Unità pastorale
Spilimbergo
Barbeano
Gradisca
Benvenuto Vescovo Giuseppe
PAROLA E SILENZIO
Facciamo silenzio,
prima di ascoltare
la Parola,
perchè i nostri pensieri
sono già rivolti verso
la Parola.
Facciamo silenzio,
dopo l’ascolto
della Parola,
perchè questa ci parli ancora,
vivi e dimori in noi.
Facciamo silenzio
la mattina presto,
perchè Dio deve avere
la prima parola.
Facciamo silenzio
prima di coricarci,
perchè l’ultima Parola
appartenga a Dio.
Facciamo silenzio
solo per amore della Parola.
Dietrich Bonhoeffer
Grazie, Vescovo Giuseppe, perché nel primo anno di servizio
episcopale tra noi, hai voluto metterti in ascolto di tutte le Comunità della Diocesi.
Grazie, Vescovo Giuseppe, perché hai scelto la forma semplice
e familiare dell’incontro e non l’ufficialità della visita pastorale.
Grazie, Vescovo Giuseppe, perché hai detto che non dobbiamo
preparare relazioni o sintesi elaborate, ma solo la spontaneità del
cuore e l’immediatezza del rapporto personale.
Santo. Amen.
Sii benvenuto, Vescovo Giuseppe, perché tu segni la continuità
della fede in Dio, che dagli Apostoli giunge fino a noi.
Sii benvenuto, Vescovo Giuseppe, perché in te vediamo la sollecitudine di Gesù, che incontra i fratelli per rinsaldarli nell’amore
di Dio e del prossimo.
Sii benvenuto, Vescovo Giuseppe, perché sappiamo quanto ti
stiano a cuore i giovani e come vuoi che lavoriamo insieme per
costruire un presente di speranza.
Ti accogliamo con gioia, Vescovo Giuseppe, e ci facciamo precedere dalla preghiera per te e per le nostre comunità.
Avevamo scritto così accogliendo il Vescovo Giuseppe che per la prima volta
veniva ad incontrare le nostre comunità.
Ora dopo quell’incontro e a conclusione di un anno dalla presenza in diocesi
possiamo aggiungere.
Il Signore ti benedica, Vescovo Giuseppe, perché nel tuo servizio tu possa incontrare tutti senza alcuna distinzione.
Il Signore ti benedica, Vescovo Giuseppe, perché la tua parola
sia sempre eco semplice e coraggiosa del Vangelo di Gesù.
Il Signore ti benedica, Vescovo Giuseppe, perché la tua presenza mostri a tutti la benevolenza e la misericordia di Dio per
noi.
Noi preghiamo per te, Vescovo Giuseppe, perché come padre
tu abbia l’affetto di figli generosi e sinceri nell’accogliere il tuo
ministero tra noi.
Noi preghiamo per te, Vescovo Giuseppe, perché come pastore tu abbia l’impegno missionario di un popolo che cammina
insieme dietro a Cristo per incontrare i fratelli.
Noi preghiamo per te, Vescovo Giuseppe, perché come maestro tu abbia il coraggio di denunciare il male e la forza di valorizzare il bene dovunque sia.
Ti protegga, ti guidi, ti sostenga, Vescovo Giuseppe, la Vergine
Maria, e tutti i santi patroni delle nostre comunità ci insegnino la
via per giungere al Paradiso.
E tu, Vescovo Giuseppe, prega perché noi possiamo essere sempre più comunità di fede, di speranza e di carità cristiana.
Varchiamo insieme, Vescovo Giuseppe, la porta della fede nel
nome di Dio Padre, del Figlio suo Gesù Cristo e dello Spirito
3
Pasqua 2012
Mistero di Cristo, mistero dell’uomo, mistero d’amore mia vita è un andare senza meta, senza orientamento, vuota di sen-
so e priva di significato.
Chiedo per me e per voi tutti che questa Pasqua ci regali non cose,
ma uno spazio di silenzio, un momento di riflessione, uno scampolo di tempo tutto per noi. Uno sprazzo di solitudine dove poter
stare solo con il Solo, per cogliere il mistero di amore che ogni
uomo è, e coglierlo dal mistero di Cristo morto e risorto per la
nostra salvezza.
Mi ricordo dei monaci del deserto che si alzavano nel cuore della
notte e rimanevano in preghiera, fuori dalla grotta in cui si riparavano, e vi rimanevano con le mani alzate, imploranti, e con gli
occhi aperti a scrutare l’orizzonte. Vi rimanevano così fino a che
il primo raggio di luce non colpiva i loro occhi: allora ripartivano
con questa visione di luce a vivere con impegno la loro giornata.
Sia così anche per noi oggi, giorno di Pasqua: i nostri occhi, colpiti
dalla luce e ridondanti della gioia che il Cristo risorto emana, illuminimo tutta la nostra quotidiana esistenza.
Cristo risorto cammina davanti a noi verso i nuovi cieli e la terra
nuova (cfr Ap. 21,1), in cui finalmente vivremo tutti come un’unica
famiglia, figli dello stesso Padre. Lui è con noi fino alla fine dei
tempi. Camminiamo dietro a Lui, in questo mondo ferito, cantando l’alleluia. Nel nostro cuore c’è gioia e dolore, sul nostro viso
sorrisi e lacrime. Così è la nostra realtà terrena. Ma Cristo è risorto,
è vivo e cammina con noi. Per questo cantiamo e camminiamo,
fedeli al nostro impegno in questo mondo, con lo sguardo rivolto
al Cielo. (Benedetto XVI)
“Se il Cristo non è risorto, vana è la nostra fede… e noi saremmo i
più miserabili tra tutti gli uomini” (1 Cor 15, 14.19). Queste parole
di san Paolo esprimono bene quello che è l’unico fondamento della
fede cristiana: la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, che celebriamo nella Pasqua, festa delle feste, speranza per tutti gli uomini
di una vita senza fine in Cristo.
I Vangeli ci raccontano che il mattino di Pasqua, quel mattino radioso e indimenticabile nella memoria dei credenti, fu segnato dal
calpestio e dai passi frettolosi e di corsa di tanti. Ci sono, racconta il
Vangelo, Maria di Màgdala e le altre donne che portano ben stretti
in mano i vasi con gli aromi profumati per ungere il corpo morto di
Gesù; c’è il giovane Giovanni che di corsa si precipita al sepolcro e
lo trova vuoto, e c’è il più anziano Pietro che vi giunge ansimando
per la fatica del cammino, ma soprattutto per la trepidazione per
quello che avrebbe trovato. La loro fede nel Risorto nasce inizialmente da uno sbigottimento, da una delusione, da un fatto tanto
più meraviglioso quanto più inatteso.
Penso come anche noi uomini di questo nostro tempo siamo chiamati a fare quel percorso, che ci porta nel giardino fiorito davanti
al sepolcro vuoto e ci impegna lì davanti a ricominciare a credere,
e a credere sul serio.
Mi ritornano con frequenza alla mente le parole di Papa Benedetto
XVI, che va dicendo al mondo, con umiltà e voce sommessa, ma
con la forza stringente della logica del ragionamento di fine teologo quale egli è: “Senza Cristo il mondo mi rimane incomprensibile,
non capisco l’uomo soprattutto, non capisco il suo andare, il suo
essere, la sua vera identità; con Cristo capisco l’uomo e il mondo, Buona Pasqua a tutti!
ed esso diventa un grande mistero di amore.”
Don Natale,
Volgo gli occhi attorno e mi rendo conto di quanto questo sia
don Stefano e diacono Tonino
semplicemente e autenticamente vero. Senza Cristo e senza la sua
e
la
comunità
delle
Suore della Divina Volontà
Risurrezione, che è primizia e pegno della nostra risurrezione, la
Buona Pasqua a voi, uomini e donne di Roma e d’Italia! Il Signore Risorto risvegli nei singoli, nelle famiglie e nelle comunità un desiderio ancor più grande di unità e di concordia. Ponete la vostra fiducia nella forza della croce e della risurrezione di Cristo; una forza che sostiene quanti si impegnano generosamente per il bene comune.
‫ חמש חספ גח‬- ebraico
In resurrectione tua, Christe, caeli et terra laetentur - latino
Christòs anésti! - greco
Buine Pasche - friulano
Le Christ est ressuscité. Sainte fête de Pâques ! Que pour
vous ce mystère soit source de bonheur et de paix profonde
- francese
Os deseo a todos una buena y feliz fiesta de Pascua, con la
paz y la alegría, la esperanza y el amor de Jesucristo Resucitado - spagnolo
Për shumë wjet Pashkët - albanese
Cristos a ínviat - romeno
Христос Воскрес - ucraino
Krisztus feltamadott - ungherese
May the grace and joy of the Risen Christ be with you all - Sretan Uskrs! - croato
inglese
Blagoslovljene velikonočne praznike - sloveno
Euch allen ein gesegnetes und frohes Osterfest! Der Friede
und die Freude des auferstandenen Herrn sei mit Euch - tedesco Христос васкрсе! - serbo
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50° Concilio Vaticano II
Intervista a s.e. mons. Ovidio Poletto Vescovo
a cura di Mario Concina
A Spilimbergo, nella cripta del nostro splendido Duomo di S. Maria Maggiore, c’è un’iscrizione in mosaico sul pavfmento che ricorda l’ultimo importante restauro: “Hoc tessellatum opus Spilimbergensis Musivarii Scholae A. D. MCMLXIV Cane. Dee. Vat. II
tempore confecere”. Non è solo una data ma un’iscrizione latina
solenne, voluta dall’allora Arciprete mons. Lorenzo Tesolin, per
ricordare la contemporaneità con il Concilio Vaticano Il allora in
corso, evento grandioso che darà uno “scossone” a tutta la Chiesa.
Sono passati cinquant’anni da allora e da quella ventata di novità,
di rinnovamento, di speranza e di apertura a nuovi orizzonti verso
i quali incamminare la Chiesa nel mondo contemporaneo. Chiediamo a Lei, Vescovo Ovidio, di darci la Sua testimonianza in riferimento a questo grande evento e di indicarci strade che aprano alla
speranza in un mondo che cambia.
Secondo Lei, ci sono dei documenti conciliari che tardano ancora a trovare
accoglienza e applicazione nella vita delle nostre Chiese?
In questi anni sono state fatte tante indagini sulle trasformazioni
in atto nel nostro territorio, anche a proposito della religiosità. Un
tessuto culturale unitario di matrice cristiana è venuto meno. Urge,
perciò, una nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede
cristiana. I documenti del Concilio Vaticano II non hanno perso il
loro valore ne il loro smalto di attualità. È necessario riprenderli in
mano, soprattutto le quattro costituzioni principali: la costituzione
sulla liturgia, quella sulla parola di Dio, quella sulla natura della
Chiesa, e quella sulla Chiesa e il mondo moderno. Questi documenti sono la bussola sicura per orientarci verso il futuro.
La nuova evangelizzazione e l’Anno della fede indetto dal Papa hanno un
Come e dove ha vissuto Lei il tempo del Concilio Vaticano lI? Che ricordo riferimento specifico al Concilio Vaticano Il: a quale documento attingere per
rinnovare la nostra fede in Dio e il servizio missionario agli uomini del nostro
particolare ne ha?
Ero giovane prete e mi trovavo ad Oderzo, come vicerettore ed in- tempo?
segnante in un istituto denominato “Scuola Apostolica”. Era un di- L’anno della fede sarà un’occasione preziosa per rimettere in evistaccamento del Seminario Minore della diocesi di Vittorio Veneto, denza la beatitudine della fede in Gesù Cristo. Fissando lo sguardo
formato da una settantina di ragazzi della scuola media. Il mio Ve- su di lui -ha detto il papatrova compimento ogni travaglio ed anescovo allora era Albino Luciani, che poi divenne papa con il nome di lito del cuore umano. Non è questione di testi scritti, ma di avere a
Giovanni Paolo I. Ricordo con molta gratitudine come lui, tornando cuore la propria formazione cristiana, con la conoscenza dei contedalle sessioni del Concilio, ci teneva informati e, con la sua singolare nuti della fede, per aderirvi pienamente, da adulti, con l’intelligenza
capacità di catecheta, ci caricava di entusiasmo, aprendoci orizzonti e la volontà.
nuovi per il futuro della Chiesa e per il suo ringiovanimento. In particolare ci fece sperimentare l’universalità della Chiesa, portando in Come padre e maestro, quale pensiero-messaggio può lasciarci in apertura di
diocesi e facendoceli incontrare, alcuni Vescovi africani e latinoame- questo Anno della fede?
ricani. Fu così che la diocesi di Vittorio Veneto avviò l’esperienza del Ho sempre presente l’elogio che l’autore della lettera agli Ebrei
riserva per Mosè. Scrive: “Egli restò saldo come se vedesse l’inservizio missionario per preti e laici in Burundi e in Brasile.
visibile”. Vorrei rivolgere l’augurio a tutti di sperimentare questa
Qua! è stata la “novità” e la profezia del Concilio Vaticano lI? Essa è valida saldezza e insieme la bellezza di essere discepoli di Gesù Cristo. La
fede in Lui ci libera dalla paura e dal non senso della vita e ci conancor oggi?
L’idea centrale del Concilio Vaticano II è la “comunione”, nel sen- sente di affrontare con coraggio ogni sfida e difficoltà, restando
so della riscoperta del popolo di Dio come un tutto, come una ancorati ad una speranza affidabile.
globalità e, per conseguenza, la corresponsabilità che ne deriva per
ciascuno dei suoi membri. Si tratta di una comprensione profonda
dell’essere stesso della Chiesa, che è “segno e strumento dell’intima
unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”. Comunione
nell’interno della Chiesa, nel senso di una circolazione nella carità,
in cui siano protagonisti le persone e le comunità, riconosciute e
valorizzate nel proprio dono. E poi comunione della Chiesa con
tutta l’umanità. Una Chiesa, cioè, capace di entrare in dialogo costruttivo con tutti, con uno sforzo comunicativo universale a servizio del Vangelo. Mi pare che, a cinquant’anni di distanza dal Concilio, ci sia stato un progresso evidente, ma che molto cammino resti
ancora da fare per assimilare e dare concretezza a questo stile di
comunione della vita cristiana nelle nostre parrocchie.
5
La porta della fede
Perchè un anno della fede.
viaggio in Germania, quando dice con un’ardita affermazione che
“è meglio un agnosticismo vero che un cristianesimo tiepido e insipido”.
L’indifferenza infatti mortifica e impoverisce il rapporto con la
fede, tanto che Gesualdo Bufalino, uno scrittore cattolico siciliano,
era convinto che solo nei veri atei “sopravvive, oggigiorno, la passione
per il divino”. L’ateo vero, infatti, è una persona in ricerca, e la sua
onestà lo porta a indagare con sincerità sull’esistenza di Dio. L’indifferente, invece, non si pone in nessuno stato di ricerca, a lui l’esistenza o meno di Dio non interessa, non interseca minimamente la
sua esistenza, non interferisce con la sua vita di ogni giorno.
Un giorno, Gesù rivolgendosi ai suoi discepoli, si chiese: “Quando
il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?(Lc. 18,8)” Se
questa domanda l’ha fatta Gesù, non è una domanda oziosa, ma è
una domanda vera, che ci interpella direttamente. Dopo 600 anni
di Chiesa, è giusto che anche noi ci lasciamo provocare e verificare
da questa domanda.
C’è ancora fede nelle nostre comunità, e più specificamente, quale
tipo di fede in esse si vive?
Già padre Turoldo ci ammoniva: “Il problema per la società attuale non
è tanto se Dio esista o non esista, ma quale sia il Suo vero volto, perché se Religiosità evanescente: “la fede fai da te”.
sbagliamo il volto di Dio, il mondo va a rotoli e l’uomo è incomprensibile”.
Provo, solo per semplici accenni, ad entrare nella risposta alla do- La seconda risposta si concretizza in una fede “fai da te” – che utimanda.
lizza tutti gli strumenti che la religione propone, ma in una maniera
personale o tutt’al più legata a un gruppo affettivo di appartenenL’indifferenza della fede. Risposta comune più oggi. za.
La fede così intesa diventa un miscuglio di sentimenti (mi sento, non
La prima risposta, che è anche quella più comune e più presente mi sento, ho voglia o non ne ho voglia); di suggestioni (ho paura, mi angonella società di oggi, è l’indifferenza nei riguardi della fede, che scia, mi affascina, mi prende); o di gratificazioni irrazionali (sensazioni di
contatto con la natura, con presenze miracolistiche, avvolte in melodie sognanti
relega nello strettamente privato il fattore religioso.
L’indifferenza della fede nasce dalla secolarizzazione, e sostanzial- e melense). Tutto un mondo ovattato, misticheggiante, irreale.
mente dice: “Se Dio c’è, per il momento non mi interessa”, espressione Da una parte si trova un Dio “tappabuchi”, come lo chiamava Bonstigmatizzata con grande forza da Benedetto XVI nel suo ultimo hoeffer, un Dio che, appunto, deve intervenire su tutto e su tutti,
dall’altra un Dio che agisce nelle visioni e con colpi di scena, creando l’attesa di qualche segnale miracoloso che ci “costringerà” a credere, mentre la fede è libertà è “resa” consapevole e incondizionata
di fronte ad un Dio che non si impone mai, ma si propone alla mia
scelta intelligente e libera.
Kierkegaard diceva, descrivendo un po’ questa fede magmatica e
liquida, sempre in movimento: “La nave è in mano al cuoco di bordo,
e ciò che trasmette il megafono del comandante non è più la rotta, ma ciò che
mangeremo domani”.
re, il servire e il non essere servito. Capiamo, in questi nostri giorni,
quanto siano più che mai attuali queste affermazioni e perché ancora la chiesa non si stanchi di indicare ai credenti la responsabilità
della carità più alta che è quella della politica che si occupa del ben
comune. Così il credente non può interessarsi di Dio ignorando
l’uomo, non può cantare il gregoriano senza protestare per ogni ingiustizia e per la mancanza di pace, non può proclamare la certezza
della risurrezione senza deporla come seme nel terreno sassoso e
ingombrato di macerie della storia umana. Finisco con la suggestiva immagine del teologo ortodosso Pavel Evdokimov: “Tra la
La bellezza di una ricerca mai esaurita e sempre in chiesa con le sue icone, i suoi lumi e i suoi incensi, e la piazza con il suo rumore
e la sua vita, non ci deve essere una porta sbarrata, ma una soglia aperta, ove
cammino
da una parte e dall’altra scorre liberamente il vento dello Spirito di Dio”.
Per descrivere questa terza risposta che racchiude il contenuto del- Quel vento che Turoldo prendeva come immagina per definire
la fede portato da Cristo, cito alcune frasi che per me racchiudono l’azione dello Spirito: “Lo Spirito è come il vento: non lascia riposare la
il fascino del raggio di luce all’alba del giorno, che man mano spo- polvere”.
standosi si allarga, rendendo vivo e bello tutto quello che illumiIl Papa, attento conoscitore e sollecito pastore dei nostri tempi, ha indetto
na.
Ancora Kierkegaard diceva: “Non sapete che l’essere cristiano è l’inquie- ad incominciare dall’11 ottobre prossimo (giorno di apertura, 50 anni fa,
tudine più alta dello spirito? È, infatti, l’impazienza dell’eternità, un continuo del Concilio Vaticano II) un Anno della fede e lo ha indetto con la
lettera pastorale: “LA PORTA DELLA FEDE”. Una proposta
timore e tremore, acuito dal trovarsi in un mondo che crocifigge l’amore!”.
La fede, se è tale, ha sempre presenti le verità “ultime” della vita e un invito a tutti gli uomini e donne di buona volontà, dunque
e della morte, del bene e del male, della giustizia e dell’immorali- anche per noi.
tà; sempre collegate alle “penultime”, dell’impegno concreto che
conduce l’uomo verso l’altro, cioè il prossimo, poiché ha incontrato l’Altro per eccellenza cioè Dio. Chi ha incontrato veramente
Dio non può non incontrare l’uomo.
In questo senso la fede è incontro, ma anche ricerca e cammino
per incontrare Dio. Per questo Julien Green poteva dire: “Finché si
è inquieti si può stare tranquilli”. Questa inquietudine della ricerca e
del cammino, che Kafka traduce con la suggestiva immagine: “è la
freccia che vola a riposare veramente”.
don Natale
La freccia è fatta per volare non per restare riposta nella faretra,
così la fede è fatta per uscire sulla piazza, sull’agorà del mondo e
non per stare riposta nelle sacrestie. È l’uomo in ricerca e in cammino che traduce il senso del credere. Per questo, come sappiamo,
l’evangelista Giovanni preferisce il verbo “credere” al sostantivo
“fede”, come a dire che la fede o è un cammino, o è un’inquietudine che pone in ricerca, o non è fede cristiana. Sarà sempre Giovanni che nel suo famoso prologo racconterà di un Dio che si è
fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, un Dio, appunto,
che si è incarnato. Un intreccio così forte e “scandaloso” da essere
condotto fino all’estremo della sofferenza e della morte.
“Dio che si fa impotente e debole nel mondo”, scriveva in - Resistenza
e resa - ancora Bonhoeffer, “e solo così ci sta a fianco e ci aiuta. Dio
ci aiuta non in forza della sua onnipotenza, ma in forza del suo amore nella
sofferenza”.
