AZIONE CATTOLICA
PARROCCHIA S. MARIA REGINA PACIS
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ESERCIZI SPIRITUALI VERSO IL NATALE DEL SIGNORE
26 - 28 novembre 2014
Introduzione
Preparate la strada al Signore che viene, questo lo scopo di questa tre giorni di esercizi spirituali. Preparare la strada soprattutto in noi stessi,
seguendo tre testimoni: il profeta Isaia, Giovanni Battista e Giuseppe, lo sposo di Maria. Con loro prepareremo nella nostra vita di fede le strade
della speranza, della conversione, dell’accoglienza e della custodia.
Vi proponiamo con questo libretto tre spazi di preghiera personale. Il primo al mattino, prima che tutto si svegli, nella casa ancora silenziosa. Il
secondo a metà giornata: quando le cose sembrano un po’ rallentare e farci riprendere fiato, il nostro “ossigeno” sia il Signore. Il terzo nel
pomeriggio, prima di ripartire per le ultime cose… (sul treno del ritorno, nella pausa dopo il caffè, appena hai finito di fare….).
Infine, la sera alle 21.00 la preghiera comune, mercoledì 26, giovedì 27 e venerdì 28 in chiesa, a Regina Pacis.
Che il Signore ci mostri il suo Regno, ce ne renda cittadini e costruttori consapevoli e porti a compimento in noi la sua opera.
Buoni esercizi!
MERCOLEDÌ 26 NOVEMBRE 2014
ISAIA: ATTENDERE NELLA SPERANZA
AL MATTINO
Invocazione
Invocazione
La mia voce sale a Dio e grido aiuto; la mia voce sale a Dio, finché
mi ascolti. (salmo 76)
O Dio nostro Padre, tu ci hai amato per primo!
Signore, noi parliamo di Te
come se ci avessi amato per primo in passato, una sola volta.
Non è così: Tu ci ami per primo, sempre, tu ci ami continuamente,
giorno dopo giorno, per tutta la vita.
Quando al mattino mi sveglio e innalzo a te il mio spirito,
Signore, Dio mio, tu sei il primo, tu mi ami sempre per primo.
È sempre così: Tu ci ami per primo non una sola volta,
ma ogni giorno, sempre. (Soren Kierkegaard)
Padre nostro
La Parola
Invocazione
Rm 8, 35.37
Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione,
l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui
che ci ha amati.
Credo in Te, unico Dio d'Amore,
eterno Amante, eterno Amato,
eterna unità e libertà dell'Amore.
In Te vivo e riposo,
donandoti il mio cuore,
e chiedendoti di nascondermi in Te
e di abitare in me. (mons. Bruno Forte)
Il confronto
Dio ci ha fatto speranza. Ha cominciato. Ha sperato che l’ultimo dei
peccatori,
Che il più infimo dei peccatori lavorasse almeno un po’ alla sua
salvezza,
Sia pure poco, poveramente,
Che se ne sarebbe occupato un po’.
Lui ha sperato in noi, sarà detto che noi non spereremo in lui?
Dio ha posto la sua speranza, la sua povera speranza in ognuno di
noi, nel più infimo dei peccatori. Sarà detto che noi infimi, che noi
peccatori, saremo noi che non porremo la nostra speranza in lui? (Da
Il portico del mistero della seconda virtù di Charles Peguy)
La preghiera
Risplenda su di noi, Signore, la luce della tua sapienza, perché liberi
da ogni compromesso col peccato camminiamo sempre nella via dei
tuoi comandamenti.
A MEZZOGIORNO
La Parola
1 Pt 3,13-15
E chi potrà farvi del male, se sarete ferventi nel bene? Se poi
doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non sgomentatevi per
paura di loro e non turbatevi, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri
cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione
della speranza che è in voi.
Meditazione
Ilario di Poitiers, nel suo Commento ai Salmi (118,15,7), riporta la
domanda di molti che gridano ai cristiani: «Dov’è, cristiani, la vostra
1
speranza?». Questa domanda deve essere assunta dai cristiani e
dalle chiese di oggi come indirizzata direttamente a loro. Poco
importa che in essa possano esservi toni di sufficienza o di
scetticismo: il cristiano sa che per lui la speranza è una
responsabilità! Di essa egli è chiamato a rispondere a chiunque
gliene chieda conto (1 Pietro 3,15: «siate sempre pronti a rispondere
a chiunque vi chieda della speranza che è in voi»). Questa
responsabilità oggi è drammatica ed è una delle sfide decisive della
chiesa: è in grado di aprire orizzonti di senso? Sa vivere della
speranza del Regno dischiusale dal Cristo? E sa donare speranza a
vite concrete, aprire il futuro a esistenze personali, mostrare che
valla pena di vivere e di morire per Cristo? Sa chiamare alla vita bella
e felice, buona e piena perché abitata dalla speranza, sull’esempio
della vita di Gesù di Nazaret? Queste domande non possono essere
eluse, soprattutto oggi che gli orizzonti culturali mostrano una
profonda asfitticità ed è difficile formulare speranze a lunga durata,
capaci di reggere una vita. Nella «società dell’incertezza» (ben
descritta da Zygmunt Bauman), nell’epoca posta sotto il segno della
«fine» (di secolo, di millennio, della modernità, delle ideologie, della
cristianità), nel tempo della frantumazione del tempo, in cui anche le
poche speranze che si aprono faticosamente un varco nella storia
sono irrimediabilmente di breve durata, non hanno tempo a
consolidarsi, ma sono esposte a imminente smentita, suona ormai in
modo drammatico la domanda: «Che cosa possiamo sperare?». E
