mono
Conversazioni Intorno
ai
Sistemi
per
Legatoria
Conversazioni intorno ai sistemi per legatoria
Non c’è un approccio alle persone che sia uguale all’altro e
questo comporta un’aspettativa della conoscenza, sempre
carica di curiosità.
In questo viaggio dedicato ai legatori ed alle loro aziende, è
venuto allo scoperto un mondo di persone che con il lavoro
di ogni giorno sono state capaci di creare realtà, che destano
spesso ammirazione.
Alcune peculiarità sono sembrate sorprendentemente
simili, prima di tutto quella di “creare impresa”. Anche da
zero: la partenza animata solo dalla voglia e dal coraggio di
fare l’imprenditore.
Con in più la consapevolezza di dover dare dignità ad un
lavoro, ritenuto gregario a quello più nobile della stampa.
Una seconda peculiarità consiste nel fatto che, spesso, la
legatoria non ha rete commerciale per procacciarsi il lavoro.
Nel mondo della stampa, si sa chi sono i migliori legatori,
dove sono, come lavorano. Ad essi viene affidata l’opera delle
arti grafiche per l’allestimento finale. Spesso un “lavoro di
sartoria” carico di responsabilità, che vuole ribadire la propria
importanza nel processo produttivo della carta stampata.
Le aziende incontrate sono aziende gioiello, in cui si vede
l’importanza dell’investimento, in cui l’attenzione per la
qualità non viene mai meno, che si sforzano di capire
come saranno le lavorazioni future per sapersi attrezzare al
meglio.
La terza peculiarità si manifesta in una richiesta verso il
mondo della scuola. Attualmente esistono ottime scuole
che preparano stampatori, ma non legatori.
Quello del legatore è un mestiere che si impara in azienda,
direttamente sulle macchine, col lavoro quotidiano.
E se da un certo punto di vista, l’imparare sul campo dà
competenze e capacità dirette, dall’altro richiede all’azienda
tempi lunghi e investimenti onerosi per la formazione del
proprio personale, che potrebbero essere parzialmente
ovviati da conoscenze di base fornite dalla scuola.
Ciononostante, diverse legatorie hanno puntato sulla
formazione dei collaboratori come a un “plus” imprescindibile,
capace di creare coesione e spirito di gruppo, a tutto
vantaggio di tutti, imprenditore e personale.
Infine, ma certo non meno importante, le legatorie
conosciute hanno manifestato la tranquillità di una
partnership col proprio fornitore privilegiato, fatta di giusto
equilibrio tra competenze, innovazione tecnologica e piani
di investimento.
Questo permette loro di affrontare al meglio un futuro
complesso, in cui la concorrenza dei paesi asiatici e di
internet si è fatta sentire in modi spesso pressanti.
A queste aziende vada ancora una volta il ringraziamento per
la cordialità e la professionalità con cui hanno raccontato la
loro attività.
Con l’augurio che gli sforzi profusi continuino a portare
buoni frutti.
ALLESTIMENTO GRAFICO BIOTTO
“attenzione al dettaglio”
Agli inizi degli anni ‘70, Sergio Biondi aveva avviato, insieme a
due fratelli, un’attività di restauratore di libri antichi. La “bottega” era a Roma e la loro competenza aveva permesso lavori di
restauro importanti ed impegnativi.
Nel corso degli anni, l’attività artigianale si è quasi naturalmente trasformata in industriale, spostandosi da Roma a
Pomezia e mutando l’iniziale ragione sociale nella attuale
“Allestimento grafico Biotto”: B da Biondi, otto quanti erano
i soci iniziali.
Oggi sono entrati a pieno titolo anche i due figli Roberto e
Fabio. Roberto gestisce la parte commerciale, Fabio segue la
produzione.
«La mia prima attività in azienda è stata quella di lavorare in
reparto» racconta Roberto Biondi, «dove la gestione aveva ancora la tipica impostazione artigianale del “tutto a voce”. Ho
pensato così di dedicarmi alla creazione di schede di commessa lavoro: desideravo informatizzare l’azienda per avere il
quadro generale dell’avanzamento lavori. Oggi questo ci permette di controllare i vari passaggi di lavorazione, capire dove
si può ottimizzare il processo, dove si possono apportare cambiamenti, al fine di contenere i costi, migliorando ulteriormente la qualità e la precisione, dato che grazie a queste schede
abbiamo ridotto al minimo qualsiasi tipo di errore.
Ho scoperto con piacere che redarre le schede di commessa
mi aveva permesso di conoscere ancor meglio il dettaglio tecnico, pur senza lavorare direttamente in reparto, e mi ha dato
una grande spinta per dedicarmi poi al lato commerciale.
Noi oggi siamo una realtà di 50
persone, dislocate per metà nei
reparti di taglio e piega e per
metà nella confezione di brossura e cartonato.
Quando sono entrato, nel 2001, comprammo la prima piegatrice con punto sigillo Heidelberg.
Per noi le piegatrici sono attrezzature fondamentali, perché generalmente gli stampatori ci portano i fogli stesi.
Le nostre Stahl sono ormai tutte di formato grande; l’ultima,
entrata nel 2006, è addirittura 140x160.
Siamo una “mosca bianca” sul mercato locale, perché in zona
ci sono ben poche tipografie che stampano in questi formati.
Ci siamo rivolti quindi a stampatori del nord, senza comunque
tralasciare il nostro mercato locale, che abbiamo sempre ritenuto importante.
Attualmente sono in funzione 2 tagliacarte Polar e 5 piegatrici,
di cui 4 Heidelberg» prosegue Roberto Biondi, «abbiamo iniziato con loro e non abbiamo più cambiato.
È un'azienda affidabile sotto tutti i punti di vista, con la quale
abbiamo stabilito un rapporto di collaborazione e reciproca
soddisfazione.
