DEL POPOLO
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IV
Sipario
UN CAFFÈ CON... Luca
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2 • Martedì, 5 maggio
Lazzareschi Pagina 2 / DRAMMA ITALIANO Aggiungi un posto a tavola Pagina 3 / LA RECENSIONE
Amleto, Il dio della carneficina Pagine 4-5 / NUMEROUNO Mamma mia Pagina 6 / TEATRALIA Premio Europa, Piccola
scena Pagina 7 / CARNET PALCOSCENICO Il cartellone del mese Pagina 8
2 palcoscenico
Martedì, 5 maggio 2009
UN CAFFÈ CON...
Luca Lazzareschi
di Rossana Poletti
L
uca Lazzareschi si è diplomato alla Bottega Teatrale di Firenze diretta
da Vittorio Gassman e Giorgio Albertazzi. Vincitore, nel 1999, del Premio Randone-Primafila, è stato diretto in teatro da registi di primo piano,
da Gabriele Lavia (in Edipo Re di Sofocle, Il Misantropo di Molière, Riccardo
II, Otello, Riccardo III e Amleto di William Shakespeare), a Marco Sciaccaluga (Le tigri di G.Bona), a Marco Tullio Giordana (Morte di Galeazzo Ciano di
Enzo Siciliano), da Vittorio Gassman (Non essere e Macbeth di William Shakespeare) a Glauco Mauri (Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare), da Giuseppe Patroni Griffi (Un marito di Italo Svevo) a Guido De Monticelli (Enrico V di William Shakespeare), e via via tanti altri nel tempo fino a
Cesare Lievi in Erano tutti miei figli di Arthur Miller, Calenda nel ruolo di Edgar nel Re Lear e attualmente da Pietro Carriglio nell’Amleto. Per il cinema, ha
recitato in Where angels fear to tread, e Vuoti a perdere. Sul piccolo schermo, è
apparso tra i protagonisti di Incantesimo, de L’impero, e de Il mastino.
Ricordando una delle ultime interpretazioni shakespeariane di Lazzareschi, l’Edgar nel Re Lear, prodotto qualche anno fa proprio dallo
Stabile Fvg, e facendo i dovuti confronti con il suo attuale Amleto, balza
immediatamente agli occhi, che i diversi registi dei due spettacoli, ad un
certo punto, mettono in scena l’attore nudo, nel senso letterale del termine. Bisogna aggiungere poi che tutti e due i personaggi si fingono pazzi
per sfuggire in qualche modo alla loro terribile realtà. Chiediamo a Luca
Lazzareschi che cosa significhi nel teatro la nudità.
Innanzitutto, la follia è una costante di molti personaggi shakespeariani.
La nudità, soprattutto quando è portata in spettacoli di “tradizione”, là cioè
dove uno non se l’aspetterebbe, - perché
Il nudo sulle copertine dei giornali, oramai ci lascia indifferenti, invece a teatro
colpisce lo spettatore, non per pruderie.
Perché è un atto eversivo in sostanza, il
turbamento è interiore.
Io di Shakespeare salverei tutto.
Shakespeare è un nostro “contemporaneo”,
e i classici sono comunque contemporanei.
Shakespeare, che tratta sempre di vita
e morte, figli e madri, guerre e potere,
assassini e amore, è sempre contemporaneo.
Nessun contemporaneo arriverà ad essere
così profondo e poetico, per ora almeno
per inciso ci sono spettacoli di altra natura, di altra genesi, dove la nudità è la
normalità, se sono tutti nudi, turba semmai quello che è vestito – in quei spettacoli, dicevo, per l’attore la nudità è
una prova. Mettersi a nudo fisicamente non è semplice, ma è ancor più difficile farlo psicologicamente. La nudità
per un attore può essere violenta o non
esserlo affatto. La nudità di Edgar era
scritta da Shakespeare, nel copione richiede espressamente l’uomo nudo, che
si è spogliato di tutto “del suo sé per fingersi altro”. Per Shakespeare far ricorso alla pazzia per molti suoi personaggi significa spogliarsi di tutto e riuscire
a capire e interpretare il mondo da una
chiave diversa.
Amleto, il nudo del «prima»
Anche in questo “Amleto” la nudità, in
una scena leggermente tagliata e spostata
dal suo contesto originale, ha un significato drammaturgico, non è fine a se stessa.
C’è un Amleto del prima e uno del dopo,
quello pazzo è l’Amleto di una parentesi
in cui il personaggio non è più nulla, non
è ciò che era prima, non ha più lo spirito vendicativo, ma non è neanche l’Amleto
rinnovato della sua permanenza in Inghilterra, è in un nulla, spogliato di tutto come
un Cristo laico. Si presenta come mamma
l’ha fatto perché non ha niente. Non è riuscito a portare a termine la spinta della
sua volontà, l’azione, ed è in un limbo di
nulla, e il nulla è nudità. In questo senso il
regista ed io l’abbiamo interpretato. È un
momento, mi rendo conto, che nessuno si
aspetta, per quanto ce ne siano stati molti di Amleti nudi, potrei citarne almeno tre
o quattro. Lavia ad esempio, usò la nudità
in un altro monologo, in modo però molto
simile. Il senso è dunque questo, una spogliazione del sé. È il momento in cui Amleto dice “che cos’è un uomo se pensa solo
a dormire e mangiare. È soltanto una bestia” e la bestia è nuda.
Shakespeare, l’odierno
uomo di ieri
C’è molto Shakespeare nel tuo curriculum teatrale. Che senso ha oggi questo
grande drammaturgo per il pubblico?
luci, però anche su una certa rigidità interpretativa dei personaggi. I ruoli vengono impostati a priori e messi lì, quasi fissi,
immobili. È un regista direi “rigoroso”. È
una tecnica? E se lo è qual è il significato?
