UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FOGGIA
PROGETTO
TU-TE-LA
TUTORATO PER LA
PREPARAZIONE DELLE TESINE,
DELLE TESI DI LAUREA
SPECIALISTICA E DI DOTTORATO
nelle classi delle lauree in scienze e tecnologie agrarie,
agro-alimentari e forestali
realizzato dai seguenti docenti:
T.DE PILLI, A.ELIA, F.LOPS, L.MOIO,
G.NARDONE, G.PERI, A.SEVI, G.ZANNI
finanziato con la legge n.370/99 -Incentivazione dei professori e dei ricercatori
FOGGIA, 2002
INDICE
1.
UNA GUIDA PER LA TESI
2.
DIFFERENZE TRA TESINA (LAUREA DI PRIMO LIVELLO), TESI DI LAUREA SPECIALISTICA,
TESI DI DOTTORATO E TESI DI MASTER
3.
LA STRUTTURA DELLA TESINA PER LA PROVA FINALE DELLA LAUREA DI PRIMO
LIVELLO
4.
LA TESI DI LAUREA SPECIALISTICA E LA TESI DI DOTTORATO
5.
COME ARGOMENTARE IL TESTO
6.
COME STILARE LA BIBLIOGRAFIA
7.
COME IMPOSTARE GLI ALLEGATI ACCESSORI
8.
LE FONTI DI DATI
9.
LA RAPPRESENTAZIONE DEI DATI IN FORMA TABELLARE
10.
LA RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DEI DATI
11.
NORME REDAZIONALI DI CARATTERE GENERALE
12.
L’ELABORAZIONE STATISTICA NELLE TECNOLOGIE ALIMENTARI
13.
IL COMPUTER E LA TESI DI LAUREA
14.
IL MOMENTO DELLA DISCUSSIONE
15.
AUTOVALUTARE LA TESI: UNA LISTA DI CONTROLLO
16.
LE NORME PER LA PRESENTAZIONE DELLA TESI DI LAUREA (VECCHIO ORDINAMENTO)
17.
LE NORME PER LA DISCIPLINA DEL TIROCINIO
18.
VALE LA PENA DI COPIARE LA TESI?
19.
CONCLUSIONE: UNA BUONA TESI È COME IL MAIALE, NON SI BUTTA VIA NIENTE
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1. UNA GUIDA PER LA TESI
Nell'ambito del curriculum degli studi di uno studente universitario, il momento della
scelta della tesi (di laurea, di laurea specialistica, di master, di dottorato o di scuola d
specializzazione), insieme con il successivo periodo della sua realizzazione, costituiscono fasi
che in molti casi non è esagerato definire fondamentali per la successiva carriera lavorativa.
Esistono molti giudizi che a posteriori i laureati forniscono di questo periodo, così come
esistono molti modi di affrontare questo appuntamento. Vi sono studenti che hanno trovato nella
tesi di laurea la chiave di apertura della propria futura professione. Ve ne sono altri che, pur
avendo in seguito scelto carriere distanti dal tema affrontato nella tesi, ne hanno ugualmente
tratto un'esperienza formativa determinante. Vi sono, poi, quelli per i quali la tesi si è rivelata
solo una perdita di tempo. Ebbene, siamo convinti che la distribuzione di queste tre categorie di
giudizio non è casuale, ma è strettamente correlata con la dedizione che lo studente e chi lo
assiste mettono nell'impostare e nel condurre questo impegno.
Anche per i docenti la tesi di laurea è un momento fondamentale. Infatti, siano essi
relatori, correlatori o semplicemente giovani assistenti, il coinvolgimento con le attività di tesi
rappresenta non solo un momento significativo del proprio lavoro didattico, ma spesso anche un
modo di assecondare le loro speculazione scientifica.
Queste ragioni sollecitano tutte le parti in causa a creare intorno alla tesi di laurea
un’organizzazione efficace, tanto da renderla una colonna della vita universitaria.
Da qualche anno, si è sviluppata anche una specifica manualistica sull'argomento, in
grado di supportare le scelte dello studente in merito alla tesi di laurea. Il capostipite di questa
bibliografia è il fortunato manuale di Umberto Eco, edito da Bompiani quasi venti anni fa ancora
presente in tutte le librerie, il cui titolo è quanto mai esplicito: Come si fa una tesi di laurea (Eco,
1986).
Vale la pena di leggerlo, senza curarsi troppo del fatto che esso è riferito soprattutto alle
materie umanistiche, mentre qui stiamo parlando a studenti di materie prevalentemente tecnicoscientifiche. Questo non tanto perché le scienze agrarie ed agro-alimentari sono multidisciplinari,
contenendo discipline sociali ed umanistiche come l’economia, la sociologia ed il diritto, quanto
perché la maggior parte dei concetti espressi nel libro di Eco sono validi per qualsiasi lavoro di
ricerca.
Dalla pubblicazione di tale manuale, altri autori, docenti universitari e non, hanno seguito
le sue orme, sia pubblicando testi di respiro sufficientemente ampio, da vendersi nelle librerie,
sia distribuendo direttamente agli studenti brevi liste di consigli, pensate ad hoc per le materie di
loro competenza. Attualmente sul web si trovano molti di questi contributi, spesso riferiti a
specifici insegnamenti.
La presente guida fa parte di questa categoria, con l’ambizione di vedere allargato lo
spettro dei possibili utilizzatori agli studenti della Facoltà di Agraria. Essa è particolarmente
debitrice nei confronti di lavori effettuati precedentemente da diversi gruppi di ricercatori (per
citarne alcuni: Sotte et al., 1998; Gallerani et al., 1998), i cui riferimenti sono riportati in
bibliografia. Non ce ne vorranno se ci siamo abbondantemente ispirati ai loro lavori.
Il nostro sforzo ha lo scopo essenziale di rappresentare un aiuto per orientare gli studenti
che desiderano cimentarsi con una tesi presso la Facoltà di Agraria di Foggia, e più in generale,
nelle materie proprie delle scienze e tecnologie agrarie ed alimentari.
Proprio per il già citato carattere multidisciplinare della Facoltà di Agraria, molte delle
indicazioni in esso contenute potranno essere utili anche a studenti di altre Facoltà, che si trovino
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ad affrontare argomenti nelle discipline tecnico-scientifiche o nelle scienze sociali, come
l’economia.
2. DIFFERENZE TRA TESINA (LAUREA DI PRIMO LIVELLO), TESI DI LAUREA
SPECIALISTICA, TESI DI DOTTORATO E TESI DI MASTER
Il D.M. 509/99 sull’autonomia universitaria ha portato alcune novità nell’architettura dei
titoli universitari. Alle lauree tradizionali si sono sostituite le lauree di primo livello (triennali) e
le lauree di secondo livello, o specialistiche (che aggiungono due ulteriori anni ai tre del primo
livello). Poi esistono le lauree specialistiche a troncone unico (come quella di medicina e
Medicina veterinaria). Inoltre, si aggiungono i master di primo e secondo livello e le suole di
specializzazione. La nuova struttura è quella descritta dalla figura n. 1.
Figura n.1 – L’architettura dei titoli universitari dopo la Riforma
Laurea
180 cfu
(3 anni)
Laurea specialistica
Master 1
60 cfu
(1 anno)
120 cfu
(2 anni)
Dottorato di Ricerca
(almeno 180 cfu)
(almeno 3 anni)
Specializzazione
120/180 cfu
(2/3 anni)
Master 2
60 cfu
(1 anno)
Per ciascuno di questi titoli è prevista la realizzazione di un elaborato finale, che, tuttavia,
presenta caratteristiche diverse a seconda del livello del titolo. In altre parole, le caratteristiche
dell’elaborato finale della laurea di primo livello sono notevolmente differenti da quelle della
laurea specialistica, così come specificità particolari possono essere individuate per la tesi di
dottorato e per gli elaborati finali dei Master e delle Scuole di specializzazione.
In Italia, siamo abituati a chiamare questi elaborati con il nome di tesi, pensando, in
particolare, alla tesi delle lauree tradizionali.
Umberto Eco sostiene, sulla base di una visione internazionale del problema, che la vera
“Tesi”, con la “T” maiuscola è quella di Dottorato (Eco, 1986, pag.11-14). In Italia, tuttavia,
siamo ormai abituati al fatto che per ottenere una laurea è necessario, per legge, passare per
questa specie di forca caudina, che Rovatti chiama affettuosamente “mostro” (Derrida, Rovatti,
2002, pagg.79-88).
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Per la verità, noi siamo del tutto convinti che la tesi di laurea non sia uno strumento
obsoleto e anacronistico, da limitare ai corsi di dottorato e da tralasciare completamente in tutti i
corsi di livello più basso.
Siamo consapevoli, tuttavia, che il cambiamento avvenuto con il D.M. 509/99 comporti
un ripensamento dello strumento e la necessità di separare almeno il primo livello dal secondo.
Se la tesi, come la conosciamo, rimane un buon riferimento come prova scritta finale della laurea
specialistica, così non è per la laurea triennale, la cui struttura innovativa richiede una prova
finale più agile ed adatta agli obiettivi formativi specifici del titolo.
In attesa di un indirizzo di Ateneo o di Facoltà più approfondito, proponiamo, con
l’intento di semplificare al massimo, la seguente schematizzazione, che verrà successivamente
approfondita nei capitoli seguenti.
Si parte, dunque, dalla constatazione che l’elaborato finale della laurea di primo livello
non deve essere una vera e propria tesi di laurea, così come era concepita nel vecchio
ordinamento: non per nulla l’abbiamo chiamata “tesina”.
Essa mantiene le caratteristiche dell’elaborazione scritta, ma non aspira ad avere quella
completezza e quell’approfondimento scientifico che è proprio della tesi di laurea tradizionale.
Ciò può essere testimoniato anche dalla quantità di crediti formativi universitari che sono
assegnati, nei regolamenti didattici di corso di studio della Facoltà, a questa attività didattica. Ad
esempio, il Corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari prevede, per questa attività,
contrassegnata dalla lettera “e” (cfr. art.10 del D.M. 509/99, nel riquadro), quattro crediti, il che
significa, per uno studente di capacità medie, cento ore di lavoro (in termini di giornate
lavorative, si tratta di due settimane circa).
D.M. 509/99, Art. 10
Obiettivi e attività formative qualificanti delle classi
1. I decreti ministeriali individuano preliminarmente, per ogni classe di corsi di studio, gli obiettivi formativi
qualificanti e le attività formative indispensabili per conseguirli, raggruppandole in sei tipologie:
a) attività formative in uno o più ambiti disciplinari relativi alla formazione di base;
b) attività formative in uno o più ambiti disciplinari caratterizzanti la classe;
c) attività formative in uno o più ambiti disciplinari affini o integrativi di quelli caratterizzanti, con particolare
riguardo alle culture di contesto e alla formazione interdisciplinare;
d) attività formative autonomamente scelte dallo studente;
e) attività formative relative alla preparazione della prova finale per il conseguimento del titolo di studio e, con
riferimento alla laurea, alla verifica della conoscenza della lingua straniera ;
f) attività formative, non previste dalle lettere precedenti, volte ad acquisire ulteriori conoscenze linguistiche,
nonchè abilità informatiche e telematiche, relazionali, o comunque utili per l'inserimento nel mondo del lavoro,
nonché attività formative volte ad agevolare le scelte professionali, mediante la conoscenza diretta del settore
lavorativo cui il titolo di studio può dare accesso, tra cui, in particolare, i tirocini formativi e di orientamento di cui
al decreto del Ministero del Lavoro 25 marzo 1998, n. 142.
2. I decreti ministeriali determinano altresì, per ciascuna classe, il numero minimo di crediti che gli ordinamenti
didattici riservano ad ogni attività formativa e ad ogni ambito disciplinare di cui al comma 1, rispettando i seguenti
vincoli percentuali sul totale dei crediti necessari per conseguire il titolo di studio:
a) la somma totale dei crediti riservati non potrà essere superiore al 66 per cento;
b) le somme dei crediti riservati, relativi alle attività di cui alle lettere a), b), c) e alle lettere d), e), f) del comma 1
non potranno essere superiori, rispettivamente, al 50 per cento e al 20 per cento;
c) i crediti riservati, relativi alle attività di ognuna delle tipologie di cui alle lettere a), b), c) e d), e), f) del comma 1
non potranno essere inferiori, rispettivamente, al 10 e al 5 per cento.
Invece, reputiamo che l’elaborato finale della laurea specialistica, cioè di secondo livello,
sia sostanzialmente l’erede della tesi di laurea tradizionale, della quale mantiene il livello di
aspirazione scientifica, sia sul piano qualitativo sia su quello quantitativo.
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Sulla stessa linea logica della laurea specialistica, ma con un obiettivo ancora più elevato
dal punto di vista dell’approfondimento e dell’originalità scientifica, si pone la laurea di
dottorato, per la quale l’impegno ed i tempi di preparazione sono previsti in misura molto più
abbondante. La tesi di dottorato, infatti, è il coronamento di un lungo lavoro di indagine
(dall’impostazione teorico-metodologica, alla verifica empirica, fino alla discussione dei
risultati) che vede in questo prodotto il centro della formazione scientifica del candidato dottore
di ricerca.
Un discorso a parte meritano le tesi di Master e di Scuola di specializzazione. Esse si
pongono, in un certo senso, in una zona collaterale rispetto alle due tipologie precedenti (tesina e
tesi vera e propria), con un’enfasi spostata sull’approfondimento professionale.
Infatti, il taglio degli elaborati finali di questi corsi è maggiormente votato alla
specializzazione di profili professionali ben delineati. Per tale motivo, è ragionevole pensare che
queste particolari prove scritte siano del tutto orientate alla sperimentazione di tecniche e
procedure, sicuramente innovative e di avanguardia, ma già incanalate in una prospettiva di
attuale o prossima applicazione pratica.
Nei capitoli che seguono, si limiterà l’analisi a due tipologie: la tesina e la tesi di laurea
specialistica. Riteniamo, infatti, che questi due modelli possano essere di ispirazione, per l’intero
panorama delle prove finali dei diversi titoli erogati dall’Ateneo. Con i dovuti adattamenti, il
primo modello può ispirare gli elaborati per i master, il secondo le tesi di dottorato e delle
specializzazioni.
3. LA STRUTTURA DELLA TESINA PER LA PROVA FINALE DELLA LAUREA DI
PRIMO LIVELLO
Come già accennato nel capitolo precedente, si ritiene che la “tesina”, cioè l’elaborato
finale della laurea di primo livello, non debba avere come stretto riferimento logico la tesi di
laurea tradizionale, così come questa è concepita nel vecchio ordinamento.
Proseguendo il ragionamento prima abbozzato, quattro crediti da dedicare alla prova
finale significano cento ore di lavoro che, tradotte in giornate lavorative, non superano le due
settimane, tenendo conto del giusto riposo domenicale. Bene, in due settimane di lavoro, anche il
più capace degli studenti, coadiuvato dal più bravo dei tutori non può riuscire ad elaborare
qualcosa che assomigli ad una tesi di laurea degna di questo nome.
Se la tesi vera e proprio è, con le parole di Umberto Eco, “un elaborato dattiloscritto, di
una lunghezza media variabile tra le cento e le quattrocento cartelle, in cui lo studente tratta un
problema concernente l’indirizzo di studi in cui si vuole laureare” (Eco, 1986), la prova finale di
primo livello deve essere qualcosa d’altro, con pretese più modeste, sicuramente sul piano
quantitativo, ma probabilmente anche su quello qualitativo.
La tesi a cui siamo abituati ambisce a rappresentare un prodotto di ricerca in qualche
modo originale (in forma piena quella dottorale, in forma un po’ meno severa quella della laurea
tradizionale) con il quale il candidato dovrebbe dimostrare di essere stato in grado di fare (o
almeno di tentare ragionevolmente) qualche avanzamento nelle conoscenze su quella materia.
Posto che il nostro candidato poco più che ventenne, con soli tre anni di università alle
spalle, non può plausibilmente realizzare tale lavoro in un centinaio di ore, occorre pensare ad
altro, cioè alla “tesina”.
La proposta di struttura della tesina, che intendiamo fornire, è strettamente legata
all’attività di tirocinio, anch’essa prevista espressamente dall’art. 10 del D.M. 509/99, sopra
riportato. Tornando all’esempio del corso di laurea in scienze e tecnologie alimentari (ma gli
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altri corsi di laurea hanno le stesse caratteristiche), i crediti attribuiti a tale attività sono dieci
(250 ore di lavoro, pari a circa un mese e mezzo di lavoro a tempo pieno).
Un modo efficace (e coerente con lo spirito della Riforma) di concepire l’elaborato da
considerare come “tesina” potrebbe essere una relazione strutturata in modo scientifico, cioè su
basi teoriche e metodologiche rigorose, dell’attività svolta durante il periodo di tirocinio presso
la struttura assegnata allo studente.
Naturalmente, ciò non ha nulla a che fare con una relazioncina, di sapore burocraticoamministrativo, volta meramente ad attestare che il periodo di tirocinio è stato effettivamente
trascorso e che tutti gli adempimenti del caso sono stati soddisfatti.
Al contrario, si tratta di realizzare un vero e proprio elaborato tecnico, volto ad analizzare
criticamente l’argomento oggetto del tirocinio.
L’elaborato deve iniziare con la definizione degli obiettivi del tirocinio e del modo in cui
il contenuto specifico si inquadra nel piano degli studi del candidato. Successivamente, si passa
alla descrizione dell’organizzazione ospitante, dei compiti svolti dal candidato durante lo stage e
delle altre funzioni osservate che possano essere complementari e integrative di quella svolta. La
relazione deve essere accompagnata da una analisi critica di tale esperienza di contatto con il
mondo applicativo, facendone risaltare i punti forti e quelli suscettibili di critica, con
l’individuazione di una bibliografia ragionata di base in grado di sostenere le analisi effettuate ed
una parte finale volta a discutere i risultati ottenuti in chiave di ulteriore possibile
approfondimento.
Il tutto potrebbe essere contenuto, tanto per provare un ordine di grandezza delle
dimensioni cartacee della relazione, nei limiti di trenta-cinquanta cartelle, più la bibliografia e gli
allegati.
Nel riquadro si riporta un possibile indice di tale elaborato, basato su quanto appena
detto. Nulla vieta, ovviamente, che tale schema possa essere adattato alle specificità
dell’argomentio trattato durante il tirocinio.
ESEMPIO DI INDICE DELLA TESINA
1. Obiettivi del tirocinio e scopi dell’elaborato
2. Stato dell’arte sull’argomento prescelto
3 Descrizione della struttura ospitante
4 Descrizione dei compiti eseguiti, delle tecniche e delle procedure impiegate durante il
tirocinio
5 Analisi critica dell’esperienza svolta
6 Discussione finale
7 Bibliografia ragionata
8 Allegati
E’ scontato, peraltro, che molte delle cose dette nel prossimo capitolo riguardo alle tesi di
laurea specialistica e di dottorato sono tecnicamente utilizzabili anche da chi deve realizzare la
tesina, soprattutto riguardo alla scelta dell’argomento, a come si imposta l’impianto
dell’elaborato ed a come lo si realizza.
4. LA TESI DI LAUREA SPECIALISTICA E LA TESI DI DOTTORATO
4.1. La scelta del relatore e del tutore-correlatore
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In una tesi di laurea propriamente detta (da ora in poi intenderemo con questo termine sia
la tesi di laurea specialistica, sia la tesi di dottorato, magari specificando dove serve), la figura
del relatore assume un’importanza fondamentale. Il relatore, infatti, è il docente sotto la cui
responsabilità si svolge il lavoro di ricerca e di stesura dell’elaborato. Egli concorda con lo
studente il tema ed imposta l’attività di ricerca. Il relatore può seguire direttamente il tesista o
affidarlo ad un tutore-correlatore: Il tutore-correlatore è un ricercatore che svolge attività di
ricerca in collaborazione con il relatore e che può operare all'interno dell'Università, oppure
anche provenire da enti ad essa esterni (istituti di ricerca, imprese, istituzioni, ecc.).
Prima di scegliere l’argomento della tesi ed il relativo relatore, è buona norma, da parte
dello studente, discutere con il docente per capire se le aspettative dello studente sono coerenti
con quelle della struttura destinata ad accoglierlo ed assisterlo.
Si può certamente affermare che un buon accordo a priori sui tempi di consegna, sul
grado di approfondimento previsto e sulle modalità di realizzazione degli elaborati rappresenta la
premessa per assicurarsi un lavoro di tesi sereno e produttivo.
4.2. Tesi sperimentale o tesi compilativa
Fin dal primo momento, è opportuno che lo studente sappia orientarsi e possa decidere
quale impegno desidera dedicare al lavoro di redazione della tesi. Schematicamente, si possono
indicare i seguenti due casi:
•
lo studente intende sviluppare una tesi di ricerca: il lavoro è piuttosto impegnativo sia per
lo studente, sia per il relatore/tutore ed i tempi sono ovviamente proporzionati a tale
impegno (orientativamente da 6 a 12 mesi per la tesi specialistica e 2-3 anni per la tesi di
dottorato).
•
lo studente desidera svolgere una tesi di tipo compilativo: in questo caso, piuttosto raro
presso la Facoltà di Agraria nelle tesi specialistiche e del tutto improponibile per le tesi di
dottorato, l'impegno è più blando ed i tempi si rivelano relativamente più rapidi
(orientativamente, da 4 a 6 mesi).
