VOLUME II
CONTINUAZIONE DEL
DIARIO SECOLARESCO
PARTE PRIMA
(11 marzo 1780-2 agosto 1785)
IESUS MARIA1
11 marzo 1780
11 marzo 1780, essendo il sabato Sitientes, nel suo castello di Trento, ha tenuto una molto
copiosa Ordinazione di cherici maggiori secolari e Regolari monsignor Pietro Vigilio nostro
vescovo, tra' quali fu ordinato diacono il mio nipote Benedetto Tovazio di Volano2. Nella
susseguente domenica poi di Passione ha ordinato li cherici minori.
Il medesimo vescovo ultimamente ha ottenuto dal Papa Pio sesto per sei anni seguenti di poter
andare secondo il suo solito a Vienna, e Salisburgo.
24 marzo 1780
24 marzo, venerdì Santo di sera il lodato vescovo fu in s. Bernardino a sentire nel presbiterio il
Mattutino armonico de' poveri Frati, o piuttosto adorare nostro Signor Gesù Cristo nel sepolcro.
29 marzo 1780
29 marzo 1780, si ha inteso, che il detto vescovo si ritrova molto male di salute per
infiammazione di petto.
30 marzo 1780
30. Fu raccomandato come gravemente infermo alle orazioni de' Religiosi dal nostro padre
Guardiano.
31 marzo 1780
31 di sera fu portato alle chiese di Trento un cartello, perché li sacerdoti tutti aggiungano nella
santa Messa la colletta pro antistite nostro infirmo. Furono fatte pubbliche orazioni di altra sorta
nelle chiese principali della città.
4 aprile 1780
4 aprile 1780, si recitò la colletta pro gratiarum actione, ritrovandosi fuori di pericolo il detto
vescovo, benché ancora obbligato a letto. In questo stesso giorno ho letto, che essendosi
scoperta nella valle di Fiemme sui confini del Tirolo tedesco una miniera di sale, l'augustissima
imperadrice vedova regina Maria Teresa tosto ha assegnato due mila fiorini per farne le
necessarie prove; e qualora queste riescano felici, ne risentirà un grandissimo vantaggio il Tirolo
italiano, ed un tal sale potrà essere altresì trasferito con poca spesa ne' Ducati di Mantova, e di
Milano. Il celebre monsig. Honthein Suffraganeo di Treviri, ha regalato la superba sua
biblioteca all'università di quella piazza. L'imperatore della China ha permesso a que' missionari
di predicare il santo Evangelio di N. S. Gesù Cristo ne' suoi Stati, e di battezzare que' chinesi,
che volessero abbracciare la religione cattolica, a condizione però, che nessun figlio de' grandi,
ossia Mandarini venga battezzato senza il consenso de' loro genitori. Questa permissione fu
accordata a contemplazione di un missionario lorenese, il quale oltre altre sue belle qualità
sapendo perfettamente il linguaggio tartaro, che parlasi alla Corte di Pekin, trovasi incaricato dal
1
*Tovazzi, Continuazione del diario secolaresco. Parte prima, Trento, BSB MS 66, pp. 225-986/3.
Ricevette la Tonsura e li due primi Ordini ai 20 dicembre 1777; li due ultimi Minori 4 aprile del
1778; il suddiaconato nel marzo del 1779; il diaconato nel marzo del 1780 ed il sacerdozio nel settembre
del 1780.
2
predetto imperatore della China, di tradurre tutti li dispacci inviati alla sua Corte, e massime
quelli che gli arrivavano da Pietroburgo scritti in latino. Leggo, che nel museo clementino
vaticano sono osservabili le pitture del celebre pittore sig. Cristoforo Unterperger (o
Underberger), il quale si è fiemmasco; ed intendo, che oggidì è partito per Roma il rev. sig. don
Antonio Longhi di Varena fiemmasco, prete predicatore quaresimale, altro pittore eccellente.
Monsig. don Andrea Benedetto Ganassoni bresciano, già abate benedettino casinese, ed
arcivescovo di Corfù, ed ora vescovo di Feltre, ha mandato ai perginaschi ed ai borghigiani
secolari e Regolari un suo editto, col quale sotto pena di scommunica latae sententiae proibisce
a tutti di ascoltare le confessioni sagramentali dopo lo spazio di un mese a die publicationis, se
prima non saranno da lui approvati di nuovo. Egli fecesi cacciare da Venezia, e da Corfù per il
suo troppo fervore. Forse gli succederà lo stesso anche a Feltre. Vedi sotto al 2 giugno.
9 aprile 1780
9 aprile domenica seconda post Pascha, non fu fatta in Trento la processione della Madonna
Dolorata, perché il tempo fu pioggioso.
18 aprile 1780
18 aprile 1780, leggo, che secondo vuol farsi credere, monsig. arcivescovo di Tolosa in Francia,
o sia Linguadoca, Stefano Carlo de Lomenie de Brienne3, nato in Parigi l'anno 1727 e fatto
arcivescovo li 21 marzo 1763, dopo che fu vescovo di Condom nella Guienna, si sia proposto di
presentare alla prossima assemblea del clero gallicano una memoria, nella quale pretende di
provare la necessità di richiamare gli Ordini religiosi alla loro primitiva istituzione. Egli riduceli
a quattro, quello di s. Bernardo coi Certosini, e quello di s. Benedetto: il primo col nome di
monaci bianchi, ed il secondo di monaci neri. Il terzo li chierici regolari cogli Ordini
mendicanti, ed altri canonicali, per fare le funzioni ecclesiastiche, e servire da corpi ausiliari al
clero secolare. Il quarto li cavalieri di Malta. Egli sopprime le abazie, li priorati, egli ospizi di
monaci situati nel recinto della città, e per tema, che nelle campagne, ove li mette, l'imbarazzo
degli affari non dia loro qualche distrazione, toglie loro qualsivoglia amministrazione del
temporale, dandola ai vescovi. Non vuole, che alcuno sia promosso agli Ordini sacri, neppure
l'abate. Rimette in vigore il lavoro manuale, e tutti gli esercizi dello stato monastico, come era
nella sua origine. Li santi misteri siano celebrati nelle abbazie dai curati, o Vicari delle
parrocchie, li quali amministrino anche li sagramenti. Finalmente suggerisce, che sia pregato il
re di Francia perché ottenga tal riforma il suo vigore anche dal Papa. Così l'arcivescovo, cui
potrebbe opporsi, che prima stabilisca, ed eseguisca una buona riforma de' vescovi, e de'
parrochi, e preti secolari, e che faccia dimettere ai cardinali e vescovi tante Commende di
abbazie monastiche etc. Il Lomenie nel 1791 fu scardinalato e condannato come apostata etc.
19 aprile 1780
19 aprile 1780, cadde la neve sopra li monti vicini a Trento, sotto Sardagna, recando un gran
freddo. Ne cadde anche nei giorni antecedenti, e si sentì più freddo nell'aprile, che negli ultimi
giorni di marzo.
8 maggio 1780
8 maggio avanti giorno è partito per Salisburgo il nostro vescovo Pietro Vigilio di Thunn.
Le novità fatte intorno ai dazi fanno molto dire li popoli. Fu dato principio a tali novità il primo
di questo mese.
Leggo in questo giorno, che l'imperadrice regina Maria Teresa li 12 marzo 1769 ha tassato per li
suoi sudditi gli scritti di credito al quattro per cento: e che parimente al quattro per cento li ritirò
per li suoi con editto dei 30 maggio 1772 Monsignor Cristoforo Sizzo vescovo e principe di
3
Lomenie, questi divenne apostata e si uccise per disperazione.
Tento. Questo dispiacque a quelli, che tiravano li censi al principe, perché furono loro ristituiti li
capitali.
1 giugno 1780
Nei primi di giugno di quest'anno 1780 dall'imperadrice vedova Maria Teresa ebbero ordine li
monaci benedettini, detti gli Spagnuoli Neri di Vienna, che in termine di quattro settimane
debbano evacuare il loro monistero, una parte del quale sarà convertita in una casa di lavoro per
li servitori sfaccendati, e l'altra in uno spedale per li fanciulli esposti, o sia bastardelli. Questo fu
suggerito dal di lei figlio Gioseppe secondo.
In questo mese di giugno sono venuti a Trento li commedianti, e vi esercitano la loro arte
infame. Da loro sono derivate le mode scandalose degli uomini, e molto più delle donne, che da
poco in qua si vedono con dello stomaco.
2 giugno 1780
Ai due di questo mese in Londra nacque una gran rivoluzione de' Protestanti contra il
Parlamento acciocché questo rivocasse l'atto dell'anno 1778 in favore de' Cattolici Romani.
Capo de' Protestanti fu il lord Giorgio Gordon, il quale radunò per la detta rivoluzione
cinquantamila Protestanti, li quali presto crebbero di numero, gridando tutti ad alta voce: Non
vogliamo papisti. L'arcivescovo di Jorch fu tirato fuori della sua carrozza ed a stento poté
salvarsi in una casa vicina. Al vescovo di Lichtfield sono stati cavati di dosso li vestimenti. Al
Duca di Northumberland fu levata la saccoccia, e l'orologio, molti Lordi furono oltraggiati,
scapigliati, sborsati. Furono maltrattate le cappelle dell'ambasciatore sardo e del ministro
bavaro, le scuole romane. Fu minacciato per fino il palazzo del re, e maltrattato il palazzo
superbo del cavaliere Giorgio Seville autore dell'approvazione del menzionato atto favorevole ai
cattolici. Il Gordon presentò alla Camera bassa una supplica soscritta da cencinquantamila
Protestanti.
Il vescovo di Feltre, di cui sopra ai 4 di aprile, ha mutato pensieri, ed ha riscritto ai diocesani
suoi trentini, ed ausugani, che seguano ad ascoltare le confessioni sagramentali finché egli
stesso verrà in visita. Ebbe qualche avviso da Trento e da Insprugg.
In Londra continuò la sollevazione del popolo e fece de' gran mali anche dopo li sopraccennati,
specialmente col fuoco. Ai nove di questo mese di giugno fu arrestato il capo de' sollevati Lord
Giorgio Gordon, e rinserrato in una stretta prigione. Per altro egli nacque di padre cattolico ed è
stretto parente di un rispettabile prelato della Francia. Con lui furono arrestate molte altre
persone.
In questo stesso tempo qui si discorre di una congiura ultimamente scoperta in Venezia contra
quel pubblico Governo, trattandosi di rinnovare il Vespro siciliano. Uno de' capi fu un patrizio
Pisani, il quale pochi giorni dopo di essere stato ammesso tra' procuratori, fu mandato prigione a
Verona, dove già dicesi esser morto; ma non è morto.
Il Lord Giorgio Gordon rinserrato in una torre sta infermo di febbre ardente. In caso, che venga
decapitato, egli sarà il decimo della sua famiglia, sebbene una delle principali della Scozia, che
termina la vita su di un palco infame.
4 giugno 1780
Ai quattro di giugno, e ne' giorni seguenti a Mohilow sonosi abboccati l'imperadrice delle
Russie vedova Catterina II Alexiowna, e Gioseppe II imperadore de' Romani sotto il nome di
Conte di Falchenstein. Dicesi, che a Vienna in breve sortirà un editto per frenare l'abuso de'
titoli di nobiltà, cosa certamente molto degna: ma non s'è ancora veduta eziandio nel 1784.
9 luglio 1780
9 luglio. Abbiamo cominciato a recitare la colletta nella Messa per impetrare la necessaria
pioggia, la quale ci fu subito da Dio donata nella sera stessa, e ne' giorni seguenti.
La congiura veneta fu tramata sette anni, e dovea effettuarsi nella vigilia, o nella festa di s.
Pietro di quest'anno. Li congiurati furono circa quattrocento veneziani. Capi principali furono
un Pisani, ed un Contarini. Tre di loro manifestarono il tutto avanti che seguisse, chiedendo
insieme l'impunitade. Niuno de' Frati n'ebbe parte. Aggiungo, che anche un Diedo, ed un
Dandolo furono de' principali, e quindi sono stati catturati, ed ora già credonsi morti. Li
congiurati furono nobili Barnabotti4, cioè poveri, e altri cittadini. Avevano stabilito di dar fuoco
alla città in vari luoghi ad uno stesso tempo, e poi assaltare, ed ammazzare il Doge, gl'inquisitori
di Stato, e li dieci consiglieri quando fossero tutti congregati. Ora diconsi mancare cinquecento
veneziani, senza sapersi dove siano.
Negli scorsi giorni è caduta gran tempesta in Riva, in Fiemme, e in Valsugana, ed in Pinedo.
20 luglio 1780
20 luglio 1780, giovedì, fu rappresentata una tragedia comica intitolata Trento liberata dalla
tirannia d'Ezzelino, non più recitata, e cavata dalla storia degli Ezzelini ultimamente pubblicata
in tre volumi dal sig. Gio. Battista Verci bassanese, il quale come autore della stessa tragedia si
ritrova in Trento.
25 luglio 1780
25 luglio, leggo, che ai quattro di questo mese, alle ore dieci di sera, nel castello di Tervueren
nelle Fiandre cessò di vivere Carlo Alessandro Duca di Lorena, e di Baar, Gran Mastro
dell'Ordine Teutonico, governatore e capitano generale de' Paesi Bassi austriaci, primo gran
Croce dell'Ordine militare di Maria Teresa sua cognata, feldmaresciallo dell'impero cattolico, e
della predetta imperadrice regina Maria Teresa, fratello del già imperadore Francesco, e zio
dell'imperadore moderno Gioseffo. Egli nacque li 12 dicembre 1712, ottenne il titolo di altezza
reale nel 1745, fu governatore delle Fiandre trentasei anni e nella guerra contra il re di Prussia
fece molto parlare il mondo. Fu seppellito in Brusselles, nella chiesa de' ss. Michele e Guduto li
dieci di questo stesso mese. Fu inetto a tutto.
1 agosto 1780
Il primo d'agosto leggo, che l'imperadrice Maria Teresa ha mandato a suo figlio imperatore
esistente nella Moscovia non pochi altri regali da distribuire.ed ha ordianato ai suoi tesorieri,
che gli spediscano in cambiali, dugentomila Ongari. Dicesi che ha già distribuiti quelli, che ha
portato da Vienna, li quali non saranno stati né pochi, né piccioli.
3 agosto 1780
Ai 3 di agosto nel seminario vescovile furono distribuiti li premi soliti. Francesco Tecino da Val
di Non ne ha riportato tre. Antonio de Andreis da Val di Sole tre. Bartolommeo Conte
Bertolazzi di Trento uno. Gioseffo Angelini di Trento uno. Bartolommeo Menotti di Tenno tre.
Aloisio Dordi da Borgo di Valsugana tre. Gioseppe Maria Morandi da Riva uno. Giorgio
Simeoni di Trento uno5. Giorgio Piazzi da Fiemme tre. Giambattista Stenech di Trento due.
Giambattista d'Anna de Celò da Valsugana tre. Stefano Bertolini di Trento uno. Tommaso
Alberto cavalier de Angelis de Lizzasadorf di Trento uno. Fato Conte Terlago de Fatis di Trento
due6. Alberto Ferrari da Val di Non uno. Giambattista Sardagna d'Hochenstein di Trento uno.
Gioseppe Zamboni da Vigolo uno. Giambattista Armani da Tenno uno. Gasparo Baroni de
Cavalcabò da Bronzolo uno. Pietro Alessandrini de Newenstein di Trento uno. Gioseppe dal
Ponte di Trento uno. Giambattista Valentini di Trento due. Francesco Steffenelli di Trento uno.
Giacomo Casal da Cavriana uno.
10 agosto 1780
Ai 10 di agosto in Strigno due putti suonando le campane furono uccisi da un fulmine, ed altri
feriti.
4
Barnabotti abitanti a s. Barnaba.
Questo Simeoni ora è sacerdote Filippino. Poi secolare.
6
Fatus factus est miles austriacus anno 1785 a genitoribus suis; sed eodem anno domum rediit.
5
In questo mese, cioè li sette agosto, a pieni voti è stato eletto coadiutore dell'elettor ed
arcivescovo di Colonia l'Arciduca Massimiliano Saverio d'Austria, generale di cavalleria e gran
Mastro dell'Ordine Teutonico, nato in Vienna li 18 dicembre 1756. Il coadiuto è Massimiliano
Federigo Conte di Königsegg-Rothenfels nato l'anno 1708. Iddio gli doni lo spirito
ecclesiastico. Amen. L'elettore Königsegg non avea bisogno di coadiutore. Ho inteso, che i
levicani hanno esibito cento mila fiorini al vescovo principe di Trento se ottien loro di ritornare
sotto la di lui giurisdizione; e che gli alani parimente gli hanno esibito diecimila fiorini annui se
fa levare il dazio nuovo di Borghetto.
La parrocchia di Pergine vaca, tuttavia, perché essendo stato presentato dal vescovo di Trento
come principe il sig. Francescantonio Santoni di Ceniga arciprete di Arco, molestato da alcuni
suoi canonici della Collegiata, fu trattenuto in Arco con onore dai medesimi canonici, e dal
popolo. Fu poi nominato l'arciprete di Condino Angiolantonio Pellizzari di Condino, insinuatosi
appresso il principe, ma il popolo di Condino gli ha proibito l'accettare, e partire da loro
contando già sessantadue anni compiti di età. Pietro Uhrmacher breziano7, parroco di Romeno, è
morto fallito, per aver fatto troppe spese nel possesso con invito, e regali, e per aver dovuto
pagare pensione all'antecessore Lionardo Tonioli pinetano. Ai 13 di settembre si terrà il
concorso per Romeno, e Flavone. Il Papa Pio sesto sta duro e non vuole confermare in vescovo
Suffraganeo di Trento l'eletto Conte canonico Francescantonio Filippo degli Alberti da Poia di
Trento. Egli ha tutta la ragioine, e la fa propriamente da Pio. L'expodestà di Roveredo Carlo de'
Mauri da Bozzolo mantovano è ancora trattenuto in custodia nel castello di Roveredo. Egli
voleva far bastonar alcuni signori roveretani, e bramava di esser confermato nell'officio. Fu
accusato di aver fatto dell'estorsioni. Confessò di aver violato alterius thorum. Si finse oppresso
da dolori di ventre, rinunciò l'officio, e disse la sua colpa al capitano del Circolo, al comandante
del castello, ed altri, si finse pazzo, si ritirò nel Cappuccini chiamandosi fra Carlo da Bozzolo,
benché ammogliato, e secolare, nella Quaresima. Di là dovette uscire per forza militare, fu
chiuso nell'archivio del palazzo pretorio, e poi venne trasportato nel castello. Presentemente in
Roveredo vi è una commissione regia che esamina il caso. Uno de' commissari è il sig. Gio.
Pompeo Besenella di Pressano8.
30 agosto 1780
30 agosto 1780, mercoledì sera, dopo Compieta, il rev.mo sig. provicario generale
Francescantonio Redolfi nella nostra cella mi ha favorito scrivendo l'Imprimatur su' due miei
Direttori, ed essendo subito andato direttamente a casa sua in città, cioè a Casa del sig. barone
Giambattista Gentilotti restò sorpreso e mezzomorto da colpo apoplessia, con dispiacere
universale. Sperasi però che ancora si rimetterà per pietà di Dio signor nostro. Non più parlò, e
morì li 9 settembre alle 7 di mattina.
4 settembre 1780
4 settembre sono stato in città a portar, e leggere due lettere al sig. Bonifacio Bonelli di
Cavalese, consegliere aulico di Trento, scritte al nostro Padre Benedetto di lui fratello, ed al sig.
don Benedetto prete di lui figliuolo, da monsignor Giuseppe de' Conti Garampi di Rimini,
arcivescovo di Montefiascone e Corneto, e nunzio apostolico appresso Cesare, date in Vienna li
28 agosto 1780. Con tali lettere il detto sig. don Benedetto viene costituito professore, direttore,
e capo del nuovo convitto ecclesiastico eretto in Gradoli nella diocesi di Montefiascone dal
detto Garampi, in un palazzo, già residenza deliziosa di Casa Farnese, distante circa tre ore da
Montefiascone, con una chiesa parrocchiale e Collegiata. Il detto convitto sarà unito al
seminario, di cui sarà come un'appendice, ed un secondo, e più sublime seminario, in cui
7
*Di Brez.
Questo Mauri finalmente avendo sborsato molto danaro fu liberato nel maggio di quest'anno 1782;
partì di notte in una carrozza e fu rimandato a Mantova. Nel novembre dello stesso anno 1782 gli è
succeduto il sig. Gio. Pompeo Besenella di Pressano.
8
staranno li migliori alunni del medesimo seminario, acciocché riescano buoni predicatori,
missionari, confessori e parrochi. Il Bonelli farà le lezioni teologiche, presiederà alle
conferenze, ordinerà il tutto sì rapporto agli sudi letterari, che alle cose de' costumi. Quando gli
alunni saranno copiosi potrà fare le lezioni nel seminario, e là pure presiedere alle pubbliche
dispute. Ha ottenuto un tal posto, perché dopo di essere ritornato dal collegio germanico di
Roma, il nostro Padre Benedetto con sua lettera letta prima anche da me, pregò il Garampi, che
gli procurasse qualche cattedra nella Germania. Per poter ritornare in Italia ebbe bisogno il
Bonelli di dispensa Papale ottenuta dal Garampi per mezzo del cardinale Antonio Casali romano
benaffetto al Bonelli, nel quale io vorrei che comparisse un esterno più ecclesiastico, giacché io
non veggo l'interno, e neppure lo vedranno li di lui discepoli, ed alunni. Faccia Iddio, che
l'impegno contratto l'obblighi a comporlo. Partì per Montefiascone nell'ottobre.
12 settembre 1780
12 settembre 1780, fu in Trento monsignor vescovo di Verona don Giovanni Morosini quondam
Alvise, monaco benedettino casinese, nato li22 luglio 1719. Egli è di statura grande, maestosa,
cortese, garbato, modesto. Io ho avuto il contento di mostrargli alcuni manoscritti antichi, ed
altri libri di questa nostra biblioteca bernardiniana. È inviato per Bolgiano con un prete, due
nobili giovani, e due servidori. Nella visita graziosa, che fece a questo nostro convento fu
accompagnato dai suddetti, e dal sig. barone Giangiacomo Piccini canonico di Trento, dal sig.
Giangiuseppe Premer arciprete di Ala, dal sig. Bartolommeo Malanottti arciprete di Lizzana, dal
sig. barone Giambattista Gentilotti, dal sig. Barone Sigismondo Trentini, dal sig. consigliero
Gaudenzio Antonio Gaudento. Vedi sotto 17 settembre. Egli ha stampato delle sue omelie.
13-14 settembre 1780
13 e 14 settembre, nel castello di Trento fuvvi il concorso de' preti alle due pievi di Romeno, e
Flavone. Furono circa cinquanta, e gli esaminatori dieci, cioè don Giacomo Tabarelli rettore del
seminario, don Gioseffo Menghini di Brezzo prof. di dogmatica nel seminario, don Giampietro
Pini ex rettore del seminario, don Premer arciprete di Ala, don Sardagna piovano di Meano, don
Malanotti arciprete di Lizzana, il P. Staidelio, il P. Bonelli nostro, il P. Vincenzo Fortunato
Slopp di Trento Cappuccino, il Santoni arciprete di Arco.
Ne' giorni antecedenti fu nominato arciprete di Pergine il sig, Giambattista Mersi di Trento
parroco sin dal 1760 di Folgaria.
17 settembre 1780
17 settembre, di sera tardo fu di ristorno a Trento il lodato vescovo Morosini di Venezia, e partì
nella seguente mattina a buon'ora, per andar a cresimare in Brentonico, e poi a tener Ordinazioni
in Verona. Nello stesso giorno ho inteso, che in tutto il Tirolo non vi è vescovo, che possa
ordinare, perché né il trentino, né il bressanonese ha Suffraganeo: il trentino è a Salisburgo, ed il
bressanonese non è ancora impossessato del vescovado, perché non ha peranche ottenuto da
Roma il permesso non volendo pagare quanto vogliono li Romani, a motivo, che durò tanto
poco il di lui fratello. Ha però il possesso del principato. Ho pur inteso, che ne' dazi austriaci de'
nostri contorni un paio di buoi si paga nove fiorini, e ne' dazi del principe di Trento un fiorino.
Di più vengo accertato, che le acque acidole di Levico poco fa scoperte riescono buone e
salutifere. Così pure quelle di Carano in Fiemme.
In Roma trovansi moltissimi febbricitanti, cosicché fu scritto di là, che ascendono al numero di
circa cinquanta in sessanta mila. Nel solo convento nostro di s. Bonaventura alla Polveriera tra
settantacinque Frati sacerdoti, tre soli si contano, che non l'abbiano avuta. Perciò il Papa ha
ordinato pubbliche orazioni in diverse chiese di Maria Santissima, e che ad una certa ora di
notte si suonino tutte le campane della città, e che a tal tempo i fedeli recitino certe orazioni.
Anche in Borgo Valsugana dicesi essere da circa quattrocento infermi. In Cles pure
dell'Anaunia vi sono molti ammalati.
Nello scorso agosto è morto in Roma in età di 84 anni l'ex gesuita Forastier già assistente
francese dell'estinta Compagnia. Egli lasciò in deposito la sua voluminosa libreria al Padre
procuratore generale della Certosa fintanto che risorga la detta Compagnia, cui dovrà restituirsi.
Che speranza! Ma da lettera del procuratore certosino si ha, che la libreria non fu lasciata a lui,
né al suo monastero neppure in deposito.
21 settembre 1780
21 settembre 1780, è passato per Trento senza punto fermarsi l'eminentissimo sig. cardinale
Francesco de' Conti di Herzan ed Harras, boemo, inviato per Roveredo e Roma. In Vienna diede
varie istruzioni ecclesiastiche all'Arciduca Massimiliano generale di cavalleria, ed eletto
coadiutore dell'arcivescovo l'elettore di Colonia, il quale in breve sarà ordinato cherico, e poi
sacerdote, cosicché possa cantare la sua prima Messa nella festa di s. Teresa e comunicare sotto
di essa l'imperadrice vedova madre Maria Teresa. Il che però non seguì, neppure nel 1784.
23 settembre 1780
23 sabato delle quattro Tempora, in Trento non furonvi Ordinazioni per mancanza di vescovo.
Parecchi trentini colle dimissorie sono andati a Verona. Tra di loro fu ordinato prete il mio
nipote Benedetto, di cui sopra. In 33 mesi fu laico, e sacerdote.
In questa settimana, cioè li 20 giorno di mercoledì, sono stati distribuiti li premi agli scolari del
ginnasio di Roveredo nella chiesa parrocchiale di s. Marco, e fu stampato con eleganti caratteri,
e bella carta un foglio piegato in quarto con questo titolo: Quod felix faustumque sit! Nomina
iuvenum in gymnasio roboretano sub auspiciis caesareo-regiis, humanioribus litteris studentium,
ex ordine classium, in quas anno scholastico elapso referri meruerunt, publice proposita ad diem
XII calend. octobr. Anno MDCCLXXX. Roboreti, ex typographia imperiali regia Marchesani.
Voglio qui trascriver tutto, giacché non sarà un dì superfluo. Segue dunque subito:
"In poesi praemiis donari meruerunt. 1. Matthaeus Pergher, civis roboretanus 2. Iacobus
Galvagni, civis rob. 3. Iacobus Inzegneri saccensis9. Classis I nob. Benedictus a Rosa muriensis.
Classis II Pernecher Petrus rob., Plancher Ioseph rob. Questi sei diconsi anche tentati ex graeco.
In rhetorica praemiis donari meruerunt. 1. Ioan. Bapt. Pedersani villensis. 2 Ioannes Bapt.
Galvagni iseriensis. 3. Ill. Prosper de Cosmi S.R.I. eques et civis rob. Proxime accessit
praenobilis Leopoldus de Baroni de Berghoff civis rob. Anche questi quattro diconsi tentati ex
graeco. Classis I. Biasi Anton. civis rob. Isnenghi Anton. civis rob. Classis II. Praenob. de
Gasperini Caroli de Monte Vineato civis rob. Nob. Zambonati Augsutini civis rob.
In suprema grammatices classe praemiis donari meruerunt.
1. Ioseph Scrinzi civis rob. 2. Ioannes Goio civis rob. 3. Praenob. Daniel de Baroni de
Cavalcabò saccensis.
Classis I.
Illustris. dominus Coelestinus S.R.I. comes de Mayerle iseriensis.
Praenob. de Volani Hierinymus civis rob.
Praenob. de Antonini Andreas civis rob.
Costa Petrus civis rob.
Classsis II.
Birti Dominicus civis rob.
Classis III.
Praenob. de Avancini Ioannes levicensis.
Elena Alexius volanensis.
Roversi Hieronymus civis rob.
In media grammatices classe praemiis donari meruerunt
1. Nob. Hieronymus Parisi civis rob.
9
*Di Sacco.
2. Nob. Clemens Cobelli civis rob.
3. Philippus Zanella rob.
Classis I.
Battisti Bartholomaeus rob.
Birti Antonius rob.
Ill. de Carpentari Ioannes Baptista de Mittemberg S.R.I. eques et civis rob.
Nob. Parisi Ioseph civis rob.
Classis II.
Perill. dominus Aloysius S.R. I. liber baro de Eccaro civis rob.
Lenzi Georgius rob.
Manzoli Ioseph rob.
Nob. Zandonati Ioannes Baptista civis rob.
Zanella Carolus muriensis10.
Classis III.
Alberti Ioseph rob.
Barbieri Ioannes Baptista licianensis11.
Bettini Ioseph rob.
Nob. Chiusole Aloysius chiusolensis (sic).
Fedriga Adamus iseriensis.
Fedrigoni Antonius civis rob.
Prezzi Antonius iseriensis
Ravagni Ioannes iseriensis.
San.Nicolò Dominicus trembellensis12.
Scottini Petrus licianensis.
Nob. Tacchi Bernardinus civis rob.
In infima grammatices classe praemiis donari meruerunt.
1. Caietanus Tacchi rob.
2. Ioseph Abriani venetus.
3. Nob. Franciscus Ferrari civis rob.
Classis I.
Baldessarini Franciscus villensis.
Eberle Sylvester rob.
Ill. de Carpentari Ioseph de Mittemberg S.R.I. eques et civis rob.
Dallazia13 Bartholomaeus civis rob.
Nob. Ferrari Ioseph civis rob.
Classis III.
Amort Ioannes rob.
Nob. Candelpergher Andreas civis rob.
Candioli Iacobus iseriensis.
Locatelli Ioannes Baptista civis rob.
Marcobruni Lucianus rob.
Mutinelli Franciscus rob.
10
*Da Mori.
*Da Lizzana
12
*Da Trambilleno.
13
Idest Dalla Zia.
11
Raffaeli Ioseph volanensis, detto Canova. Morì nell'agosto 1784 caduto nell'Adige.
Praenob. de Rosmini Christophorus civis rob.
Nob. Salvadori Clemens muriensis.
Schrott Franciscus rob.
Villi Ambrosius villensis.
Nob. Zollestein Franciscus roboretanus.
O.A.M.D.D.V.H.E.G."
Così termina il detto manifesto. Tutti li nominati scolari sono 61 de' quali 45 roveretani, 2
sacchesi, 3 moriesi, 3 villesi, 5 iseriesi, 1 levicese, 3 volanesi, 3 lizanesi, 1 chiusolese, 1
Trambellenese, ed uno veneto.
21 settembre 1780
21 settembre 1780 leggo, che quindici canonici dell'alto Capitolo di Münster hanno protestato
contra l'attentato di eleggere in coadiutore del vescovo loro l'Arciduca Massimiliano, perché fu
loro proposto in un Capitolo privato il detto soggetto, e senza lasciar loro alcun tempo da
pensare, fu destinato il giorno dell'elezione e furono spedite le circolari convocatorie degli
assenti. Li protestanti si appellarono all'imperadrice madre del proposto, all'elettor arcivescovo
di Colonia, vescovo di Münster, ed a Federigo re di Prussia come elettore dell'impero, e
consiglier nato dell'imperadrice. Il prussiano li 29 luglio rispose loro favorevolmente, ma
nondimeno l'Arciduca fu eletto, o piuttosto ammesso per forza.
30 settembre 1780
30 settembre, sabato mattina il nostro vescovo fu di ritorno in Trento, donde partito era per
Salisburgo gli otto maggio. Nel medesimo giorno 30 sono ritornati da Roveredo verso Bolgiano
li signori commissari austriaci sopra le controversie daziali il sig. Conte d'Heister, ed il sig.
barone Conforti. Questo secondo si suppone il principale architetto delle odierne intollerabili
gabelle, e nell'ultima fiera di Bolgiano da un mercatante d'Italia in una caffetteria, presente, et
tacente Heistero, fu molto acremente ripreso, e battezzato coi nomi più esecrandi. Al dazio di
Grigno il nostro vescovo per li panni da vestire li suoi servidori dovette pagare trecento fiorini.
4 ottobre 1780
4 ottobre, mercoledì, ho inteso, che per certissimo, che dal suddetto nostro vescovo furono
trascelti li due parrochi nuovi, cioè per Romeno il sig. don Francesco Aliprandini di Preghena,
maestro attuale della quarta nel seminario vescovile, e per Flavone il sig. curato di Mastellina
della val di Sole, Giangiacomo Zorzi di Samoclevo, il quale venne al concorso, con protesta,
che veniva per l'ultima volta, e quindi comunemente fu subito preconizzato parroco d'una delle
due accennate pievi.
Ho pur inteso che in Feltre fu rigorosamente e lungamente esaminato il nuovo arciprete di
Pergine Giambattista Mersi di Trento, sebbene sia parroco attuale di Folgaria sino dal 1760. Nel
medesimo giorno quarto è partito per castel Thunn dell'Anaunia inferiore il menzionato nostro
vescovo Pietro Vigilio di Thunn. Onde potrà dirsi che ha risieduto senza risiedere, verificandosi
di lui quanto scrive il Papa Benedetto XIV, To. 1, sui Bullarii Constit. 26, § 2, e sta da me
riferito in meo Sententiario num. 3014.
Il Papa nello scorso settembre ha creato moltissimi vescovi, e arcivescovi, tra' quali un
benedettino, un Carmelitano Scalzo, ed il P. F. Filippo Antonio Buffa de' Minori Conventuali
Guardiano attuale nel monastero, nativo però della diocesi di Acqui nel Monferrato. Sarà
Suffraganeo di Ostia, e Velletri per il cardinale decano Gianfrancesco Albani di Urbino, e
14
*Tovazzi Giangrisostomo OFM, Miscellanea, Trento BSB MS 94, Sententiarium sive apophtegmata
moralia et literaria, pp. 9-114: contiene 1167 sentenze varie.
successore nel suffraganeato di monsig. Antonio Vigliaroli. Del Suffraganeo eletto di Trento
non si parla.
Nel predetto giorno 4 di ottobre ho inteso, che finalmente ha preso possesso del cavalerato di
Trento Santo Tolomei Sotto di Cles15, dopo qualche difficoltà recatagli dal Magistrato
consolare. Dicesi, che gli apporterà due mila fiorini annui, e che ne darà circa settanta
all'antecessore rimandato all'Avis. Dicesi pure, che il Tolomei si ha procurato tal posto per
ottenere in isposa una figlia del misser Grando di Venezia, che la sposò nel 1780.
7 ottobre 1780
7 ottobre. Leggo, che Papa Pio sesto ha dispensato dal ricevere gli Ordini sacri il suddetto
Arciduca Massimiliano eletto coadiutore delle chiese di Colonia e di Münster, e che potrà
aspettare a mettersi in sacris quando avrà trent'anni di età, il che non succederà se non se ai 18
dicembre 1786. Leggo pure, che il barone di Lehrbach è andato a Würtzburg, o sia Erbipoli, per
trattar, ed ottenere al medesimo Arciduca eziandio la coadiutoria di quella chiesa vescovile,
quantunque il vescovo e principe di Bamberga Francesco Luigi barone di Erthal sia stato eletto
solamente nell'anno 1779. Per altro il buon ordine vuole, che il pastore dia pascolo alle sue
pecore, non già che le pecore dianlo al pastore. Basta.
Li vescovi creati da Pio sesto ai 18 settembre sono questi: il P. Filippo Antonio Buffa della
diocesi d'Acqui nel Monferrato Minor Conventuale vescovo di Zenopoli nella Cilicia e
Suffraganeo d'Ostia e Velletri. Don Gio. Antioco Serra Urru arciprete della metropolitana
d'Oristano, vescovo di Gastelly Nori nella Sardegna, vescovado eretto dal detto Papa. Don
Melchiorre Zen Ruffinen decano, ora vescovo di Sionne nel Vallese. Monsig. Antonio de' Conti
Revay vescovo di Rosnavia nell'Ungheria fu trasferito a Nitria nella medesima Ungheria. Don
Antonio de' baroni Andrassy della diocesi di Strigonia, vescovo di Rosnavia. Don Sebastiano
Carlo Filiberto de Royer de Cahuzac de Caux della diocesi di Carcassona vescovo di Assuroni
in Affrica e coadiutore del vescovo di Ayre in Francia. Don Gioseppe Lodovico di Mollinedo
vescovo di Palenza in Ispagna. Don Gio. Garcia Montenegro parroco di s. Croce in Madrid,
vescovo di Urgel in Catalogna. Don Agostino Rubin de Caballo, canonico di Cuenca, vescovo
di Jaen in Andalusia. Il P. Anselmo Rodriguez ex abate generale dell'Ordine di s. Benedetto,
vescovo di Almeira nel regno di Granata. Mons. Gio. Domenico Gonzalez de la Regnera
vescovo di s. Croce della Siera nell'Indie Occidentali di Spagna fu trasferito all'arcivescovado di
Lima nel Perù delle medesime Indie. Mons. Lorenzo di Lancaster vescovo di Elvas fu trasferito
al vescovado di Leiria in Portogallo. Mons. Antonio Gaetano Maciel Calhelros prelato mitrato
della patriarcale di Lisbona, e Vicario generale del patriarca, fu fatto arcivescovo di
Lacedemonia, o sia Sparta nella Morea, e Suffraganeo di Lisbona. Don Gio. Teixeira de
Carvalho vescovo di Elvas in Portogallo. Il P. Gioseffo del Bambin Gesù Carmelitano Scalzo
vescovo di s. Lodovico del Maragnano nelle Indie occidentali. Don Francesco Saverio
Ryolzinski della diocesi di Posnania, vescovo di Nilopoli nell'Egitto e Suffraganeo di Posnania
in Polonia. Nello stesso tempo fu pur nominato vescovo di Assisi don Carlo Zangari patrizio
riminese.
Leggo di più, che li dicidotto settembre intorno alle tre di sera, la bella, e ricca città di Gera
nella Sassonia, famosa per le sue fabbriche di stoffe dette cammellotti, da un terribile incendio
fu ridotta in cenere in guisa che restarono soltanto quindici case non affatto consunte. Perirono
pure molti uomini.
Leggo, che li 24 settembre 1780, li Conti Ottolini di Verona sono stati aggregati alla nobiltà
patrizia di Venezia. Leggo, che in Napoli nel settembre fu arrestato un sedicente Libero
muratore colla conseguenza di altre simili persone. Di più, che in tal tempo nelle contrade di
Reggio calabrese fuvvi una terribile alluvione, la quale desolò abitazioni, campagne,
piantagioni, e bestiami, con danni grandissimi, ed eziandio con mortalità di molte persone.
Leggo, che presentemente in Gibilterra vi sono 155 case di Protestanti; 144 di cattolici, e 107 di
ebrei. Che il numero degli abitanti inglesi in essa è 506, de' cattolici 1.832, degli ebrei 836.
15
Tolomei, originario senese.
Cosicché tutti sono 3.201, ma io dirò meglio 3.174 qualora non sieno fallati li numeri
precedenti.
Leggo, che la città di Straubingen li 13 settembre patì un furioso incendio, che la ridusse un
terzo di essa in cenere.
Leggo finalmente, che in Piacenza fu stampata un'opera intitolata: La Religione Cristiana
vindicata dalla taccia di fanatismo, e d'impostura, Ogni tono sarà di pagg. 600 in 8° grande.
17 ottobre 1780
17 ottobre in Trento un manganaio sano e salvo si è coricato sul letto la sera con la sua moglie.
In un subito gli è sopraggiunto del catarro, ed essendosi alzata la detta moglie per accender il
lume, lo ritrovò morto.
24 ottobre 1780
24 ottobre. Il nostro vescovo ritornato da castel Thunn pochi giorni sono, è partito oggidì dopo
il pranzo per Santa Massenza a spasso.
[L'elenco dei professori e servitori del seminario per l'anno scolastico 1777-1778
erano stati posti a questo punto del manoscritto; l'elenco è stato posto nel novembre
dell'anno 1777].
6 novembre 1780
6 novembre 1780 di era è ritornato a Trento il nostro vescovo, con intenzione di presto ritornare
nell'Anaunia a castel Thunn. Ieridì domenica di mattina è morto in Pergine il medico Baldassare
degl'Ippoliti e nello stesso giorno pigliò il possesso solennemente di quella chiesa arcipretale il
cavaliere Giambattista Mersi di Trento parroco attuale di Folgaria, datogli dal barone Giuseppe
Buffa scurellitano, canonico di Trento, e delegato del vescovo di Feltre.
7 novembre 1780
7 novembre di sera oscura cominciò a nevicare, e seguitò anche tutto il giorno seguente,
cosicché restò coperto tutto il piano di Trento, con freddo notabile.
Il nostro taumaturgo s. Antonio di Padova in quest'anno avanti li 15 di agosto ha operato in
Venezia due strepitosi miracoli, avendo resa feconda di due gemelli una sterile, ed avendo dato
la vista ad un cieco con avergli scritto una lettera in vantaggio di una giovane, che andava per
annegarsi a motivo de' mali trattamenti, che riceveva dalla sua madrigna.
Le vendemmie di questo anno sono state molto abbondanti universalmente.
Nel castello di Trento si fabbrica, essendo stata fatta una scala di pietra sopra la scala, che porta
nella sala detta de' vescovi, e fatte delle stanze sopra la cancelleria. Le immagini de' vescovi e
degl'imperatori vengono rinfrescate, ed in parte rifatte da un pittore Bortolo [?] giovine Zeni16.
Leggo, che ai quattordici di settembre un terremoto ha molto danneggiato la città di Patti, ed
altri paesi circonvicini nella Sicilia, cioè Racuia, Montalbano, Milazzo, San Pietro sopra Patti,
ed altri.
Leggo, che li 12 ottobre festa di s. Massimiliano, in Bonna17 città della Germania inferiore al
Reno, han celebrato la loro festa onomastica Massimiliano Federico Conte di Königsegg
Rothenfels elettore, ed arcivescovo di Colonia, e Massimiliano Saverio Arciduca d'Austria di lui
coadiutore non ancora in sacris. Intervenne alla medesima festa Clemente principe reale di
Sassonia elettore arcivescovo di Treveri con sua sorella Maria Cunegonda abbadessa di Essen e
Thorn. Pranzarono ad una tavola di cento coperti fra l'armonioso concerto di una numerosa
sinfonia. Poi nella notte fuvvi una splendidissima cena di dugento coperti, ed una festa di ballo
cui intervennero mille dugento persone, tutte trattate con abbondanti rinfreschi. Nella notte de'
13 tutta quella città fu illuminata. Leggo pure, che tutti parlano dell'eminenti virtù, e prerogative
16
17
*Il Weber e altri scrivono Domenico Zeni.
*Bonn.
del predetto Arciduca coadiutore, ma non si specificano tali virtù. Povere rendite ecclesiastiche!
in che si consumano! Mangiar, bere, ballare.
Leggo che nel dì trenta settembre fu nel porto di Trieste ritornato dalla China il primo vascello
spedito alle Indie Orientali sotto bandiera imperiale austriaca. Era partito da Porto Oriente nel
marzo del 1779. S'intitola il Principe di Kennitz. Ebbe per capitano Angelo Leep. Il dì lui carico
è valutato a circa due milioni e 500 mila fiorini. Sembra, che il porto di Trieste voglia rovinare
quello di Venezia.
9 novembre 1780
9 novembre 1780, in Trento è morta la signora Teresa Bassetti di Trento, moglie settuagenaria
dell'ecc.mo sig. Niccolao Gottardo Zucchelli Tressa cittadino di Riva, e di Trento, e medico
fisico stimatissimo18. Fu seppellita in s. Pietro li dieci coll'accompagnamento di due soli preti, e
di cento poveri colla limosina di dieci soldi ad ogni povero, così avendo ella ordinato nel suo
testamento. Da parecchi anni abitava in Casa Monte situata presso il Canton, la quale fa angolo
alle due strade, che portano alle chiese di s. Marco e del Suffragio. Stando ella con la sua
famiglia nell'appartamento superiore, più volte disgustò la nobile sig. vedova Monte, nata
Alberti Poia di Trento, e madre della sig. Teresa del sig. Giacomo Salvadori, per cagione degli
strepiti, che succedevano nel camminare, e quindi più volte contese colla medesima signora
Monte. Prima dunque di morire come cristiana mandò a chiederle perdono e non essendo mai
andata a visitarla sul letto, quantunque abitante nella stessa casa, la fece pregare più volte di una
sua visita, per chiederle nuovamente compatimento di propria bocca. La Monte sempre ricusò di
andare, e finalmente disse, ch'ella non va dove stanno sterco, e pidocchi. Avanti che morisse la
Zucchelli, cominciò la Monte a sentirsi piena di pidocchi, ed a trovar dappertutto sterco.
Credendo, che ciò provenisse dalla serva della Zucchelli, la sgridò, e le diede uno schiaffo.
Vedendo, che il pedochismo, e stercorismo seguitavano, si mise su la scala per vedere chi
passava per casa sua, e frattanto preparava de' panni da soppressare. Avendo poi mandato la sua
serva a pigliare dal fuoco il ferro caldo, questo non poté ritrovarsi nel fuoco, ma bensì fu trovato
in un caldarino sopra il fuoco pieno di sterco. La Monte fu subito dopo questo condotta fuori di
città perché si svagasse, ma fu inseguita dal meritatosi castigo, non avendole giovato la
benedizione del Rev. signor pievano di s. Pietro don Domenico Prada, de' Padri cappuccini, e di
altri sacerdoti. Il caso è vero verissimo. Tutta la città ne parla, e ne fu parlato ai nostri padri
anche nel giorno dodicesimo. Dopo scritto questo li 19 novembre col R. P. Don Giacomo
Brugnara da Verla somasco, e vice piovano, o sia cappellano a s. Maddalena. Egli mi ha detto,
che più volte ha stimolato la signora Monte, perché vada a visitare la sig. Zucchelli, ma in vano.
Che dalla medesima Monte le fu mostrato lo sterco posto sopra gli snolli degli usci esteriori, ed
interiori della casa. Dalla medesima gli fu detto, che un dì su di una panca di casa fu veduta
sedere una brutta vecchia, con una berretta bigolata, e che questa dopo di aver dato uno schiaffo
ad una ragazza, che per serva tiene in sua casa la Monte, sparì senza sapersi come. Che lo
stercoramento viene rimesso dieci dodici volte al giorno. Che fuvvi rimesso senza potersi sapere
il come, malgrado l'essersi posto guardie apposta. Che dappertutto la Monte ritrova sterco fino
ne' fiaschi e nelle tazze da bere. Ch'ella stessa andò a cavarsi del vino dalla botte con un vaso da
sé ben bene lavato, e ciò nulla ostante cavò tutto sterco; quantunque cavandone per sé un altro
sacerdote, cavò vino. Che lo stercorismo cominciò avanti la morte della Zucchelli. Che li
pidocchi sono in grande quantità, onde le vengono anche sulla faccia, ne ritrova nel letto, nelle
casse, e nulla le giova il mutarsi. Che sulle porte delle stanze furono poste in vano delle sacre
immagini, vedute anche dal P. Brugnara. Che la Monte voleva dare alla donna governatrice
dell'inferma, supponendo ch'ella fosse la stercoratrice, ma non la percosse perché la donna le
mostrò animo da guarentarsi. Si dice, che la Monte fu per altro una donna di poco giudicio per
essere Saracina. In somma il caso è vero verissimo, e pare, che sia un manifesto castigo di Dio
signor nostro. Vedi sotto 19 dicembre in fine.
18
Nato nel 1714.
Leggo, che l'Arciduca Massimiliano pigliò il possesso di Gran Mastro dell'Ordine Teutonico in
Morgenthein li 22 ottobre scorso con una pompa straordinaria, e che arrivò in Monaco di
Baviera li 7 novembre, dove a di lui riguardo nella sera fuvvi opera al nuovo teatro di Corte
vagamente illuminato. Nella sera degli otto una gran cena di cento dame, e cento cavalieri. Nella
sera dei nove una grandiosa festa di ballo. Che bei preludi per chi è destinato arcivescovo! Cosa
si può sperare?
16 novembre 1780
16 novembre 1780 in Roma si ritrova un gigante smisurato detto Matteo Jvansewick di
Pietroburgo città della Moscovia. Egli è d'anni trentasei, alto nove palmi romani e mezzo, ben
fatto, e proporzionato, possede dieci lingue diverse, fu alle Corti di Versaglies, Madrid,
Portogallo, Torino, ed altre. Ha un figlio suo seco bravo violinista. Ogni persona civile, che vuol
vederlo, deve pagare un Paolo romano, ogni artista e simili mezzo Paolo, ogni persona grande di
qualità paga secondo che le piace.
22-23 novembre 1780
22 e 23 novembre, nel castello di Trento vi fu un concorso generale de' preti alla parrocchia di
Folgaria, e sortì parroco il curato di Storo nella Giudicaria maggiore donn'Aloisio Bevilacqua da
Maleto sollando. Li concorrenti furono 40.
24 novembre 1780
24 novembre, oggidì è capitata in Trento la notizia che monsig. Girolamo Aloisio Crivelli di
Trento, vescovo di Nepi e Sutri, è morto di veleno li diciassette di questo mese in ora mattutina,
senza poter ricevere il sacro Viatico per aver la lingua troppo malconcia. Di tal morte, che seguì
in un convento di Frati Carmeliatni, nel luogo detto Monte Virginio della diocesi di Sutri, ne
parla tutto Trento, e dicorresi anche di quel sacrilego, che la procurò per vendicarsi del buon
prelato, di cui si dicea, che fosse in aspettazione di passare al vescovado di Orvieto, ed alla
nunciatura di Vienna. Nel giorno 28 fu portato per le case nobili di Trento l'avviso di tal morte
col seguente viglietto stampato:
ANTONIO, e GIUSEPPE CRIVELLI danno parte della morte di Monsignor GIROLAMO Vescovo di Nepi, e Sutri loro Fratello
seguita li 17 del corrente Mese in
Monte Virginio Diocesi di Sutri.
Egli forse non sarebbe morto dal trangugiato veleno se avesse usato il rimedio, che Maria
Santissima insegnò al nostro Beato Amadeo Portoghese, autore de' Frati Amadeiti, morto in
Milano li dieci d'agosto 1480, anch'egli fu avvelenato con una focaccia mandatagli per
istigazione de' suoi emoli; ma essendogli comparsa la Madonna mentre stava preparandosi per
morire, gli disse, che si ravvolgesse in un lenzuolo pieno di foglie di noci e che così
scamparebbe la morte. In fatti eseguito il consiglio della gran Signora, subitamente si ritrovò
sano, e visse ancora molto tempo. Lascio ai medici terrestri l'esaminare un tal recipe19 venuto
dal cielo; e dico soltanto, che Girolamo è nato in Trento li... giugno 1746. Di lui ho parlato
nell'anno scorso, e nella mia Mitrologia tridentina20; e nel mio Confessore perpetuo21 delle
19
*Ricetta.
*Tovazzi, Mitrologia tridentina seu catalogus ecclesiasticorum civitatis ac dioecesis tridentinae
qui cardinalitia, patriarchali, archiepiscopali, episcopali et abbatiali mitra decorati fuerunt. Cum
appendice complectente tridentinos, qui alia munera ecclesiastica extra dioecesim tridentinam
obtinuerunt. Trento 1792, pp. [2] XXII-266. Le pagine 188-200 sono bianche. Contiene 164 persone
insignite di dignità ecclesiastiche, con cenni biografici, dall'anno 400 al 1797. Nell'appendice sono
registrati i sacerdoti trentini che ricoprirono qualche carica importante fuori diocesi, dall'anno 1204 al
1803. Tutti i nominativi senza ordine cronologico, Trento, BSB MS 32.
20
monache trinitarie. Egli era destinato assessore del sant'Officio in Roma. Fu annunziata la di lui
morte nella Gazzetta di Trento foglio 49 dei cinque dicembre 1780, nella data di Roma 25
novembre in questi termini: "Nella fresca età di anni 34 compiti per febbre putrida ha cessato di
vivere monsig. Girolamo Crivelli de Creizberg nativo di Trento, vescovo di Nepi, e Sutri uniti,
avendo governato quella sua diocesi con molta prudenza, e zelo due anni, e due mesi. La perdita
di questo pio prelato, le cui eminenti qualità facevano sperare di vederlo inalzato a cariche più
sublimi, venne generalmente compianta". Così la Gazzetta, e nulla più. La voce del vescovo di
Orvieto fu falsa. L'assessore dovea passare a Orvieto.
5 dicembre 1780
5 dicembre 1780. La medesima Gazzetta con data di Trento 5 dicembre, dice che la notte di
domenica decorsa, cioè ai tre venendo li quattro, passò per Trento corriere coll'infausta nuova,
che S. M. imperadrice vedova Maria Teresa regina d'Ungheria e di Boemia, nata Arciduchessa
d'Austria etc. passò li 29 novembre a ore undici di notte agli eterni riposi in età di circa 64 anni.
Nella data di Vienna si dice, che fu aggravata da male di petto, e sacramentata li 26 novembre.
Nella sera soltanto dei tre ho inteso, che stava male. Ella disse più volte, che volea risegnare il
comando, e ritirarsi; ma non venne mai all'atto.
8 dicembre 1780
8 dicembre 1780, monsignor nostro vescovo Pietro di Thunn ha tenuto Ordinazioni nel castello
di Trento soltanto per un secolare Fontana, per un Conte Majerle d'Isera canonico della
cattedrale di Mantova, e per li Regolari. Della Provincia nostra furono quattro. Altri furono
Cappuccini, ed altri Domenicani. Della tirolese non vi fu alcuno. Per li due secolari suddetti
tenne Ordinazione anche nella domenica precedente, che fu ai tre di questo mese, e nella
domenica seguente, che fu ai dieci. In questa ordinò anche due Canonici Regolari di San
Michele.
12 dicembre 1780
12 dicembre leggo, che la suddetta imperatrice negli ultimi giorni di novembre fu sorpresa da
una grave flussione di catarro, che fu munita del sacro Viatico li 26 alle 4 vespertine, che in
seguito le fu dato l'Olio Santo, e che finì di vivere li 29 feria quarta, di sera alle ore otto e tre
quarti. Leggo in oltre, che quando le fu dato il Viatico furono sospesi gli spettacoli, e ordinate
pubbliche preci, massimamente nella chiesa metropolitana di Santo Stefano. Il Viatico le venne
dato da monsignor nuncio appostolico Giuseppe de' Conti Garampi di Rimini, arcivescovo già
di Berito, e vescovo di Monte Fiascone e Corneto. Le fu portato processionalmente dalla
cappella di Corte, precedendo li Padri Cappuccini, poi li Padri Agostiniani, indi li paggi, le
guardie de' trabanti, e gli uffiziali di Corte. Poi li consiglieri, e ministri, tutti con torcie accese.
Dopo li cappellani di Corte similmente con candele accese. Poi monsig. nuncio sotto un
baldacchino sostenuto da quattro cavalieri della Chiave d'oro. Dietro a questo andarono il Duca
Alberto di Sassonia Teschen, l'Arciduca Massimiliano, e finalmente l'imperatore Gioseffo
secondo, tutti con torcie accese in mano. Seguirono le arciduchesse Maria Anna abbadessa del
Capitolo delle dame di Praga, Maria Cristina moglie del detto Duca Alberto, e Maria Lisabetta,
tutte figlie della moribonda, seguitate dalle loro maggiordonne, dalle dame di Corte, da quelle
della città, e da gran folla di gente.
In Roma li 2 dicembre sabato, il signor donno Stanislao Manzo portoghese dopo di aver
celebrato la sua Messa nella chiesa di s. Maria in Campitelli, e di aver comunicato diverse
persone, nel riporre il corporale nella borsa sorpreso da colpo apopletico cadde
improvvisamente, batté la testa su li gradini dell'altare, e subito restò morto in età di ottantun
anno, con molto spavento de' circostanti.
21
*Tovazzi, Il confessore perpetuo cioè memoriale del padre confessore delle RR. MM. clarisse alla
ss. Trinità di Trento. Trento 1779, pp. [2] + 97, Trento, BSB MS 78.
13 dicembre 1780
13 dicembre 1780, in questa sera ho inteso qui in Trento la prima volta, che finalmente fu
destinato Provicario generale in spiritualibus di Trento il R. S. don Gioseffo Antonio de'
Manghini d'Arsio, dottore di sacra teologia e professore attuale di dogmatica nel seminario
vescovile, già cappellano del R.S. don Cristoforo de' Menghini arciprete d'Arsio suo fratello; ma
continuerà l'impiego di professore pubblico. Fu cappellano nel 1775 e predicò la Quaresinma in
Sarnonico, Fondo e Romeno. In quella del 1776 a Maleto nella Sollandia. In quella del 1777 in
Enno e Flavone nell'Anaunia inferiore. In quella del 1778 in Garduno nella Lagaria. Nel 1779
nullibi, ma nel novembre del medesimo anno conseguì la suddetta cattedra teologale. Si pensa,
che quando partirà per qualche buona pieve il rettore Tabarelli, diverrà rettore esso del
seminario. Niuno lo ha preconizzato Provicario. Neppure succedette al rettore Tabarelli fatto
parroco di Mori.
Sono professori, maestri, e ministri nel seminario vescovile i seguenti.
Rettore del seminario, e prefetto degli studi don Giacomo Tabarelli de Fatis da Roveredo,
esaminatore prosinodale. Poi arciprete di Mori.
Ministro, don Francesco Fenici da tenno.
Direttore spirituale, don Giovanni Puzzer di Taufers. Ha 80 fiorini e la tavola e l'abitazione.
Questi fu pedagogo de' baroni Trentini figliuoli del barone Sigismondo.
Sagristano della chiesa, don Pietro Gramola di Trento.
Professore de' sacri canoni don Antonio de Mulis da Cembra con 50 studiosi. Si chiama Simone
Antonio.
Prof. di dogmatica, don Gioseppe Antonio de' Menghini d'Arsio dottore di sacra teologia con 60
studiosi.
Prof. di morale, don Gioseppe Donati di Cembra con 95 studiosi.
Prof. di Sacra Scrittura, P. Maestro Gio. di Dio Francesco Staidelio di Trento Minor
Conventuale, ed esaminatore prosinodale, con 40 studiosi.
Prof. di sacra eloquenza, P. Giampietro Fedrigotti di Sacco Cappuccino, con 30 studiosi.
Prof. di logica, e metafisica, P. Francesco Saverio Battisti da Fondo Minor Riformato, con 55
studiosi.
Prof. di fisica, ed etica, P. Maurizio Felder da Borgo Minor Riformato, con 45 studiosi.
Prof. di rettorica, don Giuseppe Quaresima da Tueno anauniaco, con 35 studiosi.
Maestro. della Quinta, don Antonio Pomarolli di Trento, con 30 studiosi.
Maestro della Quarta, don Francesco Aliprandini da Preghena. Poi essendo stato fatto parroco di
Romeno gli fu surrogato circa la metà del novembre il sig. don Francesco Sicher di
Corredo anauniaco; ha 35 studiosi.
Maestro della Seconda, don Giambattista Pedroni di Tosio anauniaco, con 31 studiosi.
Maestro della Prima, don Antonio Tabarelli da Cembra, con 50 studiosi.
Gli studiosi alunni sono 24, li convittori 70.
Professore pubblico di legge il dottor Gianfrancesco Barbacovi di Taio anauniaco.
Il rettor magnifico del Collegio de' dottori, e notari si è il dott. Giambattista Sardagna Tessari
d'Hocenstein, nobile del S.R.I. ed il massaro il sig. Leonardo dall'Aquila.
Li dottori sono 37, e li notari 44.
Podestà il dott. Alfonso Marini de Ceresara giureconsulto mantovano.
16 dicembre 1780
16 dicembre 170, fu mandato a questo nostro convento un cartello manoscritto di questo tenore:
"Domenica sera dopo l'Ave Maria al tocco del campanone di questa cattedrale si soneranno le
campane di tutte le chiese per lo spazio di un'ora, dando interpolatamente due segni, onde si
annunzia la morte di sua maestà l'imperatrice vedova Maria Teresa etc. Dalla cancelleria
vescovile li 15 dicembre 1780". Aggiungo io, che tal domenica sarà li 17 dicembre e che a
Roveredo furono già suonate le campane per tal morte avanti li 16. Vedi sotto marzo 1790.
19 dicembre 1780
19 dicembre, leggo, che immantinente dopo la morte della suddetta imperatrice furono spediti
corrieri a Parigi, Napoli, Firenze, Milano, Parma ed altrove. Che li 30 novembre fu aperto il di
lei corpo, ed imbalsamato, il primo dicembre fu esposto nella cappella di Corte vestito di un
abito monacale, con a canto le corone e gli scettri di Ungheria, e di Boemmia, e colle divise
della dignità imperiale, ed ai piedi un Crocifisso d'argento. Ai cinque altari eretti nella
medesima cappella celebravansi continuamente delle Messe. A lato del letto funebre in una
coppa d'argento stava il cuore, ed in un altro le viscere. Terminato il triduo fu portato il cuore
nella cappella di Loreto alla chiesa imperiale de' PP. Agostiniani Scalzi, e le viscere nella chiesa
metropolitana di s. Stefano. Ogni giorno furono suonate luttuosamente le campane della città, e
de' sobborghi. Nella sera dei tre, giorno di domenica verso le ore sette il corpo fu trasferito alla
chiesa de' PP. Cappuccini sopra un feretro a cristallo coperto di grande strato di velluto nero.
Preceduto da uno staccamento di corrazzieri d'Anspach cominciò a sortire dalla chiesa degli
Agostiniani la comitiva de' poveri degli spedali, seguirono il clero secolare e Regolare, gli
uffiziali della Corte, i consiglieri di tutti li dipartimenti aulici, il corpo de' magistrati civici, li
cavalieri della Chiave d'Oro, e gran numero di nobili. Il cadavero, circondato dai paggi di Corte,
con torcie accese, scortato dalle guardie nobili tedesca ed ungarese. Le dame di Corte in abito di
lutto. Arrivato il corpo alla porta del convento de' PP. Cappuccini fu ricevuto dal cardinale
Cristoforo Migazzi di Trento arcivescovo di Vienna, e condotto in chiesa. Coll'arcivescovo
furono li cappellani di Corte, il Capitolo della cattedrale, e sedici prelati, il rettore ed i decani
delle quattro facoltà della università con torcie accese nelle mani. Dietro alla bara
immediatamente seguirono l'imperatore, l'Arciduca Massimiliano, il Duca Alberto di Sassonia
Teschen vestiti con mantelli lugubri, accompagnata dai ministri principali. Li granatieri della
guarnigione, ed uno staccamento di cavalleria. In Trento ai 17 furono suonate tutte le campane,
ut supra. Nella mattina poi de' dicidotto nella chiesa cattedrale apparata a lutto, ed illuminata da
varie torcie di cera, vi cantò Messa de Requiem monsig. nostro vescovo per la suddetta defunta,
coll'intervento de' canonici, de' consiglieri aulici, de' consoli e di molti nobili, in abito di
scorruccio, essendo anche in tal tempo state chiuse tutte le botteghe.
Nello stesso giorno fu pubblicato, che la biblioteca vescovile di Trento al cominciarsi dell'anno
nuovo sarà aperta ad uso pubblico degli studiosi, e letterati ne' giorni, e nelle ore che saranno
indicati di mese in mese sulla porta della medesima, e che potranno anche servirsi della stuffa
del custode in tempo di freddo. Custode sarà il sig. abate Bassetti di Trento.
Nello stesso novembre nella Russia intorno a Jamacow da certi villani avidi di danaro furono
ammazzati in una selva alcuni italiani, che giravano per li paesi guadagnando col mostrare orsi,
marmotte, e scimie. Furono pure con loro ammazzate le dette bestie fuorché una scimia, la quale
si salvò sopra di un albero. Li corpi furono sotterrati per occultare il delitto; ma poco dopo
passando per di là con un carro un fattore di villa, scese dall'albero la scimia, fece mille carezze
al fattore, e tirollo per l'abito al luogo dove giacevano seppelliti li corpi. Vedendo il fattore la
terra smossa trovò li cadaveri, e divulgò l'assassinio ad altri, tra' quali essendovi de' complici, la
scimia si avventò contra di loro, ed a stento poterono distaccarla. Quindi furono scoperti, ed
arrestati dalla giustizia. La scimia fu richiesta, ed ottenuta dal padrone del fattore; ma se può
scampa, e ritorna dal fattore, cui mostrasi manierosa e riconoscente.
Avanti e circa la metà di questo mese ha finito di vivere in Verona Pietro Colonna Pamfili di
Roma, prete cardinale di s. Maria in Trastevere creato li 26 settembre 1766 essendo nato li 7
dicembre 1725. Egli fu fratello del cardinale Marcantonio Colonna Vicario del Papa in Roma, e
venne a Verona ritornando dalla Savoia con li due principi suoi nipoti don Fabrizio e don
Filippo gran conestabile del regno di Napoli, e colla nuova sposa di questo la principessa
Catterina di Savoia Carignano, intenzionato di passare per Venezia. Stette infermo ventun
giorni, e morì sabato gli sei dicembre a cinque ore di notte d'anni 55 compiti.
Non si parla più da parecchi giorni in qua del caso succeduto alla signora Monti, e riferito di
sopra li 9 novembre, anzi dal sig. don Francesco Zucchelli mi fu detto esservi fondato sospetto,
che la stercoratrice sia stata la ragazza servente della Monte.
In queste Tempore autunnali non ha tenuto veruna Ordinazione il nostro vescovo. Quindi sono
andati a Verona per esser ordinati due nostri cherici della Provincia leopoldina.
Ho veduto un sonetto satirico manoscritto contra l'exgesuita Socrella badiotto, prefetto nuovo
del ginnasio di Roveredo, perché ha insegnato il farsi il segno della Santa Croce in una maniera
nuova per noi cattolici, voglio dire di passare colla mano dalla spalla destra alla sinistra. Su di
questo si legga l'opera de Cruce del gesuita Giacomo Gretsero.
Nello stesso tempo, che fu parlato della morte della predetta imperatrice ho sentito dire, che il
principe Kaunitz, primo ministro nella Corte della medesima, fu di lei marito dopo la morte
dell'imperatore Francesco22. Ho pur sentito dire, che subito dopo tal morte sortì dal suo ritiro
l'imperatrice Gioseffa di Baviera con un suo figliuolo, quantunque sino dal 1767 siasi divolgata
come morta li 28 maggio alle sette di mattina, e per essa sia stata cantata Messa de Requiem nel
Duomo di Trento dal vescovo Sizzo li 2 luglio 1767. Anche in tal anno 1767 stando in Venezia
ho inteso lo stesso, e più volte l'ho sentito replicare nei seguenti, dicendo altri che fu rinchiusa in
un monistero, ed altri in un castello, e che l'imperatore Gioseffo II quando fu a Roma procurò la
licenza di ripudiarla per poterne pigliare un'altra23. In questi giorni ho sentito parimente che il
medesimo imperatore tratta di ammogliarsi con una nezza dell'imperatrice scismatica di
Moscovia. Ma poi non l'ha fatto.
L'imperadrice regina defunta nel suo testamento ha lasciato tre signorie ungariche al suo figlio
Pietro Leopoldo Granduca di Toscana. All'Arciduca Massimiliano finché prenderà possesso
dell'elettorato diecimila fiorini annui. All'arciduchessa Marianna sinché partirà per Klagenfurt
ottanta mila fiorini. All'arciduchessa Elisabetta rimanendo in Vienna ventimila annui: andando a
Insprugg quaranta mila; ed andando a Praga sessanta mila. Alla sua dama di Corte Berchtold tre
mila fiorini annui: all'altra sua dama Werschowitz tremila fiorini annui. Alla sua damigella
Gioseffa di Guttenberg tremila fiorini annui. Ad ogni altra sua dama di servizio mille e dugento
fiorini annui. Alle sue cameriere mille fiorini annui. Alle sue sottocameriere cinquecento fiorini
annui. Al consigliere Grainer mille Ungari. Al principe di Schwartzenberg, ai Conti di
Rosenburg, Diestrichstein, e Staremberg, ed al conseglier barone Kienmayr, ad ognuno una
superba tabacchiera. Alla vedova principessa di Trautson, ed alla contessa di Logie un buon
legato. Ed ai poveri Frati, e Religiosi? Noi aspettiamo il paradiso dalla misericordia, e liberalità
infinita della Maestà del nostro Dio.
Il principe Carlo di Lorena ha lasciato suo erede universale l'imperadore Giuseppe II, suo
nipote, ma con tanti legati, e con tante pensioni, che credevansi eccedere la quantità e somma
dell'eredità, benché dopo un diligente bilancio fu ritrovata sovrabbondante. Il medesimo
imperatore ha fatto distribuire dugento fiorini a cadauno de' comici della truppa francese, che
sono in Vienna, perché a cagione della morte di sua madre debbono star qualche tempo senza
esercitare la loro arte diabolica. Questo sarà un buon suffragio alla defunta.
21 dicembre 1780
Nel giorno 21 di dicembre in Roma furono battezzati due turchi e un ebreo.
ANNO DI N.S. GESÙ CRISTO 1781.
Nella prossima Quaresima predicheranno nel vescovado trentino li seguenti destinati da
monsignor vescovo Pietro Vigilio nel mese di gennaio subito dopo l'Epifania, anzi nella stessa
festa.
Aldeno, Garniga, e Cimone, don Primo Somalvigo di Trento.
Arsio, e Castel Fondo, don Antonio Zechini di Ledro.
Banale, don Nicolò Torresani curato di Termone.
Bleggio, o sia s. Croce, don Gioffenatonio Monauni di Trento.
Calavino, don Gasparo Poda cappellano Ricci di Povo.
22
Wenceslao Antonio principe di Kaunitz Rietberg nato 2 febbraio 1711, vedovo e padre di 4
figliuoli. Vivo anche nel 1782, 1783, 1784, 1785, 1786, 1796.
23
Vedi sotto all'anno 1782, paragrafo "Ho inteso dal sig. F.P.D.R,, che ..."
Cembra, don Antonio Lunelli da Torchio.
Civezzano, e Cognola, don Giovanni Antonio Fontana curato di Villazzano.
Condino, don Domenico Poli da Storo.
Corredo, e Smarano, don Michele Aliprandini curato alla Nave.
Denno, e Flavone, don Filippo Chiusole da Chiusole.
Garduno, o si a S. Felice, don Giambattista Festi di Roveredo.
Livo, don Gioseppe Sizzo cappellano di Maleto.
Lizzana, ed Isera, don Domenico Ricci cappellano di Lizzana.
Maleto, don Vincenzio Maccani di Cles.
San Michele, don Francescantonio Fenici ministro del seminario.
Mori, don Antonio Voltolini cappellano di Cavedine.
Nago, don Giacomo Tabarelli di Cembra.
Ossana, don Leonardo Steffenelli di Torbole cappellano di Mattarello.
Povo, Villazzano e Mattarello, don Antonio Conte Melchiori di Trento, figlio del Conte
Sigismondo fratello del canonico.
Rendena, don Saverio Papaleoni di Giudicaria.
Revò, e Clotz, don Giacomantonio Largaioli curato di Bolentina.
Sarnonico, Fondo, e Romeno, don Pietro Tamburini d'Arco.
Spor, e Vigo, don Domenico Conci di Maleto.
Taio, e Torri, don Matteo Ceschi primessario di Priò.
Tassullo, don Leopoldo Eller curato di Vervò.
Terlago, e Baselga, don Paride Rigotti Filippino.
Tegnale, don Giambattista Gilli cappellano di Revò.
Tione, don Francesco Claus di Trento.
Valdibono, don Giovanni Nicolini di Prasio.
Valdiledro, il proprio parroco don Giambattista Sartora.
Villa Lagarina, don Gasparo Delaiti curato di Ronagnano.
Volano, e Besenello, Frat'Antonio Gazzoletti di Nago cappellano di Malta.
S. Zeno, e Dambel, don Antonio Giuliani curato della Zambana.
In altri luoghi predicano altri, specialmente Regolari.
Il medesimo vescovo dà la sua patente stampata ai nostri quando predicano la Quaresima in
Trento, in Arco, in Riva, in Roveredo, in Lomaso, in Melombardo, in Cles, ed in Cavalese.
2 gennaio 1781
Ai due di questo mese circa le tre dopo la mezza notte in Toscana nei contorni di Monte Oliveto
Maggiore, di Molte Pulciano, di Montalcino, di Asinalunga, e di altri luoghi fuvvi una fiera
scossa di terremoto, con notabile danno degli edifici, delle case, del monistero olivetano. Fu
preceduta da un'altra minore li dieci dello scorso dicembre.
20 gennaio 1781
Li 20 gennaio 1781 dalla lotteria principesca di Trento, che ha sessantamila di capitale,
nell'estrazione di questo giorno, sono sortiti settecento e novanta zecchini di grazie in danaio ai
giuocatori. Nello scorso autunno un frate Agostiniano piemontese abitante in Trento con poco
guadagnò circa novecento Ongari nel lotto austriaco di Bolgiano; ma insalutato ospite partì da
Trento per timore del vescovo principe24. A quest'ora la lotteria di Trento ha guadagnato circa
quattordici mila fiorini netti.
Ora parlasi continuamente della guerra prossima tra gli olandesi e gl'inglesi.
Da Riva sono capitati in Trento sette soldati di quella rocca vestiti elegantemente di nuovo, per
custodire il Zuchthaus25 nuovo di Trento, che si sta allestendo con premura, e cominciasi ad
abitare.
24
25
Fu il padre Ratti. Guadagnò egli 3.666 fiorini; ma molti ne regalò alla posta di Trento.
Zuchthaus, seu domus correctionis (casa di correzione, prigione).
Il nostro imperatore Gioseppe secondo in questo mese ha regalato otto mila fiorini, e più
consistenti in una tabacchiera d'oro, ed in un anello brillantato al principe Wolkonsky mandato a
Vienna dall'imperatrice delle Russie per far l'atto di condoglianza al detto imperatore in
occasione della morte dell'imperatrice Maria Teresa.
8 febbraio 1781
8 febbraio, ne l'estrazione di questo giorno dalla lotteria trentina sono sortiti tre mila
quattrocento e novantacinque fiorini, e carantani cinquantuno di grazia.
13 febbraio 1781
13 febbraio. Leggo, che ai trenta dello scorso gennaio in Roma restò bruciato tutto il teatro
famoso di Tordinona con danno di circa quarantamila scudi. Nella sera precedente vi fu
commedia in esso. Leggo pure, che in Roveredo appresso l'ill.mo sig. Giuseppe de Trentinaglia
consigliere dell'Austria Superiore, e capitano Circolare qual commissario delegato vi sarà li
quindici di marzo la licitazione, o sia l'incanto della giurisdizione civile e criminale di Levico a
titolo di Feudo mascolino, unita al lago di Levico, alla caccia, ed ad ogni altro emolumento
comunale. Il primo prezzo sarà di sette mila fiorini di moneta patente camerale, e darassi a chi
offerirà di più, sia poi terriero, sia estero. Al vescovo di Feltre, che pensa di visitare la sua
diocesi nello Stato austriaco furono tassati trenta fiorini per giorno, e dicesi, che dall'imperatore
nostro è chiamato a Vienna. Ma non andovvi.
Il medesimo imperatore ha dispensato li suoi sudditi dallo scorruccio26 per la morte di sua
madre, e nelle tre ultime settimane di questo carnevale ha permesso li teatri, li festoni27, e le
maschere in Vienna, in Milano, ed in tutti gli altri suoi Stati ereditari. Li signori però di
Roveredo gli hanno rescritto, ringraziandolo bensì, ma dicendogli, che non si sentono voglia di
ballare, e stare allegri, e di far maschere attese le loro miserie cagionate dalle gravezze de' dazi
nuovamente imposti, e li fallimenti da ciò seguiti. Intendo, che a tale rescritto si sono soscritti li
proveditori, il podestà, ossia vice-podestà, il capitano, e diversi altri mercatanti. In Trento non
ha voluto accordare le maschere monsignor vescovo, quantunque sia stato importunato, e
pregato di accordarle anche da suoi fratello Conte Matteo. L'imperatore ha mostrato molta
compassione per li comici, ed ha compensato con danaro le loro vacanze28. Ma chi è morto, è
morto. Nelle Fiandre austriache veggonsi delle medaglie di oro e di argento col ritratto del
medesimo imperatore da una banda, e colla seguente inscrizione dall'altra: Josephus II. Imperii
Materni, et Virtutis Haeres 1780.
15 febbraio 1781
Ai quindici di febbraio 1781, alle sette di mattina è morta in Lisbona sua maestà donna Maria
Anna Vittoria infanta di Spagna, regina vedova del fu Gioseppe re di Portogallo, nata il dì 31
marzo 1718. Morì per un reumatismo datole nel petto.
Giorgio terzo re d'Inghilterra nel gennaio ha pubblicato un suo editto, che nel giorno ventuno di
febbraio siavi digiuno pubblico, ed umiliazione in tutta l'Inghilterra, nel principato di Galles, e
nella città di Berwick, per ottenere dal cielo la prosperitade alle armi sue britanniche
belligeranti. Così prescrive un eretico luterano, mentre li nostri cattolici abborriscono il digiuno,
e la penitenza.
27 febbraio 1781
27 febbraio 1781, leggo nel foglio nono della Gazzetta monauniana, che il sig. Niccolò Ambrosi
nativo di Villa poco distante dalla città di Roveredo, e nipote del rev.mo sig. don Domenico
Bettini consigliere di Passavia29, a di cui spese esso imparò la scoltura, ai sette di questo mese
26
*Lutto.
*Veglioni.
28
*Per le interruzioni delle loro rappresentazioni causa il lutto.
29
Domenico Bettini di Villa direttore del Consistoro passaviense nel 1789, d'anni 58.
27
acquistò a preferenza di tutti il primo premio nell'Accademia viennese della bell'arte di scoltura,
che gli fu aggiudicato a pieni voti. Detto premio consiste in una moneta d'oro del peso di
ventiquattro Ungheri, e ottenne inoltre la graziosissima patente, in virtù della quale egli è
dichiarato membro meritevole dell'Accademia prefata con tutti i privilegi ad essa spettanti, e
con assicurazione di conseguire quanto prima emolumenti maggiori.
Il cardinale arcivescovo di Milano Gioseppe Pozzobonelli con sua lettera pastorale dei sedici
febbraio ha fatto pubblicare l'indulto per la città, e diocesi sua milanese di poter mangiar carne
nella prossima Quaresima, eccettuato il mercoledì delle quattro Tempora, il venerdì, ed il sabato
di ciascheduna settimana, e gli ultimi giorni della Settimana Santa dal mercoledì inclusive a
tutto il sabato, salva però la indispensabile obbligazione del digiuno, inculcando insieme con
maggior fervore di vita cristiana, gli atti di singolare pietà, e l'esercizio di salutare penitenza, a
chi si prevalerà del detto indulto. Non si allega verun bisogno, si dispensa da una legge
precettiva, e particolare, ed in contraccambio s'inculca il maggior fervore senza specificarlo. Si
eccettuano il primo mercoledì solo dopo la domenica prima, e li venerdì e sabati, che sono
eccettuati in tutto l'anno. Si eccettuano quest'anno gli ultimi quattro giorni, laonde io tempo, che
presto neppure essi verranno eccettuati. Già tutti sanno, che li signori milanesi sono
scandalosamente voluttuosi, dati alle conversazioni, ai teatri, ai balli, alle pompe, agli
scialacqui. Nella seguente sera dei diciassette fu posto su le scene del gran teatro milanese alla
Scala il nuovo ballo di Salomone, che in altra stagione da altri soggetti rappresentato riportò
l'applauso, ed il singolar piacere di tutti gli spettatori. Così riferiscono li seguaci del mondo.
Trovo parimente scritto, e stampato, che nello scorso gennaio in Roma la signora donna
Costanza Falconieri futura sposa di sua ecc.za signor Conte don Luigi degli Onesti nipote ex
sorore del moderno Papa Pio sesto Braschi fu largamente regalata da molti cardinali, prelati, ed
altri personaggi, cosiché fu calcolato essere stata regalata per il valore di cento e più mila scudi,
o sia più di dugentomila fiorini, e che fu regalata ancora dopo il gennaio. Ecco dove vanno li
proventi ecclesiastici! Ella poi vorrà mostrare la sua gratitudine appresso il suo zio sommo
Pontefice, senza scrupolo di commettere simonie.
In questo mese di febbraio avanti li sei Ferdinando quarto re di Napoli, e Sicilia, figlio di Carlo
re attuale di Spagna, ha pubblicato una sua Costituzione, in virtù della quale tutti i parrochi, e le
Curie ecclesiastiche dovranno farsi mostrare in iscritto il consenso de' genitori, o di chi farà le
loro veci, da tutti quelli, che vorranno contrarre sponsali, e che tal consenso sarà necessario per
la validità de' detti sponsali, oltre la presenza del parroco, e dei testimoni. Ma si dichiara, che tal
consenso sarà necessario per li maschi fino agli anni trenta, e per le femmine fino ai quindici.
Altrettanto dicesi essere stato stabilito in Napoli nell'anno 1771. Ai detti parrochi e curiali
s'intima la pena dell'indignazione reale in caso che non usassero il più esatto adempimento
dell'accennata Costituzione. Il simile intendo essere stato comandato ultimamente ne' domìni
austriaci coll'aggiunta di dover avere con che mantenersi. Egli è ora, che anche per la
molteplicità de' matrimonianti si ponga qualche impedimento, e che si lascino in pace li
claustralizzati. Ma questo poi non è succeduto.
17 febbraio 1781
Ai 17 di questo mese per non avere sette troni da dar al rev.do signor parroco sono venuti due
nostri vicini poveri a pigliare la benedizione nuziale, ed a contrarre matrimonio in questa nostra
chiesa di San Bernardino avanti il nostro Padre Guardiano delegato a tal effetto; ma che? nella
notte poi sono stati a ballare, e spendere in città.
26 febbraio 1781
26 febbraio 1781, nel borgo di San Martino di Trento cominciò un incendio, e bruciò una casa.
27 febbraio 1781
27 febbraio, ultimo giorno del carnevale in Pedecastello appresso Trento fuvvi festino nuzziale,
e dopo le dodici di notte verso le quattro il fuoco abbrucciò cinque famiglie unite con disturbo
de' vicini abitanti nella città, che corsero per ismorzarlo.
In questo carnevale in Trento furonvi de' festini privati, de' ricchi soupé, e de' molto lauti
convitti. In Borgo di Valsugana volendo uno ferire con arma bianca un altro nascostosi in una
stalla dietro ad una mussa30, ferì, ed ammazzò la stessa povera mussa.
28 febbraio 1781
28 febbraio mercoledì delle Ceneri, e primo giorno della sacrosanta Quaresima nel Duomo di
Trento dal pulpito il nostro Padre Bartolommeo de Bonis da Bolgiano di Novara predicatore ha
pubblicato l'indulto di poter mangiar carni nella stessa Quaresima, ottenuto da monsig.
Gioseppe de' Conti Garampi nuncio apostolico in Vienna, arcivescovo titolare, e vescovo di
Monte Fiascone, e Corneto. Fu segnato in Trento dalla cancelleria vescovile il dì 15 febbraio
1781 con nome di monsignor Vicario generale Simone Albano canonico Zambaiti.
Preventivamente fu stampato un libricciuolo con questo titolo: Notificazione per la Quaresima
1781. In Trento, per Giambattista Monauni stampat. vescovile in 8, pp. 16. Comincia: "In
seguito de' rispettosi ricorsi da principali luoghi di questa diocese avvanzati alla sagra
Nunziatura di Vienna, degnossi la stessa di accordare a noi l'autorità di potere nel corso della
futura Quaresima concedere l'indulto delle carni, purché sui verifichino le cause esposte d'una
grave penuria, e notabile incarimento de' cibi di magro, come in fatti tanto dall'ottenute
attestazioni de' mercanti, quanto da vari altri sicuri canali abbiamo rilevato, che o i sopraddetti
motivi pur troppo sono veri. Veramente era desiderabile, che si vedesse quest'anno esattamente
osservata l'astinenza delle carni, onde non si avessero quasi a perpetuare fra noi simili
concessioni, le quali non solo erano del tutto ignote ne' tempi più felici del cristianesimo, ma ne'
tempi eziandio da noi non tanto lontani erano al certo assai rare. Commiserando tuttavia lo stato
infelice di tante povere famiglie in un anno oltre modo scarso, e mancante di danaro,
prevalendoci dell'autorità a noi concessa dalla suddetta sagra Nunziatura, accordiamo la licenza
a tutti que' luoghi, che a noi in debita forma sono ricorsi, di potersi cibare di grasso entro
l'imminente Quaresima sotto le condizioni però, che qui sotto a chiara intelligenza di tutti
anderemo esponendo. Le quali condizioni chi fedelmente non le osservasse, sappi, che non può
in coscienza valersi del presente indulto, e mangiando carne, diverrà reo al tribunale di Dio, e
della Chiesa di non aver osservata la Quaresima. Notifichiamo dunque, primo, che la licenza di
mangiar carne avrà principio la domenica prima di Quaresima sino al venerdì dopo la domenica
di Passione, eccettuati fra questo tempo tutti li mercoledì, venerdì e sabbati. Sicché sono
proibite le carni nei detti tre giorni di ciascuna settimana, nel giorno delle Ceneri, e tre
susseguenti, e finalmente dal venerdì dopo la domenica di Passione sino al giorno di Pasqua.
Secondo. Che sotto nome di carni lecite a mangiarsi in questo tempo s'intendono carni salubri,
come comanda il sommo Pontefice Benedetto XIV, nella sua Lettera all'arcivescovo di
Compostella, e come pure espressamente prescrive la sagra Nunziatura nell'indulto dell'anno
corrente. Che se le povere famiglie hanno bisogno di qualche carne salata pe 'l condimento de'
loro cibi, dovranno rivolgersi al proprio confessore, il quale conosciutane la vera indigenza,
potrà concederne l'uso.
Terzo. Che è proibito sotto colpa grave ne' giorni di digiuno il far più d'un pasto al giorno sì di
grasso, che di magro, dovendosi, non ostante l'indulto, osservare l'essenza del digiuno, che
consiste in una sola refezione.
Quarto. Che è parimenti proibito sotto colpa grave nella collazione della sera, che deve essere
assolutamente parca, il prendere cibi di grasso, o brodo fatto con carne.
Quinto. Ch'è finalmente sotto colpa grave proibito non solo ne' giorni di digiuno, ma anche nelle
domeniche il meschiare nell'istesso pasto co' cibi di grasso alcuna sorte di pesce.
Sesto. I lauti pranzi ne' giorni di digiuno sono opposti al fine della Quaresima, che consiste nella
mortificazione. Onde Benedetto XIV nella Notificazione XV, num. 10, Se taluno dice,
mangiando pesci (ne' giorni di digiuno) eccede nella quantità, o qualità, o nei condimenti,
sappi, che se non è reo, trasgredendo il precetto della Chiesa quanto alla sostanza, è reo della
trasgressione del precetto di Dio colla sua intemperanza. La dottrina è di s. Tommaso nel 4°,
30
*Asina.
dist. 15, 1. 3, art. 4. In fatti del ricco del Vangelo si legge che faceva ogni dì lauti pranzi, e poi:
morì il ricco, e fu sepolto nell'inferno.
7. Essendo poi cosa giusta e ragionevole di compensare con altre opere di penitenza, e di pietà il
benefizio dei dispensati cibi di carne, espressamente ordiniamo a tutti quelli, che intendono far
uso di tale dispensa, di dovere in ciascun giorno, in cui si ciberanno di grasso, recitare tre Pater,
ed Ave: come pure di doversi entro il tempo della Quaresima una volta confessare, il che
intendere si deve oltra la confessione, e comunione prescritta al tempo di Pasqua. Quest'obbligo
non deve sembrar gravoso ad alcuno, giacché etc. In tal guisa potranno i confessori prendere le
loro giuste misure, e prescrivere i dovuti rimedi a ciascuno, onde possa degnamente accostarsi
alla comunione pasquale.
8. Esortiamo inoltre ciascun fedele a fare in tal tempo più copiose limosine, secondo la propria
possibilità, ad udire con assiduità maggiore la divina parola etc. etc.".
Tralascio il resto della Notificazione, perché qui non è necessario. Tralascio pure que' riflessi,
che potrei fare sopra di essa, e dico soltanto, che la gran caristia di danaro proviene
dall'esorbitanza nuova de' dazi. Tralascio in oltre di dire, che il barone di Prato, alla Morte31, ha
tenuto festino nella sera di giovedì grasso, nella sera della seguente domenica, e del seguente
martedì, con poco gusto di quei molti, che sono intervenuti ad esse per certe simultà, e che la
spesa delle cere costò sette troni per testa ogni sera. Per tale spesa vi fu danaro: per osservare la
Quaresima non se ne trova. Oh Dio! la caristia vera si è quella dell'amore di Dio, del rispetto
alla Santa Chiesa, della premura per le anime, della buona volontà.
9 marzo 1781
Ai nove di marzo 1781, giorno di venerdì, risplendendo il sole, fuvvi un grande incendio in
Salorno borgo notabile dell'Atesia Königsberghese32. Forse lo spiegherò più sotto. Dicesi, che
sono restate consunte quaranta case, tra le quali la nuova bella del sig. Lutterotti, e che il sig.
capitano Bombarda è restato coi soli abiti, che avea in dosso. Vedi sotto.
Il Papa Pio sesto ha conceduto, che in Roma e nelle di lei vigne, e casali tutti gli abitanti anche
Religiosi di ambidue i sessi (eccettuati soltanto quelli, che hanno voto di mangiare soli cibi
quaresimali) possano mangiare uova, e latticini dalla prima domenica di Quaresima, sino al
martedì Santo inclusive, eccettuato il mercoledì delle Tempora , e tutti li venerdì, e sabbati. Tale
indulto servirà per quest'anno a motivo della scarsezza di molti generi di cibi. Per lo contrario ha
ordinato, che dal primo giorno di Quaresima sino alla terza festa di Pasqua, ad un'ora di notte
per qualche spazio di tempo si suonino le campane di tutte le chiese, ed a chi divotamente
reciterà tre volte a tal segno la Salve Regina alla Madonna, ed un Pater, Ave, Gloria alli santi
Apostoli Pietro e Paolo, ha conceduto sette anni, e sette quarantene d'Indulgenza per ogni volta.
Il vescovo di Feltre Ganassoni si ritrova infermo. Egli è destinato di andare a Vienna per
complimentare l'imperatore a nome della sua Repubblica veneta. Si dice, che il medesimo
imperatore vuol mettere un vescovo a Insprugg, e quindi torre al Feltrino quanto ha
sull'austriaco per darlo al Trentino in compensa di quanto gli torrà per causa del vescovo
d''Insprugg.
Mi viene scritto, che il fuoco di Salorno ha lasciato intatte solamente la chiesa parrocchiale, e
cinque case. Altri dicono, che tal borgo fu abbrucciato due terzi. Anche in Clotz luogo
dell'Anaunia superiore circa il quattro di questo mese furono incenerite dal fuoco cinque case.
Ai tredici poi circa le sei e mezza di sera in Trento presso la piazza Pretoria cominciò un
incendio, ma fu subito spento al primo tocco delle campane.
L'incendio di Salorno cominciò circa l'una pomeridiana. Ebbe origine dal fuoco acceso da una
putta per far lisciva. Presto si estese, e sono rimaste consunte sessantaquattro famiglie. Niuna
persona però restò morta. Sarebbe stato ancor maggiore lo sterminio se non fossero accorsi de'
forastieri, specialmente moltissimi lavoranti di Lavarone. Al signor capitano Bombarda dicesi,
che avrà recato il danno di circa trentacinque mila fiorini, ed al sig. Lutterotti di venticinque
31
32
*Nella Contrada della Morte.
*Del castello di Königsberg.
mila. Al sig. Tieffenthaler è rimasta con evidente miracolo intatta la stanza detta de' Frati
Riformati di s. Francesco, appunto come simili stanze sono rimaste intatte nella cada del sig.
Giuseppe Alimonta di Borzago randenese, e de' signori Gottardelli di Mori. Delle bestie sono
restate vittime del fuoco solamente due vacche, e quattro cavalli. Niuna persona è perita, ma una
sola donna inferma trasportata altrove, finì di vivere il giorno addietro. Il sig. Lutterotti ha
distribuito in limosine ai poveri subito più di cento fiorini, li signori Gummer, e Fritz di
Bolgiano gli hanno mandato da dar ai poveri circa trenta buone coperte di lana, ed altri del
grano. Negli ultimi giorni del carnevale in Salorno ha celebrato le sue replicate nozze il sig.
capitano Bombarda con apparato straordinario, e molto solenni convitti. Il sig. don Giuseppe
Gartner di Salorno predicando il secondo giorno del sacro Triduo minacciò agli uditori suoi de'
castighi di Dio, ed ebbe il vantaggio di preservare la casa sua dal fuoco, che la circondava. Il
fuoco non cessò nella prima sera, nella quale corsero a Salorno apposta il nostro Padre lettore
Pietro Damiani da Borgo e Fra Leonardo da Tesaro Terziario, dal quale rimasto in Salorno sino
al martedì, ho ricevuto le riferite infauste notizie in questo dì 16 marzo. Nel foglio XX della
gazzetta monauniana de' 20 marzo, nell'ultima data di Salorno 16 marzo, si dice, che rimasero
preda del fuoco una chiesa, cioè quella di s. Gioseppe, trentatre case, ventotto fenili, con la
maggior parte delle sostanze di cinquantacinque famiglie, e che la città di Bolgiano ha mandato
ai salornitani disgraziati de' comestibili, danaro, vestiti, e coperte. Da altri ho inteso, che negli
ultimi giorni di carnevale i salornitani han fatto maschere, e che comparve su di un festino una
maschera incognita straordinaria, ma per poco, e che la stessa poi fu veduta ridere in tempo
dell'incendio tra le fiamme.
Gli editti cesarei nuovi circa li Regolari sono nell'altra parte ecc.
24 marzo 1781
24 marzo sabato mattina in Garniga, luogo montuoso della nostra Valle Lagarina, restò bruciata
tutta la villetta del Zobbio, consistente in circa dieci case, rimasta essendo una sola, ch'è coperta
di coppi. Ebbe origine tale incendio dall'aver messo a seccarsi presso il fuoco del canape da
gramolare33 una donna. Restarono vittime del fuoco anche un fanciullino, ed un paio di buoi,
vacche, capre. Nove case.
25 marzo 1781
25 marzo domenica dopo il Vespro in Trento fuvvi un gran bisbiglio per causa di un altro
incendio che fu presto estinto.
L'imperadore Giuseppe ha ordinato, che siano venduti trecento cavalli delle sue scuderie
imperiali per motivo di risparmio; ai palafrenieri però, che quindi si troveranno disimpiegati,
saranno date delle pensioni. A quelli che hanno servito trent'anni saranno dati due terzi del
salario, e agli altri la metà. A tutti poi sarà lecito il procacciarsi altro impiego per vivere più
comodamente. Anche alle vedove di quelli che hanno avuto qualche impiego nel servizio
imperiale verrà data una sufficiente sussistenza. Luigi XVI re di Francia ha creato cappellano
dell'Ospital reale della marina di Brest con pensione di mille e dugento (1.200) franchi il Padre
Eustachio Delfini da Dronero piemontese Carmelitano calzato poco fa ritornato dall'Olanda, e
dalla Fiandra.
28 marzo 1781
28 marzo 1781 in Metodesco è accaduto un altro sinistro accidente. Lo stallaio del signor
Vicario Pilato nella sera fece il suo ministero coi cavalli e buoi del medesimo Vicario, e poi
chiuse la stalla e se ne partì andando a visitare una sua amica. Nella mattina seguente ritornò
alla stalla e ritrovò venti e più capi delle dette bestie morti, ed altri quasi morti, perché soffocati
dal fumo cagionato dall'aver lasciato la candela accesa nella medesima stalla. Buon per il paese
fu, che la stalla fu a volta, ed il fuoco non poté uscir fuori, per esser tutta ben otturata. Iddio fa
pagare la carne, che mangiano i lupi, e gli avari, ed i cattivi cristiani.
33
*Da maciullare, per estrarre le fibbre.
31 marzo 1781
31 marzo 1781, il nostro vescovo essendo il sabato Sitientes, nel salone del suo castello di
Trento ha tenuto una numerosa Ordinazione di cherici maggiori. Li sacerdoti furono quindici.
Gli nostri vigiliani34 furono sei, tutti suddiaconi e diaconi. Quattro Domenicani tedeschi. Un
canonico di San Michele. Un Cappuccino tedesco. Tutti li sacerdoti furono secolari.
1 aprile 1781
1 aprile, domenica. Il medesimo vescovo ha tenuto un'altra copiosa Ordinazione di cherici
minori. Ha tenuto queste Ordinazioni in tal tempo perché dopo Pasqua partirà per Salisburgo a
fare la sua residenza canonicale, e qui non ha Suffraganeo, non essendo ancora stato ammesso il
Conte canonico Francescantonio degli Alberti di Poia, quantunque goda il salario di
Suffraganeo trentino, consistente in secento fiorini annui, senza verun merito.
4 aprile 1781
4 aprile 1781, mercoledì a Bologna, Rimini e Imola, Forlì ed a Faenza e Modigliana fu sentita
una molto gagliarda scossa di tremuoto35, essendo perciò a Faenza cadute alcune case,
cinquantadue chiese parrocchiali, e perite cento persone.
12 aprile 1781
12 aprile giovedì Santo in Insprugg fuvvi un orribile incendio, da cui rimasero distrutte sei case.
17 aprile 1781
17 aprile, martedì dopo Pasqua innanzi giorno il nostro vescovo Pietro Vigilio è partito per
Vienna, dove complimenterà l'imperatore nuovo monarca austriaco, in nome del Capitolo di
Salisburgo.
In questo mese fu promulgato un nuovo editto dell'imperatore nostro circa il più rigoroso
adempimento del regio Placito, ed Exequatur a tutte le Bolle, Brevi, ed Ordinazioni provenienti
da Roma. La di lui data è di Vienna 26 marzo 1781. Il medesimo imperatore ha pur ordinato,
che nell'arciducato d'Austria il clero non possa più pretendere che la metà di quello esigeva
innanzi per li Battesimi, Matrimoni, e Funerali, e che li poveri siano seppelliti gratis. Voglio qui
trascrivere intero l'editto dell'Exequatur come sta nella Gazzetta trentina foglio 18 del primo
maggio. "Noi Gioseppe II ec. ec. Annunziamo a tutti e a ciascun de' nostri magistrati, e superiori
sotto il nostro dominio di qualunque condizione la nostra imperial e regia grazia, e loro
facciamo sapere, che siccome tutte le Bolle, e Brevi, ed altre Ordinazioni della Sede Romana
possono essere relative allo Stato pubblico, così troviamo necessario, che avanti la loro
pubblicazione ne sia a noi partecipato il tenore per esser avvalorate col sovrano nostro regio
Placito, ed Exequatur. Comandiamo quindi tanto a tutti i nostri arcivescovi e vescovi de' nostri
Stati ereditari, come Ordinari, quanto agli altri ecclesiastici superiori, ed a ciascun suddito di
qualunque condizione, che:
I. Tutte le Ordinazioni Papali, sieno poi in forma di Bolla, Breve, Decreto, e Costituzione, o in
qualunque altra forma, che riguardino il nostro popolo, civili, ed ecclesiastiche, comunità, o
persone particolari, e per secolarizzazione di qualche professo, tanto in materia dogmatica, che
ecclesiastica, o disciplinare, vengano sempre, avanti la loro pubblicazione, prima di tutto
presentate con un ricorso, e con una copia delle medesime autenticata da un pubblico notaio del
paese, ai competenti nostri dicasteri politici di ogni Provincia, per ottenere il nostro regio
Placito. I detti dicasteri dovranno per ciò subito comunicare tali presentazioni ai nostri
procuratori camerali, e fiscali, acciò consultino in poco spazio di tempo se per sorte non sieno
tali Papali Ordinazioni contrarie allo Stato pubblico, alle leggi provinciali, e ai diritti di qualche
terzo, ovvero ripugnanti alle sovrane risoluzioni relativamente alle diverse Costituzioni delle
34
35
*cioè appartenenti alla Provincia francescana di s. Vigilio dei frati Riformati.
Fu sentito anche in Arco nello stesso giorno ed in Trento.
nostre Provincie. Tali esibiti dovranno insieme con le consulte esser rimessi a questa nostra
aulica cancelleria di Boemia, e d'Austria per la nostra sovrana risoluzione, la quale sarà poscia
insieme alle Bolle originali rimandata ai rispettivi dicasteri provinciali, ove sarà restituita col
sovrano decreto in iscritto al vescovo Ordinario, e la superiore dell'Ordine.
II. La stessa legge deve parimente valere in tutti i sopracitati casi e materie riguardo a quelle
Ordinazioni, e concessioni Papali, che provengono per il canale di vescovi, e prelati esteri, le
diocesi dei quali si stendono nel nostro Dominio, dovendo per essi richiedere il nostro regio
Placito nel modo prescritto.
III. Per ciò tutti i dicasteri provinciali, procuratori camerali, e fiscali dovranno osservar
accuratamente questa legge, ed invigilare attentamente, che non venga da chichessia trasgredita,
per indi subito darne parte a questa cancelleria di Corte, giacché ciò che sarà fatto contro
quest'Ordinazione non avrà nessun valore, ed i contravventori saranno puniti. Tale è la nostra
volontà. Vienna li 26 marzo 1781. Giuseppe. Enrico Conte di Blumeggen supremo cancelliere
di Boemia, e d'Austria.- Enrico Conte di Avesperg".
29 aprile 1781
29 aprile 1781, domenica seconda dopo Pasqua, fu fatta in Trento la processione della Dolorata;
ma per cagione della pioggia fu molto spedita, ed anche accorciata.
Nella Sassonia un violento incendio ha consumato la picciola città di Lunzenau con la chiesa, e
sono rimaste soltanto trenta case con un mulino. Gli abitanti trovansi perciò indotti alla
mendicitade. Successe gli 8 aprile.
6 maggio 1781
6 maggio domenica terza dopo Pasqua sono stato alla solenne processione di s. Simonino con
tutti gli altri Regolari, coi canonici del Duomo, col Magistrato consolare etc. Fu portato in essa
eziandio il nostro bacile, in cui fu lavato il sanguigno corpo del Santo martire36, e fu portato da
quattro uomini forti, spalleggiati da quattro cherici, ed accompagnato da quattro altri cherici con
quattro torcie. Noi stemmo parte avanti, e parte dietro, e lo tenemmo in mezzo, sentendo spesso
spesso dire dal popolo, che così lo custodiamo, perché è nostro proprio. Siccome è in fatti,
tenendolo anche sempre nella chiesa nostra sull'altare di s. Antonio sotto chiave. Nel mezzo de'
Padri Cappuccini fu portata su di un fercolo piramidale la camicia, con cui fu vestito il Santo
dopo il sanguinoso martirio.
7 maggio 1781
7 maggio 1781, in Trento è morta la nobile signora Metilde Cosmi di Roveredo, vedova
Saracini di Trento, in età di cinquantacinque anni, e fu seppellita gli otto dopo il Vespro in s.
Marco nella sepoltura saraciniana. Ella vivendo fu l'idolo degli occhi trentini per la sua venustà
singolare, ma in fine diventò deforme dai mali. Fu aperta e trovata con pietra renella, sciri37 ecc.
Se fosse stata monaca, sarebbe stato detto, che è morta troppo presto perché fu monaca, perché
fu casta, perché fu austera. A lei non è mancato un buon trattamento, ed ogni agio, e contentezza
mondana. Fu di eccezione all'Erberstein perché non diventasse vescovo di Trento.
In esecuzione del sopra riferito Statuto austriaco li salornitani hanno mandato a Vienna un
Breve Papale di poter benedire a nome del Papa le loro campagne infestate da insetti; ma fu loro
risposto molto aspramente, e che non più ricorrano a Roma per tal fine, tenendo già le
processioni rogazionali.
Il nostro vescovo ultimamente ha piantato beccaria nel suo castello di Trento per sé, e per tutti li
suoi cortigiani, e dipendenti, dando la carne a prezzo un poco inferiore di quello che si esige
dalla beccaria civica, cioè un quattrino meno la carne buona, ed un soldo meno l'altra. Di tal
beccaria principesca può servirsi anche ogn'altro che abita fuori della Pretura di Trento, non
però chi sta nella detta Pretura, e non è dipendente immediato del principe. Quindi avendo il
36
37
*Fra le righe: "martirizzato il Santo fanciullo".
* Tumori.
beccaro principesco venduto della carne ad alcuni cittadini con licenza del sig. capoconsole
Giambattista Manci, giacché gli avanzava tostamente fu rivocata tal licenza, e dagli sbirri fu
levata la carne ai compratori, anche quella, che stava già nelle pignatte a cuocersi. Il vescovo ha
piantato la detta beccaria per ismaltire li novanta burlini ed 800 castrati, che può avere dalla
Pusteria senza verun costo di dazio. Ne' tempi passati prendettero tali animali li consoli di
Trento, dando al vescovo cento talleri; ma ora gli hanno rinunziati, perché tutti li dazi interni del
Tirolo sono esenti dal pagare, cioè perché anche li consoli hanno li burlini senza costo di dazio.
Nel cimitero di s. Maria Maggiore di Trento i cani hanno scoperto un bambino morto, e siccome
credesi strozzato. Le semipubbliche38 in Trento sono moltissime.
9-10 maggio 1781
9 e 10 di maggio, mercoledì e giovedì, nel castello di Trento vi fu il concorso alla parrocchia di
Tione vacante per la morte del Carello. Il nostro vescovo è partito da Vienna per Salisburgo nel
giorno quinto di questo mese. Il Bevilacqua eletto parroco di Folgaria non ha peranche pigliato
possesso di tal parrocchia, perché il dicastero austriaco pretende, che tal parroco esser debba
nativo suddito austriaco, quale non è il Bevilacqua. Dicesi, che li tionesi per aver lo stesso
Bevilacqua sonosi esibiti di pagare essi la pensione assegnata all'ex parroco Antonio Sizzo di
Trento.
12 maggio 1781
12 maggio 1781, qui in Trento si fanno commedie, dovendo pagare cinque traieri ognuno che le
vuole vedere ogni volta, che v'interviene. Per queste spese non manca danaro, bensì per
osservare la santa Quaresima, e per altre simili opere di pietà. Li commedianti sono capitati a
Trento nella settimana Santa, e sono stati necessitati di prendere del danaro ad interesse da un
signore trentino con patto di pagar il dieci, e di pagar presto presto. Hanno preso mille fiorini.
Hanno sedici zecchini di male spese ogni giorno. Uno di loro dà lezioni di ballo, e si fa pagare
un zecchino ogni dodicina di lezioni, e conseguentemente sette traieri circa ogni lezione. Anche
in Riva si fanno presentemente delle commedie da altri commedianti italiani. L'arciduchessa
Elisabetta, sorella dell'imperatore Giuseppe secondo, è partita da Vienna per Insprugg nella
mattina del giorno trentesimo dello scaduto aprile. Poco prima partì per Clagenfurt città capitale
della Carintia l'altra sorella Marianna. Nell'avvenire faranno il loro soggiorno in dette città, con
buon equipaggio. La seconda è nata li 6 ottobre 1738 e fu eletta abbadessa nel nobile monistero
di Praga gli undici febbraio 1766 subito che si portò ad esso. La prima, cioè Elisabetta, detta
Maria Lisabetta, dama cavaliera crociera, è nata li 13 agosto 1743. Ieridì ho inteso da un
gentiluomo, che in Vienna fu dipinto su un quadro l'imperatore, che colla scuria39 caccia tutti da
Vienna; e che avendo egli ciò inteso, volle vederlo, e tenerlo esposto nella sua stanza. Ho pure
inteso, che nel fare il suo Regolamento nuovo circa li Regolari ha tenuto per suoi consiglieri
sette tenenti officiali di guerra. Di più, che voleva ordinare, che in Vienna tre sole Messe al
giorno venissero celebrate. Item, ch'essendo insorte delle dispute fra l'arcidiacono di Bruna40
città della Moravia, e que' partitanti degli estinti Gesuiti, dopo di essere stata portata la causa al
cardinale arcivescovo di Vienna Cristoforo Migazzi, fu dal predetto imperatore abolita in tutti li
suoi Stati la celeberrima Bolla di Clemente undecimo, che comincia Unigenitus, Dei Filius, data
in Roma l'anno 1713, agli 8 di settembre, colla solita clausola Si quis autem hoc attentare
praesumpserit etc. Item, che avendo detto l'imperatore al nunzio apostolico Gioseffo Garampi,
che aspettava di essere scomunicato dal Papa, il nunzio gli rispose, che anzi esso imperatore co'
suoi editti scomunica il Papa. Item, che li cardinali Migazzi e Firmian sono in disgrazia
dell'imperatore, e che in Vienna è insorta una gran sollevazione.
29 maggio 1781
38
*Donne paragonabili alle prostitute.
*Frusta.
40
*Brno.
39
29 maggio 1781, leggo, che l'arciduchessa Maria Elisabetta giunse a Insprugg nel giorno settimo
di questo mese verso le ore cinque di sera, sotto il suono di tutte le campane, ed allo strepito di
trombe, timpani, e dell'artiglieria. Che all'ingresso della città fu incontrata da S.E. il generale
Conte Migazzi accompagnato da' suoi aiutanti, e da parecchi uffiziali, e da' suoi soldati a
tamburo battente schierati. Avanti la porta della sua residenza fu complimentata da S. E. il
Conte Heister presidente, e capitano del paese, e dai consiglieri e nobili primari. Nel gran salone
fu ricevuta dalle nobili dame del Capitolo, li quali tutti poi furono ammessi al baciamano.
Leggo, che ai dieci di aprile 1781 con data di Monaco l'elettor palatino Duca di Baviera Carlo
Teodoro ha proibito come contraria ai principi del cristianesimo, ed alla parola di Dio un'opera
tedesca stampata con questo titolo: Riflessioni filosofiche di un cristiano sopra la tolleranza in
materia di Religione, per servire di fondamento alla riunione di tutte le Religioni cristiane. Fu
pure ordinato, che tutte le copie di tal opera dai librai, e dai particolari, che ne hanno, sieno
tantosto portate al cancelliero delle reggenze bavariche sotto pena di cento scudi ai
contravventori. Tal ordinazione fu principalmente diretta al Consiglio intimo de' Ducati di
Giuliers, e di Berg.
Leggo, che in Madrid fu pubblicato un Breve pontificio di Papa Pio sesto dato li 28 giugno 1780
in vigore del quale tutti li sudditi del re di Spagna sono dispensati dal ricorrere a Roma per
ottenere dispense matrimoniali, avendo nell'avvenire li vescovi spagnuoli la facoltà di
accogliere tutti li casi, che insorgeranno su tal materia. Vedi infra al 27 ottobre 1781.
Leggo, che li 26 di questo mese dalla lotteria principesca di Trento sono sortite molte grazie, le
quali in tutto ascendono alla somma di fiorini 3.200. Uno di Ala Lagarino con la spesa di soli
otto carantani ha ricavato un terno di cento e tre Ongari.
Leggo, che in Vienna li 26 dello scorso aprile fu pubblicata una notificazione, con la quale resta
proibito a tutti i sudditi degli Stati ereditari di Germania, e di Boemmia il presentare
direttamente all'imperatore, o ai suoi dicasteri aulici, rappresentanze, suppliche, e memoriali,
quando non sieno estesi, e sottoscritti da un agente autorizzato a tal effetto, essendovene di
questi un determinato numero pagati a tale uopo dall'erario cesareo per vantaggio de' sudditi
poveri, e ciò per iscansare, che non vengano in avvenire umiliate suppliche malconcepite,
insussistenti, e non ammissibili. Quello, che non saranno soscritte dall'agente, non verranno
accettate in verun dipartimento, e quando ne giungesse qualcheduna nelle mani dell'imperatore,
verrà considerata come non presentata, e immeritevole di riflessione. Quelli, che senza le
opportune permissioni eserciteranno indirettamente l'ufizio di agente, veranno castigati con
rigore. Nello stesso giorno 26 è arrivata in Clagenfurt l'arciduchessa Marianna. Il re di Napoli
Ferdinando quarto, cognato dell'imperatore manderà un certo numero di suoi uffiziali, e cadetti
ne' reggimenti delle milizie austriache per apprendere gli esercizi militari, e particolarmente la
disciplina economica, e meccanica de' corpi.
Ho inteso, che il cardinale Leopoldo Conte di Firmian vescovo di Passavia non ha potuto
conseguire udienza in Vienna dall'imperatore, il quale gli ha mandato a dire, che ritorni alla sua
diocesi e che quando lo vorrà, lo farà chiamare.