Sono scelte registiche, bisognerebbe
chiederlo a lui. Posso dire però che una
delle cifre poetiche di Carriglio è proprio
la cura dell’aspetto scenografico, iconografico ed estetico, delle luci e dei costumi, che prevede un’esposizione del personaggio, non dico oratoriale, ma che tende all’oratoriale. Alcuni personaggi sono
così impostati proprio per permettere ad
Amleto di essere qualcosa di diverso, che
si muove come uno strano animale tra queste fissità, dovute anche alla sontuosità dei
costumi, che devono essere portati in un
certo modo. Amleto sfugge da tutto questo
e dal buio che circonda la pedana sospesa
nel vuoto, con le magnifiche luci di taglio
Il teatro è un rito, come la Messa. C’è la
liturgia della parola, c’è il Padre Nostro. Non
puoi arrivare dopo la lettura del Vangelo…
Il teatro è un rito e come tale va affrontato.
La televisione, invece, è distrarsi. A teatro si
va, ci si siede, si guarda, si ascolta, si sta lì,
si giudica, si partecipa si compartecipa a un
rito. Se non piace si esce prima
Io di Shakespeare salverei tutto.
Come diceva un grande studioso, Shakespeare è un nostro “contemporaneo”, i
classici sono comunque contemporanei.
La grande drammaturgia parla sempre
delle stesse cose, parla della morte, della vita, della guerra. Guarda caso parla
della famiglia, perché tutti i grandi della drammaturgia partono dal cosiddetto
triangolo edipico: padre, madre, figlio.
Come nella tragedia greca, pensiamo ad
Edipo, Antigone, sempre si parte da questo triangolo che è il nucleo primo della società. Shakespeare, che tratta sempre di questi argomenti, vita e morte, figli e madri, guerre e potere, assassini e
amore, è sempre contemporaneo. Nessun contemporaneo arriverà ad essere
così profondo e poetico, per ora almeno.
Quando un contemporaneo diventerà un
classico, fra duecento anni qualcuno lo
scoprirà.
Pietro Carriglio, il regista, interpreta questo “Amleto” in modo particolare.
Gioca molto sulle scene, sui costumi, sulle
(di Saccomandi), Amleto appare e scompare e gli altri personaggi sono statici, o
perlomeno più statici di lui, nella loro essenza di personaggi. È la scelta del regista
che ha una sua efficacia.
A teatro alla ricerca
del tempo
La scelta del regista è stata anche di
fare un’edizione quasi integrale dell’Amleto, quasi quattro ore di spettacolo.
nuclei drammatici del testo. Non ci sono intere scene tagliate, ci sono sforbiciate qua e
là, che non intaccano la struttura dell’Amleto. Il problema dei classici è fondamentalmente la durata, perchè il pubblico di oggi
non è più abituato a stare a teatro più di due
ore e mezzo, tre al massimo. È bene invece
abituarsi ad ascoltare storie che hanno bisogno di tempo per essere raccontate.
E che la vita di oggi è molto difficile
in questo senso. È proprio il tempo che
manca.
Il teatro è un rito, come la Messa. C’è la
liturgia della parola, c’è il Padre Nostro. Non
puoi arrivare dopo la lettura del Vangelo… Il
teatro è un rito e come tale va affrontato. La
televisione non è un rito, è distrarsi. Allora il
rito inizia e si esce di casa, si posteggia la
macchina, che è la cosa più complicata e dolorosa, ci si siede, si guarda, si ascolta, si sta
lì, si giudica, si partecipa si compartecipa a
un rito. Se non piace si esce prima.
TV e teatro, diciamo
(quasi) pari sono
Hai fatto un’affermazione sulla televisione che distrae. Generalmente all’attore
di teatro disturba un po’ chiedere se preferisce fare il teatro alla televisione.
Ma, no non è vero.
Quanto allora incide la cattiva televisione su questa affermazione?
Tanto. Io personalmente non faccio differenze tra teatro e televisione. Certo a teatro c’è la magia che si rinnova ogni sera, il
pubblico e via discorrendo. Però anche la
bella televisione fatta bene può dare soddisfazione. Ci sono importanti esempi in questo senso, pensiamo a Zingaretti con Montalbano, a Castellino, a Placido, a Boni,
ci sono prodotti di altissima qualità che a
me piacerebbe tantissimo fare, per carità.
Ho peraltro fatto “Incantesimo” lungo un
anno intero. Per un attore si tratta di adeguare il mezzo espressivo. Il problema risiede nella fruizione della televisione. Credo che prima o poi la televisione generalista chiuderà e ci sarà solo il satellite. Io ce
A teatro c’è la magia che si rinnova ogni
sera, il pubblico e via discorrendo. Però
anche la bella televisione, quella fatta bene,
può dare soddisfazione
L’Amleto integrale durerebbe cinque
ore, sarebbe impossibile ai giorni nostri
uno spettacolo così lungo. Carriglio ha tagliato quanto più possibile senza rovinare i
l’ho a casa e vedo di tutto, cose magnifiche,
e non distrattamente. Mi ci metto e guardo.
In Italia c’è troppo poca televisione buona
rispetto alla cattiva.
palcoscenico 3
Martedì, 5 maggio 2009
nteprima
DRAMMA ITALIANO Anteprima
Aggiungi un posto a tavola
Q
uando a telefonare è il Padreterno, non c'è ma che
regga. Chissà la faccia di
don Silvestro nel realizzare che
dall'altra parte del cavo c'è Colui che... È musical-fiction: don
Silvestro ha cura delle anime di
un immaginario paese di montagna. Comunque, il Padreterno in persona gli comunica che
ha l'intenzione di mandare sulla terra un secondo diluvio universale e gli affida l'incarico di
costruire un'arca per mettere in
salvo dall'acqua tutti gli abitanti e gli animali del paese. Impresa impossibile per un uomo
solo, ma ancor più impossibile
per don Silvestro, convincere i
compaesani a dargli una mano.