Nel decidere occorre tenere conto, tra i tanti elementi:
•
del proprio curriculum degli studi;
•
delle proprie aspettative riguardo al voto finale di laurea;
•
delle caratteristiche della materia prescelta e delle attitudini del relatore.
•
delle proprie attitudini e dei propri orientamenti per il post-laurea. Non bisogna
infatti trascurare che la tesi sperimentale costituisce non solo un approccio
importante al mondo della ricerca (certamente la base per acquisire la “mentalità” e
la passione per l’impegno scientifico da spendere poi in strutture di ricerca
pubbliche o private), ma è anche un’occasione irripetibile per maturare e
perfezionare la conoscenza e la “manualità” di impiego delle apparecchiature
scientifico-tecniche che normalmente sono presenti nei laboratori pubblici e privati
operanti nei settori della consulenza alle imprese agro-alimentari e del controllo e
certificazione nel campo agro-ambientale.
Naturalmente, non ci possono essere certezze a priori circa il voto di laurea. Sebbene le
tesi sperimentali siano certamente più apprezzabili sul piano del rigore scientifico, è sempre più
apprezzabile una buona tesi di natura compilativa, ben fatta e ben discussa, rispetto ad un lavoro
con ambizioni scientifiche, ma male realizzate.
4.3. Specificità di una tesi compilativa
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Nel caso di una tesi di tipo compilativo, che presso la Facoltà di Agraria non è
affrontabile in tutte le discipline (ad esempio, lo è, entro certo limiti, in Economia agroalimentare) lo studente concorda con il relatore un tema per il quale la ricerca si fonda
sostanzialmente su fonti bibliografiche e statistiche facilmente disponibili, da raccogliere ed
elaborare senza l’impiego di metodologie particolarmente sofisticate.
L’impegno è pertanto inferiore, rispetto ad una tesi sperimentale, sia per lo studente, sia
per il docente. Lo studente viene guidato da un colloquio iniziale piuttosto approfondito, nel
quale gli sono forniti i suggerimenti di base per la realizzazione del lavoro (riferimenti
bibliografici, persone da contattare, istituzioni dove trovare documentazione e simili) e viene
concordata un indice di massima della tesi.
Successivamente, lo studente sviluppa il suo lavoro di ricerca fino alla stesura di una
versione provvisoria della tesi di laurea. Il relatore, una volta esaminato l'elaborato, decide se
accettarlo per la presentazione o se suggerire al laureando le opportune modifiche.
Data la natura piuttosto semplice della tesi, usualmente non sono necessari molti
appuntamenti periodici di verifica. Di caso in caso, lo studente ed il relatore valutano
l’opportunità di eventuali colloqui intermedi, nei quali fare il punto sullo stato di avanzamento
della tesi.
4.4. Specificità di una tesi sperimentale
Nel caso di una tesi di ricerca i tempi sono necessariamente più lunghi ed il lavoro
relativamente più pesante. In compenso i risultati attesi sono più ambiziosi e per questo è
necessario un lavoro di assistenza più continuo ed intenso. Il lavoro di ricerca e di redazione
della tesi varia di volta in volta in relazione all’argomento, alle metodologie adottate, alla
numerosità delle organizzazioni e delle persone con le quali si deve entrare in contatto. Le
seguenti possono comunque essere considerate delle procedure da seguire nella generalità dei
casi:
•
Lo studente segnala al docente il proprio interesse a svolgere una tesi di ricerca. E’
opportuno che questa intenzione maturi a seguito della frequenza ad uno dei due corsi e
che venga comunicata tempestivamente. La segnalazione, non impegnativa né per lo
studente né per il docente, avviene attraverso la compilazione di una scheda che consente
di mantenere il contatto tra lo studente e il docente e di tenere informato lo studente sulle
iniziative (seminari, convegni, incontri, visite di studio, ecc.) nelle tematiche di suo
interesse che si svolgono nell'Università. Essa serve anche al relatore per organizzare
l’attività di assistenza alle tesi con una proiezione nel medio-lungo termine.
•
Il tema della tesi di laurea viene concordato all'atto dell'accettazione tenendo conto delle
preferenze dello studente, del suo curriculum, della necessità di coordinamento con altri
lavori di tesi e con le ricerche in corso. Contestualmente vengono stabiliti a cura del
relatore gli opportuni rapporti di tutoraggio e di collaborazione cui il tesista dovrà fare
riferimento nel corso del lavoro.
•
Al termine della fase preliminare di indagine bibliografica, è bene che lo studente elabori
un progetto di tesi da discutere assieme al relatore e/o al tutore.
•
Durante l'elaborazione della ricerca relativa alla tesi di laurea i rapporti dello studente con
il relatore sono organizzati in modo da ottimizzare i risultati in rapporto ai reciproci
impegni ed al tempo a disposizione. A tal fine è opportuno che il tesista incontri
periodicamente il relatore (o il tutore), secondo i programmi concordati, presentando il
9
•
lavoro svolto fino a quel momento (in forma di documento stampato). In quella occasione
viene verificato il lavoro svolto e vengono risolti i problemi emersi nel corso della ricerca.
La stesura definitiva della tesi di laurea deve rispettare le norme redazionali previste dalla
facoltà e dall’Ateneo. A questo proposito, oltre a leggere il capitolo dedicato all'argomento
delle regole redazionali, vale la pena di rivolgersi anche alle segreteria degli studenti, in
quanto vi possono sempre essere modifiche agli standard di natura burocratica.
4.5. Come proporre una tesi specialistica: il progetto di tesi
Il modo migliore per proporre una tesi specialistica è quello di sviluppare un’idea, magari
dopo uno o due colloqui preliminari con un docente, su un breve documento che abbiamo già
citato, chiamandolo Progetto di tesi. In esso, lo studente è chiamato a:
i)
illustrare sinteticamente il problema analizzato e gli obiettivi della tesi;
ii)
descrivere la struttura dello studio che vuole realizzare, in termini di fasi
operative, metodi impiegabili, fonti statistiche da reperire, enti da contattare,
testimoni da intervistare, ecc.;
iii)
delineare una prima bibliografia di riferimento.
Il tutto non deve superare le due-tre cartelle dattiloscritte (intorno alle 1000-1500 parole).
Per intenderci, il primo capitolo di questo lavoro consta di circa 500 parole, pari a 3700 caratteri,
spazi inclusi. Le informazioni contenute nel progetto di tesi sono destinate a costituire una
primissima guida alle successive fasi di messa a punto del progetto di ricerca, che verranno
affrontate insieme con il relatore non appena la decisione di realizzare la tesi sarà
definitivamente presa.
4.6. Come strutturare razionalmente la tesi
4.6.1. Economia agro-alimentare, Ingegneria agraria e agro-alimentare
Presa definitivamente la determinazione di realizzare la tesi, occorre strutturarla in modo
da organizzare ragionevolmente il lavoro. In termini generali, una tesi dovrebbe essere composta
(almeno) dai seguenti elementi:
•
un Titolo, che riassume in forma sintetica tutto il contenuto del lavoro;
•
un Indice, che elenca in sequenza i titoli dei capitoli, paragrafi e sottoparagrafi di cui è
composta la tesi: al contrario di quanto appaia superficialmente, non rappresenta solo una
banale lista sintetica di consultazione dell’elaborato, ma anche e soprattutto un prezioso
strumento di strutturazione (e progressiva ri-strutturazione) dell'intero processo di tesi;
•
un’Introduzione, che può essere chiamata anche Natura del problema ed obiettivi della
tesi, in cui: a) è introdotto sinteticamente il tema oggetto di analisi; b) ne sono presentati i
motivi di interesse e gli scopi; c) viene illustrato brevemente il percorso logico di
svolgimento del lavoro di tesi;
•
un capitolo di Rassegna bibliografica ed inquadramento teorico sul tema prescelto
(antefatti storici, stato dell’arte della letteratura disponibile, precedenti studi in argomento,
ecc.);
•
un capitolo che illustra la Metodologia utilizzata;
•
uno o più capitoli specifici di presentazione dei Risultati ottenuti dalla propria ricerca
(generalmente passando dal generale al particolare, dalle applicazioni più semplici a quelle
più sofisticate, dal passato al presente e al futuro);
10
•
•
•
un capitolo contenente le Considerazioni conclusive, in cui si presentano i propri giudizi
sui risultati ottenuti, sulla rispondenza della metodologia adottata agli scopi prefissati, sui
possibili sviluppi della ricerca;
una Bibliografia, la cui redazione deve seguire particolari criteri (cfr. il capitolo relativo);
una serie di Allegati accessori (cfr. il capitolo relativo).
E’ possibile, in una premessa posta nella parte iniziale della tesi, riportare eventuali
ringraziamenti, verso persone e organizzazioni che hanno favorito la realizzazione del lavoro.
L’ordine della stesura può seguire la scaletta precedente, ma non è detto che tale
sequenza debba per forza essere rispettata in tutti i casi. L’esperienza insegna che non esiste un
ordine prefissato immutabile. Ognuno è libero, fatta salva la ragionevolezza delle scelte, di
elaborare uno stile personale adatto al tipo di lavoro specifico da svolgere ed alle proprie
inclinazioni.
Nel riquadro seguente è riportato un indice-tipo per le materie in oggetto.
ESEMPIO DI INDICE DI UNA TESI DI LAUREA SPECIALISTICA
1.
Natura del problema ed obiettivi della tesi
2.
Stato dell’arte sull’argomento ed inquadramento teorico
3.
Metodologia adottata
4.
Risultati
5.
Discussione finale e conclusioni
6.
Bibliografia
7.
Allegati
4.6.2. Produzioni animali
Se l’articolazione della tesi illustrata precedentemente è valida in senso generale, non
bisogna trascurare che ciascuna area scientifica presenta alcune sue specifiche consuetudini
nell’articolazione dei resoconti scientifici (e la tesi di laurea specialistica è a tutti gli effetti un
resoconto scientifico, soprattutto se la tesi è sperimentale) e delle rassegne bibliograficospeculative (è il caso delle tesi di tipo compilativo). Per le tesi in “Produzioni Animali”, ad
esempio, sarebbe opportuno articolare l’introduzione con una struttura che si potrebbe definire
“step by step”. Si parte cioè da una tematica generale, che è quella in cui si inquadra l’argomento
di tesi (ad esempio l’influenza delle variabili ambientali sulla produzione lattea), per poi
illustrare in successione il particolare fattore ambientale del quale si vogliono dosare gli effetti e
le metodiche che si intendono utilizzare per saggiare detti effetti. Tutti questi aspetti vanno
accompagnati da riferimenti bibliografici, il più possibile aggiornati e specifici, che servono a
delineare la base di partenza scientifica e giustificano l’argomento d’indagine prescelto per
l’ulteriore arricchimento delle conoscenze che ci si propone di conseguire. Dal momento poi che
in questa, come in altre discipline scientifiche, si mira a trarre considerazioni “universalmente”
valide operando però su piccoli campioni di animali, particolare importanza assume la
descrizione delle metodologie utilizzate per la formazione dei gruppi sperimentali. Questi
devono essere, infatti, rappresentativi dell’intera popolazione (nel senso che devono presentare
caratteristiche produttive, fisiologiche, comportamentali che rientrano nella norma della specie e
della razza sulla quale si sta indagando) ed omogenei tra di loro, in modo da essere certi che le
eventuali differenze riscontrate nelle risposte produttive siano da attribuire esclusivamente, o in
misura sufficientemente ampia, al trattamento sperimentale imposto. Anche le metodologie
11
utilizzate per la “valutazione” delle risposte degli animali ai trattamenti sperimentali devono
essere accuratamente ed analiticamente descritte, in modo che un giorno, un mese o un anno
dopo, la stessa esperienza possa essere ripetuta dall’altra parte del globo fornendo, a parità di
condizioni sperimentali, lo stesso risultato. Per i motivi dianzi esposti, particolare importanza ha
il trattamento statistico dei dati, che deve essere accuratamente descritto. Sarà infatti l’analisi
statistica a dirci quale peso ha avuto il caso, e quindi non il trattamento sperimentale, nel
determinare le eventuali differenze osservate e quante probabilità vi sono che i risultati ottenuti
siano replicabili nel tempo ed abbiano quindi una significatività statistica. Sicuri, quindi,
dell’attendibilità dei nostri dati, perché non viziati da elementi estranei e/o non ponderabili,
potremo prima illustrare e poi discutere i risultati ottenuti dalla nostra sperimentazione,
confrontandoli con quelli ottenuti in altre sperimentazioni analoghe, giustificandone ove
possibile le differenze e fornendo ipotesi circa i meccanismi fisiologici che possono giustificare i
fenomeni osservati.
4.6.3. Tecnologie alimentari
La strutturarazione di una tesi in tecnologie alimentari comprende le seguenti parti:
1) Titolo. Deve rappresentare in maniera chiara ed immediata l’argomento di tesi;
2) Indice analitico. Elenco con relativa numerazione di capitoli, paragrafi, sottoparagrafi, ecc.
3) Premessa. Ha lo scopo di inquadrare sinteticamente l’argomento oggetto della
sperimentazione, le problematriche relative e gli obiettivi che si intendono perseguire.
4) Contesto scientifico. Comprende un’ampia trattazione sullo stato dell’arte, derivante da una
accurata e completa ricerca bibliografica, relativa alla problematica affrontata.
5) Obiettivi. Indicare in modo sintetico gli obirttivi dello studio.
6) Materiali e metodi. In questa sezione bisogna indicare in maniera chiara e precisa tutte le
metodiche analitiche e le attrezzature e/o strumenti scientifici utilizzati per effettuare il
lavoro sperimentale. È opportuno che vengano indicate, anche le fonti bibliografiche da cui
sono prese le metodiche analitiche, la marca ed il paese di provenienza degli strumenti
utilizzati per garantire la ripetibilità degli esperimenti condotti. Nel caso in cui vengano
effettuate elaborazioni statistiche dei dati è opportuno indicare il tipo di analisi ed il
software utilizzato.
7) Risultati e discussione. In questo capitolo devono essere commentati e discussi, mediante
un opportuno supporto bibliografico, i dati ottenuti dalla sperimentazione, che possono
essere rappresentati graficamente, in tabelle o foto.
8) Conclusioni. Devono essere indicate le considerazioni conclusive del lavoro svolto, in
funzione dei risultati ottenuti, e gli eventuali sviluppi futuri della ricerca.
9) Bibliografia.
10) Eventuali allegati.
11) Ringraziamenti. È possibile indicare, in questa sezione, delle aziende o delle persone che
hanno fornito un contributo significativo per la realizzazione del lavoro di tesi.
4.6.4. Patologia vegetale
A differenza della tesina, la quale ha lo scopo di dare una preparazione iniziale al lavoro di
elaborazione tecnico-scientifico, la tesi per la laurea specialistica deve essere un vero e proprio
saggio di maturità scientifica, una dimostrazione che lo studente è ormai capace di lavorare
scientificamente.
12
Quest’ultima, però, non ha l’ambizione di fornire un rilevante contributo di tipo originale
alla scienza (anche, ovviamente, se non lo si esclude assolutamente), ambizione che è invece
riservata alla tesi di Dottorato.
Nell’ambito della Patologia vegetale, le tappe del lavoro scientifico, che ciascun tesista deve
affrontare, sono essenzialmente tre: scelta del tema da trattare; elaborazione del tema; redazione
e stesura della tesi sperimentale.
Scelta del tema. La scelta del tema di indagine rappresenta una tappa fondamentale. Infatti,
essa deve mirare a rispecchiare le inclinazioni e le attitudini personali dello studente.
Comunque, pur rispettando le inclinazioni personali, la scelta del tema della tesi di Laurea deve
scaturire dalle tematiche di ricerca in atto, e nello stesso tempo garantire un profitto culturale e
professionale per lo studente. Come si arriva alla scelta del tema?
Il tema della tesi deve essere individuata mediante l’analisi di parametri imprescindibili,
quali il consiglio di persone esperte, la lettura di opere generali e di monografie specifiche, ed
inoltre mediante una oculata meditazione. Tutto ciò, affinché lo studente non subisca
passivamente i consigli degli esperti o le sollecitazioni della lettura.
Individuato il tema della tesi, è indispensabile che ci si debba assicurare che non sia stato
già trattato. Il consiglio delle persone competenti e le letture fatte avranno già dato una risposta
generica a riguardo. La conoscenza dello stato attuale della ricerca sull’argomento scelto darà la
conferma definitiva e sicura della originalità o meno del nostro tema. L’originalità del tema
dovrà consistere nell’affrontare una problematica scientifica, la cui trattazione possa contribuire,
seppure in piccola parte, al progresso della scienza.
Le conoscenze, sullo stato attuale della ricerca dell’argomento scelto, derivano dalla lettura
di manuali scientifici, monografie, repertori bibliografici e riviste scientifiche.
S’inizierà con la consultazione del principale repertorio bibliografico di Patologia Vegetale
“Riview of Plant Pathology”, il quale è una raccolta annuale di Abstracts ordinati
alfabeticamente per argomenti e per autore, con le indicazioni di uso indispensabile per il
reperimento di articoli scientifici (autori, titolo, città e data, anno, N. di volume e pagina).
Elaborazione del tema. L’individuazione del tema e la conseguente conoscenza sullo
“stato attuale della ricerca” costituiscono un fondamentale approccio per avviare il lavoro
sperimentale. Le attività sperimentali, compresa la raccolta e l’elaborazione dei dati ottenuti,
impegneranno lo studente per la maggior parte del tempo previsto per lo svolgimento della tesi.
Successivamente, si proseguirà alla stesura e redazione della stessa.
Redazione e stesura della tesi sperimentale. La redazione del lavoro dovrà avere, per
quanto possibile, le seguenti prerogative: chiarezza, convergenza verso lo scopo, coerenza e
trattazione completa.
Pertanto, la tesi di Laurea in Patologia Vegetale sarà strutturata nel seguente modo:
- Titolo: deve essere un sunto chiaro e sintetico della tematica svolta;
- Indice analitico: si dovranno enumerare i capitoli e i paragrafi in modo ordinato e chiaro;
- Introduzione: si inquadrerà lo stato dell’arte dell’argomento in maniera chiara ed
esauriente mediante precisazioni cronologiche e scientifiche;
- Scopo della tesi: si espliciterà il contesto e la validità scientifica dell’argomento oggetto
della trattazione con chiaro e sintetico riferimento agli obiettivi da raggiungere;
- Materiali e Metodi: si descriveranno dettagliatamente le tecniche e le metodologie
adottate durante la sperimentazione, la raccolta, l’elaborazione e rappresentazione dei
dati.
- Risultati: si presenteranno dettagliatamente e schematicamente i risultati ottenuti con
chiari riferimenti a tabelle, grafici e figure;
13
-
4.6.5
Discussione e Conclusioni: verranno discussi i risultati in maniera analitica e scientifica,
inoltre verranno enunciate le dovute considerazioni conclusive, supportate dalla
bibliografia a disposizione, e gli eventuali risvolti futuri;
Allegati (come previsto nella parte generale);
Bibliografia (come previsto nella parte generale).
Produzioni vegetali
Una tesi di laurea sperimentale nelle discipline afferenti al settore delle produzioni
vegetali è normalmente articolata nelle sezioni di copertina, indice, introduzione, scopo della
tesi, materiali e metodi, risultati, conclusioni, ringraziamenti, bibliografia, tabelle, foto e figure
ed eventuali appendici (es. progetto grafico).
In tutte le sezioni di testo, la pagina formato A4 deve essere preferibilmente formattata a
23 righe per pagina, con interlinea 2 e con i seguenti margini: 3,5 cm a destra, 3 cm a sinistra, 3
cm in alto e 3 cm in basso.
1) Titolo. Il titolo della tesi deve essere una precisa e coincisa descrizione del lavoro svolto. Per
meglio identificare il lavoro è bene individuare ed inserire le più importanti parole chiave che
emergono dal lavoro. Ai fini di rendere il titolo più snello può essere a volte opportuno evitare di
inserire parole ovvie quali “influenza di”, “effetti di”, ecc.
Esempio.:”Influenza della concimazione azotata sulla produzione e sul contenuto di
nitrati della lattuga”
diventerebbe
“Concimazione azotata, produzione e contenuto di nitrati in lattuga”
2) Introduzione. L’introduzione è una premessa al lavoro sperimentale e deve rappresentare lo
stato dell’arte del problema oggetto della tesi, riportando i risultati di precedenti lavori reperiti in
letteratura (se esistono) rispetto ai quali la tesi ha un rapporto di continuità e/o di
approfondimento.
Deve introdurre il lettore alla parte sperimentale fornendo le informazioni di base per
comprendere il lavoro intrapreso. Questa sezione può essere considerata come un relazione
storica sugli avanzamenti di conoscenza dell’argomento, ma deve sempre focalizzare il problema
oggetto di studio.
La ricerca bibliografica riportata non deve essere un mero elenco enciclopedico di lavori, ma
deve essere spunto per interpretare e discutere lo stato delle conoscenze sull’argomento.
L’introduzione quindi riguarderà tutti gli aspetti trattati nella ricerca. Ad esempio se il lavoro è
dal titolo “Effetto della salinità della soluzione nutritiva sulla produzione e sulla qualità del
pomodoro allevato in NFT”, l’introduzione dovrebbe dare a) una aggiornata situazione della
coltivazione del pomodoro da mensa, b) una adeguata panoramica dei sistemi di allevamento
senza suolo ed in particolare di quello adottato nella prova, nonchè c) una sintesi aggiornata di
lavori scientifici sugli effetti della salinità sulle caratteristiche quanti-qualitative degli ortaggi
con particolare riferimento al pomodoro allevato con sistemi senza suolo.