Il nostro modo di vedere, ci ha portato ad acquistare macchine nuove, anzichè usate. Si tratta di scelte personali: ci sono
pro e contro per entrambe le soluzioni.
Noi abbiamo fatto la scelta del nuovo» continua Roberto Biondi, «perchè vogliamo soddisfare qualsiasi esigenza del cliente. Il mio obiettivo è acquisire un cliente per servirlo a 360° e
creare con lui un rapporto di fidelizzazione reciproca, anche
se mi rendo conto che in questi ultimi anni è diventato sempre più difficile. Molto spesso è ormai premiante solo la componente prezzo finale, mentre Biotto è un’azienda che basa
la sua forza sul dettaglio e sulla qualità. A questo proposito,
sempre per sottolineare l'attenzione alla qualità e al particolare, Biotto è fornitore previlegiato delle pubblicazioni di pregio
della Tipografia Vaticana.
Visti i buoni risultati ottenuti grazie all’informatizzazione
aziendale, il mio obiettivo futuro riguarda il miglioramento
nell’integrazione della gestione aziendale alla sala produttiva. Preventivi, commessa, consuntivazione, contabilità sono
attualmente programmi separati, che io vorrei riuscire ad unificare in unico flusso di gestione».
E d ilibro B occato
“un sodalizio di famiglia e di impresa”
Il 1978 è un anno cruciale nella storia di famiglia e di impresa
Larosa-Boccato.
In quel tempo Domenico Larosa gestisce alcune edicole. Era in
uso la raccolta di dispense di enciclopedie, che venivano portate
a rilegare presso piccole legatorie. In una di queste ha modo di
conoscere Germana Boccato, figlia di un legatore che confezionava prodotti per scolastica.
Nel 1978, quindi, Domenico Larosa e Germana Boccato decidono di avviare insieme famiglia e attività: nasce la Legatoria Boccato. Partita con macchine usate, dopo poco, le sostituisce con
attrezzature nuove. Il lavoro si amplia a tal punto da richiedere lo
spostamento dal primo insediamento.
Siamo agli inizi degli anni ‘80: il fatturato è passato dai 25 milioni di
lire del primo anno a 250, lo stabilimento si è via via ingradito fino a
coprire 6.500 mq, le persone occupate sono passate da 3 a 40.
A metà degli anni ‘90 la Legatoria GiTi si insedia vicino alla Legatoria Boccato ed inizia una proficua e complementare collaborazione. Boccato fa piega e punto metallico, GiTi confeziona libri in
brossura.
«Erano anni di sviluppo economico molto favorevole» dice Domenico Larosa, «noi abbiamo fatto una scelta imprenditoriale ben
precisa: abbiamo intuito che il filone di legatoria commerciale
avrebbe avuto una forte espansione e ci siamo specializzati su
quello. Settore che assicurava lavoro continuativo per tutto l’anno, al contrario della scolastica.
Di conseguenza i nostri investimenti si sono focalizzati sul tipo di
crescita imprenditoriale che volevamo perseguire.
Macchingraf è entrata da noi nel 1985 col primo tagliacarte Polar, mentre nel 1987 è entrata la prima nuova piegatrice Stahl.
Oggi abbiamo 6 tagliacarte, di cui 4 Polar di diverse misure: tutte
attrezzature nuove, complete di piani soffianti e scaricatori automatici».
Nel 1998 il titolare di GiTi si ritira e Domenico Larosa accorpa le
due aziende: nasce Edilibro Boccato.
A fine 2007 l’ulteriore cambiamento e spostamento, la nuova
realtà opera ora su 20.000 mq con 250 persone.
La soddisfazione del risultato raggiunto non toglie però le difficoltà conseguenti la gestione e programmazione di lavoro di una
azienda diventata così complessa.
«Per stare sul mercato, servire clienti che richiedono tempestività
e qualità su milioni di pezzi e far fronte ai costi di gestione relativi
alle nostre attuali
dimensioni, occorrono attrezzature
all’avanguardia,
competenza e personale ben addestrato». Continua Domenico
Larosa «Noi abbiamo investito su 4 nuove macchine da piega,
sempre Heidelberg acquistate da Macchingraf; di veloce avviamento, più performanti e produttive rispetto alle precedenti.
Per quanto riguarda il personale, posso contare su collaboratori
che sono con noi da parecchi anni, che hanno assistito e contribuito alla crescita di Edilibro Boccato, che si sono prodigati con
abnegazione, sacrificio e senso di responsabilità.
Core business di Edilibro Boccato sono le lavorazioni con punto
metallico e brossura: attualmente confezioniamo ogni giorno circa 700.000 riviste e 500.000 libri in brossura fresata e cucita.
Altro punto di forza della nostra azienda è costituito dal finissaggio delle lavorazioni di legatoria: un servizio in più che noi offriamo ai nostri clienti.
Mi riferisco alla cellophanatura, spedizione postale, spirale wire-o,
confezionamento delle bustine di figurine (attestato sul milione di
pezzi al giorno), assemblaggio della rivista o del libro con altri elementi di contorno come CD o cassette, altri depliant e così via.
Di strada ne è stata fatta tanta» conclude Domenico Larosa, «da
mia moglie, me e le persone che lavorano con noi.
Devo esprimere però anche un sentimento di gratitudine nei
confronti di alcune persone. Prima di tutto a quella direttrice
di banca, che ai nostri inizi ebbe fiducia in noi e concesse quei
prestiti e fidi che ci permisero di avviare e ampliare la nostra
attività. E poi naturalmente a Macchingraf, che ci ha ben consigliato nella scelta delle attrezzature in funzione delle nostre
scelte imprenditoriali, e ci ha sostenuto con una pianificazione
finanziaria adeguata.
Ora è in azienda anche mio figlio Paolo: è
lui che rappresenta la
continuità e il futuro di
una attività iniziata 30
anni fa».