Entrano in scena Clementina,
figlia del sindaco Crispino (e
proprietario di una falegnameria: potrebbe essere il fornitore
della materia prima del natante), Consolazione, donna di facili costumi che arriva in paese
poco prima del diluvio (disegno?
casualità?). La donna porta scompiglio, nel paese, succede un po' di
confusione (qualche matrimonio
in pericolo e cose così) alla quale metterà ordine il Supremo. Con
il diluvio? No, non ci sarà nessun
diluvio: don Silvestro convincerà
Dio a lasciar perdere. Il paese è
salvo; don Silvestro, quando il diluvio è più che previsione meteo,
potrebbe anche andarsene con l'ar-
ca (più vuota che occupata, perchè il Cardinale convince tutti a
non dar retta al "matto"), resta per
amore del suo gregge. Sarà questo
gesto di amore ed altruismo a convincere Dio.
Gran finale con una tavola circolare piena di ogni bendiddio. Su
questa scende una colomba bianca che va ad occupare un posto rimasto vuoto. C'è un amico in più.
Lui. Ed è questo un invito a tutti
(Dopo di me il diluvio) di David
Forrest. Le musiche sono di Armando Trovajoli, il grande jazzista romano che, dagli anni '50 in
poi, si era specializzato in colonDal Sistina in poi ne sonore.
La prima edizione debuttò al
"Aggiungi un posto a tavola" è teatro Sistina di Roma l'8 dicemuna commedia musicale in due atti bre 1974; il sipario si alzò dopo
di Garinei e Giovannini, scritta tra settanta giorni di prove. Piacque,
il 1973 e il 1974 con Iaia Fiastri e lo spettacolo, al punto da rimanere
al romanzo "After me the deluge" in scena, sempre al Sistina, tutta la
stagione. Sei mesi. Una cosa mai
successa prima. Il cast della prima edizione era formato da Johnny Dorelli (Don Silvestro), Paolo
Panelli (il Sindaco), Bice Valori
(Consolazione), Ugo Maria Morosi (Toto), Daniela Goggi (Clementina), Christy (Ortensia), Carlo Piantadosi (il cardinale), Renato
Turi (la Voce di Lassù).
Dopo il musical "Il giorno della tartaruga", messo in scena nel
1984, la compagnia del Dramma
ad esser pronti ad aggiungere un
posto a tavola per un amico che
potrebbe bussare alla porta. Basta
poco, si sposta un po' la sedia e si
sta comodi lo stesso.
Laura Marchig: «Questo musical ci voleva»
Con la direttrice del Dramma Italiano, Laura
Marchig, brevemente sulla proposta della Compagnia. “Ci voleva proprio, ‘Aggiungi un posto a
tavola’: desideravamo un musical già da tempo.
Ne abbiamo messo in scena uno molti anni fa (Il
giorno della tartaruga, n.d.a.) ed allora ci mancava. Allestire un musical è una cosa complicap
tissima, ne siamo ben coscienti. È un po’ fuori
dalle nostre possibilità, a dire il vero, ed allora è
stato necessario coinvolgere nella realizzazione
altre persone, altri talenti. Anche se, devo dire,
la Compagnia ha la fortuna di avere persone
eclettiche, che cantano, ballano, recitano. Anche se l’unica, per dire, autorizzata-autorizzata,
è Elena Brumini che in questo senso ha studiato,
ha una preparazione appropriata: canta, danza,
recita... Degli altri componenti la Compagnia, ad
esempio nessuno danza. Mi sembra che ‘Aggiungi un posto a tavola’, l’edizione originale del ‘74,
coivolgeva artisti di varia professione, ballerini,
cantanti, ognuno con la propria specialità: da
noi, in scena, tutti fanno tutto. Ognuno è ballerino-attore-cantante. Manco a dirlo, la differenza
tra la nostra messinscena e quella in originale, è
enorme; non abbiamo nemmeno tentato di fare
raffronti. Basti pensare alle maxi scenografie che
nel 1974 erano costate 250 milioni di lire.
Difficoltà, per questa novità di scena, non ne
abbiamo avute. Nessuna difficoltà d’inserimento nemmeno per gli esterni. Abbiamo ospite Mario Battifiaca; beh, sì, lui ha avuto un po’ di difficoltà, giusto un pizzico, per motivi di lingua:
parla il dialetto ma non la lingua standard ed
allora ha dovuto superare lo scoglio dell’acquisizione del ritmo della lingua italiana. Con Battifiaca, poi, è stato un equo scambio di, diciamo
favori, lui ci dà la sua popolarità e noi diamo a
lui il modo di scoprire le sue doti di grande interprete. Per il resto, abbiamo avuto un grande
aiuto da molti esterni, dal maestro Vlajnić, ad
esempio, maestro di coro e direttore d’orchestra
che ha insegnato agli interpreti a cantare, poi
abbiamo una band della scena fiumana, cantanti, cantanti di professione (vedi Vivien Galletta)
e laureandi in canto già impegnati nell’opera lirica. Ed infine abbiamo un vero tesoro: Silvano Bontempo, mascotte della CI, vecchio membro della Filodrammatica. Ricapitolando, devo
dire che questo del musical è un processo abbastanza complesso, per niente facile da realizzare, che ci mancava l’esperienza ed abbiamo dovuto imparare ed allora abbiamo chiesto aiuto a
chi questo lavoro lo sa fare. E la risposta è stata
generosa.
Italiano offre al suo pubblico un
musical maiuscolo come "Aggiungi un posto a tavola". Una doppia
impresa: intanto perchè il musical,
come genere, è complicato quanto
basta e il DI è compagnia di prosa; eppoi, c'è il momento del confronto. Inevitabile quando il titolo
è così ipercalorico.
L'edizione a firma "DI" del
musical vedrà sul palco Mario
Lipovšek, Bruno Nacinovich, Elvia Nacinovich, Giuseppe Nicodemo, Elena Brumini, Alida Delcaro, Toni Plešić, Pino Trani, Silvano Bontempo, Rosanna Bubola,
Chiara Cavalieri, Vivien Galletta,
Myriam Monica, Marijan Padavić,
Cvetan Pelčić, Marijana Radić,
Lucio Slama, Teodor Tiani. Regia
di Branko Žak Valenta.
La prima è in cartellone il 12
maggio alle ore 19,30 a Fiume al
Teatro Fenice.
Cierre
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palcoscenico
Martedì, 5 maggio 2009
Il Dio della carneficina
Amleto
Il rischio
del troppo noto
TRIESTE. Teatro Rossetti.