3) Scopo della tesi. Bisogna rispondere in maniera chiara e coincisa alla domanda “perché è
stata condotta la ricerca?” e riportare le ipotesi che sono alla base del lavoro.
14
4) Materiali e metodi. Deve fornire in modo analitico e dettagliato tutti gli elementi tecnici e di
metodologia sperimentale adottati in modo da consentire la ripetibilità della ricerca. Per i
materiali utilizzati va fornita una dettagliata descrizione delle caratteristiche, delle quantità, della
provenienza o dei metodi di preparazione. Bisogna fornire inoltre il dettaglio delle procedure
statistiche utilizzate per analizzare i dati. Va ricordato che un lavoro sperimentale deve
necessariamente prevedere il trattamento statistico dei dati e questo deve essere appropriato allo
schema sperimentale adottato.
5) Risultati. In questa sezione vanno descritti in maniera dettagliata i risultati ottenuti seguendo
uno schema che rispecchi il disegno sperimentale, dando maggiore enfasi agli effetti principali e
alle interazioni significative.
6) Conclusioni. Vanno ripresi e discussi quei risultati rilevanti rispetto allo scopo del lavoro di
tesi. La discussione dovrebbe confrontare e spiegare le eventuali differenze riscontrate tra i
risultati ottenuti ed altre evidenze sperimentali riportate in studi precedenti.
Nella discussione vanno indicate le eventuali applicazioni pratiche dei risultati e i possibili
sviluppi futuri della ricerca.
4.7. Alcune buone pratiche di organizzazione
Anche se non esiste un ordine precostituito, una buona pratica prevede che il tesista parta
con il piede giusto predisponendo fin dall'inizio tre elementi essenziali della tesi: il titolo, l'indice
e l'introduzione. Lo stesso Eco afferma (1985, pag. 120 e segg.) che essi costituiscono una sorta
di Piano di massima della tesi, cioè la base iniziale sulla quale può essere poi costruito tutto
l’impianto del lavoro che lo studente si accinge a realizzare.
Innanzitutto il titolo. Esso deve sintetizzare quanto più efficacemente il significato del
lavoro. Vale la pena di sottolineare che si deve distinguere il titolo ufficiale, che è riportato sul
documento inoltrato presso la segreteria dell'Università, dal titolo "segreto", che è destinato a
essere molto più esteso del primo ed in continua evoluzione e che serve per fissare la direzione
di marcia al lavoro effettivo.
L’Indice – o, meglio, un indice preliminare – è forse l'elemento di partenza più
importante. Attraverso l'elaborazione di un indice abbastanza particolareggiato, infatti, ci si
sforza fin dal primo momento di immaginare quale possa essere l’intero percorso del lavoro.
Nulla vieta che tale prima elaborazione non possa subire molte modificazioni. Anzi, soprattutto
nelle tesi sperimentali complesse, il cambiamento dell'indice è spesso un evento necessario e
quasi augurabile, nella misura in cui riflette un progressivo ampliamento e completamento della
visione d’insieme del problema indagato. E' sempre meglio cominciare da qualcosa, anche di
molto imperfetto, piuttosto che dal nulla.
L’indice è anche un utile strumento di discussione, che lo studente utilizza nel rapporto
con il relatore, durante l’intero processo di svolgimento della tesi: per questo, è buona norma
presentarsi ad ogni appuntamento con il relatore con una copia aggiornata e ben articolata di
questo documento.
Le motivazioni per cui è bene scrivere da subito l'introduzione sono analoghe a quelle
che abbiamo citato per titolo e indice, con una aggiunta: qui occorre dichiarare in modo esplicito
e analitico gli obiettivi della tesi nel quadro generale del problema affrontato. Ciò è molto utile,
in quanto tale sforzo rende lo studente consapevole di un eventuale carenza di chiarezza nelle
finalità del lavoro da svolgere.
15
Passiamo a due cose da fare per ultime. Una buona pratica prevede che la redazione
definitiva dell’Introduzione e delle Considerazioni conclusive venga effettuata al termine del
lavoro, cioè dopo che i capitoli sulla metodologia e sui risultati sono stati ultimati. Infatti, i
contenuti del capitolo introduttivo e delle conclusioni sono fondamentali per il lettore: il suo
interesse tende, infatti, a concentrarsi in particolare su di esse. Dal momento che queste parti
devono rendere chiaro il significato dell’intero lavoro di tesi, è opportuno che il corpo centrale
(metodologia e risultati) sia disponibile nella versione completa.
5. COME ARGOMENTARE IL TESTO
Questa, lo sappiamo bene, non può essere la sede per insegnare “come si scrive” una tesi di
laurea nel senso pieno della locuzione. Il problema, tuttavia, è che la maggior parte degli studenti
che arrivano all’Università non è abituato a scrivere ed incontra notevoli difficoltà nel realizzare
la tesi. Fortunatamente, non è mai troppo tardi. Si può sempre seguire un corso di scrittura o
leggere librI su questo tema, al fine di tentare un recupero del tempo perduto.
Un primo elemento da tenere presente è che la scrittura è comunicazione. Per questo, c’è
sempre un autore, un destinatario e un oggetto della comunicazione (contesto comunicativo).
L’autore della tesi deve capire da subito per chi scrive. Il destinatario immediato è il suo
relatore, quello un po' più remoto è la commissione di laurea, quello vero, a cui dovrebbe essere
capace di riferirsi fin da subito, è l’intera comunità accademica. Accade spesso che lo studente
non abbia chiaro questo schema e si orienti acriticamente verso un destinatario astratto, che
spesso tende ad identificarsi nel lettore di giornali. Ciò influenza il suo stile e, in particolare, il
suo registro di scrittura, causando un errore che sarà difficile eliminare a tesi iniziata.
L’identificazione del giusto contesto comunicativo è, pertanto, un primo requisito
fondamentale per iniziare la scrittura con il piede giusto.
Un altro elemento da tenere in grande considerazione nella scrittura della tesi è il rispetto
delle proporzioni di spazio tra i vari elementi la compongono. Non ha senso esagerare con la
parte descrittiva iniziale, se poi l’elaborazione centrale della tesi rimane contenuta in spazi molto
ristretti. Occorre un’armonia delle parti, che varia molto da caso a caso e per la quale è
impossibile dettare leggi generalmente valide, ma la cui mancanza si nota subito.
Una tipologia testuale fondamentale per la redazione della tesi di laurea è il testo
argomentativo. Per poter scrivere un testo argomentativo occorre sapere innanzitutto che cosa
significa argomentazione. Bene, l’argomentazione è, in parole povero, l’insieme dei
ragionamenti che vengono usati per sostenere o confutare una determinata tesi.
E’ evidente, allora, che non si può argomentare seriamente se non si possiede un’opinione
strutturata su un argomento, cioè se non si possiede una tesi da sostenere o da confutare. Non si
tratta solo di saper portare semplicemente degli esempi che sostengano un’idea piuttosto che
un'altra. Si tratta, invece, di saper dosare le diverse leve che la retorica mette a disposizione, con
vari tipi di associazioni (analogia, contrario, causa, conseguenza, esempio, ecc.) o figure
complesse (metafore, iperboli, eufemismi, ossimori, ecc.) per convincere il lettore della
correttezza del proprio ragionamento, corredando il discorso con le prove scientifiche e
bibliografiche delle proprie argomentazioni.
Lo studente che vuole approfondire questa tematica ha molte strade possibili di fronte a sé.
Una è quella di imparare direttamente “sul campo”, leggendo gli articoli degli autori di
riferimento per la materia affrontata nella sua tesi e cercando di impararne non solo i contenuti,
ma anche le tecniche di scrittura. Un’altra è quella di misurarsi con manuali tecnici sul come si
16
scrive, uno dei quali si intitola proprio “Come si scrive”, la cui autrice e M:T. Serafini, per i tipi
di Bompiani (1992). Chi volesse approfondire le figure retoriche ed imparare ad utilizzare
metafore ed ossimori, può consultare il manuale intitolato “Le figure retoriche”, di B.M.
Garavelli, anch’esso edito da Bompiani (1993).
In ogni caso, il tesista non deve dimenticare che la regola d’oro per l’argomentazione è che
ogni affermazione “forte” contenuta nel testo deve essere o dimostrata o associata ad un autore
che ne ha provato, in letteratura, la veridicità.
Naturalmente, non c’è bisogno di dimostrare concetti già da tempo sistematizzati dalla
dottrina. Ma basare il proprio lavoro su assunti vaghi, su affermazioni pseudoscientifiche o
addirittura apertamente metafisiche comporta uno scadimento immediato della qualità delle
indagini contenute nella tesi e, di conseguenza della tesi stessa.
6. COME STILARE LA BIBLIOGRAFIA
La bibliografia è un elemento molto importante all'interno di una tesi, poiché ne qualifica
il livello scientifico di base. Per questo, l'adeguatezza (in termini di completezza, pertinenza,
aggiornamento, correttezza formale, ecc.) dei riferimenti bibliografici riveste una sensibile
rilevanza anche ai fini della valutazione finale da parte della commissione giudicatrice.
La redazione della bibliografia dovrebbe cominciare fin dal primo giorno di lavoro, al
fine di evitare la classica "sindrome dell'ultimo giorno", in cui cade il pigro o colui che si è
illuso, per mesi, di poter mantenere il ricordo mnemonico di tutti i riferimenti della letteratura
consultata. Il metodo migliore è quello di raccogliere e classificare metodicamente, con schede
manuali o informatizzate, tutto il materiale via via consultato durante le ricerche.
6.1. Economia agro-alimentare e Ingegneria agraria
Per l'elencazione dei riferimenti bibliografici nella tesi, esistono varie convenzioni.
Quella che noi suggeriamo è la seguente e si divide in due fasi.
1) Si inserisce il riferimento nel testo, indicando il cognome e l'anno. Ad esempio:
- (Nelson, 1997)
- (Nelson e Winter, 1997) (se ci sono due autori)
- (Nelson et al., 1997) (se ci sono più di due autori)
2) La lista completa dei riferimenti bibliografici si riporta in una sezione ad hoc, di solito alla
fine della tesi (cioè dopo le conclusioni). La citazione, nella bibliografia finale, include
sempre le seguenti informazioni: CognomeAutore, InizialeNomeAutore, anno (tra parentesi),
titolo, eventuale nome della rivista, casa editrice, luogo di pubblicazione. Una parte del
riferimento, di rilevanza per il riconoscimento della fonte, è riportata in corsivo. Una regola
empirica, ma sostanzialmente efficace, per attribuire in modo corretto il corsivo è quella di
destinarlo a ciò che è visibile nella prima di copertina: il titolo del lavoro nelle monografie;
il titolo del libro nel caso di singoli capitoli o saggi che compongono testi di autori vari,
raccolti da un curatore; la testata negli articoli su rivista; il titolo del convegno negli atti di
congressi; il titolo della relazione se è rappresentata da un elaborato indipendente. Vediamo
gli esempi pratici qui di seguito.
17
Monografie e libri:
Eco U. (1986): Come si fa una tesi di laurea, Bompiani, Milano.
Fisher S., Dornbush R., Shmalemsee R. (1992): Economia, Hoepli, Milano.
Garavelli B.M. (1993): Le figure retoriche, Bompiani, Milano.
Serafini M.T. (1992): Come si scrive, Bompiani, Milano.
Warburton N. (1998): Il primo libro di filosofia, Einaudi, Torino.
Capitoli di libri "a cura di":
V. Gallerani (1999): Metodologie estimative per la VIA in campo agro-forestale: i metodi
monetari, in Viaggi D. e Zanni G. (a cura di) La Valutazione di impatto ambientale in
Italia, Franco Angeli, Milano.
Articoli su rivista:
Nardone G. (1990): Private property rights and presumptive policy entitlements:
reconsidering the premises of rural policies, European Review of Agricultural Economics,
17(2).
Atti di convegni:
Caggiati P., Viaggi D., Zanni G. (1990): Environmental Accounting and Agri
environmental Policies: an Application to the Regulation (EEC) 2078/92 in Emilia
Romagna Region (Italy), Proceedings of 5th Joint Conference on Agriculture, Food and the
Environment, Abano Terme, Padova, 1996.
Relazioni pubblicate su siti Internet:
Sotte F., Arzeni A., Esposti R. e Giorgi R. (1998): Suggerimenti per la stesura della tesi di
laurea, Università di Ancona, http://www.dea.unian.it/sotte/guida_alle_tesi.htm
Lucchetti R. (1998): Note per la predisposizione di grafici e tabelle per l’analisi descrittiva
dei
dati
economici,
Università
di
Ancona,
http://www.dea.unian.it/sotte/guida_alle_tesi.htm
Relazioni non pubblicate e disponibili in fotocopia:
Gallerani V., Viaggi D. e Zanni G. (1998): Consigli per realizzare una tesi di laurea in
Estimo ed Economia Agraria, DEIAGRA, Università degli Studi di Bologna, fotocopiato.
6.2. Produzioni animali
Fermo restando quanto già accennato circa la citazione di opere o lavori scientifici di
uno, due o più autori, se si vogliono citare uno di seguito all’altra due o più lavori scientifici, si
seguirà l’ordine temporale e poi quello alfabetico, inserendo un punto e virgola tra una citazione
e l’altra (Rossi et al., 1991; Bianchi e Rossi, 1993; Bianchi e Verdi, 1993).
Le tabelle devono essere presentate su fogli distinti dal testo, così come grafici e figure,
cha possono essere eseguiti su lucido con inchiostro di china nero o sistemi autoadesivi
trasferibili o con programmi computerizzati. Riportare su foglio a parte e in ordine progressivo le
didascalie dei grafici e della figure, indicando il loro numero. Richiamandoli nel testo, far
seguire a <<tabella>>, <<grafico>> o <<figura>> il numero arabo non preceduto dalla parola
numero o da alcuna abbreviazione della stessa.
18
L’indice bibliografico deve essere presentato su fogli a parte seguendo un ordine
strettamente alfabetico. Non riportare né la numerazione progressiva dei lavori né i nomi citati
nel testo nelle forme: comunicazione personale, dati non pubblicati, ecc.
Riportare i riferimenti bibliografici di lavori contenuti in un periodico indicando: 1)
cognome e iniziale del nome degli autori in maiuscoletto; 2) anno di pubblicazione, fra parentesi;
3) titolo del lavoro in lingua originale (se esso è in francese, inglese, italiano, spagnolo o
tedesco) o i inglese (se è in un’altra lingua); 4) titolo della rivista, abbreviato e fra virgolette; 5)
numero arabo del volume, in corsivo; 6) fascicolo, supplemento o parte, fra parentesi, se le
pagine della rivista sono numerate per fascicolo anziché per volume; 7) pagine iniziale e finale,
separate da un trattino; 8) in caso di abstract, l’indicazione Abstr., fra parentesi. Per i riferimenti
bibliografici di libri indicare: 1) e 2) come sopra; 3) titolo del libro in corsivo; 4) volume (Vol.)
e/o edizione (ed.); 5) casa editrice e luogo. Per i riferimenti bibliografici di Atti di Congressi,
Convegni, Simposi indicare: 1) e 2) come sopra; 3) titolo del Congresso, Convegno o Simposio
in corsivo; 4) volume o parte (se necessario); 5) pagine iniziale e finale separate da un trattino, o
pagina in cui appare il riassunto seguita da Abstr., fra parentesi; 6) casa o società editrice e
luogo. In caso di opere che raccolgano capitoli e/o contributi di più autori coordinati da Editor, ci
si attenga a quanto consigliato per i libri con le seguenti modifiche: dopo cognome e iniziale del
nome degli autori e anno di pubblicazione, inserire titolo del capitolo e/o del contributo, pagine
iniziale e finale dello stesso; quindi, dopo la preposizione <<In>>, iniziale del nome e cognome
dell’/degli Editor/s seguiti da Ed., fra parentesi; titolo dell’opera in corsivo; poi come sopra.
6.3. Tecnologie alimentari
1) Articoli su rivista
Cognome autore. Anno di pubblicazione. Titolo dell’articolo. Nome della rivista. Numero del
volume della rivista. Prima ed ultima pagina dell’articolo. Esempio: Smith J.B., Jones L.B.,
Rackly K.R. 1999. Maillard browing in apples. Journal of Food Science, 65: 512-518.
2) Libro
Autore o Editore. Anno. Titolo. Edizione o volume. Luogo di pubblicazione: nome editore.
Numero di pagine. Esempio: Spally M.R., Morgan S.S. 1989. Methods of food analysis.
2nd ed. New York: Elsevier. 685 p.
3) Capitolo di un libro
Autore del capitolo. Anno. Titolo del capitolo. In: autore o editore. Titolo del libro. Edizione
o volume. Luogo di pubblicazione: nome editore. Numero di pagine. Esempio: Rich R.Q.,
Ellis M.T. 1998. Lipid oxidation in fish muscle. In: Moody JJ, Lasky, UV, editors. Lipid
oxidation in food. 6th ed. New York: Pergamon. 832-855 p.
4) Atti dei convegni
Simile alle indicazioni relative a libri. Esempio: Smith D.E. 1988. Lipid oxidation at very
low water activities. [dissertation]. Ithaca, NY: Cornell University. 210 p. Available from:
University Microfilms, Ann Arbor, Mi: ABD62-83.
7.4 Produzioni vegetali
19
La Bibliografia deve includere riferimenti bibliografici di lavori, rilevanti e significativi per gli
argomenti trattati nella tesi e citati almeno in una delle sue sezioni. I lavori citati devono essere
pubblicati e reperibili in una biblioteca o attraverso un sistema informativo elettronico. Le
citazioni bibliografiche comprendono gli articoli di riviste, i libri, le tesi, gli atti di convegno, i
bollettini, i rapporti, gli abstracts di lavori presentati a convegni e gli articoli pubblicati su
internet.
Lavori non pubblicati, o informazioni ricevute in forma personale, devono essere riportati come
“dati non pubblicati” o “comunicazione personale” [es.: “(A. Rossi, dati non pubblicati)” o “(B.
Bianchi, comunicazione personale)”].
Lavori sottoposti ad una rivista, ma non ancora pubblicati, possono essere riportati in
Bibliografia aggiungendo la dicitura “(in corso di stampa)”.
Tutte le citazioni inserite nel testo devono essere riportate nella Bibliografia e tutte le citazioni
bibliografiche devono essere state menzionate in almeno una delle sezioni della tesi.
Bisogna controllare i dati bibliografici delle citazioni bibliografiche con la fonte originaria e non
ricopiarle da un precedente elenco che potrebbe contenere degli errori.
Formato da usare per riportare la bibliografia
Esistono diversi stili ma lo stile generalmente usato, anche nei lavori pubblicati su riviste
scientifiche nel settore delle scienze biologiche, è quello che fa riferimento al sistema Harvard,
pertanto se ne suggerisce l’uso,
Le regole principali, adattate ad una tesi di laurea, sono:
nel testo
− la citazione di un riferimento bibliografico va fatta riportando il cognome o i cognomi
degli autori e l’anno di pubblicazione;
− nel caso gli autori siano due vengono indicati i cognomi dei due autori separati dalla
congiunzione “e” [es.: (Bianchi e Rossi, 2002)]. Se gli autori sono più di due al cognome
del primo autore va fatto seguire la dicitura “et alii” nella sua forna abbreviata “et al.”
[es.: (Bianchi et al., 2002)];
− quando si riportano due o più citazioni insieme queste vanno elencate in ordine alfabetico
[es.: “(Bianchi, 1998, 2000; Rossi, 2001; Verdi, 1996)”].
nell’elencare le citazioni
− nella sezione “Bibliografia” i lavori vanno elencati seguendo l’ordine alfabetico (lettera
per lettera) dei cognomi degli autori e l’ordine cronologico se lo stesso autore compare
più volte;
− gli autori devono essere riportati con il cognome e iniziale del nome puntato. Non vanno
inseriti titoli onorari o accademici. Per ogni singola citazione vanno indicati tutti gli
autori.
− Se un lavoro non ha autori bisogna riportare l’editore o l’organizzazione responsabile
della pubblicazione del lavoro.
− Dopo il nome(i) dell’autore(i) va riportato l’anno di pubblicazione (data di pubblicazione
riportata sul libro/rivista/altra fonte). Se non viene reperita una data di pubblicazione
questa può essere desunta o stimata, riportando un punto interrogativo dopo la data
“(1913?)”, oppure si può indicare “nessuna data” nella forma abbreviata “(n.d.).”
− Se un autore è presente in più lavori questi vanno riportati in ordine cronologico. Se
anche l’anno è identico si deve inserire una lettera minuscola (in sequenza alfabetica)
dopo la data, secondo l’ordine in cui i lavori sono stati citati nel testo.
20
− I titoli dei lavori vanno riportati in lettere minuscole, fatta eccezione per l’iniziale della
prima parola e per i nomi propri. Preferibilmente usare lo stile in corsivo.Va evitato l’uso
del doppio apice a inizio e fine titolo.
− Se un articolo, un libro o un capitolo ha un sottotitolo, si può porre una virgola tra titolo e
sottotitolo il quale andrà riportato con l’iniziale maiuscola. In ogni caso i titoli non vanno
mai abbreviati.
− Titoli di pubblicazioni estere devono mantenere la loro scrittura originaria. Se una lingua
usa particolari regole per la scrittura dei nomi (come il tedesco, l’olandese) vanno
mantenute queste regole (es. tutto maiuscolo o tutto minuscolo).