Ebbene, proprio per questa drammatica e affascinante “storicità”
di Dio l’uomo e Dio devono incontrarsi non nell’alto di cieli dorati, ma nelle strade polverose delle opere e dei giorni.
Credere è, dunque, fedeltà alla storia, impegno operoso nell’amo-
6
7
Rinnovo del Consiglio
“Caro amico ti scrivo”: è questo il titolo di una canzone di
Lucio Dalla, recentemente e improvvisamente scomparso. Potrebbe essere il titolo per l’articolo di apertura di questo numero del
Bollettino parrocchiale. Esso è rivolto a tutta la gente che abita nelle
nostre Parrocchie. Il motivo di questo scritto, un po’ confidenziale
e un po’ verifica, è dato dal concludersi di due mandati del Consiglio Pastorale Parrocchiale. Sono dieci anni di cui rendere grazie al
Signore, ma anche occasione per chiederci come procedere d’ora
in avanti.
Caro amico/a, voglio prima di tutto esprimere con semplicità e
verità la gratitudine al Signore, e tramite lui a tutti coloro che in
questi dieci anni con responsabilità, gratuità, entusiasmo e anche
sofferenza e fatica, hanno amato e servito queste nostre Comunità
parrocchiali. Il Signore, che vede e sa ogni cosa, scriva tutto nel
libro della vita e dell’amore. Sono grato al Signore per alcune cose
belle che egli ha fatto nascere e fiorire tra noi. Le elenco di seguito
semplicemente:
●● la Caritas e il Centro di Ascolto, a indicare la presenza di una
Comunità che cerca di dare concretezza di opere alla fede in
Dio;
●● le proposte celebrative che segnano il cammino di catechesi dei
ragazzi e dei bambini, ma anche dell’intera vita della Comunità:
le Messe delle domeniche di Avvento, Quaresima e Pasqua, le
“Domeniche Insieme”, le Stazioni quaresimali, le Assemblee di
inizio e fine anno pastorale;
●● la Lectio Divina sulle letture della domenica, che ogni settimana
ci ha visto riflettere sulla Parola di Dio, pietra angolare su cui
poggia la vita di ogni Comunità cristiana;
●● la Scuola per Genitori ed Educatori, che conosce varie proposte
in modo da incontrare famiglie, genitori ed educatori per un
valido aiuto nel compito educativo e di relazione con le giovani
generazioni;
●● la mostra biennale “I colori del sacro”, come proposta cateche-
Pastorale Parrocchiale
tico-culturale che si rivolge alle famiglie e ai ragazzi per educare
alla vita bella e buona del Vangelo attraverso l’immagine;
IL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE
●● la celebrazione dei 600 anni di Chiesa, con tutte le iniziative che
da essa sono scaturite, culminate con il grandioso rendimento
di grazie del “Te Deum” composto dal M° Olinto Contardo e
cantato da un coro composto da più di 120 elementi di tutti i
gruppi corali presenti nelle nostre Comunità: esso ha riassunto
il sentimento di riconoscenza per la fede ricevuta e ha consegnato a ciascuno la responsabilità e la gioia di viverla e di trasmetterla alle nuove generazioni;
Annuncio: terminati 5 anni il nostro Consiglio Pastorale Parrocchiale è in scadenza. Le nostre Comunità sono chiamate al suo
Rinnovo.
●● l’Oratorio, che è sorto come attenzione primaria nell’emergenza educativa e ha le sue prime alleate le Associazioni dell’Azione
Cattolica e dell’Agesci, la cui finalità primaria è la formazione
e la crescita umana e cristiana delle persone; esso si propone
come aiuto alle famiglie e come cammino formativo e proposta
di aggregazione e di riflessione per tutti, che trovano significativa e simpatica espressione nei diversi talk-show del “Nonsolosogni”.
Il Signore sa anche di altre cose iniziate e non concluse, di altre
mai iniziate sia pur urgenti, e conosce anche le inadempienze, le
debolezze, le fragilità che hanno accompagnato le varie iniziative:
affidiamo tutto alla sua misericordia e alla sua bontà.
Ora che si sono concluse queste due tornate del Consiglio Pastorale,
si tratta di ripartire con uno nuovo. L’auspicio è che ci sia un ricambio di persone e un nuovo slancio di disponibilità nella conduzione
pastorale della Parrocchia. Caro amico/a, mi rivolgo a te che in forza della grazia del Battesimo sei chiamato a dare il tuo contributo
per la vita di fede operativa delle nostre Comunità. Chiediti se non
sia giusto che anche tu possa mettere a disposizione i doni che hai
ricevuto e collaborare a formare il nuovo Consiglio Pastorale. Tutti,
poi, nella Comunità siamo chiamati a invocare con la preghiera il
dono dello Spirito, perché sostenga l’opera che Cristo ha iniziato e
possiamo portarla a compimento così come Egli desidera.
Cosa è il Consiglio Pastorale Parrocchiale:
è il principale organismo di partecipazione nella organizzazione
pastorale della parrocchia.
Esso è un gruppo di persone di cristiani che, sotto la presidenza
del parroco, si ritrovano periodicamente per compiere, in riferimento alla vita pastorale della parrocchia, tre cose:
- verificare quello che è stato fatto
- rilevare ciò di cui la parrocchia ha più bisogno
- indicare e programmare un cammino, più o meno lungo, per attuarlo.
Da chi è composto:
1.membri di diritto: parroco, vicario parrocchiale, diacono permanenti con incarico pastorale a servizio della parrocchia, un
rappresentante della comunità delle religiose.
2.membri eletti come rappresentanti degli operatori pastorali: un
rappresentante per ogni commissione, delle associazioni AC e
AGESCI, dell’Oratorio,
3.membri eletti dalla comunità: uomini e donne della comunità
parrocchiale che abbiano i requisiti richiesti per questo ruolo.
4.membri nominati dal parroco per le loro particolari competenze.
Sono organi del Consiglio:
1.il Presidente, che per diritto è il Parroco titolare della parrocchia
2.il Vicepresidente eletto tra i membri laici del Consiglio
3.il Consiglio di Presidenza costituito del Presidente, dal Vicepresidente e da altri membri eletti dal Consiglio
4.a suo interno il Consiglio di divide in 6 Commissioni che ha
ciascuna un referente eletto in Commissione.
- liturgia
- catechesi
- carità
- famiglia
- giovani
- cultura e scuola.
I membri del Consiglio si impegnano a vivere l’adesione di fede in
Gesù Cristo, ad ispirare le loro scelte al Vangelo e a partecipare alla
vita ecclesiale.
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9
La dottrina sociale della Chiesa
L’impegno e la responsabilità dei cattolici.
Nello spazio che ci è dato, ovvero quello del contesto in cui viviamo, il modo in cui impegnamo il tempo determina, bene o male,
attivamente o passivamente, la storia corrente: quella personale,
famigliare, sociale. Non è somma algebrica di comportamenti e
certamente non è facile guardare avanti l’orizzonte. Tuttavia filosofia e teologia, raccogliendo il pensiero umano, ci offrono parole,
concetti e argomenti per capire e migliorare la vita.
Ognuno è “re, sacerdote e profeta” in qualche misura, perché libero, inserito in una comunità e con una nostalgia di verità che va ben
oltre le aspirazioni. E tuttavia l’esercizio della responsabilità civile
ci impegna a leggere con coscienza cristiana i segni dei tempi, le
luci e le ombre dell’agire sociale e politico e cioè la cultura attuale del bene comune, per capire se e come sia possibile migliorare
strumenti, attrezzature e comportamenti, come utilizzare meglio le
strutture dell’organizzazione, come incidere su scelte ed orientamenti di preposti e delegati. Essi hanno il dovere di servire la piena
verità dell’uomo, non il proprio potere, all’interno di un sistema
democratico pur imperfetto che consente sì di “dare a Cesare quel
che è di Cesare”, ma anche la libertà di perseguire il Regno di Dio
e la Volontà del Bene.
Ci viene allora in aiuto la Dottrina Sociale della Chiesa. Il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace l’ha riassunta in un
Compendio, suddiviso in 5 parti e 12 capitoli che osservano a 360
gradi tutto ciò che riguarda la ricerca di un “Umanesimo integrale e
solidale”(introduzione) per delineare infine la speranza di costruire
una “Civiltà dell’amore”(conclusioni). La commissione cultura e
scuola della parrocchia, raccogliendo istanze espresse nell’assemblea anche da altre commissioni, vuole offrire ora in modo organico alla comunità alcuni spunti di riflessione, avendo cercato di
interrogarsi a partire dalla traccia data dall’indice del Compendio.
Leggendo titoli e sottotitoli ritroviamo infatti ben ordinati i concetti cardine della cultura cristiana e possiamo, per una volta almeno e non per sentito dire, farcene direttamente un quadro unitario.
Potremo ripensare la nostra coerenza e valutare che cosa sia oggi
irrinunciabile e quanto pretendere da sé e dagli altri in termini di
rispetto: della persona umana, della famiglia, della comunità politica, del lavoro, dell’ambiente, per avere dunque da condividere più
pace, più civiltà, più felicità nell’abitare il creato.
Se non ancoriamo nei valori per il Bene e per l’Uomo la nostra coscienza, di quale dialogo proficuo saremo capaci? Come faremo a
non essere futili o finire “pula spazzata dal vento”? Come potremo
proporre buone nuove, scegliere bravi interpreti, realizzare belle
opere?
Merita, di questi tempi, avere la pazienza di leggere alcuni passi 202 La giustizia risulta particolarmente importante nel contesto
dal Compendio della Dottrina sociale della Chiesa a partire attuale, in cui il valore della persona, della sua dignità e dei suoi dida quello chiaramente indicato come diritto e dovere della Chiesa. ritti, al di là delle proclamazioni d’intenti, è seriamente minacciato
dalla diffusa tendenza a ricorrere esclusivamente ai criteri dell’utiInfatti: per la rilevanza pubblica del Vangelo e della fede e per gli lità e dell’avere. Anche la giustizia, sulla base di tali criteri, viene
effetti perversi dell’ingiustizia, cioè del peccato, la Chiesa non può considerata in modo riduttivo, mentre acquista un più pieno e aurestare indifferente alle vicende sociali: «è compito della Chiesa an- tentico significato nell’antropologia cristiana. La giustizia, infatti,
nunciare sempre e dovunque i principi morali anche circa l’ordine non è una semplice convenzione umana, …
sociale, e così pure pronunciare il giudizio su qualsiasi realtà umana, in quanto lo esigono i diritti fondamentali della persona umana 394 L’autorità politica deve garantire la vita ordinata e retta delo la salvezza delle anime».
la comunità, senza sostituirsi alla libera attività dei singoli e dei
gruppi, ma disciplinandola e orientandola, nel rispetto e nella tutela
84 Oltre la destinazione, primaria e specifica, ai figli della Chiesa, la dottrina dell’indipendenza dei soggetti individuali e sociali, verso la realizzasociale ha una destinazione universale. La luce del Vangelo, che la dottri- zione del bene comune.
na sociale riverbera sulla società, illumina tutti gli uomini, ed ogni
coscienza e intelligenza è in grado di cogliere la profondità umana
dei significati e dei valori da essa espressi e la carica di umanità e
di umanizzazione delle sue norme d’azione.
133 La persona non può essere finalizzata a progetti di carattere economico,
sociale e politico imposti da qualsivoglia autorità, sia pure in nome di
presunti progressi della comunità civile nel suo insieme o di altre
persone, nel presente o nel futuro. …Tutto questo, ancora una volta, si fonda sulla visione dell’uomo come persona, vale a dire come
soggetto attivo e responsabile del proprio processo di crescita,
insieme alla comunità di cui è parte.
164 Dalla dignità, unità e uguaglianza di tutte le persone deriva innanzi
tutto il principio del bene comune, al quale ogni aspetto della vita sociale deve
riferirsi per trovare pienezza di senso. Secondo una prima e vasta accezione, per bene comune s’intende « l’insieme di quelle condizioni
della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli
membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più
celermente ».
169 Per assicurare il bene comune, il governo di ogni Paese ha il compito specifico di armonizzare con giustizia i diversi interessi settoriali. La corretta
conciliazione dei beni particolari di gruppi e di individui è una delle
funzioni più delicate del potere pubblico.…nello Stato democratico…coloro ai quali compete la responsabilità di governo sono
tenuti ad interpretare il bene comune del loro Paese non soltanto
secondo gli orientamenti della maggioranza, ma nella prospettiva
del bene effettivo di tutti i membri della comunità civile, compresi
quelli in posizione di minoranza.
191 La partecipazione si può ottenere in tutte le possibili relazioni tra
il cittadino e le istituzioni: a questo fine, particolare attenzione deve essere
rivolta ai contesti storici e sociali nei quali essa dovrebbe veramente attuarsi. Il
superamento degli ostacoli culturali, giuridici e sociali, che spesso
si frappongono come vere barriere alla partecipazione solidale dei
cittadini alle sorti della propria comunità, richiede un’opera informativa ed educativa.
10
395 Il soggetto dell’autorità politica è il popolo, considerato nella sua totalità quale detentore della sovranità. Il popolo, in varie
forme, trasferisce l’esercizio della sua sovranità a coloro che liberamente elegge suoi rappresentanti, ma conserva la facoltà di farla
valere nel controllo dell’operato dei governanti e anche nella loro
sostituzione, qualora essi non adempiano in maniera soddisfacente
alle loro funzioni. (...) Il solo consenso popolare non è tuttavia
sufficiente a far ritenere giuste le modalità di esercizio dell’autorità
politica.
411 Tra le deformazioni del sistema democratico, la corruzione
politica è una delle più gravi, perché tradisce al tempo stesso i
principi della morale e le norme della giustizia sociale. La corruzione distorce alla radice il ruolo delle istituzioni rappresentative, perché le usa come terreno di scambio politico tra richieste clientelari
e prestazioni dei governanti.
11
Forania in assemblea
531 La dottrina sociale deve essere posta alla base di un’intensa e
costante opera di formazione, soprattutto di quella rivolta ai cristiani laici. Tale formazione deve tener conto del loro impegno
nella vita civile: « spetta a loro, attraverso la loro libera iniziativa e
senza attendere passivamente consegne o direttive, di penetrare
di spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture delle loro comunità di vita ».
molto più che non gli studi universitari e i costi scolastici: valgono più
le cose delle persone?
Non sono rispettate e aiutate le famiglie numerose. Se il carico di spesa
è meno coercitivo la famiglia investe sui figli: questo non muoverebbe
un’economia sana?
Certamente ognuno potrà porsi altre domande e può consultare per
554 La cultura deve costituire un campo privilegiato di presenza e esempio il sito www.vanthuanobservatory.org dell’Osservatorio Interdi impegno per la Chiesa e per i singoli cristiani. Il distacco tra la nazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa, che
fede cristiana e la vita quotidiana è giudicato dal Concilio Vaticano produce trimestralmente un bollettino sull’applicazione della stessa.
II come uno degli errori più gravi del nostro tempo. Si tenga presente che « la cultura è ciò per cui l’uomo diventa più uomo,
Commissione cultura
“è” di più, accede di più all’“essere” ».
Allora, poniamoci alcune domande
Quanto il benessere e la società “perfetta” e idealizzata o molto spesso
“deviante” dai principi cristiani, mostrata nella pubblicità, ci condiziona nella consapevolezza e nella capacità di vivere e garantire l’uguaglianza di dignità di tutte le persone?
Quanto l’uso improprio delle nuove forme tecnologiche di comunicazione riducono o addirittura impediscono le relazioni sociali?
I cristiani devono solo pregare perchè al resto ci pensa la società civile?
Verità, libertà, giustizia sono valori fondamentali. Nell’attuale contesto recessivo non dovremmo sviluppare maggiormente il concetto di
giustizia?
Gridiamo dai tetti contro la corruzione?
Il debito degli Stati non è più solo questione dei paesi africani o del
quarto mondo, ora tocca da vicino (Grecia). Come applicare incisivamente quanto contenuto nella dottrina?
Se «la cultura è ciò per cui l’uomo diventa più uomo» ed è dunque
importante, perché è così difficile riconoscerla e sostenerla?
Perchè non viene riconosciuto con equità il ruolo delle scuole cattoliche, con la quali comunque lo Stato risparmia, mentre il finanziamento delle stesse viene decurtato anno dopo anno?
Perchè anche in tanti cristiani c’è molta tiepidezza e si fa tanta fatica a
trovare coinvolgimento per il bene comune?
Perchè viene sottovalutato il peccato di “omissione”? (E’ peccato non
solo il male che si fa, ma anche il bene che non viene fatto)
Perché i politici in nome della laicità schivano spesso le istanze della
comunità cattolica e sono restii a dare alla famiglia più autonomia, per
esempio dando bonus diretto per la scelta della scuola?
E’ criterio di giustizia scaricare dalle tasse la ristrutturazione delle case
12
L’uomo nell’ impegno sociale, nella famiglia e verso i famiglia, allora è tempo di aprire le nostre case alla relazione. In una
giovani: le sfide della forania per rinvigorire la nostra canzone si dice che “nelle case non c’è niente di buono appena una
porta si chiude dietro a un uomo”, c’è odore di vecchio. Allora perché
fede
non impegnarsi ad aprire per una sera la porta della propria casa ad
altre famiglie e incontrarsi? Come uomini e come donne, come sposi
Di questi tempi è facile correre il rischio di parlare della realtà in cui
e genitori, come cristiani e cittadini, adoperarsi per rendere migliore il
viviamo con luoghi comuni. “Una volta era meglio”, “adesso non ci
nostro tempo portando un po’ d’aria fresca. Questa piccola semplice
sono più i valori di una volta”: così proseguendo anche noi cristiani ci
iniziativa potrebbe essere una inaspettata occasione perché anche la
scoraggiamo nel tentativo di ripetere quello che è stato, dimenticando
fede riscopra la sua giovinezza.
che il tempo in cui viviamo è l’unico in cui noi possiamo agire. La posE’ quanto hanno riflettuto i quasi cento delegati all’assemblea foraneasibilità di confrontarsi con la comunità è un’occasione privilegiata per
le di Spilimbergo tenuta a Valeriano, accompagnati dai parroci di tutte
prendere coscienza del proprio tempo e progettare azioni concrete per
le parrocchie e presieduta da mons. Natale Padovese recentemente
migliorarlo. Ma come possiamo farlo?
riconfermato Vicario Foraneale. Durante la riunione è stato anche
Innanzitutto occorre lavorare insieme, aprirci alla comunità e aprire le
eletto Angelo Cominotto in qualità di delegato al Consiglio Pastorale
nostre comunità alla realtà che ci circonda. Dal singolo cristiano alla
Diocesano. Il Presidente ha quindi ringraziato Loredana Giovannini
famiglia, dalla famiglia alle parrocchie, dalle parrocchie alla pluralità
che conclude così l’ attività presso il CPD che l’ha vista impegnata per
del territorio. È questa una delle forti indicazioni raccolte all’assemblea
un quinquennio.
della forania di Spilimbergo.
L’analisi delle attuali urgenze, che non esprimono più difficoltà imSilvia Borgna
previste, ma situazioni persistenti, ci deve spingere a uscire dall’individualità e aprirci all’esterno. Occorre rinnovare l’idea che si sta bene
dentro la propria casa, dentro la propria parrocchia; occorre elaborare
percorsi nuovi di accoglienza, di convivenza e collaborazione, non soltanto con coloro che sono extra-comunità, ma anche con coloro che
abbiamo perso o allontanato dentro le nostre comunità.
Da qui, la prima azione deve essere rivolta alle famiglie, anima della società; sono loro i primi destinatari su cui spendere creatività ed
energie, anche nelle nostre piccole parrocchie. Infatti è attraverso la
famiglia che nasce l’impegno all’educazione e alla formazione delle
nuove generazioni, è all’interno della famiglia che nasce la passione per
il Vangelo e la partecipazione alla costruzione di una società migliore. Molti lamentano scarso interesse delle nuove generazioni alla vita
cristiana, poca cultura religiosa, scarsa conoscenza del “catechismo”.
Ma dobbiamo ricordare che quella dei giovani di oggi è stata definita
come la prima generazione incredula, una generazione cui “nessuno
ha narrato e testimoniato la forza, la bellezza, la rilevanza umana della
fede” (Prima generazione incredula, A. Matteo, Rubettino ed.). Questa
generazione chiede alle nostre comunità persone che la accolgano, la
prendano per mano e la portino a scoprire l’essenzialità dell’annuncio
di Cristo nelle celebrazioni liturgiche. Questa disaffezione tuttavia non
riguarda solo la fede
e le nuove generazioni, ma si estende anche all’impegno dell’uomo
nel suo tessuto sociale. D’altra parte ci si chiede se il cristiano abbia
dei momenti in cui potersi confrontare sul proprio modo di vivere la
fede o sui momenti della nostra attualità. Di fronte a queste richieste la
comunità dei credenti è chiamata a trasformarsi e a farsi solidale.