EFFEPI
“da Felice Porta a Effepi”
Tre stabilimenti tutti di proprietà in provincia di Milano: due a
Busto Garolfo per i libri cartonati e brossurati e uno ad Arconate,
dedicato esclusivamente alla confezione con punto metallico.
Una cinquantina di dipendenti, tutta la famiglia Porta presente
in azienda (il signor Felice, la moglie signora Erina e i due figli
Luca e Ruggero), una confezione media giornaliera di 40/50.000
libri ed altrettante lavorazioni a punto metallico: questi in breve
i numeri odierni della Legatoria Effepi.
Eppure tutto è cominciato circa 40 anni fa in una cantina, dove
Felice Porta (allora ancora lavoratore dipendente) la sera confezionava dispense di enciclopedie con una cucitrice acquistata
di seconda mano.
Il 1967 è l’anno ufficiale di apertura della ditta individuale “Felice Porta”, anche se l’attività era avviata già da un paio d’anni.
Il primo operaio assunto allora come apprendista, lavora ancora
oggi con il signor Porta ed è diventato direttore di stabilimento.
«Ho imparato il mestiere dagli Artigianelli di Milano» racconta
il signor Felice, «allora come oggi, gli Artigianelli hanno scuola
professionale e laboratori (sono a loro volta infatti stampatori e
legatori).
Mi ricordo che avevo un maestro legatore talmente esperto ed
accurato che gli venne commissionato il restauro di alcuni volumi originali di Leonardo da Vinci. La sera i volumi venivano
consegnati da alcuni carabinieri che presenziavano per l’intera
durata della confezione. Più che aiutare, io osservavo e imparavo dal mio maestro le tecniche di ripristino di libri antichi. La
mia ambizione divenne quella di specializzarmi in tutte le sfaccettature della legatoria ed offrire quella qualità e competenza
che vedevo all’opera nel mio maestro.
Oggi posso dire che queste sono le qualità che ci contraddistinguono e che costituiscono il motivo di fiducia dei nostri clienti.
Io e mia moglie siamo partiti da una cantina, poi abbiamo aperto il primo capannone nel giardino di casa, da lì abbiamo acquistato diversi appezzamenti di terreno e costruito i primi due
stabilimenti di Busto Garolfo. Per ultimo, negli anni 1985/90, è
arrivato quello di Arconate.
La ditta individuale Legatoria Felice Porta è diventata la Effepi
srl. Io ho sempre avuto una mentalità industriale» continua il
signor Felice, «da noi le lavorazioni manuali sono praticamente
inesistenti, tutto è meccanizzato. Sono da sempre cliente Macchingraf, apprezzata per la sicura affidabilità: da loro ho acqui-
stato negli anni
le
piegatrici
Stahl, i tagliacarte e pareggiatori Polar e una macchina sempre
Heidelberg per cucitura a punto metallico ST 300.
Ci sono tante attrezzature quante sono le lavorazioni da eseguire ed anche nel nostro settore è entrata da tempo l’elettronica e
il controllo delle macchine tramite il touch-screen.
Così come ci sono tanti tipi di colla, per il tipo di tenuta che
si deve ottenere. Da 4/5 anni noi utilizziamo in particolare il
poliuretano, che non è una colla ma una resina. Siamo stati
tra i primi in Italia ad adottarlo, perché permette la tenuta su
superfici plastificate o verniciate con inchiostri che rifiutano la
colla tradizionale».
Il signor Porta ha una visione positiva del presente e del futuro:
«In più di 40 anni di attività non ho mai perso un giorno di lavoro, al contrario spesso dobbiamo ricorrere agli straordinari.
E tutto senza necessità di reperimento ordini. Come dicevo,
siamo conosciuti sul mercato per qualità, puntualità e affidabilità: questo fa sì che i clienti ci scelgano, sapendo di poter
stare tranquilli.
Anche internet non ci ha recato danno: lo considero un mezzo in più di conoscenza, ma non credo possa sostituire il libro
come strumento di lavoro, di consultazione e di lettura. A mio
parere il libro verrà sempre stampato.
Il nostro impegno» conclude il signor Porta, «è quello di attrezzarci al meglio perché non costi caro, né nelle varie fasi di lavorazione né come prezzo al pubblico».
GRAFICHE GHIANI
“l’unione fa la forza, ovvero storie di vita”
«La storia delle aziende è molto spesso storia di vite e di famiglie» esordisce Marco Ghiani, AD di Grafiche Ghiani.
«Noi siamo una realtà molto importante in Sardegna e la nostra
evoluzione è un fatto per certi versi atipico in una terra come la
nostra. Per spiegarlo bisogna partire da un momento doloroso:
la morte di nostro padre nel 1961, che lascia una madre con 10
figli da crescere.
Fratelli e sorelle maggiori si fanno carico della conduzione economica della famiglia e della educazione dei più piccoli.
Man mano che gli anni passano le loro attività si spostano a
Torino, da dove consigliano la mamma di trasferirsi da Isili.
Terminata la terza media, io avevo in mente solo di trovarmi un
lavoro perché desideravo contribuire a mia volta al mantenimento della famiglia e perché già da allora volevo trovare una
strada mia, senza pesare ancora sulla generosità dei fratelli».
Nei primi anni ‘70 Giuseppina è diventata suora, Luciana e
Ignazio sono infermieri specializzati, Sergio linotipista, Carlo
apprendista in tipografia e Marco Ghiani viene assunto come
apprendista “jolly” nella stessa tipografia dove lavora Sergio.
Il decennio serve a Marco per imparare il mestiere di tipografo e
legatore, con esperienze significative in diverse aziende.
«Avevamo in mente di creare qualcosa di nostro, possibilmente in Sardegna» continua Marco Ghiani, «così ciascuno con la
propria attività risparmiava in vista della realizzazione di questo
obiettivo. Nel 1978 Luciana con il marito Enrico, Ignazio, Carlo,
Sergio e io si decise insieme di iniziare a sondare le prospettive
di lavoro in Sardegna.