− I titoli non vanno tradotti in italiano eccetto se non è presente anche un titolo in italiano.
− Se un titolo è stato tradotto o è stato translitterato in caratteri romani si deve riportare in
parentesi la lingua originaria [es.: “(in Russo)”] prima del punto finale del titolo.
− Quando si riporta il nome di un editore, questo va abbreviato es., “Wiley” non “John
Wiley & Sons, Inc.,” o “Macmillan,” non “Macmillan Publishing Co.”
− Vanno riportartati per esteso i nomi di riviste composte da un solo nome (es., Ecology,
Euphytica, Hilgardia, HortScience, Nature, Phytopathology, Science, ecc.), eliminando
eventuali articoli o preposizioni. In caso contrario si può abbreviare alla radice delle
parole (es.: Anal. Biochem.).
− Per i periodici va indicato il numero del Volume in numeri arabi, seguito dal numero del
fascicolo mensile/bimestrale/ecc. (in numero arabo tra parentesi), ma solo se la
numerazione delle pagine per ogni singolo fascicolo (numero) inizia sempre da 1. Se la
numerazione delle pagine è sequenziale per tutta l’annata (Volume), va solo indicato il
numero del Volume senza il numero del fascicolo.
− Fanno seguito, separati da un due punti (:) o da una virgola (il sistema deve essere
comunque unico), i numeri di pagina (iniziale-finale) dell’articolo [es.: “96(5):145–148.”
o “96(5), 145–148.”].
E’ bene chiarire che quello che viene indicato come “Volume” o anche “Anno” racchiude
l’insieme dei singoli Numeri (fascicoli mensili, bimensili, trimestrali, ecc. – ogni rivista ha una
propria frequenza di uscita) che quella rivista ha prodotto in quell’anno.
Una qualsiasi rivista inizia con il Volume 1 e va avanti incrementando di 1, anno dopo anno, il
numero del Volume. Pertanto il Volume indica anche da quanti anni quella rivista pubblica. In
funzione della rivista è possibile trovare la numerazione del Volume in numeri arabi o romani
(spesso nelle italiane). La numerazione delle pagine può essere unica e sequenziale per Volume
(inizia con la prima pagina del fascicolo Numero 1 di quell’anno e termina con l’ultima pagina
dell’ultimo fascicolo di quell’anno), oppure può ripartire da 1 su ogni prima pagina di ogni
singolo fascicolo dello stesso anno. Nel primo caso nel riportare la citazione bisogna mettere
affianco al numero del Volume, il Numero del fascicolo in parentesi. Se invece la numerazione
per anno è sequenziale va riportato solo il numero del Volume.
Editori stranieri citati comunemente:
− Kluwer Academic Publishers
− Macmillan
− McGraw Hill
− Pergamon Press
− Springer-Verlag
21
− Wiley
Per le citazioni elettroniche si può seguire il seguente schema:
1) nome dell’autore, compilatore o traduttore della fonte;
2) anno di pubblicazione elettronica, ultimo aggiornamento;
3) titolo;
4) data (giorno, mese, anno) in cui si è visitata la fonte.
5) indirizzo elettronico completo.
Alcuni esempi di citazioni bibliografiche
ABSTRACT
Nesmith, W.C., Dowler, W.M. 1973. Cold hardiness of peach trees as affected by certain cultural
practices. HortScience 8(3):267 (abstr.).
ABSTRACT dagli HORTICULTURAL ABSTRACTS
Gherghi, A., Bwrza, I., Millim, K., Tudosescu, O. 1998. The behavior in controlled atmosphere
storage of ‘Jonathan’ apples grown on different rootstocks (in Rumeno). Lucr. Stün, Inst. Cerc.
Val. Leg. Fruct. 9:71–75 (Hort. Abstr. 48:10310; 1978).
LIBRO
Hartmann, H.T., Kester, D.E., Davies, Jr F.T. 1990. Plant propagation principles and practices.
5a ed. Prentice Hall, Englewood Cliffs, N.J.
CAPITOLO DI LIBRO
Brown, A.G. 1995. Apples, p. 3–37. In: J. Janick and J.N. Moore (eds.). Advances in fruit
breeding. Purdue Univ. Press, West Lafayette, Ind.
BOLLETTINO
Rollins, H.A., F.S. Howlett, and E.H. Emmert. 2002. Factors affecting apple hardiness and
methods of measuring resistance of tissue to low temperature injury. Mich. Agr. Expt. Sta. Res.
Bul. 901.
CITAZIONE ELETTRONICA
State of California. 2002. California Code of Regulations, Title 3. Food and Agriculture. Office
of Administrative Law, Sacramento. 10 luglio 2002. <http://ccr.oal. ca.gov/>.
ARTICOLO DA PERIODICO
Steduto, P., Alvino, A., Zerbi, G., 1986. Metodi e strumentazioni per la misura in campo
dell’attività fotosintetica. Riv. di Agron., 20:339-349.
ATTI DI CONVEGNO
American Society for Horticultural Science. Tropical Region. 2000. Proc. XVIII Annu. Mtg.,
Miami, 25–30 Oct. 2000. (Atti Trop. Reg. Amer. Soc. Hort. Sci. 14).
LAVORI IN ATTI DI CONVEGNO
Locascio, S.J., J.G.A. Fiskell, and P.E. Everett. 2000. Advances in watermelon fertility. Atti
Trop. Reg. Amer. Soc. Hort. Sci. 14:223–231.
22
REPORT
U.S. Department of Agriculture. 1997. Agricultural statistics for 1996. U.S. Dept. Agr.,
Washington, D.C.
TESI o DISSERTAZIONI
Li, Ya Ling, 2000. Analysis of greenhouse tomato production in relation to salinity and shoot
environment. PhD. Thesis, Wageningen University, 97 p.
7. COME IMPOSTARE GLI ALLEGATI ACCESSORI
Per allegati accessori si intendono vari elementi che possono essere presenti al termine di
un elaborato scientifico, per rendere più facilmente consultabile e fruibile l'intero lavoro. Si
distinguono:
•
lista delle tabelle;
•
lista delle figure;
•
lista delle abbreviazioni
•
glossario;
•
indice analitico;
•
riassunti;
•
appendici metodologiche;
•
allegati vari.
Le liste delle tabelle e delle figure forniscono un'utile guida, con rimando di pagina, per
reperire le informazioni quantitative riportate nella tesi.
La lista delle abbreviazioni, di cui si è già parlato nel capitolo dedicato alle regole
editoriali, è un elenco delle abbreviazioni e delle sigle di tipo specialistico (concetti di natura
economica, istituzioni, ecc.), contenute nella tesi, avente lo scopo di agevolare il lettore nella
comprensione del testo.
Il glossario è un piccolo dizionario, ordinato alfabeticamente, che illustra il significato dei
termini tecnici più frequentemente citati.
L'indice analitico (dei nomi o degli argomenti) riporta, anch'esso in ordine alfabetico, il
riferimento alla pagina in cui sono stati citati autori o concetti di rilievo per la materia oggetto di
tesi.
I riassunti traducono in poche righe (massimo 200-300 parole), nelle principali lingue
straniere, i contenuti della tesi.
Un'appendice metodologica riporta in modo articolato aspetti di metodologia
particolarmente approfonditi, ma non indispensabili alla comprensione del lavoro, che non si è
voluto inserire nel corpo principale della tesi per non appesantire tropo la lettura. Accanto a
questi, possono essere presenti altri allegati (tabulati, mappe, questionari, fotografie, listati di
programmi informatici, ecc.) che pur non meritando l'inserimento per esteso nel testo principale,
completano le informazioni contenute nella tesi.
Ovviamente, tutti gli allegati accessori devono rientrare nell'indice generale, in modo da
essere reperiti con facilità.
Si riporta, a titolo di esempio, la parte iniziale di un glossario sui prodotti tipici.
ESTRATTO DI UN GLOSSARIO DEI TERMINI SUI PRODOTTI TIPICI
http://www.politicheagricole.it/QUALITA/Glossario.htm
23
Agricoltura biodinamica: Tecniche di coltivazione elaborate a partire dal 1924 in Germania. Gli obiettivi possono essere così
sintetizzati: aumentare la fertilità della terra; intensificare le qualità tipiche intrinseche ad ogni specie vegetale coltivata al fine
di stimolare la resistenza alle avversità, da un lato e di fornire prodotti con elevate qualità nutritive, dall'altro; rendere il più
possibile autonomo e completo l'organismo aziendale al fine di avvicinarsi al "ciclo chiuso", consentendo un bilancio energetico
in attivo; armonizzare le coltivazioni con i ritmi dell'ambiente circostante. L’agricoltura biodinamica utilizza preparati di
origine vegetale e animale che intensificano i processi di formazione dell'humus nel terreno, favoriscono il miglioramento della
qualità dei frutti, regolano e ottimizzano i processi di compostaggio dei materiali organici. Le operazioni colturali e le semine
seguono un calendario biodinamico. Sessanta anni di esperimenti hanno dimostrato che, unitamente ad altre tecniche agricole, è
possibile massimizzare la qualità dei prodotti e al contempo avere rese molto vicine, a volte superiori a quelle convenzionali.
Agricoltura biologica: Modalità di produzione basata sull'adozione di tecniche di coltivazione e di allevamento a basso impatto
ambientale. I prodotti che si ottengono sono sani, ad alto valore nutrizionale ed esenti da contaminazione, provenienti da
aziende polifunzionali ed ottenuti cercando di ridurre al minimo l’utilizzo di energie ausiliarie (es.: fitofarmaci, fertilizzanti,
ecc.), tranne quelle previste dal Reg. CEE 2092/91.
Agricoltura convenzionale: Comporta l'adozione di tecniche di coltivazione e di allevamento tradizionali, in cui sono previste
l’uso di prodotti chimici di sintesi a scopo fertilizzante ed antiparassitario. Questa è una agricoltura di tipo intensivo e
generalmente monocolturale.
Agricoltura integrata : Presuppone l'adozione di tecniche di coltivazione e di allevamento che prevedono l’utilizzo di prodotti
naturali ed un limitato impiego di prodotti chimici sintetici. Queste tecniche si inseriscono tra l’agricoltura biologica e
l’agricoltura convenzionale. Per l’agricoltura integrata non esiste una legislazione comunitaria o nazionale di riferimento, ma
solo provvedimenti emessi da alcune regioni.
Certificazione: Riconoscimento da parte di organismi terzi, che i prodotti sono conformi ad una predeterminata disciplina di
produzione e a determinati standard qualitativi.
Classificazione dei vini - Legge 164/92 -: La classificazione dei vini in Italia è regolamentata dalla legge 164/1992, che ha
sostituito la precedente Legge n° 930/63. La classificazione parte dai vini “comuni da tavola” e prosegue con i vini IGT, i DOC
ed i DOCG . A livello comunitario queste due ultime categorie di classificazione sono denominate V.Q.P.R.D. (vini di qualità
prodotti in regioni determinate).
Consorzi di tutela: Organismi composti da produttori e/o trasformatori di un determinato prodotto di qualità, aventi come
scopo la tutela, la promozione e la valorizzazione dello stesso. Essi hanno anche un ruolo di informazione al consumatore e di
vigilanza sulle produzioni. Salvaguardano inoltre il prodotto da abusi, atti di concorrenza sleale, contraffazioni ed uso improprio
della denominazione.
Denominazione divenuta generica (Ddg): Si intende per «denominazione divenuta generica» il nome di un prodotto agricolo o
alimentare che, pur collegato coi nome del luogo o della regione in cui il prodotto agricolo o alimentare è stato inizialmente
ottenuto o commercializzato, è divenuto, nel linguaggio corrente, il nome comune di un prodotto agricolo o alimentare. Per
determinare se una denominazione sia divenuta generica o meno, si tiene conto di tutti i fattori, in particolare: della situazione
esistente nello Stato membro in cui il nome ha la sua origine e nelle zone di consumo, della situazione esistente in altri Stati
membri, delle pertinenti legislazioni nazionali o comunitarie.
Denominazione di origine controllata (Doc): Riconoscimento di qualità attribuito a vini prodotti in zone limitate (di solito di
piccole/medie dimensioni), recanti il loro nome geografico. Di norma il nome del vitigno segue quello della Doc e la disciplina
di produzione è rigida. Tali vini sono ammessi al consumo solo dopo accurate analisi chimiche e sensoriali.(Legge 164/92)
Denominazione di origine controllata e garantita (Docg).: Riconoscimento di particolare pregio qualitativo attribuito ad
alcuni vini DOC di notorietà nazionale ed internazionale. Questi vini vengono sottoposti a controlli più severi, debbono essere
commercializzati in recipienti di capacità inferiore a cinque litri e portare un contrassegno dello Stato che dia la garanzia
dell’origine, della qualità e che consenta la numerazione delle bottiglie prodotte.(Legge 164/92)
Denominazione di origine protetta (Dop): Riconoscimento assegnato ai prodotti agricoli ed alimentari le cui fasi del processo
produttivo, vengano realizzate in un’area geografica delimitata e il cui processo produttivo risulta essere conforme ad un
disciplinare di produzione. Queste caratteristiche sono dovute essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico,
comprensivo dei fattori naturali ed umani. (Reg. CEE 2081/92).
Disciplinare di produzione: l disciplinare è un insieme di indicazioni e/o prassi operative da rispettare dal produttore
relativamente a: il nome del prodotto agricolo o alimentare DOP o IGP; la descrizione del prodotto agricolo o alimentare
mediante indicazione delle materie prime, se del caso, e delle principali caratteristiche fisiche, chimiche, microbiologiche c/o
organolettiche dello stesso; la delimitazione della zona geografica e gli elementi che comprovano il legame del prodotto
agricolo o alimentare con la zona geografica di riferimento; la descrizione del metodo di ottenimento del prodotto e/o i metodi
locali, leali e costanti unitamente agli elementi che comprovano il legame o l'origine con l'ambiente geografico; i riferimenti
relativi agli organismi di controllo; gli elementi specifici dell'etichettatura connessi alla dicitura DOP o IGP, a seconda dei casi,
o le diciture equivalenti; le eventuali condizioni da rispettare in forza di disposizioni comunitarie e/o nazionali.
8. LE FONTI DI DATI
Lo studente che affronta una tesi di laurea nelle diverse discipline della Facoltà di
Agraria ha certamente la necessità di raccogliere articoli, libri, materiali informativi e dati dalle
24
fonti disponibili. Per questo, dovrà accedere a biblioteche vere e proprie (principalmente quella
di Facoltà, ma non solo) e a siti internet.
Le indicazioni che seguono lo aiuteranno ad orientarsi: esse si riferiscono alle fonti
specifiche cui attingere per le ricerche nelle diverse aree scientifiche della Facoltà.
8.1. Economia Agro-alimentare
Una tesi in Economia Agro-Alimentare necessita molto frequentemente di una rilevante
mole di materiale e dati specifici. Qui di seguito sono riportate alcune linee guida inerenti alle
alle fonti specifiche delle ricerche in materie economico-agrarie. E’ comunque naturale che la
tesi necessiterà, con ogni probabilità, di riferimenti e dati provenienti da fonti non specifiche
dell’economia agro-alimentare (in campo economico generale, aziendale, giuridico, storico,
sociologico, statistico e così via). Per sua natura poi, proprio l’Economia Agro-alimentare è una
disciplina che si qualifica per i suoi forti legami interdisciplinari anche con materie quali
tecnologia alimentarie, agronomia, zootecnia, ecologia, geologia, urbanistica, sociologia, scienze
politiche e simili.
E’ noto che le fonti bibliografiche non sono tutte allo stesso livello, ma sono in rapporto
gerarchico. Per esempio, i testi pubblicati dalle case editrici più accreditate e gli articoli raccolti
nelle riviste scientifiche con referee esperti hanno maggior credito rispetto ai testi di case editrici
più rivolte alla divulgazione, tesi di laurea precedenti, articoli di giornale o di riviste di
informazione. Naturalmente conta anche il nome dell’autore, il credito che il lavoro ha riscosso
successivamente alla pubblicazione tra gli esperti della stessa disciplina, la circostanza
(Convegno, Seminario, ecc.) che ha fornito l’occasione per la redazione del lavoro.
Anche le fonti statistiche soggiaciono a questa gerarchizzazione. Prima vengono le
statistiche ufficiali (Istat, Eurostat, ecc.) e quelle degli Istituzioni pubbliche di primaria
importanza a livello internazionale (FAO/ONU, Banca Mondiale, Fondo Monetario
Internazionale, OCSE/OCDE, Commissione UE, ecc.) o nazionale (INEA, ISMEA,
Unioncamere/Istituto Tagliacarne, INPS, Regioni, ecc.). Su un secondo piano si collocano quelle
pubblicate da Istituti privati, da organizzazioni di categoria o da riviste (banche, organizzazioni
imprenditoriali, sindacati, Il Sole 24 Ore, ecc.). Generalmente è bene raccogliere le informazioni
statistiche direttamente dalle loro fonti originarie e non di seconda mano dai lavori che le
riportano. In ogni caso vanno citate le fonti (nel testo o meglio in nota) in modo completo ed
esauriente, in modo che sia sempre possibile una verifica della correttezza da parte del lettore.
Riviste di Economia e Politica Agraria
Le principali riviste che trattano temi di Economia e Politica Agraria sono disponibili
presso la biblioteca della Facoltà. Le principali sono le seguenti:
Riviste in italiano:
• Rivista di Economia Agraria;
• Rivista di Politica Agraria;
• La Questione Agraria;
• AgriSole: settimanale sull’agricoltura e l’agro-alimentare de Il Sole 24 Ore;
• L’Informatore Agrario, è un settimanale di informazione
Riviste in altre lingue:
• Agricultural Economics, inglese
25
•
•
•
European Review of Agricultural Economics, inglese
American Journal of Agricultural Economics, inglese
Economie Rurale; francese
Banche dati bibliografiche su CD:
• La ricerca bibliografica riguardo agli articoli delle riviste può essere
notevolmente facilitata se si consultano le banche dati (su compact disk) disponibili
presso la Biblioteca di Facoltà.
Libri e tesi di laurea
La ricerca i libri, o tesi di laurea può essere effettuata direttamente in biblioteca
attraverso i PC. Per rendersi conto del lavoro da svolgere nella stesura di una tesi di laurea è utile
esaminare qualche tesi di quelle discusse in anni passati in Facoltà o, ancora meglio, realizzate
con lo stesso relatore e sullo stesso argomento.
Fonti statistiche
Le statistiche italiane sono in particolare in:
• Annuario dell'Agricoltura Italiana Inea: che contiene anche una analisi
dettagliata dell'agricoltura e della politica agraria per l'anno di riferimento;
• Statistiche dell'agricoltura, zootecnia e mezzi di produzione (ex Annuario
statistico dell'agricoltura italiana) ISTAT.
• Censimenti dell'agricoltura 61, 70, 82, 90.
Quelle europee sono nelle pubblicazioni Eurostat.
Per ricerche riferite alle economie ed alle agricolture nazionali sono utili anche le
statistiche prodotte dalla FAO, dall'OCSE (OECD).
Utili anche le statistiche contenute in World Development Report della Banca mondiale.
In alcuni casi le statistiche sono disponibili consultando banche dati telematiche (vedi
capitolo successivo), in altri casi sono riprodotte su dischetto.
Fonti in Internet
La rete Internet è diventata rapidamente una fonte preziosa ed indispensabile per ricerche
di ogni genere. Si consiglia di effettuare le ricerche in Internet attraverso delle parole chiave (es.
zootecnia produzione), utilizzando i numerosi siti che individuano le pagine contenenti le parole
impostate; tra questi segnaliamo:
Altavista: http://altavista.telia.com
Yahoo: http://search.yahoo.it
Virgilio: http://www.virgilio.it/
Tutti i maggiori istituti statistici italiani ed esteri offrono per via telematica una certa
quantità di dati che può evitare di perdere tempo per introdurli alla tastiera. Questi sono alcuni
indirizzi:
Istat: http://www.istat.it/
OCSE: http://www.oecd.org/statlist.htm
Banca d’Italia: http://www.bancaditalia.it/
INEA: http://www.inea.it/
Istituto Tagliacarne: http://www.tagliacarne.it
26
8.2. Ingegneria agraria e agro-alimentare
Di seguito si riportano le riviste e le emeroteche di interesse per l’Ingegneria agraria e
alimentare. Relativamente alle banche dati ed alle fonti internet si rimanda a quanto
segnalato nella sezione di Economia agraria e agro-alimentare.
Riviste di Ingegneria Agraria ed Alimentare
Le principali riviste che trattano temi di Ingegneria Agraria ed Alimentare sono
disponibili presso la biblioteca della Facoltà. Le principali sono le seguenti:
Riviste in italiano:
• Rivista di Ingegneria Agraria;
• Macchine e Motori Agricoli;
• L’Informatore Agrario, è un settimanale di informazione
Riviste in altre lingue:
• Journal of Agricultural Engineering Research, inglese
• Biosystems Engineering, inglese
• Transactions of the ASAE, inglese
• Computers and Electronics in Agriculture, inglese
• Journal of Food Engineering, inglese
• Postharvest Biology and Technology, inglese
27
8.3. Produzioni animali
Riviste di Produzioni Animali
Le principali riviste che trattano i temi delle Produzioni Animali sono disponibili presso
la biblioteca della Facoltà. Tra esse si annoverano:
Riviste in italiano:
• Zootecnica e Nutrizione Animale;
• Scienza e tecnica lattiero-casearia;
• Agricoltura Ricerca;
• L’Informatore Agrario
Riviste in altre lingue:
• Journal of Animal Science, inglese
• Journal of Dairy Science, inglese
• Journal of Dairy Research, inglese
• Animal Welfare, inglese
• Small Ruminant Research, inglese
• Italian Journal of Food Science, inglese
• Italian Journal of Animal Science, inglese
• Animal Breeding Abstracts, inglese (contiene sintesi di lavori scientifici)
• Nutrition Abstracts and Review, inglese (c.s.)
