UNIVERSITA’ CATTOLICA DEL SACRO CUORE
ISTORETO
Corso di perfezionamento
MEDIA EDUCATION
MEDIA, STORIA, CITTADINANZA
Project Work Finale
Serata amicale: La Media Education
Tutor:
Corsista:
Prof. Enrica Brichetto
Vanna Naretto
Anno accademico 2007-2008
INDICE
pag.
I. Introduzione …...…………………………………………………………………3
II. Progetto di spot ……………………………………...……........................……...5
III. Copione dello Spot .................….......……….…………………………….…..…7
IV. Serata amicale: La Media Education………………………………………….....10
V. Bibliografia.............................................................................................................16
VI. Sitografia.................................................................................................................16
2
INTRODUZIONE
Capita molto sovente di partecipare a discussioni sul valore negativo trasmesso dai media alla
società. Si enfatizza la capacità ammaliatrice di alcuni media, si presenta in modo negativo la
capacità di evasione, di rilassamento, di estraniazione dal reale offertaci dalla rete mediatica; si
accusa internet di diffondere e promuovere la violenza; si critica ai giovani l’uso di alcuni media
digitali e l’abbandono di altri più consolidati come il libro. Questi sono alcuni esempi di critiche che
non sempre giungono da persone anziane o poco autorevoli. Come spesso accade, la critica è
espressione di timore verso il nuovo, verso il non conosciuto.
Ad entrare con pazienza in questi ragionamenti di difesa, alcune volte si ha la soddisfazione di poter
ridimensionare tale disagio, facendo riflettere sulle possibilità positive offerteci dai media,
collegando il quotidiano, l’esperienza di ogni giorno. La familiarità acquisita con alcuni media ne
permette un utilizzo magari parziale, ma che rappresenta pur sempre una finestra sulla medialità. Ne
viene riconosciuta l’importanza, i benefici, si da come acquisito il loro inserimento nelle nostre
pratiche quotidiane, ma ci si schiera inconsapevolmente sulla posizione difensiva per quanto non
riteniamo essere “alla nostra portata”. In questi casi, penso, sia molto importante capovolgere la
situazione, incuriosire, far scattare il desiderio di un approccio positivo e propositivo riguardo alla
multimedialità. Non è sufficiente parlare della storia dei media, quanto analizzare i media nella
storia, seguire il loro sviluppo, le loro applicazioni nei vari ambiti della società.
Tutti gli strumenti tecnologici di cui siamo circondati, dagli elettrodomestici all’automobile, al
satellite necessitano di una parte formativa teorica (lettura del libretto di istruzioni) e di una pratica
di apprendimento. Anche l’avvicinamento alla rete dei media richiede da parte nostra l’impegno per
la conoscenza e l’umiltà di voler imparare.
Servono gli strumenti tecnici, la capacità strumentale e la formazione permanente.
La Media Education si situa proprio nella formazione permanente e si rivolge a tutti: all’impresa
for profit, all’impresa no profit, alla scuola, all’individuo.
Con questo Project Work finale, ho inteso preparare una traccia di intervento per presentare la
Media Education in ambienti associativi.
Raggruppati per adesione a valori universali, i soci delle Associazioni di servizio quali il
Soroptimist, il Rotary, il Lions, lo Zonta rappresentano uno spaccato della società attuale con
membri in attività e soci in quiescenza. Le due fazioni sono complementari: l’una nel portare i
problemi e le dinamiche aggiornate del mondo professionale, aziendale, istituzionale; l’altra di
rappresentare l’esperienza matura, la saggezza, la memoria.
3
E’ in questo ambito che intendo presentare la Media Education, come ponte di avvicinamento e di
condivisione tra chi opera con i media, respira l’atmosfera mediatica, estende i propri sensi
attraverso i media in un villaggio globale in cui viene annullato il tempo e lo spazio e chi invece
rimane legato all’esperienza specialistica di pochi media.