L’iniziativa parte e a Isili vengono acquistati 1.000 mq di terreno
con 400 mq di capannone. Abbiamo notato subito che c’era
mercato per la stampa nel formato 70x100: acquistiamo da
Macchingraf la prima monocolore Heidelberg usata.
L’attività prosegue con soddisfazione, tanto da richiedere lo
spostamento in uno stabilimento più grande, in affitto, presso
Cagliari.
Nel 1987 viene acquistata la prima piegatrice Heidelberg Stahl
70x100, nuova, e nel 1988 una nuova bicolore 50x70».
Se il lavoro non manca, la situazione economica non è altrettanto florida e gli investimenti fatti sono impegnativi.
Grazie a successivi progetti di investimento presentati ad Enti
locali, vengono erogati dei finanziamenti che consentono di potenziare ed ampliare l’attività delle Grafiche Ghiani.
«Dal 1992 ad oggi
abbiamo costruito
il nostro attuale
stabilimento qui
a Monastir, abbiamo rinnovato ed ampliato i reparti di stampa
e pre-stampa con attrezzature Heidelberg; ci siamo fatti una
esperienza in campo editoriale e non ultimo abbiamo creato
una legatoria industriale, con linee di brossura e di cartonato,
accavallatrici ST 300, tagliacarte Polar e piegatrici Stahl.
Io voglio fare bene il mio lavoro, che è quello del tipografo, e
dico» continua Marco Ghiani, «che i risultati ottenuti sono frutto
dello sforzo di molti, di noi fratelli Ghiani, ma anche del nostro
personale e dei nostri fornitori.
Io sono solito dire che le aziende ci sono date in prestito dalla
società, nel senso che hanno l’obbligo morale di condividere le
risorse e i risultati col territorio, per creare una economia che
sia utile e funzionale.
Infatti è nostro obiettivo primario salvaguardare il lavoro che c’è
in Sardegna: conoscendo il nostro mercato di riferimento, ci attrezziamo al meglio per dare il meglio.
Per questo motivo consideriamo fondamentale il concetto di
fidelizzazione, che in altre parole vuol dire creare un circolo
virtuoso nel dare e ricevere fiducia tra imprenditore, personale,
fornitori.
Naturalmente con
la chiarezza che il
conto economico
dell’azienda deve
essere positivo e
trainante.
Con queste premesse, anche il
futuro è una sfida
e un’avventura che
affronteremo tutti
insieme».
LEGO ART E COLOR ART
“una storia intrecciata”
La storia della legatoria Lego Art è strettamente correlata a quella
di Color Art.
Quest’ultima, fondata alla fine degli anni ‘70 da Angelo Zucchi
e Natale Gallia, inizia subito l’attività di stampa con macchine
Heidelberg. Racconta Angelo Zucchi «Nel corso degli anni l’evoluzione delle attrezzature di pre-stampa e stampa ha assicurato
una produttività ed una velocità tali che il nostro reparto interno
di confezione non reggeva più il ritmo.
Con l’approvazione del mio nuovo socio, Alberto Belleri, decido
quindi di costituire una nuova società dedicata alla legatoria, che
collabori quasi in esclusiva per Color Art.
Nel 1988 nasce quindi Lego Art, diretta emanazione di Color Art,
con una propria ragione sociale, proprio personale e propria direzione. Giovanni Cinelli con la sorella Maria ne sono i titolari, mentre una quota è detenuta anche dai soci della Color Art, Angelo
Zucchi e Enrico Cerqui.
Io mi sono formato come piegatore presso la Casa Editrice La
Scuola» prosegue Giovanni Cinelli. «Qui avevo avuto modo di conoscere, utilizzare ed apprezzare per precisione e robustezza le
attrezzature di legatoria della Stahl, ora Heidelberg.
Mi sono perciò trovato subito in sintonia con Color Art nel momento in cui si è trattato di programmare gli investimenti della
nuova società.
Direi che la scelta di Macchingraf, rappresentante esclusivo
per l’Italia della Heidelberg
Stahlfolder, sia stata quasi una
strada obbligata».
Lego Art, partita con i due titolari e un paio di dipendenti,
conta oggi su 14 persone.
Le prime attrezzature sono
state subito sostituite e il parco
macchine oggi in funzione è costituito da una punto metallico,
quattro piegatrici, un tagliacarte e una brossuratrice Heidelberg Eurobind 4000.
Eurobind 4000 è il fiore all’occhiello di Lego Art, che è at-
tualmente l’unica legatoria in Italia ad
averla installata.
«Prima di questa installazione, noi
effettuavamo in casa taglio e piega,
mentre la cucitura e la brossura venivano realizzate presso aziende esterne» proseguono Cinelli e Zucchi.
«L’investimento è stato deciso ancora una volta con Macchingraf.
Heidelberg è entrata in questo mercato abbastanza recentemente, ma l’affidabilità del costruttore e il trentennale rapporto di fiducia con Macchingraf, ci hanno fatto optare per loro.
La nostra Eurobind è stata configurata con la possibilità di utilizzare una colla speciale poliuretanica, detta PUR. Si tratta di un
collante di tipo siliconico, molto efficace nella tenuta, che permette finiture particolari.
L’evoluzione principale delle attrezzature per legatoria è costituito
dall’ingresso della elettronica: è possibile oggi impostare e memorizzare operazioni ripetive nel tempo (ad esempio una misura
di taglio), che possono essere richiamate immediatamente quando necessario.
Prossimo obiettivo di Color Art e Lego Art sarà quello di sfruttare
le sinergie di attrezzature e di software per impostare taglio e piega in fase di pre-stampa.
Il mercato di Color Art e Lego Art è principalmente nel Nord Italia,
dove le due aziende sono conosciute per qualità, affidabilità e
tempestività.