colpisce che l’insistenza sull’avvento del nuovo millennio si
accompagni nella chiesa a questa paurosa incapacità di aprire varchi
verso il futuro, di mostrare concrete e vivibili strade di speranza e di
progettualità, di dare speranza e di essere presenza significativa
soprattutto per coloro che nel futuro hanno il loro orizzonte prossimo:
i giovani. L’impressione è che oggi il nemico della speranza sia
l’indifferenza, il non-senso o quanto meno l’irrilevanza del senso. La
stessa insistenza della pastorale cattolica sulla carità e sul
volontariato ha, oltre ai tanti aspetti positivi, anche l’aspetto del
ripiegamento sul presente, sull’oggi, sull’azione da compiere nei
confronti del bisognoso; il tutto all’interno di una scelta che è a tempo
e può sempre essere ritirata, che non impegna il futuro. Di fronte a
tutto questo si situa la domanda: «Dov’è, cristiani, la vostra
speranza?». Perché la virtù teologale della speranza deve essere
visibile, vissuta, trovare un dove, un luogo: altrimenti è illusione e
retorica! Un bel testo di Agostino dice che «è solo la speranza che ci
fa propriamente cristiani» (La città di Dio 6,9,5). Cioè, il cristiano non
vive cose e realtà altre e nuove, ma sostanzia di un senso nuovo e
altro le cose e le realtà, e anche tutti i rapporti. Né il problema è
definire la speranza, ma viverla. Certo, possiamo dire che la
speranza è «un’attiva lotta contro la disperazione» (G. Marcel), è «la
capacità di un’attività intensa ma non ancora spesa» (E. Fromm), ma
soprattutto è ciò che consente all’uomo di camminare sulla strada
della vita, di essere uomo: non si può vivere senza sperare! Roma
viator, spe erectus: è la speranza che tiene l’uomo in cammino, in
posizione eretta, lo rende capace di futuro. Il cristiano trova in Cristo
la propria speranza («Cristo Gesù, nostra speranza», 1 Timoteo 1,1),
cioè il senso ultimo che illumina tutte le realtà e le relazioni. In questo
senso, la speranza cristiana è un potente serbatoio di energie
spirituali, è elemento dinamizzante che si fonda sulla fede nel Cristo
morto e risorto. La vittoria di Cristo sulla morte diviene la speranza
del credente che il male e la morte, in tutte le forme in cui si possono
presentare all’uomo, non hanno l’ultima parola. Il cristiano narra
perciò la propria speranza con il perdono, attestando che il male
commesso non ha il potere di chiudere il futuro di una vita; narra la
speranza plasmando la sua presenza tra gli uomini sulla fede che
l’evento pasquale esprime la volontà divina di salvezza di tutti gli
uomini (1 Timoteo 2,4; 4,10; Tito 2,11); soprattutto narra la speranza
vivendo la logica pasquale. Quella «logica» che consente al credente
di vivere nella fraternità con persone che non lui ha scelto; che lo
rende capace di amare anche il nemico, l’antipatico, colui che gli è
ostile; che lo porta a vivere nella gioia e nella serenità anche le
tribolazioni, le prove e le sofferenze; che lo guida al dono della vita,
al martirio. Se dobbiamo vedere oggi nella chiesa delle autorevoli
narrazioni della speranza cristiana è proprio alle situazioni di martirio
e di persecuzione che dobbiamo guardare. Lì la speranza della vita
eterna, della vita in Cristo oltre la morte, trova una sua misteriosa,
inquietante, ma concretissima e convincente narrazione. Lì appare
credibile ciò che ancora Agostino ha scritto: «La nostra vita, adesso,
è speranza, poi sarà eternità» (Commento ai Salmi 103,4,17). (padre
Enzo Bianchi)
Silenzio (cerca di fare silenzio fuori e dentro di te, 3 minuti
basteranno)
Ave Maria
NEL POMERIGGIO
Invocazione
O Signore,
che continuamente ci incitasti
a star svegli
a scrutare l’aurora
a tenere i piedi nei calzari
e non nelle pantofole,
fa’ che non ci appisoliamo
sulle nostre poltrone
nei nostri anfratti
nelle culle in cui ci dondola
questo mondo di pezza,
ma siamo sempre attenti a percepire
il mormorio della tua Voce
che continuamente passa
tra le fronde della vita
a portare frescura e novità.
Fa’ che la nostra sonnolenza
non ci divenga giaciglio di morte
e – caso mai – dacci Tu un calcio
per star desti
e ripartire
sempre. (Madeleine Debrel)
Questa sera appuntamento comunitario in chiesa alle ore 21.00.
II SETTIMANA DEL SALTERIO DEL T. O. – MERCOLEDÌ VESPRI
O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria. Alleluia.
Inno
Artefice e Signore
della terra e del cielo,
aurora inestinguibile,
giorno senza tramonto,
dona alle stanche membra
la gioia del riposo,
e nel sonno rimargina
le ferite dell'anima.
2
Se le tenebre scendono
sulla città degli uomini,
non si spenga la fede
nel cuore dei credenti.
Ti lodino i popoli, Dio, *
ti lodino i popoli tutti.
Te la voce proclami,
o Dio trino e unico,
te canti il nostro cuore,
te adori il nostro spirito. Amen.
1^ Antifona: Si compia la beata speranza, si manifesti la gloria del
nostro Salvatore.
SALMO 61
Solo in Dio riposa l'anima mia; *
da lui la mia salvezza.
Lui solo è mia rupe e mia salvezza, *
mia roccia di difesa: non potrò vacillare.
Fino a quando vi scaglierete contro un uomo, †
per abbatterlo tutti insieme, *_
come muro cadente, come recinto che crolla?