Il cardinale Cristoforo Migazzi arcivescovo di Vienna è caduto in disgrazia dell'imperatore,
perché ha scritto al Papa esortandolo a dissimulare, e temporeggiare circa le novità
dell'imperatore. Il medesimo Migazzi ha scritto pure al vescovo di Lubiana suo per altro amico
Giancarlo Conte di Herberstein da Gratz, e questi rimandò a' ministri di Vienna la lettera del
Migazzi; il quale ora s'è ritirato al suo vescovado di Veitz, o sia Vaccia nell'Ungheria.
L'imperatore ora è andato nelle Fiandre, dove si tratterrà un mese, ordinato avendo, che frattanto
siano pubblicati li suoi editti nuovi. È partito per Brusselles improvvisamente nella notte de' 22
maggio, sotto il nome di Conte di Falckenstein, in compagnia del barone Terzi general
maggiore. Passò per Ratisbona, Norimberga, Francfort. Visiterà tutta la Fiandra austriaca, forse
andrà eziandio nell'Olanda.
25 maggio 1781
25 magio 1781, in Milano fu pubblicato un editto approvato dall'imperatore gli 8 maggio, in
vigore del quale resta, e sarà aperto in tal città un'aggregazione al Monte Santa Teresa un
Monte, o sia depositorio, che riceverà in pegno qualunque quantità di sete nazionali ed estere,
con certe regole, e condizioni, che per brevità qui tralascio.
29 maggio 1781
29 maggio 1781 di mattina, le ore otto e nove in Mantova, dopo d'essersi terminato circa le ore
sei della passata notte tranquillamente nel regio ducal teatro la prima festa di Ballo, si è
manifestato un orribile incendio nella gran sala detta de' Cristalli, che poi presto comunicatosi al
detto teatro lo ridusse affatto in cenere insieme colla nuova sala del ridotto41. Le fiamme
sormontarono li più alti campanili, e se non fossero stati tagliati li muri di comunicazione con il
palazzo ducale, coll'archivio secreto, con Duomo, e colla Collegiata di s. Barbara, avrebbe fatto
ancora maggiori mali. Recò certamente una costernazione molto grande a tutti. Per tal accidente
accorse subito da Milano l'arciduca Ferdinando governatore dello Stato lombardico, ed ordinò,
che subito fosse allestito il teatro vecchio, perché si potesse continuare l'Opera nella sera della
susseguente domenica. Comandò pure, che si allestisse il salone del palazzo ducale per tener in
esso le feste di ballo, ed il ridotto. Se tal accidente fosse toccato al Duomo, alla chiesa di s.
Barbara, o a qualche sacro chiostro, cosa s'avrebbe fatto ne' tempi presenti? Non perì alcuna
persona.
In questo stesso tempo il Papa è in rotta col re di Napoli Ferdinando quarto, ed anche coi
bolognesi.
2 giugno 1781
2 giugno 1781, abbiamo cominciato a dir nella santa Messa la colletta per ottenere la serenità. Il
tempo è non poco fresco.
Il Papa Pio sesto Braschi con un Breve speciale dato gli ultimi dello scaduto maggio ha ordinato
al suo nipote S. E. Conte don Luigi Onesti, che in avvenire si chiami Luigi Braschi Onesti.
L'ultimo giorno di maggio in Roma nell'appartamento della nobile signora Mobilia Falconieri
ava della sig. Costanza Falconieri, alla presenza di venti eminentissimi cardinali, e di molti
prelati furono solennemente sottoscritti li Capitoli matrimoniali tra il detto Luigi, e la detta
Costanza. Furono poi celebrate le nozze ai quattro di giugno seconda festa della Pentecoste.
Leggo scritto da Milano li 30 maggio 1781, che in Gorgonzola un contadino venne creduto
morto, e quindi nella stessa sera fu trasportato il di lui cadavero alla chiesa parrocchiale. Nella
mattina seguente furongli fatte le esequie, in tempo delle quali fu veduto alzare il capo dal
cataletto. A vista il popolo si mise tosto a fuggire di chiesa. Fece altrettanto il creduto morto, il
quale corse subito ad una fontana, e bevette. Poi fu condotto al grande spedale, e fu confortato.
Negli ultimi giorni di maggio dalle stampe di Vienna è sortito un libro segnato dall'imperadore
il primo del medesimo mese, con questo titolo: Metodo generale pratico-forense per
gl'individuati Stati della Boemia, Moravia, Slesia, Austria Superiore, ed Inferiore, Stiria,
Carintia, Carniola, Gorizia, Gradisca, Trieste, Tirolo, e paesi anteriori, la di cui esecuzione
dovrà avere il suo effetto col prossimo capo d'anno 1782. Questo metodo è diviso in § 437 e non
avrà luogo, che nel foro civile ordinario, venendo per ora espressamente eccettuati il
Montanistico, il Mercantile, ed il Militare. Nel § 410 prescrivesi che nessuno potrà in avvenire
esser avvocato, se non avrà prima ottenuta la laurea in una università de' detti Stati.
Leggo, che l'imperatore in data de' 20 aprile 1781, per mantener in pieno vigore gli ordini di sua
madre intorno alla Bolla detta in Coena Domini, ha pubblicato un suo editto di questo tenore:
"Sua maestà imperiale reale apostolica ha sentito con molta sua sorpresa, che fra le così dette
facoltà di dispensare ed assolvere, concesse dalla Santa Sede agli Ordinarii, vi sia ancor quella
di assolvere dai casi riservati espressi nella Bolla della Cena. Siccome una tal facoltà di
assolvere presuppone l'obbligazione di domandarla, come se fosse ricevuta, e accettata in tutte
le sue parti l'indicata Bolla, e siccome sua maestà non può, e non vuole tollerare una somigliante
supposizione, così viene ad ordinare nei modi più risoluti, ed i più efficaci, che gli Ordinarii da
qui in avanti riguardino per nulla, e di niun valore questa facoltà di assolvere, come quella, che
41
*Edificio o complesso di edifici adibiti a conversazioni, gioco o altre manifestazioni.
è fondata sopra un supposto totalmente falso, e che immediatamente diano al clero a loro
soggetto le relative e opportune istruzioni".
Il medesimo imperatore con un altro suo decreto de' 19 aprile ha ordinato che sia tolta da tutti li
Rituali la stampa della suddetta Bolla in Coena Domini, e dell'altra Unigenitus.
3 giugno 1781
3 giugno domenica della Pentecoste alle undici italiane di mattina nella Romagna si fece sentire
una tanto gagliarda scossa di terremoto, che la città vescovile di Cagli nell'Umbria restò rovinata
quasi affatto, ed a Pesaro nel Piceno sono caduti vari edifici, e perite tre persone. Da altri ho
inteso, che in una chiesa sono perite moltissime persone, non però del clero, che restò illeso.
Il gran maresciallo Conte Branicki ritornato da Pietroburgo a Varsavia colla sua novella sposa,
ha subito dato principio alle spese nuzziali, distribuendo dicidotto mila zecchini fra i Luoghi Pii
di Varsavia senza distinzione di religione.
Sul Trentino quest'anno li bigati, detti cavalieri, che fanno le gallette per la seta, hanno
generalmente finito male assai. Uno mi ha detto che naturalmente parlando dove fare dugento
libbre di gallette; ma ne ha fatto soltanto cinquanta. Un altro mi ha detto, che la foglia in fine fu
pagata anche dodici troni.
Leggo, che in Pesaro il terremoto ha prostrato solamente alcuni camini, e danneggiato delle
fabbriche. A Cagli è caduta la cattedrale mentre il vescovo Lodovico Bertozzi di Fano vi stava
per cresimare. Egli restò illeso, ma perironvi dugento e più persone. A Santangelo in Vado è
caduto un monistero colla morte di alcune monache. In una villa presso Canziano è caduta la
chiesa parrocchiale, con morte della gente. In Urbino, e Pergola tutti gli edifici hanno patito, ma
si sono salvati gli abitanti. Nel giorno quinto di giugno la terra non era ancora ferma. Il detto
terremoto ha pur fatto gran strepito nelle tre provincie toscane de Casentino, Romagna,
Valdarno superiore, ed Aretino. Alla pieve di Santo Stefano alcuni sacerdoti fuggirono
dall'altare. A Monte Varchi restò fesa la volta della Collegiata. A Borgo San Sepolcro patirono
molto il seminario, il Duomo, il convento de' Minori Osservanti, la chiesa de' Frati Serviti, e
tutte le case della città. La vicina Città di Castello parimente va piena di rovine. Molte terre
intorno a Cagli sono desolate. Nella Polonia la piccola città di Opola per un casuale incendio è
stata ridotta in un mucchio di sassi.
La pioggia non ha permesso il fare in Trento la processione del Corpus Domini alla cattedrale.
In Pietroburgo si ritrovano tre persone di straordinaria grandezza, cioè due uomini ed una donna
di 30 in 40 anni nati ed educati in Ispaham di Persia. Sono fratelli. Sono alti nove piedi, e cinque
pollici di Allemagna. Mangiano cibi assai grossolani, e dormono quindici ore. Sono pigri, e
poco atti al lavoro. Vengono mantenuti in una casa a spese della Corte di Pietroburgo.
Negli ultimi di giugno il medico Massara italiano abitante in Trento essendo alla commedia fece
plauso ad una cantatrice e fece istanza, che replicasse il suo canto. Avendo ciò proibito altri, gli
strapazzò con parole e gli sfidò a duello. Riferito il caso al Magistrato consolare sortì decreto,
che dovesse pagare cinquanta fiorini, e che mai più non intervenisse alle presenti commedie.
Non contentandosi li commedianti dell'uditorio vanno ad invitare in persona li signori, e le
signore, e vanno tanto gli uomini, quanto le donne in carrozza. Così guadagnano di più, perché
vien loro dato anche un tallero per bollettone: anzi un ill.mo e rev.mo signor canonico
dell'insigne cattedrale di Trento, s'è mostrato più generoso dando loro in una volta due zecchini.
A giusta gloria però dell'ill.mo signor consigliere Vigilio Stefano degli Angeli de Lizasadorff di
Croviana sollando, accasato qui in Trento con la sua famiglia, signore ancora molto fresco, e
ricco, avviso ch'egli non lasciò metter piede nella sua casa alle dette donne infami, ma quando
seppe, ch'erano su la porta, calò subito, e le rimandò via, dicendo, che né esso, né le sue figlie,
né altri suoi voleano andare alle loro commedie. Bravo!
Gli altri quando verrà la Quaresima diranno, che non hanno danaro, e ciò specialmente quel
signore, che a quest'ora ha consumato dugento fiorini per le commedie.
Li danni cagionati dal riferito tremuoto furono maggiori degli accennati. Il cielo era
serenissimo, ma in un istante si sentì tremare gagliardamente la terra. Cadde la cupola del
Duomo di Cagli, e vi restarono morti il celebrante canonico Ugolinucci con tutti li molti astanti.
Monsignor vescovo, ch'era nel presbiterio scappò con molti illeso. Poco dopo seguì un'altra
scossa, e restarono quasi tutte le case o in tutto, od in parte rovinate. Tutti li vivi scapparono in
campagna, dove furono sussidiati da sua ecc.za monsignor Carlo Livizzani presidente di Cagli.
A Santangelo in Vado han patito le case e più di tutte il convento de' Minori Osservanti, quello
de' Minori Conventuali, ed il monistero di s. Catterina, cadendo la chiesa con morte di alcune
monache e persone. Anche nella campagna di Cagli e di Santangelo sono diroccate le case. La
città di Urbino ha patito molto negli edifici. Così pure la città di Urbania, nel cui territorio è
caduta la chiesa di s. Donato colla morte del parroco e di settanta e più persone. Ha patito molto
Canziano, Palcano, Chiaserna, Fossombrone, Pergola, Mont'Aiate, Sestino, Carpegna,
Mercatello, ed Appecchio, s. Martino, e s. Leo. Non ho tempo di scriver tutto.
Il lutto per la morte dell'imperadrice regina notasi finito in Vienna li quattro di giugno. Il Conte
Branicki colla principessa sua sposa è partito dalla Polonia per gli Stati austriaci, seco
trasportando 200 mila rubli in danaro contante, oltre molte preziose gemme.
Ai 13 di giugno di mattina in Roma nella pubblica piazza di Campo Fiore, alla presenza di
numeroso popolo, per mano del carnefice per ordine del Papa Pio sesto venne dato alle fiamme
un libro stampato in Cosmopoli nel 170, di fogli 188 intitolato Memoria cattolica da presentarsi
a Sua Santità, opera postuma, e ciò perché contiene proposizioni scandalose, temerarie,
ingiuriose, e sospette di eresia.
26 giugno 1781
26 giugno 1781, solennità di s. Vigilio protettore di Trento vi fu la processione solita. Per
mancanza di vescovo cantò la Messa monsignor decano Mancio42, e sull'orchestra cantarono due
cantori de' commedianti, e cantarono tanto, che noi ritornammo a s. Bernardino solamente alle
dodici. Fu detto, che tirarono tanto lungo il canto per far onta al lodato decano, il quale non
voleva, che cantassero punto; ma ottennero il permesso da otto altri canonici. Nella sera non vi
furono li soliti fuochi, perché il tempo minacciava pioggia: la quale però non impedì alle
cantatrici l'esercitare la loro diabolica arte anche nelle strade pubbliche.
29 giugno 1781
29 giugno venerdì, e festa de' ss. Apostoli furono fatti li fuochi impediti dal tempo nella festa di
s. Vigilio; ma gli spettatori non restarono soddisfatti, Furono moltissimi. Con mio rammarico ho
inteso, che nella macchina de' detti fuochi vi è una statua di Venere, la quale butta fuoco da ogni
parte anche più brutta. Ciò si tollera benché negli anni addietro sienvi stati presenti anche de'
sacerdoti, e de' vescovi.
3 luglio 1781
3 luglio 1781, leggo, che ai 15 di giugno, giorno di venerdì, verso le ore nove pomeridiane in
Parigi si attaccò il fuoco al teatro dell'Opera, appena finita la scena. Da tal fuoco propagato restò
illuminato tutto Parigi come se fosse stato l'ora di mezzogiorno, e carboni accesi vederonsi
cadere in contrade rimote. Sicché tutto quel teatro restò consunto: ed insieme sonovi morte dieci
dodici persone tra operai, ballerini, e ballerine; li cadaveri de' quali sinosi ritrovati ridotti ad un
braccio di minore lunghezza. Furono seppelliti fra incredibile folla di popolo. Alcune ballerine
furono bruciate essendo in camicia, giacché ciò accadde, mentre gli attori stavano svestendo gli
abiti scenici. Ai dodici di giugno la regina di Francia Maria Antonietta arciduchessa d'Austria
nata nel 1755 cadde ginocchioni, e quindi due volte le fu cacciato sangue. L'imperatore è andato
a Niuport, e Ostenda. A Brugges ha avuto un lungo colloquio col principe Guglielmo Enrico
Duca di Glocester fratello del re d'Inghilterra. Li 21 di maggio in Cagliari capitale della
Sardegna fuvvi un terribile incendio cagionato dalla polvere preparata per fuochi di gioia.
Perirono stranamente alcune persone. Li 12 di giugno in Toscana fu sentita un'altra picciola
scossa di terremoto di consenso delle altre due precedenti. Per il terremoto nell'Umbria verso
42
*Manci.
Monte Leone si è aperta con gran fragore una voragine, la quale non fa altro che gettar di
continuo neri globi di fumo, con un odore assai forte di zolfo, e bitume. Gli otto di giugno
l'imperator nostro è partito da Mons per Ath città dell'Annonia nelle Fiandre. Fu anche a
Luxemburgo. Ora in Vienna non trovasi alcun individuo della famiglia austriaca, cosa che non è
più succeduta dopo l'anno 1683 in cui fu assediata da trecentomila turchi e tartari. Il Papa ha
donato quarantamila scudi al suo nipote Conte Luigi Braschi, già Onesti, e diecimila scudi alla
di lui moglie nel giorno de' loro solenni sponsali. Lo ha pur creato principe e generalissimo delle
sue milizie. Voleva comperargli quel palazzo, che abita in Roma: ma le monache padrone di
esso non vogliono venderlo. Nello scaduto giugno in Verona è morto quel vescovo Morosini di
Verona lodato sopra ai 12 settembre 1780, dopo di aver tenuto le Ordinazioni. Mi fu riferito, che
morì per aver fatto troppo uso di cioccolata. La pigliava cinque volte al giorno dopo il pranzo.
Per altro mi fu anche lodato come sollecito dell'esecuzione del suo pastorale officio. Andava
fuori a confessare infermi. Faceva delle belle esortazioni in lingua volgare a' cherici nell'atto di
ordinarli. Dopo scritto questo sento dire, ch'era vivo ancora nel giorno trentesimo. Vive, ma
infermo anche nell'agosto. Anche nel 1782, 1787.
In Borgo di Valsugana nella chiesa arcipretale d'ordine del vescovo di Feltre, che fu in Vienna,
è stato pubblicato l'editto imperiale contra la Bolla della Cena, con il paragrafo, che sia levata da
tutt'i libri, e che tali carte vengano mandate ai dicasteri.
Nel foglio trentino 28 dei 10 luglio si legge: "Nel distretto di Roncegno, nella valle detta
Chiavona, fu scoperta una ricca miniera di rame ed argento, ed essendo il filone di essa assai
grosso, in conseguenza vi travagliano molti operai, che hanno già scavato più di quattro mila
lire di detta terra metallica. Dalle prove fatte si è rilevato, che dà il venticinque per cento, e che
contiene anche dell'oro. Gl'inventori di questa miniera fanno perciò sapere che riceverebbero
nella loro società qualche compagno, ovvero che a giuste condizioni si risolveranno anche di
farne una vendita assoluta. Al qual effetto, se taluno si aspira potrà dirigersi all'ill.mo sig.
Bartholomedi vicario minerale di Pergine".
Nel medesimo foglio si dice, che l'imperatore ai 15 di giugno pervenne a Gand, essendo nello
stesso giorno partito da Bruges. Che nel diciottesimo partì per Audenarde, Alost, Dendermonde,
Anversa, e Malines. Si nomina Gioseppe II, il Traiano della Germania.
Nel medesimo giugno la picciola città di Schneidemühl nella Prussia occidentale per fortuito
incendio è stata quasi del tutto ridotta in un mucchio di sassi.
Da monsig. Giacomo barone Kloz di Trento, protonotario apostolico partecipante, furono
mandate in dono a sua ecc.za il sig. don Luigi Braschi Onesti due magnifiche navicelle
d'argento ad uso di bicchieri di vini forastieri, ed una scatola col coperchio e fondo di mosaico, e
controfondo di porfido, legata in oro.
Il Papa ha mandato a monsig. Livizzani presidente di Urbino dodicimila scudi per li danneggiati
dal terremoto già soprammentovati.
Il cardinal Antonelli per li medesimi ha fatto una buona questua nel Collegio de' cardinali.
Ai 25 di giugno in Roma furono proposti, e preconizzati molti vescovi, arcivescovi, ed un
patriarca della Cilicia armena.
Negli scorsi giorni avendo pigliato della carne dalla beccaria principesca di Trento un livellario
del principe, gli fu tolta dai consoli. Essendo poi ricorso dal sig. Gentilotti cancelliero, questi gli
diede torto: ed essendo ricorso dal rev.do sig. direttore camerale Vincenzo Pisoni gli diede
ragione43. Il medesimo Pisoni si portò a Salisburgo dal vescovo principe. Si sparla molto del
Pisoni come autore di gabelle ecc.
Leggo, che l'imperatore ha conceduto alla nazione ebrea stabilita ne' suoi domini tra le altre
prerogative, quella di esercitare ogni sorta di arti, e mestieri, d'applicarsi all'agricoltura, di
frequentare le università, e di godere in generale dei vantaggi della società come gli altri
cittadini. Fu in Ostenda li 12 giugno.
43
Pisoni, che nel 1787 fu deposto, e messo in arresto.
Nella notte de' 24 venendo li 25 giugno il fuoco acceso per imprudenza di un palafreniero
ubbriaco in Parigi spaventò il quartiero della piazza reale. Brucciò ventotto cavalli, carrozze, co'
fornimenti loro,fieno, ed altro ad un noleggiante.
27 giugno 1781
Li 27 giugno Czernowitz città capitale della Buckowina, fu in pericolo di essere saccheggiata da
una grossa truppa di masnadieri, se uno di loro pentito non rivelava un poco avanti l'ordito
disegno.
15 luglio 1781
Li 15 luglio, domenica sera, poco dopo cena, essendo serena la Valle Lagarina, quasi
all'improvviso è venuto dalla parte di Cognola un turbine nero gagliardissimo con dirotta
pioggia, e tempesta. Durò circa una mezz'ora, e recò molto danno alle campagne sopra Trento.
In tal sera circa le dieci nella piazza del Duomo di Trento dovea farsi un'accademia, la quale fu
in vece fatta quivi nella notte del dì seguito 16 lunedì.
Rapporto a ciò che ho scritto di sopra ai dodici di maggio, qui giudico bene notare quanto leggo
nel Foglio 28, 9 luglio 1781 di Lugano intitolato Nuove e diverse Corti, e Paesi. Dunque nella
data di Vienna si ha: "Un certo abate Ploner svizzero di nazione, dopo aver fatti gli studi della
teologia nel Collegio elvetico di Milano, si portò molti anni sono a Vienna dove dal
quell'arcivescovo (Conte Cristoforo Migazzi di Trento aggiungo io) che non era allora troppo
portato a favorire la Scuola della Società (suppliscasi Gesuitica) fu ricevuto in qualità di suo
teologo. Cangiato avendo l'arcivescovo cardinale genio, e dottrina, l'abate Ploner, che ben se ne
accorse, per non tradire la verità, credé bene l'abbandonarlo, e dopo vari giri per la Germania, ed
una continua applicazione agli studi ecclesiastici, fu fatto direttore del seminario di Brinn44 in
Moravia. Ciò mal soffrendo il cardinale arcivescovo di Vienna, scrisse una lettera a quel
vescovo, nella quale lo avvertiva si stare attento al suo seminario, perché aveva un direttore
giansenista, che avrebbe guastato il suo clero. Il vescovo messo a leva da questa lettera ordinò,
che gli fosse fatto contro un processo, e venissero esaminati in esso gli scritti de' seminaristi; al
qual processo presedé il canonico Conte Wetten arcidiacono della cattedrale, ed amicissimo
della dottrina, e delle massime molinistiche (cioè Gesuitiche). Nell'estensione del processo
alterò le deposizioni degli alunni del seminario. Nel tempo stesso due exgesuiti dal pulpito de'
PP. Conventuali predicarono pubblicamente, che nel seminario s'insegnavano degli errori, e lo
stesso andò spargendo dalla pubblica cattedra un professore domenicano.
Il povero abate Ploner vedendosi oppresso da tante parti, credé di dover implorare la giustizia
del Governo di Moravia, dove ben esaminate le cose, e trovata vera l'oppressione del ricorrente,
l'imperatore con suo viglietto scritto di proprio pugno al principe di Kaunitz sino dagli undici
aprile 1781, determinò, che il seminario di Brinn si tenga per innocente. Secondo che il
canonico Conte Wetten sia immediatamente deposto dall'arcidiaconato. Terzo che li due
exgesuiti siano privati del pulpito: il professore di teologia deposto dalla cattedra, e tutti tre
dichiarati inabili per l'avvenire. Quarto che il Ploner faccia le sue scuse coi due vescovi di
Olmutz e Brinn per la sua disubbidienza, ma che per li suoi alti talenti sarà trasferito direttore in
Vienna. Quinto che li PP. Conventuali saranno ripresi per la loro mancanza di penetrazione, e
per zelo indiscreto. Sesto che le Bolle In Coena Domini, ed Unigenitus saranno strappate dai
messali. Settimo che tal ordinazione sia intimata in forma in Boemia, Moravia, e Slesia. Ottavo
che si presentino all'imperatore le Fondazioni, ed Instruzioni di tutti i seminari de' suoi Stati.
Nono che al cardinale arcivescovo di Vienna si faccia sapere la sua sovrana disgrazia per essersi
mescolato sì inconvenientemente nella direzione di un seminario, che non è affatto di sua
appartenenza, e per aver voluto, mentre il medesimo trovavasi in pace, eccitarvi disunione".
Così il ho ristretto il Foglio.
44
*Brünn, Brno.
A Bolgiano la tempesta ultima rapporto ai soli vetri ha recato un danno di circa mille fiorini: o
come altri dicono di quattro mila. In Trento, ed Arco fu sentita una picciola scossa di terremoto
ai 15 di questo fra le tre, e le quattro pomeridiane.
26 luglio 1781
26 luglio 1781, li commedianti, e le commediantesse oggidì sono andati a Pergine per esercitare
anche in tal borgo la loro arte infame. Ultimamente le dette donne sono girate per Trento vestite
immodestamente da uomini. Ad una un cavaliere vecchio di Trento ha dato giornalmente undici
troni, e perciò ebbe sempre libero l'accesso ad essa. Ad un'altra da un altro fu esibito un abito
nuovo. Avendole portato due mostre di drappo, perché ne scegliesse una, rispose, che le
piacevano ambedue, e quindi li fece due abiti in vece di uno. Per tali spese non manca danaro in
Trento: bensì mancherà nella prima Quaresima, come si disse mancante nell'ultima sopra 28
febbraio. L'impresario de' commedianti per li debiti contratti è scappato. Un trentino ha dato ad
una commediante una stanza da abitare, e poi vedendo, che il concorso di uomini, anche
qualificati era troppo copioso, cominciò ad avere scrupolo. In Trento vi è del mormorio per li
peccati manifesti commessi per le commedie.
Ai diecisette di luglio in Fiorenza fu sentita una violenta scossa di terremoto, che fece sonare li
campanelli pendenti. Fece maggiore strepito a Bologna, Berzighella, Rossa s. Cassano, Forì,
Faenza, Meldola, ed altri luoghi della Romagna pontificia, e Toscana.
Ai dodici dello stesso mese si fece pure sentire in diverse parti della Toscana verso l'Umbria e
della Toscana pontificia, dove perciò gli abitanti dormono in campagna.
Ai tredici è arrivato in Amsterdam l'imperator nostro.
28 luglio 1781
Ai ventotto la lotteria principesca di Trento fece la sua estrazione in Cles, cavando al solito
cinque numeri, che furono 16.13.54.27.38 ma con suo danno.
In questo mese furonvi delle inondazioni, caddero delle tempeste, e dei fulmini in molte parti
del mondo, ma specialmente nella Moravia, e nell'Austria Superiore. All'imperator nostro è
creppato45 un cavallo sotto la carrozza, e quindi gli convenne fare a piedi un quarto di lega per
arrivare a Spa.
Nella sera dei quattordici luglio in Brusselles essendosi festeggiata con illuminazioni, e fuochi
artificiali la cerimonia dell'omaggio prestato da Brussellesi all'imperatore, avvenne, che
appiccatosi il fuoco ad un palco, ed alla macchina eretta dirimpetto al palazzo della reggenza,
sei operai rimasero in un istante divorati dalle fiamme, e non pochi altri restarono semivivi.
Dalla calca poi del popolo un uomo, ed una donna restarono schiacciati, e altri non pochi pieni
di smaccature46, e cogli abiti stracciati, ed a stento liberati da maggiori disgrazie. La
costernazione fu indicibile. Così verificossi, che extrema gaudii luctus occupat.
Ai diecisette di luglio 1781, alle quattordici ed un quarto in Forlì città della Romagna fu sentita
una orribilissima scossa di terremoto, che recò danni grandissimi; e dicesi essere stata più grave
di quella toccata a Cagli. La città è restata tutta rovinata, di modo, che la gente fa il fuoco nelle
strade, e le donne tengono nelle medesime strade le loro cunne47 coi fanciulli. Il danno recato
alla città dicesi, che sarà di un mezzo milione di scudi romani, e più; o che per risarcire il
palazzo Albicini vi vorranno 4.000 scudi, e per un altro 10.000. Ha patito molto il convento di s.
Girolamo de' nostri PP. Osservanti.
In seguito si sono là sentite altre scosse, massimamente li 22 a 22 ore, e tre quarti. Onde si tiene
in piazza il Santissimo Sacramento giorno e notte, e vi stanno cinque sei altari per celebrar le
Messe, minacciando ruina quasi tutte le chiese. Finora però non è perita veruna persona.
In questo mese fu pubblicato nell'Ungheria un editto dell'imperatore Giuseppe secondo, che in
avvenire nessun tribunale tanto secolare, che ecclesiastico possa infliggere la benché minima
45
*Morto.
*Ammaccature.
47
*Culle.
46
pena, e castigo alle ragazze incinte, seppure non sarà certo e provato, ch'esse abbiano tentato di
abortire. Leggo, che fu inviata nell'Ungheria una circolare imperiale data li 20 aprile 1781
contra la Bulla Coenae, affinché venga dagli Ordinari considerata come nulla, e che venga tolta
per sempre dai Rituali, ed altri luoghi dove si trova, perché non fu accettata, e ricevuta negli
Stati austriaci in tutti i suoi punti, ed articoli. Ordina agli Ordinari, che di ciò ne istruiscano il
clero, e tutti li loro dipendenti. Item che tutti gli ecclesiastici secolari, e Regolari, diano la nota
de' beni, che posseggono,
Leggo, che l'imperatore ai 9 di luglio arrivò all'Aja. Agli undici arrivò a Leida, e poi ad Harlem.
Li 12 arrivò a Helder. Li 13 arrivò ad Amsterdam. Li 14 arrivò a Utrecht. Li 16 a Maestricht. Li
17 a Ruremonda. Li 18 ad Acquisgrana. Li 18 stessi partì per Limburgo, con intenzione di
arrivare a Spa li 19.
4 agosto 1781
Li quattro agosto, giorno di sabato in Trento, furono distribuiti li premi agli scolari del pubblico
ginnasio. Li premiati furono questi. Giammaria Morandi rivano rettorico due. Bartolommeo
Menotti di Tenno rettorico. 2. Aloisio Dordi da Borgo uno. Pietro Saibandi d'Arco rettorico uno.
Antonio Bertoldi da Valdinon rettorico uno. Giovanni Battista Stenech di Trento umanista uno.
Giorgio Piazzi fiemmasco umanista tre. Giambattista d'Anna de Celò da Valsugana umanista
due. Bonaventura Tessadri pinetano umanista uno. Nella Quarta Tommaso Alberto degli Angeli
di Lizzasadorf cavaliere trentino, nativo per altro di Croviana 4. Fato Conte Terlago de Fatis
trentino 2. Matteo Alberto Ferrari da Valdinon uno. Aloisio Danielli da Calavino uno. Pietro
Maria Alessandrini di Newenstein trentino uno. Giambattista Sardagna di Hochenstein trentino
uno. Nella Seconda Domenico Zanoni da Campodenno quattro. Gio. Battista Zamboni da
Vigolvattaro48 uno. Gio. Battista Mersi trentino uno. Gioseffo Kastwalder da s. Michele adigino
uno. Antonio Battaglia da Ponte altro trentino uno. Gioseffo Romen bolzanese uno. Nella Prima
Giambattista Miori da Lono49 2. Francesco Saverio de' Venturi da Rendena 2. Francesco
Pruchmayr trentino 2. Andrea Sebastiani avisiano uno. Neì Princìpi Francesco Muraglia
d'Aldeno 2. Battolommeo Berti avisiano uno. Ognibene Bellotti archese uno. Tutti gli scolari
furono 175, oltre li filosofi, teologi e canonisti.
9 agosto 1781
9 agosto 1781 nella notte venendo li dieci fuvvi qui un gran temporale con tempesta ed acqua.
Fece molto male nel territorio di Cognola, portò via li cannoni50 dell'acqua nostra, de' PP.
Carmelitani, del baron Klotz. Danneggiò molto le vigne ecc.
Nel luglio a Pulckau ne' contorni di Vienna dalle acque furono portate via 18 case, con uomini,
fanciulli cunanti51, e molto bestiame. Ai nove quivi furono seppellite 18 persone annegate, e
mancano ancora più di cento. Di quelle persone, che in Brusselles rimasero ferite, ut supra, sono
morte 19 ed altre stanno nell'ospedale con poca speranza di guarire.
Nell'Ungheria furono eccessivi li calori, li quali hanno cagionato frequenti colpi apopletici,
massime tra la gente di campagna; per il che fu ordinato di mischiare dell'acetto nell'acqua, che
bevono gli operai, onde prevenire tali accidenti funesti. Anche nella Polonia furonvi de' calori
eccessivi. Onde la Corte regia di Varsavia restò quasi disabitata, essendosi li magnati trasferiti
alle loro terre. Li più vecchi polacchi non si sovvengono di averne giammai provato di
consimili, mentre in vece di respirar aria pareva, che vomitassero fuoco. È già abbruciato tutto
nelle praterie, campagne, giardini e quindi temono di avere in quest'anno una gran penuria di
grani.
48
*Vigolo Vattaro.
*Lon.
50
*Tronchi forati per il trasporto dell'acqua dalla sorgente.
51
*nella culla.
49
L'imperator è ritornato dall'Olanda, dalla Geldria e da Limburgo a Brusselles li 22 luglio, ed è
partito per Valenciennes, e Parigi li 27. Ha fatto pubblicare un suo editto a Presburgo, che vieta
a chiunque l'inviar, o depositar in paesi esteri senza l'espressa sua licenza qualunque grossa
somma di danaro.
Li 29 luglio nel Collegio germanico ungarico di Roma sotto l'assistenza del padre maestro
Cristianopulo domenicano ha difeso solennemente una disputa canonica il sig. Vigilio Battaglia
di Pont'Alto da Trento cavaliere del S.R.I. Fu lodato nella Gazzetta trentina de' 14 luglio foglio
43 del 178152.
Nel medesimo luglio 1781 da Vienna fu partecipato a tutti que' supremi tribunali, e dipartimenti
cesarei un ordine sovrano, che in avvenire li Protestanti, e Riformati allorché abbiano gli
opportuni registri, potranno aspirare, ed ottenere gli stessi onori, impieghi, e prerogative come li
Cattolici, a riserva del culto divino, col non potere fabbricar nuove chiese ecc. restando rivocato
qualunque altro ordine emanato in contrario. Leggo, che in Transilvania verrà eretta una nuova
commissione di studi, e scuole sotto la presidenza del vescovo d'Hermanstadt, capitale di quel
principato, ma gli assessori saranno parte cattolici, parte luterani, e parte greci, tutti però con
voto, e posto eguale.
14 agosto 1781
Ai 14 di agosto fu bandita solennemente in Trento una donna commediante, che stava in Trento
con grandissimo scandalo, e danno delle anime. Fu bandita con pena di cento fiorini in caso di
ripugnanza, ed anche della testa. Innanzi essendo debitrice a non so chi di cinque zecchini, dal
bargello a forza le fu levato l'equivalente in arnesi di camera. Quella, che ora sta in Pergine si
vanta, che quantunque non nobile, né bella, col suo tratto tira a sé ognuno. Infatti anche li nobili
trentini straciechi vanno fuori apposta per essa. Una di tali donne ha lasciato il suo marito
perché brutto. Si è lamentata una de' trentini quasi fossero con essa spilorci; ma uno le rispose,
che quando ella venne a Trento era tanto povera, e malfornita, che mostrava li calcagni nudi.
Dicono, che si mostrava tanto immodesta, che stomacava gli stessi poco modesti. Un trentino le
mandò un pranzo a Povo, ed essa lo rifiutò, perché le pareva troppo scarso. Un altro le mandò
dodici zecchini, acciocché gli desse accesso, ed ella lo rifiutò come troppo pochi. Onde gliene
mandò ventiquattro, ed ebbe l'intento. Tutti ne parlano, e straparlano, e niuno si cura d'impedire
tante sceleratezze, tanti peccati. Oh Dio! Aggiugnesi, che monsig. Giuseppe conte Garampi
arcivescovo, vescovo e nunzio apostolico in Vienna, ultimamente ha scritto a monsig.
Sigismondo Conte Manci decano di Trento, che in Germania la religione cattolica è
agonizzante. Ciò va di accordo colle notizie riferite qui sopra, e nell'altro mio Diario monastico
circa questi stessi tempi.
L'imperator nostro è arrivato a Parigi li 29 luglio. Nel giorno 30 andò a Versaglies, donde partì
li quattro agosto. Ai dieci è passato per Augusta de' Vindelici.
In questo mese una quantità grande di locuste ripartite in due colonne dalla Vallacchia è
penetrata nella Transilvania, ed ha dato il guasto a tutte le frutta della campagna.
Nel foglio 33 di Lugano 13 agosto 1781 si riferisce, che è comparsa alla luce, e trovasi vendibile
per quattro Paoli la risposta al Libro scandaloso intitolato Memoria cattolica. La risposta ha
questo titolo: Parere d'un imparziale sopra il libro, che ha per titolo Memoria cattolica da
presentarsi a sua Santità, opera postuma ecc. Vedi sotto alla data 7 dicembre 178853.
24 agosto 1781
Circa li 24 agosto la suddetta commediante ha aperto il suo bordello in Avis54. Avvisatone però
il signor Vicario subito le mandò ad intimare, che partisse di là senza veruno indugio. Non
avendo ubbidito alle parole, la fece condur via dagli sbirri per forza, e con sua grande vergogna,
52
Battaglia trentino poi prete Beneficiato del Duomo trentino.
*A pagina 1185 del seguente volume manoscritto.
54
*Lavis.
53
avendosi anche fatto del male al corpo col resistere agli sbirri. Un Conte55 prete giovine di
Trento per tal caso subito corse ad Avis, ed ebbe la intollerabile audacia di rimproverare il detto
Vicario; ma con suo scorno, disdoro, vituperio, e senza verun pro.
Un altro prete di Trento qualche tempo avanti scrisse alla medesima donna una compitissima
lettiera di lodi, e ringraziamenti, e promesse; promettendole in particolare, che sarà sempre
memore di lei al sacro altare. Oh Dio, che Messe! Ritornata a Trento la donna, mostrò la lettera
ad altri in più conversazioni geniali. Un capo di famiglia di Trento ha protestato, che se
venissero a Trento missionari apostolici, egli manderebbe la sua famiglia fuori di città, perché
non intervenisse alle istruzioni sacre, e non diventasse scrupolosa. Il Conte Matteo di Thunn,
fratello del nostro vescovo, è l'autore principale degli spassi, ed ha mandato un prete a suonare
su la sala de' commedianti.
Il nostro imperatore Gioseppe secondo nella sera de' 14 agosto verso le ore 8 giunse a Vienna
sano dopo di aver viaggiato per le Fiandre, per l'Ollanda, e per la Francia. Partì li 19 per Pest
città dell'Ungheria.
Qui mi piace di notare, che vive in Francia una donna, la quale per molti anni ha fatto comparsa
di maschio molto celebre. Ella nacque li cinque di ottobre 1728 a Tonnerre nella Sciampagna di
genitori nobili, li quali occultarono il di lei sesso, e la fecero battezzare come se fosse un
maschio, perché un cavaliere a titolo di gratitudine promise alli medesimi di voler esser padrino
del primo figlio, che erano per avere, siccome poi fece. Ella dunque fu battezzata col nome di
Carlo, ed in seguito fu nominata cavalier Carlo d'Eon de Beaumont, dell'Ordine reale, e militare
di s. Luigi, capitano de' dragoni e de' volontari dell'armata, aiutante di campo del maresciallo
Conte di Broglio, dottore in ius civile, e canonico, avvocato del parlamento di Parigi, censore
reale per l'istoria, e per le belle lettere, ministro plenipotenziario alla Corte di Londra ecc.
Studiò nel collegio Mazzarino. Fu dottorata nel gius civile e canonico con dispensa dall'età, che
le mancava. Ancora giovine stampò varie sue composizioni, e più tomi con sorpresa de' letterati.
In età di 27 anni dal re di Francia Luigi XV fu mandata ad Elisabetta imperatrice di Russia per
trattare la pace, e ricusò di restare al servizio della medesima imperatrice per non abbandonare il
suo re. Ritornò in Francia, ed un'altra volta nella Russia, dove stette cinque anni sono al 1759.
Poi fu mandata in Londra segretario di ambasciata, e nel 1763 fu dichiarata ministro residente
alla Corte plenipotenziario, dove stette 14 anni, ma disgraziata. Ricusò di naturalizzarsi
cogl'inglesi. Fu scoperta femmina da Luigi XVI nella Corte di Luigi XV l'anno 1777, ed
obbligata a vestirsi da femmina, e siccome avanti si nominò Carlo, Geneviefa, Luigi, Augusto,
Andrea, Timoteo d'Eon de Beaumont, così ora si nomina Carlotta, Genoviefa, Luisa, Augusta,
Andrea, Timotea d'Eon de Beaumont. Fu disputato in Londra se fosse maschio, o femmina
quando stava in tal città, e furono fatte grandi scommesse; ma egli studiò di annullarle, dicendo,
che non voleva avvilirsi col mostrare il suo sesso. Egli stava quindici ore al giorno nella sua
libreria. Non dava ascolto a visitanti se non le domeniche dalle dieci di mattina sino alle due
pomeridiane. Mangiava poco, ed un sol pasto al giorno. Dormiva pur poco. Il caso è vero
verissimo. Vedi sotto febbraio 178256.
Intendo essere stato scritto da Insprugg, che in tal città li signori meno lascivi, e meno libertini
hanno due, tre, quattro concubine. Chi sa qualche poco di aritmetica può far il conto degli altri.
Lo scrittore fu don Giacomo Herlicher di Coredo ex gesuita57. Io sono persuasissimo, che abbia
scritto il vero. Anche qui in Trento vi è tal peste.
4 settembre 1781
Li 4 settembre 1781 in data di Vienna 25 agosto, leggo che l'imperatore ai 20 di sera è partito
verso Pest, e che la di lui incoronazione farassi nell'Ungheria in aperta campagna, alla testa di
centomila soldati. Leggo pure ch'egli ha secolarizzato l'abazia di s. Dorotea, coll'assegnazione di
quattromila fiorini al moderno abate finché viverà, e di cinquecento fiorini a cadauno individuo
55
Birtalo.
*A pagina 456 del manoscritto.
57
Questo Erlicher è morto nel principio del 1787 a Innsprugg.
56
della medesima; e che la stessa sorte toccherà a tre altre abazie. Leggo, che per decreto del
medesimo imperatore li giovani cavalieri de' Paesi ereditari austriaci, li quali erano soliti di
andar viaggiando in paesi esteri dopo di aver terminato i loro studi, non potranno più
abbandonare la patria innanzi di esser arrivati all'età di ventisette anni.
5 settembre 1781
Ai cinque di settembre 1781 di mattina è ritornato a Trento il nostro vescovo Pietro Vigilio.
Vedi sopra ai 17 aprile 1781.
Il Gran Duca di Toscana Pietro Leopoldo arciduca d'Austria, fratello dell'imperatore, con lettera
scritta da Vincenzo degli Alberti, e data in Firenze li dieci agosto 1781, ha insinuato a tutti li
suoi sudditi, particolarmente nobili di ambidue i sessi, che aggradirà molto la moderazione in
quel che riguarda la sontuosità del loro vestiario, e che usino tutti abiti scuri, ed anche neri con
la massima semplicità di ornamento, e ciò eziandio quando si presenteranno alla sua Corte in
occasione di gale. Dice, che conviene assai meglio alla decenza, ed alla proprietà il vestito
semplice, che l'ornamento caricato, e teatrale. Dice, che non valuterà la nobiltà dal più ricco
vestito, ma dai sentimenti onorati, dal buon uso delle sostanze, e dalla generosità utilmente
diretta. Dice, che formerà il carattere di ogni individuo guardando la moderazione, o l'eccesso
nel vestire, e che di ciò si servirà nel distribuire le sue beneficenze, e gl'impieghi. Dice, che
intorno a ciò egli non vuol fare alcuna legge per non costringere la libertà delle azioni de' suoi
sudditi; ma che confida nel rispetto de' medesimi, e spera che seconderanno le sue paterne cure.
Condanna specialmente il lusso delle donne.
7 settembre 1781
Ai sette settembre il nostro vescovo è partito per Metodesco58, dove sono venuti anche gli altri
Conti di castel Thunn, perché nel medesimo castello vi sono alcuni allettati con male assai
cattivo. Poi è andato nell'Anaunia.
Negli ultimi giorni di agosto diversi temporali accompagnati da grandine hanno danneggiato
non poco le campagne dell'Ungheria. Un fulmine ha incendiato sette villaggi, ed un altro ridusse
in cenere cento e più case colla morte di cinque persone.
Il principe di Kaunitz cancelliere della Corte di Vienna riceve un'annua pensione di tredicimila
fiorini dall'erario privato della morta imperatrice Maria Teresa, oltre l'altra pensione, che tira
dalla Cassa pubblica. Gli fu confermata dall'imperatore dopo la di lui fatta soppressione delle
pensioni, perché il principe gliene fece instanza. Habenti dabitur etc.
Ai cinque di settembre le acque del lago di Garda con sommo impeto, ed instantaneamente si
sono alzate più di tre piedi, e poco dopo sono precipitosamente calate, e ciò fecero per otto, o
dieci volte di seguito. Il simile da' vicini al medesimo lago non fu veduto se non se nel 1757
quando accadde il gran terremoto di Lisbona.
Ai quindici di agosto di quest'anno 1781 verso le ore dicidotto di sera in Lisbona fu sentita una
scossa violenta di tremuoto, la quale durò alcuni minuti.
L'imperatore da Pest è ritornato a Vienna li 29 agosto, e due giorni dopo è partito per
Münckendorf, insieme col suo fratello Massimiliano, ed alcuni generali di guerra.
In questo mese di settembre 1781 ho veduto la Nota de' regali avuti da S.E. la signora donna
Costanza Falconieri, e S. E. il signor don Luigi Braschi Onesti in occasione de' loro già seguiti
sponsali. In Roma, nella stamperia Cracas 1781, in 4° minore, pp. 15. Li regalatori della sposa
sono 91 e dello sposo 64, tra' quali si nominano cardinali, arcivescovi, vescovi, prelati minori,
marchesi, Conti, prìncipi romani, nunzi apostolici ecc. tutti intenzionati di far piacere al zio
Papa Pio sesto.
20 settembre 1781
20 settembre 1781 essendo giovedì, la sera tardo è ritornato da Metodesco a Trento il nostro
vescovo Pietro Vigilio. Li 22 sabato nel salone del castello ha ordinato settantadue chierici tra
58
*Mezzocorona.
secolari e Regolari. Li 24 lunedì è di nuovo partito per castel Thunn, dove si divertirà colla
caccia.
L'imperatore ai dieci di questo è partito per la Moravia.
Nell'agosto ai 16 e in Boemmia vi furono de' temporali spaventosi con tuoni, che fecero tremare
la terra, e fulmini tanto frequenti, che uno non aspettava l'altro, per cui si appiccò il fuoco in
quattro, o cinque luoghi della città di Praga. A Pruhonitz un fulmine ha incenerito diverse case,
e gran quantità di pecore, con un diluvio di acqua, che fece temere gli abitanti di restare
annegati. A Leutomischel in cinque ore di tempeste cadde molta grandine, e tanta acqua, che
seco trasse uomini, e bestiami, riempì tutte le cantine, e mise a nuoto merci, e mobili, portò via
tre ponti, sei case, diversi granari, ed alberi, oltre a molta gente, e bestiame, cosicché furono
ormai trovati più di dugento cadaveri. In Lisbona il fuoco ha consunto il monistero delle Dame
di s. Giovanna, ch'era uno de' più ricchi del regno, e manteneva ordinariamente più di trecento
Religiose. Anche cinque di esse perirono in tal disgrazia.
Ai dieci di settembre verso le ore diciassette in Milano fu sentita una scossa non indifferente di
terremoto con non picciolo spavento de' cittadini, ma senza verun danno. Ne' villaggi però
contigui allo stesso tempo fu sentito più gagliardo, e caddero alquanti cammini. A Vailate nella
Gera d'Adda fu danneggiata la chiesa principale, a Caravaggio, ed a Triviglio fu sentito ancora
più fortemente. Le acque del Lago Maggiore si sono alzate di molto. Lo stesso pochi giorni
prima fecero le acque del Lago di Como. Nello stesso giorno decimo di settembre alle ore dieci,
e tre quarti il Lago di Como si è ritirato braccia cinque ed oncie nove lasciando alla riva le
barche in asciutto, ed altrettante braccia debordò sopra l'arena sei volte di seguito. L'acqua de'
pozzi, e del Lago fu intorbidita il giorno avanti, e mandò dal fondo un'esalazione tanto mofetica
[sic], che a certe rive non se ne poteva soffrire la puzza. Nel medesimo dì decimo alle ore 17
mattutine fu sentita una scossa di terremoto ondulatorio orizzontale, che durò circa un minuto.
Il Gran Duca di Toscana in seguito del suo editto circa il vestiario accennato di sopra, ha
ordinato, che le ragazze monacande dal tempo della loro accettazione fino al vestimento
facciano uso di un abito di seta, o di altro drappo di un sol colore, liscio, senza ornamenti, e che
non portino trine, o gioie.
L'imperatore da Turas della Moravia, dove fu a vedere le evoluzioni militari, è partito li 18
settembre per la Boemmia per vedere un altro accampamento presso Haupetin ne' contorni di
Praga. Per due giorni fece dare doppia paga a' soldati evoluzionisti di Turas. Il medesimo
imperatore ha ordinato, che a tutte le stazioni austriache, dove passeranno il Gran Duca, e la
Gran Duchessa di Russia istradati per Vienna, Trieste, e l'Italia, siano divertiti con superbi
festini, commedie, o fuochi artificiali. In Vienna saranno fatte delle sale per le feste di ballo, che
possano capire quindici mila persone.
Ai quattro di settembre, giorno destinato alla fiera, la città di Zwittau nella Moravia, con una
parte del sobborgo da un orribile incendio fu ridotta quasi interamente in un mucchio di sassi,
non avendo potuto metter in salvo le loro merci esposte nella pubblica piazza li mercanti esteri.
7 ottobre 1781
Ai sette di ottobre 1781 giorno di domenica, di mattina poco dopo le nove, da Roveredo, dove
pernottò in casa del barone Orazio Picini, arrivò a Trento Maria Carlotta Antonia principessa
reale di Savoia, sposa di Antonio Clemente Duca di Sassonia, con più di cento e trenta cavalli, e
molte carrozze. Fu complimentata in carrozza nella contrada Larga innanzi al palazzo
Thunniano dal nostro vescovo principe, venuto apposta da castel Thunn, corteggiato dai suoi
gentiluomini aulici, ed altri nobili. Poi mutati li cavalli di Posta, la medesima principessa
continuò a dirittura il suo viaggio per Bolgiano. Ella è figlia di Vittorio Amedeo re di Sardegna,
e Duca di Savoia, nata li 17 gennaio 1764. Lo sposo è fratello dell'elettore Duca di Sassonia, e
figlio del già re di Polonia, nato li 27 dicembre 1755. Fu procuratore dello sposo in Savoia il
Conte Marcolini.
Ai dodici di settembre verso le ore otto di sera per trascuraggine di una putta il sobborgo di
Petervaradino detto Mayerhöven fu incendiato, ed il fuoco spinto da vento gagliardo consumò
più di cento e venti case, oltre a varie stalle, ed aie. L'accampamento della Boemmia, che dovea
durare sino ai trenta di settembre per puro esercizio, fu sciolto ai venticinque attesa la stagione
piovosa. In esso un cannonista dell'età di trent'anni perdette tutte e due le braccia. Onde
l'imperatore lo regalò, gli assegnò un vitalizio di venti carentani al giorno, ed un uomo per
servirlo.
13 ottobre 1781
13 ottobre 1781, l'estrazione della lotteria trentina di questo giorno fu fatta per quella di
Mantova, perché la precedente fu molto svantaggiosa alla lotteria trentina.
Ultimamente l'imperatore ha permesso il ritirarsi a tre uffiziali vecchi della sua guardia nobile
Alemania, avendo uno servito 51, l'altro 49 ed il terzo 48 anni; ma ha loro accordata la
continuazione de' loro stipendi, e conferite insegne dell'Ordine del Merito. Noi poveri Frati
dopo molte fatiche speriamo il paradiso.
Nella Baviera infierisce una sterminata moltitudine di masnadieri, li quali abitano nelle selve, ed
hanno per loro punto di regola il cavare gli occhi a tutti quelli, che offendono, assaltano e
svestono. Diconsi originati dall'aver il nuovo Duca dimessi molti di suo servizio.
23 ottobre 1781
23 ottobre 1781 di sera dall'Anaunia è ritornato a Trento il nostro vescovo.
24-25 ottobre 1781
24 e 25 ottobre, mercoledì e venerdì, nel castello di Trento, fu tenuto il concorso generale per le
due parrocchie, vacate per mortem, di Ossana e di Condino. Li concorrenti furono
cinquantaquattro. Gli esaminatori l'arciprete Premer, l'arciprete Malanotti, l'arciprete Tonioli,
l'arciprete Gramola, il piovano Sardagna, il P. Staidel, il nostro P. Bonelli, il P. Fortunato
Vincenzio Schlapp Cappuccino, il Provicario, ed il Vicario generali, e forse qualche altro. Nella
sera de' 26 si seppe, che furono trascelti per nuovi parrochi don Lionardo Cimonati di Trento per
Ossana, e don Giannantonio Giacomoni di Povo, premissario di tal luogo, per Condino, benché
quest'ultimo sia stato rifiutato per curato di Storo condinese quando gli fu proposto dalla Curia
vescovile.
L'imperatore è ritornato a Vienna dalla Boemmia li cinque ottobre.
27 ottobre 1781
Li 27 ottobre 1781 dalla cancelleria vescovile di Trento fu scritto agli esaminatori prosinodali,
che dal Governo d'Insprugg fu partecipato al vescovo di Trento il decreto dell'imperatore
Gioseppe secondo, in cui si comanda, che tutti li vassalli, e sudditi austriaci nelle materie
matrimoniali non più debbano far ricorso a Roma, o alle nunziature apostoliche; ma unicamente
a propri arcivescovi, e vescovi, li quali dovranno dispensare iure proprio senza alcuna
dipendenza, mediante una moderata tassa da pagarsi alle loro cancellerie. Si comanda ai
parrochi, e curati, che non ardiscano di congiungere alcuno in matrimonio con altra dispensa,
che con quella del proprio vescovo sotto pena di perdere le rendite de' propri Benefici. Si dice,
che vuolsi osservato tal decreto a fronte di qualunque rimostranza, e che si sosterrà col mezzo
del braccio secolare. Si dice, che Sua Maestà lo ha fatto dopo di avere inteso il parere de'
vescovi della Provincia, e che troppo importa al bene dello Stato, che li vescovi
indipendentemente si servano dell'autorità loro data da Dio, e che gli obblighi da loro incontrati
colla Sede pontificia non si devono intendere che salvo iure tertii, e perciò salvo iure regio.
Il Rev.mo concistoro di Bressanone ha risposto a monsig. Vicario di Trento li 28 ottobre 1781
conchiudendo la sua lettera con: Et dictis, aliisque ponderosis argumentis statuere non
hesitavimus, in praesentibus liberam esse episcopis dispensnadi auctoritatem, redireque interim
saltem provisionaliter ad epsicopos antiquam dispensandi potestatem, quae in primis ecclesiae
saeculis episcopis indubitate competebat, at invalescente tandem consuetudine, et iure mere
positivo ad Sedem apostolicam devolvebatur. Vide supra 29 maggio 1781.
Negli ultimi di ottobre e primi di novembre il nostro vescovo principe fu a diporto nella sua
villa di s. Massenza presso il Lago di Toblino.
Nell'Ungheria il caldo dell'estate fu tanto intenso, che non si poté lavorare la terra se non in
tempo di notte, e tutta la neve, che copriva già da più di un secolo i monti Carpazi, si è
dileguata.
Il Papa nell'ottobre ha comperato per il suo nipote Conte Luigi Braschi Onesti li beni, che gli
exgesuiti possedevano a Tivoli, ed a Villa Madama per la somma di 85.000 scudi romani, che
fanno 170.000 fiorini tedeschi. Gli ha dato in oltre il feudo di Nemi acquistato dal marchese
Frangipani con un sontuoso baronale palazzo, lago, molini, villaggio ecc., e dicesi che costerà
molto il riattare e render una comoda abitazione il detto palazzo. Povero Papa, acciecato
dall'amore nipotico, specialmente in questi tempi!
Le vindemmie di quest'anno furono mediocri, ed in certi luoghi scarse.
L'imperatore al corriero, che in 166 ore gli ha portato da Vesaglies la notizia, che la regina sua
sorella ha partorito il delfino di Francia Luigi, ha regalato una tabacchiera smaltata con entro
400 ori, ed al sig. segretario d'ambasciata un anello del valore di mille zecchini. Ha soppresso il
convento de' Camaldolesi di Maverbach presso Vienna, che dovranno ritirarsi in altri loro
conventi. Le rendite del medesimo saranno impiegate per l'erezione di un ospitale de' nati
illegittimi, ed il convento sarà ridotto in caserme per la cavalleria.
In Trento la Compagnia del SS. Sacramento eretta nel Duomo, col consenso de' canonici ha
decretato, che più non siavi discorso all'esposizione, che del medesimo Sacramento si farà
secondo il solito ne' giovedì dell'Avvento, e Quaresima, e ciò perché il concorso de' fedeli è
scarso, e le limosine parimente scarse si ravvisano. Dalle cose già notate s'impara dove vada il
danaro, e se amino li trentini l'udire discorsi spirituali.
17 novembre 1781
Nella sera de' 17 novembre 1781, il nostro vescovo da s. Massenza è venuto a Trento, ma nel
giorno 18 in cui si celebrò la dedicazione della chiesa cattedrale non fu ad uffiziare nella detta
chiesa. Detto avendogli il sig. Bellesino, che bramava, che uno de' suoi figliuoli si facesse o
prete o frate, gli rispose tosto Frate no. Che buon cuore ha per noi! Si ha però fatto frate
agostiniano nel 1793.
L'imperatore ha proibito ai suoi sudditi l'andare a Roma nel Collegio germanico, ed ha rivocato
a sé tutti li Benefici ecclesiastici de' suoi Stati, volendo far di alcuni la nomina esso, altri
sopprimerli, ed altri disporli in altri usi. Per altro il detto Collegio teneva due grosse possessioni
nella Lombardia austriaca.
Il medesimo imperatore ha soppresso il Collegio ungarico di Bologna, ed ha fatto vender subito
li di lui beni dal conte Marulli suo Ministro. Per grazia speciale dello stesso imperatore le
persone, che aveano perdute le pensioni, le hanno di nuovo ottenute.
Nella scorsa estate sono partite dalla Lituania più di trecento famiglie di ebrei per andare nella
Palestina, giacché il Gran Turco loro accorda privilegi grandi. Onde si stabiliranno in
Gerusalemme. Di questo si può dubitare, mancando le conferme.
Il nostro vescovo parlando confidentemente col Padre Fulgenzio Meichelbeck di Borgo, Priore
degli Agostiniani di Trento, lo ha esortato a darsi ultroneamente alla giurisdizione vescovile; ma
il Priore ha ricusato.
24 novembre 1781
24 novembre 1781, sabato, il medesimo vescovo è partito da Trento per castel Thunn
dell'Anaunia bassa.
25 novembre 1781
L'imperatore ai 25 di novembre, giorno di domenica, darà una festa di ballo nel castello di
Schönbrunn a riguardo delle loro altezze imperiali Paolo Petrovitz Gran Duca ereditario di
Moscovia, e di Maria Federonowna di lui consorte. Ha fatto distribuire tre mila biglietti
d'entrata in tal ballo.
Il medesimo imperatore ai quattro di novembre in Vienna ha festeggiato la memoria di s.
Emerico titolare dell'Ordine di s. Stefano, primo re apostolico59. Così la Gazzetta 47, 19
novembre 1781 di Lugano. Ma con errore perché S. Stefano re d'Ungheria non fu apostolico, ma
apostolo dell'Ungheria.
Dalla Gazzetta 48, 26 novembre di Lugano si avvisa, che l'imperatore oltre di aver accordato il
culto privato ai Protestanti, accorderà loro, ed avranno anche il permesso di maritarsi coi
cattolici, e che in materia di divorzio saranno giudicati secondo i principi della loro religione.
Nella medesima Gazzetta leggo, ch'è arrivato a Vienna Milady Darby inglese, e che le di lui
nozze pochi anni fa celebrate costarono 350 mila fiorini tedeschi, ed il matrimonio durò soltanto
nove mesi.
Leggo in oltre, che il re di Napoli ha sequestrato le rendite di tre badie, una delle quali goduta
dal cardinale Pasquale Acquaviva napolitano è di 25 mila ducali. Un'altra goduta dal cardinale
Francesco Caraffa napolitano è di sette mila ducati. La terza goduta da monsig. Ferdinando
Spinelli napolitano governatore di Roma è di tre mila ducati. Sono sul Napolitano, ed
ultimamente furono dichiarate di padronato regio, e quindi li frutti loro voglionsi applicare dal
re.
L'imperatore nel dì 21 novembre è ritornato Vienna dalla Moravia insieme coi Gran Duchi di
Russia. Solennizzò ai 25 la festa di s. Catterina vergine martire in grazia di Catterina
imperadrice delle Russie, con un ballo, e con altri divertimenti a Schönbrunn.
L'arcivescovo elettore di Magonza Federico Carlo barone di Erthal, per rendere la sua università
più florida, ha soppresso tre conventi, cioè la Certosa, il monistero di Alten-Münster e quello di
s. Chiara, ed ha assegnato tutti li loro beni mobili, ed immobili alla detta Università.
L'imperatore ha pubblicato una sua legge, la quale non permette più in avvenire ai Capitoli
canonicali in tempo di sede vacante, che il poter fa ciò, che è di precisa necessità, solamente
però provisionalmente. Li vescovi poi, essendo tutti vassalli dell'imperatore vengono a ottenere
un'autorità illimitata, ed il diritto di considerare li Capitoli come loro primi sudditi senza
attendere, né ammettere ordini da altre parti. Tal legge consiste in diciannove articoli, ogn'uno
de' quali è diretto ad abolire qualunque preteso interregno, o correggenza, e stabilisce ai Capitoli
una semplice, e precaria amministrazione. Fu pubblicata coll'occasione di una controversia tra il
Capitolo di Spira, e quel vescovo principe Augusto Filippo Carlo de' Conti di Limburg-Styrum,
eletto 29 maggio 1770 e nato 16 marzo 1721.
Il medesimo imperatore li 23 novembre 1781, in Vienna ha fatto consegnare un pennino, o sia
gruppo di brillanti di un valore quasi inestimabile alla serenissima principessa Elisabetta di
Wirtenberg futura sposa del suo nipote Francesco Giuseppe Carlo principe ereditario di
Toscana. Nella sera dello stesso giorno principiarono in Vienna le feste di ballo coll'intervento
di tremila persone. In tutte le stazioni austriache, dove si fermarono li due Gran Duchi della
Russia furonvi sontuose feste di ballo, cui trovaronsi presenti almeno sette ottocento persone.
Sono arrivati a Vienna li 22, e poco dopo il loro arrivo furono condotti al teatro. Si dice, che
dopo li 23 dicembre passeranno a Venezia, poi a Ferrara, Loreto, Roma, Napoli, Fiorenza,
Genova, Parigi.
Nel corrente novembre 1781 l'imperatore ha rinnovato con un suo editto la proibizione già da lui
fatta alla gioventù di non sortire dal paese innanzi li 28 anni di età. Fu spedita una circolare in
tutti li Circoli della Boemmia, con cui si avvisa, che l'imperatore ha risoluto di accordare ai
Protestanti degli Stati suoi ereditari una maggiore tolleranza, che in addietro, e che vuole
qualmente tutti gli emigranti spatriati per motivo di religione li quali ritorneranno nel paese, vi
debbano essere ricevuti senza il minimo ostacolo. Ha pure pubblicato in Praga una sua
risoluzione a favore degli ebrei per renderli più giovevoli a comun bene dello Stato, ed
incivilirli. Vuole, che scrivano i libri, attestati, contratti ecc. nella lingua usitata nella Boemmia,
e che dell'ebrea si possino servire soltanto nel loro uffiziare sacro. Vuole, che mandino li loro
giovani alle scuole normali cristiane. Vuole, che li cristiani maestri delle normali abbiano libri,
che non offendano gli ebrei, e che contengano istruzioni pure e semplici di morale, e de' buoni
59
Due sono gli Ordini cavallereschi di s. Stefano, uno pisano, l'altro viennese.
costumi, e che si prescinda dalle cerimonie giudaiche per non offendere li genitori giudei.
Dunque Gesù Cristo ecc.
14 dicembre 1781
Leggo ai 14 dicembre, che al sig. Bartolommei Vicario minerale in Pergine è già venuto l'ordine
cesareo, in virtù del quale concedesi agli ebrei, ed agli eretici Protestanti un amplissimo
privilegio60 di potersi accasare in tutti li domini austriaci, di aver chiese, e cimiteri pubblici
conforme il rito loro, e di potersi ammogliare con cattoliche, e con la libertà ai figliuoli di
attenersi a quella fede, o setta, che piacerà loro. Dicesi, che altrettanto già da qualche tempo è
venuto anche al Conte Pio di Wolchenstein capitano di Trento, ed al vescovo nostro.
Nel medesimo giorno dopo il Vespro ho accompagnato alla sepoltura in san Pietro il cadavero
della signora Teresa Gionga di Trento, morta ieri l'altro. Ella visse soltanto diciassette anni, e
sette mesi fa si maritò con un signor Ciani mercatante di Trento. Se fosse morta in un monastero
quante parole sarebbero stata fatte contra la vita monastica! Simili casi di spose giovani,
comode, e fortunate secondo il mondo, come fu la Gionga, occorrono spesso, quantunque io non
li noti; ma li mondani sono ciechi. Fu soggetta a dolore di testa, dal quale ultimamente fu
aggravata in modo straordinario. Essendole stato aperto il cranio, fu ritrovato il cervello troppo
grande, e sproporzionato, cioè libre quattro, e due oncie.
16 dicembre 1781
Ai sedici dicembre 1781, dopo il Vespro ho accompagnato alla sepoltura in s. Maria Maggiore il
cadavero del nobile sig. Pietro Consolati, figlio del quondam sig. medico Orazio Giuseppe,
morto di 38 anni ieridì, etico marcio, Se fosse stato frate li mondani avrebbero detto, ch'è morto
etico, e così giovane perché fu frate.
Nello stesso giorno mi fu detto, che il lotto di Trento tiene cinquantamila fiorini netti di
guadagno, oltre le male spese: e che il canonico Giambenedetto barone Gentilotti ha pubblicato
manoscritto un suo libercolo di 36 fogli contra il nostro vescovo per il medesimo lotto, ed altre
novità trentine. Intesi pure, che il Gran Duca di Toscana Pietro d'Austria ultimamente ha dato ai
nostri Padri Riformati un monistero, ch'era de' monaci benedettini.
Leggo, che nella sala, in cui l'imperatore ai 25 di novembre ha dato il ballo in maschera fuvvi
tanto sfarzo di brillanti, che costarono più di cinquanta milioni di fiorini, e che furonvi rinfreschi
da appagare ogni appetito.
Nella sera dei 17 dicembre, giorno di lunedì, è ritornato a Trento il nostro vescovo, venuto da
castel Thunn.
22-23 dicembre 1781
22 sabato, e 23 domenica il medesimo vescovo nel castello di Trento ha tenuto Ordinazioni
private per secolari, e Regolari non pochi, tutti degli Ordini maggiori61. Della Provincia nostra
non vi fu alcuno, perché non seppesi a tempo, che vi fossero tali Ordinazioni. A due nostri
tirolesi furono conferiti gli Ordini nel sabato, ed anche nella domenica.
In Insprugg presentemente vi è una Dieta provinciale, cui per parte del vescovo nostro vi si
trova il Conte Alberto degli Alberti vice-cancelliero trentino. Questa Dieta ha offerto
all'imperatore una rimostranza per persuaderlo, che il miscuglio da lui permesso degli ebrei, e
Protestanti co' cattolici sarà pregiudizievole non solamente alla religione cattolica, ma eziandio
all'interesse politico: ed inoltre ch'è contra tal permissione alla Pace di Westfaglia.
Ho inteso da buona mano, che gli Ungheri non vogliono incoronarlo re loro, se non conferma i
loro privilegi: che avendo ricercato da un suo confidente, che gli notificasse quello, che di lui
vien detto in Vienna, gli fu risposto, ch'egli è riguardato piuttosto come un tiranno, che un
padre, e che subito egli rispose, esser ciò vero adesso, ma che poi farà da padre. Ho pur inteso,
60
Veggasi il Muratori begli Annali d'Italia all'anno 1740, dove parla degli ebrei ammessi sul
Napoletano.
61
Nel sabato furono 21.
che un Conte Strasoldo avendo tolto trenta mila fiorini dalla Cassa, cui presiedeva, con
intenzione di poi rimetterveli, e che non potendo rimetterli avendone presi altri dieci mila, si
ritirò negli Stati del Turco. Avendolo chiesto l'imperatore al Turco, questi disse al Conte, che se
si faceva Turco l'avrebbe protetto, altrimenti dovea darlo all'imperatore. Il Conte non volle
turchizzarsi, ed essendo nelle forze dell'imperatore, venne marcato in faccia colla forca da una
banda e colla rota dall'altra, e condannato in vita ai lavorizi pubblici. Chiese di esser piuttosto
privato di vita secretamente; ma l'imperatore gli ha risposto, che vuole la giustizia, e non la
morte di alcuno. Ho anche inteso, che il re prusso non vuole, che alcun ebreo ne' suoi Stati abbia
sinagoga, e vuole che li vescovi e Regolari sieno interamente soggetti al Papa e li Regolari
anche al loro Generale. Ho inteso, che il vescovo e principe di Costanza Massimiliano barone di
Roth non vuole la inspezione sopra de' Regolari comandata dall'imperatore. Così pure il
cardinale Giuseppe Pozzobonelli arcivescovo di Milano, e Bartolommeo Olivazzi milanese,
vescovo di Pavia.
27 dicembre 1781
27 dicembre 1781, festa di s. Giovanni Evangelista è caduta in città di Trento della neve la
prima volta in questo inverno; ma presto sparì dove toccò fisso il sole co' suoi raggi: ma non
altrove.
Ho inteso, che tremila diocesani di Passavia, considerando il favore, che agli ebrei, ed agli
eretici Protestanti compartisce Cesare, hanno dimandato anch'essi la libertà di coscienza.
In Trento fu permesso ad una vedova, restata tale di fresco, il maritarsi presto, avanti il tempo
legale, con uno assai giovine. Presto dopo partorì, e soffocò il parto nel letto.
Nella sera de' 18 dicembre in Vienna l'imperatore in grazia de' principi russi ha dato una
magnifica festa di ballo, con una gran cena di ventidue tavole, la prima delle quali ebbe trenta
coperte, e le altre tutte dodici. Anche il barone di Bretevil ambasciadore di Francia ha dato loro
una simil festa, cui intervenne anche l'Arciduca Massimiliano Gran mastro dell'Ordine
teutonico, e coadiutore dell'arcivescovo di Colonia.
L'imperatore ha stabilito per legge segnata in Vienna 9 novembre 1781, che qualunque
sacerdote Regolare, il quale mediante la dispensa abbandona il suo primo Instituto per
incorporarsi nel clero secolare, possa esser capace di ricevere qualsivoglia eredità, a fare altri
acquisti per via di donazioni; ma non possa pretender alcun diritto contra quelli, che già
ereditarono avanti, ch'esso si secolarizzasse.
Agli 8 di dicembre 1781 fu intimata la soppressione del monistero di Pavia de' Padri Rocchettini
lateranesi, li di cui beni consistenti in un milione dall'imperatore furono regalati al pubblico
spedale. Dicesi, che la fabbrica del detto monistero servirà per formare un nuovo Collegio
germanico simile a quello di Roma, ed al già soppresso di Bologna.
L'imperatore non vuole, che risieda più in Vienna verun ecclesiastico col titolo di nunzio
apostolico; ma soltanto una persona laica come ministro del sovrano di Roma, nel temporale.
Item che il primo giorno del seguente gennaio tutti li presidenti e consiglieri de' suoi dicasteri
d'Insprugg rinunzino i loro uffizi.
Ai dieci dicembre Pio sesto Papa ha preconizzato nel Consistoro segreto molti vescovi, cioè il
vescovo di Montalto, vicegerente di Roma Francescantonio Marcucci dell'Immacolata
Concezione62 in patriarca di Costantinopoli. Gedeone Hurkaki vescovo di Prusco, e Turova
chiese unite di rito greco Ruteno in Lituania per coadiutore delle metropolitane di Kiovia63, ed
Halitz nella Russia dello stesso rito. Francesco de Pierre de Bernis Vicario generale di Alby in
vescovo di Apollonia in Macedonia. Pietro Lodovico de la Rochefouchault Vicario generale di
Beauwais in vescovo di Saincty nella Guienna. Il Padre Michele di Pamplona missionario
apostolico in vescovo di Arequipa nelle Indie Occidentali di Spagna, ed altri di Francia, di
Aragona, di Madrid, o sia Spagna, di Polonia.
62
63
Si chiama dell'Immacolata Concezione per effetto della sua divozione.
*Kiev.
In Napoli si aspettano li due principi russi viaggiatori, e perciò il banchiere Rossi ha ordine di
tenere in pronto per loro servizio secento mila ducati. Che spese!
Essendo stati li consoli della città di Trento in corpore a render omaggio a S.A.R. monsig.
vescovo, e principe nostro, ed augurargli un felice capo d'anno, furono da lui ricevuti con molta
serietà, e poi rispose loro, che reciprocamente augurava loro un buon capo d'anno, e subito
soggiunse, che finora gli ha trattati da Padre, ma che in avvenire li tratterebbe da principe, e che
esso finirebbe le controversie, e senza più li licenziò. Poi mandò ad avvisare il Duomo, ch'esso
non avrebbe uffiziato nella solennità dell'Epifania. Di ciò parla tutto Trento, ed è in sostanza più
che certo. Nella festa dell'Epifania cantò la Messa nel Duomo.
ANNO DI GESÙ CRISTO 1782
7 gennaio 1782
Ai sette di gennaio ho ricevuto un foglio col responsorio, che dicesi venire recitato in Roma per
li presenti bisogni di santa Chiesa. Così sta scritto:
Responsorio a s. Pietro Apostolo
di monsignore Stay64.
Si vis patronum quaerere,
Si vis potentem vindicem,
Quid iam moraris? invoca
Apostolorum Principem.
O Sancte Coeli Claviger
Tu nos precando subleva,
Tu redde nobis praemia,
Aulae supernae limina.
Ut ipse multis poenitens
Culparum rigasti lacrymis,
Sic nostra tolli poscimus
Fletu perenni crimina.
O Sancte Coeli Claviger etc.
Sicut fuisti ab Angelo
Tuis solutus vinculis,
Tu nos iniquis erue
Tot implicatos nexibus.
O Sancte Coeli Claviger.
O firma Petra Ecclesiae,
Columna flecti nescia,
Da robur, et constantiam,
Error ne Fidem subruat.
O Sancte Coeli Claviger.
Romam tuo qui sanguine
Olim sacrasti protege,
In teque confidentibus
Praesta salutem gentibus.
O Sancte Coeli Claviger.
Tu rem tuere publicam,
Qui te colunt Fidelium,
Ne lassa sit contagiis,
Ne scissa sit discordiis.
O Sancte Coeli Claviger.
64
Benedetto Stay di Ragusa, arciprete, professor pubblico di rettorica, di umanità, e di storia,
secretario delle lettere latine, e per Pio sesto secretario de' Brevi ai prìncipi.
Quos hostis antiquos dolos
Instruxit in nos destrue,
Truces et iras comprime,
Ne clade nostra saeviat.
O Sancte Coeli Claviger.
vel
Quos hostis in nos callidus
Dolos paravit, destrue,
Irasque atroces comprime
Ne clade nostra saeviat.
Contra furentis impetus
In morte vires suffice,
Ut et supremo vincere
Possimus in certamine.
O Sancte Coeli Claviger.
Gloria patri,et Filio, et Spiritui Sancto.
O Sancte Coeli Claviger.
Antiphona
Tu es Petrus ovium, Princeps Apostolorum tibi
traditae sunt claves regni coelorum
Tu es Petrus
Et super hanc Petram aedificabo Ecclesiam meam.
Oremus Oratio
Apostolicis nos, Domine quaesumus, beati Petri Apostoli tui attolle praesidiis: ut quanto
fragiliores sumus, tanto eius intercessione validioribus auxiliis foveamur, et iugiter Apostolica
defensione muniti, nec succumbamus vitiis, nec opprimamur adversis. Per Christum Dominum
nostrum. Amen.
Pio Papa sesto concede Indulgenza di cento giorni a chi reciterà ogni giorno il soprascritto
Responsorio, e Plenaria nel giorno 18 di gennaio, e primo di agosto a chi confessato, e
comunicato visiterà in que' due giorni o altare o chiesa dedicata al detto Santo"65.
Così l'accennato foglio. Io però farei così nel principio.
"Si quem potentem vindicem,
Et advocatum nobilem,
Inquiris, ora, et invoca,
Apostolorum Principem".
8 gennaio 1782
Gli otto gennaio 1782 dal foglio 2 della Gazzetta monauniana dello stesso giorno ricavo dalla
data di Augusta 1 gennaio, che l'imperadrice di Russia ha inviato in dono alla principessa
Elisabetta di Würtenberg futura sposa del primogenito di Toscana, nipote dell'imperatore
Giuseppe secondo, centottanta mila rubli in gioie. Dalla data di Vienna 29 dicembre, che il Gran
Duca di Russia avendo perduto un anello del valore di circa 40.000 rubli, mentre stava
osservando a Simaring l'evoluzioni militari, donò due mila rubli a quel uffiziale basso, che lo
ritrovò, e l'imperatore Gioseppe lo creò subito capitano, e gli assegnò un'annua pensione di
secento fiorini. Item che il medesimo imperatore ha mandato alla reggenza un biglietto scritto di
65
San Pio V fece recitare il Salmo 78 Deus venerunt, contra i Turchi ecc. Altri ne' bisogni recitarono
il Salmo 108 Deus laudem del sabato al Mattutino.
suo pugno, con il quale abolisce senza distinzione i conventi delle monache esistenti in tutta la
monarchia, eccettuati quelli di santa Elisabetta, e di sant'Orsola, e dà la permissione alle
monache di vivere nel mondo, dove loro sarà assegnata da lui una pensione, o di entrare in quei
conventi che non saranno soppressi: quelli però, che sono riservati, non potranno essere
aumentati, ed il numero delle monache non potrà oltrepassare quello della fondazione. Ai
parrochi della Schiavonia e Croazia ha tassato la pensione annua di trecento fiorini per uno, ed
ai cappellani loro cento per uno.
Nel foglio aggiunto alla menzionata Gazzetta si ritrova ciò che qui penso bene di trascrivere
interamente; voglio dire:
"Legge, ossia invariabile decreto
novellamente emanato dall'augustissimo imperadore, e fatto di suo ordine pubblicare in tutti li
suoi regni, e provincie rapporto alla cristiana toleranza del differente esercizio di religione. E
siccome importa moltissimo che sia ad ognuno resa manifesta una tal legge, si è stimato cosa
doverosa il qui inserirla per esteso tradotta fedelmente dalla tedesca nell'italiana favella. Vienna.
Persuasa sua maestà imperiale regia apostolica da una parte del danno, che cagiona la coazione
della coscienza, e dall'altra del grande profitto, che risulta per la religione, e per lo Stato da una
vera toleranza cristiana, ha graziosamente stabilite e prescritte a chi appartiene le seguenti
regole direttrici, per la puntuale ed inalterabile loro osservanza. Primo. Sarà permesso agli
acattolici, cioè alli consorti delle confessioni augustana ed elvetica, come pure ai greci non uniti
alla Chiesa romana, ne' luoghi, ove essi si trovino in sufficiente numero, ed ove in proporzione
delle loro facoltà sarà praticabile l'esercizio privato della loro religione da per tutto, e senza
abbadare se in passato tale culto vi sia stato mai praticato, o no. Secondo. Con questo esercizio
privato di religione non s'intende accordato ai Protestanti, e non uniti di aver campane, e
campanili allo loro chiese, o agli oratori, né di farvi tale forma d'ingresso, che dia loro
l'apparenza di chiesa: potranno però del resto fabbricarli ove loro piacerà e dovranno avere una
piena libertà nell'esercizio del culto della loro religione, tanto nel recinto di tali chiese, o oratori,
che fuori de' medesimi, e presso gli ammalati ovunque questi si trovino. Terzo. Nei luoghi, ove
essi Protestanti e non Uniti già godono una maggiore libertà, questa rimarrà illesa. Quarto.
Accorderà sua maestà in avvenire senza difficoltà, ed ogni volta in via di dispensa a tutti i
consorti delle suddette religioni, anche nelle provincie, e nelle città, ove per motivo della loro
religione finora non erano abilitati, il diritto di possedere l'incolato, la cittadinanza, la maestria,
gli onori accademici, ed impieghi civili. Quinto. Non saranno essi mai astretti ad altra formola
di giuramento, se non a quella, ch'è conforme ai principi della loro religione, né obbligati ad
intervenire alle processioni, o funzioni della religione dominante, quando gli medesimi non
volessero assistervi. Sesto. Nelle elezioni e concessioni d'impieghi non si avrà alcun riguardo
alla diversità della religione, ma come nello stato militare è praticato con molto frutto, e senza il
minimo inconveniente, si prenderà unicamente in considerazione l'onoratezza, l'abilità, e la
cristiana e morale condotta de' concorrenti. Questa sovrana determinazione è già stata intimata a
tutti i dicasteri, offizi de' Circoli, alle università, ai dinasti e magistrati per la dovuta
immancabile osservanza, coll'ordine d'invigilare, che venga puntualmente eseguita. La stessa
determinazione è stata rimessa da sua maestà alle cancellerie d'Ungheria, e della Transilvania, al
Consiglio aulico di guerra rispetto a tutto lo stato militare ed ai distretti confinari da esso
dipendenti: così pure a' due dipartimenti de' Paesi Bassi d'Italia, senza pregiudizio però de'
maggiori diritti già spettanti nell'Ungheria, e nella Transilvania ai Protestanti in virtù della
Costituzione del Paese, ed agli non Uniti in forza de' privilegi rispetto all'esercizio pubblico di
religione". Così l'accennato Foglio monauniano trentino uscito dalla stamperia vescovile con
licenza de' superiori. Oh Dio! 0h Dio! oh Dio!
Sino dal giorno tredicesimo dello scorso novembre nella casa del sig. Giacomo Mendini della
pieve di Sanzeno dell'Anaunia vi si vede un ferro tagliente con manico, il quale ha per sé un
regolato moto senza l'aiuto di alcuna causa estrinseca, il quale moto è a tutti visibile anche in
distanza di alcuni passi. Fu levato dal quel luogo per evitare il concorso de' curiosi, e così più
non si muove posto altrove. Continua eziandio in questo giorno 8 di gennaio quantunque sia
stato levato dal suo primo luogo, e posto in un altro. Diverse persone della detta valle sono
andate a vedere un tal portento, che fu descritto nel detto Foglio.
In altro Foglio leggo, che in Vienna nella sera dei nove dicembre, giorno di domenica, nella sala
del ridotto66 furono contate più di tremila e cinquecento maschere, e che vi fu festa di ballo dopo
il teatro coll'intervento de' principi di Russia, e di Würtenberg. Item che nella sera degli undici
dicembre vi fu festa di ballo nella Corte cesarea di Vienna coll'intervento di cinque maschere
vestite alla strasburghese, alla tartara, all'eroica, all'ungarese, ed alla marinaresca. L'imperatore
ha creato Conte il barone di Fuschs con li di lui discendenti per incoraggiarlo a commerziare. In
Fiorenza gli ultimi di dicembre fu osservata una nuova cometa ensiforme67, la quale da parecchi
si crede uno de' satelliti di Giove. Fu veduta nella sera circa le ore nove. Ad occhio nudo sembra
una stella della terza grandezza, e molto accesa. Fu guardata eziandio da me alla predetta ora
sopra Ravina.
10 gennaio 1782
Ai 10 gennaio dopo il mezzodì è caduta in Trento della neve per la seconda volta, cui nella
mattina seguente succedette della pioggia.
Il cardinale Vicario Marcantonio Colonna ha ordinato, che dal primo giorno di quest'anno 1782
sino ad altro nuovo ordine in tutte le Messe, che si celebreranno in Roma nelle patriarcali,
collegiali, ed altre chiese, in luogo della colletta ad petendam serenitatem si dica l'orazione
Deus refugium, e che li Religiosi dell'uno e dell'altro sesso, ed altre persone pie preghino Sua
Divina Maestà secondo la pia mente di Sua Beatitudine Papa Pio sesto.
Li predicatori destinati dal nostro vescovo per la prossima Quaresima sono i seguenti:
Aldeno, Garniga, e Cimone festivo don Francesco Antonio Fenici ministro del seminario
vescovile.
Arsio, e Castelfondo, Bartolommeo Menghini di Arsio.
Banale, Giovanni Niccolini di Prasio.
Blegio, o S. Croce, Antonio Picinini di Levico, che morì in Levico per mal di petto nel 1788
circa i primi d'agosto.
Calavino, Pietro Pedrini curato di Padergnone.
Cavedine, Giambattista Ioriati di Pinedo.
Cembra, il P. Vincenzio Maccani di Cles Minore Conventuale.
Civezzano, e Cognola festivo, Giambattista Maistrelli.
Condino, Luca Ravelli curato di Breguzzo.
Corredo, e Smarano, Pietro Sicher cappellano di Corredo.
Denno, e Flavone Giacomo Telch curato di Lisignago.
Gardumo, o s. Felice, Niccolò Oradini di Ledro.
Livo, Giambattista Gilli cappellano di Revò.
Lizzana, ed Isera festivo, Giambattista Festi di Roveredo.
Maleto, Antonio Zecchini di Ledro.
S. Michele festivo, Giacomo Covi di Fondo.
Mori, Michele Cortellini da Valdisole.
Nago, Pietro Tamburini di Arco.
Ossana, Vincenzo Maccani di Cles.
Povo, Villazzano, e mattarello festivo, Francesco Antonio Claus di Trento.
Rendena, Giuseppe Sizzo cappellano di Maleto e fratello del piovano di Rendena.
Revò, e Clotz, Filippo Chiusole da Chiusole.
Sarnonico, Fondo, e Romeno, Francesco Botto di Genova exgesuita.
Spor, e Vigo Giambattista dal Rì cappellano di Torri68.
Tassullo, Giannantonio Largaioli curato di Bolentina.
66
*Edificio o complesso di edifici adibiti a conversazioni, gioco o altre manifestazioni...
*a forma di spada.
68
*Torra.
67
Taio, e Torri, Antonio Conte de' Melchiori di Trento.
Terlago, e Baselga, Vincenbzo Cortelletti.
Tignale, Giovanni Malossini curato di Saone.
Tione, Mattia Eller curato di Vervò.
Valdibono, Gio. Battista Santi di Ledro.
Valdiledro, Antonio Gazzoletti di Nago.
Villa Lagarina, Antonio Voltolini di Trento.
Volano, e Besenello, Antonio Levri curato ai Ragoli.
S. Zeno, e Dambel, Giambattista Dorna di Rendena il vecchio.
Nel seminario vescovile di Trento continuano li professori, maestri ed uffiziali dell'anno scorso,
eccettuato il solo Padre Francesco Steidel Conventuale, di s. Francesco, che ha rinunziato la sua
cattedra di sacra Scrittura, e così vaca69 tal cattedra.
17 gennaio 1782
Li diciassette gennaio è caduta in Trento la neve per la terza volta in questo inverno.
18 gennaio 1782
Li 18 venerdì, molti trentini in sedici calessi sono andati a Sacco di Lagaro70 per vedere l'opera
teatrale, che fanno alcuni signori saccardi colle loro signore. E così hanno continuato poco più,
o poco meno.
Nella sera dei 30 dicembre (1781) giorno di domenica il Conte d'Anguillar ambasciatore di
Spagna in Vienna ha dato una gran festa di ballo, che durò dalle otto di sera sino alle sei della
mattina seguente. Intervenne alla medesima anche l'Arciduca Massimiliano Saverio coadiutore
dell'arcivescovo di Colonia, e del vescovo di Munster, e Gran Maestro dell'Ordine Teutonico,
insieme col Duca non cattolico di Wirtenberg, e coi ciamberlani scismatici di Russia ecc. Su la
mezzanotte diede loro una gran cena di dugento coperti.
L'imperatrice delle Russie ha scritto di proprio pugno una lettera al Papa per annunziarli l'arrivo
de' suoi figliuoli a Roma.
La principessa Elisabetta di Wirtenberg sta in un monistero di Vienna per essere instruita nella
religione cattolica, che poi professerà per diventare sposa del principe Francesco Giuseppe
primogenito del Gran Duca di Toscana Pietro Leopoldo Arciduca d'Austria, fratello di Gioseppe
II imperatore.
Il re di Prussia Federico II ha conceduto al principe Federico di Wirtenberg proprietario di un
reggimento prussiano con tanto malgarbo l'andare a Vienna, che la di lui madre dal dolore cadde
indisposta.
Li 21 dicembre dello scorso anno 1781 in Presburgo capitale dell'Ungheria fu solennemente
pubblicato il sistema cesareo intorno alla tolleranza delle tre religioni accattoliche, cioè
l'Augustana, Elevetica, e Disunita in tutto il regno ungarico, e nelle provincie annesse. Dicesi,
che sua maestà cattolica ha fatto notificare ad alcuni dicasteri de' suoi Stati, specialmente nella
Boemia, che tutti quegli Ordini regolari, li quali si occupano soltanto nella vita contemplativa, e
nella pura salmodia, e non sono utili alla società, vengono aboliti. Che ai Capitoli de' Regolari
sussistenti assisterà un rappresentante vescovile, cui dovrà esser mostrata ogni cosa risguardante
la religione, la disciplina, e l'economia.
24 gennaio 1782
24 gennaio, giovedì, dal vescovo nostro fu mandato a Roveredo il sig. don Simon Carlo vice
cancelliero Bertinalli per intimare alle monache nostre di s. Carlo, ed alle Carmelitane Teresine
la loro totale soppressione ordinata dall'imperatore, e mandatagli con una premurosa staffetta.
Ma non tenendo alcun avviso previo intorno a ciò il capitano del Circolo Trentinaglia, non fu
eseguita la commissione in forma, bensì notificata come imminente. Tal notizia fece un grande,
69
70
*è vacante.
Vallagarina.
e universale bisbiglio anche qui in Trento, e tutti mostrarono di disapprovare una così fatta
novità
Leggo in data dei 20 gennaio, che a Clagenfurt nella Carintia fu pubblicato l'editto cesareo de' 4
dicembre 1781 il quale richiama tutti que' sudditi, che a motivo della religione se n'erano
fuggiti. Leggo pure, che l'incoronazione boemica dell'imperatore dicesi fissata per il prossimo
maggio avanti dell'Ungheria71. Che presso Brusselles s'è cominciata la fabbrica di un castello,
che servirà di residenza reale per la stagione estiva. Li principi russi sono arrivati a Venezia li
18 gennaio, e subito sono andati al casino de' Filarmonici, e poi al teatro.
31 gennaio 1782
Nella notte del dì 31 gennaio è caduta in Trento la neve per la quarta volta, non essendo ancora
svanita tutta la terza.
In Trento dopo la domenica di settuagesima, cioè dopo li 27 gennaio sono state dispensate le
maschere diaboliche.
Li quattro di gennaio sono partiti da Vienna per Trieste e Venezia li due principi russi,
accompagnati fino a Neustadt dall'imperatore, e dall'Arciduca Massimiliano. Siccome vanno col
nome di Conti del Nord, così appellansi ospiti incogniti.
Il Papa ha conferito una dignità di Spagna, che frutta la pensione annua di 1.500 scudi al
cardinale Innocenzio de' Conti Romano, naturalizzato spagnuolo da sua maestà cattolica Carlo
terzo.
Fu creato vescovo di Caserta dal re di Napoli il Padre Pignatelli exgenerale de' Cherici Regolari
Teatini, attesa la morte seguita più mesi avanti di don Niccolao Filomarino vescovo casertino, e
monaco Celestino.
Li suddetti Conti del Nord hanno regalato la servitù della Corte di Vienna con mille e
cinquecento zecchini, e cinquecento alla gente di stalla: ad altri cortigiani poi tabacchiere,
orologi, ed anelli preziosi.
L'ambasciatore spagnuolo in Vienna li sei di gennaio, domenica, e festa dell'Epifania, ha dato
una seconda festa profana più splendida della prima, essendosi contati in essa trecento e trenta
coperti.
L'imperatore ha confermato li privilegi degli ebrei di Trieste, e gli ha abilitati a coprire delle
cariche di deputati, ed assessori del Corpo mercantile.
Nella Gazzetta di Lugano num. 3, 21 gennaio 1782, leggo questa data: "Innspruck 27 dicembre.
Le reverende monache della religione contemplativa di s. Chiara in Roveredo hanno qui
mandata a questo eccelso Governo una nota, con la quale lo pregano d'inoltrare a sua maestà
cesarea la loro volontaria risoluzione di essere pronte, quando ciò piaccia all'augusto sovrano,
ad aprire scuola per l'ammaestramento della gioventù, e rendersi in tal maniera più benemerite,
e più utili allo Stato, ed alla umanità, che con le sole loro orazioni".
Nella medesima Gazzetta leggesi quest'altra data: "Guastalla 26 dicembre. Giovedì 13 del
corrente alle ore sei della mattina passò agli eterni riposi per replicato colpo d'apoplesia il Padre
Lorenzo da Zibello Cappuccino in età d'anni 86, di Religione 65, il quale per il corso di
cinquantatre anni, che passò in questo convento de' Cappuccini, si è meritata la stima e l'affetto
non solo di questa città, e luoghi vicini, ma anche in lontane parti, e presso li personaggi più
riguardevoli, non tanto per le sue esimie virtù, che l'adornavano, quanto per li benefici da Dio
impetrati a vantaggio sì spirituale, che temporale, massime a pro degl'infermi, col mezzo delle
sue orazioni, così che veniva comunemente preconizzato il Santo. In attestato del concetto che
questa città nutriva per il suddetto Religioso, ha ordinato a sue spese i pubblici funerali con
apparato, quantità di cerei, e magnifico catafalco, coll'esposizione del cadavere per due giorni
continui, il quale attesa l'affluenza del popolo ivi concorso per ottenere qualche memoria del
defunto, per ben quattro volte è stato rivestito, ed in seguito rinchiuso in cassa foderata di
piombo, e seppellito in luogo separato, con rogito, et intervento del governatore, e deputati della
città. In questo frattempo si sono ottenute da Dio non poche grazie dai concorrenti, affidati alla
71
Né l'una, né l'altra incoronazione è ancora seguita in quest'anno 1784, 1790.
intercessione del Religioso defunto". Così la Gazzetta opportunamente al tempo, che corre, e
che riprova la vita religiosa, e contemplativa, ed anche la Cappuccina.
Dalla stamperia del sig. Giambattista Briolo in Torino è uscita alla luce l'Annotazione sopra
l'umanità del secolo XVIII dell'abbate Giambattista Conte Roberti 1781, in 8°.
Nella sagristia del Duomo di Trento un canonico parlando della soppressione ordinata delle
monache, ha detto pubblicamente, ch'esso non permetterebbe ad alcuna donna il fare voto di
castità. Ma tutti già sanno il perché egli abbia un tale sentimento. F.A.F. Alberti de Poia.
La suddetta data di Lugano risguardante le monache trovasi anche nella Gazzetta di
Vienna, ed in quella di Fiorenza. Fu posta in quella di Vienna ad instanza del sig. Bettini
dimorante in Vienna, fratello della moderna abbadessa di s. Carlo in Roveredo, e roveretano.
31 gennaio 1782
31 gennaio, giovedì sera, il sig. Trentinaglia capitano Circolare ha notificato alle monache
suddette di s. Carlo la loro soppressione totale, e nella seguente mattina del primo febbraio è
entrato nel monistero col capitano Tacchi di Roveredo, e con un notaio, ed ha fatto l'inventario
di tutto, standovi dentro dalle otto di mattina sino alle tre di sera, vale a dire sette ore continue.
Ha loro assegnato cinque mesi da poter stare nel detto monistero con mezzo fiorino al giorno
per testa. Alla novizza poi, che ha vestito l'abito già cinque mesi, ha promesso di lasciarla starvi
quattro settimane, e di darle poi cento e cinquanta fiorini di regalo per una volta sola. Saranno
soppresse anche le Teresine di Roveredo, le Agostiniane di Sacco, e le Servite di Arco. Oh Dio!
oh Dio! non posso dir altro72.
La nuova legge di Gioseppe secondo soppressiva de' Regolari, tradotta dal tedesco, è questa:
"Il riflesso, che la sussistenza di quegli Ordini claustrali d'amendue i sessi, che menano vita
contemplativa, nulla contribuisce a vantaggio del prossimo, e società civile, mi ha mosso di
fissare da questo punto la soppressione di quegli Ordini Regolari d'amendue, che non fanno
scuola, né servono agli infermi, né predicano, né ascoltano confessioni, né si applicano, o
producono in qualche guisa in istudi utili. Fra questi Ordini intendo compresi tutti li Certosini,
Camaldolesi Eremiti, e del sesso feminino quelli di Carmelitane, Clarisse, Cappuccine, e simili,
che non educano gioventù, non fanno scuola, e non servono agl'infermi. Ho rilassato gli miei
ordini alla cancelleria di Boemia, che li tribunali delle rispettive provincie per mezzo de'
commissari prendano in nota li monasteri colle loro rendite, ed averi, o sia facoltà, come seguì
con quelli de' Gesuiti, che fissino agl'individui una pensione, che lascino loro la libertà o di
andare nei conventi della loro Religione senza pensione fuori di Stato, qualor siano pochi, o di
chiedere al loro diocesano la dispensa de' voti per secolarizzarsi, o passare ad altro Ordine. Ho
parimente incaricato essa cancelleria di presentarmi il suo progetto intorno il modo
dell'esecuzione, ed il riscontro delle entrate per poterle quindi impiegare in maggiori utilità
unicamente a vantaggio della Religione, e profitto del prossimo. Intendo nel tempo stesso fare
noto quest'ordine al Consiglio camerale aulico, acciocché mi faccia presente se siavi il bisogno
d'impiegarle nei rispettivi distretti, ed essendovi, mi esponga la maniera di effettuarlo; che
venga ordinato ai Regolari, che nella festa della Porzioncola non espongano più la solita
tavoletta colle parole Toties quoties: e che instruiscano a dovere li penitenti ne' confessionali
intorno a questa Indulgenza, ma eziandio riguardo ai Terziari, alle Confraternite de' Cordigeri,
del Cuor di Gesù, e simili, alle generali assoluzioni, comunioni, benedizioni Papali. Sarà carico
dei vescovi diocesani d'invigilare sull'esatta osservanza, assicurandoli, che in caso di renitenza,
avranno l'assistenza, ed il braccio de' tribunali laici, e dare quindi riscontro del risultato, e degli
ordini su di ciò rilassati". Così la copia ricevuta da me li 29 gennaio 1782 scritta a penna. Ella
concorda con la pubblicata in Milano, e riprodotta in data di Milano 26 gennaio nella Gazzetta
veneta intitolata Notizie dal mondo num. 9, mercordì 30 gennaro 1782, poiché alla pag. 69 dice
così: "La considerazione di quegli ordini de' Religiosi di ambedue i sessi, i quali fanno
solamente la vita contemplativa, e per conseguenza non contribuiscono apparentemente al bene
del prossimo ed al bene del pubblico, ha dato a noi occasione di determinare l'abolizione in tutti
72
Le Teresine sono tramutate in Anglicane. Le saccarde soppresse nel 1784.
i nostri Stati delle Religioni dell'uno, e dell'altro sesso, le quali non tengono scuola, non
predicano, non confessano, e non servono agli ammalati, né si distinguono nello studio. Noi
intendiamo sotto queste Religioni i Certosini, i Camaldolesi, gli Eremiti, ed altri Ordini, come
pure del sesso femminile, delle Carmelitane, Chiarine, Cappuccine ecc., e di più quelle, che non
tengono scuola, e non servono le ammalate. Abbiamo perciò data la nostra suprema risoluzione
alla cancelleria austriaca, Boema ecc. poiché sia preso il possesso dello loro entrate, e poderi,
come avvenne co' Gesuiti, perché a' rispettivi individui sia data la pensione, o sia in loro
arbitrio, se essi non sono in gran numero, di potersi trasportare fuori dello Stato nostro in
qualunque monastero della loro ancora esistente Religione, ma senza pensione; o di fare istanza
presso i rispettivi loro vescovi per essere assoluti, e dispensati dai voti religiosi per unirsi al
secolo, o per subentrare i qualche altra Religione. Abbiamo ricercato dalla cancelleria il suo
parere per il metodo dell'esecuzione, come pure di conservare a noi l'esatta nota delle entrate per
applicarle in aumento della cattolica religione. Vogliamo pure, che la nostra camera aulica dia a
noi contezza se ne' distretti militari a noi soggetti sia applicabile la nostra risoluzione, nel qual
caso si dia a noi ragguaglio per il metodo dell'esecuzione. Noi vogliamo altresì, che si diano gli
ordini opportuni espressamente ai Frati di non esporre più nella festa della Madonna degli
Angeli, festa della Porzioncola la tabella delle parole toties quoties, e che i medesimi spieghino
nel confessionario ai penitenti il vero senso di quell'Indulgenza, come pure presso la Religione
de' Terziari l'abuso della Confraternita della Cintura, e del Sacro Cuore di Gesù, e delle altre
simili Confraternite, non meno che l'abuso delle assoluzioni, delle Comunioni generali, e delle
benedizioni Papali. I vescovi saranno incaricati dell'esatta osservanza de' nostri ordini, e nel
caso, che trovassero resistenza, potranno assicurarsi dell'assistenza de' nostri rispettivi ordini, e
saranno altresì obbligati all'esecuzione, ed a pubblicare ciò, che fu da noi comandato". Così la
Gazzetta veneta: in cui v'ha pure il principio di una lettera circolare scritta da Leopoldo ab Hay
vescovo di Koniggratz in Boemia al clero secolare, e Regolare, perché sia eseguito
puntualmente il nuovo sistema di tolleranza ordinato dall'imperatore rapporto ai Protestanti della
confessione augustana, ed elvetica. V'ha pure, che dopo di essere stata permessa dall'imperatore
in Boemia, ed in altri luoghi, la libertà di Religione, molti sudditi, li quali credevansi d'altra
Religione, sonosi appalesati per Protestanti. Io temo, che altrettanto succederà eziandio in questi
nostri paesi. Di fatto pochi giorni fa una persona ha detto ai suoi domestici: L'ho pur detto, che
la nostra Religione non è certa. L'imperatore finalmente la ha scoperta. Così disse quello.
5 febbraio 1782
Ai cinque di febbraio è caduta in Trento la quinta neve di quest'anno. Non mai però alta.
Li prìncipi del Nord sono stati in Venezia da' 18 di gennaio sino ai 25, poi sono andati a Padova.
Negli ultimi giorni di gennaio nell'Austria fu intimata la soppressione ai Padri Camaldolesi di
Calemberg, ed ai Padri Certosini di Maurbach, e di Gaumingen. Furono pure spedite staffette
perché siano soppresse in tutti li domini dell'imperatore le monache Clarisse, Cappuccine ecc.,
che non attendono all'educazione delle giovinette, e che perciò come dice la Gazzetta trentina,
sono oziose. In oltre fu intimato a tutti gli eremiti, che nello spazio di quattordici giorni
depongano il sacro abito. Nell'Ungheria è stato pubblicato un editto cesareo risguardante la
cristiana tolleranza, in cui si ordina, che rimangano ai Protestanti le chiese filiali, che
attualmente esistono, e che non possano esser loro tolte. Che si possa predicare in quelle chiese.
Che li Protestanti e greci non Uniti possano anche ne' feudi de' nobili, e magnati visitare le case
di orazione, e fare il loro servizio divino come si usa nell'esercizio privato di Religione. Che li
vescovi cattolici in occasione delle loro visite canoniche non abbiano da esaminare, come
costumavano, li parrochi protestanti circa l'amministrazione del Battesimo; ma ciò appartenga ai
rispettivi soprantendenti. Che li soprantendenti possano tenere un Sinodo, cui intervengano due
commissari uno cattolico e l'altro luterano. Che nessuno possa essere castigato né con pena
corporale, né in danaro per motivo di Religione, qualora non disturbi la pubblica quiete, e le
leggi civili. Che li cattolici non biasimino, e rimproverino li Protestanti, e viceversa; e che nelle
loro suppliche tolgano di mezzo tutte le espressioni ironiche ecc. ecc.
La soppressione del monistero suddetto di s. Carlo seguì in questa forma. Il giorno primo di
febbraio entrarono in esso tre commissari austriaci, cioè il Trentinaglia capitano circolare in
Roveredo, il capitano militare Francesco Tacchi, ed il notaio Battisti roveretani. Intimarono
subito nel refettorio a tutte le monache chiamatevi il decreto della soppressione dicendo tre volte
il Trentinaglia con voce sonora e con un colpo forte su la tavola: D'ordine del sovrano questo
monastero è soppresso. Non vi è più Provinciale, né Badessa. Poi diedero il giuramento tacto
pectore alla Madre Badessa, ed alle discrete di non nascondere niente. Visitarono tutte le celle,
la cucina, la dispensa, la caneva, la sagristia, notando tutto all'ingrosso, e così pure stimandolo.
Ma non entrarono altro che nella cella della Badessa, perché restarono ammirati della somma
povertà della medesima. Ritornati nel refettorio stesero il decreto della soppressione con queste
clausole: 1. Che dentro a cinque mesi debbano partire le monache fuori del monastero. 2. Che
andando al secolo non si sa se avranno pensione: e così andando fuori di Stato, o sul Trentino. 3.
Che andando in monasteri di altra religione avranno fiorini 150 di annua pensione. 4. Che
andando in un altro monastero, e facendo comunella da loro posta, avranno un direttore
ecclesiastico per loro governo spirituale, e temporale. 5. Che ottenute le legittime dispense da
chi si deve, non saranno più tenute al voto di clausura. 6. Che le mobilie di loro uso potranno
tenerle. 7. Che possano finché restano in s. Carlo consumare il bisogno di legna, e servirsi de'
medicinali per le inferme. 8. Che la biancheria profana del monastero sia divisa un poco per
ciascheduna, benché fosse pochissima. 9. Che il danaro, li capitaletti, e li donativi fatti da
persone divote, e graziate alla venerabil Madre Giovanna Maria della Croce andranno quibus de
iure. 10: Che il monastero di s. Carlo in avvenire si chiamerà Casa di s. Carlo. 11. Che le
monache andando in paese lontano avranno pagate le spese del viaggio. 12. Che la novizza suor
Petronilla Prezza di Lizzana debba partire entro quattro settimane, e che le saranno dati 150
fiorini. Le monache diedero al commissario Tentinaglia quando intimò loro la soppressione
questa risposta in iscritto: "Non potendo noi povere monache per il sommo dolore rispondere a
viva voce, ci esprimiamo in questa carta. 1. Che riceviamo con tutto il rispetto l'ordine sovrano.
2. Che noi non possiamo dimandare dispensa dal voto fatto volentieri a Dio della clausura. 3.
Che se il sovrano comanda di andar fuori, noi obbediremo. 4. Ma se è possibile, genuflesse
lagrimanti supplichiamo di poter restare qui dentro per questo poco di tempo, che Iddio ci darà
di vita, od almeno fin a tanto, che per mezzo de' nostri parenti, e benefattori possiamo ritrovare
un congruo alloggio al nostro sesso, e condizione. 5. Che resteremo qui come donne secolari
senza coro, senza clausura, senza nessuna forma pubblica Regolare. 6. Che chi vorrà partire,
sarà sempre in libertà a suo piacimento. 7. Che preghiamo di lasciarci da vestire, ed in seguito di
contribuirci da vivere, e poi si prendano pure tutto, che noi consegniamo, e sacrifichiamo tutto
per amore di Dio. Umilissima obbligatissima ossequiosissima serva, ed oratrice La povera
abbadessa colle sue addoloratissime Religiose". Così la carta.
4-5 febbraio 1782
Nei giorni poi 4 e 5 febbraio li commissari entrarono di nuovo nel monistero, e proseguirono
l'inventario della sagristia, della cucina e delle altre officine, notando casse, cadreghe, scabelli,
tavolini, lavamani, orologi, quadri, calici camici, pianette, paramenta, mostranza73, panno da
vestiario, medicinali, ed ogni altro mobile. Poi nella casetta del gastaldo notarono quanto vi era
di ragione del monistero. Così pure nel confessionale notarono li tavolini, le cadreghe, gli
scabelli, lavamani, avelli, Santi, stramazzo, coperte, candellieri, in somma notarono e
inventariarono tutte le cose mobili del monistero, avendo seco schlosseri74, tisleri75, ed altri
periti per valutare ogni cosa. Finalmente si fecero dare i libri degli stabili, capitali, crediti, e
debiti cogl'instrumenti corrispondenti. Trovarono ogni cosa ottimamente ordinata, e restarono di
ciò molto ammirati. Passando li commissari presso la cella della Venerabile Madre Giovanna
Maria disse il Trentinaglia, ch'era la cella della Superiora, e quindi non entrò punto in essa.
73
*Ostensorio per l'adorazione del Santissimo Sacramento.
*Fabbri ferrai.
75
*Falegnami.
74
Restarono pure edificati, che le monache furono pronte nel mostrar tutto, anche ciò che non
veniva loro chiesto, cosicché più volte il Trentinaglia disse loro, che non manifestassero se non
se quanto loro veniva dimandato. Il medesimo signore vietò loro l'andar in coro la notte a dire il
Mattutino, e quindi lo dicono nel coro la sera. Seguitano pur a dir in coro il restante dell'officio,
e ricevono li sagramenti dal Padre Fortunato di Trento nostro Frate loro ultimo confessore
creato li 23 dicembre 1781, per la subitanea partenza verso Napoli del padre Francesco Borgia
Zucchelli di Riva. In quelle sere calamitose furonvi degli uomini intorno al monastero a tendere,
che non fosse portata via cosa alcuna, ed hanno assaltato alcuni sospettando, che portassero via
roba. Noi Frati non abbiamo preso alcuna loro cosa. Circa l'abito delle monache quando saranno
uscite di s. Carlo il Trentinaglia ha risposto, che il visibile dovrà essere uniforme al luogo, dove
andranno. In voce ha detto loro il sig. Trentinaglia, che faranno cosa grata all'imperatore
uscendo dal monistero entro due mesi.
Nello stesso tempo in Roveredo è succeduto il fallimento del gran negozio de' signori Sicheri
norimberghesi luterani, da molti anni domiciliati in Roveredo.
Nella medesima città si tratta di erigere un sontuoso teatro, e già sono stati esibiti per ciò
diecimila fiorini da' roveretani.
Continuano li signori trentini ad andare in molto numero a Roveredo, e Sacco per divertirsi
all'opera teatrale, con loro molta spesa. Anche qui in Trento fanno continuamente maschere, e
festini, e schiamazzi di giorno e di notte. Per lo contrario in Povo regnano febbri mortali, e
maligne in molte case.
Leggo, che in Madrid capitale della Spagna dal primo giorno di dicembre del 1780 sino a gli
ultimi di novembre del 1781 sonosi celebrati matrimoni 1.599 e che quindi furono 80 più che
nell'anno antecedente. Leggo pure, che ivi sono nate 4.842 creature ragionevoli, delle quali 836
sono entrate nella casa Pia dell'Inclusa. Le prime 4.842 furono 27 meno dell'anno scorso; e le
seconde 836 furono 132 più di quelle dello stesso anno scorso. Ivi sono morte 1.739 persone
nelle parrocchie; ne' tre spedali poi generali della Passione e di s. Giovanni di Dio 4.363 e così
98 meno che nel 1780. Fra' morti però non si contano li bambini, e le comunità Regolari. Il re di
Francia ha accordato un assegnamento annuo di tre mila doppie a don Simone de Las Casas suo
ministro plenipotenziario alla Corte reale di Berlino. Leggo pure, che Carlo Gerin (Garain) di
Betschart svizzero soldato spagnuolo nell'assedio del forte di s. Filippo nell'Isola di Minorica li
27 dicembre 1781 fu ammazzato dai nemici sanfilippesi, e che dopo morto fu scoperto essere
una ragazza di 18 in 20 anni. Servì la milizia un anno, con valore, e costanza delle fatiche, e nei
rischi incontrati nel piantare le batterie, e fu di una modestia singolarissima. Ricevette prima li
santissimi Sacramenti, fu riconosciuta da' professori vergine intatta, e seppellita con grandi
onori. Fu figlia di Pietro e Carlotta Willic di s. Geragn nella repubblica del Vallese. Visse anni
17 e militò...
