisogna puntare al cuore della narrazione: quando adatto un libro mi sento come se fossi in costante conversazione con l’auto- re per stabilire una sorta di ‘tono’ di voce. Nel suo approccio cambia qualcosa? Assolutamente no, perché quello che conta è la storia che si vuole raccontare. L’ispirazione può venire da un libro, da un articolo di giornale, da una storia che ho sentito. L’idea per 27 volte in bianco è nata basandomi sulla vita di una mia carissima amica. La cosa che rende facile l’adattamento di un romanzo sta nel comprendere quale è il tipo di risposta emotiva che dai alla storia, mentre la leggi. Se confermati, i tagli al Fus (da 410 a 258 milioni di euro) trasformerebbero il sostegno in elemosina soli sei mesi, come avvenuto di recente, perché in questo modo si blocca il processo di crescita del nostro cinema. Per la produzione di qualità e d’autore, e non solo per le opere prime e seconde, l’aiuto pubblico, anche in entità modeste, resta indispensabile per chiudere certe operazioni. Mentre senza i meccanismi di incentivazione fiscale, la straordinaria fioritura di cinema popolare, che si esprime nel genere commedia, verreb- be immediatamente congelata. Servono entrambi i meccanismi, perché la produzione nazionale deve differenziarsi il più possibile; non può limitarsi ad un unico genere. Benché in questo momento, come dimostrano Che bella giornata, Benvenuti al Sud, Qualunquemente (nella foto) , Immaturi, la commedia stia vivendo un periodo di straordinario successo, non si può pensare che una cinematografia esprima un unico genere. Se così fosse, in tempi brevi, si arriverebbe ad una saturazione e ad una conseguente, inevitabile crisi. Proprio come sta accedendo nel settore della fiction, dove, per mancanza di varietà, innovazione, sperimentazione, l’interesse è già in fase calante. In definitiva, ribadendo che i contributi pubblici vanno assegnati con serietà e per meriti, l’intervento dello Stato deve essere confermato ed anzi riportato ai livelli 2010, perché i tagli annunciati al Fus, che precipiterebbe dai 410 milioni di euro dell’anno scorso a 258 milioni quest’anno, trasformerebbero il sostegno in elemosina. box office (aggiornato al 21 febbraio) 1 Femmine contro maschi .......................... € 2 Amore & altri rimedi ................................ € 3 Il cigno nero .............................................. € 4 Il Grinta ...................................................... € 5 Sanctum 3D ............................................... € 9,853,594 1,274,948 1,098,966 1,041,563 2,483,876 6 Immaturi ................................................... € 14,172,819 7 Il discorso del re ..................................... € 4,361,535 8 Sono il numero quattro ............................ € 526,131 9 I fantastici viaggi di Gulliver .................. € 2,821,511 10 Qualunquemente .................................... € 15,615,058 N.B. Le posizioni sono da riferirsi all’ultimo weekend preso in esame. Gli incassi sono complessivi marzo 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 79 Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE Libri Monografia sulla celebre attrice. Il nostro cinema in collana, poi Park Chan-wook e Koundouros Ingrid Bergman Semplicemente perfetta Cas toro all’ Ital ian a Definita da David O. Selznick “un misto di bellezza eccitante e di fresca purezza”, Ingrid Bergman illumina ogni film nel quale appaia. Dire che ne è in grado perché l’hanno diretta alcuni tra più grandi registi di sempre, significa ignorare il rigore con il quale si è dedicata alla recitazione: la sua celebre spontaneità era frutto di una competenza scrupolosa, che puntava sempre al massimo senza accontentarsi del già elevato talento naturale. Analizzandone il percorso professionale, le influenze culturali, le varie interpretazioni e i riscontri critici, con Ingrid Bergman. La vertigine della perfezione (Le