Tramano solo di precipitarlo dall'alto, *
si compiacciono della menzogna.
Con la bocca benedicono, *
nel loro cuore maledicono.
Solo in Dio riposa l'anima mia, *
da lui la mia speranza.
Lui solo è mia rupe e mia salvezza, *
mia roccia di difesa: non potrò vacillare.
In Dio è la mia salvezza e la mia gloria; *
il mio saldo rifugio, la mia difesa è in Dio.
Confida sempre in lui, o popolo, †
davanti a lui effondi il tuo cuore, *
nostro rifugio è Dio.
Sì, sono un soffio i figli di Adamo, †
una menzogna tutti gli uomini, *
insieme, sulla bilancia,
sono meno di un soffio.
Non confidate nella violenza, *
non illudetevi della rapina;
alla ricchezza, anche se abbonda, *
non attaccate il cuore.
Una parola ha detto Dio, due ne ho udite: †
il potere appartiene a Dio, *
tua, Signore, è la grazia;
secondo le sue opere *
tu ripaghi ogni uomo.
1^ Antifona: Si compia la beata speranza, si manifesti la gloria
del nostro Salvatore.
2^ Antifona: Fa' risplendere su di noi il tuo volto, donaci, o Dio, la tua
benedizione.
SALMO 66
Dio abbia pietà di noi e ci benedica, *
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via, *
fra tutte le genti la tua salvezza.
Esultino le genti e si rallegrino, †
perché giudichi i popoli con giustizia, *
governi le nazioni sulla terra.
Ti lodino i popoli, Dio, *
ti lodino i popoli tutti.
La terra ha dato il suo frutto. *
Ci benedica Dio, il nostro Dio,
ci benedica Dio *
e lo temano tutti i confini della terra.
2^ Antifona: Fa' risplendere su di noi il tuo volto, donaci, o Dio,
la tua benedizione.
3^ Antifona: In Cristo l'universo è creato e tutto sussiste in lui.
CANTICO Col 1, 3. 12-20
Ringraziamo con gioia Dio, *_
Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
perché ci ha messi in grado di partecipare *
alla sorte dei santi nella luce,
ci ha liberati dal potere delle tenebre, *
ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto,
per opera del quale abbiamo la redenzione, *
la remissione dei peccati.
Cristo è immagine del Dio invisibile, *
generato prima di ogni creatura;
è prima di tutte le cose *
e tutte in lui sussistono.
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui *
e in vista di lui:
quelle nei cieli e quelle sulla terra, *
quelle visibili e quelle invisibili.
Egli è il capo del corpo, che è la Chiesa; *
è il principio di tutto,
il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, *
per ottenere il primato su tutte le cose.
Piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza, *
per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose,
rappacificare con il sangue della sua croce *
gli esseri della terra e quelli del cielo.
3^ Antifona: In Cristo l'universo è creato e tutto sussiste in lui.
Lettura (sarà proposta dal sacerdote che guida la riflessione)
Riflessione
Responsorio Breve
Come la pupilla dell'occhio * difendici, Signore.
Come la pupilla dell'occhio difendici, Signore.
Nascondici all'ombra delle tue ali,
difendici, Signore.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come la pupilla dell'occhio difendici, Signore.
3
Adorazione silenziosa
Per noi cristiani non vi è solitudine. Poiché tu sei sempre con noi
nella santa Eucarestia, siamo sempre con essa, teniamole
compagnia ai piedi del tabernacolo, non perdiamo per colpa nostra
uno solo dei momenti che passiamo dinanzi ad essa; Dio è là, cosa
andremmo a cercare altrove? Il Beneamato, il nostro tutto, è là,
c’invita a tenergli compagnia…
Nella santa Eucarestia tu sei tutto intero, completamente vivo, o mio
Beneamato Gesù, così pienamente come lo eri nella casa della
santa Famiglia di Nazareth, nella casa di Maddalena a Betania,
come lo eri in mezzo ai tuoi apostoli …Allo stesso modo tu sei qui, o
Beneamato e mio Tutto! (padre Charles De Foucald)
Ant al Magn: Con la potenza del tuo braccio, Signore, disperdi i
superbi, innalza gli umili.
Dona ai defunti la visione del tuo volto,
- fa' che un giorno possiamo godere con loro la gloria dei beati.
Padre nostro.
Orazione
Santo è il tuo nome, Signore, e la tua misericordia è benedetta nei
secoli; guarda con benevolenza il tuo popolo in preghiera e fa' che la
sua lode si unisca alla liturgia dei santi nel cielo. Per il nostro
Signore. Amen.
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita
eterna.
Amen.
CANTICO DELLA BEATA VERGINE (Lc 1, 46-55)
L'anima mia magnifica il Signore *
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
GIOVEDÌ 27 NOVEMBRE 2014
GIOVANNI BATTISTA: ATTENDERE CONVERTENDOSI
perché ha guardato l'umiltà della sua serva. *
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente *
e Santo è il suo nome:
AL MATTINO
Invocazione
ha rovesciato i potenti dai troni, *
ha innalzato gli umili;
O Dio nostro Padre, tu ci hai amato per primo!
Signore, noi parliamo di Te
come se ci avessi amato per primo in passato, una sola volta.
Non è così: Tu ci ami per primo, sempre, tu ci ami continuamente,
giorno dopo giorno, per tutta la vita.
Quando al mattino mi sveglio e innalzo a te il mio spirito,
Signore, Dio mio, tu sei il primo, tu mi ami sempre per primo.