La famiglia diventa la testimonianza viva e vera della nostra fede cristiana e nella nostra società è il tramite per affezionare vecchi e giovani
all’impegno cristiano e sociale. Accompagnare le persone alle celebrazioni diventa il primo passo per ricreare quel rapporto di fiducia con i
credenti che le circostanze della vita hanno sfilacciato. L’impegno alla
vita della parrocchia e al bene della società saranno conseguenze del
rinnovato incontro con Cristo.
Se nel nostro immaginario la casa custodisce e protegge la propria
13
Catechesi attraverso l’arte
SUI SIGNIFICATI DELL’ARTE SACRA IN SAN GIUSEPPE
ALLA LUCE DELLA LETTERA “PORTA FIDEI”
DI BENEDETTO XVI
“Non appena furono arrivati, riunirono la comunità e riferirono tutto quello
che Dio aveva compiuto per mezzo loro e come aveva aperto ai pagani la porta
della fede”
Mi pare bello richiamare - ora - questo versetto degli Atti degli
Apostoli come guida della nostra catechesi e meditazione quaresimale, in questa chiesa di San Giuseppe, la chiesa dei Frati.
Per prima cosa, per aver chiaro un atteggiamento che - come credenti - ci dev’essere proprio: l’ingresso in una chiesa, il percorso
fisico dentro un ambiente sacro, anche se nobilissimo dal punto
di vista storico e delle arti, non lo si può vivere così come ci si
accingerebbe a compiere la visita guidata di un museo, indagando
con curiosità autori, date, stili, tecniche…e basta! L’architettura e
l’arte sacra hanno il preciso compito di essere strumenti di catechesi, luoghi e immagini dell’Annuncio, e riferiscono quello che
“Dio ha compiuto per mezzo loro”. Lo richiamo poi – quel versetto
- per accogliere lo stile dal gusto tutto biblico che, nella scelte di
Papa Benedetto, dà un certo sapore alla vita del discepolo. Come
credenti, abbiamo innanzi un cammino particolare, e desideriamo
accoglierlo. Nell’indire l’Anno della Fede, il nostro Papa infatti
scrive: “La “porta della fede” (cfr At 14,27) che introduce alla
vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa
è sempre aperta per noi. E’ possibile oltrepassare quella soglia
quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma”.
Sagrato e portale
Quando, in amicizia, don Natale mi ha chiesto di ritornare qui,
per pregare con voi, e accogliere dalla bellezza di questo luogo
motivi di riflessione, nella mia memoria affettiva si è accesa subito
l’immagine del portale di questa chiesa. Quel portale, per gli spilimberghesi, ma anche per tanta gente che viene in città, è in un
certo senso il simbolo della “porta della fede”. E dicendo questo non
intendo mancare di rispetto ai nobili portali del Duomo, e a tutti i
significati di storia e di Fede - e di memorie, e fascini, e suggestioni
- di cui è rivestito. Ma il Duomo - permettetemi di dire così - è il
luogo dell’esperienza della Fede vestita a festa.
La gente ha una certa familiarità con san Giuseppe, perché questa
chiesa ha una sua atmosfera accogliente. Fuori, sul sagrato, risuona il passo frettoloso e distratto dell’uomo moderno che corre,
di balzo in balzo, a consumare la sua giornata; qui dentro: è subito
pace. La facciata a capanna, poverissima, sobria in tutto (se non
fosse per l’elegante cornice del portale cinqucentesco e il piccolo
sant’Agostino del ‘700 posto nella lunetta) col suo colore caldo,
comunica il linguaggio delle cose semplici e vere. Poi si spinge il
portone; si entra. E ci si trova subito in un contesto a misura d’uomo, facile da accostare: amico.
Una storia complessa, intrecciata alla vita.
La caratteristica di essere un luogo sacro a misura d’uomo le viene
dalla storia: è la scelta e lo stile che sta scritta nella sua edificazione,
dentro la posa stessa delle fondamenta. Correva l’anno 1327. Era il
27 agosto, ci dice la storia. Questa chiesa, i cui lavori di costruzione
erano iniziati nel ’24, veniva consacrata con rito solenne. E in essa
veniva consacrata l’attenzione per il popolo di Dio ferito nel corpo,
che nel vicino ospedale trovava l’accoglienza e la cura. L’esperienza
della carità. Nel titolo antico di questa chiesa, la sua dedicazione a
san Pantaleone, si trova la radice dell’esperienza di assistenza dei
malati, scegliendo come santo patrono Pantaleone, medico dell’imperatore romano Galerio Massimo.
Ancora una volta il papa, nella stessa lettera, ci illumina in questo,
scrivendo: “La fede senza la carità non porta frutto e la carità senza la fede
sarebbe un sentimento in balia costante del dubbio. Fede e carità si esigono a
vicenda, così che l’una permette all’altra di attuare il suo cammino”.
Stile del “credere”, scelte dell’ “amare”.
Questo legame fondante e prezioso tra fede e carità, tra sentimento religioso e agire, tra il “Credo”professato e lo stile di vita coerente del discepolo, in questo contesto storico è sottolineato da scelte
che nell’avvicendarsi dei secoli sono state ripercorse più volte e
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vedete - una misura più bassa, in altezza, che nel 1500 si è scelto di
innalzare, forse per dare più respiro, più luce, ad un ambiente che
si stava rivelando troppo piccolo. Ma nei lavori di ristrutturazione,
compiuti nella ri-consacrazione del 1541, si è operata la scelta di un
luogo di preghiera a navata unica. Questa scelta, che ha un significato, rende questa chiesa particolarmente accogliente.
E se ne comprende facilmente il “perché”. Gli Ordini Religiosi,
dediti in modo particolare alla predicazione, alla catechesi, alla vicinanza al popolo - anche attraverso scelte che consentano l’educazione e il dialogo - prediligono sempre le chiese a navata unica,
perché l’ascolto è facilitato.
Tutto ha inizio col Battesimo
Per questo possiamo dire che è un ambiente dai toni familiari. Si
è quasi invitati a compiere un cammino. Non solo spirituale; è un
percorso fisico, passo dopo passo. Quando si entra, ci si trova davanti la bella pila dell’acqua santa, ampia, capiente, in cui vien voglia d’immergere la mano. L’acqua viva accolta nel grembo della
pietra, a richiamo dell’acqua che scaturì dalla roccia e spense la sete
del popolo in cammino nel deserto.
Varcata la “soglia della Fede”, si compiono i gesti della Fede.
Scrive il papa in modo figurato: “Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo3,
mediante il quale possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, e si conclude
con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna, frutto della risurrezione
del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito Santo, ha voluto coinvolgere
nella sua stessa gloria quanti credono in Lui”.
rinnovate. Qui, dove l’esperienza della Chiesa volle la cura agli am- Il papa ce lo richiama con chiarezza: ed è bene, ogni tanto, fermarci
malati, dove pose il riferimento di un culto intrecciato alla carità, e ridirci che senso ha quel segno di Croce che noi facciamo ogni
volle il riferimento alla vita mistica, contemplativa, per alimentare una volta che entriamo in una chiesa: è il segno della Fede che ci dice
Fede radicata nella Verità. In questa chiesa, ed evidentemente negli che siamo figli di Dio, destinati ad una felicità completa nel suo
ambienti del convento attiguo, si sono alternati nei secoli, per mo- progetto di Grazia e di amore. Un segno nobilissimo.
tivi e scelte diverse, prima le Confraternite caritative che l’eressero,
poi Frati Eremitani di Sant’Agostino; nel 1541 il convento diviene Nella chiesa si riflette la vita della comunità che vi
francescano, e i Frati danno anche - in maniera definitiva - all’ar- celebra il culto.
chitettura liturgica un assetto che è tipico di un Ordine attento Questo luogo, accogliente, caldo, a misura della nostra Fede, è imalla predicazione; nel 1569 i francescano lasciano questi ambienti magine davvero efficace della Chiesa intesa come “comunità”,
all’Ordine femminile delle Agostiniane che custodiranno la chiesa che si riunisce a pregare, per avere poi forza e coraggio di rendere
fino al 1810, causa le soppressioni napoleoniche. Solo nel 1835 - testimonianza coerente e credibile dell’Amore cantato e tradotto
ma fino al 67 appena - ritorneranno i Frati francescani.
poi negli stili della vita, come testimonianza vera alla Speranza che
ci sostiene.
Subito, nei segni e nei simboli, l’architettura pone in evidenza i luoghi della celebrazione. Pur essendo una chiesa dalla storia antica ,
parla un linguaggio estremamente attuale; usa un alfabeto liturgico
comprensibile che ci permette di raccontare in modo vero e chiaro il
criterio stesso del celebrare, e delinea davanti ai nostri occhi l’immagine dell’assemblea della Chiesa che crede e che prega. Monsignor
Lorenzo Tesolin, che qui fu pastore e cultore di cose belle, è stato
l’arciprete negli anni faticosi del terremoto, quando sia il Duomo, sia
Architettura che accoglie.
le chiese di questa città e dei paesi vicini, sono state ferite dalla vioL’architettura originale, non ad aula unica ma con le tre absidi di lenza del terremoto. E come spesso accade, nelle esperienze dolorofondo è quella che s’intravvede nei fregi a fresco che compaiono se e faticose di un popolo, si possono scoprire anche piccole luci che
sopra l’arco gotico del presbiterio e i due archi laterali. Rivelano - lo illuminano e aprono nuovi orizzonti. Ora, quanto dico, lo posso solo
Quanto abbiamo fin qui compreso, udendolo dalle parole del papa
e accogliendo dalla storia - con semplicità - i dati essenziali di un
cammino lungo e troppo complesso per essere facilmente sintetizzato, trova espressione visibile, viene tradotto in linee, forme,
colori, trova immagine nell’Arte, in quest’ambiente che è figlio di
quanto contemplato nella Parola di Dio, nell’insegnamento della
Chiesa, nei passi dell’uomo credente dentro e attraverso la Storia.
15
Eucarestia: presenza di vita. Fu creato a lato, in ambiente legato
all’aula liturgica, ma un po’ discosto, il luogo per la presenza Eucaristica: il tabernacolo. Nello spazio di una campata gotica, è posto
un altare, nudo, semplicissimo, quasi spigoloso. Ma è un richiamo
alla tenda - tabernacolo in latino vuol dire proprio tenda – nella
quale il popolo dell’Esodo custodiva l’Arca, con dentro la manna,
le tavole dell’Alleanza, il bastone di Aronne. Il richiamo del papa
per l’anno della Fede focalizza quest’attenzione che va un po’ riscoperta: “Desideriamo che questo Anno susciti in ogni credente l’aspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e
speranza. Sarà un’occasione propizia anche per intensificare la celebrazione
della fede nella liturgia, e in particolare nell’Eucaristia, che è “il culmine verso
cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua
energia”.
immaginare. Credo però di non andare lontano dal vero, se penso
che nell’opera di restauro fu possibile innestare la vitalità e la creatività intelligente dei germi del Concilio Vaticano II. I restauri di questa
chiesa, compiuti in modo definitivo soltanto tre anni fa - ma resi
pubblici nel riprisitino dell’assetto originario delle strutture già nel
1985 - hanno dato la possibilità di rimuovere un altare settecentesco
per collocare nell’ambiente pulito e sobrio del piccolo presbiterio i
luoghi della Mensa della Parola e della Mensa Eucaristica.
Le due Mense: Parola e Pane.
Di nuovo ascoltiamo il papa, sempre nella lettera cui ci stiamo riferendo, in questo passaggio fondamentale: “Non possiamo accettare che
il sale diventi insipido e la luce sia tenuta nascosta (cfr Mt 5,13-16). Anche
l’uomo di oggi può sentire di nuovo il bisogno di recarsi come la samaritana
al pozzo per ascoltare Gesù, che invita a credere in Lui e ad attingere alla
sua sorgente, zampillante di acqua viva (cfr Gv 4,14). Dobbiamo ritrovare il
gusto di nutrirci della Parola di Dio, trasmessa dalla Chiesa in modo fedele,
e del Pane della vita, offerti a sostegno di quanti sono suoi discepoli (cfr Gv
6,51)”.
Eccoli qui. Posti in luce con chiarezza e funzionalità.
L’altare, dalle linee solenni, con la sua mensa in marmo bianco:
quadrangolare, perché i suoi lati devono potersi volgere ad ogni
angolo della terra; posto su una predella che ne metta in evidenza
la centralità - senza fasti - ma ne consenta un accesso facile per
poter compiere i gesti liturgici. E nei suoi lati, il richiamo alle Verità sul dono dell’Eucarestia: sono paliotti in terracotta dipinta, dal
gusto classico ma dal linguaggio moderno, creativo, pur concreto
nel rappresentare l’immagine, che crea un bel legame tra il passato
e il presente.
Padre, non padrone, che non si attende dall’uomo un sacrificio di
sangue, ma che dona suo Figlio, oggi mostrato - nel Vangelo - luminoso e vestito di bellezza su un altro monte e con altri criteri.
b. Sull’altro lato: Melchisedek, re di Salem, offre pane e vino
ad Abramo. Un offertorio che si apre ai linguaggi poveri e semplici, uno stile di Dio che parla attraverso gesti concreti, figli della
quotidianità del popolo, e in essi si ripresenterà e sarà da essi rappresentato.
c. Sul lato lungo rivolto verso il celebrante: il racconto evangelico della moltiplicazione dei pani. La condivisione del pane resa
possibile dal gesto di Gesù che per l’uomo si sbriciola per arrivare
tutto in tutti.
d. Sul paliotto frontale, diviso in tre formelle: morte e risurrezione, e la sintesi sublime di tutto: Emmuas, in cui si fa immagine
bellissima di tutto il mistero del Dio fatto uomo, morto per noi
ma vivo, risorto, che con noi fa strada, con passione e pazienza,
spezzando la Parola, condividendo ancora il Pane. Di nuovo le due
Mense, per le quali ancora il papa richiama: “L’insegnamento di Gesù,
risuona ancora ai nostri giorni con la stessa forza: “Datevi da fare non per il
cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la via eterna”.
Lorenzo Tesolin poi - forse ispirandosi ai due splendidi pulpiti del Pilacorte in Duomo - scelse di collocare anche qui, in San Giuseppe, due
“Luoghi per la Parola”, secondo il criterio antico, uno per ilprimo
Testamento - sul quale fece porre, in quelle figure vibranti, sinuose,
quasi fiammeggianti, le effigi dei quattro Profeti Maggiori; dall’altra
parte, il Vangelo, che poggia nella rappresentazione di Matteo, Marco,
Luca e Giovanni. I due amboni sono posti come un ponte: hanno la
a. Sul primo lato breve: Abramo sta per compiere il sacrificio, funzione di collegare, di far da passaggio, tra luogo dell’assemblea e
immolando Isacco. E’ il racconto nella liturgia della seconda do- altare. Il richiamo è bellissimo: attraverso la Parola si conosce veramenica di Quaresima. Si rinnova il messaggio e il volto di un Dio mente quel Gesù che poi accogliamo, vivo, nell’Eucarestia.
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la parola del Signore, venuto ad annunciare la liberazione dall’oppressione
e un anno di grazia per tutti (cfr Lc 4,18-19). Per fede, nel corso dei secoli,
uomini e donne di tutte le età, il cui nome è scritto nel Libro della vita (cfr Ap
7,9; 13,8), hanno confessato la bellezza di seguire il Signore Gesù (…). Per
fede viviamo anche noi: per il riconoscimento vivo del Signore Gesù, presente
nella nostra esistenza e nella storia”.
C’è un’ultima riflessione da compiere. Ancora alcune parole da accogliere. “La stessa professione della fede è un atto personale ed insieme
comunitario. Sarà decisivo nel corso di questo Anno ripercorrere la storia della
nostra fede, la quale vede il mistero insondabile dell’intreccio tra santità e
peccato. Mentre la prima evidenzia il grande apporto che uomini e donne
hanno offerto alla crescita ed allo sviluppo della comunità con la testimonianza
della loro vita, il secondo deve provocare in ognuno una sincera e permanente
opera di conversione per sperimentare la misericordia del Padre che a tutti va
incontro.”
Mi pare veramente bello constatare come esiste un diretto richiamo fra le indicazioni della Lettera che stiamo meditando con i segni di Fede presenti in questa chiesa: traccia sicura per vivere bene Credo che l’immagine più vera di quello che il papa dice, e che
la nostra spiritualità.
rende visibile l’esperienza della Chiesa, sia il pregiato coro ligneo
di Marco Cozzi (1477). Non solo per il suo altissimo valore d’arte;
“Per fede Maria accolse la parola dell’Angelo”. Nel 1760 la fa- non solo per il mirabile intreccio di tarsie che rendono l’ampiezza,
miglia Marsoni fece edificare la cappella laterale, e sul nobile altare l’altezza e persino la profondità degli scorsi architettonici raffigudi marmo pose l’immagine della Vergine Maria, venerata dai santi rati. Ma per la scelta che è stata compiuta: il coro è a due ordini di
Nicola da Tolentino.
stalli. Quello inferiore - destinato a novizi - e quello superiore, su
cui prendevano posto i padri professi. Ebbene, in realtà è come se
“Confidando in Giuseppe suo sposo, portò Gesù in Egitto poi vi fosse un terzo ordine di stalli. Per ogni seggio, sul pannello,
per salvarlo dalla persecuzione di Erode”. In fronte alla cappel- in alto, è raffigurata l’immagine d’un santo. Si riconoscono tutti:
la della Madonna, nella cornice di un altare settecentesco, è posta secondo quell’elenco che abbiamo appena ascoltato nelle parole
ora la statua - elegante - di un San Giuseppe col bambino Gesù, del papa: la Vergine, il Battista; apostolo e primi discepoli: Pietro
nell’abito tipico del falegname. E’ una bella statua dello scultore e Paolo, Giacomo, Andrea…; poi i martiri: Sebastiano, Caterina
fossaltese Giuseppe Scalambrin, un’opera della prima metà del d’Alessandria, Lucia…; i grandi santi della nostra Fede, della no‘900.
stra storia, dei nostri affetti, Antonio da Padova, Antonio Abate,
Bernardino da Siena.
“Per fede gli Apostoli lasciarono ogni cosa per seguire il Maestro (cfr Mc
10,28). (…) Per fede i discepoli formarono la prima comunità raccolta intorno Noi, nella preghiera, nella vita, siamo in comunione con la Chiesa
all’insegnamento degli Apostoli, nella preghiera, nella celebrazione dell’Euca- celeste. I santi prima di noi hanno conosciuto le fatiche e le luci del
ristia, mettendo in comune quanto possedevano per sovvenire alle necessità dei vivere, e hanno incarnato anche le bellezze e le ombre del credere.
fratelli (cfr At 2,42-47). (…) Per fede i martiri donarono la loro vita, per Non hanno fatto esperienza di perfezione, nella vita, ma hanno cretestimoniare la verità del Vangelo che li aveva trasformati e resi capaci di giun- duto che fosse bello cercare di ritrovare la presenza del Signore rigere fino al dono più grande dell’amore con il perdono dei propri persecutori. sorto nei gesti di Fede, nelle opere di Carità autentica, tenendo viva
Per fede uomini e donne hanno consacrato la loro vita a Cristo, lasciando ogni la Speranza che sempre, in ogni tempo, nonostante tutto, attraverso
cosa per vivere in semplicità evangelica l’obbedienza, la povertà e la castità, tutto, essere discepoli di Gesù Cristo è esperienza di gioia.
segni concreti dell’attesa del Signore che non tarda a venire. Per fede tanti cristiani hanno promosso un’azione a favore della giustizia per rendere concreta
don Simone Toffolon
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David Maria Turoldo
Sacerdote, frate dei Servi di Maria, poeta.
A vent’anni dalla sua scomparsa.
Giuseppe Turoldo nasce a Coderno di Sedegliano il 22 novembre
1916. Dopo alcuni anni di formazione presso l’ordine mendicante
religioso dei Servi di Maria (che lui definiva “mendicanti d’amore”), emette la sua prima professione religiosa nel ’35 assumendo il
nome di fra David Maria.
Nel ’40 viene ordinato sacerdote e per quindici anni tiene la predicazione domenicale nel duomo di Milano. Fin dall’inizio del suo
sacerdozio si impegna in ambiti diversi: predicazione, scritture,
resistenza, assistenza ai poveri e Nomadelfia (“piccola città” con
l’unica legge della fraternità). Fonda il centro culturale “Corsia dei
Servi”e alterna l’attività culturale alla testimonianza civile e politica,
all’attività di predicatore e soprattutto di poeta.
Nel ’46 si laurea in filosofia con una tesi dal titolo “Per una ontologia dell’uomo”. Durante la Resistenza fonda una rivista antifascista
clandestina, “L’Uomo”, dove pubblica le sue prime poesie; scrive
anche testi in prosa di contenuto biblico-letterario, testi teatrali; traduce inoltre tutti i salmi della Bibbia e compone nuovi inni e cantici
a commento della liturgia domenicale e festiva. Per i suoi scritti
anticonformisti, viene chiamato “coscienza inquieta della Chiesa”.