Le tirature medie di stampa e confezione si posizionano tra le
2.000 e le 20.000 copie tra cataloghi, riviste ed alcuni titoli di editoria».
Per quanto li riguarda, Cinelli di Lego Art e Zucchi di Color Art
si dichiarano ottimisti per il futuro. L’avvento di internet non ha
portato scompensi nella loro attività, tanto da essere considerato
una modalità in più di conoscenza ma non un concorrente.
Ed anche i mercati asiatici o dell’Est Europa non fanno sentire
eccessivamente la loro presenza, più sensibile in caso di grandi
tirature come la scolastica.
«Abbiamo una prudente ma motivata fiducia per dire che i prossimi dieci anni saranno ancora positivi per la continuità del nostro lavoro di stampa e confezione» concludono Giovanni Cinelli
e Angelo Zucchi.
GRAFICA METELLIANA
“SA 8000: certificazione etica”
«Se qualcuno, nel 1991, ci avesse detto che saremmo arrivati fino
qui, certamente non gli avremmo creduto» esordisce sorridendo
Gerardo Di Agostino, AD di Grafica Metelliana. «Il mio desiderio
era solo quello di avviare una attività in proprio, una tipografia
che servisse in modo scrupoloso e professionale le esigenze di un
mercato locale. Iniziai questa avventura con due soci: mio cugino Vincenzo Di Agostino ed il mio amico Filippo Marcellino. Per
prudenza però entrambi conservarono il loro lavoro dipendente
presso due tipografie di zona. Mio zio ci mise generosamente a
disposizione un suo locale di 60 mq e così, con poche macchine
usate, nel 1991 venne aperta Grafica Metelliana».
L’attività prende subito il largo e in capo a un anno tutti e tre i
soci sono attivamente presenti. Nel 1993 viene assunto il primo
dipendente. Oggi, nel 2008, l’azienda conta un fatturato di 8
milioni di euro all’anno, i dipendenti sono diventati 68 e lo stabilimento copre un’area di 2.000 mq.
«Ci trovammo subito d’accordo nel tradurre il nostro lavoro in
servizio e alta qualità» continua Gerardo Di Agostino. «Il nome
stesso Grafica Metelliana, stava ad indicare che noi desideravamo offrire ai nostri clienti un mondo fatto di consulenza tecnico/grafica, di servizi e disponibilità oltre che alla sola stampa. In quegli anni a Cava dei Tirreni erano veramente pochi gli
studi grafici e quindi ciò che noi offrivamo era particolarmente
apprezzato. Poi intorno al 1995/96 è avvenuto un cambiamento sostanziale; il cliente finale si serviva sempre più spesso di
agenzie di pubblicità per curare la propria immagine.
In questo nuovo scenario, intuito che la nostra consulenza grafica potesse essere percepita come un potenziale concorrente,
abbiamo fatto delle agenzie i nostri clienti, abbiamo improntato
una strategia rivolta non più ai clienti finali ma a chi crea la
comunicazione, ponendoci come veri e propri partner, con un
unico obiettivo: creare prodotti di alta qualità».
La collaborazione con Macchingraf inizia nel 1994, con l’acquisto della prima macchina da stampa nuova, una Heidelberg
GTO. Poi arrivano una Speedmaster SM e, nel 2001, una CD
70x100.
«Oggi come allora» continua Filippo Marcellino, responsabile di
produzione «la nostra sala stampa gira su tre turni. Per le lavorazioni di allestimento ci appoggiavamo su due legatorie esterne,
che però non riuscivano a tener dietro alle nostre esigenze».
Il 2003 è un anno significativo nella storia dell’azienda. Viene
acquistata e completamente ristrutturata l’attuale
sede. Nel frattempo viene
deciso l’investimento su attrezzature per legatoria. La
scelta di Macchingraf è la naturale prosecuzione di un rapporto
di fiducia e reciproca stima, nato con le macchine da stampa.
«Nel 2005 vengono acquistate una piegatrice Stahl 70x100, un
punto metallico ST 100 e un tagliacarte Polar 78» continua Filippo Marcellino. «La curiosità consiste nel fatto che avevamo
l’attività suddivisa tra i due stabilimenti: la tipografia era ancora
nel vecchio stabilimento, invece le attrezzature per legatoria le
avevamo già fatte installare nella nuova sede ancora in corso la
ristrutturazione». Prosegue Gerardo Di Agostino «Noi tre soci
siamo soddisfatti per essere riusciti ad avviare la nostra attività
senza alcun contributo pubblico; ce l’abbiamo fatta contando sulle nostre forze e il nostro impegno, facendo delle risorse umane il nostro unico vero punto di forza. Possiamo dire a
gran voce che siamo una delle poche aziende italiane ad essere
certificate con la Social Accountability 8000 (SA 8000) cioè la
certificazione etica».
L’ingegnere Daniela Amati, responsabile della certifcazione, ne
spiega meglio il valore «La SA 8000 significa, in due parole, fare
business in modo etico. Per portare avanti questo progetto in
Grafica Metelliana vengono investiti circa 30.000 euro l’anno in
formazione e motivazione del personale. Ne abbiamo un ottimo riscontro ed il clima aziendale
lo testimonia».
«La stima e la fiducia reciproca all’interno dell’azienda ci fanno essere ottimisti nei confronti
del futuro» concludono Gerardo Di Agostino e
Filippo Marcellino. «A fine 2009 dovrebbero
concludersi i lavori di realizzazione del prossimo nuovo stabilimento di 8.500 mq, con una
palazzina uffici di 600 mq dotata di mensa
interna, biblioteca e palestra. Crediamo nella possibilità di una nostra espansione e nei
prossimi importanti investimenti, ma soprattutto crediamo e continueremo a credere che
le persone siano l’autentica forza di Grafica
Metelliana».