L'imperatore tra gli altri ricchissimi regali, che ha fatto alla Gran Duchessa di Moscovia uno fu
un tavolino di argento lavorato a mosaico, e guarnito di pietre preziose, come pure una toelete
da viaggio in oro. Ha pubblicato un nuovo sistema delle reclute militari, nel quale si contiene tra
più altre cose, che se alcuno vorrà entrare in un Ordine religioso, il convento, che lo riceverà
dovrà pagare 200 fiorini alla cassa delle reclute. Item che se un soldato o per eredità, o per
compera, o per matrimonio arriverà al possesso di un negozio civile, o economico, sarà
congedato, ed il padrone della terra sarà obbligato a dare un altro uomo. Che l'età di ogni
soldato sarà tra gli anni 17 e li 40 eccettuati li mulattieri, che potranno arrivare ai cinquanta. Che
non saranno ammessi alla milizia gli'infami, ed i rei di enormi delitti. Che li padroni delle terre
non potranno dar uomini forastieri alla milizia, ma dovranno dare della gente propria. Che li
forastieri giranti senza passaporto saranno consegnati al militare come reclute. Leggo inoltre,
che gli ebrei forastieri non saranno più obbligati di pagare un fiorini passando per le città
dell'Austria. Item, che l'imperadrice russa Catterina II ha creato in Roma suo agente, e console
generale il sig. Gaspare Santini, ch'era là suo banchiere: cosa insolita. Item, che a Benevento
furono sentite alcune forti scosse di terremoto, con danno di chiese, e palazzi. Item, che dal Papa
PioVI è stato destinato ponente della causa di beatificazione del Padre Francesco da Bergamo
Cappuccino il cardinale Scipione Borghese. Fece fare li processi in Roma per il medesimo
Padre il Papa Urbano ottavo.
In Trento si fanno continuamente maschere con abiti anche sfarzosi, e dispendiosi. Vi sono due
pubblici ridotti. Chi vuol entrare nel più civile dee pagare ogni volta ventun carentani. Per
entrare poi nell'altro, che per disprezzo si chiama la Malga, debbonsi pagare ogni volta dieci
carentani, e mezzo. Niuno si lamenta di tale spesa, anzi la fanno volentieri tantissimi a centinaia,
e centinaia; essendo stati in uno anche settecento persone in una sera. Oh che cecità! Nella
Quaresima poi non vi sarà danaro, perché non vi è volontà di vivere cristianamente.
Ho inteso dal sig. Francesco Perini da Riva, che fu più volte in Vienna, qualmente l'imperadrice
Gioseffa di Baviera non è altrimenti morta, benché sienle state celebrate l'esequie anche in
Vienna; ma che per il Danubio sia stata mandata all'imperatore de' Turchi, acciocché la tenga
nel suo serraglio; e che da lui poi sia stata mandata al Papa, e che sta presentemente in Roma
con un suo figlio, di cui fu gravida da due mesi, quando partì da Vienna. Forse il tempo deciderà
il dubbio.
Leggo nel Foglio quinto di Lugano 4 febbraio 1782 in data di Vienna 23 gennaio, che
l'imperatore ha mandato alla cancelleria di Boemia questo dispaccio: "Essendo in tutti li nostri
Paesi ereditari aboliti i monisteri de' Certosini, Camaldolesi, ed Eremiti, insieme con quelli delle
monache di s,. Chiara, Carmelitane, Cappuccine, e Francescane, concedesi alli di essi individui,
che possano ancor restare ne' conventi loro per cinque mesi dopo la presente abolizione. In
questo frattempo saranno somministrati giornalmente ad ogni soppresso monaco sacerdote 40
karantani, ad un prelato due fiorini, e ad una monaca 30 karantani. Con questa sovvenzione si
forniranno di tutto l'occorrente per il di loro mantenimento, eccettuata solamente la legna, ed il
quartiere. Fra un tal tempo sarà pure libero ai monaci ed alle monache, o di entrare in un altro
monastero del paese, o fuor di esso, ovvero di ricorrere ai rispettivi loro Ordinari per essere
secolarizzati. Que' soggetti però, che non sono ancora sacerdoti, dovranno evacuare il monastero
nello spazio di un mese, e riceveranno per sempre 150 fiorini, e di più un viatico nel caso, che
volessero trasportarsi fuor del Paese. Ai sacerdoti però verrà somministrata fuor del viatico una
sovvenzione particolare, quando volessero trasferirsi fuori degli Stati ereditari. In ciascuna
provincia li superiori dovranno prestare il giuramento di manifestazione delle loro sostanze nelle
mani del capitano Circolare. Gl'impiegati però dovranno parimente prestare il giuramento di
fedelmente amministrare tali beni, e questi saranno sottoposti alla regia direzione de' beni
Gesuitici. Resta incaricato ai commissari delegati di prenderne il possesso, non meno che delle
cose preziose, obbligazioni, e del danaro contante, il resto però dovrà essere sigillato. La
surriferita somministrazione pel vitto de' sacerdoti, e monache dev'essere consegnata
anticipatamente in ragione di una mezza mesata ai superiori, li quali dovranno in oltre dare una
specifica dell'importo di quelle somme state portate nel monastero dagl'individui, che
presentemente non sono ancor sacerdoti. Tosto, che lo stato de' beni ecclesiastici sarà regolato
ne' detti Stati, la risoluzione finale dell'imperadore intorno a' detti Religiosi non tarderà a
comparire, ed allora si saprà solamente come saranno mantenuti". Così la Gazzetta ad literam.
Nella medesima Gazzetta in data di Augusta 17 gennaio leggo pure, che sentesi essere stato
ammesso dall'imperadore al rango de' magnati d'Ongheria il sig. Paolo Iesienack gentiluomo
ungaro, stabilito in Presburgo, luterano della confessione augustana, cosa, che non fu mai
accordata in questo secolo ad alcun altro Protestante. Monsignor Garampi nunzio appostolico in
Vienna li 30 dicembre ha presentato all'imperadore un Breve del Papa Pio sesto, col quale gli
dimostra la sua più viva sensibilità su le determinazioni del medesimo imperatore fatte riguardo
agli Ordini religiosi, ai diritti della Chiesa, alle prerogative, ed all'autorità della Santa Sede, e gli
dichiara il suo desiderio di secolui abboccarsi su tali oggetti, e che perciò pensa di passare a
Vienna in persona. A tali espressioni l'imperatore ha risposto, ch'era sensibilmente penetrato da
una risoluzione sì straordinaria di Sua Santità, e che quantunque fosse per essergli gratissimo il
trattare con lei in persona, non desiderava però, che Sua Santità intraprendesse con tal viaggio
nella presente stagione, e nella sua avanzata età, ma che avrebbe avuto il piacere di scrivere più
diffusamente su quest'oggetto. Anche al cardinale Vicario Marcantonio Colonna il Papa ha
manifestato la detta sua risoluzione di andare a Vienna. Un dì poi ha conferito due ore continue
col cardinale Francesco de Bernis francese, e si suppone, che abbia implorata l'interposizione
del re di Francia per comporre le vertenze coll'imperatore.
13 febbraio 1782
Li tredici febbraio l'Adige ha cominciato a menare ghiaccio. Così ha fatto anche li 14, 15 e fu
passato da più ragazzi da parte a parte sul ghiaccio a Trento.
Anche nella Quaresima di quest'anno nella città, e diocesi di Trento si mangerà carne. La
dispensa non è venuta né da Roma, né dal nunzio appostolico residente in Vienna. Fu data dal
nostro vescovo con una circolare stampata in latino. Fu pubblicata in s. Maria Maggiore di
Trento nella domenica di Quinquagesima, e nel Duomo dal Padre predicatore Cappuccino
Aloisio Pavese nel venerdì dopo le Ceneri, essendovi presente anch'io. Non ha detto
espressamente, che sia data dal vescovo, ma da chi vi presiede nello spirituale e corporale: né
ha allegato alcun motivo, né limitata veruna sorte di carne. Soltanto ha eccettuato li quattro
giorni avanti la prima domenica di Quaresima, tutti li mercoledì, venerdì, e sabati, e tutta la
settimana Santa. Ha ingiunto che in tutti gli altri giorni chi mangia carne reciti sette Pater, ed
Ave, ed ha esortato a fare altre opere pie. Sicché per digiunare non vi è né volontà, né danaro; e
così non si distingue quasi la Quaresima dal carnevale. Non passerà molto, che verrà levato
anche quel pochetto di memoria, che resta della santa Quaresima. Iddio ci abbia misericordia.
17 febbraio 1782
17 febbraio, domenica prima di Quaresima, con cinque carri furono condotte da Volano al
castello di Trento tre grosse campane per uso di quella chiesa parrocchiale, buttate di fresco dal
sig. Gioseffo Ruffini reggiano, acciocché sieno benedette, e consagrate domani dal nostro
vescovo. Le ho vedute condurre io stesso.
In questa notte essendosi gonfiati li rivi, che corrono per la città a cagione del ghiaccio, in un
fondaco sono restate rovinate circa quaranta some di grano, ed altrove della seta e farina pure
han patito. L'Adige conduce continuamente ghiazzoni grandissimi, essendo di essi coperto tutto.
19 febbraio 1782
19 febbraio leggo, che il Papa li 27 gennaio ha pubblicato un invito sacro per il primo e secondo
giorno di febbraio ad implorare il patrocinio di Maria Santissima per li presenti bisogni di santa
Chiesa tribolata fortemente dall'imperatore. Ha ordinato, che in tali giorni alle ore 22 e tre quarti
si dia un segno colla campana lungo un quarto d'ora, e che in certe chiese dedicate a Maria
Santissima si reciti dal popolo la terza parte del Rosario, le Litanie lauretane, un Pater ed Ave a'
santi Pietro e Paolo, coll'orazione Deus refugium, e lasciando in arbitrio de' parrochi il far
l'esposizione del Santissimo e dare la benedizione. Il Papa per tal divozione ha conceduto trenta
anni d'Indulgenza ogni volta, e plenaria a chi v'interverrà in amendue i giorni. E lo stesso ha
conceduto alle monache, ed altre donne rinchiuse, ed a chiunque non può uscire di casa,
recitando le dette preci avanti qualche sacra immagine di Maria Santissima.
Leggo pure, che l'imperatore s'è alquanto mutato circa li favori conceduti agli ebrei. Ha
pubblicato un editto ultimamente di 24 articoli, tra' quali si nota, che non sarà loro accordato
alcun culto pubblico, né sinagoga, né stamperia propria, e dovranno aver licenza per var venir
libri da paesi esteri; e che non sarà loro permesso di andare ad abitare dove avanti non
esistevano: e che gli esteri passando per l'austriaco dovranno dimandare licenza, e pagare una
certa imposizione. Non potranno andare a stabilirsi nelle campagne, se non in caso di erigervi
qualche manifattura, o di assumere il lavoro di qualche terreno incolto.
Leggo nel Foglio 6, 11 febbraio 1782 di Lugano in data d'Inspruck 1 febbraio la seguente
circolare: "Giuseppe Conte di Spaur per la grazia di Dio vescovo principe di Brixen, al clero
della nostra diocesi salute in nome nostro, ed ogni bene. Avendo la Bolla Unigenitus dato luogo
nel marchesato di Moravia a delle opinioni false riguardanti la dottrina, e a delle turbolenze
contrarie al buon ordine pubblico, dal che è avvenuto, che alcuni sentimenti irreprensibili per
tutti i riguardi sono stati tacciati di errore: Noi per mantenere la pubblica pace, e per uniformarci
ai decreti di sua maestà imperiale apostolica, che ci sono stati comunicati, colla presente
ordiniamo a tutto il nostro clero di non far menzione del Molinismo, né del Giansenismo nelle
dispute, nei sermoni, e nei catechismi. Vogliamo di più che non si faccia mai uso della Bolla
Unigenitus atteso non essere in essa fissato alcun dogma cattolico, né alcuno errore specificato:
che tutti si uniscano fermamente agl'insegnamenti della Chiesa universale chiaramente definiti
nei santi Concili, e alla Tradizione fondata sul consenso universale de' Padri: che nelle scuole
trattino le questioni con tutta la moderazione e seguano per decidere i sentimenti ricevuti nelle
università degli Stati austriaci: che finalmente ciascuno si applichi nelle occasioni ad ispirare al
popolo il rispetto dovuto al capo visibile della Chiesa, e al principe. Dato dalla nostra residenza
a Brixen ecc."
Leggo pure ivi, che il medesimo prelato nella stessa occasione ha fatto affigere il seguente
ordine: "Sebbene la Bolla in Coena Domini non sia più di alcun uso nella nostra diocesi, dopo
che Clemente XIV di santa memoria e Pio VI felicemente regnante hanno tralasciato di
promulgarla, tuttavia in conseguenza degli ordini di sua maestà imperiale recentemente
comunicatici, ordiniamo a tutto il nostro clero di non più far uso alcuno di questa Bolla tanto nel
foro esterno, che nell'interno. Dato dalla nostra residenza ecc.".
Leggo, che il Rosario fu indetto dal Papa in ventisei chiese della Madonna. Che nel prossimo
marzo in Roma sarà tenuta la Congregazione de' Sacri Riti per la causa di beatificazione del
venerabile servo di Dio fra Lorenzo da Brindisi sacerdote Cappuccino sopra il dubbio de'
miracoli. Leggo in data di Vienna 30 gennaio, che li monisteri sinora aboliti negli Stati ereditari
austriaci della Germania, non compresi quelli dell'Ungheria sono sessantasette. Che in Vienna
furono aboliti tre monasteri di monache, uno de' quali fondato dall'Arciduchessa Elisabetta
celebrava appunto il secondo secolo di sua fondazione in quel giorno, che venne abolito. Leggo,
che uno de' detti monasteri sarà ridotto in un conservatorio di pupilli, e vedove, con risparmio
dell'erario regio per le pensioni, che dar suole massimamente alle vedove de' militari. Si pensa
pur di ergere uno spedale per li bambini esposti. Nella medesima data di Vienna leggo altresì
quanto segue: "È qui comparso l'estratto d'una lettera circolare di monsignor Leopoldo ab Hay
vescovo di Koniggratz (Königsgraz), indirizzata al suo clero secolare, e Regolare, in coerenza
del sistema di tolleranza, stato per sovrano comando testé pubblicato nella Boemia. Ed è il
seguente: Considerando il nostro augusto monarca quanto al ben pubblico sia dannosa la
disuguaglianza delle religioni, e la diversità del dogma, e bramoso di togliere un tale sconcerto,
e di riunire in un corpo i dissenzienti sudditi, onde fu loro vieppiù godere della pubblica felicità,
ordina perciò, e comanda, che tutte le penali costituzioni, che in materia di religione erano in
addietro state pubblicate, sieno affatto cassate, ed annullate, compartendo nello stesso tempo a'
Protestanti tanto della confessione augustana, che a quella dell'elvetica una piena libertà di
coscienza, e di culto religioso privato. Questa sovrana legge adunque noi vi pubblichiamo
affinché voi senza ritardo, e senza eccezione la facciate palese nelle rispettive vostre pievi. Qui
ci sembra soverchio il raccomandarvene l'esecuzione, giacché ciascuno di voi sa molto bene il
suo dovere verso la superiorità, ma siccome si ritrovano de vostri cooperatori, i quali mossi, ed
accesi da un indiscreto zelo, pensano di fare cosa assai grata a Dio, se colle loro prediche,
dispute, e scritti dileggiano coloro, che in vece di unirseli nella carità, gl'inaspriscono
maggiormente, li rendono più ritrosi, ed ostinati, e da sé gli allontanano: pensammo noi di qui
aggiugnere alcune opportune istruzioni, tratte dalla nostra religione, dall'umanità, e dalla
regione medesima, delle quali ciascheduno ne potrà comprendere il vero senso, e la forza, e tutti
egualmente dovranno uniformarvisi. Intenderà ciascuno di voi la forza de' nostri insegnamenti, e
vi si accomoderà più facilmente, se vorrà internarsi a contemplare i veri caratteri della nostra
religione, il cui sodo fondamento si è la carità, ed il perdono. Il divin nostro Legislatore per
viemaggiormente imprimerci queste massime, non solo le ha in diverse occasioni replicatamente
comandate; ma le ha egli stesso con una infinità di esempi comprovate. Imperocché tutto il suo
vivere tra' mortali non fu che un far del bene, un perdonare, così del figlio prodigo, della
pubblica peccatrice, della donna adultera, del giudeo ecc., ogni suo passo, ogni parola, ogni
azione, ogni movimento, tutta la sua vita non sono, che un modello a noi lasciato di amore, di
moderazione, e di perdono. Dietro questa divina scorta, e su queste pedate camminarono gli
Appostoli, ed i santi Padri. Volgete le sacre Carte, e le sentenze dei santi Padri, altro non
troverete, che una legge di carità, di perdono, di beneficenza, e di una piena tolleranza.
Ascoltate il principe del Apostoli, di amarci, ed onorarci scambievolmente, di accogliere
piacevolmente senza trasporto chiunque si trova fuori della vera credenza, e si sopportarci a
vicenda, se vogliamo adempiere la Legge di Gesù Cristo. La fede è un puro dono del Cielo, che
appartiene al solo intelletto: la podestà di dispor del quale non è ai re, né ai principi, ma a Dio
solo riservata. Quindi noi, per uniformarci alla nostra santa Religione, non dobbiamo con altre
armi assalire, e combattere questa libertà di coscienza, che con indirizzare le nostre preghiere a
Dio, e ad esempio del divin Maestro pazientemente tollerare quelli, i quali e nel culto, e nella
credenza sono da noi divisi. La carità nostra non dee essere simulata, ma eguale e sincera con
tutti i nostri concittadini, affinché in questa guisa venga promessa, e mantenuta l'unione della
Chiesa, e la pubblica tranquillità. Da questi principi ne caviamo i seguenti punti da esattamente
osservarsi. 1. Vi asterrete da qualunque discorso, che possa dispiacere o a' cattolici, od agli
acattolici, poiché i primi ad ogni menomo sospetto si risentono, ed i secondi con dispiacevoli
dispute vieppiù s'inaspriscono. Laonde nei giorni di domenica, ed altre feste spiegherete al
popolo quella parte soltanto di Vangelo, che riguarda i doveri de' vostri parrocchiani per renderli
più morigerati, più ubbidienti alla superiorità, più tolleranti, e pacifici nella società, e
concittadinanza. Insegnate, che i dogmi della vostra santa Religione derivano da veri fonti, cioè
dalla Rivelazione, e dell'antica Tradizione, e così egualmente insinuate essere semplici, e senza
abusi li precetti, e costumi istituiti dalla Chiesa. Passate sotto silenzio gli atti del Concilio di
Trento, ne' quali si fa menzione dei nomi di Lutero, di Calvino, e d'altri antesignani, bastando
predicare la sola verità. Non bisogna, dice il Grisostomo, beffeggiare, ma ammonire, e
consigliare senza rimproveri, non da nemici ricercare la vendetta, ma da medici additare mezzi
valevoli a risanare. 2. Sebbene col sovrano decreto dei 4 ottobre sia stata rigorosamente proibita
ogni ricerca, e visita di libri, che in addietro si faceva, noi però abbiamo stimato opportuno di
ripetervelo, come convenevole ai principi della stabilita tolleranza. Nessuno adunque ardisca più
di mettere discordie nelle famiglie, d'ingerirsi nelle loro domestiche cure, e di togliere loro a
forza alcun libro sotto qualsiasi ombra, o pretesto, poiché l'impiegare simili mezzi appartiene a
chi ha dato la libertà di coscienza, e di culto privato. Se qualcheduno avvedutosi del suo errore
da se solo li recasse, voi a nostre spese dovrete provederlo di altri libri di sana dottrina; ma se
mai girassero nascostamente intorno libri proibiti dal sovrano, empi, corruttori de' costumi,
sediziosi, od infamatori, voi ne dovrete ragguagliare il giudice secolare, al di cui braccio questa
cura è riservata. 3. I Protestanti atteso il proclama di tolleranza vorranno probabilmente per non
avere ancora alcun oratorio, tenere delle private adunanze per fare le loro lezioni, canti, e
preghiere: e perciò vi avvertiamo di non recar loro in questo fatto il minimo disturbo; ma se
costoro sotto titolo di religiose adunanze tenessero de' complotti nocevoli al ben pubblico,
avvisatene tostamente il politico Governo: ciò che farete ancora rispetto ai cattolici, se veniste a
scoprire tali inconvenienze ecc. 4. A chi dal sovrano è permesso di fomentare nel suo cuore la
acattolica religione, e confessarla apertamente, a questi s'intende ancora permesso di morire
pacificamente nella medesima. Quindi trasgredirebbe la sovrana legge ciaschedun pievano, od
altro sacerdote, il quale senza essere chiamato andasse da un moribondo, e cercasse a forza di
esortazioni d'ismuoverlo dalla sua falsa credenza permetterlo sul buon sentiere. Questo non è
zelo del Signore, ma uno spirito di persecuzione odioso, e a chi vive, e a chi sta per morire. In
simili casi a noi non ci resta, che raccomandare un'anima tale alla divina misericordia. 5. Egli
non è mai lecito di ristringere come fra lacci e ceppi l'altrui coscienze: perciò voi, sia nello
spiegare, sia nell'amministrare i Sacramenti ai Protestanti, come battezzare le proli, benedire le
nozze, introdurre le donne in santo dopo il parto, accompagnare alla sepoltura ecc. osserverete
soltanto quello, che constituisce l'essenza del Sacramento, tralasciando quelle formole, che sono
dai cattolici adoperate e diametralmente opposte ai dogmi dei Protestanti, come sarebbe al
battesimo di domandare credete nella Santa Chiesta cattolica? o pregare per li defunti di coloro,
che non ammettono il Purgatorio, aspergere i corpi con l'acqua benedetta, dare a baciare il
Crocifisso ecc. E ciò vi serva frattanto di provisoria istruzione, finché da noi vi sarà sopra tale
materia trasmesso un nuovo Rituale. 6. Voi ben sapete quanta forza abbiano le parole del
pastore nel cuore del suo gregge: onde vi esortiamo e vivamente preghiamo acciocché, e per
l'accrescimento della Chiesa nostra, e per il miglior bene del pubblico vogliate spiegare, e far
comprendere questa legge di tolleranza rappresentando loro esser fondata nelle divine Scritture,
e Tradizione, ed essere necessaria ed utile all'umana società: rinforzate col vostro esempio il
vostro parlare, e studiate di togliere di mezzo ogni occasione di risse, odi, rancori, e tutto ciò,
che può distruggere, o intorbidare la pubblica pace". Così finisce la Gazzetta rapporto al
vescovo di Königsgratz; ma promette il resto nel prossimo ordinario. Veggasi sotto.
23 febbraio 1782
23 febbraio dopo il mezzogiorno nevicò: e così fu anche nel giorno 24 di mattina. Poi si mitigò
il freddo.
Li due principi moscoviti, detti Conti del Nord, sino arrivati a Roma li cinque, e partiti per
Napoli ai sette di questo mese. Hanno parlato più volte col Papa, ma non nel palazzo, bensì a s.
Pietro coll'occasione, che il detto Papa andò per fare le sue orazioni.
26 febbraio 1782
26 febbraio leggo in data di Vienna 16 febbraio, che li Corpi delle arti debbono in breve
aspettarsi de' cambiamenti, essendovi progetto di ovviare a vai abusi.
In data poi di Brunn della Moravia 6 febbraio, che secondo gli ordini cesarei dei 18 gennaio
furono soppressi in tal città li due conventi delle monache Clarisse di s. Giuseppe, e dei
Certosini, e che sono andati de' commissari a sopprimere anche li Certosini di Olmütz, e le
Clarisse, ed a Znaym altre Religiose Clarisse. Tali monache dovranno sortire dai monasteri
nello spazio di cinque mesi. In tal tempo ad ogni monaca sarà ogni giorno data un pensione di
trenta carantani, e di due fiorini alle superiori loro. Se si ritireranno in altri monasteri ognuna
avrà una pensione annua di 200 fiorini; e se ritorneranno al secolo di soli 120 fiorini, perché
potranno vivere a miglior mercato, ed aiutarsi col lavoro delle proprie mani, come dice la
Gazzetta. Li Frati poi, de'quali è già stabilita la diminuzione, avranno ne' detti cinque mesi 40
carantani al giorno, e dopo ognuno avrà 300 fiorini, ed 800 li loro prelati, o superiori.
Leggo pure in data di Modena 13 febbraio tutta intera la rappresentanza fatta da sua ecc.za
monsig. Garampi nunzio apostolico con suo biglietto indiritto al principe di Kaunitz Gran
cancelliere di Corte, e Stato, dato in Vienna 12 dicembre 1781 colla risposta del Kaunitz data li
19 dicembre 1781. Item una lunga lettera di Pio sesto Papa a Gioseppe imperatore data in Roma
li 15 dicembre 1781, con una risposta brevissima dell'imperatore. Non avendo tempo qui
trascriverò soltanto la cesarea. È conceputa così: "Beatissimo Padre. Persistendo Vostra Santità
nella determinazione di trasferirsi qua, posso assicurarla, che sarà ricevuta con quella
venerazione, e rispetto, che è proporzionato alla sua dignità, e rappresentanza. Se poi le cose per
lei pendenti per me decise, fossero l'oggetto della sua mossa, è superflua. Io nelle mie
determinazioni mi regolo colla ragione, coll'equità, colla umanità, e colla religione. Prima di
risolvermi ad operare consulto sempre savie, oneste, ed illuminate persone in quelle materie, che
sono proporzionate agli affari, che tratto. Assicuro Vostra Santità che sono pieno d'ossequio per
lei, e per la santa Sede come vero cattolico, ed apostolico, ed implorando la sua paterna
benedizione mi dico ecc. Giuseppe".
Il Garampi accenna due altre sue scritture indiritte al Kaunitz li 25 marzo, e 18 aprile 1781. Il
Papa ne accenna una sua all'imperatore de' 25 agosto 1781 colla risposta cesarea de' 6 ottobre.
Replico non ho tempo.
Ora tutti li Frati cherici, e sacerdoti debbono presentarsi innanzi al vescovo per esser esaminati
quali abilitadi76 abbiano per la cura pastorale delle anime.
26 febbraio 1782
76
*Abilità.
Oggidì 26 febbraio fu esaminato qui il nostro P. Guardiano di Bolgiano, ed il di lui compagno fu
esentato come attuale ministro Provinciale. Ho inteso, cheil nostrove scovo ha ingi unto ai predi
cato ridellechie se austri achedinon tocca relema teriedi fe77.
Nella notte de' 24 venendo il 25 di febbraio nella canonica di Calavino nella propria stanza
furono date cinque coltellate al sig. don Pietro Dorna di Vigo Randenese, cappellano
dell'arciprete di Calavino, perché ha persuaso una giovane, che non dia terzo78 ad un giovine.
Morì nel primo di marzo.
Leggo nel Foglio 7 di Lugano, che ai 4 di febbraio il Papa ha tenuto una Congregazione di vari
cardinali col segreto del sant'Officio di non parlare, sebbene credesi relativa agli affari
coll'imperatore. Fra' detti cardinali furono Gianfrancesco Albani decano, Giancarlo Boschi da
Faenza, Antonio Colonna romano, Giacinto Gerdil da Samoen ginevrino savoiardo Barnabita, e
Lazzaro Opizio Pallavicini genovese. Leggo in data di Vienna 6 febbraio che gli Agostiniani
Scalzi di Vienna devono incorporarsi con altro loro convento ne' sobborghi. Che la loro chiesa
sarò officiata dal parroco di Corte, e che in essa sarà trasportato il sepolcro austriaco, ch'è presso
li PP. Cappuccini. Che li PP. Carmelitani dovranno incorporarsi con altro loro convento. Che li
Francescani Riformati saranno trasportati da Vienna nel sobborgo di s. Leopoldo. Leggo, che
nella Boemia gli eretici Ussiti attesa la nuova tolleranza hanno commesso degli eccessi contro le
sacre immagini; e che perciò l'imperatore ha dichiarato ch'esso vuol favoriti soltanto li tre riti
wesfalici, e che gli stessi Ussiti dovranno unirsi ad alcuno di loro. Che all'incontro Federico re
di Prussia favorisce moltissimo li cattolici, e che pretendesi, che sia per ricevere negli Stati suoi
un nunzio apostolico. Che in Ratisbona gli elettori ecclesiastici per mezzo de' loro
plenipotenziari formano un Piano di consistenza per una concorde riforma di alcuni Ordini
Regolari de' loro Stati.
Leggo il fine della circolare del vescovo di Kinisgsgratz così: "7. Quantunque la chiesa cattolica
avesse ordinato, che chi muore fuori della Comunione, non possa aver luogo nel cimitero
de'suoi fedeli; noi perché il ben pubblico lo ricerca, troviamo buono si sopprimere questa
ordinazione del tutto disciplinare, ordinando, che i Protestanti coi quali viviamo in amichevole
tolleranza, possano aver in morte tra noi il luogo di riposo. Vegliate sopra tutto adunque, che in
simili occasioni non nascano delle turbolenze per parte de' cattolici, i quali facilmente
ricuseranno l'aver morti per compagni quelli, che non ebbero vivi nella Comunione de' Santi; e
perciò gli esorterete a quest'opera di carità cristiana; ma trovandoli ostinati e disposti a
cagionare effettivo tumulto seguiterete il loro volere e seppellirete il cadavere del Protestante in
altro conveniente luogo. 8. Finalmente se fuori de' casi qui accennati altri ne nascessero nella
nostra diocesi di considerazione e d'impegno, noi v'incarichiamo rigorosamente di farvi
consapevoli con la maggior sollecitudine, né mai averete da voi stessi a disporre in tali cose
senza il previo nostro consiglio. Ci affliggerebbe poi assai se alcuno del nostro clero suscitasse
delle dissensioni, odi, e disturbi tra il popolo, e molto più allorché fossimo sforzati di castigarlo,
e di dimetterlo dal suo offizio. Speriamo però tutto il bene dalla vostra sperienza, saviezza, e
consiglio, e ci promettiamo, che voi non vi scosterete punto da questa nostra Istruzione. Per
mezzo de' nostri Vicari foranei ciascuno acquisterà una copia di questa Instruzione ed essi pure
veglieranno attentamente, acciocché la presente volontà nostra venga eseguita, e sopra tutto
dovranno tener l'occhio addosso ai claustrali, che uscendo a cercare la limosina non isparlino, né
si immischino nel pastorale governo: e se mai venisse scoperto un qualche imbroglione tra
questi, sarà vostro obbligo di subitamente avvertirci del nome, luogo, e circostanze. Vi
parliamo, sono parole del Grisostomo, vi parliamo d'una cosa, la quale merita, che di lei si parli
nella Chiesa di Dio, e che volentieri si ascolti: vi parliamo della pace. E a chi più s'appartiene di
persuaderla al popolo, che al sacerdote? Procurate adunque, che non nasca alcun disturbo,
perché ciò sarà sempre grato e a Dio, ed al sovrano. Dalla nostra residenza il 20 novembre
1782". Il detto vescovo si chiama Gio. Leopoldo ab Hay. Nacque in Fulneck luogo della diocesi
77
78
*Per avere il senso basta accostare le sillabe.
*Dar terzo=assecondare.
di Olmütz li 12 aprile 1735 e fu fatto vescovo di Königsgratz gli undici dicembre 1780. Non è
principe, e si dice exgesuita.
25 febbraio, giorno di Lunedì, fu intimata la soppressione anche al monastero delle nostre
Clarisse di Sant'Anna in Borgo di Valsugana, colle formalità simili alle usate colle monache
roveretane.
Dicesi, che nello stesso giorno è uscito di Roma il Papa Pio sesto con parecchi cardinali per
andar a trovare l'imperatore in Vienna. Si dice pure, che il medesimo imperatore ha perduto un
occhio, ed ha infermo l'altro e che il protomedico arciducale Giambattista Borsieri di Trento
tiene avviso di portarsi da Milano a Vienna subito, che sarà chiamato79. Il detto Papa se ne andrà
in viaggio con quaranta cavalli, e si denominerà l'Abbate di San Giovanni in Laterano. Altri
dicono che si chiamerà il Conte Giannangelo Braschi. È partito da Roma il 27 ma come Papa
Pio sesto.
Leggo, che ora gli ebrei nella Polonia austriaca sono eguali ai cristiani nelle imposizioni. Leggo
che tutti li commissari destinati di andar a sopprimere li conventi sono usciti di Vienna li 21
gennaio, e furono cinque consiglieri con altri subalterni. Ai conventi di Vienna fu letta la loro
soppressione li 24 gennaio. A quei di Praga li 29. Nell'editto tra altre cose si dice, che si lascino
ai Religiosi tutti gli effetti, che avranno nelle loro celle, come libri, immagini, mobili ecc. Che li
non professi debbano partire fra quattro settimane, e che siano loro dati 450 scudi. Che sarà
libero a tutti i Religiosi sacerdoti, e che hanno dignità maggiori, come pure alle superiore, e
Religiose qualificate il ritirarsi in conventi esteri, cui sarà dato un passaporto, con un viatico, ma
senza pensione. Che a que' Religiosi, che passeranno ne' Fratelli della Misericordia, o ne'
Religiosi delle Scuole Pie sarà data una pensione annua di 300 fiorini ed altrettanti a quelle
monache, le quali passeranno ne' monasteri dell'Elisabettine. Che quelli, i quali si
secolarizzeranno avranno un'annua pensione di 300 fiorini fintanto che saranno proveduti di un
Beneficio. Che la dispensa de' voti, la quale potrà essere necessaria (tanto per l'uno, che per
l'altro sesso) apparterrà a' superiori, che sono d'altronde competenti. Le Religiose avanzate in
età, ed ammalate potranno rimanere, e si avrà di esse la cura conveniente. Le Religiose professe,
che non vorranno passare in conventi di altro Ordine, potranno restare in convento, che ad esse
sarà assegnato; ma sarà loro prescritto dal Governo provinciale di concerto col vescovo una
Regola di vita per lo spirituale, e temporale, e sarà dato ad esse un Preposito ecclesiastico, come
altresì alle avanzate in età, ed ammalate, che resteranno nei conventi degli uomini: il qual
Preposito avrà l'inspezione di detti Religiosi, e Religiose, e godrà l'annua pensione di 600
fiorini. Così l'editto, che io non intendo bene. Il Foglio di Lugano parla più chiaro. In vece di
Preposito dice direttore, e non si uniscono gli uomini con le donne.
Gli astronomi Meyer, e Konig di Manheim dicono, che il nuovo pianeta osservato dai 3 di
novembre sino ai tre febbraio sempre brillante, non la cede gran fatto nella sua luce a quella
delle stelle fisse, e che egli è dieci volte maggiore della terra, avendo 17.200 miglia di
Germania, dove il nostro globo ne ha più di 1.700. Così la Gazzetta veneta 17 dei 27 febbraio
1782.
1 marzo 1782
Il primo di marzo nel Zuchthaus di s. Lorenzo è morto un Taddei di Croviana sollando. Egli è il
primo, che ha finito di vivere in tal luogo tra li catenati, e detenti. Fu infermo soltanto pochi
giorni. Venne seppellito nel cimitero parrocchiale di s. Maria Maggiore della città. Egli per altro
nacque a Verona.
Leggo, che nella Polonia vi sono più di cento mila famiglie ebree. Che in Vienna di notte tempo
fu fatta una leva di reclute con tanto mal ordine, che sua maestà poi fece notificare il suo
dispiacimento, acciocché lo stato militare non divenga odiosi ai sudditi.
6 marzo 1782
79
Non fu chiamato.
6 marzo, leggo in data di Roma 22 febbraio scritto da due dimoranti in Roma, che il Papa Pio
sesto nel giorno 25 ha con un breve tenero discorso insinuato al sacro Collegio la sua partenza
per la Germania, senza individuare alcuna città, e che poi è uscito di Roma effettivamente li 27
a tredici ore, giorno di mercoledì, dopo la seconda domenica di Quaresima. Che ha preso seco
quindici persone di equipaggio, ed altrettante di servizio, con tre calici, e più paramenta. Con
molte reliquie sacre, e molte medaglie di oro di gran costo. Uno scrive, che andrà il detto Papa a
Loreto, a Cesena, a Ferrara, ed a Padova, e poi non si sa se andrà per il Friuli, o da altra parte.
L'altro poi dice, che da Padova passerà a Verona, e da Verona a Trento. Scrivono d'accordo uno
dell'altro non sapendo che le persone di equipaggio non sono di alto rango, né di rara dottrina, e
scienza, ma bensì di pietà singolare, e che una di esse essendosi scusata con dire, che non è gran
teologo, rispose il Papa, che avrà seco due gran teologi, cioè san Pietro, e san Paolo appostoli.
Aggiugne uno, che probabilmente si fermerà nella Germania in tutta la prossima estate. Io
confido, che andrà secolui anche sant'Antonio di Padova nostro gran taumaturgo, giacché va a
visitarlo in Padova.
Leggo nel Foglio 8 di Lugano 25 febbraio 1781 in data di Vienna 11 febbraio, che in
conseguenza delle providenze imperiali a vantaggio dell'umanità80 si contano già ritornate alle
rispettive case paterne più di 1.800 monache nel solo distretto di Vienna. Così il Foglio; ma da
altre parti ho inteso, che finora niuna è ritornata alla sua casa paterna.
Leggo in data di Parigi 15 febbraio, che in soli otto giorni sono arrivati a Versaglies quattro
corrieri di Berlino, cioè del re prusso. Leggo in data di Genova, che l'ultimo freddo fu poco
minore di quello del 1709 e che là sonosi gelati gli agrumi, e seccati gli ulivi in parte. Leggo,
che in Milano li soci degli spettacoli teatrali nell'Avvento, e Quaresima, eccettuata la settimana
Santa daranno due accademie di canto, e suono ogni settimana, cioè ogni domenica e mercoledì,
col prodotto delle quali formeranno un fondo per sussidiare le vedove e li pupilli de' musici. Ne'
detti giorni saranno pure aperti li ridotti per li giuochi nella guisa stessa delle altre stagioni.
Aggiungo al detto di sopra, che il Papa ha preso seco quattro preziose mitre, il triregno assai
ricco, e mille medaglie di oro, delle quali ognuna costa quindici scudi romani. Si dice, che un
solo cardinale81 abbia approvato, che faccia il detto viaggio.
Sino dal secondo giorno di marzo il nostro Padre Provinciale tiene una lettera con questa
inscrizione al di fuori: "Admodum Reverendo Nobis in Christo dilecto Patri Provinciali Ordinis
s. Francisci Reformatae Provinciae Tridentinae" Dentro poi:
"Nos Simon Albanus Zambaiti de Vezzanburg huius ecclesiae cathedralis canonicus, et in
spiritualibus Vicarius generalis Tridenti etc.
Admodum Reverende Pater.
Prodiit nuperrime edictum caesaris Augusti, quo curae animarum suis in ditionibus maius
auxilium cupiens clementissime adferre, antequam rem tanti momenti perficiat, mandavit,
omnium monasteriorum, collegiorumque ditionis austriacae Regulares nemine excepto, examini
ab episcopis subiici, ut singulorum scientia, atque ad id muneris idoneitas appareat. Ut
caesareum propositum executioni mandemus, hisce nostris ab excellentissimo gubernio
oenipontano requisiti praecipimus, ut monateriorum tui Instituti, quae in austriaca regione huius
dioecesis sita sunt, Religiosi singuli intra trimestre examinandi huic Curiae se sistant. Sed ne
confusionem pariat multitudo, primo dies ipsas examini praescriptas hic adnectimus 21 martii,
18 et 25 aprilis, 2, 16, 23 maii. Singulos autem hos dies immediate sequens praescriptus
intelligitur, si adnotatis examini finis nequiverit imponi. Caeterum praefixis diebus examen
adamussim hora sexta matutina in hoc episcopali seminario scriptotenus incipiet, qua hora si
quis scriptioni non interfuerit, examen suum ad aliam diem praefixam differre cogetur. Secundo
ex quolibet monasterio, atque collegio tres, aut ad summum quatuor examinandi qualibet die
statuta compareant. Tertio denique singuli examinandi praeter nomen, cognomen, patriam,
Institutum, aetatem, testes etiam literas adferent studii theologici cui, quovis in loco operam
navarunt, relatique in eodem studio profectus. Prompto animo huic saluberrimo mandato
80
81
L'imperatore crede contro l'umanità lo stato celibe ecc.
l'Antonelli.
obedientiam ab omnibus praestandam non dubitamus. In quorum etc. Datum Tridenti die 27
februarii 1782.
Zambaiti Vic. Generalis
Presbiter Petrus Ios. Cloch cancellarius".
In vigore di quest'ordine dovranno presentarsi al detto esame li nostri Padri, che attualmente si
ritrovano ne' conventi di Arco, e Roveredo quantunque nativi certuni del principato trentino.
Nel primo giorno di marzo fu intimata la soppressione a tre conventi di Pavia, cioè a quello de'
Vallombrosani, a quello de' Carmelitani, ed a quello de' Terziari francescani.
12 marzo 1782
12 marzo leggo, che tutte le Religiose professe de' monasteri soppressi desiderano di rientrare in
altri monasteri piuttosto che ritornare al secolo, e che entrando ne' monasteri della Visitazione, o
delle Orsoline verrà loro accodata l'annua pensione di dugento fiorini. Leggo, che il Duca
elettore Palatino di Baviera ha proibito a tutti gli ebrei forestieri di frequentare le fiere de' suoi
Stati e dovendo transitare per essi colle loro merci dovranno farle bollare ai dazi rispettivi de'
confini sotto gravi pene. Leggo, che li corrieri da Berlino a Costantinopoli, e viceversa sono
molto frequentati. Leggo, che a' Luterani è stato permesso da sua maestà cesarea Gioseppe II, il
far fabbricare in una piazza di Trieste a loro scelta una chiesa con campane, ed organo, come
pure di praticare un ingresso, che annunzi quello di un tempio, e ciò per la sola ragione, che
Trieste è porto franco, in cui trovasi gran quantità di famiglie luterane commercianti. Leggo, che
li sette dicembre 1781 la Repubblica di Venezia in Pregadi ha pubblicato un suo rigoroso
proclama contra l'eresia di qualunque sorta. Vuole mantenuto il cattolicismo puro, e che li
pastori ecclesiastici seguano le norme sante, e sicure prescritte dal Concilio di Trento. Leggo,
che nel febbraio in Firenze il freddo fu grandissimo. Ch'è caduta molta neve in Siena, Volterra e
nella Maremma. Che il freddo fu maggiore a Pisa, Livorno, Massa, Sarzana e nel litorale tutto di
Toscana. Che diversi studenti andando a Pisa sono morti di freddo. Che nel Casentino la neve fu
altissima, ed uno è morto sotto di essa. Leggo, che l'imperatore comincia a ristabilirsi dalla sua
grave flussione di occhi. Leggo, che nella Suecia si è formata una compagnia de' vili fanatici
popolari, li quali vanno scioccamente predicando essere vicino il fine del mondo, se non viene
adottato il nuovo modo da loro additato circa il culto divino. Leggo, che il Papa li 26 febbraio
celebrò la sua Messa nella basilica Vaticana all'altare de' santi Apostoli Pietro, e Paolo. Nel dì
27 ascoltò Messa nella medesima basilica all'altare della cattedra. Poi nella sagristia si trattenne
in affettuosi discorsi coi Conti del Nord, ossia co' principi imperiali di Moscovia, i quali diedero
gli la mano nel montare in carrozza, e distaccandosi da lui piansero con lagrime agli occhi. Poi
andò dai Filippini di Vallicella smontò, entrò in chiesa, adorò il SS. Sagramento, e poi andò
all'altare di s. Filippo Neri appostolo di Roma, e se gli raccomandò. Finalmente uscì di Roma
dalla porta del Popolo, in una carrozza tirata da sei cavalli, con monsig. Francesco Antonio
Marcucci dell'Immacolata Concezione patriarca di Costantinopoli, e vicegerente di Roma, e con
monsig. Giuseppe Maria Contesini veneto arcivescovo di Atene, suo elemosiniero segreto. Lo
seguitò un'altra carrozza parimente a sei cavalli con entro monsig. Domenico Nardini segretario
delle lettere latine, monsig. Giuseppe Dini primo maestro delle cerimonie pontificie, monsig.
Giacinto Ponzetti caudatario, e confessore, e Giuseppe de' Rossi medico segreto. In altra
carrozza stavano monsig. Pietro Spagna crocifero, Stefano Brandi aiutante di camera, e Filippo
Morelli scopatore. Indi un calesse col facocchio82, ed un palafreniere. Nel giorno avanti sono
preceduti in un calesse il sig. Annibale Nelli affittuario di Albano come provisionere del
viaggio, ed in una carrozza uno scopatore segreto, un cameriere, un cuoco, un credensiero, ed
uno strascino83 col grosso bagaglio per il Papa, e per la di lui Corte. Il medesimo Papa nella sera
de'27 si fermò in Otricoli: nella sera de' 28 in Foligno: nella sera del primo marzo in Tolentino;
e nella sera de' 2 marzo in Loreto.
82
83
*Artigiano che fabbrica o ripara cocchi, carrozze,
*Traino.
Leggo, che li Domenicani, li Francescani, e li Trinitari di Lemberg città della Polonia austriaca
hanno avuto ordine di uscire di città, e ritirarsi nei sobborghi, e che fu intimata la soppressione
alle monache Carmelitane. Item che in Parigi il freddo di febbraio fu dieci gradi sotto il punto di
congelazione come nel 1740, e che la Senna fu gelata in doversi luoghi. Un corriero francese
presso Monte Fiascone restò coperto dalla neve circa 19 ore, e ne fu liberato da quel
governatore coll'aiuto di 26 uomini, e diversi cavalli
Ho inteso, che in Ausgburgo vi è ordine di notare quelli, che dicono male dell'imperatore, e che
in Roveredo fu pubblicato un proclama, che proibisce parimente il dir male di lui sotto pena
della testa ai controvenienti: ma non tutti così riferiscono.
16 marzo 1782
16 marzo, sabato Sitientes, il nostro vescovo Pietro Vigilio nel salone del castello di Trento ha
ordinato circa settanta cherici maggiori secolari e Regolari. Nella domenica seguente poi di
Passione ha ordinato circa settanta altri cherici minori secolari e Regolari. Ad un nostro
leopoldino84 ha conferito il diaconato sabato, ed il presbiterato domenica. Così ha fatto anche
con un Domenicano. Ha dimandato anche ai Regolari Domenicani, e Francescani Promittis
mihi, et successoribus meis etc., ed avendo risposto promitto, li preti astanti han riso, e
sogghignato. Un Domenicano però domenica fu dimandato quattro volte, ed egli non rispose, od
almeno non poté ardirsi rispondere. La stesa dimanda fu fatta ai nostri Padri David da Tiarno,
Gerolamo da Gardolo, ed Eusebio da Pinedo eziandio nella ordinazione dello scorso settembre,
senza essere stati prima avvisati di tale novità, e quantunque nell'atto il vescovo sia stato
avvisato dal cerimoniero, che usasse la formula per li Regolari.
18 marzo 1782
18 marzo 1782. Questa mattina con molta fretta è passato per Trento, chiamato dall'imperatore
da Roma a Vienna il cardinale Francesco d'Hertzan boemo. È partito da Roma li 12 marzo,
avvisato gli 8.
19 marzo 1782
19 marzo, leggo che ai cinque di questo mese sua ecc.za Conte Filippo di Cobenzel
vicecancelliero di Stato austriaco d'ordine dell'imperatore è andato da Vienna incontro al Papa
sino ai confini, andando per la parte di Gorizia. Poco dopo gli ha tenuto dietro anche monsig.
Garampi nunzio apostolico.
L'imperatore vuole, che in ogni villaggio vi sia una scuola, e che li maestri abbiano un'annua
pensione di trecento fiorini, oltre l'abitazione, l'orto, e le occorrenti legne, coll'obbligo
d'insegnar gratis ai putti.
Fu intimata la soppressione ai Padri Serviti, ai Trinitari, ed ai Carmelitani di Leopoldstadt. A
quelli, che sono di età avanzata sarà data una pensione, gli altri giovani che verranno trovati più
abili, saranno destinati come sacerdoti secolari a reggere qualche chiesa, volendo l'imperatore
che quasi tutti i villaggi sieno proveduti di un parroco acciocché li paesani non debbano far
lunghi viaggi per andare ad ascoltare la santa Messa. Leggo, che nella Lombardia austriaca
saranno demolite le fortezze di Trezzo, Lecco, forte di Fuentes, Pizzighettone, e le cittadelle di
Cremona, Lodi, Como, e Pavia, e resteranno solamente il castello di Milano, e la gran fortezza
di Mantova.
Il Papa è arrivato a Bologna nella sera degli otto marzo, e perse alloggio nel convento de' Padri
Domenicani. Nella mattina seguente de' 9 partì per Ferrara, complimentato prima dal Duca di
Parma Ferdinando primo di Borbone, venutovi apposta da Parma. Il detto Papa arrivò a Ferrara
nella sera de' 9 e perse albergo nel convento de' Padri Domenicani. Quivi ricevette un corriero
mandato da Vienna, ed uno mandato dal re di Sardegna. Per causa del primo il Papa non celebrò
Messa nel giorno 10, ma partì a buon ora per il Ponte Lagoscuro, e pervenne a Chiozza, dove
84
*Della provincia francescana di s. Leopoldo del Tirolo.
alloggiò nel palazzo del Grassi. Nel giorno undici andò a Mestre, ed alloggiò nel palazzo
dell'Erizzo. Nel giorno tredici è partito per Treviso. Andò poi a Sacile, ed Udine ecc.
Dappertutto fu ricevuto con singolare rispetto, e ricevette onori, diede benedizioni ai popoli
affollati e concorsi dai paesi circonvicini.
Leggo una lettera di Gioseppe imperatore data in Vienna gli undici gennaio in risposta ad un
Breve del Papa de' tre dicembre 1781. In questa dice tra più altre cose, che ormai non si potrà
pensare, o addurre veruna cosa, che vaglia in alcun tempo a fargli cambiar massima, e
distoglierlo dalle prese risoluzioni.
24 marzo 1782
24 marzo, domenica delle Palme, nella notte piovette assai, piovette pure nella mattina, ed anche
nevicò qualche cosa. Dopo il mezzogiorno poi si aggiunse un continuo, e così gagliardo vento,
che io non potei arrivare in città, perché due volte gittommi per terra il compagno. Durò anche
nella seguita notte, e cagionò tanto freddo, che restò gelata l'acqua cadente dal monte di
Sardagna, e la corrente nei rivi di Trento, e noi di nuovo fummo costretti a scaldare il refettorio.
Vedi sotto.
Nei primi giorni di marzo il borgo di s. Ulrico distante da Vienna circa due miglia fu quasi del
tutto distrutto da un orribile incendio. L'imperatore ne' primi giorni di questo mese con un suo
biglietto di proprio pugno ha interamente abolita la reggenza dell'Austria inferiore, o sia
viennese. Il biglietto fu scritto il giorno prima. A Lemberg nella Polonia austriaca furono
soppressi otto conventi di monache. Furono loro accordati cinque mesi da vivere unitamente
alle loro abbadesse, colla pensione giornaliera di un fiorino e mezzo ad ogni badessa, e di trenta
carantani ad ogni monaca. Sarà permesso ad ogni professa l'entrare in altri conventi della
repubblica di Polonia, o in quelli dell'Austria polacca. Si scrive, che quelle, le quali avessero
qualche scrupolo rapporto ai voti, potranno indirizzarsi all'arcivescovo, il quale esaminerà i loro
dubbi, e subito sciolte dai voti riceveranno un'annua pensione di 200 fiorini, che saranno loro
dati anche se si maritassero. Alle novizze poi saranno dati 150 fiorini per una volta sola con la
loro dote portata nel convento da loro.
Il re di Prussia con suo editto dei 4 altri dei 5 marzo diretto ai Priori de' conventi, alle badesse
de' monasteri, e case religiose situate nel Ducato di Gheldria, ha ingiunto, che debbano
soggettarsi ai decani rurali di cadaun distretto esistenti sotto la ispezione generale del vescovo di
Ruremonda, senza più riconoscere alcun altro superiore estero. Che in otto giorni diano una
esatta nota del numero de' Frati professi, de' novizzi, de' laici, delle monache coriste, e converse,
del luogo nativo di ognuno, ed ognuna, dell'età, cognome, convento di loro accettazione, e del
tempo della loro dimora nella Gheldria. Item che non ammettano alcun Religioso mandato o da'
Paesi Bassi, senza la previa licenza del re. Che impediscano il questuare nella Gheldria prussa
que' Religiosi, li quali hanno li conventi fuori di essa. Item che in otto giorni diano l'inventario
di tutti li loro beni mobili, ed immobili, e delle rendite, che hanno dentro, e fuori della Gheldria.
Il freddo eccessivo de' primi di febbraio a Pietroburgo cagionò una malattia epidemica sì
generale, che gli ammalati furono circa 58.000. In un giorno solo si sono ammalati 130 soldati
tra dugento ch'erano in guardia.
In Vienna gli undici marzo alle ore otto di mattina la damigella Stöckel, giovane d'illustre
schiatta, in età di 19 anni fu barbaramente ammazzata nel proprio letto dalla sua cameriera,
malcontenta del suo salario di cinquanta fiorini, pretendendone sessanta. Adoperò una mannaia,
ed un gran coltello, ma subito avendo ella stessa gridato come una furia fu presa e carcerata.
Leggo in data di Vienna 6 marzo, che ai Padri Teatini fu ordinato di prepararsi all'esame per
essere impiegati in provincia alla cura delle anime. Ciò si dice de' Teatini di Vienna. Leggo pur
ivi nel Foglio undecimo di Lugano 18 marzo 1782, che il nuovo ordine giudiciale formato
l'anno scorso, stampato per ordine della Corte di Vienna, tradotto in varie lingue, e persino
venduto per uso delle provincie ereditarie della Germania austriaca, è stato talmente combattuto
dalla facoltà giuridica di Vienna, e da vari altri consiglieri, e pratici legali, che alla fine
l'imperatore si è risoluto di sospenderne l'esecuzione, e di lasciar correre l'amministrazione della
giustizia sull'antico piede. Leggo, che ai tre di marzo in tempo di notte nella città di Benevento,
e nel di lei Ducato si sentirono quattro scosse di terremoto così forti, che il popolo impaurito
fuggì dalle proprie abitazioni nelle piazze, e vi alzò delle tende. Lo stesso fu fatto nella
campagna. Leggo, che ai 9 di marzo in Milano fu pubblicato un nuovo editto cesareo
sull'immunità ecclesiastica locale, o sia sacro asilo, abrogativo di ogni altra legge, pratica
consuetudine, e segnatamente della Bolla pontificia de' 9 dicembre 1757. Il Papa Pio sesto ha
scritto all'imperatore un'altra lettera con data di Roma li 9 febbraio 1782 tutta umanità, amore e
rispetto annunciandogli il prossimo suo viaggio. Gli ha tosto ai 26 febbraio risposto l'imperatore
parimente con una lettera civile, nulla dicendo rapporto alla medeme differenze. Non ho tempo
di trascriverle. Leggo, che sonovi de' sudditi austriaci qua e là, li quali si fanno lecito di
opprimere tanto in parole, che con fatti la cattolica religione, attesa la tolleranza accordata
dall'imperatore.
Leggo, che il Papa Pio è arrivato in Vienna nel giorno ventesimo secondo alle tre di sera. Nella
stessa sera è pur arrivato in Vienna il cardinale Francesco d'Hertzan de Harras, già sopra
rammentato. Il Papa fu incontrato tra Stuppach e Neustadt dall'imperatore, e dall'Arciduca
Massimiliano. A Neukirchen fu incontrato dal cardinale Cristoforo Migazzi arcivescovo di
Vienna. A Neustadt dagli ambasciatori di Spagna, e di Venezia. Entrò in Neustadt sedendo nella
carrozza dell'imperatore a mano destra del medesimo. Smontò al palazzo imperiale, e fu posto
nell'appartamento dell'imperatrice Maria Teresa defunta, contiguo a quello dell'imperatore. Nel
superiore poi sono stati collocati li prelati di seguito. Nell'oratorio poi aulico fu la stessa sera
cantato il Te Deum coll'intervento del Papa, dell'imperatore e dell'Arciduca Massimiliano.
Il medesimo Papa è arrivato in Cesena sua patria li cinque marzo, e smontò alla chiesa de' Padri
Serviti. Poi andò al proprio palazzo paterno accompagnato dal cardinale Bandi suo zio vescovo
d'Imola e da cinque altri vescovi, dai suoi parenti, e da tanti altri. Nel dì 7 partì per Faenza et
arrivò a Imola, dove pernottò col cardinale suo zio. Gli otto giunse a Bologna. Li 10 pervenne a
Ferrara e smontò nel convento de' Domenicani. Gli undici arrivò al Ponte di Lago Scuro,
s'imbarcò sul Po, ed arrivò a Chiozza. Li 12 giunse a Mestre. Li 13 partì per Treviso. Li 15 fu in
Gorizia, dove pernottò.
Leggo, che il Gran Duca di Moscovia in Roma ha pagato un quadro fatto dal pittore Cavaliere
Pompeo Battoni con 1.500 zecchini: e con 150 zecchini altre pitture del di lui figlio; e che ha
dato cento zecchini alle figlie del detto Battoni per avergli cantato lo Stabat mater del Pergolesi.
Leggo, che l'imperatore vuole impiegate le facoltà de' monisteri soppressi unicamente
all'accrescimento della religione, ed in cause pie, nominatamente per pagare le pensioni ai
Religiosi soppressi, ed ai parrochi. Ma infatti ecc.
Leggo, che in Roma li 19 febbraio 1782 nella Congregazione de' sacri Riti furono proposte le
cause de' venerabili Carlo da Matrone missionario apostolico, ed Ignazio da Santià sacerdote
tutti e due Minori Cappuccini, e sortirono a pieni voti favorite.
Leggo, che ottanta mila scudi sono stati depositati al Monte di Pietà di Roma da spendersi nel
viaggio germanico del Papa Pio sesto, levati da diverse casse dell'erario pubblico.
Leggo, che a Stockolma nella Suecia85 sino dallo scorso dicembre è nata una setta popolare de'
Fratelli ben intenzionati. Hanno per capo un certo Collin operaio di una fabbrica di seta. Si
fondano su li principi mistici del Bohm, e di altri scrittori coetanei al medesimo, li quali si
oppongono ai dogmi più essenziali.
A Dublino nell'Irlanda, o sia Ibernia li sei febbraio, trovandosi più di 400 persone nella gran sala
dell'Accademia per trattare l'elezione di un rappresentante al prossimo parlamento, cadde tutto il
pavimento, e quasi tutte restarono malconcie assai, benché nessuna morta, e sebbene cadute
all'altezza di venti piedi.
Leggo, che li principi moscoviti sono stati in Napoli dagli 8 sino alli 23 di febbraio, e che hanno
lasciato mille zecchini d'oro alla sala ed ai domestici della Corte di Napoli, oltre altri regali di
gran prezzo a vari personaggi.
85
*Svezia.
Leggo, che una mascherata di dame e cavalieri fatta per loro ai dieci, costò quattordici mila
ducati, ed un'altra dello stesso giorno dodici mila ducati. Tralascio le altre male spese, e pazzie
fatte in Napoli per loro.
Agli Ussiti di Boemia è stato intimato, che si dichiarino o per la confessione augsutana, o per
l'elvetica, se vogliono essere partecipi della tolleranza conceduta ai Protestanti.
Leggo, che il Papa da Mestre86 passò a pernottare a Sacile nel palazzo di monsig. Lodovico
Flangini auditore di Rota; e che li 13 arrivò a Udine, dove smontò al palazzo Antonini. Passò
poi a Gorizia li 14 ma non vi si trattenne, andato essendo a Gradisca, e poi a pernottare in
Vipaco. Leggo che simili viaggi sono stati fatti anche da altri papi, cioè da Stefano II che andò
in Francia a Pipino re. Da Leone III che andò a trovare Carlo Magno a Paderbona87. Da Paolo III
che nel 1537 andò a Nizza di Provenza per pacificare Carlo V austriaco e Francesco primo
francese tra di sé nemici.
Leggo in data de' 23 marzo, che nella città di Milano sono stati soppressi sei monasteri di
monache Francescane, cioè s. Antonio di Padova, s. Apollinare, s. Bernardino, s. Chiara, s.
Maria del Gesù, e s. Orsola. Quattro di Cappuccine, cioè s. Barbara, s. Maria degli Angioli, s.
Maria di Loreto, s. Prassede. Uno di Carmelitane Scalze, cioè de' santi Giuseppe e Teresa. Uno
detto le Turchine all'Addolorata, ch'é di Concezioniste. Nella diocesi poi di Milano sono stati
soppressi li monasteri di s. Chiara d'Abbiate Grasso di Domenicane, di s. Chiara di Legnano di
Francescane Scalze, di s. Pietro di Treviglio di Francescane. Le monache soppresse velate sono
466, converse 147. Tutte sono 613.
Le nostre monache di s. Carlo e di s. Anna sono state obbligate a dichiararsi subito, se vogliono
andare colle Agostiniane di Sacco, oppure colle Servite di Arco. L'orto delle caroline situato
dentro la monastica clausura fu affittato per cinquanta fiorini al gastaldo delle medesime. Anche
le Clarisse di Trento a s. Chiara, ed a s. Trinità temono delle novità dolorose.
2 aprile 1782
2 aprile, festa terza di Pasqua, e nel giorno seguente il nostro vescovo ha cresimato nella chiesa
seminariale, cominciando la mattina alle nove. Anzi ha cresimato anche nei giorni 4-9 in
castello. Il tempo fu piovoso, e freddo, essendo caduta della nuova neve sotto Sardagna, poco
sopra Ravina.
Ho inteso, che alle monache nostre di s. Anna saranno lasciati tutti li mobili, ch'erano a loro uso,
acciocché se li dividano, cioè la biancheria, il vestiario, gli utensili ecc. Tredici monache sonosi
elette di andare colle Agostiniane di Sacco, le altre 15 poi di andare alle proprie case. Le coriste
per vestirsi di altro abito avranno una volta fiorini 100 e le converse 50. Le coriste, che
andranno in altro de' nominati tre monasteri avranno la pensione annua di fiorini 200 e le
converse di fiorini 150. Lo stesso avranno anche andando al secolo separate. Andando poi al
secolo unite, e formando comunitade avranno le coriste fiorini 150, e le converse fiorini 100.
Ho anche inteso più volte, che sta in Vienna e s'interessa nelle moderne dolorosissime novità
l'empio già condannato Carlo Antonio Pilato di Tassullo anauniaco, autore del libro
scandalosissimo intitolato di Una riforma d'Italia, e di altri. Ho inteso altresì, che uno degli
architetti di tali novità si è l'exgesuita Enrico Giovanni Kerens di Mastricht vescovo prima di
Ruremonda, ed ora dai 3 di aprile 1775 di Neustadt viennese, nato li 23 maggio 1725.
Finalmente ho inteso, che già sono stati soppressi alcuni conventi anche di Religiosi in Milano,
ed in Mantova. Se non si verificherà in questo mondo, si verificherà nell'altro ciò, che Chiesa
Santa Santa canta nell'antifona al Magnificat nel vespro della feria sesta del Salterio, dove dice
Deposuit potentes, Sanctos persequentes: et exaltavit humiles Christun confitentes. Egli può far
tanto in ictu oculi. Fiat Domine Iesu.
Nella domenica Laetare, quarta di Quaresima in Roma, nel palazzo apostolico del Vaticano,
coll'intervento di diciassette cardinali, di molti prelati, de' capi delle Religioni e di altri soliti, fu
tenuta la completa cappella Papale, e vi cantò Messa il cardinale Scipione Borghese, recitando
86
87
A Mestre fu complimentato da 26 vescovi.
*Paderborn.
in fine di essa la solita orazione latina il Padre maestro Giuseppe Maria Ippoliti Carmelitano
reggente del Collegio di s. Maria in Trastevere in vece del suo P. Procuratore generale; ma non
vi fu fatta la solita benedizione della Rosa d'oro, perché non vi fu il Papa. Tal Rosa però fu
tenuta in vista pubblica sull'altare in tutto il tempo della Messa.
9 aprile 1782
9 aprile leggo, che il Papa Pio sesto ha per suo costume costante di non mangiar niente affatto se
non ogni ventiquattro ore una volta sola. Pervenne in Vienna li 22 marzo. Li 23 diede udienza
agli ambasciatori, e ministri esteri delle Corti cattoliche, ai cardinali Migazzi, Firmian,
Batthiani, ed Hertzan, ed a molti altri prelati, cavalieri, e Religiosi Regolari. Ai 25 lunedì e festa
della Nunziata celebrò la sua Messa nella chiesa de' PP. Cappuccini, ed ascoltò quella del suo
cappellano; e poi nel sotterraneo della medesima, dove sono i sepolcri reali, ginocchione per più
di un quarto d'ora pregò Dio in suffragio de' defunti di Casa d'Austria. Dopo andò nel refettorio,
chiamò le dame, che stavano in chiesa e permise loro il bacio del piede. Così fecero poi anche
tutti i Padri Cappuccini. Ritornando al palazzo di suo albergo diede la benedizione al folto
popolo, che stava su le strade. Ai 29 ricevette gli ossequi di alcuni ministri acattolici per la
prima volta. Nel detto giorno 23 ebbe una conferenza per più di due ore da solo a solo
coll'imperatore. Fu ricevuto in Vienna senza clero, senza spari di artiglieria, e senza suono di
campane della città per aver egli preventivamente chiesta una tal grazia. Li 27 fu tutto il giorno
ritirato nel suo appartamento, dando udienza a molti. Li 28 giovedì Santo celebrò la sua Messa
privata nella cappella aulica di camera, in cui comunicò l'imperatore, l'Arciduca Massimiliano,
ed altri. Finita la Messa l'imperatore ritornò alla sua stanza: ma il Papa coll'Arciduca andò nella
chiesa de' PP. Agostiniani, dove insieme co' cardinali Migazzi, Batthiani, ed Hertzan, stette alla
Messa solenne celebrata da monsig. Garampi nunzio apostolico assistito da tutti li canonici e
sacerdoti della metropolitana. Portò in processione il Santissimo lo stesso Papa; il quale poi
nelle sue stanze servito dal Garampi come diacono, e dall'Artz Suffraganeo di Vienna come
suddiacono, alla presenza dei cardinali, di monsig. Contesini, di monsig. Dini, ed altri, fece la
consueta cerimonia di lavare i piedi a dodici uomini vecchi, e di servirli a tavola, essendo
presente anche l'imperatore e l'Arciduca. Ai medesimi uomini ha dato il solito vestito, e 12
zecchini soliti l'imperatore; il Papa poi diede ad ognuno due medaglie, una di oro, e l'altra
d'argento. Li 29 venerdì Santo intervenne all'officio divino celebrato da monsig. nunzio nella
chiesa de' PP. Agostiniani, coll'Arciduca, co' prelati del suo seguito, con altri prelati e
ciamberlani. Dopo le tre pomeridiane preceduto dai ciamberlani di Corte, dai suoi prelati, e dal
nunzio, in compagnia dell'Arciduca e seguitato dai cardinali Migazzi, e Batthiani portossi a
piedi alla visita de' sacri Sepolcri. Visitò prima la chiesa della nazione italiana. Dopo quella de'
PP. Minori Conventuali. Quella de' PP. Benedettini detti degli Scozzesi. Quella de' Sette Cori
Angelici. Quella di san Pietro. Quella finalmente de' PP. Barnabiti a s. Michele. Le strade
furono affollatissime ed appena bastarono due distaccamenti, uno di cavalleria, e l'altro
d'infanteria per contenere la calca. Il Papa nel giorno di Pasqua pontificherà in Santo Stefano, e
darà la benedizione Papale al popolo sotto lo sparo del cannone. Non sarà accompagnato
dall'imperatore perché li medici non vogliono, che si esponga all'aria, non essendo ancor guarito
dalla sua flussione d'occhi.
Il vescovo principe di Cracovia Gaetano Conte di Soltyck è stato per quasi nove anni seguenti
solitario nel suo appartamento senza lasciarsi vedere da alcuno. Perciò essendo pochi mesi in
qua comparso mutato alquanto, fu ordinato dal Capitolo, che il coadiutore Michele Conte
Poniatowski vescovo di Plocko faccia da amministratore plenipotenziario finché il Soltyck
guarisca affatto. Anzi volendo questi trasportare a Tarnow nella Polonia austriaca i suoi tesori,
fu impedito dal Capitolo, e messo sotto custodia. Fattone poi l'inventario delle di lui sostanze,
gli furono trovati più di 24.000 zecchini in danaro, e circa altri zecchini 7.000 in gioie. Somma
totale 32.000 zecchini circa.
Leggo, che il vento de' 24 marzo ha gonfiato il mare a Genova, e danneggiò tutti i bastimenti di
quel porto per circa trentamila pezzi. Cessato poi il vento nello stesso giorno cadde copiosa
neve, e succedette un rigoroso freddo. Parimente leggo, che innanzi li 18 di marzo nel regno di
Napoli si è fatto sentire il freddo tanto grande replicatamente, che tutti gli agrumi di Sorrento, li
quali formano una delle migliori raccolte di quelle cose, sono infracidiati e caduti dalle piante, e
quindi fu giudicato espediente il sotterrarli subito perché non ne venga fatto uso.
Leggo, che l'imperatore ha proibito in tutta la sua monarchia le prediche di controversie ed il
disputare di religione tanto ai cattolici, quanto agli accattolici.
Leggo, che il medesimo imperatore ha cassate le seguenti fortezze ne' suoi Stati, cioè
nell'Ungheria. Presburgo. Raab. Comorra. Leopoldstadt. Treublsthin. Erlan. Zoluoch.
Groslingen. Cassau. Segedin. Esperies. Groswaradin. Nella Transilvania. Hermanstad.
Clausenburg. Zamasugeval. Malcswarsathelii. Fogaras. Cronstadt. Cziekzedacs. Nell'Austria
Superiore. Coslanz. Bregenz. Nella Gallizia. Lamberg. Nella Croazia. Zing. Carlobago. Nella
Stiria. Gratz. Nel Tirolo: Inspruch. Chrenberg. Roveredo. Sohalitia. Rothenberg. Covolo.
Lientz. Beutestein. Bolzano. Nella Moravia. Iablunga. Nell'Italia. Pizzighettone. Cremona.
Pavia. Como. Lecco. Forte Fuentes. Trezzo. Ne' Paesi Bassi. Brusselles. Gand. Ostenda.
Malines. Mons. Namur. Con tutte le città di Baviera. Così la Gazzetta luganese num. 13.
Leggo, che l'editto prussiano rammentato sopra sotto li 24 di marzo, comincia così: "Federico
per grazia di Dio re di Prussia ecc.
Essendoci stato notificato che con l'editto imperiale pubblicato ne' Paesi Bassi austriaci sia stata
proibita ogni comunicazione alle comunità religiose d'ambi li sessi con li conventi de' paesi
esteri, e tolta ogni dipendenza dai loro Generali. Noi perciò, riguardo ai convento della Gheldria
prussiana, Stati finora dipendenti dai superiori esistenti ne' Paesi Bassi austriaci, ordiniamo
quanto segue", cioè come riportato sopra.
Leggo assai lodato nella Gazzetta luganese il P. Giangiuseppe Ferrari Provinciale de' Minori
Conventuali della Lombardia austriaca per aver predicato la seconda volta in Lugano con
universale aggradimento per la sua pietà, e dottrina. Quindi fu pure onorato con diversi
componimenti poetici.
10-11 aprile 1782
10 ed 11 aprile, mercoledì, e venerdì nel castello di Trento vi fu il concorso generale de' RR.
Preti secolari alle due parrocchie di Mori nel Lagaro, e di Bono nella Giudicaria maggiore,
ambedue nel principato di Trento. La prima fu data al nobile sig. don Giacomo Tabarelli de
Fatis di Roveredo, esaminatore prosinodale, già professore di teologia morale, ed ora rettore del
seminario vescovile di Trento. L'altra poi al sig. don Bernardino Pasi di Trento arciprete di
Banale nella Giudicaria minore. Li concorrenti furono 55 incirca. Ma poi il Pasi rinunciò.
12 aprile 1782
12 aprile. Il nostro vescovo principe è andato a Santa Massenza, luogo di suo divertimento,
perché gli cessi il concorso di cresimandi, e per divertirsi, come ho inteso, colla caccia delle
anitre. Avea destinato di partire per Vienna; ma si trattiene per aspettare il Papa di ritorno.
Leggo in una data di Vienna 21 marzo, che in vigore di un nuovo editto imperiale, ciascun
accattolico, che vorrà stabilirsi ne' Paesi austriaci dovrà insinuarsi al rispettivo capitalo
Circolare da cui gli sarà data una cedola, in vigore della quale nessuno ardirà d'inquietarlo, o
proibirgli la dimora nel luogo fissato: e che quando in un luogo vi saranno cento famiglie di
accattolici allora la Corte permetterà loro un tempio, ed un pastore, il quale dovrà esser suddito
austriaco88. Per questo e per le altre cose dette antecedentemente, non so da chi, sono stati
composti questi due versi:
Tollendos tolerat, tolerandos Austria tollit.
Vel: Tollendos tolerat, tolerandos tollit Ioseph.
Sic tollens, tolerans, intoleranda facit.
Vel: Tollens, et tolerans, intoleranda facit.
14 aprile 1782
88
Vedi più sotto.
14 aprile, domenica seconda dopo Pasqua, in Trento non fu fatta la solita solenne processione
della Madonna Dolorata, perché piovette tutto il giorno.
16 aprile 1782
16 aprile leggo, che l'imperatore nel sabato Santo ha dovuto farsi trar sangue, e che quindi nella
seguente mattina di Pasqua non ha potuto andare col Papa alla metropolitana viennese di Santo
Stefano. Per questo il medesimo Papa è andato con treno mediocre tenendo seco nella sua
carrozza li due cardinali Migazzi e Batthiani, colla scorta di quattro guardie nobili del Corpo
ungherese, e quattro polacche. Fu seguitato da altre carrozze de' suoi prelati domestici, da
monsig. nunzio Garampi, dagli uffiziali domestici de' predetti due cardinali. La chiesa fu piena,
specialmente di nobiltà, ch'ebbe li biglietti di entrata. Nella tribuna grande di Corte furono le
dame. Nella tribuna arcivescovile l'Arciduca Massimiliano. Fece l'officio di arcidiacono il card.
Migazzi, di diacono il card. Batthyani, di suddiacono il card. Francesco d'Hertzan. Di assistente
al suddiacono il Conte di Artz anauniaco89 Edmondo vescovo di Teia Suffraganeo di Vienna.
Assistettero pure monsig. Dini maestro delle cerimonie, monsig. Marcucci patriarca di
Costantinopoli, monsig. Contessini arcivescovo do Atene, e gli altri prelati Papali, e tutti li
vescovi e prelati mitrati, che si trovano in Vienna, con tutti li canonici, e Beneficiati di quella
metropolitana. Li principi Adamo di Aversperg, e Nepomuceno di Swartzenberg servirono il
Papa col bacile, ed asciugatoio delle mani. L'Epistola e l'Evangelio furono cantati in latino ed in
greco. Dopo l'Evangelio il Papa recitò una sua omelia latina sopra il testo Pax vobis. Moltissimi
cavalieri, e dame furono osservate, che contemplando la maestà del cerimoniale pontificio, e la
naturale umiliazione e raccoglimento del Papa nel celebrare versarono lagrime di tenerezza, e di
edificazione. Dopo la Messa il Papa vestito degli abiti pontificali col triregno in testa, ed
assistito dai cardinali, e prelati suoi domestici, diede la sua Papale benedizione dalla loggia di
quella chiesa, della piazza d'armi, all'affollatissimo popolo, il quale geometricamente calcolato
oltrepassava le trenta mila persone.
Anche l'Arciduca Massimiliano comparve per riceverla ad una finestra della nunziatura. Il
popolo fu innumerabile, perché oltre quello della città, e de' sobborghi, e de' paesi circonvicini,
vi furono moltissimi forestieri venuti dalla Boemia, dalla Moravia, e molti più dall'Ungheria.
Perché non nascessero disordini fu proibito l'andare quella mattina per città in carrozza; e le
strade furono custodite da corazzieri, e granatieri. Nel sabato Santo e nel seguito lunedì il Papa
stette sempre ritirato nel suo appartamento. Martedì li 2 aprile co' suoi prelati e colle guardie
ungheresi, o polacche nobili andò al convento de' PP. Domenicani, vi celebrò la sua Messa,
ammise al bacio del piede que' Religiosi nella sagristia, ed alle dame nel refettorio. Poi andò a
vedere la chiesa già de' PP. Gesuiti, ed ora de' PP. Benedettini della Congregazione Spagnuola
di Monserrato. D'indi passò al castello, e giardino reale di Belvedere, poi alla chiesa di s. Carlo
Borromeo, e ritornò in città. Ne seguiti giorni attesa la pioggia non uscì di palazzo. Disse ogni
mattina la sua Messa nella cappella aulica di s. Gioseffo; passò qualche ora coll'imperatore o
coll'Arciduca, e molte in dare udienza ai più cospicui ecclesiastici, alla nobiltà, e ad altra gente,
concedendo loro a chi il bacio dell'anello, ad altri quello del mezzo della palma di mano, e ad
altri del piede. Due volte al giorno esce sul poggiuolo a dare la benedizione ai molti fedeli
forastieri che vi stavano sotto. Ai 4 di aprile è arrivato in Vienna monsig. Antonio Pietro Conte
Prizicowski arcivescovo di Praga, e principe, primate della Boemia, legato apostolico nato, Gran
Croce stefanista e consigliere intimo imperiale, nato li 28 agosto 1707, ed eletto 26 ottobre
1763.
Leggo in data di Milano 8 aprile, che si continua colà la soppressione de' monasteri, e conventi,
e che li padri Paolotti, e Serviti debbono ridursi in un convento solo. Item che li Cistercensi di
Chiaravalle hanno già avuto l'ordine di ritirarsi nel monastero di Milano, lasciando in libertà li
mobili, e stabili etc.
Sento, che è stato vietato il presentare memoriali frateschi al Papa finché dimora in Vienna; e
che in Ungheria pure già è dato principio alla soppressione delle monache.
89
*D'Arsio nelal Valle di Non, o Anaunia.
16 aprile 1782
16 aprile, martedì, nel monistero di s. Chiara di Trento hanno vestito solennemente l'abito della
medesima Santa in qualità di coriste le signore Bonora e Baldirona di Cavalese90, officiando
monsig. Vicario generale canonico Simone Albano Zambaiti. Un mese avanti, cioè li 14 marzo,
nel medesimo ha professato come corista la signora Giuliani di Torbole. Anche questo è
notabile, attesa la iniquità de' tempi correnti.
Monsig. Ridolfo Giuseppe Conte d'Ebling, arcivescovo e principe di Gorizia, nato il primo
agosto 1723, ed eletto li 27 giugno 1774, dopo di aver operato appresso il Governo di Gorizia
sua patria, perché nella sua residenza, e diocesi non venisse pubblicato l'editto cesareo della
tolleranza, fu chiamato a Vienna, ed ebbe ordine o di dimettere l'arcivescovado, e due prebende,
o di far pubblicare il mentovato editto. Quindi subito cedette, ordinò al suo Vicario generale la
pubblicazione dell'editto, e subito, cioè nel sabato 23 marzo, senza punto poter parlare col Papa
dovette partire per Gorizia.
In Praga sino dai primi di marzo sono soppresse le monache Benedettine del Capitolo di s.
Giorgio, la cui badessa è principessa concoronatrice della regina boema. Le Premostratesi, le
Cisterciensi di Fraventhal, le Celestine di Città-Nuova (Neustadt), le Domenicane e le Figlie
della Maddalena. Nessuna di tali Religiose potrà entrare in un altro monastero senza professarne
la Regola. Resta in tal città il Capitolo reale delle dame nobili, l'altro delle dame inglesi.
L'imperatore ha aggiunto alla sua circolare dei 16 gennaio rapporto alla tolleranza, perché non
sia interpretata falsamente, che gli accattolici dove saranno tollerati legalmente, dovranno
mandare i loro figliuoli alle scuole cattoliche per imparare a leggere e scrivere, e dovranno
ricorrere ai parrochi cattolici tanto per l'amministrazione de' Sacramenti del Battesimo, e del
Matrimonio, come per la sepoltura de' morti, e ciò sintanto che li medesimi accattolici avranno
un proprio loro pastore, un maestro, ed un oratorio. Di più, che li curati cattolici possano andar a
visitare una volta gli ammalati accattolici, e se non sono ammessi dagli ammalati, partano
quietamente. Item che ne' luoghi dove trovansi 500 persone accattoliche, quantunque non vi
fossero 100 famiglie di esse, possa, e debba a loro richiesta esser loro permesso l'erigersi un
oratorio, ed una scuola. Item, che quando gli accattolici presenteranno qualche pastore, o
maestro, o la permissione di erigere un oratorio, li magistrati non ricerchino se siano in istato, o
no di mantenerli. Item che non si ammettano a dichiararsi accattolici comunità, o Corpi interi,
ma ognuno tanto maschio, che femmina si presenti ad uno ad uno avanti al Magistrato, dove alla
presenza di un ecclesiastico delegato dal vescovo siano esaminati diligentemente sopra la loro
religione, ed i principi della loro credenza. Con questo, che non si ammettano altro, che le tre
religioni nominatamente espresse nelle Costituzioni di tolleranza.
Nella città di Praga in luogo delle monache soppresse vi saranno le Orsoline per istruire le
fanciulle, e le Elisabettine per assistere agli ammalati. Per altro rapporto a queste ultime io
leggo nel Familiare Regularium stampato in Napoli l'anno 1706, pag. 195 la Forma professionis
monialum Tertii Ordinis concepita in questi termini: "Ego soror N. voveo, et promitto Deo
Omnipotenti, beatissimae Mariae semper Virgini, beato Patri nostro Francisco, beatae Elisabeth,
ac omnibus Sanctis, et tibi pater, toto tempore vitae meae servare Regulam Sororum Pauperum
Tertii Ordinis a Sancto Patre nostro Francisco institutam, vivendo in obedientia, sine proprio, in
castitate, et clausura". Il voto di clausura non si confà coll'andare per la città ad assistere agli
ammalati, né quello di castità coll'assistere etc. La santa Elisabetta nominata è la nostra gran
Terziaria di Ungheria; ma non so bene se le Elisabettine sieno le Terziarie, che fanno li detti
voti.
21 aprile 1782
21 aprile, domenica, nel monistero della santissima Trinità, hanno vestito l'abito della Madre
santa Chiara due novizze serventi, cioè suor Crocifissa del P.S. Francesco, Rosa Guadagnini
90
Professò poi a suo tempo la sola Baldirona.
fiemmasca, e suor Serafina del Crocifisso, Maddalena di Mais, tedesca. Vedi sotto al 21 ottobre
del 1783.
Nel medesimo giorno tre Padri Filippini dell'Oratorio veronese, cioè il P. Vecellio, coi PP.
Bertolini, hanno cominciato a dare pubblicamente nella chiesa del seminario di Trento gli
esercizi spirituali ai sodali delle Congregazioni maggiore e Minore, ed agli scolari, e ciò a
proprie spese, abitando per altro nel seminario. Vedi sotto al 29 maggio.
In Bolgiano ai nove di questo mese fu intimata la soppressione a quelle monache Annunzialiste
della Beata Giovanna Valesia, ed alle Terziarie nostre. Così ho inteso ma...
23 aprile 1782
23 aprile leggo esser tanti li forastieri, che per vedere il Papa vanno giornalmente a Vienna, che
appena trovano albergo anche ne' sobborghi. Nella domenica in Albis, che fu ai sette, si
trovarono presenti alla benedizione Papale circa sessanta mila persone forastiere. Il Papa è
sortito sul poggiuolo a darla in tal giorno sette volte, e li fedeli per riceverla stettero sotto la
pioggia per non perdere li posti su li bastioni di rimpetto alle finestre Papali sino a tre ore
continue. Gli otto, giorno di lunedì dopo il pranzo il medesimo Papa è andato nella chiesa de'
PP: Agostiniani Scalzi a vedere le picciole urne, in cui si conservano li cuori de' morti di Casa
d'Austria, e pregò per loro. Ai nove dopo pranzo andò a vedere la cesarea regia armeria,
accompagnato dai suoi prelati, e da quattro guardie nobili. Poi andò nella casa della nunziatura
apostolica, e diede la benedizione a tutte quelle persone dipendenti da monsig. nunzio. Ai 10
dopo pranzo a tiro di sei, e col solito suo corteggio, e colle solite guardie andò nel sobborgo
Rossau a vedere la fabbrica regia delle porcellane, seco avendo in carrozza monsig. arcivescovo
di Praga, e monsig. Carlo de' Conti Ezsrerhazy Galanta vescovo di Erlavia nell'Ungheria. Là
venne ricevuto alla porta dall'Arciduca Massimiliano, e dal Conte Francesco di KollowrathNoworadski presidente della regia camera delle finanze, e dell'ufficio montanistico. D'indi passò
al convento de' PP. Serviti, visitò la cappella del miracoloso s. Pellegrino, e nel refettorio
ammise al bacio del piede que' Religiosi. Poi andò a vedere la villa del principe di
Liechtenstein. Agli undici dopo pranzo andò a vedere l'ospitale degli orfani, ricevuto alla porta
dall'Arciduca Massimiliano. Vi andò col solito suo corteggio, e col vescovo principe di Frisinga,
e vide le militari evoluzioni di que' ragazzi. Ai 12 dopo il pranzo in carrozza è andato a visitare
il Collegio Teresiano degli educandi nobili, ricevuto in esso dall'Arciduca Massimiliano. Ai 4 di
questo il cesareo regio pittore Giuseppe Hickel fu dal Papa e delineò il di lui ritratto. Ai sette il
Papa intorno al mezzogiorno fu ad osservare l'aulico gabinetto fisico-matematico, ed osservò
particolarmente la figura, che colla mano scrive bene l'una e l'altra cosa, figura inventata
dall'attuale direttore del medesimo gabinetto sig. Federico de Kautz. Nell'anticamera del Papa
stanno sempre due ciamberlani di servizio, due aiutanti di camera, due uscieri imperiali, ed una
divisione delle guardie nobili tedesca, Unghera e polacca. Quando esce fuori tanto a piedi, che
in carrozza, tiene sempre un certo numero di granatieri, che raffrenino la folla del popolo. Tutte
le spese della Casa pontificia si fanno per conto della Corte imperiale. Vi sono giornalmente tre
tavole imbandite, una per il Papa, una per li vescovi, ed una per il seguito pontificio. Molti
vescovi sono andati a Vienna per ossequiare il detto Papa. Otto sono venuti dalla sola Ungheria,
cioè il card. Gioseppe Batthyani arcivescovo di Strigonia e primate del regno. Carlo Esterhasi de
Galanta vescovo di Agna, ed Eerlaw. Il vescovo di s. Croce. Il vescovo di Sabaria Giovanni
Szily. Il vescovo di Maccaria. Il vescovo di Zagabria in Croazia Giuseppe Gallyuff. Il vescovo
di Reab, o sia Giovannino Francesco Zichi. Il vescovo di Rosnavia Antonio Andraffy.
Ultimamente, cioè ai 9 aprile vi è andato anche il vescovo di Frisinga nella Baviera Lodovico
Giuseppe barone di Welden augustano. Il Papa partirà da Vienna per Monaco, Insprugg, Trento
ecc. circa gli ultimi di questo mese di aprile.
In Vienna verso la mezzanotte de' 12 venendo li tredici è morto l'abate Pietro Metastasio di
Assisi poeta cesareo italiano. Egli nacque li 3 gennaio 1698 in Assisi: andò a Vienna nell'aprile
del 1729 ed in essa consumò 53 anni in qualità di poeta cesareo. Il suo vero cognome fu
Trapassi. Non fu prete, ma vestì da prete. In nome del Papa gli ha portato la benedizione in
articulo mortis monsignor nunzio Garampi. Poeta anche sul letto degli ultimi suoi giorni
recitando sonetti, e ottavine sopra il corso della vita umana, sopra la morte, sopra i medici ecc.
Fu infermo dodici soli giorni. Fu seppellito nella chiesa parrocchiale di s. Michele de' PP.
Barnabiti.
L'imperatore ha comandato con un suo editto de' 21 marzo, che tutti li capitali di fondazioni e
doti delle chiese debbano in avvenire essere collocati su li fondi e Casse pubbliche dello Stato
suo, e non più sopra stabili de' particolari, quantunque tali ipoteche non soffrissero veruna
eccezione.
In Vienna li 14 aprile l'ambasciatore di Francia per festeggiare la nascita del reale Delfino oltre
tre fontane di vino nero, e tre altre di vino bianco eretti fece alle ore 4 pomeridiane gettare da
due palchi eretti nel Prater una grande quantità di presciutti, carni salate, pane ecc. all'affollata
plebaglia. Tale festa, o cuccagna durò più di un'ora e mezza, cui successe un fuoco artificiale,
che costò quattromila fiorini. Li quindici poi ha dato un veglione in maschera con splendido
soupé, ed illuminazione nel palazzo Liechtenstein nel sobborgo Rossau. Lo stesso ha fatto due
altre sere.
Nell'Abbruzzo ai 25 di febbraio un'ora avanti l'Avemmaria della sera per quasi tutta l'estensione
della città vescovile di Ortona, che riguarda il mare Adriatico cominciò la terra a separarsi dalle
fabbriche, ed a tre ore di notte tutto ciò, che prima era colle, apparve una voragine spaventosa,
ed il terreno coperto dalla neve, precipitò rapidamente nel mare. La città, che siede sul colle è
rimasta uno scheletro compassionevole, e le fabbriche tutte, che guardano il mare, minacciano
di sprofondarsi d'ora in ora senza rimedio alcuno, essendo voto il terreno di sotto. Gli abitanti
tutti scapparono spaventati. Niuno è morto, ma credesi che li cittadini dovranno abbandonare la
detta cadente città. Un simile accidente le occorse anche nel 1526 in cui la terza parte di essa
cadde nel porto, che lo rese inservibile.
In Milano ai 15 di questo a 21 ora sono capitati li due principi moscoviti, e nella stessa sera
sono stati condotti al teatro illuminato a giorno alla Scala, dove poco fa era un santuario.
Non ho ancora letto, che l'imperatore sia sortito dal suo palazzo di Vienna dopo che in esso sta il
Papa.
Nella Gazzetta di Lugano 15 aprile in data di Vienna 4 aprile leggo, che all'imperatore dopo la
cavata del sangue i dolori degli occhi sono molto mitigati, ed è cessata l'infiammazione, e che
col rimedio applicatogli dall'oculista professore Barth di una pastiglia emolliente si è molto
scemata eziandio l'enfiagione delle palpebre. Di più, che avendo consultato il medesimo Barth
coi medici barone Storch e col chirurgo Brambilla, fu stabilito che sua maestà faccia una purga
per addolcire il sangue, e che si guardi frattanto dall'aria, e dalle assidue applicazioni. Leggo,
che ai due di questo, terza festa di Pasqua, il Papa ebbe una formale conferenza coll'imperatore
coll'intervento del principe di Kaunitz, e de' due cardinali Migazzi, ed Hertzan nel gabinetto
imperiale, in cui fu introdotto dal card. Migazzi colle cerimonie prescritte, siccome leggo,
dall'etichetta. Dicesi che il Papa fece una patetica, ed energica parlata all'imperatore su le
presenti vertenze, e che l'imperatore sostanzialmente rispose "ch'egli credeva, che le risoluzioni
prese concernenti la Chiesa ne' suoi Stati, gli saranno già state notificate, e che il card. d'Hertzan
suo ministro gli avrà palesate le rette sue intenzioni: che in quanto si era eseguito ha avuto di
mira il bene de' suoi Stati, che per obbligo della sua coscienza dee promovere con tanta
maggiore costanza, dacché erano indispensabili i nuovi regolamenti, per li quali non erano stati
certamente lesi i dogmi della fede e della religione: che se il Papa bramava una risposta più
ampia, si compiacesse di far esporre in iscritto le sue dimande, e che allora dal suo cancelliere di
Corte gli sarebbero date le risposte ministerialmente, e le avrebbe anche fatte stampare ad
istruzione dei sudditi". Finita tale parlata il Papa diede all'imperatore la sua benedizione, e si
ritirò nel suo appartamento. Nel resto il Papa e l'imperatore si fanno visite scambievoli, e si
trattano con i più distinti contrassegni di reciproca stima e cordialitade.
Leggo pure in data di Napoli il primo aprile che il re di Napoli e Sicilia con suo dispaccio
spedito al viceré di Sicilia ha tolto affatto i tribunali dell'Inquisizione dalla sopraintendenza dei
Regolari, rimettendo per l'avvenire l'esame di tali materie ai rispettivi vescovi, e altre persone
secolari con le opportune regole e prescrizioni.
Leggo, che l'imperatore col suo fratello Massimiliano sabato sera li tredici di questo è ritornato
al teatro per vedere la rappresentanza della cantatrice Bernarsconi. Che domenica 14 dopo il
mezzo giorno l'imperatore è andato fuori a spasso in un superbo carrozzino col Papa nel
sobborgo di Leopoldstadt, ed altrove, accompagnati da quattro carrozze, e da guardie a cavallo.
Leggo, che per ossequiare il Papa sono venuti a Vienna monsig. Adamo Patachich de Zaiesda
arcivescovo di Colocza, e Bachia in Ungheria, ed altri vescovi, ed abati ungaresi. Monsig.
Michele Romano Sierakowski Suffraganeo di Primislavia nella Galizia. Monsig. Antonio Conte
di Colloredo arcivescovo di Olmütz nella Moravia. Leggo, che il Papa ha regalato mille fiorini
all'ospedale degli orfani di Vienna per le spese che han fatto que' ragazzi nell'esercizio a fuoco
eseguito a riguardo dello stesso Papa. Il cardinale Migazzi ai 18 ha benedetto nella chiesa
parrocchiale di s. Michele de' Padri Barnabiti l'altar maggiore rifabbricato colla spesa di circa
sessanta mila fiorini. Il Papa li 20 aprile è andato a vedere il ben convento, o sia castello
residenziale de' canonici lateranesi a Klosterneuburg lontano una lega da Vienna. Il primo di
maggio si darà esecuzione al nuovo sistema giudiciale cesareo. Il Papa ha regalato l'auditore
dell'appostolica nunziatura di Vienna monsig. Lorenzo Conte Caleppi dichiarandolo suo prelato
domestico di Mantellone e camerioro segreto.
L'imperatore ha pubblicato un suo decreto indicante l'abolizione dell'attuale reggenza
dell'Austria inferiore, e l'erezione in vece di un dicastero d'appellazione in seconda istanza. Il
Papa ai 19 ha in Vienna dato il cappello cardinalizio al card. Leopoldo Firmian, ed al card.
Gioseppe Batthiani, con pompa solenne, avendo loro innanzi chiusa ed aperta la bocca,
cerimonia solita e significante. Furono presenti l'imperatore, l'Arciduca, molti ministri, ed altri.
L'imperatore ha regalato ai prelati e ministri del Papa degli anelli, delle scatole, e medaglie, ed
agli infimi del danaro.
22 aprile 1782
Li 22 aprile, giorno di lunedì, alle sette e mezza di mattina il Papa è partito da Vienna per
ritornare a Roma. Fu accompagnato dall'imperatore e dall'Arciduca Massimiliano sino a
Mariabrunn luogo distante da Vienna tre miglia. Quivi smontati entrarono nella chiesa de' PP.
Agostiniani Scalzi, adorarono il SS. Sacramento, e nella tribuna esteriore si congedarono con
vicendevoli segni di stima e di affetto, e con lagrime agli occhi si separarono. L'imperatore e
l'Arciduca ritornarono a Vienna, ed il Papa s'avviò verso la Baviera, Monaco, Insprugg, Trento,
Verona, Venezia ecc.
Nella notte degli otto venendo li 9 aprile li borghesi di Ginevra si sono impadroniti della città,
con morte di più persone, La storia è troppo lunga; ed io non ho tempo di trascriverla.
In questo stesso tempo ho veduto un foglio stampato in Trento di questo tenore: "Nos Petrus
Vigilius Dei gratia episcopus et S.R.I. princeps Tridenti etc. Marchio Castellarii etc. Ex
Comitibus de Thunn, et Hochenstein etc. etc. Venerabili clero austriacae ditionis animarum
curae in hac nostra tridentina dioecesi exposito. Augusti imperatoris recens edictum, quo
augustanae, helveticaeque religionis asseclis, atque graecis schismaticis, dummodo centum
familiae collectae inveniantur, privatum eorumdem religionis exercitium, certis sub
conditionibus. in Statibus etiam haereditariis toleratur, notum esse vobis certo accepimus.
Itaque, ne quidquam eorum, quae muneris nostri sunt, praetrmisisse videamur, vos, quibus in
partem sollicitudinis vocatis salus animarum commissa est, admonendos esse duximus, ut si
forte intra paroeciae vestrae confines hoc genus homines domicilium figere contingeret,
quomodo vos gerere debeatis, minime ignoretis. Dolendum equidem, amarisque lacrymis
deploranda misera tot acatholicorum conditio, qui cum sacro Baptismatis lavacro, Ecclesiae
Christi fuerint inserti, atque a peccato purgati, ob aliqua fidei capita ab Ecclesia segregati, in
aeternae damnationis certo discrimine versantur. Quapropter populum vestrum ante omnia
docete Deum, qui dives est in misericordia, incessanter esse invocandum, obsecrandunmque, ut
et iis verae fidei lumen, et conversionbis gratiam largiatur. Obsecro igitur primum omnium, fieri
obsecrationes, orationes, postulationes, gratiarum actiones, pro omnibus hominibus... Hoc enim
bonum est, et acceptum coram Salvatore nostro Deo, qui omnes homines vult salvos fieri, et ad
agnitionem veritatis venire91. Quis scit, an non ea sint inscrutabilia Dei iudicia, ut per preces
fidelium ad verum ovile Christi sint perducendi, ut fiat tandem unum ovile, et unus Pastor?
Nobis certe, quorum unicuique a Christo Domino cura proximi est demandata, nullum
hunmanitatis et claritatis officium praetermittendum est, quo tamquam fratres eos
complectamur, et omnigenae virtutis christianae splendore eosdem ad catholicam Christi fidem
invitemus, atque alliciamus. Debemus enim nos firmiores imbecillitatem92 infirmorum sustinere,
et non nobis placere. Unusquisque vestrum proximo suo placeat in bonum ad aedificationem.
Vae etenim catholico, cuius forte opera mala offendiculum adferrent aliis, quo fieret, ut verae
fidei amplectendae texerent. Induite vos ergo, sicut electi Dei, sancti et dilecti, viscera
misericordiae, benignitatem, humilitatem, modestiam, patientiam... Super omnia autem haec
charitatem habete, quod est vinculum perfectionis. Et ne quis inter vos intempestivo zelo
obreptus charitatis christianae vinculum solvat, videte, ne quisquam contentionibus, litibus
amarisque disputationibus acatholicos lacessat, et irritet. Servum enim Domini non oportet
litigare, sed mansuetum esse ad omnes, docilem, patientem, cum modestia corripientem eos, qui
resistunt veritati, ne quando Deus det illis poenitentiam ad cognoscendam veritatem et
resipiscant. Si quis autem inter eos, catholicos provocaret, errando nolite quasi inimicum
existimare, sed corripite ut fratrem. Quod si acatholicorum quisquam, praecipue dum morti
proximus est, Deo inspirante, catholicae fidei profitendae desiderio flagrat, atque ab institutione
et assistentia vestra spirituali praepeditus a quovis dignoscitur, eum, qui hoc facinus ausit
patrare, quantocius nobis, vel etiam saeculari potestati denuntiate, ut et libera sit volenti
professio catholica, et qui eius conversioni adversatur prout in caesarei edicto cautum est,
debitam poenam luat. Ad ovile autem revertentem ovem ambabus ulnis amplectimini, atque
fovete, memores illius divini Pastoris, qui centum oves reliquit in deserto, ut perditam
recuperaret. Caeterum ne ab uno deflectentes in aliud impingatis, in eo vel maxime studium
curasque vestras satagite impendere, ut ab oviculis vobis concreditis, subversionis periculum
omne, quoad fieri potest, amoveatis. Fideles propterea monete, ne ab acatholicis se ullo modo
seduci patiantur, verum seipsos in fide confirment, illud Apostoli alter alteri repetentes: tu vero
permane in iis, qaue didicisti, et credita sunt tibi, sciens a quo didiceris. Eum in finem
parentibus praecipite, ut prolem suam catholicae fidei elementis probe imbuant, eamque ab
acatholicorum conventiculis remotam sedulo custodiant. Verum vos praecipimus nulli parcite
labori, ut cuiusvis aetatis fideles publicae cathechesi in ecclesia intersint, atque in ea fidei
catholicae dogmata e Sacris Litteris et Traditione eruta, atque ab Ecclesia universali definita
perfecte addiscant, et viriliter profiteantur. Demum super omnia vos ipsos praebete exemplum
bonorum operum in doctrinam in integritate, in charitate non ficta, ut ii qui ex adverso sunt,
nihil debeant mali dicere de vobis. Vigilate super gregem vestrum, state in fide, viriliter agite, et
confortamini. Commendate fidelibus ut stabiles sint et immobiles in ea fide, quam per Dei
misericoirdiam siusceperunt. Pax interim et charitas cum fide a Deo Patre, et Domino Iesu
Christo, cum pastorali nostra, quam vobis perhumaniter impertimur, benedictione. Datum
Tridenti ex arce nostrae residentiae hac die 22 februarii 1782.
Ad mandatum celsissimi et rev.mi domini domini proprium
P. Petrus Ioseph Cloch cancellarius etc.".
In questo mese il rev.mo Provicario Gioseffantonio Menghini col sig. cancelliero è stato a
Roveredo ad esaminare li Padri nostri, e chierici di Roveredo e di Arco, li PP. Cappuccini, e li
Padri Carmelitani per l'esercizio parrocchiale, a tenore dell'editto cesareo. Avanti fu a Bolgiano
per quei Regolari ed a s. Michele per que' canonici Regolari. Altri nostri e Cappuccini furono
esaminati qui in Trento venuti apposta, o di passaggio. Fu da noi e dagli altri pagata la spesa di
tal viaggio piuttosto, che li Frati venissero in tanto numero a Trento.
7 maggio 1782
91
92
2, Tim. 2 falso, ma 1 Tim. 2, vers. 1 e 3.
non imbecillitatem, sed imbecillitates, Rom. 15.
7 maggio, leggo, che il Papa s'è congedato dall'imperatore ed Arciduca in Mariabrunn, o sia alla
Madonna del Fonte, luogo cinque miglia distante a Vienna e che il Papa dando la benedizione
all'imperatore gli ha pregato dal cielo tutti que' lumi, e grazie, che la mano del Signore suole
spargere sopra la testa de' suoi più cari. L'imperatore poi ha significato al P. Martino
exprovinciale de' PP. Agostiniani Scalzi, custodi di quel santuario, che gradirà, che in quel
luogo sia eretta una lapida per eternare la memoria del detto congedamento, e che sia inserita
eziandio nelle loro croniche. Leggo, che il Papa ha dato col cappello il titolo di s. Pietro in
Montorio al cardinale Leopoldo di Firmian, ed il titolo di s. Bartolommeo in Isola al card.
Gioseppe Batthyani. Leggo, che il Papa li 22 dopo mezzodì giunse al monistero mellicense, o
sia di Mölck, dove fu ricevuto dal cardinale arcivescovo Migazzi, da quell'abate, e da que'
monaci Benedettini; e che nella seguente mattina partì per andar a pernottare nel monastero
detto di s. Floriano. Che per tutto il Tirolo sino ai confini veneti sarà compagnato d'ordine
cesareo da sua ecc.za Conte Gundacaro de Sternenberg. Che il Papa è arrivato in Monaco li 26
aprile di sera piovendo dirottamente, incontrato da una immensa folla di popolo. Che li 21 in
Vienna sortì otto volte sul poggiuolo a dare la sua benedizione al popolo, che senza
esagerazione sarà stato più di cento e ventimila persone; e che dalla calca è restata soffocata un
donna. Che ha regalato 500 zecchini ai camerieri e cuochi destinatigli dall'imperatore e 1.000
alla gente di livrea e 200 agli uomini e donne del più basso servizio. Ad ogni poeta, da cui fu
lodato una medaglia d'oro o d'argento, ai custodi regi della galleria delle pitture di Belvedere,
della biblioteca, della casa d'armi, de' gabinetti di storia naturale, delle medaglie, e delle
matematiche del real tesoro etc. altre medaglie d'oro ed argento. Al Conte di Rosenberg, al
Conte di s. Julien, al Conte di Dietrichstein, al Conte Ernesto di Kaunitz, al principe di Paar, al
sig. di Heufeld, al sig. de Noble, delle corone preziosissime, e de' reliquiari ricchissimi, de' quali
uno fu valutato 200 zecchini. L'imperatore ha ringraziato li vescovi ungheri delle attenzioni
usate per il Papa, e gli ha eziandio regalati. Al card. Batthyani ha fatto un regalo del valore di
130 mila fiorini. Il Papa nel Consistoro tenuto in Vienna ai 19 aprile 1782 ha lodato li tedeschi,
e l'imperatore lodando di questo in particolare la sua divozione verso Dio, l'eccellenza del suo
ingegno, e la massima applicazione nella trattazione degli affari. L'imperatore ha pubblicato
l'abolizione della reggenza dell'Austria inferiore, che quindi è cessata il primo di maggio. Corre
voce, che Federico re di Prussia settuagenario sia per andare ai bagni di Pisa nella Toscana, se il
tempo, ed i suoi mali glielo permetteranno. Non andò.
Intendo, che corre a stampa una circolare di Giuseppe Francesco Conte di Aversperg da Vienna
vescovo di Gurgg sopra la tolleranza degli eretici, ed altre nuove leggi, la quale non piace a tutti,
e quindi si giudica in Trento indegna di ristampa. Egli è nato li 31 gennaio 1734 e dal vescovado
di Lavant fu trasferito a quello di Gurgg nella Carintia li 18 ottobre 1772.
7 maggio 1782 [sic]
7 maggio in Trento vi sono preparativi magnifici per la venuta del Papa; ma in questa notte è
capitata staffetta colla replica, che qui non si fermerà se non se quel poco di tempo, che
occorrerà per poter mutare li cavalli, nel qual tempo andrà a visitare la chiesa conciliare di s.
Maria Maggiore. Le stazioni notturne destinate sono Bressanone, Bolgiano, e Roveredo. Questa
cosa dispiace molto a tutti, e per essa il vescovo nostro piange. Quindi ancora oggi di mattina
con tiro di quattro ha spedito incontro al Papa sino a Bressanone il Conte decano Manci, ed il
Conte arcidiacono Spaur. Dopo il pranzo poi ha spedito dietro loro una staffetta. Li soldati
venuti da Roveredo sono subito ritornati quasi tutti a Roveredo. Si dice, che in Roveredo il Papa
alloggerà nel convento di s. Catterina de' Padri Cappuccini ed il di lui seguito nel palazzo del
sig. barone Piccini. Tutti alloggiarono dal Piccini.
8 maggio 1782
8 maggio dopo il pranzo il nostro vescovo è partito per Bolgiano incontro al Papa.
9 maggio 1782
9 maggio, questa mattina fu mandato a questo nostro convento trentino un cartello scritto a
penna in questi termini: "Inteso lo sparro del cannone, ed al tocco della campana del castello si
soneranno venerdì li 10 del corrente mese di maggio in questa città tutte le campane delle
chiese, festeggiando con ciò l'arrivo di Sua Beatitudine.
P. Pietro Giuseppe Cloch cancelliere d'ordine ecc."93
Nella sera del medesimo giorno, che fu la festa dell'Ascensione, dal castello ci fu spedito ordine
di presentarci domani nel Duomo tutti vestiti con cotta per ossequiare il Papa: e poco dopo da
un altro messo fummo avvisati di andare senza cotta, ma col solo nostro vestito Regolare, e
senza croce, alle dodici e mezza pomeridiana. Niello stesso giorno sono ritornati a Trento li due
sopramentovati canonici Manci e Spaur colle nuove, che il Papa fermerassi qui due in tre ore.
Leggo in data di Vienna 17 aprile, che l'imperatore fa continuare la soppressione di diversi altri
conventi sì di Frati, che di monache. Leggo pure, che ha già pagati dicidotto millioni di fiorini
di debito. Leggo, che in tal tempo si sono trovati in Vienna trentadue vescovi, tra' quali quindici
dell'Ungheria; e che nulla si lascia traspirare di quanto possa essersi concertato, o sia per
concertarsi tra il Papa, e l'imperatore sembrando ora le quistioni ridotte a due punti principali,
cioè la collazione de' vescovadi, e dell'abbazie della Lombardia, e certi casi di dispensa, che il
Papa come capo della Chiesa pretende essere di sua privata giurisdizione, ad esclusione de'
vescovi. Di più, che l'abate poeta Pietro Trapassi, o sia Metastasio già di sopra menzionato, nel
suo testamento ha dichiarata sua erede la Casa Martinez, in cui alloggiava in Vienna, non
solamente della sua libreria, e de' suoi mobili preziosi; ma eziandio di 140 mila fiorini in
capitali. In lode del medesimo ex Mirabellano raptim Angelus Cardinalis Durinius, nato in
Milano li 24 maggio 1727 e creato cardinale prete li 20 maggio 1776 ha composto tre
epigrammi latini, stampati nel Foglio luganese 17 de' 29 aprile 1782.
Leggo, che in avvenire nel Langraviato di Hassia Darmstadt li cattolici romani potranno
introdurvi de' sacerdoti, e Religiosi per servizio del loro culto, così concedendo il moderno
Langravio Luigi nono nato li 15 dicembre 1719.
Sino dalla scora settimana d'ordine di monsig. Vicario generale Zambaiti furono addobbate
festevolmente tutte le chiese della città, e de' sobborghi di Trento per la venuta del Papa. Il
Duomo e Santa Maria furono evacuate quasi affatto de' banchi. In s. Pietro fu portato li 10 dopo
il pranzo anche il nostro bacile intriso del sangue di s. Simonino.
10 maggio 1782
10 maggio, festa di s, Antonino, e giorno di venerdì è capitato finalmente in Trento il Papa Pio
sesto col suo seguito. Arrivò alle due passate pomeridiane. Smontò al castello, ricevutovi dal
nostro vescovo principe alla porta nobile, dove sino dalle dodici vi si trovò preparata una
grandissima folla di gente di ogni condizione. Molti furono sopra li tetti, altri su' muri, e
torrioni, altri alle finestre delle case contigue, altri sugli alberi, ed il resto in terra. Vi erano pur
diverse carrozze coi cavalli. Benché nella cappella aulica vi fosse la disposizione per esporre il
Santissimo Sagramento, ciò non si fece, perché il Papa andò diritto al preparatogli
appartamento, che fu il per altro abitato dal nostro vescovo. Li prelati, ed altri del seguito
andarono presto nella Rotonda dove in fretta pranzarono. Il Papa frattanto ammise nel suo
appartamento al bacio della mano li signori canonici vestiti in cappa canonicale, i consoli vestiti
consolarmente, li consiglieri aulici, il capitano di Trento Conte Pio di Wolkenstein e tanti altri
nobili. Nel salone poi circa cinquecento dame e nobili, dando a tutti e tutte la mano rovesciata.
Da monsig arcivescovo nunzio Garampi furono introdotti con singolare grazia e finezza anche il
nostro Padre Benedetto Bonelli, ed il nostro Padre Provinciale Epifanio Fioroni di Roncone, li
quali ebbero il contento di baciare più volte la mano, ed il piede al medesimo Papa, frattanto che
il Garampi si degnò di lodare il P. Bonelli allo stesso Papa come scrittore, ed editore delle opere
di s. Bonaventura, e di una Provincia lodevole, ed il vescovo nostro si degnò di avvisarlo che
l'altro era il P. Provinciale. Questi due Religiosi ebbero tal grazia perché sua eccel.za monsig
Garampi in Bolgiano disse al sig. Conte Matteo Thunn fratello del nostro vescovo, che bramava
93
Quidam fuit Matthaeus Klock scriptor librorum.
di trovare nel castello di Trento il P. Bonelli. Quindi il lodato Conte ierisera mandò il sig. don
Pellegrino ad avvisare il P. Benedetto, che alle dodici si trovasse nel detto castello. Appena
arrivato il Papa in esso, il Garampi dimandò del P. Bonelli, ed introdotto nella Rotonda, dove il
Garampi stava seduto a tavola, ebbe ordine dallo stesso Garampi di sentarsi appresso di lui, e
quindi vi stette sedendo e parlando, benché tutti gli altri molti cavalieri e nobili stessero intorno
in piedi. Finito il pranzo, il Papa col suo seguito andò a S. Maria Maggiore dove il sig.
Giambattista Roncher maestro di cappella gli fece una suonata ripiena di quell'organo. Da s.
Maria venne in Duomo per la porta maggiore, o sia occidentale nella carrozza più bella del
nostro vescovo, e con lo stesso vescovo. Andò diritto nella cappella del ss. Sagramento, e del ss.
Crocifisso scoperto in quel punto dando continuamente la sua benedizione ai circostanti nel
camminare. Vi si trattenne tre soli minuti, cantando frattanto sull'orchestra li musici in bel
contrappunto l'antifona Ecce sacerdos magnus. Monsig. decano Manci vestito col piviale, ed
assistito dai due soliti leviti co' piviali cantò alcuni versetti e l'orazione Deus omnium. Poi il
Papa uscì dalla detta cappella, e dal Duomo per la porta di mezzo, dando benedizioni, e nella
piazza contigua montò nella sua carrozza di viaggio, e per la porta di s. Croce uscì dalla città
verso Roveredo, essendo le tre e tre quarti e mezzo. Sedici soldati con baionetta in canna lo
accompagnarono sempre fino ai PP. Cappuccini. Gli fecero pur guardia li bersaglieri del nostro
principe vescovo, ed alcuni soldati del medesimo venuti dalla Rocca di Riva. Il Duomo fu
pienissimo di ecclesiastici, ed anche di altri, eziandio da non poche signore. Li secolari
ecclesiastici ebbero quasi tutti la cotta. Vi furono tutti li Frati cherici e laici, cioè Agostiniani,
Carmelitani Scalzi, Cappuccini, Minori, Conventuali, e noi Minori Riformati e Somaschi, ed
alcuni Domenicani. Io gli sono stato vicinissimo tre volte, e l'ho veduto bene. Ha dato la
benedizione al popolo anche dalla loggia, o sii ringhiera del castello coperta di drappo rosso.