Attorno al teatro si sviluppano
da sempre dibattiti più o meno
accesi su alcune questioni. È
giusto attualizzare il teatro, è
giusto interpretare in chiave moderna un testo classico, è giusto
cambiare il linguaggio, è giusto
vestire strano i personaggi, e
l’elenco potrebbe continuare all’infinito, anche con tutti i rispettivi contrari, della serie: e perché
no? Quindi uno potrebbe essere portato a dire: che facciano
quello che vogliono, va bene comunque. Sì, ma fino ad un certo
punto. Il linguaggio oggi è profondamente mutato, riflette non
solo un modo di esprimersi, ma
anche sostanzialmente un modo
di essere diverso. E allora spesso a teatro testi complessi, perchè arcaici nel linguaggio, rappresentano un vero ostacolo ad
una serena ed efficace aspettativa del pubblico, anche di quello
più colto e raffinato. La nostra
vita attuale è frenetica, corriamo
tutto il giorno, il lavoro è spesso
snervante, la sera siamo stanchi
e fastidiosi all’idea di quello che
ci aspetta il giorno dopo. Pensare
che in queste condizioni si possa stare seduti quattro ore, senza provare un qualche sgomento, è verosimilmente velleitario.
Ed è il caso dell’ultimo Amleto
visto al Rossetti, con un grande
Luca Lazzareschi, per la regia di
Pietro Carriglio. Anche qui però
corre l’obbligo di dire un “ma”,
nel senso che se tutto lo spettacolo fosse stato come i vari pezzi
affidati alla brillante interpretazione del protagonista del titolo,
probabilmente anche le tre ore e
quarantacinque minuti ci sarebbero apparse un po’ meno lunghe, un po’ meno dolorose.
E qui allora entrano in scena
tutte le varie questioni. Che senso
ha presentare un testo quasi in-
Martedì, 5 maggio 2009
tegrale in un palcoscenico vuoto, nel quale troneggia solo una
grande pedana basculante, e vestire da imperatori giapponesi il
re, la regina e alcuni dignitari
di corte. Forse che il Giappone
si addice alla Danimarca, se è
così non ce ne siamo mai accorti. Aggiunge questo particolare
un fascino maggiore allo spettacolo? Niente di più di quello che
potrebbero fare dei costumi dell’epoca e del posto descritto. È
allora questa una libera concessione del regista. Ci sia permesso di dire che al regista è chiesto
qualcosa di più e di più importante. D’accordo, lo spettacolo
ha una scenografia scarna, quasi
assente, ma essenziale, direi perfetta, le luci di Saccomandi sono
veramente straordinarie, ma è
proprio sulla regia complessiva
dello spettacolo che avremmo da
ridire.
A teatro si va per ascoltare
una storia, ma soprattutto per
partecipare di un’emozione. La
storia di Amleto, peraltro troppo nota per perderci anche solo
una riga, ha talmente tanti e
tali frecce al suo arco passionale, che non ci vuole un grande
sforzo per suscitare nell’attento
spettatore un po’ delle emozioni
che sgorgano dalla sofferenza
per un padre ammazzato, dalla
viltà dell’assassino, dall’inganno, dal tradimento della madre, dalla disonestà degli amici.
Di “Amleto”, non ricordo bene,
credo di averne visti almeno tre
o quattro finora. Questo mi ha
lasciata indifferente. E come me
buona parte del pubblico, che
ha applaudito giustamente la
buona prova di sè di alcuni degli
attori impegnati, tra cui segnaliamo, oltre a Lazzareschi nel
ruolo del titolo, Luciano Roman
nei panni di Claudio, re usurpatore di Danimarca. Al lavoro corale degli attori, alla regia dunque, è chiesto un afflato d’assieme, un movimento unico capace
di portare lo spettatore nel posto più elevato della sofferenza
e della mostruosità umana, che
nella fattispecie Shakespeare
canta per i suoi contemporanei
e rimembra ai posteri.
Poscaro
Per due denti rotti
«I
l dio della carneficina”.
Può succedere che, a leggere un titolo così, in cartellone, uno decide di disertare il
teatro e starsene tranquillamente a casa. Oddio, tranquillamente!
La TV ed i giornali passano tante
di quelle carneficine! Invece, a dispetto del titolo, quella di Yasmine
Reza è una commedia “da camera”
che fa e non fa ridere, ma che dà sicuramente da pensare perchè mette
a nudo le labili fondamenta del vivere civile.
Si incomincia da una quotidiana
banalità: due ragazzini, appena undicenni, vengono alle mani. Succede. Sarà capitato anche a tutti noi,
no? qualche spinta, forse anche un
qualcosa di più cattivo, ma comunque, roba da ragazzi. Il fatto è che
questa volta, Bruno ne esce con
due denti di meno. Colpa di Ferdinand che decisamente è andato giù
pesante. Per esperienza: se in queste beghe non entrano i genitori, si
dimenticano prima. Invece, i genitori si catapultano tra i rispettivi figli ed iniziano i dolori.
Dunque, a questo punto, le due
coppie di genitori si confrontano per risolvere a parole la lite di
mano tra i figli. Ci si aspetterebbe,
da questi adulti, una discussione
calma, sererena, adulta, appunto.
Invece, complice anche qualche
bicchierino, è un’escalation di isteria, gratuito scambio di insulti, testardaggine, capricci e lacrime.
Morale della favola: meglio lasciar fare ai ragazzi, perchè da questo incontro, gli adulti ne escono
malconci; crolla, soprattutto, quel
perbenismo falso costruito per il
mondo che c’è fuori; emergono
storie di bicchiere, alienazione,
crisi familiari, nevrosi. La vita è
il lavoro, il lavoro è la vita e non
sempre è possibile reggere tempi e ritmi di un’esistenza di corsa
e sempre e comunque passibile di
confronti. Un susseguirsi di sentimenti alterni e diagonali: odio, invidia, risentimento, per finire nel
nulla.