Viene allontanato da Pio XII da Milano per la severità con cui interpreta il Vangelo di fronte alla borghesia milanese e viene inviato
all’estero. A metà degli anni ’60 si trasferisce nella comunità dei
Servi di Maria a Fontanella, vicino a Sotto il Monte, paese natale di
papa Giovanni XXIII. Turoldo ha stima e fiducia per il cammino
dell’uomo promosso dal Papa buono e dal Concilio Vaticano II e
s’impegna per una “ricomposizione” indicata dal vangelo. Da Fontanella continua a condurre le sue battaglie e dirige il Centro di Studi Ecumenici Giovanni XXIII. L’obbedienza al servizio all’uomo
e alla solidarietà si realizza nella sua attività di prosatore prolifico e
pungente e di notista con delle rubriche fisse su giornali e riviste.
Denuncia tutti i soprusi, soprattutto istituzionali ed economici, e
si fa voce degli oppressi, anche di quelli più lontani, per la libertà e
la giustizia. Crede, infatti, che l’unica scelta di salvezza sia la spar-
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(1916 – 1992)
tizione dei beni (incontro con Ernesto Cardenal, valorizzazione di
Rigoberta Menchù, canto per Oscar Romero).
Nel suo testamento spirituale, scritto nel 1986, padre David ringrazia i suoi “tre amori” con l’aiuto dei quali ha saputo superare ogni
difficoltà: gli amici laici, i confratelli e i poveri (che lui chiamava
“mie radici e mio sangue” e “la mia gente”).
La produzione poetica degli anni della sofferenza fisica, in cui
“sperare è più difficile che credere”, si caratterizza per la trattazione delle tematiche legate al mistero dell’essere, alla vita e alla morte
con una schiettezza radicale. Dopo una lunga malattia che lo segna
fisicamente e moralmente, ma che non gli fa mai abbandonare la
speranza, padre David muore nel 1992.
Il suo messaggio: il sogno di Dio.
Rinnovamento del cristianesimo: occorre impegnarsi per rivivere l’evento cristiano nell’umiltà, nella riscoperta personale e nel silenzio
interiore, e resistere inoltre al conformismo imposto. Ciò è necessario per offrire nuovi modelli di vita ed essere capaci di critica e
opposizione ai miti e agli interessi mondani dominanti.
Povertà: “presenza profetica della storia”, fonte di ricchezza interiore, fondata sulla libertà da se stessi, di attenzione all’essenziale,
capace quindi di cogliere una priorità di valori. E’ in nome della
povertà intesa come libertà che gli uomini rinunciano a possedere
e diventano capaci di convivenza fraterna.
Incarnazione: passione per l’uomo che si manifesta nella necessità
della “relazione” per poter incontrare l’altro, il suo quotidiano, la
sua storia. In forza di essa deve essere possibile il superamento di
ogni divisione e differenza.
La poesia è fede e la fede è poesia, questo è il concetto su cui fonda
la sua produzione poetica; una produzione che non cambia nella
sostanza (la poesia come modo di vivere la propria fede) ma solo
nella forma, che nel tempo diventa sempre più essenziale con l’uso
di parole nude e crude. Turoldo è il poeta di quella certezza che
viene subito dopo il dubbio e che deriva da un amore assoluto per
gli uomini, Dio e la natura. E’ il poeta della gioiosa fatica della speranza (“vorrei tramandare questo scandalo della speranza”, parole
che padre David pronuncia quando è già gravemente malato).
“La realizzazione della propria umanità: questo è il solo scopo della
vita che siamo chiamati ad essere, questa umanità di Dio, che è,
appunto, il sogno di Dio. Ecco. Magari fosse possibile dire: sono
arrivato! Ma non sono arrivato mai. E il progresso, il benessere,
l’”essere bene” non sta nei possedimenti o nei libri o nelle cariche; sta in questa umanità realizzata giorno per giorno. E anzi se
un giorno va male non scoraggiarsi perché la faremo andare bene
oggi. Questa è la ragione della vita, tanto più la ragione del credere
e del pregare”.
Tratto da “Beati gli operatori di pace”
Oltre la foresta
Fratello ateo, nobilmente pensoso,
alla ricerca di un Dio
che io non so darti,
attraversiamo insieme il deserto.
Di deserto in deserto andiamo oltre
la foresta delle fedi
liberi e nudi verso
il nudo essere
e là
dove la parola muore
abbia fine il nostro cammino
da “Canti ultimi”
Padre David Maria Turoldo è stato più volte a Spilimbergo che gli era cara. Infatti qui, oltre a visitare parenti stretti cioè zii e cugini,
manteneva forti legami di amicizia con alcune famiglie. In particolare ricordiamo che Carlo Serena gli fece da autista e segretario per otto
mesi, proprio al momento della avventurosa fondazione del convento di Fontanella, col recupero di quella vecchia chiesetta diroccata
sul colle. Un paio di volte il coro Tomat è stato a Fontanella a cantare con lui e per lui. Dieci anni fa, il gruppo cultura della parrocchia
ha dedicato una mostra del libro in collaborazione con la Fondazione Turoldo di Sedegliano, suo luogo d’origine, con ampia rassegna di
scritti e con allestimento che presentava una selezione di pregnanti versi poetici.
Opere di poesia di D.M. Turoldo
Io non ho mani - Bompiani - 1948
Udii una voce - Mondadori - 1952
Gli occhi miei lo vedranno - Mondadori - 1955
Preghiere tra una guerra e l’altra - Milano, Corsia dei servi - 1955
Se tu non riappari - Mondadori - 1963
Tempo dello spirito - 1966
Fine dell’uomo? - Scheiwiller - 1976
Il sesto angelo - Mondadori - 1976
Laudario della vergine - Dahoniane - 1980
Lo scandalo della speranza - Gianfranco Angelico Benvenuto 1978
Laudario della vergine - Dahoniane - 1980
Impossibile amarti impunemente - Quaderni del Monte - 1982
Ritorniamo ai giorni del rischio - Cens - 1985
Il grande Male - Mondadori - 1987
O gente terra disperata - Mondadori - 1987
Come possiamo cantarti, o madre? - Diakonia della Theotokos
- 1988
Nel segno del Taui - Scheiwiller - 1988
Cosa pensare - La Rosa Bianca - 1989
O sensi miei - Rizzoli - 1990, 1997 (raccolta antologica),
Canti ultimi - Garzanti - 1991
Mie notti con Qohelet - Garzanti - 1992
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Proposte Culturali
I santi patroni della forania di Spilimbergo
La commissione cultura ha allestito in Santa Cecilia nell’agosto
scorso una mostra particolare di cultura religiosa per tutta la forania, ovvero le immagini fotografiche dei santi patroni presenti
in ciascuna parrocchia, corredate da schede che ne ripresentavano
brevemente la storia ed i significati della loro venerazione. E non è
stato per niente scontato tra i molti visitatori che si sapesse abbastanza del proprio patrono, né il valore di fede meritevole oltre la
festa di paese.
L’indicazione o la scelta del Patrono di una comunità cristiana possiamo equipararla al rito del battesimo, in quanto il paese viene
dotato del nome di un santo, eletto come protettore.
Se questi Santi, provenienti da epoche e da regioni diverse mantengono ancora vivo ed attuale un rapporto devozionale coi fedeli,
vuol dire che la loro presenza ha una origine assai lontana e ben
fondata, da documenti storici o leggendari, comunque sorretta da
una tradizione la cui vitale continuità fa supporre un qualche riscontro nella realtà.
Tuttavia la scelta e le celebrazioni patronali vanno anche oltre la
questione religiosa in se stessa, perché sono momenti di festa in
cui, passato, presente e futuro si ricompongono in una visione
generale, che fornisce un senso alla vita comune.
La scelta della “Madonna” come patrona, può apparire ovvia, anche perché surrogata da una tradizione del IV secolo, che stabiliva
“Ubi Ecclesia Mater ibi Maria”. Di questo titolo sono orgogliose
Spilimbero e Lestans.
Il titolo di “S. Pietro” assunto dalla chiesa di Travesio è motivato
dalla stessa prassi del IV secolo, secondo cui dopo la “Madre di
Gesù”, trovano posto privilegiato gli apostoli.
Stesso discorso si potrebbe fare per Sequals, titolata a S. Andrea
apostolo; ma qualcuno vuol motivare la scelta dal fatto che vicino
al paese scorre il fiume Meduna, spiegando in parte il culto del
santo legato alla sua attività di pescatore.
Patrono di Clauzetto e Pinzano, è S. Martino, un santo vescovo
francese che viene comunemente effigiato nell’atto di soccorrere
un povero col dono della metà del suo mantello.
Manazzons e Istrago sono devoti a S. Biagio. Un santo vescovo
(III-IV sec.) avvolto dalla leggenda., che la tradizione lo presenta
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nell’atto di guarire un giovinetto morente a causa di una spina di
pesce conficcata in gola. Un episodio che lo ha qualificato protettore di tutti i mali di gola. A conferma di questo è invalso il gesto
di benedire la gola dei fedeli con due candele incrociate. S.Nicola
è accolto dalle chiese di Castenovo e Tauriano.Questo vescovo è
raffigurato con in mano tre sfere d’oro, che - secondo la leggenda
- fece cadere dalla finestra della casa di tre fanciulle povere che non
avevano dote per maritarsi.
S. Stefano, che è il patrono della nostra diocesi, è titolare anche
di Gradisca e di Valeriano. Una tradizione dice che le ‘reliquie’ di
S. Stefano si troverebbero nella basilica di S. Lorenzo in Roma, e
ciò ha determinato la diffusione in Italia del suo culto assieme a
quello di S. Lorenzo, quest’ultimo titolare delle chiese di Vacile e
di Toppo fin dal XIII secolo.
Santa Margherita, titolare della chiesa di Anduins, è identificata
come Margherita d’Antiochia (255-275). Il suo culto si giustifica
forse con la presenza in loco del culto a S. Michele (titolare di
Vito d’Asio), che sarebbe intervenuto - sempre secondo la leggenda - a liberare la Santa da un Drago che era pronto a divorarla.
Ma forse è stata la croce di legno in mano, con cui la Santa viene
effigiata, che avrebbe fatto fuggire il diabolico divoratore.
Il titolo di S. Osvaldo alla chiesa di Casiacco, sembra sia dovuto
dalla devozione di un sacerdote locale, il quale - a memoria della
peste che nel 1348 colpì l’Europa e il Triveneto - lo volle patrono
della località, assunto come protettore dalle malattie contagiose.
Barbeano ha come titolare Santa Maria Maddalena. Nessuna notizia o ipotesi sulla scelta di questa Santa, che viene identificata alla
Maddalena che secondo il Vangelo vide per prima Gesù risorto.
Il paese S. Francesco, situato nella Val d’Arzino, si affida al Santo d’Assisi forse dal fatto che un tempo la zona fosse abitata dai
lupi.
Per Pielungo la titolazione della chiesa a sant’Antonio di Padova
è stata voluta dalla popolazione in sostituzione della precedente a
Sant’Antonio Abate.
Il titolo di San Carlo Borromeo, di cui si fregia Paludea, potrebbe
provenire in seguito a una devozione privata o più verosimilmente
da indicazione vescovile, quando la chiesa, un tempo semplice cappella, fu eretta a curazia (1927) .
La titolazione ai “Santi Nomi di Gesù e di Maria” dato alla
chiesa di Solimbergo è avvenuto nel 1773, anno di consacrazione
della nuova chiesa, che il vescovo Gabrielli volle dedicata ai suddetti Santi Nomi.
A Pradis è stato scelto il “Sacro Cuore di Gesù”, dal desiderio di
una persona o gruppo del luogo, concretizzato forse nel sostenere la spesa per la pala raffigurante il S. Cuore, opera eseguita nel
1887,
La comunità di Gaio ha per titolare S. Marco e quella di Baseglia
S.Croce Il culto all’evangelista è ricordato fin dal 1186, e in seguito
consolidato in relazione con il potere politico della repubblica di
Venezia. Quello alla S. Croce nasce nel 1500 con la costruzione
della chiesa grazie ai pregevoli affreschi dell’Amalteo che ritraggono scene della crocifissione di Gesù.
Don Emanuele Candido
La mostra “i colori del sacro: Terra!” ha confermato i numeri positivi delle precedenti edizioni con la partecipazione di 175 gruppi
in visita guidata, il 95% dei quali ha partecipato anche ad un laboratorio creativo con un illustratore. Si sono raggiunte complessivamente
8000 presenze e questo dimostra il pieno apprezzamento dell’iniziativa, tornata a risplendere nel castello di Spilimbergo e ad impreziosire
di uno squisito evento culturale il palazzo Tadea, finalmente fruibile pienamente come palazzo della cultura. Resta grande soddisfazione
per aver potuto godere di una rassegna d’arte di alto livello, ricca di 160 tavole originali di 94 artisti provenienti da 21 nazioni, pensate
per aiutarci a riconsiderare la sacralità della terra e la necessità inevitabile di preservarla per le future generazioni.
Quest’anno il programma è stato arricchito ulteriormente con la presenza degli illustratori locali nostri collaboratori nelle domeniche
pomeriggio, cosicché il pubblico ha potuto incontrarli e conoscere la loro produzione artistica. Inoltre è stato ospitato l’illustratore
artista Giuliano Ferri di Pesaro, autore della splendida bibbia per ragazzi delle edizioni San Paolo, il quale, oltre a tenere due laboratori
in mostra, ha lavorato una giornata con gli allievi della Scuola Mosaicisti del Friuli, i quali hanno inoltre beneficiato di ingresso e visita
guidata gratuita alla mostra.
Come in ogni edizione tutti i gruppi e le persone che l’hanno richiesto sono stati accompagnati, da guide preparate, a visitare i molti
gioielli artistici della città.
Gli enti pubblici e privati, gli sponsors, tutti i professionisti ed i volontari della parrocchia, contribuiscono alla qualità dell’accoglienza di
questa manifestazione, attesa e premiata ormai da ben otto anni perché riesce a cogliere e soddisfare un’esigenza di approfondimento
dei temi fondamentali della vita.
Concerto Cantate di Avvento e Natale - J. S. Bach - 30 dicembre 2011
Direttore Davide de Lucia - Officium Consort - Ensemble Orologio - Orchestra Barocca Tiepolo
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Occhi nuovi per il Duomo
Il rapporto tra le cose e la Storia è segnato più che altro dalla memoria che le persone fanno di esse e dalla loro capacità di trasmetterla alle generazioni future. Tutti gli oggetti “cari” ognuno di solito li
conserva con cura, li migliora, li racconta, li lascia in eredità, perché
hanno un valore che prima e soprattutto è di significato, poi di bellezza e solo dopo trova un posto relativo nelle categorie dell’organizzazione famigliare, comunitaria, economica, burocratica, ecc.. Il
Duomo di Spilimbergo, che da 727 anni ci è tramandato con sostanziale integrità, è senza dubbio ciò che di più caro la nostra comunità
possa mostrare, per la somma di significati tendente all’infinito che
nel tempo hanno tracciato la Storia locale. La riapertura delle due
finestre circolari murate dal 1858 nella facciata ovest del Duomo è
un evento storico proprio perché consente di rimettere in luce pienamente un grande significato dimenticato e nascosto. Straordinario ed unico è infatti il simbolismo di questa
architettura duecentesca, pensata dentro la
cultura costruttiva degli ordini mendicanti
sul finire di quel secolo che li aveva visti
protagonisti di una grande espansione in Italia, in Europa e nel Friuli, a
Udine, Pordenone e Cividale, dove
erano già aperte le grandi chiese
e quelle minori conventuali. Il
vescovo Fulcherio di Zuccola
pure francescano ed il potente
signore di Spilimbergo Valterpertoldo II avevano provveduto
ed approvato, una cum comune
cioè insieme ai rappresentanti del
popolo, un preciso piano edificatorio che, nel chiaro intento medievale di una prestigiosa ‘ostentazio’, una
illustrazione dottrinale di biblia pauperum, rimandava precisamente alcune forme a suggerire esemplari testi biblici. Se, oggi
come allora, la liturgia rituale sostanzia la fede nel
memoriale di Gesù Cristo, qui l’edificio in sé, come un’unica
scultura, rappresenta l’Agnello di Dio, cioè Cristo stesso. E questo
lo si legge dalla facciata di ponente, pertanto decisamente principale,
con i sette finestroni tondi che richiamano il capitolo 5 versetto 6
dell’Apocalisse di Giovanni: vidi, in mezzo al trono (nella pienezza
del potere e della gloria regale) circondato dai quattro esseri viventi (i
4 evangelisti che vivono) e dagli anziani (i profeti, che hanno trovato
conferma alla loro profezia) un Agnello, in piedi, come immolato;
(Gesù risorto dopo essere stato sacrificato) aveva sette corna e sette occhi, i quali sono i sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra.
L’immagine dell’agnello identifica Gesù con il “servo di JHWH” di
cui parla lungamente Isaia. Egli «porterà il diritto alle nazioni» (Is 42,
1), ma sarà «trafitto per i nostri delitti» (Is 53, 5) e si lascerà umiliare
«come un agnello condotto al macello» (Is 53, 7). Sette è il numero
della perfezione ed il cerchio è geometria perfetta. Perciò l’edificio
tutto rappresenta Gesù risorto che ci guarda con la perfezione dello
Spirito Santo.
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Anche nel secolo scorso l’Apocalisse era un libro accompagnato da
un’errata aura di catastrofismo, accanto a drammi e tragedie da rimuovere ed al tramonto del secondo millennio. Ed il capitolo 5 è
quello del libro dei sette sigilli. Ma anche se è tutto scritto al futuro, il
suo intento è decisamente rivolto al presente. Nasce cioè in momenti
di estrema crisi per portare un messaggio di speranza. Indirizzato alle
sette chiese dell’Asia Minore, Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi,
Filadelfia e Laodicea, ha lo scopo di incoraggiare i fedeli a resistere alle persecuzioni da parte delle autorità romane, con la promessa
dell’avvento del regno escatologico. Mons. Natale Padovese così ha
sottolineato l’attualità di questa riapertura: “da una parte vuole dire, a
noi cristiani, di aprire gli occhi sulla piazza dove sosta, ragiona, si confronta e prende decisioni la gente, e su quel Cortile dei Gentili dove
si incontra la varietà delle persone, delle culture spinte da
quell’anelito che è dentro ciascun uomo: cercare
di dare senso e significato alla vita. Esserci lì
non come viandanti frettolosi, ma come
attivi e propositivi protagonisti che
senza arroganza ma anche senza vergogna hanno il coraggio della testimonianza che ci viene dal vangelo
di Gesù”. Abbiamo nel Duomo
l’esempio di una lunga storia di
fede riavviata dal patriarcato di
Aquileia nel XII secolo e guidata poi da Concordia, le cui croci
simboliche sono per questo state
tracciate negli specchietti centrali
delle nuove vetrate.
Ora i sette occhi si aprono armoniosamente a ventaglio e portano in
alto sguardo e pensiero, verso la luce,
nella leggerezza di una parete di nuovo
elegantemente aperta alla trascendenza ed
al dialogo con il tempo. Non è stato lavoro di
poco conto, pensato nella primavera del 2009 e celebrato il 25 settembre 2011 con emozione e festa di popolo. Ne siamo grati a Duilio e Ines Sina che hanno sostenuto da
mecenati il maggior onere e a tutti coloro che in vario modo insieme
al sottoscritto sono intervenuti con entusiasmo e perizia: Angelo Belluz, Pierino Truant, Stefano Tracanelli, la Falegnameria Rizzotti di
Orlando Paolo, Italo Peresson mosaici d’arte, Lino Chivelli di Edil
Spilimbergo.
La gran parte dei gioielli artistici delle nostre chiese sono un prodotto
generoso della comunità, della quale segnano storicamente espressioni di grande respiro civile. Spendersi per qualcuna d’esse è sempre
meritevole, e ce ne sono ben altre da poter fare, anche per opere
da riportare alla bellezza originaria. Così ora i nostri sette occhi del
Duomo di Santa Maria Maggiore chiedono il rispetto di essere capiti,
spiegati correttamente e vissuti per quello che sono: un grande aiuto
per il personale rapporto con l’Altissimo e il nostro vivere meglio la
storia della comunità.
Alessandro Serena
Giovani in Forania
“Messa Giovani”
Con l’arrivo del Vescovo Giuseppe nella nostra Forania, è riproposta la “Messa Giovani”: un sabato al mese i giovani di tutta la Forania
si ritrovano in San Giuseppe per la Messa festiva della vigilia, e subito dopo trascorrono insieme la serata cenando in Oratorio e parlando o giocando in compagnia. La celebrazione è animata dal nostro Coro Giovani, sempre più numeroso e che sta allargando il proprio
repertorio con canti nuovi, imparandoli per poterli cantare tutti insieme.
È un’ottima occasione per conoscersi e stringere rapporti più forti tra di noi, che pure abitiamo nello stesso territorio, ma non sempre
abbiamo l’opportunità di incontrarci davvero. Condividere la fede nel Signore e poi la tavola, invece, permette di guardarci in faccia,
sentirci fratelli e così scoprire la ricchezza di chi abbiamo a fianco. Per questo, alla Messa Giovani abbiamo anche avuto degli ospiti: a
novembre il Vescovo e a febbraio un gruppo di giovani della Diocesi che ha partecipato alla Gmg di Madrid nella scorsa estate; e altri
ancora sono previsti per il futuro.