Monsignore Marcucci patriarca di Costantinopoli, e vicegerente di Roma, non ha punto
mangiato, ed a chi lo stimolò di mangiare ha risposto: Si mangia per vivere: non si vive per
mangiare. Il tempo fu buono, benché la mattina fu nuvoloso, ed alquanto piovoso. Vi sarebbero
stati più forastieri se si fosse trattenuto di più il Papa, e se fosse almeno venuto più vanti
l'avviso, che si sarebbe trattenuto quelle due ore, o se fosse stato sicuro il passaggio in tal
giorno. Al medesimo Papa hanno baciato la mano in carrozza nel borgo di s. Michele adigino
dieci de' nostri Padri del convento di Mezzolombardo, il prelato di que' canonici Regolari
monsignor Gregorio Tasser, il sig. don Michele Dusini di Cles, e la sig. contessa Maddalena
vedova di Spaur, e Melombardo, per grazia ottenuta dal nostro Terziario fra Leonardo Piazzi di
Tesaro per mezzo di un servidore (cocchiero) di monsignor Garampi suo patriotta, e parente,
nativo di Avarena94.
11 maggio 1782
11 maggio, sabato molto per tempo il nostro vescovo è partito da Trento ed è andato a Ala di
Lagaro ad aspettare il Papa per augurargli un buon viaggio su' confini della sua diocesi. Fu di
ritorno in Trento nello stesso giorno. Se il Papa non si fermava quel poco in Trento, la plebaglia
diceva, che avrebbe disfatto il ponte della Fersina verso Roveredo, perché non potesse passare.
In s. Maria vi andò mentre più non vi si aspettava, condisceso avendo di andarvi nel calare dal
castello. Quindi non vi fu ricevuto, né servito dal clero, benché sienvi state accese le moltissime
candele preparate. Orò un pochetto nel genuflessorio preparato avanti l'altar maggiore, poi diede
una modesta alzata degli occhi stando genuflesso, andò a guadare il quadro rappresentante il
Concilio spiegatogli dal solito campanaro cottato, da cui essendo stato nominato l'orator cesareo
Sigismondo di Thunn, il Papa fece come motto di congratulazione al nostro vescovo Pietro di
Thunn. Disse, che tal quadro meritava di essere meglio conservato. Non guardò l'organo, benché
dal sig. Roncher venisse suonato. Fu osservato, che si segnò due volte distendendo le mani a
tutte e quattro le solite parti divotamente. In Trento non lasciò verun regalo. Tutti lo hanno
ammirato come un bell'uomo, di ciera, ed aspetto amabile, gioviale, umano, e di alta statura. Nel
Duomo è accaduto questo di memorabile. Un servente laico di esso, vestito di cotta, sentendo
94
*Varena.
picchiare alla porta settentrionale, andò ad aprirla, e subito aperta disse al picchiatore una parola
sconcia, e lombarda. Allora subito lo stesso picchiatore con modo di ammirazione disse: Anche
colla cotta proferite tali parole! Ciò fu sentito da me, e da tanti circostanti. Questo si è un caso
notabile, e di cui me ne servirò più volte nel confessionale, ed in altre simili contingenze.
Il nostro vescovo in Ala fu ammesso dal Papa nella sua carrozza, dove stette con lui finché
furono mutati li cavalli. In Trento poi domenica li 12 ha dato un solenne pranzo a quarantasette
dame per consumare gli avanzi delle cose preparate a riguardo del passaggio Papale. Così ho
inteso a voce: ma in iscritto a stampa leggo, che ha dato uno splendido banchetto alla nobiltà di
trentasei coperti nella domenica e nel lunedì. Il nostro vescovo è andato in Ala con monsig.
decano Manci, col sig. arcidiacono Spaur, e col sig. Conte Vincenzo Alberti di Colico suo gran
cavallerizzo di Corte. Ritornando a Trento incontrò il cardinale Francesco d'Hertzan ritornante
da Vienna a Roma. Anche il Magistrato consolare ha mandato due nobili soggetti Antonio e
Giuseppe Crivelli fratelli, a complimentare il Papa prima a Bolgiano e poi a Roveredo. Tutto il
giorno di venerdì furono chiuse le botteghe della città, e sgombrate le strade dai banchetti e da
simili altri impedimenti. In s. Maria Maggiore fu fatto campanò sino alla sera. Non si sa, che sia
succeduto altra disgrazia, se non se che ad un cannoniere ha fatto male in faccia la polvere dello
scudino di un cannone, che non sparò, ed una ragazzina fu quasi calpestata dai cavalli di una
carrozza. Al sig. maestro Roncher fu rubato...
Dopo scritte queste cose leggo la Gazzetta trentina num. 20 de' 14 maggio. In essa v'ha una
lunga data di Trento, per il passaggio del Papa. Non ho tempo di trascriverla. In sostanza non ha
veruna cosa di più. Si dice, che per lo stradone di Gardolo andò lentamente dando la sua
benedizione all'immenso popolo calato da' vicini paesi. Che il sobborgo di s. Martino fu tutto
addorno di tappezzerie pendenti dalle finestre. Che alla porta del giardino del castello fu
ricevuto e complimentato dal nostro vescovo, dai canonici, dai consiglieri aulici, e dai consoli,
in abiti di cerimonia. Ch'egli non accettò il pranzo lautissimo preparatogli, perché non costuma
di mangiare che una volta sola al giorno alle otto di sera. Che nell'appartamento destinatogli
ammise al bacio della mano il nostro vescovo, li canonici, li consiglieri, li consoli, e tutta la
nobiltà. Nel salone poi le dame e le gentildonne. Dopo questo andò a benedire il popolo dal
poggiuolo, che guarda la Mostra coperto di damaschi. Basta.
È arrivato in Augusta li 2 maggio. Li cinque, festa di s. Pio quinto, nel Duomo ascoltò la Messa
solenne cantata dall'elettore arcivescovo di Treveri Clemente Wenceslao principe di Sassonia
vescovo e principe di Augusta, e partì verso Insprugg nel giorno sesto, lunedì. Ha scritto
all'ambasciatore di Venezia: Noi desideriamo alloggiare in una casa religiosa a Verona: a
Padova nel monastero di s. Giustina; ed a Venezia nel monastero di s. Giorgio Maggiore; e
generalmente ne' conventi de' Regolari, se si potrà avere alloggio bastante per noi, e pel nostro
seguito". Così la lettera Papale data dal palazzo imperiale di Vienna li 15 aprile 1782 al sig.
ambasciatore di Venezia, ch'è Niccolao Foscarini quondam Alvise ai Carmini, nato li 23 agosto
1732 e destinato ambasciatore li 6 marzo 1777 appresso la Corte di Vienna.
In Roveredo non alloggiò altrimenti nel convento de' Cappuccini, ma bensì nel palazzo del sig.
barone Giangiacomo Piccini di Tyrberg canonico di Trento. Mentre il Papa stava nel castello di
Trento capitò alla porta del medesimo il Conte di Sternenberg mentovato sopra, e perché il
nostro vescovo non calò a riceverlo, essendo col Papa, ma mandò due suoi gentiluomini, restò
tanto offeso, che senza fermarsi punto continuò il suo viaggio verso Roveredo. Si dice, che li
veneziani hanno differito all'ottava dell'Ascensione le loro feste ascensionali dello sposalizio
marino in grazia del Papa.
La lotteria di Trento, che viene regolata sul modello della mantovana, e genovese, cagiona danni
gravissimi alle anime, ed alle borse, e tutto ciò, che il celebre Lodovico Antonio Muratori
modenese lasciò scritto ne' suoi Annali d'Italia To. 16, all'anno 1727 della ristampa Ven. 1753
ove dice: "Lo zelantissimo pontefice Benedetto XIII con una sua Bolla del dì 12 d'agosto 1727
severamente proibì per tutti i suoi Stati il già introdotto ed affittato Lotto di Genova, Napoli, e
Milano, gran voragine delle sostanze de' mortali poco saggi, e troppo corrivi; e ciò per avere la
Santità Sua conosciuti gli enormi disordini, che ne provenivano per le tante superstizioni, frodi,
rubamenti, vendite dell'onestà, e impoverimenti delle famiglie. E perché ciò nonostante, alcuni
poco curanti delle pene spirituali e temporali, osarono poscia di continuar questo giuoco contra
di essi procedé la giustizia, condannandoli al remo95, né poterono ottenere remissione dal Papa,
risoluto di volere liberare i suoi popoli da sanguisuga cotanto maligna. La borsa pontificia ne
patì, ma crebbe la gloria di questo santo pontefice". Così il Muratori, il quale anche all'anno
1696 scrive, che Papa Innocenzo XII Pignatelli nel detto anno pubblicò un rigoroso editto, con
cui si proibiva a tutti i sudditi il giocare a far giocare ai lotti di Genova, Milano, e Napoli,
giacché si toccavano con mano i gravi danni provenienti da queste invenzioni dell'umana
malizia, per succiare il sangue de' malaccorti mortali: vedi più sotto.
20 maggio 1782
20 maggio, lunedì e festa seconda della Pentecoste li già mentovati padri Filippini Vecellio, e
Bertolini hanno terminato nella chiesa del seminario di Trento la loro missione, ed esercizi. Per
ciò questa mattina alle sette monsignor vescovo nostro è andato nella medesima chiesa a
celebrare la sua Messa bassa. Dopo il Vecellio ha dato la benedizione papale ottenuta dal
vescovo nel passaggio del Papa Pio sesto per tal giorno ultimo della sua missione. Circa le nove
della stessa mattina il predetto vescovo nostro è partito per Salisburgo a far là secondo il suo
solito la residenza da canonico. In tutti li giorni precedenti dopo il passaggio del Papa ha tenuto
trattamenti ai nobili trentini utriusque sexus per consumare ciò che avea preparato per il Papa.
Buon pro. Non dico altro.
21 maggio 1782
21 maggio. Nei primi di maggio l'imperatore ha creato suo commissario plenipotenziario
imperiale in Italia il sig. Carlo Conte di Firmian trentino, lasciandogli anche la carica di ministro
plenipotenziario presso il Governo generale della Lombardia austriaca, che da ventitre anni in
qua tiene, dopo la morte del Conte Beltramo Cristiani, detto Gran cancelliere della Lombardia
austriaca.
Il medesimo imperatore li 20 marzo ha rivocato il suo regolamento prescritto ai fabbricatori di
drappi setacei, ed ha loro accordato, che facciano in avvenire a loro talento. Li ginevrini sono
ancora in rotta. Per la qual cosa il re di Francia, Berna e Zurigo spediscono soldati verso
Ginevra. Leggo, che li conventi destinati ad essere soppressi nelle Fiandre austriache sono 160,
tra' quali saranno compresi quelli delle Carmelitane, delle Brigittine, delle Annunziatiste, delle
Clarisse ricche e povere, delle Cappuccine, ed altre, come pure tutte le Certose. Dicesi ancora
che verranno soppresse le abbazie di Cortemberg, e di Avergen presso Brusselles, e li conventi
di Gerico, di s. Pietro, e delle Maddalonette di Brusselles.
Il Papa essendo partito da Roveredo sabato 11 maggio di mattina pervenne a Verona dopo le ore
22 dello stesso giorno. Poi andò a Padova, dove celebrò la sua Messa all'altare di s. Antonio
francescano.
Mi piace di qui aggiugnere ciò, che in questo punto leggo nel To. 16 degli Annali d'Italia del
sig. Muratori all'anno 1737 conforme al già sopra descritto, ma più caricato contra il lotto
genovese. Leggo dunque ivi: "Merita memoria per istruzione de' posteri una delle pazzie di
questi tempi, cioè il già introdotto lotto di Genova, che si dilatò in Milano, Venezia, Napoli,
Firenze, Roma, ed altri paesi. Dissi pazzia, non già de' principi, che con questa invenzione
mostravano la loro industria in saper cavare dalle genti senza lancetta il sangue; ma de' popoli,
che per l'avidità di conseguire un gran premio, s'impoveriscono, dando una volontaria
contribuzione agli accorti regnanti, con iscorgersi in fare, che di pochi era il vantaggio, la
perdita d'infiniti etc.". Così il Muratori, e così succede anche qui a Trento.
25 maggio 1782
25 maggio, sabato delle quattro Tempora della Pentecoste in Trento non furonvi Ordinazioni,
perché non fuvvi alcun vescovo, essendo andato a Salisburgo il vescovo di Trento come ho
notato sopra, e non essendovi Suffraganeo, perché l'eletto Alberti Poia non può ottenere la
95
*Alle galere.
conferma del Papa, benché ciò non ostante da sei anni in qua tiri il suo assegnamento come se
fosse Suffraganeo. Quindi quattro nostri cherici per esser ordinati sacerdoti con molto incomodo
sono andati a Feltre, dove furono ordinati nella domenica della Pentecoste come Regolari,
perché quell'arcivescovo Andrea Benedetto Ganassoni non ha potuto conseguire dal nunzio
apostolico di Venezia la licenza di ordinare nella vigilia della Pentecoste, sebbene volesse subito
dopo partir da Feltre in visita canonica.
28 maggio 1782
28 maggio, leggo, che il Papa Pio sesto li 13 maggio di sera alle 23 e mezza da Vicenza
pervenne a Padova, incontrato una posta avanti da sua ecc.za rev.ma vescovo e da sua ecc.za
rappresentante di Padova. Alla porta della città, detta Savonarola fu ricevuto dalla soldatesca e
da ventiquattro paggi con torcie di 12 libbre. Fu accompagnato da 12 carrozze della nobiltà
padovana sino al monistero di s. Giustina di monaci Benedettini, dove prese alloggio. Tutta la
città per dove passò quella sera tirante quasi un miglio fu illuminata con cera, e le finestre e
botteghe furono coperte di drappi. Anche il Prato della Valle, piazza così detta in faccia di s.
Giustina fu maravigliosamente illuminato. Li quattordici andò a dir Messa privata in s. Antonio
taumaturgo nella chiesa de' Padri Francescani Conventuali. Ai quindici è partito dopo le ore 14
da Padova per Venezia, in un burchiello nobilissimo fatto apposta. Fu ricevuto nell'Isola di s.
Giorgio in Alga dal Doge, e Collegio, dove entrò nel peotone del Doge. Di là passò al convento
de' ss. Giovanni e Paolo de' Padri Domenicani, dove giunse alle ore 24 in circa, accompagnato
da un numero strepitoso di gondole, peotte, burchielli, ed altri legni aquatici. Li 16 nella detta
chiesa de ss. Giovanni e Paolo alla presenza del Papa, del Doge, de' senatori, fu cantato un
solenne Te Deum. Nello stesso giorno andò a baciar il piede al Papa la nobiltà veneta in abito
patrizio. Li 17 venerdì il Papa andò all'arsenale servito da tre superbe barche dorate: poi alla
cattedrale di s. Marco; indi al convento di s. Catterina di monache Agostiniane. Nello stesso
giorno 17 ammise al bacio del piede le dame venete in abito nero. Leggo, che ne' primi di
maggio in vicinanze di Civita Vecchia s'è affondata una nave francese, in cui tra l'altro s'è
perduto l'equipaggio di don Diego de Lorugna nuovo ministro del re di Portogallo in Roma, nel
qual equipaggio vi erano circa settanta mila scudi di argenti per di lui servizio.
Leggo, che li 17 maggio l'imperatore col suo fratello gran maestro e col Conte di Urach
Federico Eugenio principe di Wirtemberg, è stato alla caccia degli aironi di Laxemburg.
Leggo, che nella notte venendo li sei di questo alle ore otto e mezza, in diversi luoghi della
Valtellina fu sentita una gagliarda scossa di terremoto, non senza qualche danno di alcune
fabbriche. Leggo, che l'imperatore ha ringraziato e regalato li vescovi ungheresi, perché contra
al Papa hanno sostenuti per quanto esigeva la ragione, i nuovi regolamenti dello stesso
imperatore. E che così ha fatto anche il card. Herzan. Il medesimo imperatore nell'anno scorso
1781 ha risposto ad un Religioso: "Padre io so, che vi sono molti paesi, ove non esistono le mie
leggi, che a voi fanno tanta paura. Quando vi piaccia, potete andare a vivere in quelli, e se vi
sono altri Religiosi, che abbiano lo stesso desiderio, potete far loro sapere, che io do
permissione a tutti di andar a respirare quell'aria, che vogliono". Ad un vescovo poi rispose:
"Monsignore, l'instruzione che ho da darvi si è, che voglio essere ubbidito. Ciò vi serva di
regola". Tanto ricavo dal To. 51 dell'opera intitolata: Storia dell'anno 1781, divisa in quattordici
libri, In Venezia a spese di Francesco Pitteri, in 8°, lib. 3 pag. 209., dove pag. 210 si aggiugne,
che in tal anno 1781 fu proibito ad ogni Religioso claustrale il vestir novizi fino a nuovo ordine,
il che non fu a noi insinuato se non se in parte, come di sopra ho riferito. La detta Storia è un
ammasso di varie Gazzette. Non può apportar molto buon frutto ai leggitori, ma servirà per
conservar la memoria delle cose accadute.
1 giugno 1782
Il primo di questo è caduta della neve sul monte povano, ma è sparita il giorno secondo. Lo
stesso accadde ai 19 dello scorso maggio. Nel qual mese il prete Montalto bolognese ha fatto da
se solo una Missione in Mori, dove in fine uno spirito forte con un pugnale si ha privato
volontariamente di vita, e ciò non ostante fu seppellito in luogo sacro.
Leggo, che il Papa li 18 maggio sabato ha visitato la basilica di s. Marco in Venezia; e poi fu
nell'isola s. Giorgio Maggiore; indi alla Giudecca, ed alla Scuola di s. Rocco. Li 19 domenica
della Pentecoste celebrò Messa privatamente, e poi assistette alla Messa pontificale solenne
celebrata nella chiesa de' santi Giovanni e Paolo de' PP. Domenicani da sua ecc.za monsig.
Federico Maria de' Conti Giovanelli patriarca di Venezia, in presenza del Doge Paolo Renier,
del Collegio, e senato e dopo tal funzione in Campo a s. Giovanni e Paolo diede la sua
benedizione da un magnifica tribuna, accompagnato dai detti Doge, Collegiali e senatori. Nello
stesso giorno visitò il Doge nel suo palazzo Ducale, ed intorno a' 20 ore partì da Venezia per
Padova, dove arrivò circa un'ora di notte. Nella seguente mattina de' 20 partì per Ferrara, dove
arrivò circa le ore 23 incontrato ai confini veneti dal cardinale Legato Francesco Caraffa di
Napoli sessagenario, e dall'arcivescovo Alessandro Mattei. Prese alloggio nel convento de' Padri
Domenicani e fu visitato quivi dal card. Carlo Vittorio Amadeo de le Lanze venuto apposta da
Torino, dal card. Legato di Bologna Ignazio Buoncompagni, e dal senatore romano Abbondio
Rezzonico venuti da Venezia tutt'e due. Li 22 udì Messa nella cattedrale di Ferrara, e poi tenne
Consistoro nella sagristia coll'intervento de' suddetti cardinali Caraffa, Lanze, e Boncompagni, e
creò cardinale il mentovato arcivescovo di Ferrara Alessandro Mattei e subito se ne partì per
Bologna, d'onde partì dopo alcuni giorni per Imola innanzi li 27.
Leggo, che l'imperatore coll'Arciduca Massimiliano, col Conte d'Hurach, e con alcuni cavalieri
ha pranzato e passato lietamente la seconda festa della Pentecoste nel suo giardino di Augarten.
Di più, che in Danzica vi è un morbo epidemico venuto da Pietroburgo, e quindi chiamato
comunemente la malattia russa, dove ogni settimana sono morte 96 ed anche 99 persone. Leggo
altresì, che in Francfurt, in Norimberga, ed i Augusta vi sono molte febbri cattarali, da cui poche
famiglie sono esenti. Leggo, che li ginevrini sono ancora tumultuanti, e si dispongono a far
guerra. Leggo, che in Roma li 17 maggio venerdì avanti la Pentecoste dai padri Cappuccini fu
tenuto Capitolo generale, e che venne confermato ministro generale il P. Erardo di
Radkwersburgo stiriaco tedesco, di cui ho parlato in addietro, con dispensa Papale. Leggo
finalmente, che Pietro Leopoldo Gran Duca di Toscana con sua circolare ha comandato a tutti
gli operai de' monasteri, che dieno una nota esatta del numero delle Religiose coriste e converse
le quali si trovano in essi, delle loro entrate, del loro stato attuale ecc.
Leggo ancora, che l'imperatore ha ringraziato e regalato i vescovi ungheri perché hanno
sostenuto li suoi nuovi regolamenti, e che così ha fatto anche il cardinale Hertzan. Leggo, che
per il primo di giugno le monache soppresse di Milano, e di quel Ducato debbono determinarsi a
qual partito vogliono appigliarsi. Prendendo quello di ritornare al secolo saranno date loro
dugento Lire milanesi a titolo di vestiario per una volta sola. Pigliando l'altro di passare in altri
monisteri, ed ivi professare l'Instituto rispettivo sarà dato ecc. Pigliando il terzo di trasferirsi
fuori di Stato austriaco sarà loro dato un viatico per una sola volta. Pigliando il quarto di entrare
in una casa destinata dal Governo reale sarà loro dato per una volta il vestiario e poi la
sussistenza vitalizia ecc. In tal casa saranno soggette ad un ecclesiastico secolare, e riceveranno
li Sacramenti dal parroco del distretto: potranno vestire senza obbligo di uniformità, senza
clausura, potranno uscire sole, o accompagnate, restar fuori di giorno e di notte, anche lungo
tempo; non avranno obbligo di coro, di digiuni, di cibi, di orazione. Basta, sono stanco. Oh Dio!
Leggo, in oltre, che l'accomodamento tra il Papa e l'imperatore sarà stipulato in questi termini.
Che li vescovi dispenseranno nelle cause matrimoniali, eccettuati li casi spettanti alla
Penitenzieria. 2. Che li Regolari soppressi dovranno osservare la castità, l'obbedienza ai
vescovi, e la povertà dando il superfluo ai poveri, e non facendo testamento. 3. Che circa la
tolleranza ognuno dovrà dichiararsi entro un certo tempo. 4. Che non vi sarà appellazione alla
nunziatura. 5. Che li Benefici della Lombardia austriaca saranno conferiti dal sovrano; e circa li
vescovadi saranno proposti tre soggetti dal Papa, e l'imperatore ne sceglierà uno, il quale sarà
approvato dal Papa. 6. Che li vescovi faranno il giuramento giusta il formolario de' francesi.
Leggo che gli Ussiti nella Boemia sono inquieti per motivo, che debbono dichiararsi o luterani,
o cattolici. Leggo, che il Papa dal palazzo dell'ill.mo signor dottore Orazio dei Pizzini Tyrberg li
12 maggio si portò alla chiesa parrocchiale di s. Marco, accompagnato dal clero secolare, da
cavalieri, e da soldati sotto baldacchino, ed a piedi, dove ascoltò la santa Messa, essendo sabato
e poi subito partì per Verona. Nel giorno antecedente ammise al bacio della mano il clero
secolare, li cavalieri, e le dame. Leggo, nell'anno scorso 1781 quel re ha stabilito che per
eleggere superiori Regolari, ogni famiglia di sacerdoti, e cherici in sacris con voti secreti elegga
cinque soggetti, e li mandi al Capitolo o Congregazione, annuale, ed ivi a sorte si estragga il
primo, il quale sarà il Guardiano. Per elegger poi il Provinciale, il secondo Custode, e li quattro
altri successivamente estratti saranno li diffinitori. Al Capitolo, o Congregazione interverrà il
vescovo, o il di lui Vicario generale. Per giustificare una tal legge l'avvocato Michele Maria
Vecchioni ha pubblicato due tomi intitolati: Esame istorico e legale del diritto delle Famiglie
religiose, e principalmente delle francescane sull'elezione de' propri locali superiori. Nel primo
dimostra, che l'elezione de' superiori in mano del Definitorio è contraria a tutti li principi del
buon senso, e della ragion naturale, agli stabilimenti del diritto civile, ed ecclesiastico; alla
giurisprudenza universale monastica, e particolare dell'Instituto francescano, e che perciò deve
essere in arbitrio delle Famiglie. Vuole, che gli esprovinciali ed esdefinitori non più abbiano
grado, o titolo tale, ma siano come ogni altro Frate. Dice, che li suoi raziocini sono approvati dal
savissimo sovrano di Napoli. Basta.
Leggo, che Carlo terzo re di Spagna moderno ha dichiarato cavaliere dell'Ordine della
Concezione con l'annua pensione di quattrocento scudi il cavaliere Lorenzo Fabri, nipote del fu
Papa Ganganelli Clemente XIV, e fratello di quel monsig. Fabri, che ad istanza del medesimo re
portò la berretta al cardinale Delgado e morì nello stesso tempo in Madrid, quando era in
aspettazione di essere molto favorito dal predetto re spagnuolo, mercé l'esser nipote del
Ganganelli.
Nello stesso aprile il freddo fu così grande in Boemmia, che ai 28 furono trovate morte due
persone per causa di esso, ed alcuni buoi gelati nelle foreste.
Leggo, che sarà trasportata a Vienna la miracolosa immagine, ed il ricco tesoro di Mariazell; e
che dall'imperatore fu creato principe del S.R.I. il Conte Onesti Braschi nipote del Papa.
Leggo, che nella zecca di Norimberga fu coniata una medaglia, che ha da una parte il busto del
Papa coll'iscrizione Papa Pius sextus fama super aetera notus. Nell'altra parte ha li busti de'
cinque Papi antecessori di nome Pii, cioè s. Pio I, Pio II, Pio III, Pio IV e s. Pio V, coll'epigrafe
Redivivi. Ed all'esergo: Peregrinus Apostolicus. Viennae Mense Martio 1782, con che si alluse
al titolo, che tiene nella falsa profezia di s. Malachia arcivescovo di Armacano.
Leggo, che il Te Deum cantato in Venezia per il Papa suonarono più di cento strumenti
musicali, e fu fatto un continuo sparro di mortaretti. Che fu ricevuto in Venezia collo sparro de'
cannoni, e suono delle campane. Che fu a s. Catterina, perché vi è badessa una Rezzonica nipote
di Clemente XIII e finalmente, ch'è partito da Venezia nella sera della domenica di Pentecoste,
quantunque nel lunedì seguente fosse per farsi la funzione dello Sposalizio del mare differita a
di lui riguardo dal giorno dell'Ascensione. Con lui è anche il cardinale Herzan. Ho inteso, che li
veronesi hanno avuto proibizione di venire incontro al Papa dai veneziani, e che poi essendosi
accorto di ciò, quando videsi venir attorno tanti cavalieri in Verona fece come maraviglia
dicendo, che supponeva non esservene in Verona. Per questo si crede, che sia partito da Venezia
avanti il tempo divisato. Il procuratore di s. Marco sig. Lodovico Manini ha speso quindici mila
ducati per onorare il Papa, benché la Repubblica abbia vietato ai privati il fare spese. Egli disse,
che ciò non poteva essergli vietato.
7 giugno 1782
Ai sette di giugno il Conte Pio di Wolkenstein capitano della città di Trento ha mandato a
questo nostro convento un suo viglietto sigillato colla soprascritta Al Reverendo Padre
Guardiano del Convento de' PP. Riformati a St. Bernardino. Dentro poi così scritto si legge:
"Con ordine in data delli 31 ultimamente decorso maggio l'ecc.mo Governo dell'Austria
Superiore commette a quest'ufficio capitaniale della città di Trento di far passare in suo nome
seria ammonizione alli Superiori di tutti li conventi degli Ordini mendicanti esistenti nel
Trentino, ed ai quali è permesso il questuare in territorio immediato austriaco, acciò inculchino
con ogni rigore a quei Religiosi, che spediranno alla questua un doveroso prudente contegno
nell'esercizio di questa loro incombenza, e particolarmente, che debbano astenersi da qualunque
parlar oltraggioso, e da tutti quei discorsi privi d'ogni fondamento, co' quali potrebbero
disseminarsi fra il volgo idee erronee, e contrarie alle sovrane ordinazioni emanate in materie
ecclesiastiche: al qual effetto dovranno usare tanto maggior cautela, atteso che le rispettive
Superiorità laicali tengono preciso ordine d'invigilare attentamente sopra la loro condotta, e sarà
proceduto con tutto il rigore contro quelli, che in qual si voglia maniera contravverranno a
quanto fu esposto, e di più darebbero con ciò motivo di levare la questua a quel convento,
oppure all'Ordine medesimo, che spedì un tal contraveniente. Il sottoscritto capitano partecipa
adunque al reverendo Padre Guardiano con il presente il tenore dell'ordine surriferito, acciò
nell'incontro di simili spedizioni sappia regolarsi a norma di quello a scanso delle comminate
pene, e per non rendere indegno l'Ordine suo dell'ulterior godimento di que' vantaggi, che in ora
dalla sovrana clemenza gli vengono accordati. Sign. Trento li 7 giugno 1782.
Pio Conte di Wolckenstein etc.".
8 giugno 1782
L'ho letto io nella sera degli 8 alla comunità religiosa in pubblica mensa. Con un altro viglietto
ha dimandato il detto capitano la nota de' nostri conventi trentini, che vanno a questuare nel
territorio immediato austriaco. Il Marchese di Via96 bolognese ora dimorante in Trento come
rifugiato si vanta di aver esso fatto venire da Insprugg il detto divieto di sparlare per causa di un
Cappuccino.
Nella notte dei sette venendo gli otto per la via della Valle Sugana è arrivato a Trento
monsignor Giuseppe Garampi nunzio apostolico di Vienna, già più volte di sopra menzionato.
Per non esser in Trento il nostro vescovo ordinò per suo albergo l'osteria dell'Europa; ma il
Conte Matteo di Thunn fratello del vescovo, lo volle appresso di sé nel suo palazzo. È partito
per Vienna nella mattina dei nove. Siccome per mezzo del sig. Antonio Oliana da Varena suo
precursore fece avvisato di tal suo arrivo il decano Manci, il canonico Piccini, ed il nostro P.
Benedetto, così anche il medesimo P. Benedetto ebbe il contento di ossequiarlo, e di secolui
parlare lungamente in città. Il Garampi sabato 9 giugno celebrò nella cappella domestica di Casa
Thunn, poi fu a visitare l'abate Gioseppe Crivelli, il principe Gioseppe Wenceslao di
Liechtenstein canonico di Colonia abitante in Casa Alberti di Colico, poi il seminario vescovile.
Pranzò poi in Casa Thunn essendovi trenta coperte. L'arcivescovo di Ferrara Alessandro Mattei
fatto cardinale li 22 maggio 1782 essendo riservato in petto sino dai 23 giugno 1777, nacque in
Roma li 20 febbraio 1744. Il Papa è arrivato in Imola li 25 maggio, accompagnato dai cardinali
Lanze, Giovanelli, Caraffa, Valenti, e Boncompagni, e dal Garampi. Li 27 ha dato il cappello al
cardinale Mattei, e li 28 ha consacrato il nuovo Duomo d'Imola dedicato a s. Cassiano.
Negli ultimi di maggio in Vienna dai commissari imperiali fu fatto l'esame de' Regolari per
metterli nelle nuove parrocchie di campagna. Furono ad essi proposti diciannove articoli da
decidere sull'atto in iscritto. Nello stesso tempo cominciarono in Vienna e molto più nella
Boemmia, le febbri cattarali con fierezza. Li due principi della Russia in Lione hanno speso 50
mila scudi per liberare dalle carceri alcuni padri di famiglia detenti per debiti. Dicesi, che li
carcerati in Vienna come rei di morte, saranno trasportati a Ostenda per lavorare in quel porto
come forzati. Nello stesso mese di maggio li cannoni del castello di Roveredo sono stati
trasportati nell'arsenale di Trento.
15 giugno 1782
15 giugno, ad insinuazione del nostro vescovo il Magistrato consolare di Trento ha decretato,
che gli sbirri non possano più portare cappello bordato, né usare abiti trinati d'oro, od argento,
eccettuate soltanto certe feste grandi, come quella di s. Vigilio, sotto pena a' trasgressori di
cinque ragnesi, ed anche di essere licenziati dall'officio. Gli ha pure solennemente sgridati come
notati di lussuria.
L'imperatore ad un ingegnere di guerra, cui il Consiglio avea destinato 500 fiorini di
gratificazione, ne assegnò 5.000.
96
Davia.
Li 27 maggio il Papa ha tenuto Consistoro in Imola nel palazzo del cardinale vescovo Bandi,
coll'intervento di sei cardinali, ed alla presenza di sei vescovi, e di molti altri prelati. In esso ha
dato il cappello cardinalizio al cardinale arcivescovo di Ferrara Alessandro Mattei col titolo di s.
Balbina.
Li 29 il detto Papa giunse in Cesena. Li 30 giorno del Corpus Domini celebrò la sua Messa nel
Duomo, e poi nella processione portò il Venerabile97, servendolo da decano e suddiacono li
monsignori Bandi, e Locatelli.
Nel Foglio 23, 10 giugno 1782 di Lugano trovo tradotta dal latino nell'italiano una lettera scritta
dal Papa a monsig. Mattia Francesco Chorinzy primo vescovo di Bruna nella Moravia. Ella è
questa: "Al venerabile fratello Francesco vescovo di Brun. Le vostre lettere de' 24 marzo, e
primo aprile ci hanno cagionata una grave tristezza. Ella è pur deplorabile la risoluzione, con cui
vengono qua e là sradicati alcuni Ordini Regolari, ed i Religiosi non meno, che le sagre vergini
scacciate da' loro monasteri. Ma ci sembra, che anche voi vi siate fatta una soverchia premura
con quella dichiarazione, con cui liberate, ed assolvete i monaci Certosini nella vostra diocesi
dalle loro leggi, e Statuti, riducendoli alla condizione de' preti secolari; poiché questa generale
dichiarazione, che senza consultarne la Sede apostolica vi è sembrata opportuna, a noi sembra
quanto intempestiva, altrettanto pericolosa. Devesi in primo luogo procurare, che tutti
rimangano nella loro vocazione, e che perciò si ritirino in altri monasteri o del loro Instituto, o
anche di un altro più mite, dove rettamente conservino i voti solenni, co' quali si sono consacrati
a Dio. Devesi unicamente aver cura della coscienza, e dell'eterna salute, non già delle cose
umane, che voi dite aver avute di mira nell'affare de' monaci. Ciò significherete in nome nostro
a quelli, a' quali si conviene, e confermateli nel loro proposito, se vedete, che declinino. Qualora
poi qualcheduno non trovasse ricovero, in questo solo caso di disgrazia permettiamo, che possa
rimanere nello stato di prete secolare, per quel tempo, che per sola necessità dovrà vivere in tale
stato. Chiunque intanto deve vivere nel secolo si ricordi della sua vocazione; osservi quella
disciplina e vita regolare, che ha professata; custodisca diligentemente, e conservi li voti
solenni, li quali debbon sempre restar fermi ed immobili; e sarebbe senza dubbio un sacrilegio
se si derogasse in qualche cosa all'obbligo di una purissima castità. Siano anche tutti amanti
della povertà, per quanto gli permetterà il nuovo loro stato di vita, affinché possa in loro
tralucere un animo immune, e scevro dalla cupidigia delle fallaci terrene ricchezze. Siano
finalmente obbedienti al vescovo; e portino sotto la vesta un qualche segno della professione
Regolare, affinché si possa da ciò conoscere, che non sono spontaneamente sortiti dai chiostri;
ma ne furono forzatamente rimossi e discacciati. Eccovi pertanto, venerabile fratello, il nostro
giudizio, cui dovete esattamente uniformare i vostri consigli. Da ciò potete anche intendere, che
noi non saremo mai per acconsentire a quelli che dimandano la dispensa dai voti solenni per
legarsi in matrimonio, o per abilitarsi a far testamento. Guardatevi pertanto a non permettere
nella vostra chiesa simili dispense, con le quali verrebbe a macchiarsi il decoro e la bellezza
della Chiesa di Dio. Né voi potete di vostro diritto ordinario accordarle, come rettamente
pensate, né noi vi conferiamo il diritto, e la podestà delegata di concederle.
Abbiate pertanto sempre in mente il vostro sacerdozio, e state costante, impiegando le vostre
incessanti preghiere presso Dio, per ottenere a noi un valido aiuto. Appoggiati a questa ottima
speranza, diamo affettuosamente a voi venerabile fratello, e alla vostra greggia, l'apostolica
benedizione. In Vienna 12 aprile 1782 l'anno ottavo del nostro Pontificato".
Il medesimo Papa giungeva a Roma di ritorno li tredici di questo stesso mese di giugno.
L'imperatore ha abolita la schiavitù anche nella Polonia, ed ha ordinato di erigere nuove
parrocchie e scuole normali, assegnando loro per fondo li beni degli aboliti conventi, e le
decime e Benefici già goduti dagli esteri nella Galizia.
In Parigi hanno dato mille Luigi agli esposti li due principi russi già più volte rammentati.
La schiavitù de' cattolici romani nel regno d'Irlanda è stata finalmente terminata col consenso
del re all'atto, che accorda loro il diritto di proprietà, ed il libero esercizio della loro religione.
97
*Il Santissimo Sacramento.
Tanto leggo in data di Londra 24 maggio. Deo gratias, che si senta qualche buona nuova per la
Santa cattolica nostra religione.
Ai dodici di aprile gl'ingelsi hanno riportata una molto gran vittoria contra li francesi a forza di
fuoco guerreggiando in mare.
Li 28 maggio, giorno di martedì, dopo la festa della ss. Trinità, il Papa ha consagrato il duomo
di s. Cassiano d'Imola, fabbricato dai fondamenti, ed in tal occasione recitò un'erudita elegante
omelia. Nel giorno seguente a 18 ore partì per Faenza.
20 giugno 1782
Li 20 giugno, ricevo un rescritto di questo tenore diretto alla giovane Maddalena Prezzi di
Lizzana, che fu novizza corista in s. Carlo di Roveredo.
Fuori: Maddalena Prezzi. Lizzana.
Ex Officio.
Dentro: Maddalena Prezzi. Lizzana.
L'eccelso governo con decreto de' 31 scaduto maggio ha ordinato qui di notificare a Maddalena
Prezzi, che avendo la stessa passato l'età d'anni ventiquattro, ed insistendo costantemente per la
vita monastica, possa entrare in un convento trentino, giacché un tale convento non viene
risguardato come estero. Serve perciò il presente permesso per ulteriore dipporto della
supplicante. Dall'Officio Circolare. Roveredo 6 giugno 1782.
Franc. Saverio barone Ceschi etc... capitano regio Circolare"
Leggo pure, che alle monache di s. Carlo senza chiederla fu mandata la proroga dell'uscita dal
monastero, che dovea seguire il primo luglio, sino ai sei, perché manca il capitanio essendo in
Valsugana per la visita canonica del vescovo feltrino Ganassonio, ed anche per esser alquanto
infermo. Il Ceschi voleva far un nuovo inventario a s. Carlo; ma essendo ricorse al capitanio
Trentinaglia le monache, ebbero in risposta, che per ora non venga fatta altra novità. Dopo di
questo s'è sparsa voce, che il cardinale Battiani ha scritto al suo fratello dimorante in Sacco, che
l'imperatore s'è cangiato, e che lascerà le monache dove sono, e come sono. Di più, che in
Vienna vi fu un male cattivo e mortale detto il mal russo, e che vi è pure in Insprugg, e che di
esso è attaccata l'arciduchessa d'Insprugg Lisabetta. Vedi sotto giorno 25.
Il Papa Pio sesto è entrato di ritorno in Roma per la porta del Popolo ai tredici di questo alle ore
22 et un quarto, sotto il suono di tutte le campane di Roma ed un continuo sparo di artiglieria di
castel s. Angelo. Andò dritto alla basilica vaticana, vi adorò il Santissimo, poi andò all'altar di s.
Maria Santissima e d'indi ai corpi de' ss. Apostoli Pietro e Paolo. Uscito di chiesa si portò al
palazzo suo vaticano, e là si fermò. Fu dappertutto incontrato da cardinali, prelati, nobili ed altri.
Ed anche da' due suoi nipoti Onesti. Nelle due sere seguite de' 14 e 15 si videro illuminati tutti li
palazzi degli ambasciatori, ministri regi, e di alcuni principi, e nobili e cittadini
straordinariamente.
Il vescovo di Massa Popolonia nella Toscana Pietro Vannucci andando dall'Isola dell'Elba nella
Capraia per la visita con alcuni suoi canonici, e colla sua servitù, essendo in tutti quindici, restò
in potere de' barbareschi.
Ai dieci di questo fu in Vienna l'arcivescovo e principe di Olmütz Antonio de' Conti di
Colloredo col suo decano, e col canonico Francesco de' Conti Migazzi, e ottenne l'investitura
delle regalie dall'imperatore.
Leggo, che il principe Czartoninscki polacco di Varsavia, benché non sia sovrano ha un'entrata
annua così grande, che sorpassa due milioni di fiorini tedeschi, e così credesi uno de' più ricchi
principi non sovrani dell'Europa. Dall'imperatore nostro, cui è soggetto per aver de' feudi anche
nella Polonia austriaca, fu dichiarato maresciallo, e capitano della sua nobile guardia polacca.
In Vienna si studia di tenere nette, ed umide le strade e le piazze, si pensa di mutare li luoghi de'
mercati de' comestibili ecc.
Fu detto, che il Papa appena arrivato in Roma ha deposto dall'officio di segretario di Stato con
maniera sgarbata il card. Lazzaro Opizio Pallavicini genevese, per aver avuto segreta
corrispondenza coll'imperatore e che gli ha tosto surrogato il card. Battista Rezzonico veneto.
Come pure che ha messo in arresto, o cosa simile quattordici cardinali, quattro generali
Regolari, ed altri. Ma di ciò nulla ho letto io. Fu pure detto che Paolo Renier Doge di Venezia fu
dal senato maltrattato perché ha avuto una conferenza segreta col Papa nel di lui passaggio; ma
la voce presto è cessata.
25 giugno 1782
25 giugno, abbiamo cominciato a recitare la colletta ad petendam pluviam nella santa Messa. Ho
sentito leggere, che non il card. Battiani ha scritto a Sacco, ma il Conte cancelliero Blümigen ha
scritto alla sua sorella ritirata nel convento di Sacco, che le nostre caroline sussisteranno.
L'imperatore si diverte nella villeggiatura di Laxembburgo, andando sovente alla caccia
dell'airone in compagnia di nobili utriusque sexus. Vuole, che in avvenire li vescovi, ed altri,
che hanno da prender da lui investiture, vadano a prenderle non per sostituzione, ma in persona.
Attesa la tolleranza già descritta ora in Vienna non trovansi quasi più luoghi per far botteghe,
essendo tanti li bottegai accattolici, ed ebrei.
Il medesimo imperatore ha delegata una commissione interinale per tutte le materie
ecclesiastiche de' suoi Stati, composta dal barone Kresel presidente, dal professor e consiglier
Martini, dal consiglier Heynke, dal consiglier Eybel, dal consiglier Sinnenfels, e dai canonici
Vittola e Termes.
Li Padri Cistercensi e Paolotti di Firenze hanno avuto ordine dal Gran Duca di non ricever altri
novizzi, e di mandar via quelli che non hanno ancora professato.
27 giugno 1782
27 giugno, di mattina circa le quattro ritornando a Ravina in un bagherle98 il sig. Sardagna cola
sua signora nata Piccini di Roveredo e con due sua figliuole, a s. Nicolò il cavallo tirò il
bagherle nell'Adige e sono restate in esso le dette tre femmine, con settecento fiorini, col
cavallo, ed il legno. Il Sardagna è di nome Gioseffo figlio del fu sig. Carlo, e la Piccini era di
nome Aloisia figlia del sig. barone Giulio e sorella del canonico trentino barone Giangiacomo
Piccini di Tyrberg. Fu in prossimo pericolo anche il detto marito.
Nella sera precedente sino alle undici sono stati in casa Manci per vedere li fuochi artificiali. Le
due figlie furono trovate morte nell'acqua, la terza si è perduta.
1 luglio 1782
Nel primo giorno di luglio ha esposto nel seminario vescovile di Trento Positiones ex universa
philosophia, stampate in 4°, il nostro P. Francesco Saverio da Fondo Minor Riformato e
pubblico professore di filosofia. Il difensore fu don Francesco Tecini di Sarnonico cherico
alunno del seminario. Nel medesimo giorno fu pubblicato il catalogo di tutti gli studiosi fisici
auditori del detto Padre secondo l'ordine del loro merito divisi in due classi. Nella prima sono
venerabilis clericus Franciscus de Tecinis annaniensis seminarii episcopalis alumnus et illustris
dominus Iosephus Carneri de Eben, et Pergfeld nobilis provincialis tirolensis, che parimente
difenderà tesi pubbliche. Dominus Vincentius Holzner utinensis, et dominus Antonius de
Andreis annaniensis seminarii episcopalis alumnus. Dominicus Villotti segonzanesnsis.
Franciscus Maistrelli annaniensis. Ioannes Puz Latzensis. Ioannes Sandri strignensis. Ill.mus
dominus Christophorus S.R.I. liber baro Trentini de Wolgersfeld tridentinus. Alexius de
Ferrariis annaniensis. Vincentius de Carolis perginensis. Ioannes Lechleitner insulanus.
Aloysius Ciurletti de Belfonte tridentinus. Iosephus Betta de et in castro Manguli S.R.I. aulicus
familiaris annaniensis seminarii episcopalis convictor. Ioannes Baptista Morandi arcensis.
Iosephus Mayrhoffer Villandersiensis. Bartholomaeus Floretta annaniensis. Petrus Savera
annaniensis. Ill.mus dominus Bartholomaeus S.R.I. comes Bertolazzi de Prunnenberg et
Vattardorff tridentinus. Nicolaus Clauser annaniensis. Aloysius Aliprandini annaniensis.
Franciscus dal Monego a Medio s. Petri99.
98
99
*Calessino a due ruote.
di cui sotto (p. 1758 del MS).
Classis secunda. Ioannes Giuliani annaniensis. Dominicus Stefenelli tridentinus. Nicolaus de
Guelmis annaniensis. Dominicus de Armanis ripensis. Iosephus de Call eppianensis.
Bartholomaeus Perugini nacensis seminarii episcopalis convictor. Petrus Seppi annaniensis.
Bernardinus Vivori fravegiensis. Bernardinus Fogolari arcensis saminarii epsicopalis convictor.
Felix Recla anmnaniensis. Michael Urmacher annaniensis. Ioannes Baptista de Bonis
tridentinus seminarii epsicopalis alumnus. Dominicus Felix Mayrl a Myllen, et Sichelburg
nobilis provincialis tirolensis eppianensis. Ignatius Wolgemuth de Ober et Unter Planitz
caldariensis. Simon Hilprand meranesnsis. Antonius Sighell tridentinus. Ioannes Baptista
Sardagna de Hochenstein tridentinus. Iosephus a Rivo annaniensis extra ordinem.
In un altro foglio parimente stampato si danno li logici e metafisici auditori del nostro P.
Maurizio di Borgo divisi in tre classi.
Classis I. Petrus Saibandi bononianensis. Bartholomaeus Menotti tennesis seminarii epsicopalis
alumnus. Ioannes Baptista Santi ripanus. Iosephus Maria Morandi ripanus seminarii episcopalis
alumnus. Ioannes Baptista Braito flemmanus. Iosephus Sardagna de Hochenstein tridentinus.
Martinus Borgognoni aldenensis. Petrus Benvenuti vallesoletanus100. Iosephus Bellesini
tridentinus. Bartholomaeus Thaller perginensis. Ill.mus dominus Vincentius S.R.I. comes
Terlago de Fatis tridentinus. Ioannes Öttl bulsanensis. Ioannes Corradini annaniensis.
Classis 2. Nicolsus Concini annaniensis. Carolus Roveretti de Freyberg tridentinus. Ioannes
Baptista Tranquillini muriensis seminarii episcolaplis alumnus. Vincentius Stringari
annaniensis. Ioannes Tolloi salurnensis. Franciscus Jeger castelbellensis. Ioannes Pitschaider
gardenensis. Iosephus Lucas meranensis. Iosephus Pasotti annaniensis. Dominicus Baldessari
iudicariensis. Iosphus Wolgemuth de Ober et Unter Planitz caldariensis. Antonius Cristofolini
madranensis. Iosephus Hofner ex Valle Serena101. Dominicus Rigotti iudicariensis. Iosephus
Fischer landechiensis. Thomas Caserotti vallesoletanus. Bartholomaeus Spagnoli leudrensis.
Classis 3. Bernardus Bartoli leudrensis. Ioannes Bellesini tridentinus. Ioannes Baldessari
randenensis. Carolus Gottardi tridentinus. Iosephus de Greiffenberg sollandus. Simon
Pellegrinati iudicariensis. Carolus Tabarelli de Fatis trilacensis. Stephanus Tait a Medio s.
Petri102. Ioannes Rosa iudicariensis. Aloysius Wolgemuth de Ober et Unter Planitz. Iacobus
Knoll bulsanensis.
Sequentes extra ordinem: Ioannes Baptista Iob. Iospehus Angelini tridentinus. Iosephus
Barezzotti strignensis. Un dì verranno buoni anche questi nomi, e cognomi per la storia nostra.
2 luglio 1782
2 luglio leggo, che nello scorso giugno il barone Carlo de' Martini di Revò, consigliere di Corte
in Vienna, e celebre giureconsulto, ha ricevuto il titolo di consigliere di Stato con diecimila
fiorini all'anno di pensione103. Leggo, che si parla di una prossima ordinanza rapporto
all'amministrazione de' beni claustrali della monarchia austriaca, in vigore di cui ad ogni
individuo Regolare sarà data una certa pensione. Leggo, che le fortificazioni di Vienna saranno
demolite, e rasate. Leggo, che in Vienna gli otto giugno fu chiuso il teatro nazionale, perché la
maggior parte de' cantanti, e attori si trovò attaccata dalla malattia russa; e che tal malattia
cattarale epidemica venuta dalla Russia si è estesa per tutta la Germania, e va giornalmente
prendendo maggior vigore in Vienna cosicché senza esagerazione si può dire, che attualmente li
22 giugno la terza parte degli abitanti si trovò indisposta per si fatto male; da cui per altro quasi
ognuno si va ristabilendo in perfetta salute.
I sintomi mortali di tal malattia servono a decidere sul fine del secondo, o terzo giorno della
sorte degli ammalati. In Pietroburgo il detto male ritorna ad infierire, cosicché le liste
giornaliere de' morti in essa sono quattro volte più numerose del solito. L'imperatore ha
100
*Della Valle di Sole.
*Serenthein.
102
*D Mezzolombardo.
103
porta 27 fiorini e 2 troni quasi al giorno, o troni 137 al giorno.
101
accordato il riposo al principe di Fürstenberg governatore della Boemia coll'annua pensione di 4
mila fiorini.
Il primo di questo mese, giorno ultimo delli cinque accordati alle monache nostre caroline di
Roveredo dopo la loro dolorosissima soppressione, è uscita per forza da s. Carlo la Madre suor
Anna Margherita Pacherin di Bolgiano di 43 anni, ed è andata fra le Teresine, ora Fraile104
Inglesi di Roveredo. Ma non vi durò molto.
Nel giorno secondo è parimente uscita di s. Carlo suor Anna Petronilla, detta nel secolo
Maddalena Prezzi di Lizzana novizza corista, ed è entrata in s. Michele di Trento mediante
l'indulto trascritto di sopra alli 20 di giugno.
4 luglio 1782
Li 4 luglio è uscita da s. Carlo, ed è venuta a Trento in compagnia di due monache Terziarie di
s. Domenico professa in s. Carlo tra le coriste. Andrà a ritirarsi a sua casa paterna. Ma ora nel
1786 s'ha intrata fra le Salesiane, a costo. Ritornò a Trento nel 1789.
Nello scaduto giugno il Gran Duca di Toscana ha mandato una circolare a tutti li capi delle
Religioni esistenti nel suo Stato, comandando loro, che gli diano una nota distinta di tutti li
Religiosi loro esistenti nella Toscana, divisa in tante tabelle quanti sono li conventi, col nome,
cognome, patria, età,tempo della vestizione,professione, figliuolanza, nazionalità, impiego ecc.
Nel suddetto giorno quarto dalla cancelleria vescovile fu spedita al nostro P. Provinciale e a
quello della Provincia tirolese una nuova citazione all'esame teologico anche rapporto ai sudditi
trentini, che hanno conventi nell'austriaco.
5 luglio 1782
Li cinque luglio fu portato a questo nostro convento un foglio stampato, con cui il vescovo
ordina, che si facciano orazioni per impetrare da Dio della pioggia con cantar Messa, far
esposizione del Santissimo ecc. de more, né giorni e luoghi seguenti;: 4 luglio giovedì la chiesa
del seminario. 5 venerdì li PP. Agostiniani. 6. sabato li PP. dell'Oratorio. 7. domenica le Madri
Orsoline. 8 lunedì li PP. Minori Conventuali. 9 martedì li PP. Riformati. 10 mercoledì li PP.
Cappuccini. 11 giovedì la Congregazione Mariana. 12 venerdì le Madri di s. Chiara. 13 sabato li
divoti di s. Pietro. 14 domenica la Compagnia de' Zappatori. 15 lunedì la Confraternita della
Morte. 16 martedì l'Oratorio di s. Filippo Neri in s. Maria Maggiore. 17 mercoledì la
Compagnia della Buona Morte. 18 giovedì la Veneranda Casa di Dio. 19 venerdì la
Confraternita dell'Annunziata. 20 sabato la Confraternita del Suffragio. 21 domenica la
Compagnia del Santissimo Sacramento nella cattedrale. 22 lunedì le Madri della ss. Trinità. 23
martedì li PP. Carmelitani delle Laste. Avanti e dopo che da noi si leggesse tal foglio ha piovuto
nello stesso giorno quinto, ed anche ieridì. La mattina si canterà Messa alle dieci, e la sera alle
cinque si farà ecc.
Intendo, che alle monache Teresine di Roveredo è venuta da Insprugg una rigorosa riprensione,
perché non ancora hanno dato principio a professare l'Istituto anglicano, cioè Institutum B.M.V.
Anglicanum, le di cui monache si chiamano altre Domicellae, altre Virgines, ed altre Sorores, e
vivono sub Superiorissa. Tal riprensione venne loro fatta per le triplicate instanze del vicecapitano Circolare Ceschi. Le nostre monache caroline più non ricevono la giornaliera pensione,
e debbono farsi difendere da soldati, perché non vengano loro fatte insolenze dai roveretani.
Anche qui in Trento serpeggia il male russo.
In quest'anno generalmente sul Trentino è avanzata molta foglia de' morari con danno notabile
di chi la possedeva, perché la stagione fu tardivata dal freddo.
Il detto mal russo consiste in una specie di catarro, accompagnato da dolori di testa, e febbre
intermittente: e non risparmia neppure gli uomini più robusti. Continua nella Germania e
travaglia una gran parte di essa. Il salasso facilmente lo rende mortale. Per l'opposito il fior di
sambuco preso a guisa di the giova. Pretendesi, che nel 1580 una somigliante malattia sia stata
104
*Dame.
in tutta l'Europa col nome di Pipita spagnuola, perché proveniente dalla Spagna. Io per altro
trovo, che in tal anno fu nell'Italia un'epidemia detta il mal del montone.
In data di Vienna 29 giugno leggo, che la sovrana ordinazione, in virtù della quale i morti
debbono esser seppelliti in cimiteri fuori dell'abitato, è stata da sua maestà estesa eziandio ai
monasteri d'ambedue i sessi. Per lo che i Frati e le monache invece di seppellire i loro defunti
nelle tombe de' rispettivi conventi, sono stati obbligati essi pure a mandarli ai cimiteri comuni.
Leggo inoltre, che si sta operando il piano delle nuove parrocchie, ed abolendo alcune ricche
prelature per aumentare vieppiù i fondi della Cassa detta ecclesiastica. Si dice, che l'imperatore
torrà tutta l'argenteria delle chiese. Farà che le sole chiese parrocchiali abbiano due campane, ed
una sola le altre. Incasserà li proventi de' Benefici ecclesiastici. Che il Papa sta ordinando una
Bolla per diminuire gli Ordini Regolari anche nel suo Stato temporale.
9 luglio 1782
Li nove luglio, giorno di martedì, in s. Chiara di Trento ha vestito l'abito di Clarissa corista la
suddetta giovane Maddalena Prezzi col nome di Suor Marianna dell'Agonia di Cristo. Ha fatto
la funzione privata senza solennità monsignor Vicario generale Simone Albano canonico
Zambaiti.
Leggo in data di Vienna 20 giugno, che estesa per tutta la Germania, va giornalmente prendendo
maggior vigore in Vienna la malattia catarrale epidemica a segno tale, che le liste de' morti sono
in detta settimana due volte più numerose del solito.
Leggo pure, che per ordine sovrano viene dato il permesso a qualunque uffiziale subalterno di
accusare e liberamente denunziare alla Corte cesarea i suoi superiori, consiglieri, e presidenti,
qualora si possa con evidenti ragioni provar in essi qualche errore, malvessazione, o ingiustizia
nell'amministrazione della loro carica, e che a tali denunzianti è promesso un premio, e si dà
sicurezza di tener celato il loro nome. In fatti poi un giovane particolare della cancelleria di
Boemia è stato premiato con 200 zecchini per aver accusato un ministro suo superiore.
Lego, che il ceto ecclesiastico di Vienna si dà tutta la premura per indurre il sovrano a
modificare la libertà della stampa, riuscendo di spiacevolissimi a' Religiosi i molti critici
libercoli, che sortono in Vienna quotidianamente alla luce. Ma sin'ora sua maestà è sempre
costante nel permettere una tale libertà, colla quale si spera (così dice il Foglio) di arrivare
insensibilmente a sgombrare le tenebre della maggior parte della nazione germanica, ed a
formare per l'avvenire de' sacerdoti meno prevenuti da' pregiudizi introdotti dalla storta politica,
dallo spirito di partito, dall'interesse, ed anche dall'ipocrisia. Per comprendere a qual segno sia
permessa in Vienna la libertà della stampa, basti il dire, che ne' giorni scorsi è stato impresso un
libretto intitolato Giuseppe secondo, e Martino Lutero. Quello però, che spiace più di tutto agli
ecclesiastici si è la libertà, che una società di critici si è presa di censurare colle stampe le
pubbliche prediche: cosa, che ha eccitata fra i due partiti un'aspra guerra letteraria. Il signor
cardinale arcivescovo Migazzi ha perciò replicate le sue instanze al sovrano, esponendogli, che
qualora si vogliano censurare le prediche, una tale censura debba commettersi al Concistoro
siccome competente giudice ecclesiastico e che nel resto venga proibito ai secolari di criticare le
prediche. In fatti la cancelleria d'Austria e Boemia, cui fu abbassato il ricorso del detto
cardinale, ha appoggiato con voto favorevole la dimanda del cardinale; ma questi non pertanto è
stato deluso nelle sue speranze, avendo l'imperatore decretato di volere, che la censura resti sul
piede corrente.
Li nove di giugno, giorno di domenica il predicatore ordinario della chiesa metropolitana di
Vienna per ordine speciale del detto cardinale ha pronunziata una predica intorno al vero valore
delle indulgenze, la quale fu prima esaminata dal lodato cardinale, e dal di lui Concistoro, e poi
anche data alle stampe.
Leggo, pure, che in Vienna è stato stampato un altro libretto sopra le esenzioni ecclesiastiche, e
li diritti de' sovrani sopra le medesime, composto dal consigliere aulico e referendario in rebus
ecclesiasticis signor de Heinke, il quale si è il primario incaricato dall'imperatore a porre in
attività il suo sistema disciplinare in cose risguardanti la religione e gli ecclesiastici. Si sta
eziandio lavorando in Vienna un nuovo piano circa i dazi delle finanze.
Dagli Stati del Duca di Wirtemberg partono tanti di que' sudditi, e vanno a fissarsi altrove, che il
medesimo Duca ha pubblicato contro di essi un rigorosissimo editto..
Attesa la già rammentata perdita fatta da' francesi guerreggianti cogl'inglesi, oltre gli altri Corpi
civili, il clero francese ha offerto al suo re Luigi XVI di Borbone, un dono gratuito di sei milioni
per far diversi vascelli di primo rango. Fu accettato dal re un tal dono, ma con patto, che il
danaro sia levato solamente dai vescovadi, dalle abbazie, ed altri Benefici pingui, senza la
minima contribuzione del clero basso.
In Francia, singolarmente nella Linguadoca, in Tolosa, Alby, Castres, Mirapoix ed altrove ha
fatto molta strage un'epidemia terribile, detta il sudor maligno e sudor inglese, il quale morbo si
manifesta con sudori violenti, forma una deposizione nella testa, ed in 24 ore porta all'altro
mondo chiunque ne viene attaccato.
Il Gran Duca di Toscana ha interamente abolita nel suo Gran Ducato per sempre qualunque
tassa, che a titolo di spogli, vacanti, quindenni, o per qualsisiasi altra ragione si paghi a Roma
dagli ecclesiastici tanto Regolari, che secolari, e da qualunque persona, o luogo pio.
12 luglio 1782
In questo giorno 12 luglio vi è in Trento la Madre Compera105 di Besenello monaca clarissa, e
già tre volte abbadessa di un monastero ora soppresso in Mantova, dove fra breve dovrà
ritornare. È vestita da secolare, ma modesta.
Li nove di questo mese di luglio, giorno di martedì, festa de' ss. martiri nostri gorcomiesi, alle
tre di mattina in quattro calessi sono partite da san Carlo di Roveredo, ed andate al monastero
delle Madri Servite di Arco dieci nostre monache Clarisse caroline, accompagnate dal P.
Provinciale nostro Epifanio di Roncone, dal Padre Fortunato di Trento loro confessore
ordinario, dal rev. sig. cappellano, e dal signor medico delle medesime. Restano in s. Carlo
ancor alcune monache; ma con loro infinito disturbo, perché quel convento è divenuto uno
spettacolo di tutti i curiosi. In Roveredo vi è un grande bisbiglio per questo e per molte altre
novità dolorose. Un sartore ha dovuto andar per tutte le chiese a fare la stima delle tappezzerie.
Gli esattori de' beni delle monache vessano gli possessori ecc. Alle dette monache dieci fu
subitissimo intimato nel convento di Arco, che più non potrebbero parlare con noi Frati
Riformati106. Onde subito tre serventi e tre coriste si sono licenziate, e ritornarono verso
Roveredo accompagnate soltanto da due preti di Arco li dodici di questo stesso luglio. Le
quattro restate in Arco sono la Madre Maria Rosa Regina Eggerin pustera tre volte ex-abadessa
nata nel 1699, la Madre Maria Rosaria Brochetta di Tenno, la Madre Rosa Maria Grienpacheria
di Bolgiano, e la Madre Maria Eletta Maffei di Cles107. Oltre la detta causa n'ebbero delle altre
per uscire d'Arco, e le converse ebbero d'essere trattate come vere serve, con troppe fatiche e
senza verun tempo da far orazione. Le ritornate sono ancora in s. Carlo.
Li sette luglio fu surrogato al Conte Carlo di Firmian defunto in Milano il Conte Giangiuseppe
di Wilzeck.
La città di Ginevra si è arresa alle truppe sarde, francesi e svizzere li 2 luglio.
Leggo, che l'imperatore ha stabilito di erigere nell'università di Vienna una cattedra di statistica,
perché non s'abbia d'andar più a Gottinga per tale studio. Che corre voce, come tal università
sarà trasportata a Neustadt e che in Vienna verrà stabilita un'accademia di scienze e belle arti a
norma di quelle di Berlino e Pietroburgo. Che l'imperatore ha conceduto il pubblico esercizio
della religione luterana a 400 famiglie dell'Austria Superiore108, le quali hanno già eletto un
pastore, e fabbricano una chiesa. Che la Giunta ecclesiastica di Vienna si regola sul piede del
regio economato di Milano, e che quindi ha ordinato a tutte le prelature degli Stati ereditari un
decennale ragguaglio delle loro entrate, delle quali si servirà poi per mantenere li nuovi
parrochi, e li Frati mendicanti, cui sarà proibito il questuare. Che sono piene di mobili de'
105
*Comper.
dal prete don Catoni confessore, che poscia nel 1783 fu confusibilmente dimesso.
107
La Maffei nel giugno del 1783 fu fatta Vicaria.
108
cioè del Tirolo ecc.
106
conventi soppressi le fabbriche camerali, e che l'imperatore ha ordinato siano distribuiti gratis ai
parrochi, ed alle chiesa parrocchiali bisognose. Che si parla della soppressione di diverse case
religiose della Sassonia Bassa, cioè di Agostiniani in Halberstadt, di Domenicani, di Bernardini
ecc. Altre ne vengono minacciate nel principato d'Hildesaheim. Che nella Lusazia ora è libero
l'esercizio cattolico e li cattolici godono tutti li privilegi di quegli abitanti. Che Maria Augusta
principessa di Dresda neonata fu tenuta a Battesimo dall'imperatore nostro, dall'imperadrice
russa, dal re di Prussia, dall'elettore, e dall'elettrice Palatini, e dalla vedova elettrice di Baviera.
Che in breve saranno proibite le questue a tutti gli Ordini mendicanti nello Stato di Brunswich.
Il male russo è dilatato per tutto il Trentino. Finora non è mortifero, ma cagiona disturbo. In
Roveredo per causa di esso fu chiuso il filatorio Dossi non so per quanto tempo.
A Borghetto sin sono annegati alcuni nell'Adige nell'atto che con contrabbandi volevano passare
sopra la catena. Sonosi pure negati cinque nell'Adige passandolo per andare all'Acquaviva a
ballare in quell'osteria nuova sul territorio di Beseno. Quattro altri si sono annegati nell'Adige
sopra Salorno, perché li cavalli, ce tiravano il calesse si sono infuriati. Una putta è caduta
nell'Adige, e s'è annegata fuori della porta di s. Martino di Trento. In Arco fu ammazzato un
prete. In Garduno fu ammazzato don Tartarotti curato di Pannone, mentre voleva differenziare109
dei contendenti. Quest'ultimo è falso.
Alle monache di Roveredo fu intimato, che partano dal vice-capitano Ceschi a nome del
capitano Trentinaglia; e poi dopo partite il Trentinaglia disapprovò la loro partenza, e disse, che
non potevano partire senza licenza sua, e del vescovo, ed obbligò le restate di scriver al vescovo
per la licenza, benché esse protestassero, che non bramavano di partire. Dopo la partenza delle
dieci ha cessato di esser confessore di monache il P. Fortunato, così ordinato avendo il
Trentinaglia; andò l'arciprete per comunicarle, ma lo rimandarono con dire che non s'erano
confessate per non aver confessore. All'improvviso fu chiesta la chiave del confessionale, e
tratto fuora ogni cosa vi entrò come affittuale un barbiero. Quando sono partite per Arco furonvi
de' roveretani che dissero loro dietro delle parole ingiuriose come se fossero state le donne più
triste. Le restate mantengono il lume al Santissimo a proprie spese. Io non posso dir tutto quello,
che sarebbervi da dire di malissimi tratti indegni ecc. 110
Il Roveredo si lavora ad alzare un gran teatro a spese de' roveretani.
17 luglio 1782
Li 17 di questo mese nell'Anannia fuvvi un temporale spaventoso, che consistette in acqua,
tempesta, e turbini. L'acqua ha portato via terreni, legnami ecc. La tempesta ha fracassato
l'entrate, ha ucciso uccelli, galline, e feriti molti uomini, donne ecc. Il turbine ha portato in aria
coperti di chiese e case, ha rotto il campanile di Revò, ha ucciso uomini e donne e bestie ecc., ed
ha spaventato tutti. Anche in Fornasio, in Valsugana, ed altrove cadde della tempesta. Così pure
nella Sollandia.
Il vescovo di Feltre don Andrea Benedetto Ganassoni è in visita canonica nel principato di
Trento. Li 28 giugno ha visitato la nostra chiesa di Borgo per la prima volta, in vigore delle
leggi nuove austriache, sempre accompagnato dal commissario Trentinaglia. Fu ricevuto su la
porta di essa dai Padri, andò al preparato trono, ammise al bacio dell'anello tutti li Frati, celebrò
la sua Messa bassa assistito dai nostri Frati soli, visitò il Santissimo e fece l'esequie ai morti.
Visitò li confessionali e la sagristia. Fece poi una passeggiata per il dormitorio111, vide la
libreria, poi l'orto, e finalmente partì lasciando i Frati carichi di lodi sopra la loro pulitezza,
buona condotta e contegno edificante. Accordò in visis la confessione a tutti li confessori vecchi
e giovani. Li 30 visitò le monache di s. Anna. Fu ricevuto su la porta di tal chiesa da' Frati. Alla
Messa fu assistito da preti e Frati per ordine del commissario. Visitato il Santissimo andò nel
monistero accompagnato dai suoi e dal commissario, dal P. Confessore Carlo Felice, dal P.
109
*Separare.
*Fornace.
111
*Corridoio sul quale si affacciano le celle dei frati.
110
confessore Pietro Damiani e dal P. Massimo, dal sig. arciprete, dal sig. cappellano e dal sig. don
Alpruni e poi anche da due altri preti. Fece brevissime esequie alle morte. Poi chiamò nel
refettorio tutte le monache ad una ad una, e fece loro delle ricerche sopra le presenti loro
vicende. Interrogò specialmente la Madre Carlina segretaria, se avea scritto di proprio talento le
sue lettere. Questa interrogata perché non aggradiscono li confessori secolari, gli rispose,
ch'esso essendo stato monaco poteva sapere quanta differenza passi tra li secolari e Regolari.
Finalmente fece una passeggiata per il dormitorio, ed uscì protestando che avea veduta
verificata co' propri occhi quella buona fama, che da lontano avea udita della loro buona
direzione, e del loro edificante, ed esemplare contegno. Non ha permesso ch'entrassero in tal
tempo altri, che li sopra mentovati.
Visitando la parrocchia di Pergine trentino, non ha punto visitato quel nostro convento. Fu
commissario principesco il sig. consigliere Lodovico Lutti.
Essendo morta in s. Anna di Borgo li 28 aprile la Madre Maria Coleta Troyera112 di Bolgiano, fu
seppellita e fatta tutta la funzione dai nostri Padri secondo il solito, benché li preti abbiano dato
qualche cenno alle monache di pretender essi la giurisdizione.
19 luglio 1782
Li 19 luglio è venuto ordine al sig. Frapporti di Trento, che non mandi altro a Borgo per levar in
tanti calessi quelle monache, perché potranvi restare sino ad altra determinazione.
Il suddetto Padre confessore Fortunato avendo chiesto per lettera al sig. Trentinaglia il perché
sia stato eccezionato e se abbia qualche accusa, ebbe in risposta, che non fu punto accusato, ma
soltanto che cessava per esser finiti li cinque mesi accordati. Onde dalle monache fu preso
ancora per loro confessore.
23 luglio 1782
Li 23 luglio nella Gazzetta trentina leggo, che inutilmente il ceto ecclesiastico di Vienna
vorrebbe tolta la libertà della stampa, riuscendogli molto dispiacevoli i critici opuscoli, che
quotidianamente là si danno alla luce; ma l'imperatore è sempre costante nel permettere una tal
libertà, soggiugnendosi che con essa si pensa di giugnere insensibilmente a sgombrare gli
antichi pregiudizi del volgo, che a formare de' sacerdoti più illumimati che per l'addietro. Leggo,
che l'exgesuita Parhammer direttore di quell'orfanotrofio è caduto in disgrazia, e gli è stato
ordinato di ritirarsi alla sua prelatura in Ungheria. Leggo che li Provinciali degli Ordini Regolari
potranno bensì notificare al Generale in Roma la loro elezione, e proporgli communiomem
quoad suffragia, et preces, ma non potranno domandare, né ricevere da lui giurisdizione alcuna.
Che queste lettere di partecipazione si dovranno consegnare aperte al Governo Provinciale, che
le instraderà col mezzo della segreteria di Stato al loro destino, e rimetterà inoltre le risposte.
Sentesi, che verrà intimato ai teologi e professori di non più prender alcun partito né contro, né
favorevole alla Bolla Unigenitus, e che li vescovi dovranno fra giuramento nell'atto della loro
consecrazione su la formola della Francia. Leggo, che nella Toscana fu abolito il tribunale della
Inquisizione. Che il Papa ha dichiarato consultore del s. Officio il P. Ambrosio da Milano, di
cognome Erba, Minor Osservante in Aracoeli. Leggo, che a Wising, luogo del Tirolo situato
un'ora incirca sotto Schwatz, essendo caduto un fulmine su quel magazzino in cui erano 300
centinaia di polvere, saltò tutto in aria insieme colle case contigue, con due sentinelle morte, e
che tutti li cristalli anche mezz'ora lontani rimasero infranti. Che il podere degli aboliti Certosini
a Kallenburg non lungi da Vienna fu comperato dal feld-maresciallo Lasù Conte, per 200 mila
fiorini. Che il mal russo nell'Austria è cessato. Che l'imperatore fa erger nuove case in Vienna, e
vuol fare un palazzo a Belvedere, che sarà uno de' più grandiosi dell'Europa.
Li 23 luglio fu finito il turno di orazione per ottenere la pioggia, di cui sopra, ma continua il
caldo intensissimo, e soltanto due volte ne' giorni precedenti cominciò a piovere per poco. Pare,
che si cammini dentro un fuoco.
112
*Troyer.
Intendo, che l'imperatore ha fatto arrestar, e custodire da' soldati un suo intimo segretario
luterano sassone, perché ha rivelato al prusso li segreti. Di più, che sono arrestati in Vienna
quattro Domenicani, e due altri Regolari. Item che il segretario del nunzio Garampi è scappato
con molto danaro per aver rivelato li segreti pontifici. Questo segretario non è più don Leonardo
Ciani di Trento, che già da qualche tempo è passato professore di teologia in Vaccia. Vedi più
avanti.
Il suddetto P. Fortunato ogni volta, che vuol entrare nel confessionale di s. Carlo deve andar a
pigliare la chiave dal capitano Tacchi, e poi partendo riportargliela. Il sig. Arciprete va, o manda
qualche prete a comunicare le monache. A queste monsig. Vicario Zambaiti ha risposto che
accorda loro il ritornare al secolo, ma con questo, che sempre ritengano la volontà di ritornare
nel detto monastero di s. Carlo, in caso, che venga rimesso, e che frattanto nel secolo osservino
li voti solenni più, che possono. Intendo, che tal risposta non piace al capitano Trentinaglia, per
cui ordine assoluto fu chiesta.
Il suddetto segretario di monsig. Garampi, detto l'abate Gio. Egisti romano accortosi, che il
Garampi fosse per convincerlo di avere svelato il carteggio il medesimo Garampi colla Corte di
Roma, per sottrarsi dal castigo l'abbandonò ai confini dello Stato pontificio, e ritornò a Vienna
per cercar protezione. Presentatosi all'imperatore disse, che voleva scoprirgli delle cose
importanti allo Stato. L'imperatore lo mandò dal principe di Kaunitz; ma vedendosi trascurato
come un traditore se ne partì non si sa per dove. Né di lui scritti sonosi trovati de' dispacci
pontifici di massima importanza scritti, o sia copiati da altrui mano. Il Papa già detto aveva al
Garampi, che avea inteso dall'imperatore certe parole le quali da lui non potevansi sapere senza
tradimento. L'Egisti fu licenziato dal Garampi in Bologna.
Li 28 giugno in Vienna fu arrestato d'ordine dell'imperatore il sig. Gunter concepista del
Gabinetto, molto caro per altro al detto imperatore che seco lo avea condotto nella Russia, ne'
Paesi Bassi, e nella Francia. Si tiene guardato a vista da quattro guardie nel dipartimento degli
invalidi, col permesso però di potersi divertire col suo clavicembalo. Si dice, che ha tempo un
anno da far manifesta la sua innocenza. Sono stati nominati tre soggetti per esaminarlo. Il di lui
arresto fu segreto sino al primo di luglio, in cui fu pure arrestata in Vienna una bella, e ricca
ebrea olandese, che ha il suo marito in Berlino. Essa abitava in Vienna con un suo fratello
barbiere. Il Gunter praticava con essa e credesi, che per non dispiacerle abbiale manifestato de'
segreti di Stato, che poi sieno andati al re prusso. Egli permetteva che sotto la coperta a lui
venissero dirette ad essa delle lettere, ed anche ad un ebreo amico di essa, il quale per motivo di
Stato qualche tempo avanti fu arrestato. Un altro ebreo olandese già tre mesi fu mandato nella
fortezza di Brunn, perché voleva sedurre degli artiglieri a passare in Ollanda.
27 luglio 1782
Li 27 luglio, sabato, siamo tutti stati in processione dal Duomo a s. Maria colla Madonna detta
di s. Luca per impetrare la necessarissima pioggia. Continua ad esser infuocata l'aria al maggior
segno.
Nel giorno 22 di giugno il Papa ha approvato il decreto affermativo della Sacra Congregazione
de' Riti fatto li 28 maggio, che si possa introdurre la causa fiorentina circa la beatificazione a
canonizzazione del venerabile servo di Dio Fra Giovanni da Salerno sacerdote domenicano e
fondator del convento di s. Maria Novella di Fiorenza.
Li 27 luglio quelli di Sardagna sono stati in processione a Montagnaga di Pinedo, quelli di
Cognola hanno fatto festa ecc. per impetrare la pioggia.
Li 24 in Roveredo è morta la Madre Teresa Catterina Piamarta di Roveredo coll'abito suo di
Clarissa munita de' ss. Sacramenti con molta edificazione del popolo, ed assistita dal nostro P.
Fortunato. Uscì da s. Carlo ai 4 per essere stata importunata dai suoi signori parenti, e morì nella
casa loro; ma fu il di lei cadavero trasferito in s. Carlo, e dai preti secolari le furono fatte
l'esequie in quel coro essendovi un gran concorso di popolo. Visse quasi 70 anni e fu Badessa.
Nel medesimo giorno 24 passando di ritorno per Borgo Valsugana il suddetto vescovo feltrino
andò a visitare le monache di s. Anna, e l'esortò ad aver pazienza, aspettando dall'imperatore la
Regola da prescriversi loro per mezzo suo, e che se vedranno di potersi accomodare alla
medesima se ne restino, perché quel monistero è destinato per quelle, che sotto una tal Regola
vogliono restarvi, e per quelle ancora degli altri monasteri soppressi, che in quello volessero
portarsi. Quelle poi, che non si sentiranno di accomodarsi a tal Regola, potranno partire, ed
andare o al secolo o in altri monasteri approvati; avendo perciò data loro la dispensa da tutto ciò,
che non può accordarsi colla vita secolare, in iscritto, dispensa chiesta dalle monache non
liberamente, ma obbligate dal commissario Trentinaglia. Il medesimo vescovo lasciò pur ordine
alla canonica che l'arciprete nel giorno di s. Anna a buon'ora si porti al monisetro, e si faccia
dare le chiavi del tabernacolo, della sacristia, e del confessionale. Onde noi Frati abbiamo finito
per tal giorno di sentirle. Ora possono confessarsi da chiunque, ma chi sarà chiamato dovrà
toties quoties prendere dal dazio la chiave del confessionale e riportarvela. Che caos! Oh Dio!
28 luglio 1782
28 luglio domenica, una processione di ragazzi, e ragazze si ha portata da Trento alla Madonna
della Corona di Povo questa mattina per impetrare la necessarissima pioggia; ma il cielo
continua serenissimo, ed infuocato.
29 luglio 1782
29 lunedì sono andati a Civezzano a quella Madonna in processione quelli di Cognola, e quelli
di Mattarello, e quelli di Besenello, e Calliano. Dopo il vespro è caduta una buona pioggia. Ha
pur piovuto li 30, 31 luglio. Il primo agosto e 2-5.
30 luglio 1782
30 luglio leggo in data di Vienna gli undici luglio, che li Regolari e le monache de' conventi
soppressi evacuarono ne' passati giorni li rispettivi loro chiostri. Li sacerdoti hanno avuto
l'assegnamento di un'annua pensione di 300 fiorini e cento talleri per vestirsi da preti secolari.
Le monache le quali si sono ritirate o in altri conventi, o in case particolari, dove vivono in
comunità, vestite però da secolari, hanno un'annua pensione di 200 fiorini, ed una somma per
una volta sola da vestirsi. L'imperatore con editto dei 6 giugno ha ordinato a tutti quelli, che
posseggono Benefici senza cura d'anime, e generalmente a tutti li Beneficiati, ai magistrati, a
coloro, che tengono catasti, alle chiese, conventi, confraternite, ai direttori di sagristie, e
generalmente a chiunque ha parte nella collazione de' Benefici semplici, o amministra detti beni,
ed entrate, non meno, che a tutti quelli, che influissero in simili cose, o avessero notizia di esse,
l'annunziarsi entro il termine di due mesi al rispettivo Concistoro e fedelmente esporre il
possesso del Beneficio, il diritto del padronato, e quanto egli sappia delle rendite del Beneficio,
e altre circostanze, altrimenti in caso di non fatta denunzia, e se d'altronde venissero a scoprirsi
delle occultazioni, il Beneficiato perderà ipso facto il Beneficio, ed il padrone il gius
padronato113. I capitali, e tutto quello che formasse l'entrata sarà sequestrato, e coloro che
avranno avute notizie, senza farne denunzia, saranno castigati esemplarmente. Quando il
consigliere Kressel fu nominato presidente della nuova Deputazione sopra li conventi portossi a
ringraziare l'imperatore e gli disse, che sua maestà non poteva scegliere un soggetto per ciò più
adattato di lui, dicendogli: "Io sono libero, non ho né famiglia, né parenti, e perciò tutte le
maledizioni che si scaglieranno sopra questi nuovi stabilimenti cadranno sopra di me solo". Si
dice, che quando sarà partito da Vienna l'imperatore, il che credesi succederà li primi di agosto,
sortirà una ordinanza tra le altre, in vigore di cui tutte le fondazioni e gli spedali per le persone
vecchie verranno aboliti, ed in vece verrà data un'annua pensione a ciascuno con cui potrà
vivere dove vorrà, e così si sparmieranno le spese delle fabbriche, de' direttori, fattori, preti,
chiese ecc.
In Costantinopoli regna una gran siccità, e fu ordinato, che in avvenire nessuno possa più
fumare con pipa né in strada, né fuori di bottega, sotto pena di essere sull'istante strangolato.
Sul Genovese ai sette di questo un fiero temporale ha fatto danni grandi, che credesi oltrepassare
un mezzo milione. Volarono in aria interi tetti di molte case, e palazzi, e massime del monistero,
113
*Ius patronatus, diritto di presentazione del Beneficiato.
e chiesa di s. Teresa, dove anche furono schiantati quattro antichissimi cipressi, e rovesciate le
mura della clausura. Il convento de' Cappuccini e la certosa resi inabitati: guastate le deliziose
villeggiature. Molti uomini portati via non si sa dove, altri morti; altri feriti. Non ho tempo da
descrivere tutto. Il male fu grande, succeduto circa le ore venti, in un tratto di dieci miglia tra
Noli, ed Albisola.
Il cardinale Migazzi per far cessare in Vienna la guerra letteraria tra' critici e predicatori ha
proibito a tutt'i suoi sacerdoti l'entrare in alcuna contestazione coi profani.
L'imperatore ha ordinato, che in avvenire in tutti que' luoghi, dove non si trovano giurisdicenti
abbiano da essere pubblicati gli editti sovrani dai curati sul pulpito, o sull'altare e che questi
siano obbligati si sottoscriverli pubblicati che gli abbiano, e poi rimandarli a quelli da cui li
ricevettero, cioè ai loro rispettivi superiori.
Il Gran Duca di Toscana ha sottoposto ai vescovi tutti li Regolari del suo Stato, lasciando però
ai superiori Regolari la disciplina interna del chiostro. Il convento delle monache Benedettine di
s. Chiara in Spelto di Bologna è stato soppresso e permesso alle monache di andare o in un altro
monistero, o al secolo con pensione. Credonsi imminenti molte altre soppressioni di convenuti
utriusque sexus nello Stato ecclesiastico, e così pure dicesi imminente la soppressione di 40
conventi nel Veneto, dove non vuolsi, che le monache vadano mendicando per le case.
Il Papa Pio sesto ritornato a Roma ha decretato, che li vescovi de' domini austriaci possano
dispensare negli impedimenti del terzo e quarto grado per il matrimonio con autorità rivocabile
ad libitun dall'apostolica Sede.
In Avis e negli altri luoghi austriaci si pubblicano tutti gli ordini sovrani in chiesa dall'altare, o
dal pulpito intra Missam parochialem, anche quelli affatto profani, che riguardano li tori delle
mandre, e simili, che al popolo sembrano inconvenienti alla santità della chiesa e dell'altare.
Con data d'Insprugg 7 luglio 1782 fu mandato al vescovo trentino e da questo in data de' 23
luglio spedito ai suoi diocesani austriaci l'ordine sovrano emanato in Vienna li 14 maggio, che
condanna il superfluo abbigliamento delle chiese, e delle cappelle, e delle loro illuminazioni, ed
anche delle illuminazioni che per motivo spirituale si fanno in certe case private, per il pericolo,
che queste apportano d'incendi, essendo le candele vicine ad assi, carte, e tele. Io però qui
giudico bene di notare, che non so esser mai accaduto alcun incendio per tali illuminazioni
sacre. Bensì per altre profane. È recente il caso del teatro di Mantova, di cui sopra114; l'altro di
Trento, o sia Pedecastello115; l'altro di Salorno116; l'altro del teatro di Parigi117; l'altro di
Brusselles per l'imperatore118; l'altro di Moravia119 ecc. tutti all'anno 1781.
2 agosto 1782
Ai due di agosto, giorno di venerdì, questi popoli hanno secondo il loro solito antico fatto festa e
si sono confessati moltissimi uomini, donne, grandi e piccioli, ricchi e poveri, per acquistare il
Perdono d'Assisi. Hanno cominciato giovedì.
In esecuzione del detto di sopra, l'arciprete di Borgo Stefano Trabmann, nella mattina di s. Anna
li 26 luglio, è andato al monistero di s. Anna, e nel confessionale ha intimato a quelle monache
l'ordine, che avea di pigliare le chiavi. Poi celebrò la Messa conventuale. Dopo la quale uscito di
sagristia con camice e stola aprì e serrò il tabernacolo, aprì e serrò il finestrino della Comunione,
e portato via l'Olio santo, andò nel confessionale, dove aperto e subito chiuso l'uscio, consegnò
la chiave al sig. Gabriele Fiorentini regio amministratore. Niuna monaca volle comunicarsi in
tal giorno per altro solennissimo, essendo troppo disturbate da così fatte violenze, non facendo
altro che piangere, senza poter trovare chi le conforti, dovendo anche li poveri Frati star molto
guardinghi ecc. Essi soli finora furono chiamati ad udire le loro sacramentali confessioni.
114
*pagina 364 del manoscritto.
*pagina 337 del manoscritto.
116
*pagina 346 del manoscritto.
117
*pagina 374 del manoscritto.
118
*pagina 384 del manoscritto.
119
*pagina 404 del manoscritto.
115
3 agosto 1782
Li tre agosto, giorno di sabato, sono state cacciate fuori di s. Carlo tutte quelle sfortunate
monache, rimasta essendo in esso soltanto la Madre Fiumi di Mori Vicaria attuale ed exbadessa,
perché gravemente inferma, ed in istato di non poter neppure esser portata fuori. Che dolori! che
conforti! Hh Dio!
Anche le quattro restate in Arco sono presentemente inferme. A stento poterono le dieci andate
là far capitare una loro lettera al Trentinaglia, perché quella Priora ne aprì e trattenne tre, e le
diede al sig. Confessore Catone di Cavedine, Dovettero scriver la quarta come volle il prete.
Intendo, che avendo il Minucci arcivescovo di Fermo insinuato al Papa, ch'è intenzionato di far
un ospedale per li bastardi, subito il medesimo Papa gli ha risposto, che a tal effetto sopprima
qualunque monistero gli aggrada.
Intendo pure, che ordinato avendo il Papa, che il vescovo di Foligno sopprima un monistero di
monache, li cittadini sonosi opposti al medesimo vescovo. Sicché da ogni parte Iddio si mostra
malcontento de' Religiosi. Non si tratta, come altre volte, di riformarli e di ridurli al primiero
fervore; ma di annientarli, quantunque li secolari non sieno niente affatto migliori. Oh Dio! non
posso e non fido dir altro.
Con data del primo di giugno in Vienna l'imperatore ha vietato a tutti gli ecclesiastici e Regolari
esteri il mendicare ne' suoi Stati ereditari sotto gravissime pene, proibendo anche il questuare
segretamente, e comandando il denunciarli non solamente ai dicasteri ecclesiastici e o secolari,
ma anche ai capi de' Regolari, e che gli Ordinari, li parrochi, et predicatori, e tutti li catechisti
insegnino al popolo, che facendo limosina agli esteri peccano, e che ne' propri loro poveri, ed
infermi troveranno sempre oggetti più degni dell'umanità, e carità cristiana, che negl'indicati
Religiosi, essendo già fondati e bastantemente proveduti secondo il loro grado. Ha fatto
spogliare de' suoi domini, e beni considerabili il convento di Closter-Neubourg, ed ha ridotto
quegli individui a dodici, assegnando al prelato due mila fiorini annui, ed a cadaun canonico
trecento fiorini annui.
Leggo, che sono stati liberati tutti li cattolici romani detenti nelle galere turchesche, per ordine
del Gran Visir dato al patriarca scismatico Zaccaria, il quale ha dovuto promettergli di trattar in
avvenire li cattolici con maggior prudenza.
Leggo, che poche monache viennesi hanno scelto di rifugiarsi in altri monasteri.
Leggo stampato un regolamento generale intorno alla disciplina del clero Regolare, e sua
dipendenza dai vescovi diocesani nella Lombardia austriaca, datato in Vienna li 21 giugno
1782, pubblicato in Milano li 20 luglio e contenente XXXVII articoli. Il XV riguarda
specialmente li Frati Minori Osservanti, Riformati, e Cappuccini, venendo eccettuati dal pigliare
la laurea nell'università di Pavia, volendosi soltanto, che si presentino a sostenere l'esame, e la
licenza per essere ripetitori, o professori iniziali. Non ho tempo di trascrivere tutto. Da tal
regolamento deduco, che sarà permesso il vestir e professare anche in seguito anche a noi
Riformati, sebbene l'ultimo foglio di Colonia dica, esser voce, che sia imminente la
soppressione de' Francescani, e Cappuccini in tutti gli Stati austriaci. Sarà quello che Iddio
signor nostro clementssimo vorrà, o permetterà.
9 agosto 1782
Li 9 agosto ci fu detto come certo, ch'è venuta una staffetta da Vienna a Roveredo colla
soppressione di que' due conventi nostri de' Riformati e Cappuccini; ma non si è ancora
verificata.
In data di Roma 27 luglio leggo, che il Papa ha decretato che le monache elvetiche, che hanno
un monistero in Roma, e professano l'Instituto di orare continuamente avanti l'Augustissimo
Sacramento, se ne ritornino ne' loro paesi, giacché fu rilevato, che non hanno modo alcuno di
sussistere. Ma ciò io lo credo un pretesto. Trattandosi di un monistero solo, in Roma non
sarebbero mancate le limosine, tanto più che potevasi piuttosto proibire l'ulteriore vestizione.
Leggo pure, che dal medesimo Papa fu imposto una nuova tassa d'un milione e mezzo di scudi
sopra le comunità e che stassi aspettando la descrizione dell'estimo de' terreni di tutto lo Stato
Papale, giacché da gran tempo vanno in giro per tal effetto molti agrimensori e commissari.
Leggo di più, che fu intimata la Congregazione antipreparatoria de' Sacri Riti per l'esame de'
miracoli del beato Francesco Caracciolo napolitano fondatore de' Cherici Regolari Minori.
In data di Vienna 25 luglio leggo, che in tutte le provincie della Germania austriaca viene
eseguito il nuovo sistema giudiziale, a tenor del quale la prima istanza per gl'ignobili dovrà farsi
avanti al giudice de' villaggi, e delle città; e per li nobili resta fissato un tribunale provinciale
nella città capitale di ogni provincia. In seconda istanza resta stabilito un tribunale
d'appellazione, cioè per la Polonia a Lamberg, per la Boemia a Praga, per la Slesia e Moravia a
Brunna, per l'Arciducato d'Austria, per la Stiria, Carintia, Gradisca e Tirolo a Clagenfurt. In
quest'ultima città della Carintia fu aperto il detto nuovo tribunale ai due di luglio con grande
solennità Il presidente è il Conte Breuner, ed il vice presidente il Conte d'Eisenberg, detti
eccellentssimi signori. Se le due prime sentenze saranno uniformi, non voi sarà più luogo a
revisione. Se non saranno uniformi si devolveranno al supremo Consiglio di giustizia in Vienna.
Leggo inoltre, che potendo gli ebrei in vigore dell'ultima patente pubblicata in Vienna introno
alla loro tolleranza, concorrere da ogni parte a Vienna per la fiera, senza pagare il solito
giornaliero aggravio di un fiorino per testa, con aprire banco e bottega, sono intervenuti alla
fiera di s. Leopoldo più di 5.000 ebrei. Una gran parte di essi furono della Boemia; ma gli altri
furono li più pitocchi della Slesia prussiana. Negli ultimi di luglio molti furono messi in
prigione; e poscia tutti dovettero comparire presso un regio commissario per indagare come
vogliono mantenersi in quegli Stati austriaci. Quelli che sono mercanti vendettero con discapito
proprio alla fiera, e con danno enorme de' mercanti cristiani; supponendosi che questa sua
un'astuzia maliziosa, di cui si servono gli ebrei per poi a tempo rifarsi con usura di quanto
apparisce ora di loro scapito.
Leggo che credesi da certuni essere stato condotto a Kuffstein il disgraziato segretario Gunter.
Leggo, che essendo troppo vasto il monistero di Kloster-Neuburgo per dodici soli canonici
regolari, saranno in esso trasferiti li Religiosi di s. Michele di Vienna, e la loro parrocchia sarà
data a preti secolari.
Leggo che li certosini di Gitschin per mano del vescovo di Königsgratz hanno ricevuto un Breve
di loro soppressione, e che perciò hanno dimesso l'abito del loro Ordine, ed assunto quello di
preti secolari. Il giorno della loro soppressione fu l'anniversario della loro unione a quel
convento dopo due secoli. Leggo, che nella Polonia succederanno de' gran cangiamenti riguardo
al clero, ed agli Ordini mendicanti. Leggo, che in Napoli fu scoperta una Società di zelanti
cattolici, e fu proibita ogni loro adunanza. S'era fatto loro capo un certo Niccola Greco, che
dispensava loro delle patenti.
Dicesi girare per le mani de' milanesi una lettera del Papa, con cui esorta il cardinale
arcivescovo Pozzobonelli alla vicendevole rassegnazione intorno agli affari presenti tra il
sacerdozio e l'imperatore. Il cardinale non ha mai acconsentito alle nuoce leggi sopra riferite.
Leggo, che il Gran Duca di Toscana ha soppresso due certose ed un convento di Agostiniani
Scalzi.
Alle monache di s. Anna di Borgo fu mandata la nuova Regola, di cui sopra al 27 luglio. In
vigore di essa quelle che volessero abbracciarla potranno restare in quel convento; esso però non
potrà chiamarsi convento, ma casa secolare. Esse tute dovranno uscir fuori almeno tre volte ogni
settimana, e dovranno andar cercando limosine per li poveri, andar pur ad assistere agl'infermi,
Non potranno chiamarsi Clarisse, né monache, né professe, ma signore destinate a beneficio del
pubblico. Avranno un ecclesiastico, che le dirigerà tanto nello spirituale, che nel temporale. Per
quanto intendo nessuna vuol abbracciare una così fatta Regola nuova, ed opposta al loro sesso,
alla loro educazione, al loro buon nome, temendo, che poi vengano chiamate donne pubbliche
ecc. In fatti niuna l'abbracciò.
Il vescovo nostro di Trento è stato insinuato dall'imperatore che se si uniformerà a tutti li suoi
nuovi ordini fatti, e da farsi, gli farà cosa grata. Ora egli è in Salisburgo e stiamo attendendo la
di lui risoluzione, temendo assai che ceda alla forza.
Venendo dalle acque della Val di Sole due nostri Frati Riformati della Provincia bresciana, e
passando per Avis, fu loro negata ogni limosina, cioè per fino un sorso di vino, temendo di far
contra gli ordini dell'imperatore. La ricevettero poi oltre il ponte dal sig. Matteo degli Spini oste
del territorio trentino.
Leggo, che l'imperatore fra grandi preparativi per ricevere in Praga li due principi moscoviti, e
che con sue circolari ha invitata la nobiltà di quel regno boemico. Che ha stabilito di non
conservare nella sua monarchia più di sette università. La prima sarà in Vienna per tutte le
provincie dell'Austria superiore ed inferiore. La seconda in Praga per la Boemia, Moravia, e
Slesia austriaca. La terza in Pest per tutta l'Ungheria. La quarta in Lemberg per la Polonia. La
quinta in Pavia per l'Italia. La sesta in Lovanio per li Pesi Bassi. La settima in Friburgo per
l'Austria anteriore. Quest'ultima sarà ridotta sul piede della Göttingana, volendosi che vi sia
permessa una perfetta libertà di filosofare, e di dare alla luce qualunque produzione dell'ingegno
umano. Sono stati soppressi li Carmelitani di s. Pölten e li conventi ricchi di s. Floriano di
Dürnstein e quattro altri. Il segretario Gunther è ancora prigioniero in Vienna. Un'altra persona
fu carcerata per quattro giorni in Vienna e poi amichevolmente le fu insinuato di presto sortire
dagli Stati austriaci. Il gran turco ha regalato al nostro imperatore 26 bellissimi cavalli. Dicesi,
che alla tavola pragense de' suddetti moscoviti vi saranno ogni giorno quaranta coperti. Si dice,
che l'imperatore per avere li beni situati nel Piemonte del re savoiardo ed appartenenti ai sei
conventi di monache soppresse in Pavia, manterrà sessanta piemontesi nel collegio Ghislieri di
Pavia.
Leggo, che nella prossima Dieta generale della Polonia verranno proposte riforme della
disciplina ecclesiastica: riduzioni di conventi, e monasteri di Regolari, e restrizioni dell'autorità
pontificia, e di quella, che vi esercitava il nunzio del Papa; e che siccome la Corte di Vienna, per
esser il vero secolare e Regolare di Polonia molto possente, teme molte turbolenze, così ha
spedito degli ordini pressanti ad alcuni reggimenti a portata di Galizia di marciare in quella
provincia. E che così faranno anche le Corti di Pietroburgo e Berlino ne' loro domini polacchi,
già membri del regno polonico.
Continua eziandio li 26 agosto il caldo eccessivo, che ci fa essere sempre bagnati dal sudore; le
campagne sono secche, gli alberi muoiono. Il mal russo pure va infestando ciascheduno, e si sa,
ch'è arrivato anche a Verona, Vicenza e Padova.
Qui mi piace di trascrivere un pezzetto dello scritto presentato al Senato veneto li 22 agosto
1768 contra li Regolari. Dice così: "Per altro non può negarsi, che anche in mezzo al
rilassamento più lagrimevole de' mendicanti fiorirono in tutti i tempi soggetti insigni per
dottrina, e santità; che molti conventi mantengono tuttavia qualche osservanza; e che le riforme
venute sotto il nome di Questuanti hanno rialzato felicemente la maggior parte degli Ordini
dalla loro decadenza, e riescono nella vigna del Signore utili, come oggidì lo veggiamo con
universale edificazione, e vantaggio. I Minori Riformati. Le Costituzioni stampate l'anno 1642.
Il voto di povertà è restituito all'altissimo grado di povertà e la pratica della vita evangelica è
proposta nella sua semplicità e perfezione" . Così il detto scritto, che non nomina altri Frati
espressamente. Aggiungo, che ho sentito molte volte lagnarsi li nostri Padri Riformati ed
Osservanti, che la Repubblica non mai ha permesso ai nostri superiori l'esercitare il loro uffizio
per rimediare ai disordini, e che già tempo un nobile veneto accordò, che un Frate fosse
condannevole uscendo dal convento ogni notte per andar a peccare, ma non uscendo qualche
notte ogni settimana. Proh pudor! Il nostro P. Vittorio da Cavalese visitando quella Provincia
come commissario e volendo far il suo dovere, dovette cedere per non essere cacciato. Un altro
superiore stimolato, ed impedito da un nobile veneto gli rispose, che avrebbe tolerato il Frate
cattivo, ma su la coscienza del nobile. Questo però rispose, che non accettava tal impegno. In
somma sono pretesti li proposti contra di noi, ai quali si potrebbe rispondere molto bene se vi
fosse udienza, e se si potesse parlare con libertà, e se Iddio non ci volesse mortificati. Pazienza.
Leggo, che avendo i Corpi delle arti dimandata la conferma de' loro privilegi all'imperatore
hanno ricevuta una risposta poco favorevole: e che l'arcivescovo di Praga dovrà dare la lista di
tutti li suoi exgesuiti ancor atti di presiedere alle cure. Che due terzi de' Religiosi soppressi nelle
provincie austriache si sono secolarizzati, e gli altri ammessi in altri conventi sonosi riservato il
diritto di sortirne a piacimento. Che a Pavia è stata intimata la soppressione a quattro monisteri
di Francescane col termine di soli due mesi, Non viene permesso alle Cappuccine soppresse de'
quattro conventi di Milano il restare in essi neppure sotto altro titolo di riforma. Che li Religiosi
scozzesi di Vienna saranno ridotti a soli dodici, anzi si pretende, che verranno uniti agli
Spagnuoli-Bianchi.
27agosto 1782
27 agosto oggidì ha qui piovuto alquanto; ma non abbastanza. Negli scorsi giorni sono state in
Trento alloggiate all'osteria le due monache Teresine di Roveredo, ritornanti da Merano, dove
sono state per imparare quell'Instituto anglicano. Furono accompagnate dall'arciprete Malanotti
di Lizzana.
Negli scorsi giorni a Bolgiano è morta una monaca domenicana sette giorni dopo, ch'è uscita del
suo monistero soppresso. Ella era molto vecchia, ed aveva già fatta la sua seconda professione.
In Insprugg li soldati in forma militare sono stati a considerare attentamente il molto bello
convento de' Padri Serviti, per vedere se riuscirà comodo per ridurlo in caserma militare. In
Toscana furono soppressi li conventi de' Padri Minimi di Pistoia e di Pescia. Quel Gran Duca ha
decretato, che in avvenire le monache non possano esegere alcuna dote dalle monacande, siano
coriste, siano serventi; e che in vece le predette monacande debbano dare un tanto allo spedale
del luogo. Item che per serventi non sieno ricevute forastiere in Toscana. In Roma fu stabilito il
giorno per tenere la Congregazione de' Sacri Riti, in cui sarà introdotta la causa romana, seu
bergomensis del servo di Dio P. Francesco Passeri di Bergamo sacerdote cappuccino, cugino del
fu cardinale Cinzio Passeri Aldobrandini. Leggo, che il Papa sta per convocare tutti li Generali
degli Ordini religiosi affine di regolare con essi le riforme da farsi ne' rispettivi Instituti, e con
ciò prevenire quanto li sovrani dell'Europa potessero desiderare e risolvere su tali riforme.
Leggo pure, che l'imperatore ha pubblicata una sua circolare riguardante ulteriori ordini sopra la
tolleranza degli eretici, scismatici, ed ebrei, perché certuni hanno detto, che in vigore degli
ordini precedenti rinnegando il cattolicismo si godrebbero delle prerogative e de' vantaggi
temporali; il che l'imperatore dice essere un'assurdità. Leggo altresì, che gli eletti ai vescovadi
ed arcivescovadi prima di essere consagrati dovranno far all'imperatore alla presenza del
governatore, e degli assessori più anziani questo giuramento sottoscritto dall'eletto e dai tre detti
testimoni: "Io sottoscritto N. N. giuro davanti a Dio Onnipotente, e prometto sulla mia fede, ed
onore all'augustissimo imperatore come a mio solo legittimo, e sovrano principe, e Signore, di
comportarmi da fedel vassallo e suddito nella mia futura carica episcopale: di non fare, e non
permettere scientemente, che sia fatta cosa che direttamente, o indirettamente, di fatto, e per
conseguenza, debba essere pregiudiciale e contraria alla persona di sua maestà, alla sua augusta
Casa, allo Stato, o si diritti della sovranità. Prometto ancora con giuramento di ubbidire con
fedeltà senza tergiversazione o eccezione a tutti i decreti, leggi, e ordini di sua maestà e di farli
osservare dai miei inferiori con quel rispetto che debbono, e generalmente di cercare e procurare
in ogni occasione per quando sarà in me la gloria ed il vantaggio di sua maestà e d' suoi Stati.
Sic me Deus adiuvet ecc."
Alcuni vescovi ungari hanno ottenuto di non fare tal giuramento colla promessa di non fare
neanche l'antico inserito nelle Bolle romane, e nel pontificale romano tit. de consecratione electi
in episcopum.
Nel suddetto giorno 27 ha fatto del gran male la tempesta caduta in Cimone, Calliano, ed altri
luoghi vicini. Ho sentito riflettere, che in quest'anno ogni volta, che ha piovuto, è anche caduta
della tempesta120 in qualche luogo. Ho pur sentito che il Monte santo di Trento è assaissimo
frequentato, cosicché venerdì scorso gli sono stati portati e deposti in esso 498 pegni.
31 agosto 1782
Li 31 agosto qui ha piovuto notabilmente.
Nello stesso giorno ultimo di agosto, essendo sabato, sono uscite per forza dal venerabile
monastero di s. Anna di Borgo quattordici monache, hanno pranzato in Pergine presso li nostri
Padri, e circa il Vespro entrarono tutte con licenza del sig. Provicario Menghini nel monistero
120
Spesso usata per indicare la grandine.
della ss. Trinità di Trento. Poi ancor quella sera in tre calessi sono partite in dieci verso
Roveredo, Lizzana, e Sacco, accompagnate sempre ad instanza de' nostri Padri dal sig. don
Carlo Ambrosi di Borgo. Non avendo cuore di uscire coi propri piedi dal monastero di s. Anna,
fecero entrare in esso i calessi, e così furono portate fuori. La Madre Salvadori di Pergine fu
cacciata fuori dal capitano Trentinaglia nel giorno 24, ultimo, o piuttosto penultimo del
quimestre dopo la soppressione conceduto. Tutte sono uscite vestite del loro primiero abito
francescano, molto ben composte, ma senza mantello. La Madre Lupi e la Madre Sotherin sono
andate subito in Margone. La Madre Sollera e la Madre Kolbin nella seguente domenica primo
di settembre in carrozzza sono andate a visitare le Madri Clarisse di s. Michele, dove la Kolbin
ha una sorella; poi sono andate in casa Sollera e questa notte partiranno per Bolgiano la Kolbin
e la Sollera per Schennen, dove sta parroco un suo fratello. Piansero con loro anche le Madri
Trinitarie nel separarsi. Le andate verso Roveredo furono tolte in Borgo, ed accompagnate dal
sig. Parisi nipote della Badessa, e dal prete maestro del medesimo Parisi. A Levico furono
battute dalla tempesta. Sono uscite da s. Anna alle tre e mezza di mattina in quindici.
In Bologna li 17 agosto di sera furono sentite due scosse di tremuoto con ispavento di tutti.
In martedì li 26 luglio, festa di s. Anna cadde una tempesta delle più orribili, accompagnata da
un vento spaventoso, e da fulmini, cosa che dopo il 1730 non più successe la simile. Ruppe tutti
li vetri, devastò li giardini e campi totalmente, sradicò gli alberi.
In Costantrinopoli nel quartiere di Samiata fuvvi nel luglio un incendio originato da un tappetto
acceso casualmente da una pipa. Restarono incenerite intorno a 6.000 case, una cappella greca, e
due chiese. Il danno delle sole case, quantunque picciole e di legname si calcola sei milioni di
piastre; ed il valore degli effetti incendiati è di una somma non rilevabile. Anche nel quartiere di
Balat fuvvi un altro incendio non ancora estinto li 24 luglio, quando avea già incenerite 3.000
case, per lo più abitate da ebrei. Buon che quest'incendi non hanno avuto origine dalle sacre
illuminazioni delle chiese cattoliche. Altrimenti ecc. Vedi sopra luglio 1782.
Nel Foglio veneto 69 de' 28 agosto in data di Vienna 21 agosto, si dà l'estratto di una circolare
diretta ai diocesani di Lubiana da quel empio vescovo Giancarlo Conte di Herbstein, già
canonico di Trento. Ella contiene queste proposizioni. 1, Ch'esso cerca indefessamente, e si
applica con tutte le sue forze per promuovere la cognizione del vero, unico Dio, e Gesù Cristo
suo Figlio unigenito, nostro Redentore e Mediatore. 2. Che l'esterno della religione sta sempre e
strettamente con la Costituzione politica; e conseguentemente appartiene al sovrano la direzione
e disposizione di essa, come un diritto essenziale. 3. Ogni vescovo nell'amministrazione della
sua chiesa ha piena libertà in quanto ai diritti essenziali; m la disciplina esteriore è sottoposta al
sovrano. 4. Per mantenere il buon ordine, e l'autorità, importa alla Chiesa, che uno tra' i vescovi
abbia il Primato. 5. Questo è dovuto al successore di Pietro. 6. Il Papa è il centro dell'unità;
veglia ed ha cura, che li vescovi conservino l'essenziale. Lo debbono in ciò ubbidire; ma se
osservano i doveri da Dio loro commessi, allora la sua soprintendenza rimane solamente un vivo
testimonio dell'integrità loro. 7. Nelle savie, e prudenti disposizioni del nostro monarca nulla si
trova, che oltrepassi né anche in apparenza il suo potere. Tutto concerne solamente la disciplina
esteriore, e gli abusi introdotti nocivi alla religione, ed allo Stato. 8. Per via di esse non appare,
che sia successa la minima variazione nella religione, nella fede, ne' buoni costumi. 9. Abbiamo
ancora tutte le sorgenti della nostra fede nella loro purità, e tutte le sue salutari conseguenze. 10.
Conserviamo la morale del Vangelo. 11. Vegliamo di più sotto la direzione de'vescovi li curati.
12. Aveva li medesimi sentimenti il sempre memorabile pontefice Clemente XIV. 13. Pio sesto
presentemente regnante nella sua bella, ed efficace orazione tenuta nel pubblico Concistoro in
Vienna, ha non solamente approvato, ma anche lodato lo zelo di religione, la direzione, la
profonda cognizione, e la diligenza straordinaria del nostro monarca. 14. Il monachesimo non è
una regola istituita da Gesù Cristo, ma solamente una invenzione degli uomini. 15. Questa
presentemente ha affatto degenerato dal suo forse da principio lodevole fine121. 16. La sua
conservazione per la Chiesa non è punto necessaria, e l'abolizione non è niente svantaggiosa. 17.
Non era nei tre primi secoli infelice la Chiesa, benché peranche non fossero comparsi li Frati.
121
Haec non invenio ad literam in ipsa Epistola, scilicet illud forse da principio lodevole.
18. Un ammaestramento più salutevole diventa benedizione per la Chiesa, e opera visibilmente
sopra i costumi del popolo. 19. Se il nostro monarca abolisse ancora ulteriori, ed anche tutti li
conventi non ne soffrirebbe non ostante la nostra santissima religione. 20. Egli avrà tutta la cura
di fare il possibile per formare pii, illuminati e discreti curati, che ispireranno al pubblico il vero
sistema della religione, e di nominare più pastori di anime, acciocché a nessuno de' villaggi
troppo lontani dai parrochi, manchino li Sacramenti e la consolazione spirituale. 21. Le dispense
matrimoniali sino al settimo secolo furono in potere de' vescovi. 22. Il Concilio di Trento non le
concede al Papa. 24. La tolleranza stabilita dal nostro monarca non contradice alla religione
cattolica. 25. Tutto parla in favore di essa, la ragione, l'esempio di Gesù Cristo, le di lui dottrine,
tutto lo spirito della sua religione.
Dal gazzettiere lodato viene il vescovo come prelato degno e tutto ripieno di spirito divino. Io
lo conosco, ho mangiato e bevuto con lui, ma non da lui; e so perché non fu ammesso in
vescovo di Trento. Io non gli credo punto. Egli aspira all'arcivescovado di Vienna. Si scrive
Carlo vescovo.
A Stuttgard per li due principi russi è straordinario il concorso di forastieri. Il quartiere più
mediocre costa sedici fiorini al giorno. Fansi ogni giorno feste, e divertimenti; e così s'impiega
bene il danaro.