Mani, pagg. 334, € 18,00) Nuccio Lodato e Francesca Brignoli ripercorrono la genesi di un’attrice che non voleva essere considerata una diva, ma una donna innamorata del proprio lavoro. Saggi storici sui generi del cinema italiano non mancano, eppure Il Castoro riesce a sorprenderci con una nuova collana dal nome inequivocabile, “Italiana”. Agili, ma non striminziti, volumetti che analizzano il nostro cinema con un taglio attuale. La prima parte introduce il genere non solo nel contesto della storia patria ma soprattutto dei media, delle forme di auto-promozione e del pubblico che ha creato, mentre la seconda ne approfondisce i film più significativi. Con le due prime uscite Il Castoro mette in campo i generi più saldi: Cinema d’autore degli anni Sessanta di Emiliano Morreale (pagg. 175, € 15,50), che approfondisce 9 capolavori da La dolce vita a Dillinger è morto e Commedia all’italiana di Mariapia Comand (pagg. 139, € 15,50), che si sofferma su 7 capisaldi, da La grande guerra a C’eravamo tanto amati. Attendiamo con grande interesse le prossime uscite. ANGELA BOSETTO 80 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 GIORGIA PRIOLO Maestro greco La cinematografia greca ha avuto in Nikos Koundouros il proprio genio. A lui, cineasta contraddittorio, si devono i capolavori O Drakos e Vortex (opera di raffinata avanguardia ancora oggi sconosciuta). In questo piccolo ma prezioso volume (Il volto della Medusa. Il cinema di Nikos Koundouros, Il Foglio, pagg. 46, € 6,00) Beniamino Biondi, poeta, saggista, drammaturgo e regista teatrale, ci offre una puntuale rassegna delle opere del maestro, resa completa da una filmografia e da una bibliografia di riferimento. Ci introduce in quello che è stato il peculiare espressionismo di Koundouros con la sua estetica rovesciatamente malinconica, risvegliando la curiosità per un regista che attraverso lo squallore delle strade malfamate e le ombre cupe delle inquadrature descrisse il drammatico e suggestivo terrore della vita quotidiana. GIULIO BASSI ‘900 da ridere L’umorismo come valore sociale, senza il quale addirittura la Terra smette di generare frutti. Dalle origini dell’umorismo e del suo definirsi, con i suoi “antenati” letterari (primo fra tutti viene citato il Collodi di Pinocchio), passando per la saga di Don Camillo, per la narrativa dell’assurdo ma piena di profonde verità di Italo Calvino (Il Visconte dimezzato, Il Barone rampante, Il Cavaliere inesistente), per le opere dei “nuovi narratori” cinematografici (Monicelli, Risi, Scola e tanti altri) fino al trash anni ’70 e ai cinepanettoni dei giorni nostri. Leandro Castellani, noto autore e regista tv, costruisce in Umorismo e Comicità.. Narrativa e Cinema nel Novecento (Studium, pagg. 192, € 15,90) un indispensabile inventario della cosiddetta narrativa umoristica, una completa rassegna dei personaggi comici del cinema italiano. L’anticonformista Chi era Rodolfo Sonego? Alla scoperta dello sceneggiatore del nord che incantò Flaiano e Sordi di Chiara Supplizi I nomi degli sceneggiatori spesso sono destinati a perdersi tra gli altri nei titoli di testa e a essere dimenticati. Un destino insolito quanto terribilmente comune a cui Mirco Melanco con L’anticonformismo intelligente di Rodolfo Sonego tenta di strappare, nel decennale della scomparsa, Rodolfo Sonego. Nel suo libro, il ritratto dell’artista bellunese arrivato a Roma con un biglietto di sola andata si intreccia con la storia di un’Italia da cartolina in cui i film venivano scritti ai tavoli delle osterie romane mentre l’“uomo comune” cercava di orizzontarsi in una società che faceva del boom economico la sua cifra di riconoscimento. Chi era Sonego? Chi era l’uomo del Nord che incantava Flaiano con i suoi racconti ed era riuscito a conquistare immediatamente l’attenzione di Rossellini quanto la fiducia del romanissimo Sordi? Forse la risposta giusta, suggerisce l’autore, è un