È sempre così: Tu ci ami per primo non una sola volta,
ma ogni giorno, sempre (Soren Kierkegaard)
ha ricolmato di beni gli affamati, *
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
La Parola
Ha soccorso Israele, suo servo, *_
ricordandosi della sua misericordia,
Mt3,2-2
In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della
Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».
di generazione in generazione la sua misericordia *
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, *
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
come aveva promesso ai nostri padri, *
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.
Ant al Magn: Con la potenza del tuo braccio, Signore, disperdi i
superbi, innalza gli umili.
Intercessioni
Lieti e riconoscenti, preghiamo Dio nostro Padre, che gode nel
dispensare i suoi benefici:
Colma di grazia e di pace il tuo popolo, Signore.
Dio eterno, mille anni per te sono come il giorno che è passato,
- fa' che non dimentichiamo che la nostra vita è come il fiore del
campo che spunta al mattino e avvizzisce la sera.
Concedi al popolo cristiano la tua manna, perché non muoia di
fame,
- e l'acqua viva perché non soffra di sete inestinguibile.
Fa' che non perdiamo mai la fede e il senso cristiano della vita,
- perché il nostro tempo, nella fatica e nel riposo, sia tutto
orientato alla tua gloria.
Concedi a noi una stagione favorevole,
- perché la terra produca un raccolto abbondante.
Il confronto
Lo smarrimento del senso del peccato è, in definitiva, perdita del
senso pieno della propria dignità umana e della relazione con Dio. La
coscienza di essere peccatori non si può ridurre a un senso
soggettivo di colpa. Solo nella fede è comprensibile la gravità del
peccato quale disubbidienza al disegno di Dio e fallimento dell’uomo.
Solo alla luce della chiamata alla santità si può comprendere il male
provocato dal peccato e aprirsi al desiderio della conversione e del
perdono, resi possibili dall’amore e dalla misericordia di Dio.
 Che cosa significa per me la coscienza di essere peccatore?
 Che cosa comporta e come posso attuare un cammino di
continua conversione?
Invocazione
Rialzaci, Signore, nostro Dio, * fa’ splendere il tuo volto e noi saremo
salvi. (salmo 79)
Padre nostro
4
La preghiera
O Dio, vera luce e sorgente della luce, ascolta la nostra preghiera del
mattino e fa' che meditando con perseveranza la tua legge, viviamo
sempre illuminati dallo splendore della tua verità.
A MEZZOGIORNO
Invocazione
Credo in Te, unico Dio d'Amore,
eterno Amante, eterno Amato,
eterna unità e libertà dell'Amore.
In Te vivo e riposo,
donandoti il mio cuore,
e chiedendoti di nascondermi in Te
e di abitare in me. (mons Bruno Forte)
La Parola
Gv 1,19-28
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono
da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli
confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli
chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse.
«Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei?
Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato.
Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che
grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il
profeta Isaia».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo
interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il
Cristo, né Elia, né il profeta?».
Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta
uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non
sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in
Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Meditazione
«Convertitevi e credete all’Evangelo!» (Marco 1,15); «Convertitevi,
perché il Regno dei cieli è vicinissimo!» (Matteo 4, I 7 ). La richiesta
di conversione è al cuore delle due differenti redazioni del grido con
cui Gesù ha dato inizio al suo ministero di predicazione. Collocandosi
in continuità con le richieste di ritornoal Signore di Osea, di Geremia
e di tutti i profeti fino a Giovanni Battista (cfr.Matteo 3,2), anche Gesù
chiede conversione, cioè ritorno (in ebraico teshuvah) al Dio unico e
vero. Questa predicazione è anche quella della chiesa primitiva e
degli apostoli (cfr. Atti 2,38; 3,19) e non può che essere la richiesta e
l’impegno della chiesa di ogni tempo. Il verbo shuv, che appunto
significa «ritornare», è connesso a una radice che significa anche
«rispondere» e che fa della conversione, del sempre rinnovato
ritorno al Signore, la responsabilità della chiesa nel suo insieme e di
ciascun singolo cristiano. La conversione non è infatti un’istanza
etica, e se implica l’allontanamento dagli idoli e dalle vie di peccato
che si stanno percorrendo (cfr. 1 Tessalonicesi 1,9; 1 Giovanni 5,21),
essa è motivata e fondata escatologicamente e cristologicamente: è
in relazione all’Evangelo di Gesù Cristo e al Regno di Dio, che in
Cristo si è fatto vicinissimo, che la realtà della conversione trova tutto
il suo senso. Solo una chiesa sotto il primato della fede può dunque
vivere la dimensione della conversione. E solo vivendo in prima
persona la conversione la chiesa può anche porsi come testimone
credibile dell’Evangelo nella storia, tra gli uomini, e
dunque evangelizzare. Solo concrete vite di uomini e donne
cambiate dall’Evangelo, che mostrano la conversione agli uomini
vivendola, potranno anche richiederla agli altri. Ma se non c’è
conversione, non si annuncia la salvezza e si è totalmente incapaci
di richiedere agli uomini un cambiamento.
Di fatto, dei cristiani mondani possono soltanto incoraggiare gli
uomini a restare quel che sono, impedendo loro di vedere l’efficacia
della salvezza: così essi sono di ostacolo all’evangelizzazione e
depotenziano la forza dell’Evangelo.
Dice un bel testo omiletico di Giovanni Crisostomo: «Non puoi
predicare? Non puoi dispensare la parola della dottrina? Ebbene,
insegna con le tue azioni e con il tuo comportamento, o
neobattezzato. Quando gli uomini che ti sapevano impudico o
cattivo, corrotto o indifferente, ti vedranno cambiato, convertito, non
diranno forse come i giudei dicevano dell’uomo cieco dalla nascita
che era stato guarito: “È lui?”. “Sì è lui!” “No, ma gli assomiglia”. “Non
è forse lui?”».