In Madrid li 26 luglio, verso le quattro pomeridiane in un subito si oscurò il cielo, e tutti si
costernarono dal timore sentendo nell'aria un fragore orribile somigliante a quello, che farebbe
una moltitudine grande di carrozze correnti. Infinite persone scapparono all'aria aperta per tema
di tremuoto; e nello stesso tempo cadde una tempesta così grande che non videsi mai la simile.
Li grandi erano più grossi di un pollice e ne furono trovati anche del peso di mezza libbra. Fu
accompagnata da un gran vento, durò quattro in cinque minuti e non lasciò intatto un vetro delle
finestre. Ha distrutto tutti li giardini, schiantato gli alberi, ammazzato bestie, uomini, donne e
molti feriti. Le case rovinate, delle quali ognuna avrà sofferto il danno chi di due in tre mila
reali, chi di 20 e chi di trentamila. Il solo danno delle vetriate fassi ascendere a 200 mila piastre
forti, e vi vorranno dei mesi prima, che Madrid abbia imparato il guasto, sembrando ora
rovinato da un deposito di polvere da fuoco.
Il re di Marocco per mezzo di un suo ambasciatore ha presentato al re di Napoli una lettera di
questo tenore li 7 agosto: "Ringraziamo solamente il Signor Iddio. Nessuna cosa si può fare in
questo mondo senza la volontà del Signor Iddio, ch'è il più grande. Dallo schiavo del Signor
Iddio. Mahamet figlio di Abila schiavo del Signore Iddio, e sempre sia così. Per sua maestà
napoletana, e monarca delle Sicilie, e tutti li suoi regni don Ferdinando IV salute al medesimo,
che corrisponde al servizio del Signore Iddio. Abbiamo inviato a voi per nostro ambasciatore il
dotto, venerato, fedele e segretario nostro, che scrive tutte le nostre determinazioni, ed ordini, il
nobile Mahamet figlio di Ottomano, che farà colla maestà vostra la pace, ed unione nella
medesima conformità praticata con sua maestà cattolica principe invitto, padre ed amico nostro
il re don Carlo III dove anche fu da noi inviato per ambasciatore prima di trasferirsi in codesta
Corte ecc. ecc. ecc. Il tutto con la grazia del Signor Iddio, e con Pace. Da Marocco li 2 dicembre
1781". Nel conteggio arabo 195. Merita riflessione in questa lettera il santissimo nome di Dio
tante volte replicato da un principe monarca turco.
Li 25 agosto in Bologna il fuoco applicatosi alla fabbrica della maiolica, ridusse in cenere
quanto ritrovò in essa, e fece preda eziandio di cinque case contigue. Neppure questo incendio
ebbe origine dalle sacre illuminazioni.
Li 30 agosto in Lemberg, capitale della Polonia austriaca furono soppressi due monisteri di
monache Brigidiane e Domenicane.
Leggo in data di Vienna 24 agosto, ch'è stata abbassata una sovrana ordinanza in virtù della
quale "tutti gli ecclesiastici Regolari e secolari di tutta la monarchia debbono lacerare dai loro
Breviari la leggenda della vita del pontefice Ildebrando, ossia Gregorio VII sotto pene anco
pecuniarie. Sua maestà non ha fatto in ciò che seguire l'esempio della immortale sua genitrice, e
dell'augustissimo suo avolo Carlo VI. Alcuni mal istruiti ecclesiastici si dolgono di tali sovrane
provvidenze, che con tanto vantaggio della religione e dello Stato vanno da sua maestà
emanando; ma li più illuminati e li veramente pii riconoscendone la somma utilità, ne fanno dal
pulpito ancora gli elogi, e ne raccomandano l'esatta osservanza". Così il Foglio. Ma convien
notare che la genitrice ordinò, che fosse messa carta bianca sopra la detta leggenda, e Carlo VI
non la ha proibita.
L'imperatore tutto il giorno 18 agosto stette occupato nel suo gabinetto e poi ha spedito un
corriere a Stuttgard, ed uno a Praga con contrordini per quanto dicesi, circa il grande
accampamento ordinato a Praga per divertire li principi moscoviti. Non si sa di certo il perché:
ma dicesi esservi della probabilità di una guerra del turco colla Moscovia e dei disturbi nella
Polonia per quella Dieta. Il re di Prussia li 15 agosto è partito da Berlino per la Slesia per
osservarvi l'evoluzioni delle sue truppe. Nella sera de' 20 agosto in Vienna è morto il consiglier
Federico barone di Binder in età di 74 anni.
Da Napoli è stato scritto, che l'imperatore ha proposto il suo sistema rapporto agli ecclesiastici
al re di Napoli perché esso pure lo mettesse in pratica; ma ebbe per risposta, che da suo padre
Carlo terzo re di Spagna teneva ordine di non far novità circa gli ecclesiastici secolari e
Regolari.
Il medesimo imperatore nell'agosto con un suo decreto ha abolito l'inveterato costume, che
praticavasi dalle dignità e dal Corpo di quell'università vindobonese di portarsi nel giorno ottavo
dicembre festa dell'Immacolata Concezione di Maria Vergine alla metropolitana per assistere
alla Messa grande, ed all'Evangelio far il giuramento di sempre difendere Immacolata la detta
Concezione; ed ha pur nello stesso decreto ordinato, che si ommetta tale particolarità in ogni
atto, e formola di giuramento, in cui fosse specificata la detta protesta. Ciò egli ha fatto
considerando la cosa come una quistione meramente scolastica, e che mai verrà decisa dalla
Chiesa.
Il principe di Fürstenberg ha rinunciato la reggenza di Praga, e tutti gli altri suoi offici nello
scorso luglio, e si ha ritirato nella Suevia presso il principe suo fratello.
L'arcivescovo di Praga ha mandato il suo nuovo Suffraganeo a Vienna per esser esaminato.
Nell'agosto tutti li governatori, comandanti, maggiori e aiutanti maggiori di tutte le piazze, e
città forti delle Fiandre austriache han dovuto lasciare e cessare dalle loro funzioni, eccettuati
quelli di Luxemburgo, e del castello di Anversa.
Nel Foglio di Lugano fu fatta menzione onorata del nostro Padre Pietrantonio dal Borghetto
come celebre accademico, erudito predicatore e scrittore.
Ho inteso, che alle monache venute da Borgo, di cui sopra, fu ordinato dal capitano, che non
tengano il velo calato su la faccia come Religiose, ma vadano a faccia scoperta. Oh Dio! per non
dir altro. Eppure passavano da un monastero ad altri.
Negli scorsi mesi sono passati per Trento andando in giù, ed in su molti ebrei, mercé li vantaggi
che presentemente godono. Per altro io non so come si possa credere, che sia vantaggioso allo
Stato il favorirli, l'affrattellarsi con loro, il conversare con essi familiarmente, e continuamente.
Dal celebre Domenicano Sisto Senese, che fu prima molti anni ebreo, nella Bibliotheca Sancta
dedicata nel 1566 al Papa domenicano San Pio quinto, e ristampata in Venezia l'anno 1675 con
molte giunte postume dell'autore, si portano molti errori, molte bestemmie, e molte empietà
degli ebrei contra Cristo, Mosé, la legge naturale, e contra Dio, contra i Santi e contra la cairità e
l'umanità. Credo qui a proposito il riferire tradotti nell'italiano gli ultimi come più sensibili agli
amatori del mondo. Sono tratti dal Talmud, o sia Codice delle leggi ebraiche e dicono: 1.
Statuiamo, che ciascun ebreo tre volte al giorno biastemmi tutta la gente de' cristiani; e preghi
Dio, che la confonda, e stermini con li re e principi suoi; e che ciò facciano li sacerdoti degli
ebrei nella sinagoga tre volte al giorno orando, in odio di Gesù Nazzareno. 2. Che Iddio ha
comandato agli ebrei, che in qualunque modo, con frode, con violenza, e sia con usura ossia
furto si approprino le robe de' cristiani. 3. Si comanda di più a tutti gli ebrei che tengano, e
riguardino li cristiani come bestie, e non li trattino in altra maniera, come se fossero animali
irragionevoli. 4. Se una bestia di un ebreo ammazzerà una bestia di un cristiano, non è obbligato
l'ebreo di pagarla: ma se una bestia di un cristiano ammazzerà una bestia di un ebreo è obbligato
l'ebreo di sforzare il cristiano, che la paghi. 5. L'ebreo non faccia né ben, né male ai gentili: ma
con ogni studio ed industria si sforzi di levare la vita ai cristiani. 6. Se qualche ebreo mentre
vuole uccidere un cristiano, per accidente ammazzerà un ebreo, è degno di assoluzione. 7. Se
qualche ebreo vedrà un cristiano vicino a qualche precipizio, è obbligato di precipitarlo subito.
8. L'impero de' cristiani è il più essecrabile dell'impero di tutte le altre genti, ed è peccato più
leggero il servire ad un principe gentile, che ad un cristiano. 9. Le chiese de' cristiani sono case
di perdizione, e luoghi d'idolatria, e gli ebrei sono tenuti a distruggerle. 10. Gli Evangeli de'
cristiani, che possono intitolarsi L'iniquità rivelata ed il peccato manifesto, debbono abbucciarsi
dagli ebrei, quantunque contenessero il nome di Dio. Così l'accenato Sisto ivi To. 1, lib. 2, pag.
240, verbo Traditiones. Egli è morto di 50 anni nel 1569122.
8 settembre 1782
Gli otto settembre, domenica, e festa di Maria Santissima monsig. Zambaiti ritornato dalle
acque di Recovaro per Riva, e Tenno, ha dato il possesso della parrocchia di Bono al sig. don
Domenico Antonio Daldin di Faver cembrano, curato di Sopramonte, giacché l'arciprete Pasi di
Banale, attesa la sua infermità di gambe ha rinunziato alla sua elezione.
In tal giorno ho veduto la prima volta bagnare la barba prima di raderla, col pennello, moda
nuova. Ho pure veduta in pratica la polvere che buttata all'aria fuori della carapina prende fuoco.
Leggo, che l'imperatore non è andato a Praga come aveva ordinato per divertire li principi russi,
e che quindi sono ritornati da Praga altrove quegli uffiziali e ministri ed altri che là lo stavano
aspettando, con gran danno de' praghesi, che in vano aveano preparato molti comestibili.
Leggo, che lo stesso imperatore ha comandato a tutti gli ecclesiastici Regolari e secolari della
sua monarchia, che incollino una carta bianca sulla pagina, dove è la lezione di s. Gregorio
settimo, che parla della podestà pontificia di deporre i monarchi.
Il medesimo ha mandato nella Bosnia turchesca sedici mila soldati ungheri con ordine di rapirvi
tutto il bestiame e di metter a ferro e fuoco quanto ritrovano, e specialmente di distruggere sei
grossi villaggi turchi. Fu ciò per rapressaglia de' bosniachi.
Un magazzino di polvere a Cronstadt moscovitico ha preso fuoco con morte di tre persone e
otto ferite. Un cannone in un vascello parimente ha ucciso più di venti persone essendosi
spezzato.
La cittadella di Göppingen dal fuoco acceso da un fulmine è stata ridotta in un mucchio di sassi
li 25 agosto.
Passa gran numero di corrieri di Pietroburgo, Berlino, Coppenhagen e Londra.
Il sig. Cristoforo Nako ungaro nello scorso 1781 ha fatto acquisto di tre signorie camerali col
prezzo di 700 mila fiorini.
Il re di Sardegna, e Duca di Torino li 16 luglio di quest'anno ha pubblicato un suo rigoroso
editto circa li matrimoni. Vuole, che non possano li putti contrarre matrimonio avanti gli anni
trenta senza il consenso de' loro ascendenti e le putte avanti gli anni venticinque, sempre
compiti; altramente contraendo li sottomette a pene. Ordina pure contra quelli, che dopo gli anni
detti contraggono matrimoni disonoranti le loro famiglie.
Il Papa con sua Bolla ha accordato ai vescovi degli Stati austriaci molte facoltà. Non ho tempo
da trascrivere tutto. Dirò solamente che riguardano le licenze de' libri proibiti, l'assoluzione
dall'eresia, e dall'apostasia, le dispense matrimoniali, degl'irregolari ecc. Concede, che possano
dispensare e commutare li voti semplici in altre opere pie, eccettuati li voti di castità e di
religione. Il delegare ai sacerdoti semplici la facoltà di benedire li paramenti per la Messa e di
riconciliare le chiese pollute coll'acqua benedetta dal vescovo, ed in caso di necessità anche con
altra. Di conferire gli Ordini sacri extra tempora e non osservati gl'interstizi123 inclusive fino al
sacerdozio. Di dispensare sul difetto di un anno d'età per iscarsezza di operari. Di celebrare due
volte al giorno quando vi sia urgente bisogno: un'ora avanti l'aurora, ed un'ora dopo
mezzogiorno, senza ministro, all'aria aperta, e sotto terra, quantunque sia rotto l'altare e senza
reliquie di Santi, alla presenza di eretici, scismatici, infedeli, e scomunicati, non potendo
altrimenti celebrare. Ma su di ciò s'incarica la coscienza del vescovo, perché ecc. Si concede di
122
*Si veda l'edizione moderna di Pranaitis I. B., Cristo e i cristiani nel Tlmud, Roma-Milano,
Tuminelli, 1939, pp. 151 e segg. Edizione con testi ebraici a fronte.
123
*Distanza di tempo stabilita dal diritto canonico tra una ordianzione e l'altra.
portare agli infermi il SS. Sacramento occultamente, e senza lumi, ed anche di ritenerlo, quando
stavi pericolo di sacrilegio per gli eretici ecc. Di poter recitare il Rosario, oppure altre preci,
quando non possano recitare l'officio divino, o portar seco il Breviario. Di dispensare quando sia
necessario sopra l'uso delle carni, ova, e latticini ne' giorni di digiuno e di Quaresima. Di vestir
abito secolaresco quando altrimenti non possano passare per li loro luoghi curati. Tutte queste
facoltà essi le avranno ad libitum Sanctae Sedis, e le daranno sempre gratis affatto. Io temo, che
le dilateranno col tempo. Si riferiscono nel Foglio 35 di Lugano in data di Roma 24 agosto124.
12 settembre 1782
Nella notte venendo li dodici ha piovuto qualche poco.
13 settembre 1782
Ai 13 hanno dovuto uscire dal loro monistero le monache Domenicane di Steinech della diocesi
di Coira.
15 settembre 1782
Ai 15 è pervenuta alle mie mani una copia di una lettera, che supponesi scritta dall'arcivescovo
elettore di Treveri Clemente principe reale di Sassonia all'imperatore Gioseppe secondo. Parla
così:
"L'arcivescovo di Treveri.
Solamente, o sire, dopo d'aver con serietà riflettuto innanzi la presenza di Dio sopra agli
obblighi del mio stato, io mi sono determinato di fare a vostra maestà le mie rispettose
rimostranze intorno gli editti, che ella ha pubblicato. L'oggetto era troppo importante, perché
non si dovesse trattar con leggerezza. Quest'è un rimprovero, il quale non ho a fare a me
medesimo: qualmente sia l'idea, che vostra maestà sembra essersi formata di me, son
persuasissimo, che io sapeva ciò, che aveva l'onore di scriverle. Comunque sia la cosa, o sire,
leggendo la risposta, di cui vostra maestà mi ha onorato, mi sono consolato sinceramente ad
esempio degli Apostoli di essere stato trovato degno di soffrire qualche disprezzo pel nome di
Gesù Cristo. Compiuta sarebbe stata la mia allegrezza, se io avessi potuto occultare in quel
momento a me stesso i mali estremi, da' quali è minacciata la Chiesa; e gli amari disgusti, che
vostra maestà si prepara. Sì, o sire, lo dico con tutta libertà del ministero affidatomi: qualunque
sia al presente la fermezza, con cui ella sembra determinata a sostenere i suoi andamenti, verrà
un giorno che ella ne sarà inconsolabile. Possa questo giorno non esser quello dell'eternità. Io
sono con più profondo rispetto della maestà vostra ecc.".
Questa copia ci è venuta dal principe Giuseppe di Liechtenstein di Vienna, canonico di Colonia,
ora dimorante in Roveredo. Iddio volesse, che tutti li principi ecclesiastici rispondessero così
all'imperatore! Riesce notabile, che questo arcivescovo è fratello del Duca elettore di Sassonia e
del principe Alberto di Sassonia, marito di Cristina sorella dell'imperatore, mantenuto da Casa
d'Austria. È pure vescovo e principe di Augusta, abate e principe di Prum, è coadiutore del
preposito d'Elwagen.
Leggo, che in Vienna l'università degli spaziali è stata condannata a pagare 202 mila fiorini,
furono annullati tutti li di lei privilegi; quattro principali impresari cassati dal libro della
cittadinanza, il fattore attaccato alla berlina, e poi condannato per un anno ai pubblici lavori e
con altre pene per le frodi praticate in tempo della breve guerra del 1778.
Leggo, che in Boemia una comunità di ottocento famiglie non cattoliche sonosi dichiarate della
così detta Religione di Abramo. Nell'Ungheria poi sono stati giustiziati tredici zingari, perché
mangiavano i corpi delle persone, che assassinavano. Furono decapitate quattro loro donne, sei
uomini impiccati, due ruotati ed il loro corpo squartato vivo. Nelle prigioni si ritrovano altri
centoquindici.
L'imperatore ha ordinato una gran caccia per li principi moscoviti viaggiatori non ancor arrivati
a Vienna li dieci settembre; ma vi si fermeranno poco, per andar presto dritti a Pietroburgo.
124
Sta nella mia raccolta To. 1.
Il gran turco fa fortificare i Dardanelli, aumentare la sua marina, e levar truppe in Europa, ed
Asia per render completa la sua armata. In Costantinopoli per un terribile incendio sono state
distrutte sei mila case degli Armeni. Un altro incendio ha desolato in Costantinopoli il quartiero
degli ebrei, essendo state consunte dieci mila case in ventun'ora, ed altre dopo. Nell'ospedale de'
Franchi della medesima città si è manifestata la peste.
17 settembre 1782
Li 17 settembre ha piovicato qualche poco quasi tutto il giorno. Li 18 ha piovuto assai. Così li
19.
L'Arciduca Ferdinando colla sua consorte è andato da Milano a Imola apposta per vedere quel
nuovo teatro, e godere dell'opera teatrale. Egli ha tempo da perdere.
Leggo nella data di Vienna luganese 25 agosto, che l'imperatore dorme tutte le notti fuori
nell'Augarten, e che durante il giorno indefessamente travaglia nel suo gabinetto, e non sorte a
prender aria, che verso le ore sei. Di più, che il professore occulista Barth va regolarmente a
visitarlo verso le ore cinque, perché ha ancora qualche incomodo negli occhi, attribuendosi da
alcuni a tal male, che sia stato contrammandato il grandioso accampamento di Praga, il quale
doveva consistere in sessanta mila soldati. Altri a voce mi dicono, che ha pur gonfie le gambe:
ed altri che patisce tre mali. Nella predetta data si dice, che fu intimata la pena di cinquanta
fiorini a chi non osserva la disposizione circa le lezioni di s. Gregorio settimo, specialmente
circa la deposizione di Enrico quarto. Item, che per li sei novembre è stato fissato l'esame degli
exgesuiti abili alla cura d'anime nelle nuove parrocchie, e cappellanie.
Leggo, che li 31 agosto il Papa in Roma nella chiesa di s. Giovanni in Campo Marzo de' Padri
Scalzi della Mercede ha celebrato Messa, e poi ha pubblicato il decreto approvativo de' miracoli
della venerabile serva di Dio suor Marianna di Gesù monaca del medesimo Ordine, la quale
perciò sarà presto beatificata.
Il fuoco ha cagionato notabilissimi danni alle terre di Calvi, e Otricoli nella Sabina, bruciato
avendo due macchie. Cominciò e fu cagionato dall'abbracciamento delle stoppie, non già
dall'illuminazione sacra del Santissimo Sacramento.
Gira per le mani di molti un Foglio, di cui qui voglio darne copia (sebbene lo creda falso, e
capriccioso) perché resti memoria: "Profezie di Michele Nosso autore francese, stampate nel
secolo XV e ritrovate in un convento de' Cappuccini.
1. L'imperator alemano dal 1780 sin al 1792 affliggerà la Religione, e la Chiesa. 2. Ridurrà in
angustia grandissima l'Italia, demolendo il Castel Sant'Angelo, e la città leonina. 3. Anche la
Francia e Borgogna patiranno molestia. 4. L'imperator farà alleanza colle potenze orientali, e
settentrionali. 5. Unito a queste farà guerra alla Francia, ed all'Ollanda. 6. Il Papa sarà spogliato
del suo dominio temporale. 7. Tutti gli ecclesiastici secolari e Regolari di qualunque Ordine
saranno d'ogni possidenza privati. 8. Per tali calamità e tribolazioni morirà il Papa. 9. La Chiesa
allora sarà ridotta ad una penosa emergenza; poiché per opera di tre potenze nemiche seguirà
l'elezione d'un Papa italiano, d'un alemano, e di un terzo greco. 10. Dopo ciò passeranno
acerbissimi dispareri tra le potenze orientali e settentrionali alleate e l'imperatore combatterà
contro gli stessi alleati. 11. Per opera del re di Francia si coronerà il vero legittimo successore di
san Pietro, e sarà dello stesso Ordine monastico non estinto: avrà nome Angelo: avrà dottrina, e
pietà, e virtù di ridurre la Chiesa nella sua primitiva purità. 12. Per le turbolenze di tutta
l'Europa sarà costretto il re di Francia a ricoverarsi in Roma, chiamatovi dai voti del popolo, dal
quale verrà coronato con corona di spine, ed alzato lo stendardo della Croce, ne formerà un
poderoso esercito d'italiani, e francesi, coi quali darà una totale sconfitta all'imperator tedesco
chiamato anticristo mistico. 13. Sarà fissato un doveroso sostentamento al Papa, ed a tutti li ceti
della Chiesa, e saranno disfatti d'ogni terrena avarizia, come nella primitiva disciplina. 14. Il
Papa sceglierà dal suo Ordine non estinto dodici uomini apostolici, e li manderà a predicare per
le quattro parti del mondo. Essi avranno il dono di convertire tutti alla cattolica fede e romana
Chiesa, eccettuati gli ebrei riservati da Dio alla consumazione de' secoli. Si aggiunge che
l'autore medesimo ha annunziata la soppressione de' Gesuiti nello stesso anno in cui è accaduta.
Così letteralmente il detto Foglio, il quale fu divolgato anche per l'Italia ne' mesi preceduti. Non
trovo tra' francesi alcun Nosso, bensì un Michele Nostradamus di San Remigio cittadella della
diocesi d'Avignone, nato nel 1503, e morto nel 1566, seppellito in una chiesa di Frati
Francescani. Questi fu medico, astrologo famoso, ed autore di molti libri. Parla di lui l'Advocat.
Vedi sotto all'ottobre. In un'altra copia diconsi opera del P. Odoardo Vaticini monaco certosino,
morto nel XV secolo, di nazione francese.
In questo mese non vi furono Ordinazioni in Trento, perché non vi fu alcun vescovo. Quindi li
chierici sono andati altrove fuori della diocesi, per fino a Venezia, con incomodo e scapito.
24 settembre 1782
24 settembre, nel Foglio di Trento leggo in data di Vienna li 14 settembre, che l'imperatore
tuttavia soggiorna nel suo casino dell'Augarten, e che nel vicino Prater si diverte colla caccia del
cervo. Leggo, che in Vienna è stato dato principio al piano di abolizione di vari ospedali. Leggo,
ch'è stato intimato agl'individui della cancelleria e degli annessi dipartimenti dell'Italia e della
Fiandra, che si astengano da ogni commercio colle genti della nunziatura, e dalla famigliarità, e
conversazione col Corpo diplomatico. Item l'imperatore non può portarsi a Praga per dare le
investiture a que' suoi vassalli. Item, che li settari della Religione di Abramo hanno avuto ordine
di circoncidersi, e di osservare tutti gli altri riti ebraici, o di ritirarsi fuori dello Stato austriaco.
Io però gli avrei piuttosto esortati a farsi cristiani cattolici. Leggo, che li soldati austriaci han
trovato nella Bosnia resistenza maggiore di quella che credevano di ritrovare. Item, che nella
Stiria le locuste hanno cagionato gravissimi danni, guastando le campagne di Debrazin, Hathaz,
Bozärmeny ecc. Le medesime una volta messesi a terra per riposare coprivano un miglio di
terreno ammucchiate le une sopra le altre all'altezza di mezzo braccio. Li 4 settembre
s'inoltrarono verso Gratz, ma furono sbaragliate dagli abitanti usciti al tocco delle campane con
armi, ed altri stromenti, e distrutte coll'incendiamento di letame e di paglia aspersa di polvere
zolfurea. Altrove leggo, che Costantinopoli ha molto patito dal fuoco appicciato in più luoghi
con pericolo di esser tutta rovinata. Il Gran Signore, col Gran Visir ed altri principali li 3 agosto
stette 22 ore senza riposo per dar coraggio agli altri di lavorare ad estinguerlo. Si crede acceso
da' malcontenti molti e disgustati dal Governo. Anche in altre Provincie turchesche vi sono state
delle calamità, dissensioni, ribellioni ecc.
Al ministro plenipotenziario dell'Ollanda, alla Corte di Parigi sono stati assegnati settantacinque
fiorini al giorno per le spese del viaggio: e dieci mila per il suo equipaggio.
In Napoli fu stampato un libretto intitolato Riflessioni sull'antica e moderna costituzione
politica de' veneziani. Dicesi pieno di perversi sentimenti in ordine alla religione. Perciò furono
levati tutti gli esemplari, chiuse le stamperie dell'Orsini, e del Raimondi, che lo stamparono, e si
va in cerca dell'autore da quel Governo.
Il vescovo di Potenza nel Napolitano Andrea Serao125 ha stampato due opere. Fu accusato a
Roma di più errori contenuti in esse, e chiamatovi, ha risposto che non può far tal passo se
prima non se la intende col ministro del suo Governo.
In Roma fu chiuso il monistero delle monache Svizzere, ed intimato loro, che verranno collocate
in quattro monasteri di altro Instituto.
Leggo finalmente come scritto da Roma, che il re di Spagna Carlo terzo ha ordinato una visita a
tutto l'Ordine domenicano.
Nel Foglio veneto 73 leggo, che in Vienna fu soppresso il seminario de' santi Ignazio e
Pancrazio, e che dall'imperatore fu ordinata una nuova strada a traverso del monistero reale
soppresso di s. Chiara.
Leggo, che l'imperatore ha permesso al Conte di Wurmser tenente maresciallo, ed agli altri
generali, ed uffiziali boemi protestanti, l'erigere un nuovo oratorio in Vienna per essi, e loro
religionari. Il Wurmser ha perciò assegnato alcune stanze del suo palazzo. Il Foglio dice
empiamente, che tal opera si è lodevole.
Leggo, che in Bologna il fuoco appiccato alla fabbrica della maiolica ha fatto un danno
grandissimo. Anche questo fu profano.
125
eletto dopo il 1780, poiché nel 1781 fu vescovo di Potenza Domenico Ruffo eletto dopo il 1761.
Leggo, che Luigi XVI re di Francia ha informato le spese della sua musica. Costava
annualmente cinquecentomila Lire. Ora le ha ridotte alla metà.
Nel Foglio veneto 74 leggo, che l'Arciduca Massimiliano coadiutore di Colonia nel giardino
reale di Schönbrunn tiene frequenti accademie di musica, ed in tal occasione distribuisce dei
rinfreschi gratis a chiunque gode così fatti divertimenti. Oh Dio! e frattanto li cristiani cattolici,
li Religiosi e le Religiose piangono a patiscono.
Leggo nel medesimo, che l'imperatore è risoluto di ordinare, che in avvenire tutte le promesse
matrimoniali negli Stati suoi non abbiano alcuna forza se anche fossero fatte innanzi al parroco
e testimoni, avanti, che li due sposi abbiano ricevuta la benedizione nuziale dal sacerdote ai
piedi dell'altare.
Leggo, che in tutte le città, terre e castelli della Romagna negli ultimi di agosto furono sentite
altre scosse forti di tremuoto.
Leggo, che Scipione Ricci vescovo di Pistoia126, e Prato ha determinato di erigere in Pistoia
un'accademia ecclesiastica, o sii un convitto di cherici, e sacerdoti, e che il Gran Duca li 3
agosto gli ha concesso di sopprimere subito il monistero pistoiese de' monaci Olivetani, e
mandar li monaci in altri monasteri del loro Ordine. Il vescovo prese il possesso del monistero,
e de' di lui beni ai 18 agosto, ed il convitto sarà aperto nel prossimo novembre.
Leggo nel Foglio veneto 75, che le locuste in Ungheria hanno fatto danni grandissimi, furono
tante, che al loro arrivo oscurarono il sole, ruppero col loro peso de' rami degli alberi, coprirono
riposando un miglio di terra ammucchiate all'altezza di mezzo braccio. Distrussero li fiori, e li
frutti delle campagne sino alle radici.
25 settembre 1782
Li 25 settembre nel cimitero del Duomo di Trento fu seppellita con abito di monaca Clarissa
della ss. Trinità una putta folgaritana serva attuale del sig. ex arciprete Leonardo Toniolo.
Questo è notabile, mentre vengono costrette a deporre tal abito le vere monache professe, che
l'hanno portato chi trenta, chi quaranta e chi più di sessanta anni.
È venuto ordine da Insprugg, che il dazio al ponte di Avis dopo questo settembre non lasci
passare vini di Trento, perché la città di Trento non vuole, che li roveretani ne mandino in
Valsugana. Poi si sono accordati.
Li 24 settembre capitò a Roveredo una staffetta e subito il Ceschi si portò ad intimare la
soppressione al monistero delle Vergini Inglesi, già monache Teresine, fondato fuori di
Roveredo verso Lizzana dalla signora Agnese Vanghera moglie del sig. Zanotti di Roveredo,
tutti e due da me conosciuti viventi. Fra le dette Vergini vi sono una Clarissa di s. Carlo127 e tre
Clarisse di s. Anna. Non si aspettavano tale disgrazia essendosi fatte Inglesi per sussistere e
godendo la protezione del Trentinaglia per tener a scuola le di lui figlie. Esse non sono state
soppresse né come ricche, essendo povere, né come oziose, ed inutili al pubblico, perché già
tenevano scuola. Tal soppressione seguì colle formalità usate alle Clarisse, hanno cinque mesi
da provedersi di altro luogo, e frattanto riceveranno la giornaliera pensione di 60 carantani la
superiora, e di 30 ogni altra. Non so per altro come passerà il negozio, perché la fondatrice
Wanghera ha ordinato, che venendo mai soppresso il suo monistero, la dote assegnatagli vada ai
parenti. Nell'anno 1750 non eravi ancor alcuna in detto monistero. Nel giorno della soppressione
gli fu levato tutto il danaro. Sussistono anche in quest'anno 1783 e 1792. Li 31 settembre in
Borgo fu principiato l'incanto delle robe restate nel monistero di s. Anna. Sussistono tutta via in
tal luogo undici di quelle monache in case private, vestite ultimamente da non monache.
Il vescovo di Feltre ha dato a tutti li nostri confessori di Borgo la sua nuova patente pro ecclesia
conventus et pro parochia Burgi cum consensu parochi; ma pregato in persona dal nostro padre
Geremia di Borgo lettore filosofo la mutò, ed estese a tutta la diocesi.
Ho inteso, che l'imperatore ha già perduto un occhio, è in pericolo di perder anche l'altro, che ha
ernia, e non so qual altro male, cioè le gambe gonfie. Ciò non ostante continua le sue novità.
126
127
vescovo ereticone pessimo, che poi dovette rinunciare.
La Clarissa carolina è uscita poi fuori.
Vuole, che in Vienna sienvi soltanto ventiquattro sacerdoti, che nelle chiese de' suoi Stati non
siavi altro che un altare, che su di esso si dica Messa ogni mezz'ora. Ha ordinato una
commissione di tre soggetti per il Tirolo ad inventariare li beni de' Regolari possidenti, volendo
assegnare una pensione, la quale però non ecceda il valore de' loro rispettivi beni, ai medesimi.
Nella Gazzetta monauniana del primo d'ottobre fu avvertito il pubblico con una lunga data
trentina, che nel prossimo anno scolastico nel seminario vescovile di Trento avrà la cattedra di
matematica vacante da più anni dopo ch'è partito il sig. don Pietro Marzani di Villa sua
eccellenza Giuseppe da Via128 Marchese patrizio di Bologna, generale militare di Modena, ed ex
professore matematico, e Pari di Scozia. Sono alcuni mesi, che sta già in Trento dopo, che fu in
Ceneda, Bormio, Terzolaso, Cles, e Pergine. Ha 72 anni di età, e fu anche in altri molto lontani
paesi. Vedi sotto. Non finì l'anno scolastico, essendo troppo bisbetico e notorio mezmatto.
2 ottobre 1782
Li 2 ottobre ho trascritto una lunga difficilissima pergamena rogato dal sindico di Lesignago, e
la ho intitolata Causa Pascuaria inter Lisignacenses et Iuganos contestata et dirempta anno
domini 1433 pro Lisignacensibus per arbitrum Osbaldunm Sengelium. Riempie nove pagine in
quarto di mio sminuito carattere. Fo questa nota, perché li dottori e notari di Avisio ed altri non
furono capaci di leggerla. Deo gratias, che li poveri Frati possano qualche cosa in servizio del
pubblico. Simili altri servizi furono da me fatti anche ad altri diversi in questo e ne' precedenti
anni, senza veruna ricompensa.
3 ottobre 1782
Li tre in Campo Trentino il fuoco ha bruciato una casa con tutto quanto era in essa per il valore
di novecento o mille fiorini. Anche questo fuoco fu profano e non sacro.
Ho inteso che l'imperatore vuol impedire il far testamento a chi non ha parenti prossimi (entro il
quarto grado), perché la roba caschi al suo erario; e che essendo stato avvertito di aver riguardo
al culto di Dio, ha risposto ch'esso non si cura punto di tal culto. Questo si vede in effetto pur
troppo.
Leggo nel Foglio 38 di Lugano, che ai dieci di settembre in Roma la Sacra Congregazione de'
Riti ha approvato il culto immemorabile della beata Eustachia Calafato Romana129 fondatrice
del monastero delle Vergini dell'Ordine di s. Chiara nella città di Messina. Che dalla medesima
Congregazione restarono approvati gli scritti del venerabile servo di Dio Frate Pietro da
Bagnorea sacerdote professo dell'Ordine de' Minori Riformati di s. Francesco in Monte
Fiascone; ed approvati li processi del venerabile servo di Dio monsignor Antonio Lucci vescovo
di Bovino nel regno di Napoli dell'Ordine de' Minori Conventuali di s. Francesco. Queste
notizie sono molto buone per li giorni correnti. Vedranno li posteri se le nuove riforme, o
piuttosto diforme produrranno tanti santi come le vecchie. Leggo pure, che le già rammentate
monache svizzere allo Stradone di s. Giovanni di Roma furono collocate in cinque altri
monisteri, cioè parte in quello della ss. Concezione in Campo Marzo di monache Benedettine;
altre in s. Cosimato di monache soggette ai Minori Osservanti; altre in s. Silvestro in Capite di
Clarisse Urbaniste soggette a secolari; altre in s. Lorenzo Pane e Perna di monache soggette ai
secolari. Nella mattina, che partirono dal loro monistero furono trattate in esso con un lauto
pranzo a spese del cardinale Francesco Zelada.
Leggo, che li preti di città dovranno vestir di nero, e tonaca talare. In Vienna vengono condotti
nelle prigioni e nella Casa di correzione circa 50 alla settimana. Nel 1778 furono arrestati 4.700
e nell'anno 1781 si contarono 11.500 teste arrestate.
Leggo, che l'imperatore ha dichiarati liberi dalla schiavitù personale li contadini della Carintia; e
che godono ora tale libertà eziandio quelli della Boemia, della Gallizia, e della Moravia ecc.
L'Arciduca di Milano colle sua sposa fu a Imola col nome di Conte e contessa di Walemburg.
128
129
Davia.
Beata Eustochietta da Messina.
Viene scritto da Insprugg, che in Vienna sono già state abolite più di 40 chiese e cappelle, oltre
quelle de' monisteri e che l'impetratone ne' suoi Stati vuole, che si levino dalle chiese gli altari
minori, lasciandone il solo maggiore, su cui si celebri una Messa ogni mezz'ora del giorno.
Tante sono le novità, che le penne si straccano a scriverle e le tralasciano.
Leggo, che l'imperatore con editto segnato in Vienna li 30 agosto 1782, e pubblicato in Vienna
li 25 settembre, ha stabilito, che nelle sue provincie ereditarie della Germania, Galizia, e
Lodomiria le promesse matrimoniali de futuro non abbiano alcun vigore, né producano alcun
minimo effetto avanti la benedizione nuziale; e così pure non vuole, che porti alcun impegno
matrimoniale la circostanza di deflorazione, o gravidanza accaduta dopo la conchiusa degli
sponsali. Leggo, che né sobborghi di Vienna negli scorsi giorni di settembre un pericoloso
incendio ha consunto una casa. Leggo, che li 21 agosto Costantinopoli fu bruciato due terzi di
case, cioè più di 40 mila case, e restarono morte più di 14 mila persone. Buono per noi, che tali
incendi non furono cagionati da illuminazioni sacre. Leggo, che in Vienna il mal russo si fa
sentire di nuovo attaccando quelli, che non l'hanno patito nella primavera.
9 ottobre 1782
Li 9 ottobre leggo nella Gazzetta di Lugano 39 in data de' 21 settembre, che la Sacra
Congregazione de' Riti ha approvato il non culto del ven. servo di Dio Fra Casimiro di s.
Giuseppe Wiczunski sacerdote professo dell'Ordine de' chierici Regolari Marianiti130; che ha
approvata la revisione degli scritti del ven. servo di Dio fra Lorenzo da Barello dell'Ordine de'
Minori Riformati di san Francesco di Torino. Nel medesimo foglio v'ha pure la seguente lettera,
tratta dal Diario ordinario ebdomadario del Chracas di Roma con data de' 212 settembre: "
Regnando nello Stato ottomano un'insolita siccità, il Divano, previo l'assenso del Gran Signore,
venne in determinazione di mandare a chiamare il Provinciale de' Frati Francescani, al quale fu
intimato dal Gran Visir, a nome del Governo, di ordinare ai suoi sottoposti individui di far delle
orazioni per impetrar dal Cielo la pioggia. Il detto gli rispose che già quello facevasi da gran
tempo, essendo un dovere di loro Religione di pregar continuamente per la prosperità de'
Principi, e per la felicità e bisogni attuali degli Stati, ne' quali si trovano; ma che siccome così
venivagli imposto a nome della Sublime Porta, avrebbe intimata una processione di penitenza,
alla quale sarebbero intervenuti tutti li Francescani con corda al collo disciplinandosi ecc., ma
che bene sarebbe stato, che vi avessero assistito ancora tutti gli schiavi cattolici Romani, che si
trovavano detenuti nelle vicinanze di Costantinopoli, chiedendo infine una valida guardia di
giannizzeri, e cavalleria acciocché non venisse la sagra funzione disturbata dal popolo. Così
adunque essendo stato eseguito il tutto, al ritorno, che fecero li Frati in processione, fu cosa
prodigiosa il vedere annuvolarsi l'aria, e prorompere in una dirotta pioggia, che senza fragor di
tuoni, né timore di grandine, continuò per cinque giorni a gran consolazione de' cristiani, ed
allegrezza de' turchi, che non trovansi adesso mancati d'un elemento sì necessario. Il Gran
Signore volendosi dimostrar grato ai cattolici, come riconoscendo da essi una grazia tanto
segnalata del Cielo, ha fatto togliere la catena a tutti quegli schiavi; ma avendo mandata in dono
al superiore de' Francescani una quantità di ova, quella fu da lui ricusata, allegando di non esser
venali le orazioni de' cristiani, ma solo contentarsi della continuazione della sovrana assistenza
tanto per li suoi Frati, che per gli altri della medesima sua Religione, che dimorano negli Stati
del Gran Signore". Così la lettera, di cui dice il gazzettista, che fu riferita eziandio da altri fogli
pubblici periodici, come confermata da varie accreditate lettere. Aggiunge, che in un altro
Foglio il lodato Provinciale si asserisce essere il Padre Prefetto delle Missioni de' Minori
Riformati di s. Francesco, e che si nomina presentemente il M.R.P. Andrea Bettinelli di
Brignano provicario apostolico francescano Riformato della Provincia di Milano. Aggiungo io,
che il detto Gran Signore, o sia Gran Sultano, ed imperatore de' Turchi si è Achmet quarto, nato
nel 1724 e coronato nel 1774. Sono già molti giorni che io ho sentito la riferita cosa, per mezzo
130
Minore.
Li Chierici Regolari di s. Maria si chiamano chierici minori per decreto di s. Sisto quinto frate
di altre Gazzette; ma per esser cosa favorevole ai poveri Frati non si ha dato premura di
pubblicarla il gazzettista trentino.
Presentemente si trova in Trento il sig. Giuseppe Schreck di Trento in età di 73 anni, consigliere
antico dal 1761 del Governo di Milano131. Egli è venuto qua colle dovute licenze, e persuaso da'
medici per mutar aria, e rimettersi in buona salute. Pure dopo di esser giunto qua ricevette
avviso, che per tal sua assenza gli verranno negati venti fiorini al mese del suo salario. Per altro
egli ha quattro mila fiorini all'anno, che importano 333 fiorini, 33 soldi, ed un quattrino al mese:
o sia 1.666 troni, 13 soldi, ed un quattrino al mese; o sia fiorini undici e più al giorno, o sia più
di 55 troni al giorno. Che spesa per un uomo solo! Vedi sotto 28 luglio 1784.
Gli otto ottobre passò per Trento la Madre suor Maria Francesca Libardoni di Levico già
Clarissa in s. Anna sino dal 1742 e ritornante verso la sua patria, dopo che fu nel convento
agostiniano di Sacco, dove ora sono altre sei Clarisse di s. Anna, due delle quali sono inferme
non poco, benché vi sieno entrate sane. Chi non si ammalerebbe con tali trattamenti? La
Libardoni è andata a Borgo colle altre.
15 0ttobre 1782
Li 15 ottobre leggo nel Foglio trentino in data di Vienna 1 ottobre, che fu fissato in Vienna e
nelle città provinciali un certo numero di chiese, e che sono state soppresse sette piccole
cappelle, o chiese superflue. Leggo in altra data, che l'imperatore è andato li 2 ottobre incontro
ai Conti del Nord verso la Baviera; che in Milano è stato soppresso il monistero di Canonici
Lateranesi, e di esso si formerà una collegiata di sedici canonici, e di un preposito. Di più, che li
21 settembre in Pesaro furono soppresse otto confraternite laicali, e sequestrati tutti li beni,
possessi e mobili delle medesime, avendo qualcheduna di esse più di cinquecento anni di
fondazione. li confratelli hanno fatto ricorso a Roma per esser rimessi, ma non si sa se
otterranno la grazia. Il re di Prussia spesso chiama i suoi ministri a Pozdam, e tratta con essi di
affari molto importanti. Il Conte d'Artois fratello del re di Spagna, trovandosi all'assedio di
Gibilterra, ha ordinato l'esposizione del ss. Sacramento nella chiesa di s. Rocco per otto giorni
con illuminazione di cinquecento candele a sua spese per impetrar dal Cielo la fortuna alle sue
armi.
Nello scorso giugno è comparsa in Trento una lettera, scritta all'imperatore Giuseppe secondo
da un Quachero italiano innanzi che il Papa arrivasse a Vienna. Comincia: "Cesare, non
isdegnate. Ella è molto modesta, ragionata e forte". Dicesi opera dell'avvocato Fabbri di
Venezia, benché non manchino altri, che la credono di un Frate, perché contraria all'imperatore.
In quest'ottobre comparve pure in Trento una Risposta d'Invisibile osservatore alla medesima, la
quale principia: Quegli uomini dopo due versi di Ovidio e porta la data di Citau 1782, ma ella è
pessima per non dire di più. Per altro il risponderle con fondamento non sarebbe troppo difficile.
Può essere stata composta da quello, che con scandalo in Trento disapprovò il voto di castità e
sebbene obbligato ad essa, generò un figlio che va per città con esso, mirantibus omnibus. Ma io
non l'asserisco.
In questi giorni ho letta tutta la lettera sceleratissima del vescovo di Lubiana mentovata di sopra
e tradotta in latino. Comincia: "Carolus Dei Gratia episcopus Labacensis venerabilibus nostris
fratribus parochis, curatis, totique clero, et dilecto nostro universo gregi salutem etc. Utinam
carissimi fratres etc.". Verso il fine si legge "Orate pro nobis, qui testimonium bonum
conscientiae habemus, et plane confidimus, nostro officio non defuisse, et in omnibus recte
agimus". Qui mi pare, che all'orante non segua una causale corrispondente. L'estratto della
Gazzetta viennese, o veneta rammentato non mi pare in ogni parte sincero.
In questi stessi giorni il Roner Vicario di Avis è stato in Mori e Roveredo commissario
enipontano per processare le monache caroline circa i loro mobili ad instanza de' Zanelli di
Mori, fratelli di una laica monaca.
Ho inteso, che in Roma vi è un gran mormorio contra il Papa come favoreggiante l'imperatore.
Ho veduto il libro in quarto basso pubblicato dal Papa col titolo Acta delle cose da lui operate
131
nato il primo novembre 1709. Morto in Povo all'improvviso li 28 luglio 1784.
nel viaggio austriaco. In esso dà lodi superlative al mentovato cesare. Lo ha pubblicato ai 23
settembre. Dai romani pasquinanti fu intitolato Acta martyrii Curiae Romanae.
Leggo, che ai quattro di ottobre li Conti del Nord sono arrivati in Vienna col seguito di undici
carrozze. Poco dopo di essersi riposati passarono al teatro. Si dice, che le Corti imperiali
austriaca e russa procureranno, che il principe primogenito di Toscana sia dichiarato re de'
Romani.
Leggo pure, che le leggi di tolleranza, e l'abolizione della schiavitù boemica, producono gran
danno alle fabbriche della Sassonia e della Lusazia.
12 ottobre 1782
Li 12 ottobre nel porto di Genova s'è affondato una nave danese con un carico del valore di
circa 200.000 Lire genovesi consistente in grani, sete, manna e mandorle. Fu affondata da un
fiero temporale. Anche in Roma li sette fuvvi un fierissimo temporale, e caddero alcune saette,
una di cui cadde sopra il palazzo della famiglia pontificia a Monte Cavallo, una sopra il palazzo
detto il Governo vecchio, ed altre altrove, ma con poco danno.
A Milano fu pubblicato un divieto cesareo, che in avvenire non sia dato il regio Placet in tutta la
Lombardia austriaca alle collazioni di Benefici ecclesiastici provenienti da Roma in vigore delle
riserve spiegate nelle regole della cancelleria apostolica, o da delegati del Papa.
L'arcivescovo di Salisburgo Conte Girolamo di Colloredo nato li 31 maggio 1732, con una sua
circolare pubblicata nello scorso settembre ha ordinato, che venga tolto il superfluo lusso delle
chiese e specialmente delle troppe candele, per poter col risparmio proveder ad un maggior
numero di parrocchie, ed ai bisogni delle chiese povere. 2. Che li curatori d'anime non vengano
presi se non dal seminario vescovile. 3. Raccomanda caldamente la lettura della storia sacra. 4.
Comanda agli ecclesiastici lo studio della medesima. 5. Vuole, che s'introduca nelle chiese il
canto di canzoni spirituali in lingua nazionale, affinché anche il più idioto cristiano canti cogli
altri le lodi del Signore. 6. Descrive le qualità ed i doveri necessari d'un curato. 7. Come
debbano contenersi li predicatori nel loro importante officio. 8. Ammonisce sopra gli abusi nella
venerazione de' Santi e delle immagini, e sopra le Indulgenze.
Leggo, che li 23 settembre il Papa ha in Consistoro segreto proposto molti soggetti a chiese
vescovili vacanti in diverse parti del mondo. Uno fu il P. Fra Antonio Maria Gardini veneto
monaco camaldolese in vescovo di Crema lombarda. Il P. F. Francesco Saverio Cristiani di
Fermo agostiniano eremita e sagristano Papale vescovo di Porfirio nella Fenicia. Il P. F. Gio.
Ramos de Lora dell'Ordine di s. Francesco, missionario nel Messico, vescovo primo di Meridia
nel Perù delle Indie Occidentali. Il P. F. Antonio Malinowski vilnese domenicano missionario in
Polonia, vescovo di Cinna in Galazia Suffraganeo nei decanati di Menyk della diocesi di
Samogizia in Polonia.
Leggo, che nella prossima Dieta di Polonia verrà conchiusa una riforma delle Case Regolari di
Religiosi e di monache in tutto quel regno e nella Lituania, e che il Papa ha spedito due suoi
Brevi al re, ed agli Stati generali di quella Corona, con cui dal canto suo gli abilita per poter fare
tal riforma. Essendo contrario ad essa il principe vescovo e primate di tal regno è partito dalla
Polonia, ed è andato per la Germania e forse farà lo stesso anche qualche altro.
Leggo, che li 3 ottobre in Milano fu formalmente soppressa la Canonica Regolare della
Passione. Furono assegnate tre mila e quattrocento Lire milanesi all'abate corale e due mila
ottocento agli altri abati, mila e ottocento ai Canonici semplici.
Leggo, che l'imperatore ha fatto rimettere a ciaschedun vescovo de' suoi Stati una copia della
lettera pastorale dell'arcivescovo di Salisburgo; il qual arcivescovo ha ultimamente assegnati
4.000 fiorini sopra la sua Cassa privata per l'ingrandimento del civico spedale; altri 4.000 da
unirsi al fondo destinato al mantenimento de' pazzi; ed altri 4.000 all'ospedale degl'incurabili.
Di più, che tutte le Casse pubbliche dell'imperatore hanno ricevuto ordine di non rimborsar
capitali spettanti ad ecclesiastici, qualora venissero richiesti.
Li Conti del Nord ai 7 di ottobre furono a Schönbrunn e per due ore si divertirono con altri
cavalieri, e dame vindemiando l'uva. Il Gran Duca russo e l'Arciduca coadiutore
dell'arcivescovo di Colonia servirono le principesse portando le corbelle o sia ceste.
L'imperatore vuole, che li Croati e Schiavoni militino tra' tedeschi per tre anni, e poi ritornino
alle case loro, e sieno rimpiazzati dal altrettanti Croati e Schiavoni ogni triennio.
Negli ultimi di settembre fu creato assessore del Governo di Roma monsignor Giacomo barone
Klotz di Trento figlio del fu sig. Martino e della signora Francesca.
La Sacra Congregazione de' Riti ai 10 di settembre ha decretato, che consta della validità de'
processi costruiti con autorità apostolica, ed Ordinaria e ben esaminati li testimoni, e
legittimamente riveduti gli atti prodotti, nella causa di beatificazione e canonizzazione del
venerabile servo di Dio Antonio Lucci vescovo di Bovino dell'Ordine de' Minori Conventuali di
s. Francesco.
Nel medesimo settembre fu fatto arcivescovo di Napoli monsig. don Giuseppe Capece Zurlo
Cherico Regolare Teatino, nato in Napoli 3 gennaio 1711, fatto vescovo di Calvi sul Napolitano
li 24 maggio 1756 e soggetto dotto ed esemplare assai.
Leggo, che tutti li sacerdoti forestieri dimoranti in Vienna per meno di 20 anni debbono partire
per le loro diocesi. Che in breve sarà fissato nelle chiese sussistenti il numero delle Messe,
volendosi che nelle città sia di una Messa ogni mezz'ora, e fuori ogni ora; e che siavi un solo
altare per chiesa.
Sento dire, che il Papa è disprezzato dai romani talmente, che certuni non più pigliano da lui la
benedizione quando va per Roma.
Leggo, che li polacchi nobili debbono mostrare con documenti la loro nobiltà e la legittimità
delle loro possessioni. A tutti tocca la sua.
Leggo in data di Vienna 30 settembre che dicesi essere stata scritta una lettera dal Papa
all'imperatore per distornarlo dal far coi Benefici ecclesiastici come si pratica in Moravia; e che
l'imperatore abbiagli risposto gentilmente.
Leggo pur esser mente dell'imperatore di trasportare le fondazioni de' Benefici dalle città alle
ville dove non si ritrovano tanti sacerdoti, né tante Messe. In data poi di Augusta 11 settembre,
che il Papa fu consigliato di non rimproverare il vescovo di Lubiana con un Breve, mentre si sa,
ch'è preparato a rispondere, che la sua pastorale non contiene cosa alcuna contra la dottrina e
disciplina della Chiesa, o contra il Papa; e ch'egli in essa ha preso per fondamento l'amore
cristiano, perché Gesù Cristo ugualmente ha mangiato con i farisei, sadducei, ed eretici di quei
tempi, e perché la cattolica religione è religione di grazia, di amore e di mansuetudine. Così il
Foglio, cui sarebbe facile il rispondere molto bene.
In data di Vienna 5 ottobre nel Foglio veneto 83, leggo: "Presentemente è affare deciso, che tutti
i conventi occupati dai Frati mendicanti in tutti gli Stati austriaci, sieno alla vigilia d'esser
soppressi. I più dotti fra questi individui aiuteranno i curati di campagna nelle loro funzioni
pastorali. Quelli, che altro non sanno, che salmeggiare, e dir la Messa, prima saranno pensionati,
indi provveduti di piccioli Benefici fondati unicamente per dir delle Messe, e recitar delle preci
per li defunti. Li Frati vecchi, ed infermi saranno collocati in conventi tuttora esistenti per ivi
terminare in pace la loro carriera. Così il detto Foglio.
Ho inteso, che fu scritto qualmente l'arcivescovo elettore di Magonza Federico Carlo barone di
Erthal, ha risposto all'imperatore che non vuole eseguire li di lui piani, ma vuol vivere
all'apostolica. Deo gratias.
29 ottobre 1782
29 ottobre, nel Foglio trentino leggo, che tutti li preti forastieri dimoranti in Vienna debbono
partire per le loro diocesi, se sono degli Stati austriaci; se poi esteri fuori de' detti Stati. Vien
però permesso di restare in Vienna soltanto a quelli, che sono istruttori della gioventù, a
condizione, che non accettino limosina alcune delle loro Messe. Item che prima di far alcun
ricorso a Roma per Bolla, o Brevi si dimandi la licenza al rispettivo Governo. Che fu soppressa
in Vienna la prelatura di s. Dorotea di Canonici Regolari, e fuori di Vienna la prelatura di
Monaci Benedettini detta la Piccola Maria Zell. Che verranno fatte altre abolizioni, e riforme
degli Ordini monastici. Che ora non si sentono più mormorare che donne vecchie e di cattivo
umore. Che l'arcivescovo di Salisburgo presta tutta la mano ai nuovi regolamenti
dell'imperatore, il quale ha fatto ristampare in Vienna la di lui celebre pastorale e mandarne ex
officio a tutt'i vescovi della monarchia per norma loro. Che presso Roma un fierissimo turbine
ha cagionato danni considerabilissimi avanti li 19 ottobre scoprendo tetti, atterrando muri,
sradicando e trasportando alberi. Che in Costantinopoli ordinariamente abbisognano 96.000
misure di grano alla settimana. Che la principessa Elisabetta di Würtenberg acquartierata in
Vienna presso il convento delle Salesiane, potrà invitare ogni giorno alla sua tavola dodici
persone.
In questo stesso giorno 29 ottobre mi fu recato un estratto di lettera scritta da Roma, contenente
17 profezie le quali in sostanza sono le già descritte di sopra al 31 agosto. Diconsi
auricolarmente tratte da un libro ritrovato nella biblioteca de' PP. Cappuccini di Genzano132, ch'è
un luogo della diocesi di Acerenza nella Basilicata e nel regno di Napoli, Fu poc'anzi portato a
Pio sesto, come opera di certo Padre Vaticini monaco Certosino francese, morto nel secolo XV
e peritissimo astronomo. Tal libro conservasi ora nella biblioteca vaticana ed è uscita scomunica
a tutti quelli, che oseranno scrivere, o parlare sopra le dette profezie; le quali in questo Foglio
romano nominano Pio sesto e Gioseppe secondo. Mettono la soppressione gesuitica nel 1774 e
l'andata del Papa in Alemagna nel 1782. Diconsi scritte in latino con note toscane. Il libro è
manoscritto.
È stato stampato ultimamente avanti li 20 ottobre 1782 un libro intitolato Riflessioni sopra tre
lettere del vescovo di T... riguardanti la sottoscrizione de' Regolari, e specialmente Domenicani
al cesareo decreto che abolisce ogni loro dipendenza dal Generale, e superiori stranieri. In Pavia
1782. Per Pietro Galleazzi stampatore arcivescovile. Trovasi vendibile anche in Milano presso
Giuseppe Galleazzi libraio. Il Foglio di Lugano tace il nome del vescovo e della di lui chiesa,
dicendo soltanto vescovo di T... Onde io suppongo, che vada letto di Tortona, dove è vescovo
Fra Giuseppe Luigi d'Anduiar Domenicano, nato nel Forte di Fuentes nella diocesi di Como li
17 gennaio 1693 e traslatato da Bobbio gli undici marzo 1743. Non vi è presentemente altro
vescovo Domenicano di T.
Leggo, che la principessa Elisabetta di Würtenberg starà qualche tempo nel monistero viennese
delle salesiane per esser istruita nella religione cattolica: e che l'università di Brunna sarà di
nuovo trasportata a Olmütz, d'onde fu levata già tre anni. Che in Costantinopoli il fuoco ha
levate tutte le sostanze a 60.000 famiglie, e fatto mancare più di 40.000 persone. Che sono
inestimabili i festosi magnifici trattenimenti, co' quali tiene in Vienna li Conti del Nord
l'imperatore.
Vengo assicurato da un tedesco forastiero, che sono state soppresse le Madri Orsoline
d'Insprugg.
30 ottobre 1782
Li 30 ottobre l'Officio cesareo-regio di posta in Trento ha ordinato, che nella soprascritta delle
lettere non più si metta il da Trento. Lo mette esso con l'impronto nero. Poi fu ordinato di
metterlo con la penna da chi scrive.
Le vindemmie nella Pretura di Trento furono cominciate agli undici di ottobre. In certi luoghi
sono abbondanti, in altri mediocri, ed in altri scarse.
Ma il prezzo del brascato133 è straordinariamente basso, e difficilmente si trovano compratori.
Alle monache soppresse non si vuol dare la promessa pensione, se siano altrimenti provedute.
La lettera dal Papa scritta a cesare comincia così: "Sacra cesarea maestà. Prevalendoci di
quell'amichevole libertà, che piacque alla maestà vostra di gentilmente esibirci, che quando
avessimo inteso fosse per farsi da vostra maestà qualche mossa, che avessimo creduta discorde
dalle buone regole, e pregiudiciale alla Religione, ne avessimo scritto confidentemente in
diritura alla maestà vostra. Quindi è, che essendoci pervenuto all'orecchio, che vostra maestà
vada pensando togliere tutt'i fondi delle chiese, e degli ecclesiastici della sua monarchia, e
ridurli a semplici pensionari, non possiamo dispensarci di porle in vista che se si effettuasse un
tal pensiere, ridonderebbe alla chiesa una lagrimevole lesione, ed ai buoni uno scandalo
132
133
un'altra copia di Genazzano, ch'è nella diocesi di Palestrina.
*Graspato.
irreparabile. Non è di nostra... le diciamo, che il privare le chiese, e gli ecclesiastici del possesso
de' loro fondi temporali è in dottrina cattolica un errore manifesto condannato dai Concili,
esecrato dai Santi Padri, e qualificato dai più rispettabili scrittori dottrina velenosa e per dogma
scellerato. E in fatti per sostenere una tal massima a pro del sovrano convien ricorrere ai falsi
insegnamenti de' Valdesi, dei Vicleffisti, degli Ussiti, e di quanti altri sono di poi andati
d'accordo con loro, e specialmente i libercoli infetti del tempo ecc. Fin qui ci siamo prevalsi di
altra mano più corrente e più facile a leggersi della nostra per affaticare tanto meno la vista di
vostra maestà. Con questa rispettosa dichiarazione passiamo ad abbracciarla con pienezza di
affetto, e con darle l'apostolica benedizione. Datum Romae apud s. Mariam Maiorem die 3
augusti 1782 pontificatus nostri VII.
Affezionatissimo Padre nel Signore servitore ed amico Pio VI".
L'imperatore con data di Vienna 19 agosto 1782 rispose
Beatissimo Padre
Ho l'onore di rispondere a posta corrente alla lettera, che la santità vostra viene di scrivermi nel
supposto, che io voglia togliere tutti i fondi alle chiese, ed agli ecclesiastici, e ridurli tutti ad
essere semplici pensionari. Le relazioni delle persone, che mi procurarono già l'alto onore di
vedere la santità vostra alla mia residenza, mi hanno senza dubbio procurata anche questa nuova
testimonianza in iscritto della sua amicizia e del suo zelo apostolico. Non posso dir altro senza
stendermi in lunghezze, se non che il supposto pervenuto alle sue orecchie, coma la santità
vostra esprime, è falso, e senza andare a cercare i testi tanto della Scrittura, che dei santi padri
(però sempre soggetti ad interpretazioni) tengo una voce in me, che mi dice quello che come
legislatore e protettore della Religione mi conviene fare, o tralasciare, e questa voce coll'aiuto
della divina grazia, e col carattere onesto, ed equo, che mi sento, non può mai indurmi in errore.
Se la santità vostra vuol ben restar persuasa di questa verità, come lo spero, la prego anche di
credermi con il più figliale attaccamento, e rispetto ecc.".
Ho sincopato la lettera per altro bella e buona del Papa, perché non ho tempo da scriver tanto, e
non voglio perderlo.
Leggo in oltre, che per decreto del Governo d'Insprugg notificato al vescovo di Trento il primo
di giugno 1781, tutt'i libri Messali, breviari, corali, le opere, e carte relative alla instituzioni
degli Ordini religiosi debbono essere stampati o dagli stampatori di Vienna, o da altri stampatori
degli Stati austriaci ereditari.
Di più, che in vigore di altro decreto mandato al detto vescovo gli 8 agosto 1782 non si può
accettare dai Regolari alcun novizio, o novizia sinché dall'imperial regia Corte non sia loro
prescritto un certo numero fisso di persone per ogni convento.
Si dice, che in Roveredo nel soppresso monistero di s. Carlo il fuoco appiccatosi alle vestimenta
di un ragazzino dell'ortolano, rimasto solo chiuso in esso, lo abbrustolì in modo, che restò e fu
trovato morto, e venne detto per città, che ciò sia stato un castigo di Dio per la profanazione di
quel sacro luogo. Il fatto è verissimo perché raccontatomi dallo stesso ortolano.
Nella notte de' tre venendo li quattro di novembre cominciò a nevicare in città di Trento, e
seguitò quasi fino al mezzogiorno, cosicché restò alta circa un palmo. Poi seguitò una pioggetta.
Quindi nello stesso giorno si principiò da noi a scaldare il refettorio; e si continuò sino alli 13 di
marzo inclusive.
Il Conte e la contessa del Nord, tante volte rammentati, sono partiti da Vienna li 19 ottobre
verso Brunna, e Pietroburgo, accompagnati fino a Brunna dal nostro imperatore; il quale ha
ordinato, che le cause di separazione dal toro e dalla mensa, ed altre competenti ai Concistori,
non si portino a Roma, ma si decidano dai propri vescovi, ed appellandosi dagli arcivescovi e
finalmente occorrendo gli arcivescovo dimandino a Roma un giudice delegato, il quale sempre
dovrà essere un vescovo austriaco residente nell'Austriaco.
Nello scaduto ottobre il nostro vescovo di Trento ha ricevuto da Insprugg l'abolizione delle
lezioni proprie di san Bennone vescovo di Misna: ma esse non sono in uso presso li trentini, né
trovansi nel Breviario per tutti; anzi nel detto Breviario antico non vi sono neppure in fine. Si
usano però da' Bavari e dai Passaviesi. Furono proscritte perché s. Bennone monaco e vescovo,
morto di 96 anni nel 1106 fu contrario ad Enrico IV e aderente fedelissimo a s. Gregorio
settimo.
Celebre per l'ecclesiastica libertà, e per avere scomunicato Francesco Gran Duca di Toscana
imperator de' Romani, s'è reso a' miei giorni Francesco Maria Piccolomini di Siena, nato li 22
dicembre 1695 fatto vescovo di Pienza nella Toscana li 3 luglio 1741. Egli si ritirò dopo il 1767
a Roma, dove anche morì.
Da lettera scritta in Roveredo si certifica la riferita morte del ragazzino in s. Carlo. Fu di trenta
mesi, venne avvisato da sua madre di non accostarsi al fuoco, mentre essa era andata di sopra
per accudire ad un altro suo figlio più picciolo, e fu trovato da suo padre alla porta de' carri, o
sia grande già moribondo e poco dopo morì. Avvisato di ciò il capitano Francesco Tacchi,
mandò a s. Rocco a pregare, che due nostri Padri andassero a consolare gli afflitti genitori, come
in fatto andarono. Il caso funesto è seguito nella festa di tutt'i Santi e giorno primo di questo
mese. Nel giorno secondo in Cles un altro ragazzo di circa 14 anni aiutando nella cucina di
quell'arciprete, che vi fece il pranzo per tutti que' preti, volendo levare dal fuoco un paiuolo
pieno di acqua bollente cascò in esso, restò pelato e morto subito. L'imperatore dicesi ritornato
dalla Boemmia col suo male d'occhi e colla febbre.
10 novembre
Li dieci novembre, giorno di domenica, alle dieci di sera, in Trento, in casa Schrecka, è morto il
sig. arciprete di Condino Giannantonio Giacomoni detto Baccochi da Panteo di Povo, già lodato
sopra al 24 ottobre 1781. Fu seppellito in s. Pietro nella sera degli undici senza Frati, e
nevicando. Visse circa 33 anni, e morì indebitato. Venne fuori per visitare li suoi parenti, ed
amici, andò in Cembra per visitare quell'arciprete, ritornò a Povo con un raffreddore, guarì
alquanto, andò in casa Schrecka e vi restò infermo con febbre maligna, e colle petecchie. Fu
agonizzante più giorni.
11 novembre 1782
Nel giorno undecimo ha nevicato assai qui in Trento, e poi seguì della pioggia. Si discorre che il
Papa siasi ritirato in castel s. Angelo e poi scappato a Fiorenza; ma non è certo questo. In
Roveredo vi sono tre commissari ad esaminare le monache carline, li Frati due rochisti134, ed il
capitanio Circolare Trentinaglia e l'arciprete. Li commissari sono il Conte Kuen, il Vicario
Roner, ed il dott. Bonetti di Nago. Sono partiti ai 19.
12 novembre 1782
12 novembre, leggo nel Foglio trentino, che in tutti gli Stati austriaci avanti l'abolizione vi erano
646 monasteri di donne, e 2.042 d'uomini; e che l'imperatore ritornato da Brünn s'è messo in
letto colla risipola e febbre, e che essa durava anche ai 2 di novembre. Di più, che ai Frati
mendicanti è stato proibito il questuare senza licenza de' rispettivi Governi, in iscritto data.
Tralascio altre cose per non perder tempo. A noi vigiliani135 fu risposto da Insprugg che
questuiamo.
13 novembre 1782
13 novembre dopo il pranzo fu nel nostro refettorio il sig. Provicario Menghini col sig.
vicecancelliero Simon Carlo Bertinalli, da cui fummo esaminati poro cura animarum d'ordine
del nostro vescovo aderente ai sistemi dell'imperatore. Furono eccettuati il P. Guardiano, il P.
Vicario, il P. Benedetto, il P. Gioseppe Maria ed il P. Massimiliano per grazia speciale non
richiesta. L'esame consistette nel dover risolvere in iscritto due casi morali, e parlare sopra un
testo evangelico. Il tutto è passato con pace, e senza verun disgusto. Noi fummo li primi
esaminati in Trento. Per la diocesi furono esaminati dai parrochi de' luoghi; ma le carte furono
date loro sigillate.
134
135
*del convento di s. Rocco.
*Frati della Provincia di s. Vigilio di Trento.
Intendo, che a Strigno sono state soppresse due chiese, restando la sola parrocchiale.
Leggo nel Foglio 43 di Lugano, che quando è morta l'imperatrice regina Maria Teresa
esistevano negli Stati austriaci 1.443 conventi di uomini, e 602 di donne; e che finora si contano
circa cento soppressi, e si comincia a sopprimere li monasteri di Prelature. Poiché furono
soppressi li monisteri di Canonici Regolari Agostiniani di s. Dorotea, e di Benedettini di Maria
Zell presso Vienna. Ai primi fu data la scelta o di unirsi a quelli di Closterneuburg, o di vestirsi
da preti secolari colla pensione di 300 fiorini. Poi furono soppressi anche quelli di
Closterneuburg.
Leggo un lungo dispaccio cesareo spedito a Milano da Vienna li 30 maggio 1782 con cui si
vuole eseguito quanto prima fu ordinato contra gli ecclesiastici, e Regolari ecc. È troppo lungo
da trascriversi qui da me, che ho altro da fare.
Nello scorso settembre in Pesaro d'ordine di Pio sesto furono soppresse otto Confraternite. Coi
loro averi e beni ascendenti al capitale di scudi 155.000 si farà un conservatorio per le donne
malmaritate, di cui sarà sindaco l'abate Zuriglia exgesuita spagnuolo inventore di tale
provedimento.
Nell'ottobre ai 20 il clero di Francia ha offerto al re sedici milioni per li bisogni dello Stato, e
furono accettati. Quando gli ecclesiastici non avranno rendite, offeriranno Pater nostri.
Il re di Prussia Federigo terzo ha scritto al vescovo di Breslavia, che non sopprima verun
monistero, sebben egli non sia cattolico. Vedi sotto.
20-21 novembre 1782
20 e 21 novembre nel castello di Trento vi fu il concorso per le due vacanti parrocchie di
Corredo nell'Anaunia e di Condino nella Giudicaria maggiore. Li concorrenti furono 54 tutti
secolari diocesani.
In questo mese furono inventariate le robe delle monache Salesiane di Roveredo, e loro fu
tassata una pensione. Vedi sotto.
22novembre 1782
Li 22 novembre avanti giorno è caduta della nuova neve sul piano di Trento.
Le monache Salesiane di Roveredo sono state obbligate a stipendiare, e mantenere sei maestre
di ragazze, e poi sono stati levati loro tutti li beni, ed ora restano pensionate dall'imperatore.
Leggo, che ai 19 di settembre, sono arrivate a Breslavia città vescovile della Slesia prussiana
alcune monache Celestine austriache, e che hanno ottenuto il permesso da Federigo re di Prussia
di fabbricarvi un monistero a loro spese.
Leggo pure, che il detto re nello stesso settembre ha scritto al vescovo Suffraganeo di Breslavia
e vicario apostolico don Antonio de Rothkirch e Panten, che in suo nome assicuri il clero
cattolico, specialmente le Collegiate e li monisteri, che stiano sicuri, che finché si
comporteranno come fedeli e sinceri sudditi, non avranno da temere da parte sua, che non li
toccherà, né muterà loro niente, non dimanderà veruna cosa, né confischerà i loro beni;
eccettuata però la contribuzione già stabilita. Per tal dichiarazione in tutte le chiese cattoliche di
Breslavia li 17 settembre fu cantato solennemente il Te Deum. Si avverte, che questo re non è
cattolico, ma eretico.
Leggo, che l'imperatore ha annullata totalmente l'imposta di dodici carentani per ogni
instrumento, che già pagar doveano tutti gli suonatori dell'Austria in ogni festa di ballo, in cui
suonavano, volendo ora che i suoi sudditi si divertano a loro piacimento, e li suonatori trovino
più facilmente occasione di guadagnarsi il pane.
Si discorre, che volendo l'arcivescovo di Salisburgo Conte Girolamo di Colloredo viennese,
effettuare li piani di Gioseppe secondo, li Canonici, ed il popolo si sono opposti fortemente.
Altri però dicono esser falso, che il detto arcivescovo abbia cominciato ad effettuare.
29 novembre 1782
29 novembre, sabato sera è ritornato da Salisburgo, e Vienna a Trento il nostro vescovo. Subito
ci ha consolati avendo protestato a tutti, ch'egli è intenzionato di non disfare né Frati, né
monache nel suo principato. Deo gratias.
14 dicembre 1782
14 dicembre sono stati pubblicati li due nuovi parrochi. A Corredo fu messo don Pietro
Menghini cappellano di Pergine; ed a Condino il curato di Rabbi don Giovanni Francesco
Manini da Terziolasio.
Leggo nel foglio dell'Agnelli in data di Vienna 20 novembre, che vengono attualmente levate
dagli altari d'ordine sovrano le iscrizioni, e tavolette indicanti Altare Privilegiato; e che non
potranno più affiggersi su le porte delle chiese cartelli indicanti Indulgenze da acquistarsi in
giorno di lavoro, sotto pene pecuniarie, e che tal ordinazione sarà quanto prima estesa a tutta la
monarchia austriaca, essendo stata appoggiata alla vigilanza del fisco regio.
Leggo, che li zingari d'Ungheria già mentovati non furono carnivori, ma soltanto ladri de'
fanciulli d'ambi li sessi, che poi li vendevano ai turchi.
Leggo, che il cardinale Legato di Bologna Ignazio Buoncompagni tiene un palco nel teatro
dell'Opera in Bologna. Fui, Fui, Fui.
In questo tempo si trovano molti ladri, che infestano le case, botteghe e strade dell'Ausugio,
specialmente Superiore. Quindi per discacciarli è andato là un distaccamento militare della
guarnigione di Roveredo, cioè venti soldati. Così ho inteso.
19 dicembre 1782
Ai diciannove di questo in sera fu trasferito il corpo della venerabil Madre Giovanna Maria di
Roveredo da San Carlo a s. Marco, accompagnato da un prete, e da due torcie accese. La chiesa
poi di s. Carlo verrà sconsacrata e profanata. Fu sconsacrata li 20 dicembre.
Anche questi Padri Conventuali, ed Agostiniani di Trento sono stati esaminati come noi pro
cura animarum. Saranno pur esaminati gli scolari del seminario vescovile, e resteranno li soli
eminenti.
Leggo, che le monache Carmelitane di un monistero soppresso in Germania coll'essersi private
per dieci anni del miglior piatto, che dava loro il monistero, hanno fatto un paramento di
broccato, e ricamo preziosissimo, del valore oltre 34.000 fiorini. Lo finirono poco avanti di
essere soppresse, e così lo perdettero.
Leggo, che gli undici di settembre 1782 con data di Vienna l'imperatore ha totalmente soggettati
tutti li Regolari ai rispettivi vescovi de' suoi Stati anche rapporto alle visite de' monasteri, ed alle
correzioni in materia di disciplina monastica, ed all'assegnazione de' Religiosi alla cura delle
anime.
Leggo, che li Regolari dell'elettorato trevirense per esser liberi dalla soppressione hanno offerto
a quell'arcivescovo elettore 1.800 fiorini annui da impiegarsi in case di educazione ecc.
Leggo, che li due dicembre furono trasportate nel nuovo conservatorio di Pesaro dodici donne
col titolo di malmaritate, e che ai due signori Priore, e Custode di esso conservatorio del
vescovo furono assegnati 150 scudi annui per ognuno di salario. Fu eretto colle robe delle
Confraternite soppresse.
Intendo, che nelle Fiandre austriache sono stati soppressi anche de' monaci Benedettini, oltre li
Cistercensi.
Finisco quest'anno tralasciando infinite altre cose accadute, così permettendo Iddio signor
nostro, cui omnis honor, et gloria. Amen.
ANNO DI N. S. GESÙ CRISTO 1783
In Venezia li due nobili Barbarigo, e Basadonna hanno perorato in favore de' Regolari perché
venga abolito il decreto del 1777. Quindi ottennero 91 voto contro 71 con questo, che niuno
possa esser vestito Regolare avanti l'età d'anni 18, né professare avanti quella de' 21. Ma li
Regolari non si contentano ancora, e non vestono, così consiliati.
Al nostro convento di Roveredo fu intimato, che più non si vestano Terziari claustrali, o sia
nostri commensali136.
Per la seguente Quaresima dal nostro vescovo trentino sono stati destinati predicatori li
seguenti.
1. Aldeno, Garniga e Cimone festivo, don Giambattista Maistrelli.
2. Arsio, e Castelfondo, Matteo Zorzi primessario di Cagnò.
3. Banale, Michel Aliprandini curato alla Nave.
4. Blegio, Giuseppe Sizzo cappellano di Malé.
5. Calavino, Giambattista Dorna il vecchio.
6. Cavedine, Francescantonio Claus di Trento.
7. Cembra, Bartolommeo Menghini di Brezzo.
8. Civezzano e Cognola festivo, Francescantonio Fenici ministro in seminario.
9. Condino, Valentino Bonenti curato di Darzo.
10. Corredo, e Smarano, Gasparo Poda di Flavone.
11. Denno, e Flavon, Domenico Ricci di Trento.
12. Garduno, o s. Felice, Felice Menapace di Rallo.
13. Livo, Giannantonio Largaioli curato di Bolentina.
14. Lizzana ed Isera festivo, Michele Caliari cappellano di Volano.
15. Malé, Leopoldo Eller curato di Vervò.
16. San Michele festivo, Giovanni Rossi primissario137 di Mezotedesco.
17. Mori, Filippo Chiusole di Chiusole.
18. Nago, Giuseppe Villotti di Segonzano.
19. Ossana, il proprio parroco don Cimonati Leonardo.
20. Povo, Villazzano e Mattarello festivo, Giacomo Grisenti di Piné.
21. Rendena, Giuseppe Antonio Monauni di Trento, fatto curato di Villazzano nel 1783 figlio
del sarto.
22. Revò, e Clotz, Paride Rigotti prete dell'Oratorio.
23. Sarnonico, Fondo e Romeno, il parroco di Fondo don de Pretis.
24. Spor, e Vigo, Vincenzo Maccani di Cles.
25. Taio, e Torri, Romedio Conci di Malé.
26. Tassullo, Padre Paolo Francesco Botto exgesuita.
27. Terlago, e Baselga festivo, Antonio Conte de' Melchiori.
28. Tegnale, Antonio Voltolini di Trento.
29. Tione, Domenico Poli di Storo.
30. Valdibono, Michele Tommasi di Trento cappellano di Banale.
31. Valdiledro, Antonio Zecchini di Val di Ledro.
32. Villa Lagarina, Giacomo Telch curato di Lisignago.
33. Volano, e Besenello, Antonio Cornali cappellano di Meano.
34. S. Zeno e Dambel, Antonio Lunelli di Torchio.
8 gennaio 1783
Agli 8 gennaio fu intimato dal giudice al nostro convento di Borgo, l'ordine sovrano, che in
avvenire ne' conventi nostri austriaci di Borgo, Roveredo, e Arco non possano più vestirsi
Terziari commensali; che possano restar con noi sino alla loro morte li già vestiti; e che poi per
136
* Il Terziario commensale era un laico che professava la Regola del Terz'Ordine di s. Francesco,
ma che viveva nelle comunità francescane; in tempo non precisato fu accettato stabilmente anche in
refettorio assieme alla comunità. Da qui il nome di commensale, cioè di laico che mangia alla stessa
mensa dei Religiosi; portava però l'abito religioso, ma senza cappuccio..
137
*Primissario o premissario, prete che godeva di un Beneficio e celebrava la prima Messa nel
paese o città dove abitava.
le occorrenze si possa far uso di altri uomini. Fu pur intimato nello stesso tempo, che gli editti
sovrani nell'avvenire dovranno essere pubblicati anche nelle nostre chiese, come nelle
parrocchiali; e subito furono consegnati tre da pubblicare. Il primo è, che li zecchini Papali
sieno soltanto del valore di troni 20, carentano uno, quattrino uno. Il secondo che si possano
comperar e vender in ogni tempo li bestiami. Il terzo, che tutti li putti, e le putte non possano
trasmigrare altrove fuori dello Stato austriaco.
Le strade nostre sono infestate dai malandrini, che assaltano li passeggieri per tor loro il danaro.
In Valsugana un passeggiero fu coltellato.
Il re di Spagna si oppone alle idee cesaree circa il matrimonio di suo nipote Gran principe di
Toscana colla principessa Wirtenberghese, nata ed allevata nell'eresia. Non vuole, come
vorrebbe cesare, che il suo genero Pietro Leopoldo rinunci il Gran Ducato al detto suo figlio.
Nel seminario vescovile di Trento continuano li professori, maestri ed officiali dell'anno scorso.
Leggo, che la principessa Lisabetta di Wirtenberg ai 25 dello scorso dicembre in Vienna, nella
cappella di Corte ha fatto la professione della fede cattolica. Ma non fu mai parlato di abiura del
luteranesimo ne' Fogli trentini. Bensì nella storia del Pitteri 1782, p. 293, in cui dicesi che
abiurò solennemente il calvinismo nel detto giorno.
19 gennaio 1783
19 gennaio, domenica e festa del ss. Nome di Gesù, il signor don Pietro Menghini di Brezzo
prese il possesso della chiesa di Corredo dal suo cugino Gioseppantonio Menghini provicario
generale di Trento.
Ai 15 e 16 gennaio in castello vi fu concorso per la pieve di Garduno, e sortì eletto il sig. don
Francesco Zuchelli di Trento, figlio del sig. medico Niccolao, che cominciò a concorrere sino da
chierico, e sempre si diportò bravamente.
8 febbraio 1783
8 febbraio, il Manini prese il possesso della chiesa di Condino da monsig. Vicario Zambaiti.
Negli ultimi di gennaio colle stampe del Monauni ha pubblicato d'ordine del nostro vescovo un
suo libro il sig. consigliere Barbacovi contra li canonici Gentilotti, e Piccini, e
conseguentemente contra li consoli di Trento. Li detti canonici aveano pubblicati li loro voti
soltanto scritti a mano. La stampa sortì ai 28. Vedi sotto 8 settembre.
Circa la metà di questo febbraio il suddetto canonico Giangiacomo barone Piccini di Roveredo
ha ricevuto avviso di esser fatto prelato domestico del Papa con 80 scudi, e più di pensione.
Nell'Anaunia un figlio ha ucciso sua madre in Malosco, ed avanti in Ardine138 una donna fu
gittata in un pozzo dal suo socero, e socera. In Vezzano ai 14 fu fatto un omicidio. Sono
successe tante altre cose in addietro, ma io non ho né tempo, né voglia da notarle. Sono tutte
dolorose.
Nello scorso dicembre furono abolite tre certose di Pavia, Mantova e Garignano, ed ordinato,
che que' Certosini debbano chiamarsi col nome battesimale e diportarsi in modo, come se mai
non avessero vestito l'abito certosino. Oh Dio!
25 febbraio 1783
Li 25 febbraio il nostro vescovo principe si è trasferito a Santa Massenza.
Leggo, che un terremoto ai cinque di sera, e sei del corrente febbraio ha subissata tutta la città di
Messina nella Sicilia, essendo restato illeso il solo convento de' Padri Cappuccini situato in
qualche distanza.
Non potendo partire da Vienna per cagione de' suoi malori l'imperatore partì li cinque del
corrente il di lui fratello Arciduca Massimiliano, col Conte Hardeck suo maggiordomo. Giunse
a Fiorenza li quindici.
Il re di Francia nello scorso febbraio ha conferito l'abbazia di Gorzes, che rende 90.000 Lire
tornesi annue, a monsig. nunzio Gioseffo Doria di Genova arcivescovo di Seleucia per aver fatta
138
*Dardine.
la funzione con grandissimo lusso di presentare le fascie al Delfino in nome del Papa, valutate
10.000 scudi. Gli ha pur donato il suo ritratto tutto attorniato di brillanti.
21 febbraio 1783 [sic]
Li 21 febbraio li canonici di Trento capitolarmente hanno decretato di sostenere nel suo voto il
canonico barone Giambenedetto Gentilotti di Trento contra il vescovo.
24 febbraio 1783 [sic]
Li 24 febbraio tra le sette, ed otto di sera, andando alla casa Bassetti appresso le beccarie di
Trento il famoso Carloantonio Pilati di Tassullo, ricevette da due uomini tre fiere bastonate, e
restò molto offeso nella testa. Era intenzionato di partire nel giorno seguente per Verona a far là
in carnevale. Si pretese di ammazzarlo.
1 marzo 1783
Il primo di marzo, giorno di sabato, nella sera intorno all'Avemaria fu condotto in carrozza,
guardato da parecchi soldati del nostro principe vescovo, il sig. dottore Giambattista de' Gervasi
di Enno, attuale assessore in Cles, favorito per altro del medesimo vescovo. Fu pigliato in
Metodesco, mentre stava disponendosi per ritirarsi nella Germania. Smontò alla presenza di
circa mille uomini, e fu chiuso nel castello. Si dice, che egli sia stato il mandante delle bastonate
pilatine139. Questo è certo ch'egli fu in Trento nella mattina dei 24 febbraio. Si dice però che sia
stato catturato anche per altro. Per cagione delle dette bastonate è fuggito colla sua moglie Santo
Tolomei cavaler140 di Trento. Ma non si sa il certo. La cattura del Gervasi era già stata decretata
innanzi, che il Pilati venisse bastonato. Vedi sotto.
3 marzo 1783
3 marzo. È ritornato a Trento da s. Massenza il nostro vescovo.
Leggo confermata la disgrazia di Messina, col di più, che nella Calabria sono stati rovinati dal
terremoto circa 130 luoghi, borghi, castelli e città anche grandi. Reggio città non esiste più. In
Messina è restato il solo convento de' Cappuccini, la chiesa dello Spirito Santo, e tre altre
picciole case. Sono perite ivi circa 12.000 persone. Anche Napoli ha sentito più scosse.
7 marzo 1783
7 marzo. Le robe del cavaler Tolommei dai soldati, essendo assistenti due consiglieri austriaci
sono state levate dalla di lui abitazione, e collocate altrove in presenza di moltissima gente. Un
bastonatore del Pilati sta già catturato per accidente.
L'ultimo di febbraio dal consigliere Conforti in Roveredo fu sospeso dall'officio il capitano
Trentinaglia. Questi ai tre di marzo è partito per Vienna. Ai 4 il sig. Pietro Ducati notaio, ed
interprete tedesco, mandato a Roveredo dal nostro vescovo, ha in s. Rocco a suono di
campanella, pubblicata la sentenza cesarea contra li due nostri Padri Antonio di Fondo e Pietro
Grisologo di Roveredo per il consiglio dato circa le robe delle monache.
Il nostro predicatore del Duomo ai sei, giorno secondo di Quaresima, ha pubblicata la licenza
data dal vescovo di poter mangiar carne dalla prima domenica di Quaresima inclusive sono a
quella delle Palme esclusive, eccettuati li soli soliti venerdì, e sabati, ed il mercoledì delle 4
Tempora, col solo obbligo di recitare ogni giorno cinque Pater ed Ave. Nella Lombardia
austriaca li vescovi hanno tale autorità dal Papa. Addio Quaresima.
In questi giorni è morto dal vaiolo il primogenito del sig. Conte Matteo di Thunn, rammentato
di sopra li 19 dicembre 1778. Poco prima ne ha avuto un altro dalla sua seconda moglie. Il
primo è morto in Passavia, dove ora sta il padre.
139
Li 27 settembre 1788 il Pilati è passato per Trento andando a Napoli da Vienna. Così fu detto, ma
non vi andò.
140
*Bargello, capitano degli sbirri..
8 marzo 1783
8 marzo. Fu trovato morto nel fondo della torre Pretoria un uomo, per essere stato ignoto, a
cagione della fuga del cavaler Santo Tolommei, custode de' carcerati. Nell'abitazione del detto
cavaler fu trovata molta roba, e molto preziosa, benché abbia seco portato via molto, stentando a
tirarlo nella carrozza quattro cavalli.
Il mal russo è ritornato nell'Ungheria, ed in Vattaro, e Vigolo regna un male per cui d'ordine del
Magistrato di Trento, sono andati fuori de' medici trentini.
In quest'anno non fu permesso, che il clero secolare dell'Ausugio austriaco faccia uso del
direttorio stampato in Feltre. Quindi nel gennaio fu ristampato per la Val Sugana e Primiero in
Roveredo dal Marchesani. Furono da esso tralasciati s. Gregorio settimo, li casi riservati, li casi
morali, e Rituali, ed il comando solito di quel vescovo feltrino di osservare tal direttorio. Sono
notati semidoppio s. Venceslao, s. Edvige, s. Giorgio e contiene moltissimi errori. Così senza s.
Gregorio VII e co' detti errori fu stampato anche in Feltre. Vidi.
Leggo, che negli ultimi di febbraio l'imperatore ha soppresso il monastero di Vienna de' Padri
Benedettini detti Spagnuoli neri.
Leggo, che in avvenire nessuno negli Stati austriaci potrà ottener parrocchie, se non sarà stato
addottorato teologo in un pubblica università e nessuno potrà ottenere canonicati e dignità
capitolari se non sarà uno de' parrochi più benemeriti della diocesi: e nessuno potrà diventar
arcivescovo, vescovo, e prelato se non s'avrà fatto del merito come parroco. E quindi viene
abolita la legge della nobiltà.
Leggo, che il medesimo imperatore fa contare ogni giorno all'inviato di Marocco residente in
Vienna cento fiorini per le spese ordinarie, e che alla di lui cucina ogni giorno fa somministrare
un castrato, sei galline, sei piccioni vivi, buttiro, latte, mele, erbaggi, limoni, aranci ecc. Colla
roba de' Regolari pagherà li debiti.
Leggo, che in Parigi la cantatrice Guerra morendo ha lasciato ottocentomila Lire di biglietti del
tesoro reale, una terra, una bella casa, oltre immensi, e preziosi mobili acquisti fatti in poco
tempo, con danno grande di vari personaggi distinti di lei adoratori, come dice la Gazzetta.
Leggo, che il re di Francia ha assegnato 160.000 Lire annue al Conte di Adhemar suo nuovo
ambasciadore a Londra.
Item, che li borghi di Messina non hanno patito tanto, e che li morti si riducono a poche
centinaia.
Item, che il re di Napoli, e Sicilia vuole che tutti li Religiosi mendicanti tengano gratis scuola di
giovani, instruendoli nel catechismo, nel leggere, scrivere, conteggiare, e ne' primi elementi
della grammatica.
Item, che li ultimi di febbraio il Tevere ha inondata Roma, la Sabina, e l'adiacente campagna,
cosicché per recar da vivere ai chiusi nell'alto delle case si dovette far uso di barchette.
Item, che il professor e scrittore Denina torinese, è stato creato storiografo del re di Prussia
coll'annua pensione di fiorini 4.000. Egli ha scritto le Rivoluzioni d'Italia.
Leggo, che ai tredici dello scorso febbraio fu intimata la soppressione alle monache d'Insprugg
della Casa della Regola, fondate da Anna Catterina Duchessa di Mantova, vedova dell'Arciduca
Ferdinando secondo; la quale fondò pure il convento d'Insprugg de' PP. Serviti, ed un monastero
di monache in Insprugg soppresso nell'anno scaduto, cioè come credo le Servite. La detta Casa
della Regola in tedesco si chiamava Regkhaus, ed in latino Parthenon archiducale ad B. M. V.
Praesentatam, in cui stava illustris domina superiorissa, dominae capitulares 22 et oblatae 9
circiter.
Leggo in data di Londra 4 febbraio: "Dicesi, che sarà assolutamente abolito e soppresso il
giuoco del lotto, considerato come una peste distruttiva, che cagionava la rovina della più bassa
classe del popolo, e portava seco le più funeste conseguenze". Così la Gazzetta di Lugano 10.
Leggo in lettera manoscritta di Venezia, che le bastonate date al suddetto Pilati si trovano
riferite in Gazzetta pubblica.
Leggo, che la notte degli undici, venendo li dodici di questo mese di marzo, in Venezia fuvvi un
temporale con vento impetuoso, il quale cagionò un accrescimento straordinarissimo d'acqua
nelle lagune, e restò allagata tutta Venezia con danni di somma considerazione in tutte le merci,
ed in altre cose de' magazzini, e luoghi terreni, con danno di molti bastimenti, di diversi
barcolami infranti. Anche nelle isole adiacenti seguirono de' danni non lievi. Più barche furono
sbalzate su la riva di Venezia.
Leggo, che ai 28 di febbraio un fiero tremuoto di mare appresso il faro di Messina ha cacciato
delle onde in quella spiaggia colla morte di più persone, e con danni altri molti. Che molti
calabresi partono dalla patria per cagione delle miserie là esistenti. Che ne' primi di marzo a
Neustadt di Vienna fu sentita una scossa assai viva di tremuoto, ma di cortissima durata.
Leggo, che nel marzo fu trovato esser morte nella Calabria dal tremuoto 52 o 91 persone in 39
luoghi, e che seguitano le scosse nella Calabria e Sicilia. Che il Gran Mastro di Malta ha spedito
a quegli sventurati 300.000 scudi maltesi, quattro galere maltesi piene di comestibili, tavole ed
altre cose necessarie. Che fu sentita una fortissima scossa anche a Cassino e che perciò sono
scappati que' monaci benedettini. Che fu sentita una scossa anche a Baaden, oltre quella di
Neustadt d'Austria. Che in Marsiglia ritornando da un ballo tenuto in campagna una dama
giovane, ed avvenente fu uccisa su la porta della sua casa stando ancora nella sedia portantina
da una maschera, che le tirò un'archibusta e la colpì nella testa, e se ne fuggì subito. Leggo
finalmente, che in Vienna l'ambasciatore di Marocco, avente circa 50 anni, va calzato di zoccoli,
come i Cappuccini, e senza calze coi calzoni discendenti sino ai piedi; e con un cappuccino
presso a poco come quello de' Carmelitani.
In quest'anno a Fondo un figlio ha uccisa la sua madre; in Ardine141 di Valdinon un uomo ed
una donna hanno gittato in un pozzo la propria nuora. In Vezzano fu fatto un omicidio. In
Roveredo un infanticidio. Qui a Trento un uomo ha dato ad una donna con un palo, le ha ucciso
nel ventre una creaturina, e poi anch'essa è morta142. In Cembra uno solito ubbriacarsi
spessissimo essendo andato la sera in cantina secondo il suo tristo costume a cavarsi un fiasco di
vino per la notte, restò morto su la scala nel ritorno senza verun segno di cristianità So il nome,
cognome, e grado, ma lo taccio. Fu Donto Maslu Capret (=don Toma Sluca pret).
5 aprile 1783
Nel sabato Sitientes ai 5 di aprile in Trento, e nel salone del castello il nostro vescovo ha tenuto
Ordinazione generale di secolari e Regolari. Furono gli ordinati circa ottanta. Molti furono
rimandati per causa delle nuove leggi austriache.
1 aprile 1783 (sic)
Il primo di questo mese fu cantata Messa da monsig. decano Manci nel Duomo di Trento per il
defunto cardinale Leopoldo Ernesto di Firmian, alla presenza del vescovo nostro, che la celebrò
ivi bassa.
In Parigi nella notte dei cinque ai sei di marzo fu sentita una scossa di terremoto; ed anche ai 14
più forte. Nel detto giorno quinto furne sentita una fierissima nella Calabria ulteriore con rovine
considerabili. E così pure nella Calabria citeriore.
Ai quindici di marzo è giunto a Roma l'Arciduca Massimiliano detto il Conte di Burgau. Non
volle pigliare albergo dal Papa, ma nel reale palazzo della villa Medici.
In avvenire il vescovado passaviense avrà d'entrata circa centomila taleri di meno, giacché
dall'imperatore viene smembrato. Il nuovo vescovo risiederà in Lintz, e sarà il Conte di
Erberstein finora vescovo Suffraganeo di Passavia in Vienna.
In questi giorni il sig. don Francesco Zuchelli già di sopra ricordato, prima di pigliare alcun
possesso ha risegnata la parrocchia di Garduno, e quindi subito da monsig. vescovo fu conferita
al sig. don Giacomo Telch di Faver, curato di Lisignago, e predicatore in Villa Lagarina.
11 aprile 1783
Agli undici di aprile il sig. Luigi Marchesani stampatore cesareo regio in Roveredo venuto qua,
mi ha incaricato di comporre il direttorio del divin Officio pro Parochiis Vallis Ausugiae, et
141
142
*Dardine.
La ho visitata più volte.
Primerii dioecesis Feltriensis, col consenso del mio Padre provinciale Epifanio da Roncone.
Ciò mi costerà non poco, dovendo comporre un affatto nuovo calendario perpetuo, e trovare una
nuova norma. Ma poi mi sono sbrigato.
L'Arciduca Massimiliano è giunto a Napoli nel giorno decimo di marzo; nel qual mese han
continuato li terremoti nella Calabria, ed anche in Napoli.
Nei primi di Quaresima in Parigi tra più altri fu carcerata una donna vestita da Frate.
Leggo, che continua il terremoto nella Sicilia e Calabria, con gran danni. Che da tutte le
provincie austriache sentonsi omicidi, furti, ed altri eccessi. Che nel Brabante saranno soppressi
126 monasteri, specialmente di monache.
27 aprile 1783
Li 27 aprile, domenica in Albis, il nostro vescovo ha tenuto la Cresima nel castello di Trento.
30 aprile 1783
30 aprile, e primo maggio fuvvi il generale concorso de' preti per le due pievi di Povo, e Revò.
Sortirono eletti don Romedio Ebbli parroco di Cavedine, e don Francesco Sizzo piovano di
Randena. L'Ebbli concorse per ubbidire al vescovo. Tutti e due furono preconizzati prima
dell'esame. Gli concorrenti furono 62.
5 maggio 1783
5 maggio, lunedì mattina il medesimo vescovo è partito per Salisburgo.
Nel medesimo giorno di sera è passato per Trento, andando in Toscana ai bagni di Pisa, il Duca
elettore di Baviera Carlo Teodoro Conte Palatino.
In questo mese fu solennemente condotto nella Rocca di Riva il suddetto assessore di Cles
Giambattista Gervasi di Enno dai soldati principeschi143. Il cavaler Santo Tolommei fu bandito,
e creato cavaler di Trento il cavaler di Pergine. Li bastonatori del Pilati condannati al
Zuchthaus, uno per 15 ed uno per sette anni. Questi furono banditi senza andare al Zuchthaus.
22 maggio 1783
22 maggio ho veduto un pessimissimo libro intitolato "Delle necessità, ed utilità del matrimonio
degli ecclesiastici, in cui si dimostra, che il Papa può dispensare dal celibato quelli che lo
richiedono". Si aggiunge una lettera a' sovrani cattolici, con una breve dissertazione storica, e
filosofica sopra il celibato; è il progetto dell'abate di s. Pierre. Parte prima 1770, in 8° grande.
Parte seconda 1770 in 8° grande sine loco, et typographo". Reca orrore il leggerlo. Quindi
meritamente il nostro Padre lettore Pietro Paolo Montibeller di Roncegno, guardiano
presentemente alle Grazie d'Arco, ha scritto: "Questo libro passa tutte le linee d'ingiusto
disprezzo degli ecclesiastici; è pieno di falsi supposti, di storte interpretazioni della divina
Scrittura, d'ingiurie contro l'Appostolo s. Paolo, s. Agostino, e più Concili. Per sostener la sua
causa dà al Papa un'autorità, che non gli conviene, né prova convenirgli che con un testo mal
inteso, ed interpretato a capriccio; attribuisce alla concupiscenza una forza maggiore di quella
che nel presente nostro stato ella abbia; è misto d'inutili repliche sempre ingiuriose, e di progetti
ridicoli, ed inetti ad ottenere il prefisso fine, ed in pratica tendenti a deturpare assai peggio la
bellezza di s. Chiesa. Scritto con uno stile meschino, inurbano, e satirico; e composto da un
autore presuntuoso in sommo grado, che non prezza altro, che li suoi vaneggiamenti e che col
suo modo di scrivere dà motivo di sospettare, ch'egli sia un Vesuvio di libidine, che misura gli
altri col suo passetto secondo quel detto: Stultus cum sit insipiens, omnes stultos facit. Libro
perciò nelle sue mire e nelle sue sentenze assai pernicioso, che fa disonore al suo autore, e mette
in pessima vista il clero, di cui l'unico bene, che ne può derivare si è maggior cautela nel
promuovere i giovani allo stato ecclesiastico, l'usata facilità d'ordinar i quali viene giustamente
riprovata da' saggi". Così il lodato Padre. Io non ho tempo da scriver altro su di questo.
143
Fu liberato nel settembre seguente del 1783 con decreto vescovile de' 20 settembre.
In questi giorni una donna in Trento, che ha quattro figliuole, ed ha fatto seppellire il suo marito
quattro giorni fa, il qual era misuratore di grani, andò a dormire poveretta tanto, che non ebbe
altro da mangiare quella sera se non un pezzo di pane datole per carità dal suo piovano di s.
Maddalena. La mattina poi divenne Contessa con tre mila ducati annui e più, perché il Senato
veneto ha sentenziato che il detto suo marito fu della casa de' Conti dal Vello di Vicenza. Egli
venne a Trento per aver commesso un omicidio. Ma non sentola nominare Contessa in
quest'anno 1786 bensì che riceve annualmente del danaro.
In Roma poco fa, cioè li 16 aprile, è morto un mendico cencioso volontario, già novizio de'
monaci Certosini, chiamato Benedetto Labré144. Operò de' miracoli anche in vita, e ne opera
continuamente anche in oggi, siccome imparo da una lettera scritta in Roma li 14 del corrente
maggio, la quale aggiunge, che alla di lui santità credono anche gli uomini più circospetti e
critici. Si loda in lui una volontaria e perfetta povertà, una profondissima umiltà, ed una
continua orazione. In Trento già trovasi la di lui effigie. Egli è nato li 26 marzo 1748 in Amettes
di Francia.
Continuano le scosse di tremuoto a Camorra nell'Ungheria, onde non si pensa di riparare le
fabbriche già rovinate.
Tralascio di notare altre novità dolorose, perché sono stanco di tal fatica.
Leggo, che in Vienna gli eretici hanno aperto chiesa pubblica del loro empio rito, e che tal
chiesa grande fu ultimamente di monache Clarisse.
Nell'Ungheria tre città considerabili sono state consunte quasi affatto dal fuoco.
31 maggio 1783
Nel giorno ultimo di maggio, essendo sabato, in Trento ha fatto la professione solenne di
monaca Orsolina Suor Maria Gioseffa Salesia del Patrocinio di s. Michele Arcangelo, nata
Gerloni di Trento, in qualità di corista. Ella è nezza del sig. Bartolommeo Gerloni.
Circa questo tempo il rev.mo sig. Exprovicario Bernardino Zambaiti di Trento ha scritto un
ragionamento e progetto sopra la riforma de' chierici ordinandi, letto in Insprugg, ed approvato
dall'exgesuita Gio. Nepomuceno Schnell amicissimo dell'autore, siccome imparo dalla lettera
risponsiva.
Sono già pochi giorni, che si fa orazione per impetrare il sereno.
12-13 giugno 1783
Nei giorni 12 e 13 di giugno, nel castello di Trento fu tenuto l'esame generale de' concorrenti
alle due parrocchie vacanti di Torri, e Cavedine. Li concorrenti furono cinquantatre.
14 giugno 1783
Nel giorno 14 di giugno, sabato Quattuor Temporum in Trento non vi furono Ordinazioni per
mancanza di alcun vescovo.
Continuano le pioggie, e quando non piove si vede una gran nube che cuopre li monti, e le valli.
Leggo, che nell'Austria saranno soppressi trenta e più conventi e che l'imperatore è in Ungheria.
La suddetta nube si vede per tutte le parti, anche sul Bassanese.
26 giugno 1783
Li 26 giugno, festa di s. Vigilio in Trento vi fu giuoco di pallone tra trentini, e roveretani.
Quattro roveretani di bassa estrazione giuocatori deposero cinquanta zecchini, ed altrettanti
cinquanta li quattro giuocatori trentini. Altri poi fecero disfide molto notabili. Vinsero li
Trentini. Per giuocare vi è danaro.
Nella notte de' 26 venendo li 27 fu tenuto ballo nell'arsenale, o sia casa di munizione alla mostra
di Trento, appartenente all'imperatore austriaco, e vi restò barbaramente ucciso un putto beccaio
144
*Santo Labreo di cui si vegga il mio Compendio della di lui vita: Tovazzi Giangrisostomo
OFM, Miscellanea 1799, BSB MS 88, Compendio della vita del servo di Dio Benedetto Giuseppe Labré
francese, morto in Roma li 16 aprile 1783. Trento 1785, pp. 46-79.
con alcune coltellate e spillettate donnesche per causa di una donna, che non volle ballare con
lui145. La detta casa poco fa fu venduta ai signori Ciani, e Figaroli; ma questi non sono ancora in
possesso della medesima. La pagheranno cinque mila fiorini.
29 giugno 1783
Li 29 giugno, festa de' ss. Apostoli Pietro e Paolo sono ritornati a Trento li giuocatori roveretani,
tra' quali un prete di Boiago benacense, invitati da' trentini, con quattro calessi, preceduti da due
corrieri; ma non essendosi accordati ne' patti esibiti da' roveretani, non giuocarono. Portarono
seco dei sonetti stampati in propria lode, ma non li divulgarono.
Il vescovo di Feltre Andrea Ganassoni ha costituito suoi esaminatori del clero tirolese in Borgo
il P. Guardiano nostro Pietro Damiani di Borgo, ed il Padre exdiffinitore Giantommaso di
Borgo; in Pergine poi il P. Diffinitore nostro Carlo Felice da Trento, perché l'imperatore non
vuole, che li suoi sudditi vadano a Feltre se non se per ricevere gli Ordini. Il P. Carlo fu
costituito per isbaglio, supponendo che anche Pergine fosse austriaco. Onde poi fu levato
l'ordine.
Ne' giorni scorsi da un fulmine fu ammazzato un uomo nella montagna di Torcegno; e per
Trento sono passati molti soldati austriaci vegnenti dall'Italia, ed andanti nella Germania per la
guerra col Turco.
30 giugno 1783
Li 30 giugno in Trento una donna è caduta giù per una scala e restò subito morta.
Nello stesso giorno 30 ha sostenuto l'esame pubblico di logica e metafisica nel seminario di
Trento Sua altezza serenissima Giuseppe Wenceslao de' prìncipi di Liechtenstein, e Nikolsburg,
Duca di Troppau, e Jaggendorff, canonico della metropolitana di Colonia, in età di sedici anni.
Studiò quest'anno sotto il nostro Padre professore Francesco Saverio Battisti da Fondo. Fu
lodato con tre fogli di sonetti stampati dall'arciprete Pedri, dal cherico Michelotti, e da S. T.146
Per altro non fu inteso cosa egli dicesse parlando, e rispondendo ai quesiti, essendo difettoso
nella bocca.
Li 25 giugno in Cles caddero sette fulmini, ed altri molti nel restante della valle, cosicché si
crede, che sieno stati circa sessanta. Da uno restarono uccise tre vacche; da un altro due buoi, e
da un altro un bue.
Continua la caligine, che né giorno, né notte ci lascia vedere chiaro il cielo, e li monti, e vedesi
in tutte le parti del Trentino, ed anche fuori. Quando leva il sole, spande raggi straordinari, che
fanno paura.
5 luglio 1783
Ai cinque di luglio è cessata tutta in un tempo la predetta caligine, ed è succeduto il bel sereno.
7 luglio 1783
Ai sette di nuovo è ritornata la caligine, niente meno di prima. Ella per altro ritrovasi notata dai
medici come un preludio della peste: aer caliginosus, nebulosusque cum pauca pluvia. Così
Galeno 1. de diff. febr. ex Thucidide appresso il Beyerlinck tomo 6 Theatri vitae humanae edit.
Lugduni 1665, verbo Pestis pag. 300: aer nubilosus, nubes densae. Così Marcello Ficino in
Epidem. antid. c. 25, presso il detto Beyerlinck ibidem. Minatur futuram pestem aer nebulosus,
et pulverulentus, et crassus, imbribus assiduis humectus. Così Paolo Zacchia romano
protomedico Quaestionum medico-legalium Lib. 3, tit. 3 de Peste, quaest. 3num. 2 edit. Venetae
1737, pag. 251, To. 1, dove porta versi di Ovidio Principio coelum spissa caligine terram
pressit, e di Filonio ecc. Iddio ci guardi da un tal flagello.
10 luglio 1783
145
146
La donna fu roveretana, e non venne punita. È poi andata in Ungheria.
Stefano Tetoldini stampatore.
Li dieci luglio ha fatto solennemente la professione di Clarissa corista in s. Michele di Trento
suor Marianna Prezzi di Lizzana, di cui sopra luglio 1782. Uffiziò monsignor Vicario Zambaiti.
Questo è notabile per esser in tempo, in cui vengono condannati, e disfatti li voti religiosi e li
monisteri.
11 luglio 1783
Gli undici di luglio ho inteso la prima volta, che è stato eletto parroco di Torra il sig. don
Simone Antonio dalle Mule di Cembra professore canonista del seminario. Fu preconizzato sino
avanti il concorso, e dicesi aver egli aspirato alla chiesa piuttosto torritana, che alla condinese,
perché quella fu lasciata comoda dal defunto Tommasi.
Nel medesimo giorno vi fu vento gagliardo, strepitarono dei tuoni, e cadde un poco di pioggia.
Ho inteso, che ai dazi austriaci devesi pagare l'acqua minerale, che bevesi per ricuperare la
sanità, sei carantani per bozza.
12 luglio 1783
Ai dodici ho sentito dei tuoni, ha piovuto alquanto, ha soffiato del vento, e nella sera alle nove
ho veduto la luna piena tutta rossa come una bragia.
13 luglio 1783
Ai tredici di sera parimente strepitarono li tuoni, ma non cadde pioggia in Trento, né si lasciò
veder punto la luna.
14 luglio 1783
Ai quattordici di sera non si vide luna, né stelle; ed ho inteso, che la Repubblica veneta ha dato
parte al Magistrato di Trento, che nella Dalmazia vi è la peste. Ho pure inteso, che da diversi fu
osservato il sole nel tramontare far cose straordinarie, giuocare con una nuvoletta, e buttar fuori
come molte balle di fuoco.
In questa sera de' 14 è passato per Trento di ritorno da Roma in Baviera quel Duca elettore
Carlo Teodoro.
Qui avrei da riferire molte novità cesaree conformi alle già notate di sopra; ma non voglio, son
troppo stanco, ed annoiato. Non c'é alcuna cosa buona.
16 luglio 1783
Ai sedici di sera ha piovuto un pochetto con tuoni, e s'è alquanto sminuita la caligine, ma non il
caldo grandissimo.
17 luglio 1783
Ai diciassette cessò la caligine; ma ritornò ai diciannove, non però così densa, né tanto estesa.
20 luglio 1783
Ai 20 di luglio, giorno di domenica, in Roveredo fuvvi giuoco pubblico di pallone, e palla tra
roveretani e trentini disfidati con gran concorso di curiosi da' paesi circonvicini, con grande
spesa di pesto, di scommesse, di musiche, sinfonie, vetture, mangerie, anime. Vinsero li trentini.
Così sono profanate le sante feste senza che alcuno reclami. Per tali profanità vi è danaro in
abbondanza, ed a bizzeffe. Oh Dio mio! ho inteso leggere scritto da Roveredo, che tal giuoco
abbia costato ai roveretani sei mila fiorini. Un solo trentino ha guadagnato ventiquattro zecchini.
22 luglio 1783
Ai 22 cessò ancora la caligine; ma nella notte seguente venendo li 23 si sentirono tuoni tanto
gagliardi, e continui, con lampi, e pioggia tale, che recarono spavento grande. Ai 16 del corrente
in Altorivo147 di Fiemme un fulmine ha ucciso otto vacche, ed un altro ha offeso il campanile di
147
*Panchià.
Ora dell'Atesia. Ho pur inteso, che l'imperatore vuol sopprimere due conventi in Bolgiano di
Frati. Che in Vigol Vattaro vi fu tempesta dannosa, e così anche altrove.
Nelle suddette scommesse per il giuoco roveretano il sig. Giuseppe Maria Fedrigotti di Sacco ha
guadagnato circa mille fiorini. Il sig. barone Giangiacomo Piccini di Roveredo, canonico di
Trento, e prelato pontificio, ha perduto circa 600 fiorini. L'oste della Rosa di Trento ha perduto
trenta zecchini. Li trentini sono partiti da Trento per Roveredo avanti giorno la domenica, e
sono ritornati di notte avanti giorno nel dì seguente. Che santa festa ha fatto!
In questo mese dall'imperatore fu soppressa la cesarea austriaca Casa della Vergine in Halla
d'Insprugg, fondata già dall'imperatore Ferdinando primo, e dalla di lui figliuola Regina
Maddalena per tante dame vergini, e vedove nobilissime. La superiora di tal ceto si chiamava
illustrissima signora colonella del regio Partenone in Ala d'Insprugg. Ad ognuna delle soppresse
furono assegnate soltanto dugento fiorini annui di pensione. Anche da questo può dedursi, che
actum est di ogni pia fondazione. E ciò nulla ostante il Papa dorme.
Intorno ai 20 di questo fu evacuato il monistero delle monache benedettine di Gorizia, fondato
come intendo già novecento anni, e dovettero uscire nel giorno anniversario della loro
fondazione, con raccapriccio di tutti, ma senza verun aiuto. Fecero la sacra Comunione, subito
fu evacuata la sacra Pisside, e consegnata in altre mani, smorzata la lampada, e subito senz'altro
le monache dovettero uscire, e ricevute in dicidotto carrozze andarono disperse non so dove.