L EG ATO R I A M O N D OV ì
“una macchina tira l’altra”
«La mia storia in Legatoria Mondovì inizia nel 1998» esordisce
Marco Alfero, uno dei due soci titolari. «Io provengo da una famiglia di viti-vinicultori e la mia attività lavorativa è partita da lì.
La Legatoria Mondovì esisteva già: era stata aperta da alcuni stampatori locali per soddisfare le loro esigenze di finitura,
senza essere costretti a rivolgersi presso legatorie distanti, nel
torinese o nel milanese.
A fine anni ‘90 però la legatoria non riusciva più a far fronte alle
modificate esigenze del mercato. Un mio cugino, titolare di una
tipografia in Mondovì, mi domandò se mi sentivo di organizzare
i piani di rinnovamento e di investimento. Sono entrato così in
Legatoria, il lavoro di legatore mi è piaciuto subito e ho accettato la proposta. Il mio socio, Roberto Gallarato, era già attivo
in azienda: seguiva e segue tutt’ora la parte tecnico-produttiva,
mentre io mi occupo dell’organizzazione del lavoro e della parte
commerciale.
La vigilia di Natale 1998 io e il mio socio abbiamo concluso con
Macchingraf il primo contratto d’acquisto di due attrezzature
nuove: una piegatrice e un tagliacarte.
Una macchina tira l’altra e da allora si sono successivamente
aggiunte una linea a filo refe, una brossuratrice, altre piegatrici
e tagliacarte, una linea di punto metallico.
Tre anni fa siamo stati i primi ad installare, dopo la ristrutturazione, un tagliacarte Polar 176 con carico e scarico automatico.
Macchingraf ci ha dato fiducia, ci ha supportato e consigliato
nei piani di investimento e di finanziamento; noi per parte nostra abbiamo sempre rispettato le scadenze di pagamento.
Per dare una idea dei valori in gioco, dico solo questo: in quegli anni noi fatturavamo circa 400 milioni di Lire per anno ed
abbiamo fatto investimenti per 2 miliardi. è stato un “azzardo”
ragionato. Per ampliare l’attività dovevamo avere attrezzature
nuove e performanti, le quali ci avrebbero permesso di acquisire commesse significative, che ci avrebbero fatto conoscere
presso stampatori ancora più esigenti in termini di pezzi lavorati
e complessità di finitura.
Per fare un esempio: nel 2005 abbiamo acquistato una piegatrice a doppio formato, che ci ha permesso di proporci ed acquisire un cliente come De Agostini. Dal 1998 a oggi abbiamo ampliato e diversificato il numero dei nostri clienti e, attualmente,
la Legatoria Mondovi è un punto di riferimento per la zona sud
del Piemonte e per le province di Savona e Imperia.
Secondo me, sono
due in particolare
le caratteristiche specifiche di un legatore: la qualità e la tempistica.
La qualità la ottieni con buone macchine e buon personale.
Io mi dedico con particolare attenzione alla valutazione delle
persone. Non c’è una scuola per legatori e quindi l’istruzione
avviene in azienda. Ci vogliono dai 6 mesi all’anno perché una
persona sia in grado di condurre da sola una macchina. Noi
non abbiamo capi reparto o direttori di stabilimento, quindi è
indispensabile trovare persone che si impegnino e di cui possiamo fidarci, persone responsabili che assicurino la produzione per l’intera durata del turno.
Il giusto mix tra macchina e macchinista fa sì che il lavoro “giri”
bene, al fine di ottenere un prodotto ben fatto nel rispetto della
tempistica richiesta. Il punto di forza della Legatoria Mondovi
è costituito dalla brossura» continua Marco Alfero, «sia fresata
che cucita. Noi rileghiamo libri di scuola, fotografici, di cucina,
cataloghi d’arte, libri per bambini, e così via.
I nostri prossimi obiettivi prevedono l’installazione di una linea
di confezionamento del cartonato. Però per arrivare a questo
dobbiamo pensare ad un nuovo stabilimento: nella nostra attuale sede non c’è proprio più spazio.
Siamo comunque positivi nel confronto del futuro, anche se i
cambiamenti di questi ultimi anni hanno ridotto di molto i volumi dei pezzi rilegati. Quando i clienti hanno necessità di tempistiche molto strette, unite a qualità di risultato, si appoggiano
ancora a realtà come la Legatoria Mondovì. Da parte nostra»
conclude Marco Alfero, «è nostro preciso interesse essere attenti al conto economico, per assicurare la buona gestione e la
possibilità di investimenti, che diano garanzie di affidabilità e di
qualità al nostro futuro».
L EG ATO R I A M O N E S I
“la legatoria: un anello della filiera”
Nel secondo dopoguerra, Enrico Monesi inizia la sua attività
come dipendente di un’importante legatoria di Bologna. Il
desiderio di emergere e diventare imprenditore in proprio lo
spinge ad aprire la Legatoria Monesi. Siamo alla fine degli
anni ’50, il lavoro viene avviato con successo, tanto che diventa indispensabile ampliare gli spazi produttivi.
L’attività si sposta da Bologna a San Lazzaro di Savena e da
lì, nel 1974, all’attuale sede di Ozzano Emilia.
Oggi Legatoria Monesi e la consociata Nuova Legatoria costituiscono il più significativo complesso di legatoria dell’Emilia Romagna.
Monesi è specializzato nel cartonato, mentre Nuova Legatoria nella brossura.
Complessivamente la realtà produttiva si attesta sui 6/7 milioni di libri l’anno.
«Per noi Macchingraf ha significato un notevole miglioramento di qualità. Abbiamo acquistato da loro cinque attrezzature complete di piega, e altrettante la nostra consociata»,
racconta Ivan Monesi, figlio di Enrico, che con la sorella
Anna conduce, oggi l’attività.