La mia relazione non ha pretese, se non gettare un dubbio, avviare alla curiosità.
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PROGETTO DI SPOT
MEDIA EDUCATION
Destinatari
Lo spot è destinato ai soci di Club di Servizio presenti sul territorio eporediese (Soroptimist, Rotary,
ecc.), ai membri di Associazioni culturali e storiche e agli iscritti della Università della terza età di
Ivrea. Quindi è rivolto ad un pubblico con una età media alta, formato da imprenditori,
professionisti, persone impegnate nella trasmissione ai giovani dei loro “saperi”.
Obiettivi
•
Cercare di superare la diffidenza nei confronti delle nuove tecnologie;
•
Far capire che Internet, il blog, il forum sono di facile accesso a tutti;
•
Non si tratta di convertire gli apocalittici in integrati, secondo i termini usati da Umberto
Eco, ma di far capire che i media sono una presenza costante nella nostra vita quotidiana;
•
Spiegare come nella società della comunicazione cambi la figura del formatore/insegnante:
non più un rapporto docente/discente ma un lavoro di ricerca cooperativo, comunitario;
•
Trasmettere l’idea di una formazione continua, permanente che permetta ai cittadini di ogni
età di studiare questa cultura, di informarsi, riflettere e operare;
•
sviluppare uno spirito critico per filtrare le informazioni pertinenti ed accrescere la
conoscenza individuale e collettiva.
Contenuti
Partire dai bisogni espressi o inespressi che il cittadino vive a livello individuale in relazione alla
multimedialità ( non è più per me, mi piacerebbe ma..) e presentare situazioni gratificanti di
relazioni favorite dall’uso dei media.
Approccio
Lo spot viene realizzato secondo una pianificazione strutturale, lasciando al regista la libertà
interpretativa. La presentazione dello spot ai destinatari, sarà seguita da una discussione
parzialmente “guidata” per far emergere le perplessità e le resistenze, privilegiando il modello del
problem solving.
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Strumenti
Con la cinepresa vengono riprese interviste a persone di età diversa che fanno emergere il loro
rapporto difficile con gli strumenti multimediali. Seguono riprese in ambienti di lavoro, uffici,
scuola, ambienti domestici dove vengono evidenziate le potenzialità dei diversi media.
Computer e proiettore per la presentazione.
Metodo
La durata del filmato potrebbe essere di circa 4/6 minuti. La proiezione viene preceduta da un breve
cenno storico sullo sviluppo dei media e poi sollecitata la discussione post-video per far emergere il
concetto: “importante è imparare ad imparare”.
Contesto
Lo spot verrà presentato nelle Sedi delle varie Associazioni, in una serata dedicata.
Materiali
Prevista una bibliografia, una sitografia e la presentazione di una Summer school sulla Media
Education
Ricadute
Auspicabile la partecipazione alla summer school o l’attivazione di un corso di Media Education
presso le Università locali.
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COPIONE dello SPOT per promuovere LA MEDIA EDUCATION
A. Far emergere i bisogni.
Presentare una serie di persone adulte, di età diverse, che spiegano la loro esigenza di
conoscere meglio un medium per soddisfare una loro esigenza. L’intervistato si trova per
strada, in ambiente dinamico, frettoloso, e risponde ad una domanda non esplicitata: “Quale
strumento mediatico Le piacerebbe conoscere più approfonditamente, e perché?”.
Dell’intervistatore non compare nulla: né la voce, né la figura, né la domanda.
1. Ambiente: mercato rionale, bancarelle di sfondo, persone che transitano lateralmente
o sullo sfondo con borse della spesa. Una signora ottantenne, con sguardo vivace,
vestita in modo sobrio ma ordinato, sorridendo, dichiara.
Mi piacerebbe saper usare il computer! E’ una sfida che non ho saputo cogliere e...
forse.. ora non è più il caso. Sa, alla mia età.. Eppure, ogni giorno mi tornano alla
mente brani di poesie di cui vorrei conoscere il seguito, l’autore o il titolo. Vorrei
con un “clic” riappropriarmi della memoria che ho perduto.