Possiamo insomma dire che la conversione non coincide
semplicemente con il momento iniziale della fede in cui si perviene
all’adesione a Dio a partire da una situazione «altra», ma è la forma
della fede vissuta. Si pone qui un problema per la maggioranza dei
cristiani: essi, normalmente, sono cristiani per tradizione familiare,
battezzati alla nascita, istruiti dal catechismo e approdati
naturalmente alla vita ecclesiale. Essi pertanto non conoscono quel
cambiamento tra un prima e un dopo, tra una situazione non
cristiana e un passaggio alla fede che caratterizza, in senso stretto, il
«convertito». Al tempo stesso oggi riappaiono all’orizzonte persone
che riprendono un cammino cristiano dopo molti anni di esilio dalla
fede, o che si dicono convertite perché hanno incontrato in modo
imprevedibile il Cristo oppure perché hanno maturato lentamente
questa adesione al cristianesimo. Ricompare cioè, anche nei nostri
paesi di antica cristianità, il fenomeno della conversione, e questo
potrebbe aiutare tutti i cristiani a comprenderne l’essenzialità, a
vedere come la vita cristiana stessa si debba intendere in termini di
conversione sempre da rinnovarsi. La conversione attesta la perenne
giovinezza del cristianesimo: il cristiano è colui che sempre dice: «Io
oggi ricomincio». Essa nasce dalla fede nella resurrezione di Cristo:
nessuna caduta, nessun peccato ha l’ultima parola nella vita del
cristiano, ma la fede nella resurrezione lo rende capace di credere
più alla misericordia di Dio che all’evidenza della propria debolezza,
e di riprendere il cammino di sequela e di fede. Gregorio di Nissa ha
scritto che nella vita cristiana si va «di inizio in inizio attraverso inizi
che non hanno mai fine». Sì, sempre il cristiano e la chiesa
abbisognano di conversione, perché sempre devono discernere gli
idoli che si presentano alloro orizzonte, e sempre devono rinnovare
la lotta contro di essi per manifestare la signoria di Dio sulla realtà e
sulla loro vita. In particolare, per la chiesa nel suo insieme, vivere la
conversione significa riconoscere che Dio non è un proprio
possesso, ma il Signore. Implica il vivere la dimensione escatologica,
dell’attesa del Regno di Dio che deve venire e che la chiesa non
esaurisce, ma annuncia. E annuncia con la propria testimonianza di
conversione. (padre Enzo Bianchi)
Silenzio (cerca di fare silenzio fuori e dentro di te, 3 minuti
basteranno)
Ave Maria
NEL POMERIGGIO
Invocazione
5
Credo in Te, unico Dio d'Amore,
eterno Amante, eterno Amato,
eterna unità e libertà dell'Amore.
In Te vivo e riposo,
donandoti il mio cuore,
e chiedendoti di nascondermi in Te
e di abitare in me. (mons Bruno Forte)
I re di Tarsis e delle isole porteranno offerte, *
i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi.
A lui tutti i re si prostreranno, *
lo serviranno tutte le nazioni.
1^ Ant: Ti ho voluto come luce delle nazioni: tu porterai la
salvezza ai confini del mondo.
Questa sera appuntamento comunitario in chiesa alle ore 21.00.
II SETTIMANA DEL SALTERIO DEL T. O. – GIOVEDÌ VESPRI
O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
2^ Ant: Dio farà giustizia per i poveri: li salverà dall'oppressione.
SALMO 71, 12-19 (II)
Egli libererà il povero che invoca *
e il misero che non trova aiuto,
avrà pietà del debole e del povero *
e salverà la vita dei suoi miseri.
Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso, *
sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue.
Gloria. Alleluia.
Vivrà e gli sarà dato oro di Arabia; †
si pregherà per lui ogni giorno, *
sarà benedetto per sempre.
Inno
Dio, che di chiara luce
tessi la trama al giorno,
accogli il nostro canto
nella quiete del vespro.
Ecco il sole scompare
all'estremo orizzonte;
scende l'ombra e il silenzio
sulle fatiche umane.
Non si offuschi la mente
nella notte del male,
ma rispecchi serena
la luce del tuo volto.
Te la voce proclami,
o Dio trino ed unico,
te canti il nostro cuore,
te adori il nostro spirito. Amen.
1^ Ant: Ti ho voluto come luce delle nazioni: tu porterai la salvezza
ai confini del mondo.
SALMO 71, 1-11 (I)
Dio, da' al re il tuo giudizio, *
al figlio del re la tua giustizia;
regga con giustizia il tuo popolo *
e i tuoi poveri con rettitudine.
Abbonderà il frumento nel paese, *
ondeggerà sulle cime dei monti;
il suo frutto fiorirà come il Libano, *
la sua messe come l'erba della terra.
Il suo nome duri in eterno, *
davanti al sole persista il suo nome.
In lui saranno benedette tutte le stirpi della terra *
e tutti i popoli lo diranno beato.
Benedetto il Signore, Dio di Israele, *
egli solo compie prodigi.
E benedetto il suo nome glorioso per sempre, †
della sua gloria sia piena tutta la terra. *
Amen, amen.
2^ Ant: Dio farà giustizia per i poveri: li salverà
dall'oppressione.
3^ Ant: Ora si è compiuta la salvezza e il regno del nostro Dio.
Le montagne portino pace al popolo *
e le colline giustizia.
CANTICO Ap 11, 17-18; 12, 10b-12a
Noi ti rendiamo grazie,
Signore Dio onnipotente, *
che sei e che eri,
Ai miseri del suo popolo renderà giustizia, †
salverà i figli dei poveri *
e abbatterà l'oppressore.
perché hai messo mano
alla tua grande potenza, *
e hai instaurato il tuo regno.