Yasmine Reza condisce la pièce
con un humour sarcastico, quasi
furibondo, incalzante; si tiene in
intelligente bilico, attraverso i dialoghi, tra commedia e tragedia. Va
anche oltre, ci sembra, accendendo un punto interrogativo grande
quanto il mondo: le buone intenzioni ci salveranno?
No! Non è pessimista, Reza,
forse solo ottima conoscitrice dell’animo umano; sicuramente osservatrice acuta.
Ed allora, che cosa c’è sotto il
nostro vivere civile? Sotto le ostentate buone maniere? La gentilezza da distribuire al mattino per le
scale, la crisi da gestire dietro le
porte di casa. L’uomo contemporaneo sarà anche informato, preparato, attento, pronto a difendere
giuste cause (più lontano sono più
fortemente le si difende), ma sotto
sotto, sotto tutta questa incravattata
positività, ha un che di barbarico,
nichilista.
Quindi, forse nemmeno il litigio da strada di due adolescenti è
il pegno da pagare sulla strada della crescita: una volta i litigi erano
litigi; due lacrime e la promessa minaccia di non essere amici mai
più; il giorno dopo, via, insieme
verso nuovi giochi. Oggi, spesso e
ferocemente, i figli sono da subito
i loro genitori, con le loro nevrosi,
il poco tempo, le meschinità. Ma
Santiddio! Non potrebbero, questi
adolescenti prendere dai genitori
qualcosa di buono?!
La messinscena polese è dello zagabrese “Rugantino”. Regia
di Franka Perković Gamulin. Ottimi in scena Ivica Vidović, Gordana Gadžić, Boris Svrtan e Urša
Raukar. Scenografia essenziale ma
basta così: un divano sul quale fare
accomodare, purtroppo, più difetti
che pregi.
Cierre
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6 palcoscenico
NUMEROUNO
Martedì, 5 maggio 2009
Mamma mia!
Quando giravamo
in minigonna (e shorts)
M
amma mia! Quanta gente. Mamma mia, che casino! Se c’è un
po’ di posto ci vado anch’io. E
allora fu così che più di ventimila persone acquistarono biglietti, piuttosto onerosi, -“ho fatto un mutuo per portarci la
famiglia” diceva qualcuno - per vedere Mamma mia! Il musical. Per mettere allegria non c’è niente di meglio che
buona musica, magari ballabile e comunque quella che tutti conoscono, o almeno
orecchiano e canticchiano. Lo spettacolo
ha debuttato a Trieste il 22 aprile proseguendo per ben dodici giorni di repliche
fino al 3 maggio, con peraltro molte doppie recite e con uno spettacolo di mezzanotte dedicato ai terremotati dell’Abruzzo. Ci sono alcuni dati che danno il senso
del fenomenale riscontro del pubblico a
questo titolo. Trieste è probabilmente il
posto più piccolo in cui il musical è stato allestito, una delle poche piazze italiane, qui prima ancora del suo debutto, era
già lo spettacolo teatrale che, negli ultimi trent’anni, ha venduto il maggior numero di biglietti con un record assoluto
d’incasso. Hanno comprato i biglietti da
mezza Europa: Slovenia, Croazia e Austria, ma anche Olanda, Svizzera e da
tutta Italia. 31 gli artisti in scena, di altissimo livello, orchestra dal vivo stupefacente, impianto luci e fonico strepitoso, da grande concerto rock, il tutto in un
teatro che per tutte le repliche era sempre
gremito all’inverosimile, fino alla piccionaia. La piccionaia è così chiamata una
parte remota del loggione dove per vedere qualcosa stai appollaiato sulla balaustra, come appunto un colombo.
Trieste come Londra,
come New York
Lo spettacolo, che è stato presente a
Trieste, è della stessa edizione che contemporaneamente è in scena a Londra e
New York. È quello originale, diretto da
Phyllida Lloyd su libretto di Catherine
Johnson. Otto sono le produzioni che si
esibiscono contemporaneamente intorno al globo. Tutto questo e molto ancora
si potrebbe dire per far capire il grande
successo di questo show. Uno spettacolo, molto bello, che però da solo di per
sé non giustifica numeri di questa portata. È comprensibile che persone che,
come me, andavano alle prime feste di
adolescenti, dove suonavano le canzoni
più famose degli ABBA, SOS, Dancing
Queen, The Winners Take It All, Money,
Money, Money, e Take A Chance On Me
– per dirne alcune – 22 le riproposte nel
musical, vivano quest’esperienza come
un tenero e divertente ritorno alle origini. Io stessa mi sono emozionata nel rivedere la mia amica del cuore delle medie, compagnia di tanti ricordi gioiosi di
quei meravigliosi anni Settanta, nei quali
cantavamo e ballavamo queste canzoni
con le minigonne e gli shorts, che a quei
tempi andavano alla grande, come pure
le scarpe con le zeppe, grandi protagoniste dello spettacolo, meglio se argentate
e quasi fosforescenti. Ma i giovani che
cosa c’entrano, quelli che hanno riempito il Rossetti e probabilmente riempiranno anche gli altri teatri in giro per il
mondo, hanno vent’anni, poco più, poco
meno. Negli anni ’70 erano bambini i
loro genitori. Eppure sono una gran parte del pubblico. Conoscono le canzoni,
le cantano, hanno già visto il video decine di volte prima di vedere lo spettacolo
dal vivo. Insomma se definiscono questo
musical “il numero uno” al mondo evidentemente ha numeri al suo interno capaci di muovere larghe platee.
«Non avevamo davvero idea di come
sarebbe stato accolto lo spettacolo» - riflette oggi la produttrice Judy Craymer.
«Il pubblico era in delirio, tutti schizzarono letteralmente dalle sedie e iniziarono a cantare e ballare nei corridoi e
così è ancora oggi. Ogni sera».
Cercando di spiegare il fenomeno
dice: «Qualunque sia lo spettatore e
la sua età, riesce a immedesimarsi nella storia che si svolge sul palco. Il pubblico sembra totalmente immerso nell’esperienza grazie anche alle canzoni
che dimostrano di avere un qualità magica e senza tempo».