2. Ambiente: strada pedonale, animata, verso sera; sfondo: la vetrina/porta di un
ristorante di nicchia. L’uomo, sessantenne, brizzolato, vestito con giacca sportiva, ha
in mano un telefonino non di ultima generazione. Con aria seria, assennata, dichiara:
Quando ho lasciato l’Azienda informatica in cui ho lavorato per quasi quarant’anni,
ho pensato di non voler sentire più parlare di computer, autostrade informatiche,
prodotti innovativi. Pensavo di essere già circondato da troppa tecnologia: Tv,
giornali ,radio, cellulare! Oggi se non hai una e-mail, non sei nessuno! Neppure gli
amici si segnano il tuo numero di cellulare, vogliono l’indirizzo di posta elettronica!
Bisognerà che mi decida, prima o poi.
3. Ambiente: interno di una cucina, sullo sfondo la lavatrice, il piano di cottura con
alcune pentole sul fuoco. Due bambini di circa 7 e 10 anni, litigano per procurarsi lo
stesso video gioco, mentre la Tv accesa trasmette programmi per ragazzi. La
mamma, indaffarata con la bacinella del bucato da stendere, si giustica:
Lasciarli (indicando i figli) guardare un po’ di televisione è quasi indispensabile in
certi momenti! Però vedono troppa pubblicità, la subiscono. Vorrei proteggerli,
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insegnare loro a distinguere, a scegliere ciò di cui hanno veramente bisogno da ciò
che appare insostituibile.
B. Far emergere le possibilità
1. Ambiente: giardini pubblici; sullo sfondo bimbi che corrono, giocano, schiamazzano.
Una signora in secondo piano solleva una bimba da un passeggino. In primo piano,
seduti su di una panchina, il papà quarantenne cerca di competere con il figlio
undicenne in un video-games. Guardando la telecamera il padre afferma:
Sono sorpreso dall’abilità che Andrea (il figlio)ha acquisito in breve tempo! Devo
impegnarmi molto per ottenere gli stessi risultati e, soprattutto, la sua stima! Mi
domando: stiamo perdendo tempo in due o stiamo acquisendo competenze
inaspettate?
2. Ambiente: interno di aula scolastica di un ginnasio. Sfondo: due lavagne laterali, al
centro muro bianco su cui compare ancora lo schermo illuminato di una proiezione
appena terminata. Sottofondo: rumori di ragazzi che lasciano l’aula. La
professoressa, quarantenne, vestita in modo informale ma ricercato, sta spegnendo il
proiettore ed il computer.
Insegnare la Storia attraverso le immagini di un film, di un fumetto, può sembrare
dispersivo, ma i ragazzi imparano a legare le nozioni scolastiche ai frames che già
conoscono, a collocare in un mosaico, dare continuità, ordine, logica alle tessere
storiche che già hanno acquisito nel tempo e con linguaggi diversi.
3. Ambiente: campeggio estivo per ragazzi e ragazze quindicenni. Sfondo: tre ragazzini
cercano di disturbare il gioco di un gruppetto di ragazze di etnie diverse che già
faticano a trovare l’accordo sulle regole di un gioco con la palla. A lato, un ragazzo
se ne sta solo, fingendo di guerreggiare con invisibili invasori. In primo piano
l’animatore, un ragazzo di venti anni circa, richiama l’attenzione di tutti per proporre
un lavoro di gruppo in aula. Alle proteste dei più, chiarisce che dovranno vedere
sequenze di film e trovare il tema che li accomuna. Mentre i ragazzi si avviano verso
la tenda centrale, l’animatore rivolto alla telecamera, spiega.
Oggi lavoreremo sul conflitto. L’individuazione delle cause, l’atteggiamento degli
8
interpreti, come promuovere un cambiamento. Attraverso l’analisi dei filmati è più
facile far emergere i propri sentimenti, l’aggressività che c’è in noi e cercare una
via di uscita, un comportamento alternativo.