Il suo regno durerà quanto il sole, *
quanto la luna, per tutti i secoli.
Scenderà come pioggia sull'erba, *
come acqua che irrora la terra.
Le genti fremettero, †
ma è giunta l'ora della tua ira, *
il tempo di giudicare i morti,
Nei suoi giorni fiorirà la giustizia †
e abbonderà la pace, *
finché non si spenga la luna.
E dominerà da mare a mare, *
dal fiume sino ai confini della terra.
A lui si piegheranno gli abitanti del deserto, *
lambiranno la polvere i suoi nemici.
di dare la ricompensa ai tuoi servi, †
ai profeti e ai santi *
e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi.
Ora si è compiuta la salvezza,
la forza e il regno del nostro Dio *
e la potenza del suo Cristo,
poiché è stato precipitato l'Accusatore; †
colui che accusava i nostri fratelli, *
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davanti al nostro Dio giorno e notte.
Padre nostro.
Essi lo hanno vinto per il sangue dell'Agnello †
e la testimonianza del loro martirio, *
perché hanno disprezzato la vita fino a morire.
Orazione
Accogli, Signore misericordioso, la nostra lode della sera: fa' che il
nostro cuore non si stanchi mai di meditare la tua legge, perché
otteniamo il premio promesso ai tuoi fedeli nella vita eterna. Per il
nostro Signore. Amen.
Esultate, dunque, o cieli, *
rallegratevi e gioite,
voi tutti che abitate in essi.
3^ Ant: Ora si è compiuta la salvezza e il regno del nostro Dio.
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita
eterna. Amen.
Lettura (sarà proposta dal sacerdote che guida la riflessione)
VENERDÌ 28 NOVEMBRE 2014
Riflessione
Responsorio Breve
Il Signore è il mio pastore: * non manco di nulla.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
In pascoli erbosi mi fa riposare:
non manco di nulla.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Adorazione silenziosa
Per noi cristiani non vi è solitudine. Poiché tu sei sempre con noi
nella santa Eucarestia, siamo sempre con essa, teniamole
compagnia ai piedi del tabernacolo, non perdiamo per colpa nostra
uno solo dei momenti che passiamo dinanzi ad essa; Dio è là, cosa
andremmo a cercare altrove? Il Beneamato, il nostro tutto, è là,
c’invita a tenergli compagnia…
Nella santa Eucarestia tu sei tutto intero, completamente vivo, o mio
Beneamato Gesù, così pienamente come lo eri nella casa della
santa Famiglia di Nazareth, nella casa di Maddalena a Betania,
come lo eri in mezzo ai tuoi apostoli …Allo stesso modo tu sei qui, o
Beneamato e mio Tutto! (padre Charles De Foucald)
Ant al Magn: Chi ha fame di giustizia, il Signore lo colma di beni.
VEDI A PAGINA 4
Intercessioni
Ricordiamo con gioia che il nostro Salvatore ha benedetto il suo
popolo con ogni benedizione spirituale e pieni di speranza
chiediamo:
Benedici la tua Chiesa, Signore.
Custodisci, Dio misericordioso, il nostro vescovo Papa Francesco,
- dona a lui serenità e salute.
Proteggi il nostro paese,
- fa' che progredisca nella giustizia e nella pace.
Convoca i figli di Dio intorno alla tua mensa,
- fa' che anime buone e generose ti seguano nella via della
castità, povertà e obbedienza.
Conferma nel santo proposito le vergini a te consacrate,
- perché ti servano con animo ardente e fedele.
GIUSEPPE: ACCOGLIERE E CUSTODIRE
AL MATTINO
Invocazione
O Dio nostro Padre, tu ci hai amato per primo!
Signore, noi parliamo di Te
come se ci avessi amato per primo in passato, una sola volta.
Non è così: Tu ci ami per primo, sempre, tu ci ami continuamente,
giorno dopo giorno, per tutta la vita.
Quando al mattino mi sveglio e innalzo a te il mio spirito,
Signore, Dio mio, tu sei il primo, tu mi ami sempre per primo.
È sempre così: Tu ci ami per primo non una sola volta,
ma ogni giorno, sempre (Soren Kierkegaard)
La Parola
Mt 1, 19-21.24
Giuseppe suo di Maria, poiché era uomo giusto e non voleva
accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però
stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un
angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non
temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti
il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà
alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo
popolo dai suoi peccati».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato
l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Il confronto
Come san Giuseppe sono chiamato ad ascoltare la tua voce, a darle
fede e ad obbedirle: quanto sono lontano dal suo esempio silenzioso
e tenace?
Cosa sono chiamato a custodire secondo la tua volontà?
Invocazione
Egli fu scelto dall'eterno Padre come fedele nutrizio e custode dei
suoi principali tesori, il Figlio suo e la sua sposa, e assolse questo
incarico con la più grande assiduità. (s. Barnardino da Siena)
Padre nostro
Dona il riposo eterno ai nostri defunti,
- fa' che li sentiamo vicini a noi nella comunione dei santi.
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La preghiera
Ridesta, Signore, la volontà dei tuoi fedeli perché, collaborando con
impegno alla tua opera di salvezza, ottengano in misura sempre più
abbondante i doni della tua misericordia.
A MEZZOGIORNO
Invocazione
Credo in Te, unico Dio d'Amore,
eterno Amante, eterno Amato,
eterna unità e libertà dell'Amore.