Così ha raccontato un Padre Carmelitano, che fu presente presentissimo, e dice, che sa per certo,
che in due anni saranno disfatti tutti tutti li Regolari nella monarchia austriaca. Pazienza.
27 luglio 1783
Li 27 luglio dal sig. don Cristiano Rigoni prete di Asiago proccuratore della causa per la
beatificazione della beata Giovanna Maria Bonomi di Asiago vicentino, abbadessa benedettina
in Bassano, ho ricevuto l'immagine della medesima beata, e la relazione della solenne
beatificazione di essa celebrata nella basilica vaticana di Roma li 9 luglio 1783, in vigore del
decreto di beatificazione segnato dal moderno Papa Pio sesto li 2 giugno 1783. Fui regalato di
tali cose, perché ho somministrato delle notizie trentine risguardanti la detta beata essendo stata
orionda da Trento, ed educata nel monistero trentino di s. Chiara, o sia di s. Michele. Possono
vedersi nel mio Epistolario num. 160, 186, 212, 245, 247, 252, 257.
28 luglio 1783
Li 28 luglio ho ricevuto dallo stampatore Monauni un foglietto intitolato Avviso per vindicare le
famose minerali acque acidole già da secoli scoperte, e nascenti nella valle di Sole principato
di Trento, altresì denominate di Peio, dalle poco favorevoli voci, anzi da una troppo invidiosa
maldicenza in varie parti sparsasi ecc. contra le medesime. Fu stampata ne' giorni scorsi.
Nello stesso giorno 28 è ritornata la caligine densa come prima, e nella sera venne un poco di
pioggia.
Ne' giorni scorsi sono passati per Trento li soldati di Roveredo inviati di mala voglia per la
Germania. Perché non fuggissero furono messi degli altri soldati alle porte della città.
Nel detto giorno 28 ho inteso, che fu messo in arresto il confessore delle suddette monache di
Ala detto Giacomo Erlicher di Corredo exgesuita, da me pure già conosciuto in Trento.
Li 28 lunedì, circa le sette di sera fu sentito il terremoto in Riva, in val di Ledro ed a Campo
Lomasino, ed alle Grazie d'Arco. Fu gagliardo. Gittò a terra camini, ed altro.
Il nostro P. Provinciale, inerendo ai cesarei comandi ha mandato al Governo d'Insprugg una sua
lettera, con cui dava relazione al nostro P. Ministro generale dell'elezione nostre capitolari, cioè
de' PP. Ministro, Custode, e Diffinitori nuovi. Ma che? dopo due mesi e più la ricevette di
ritorno con ordine di riformarla, cioè di nominare il solo Provinciale, e che si raccomanda ai
suffragi.
In Roveredo fu incantata la casa del fu gastaldo di s. Carlo, la casetta del confessore, e l'orto del
gastaldo, e la ha levata il barone Orazio Piccini, che sta vicino di sua casa.
Il P. Provinciale ha ricevuto ordine di far mettere le ferrate, e de' catenazzi a delle celle per
custodire li discoli. Far e disfar, è tutto far.
Li Padri Serviti d'Insprugg hanno ricevuto ordine cesareo di evacuare quel loro convento.
Ho inteso, che dalle suddette dame di Ala veniva mantenuta circa la metà di detta cittadella
gratis, e che essendo stato detto all'imperatore che per tali dame, anche principesche e figlie, o
sorelle di gran ministri, è troppo picciola la pensione di dugento fiorini, ha risposto, che si
provedano coll'andare a servire altri. Ho inteso, che il tremuoto ha buttato a terra de' camini e
sfesa la casa del sig. Colodi in Ledro, e che ha fatto muoversi il nostro campanile di Arco.
In Roma è morto Giambattista Rezzonico di Venezia cardinale diacono di s. Niccolò in Carcere
Tulliano, Gran Priore in Roma dell'Ordine Gerosolimitano, pro secretario de' memoriali del
Papa, protettore de' Canonici Regolari Lateranesi, dell'Ordine de' Minori Conventuali di s.
Francesco, della città di Sinigaglia ecc. Fu gobbo, fratello del cardinale vescovo Carlo
Rezzonico, e nipote del Papa Clemente XIII. Nacque il primo di giugno del 1740 e fu creato
cardinale da Clemente XIV ai 10 settembre 1770. Morì ai 21 luglio a 13 ore d'asma vestendosi
per andar dal Papa.
31 luglio 1783
31 luglio. In questa sera sono arrivati a Trento processionalmente li perdonisti assisiani148 di
Riva per visitare la chiesa trentina di s. Francesco in vece dell'assisiana, secondo l'indulto di Pio
sesto impetrato dal vescovo di Trento Pietro Vigilio.
1 agosto 1783
1 agosto. Li Terziari perdonisti di s. Maddalena di Trento sono andati a Pergine, per visitare la
chiesa nostra di s. Francesco in vece dell'assisiana.
2 agosto 1783
2 agosto. Per l'indulgenza assisiana vi fu il solito concorso de' fedeli d'ambidue i sessi, e di ogni
condizione qui in Trento, ed anche in Avisio, dove furono al solito due nostri e due Padri
Cappuccini per ascoltare le confessioni.
Dopo il vespro il cielo s'è disturbato, e tutt'ad un tempo comparve la Fersina grande assai nel
suo alveo per altro affatto secco. Anche l'Adige s'è molto ingrossato, e portò delle legne.
3 agosto 1783
3. La caligine è sparrita; ma dopo il vespro strepitarono de' tuoni e soffiò il vento.
4 agosto 1783
4. Questo giorno fu strano. Piovette un poco la mattina, e con grandissimo fragore caddero due,
o più saette. Nella sera venne un impetuoso turbine, e seguitò a piovere tutta la notte.
Leggo, che il Priorato romano di Malta frutta al Priore dodici mila scudi romani annui; e che la
caligine sul Napolitano nel luglio era molto densa. Che a Montecorvino presso Amalfi furono
ammazzate circa 40 persone da vari fulmini. Che l'imperatore manda soldati, ed altre cose
guerresche nell'Ungheria su li confini de' Turchi.
6 agosto 1783
Li sei d'agosto, mercoledì sino, alle nove pomeridiane, in Avis, il fuoco ha cominciato a
bruciare le case di mezzo, e seguitò alle undici con fiamme tanto alte, che furono vedute dal
seminario di Trento.
Ai quattro di questo in Borgo di Valsugana fu principiato l'incanto de' beni stabili del fu
monastero di s. Anna. Ed i buoni ausugani per la gola di averli li pagano più di quello, che
dagl'incantatori viene preteso.
Nello scorso luglio da Alla d'Insprugg fu scritta e mandata una lettera tedesca, stampata, e da li
3 maggio, con cui ricercasi con qual titolo ricevano del sale da quella salina li nostri conventi
Vigiliani, quello delle monache di s. Michele e quello de' PP. Agostiniani di s. Marco di Trento.
148
*I pellegrini che andati a Trento per lucrare l'Indulgenza della Porziuncola, o Perdon d'Assisi.
A questo proposito qui mi piace di notare, che Maria Teresa d'Austria, contessa del Tirolo ecc.
nel suo manifesto dato in Vienna li 14 aprile 1744 e stampato in un gran foglio, col quale intimò
la guerra per la conquista del regno di Napoli, e dell'altro di Sicilia, tra più altre cose che
promette ai napoletani una è questa: "Restituiamo il decoro, ed autorità così ingiustamente tolta
all'ordine ecclesiastico, con.... ordinare immediatamente di darsi la solita limosina del sale alle
case religiose, e della lana ai PP. Cappuccini, ed Osservanti Riformati, secondo l'antico stile
dell'austriaca pietà, di cui professiamo tener più conto, che dell'ampiezza, ed estensione de'
domini, al qual effetto protestiamo a coloro, che presedono in qualunque tribunale la
venerazione abbiamo sempre avuta per il ceto ecclesiastico, incaricandoli perciò di trattargli con
quel rispetto, ed onore, che merita il loro carattere.
12 agosto 1783
12 agosto, essendo assente da Ravina quel curato, ed infermo il prete supplimentario, fu
chiamato in tutta fretta un nostro Padre per seppellire un morto. Andò subito quantunque
piovesse fortemente, e vi si trattenne anche ne' giorni seguenti. Un prete s'è scusato perché
aveva di tener compagnia ad una gentildonna, quantunque avesse qualche obbligo di andarvi.
Ecco se li poveri Frati sono inutili.
Nello stesso giorno ci è capitato avviso, che in avvenire dovremo pagar il dazio per la teriaca,
per il pepe, per le corone, per il vino e tante altre cose.
13 agosto 1783
Li tredici agosto di mattina circa le sei sono caduti due fulmini sopra Carice149 nella Giudicaria
blegiana, e l'hanno bruciato mezzo. Un altro ha fatto del male alla chiesa di s. Marco in
Roveredo, e ad un prete ch'era in essa. Un altro alla sig. Sloppa in Cadine.
14 agosto 1783
Li quattordici è ritornato da Salisburgo a Trento il nostro vescovo Piervigilio.
18 agosto 1783
Li dicidotto, giorno di lunedì, il medesimo vescovo è partito per castel Thunn dell'Anaunia. Da
un Padre Carmelitano Scalzo delle Laste ho inteso, che dal medesimo vescovo fu loro vietato il
suonar, e recitare il Mattutino a mezzanotte, e che quindi più non suonano, né orano in tal
tempo, come solevano.
21 agosto
Li 21 ho veduto ancora la caligine; ma non tanto densa, né estesa come in addietro.
In questo mese l'imperatore ha proibito ai Frati trentini Cappuccini, e nostri Riformati il
mendicare sull'austriaco; e per lo contrario ha conceduto, che gli austriaci proseguano le loro
cerche finché loro venga assegnato una dotazione.
In Gorizia, siccome ha riferito un goriziano ultimamente venuto da Gorizia, fu soppresso un
monistero di monache, ed essendo assai povere, furono assegnati soltanto sette carentani al
giorno di pensione a ciascheduna. Tanto è vero, che si cerca la roba, non di aiutare li poveri col
soverchio de' ricchi.
27 agosto 1783
27 agosto ho ricevuto di ritorno da Insprugg il mio direttorio Vigiliano fratesco, con ordine del
Governo di tralasciare, e totalmente levare la festa e l'officio nuovo sanctarum Reliquiarum in
ecclesiis trium Ordinum s. P. Francisci asservatarum. Non si vogliono più sentir, e venerar le
sacre reliquie de' Santi.
Continua la caligine, ma non tanta come prima.
149
*Cares.
31 agosto 1783
31 agosto, domenica mattina sono partiti da questo nostro convento di Trento a piedi verso
Insprugg li nostri due Padri Francesco Saverio di Fondo ed Udalrico di Traspo, mandati dalla
nostra Provincia per impetrar grazia rapporto all'ultimo editto risguardante le nostre questue
sull'austriaco. Se poi non troveranno buon'aria in Insprugg, potranno andare anche sino a
Vienna.
In questi ultimi giorni il P. Vincenzo Slopp Provinciale de' PP. Cappuccini, essendo in procinto
di andare a Ala per celebrare la sua Congregazione, ha ricevuto ordine di tostamente separare li
conventi tirolesi da' mantovani. Anche li nostri Croati han dovuto separarsi dai Carnioli; e così
altri da altri, che non ho tempo di riferire. Perciò il detto P. Provinciale ha sospesa la detta sua
Congregazione annuale. Li conventi suoi mantovani sono sei. Li tirolesi pure sono sei, ma due
soli trovansi nell'austriaco.
3 settembre 1783
Li tre settembre di sera è ritornato da Castel Thunn a Trento il nostro vescovo.
4 settembre 1783
Li quattro di sera è venuto a s. Bernardino il nostro P: Antonio di Fondo dopo di essere stato nel
convento di s. Marco sino dal giovedì Santo del corrente anno, che fu li 17 aprile, per ubbidire
all'imperatore. Il P. Pietro Crisologo di Roveredo per sottrarsi da tale ubbidienza è partito da
Roveredo, dove era Guardiano, per Venezia, e la Romagna, sino dai 19 di febbraio di
quest'anno.
8 settembre 1783
Circa ed avanti gli otto fu veduta in Trento la risposta del canonico barone Giambenedetto
Gentilotti al libro del consigliere Barbacovi accennato gli otto febbraio, stampata in Verona
colla data di Vienna. Si dice, che il Gentilotti ebbe li fogli del Barbacovi di mano in mano, che
sortirono dal torchio. Ma la risposta del Gentilotti non si può vedere in pubblico
8 settembre 1783
Nella sera degli otto, festa di Nostra Signora, mons. nostro vescovo è andato in Dostrento alla
caccia de' cervi.
9 settembre 1783
9 settembre. Siamo stati alla solita processione dal Duomo a s. Maria; ma fuvvi pochissima
gente, assai meno del solito.
In questi giorni ho sentito delle altre soppressioni austriache di Ordini religiosi, e di conventi, e
cose simili.
Continua qualche cosa di caligine.
Ultimamente dal Papa fu beatificato il venerabile P. Lorenzo da Brindisi confessore cappuccino.
Perciò li Cappuccini circa la metà di settembre in Bassano, e circa il fine in Vicenza
celebreranno il solito solenne triduo in onore del medesimo. Così viemni scritto da Asiago con
data de' 9 settembre dal sig. Rigoni.
Il nostro vescovo è ritornato in castel Thunn; d'onde è ritornato a Trento li 19 settembre.
20 settembre 1783
20 settembre, sabato delle Tempora nel salone del castello di Trento il detto vescovo ha tenuto
una copiosa Ordinazione di cherici secolari e Regolari specialmente rapporto agli Ordini
maggiori. Al cherico Gioseffo Belesini di Trento Beneficiato di Vezzano ha dato licenza di
andar a ricevere il suddiaconato in Feltre. A due nostri tedeschi ha dato la tonsura, e li Minori,
ed ha loro conceduto di andar altrove per ricevere il suddiaconato. Gli ordinati furono circa
cinquanta. Uno de' due detti Frati fu ordinato suddiacono e diacono, l'altro suddiacono, diacono
e sacerdote in Venezia, dal vescovo di Caorle Stefano de' Conti Sceriman domenicano eletto nel
1776.
21 settembre 1783
21 domenica, il detto vescovo è ritornato in castel Thunn.
26 settembre 1783
26 venerdì sono ritornati a questo nostro convento li due Padri Saverio e Udalrico, colla grazia
ottenuta in Insprugg di poter continuare le questue come innanzi sull'austriaco anche li conventi
trentini, finché venga fatta la divisata dotazione ecc. Deo gratias. Hanno avuto un viaggio molto
incomodo, e per le dirotte pioggie, e per esser andati sempre a piedi.
Più volte ho inteso dire, che il nostro vescovo ha dato tre mila fiorini al consigliere Barbacovi
quando gli ha presentato il libro scritto d'ordine di lui, e rammentato sopra all'8 febbraio; anzi
ho inteso, che avendogli dimandato il vescovo quanto voleva per esso, gli abbia risposto, che
non veniva pagato con meno di tre mila fiorini, e che il vescovo gliegli abbia fatti dare subito
aegre. Per altro il libro viene comunemente disprezzato.
5 ottobre 1783
5 ottobre, festa del ss. Rosario mi fu detto, che nell'austriaco non più è lecito il portare
processionalmente la statua di Maria Santissima o di altro Santo. Ho pure inteso, che la signora
contessa Barbara Sizza di Trento, moglie del Conte Giambattista Benedetto Sizzo di Trento,
viventi anche oggi, e sterili, ne' 43 anni, che conta di matrimoniale stato, ha sostenuto 417
salassi. Al chirurgo in città ha sempre dato per ognuno tre troni, ed a Castelliero fuori di città
sette troni e mezzo. È morta in Trento li 2 marzo 1789.
Leggo, che la Polonia rappresenta un chaos, e gli ebrei, che levano tutti gli appalti dirigono tutto
lo Stato, e lo riguardano come una nuova terra di promissione. Centomila Turchi sono alle
frontiere dell'Ungheria.
Nello scaduto settembre alle ragazze d'Insprugg, che vanno a scuola dalle monache Orsoline fu
intimato l'ordine cesareo, che fino agli anni quattordici di età non usino busti, sotto gravi pene
anche alle monache se lo permetteranno.
Ai tre di ottobre furono cominciate le vendemmie in questi contorni. L'uva è molto marciosa.
Non vi è abbondanza.
11 ottobre 1783
Agli undici è ritornato a Trento il nostro vescovo, ed è ritornato in castel Thunn li 14.
Nel maso del seminario vescovile in Villazzano lasciato dall'abate Giacomo Malfatti, è nato un
zucco, che nel detto seminario non poté esser abbracciato dal nostro P. Maurizio, e fu pesato
libbre 147. Fu di forma poligona, e tendente al rotondo. In Cles quattro rape mogiane hanno
pesato quaranta libbre.
Anche in Valsugana è venuto ordine cesareo, che le giovani non portino busto; che tutti li cani
debbano aver l'armella al collo col nome del loro padrone, sotto pena di esser tosto ammazzati, e
condannati li padroni a pena pecuniaria. Item che le donne non usino ucchioni150, e spadine
d'argento in testa. Quasi ogni giorno capitano somiglianti ordini.
21 ottobre 1783
21 ottobre, martedì mattina nel monistero di s. Trinità di Trento hanno professato solennemente
la Regola delle Clarisse urbaniste in qualità di serventi suor Crocifissa, e suor Serafina, delle
quali ho parlato al 21 aprile del 1782. Abbiamo cantata la santa Messa, ed uffiziato al solito noi
Frati bernardinisti. Fu differita tanto tal professione da monsignor vescovo. Questo si è notabile
attese le dolorose novità moderne. Ma vedi più sotto.
150
*Spilloni.
Ritornando al convento di s. Bernardino ho parlato con un bassanese venuto da Bassano, da cui
ho inteso, che nello Stato veneto regnano dei mali nelle bestie, e che v'ha timore della peste
vicina. Ch'egli fu rimandato indietro per tal timore andando a Mantova. Che già vi sono li
cancelli separatori. Che girano attorno de' soldati. Che niuno de' nobili veneti è uscito a
villeggiare. Ho pur inteso, che nella nostra Sollandia regna del male ne' porci. Item che nella
Valle Lagarina le vendemmie sono scarse assai, cosicché chi soleva fra cinquantaquattro brente
ne ha fatto solo quattro, e ciò specialmente ne' luoghi magri. Item, che li nonesi non hanno
legumi. Che fu ammazzato un uomo in Margone da chi tendeva a' ladri dell'uva. Il male veneto
fummi poscia ratificato anche dal nostro Terziario fra Lionardo ritornante da Venezia. Così pure
da altri il mal porcino de' sollandi coll'aggiunta di febbri maligne. Anche in Aldeno vi è il mal
bovino, cosicché fu d'uopo, che andassero a pigliare il nostro vino là questuato, li buoi di
Romagnano.
25 ottobre 1783
25 ottobre, sabato, il nostro vescovo è ritornato a Trento da castel Thunn.
27 ottobre 1783
27 lunedì sera è passato per Trento andando a Pisa nella Toscana Gustavo re di Svezia, Duca
d'Holstein, della famiglia Gottorp, Gran Mastro dell'Ordine della Spada, e dell'Ordine de'
Serafini, nato li 24 gennaio 1746, intronizzato li 13 febbraio 1771, sposato con Sofia Maddalena
principessa reale di Danimarca, e padre di due figliuoletti. Preventivamente furono ordinati per
esso da questa posta ventotto cavalli. Fu in s. Maria Maggiore, e dimandò se in essa siavi stato il
Papa. Smontò all'Osteria della Rosa. Nacque dal re Adolfo Federico e dalla regina Luisa
Ulderica di Brandenburgo. È eretico luterano, nipote del re di Prussia.
28 ottobre 1783
28 martedì il nostro vescovo è partito per s. Massenza. Il suddetto re cammina sotto il nome di
Conte di Hagar. Ha dato sei zecchini al campanaro di s. Maria che gli ha mostrato il quadro del
Concilio, mentre il maestro di cappella suonava per altri l'organo. Pranzò nell'osteria. Ebbe seco
un Duca suo fratello. Andò poi a pernottare in Roveredo. Era vestito assai trivialmente. Partì da
Stockolm li 27 settembre. Ebbe seco un suo vescovo.
Nel fu monisetro di s. Carlo di Roveredo ora sonvi quattro cinque osterie infami, nelle quali
ultimamente fu ammazzato un uomo da una donna con cinque coltellate, perché non ebbe pronti
quattro troni, che le doveva. Un italiano, credo veronese, è venuto a Roveredo, ed è stato circa
quindici giorni nelle dette osterie sollazzandosi impudicamente senza mai uscir fuori. Questi, e
simili sono li vantaggi, che ora ne ritraggono li roveretani dalla tanto da loro bramata
soppressione di quel per altro molto pio monistero.
Il re di Prussia Federico moderno ha ordinato che in avvenire li suoi sudditi di condizione
ordinaria non genuflettano quando gli presentano le loro suppliche, volendo, che tal atto di
rispetto sia riservato al solo Dio.
L'imperatore ha ordinato ancora la soppressione di altri sessanta monasteri di claustrali, e
monache nella Boemmia. Di più per facilitare li matrimoni ha ordinato, che li coniugati nuovi
ne' primi due anni siano esenti da ogni gravame, e che siano loro dalla Corte somministrati de'
danari occorrendo, con obbligo di rimborsarli entro dieci anni. Da questo si scorge il fine ecc.
Avvisato dal consiglier Carlo Martini di Revò, che il pubblico mormora per le dette
soppressioni, rispose, che dopo la sua morte saranno rimessi li Regolari ma non tutti.
Nel seminario trentino sono questi soggetti.
Rettore don Gioseffo Carpentari di Roveredo.
Ministro don Fenici già lodato sopra nel dicembre 1780.
Direttore spirituale don Puzzer, che fassi aiutare da don Antonio Sani di Meano.
Sagristano don Gramola.
Professore de' sacri canoni don Giannantonio Tonioli di Pinedo, venuto in quest'anno da Gratz.
Prof. di teologia dogmatica don Menghini Provicario.
Prof. di morale don Donati.
Prof. di s. Scrittura fra Francesco Staidel, che fa le sue lezioni nel suo convento di s. Francesco.
Professore di sacra eloquenza fra Fedrigotti Cappuccino.
Prof. di logica e metafisica fra Saverio Riformato.
Prof. di fisica ed etica fra Maurizio Riformato. In avvenire questi due non faranno più a vicenda
nella cattedra, ma ogn'anno insegnerà logica il primo, e fisica l'altro.
Prof. di rettorica don Quaresima.
Prof. della Quinta don Pomaroli.
Maestro della Quarta don Sicher di Coredo.
Maestro della Seconda don Pedroni.
Maestro della Prima don Tabarelli.
Prof di legge il dottor Barbacovi di Taio.
Attesi gli editti cesarei sono cessati gli studi di teologia, e canonica nei nostri conventi di Arco,
Roveredo, e Borgo, e quei chierici vanno per la dogmatica ogni giorno al seminario vescovile di
Trento, così avendo comandato il vescovo.
9 novembre 1783
Ai nove di novembre, correndo il plenilunio, un vento freddo fece gelare l'acqua di Sardagna,
della Fontana trentina, e delle strade.
10 novembre 1783
Ai dieci di sera cominciammo a scaldare il refettorio nostro. Finimmo li 13 inclusive di marzo.
11 novembre 1783
Agli undici di sera è ritornato a Trento da s. Massenza il nostro vescovo. Nello stesso giorno è
venuto a Trento per abitarvi il nuovo consigliere Festi di Villa Lagarina.
Gli undici novembre nella Gazzetta di Trento con un elogio notabile fu annunziata la morte qui
seguita li 28 ottobre del nostro Padre Benedetto Bonelli da Cavalese, letterato illustre. Non fu
dettato da noi, ma da' di lui amici secolari di Trento nominatamente dal rev.mo sig. ex Provicario Bernardino Zambaiti, e dal sig. don Francesco Claus.
Un signore venuto da Vienna ha riferito, che in quella città, non vi è più chi voglia predicare,
eccettuato il nostro Padre Riformato, attese le satire continue che vengono fatte ai predicatori.
Ha pur detto, che quelli condannati al Zuchthaus, ed a spazzare le strade sono vestiti in modo,
che sembrano Frati Minori col cappuccio e che quindi li nostri Padri vengono scherniti.
14 novembre 1783
14 novembre venerdì nel Consiglio aulico di Trento vi furono due soli consiglieri. Cosa
notabile.
15 novembre 1783
15 novembre sabato circa le undici di mattina il nostro vescovo è partito da Trento per castel
Thunn, dove si divertirà colla caccia di lepri, avendone li suoi quest'anno ammazzato cento.
Ultimamente il famoso Pilati fu chiamato in castel Brughiero dal Conte Vigilio di Thunn per
certo affare. Ricusò d'andarvi per tema di venire ammazzato. Quindi per assicurarlo della vita il
detto Conte lo fece accompagnare da Bolgiano al castello Brughiero, e da questo castello a
Bolgiano da un suo confidente, e da dieci suoi uomini armati.
17 novembre 1783
17 novembre lunedì, sono comparsi per la prima volta alle scuole di questo seminario vescovile
anche li chierici de' Padri Cappuccini.
18 novembre 1783
18 novembre, oggidì colla posta è partito per Gratz il sopra menzionato professore canonista
Giannantonio Tonioli, chiamato, come dicesi, dall'imperatore perché là sia vice rettore di
quell'università coll'appannaggio di ottocento fiorini, e l'abitazione.
Nello stesso giorno al detto Tonioli fu surrogato il nobile sig. don Giangiuseppe Volani di
Roveredo, che da molti anni in qua insegnò con lode nella propria casa la teologia morale. È
venuto a Trento li 26, ma non fece buona figura, essendo troppo timido, ed umile.
1 dicembre 1783
Il primo dicembre, lunedì, da castel Thunn è ritornato a Trento il nostro vescovo, per ricever
posdomani il Conte d'Heister governatore del Tirolo, vegnente da Insprugg.
3 dicembre 1783
3 dicembre mercoledì, circa le 12 di mattina è arrivato a Trento il detto Conte Heister a tiro di
quattro. Pranzò in castello, e poi circa le quattro partì per Roveredo. Non ebbe alcun canonico
commensale, oltre monsig. Vicario generale. Ma furono invitati altri cavalieri. Lasciò al
vescovo degli editti gioseffini.
4 dicembre 1783
4 dicembre, giovedì, fu intimata la soppressione del convento di s. Maria fuori Roveredo de'
Padri Carmelitani calzati, dove in avvenire risiederà il capitano Circolare con altri uffiziali
austriaci. Delle altre novità portate dal detto Heister mi riservo a scrivere. La intimazione
suddetta non fu veramente fatta.
7 dicembre 1783
7 dicembre, domenica, molto a buon ora è passato per Trento di ritorno il predetto Conte di
Heister, che punto non si fermò, ma seguitò il suo viaggio. Si dice, che li nostri Riformati
d'Insprugg dovranno lasciare alla Corte il convento di s. Croce, e passare a quello delle monache
Orsoline soppresse a s. Maria Visitante; poi ai Cappuccini.
Si discorre, e dice come cosa certa, che monsig. Vicario generale, col consigliere Consolati, e
con un notaio è stato alle Laste ad inventariare quel convento de' Padri Carmelitani Scalzi. Ogni
giorno si sentono nuove di simil sorta. Ma non fu vero il detto inventariamento.
12 dicembre 1783
12 dicembre, venerdì, tra le undici e le dodici è passato per Trento l'imperatore in una carrozza a
sei molto caricata. Si fermò soltanto circa un quarto d'ora nella bottega de sig. Gazzotti
aspettando, che fosse lavata la carrozza, e mutati li cavalli. Frattanto fu ossequiato dal nostro
vescovo. Alle dame, ed altri affollati nella Piazza postiera non diede verun ascolto, ma
corrispose con un solo atto di rispetto. Partì per Ala Lagarina, dove sarà arrivato ancora questa
sera. Erano stati portati solo 28 cavalli in Trento per lui. La comitiva fu tutta su legni, altri
passarono avanti, ed altri dopo. Avanti passò la sua cucina, forse perché ora teme di essere
tradito da' malcontenti d'Italia. Dicesi partito da Vienna li sei di questo mese, e che va in
Toscana. Non ha seco alcuna persona riguardevole, fuorché un Palatino polacco. In Roveredo fu
a vedere il nuovo teatro, pregato a ciò dal Conte Francesco Alberti, e dal cavaliere Carpentari.
Vedutolo chiese quanto costasse, ed essendogli stato risposto, che costava diciotto mila fiorini,
disse, che aveano fatto una spesa superflua, e la disapprovò con altre caricate espressioni giuste.
Allora que' due signori lo pregarono, che desse loro licenza di tener in esso almeno il giuoco del
Faraone: ed egli negò loro assolutamente tal grazia, dicendo che sarebbe lo stesso, che dar loro
un coltello da scannare i propri figli. Rimontò nella carrozza, e mentre alla Posta fu fatta la
mutazione de' cavalli stette nella medesima carrozza. Passato Marco scese per leggere una
inscrizione fatta su un sasso, ed allora il postiglione ginochiatosegli avanti si azzardò di dirgli,
che in vece di andar a vedere il teatro, avrebbe fatto meglio andando a vedere la Banca del pane,
essendo picciolo. Arrivato a Ala, vi pervennero anche li due signori roveretani suddetti, chiesero
udienza, ma fu loro negata, e fece dir agli stessi, che in avvenire sarà egli il soprastante al teatro.
Sono dunque ritornati confusi, e si sentirono beffeggiare. Poi da Mantova scrisse di proprio
pugno al Magistrato di Roveredo, che si giustifichi rapporto alla picciolezza del pane. In
Roveredo dimandò al sig. Carpentario qual sarebbe il primo dramma recitato nel nuovo teatro,
ed ebbe in risposta: Due petizze. Vedi sotto.
20 dicembre 1783
20 dicembre, sabato delle Quattro Tempora nel castello di Trento il nostro vescovo ha ordinato
alcuni cherici sudditi austriaci ma come segretamente. Benché nello stesso giorno furono perciò
pubblicati dei sonetti in lode del novello prete Simone Francesco Munding figlio del sig. Giov.
Battista Munding, alunno del Collegio germanico di Roma, ordinato però in Roma. Egli è figlio
di un sartore tedesco accasato in Trento.
L'imperatore ha detto, che in questo suo viaggio non ha ricevuto memoriale più indegno del
presentatogli in Ala dai roveretani. Subito d'ordine del capitano Trentinaglia cresciuto
quattr'oncie il pane di Roveredo.
Il Padre Gio. Alfonso da Mendrisio nostro Riformato milanese andando a Vienna per predicarvi
nella prossima Quaresima, destinato avea di fermarsi in Passavia sin dopo l'Epifania; ma S.A.
Girolamo Conte di Colloredo arcivescovo e principe di Salisburgo lo ha invitato e stimolato a
trattenersi in Salisburgo, e l'ha trattato a tavola e fuori di tavola con istraordinarie finezze; ed in
seguito fu altresì trattato bene dalla nobiltà salisburghese. Si dice, che in Passavia le cose sono
molto confuse per le novità di Gioseppe secondo, e che vi si trovano più di trecento petecchiati.
Da un nostro Padre Recolletto della Turingia ritornante da Gerusalemme ho inteso, che anche
nella Palestina vi fu la caligine, di cui ho parlato già di sopra.
Nella notte venendo il giorno 23 antivigilia del santo Natale, cadde la prima volta la neve, ma
poca nel nostro convento, ed in città di Trento. Altra cadde venendo il giorno 27.
Nella Bosnia sono morte poco fa più di 160.000 persone di peste. Ciò fu notato nel novembre.
18 dicembre 1783 [sic]
Ai 18 l'imperatore è arrivato a Fiorenza sotto il nome di Conte di Falckenstein, a tutti però noto
come imperatore. In Ala di Lagaro albergò nell'osteria degli Angelini. In Bolzano fu molto ben
veduto, essendo stati consolati li mercanti colla tariffa de' dazi ridotta all'antico.
15 dicembre 1783 [sic]
Ai 15 dicembre il Papa nel Consistoro segreto tenuto nel palazzo vaticano per provvedere
diverse chiese, partecipò al sacro Collegio, che sono ritornati al seno della santa romana Chiesa
quattro vescovi, il clero e buon numero di laici del Patriarcato antiocheno della nazione siriaca,
già seguaci degli errori de' Giacobiti. Ciò seguì per il zelo di monsignor Dionisio Michele
Giarre vescovo di Aleppo.
31 dicembre 1783
Ai 31 dicembre il nostro vescovo ha pubblicato una sua circolare latina con data de' 14 giugno
di quest'anno, con la quale inculca, e comanda l'osservanza dell'editto pubblicato nel 1774 ai 18
gennaio da monsignor Cristoforo Sizzo vescovo di Trento contra li chierici, e sacerdoti che non
vestono abito nero, specialmente andando alla chiesa, ed uscendo di casa. Lo ha riprodotto tutto
ad literam.
L'imperatore è stato a Roma per poco, ed ha parlato col Papa; e poi è partito per Napoli.
All'ex-Domenicano Malisana, già professore del seminario vescovile, ed ora dimorante in
Roveredo appresso li signori Cosmi, è stato intimato, che dopo alcuni giorni esca dallo Stato
austriaco, essendo legge austro-gioseffina, che niun Regolare secolarizzato forastiero stia nel
detto Stato. Ciò dicesi eseguito col detto Malisana per opera de' trentini, acciocché non venga a
stare nel castello di Trento come teologo, e censore vescovile ecc.
Il Papa ha posto una contribuzione ai romani, chiedendo un millione di scudi dai secolari, e due
millioni dai Regolari. Che mal esempio per li principi secolari!
In quest'anno fu dato principio ai palloni aereostatici in più città con grandi spese, e senza verun
vantaggio al pubblico.
ANNO DI GESÙ CRISTO MDCCLXXXIV 1784
BISSESTILE
1 gennaio 1784
Nel primo giorno di quest'anno ha predicato la prima volta alle Fradaglie di Trento il nostro P.
Illuminato Gritti di Cles studente di teologia in questo nostro convento, licenziato predicatore
nell'ultimo giorno dell'anno scaduto 1783.
6 gennaio 1784
Ai sei di gennaio ho inteso, che già è stata pubblicata negli Stati austriaci la smembrazione delle
parrocchie austriache della diocesi di Feltre, e che sono annesse alla trentina. Ho pur inteso, che
in Roveredo sono state soppresse le Confraternite del Suffragio, di s. Giuseppe, e del Redentore,
erette in tre chiese; ed altre Società spirituali. Fu tutto inventariato, e dicesi, che importano 800
mila fiorini. Ho pur inteso, che la chiave di quel nuovo teatro è stata consegnata al capitano
Circolare Trentinaglia, e che esso finora costa non solo 18 mila fiorini, ma 31 mila fiorini.
Il sig. Marchesani ha stampato in Roveredo il direttorio del divin Officio pro parochiis vallis
Ausugiae et Primerii composto in Feltre, ma con tanti sbagli del compositore, che fa stomaco, e
merita il fuoco. Serve anche per tutto il restante della diocesi feltrina, eziandio per la cattedrale,
e per la parte veneta151.
Furono soppresse tutte le Confraternite laicali anche in Arco, e negli altri luoghi del dominio
austriaco, ed inventariati li loro beni tutti, anche gli arredi sacri. In questo Mese di gennaio al
principio, anzi nel giorno di s. Silvestro, fu cacciato Antonio Tognoti alano dal monistero
soppresso di s. Carlo di Roveredo, dove era ortolano, con suo gran danno; e così ogni altro, che
stava in esso. Me lo ha detto egli stesso in questo dì 12 gennaio; e mi fu replicato da altri.
11 gennaio 1784
Agli undici di questo gennaio, giorno di domenica, in Pradazzo152, terra grossa di Fiemme, sono
state bruciate cento e dieci case. Il fuoco ebbe origine da uno scaldaletto lasciato da una donna
nel letto.
16 gennaio 1784
Ai 16 la Madre Sardagna di Avis con dispensa Papale ha lasciato il monistero delle Orsoline di
Trento, ed è ritornata a sua casa153. Vedi sotto ai 26 di questo.
Nello stesso giorno questi Padri Cappuccini segregati dai sei conventi mantovani per ordine del
Governo sovrano, hanno fatto li nuovi Guardiani di questi sei conventi trentini. Furono segregati
dai mantovani in questo stesso mese. Anche li mantovani conventi sono sei.
Si discorre, che con Bolla di Pio sesto sarà per tutti levata affatto e per sempre la sacrosanta
Quaresima, e l'astinenza sabatina di tutto l'anno, e resteranno soggetti all'astinenza, ed al digiuno
tutti li venerdì dell'anno. Va tutto, va tutto, va tutto, Oh Dio!
L'imperatore ha ordinato, che niuna casa secolare tenga argenteria, che superi il valore di cento
fiorini, e che il di più sia dato a lui, con promessa di contribuirle il quattro per cento, sotto pena
agli occultatori se saranno scoperti, di dovergli essi pagare li detti annui quattro per cento.
151
152
Li predicatori sono dopo il 17 aprile.
*Il Tovazzi scrive sempre rettamente Pradazzo e non Predazzo; cioè grande prato e non grande
pietra.
153
Suor Maria Eleonora di s. Gioseppe , Orsolina di circa 18 anni di professione, letterata e spiritosa.
Il medesimo con data di Vienna li 26 novembre 1783 ha vietato, che più non si suonino le
campane per causa di temporali, a motivo di così evitare le morti de' suonatori, e gl'incendi de'
campanili e delle chiese.
Leggo, che ai 14 dicembre 1783 in Parigi in occasione di certe feste profane celebrate per la
pace, sono rimaste ferite quattro cinque persone, ed è succeduto gran disturbo tra un cavaliere di
Malta sottotenente delle guardie francesi, ed un avvocato, che recava qualche incomodo a certe
dame vogliose di vedere il popolo danzante.
L'imperatore è arrivato a Roma li 23 dicembre col sig. generale Kinski, ed altri. Il re poi di
Suecia vi pervenne ai 24. Tutti e due li 25 sono stati presenti alla Messa Papale in s. Pietro
appresso l'altare. L'imperatore è partito per Napoli ai 29. Lasciò le seguenti mancie: alla
famiglia del cardinale Herzan 300 zecchini. Al suo vetturino 30 zecchini, oltre li due zecchini al
giorno. Al servidore di piazza 60 zecchini. Alla lavandiera del suo seguito cento zecchini, oltre
li tre zecchini per ciaschedun giorno. All'impresario del teatro di Torre Argentina, che gli
preparò il libretto del dramma, regalò cinquanta gigliati.
Leggo, che nello scorso dicembre la città di Tessalonica, capitale della Macedonia, è rimasta
totalmente distrutta da un terremuoto, e quindi ora è un mucchio di sassi, e rottami, con morte di
molti italiani, francesi, ed inglesi, con gran danno de' negozianti. Anche a Cambrai li nove
dicembre, e nei di lui contorni con grande spavento fu sentito molto romore e muoversi la terra.
Caddero de' camini, e degli edifici.
Leggo pure, che ai 14 dicembre, dopo le dieci di mattina sino all'una dopo il mezzogiorno
Amsterdam si trovò in una folta nebbia mai più veduta dai viventi, e così densa, che recò gran
confusione, niuno potendo vedere dove camminasse, e perciò non poche persone, e varie
carrozze essendo cadute nei canali. Anzi si dice, che così fu in tutta l'Olanda.
Ai 16 gennaio è passato per Trento un corriero da Vienna mandato all'imperatore.
In questi giorni monsignor Vicario generale di Trento ha chiamato in castello una persona che la
ha ammonita perché si emendasse de' suoi difetti: ma ebbe per risposta, che prima correggesse
quelli del castello, non essendo in esso altro, che due non degni di correzione. Riferito ciò a sua
altezza rev.ma chiese questi chi fossero que' due, e monsignor Vicario rispose, che supponeva
fossero accennati essi due vescovo e Vicario. Richiamata la detta persona perché nominasse
quei due da lei eccettuati, rispose, che sono que' due lioni lapidei, che stanno alla fontana della
Piazza del castello sotto le fenestre dell'appartamento vescovile. Questo fatto si dice verissimo.
Ai nostri Frati di Vienna è già stata assegnata l'annua pensione di 230 fiorini per cadauno, e
quindi devono pagare la posta, ed ogni altra gabella. Ventisette di essi sono stati messi fuori in
cura d'anime con 250 fiorini annui per ciascuno, e devono andare vestiti in curto alla militare.
26 gennaio 1784
Li 26 gennaio ho osservato, che nel Duomo di Trento fu appesa una tabella votiva del 1782
all'arca di s. Adelpreto esprimente una donna, che prega s. Adelpreto vescovo martire per un
uomo giacente nel letto.
Nel medesimo giorno, essendo lunedì, è uscita dal monistero suo di Trento per secolarizzarsi
con dispensa Papale la Madre Maria Eleonora di san Giuseppe Orsolina, nata Sardagna di Avis,
monaca spiritosa e letterata, ed amante del parlatorio, di circa dicidotto anni di professione, e 42
di età. La causa di tal metamorfosi viene data ad un collare. Si divulgò, ed intesi tale
cangiamento ai 16 del corrente. Ritirerassi a Bronzolo con una sua sorella. Ora si chiama fraila
Giuditta, ma si pente e patisce assai.
Nei conventi fuori di Vienna più non si dice nel coro il Mattutino a mezzanotte bensì la sera,
oppure la mattina. Le quattr'ore prime si dicono insieme, così pure vespro e compieta.
In Insprugg vi sono molti infermi. Nella Germania e nell'Italia fa molto freddo.
28 gennaio 1784
Li 28 gennaio dall'Italia non è venuta la posta per cagione del freddo straordinario. E così altre
volte.
Ho inteso da uno di Volano mia patria, che ivi pure sono state soppresse le Confraternite e
svestita la Madonna; ma che niuno volle in deposito l'abito bello della medesima.
30 gennaio 1784
30 gennaio ho veduto un'ucchietta da pomolo154, che da un putto di circa quattordici anni fu
ficcata in un pomo, perché mangiandolo la sua madrigna le facesse del male. Questo fatto è
certo. Conosco il putto, e la madrigna. Iddio la preservò, perché lo smezzò, e ne diede la metà
ad una sua figlia, ed il putto la dissuase subito dal metterlo in bocca.
Ho inteso, che l'imperatore ha stabilito, che in avvenire in Vienna più non venga celebrata la
memoria sacra della di lei liberazione dall'assedio de' Turchi dell'anno 1683.
4 febbraio 1784
4, mercoledì in Trento hanno cominciato le maschere, ed i festoni155: quantunque non si farà
Quaresima al solito di questi nostri ultimi calamitosi tempi, non per causa di caristia, ma per
mancanza di volontà.
6 febbraio 1784
6 venerdì ho inteso da persona secolare, che l'imperatore in Roma parlando con non so chi di
Messe celebrate pe' defunti, e da celebrarsi, disse, che già le anime sono o salve, o dannate, e
che quindi sono per loro superflue le Messe. Dalla medesima persona roveretana ho pur inteso,
che in Roveredo per ordine dello stesso imperatore fu disfatta la sacra lega de' Preti, e levato
dalla sagristia il catalogo di essa, ed incamerati que' cinquanta fiorini, che teneva per aiutare li
preti poveri, e necessitosi. Di più, che quivi sono state vietate le pubbliche recite di Corone, e
Terzetti in onore di Maria Santissima, che non sono di obbligo. Da altri ho inteso, che è andato a
Genova.
7 febbraio 1784
7 sabato è caduta tutto il giorno grande quantità di neve.
Nel medesimo giorno per ubbidire al suddetto imperatore è partito per Insprugg il nostro cherico
fra Giandomenico Galvagni di Roveredo, per continuare lo studio teologico in quel nuovo
seminario regio: benché dai primi di novembre in qua studiasse nel seminario vescovile di
Trento con altri nostri cinque trentini, li quali essendo trattenuti dal vescovo, non potranno più
essere di famiglia ne' conventi austriaci. Il suddetto fu accompagnato a Insprugg dal Padre
lettore nostro Gioseffo Antonio di Cles, con molto disagio. Pazienza per amore di Dio. Il Padre
lettore è ritornato a Trento nella notte de' 16 venendo li 17 febbraio.
Nei giorni scorsi alla Nave di Melombardo in occasione di nuziali trastulli, e feste, un putto
restò ucciso da un'archibusata, ed un altro ferito da coltello. Per questi disordini non si parla,
benché siano frequenti. Quella donna, che nella notte di s. Vigilio in Trento ammazzò un uomo,
è passata ultimamente per Trento, gloriandosi senza veruna tema del commesso delitto. Giudico
bene ora di notare anche cose di tal fatta. Eziandio il suddetto ferito era sposo de futuro, ed egli
fu l'uccisore dell'altro. Più altri sono rimasti feriti nella detta occasione.
9 febbraio 1784
9 febbraio, lunedì mattina sono stato ad accompagnare alla sepoltura in s. Maria Maddalena il
cadavero del prete Antonio Foglia di Trento, abitante al Macello. Egli viveva separato dai suoi e
ieridì essendosi con loro riconciliato, con protesta di non ricordarsi più del passato, gl'invitò a
pranzo, e per maggiormente cattivarsegli ordinò, che fosse loro portato del vino dolce. Ne
bevette anch'esso, e subito preso restò sul colpo morto.
154
155
*Piccolo ago con capocchia.
*Veglioni.
11 febbraio 1784
11 febbraio cominciò a gelarsi l'acqua santa negli avelli del nostro coro e del presbiterio, dopo
di esser caduta molta neve. Per altro dicesi che dal freddo sono morte delle persone nell'Austria,
ed in Parigi. L'Adige da molto tempo mena ghiaccio continuamente, e copiosamente.
Ho inteso, ch'è rimasta bruciata la villa di Fiera in Primiero, e che due volte fu studiosamente
appiccato il fuoco non so da chi alla villa di Melombardo.
Nell'Ungheria bassa le inondazioni hanno cagionati grandi calamità. Così al Reno. Il Danubio è
sempre gelato. In Vienna è caduta tanta neve, che li più vecchi non si ricordano di averne mai
veduta di tanta altezza. Dieci slitte di cittadini di Gruunten dell'Austria Superiore sono rimaste
ingoiate dal vicino lago, su cui per divertirsi sono andate. Le poste e li corrieri sono restati
impediti dalla neve, e dal freddo. A Metz una giovane avendo trovato un soldato di sentinella
quasi interizzito dal freddo, lo mandò nella sua vicina stanza, ed ella vestito il di lui cappotto,
col fucile in ispalla si mise di sentinella; ma scoperta dalla guardia, fu sentenziato il soldato ad
essere impiccato. Anche in Roma è caduta straordinaria neve, che ha impedito le poste, sebbene
il prelato governatore di Viterbo abbia impiegato più di 600 uomini a pulire le strade. Il corriere
di Milano Gaetano Longhi è restato morto in Viterbo.
A spese dell'erario regio si sta formando una sala da ballo nel Collegio degli exgesuiti di
Livorno per divertimento dell'imperatore e de' Gran Duchi di Toscana.
Il sig. Valentino d'Antoni ha inventato una macchina la quale girata da un solo cilindro, e una
sola ruota mette in moto cento furloni, o sia setacchi che separano a perfezione ogni qualità di
tabacco, e risparmiano il travaglio di cento e più persone. Dall'altra parte dello stesso cilindro
nel medesimo tempo si stacciano tutte le sorta di ballini, e vengono separati li buoni dagl'inutili.
Tal macchina si può agevolmente trasportare da un luogo ad un altro. Lodasi dalla Gazzetta
trentina de' 17 febbraio, ma fu lodata anche un'altra volta prima. L'autore meccanico è di Trento.
Il sig. Conte Filippo Sizzo andando per Trento in una sua slitta, fu maltrattato dal suo cavallo,
che infuriato ruppe la slitta, ed andò per la città senza freno e fece correre un prete, ed altri.
L'imperatore passando per Clausen tirolese vide un uomo, che stava lavorando, ed avendogli
chiesto quanto guadagnasse, ebbe in risposta, che guadagnava quattordici carantani al giorno.
Poi gli dimandò se aveva famiglia, ed inteso avendo, che avea la moglie, e quattro figli da
mantenere coi detti carantani, gli donò alcuni zecchini dicendogli nello stesso tempo, che
pregasse Dio per l'imperatore. Allora l'uomo non conoscendolo, e credendolo un signore della
comitiva cesarea, soggiunse, ch'egli non avrebbe mai è pregato per quel Mattarello. Ciò udito
dall'imperatore gli chiese perché lo chiamasse Mattarello, ed ebbe la risposta, che tale lo
chiamava per le sue novità; e stimolato a pregare, più altre volte replicò con calore, che non
volea pregare per quel Mattarello. Finalmente l'imperatore disse che pregasse almeno per lui, e
l'uomo credendolo un gentiluomo rispose che avrebbe pregato per lui molto volentieri, ma
piuttosto che pregare per l'imperatore gli avrebbe restituiti li zecchini. Il detto uomo poco dopo
seppe, che avea parlato collo stesso imperatore.
In Trento si fanno continue mascherate. Nelle sere vi sono festoni156, uno de' quali si chiama la
Malga. Per entrare nella più nobile bisogna pagar ogni volta subito ventun carentani, e la metà
per l'altro. Vengono anche da Roveredo.
Li Padri Paolotti di Vicenza han dovuto evacuare il loro convento, e ritirarsi a Padova. Le
monache di Loreto di Feltre avendo chiesto qualche sussidio al Senato veneto, sono state levate
da quel monistero e collocate in due altri monisteri feltrini di Ordini diversi.
Nel novembre del 1783 dal Magistrato camerale del Ducato di Milano fu scritta una lettera ai
cancellieri ducali acciocché facciano le più diligenti ricerche su i motivi, che nel detto Ducato
danno ostacolo all'effettuazione de' matrimoni, essendo stata rilevata una troppo rimarchevole
minorazione de' medesimi dalla Pasqua del 1781 sino a quella del 1783, con dannose
conseguenze per lo Stato: volendo la sovrana sollecitudine promuovere una maggiore frequenza.
Io senza far altre ricerche rispondo, che tal minorazione proviene dal troppo grande
libertinaggio. In addietro ho notato il numero grandissimo de' bastardi milanesi.
156
*Veglioni.
In un pallone aerostatico, de' quali ho parlato sopra, sono state ritrovate morte quattro persone
ultimamente. Sono di grandissimo costo, e dispendio.
Merita di esser lodato un'altra volta da me il sig. consigliere Vigilio degli Angeli, perché non ha
veruna parte nelle maschere, e pazzie moderne de' trentini, e non vuole averne. In fatti pregato,
che lasci andare in maschera le sue figlie, ha risposto negativamente; ripregato, che lasci andarvi
almeno la sua figlia maritata in Levico, rispose ancora di no dicendo, che mangiando in casa
così vuole. Per altro impresari di tali pazzie sono tre ill.mi e rev.mi canonici dell'insigne
cattedrale di Trento, parenti stretti del vescovo ecc.
Affogato nell'Adige fu trovato un contadino ammazzato con bastonate. Fu trovato presso il
casino de' bersaglieri a s. Lorenzo.
20 febbraio 1784
20 febbraio nella nostra sagristia un sarto di Trento ha rubato li due sugamani esposti, avendoli
tirati fuori dal vicino fenestrino con un rampino, tra le dodici, e due pomeridiane, Scavalcò la
clausura. Egli ha pure rubato nello stesso tempo la ferrata de' nostri morti. Anzi anche prima di
tal giorno ha rubato altre cose, e fatte delle insolenze a questo nostro convento. Per questo, e per
più altri suoi delitti fu carcerato li 22 febbraio.
Sono stato accertato, che l'empio Pilati sta stampando nell'Olanda una sua opera della politica
romana ecclesiastica in più tomi; e che darà fuori anche un'altra opera cattiva sopra la riforma
del clero, com'egli dice: ed un'altra de vita e moribus del sig. dottore Gervasi già di sopra
rammentato, ed ora dimorante a sua casa in Enno. Vedi poco sotto.
In Trento si fa carnevale sfrontatamente, e con gran concorso de' circonvicini, cui non rincresce
la perdita del tempo, e del danaro. In un giorno fu fatta una mascherata contadinesca, e fu
rappresentato lo sposalizio di una contadina, che fu celebrato sposalizio nel castello in vista del
vescovo. Oggidì 23 febbraio lunedì grasso fu fatta una mascherata di molinari, a' quali tutti
diede un pranzo il signor Giuseppe Cazzuffo. dando ad ognuno un cotorno, e spendendo circa
cento talleri: anzi più di 300 fiorini. Poi ha fallito vergognosissimamente.
L'opera pilatistica, di cui sopra, della politica, sarà divisa in tredici tomi, de' quali già sono
stampati trequattro. L'altra sarà intitolata Riforma della Religione cattolica, luterana, e
calviniana. Saranno uniformi alle altre pessime opere del detto autore, che vive lautamente a
spese del re luterano di Danimarca, e di altri simili.
Leggo, che viene permesso agli alani del nostro Lagaro il mandare li loro velluti nell'Austria,
nella Boemia e nella Gallizia austriaca, ma con molte cauzioni, tra le quali una si è, che ogni
pezza abbia nel fine tessuto il nome del fabbricatore.
Leggo, che l'imperatore di Moscovia ha regalato il generale Conte d'Anhalt con una grossa
pensione, un superbo servigio mensale, ed una tenuta di 160.000 rubli, ed altre cose.
Leggo, che li Cappuccini, Osservanti e Riformati napoletani sono adesso circa 13.000 e che in
avvenire dovranno essere soltanto tre mila in quel regno.
Leggo, che il vescovo di Capri è stato il primo a dispensare da sé senza dipendenza da Roma tre
matrimoni tra parenti in quarto grado.
Leggo, che l'imperatore con li Gran Duchi di Toscana stettero li 20 di questo venerdì dalle 12 di
sera sino alle otto e mezzo del sabato seguente di mattina, nel nuovo stanzone del soppresso
Collegio gesuitico di Livorno a pubblica festa di ballo, con rinfreschi squisiti. Leggo, che nelle
sere 7 ed 8 là vi fu sorprendente illuminazione, e che dall'imperatore fu regalato l'impresario
d'essa con cento zecchini.
La nuova Provincia sveva de' nostri Padri Riformati divisa dalla tirolese nell'anno scorso, si
chiama essa pure Reformata Provincia d. Leopoldi Ordinis Fratrum Miniorum S.P.N. Francisci
come la tirolese, servendo per tutte e due un solo direttorio dell'Officio divino.
Nell'ultimo festone tenuto in Trento fuvvi una contesa tra due signori, la quale fu sopita da un
rev.mo Conte canonico, che vi si trovò presente.
29 febbraio 1784
Nell'ultimo giorno ad un ragazzo fu franto un braccio dalla calca di altri nell'atto, che tutti si
davano sollecitudine per acquistare il danaro, e pane, che prodigalmente fu buttato per terra.
Furono buttati molti danari, molte some di pane, e molti limoni. Le mascherate furono di cento
persone, cinquanta di uno, e cinquanta dell'altro sesso. Furono accompagnate da' musici, e
suonatori, e precedute dal dottor Verde, detto il dottor Balanzon Bolognese, cioè dal dottor
Francesco Manfroni sollando. Distribuì e gittò danaro e pane anche il principe di Liechtenstein
canonico di Colonia, studente in Trento.
Nell'ultimo giorno di carnevale con alcune coltellate fu uccisa una putta, e gittata in una fossa
alle Albere in un sacco.
27 febbraio 1784 [sic]
Lunedì 27 giorno di venerdì fu condotto all'ospedale di Trento in una benna un uomo ferito da
molte coltellate, e nero dalle lividure.
Negli ultimi giorni di carnevale il Conte canonico ed eletto Suffraganeo Alberti di Poia, ha dato
un lauto pranzo a parecchie dame.
Nel primo giorno di Quaresima il predicatore del Duomo ha pubblicato la licenza di mangiar
carne dalla prima domenica sino a quella delle Palme, eccettuati li soli mercoledì, venerdì e
sabati, coll'obbligo di cinque Pater et Ave al giorno, data dal nostro vescovo. Per far Quaresima
non vi è danaro.
2 marzo 1784
2 marzo leggo, che l'imperatore ha tolto affatto l'impedimento matrimoniale della parentela
spirituale. Che ha ottenuto dal Papa di poter fare nella disciplina ecclesiastica quanto gli
sembrerà bene, e nominare li vescovi, che saranno sempre confermati dal Papa. Che in Praga, ed
in altri luoghi della Boemia ora vi sono 25 pubbliche chiese e comunità di calvinisti, e nove di
luterani. In Austria il freddo è straordinario tanto, che in questo secolo non fu sentito il simile.
Si trovano morti gli animali, gli abitanti privi di legna, il Danubio gelato. Che il prusso arma.
Che dal freddo sono morti degli uomini nella Boemia. Che in Parigi vi sono 65.000 lacchè, e
servidori; 18.000 carrozze; 15.000 carrozzini. Che in Parigi per negligenza di un confettiere li 4
di febbraio venendo li 5 di notte fuvvi un grande orribile incendio, che consumò tutte le
botteghe alla fiera San Germano. Là si dovette molto lavorare per isbarazzare le strade dalla
neve. Un terremoto alla Rocella li 17 gennaio fece gran danni, caddero camini 200, case, alberi
ecc. Sono periti nel mare 27 bastimenti con morte di 300 e più uomini. Anche nell'Inghilterra si
esagera il freddo. A Grainsburg essendo andate sul gelato fiume Trent molte persone a spasso,
sono restate soffogate dallo stesso cento persone. Tralascio altre grandi disgrazie occorse in
Sicilia, ed altrove; come pure li doni distribuiti in varie congiunture di teatri ecc.,
dall'imperatore, consistenti in 50 e 100 zecchini alla volta.
11 marzo 1784
11 marzo, giovedì sera circa le nove, ho sentito de' tuoni con pioggia e vento.
Nel medesimo giorno dal castello furono secretamente, ed improvvisamente chiesti, e levati alle
monache di s. Michele i libri economici, perché suppone, che siano ricchissime, e possano
arricchire anche le monache della ss. Trinità. Ognidì si sentono disprezzi, e calunnie de' poveri
servi di Dio. Deo grtaias.
In Avis predica le feste quel curato Canonico Regolare, perché l'imperatore non vuole, che più
sieno presi li Cappuccini e vuole, che predichino li parrochi.
In Pressano ha predicato il nostro Padre Geremia sino alla seconda domenica inclusive; ma ora
gli è venuto proibizione per il detto motivo.
Ho inteso, che l'imperatore ha dato cento zecchini a quella casa dove ha pernottato in Trevigi
ritornando verso Vienna in questo suo ultimo viaggio.
16 marzo 1784
16 marzo, leggo, che non è vero essere stato conchiuso un concordato tra il Papa, e l'imperatore,
come fu scritto innanzi. E che in Vienna il freddo rigidissimo ha durato tre mesi e 25 giorni sino
li 26 di febbraio. Li 29 febbraio il Danubio ha allagato li sobborghi di Vienna, portato via ponti,
e formato come un mare di ghiaccio, coperto di barche rotte, e di legni. Fu soppresso il
convento delle Dame Inglesi a s. Ippolito nell'Austria, e quelle dame spartite in altri conventi di
quell'Istituto. Anche li fiumi Meno, e Nocker hanno recato gran danni. A Heidelebrg furono
rovesciate più di 50 case. A Neckerhausen più di 60, con molte persone perite. Così a Magonza,
Ratisbona, Manheim furonvi de' danni dai fiumi. L'imperatore in Cremona ha dato cento
zecchini agl'infermi dell'ospedale maggiore. In Lodi agli ammalati presso li PP. Fatebenefratelli
dieci zecchini; a quelli dell'ospedal grande 60, a quelli dell'ospedal militare dieci zecchini. Alle
orfane 22 zecchini. Alla Casa di Provvidenza 4 zecchini. Agli orfanelli sette. In Milano al curato
della metropolitana 500 zecchini per li poveri. Al controlore una ricca tabacchiera con 100
zecchini. Al foriere un'altra tabacchiera con 100 zecchini. Ai servi della Corte di Milano mille
zecchini. Alle guardie svizzere 50 zecchini. Ai cursori 40 zecchini. Ai facchini 20 zecchini. Al
suo facchino 40 zecchini. Ad una donna di servizio dieci. Al servidore di Piazza 60. Al vetturino
60. Al cocchiere 40 e così ad altri. Fanno a dir poco 2.233 zecchini. Cui aggiungansi 24 zecchini
dati all'ospedale del castello di Milano, e sei ai cuochi del medesimo. In Vienna non si poterono
unire 2.000 fiorini per fare una macchina grande aereostatica, e quindi fu dimesso l'impegno.
Da lettere particolari si riferisce, che in Vienna è morto improvvisamente il principe Wenceslao
Kaunitz Ritberg cancelliero, e primo ministro imperiale, nato li 2 febbraio del 1711. Egli a' miei
giorni era soltanto Conte. Dicesi che tirava una pensione di novanta mila fiorini. Dai gazzettieri
non si dice morto. Vive anche nel 1790. È moravo di nazione, luterano.
18 marzo 1784
18 marzo in Trento fuvvi concorso, ed esame per la cura di Bronzolo della parrocchia di Ora. Fu
concorrente anche il Padre Romedio Andreis di Mechel Domenicano di Bolgiano, perché in
breve sarà soppresso quell'antichissimo convento, e non ve ne sono altri di tal Ordine nel Tirolo.
Si diportò egregiamente nell'esame. Dicesi, che fuvvi anche un Riformato nostro, e due
Cappuccini, Ma questo non si verificò. La cura è toccata all'Andreis con 500 fiorini di pensione.
21 marzo 1784
21 domenica nella Piazza di Trento S.A.R. ha fatto pubblicare d'ordine di sua maestà cesarea,
che alla casa di Correzione più non istiano soldati con livrea militare, ma possano starvi come
uomini di servizio senza abito militare. Veramente non facevano onore a così detto abito, e
sembravano di star là più per aver da mangiare, che per servire. Venivano pagati bene, ed
ancora non si contentavano. Così mi fu riferito; ma la verità si è, che non fu pubblicato il divieto
in Piazza; ma soltanto dal Conte Pio Fedele di Wolchenstein capitano della città fu insinuato al
vescovo principe nel Consiglio di Stato tenuto venerdì scorso. Onde non è ancor eseguito.
Ho inteso, che ai nostri Frati del convento di s. Croce in Insprugg l'imperatore non vuol più
passare quell'appannaggio, che loro fu dato finora come ai cappellani aulici, né permettere che
almeno vadano come gli altri conventi per limosina, e fu loro risposto, che se vogliono vivere,
lavorino; benché abbiano sempre assai lavorato come Religiosi francescani, senza zappare la
terra, o andare al bosco.
Quelli di Villamontagna con licenza del vescovo vanno in giro cercando limosine per erigersi
una nuova chiesa curata, essendo troppo picciola quella, che hanno. Questo è notabile, anche per
esser in un tempo, nel quale vengono disfatte tante chiese sul Trentino, ed altrove. Fu
cominciata nel 1786.
Il re di Prussia Federigo, sebbene eretico, ha piacere, che li cattolici suoi sudditi vadano a
studiare nel Collegio germanico di Roma, ed ha protestato, che li favorirà. Anche questo è
notabile, giacché l'imperatore non vuole, che vadano li suoi sudditi.
Si dice, che il Papa ha rispettato l'imperatore in Roma con protesta di farlo non come Papa, ma
come Conte Braschi.
Leggo in data di Vienna 7 marzo, che il ghiaccio del Danubio fa mali grandissimi a migliaia di
abitanti, che patiscono la fame, e sono in pericolo di restare seppelliti sotto le rovine delle loro
case. Che la città di Baden, e la reale villeggiatura di Layenburgo con molti villaggi
dell'austriaca monarchia sono sott'acqua. A Bamberga il nuovo grande e bellissimo ponte, con
due altri di pietra fu portato via dalla corrente, con circa 300 persone, che erano sopra per
curiosità di osservare l'innondazione. Altri interi villaggi furono distrutti dalle acque; tra' quali è
notabile Köhler, dove tutte le case sono state diroccate, e vi perirono gli abitanti con tutto il
bestiame. Il Meno ha portato via mulini, ed altri edifici colle persone loro, e per due giorni, e
notti si vide coperto di legnami, tetti, botti vinarie, matterassi, letti, corti, e suppellettili di ogni
sorta. Le poste dell'Ungheria, e li corrieri del Nord o mancano, od arrivano tardi. Troppo vi
sarebbe da descrivere per minuto tali disgrazie. L'innondazione viennese ha durato sette continui
giorni; ed ha rovinato li giardini più belli, e smosse le fondamenta delle case. Tutta la gente di
Schenau villaggio distante due leghe da Vienna è perita tutta col suo bestiame, perché sorpresa,
e coperta dal ghiaccio ad un'ora di notte. L'innondazione della Moldavia in Praga fu ancora più
terribile. Ha portato via tetti, uomini, bestie, e moltissimi libri. Il Meno ha rovinato il bellissimo
ponte di Aschafenburgo nella Franconia, ha distrutto que' deliziosi giardini con danno di oltre
10.000 fiorini. Ha portato via un carrozzino con un baule e coi cavalli. Una donna tenente una
cassetta con entro 300 fiorini. A Midlenburgo tredici case. A Meissen l'Elba cagionò indicibili
devastamenti. A Leumeritz portò via tre mulini con circa 45 case, con non poche persone, e
bestie. Nell'Ungheria da un incendio durato due giorni sono stati consunti li militari magazzini
di Esseck. Un grandissimo fallimento seguito in Costantinopoli recherà gravissimi danni a'
veneziani, e livornesi, ed olandesi. Il Reno ha rovesciato delle case. A Mulheim fece danni
grandi rovesciando più di 150 case ed anche la chiesa luterana con entro dugento persone
annegate. Quindici e più navigli olandesi furono affogati ed infranti.
Li 15 marzo è partito da Milano per Roma a ricevere la sua consacrazione monsignor don
Filippo Visconti eletto arcivescovo di Milano col Padre don Ignazio generale de' Barnabiti suo
fratello, e diversi altri.
In Milano ai 13 è andato in aria con universale stupore in un suo pallone aereostatico il cavaliere
don Paolo Andreani, con grandissima spesa fatta nel trattare la nobiltà accorsa, ed altri. L'ascesa
fu fatta in Moncucco villeggiatura dell'Andreani otto miglia distante da Milano. Fu assai lodato,
ma senza verun pro del pubblico, o di lui stesso.
L'imperadrice Catterina di Moscovia ha fatti grandissimi regali per la pace conchiusa col Gran
Turco. Al Conte di Cobentzel ministro austriaco in Pietroburgo ha dato 4.000 zecchini, con una
scatola valutata 6.500 rubli, e alla di lui dama un gruppo di brillanti valutato 4.500 rubli, e delle
pellicce valutate 4.000 rubli. Al barone Herbert internunzio di Costantinopoli 2.000 rubli ed una
scatola valutate 4.500 rubli. Al generale Wasinskoi russo 100.000 rubli. Al vice cancelliero
60.000 rubli ed una terra di 200 presani. E ad altri altri regali grandissimi. Carlo terzo re di
Spagna ha regalato al Gran Turco sedici cassoni con 800 libbre di cioccolata lavorata, 24
fardelli di caccao di Caraccas del peso di 186 arobe; 4 cassoni di China del peso di 12 arobe; 4
cassoni di tabacco dell'Avana da fumare, di 400 libbre al pulito; 5 cassoni di legno squisito con
serratura d'argento, con entro due servizi, uno d'oro, l'altro d'argento del peso di 74 arobe al
netto; otto libbre di vaniglia in baccelli; 21 cassoni con diverse pezze di scarlato e panni fini di
vigogna; 13 cassoni con entro varie pezze di seta tessute con oro ed argento. Un padiglione di
campagna di 1.180 arobe, ed il maestro per armarlo. Che spese!
24 marzo 1784
24 marzo, ho inteso, che monsignor Daverio deputato principale dell'imperatore per le cose
ecclesiastiche in Milano, è stato dallo stesso imperatore in Milano perché lo esenti da tal officio
e finalmente addusse per motivo, che avea scrupolo nell'eseguire li di lui ordini ed ebbe in
risposta, che restasse nell'officio mentre non avrebbe più occasione di scrupoleggiare. Ho pur
inteso, che in Venezia essendo stati levati li voti nel Senato circa li Regolari, li tronisti furono
pochi, cioè 18 e gli altri favorevoli ai Regolari cento e più, e così sortì il decreto, che li Regolari
possano vestire, ma con patto, che aspettino l'anno 21 per professare.
Nel medesimo giorno 24 è capitato in Trento il sig. Andrea Cancelli della diocesi di Foligno,
inviato per Monaco di Baviera per guarire un ricco mercante dalla gotta. Egli dice, e mostra
documenti ch'è di quella famiglia privilegiata da' ss. Apostoli Pietro e Paolo di guarire colla sola
sua benedizione dalla gotta, dai dolori articolari, dalla sciatica, e dai reumatismi, a patto di non
ricever alcun stipendio a titolo di pagamento, e che gl'infermi abbiano fede. Dice il manifesto
stampato, che tal grazia fu conceduta a tal famiglia perché diede ricovero a' detti Santi. Il lodato
signor Andrea pregato fu in questo nostro convento di s. Bernardino li 25, ma non volle
pranzare con noi nel comune refettorio, essendo suo costume di non mangiare coi Religiosi
dove sono novizzi e giovani, perché a di lui riguardo non venga rotto il religioso silenzio. Egli
non dà la benedizione con alzare la mano, ma dopo di avere recitato in ginocchio un Pater ed
Ave si segna colla santa Croce, e poi col suo pollice della mano destra segna l'infermo sul viso,
sulla spalla sinistra, su la spalla destra e su la parte offesa, toccandola leggermente senza punto
scoprirla, e dicendo ne' tre primi luoghi: Io ti segno in nome de' Santi Pietro, e Paolo Apostoli
benedetti, e poi ingiunge al toccato, che per tredici giorni reciti ogni giorno un Pater ed Ave in
onore de' predetti Santi Apostoli. Cammina a piedi, ed in abito di pellegrino, ma senza
mendicare. Alloggia ordinariamente presso de' Religiosi mendicanti, giacché anche la casa sua è
ospizio de' medesimi. Ha preso albergo a s. Croce dai PP. Cappuccini. Il Conte Pio di
Wolkenstein capitano della terra in Trento non voleva, che passasse in Germania col detto abito,
ma risposto avendo, ch'egli non incomoda alcuno con cercar limosine, ed avendogli mostrato
una buona provisione di cambiali, ed il passaporto del Conte Giacomo Durazzo ambasciatore
austriaco in Venezia, gli accordò la licenza. La villa detta Cancelli è situata cinque miglia
discosta da Foligno sopra le montagne di Trevi. Parlano in conferma di detto privilegio
conceduto alla lodata famiglia dai santi Apostoli il P. Ferdinando Ughelli nell'Italia sacra To. 1,
col. 681 in Epsicopis fulginatensibus; il dottore Gianfrancesco Pivati di Venezia nel To 4 del
suo Dizionario scientifico pag. 379-380; il Salmon nel To. 21 dello Stato presente di tutti i
paesi, e popoli del mondo, pag. 590, ed altri. Il detto sig. Andrea non ha voluto toccar alcuno de'
nostri prima di sentirsi dare l'espressa licenza dal P. Guardiano. Rapporto poi ai secolari vuole il
permesso del vescovo diocesano. Presso il Muratori trovo memoria di un Ludovicus Cancelli
capitano di soldati nel 1396 in Romandiola.
Nel predetto giorno 25 ho inteso, che li romani abborriscono il Papa Pio sesto come giosffista, e
più non pigliano da lui la benedizione quando va per Roma e che egli perciò tratta di trasportare
la sua Sede in Avignone città della Francia. Guai se ciò venga effettuato. Iddio ci aiuti. Io
protesto qui, che se venisse eletto ipso vivente, et non renunciante un altro Papa, questo nuovo
lo riguarderei come antipapa, e Papa illegittimo.
27 marzo 1784
27 marzo, sabbato Sitientes, il nostro vescovo Pietro Vigilio nel salone del castello di Trento ha
ordinato molti cherici minori e maggiori. Fuvvi tra essi un solo Frate Cappuccino di Arco, e
quattro nostri sudditi trentini. Gli ordinati sacerdoti furono sette. Gli ordinati suddiaconi molti,
diaconi pochi, minoristi molti. In tutti furono ottantaquattro, tra' quali niun secolare suddito
austriaco.
28 marzo 1784
28 marzo ho sentito un gran tuono, con pioggia, neve e gragnuola. Non vi fu la processione
della Spina.
29 marzo 1784
29 marzo nella notte venendo il dì 30 piovette assai con gran tuoni, e finalmente, essendo
soverchiamente cresciuta l'acqua della Fersina, rovesciò parte del muro meridiano e tutta tutta
prese il corso per li campi del sig. Voltolini, e di altri, con gran danni. La rottura seguì non
molto lungi dal ponte di legno, per cui si va nell'Italia veronese, forse perché avendo l'acqua
portato via tre, o più case della villa di Canezia, ed il ponte di Pergine, si stuò157 al Ponte Alto di
Povo, e poi venne giù con dei legni, e con grand'empito.
Intendo, che con la detta rottura notturna, ed improvvisa abbia soffogato sessanta pecore,
impedita la strada regia ecc.
Nel medesimo giorno 30 ho inteso, che ultimamente nell'Atesia nostra tedesca un uomo nella
sua stanza fu trovato chiuso, ferito da più coltellate, decapitato, sventrato e con cuore diviso in
quattro parti.
2 aprile 1784
2 aprile ha nevicato anche in Trento, e ci comincia a recitare nella santa Messa la colletta ad
petendam serenitatem. Fece anche del vento assai gagliardo, e freddo tanto, che cagionò del
ghiaccio. Ma si recitò pochi giorni la detta colletta.
In Trento vi è del mormorio, perché sua altezza parlando con due consoli delle rovine fatte dalla
Fersina ha detto, ch'egli non si cura del pubblico, né del privato. Lascio però la verità a suo
luogo.
Il castello ha vietato alle monache trinitarie158 il fare le solite funzioni del triduo secondo della
settimana Santa per motivo di risparmio delle spese. Ma poi ha conceduto di far secondo il
solito persuaso che li Frati non guadagnano, né recano danno.
6 aprile 1784
Li 6 martedì Santo siamo stati a far l'ora di adorazione del Santissimo nel Duomo. Subito dopo
sono venuti li nostri Terziari maddeleniani159 accompagnati dal loro cappellano somasco,
benché per altro sempre furono accompagnati da due nostri Religiosi. In quest'anno sono stati a
far il simile anche li PP. Carmelitani lastensi160, e li PP. Filippini. Li Carmelitani sonovi stati
questa mattina.
Le inondazioni nella Boemia sono state molto dannose. A Lasitz villaggio di 102 case, restarono
atterrate 56, a Lancken 28, a Grosnuschitz 40, a Kleinnusschitz 10, a Rothschitz 12, a Prosan 8,
a Webka 15 ed a Böhmuschkoblitz di 53 case una sola restò illesa. I villaggi poi di Botshelitz, di
Krisibelitz e di Melkovitz sono stati distrutti affatto, e tanto, che di loro non rimane più alcun
vestigio. Sicché sono perite 221 case, oltre li detti tre villaggi. Il cardinale Cristoforo Migazzi di
Trento arcivescovo di Vienna ultimamente ha distribuito mille zecchini ai poveri di
Leopoldstadt, Erdberg, Rossau, e Lichtenthal danneggiati dal Danubio.
Il Gran Signore de' Turchi ha fatto aprire una pubblica libreria in Costantinopoli, e riaprire la
stamperia stata chiusa qualche tempo avanti. Egli è portatissimo per li libri europei.
Il Reno ha rovesciato edifici pubblici, destrutto case particolari, soffogato uomini, e donne, e
bestie. Ha portato via quasi 274 piedi del ponte sopra l'Yssel appresso Campen, ch'era di 713
piedi lungo, fatto nel 1448 e così ha recato il danno di circa 100.000 fiorini con questa sola
ultima disgrazia.
Presso l'isola di Scilly con molti altri s'è annegata la famosa comica Eargil, che aveva in
Bombay come attrice di teatro radunate immense ricchezze. Da una sola recita ricavò 12.000
rupie. Fu poi ritrovata morta in camicia.
Il terremoto ha recato gravissimi danni a Guatimala città del Messico.
Tralascio altre disgrazie straordinarie, perché non ho tempo da descriverle, e sono minori di
quelle, che patisce la santa Fede cattolica.
Il fu Padre Frisinghelli secolarizzatosi già un anno per aiutare, com'egli disse, la sua madre, ora
da più mesi è infermiccio tanto che appena può parlare, e stare in piedi, non celebra Messa, non
istà colla detta sua madre, ma con una sua zia, non può guadagnarsi da vivere, non potendo più
andar per le case ad istruir putti, e non tirando più li sessanta fiorini, che gli avea promesso
157
*fece diga.
*del monastero della ss. Trinità.
159
*così detti perché avevano come loro chiesa quella di s. Maria Maddalena, affidata ai Somaschi.
160
*del convento delle Laste.
158
come suo cappellano la Confraternita del Suffragio, essendo stata soppressa con tutte le altre da
Gioseppe secondo. Ora si pentirà di non aver voluto accettare l'offerta, che gli ha fatto la sua
Religione di mantener lui, e la madre, stando egli nella detta Religione. Fu malconsigliato dai
roveretani suoi amici; e presto anche da loro abbandonato, ed abborrito.
Il P. Zanella di Sacco Cappuccino in questo mese si è secolarizzato con licenza del nostro
vescovo, ma non come vescovo.
Un diocesano di Trento avendo provato con attestati falsi da lui esibiti, che il marito di una
donna, era già morto in lontano paese, pigliò per sua moglie la detta donna e poi venne scoperta
la falsità. Non so quello, che gli toccherà.
17 aprile 1784
17 aprile, sabato in Albis, il nostro vescovo è partito da Trento per Isera, e Riva, per
amministrare in tai luoghi la santa Cresima. Pigliò seco il suo cerimoniero don Antonio
Cimonati, ed il sig. Provicario generale Gioseffantonio Menghino, per il quale frattanto supplirà
nel seminario l'officio di professore dogmatico il nostro Padre professore logico Francesco
Saverio da fondo. Andò diritto per Calliano a pranzo dal Conte di Lodrone arciprete di Villa,
dove fu ricevuto collo sparro de' mortaretti. In Isera prenderà l'albergo nella casa estiva del
cavaliere Clementino Vanetti di Roveredo. Ritornò a Trento nel seguito sabato. In Riva albergò
bel convento dell'Inviolata de' PP. Girolimini.
In questa ultima Quaresima furono predicatori presentati dal nostro vescovo li seguenti.
Aldeno, Garniga e Cimone, don Gasparo Poda abitante in Povo, essendosi ammalato poco
avanti don Fenici ministro del seminario destinato predicatore di tai luoghi.
Arsio, e Castelfondo, Giannantonio Paoli curato alla Nave de Melombardo.
Banale, Michele Tomasi di Trento cappellano di Banale.
Bleggio, Antonio Voltolini cappellano di Cavedine.
Calavino, Leonardo Zanella di Povo, premissario di Povo, per la prima quaresima.
Cavedine, il P. Cristoforo Giovannini di Pinedo Filippino.
Cembra, Giuseppe Villotti di Segonzano.
Civezzano, e Cognola, Francesco Klaus di Trento.
Condino, Giovanni Niccolini di Prasio.
Coredo, e Smarano, Francesco Inama di Corredo.
Denno, e Flavone, Romedio Conci di Maleto.
Garduno, Michele Calliari di Volano cappellano di Volano.
Livo, Matteo Zorzi premissario di Cagnò.
Lizzana, ed Isera, Gioseppe Zaiotti di Gazzadina cappellano di Folgaria.
Maleto, Gioseppe Sizzo di Trento cappellano di Maleto.
S. Mcihele e Giovo, Giambattista Maistrelli di Trento.
Mori, don Giambattista Pellegrini curato di Bolbeno avendo ricusato l'arciprete Franceschini, ed
il suddetto Calliari.
Nago, e Torbole, Antonio Gazzoletti di Nago.
Ossana, Niccolò Oradini di Ledro.
Povo, Villazzano e Mattarello, Pietro Pedrini di Lasino, curato di Padergnone.
Randena, Luca Ravelli curato di Braguzzo.
Revò, e Clotz, il parroco di Revò Romedio Ebbli.
Roveredo, Carlo Birti, detto il Monego, di Roveredo, professore di rettorica in quel ginnasio;
ma per 3 soli giorni alla settimana.
Sarnonico, Fondo e Romeno, Felice Menapace di Pavillo cappellano di Tassullo.
Spor, e Vigo, Matteo Ceschi premissario di Priò.
Taio, e Torri, Giambattista dal Rì cappellano di Torri.
Tassullo, Vincenzio Maccani di Cles.
Terlago e Baselga, Primo Somalvigo di Trento.
Tione, il proprio parroco.
Valdibuono, Giambattista Gusella curato di Davone.
Valdiledro, don Giovanni Malossini curato di Saone.
Villa Lagarina, Michele Cortellini cappellano di s. Maria Maggiore.
Volano, e Besenello, don Valentino Salvadori di Pergine.
S. Zeno, e Dambel, Giacomo Covi di Fondo.
20 aprile 1784
20 aprile il castello di Trento ha scritto alle monache di s. Michele, che s'eleggano uno di
questi tre punti.
1. O di ricevere nel loro monistero le Trinitarie.
2. O di andar esse a s. Trinità, con questo che anche le Trinitarie vestano come le stesse
Micheline.
3. O che sborsino alle Trinitarie dodici mila fiorini.
Fu loro assegnato lo spazio di dodici giorni a risolversi. Qui bisogna notare, che il medesimo
castello dopo di aver co' propri occhi veduto i libri, restò persuaso, che non aveano niente di
superfluo, e protestò, che non avrebbe fatto loro alcuna novitade. Parimente non avvertì, che il
cangiar abito riuscirebbe di grande spesa, essendo ventisei le Trinitarie.
Nel medesimo giorno ho letto, che l'imperatore ha assegnato sessanta mila fiorini per far un
teatro a Trieste, che ha abolito quel convento de' PP. Cappuccini, e destinato, che quel
vescovado sia trasferito a Gorizia. Che ora va in Boemia, e poi andrà in Ungheria. Ho pur inteso
da due PP. Carmelitani Scalzi, che questo loro padre Priore è chiamato a Capitolo provinciale in
Vienna benché correva voce, che quel loro convento fosse stato soppresso.
Dura tuttavia la neve bassa, gira vento, ed è fresco assai, e strano tempo.
25 aprile 1784
25 aprile, domenica seconda dopo Pasqua, dopo il vespro in Trento fu fatta la solita solenne
processione dell'Addolorata per tutta la città. Nella medesima città, e festa ha cresimato il nostro
vescovo.
In Primiero una donna avendo chiesto del danaro da chi l'avea ingravidata, ricevette in vece
molte coltellate, e la morte.
In Levico, ed in Nivoledo regna una grande mortalità, morendo due tre al giorno.
L'imperatore ha proibito ad ogni uno del clero secolare, e Regolare il mandar pecunia ai
monasteri trentini per Messe, o altre cose di devozione. Tal proibizione fu spedita al nostro P.
Guardiano di Borgo dal vescovo di Feltre con data de' 23 aprile.
Fu intimato, che le scuole normali di Borgo ausugano vengano tenute nel monistero soppresso
di s. Anna.
2 maggio 1784
2 maggio domenica terza, in Trento fu fatta la processione solenne di s. Simonino. Nel nostro
convento di Pergine ho veduto effigiata la processione del medesimo Santo, che fu fatta
nell'anno 1724.
Giulio Doria di Boiago ha fatto un pallone aereostatico con intenzione d'innalzarlo a Trento; ma
inteso avendo li consoli, che altri simili palloni altrove han cagionato degl'incendi, gli han
proibito tal operazione.
In Roma ultimamente una donna venuta di Napoli, dopo aver esercitato in abito virile il
ministero di lacché, di servitore, e di soldato, collo stesso abito virile sposò un'altra donna; ma
nella prima notte scappò, seco portando via le cose più preziose della sposa. Inseguita e
raggiunta si manifestò femmina, e si seppe, che come femmina avea avuto tre mariti.
5-6 maggio 1784
Ne' giorni 5 e 6 mercoledì e giovedì di questo mese in Trento vi fu il concorso, ed esame per la
parrocchia di Volsana161, essendo precorsa voce, che toccherà all'arciprete di Tegnale Francesco
Fiorio rivano. Li concorrenti furono 58. Toccò subito al Fiorio.
Nella sera del giorno sesto è partito da Trento per Salisburgo il nostro vescovo con due
carrozze, una tirata da quattro, e l'altra da tre cavalli.
Ultimamente in Roveredo furono levate dagli altari le tabelle votive, levati gli ornamenti alle
sacre statue, e proibite tutte le benedizioni, che non sono nel Rituale romano, verbi gratia quelle
del Rosario, del Carmine, della Cintura ecc.
In questi ultimi giorni è morto un putto alla presta per aver mangiato dicidotto ova dure di
seguito.
In Vienna il cardinale arcivescovo Migazzi ad istanza de' nostri Frati ha fatto delle buone
ordinazioni per li nostri cherici, che vanno al seminario pubblico, acciocché non troppo si
svaghino e non si rilassino dalla monastica osservanza; ma sua maestà subito ha ordinato
l'opposto.
Avendo le monache Michelitane di Trento risposto, che piglieranno seco in s. Michele le
monache Trinitarie, in vigore del comando accennato di sopra162; nella sera delli 12 del corrente
sono stati dentro in s. Michele per vedere se sienvi celle in numero sufficiente monsignor
Vicario Zambaiti, il sig. Provicario Menghini, ed il sig. cancelliere aulico Giambattista
Gentilotti.
L'imperatore ha comandato, che li parrochi, ed i curati del Tirolo austriaco contribuiscano
annualmente una certa quantità di danaro per il mantenimento del nuovo seminario istituito in
Insprugg, benché si dicesse, che sarebbe stato mantenuto dalla Cassa di Religione. I parrochi
dovranno dare un tallero; i curati poi, e li Beneficiati un fiorini. Ho pur inteso per certo, che il
medesimo imperatore quando è ritornato a Vienna dall'Italia ultimamente ha ritrovato mesta la
principessa Lisabetta di Wirtenberg, destinata sua nezza, ed avendo inteso, ch'era così mesta,
perché il confessore datole dallo stesso imperatore, le ha detto, che non può salvarsi chi non
vive da cattolico, ed avendo ella perciò riferito, che li suoi antenati eretici erano dannati,
procurò di consolarla, rimosso il detto confessore, e gliene ha assegnato un altro.
15 maggio 1784
15 maggio, giorno di sabato, dopo il vespro sono stati nel monistero della ss. Trinità li signori
Conti e baroni di Prato colle loro mogli, sorelle, figlie, servidori, donzelle ecc., ma non
essendone prima state avvisate di ciò le monache, cui riuscì affatto improvvisa tal visita.
Avendo perduto un occhio il famoso Carloantonio Pilati, ora dimorante nella Germania, è
venuto ordine, che gli contribuisca secento fiorini ogni anno il fu assessore Giambattista de'
Gervasi, ora fissato in Enno, sua patria, e mancante di mente dalle tribulazioni. Fu mandato un
consigliero aulico di Trento a fargli tale intimazione.
In Croviana, villa della nostra Sollandia, in questi giorni, cioè li quindici di maggio è stato
barbaramente ammazzato il sig. dottore Donato Beltrami di Vermiglio, marito giovine d'una
signora Voltolini di Trento. Gli furono tirate delle archibusate, fu coltellato, e finalmente
scannato, sventrato ecc. Li masnadieri furono tre. Il caso seguì non in Croviana, ma alle
Pendegge. Nel 1785 in marzo fu preso a Bolliaco l'uccisore e condotto sul Trentino. Ma poi
rilassato come innocente. Vedi sotto gennaio 1789.
Nell'anno scorso 1783, in Roveredo fu cominciato a fare le tre processioni rogazionali senza
uscire di città, con andare a s. Catterina, a s. Rocco ed a s. Maria, chiese di tre conventi, cioè de'
Cappuccini, Riformati, e Cramelitani, e co' secolari dovettero andare anche li detti Regolari. In
quest'anno 1784 cominciarono ad intervenire a così fatte processioni anche li nostri Frati in
Borgo di Valsugana.
Leggo, che l'imperatore nel 1783 ha vietato il celebrare la santa Messa nella notte del Santo
natale, e che nella settimana Santa non si facciano più sepolcri, ma si metta il Santissimo in un
161
162
*Ossana.
hanno risposto così, supponendo che la cosa non arrivasse ad effettuarsi.
altare decente. Ordinò, che ai Santi cessino ne' monasteri le cattedre di filosofia, e teologia, e
che li Religiosi vadano a studiare ai licei regi a spese della Religione loro, se non sarà
mendicante; e se sarà mendicante a spese della Cassa di Religione. Così allora, ma poi non tutto
si effettuò, come sopra ho ritoccato, e potrei anche qui provare con altri monumenti. Non ho
tempo, né voglia di notare tutto quello, che leggo scritto e stampato. Nel regno di Napoli furono
numerate esattamente le persone esistenti in esso l'anno 1783, e furono trovate in questo
numero. Due millioni 187.086 uomini. Due millioni 230.262 femmine. 85.203 fanciulli, 81. 653
fanciulle. 45.525 ecclesiastici secolari. 24.694 Regolari. 20.973 monache. Tutte persone: quattro
millioni 673.396, meglio 675.396, non comprese le militari.
Con Breve di Pio sesto 23 agosto 1783 nel Genovesato fu diminuito il numero delle feste di
precetto, ma resta l'obbligo di udire la Messa nelle soppresse; di non aprire nella mattina gli
offici pubblici.
Nel medesimo anno 1783 per la prima volta è andato in Moscovia come ambasciatore
apostolico monsig. Giovanni Andrea Archetti di Brescia, nunzio apostolico in Polonia, ed
arcivescovo di Calcedonia dagli undici di settembre 1775, nato gli undici settembre 1731.
Circa la metà di questo mese 1784, ho trascritto diciannove pergamene assai difficili della
chiesa, e comunità di Civezzano, pregato da quell'arciprete, e sindico Pietro Filippi, scritte ne'
secoli XIII, XIV, XV e XVI. Tredici furono stampate subito nelle Memorie di Civezzano.
L'imperatore ha soppresso il vescovado di Pedena ed il vescovado di Trieste, e l'arcivescovado
di Gorizia; e mette un vescovo a Gradisca. In Gorizia ha soppresso li Carmelitani, e li Minori
Conventuali, e manda questi ultimi coi Conventuali di Trieste. Nel convento de' Conventuali di
Gorizia mette li nostri Riformati del Monte Santo presso Gorizia.
Ultimamente in Dalmazia s'è manifestata la peste, particolarmente a Spalato, la quale consiste in
un tumore accompagnato da febbre violenta, che fa morire nel giorno appresso.
Leggo, che l'imperatore ha intimata la soppressione anche alle monache Lisabettine di Vienna,
benché siano spedaliere, e non sieno contemplative. E così a' Frati infermieri.
26 maggio 1784
26 maggio in Roveredo fu dato principio alle opere nel nuovo gran teatro, che dicesi costare
circa sessanta mila fiorini. Impresari di esso sono il cavaliere Carpentario, ed il Conte Francesco
Alberti Piamarta. Sono andati giù perciò tanti trentini, che noi siamo stati defraudati di molto
pane nella questua del mercoledì; e così continuano ad andarvi in gran numero, anche con
sedici, e dicidotto calessi. Lo stesso fanno li rivani, archesi, alani, ed altri. Tutti spendono, e
spandono allegramente, né sentesi alcuno scusarsi e lamentarsi, che non siavi danaro. Gli attori
sono forasteiri utriusque sexus, molto bene pagati.
Leggo, che all'arciduca Massimiliano il Papa Pio sesto ha accordato, che possa stare ancora
dieci anni senza pigliare l'ordine del suddiaconato, e che ciò nonostante possa godere le sue
dignità ecclesiastiche di arcivescovo coloniese, e vescovo monasateriese. Frattanto acquisterà lo
spirito ecclesiastico, e governerà da ecclesiastico. Oh dio! Ma li coloniesi non tacquero.
Il re di Suecia partendo da Venezia regalò chi lo servì, distribuendo scatole brillantate, e danari.
Fattane la somma rilevo, che ha distribuito più di 1.300 zecchini in regali. Poi è andato a Padova
e Verona, Milano, Mantova ed a Torino.
Ai quindici di maggio alle quattro pomeridiane in Argentina163 da' signori Adorno e Winter fu
innalzato 500 piedi un pallone aereostatico; ma poi cadde sopra le palizzate, che circondavano
un regio magazzino di legname, ed appiccò il fuoco alle dette palizzate, ed al magazzino, in
modo tale, che gli spettatori restarono sopraffatti da un indicibile spavento, e vi volle molta
fatica per estinguere il fuoco.
L'imperatore voleva partire da Vienna li quindici per Buda di Ungheria, ma per essergli
sopraggiunta la risipola nella testa, dovette sospendere tal suo viaggio. Per altro egli continua le
sue soppressioni di monasteri nella Lombardia, ed altrove.
163
*Strasburgo.
2 giugno 1784
Li due giugno, mercoledì sera fu mandato alle monache Trinitarie di Trento l'ordine del nostro
vescovo segnato Trento li 19 maggio, che tutte si dispongano per trasferirsi ed incorporarsi colle
Micheline, allegando per ciò l'indulto di Papa Pio sesto164. Tutte quindi sono molto afflitte, e
conturbate, Ma nulla giovano le repliche, conviene ubbidire. Se ciò si effettua, io pronostico la
rovina eziandio delle Micheline. Iddio non lo permetta. Hanno chiesto di essere ascoltate, ma fu
loro risposto, che se hanno qualche difficoltà in contrario la scrivano.
Continuano li trentini ad andare a Roveredo per godere di quel teatro, e vanvi anche di quelli,
che non dovrebbero attesa la scarsezza de' loro beni; ma le opere non riescono di pieno
aggradimento, e quindi gl'impresari scapitano molto.
Anche in Trento ogni sera vi sono commedie. Sei carentani ogni volta dee contribuire chi vuole
vederle; ed in oltre li commedianti sono ancora regalati con altro danaro.
5 giugno 1784
5, sabato delle Quattro Tempora in Trento non furonvi Ordinazioni, perché non vi fu alcun
vescovo. Quindi il nostro frat'Anacleto di Casezzo165 per farsi ordinare sacerdote s'è portato a
Venezia da quel patriarca Federigo Maria de' Conti Giovanelli preventivamente supplicato dal
nostro P. Provinciale. Al detto nostro chierico il vescovo di Trento ha dato le lettere dimissoriali
stampate come se fosse stato un secolare suo suddito, non già come prescrivono le Costituzioni
pontificie rapporto ai Regolari, e come fu sempre praticato in addietro.
6 giugno 1784
6, domenica della ss. Trinità in s. Maria di Trento fu solennizzata la festa di s. Filippo Neri
dall'Oratorio Filippino. in essa già da gran tempo eretto di persone secolari. Fece il panegirico il
sig. don Gerloni di Trento, e cantò la Messa ed i vespri monsignor Giangiacomo barone Piccini
canonico di Trento, e prelato domestico di Papa Pio sesto, il quale fece venire da Sacco de'
musici, e suonatori, e ottenne dal detto Papa l'Indulgenza per tal giorno, essendo stata, ed
occorsa la festa nel giorno dell'Ascensione li 26 maggio.
In questa sera la suddetta compagnia di commedianti ha terminato le sue faccende diaboliche in
Trento, e sono venuti altri commedianti più bravi, chiamati dal Magistrato civico.
Oggidì fu portato alla nostra sagristia il cartello ed ordine di aggiugnere nella santa Messa la
colletta ad petendam pluviam, benché abbia piovuto poco fa.
Le monache della ss. Trinità non hanno solennizzata la loro festa con canti di Messa, e vespri,
ma soltanto con Messe basse e coll'esposizione del Santissimo Sacramento, per motivo di
povertà. Ne' tempi addietro venivano aiutati li monisteri perché sussistessero. Ora s'è trovato
altro ripiego, e ciò per solo otto mila fiorini.
In Ambio166, villa dell'Anaunia ultimamente fu ammazzato un uomo da due altri in un prato con
una zappa, o simile istrumento rusticano, con cui gli hanno spaccata la testa.
A Bordeaux di Francia li 30 aprile per causa di un pallone aereostatico è nata una gran
turbolenza negli spettatori, ed alcuni sono stati ammazzati dal popolo, e otto impiccati per
ordine de' giudici.
Ultimamente la Madre suor Elisabetta Baroni di Sacco già badessa in s. Anna di Borgo è stata
creata Priora delle Agostiniane di Sacco.
3-5 giugno 1784
Ai 3,4,5 del corrente fu tenuto l'esame de' concorrenti alla parrocchia de' Masi di Novaledo nella
canonica di Borgo. Li concorrenti furono due, cioè don Angeli di Clotz Vicario parrocchiale, e
don Varesco di Fiemme. Gli esaminatori l'arciprete di Borgo, l'arciprete di Roncegno, l'arciprete
di Torcegno, ed il nostro P. Guardiano di Borgo Pietro Damiani di Borgo in vece dell'arciprete
164
Trovasi tutto ad literam in mea Chronologia vigiliana, n. 245.
*Casez.
166
*Dambel.
165
di Strigno, che si scusò. Li punti dell'esame sono venuti da Insprugg, e là furono mandate le
risposte, e di là si deve aspettare la scelta del nuovo parroco. Per altro il luogo è insalubre e
povero.
Nello scaduto tempo pasquale con più tridui fu solennizzata la beatificazione della beata
Giovanna Maria Bonomi vicentina monaca in Bassano, in Asiago, ed altrove. Quando non vi
saranno più monache, neppure vi saranno tante sante.
8 giugno 1784
Gli otto di sera monsig. decano Manci è stato al monistero della ss. Trinità per trattare di farlo
sussistere e che non venga soppresso. Vedremo in seguito quello, che farà Iddio signor nostro.
10 giugno 1784
10 giovedì del Corpus Domini sono stato cogli altri soliti Regolari alla solenne processione del
Duomo, in cui officiò il lodato monsig. decano, essendo assente il vescovo. Vi fu qualche trica
tra' sartori e molinari per la precedenza, perché li sartori non volevano ceder la mano ai
molinari, benché la Scuola di questi fosse più antica in Trento. La vinsero i molinari, ma fecero
arrestare tutta la processione nella piazza un gran pezzo di tempo, battendoci frattanto assai
fisso il sole co' suoi cocenti raggi. Ciò reca stupore non essendo la prima volta, che tali Scuole
v'intervengono.
Sua maestà cesarea li tre di questo stava meglio di salute, avendosi fatto vedere al pubblico li 25
aprile quasi guarito sul teatro. Egli ha ordinato, che gli studiosi de' suoi licei, ed università
debbano ogni mese pagare un tanto per mantenere gli studenti buoni, ma poveri; e che ne'
conservatori di donne non siavi alcun segno di monachismo, cioè veli, voti solenni ecc.
Monsignor decano continua le sue operazioni a favore delle Trinitarie, cui le Micheline hanno
promesso quattromila fiorini subito.
Un cavaliere ritornato ultimamente da Vienna a Trento ha detto in questo dì 16 giugno, che in
quella città chi più si mostra antiscristiano è più stimato, e che per tal pessimo fine vi è gara.
Leggo, che ai 24 di aprile nei contorni di Raab o sia Giavarino città dell'Ungheria, per lo spazio
di sessanta secondi è caduta una pioggia sulfurea, la quale bruciava i peli alle bestie, che si
ritrovavano in campagna. Questo fenomeno fu accompagnato da continui terremoti, che
atterrirono e sconvolsero que' popoli. Leggo altresì, che il contagio infierisce a Spalato, e
Smirne, ed in altri luoghi della Repubblica di Ragusi, e perciò il Papa ha mandato ai suoi
commissari della marina delle lettere perché raddoppino le loro attenzioni.
Ho inteso, che in una Gazzetta di eretico tedesco si riferisce, come essendo andati de'
commissari austriaci per isvestire la Madonna della Mercede in Vienna, questa mostrò
resistenza, ed essendo andati a riferir ciò all'imperatore ebbero in risposta, che la lasciassero
stare, e che ciò disse loro con un sorriso.
24 giugno 1784
Nella sera de' 24 fuori della Porta di s. Croce ho ritrovato un uomo valtellinese malsoddisfatto
de' trentini, perché portando egli intorno in un armaretto una bella statuetta della Madonna per
farla vedere, suonando uno stromento, e cantando delle canzonette spirituali, dal signor
capoconsole167 per mezzo di uno sbirro fu cacciato dalla città con ordine, che subito subito se ne
vada via. Egli era venuto supponendo di fare qualche guadagno in occasione del gran concorso
per l'imminente festa di s. Vigilio. Per altro egli mi ha mostrato un attestato del fu sig. arciprete
di Volsana168 Leonardo Cimonati dato li sei agosto 1783, circa li suoi buoni costumi e mi ha
detto, che sul Bresciano fu rispettato, e ricevette molti doni, de' quali ne ho veduto non pochi
intorno alla stessa statuetta. Oh Dio! si cacciano li divoti, e si ammettono li commedianti, e le
commediantesse, li saltimbanchi, li burattinisti, e simili profani.
167
168
Barone Sigismondo Trentini.
*Ossana.
22 giugno 1784 [sic]
Li 22 giugno nel liceo di Trento ha difeso tesi ex universa physica sotto la presidenza del nostro
P. Maurizio da Borgo i principino Gioseppe Wenceslao di Liectenstein, dedicate a monsig.
Giuseppe de' Conti Garampi nunzio apostolico in Vienna. Ha risposto con franchezza, ma senza
esser inteso, essendo assai difettoso nella bocca e lingua.
25 giugno 1784
25 giugno, oggidì un uomo di villa o sia contadino di questi contorni in Trento ha venduto le sue
gallette, e messo nella scarsella in un fazzoletto cento fiorini di buona moneta. Camminò per
Contrada Larga, ed arrivato sul Cantone non più ritrovò nella scarsella il fazzoletto coi danari, e
subito sospettò, che gli siano stati tolti da due uomini, che nulla esso pensando allora di male,
gli aveano tenuto dietro. Restò molto afflitto, sclamò, e fece dello schiamazzo; ma senza verun
vantaggio. La festa di s. Vigilio suol esser profanata da birbanti, e così detti sborsaruoli.
26 giugno 1784
26 giugno, festa di s. Vigilio protettore principale di Trento, e sua diocesi, fu giorno tutto bello.
Fu preceduto col campanò triduano del Duomo, e col suono parimente triduano di tutte le
campane della città, e de' sobborghi nella sera.
Fu fatta la solita processione intorno al Duomo, e cantò la Messa monsignor decano Manci non
essendovi vescovo. Sotto di essa furono sbarati de' mortari. Fuvvi gran concorso di forasteiri,
ma non di nobili roveretani, perché da' trentini fu detto male delle loro commedie. Perciò li
roveretani affine d'impedire il concorso ai trentini in questa festa, volevano dare loro lo
spettacolo della caccia del toro, e dare accesso gratis ad ognuno alla commedia, ma nulla fecero
per mancanza di danaro. In Trento vi fu commedia dopo il vespro, ed anche dopo le undici di
notte quando terminarono li fuochi artificiali. A tutte e due queste funzioni profane, per non dir
altro, vi fu sterminato concorso. Ma restò morto un uomo su la macchina de' fuochi.
Nello stesso giorno di s. Vigilio in Maleto capitale della Sollandia fu dato principio ad un
solennissimo quattriduo in onore del nostro beato Lorenzo da Brindisi confessore Cappuccino
ex generale, morto in Lisbona li 22 luglio 1619, dai Padri Cappuccini, essendovi Guardiano il
Padre Gabriele Coppa di Ala. Nel secondo giorno ha panegiricato il nostro P. Gioseffantonio
Dusini di Cles Vicario di Cles. Il detto Beato fu soltanto Vicario generale soggetto al Ministro
generale de' Minori Conventuali, poiché solamente nel 1627 li Cappuccini cominciarono ad
avere Ministro generale. Lodasi nel Leggendario, nel Martirologio e nella Biblioteca dell'Ordine
nostro169.
11 luglio 1784
Gli undici del corrente, giorno di venerdì, in Roveredo è caduta una saetta nel convento di s.
Maria, ed ha ammazzato un padre Carmelitano, e feriti due altri di quei Religiosi. Dicesi sesta
saetta caduta in quel convento. Eppure non furono suonate le campane, ciò essendo ora proibito
da Gioseppe secondo, per evitare gli omicidi.
Ultimamente in Caldaro fu svestito d'ordine del predetto Giuseppe il taumaturgo nostro
sant'Antonio padovano de' suoi ornamenti datigli dai devoti fedeli cristiani, e furono levate le
molte tabelle votive.
Il detto imperatore non ha potuto intervenire alla processione del Corpus Domini per motivo
della sua flussione d'occhi. Ora è andato a Laxemburgo in villeggiatura. Da Firenze sono già
partiti per Vienna Pietro Granduca, ed il di lui primogenito Francesco.
169
In onore del Beato Lorenzo da Brindisi e del Beato Bernardo da Corleone Cappuccini fu fatto in
Maleto. Tal festa fu definita dal dottore Francesco Manfroni nel suo Indovino filosofo del 1785, pag. 58 e
segg. dove lo dice Triduo cominciato li 27 e che nel primo dì predicò il Dusini, nel secondo il Gigli, nel
terzo il Muli. Che ha fatto l'introduzione il Pancheri. Ogni sera predicò Luigi Bevilacqua parroco di
Folgaria. Finisce pag. 67.
29 giugno 1784
29 giugno, festa de' ss. Apostoli in Trento vi fu giuoco solenne del pallone fra trentini, un
borghesano, un perginasco e due roveretani. Così si santificano le feste ora di molto sminuite.
30 giugno 1784
30 giugno. Il principe di Liechtenstein, che in questo stesso mese come studente ha difeso Tesi
di fisica in Trento, oggidì nello stesso luogo fu mecenate di Tesi logiche, e metafisiche difese
dal Conte Fato di Terlago trentino e da un nobile Merl atesino, contra delle quali ha pure
argomentato, senza però esser punto inteso, per difetto organico della di lui bocca storta.
Ho inteso, ch'è venuto ordine cesareo, qualmente tutti li chierici non in sacris depongano l'abito
clericale; che tutti gli ecclesiastici siano soggetti ai giudici laici; e che niuno dica male degli
ordini cesarei sotto pena d'esser subito impiccato, se sarà uomo, e di esser decapitata subito se
sarà donna, con un buon regalo all'accusatore. Ho pur inteso, che 72 Cappuccini dell'Austria
sono stati levati all'Ordine, e messi fuori nelle parrocchie. Item che a Milano sono stati soppressi
altri molti monisteri. Che si dimandano nuove fassioni dai Regolari. Che ecc., non ho né tempo,
né lena da scriver altro. Oh Dio! oh Dio! Ora vengono toccati sensibilmente anche li secolari, si
teme di qualche sollevazione popolaresca.
6 luglio 1784
Li sei luglio fu da me Antonio Tognoti già rammentato sopra. Egli è per impazzire per essergli
stato levato l'orto già di s. Carlo, non potendo in altro modo procacciarsi il sostentamento, e
pagare li suoi debiti. Non fida ritornare a Roveredo, né lasciar sapere dove sia alla sua moglie,
mancando da essa già da non pochi giorni. In s. Carlo gli fu bruciato un figlio, la moglie ha
abortito dalla passione, ed ha dovuto spender per guarirla, gli è morto un porcello. Il capitano
Trentinaglia gli dice, che ha ragione di lagnarsi. Altrettanto gli dice il Podestà Gio. Pompeo
Besenella. Ma tutti e due dicono, che non possono aiutarlo. Nel detto orto ha piantato molto
tabacco l'amministratore regio Francesco Tacchi. Sopra di questo caso vi sarebbe da riflettere.
Ma non voglio.
7 luglio 1784
Li sette luglio, giorno di mercoledì, risplendendo il sole, dal fuoco accesosi per disattenzione di
una donna restò incendiata tutta la villa di Valsorda, situata fra Villazzano, e Vigolo, eccettuate
tre sole case disgiunte, e la chiesa curata.
8 luglio 1784
Gli otto abbiamo cominciato a recitare nella santa Messa la colletta ad petendam pluviam.
9 luglio 1784
Li nove ho inteso da persona degna di fede, ch'essendo andato a Spor un commissario cesareo
per far levar a quella Madonna miracolosa gli ornamenti e le tabelle votive, il sagrestano ed ogni
altro sporese ricusò di salire in alto per eseguire l'ordine. In fine vi salì uno sbirro, ma dovette
presto calar a basso, perché si sentì mancare il cervello, ritornò la seconda e terza volta, e
sempre gli successe lo stesso accidente.
In Trento continuano le commedie ogni sera con gran concorso, intervenendovi settecento e più
persone utriusque sexus, e pagando ogni una ogni volta dieci soldi. Continua pure la siccità
grande, che minaccia caristia. Ma vi sono de' granisti in Trento, che gioiscono, giacché hanno
ancora del grano radunato nell'anno scorso.
Negli ultimi di giugno fu spedito ordine al Governo di Moravia, che sopprima altri trentacinque
monisteri, tra' quali il monistero de' PP. Benedettini di Prugg, che dicesi avere 90.000 fiorini di
annua rendita. Fu pure soppressa la Prelatura di Canonici Regolari di Pölten, cioè della città di
Sant'Ippolito nell'Austria inferiore ed il convento viennese delle monache Lisabettine, perché
non hanno voluto andare ad assistere le inferme dello spedal grande, essendo ciò fuori del loro
Istituto. In Vienna furono abolite cinquantasette Confraternite, con che fu accresciuta la
cosiddetta Cassa di Religione di 30.000 fiorini, colla terza parte de' quali si pagheranno de'
debiti dello Stato. Si fanno ancora vedere le nebbie dell'anno scorso nell'Austria, ma in minore
quantità.
In Versaglies su la sala di ballo per tre ore continue sonovi state accese cinquemila candele. Un
parigino di 22 anni ad Aranquez in presenza del re, e d'immenso popolo ha tentato di andare per
l'aria in un pallone, ma dopo varie prove infelici, nell'ultima cadde dall'altezza di 40 braccia, si
ruppe le gambe e la testa con ispavento di tutti. Perciò il re ha proibito così pericolose
esperienze. Li veneziani soldati sono partiti per Cattaro, Corfù, e Tunisi li 27 giugno, giorno di
domenica, contra gli Algerini. Da Vienna si mandano continuamente cannoni e munizioni nella
Boemia; ed in Ungheria si fa provisione grande di biade.
Continua il sereno, ed il caldo eccessivo. Li trentini continuano pure a frequentare ogni sera le
commedie, e niuno si lamenta del caldo di quel luogo, né della spesa, che debbon fare. Niuno di
loro pensa di pregare Iddio. La sede vescovile vaca. Si dice, che li più diligenti alle dette
commedie si mostrano li canonici, e preti. Si dice pure, che vien trattato di ergere in Trento un
teatro, con far in esso un palco speciale per il vescovo, e di ergerlo nella chiesa della ss. Trinità
delle monache Clarisse. Se lo facessero nel Duomo risparmierebbero certuni un viaggio. Per
degni rispetti non nomino li progettanti.
8 luglio 1784
Gli otto di luglio il fuoco ha incenerito una casa presso Riva con grande spavento de' rivani, ed
anche de' nostri Frati delle Grazie, che in otto sono corsi per dare aiuto. Le donne, che stavano
in essa per tirare la seta, furono liberate con metter loro delle scale alle finestre. Per altro a
motivo di divertire le dette donne ed altri, ogni sera in detta casa si facevano de' suoni e balli, e
tripudi. Fu giorno di giovedì.
9 luglio 1784
Li nove in Arco un Zanco di Dro, che da quindici mesi stava prigione con un suo fratello,
essendo coram iudice all'esame, tutt'ad un tratto restò morto. Per altro ne' giorni precedenti
aveva avuto della febbre, e meritava la morte, siccome mi viene asserito.
14 luglio 1784
Li 14 ho letto un lungo catalogo di libri spirituali proibiti da Giuseppe secondo, con ordine al
vescovo di Trento, che non permetta la ristampa nel suo distretto. Ma tal catalogo è molto mal
composto, cosicché di pochi libri si può da noi aver notizia certa. È conforme agli editti
precedenti, e così basta.
Il Bolgiano quel popolo voleva fare una processione colla Madonna per impetrare la necessaria
pioggia; ma il capitano Franzini non lo ha permesso. Poi sono comparsi tre giovani al medesimo
minacciandolo se non lo permette. Non so poi con qual effetto.
16 luglio 1784
Li 16 giorno di venerdì, e festa della Madonna carmelitana, la pieve di Besenello, che non è
austriaca, ma trentina, è stata processionalmente a visitare la miracolosa Madonna di Civezzano
per impetrare la necessarissima pioggia.
18 luglio 1784
Li 18 per la prima volta ho inteso, ch'è venuta da Vienna la sentenza in favore del Magistrato
consolare di Trento, e contra il vescovo di Trento, circa la beccaria del castello.