«L’evoluzione delle macchine» prosegue il signor Monesi,
«riguarda la precisione di piega e la loro affidabilità, non
tanto il numero di addetti per macchina. Nel nostro settore c’è ancora una discreta quota di lavoro manuale e, nel
nostro caso specifico, l’addestramento del personale viene
effettuato all’interno dell’azienda. Siamo specializzati nella
confezione di libri d’arte e fotografia. Il 50/60% del nostro
prodotto è destinato all’estero. Il nostro committente è lo
stampatore. Noi siamo l’ultimo anello della filiera. Il legatore è un terzista: non offre un prodotto proprio, ma trasforma
un prodotto altrui che ha già un suo valore aggiunto. Questo,
per esempio, è uno dei motivi per cui il rischio di impresa
è molto alto, per noi. La legatoria ha una serie di passaggi
numerosi e molto articolati. Piega, raccolta, cucitura, taglio,
incassatura sono tutti tipi di lavorazione che richiedono tempi diversi.
La bravura del legatore consiste nell’organizzare i diversi processi in modo che non ci siano tempi morti o, al contrario,
sovraccarico in un determinato comparto, con conseguenti
ore di straordinario per smaltirlo.
La buona armonizzazione è quindi una necessità prima di
tutto economica. È indispensabile, poi, che in
legatoria vi siano ordine e
pulizia per evitare che le
segnature si danneggino
o si sporchino, o che si perda la giusta sequenza di impaginazione».
Secondo Ivan Monesi, l’avvento di internet e lo sviluppo dei
mercati asiatici, quello cinese in particolare, hanno fatto
sentire il loro peso.
«In questi ultimi anni abbiamo visto una forte riduzione nel
numero di libri da confezionare. Una parte delle pubblicazioni è stata digitalizzata e distribuita su CD (mi riferisco
soprattutto ai volumi di giurisprudenza e medicina). Una
grossa fetta dello stampato in bianco e nero è stata dirottata
sui mercati asiatici e indiani, dove non è richiesta qualità e il
committente può programmare a lungo termine. Ormai non
c’è competizione.
In Italia e in Europa in genere è rimasto, invece, il lavoro di
qualità, che il cliente segue passo per passo nelle varie fasi
di realizzazione.
Il futuro dovrà tenere conto di questi fattori: velocità di esecuzione del lavoro con macchine di legatoria sempre più versatili e in grado di offrire un prodotto di altissima qualità».
G RU P P O PA D OVA N A
“tre eccellenze”
«Sono tre le eccellenze di cui andiamo particolarmente orgogliosi: ricerca e sviluppo, un tagliacarte Polar completamente
automatizzato e la nostra aula corsi» esordiscono Gianfranco
De Checchi e Luciano Rossi. «Per arrivare a questi risultati è
necessario però tornare indietro di 25 anni (nel 2008 Gruppo
Padovana ha festeggiato il 25° compleanno).
«La nostra è nata come tipica azienda del Nord-Est» racconta
De Checchi, «con pochi mezzi, in piccoli spazi, a conduzione
famigliare. Nel 1983 con mia moglie (allora fidanzata) e mio
fratello minore apro la Legatoria Padovana. Avevo 19 anni e dei
tre ero il più vecchio. Iniziammo con macchine usate ad effettuare lavori ancora prevalentemente manuali di piega e di punto
metallico. Da allora a oggi di cose ne sono cambiate parecchie:
l’azienda famigliare è diventata Gruppo, i soci sono aumentati
a 7, nel 2002 abbiamo costruito il nuovo stabilimento di 12.000
mq coperti, ma la filosofia aziendale è rimasta la stessa.
Dovrei dire tre eccellenze più una» continua De Checchi. «L’idea
portante fin dall’inizio è stata quella di riuscire a coordinare tutto il finissaggio della carta stampata, per offrire allo stampatore
un servizio completo con un unico interlocutore. Con questa
idea vincente siamo diventati uno dei leader di mercato nel nostro settore. Siamo stati dei pionieri anche in un altro ambito: a
metà degli anni ‘90 abbiamo investito nel commerciale, creando un ufficio apposito di cui è responsabile Luciano Rossi.
Creare un ufficio commerciale vuol dire anche credere nella ricerca e sviluppo» continua Rossi, «la visita a Fiere di settore,
l’attenzione costante alle novità sia tecniche che di materiali,
fanno sì che Gruppo Padovana venga riconosciuta come azienda propositiva. Primi in Italia, nel 1997 abbiamo realizzato un
cofanetto omaggio, contenente campioni di proposte di legature
innovative. Lo abbiamo inviato ai nostri clienti stampatori, che
ne hanno fatto a loro volta un punto di innovazione nei confronti
dei committenti.
Uno per tutti vale
l’esempio della
legatura “flexicover”, di cui abbiamo brevettato
nome e tipologia
di lavorazione. In
pratica, abbiamo
sfruttato la tecnologia della brossura
unita alla tecnologia del cartonato,
con il rafforzamento
delle copertine. è
stata una soluzione
che ha ottenuto brillanti successi nella realizzazione di cataloghi di pregio.
La seconda eccellenza che consideriamo il fiore all’occhiello di
Gruppo Padovana è il tagliacarte Polar : è stato il primo installato nel mondo con tecnologia tutta automatica, eccetto la pareggiatura, per la quale il carico macchina è ancora manuale.
La collaborazione con Macchingraf è nata nel 2002 e da allora,
quasi ogni anno, abbiamo acquistato nuove attrezzature. Anche
questa è una nostra peculiarità: la legatoria è da sempre considerata settore povero, nel quale molto spesso l’investimento
viene fatto sull’usato. Noi invece, come mentalità e grazie anche al consolidato rapporto con Macchingraf, abbiamo preferito
investire sul nuovo. La terza eccellenza» continuano De Checchi
e Rossi, «è costituita dalla nostra aula corsi. Ci siamo resi conto
che le scuole professionali preparano operatori per pre-stampa
e stampa, ma non per legatoria. Ne consegue che la formazione del personale avviene direttamente sul campo, all’interno
dell’azienda.