In Te vivo e riposo,
donandoti il mio cuore,
e chiedendoti di nascondermi in Te
e di abitare in me. (mons Bruno Forte)
La Parola
Mt 2,13-14
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve
in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e
sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode
infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in
Egitto,
Meditazione
Omelia di Papa Francesco nella celebrazione per l’inizio del pontificato,
solennità di San Giuseppe, il 19/3/2013.
Cari fratelli e sorelle!
Ringrazio il Signore di poter celebrare questa Santa Messa di inizio
del ministero petrino nella solennità di San Giuseppe, sposo della
Vergine Maria e patrono della Chiesa universale: è una coincidenza
molto ricca di significato, ed è anche l’onomastico del mio venerato
Predecessore: gli siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di
riconoscenza. Con affetto saluto i Fratelli Cardinali e Vescovi, i
sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose e tutti i fedeli laici.
Ringrazio per la loro presenza i Rappresentanti delle altre Chiese e
Comunità ecclesiali, come pure i rappresentanti della comunità
ebraica e di altre comunità religiose. Rivolgo il mio cordiale saluto ai
Capi di Stato e di Governo, alle Delegazioni ufficiali di tanti Paesi del
mondo e al Corpo Diplomatico.
Abbiamo ascoltato nel Vangelo che «Giuseppe fece come gli aveva
ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24).
In queste parole è già racchiusa la missione che Dio affida a
Giuseppe, quella di essere custos, custode. Custode di chi? Di Maria
e di Gesù; ma è una custodia che si estende poi alla Chiesa, come
ha sottolineato il beato Giovanni Paolo II: «San Giuseppe, come
ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno
all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo
mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine Santa è figura e modello»
(Esort. ap. Redemptoris Custos, 1).
Come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con
umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà
totale, anche quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino
all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme,
accompagna con premura e tutto l'amore ogni momento. È accanto a
Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel
viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose
del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella
ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della
casa di Nazaret, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a
Gesù.
Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù,
della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni,
disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; ed è quello che Dio
chiede a Davide, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: Dio
non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà
alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la
casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito.
E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare
dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle
persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli
avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le
decisioni più sagge. In lui cari amici, vediamo come si risponde alla
vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo
anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo
Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!
La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi
cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente
umana, riguarda tutti. È il custodire l’intero creato, la bellezza del
creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha
mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura
di Dio e per l’ambiente in cui viviamo.
È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore,
specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e
che spesso sono nella periferia del nostro cuore. È l’aver cura l’uno
dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi
come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli
diventano custodi dei genitori. È il vivere con sincerità le amicizie,
che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel
bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una
responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!
E quando l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire,
quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova
spazio la distruzione e il cuore inaridisce. In ogni epoca della storia,
purtroppo, ci sono degli “Erode” che tramano disegni di morte,
distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna.
Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di
responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli
uomini e le donne di buona volontà: siamo “custodi” della creazione,
del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro,
dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte
accompagnino il cammino di questo nostro mondo!
Ma per “custodire” dobbiamo anche avere cura di noi stessi!
Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita!
Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro
cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e
cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono!
Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della
tenerezza! E qui aggiungo, allora, un’ulteriore annotazione: il
prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto
con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo
forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande
tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota
fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera
apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore
della bontà, della tenerezza!
Oggi, insieme con la festa di san Giuseppe, celebriamo l’inizio del
ministero del nuovo Vescovo di Roma, Successore di Pietro, che
comporta anche un potere. Certo, Gesù Cristo ha dato un potere a
Pietro, ma di quale potere si tratta? Alla triplice domanda di Gesù a
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Pietro sull’amore, segue il triplice invito: pasci i miei agnelli, pasci le
mie pecorelle.
Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il
Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio
che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio
umile, concreto, ricco di fede, di san Giuseppe e come lui aprire le
braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e
tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più
piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carità: chi
ha fame, sete, chi è straniero, nudo, malato, in carcere (cfr Mt 25,3146). Solo chi serve con amore sa custodire!
Nella seconda Lettura, san Paolo parla di Abramo, il quale «credette,
saldo nella speranza contro ogni speranza» (Rm 4,18). Saldo nella
speranza, contro ogni speranza! Anche oggi davanti a tanti tratti di
cielo grigio, abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di
dare noi stessi la speranza. Custodire il creato, ogni uomo ed ogni
donna, con uno sguardo di tenerezza e amore, è aprire l’orizzonte
della speranza, è aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi, è
portare il calore della speranza! E per il credente, per noi cristiani,
come Abramo, come san Giuseppe, la speranza che portiamo ha
l’orizzonte di Dio che ci è stato aperto in Cristo, è fondata sulla roccia
che è Dio.
Custodire Gesù con Maria, custodire l’intera creazione, custodire
ogni persona, specie la più povera, custodire noi stessi: ecco un
servizio che il Vescovo di Roma è chiamato a compiere, ma a cui
tutti siamo chiamati per far risplendere la stella della speranza:
custodiamo con amore ciò che Dio ci ha donato!
Chiedo l’intercessione della Vergine Maria, di san Giuseppe, dei
santi Pietro e Paolo, di san Francesco, affinché lo Spirito Santo
accompagni il mio ministero, e a voi tutti dico: pregate per me! Amen.
Silenzio (cerca di fare silenzio fuori e dentro di te, 3 minuti
basteranno)
Ave Maria
NEL POMERIGGIO
Invocazione
O Signore,
che continuamente ci incitasti
a star svegli
a scrutare l’aurora
a tenere i piedi nei calzari
e non nelle pantofole,
fa’ che non ci appisoliamo
sulle nostre poltrone
nei nostri anfratti
nelle culle in cui ci dondola
questo mondo di pezza,
ma siamo sempre attenti a percepire
il mormorio della tua Voce
che continuamente passa
tra le fronde della vita
a portare frescura e novità.