• Le lait, francese
Fonti in Internet
Elsevier.com
Journal of Animal Science.url
Journal of Dairy Science.url
NCBI Home page.url
Nature.url
ScienceDirect – Home.url
Science Magazine Home.url
8.4. Tecnologie alimentari
La corretta realizzazione di una tesi in tecnologie alimentare comporta, a monte, una
attenta ed approfondita ricerca bibliografica al fine di migliorare le conoscenze relative
all’argomento scelto come oggetto di tesi. Questo studio ha lo scopo di inquadrare sotto l’aspetto
tecnologico, analitico, microbiologico, economico e storico la problematica affrontata.
Riviste di Tecnologia Alimentare
Le riviste di Tecnologia Alimentare disponibili presso la biblioteca della Facoltà sono le
seguenti:
28
Riviste in italiano:
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Filiera del vino e delle uve da tavola in Sicilia
Il freddo
Il latte
Industrie alimentari
Industrie conserve
La rivista italiana delle sostanze grasse
L'alimentarista
Rassegna dell'imballaggio e del confezionamento
Rivista di viticoltura
Scienza e tecnica lattiero casearia
Tecnica molitoria
Tecnologie alimentari
Vignevini
Riviste in altre lingue:
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Advances in food science;
American journal of enology and viticulture
Cereal chemistry
Fat – lipid
Food and nutrition
Food chemistry
food microbiology
Food research international
Food science and tecnology
Food tecnology
Italian journal of food science
Journal of agricultural and food chemistry
Journal of dairy research
Journal of dairy science
Journal of food biochemistry
Journal of food process engineering
Journal of food protection
Journal of food quality
Journal of food safety
Journal of food science
Journal of the american oil chemistry society (JAOCS)
Le lait (francese)
Lipids
Nutrition abtracts and reviews serveb
Trends in food science and technology
29
Banche dati bibliografiche su CD:
• La ricerca bibliografica può essere notevolmente facilitata se si consultano le
banche dati (su CD rom) disponibili presso la Biblioteca di Facoltà quali FSTA (Food
Science and Tecnology abstracts).
8.5. Patologia vegetale
Le principali riviste che trattano temi inerenti la Patologia Vegetale sono le seguenti:
Riviste in italiano:
•
Informatore Fitopatologico;
•
La Difesa delle Piante;
•
Notiziario sulla Protezione delle Piante;
•
Petria
•
Micologia italiana
Riviste in altre lingue:
•
Plant Disease;
•
Plant Pathology;
•
Phitophathologia Mediterranea;
•
Eppo Bollettin;
•
Sydowia;
•
Review of Phytopathology;
•
Review of Plant Physiology and Molecular Biology;
•
Journal of Plant Pathology
•
Canadian Journal of Plant Pathology;
•
European Journal of Plant Pathology;
•
Netherlands Journal of Plant Pathology;
•
I.M.I. Description of Pathogenic Fungi and Bactery
•
Mycologist
•
Mycotaxon
8.6. Produzioni Vegetali
Esistono numerose riviste scientifiche nel vasto settore delle produzioni vegetali,
comprendendo in esso l’agronomia, l’orticoltura, la frutticoltura e il miglioramento genetico
delle piante. Di seguito si riporta un elenco delle principali riviste delle quali solo alcune sono
presenti nella biblioteca di facoltà.
Riviste in lingua italiana:
• Colture Protette
• Informatore Agrario
• Italus Hortus
• Sementi Elette
• Rivista di Agronomia
• Rivista di Frutticoltura
30
•
•
Terra e Vita
Vigne e Vini
Riviste in altre lingue:
• Acta Horticulturae
• Acta Oecologica-Oecologia Plantarum
• Advances in Agronomy
• Advances in Horticultural Science
• Agronomy Journal
• American Journal of Enology and Viticulture
• Annals Applied Biology
• Annals of Botany
• Annual Review of Plant Physiology
• Biologia Plantarum
• Communications in Soil Science and Plant Analysis
• Field Crop Abstracts
• Hortechnology
• Horticultural Research
• Horticultural Reviews
• Hortscience
• Hoticultural Abstracts
• Journal of Agronomy and Crop Science
• Journal of American Society for Horticultural Science
• Journal of Experimental Botany
• Journal of Horticultural Science
• Journal of Horticultural Science & Biotechnology
• Journal of Plant Biochemistry and Biotechnology
• Journal of Plant Nutrition
• Journal of Plant Physiology
• Journal of the American Society of Agronomy
• Physiologia Plantarum
• Plant and Cell Physiology
• Plant and Cell Physiology
• Plant and Soil
• Plant Biology
• Plant Cell and Environment
• Plant Physiology
• Plant Physiology and Biochemistry
• Plant Science
• Scientia Horticoturae
• Soil Science
• Soil Science and Plant Nutrition
• Soil Use and Management
• Euphytica
• Genome
31
•
•
•
•
Molecular Breeding
Plant Breeding
Plant Cell
Theoretical and Applied Genetics
8.7. Ricerca bibliografica su banche dati
Molte delle riviste segnalate non sono presenti nella biblioteca di Facoltà. In questi casi si
può consultare Centro interbibliotecario di Bologna: http://www.cib.unibo.it per conoscere in
quale biblioteca italiana (universitaria e non) è presente la rivista. Esiste una elevata
collaborazione tra le biblioteche per cui, individuata la rivista, si può far richiesta alla biblioteca
che risulta in possesso della rivista e ricevere una copia dell’articolo a cui si è interessati
attraverso il suo servizio (gratuito o a pagamento) di document delivery. In questo ci si può far
aiutare dal docente guida o dal personale della biblioteca.
Per fare ricerca bibliografica risulta comunque molto utile consultare banche dati
bibliografiche, siano esse su CD o in rete. Tra queste si possono elencare:
• CAB Abstracts
• Current Contents
• Agricola
Con l’adesione al CASPUR, da qualsiasi computer della Facoltà, collegato in rete, è
possibile accedere a specifici servizi di documentazione elettronica e banca dati open access,
utilissimi alle attività di ricerca: i periodici Kluwer, Blackwell, Elsevier e ACS sono i più
richiesti. Chiedete al vostro relatore di collegarvi a http://periodici.caspur.it e scoprirete il mondo
dell’Emeroteca Virtuale!
Solo per dare un assaggio di cosa significa un’emeroteca virtuale, ecco la risposta alla
prima FAQ del sito CASPUR:
Quante sono le riviste consultabili a testo completo sul server?
Le riviste residenti sul server consultabili sono oltre 3500 (non tutte localmente a testo completo) ed appartengono
ai seguenti editori:
American Chemical Society
Coordinamento SIBA
Elsevier Science/Academic Press/Harcourt Health Sciences
Blackwell Publishing
Kluwer
Institute of Physics
Le riviste consultabili in locale a testo completo sono circa 2800 ed appartengono al:
Coordinamento SIBA
Elsevier
Kluwer Academic Publisher
Institute of Physics
9. LA RAPPRESENTAZIONE DEI DATI IN FORMA TABELLARE
Le tabelle
Le tabelle, ciascuna su foglio singolo, vanno inserite dopo la bibliografia e vanno numerate
con un numero arabo (es. Tabella 1, Tabella 2, ecc.). La numerazione delle tabelle deve seguire
32
la cronologia con cui vengono richiamate nel testo. Una tabella non dovrebbe presentare dati già
forniti anche sottoforma grafica.
Il titolo della tabella, le intestazioni di righe e colonne e le eventuali note, devono essere in
grado di fornire sufficienti informazioni per una lettura completa ed esauriente della tabella,
senza che ci sia la necessità di rimandare al testo. Le intestazioni devono essere quanto più
concise possibile e devono riportare tra parentesi l’unità di misura. Laddove possibile le colonne
vanno affiancate in modo da usare parte di intestazioni o di unità di misura per più colonne (vedi
esempio).
Evitare intestazioni di colonne troppo ampie con descrizioni ovvie o già riportate nel titolo
della tabella o con le unità di misura parzialmente inserite nella parte testuale di una intestazione.
Se consideriamo l’esempio seguente, si può notare come nella prima tabella ci siano
termini ripetuti nelle intestazioni delle colonne: “Numero di frutti per pianta (n.)”; oppure
“Produzione di frutti per pianta (g)”,. Le parole “produzione”, “per pianta”, “contenuto”, “nelle
bacche” sono già esplicitate nel titolo della tabella e, nella prima colonna, c’è anche una
ripetizione tra intestazione e unità di misura.
Esempio:
- come non va fatto:
Tabella x – Effetto del trattamento sulla produzione per pianta e sul
contenuto di alcuni cationi nelle bacche di pomodoro.
Tesi
Numero di Produzione Contenuto Contenuto Contenuto
bacche per di bacche
di Na+
di K+
di Ca2+
pianta
per pianta
nelle
nelle
nelle
bacche
bacche
bacche
(n.)
(g)
(meq.100 g-1 di sostanza secca)
A
xx
yy
x,x
y,y
z,z
..
..
..
.,.
.,.
.,.
- come andrebbe fatto:
Tabella x - Effetto del trattamento sulla produzione per pianta e sul
contenuto di alcuni cationi nelle bacche di pomodoro.
Tesi
Bacche
Na+
Ca2+
K+
(meq.100 g-1 di sostanza secca)
(n.)
(g)
A
xx
yy
x,x
y,y
z,z
..
..
..
.,.
.,.
.,.
Come indicare la significatività
Una tabella riporta, in genere, numeri che sono medie di più trattamenti e/o di più
ripetizioni e un test statistico che ci indica se le differenze tra queste medie risultano o meno
statisticamente significative e, nel caso in cui lo siano, qual è la probabilità (livello di
significatività) con cui si può ritenere che le differenze osservate siano dovute agli effetti del/i
trattamento/i e non alla casualità.
33
I livelli di significatività, risultanti dalle elaborazioni statistiche effettuale, vengono
identificati sulle tabelle (ma vale anche per i grafici) utilizzando lettere o asterischi. Vanno usate
le lettere minuscole dall’inizio dell’alfabeto (a, b, c…) o un singolo asterisco (*) per P >0,05
(significatività al 95 %), oppure le lettere maiuscole dall’inizio dell’alfabeto (A, B, C…) o il
doppio asterisco (**) per P >0,01 (significatività al 99 %), e il triplo asterisco (***) per P
>0,001 (significatività al 99,9 %).
Nelle note va sempre specificato il tipo di test di separazione statistica delle medie adottato
e la simbologia utilizzata per distinguere i diversi livelli di significatività.
Esempi:
“(a)
Separazione delle medie (nelle file/colonne, ecc.) secondo il test di Duncan/ (o altro test
es.: SNK, Turkey, LSD, etc. ) a P >0,05 (lettere minuscole) o P >0,01 (lettere maiuscole).”
“(a)
Non significativo (ns) o significativo (*), (**), (***), rispettivamente a P >0,05, 0,01 o
0,001, secondo il test di Fisher (o altro test).”
Allineamento dei numeri
Per una più agevole lettura dei dati, questi, anche se sono accompagnati da un test di
separazione delle medie, vanno allineati incolonnando unità, decine, centinaia ed eventuali cifre
decimali.
Esempi:
corretto:
100Aa
90a
10,8Aa
8,3a
non corretto:
100Aa
90a
10,8Aa
8,3a
non corretto:
100Aa
90a
10,8Aa
8,3a
Quante cifre usare
Il numero di cifre significative da usare deve essere congruo con la dimensione dei dati e con la
precisione del metodo sperimentale. L’uso di più di tre cifre significative può raramente
giustificarsi nelle misure usate nelle discipline delle scienze agrarie. Se la quantità deve essere
convertita ad unità del SI (Sistema Internazionale) va moltiplicata per l’esatto fattore di
conversione e arrotondata al numero appropriato di cifre significative.
E’ opportuno usare solo le cifre che sono giustificate dalla precisione degli strumenti e che
comunque abbiano significato nel contesto d’uso del dato [ad esempio esprimere un area fogliare
o un peso o una lunghezza di 354,6 (mm2 o g o cm) può essere giustificato sotto il profilo della
precisione dello strumento, ma è di scarso significato ai fini pratici, meglio usare 355 (mm2 o g o
cm)]
10. LA RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DEI DATI
34
Questo capitolo, che riguarda l’importante tema delle modalità di rappresentazione dei
dati mediante il supporto della grafica, è largamente ispirato ad un elaborato appositamente
predisposto per gli studenti dell’Università di Ancona. Se ne riporta un riassunto, rimandando al
testo completo per gli approfondimenti (Lucchetti, 1998). In esso vengono illustrati alcuni tra i
più diffusi tipi di grafico utilizzabili in una tesi di natura economica (ma lo schema è valido
anche per tutte le altre discipline scientifiche), con le indicazioni delle principali caratteristiche
di ognuno: grafico a barre, lineare, a torta, ad aree e diagramma a dispersione. La scelta dell’uno
o dell’altro, infatti, è strettamente correlata con il tipo di fenomeno che si intende rappresentare.
10.1.
Le tipologie di grafici disponibili
Grafico a barre
I grafici a barre presentano caratteristiche di grande leggibilità. Tuttavia, richiedono che i
valori rappresentati siano approssimativamente dello stesso ordine di grandezza: in caso
contrario, la diversità di altezza fra le colonne possono pregiudicare una valutazione puntuale
della singola osservazione. E’ anche possibile avere grafici in cui le colonne del grafico risultano
dalla sovrapposizione di più barre. Questo tipo di rappresentazione (grafico a barre sovrapposte)
risulta molto utile per la rappresentazione di più serie che si possono sommare fra loro, poiché
l’altezza totale della colonna risulta dalla somma delle altezze delle singole barre.
Grafico lineare
I grafici lineari sono particolarmente adatti per la rappresentazione di serie temporali,
poiché il fatto che le osservazioni siano congiunte da segmenti tende a riprodurre la continuità
nel tempo dei processi che noi osserviamo solo ad intervalli discreti. Inoltre, questo tipo di
rappresentazione ha il vantaggio di conservare una buona leggibilità anche quando siano
rappresentate più serie allo stesso tempo, purché gli ordini di grandezza di tali serie non siano
troppo dissimili. In molti casi l’asse delle ordinate è espresso nella cosiddetta scala logaritmica,
che ha la proprietà di far apparire serie storiche a tasso di crescita costante come rette anziché
come funzioni esponenziali. Di conseguenza, sono immediatamente apprezzabili variazioni nel
saggio di crescita, che appaiono come variazioni nella pendenza della curva.
Grafico a torta
I grafici a torta rappresentano uno strumento molto specializzato: in pratica, infatti, sono
utilizzabili solo per rappresentare composizioni percentuali. Per di più, non è possibile
rappresentare con una torta più di un profilo alla volta. In compenso, questa rappresentazione è
estremamente chiara, anche grazie alla possibilità di evidenziare componenti particolari,
espandendo la corrispondente fetta di torta.
Grafico ad aree
Il grafico ad aree si può considerare una via intermedia fra il grafico a barre sovrapposte
ed il grafico lineare: infatti, ritiene del primo la possibilità di considerare graficamente diverse
serie fra loro sommabili sovrapponendole, mentre conserva del secondo la buona predisposizione
ad essere applicato a serie temporali. Queste caratteristiche rendono il grafico ad aree ideale per
la rappresentazione di serie storiche di profili.
Diagramma a dispersione
Il diagramma a dispersione (scatterplot in inglese) è un tipo di grafico che rivela la sua
utilità in situazioni in cui sia necessario apprezzare graficamente la correlazione di due variabili
35
anche eterogenee, purché quantitative per cui siano disponibili le stesse osservazioni. Le
osservazioni vengono rappresentate sotto forma di punti su di un piano cartesiano, rendendo così
visibili similitudini e differenze fra un’osservazione e l’altra nonché una eventuale relazione
funzionale fra le due variabili. Se poi le variabili presentano valori sia positivi che negativi,
spesso è possibile dare un’interpretazione sensata ai singoli quadranti; ad esempio, avendo in
ascissa il tasso di variazione del PW (scarti dalla media) ed in ordinata il tasso di variazione della
popolazione (scarti dalla media) per diversi paesi, si troveranno raggruppati nel primo quadrante
i paesi per cui ambedue i tassi sono stati superiori alla media, nel secondo quadrante quelli per
cui il PIL è cresciuto più della media ma la popolazione meno della media, e così via.
L’interpretazione economica, e di conseguenza la classificazione dei diversi paesi, è a questo
punto elementare.
10.2.
Alcuni suggerimenti
In questo paragrafo sono riportati alcuni consigli per ottimizzare l’impatto informativo di
grafici e tabelle. Talvolta accade che lo studente, per inesperienza o per carenza di preparazione
statistica, non utilizzi tutte le possibilità per comunicare efficacemente il significato delle sue
elaborazioni. Alcuni accorgimenti possono scongiurare gli errori più comuni.
• Partire con le idee chiare. Prima di partire con le elaborazioni è opportuno chiarire gli
obiettivi a cui si tende. Ad esempio, una tavola in cui siano riportate le serie storiche
del valore aggiunto per le regioni italiane per un determinato periodo può essere usata
per diversi scopi. A seconda dello scopo specifico, i dati possono essere presentati in
modi più o meno efficaci. E’ fondamentale individuare il punto saliente che si vuole
evidenziare per procedere alla organizzazione più appropriata del materiale.
• Scegliere tra grafico e tabella. La tabella porta con sé una quantità di informazione
superiore a quella di una rappresentazione grafica. Mentre il lettore può facilmente
rielaborare il contenuto di una tabella, per ricavarne un grafico, quasi mai è possibile
il contrario. Per contro, il grafico ha un impatto visivo molto più immediato della
tabella. Se il fenomeno da illustrare è riassumibile in pochi dati, è da preferire la
forma grafica. Viceversa, se le informazioni da considerare simultaneamente sono in
molte, troppe per rappresentarle graficamente, oppure se si vuole lasciare la
possibilità di ulteriori rielaborazioni, è più opportuna una rappresentazione sotto
forma di tabella.
• Dosare la quantità di informazione. Accade frequentemente di disporre di molti dati, per
cui si producono tabelle molto grandi e dense, che ostacolano la lettura. Una regola
approssimativa può essere quella di non superare il centinaio di dati per tabella. Una
soluzione è quella di suddividere la tabella in più tavole o sopprimere righe e colonne
non strettamente necessarie all’illustrazione del fenomeno specifico. Nel caso in cui
non si possa fare a meno di avere tabelle grandi, la leggibilità può essere
salvaguardata prevedendo delle righe e colonne di riepilogo.
• Decidere se trasformare i dati originari. Le trasformazioni dei dati possono giocare un
ruolo cruciale nel porre l’accento su una delle possibili interpretazioni di un insieme
di dati. Se lo scopo principale è quello di mostrare la tendenza alla crescita di una
serie storica, usare i valori assoluti può rendere la lettura della tavola poco efficace.
E’ meglio in questo caso, usare i numeri indice oppure i tassi di variazione. D’altra
parte, queste trasformazioni fanno perdere l’indicazione sugli ordini di grandezza
delle cifre considerate, elemento che in altri casi può compromettere l’interpretazione
del fenomeno. Occorre decidere di caso in caso.
36
• Scegliere le unità di misura. Se la tabella ha per scopo principale quello di presentare dei
dati la cui successiva elaborazione è lasciata al lettore, allora occorre mantenere il
massimo livello di precisione. Se, invece, il fine della tavola è quello di chiarire e
argomentare un passaggio del testo, è meglio che le cifre contenute nella tavola siano
valutabili a colpo d’occhio. Si può dire che, in genere, un numero di cifre superiore a
5-6 rende il dato poco leggibile. Una buona pratica prevede che non si usino più di
due cifre decimali.
• Riportare tutte le informazioni necessarie alla lettura. Un elemento frequentemente poco
considerato è il fatto che i numeri, di per sé, non significano nulla se non sono posti
in un chiaro contesto di riferimento. Ciò che è ovvio per chi scrive può non esserlo
per chi legge. Di conseguenza, è fondamentale indicare con la massima chiarezza
tutto ciò che può servire ad inquadrare i dati riportati nell’ambito del problema che si
sta discutendo. La comprensibilità di una tabella o di un grafico è pregiudicata da
mancanza di chiarezza nei titoli, nelle didascalie e nelle unità di misura.
• Commentare con pertinenza le tabelle ed i grafici. Occorre evitare i commenti banali. La
presentazione dei dati ha lo scopo di integrare l’esposizione testuale, non quello di
duplicarla. Lo studente può essere indotto, per pigrizia o per inesperienza, a
commentare una tabella ripetendone pedissequamente il contenuto. Il giusto
comportamento è, invece, quello di esprimere valutazioni di contenuto teorico, valide
per trarre delle conclusioni significative, indicando chiavi di lettura del fenomeno
considerato che possano aiutare a confermare o confutare le proprie tesi.