La storia di MAMMA MIA! ha origine negli anni Ottanta quando Judy
Craymer, che aveva già collaborato alla
nascita di un altro grande musical della
West End, CATS, nel 1981, iniziò a lavorare con Benny Andersson e Björn Ulvaeus degli ABBA. Fu immediatamente
affascinata dai due musicisti: «In fondo
erano loro che avevano scritto Dancing
Queen, una delle più grandi canzoni
pop di tutti i tempi!» racconta. Decise
di mettere in piedi il progetto di creare
un musical che avrebbe usato le canzoni
esistenti degli ABBA e che non sarebbe
stato un tribute musical sulla band. Nel
1997 la produttrice incontrò la commediografa Catherine Johnson, che aveva
il talento e la sensibilità giusta per questo lavoro: «Dissi a Catherine che doveva dimenticare le canzoni. – la Craymer ricorda - Dovevano essere solo una
fonte d’ispirazione, ma la storia doveva
funzionare anche senza la musica. E fu
esattamente quello che ottenne».
Con una sceneggiatura in mano, Judy
Craymer iniziò la ricerca di un valido regista. Trovò la brava regista teatrale e
operistica Phyllida Lloyd.
Tre donne
per un maxi successo
«Sono felice che il successo di
MAMMA MIA! sia il risultato di una
collaborazione senza precedenti di tre
donne, - commenta la Craymer - ma
non c’era alcun intento di discriminare
gli uomini. Le relazioni sul palcoscenico delle tre migliori amiche Donna e le
Dynamos al centro della storia rispecchiano quelle delle donne che hanno
creato lo show. Noi vediamo noi stesse in quelle tre donne sul palco, perché
Catherine è la mamma single un po’
caotica, io sono quella esigente e Phyllida è quella pragmatica».
MAMMA MIA! debuttò ufficialmente a Londra il 6 aprile 1999 al Teatro Prince Edward. Fu considerato un
buon segno visto che proprio nella stessa data nel 1976 nello stesso teatro gli
ABBA vinsero l’Eurovision Song Contest! MAMMA MIA! è una storia gioiosa e divertente sulla famiglia e sull’amicizia. Ambientato su una paradisiaca
isola greca, racconta la volontà di una
figlia, alla vigilia del suo matrimonio,
di scoprire finalmente l’identità del padre. Questo desiderio porterà tre uomini del passato della mamma a tornare
sull’isola che avevano visitato per l’ultima volta 20 anni prima. D’altronde la
storia è identica a quella del film, che ha
impazzato, anche quello, nei cinema quest’inverno. Ed è tutto qui il trucco di questo grande successo. Un’operazione di
marketing, programmata sin dall’esordio: le musiche degli ABBA (si deve ricordare che l’album ABBA GOLD uscito
per la prima volta nel 1992, è rimasto per
206 settimane nella hit parade) avevano
successo, su ciò è stato costruito il musical, che ha avuto successo, su questo successo è stato costruito il film, che è stato
un dilagante successo. E così di successo in successo…la fortuna sta crescendo
a dismisura. Oltre 32 milioni di persone
hanno visto lo show, una valanga di bigliettoni, come dice Paperon de’ Paperoni (più di due miliardi di dollari solo per
il musical). E per gli ABBA che finirono
la loro corsa nel 1982, immaginate perché!, la fama, e non solo quella, continua.
Il gruppo si costituì circa nel 1970. Erano
in quattro: Björn Ulvaeus, Benny Andersson, Agnetha Fältskog e Anni-Frid Lyngstad (meglio conosciuta come “Frida”).
Quattro anni dopo erano già all’apice della loro carriera musicale dopo aver vinto
l’edizione dell’Eurofestival nel 1974 con
il brano Waterloo.
Per amore o disamore
Al massimo della loro celebrità entrambi i matrimoni dei componenti del
gruppo (Björn con Agnetha e Benny con
Frida) fallirono, fino alla rottura del gruppo avvenuta nel 1982. Anche per i Beatles la fine del gruppo fu dovuta ai matrimoni. Quelli contratti nel frattempo però.
Per concludere resta solo una cosa da
dire: le tre donne protagoniste (Jackie
Clune è Donna Sheridan, Geraldine Fitzgerald è Tanya, Leigh Mc Donald è Rosie), la madre con le sue due amiche sono
straordinarie cantanti, attrici e ballerine.
Interpreti in là con gli anni, non sembrano risentire minimamente della fatica di
quasi tre ore di spettacolo, spesso ripetuto
due volte nella stessa giornata, in una lunga ed estenuante tournée. Le coreografie
sono perfette, così anche le scene, le luci,
l’orchestra e tutto il resto. A sottolineare
che le produzioni internazionali, come
questa International Tour, non tradiscono
le aspettative.(rp)
palcoscenico 7
Martedì, 5 maggio 2009
Fiume respira teatro internazionale
Fiume respira teatro internazionale
Festival delle piccole scene
F
iume respirerà, per la sedicesima volta, il Festival internazionale delle piccole scene; si svolgerà
dal 3 all’11 maggio e offrirà dieci spettacoli (cinque provenienti dalla Croazia,
due dalla Serbia, Lituania, Germania e
Ungheria porteranno uno spettacolo ciascuna). I palcoscenici saranno quelli della Casa croata di cultura di Sušak (HKD),
dell’“Ivan de Zajc”, dell’ex Cartiera e
della Filodrammatica.
Su il sipario, ieri l’altro, su “Tartuffe” (Molière) con lo “Jugoslovensko
dramsko pozorište” di Belgrado. Ieri
TEATRALIA
Premio Europa
Si sono svolte a Wroclaw dal
31 marzo al 5 aprile 2009 le manifestazioni della XIII edizione
del Premio Europa per il Teatro
e la XI edizione del Premio Europa Nuove Realtà Teatrali.
Il Premio Europa per il Teatro, nato nel 1986 come programma pilota della Commissione Europea e riconosciuto
dal 2002 dal Parlamento e dal
Consiglio Europeo come “organizzazione d’interesse culturale
europeo”, è un punto d’incontro
importante per il teatro europeo.