4. Ambiente: ufficio del Direttore Generale del Club Alpino Italiano, sede centrale,
Milano
Paola Peila, DG, si accomoda alla scrivania, apre il computer portatile e presenta la
home page del sito cai.it. Nelle News clicca quella del 13.10.2008 in cui compare
come organizzatrice di una serata pubblica del Soroptimist International Club di
Milano alla Scala. Il tema dell’incontro è “Donne e Sviluppo”. Segue la relazione
della serata, le foto, note sulla storia del Soroptimist, illustrazione e spiegazione del
relativo logo.
Tornata sulla home page, clicca il primo post sul proprio blog con i relativi
commenti da parte di alcuni soci CAI. Guardando la telecamera, commenta:
Il mio blog nasce dall’esigenza di lavorare in modo nuovo, un modo che privilegi
l’apporto innovativo, riduca il più possibile procedure burocratiche, metta in gioco
le competenze individuali al di là delle forme regolamentari e degli schemi
gerarchici.
Un modo di operare che privilegi la rete, favorito dalla diffusione del web, con
poche regole semplici, chiare, condivise e rispettate. Soprattutto obiettivi operativi
che recuperino l’identità culturale dell’associazione basata su una conoscenza
esplorativa sia mentale, che fisica in spazi aperti, liberi, nuovi, sfidanti.
5. A conclusione, compare l’immagine fissa di promozione:
La Media Education:imparare ad imparare
9
Serata amicale
LA MEDIA EDUCATION
Dopo il breve spot sui bisogni che ciascuno ha nei confronti dei media, vorrei iniziare precisando
che tutti noi già stiamo facendo esperienza di media, tutti siamo immersi nel mondo mediatico , non
possiamo parlarne da estranei, da out- sider. Forse non tutti conosciamo la tecnologia, gli strumenti
per accedere ad un blog o ad una chat mentre tutti conosciamo il libro, il giornale, il cinema, la
radio, la televisione ed un po’ di computer.
Quando inizia la storia della Comunicazione? Con le pitture rupestri, con i gesti, con il
linguaggio,con l’alfabeto, con la scrittura, con la stampa, ecc.?
Sul finire del Novecento appare più evidente la presenza di connessioni tra media che fino ad allora
erano stati percepiti come oggetti distinti e che avevano avuto “storie” distinte.
Oggi, siamo abituati ad agire in un universo di comunicazione per sua natura molteplice, nel quale
si alternano e si incrociano messaggi di tipo differente, iconici e verbali, continui e discreti, sonori e
visivi, e si fa uso di strumenti differenti per l’emissione, trasmissione, conservazione e la ricezione
di tali messaggi.
Questi strumenti differenti costituiscono la rete dei media, il prodotto di più “medium”.
Cosa intendiamo per medium? Un sistema complesso costituito dal mezzo tecnologico, dalle
relazioni tra tale strumento e i processi percettivi e cognitivi dell’uomo, dal rapporto tra strumento e
linguaggi della comunicazione, dalla funzione che questo sistema assume nei confronti delle
relazioni sociali.
Dico la rete dei media come il prodotto e non la somma di un medium ad altri, proprio perché
l’azione di un medium non si dà mai in forma isolata ma sempre in relazione agli altri media
presenti.
Già nel 1979 l’UNESCO definiva i media “prodotti di processi culturali e sociali” e non veicoli.
L’effetto di un medium ridefinisce gli effetti di tutti gli altri preesistenti. Dice Peppino Ortoleva in
Mediastoria:
L’innovazione tecnologica, in particolare nel campo delle telecomunicazioni, ha prodotto nel volgere di pochi anni una
moltiplicazione degli strumenti disponibili per l’invio e la ricezione di messaggi, che si sono affiancati a quelli preesistenti, non sostituendoli ma allargando le possibilità di scelta e i dilemmi connessi, (…). Contemporaneamente, lo
sviluppo dell’informatica da un lato, e dall’altro, l’introduzione di forme di trasmissione “a larga banda” (cioè capaci di
10
concentrare in un unico vettore, come i cavi telefonici in fibra ottica, un volume di informazione assai superiore a quello
trasmissibile attraverso i vettori tradizionali), hanno consentito di integrare fra loro forme di comunicazione che in
1
precedenza richiedevano canali differenziati. (…)” .