11. NORME REDAZIONALI DI CARATTERE GENERALE
Capitoli, paragrafi e sotto-paragrafi
Tra i tanti possibili, un modo consigliabile di organizzare la tesi dal punto di vista della
struttura, è quello di prevedere capitoli, paragrafi e sottoparagrafi, secondo le regole seguenti:
•
i capitoli sono preceduti da un numero seguito da un punto e sono riportati in stile
“maiuscolo e neretto”;
•
i paragrafi sono preceduti da due numeri seguiti ciascuno da un punto e sono riportati in
stile “minuscolo e sottolineato”;
•
i sotto-paragrafi, se necessari, sono preceduti da tre numeri seguiti ciascuno da un punto e
sono riportati in stile “minuscolo e normale, cioè non sottolineato”.
Riportiamo un esempio:
1. METODOLOGIA
1.1.
Il modello adottato
1.1.1 Aspetti generali
Ove possibile, è meglio evitare di articolare ulteriormente la struttura con sotto-sottoparagrafi numerati. Nel caso sia proprio indispensabile per motivi di ordine e comprensibilità
della tesi, è ragionevole prevedere delle titolazioni suppletive, senza numerazione, in stile
corsivo. Queste titolazioni non saranno riportate nell'indice generale della tesi, in quanto non
numerate.
37
Abbreviazioni
Esistono due tipi di abbreviazioni, cioè di termini che, per risparmiare spazio, si scrivono
in forma sintetica: i) abbreviazioni comuni; ii) acronimi specialistici.
Le abbreviazioni comuni non hanno bisogno di essere spiegate nel momento in cui si
impiegano, poiché si presume che esse siano conosciute ed accettate per convenzione generale.
Invece, le espressioni di carattere specialistico è bene siano riportate per esteso nel testo la prima
volta che vengono citate, accompagnate dalla relativa abbreviazione, nel modo seguente: ad
esempio, introducendo il termine “distretto agro-industriale”, che poi verrà usato più volte nel
corso della tesi si scriverà: “ La letteratura sul Distretto Agro-Industriale (d’ora in poi, DAI) …”.
Questo vale, in generale, per tutte le sigle, con l’eccezione dei termini di pubblico dominio.
Nel dubbio, conviene rischiare di essere pedanti piuttosto che oscuri. Per fare un altro esempio,
nel 1999 è pedante la spiegazione del significato degli acronimi USA, ONU o CEE, ma potrebbe
non esserlo nel caso di Unione Europea (UE), la cui sigla non è ancora diffusissima. Nelle
“fonti” da riportare in calce alle tabelle e alle figure, è corretto citare organizzazioni come
ISTAT, ISMEA, MURST, MIPA, FAO, OCDE/OCSE, attraverso la sigla. Tuttavia, se vi sono
riferimenti a tali organizzazioni nel testo, è buona norma specificarne per esteso il significato in
corrispondenza della prima citazione.
In ogni caso, è opportuno riportare, tra gli allegati accessori della tesi, un elenco delle
abbreviazioni e delle sigle ritenute di maggior rilievo (comprese tutte quelle relative alle fonti
statistiche), in modo da rendere agevole al lettore la verifica dei risultati.
LISTA DELLE PRINCIPALI ABBREVIAZIONI COMUNI
ad es
all.
Anon.
art.
Cap.
Cfr.
Ed.
e.g.
Datt.
Fig.
ibid.
in coll. con
in st.
n.
NB
op. cit.
passim
pag.
par.
seg.
sez.
sic
NdA
NdT
NdC
Tab.
Tav.
trad.
vs.
vol.
ad esempio, per esempio (anche es. oppure per es.)
Allegato
Autore anonimo
Articolo (di legge)
Capitolo
confronta, vedi anche, riferirsi a
edizione (in testi italiani), curatore o editor (in testi inglesi, plurale eds.)
exempli gratia, per esempio (in testi inglesi)
dattiloscritto (anche mimeo)
Figura
o anche ibidem, nello stesso luogo (nella stessa opera e stessa pagina)
in collaborazione con
in stampa
numero
nota bene (anche N.B.)
opera citata
qua e là (quando il riferimento testuale va all’opera complessiva di un autore)
pagina (plurale pagg.)
paragrafo
seguente (plurale segg.)
sezione
così (scritto proprio così dall’autore citato); è un atto di cautela o di ironia (a volte sic!);
nota dell’autore (spesso tra parentesi quadra)
nota del traduttore (spesso tra parentesi quadra)
nota del curatore (spesso tra parentesi quadra)
Tabella
tavola
traduzione (anche tr.)
versus, in opposizione a (es.: approccio monetarista vs. approccio neo-keynesiano)
Volume
38
Come indicare i nomi scientifici
Per indicare il nome di piante, organismi patogeni e insetti deve essere usato insieme al
nome comune, ed almeno nel momento in cui lo si cita per la prima volta, il nome scientifico
completo e nel caso di piante anche il nome della cultivar.
Il nome della specie è rappresentato da un binomio di parole latine a cui si affianca
l’abbreviazione del cognome dell’autore (cioè di colui che ha definito e pubblicato per primo il
nome di quella specie). In senso tassonomico la prima parola del binomio rappresenta il ‘genere’,
la seconda definisce la ‘specie’. Entrambe le parole devono essere in corsivo e minuscolo, con
l’iniziale del ‘genere’ (la prima parola del binomio) in corsivo-maiuscolo. L’abbreviazione del
nome dell’autore non va in corsivo.
Esempi:
corretto: Dianthus caryophyllus L.;
non corretti: Dianthus caryophyllus L. - Dianthus Caryophyllus L. - dianthus caryophyllus
L.
Il nome del genere va scritto completo la prima volta che viene citato, mentre le volte
successive può essere puntato e abbreviato alla prima lettera e si può omettere il nome
dell’autore (es.: la prima volta: “Dianthus caryophyllus L.”; le volte successive: “D.
caryophyllus” ). Non va mai abbreviata la seconda parte del binomio (es.: Dianthus c.)
Se il nome di un autore è cambiato nel tempo, il primo va riportato in parentesi seguito
dall’autore che ha prodotto la variazione {es.: “[Prunus persica (L.) Batsch]”}.
Alcuni esempi:
Pomodoro: Lycopersicon esculentum Mill.
Melo: Malus ×sylvestris (L.) Mill. var. domestica (Borkh.) Mansf.
Fonti dove reperire nomi scientifici delle piante:
<www.ashs.org/resources/plant names>
<www.ars-grin.gov/npgs> Germplasm Resources Information Network (GRIN)
The New Royal Horticultural Society Dictionary of Gardening [A. Huxley and M. Griffiths
(ed.). 1992].
Come indicare le cultivar
Il nome di una cultivar (abbrev.: cv. - il termine cultivar deriva dall’unione delle parole
inglesi cultivated variety ed il suo significato è “varietà coltivata”) va inserito la prima volta
dopo il nome della specie e deve essere tra apici singoli (es.: Cucumis melo L. ‘Green Ice’). Nel
riportarlo successivamente va sempre inserito tra singoli apici eccetto se non segue la parola
“cultivar” o la sua abbreviazione “cv.”, o ancora se è nel corpo di tabelle (specie sotto
l’intestazione “Cultivar”) o all’interno di figure.
Esempi
corretti:
- ... la ‘Green Ice’ ha prodotto più della ....
- ... la cv. Green Ice ha prodotto più della ....
non corretti:
- ... la Green Ice ha prodotto più della ....
- ... la cv. ‘Green Ice’ ha prodotto più della ....
39
Le unità di misura
Per le unità di misura è consigliabile fare riferimento al Sistema Internazionale (SI) (si
veda l’appendice 1 per un elenco delle principali unità di misura base previste nel SI).
Di seguito si riportano alcune regole previste per l’uso delle unità di misura con il SI:
per indicare un denominatore in una frazione non va usato il segno di frazione (/). Il
denominatore va riportato nella forma con il punto di moltiplicazione e la potenza al negativo
(es.: g/m2 va indicato come g·m-2).
le unità di misura del SI non vanno interrotte con parole o altri simboli non previste nel SI in
quanto le unità di misura vanno considerate come vere e proprie espressioni matematiche. Il
testo, il numero e le unità di misura vanno adeguati in modo da isolare l’unità di misura
stessa, la quale va inserita subito dopo il valore numerico cui si riferisce.
Alcuni esempi:
− “P a 20 g·L–1” e non “20 g P·L–1” o “20 g P/L”.
− “…la produzione di sostanza secca è stata di 5 g·d–1” e non “…sono stati prodotti 5 g di
peso secco·d–1”.
− “…il prodotto è stato applicato alla dose di 2 g·ha–1” e non “applicando 2 g p.a./ha”.
− “…ciascuna pianta è stata irrigata con una dose pari a 200 g·m–2” e non “…l’irrigazione
fu eseguita applicando 200 g H2O/m2 per pianta”.
Il segno di frazione (/), che indica l’operazione matematica della divisione, non va usato con
le unità del SI. Il suo uso è possibile allorquando bisogna congiungere unità di misura del SI
con unità non-SI (es.: “10 °C/h”e “1 L/vaso”).
Non usare potenze negative e segno di frazione nella stessa espressione.
Per usare congiuntamente in una espressione unità SI e non-SI va utilizzato prima il segno di
frazione e poi la parola “per”. E’ comunque preferibile non usare due o più segni di frazione
o “per” in una espressione, cercando ove possibile di agire sul testo semplificando l’uso
dell’unità di misura (es.: “2 irrigazioni/giorno per pianta” può essere risistemata in: “ciascuna
pianta fu irrigata due volte al giorno”).
Per unità completamente verbali va usato il segno di frazione (es.: tre frutti/grappolo o 10
frutti/ramo).
Va lasciato uno spazio tra il valore numerico ed il simbolo (es.: “10 g,” e non “10g”). In una
serie di misure si può riportare l’unità di misura alla fine, eccetto che per le percentuali (es.:
“3 e 10 °C” o “3, 6, e 9 m” ma “10 %, 59 %, e 104 %”).
Come scrivere termini non appartenenti alla lingua italiana
I termini non appartenenti alla lingua italiana, siano essi latini, inglesi o di qualsiasi altra
lingua, vanno riportati in corsivo. La regola vale per i binomi indicanti i nomi scientifici di
specie, ma anche per parole di uso corrente nella terminologia scientifica acquisite da altre
lingue (es.: et al., in vitro, in vivo, ad hoc, shelf-life, blanching, feedback, trend, plateau, ecc.).
Laddove esistono sinonimi in lingua italiana è preferibile il loro uso piuttosto che analoghi
termini in un’altra lingua.
12. L’ELABORAZIONE STATISTICA NELLE TECNOLOGIE ALIMENTARI
Per una corretta interpretazione della ricerca e della “natura quantitativa” della realtà è
opportuno conoscere e saper utilizzare i metodi statistici di base. La maggior parte delle ricerche
40
empiriche appartiene ad una delle due categorie generali che seguono. Nella ricerca di
correlazioni non si influenza (o almeno si cerca di non farlo) nessuna variabile ma si misurano e
si cercano relazioni (correlazioni) tra alcuni sottoinsiemi di variabili. Nella ricerca sperimentale,
vengono manipolate alcune variabili e misurati gli effetti di tale manipolazione su altre variabili;
per esempio, un trattamento termico su un prodotto grasso potrebbe accelerare il processo
d’irrancidimento di questo alimento e quindi ridurre la sua shelf-life. Con l’analisi statistica dei
dati nella ricerca sperimentale, si è comunque in grado di calcolare la “correlazione” tra
variabili, specificatamente, tra quelle manipolate e quelle che subiscono l’influenza di tale
manipolazione. È opportuno, quindi, impostare il piano di ricerca e di conseguenza elaborare i
dati ottenuti in maniera tale che abbiano una significatività statistica.
13. IL COMPUTER E LA TESI DI LAUREA
La tesi di laurea è una buona occasione per imparare ad utilizzare il PC ed per addestrarsi
all’uso di programmi di ampia diffusione come l’elaboratore di testi, il foglio elettronico e la
gestione degli archivi di dati.
L’esperienza ci dice che, con il PC, il modo migliore per imparare è applicare con
buonsenso l’”arte di arrangiarsi”, magari svolgendo i corsi di auto-istruzione, di cui oggi tutti i
principali programmi sono dotati. Occorre ricordare che tutti i software sono coperti da diritti
d'autore quindi è responsabilità dello studente l'eventuale trasgressione al copyright.
I seguenti sono i programmi che un tesista dovrebbe conoscere:
•
Sistema Operativo Windows: occorrono i fondamentali.
•
WinWord: imprescindibile programma di gestione dei testi.
•
Excel: foglio elettronico, gestione dei dati, tabelle, grafici, statistiche di base, simulazioni,
programmazione lineare, ecc.
•
Power Point: presentazioni informatizzate e la creazione di trasparenti.
•
Netscape oppure Explorer: navigazione in Internet.
•
Corel Draw: produzione di disegni, schemi, diagrammi di flusso, cartine geografiche.
•
Arc-View e Map-Info: rappresentazioni cartografiche più complesse.
•
Access: funzioni di data base complesse.
•
SAS, SPSS STATSOFT oppure JMP: analisi statistica approfondita (fattoriale, cluster,
correlazioni, regressioni, Anova, ecc.) con dotazione di ottimi manuali.
La Facoltà è ora dotata di una aula informatica (grazie al Progetto CampusOne), alla
quale i tesisti possono accedere per la realizzazione delle tesi. Per quegli studenti che ne hanno la
possibilità, esiste anche l'occasione di rendersi autonomi, dotandosi personalmente del computer:
si lavora meglio e si impara di più. L'onere economico per l’acquisto di un PC non è più
particolarmente elevato, soprattutto approfittando delle occasioni. Inoltre la capacità di
utilizzarlo è divenuto un punto qualificante di ogni curriculum professionale al pari della
conoscenza di una lingua straniera.
L'assistenza informatica è svolta dal relatore. In ogni caso, poiché "in tema di informatica
vale più la pratica che la grammatica", è opportuno rimboccarsi le maniche ed aiutarsi
reciprocamente tra studenti, il che significa, dopo aver imparato qualcosa, rendersi disponibili
per aiutare anche altri ad imparare.
14. IL MOMENTO DELLA DISCUSSIONE
41
E' ovvio che il lavoro di tesi non si conclude al momento della consegna dell'elaborato
alla segreteria della Facoltà. Per conseguire un buon risultato occorre essere in grado di condurre
una discussione brillante, o almeno dignitosa, della tesi. Tale obiettivo presuppone una
preparazione che in genere impegna quasi tutto il tempo che intercorre dalla consegna al giorno
della discussione.
La preparazione della discussione include in genere:
•
la redazione di una sintesi dei risultati e delle conclusioni;
•
la costruzione di una traccia schematica per punti, che segue la struttura della tesi,
concentrandosi sulla sequenza titolo-problema-obiettivi-metodo-risultati;
•
la preparazione dei lucidi (e/o delle diapositive e/o di una presentazione informatica).
Per prepararsi a condurre una buona discussione finale è utile redigere una “Sintesi” dei
risultati e delle conclusioni della tesi. Questo documento, se compilato prima del completamento
della tesi, può facilitare la stesura definitiva dell’Introduzione e delle Considerazioni conclusive
che, come abbiamo detto, spesso rappresentano l'ultimo atto della tesi.
La Sintesi, se fatta a regola d'arte, si rivelerà utile anche per fare conoscere il proprio
lavoro una volta conseguita la laurea. Potrete allegare tale sommario al vostro curriculum vitae
et studiorum. Un documento sintetico di questo tipo deve essere leggibile in pochi minuti e,
pertanto, non può superare le quattro cartelle dattiloscritte (1500-2000 parole).
L'esperienza insegna che ben pochi a questo mondo nascono con una perfetta capacità di
parlare in pubblico. Nel caso della discussione della tesi, la situazione generalmente è
ulteriormente complicata dalla tensione generata dalla difficoltà dell'argomento trattato e dalla
presenza di una platea di giudici esperti. Per questo, è assolutamente da evitare la strategia che
contempla la redazione di un riassunto ed il tentativo di impararlo e recitarlo a memoria. Nel
migliore dei casi si otterrà un effetto estremamente annoiante. Nel peggiore ci si sottoporrà
facilmente al rischio di cedere alla tensione, perdendo il filo della memoria, azzerando la
salivazione e facendo la classica "scena muta".
Per mantenere la concentrazione e la calma è fondamentale prepararsi accuratamente alla
discussione, provando e riprovando la presentazione della tesi. Ciò può essere effettuato in vari
modi:
i)
da soli;
ii)
con amici e parenti;
iii)
davanti al relatore ed al correlatore.
Generalmente, il risultato migliore lo si ottiene quando si è riusciti simulare più volte, ed
il più realisticamente possibile, la situazione reale: infatti, in questo modo ci si trova "allenati"
sia dal punto di vista dei contenuti (competenza), sia da quello ambientale (resistenza allo
stress). Il consiglio più ragionevole è quello di provare ripetutamente la presentazione "a
braccio", rispondendo alle domande, ascoltando i suggerimenti dei relatori e degli ascoltatori ed
annotandosi i punti critici su cui lavorare fino ad una preparazione soddisfacente.
15. AUTOVALUTARE LA TESI: UNA LISTA DI CONTROLLO
Prima di essere valutati, è sempre meglio essersi più volte autovalutati. Questo vale anche
per lo studente che redige la sua tesi di laurea. Ci sono molti modi di autovalutarsi, che vanno da
quelli più intuitivi a quelli più strutturati.
Un modo abbastanza strutturato di giudicare il proprio lavoro è rappresentato
dall’impiego delle liste di controllo (check list in inglese). Sostanzialmente, una lista di controllo
è una serie di quesiti che mettono alla prova il lavoro che si sta facendo o che si è fatto,
42
costringendo a rispondere a domande che evidenziano gli aspetti più rilevanti della qualità del
lavoro stesso. La seguente è un tentativo di lista di controllo dedicata alla tesi di laurea
specialistica, che tiene conto di tre dimensioni: significato generale, forma, rilevanza dei
contenuti.
Significato generale e grado di originalità
• La tesi risulta complessivamente valida e significativa sotto il profilo scientifico?
• Per quali aspetti?
• È da considerare un lavoro compilativo?
• È da considerare un lavoro con alcuni spunti ed approfondimenti validi sul piano
scientifico, ma in prevalenza basato su temi e risultati noti?
• È da considerare un lavoro contenente idee e contributi significativamente originali?
Forma della presentazione
• La tesi è scritta in buon italiano?
• L’indice è strutturato in modo chiaro e logico?
• Sono chiaramente distinte le parti contenti i risultati originali e quelle complementari
(studi introduttivi, inquadramenti, sviluppi dovuti ad altri ricercatori e simili)?
• Tabelle e grafici sono realizzati in modo soddisfacente?
• La bibliografia è formalmente ben strutturata?
Rilevanza, chiarezza e concisione
• Sono chiaramente indicate la natura del problema affrontato e gli obiettivi della tesi?
• Il laureando ha chiarito cosa ha fatto e perché valeva la pena di farlo, mettendo in
luce ciò che vi è di più significativo, stimolante e nuovo in questo lavoro?
• Il problema affrontato è effettivamente di rilievo per il settore scientifico in oggetto?
• Sono chiaramente enunciate le ipotesi fatte e ben delineati i procedimenti adottati?
• Il lavoro è adeguatamente inquadrato nel contesto delle principali ricerche realizzate
dalla comunità scientifica nazionale ed internazionale sull’argomento e sugli
argomenti collegati?
• Gli aspetti teorici e metodologici sono chiari e ben approfonditi?
• L’autore ha indugiato in modo prolisso nel descrivere sviluppi teorici, procedure o
strumentazioni?
• C’è un soddisfacente grado di coerenza tra gli obiettivi enunciati, la metodologia
utilizzata ed i risultati ottenuti?
• Vi sono parti che potevano essere utilmente ridotte od omesse, in quanto contengono
un eccesso di materiale, che si può ritenere marginale rispetto all’argomento centrale
della tesi?
• La discussione dei risultati è sufficientemente argomentata, approfondita e non
banale?
• Le conclusioni sono ben argomentate e di reale interesse?
• Sono indicate le possibili ulteriori direzioni della ricerca sull’argomento?
• La bibliografia è completa ed aggiornata?
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16. LE NORME PER LA PRESENTAZIONE DELLA TESI DI LAUREA (VECCHIO
ORDINAMENTO)
16.1.
Le norme di Facoltà per la presentazione della tesi
Il conseguimento della laurea è attualmente disciplinato da un regolamento, che
disciplina l’esame di laurea e le modalità di presentazione e valutazione della tesi di laurea. Il
regolamento si riferisce alle lauree del vecchio ordinamento. Al momento il regolamento
ufficiale per le lauree del nuovo ordinamento è in preparazione.
A) ESAME DI LAUREA
Art. 1 -Ammissione
Lo studente per accedere all'esame finale di laurea deve aver seguito i corsi e superato gli
esami relativi a n. 27 annualità o equivalenti (due insegnamenti semestrali equivalgono ad una
annuale) del piano di studio ed aver elaborato una tesi di laurea a carattere sperimentale.
Art. 2- Commissione di laurea
La Commissione di laurea e costituita da 11 membri ufficiali scelti fra i docenti titolari di
corsi ufficiali ed i ricercatori relatori di tesi.
Il componente che non può partecipare alla seduta di laurea è tenuto a segnalare
tempestivamente al Preside ed al Rettore il proprio impedimento.