Fraternità e dialogo: un binomio umano e cristiano che come giovani vogliamo vivere in prima persona e rilanciare alla nostra società
come messaggio di gioia e di speranza.
Campi a Fusine
Anche nella scorsa estate si sono svolti, come ogni anno, i campi a Fusine: dal 3 al 9 luglio per i ragazzi delle medie, e dal 10 al 16 luglio per i bambini di quarta e quinta elementare. Entrambe le settimane sono state caratterizzate da giochi, canti, momenti di tranquillità vissuti insieme e dalle buone camminate. Non sono mancate le fatiche (per alcuni si trattava della prima volta che uscivano di casa senza i genitori!), ma l’entusiasmo e la gioia dello stare insieme hanno
permesso a tutti di tornare a casa convinti di aver vissuto una settimana significativa, da ricordare... e magari anche da ripetere!
Un grande grazie va a tutti coloro che danno volentieri il loro aiuto per questi campi (animatori, cuoche...) e senza i quali non sarebbe
possibile dare ogni anno ai ragazzi la possibilità di vivere un’esperienza che li fa crescere nel contatto con la natura e con le persone.
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Giovani
Giornata Mondiale della Gioventù
Ad incoraggiarci a continuare a testimoniare la nostra fede sono
state anche le parole del nostro Vescovo Giuseppe Pellegrini e del
nostro Papa Benedetto XVI che, in vari incontri e in diverse situazioni, ci hanno incitato a testimoniare sempre la gioia cristiana,
ad aprire il nostro cuore a Gesù e a essere “Radicati e fondati in
Cristo, saldi nella fede”, messaggio e tema della GMG.
CONDIVISIONE, perché abbiamo vissuto insieme non solo momenti divertenti e allegri, come le giornate passate a visitare la città
di Madrid o le serate trascorse in palestra a raccontarci tra un sacco
a pelo e l’altro le emozioni o le vicende del giorno, ma anche le
situazioni difficili che abbiamo dovuto affrontare, come il caldo
Esperienza forte di fede e di comunità
Se ripensiamo alle due settimane che abbiamo trascorso in Spagna
possiamo dire che la Giornata Mondiale della Gioventù è stata per
noi:
•
amicizia
•
fede
•
condivisione
AMICIZIA, perché durante questa grande esperienza abbiamo
conosciuto nuove persone in un contesto diverso da quelli soliti
come possono esserlo ad esempio la scuola o l’università. Ci siamo relazionati e abbiamo stretto legami di amicizia non solo con
italiani ma anche con ragazzi e adulti provenienti da diversi paesi
del mondo che, come noi, erano a Madrid per vivere questa bella e
significativa avventura.
Inoltre, lungo le strade di Madrid, fiumi di giovani cantavano, si
salutavano, si sorridevano sventolando le bandiere del proprio stato, non badando al colore della pelle, alla lingua parlata o alle altre
diversità: eravamo là, insieme, come un’unica famiglia.
FEDE, perché durante le giornate passate a Madrid abbiamo potuto approfondire la fede in Cristo grazie all’incontro con mille
persone di tutte le età e di tutte le nazionalità e alla condivisione
con loro dell’amore per Gesù attraverso la preghiera, i canti, i balli,
la Messa e la conoscenza di giovani e adulti di cultura e tradizioni
diverse.
Ciò che ci ha riempito di gioia e arricchito la nostra fede sono stati
anche i momenti passati a Cuatro Vientos quando, nonostante la
pioggia, il vento, il temporale siamo rimasti lì, nell’ex aeroporto
24
soffocante che ci ha accompagnato per tutti i chilometri percorsi a
piedi per giungere all’ex aeroporto di Cuatro Vientos dove la sera,
durante la veglia, abbiamo affrontato la pioggia e il vento. Ciò che
ci ha aiutato e permesso di proseguire sono state le tante condivisioni di piccole cose come l’acqua, gli ombrelli, il portare gli zaini
altrui e l’aiuto e il sostenimento a vicenda.
In momenti difficili in cui inizialmente ci siamo scoraggiati l’amicizia, la fede e la condivisione di tutti noi 500 persone della Diocesi
e non solo, ci hanno sostenuto ed ora vivono unite ai ricordi di
giornate meravigliose e significative, da custodire nel cuore e da
testimoniare con la vita.
Alessia e Valentina
per partecipare alla veglia uniti nella fede. Il maltempo non ci ha
fermato e scoraggiato perché malgrado tutte le difficoltà, ci siamo
aiutati a creare un piccolo rifugio per ripararci dalla pioggia; non
sono mancati i momenti di preghiera, di silenzio in comunione con
Dio. “Esta es la juventud del Papa”: ecco il grido che ci ha rappresentato e che ci ha accompagnato non solo in quella notte ma in
tutte le giornate passate a Madrid.
Paolo Avoledo
... e non finisce qui!
La Gmg non finisce con la Messa celebrata dal Papa, ma prosegue
poi nella vita quotidiana: è qui che ogni giovane che ha partecipato
porta e trasmette la ricchezza di quanto ha sperimentato e vissuto
in quei giorni entusiasmanti e carichi di energia. Senza questa gioia
interiore quotidiana, la Gmg diventa soltanto il ricordo di un bel
viaggio fatto nel passato; se invece mi sono davvero lasciato toccare da Gesù, che si è fatto presente in quell’evento, allora vivo ogni
giorno come dono suo, consapevole che la mia vita ha un significato ben più alto di quello che pensavo prima.
Per rinfrescare il ricordo di quel pellegrinaggio e renderlo attuale, i
giovani che hanno partecipato si ritrovano periodicamente, condividendo un momento di preghiera e poi la cena; i raduni sono per
tutti insieme, in Seminario, oppure per gruppi più piccoli, in base a
come era stata fatta la divisione nelle corriere per il viaggio. Anche
Spilimbergo ha ospitato uno di questo incontri: sabato 11 febbraio
una ventina di giovani che sono stati a Madrid ha animato la Messa
Giovani in S. Giuseppe, e poi hanno partecipato alla cena in Oratorio assieme ad altri coetanei della nostra Forania. Anche questo è
un modo per tenere presenti le parole del Papa e vivere nelle nostre
relazioni la gioia dell’incontro con Cristo.
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Azione cattolica
Si generalizza spesso parlando di giovani, descrivendoli come ragazzi privi di interessi, amanti solo della tecnologia, che socializzano sempre meno “realmente” e sempre più attraverso i social network; eppure quelli di cui vogliamo parlarvi sono “normalissimi”
adolescenti che hanno fatto la scelta di essere parte di un gruppo,
ma non uno qualunque: un gruppo di AZIONE CATTOLICA!
per riunirmi con tutto il gruppo, perché so che lì posso essere me stessa e posso
esprimere le mie idee. Per me il gruppo è come una seconda famiglia un po’
fuori dal comune. L’anno che sta passando è senza dubbio il più bislacco che io
abbia mai vissuto....Il nostro gruppo inizialmente di “only girls” è raddoppiato
+ 1...al maschile naturalmente. Adesso siamo in 11, uno più pazzo dell’altro!
Il fatto che il nostro gruppo sia cresciuto mi riempie di gioia perché più siamo,
meglio è....certo non è stato un anno facile, le incomprensioni esistono sempre,
ma credo che tutto ciò faccia parte del nostro percorso come ragazzi che devono
capire chi sono. Un altro aspetto positivo in questo “aumento” del gruppo, sta
nel fatto che l’Ac si sta facendo conoscere sempre di più e che deve continuare a
farsi conoscere! Perché quando ci entri dentro non ne vuoi più uscire. E’ stato
stupendo quando il 31 ottobre 2010 ci siamo riuniti tutti a Roma, vedere così
tante persone lì per le stesse motivazioni e pensare che una volta a settimana in
tutta Italia fanno quello che facciamo noi ad attività mi fa pensare che siamo
veramente tanti e che dobbiamo diventare ancora di più! Raccontare poi ai miei
amici il mio sabato pomeriggio, mi fa sentire un pochino orgogliosa, lo ammetto,
di far parte di questo gruppo! Un altro fattore che mi spinge a far conoscere
l’AC sta nel suo “divertimento spontaneo”, in pratica ti diverti e neanche te
ne accorgi perché è talmente facile e naturale che sarebbe impossibile non farci
scappare una risata in un pomeriggio di attività.”
Dopo un paio d’anni torna ad essere presente a Spilimbergo un
gruppo giovanissimi di Azione Cattolica costituito da ragazzi, compresi tra i 14 e i 17 anni, che ogni sabato alle 15,30 si incontrano per
conoscersi, condividere e mettersi in gioco.
Hanno voglia di essere protagonisti della loro comunità e cercano
di farlo seguendo lo stile di vita che Gesù ha lasciato loro in custodia.
E’ rassicurante vedere, per noi educatori, come il gruppo sia cresciuto in quest’ultimo anno grazie al passaparola degli stessi ragazzi i quali, senza timori, hanno deciso di raccontare e raccontarsi
riuscendo a contagiare i loro coetanei, far tornar la voglia di essere
gruppo a chi una volta ne aveva già fatto parte e coinvolgere anche
nuove persone.
E’ attraverso le parole di alcuni di loro che vogliamo trasmettervi
la gioia e l’impegno che mettono nell’essere un gruppo di “Ragazzi ALESSANDRO
“Ho fatto un anno di AC nel periodo 2007-2008 e anche quest’anno 2011Cattolici in Azione”:
2012.
Il gruppo per me rappresenta tantissimo, difatti posso tranquillamente confiANNA
“Il mio percorso in AC comincia molti anni or sono. ben 8 anni fa,quando darmi con gli altri perché so che su di loro posso contare (battibecchi a parte);
avevo all’incirca 7 anni grazie alla mia Saretta. Fin da subito mi sono sentita siamo un gruppo unito, pronti a difenderci l’un l’altro se necessario, come se
parte di una grande famiglia e anche adesso che sono in ACG la sensazione è il “gruppo” fosse una sola persona, come se dovessimo lottare assieme per uno
sempre quella! Ogni settimana non vedo l’ora che arrivi il sabato pomeriggio stesso motivo: ecco questo per me assume il valore di “GRUPPO”.
LISA
“Sono in AC da quando avevo 6 anni, quindi da circa 9! Sono entrata a fare
parte del gruppo grazie a mia nonna e a miei genitori che a loro volta lo frequentavano e che li ha aiutati ad attraversare gli ostacoli del loro cammino.
Per me rappresenta la condivisione di pensieri, di gioie, di paure, di esperienze.
Significa anche il sostegno in momenti di difficoltà e l’ascoltare le idee e i “problemi” di ognuno, in modo da poter dare loro consigli; credo che soprattutto siamo noi ad averne bisogno e in questo gli educatori, che hanno più esperienza di
noi, possono aiutarci a risolvere i problemi che ci troviamo di fronte.
Il gruppo è cresciuto grazie a un passaparola. AC è un luogo, un momento, si
MARCO
“Sono nel gruppo da settembre, mi ha spinto mia cugina a venire e devo dire può chiamare in tanti modi, in cui ci si ritrova per riflettere su noi stessi, sulla
che è stata una buona idea! mi piace tanto, mi posso divertire, scherzare ma nostra vita, su quello che siamo e su quello che vogliamo diventare. Si dedicano
c’è anche serietà. Il gruppo sicuramente è cresciuto, siamo tutti diventati più anche dei momenti o degli incontri a riflettere sulla parola di Dio. Ho deciso
di raccontare la mia esperienza ad altri perché sono ormai da molti anni che
maturi e io ho conosciuto persone nuove con cui posso parlare e sfogarmi.”
faccio parte di AC e voglio che si sappia che serve molto per trovarsi e restare
in compagnia divertendosi e conoscendo nuovi modi di vedere le cose.”
STEFY
“In AC ci sono da 2 anni. Il gruppo per me è una cosa molto importante
perché insieme ci divertiamo e abbiamo in comune la “passione” per l’AC! Il Queste testimonianze rappresentano un buon segno per il futuro
gruppo in questi ultimi mesi è cresciuto molto perché abbiamo potuto conoscerci che fa sperare in un passaggio del testimone di Fede agli uomini e
meglio e ogni sabato che passa siamo sempre più uniti!! Il motivo per cui mi alle donne di domani: aveva ragione l’illustre poeta e filosofo latino
sono sentita di raccontare le mie esperienze è perché di loro mi fido e so che se Cicerone: “Finché c’è vita c’è speranza!”.
ci sarà un problema mi aiuteranno e mi staranno vicini!!”
Il gruppo ACG
Ho deciso di raccontarlo ad altri perché ritenevo fosse una cosa giusta, penso
che tutti prima o poi lo faremo; ho deciso di spargere la voce perché ci si conosce
meglio e si riesce ad avere un confronto. Questo magnifico gruppo, secondo la
mia esperienza, si sta allargando perché dopo alcuni anni si sente la mancanza
di far parte di un gruppo di cui ti puoi fidare, senza che nessuno ti tradisca,
e anche perché in questo periodo è difficile capire quali compagnie è meglio frequentare e quali no! poi ti serve anche un po’ come lezione di vita, ti fa capire
che far parte di un gruppo come il nostro significa davvero tanto.”
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Agesci
90 anni di una presenza.
1922: è l’anno ufficiale in cui si forma il primo Riparto Scout ASCI
a Spilimbergo, intitolato a Enrico Toti. 2012: lo scautismo a Spilimbergo è presente con due Gruppi Scout AGESCI che coinvolgono
circa 120 ragazzi con l’impegno di una trentina di Capi, adulti che
dedicano parte del loro tempo al servizio delle giovani generazioni.
In questi 90 anni chissà quanti spilimberghesi hanno avuto nelle
loro famiglie un lupetto, un esploratore, una guida, un rover, una
scolta, un capo.
È indubbio che il piccolo gruppo, allora guidato da Don Giovanni
Colin, primo Capo Reparto e Arciprete della Città, ha vissuto tempi
veramente eroici, fino alla fine degli anni ‘20, quando anche a Spilimbergo i diktat del Duce stabilirono che le organizzazioni scout
erano fuori legge.
E che s’inventano gli allora ragazzi del Reparto? Leggenda vuole
che formino una squadra di calcio con le maglie dal colore verde e
giallo (i colori del fazzolettone scout del Riparto): il nome di quella
squadra era “Aquila”, poi rinata per volontà di Mons. Tesolindopo
il terremoto del 1976.
Dopo gli anni bui della guerra, nel 1946 Spilimbergo è uno dei primi gruppi della Diocesi a rinascere.
Di questo periodo ci sembra doveroso ricordare, fra i tanti, la figura di Luciano Gorgazzin (Capo Branco) e Balilla Fratini, diventata
negli anni figura di riferimento per lo scautismo diocesano e anche
regionale.
Diventano leggendari i Campi in Val Cimoliana, tre settimane di vita
all’aria aperta e con un po’ di cibo in più, viso che nel dopoguerra
nelle case di Spilimbergo c’era poca cosa da mangiare.
Arrivano veloci i mitici anni ’70, anni di forte dibattito politico che
coinvolge anche le Associazioni Scout. Nel 1974 l’Associazione
delle Guide Cattoliche e degli Scout Cattolici, si fondono fra loro
e nasce l’AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani).
Anche a Spilimbergo questa unione porta nuovi frutti: nasce la Comunità Capi, insieme di Capi Uomini e Capo Donne che stanno
insieme con la finalità di occuparsi di temi pedagogici e scout, ma
testimoniando in prima persona ai bambini, ragazzi e giovani cosa
significhi essere scout ed essere cristiani.
Ci piace ricordare di quegli anni, come simbolo di tutti i Capi di allora: Ilio Sedran, Ubaldo Giacomello, Marilena Sovran, Alessandro
Serena, Silvana De Michel.
Due anni dopo, ecco la tragedia del terremoto del 1976. Durante
questo evento drammatico, gli Scout spilimberghesi partono attrezzati per allestire i campi che avrebbero ospitato gli sfollati. E proprio nei giorni della prima emergenza, quando le autorità militari
volevano imporre regole militari alla popolazione civile, la Comunità Capi si fa portavoce delle popolazioni già colpite da una disgrazia
che ha portato via ogni cosa, diventando anche promotore di un
giornalino ciclostilato che era diventato il mass-media della zona di
Forgaria e Flagogna, dove operavano i nostri.
Poi gli anni ’80, con la rinascita non solo materiale della nostra Comunità: il Duomo riportato ad antichi splendori ed un centro storico che diventa uno dei più bei salotti della nostra Regione.
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Sono gli anni in cui anche lo Scautismo diventa una proposta non
più per gente un po’ svitata, che si veste in modo un po’ strano. E
allora perché non sognare di ingrandire il gruppo? Fra gli anni ’80
e ’90 inizia a prendere corpo, fra alti e bassi, l’idea di raddoppiare
il gruppo. E di quegli anni ci piace ricordare anche l’impegno nelle
strutture associative Regionali e di Zona, che sanciscono, ancora
una volta, la qualità dello scautismo spilimberghese: Sandro Cancian, Rinaldo Bassani, Enrico Artini, per citarne alcuni.
Nel 1997, finalmente, nasce lo Spilimbergo 2. È una peculiarietà
tutta spilimberghese quella di avere due gruppi scout nella stessa
parrocchia, stessa piazza, stesse sedi.
Siamo ai giorni nostri. Giovani generazioni di Capi si affacciano
a condurre lo scautismo spilimberghese verso i 100 anni. Sono le
nuove leve: Giulia, Michela, Valentina, Fabio C, Francesca, Loris,
Gianluca, Daniel, Fabio M., Chiara, Fabiana, Serena, Daniele, Lisa,
Sandra, Federico, Giulio. E a testimoniare che lo scautismo spilimberghese continua ad essere apprezzato nell’ambiente lo dimostra
il fatto che Luca Nascimben è nostro Responsabile di Zona; Silvia
Borgna e Andrea Barachino sono componenti del Comitato Regionale, mentre Barbara Chivilò è la Responsabile Regionale dell’Agesci Friuli Venezia Giulia.
Abbiamo ricordato alcuni Capi. Però sarebbe più giusto ricordare
i tanti bambini, ragazzi e giovani che hanno corso, corrono e correranno per la grava e la piazza Duomo. Perché i veri protagonisti
dello scautismo sono i ragazzi e non i Capi. Solo se si mettono al
centro le nuove generazioni un’associazione può rinnovarsi e campare 90 anni.
Grazie a quei ragazzi, grazie a tutti i Capi, grazie alle famiglie che
hanno creduto nella forza del metodo Scout. E grazie anche a tutti
gli assistenti: da don Colin a don Angelo Santarossa; da don Walter
Costantin a don Renzo Da Ros fino a don Andrea Della Bianca, da
poco nominato Assistente Nazionale alla Branca Lupetti e Coccinelle, a don Simone e a don Stefano.
A partire dall’autunno incominceremo a spegnere le nostre 90
candeline. Se qualche spilimberghese avesse ricordi, cimeli, scritti,
storie da raccontare, può portarcele il sabato pomeriggio in Piazza
Duomo, come sempre, da 90 anni a questa parte.
Gigi Sedran
Clan Chaos sul Cammino Celeste.
Ragazzi e Chiesa: un rapporto sempre più difficile.
Andare a fare la solita route in salita, magari sulle bellissime montagne della nostra regione, sarebbe stato banale per il Clan Chaos
(Spilimbergo 1).
Perché non cimentarsi allora su una route in pianura? Tanto sarà una
passeggiata….E il “Grande Vecchio” che diceva: “vedrete, vedrete…”
I giovani sono sempre più lontani dalla Chiesa, si allontanano dalla
fede. Il materialismo prende il sopravvento sui valori spirituali.
I principi della chiesa si rifanno a testi che propongono una realtà
diversa da come la concepiscono e la vivono i giovani. Le Sacre Scritture non vanno interpretate così come sono scritte, ma contestualizzate. Ciò richiederebbe una lettura più approfondita, che non trova
spazio nei tempi frenetici della vita moderna.
I grandi dogmi che da sempre l’uomo ha accettato con fede e spirito
di sottomissione non potrebbero più essere accettati da quei giovani
ribelli che protestano solo per la loro voglia di libertà.
Non accettando i dogmi e non comprendendo i principi e i valori
che le Sacre Scritture propongono è facile cadere nell’ateismo, che
non è un ateismo convinto, ma di disinteresse. Tutto ciò che riguarda
la chiesa, le festività, la collettività riunita anche solo per momenti di
giocosa convivenza negli oratori vengono spesso snobbati dai giovani, perché considerati appartenenti ad un’epoca diversa, rifiutati
dalle mentalità all’avanguardia e con uno spirito di gruppo diverso
da quello di un tempo.
Tuttavia quest’ultima considerazione non riguarda Spilimbergo.
Così ci ritroviamo sul Cammino Celeste, un percorso ispirato dal L’oratorio ha coinvolto molti giovani che con entusiasmo portano
Cammino di Santiago, che va da Aquileia al Monte Santo del Lus- avanti questa iniziativa.
sari. Noi ci siamo accontentati di partire da Aquileia e fermarci a Pur sapendo che la nostra opinione non sarà incisiva, secondo noi
per riuscire a riconciliare giovani e Chiesa, una proposta utile sarebCividale.