La Giuria della XIII edizione
del Premio Europa per il Teatro
e della XI edizione del Premio
Europa Nuove Realtà Teatrali,
ha assegnato il Premio Europa per il Teatro XIII edizione a
Khystian Lupa, maestro del teatro europeo contemporaneo.
Premio Europa Nuove Realtà Teatrali XI edizione a registi
e realtà teatrali già consolidati
ed affermati sulla scena internazionale: Guy Cassiers (Belgio);
Pippo Delbono (Italia); Rodrigo Garcia (Spagna/Argentina);
Arpad Schilling (Ungheria);
François Tanguy e il Théâtre du
Radeau (Francia).
“Turbofolk” nell’allestimento del Teatro Nazionale “Ivan de Zajc” di Fiume e
“Seksualne neuroze naših roditelja” (Le
neurosi sessuali dei nostri genitori), del
Teatro Nazionale di Belgrado. Questa
sera, all’HKD, “Taibele e il suo demone”
di Isaac Bashevis Singer nella messinscena dall’HKD Teatar di Fiume. Firma la
regia Egon Savin.
“Le Baccanti” di Euripide mercoledì (6
maggio ore 21) alla Cartiera con l’Ansamble drammatico dell’Estate di Spalato. Giovedì 7 maggio sarà all’HKD (inizio ore 19)
la compagnia lituana “Oskaras Koršunovas
Theatre Vilnius” con l’“Amleto” di Shakespeare. Venerdì 8 maggio (alle ore 18 e
alle 20), alla Filodrammatica sarà di scena “Kos”, con il Teatro cittadino di Sisak.
Doppia rappresentazione anche sabato: alle
18 e alle 21 (HKD di Sušak), “Chi dice di
si, chi dice di no” con la tedesca “Volksbuehne Berlin”.
Domenica “Polet”, al Teatro dei giovani
di Zagabria. Il biglietto d’entrata include le
spese di trasporto da Fiume a Zagabria.
Chiuderà
la
manifestazione
“Djevuška” della “Bela Pinter Company”
di Budapest.
Fil rouge del Festival, “l’arte teatrale in confronto diretto con l’ambiente sociale”, ovvero “l’ambiente sociale quale punto di incontro di violente
critiche per cambiare il mondo in stile
brechtiano”.
Accompagna il Festival, il premio
“Veljko Maričić” per il miglior spettacolo, miglior regia, drammaturgia, scenografia, light design, miglior attore, attrice, giovane attrice e ruolo comprimario. Ancora, premio “Mediteran” per il
“Novi list” e premio del pubblico “Dalibor Foretić”.
8 palcoscenico
Martedì, 5 maggio 2009
CARNET PALCOSCENICO rubriche a cura di Carla Rotta
TEATRO Il cartellone del mese
IN CROAZIA
Teatro Nazionale Ivan de Zajc - Fiume
5 maggio ore 20
Šostakovic e Prokofjev concerto con Konstantin Bogino
13, 14 e 15 maggio ore
19,30
Il processo balletto di Berislav Šipuš – Staša Zurovac –
Franz Kafka. Coreografia Staša
Zurovac
IN ITALIA
Teatro lirico Giuseppe Verdi - Trieste
8, 12, 13 e 14 maggio ore 20,30; 9 maggio ore
17; 10 e 16 maggio ore 16
16, 18, 19 e 20 maggio ore
19,30
Un tram chiamato desiderio
di Tennessee Williams. Regia
Dino Mustafić. Interpreti Mirjana Karanović, Alen Liverić,
Lucija Šerbedžija, Žarko Radić,
Predrag Sikimić, Anastazija
Balaž Lečić, Tanja Smoje, Jasmin Mekić, Nenad Vukelić,
Marina Bažulić
7, 8. 9 e 11 maggio ore
19,30
Madame Butterfly di Giacomo Puccini. Regia Dora
Ruždjak Podolski. Interpreti
Hui He / Mirella Toić, Kristina
Kolar / Anđelka Rušin, Ivanica
Lovrić, Davor Lešić / Maurizio
Comencini, Kiril Manolov / Robert Kolar, Stjepan Franetović /
Igor Vlajnić, Marko Fortunato,
Dinko Lupi / Siniša Štork, Alida Cossetto / Andrej Simčić,
Saša Matovina, Dario Bercich,
Darko Matijašević, Milica Marelja, Angela Nujić, Stanislava
Šćulac / Marijana Radić
12, 13 e 16 maggio ore
19,30; 13 maggio ore 12 Teatro Fenice
Aggiungi un posto a tavola
di Garinei e Giovannini. Regia
Branko Žak Valenta. Interpreti
Mario Lipovšek, Bruno Nacinovich, Elvia Nacinovich, Giuseppe Nicodemo, Elena Brumini, Alida Delcaro, Toni Plešić,
Pino Trani, Silvano Bontempo,
Rosanna Bubola, Chiara Cavalieri, Vivien Galletta, Myriam
Monica, Marijan Padavić, Cvetan Pelčić, Marijana Radić, Lucio Slama, Teodor Tiani
26, 28 e 30 maggio ore
19,30
La Traviata di Giuseppe
Verdi. Regia Janusz Kica. Interpreti Margareta Klobučar, Olga
Kaminska, Olga Šober, Kristina Kolar / Anđelka Rušin, Vanja
Zelčić, Davor Lešić, Sergej Kiselev, Vitomir Marof, Robert
Kolar, Marko Fortunato, Saša
Matovina, Dario Bercich, Siniša
Štork, Martin Marić, Darko
Matijašević, Siniša Oreščanin
27 maggio ore 19,30
Nunsense di Dan Goggin.
Regia Mojca Horvat. Interpreti Olivera Baljak /Andreja
Blagojević, Vivien Galletta / Leonora Surian, Andreja
Blagojević / Elena Brumini, Antonela Malis / Leonora Surian,
Anastazija Balaž Lečić / Kristina Kaplan
Teatro cittadino - Pola
11 maggio ore 20
La figlia del reggimento di Gaetano Donizetti.