La Commissione di laurea è presieduta dal Preside, o da un professore a ciò delegato
dallo stesso Preside.
Art. 3- Svolgimento dell'esame di laurea
Il luogo e le modalità di svolgimento della seduta di esame vengono stabilite dal Preside.
L'esame di laurea consiste in una discussione orale su un tema scelto dal candidato di stretta
attinenza con le discipline inserite nel proprio piano di studi.
La valutazione finale verrà espressa in centodiecidecimi, tenendo conto anche della
carriera scolastica del candidato. L'esame si intende superato se il voto risulta non inferiore a
66/110.
In caso di pieni voti assoluti (110/110) la Commissione, su proposta del Presidente e con
votazione unanime, conferisce la lode a studenti che abbiano una media dei voti riportati negli
esami di profitto non inferiore a 101/110.
Superato l'esame di laurea lo studente consegue il titolo di "dottore in Scienze e
Tecnologie Alimentari".
B) TESI DI LAUREA
Art. 4 -Presentazione delle domande
La domanda per l'assegnazione della tesi di laurea deve essere presentata al Preside della
facoltà almeno 12 mesi prima della data di laurea, indicando l'argomento di tesi ed il nome del
relatore.
Nel caso in cui non venga indicato il nome del relatore, il laureando può indicare tre
discipline per lo svolgimento della tesi, purché le discipline siano comprese nel proprio piano di
studio.
44
L 'assegnazione della tesi è vincolata al fatto che il candidato abbia superato almeno 20
esami. Alla richiesta di tesi di laurea deve essere allegata copia del piano di studio approvato dal
Consiglio di Facoltà.
La tesi può essere svolta anche presso altre Istituzioni e Aziende pubbliche e/o private,
appositamente convenzionate.
Prima di iniziare il lavoro, lo studente deve aver sostenuto con esito favorevole l'esame di
accertamento della conoscenza della lingua straniera.
Art. 5 -Modalità di assegnazione delle tesi di laurea
L'assegnazione della tesi di laurea è affidata alla Commissione didattica della facoltà di
agraria. La Commissione per l'assegnazione della tesi di laurea si riunisce tre volte l'anno: in
febbraio, giugno ed ottobre.
La Commissione esamina tutte le domande pervenute con le modalità di cui all'articolo 4.
Ratifica quelle concordate tra studente e relatore e designa il relatore per quelle non direttamente
concordate, tenendo conto delle preferenze espresse dallo studente nella domanda.
Le tesi di laurea non concordate tra studente e relatore saranno ripartite
proporzionalmente tra i diversi settori scientifici in relazione al personale docente e tecnico di
ciascun settore.
Art. 6 -Preparazione e verifica
Relatore deve essere il docente che al momento dell'assegnazione della tesi e professore
ufficiale della disciplina in cui essa viene svolta.
Il relatore ha il compito di seguire lo studente durante il suo lavoro di tesi e lo presenta
alla Commissione di laurea in sede di discussione della tesi.
I ricercatori confermati privi di incarico di insegnamento possono concordare tesi e
figurare come relatori in seduta di laurea, con il consenso del titolare dell'insegnamento cui
afferisce la tesi.
Nel caso in cui il relatore, per qualsiasi ragione, cessi dal servizio presso la Facoltà la
Commissione didattica provvede alla sua sostituzione.
Al relatore della tesi, su sua richiesta, la Commissione affianca un correlatore, che può
essere docente anche se appartenente ad altra Facoltà o Università o esperto esterno o cultore
purché abbiano specifiche competenze sull'argomento di studio assegnato.
Il relatore e/o il correlatore sono componenti della Commissione di laurea.
In caso di impedimento, sono tenuti a darne tempestiva comunicazione al Rettore, che
provvederà a nominare il sostituto.
La Commissione provvederà a nominare un controrelatore, tra i docenti della Facoltà,
dopo aver conosciuto l'argomento della tesi. In caso di impedimento, egli è tenuto a darne
tempestiva comunicazione alla Commissione che provvederà a nominare il sostituto.
Il controrelatore, ha il compito di seguire lo studente durante il periodo di tesi e di
verificare il lavoro da esso svolto mediante due colloqui da tenersi il primo a metà lavoro di tesi
ed il secondo ad un mese prima della data dell’esame di laurea.
A tale scopo, al controrelatore viene consegnata, insieme alla comunicazione della
nomina, un modello che egli dovrà compilare ad ogni colloquio con il tesista, riportando un
giudizio sintetico, e che dovrà consegnare al preside almeno 15 giorni prima dell’esame di
laurea.
Una copia della tesi dovrà essere consegnata in Presidenza almeno 15 giorni prima
dell’esame di laurea.
45
Art. 7- Valutazione della tesi di laurea
Il voto di laurea viene formulato dalla Commissione di laurea dopo aver sentito il
giudizio del relatore e letti i giudizi sui colloqui riportati dal controrelatore.
Ciascuna tesi viene valutata dalla Commissione per l'attribuzione di un massimo di 8
punti così ripartiti:
−
fino ad un massimo di 4 punti, proponibili dal relatore, tenuto conto della difficoltà e novità
della tesi, del contributo personale ed originale del candidato, dell’impegno profuso e della
qualità della relazione scritta;
−
fino ad un massimo di 4 punti sulla base del giudizio complessivo espresso dal
controrelatore. Durante l'esame di laurea, la Commissione di laurea potrà attribuire altri 2
punti in funzione della qualità della presentazione orale.
Al voto finale di laurea saranno, inoltre, aggiunti 2 punti se lo studente si laurea
regolarmente nel corso dei cinque anni accademici.
Il voto risultante dai precedenti conteggi verrà arrotondato all'unità, per eccesso o per
difetto.
La menzione a dignità di pubblicazione, per tesi di valore eccezionale, può essere
conferita con voto unanime, previa richiesta scritta da parte del relatore e di altri docenti che
abbiano visionato l’elaborato.
Il presente regolamento è d ritenersi valido a partire dalla sessione autunnale di laurea
dell’a.a. 2001/2002.
16.2. Lo schema di Ateneo che regola le convenzioni per le lauree specialistiche e di
dottorato
CONVENZIONE
TRA
La Facoltà/ il Dipartimento di __________________, nel prosieguo del presente atto denominata/o semplicemente
Facoltà (o Dipartimento), con sede legale in Foggia alla Via _____________________, rappresentata/o dal Preside /
Direttore, Prof. _____________________, nato a ____________________ il __________________,
E
Il / la _________________, nel prosieguo del presente atto denominato/a semplicemente Ente, con sede legale in
_________________ alla Via _____________________, rappresentato/a dal __________________, Dott.
____________________, nato a __________________ il _____________.
PREMESSO
- che l’art. 27 del D.P.R. n. 382/80 prevede espressamente la possibilità per le Università di stipulare apposite
convenzioni con Enti pubblici e privati al fine di avvalersi di attrezzature e servizi logistici extra-universitari per lo
svolgimento di attività didattiche integrative di quelle universitarie, finalizzate al completamento della formazione
accademica e professionale;
- che la Facoltà / il Dipartimento è interessata/o ad una collaborazione con l’Ente al fine di completare la
formazione universitaria degli studenti, nonché per lo svolgimento di tesi di laurea o dottorato di ricerca;
- che l’Ente ha manifestato la propria disponibilità alla stipula di apposita convenzione per l’utilizzazione, ai fini
didattici integrativi, delle proprie strutture ed attrezzature;
- che gli studenti ed i dottorandi ammessi usufruiscono della copertura assicurativa di cui all’art. 4 del T.U.
INAIL (D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124);
- che gli studenti e dottorandi ammessi dovranno provvedere direttamente al loro mantenimento.
TUTTO CIÒ PREMESSO LE PARTI CONVENGONO E STIPULANO QUANTO SEGUE:
Art. 1
La Facoltà / Il Dipartimento e l’Ente si impegnano ad una proficua collaborazione, nel rispetto delle rispettive
funzioni, per lo svolgimento di attività didattica e di ricerca, nonché per l’utilizzo di attrezzature e servizi logistici,
ai fini della realizzazione di tesi di laurea e di dottorato di ricerca.
Art. 2
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L’Ente si impegna a mettere a disposizione della Facoltà / del Dipartimento le strutture e le attrezzature di cui
dispone, nei limiti di compatibilità con le proprie attività ed esigenze organizzative, per lo svolgimento delle attività
indicate al precedente art. 1, sotto la direzione di personale della Facoltà / del Dipartimento.
Art. 3
I laureandi e i dottorandi ammessi, durante la loro permanenza presso le strutture dell’Ente, saranno tenuti al
rispetto delle norme che regolano l’attività lavorativa del predetto Ente. All’inizio di ogni anno accademico sarà
concordato, compatibilmente con le esigenze della Facoltà / del Dipartimento e dell’Ente, il numero massimo,
l’elenco nominativo dei laureandi e dei dottorandi ammessi a frequentare le strutture convenzionate ed il relativo
periodo di frequenza.
Art. 4
Ai sensi dell’art. 10 del D.M. 5 agosto 1998, n. 363, al fine di garantire la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori o
equiparati che prestano la propria opera per conto dell’Università degli Studi di Foggia presso un Ente esterno,
all’Ente convenzionato, relativamente alle proprie strutture, competeranno gli obblighi previsti dal D.Lgs. 19
settembre 1994, n. 626 e s.m.i. riguardante il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il
lavoro e dal D.M. 10 marzo 1998 sulla sicurezza antincendio e gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro.
Art. 5
Le parti si impegnano a mettere in atto ogni forma di collaborazione che risultasse di comune interesse in relazione
alle finalità del presente accordo.
Art. 6
La collaborazione, oggetto della presente convenzione, non dà luogo ad alcun profitto finanziario di corrispettività
fra la Facoltà / il Dipartimento e l’Ente.
Art. 7
La convenzione ha la durata di cinque anni a decorrere dalla data della stipula. Successivamente, è rinnovata
tacitamente per un ugual periodo qualora non intervenga disdetta da una delle parti da comunicare all’altra per
iscritto entro 90 giorni dalla data di scadenza.
(E’ fatto salvo il diverso accordo delle parti).
Art. 8
Qualsiasi controversia inerente alla presente convenzione, comprese quelle relative alla sua interpretazione, validità,
esecuzione e risoluzione, sarà risolta mediante arbitrato rituale, in conformità al Regolamento della Camera arbitrale
della Camera di Commercio di Foggia, da un collegio arbitrale nominato secondo detto Regolamento.
Il collegio deciderà secondo diritto, nel rispetto degli artt. 806 e segg. cod. proc. civ..
(E’ fatto salvo il diverso accordo delle parti).
Art. 9
Le spese di bollo ed, eventualmente, quelle di registrazione del presente atto, qualora richiesta dall’Ente, sono a
carico dell’Ente stesso.
Foggia, lì
FACOLTÀ / DIPARTIMENTO
IL PRESIDE / IL DIRETTORE
RAGIONE SOCIALE ENTE
IL RAPPRESENTANTE LEGALE
17. LE NORME PER LA DISCIPLINA DEL TIROCINIO
17.1.
Il regolamento della Facoltà di Agraria
Il conseguimento della laurea è condizionato all’espletamento di un periodo di tirocinio
formativo (D.M. 509/99 art.10, comma 1, lettera f; D.M. 142/98). Di seguito se ne riporta il
regolamento vigente presso la Facoltà di Agraria (Regolamento delle attività didattiche teoricopratiche di tirocinio per gli studenti del corso di laurea). Sulle norme di redazione della relazione
di tirocinio, vedere il capitolo 3, riguardante le tesine.
Art.1 - Definizione delle attività didattiche pratiche-applicative di tirocinio
Le attività didattiche pratiche-applicative di tirocinio (di seguito chiamate "tirocinio") per gli studenti dei Corsi di
Laurea attivati presso la Facoltà di Agraria sono previste dai Regolamenti dei Corsi di Laurea e possono essere
svolte presso strutture interne all'Ateneo od extra-universitarie.
47
Il tirocinio è finalizzato a mettere lo studente in contatto con la realtà del mondo del lavoro, onde completare la sua
formazione teorico-pratica e professionale, ed aprire spazi per possibili inserimenti lavorativi.
Sedi del tirocinio sono le imprese e gli enti pubblici e privati del settore agricolo-alimentare o di altri settori ad esso
affini.
Il tirocinio consiste nella partecipazione dello studente all'attività della struttura ospitante in rapporto al programma
concordato.
Il tipo e le modalità di partecipazione sono concordati tra un docente, od un ricercatore, individuato, su eventuale
proposta dello studente, dalla Commissione per il "tirocinio" di cui al successivo art.5, fra quelli indicati dal
Consiglio di Corso di Laurea, denominato "tutore", il responsabile della struttura ospitante od un suo delegato,
denominato "referente" e lo studente.
Il "tirocinio" non deve essere motivo di rapporto di lavoro retribuito né comunque sostitutivo di manodopera
aziendale o di prestazione professionale: ne sono impedimenti le esigenze in materia assicurativa, le normative sul
lavoro e le responsabilità per eventuali danni. Non è considerata remunerazione l'eventuale fruizione di servizi
aziendali gratuiti da parte del tirocinante. Il tirocinante è coperto da polizza assicurativa contro gli infortuni e di
responsabilità civile stipulata dall'Università.
Art.2 - Rapporti con le strutture idonee allo svolgimento del "tirocinio"
I rapporti con le strutture interne all'Ateneo sono regolati da accordi con il Direttore, od il responsabile delegato,
della struttura. I rapporti con le strutture extra-universitarie nazionali e con le strutture universitarie ed extrauniversitarie estere sono regolati da convenzioni secondo quanto disposto dall’art. 27 del D.P.R. 11.7.80, n. 382, e
dalle norme vigenti approvate da codesta Università
Nell'individuare tali strutture il Consiglio di Corso di Laurea accerta altresì la sussistenza dei requisiti previsti dal
testo aggiornato del D.L. 626/94 e successive integrazioni (D.M. n. 363 5/08/98) relativo alla sicurezza.
Art.3 - Modalità di svolgimento del "tirocinio"
Il "tirocinio" ha durata di 250 ore per il Corso di Scienze e Tecnologie Alimentari e 225 ore per gli altri Corsi di
laurea, ripartiti in non meno di 30 e 28 giorni, rispettivamente. Può essere effettuato in periodi diversi, ciascuno dei
quali di durata non inferiore ad una settimana, salvo accordi diversi tra il tutor, il referente e lo studente, ma deve
essere completato nell'arco di un trimestre, salvo situazioni particolari. Esso può essere effettuato non prima
dell'iscrizione al 3° e purché lo studente abbia acquisito almeno 90 crediti.
In ogni caso il "tirocinio" non deve essere esclusivamente attività di ricerca né deve essere oggetto di tesi di laurea.
Art.4 - Domanda di ammissione
La domanda d'ammissione al "tirocinio", compilata su apposito modulo a cura dello studente, deve essere presentata
dallo studente alla Segreteria della Facoltà durante tutto l’anno ad esclusione del mese di Agosto, indicando il
programma di massima che intende svolgere, il periodo o i periodi di svolgimento, la sede o le sedi preferenziali
(fini ad un massimo di tre), avvalendosi del consiglio di un docente o di un ricercatore, che la controfirma.
La domanda viene esaminata dalla Commissione per il tirocinio, entro i trenta giorni successivi alla presentazione
della medesima.
Qualsiasi richiesta di rinvio dell'inizio del "tirocinio", di variazione di sede o di periodo di svolgimento, dovrà
essere motivata per iscritto ed esaminata ed approvata dalla Commissione per il tirocinio
Il Preside fornisce alla Segreteria della Facoltà l'elenco aggiornato delle strutture convenzionate o convenzionabili,
entro il 30 giugno di ogni anno per la pubblicazione nell'apposito albo (guida dello studente).
Art.5 - Commissione per il "tirocinio"
La commissione per il "tirocinio" è presieduta dal presidente del Corso di Laurea, o da un suo delegato, ed è
composta da cinque rappresentanti tra docenti e ricercatori, di cui almeno tre professori di ruolo di I e II fascia, e da
un rappresentante degli studenti tra quelli eletti nel Consiglio di Corso di Laurea. Ad essa sono affidati i seguenti
compiti:
1.. compilare, ed aggiornare per ogni anno accademico, un elenco delle sedi di cui all'art.4;
2.. esaminare le domande degli studenti, approvare i programmi di "tirocinio" ed indicare i tempi di svolgimento e
le sedi, tenendo conto, ove possibile, delle istanze degli studenti stessi;
3.. individuare tra i docenti ed i ricercatori, incluso quello contattato dallo studente, un "tutore" che, nell'ambito
dell'attività didattica programmata dalla Facoltà, segua l'attività del tirocinante e mantenga i contatti con i
responsabili delle sedi ospitanti. Il tutore segue lo studente nel "tirocinio"; ne concorda le modalità pratiche di
svolgimento tenendo conto del programma di massima approvato; cura, e se ne accerta mediante contatti periodici,
che il "tirocinio" sia svolto in modo appropriato;
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4.. esprimere un giudizio sulla validità del "tirocinio" svolto, visto il rapporto del tutore, ed ove necessario del
referente, il libretto diario e la relazione scritta dello studente;
5.. proporre alla Facoltà, sentito il Corso di Laurea, la stipula di convenzioni con "nuove strutture" e la risoluzione
di quelle esistenti, con motivata relazione, qualora nel corso del rapporto convenzionale venga riscontrata la
inidoneità della struttura al proseguimento della collaborazione.
Art.6 - Svolgimento, assenze ed interruzioni del "tirocinio"
Durante il "tirocinio" gli studenti svolgono le mansioni loro affidate quale adempimento dei propri obblighi di
iscritti al Corso di Laurea e mantengono periodici contatti con il tutore.
In caso di assenza per malattia o di interruzioni per motivati impedimenti il tirocinante è tenuto ad avvertire il tutore
ed il responsabile (referente) della sede di "tirocinio" ed a recuperare le ore di assenza.
Art.7 - Libretto-diario
Il tirocinante ha l'obbligo di ritirare il libretto-diario presso la Segreteria della Facoltà prima dell'inizio del
"tirocinio" e di compilare, durante il "tirocinio", il diario dell'attività svolta.
Il libretto-diario è controfirmato, al fine della certificazione delle presenze e dell'attività svolta, dal responsabile
dell'azienda od Ente ospitante.
Art.8 - Valutazione del "tirocinio"
Il libretto-diario, la relazione finale dattiloscritta dello studente ed il rapporto scritto del tutore debbono essere
consegnati dallo studente all'incaricato della Commissione per il "tirocinio" del Corso di Laurea.
La Commissione per il tirocinio, ristretta alle sole componenti dei docente e dei ricercatori, effettua la valutazione
finale dell'attività di "tirocinio" svolta.
Qualora il "tirocinio" non venga considerato completato, la Commissione, sentito lo studente ed il tutore, attribuirà
d'ufficio un nuovo periodo di "tirocinio" presso altra sede.
La Commissione, al termine dei lavori e comunque non oltre il ventesimo giorno prima dell'esame finale di laurea,
trasmette alla Segreteria di Facoltà il giudizio finale e la relativa documentazione.
Art.9 - Equiparazione di attività lavorativa al "tirocinio"
Considerate le finalità del "tirocinio" previste dall'ordinamento didattico e dichiarate nel presente Regolamento, può
essere equiparata all'attività di "tirocinio" l'attività di lavoro che lo studente svolge e/o abbia svolto presso
un'azienda/ente/impresa, pubblica o privata, italiana o straniera. A questo fine lo studente deve presentare domanda
al Consiglio di Corso di Laurea allegando la documentazione che ritiene idonea. La commissione per il "tirocinio"
esamina la domanda e valuta la congruità dell'attività lavorativa documentata con le finalità formative del Corso di
Laurea. Nei casi in cui non sussiste detta congruità, la Commissione indica al richiedente le modalità di svolgimento
del "tirocinio", interno o presso azienda convenzionata.
Agli studenti provenienti da altre Università, italiane o straniere, ed alle persone in possesso di titolo di studio
rilasciato da altre università, italiane o straniere, che chiedano il riconoscimento di tutta o parte della loro carriera ai
fini dell'ammissione o del trasferimento al Corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie, può essere riconosciuta
l'equiparazione di eventuale attività lavorativa, se documentata e congrua con le finalità formative del Corso.
In entrambi i casi sopra citati il riconoscimento avviene tramite delibera del Consiglio di Corso di Laurea, sentito il
parere della Commissione per il "tirocinio".
17.2.
Lo schema di Ateneo che regola le convenzioni per i tirocini
Convenzione per la realizzazione di tirocini formativi e di orientamento
Azienda …………………………….. – Facoltà di ……………..