A questo stato di fatto, Gruppo Padovana ha voluto aggiungere un plus. Creare dei veri e propri corsi di formazione e addestramento, tenuti da docenti o da esperti di settore. Di recente
abbiamo concluso un corso tenuto da un tecnico Heidelberg,
riservato ai nostri piegatori. Secondo noi questo è un esempio
della dinamicità di comportamento della dirigenza di Gruppo
Padovana, che vuole avere una visione ottimistica del futuro.
A nostro modo di vedere, stiamo assistendo a importanti cambiamenti nel settore in cui operiamo» concludono De Checchi
e Rossi. «L’odierno eccessivo frazionamento va ridotto, a favore
di accorpamenti e concentrazioni per fare squadra insieme. Diremmo quasi che dovrebbe essere creato un “distretto di mentalità” atto a favorire il “Print in Italy” come polo di eccellenza a
fianco del made in Italy, per poter affrontare in maniera positiva
e organizzata gli scenari futuri».
L egatoria spinelli 2 0 0 0
“ . . . a v r e i a v u t o l e m a n i p u l i t e . . .”
«Sono diventato legatore perché avrei avuto le mani pulite»
esordisce sorridendo Mario Spinelli, mentre per l’ennesima
volta si asciuga le mani appena lavate.
«Avevo 10 anni quanto ho cominciato a trattare la carta. Uno
stampatore amico di famiglia consigliò la mamma di farmi
fare il legatore... per il motivo appena detto... ma io ho cominciato la scuola professionale come stampatore, perché
rilegare era considerata una seconda scelta. Sono entrato
agli Artigianelli di Monza, ho scoperto la mia passione per il
taglio, ho imparato anche la piega».
Dopo varie esperienze come apprendista nei campi più diversi, a 14 anni Mario Spinelli ottiene il libretto di lavoro e
comincia l’attività presso una piccola tipografia. Passano
gli anni e Spinelli è attivamente impegnato su più turni di
lavoro presso Ripalta e la Legatoria Colombo. Quest’ultima
confeziona ancora prevalentemente a mano. Con il titolare
della legatoria, Spinelli inizia anche a diventare acquisitore.
Entrano così due importanti commesse: la confezione di tutti
gli stampati editi dai Frati Cappuccini di Padova e i biglietti aerei per Air Congo. Spinelli si rende subito conto che il
tipo e la mole di lavoro richiedono la meccanizzazione della
legatoria. Punto di riferimento per questa trasformazione diventa Macchingraf, per la completezza ed affidabilità delle
soluzioni proposte.
Da quel momento in poi nascono una sintonia ed una collaborazione che a distanza di più di 30 anni si sono via via
più consolidate.
Nei primi anni ‘70, Spinelli decide di mettersi in proprio e con
l’aiuto della moglie, della cognata e del marito di questa, apre
il primo capannone di 700 mq. L’azienda si chiama Zeta2.
La collaborazione prosegue per circa 17 anni, fino al momento in cui si prospetta l’acquisizione della confezione
delle copertine
della casa editrice Universo.
Significa confezionare circa 3,5
milioni di pezzi a
settimana... significa raddoppiare
lo stabilimento.
Le opinioni sono diverse e Mario Spinelli con la moglie esce
dalla società, lasciando ai cognati i clienti e il parco macchine.
A quarant’anni ricomincia da capo e ancora una volta suo
partner di riferimento è Macchingraf. Dopo vari spostamenti,
nel 2000 viene aperto l’attuale stabilimento a Cernusco sul
Naviglio.
«Per carattere» prosegue Spinelli, «io voglio divertirmi anche lavorando. In altre parole non mi piace il lavoro ripetitivo e quello che possono realizzare tutti. Questo significa
essere attenti al mercato e alle evoluzioni delle attrezzature. Io voglio essere in grado di offrire finiture specializzate
e uniche. Abbiamo quindi cominciato con montare sulle
piegatrici le testine per perforare, ugelli per la distribuzione della colla a freddo e a caldo, etichettatrici. In pratica,
le nostre attrezzature sono interamente realizzate “su misura”. Detto così in poche parole, può sembrare “facile”.
In realtà ci vogliono inventiva, passione e continuità (nel
senso di capacità di evolvere il progetto). Non va poi sottovalutato un altro aspetto della macchina “su misura”: chi
apre una strada nuova non ha la garanzia della immediata
produttività né conosce a priori i problemi che si possono
presentare. Si deve anche tener conto che in Legatoria Spinelli dobbiamo gestire grandi quantità di lavorati in tempi
molto veloci. Macchingraf ha creduto nelle nostre capacità
e ci ha supportato, portando in casa madre le nostre richieste di modifiche alle macchine standard. Heidelberg
e Polar hanno realizzato negli anni dei prototipi apposta
per noi. Cito ad esempio (primi in Italia) un tagliacarte con
sponda idraulica dietro e con il pareggiatore posteriore (anziché anteriore, come d’uso).
Sono orgoglioso di poter dire che io ed alcuni altri colleghi
legatori abbiamo voluto ridare dignità al nostro lavoro, facendo uscire dalle “cantine” la percezione della legatoria»
conclude Mario Spinelli.
Nel 2007 la Legatoria Spinelli ha confezionato 930 milioni di
pezzi, ed è considerata un partner qualificato per la finitura
specialistica delle lavorazioni a stampa.
Le legatorie ed industrie grafiche raccontate in
questo volume rappresentano una parte dell’ampio numero di aziende utilizzatrici di macchine per legatoria; aziende che hanno saputo
raggiungere risultati importanti grazie alla loro
competenza combinata alla qualità di queste
attrezzature Heidelberg e all’efficacia dei servizi
Macchingraf. A loro va il nostro ringraziamento
per la collaborazione alla realizzazione della monografia e per la fiducia dimostrata.
Si ringrazia per la collaborazione l’agenzia
Vividatellus.
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