Fa’ che la nostra sonnolenza
non ci divenga giaciglio di morte
e – caso mai – dacci Tu un calcio
per star desti
e ripartire
sempre. (Madeleine Debrel)
Questa sera appuntamento comunitario in chiesa alle ore 21.00.
II SETTIMANA DEL SALTERIO DEL T. O. – VENERDÌ VESPRI
O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria. Alleluia.
Inno
O Gesù redentore,
immagine del Padre,
luce d'eterna luce,
accogli il nostro canto.
Dal tuo fianco squarciato
effondi sull'altare
i misteri pasquali
della nostra salvezza.
Per radunare i popoli
nel patto dell'amore,
distendi le tue braccia
sul legno della croce.
A te sia lode, o Cristo,
speranza delle genti,
al Padre e al Santo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.
1^ Ant: Signore, libera l'anima mia dalla morte, il mio piede dalla
caduta.
SALMO 114
Amo il Signore perché ascolta *
il grido della mia preghiera.
Verso di me ha teso l'orecchio *
nel giorno in cui lo invocavo.
Mi stringevano funi di morte, *
ero preso nei lacci degli inferi.
Mi opprimevano tristezza e angoscia †
e ho invocato il nome del Signore: *
«Ti prego, Signore, salvami».
Buono e giusto è il Signore, *
il nostro Dio è misericordioso.
Il Signore protegge gli umili: *
ero misero ed egli mi ha salvato.
Ritorna, anima mia, alla tua pace, *
poiché il Signore ti ha beneficato;
egli mi ha sottratto dalla morte, †
ha liberato i miei occhi dalle lacrime, *
ha preservato i miei piedi dalla caduta.
Camminerò alla presenza del Signore *
sulla terra dei viventi.
1^ Ant: Signore, libera l'anima mia dalla morte, il mio piede
dalla caduta.
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2^ Ant: Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra.
SALMO 120
Alzo gli occhi verso i monti: *
da dove mi verrà l'aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore, *
che ha fatto cielo e terra.
Non lascerà vacillare il tuo piede, *
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenta, non prende sonno, *
il custode d'Israele.
Il Signore è il tuo custode, †
il Signore è come ombra che ti copre, *
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole, *
né la luna di notte.
Il Signore ti proteggerà da ogni male, *
egli proteggerà la tua vita.
Il Signore veglierà su di te,
quando esci e quando entri, *
da ora e per sempre.
2^ Ant: Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra.
3^ Ant: Giuste e vere sono le tue vie, o re delle genti.
CANTICO Ap 15, 3-4
Grandi e mirabili sono le tue opere, †
o Signore Dio onnipotente; *
giuste e veraci le tue vie, o Re delle genti!
Chi non temerà il tuo nome, †
chi non ti glorificherà, o Signore? *
Tu solo sei santo!
Tutte le genti verranno a te, Signore, †
davanti a te si prostreranno, *
perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati.
3^ Ant: Giuste e vere sono le tue vie, o re delle genti.
Nella santa Eucarestia tu sei tutto intero, completamente vivo, o mio
Beneamato Gesù, così pienamente come lo eri nella casa della
santa Famiglia di Nazareth, nella casa di Maddalena a Betania,
come lo eri in mezzo ai tuoi apostoli …Allo stesso modo tu sei qui, o
Beneamato e mio Tutto! (padre Charles De Foucald)
Ant al Magn: Ricordati, Signore, della tua misericordia, come hai
promesso ai nostri padri.
CANTICO DELLA BEATA VERGINE
VEDI A PAGINA 4
Intercessioni
Benediciamo Cristo, pastore buono e misericordioso, che ha
asciugato le lacrime dei poveri e dei sofferenti. Raccolti nella comune
preghiera, invochiamolo:
Pietà del tuo popolo, Signore.
Cristo, Signore, che consoli gli umili,
- poni dinanzi ai tuoi occhi le lacrime dei poveri.
Raccogli, Signore, il gemito dei morenti,
- il tuo santo angelo li visiti e li conforti.
I profughi e gli esiliati possano sperimentare la tua provvidenza,
- fa' che ritornino felicemente alla loro patria e siano un giorno
cittadini della Gerusalemme celeste.
Vinci con il tuo amore coloro che vivono nel peccato,
- fa' che si riconcilino con te e con la tua Chiesa.
Accogli nella tua pace i nostri defunti,
- perché godano pienamente i frutti della redenzione.
Padre nostro.
Orazione
O Dio, che hai rivelato il mistero della tua sapienza nella follia della
croce, donaci di riconoscere nella passione la gloria del tuo Figlio,
perché la sua croce sia sempre per noi fonte di speranza e di pace.
Egli è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, per
tutti i secoli dei secoli.
Lettura (sarà proposta dal sacerdote che guida la riflessione)
Riflessione
Responsorio Breve
Cristo è morto per i nostri peccati * per ricondurci al Padre.
Cristo è morto per i nostri peccati per ricondurci al Padre.
Messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito
per ricondurci al Padre.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Cristo è morto per i nostri peccati per ricondurci al Padre.
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita
eterna.
Amen.
Adorazione silenziosa
Per noi cristiani non vi è solitudine. Poiché tu sei sempre con noi
nella santa Eucarestia, siamo sempre con essa, teniamole
compagnia ai piedi del tabernacolo, non perdiamo per colpa nostra
uno solo dei momenti che passiamo dinanzi ad essa; Dio è là, cosa
andremmo a cercare altrove? Il Beneamato, il nostro tutto, è là,
c’invita a tenergli compagnia…
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