Regia Davide Livermore. Interpreti Eva Mei, Silvia Dalla Benetta, Alessandra Palomba, Dionisia
Di Vico, Antonino Siragusa, Gianluca Terranova,
Paolo Rumetz, Giovanni Guagliardo, Manrico Si-
Brana/ La chiusa di Conor McPherson. Regia Mateja
Koležnik. Interpreti Dražen
Kühn, Sven Šestak, Ozren
Grabarić, Sven Medvešek, Ksenija Pajić
20 maggio ore 20
Mijaooo! Jaooo! Regia Jadranka Radetić Ivetić. Interpreti Kristina Brajković, Leana Alić, Matea Stankić, Irena
Bilčić, Danijela Jaklin, Ela Ku-
27, 28 e 29 maggio ore 20
Neboder/Grattacielo di Lana
Šarić. Regia Edvin Liverić. Interpreti Filip Lugarić, Vedran
Živolić, Lana Gojak, Luka
Juričić, Mirjana Sinožić
IN SLOVENIA
Teatro cittadino - Capodistria
29 maggio ore 20,30; 30 maggio ore 17; 31
maggio ore 17
L’Italiana in Algeri di Gioacchino Rossini.
Regia Pier Luigi Pizzi. Interpreti Daniela Barcellona, Daniela Pini,
Lawrence Brownlee, Barry Banks, Paolo Pecchioli, Roberto Tagliavini, Paolo Bordogna, Nicolò Ceriani, Carla Di Censo, Ye Won Joo, Elena
Traversi, Marco Camastra
Politeama Rossetti - Trieste
Ciclo: Prosa
13, 14, 15 e 16 maggio ore 20,30; 14 e 17 maggio ore 16
Rumori fuori scena di Michael Frayn. Regia
Attilio Corsini. Interpreti Viviana Toniolo, Stefano
Altieri, Annalisa Di Nola, Stefano Messina, Carlo Lizzani, Roberto Della Casa, Annalisa Favetti,
Massimiliano Franciosa,Valentina Taddei
26, 28, 29 e 30 maggio ore 20,30; 27 e 31 maggio ore 16
pres Đorđević, Valentin Jurić,
Teo Frgačić, Mate Alerić, Petra Kožljan, Ela Jokić, Barbara
Vukmirović, Marko Braić, Jan
Franjul, Joelle Živolić, Martina Kolar
26 maggio ore 20
Metastasi di Ivo Balenović
- Boris Svrtan. Regia Boris Svrtan. Interpreti Mario Mirković,
Vilim Matula, Hrvoje Kečkeš,
Tarik Filipović, Borko Perić,
Branka Trlin, Nina ErakSvrtan,Edo Vujić, Željko Konigsknecht, Linda Begonja, Elizabeta Kukić, Kostadinka Velkovska, Mia Begović, Ana Maras,
Vlatko Dulić, Anton Tudić, Ivana Legati, Dragoljub Lazarov,
Duško Čurlić
Spettacoli fuori sede
gnorini, Gianluca Bocchino, Giuliano Pelizon,
Ariella Reggio, Massimiliano Borghesi
Marco Simeoli, Fabrizio Angelini, Loredana
Piedimonte, Claudio Pallottini, Fabiana Denicolo,
Susanna Proietti, Carlotta Proietti, Giulia Vazzoler, Chiara Rosignoli, Giovanna Gallorini, Valeria
Brambilla, Tatiana Biagioni, Francesca Speranza,
Vasco Giovannelli, Ennio Dura, Marco Di Folco,
Marco Rea
8 e 9 maggio ore 21
Trieste per la danza - Four di Thomas Noone.
Interpreti Thomas Noone, Nùria Martinez, Graziano Galàtone e Edoardo Luttazzi (voci), Pac Ninni
alla chitarra
11 e 12 maggio ore 20,30
Giovanni Allevi in concerto
12 e 13 maggio ore 21
Trieste per la danza - Atlantide di Mvula Sungani.
Interpreti Emanuela Bianchini, Claudia Cavalli,
Ilaria Palmieri, Ivana Cibin, Alessia Giustolisi, Vito
Cassano, Salvatore Addis, Nicola Palmas
Enrico IV˝di Luigi Pirandello. Regia Paolo Valerio. Interpreti Ugo Pagliai e Paola Gassman, Roberto Petruzzelli, Alessandro Vantini, Teodoro Giuliani, Roberto Vandelli, Giuseppe Lanino, Beatrice
Zardini, Andrea De Manincor, Francesco Godina,
Francesco Mei
Ciclo: Fuori abbonamento
7, 8 e 9 maggio ore 20,30; 10 maggio ore 18
Di nuovo buonasera Gigi Proietti
15 e 16 maggio ore 21
Trieste per la danza - Trittico di Marta Bevilacqua e Luca Zampar, Sharon Fridman, Federica
Russolo e Corrado Canulli. Interpreti “Un chilo di
mele basterà”, con Valentina Saggin e Luca Zampar, “Carlos&me”, con Sharon Fridman e Carlos
Fernandez, “Scomoda_mente”, con Federica Russolo e Corrado Canulli
18 e 19 maggio ore 21
Trieste per la danza - Shake di Fabio Basile.
Regia Laura Corradi. Interpreti Carlotta Plebs, Cristina Surace, Midori Watanabe
Teatro Orazio Bobbio - Trieste
Non pervenuto
Anno IV / n. 42 del 5 maggio 2009
“LA VOCE DEL POPOLO” - Caporedattore responsabile: Errol Superina
IN PIÙ Supplementi a cura di Errol Superina
Progetto editoriale di Silvio Forza / Art director: Daria Vlahov Horvat
Edizione: PALCOSCENICO
Redattore esecutivo: Carla Rotta / Impaginazione: Saša Dubravčić
Collaboratori: Rossana Poletti
Foto: Dražen Šokčević
La pubblicazione del presente supplemento viene supportata dall’Unione Italiana grazie alle risorse stanziate dal Governo italiano
con la Legge 193/04, in esecuzione al Contratto N° 83 del 14 gennaio 2008, Convezione MAE-UI N° 2724 del 24 novembre 2004
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5.5.2009 - EDIT Edizioni italiane