Camminare con lo zaino in pianura è “fregaiolo”: i ritmi dei pas- be quella di creare numerose iniziative, interessanti per i giovani, e
si sempre elevati, il sole di inizio luglio che scaldava anche un po’ non necessariamente legate alla Chiesa; riuscire insomma a canceltroppo, la lunghezza delle tappe (16-20 km al giorno) ci hanno fat- lare quel pregiudizio che disegna la Chiesa come noiosa e troppo
to conoscere un modo di camminare molto più faticoso dell’andar impegnativa.
sull’Alpe, con buona pace di vesciche e altri acciacchi.
Ma abbiamo potuto ammirare degli scorci di pianura friulana veramente eccezionali, così come le strade sterrate sinuose del Collio.
Perteole, Cormons, Albana, Castelmonte…paesi che ci hanno accolto nelle loro strutture, sempre confortevoli, e dove la sera potevamo
comodamente fare le nostre chiacchierate su come ci rapportiamo
fra di noi, con la scuola, i genitori, il mondo e Dio.
Una route è pur sempre una route. Ti porti sulle spalle tutto ciò che
ti serve, se metti troppe cose nello zaino la fatica diventa importante.
Allora devi scegliere veramente le poche cose che sono indispensabili per vivere come un vagabondo per questi giorni. E imparare a
gustare le poche cose da mangiare che si cucinano sui fornelletti, e,
perché no, attingendo alle specialità locali, come le gubane del forno
di Albana o le pesche dalle parti di Aquileia.
Campo nell’antica Grecia
Strada fatta di passi e di pensieri: questa è la route, il campo mobile
che i Rover e le Scolte (17-21 anni) fanno assieme ai loro Capi. Per Quest’anno i reparti Spilimbergo 1 e Spilimbergo 2 si sono riuniti
essere un po’ meno ragazzi e un po’ più Uomini e Donne.
per una nuova avventura: il campo 2011, che si è tenuto a Forni di
Il Clan Chaos Sotto dal 6 al 17 luglio.
L’ambientazione proposta è stata l’Antica Grecia: le 2 squadre rivali,
Atene e Sparta, composte da squadriglie di entrambi i Reparti, si
Gli articoli successivi sono stati scritti dalla Squadriglia Squali del sono scontrate in tante battaglie tra cui il Grande Gioco notturno
Reparto “Don Colin” e sono sati scritti per conseguire la Specialità (anche se proprio notturno non era!) e lo scontro acquatico: un grandi Squadriglia di Giornalismo. Gli autori sono: Cristina Z., Michela de gioco organizzato sulla riva del Tagliamento.
D., Lucrezia M., Sara A.
Le 2 città non erano solo rivali tra loro ma avevano dei nemici in
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Grest e laboratori
comune: i Persiani interpretati dal Clan. In questo scontro Sparta e
Atene si sono alleate e hanno combattuto insieme fino alla sconfitta
del loro nemico.
Purtroppo queste 2 settimane sono state accompagnate dal mal tempo e questo ci ha costretto ad eliminare alcune attività e a rinchiuderci
nelle tende, dove però abbiamo avuto modo di conoscerci meglio.
La fine del campo è arrivata molto presto e la squadriglia vincitrice è
stata quella delle Pantaquile dello Spilimbergo 2.
L’esito del campo è stato positivo grazie anche alla presenza dei Capi
che hanno interpretato bene, anzi no, egregiamente, sublimemente,
eccelsamente, perfettamente gli dei dell’ Olimpo.
Cosa c’è rimasto del campo?
Beh, di sicuro un bellissimo ricordo, si per chi era al primo campo
sia per i più “vecchi”. Ma anche la fatica di essere autonomi nel farci
da mangiare, costruire le palafitte per le tende e il sapore del fuoco
serale, attorno a cui, stanchi ma felici, potevamo cantare e fare le
nostre scenette.
Un ricordo speciale va ad Antonio Giacomello, che ha collaborato nei laboratori del grest e che ci ha improvvisamente lasciati alla fine
dell’estate: grazie, Toni, continua a seguirci e ad aiutarci ancora dal cielo!
WSJ (World Scout Jamboree) SWEDEN 2011
Il termine Jamboree trae origine dal termine “confettura” perchè a
B.-P. piaceva pensare che il raduno mondiale fosse una grande marmellata di boyscouts.
È un momento in cui si concretizza la fraternità mondiale dello scoutismo. È un campo di reparto a tutti gli effetti. Generalmente, fin
dalle sue origini, si tiene ogni quattro anni.
Il primo Jamboree si è tenuto nel 1920 ad Olympia a Londra, con
circa 8.000 partecipanti. L’ultimo si è tenuto a Rinkaby in Svezia nel
2011. Nel senso più lato, Jamboree è un raduno scout che può essere
mondiale, continentale, nazionale, regionale o locale. Anche il San
Giorgio è un piccolo Jamboree.
Con l’evolversi della tecnologia si sono avuti nel tempo lo jota (Jamboree on the air), raduno di scout via radio e il joti (Jamboree on the
internet), raduno di scout su Internet.
Anche quest’anno, come ogni quattro anni, si è svolto il Jamboree
cha ha avuto luogo nel sud della Svezia.
Dei nostri Gruppi solo tre persone hanno potuto partecipare: Gigi
come IST (Adulti in Servizio al Jamboree) e Giada e Silvia come Guide del Reparto regionale “Tuono Silente” che faceva parte del Contingente Italia, composto da 1.200 Esploratori e Guide e 150 IST.
Abbiamo voluto intervistare la fortunata Giada ponendole alcune
domande:
-Il Jamboree è un ‘esperienza in cui si incontrano persone da tutto il mondo.
Quanti eravate? Eravate tutti insieme?
G- Eravamo 38.000 ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo.
Mancavano solo Cuba, Cina e un altro Stato.
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Il Jamboree era diviso in sottocampi che portavano il nome delle
quattro stagioni, Spring era destinato solo agli IST (i 10.000 adulti
di servizio al Jamboree), ogni sottocampo a sua volta era diviso in
parti più piccole che prendevano il nome di città caratteristiche della Svezia. Ogni Reparto aveva il suo pezzettino di terra assegnato
e confinava con altri Stati, insomma, eravamo tutti mescolati ma
sempre mantenendo l’integrità dei Reparti.
- Wow! Tra tutte quelle persone avrai conosciuto gente nuova, no? Com’è andata
con l’inglese?
G- Sì certo! Tante nuove amicizie, specialmente con i brasiliani che
erano vicino a noi… nonostante il mio inglese maccheronico me la
sono cavata molto bene!
- Com’era successo l’anno scorso al campo nazionale, anche al Jamboree avete
potuto assaggiare qualcosa di nuovo?
G- Si… c’è stato un giorno chiamato “Cultural Festival Day” dedicato proprio a questo. Ognuno ha preparato dei piatti tipici del
proprio Paese. Io ho mangiato il Tapioca, un piatto tipico brasiliano
e anche altre cose di cui non mi ricordo i nomi… ma i migliori sono
stati gli italiani!
- Beh mi sembra logico :) La cosa più bella del Jamboree qual è stata? E Quella
più brutta?
G- La cosa più bella è stata sicuramente la cerimonia di apertura, eravamo tutti in un grande prato verde e ognuno sventolava la
propria bandiera. C’è stato un concerto e l’ufficiale inizio del Jam.
Anche la cerimonia di chiusura è stata molto bella soprattutto quando tutte le nazioni hanno sfilato con la bandiera addosso e dipinta
sulla faccia, e sfilavano per disporsi in un altro grande prato verde…
quello che mi è piaciuto di meno è stata la pioggia che ci ha impedito all’inizio e alla fine di vivere non a pieno le attività proposte, ma
anche il fatto che non c’è stato tanto tempo per girare liberamente e
fare amicizie senza avere solo attività programmate.
Laboratori che passione!!!!
“Facciamo qualcosa?” chiedono spesso bambini e ragazzi.
“Ho fatto un lavoretto che mi ha dato proprio soddisfazione!” si
confidano certi adulti.
Messe insieme richiesta e offerta, nasce l’idea di organizzare, da
parte di persone adulte, entusiaste e disponibili, laboratori per
bambini e ragazzi desiderosi di realizzare un manufatto con le proprie mani, il proprio buon gusto, le proprie capacità.
Quattro anni fa è nata l’idea e si è mantenuta fino ad ora. A Natale,
carnevale e Pasqua sono stati organizzati e si organizzano laboratori per bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni. La sede è l’oratorio
di Spilimbergo, in occasioni eccezionali si ricorre alla casa della
gioventù. L’entusiasmo ed il numero dei partecipanti ci fa credere
nel progetto. Normalmente viene proposta la realizzazione di più
manufatti con l’uso di tecniche e materiali diversi. Ognuno sceglie
quello che ritiene più congeniale. A volte è una vera sfida con trafori, fornelli, colle, stoffe, cartoncini, cucitrici, materiale di recupero…, ma è bello vedere la tenacia nel portare a compimento quanto
iniziato ed è per noi animatori gratificante vedere la soddisfazione
dei partecipanti quando ammirano la loro opera completata, quasi
increduli di averla realizzata. Però è ancora più importante perché
la fiducia in sé aumenta anche così: se provo imparo, se imparo
faccio, se faccio e ci riesco ho valore. E se non ci riesco? Riprovo
e dopo alcuni tentativi, quando ci riuscirò, avrò capito che non si
deve mollare. Con tenacia e pazienza si arriva al risultato!
Tutto l’entusiasmo che sprigionano i partecipanti dà agli animatori
la spinta per continuare e al momento di lasciarsi si chiedono tra
loro: “mercoledì pizza per concordare il prossimo laboratorio?”
A presto allora!
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Oratorio
2000 i piedi che hanno solcato la porta dell’oratorio in questo anno
600 le ore di servizio erogate in un anno
250 i partecipanti al Grest 2011 con un particolare incremento delle medie ca 70
215 i pasti serviti nelle accoglienze al “Cortile dei Gentili”
120 i giovani che hanno partecipato alla serata con il vescovo
100 la media dei partecipanti al Talk Show “NONSOLOSOGNI”
90 i volontari che danno una mano a vario titolo
45 la presenza media nella ludoteca del FLuS
42 i partecipanti al Torneo S.O.S. – Summer Open Sport, con la presenza di 6 squadre
41 gli animatori/giovani dell’oratorio futuro Gruppo You
35 la media dei partecipanti alle serate post messa giovani
30 gli eventi animati dai nostri giovani (domeniche insieme, corsi genitori, feste varie, OraOpeSpace)
29 i compleanni festeggiati
28 la presenza media alle cene etniche
24 gli atleti stabili coinvolti nei vari sport Flag-football, Ping-Pong
22 le attuali ore settimanali di apertura dell’oratorio (e pensare che ci sono le medie)
12 i partecipanti al gruppo di teatro
6 le messe giovani (in fase di ripartenza) 5 le serate NONSOLOSOGNI
4 le uscite, tra le quali Fusine, Navarons di Meduno, Assisi, Clauzetto.
NON SOLOSOGNI talk-show
GIOVANI & …
“Cinque grandi appuntamenti su temi scottanti”
Dopo aver superato le prove della scorsa stagione ci siamo accorti che
NonSoloSogni non era solo un talk-show, ma una vera e propria opportunità per dire e fare qualcosa di importante. Abbiamo scelto di
affrontare cinque sfide importanti: la politica, l’interiorità, il lavoro, gli
abusi alimentari e lo sport dopato.
Con umiltà, in un tempo di urlatori, non abbiamo scelto la facile via
della polemica, della denuncia e del piangersi addosso, ma la strada
del sogno. Il Talk-Show ha sempre cercato di offrire delle occasioni
d’intesa, confronto e speranza con e per i giovani. In questa stagione
abbiamo sempre voluto organizzare le serate in collaborazione con altri
gruppi ed istituzioni a seconda dell’argomento trattato. Abbiamo cercato di mettere insieme le esperienze, competenze e potenzialità di tutti
i soggetti coinvolti sui temi in programma, allora un grazie particolare
va alla Parrocchia che ci ha sempre sostenuto, non solo con le strutture,
ma con il cuore di un pastore che ama i suoi figli ed in particolar modo
quando soffrono. Il Comune che ci è stato vicino in tutte le serate attraverso il sindaco ed i suoi assessori, sostenendo le nostre iniziative e
sedendosi con noi al tavolo del confronto. Alle associazioni cattoliche,
ACLI, AGESCI ed ACI che ci hanno aiutato nella promozione e nella realizzazione di alcune serate. Agli amici del Progetto Giovani che
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condividono con noi la difficoltà, ma nello stesso tempo la gioia, di
prendersi cura dei giovani. La scuola attraverso i due istituti del nostro comune: ISIS e Comprensivo, insieme abbiamo costruito ponti
e sinergie per avviare un dialogo profondo sull’educazione dei nostri
figli. L’Ambito Socio-sanitario con cui abbiamo preparato insieme la
serata sui disturbi alimentari. La Polisportiva Aquila con cui prepareremo insieme la serata sullo sport e con cui condividiamo un progetto di
educazione giovanile attraverso la pratica sportiva e non solo.
NonSoloSogni non vuole essere solo uno spot, ma vuole stimolare la
comunità a far nascere occasioni di dibattito, promuovendo lo sviluppo
di incontri, seminari e tavole rotonde sui temi proposti. La nostra prossima frontiera è proprio quella di incoraggiare i partners ed i giovani ad
avviare tavoli di confronto, continuare la riflessione e promuovere una
conversione dei cuori, favorendo un mutuo ed auto aiuto nella crescita
delle nostre comunità.
Non lasciamoci sfuggire questa occasione di essere e fare Chiesa nella e
con la gente. Il Laico è quella persona che è capace di sporcarsi le mani
nel silenzio tra le ipocrisie, incongruenze e difficoltà del vivere quotidiano per portare sempre la Lieta Novella là dove la gente vive, opera
e si dispera. Noi abbiamo scelto la strada del dialogo per tessere reti e
mettere le persone nelle condizioni di incontrarsi ed è solo mettendosi
insieme che possiamo crescere, la solitudine e l’isolamento sono solo
sterilità.
Grazie a tutti quelli che ci sostengono e credono nel progetto.
Corso di animazione
Educare con lo sport e non solo
Ho sempre avuto quel desiderio di imparare a far sorridere la gente.
Diciamo che il mio carattere già mi porta a farlo in maniera più semplice di altri, ma per affinare la tecnica ci vuole pratica. Ho sempre voluto
fare l’animatore e aver a che fare con i bambini. Penso che siano gli
unici a riuscire a riportarti ad una realtà che non lo è. Mi spiego: avete
presente quando un bambino vi corre incontro e vi abbraccia? Avete
presente quando un bambino vi saluta in piazza, riconoscendovi? Beh
in quei momenti ti sembra di volare. Ecco la realtà che non è realtà.
Per arrivare a tutto questo, però, c’è bisogno anche di imparare le tecniche e gli strumenti giusti. Appena arrivato giù in oratorio mi è stato
proposto un corso di animazione. L’ho iniziato conoscendo splendide persone. Ho imparato molto e devo solo ringraziare. Il corso mi
ha fatto capire che non conta l’età anagrafica, ma ciò che hai dentro.
Qualunque età tu abbia, se al tuo interno si nasconde un bambino il
mondo della fantasia, felicità, armonia e creatività raggiunge l’apice e
tutto si dimostra più facile. Impari in fretta e in fretta arrivi a toccare il
cielo grazie al sorriso dei tuoi bambini.
L’oratorio si propone di educare con l’animazione, ma anche attraverso lo sport proponendo affianco al tradizionale calcio e la
pallavolo per le ragazze, sport della tradizione come il ping pong ,
la riscoperta di giochi antichi come il corn hole, il kubb e il molkie,
ma la novità più grande è la neo squadra di flag-football.
La novità 2011, come appena accennato, è la squadra di flag-football, uno sport che avvicina i giovani al football americano. Questo
sport ci è stato portato in dote dal Zac, già tecnico nazionale delle squadre giovanili. Il capitano è riuscito a coltivare una squadra
composta da 12 componenti tra cui 2 ragazze ed ultimamente sta
cercando di corrompere anche don Stefano.
Gli allenamenti si svolgono tutti i martedì ed i giovedì dalle 19.30
alle 21.00, durante l’inverno la squadra si è allenata presso la palestra dell’ISIS Spilimbergo. I nostri “Spartan”, così si chiama la
squadra, entreranno presto a far parte della grande famiglia della
Polisportiva Aquila e con la stagione 2012/13 parteciperanno pure
ai campionati. Oltre a qualche amichevole, i tifosi si chiedono se la
squadra questa estate riuscirà a farci apprezzare questo sport in un
torneo dimostrativo, magari proprio presso il nostro polisportivo.
Vi aspettiamo numerosi, adesso che inizia la stagione mite, tutti i
martedì e giovedì, dalle 19.30 alle 21.00 presso il campo della Polisportiva Aquila.
Uscita a Clauzetto
So con esattezza che prima del mio arrivo sono state fatte uscite con
i ragazzi, ma per ovvi motivi porto la mia prima esperienza con loro.
L’uscita in questione è l’ultimo dell’anno, passato a Clauzetto. L’accoglienza è stata ottima e i ragazzi non vedevano l’ora di iniziare questa
curiosa permanenza. Le giornate sono state oggettivamente stupende.
Il primo giorno abbiamo fatto una camminata nel boschetto locale e
la sera, chiaramente, sono partiti i festeggiamenti dell’ultimo dell’anno.
L’arrivo programmato di Don Stefano è stato il completamento di
una giornata gioiosa, è riuscito a portare un po’ di spiritualità nei nostri
cuori ormai ebbri di festa. Alla sua partenza i ragazzi si son sfogati con
scherzi notturni agli altri inquilini e tra burla e risate alla fine si sono
coricati a dormire. Il giorno seguente abbiamo indetto un torneo di
WII SPORT e i più atletici hanno portato a casa la vittoria. Nel pomeriggio ci siamo riuniti per parlare di un tema quasi attuale: il gruppo
YOU. Il gruppo YOU è l’unione delle giovani braccia, menti e cuori
dell’oratorio. Poi la sera abbiamo creato l’atmosfera adatta e ci siamo
inoltrati in discorsi spirituali e mistici. La notte è stata un po’ movimentata dato che la suggestione di tutti ha avuto sfogo. Il risveglio è
stato un po’ ansiogeno per alcuni e gioioso per altri. La permanenza in
quel di Clauzetto si è conclusa come tutte le uscite. Pulizie, saluti, ma
soprattutto tanti ricordi.
Massimo
Il ping pong, capitanato da Domenico, prosegue tutti i martedì ed
i giovedì sera, dalle 20.00 alle 22.00. Gli atleti vorrebbero proporre dei corsi anche per i ragazzi più piccoli nel pomeriggio, ma il
lavoro li blocca; ovviamente se ci fossero volontari sarebbero ben
accetti.
Per quanto riguarda il SOS (SUMMER OPEN SPORTS) l’OirS, la
domenica a metà del Grest, offre l’opportunità alle famiglie ed ai
giovani di cimentarsi nel fantomatico torneo.
Come da foto allegate si passa dal volley al basket passando per il
KUBB ed il tiro alla fune. Nella seconda edizione giugno 2011 tra
le nuove entrate ha fatto capolino l’orienteering. 40 erano i partecipanti, per 6 squadre, per una stupenda giornata di sport e divertimento. Alla fine a vincere e riportare il trofeo a casa è stata la
squadra dell’oratorio davanti alla squadra del rubgy Spilimbergo.
Sperando in una stagione estiva di sport,
saluti dal Zac
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Finalmente nasce il gruppo YOU
Siamo carichi, pronti ad intraprendere questa nuova avventura e,
sperando un giorno di trasformarci in un gruppo più unito, duraIl 21 aprile del 476 a.C. due giovani ragazzi, Romolo e Remo, si turo e stabile adatto a svolgere anche incarichi di livello superiore
contendevano la fondazione di una città destinata a diventare la rispetto alla classica animazione e intrattenimento, spronati a fare
sede principale della civiltà romana nonchè la nostra attuale capi- del nostro meglio.
tale.
Forse non diventeremo così importanti come la bellissima Roma,
Nello stesso giorno, il 21 aprile, ma del 2012, nasce il gruppo però non ci fa male pensare un pò in grande. Siamo solo ragazzi
uniti dal desiderio di costituire un gruppo non solo di colleghi, ma
Y.O.U., sigla che sta a significare ‘Young Oratory Union.
Un gruppo di ragazzi ed educatori pronti a compiere un percorso soprattutto di amici.
spirituale (non siamo solo ragazzi casa-chiesa ndr) e soprattutto umaLaura
no volto al nostro miglioramento personale e di tutto il gruppo.
Tutti coloro che desiderassero prenderne parte dovranno accettare un preciso regolamento stilato dal gruppo stesso, nel
quale sono presenti le elezioni dei rappresentanti e norme di
comportamento, com’è giusto che sia in tutte le comunità.
Svolgeremo numerose attività, tra le quali animazione e attività per
i più piccoli, aiutati dagli educatori che faranno da ‘rompi ghiaccio’
per aprire la strada anche ai nuovi arrivati.