Secondo il canadese Marschall Mc Luan2 i media sono estensione del nostro corpo, sensi e sistema
nervoso. La radio è intesa come estensione dell’orecchio, l’abbigliamento estensione della pelle;
l’era meccanica ha prodotto estensione del corpo; l’era elettrica ha coinvolto interamente il sistema
nervoso, traducendo il rapporto con la TV, ad esempio, in una esperienza tattile (coinvolgimento di
ogni organo sensoriale in una unica esperienza).
Non possiamo, dunque, ignorare i media, perché essi sono presenti in ogni aspetto della nostra vita
quotidiana. Dobbiamo, invece, cercare di capire con quanta insistenza e intensità entrano nella
nostra vita, in quali modi partecipano alla vita sociale e culturale di oggi, perché e in che modo
contribuiscono alla nostra capacità di dar senso al mondo, come ci inducono a costruire e
condividere i suoi significati.
Partiamo dalla esperienza personale. I media hanno la caratteristica di entrare nel normale, nel
vissuto, nella nostra quotidianità: passiamo inavvertitamente da uno spazio mediale ad un altro
mentre leggiamo il giornale, rispondiamo al telefono, guardiamo il telegiornale, rispondiamo alla
posta elettronica, “in pubblico e in privato, da soli o in compagnia”.3
Selezionando e inquadrando gli eventi e le notizie, rappresentano la realtà, la riflettono, ci offrono il
senso comune, i punti di riferimento per la conduzione della vita quotidiana.
Soffermiamoci sul “senso comune”. Lo definiamo come espressione dell’esperienza, ma anche
condizione necessaria all’esperienza; è la misura delle cose invisibili, condivisa o condivisibile.
I media lavorano sul senso comune, lo sfruttano e lo riproducono: ogni giorno siamo chiamati a
riconoscere e a confrontarci sul senso comune di altre culture, su valori, gusti, paure e pregiudizi
che ci circondano. E’ attraverso il senso comune che siamo in grado di condividere la nostra vita e
distinguerla da quella degli altri, definendo la nostra identità, la nostra collocazione nel mondo di
oggi. Ritorneremo più avanti su questo concetto di identità.
1
P. ORTOLEVA, “Il sistema dei media: una categoria interpretativa degli anni Novanta”, in Mediastoria, Milano, Net
2002
2
M. Mc Luan (1964), Gli strumenti del comunicare, Milano Net 2002
3
R. Silverstsone (1999), Perché studiare i media?, Bologna Il Mulino 2001, p. 24
11
La capacità dei media di riflettere la vita quotidiana, possiamo sperimentarla attraverso le
rappresentazioni delle soap opera, nelle trasmissioni radiofoniche a microfoni aperti, ma anche nei
programmi di attualità, nei telegiornali, nella pubblicità.
Sono analizzati e approfonditi i fatti del giorno attraverso testi scritti, orali, audiovisivi; viene
costantemente rappresentato il mondo in cui viviamo, contribuendo a formare il tessuto
dell’esperienza.
Dobbiamo dunque indagare sia il ruolo dei media nel dare forma all’esperienza, sia il ruolo
dell’esperienza nel dare forma ai media.