antropologo, un viaggiatore munito di taccuino, capace di Mirco Melanco L’anticonformismo fotografare con la sua penna i vizi e le virtù, le speranze e le delusioni degli italiani, ma soprattutto, intelligente di Rodolfo un coraggioso anticonformista, indipendente e Sonego autonomo, lontano da qualsiasi preconcetto. Ed. FEdS Una biografia avvincente, una storia del XX secolo € 14,90 in cui l’autore sembra prendere in prestito allo Pagg. 414 sceneggiatore il suo stile narrativo privo di sovrastrutture ingombranti, per raccontare un maestro e un amico. ANTONELLA CAPPANELLI Tutto Park Michelangelo Pasini in Oltre la Vendetta. Il Cinema di Park Chan-wook (Il Foglio, pagg. 225, € 18,00) ci offre un’esaustiva e rara trattazione sul cinema di uno dei più grandi registi coreani degli ultimi 20 anni, che insieme a Kim Ki-duk e Bong Joon-ho ha contribuito a sdoganare il cinema coreano in Occidente. Attraverso un’analisi cinematografica, sociale e politica, l’autore si pone come obiettivo principale quello di dar voce all’opera di Park Chan-wook. Un’opera descritta come imprevedibile e coerente allo stesso tempo, perché da una parte raccoglie tematiche attuali (critica sulla Corea contemporanea) uscendo però dalle logiche dell’industria e sbalordendo critica e spettatori. Bisogna andare oltre la Trilogia della Vendetta per spazzare via una lunga serie di luoghi comuni di cui è spesso vittima il regista di Old Boy. LAURA CONTE Alberto Sordi in Lo scopone scientifico, sceneggiato da Sonego Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE di Gianluigi Ceccarelli Colonne Sonore Visti da vicino L’altro Cigno Cajkovskij secondo Clint Mansell per la Portman da Oscar di Aronofsky L’unico (sostanziale) appunto imputabile allo score de Il cigno nero è la propria congenita incapacità a ramificarsi oltre un’unica direzione. Troppo rodato il rapporto artistico tra Clint Mansell e il regista Darren Aronofsky, perché l’affascinante imprevedibilità di The Fountain possa ripetersi adesso. E troppo “costruito” il trip introspettivo della protagonista perché la musica di Mansell non sia chiamata a seguirne pedissequamente la discesa agli inferi della mente. Con l’ostacolo di un nume tutelare, Cajkovskij, diegetico e impossibile da ignorare. Pur senza guizzi, Mansell procede con classe sopraffina, dividendo in due lo spazio mentale dell’ascoltatore con una cortina che separa pubblico e privato, clamore e silenzio, splendo- re di facciata e peso interiore di una crescente ossessione. Il tema del Lago dei cigni si fonde nella partitura originale di Mansell, che a tratti si rifugia in architetture troppo ampie per il suo minimalismo da non risultare schematiche (il minuetto di A New Swan Queen ), ma regala squarci melodici di impressionante bellezza quando il piano fende la cortina del buio ( Cruel Mistress, A Room of Her Own). In Stumbled Beginnings il clamore dell’opera Cajkovskiana porta allo spasimo la deformazione del delirio della mente di Nina, che nella conclusiva A Swan Song (For Nina ) appare svuotata, inerte, infranta come il vetro che udiamo rompersi, percorsa da echi indistinti nel buio più completo della morte. Per tut ti i gus ti a cura di Federico Pontiggia 127 ore Ma che c’azzecca la nomination agli Oscar? Già sopravvalutato Millionaire con statuetta, A.R. Rahman riprende note e chiavi per l’amico Boyle, ma il risultato è impalpabile, incongruo, insomma, fuori tempo. 82 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo marzo 2011 Gianni e le donne Ratchev & Carratello: dopo Pranzo di Ferragosto, altra partitura generosa al servizio del Tati de Trastevere. Ma non è tutto: vi ricordate i gloriosi Pixies? Ebbene, Here Comes Your Man… Gianni Di Gregorio. Il gioiellino Il solito, grande Theo Teardo: dopo La ragazza del lago, torna a comporre per Andrea Molaioli. Elettroclassica, d’atmosfera e primo piano, con un refrain politico. Anzi, civile. Applausi.