Tra la Facoltà di …………….., Corso di Laurea in………………dell’Università degli Studi di Foggia codice
fiscale …………, con sede legale in Foggia via ……….. n. …., rappresentata dal Preside Prof. ……………
nato a ……… il ……………,
e
………………………….. codice fiscale ……….. nella persona del Presidente …………., nato a ………. (…) il
………….., domiciliato per la carica presso ………….. sita in Foggia via …….. n. ……
PREMESSO
•
che l’art.18 della legge 196/97 prevede, al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro e di
agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro, l’attivazione di iniziative di
49
tirocini pratici e stages a favore di soggetti che hanno già assolto l’obbligo scolastico ai sensi della legge 31
dicembre 1962, n.400;
•
che gli organismi che possono progettare e attuare le iniziative di tirocini ai sensi della legge 196/97 ,
anche su proposta degli Enti bilaterali e delle Associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, e quindi
avviare i soggetti presso i datori di lavoro pubblici e privati per la realizzazione dei tirocini stessi sono le Agenzie
per l’Impiego, le Sezioni circoscrizionali per l’impiego, Università, Provveditorati agli studi, Istituzioni scolastiche
statali e Istituzioni scolastiche non statali che rilascino titoli di studio con valore legale, Centri pubblici di
formazione e/o orientamento, o centri a partecipazione pubblica o in regime di convenzione con la Regione o la
Provincia competente, istituzioni formative private non aventi scopo di lucro sulla base di una specifica
autorizzazione della regione, fatta salva la possibilità di revoca, Comunità terapeutiche e Cooperative sociali;
CONSIDERATO
•
che le finalità di cui sopra si realizzano con esperienze in imprese volte a far conoscere, tra l’altro, aspetti
nuovi e/o tendenzialmente innovativi delle professionalità, delle tecnologie e dell’organizzazione del lavoro;
•
che le esperienze si attuano sulla base degli impegni assunti dalle parti contraenti;
SI CONVIENE
Ai sensi dell’art. 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196 la ..……………………… ………………………….
(riportare la denominazione dell’azienda ospitante) si impegna ad accogliere presso le sue strutture n. …….soggetti
in tirocinio di formazione e di orientamento su proposta della Facoltà di……….Corso di Laurea
in……………..dell’Università degli Studi di Foggia, ai sensi del D.M. 25 marzo 1998, n. 142;
TUTTO CIO’ PREMESSO LE PARTI DICHIARANO QUANTO SEGUE:
ART. 1
Il programma di tirocinio ha come oggetto l’acquisizione nella pratica della conoscenza di realtà economiche e
produttive al fine di completare il percorso formativo accademico del tirocinio e di agevolarne la scelta
professionale.
ART. 2
Il Tirocinio avrà una durata non superiore a quella massima prevista dalle normative vigenti, art.7 del D.M. del 25
marzo 1998, n. 142.
ART. 3
L’Università si impegna, ai sensi dell’art. 5 del D.M. del 25 marzo 1998, n. 142, a trasmettere alla Regione, alla
struttura territoriale del Ministero del Lavoro competente per territorio in materia di ispezione e alle rappresentanze
sindacali aziendali (o, in mancanza, agli organismi locali delle confederazioni maggiormente rappresentative sul
piano nazionale) copia della presente convenzione e di ciascun progetto formativo e di orientamento.
ART. 4
L’Università si impegna ad assicurare i tirocinanti contro gli infortuni sul lavoro presso l’INAIL, nonché per la
responsabilità civile verso terzi presso le Compagnie di assicurazione operanti nel settore. Le coperture assicurative
devono riguardare anche le attività eventualmente svolte dal tirocinante al di fuori dell’azienda e rientranti nel
progetto formativo e di orientamento. In caso d’incidente durante lo svolgimento del tirocinio, il soggetto ospitante
si impegna a segnalare l’evento, entro i tempi previsti dalla normativa vigente, agli Istituti assicurativi (facendo
riferimento al numero della polizza sottoscritta dal soggetto promotore) ed al soggetto promotore.
ART. 5
La Facoltà si impegna a garantire la presenza di un tutor come responsabile didattico ed organizzativo delle attività
di tirocinio.
ART. 6
L’Azienda si impegna ad indicare il responsabile aziendale dell’inserimento dei tirocinanti cui fare riferimento. Il
tirocinio potrà svolgersi in più settori operativi della stessa Organizzazione lavorativa.
ART. 7
Il tirocinio formativo e di orientamento, ai sensi dell’art. 18, comma 1, lettera d), della legge n. 196 del 1997, non
può configurarsi in alcun modo come rapporto di lavoro. Durante il periodo di tirocinio, il tirocinante, pur non
essendo tenuto al rispetto degli orari di lavoro dei dipendenti, deve attenersi a quanto concordato con il tutor
aziendale ed adeguarsi al regolamento, norme e procedure in uso, ivi comprese quelle relative alla sicurezza e
all’igiene del lavoro, a quelle infortunistiche e alle festività stabilite. Il tirocinante deve altresì sottostare ai vincoli di
segretezza per quanto attiene ai prodotti, processi produttivi e ad ogni altra attività o caratteristica dell’Azienda di
cui venisse a conoscenza durante il tirocinio.
ART. 8
In attuazione dell’art. 10 del Decreto Ministeriale dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica del
05.08.1998 n. 363, il dott……………………in qualità di ……………………, ai sensi del Decreto Legislativo
50
19.09.1996 n. 626, garantisce al soggetto promotore, l’applicazione ed il rispetto della legislazione in materia di
prevenzione, protezione, sicurezza ed igiene del lavoro negli ambienti dove opererà il tirocinante.
ART. 9
Il datore di lavoro che ospita il tirocinante si impegna a :
•
garantire al tirocinante l’assistenza e la formazione necessarie al buon esito del tirocinio;
•
rispettare le norme antinfortunistiche e d’igiene sul lavoro;
•
consentire al tutor dell’Ente promotore di contattare il tirocinante e il tutor aziendale per verificare
l’andamento del tirocinio e per la stesura della relazione finale.
ART. 10
Per ciascun tirocinante inserito nell’impresa ospitante in base alla presente convenzione viene predisposto un
progetto formativo e di orientamento contente:
•
il nominativo del tirocinante;
•
i nominativi del tutore e del responsabile aziendale;
•
gli obiettivi e le modalità di svolgimento del tirocinio con l’indicazione dei tempi di presenza in azienda;
•
le strutture aziendali presso cui si svolge il tirocinio;
•
gli estremi identificativi delle assicurazioni INAIL e per la responsabilità civile.
ART. 11
Le attività svolte nel corso dei tirocini hanno valore di credito formativo.
ART. 12
La presente convenzione decorre dalla data sottoindicata, ha durata di un anno e viene rinnovata tacitamente di anno
in anno, salvo disdetta da comunicarsi da una delle parti entro tre mesi dalla scadenza.
FOGGIA,
FACOLTA’ DI ……………………..
AZIENDA
18. VALE LA PENA DI COPIARE LA TESI?
La risposta è NO. Non vale la pena di copiare la tesi (tesi o tesina, qui fa lo stesso). Un
po’ per ragioni di etica deontologica e un po’ per ragioni di etica utilitaristica. Vediamo di
spiegarci meglio.
L’etica deontologica risponde al seguente criterio: è giusto ciò che sento sia giusto,
dentro di me (ricordate Kant e la frase “Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di
me”? No? Pazienza). Se ascoltate la legge morale dentro di voi, è impossibile che possiate
copiare pedissequamente la tesi, anche perché il vostro amor proprio non ve lo consentirà.
Complimenti.
L’etica utilitaristica risponde a quest’altro criterio: è giusto ciò che è utile. Dunque, il
problema si sposta su questo nuovo tema: è utile che copiate la tesi?
Nella migliore delle ipotesi, cioè nel caso in cui lo studente la faccia franca, si può
riscontrare un’utilità immediata (seppur di basso profilo), che consiste nel risparmio di qualche
mese di studio. Ma, pur copiando, certamente egli finirà per perdere comunque del tempo, senza
imparare nulla, per ritrovarsi, poi, sul luogo di lavoro, a rimpiangere di non avere dedicato il
tempo necessario per imparare a creare, in piena responsabilità, un intero elaborato scientifico.
Anche nella migliore delle ipotesi, dunque, avrà perso un’occasione, spesso unica nella vita di
una persona, di scrivere un libro.
Vediamo invece la peggiore delle ipotesi, quella in cui il relatore si accorge del plagio.
Non è un’ipotesi remota, in quanto il relatore conosce meglio dello studente la bibliografia
nazionale ed internazionale, le tesi fatte anche presso altri Atenei e i documenti presenti su
internet. Se accade questo, oltre ai guai legali, lo studente sleale avrà perso l’occasione per
mantenere intatta la sua reputazione. La reputazione, si badi, è un patrimonio inestimabile per un
professionista, forse più ancora della preparazione tecnica.
51
Copiare la tesi mette a rischio entrambe, reputazione e preparazione. Sul serio, copiare
non conviene nemmeno dal punto di vista utilitaristico.
Ciò non significa che sia obbligatorio partire sempre da zero e che non si debba utilizzare
per la tesi il materiale che altri hanno prodotto in precedenza. Anzi. Per fare un esempio, anche
questo elaborato che state leggendo è largamente debitore di note realizzate da altri docenti per
guidare gli studenti nella redazione delle tesi di laurea. L’importante è comportarsi lealmente,
citando le fonti e riconoscendo i meriti altrui.
Per saperne di più sull’etica deontologica e su quella utilitaristica (e anche su altro, ad
esempio i principi filosofici su cui si basa la scienza), si consiglia “Il primo libro di filosofia” di
Nigel Warburton, pubblicato da Einaudi (Warburton, 1999). Per saperne di più sulla copiatura
delle tesi, si rimanda all’articolo di Giancarlo Mola, tratto da un sito internet, che abbiamo
riportato di seguito.
Tesi di laurea? La copio su Internet di GIANCARLO MOLA
Da bravi informatici avevano, già al primo anno di università, una ottima conoscenza di Internet. Ma, come si dice,
non si applicavano. E allora per superare l'esame finale del corso si sono affidati alla Rete. Sono andati a
scartabellare nelle pagine web dei loro colleghi del quarto anno, quindi hanno prelevato le prove presentate ai
corsi precedenti e vi hanno attinto abbondantemente. Risultato: novanta allievi del primo anno di Scienze
informatiche dell'università di Edimburgo sono finiti nella più grossa inchiesta avviata da un ateneo di sua maestà.
Con l'insolita accusa di "cybercopiatura" di massa. "Tutti gli studenti coinvolti sono stati individualmente contattati
in modo da consentire agli esaminatori di arrivare a una soluzione corretta del caso", hanno detto i responsabili
dell'università. Che per adesso hanno sequestrato le prove d'esame di oltre metà degli iscritti al corso. Un caso fin
troppo clamoroso per non aprire la polemica. "Non c'è dubbio che questo sia il problema più serio e diffuso
all'università", hanno subito detto i docenti di Edimburgo. Denunciando l'inarrestabile germogliare di siti che
mettono in linea appunti di lezioni, tesi, tesine, vecchie prove d'esame e test. Un fenomeno che non è solo
britannico. Se infatti gli universitari anglosassoni (ma è solo un esempio) possono trovare le soluzioni ai loro
problemi su Cyberessays, i liceali tedeschi hanno a disposizione Cheatweb, una raccolta di temi ed elaborati di
tutte le materie, ora disponibile anche in inglese. Si tratta di siti che si alimentano grazie al passaparola e alla
solidarietà studentesca nelle scuole e nei campus. Gratuiti o a pagamento, con semplice accesso ai database o con
servizi personalizzati. Le banche dati di materiale universitario cominciano a prosperare anche in Italia. Sul web è
facile trovare siti che contengono appunti di lezioni accademiche o addirittura tesi di laurea già pronte. Tra i primi a
rischiare l'avventura, due ragazzi iscritti a Economia e commercio di Roma con il pallino per la rete. Maurizio
Colagreco e Davide De Guz hanno lanciato University.it nel 1996. A partire da un'idea semplice semplice: "Noi vi
mettiamo a disposizione i nostri appunti, a patto che voi facciate altrettanto". È nato così un database che oggi ha in
linea sintesi di 295 corsi di tutte le facoltà italiane.
"Se qualcuno cerca materiale, ci contatta compilando un modulo che si trova sul nostro sito", dice Maurizio
Colagreco, 28 anni. "Allo stesso tempo ci invia i suoi appunti, che noi valutiamo dando un punteggio in base alla
qualità del lavoro. Noi gli accreditiamo un numero di punti triplo rispetto a quello dei suoi lavori, e quei punti
diventano 'moneta' per comprare ciò che gli serve".
Chi vuole invece consultare tesi di laurea può rivolgersi a Liber Liber. Che tra gli altri servizi offre anche una
biblioteca composta per ora da oltre 50 titoli. E qui il discorso si fa più spinoso. Se infatti mettere in linea gli
appunti non pone problemi - salvo l'eventuale tutela del copyright di chi tiene le lezioni - pubblicare le tesi è un po'
come camminare in un campo minato. Perché questo potrebbe aprire le porte al plagio indiscriminato. Se è vero
infatti che tutte le tesi sono atti pubblici liberamente consultabili, non si può dimenticare che la telematica muta
nella sostanza i termini della questione. Non è un caso infatti che una delle operazioni più frequenti degli utenti di
computer è proprio il "copia e incolla". Qualsiasi studente di Messina potrebbe prelevare dalla rete la tesi di un
collega di Padova e presentarla al suo professore bella e pronta. In pochi minuti e senza alcuno sforzo.
"Ma è la scoperta dell'acqua calda", protesta Marco Calvo, 31 anni, presidente di Liber Liber. "Il mercato delle
tesi esiste in Italia da sempre. I disonesti hanno copiato in passato e continueranno a farlo in futuro. Il punto è che
non si può penalizzare la stragrande maggioranza di studenti seri per punire i pochissimi che non lo sono". I rischi
della pubblicazione delle tesi sono, secondo Liber Liber, ampiamente compensati dai vantaggi: la possibilità di
trovare lavori analoghi da cui trarre informazioni, o avere bibliografie da cui partire per la propria ricerca. "E poi
- conclude Calvo - anche i docenti devono fare il loro mestiere: se seguissero davvero lo studente e leggessero con
attenzione il suo lavoro si accorgerebbero immediatamente se ha copiato da qualche parte".
52
Ed ecco che la frittata è rigirata. A finire sotto accusa è l'università e il più tradizionale dei suoi istituti: la tesi di
laurea. Una teoria che trova adepti anche sul fronte opposto, quello dei professori. "Se gli studenti copiano è
perché glielo consente la nostra rigidità", dice Roberto Maragliano, docente di Tecnologie dell'istruzione alla
Terza università di Roma. "Sono d'accordo con Umberto Eco: le tesi devono essere lavori estremamente
circoscritti. Perché solo così è facile accorgersi se siano o meno farina del sacco dello studente. Io impiego tre
quarti del tempo di preparazione dell'allievo per la definizione del tema".
La furbizia dei laureandi sarebbe quindi l'altra faccia della medaglia dell'indolenza dei docenti. Che in primo
luogo non fanno sforzi di fantasia nell'affidare ricerche originali. E che in secondo luogo non si preoccupano di
verificare attentamente i lavori consegnati. Ci sarebbe la stessa tecnologia a dare una mano ai professori. Sono
numerosissimi i programmi di confronto testi che permettono di analizzare la struttura degli elaborati, fino alla
grammatica e la sintassi, e quindi di individuare le copiature. Niente impedisce infine agli accedemici di consultare
a loro volta le banche dati in Rete e scovare eventuali fonti di plagio. "Diciamocelo chiaramente", conclude
Maragliano. "La maggior parte di coloro che si indignano per questi effetti della tecnologia, non la conoscono. E
insistono con i veti. Lo fanno perché non vogliono ammettere di non saper andare in bicicletta e allora si inventano
che è pericolosa e che fa male alla salute". (24 luglio 1999)
19. CONCLUSIONE: UNA BUONA TESI È COME IL MAIALE, NON SI BUTTA VIA
NIENTE
Quando è stata realizzata con un ragionevole impegno, la tesi (tesina di laurea o tesi
specialistica, di ricerca o compilativa, non importa), non rappresenta esclusivamente una bella
esperienza, ma anche e soprattutto un patrimonio culturale personale da impiegare
concretamente e utilmente nel futuro professionale.
Anche se l'ambito di lavoro del laureato non fosse quello puramente scientifico (nel qual
caso la tesi diventerebbe automaticamente il primo cimento nella propria professione),
nell'ambiente lavorativo saranno richieste prima o poi, alcune tra le seguenti abilità, applicate al
settore agro-alimentare:
- impostare lavori a contenuto di un certo rigore metodologico;
- rilevare, analizzare e valutare fenomeni qualitativi e quantitativi;
- strutturare e redigere documenti e relazioni;
- presentare rapporti informativi di fronte ad un pubblico specializzato.
Sono tutte competenze e capacità che un lavoro serio di tesi ha certamente contribuito,
almeno in una certa misura, a trasferire allo studente. Purtroppo, con il trascorrere del tempo
molte di queste abilità tendono ad essere rimosse, se non vengono alimentate da una continua
esercitazione. Per questi motivi è consigliabile che lo studente conservi in modo ordinato e
sistematico sia la tesi sia tutta la documentazione servita alla sua preparazione (bibliografia,
schemi metodologici, modelli, questionari, programmi di elaborazione compilati ad hoc, ecc.) e
non riportata all'interno dell'elaborato finale.
E' probabile, molto più di quanto non si pensi, che prima o poi ciascuna parte del lavoro
di tesi (la struttura stessa, alcuni capitoli, la bibliografia, un’appendice, e altro ancora) si riveli
utile dal punta di vista professionale, magari secondo modalità completamente inaspettate.
Ma c'è qualcosa di più. Una buona tesi di laurea non assicura soltanto l'assunzione di
nozioni scientifiche o di competenze tecniche, ma contribuisce a creare meccanismi di
apprendimento globale, che alimentano la cosiddetta "conoscenza tacita", la quale costituisce il
vero patrimonio di un laureato (prima) e di un esperto professionista (poi).
La consapevolezza di avere già realizzato "un lavoro ben fatto" e di aver saputo superare
con efficacia i tanti ostacoli che si incontrano in un lavoro complesso, potrà essere preziosa nei
momenti in cui occorrerà affrontare nuovi problemi ed inventare nuove soluzioni.
53
E' in questo senso che di una tesi fatta bene, come di un maiale allevato bene, non si butta
via niente. Pur sapendo che la metafora è tratta dal campo agro-alimentare, siamo certi che
questo vale non solo per gli studenti della Facoltà di Agraria, ma anche per tutti gli altri.
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Appendice 1 - Unità di misura del Sistema Internazionale (SI) e relativi simboli
Unità di misura
bar
Simbolo
Brix
°Brix
Celsius
centimetro
centimetro cubo
decimetro cubo
metro cubo
giorno
grado (angolare)
decisiemens
decimetro
diametro
eigen volt
Einstein
°C
cm
cm3
dm3
m3
d
°
dS
dm
diam
eV
E
grammo
grammi per
centimetro cubo
forza di gravità
ettaro
hertz
ora (tempo)
joule
Kelvin
kilodalton
kilogrammo
kilolux
kilometro
kilovolt
litro
lux
megagrammo
metro
microequivalente
microgrammo
microlitro
micrometro
micromolare
micromole
milliequivalente
milligrammo
millilitro
g
g·cm–3
g
ha
Hz
h
J
K
kDa
kg
klx
km
kV
L
lx
Mg
m
µeq
µg
µL
µm
µM
µmol
meq
mg
mL
Note
da non usare; convertire al SI:
1 bar + 0.1 MPa =100 kPa
esprime la concentrazione (%)
di solidi solubili nei succhi
estratti da tessuti vegetali
equivalente a 1 mL
equivalente a 1 L
solo come intestazione di colonna in tabella
solo se vicino ad un numero
misura fuori uso per mole di fotoni;
meglio µmol·m–2·s–1
usare preferibilmente g·mL–1 o g·L–1
unità base per la temperatura del SI; (non usare °K)
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millimetro
millimolare
millimole
millivolt
minuto (tempo)
mm
mM
mmol
mV
min
molare
mole
nanolitro
nanometro
nanosecondo
normale
(grammo-equivalenti
per litro)
pascal
secondo (tempo)
centimetro quadro
metro quadro
tonnellata
volt
watt
Prefissi comuni:
106
103
102
10–1
10–2
10–3
10–6
10–9
10–12
M
mol
nL
nm
ns
N
Pa
s
cm2
m2
t
V
W
mega
kilo
hetto
deci
centi
milli
micro
nano
pico
può essere usato nel SI, più appropriato usare il
secondo (s); da usare colo con numerali ed in
intestazioni di colonne
unità base per misurare il tempo nel SI
M
k
h
d
c
m
µ
n
p
56
BIBLIOGRAFIA
(secondo lo stile degli Economisti Agrari)
Eco U. (1986): Come si fa una tesi di laurea, Bompiani, Milano.
Derrida J., Rovatti P. A. (2002): L’Università senza condizione, Raffaello Cortina, Milano.
Gallerani V., Viaggi D. e Zanni G. (1998): Consigli per realizzare una tesi di laurea in
Estimo ed Economia Agraria, DEIAGRA, Università degli Studi di Bologna, fotocopiato.
Garavelli B.M. (1993): Le figure retoriche, Bompiani, Milano.
Lucchetti R. (1998): Note per la predisposizione di grafici e tabelle per l’analisi
descrittiva dei dati economici, Università d’Ancona,
http://www.dea.unian.it/sotte/guida_alle_tesi.htm
Mola G. (1999): Tesi di laurea? La copio su Internet, www.repubblica.it/online/
internet/copia/copia/copia.html
Serafini M.T. (1992): Come si scrive, Bompiani, Milano.
Sotte F., Arzeni A., Esposti R. e Giorgi R. (1998): Suggerimenti per la stesura della tesi di
laurea, Università di Ancona, http://www.dea.unian.it/sotte/guida_alle_tesi.htm
Warburton N. (1998): Il primo libro di filosofia, Einaudi, Torino.
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