Ma dai media bisogna difendersi? Come non soggiacere al fascino delle proposte pubblicitarie,
come non credere all’obiettività di una indagine che presenta dati, documenti, testimonianze (es.
report)? Come non credere alla realtà così ben rappresentata? I media sono suadenti, presentano una
realtà chiara, coinvolgente, dove tutti riescono a raggiungere ciò che sentono importante. La vita
vera, invece, è difficile, ambigua, difficilmente interpretabile. Le narrazioni mediali usano sempre
di più le immagini e la musica e procedono per emozioni, non per ragionamenti. I media sanno
tutto e lo raccontano nel modo migliore, per questo proviamo una immensa fiducia nel loro
raccontare senza predicare.
Intensi studi di sociologi e psicologi della comunicazione di massa hanno portato alla formulazione
di teorie differenti circa gli effetti dei media, della loro relazione con i soggetti: a) i media
influenzano in maniera diretta, forte; b) la loro azione passa attraverso la mediazione dei leader di
opinione, quindi un effetto limitato; c) bisogna tener conto non solo del tipo di messaggio, ma anche
delle diverse psicologie individuali di chi li riceve e al contesto in cui vengono inseriti, quindi
effetti deboli.
Parallelamente, un diverso approccio di studi farebbe emergere la capacità dei media di contribuire
a modificare i quadri mentali e il modo di pensare dell’uomo. Risulta, infatti che la scrittura, la
televisione, internet concorrono alla nascita e allo sviluppo rispettivamente di una cultura letteraria,
visiva e telematica, ciascuna con le proprie caratteristiche.
Come avvicinarci correttamente all’esperienza mediale? Come muoversi criticamente in questa
“atmosfera”?
I tentativi di risposta a queste domande sono diversi e in continuo aggiornamento. Tra questi, si
distingue la Media Education, l’educazione ai media, con i media. Si tratta di un movimento
internazionale nato per richiamare l’attenzione dei governi, delle istituzioni e della società civile
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sull’importanza di educare gli individui, dall’età scolare fino a quella adulta, a relazionarsi in
maniera corretta con i media. Uno degli obiettivi della ME è quello di sviluppare lo spirito critico,
conoscere i media e viverne l’esperienza in modo esplorativo e creativo, conquistare competenza
mediale.
L’oggetto della ME è stato definito dal Prof. Pier Cesare Rivoltella4: “…tutto ciò che riguarda la
comunicazione come risorsa e opportunità di formazione”.
La competenza mediale presuppone un’autonomia critica ed operativa nei confronti dei media, una
capacità interpretativa, ossia una fruizione consapevole e riflessiva dei media per perseguire i propri
scopi di comunicazione. In parallelo, i nuovi media, caratterizzati da una convergenza al digitale,
permettono un accesso universale alla conoscenza, attraverso l’ipertestualità, e la multicanalità. La
rete viene intesa come cybercultura, e genera comunicazione diffusa. Nascono nuovi ambienti per
l’apprendimento dove è possibile sperimentare il gioco, la fantasia ma anche esprimere le emozioni;
dove l’evento comunicativo informale diventa centrale per lo sviluppo di un percorso: costruttivo e
reticolare, universale ma non totalizzante. L’esperienza dell’apprendimento diventa
multidimensionale,
L’esperienza di ME risponde, quindi, ai bisogni di conoscenza, di espressione e di comunicazione,
insegnando a connettere, riflettere, attribuire significato. I ragazzi, in particolare, non devono solo
essere protetti, ma aiutati a conoscere e a comprendere, a utilizzare i media in modo consapevole
per interpretare la realtà in cui vivono e “prepararsi alla responsabilità di cittadini adulti, capaci di
intervenire nelle decisioni pubbliche che governano le loro condizioni di vita”. (D. Buckingham)5.
Possiamo già ora intravedere i vari ambiti in cui la ME si muove, analizza, approfondisce, connette
e ricompone i diversi messaggi mediatici in relazione alla Storia, alla Identità, alla Cittadinanza, alla
Coscienza civile, alla Responsabilità etica.
Prendiamo in considerazione la Memoria, la memoria mediata.
In questi ultimi venti anni viviamo la difficoltà a trasmettere in modo nuovo il senso della Storia,
della Memoria o delle memorie, al plurale: quella privata, familiare, e quella collettiva, pubblica.