BREVI ORA NEWS
CENE ETNICHE: non sono finite le serate etniche; oltre a quel- COMPLEANNI: ormai sono quasi trenta i compleanni che si
la friulana a breve ci incontreremo intorno ad un tavolo a parlare svolgono all’oratorio in un anno. Una grande opportunità per le
famiglie per offrire ai loro figli uno spazio sicuro e familiare dove
Siciliano ed arabo tra Cannoli e Couscous.
poter giocare liberamente senza rompere i bicchieri di cristallo. Il
LUDOTECA FLUS: la ludoteca impazza, la presenza è sempre gioco libero di un ragazzo è la sua prima fonte di crescita. Non
altissima soprattutto il sabato che raggiunge anche picchi di 70 per- diamo ai nostri figli solo tempo strutturato.
sone. Le famiglie e i giovani non si lasciano scappare l’opportunità
di giocare insieme agli amici. In aumento la partecipazione dei ra- GREST: la novità 2011 è stato il grest delle medie, un successo. I
ragazzi sono aumentati sia alle elementari che alle medie e tra un
gazzi delle scuole medie.
po’ non ci staremo più. La novità 2012 è il pacchetto “grest + camCENE ed ACCOGLIENZE: non ci siamo lasciati mancare l’op- po” per i ragazzi delle medie, non lasciatevelo scappare! I nostri
portunità di incontrarci intorno ad una pastasciutta, l’abbiamo fat- animatori ci saranno, e voi?
to insieme ai giovani, all’AC, alla Pro, ai Giovani di Castions, con i
catechisti, capi e animatori pastorali. Lo staff dell’oratorio non si ORASCOLTA: nasce una nuova rubrica che dà l’opportunità ai
lascia spaventare, inventando e improvvisando una cucina da cam- giovani di essere ascoltati da persone competenti ed iniziare una
riflessione più approfondita sul loro futuro, come proposto nelpo in oratorio, sempre più attrezzata.
la locandina. Questa offerta viene proposta anche online nel sito
UN LOGO: per essere e fare Chiesa l’oratorio ha bisogno an- dell’oratorio in cui troverete sia la rubrica “OrAscolta” che le riche di un logo: in primavera partirà la campagna per creare il logo flessioni “Cortile dei Gentili” sui temi proposti nei talk-show.
dell’oratorio. Tutti i giovani, le famiglie, i membri delle associazioni
sono invitati a contribuire a questo evento. Verrà indetto un con- NON SOLO GIOCHI: I team stanno continuando le attività da
corso per la progettazione e realizzazione del medesimo che una ormai un anno con buoni numeri e in alcuni casi in preparazione
a grandi eventi come i campionati europei a Berlino di kubb, quelli
giuria popolare e tecnica approverà.
italiani a Bergamo ed il campionato Italiano di corn hole a ModeAAA cercasi: educatori con esperienza, ma anche con grande vo- na.
lontà, per aiutarci nella formazione del mondo giovanile. I ragazzi
che stiamo seguendo sono ormai più di quaranta, non li vorremmo
mica perdere. Contattateci: [email protected]
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35
Caritas
CENTRO DI ASCOLTO
PROGETTO “ALFA”
Molte sono le donne , provenienti soprattutto dall’Africa sudsahariana, che frequentano il Centro di Ascolto per chiedere aiuti
economici e lavoro. Difficile è sempre poter instaurare un dialogo,
in quanto la maggior parte di loro, pur vivendo in Italia da qualche
anno, comprende e parla pochissimo la nostra lingua.
Molte di loro sono analfabete e questo aggrava la incomunicabilità, tanto che, oltre a non poter individuare le reali problematiche
della famiglia, risulta quasi impossibile offrire consigli o indicazioni utili .
Come poter favorire il loro processo di integrazione nella nostra
comunità se vengono a mancare i mezzi primari per una conversazione sia pur semplice ed elementare?
I volontari da tempo si interrogavano su queste urgenti problematiche e si chiedevano come e cosa poter fare per aiutare queste
giovani donne ad inserirsi in una realtà sociale lontana anni luce dal
mondo in cui erano vissute fino a pochi anni prima.
Così, nella primavera dello scorso anno, ha preso consistenza
l’idea di organizzare un corso di alfabetizzazione della lingua italiana, rivolto espressamente alle donne che oltre a non conoscere l’
italiano non sapevano nè leggere nè scrivere .
un pomeriggio settimanale e le adesioni al Corso furono talmente
numerose che fu necessario escludere le “allieve” che avevano già
qualche rudimento della nostra lingua. Il Corso ebbe inizio il 21
giugno 2011 presso la Casa della Gioventù per due ore settimanali
e le lezioni, svolte nel primo pomeriggio, furono seguite da circa
una ventina di giovani donne. Di certo qualcuno le avrà viste arrivare in Piazza Duomo alla spicciolata, avvolte nei loro sgargianti
abiti, chi a piedi chi in bicicletta, portando spesso, rannicchiato
sulle spalle, qualche piccolo addormentato.
Fra settembre e ottobre c’è stata una pausa, ma grazie alla disponibilità di altre due docenti in pensione il Corso è potuto riprendere
e continuare fino a Natale.
Le insegnanti che si sono alternate una volta alla settimana ci hanno raccontato che le allieve hanno manifestato sempre attenzione
e interesse spesso accompagnati da un’allegria contagiosa per la
opportunità di ritrovarsi e stare insieme.
Sempre grazie alla disponibilità delle maestre, il Progetto ALFA
riprenderà in primavera. A voler continuare il Corso sono proprio
le “scolare” che quando vengono al Centro di Ascolto chiedono
“Quando incomincia la scuola?”. Le loro parole sono scarne ma
dai loro occhi nerissimi e vellutati traspare una autentico desiderio
di imparare. Le insegnanti Astrid, Monica, Erica, Carla, Gemma,
Maria Grazia, che gratuitamente si sono alternate nell’insegnamento, sono veramente straordinarie, a loro è dovuto un particolare
ringraziamento per l’impegno, la disponibilità e l’amore con cui
hanno svolto questo compito.
Il Progetto“ALFA” ebbe un inizio timido, quasi una scommessa,
poichè non si sapeva quante persone sarebbero state interessate,
nè se si fosse trovata qualche insegnante disponibile, a titolo gratuIl Progetto “ALFA” continua...
ito, ad offrire le proprie competenze.
Le cose andarono molto meglio delle previsioni. Quattro insegnanti della scuola primaria diedero subito la loro disponibilità per
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M.R.L.
solo quelle più fortunate, hanno trovato occupazione per un paio
di mesi presso le aziende agricole dei dintorni. Tutte, comunque,
hanno affollato il nostro Centro per il ritiro della borsa di alimenti
o per il vestiario. Esse sono ormai “volti noti” in quanto da tempo
frequentano la Caritas. Con molte di loro, purtroppo, è ancora arduo condurre una conversazione, pur tuttavia si nota una maggior
apertura al dialogo. Ciò, forse anche per merito dell’iniziativa che il
Centro ha avviato nella scorsa estate, istituendo il “Progetto Alfa”.
Con la disponibilità di alcune insegnanti elementari del luogo, si è
potuto iniziare un corso di lezioni di prima alfabetizzazione rivolto
alle donne del Burkina Faso.
Al di là di ogni previsione, il corso è stato frequentato da circa 25
persone, che gioiosamente e con proficuo interesse hanno partecipato alle 18 lezioni svoltesi presso la casa della gioventù.
Il 30% dei visitatori del centro è composto dai nostri connazionali.
Qualcuno è venuto per trovare un’assistente familiare per un loro
congiunto o per informazioni generiche, molti altri invece si sono
avvicinati proprio per necessità economiche.
L’impossibilità di onorare debiti divenuti insostenibili a causa di
redditi insufficienti, la vana ricerca di un lavoro legata alla consapeATTIVITà-ANNO 2011
volezza quasi rassegnata di non poter più rientrare nel circuito ocLa crisi economica globale iniziata negli ultimi anni e di cui ancora cupazionale a causa dell’età, della malattia, del disagio psicologico,
non si scorge la fine ha accentuato i già grandi disagi delle famiglie ecc., sono stati i ricorrenti argomenti dei colloqui.
e le problematiche principali di coloro (105 Femmine e 30 maschi) A tutti si è cercato di offrire accoglienza e ascolto non disgiunche nell’anno 2011 hanno frequentato più volte il nostro Centro di ti dall’orientamento verso enti o istituzioni specifiche (cenascolto per complessivi 575 incontri, confermano purtroppo que- tri per l’Impiego, servizi sociali, agenzie per il lavoro, studio legale per il patrocinio gratuito, ecc.) dove poter trovare
sta condizione che da difficile sta diventando insostenibile.
La progressiva chiusura di alcune industrie di grandi e piccole dimensioni, la stagnazione del settore dell’edilizia e del relativo
indotto e la difficoltà di una riqualificazione professionale, hanno
falciato molti posti di lavoro, facendo precipitare inesorabilmente
nell’indigenza molte famiglie.
Oltre un centinaio di persone ha espresso in prima istanza difficoltà economiche più o meno pesanti; molte sono le condizioni
di gravi ristrettezze, tutte comunque risultano ampiamente al di
sotto della soglia di povertà quale viene considerata dagli istituti di
statistica.
In molte famiglie, composte per lo più da cittadini stranieri (70%),
la mancanza di un reddito minimo si protrae da parecchi mesi o
addirittura da qualche anno e mette a dura prova la vivibilità dignitosa dei componenti. Risulta difficile mettere insieme il pranzo e
la cena, ancor più pagare le utenze o le spese scolastiche. Non si
riesce a sostenere gli affitti o i mutui contratti per l’acquisto della
casa e, nonostante le proroghe e i congelamenti, in alcuni casi si
sono già registrati sfratti esecutivi per morosità, o la vendita coatta
dell’abitazione da parte delle banche.
Nell’ambito della comunità africana, alcuni capi famiglia sono emigrati durante la stagione estiva nel sud Italia per la raccolta degli
ortaggi, al fine di poter racimolare qualche soldo per la famiglia
rimasta in loco. Altri hanno svolto sporadicamente e per brevissimi periodi qualche lavoretto di manutenzione di orti e giardini o
come aiutanti occasionali in mansioni domestiche. Le loro donne,
Catecumeni per il Battesimo nella Veglia Pasquale
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Scuola genitori ed educatori
risposte più adeguate. In qualche situazione si sono presi contatti diretti con le assistenti sociali responsabili del territorio.
Ci si è adoperati per portare un primo soccorso concreto mediante
la distribuzione di alimenti (427 borse spesa), indumenti e corredini per neonati. Si è intervenuti anche con il pagamento di qualche
bolletta ENEL e di qualche ticket sanitario. In tre situazioni abbiamo segnalato le necessità alla Caritas di Pordenone che ha provveduto al pagamento di bollette e all’erogazione di un contributo
economico attingendo al fondo di solidarietà diocesano.
ti. Un nostro operatore ha incontrato alcune classi dell’Istituto Superiore di Spilimbergo a cui ha presentato la sua testimonianza e le
motivazioni che l’hanno sostenuta. L’interesse e l’apprezzamento
dimostrato dai ragazzi ci dimostra quanto essi abbiano bisogno di
testimonianze credibili e gratuite per accrescere la loro speranza
per il futuro.
Il Papa, nel discorso rivolto in occasione del 40° anniversario della
fondazione della Caritas, esorta a ”metterci al fianco dei fratelli
condividendo un po’ della loro fatica”. “L’umanità cerca segni di
Nell’ambito parrocchiale importante è stata l’opera di coinvolgi- speranza e la Caritas sia un segno della carità di Cristo, un segno
mento della popolazione per la raccolta di generi di prima neces- che porti speranza”.
sità. Significative infatti sono state le offerte che in varie occasio- E’ di questa speranza cristiana ciò di cui oggi abbiamo più bisogno
ni (cresime, comunioni, feste rionali, mercatini missionari, ecc.) per affrontare le sfide del nostro tempo.
sono pervenute in Parrocchia e con le quali si è potuto provvedere
M.R.L.
all’acquisto di viveri. Ciononostante, essendo le richieste di alimenti molto numerose, il Centro Caritas ha dovuto attingere, per la
maggior parte, alle derrate in deposito al Banco Alimentare di Pasian di Prato, che provvede alla redistribuzione dei viveri, ad enti o La Caritas parrocchiale si fa presenza costante con gli ammalati e
parrocchie, regolarmente convenzionati.
gli anziani, in particolare presso la Casa di Riposo. Accompagna
ai pellegrinaggi verso Loreto e Lourdes. Raccoglie durante l’anno
E’ anche proseguita la felice esperienza di sensibilizzazione sul indumenti anche per il Centro di Pordenone.
tema del volontariato, promossa dal Movimento di Volontariato La messe è tanta e gli operai sono pochi: è ben accetto chiunque
Italiano, con sede operativa a S. Daniele, e rivolta ai giovani studen- voglia rendersi disponibile.
Un’esperienza importante, anzi tante esperienze importanti sono
stati gli incontri organizzati da ottobre 2011 dalla Parrocchia di
Spilimbergo, Barbeano e Gradisca sul tema: “Essere genitori ed
adulti di fronte ai ragazzi”.
Il relatore Lorenzo Battistutta, ricercatore in scienze umane e abile
comunicatore, ha intrattenuto la platea su vari argomenti: quest’anno incentrati, soprattutto, sul rapporto di coppia. Si è così discusso
su come migliorare la relazione tra uomo e donna; spiegando le peculiarità femminili e maschili in tema di ascolto, azione, sessualità
e amore. A questi incontri ne sono seguiti altri, organizzati di domenica e riguardanti il rapporto educativo genitori e figli, quest’ultimi suddivisi fra quelli frequentanti le scuole elementari, medie
inferiori e superiori.
Molto interesse hanno suscitato temi come: le tre intelligenze razionale, emotiva, istintiva; il diverso approccio alla sessualità maschile e femminile e la sessualità nell’età adolescenziale; la dualità
amorevolezza - autorevolezza nelle relazioni educative.
Ma, per capire l’importanza di questi incontri bisogna partire da
un assunto fondamentale sul quale tutti, credo, siamo in accordo.
I temi dell’educazione, delle relazioni genitori figli e delle relazioni
di coppia, sono alla base della crescita sociale. Educare bene, stare
bene in famiglia accrescendo la qualità delle relazioni all’interno del
nucleo famigliare, significa crescere figli più maturi, più indipendenti più consapevoli del proprio ruolo nella società.
Temi quali il rispetto della propria persona, delle idee e delle esigenze altrui, del comportamento etico che, comunque, sono alla
base della buona educazione, se affrontati ed applicati sin dalla tenera età creano delle persone migliori, pronte a impegnare le pro- Siamo grati, dunque, al Parroco Don Natale e a tutti quelli che si
sono impegnati nell’organizzazione degli incontri per aver dato alle
prie energie a vantaggio di tutti.
Non a caso, proprio il relatore Lorenzo Battistutta ci spiegava, in famiglie di Spilimbergo questa opportunità di crescita.
uno dei primi incontri, come le grandi società del passato avesseRaffaele Rollo
ro tutte un denominatore comune: l’impegno profuso e condiviso
nell’educazione dei bambini e dei ragazzi.
San Paolo
Nell’ Anno della Fede, la prima settimana di agosto la Parrocchia si recherà in pellegrinaggio in Turchia sulle orme di San Paolo.
Mons. Renato De Zan ci aiutato ad approfondire, durante la quaresima, il pensiero dell’apostolo attraverso le sue lettere.
Anche il gruppo presepio ha voluto riprodurre simbolicamente la vita di San Paolo con il presepio allestito in Santa Cecilia.
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Barbeano
La scuola dell’infanzia Maria Assunta
Un viaggio nell’avventura della vita
non solo i bambini, ma anche le insegnanti! Il pubblico, generoso,
ha applaudito tutti.
Ogni anno tanti nuovi bambini entrano nella nostra vita, desiderosi di giocare, di conoscere, di crescere. Sono trascorsi già molti
mesi da quando, i primi di settembre, la scuola dell’infanzia Maria
Assunta di Barbeano ha accolto i nuovi iscritti. E insieme a loro,
abbiamo accolto le loro famiglie, mamme e papà, orgogliosi e qualche volta un po’ apprensivi.
Nei primi giorni abbiamo coinvolto grandi e piccoli in alcune attività che, tra lacrime e sorrisi, hanno permesso di rompere il ghiaccio e di introdurre i bimbi in un ambiente per loro nuovo. Poi,
una volta entrati in clima, siamo partiti tutti insieme per un nuovo avventuroso viaggio. E insieme a noi quattro insegnanti (Lidia,
Silvia, Giovanna e Nadia, arrivata quest’anno in sostituzione della
neomamma Ilenia) si sono imbarcate le nostre instancabili aiutanti:
suor Leonarda e la signora Anna.
Una settimana prima della chiusura della scuola, genitori e nonni si
sono cimentati nella realizzazione di lavoretti artigianali, da poter
vendere nel consueto mercatino di Natale, che si ripete pure da
quattro anni nel centro di Spilimbergo. E’ una manifestazione di
grande sensibilità delle famiglie, che partecipano anche alla fase
della vendita, rimanendo al loro posto dietro la bancarella, con il
bello e con il brutto tempo. Un sacrificio, che però ha portato risultati: grazie all’impegno di tutti, in questi quattro anni abbiamo
raccolto i fondi con cui abbiamo comprato tutto l’occorrente per
realizzare la biblioteca.
A tal proposito, dobbiamo ringraziare anche la Banca di Credito
Cooperativo di San Giorgio e Meduno, che ci ha dato un contributo per realizzare questo progetto che secondo noi è molto importante e che abbiamo fortemente vouto. Un altro aiuto ci è arrivato
poi da una serata benefica, che ha visto la gentile partecipazione
dell’attore friulano Dino Persello.
Dopo la pausa natalizia e la festa dell’Epifania, i nostri genitori si
sono subito messi all’opera per organizzare la recita di Carnevale.
Sono sei anni che mamme e papà si mettono in gioco per proporre
uno spettacolo teatrale, destinato a far divertire i piccoli. L’iniziativa è partita sei anni fa, incontrando un successo sempre più grande
e ormai è uno degli appuntament più attesi, a tal punto che già
dall’anno scorso abbiamo dovuto spostare la sede dello spettacolo
al cinema Castello a Spilimbergo, perché il salone dell’asilo a Barbeano non riesce a contenere tutto il pubblico.
Quest’anno è stato messo in scena il “Peter Pan”, edizione rivista
e corretta dagli stessi genitori. Unica pecca della recita, a detta dai
bambini stessi.è che “è durata troppo poco”.
Tra feste...
L’ultima attività ricreativa in ordine di tempo bambini è stata la
“Festa del Papà”. Una scelta di... par condicio, dopo che lo scorso
Abbiamo concluso l’anno scolastico con il concertino nella chiesa anno abbiamo organizzato quella delle mamme. Bravissimi i papà,
parrocchiale di Barbeano, organizzato con l’appoggio della maestra che hanno spostato turni di lavoro e preso permessi o ferie, pur di
Ilvia, che collabora con noi già da quattro anni e che una volta alla essere accanto ai loro bimbi.
settimana viene a scuola per portare avanti un progetto musicalecon tutti i bambini, con bravura, professionalità e tanta passione.
Anche se ogni tato fa la birichina e per questa festa ha fatto cantare
Nei primi mesi abbiamo avviato laboratori di multiculturalità e di
educazione alla salute, con il coinvolgimento di tutti i bimbi. Abbiamo inserito anche alcuni appuntamenti... festaioli e di intrattenimento aperti a tutta quanta la famiglia, nonni compresi. Anzi, sopratuttto ai nonni, perché sono una componente importantissima
per la crescita dei piccoli e spesso anche un aiuto fondamentale per
i genitori alle prese con difficili orari di lavoro. Ai nonni abbiamo
voluto dedicare una festa speciale nei primi giorni di novembre,
con canti e poesie eseguite dai nipotini.
Poi ci siamo preparati a festeggiare il santo Natale con il supporto
di don Stefano, che ogni mese viene a scuola per far conoscere ai
bambini la parola di Dio.
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...e progetti
Le nostre armi vincenti
A parte le feste, sono stati organizzati diversi progetti formativi e
di aiuto alla crescita. I docenti dell’Istituto Musicale Fano di Spilimbergo sono venuti a scuola a proporre una piccola rappresentazione musicale, intitolata “C’era una volta un re”, allo scopo di far
conoscere ai bimbi gli strumenti musicali.
Altra iniziativa importante che sta portando avanti la nostra scuola
è il progetto “Parolandia”, che prevede la presenza di una figura
professionale esperta in logopedia, per fornire aiuto e consulenza
alle famiglie e agli insegnanti. Si tratta di un progetto valido, svolto
in collaborazione con le altre scuole paritarie del territorio. E’ stato
avviato da tempo, infatti, un coordinamento tra scuole come la nostra, allo scopo di fare rete, cioè di creare un servizio comune per
svolgere attività in modo più razionale e cercare di migliorare quindi il servizio che ogni singolo istituto fornisce al suo territorio.