Ho pur inteso, che il Consiglio aulico di Trento ha sentenziato, che venga mutato il corso del
Fersina, e le sia dato in avvenire per Borgaro, come tante volte ella stessa se lo ha perso. Per
fare una tale sentenza non furono ammessi li consiglieri interessati, cioè che hanno beni nella
campagna borgarese. Vedi sotto.
20 luglio 1784
Li 20 di mattina fu a visitare questa nostra Via Crucis e chiesa processionalmente la pieve di
Pedecastello, colla sua cura di Ravina per ottenere dal Signor Iddio la necessaria pioggia.
Leggo, che Pio sesto, ha proibito per quest'anno la fiera di Sinigaglia, e la funzione
dell'Indulgenza della Porziuncola, perché dalla Schiavonia non sia portata la peste. Questi sono
pretesti, come tante altre scuse tendenti alle novità germaniche.
12 luglio 1784 [sic]
Li 12 di questo per ordine sovrano in Borgo di Valsugana fu dato principio a tenere le scuole
normali nel monistero soppresso di s. Anna. Il mio fratello P. Massimo insegna nel lavorizio, ed
il P. Gerardo nel refettorio.
19 luglio 1784 [sic]
Li 19 di notte in Borgo fuvvi un turbine così forte, che levò del tutto un'ala del coperto della
nostra chiesa, ed insieme colla trave lo trasportò nel primo chiostro, distaccò mezzo finestrone
sopra la porta della chiesa, buttò a terra mezza pergola nell'orto, e fece mille altri mali.
Le monache Trinitarie sono ancora su la corda. Non sanno dove andare, né cosa risolvere,
perché chi loro parla ad un verso, e chi all'opposto, e quindi sono nel buio. Questo vieni loro
detto per certo, che dovranno ad ogni patto evacuare quel loro amato chiostro.
Ho letto una bella lettera scritta dal cardinale arcivescovo di Malines Gio. Enrico di
Franckenberg slesita alle monache soppresse della sua diocesi, colla quale compiange la loro
disgrazia, e le esorta alla pazienza, ed a far quanto potranno per esser Religiose anche fuori del
sacro chiostro. La ho trascritta altrove per memoria; cioè in Chronologia Vigiliana num. 246170.
Nel 1785 ha scritto un'altra bella e buona lettera a sua maestà cesarea.
In Praga da Gioseppe II, è stato soppresso il monastero de' Padri Cisterciensi molto ricco. Lo
stesso Gioseppe II fa vendere i beni stabili delle parrocchie della Boemia con intenzione di
assegnare ai parrochi una prebenda in contanti.
Al principe Francesco suo nipote, ora dimorante in Vienna, ha assegnato per istruttore nella
giurisprudenza il barone Carlo Martini di Revò, consigliere di Stato.
Ha abolito il generale comandante del Tirolo, e lo ha incorporato a quello dell'Austria Inferiore
in Gratz. Non v'ha cosa, che non venga toccata, e svoltolata171.
Si tratta di crear novo elettore dell'imperio romano il Duca eretico di Wirtenberg, al qual fine si
mostra impegnata l'imperatrice della Russia, il di cui figlio ha una figlia del detto Duca.
Il nostro vescovo ha stabilito di pigliare nel suo seminario anche otto, o dieci convittori giovani
nobili sotto una uniforme vestitura da secolari, ed in una camerata separata da quella de' cherici,
e sotto un particolare prefetto. Gli ha poi presi.
In Trento si continuano le commedie e si fanno anche altri spettacoli di mondano divertimento,
benché il cielo sia di bronzo, e non voglia darci la necessarissima pioggia.
Si fanno anche orazioni pubbliche per ottenere la detta pioggia, essendo stato stampato il solito
foglio con ordine, che si faccia l'esposizione del Santissimo mattina, e sera, e si canti Messa
nelle chiese seguenti, dopo, che lo stesso fu fatto nelle quattro parrocchiali della città, cioè
Li 22 giovedì. Dal seminario.
Li 23 venerdì. Dai PP. Agostiniani.
Li 24 sabbato. Dai divoti di s. Pietro.
Li 25 domenica. Dalla Compagnia del ss. Sagramento nella cattedrale.
Li 26 lunedì. Dai PP. dell'Oratorio.
Li 27 martedì. Dalla Congregazione Mariana.
Li 28 mercoledì. Dalla Confraternita della Morte.
170
171
Tovazzi, Chronologia Vigiliana, Trento, BSB MS 70.
*Capovolta, avvoltolata, scompigliata.
Li 29 giovedì. Dall'Oratorio di s. Filippo Neri in s. Maria Maggiore.
Li 30 venerdì. Dalla Compagnia della Buona Morte.
Li 31 sabbato. Dalla Confraternita dell'Annunciata.
Il primo agosto domenica. Dalla Compagnia de' Zappatori.
Li 2 lunedì. Dalle Compagnie esistenti nella chiesa del Carmine: cioè la Carmelitana e
Rosariana.
Li 3 martedì. Dalla Confraternita del Suffragio.
Li 4 mercoledì. Dalla veneranda Casa di Dio.
Li 5 giovedì. Dalle Madri della SS. Trinità.
Li 6 venerdì. Dai PP. Riformati.
Li 7 sabato. Dai PP. Minori Conventuali.
Li 8 domenica. Dalle Madri Orsoline.
Li 9 Lunedì. Dai PP. Cappuccini.
Li10 martedì. Dalle Madri di s. Chiara.
Li 11 mercoledì. Dai Padri Carmelitani alle Laste.
Vedremo a chi toccherà di ottenere la bramata grazia.
Alle Madri di s. Chiara, o sia di s. Michele ora è confessore straordinario il Padre Domenico de'
Paoli Filippino.
28 luglio 1784
Li 28 di mattina la pieve povana172 è stata processionalmente in Duomo a visitare il ss.
Crocifisso per impetrare la pioggia.
Nella medesima mattina in Povo andando di là da Ultracastello a cavallo solo è smontato in
terra, ed è restato subito morto il sig. consigliere Giuseppe Schreck lodato di sopra all'ottobre
1782. Egli ogni mattina soleva fare quel passeggio per pigliare quell'aria. Nella medesima
mattina aveva ascoltato due Messe. Come consigliere giubilato tirava ogn'anno la metà del suo
salario, consistente tal metà in due mila fiorini. Quando andò a Milano come quistore trovavasi
direttore camerale del vescovo principe nel castello di Trento. Conseguì quel posto di quistore
per mezzo del Conte Carlo di Firmian ministro plenipotenziario della Lombardia austriaca.
Diventò consegliere avanti l'anno 1769. Fu uomo grave, divoto, modesto, savio. Resta la di lui
moglie Teresa figlia del fu consiglier Francesco Ignazio Sizzo di Trento, con due figliuoli, e
cinque figliuole, con due fratelli preti, e tre fratelli Agostiniani, ed un fratello nubile. Non ha
ammogliato alcun suo figlio, né maritata alcuna delle sue figlie. Uno de' di lui figli cherico
tonsurato ha un Beneficio sul Milanese, che gli frutta cento zecchini annui. Egli può servir
quest'esempio per provare, che la santa Chiesa non nuoce alle famiglie secolari. Si riflette, che li
signori Schrecki furono sette fratelli, e che di essi cinque sono sacerdoti. Il di lui cadavero fu
riposto nella cappella di s. Pantaleone di Oltrecastello, e poi nella mattina dei trenta venne
trasferito nella parrocchiale di Povo, accompagnato da molti preti, e da noi Riformati in 10 colla
croce. Cantò la Messa de Requiem il nostro Padre diffinitore Carlo Felice Pino di Trento, e noi
cantammo in coro, ed il Benedictus, in contrappunto. Nel resto fece da officiatore il sig. don
Leonardo Zanella primessario, essendo nella Sollandia il sig. Piovano Francesco Sizzo. Il detto
Padre avrebbe anche sermoneggiato in lode del defunto se dal Zanella gliene fosse stato dato un
picciol cenno.
Continua il sereno serenissimo con un caldo eccessivo. Altrove però piove.
Ho inteso, che all'imperatore è capitata una deputazione del regno d'Ungheria perché gli
ristituisca la Corona di Santo Stefano, e non tenti altre novità. Di più, che gli è capitata un'altra
deputazione del regno di Boemia contra di lui. E che Pio sesto con una sua circolare sotto pena
della scomunica ha vietato ai vescovi austriaci il mutare vescovado senza sua previa licenza.
Che l'imperatore ha esibito i beni delle povere monache di s. Carlo e di s. Anna al vescovo di
Trento con patto, che faccia un ospedale per li bastardi. Ma non sortì alcun effetto.
172
*di Povo.
Ho inteso che quattro signori trentini hanno invitato ad una lauta cena di cibi magri all'Osteria
dell'Europa quattro commedianti colle loro dame. Queste però non vollero intervenirvi. Tal cena
costò ai trentini quaranta fiorini. Ho pur inteso, che un signor trentino ha mandato ad una dama
commediante una tabacchiera d'oro in regalo, e che la donna non l'accettò, ma la rimandò
indietro, ed essendo andato lo stesso signore in persona, lo fece subito partire, dicendogli, che se
fosse stato presente il suo marito, forse non sarebbe partito colle gambe sane. Un altro trentino
ha mandato ad una commediante alcune bottelie di vino navigato173; ma essa le ricusò, e
rimandò, dicendo, ch'essa non usa tali vini, e non riceve regali. Tralascio il resto.
1 agosto 1784
Il primo ho inteso per certo, che li commissari austriaci hanno vietato ai nostri Riformati del
Tirolo il celebrare Messe in suffragio de' nostri, o sia loro Frati defunti, e che soltanto per ogni
frate che muore sieno cantate tre Messe nel solo convento dove muore. Di più, che solamente la
metà delle Messe domenicali sieno in libertà de' Padri sacerdoti. Di più, che le Madonne svestite
debbano essere rivestite.
2 agosto 1784
Nel giorno secondo noi abbiamo avuto il solito concorso all'Indulgenza della Porzioncola; e due
de' nostri sono stati chiamati secondo il solito ad Avis per ascoltare le sagramentali confessioni.
Li Terziari però nostri a s. Maddalena in quest'anno per la prima volta non hanno fatto alcuna
funzione.
3 agosto 1784
Nel giorno terzo colle stampe del Monauni è sortita una lettera del sig. consigliere Romedio
Chilovi Intorno alla sentenza imperiale emanata nella causa de' macelli ecc. in quarto, pagg. 4
senza data e luogo, e stampatore. Si prova con essa, che falsamente fu divolgato essere stato
solennemente sentenziato in favore del Magistrato civico di Trento contra il vescovo principe.
Tal lettera si distribuisce insieme colla Gazzetta ebdomadaria di Trento.
Leggo, che agli otto di luglio in Messina fu sentito un orribile terremoto, preceduto da un forte
tuono simile ad una cannonata. Di più, che un professore di fisica in Parigi non essendogli
riuscito bene l'esperimento di un gran pallone aereostatico, ed essendo perciò stato
malsoddisfatto il pubblico, si conturbò tanto, che gli sopravvennero le convulsioni, e restò in
pericolo di morte. Item, che il Conte Giacomo Durazzo genovese, ambasciatore austriaco in
Venezia, ha ottenuto la sua dimessione, e che il successore sarà nominato soltanto Inviato.
4 agosto 1784
Nel giorno quarto fu in Trento la pieve pinetana processionalmente per implorare la
necessarissima pioggia. Anche la Valle di Rabbi fu a visitare il nostro s. Antonio di Cles per il
medesimo fine. Ieridì li cognolotti hanno fatto festa per la stessa causa.
In questo stesso giorno quarto sono stato accertato, che il caso sporense riferito sopra al 9 luglio,
non fu in tutto come si disse. La verità si è, che lo sbirro cominciò a svestire la Madonna, e non
avendo voluto alcuno de' presenti ricever ciò, che levò da essa, ripose nel primo luogo il tolto, e
discese dall'altare infecta re174. Deo gratias.
Ho inteso, che in questi ultimi giorni, atteso il gran bisogno, che il Signor Iddio muovasi a pietà
di noi, e ci conceda una buona pioggia, sono state sospese in Trento le commedie. Per altro egli
è scrutator cordium, e vede le nostre più intime intenzioni.
5 agosto 1784
Li cinque i cognolotti han fatto festa, e sono andati processionalmente in Pinedo alla Madonna
Caravaggiana di Montagnaga per ottenere la pioggia. Nel giorno antecedente cominciò a farsi
173
174
*D'oltremare.
*Senza fare ciò che doveva..
veder densa l'aria, poco meno che nell'anno scorso. Nel medesimo giorno quarto [sic] furono
distribuiti in Trento i premi agli scolari del liceo vescovile. Li premiati furono Domenico
Zanoni, e Giambattista Belfanti di s. Angelo, anauniaci. Giambattista Pedroni anauniaco, e
Pietro Guarinoni de Hoffberg e Folderthurn cavaliere trentino. Giangiorgio Schmid stubacense,
cioè di Telffes, e Pietro Alessandrini de Newenstein trentino. Francesco Ferrando trentino, tutti
rettorici del secondo anno.
Giovanni Miori di Lono, Biasio Pardatscher da Egna, e Gioseppe Ricci di Castel Corona
anauniaco, e Francesco Stefenelli trentino, rettorici del primo anno.
Giambattista barone Trentini di Bolgheresfeld trentino, Giorgio Tecini anauniaco, Francesco
Weber da Egna, Gioseppe Zanotti rivano, Valentino Baldessari da Baselga di Sopramonte, e
Giovanni Calliari di Giudicaria, scolari della suprema grammatica.
Salvator Tecini anauniaco, ed Antonio Perger trentino. Pietro Marani di Giudicaria. Gioseppe
barone Taxis di Valnegra e Bordogna trentino, Sigismondo Guarinoni di Hoffberg e Folderthurn
cavaliere trentino. Giacomo Bisdomini filius Lazari, trentino, scolari della grammatica media.
Bernardino Sartori di Ledro. Giulio Sardagna di Hochenstein trentino. Carlo Sardagna di
Hochenstein terntino, filii Iosphi. Gisueppe Bertelli di Caderzone, Monte Giglio e Castel
Volsana cavaliere trentino. Giambattista Conte Manci d'Ebenheim trentino, scolari dell'infima
grammatica.
Simone Giuseppe Consolati di Fontana Santa trentino, Pietro Fraporti trentino, principianti.
Li rettorici furono 58. Li grammatici 85, Li principianti 22. Tutti 165. Gli alunni del seminario
furono Domenico Zanoni di Valdinon, Gio. Battista Belfanti da Enno. Gioseppe Zamboni .
Francesco Calderoni. Antonio Battaglia de Ponte Alto trentino. Gasparo Plachi. Federico
Ghezzi de Thuenno. Antonio dalle Mule. Gio. Battista Zanetti. Pietro Belfanti. Giovanni Maria
Costanzi. Bartolommeo de Maffei cavaliere. Li convittori. Gioseppe Raswalder (Kaswalder?).
Giangiorgio Schmid. Biagio Pardatscher di Egna. Gioseppe Ricci. Alessandro Bonelli. Alberto
Santuari. Paolo Candioli. Niccolao Leonardi. Domenico di s. Niccolao. Giorgio Tecini.
Gioseppe Zanotti. Giacomo Belfanti di s. Angelo. Faustino Vanetti. Gioseppe Calderoni. Giulio
de Sluca. Antonio d'Anna de Celò. Antonio Muzzi. Salvatore Tecini da Valdinon. Bernardino
Tacchi. Gioseppe Bertelli cavaliere. Gregorio Menapace. Agostino Giuliani. Tralascio gli altri
scolari logici, fisici, canonisti, legisti, teologi ecc. Gli alunni per altro sono ventiquattro.
7 agosto 1784
Li sette, giorno di sabato, li povesi175 han fatto festa per ottenere la pioggia.
Ho inteso, che il Conte Francesco Alberti di Roveredo ha perduto circa mille zecchini per non
essere riuscite di aggradimento le opere teatrali.
8 agosto 1784
Gli otto, giorno di domenica, di mattina ho veduto un'affluenza straordinaria di uomini, e donne
alla sorgente del boschetto sopra la Fersina di rimpetto alla sega. Anche negli anni scorsi ho
veduto del concorso ad essa, ma non mai tanta. Intendo, che anche l'acqua di Santa Colomba
sopra Civezzano si fa nota, va gente a beverne, ed a pigliarne per portarla altrove. Furonvi circa
400 persone.
11 agosto 1784
Gli undici ha terminato il turno di orazioni per ottenere la pioggia, ma non piovette altro, che
nella notte de' 23 di luglio e nella sera degli otto agosto, nella quale cadde della neve sui monti,
e seguì tanto freddo, che ci obbligò ad indossare il mantello. Ai dieci, giorno di s. Lorenzo per
altro detta dalla gran caldura, soffiò continuamente un vento freddo, e gagliardo, e continuò
sino alla mattina di questo giorno undecimo.
Nel medesimo giorno undecimo ho letto scritto da Roveredo, che l'altro ieri, cioè ai nove, sono
state soppresse le monache Agostiniane di Sacco, tra le quali vi sono alcune nostre Sclarisse176
175
*abitanti di Povo.
di Roveredo e Borgo, essendo Priora la Madre Elisabetta Baroni di Sacco già badessa in Borgo.
Si scrive pure che saranno soppressi li Cappuccini di Roveredo, anzi di tutti gli Stati austriaci,
con licenza loro data di unirsi a noi Riformati, o di secolarizzarsi. Di più, che tutta la carta, che
vorrà usarsi per fare scritture pubbliche dovrà essere bollata. Si dicono imminenti altre novità,
ma non si scrivono. Fu pur letto nella Gazzetta di agosto, che sua maestà sta male.
12 agosto 1784
Li 12 agosto leggo, che l'abate Puerot originario d'Italia dall'imperatore della Cina è stato
elevato alla dignità di Mandarino, e di segretario per la corrispondenza colla Russia; e che nel
medesimo tempo ha ottenuto un decreto, col quale l'imperator chinese gli dà licenza di predicare
in tutti li suoi domini la Religione cattolica romana, permettendo ai suoi sudditi di abbracciarla,
senza eccettuare i Mandarini, e Primari dell'imperio, purché questi ne dimandino prima la
permissione. Così diconsi portare le ultime lettere venute da Peckino a Roma. Deo gratias. La
fede, che parte dai nostri paesi, troverà luogo, ed albergo altrove. Sopra il caso della China
veggasi sopra all'anno 1780.
Leggo, che la città di Trieste ha spedito due deputati a Vienna per insinuare all'imperatore che
l'editto suo di 22 articoli, col quale vieta l'introdurre tutti li prodotti, e mercanzie di manifatture
estere ne' suoi Stati, cioè oli, pesci, sale, uve, manifatture di lana e seta, riesca molto
pregiudicevole al commercio triestino.
Continua il sereno, e la siccità, per la quale si teme una grande carestia, essendo bruciate le
campagne. Ora però l'aria è molto rinfrescata. Continuano pure in Trento le diaboliche
commedie con grande concorso, ed applauso. La sig. Capitania Gioseffa Malfatti nata Melchiori
ha mandato de' molto notabili regali alla principale commediante. Iddio le perdoni. Furono
valutati circa quattrocento fiorini.
Si parla per Trento, che un uomo ha rovinato una sua nezza177 peccando carnalmente con essa in
modo, che essa deve morire dal male attaccatole. Ha sette anni soli.
Intendo, che il Corpo mercantile di Vienna ha insinuato all'imperatore la sua proibizione di non
pigliare prodotti estranei, manda in malora il loro commercio, e negozio.
Anche li canonici di Trento sono disturbati, perché sono stati tolti loro i beni, che hanno
sull'austriaco nominatamente in Termeno, benché tra di loro vi sieno sudditi austriaci. Niuno si
trova esente da disturbi, chi più, e chi meno e ciò tocca perfino alle bestie domestiche.
In questi giorni ho veduto ardere terribilmente la montagna di Zambana e Terlago. Il fuoco dura
tuttora, e fu attaccato alla zambanese dai zambanesi senza mal fine, ma imprudentemente.
Oggidì 17 agosto sono andati i terlagini178 per impedirgli il corso. Anche un'altra montagna
dell'Atesia s'è bruciata, nella qual congiuntura sono periti due uomini.
17 agosto 1784
Nella mattina de' 17 giorno di martedì sono stato alla processione generale per la pioggia179 in
cui fu portata l'immagine di Maria Santissima, detta di s. Luca, dal Duomo a s. Maria Maggiore.
Tal processione cominciò nel Duomo, uscì dalla porta laterale de' due lioni, andò dirittamente a
s. Maria, entrando in essa per la porta maggiore. Fu quivi cantata la Messa festiva
dell'Assunzione, coll'orazione sub una conclusione pro pluvia. Poi uscì dalla porta epistolare180,
andò per la Contrada Lunga, Contrada Larga, Piazza Pretoria, e rientrò nel Duomo per la porta
grande. Finite le Litanie della Madonna Lauretana fu data a tutti la benedizione colle detta
immagine, e finalmente tutti andarono alle loro magioni, essendo l'ora undecima. La detta sacra
Immagine fu portata da due leviti vestiti con tonicelle bianche. Cantò la Messa monsig.
canonico Zambaiti Vicario generale, ma fece da officiatore alla processione il sig. piovano del
176
*ex Clarisse.
*una nipote.
178
*abitanti di Terlago.
179
Altre simili processioni il 1777, 17778, 1782.
180
*in cornu epistolae, cioè la leterale sud.
177
Duomo. Intervennero quattro canonici, il Magistrato consolare, tutte le parrocchie, tutti li
Regolari, cioè gli PP. Agostiniani, Riformati, Conventuali, e Cappcucini. La chiesa di s. Maria
fu pienissima, e vi dovemmo stare sempre in piedi per la gran calca. Ma il cielo non si mosse
punto. Nella sera però cadde qualche goccia. Nella seguita mattina venne un guazzetto picciolo.
Dopo il pranzo un altro grande. Così nella notte. Così nel giorno 19, 20.
Nello stesso giorno 17 leggo, che in Vienna il vescovo di Osnabrugg Federico figlio del re
luterano d'Inghilterra, ed esso pure luterano, in età d'anni 21, riceve molti spassi di balli, e
conviti, caccie, ed evoluzioni militari, dandogliegli specialmente l'imperatore. Reca orrore il
sentir nelle Gazzette cattoliche, che al detto vescovo piace molto la caccia, ed il militare. Che
vescovi! Leggo pure, che essendo morto l'arcivescovo di Colocza nell'Ungheria, sono state
destinate alla Cassa di Religione in gran parte le rendite di quel vescovado. Leggo, che
l'Arciduca Massimiliano ora è intento a sistemar il militare del suo arcivescovado di Colonia, e
del vescovado suo di Münster, uniformandosi totalmente alle massime di suo fratello Gioseppe.
Che vescovi!
Ho inteso, che l'imperatore vuole da ogni prete un fiorino al mese, e da ogni parroco cinque
fiorini al mese, e ciò annualmente. Ho letto, che il medesimo imperatore vuole il quaranta per
cento dagli Ungheri, ma ho inteso, ch'essi ricusano di obbedire. Ho pur letto, che lo stesso
imperatore vuole levate le tabelle votive dagli altari, in vece delle quali permette l'attaccarsi alla
porta della chiesa un cartello testificante la grazia ricevuta.
Più chiaramente mi fu detto esser voce pubblica in Trento, che gli Ungheri dopo di aver fatto un
congresso generale hanno spedito all'imperatore quattro magnati, li quali dissero al medesimo,
che non vogliono altre novità, e che con quelle stesse spade, con cui finora hanno difeso la Casa
d'Austria, in avvenire difenderanno le loro libertà, e che a questo l'imperatore non rispose, ma
stette mutolo. Continuano per altro a scrivere da Insprugg, che in breve saremo soppressi tutti
Frati, e monache di ogni genere, ed Instituto. Alle monache soppresse di Sacco viene permesso
di stare in quel convento, perché sono utili a quel paese tenendo scola, ed educande; ma con
questo patto, che depongano l'abito religioso, che non si chiamino monache, che non osservino
clausura, né alcuna Regola monastica, ed in una parola vivano da secolari. Oh Dio!
21 agosto 1784
21 agosto, abbiamo cessato dal far altre orazioni per ottenere la pioggia, essendo caduta
sufficientemente, ed essendo ancora piovoso il tempo.
22 agosto 1784
22, domenica, siamo stati alla solita processione, e Messa solenne in Duomo per la festa del
voto della città fatto per la liberazione dal contagio del 1630. Ma non furono sparrati mortaretti.
Sono stati condotti nelle carceri clesiane tre uomini sollandi carbonari, pigliati a Caldes181, come
mandatari, ed uccisori del sopra mentovato signor Beltramo.
Il padre del medesimo signore sta ritirato gelosamente per timore di essere parimente ucciso.
Così pure il fratello dell'ucciso, essendo loro stata minacciata l'uccisione. Si parla comunemente
per ciò del sig. medico Vescovi ora dimorante in Salisburgo col nostro vescovo, e si sa, che il
medesimo nostro vescovo è molto serioso, e malinconico al giorno d''oggi.
In Trento si continuano le diaboliche commedie.
24 agosto 1784
24 agosto leggo, che il ministro prussiano in Vienna s'è congedato per alcune settimane dal
principe di Kaunitz, dicendo, ch'è chiamato dal suo re di Prussia. Che in Vienna è morto per
indigestione un gigante nativo di Schwartzwald frontiera degli Svizzeri, alto nove piedi vivo, e
dieci morto. Che il nuovo arcivescovo di Milano Filippo Maria Visconti è stato dichiarato
consigliere intimo attuale di Stato dall'imperatore, Duca di Milano. Che in Milano sono stati
181
altri dicono uno solo. Fu un solo, ma poi venne rilasciato dopo molto tempo.
soppressi li due luoghi Pii di s. Catterina, e di s. Pelagia, con assegnazione alle Religiose di Lire
600 annue a ciascheduna: alle converse Lire 450, e Lire 200 una volta tantum per il loro
vestiario e che quelle figliuole, che si educavano in detti pii luoghi passeranno al conservatorio
detto della Stella. Che ai nove di questo in Napoli un'orribile tempesta con vento ha rotti li vetri
di tutte le finestre a libeccio, e danneggiati molti tetti ed edifici. Che avanti di tal giorno il
magazzino della nuova fortezza di Pless nella Boemia fu incenerito da un fulmine con danno di
cento mila fiorini e più. Che con decreto cesareo è stato levato a tutti i dinasti e nobili possessori
di terre nella Germania austriaca il ius gladii, e qualunque giurisdizione criminale; e che perciò
in ogni Circolo sarà istituito un giudicio criminale. Che ora è Gran Cancelliere di Boemia, ed
Austria il Conte di Kollovrar. Che in Vienna si continuano i conviti, e balli e festini
sontuosissimi per il vescovo di Osnabruck. Al ballo in maschera datogli dall'imperatore nella
sera de' 10 furono invitate quattromila persone. Basta. Tralascio li riflessi.
28 agosto 1784
28 agosto sono stati licenziati, e liberati dalla casa di Correzione di Trento due uomini, e subito
andati dopo Dostrento, luogo circa un miglio piccolo lontano, hanno assaltata una casa, e le han
portato via per la valuta di circa 200 fiorini, o sia cento talleri. Poi sono andati a Gardolo e là
pure han fatto de' furti.
30 agosto 1784
30 agosto nella medesima casa è morto un altro galleotto muto, e sordo fiemmasco.
In Trento si continuano le commedie benché ancora faccia bisogno, che Iddio ci mandi della
pioggia.
In questo giorno in Trento è morto un molinaro, perché sabato ha ricevuto tre coltellate dal
servidore del canonico Bordogna Taxis.
Leggo che, Gioseppe continua a sopprimere conventi di Religiosi nella Moravia, e che dicesi
intenzionato di sopprimere degli altri anche di Francescani Conventuali, Riformati, e
Cappuccini. Leggo pure, che il barone Messina vicecapitano di Roveredo quando fu ad intimare
la soppressione alle monache di Sacco, voleva, che subito deponessero l'abito religioso; ma esse
gli risposero, che non hanno da poter fare tanta spesa. Fu loro intimato, che depongano l'abito
religioso, che più non abbiano clausura, né alcuna Regola. Quindi ora in vece della cintura
agostiniana portano e tengono raccolta la loro tonaca con una corda. Il Trentinaglia è in Folgaria
ai freschi, e non ebbe l'animo di andar esso a fare tal figura infame, dopo che avea mandato là le
Religiose Clarisse come al sicuro. Anche il vescovo di Trento vuole soppresso ad ogni patto il
monistero della SS. Trinità, quantunque l'altro di s. Chiara siasi esibito di pagare e contribuire
quanto occorreva per farlo sussistere, e di nuovo siasi interposto monsignor decano Manci.
Leggo eziandio, che da Vienna sono partiti due altri ambasciadori, cioè quello di Savoia e di
Spagna, col pretesto di andare a casa propria per li negozi loro propri.
Si dice per certo, che il nostro vescovo è chiamato da Salisburgo a Vienna da Gioseppe.
Ho inteso da persone degnissime di fede, che il vescovo di Feltre Andrea Ganassoni nella sua
indegnissima visita della Valsugana continuamente, e con espressioni superlative lodava
Giuseppe secondo; e che altrettanto fa il moderno vescovo di Mantova Giambattista di Pergen
Boemo nato li 17 aprile 1720, e già uditore di Rota romana dai 10 di maggio 1763.
Ho pur inteso, che sono stato costituiti tre inspruchesi, come amministratori de' beni del
soppresso Stift Alano182, con salario di mille fiorini annui per ciascheduno; e che questi tre ogni
settimana debbono congregarsi in Insprugg, e che ogni volta, che si congregano ricevono
quindici fiorini, ognuno cinque.
Parimente ho inteso, che Federigo re di Prussia eretico spontaneamente, e senza esser pregato,
ha ordinato, che sia dato tutto il bisognevole per ristorare un convento di Frati Giandidiani, o sia
Fatebenefratelli. Questo si nota in una Gazzetta tedesca, non già nella trentina, in cui non si
182
*di Hall.
mette cosa veruna, che possa dispiacere alla Corte vindobonese183, cui si mostra opposta la
prussiana di Berlino benché luterana.
Ho inteso, che Gioseppe voleva soppressi tutti li conventi di Regolari entro lo spazio di questi
quattro mesi. Essendogli però stato soggiunto, che in così breve tempo non si può effettuare tal
sua volontà, rispose, che ciò facciasi almeno dentro quest'anno, voglio dire dentro un anno.
6 settembre 1784
Li sei settembre di sera ho pur inteso da un borghesano (Giacomo degli Ambrosi)184, che ieridì
giorno quinto e domenica, fu intimata la soppressione al nostro convento di san Francesco in
Borgo di Valsugana, unico convento in tutta quella gran popolazione, scarsa per altro di
sacerdoti e che al fine di un mese verrà assegnata una pensione a ciascheduno di quegl'infelici
Frati, tra' quali per sua somma disgrazia ritrovasi anche il mio carissimo fratello germano Padre
Massimo maestro attuale delle scuole normali, e quello, che più ancora rende ciò rincrescevole,
colla febbre gagliarda doppia terzana. Ora si vede verificarsi il detto altrove, che va tutto tutto
tutto, ed anche la santa Fede cattolica. Già il popolo minuto dubita fortemente. Non voglio dir
altro oggidì, se non se Iddio mi doni pazienza, e forza per resistere ad ulteriori assalti, e
tentazioni.
Nella suddetta sera de' sei sono stati nel monistero trentino della ss. Trinità li signori Provicario
Menghino, e cancelliero Cloch a cominciare l'inventario delle robe mobili esistenti nel detto
monistero, con orrore e spavento di quelle infelici Religiose, delle quali una, detta la Madre
Mariangela Pacherin da Lienz, giace in letto moribonda, e già estremata185. Vuolsi
assolutamente evacuare in breve, malgrado le difficoltà straordinarie, che vi occorrono.
Nella Gazzetta dei sette trentina fu fatto cenno della suddetta beneficenza del re prusso verso li
Fatebenefratelli, ma con un aspetto tutto diverso, e conforme ai sentimenti gioseffistici di
favorire gli eretici.
9 settembre 1784
Li nove siamo stati alla solita processione del Duomo, e s. Maria per il voto gallico186. Fuvvi
molto poca gente. Cantò la Messa in s. Maria il canonico Gentilotti, profanandola sull'orchestra
il prete, poco fa Cappuccino Padre Ermenegildo de' Carli di Trento, con canti teatrali, affettati, e
troppo lunghi, ed aspri. Mi ha moltissimo annoiato. Partimmo da s. Bernardino alle otto, e tre
quarti, e vi ritornammo alle undici e tre quarti. Per cosa insolita l'officiatore andò a sedere dopo
l'Epistola: cosa insolita presso li trentini.
10 settembre 1784
Li dieci di sera dopo l'Avemmaria il sig. Provicario Menghini ha consegnato al P. Epifanio
nostro le chiavi della porta del monistero della santissima Trinità, tolte alla badessa, ed una
lettera con ordine di leggerla alle monache tutte radunate nel refettorio dopo la collazione. La
lesse dunque, contenendo l'ordine di dover uscire alle quattro della seguente mattina per essere
trasportate nel monistero di s. Chiara le quindici nominate in detta lettera. Io frattanto stetti
assistendo alla povera moribonda Madre Maria Angela, e sentii la voce del detto Padre leggente.
Nulla dico de' pianti, singulti, ed urli di quelle povere Religiose. Pochissimo si acquietarono in
quella funesta notte dal dolore, e dalla sollecitudine di preparare le loro coselle.
11 settembre 1784
183
*viennese.
novità falsa per la Dio grazia, ma fondata su la voce pubblica della soppressione di tutti li
Religiosi ecc.
185
*cioè munita del Sacramento dell'estrema Unzione.
186
*voto per la liberazione dai francesi nel 1703.
184
Gli undici, giorno di sabato, avanti le quattro comparvero alla porta del monistero li RR. signori
Provicario Gioseffantonio de Menghin, cancelliero Pietro Giuseppe Cloch, ed Antonio Sani.
Entrarono col gastaldo, e qualche altro. Poi venne una carrozza del castello con due cavalli
perché le monache non vollero uscire dalla porta a montare in essa. Sentate in essa le prime
quattro uscì nella strada, ed entrò un'altra carrozza; nella quale montate altre quattro, parimente
si ritirò nella strada. Poi entrò un calesse, e finalmente un altro calesse, e montate nell'ultima per
empire il decimosesto luogo anche la gastalda Anna de' Paoli, tutte insieme andarono a s.
Chiara, stando di fuori molta gente spettatrice senza compassione, e noi di dentro piangendo
colle undici monache rimaste, cioè colla moribonda, e cinque destinate ad assisterla, e cinque
destinate per altri luoghi. Tutte smontarono nel cortile di s. Chiara, e poi a piedi entrarono nel
monistero, stando sulla porta a consegnarle il sig. Provicario, il quale poi entrò nel monistero a
collocarle nelle celle. Uscirono da s. Trinità alle quattro in punto. Dopo vespro passò per la
contrada un povero vecchio con un bastone, di età settuagenario, e medico. Si trattenne a parlare
con un signore alla finestra, e con due putte in strada. Biasimò la soppressione. L'ho inteso dire,
che vogliono mangiar essi. Poi entrò nella chiesa dicendo su la porta: voglio vedere se hanno
spogliata anche la chiesa. Vi si trattenne un buon pezzetto. Uscì brontolando, e sgridato da uno
stante su di una finestra, si voltò verso s. Chiara, e disse due volte menando le mani, che in un
anno forse sarà disfatta anch'essa, e seguitò il suo viaggio borbottando. In tutto lo stesso giorno
girarono dei carri conducendo da s. Trinità a s. Chiara le lettiere, pagliaricci, genuflessori,
tavolini, casse, quadri, paiuoli, sacchi, piatti, boccali, manipoli, ed altre cose simili. Per mia
disavventura sono stato presente a tutto; ma non posso qui riferir tutto. Il peggio si è, che la
tragedia non è ancora finita, né per quelle monache, né per le altre, né per noi, ed altri poveri
Religiosi. Iddio ci abbia misericordia.
12 settembre 1784
Li 12 mattina, giorno di domenica, innanzi giorno è ritornato a Trento da Salisburgo il nostro
vescovo, il quale comandò, che prima del suo ritorno fosse fatta la descritta novità, e
traslazione. Non terrà Ordinazioni in queste prossime ferie delle Tempora; e quindi il nostro fra
Giorgio di Cles per esser ordinato sacerdote è partito per Verona. Così faranno anche altri non
pochi, cioè circa trenta chierici. Questo si è un gran disturbo, il non esservi alcun Suffraganeo, o
vescovo in queste nostre contrade, benché il Suffraganeo eletto indegnissimo riceva il solito
salario.
Nella Gazzetta di Augusta si legge, che il primo bastardo nato nell'ospitale di Vienna destinato
da Gioseppe secondo per li bastardi, fu tenuto al Battesimo dal primo mastro di stalla del
medesimo imperatore, e gli ha imposto il nome di Gioseppe, ed il cognome Zweyter, che vuol
dire Secondo, per comando dello stesso cesare. Onde si chiamerà Gioseppe Secondo in memoria
dell'imperatore Gioseppe secondo. Alla madre poi, ch'è una giovine Kizner, cioè impiegata in
aver cura di bambini, trastullarli, e ninnarli, ha fatto dare un regalo di cento zecchini. Che cose
degne di eterna memoria! Che degno uso de' beni tolti alle sacre vergini, alle chiese, ai
Religiosi, a Dio! Basta. Ora gira intorno un libro stampato contra il detto cesare, il quale ha
promesso la mancia di dodici mila fiorini a chi ne rivelerà l'autore.
Nel suddetto monastero della ss. Trinità io ho contato ventidue celle nel dormitorio vecchio, e
dicidotto nel nuovo. Sei altre nella fabbrica vecchia, chiamate le cellette. Nell'infermeria sei
stanze. La speciaria, due cucine nell'infermeria, il lavorizio, la stuffa del noviziato, il
confessionale di dentro, il salone della Via Crucis, l'altro de' panni, il refettorio grande, la cucina
della comunità, altre più altre officine, volti, gallinaria, bollidora, stabi, cappelle, comuni, loggie
bellissime, corridori lunghissimi, atri, oratori, coro, sagristia, Capitolo grande ecc. Tutto
comodo, bello, piano, ed insieme da Religiose povere. La Via Crucis fu eretta colla licenza del
nostro P. Provinciale Serafico Galvagni di Roveredo dal P. Anselmo Sartori di Trento
confessore trinitario nell'anno 1729. Per lo contrario nel monistero di s. Chiara ora più monache
debbono stare due per cella, benché prima sia stato detto, che sarebbero avanzate delle celle,
cosa, che io non ho mai potuto credere.
20 settembre 1784
Li 20 giorno di lunedì mattina, fu assalita da febbre mortale infiammatoria la Madre Giulia
Francesca Diodata Sizza nobile di Trento nel detto monistero trinitario, cagionatale dalla
passione di dover uscire dal lodato monistero, e dal vedersi derelitta ed abbandonata dai suoi
congiunti al maggior segno. Nella stessa mattina s'ha buttata nell'Adige, e restò volontariamente
annegata una putta vistosa, ch'era a servizio de' Conti di Trapp nella Prepositura. Si buttò giù dal
ponte di s. Lorenzo in vista di parecchi. Circa lo stesso giorno il signor don Francesco Claus,
sognandosi, che gli conveniva scappare dal fuoco, si calò giù da una finestra e restò offeso in un
piede non poco, che fu obbligato a letto lungamente.
21 settembre 1784
Li ventuno di mattina il nostro vescovo è partito da Trento per castel Thunn della Valle di Non,
al solito suo diporto, frattanto che le monache di s. Trinità, e di s. Chiara gemono, piangono, e
patiscono affanni di morte per suo comando.
Nella stessa mattina alle monache trinitarie capitò ordine del detto vescovo dato li 20 che le
Madri Maria Teresa d'Ulzbach, Maria Chiara Marchiori, Giulia Francesca Sizza, e Maria
Arcangela Canella si ritirino per ora in un luogo religioso, o almeno collegiale dentro tutto
questo mese di settembre, colla promessa di quaranta fiorini per il primo loro vestiario decente
di colore oscuro, e di centocinquanta fiorini annui in quartali anticipati. Nella medesima mattina
fu trovata sul sacco gravemente inferma la detta Madre Sizza dalla passione di dover partire, e
non poter trovare alcun albergo né in chiostri, né in case secolari, né appresso de' suoi nobili
fratelli.
22 settembre 1784
Li 22 mercoledì di sera dal sig. Provicario in parlatorio fu intimato a Suor Lucia Graffia187 di
Frassilongo conversa, che parta ella pure dentro questo mese, e vada a lavorare, e che le sarà
data la dote, che ha portato al monistero, consistente in quattrocento fiorini, oppure se ella vorrà,
l'interesse annuo di tal dote. Per assistere alle due inferme, non potendo reggere le monache, fu
tolta in convento la gastalda, e la Beppa Ongara: ma punto non servirono.
23 settembre 1784
Li 23 fu da noi dato il Viatico alla madre Sizza.
24 settembre 1784
Li 24 venerdì, è festa della Madonna della Mercede la Madre Mariangela andò in agonia più
angosciante, e fu tolta in convento li sig. vedova Heyderin per assisterla: ma non servì punto.
25 settembre 1784
Li 25 alle dodici e quasi tre quarti di notte, venendo il detto giorno 25 e sabato, la detta Madre
Maria Angela, essendo presentissima a se stessa spirò la sua bell'anima, e morì, alla presenza di
tutte le poche rimaste Religiose, delle dame secolari, del Padre confessor Epifanio da Roncone,
e di me Fra Giangrisostomo. Io secondo li patti fatti circa un'ora innanzi, le ho dato l'assoluzione
sagramentale da essa richiesta nello stesso punto, che si sentì venir meno, e ricevuta con
presenza di spirito. Ella desiderò di morire piuttosto che uscire dal monistero; desiderò pur di
morire in un giorno di Maria Santissima, o di sabato, ed in tutto fu graziata. Ella per altro nella
festa di Maria Santissima riceveva qualche grazia. Le venne il primo sbocco di sangue li 26
maggio 1783, festa della Madonna di Caravaggio. Ricevette l'olio Santo nella vigilia della
Visitazione. Fu comunicata per Viatico ancora nella vigilia dell'Assunta e nella vigilia della
Mercede, morì tra la festa della Mercede, ed il sabato. Faceva delle buone cose in onore di
Maria. Ella fu pur graziata nella sua dimanda di patir mali corporali piuttosto che scrupoli
spirituali. Non posso dire di più in questo luogo. Dopo, che i conobbe la prima volta nel 1777,
187
*Graff.
come confessore ordinario del suo monistero, non volle mai lasciarmi, quantunque io per li miei
giusti motivi abbia fatto stranezze per non aver altra cura di essa. Per altro ebbi licenza, ed
autorità dalle Madri badesse, dai PP. Provinciali, PP. Guardiani, e da monsig. Vicario generale
Zambaiti. Spero di cuore, che Iddio l'abbia tolta in paradiso, od almeno, che sia in luogo di
salute. Deo gratias. Fu figlia del sig. Martino Pacher, e di una nobile signora Talpain di s.
Vigilio Badiotta. Nacque in Lueg dove fu daziale suo padre. Il fratello e la sorella sono nati in
Sacco Lagarino, dove pur fu daziale il padre.
26 settembre 1784
Li 26 giorno di domenica fu da noi al solito fatta in s. Trinità la funzione tutta della sepoltura
del cadavero della detta monaca col canto della santa Messa de Requiem in contrappunto, e
l'esequie. Fuvvi concorso di gente straordinario. Fu picciolina di statura, ma vivace di spirito
assai. La cassa emortuale fu di nove mezzi piedi miei, o sia di nove spanne.
Negli scorsi giorni il signor don Francesco Klaus prete di Trento sognandosi, che brucciavasi la
sua abitazione calò giù da una finestra per iscappare, e si fece molto male ad un piede, per cui
ora dee stare sul letto. Già detto sopra.
28 settembre 1784
Li 28 leggo, che a Milano furono soppressi due altri conservatori di donne. Leggo pure li
cinquantotto articoli di Gios. II sopra li sponsali, e matrimoni estesi a tutta la Lombardia
austriaca li 30 luglio 1784 e pubblicati in Milano li 17 settembre 1784. Con essi tutte le cause di
tal sorta voglionsi riservate ai giudici civili, non a Roma, né alle Curie ecclesiastiche. Furono
già nel 1783 intimati ai tedeschi. Non dico altro.
30 settembre 1784
Li 30 giovedì, ed ultimo giorno di settembre, con una carrozza di castello furono alle quattro di
mattina trasportate alle Pinzochere, o sia Terziarie domenicane di Trento, le Madri trinitarie, che
non hanno voluto andare a s. Chiara, cioè la Madre Maria Teresa baronessa d'Ulznach da Mezzo
Tedesco188, attuale abbadessa per la terza volta, la Madre Maria Chiara Marchiori di Trento, la
Madre Maria Arcangela Cannella da San Michele, e suor Lucia Graff da Frassilongo conversa.
Restano ancora la Madre Giulia Sizza di Trento inferma, e cinque infermiere. Le dette
Pinzochere sono sette presentemente, e già tengono l'ordine vescovile di loro soppressione per
quando saranno quattro sole. La detta Madre Cannella nella sera dello stesso giorno è andata
all'Avis per istar quivi con un suo sig. fratello, perché non può mangiare come le altre ecc.
Avendo suor Lucia presentate al vescovo in iscritto le sue doglianze, finalmente le furono
promessi venti fiorini per il primo suo vestiario, e cinquanta fiorini annui vita sua durante. Le
monache dunque di s. Michele in quest'anno dovranno sborsare alle cinque secolarizzate 830
fiorini, e negli anni seguenti ogn'anno 650 fiorini. Ne hanno tolto a censo mille, ma non
basteranno. Han venduto il brascato dell'orto trinitario al sig. Ciani per nove troni la brenta.
Tutti disapprovano il partito preso dalle dette Madri Micheline; e temono, ch'esse pure in breve
soccombano. Iddio per sua pietà non lo permetta.
2 ottobre 1784
Li due ottobre dopo una buona pioggia è caduta della neve su li nostri monti, anche su quello di
Povo, ed è seguito del vento freddo.
3 ottobre 1724
Li tre, domenica del ss. Rosario, per beneficio de' popoli siamo stati ventidue Frati fuori
convento una eademque hora, ed uno fu a Cles per altro titolo spirituale. Giova il notar questo
per quelli, che ci vogliono scemati di molto.
188
*Mezzocorona.
Il Governo d'Insprugg ai 25 di agosto ha scritto all'officio Circolare di Rovereto, che per decreto
di Vienna de' cinque agosto, sieno pagate le pensioni alle ex monache in egual modo che
vengono somministrate agli ex Frati. Ciò fu significato all'ex monaca Tommasi con data di
Rovereto 8 settembre. Si dice, che in vigore di tal legge sarà data la pensione tangente ogni
mese, e che per le monache sarà minore dell'assegnato loro nella soppressione. Non poco hanno
da patir, e spendere per avere tal pensione le nostre ex monache189.
Nello scaduto settembre in Bagolino fuvvi un gran tumulto, e sono restati uccisi quindici
Bagolinati, e due feriti. L'imperatore poi essendo alla caccia fu assalito da un cervo, e venne
maltrattato. Fu pur detto, che sia stato ucciso nella propria stanza il cardinale arcivescovo di
Ferrara Alessandro Mattei romano; ma questo non si verificò altrimenti.
9 ottobre 1784
Li nove ottobre, giorno di sabato, sul mezzodì, con una portantina fu levata dal letto del
monistero della ss. Trinità la Madre Giulia Francesca Sizza, e portata in casa Alessandrini in
Borgonovo, dove starà come secolarizzata, non avendola voluta né li suoi fratelli, né le
Orsoline, né altri.
Alle sette poi di sera, piovendo, e nevicando sui monti di Vigolo, Povo e Sardagna, furono
trasportate da s. Trinità a s. Chiara le cinque Religiose rimastevi infermiere, con due carrozze di
castello, stando in una colle Madri Maria Gioseffa, e Anna Francesca il sig. Provicario, e
nell'altra colla Madre Gioannina Hadera e le suore Maddalena, e Crocifissa il sig. cancelliero
Cloch. E così restò evacuato totalmente il detto monistero trinitario; per custodia di cui, e delle
robe in esso ancora esistenti fu commesso di dormirvi dentro nella seguente notte ai nostri Padri
confessore Epifanio da Roncone, e di lui compagno P. Mariano da Bordiana; li quali nella
seguente mattina celebrarono ivi la santa Messa, consegnarono le chiavi del monistero e del
confessionale al gastaldo trinitario, e ritornarono stanchissimi a questo loro convento di s.
Bernardino. Il motivo di tal soppressione preteso fu la povertà, essendo indebitato il monistero
di sette mila, trecento e più fiorini, malgrado l'avere mobili, e stabili in abbondanza; ma il vero
motivo fu l'esser applaudito il sistema di Gioseppe secondo anche da Pietro Vigilio, e da' di lui
ministri, e confidenti. Iddio ha permesso così. Pazienza. Da persona, che ha molta parte negli
affari delle monache Micheline ho inteso, che l'accennata unione farà spendere alle medesime
monache trenta mila fiorini.
12 ottobre 1784
Li dodici ottobre in Trento un signor Weber, detto Fincato, malgrado l'assistenza di quattro
medici, è restato quasi morto, cosicché dopo d'essergli stata suonata l'Avemmaria sono partiti
dalla di lui casa il piovano di s. Maria, li medici ed altri190. Volendo partire anche il medico
Antonio Andreis meclitano191 fu stimolato di ritornar a vedere il cadavero. Andò, si fermò un
poco a considerarlo, e poi ordinò con replicate instanze al chirurgo, che gli applicasse le ventose
dietro alle orecchie, e che gli fricasse il petto e le braccia. Con questo il morto si svegliò, e con
maraviglia universale ancora vivo. Morì li 15 alle 10 di mattina.
Nello stesso giorno leggo, che negli ultimi di settembre il fuoco ha incenerito quattrocento case
a Nickolsburg in Moravia; e che in Vienna un panniere ha dato 40.000 fiorini di dote ad una sua
figlia sposata con un chirurgo regio. E che l'imperatore dal suo grande scudiere ha fatto tenere al
santo Battesimo il primo bastardo nato nella casa viennese di educazione, facendogli mettere il
suo nome di Giuseppe, e regalando cent'ori alla ragazza, che lo ha partorito.
13 ottobre 1784
Li tredici ottobre nella chiesa della ss. Trinità fu consumato il Santissimo Sacramento
dell'altare; continuando però il rev. sig. Bartolommeo Ongaro già cappellano delle monache a
189
*Cioè quelle soppresse dal vescovo.
Mi fu raccontato come se fosse stato affatto morto.
191
*da Mechel.
190
celebrare la santa Messa in detta chiesa, ha ottenuto di rimettervelo, compromettendosi di
ritrovare da illuminarlo. Vedi sotto nel novembre.
Ho inteso per certo, ch'essendo andato il sig. consigliere Bonelli per ossequiare il nostro
vescovo, quando è ritornato da Salisburgo, e per ringraziarlo, che gli ha soscritto il suo
memoriale di proroga nel consiglierato sino al primo s. Michele, appena entrato nella stanza si
sentì dire dal medesimo vescovo, che ha fatto bene cavando dalla nostra religione il suo figlio,
dicendo ciò con un modo, che mostrò quanto ami la detta nostra Religione. Iddio gli usi
misericordia. Tutto Trento ne parla.
Il Ganassoni vescovo di Feltre continua il suo contegno di non dar alcuna risposta alle lettere, e
dimande, che gli vengono scritte, e fatte dai diocesani tirolesi. Al nostro Padre Felder ha fatto
rispondere, che non risponde. Ma che se gli portano danaro, lo riceve.
17 ottobre 1784
Li diciassette di questo, essendo giorno di domenica mentre il popolo stava alla Messa grande192
il fuoco ha incenerita tutta la villa di Carano in Fiemme, con morte di un uomo. Fu acceso per
incuria di una ragazza.
Leggo, che li dodici di settembre ha pure ridotta in cenere il fuoco la città di Rokizan in Boemia
co' suoi sobborghi, eccettuate soltanto otto case, e sei granari; e ciò in meno di due ore di tempo.
Leggo, che l'ambasciatore di Spagna è partito da Vienna con premura per Madrid. Che
l'imperatore ha regalato mille zecchini alla gente di suo servizio in premio del buon ordine, e
dell'accuratezza, colla quale hanno diretta ala grandiosa festa di ballo data in Praga in onore del
real principe vescovo di Osnabruck Federico figlio di Giorgio terzo re d'Inghilterra, eterodosso,
nato li 16 agosto 1763, ed eletto vescovo li 24 febbraio 1784 nelle fascie. Leggo, che ai primi di
ottobre è passato per Vienna un corriero Papale, portante la beretta cardinalizia a monsig.
Giannandrea Archetti di Brescia nato gli 11 settembre 1731, fatto arcivescovo di Calcedonia gli
11 settembre 1775, nunzio apostolico in Polonia dimorante a Grodno, città della medesima, ed
insieme nunzio straordinario, e primo in Moscovia. Venne fatto cardinale ad instanza di
Catterina imperatrice scismatica di Moscovia, con contraddizione delle altre corone. Leggo
finalmente, che Federico Carlo Giuseppe barone di Erthal arcivescovo, ed elettore di Magonza,
e vescovo di Worms, eletto nei 1774 vuole, che li Frati laici nei conventi non possano far voti,
che per due anni, e che stiano vestiti da secolari. E che le monache non possano fare altro, che
voti semplici per un anno, e che soltanto arrivate all'età di cinquant'anni possano fare voti
perpetui. Oh Dio! Oh Dio! Leggo, che ne' contorni di Parigi va girando una truppa di banditi, il
cui capo detto Poullallier predica, e vuol far mettere in pratica la morale dell'uguaglianza, ruba
ai ricchi, e dà ai poveri. Anche in Parigi vi è una truppa di fuorusciti circa 200 li quali
commettono giornalieri misfatti. Anche nei contorni di Murcia nella Spagna si trovano tre bande
di assassini composte di più di cento uomini diretti dal signor Meca di Lorca; ma questo capo
per salvarsi dopo di aver ucciso due soldati ha ucciso se stesso scaricandosi nella testa una
pistola.
20 ottobre 1784
Li 20 ho inteso, che l'orologio grande già delle monache di s. Anna in Borgo fu venduto
all'incanto per dodici fiorini, e che chi lo tiene ora lo ha pagato cinquanta fiorini, sebbene egli
confessi, che ne vale assai più, essendo ottimo, e grande. Ecco come viene trattata la roba de'
poveri Religiosi! Così credo, che succederà eziandio con quelle delle monache trinitarie. So, che
così fu fatto anche con quella delle Orsoline.
In questa sera è ritornato da castel Thunn a Trento il nostro vescovo. Non va a s. Massenza
perché aspetta suo fratello Matteo.
22 ottobre 1784
192
cantata da un nostro Religioso.
Li 22 ottobre, in Trento un signore ricercato da un altro, come stesse la sua signora, come buon
cristiano subito rispose: Ben per grazia di Dio. Allora l'altro gli soggiunse, che non occorreva
dire per grazia di Dio, essendo la sanità cosa naturale. Ecco quasi sentimenti ora regnano in
Trento!
Ho inteso, che l'imperatore in abito sconosciuto con un suo ministro è andato a visitare una
donna creduta profetessa. Introdusse il discorso sopra l'imperatore e la donna gli rispose come
se l'avesse conosciuto. Le dimandò cosa spettante ai di lui ministri, ed allora la donna parlò col
detto ministro. Le dimandò quanto avea da durare il regno dell'imperatore e la donna disse, che
col suo lapis tirasse delle linee su di una tavola; e nel tirare la terza il lapis restò rotto. Gli disse
che lo aggiustasse e che tornasse a tirar linee, e similmente nel tirare la terza si ruppe;
Aggiustato ancora, disse l'imperatore che tirasse ella delle linee, ma leggermente, e nel tirare la
terza parimente il lapis si ruppe. Poi le chiese cosa credeva dell'anima dell'imperatore ed ella gli
rispose, che guardasse in uno specchio, ch'era ivi. Dopo di aver guardato esso, egli disse al suo
ministro, che guardasse anch'egli. Guardò e ricercato dall'imperatore cosa vedesse in esso,
finalmente rispose, che vedeva l'imperatore con due diavoli a canto. In fine la donna come maga
fu posta in prigione. Così ho inteso.
23 ottobre 1784
Li 23 di sera ho veduto la luna con una stelletta picciola sotto, andante di egual passo,
pochissimo ma visibilmente distaccata, non vedendosi altre stelle. Fu Mercurio. Nella sera de'
24 fu più lontano.
Nella stessa sera ho inteso, che è stata soppressa la Prelatura di Wiltau presso Insprugg di
Canonici Regolari Premostratensi, molto illustre e ricca. Ho pure inteso, che fu fatta questa
inscrizione IOSEPH US ROM IMP volendo indicare, ch'è ussita.
In questo mese d'ordine dell'imperatore sonosi congregati in Insprugg tutti li capitani Circolari
del Tirolo, tra' quali anche il capitano di Trento Conte Pio di Wolckenstein. Il primo giorno del
loro congresso fu quello dei tredici. Si crede, che ciò sia succeduto per empire di soldati il
Trentino e restante del Tirolo.
Nello stesso mese ai tredici è partito da Trento per Roma monsig. Giangiacomo barone Piccini
di Roveredo canonico di Trento, e Prelato domestico di Papa Pio sesto, per fare la sua residenza
in Roma.
26 ottobre 1784
Li 26 ottobre leggo, che Catterina imperatrice scismatica di Moscovia ha conceduta l'erezione di
una chiesa per li cattolici in Caffa, o sia Teodosia, città capitale della Tartaria Crimesa da lei
ultimamente tolta ai Turchi, e che ivi nel 1266 vi era chiesa cattolica mentre apparteneva ai
genovesi. Leggo essere stabilito, che l'Arciduca Francesco in Vienna debba pranzare colla
principessa Elisabetta di Wirtenberg, sua futura sposa ogni domenica, martedì e giovedì; e che
fuori di tale incontro non più si vedano se non se al teatro. Leggo, che ai tre di questo è partito
da Vienna il Conte d'Aguilar ambasciatore di Spagna. Che il re di Polonia Stanislao II
Poniatowski, ha dichiarato primate di quel regno il suo fratello Michele Poniatowski vescovo di
Plocko in Polonia, e coadiutore di Cracovia nella medesima Polonia, e che di ciò ne fu dato
avviso al Papa con un corriero speciale. Che l'imperatore ha fatto leggi severe per impedire la
direzione de' suoi soldati. Che la nuova Gazzetta greca, la quale si stampa in Vienna, ha dato
motivo al Divano de' Turchi di rinnovare gli ordini antichi contro i Fogli periodici provenienti
alla Turchia da paesi stranieri. Leggo, che un bastimento austriaco volendo passare per la
Schelda contro la espressa volontà della repubblica olandese, fu fermato a forza di cannoni ai sei
di questo, e che ciò può essere il principio di una gran guerra contra l'imperatore Gioseppe
secondo, fomentata dall'Inghilterra, e dalla Francia. Leggo, che la madamigella d'Eon, già di
sopra menzionata, che fu molto tempo creduta un maschio, è ora in procinto di maritarsi con un
gentiluomo del seguito del principe Enrico di Prussia, dimorante in Parigi.
Le vendemmie di quest'anno sono state generalmente assai scarse, cosicché molti non hanno
fatto né meno la metà dell'anno scorso. L'uva però fu sanissima, ed il vino sembra molto buono.
Li poveri avranno da patire più del solito, perché la grande aridità della terra non ha lasciato
raccorre li formentacci, li fagiuoli, li formentoni, le rape e simili grani e proventi della gente
rustica.
27 ottobre 1784
Li 27 nella notte venendo il giorno è caduta della neve su li nostri monti vigolano, povano ecc.
28 ottobre 1784
Li 28 di notte è caduta dell'altra neve ancora più bassa.
Li 28 è arrivato a Trento, avendo sloggiato da Passavia, il Conte Matteo di Thunn, con tutta la
sua famiglia, eziandio colla contessa Barbara di Firmian sua cognata e suocera. Poco dopo il di
lui arrivo andò a visitarlo sua altezza rev.ma suo fratello nostro vescovo. Questi ha detto allo
scappuccino de' Carli, che ha fatto bene a scappuccinarsi, e che in breve dovranno portare la
pazienza su le spalle li Cappuccini.
Ha pur detto al P. Brugnara somasco, che per li Somaschi non vi sarà veruna novità, perché essi
sono utili al pubblico; e che per lo contrario egli disfarà li Cappuccini, e Riformati al primo
minimo motivo, che se gli presenterà, eziandio avanti, che vengano disfatti da Gioseppe
secondo. Un gran che! ogni giorno mi conviene sentire cose dolorose! Rapporto all'utilità de'
Somaschi potrei dire, che il P. Maccani Conventuale va ogni festa a cantare dai Somaschi,
perché essi non cantano, e noi ogni festa andiamo a celebrare la santa Messa, mentre essi sono a
villeggiare ed uccellare. Fummo anche da loro settimane a fare da cooperatori, o sia cappellani.
Tralascio il resto, che potrei dire, non essendo questo il luogo, e tempo da scrivere apologie, ed
essendo a tutti nota la differenza grande, che passa tra noi, e li Somaschi. Ora qui vi è il solo P.
Pini comasco, che come piovano conta assai; ma non esce di città, e non fa più del suo dovere
gran fatta.
Oggidì mi piace di notare, che nello scorso agosto in Roveredo sono cessati li proveditori, ed il
podestà, e vennero creati un borgomastro, con cinque consiglieri, li quali faranno in avvenire le
veci de' soppressi. Fu creato borgomastro il signor Besenella attuale podestà, nativo di Pressano,
che nel 1773 fu perillustris, et clarissimus domnus Ioannes Pompeius de Besenella
iruisconsultus et Vicarius generalis Königsbergi etc. Avanti fu pro-fiscale.
Ho sentito anche da altri, che sua altezza rev.ma essendo al suo solito giuoco della contessa di
Wolckenstein ha detto, che in breve saranno disfatti anche in Trento tutti li Regolari. Tanto ha
replicato anche al nostro P. Gabriele, lodandolo, che vuole secolarizzarsi di proprio moto, e
dandogli ampia autorità da assolvere dai casi riservati in diocesi.
2 novembre 1784
Li due novembre in Trento sono stati in congresso per decidere se aveano da andare in castel
Thunn, oppure a s. Massenza il nostro vescovo, ed i di lui fratelli canonico Filippo, e Conte
Matteo. Un gran negozio per verità!
D'ordine di Gioseppe secondo si stanno notando tutti que' putti, che sono atti per la milizia in
questi paesi austriaci, eccettuandosi soltanto li primogeniti. Si notano pure li cavalli, i buoi, ed
altre bestie. Nella Dieta ultima d'Insprugg il vescovo di Bressanone ha protestato contro questa
coscrizione. Il Trentino differisce il rispondere, perché ha il Capitolo contrario.
Essendo stati nel castello per ossequiare il nostro vescovo li nostri due Padri professori pubblici
del seminario P. Saverio, e P. Maurizio, il detto vescovo a chi gl'insinuò chiese, se venivano per
secolarizzarsi. Per altro egli ha detto, che noi soli Riformati l'onoriamo ginocchiandoci, e
chiedendogli la benedizione quando lo incontriamo nelle strade; così non facendo verun altro.
Da un signore trentino ho inteso, che per cosa rara il medesimo vescovo parte da Trento, e
ritorna senza, che alcuno si muova per accompagnarlo, od incontrarlo alle porte della città. Ora
si loda il vescovo Sizzzo prae successore.
Nella chiesa della ss. Trinità continua il Santissimo Sacramento. Viene illuminato a spese delle
povere monache. Così pure a loro spese celebra quivi il cappellano Ongher, fa da sagristano il
gastaldo Antonio de' Paoli, e viene mantenuta la chiesa, e sagristia. Il cortile di s. Chiara è pieno
di mobili trinitari venali.
Ho inteso, che il cardinale Batthiani vescovo di Strigonia e primate dell'Ungheria è stato posto
in arresto da Gioseppe secondo, perché ha ricusato di aderire alle di lui novità in materia
ecclesiastica; e che un altro principe Batthiani magnate dell'Ungheria per simile renitenza fu
privato del suo uffizio, dichiarato inabile per l'avvenire, e multato con 72 mila fiorini. Novità di
questa fatta non si leggono nella Gazzetta trentina, perché non piacciono ai gioseffisti.
Ho pure inteso, che l'imperatrice defunta Maria Teresa è comparsa al cappellano di suo figlio
Giuseppe col segno del suo anello, come nella comparsa al Padre Guardiano de' Cappuccini.
5 novembre 1784
Li cinque, giorno di venerdì, dopo vespro il fuoco ha bruciato alcune case in Melombardo193.
9 novembre 1784
Li 9 leggo, che la Corte di Baviera ha proibito l'introdurre ne' suoi Stati li vini tutti dell'Austria,
ed il mandar fuori de' detti Stati legne. Che l'imperatore con suo viglietto ha ordinato, che un
suo brigantino passi per la Schelda senza soggettarsi ad alcuna dogana, o a qualsivoglia vascello
degli olandesi. Che il ministro austriaco nell'Olanda sta preparato per ritirarsi e così pure il
ministro d'Olanda in Vienna. E finalmente, che è seguito un secondo atto di ostilità tra
l'imperatore e l'Olanda.
10 novembre 1784
Li dieci ho inteso essere venuto ordine imperiale al nostro vescovo, che levi la clausura alle
monache Salesiane di Rovereto. Ma non si effettuò.
Nello scaduto ottobre fu eseguito l'ordine di Gioseppe secondo di seppellire li morti chiuso in un
sacco a Bolgiano, a Cembra, ed in altri luoghi austriaci. A Bolgiano uno fu portato da due
uomini alla sepoltura in un sacco senza cataletto, e senza cassa, benché sia stato ordinato, che
ogni parroco abbia sette otto cataletti. Ora però intesi che il detto ordine fu rivocato.
Nel seminario di Trento sono li professori, e maestri, e ministri dell'anno scorso, eccettuato il
solo professore canonista, mentre essendosi licenziato il signor don Giangiusppe Volani di
Roveredo, gli è succeduto il sig. don Giuseppe Antonio Aierle194 di Bolgiano, il quale ha
terminato li suoi studi poco fa nel Collegio germanico di Roma, ed ha recitato la sua orazione
d'intronizzazione nel detto seminario nello scaduto lunedì otto del corrente novembre. Erasi
insinuato per tal cattedra il sig. don Leonardo Ciani di Trento, già segretario del nunzio
apostolico Garampi in Vienna, e poi professore di teologia nel seminario di Vaccia in Ungheria;
ma non fu ammesso, perché pretendeva un salario troppo alto195. Ora però dall'ottobre è
canonico della cattedrale di Vaccia nominato dal cardinale Cristoforo Migazzi di Trento
arcivescovo di Vienna, ed amministratore del vescovado di Vaccia.
Più volte ho inteso, che col nostro vescovo pranzano ogni giorno in castello i di lui fratelli
canonico Filippo, e Conte Matteo colla loro famiglia utriusque sexus; e che la sera il
menzionato vescovo va sempre a cena ed al giuoco in casa sua paterna coi detti suoi fratelli, e
colla famiglia loro. Quando poi non vi sono essi in città, va in casa Wolckenstein a divertirsi
giuocando con quelle dame. Tanto ho inteso da diversi, e diverse volte. Anche in castello giuoca
colle dame dopo il pranzo. Finora non è mai stato a visitare né le monache Clarisse, né li poveri
Frati.
In questi giorni io ho trascritto due antiche difficilissime pergamene al sig. Giambattista
Baldovini di Trento; ed un'altra alla Comunità di Sottopieve del Bleggio. A questa ho dato il
seguente titolo: "Locatio triennalis montis Chadrioni ad pasculandum facta hominibus
Mansibeni ab hominibus de Subplebe Blecii die 24 aprilis 1385". Ho fatto un libricciuolo in
193
*Mezzolombardo.
*Eyrl.
195
Così mi fu supposto come certo; benché ora vienmi asserito come falso.
194
quarto, pp. 9. Anche questa fu assai difficile. Fo questa memoria, perché ora sembra, che li
poveri Frati non sieno di servizio al pubblico. Altri hanno protestato di non poter leggere tali
carte. Si bramano per decider liti196.
16 novembre 1784
Ai sedici leggo in data dei 31 ottobre, che la guerra tra l'imperatore e l'Olanda è già dichiarata
formalmente. Che l'armata veneta sotto la condotta del sig. Emo fa fatto de' buoni progressi
appresso Tunisi città di Barbaria, ed ha distrutto il porto di Susa. Che il Gran Signore de' Turchi
non vuol cedere alcuna cosa delle pretese da Gioseppe secondo circa i confini; e che nell'agosto
in Bulgaria vi erano 96.000 soldati turcheschi. Finalmente leggo, che in Vienna presso un
venditore di libri vecchi fu trovato un mazzo di manoscritti tutti originali, legati confusamente
insieme, li quali contengono tutto il carteggio ch'ebbero li cesareo-regii commissari al Concilio
di Trento colle istruzioni, e lettere dell'imperatore Ferdinando a Papa Giulio. Tali manoscritti
furono poscia da chi li comperò, regalati alla cancelleria cesareo-regia sperando di venire
copiosamente ricompensato da Gioseppe II.
17 novembre 1784
Li diciassette dopo il vespro con licenza di suo zio ed insieme cognato Pietro Vigilio è stata nel
monistero di s. Chiara la contessa Antonia di Thunn, moglie del Conte Matteo di Thunn, con un
suo figliuolo bimolo197, ed un altro semestre in braccio, con una donzella, e due chiznere198. Vi
entrò senza prima insinuarsi, come per altro fanno le dame quando vanno a far visite ad altre
dame, e come per entrare in monisteri prescrivono le leggi canoniche. Entrò dietro ad un carro
senza saputa della Madre badessa.
19 novembre 1784
Li 19 il nostro Terz'Ordine di Trento, benché portante il titolo di s. Elisabetta ongara non ha
fatto alcun segno di festa in questo suo giorno. Per altro si cantava Messa da noi tanto quando li
Terziari erano a s. Margherita, quando a s. Maddalena. Neppur hanno fatto cantare la Messa
solita nell'ottava de' morti. Tutto se ne va in malora dietro all'esempio di Gioseppe II.
Ho inteso da più d'uno in città, che Pietro Vigilio leverà da s. Chiara i Frati, e vi porrà i preti
nella prossima primavera. Di ciò fu parlato anche molto prima in modo, che più trinitarie sonovi
andate a patto espresso, che vi durino li Frati. Ma comandano i preti, e li frati debbono ubbidire
per amore di Dio. Noi se saremo senza cura di monache, avremo meno da travagliare, e saremo
meno invidiati dai preti secolari. Fino al 1794 non è succeduta novità rapporto a questo.
21 novembre 1784
21 novembre, domenica il freddo fu cresciuto dal vento tanto che oggidì si vide l'acqua gelata
nelle strade di Trento, ed io stesso l'ho calcata, e trovata durissima.
22 novembre 1784
22 novembre lunedì cominciammo a scaldare il refettorio di questo nostro convento, ed io per la
Dio grazia cominciai l'anno cinquantesimo quarto dell'età mia. Abbiamo finito di scaldare il
refettorio gli otto di aprile.
Ho letto, che l'imperatore ha intimato ai Turchi, che mandino dei commissari per costituire certi
termini di Stato, sotto pena di prendere altrimenti le sue misure contra di loro. Ma ho letto anche
in seguito, ch'essi non vogliono mandare commissari. Ho pur letto, che gli olandesi sono
risolutissimi di difendersi ad ogni costo contra il medesimo imperatore.
Ho inteso, che il nuovo Magistrato costituito in Roveredo, come sopra all'ottobre, non piace al
popolo. Egli ha messo in arresto un roveretano, il quale subito, che fu liberato si portò a
196
Ristituita ai Blegiani in Trento li 19 novembre senza veruna ricompensa, benché promessa.
*Di due anni di età.
198
*Bambinaie.
197
Clagenfurt, d'onde ritornò colla sentenza, che il detto Magistrato gli dia soddisfazione e
risarcisca i danni. Il medesimo Magistrato ha fatto le tasse199 dell'uva in modo, che niuno voleva
comprarne, ciò riuscendo di grande scapito a chi ne aveva da vendere. Perloché dovette fare una
tassa interina il capitano Trentinaglia. Fuvvi grande abbondanza di uva. Ho inteso, che per
evacuare le carceri del palazzo Pretorio furono trasferiti li quattro vallarseri nell'ospedale di s.
Tommaso, essendo già morto il quinto; e che stando alla loro custodia alcuni soldati paesani
detti miliziotti, mentre questi non furono attenti, due de' detti vallarseri pigliarono i loro
schioppi, e fuggirono. Ho inteso, che sul roveretano vi sono molti ladronecci, essendo in
particolare stata totalmente derubata la cucina ricca della vedova baronessa Piamarta col mezzo
di due scale unite. Ho inteso, che nella Giudicaria minore fu ucciso un chierico Armanini di
Primione, dopo ch'egli tirò tre volte ad un altro per ammazzarlo. Che fu ammazzato un altro
nella Giudicaria maggiore, ed un altro da una donna in Riva. Ma troppo avrei da scrivere, se
volessi riferire i molti delitti, che vengono commessi in questi tempi.
Più, e più volte ho inteso, che al principio di questo secolo, a ricordo di uomini da me
conosciuti, e che vivono anche oggi in Trento non eravi alcuna caffettaria, e che il primo
caffettiere fu un ebreo convertito al cristianesimo, e battezzato nel Duomo di Trento, il quale
aprì caffetteria nella casa Zambaiti alle Beccarie. Ciò accadde circa il 1730. Ora sono molte. Le
osterie poi, e bettole sono quasi senza numero.
Ho pur inteso, che essendo state ultimamente erette e stabilite da Gioseppe II le postali stazioni
di Nave sopra Pressano, ed all'Acquaviva fra Trento e Roveredo, queste per essere troppo vicine
a Trento, ed alle altre poste riescono di gran danno ai postieri, e di grande incomodo ai
viandanti.
In questo mese di novembre il sig. Giacomo Barbacovi di Trento mercatante, figlio del
quondam sig. Giacomo, e genero del quondam sig. Cristoforo Fuiteri, ha comperato la gran casa
Monte con dicidotto mila Fiorini in rate, e cinquanta di regalo al sensale. Tal casa è situata
presso il Cantone, fa angolo, ed è unita alla Contrada delle Osterie chiamate tedesche, e della
chiesa del Suffragio. Della nobile famiglia Monte, cioè originaria da Montevaccino, sopravvive
la sig. vedova, ora ritirata alle Orsoline; vivono pure alcune figlie di essa maritate.
27 novembre 1784
Li 27 di mattina sono passati per Trento due corrieri mandati da Giuseppe II nell'Italia. Hanno
detto, che Vienna non è più Vienna; e che uno de' principali ministri cesarei sarà condannato al
Zuchthaus.
Egli è già molto tempo, che ho inteso essere stato condotto nel castello di Kufstain tirolese un
vescovo polacco per ordine di Gioseppe secondo.
29 novembre 1784
Li 29 novembre qua a Trento è capitata l'ubbidienza molto onorifica, e pressante di portarsi a
Napoli come Guardiano del regio monistero di s. Chiara, al nostro P. Arcangelo dal Lago di
Cles ex Provinciale, benché replicatamente l'avesse ricusata, e si fosse anche scusato col vero
pretesto di trovarsi attualmente infermo. Gli viene data speranza da Roma, che gli gioverà per
ristabilirsi in salute il clima napolitano, e vuolsi ad ogni modo. Io aggradisco l'onore, che gli
vien fatto; ma spiacemi, che la nostra povera Provincia resti priva di lui.
30 novembre 1784
Li trenta leggo, che la guerra di sua cesarea maestà cogli ollandesi è inevitabile, e che già dicesi
cominciata. In un fatto d'armi sono restati morti due ollandesi, e sessanta austriaci.
Leggo pure, che nel nostro Ausugio inferiore, o sia Valsugana austriaca, vi sono alcuni
commissari cesarei, li quali notano tutte le case, tutte le persone di ambidue i sessi, ed anche li
Frati. Sento poi essere stato scritto da Vienna a Trento, che in un luogo del dominio austriaco
sono stati ammazzati tutti li commissari mandati a fare una simile coscrizione. Item che il curato
199
cioè i prezzi.
di Avis tiene ordine di scrivere ogni mese la nota di quelli, che nascono, e che muoiono, e
mandarla a Insprugg. E parimente il Vicario di Avis deve riferire a Insprugg ogni vendita, e
compera che vien fatta nel suo distretto, notando il nome di chi vende e compera, cosa vendesi,
o si compera, ed a qual prezzo, s'è un bue, o una vacca, un cane, o un porco.
Ho pure inteso per certo, che li tre vescovi di Verona, Padova e Feltre, li quali colle loro diocesi
si estendono sul principato di Trento, hanno scritto al vescovo di Trento, che dal Doge veneto
sono autorizzati di convenire col Trentino circa le parrocchie del di lui principato; e che il
Trentino ha loro risposto di non aver alcuna autorità, ma che rimette la cosa al Papa. Di più, che
l'imperatore ha esibito circa venti parrocchie della valle Venosta al vescovo di Trento, a patto,
ch'esso ne rinunci alcune di terra tedesca, e che il Trentino ha rifiutato tale offerta.
Vive tuttora in Tione una buona putta quadragenaria, Domenica Benvenuti, senza punto
mangiare, o bere alcuna cosa materiale da tre anni in qua, essendo cinque anni, che giace
inferma. Tre medici giudicariesi, cioè il Corradi, il Marchetti, ed il Chesi nell'anno scorso per
loro particolare impulso han voluto sincerarsi se sia vero, che nulla affatto mangiava, e beveva.
Sono dunque andati insieme, l'hanno esaminata, ed osservata continuamente per nove giorni;
hanno svoltolato il letto, le casse, gli armari, e tutta la stanza, han sigillato tutto il sigillabile,
hanno fatta diligente inspezione del corpo, ed han rilevato esser certo, che non mangiava, né
beveva, e che soltanto metteva in bocca tratto tratto dell'acqua, e poi la sputava tutta, e
masticava qualche grosta dura di cacio, o cosa simile. Han rilevato, che il corpo è quasi tutto
mortizzato, avendo del caldo solamente sotto le braccia, ed appena movendo le dita de' piedi.
Che ha voce debole, che non deturpa le lenzuola, e che la camicia pochissimo segno dà di essere
usata. Le fu data da inghiottire la quarta parte di una particola d'Ostia non consecrata,
coll'avviso, che non era consecrata e non poté inghiottirla; e che per l'opposito inghiottiva la
particola consecrata. È ella umile, paziente, divota: non fu mai cattiva, né seguace del mondo, e
delle di lui vanità, siccome tutti attestano. Ma ultimamente l'arciprete di Tione Andrea Comino
dalle Cappelle livane della Val di Sole, ha disprezzato il sentimento de' predetti medici, ed ha
negato li sacramenti alla detta putta. Fu dunque fatta istanza dagli stessi medici alla Curia
vescovile, perché faccia diligente processo a spese di chi avrà torto; e quindi dalla mentovata
Curia fu mandato il sig. Ferrari piovano di Rendena, il Prati di Tenno Vicario di Tione, il
medico Bergamasco di Riva, il notaio Floriani, lo speciale di Tione Speranzino Speranza, li
quali han fatto un voluminoso processo favorevole alla Putta. Ora si sta aspettando la sentenza.
Tanto ha riferito a questi nostri Padri di s. Bernardino oggidì il lodato notaio, ed attuario
Floriani. La detta putta fummi lodata eziandio dal nostro P. Cesario de' Paoli da Mezlombardo,
ora Guardiano a Campo, che la ha visitata. Su questo proposito converrebbe leggere Fortunio
Licato di Rapallo genovese, medico insigne, morto nel 1656, nell'opera intitolata De iis qui diu
vivunt sine alimento; o almeno Benedetto XIV, nell'opera De canonizatione Lib. 2, c. 24 e L, 4
part. 1, c. 27. Giacomo Pignatelli To. 4 Consult. 43. Paolo Zacchia, e Lucio Ferrari nostro in
Bibliotheca prompta verbo abstinentia, num. 14. Vedi sotto al marzo 1785.
29 novembre 1784 (sic)
Li 29 novembre, giorno di lunedì in Trento una putta si è buttata nell'Adige apposta; ma
siccome fu veduta da altri, che furonle vicini, così fu subito presa e salvata viva. Stava con essa
per buttarsi giù nell'Adige anche la di lei serva, ma fu impedita. Il motivo di ciò fu perché fu
promessa con grande impegno ad un putto da suo padre contra la sua espressa volontà, e contra
il genio di sua madre; e perché il sig. Tommaso Bommero200 speciale non ha voluto darle del
tossico. Portata a casa malconcia fu maltrattata, e battuta dal furioso suo padre. Così mi fu
riferito da persona grave di questa Contrada, la quale mi ha pure aggiunto, che in questa
settimana una donna di Trento disperatamente ha chiamato il diavolo, perché la portasse via.
Si dice, che avendo l'imperatore mandato sei mila soldati nella Transilvania per far ubbidire que'
popoli, furono tagliati a pezzi mille, e gli altri sonosi salvati colla fuga. Diconsi più altre cose;
ma non mi fido di ogni relazione. Ho pur inteso, che vedendo l'imperatore non fruttargli quanto
200
Il Bommero morì nel febbraio 1785.
vorrebbe la soppressione de' monasteri, perché troppo gli costano gli amministratori secolari, gli
fu suggerito li lasciare li monisteri a patto, che li Religiosi si contentino della pensione, che
verrà loro assegnata, e diano all'imperatore il di più de' loro beni, e così abbiano l'imbarazzo, ed
incomodo di amministrare i beni senza pro loro. Ma ciò non seguì.
Alle monache di s. Michele fu ordinato, che tengano registro separato de' proventi trinitari. Le
secolarizzate poi piangono e sono inconsolabili per la loro disgrazia, e per essere prive di ogni
buona compagnia, ed aiuto. A suor Lucia non si vuol accrescere la pensione di cinquanta annui
fiorini, e negasi anche l'ascolto. Ma Madre Melchiori è passata in casa Fortina li 6 gennaio
1783, perché alle Pinzochere non poteva star sana.
Leggo, che la città di Arad nell'Ungheria da un incendio terribile fu ridotta in cenere; che gli
anversani austriaci sono stati assaissimo danneggiati dagli ollandesi; che il re di Francia ha
mandato cento mila soldati contro l'imperatore in favore degli ollandesi; che l'imperatore non
vuol partire da Vienna per le Fiandre finché non sia quietata la sollevazione de' transilvani, de'
quali si ha fatto capo un certo contadino nominato Hozia, e fintosi un Conte di Sales. Leggo
pure un manifesto degli ollandesi contro l'imperatore.
In quest'anno li canonici di Trento hanno decretato che nel Duomo per l'avvenire si cominci il
vespro mezz'ora più tardo del solito, cioè alle due e mezza. Non so il perché; bensì che questo a
noi Frati riesce molte volte d'incomodo, perché andando a morto quando i giorni sono curti,
ritorniamo assai tardo al nostro convento.
Ho inteso, che il sig. Celestino Alessandrini inspettore della Casa di Correzione ha cinquecento
fiorini di annua pensione, oltre gli orti contigui, e l'abitazione per tutta la sua famiglia, ch'è la
più comoda di quel già convento. E che il sig. Angeli tenente, di lui genero ivi ha mezzo fiorino
al giorno, che fa 162 fiorini e mezzo all'anno, oltre l'abitazione per sé, e la sua famiglia, ch'è
nella parte superiore del detto già convento. Il sargente ha trenta soldi al giorno. Così pure
ognuno de' due aguzzini. Ogni uno de' 20 e più soldati dieci carentani. Il capitano Conte degli
Alberti di Poia non so quanto. E ciò oltre una quantità di vino, oltre il vestito ecc.
In questo mese fu regalato un bastardello al signor piovano di Povo, in tempo di notte, da
persona incognita.
Tutti a bocca piena in Trento, e fuori di Trento, dicono, che l'imperatore è matto. Tutte le merci
sono a prezzo carissimo, e tutti gemono. Dallo Stato veneto non può venire e a noi neppure un
grano da far farina.
7 dicembre 1784
Con data di Roveredo 7 dicembre 1784, Francesco Tacchi amministratore cesareo de' beni dei
monasteri soppressi, e capitano delle milizie paesane, ha insinuato a suor Michelina Tommasi di
Trento già monaca in s. Carlo di Roveredo, che in avvenire mandando a Insprugg gli attestati
suoi per la sua pensione dovrà usare carta bollata da tre carentani il foglio. Così dovrà fare
anch'ogni altro, che vorrà per legittime sue scritture sull'austriaco. E così pure dovranno essere
le stampe. Questo dà molto fastidio, perché reca molta spesa. In conseguenza di ciò il mio
direttorio diocesano, che finora costò otto carentani la copia, ne costerà venti, essendo di quattro
fogli. Anzi 32 perché sarà 6 carentani il foglio.
9 dicembre 1784
Li nove la prima volta è caduta la neve in città di Trento, ma non si fermò, perché venne
insieme con dell'acqua. Bensì fermossi quella, che cadde nel giorno decimo.
10 dicembre 1784
Li dieci ho trovato, che il famoso Aldrovando fu in Trento, dicendo egli stesso. Allorché era in
Trento, ho veduto uno struzzo inghiottire del ferro, ma lo restituì senza alcuna digestione. Così
dopo il testo latino riferisce Tommaso Brown inglese nel To. 1 degli Errori popolareschi
stampati in Venezia l'anno 1737, lib. 3, capo 22, pag. 350. Ulisse Aldrovando professore di
medicina in Bologna sua patria, gran viaggiatore, ed autore di tredici volumi in foglio, morì
cieco nell'ospedale di Bologna l'anno 1605.
12 dicembre 1784
Nella notte, e mattina dei dodici è caduta molta neve, che sorpassò il ginocchio, e buttò a terra
delle nostre pergole, e non ci permise l'uscire di convento, neppure per andar a predicare. Le
venne dietro della pioggia, che rovinò le strade. Tre nostri predicatori usciti dovettero farsi
condurre.
Ho inteso, che dei soldati del reggimento tirolese Migazzi inviati contro gli olandesi, sono
disertati quasi cinquanta, tra' quali tre erano graduati; e che il Papa ha condannato il libro
stampato in Vienna contra la Confessione auricolare.
14 dicembre 1784
Li 14 leggo, che il barone di Preiss generale delle armi nella Transilvania, ed il barone di
Bruckenthal governatore della medesima provincia sono stati deposti da sua maestà perché
tacciati di negligenza nella sollevazione dei Vallacchi; e che a tutti que' villaggi di Vallacchi, e
turchi saranno inviati de' Religiosi zelanti perché l'instruiscano ne' dogmi della religione. Leggo,
che ormai si dispera di alcun accomodamento tra sua maestà e gli ollandesi; e che li soldati
austriaci sono in marcia verso l'Ollanda; verso dove si porterà eziandio l'imperatore. Che
l'elettore di Colonia Massimiliano d'Austria pensa di ricevere finalmente gli Ordini sacri. Che a
Lens uniransi ottanta mila francesi a favore degli ollandesi. Leggo, che il trasporto de' cannoni
verso l'Ollanda costerà circa 800 fiorini per cannone per lo meno, e che tali cannoni saranno
circa 400. Leggo, che gli austriaci tentando di superare gli ollandesi dovettero ritirarsi. Leggo,
che il re di Napoli ha fatto un assegnamento di 300 annui ducati per uno a due medici, che
hanno assistito il suo figlio, oltre altri regali; e che s'è mutato circa il sopprimere certi conventi.
Leggo nella Gazzetta trentina, che fino dal primo del corrente sono arrivati a Roveredo il Padre
Alessandro Gentili, ed il P. Lodovico Vuoli monaci Celestini napolitani mandati dal re di
Napoli per essere istruiti nel metodo delle scuole normali, ed erigerle poscia sul Napolitano201.
Furono deputati ad informarli don Giovanni Marchetti direttore normale202, ed il maestro Pietro
Luigi Perger, attesi gli ordini venuti da Vienna. Leggo finalmente, che in Francia si parla di una
imminente riforma de' Regolari, e di una gran soppressione di conventi. Sarà quello, che vorrà
Iddio signor nostro. Amen.
Qui da noi continua il nevicamento, e comincia il freddo, e ghiaccio.
Con posta straordinaria in fretta è andato da Vienna a Anversa il tenente colonnello Turati, con
sei altri ufficiali, ed ingegneri. Vorrei sapere la patria di questo Turati, perché il ceppo de' Turati
è in Volano patria mia.
18 dicembre 1784
18 sabato Quattro Tempora, il nostro vescovo, benché sia qui in Trento, non ha tenuto
Ordinazioni.
Oggidì monsig. Vicario Zambaiti ha detto in questo nostro convento, esser venuto da Roma, che
la Curia vescovile di Trento proveda il bisognevole interim ance per le parrocchie tirolesi delle
diocesi venete, venendo da loro ricercata. Vedi sotto al gennaio 1785.
Passano per Trento dei soldati inviati a Mantova. Da Insprugg sino a Trento sono scappati circa
cinquanta.
In Valdinon la neve è alta mezzuomo, o sia tre piedi. Li clesiani hanno speso cento e cinquanta
fiorini per far la rotta verso il ponte di Astori e li tuenati patiscono molto perché non possono
boscheggiare nel Tovelo203 per causa della gran neve.
Alle monache soppresse è venuto ordine, che se vogliono riscuotere in Insprugg la loro
pensione, ogni volta facciano la ricevuta in cara bollata, che costa tre carantani al foglio, Vedi
sotto al 21 gennaio 1785.
201
Sono vestiti da preti secolari, ed abitano nel convento di s. Maria de' Carmelitani. Gli ho veduti.
Al Marchetti poi fu tolto tal incarico, e dato ad un altro più atto.
203
*Tovel.
202
Ho inteso, che in Roveredo, ed anche in Trento moltissimo e pubblicamente si mormora contro
le leggi di Gioseppe secondo, e che questi non vuol aderire ai consigli di suo cognato re di
Francia Luigi XVI, ma vuole assolutamente la guerra contro l'Ollanda per avere il passo libero
della Schelda. Item, ch'essendo stato pregato il medesimo cesare da certi magistrati di mettere
freno ai libertini disonesti, che peccavano pubblicamente facendo in piazza come le bestie, ha
loro risposto, che così egli brama perché si moltiplichino li suoi sudditi. Di più, che sono partiti
dal Milanese moltissimi per sottrarsi dal di lui giogo, e che quindi egli ha fatto severe
proibizioni contra quelli, che ancora partiranno. Item, che va girando con gesti, che lo
dimostrano impazzito, e furioso. Così ho inteso. Ho pur inteso confermarsi ciò, che ho notato
più avanti circa il confessore della principessa Lisabetta di Wirtenberg, mesta per la cognizione
ricevuta dal detto confessore, che fuori della Chiesa cattolica non si può salvarsi. Onde si
manifesta, che ella ha bensì fatta la pubblica professione della religione cattolica in Vienna, in
presenza dell'imperatore e della Corte, li 26 dicembre 1782, ma non l'abiura dal calvinismo,
della quale non ho mai sentito parlare, benché sia stato attento.
Leggo, che quattro mila negozianti olandesi con pubblica scrittura si sono vicendevolmente
impegnati di contribuire cadauno tre mila Lire tornesi all'anno, che formano dodici milioni, per
mantenere un'armata di quaranta mila francesi al servizio della Repubblica ollandese. Leggo che
l'imperatore ha risposto al re di Francia: O Schelda libera, o guerra.
Leggo pure, che li 13 maggio di quest'anno la città vescovile d'Arequissa, o Arequippa nelle
Indie occidentali di Spagna, da un subitaneo terremoto in meno di cinque minuti fu rovinata
tutta, essendo restate atterrate tutte le case, fabbriche, chiese, benché edificate a volta, e di forte
costruzione, ma è restato il solo convento di san Francesco. Anche il gran ponte pietra contiguo,
che porta a Lima del Perù, rimase distrutto. Così pure molte ville e case di campagna. Così le
ville di Cumana, e di Moquegna. Tutti dovettero ritirarsi sotto tende. Tenere il Santissimo
Sacramento, e celebrare li divini offici nelle piazze, e ne' giardini. Li Regolari però sonosi
frattanto accomodati ne' loro orti con case di legno. Li morti di Arequippa diconsi soltanto circa
trecento.
Leggo, che sua maestà dopo la lettera ricevuta dalla Francia non s'ha più lasciato vedere
all'opera neppure una volta; e che continua a chiamarsi offeso dagli olandesi.
Leggo, che un vascello prussiano proveniente da Canton della China s'è affondato, e che sonosi
salvati soltanto settanta uomini di 120, che in esso si trovavano. E che con lui sono periti molti
altri bastimenti per una terribile tempesta insorta nella Manica.
Intendo, che l'imperatore da tutto il suo Consiglio militare fu dissuaso dal far la guerra contro gli
ollandesi, e ch'egli ciò non ostante ha risposto, che vuol farla.
Incendio pure, che di nuovo è venuta la sentenza del tribunale cesareo di Wetzlar contra il
nostro vescovo principe in favore della città di Trento rapporto al macello del castello di Trento.
Intendo altresì come cosa certa, che una contessa Ferrari d'Insprugg essendo ai bagni di Pisa s'è
ammazzata nella propria stanza con due pistolate, avendo, e tenendo preparate quattro pistole.
Pativa di razza. Ha lasciato dopo di sé due figliuole.
26 dicembre 1784
26 domenica nel suo castello di Trento sua altezza rev.ma nostro vescovo Pietro Vigilio ha
ordinato otto chierici, cioè don Pino di Trento sacerdote, don Monauni di Cles, Fra Gregorio, e
Fra Vigilio nostri, tre Cappuccini, ed un Girolamino dell'Inviolata di Riva.
Il freddo in questi giorni fu grandissimo, benché la terra fosse coperta di neve.
Finisco quest'anno, protestando, che ho tralasciato moltissime cose per motivo di brevità, per
mancanza di tempo, e per noncuranza.
In una delle feste natalizie alle quattro di mattina in Trento furono toccate le campane a
martello, perché la Roza dei Molini di s. Francesco non potendo entrare in città nel solito suo
luogo, impedita dal ghiaccio, corse per il gran campo della Fiera, ed entrò in città per la Porta
Veronese di s. Croce, con danno delle cantine ecc.
ANNO DI GESÙ CRISTO MDCCLXXXV. 1785.
1 gennaio 1785
Nel primo giorno ha predicato alle Fradaglie di Trento il nostro Padre Epifanio.
2 gennaio 1785
Nel secondo giorno ho letto un libricciuolo intitolato: Damnatio, et prohibitio libri germanico
idiomate editi, cui titulus... Latine vero: Quid continent documenta antiquitatis christianae de
auriculari confessione? ab Eybel. Vindobonae apud Iosphum nobilem de Kurzbeck & 1784.
Romae 1784. Ex typographia rev. Camerae apostolicae, in folio parvo. Incomincia: Pius Papa
sextus ad futuram rei memoriam. Mediator Dei, et hominum Christus Iesus, quo plenius in nos
misericordiae suae divitias effunderet & &. Editum sane recens, nec sine acerbo doloris sensu
accepimus libellum germanico idiomate, cuius haec est latine reddita inscriptio: Quid continent
documenta & Ediderat iam scriptor iste paucis ante annis introductionem in ius eccelsiasticum
catholicorum, quem librum decreto sub die 16 februarii currentis anni Indicis Congregatio,
maturo adhibito examine, censuit inter damnatos libros referendum &. Antedictum librum, cui
titulus latine redditus Quid continent documenta... ab Eybel? tamquam continentem doctrinas, et
propositiones respective falsas, captiosas, temerarias, scandalosas, seditiosas, sanctis Patribus
contrarias, et iniuriosas, sapientes haeresim, erroneas, haereticas et a Concilio tridentino uti
haereticas damnatas, reprobamus, damnamus, ac pro reprobo, ac damnato in perpetuum haberi
volumus, ac decernimus &. Datum Romae apud s. Mariam Maiorem die XI novembris 1784.
Pontificatus nostri anno X. I. Cardinalis de Comitibus. Fu pubblicata ne' soliti luoghi pubblici di
Roma li 18 novembre 1784 da un cursore apostolico. Io tralascio le pene della scomunica ipso
facto etc. ed altre cose per li miei soliti motivi: ed avviso, che poco fa ho pur letto con orrore un
altro libro del predetto Eybel intitolato nella stampa italiana di Pavia 1784 Cosa devesi tenere
intorno le dispense matrimoniali? Vedi la mia Biblioteca tirolese, To, I, pag. 365, in Giuseppe
de Thunn. Finalmente s'è scoperta l'eresia manifesta.
Nel medesimo giorno secondo ho pur letto un altro simile libricciuolo, che porta questo titolo:
Damnatio et proibitio libelli germanico idiomate editi, cui titulus... Latine vero Universalis
professio fidei omnium religionum 1784, sano hominis intellectui dicata. Romae 1784. Ex
typographia rev. Camerae Apostolicae, in folio. Comincia: Pius Papa sextus ad futuram rei
memoriam. Debito apostolatus nostri officio vix functi, quo paucis ante diebus perniciosi libri
necessaria quidam, sed paterno cordi nostro acerba damnatione recrudescentes adversus
auricularem Confessionem errores proscribere, catholici dogmatis depositum sertum, tectum
custodire &. &. Emersit nuper e tenebris mole quidem exiguus, totus vero atro felle, ac veneno
suffusus ignoti scriptoris libellus, cui propositum non unum tantum, aut alterum caput petere
christianae doctrinae (tametsi nefas quicquam de Verbo Dei detrahere) sed plane omnem
christianae revelatae religionis formam, ac speciem e medio tollere, funditusque delere. Libelli
titulus latine redditus: Universalis proefssio fidei omnium religionum 1784, sano hominis
intellectui dicata, addita in fronte ad inanem ostensionem brevi hac sententia: Agnosce Deum, et
esto honestus vir. Quae sententia simulata &.&. Antedictum libellum Universalis professio
Fidei &.&. tanquam continentem doctrinam, et propositiones respective falsas, temerarias,
scandalosas, perniciosas, erroneas, impias, haeresi faventes, haereticas, totiusque revelatae
religionis subversivas damnamus, ac pro damnato, et repropbato in perpetuum haberi volumus
atque decerninus. Sotto pena agli ecclesiastici della sospensione a divinis, ed agli laici tutti tutti
della scomunica riservata al Papa ipso facto incurrenda. Datum Romae apud s. Mariam
Maiorem die XVII novembris 1784. Pontifcatus nostri anno X. I. Card. de Comitibus. Publicata
Romae ne' soliti luoghi die 29 novembris. Il mentovato anonimo scrive: "Nullibi praeceptum
esse, nec praecipi posse recte sentire, sed recta facere, beatumque illum, qui hoc praestat, sit
deinde iudaeus, turca, ethnicus, christianus, aut naturalista". Nella condanna dell'Eybel contra la
Confessione si dice, che in tal libricciolo si fa noto e manifesto quo tendant eorum consilia, qui
omni scriptionum genere student fidelium animos alienare ab ea sede, cum qua ecclesias
universas et fideles, qui undique sunt, omnes oportet convenire. Il suddetto Eybel ora è
consigliere regio in Linz. Fu parecchi anni gesuita, et venne privato di una cattedra sotto il
governo di Maria Teresa regina.
In questi primi giorni in Trento fu dato principio alla conscrizione ordinata da Gioseppe II, ma
fu anche ritardata ad instanza del Magistrato civico, essendo andato da Insprugg a Vienna per
impetrar che non sia fatta nel Tirolo trentino il Conte Godifredo d'Heitser.
La prima casa segnata fu quella del Conte capitano Pio di Wolckenstein, deputato a fare tal cosa
insieme col soldato Benigni di Vezzano, perché sia fatta da due trentini.
7 gennaio 1785
Li sette è morto un Nardelli di Meano in Trento, perché nelle scorse feste fu ferito dagli sbirri.
Perciò gli sbirri ora sono in molto tristo passo, ed uno è già scappato, un altro è a letto ferito dal
Nardelli.
Ho inteso, che in Roveredo sta prigione un uomo, perché in campagna ha spaccata la testa ad un
suo figlio, ed occultamente lo ha sotterrato.
Ho pur inteso, che un trentino dimorante in Vienna ha scritto, esser ora cosa obbrobriosa
l'accostarsi in Vienna al Sacramento della Penitenza, e doversi ciò fare furtivamente.
Di più avendo il cardinale Migazzi arcivescovo di Vienna detto a sua maestà d'ordine del Papa,
che reprima gli attentati dell'Eybel contra la Confessione auricolare, sua maestà gli abbia
risposto, che ora non può accudire a così fatte bagatelle.
Li sette gennaio ho veduto il catalogo de' predicatori quaresimali destinato dal nostro vescovo di
Trento, il quale è come segue:
Aldeno, Garniga e Cimon festivo, don Leonardo Zanella primissario di Povo sua patria.
Arsio, e Castelfondo don Luigi Flamacini di Trento.
Avio: vedi sotto
Banale, don Francesco Zanetti ex frate conventuale.
Blegio, s. Croce, P. Agostino Schreck di Trento Agostiniano.
Borgo: vedi sotto.
Brentonico: vedi sotto.
Calavino, don Pietro Lazzari dall'Ischia perginese.
Calceranica: vedi sotto.
Cavedine, don Antonio Conte de' Melchiori di Trento.
Cembra, don Primo Somalvigo di Trento.
Civezzano, e Cognola festivo, don Gioseppe dalla Rosa di Canzolino, cappellano di Pergine.
Condino, don Antonio Lunelli di Torchio.
Corredo, e Smarano, don Giacomo Grisenti di Pinedo.
Denno e Flavon, don Cristoforo dal Piaz.
Gardumo, o s. Felice, don Stefano Antonio Marchetti.
Grigno: vedi sotto.
Levico: vedi sotto.
Livo, don Giannantonio Comini
Lizzana, ed Isera festivo, don Leonardo Steffenelli di Torbole, curato di Torbole.
Malé, don Antonio Cornalli di Calliano, cappellano di Meano
San Michele festivo, don Cristoforo Franceschini da Tres, arciprete di Taio abitante in Trento.
Ma non è poi andato perché è cascato da una scala avanti Quaresima, e perché li canonici
non lo han voluto tenere a costo tutta la Quaresima.
Mori, don Antonio Zecchini di Ledro.
Nago, don Francesco Gazzoletti di Nago.
Ossana, don Gioseppe Sizzo di Trento, cappellano di Maleto.
Pergine:vedi sotto.
Povo, Villazzano, e Mattarello festivo, don Vincenzo Nella di Rendena, repetitore di fisica nel
seminario.
Primiero: vedi sotto.
Rendena, don Francesco Sembiante da Vervò.
Revò, e Clotz, don Domenico Poli di Storo.
Rovereto, il P. Celestino di Cavalese Cappuccino ma soltanto tre giorni alla settimana, e
andando dal suo convento.
Sarnonico,Fondo, e Romeno, don Giovanni Antonio Largaioli.
Spor, e Vigo, don Alessandro Oliva
Taio, e Torri, don Leopoldo Eller Vicario di Taio.
Tassullo, don Romedio Conzi di Maleto.
Terlago, e Baselga festivo, don Tommaso Brutti, curato di Vezzano.
Tegnale, don Gio. Battista Santi da Enguiso di Ledro
Tesino: vedi sotto.
Tione, don Valentino Bonenti da Rendena , curato di Arzo.
Val di Bono, don Domenico Pruder di Serso.
Val di Ledro, don Francesco Antonio Claus di Trento.
Villa Lagarina, don Felice Menapace da Rallo.
Volano, e Besenello, don Domenico Ricci di Trento, cappellano di Nago.
San Zeno, e Dambel, don Giacomo Pauli da Mezzolombardo.
Dei seguenti sono scritti a mano anche li paesi e sono destinati dal vescovo trentino in vigore
dell'indulto Papale già di sopra mentovato.
Primiero, don Gioseppe Villi di Levico.
Tesino, don Gioseppe Monauni di Trento, curato di Villazzano.
Strigno, Padre Paride Rigotti di Godenzo prete Filippino di Trento.
Grigno, don Martino Catturani di Randena.
Borgo di Valsugana, don Francesco Botto genovese ex gesuita in Trento. Nel principio del 1787
è andato a Venezia per più non ritornare a Trento.
Levico, don Antonio Piccinini di Levico abitante a Trento presso il baron Gentilotti204.
Calceranica, e Vigolo, don Michele Tommasi di Trento, cappellano di Banale.
Pergine, don Francescantonio Fenici di Pranzo ministro del seminario di Trento.
Avio, don Antonio Voltolini di Trento, cappellano di Cavedine.
Brentonico, don Valentino Salvadori di Pergine
Questo si è il primo atto pubblico, ch'esercita il vescovo di Trento sopra le parrocchie de'
vescovi di Verona, e Feltre. Vedi sopra al 18 dicembre 1784.
Nel medesimo giorno settimo è pervenuto alle mie mani questo sonetto tuttizzante.
Il Turco fiero pon sossopra tutto.
La Moscovia in poter minaccia tutto.
L'imperator novello tenta tutto.
La Germania in furor s'espone a tutto.
La Prussia accorta è preparata a tutto
L'Olanda spera sì, ma paga tutto.
L'Inghilterra a dover ridotta a tutto.
La Francia a poco a poco mangia tutto.
La Spagna in fin vuol trionfar di tutto
Portogallo sconvolto osserva tutto.
La Savoia sta in guardia, e bada a tutto.
Venezia indifferente ascolta tutto.
L'Italia in generale pensa tutto.
E Roma a due man benedice tutto.
Ed alla fin di tutto
Se Dio pietoso non rimedia a tutto
Il diavolo da ver porta via tutto.
204
Il predicatore di Levico ha 70 fiorini oltre la tavola, ed abitazione in canonica.
Gli scolari del seminario dopo l'Epifania per otto giorni hanno fatto tutti gli esercizi spirituali,
loro dati dal nostro Padre professore fisico Maurizio di Borgo, e dal padre Paride Rigotti di
Godenzo Filippino di Trento e dal sig. don Gio. Puzzer di Tauffers.
Il Magistrato civico di Trento ha ordinato, che sia bruciata un portantina pubblica, che fu
adoperata per portare uno sbirro ferito nella zuffa col soprammenzionato Nardello.
Nel sudetto seminario vi sono i seguenti soggetti.
Don Giuseppe Carpentari di Mittenberg Conte del S.R.I. di Roveredo, rettore del seminario,
prefetto degli studi, ed esaminatore prosinodale.
Don Francescantonio Fenici di Tenno ministro.
Don Gio. Puzzer di Tauffers direttore spirituale.
Don Pietro Gramola cittadino di Trento sagrestano.
Don Giuseppe de Menghini d'Arsio dottore in sacra teologia, prof. dogmatica, Provicario
generale ed esaminatore prosinodale.
Don Giuseppe Donati di Cembra professore di Morale ed esaminatore prosinodale.
Don Giuseppe Antonio Eyrl de Waldgries et Liebeneich da Bolgiano, dott. di sacra teologia
canonico dell'imperiale Collegiata di s. Maria alla vecchia cappella di Ratisbona, e prof.
de' sagri canoni, succeduto al signor Volani. Si dice Aierle volgarmente.
P. maestro Francesco Gio. di Dio Staidelio di Trento Minore Conventuale Guardiano
esaminatore prosinodale e prof. di Sacra Scrittura.
P. Giampietro Fedrigotti di Sacco Cappuccino prof. di sacra eloquenza. Cessò nel 1787 al fine.
P. Francesco Saverio Battisti da Fondo Minore Riformato prof. di logica e metafisica. Fatto
esaminatore prosinodale nel 1788.
P. Maurizio Felder di Borgo Minore Riformato prof. di fisica ed etica.
Don Giuseppe Quaresima da Tueno prof. di rettorica.
Don Antonio Pomaroli di Trento prof. della Quinta. È morto in Trento li 17 aprile 1788, già
giubilato. Insegnò anche prima d'entrare nel seminario.
Don Francesco Sicher da Corredo maestro della Quarta.
Don Gio. Battista Pedroni da Tos maestro della Seconda.
Don Antonio Tabarelli da Cembra maestro della Prima.
Gli alunni sono 26. Li convittori del seminario 38. Tutti gli scolari del liceo e del ginnasio 190.
Prof. di legge il sig. Barbacovi.
Non più si odono ballonisti aereostatici: bensì leggo lodato da Francesco Michelotti di Drone
negli Sguatteri di Parnasso del 1785, il nobile sig. Pietro Canella di Riva trentina, perché fino
dall'estate del 1784 fece saltar in aria felicemente molti globi aereostatici di diversa struttura
nella città di Riva, di Arco, di Roveredo, di Verona, nella piazza del palazzo Archetti sul lago di
Garda, ed altrove. Vedi sotto settembre 1786.
Nella Gazzetta trentina degli undici leggo, che sua maestà ha permesso ad un gran signore
luterano forastiero il comperare beni stabili nella Boemia, il che per avanti non era lecito. Leggo
pure il comando fatto dalla medesima maestà, che in avvenire li Regolari non abbiano
Diffinitori, né discreti, che li superiori locali siano eletti dai Religiosi del proprio convento, che
il Provinciale sia eletto nel prossimo maggio, li Guardiani nei tre giorni ultimi di dicembre
scorso, e che li Frati non possano essere mutati di convento senza cause urgenti, che il
Provinciale non possa far visite ecc. Leggo, che gli Vallachi fanno stragi de' nobili, e degli
ecclesiastici secolari, e Regolari. Tralascio al solito altre notizie.
Ho inteso, che l'altra sera in Chiusole di Lagaro andato essendo un uomo giovine a ripetere
quattro troni da un altro, restò ammazzato dal debitore con un coltello senza neppur poter
ricevere alcun sacramento.
In Trento van girando di notte delle persone per altro civili, chiedendo limosina, ed anche
levando per forza dalle altrui spalle i tabarri.
Da Campo di Giudicaria il nostro padre Aniceto d'Isera ultroneamente mi ha scritto una lunga
lettera intorno alla donna astinentissima di Tione già mentovata di sopra al 30 novembre 1784.
Ella si è di questo tenore: "Campo 28 dicembre 1784. Ritrovasi nella parrocchia di Tione una
giovine inferma, la di cui fama si è già sparsa eziandio in lontani paesi. Dopo vari discorsi,
sentimenti, e giudici, che mangiasse, o non mangiasse, che le fu fatta l'inspezione da tre, o
quattro signori medici per lo spazio di quindici giorni, si venne finalmente all'ultima
conclusione in questo modo. Per ordine di sua altezza rev.ma monsignor vescovo, e principe di
Trento furono su d'un tal affare deputati inspettori il rev.mo signor piovano di Rendena don
Martino Ferrari, il clarissimo sig. Prati di Tenno Vicario di Tione, e l'eccell.mo signor medico
Bergamaschi di Riva. Questi insieme con un notaro, uno speciale, una donna, e due altri
testimoni, per lo spazio di dieci continui giorni eseguirono diligentissimamente la incombenza
loro imposta, invigilando giorno e notte a tutto ciò, che succedeva. Siccome l'inferma abbisogna
di quando in quando le siano inumidite le fauci; così più volte al giorno le diedero in bocca una
dramma di triaca, una dramma di poina, ed un pò di acqua, pesando prima il tutto colle bilancie
della speciaria. La donna teneva in bocca le dette cose per qualche tempo e poi senza di averle
inghiottite le mandava in una tazza, e di nuovo venivano pesate come sopra, e dal notaio si
faceva registro. Così fu fatto ogni giorno; al fine poi del decimo, fatto calcolo di ogni cosa, non
mancò altro che un'oncia e mezza di acqua. Li due testimoni furono sempre presenti, e
custodirono sempre la porta del vòlto, posto in piano terra, dove giace l'inferma; la qual porta
ogni volta che si chiudeva, veniva pur sigillata con sigillo pubblico; col qual sigillo fu munita
eziandio la finestra, che dà un pò di luce al detto vòlto, per impedire ogni sospetto, che entrasse
qualche persona per portar all'inferma da mangiare, o da bere. Finalmente tutti li suddetti
giurarono solennemente esser il fatto come sopra, e l'autenticarono pubblicamente. Ciò fece
anche il clarisimo signor giudice Prati, quantunque per l'addietro non avesse potuto persuadersi,
che detta donna inferma non mangiasse, e non bevesse. Lo stesso giuramento fece anche la
medesima inferma, la quale conta quaranta anni in circa di età. Ella sino da' suoi primi anni
visse come buona e morigerata cristiana. Fu soggetta a gravi, e varie malattie; mangiò sempre
poco, ed avanti, che si allettasse e fermasse sul letto, non viveva di altro, che di sugo di pomi
fracidi. Ora sono passati già tre anni e mezzo, che non mangiò, né bevette alcuna cosa,
eccettuiate la particola consecrata, che da lei facilmente si riceve, ed inghiottisce. No può alzarsi
da letto. Benché sia povera, e meschina di condizione, non riceve altro da quelli che la visitano,
fuorché qualche denaruccio per provedersi un pò d'olio, che le faccia lume in tempo di notte,
senza di cui non può stare. La faccia, e le mani di lei hanno alquanto di calore, e sono molli; ma
nel rimanente della vita ha la pelle incrostata e rugosa. Si dice, che la spesa fatta nella
inspezione descritta, consista in fiorini circa dugento. Io pure fui due volte a visitare la detta
inferma. Mando a sua paternità reverenda questa vera verissima relazione, perché mi è nota la
sollecitudine, che ha di raccogliere ecc.". Così il detto P. Aniceto.