Secondo il sociologo francese Alain Touraine6 dipende dall’eclisse della politica, dalla marginalità
4
5
P.C. Rivoltella, Media education. Fondamenti didattici e prospettive di ricerca, Brescia La Scuola 2005
D. Buckingham, Media Education, Trento Erickson, 2006
6
A. Touraine, La scuola del Soggetto, in Libertà, eguaglianza, diversità, Milano Il Saggiatore 1992, pp. 283306
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della cultura scolastica. Zygmunt Bauman7, precisa invece, che la crisi della educazione ha a che
vedere con la liquefazione universale delle identità (c’è ancora la famiglia, ma allargata,
ricomposta), con la deregolarizzazione generale, con la dispersione dell’ autorità, con una polifonia
di messaggi valoriali.
Come i media possono migliorare questa situazione? Innanzitutto orientandoci su una didattica
diversa.
La ME presuppone un cambiamento di atteggiamento, un lavoro di ricerca cooperativo, una
predisposizione all’azione di ciascun individuo. Il rapporto docente-discente viene sostituito da una
ricerca di tutti i componenti del gruppo “alla pari”; il docente diventa ricercatore e la sua opinione
contribuisce insieme a quella degli altri componenti a costruire un concetto condiviso o
condivisibile. Michele Marangi8 riassume:
La ME va quindi intesa come processo trasversale, dinamico e generativo….ME come crocevia di competenze
esperienze e prassi, ponendo a confronto la molteplicità di sguardi, mirando ad offrire una ricchezza di prospettive e di
approcci in cui ciascuno- sia esso docente o discente – possa mediare tra le proprie capacità e competenze e gli obiettivi
di ricerca, studio, azione.
La ricerca, l’accesso ai dati è facilitato dalla multicanalità, dall’ipertestualità. Dal serbatoio
inesauribile di informazioni, immagini, archivi del web, l’individuo prende quanto serve per
collegare la sua esperienza al nuovo, per fare delle scelte, per condividerle o discuterle con il
gruppo, costruendo un senso comune, evidenziando e confermando la propria identità.
“La memoria mediata diventa lavoro, forza attiva e selettiva, esperienza fluida e corale che da
continuità e posizionamento”9. Memoria e identità, quindi, come costruzione sociale.
Prendo spunto da una pubblicità recente che sottolinea come “nessuno scrive più come una volta,
nessuno si ferma più a una cabina telefonica”, per rimarcare che in questa epoca “post-televisione” i
media digitali hanno permesso all’utente di non essere solo spettatore, ma diventa co-produttore,
attore, sempre più attivo nella ricerca e nella composizione. E’ l’utente che produce, sceglie, fa
funzionare il sistema.” Interattività” è il concetto che da senso vero alla cittadinanza digitale e che
cambia a seconda che si parli di ipermedialità, digitale terrestre, comunity o web. E’ la relazione tra
utenti che cambia grazie alla convergenza delle nuove tecnologie, all’interattività, al sistema
7
Z. Bauman, L’istruzione nell’età postmoderna, in La società individualizzata. Come cambia la nostra
esperienza, Bologna Il Mulino 2002, pp. 157-176
8
M. Marangi, Identità, seminario in Memoria Storia Cittadinanza, Valgrisanche 20 21 settembre 2008
9
F. Fiore, I media e l’educazione storica nel contesto culturale. in Media, memoria, storia, Istoreto – Università
Cattolica del Sacro Cuore 2008
14
digitale. Si sviluppano dapprima la e-mail per comunicare, il web site per esprimere, il FileRepository per condividere. Tra le applicazioni nascono l’E-Commerce (POS) per distribuire, l’Elearning per formare, i Forum come spazio comune per scambiarsi messaggi. Si formano le prime
comunity, intese come insiemi di persone che hanno un interesse in comune e condividono
informazioni, strumenti e servizi interagendo tra di loro.