Ultimo in ordine di tempo, ma non per importanza, la collaborazione avviata con il centro diurno per diversamente abili che opera qui
a Barbeano, che prevede l’inserimento di una ragazza nella nostra
scuola. Il vantaggio è reciproco: per noi, perché è un aiuto nello
svolgimento di alune mansioni; per lei, perché acquisisce maggiore
sicurezza. E la cosa più bella è che i bambini l’hanno accolta non
bene, ma benissimo.
Ma gli appuntamenti non sono ancora conclusi. Nelle prossime
settimane ci aspettano le lezioni aperte della maestra Ilvia, gli incontri con la Polizia Municipale di Spilimbergo nell’ambito del
progetto di educazione stradale, la gita di fine anno e la mega festa
di fine anno… Ma non vogliamo anticipare troppe cose.
A questo punto non resta che ringraziare le tante persone che ci
aiutano. La scuola dell’infanzia di Barbeano è una struttura importante per le famiglie e per il paese: è stata costruita circa 60 anni fa
grazie al volontariato e ancora oggi l’intera comunità collabora al
suo sostegno, con aiuti piccoli o grandi, ma sempre importanti e
genuini. C’è per esempio un signore di Barbeano che regala ogni
anno ai bimbi un enorme uovo di Pasqua da tre chili. C’è una famiglia che ci ospita a settembre per la raccolta dell’uva e ci fa fare
una visita alla loro fattoria. C’è chi ci porta a spasso ogni anno con
carrozza e cavalli. E potremmo fare altri esempi.
Noi insegnanti vorremmo cogliere l’occasione per ringraziare tutte
queste persone e tutte le famiglie, mamme, papà, nonni, zii, che
spesso continuano a collaborare con noi anche se i figli sono ormai
cresciuti. Ogni anno abbiamo cercato di realizzare progetti educativi con lo scopo di coinvolgere i genitori proprio per renderli parte
attiva della formazione dei propri figli (quest’anno, per esempio,
abbiamo in programma un progetto sulla sicurezza, curato da una
mamma che è ingegnere civile).
Noi insegnanti ci auguriamo di cuore di poter continuare la lavorare cosi ancora per molti molti anni…
Le maestre
Gradisca
Gradisca nell’unità pastorale con la sua identità
Mons. Vescovo non si è sottratto alle riflessioni avanzate.
Veronese di nascita, classe ’53, relativamente giovane per l’incarico
affidatogli, ha preso possesso della Chiesa di Concordia il 10 aprile
2011 subentrando a mons. Ovidio Poletto, la cui azione pastorale
ha marcato in maniera indelebile la storia stessa della comunità
civile.
E’ il nuovo vescovo: mons. Giuseppe Pellegrini il quale, consapevole dell’eredità ricevuta, si è messo all’opera incontrando le singole parrocchie che costituiscono la nostra diocesi raccolta tra il
Tagliamento e la Livenza.
Gradisca lo ha accolto giovedì 10 novembre. Accompagnato da
mons. Natale e dal diacono don Tonino, il Vescovo si è fatto apprezzare per la immediatezza e la cordialità.
Un buon numero di compaesani ha inteso partecipare all’incontro
meritandosi, fra l’altro, il ringraziamento di mons. Giuseppe data
l’ora e la giornata prescelta.
Gli interventi hanno permesso di illustrargli la situazione della comunità, le attese della popolazione preoccupata dalle difficoltà economiche ed occupazionali contingenti oltre alla necessità di mantenere alla parrocchia di Gradisca la propria identità, pur se inserita
nella Unità pastorale di Spilimbergo e Barbeano.
Fra gli argomenti trattati, si è discusso della necessità di ricercare azioni credibili e condivise per interessare un numero sempre
maggiore di compaesani alla vita della comunità, con un occhio
di riguardo ai giovani, certezza del nostro domani, agli anziani e a
quanti hanno deciso di condividere la storia del nostro paese.
In primo luogo ha assicurato che non rientra tra le sue intenzioni
mortificare l’identità delle parrocchie sprovviste di sacerdote; spetta, comunque, alle persone dar prova di impegno in favore delle
rispettive comunità attraverso il coinvolgimento partecipe delle diverse sensibilità e competenze.
“Consapevoli della propria identità - ha proseguito mons. Vescovo
- non potrà che risultare naturale il confronto e la collaborazione
con le altre comunità chiamate a condividere un cammino di fede
e di impegno sociale. Da qui l’urgenza di formare laici convinti e
consapevoli delle proprie responsabilità, capaci di “puntare alto”
guardando con fiducia e sano ottimismo al domani.”
I presenti hanno voluto sottolineare i passi sin qui compiuti, ad
iniziare dalla costituzione dei gruppi di lavoro destinati a curare i
vari aspetti della vita parrocchiale, quali: la liturgia, il canto, il decoro e la manutenzione degli edifici, l’attenzione verso le persone
anziane e quanti faticano a sbarcare il lunario, la gestione economica. Alcune cose andranno riviste, ricalibrate e perfezionate com’è
nelle regole della vita; resta tuttavia la soddisfazione di aver iniziato
un percorso in comune, il cui tracciato non potrà che dipendere
dall’entusiasmo e dall’impegno di molti.
Con queste parole mons. Natale ha inteso suggellare il cordiale incontro conclusosi nella Parrocchiale (ammirata da mons. Vescovo
per le opere che conserva) sulle note dell’Ave o Vergjine us saludi,
un chiaro richiamo ad una chiara identità le cui radici affondano
nella storia millenaria di Concordia e di Aquileia.
Gradisca: una persona su 5 è nuova
Si chiamano Licu, Cathérine, Englantina… Alcuni sono stranieri,
altri italiani; alcuni sono arrivati qui da lontano, altri ci sono nati.
Ma sono tutti nuovi gradiscani e costituiscono ormai un quinto
della popolazione della nostra parrocchia.
Gradisca è la località del territorio comunale dove si è verificato
nell’ultimo decennio il maggiore cambiamento sociale. Lo dicono
i dati forniti dall’anagrafe. La popolazione complessiva a Spilimbergo è aumentata anche lo scorso anno, arrivando a quota 12.300
abitanti. Il cambiamento più radicale è dato dalla grande quantità
di arrivi, che hanno messo in ombra un altro fenomeno importante: il declino naturale della popolazione. Ogni anno infatti il saldo
naturale ha visto in media 40-50 morti in più rispetto ai nati; senza
l’arrivo dei nuovi residenti, perciò, ora saremmo sotto gli 11 mila
abitanti. A controbilanciare questo grosso calo, sono le 1.327 persone nuove arrivate dal 2002 a oggi, pari al 12% di tutta la popolazione. Come dire che uno su otto è un nuovo residente. Ma non si
tratta solo di stranieri: più di un terzo è costituito infatti da cittadini
italiani, trasferiti qui soprattutto per ragioni di lavoro.
Questo per quel che riguarda il territorio comunale in genere. Ma
se si guarda ai singoli paesi, la situazione è molto diversificata. La
frazione di Gradisca, infatti, è quella che ha mostrato la maggiore
capacità di attrazione. La popolazione qui da noi è cresciuta da
472 a 541 unità, con un incremento del 14% (la cifra però in realtà
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sarebbe ancora più grande, perché il rilevamento frazione per frazione è stato condotto dall’ufficio anagrafe solo a partire dal 2004).
Per avere un termine di confronto, negli stessi anni nel capoluogo
l’aumento è stato del 7%, mentre Tauriano e Barbeano sono praticamente a quota zero e Vacile ha visto addirittura un calo del 6%.
Se si tiene conto poi anche della differenza tra nati e morti, si scopre così che a Gradisca nel giro di otto anni una persona su 5 è
nuova. Un cambiamento notevole, che si riflette indubbiamente
sulla vita quotidiana, perché con le famiglie cambiano anche le relazioni sociali, la cultura e le tradizioni.
Un cambiamento importante, che costituisce un’occasione altrettanto importante di conoscere nuove persone, nuovi modi di vivere, nuove culture. Ma anche una sfida, perché ai problemi normali cui può andare incontro una persona nella sua vita (lavoro,
famiglia, soldi , problemi personali, perdita dell’autosufficienza), si
aggiunge la difficoltà che i nuovi arrivati non dispongono di una
“rete di protezione”, cioè quell’insieme di parenti, amici e vecchie
conoscenze che possono dare una mano materiale e psicologica
per superare i momenti difficili.
Per fortuna molti gradiscani questo l’hanno capito e si sono dati da
fare, senza etichette, senza bisogno di ordini dall’alto e senza farsi
pubblicità. Un gesto spontaneo di disponibilità e di amicizia, che
vale più di mille parole.
Claudio Romanzin
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Cresima-Comunione
Servizio liturgico
Agnolet Silvia, Babuin Lenart, Bassutti Alessia, Bassutti Andrea, Bassutti Valentina, Bebber Astrid, Bergamasco Letizia, Bianco Christian, Bratti Serena, Brovedani Nicola, Businello Martina, Dalla Bona Valentina Igea, Damiano Francesca, D’Andrea Daniele, D’Andrea
Dilia, De Stefano Martina, De Vito Danilo, Dreosto Michela, Faliero Andrea, Gant Leonardo, Giacomello Alessio, Iacono Diego, Lena
Damiano, Milan Giulia, Mion Irene, Miorini Martina, Pittana Giulio, Teia Guido, Tondolo Andrea, Tonus Federico, Visentin Andrée,
Zavagno Marco
I ministranti
Confraternita del Santissimo
Adamo Elena, Ales Alberto, Arancio Marco, Bance Anita, Barbini Rachele, Battistella Alessandra, Bertuzzi Alessandro, Bet Simone, Bevacqua Francesca, Bortolin Alessandro, Bortuzzo Francesco, Bortuzzo Simone, Buran Silvia, Cancian Andrea, Carli Alex, Carlomagno
Davide, Cassone Gabriele, Castegnaro Gaia Greta, Cestari Emil, Cleva Vittoria, Cojutti Emma, Cook Christopher, Corda Aurora, Corsini Agnese, Cuzzocrea Cristian, Da Silva Alexandre Arianna, De Francesco Clarissa, Del Zotto Isabella, Dentamaro Martina, Donolo
Giulia, Drago Giuseppe, Fabro Filippo, Fioretto Anna, Giulia, Formentin Giulia, Franceschinis Anna, Ghirardi Francesca, Gressin Gaia,
Guaragno Diego, Guaschino Gabriele, Ingallo Federica, Lagroia Gaia, Lancellotti Mattia, Lenarduzzi Sofia, Marconato Gaia, Marcuzzi Sofia Marianna, Mariutti Dylan, Masotti Michelle, Migotti Matteo, Miha Patricia, Miorini Davide Mario, Mongiat Nicole, Mongillo
Riccardo, Mora Tommaso, Mutton Asja, Palmieri Massimiliano, Petrucci Alessia, Piria Lorenzo, Piro Matteo, Pitussi Nicole, Porcino
Martina, Pradolin Lorenzo, Ragogna Camilla, Rigutto Kevin, Rizza Mattia, Rusalen Leonardo, Sagliocco Teresa, Sartor Kevin, Scarpa
Daniele, Schiavone Matteo, Sina Michele, Toneatti Mattia Giovanni, Toneguzzo Simone, Tonelli Francesco, Vivian Dylan, Volpatti Stefano, Zavagno Luca, Zema Demetrio, Zhuka Angela, Zomero Marta
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Nuove edizioni per la comunitа
Arte e architettura linguaggi per la fede
Anagrafe
Battesimi
Finalmente sono pubblicati gli atti del convegno del 20 novembre 2010, per i
600 anni di Chiesa della nostra parrocchia. Il rapporto tra Chiesa e architettura
e arte contemporanea appare ancora come una frontiera della cultura religiosa,
come in parte del resto è giusto che sia, per l’aspetto profetico di nuova conoscenza che ogni vera opera d’arte offre.
Eppure si vede che molte opere del passato, e il nostro Duomo ne rimane
splendido esempio, ancora parlano nel nostro tempo, mentre tante proposte
del presente non riescono a coinvolgere l’anelito spirituale e l’anima dell’uomo
contemporaneo. Non si possono perdere le radici del passato, ma non si può
nemmeno trascurare la superiore finalità dell’arte sacra, allorché essa va a illuminare gli ambiti liturgici, pubblici o privati, che allora la definiscono per tale.
In questo senso anche le modalità del mosaico, che ci sono care e che possono
essere tanto preziose, hanno una marcia in più per celebrare la gloria di Dio, cui
si addice ogni onore, al di sopra e al di fuori di ogni discorso di merito o considerazione economica. Il problema tuttavia, ben emerso, è di fede e cultura,
prima ancora che di metodo e prassi.
Il panorama analizzato in modo coerente dai vari relatori nel convegno, viene
a costituire per chiunque voglia addentrarsi anche criticamente nel tema, un
sicuro punto di ancoraggio del pensiero contemporaneo sulle problematiche
relative, per esplorare e non solo in ambito locale e diocesano,
l’orizzonte di nuovi segni di bellezza da costruire, forse per un nuovo rinascimento, più ricco di strumenti e tecnologie, ma anche di quella umanità che in
qualche modo ci fa simili al Creatore e ci apparenta col Cristo.
Diana, Bulian Luigi, Ongaro Nespolo Giovanna, Battistella Zuliani
De Marchi Federico, Frenna Emma, Colledani Lucia, Cudini Fe- Fiorina, Ceredon Momesso Clelia, Paludello Mario, Rigutto Ezio,
derico, Pirioni Stefano, Pulito Cristian, Collauto Noemi, Ingallo Pividori Bortuzzo Bice, Belloni Mario, Ceconi Picco Elena, Sedran
Chiara, Travisanutto Miriam Pasqua, Collovati Liam, Corsini Cate- Bruno, Di Simone Mario, Toninato Bruno
rina, Fera Andrea, Alia Cloe, Vivian Jasmine, Barea Mathias Luigi,
Motta Ylenia, Sandri Irene, Bortolin Alessandro, De Rosa Marta,
BARBEANO
Scavone Gioele, Bortolussi Dario, Bortolussi Emma, Bance Livia, Battesimi
Bance Silvia, Pizzinato Jessica, Cedolin Diego, Lenarduzzi Andrea, Cimetta Nicola, Del Vecchio Emanuele, China Andrea
Colonnello Matteo, Fagotto Flavio, Lenarduzzi Vittoria, Bance Matrimoni
Anita, Da Silva Alexandre Arianna, Miha Patricia, Neri Alessandro, Bonotto Mirco con Corda Chiara
Cesaratto Elisabetta, De Benedictis Lorenzo, Amadore Marta, NiDefunti
colosi Luca, Colonnello Leo, De Stefano Kevin, Tonizzo Gabriel
Bortuzzo Bruno, Pontello Giovanni, Zoia Irto, D’Innocente Lino,
Fogolin Visentin Franca, Pezzutto Vittoria, D’Innocente Bianca,
Matrimoni
Valentinis Albino, Sedran Martinuzzi Maria Delfina
Collovati Alberto con Marescutti Gladis, Tesolin Andrea Giovanni
con Pillin Cinzia, Bortoletto Fabrizio con Maritan Elisa, Lavallen
GRADISCA
Emanuel con Cedolin Sabrina, Zoppas Matteo con Cimolai Paola, Lando Simone con Caria Annalisa, Marazzi Andrea con Marin Defunti
Sara, Daneluzzi Stefano con Sorbilli Giulia, Tonelli Stefano con Marcacci De Zorzi Maria, Clarotto Mario, Bisaro Ettore, Cedolin
Battista Marta Lisa, Guerra Alessandro con Giglio Cristina, Ferra- Toneatti Tranquilla, Bliemeister Colonnello Eveline
ro Giovanni con Rovere Anna Pasqualina, Bocus Massimo con De
Silvestri Giulia, Colussi Gianluca con Tedeschi Raffaella, Zuliani
Michele con Presta Marianna, Hunyor Mark Gordon con Sbrizzi
Chiara
SINTESI DI BILANCIO
Defunti
La forza del battesimo unisce di più la nostra forania.
A quattro anni di distanza dalla mostra in Santa Cecilia sui fonti battesimali e
la loro evoluzione liturgica in Friuli e nella nostra forania, è stato finalmente
pubblicato un libretto che presenta la fotografia di ciascun fonte delle 26 parrocchie della forania di Spilimbergo. Non si tratta di analisi storiche e artistiche,
ma di uno strumento di catechesi che diventa dono prezioso a memoria di ogni
battezzato nella zona. Egli avrà la sua pagina di certificato battesimale e la possibilità di inserire due fotografie a ricordo della fondamentale cerimonia.
La carrellata dei fonti battesimali offre un panorama suggestivo di pietre scolpite: con semplici modanature e dentelli, o con angioletti, coperchi intagliati
e delicatamente dipinti, ma su gran parte spicca l’impronta rinascimentale di
Giovanni Antonio Pilacorte che, soprattutto a Travesio, Sequals e Spilimbergo,
raggiunge vertici di bellezza scultorea, coniugando la gioiosa danza degli angioletti con la profondità dottrinale delle sfingi, emblema della doppia natura
umana e divina di Cristo, della quale i battezzati diventano partecipi.
La tela cinquecentesca che ha meritato la copertina, di chiara scuola veneta
con riferimenti al Giorgione e al Tintoretto, è stata apprezzata come il più bel
quadro in Friuli con la rappresentazione del battesimo di Gesù. Ma vogliamo
sottolineare nel testo inserito la forza della catechesi battesimale del card. Martini ai giovani, che con semplici parole proietta il battesimo come impegno
costante per un futuro di grazia: “…ogni volta che trovo la forza di seppellire
il mio passato e di guardare avanti, attualizzo il mio battesimo”.
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Offerte
Serafini Bortuzzo Angela, Simoni Gino, Guzzoni Lodovico, Semenzato Franco, Olivotto Signora Clementina, Graziotto Trevisan Maria Clorinda, Caruso Borrelli Lidia, Brunello Ezio, Guzzoni
Gregoris Caterina, Concina Liva Angela, Redi Giorgio, Li Volsi
Giuliano, Menegon Ermenegildo, Chiapolino Albino, Rosan Giuseppe, Adriomi Stefano, Donolo Zavagno Irma, Beacco Mariuccia,
Smeaceto Luciano, Teia Anna, Nascimben Luciano, Sain Attilio,
Caprio Troncone Carmela, Teia Livio, Mirolo Colonnello Dimpra,
Sedran Bruno, Brovedani Cescutti Maria, Martinuzzi Chivelli Avellina, Quas Crovatto Valentina, Francesconi Mirolo Maria, Cazzitti
Caterina, Giacomini Palazzolo Lucrezia, Borelli Borello Nella, Nadalini Tonus Luciana, Pittana Luciano, Avoledo Tambosso Gelinda, Sanfilippo Elena, Driol Artini Lucia, Collavino Longo Luigia,
Camatta Antonello, Zannier Davide, Gambin Gianni Enrico, Gaiotto Santa, Cimarosti Martina Giulia, Liva Mario, Lazzaroni Luigi, De Stefano Blarasin Anna, Colonnello Gian Franco, Minighin
Amelio, Frazzoli Merli Maria, Tomada Nives, Simonatto Daneluzzi
Irma, Suman Antinori Giorgina, Clarotto Battistella Elena, Zanchetta Witschi Anna Maria, Cazzitti Lino, Pignat Luciano, Siragusa
Matteo, Tosoni Pasqua, Teia Franco, Giacomello Antonio, Doretto Salvatore, Buttazzoni Attilio, De Marco Ida, Berbini Francesco, Battistella Lorenzo Enrico, Melocco Matteo, Piccoli Sarcinelli
Liana, Palladino Tommaso, Linzi Pitussi Vittorina, Ciani Laura,
Pivesso Isacco, Mascherin Magrin Marisa, Colonnello Businaro
pag. seguente
Adozioni Kenya: 28.359,00; Giornata Missionaria 2.161,21; Pane
per amore di Dio 2.156,32; Carità del Papa 1.092,14; Giornata seminario 1.576,28; Caritas parrocchiale 1.455,00; Pane s. Antoniooff. Poveri 1.038,78; Mercatino Caritas 5.236,00; Africa off. Varie
4.886,95.
Totale: 47.961,68
Gestione ordinaria
Entrate
Elemosine feriali e festive, candele votive, offerte per servizi in
occasione dei sacramenti, entrate per attività parrocchiali, offerte
e proventi vari.
Totale: 159.356,86
Uscite
Imposte, tasse, assicurazioni, remunerazioni, servizi, stipendi e
contributi, spese di culto, gestione, attività parrocchiali e di manutenzione, energia elettrica e riscaldamento, materiali e varie.
Totale: 151.763,78
Gestione straordinaria
Entrate 70.878,51 – Uscite 64.143,75
Avanzo complessivo 2011: 14.800,69
- Celebrazione per la chiusura del Giubileo della nostra parrocchia - Te Deum Laudamus - musica di Olinto Contardo
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Allegato a “Il Popolo” del 08.04.2012, settimanale cattolico. Direttore responsabile Bruno Cescon. Iscritto al N. 1 del regisro periodici presso il tribunale di Pordenone Aprile 2012
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Bollettino2012 - Parrocchia di Spilimbergo