Ora essendo stato portato il processo alla Curia vescovile si trova in Trento il sig. Gio. Andrea
Comino dalle Cappelle di Livo, arciprete di Tione, per difendere il suo sentimento, che la detta
donna non sia vera astinente, e che non viva senza mangiare. Fu parlato di essa eziandio in
Antibo terra celebre della Provenza, vicina a Nizza. Per ordine del vescovo fu esaminata
eziandio dal sig. Carlo Leopoldo Torresani di Cles, essendo immediato antecessore del sig. Prati
in Tione, e diede relazione al vescovo favorevole alla donna, benché avanti di esaminarla non le
credesse. Ora egli è luogotenente di Stenico nelle Giudicarie. Vedi sotto al 17 gennaio.
12 gennaio 1785
Li dodici è pervenuto a Trento al sig. barone Martino Klotz, che monsignor Giacomo suo
fratello è morto li 28 dicembre, festa de' santi Innocenti in Napoli, dove era andato per guarire.
Teneva dal Papa l'indulto di poter vendere la sua Prelatura, che gli costava dodici mila scudi
romani; ma non trovò chi la volesse comperare. Egli ha consumato più di centotrenta mila
fiorini in pochi anni, e senza verun suo vantaggio vero. È stato anche a Vienna per esitarla. Poi
fu creato assessore del governatore di Roma. Indi s'è sparsa voce, ma falsa, che il sig. Triangi gli
rinunciava il canonicato di Trento, e che poi avrebbe ottenuto anche il suffraganeato trentino.
Negli scorsi giorni il sig. don Valentino Frisinghelli di Lanzima, gran cacciatore, e curato di
Ronzo e Chianis in Garduno, essendo andato alla caccia con un suo prete, restò sorpreso da
colpo apopletico, e morì senza poter dire neppure un Gesù-Maria. Per lui sarebbe forse stato
meglio il morire in chiesa.
Essendo morti due signori cappellani in Ampezzo valle austriaca della Contea goriziana, furonvi
mandati nel fine dell'anno scorso due Regolari in loro luogo, cioè un Domenicano gavotto, ed
un Cappuccino.
Ai dieci dello scaduto dicembre 1784 la Repubblica veneta ha approvato uno statuto del
Difffinitorio di quella nostra Provincia Riformata di s. Antonio, che niuno sia ammesso al
noviziato de' laici, se prima non ha servito in qualità di Terziario per cinque anni. Io credo, che
sia stato fatto per ottenere il permesso di vestire anche de' laici. Ma non lo credo di quell'utilità,
che da altro si suppone, per li motivi, che qui non occorre di rammentare. Per vestir chierici fu
loro data licenza nel principio dello scorso anno 1784 a patto però, che non professino avanti gli
anni ventuno di età. Quindi ne hanno subito vestito alcuni.
9 gennaio 1785 (sic)
Li nove di questo mese di gennaio in Roveredo un figlio del capitano Trentinaglia fu sopraffatto
da così fiere convulsioni, che sembrava pazzo. In vano sonosi affaticati più medici per fermarle.
Quindi la di lui madre gli mise sotto al capo un coscinetto di sant'Anna, e subito cessarono.
Levato il coscinetto ritornarono, e rimesso il coscinetto cessarono ancora con maraviglia di tutti
glia stanti. Questo si è notabile, giacché ora si mettono in discredito, e derisione tutta le
divozioni de' pii cristiani, e specialmente quelle, che risguardano le reliquie de' Santi.
Il Trentinaglia fu regalato dalle povere monache di s. Anna di Borgo, quando le ha soppresse
per ordine di Gioseppe secondo. Ma vedi sotto 29 gennaio.
Sino dallo scorso dicembre si trova in Trento il sig. Francesco Felice de' Conti Alberti di Enno
canonico di Trento, ed abate commendatario di s. Croce in Milano. Egli è venuto da Vienna per
esser presente alle nozze celebrate in Trento subito dopo l'Epifania tra il suo nipote Cristoforo
figlio di Gervasio suo fratello, e la contessa Maria Filippina figlia del Conte Gianvigilio di
Thunn, la quale da qualche anno stava rifugiata presso le Madri Orsoline di Trento contra la
voglia di suo padre. Con tal occasione ha portato alla cattedrale di Trento un calice di
grandissima valuta mandatole in dono dal suo zio cardinale Cristoforo Migazzi arcivescovo di
Vienna, e già canonico di Trento. Egli ora studia indefessamente, andando in castello ogni
giorno, e dettando a due copisti non so su qual materia.
17 gennaio 1785
Li 17 gennaio abbiamo in questo nostro convento albergato un Padre Domenicano di Milano,
assai religioso, ritornante da Vienna, dove fu da cesare per essere di nuovo ricevuto in Milano,
giacché essendo stato trattenuto in Piacenza per continuare le sue prediche annuali allorché
venne a Milano l'ordine cesareo, che li Frati assenti ritornassero dentro certo tempo sotto pena
in contrario di non esser più ricevuti, il suo Provinciale temendo di fallare, non più lo voleva.
Ottenne favorevole rescritto mercé la buona grazia di un ministro, barone Gioseffo di Spergs205.
Egli racconta le grandi miserie di Vienna, e della Germania cagionate dalle odierne novità, e che
tutti sclamano, e gemono; e che là fa un freddo orrido, e che vi è moltissima neve, e che molti
Frati sono fuori nelle parrocchie vestiti da secolari affatto. Non posso dir tutto.
Negli scorsi giorni fu in Trento il sig. piovano di Randena per la causa dell'astinente tionitana
già di sopra rammentata. Vedi sotto al 4 giugno.
18 gennaio 1785
Li 18 gennaio leggo, che li 25 dello scaduto dicembre festa del santissimo Natale nella sua
cappella di Corte ha celebrata la sua prima Messa l'Arciduca Massimiliano arcivescovo ed
elettore di Colonia. Leggo, che l'Olanda ha nominato generale d'infanteria il Conte di Maillebois
collo stipendio di centomila scudi all'anno in tempo di guerra, e di centomila Lire in tempo di
pace. Leggo, che il generale Slop fu nominato al comando delle truppe di Bengala nelle Indie.
Leggo, che l'imperatore ha regalato al Bassà di Belgrado un coltello brillantato, e valutato
ottomila fiorini. Che le nuove due fortezze austriache di Pless, e Teresiastadt costano più di
205
Partì per Rivoli li 21.
diciassette milioni di fiorini. Che gli editti cesarei tendono a sopprimere tutti gli Ordini religiosi
d'ambi li sessi, e di ristringere il numero dei preti secolari. Così leggo stampato.
Il suddetto Padre Domenicano mi ha raccontato, che l'imperatore fu dissuaso dal sopprimere le
abazie sul riflesso insinuatogli dal barone consigliere Giuseppe di Spergs d'Insprugg, che
sopprimendole non farebbe quel guadagno, che pretende, siccome non l'ha fatto neppure colla
soppressione delle altre Case religiose. Così gli ha detto lo stesso barone di Spergs. Il motivo di
ciò si è, che la roba incassata non frutta, bisogna pensionare li Religiosi, cui vien tolta, e
profusamente stipendiare li ministri cesarei. Ma sua maestà si lascia sedurre da altri.
20 gennaio 1785
Gli 20 ho inteso, che la roba del soppresso monistero della ss. Trinità viene venduta per molto
miserabile prezzo. Nominatamente una casa in città fu venduta per cinquecento fiorini, benché
fosse stimata mille. Ecco s'è vero il riflesso spergesiano!
In questa settimana, cioè li 17 sono andati a Sacco molti trentini in più carrozze per trastullarsi
col teatro saccardo. Per queste spese non manca danaro, bensì per fare Quaresima, che non vuol
farsi col pretesto, che la roba è troppo cara.
21 gennaio 1785
Li 21 finalmente ho veduto due fogli di carta bollata comperati all'Avis. Ognuno costa sei soldi,
benché secondo il bollo siano tassati ognuno cinque soldi. La carta è tedesca, grossa, grande,
brutta, rotta. Conviene usare un tal foglio per formare un attestato di ricevuta per cui basterebbe,
e bastava per l'addietro, un solo quarto di foglio ordinato. Oh che calamità di questi nostri
giorni!
Li cherici delle parrocchie tirolesi feltrine non hanno ricevuto il direttorio dell'officio divino dal
vescovo feltrino. Quindi ha loro conceduto, che usino quello di Trento il vescovo trentino pro
interim. Ma non tutti l'hanno preso. Per altro si discorre a piena voce, che l'imperatore sia per
ceder ai Veneti la Valsugana perché a lui diano il passaggio per Mantova, il che ai Veneti non
sarebbe utile, mentre disgiungerebbero il bel pezzo del loro Stato che forma il Bresciano ecc. Si
dice altresì, che gli archesi dimandano la soppressione del monistero delle loro monache
Servite, per formare in esso un pannificio, ed ospitale. Che saranno soppresse le abbazie tirolesi
di Wilthau, di Stambs, di Neustift, e di Mariaperg. Che li nostri frati d'Insprugg in breve
dovranno abbandonare quel convento, malgrado le instanze fatte per la sussistenza di esso dalla
città, dal presidente Heister, e dall'arciduchessa d'Insprugg. Pian piano si vuole disfatta ogni
buona fondazione.
Ho inteso dire più volte, e da diversi, che monsignor Piccini canonico di Trento, già più volte da
me rammentato, ora in Roma parla, e tratta col Papa contro la soppressione di s. Trinità fatta dal
vescovo di Trento. Ho inteso altresì, che se alcuna trinitaria vorrà lasciare s. Michele, sarebbe
permesso il lasciarlo, ma non le verrà dato né pure un soldo di pensione, quantunque sia stato
promesso a tutte, che andando a s. Michele, e poi non piacendo loro di starvi sarebbe data loro
una pensione vitalizia più buona dell'assegnata alle altre non andate in s. Michele. Oh che
mondo ! Oh che fare!
22 gennaio 1785
Li 22 giorno di sabato è arrivato a Trento, ed andò diritto all'Osteria dell'Europa col suo
equipaggio di quindici cavalli, venendo dalla Polonia il cardinale Giovanni Andrea de' Conti
Archetti di Brescia. Egli è nato gli undici settembre 1731, fu creato arcivescovo di Calcedonia
gli undici settembre 1775 e mandato nunzio apostolico ordinario in Polonia206. Poi nunzio
apostolico straordinario nella Moscovia; e finalmente a petizione di Catterina seconda
imperatrice scismatica di Moscovia venne creato prete cardinale da Pio VI li 20 settembre 1784,
con qualche contraddizione delle altre Corti, non essendo ancora stati fatti cardinali i nunzi
206
Nel catalogo de' cardinali posto nel Diario bresciano per l'anno 1793, pag. 76, v'ha Gio. Andrea
Marchese Archetti nobile bresciano, creato cardinale nel 1784.
apostolici dal detto Papa, per causa delle novità dell'imperatore. Sento dire, che li signori
Archetti a niun patto hanno potuto conseguire il titolo di nobili bresciani, perché sono
mercatanti, e che circa trecento mila ducati hanno speso per ottenere la Prelatura al lodato
Giannandrea. Hanno fatto le loro ricchezze col ferro in Campione, dove tuttora tengono bottega.
23 gennaio 1785
Li 23 domenica un uomo adulto solo fu a dottrina nella chiesa curata di Cognola. In Trento poi
sulla sera fu dato principio al carnevale colle maschere. Le prime, che si fecero vedere, scesero
dal castello residenza del vescovo. Fu stimolata a chiedere la licenza delle dette maschere la
contessa Maria Filippina di Thunn, nuova sposa del Conte Cristoforo Alberti; ma ella si scusò
dicendo, che se avea da chieder grazie a sua altezza, voleva chiederne di altra sorta. Martino
Frigieri impresario de' festoni avea tassato sette traieri per testa alla sera; ma il Magistrato
consolare ha tassato sei traieri. Non è poco, ma niuno si aggraverà di pagarli, e di pagarli subito
subito. Poi non vi sarà danaro per la Quaresima.
25 gennaio 1785
Li 25 leggo, che monsig. Giacomo Klotz assessore del Governo di Roma, e protonotario
apostolico partecipante, essendosi trasferito da Napoli a Capo di Monte, li 21 dicembre festa di
s. Tommaso ricevette il sacro viatico, li 25 festa del santo Natale l'Olio santo, e li 28 dicembre
morì. Leggo altresì che il cardinale Archetti fu complimentato d'ordine del nostro vescovo, ed
invitato a Corte, ma rifiutò, ed ascoltata la s. Messa in s. Maria Maggiore partì li 23 mattina per
Roma. Leggo, che il Papa s'è aggiustato col re di Sardegna Duca di Savoia rapporto alla
nunziatura di Torino da molto tempo vacante, colla promessa di creare due cardinali sudditi
torinesi. Leggo finalmente, che il già notato Gioseppe Horia capo de' tumultuanti vallacchi fu
proditoriamente preso e condotto a Carlsburg, Leggo ancora, che in un sol giorno furono spediti
sette corrieri da Vienna per diverse parti; e che le chiese della città di Mons nell'Annonia sono
ridotte in tanti magazzini per la guerra tra l'imperatore e gli olandesi, L'Horia dicesi anche
Hozia.
29 gennaio 1785
Li 29 da una persona pratica di Trento ho inteso, che le maschere di quest'anno sono sfrenate, e
che il luogo del festone vedesi ricchissimamente addobbato, e fornito di cere, e che volendo una
persona intervenire al festone deve spendere ogni volta intorno ai dodici troni, dovendosi vestire
in gala, pigliare caffè ecc. Il tempo che viene perduto non si conta. Così pure li peccati di
scandalo, di pensieri, di parole, di omissioni e di fatti non si computano. Per li poveri e per le
divozioni non c'è danaro, si esagera la caristia degli anni correnti. Oh Dio! A questo si aggiunge,
che molti trentini vanno a Sacco, ed a Roveredo apposta per godere delle opere teatrali, che
fansi nell'uno e nell'altro di tali luoghi.
Da più di uno ho inteso, che il sig. Andrea Rensi li 23 di questo ha presentato un suo sonetto al
cardinale Archetti sopralodato, e che dal medesimo cardinale fugli tosto detto Amico, non
irritare Pallade. Tanto egli è tristo poeta!
Li 29 dal nostro P. Gio. Vincenzo di Roveredo Vicario a san Rocco di Roveredo, venuto a
Trento per predicare in questo Duomo, mi fu confermato distintamente il caso miracoloso di s.
Anna rammentato di sopra al 9 gennaio. Giova il ripeterlo qui più minutamente. Giuseppe figlio
del sig. Giuseppe Trentinaglia da Telve capitano Circolare di Roveredo, fu accusato da un
servidore di sua casa al suo genitore di non so qual difetto. Perciò fu mandato a fare gli esercizi
spirituali a s. Rocco presso il detto Padre Vicario Gianvincenzo. Essendo però innocente, molto
restò disgustato contra il servidore, cosicché sopraffatto dalle convulsioni, alle quali prima non
fu mai soggetto, benché conti diciassette anni di età, più volte proruppe in lamenti contra il detto
servidore. Per guarirlo dalle dette convulsioni furono chiamati più medici, ma in vano affatto.
Una notte stettero ad assisterlo il sig. Goio chirurgo, ed il sig. Filippi. Mentre questi stavano
legandolo, entrò nella stanza la cuciniera di casa con un coscinetto, ed una carta, cose datele da
una sorella dell'infermo, la quale avevale ricevute dalla signora Pergera coll'avviso, che serviva
il detto coscinetto per diversi mali, essendo non so di qual divozione per s. Anna. Il Goio
supponendo, che la cuciniera portasse da mangiare, la rimandò indietro dispettosamente, ed ella
mise là sul tavolino il coscinetto, e la carta di autentica, e si ritirò. Dopo, che l'infermo fu legato,
il Goio andò al tavolino, pigliò il coscinetto, lo mise sul letto dell'infermo, ed ivi appresso si
fermò per leggere la carta. Allora l'infermo rasserenato cominciò a parlare quietamente, e disse:
Che fate qui Goio? Il Goio a tal dimanda restò stupito, e rispose: Mi ha veduto soltanto adesso?
non mi ha veduto ne'giorni passati? Non intendendo bene la carta, e non pensando a miracoli,
anche per esser difficile in creder miracoli secondo il fare de' fisici, e degl'illuminati moderni,
rimise sul tavolino la carta, ed il coscinetto. Ritornarono subito le convulsioni, ed il Goio
avvisato dal Filippi rimise il coscinetto sopra l'infermo. Cessarono ancora le convulsioni, ed
avendo detto il Filippi, che le virtù di farle cessare stava nel coscinetto, lo levò il Goio dal letto,
e subito ritornarono le convulsioni. Allora il Goio cominciò a credere, rimise sull'infermo il
coscinetto, e vedendo, che stava quieto con esso, glielo lasciò fisso, e partì per casa sua a
risposare anch'esso. Ritornò la mattina dall'infermo, e lo trovò che riposava quieto. Confessò
dunque ingenuamente, che credeva il miracolo. Ma chiamato il medico Fontana, questi ricusò di
crederlo, e fece dell'esagerazioni contrarie. Il Goio si adoperò per persuaderlo. Gli fece vedere,
che levando il coscinetto ritornavano le convulsioni, e rimettendolo cessavano. Il Fontana se ne
rideva. Il Goio gli fece palpare il polso, e sotto al braccio, ed ottenne, che il Fontana confessò
esser vere convulsioni. Frattanto essendosi mosso l'infermo, si staccò dai di lui piedi il
coscinetto senza che gli astanti se ne accorgessero, ed essendosi infuriate le convulsioni disse il
Goio: Volete vedere, che non ha attaccato il coscinetto? Venite qua, testimoni, guardate
attentamente. Alzò le coperte, ed infatti videro tutti, che il coscinetto s'era dilungato
dall'infermo. Infine il Fontana partì, andò per Roveredo, e confessò, che il caso era
sorprendente, ma non volle dirlo miracoloso. Poi l'infermo disse, che in tal giorno gli sarebbero
ritornate le convulsioni due volte, una sul mezzodì, e l'altra alle sei di sera. Infatti sul mezzodì
gli ritornarono. Per impedire poi, che altrettanto non succedesse la sera, temendo li domestici,
che ciò fosse una finzione, chiamarono il nostro padre Basilio d'Albiano, perché con buoni
discorsi tenesse divertito tutta quella sera l'infermo, e chiudendo le finestre fecero venir sera
innanzi al suo tempo. Il Padre fece bene il suo uffizio: ma che? all'ora predetta l'infermo restò di
nuovo sorpreso da gagliarde convulsioni, ed avendo chiamato aiuto dai domestici il P. Basilio,
accorse la madre dell'infermo, e non sapendo cosa far altro, disse, che gli mettessero sotto al
capo il coscinetto. Messo dunque sotto al capo, cessarono subito le convulsioni, e mai più non
ritornarono sino al giorno d'oggi, cioè sino a questo 29 di gennaio. Dei gratias. Il P. Vincenzo ha
veduto il coscinetto, ha visitato l'infermo, ed ha inteso il caso dallo stesso Goio.
31 gennaio 1785
Li 31 ultimo giorno di gennaio fu detto in Trento che in questo giorno li nostri Frati avranno
evacuato il convento di s. Croce in Insprugg, secondo il comando avuto, benché molto siensi
adoperati gl'inspruchesi perché que' Frati non fossero disturbati.
Tengo nelle mani un nuovo decreto del Papa Pio sesto, di cui piacemi darne qui la copia.
Eccola. "Decretum Urbis, et Orbis. Ex audientia sanctissimi die 15 maii 1784. Ut erga
sacrosanctam individuam Trinitatem, et erga Incarnationem Domini nostri Iesu Christi
praecipua catholicae fidei mysteria, itidemque erga Deiparam Virginem in fidelium animis
altius defigatur, et adolescat in dies pia devotionis affectio, laudentque Dominum omnes gentes,
et omnes populi: Sanctissimus dominus noster Pius PP. VI enixis nonullorum precibus
libentissime annuens, omnibus utriusque sexus Christifidelibus, qui ducti spiritu veritatis ultro
in sanctam societatem convenientes terni ad honorem sanctissimae Trinitatis, ed ad quamdam
huius mysterii significationem, tribus distinctis diei horis, nempe antemeridianis, pomeridianis,
et vespertinis, sive coniunctim, sive seorsim singuli septies Gloria Patri &, et semel
Salutationem angelicam corde saltim contriti, ac devote recitaverint, Indulgentiam centum
dierum qualibet die, septem vero annorum, totidemque quadragenarum diebus dominicis
benigne concessit. Praeterea iis omnibus, qui piam susceperint consuetudinem huiusmodi preces
fundendi quotidie, Indulgentiam plenariam bis in mense acquirendam, duobus videlicet
cuiuslibet mensis diebus dominicis ad arbitriunm eligendis, in quibus vere poenitentes, confessi,
ac sacra communione refecti iuxta mentem sanctitatis suae oraverint per aliquod temporis
spatium, amantissime impertitus est. Quod si trium sodalium quavis de causa quispiam
defecerit, qui supersunt, ternarius perpetuo ut constet numerus alium deinceps in eius locum
sufficere curabunt. Itaque fideles omnes sanctitas sua vehementer in Domino hortatur, ut a
sancto hoc, atque adeo salutari pietatis in Deum exercitio tantam percipere utilitatem non
praetermittant. Quicumque enim id assidue fideliterque praestiterint, sperandum sane iisdem est,
fore ut praesertim Deiparae Virginis patrocinio ea divinae gratiae consequantur auxilia, quorum
ope ad coelestium amorem conversi, et christianam in terris vitam constanter agant, et euntes de
virtute in virtutem, gaudiis tandem perfruantur aeternis. Voluit demum eadem sanctitas sua hanc
gratiam perpetuam fore, sine ulla Brevis expeditione, et non obstantibus in contrarium
facientibus quibuscumque. Romae ex secretaria sacrae Congregationis Indulgentiarum.
L. S. V. Card. Borromeus Pro-Praefectus
Iulius Maria de Somalia sacrae Congregationis Indulgentiarum secretarius.
Romae ex typographia camerae apostolicae 1784.
Cum facultate Ordinariatus Augustani
Augustae apud Ioseph Simonem Hueber epsicopalem, et civicum typographum".
Quest'esercizio ebbe principio in Francia coll'approvazione e protezione di monsig. Cristoforo
di Beaumont arcivescovo di Parigi, dal 1746 al 1781 in cui m morì. Questa Società dai moderni
sarà disprezzata, ma non potrà venir abolita, giacché non fa Corpo esterno, e non maneggia
danaro.
Nelle parrocchie lagarine ed ausugane sono nati de' disordini grandi per causa degli ordini
venuti nuovamente dalla Germania. Non fido spiegarmi.
Il sig. Conte Massimiliano di Lodrone arciprete di Villa, e canonico di Bressanone non vuole
neppur un ago de' beni, che vengono strapazzatamente venduti del soppresso monistero di San
Carlo, dicendo, che non vuol comperare cosa rubata.
In Roveredo, ed in Sacco fansi opere teatrali, e sono frequentate anche da non pochi trentini,
essendovi andati apposta in un sol giorno anche cinque reverendissimi signori canonici
dell'insigne cattedrale di Trento; sebbene anche in Trento siano diligenti nell'assistere a' festoni
notturni diabolici.
Ho inteso, che all'exgesuita Socrella badiotto come a prefetto del ginnasio di Roveredo vien data
un'annua pensione di quattrocento fiorini; al sig. don Pasqualino di Borgo come ad ex
cappellano del monistero soppresso di s. Anna cento e novanta fiorini annui, ed al fu servente
delle Messe dello stesso monistero cinquanta fiorini annui. Uno scolare del seminario
contendendo con un altro scolare pensò di mortificarlo dicendogli, che tacesse mentre ha un zio
frate, il qual Frate però non è nostro Riformato.
6 febbraio 1785
Gli sei ho inteso per certo, che sono stati soppressi ventiquattro conventi nel Tirolo sopra
Trento. Per ora non dico il resto doloroso, né gli specifico.
8 febbraio 1785
Gli otto leggo, che ai quindici di gennaio da un incendio accidentale restò interamente consunto
il teatro di Brünna nella Moravia. Non per questo però saranno proibite le sontuose
illuminazioni de' teatri.
Leggo pure, che nello stesso gennaio in Vienna fu pubblicato un decreto aulico, in vigore del
quale tutti li calendari prima di darsi alla stampa debbono essere sottoposti alla censura di
quell'ecclesiastiva figlial-commissione rispetto alle feste, divozioni, e funzioni sacre, che
sogliono contenere tali calendari, e che verrà cancellato fuori tutto ciò, che vi si troverà dentro
di contrario alle ordinazioni sovrane, ed alla presente ecclesiastica disciplina. Di più, che lo
stesso dovrà praticarsi rispetto agli avvisi ed inviti sacri di feste, Indulgenze, processioni scritti,
o stampati, che si affiggono alle porte delle chiese. Circa i calendari già si faceva da qualche
anno in qua.
Li festoni diabolici di Trento sono stati molto frequentati. Un molinaro in una sola notte ha
guadagnato circa venti fiorini conducendo con una carrozza delle persone ai detti festoni, e
riconducendole a casa. Ogni condotta gli ha fruttato quattro Lire. Furono aperti ad ogni
condizione di gente perché avesse sul cappello almeno qualche segno di maschera. Quindi senza
verun ribrezzo vi furono li rev.mi signori canonici soliti, e molti reverendi preti. Sonosi vedute
delle maschere ritornare a casa nella mattina avanzata delle Ceneri.
Gioseffo essendo andato improvvisamente ad un tribunale, vide mancare il consegliero Müller.
Differendo questi il suo ritorno, guardò Gioseffo sul posto dell'assente, ed avendovi trovata una
lettera ad amicum, in cui diceva e finiva con dire: Qui non c'è niente di nuovo, continuò
Gioseffo scrivendo, se non che il consiglier Müller è stato deposto. Cosa simile dicesi aver fatta
anche con un altro suo ministro andato a pigliare una chicchera207 di caffè.
9 febbraio 1785
Li nove, giorno delle Ceneri, e primo di Quaresima, il nostro P. Gio. Vincenzo di Roveredo,
predicando nel Duomo di Trento ha pubblicato la dispensa della carne accordata dal nostro
vescovo per li soliti motivi, de' quali non parlo. Sicché tutti potranno mangiar carne dalla prima
domenica di Quaresima sino alla domenica delle Palme, eccettuati li soli venerdì e sabati, e
l'unico mercoledì delle Tempora; con obbligo di recitare ogni giorno de' Pater nostri, e che
faccia limosina chi può, e di non frammischiare col grasso il magro. In Trento non c'è
abbondanza di cibi quaresimali esteri, perché si mangia sempre carne; tanti essendovi, che
sebbene sani mangiano sempre di grasso.
10 febbraio 1785
Li dieci ho ricevuto come venuta da Vienna una cartuccia, che dice: "Abolizione de' conventi
nel Tirolo. 1. Horatz-Norbertini. 2. Scefeld-Agsotiniani. 3. s. Michele-Canonici Regolari. 4.
Gries-Canonici Regolari. 5. Mariaberg-Benedettini. 6. Iosephberg-Girolamini. 7. RiedCapuccini. 8. Kizbichel- Capuccini. 9. Roveredo-Capuccini. 10. Oltre Sarca Arco-Capuccini.
11. Bolgiano- Capuccini. 12. Lana- Capuccini. 13. Eppan-Capuccini. 14. Mals-Capuccini208. 15.
Inspruck-Francescani. 16. Caldaro-Francescani. 17. Volberg- Servi di Maria. 18. Waldrast-Servi
di Maria. 19. Lizzana-Carmelitani. 21. Lienz-Carmelitani209. 22. Bolgiano-Domenicani".
Benché qui non sieno nominati li nostri tre conventi di Arco, Roveredo, e Borgo, temo
fortemente di dover dire Hodie tibi, cras mihi. Si dice, che li nostri di Insprugg saranno
trasportati a Lienz nel convento de' Carmelitani, e quelli di Bolgiano nel convento de'
Domenicani della medesima città.
Sono alcuni giorni, che tengo copia sincera di una carta scritta dal sig. Francesco Santoni
arciprete di Arco, per motivo della quale fu bandito dal palazzo del sig. Conte Gio. Battista
d'Arco e dalla Curia vescovile con buona lettera ripreso, non che da più, e più altri, che ne
restarono sorpresi, e scandalizzati meritamente biasimato. Ella porta questo titolo: Piano
presentato all'imperial regio Governo dell'Austria Superiore.
"1. Che la città d'Arco seguendo i provvidi sovrani eccitamenti fa lavorare una montagna, la
quale in breve spazio di tempo sarà convertita in ottimo pascolo per qualche miliaia di pecore da
tenervele sopra nella stagione calda, avendo poi ogni comodo nella pianura il restante dell'anno.
2. Ad effetto di rendere al possibile utile della pubblica necessità, e così pure al comercio quelle
pecore abbisogna la città d'Arco d'un sito amplo da tenervi la scuola per insegnar l'arte di filar
bene ed assai vantaggiosamente la lana colli mulinelli, come si usa con panni del nobil Tron sul
vicentino.
207
* Tazza
Altri scrivono, che dieci conventi di Cappuccini saranno soppressi tra' quali quello d'Insprugg.
209
Lienz nella Pusteria. Così un bolgianino scrive oggi.
208
3. All'effetto suddetto rendesi necessario ad essa città un altro sito ampio da tenervi un lanifizio
col suo follo e tintoria per compimento de' panni, quai due ultimi luoghi debbono essere a canto
d'un vaso notabile d'acqua corrente ed atta alla tintoria delle lane.
4. Lo spedale d'Arco è in assoluta necessità d'essere non solo restaurato, ma eziandio
accresciuto, al qual effetto bisognarebbe impiegare alquante miliaia di fiorini e diminuire così
notabilmente il fondo necessario al sostentamento degl'infermi e dei poveri quali ognidì sempre
più temesi che sieno per aumentarsi.
5. L'esperienza manifestamente dimostra che la scuola normale delle fanciulle di quella città
attesa la situazione del convento di quelle Madri Servite dove ora si tiene riesce molto
pregiudizievole sì al profitto, che alla salute corporale, e molto più spirituale d'esse fanciulle,
perché essendo quel convento alquanto lontano dalla città ne viene,
6. Che molte di loro nei tempi cattivi, e nella fredda stagione non ci vanno assolutamente.
7. Che quelle che ci vadono in tempo freddo e caldo patiscono, e che in generale nell'andarvi e
ritornare succedono degl'inconvenienti nocivi al buon costume.
A tutti questi pubblici gravi verrebbe rimediato, se sua maestà degnar si volesse di sopprimere
le predette monache Servite d'Arco, e regalare alla città d'Arco il convento e beni molto per altro
aggravati di Messe legatarie prima della fondazione di esso convento, ed altri più ancora, e ciò
per i seguenti motivi.
Per la poca lodevole osservanza della regola e la discordia ove regna in esso monastero da
qualche tempo in qua stata introdotta per l'ambizione d'alcune poche tra loro, e la non buona
condotta dell'antecedente confessore col quale persevera un frequente carteggio venendo anzi
questo regalato non tante rare volte da quelle con licenza pure della superiora, de che si devono
temere degli inconvenienti come infatti ne avvennero con l'alterazione della regolare disciplina
ed osservanza.
Il piano superiore di quel convento può con niuna spesa, od almeno pochissima ridursi in un
comodissimo ampio spedale a benefizio e soglievo degl'infermi di tutta la Contea lor ministri e
cappellano.
Oltre tutto quello che di lui piantereno può abbisognare per commodo e serviggio dello spedale,
e di lui ministri vi resterà ancora tutto l'occorrente per piantarvi la sopraddetta scuola e lanifizio
col follo pure e tintoria scorrendo anche a mattina d'esso convento, e dentro il di lui recinto un
vaso notabile d'acqua necessaria al follo, e tintoria quale in pratica ci è osservata molto
confacente alla tintoria delle lane.
Colle vendite de' beni d'esso convento si sodisferà primo ai pesi che vi sono annessi. Quindi si
pagherà il salario delle due maestre delle scuole normali delle fanciulle e quello sopravanzerà
anderà in aiuto dello spedale e dei poveri della Contea.
La nave della Chiesa del presente ospitale, che è da questo non poco disgiunta anzi separata
colla crociara di due pubbliche strade, ed è posta dentro la città, può con pochissima spesa
tramutarsi in due commode e lucide stanze per la scuola normale delle fanciulle restandovi
ancora la cappella per celebrarvi la Messa per esse loro, che ascoltar la potranno senza uscire di
scuola essendovi anche il modo d'avere senza la menoma spesa il celebrante stabile.
Che in si fatto modo viene a cessare in favore del reggio erario l'annua pensione de' fiorini mila
e settecento, che da lui pagasi alle monache Servite d'Arco, quella pure d'altri fiorini cinquanta
per provedere il sale a loro similmente contribuita.
Qual soppressione viene implorata non per mal'animo verso le dette monache, ma per effetto di
pubblico necessario bene della città in ispecie, e di tutta la Contea in generale assolutamente
povera, e per l'infelice di lei situazione posta fuori di comercio"210.
Dice, che ciò non si domanda per mal animo verso le dette monache dopo che ha detto male di
loro, e dell'antecedente loro confessore, che fu don Francesco Cattone di Cavedine. Li suoi
pensieri sonno molto fiacchi, e potrebbe confutarsi con sua gran vergogna. Ma ora bisogna
210
Copia fedelmente descritta di parola in parola dall'originale di proprio pugno scritto dal rev.mo
sig. arciprete Santoni.
tacere. Iddio ci aiuti. Un sacerdote, un arciprete, un soggetto dotto, e che fu rettore del seminario
vescovile, ed esaminatore prosinodale! Basta. Dice, che essendo quel convento alquanto
lontano dalla città, molte fanciulle ne' tempi cattivi e nella stagione fredda, o calda non ci
vanno: e che quelle, che vi vanno patiscono, e che nell'andarvi e ritornarvi succedono
degl'inconvenienti nocivi al buon costume. Questi sono forse motivi per distruggere un convento
di Religiose? Ora si condanna la ristrettezza de' Religiosi, e la clausura delle monache, e vuolsi,
che le claustrali escano dal chiostro almeno due volte per settimana di giorno e di notte,
accompagnate, e sole, e che vadano per le case de' secolari, e vi stiano finché vogliono e poi per
le ragazze secolari, che stanno tutto il dì alle finestre, nelle botteghe pubbliche e sulle strade,
s'avrà tanto zelo, che non vengano scandalizzate su la strada causa la scuola, solendo per altro
andare accompagnate a più e più e non sole? Dice che patiscono, ma senza il troppo. Patiscono
anche altre ragazze andando al filatorio, al fondaco, alle caldare di seta e simili lavori, e pur
niuno le compatisce? Ma torno a dire, basta.
Ho inteso, come detto da uno nominatomi de' più intimi del castello, che ora il nostro vescovo si
pente di aver soppresso il monistero della ss. Trinità. Ma troppo tardo.
Nello scaduto gennaio ha cominciato il dare alle stampe del Marchesani di Roveredo una sua
Gazzetta intitolata: Avvisi di armi, e di lettere il sig. Clementino Vannetti di Roveredo, e finora
ne ha divolgato due fogli ogni settimana, uno nel martedì, ed uno nel venerdì. Ne ho veduto
uno, ma parmi, che non meriti tanti elogi. Mi basta il saperne l'autore. Anche altri secolari
associati la disprezzano211.
15 febbraio 1785
15 leggo, che sua maestà con decreto de' 27 gennaio ha abolito l'altro suo decreto de' 23 agosto
passato, permettendo, che chi non vuol farsi seppellire come aveva ordinato senza cassa, si
faccia seppellire come più gli aggrada.
20 febbraio 1785
20 domenica seconda di Quaresima cominciammo a recitare nella santa Messa l'orazione pro
antistite nostro infirmo. Si ha fermato sul letto nel secondo giorno di Quaresima col male
dell'emorroidi. Fu chiamato subito subito da Bolgiano il chirurgo Molinari di Trento con un
altro. Fu curato col ghiaccio, ma con cattivo effetto.
Ne' giorni scorsi è caduta tanta neve, che li nostri Padri non han potuto uscire di convento per
andar a predicare nella corrente domenica, nella quale ancora nevica grossamente. Ella è alta
anche qui in Trento in forma straordinaria. Conviene buttarla giù dai tetti.
21 febbraio 1785
21 lunedì, noi Riformati in questa nostra chiesa di san Bernardino ultroneamente abbiamo
cantata Messa votiva pro epsicopo nostro infirmo: avendone ieridì celebrata pro eodem una
bassa. Domenica fu cantata Messa pro eodem in Duomo. Lunedì in s. Maria Maggiore, e
martedì in san Pietro, mercoledì a s. Maddalena.
22 febbraio 1785
22 leggo, che sua maestà in Vienna ha dato una tavola di cinquantasei coperti ai primari
cavalieri, e dame, con musiche, teatri, balli ecc. Leggo pure, ch'è stata segnata la soppressione di
venti conventi nel Tirolo, quattro Prelature e due Prepositure.
25 febbraio 1785
25. Ho inteso, che a sua maestà in Vienna fu tirata un'archibusata, ma senza offesa, ritornando
da un festone profano.
211
La parte delle armi si compone dal sig. don Pietro Fischer.
L'altezza della neve ha impedito il corso delle poste in Germania. In Trento si lavora per
isgombrare le strade, e scaricarne li tetti. Nella via di Vela sono stati circa trecento uomini a
spianarla. Il freddo è grande.
26 febbraio 1785
26, fu portato a questo nostro convento un foglio stampato, contenente un Avviso, che per
impetrare da Dio al nostro vescovo il perfetto ristabilimento nella primiera salute, si continuino
le pubbliche orazioni già fatte nella cattedrale, nelle parrocchiali e nella seminariale di Trento,
anche nelle seguenti chiese, la mattina alle 9 e la sera alle tre: cioè 26 febbraio sabato dalla
Compagnia della Guardia del Corpo di sua altezza rev.ma in s. Marco; 27 domenica dai PP.
Agostiniani; 28 lunedì dalla Confraternita della Morte; il primo di marzo martedì dai Padri
dell'Oratorio; 2 mercoledì dalle Madri Orsoline; 3 giovedì dalle Compagnie esistenti nella
chiesa del Carmine; 4 venerdì dalla Compagnia dell'Annunziata; 5 sabato dalla Compagnia del
Suffragio; 6 domenica dai Padri Conventuali; 7 lunedì dai Padri Riformati; 8 martedì dai Padri
Cappuccini; 9 mercoledì dalle Madri di s. Chiara; 10 giovedì dai Padri Carmelitani Scalzi; 11
venerdì dalla Congregazione Mariana nel seminario: Così finisce il detto foglio.
Leggo, che sebbene sua maestà avesse stabilito di sopprimere tutti li tribunali di Mantova, ora
ha notificato, che sussistano ancora per tutto il corrente anno 1785.
Leggo pure, che ai quattordici del corrente il Papa Pio sesto ha pubblicato tredici nuovi cardinali
cioè Giuseppe Garampi nunzio di Vienna, Giuseppe Doria nunzio di Parigi, Niccolao Colonna
nunzio di Madrid, Vincenzio Ranuzzi nunzio a Lisbona, Gregorio Barnaba Chiaramonti
vescovo di Tivoli, mons. Livizzani, M. Riminaldi, M. Gregori, M. Muzio Gallo d'Osimo, M.
Carrara, M. Spinelli, M. Antonio Doria fratello del nunzio, M. Massei. Altri cinque se ne ha
riservato in petto.
Leggo pure, che ha nominato primo vescovo di Sant'Ippolito nell'Austria passaviense Enrico
Giovanni Kerens, già vescovo di Neustadt ex Gesuita, e primo vescovo di Lintz nell'Austria
Ernesto Giannepomuceno Conte di Herbstein vescovo di Eucarpe in partibus (infidelium),
vescovo di Monopoli sul Napoletano il P.F. Raimonso Fusco Provinciale de' Minori
Conventuali di Napoli, che nel 1764 predicò in Trento, vescovo di Lodi nella Lombardia
austriaca Gio. Antonio della Beretta milanese, con cui ho parlato qui in Trento a s. Bernardino.
Sono stato assicurato, che la comunità di Arco ha fatto una scrittura contra la scrittura del suo
arciprete rapporto al convento di quelle monache, più di sopra riferita, e che gli archesi stessi
dicono essere piena di falsità la composta dall'arciprete; e ciò hanno scritto a Insprugg.
Il freddo di questi giorni ultimi di febbraio e primi di marzo è molto sensibile. L'acqua di
Sardagna, che cade dall'alto a Ravina, è tutta gelata, e l'Adige mena ghiaccio assai grosso. In
Ulten la neve fu più alta di un uomo, sul monte Brenner fu quindici piedi.
3 marzo 1785
Li tre marzo in Trento vi fu congresso tenuto nel castello per l'ordine venuto da Vienna, che tutti
li trentini paghino il quaranta per cento.
4 marzo 1785
Li quattro ho inteso, che uno dì cardinali creati da Pio sesto ai 14 dello scaduto febbraio, e
riservato in petto, si è monsig. Giangiacomo barone Piccini di Roveredo, canonico di Trento, e
Prelato domestico residente in Roma. Se ciò si verifica, riuscirà di grande scorno alla Corte di
Trento, che proibì al Piccini l'ascoltare Confessioni, gli negò l'accesso, e disse pubblicamente,
che in Roma pure si avrebbe fatto conoscere un ragazzo.
6 marzo 1785
Li sei dalla neve fu gittato a terra un tetto alla sega sotto questo nostro convento bernardiniano.
Ho inteso, che monsignor Piccini ha ottenuto immediatamente dal Papa una dispensa
matrimoniale per un sollando senza un soldo, benché la Curia romana avesse chiesto trecento
fiorini, e la trentina cinquecento.
7 marzo 1785
Li sette giorno di lunedì, abbiamo cantata la santa Messa ordinataci in questa nostra chiesa di s.
Bernardino pro antistite nostro infirmo coll'esposizione del Santissimo Sacramento; e la sera di
nuovo abbiamo fatta l'esposizione del medesimo, e cantate le Litanie de' Santi, col salmo XV
Conserva, due versetti, e l'orazione pro infirmo. Nelle Litanie fu ordinata la giunta replicata Ut
antistiti nostro sanitatem concedere digneris.
8 marzo 1785
Gli otto han fatto lo stesso i Padri Cappuccini di s. Croce; ma per farlo più solennemente,
giacché essi non sanno di canto, han fatto far tutto tutto da parecchi preti secolari.
9 marzo 1785
Li nove han fatta la stessa funzione li nostri Padri nella chiesa delle monache di s. Chiara
secondo il solito, colla sola giunta dell'organo.
Fin dallo scaduto dicembre circa le feste del santo Natale, venne ordine cesareo, che subito nei
tre ultimi giorni dell'anno ogni convento Regolare si elegga il suo superiore locale, senza
ingerenza de' diffinitori, che voglionsi aboliti, e che poi nel maggio il Provinciale venga eletto
dai soli superiori conventuali. Fu eseguito nella Germania; ma non sul Trentino, perché non fu
intimato né a noi, né ai PP. Cappuccini. Ultimamente fu scritto, e chiesto da Insprugg, perché
non gli sia stata notificata l'esecuzione di tal ordine, e la nuova elezione de' superiori. A noi
Riformati fu accordata la metà del solito sale; e ci fu risposto, che non ci vien dato tutto il solito,
cioè per tutto l'anno, perché in mezz'anno saracci assegnata una pensione.
Li nove ho inteso, come scritto da Roveredo, che ieridì fu intimata la soppressione a quell'antico
convento di s. Maria de' Padri Carmelitani Calzati, situato nella parrocchia di Lizzana, e che ai
nostri tre conventi di Roveredo, Arco, e Borgo è tassato il numero de' Frati, che potranno abitare
in essi, e che poi verranno altri ordini.
Li sei di questo fu intimata la soppressione al convento de' Padri Domenicani di Bolgiano, con
ordine, che in termine di sei settimane l'abbiano totalmente evacuato. Si dice, che sua maestà si
mostra impaziente, perché non vengono disfatti tutti li Religiosi più presto.
Li tetti nostri, e della città non servono per guarentarci dall'acqua, che fa lo squagliamento della
neve. Mai più ho veduto tanta miseria. Non giovano mastelle, secchie, scodelle, boccali, e simili
ordigni. Anche ai dodici del corrente mese abbiamo dovuto far gittare dai tetti la neve alta.
12 marzo 1785
Li dodici abbiamo recitata la colletta pro gratiarum actione, trovandosi fuori pericolo il nostro
vescovo. Ieridì per tal motivo fu cantata una Messa nella chiesa seminariale. Forse ora gli verrà
presentata dal Capitolo canonicale di Trento quella scrittura, che poco avanti della di lui
malattia fece per distoglierlo dal vendere il monistero della ss. Trinità.
Oggidì, benché sia il sabato Sitientes, il detto vescovo non ha ordinato alcuno, attesa la sua
infermità. Onde conviene, che aspettino un altro giorno li nostri chierici, ed anche que' chierici
secolari, che già esaminati, ed approvati hanno fatto gli esercizi spirituali nel seminario sotto la
direzione del sig. Romedio Ebbli arciprete di Revò. Che disturbi per non esservi suffraganaeo!
eppure l'eletto Poia riceve ogn'anno secento fiorini come se servisse alla chiesa. Questi sono
disordini intollerabili. Il vescovo però non è guarito, né fuori di pericolo. Sta ancora
gelosamente ritirato, e non dà accesso a veruno. Anzi sta molto malamente.
Si tratta di piantare una sega su la Fersina sotto a questo nostro convento nel mulino del sig.
Norberto Heyder. Havvi dell'impegno il Magistrato consolare. Quindi noi poveri Religiosi,
attese le presenti miserie, abbiamo protestato al sig. barone Sigismondo Trentini arciconsole,
che non vogliamo opporci, e disgustare il detto Magistrato, benché tal sega potrà riuscire di
nocumento al nostro sacro ritiro. Così rispondemmo li dodici di questo212.
212
Si cominciò la fabbrica nello stesso marzo, e la casa sopra nel 1786.
13 marzo 1785
Li tredici domenica di Passione in Trento non fu solennizzata nella cattedrale la festa della
Santa Spina di nostro Signore Gesù Cristo né colla Messa in musica, né coi vespri solenni, né
colla processione, che soleva farsi per tutta la città, benché fosse accennata tal funzione secondo
il solito nel calendario detti l'Indovino inglese. Anzi né pure solennizzerassi negli altri anni, e
ciò per decreto de' cattolici trentini gioseffisti. Si allega la scarsezza, e caristia degli anni; ma
soltanto per le opere di pietà. Già ho notato di sopra quanto liberali sono stati li trentini per le
commedie, per li festoni, e simili diavolecci. Aggiungo qui, che un prete Conte di Trento è
andato apposta a Venezia per fare il carnevale, e trovasi ancora là molto indebitato. Ha
ingannato un galantuomo con un imprestito chiesto.
Ho inteso, che ai Padri Carmelitani di Roveredo è stato sigillato tutto, fuorché la legna, ed
assegnato lo spazio di tre mesi a sloggiare da quel convento. Frattanto hanno quaranta carantani
al giorno per testa.
Ho pur inteso, che da sua maestà è stato vietato ad una putta di Roveredo il maritarsi con un
vicentino perché estero, quantunque il partito fosse per essere molto vantaggioso alla medesima;
e minacciate al padre di lei pene gravi se la detta figlia partirà da Roveredo fuori di Stato.
Leggo, che sua maestà nell'Ungheria ha abolito li comitati, ed in loro vece istituiti dodici
capitaniati, volendo, che il capitanio latinamente si chiami Praeses districtualis. Leggo pure,
che fu intimata la soppressione de' PP. Paolini levati da un altro, destinato seminario.
Nella notte seguente il giorno tredici è caduta dell'altra neve in quantità. Eziandio nell'Italia vi è
ancora della neve, e fa freddo.
14 marzo 1785
Li 14 ho inteso, ch'è stato chiamato da Bressanone a Trento il medico Trentinaglia di Telve per
il nostro vescovo ancora gravemente infermo; ma non è poi venuto.
Di più che il Conte F.F.A.D.E.213 canonico di Trento ed abate commendatario, non celebra
Messa da tredici mesi in qua, benché sano di corpo.
15 marzo 1785
Li 15 leggo, che in Vienna è caduta della neve per sette giorni continui, e che essendo tanto alta
non han potuto camminare li carriaggi, né le poste. Di più, che il convento di s. Marco de' PP.
Agostiniani di Milano è stato destinato ad essere un magazzino, ed una forneria per le truppe, e
che li detti Padri saranno trasferiti a uno de' conventi aboliti. Che in Pavia sono stati soppressi
due altri convento di monache. Che in Londra li 23 febbraio furono impiccati diciannove
malfattori, e che il ventesimo destinato alla forca è morto in prigione due giorni prima. Si parla
eziandio di guerre; ma troppo tempo avrei da impiegare, se volessi riferire tali faccende.
Nel giorno undecimo fu intimato al nostro convento di s. Rocco in Roveredo, che in avvenire in
esso si avrà per fissato il numero di Religiosi diciotto, non compresi li destinati alla cura
d'anime, e gl'invalidi, o sia più vecchi, e cagionevoli, che avranno da esser mantenuti come
prima nello stesso convento; ma morendo non potranno essere rimessi altri in loro luogo. Bensì
però si concede, che quando un Frate valido diventa invalido, sia trattato, e mantenuto nel
numero separato degl'invalidi, detti sopranumerari. Si concede pure che morendo uno de' 18 si
possa accettarne un altro, e che dopo fatto il corso de' suoi studi nel seminario generale possa
esser ammesso ai voti, per poter (come dice il decreto) in questa maniera aver, e conservar
sempre i necessari allievi sì per il convento, che per la cura d'anime. Lo stesso decreto fu
intimato anche al nostro convento delle Grazie tra Riva ed Arco, col solo divario, che a quel
convento fu tassato il numero di sedici Religiosi validi. Si dice poi, che al convento di Borgo
saranno tassati li Religiosi validi quattordici; ma in verità furono tassati solamente dodici nel
decreto intimato al detto convento nel giorno quindicesimo.
213
*Francesco Felice de' Conti Alberti di Enno canonico di Trento, ed abate commendatario di s.
Croce in Milano.
20 marzo 1785
Nel giorno 20 domenica delle Palme ho inteso da uno di Val di Buono venuto a Trento, che
nello stesso giorno ottavo di questo, in cui fu intimata la soppressione al convento roveretano
de' Padri Carmelitani d'ordine di cesare, fu pur intimata la soppressione d'ordine del vescovo di
Trento al conventino di Strada Val di Bono de' medesimi Padri Carmelitani, che ora erano
quattro.
Oggidì sono partiti verso Verona tre nostri Frati diaconi per farsi ordinare sacerdoti da quel
vescovo, essendo impotente il nostro. Questo ci riesce molto scomodo e per causa della stagione
invernale, e per essere la settimana Santa. Eppur bisogna tacere. Pazienza.
Nello scorso giorno 18 sono capitate quattro letterone da Insprugg al nostro P. Provinciale,
perché ne' due ultimi giorni di questo sieno eletti li Guardiani dalle rispettive famiglie, nel
maggio poi sia eletto il Provinciale, e che più non sianvi né Diffinitori, né Padri perpetui, né
maestri, e che li destinati alla cura d'anime avranno trenta fiorini da mettersi in equipaggio, e
che delle dette elezioni se ne dia parte all'Ordinario.
21 marzo 1785
Li 21 ho inteso, che sua maestà cesarea quando fu in Trento nella bottega del Gazzotto ha detto
al nostro vescovo, che il vivere costì è cosa troppo difficile anzi impossibile. Qual risposta le
abbia dato il detto vescovo non lo so; ma si può arguire dal di lui contegno ecc.
Continua il freddo, ed il travasamento de' tetti, non essendo esenti dall'acqua né pure gli altari
della chiesa.
Il suddetto Gazzotto, che aveva due botteghe, una di pannina214, e l'altra di grassina215,
ultimamente ha fallito con 23 mila fiorini di debito, e 33 mila di credito.
27 marzo 1785
Li 27 leggo, che con decreto viennese de' 20 febbraio li nove conventi nostri Riformati esistenti
nella Stiria, Carintia, e Carniola, finora uniti alla nostra Provincia dell'Austria, furono separati
da essa, e formata di loro soli una nuova Provincia. L'austriaca ne contava 27 di Frati, e quattro
di suore.
Che ultimamente nella Germania sono morte delle persone di freddo; che s'ha gelato il Danubio;
e che l'altezza della neve nel salisburghese se ha chiusa ogni comunicazione tra il Tirolo, e
l'Austria.
Che Bernardo Riscowenger orologiaro in Praga ha inventato un orologio di sole due rote, ed un
solo contrappeso, il quale batte le ore, i quarti, ripete ad ogni quarto le ore, indica il giorno, e
non ha bisogno di essere caricato se non se ogni otto giorni.
Che l'Horia, ed il Gloska capi della sollevazione transilvana furono arrotati vivi, e poi squartati,
ed altri loro complici furono giustiziati in altri modi, sopportando ciò loro con inaudita fermezza
di spirito. Che il terzo capo Krisan-Gyors s'ha soffocato sul letto premendosi il collare di ferro,
che aveva.
Che sua maestà cesarea ha chiesto alle provincie belgiche quattro milioni di fiorini ad imprestito
per far guerra agli olandesi, e che le furono accordati coll'interesse del quattro per cento.
Che nell'Olanda per fino li curati maneggiano il moschetto per addestrare le loro pecorelle, e ciò
talvolta appena calati dal pulpito tenendo ancora la sacra Bibbia in mano.
Che in Vienna, ed in Fiume furonvi due grandi incendi in due negozi mercantili.
Che la regina di Napoli austriaca ha chiamato a Napoli alcune cameriste viennesi per istruire le
sue figliuole ne' costumi esteri, e nella lingua tedesca.
214
215
*Panni vari.
*Salumi.
Che Pio sesto in breve pubblicherà una Bolla ad istanza di tre sovrani, colla quale concederà di
poter mangiar carne in tutto l'anno, a riserva delle Quattro Tempora, e delle principali vigilie
della Madonna, e degli Apostoli. E supponesi, che tal Bolla sarà per una gran parte dell'Italia,
per la maggior parte della Germania, e per quasi tutta la Spagna. In questi nostri paesi è gran
pezzo di tempo, che si mangia carne anche nella Quaresima, e nelle vigilie degli Apostoli,
eppure la povertà non cala, ma anzi giornalmente va crescendo a dismisura.
22 marzo 1785
Li 22 martedì Santo dopo il pranzo sono stato cogli altri nostri Religiosi nel Duomo a fare la
nostra Ora di adorazione innanzi all'Augustissimo Sacramento esposto. Aveva secondo il solito
degli altri anni 26 candele accese, due torcie, e due lumini d'olio. Giova ora il notar questo
perché Gioseppe non vuole più tanti lumi, neppure al Re de' re.
24 marzo 1785
Li 24 giovedì Santo il nostro vescovo non ha potuto fare gli Oli santi, neppure celebrando
privatamente nella camera. Onde fu mandato a Bressanone il signor don Gio. Pietro Pini di
Trento, esaminatore prosinodale, dottore d'ambe le leggi, e già rettore del seminario vescovile,
acciocché li faccia fare da quel vescovo anche per Trento. Il vescovo voleva mandare il suo
cappellano, e cerimoniero signor don Antonio Cimonati, e questi s'era già preparato per tal
viaggio; ma il Capitolo de' canonici s'ha opposto, ed ha mostrato che a lui tocca il mandare. Ha
nello stesso tempo avvisato, che gli Oli saranno distribuiti domani alle nove di mattina; anzi alle
4 ed alle 5, 6, 7, 8, 9.
Ho inteso di certo, che il chierico del Duomo, il quale in questa Quaresima ha tenuto la panca
sul pulpito al predicatore, ha raccolto di limosina per tal fatica nove fiorini e mezzo.
Oggidì mattina fu molto freddo, essendovi anche del venticello.
25 marzo 1785
Li 25 venerdì Santo, a tenore delle rubriche non si fece alcun atto di festa per l'Annunziata.
Alle due venendo questo giorno di notte fu di ritorno da Bressanone cogli Oli Santi il sig. don
Pini; e ne ha portato circa 95 libbre.
Ho inteso, che nella scorsa domenica delle Palme in Roveredo fu al solito esposto il SS.
Sacramento per le 40 ore nella chiesa del Redentore; ma poco dopo d'ordine del capitano
Circolare Trentinaglia, malgrado ogni ripugnanza, dovette esser levato, e levato ogni apparato di
adorazione. Non so ancora con quale scandalo, e raccapriccio de' buoni cristiani.
Nello stesso giorno andando in città ad un mortorio216 ho incontrato un Rev.mo canonico di
Trento F.F.C.A.D.E.217 in abito secolaresco laicale affatto, cosicché io lo credeva un qualche
dottore di legge. Oh Dio! Egli non può vedere di buon occhio li Frati.
26 marzo 1785
Li 26 sabato Santo il nostro vescovo per esser infermo non ha tenuto Ordinazioni.
27 marzo 1785
Li 27 domenica di Pasqua in Trento presso al Duomo tra le sette, ed otto di sera pensatamente
nella strada con una pistolata di tre balle fu ammazzato un putto per altro abitante come servo a
Pedecastello, da un pubblico spione degli sbirri. Non ebbe altro tempo l'offeso, che di dire Gesù
Maria, e dovette morir subito. Tal sua disgrazia ebbe origine dall'essere stato in tal festa ad
assistere al masadore di sua altezza rev.ma nel palazzo madruziano delle Albere, che in tal
giorno, e nella domenica di Pentecoste tiene osteria scandalosa, e molto frequentata da' trentini.
Il detto spione trovò da dire col figlio del masadore, e sentendosi rimproverare, ch'è uno spione
gli minacciò di volersi vendicare. Avendo dunque trovato il detto putto, e credendolo il figlio
216
217
*Funerale.
*Vedi sopra alla stessa sigla.
del masadore, giacché simile, scaricò sopra di lui la sua bile. Così mi fu riferito in città. Ho
veduto il cadavero esposto nel cimitero del Duomo in questo giorno 28 di marzo.
Li tetti nostri ancora ci molestano col travasare l'acqua.
28 marzo 1785
Li 28 lunedì di Pasqua sono stato alla processione del Santo Monte di Pietà con tutti gli altri
Regolari, co' canonici, e consoli. Fu fatta dentro del Duomo a causa della stagione fredda.
29 marzo 1785
Li 29 leggo, che nel febbraio la montagna vicina a Kaminieck s'è spaccata con fragore
spaventoso sentito fino a Choczim città turchesca, e che di tanto in tanto da quella crepatura
escono delle scintille di fuoco, od almeno del fumo.
Leggo, che sua maestà ha ordinato, che non più le distribuzioni quotidiane de' canonici assenti
della metropolitana di Vienna vadano in accrescimento de' presenti, ma bensì a pro de' poveri.
Leggo, che l'arcivescovo di Parigi ha vietato il vestire Benedettini di Douval de Grace perché si
mostrano attaccati alla morale di Giansenio.
Leggo, che ora sua maestà cesarea in vece di Mastricht vuole parecchi milioni di fiorini dagli
olandesi, la contea di Vroenhoven, ed il paese di Oltremosa; e che gli olandesi riconoscano la
sua assoluta sovranità sopra una parte della Schelda, e che sieno demoliti due forti, e che due
altri sieno dati a lui, ed altre cose ecc.
Leggo, che nella notte de' 13 in Venezia non pochi colti per istrada da impetuoso turbine
improvviso con neve furono spinti nelle acque, e vi si annegarono. Nel giorno 14 per lo stesso
vento perirono diversi legni vicino al porto del Lido. Nel giorno 16 di notte s'abbrucciò una
nave uscita poc'anzi dall'Arsenale di Venezia, ed il barile di polvere, ch'era in essa ruppe i vetri
delle finestre de' contigui palazzi, e spaventò gli abitanti tutti. Il fuoco della nave bruciò pure un
vicino bastimento carico di merci per Cipro di circa centomila ducati.
30 marzo 1785
Li trenta nevicò e restò alta la neve su la terra più di un palmo nel nostro convento, e ne seguì
freddo grande.
In città di Trento furono esposti quattro cartelli ne' quali si diceva, che il podestà non procederà
contro quello sbirro venturiero, che nella domenica di Pasqua, come sopra ho notato, ha ucciso
quel putto, egli torrà di mezzo.
1 aprile 1785
Il primo di aprile ha nevicato, ma poco, anche in Trento.
Si trova in Trento un Conte Lecchi di Brescia ultimamente scappato dai camerotti di Venezia,
dove stava rinchiuso sotto i Piombi da più anni per aver, come dicesi, fatto ammazzare circa
cento uomini. Sta presso il barone Klotz, da cui fu vestito, e cui fu raccomandato dal Conte
Giacomo Durazzo ambasciador cesareo in Venezia. Si dice pure, che la sua moglie avanti fu da
Giuseppe secondo per ottener la liberazione col di lui mezzo, e che il nostro vescovo principe
gli ha promesso di tenerlo sicuro sul Trentino. Vedi sotto al 4 maggio.
2 aprile 1785
Li due aprile nevicò più di ieri, ma dopo il pranzo sparì la neve ai raggi del sole, e continuò il
travasamento de' tetti.
Il Papa Pio sesto ha dimandato al nostro P. Arcangelo di Cles quando fu a baciargli il piede
andando a Napoli come passino le cose in Trento, ed inteso avendo, che noi non possiamo
vestire novizzi neppure nel principato di Trento, egli soggiunse, che il vescovo di Trento è
troppo timido. Così fu scritto a Trento da monsignor Giangiacomo Piccino.
Si discorre, che l'Arciduca Ferdinando residente in Milano è stato posto in arresto d'ordine di
suo fratello Gioseppe secondo.
Ho inteso, che il medesimo imperatore ha perduto assaissimo nel fallimento della Compagnia di
Trieste; e che ha stimolato il Conte Rodolfo d'Edling a rinunciare l'arcivescovado di Gorizia, ma
finora non l'ha potuto indurre a ciò; e che tale arcivescovo ora sta in Roma. Che l'abate da
cesare, ad insinuazione dell'imperatrice scismatica di Moscovia, dato per istruttore all'Arciduca
Francesco, è uno sgesuito218.
3 aprile 1785
Li tre aprile ha piovuto continuamente tutta la notte, ed anche quasi tutto il medesimo giorno,
cosicché la Fersina s'è ingrossata, e diramata; ed i tetti hanno travasato assai.
4 aprile 1785
Li quattro ha nevicato tutto il giorno, ed è restata la neve alta più di quattro dita.
5 aprile 1785
Li cinque leggo, che molti soldati austriaci sono morti nelle Fiandre per un'epidemia tra di loro
da qualche tempo scoperta; e che nel giardino reale di Vienna saranno celebrate le seconde
nozze di due vecchi poveri a spese di alcuni cittadini, con invito di trecento altri poveri, tutti
assistiti dal direttore e capo dell'Istituto della Carità del Prossimo (unica Confraternita esistente
ora in Vienna) e dai dieci preti collettori delle limosine. Di più, che sua maestà ha cresciuto il
salario a' segretari e cancellieri della sua cancelleria privata; onde li segretari avranno tre mila
fiorini, ed i cancellieri mille e cinquecento all'anno. Che il Religioso consigliere di Gioseppe
Brentano genovese, ricco negoziante in Palermo, non sia claustrale, si deduce chiaramente dal
riferirsi, che la di lui casa fu trovata grandiosamente ammobigliata, piena di argenti, di molte
cose preziose, e di tutt'i comodi possibili, oltre oncie tremila in contante. Il gazzettiero nostro
non sa la vera diffinizione della voce Religioso. Molti resteranno ingannati. Rapporto alla festa
di san Gioseppe non fu fatta alcuna parola ne' Fogli, come per altro si praticava negli anni
addietro.
Nella scorsa domenica di Pasqua li 27 marzo, le monache trinitarie di s. Michele sono comparse
finalmente tutte vestite affatto da Micheline, eccettuata la sola Madre Sollera, e sor Teresa
Lunella.
Le cinque fu da me un uomo povero assai afflitto, perché ultimamente gli è morta la moglie, ed
avendo sette figliuoli non ha con che sostentargli. Mi disse, che fu in città, e pregò di qualche
limosina parecchi nobili ricchissimi, nominatimi, ma non poté aver da loro neppure un soldo.
Essi però ebbero molto da spendere ne' festoni, e da regalare profusamente le commedianti,
siccome ho inteso da altri.
Il vescovo di Brescia nel giorno quarto di questo ha cominciato ad aver giurisdizione interina e
provisionale sopra Bagolino, e Tegnale rinunziati provisionalmente dal vescovo di Trento, il
quale gli avrebbe rinunziati assolutamente, se così avesse voluto fare anche il vescovo di
Verona rapporto a Brentonico, ed Avio, ed il vescovi di Feltre circa la Valsugana. Quello di
Padova per l'opposito ha rinunziato assolutamente Brancafora. Così m'ha detto il sig. Provicario
generale Menghino.
Li cherici secolari andati a Verona da Trento per essere ordinati sono ritornati a Trento senza
esser ordinati, perché quel vescovo era fuori di Verona, e non ha voluto tenere Ordinazioni. Li
nostri tre Frati sono andati a Vicenza, ma han trovato moribondo quel vescovo. Sono poi passati
a Padova; ma quel vescovo aveva già dato le dimissorie a dei suoi per non tenere Ordinazioni.
Finalmente sono andati a Venezia, e con moltissima carità, e benignità furono accolti, trattati, ed
ordinati da quel santo patriarca Federico Maria de Conti Giovanelli nel sabato Santo, il quale
ordinò nello stesso tempo alcuni altri, e protestò, che s'avesse fatto d'uopo gli avrebbe fatti
ordinare da un altro vescovo, appunto come nell'anno scorso ha fatto col nostro P. Anacleto.
218
*Ex Gesuita.
Dopo dunque un lungo, disastrosissimo viaggio, difficoltato da nevi, e pioggie, sono stati di
ritorno in Trento li sei di questo; ed essendo qui li parenti loro, cantarono la loro prima Messa
nel giorno settimo in questa nostra chiesa di s. Bernardino il P. Gregorio da Caldese, ed il P.
Vigilio da Fondo. Il P. Romedio poi è andato per cantarla in Cles sua patria nella prossima, che
sarà li 10 del corrente. Andati essendo dirittamente dal lodato patriarca nella mattina del venerdì
Santo, senza essere stati al nostro convento di Venezia, il buon patriarca li rifocillò subito col
cioccolato, e collo accender loro egli stesso il fuoco, come se fosse stato un uomo di camera; poi
da un suo servente li fece accompagnare sino al convento. Nel sabato Santo dopo le Ordinazioni
di nuovo diede loro il cioccolato, lodò la nostra Provincia, e non permise, che gli baciassero la
vesta, o le mani, alzandoli da terra, e protestandosi indegno di tale rispetto. Nell'esortazione che
fece familiarmente a tutti gli ordinati avendo toccata la dolorosissima Passione di Gesù Cristo
Signor nostro, restò tanto mosso, che proruppe in pianto, e lagrime. Siane grazie a Dio, che si
trovi ancora un prelato di così edificante contegno. Ho parlato di lui anche di sopra.
Ultimamente è venuto ordine al Trentinaglia capitano di Roveredo, che venda i beni delle
povere monache di Sacco, ed assegni soltanto cento fiorini di annua pensione a ciascheduna di
loro219. Questo riuscirà di gran dolore, e scapito alle nostre Clarisse rifugiate in quel monistero,
giacché forse perderanno di quello, che avrebbero avuto se da principio si fossero secolarizzate.
Ma sarà loro rimesso il tutto in paradiso dalla infinita fedeltà, e liberalità del nostro Signore
Iddio.
Ne' giorni 2, 3, 4, 5 di questo il sig. Provicario Menghino, col sig. cancelliero Cloch fu nel
nostro convento roveretano di s. Rocco per ultimare l'erezione delle nuove parrocchie
roveretane, ma trovato avendo tutto tenebre, ed oscurità negli ordini cesarei anche appresso il
capitano Trentinaglia, non ha conchiuso altro, se non se, che il medesimo Trentinaglia prepari
tutto, chiesa, casa, territorio, sudditi, utensili, e simili, e poi l'Ordinario destinerà li parrochi.
L'ordine dice soltanto, che facciansi le nuove parrocchie, senza riguardo a quello, che manca, e
fa d'uopo.
Ho inteso, che l'ordine di seppellire nel sacco fu fatto col pretesto del ben pubblico, ed il
contrordine, perché ciò nulla rileva per il ben pubblico.
8 aprile 1785
Gli otto mi fu riferito, che li roveretani non approvano il far parrocchia nel nostro convento di s.
Rocco, sul motivo, ch'è lontano dalla città, il che non mi pare tutto vero, essendo bensì fuori, ma
non lontano, specialmente in caso, che servir debba eziandio per Sant'Ilario. Niente meno
potrebbe dirsi anche di s. Maria già de' Padri Carmelitani, ora soppressi.
Si dice, che il Conte Wilzegg gran cancelliere austriaco in Milano sia stato deposto per quello
stesso motivo, per cui dicesi arrestato l'Arciduca, cioè di aver lasciato scappare uno sbirro, che
ha offeso una sentinella. Ma fu poi rimesso.
Si dice pure, che l'empio Eibel sia in ferri per aver intaccata la Cassa pecuniaria cesarea.
Ho inteso, che il nostro vescovo è stato in questi giorni nel casino de' bersaglieri all'Adige per
divertirsi nel vederli tirare nel tavolazzo; e che li regalò generosamente.
10 aprile 1785
Li dieci domenica seconda dopo Pascha, nel Duomo di Trento avanti la Messa conventuale ha
sermoneggiato in lode di Maria Dolorata il sig. don Felice Menapace di Rallo, me audiente.
Dopo li vespri poi fu fatta la solita solennissima processione per tutta la città.
Ultimamente in Giudicaria è nato del disturbo, perché un putto rispose al soldato coscrittore
cesareo, che aveva 33 anni, ed avendo soggiunto un altro paesano, che mentiva, e che dicesse
23, tosto il soldato diede uno schiaffo al mentitore. Questi non disse parola, né punto di mosse,
ma soltanto tenne fisso l'occhio sopra del percussore. Dimandato perché così lo guardasse, non
rispose, ed avendo ordinato l'altro soldato, che lo battesse col bastone, il putto gli diede un
219
ognuna.
Il Capitolo del monistero saccense porta soltanto 60 fiorini annui alle monache viventi per
pugno ne' denti, gli tose il bastone, e batté tutti e due li sodati. Questi ricorsero al luogotenente
di Stenico, ma ebbero risposta, ch'essi aveano trasgredito l'ordine di non disturbare alcuno. Così
pure ha risposto Trento. Non so ancora qual fine avrà tal faccenda.
Il libertinaggio ne' nostri paesi cresce ogni giorno, ed impunemente. Dirò solamente, che nel
giovedì Santo nell'Anaunia fu mangiato un capretto rubato.
12 aprile 1785
Li dodici leggo, che in Vienna nella seconda festa di Pasqua furono riaperti li teatri, e nell'aulico
fu rappresentata una tragedia del Voltaire, autore scelleratissimo.
Che nella detta seconda festa, cioè li 28 marzo, nella cappella di Corte in Vienna cantò Messa
monsignor Conte d'Artz Suffraganeo di Vienna, e poi sua maestà cesarea pose in testa al nuovo
cardinale Gioseppe Garampi la beretta cardinalizia, presentatale da monsig. Caleppi ablegato
pontificio, essendo presente il cardinale Migazzi, con molti principi, Conti e nobili. Cantato il
Te Deum, il Garampi diede la benedizione pontificale.
Che ne' primi giorni di marzo fu tanto grande il freddo nella Polonia, che nei contorni di Leopoli
in una sola mattina furono trovate dieci persone gelate su la strada.
Che il re di Danimarca Cristiano settimo ha vietato ai suoi soldati l'uso della polvere da capelli.
Che a Lisbona nel febbraio sonosi sentite due spaventose scosse di terremoto.
13 aprile 1785
Li tredici di mattina, in vigore di quanto ha insinuato al nostro Padre Provinciale il nostro
vescovo di Trento a viva voce, abbiano stabilito, che anche li nostri sei conventi trentini si
uniformino ai tre austriaci rapporto all'elezione de' Guardiani, ed alla soppressione del
Definitorio, ed elezione del Provinciale. Il detto vescovo non ci diede comando assoluto per
timore de' suoi canonici; ma si spiegò abbastanza col modo di consigliarci.
Nel medesimo giorno ho inteso da uno220, che lavora per fare sul Trentino la perequazione
ordinata da Gioseppe secondo, cioè un nuovo estimo di tutti li beni stabili del Tirolo, che tale
novità costerà al Tirolo circa dugento mila fiorini, ed alla sola città di Trento circa otto mila. Il
predetto relatore lavorando sei ore ogni giorno con un suo garzone, ha ventisette troni alla
giornata. Egli è molto tempo, che lavora, ed ha da lavorare ancora molto. E sonovi molti altri
impiegati nello stesso affare.
Nel medesimo giorno tredicesimo, essendo mercoledì, fu tenuto nel castello di Trento il
concorso generale alla parrocchia di Ala, essendo già precorsa voce, che sortirà il parroco del
Bleggio Andrea Pegoretto povese. In fatti egli è intervenuto all'esame, ma fu collocato solo ad
un tavolino in vista degli altri, e subito nel giorno seguente fu pubblicato eletto per Ala. Li
concorrenti furono circa 45.
15 aprile 1785
Li quindici nel castello di Trento fu tenuto un solenne Consiglio coll'intervento de' consiglieri
aulici, de' consoli, de' canonici, per determinare quid agendum rapporto alle intollerabili
gravezze, che vengono imposte da quel Gioseppe, che quando perseguitava i soli Religiosi era
un monarca illuminatissimo, e lodevolissimo. Troppo tardo lo conoscono.
Nello stesso giorno è venuta notizia, che il medesimo permette ai preti secolari, ed ai Religiosi
secolarizzati il contrarre matrimonio; che manda nel Tirolo quattro carrette di boghe221; e che in
Insprugg fu solennemente chiusa la nostra chiesa di s. Croce, e che ai quattordici doveano uscire
affatto da quel gran convento li nostri poveri Frati, essendo state già consegnate le chiavi della
predetta chiesa al tristo prete Albertini di Brezzo. Di più, che l'empio Pilati fu escluso in Vienna
dal Congresso, cui interveniva in favore degli anaunitani.
220
Il signor Matteo Zamboni di Mattarello, alias di Vigolo Vattaro. È morto in Mattarello ai 21
dicembre 1788.
221
*Ceppi, catene per prigionieri.
In Trento vive scandalosamente una Erodiade vedova con un Erode. L'eletto Suffraganeo
continua niente meno di prima il suo tenore di vita, scientibus omnibus.
Suor Lucia Graffin è partita dalle Domenicane ed è andata a salesianarsi222 in Roveredo; ma non
vi durò sino il fine di quest'anno.
17 aprile 1785
Li 17 domenica terza dopo Pasqua, correndo la festa di s. Simone trentino, ha recitato un
panegirico del medesimo in s. Pietro di Trento il nostro P. Cirillo da Revò Guardiano di questo
nostro convento bernardiniano.
19 aprile 1785
Li 19, leggo, che diversi parrochi austriaci da sua maestà sono stati alleggeriti fino a 60 Messe
di meno all'anno; e che li 28 marzo il Danubio fu tanto gelato a Closterneuburg, che su di esso
que' cittadini pranzarono, ballarono, e giuocarono ai zoni223; e che in Vienna fu accolta con
istraordinario applauso la comica Celestina Coltellini venuta da Napoli al servizio della cesarea
regia direzione teatrale di Vienna; e che nella Polonia sono stati contati 276.870 ebrei, li quali
pagando otto grossi per testa all'anno, vengono a pagare annualmente 92.290 scudi di testatico;
e che il re di Francia ha conceduto al Conte di S. Priest già suo ambasciatore a Costantinopoli
200 mila Lire per gratificazione, e 25 mila Lire annue di pensione.
20 aprile 1785
Li 20 ho inteso, che in Levico continua la mortalità di uomini e donne molto copiosa, cagionata
da malattie verminose, e brevi. In quest'anno, cioè in questi primi tre mesi sono morte circa
settanta persone.
21 aprile 1785
Li 21 di mattina abbiamo confermato Guardiano di questo nostro convento bernardiniano a
pieni voti il P. Cirillo da Revò, a tenore delle risoluzioni di sopra menzionate. Fu presidente il P.
Provinciale, ma senza voto attivo.
Fu scritto da Insprugg, essere sul tapetto cesareo, che il vescovo di Trento con dodici mila
fiorini di annua pensione trasferiscasi a Bolgiano, ed il vescovo di Bressanone a Insprugg: ma...
Fu pure scritto da Insprugg al nostro P. Provinciale, che il prossimo nostro Capitolo sia
congregato da lui se non ha terminato il suo provincialato, e se lo ha terminato sia congregato
dal primo Guardiano. Li signori d'Insprugg non sanno, che il provincialato dura sino al Capitolo
inclusive, quantunque si celebrasse anche mesi dopo il triennio.
Scrivono da Milano, che sono stati soppressi degli altri monasteri nella Lombardia.
3 maggio 1785
3 di maggio continua il freddo, e la terra vorrebbe un pò di pioggia.
Leggo, che sua maestà ultimamente ha derogato alle sue disposizioni circa il cangiare domicilio
entro li suoi Stati ereditari, e concede, che si possa mutare. Che la terra di Spaa celebre per le
sue acque acidole, e per li suoi bagni ai 14 d'aprile da un incendio inaspettato in poche ore fu
ridotta tutta in cenere. Leggo, che la galera posta sul Tamigi ha moltiplicato di gran numero i
ladri; perché dopo esservi stati quattro, o sette anni uscivano risoluti di rifarsi del tempo
perduto. Così eziandio la galera di s. Lorenzo. Il re d'Inghilterra non vuol più la tamigiana, ma
spedirà i ladri in un'isola dell'Africa. Leggo, che tutti gli olandesi per implorare il divino aiuto
contra l'imperatore hanno sollennizzato il giorno 27 d'aprile, essendo mercoledì, col digiuno, e
coll'orazione. Intendo dire, che sulla Gazzetta di Leyden, si riferisce una cosa molto notabile,
cioè che il Duca elettore di Baviera Carlo Teodoro ha vietato severamente tutti i libri scritti
contra la cattolica religione, ed ha destinato dodici commissari, che vadano per tutto il suo
222
223
*A farsi suora fra le Salesiane.
*Birilli.
Ducato a raccoglierli ovunque si trovino per poi tutti dispettosamente abbruciarli. Questo si
trasenda nella Gazzetta vescovile di Trento. Intendo pure, che l'imperatore vuole ricuperare la
Borgogna; e che ai PP. Cappuccini di qui fu intimato, che gli austriaci vadano ne' conventi
austriaci, il qual ordine fu loro spedito dalla Corte di Trento. Leggo pure, che in Mantova è stato
dato principio al disseccamento di alcune paludi.
Il detto ordine trentino fu spedito, perché li poveri Cappuccini di Arco, e Roveredo sono
stanchi, ricevendo quasi ogni giorno cattive nuove, e sempre temendo la loro soppressione.
1 maggio 1785 (sic)
Il primo di maggio, giorno di domenica, è comparso nel castello di Trento un fante veneto di
riguardo, e chiese di poter parlare al serenissimo principe. Ricercato chi egli fosse ricusò di
dirlo, ed instò di essere ammesso all'udienza, dicendo, che avea da consegnarli dispacci
d'importanza. Finalmente si manifestò al fratello del nostro principe Conte canonico Filippo,
come a fratello, e questi lo introdusse. Consegnò al principe delle lettere nobilmente legate,
colle quali dimandò in nome della Repubblica veneta il Conte Lecchi bresciano, di cui sopra al
primo aprile. Gli fu subito risposto con bugia, che più non era in Trento, e chiesto un attestato
della sua dimanda col giorno e coll'ora, in cui l'ha fatta, ritornò verso Venezia donde era venuto
con somma fretta. Il Lecchi poi è scappato dalla casa del barone Klotz nella seguente notte circa
le dodici. Questo si è un caso straordinarissimo.
5 maggio 1785
Li cinque, festa dell'Ascensione il nostro vescovo ha tenuto Ordinazioni nel castello di Trento.
Un ordinando fu riprovato dagli esaminatori, ma ammesso dal vescovo. Un altro pure fu
ammesso, benché riprovato dagli esaminatori come ignorantissimo. Questi ha risposto, che
quando l'ostia consecrata si divide in due parti, Gesù Cristo sta nella parte più grande, e che non
istà nella particella del Pax Domini, che si cade nel calice, perché è troppo picciola. Gli ordinati
furono quarantaquattro, e sarebbero stati 45 se non fosse mancato uno, che fu aspettato
mezz'ora. Tutti furono promossi agli Ordini maggiori, e nove al sacerdozio.
Il vescovo di Lubiana Carlo Conte dei Erberstein ha permesso il secolarizzarsi ad un frate
Cappuccino nativo della diocesi di Passavia senza patrimonio. Andato poi essendo dal vescovo
di Passavia Giuseppe Conte di Aversperg, acciocché gli assegnasse un vitalizio, ebbe in
risposta, che se lo facesse assegnare da quello, che lo ha secolarizzato. Fu dunque obbligato
l'Erbstein a provedere all'ex Cappuccino.
La Madre suor Maria Chiara Melchiori trinitaria, di cui sopra, ha chiesto con molta umiltà, ed
instanza di essere tolta nel convento delle Madri Orsoline di Trento a costo, e come servente
della fu sua badessa Madre Maria Teresa Ulzbachia224, e con altri molto buoni patti, ma non
ebbe favorevole risposta. Ora piange, e strapiange la sua disgrazia di dovere star nel secolo,
essendo stata rifiutata eziandio dalle Madri di s. Chiara, e non potendo stare colle Domenicane.
Suor Lucia negli ultimi dello scaduto aprile s'è trasferita a Roveredo, e la s'è fatta Salesiana. La
Madre Ulzbachia nello stesso tempo s'è ritirata fra queste Orsoline. La Melchiori li 13 di
maggio 1785 è andata a Roveredo, dove sarà come ritirata fra le Salesiane a costo. Ma vi è
morta presto.
Ho inteso, che il vescovo di Pistoia, e Prato toscano è un fervorosissimo gioseffista, ed ha
ordinato delle mutazioni nel Pater noster, nell'Avemmaria, e nel Credo, non volendo che Maria
santissima sia chiamata Mater Dei, Mater misericordiae ecc. Fu chiamato perciò a Roma, ma
non vi è andato, merceché protetto dal suo principe Arciduca Pietro Leopoldo. Si chiama
Scipione Ricci.
Ho pur inteso, che l'Herbstein vescovo di Lubiana fu due volte lapidato dal suo popolo, e
sarebbe morto, se la carrozza, e la fuga spedita non l'avessero salvato. Una volta ciò gli è
224
*Ulzbach.
avvenuto, perché dopo di avere spogliata una Madonna di gran divozione, le diede un dispettoso
calcio225.
10 maggio 1785
10 maggio leggo, che al nuovo cardinale Garampi di partenza da Vienna fu regalata
dall'imperatore una croce ed un anello del valore di undici mila fiorini; ed al di lui auditore
monsignor Lorenzo de' Conti Caleppi una tabacchiera stimata cinquecento zecchini. Leggo, che
nell'ultimo giorno di aprile sono partiti per Livorno il re e la regina di Napoli con una gran
flotta, e con sontuosi regali di ogni genere ascendenti quasi alla somma di cinquecentomila
ducati, oltre una grande quantità di servigi di porcellana napolitana dipinta dai più bravi
professori dell'arte. Leggo finalmente, che ai 18 di aprile poco vi mancò, che l'Arsenale di
Venezia non restasse incenerito. Furono dappertutto ritrovate delle miccie accese presso a pezzi
di catrame. Una putta fu la prima, che si accorse, e che gridò fuoco fuoco, il quale perciò fu
prestamente smorzato.
Leggo ancora, che il colonnello Brentano ha ordine di far alto [sic] nella Baviera austriaca, e che
due sobborghi di Vienna sono già in gran parte sotto acqua, minacciando il Danubio di allagare
tutti li suoi contorni a cagione delle gran nevi.
Leggo altresì, che si tiene per certo essere imminente la soppressione di un Ordine Regolare in
tutta la monarchia austriaca; od almeno, che il loro convento di Vienna verrà convertito in un
collegio in vece del soppresso teresiano.
Con data de' 27 aprile il Governo d'Insprugg ha risposto al nostro P. Provinciale rapporto al
nuovo Guardiano di Arco, dicendolo Provinciale del Tirolo Italiano, titolo nuovo, come fu
anche l'altro di Provinciale ai confini d'Italia, usato nel 1784.
13 maggio 1785
Li 13, giorno di venerdì mattina furono in questo nostro convento li coscrittori cesareovescovili, segnarono la nostra porta fuori, e dentro col num. XV, notarono li nomi e cognomi di
tutti li Religiosi, ed invitati restarono a pranzo con noi. Furono il sig. Marcello Marchetti
segretario tedesco del nostro vescovo, un tenente, ed un soldato, ed un altro uomo. Il tenente
dettò i nomi, e gli scrissero in due libri il Marchetti ed il soldato. Col tempo si vedrà a qual fine
ciò facciasi. Dal detto segretario ho inteso, che in avvenire dal Trentino andranno annualmente
48.000 fiorini in contanti a Vienna senza verun pro de' trentini. E ciò per le steure sole. Il capo
console baron Trentini mi ha detto, che saranno 49.000, de' quali mille ne pagheranno i soli
Malfatti di Trento.
Nel medesimo giorno cominciò a segare la nuova sega dell'Heyder sotto san Bernardino.
15 maggio 1785
Li 15 domenica della Pentecoste, il nostro vescovo mattina, e sera ha cresimato nel salone del
castello di Trento; ma non ha officiato punto nel Duomo.
16 maggio 1785
Li 16 di mattina ha ordinato dei cherici minori, e dopo il vespro ha di nuovo cresimato nel
castello. Gli ordinati furono circa 40.
17 maggio 1785
Li 17 leggo, che il nuovo vescovado di Budweis in Boemmia conferito al canonico Conte di
Schofgotsch, conterà 590.711 anime; 246 parrocchie secolari e 39 Regolari, 84 cappellanie
locali, 32 conventi, 60 picciole città, 52 grosse terre e 2.778 villaggi.
Leggo pure, che nell'Austria s'ha fatto sentire molto freddo ai primi di maggio, e non ancora è
capitata la primavera. Di nuovo sono stato assicurato, che l'Albertini direttore del seminario
225
È morto miseramente in quest'anno 1787.
d'Insprugg non tiene lunga la sua Messa più di sette minuti. L'Alberti canonico è ritornato a
Vienna.
19 maggio 1785
Li 19 ho inteso, che nello scorso lunedì della Pentecoste che fu ai 16 di questo, in Arco un
nipote del sig. canonico Aloisi, scherzando con una putta, sua futura sposa, praeter intentionem,
con un archibusata la ha uccisa, e fatta restar morta senza che potesse dire un Gesù Maria.
Da una lettera scritta in Venezia gli undici del corrente mi piace di estrarre quanto segue:
Saranno circa due mesi, che un napoletano ardì fondare nascostamente in questa Dominante una
setta, o congregazione chiamata de' liberi muratori. Prese a pigione per tale oggetto una casa
appartata in situazione di poco passaggio affine di stare con più sicurezza, ed ivi a tempo
determinato convenire co' suoi discepoli a fare le così dette loro Loggie o conferenze. Il
giuramento di fedeltà, e secretezza, cui ogni membro sotto pena della morte era tenuto ad
osservare, non furono bastevoli per occultarsi alla indefessa sollecita vigilante cura, che per la
vera religione hanno questi nostri ben degni padroni. Sabato, cioè ai sette de corrente, appena
penetrata la cosa, mandarono la sbirraglia alla detta casa, e fecero prigioni alcuni di loro, tra'
quali il capo, che per grazia speciale costituito, e confesso, in ferri fu condotto fuori di Stato. La
casa poi fu totalmente spogliata di quegli arredi, utensili, vestimenti ecc. de' quali servivasi
quella malnata gente nelle sue adunanze, e col carico di due non picciole barche, il tutto fu
rassegnato agli eccellentissimi inquisitori di Stato, i quali sentenziarono saviamente, che ogni
cosa, eziandio di valore considerabile, fosse consegnata al fuoco. Ieri adunque nella piazza, o sia
cortile ducale, esposta qualunque cosa per tutta la matitina alla veduta dell'immenso popolo, che
vi concorse, fu tutto abbruciato. Accidentalmente mi vi trovai anch'io; ma per cagione della gran
folla del detto popolo non mi riuscì di poter veder, e considerare ciascheduna cosa. Ciò, che ho
potuto vedere si è questo. Un gran trono di panno fino del colore blo, appunto come quello, che
usano i vescovi nelle loro funzioni, ma tutto guernito di gallone d'oro fino della grandezza d'un
palmo e più, ornato di fiocchi, pendenti, e cordoni parimente d'oro, con diversi vestimenti
curiosi del medesimo panno, ed ornamento. Quattro ferraioli, o tabarri di seta nera, aventi una
specie di cappuccio attaccato, con un gran collaro turchino di seta. Una guglia, o piramide, che
alla base portava una inscrizione, che io non potei leggere, né capire. Un fazzoletto bianco tutto
intriso di sangue. Una gran cesta di armi da fuoco, e da taglio. Diversi tavolini indorati, sopra il
più grande de' quali coperto di panno verde stava una bellissima bussola da levare i voti. Uno
specchio coperto con velo, sopra del quale stava scritto: Se brami conoscerti, alza questo velo, e
mirati. Cosa vi fosse di sotto non lo so. Diversi candellieri di legno piccioli, e neri. Sei, oppure
otto quadri rappresentanti delle teste da morto. Due, o tre teschi da uomo. Una lucerna
ottangolare, fatta in modo curioso. Quattro, o sei fiasche nere, che sembravano da polvere, con
certi altri quadri, de' quali niuno sa il significato. Uno strato assai grande nero, a guisa di quello,
che si usa facendosi la segnatura sopra le sepolture. Questo era fornito, e circondato da famose
romane di seta bianca, ed in mezzo aveva dipinta una Croce. Molte altre cose vi furono, che io
non potei vedere; come pure certi libri contenenti le regole, o leggi della mentovata setta. Tutto
fu donato al fuoco con una infinità di evviva del popolo spettatore. Tutti quegli stromenti, ed
utensili aveano il loro significato, che non si può sapere. Si dice poi, che in una cassa furono
ritrovati sei mila ducati, li quali verranno goduti dai poveri. Sin qui la detta lettera. De' Liberi
Muratori tratta lungamente il Pivati verbo Muratori.
Negli scorsi giorni in un cesso di una bettola di Trento fu trovato morto un bambino triduano.
24 maggio 1785
Li 24 maggio leggo, che ai tre di questo fu pubblicato un ordine dato li 28 aprile 1785 dal
vescovo principe di Liegi Cesare Constantino Francesco de' Conti di Hoensbroeck d'Oest eletto
nel 1784 con quale concede a tutti li suoi diocesani sudditi dell'imperadore, la licenza di
mangiar carne tutti li sabbati dell'anno eccettuati quelli della Quaresima, dell'Avvento, delle
quattro Tempora, e quelli, che cadessero in giorno di digiuno prescritto. Leggo, che il Papa è
andato a visitare le bonificazioni delle Paludi Pontine a Terracina. Leggo pure, che negli Stati
prussiani le inondazioni sono state straordinarie, ed hanno cagionato immensi danni.
In questi giorni vi è del mormorio in Trento, e nel Lagaro per li tristi effetti cagionati dal
testamento del nobile Lorenzo Marzani di Villa Lagarina, morto senza prole nel febbraio di
quest'anno 1785. La causa si tratta nel Consiglio aulico di Trento. Pretendono di esser eredi
anche il sig. Valentini di Calliano, ed il sig. consigliere Festi di Villa. Si dice, che questo
secondo sia stato dal sig. don Pietro Marzani esecutore testamentario con parecchi bulli; e che a
vista di essi ne abbia raccolto, e tenuto in sua guardia non pochi anche il sig. don Pietro226, il
quale fu in persona nel detto Consiglio.
25 maggio 1785
Li 25 giovedì, sono stato alla solenne processione del Corpus Domini. Cantò la Messa, e portò il
ss. Sacramento monsig. decano Manci. Il vescovo non si ha lasciato vedere.
28 maggio 1785
Li 28 giorno di sabato in esecuzione degli ordini di Gioseppe secondo, adottati dal vescovo
Piretro Vigilio, li Padri Cappuccini hanno celebrato il loro Capitolo nel convento di s. Catterina
di Roveredo, coll'intervento de' soli Guardiani; ed io ho lasciato il titolo, e posto di diffinitore
della Provincia nostra.
29 maggio 1785
Li 29 giorno di domenica in questo convento di s. Bernardino li nostri nove nuovi Padri
Guardiani congregati a Capitolo cesareo hanno confermato Provinciale il P. Gioachino da
Pressano a pieni voti, e pregato prima da tutti ad accettare.
Nella sera del medesimo giorno 29 ha piovuto, e tonezzato molto, ed è caduta della gragnuola227
notabile; e l'Adige a s. Apollinare ha traboccato. Così in Campo Trentino.
31 maggio 1785
Li 31 di notte ha nevicato sui monti vicini a Trento.
Leggo, che il vescovado di Neustadt fu incorporato all'arcivescovado di Vienna, ed il vescovo
trasferito a s. Ippolito vescovado nuovo.
In questa sera alle nove è capitato in Trento l'imperatore, ed è partito nella seguente mattina alle
tre per Mantova ad unirsi al re, ed alla regina di Napoli. Alloggiò all'Europa, cui diede trenta, e
più zecchini: altri dicono sessanta.
1 giugno 1785
Il primo di giugno su li monti nostri è nuovamente caduta della neve.
4 giugno 1785
Li 4 giugno, giorno di sabato in Carano di Fiemme una donna maritata contra sua voglia un
mese avanti circa, si ha impiccata, ed ammazzata.
Nel medesimo giorno fu condotta a Trento, e riposta in una stanza della Ca di Dio, ospitale
italiano, d'ordine del nostro vescovo, l'astinente tionitana Domenica Benvenuti, di cui sopra al
mese di gennaio. Fu portata da uomini in una cassa, ed accompagnata da più soldati
principeschi, e da più uomini stenicensi. Ha pernottato a s. Massenza. Vedi sotto.
5 giugno 1785
226
Il sig. don Pietro s'è appellato a Vienna, ed è partito per Vienna li 5 luglio, insieme con al vedova
Felicita Marzani sorella, con un suo nipote ecc. Ritornò a Trento li 19 marzo 1786 vittorioso. Poi ritornò a
Vienna.
227
*Grandine.
Li cinque, giorno di domenica, monsig. Vicario generale Zambaiti ha dato il possesso della
pieve di Ala al sig. arciprete blegiano Andrea Pegoretti di Povo.
7 giugno 1785
Li sette, martedì, li Padri Carmelitani Calzati hanno evacuato, ed abbandonato d'ordine di
Gioseppe secondo il loro antico, e bel convento di s. Maria presso Roveredo.
8-10 giugno 1785
Gli 8, 9 e 10 in Trento, nel castello fu tenuto il concorso alla pieve di Blegio, ed alla pieve di
Melten, alle pievi nuove di s. Rocco e di s. Maria di Roveredo e di altre future austriache. Li
concorrenti furono 103 tra' quali 22 austriaci, e tra questi un Carmelitano del suddetto convento,
e li nostri Padri Amedeo, e Gianvincenzo roveretani, per ubbidire a Gioseppe.
Ho inteso, che l'imperatore in Mantova in un sol giorno ha fatto celebrare cento matrimoni228, e
che egli ha fatto le spese nuziali. Ho pure inteso per certo, che quando fu nell'Osteria
dell'Europa di Trento, disse alla figlia dell'oste infermiccia, che se volea guarire si maritasse.
Li dieci, venerdì, finalmente fu data la sacra Comunione alla suddetta tionitana astinente,
negatale avanti dal parroco Comini. Ora è di lei confessore il sig. don Antonio Sani. Vedi più
sotto.
12 giugno 1785
Li dodici, domenica, il nostro vescovo nel suo castello ha ordinato due chierici secolari.
14 giugno 1785
Li 14 leggo, che li matrimoni celebrati in Mantova a spese dell'imperatore furono dodici. Leggo
pure, che là vi furono moltissimi divertimenti di teatri e balli ecc.
Nello scorso maggio in Tullamora piccola città dell'Irlanda cento e più case, con diversi altri
edifici restarono incendiate, essendo giorno di fiera. L'incendio fu cagionato da un pallone
aereostatico lanciato in aria da un inglese.
Li 12 domenica in Cremona l'imperatore improvvisamente ha obbligato le monache Orsoline di
andare con lui a Messa nel Duomo, benché siensi scusate, che per altro non uscivano di
monastero, ed avendo detto la superiora, che certe non potevano camminare, l'imperatore le fece
condurre in carrozza. La Gazzzetta trentina non rammenta altro, che divertimenti dati
all'imperatore al re di Napoli, ed agli altri principi soggiornanti ora nella Lombardia.
Il nostro vescovo vuole, ed ha ordinato, che li Padri Filippini vadano ad abitare il monastero
trentino della ss. Trinità, pagando alle monache di s. Chiara dieci mila fiorini, soddisfacendo ai
legati, che importano il capitale di circa cinque mila fiorini, e tenendo sei stanze per li preti a
disposizione del medesimo vescovo. Li detti Padri vi andranno per ubbidire.
21 giugno 1785
Li 21 fa piuttosto freddo rispettivamente alla stagione. Si dice, che nell'Italia sia caduta
un'orribile tempesta229. Altri dicono, che simile tempesta è caduta nell'Austria intorno a Lintz.
Nel medesimo giorno fu pubblicato arciprete del Blegio il sig. Niccolò Torresani da Campo
Tassullitano, curato di Termone nella parrocchia di Enno, il quale conta 45 anni di età, ed ha
fatto 45 concorsi.
22 giugno 1785
Li 22 fu suonata l'agonia all'astinente di Tione, la quale dalla gente di Trento si crede santa, e
vien detta la Santa. Domenica Benvenuti quadragenaria230.
228
Vedi sotto.
*Grandinata.
230
Subito, che qui in Trento le fu dato da inghiottire due cuchiari di limonata cominciò a patire.
229
24 giugno 1785
Li 24, giorno di venerdì e festa di s. Giovanni Battista, alle cinque di mattina, la predetta
astinente tionitana è morta nella mentovata Ca di Dio. Fu subito aperto il di lei cadavero alla
presenza di quasi tutti li medici, e chirurghi di Trento; ma non fu trovato verun difetto organico,
siccome in questo stesso giorno mi ha detto nella medesima Ca di Dio il di lei Priore signor
medico Benigni; il quale da me interrogato mi ha pur detto, che qui non ha mangiato alcun cibo
solido, ma soltanto ha preso dell'estratto di rane e delle rossumate231. La cosa si è ancora
dubbiosa, e così durerà eziandio sempre. Il certo si è, ch'è morta la donna, ed è morta così
presto, perché fu portata a Trento. Io l'ho predetto fin quando intesi, che avene fatto tale
trasporto, che fu li quattro di questo stesso mese. La donna fu troppo da bene, elimpe gnofutro
pogran de232. Sotto al 12 giugno. Finì la guerra col finire della sua vita. Card. Ursius agens de s.
Chrysostomo, Historia ecclesiastica, L. 22, n. 1, ad an. 401.
25 giugno 1785
Li 25 fu scoperta, ed esposta al pubblico la gran lapida eretta nel salone del castello di Trento
per memoria del passaggio di Papa Pio sesto. Costa più di secento fiorini. Fu scultore Francesco
Jongo (Giongo) di Trento, detto il gobbo benché sia diritto.
26 giugno 1785
Li 26, domenica, e festa di s. Vigilio ha pontificato in Trento sua altezza rev.ma nostro vescovo
Pietro Vigilio per la prima volta in tal festa, per soddisfare a quelli che brontolarono, ed ha dato
la benedizione Papale non data da Pasqua. Nella sera il medesimo è calato in città per vedere i
fuochi artificiali; ma non sortirono bene, perché la macchina fatta in quest'anno nel monastero
evacuato della ss. Trinità, da Antonio de' Paoli già gastaldo delle monache trinitarie, poco dopo
il principio della funzione pigliò fuoco, e si bruciò tutta con ispavento degli spettatori adunati in
istraordinario numero sperando di vedere cose straordinmarie, e con danno notabile della vicina
fontana. Guai se vi fosse stato del vento. Dicesi, che il danno arrecato dal detto incendio sarà di
circa mille fiorini.
27 giugno 1785
Li 27 di sera è passata per Trento la cucina di Gioseppe II, che si dice ritornare a Vienna dalla
Lombardia per la via di Trieste con molta premura per non ave ricevuta una lettera nella
Lombardia dalla Moscovia.
Nella suddetta festa di san Vigilio fu dato principio in Trento alle commedie d'italiani.
28 giugno 1785
28. Leggo, che un contadino di Ludlow nell'Inghilterra lavorando un campo ritrovò una pignatta
piena di monete d'oro, e d'argento per il valore di 800 Lire sterline. Lasciò subito il lavoro,
allegro andò all'osteria e s'ubbriaccò tanto, che in 24 ore morì per una febbre gagliarda
sopraggiuntagli.
Leggo pure, che due aereonauti sig. Pilastre de Rozier, e sig. de Romain a Bologna di Piccardia
volendo andare per aria nell'Inghilterra in un pallone, li 15 di giugno, dopo d'aver camminato un
poco sono caduti dall'altezza di circa 200 tese morti, schiacciati, e sfigurati in una maniera
orribile, con universale spavento degli spettatori.
Ho inteso, che li Padri Carmelitani sono ancora nel loro convento di s. Maria fuori di Roveredo;
ed uno di loro graduato fu trasportato all'ospedale pubblico.
3 luglio 1785
Li tre di luglio il nostro vescovo è partito da Trento per l'Anaunia, dove cresimerà in Enno,
Sanzeno, e Maleto della Sollandia.
231
232
Rossumata era una bevanda a base di tuorlo di uovo frullato nel vino.
*Cioé: e l'impegno fu tropo grande.
7 luglio 1785
Li sette fu trovata nell'Adige annegata una bambina nata di fresco, al ponte di s. Lorenzo di
Trento.
10 luglio 1785
Li 10, giorno di domenica, gli 1 e 12 questi Padri Cappuccini hanno celebrato un solenne triduo
per la nuova beatificazione del fu loro Generale Lorenzo de' Rossi da Brindesi di Calabria,
morto nel 1619. Furono molto favoriti, e provveduti da' signori trentini. Domenica cantò Messa
monsig. Zambaiti canonico e Vicario generale a panegiricò il sig. Aloisio Bevilacqua parroco di
Folgaria. Lunedì non vi fu Messa solenne. Martedì cantò la Messa monsig. decano Sigismondo
Conte Manci e panegiricò il Padre Vincenzo Fortunato Slopp di Trento Cappuccino. Tal festa fu
riferita nella Gazzetta trentina.
12 luglio 1785
Li 12 di mattina in Trento fu trattenuta per forza una donna malmaritata, che correva all'Adige
per annegarsi.
Ho letto, che nell'Austria le acque hanno fatto mali molto grandi, anche a' borghi di Vienna,
all'Augarten cesareo, ed al castello di Laxemburgo, e che sono rimaste annegate delle persone.
Ho pur letto, che nella processione del Corpus Domini al vescovo di Lodeve nella Linguadoca
Giovanni Felice Enrico de Fumel tolosano nato nel 1715 e creato nel 1750 fu tirata una
pistolata, e restò ferito dal fratello di uno poc'anzi carcerato.
Ho inteso, che la Repubblica veneta ha ottenuto dal Papa l'assoluta incorporazione di Bagolino,
e Tegnale, luoghi rinunziati provisionalmente dal vescovo di Trento, al vescovado di Brescia.
Sono più mesi, che nel castello di Trento viene ogni settimana a far beccaria il sig. Romani di
Calliano per il solo castello.
In questo mese d'ordine di Gioseppe II, dovranno uscire dall'antichissimo e nobilissimo loro
monistero di s. Maria in Sonnenburg di Pusteria, della diocesi di Bressanone, quelle monache
benedettine che nel 1763 furono 25. L'abbadessa chiamavasi Ill.ma, et Rev.ma Domina, e la
Decanessa Domina. Così pure le altre monache Dominae. Le converse Sorores.
Va tutto pian piano, va tutto, non essendovi alcuno che osti. Anche in Pavia sono stati licenziati
dal loro gran convento di s. Croce li nostri PP. Riformati ultimamente. Ma vi sono anche nel
1787.
Ultimamente il sig. don Giovanni Marchetti direttore delle Scuole normali di Roveredo ha
ottenuto da Insprugg, o da Vienna, di poter chiamar all'esame coram se tutti gli ecclesiastici
della Pretura roveretana, per vedere se sono atti ad insegnare la dottrina cristiana; ma il clero
non l'ha ubbidito, rispondendo che sa far il suo dovere al par, od anche più di lui, e fu favorito
dal vescovo.
Ho inteso, che l'astinente tionese stando alla Ca di Dio ha dimandato di poter parlare a sua
altezza rev.ma, ma non ha potuto venir esaudita, avendole in sua vece mandato il sig.
Provicario.
Ho pure inteso, che l'imperatore ed anche il Granduca suo fratello sono infermi nella testa.
Parimente ho inteso, che in Insprugg s'insegna pubblicamente nulla giovare alle anime de' morti
le Messe, e le altre preci della Chiesa militante. Così ha riferito uno, ch'è stato alla pubblica
lezione con suo raccapriccio.
19 luglio 1785
Li 19 tra le undici, e le dodici di notte, venendo li 20 si ha sentito una gagliarda scossa di
terremoto qui in Trento, in Garniga, ed altrove. In Povo, in Roveredo. Continuò circa un Pater
nostro.
20 luglio 1785
Li 20 cominciò a piovere, e li 21 piovette tanto che li fiumi si sono ingrossasti, ed hanno fatto
dei danni, singolarmente l'Avisio. Nel giorno 22 cominciammo a recitare la colletta pro
serenitate obtinenda. L'aria è fresca troppo per essere gli ultimi di luglio.
Nell'ultima Gazzetta di Trento vi fu, che il Papa ha pubblicato il suoi decreto di beatificare
solennemente il venerabile Padre Fra Pacifico da Sanseverino sacerdote nostro Riformato della
Provincia Marchigiana, morto nel 1721. Siane grazie al Signor Iddio, che con questo ci dà
qualche consolazione in tempo di tante afflizioni!
In questi giorni fu fatto l'inventario de' beni, che possede la Prepositura di s. Michele all'Adige
di Canonici Regolari Lateranesi dal sig. Ghebel, ed altri commissari di Gioseppe secondo.
26 luglio 1785
26 luglio leggo, che l'imperatore ha dato il titolo di principi serenissimi ai primogeniti delle
Case regnanti di Nassau. Che dalle acque sono stati resi per ora inabitabili il real castello, e
giardino di Laxemburg, ed il Casino dell'Augarten, e però l'imperatore è andato a Schönbrunn.
Che nella Calabria si sentono spessissimi, e dannosi terremoti. Che dalla Moscovia, e
dall'imperatore viene contraddetta la voce del progetto di cambiare la Baviera. Che l'annegatosi
Fries primo banchiere di Vienna ha lasciato quattro mila fiorini all'Instituto de' Poveri; 500 mila
ad ognuna delle sue due figliuole; 400 mila al suo secondogenito; due milioni al suo
primogenito. A tutti gl'impiegati nel Banco tante centinaia di fiorini quanti sono gli anni di loro
servizio. Quanta roba! Che ai 29 di maggio fu segnata una Lega per mantenere il Corpo
Germanico, tra il re di Prussia, il re di Suecia, l'elettor di Sassonia, l'eletttor d'Hannover,
l'elettore di Treveri, e la Casa di Hassia, di Brunswig, e di Anspach; e saranno invitate la
Francia, e l'Olanda. Il re di Prussia ha procurato d'inspirare al Corpo Germanico, e ad altre
Corti, della diffidenza verso l'imperatore quasi avesse in vista di alterare la Costituzione
germanica, e sossopra rovesciare i di lei diritti, e privilegi.
Sino all'ultimo di luglio la stagione è stata fresca.
2 agosto 1785
Li 2 agosto per il nostro Perdono d'Assisi vi fu la solita divozione de' fedeli; ma li nostri Terziari
non sono andati pellegrinando fuori di città, come solevano.
Leggo, che un altro ballone dopo d'essere stato molto alto, prese fuoco, cade, ridusse in cenere
una casa di campagna, con la maggior parte del bestiame.
Che dal cardinale Migazzi si lascia il vescovado di Vaccia, il quale gli portava 80 mila fiorini
annui, de' quali 68 mila ne piglierà l'imperatore, e gli altri dodici li darà al nuovo vescovo. Che
l'imperatore ha fatto arcivescovado Lubiana.
Nello scorso luglio presso Venezia è morto il cavalier Andrea Tron procuratore di s. Marco,
nato li 3 ottobre 1712, il quale fu l'architetto diabolico e manifesto delle persecuzioni contra i
Religiosi claustrali. Ora saprà se abbia fatto bene. Iddio gli perdoni. Amen. È morto rilegato, e
malamente, e fu privato della sepoltura sacra. Fu amico di Gioseppe.
***
[Aggiunta dopo la pagina 986]:
Nel libro intitolato Hortus pastorum etc. auctore R. D. Iacobo Marchantio233 pastore et decano
couviniensi stanmpato Venet. 1708 in folio maiori, tract. 2 De officio pastorali lectione 3 in fine,
fol. 184 si leggono le cose seguenti:
"Ad haec vero tempora a multis refertur celebre illud vaticinium a Ioanne Lictembergio apud
germanos celebri astronomo anno 1484 scriptum, et Colon. 1526 secundo excusum, ubi dicit:
«Novus princeps exurget in brevi tempore, o alma ecclesia plange! o Virgo Rheni clama! ululate
pastores, et doctores. Factus est mihi quasi leo insidians: ideo versum est in luctum gaudium
233
*Marchant Jacques.
meum. O plebs misera, quia regulus novus surrexit in te: non gubernator, sed desolator fidelium;
non consolator, sed depraedator spiritualium, et vidaurum in tota alta Germania. Novus rex sine
ruga Germaniae principibus videbitur accedere. Hic patrimonii Iesu dilapidator, hic erit draco
perniciosissimus persequens Sponsam Christi in multis dioecesibus, qui perturbabit terram,
ponet orbem desertum, non dormiet, se continuo machinabitur malum; cuius consilium est cum
impiis, et stabit cum consilio iniquorum. Nullus veterum tirannorum fecit tot, et tanta
perniciosa, quanta in populo alemanico faciet. Non timebit Deum, non parcet Sanctis, non
formidabit capita fidei, non verebitur exterminare loca sacra, non pudebit eum committere
sacrilegium. Heu! Quanta perficiet contra catholicam ordinationem, vix lingua sufficit enarrare.
Punieris a Deo, o radix peccati, vere punieris a Deo. Nam hoc tibi signum erit. Aurum
sapientiae tuae obscurabitur, quia phreneticabis, runor famae tuae infatuabitur color tuus
optimus, et diceris per totum mundum haereticus. Obmutecse ergo abominatio, ne cogitete quis
modo seminare zizania silvestris leonis inter Germaniae principes, ac imperium: regulus
venenosus, qui se pro rege Bohemiae gerit, Romanae , ac Orthodoxae fidei hostis acerrimus.
Sponsae Christi turbationes plurimas afferet, egregiosque viros inetrficiet. O iuvenis ad bella
ductus per tuos, quomodo audes vivere in statu, in quo mori mon audes? Nescis, quod sepelieris
sepultura asinina? Progenitores tui viri catholici, viri famosi. Quid tu gloriaris de doctoribus tuis
excommunicatis? Tu pelles mortuos vis consulere, idest haereticos, nesciunt quid dicunt.
Sequere Paulum. Cum in aetate tenera fuisti, sicut a parentibus ducebaris, sic fecisti. Iam ubi
ratio sensui coepit dominari, excute quaeso, quae sunt parvuli, corrige, emenda vitam tuam, et
idolum tuum excommunicatum ut viperam fuge. Post te veniet, qui Ecclesiam pragensem
adducet ad matrem fidelium, et erit nova reformatio in Bohemia. Hactenus ex Lictembergio»".
Così ha il Marchant fiammingo, il quale appresso il P. Lucio Ferrari To. 1, Biblioth. promptae
nell'Index auctorum lit. M si dice Iacobus Manchantius, decanus convensis, ed autore d'un'opera
intitolata Resolutiones pastorales.
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Tovazzi diario 2 1780-1785