Dalla comunicazione e condivisione si procede alla collaborazione e alla cooperazione. Agli utenti
viene richiesta una maggiore pratica sui vari modelli di comunicazione, pratica per sviluppare
metodi collaborativi e pratica nell’esprimere se stessi per mezzo dei contributi personali.
Lo sviluppo del Social Network consente di utilizzare le tecnologie che permettono la generazione
di contenuti creati dagli utenti, incoraggiano la condivisione e la produzione di materiali, idee,
opinioni, ma soprattutto favoriscono le connessioni tra i dati che rappresentano il passato e le
persone che sono proiettate nel futuro. Con il Web 2.0 il web non è più solo un magazzino enorme
di informazioni, ma “uno strumento per interagire con altre persone, socializzare e condividere
dati”10.
Tra le applicazioni più diffuse l’e-buy ed il blog. Il primo presuppone la partecipazione e la
collaborazione degli utenti per presentare l’oggetto di possibile scambio; c’è a disposizione la
piattaforma come fosse la piazza del mercato, e l’utente deve provvedere in proprio a presentare,
fotografare, illustrare la merce.
Il blog nasce come spazio di comunicazione, ma anche di partecipazione. E’ strutturato sull’asse
temporale e non tematico ed è orientato fortemente all’auto-espressione ed alla multimedialità
Nato come diario personale, oggi è diventato un sistema per commentare,conversare, reagire e
rispondere, informare e criticare insieme ad altre persone che usano il blog. Utilizza un software di
uso semplice ed intuitivo per esprimere una forte componente di personalità ed un pensiero
individuale condiviso verso in pensiero collettivo. Nel 2007 a dieci anni dalla data di nascita
simbolica del blog, il motore di ricerca Technorati listava più di 92 milioni di blog esistenti.
A questo punto ci domandiamo: quanti di noi sanno usare le nuove tecnologie in modo corretto,
costruttivo rispettoso del cittadino che mette a disposizione di tutti il suo sapere in termini di
linguaggio audio-visivo, la propria intelligenza per creare una intelligenza collettiva?
La risposta può essere sempre la Media Education: impariamo ad imparare!
10
B.Bruschi, Interattività e partecipazione digitale nel sistema dei nuovi media, in Media, storia,cittadinanza, Istoreto –
Università Cattolica del Sacro Cuore 2008
15
Bibliografia
Z. Bauman, L’istruzione nell’età postmoderna, in La società individualizzata. Come
cambia la nostra esperienza, Bologna Il Mulino 2002
D. Buckingham, Media Education, Trento Erickson 2006
M. Mc Luan (1964), Gli strumenti del comunicare, Milano Net 2002
P. ORTOLEVA, “Il sistema dei media: una categoria interpretativa degli anni Novanta”, in
Mediastoria, Milano, Net 2002
P.C. Rivoltella, Media education. Fondamenti didattici e prospettive di ricerca, Brescia La Scuola
2005
R. Silverstsone (1999), Perché studiare i media?, Bologna Il Mulino 2001
A. Touraine, La scuola del Soggetto, in Libertà, eguaglianza, diversità, Milano Il
Saggiatore 1992
Sitografia
http://www.unicatt.it/ucsc.asp
http://www.istoreto.it
http://blackboard.unicatt.it
B.Bruschi, Interattività e partecipazione digitale nel sistema dei nuovi media, in Media,
storia,cittadinanza, Istoreto – Università Cattolica del Sacro Cuore 2008
M. Marangi, Identità, seminario in Memoria Storia Cittadinanza, Valgrisanche 20 21
settembre 2008
F. Fiore, I media e l’educazione storica nel contesto culturale. in Media, memoria, storia,
Istoreto – Università Cattolica del Sacro Cuore 2008
http://www.cai.it
http://www.piercesare.blogspot.com
http://www.soroptimistinternational.org/html/programme.html
http://www.sciform-aulamagna2.unito.it/learning
16
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